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ottobre con: mihAi butcovan, gianluca morozzi, simone sabattini, simona vinci

Dal 1993, il giornale di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora

il pane
quotidiano
Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 ( conv. in L27/02/2004 N.46) ART. comma 2 DCB - Bo (Num. 2) per Poste Spa

10/2010
PRODURRE QUESTO GIORNALE COSTA 0,75 EURO • QUELLO CHE DATE IN PIù è IL GUADAGNO DEL DIFFUSORE
QUALSIASI RICHIESTA AL DI Là DELL’OFFERTA LIBERA NON è AUTORIZZATA
I nostri strilloni 10 10

Guarda chi legge


GHEORGHE B. GHEORGHE Z.
Sono un giovanotto di 60 anni, in Ho 55 anni, sono arrivato dalla Roma-
Lucio Dalla non poteva certo mancare fra i lettori “vip”
Italia da quattro, ho due figli e due nia nel 2003, ho lavorato per le ferrovie
di Piazza Grande. A settembre, l’artista si è improvvisato
nipoti. In Romania ero camionista e e le autostrade, montavo i pannelli an-
battitore nell’iniziativa che metteva all’asta la collezioni di
meccanico. Qui ho lavorato come ba- tirumore, imbiancavo. Da un anno non
vinili di Roberto Roversi. Il ricavato è andato all’associazione
dante e attualmente sono ospite del lavoro più per un’operazione all’anca
Amici di Piazza Grande e alla ricostruzione dell’Aquila.
mio ex datore di lavoro. Ho appena sinistra. Vendo Piazza Grande al centro
iniziato a vendere Piazza Grande. commerciale Meridiana di Casalecchio.

Editoriale/ E’
ormai da tempo immemorabile che a Bologna manca una guida politica.
E’ ormai da tempo immemorabile che un commissario del Governo “governa” la città.

Cosa nostra
Dopo alterni indici di gradimento fra esponenti del Centrosinistra e del Centrode-
stra, siamo giunti al fatidico momento del Bilancio comunale.
La Commissaria di Governo si è accorta che il Governo non gli darà i 2 milioni di euro che gli
servono per fare le cose che si facevano a Bologna fino all’anno prima. O meglio la Commissa-
ria, facente vece del Governo, ha deciso di non mettere nel Bilancio i soldi che servirebbero a
mantenere quel livello dignitoso di welfare che ha sempre fatto di Bologna una eccellenza a
p PAOLO KLUN* livello nazionale.
E’ tempo di tagli e di aumento delle tariffe. Bologna sarà molto meno solidale.
Si taglierà sui servizi alla persona (assistenza domiciliare, sostegno alla disabilità, servizi ri-
volti alla povertà, servizi per gli anziani...) aumenteranno le rette agli asili, i trasporti utilizza-
ti da chi non può spendere, glia affitti delle case di proprietà e chissA’ cosa altro ancora.
Come fare digerire tutta questa roba?
Facciamo una bella convocazione degli stati generali della città!
Si chiama istruttoria e dovrebbe coinvolgere tutte le componenti della città (imprese, associa-
zioni, fondazioni,volontariato) e le parti sociali per definire una cornice di priorità. In realtà
per fare questo sarebbe bastato in corso d’anno fare incontri con molte di quelle componen-

In copertina ti, come le associazioni, più volte, inutilmente, chiesti. Sarebbe bastato convocare il Tavolo del
Welfare cittadino, strumento proprio di consultazione.
La fretta di questa convocazione ha partorito un topolino.
Il volto in prima pagina è quel- DELLE 111 adesioni all’Istruttoria, 43 sono stati i soggetti istituzionali e ex politici della
lo di Naseer, 28 anni, arrivato passata giunta, 18 le associazioni datoriali e le imprese e circa 50 le associazioni. Un magro
in Italia dal Kashmir. Da più bilancio visto che sono assenti i Sindacati, esponenti in ufficiale rappresentanza del mondo
di un anno lavora alla mensa politico, le associazioni cattoliche che gestiscono innumerevoli servizi verso le fasce più
dell’Antoniano, che insieme povere della città.
alle altre “mense dei poveri” E’ mancato un vero tavolo di concertazione, e i problemi sono più che urgenti, sopratutto
è al centro dell’inchiesta di quelli riferiti al disagio adulto.
Si avvicina una altro inverno con irrisolto il problema delle strutture di accoglienza per chi
questo numero. L’autore della
vive in strada.
foto è Matteo Turra del gruppo
Gli Sportelli Sociali, nati dal nuovo sistema di decentramento, non sono in grado, non hanno
fotografico di Bandiera Gialla
gli strumenti, non hanno le competenze per rispondere ai bisogni dei senza dimora.
(www.bandieragialla.it). I problemi di questa città non li potrà risolvere certo il Commissario, sono cosa nostra.
E’ ora che chi vuole candidarsi alla guida di questa città tolga la testa dalla sabbia come gli
struzzi e cominci a farsi sentire prima di passare a chiedere il voto.
*Presidente della Consulta per la lotta all’esclusione sociale

fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff
Piazza Grande In redazione Bologna, ottobre 2010, anno XVII, numero 168
Giornale di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora Giuseppe Mele, Ilaria Giupponi, Erika Casali, Eva Brugnettini, Simo-

gerenza “Tendere un giornale è meglio che tendere una mano”


Direttore editoriale Leonardo Tancredi
Direttore responsabile Bruno Pizzica
ne Jacca, Chiara Gregoris, Giulio Centamore, Salvatore Pio, Mauro
Sarti, Olga Massari, Lorenzo Orsi, Donato Ungaro, Laura Marongiu
Stampa Tipografia Moderna (chiuso in redazione 29/9/2010)

Progetto grafico Fabio Bolognini


Caporedattori Jacopo Fiorentino, Pietro Scarnera Hanno collaborato a questo numero
Gruppo fotografico Bandiera Gialla, Gianluca Morozzi, Nancy Impaginazione Exploit Bologna
Redazione Poltronieri, redazione Bandiera Gialla, redazione Sottobosco.info,
Via Corazza 7/8 40128 Bologna, tel. 051 4222046, fax 0514216961 Simone Sabattini, Simona Vinci, Elisa Ricci, Erica Ferrari, Graziella
www.piazzagrande.it | redazione@piazzagrande.it Guizzardi, Giulia Gezzi, Nadia Luppi, Francesca Bono, Sofia Pizzo, Distribuzione
Mihai Butcovan Redazione Piazza Grande
Consulenza editoriale Agenda (www.agendanet.it) Registrato presso il Tribunale di Bologna il 15/09/1995 n°6474
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giornalismo d’asfalto
Computer, giochi, e Al Beltrame uno spazio dove sperimentare nuovi progetti
una decisa apertura
all’esterno: è Una sala per
la nuova area
multifunzionale l’integrazione
del dormitorio p salvatore pio

I
ncontro Santa Fiorenzo, coordinatri- usare il computer, molto comodo per
ce del dormitorio pubblico Beltra- le ricerche di lavoro e per compilare e
me di via Sabatucci 2, dove lavora stampare il proprio curriculum. A gior-
da 10 anni (prima era la referente della ni programmati si organizzano attività
struttura). “Lo staff – ci spiega – com- come la visione di film, tornei di carte,
prende 10 operatori, tre educatori, le corsi di pittura e la sospirata tombo-
donne delle pulizie, un referente e un la del sabato con ricchi premi (bagno
coordinatore responsabile, ma soprat- schiuma, profumi, lamette da barba,
tutto il coordinatore educativo Carlo guanti e berretti per l’inverno). Non può
Brighi, con cui collaboro in simbiosi: mancare il tè delle 16 con relativa me-
io mi occupo della parte operativa, lui rendina o biscotti. Un momento molto
della parte educativa. Programmiamo apprezzato il martedì e il sabato quan-
l’andamento di tutto il Polo Sabatuc- do non è servita la cena.
ci. Siamo dipendenti della cooperativa Il bar, con prezzi accessibili, al momen-
sociale Dolce, che da 10 anni ha questa to è aperto dalle 14 alle 15. C’è un nuo-
convenzione, prima col Comune di Bo- vo progetto per inserire una persona in
logna, adesso con le Asp, (Azienda di borsa lavoro e in questo modo amplia-
servizio alla persona)”. re l’orario almeno a quattro ore, per co- Q| Ingresso al dormitorio Beltrame
Finita la fase di riassestamento dopo il prire i tempi di apertura della sala alle posto letto (possono ripresentarsi solo della distribuzione.
trasferimento da Villa Aldini, è ripre- persone esterne. La novità è che la sala dopo 28 giorni) a disposizione anche Ancora una novità con l’associazione
so l’iter quotidiano quindi anche l’uso è accessibile 365 giorni all’anno. Dalle un angolo di incontro con la psicologa “Diversamente”, un laboratorio di “Casa
della sala multifunzionale con l’aggiun- 14 alle 18 potrà usufruirne chiunque, ma per qualche caso particolare. Dolce” dove persone con disabilità co-
ta di nuovi progetti, alcuni ancora in solo se munito di un documento di rico- È importante anche il progetto con la struiscono oggetti artigianali. Useranno
cantiere. noscimento valido. Specie per i ragazzi Comunità europea per la raccolta e di- la sala per esporli, quindi l’idea è met-
La sala è aperta 24 ore su 24, è munita trasferiti dal dormitorio in bassa soglia stribuzione di prodotti ortofrutticoli, gra- terla a disposizione anche a persone e
di tv e distributore automatico di be- con accesso diretto dalla strada da via zie a delle aziende agricole che mettono associazioni che hanno bisogno di uno
vande, e viene usata soprattutto come Lombardia al Beltrame, la sala è un’al- a disposizione i propri prodotti. spazio aperto a tutti.
sala da pranzo. Di giorno è un centro ternativa al rimanere in strada in attesa Il Beltrame in collaborazione con “Casa È bene sottolineare che l’obiettivo della
ricreativo dove trovi un quotidiano e dell’ora d’ingresso (alle 19). I ragazzi Dolce” (una costola della cooperativa sala multifunzionale è l’integrazione.
alcuni libri, un punto internet che puoi possono usare la sala come centro diur- Dolce) che è una struttura per disabi- Creare contatti con il territorio, anche
usare per un’ora tramite prenotazione, no, molto utile nei periodi invernali, per li, coinvolgendo anche qualche ospite con chi non è solito frequentare questo
e l’aiuto di un operatore per chi non sa loro solo una settimana di diritto ad un del dormitorio si occupa del trasporto e ambiente.

Grazie al progetto fffffffffffffffffffffffffffffff

Accogliente-mente Avvocato di strada


arrivano sei nuovi I giovani vanno
volontari per a scuola di accoglienza
l’associazione p jacopo fiorentino

Si
è concluso molto positiva- promuove progetti europei di mobili- sportello dell’associazione Avvocato di cittadinanza attiva, di partecipa-
mente il progetto Accoglien- tà giovanile internazionale di gruppo di Strada Onlus della città di Bologna zione alla vita civile e di promozione
te-Mente dell’associazione e individuale attraverso gli scambi e per richiedere un aiuto legale gratui- di interventi di rilevanza sociale. La-
Avvocato di strada realizzato grazie a le attività di volontariato all’estero, to. Sei giovani di età compresa tra i 18 vorando per la prima volta a contatto
“Gioventù in Azione 2007-2013”, un l’apprendimento interculturale e le ini- ed i 30 anni, che si erano avvicinati con persone senza dimora e immigrate
programma della Commissione Euro- ziative dei giovani di età compresa tra i all’associazione Avvocato di strada per da altri Paesi hanno inoltre avuto una
pea - Direzione generale istruzione e 13 e i 30 anni. Il progetto Accogliente- effettuare un’esperienza di volontariato rara occasione di incontro e confronto
cultura attuato in Italia dall’Agenzia Mente prevedeva la realizzazione di un sono stati i protagonisti della progetta- con la diversità e oggi fanno parte in
nazionale per i giovani. “Gioventù in servizio di accoglienza, orientamento e zione e della realizzazione del servizio. pianta stabile del gruppo dei volontari
Azione 2007-2013” è un program- supporto per le persone senza dimo- Attraverso il progetto i giovani coin- dell’associazione. (jacopofiorentino@
ma di educazione non formale che ra che ogni settimana si rivolgono allo volti hanno realizzato un’esperienza piazzagrande.it)
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pane
inchiesta

il
quotidiano
L’Antoniano, la Caritas, via del Porto, più alcune parrocchie di quartiere: sono gli itine-
rari di chi a Bologna cerca un pasto caldo. Ma con la riforma dei servizi sociali anche le
mense “dei poveri” stanno cambiando. E accolgono sempre più anziani e residenti

A
lla Caritas si mangia tanto e bene, all’Antoniano c’è il dolce, offerto da una pasticceria, ma se si
p eva brugnettini
vuole il caffè dopo pranzo l’unica è andare in via del Porto. Si sceglie anche così in quale delle tre
fotografie di graziella guizzardi
“mense dei poveri” di Bologna andare a mangiare. La mensa della Caritas di via Santa Caterina of-
fre la cena dalle 17.50 alle 18.50. Quella di via del Porto si occupa del pranzo. Dalle 12 alle 13 chi ne
ha diritto può mangiare in intimità, dopodiché entrano i frequentatori del centro diurno. Niente pranzo per loro,
ma caffè e frutta, e pane se avanza. Alla mensa dell’Antoniano, via Guinizelli, si pranza dalle 11.30, ritardi cospi-
cui non sono ammessi. La mensa della Caritas, con 96 posti a sedere e due turni per cenare, raccoglie ogni sera
120/140 persone. E per quanto l’ambiente possa essere di tutto riguardo, l’atmosfera ne risente un po’. È la più
affollata della città, e inevitabilmente la più problematica. Nel 2001 è rimasta chiusa per un mese, a detta del di-
rettore della struttura Paolo Puggioli per “ingovernabilità”. Sergio, nome di fantasia come tutti quelli dei senzatet-
to citati, si ricorda com’è andata: “La vetrata rotta piena di sangue”. Tra gli ospiti c’è Mahmud, marocchino di 27
anni, in Italia da 3. Lavorava a Reggio Emilia al mercato ortofrutticolo, ma dopo la regolarizzazione non trova più
lavoro. Dorme da un’amica. A pranzo va all’Antoniano, ambiente completamente diverso. È mattina, e la lunga
giornata per le strade non si fa ancora sentire, con pareti gialle e tavolini da quattro. Nella sala, che può acco-
gliere 64 persone, regna la calma. Anche qui cucina interna, gli ospiti si siedono a sinistra, niente carne di maia-
le, o a destra. Non c’è bis, a meno che qualcuno non abbia disertato, ma spesso si riesce ad avere un dolcetto,
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inchiesta

La mensa di via del Porto è più una lista d’attesa di una dozzina di persone. L’azienda Camst porta il cibo. Porzioni
variopinta, tra il chiassoso e uniche ma ben fatte. Pranzo tipo: garganelli al ragù, umido di vitello con i funghi,
l’irrequieto. Qui vengono le persone pane e melone. Da agosto niente contorno, né succo di frutta, il Comune non lo pre-
seguite dai servizi sociali di quartiere, vedeva, e la Camst non può più fornire il servizio di favore per i tagli alle spese. Il
dal Sert e dall’igiene mentale. caffè è garantito per tutti. Quelli che arrivano in tempo, ovvio.
La Camst porta il cibo. Porzioni Con possibilità di accesso diverse, le tre mense hanno variamente risentito del-
uniche ma ben fatte. Da agosto la crisi. Di via Santa Caterina dice Puggioli: “Qui non cambia mai niente, le nuove
niente contorno, né succo di frutta, povertà non vengono qui. Alla nostra mensa c’è il tipo di povertà più misero”.
il Comune non lo prevedeva, e la Entra chiunque. Si fa un colloquio, e nel giro di tre giorni hai una tessera che vale
Camst non può più fornire il servizio un mese, e ceni tutte le sere. Niente documenti, permessi di soggiorno, residenza.
di favore per i tagli alle spese “Una tessera non viene negata a nessuno”. Tanti stranieri, di tutte le età, più uomini
che donne, da strada o dormitori. Anche l’Antoniano ha tessere per tutti, sempre
previo incontro col Centro ascolto. Parla l’assistente sociale Daniela Ghinello: “Su
98 tessere abbiamo 40 italiani e 58 stranieri. Diamo più tessere di quanta sia la ca-
pienza della sala, tanto non vengono tutti. Oggi abbiamo avuto 20 italiani e 30 stra-
nieri”. Donne poche. Età variabile, la media 43 anni: ci sono diciottenni, “i richie-
denti asilo politico, eritrei, etiopi”, e persino un signore di 83 anni, perché “c’è un

dai resti del giorno prima di una pasticceria. Qui viene a mangiare Luca, in strada crescente numero di anziani”. La maggior parte dalla strada, pochi dal dormitorio.
da tre anni: faceva il facchino nel meridione, ora dorme in stazione e va a cena in In controtendenza la mensa di via del Porto. Claudia Canuti, la responsabile, spie-
una delle parrocchie della Caritas, quella di don Orione, zona Ospedale Maggiore. ga: “Sulle 76 persone che abbiamo avuto nel primo semestre del 2010, 17 aveva-
Sembra una tavernetta. Serviti dai volontari, gli ospiti mangiano primo e secondo a no una casa propria, popolare o in affitto. I servizi sociali non danno più i buoni
volontà. Cena tipo: pasta con salsiccia e verdure, polpette, pane e mele. Capienza di pasto, preferiscono pagare bollette e affitti e mandarli qui per il cibo”. Dalla strada
10 posti, di solito ci sono 6 ospiti. “Qui mandano un certo tipo di persone – spiega vengono 4 persone, 6 donne su 76. Tutti residenti. Perché qui si arriva solo attra-
il responsabile Giovanni Candia –. Le parrocchie come la nostra servono a sgrava- verso i servizi sociali di quartiere. E per un pasto puoi aspettare mesi. “Le mense
re la mensa centrale della Caritas. Arrivano persone tranquille, la maggioranza in come l’Antoniano, dove nel giro di un’ora puoi mangiare, sono una specie di pronto
attesa della pensione”. Come Sara, 48 anni, in difficoltà gravi da cinque, seguita intervento. Hanno tamponato molto l’utenza che con il decentramento non ha più
dagli assistenti sociali: “Ne ho cambiati tre in tre mesi. Le difficoltà maggiori le ho accesso ai servizi territoriali”. Daniela dell’Antoniano dice che stanno facendo rete
avute dopo il decentramento dei servizi sociali”. Non sa se le rinnoveranno la borsa con i servizi di quartiere: “Riceviamo segnalazioni, monitoriamo gli utenti proble-
lavoro e fa affidamento sul parroco per pagare le bollette. Perché una casa ce l’ha matici. Arrivano persone in lista da mesi per accedere a via del Porto. Alcune per-
ancora: “Io e i miei genitori abitiamo qui da 40 anni, e il padrone è molto tolleran- sone che vengono qui però non le mandiamo più ai servizi territoriali. Prima una
te, mi tiene ancora nonostante tutto”. La mensa di via del Porto è più variopinta, chance di entrare in dormitorio ce l’avevano, adesso no. Non possiamo mandare
tra il chiassoso e l’irrequieto. Capienza 55 persone, pasti nominativi. Qui vengono allo sportello di quartiere persone, magari senza residenza, per sentirsi dire no. Chè
le persone seguite dai servizi sociali di quartiere, dal Sert e dall’igiene mentale. C’è poi tornano qua arrabbiati il doppio”. (evabrugnettini@piazzagrande.it) f
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Andrea Segrè: inchiesta

“Alla carità preferisco


la sostenibilità” Intervista all’ideatore
di Last Minute Market
p giulia gezzi

In
quanti sanno che uno yogurt mezzi propri per il ritiro ma permette l’in- padre Marella all’Antoniano dei frati mi- in forma di spettacolo: “Spr+Eco. Formule
scaduto da qualche giorno si contro diretto tra domanda e offerta e si nori, per un totale di 14 associazioni che per non alimentare lo spreco” con Mas-
può mangiare senza danni occupa della messa in sicurezza di tutte provvedono a sfamare chi non ha cibo simo Cirri e Andrea Segrè, accompagnati
per la salute? Quanta frutta ammaccata le fasi del sistema. da buttar via. “Ma ci tengo a sottolinea- dalla musica del cantautore Mirco Menna
finisce tra i rifiuti? Quanta verdura appas- “Il progetto porta avanti un lavoro di re – continua Segrè – che non risolviamo e le vignette di Altan. Sarà Bologna, il 30
sisce nei frigoriferi per poi essere gettata relazioni e reciprocità – spiega Segrè – e il problema della fame e della pover- ottobre ad accogliere l’evento conclusivo
via? Insomma quanto cibo sprechiamo? consente di recuperare tutto ciò che non tà dando gli avanzi scartati dai ricchi. Il del progetto, con la presentazione del “Li-
Se l’è chiesto Andrea Segrè, economista, si vende, dal cibo ai farmaci”. Nono- tema fondamentale che dobbiamo porre bro nero sullo spreco in Italia” che spiega
preside della facoltà di Agraria di Bologna stante sia nato a Bologna e abbia avuto è quello della sostenibilità: lo spreco quanto si spreca nel nostro Paese, come
e inventore di Last minute market, per il in questa città un importante fase di la- riguarda la nostra società”. Quindi non lo si fa, con quale impatto e come si può
recupero solidale e sostenibile dei beni boratorio, Lmm funziona meglio in altre solo i nostri rifiuti ma anche i nostri con- recuperare. La giornata europea contro
invenduti. Nato come progetto di ricer- città dove si è costituita una rete che a sumi, eccessivi, propri di una società che lo spreco si chiuderà in piazza Maggiore
ca, Lmm nel 2000 ha messo in moto il Bologna manca, secondo Segrè “perché ha dimenticato i concetti di limite e misu- con un pranzo contro lo spreco aperto a
primo sistema professionale in Italia di è mancata la volontà politica, o forse ra. Da qui, nel 2010 parte “Un anno con- tutti, cucinato con i prodotti che altrimen-
riutilizzo di beni invenduti dalla grande il tempo, di appoggiare il progetto”. Il tro lo spreco”, il primo progetto organico ti sarebbero stati buttati. “Abbiamo scelto
distribuzione organizzata. Last minu- sistema di riutilizzo dei beni a Bologna in Europa per capire come e quanto spre- Bologna per dare un segnale a questa cit-
te market non gestisce direttamente i è comunque molto esteso e gli enti che chiamo, ma soprattutto per imparare a tà -. conclude Segrè – quello del 30 non è
prodotti invenduti, non ha magazzini né collaborano al progetto vanno dall’Opera sprecare meno, che ha esordito nei teatri un pranzo per i poveri, ma per tutti”.

Con 146 mense l’Emilia è prima in Italia, ma in regione Bologna è solo ottava

a scuola si mangia bio


L’anno scolastico
ricomincia e per i genitori
torna l’incubo delle mense:
cosa mangiano i bambini?
Saranno cibi sani?
p olga massari

In
Emilia Romagna una legge approvata no. Possiamo essere sicuri che in queste sedi i bambini “biomense”) mentre in provincia sono diversi i Comuni
nell’ormai lontano 2002 ha prescritto mangeranno prodotti di alta qualità alimentare e anche con oltre i 10 mila abitanti che superano l’obbiettivo del
l’introduzione di prodotti biologici nella ri- “culturale”: perché, sotto il profilo educativo ed infor- 70% di prodotti Dop (Denominazione di origine protet-
storazione collettiva (ospedaliera e scolastica). Grazie a mativo, la scelta di prodotti bio serve anche a proporre ta), Igp (Indicazione geografica protetta) e biologici.
ciò non esiste oggi ristorazione pubblica senza almeno comportamenti che influenzeranno le scelte del bambi- Spesso gli enti locali giustificano la mancata scelta
un prodotto proveniente da agricoltura biologica, ov- no e del ragazzo. In tal senso, l’obiettivo delle “biomen- del biologico nelle scuole con motivi economici. Qua-
vero una metodologia che si avvale di tecniche molto se” scolastiche è anche quello di divenire un punto di lità biologica significa più cura, più tempo, più con-
avanzate ma naturali per evitare l’uso di pesticidi; tra riferimento per una corretta azione educativa rivolta ai trollo e quindi maggiori costi di produzione, ma negli
i prodotti più utilizzati e consumati prevalgono quelli bambini e alle loro famiglie, oltre che agli operatori del ultimi anni il divario tra il prezzo dei prodotti biolo-
della nostra cucina tipica: pane, pasta, cereali, formag- settore della ristorazione.     gici e non sta rapidamente diminuendo grazie alla
gi, ortaggi e legumi. L’Emilia Romgna guida la classifica Nella classifica delle province con il maggior nume- grande espansione del settore bio. Segno che nella
italiana delle mense che hanno adottato questo “stile di ro di mense biologiche Bologna si colloca ottava dopo società sta avvenendo una seria presa di coscienza.
vita”, sono infatti 146 e servono 125mila pasti al gior- Forlì-Cesena e Modena raggiungendo solo il 25% (36 (olgamassari@piazzagrande.it)
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Economia Inchiesta

di mercato
p lorenzo Orsi

Dai banchi di Slow Food


a quelli dell’associazione
Campi Aperti, i contadini
della provincia bolognese
tornano a vendere i loro
prodotti in città
Q| Il Mercato della terra davanti al Lumiere

A
Bologna c’è un modo alternativo di fare la siasi prodotto si voglia comprare, da quelli tradizionali via Fioravanti, punto di ritrovo per tanti giovani che,
spesa che privilegia la genuinità del cibo e ai cosmetici estratti dagli scarti alimentari, si può stare oltre a fare la spesa, si danno appuntamento per un
delle relazioni sociali: acquistare ai Merca- certi che non ha percorso più di 40 chilometri per ar- aperitivo; e ogni venerdì alla Scuola di pace del Quar-
ti della Terra di Slow Food (www.mercatidellaterra. rivare sul banco. All’interno del mercato, Orti Urbani tiere Savena in via Udine. Tutti a partire dalle 17.30. I
it) e ai mercati dell’associazione CampiAperti (www. (www.ortiurbani.it) organizza corsi gratuiti di orticol- prodotti che si trovano sono venduti direttamente dai
campiaperti.org), luoghi dove i contadini del territorio tura urbana, per coltivare ortaggi negli spazi ridotti di contadini della Val Samoggia. Interessante la campa-
bolognese e limitrofo vendono i loro prodotti (frutta un’abitazione. gna Genuino Clandestino, promossa da CampiAperti
e verdura prima di tutto, ma anche farinacei, pane, CampiAperti, “associazione per la sovranità alimen- per la libera lavorazione dei prodotti contadini, ora
formaggi, conserve, confetture e altro ancora) e dove tare” nata nel 2007 dopo un lungo cammino che, paradossalmente impedita da norme sanitarie pensate
la distanza tra produttore e consumatore sta tutta nel sull’onda del Genoa Social Forum, ha coinvolto pro- per le grandi industrie. In tutti questi mercati, guidati
banco e si colma con un sorriso. Produzione biologica duttori e consumatori del territorio bolognese, pro- dal palato tra uno stand e l’altro e tentati dagli assag-
e filiera corta sono le parole chiave alla base di que- muove la biodiversità e le relazioni all’interno della gi offerti, si incontra l’entusiasmo con cui i contadini
ste realtà. Ogni sabato mattina, nel cortile del cinema comunità organizzando tre mercati: ogni martedì parlano dei propri prodotti e si può constatare che i
Lumiére, dalle 9 alle 14, Slow Food, l’associazione fon- al Vag 61 di via Paolo Fabbri che, parallelamente al prezzi, in particolare di frutta e verdura, non sono più
data da Carlo Petrini per la valorizzazione del cibo e mercato, offre piatti caldi, di carne o vegetariani, a alti di quelli dei supermercati. E allo stesso tempo le
dell’alimentazione, organizza un mercato in cui, qual- prezzi a misura di studente; ogni giovedì all’XM24 di relazioni instaurate sono sicuramente più preziose.

il quinto alimento
p Francesca Bono e Sofia Pizzo

Se la multinazionale ci ruba il ragù


Per ogni buon bolognese è un argomento fondamentale, ma fuori dal-
le porte cittadine il ragù viene spesso frainteso e “distorto”, soprattutto
all’estero. Fra i casi più clamorosi c’è il sito web www.ragu.com. Si po-
trebbe pensare a un portale per promuovere uno dei pilastri della cucina
italiana, e invece l’idea di un sito sul ragù è venuta alla Unilever, una delle
più grandi multinazionali al mondo. In questa versione, il ragù è diventato
un marchio che comprende varie salse, in barattoloni maxi formato dai
gusti più assurdi: Pizza Quick e Pizza Sauce, Mama’s Special Garden Pasta
Sauce, o Roasted Garlic Parmesan, un sugo bianco al formaggio che sem-
bra un barattolo di maionese. E per far sembrare tutto più italiano, ecco
una bella gondola sul barattolo. Naturalmente non mancano le ricette,
che al grido di “per nutrire meglio i tuoi bambini” propongono piatti “suc-
culenti” come il Ragù Sloppy Joes: hamburger al ragù, servito con limone.
Possibile che sia questa l’idea dominante di ragù sul web? Dopo una bre-
ve ricerca on line ci si imbatte nel sito www.ragubolognese.it, che però è
vuoto, e in migliaia di ricette di ragù più o meno originali. Su Facebook,
invece, si trova il gruppo “Gli spaghetti alla bolognese non esistono”, che
sbugiarda l’errore più comune dei ristoranti stranieri. Per il “vero” ragù,
però, bisogna rivolgersi alla Camera di commercio industria artigianato e
agricoltura di Bologna, dove l’Accademia italiana della cucina ha deposi-
tato nel 1982 la ricetta ufficiale. (www.communeating.com)
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bologna da vivere
Il 17 ottobre torna in tutte le città italiane la Giornata mondiale
contro la povertà. In piazza anche i racconti degli homeless

una notte da
senza casa servono sia a portare alla luce mancan-
ze e problemi che a sensibilizzare la
le iniziative
cittadinanza che non ha dimestichez-
za con il tema o che magari conoscono
a bologna
solo da lontano.
p erika casali Bologna senza dimora
Quest’anno è stato organizzato anche il

Il
17 ottobre l’Onu rilancia la concorso letterario “La notte dei senza
Si apre il 16 ottobre alle 10
Giornata mondiale contro la dimora” (ideato da Terre di Mezzo), che
del mattino con un con-
povertà, giunta ormai all’undice- ha raccolto poesie e racconti sulla vita
vegno all’Urban Center, in
sima edizione. Le associazioni di tutta dei senza dimora; i componimenti dei
Sala Borsa, “La lotta alla
Italia si riuniscono in un’iniziativa che vincitori verranno letti durante la mani-
povertà in Europa, oltre
prende ispirazione dall’Euro sleep out festazione di Roma. Ogni città ha una
la strategia di Lisbona”.
degli anni ‘90. Inizialmente la manife- sua organizzazione e un suo program-
Il programma si sposta
stazione si teneva solo a Milano ed era ma, che vengono decisi dalle associa-
in piazza San Francesco.
indirizzata esclusivamente agli addet- zioni che gestiscono i giornali di strada.
Alle 15 assemblea pubbli-
ti ai lavori, successivamente l’evento è In calendario come sempre interventi
ca sul tema “Welfare alla
stato allargato ad altre città che hanno e dibattiti con le autorità cittadine e
bolognese. Limiti, pro-
aderito con grande partecipazione an- le stesse associazioni dei senza casa,
spettive, opportunità”.
che da parte della società civile; l’anno insieme agli utenti. E poi concerti, spet-
Seguono spettacoli teatra-
scorso più di 800 persone in 14 diverse è informare, denunciare, condividere e tacoli teatrali e cene. Il culmine della
li, cena sociale in piazza
città hanno dormito in piazza. Lo scopo avvicinare l’opinione pubblica al tema serata è allo scoccare della mezzanot-
e per finire musica con la
della povertà e dei senza dimora, un te, quando ci si augura la buonanotte e
Banda Roncati e il concer-
problema che nonostante i proclami ci si infila ognuno nel proprio sacco a
to del Parto delle nuvole
rimane irrisolto e si ripresenta puntua- pelo per condividere, anche se solo per
pesanti.
le ogni anno all’avvicinarsi dell’inver- una volta, i disagi e le scomodità che
Il programma definitivo su
no. Ad ottobre si ricomincia a discutere un senza tetto vive normalmente. Il pro-
www. piazzagrande.it
dell’emergenza freddo, di come affron- gramma e la lista completa delle città
info@piazzagrande.it
tarla, di come riuscire a creare più posti e delle associazioni che hanno aderito
05134238
letto nei dormitori per far fronte alla alla manifestazione si trova sul sito de-
domanda di assistenza che cresce inve- dicato all’evento http://www.lanottedei-
ce che diminuire. La notte in strada e i senzadimora.it.
dibattiti organizzati dalle associazioni (erikacasali@piazzagrande.it)

una famiglia
per ogni bambino
p elisa ricci

L’ affidamento familiare consiste nell’accoglienza di un minore per un periodo di tempo determinato presso una famiglia o un single, nel caso in cui il suo nucleo
familiare d’origine stia attraversando un momento di difficoltà, e per vari motivi non riesca a prendersi temporaneamente cura dei figli. Il fenomeno dell’affi-
do è ben radicato nella provincia di Bologna, con una leggera crescita nel tempo, e testimonia la sensibilità delle famiglie e l’azione dei servizi sociali e sanitari per
una opportunità concreta di risposta alle esigenze di crescita di un minore e al suo diritto ad avere una famiglia. La temporaneità è una delle caratteristiche proprie
dell’affidamento familiare che, mantenendo un approccio unitario e globale al bambino e alla sua famiglia, non trascura il valore della relazione e l’importanza dei
legami. Nonostante il comprensibile timore iniziale a creare legami in vista di una verosimile separazione, quella dell’affidamento familiare è un’esperienza signifi-
cativa per i vari soggetti che entrano in relazione: il bambino, la famiglia di origine, la famiglia affidataria, gli operatori dei servizi. Il canale preferenziale è infatti la
relazione, lo scambio di affetto inteso come dare e ricevere in maniera significativa, consapevole. Secondo Bowlby, psicologo britannico, gli esseri umani hanno una
predisposizione innata a stabilire legami affettivi forti con le figure di riferimento, al di là della procreazione biologica; resta determinante quindi per ogni minore
avere vicino una persona a cui possa legarsi in maniera significativa, che gli permetta di crescere, di conoscersi e di acquisire un’identità propria e quindi di separar-
sene. Con l’aiuto della famiglia affidataria il bambino può ricomporre la propria storia e costruire un ambito in cui muoversi e crescere, per poi “volare” verso la sua
strada. Perché come dice un proverbio indiano del Quebec “I genitori danno due cose ai figli: le radici e le ali” ...e questo vale anche per i genitori affidatari.
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Francia-Italia: L’osservatore romeno

ecco il derby
degli sgomberi
p miahi mircea butcovan Nel 2010 a Milano
si contano già 159
Si
sa che, anche se chiamiamo
i francesi “cugini d’Oltralpe”,
con loro c’è sempre un der-
sgomberi, ma,
by, una forte e chiara competizione infi-
nita: enogastronomica, stilistica e pure
come spiega don
calcistica. Ma nei mesi scorsi si è aperto
un altro fronte di contesa: una gara di
Colmegna, “così si
respingimento ed espulsivismo, sport
europeo che non fa onore ai paesi che lo
spostano soltanto
praticano. Sembra che Francia e Italia si
vogliano contendere il primato nell’uti-
i problemi da un Q| Fotografia di Roberto Laghi
lizzo delle campagne anti-rom al fine di
raccogliere consensi elettorali e non cer-
luogo all’altro”
to per risolvere quello che considerano
un “problema” europeo. Si è parlato, nelle scorse settimane, Don Virginio Colmegna, direttore della Francesco De Gregori poneva in una
In effetti, in tempi di perdita del consen- persino di “convergenza italo-francese”. Casa della Carità, in prima linea per la canzone di molto tempo fa: “Tu da che
so elettorale, con chi prendersela? Ma Almeno nella cattiveria delle dichiara- difesa dei diritti delle persone e della parte stai? Stai dalla parte di chi ruba
con i rom, naturalmente. È un metodo zioni, nella politica dei respingimenti, dignità dei poveri, quindi anche dei nei supermercati o di chi li ha costruiti
collaudato e funziona un po’ dappertut- nella pratica di sgomberi ed espulsioni rom, va ripetendo da molti anni che “gli rubando?”.
to. Bisogna pur trovare un capro espiato- pare ci sia una certa intesa. sgomberi privi di un conseguente piano E così i rom continuano a essere spostati
rio per spiegare all’elettorato che la crisi A Milano si vantano numeri che po- sociale spostano soltanto i problemi da sulla mappa della città, del Belpaese
non è dovuta alle malefatte finanziarie e trebbero far pensare alla necessità di un luogo ad un altro, senza risolverli”. e dell’Europa. In attesa che politiche
al malgoverno della cosa pubblica. Hai istituire un “assessorato agli Sgomberi Per dargli ragione basterebbe guardare sociali - locali, nazionali e comunitarie -
dei rom in giro per il paese? Allora si dei rom”: 355 quelli effettuati dal 2007, l’evoluzione statistica degli sgomberi trovino una “convergenza” che non con-
tratta di convincere i cittadini che le cose nell’anno in corso già 159 (fate voi i proclamati dal vicesindaco di Milano. templi più “respingimenti”, “espulsioni”,
vanno male a causa di alcune miglia- conti sulla frequenza), cifra destinata a Perché quest’ultimo parla spesso di “al- “rimpatri coatti”, ma senso di solidarie-
ia di persone - persone, prima ancora risultare per difetto nel momento in cui larme sociale” e “reati predatori”. Pur- tà. E anche, perché no?, un rinnovato
che “clandestini” - nella maggior parte leggete. Questi i numeri ostentati dal troppo queste iniziative trovano sempre senso di libertà, uguaglianza e fraternità.
bambini, che mettono a repentaglio la vicesindaco meneghino, eppure a Mila- più consenso in una parte della popo- In questo modo la gara di solidarietà con
sicurezza delle metropoli e la stabilità no in questi anni si sono sperimentate lazione locale che, forse incerta, non sa i cugini d’Oltralpe potrebbe avere due
dell’economia nazionale e mondiale. anche delle buone pratiche. ancora rispondere alla domanda che vincitori. E nessuna vittima.

p ilaria giupponi Pendolari d’Europa


P lastica per evitare che il cartone si disintegri, tavole di compensato per rialzare i materassi contro l’umidità, candele che con un misterioso rimedio tengono lontane
zanzare e topi. Metallo deformato, legna, cartelloni pubblicitari: così sono fatte le abitazioni di molti rom sparsi nella periferia bolognese e nella provincia. Tende
costituite da materiali “riciclati” dal circondario formano accampamenti arrangiati e ingegnosi. Fatti per durare poco, ma per proteggere quanto basta. Sono nuclei pic-
coli, dalle tre alle dieci tende, massimo 20 persone, tutti adulti, molti sotto i 30. La maggior parte dei rom nascosti fra campi e sottopassaggi proviene dalla Romania,
precisamente da Craiova, cittadina nel sud del paese, polo industriale dell’ex regime comunista. “Avem casa din colo”: laggiù, hanno una casa. Spesso costruita auto-
nomamente. Non sempre in muratura, magari in legno e lamiera, ma nella maggior parte dei casi stabile. Sicuramente stanziale. Qui invece, sono “precari”. Provvisori.
Non solo perché periodicamente vengono sgomberati dalle forze dell’ordine; non perché presto troveranno un lavoro e una casa, perché quella ce l’hanno già. E non
certo perché sono “nomadi”. In realtà, è vero il contrario: sono romeni, prima ancora che rom, benché questo non piaccia al governo di Bucarest. Lì vogliono tornare:
“gata, am plecat din Romanie. Italia este greu”. L’italia è pesante. Grave. I rom di Craiova, come quelli di Bacau, o Brasciov, raccolgono tutto ciò che possono (coperte,
cibo, vestiti, denaro) e una volta al mese tornano a casa: “Da quanto sei qui?”, “Una settimana”, spiega M. “E quanto tempo fa sei arrivato in Italia?”, “Aah,due anni!”.
Nel frattempo, ha fatto la spola. Questo “traghetto” gli costa 80-100 euro a tratta. Ma poi lì “50 euri sunt 2000 Lei, ti?”. Espedienti quotidiani come l’elemosina sul tre-
no, riportare i carrelli o aiutare con la spesa davanti ai supermercati, lavori da muratori o di pulizia in nero, permettono loro di racimolare soldi che in Romania fanno
la differenza. Per dare la misura: un euro corrisponde a 4.20 lei; con 42 lei mangi una settimana. Risultato: pendolari Craiova-Bologna. Nelle tende si prova però a rico-
struire l’ambiente di provenienza: decorazioni a ornare l’incrocio dei legnetti che costituiscono la struttura dello “stabile”, manifesti a ricoprire le “pareti”, tappetino
all’entrata per permettere quella tradizione tipica rom di togliersi le scarpe quando si entra in una dimora, per evitare la contaminazione fra esterno e interno, fra im-
puro e puro; sedie in cerchio, per i discorsi, i racconti e la bevuta notturna. Ora che sta arrivando l’inverno, molti torneranno a casa: “Qui muoio,am frig!”, fa freddo, “lì
casa,bambini”. Tutto lascia intendere che la caratteristica di questi rom non sia il nomadismo, ma la povertà. (ilariagiupponi@piazzagrande.it)
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Un progetto di
Dall’affitto sociale agli orti, ecco il modello della città tedesca
autocostruzione,
proposto da un Il fai-da-te
gruppo di punk
e di senza casa
degli homeless
finanziato dalle di Colonia
istituzioni p leonardo tancredi

I senza dimora di Colonia il problema di senza dimora che ha partecipato alle soldi in una cassetta. La verdura si sce-
della casa l’hanno risolto rimboccando- spese con la propria manodopera. “Per i glie direttamente nell’orto e sta al cliente
si le maniche e cominciando a costrui- lavori abbiamo scelto la ditta più a buon stabilirne il prezzo.
re mattone dopo mattone. Nel 1998 un mercato e che fosse disposta a insegnar- “Initiative” è un esperimento riuscito
gruppo di homeless, punk e girovaghi ci il mestiere – racconta Biggy Hartung, di convivenza tra persone con storie e
si è stabilito nella periferia della città tra le fondatrici e tuttora anima della bisogni diversi. “Tutte le sere i punk si
tedesca in un campo di caravan e rou- comunità – adesso siamo in grado di riuniscono intorno al fuoco a bere birra
lotte. Davanti a loro avevano un enorme lavorare da soli”. Oggi gli appartamenti – continua Biggy - a volte il volume della
spazio disabitato. Quando il Comune disponibili sono 25, tutti abitati da fami- musica è troppo alto e le famiglie vicine
ha intimato loro di sgomberare l’area glie e singoli, migranti dall’ex Jugoslavia si lamentano. Allora abbassano il volu-
hanno preso a costruire case di matto- e da altri Paesi, ma anche tedeschi senza me o cambiano genere musicale e quan-
ni chiedendo alle istituzioni cittadine di casa e in disagio economico. A tutti è ri- do la canzone mette d’accordo tutti si
sostenerli in un progetto di autocostru- chiesto un affitto sociale per partecipare scambiano bottiglie di birra con fette di
zione. Il progetto si chiama “Initiative alle spese di manutenzione e sostenere torta”. Per avere una casa bisogna passa-
Bauen Wohnen Arbeiten” (Iniziativa, Co- il progetto. All’ingresso del parco c’è un re per l’assemblea degli abitanti, poi ini-
struire, Abitare, Lavorare). E la città li ha negozietto di alimentari, ortaggi e uova zia un periodo di transizione nei caravan
ascoltati: così è stato varato un progetto soprattutto, prodotti nell’orto e nell’aia ancora presenti per testare la capacità di
da quattro milioni di euro, finanziato per della comunità. Le uova sono esposte convivenza col gruppo. Non si tratta di
due terzi da Comune, governo e banche. all’esterno e anche quando il negozio è utopia ma solo di autorganizzazione.
La parte restante toccava alla comunità chiuso si possono prendere lasciando i (leonardotancredi@piazzagrande.it)

Fuori dal buio Sempreverdi


Capi naturali? Sì, grazie
della solitudine
p nadia luppi
R itrovarsi sola a 80
anni, senza il marito
con cui si è condivisa
p olga massari
un’intera esistenza. Un L’autunno è alle porte e il cambio di stagione permette qualche piccola ri-
dolore che Elide, volontaria dell’Auser, è riuscita lentamente ad affrontare. “Non flessione sul nostro abbigliamento: abbiamo mai pensato che anche i vestiti
mi sono mai resa realmente conto di quanto fosse vicina la sua scomparsa fino che indossiamo possono essere rispettosi della natura? Va da sé che il 99%
a poco prima che la malattia lo finisse - racconta Elide mentre sistema con cura i dei capi che abbiamo addosso sono prodotti con fibre sintetiche e derivan-
piccoli capolavori di pizzi e perline sul tavolo del centro sociale – e quando se ne è ti dal petrolio per motivi facili da immaginare: costo molto basso (le grandi
andato per me è stato tremendo. Trascorrevo le giornate al buio, avevo smesso di catene multinazionali fanno affari d’oro), praticità d’uso e versatilità d’im-
mangiare, non facevo la spesa, non curavo la mia amata casa, piangevo senza so- piego. Ma accanto a questi apprezzabili vantaggi le fibre sintetiche hanno
sta e riversavo la mia rabbia e la mia disperazione sul mondo intero”. Ogni tentati- una serie di difetti a cui quotidianamente non pensiamo: la scarsa capacità
vo di scuoterla sembrava inutile, ogni parola di conforto si rivelava fastidiosa, ma traspirante, un notevole consumo energetico derivato dal trasporto da un an-
ciò nonostante, su consiglio dei famigliari, Elide accettò faticosamente di frequen- golo all’altro del pianeta (cosa che si intuisce con facilità leggendo l’etichet-
tare un centro sociale nel quale si organizzavano attività per gli anziani del quar- ta) e un’alta quantità di composti chimici, il nichel primo tra tutti, potenzia-
tiere. “Nonostante le operatrici cercassero di coinvolgermi, con tatto e delicatezza, le causa di sensibilizzazione dell’epidermide con conseguenze allergeniche.
rifiutavo la vicinanza di chiunque, soprattutto di quelle donne intorno a me che Per questo negli ultimi anni è cresciuto il commercio dei cosiddetti eco-vestiti,
avevano vissuto drammi simili ai miei - spiega -. Ritagliavo e cucivo senza sosta, e abbigliamento prodotto con fibre naturali (cioè senza petrolio e additivi chi-
così non pensavo ai miei dispiaceri, che continuavano però a farsi vivi ogni sera, mici) quali cotone, lino, lana, seta e canapa e molti altri provenienti da coltiva-
appena rimettevo piede in casa. Allora ho capito che non uscire significava morire. zioni biologiche che non usano pesticidi. Insomma un perfetto connubio tra
Di lì a poco iniziai a fare servizio volontario di guardasala al museo”. Da un saluto eticità e benessere. L’unico svantaggio? Probabilmente il costo che non con-
stringato ai colleghi nasceva ogni tanto un breve scambio di battute, ed Elide impa- sente di comprare maglie a prezzi stracciati. Ma acquistare un capo ecologico
rava a condividere la sua sofferenza. “Mi sono ripresa molto lentamente, ho inizia- è un investimento: grazie al materiale di alta qualità si manterrà di più nel
to a scrivere qualche poesia e impegnarmi con i volontari dell’Auser e poi, qualche tempo, evitando montagne di vestiti buttati nel cassonetto dei rifiuti. Ed è an-
anno fa, ho chiesto di poter trascorrere la mia estate tra quegli anziani che prima che un investimento per l’ambiente, che farà volentieri a meno dell’ennesimo
tendevo ad allontanare”. Le ultime estati Elide le ha passate al centro sociale, prodotto del petrolio. E per passare dalle parole ai fatti ci sono un paio di bot-
contagiando gli altri con un ritrovato entusiasmo. E mentre chiacchiera e scherza teghe nel centro di Bologna che sposano questa filosofia: la bottega della Ca-
amabilmente con le anziane del centro, si confida: “Non so proprio da dove arrivi napa in via Marsala e Noi Eco& Bio in via Oberdan. (www.sottobosco.info)
questa energia che ho, ma sapere che il mio stare qui rende felici le mie ragazze
mi sorprende sempre, tanto che mi sembra siano loro a fare felice me!”.
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La città che cambia Non parlate al conducente

Una Manifattura Lo specchio


da riempire di idee dei tempi
p simone sabattini p Donato Ungaro

C’ M
è un progetto da 100 mila metri tive condizioni da anni, e nel giro di pochi aledetto retrovisore. Ero già ripartito dalla fermata:
quadri nel cuore della Bolo- mesi l’intera Manifattura della Arti vedrà che bisogno c’era di mostrare quell’immagine? Non
gna che cambia. Chiunque sia la luce. O meglio, sarà pronto l’involucro c’era più nessuno sul marciapiede, sotto la pensilina rossa.
passato da via don Minzoni, da via Azzo- di questo progetto, che rischia di partire Solo una nonna che mi aveva fatto cenno di non dover salire
gardino o dai viali, in questi anni ha visto come una specie di guscio vuoto. L’allar- sul mio bus. Era sbucata da dietro il tabellone pubblicita-
lentamente trasformarsi l’area dell’ex Ma- me è stato lanciato ad agosto dal direttore rio, nello spazio tra il supermercato e la fetta di marciapie-
nifattura tabacchi, in piena zona Marconi. del Mambo, Gianfranco Maraniello: “E’ de dove attendevano i miei passeggeri. Vestitino a fiori, una
Per prima partì la Cineteca, con il nuovo un’area unica in Italia e rarissima in Euro- mano sulla “zanetta” e nell’altra una borsa di stoffa: vuota.
Lumiére e la sede della biblioteca, dell’ar- pa, ma la città che vuol farne?”. Passato un Avevo già chiuso le portiere e il piede era sull’acceleratore.
chivio pellicole, dell’enorme mole di mate- mese o poco più, mentre il direttore della Lei si è materializzata e io ho fermato la partenza del bus; ho
riale su Charlie Chaplin. Poi è stata la volta stessa Gam, Lorenzo Sassoli de’ Bianchi, fatto un segno interrogativo, con la mano: “Deve salire?”. Lei
dei dipartimenti di Musica e Spettacolo lanciava l’allarme sulle casse ormai vuote mi ha sorriso sotto l’ordinata
e di quello di Comunicazione dell’ateneo del museo, gli appelli di Maraniello – lui zazzera candida: “No”, diceva
bolognese. Infine, a maggio 2007, toccò al sostiene – non sono stati raccolti. “Il vuoto muta scuotendo la testa. L’ho
Mambo, il nuovo museo d’arte moderna è politico. Con il commissario Cancellieri salutata e il bestione arancione
della città, che aprì in pompa magna con abbiamo parlato, ma lei tra poco lasce- è scivolato via dalla fermata.
la mostra “Vertigo”. Senza contare che in rà. In compenso non ho sentito nessuno E tu, specchio malvagio, salti
quella zona si era già trasferito il Casse- spendere una parola su questa grande fuori con la tua immagine ri-
ro, dopo il trasloco dalla sede di Porta occasione per la città”. È legittimo pensare flessa. La nonna si sposta di
Saragozza a quella della ex Salara. Ora, che l’irritazione del giovane direttore derivi pochi passi dalla fermata e si
chiunque si affacci sul muretto di via don anche dal dimezzamento dei fondi comu- avvicina al cassonetto dell’immondizia; con una mano alza
Minzoni vede un cantiere quasi in dirittura nali al Mambo, e ognuno si farà un’idea il coperchio e infila la testa bianca nella bocca aperta. Con
d’arrivo: è in stato avanzato il recupero del sull’opportunità di una simile operazione il bastone rovista nel cassonetto ed estrae un sacchetto, che
parco del Cavaticcio, abbandonato e in cat- da parte di Palazzo d’Accursio, a soli tre appoggia a terra per cercarvi dentro qualcosa da trasferire
anni dal lancio della struttura. D’altronde, nella sua borsa. Lì, sulla strada, davanti al supermercato,
si sa, i tempi son duri per tutti. Però il tema con la gente che esce dal luogo principe del consumismo e
è reale: l’intervento alla Manifattura, durato non vede una nonna che cerca un cespo di insalata non più
dieci anni e 4 amministrazioni, è l’unico ad commerciabile, ma ancora commestibile: una baguette infi-
aver cambiato il volto ad un pezzo rilevan- lata nella carta da bottega, ma buttata nel cassonetto perché
te del centro dal 1980 in poi. Alcune delle tanto domani non la vuole più nessuno. E tu, specchietto che
eccellenze cittadine si sono trasferite lì. Ma ti credi televisione, proietti quell’immagine a me; solo a me?
questo non basta: per fare in modo che Mi vien da chiederti. Dovrebbero vederla tutti quell’immagi-
una volta tanto la trita formula del “fare ne; non solo i passeggeri dell’autobus e i gestori del super-
sistema” si riempia di senso, servirebbe mercato. Dovrebbero vederla i politici, gli amministratori
qualcuno che pensasse come “costruire” pubblici. E non mi fare della retorica; non rispondermi che
la nuova piazza che nasce. Tutte le realtà anche le auto blu hanno gli specchietti retrovisori. “Non si
che si affacciano sul nuovo Cavaticcio ora, vede bene che col cuore”, scriveva Antoine de Saint-Exupéry
sono “fisicamente” in collegamento tra di ne “Il piccolo principe”: ma quando al posto del cuore c’è un
loro. Mancano le idee da far camminare su portafoglio, non si vedono le principesse che cercano l’insa-
quei sentieri. lata nell’immondizia.
Q| Il MAMBO a Bologna
la posta degli altri
La redazione di Piazza Grande risponde alle lettere pubblicate sui quotidiani bolognesi

Caro lettore,
Insulto alla risposta a chi non è successo quello che lei racconta? Forse, senza saperlo, abbia-
Lettera pubblicata su Il Resto del Carlino del 28 settembre 2010 mo tutti sottoscritto un’offerta telefonica ad hoc. Forse nel contratto è pre-
visto che un operatore ci chiami ogni giorno per trattarci male, o quan-
Esasperato dalle continue telefonate dei gestori telefonici che offrono mi- do va bene per farci perdere un po’ di tempo. Avremmo pronto anche il
rabolanti nuovi contratti, ieri, rispondendo in modo garbato e scusandomi nome del servizio: “Insulto alla risposta”, “Maleducazione mobile”, “Di-
perché impegnato con clienti, sono stato mandato a quel paese da un ope- sturbi senza limiti”. In realtà siamo di fronte a una versione telematica della
ratore Telecom. Capisco che il telemarketing preveda il ‘massacro’ gior- “guerra fra poveri”: da una parte noi, bistrattati utenti, dall’altra gli opera-
naliero degli utenti, ma essere anche offesi mi pare troppo [continua...] tori dei call center, a cui normalmente andrebbe la nostra solidarietà.
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simona vinci e carlo lucarelli
raccontano bologna

il
mare
in un
p Simona Vinci
angolo
S
ono davanti al mare più mare ché è fatta di tante anime diverse, che si angolo piombiamo nel passato: piccole ma non per gli esseri umani. Qualche
che riesca a immaginare: l’Egeo accoppiano, fanno famiglia, poi magari case addossate l’una all’altra, un odore ceffo si muove tra gli arbusti con aria
visto dalle coste di un’isola si allontanano e si separano. Cambiano, di salmastro e un canale che corre da sospetta: piccoli spacciatori? Tossici
piccolissima del Dodecaneso, eppure le città, e non hanno un cuore solo, sono una parte verso la città dall’altra verso che vengono qui a farsi tanto non c’è
penso a Bologna. Penso alla mia città organismi complicati. la campagna. Il quartiere Navile, a nord nessuno? Qualche solitario in tenuta da
di pianura, gelida d’inverno e rovente In un pomeriggio d’estate che minaccia di Bologna, confinante con il Comune jogging e l’ipod nelle orecchie, manco
d’estate. Penso ai giorni d’agosto in cui temporale, con Giampiero, la sua com- di Corticella, l’ho sempre considerato l’ombra di una donna da sola, magari
la cappa ti preme addosso e il cielo è un pagna Antonella e il loro figlio Ismae- fuori dalle mie rotte, anche quando per seduta a leggersi un libro, né di bam-
coperchio bianco che ti soffoca. Penso le andiamo a fare un giro dalle parti di un paio d’anni anni ho abitato vicino al bini che giocano. Eppure è un parco
che ogni anno, quando la stagione estiva casa loro. Attraversata via della Beverara Centro Lame e mi sarebbe bastata una bellissimo, eppure da qui il rumore del
è alle porte, formulo lo stesso propo- e una rotonda che immette nella tangen- deviazione minima per ritrovarmi qui. traffico non si sente e tutto è verde e gli
sito per l’anno successivo: non farmi ziale svoltiamo lungo il terrapieno di una Il canale Navile era la via d’acqua di alberi di sambuco sono pieni di grappo-
trovare in città, scappare, rifugiarmi se sopraelevata. Non capisco bene cosa Bologna. Tutta la città tra il 1100 e il 1200 li maturi. E l’acqua del canale gorgo-
possibile su uno scoglio davanti glia. C’è un pezzo di Bologna che
al mare, seduta sulla banchina di sembra un po’ Venezia, un po’
un porto qualunque a guardare le Amsterdaam, un po’ Comacchio.
barche che entrano ed escono, le Un pezzo di Bologna che odora
vele che si tendono e schioccano di mare e che fa rimpiangere il
in un vento che a Bologna non c’è, tempo in cui l’acqua attraversava
che non esiste proprio, salvo rari la città e gli uomini ci scivolavano
sbuffi primaverili. Perché Bologna, sopra con le barche per traspor-
mi viene da pensare, è la città che tare merci dentro e fuori le mura.
meno marina in Italia non ce n’è Bologna aveva il suo porto, le sue
un’altra, distesa com’è in mezzo a chiuse, le sue barche e i suoi ma-
una pianura e senza sfogo d’acqua. rinai; adesso ha i suoi parcheggi,
Penso che potrei vivere a Genova, il suo Sirio, i suoi suv, le sue pol-
a Venezia, a Trieste, potrei vivere a veri sottili, e la sua gente chiusa
Livorno oppure a Pescara, addirittu- dentro gli abitacoli. Ho letto che è
ra mi basterebbe Rimini, d’inverno previsto un intervento di recupero
potrei passeggiare per un lungo- in varie fasi di tutte queste aeree
mare deserto e farmi attraversare verdi che sorgono ai lati del cana-
da folate di vento odorose di alghe, le Navile, in un progetto generale
invece di stare all’ombra dei porti- che vorrebbe restituire ai cittadini
ci senza nessun orizzonte verso il una parte di città, così misteriosa
quale riposare lo sguardo. e bella, per troppo tempo dimen-
A Bologna, da sempre, io rimpiango ticata e sepolta dal degrado. Io
il mare. Eppure qualcosa non torna, se vogliano mostrarmi, in quella orribile Q| Illustrazione di Nancy Poltronieri spero che sia vero, mi piacerebbe poter
da una minuscola finestra in via Piella, terra di nessuno nella quale ci ritrovava- pensare che vivo in una città d’acqua e
una sera d’estate non poi così calda, mo a camminare e che per una volta mi era stata dotata di una rete idrica artifi- smettere di rimpiangere il mare. Quan-
all’improvviso guardi giù e vedi le case fa rimpiangere il centro storico. Siamo in ciale che serviva per le attività industriali do tornerò a Bologna, andrò a seder-
specchiarsi in una strada d’acqua nera una zona che è una via di mezzo tra un (mulini da grano e da seta, conciatura di mi ogni tanto in quella piccola e verde
e capisci che Bologna, un tempo, forse quartiere residenziale e uno industriale, pelli e tessuti) e questo canale che ora piazza intitolata ai Marinai d’Italia,
assomigliava un poco a Venezia. E ades- un deserto agostano nel quale spicca- mi scorre sotto gli occhi e che costeggio davanti a una scultura che raffigura una
so invece, certi giorni ti viene da pensare no gli anziani accasciati all’ombra di camminando sul suo argine verde, era barca e sognerò cosa avrebbe potuto
che non somiglia neanche più a se stes- qualche palazzo, le sedie di plastica in fatto per la navigazione fluviale. essere questa città se invece di aprire
sa. Non è mica facile capirla una volta cerchio, i polpacci gonfi allungati sul ce- Il Parco di Villa Angeletti adesso è un le porte ai motori si fosse continuato a
per tutte, l’anima di una città. Forse per- mento bollente. Poi, di colpo, svoltato un paradiso per le nutrie e per gli uccelli, riempire le sue vie d’acqua. (©2010)
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spalle alla porta
Nella vetrina di un
bar di via San Fe-
La nostalgia
lice troneggia un degli ultras
tamburello di pelle
p Leonardo Tancredi
con lo scudetto del non ci parlo neanche. O è la città dove sei e mia sorella è stata una scena

Bologna dipinto al nato, o è la squadra di tuo padre. Per me


è la seconda, il legame con mio padre”.
che mi pigliano per il culo ancora
adesso. Avevo quattro anni, en-

centro e sul bordo I tifosi del Bologna non sono solo dietro
al bancone. Arrivano al bar Dozza e Rufo,
trai e dissi beh ma è a colori! Ero
abituato a vedere 90° minuto con

il nome di una città habitué del locale e della curva Bulgarel-


li (prima Andrea Costa) che frequentano
mio padre e quelli con le strisce
erano il Bologna ma era tutto in

irlandese, Cork da più di 30 anni. Sono stati ragazzi dei


quartieri popolari, hanno legato le loro
bianco e nero. Rimasi sconvolto
dal verde del prato del Bologna
Dietro questo oggetto un po’ bizzarro c’è esperienze di vita adolescenziale all’ingres- che è il più bello del mondo, poi
la storia di un gemellaggio altrettanto so in curva, alle prime trasferte, all’avvici- le maglie rossoblu, gli striscioni,
Q| Foto di Steffen Heckel
strambo tra i tifosi di Cork e quelli bolo- namento al mondo ultras. “Siamo cresciuti i fumogeni”. Dopo la prima partita vista
gnesi. Ce lo racconta Demetrio, padrone nel quartiere dove hanno fondato gli ultras dalla curva, c’è la prima trasferta, che per e Demetrio hanno nostalgia dell’autenti-
dell’Enoteca des art (meglio nota come il – dice Dozza – in fondo a via Massarenti molti rappresenta l’emancipazione dalla cità della vita da stadio che li ha sedotti
bar da Tano), uno dei luoghi in città dove dove una volta c’era il bar Olmo”. Il debut- mediazione familiare nel rapporto con lo quando erano ragazzi. Per loro, come per
si respira calcio sette giorni su sette. “Quel to in curva segue a una fase di innamora- stadio. Per la prima volta si lascia la città un’intera generazione di tifosi, i cambia-
tamburello è un omaggio dei detenuti mento a distanza. Da piccoli si entra allo senza genitori, in trasferta si va a scoprire menti che negli ultimi anni hanno irrigidito
del carcere di Cork. Il gemellaggio è nato stadio per mano di un adulto, nei distinti, il mondo, in una dimensione di avventura le regole d’ingresso allo stadio, i problemi
da un’amicizia personale con un paio di magari in tribuna, e la curva si guarda solo vissuta in gruppo. Il viaggio in treno senza di ordine pubblico che hanno portato alla
irlandesi, cresciuta a boccali di birra e pro- da lontano. Un luogo delle meraviglie, alla biglietto, l’arrivo in stazione, il corteo in militarizzazione dentro e fuori gli impianti
seguita negli anni. Oggi due di loro si sono cui seduzione è impossibile resistere. Così centinaia nella città ospite, scortati dalla sportivi, il crescente interesse economico
addirittura abbonati al Bologna”. appariva a fine anni ’70 agli occhi di Dozza polizia, animati dall’adrenalina di un pos- delle società verso i diritti televisivi, minac-
Demetrio è genovese, gli innumerevoli e Rufo. “Vedevo che si divertivano di brutto sibile scontro con la tifoseria avversaria. ciano l’esistenza dell’ultima “piazza” popo-
belìn che scandisce non lasciano dubbi, – racconta Dozza – guardavo anche la parti- “Qualcuno usciva dal cordone, se c’era lare. “Sono trent’anni che cercano di svuo-
eppure per lui esiste solo il Bologna. Ha ta, chiaro, ma a un certo punto era assurdo gente davanti alle sale giochi. Poi sono tare gli stadi, ce la stanno facendo adesso
ereditato la passione dal padre che l’ha non guardarla da là, quindi appena ho cominciati i casini grossi e quindi anche le – conclude Rufo – lo stadio è l’ultimo posto
portato allo stadio Dall’Ara per la prima potuto mi son lanciato.” I cori, i tamburi, forze dell’ordine hanno stretto, la pressio- rimasto dove ci sia confronto, dove l’av-
volta a 16 anni. “Quelli che tifano per una gli striscioni, i fumogeni, “la scoperta del ne è aumentata. Finché ci si dà dei cazzotti vocato è uguale al disoccupato, bisogna
squadra perché gli piace un giocatore, per- calcio a colori”, come dice Rufo. va bene, ma poi dopo sono arrivati i casini svuotarlo perché parlare è pericoloso”. (le-
ché gli piace il colore della maglietta, belìn, “La prima volta allo stadio con mio padre grossi, le lame, le molotov”. Dozza, Rufo onardotancredi@piazzagrande.it)

Cronaca delle partite precedenti


bologna, lavori in corso
p Gianluca morozzi
Chiedetelo a tutti gli umarells (Masotti docet): guardare un cantiere è divertente. Perché frotte di pensionati si accalcano a guardare i cantieri? Perché apprez-
zano lo spettacolo.
Noi stiamo guardando un cantiere da un mese a questa parte, e la cosa ci piace abbastanza. Il Bologna sta nascendo pezzo dopo pezzo, con calma, in ampio
ritardo, ma senza subire troppe scosse. Perché cambiare un allenatore alla vigilia della prima di campionato, inserire un po’ per volta i vari Perez, Radovanovic,
Ramirez man mano che arrivano a Bologna e ottengono i sospirati transfert, cambiare moduli difensivi, schieramento di centrocampo, partner di Di Vaio, e otte-
nere sei bei puntoni in cinque partite alla fine di settembre, è qualcosa che ispira inedito ottimismo.
Bologna-Inter, ecco: in Bologna-Inter, il più cauto di noi prevedeva, con sprezzo del pericolo e spirito garibaldino, di perdere con un onesto tre a zero. Invece, un
po’ il nostro sacro e unto dagli dei gran portiere Viviano, un po’ un Mudingayi mastodontico in mezzo al campo, voilà: un bello zero a zero lungamente festeggia-
to, con l’allenatore della primavera in panchina al posto di Colomba e Marco Di Vaio a chiamare i cambi dal campo.
Il debutto di Malesani e della difesa a tre in casa della Lazio: l’unica sconfitta dell’anno, contro l’attuale capolista. In una partita, diciamocela, parecchio brutta. Ma
che avremmo pareggiato, se Paponi non avesse sbagliato un’incornata a un metro dalla porta.
Di nuovo Roma, in casa della Roma: la difesa a quattro che regala un gol a Borriello, Paponi che prende un palo di nuovo a porta vuota, Rubin si fa autogol...
Finita? No, perché, come al solito, il Bologna si aggrappa a Marco Di Vaio. Che fa un gran gol a pochi minuti dalla fine per riaprire la partita, e poi comanda l’as-
salto finale del Bologna, tutto all’attacco a cercare il pareggio. Un minuto alla fine: Mudingayi fa filtrare un pallone in avanti, Meggiorini lo rimette in mezzo dal
fondo, Di Vaio brucia sullo scatto un difensore che ha dodici anni in meno di lui e segna il gol del pareggio. Poi rimane a torso nudo, mentre il suo lazialissimo
padre dà spettacolo nella tribuna dell’Olimpico. Tre giorni dopo, notturna in casa con l’Udinese dell’odiato Guidolin. Solito gol di Di Natale in avvio, pareggio quasi
immediato di Gimenez, di testa, e poi uno scempio terrificante per un’ora, con l’Udinese scatenata, gol dell’Udinese, no, traversa, gol dell’Udinese, no, altra traversa,
para Viviano, Di Natale gol, no, fuori di un soffio...
Al novantesimo stiamo tutti pregando silenziosamente di portare a casa questo benedetto pareggio, quando Radovanovic tenta un tiro da fuori area, finalmente,
all’ultimo minuto. Calcio d’angolo: bene. Non è che pretendiamo di far gol, ma almeno di perdere tempo per portare a casa il pareggio di cui sopra. Angolo di
Siligardi, testa di Mutarelli redivivo, e sul secondo palo Di Vaio è come sempre più rapido di tutti i difensori: zampata di destro, gol. Vittoria immeritata, ma chi se
ne strafrega se è meritata o immeritata? Catania, campaccio, contro una squadra che sta andando bene: Di Vaio sbaglia il suo primo rigore da quando è a Bolo-
gna, ma poco male, perché si avventa sulla respinta del portiere e fa il gol dell’uno a zero. Poi il Catania spinge, Britos impazzisce e fa un gol stellare in spaccata.
Succede. Portiamo a casa il pareggio stringendo i denti, e vediamo debuttare la stellina uruguagia Ramirez, in cui tanto confidiamo.
E ora, sotto con la Sampdoria, Cassano, Pazzini... e viva il cantiere ancora aperto.
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Cultura

Storie gitane, Uno schermo aperto


migrazioni, conflitti
latenti, donne e
sul Sud del mondo
p erica ferrari
Islam: più di 40
r| Un’immagine

documentari gratuiti da “Amén”, di


Stefano Cattini

in programma al
Lumière dal 7 al 10
ottobre

“M
olti Rom non finisco-
no i loro studi, io vo-
glio mostrare loro che
invece è possibile farlo con facilità. Non
voglio soffrire come fa mia madre”. Paro-
le di una giovane rom riportate in “The
life of Roma women” di Martina Hudo-
rovi, documentario in concorso al Terra
di Tutti Film Festival di Bologna. Da gio-
vedì 7 a domenica 10 ottobre, le sale del Europa, mettendo a fuoco abitudini mil- ritroso sulle tracce dei rom napoletani, alle 20). In programma anche un trittico
cinema Lumière (via Azzo Gardino, 56) lenarie, scandali dell’intolleranza e avve- fino al più grande campo della Romania di documentari che esplora il rappor-
si preparano all’invasione pacifica del nimenti ignorati dai media mainstream. (“Europa 0 km”). to tra le donne e l’islam (domenica 10
pubblico che per il quarto anno assisterà Si tratta, ad esempio, delle conversioni Sono finestre aperte sul cinema e il alle 18.30), una serata di storie africa-
alle proiezioni gratuite di più di 40 tra di massa dei sinti italiani alla religione documentario dal sud del mondo le ne (venerdì 8 alle 21.30) e un focus sul
film e documentari provenienti da tutto evangelica pentecostale, sfuggite alle cro- sessioni dedicate ai muri invisibili della Medioriente (venerdì 9 alle 18). E ancora,
il mondo. L’evento, organizzato da Cospe nache ma non alle telecamere di Stefano fortezza Europa (giovedì 7 alle 20), i con- sessioni dedicate alle migrazioni nel
e Gvc, prevede una sessione (domenica Cattini (“Amèn”). Oppure, dei roghi dolo- flitti latenti che opprimono paesi come Sud del mondo (sabato 9 alle 16) e una
10 ottobre alle 16) dedicata alle “storie si che distruggono i campi rom di Napoli la Palestina e la Colombia (sempre giove- selezione di film in arrivo dai festival di
gitane” e alla penetrazione della cortina nel 2008, da cui Luca Bellino e Silvia dì, alle 22), lo sfruttamento delle risorse Belo Horizonte in Brasile e di Maputo in
che divide popolo rom e società civile in Luzi prendono le mosse per un viaggio a ambientali e la loro difesa (sabato 9 Mozambico.

www.terradituttifilmfestival.org
012345678910111213141516

on the road 23 ottobre te” e l’allestimento di una


mostra fotografica realizza-
appuntamenti del mese
testimonial della ‘Casa dei
Risvegli Luca De Nigris’ va
Una rappresentazione
inedita in cui Filosofia e
ore 23 ta attraverso la formula del in scena al Teatro delle Ce- Erotismo sono lo strumento
Statuto
9 ottobre Estragon
‘racconto fotografico’.
Per partecipare al concorso
lebrazioni con lo spettacolo
“Serata dedicata a chi”. I bi-
teatrale con cui Sade dis-
seziona e analizza il cuore
ore 17
Letizia Michielon
via Stalingrado 83
www.estragon.it
è necessario compilare il
modulo di iscrizione scari-
glietti saranno in prevendita
alla biglietteria del Teatro
umano. Un viaggio in Italia,
un viaggio nella depravazio-
Dal 21 al 25
Oratorio di San Rocco
Via Calari 4/2
Ingresso libero
Tornano gli Statuto. Nati
cabile dal sito dell’evento: delle Celebrazioni. Il ricava- ne, un viaggio sadiano nel ottobre
www.visionitrasversali.org/ to dello spettacolo andrà a “cuore dell’uomo” che Frat- Human Rights
051 554715 nel 1983, la band prende oneonstage. favore della Casa dei Risve- taroli esegue con audace lu- Nights
Inizia la Stagione d’Autun- il nome dalla piazza dove gli Luca De Nigris. cidità e spietata passione. Cinema Lumière
no della programmazione
AGIMUS di Bologna. Il pri-
si ritrovano i Mods a To-
30 ottobre Via Azzo Gardino 65/a
mo concerto è affidato alla
rino, dei quali gli Statuto
sono diventati l’espressio- Rakim in concerto 19 ottobre www.cinetecadibologna.it
Intero 5 euro
pianista Letizia Michielon ne musicale anche a livello TPO ore 18 Ridotto 3,50 euro
che sta proponendo qui a nazionale. Via Casarini 17/5 La vera storia Giornaliero 8 euro
Bologna (e in tutta Italia) Biglietto: 18 € della Leonessa
l’Integrale delle Sonate per
24 ottobre Boomdraw Intl’ & Finger- di Romagna Dal 2 al 30 Human Rights Nights, festival di
arte e cinema dedicato ai diritti
pianoforte di Beethoven.
Il concerto sarà preceduto ore 21
print presentano: Rakim in
concerto, Co-starring Kaos,
Oratorio di San Filippo Neri
Via Manzoni, 5
ottobre umani inaugura la sua
One on stage ore 21.15 decima edizione abbracciando
dall’esibizione del giova- Lugi, djTrix, djNextOne; www.fondazionedelmonte.it
Sì - teatroclandestino Sere d’ottobre la campagna globale sul cam-
nissimo pianista Gregorio After show: djNextOne & Ingresso libero
Via San Vitale, 67 a Imola biamento climatico. Simultane-
Piccolboni e introdotto dalla djTrix; Warm up and clo- La vera storia delle Leones-
www.visionitrasversali.org/ Imola e dintorni amente la Cineteca di Bologna
musicologa Maria Chiara sing: Dolma Ye. sa di Romagna, al secolo
oneonstage www.tiltonline.org presenta con “Dieci anni di
Mazzi. Caterina Sforza, raccontata
Ingresso libero Ingresso libero Human Rights Nights” i migliori
dai personaggi dell’epoca”.
Al via Sere d’ottobre, la film passati al festival in questi
13 ottobre One On Stage è un concor-
so musicale per musicisti
Cinzia Demi, testi e voce
narrante; Riccardo Farolfi,
rassegna di teatro, musi- dieci anni e, attraverso le an-
ore 21 solisti e polistrumentisti ca, danza e cinema che si teprime di film inediti in Italia,
liuto e chitarra barocca-rina-
Cavalleria che si esibiranno soli con svolgerà tutti i fine settima- celebra i giovani registi e artisti
scimentale; Vittorio Riguzzi,
rusticana na del mese al partire dal – come Emily James, Andy Oko-
Aula absidale S. Lucia
le loro forme di espressione
musicale. Ogni artista dovrà 7 ottobre percorso storico psicologico
del personaggio.
2 ottobre: il sabato con gli roafor e Tom Hooper – ora affer-
Via de’chiari, 25/a esibirsi specificatamen- ore 21 spettacoli dal vivo al Teatro matisi a livello internazionale.
www.ilcenacolo-operacon- Serata dedicata Lolli di Imola (Via Caterina
cert.com
te in solo, con uno o più
strumenti,e potrà utilizzare a chi 27 e 28 Sforza, 3), il venerdì con la L’agenda “On the Road” per
Prima opera della pro-
grammazione 2010-2011
la voce, strumenti acusti-
ci ed elettrici (anche home
Teatro delle Celebrazioni
via Saragozza, 234
maggio rassegna cinematografica
“Tessere” a Borgo Tossigna-
questo numero curato da
Giulia Gezzi viene chiusa in
ore 21.15
dell’associazione “Il Cena- made), effettistica e dispo- www.teatrocelebrazioni.it no, Imola e Sesto Imolese. Il redazione il 25 di ogni mese.
Sade, opus
colo”, esecuzione integrale sitivi elettronici, escluso il In occasione della dodicesi- tratto distintivo dell’edizione Per segnalare eventi e inviare
contra naturam
in forma semi scenica con laptop. La serata-concerto ma “Giornata nazionale dei di quest’anno è la presenza comunicati scrivere all’in-
Teatri di Vita
pianoforte, solisti, coro e prevede inoltre l’esibizione Risvegli per la ricerca sul di artisti internazionali che dirizzo email: redazione@
Via Emilia Ponente 485
concertatore. del duo blues “Little Paul coma- vale la pena”, Ales- porteranno i loro spettacoli piazzagrande.it o telefonare
www.teatridi vita.it
Venturi & Giordano Valen- sandro Bergonzoni, storico per la prima volta in Italia. al numero 051 342328.
Biglietti da 7 a 14 €