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INSEGNAMENTO DI:

DIRITTO COMMERCIALE

“I CONSORZI TRA IMPRENDITORI”

PROF. RENATO SANTAGATA DE CASTRO


Università Telematica Pegaso I consorzi tra imprenditori

Indice

1 NOZIONE E TIPOLOGIA. -------------------------------------------------------------------------------------------------- 3


2 IL CONTRATTO DI CONSORZIO --------------------------------------------------------------------------------------- 5
3 I CONSORZI CON ATTIVITÀ INTERNA. L'ORGANIZZAZIONE CONSORTILE. ------------------------- 8
4 LE SOCIETÀ CONSORTILI. ---------------------------------------------------------------------------------------------- 12

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

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1 Nozione e tipologia.
«Con il contratto di consorzio più imprenditori istituiscono un organizzazione comune per la
disciplina o per lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese» (art. 2602). E' questa
l'attuale nuova nozione dei consorzi per il coordinamento della produzione e degli scambi,
introdotta dalla legge 10-5-1976, n. 377, che ha anche modificato in più punti l'originaria disciplina
dettata dal codice civile (artt. 2602-2620).

La nuova ampia definizione legislativa comporta che il consorzio è oggi schema associativo
tra imprenditori idoneo a ricomprendere due distinti fenomeni della realtà.
Un consorzio può essere costituito al fine prevalente o esclusivo di disciplinare —
limitandola - la reciproca concorrenza sul mercato fra imprenditori che svolgono la stessa attività o
attività similari (consorzio con funzione anticoncorrenziale). In tal caso il contratto di consorzio si
pre¬senta come una delle possibili manifestazioni dei patti limitativi della con-correnza previsti e
regolati dall'art. 2596; patto che si caratterizza vuoi per la reciprocità delle limitazioni, vuoi per la
creazione di un'orga¬nizzazione comune cui è demandato il compito di dare attuazione al patto
restrittivo della concorrenza. Esempio classico di consorzio anticoncorrenziale è quello costituito
per il contingentamento della produzione o degli scambi fra imprenditori concorrenti. Un consorzio
che ha esclusivamente tale oggetto, è un puro contratto limitativo della reciproca concorrenza.
Più imprenditori possono però dar vita ad un consorzio anche per conseguire un fine
parzialmente o totalmente diverso: «per lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese».
In tal caso il consorzio rappresenta anche uno strumento di cooperazione inte-raziendale finalizzato
alla riduzione dei costi di gestione delle singole imprese consorziate (consorzio con funzione di
coordinamento).
A queste forme di cooperazione reciproca ricorrono in modo particolare le imprese di
piccole e medie dimensioni, per raggiungere e recuperare competitività sul mercato attraverso la
riduzione delle spese generali di esercizio.
Consorzi anticoncorrenziali e consorzi di cooperazione interaziendale si prestano a
valutazioni politiche diverse e sollevano problemi legislativi diversi quando si consideri il profilo
pubblicistico della loro incidenza sulla struttura concorrenziale del mercato.

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I consorzi anticoncorrenziali sollecitano controlli volti ad impedire che per loro tramite si
instaurino situazioni di monopolio di fatto contrastanti con l'interesse generale. Esigenza questa
oggi soddisfatta dalla disciplina antimonopolistica in tema di intese, esposta nel capitolo
precedente.
A valutazioni diverse danno invece luogo i consorzi di cooperazione interaziendale. Essi
rispondono all'esigenza di conservare e di accrescere la competitività delle imprese e, in quanto
favoriscono la sopravvivenza delle piccole e medie imprese, concorrono a pre-servare la struttura
concorrenziale del mercato. I consorzi che perseguono tale finalità sono perciò guardati con favore
dal legislatore, che ne agevola la costituzione ed il funzionamento con una serie di provvidenze
creditizie e tributarie a favore dei consorzi e delle società consortili fra piccole e medie imprese, che
rispondono a determinati requisiti.
Ciò tenuto presente, è da aggiungere che, sul piano della disciplina di diritto privato,
consorzi anticoncorrenziali e consorzi di cooperazione aziendale sono regolati in modo
tendenzialmente uniforme.
Altra è però la distinzione rilevante sul piano civilistico. Ed è la distinzione fra consorzi con
(sola) attività interna e consorzi destinati a svolgere (anche) attività esterna. In entrambi si dà luogo
alla creazione di un'organizzazione comune; ma nei consorzi con sola attività interna il compito di
tale organizzazione si esaurisce nel regolare i rapporti reciproci fra i con-sorziati e nel controllare il
rispetto di quanto convenuto. Il consorzio in quanto tale non entra in contatto e non opera con i
terzi. Nei consorzi con attività esterna, invece, le parti prevedono l'istituzione di un ufficio comune,
destinato a svolgere attività con i terzi nell'interesse delle imprese consorziate. Ed è questa la
struttura più diffusa dei consorzi di cooperazione interaziendale, mentre i consorzi limitativi della
concor¬renza possono in concreto assumere entrambe le forme.

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2 Il contratto di consorzio
Il contratto di consorzio può essere stipulato solo fra imprenditori e, del resto, solo coloro
che svolgono attività di impresa possono essere interessati a disciplinare o a svolgere in comune
determinate fasi delle rispettive imprese. Non sono richiesti ulteriori requisiti soggettivi e perciò al
consorzio potrà partecipare qualsiasi imprenditore. Né è necessario che i partecipanti svolgano la
medesima attività o attività similari, benché questa sia la regola quando il consorzio ha finalità
limitative della concorrenza.
Il contratto di consorzio è un contratto formale. Deve essere stipulato per iscritto a pena di
nullità.
Il contratto deve inoltre contenere una serie di indicazioni specificate dal secondo comma
dall'art. 2603. Essenziale è in particolare la determinazione dell'oggetto del consorzio, degli
obblighi assunti dai consorziati e degli eventuali contributi in danaro da essi dovuti per il
funzionamento del consorzio. Se si tratta di consorzio di contingentamento, il contratto deve altresì
stabilire le quote dei singoli consorziati o, quanto meno, i criteri per la loro determinazione.
Il contratto di consorzio è per sua natura un contratto di durata. Questa può essere
liberamente fissata dalle parti, ma una previsione contrattuale al riguardo non è necessaria. Nel
silenzio il contratto è valido per dieci anni.
È questa una scelta legislativa opposta a quella enunciata dal testo originario dell'art. 2604
(che fissava in dieci anni la durata massima del consorzio) e il mutamento del dato normativo è
stato ispirato dall'esigenza di eliminare un ostacolo alla costituzione di stabili organismi consortili
di cooperazione. L'attuale art. 2604 non opera però alcuna distinzione fra consorzi di cooperazione
e consorzi anticoncorrenziali; perciò la nuova regola in tema di durata è da ritenersi applicabile
anche a questi ultimi, in deroga all'art. 2596 che fissa in cinque anni la durata massima dei patti
limitativi della concorrenza.
II contratto di consorzio è un contratto tendenzialmente aperto. È perciò possibile la parte-
cipazione al consorzio di muovi imprenditori senza che sia necessario il consenso di tutti gli attuali
consorziati. Le condizioni per l'ammissione di nuovi consorziati devono però essere predeterminate
nel contratto.
L'indicazione non è tuttavia essenziale e se il contratto nulla prevede al riguardo è da
ritenersi che il consorzio abbia struttura chiusa. Nuovi imprenditori potranno aderire solo con il

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consenso di tutti i consorziati, salvo quanto previsto dall'art. 2610 per il caso di trasferimento
dell'azienda di uno dei consorziati.
L'art. 2610 con norma sostanzialmente corrispondente alla previsione generale dell'art. 2558,
dispone che il trasferimento a qualsiasi titolo dell'azienda comporta l'automatico sub ingresso
dell'acquirente nel contratto di consorzio. Tuttavia, se sussiste una giusta causa e solo se il
trasferimento dell'azienda è avvenuto per atto fra vivi, gli altri consorziati potranno deliberare
l'esclusione dell’acquirente dal consorzio, entro un mese dalla notizia dell'avvenuto trasferimento.
Il contratto di consorzio, al pari degli altri contratti associativi, può sciogliersi limitatamente
ad un consorziato, per volontà di questo (recesso) o per decisione degli altri consorziati
(esclusione). Le cause di recesso e di esclusione devono essere indicate nel contratto e causa tipica
di esclusione può essere l'inadempimento degli obblighi consortili.

Anche l'indicazione dei casi di recesso e di esclusione non è però clausola essenziale del
contratto. Comunque, se nulla è pattuito, opererà pur sempre la causa di esclusione prevista dall'art.
2610, a carico dell'acquirente dell'azienda di un consorziato. Inoltre, l'esclusione potrà essere
sempre deliberata in caso di gravi inadempienze. E ritengo, altresì, che il rapporto individuale possa
essere interrotto quando un consorziato cessi di essere imprenditore, sia su iniziativa degli altri
consorziati sia per recesso dell'interessato. E ciò in quanto la qualità di imprenditore delle parti è
uno dei requisiti essenziali del contratto di consorzio.

Al consorziato receduto o escluso competerà la liquidazione della sua quota di


partecipazione al fondo patrimoniale consortile. Il punto per la verità non è pacifico ed anzi
un'indicazione in senso contrario sembra provenire dall'art. 2609, 1° comma, il quale dispone che
«nei casi di recesso e di esclusione... la quota di partecipazione del consorziato receduto o escluso si
accresce proporzionalmente a quella degli altri» consorziati.

E tuttavia opinione largamente prevalente che il primo comma dell'art. 2609 non si riferisca
alla quota di partecipazione al fondo consortile, bensì e solo ai diritti ed agli obblighi assunti dalle
parti nei consorzi di contingentaménto. In altri termini, l'accrescimento a favore degli altri
consorziati riguarderà solo la quota di produzione riservata a quel dato consorziato e non la quota di
partecipazione dello stesso al patrimonio del consorzio. Quest'ultima va liquidata al consorziato
receduto o escluso, in assenza di espressa disposizione legislativa in senso contrario. Dalle cause di

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recesso e di esclusione vanno tenute distinte le cause di scioglimento dell'intero contratto di


consorzio.

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3 I consorzi con attività interna. L'organizzazione


consortile.
Carattere strutturale essenziale dei consorzi è la creazione di un'organizzazione comune, cui
è demandato il compito di attuare il contratto assumendo e portando ad esecuzione le decisioni a tal
fine necessarie. Organizzazione che può avere rilievo solo interno o anche nei confronti dei terzi,
ma che in ogni caso non può mancare. Nei consorzi, come in tutti gli altri fenomeni associativi, si
pone perciò la necessità di determinare quali siano gli organi preposti all'attuazione del contratto,
nonché le rispettive funzioni e le modalità di funzionamento.
La disciplina legislativa in materia è peraltro largamente lacunosa essendo prevalsa l'idea di
lasciare ampia libertà all'autonomia contrattuale dei consorziati. Dai dati normativi emerge
comunque che la struttura organizzativa di ogni consorzio si fonda, di regola, sulla presenza di un
organo con funzioni deliberative composto da tutti i consorziati (assemblea) e di un organo con
funzioni gestorie ed esecutive (organo direttivo).
Estremamente sintetica è la disciplina dell'assemblea. Si prevede al riguardo che le delibere
«relative all'attuazione dell'oggetto del consorzio sono prese col voto favorevole della maggioranza
dei consorziati». È invece richiesto il consenso di tutti i consorziati per le modificazioni del
contratto. Entrambe le regole hanno peraltro carattere dispositivo poiché è fatta salva la possibilità
delle parti di disporre diversamente nel contratto.
Per le delibere adottate a maggioranza, è poi previsto che esse possono essere impugnate
entro trenta giorni davanti all'autorità giudiziaria dai consorziati (assenti o dissenzienti), se non
prese in conformità della legge o del contratto.
Nulla è invece disposto circa le regole procedurali da osservare nelle deliberazioni. È
ragionevole pensare, tuttavia, che almeno le deliberazioni a maggioranza debbano essere adottate
rispettando le cadenze che reggono il funzionamento di ogni organo collegiale: preventiva
convocazione, riunione, discussione, votazione. E ciò anche in assenza di specifiche-previsioni
contrattuali.
Ancor più ampio è lo spazio riservato all'autonomia privata per quanto riguarda l'organo
direttivo, almeno nei consorzi non destinati a svolgere attività esterna, nei quali la funzione tipica di
tale organo è quella di controllare l'attività dei consorziati al fine di accertare l'esatto adempi¬mento
delle obbligazioni assunte.

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Articolazione dell'organo direttivo, attribuzioni ulteriori oltre quella di controllo, modalità di


nomina, di revoca e di esercizio delle funzioni sono invece rimesse all'autonomia contrattuale.
4. I consorzi con attività esterna.
Una specifica disciplina, integrativa di quella fin qui esposta, è prevista per i consorzi
destinati a svolgere attività con i terzi, attraverso un ufficio a tal fine istituito. Disciplina che trova
fondamento sia nell'esigenza di regolare i rapporti patrimoniali consorzio-terzi, sia nel carattere
tipicamente imprenditoriale dell'attività di tali consorzi. Carattere questo a mio avviso
incontestabile almeno per i consorzi di cooperazione interaziendale: lo svolgimento di fasi
dell'attività delle imprese consorziate è esso stesso attività di impresa ed attività commerciale
inquadrabile fra le attività ausiliarie previste dall'art. 2195, n. 5. 1 consorzi (con attività esterna)
costituiscono perciò una delle possibili forme organizzative per freserei zia collettivo di-attività dì
impresa. Per essi è innanzitutto previsto un regime di pubblicità legale destinato a portare a
conoscenza dei terzi i dati essenziali della struttura consortile. Un estratto del contratto di consorzio,
contenente le indicazioni specificate dall'art. 2612, deve essere depositato per l'iscrizione presso
l'ufficio del registro delle imprese, entro trenta giorni dalla stipulazione, a cura degli amministratori.
E ad analoga forma di pubblicità sono soggette le modificazioni degli elementi iscritti.
Le persone che hanno la direzione del consorzio sono altresì tenute a redigere annualmente
la «situazione patrimoniale» del consorzio, osservando le norme previste per il bilancio di esercizio
della società per azioni, e a depositarla presso l'ufficio del registro delle imprese.
Nei consorzi con attività esterna trovano poi migliore articolazione e funzioni dell'organo
direttivo. È in particolare disposto che il contratto specifichi le persone cui è attribuita la presidenza.
la direzione e la rappresentanza del consorzio e i relativi poteri. Dati questi che devono essere
iscritti nel registro delle imprese.
Inoltre, con norma chiaramente ispirata dalla finalità di tutelare i terzi che entrano in
contatto col consorzio, è previsto che il consorzio può essere chiamato in giudizio (rappresentanza
processuale passiva) nelle persone del presidente e del direttore, anche se la rappresentanza
(sostanziale e processuale) è attribuita ad altre persone. Il che significa che, in deroga agli effetti
propri della pubblicità legale, la mancanza di rappresentanza processuale passiva del presidente e
del o dei direttori è inopponibile ai terzi, anche se iscritta nel registro delle imprese.

Nei consorzi con attività esterna è poi espressamente prevista la formazione di un fondo
patrimoniale (c.d. fondo consortile), costituito dai contributi iniziali e successivi dei consorziati e

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dai beni acquistati con tali contributi. Tale fondo consortile è elevato a patrimonio autonomo
rispetto al patrimonio dei singoli consorziati: esso è destinato a garantire il soddisfacimento dei
creditori del consorzio e solo da questi è aggredibile fin
quando dura il consorzio. Infatti, per la durata del consorzio i consorziati non possono
chiedere la divisione del fondo e i creditori particolari dei consorziati non possono far valere i loro
diritti sul fondo medesimo.
Quali siano le obbligazioni gravanti sul fondo consortile è stabilito dal l'art. 2616. La norma
distingue fra «obbligazioni assunte in nome del consorzio» dai suoi rappresentanti e «obbligazioni
assunte dagli organi del consorzio per conto dei singoli consorziati».
Per le prime, risponde esclusivamente il consorzio ed i creditori possono far valere i loro
diritti solo sul fondo consortile.
La riforma del 1976 ha infatti soppressa la responsabilità illimitata e solidale per tali
obbligazioni delle persone che hanno agito in nome del consorzio ed oggi, quindi, i terzi possono
fare affidamento solo sul patrimonio del consorzio, per le obbligazioni assunte in nome del
consorzio e nell'interesse di tutti i consorziati. Quanti contrattano con un consorzio sono perciò
esposti a non pochi pericoli dato che non è prevista alcuna forma di controllo sulla consistenza del
patrimonio consortile, sulla rispondenza al vero della situazione patrimoniale annualmente redatta
dagli amministratori e sul rispetto del vincolo di destinazione del patrimonio consortile. La tutela
dei terzi è affidata solo all'estensione agli amministratori del consorzio delle sanzioni penali previste
per gli amministratori di società.
Maggiormente tutelati sono invece i terzi quando si tratta di obbligazioni assunte dagli
organi del consorzio per conto dei singoli. Per tali obbligazioni rispondono solidalmente sia il
consorziato o i consorziati interessati, sia il fondo consortile. E inoltre previsto che, in caso di
insolvenza del consorziato interessato, il debito dell'insolvente si ripartisce fra tutti gii altri
consorziati in proporzione delle loro quote. Il che significa che per tali obbligazioni la
responsabilità del fondo consortile ha funzione di garanzia. Il consorzio, se costretto a pagare, avrà
azione di rivalsa per l'intero nei confronti del consorziato interessato e, qualora questi sia
insolvente, azione di rivalsa pro quota verso gli altri consorziati.
E ritengo che quest'ultimo regime di responsabilità, indubbiamente più favorevole per il
terzo contraente, trovi applicazione in tutti i casi in cui un'operazione rientrante nella sfera
dell'oggetto consortile, sia stata compiuta nell'interesse esclusivo di uno o di più consorziati
determinati. Vale a dire, sia quando gli organi del consorzio hanno operato in nome del consorzio e

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per conto del singolo consorziato, sia quando l'operazione è stata compiuta in nome del consorziato
in base a procura conferita al direttore del consorzio, sia infine quando il singolo consorziato ha
stipulato direttamente il contratto col terzo, ma avvalendosi dell'opera di intermediazione del
consorzio.

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4 Le società consortili.
Consorzi e società sono istituti diversi.
La diversità è netta e chiaramente percepibile quando il consorzio svolge attività
esclusivamente interna. Manca in tal caso l'esercizio in comune di un'attività economica (attività di
impresa) da parte dei consorziati, che invece costituisce elemento essenziale delle società.
La distinzione è invece più sottile e va ricercata su altro piano quando il consorzio è
destinato a svolgere anche attività con i terzi. Società e consorzi con attività esterna sono infatti
fenomeni associativi che presentano in comune, sia il normale carattere imprenditoriale dell'attività
esercitata, sia il fine di realizzare attraverso tale attività un interesse economico dei partecipanti
(scopo egoistico). Essi si differenziano tuttavia per la diversità dello scopo egoistico programmato e
tipicamente perseguito.
In cosa consista lo scopo consortile è possibile desumerlo dalla stessa nozione legislativa del
contratto di consorzio.
Dall'art. 2602 si ricava infatti che il consorzio si caratterizza per un duplice dato:
a) la qualità di imprenditori di tutti i partecipanti al consorzio;
b) lo stretto nesso funzionale che esiste fra l'attività del consorzio e l'attività svolta dai
singoli imprenditori consorziati, dato che l'organizzazione comune è costituita per la di-sciplina o
per lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese.
Da questi dati è possibile desumere che funzione tipica di un consorzio (con attività esterna)
è quella di produrre beni o servizi necessari alle imprese consorziate ed almeno tendenzialmente
destinati ad essere assorbiti dalle stesse. Il che implica, a sua volta, che l'attività di impresa del
consorzio non si può ritenere tipicamente finalizzata né alla produzione di beni o servizi destinati ad
essere ceduti a terzi, né al conseguimento di utili, poiché i rapporti di scambio sono posti in essere
con gli stessi imprenditori partecipanti al consorzio. Guardando l'intero fenomeno sotto l'angolo
visuale dell'intento perseguito dai singoli consorziati, si può quindi affermare che \ intento tipico
che anima costoro non è lo scopo di ricavare un utile, bensì quello di usufruire dei beni e servizi
prodotti e messi a loro disposizione dall'impresa consortile in modo da conseguire un vantaggio
patrimoniale diretto nelle rispettive economie, sotto forma di minori costi sopportati o di maggiori
ricavi conseguiti nella gestione delle proprie imprese.

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Lo scopo tipico (causa) dei consorzi è perciò diverso da quello delle società lucrative
(società di persone e società di capitali).
Di regola, una società per azioni acquista merci per rivenderle sul mercato e ricavarne un
guadagno da dividere fra i soci.
Un consorzio invece di regola acquista merci che servono alle imprese dei consorziati, per
rivenderle ai consorziati stessi ad un prezzo calcolato in modo da coprire i costi di gestione e non di
più.
Dico di regola, in quanto al consorzio non è fatto divieto di svolgere anche attività lucrativa
con terzi.
Lo scopo consortile presenta invece più accentuate affinità con lo scopo e scopo perseguito
dalle società cooperative: lo scopo mutualistico.
Anche l'impresa mutualistica non mira tipicamente a conseguire un utile dall'attività con
terzi, ma tende a procurare ai soci un vantaggio patrimoniale diretto, sotto forma di un risparmio di
spesa o di un maggior guadagno personale. Perciò si parla anche di scopo mutualistico dei consorzi
e di «mutualità consortile».
La «mutualità consortile» si differenzia però, pur sempre, dalla generica mutualità delle
cooperative. Ciò in quanto specifico e tipico è il vantaggio «mutualistico» perseguito dai
partecipanti ad un consorzio: riduzione dei costi di produzione o aumento dei ricavi delle rispettive
imprese. L'interesse economico dei consorziati è, in altre parole, un interesse tipicamente
imprenditoriale: migliorare l'efficienza e la capacità di profitto delle rispettive preesistenti imprese.
Se consorzi e società (lucrative e mutualistiche) sono forme associative tipiche previste dal
legislatore per la realizzazione di finalità non coincidenti, è però da dire che, già prima della
modifica della disciplina dei consorzi, era largamente diffusa la prassi di perseguire gli obiettivi
propri del contratto di consorzio non già costituendo un consorzio, bensì attraverso la costituzione
di una società: in particolare, si preferiva dar vita ad una società per azioni o ad una società
cooperativa. Spingevano verso tale prassi fattori diversi ed in primo luogo la possibilità di
beneficiare in tal modo di un regime di responsabilità limitata e l'opportunità di disporre di una
struttura organizzativa il cui funzionamento è dettagliatamente disciplinato dal legislatore e quindi
presenta minori pericoli di litigiosità interna.
La prassi dell'utilizzazione delle forme societarie per il perseguimento di uno scopo
consortile ha trovato riconoscimento legislativo con la riforma dei consorzi del 1976. L'art. 2615-ter
dispone espressamente che tutte le società lucrative, ad eccezione della società semplice, «possono

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assumere come oggetto sociale gli scopi indicati dall'art. 2602», cioè gli scopi di un consorzio. Non
si fa menzione in tale norma delle società cooperative, ma è opinione prevalente e corretta che
anche tali società possono essere utilizzate per la realizzazione di uno scopo consortile. Anche
perché, l'art. 2538, 4° comma, oggi fa espressamente riferimento a società cooperative in cui i soci
realizzano lo scopo mutualistico «attraverso l'integrazione delle rispettive imprese o di talune fasi di
esse».
È quindi oggi perfettamente lecito costituire una società per azioni nel cui atto costitutivo si
dichiari espressamente l'esclusiva finalità consortile perseguita e altrettanto espressamente si
dichiari che la società non persegue lo scopo di conseguire utili da dividere fra i soci. E ciò senza
più ricorrere alle finzioni del passato: si enunciava uno scopo di divisione degli utili che non si
voleva affatto perseguire e che in fatto non si perseguiva.
Resta invece tuttora aperto e dibattuto un problema che era già emerso prima del 1976. Ed
è quello se una società consortile sia integralmente regolata dalle norme che il codice detta per il
tipo societario prescelto, ovvero se essa debba ritenersi sottoposta ad una disciplina mista.
L'ipotizzata disciplina mista delle società consortili non trova alcun sicuro fondamento nel
sistema legislativo e soprattutto presenta il grave inconveniente di rendere estremamente incerta la
disciplina delle società consortili. Ed invero, non è affatto agevole operare un taglio netto fra norme
che attengono alla «forma» e norme che attengono alla «sostanza» del fenomeno consortile.
Esigenze di certezza del diritto inducono perciò a preferire l'impostazione che vede nelle società
consortili vere e proprie società, in via di principio integralmente assoggettate alla disciplina del
tipo societario prescelto.
Indubbiamente, gli imprenditori che danno vita ad una società consortile potranno inserire
nell'atto costitutivo specifiche pattuizioni volte ad adattare la struttura societaria alla specifica
finalità consortile perseguita, purché tali clausole non siano incompatibili con norme inderogabili
del tipo societario prescelto. Cosi, in una società consortile per azioni potrà es-sere previsto
l'obbligo dei soci di versare contributi periodici in danaro per far fronte alle esigenze di
funzionamento dell'impresa consortile. Si potrà escludere del tutto la ripartizione degli utili fra i
soci. Si potranno inoltre stabilire particolari condizioni per l’ammissione di nuovi soci o specifiche
cause di recesso o di esclusione.
Resta comunque fermo che, in mancanza di specifiche disposizioni di legge o dell'atto
costitutivo, troverà integrale applicazione la disciplina legale del tipo societario prescelto.

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L'enunciazione di uno scopo consortile non implica di per sé, né l'automatica disapplicazione di
alcuna norma societaria, né l'automatica applicazione di alcuna norma consortile.

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