Sei sulla pagina 1di 127

SOMMARIO

 

PERIODICO

  • 3 Editoriale

TRIMESTRALE

  • 6 Som m ari / Abstracts

 

ANNO XXVII

 

N.

1 - GENNAIO 2014

IO

Indem oniati ed esorcism i: alcuni chiarim enti dal punto di vista term inologico

DIREZIONE E REDAZIONE

  • di Davide Salvatori

S.E.R. Card. F. Coccopalmerio,

2 3

Il m inistro dell’esorcism o

 

S.E.R. Mons. C. Redaelli, C. Azzimonti,

  • di Fabio Franchetto

 

P.

Bianchi, E. Bolchi, G. Brugnotto,

M.

Calvi, R. Coronelli, F. Franchetto,

5 6

La liturgia dell’esorcism o

 

A.

Giraudo, F. Grazian, G. Marchetti,

  • di Fabio Marini

F.

Marini, A. Migliavacca,

6 9

Commento a un canone

 

M.

Mingardi, E. Miragoli,

N essuno può essere obbligato a riconoscere

G.P Montini, M. Mosconi,

P.

Pavanello, A. Perlasca, A. Rava,

la propria colpa: il

can.

1 7 2 8

§ 2

S.

Recchi, M. Rivella, D. Salvatori,

  • di Marino Mosconi

G.

Sarzi Sartori, G. Trevisan, B. Uggè,

Corso residenziale di diritto canonico applicato.

T.

Vanzetto, M. Visioli, A. Zambon,

Cause matrimoniali: VII anno

E.

Zanetti

9 0

Fatti circostanziati e qualità personali in relazione all’errore doloso: riscontri giurisprudenziali

SEGRETERIA DI REDAZIONE

PROPRIETÀ

  • di Fabio Franchetto

Massimo Mingardi

 

Via Riva di Reno, 57 40122 Bologna E-mail: ms.ming@libero.it

Ancora S.r.l. Via G.B. Niccolini, 8 - 20154 Milano

AMMINISTRAZIONE Ancora Editrice Via G.B. Niccolini, 8 - 20154 Milano Tel. 02.345608.1 - Fax 02.345608.66 E-mail: editrice@ancoralibri.it

STAMPA Ancora Arti Grafiche Via B. Crespi, 30 - 20159 Milano

DIRETTORE RESPONSABILE

G.

Zini

Imprimatur: Milano, 3-12-2013, Angelo Mascheroni, ordinario diocesano

Autorizzazione del Tribunale di Milano n. 752 del 13.11.1987

Poste Italiane Spa - Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46), art. 1, comma 1, DCB Milano Periodico associato all’USPI ISSN 1124-1179

Editoriale

Quaderni dì diritto ecclesiale

27 (2014) 3-5

L’accenno all’esistenza del demonio e alla sua azione avversa, nella predicazione di Papa Francesco, è presente con una certa ca­ denza fin dalla sua prima omelia. Egli, pertanto, non cessa, come san Pietro, di ammonire i cristiani a «rimanere saldi nella fede» (1 Pt 5,9). Questo tema, però, non è più di attualità nella predicazione, anzi talvolta qualcuno tende anche a esorcizzarlo, con sorriso velato, fa­ cendo intendere che è un argomento démodé o addirittura frutto della creduloneria del Medioevo. E significativo, d’altro canto, che nella nostra società occidenta­ le, così razionalistica, laica e secolarizzata, s’assista, complice anche la superficiale indifferenza generale, al pullulare in maniera sfacciata del mondo della superstizione, della magia e dell’occulto. E forse questo espressione del bisogno di chi cerca d’esorcizzare la propria angoscia, inconscia, del vivere lontano da Dio, oppure è anche frutto dell’azione diretta di chi, per antonomasia, è il divisore, colui che mette l’inciampo per far deviare l’uomo dalla retta fede? La Chiesa, madre e maestra, non ha ricusato, fin dall’epoca apostolica, di mettere in guardia i primi cristiani circa la subdola e nascosta azione del nemico dell’uomo, esortando i cristiani a non per­ dersi d’animo nella lotta ascetica: «Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia, infatti, non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti» (Ef 6, 11-12). La Chiesa è sempre venuta in soccorso dei propri figli, sostenendoli nell’aiutarli sia a respingere l’azione ordinaria del demonio (tentazio­ ni e vessazioni) e sia a neutralizzare la sua straordinaria azione (la possessione diabolica). Col passare del tempo questo tipo di aiuto s’è istituzionalizzato, sotto il profilo canonico-liturgico, mediante la nascita dell’ordine degli esorcisti e mediante la redazione dei rituali d’esorcismo, concernenti sia il cammino catecumenale (esorcismi minori) sia la vita cristiana (esorcismo maggiore).

\

4

Editoriale

Nel giugno 2014 ricorrono i quattrocento anni della pubblicazio­ ne del Rituale del 1614 - ancora in uso nella Chiesa latina e concernen­ te l’esorcismo maggiore - e i dieci anni della pubblicazione deìYeditio typica emendata del nuovo Rituale De exorcismis, che ha rinnovato il Rituale del 1614 secondo le istanze del concilio Vaticano II. Queste date offrono l’occasione per richiamare l’attenzione su un argomento non molto approfondito e studiato dalla scienza cano­ nistica. I numerosi interventi della gerarchia, antichi e recenti, fanno poi prendere atto come pastori e laici, talvolta, abbiano trattato queste tematiche in maniera non sempre equilibrata. Questi dati spingono a una seria riflessione. Conoscere, pertanto, la norma e la sua intrinse­ ca ratio non vuol dire invischiarsi inutilmente nel rubricismo e giuri- dismo, ma diviene fondamentale strumento per poter realizzare una sana e uniforme orto-prassi ecclesiale concernente questo peculiare e delicato argomento. La parte monografica di questo fascicolo si pone lo scopo e l’auspicio, secondo queste premesse, di poter riuscire utile a tutti gli operatori pastorali, in modo particolare agli esorcisti e ai loro collaboratori. Il primo articolo del fascicolo, di Davide Salvatori, introduce il lettore con l’analisi, dal punto di vista giuridico-canonico, di alcuni termini fondamentali: esorcista, posseduto ed esorcismo. L’esame, condotto anche sulle norme del diritto liturgico, permette sia di avere uno spaccato generale e sintetico, anche delle problematiche soggiacenti, e sia di poter comprendere anche la ratio della normativa analizzata dai due articoli successivi. L’articolo di Fabio Franchetto tratta dell’argomento sotto la pro­ spettiva del ministro. Valendosi anche del supporto di autori antichi, l’autore studia e analizza le qualità richieste per essere esorcista, soffermandosi in particolare sulla dimensione del sacerdozio e degli aspetti concernenti il mandato dell’ordinario del luogo. Affrontando alcune questioni, anche di taglio pratico, il presente contributo può offrire un solido orientamento anche a vescovi ed esorcisti. L’articolo affidato a Fabio Marini, dal titolo «La liturgia dell’esor­ cismo», si pone lo scopo, tenendo presente alcuni degli elementi degli articoli precedenti, di introdurre il lettore alla ratio dell’applicazione del rito stesso. L’autore, tenendo conto di alcune prassi diffuse, offre talvolta giudizi critici sulla base della normativa vigente. Nella parte non monografica del fascicolo prosegue la serie di contributi di «commenti a un canone» riguardanti la tematica del

Editoriale

5

giuramento, con l’analisi del can. 1728 § 2 relativa al giuramento dell’accusato nel procedimento penale {Mosconi)', e si conclude la pubblicazione delle relazioni tenute nel VII anno del corso di diritto canonico applicato relativo alle cause matrimoniali, con un testo che esamina sotto il profilo giurisprudenziale alcuni punti qualificanti della fattispecie di errore doloso {Franchetto).

Sommari / Abstracts

QUADERNI 1)1 DIRITTO ! ECCLESIALE/ f

ANNO x x v :i N. 1 - GENNAIO 2014 .
ANNO x x v :i
N. 1 - GENNAIO 2014
.
  • D. S a l v a t o r i, Indemoniati ed esorcismi: alcuni chiarimenti

dal punto di vista terminologico, pp. 10-22

L'autore studia i significati delle parole esorcista, indemoniato ed esorcismo attingendo alla consolidata tradizione canonistica. Istituendo poi un confronto con la terminologia dei Rituali degli esorcismi del 1614 e del 2004, dei Codici di diritto canonico del 1917 e 1983 e del Catechismo della Chiesa cattolica è in grado di offrire al lettore una visione completa della normativa liturgico-disciplinare per aiutare il lettore nella retta applicazione delle norme. Peculiare attenzione viene data alla qualifica­ zione liturgico-canonica dell'esorcismo di Leone XIII.

The author studies thè meanings ofthe words exorcist, obsessed and exorcism, drawing his conclusions from Consolidated authors o f thè canonistic tradition.

Through a

comparison ofthe terminology used in thè Rituals o f Exorcism o fl6 1 4

and 2004,

ofthe Codes o f Canon Law

o fl9 1 7 and 1983, and ofthe Catechism o f

thè Catholic Church, thè author offers a complete perspective ofthe liturgical and disciplinary norms so as to help and guide thè reader in a correct application ofthe

norms. Particular attention is given to thè liturgical-canonical qualification ofthe exorcism ofLeo XIII.

  • F. F r a n c h e t t o , Il ministro dell'esorcismo, pp. 23-55

Il Codice

di diritto canonico dedica un solo canone al m inistero dell'e­

sorcista, prescrivendo la necessità della licenza dell'ordinario del luogo per il suo esercizio e restringendo la concessione di questa solo al sacer­

dote che sia ornato di pietà, di scienza, di prudenza e d'integrità di vita (can. 1172). Il presente studio prende in considerazione le prescrizioni della norma codiciale, integrata poi da quella liturgica e da altre dispo­

sizioni in materia, per delineare la

figura del m inistro dell'esorcismo,

in particolare nella sua relazione con il vescovo diocesano. La nascita e

Sommari / Abstracts

7

lo sviluppo storico della normativa ecclesiale aiutano a comprendere i motivi che soggiacciono alla necessità della licenza e alla riserva al solo sacerdote, e per giunta ornato di specifiche qualità. Si tratta infatti di disciplinare un ambito ministeriale assai delicato, che tocca la fede della Chiesa in un suo contenuto significativo. Il m inistero dell'esorcista è un m inistero pastorale ed ecclesiale: egli agisce in nom e di Cristo e in nome della Chiesa.

The Code o f Canon Law dedicatesjust one canon to thè ministry ofexorcism, pre- scribing thè requirement o f a licence given by thè locai ordinary so that it may be exercised and limiting its concession only to thè priest, who has to be endowed by piety, knowledge, pruderne and integrity oflife (con. 1172). This study takes into consideration thè codicial prescription, which is then supplemented by liturgical norms and by other dispositions on thè matter, to outline thè figure ofthe minister ofexorcism, particularly as concerns his relationship with thè diocesan bishop. The origin and historical development ofthe ecclesiastical norms aid thè comprehension o f thè reasons underlying thè need for such a licence and its limitation solely to thè priest, who, moreover, has to be adorned with particular qualities. The issue revolves around disciplining a pastoral remit that is very delicate, that touches on thè faith ofthe Church in one significant aspect ofit. The ministry ofthe exorcist is a pastoral and ecclesial ministry: he acts in thè name ofChrist and in thè name ofthe Church.

  • F. M a r in i, La liturgia deiresorcismo, pp. 56-68

La riforma del concilio Vaticano II ha richiesto che il Rituale degli esor­ cism i assum esse una veste celebrativo-liturgica. Occorre che il diritto della Chiesa sappia leggere tale novità coniugandola con la tradizione che ha centrato nella formula imperativa l'esorcismo. Pur rimanendo entro i limiti indicati dal can. 1172 e dalle norme liturgiche del rito, il confronto tra il nuovo De Exorcismis et supplicationibus quibusdam e il vecchio Ritus exorcizandos obsessos a daemonio offre una gamma di possibilità celebrative.

The Vatican Council II Reform has requested that thè Ritual o f exorcism would assume a celebrative and liturgical guise. It is therefore necessary that ecclesial law reads this novelty, and conjugates it to thè tradition which underpins thè exorcism at thè centre ofthe imperative formula. While remaining within thè parameters indicated in can. 1172 and thè liturgical norms ofthe rite, thè contrast between thè new D e Exorcismis et supplicationibus quibusdam and thè old Ritus exor­ cizandos obsessos a daem onio offers a whole range o f celebrative possibilities.

8

Sommari / Abstracts

M . M o s c o n i, Nessuno può essere obbligato a riconoscere la propria colpa: il can. 1728 § 2, pp. 69-89

Il contributo analizza in m odo distinto quanto stabilito dal can. 1728 §

  • 2 del Codice per l'accusato in un processo penale: l'assenza dell'obbligo

di confessare il proprio delitto e il non essere costretto al giuramento. La duplice norma è analizzata sul piano storico ed esegetico, cercando di mostrare la peculiarità di tali disposizioni (comuni a diversi ordinamenti) nell'ambito del diritto canonico, sotto un duplice versante: quello del rapporto del fedele con il dovere di servire la verità e quello del fine su­ premo della Chiesa che è il condurre gli uom ini a salvezza, sospingendoli al riconoscim ento e quindi al pentim ento per i propri peccati. Una parte conclusiva del contributo cerca di ipotizzare la declinazione della norma nei diversi passaggi del procedimento penale canonico, individuando an­ cora una volta sim ilitudini e diversità dell'ordinamento canonico rispetto agli ordinamenti civili.

This contribution analyzes in a distinct way what is established in can. 1728 §

  • 2 o f thè Code concerning thè accused in a penai process: thè lack o f obligation to

confess one’s own crime and not being compelled to swear under oath. This doublé

norm is analysed on

both historical and exegetical plains, in an attempt to show thè

peculiarities ofsuch dispositions (common in various legai setups) in Canon Law,

from a doublé standpoint: thè relationship

o f thè faithful between thè

duty to serve

truth and that which is thè ultimate scope ofthe Church, who conducts humankind to salvation, urgingfor thè recognition and therefore thè repentance over one’s own sins. A concluding section o f this contribution considers how this norm could be manifested in thè various steps o f thè canonical penai process, individuating once more similarities and differences in Canon Law with respect to Civil Law.

  • F. F r a n c h e t t o , Fatti circostanziati e qualità personali in rela­ zione airerrore doloso: riscontri giurisprudenziali, pp. 90-127

Il presente contributo,-in una prima parte, presenta il concetto di qualitas, presente nel can. 1098, così come è stato approfondito dalla giurispru­ denza; ci si chiede se la qualitas debba essere essa una modalità chiara dell'essere, quasi reificabile in un fatto o un dato ben preciso, oppure possa essere dedotta da una serie di fatti e di comportamenti che deter­ m inano un habitus del soggetto, oppure se possa trattarsi anche di un solo fatto tale però da rendere insopportabile il proseguim ento della vita coniugale. In una seconda parte, in base allo schema probatorio elabora­

Sommari / Abstracts

9

to dalla giurisprudenza rotale per l'errore doloso, si affronta la questione di quali siano i fatti e le circostanze che si devono fare emergere nella prova del dolo, e si offre una rassegna di sentenze rotali per evidenziare come nei singoli casi la giurisprudenza rotale ha valutato la forza proba­ toria di alcuni fatti.

This contribution, in thè firstpartpresents thè concept o f quality

(qualitasj, pres-

ent in can. 1098, as it has heen developed in jurisprudence; it is asked whether qualitas should be itself a clear way o f being, almost concretized in a fact or a

precise given element, whether it could be gatheredfrom a series offacts and be- haviour which determine a habit ("habitus,) ofthe person, or whether it could have

to do only with a single fact that exists to such an extent that it renders unbearable

thè progress ofconjugal life.

In thè second part, on thè basis ofthe scheme ofproofs

elaborated by Rotai jurisprudence formalicious error, discussion enfolds on thefacts and circumstances that need to be evidenced in order to proofmalice, while a series

of Rotai judgements is enlisted so as

to highlight how in each case specificfacts have

been valued by Rotai jurisprudence in terms oftheir evidential strength.

di diritto ecclesiale

27 (2014) 10-22

Indemoniati ed esorcismi:

alcuni chiarimenti dal punto di vista terminologico

di Davide Salvatori

Non sono molti gli autori consultati, che dedicano un certo spa­ zio alla trattazione degli esorcismi1; d’altro canto è oltremodo noto che l’interesse della scienza canonica s’è maggiormente dedicata, in questi anni, alla riflessione su altri temi. Di per sé, però, non può essere misconosciuto che possedere in maniera chiara i termini fon­ damentali di una questione, aiuterà non poco, chi la deve affrontare, a impostare non solo in maniera corretta il giusto approccio, ma anche a cercare le soluzioni più adatte. Avere pertanto chiari i termini e gli elementi essenziali dei principali argomenti afferenti il presente te­ ma, nonché i loro concatenamenti deontologico-giuridici, aiuterà non poco gli operatori, che s’occupano di questo tipo di pastorale, a non perdere il giusto orientamento quando si troveranno a dover trattare con il padre dell’inganno e della menzogna.

  • 1 F.L. F erraris, Exorcizare, Exorcista, in Id., Bibliotheca canonica iuridica moralis theologica, III, Roma

1886, pp. 491-493; M. A ndré - A. Condin - J. Wagner, Exorcisme, in Dictionnaire de Droit Canonique

et de sciences en connexion avec le droit canon, II, Paris

1894, pp. 176-178; F.X. W ern Z,J u s decretalium,

Romae 1908, III, pp. 488-490; F.A. Blat, Commentarium textus Codicisluris Canonici, Romae 1924, pp. 712-714; A. Vermeersch - J. Creusen, Epitome Juris Canonici, II, Romae 1927, pp. 285-286; M. Conte a Coronata, Institutiones Iuris Canonici. De Sacramentis, III, Romae 1946, pp. 1029-1041; F.M. Cap­ pello, Tractatus canonico-moralis De Sacramentis, I, Romae 19536, pp. 82-84; C. Bouuaert, Exorcisme, in Dictionnaire de Droit Canonique, a cura di R. Naz, V, Paris 1953, col. 668-671; Id. Exorciste, ibid., col. 671-678; M. M aria del M ar, Can. 1172, in Comentario exegético al Código de Derecho Canònico, a cura di A. M arzoa - J. M iras - R. Rodriguez-Ocana, III/2 , Pamplona 19972, pp. 1666-1669; J.M. Hules, Can. 1172, in New Commentary on thè Code o f Canon Law, a cura di J.P. Beai-J.A. Coriden -T.J. Green, New York 2000, pp. 1405-1406; A. Montan, Il ministro: carisma o istituzione?, in «Rivista liturgica» 87 (2000) 955-965; G. Orlandi, Can. 1172, in Commento al Codice di Diritto Canonico, a cura di P.V. Pinto, Città del Vaticano 2001z, p. 691; R. Serres Lopez de Guerenu, El nuevo Ritual de exorcismos:

anotaciones canónicas, in «Estudios Ecclesiàsticos» 78 (2003) 743-764; B.F. PlGHIN, Diritto sacramen­ tale, Venezia 2006, pp. 376-378; M. Calvi, Can. 1172, in Codice di Diritto Canonico commentato, a cura della Redazione di Quaderni di Diritto Ecclesiale, Milano 20093, pp. 941-942; R.E. J enkins, Exorcismo,

in Diccionario General de Derecho Canònico, a cura di J. Otaduy - A. Viana - J. Sedano, III, Pamplona 2012, pp. 856-860.

Indemoniati ed esorcismi: alcuni chiarimenti dal punto di vista terminologico

11

Cercheremo, pertanto, di studiare i termini esorcista, posseduto ed esorcismo analizzando la terminologia dei Riti degli esorcismi del 16142 e del 20 043, confrontandola con quella dei Codici del 1917, del 1983 e con il Catechismo della Chiesa Cattolica. Particolare attenzio­ ne verrà data alla configurazione liturgico-canonica del cosiddetto Esorcismo di Leone XIII, dal momento che pare essere diffusa una sua applicazione pastorale non corretta4.

La terminologia della consolidata dottrina liturgico-canonica:

esorcista, posseduto ed esorcismo maggiore e altri esorcismi

Per quanto attiene al ministro degli esorcismi, gli autori sono concordi neH’identificare la figura dell’esorcista solamente con colui che ha il mandato dell’autorità competente per proferire l’esorcismo maggiore o solenne, quello, cioè, contenuto nel Rituale degli esorcismi e volto direttamente a scacciare i demoni. La Chiesa, però, conosce anche altri tipi di esorcismi detti minori o semplici, quelli contenuti nel Rito del battesimo o, nel Rituale Romanum della liturgia in forma straordinaria5, quelli concernenti alcune consacrazioni e benedizioni6. Il ministro di questi esorcismi non è mai identificato né denominato esorcista, ma sacerdote7.

2 Si tenga presente che il Rito degli esorcismi (PAOLO V, Rituale Romanum. De exorcizandis obsessis a daemonio, 17 giugno 1614) h a subito alcune recenti mutazioni, nel 1925 e nel 1952. Quando ci si riferi­ sce, pertanto, al Rito del 1614, s'intende quello emendato secondo la promulgazione del 1952 - come comunemente viene citato (per esempio Congregatio prò Doctrina F idei, Lettera Inde ab aliquot annis, 29 settem bre 1985, inA A S77 [1985] 1169) - sebbene il 21 novembre 1953 siano state apportate altre modifiche, che però non concernono il Rito in parola (A. Bugnini, Editio prima post typicam [a. 1953] Ritualis Romani, in «Ephemerides Liturgicae» 68 [1954] 63-68). Per un'introduzione abbastan­ za completa vedasi P. Dondelinger-Mandy, LeRitueldes exorcisme dans le Rituale Romanum de 1614, in «La Maison-Dieu» n. 183-184 (1990) 99-121. 3 All’interno dell’auspicata riform a liturgica del concilio Vaticano II (Sacrosanctum Concilium, n. 79) è stato portato a term ine anche il rinnovamento del precedente Ritus exorcizandi obsessos a daemonio, quando il 22 novembre 1998 è stato pubblicato il nuovo Rituale Romanum. De exorcismis et supplica­ tionibus quibusdam (cf «Notitiae» 35 [1999] 137), successivamente emendato con la promulgazione delYeditio typica del 2004. Per un’introduzione generale cf N. Giampietro, Il Rinnovamento del Rito degli esorcismi, ibid., pp. 164-176; G. F erraro, Il nuovo Rituale degli esorcismi: strumento della signo­ ria di Cristo, ibid., pp. 177-222; G. Cavagnoli, I «Praenotanda» del «De exorcismis», in Tra maleficio, patologie e possessione demoniaca, a cura di M. Sodi, Padova 2003, pp. 177-201. * Cf Congregatio prò D octrina F idei, Lettera Inde ab aliquot annis, cit., p. 1169. 5 La distinzione tra liturgia in forma ordinaria e straordinaria la mutuiamo da Benedetto XVI, Lettera apostolica Summ orum Pontificum, 7 luglio 2007, in AAS 99 (2007) 777-781; cf pure Benedetto XVI, Lettera ai Vescovi in occasione della pubblicazione della Lettera Apostolica motu proprio data Summo­ rum Pontificum, in «L’O sservatore Romano», 8 luglio 2007, pp. 1 e 5. 6 L’impostazione teologica del Rituale del 1614 si basava sul principio secondo il quale «tutto ciò che non è stato esplicitam ente santificato è implicitamente posseduto dal diavolo» (P. Dondelinger- Mandy, Le Rituel des exorcisme dans le Rituale Romanum de 1614, cit., p. 103). 7 Di per sé nell’Ordo baptismi della liturgia in forma straordinaria si distingue tra m inistro ordinario (il sacerdote) e ministro straordinario del Battesimo (il diacono). In tal senso anche il diacono è ministro

12

Davide Salvatori

Per quanto concerne l’individuazione della persona che beneficia degli esorcismi, il Rituale del 1614 e quello dell’editio typica del 2004 non utilizzano mai la parola indemoniato, ma preferiscono rispettiva­ mente l’impiego del termine posseduto e vessato. La dottrina teologica e canonica, lungo i secoli, ha elaborato alcuni principi di discerni­ mento, per accertare quando ci si trova di fronte a una persona sulla quale è lecito e necessario, col suo consenso, proferire l’esorcismo maggiore8. Il Rituale del 1614 individuava i seguenti criteri:

«Prima di tutto [l’esorcista] non creda facilmente che qualcuno sia possedu­ to dal demonio, ma abbia noti quei segni dai quali si riconosce che qualcuno è un posseduto, rispetto a quegli altri che manifestano una malattia, soprat­ tutto psichica. I segni della possessione demoniaca possono essere: parlare lingue ignote con molte parole oppure intendere chi le parla; rivelare cose distanti e nascoste; mostrare forza non proporzionata alla natura dell’età o della condizione [fisica] e altri segni di questo genere, che più concorrono, più confermano gli indizi»9.

Il Rituale del 1998 e successivamente la seconda editio typica del 2004 presentano quasi gli stessi parametri che, in continuità col Rituale del 161410, sono stati ripresi e precisati:

  • di questi esorcismi, ma con alcune restrizioni: il sacerdote può esorcizzare il sale e il battezzando,

m entre il diacono può solo esorcizzare il battezzando. 8 Si noti che la norm a canonica, nella sua sapienza, ha sem pre vietato l’uso dell’esorcismo maggiore in forma diagnostica: «Nell’esorcizzare gli energum eni è di capitale importanza sapere prima di tutto se sia veram ente posseduto dal demonio chi afferma di essere tale; dove poi ciò sia constatato, sia scelto un sacerdote di segnalata pietà, integrità di vita e prudenza; questi, poi, per scacciare il demonio non si serva di una mano dipinta o di legno o di altre inutili stupidaggini del genere, ma osservi rigoro­ sam ente le regole prescritte nel Rituale Romano» (Benedetto XIV, Lettera Sollicitudini, 1° ottobre 1745, in Codicis Iuris Canonici Fontes, a cura di P. G asparri - P. Seredi, 1, Città del Vaticano 1923, n. 362, p. 938, § 43). La prescrizione è entrata nel Codice del 1917: « [L’esorcista] non proceda agli esorcismi, se non dopo aver accertato con diligente e prudente investigazione che l’esorcizzando sia veramente posseduto dal demonio» (can. 1151 § 2) ed en trata nel diritto liturgico: «L’esorcista non proceda alla celebrazione dell’esorcismo se non constaterà, con certezza morale, che la persona da esorcizzare è veram ente posseduta dal demonio e, p er quanto è possibile, consenziente» (De exorcismis etsupplica- tionibus quibusdam, praenotanda, n. Ì6). 9 Rituale Romanum, Tit. XII, De exorcizandis obsessis a daemonio, Cap. I, n. 3. Pare che la formulazio­ ne di questi criteri sia ispirata all’insegnam ento di san Filippo Neri (cf P. D ondelinger-Mandy, Le Rituel des exorcisme dans le Rituale Romanum de 1614, cit., p. 107; per altri approfondimenti cf ìbìd., pp. 107-112) e successivam ente completata alla luce di una Nota del Sant’Uffizio del 1 aprile 1947 (cf H. Schmidt, Editio typica 1952 Ritualis Romani, in «Periodica de re morali, canonica et liturgica» 41 [1952] 174; «Ephemerides Liturgicae» 66 [1952] 223). 10 Di per sé il Rituale del 1614 non fu mai formalmente abrogato. Infatti la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, fin dall’inizio, dette il perm esso di continuare ad usare il Rituale precedente in contem poranea col nuovo. Si legge, infatti, in una Nota del 27 gennaio 1999: «Poiché al Vescovo diocesano, nella diocesi a lui affidata, compete la moderazione della Sacra Liturgia e

l’esercizio del m unus pastorale, egli stesso, dopo aver ponderato in m aniera m atura la cosa, al fine

  • di sollevare con m isericordia i fedeli nella lotta contro il potere del diavolo, potrà chiedere alla Sede

Apostolica che il sacerdote, al quale sarà affidato l’incarico di esorcista, possa utilizzare il rito fino ad ora in uso secondo il titolo XII del Rituale Romano (ed. 1952) » («Notitiae» 35 [1999] 156). Nonostante

Indemoniati ed esorcismi: alcuni chiarimenti dal punto di vista terminologico

13

«Secondo una prassi consolidata, vanno ritenuti segni di possessione diabo­ lica: parlare correntemente lingue sconosciute o capire chi le parla; rivelare cose occulte e lontane; manifestare forze superiori all’età o alla condizione fisica. Si tratta però di segni che possono costituire dei semplici indizi e, quindi, non vanno necessariamente considerati come provenienti dal demo­ nio. Occorre perciò fare attenzione anche ad altri segni, soprattutto di ordine morale e spirituale, che rivelano, sotto forma diversa, l’intervento diabolico. Possono essere: una forte avversione a Dio, alla Santissima Persona di Gesù, alla Beata Vergine Maria, ai Santi, alla Chiesa, alla Parola di Dio, alle realtà sacre, soprattutto ai sacramenti, alle immagini sacre. Occorre fare attenzio­ ne al rapporto tra tutti questi segni con la fede e l’impegno spirituale nella vita cristiana; il Maligno, infatti, è soprattutto nemico di Dio e di quanto mette in contatto i fedeli con l’agire salvifico divino»11.

A completamento di quanto rilevato va considerato che la dot­ trina canonica, attingendo dalla consolidata riflessione teologica, è solita distinguere tre gradi di possessione diabolica:

«Circumsessio (assedio), che si ha quando il diavolo, agendo e influendo dal di fuori del corpo, impedisce le azioni umane; obsessio (invasione), che si verifica quando il demonio, risiedendo nel corpo dell’uomo e usando le forze fisiche come le sue, crea un grave dissidio tra la volontà umana e il dominio dello stesso demonio; possessio (possessione) che si realizza quando il de­ monio è così profondamente padrone del corpo dell’uomo che sembra quasi cessare del tutto l’azione umana, sebbene come demonio non possa ottenere il comando diretto sulla volontà umana»12.

Per quanto attiene poi dXYesorcismo, va osservato che dagli autori viene formalmente classificato e diviso secondo le seguenti categorie:

in ragione dell’autorità in base alla quale l’esorcismo viene proferito è detto pubblico o privato. E pubblico quell’esorcismo praticato «da persone ecclesiastiche a nome e per autorità della Chiesa», mentre è definito privato se proferito «a nome proprio dell’esorcizzante»13; l’e­ sorcismo pubblico, poi, in ragione della solennità e del fine, è definito solenne o semplice :

la promulgazione del m.p. Summ orum Pontificum pare che la facoltà di celebrare la liturgia in forma straordinaria non comprenda anche il Rituale degli esorcismi del 1614, per cui è ancora necessario ottenere il perm esso della Santa Sede per il suo uso legittimo (cf R.E. Jenkins, Exorcismo, cit., p. 858). " De exorcismis et supplicationibus quibusdam, praenotanda, n. 16. La traduzione italiana qui e altrove è presa dall’edizione CEI del 2001 (Conferenza Episcopale Italiana, Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze particolari, Città del Vaticano 2001), da noi riveduta, dove necessario, tenendo conto delle emendazioni deW’editio typica latina del 2004. 12 M. Conte a Coronata, Institutiones Iuris Canonici. De Sacramentis, cit., p. 1030. 13 F.M. Cappello, Tractatus canonico-moralis De Sacramentis, cit., p. 83.

14

Davide Salvatori

«Si dice solenne quell’esorcismo che viene fatto in forma solenne, come descritto nel Rituale romano sotto la rubrica Ritus exorcizandi obsessos a daemonio e presuppone che si tratti di una persona veramente assediata, invasa o posseduta dal demonio. L’esorcismo semplice è quello che si fa per contenere o frenare il demonio affinché non nuoccia agli uomini, usando la formula del medesimo Rituale romano descritta nella rubrica Exorcismus in Satanam et angelos apostaticos [comunemente appellato come esorcismo di Leone XIII]»14.

L’esorcismo pubblico-solenne è chiamato anche esorcismo mag­ giore15 o grande esorcismo16, oppure anche esorcismo propriamente detto11; mentre gli altri esorcismi pubblici sono chiamati esorcismi semplici o esorcismi minori, ai quali appartengono gli esorcismi del battesimo e, nel Rituale della Liturgia in forma straordinaria - co­ me già rilevato -, anche quelli concernenti alcune consacrazioni e

benedizioni18.

Ministro dell 'esorcismo maggiore (o pubblico-solenne) è solo l’e­ sorcista, debitamente preparato e approvato dall’autorità competente; ministro àe\Vesorcismo minore (o pubblico-semplice o semplice) è il ministro designato dal Rituale, nel cui caso si ha un mandato ex iure. L’esorcismo privato «può essere fatto da qualsiasi fedele», perché «ciascuno, infatti, per respingere le tentazioni o le vessazioni del de­ monio, può comandare al diavolo, per mezzo di Dio o di Gesù Cristo, di non nuocere né a sé né agli altri»19. Ciò è giustificato in base al fatto che «l’effetto di tale esorcismo non deriva dall’autorità e dalle pre-

u M. C o n t e a C oro nata, Institutiones Iuris Canonici. De Sacramentis, cit., pp. 1031-1032; cf pure F.X.

W ern z

- P. V id a l , Ius Canonicum. De Rebus, IV/1, Romae 1934, p. 408.

  • 15 Cosi, infatti, viene denominato nel De exorcismis et supplicationibus quibusdam, sia nei suoi praeno-

tanda che nelle rubriche e nell’eucologia.

  • 16 E anche denominato «esorcismo solenne» o «grande esorcismo» (Catechismo della Chiesa Cattolica,

Città del Vaticano 199 92, n. 1673; Catechismo della Chiesa Cattolica Compendio, Città del Vaticano

2005, n. 352).

  • 17 Nella citata Lettera della Congregazione p er la dottrina della fede del 29 settem bre 1985 si parla

in obliquo dell’esorcismo m aggiore, denominato exorcismus proprie dictus, che si può trad u rre con

l’espressione «esorcismo

propriam ente detto»

o «esorcismo vero e proprio» (C on g reg a tio prò D o c-

TRINA F id e i,

L ettera Inde ab aliquot annis, cit., pp. 1169-1170).

18

M.

C o n t e

a C o r o n a t a , Institutiones Iuris Canonici. D/e Sacramentis, cit., p. 1030; F.M. C a p p e llo ,

Tractatus canonico-moralis De Sacramentis, cit., p. 83. Di per sé nei libri liturgici della liturgia in forma straordinaria questi tipi di esorcismo sono denominati exorcismi, senza altre qualificazioni. Nella litur­

gia, invece, in forma ordinaria questi tipi di esorcismi vengono denominati esorcismi in forma semplice o esorcismi minori {De exorcismis et supplicationibus quibusdam, praenotanda, n. 8), oppure esorcismi in forma semplice (Catechismo della Chiesa Cattolica, cit., n. 1673) o esorcismi in form a ordinaria (Ca­ techismo della Chiesa Cattolica Compendio, cit., n. 352) o semplicemente esorcismo o esorcismo minore (Rituale Romanum. Ordo Initiationis Christianae Adultorum, n. 101 e n. 113).

Indemoniati ed esorcismi: alcuni chiarimenti dal punto di vista terminologico

15

ghiere della Chiesa, poiché non è fatto a nome di Essa, ma perché gli effetti sono ottenuti solo in virtù del nome di Dio e di Gesù Cristo»20. E degno di nota evidenziare che le questioni attinenti all’esor­ cismo privato, che prima erano affrontate solamente in dottrina, vengono ora trattate esplicitamente nel nuovo Rituale De exorcismis et supplicationibus quibusdam:

\

«[L’esorcista] sappia distinguere bene i casi di aggressione diabolica da quelli derivanti da un falso giudizio, che spinge alcuni, anche tra i fedeli, a ritenersi oggetto di malefici, sortilegi o maledizioni fatte ricadere da altri su di loro o sui loro parenti o sui loro beni. Non neghi loro l’aiuto spirituale, ma non faccia uso dell’esorcismo; può fare, con loro e per loro, alcune preghiere adatte, in modo che ritrovino la pace di Dio. L’aiuto spirituale non si deve negare neppure ai fedeli che, pur non toccati dal Maligno (cf 1 Gv 5,18), sof­ frono tuttavia per le sue tentazioni, decisi a restare fedeli al Signore Gesù e al Vangelo. Ciò può essere fatto anche da un sacerdote non esorcista, o anche da un diacono, utilizzando preghiere e suppliche appropriate»21.

Come si nota, qualsiasi sacerdote - ma anche un diacono - può offrire l’aiuto spirituale necessario, proferendo «preghiere adatte», tra cui includere certamente quelle dell’Appendice II dello stesso Rituale (Preghiere ad uso privato dei fedeli che si trovano a dover lottare con­ tro il potere delle tenebre). I praenotanda, infatti, dell’edizione tipica italiana precisano:

«Di fronte a disturbi psichici o fisici di difficile interpretazione il sacerdote non procederà al Rito dell’esorcismo maggiore, ma accoglierà ugualmente le persone sofferenti con carità, le raccomanderà al Signore e le inviterà a servirsi delle preghiere previste dal «Rito degli esorcismi» per l’uso privato (cf Appendice II, Preghiere ad uso privato dei fedeli) »2Z.

Nulla vieta, di per sé, secondo lo spirito dei praenotanda, che le preghiere dell’Appendice II possano essere usate non solo personal­ mente, ma anche proferite dal sacerdote o diacono nei confronti di chi ne abbia, a prudente giudizio, oggettivamente bisogno. Non sembra però che si possa sostenere la medesima posizione anche nei confron­ ti delle preghiere riportate nell’Appendice I (Preghiera ed esorcismo per circostanze particolari), sebbene i summenzionati praenotanda dell’edizione italiana sembrano, invece, asserire il contrario:

20 L. cit. 21 De exorcismis et supplicationibus quibusdam, praenotanda, n. 15. 22 Conferenza E piscopale Italiana, Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze particolari, cit., praenotanda, n. 12.

16

Davide Salvatori

«Il “Rito degli esorcismi” propone nell’Appendice I (nn. 1-12) una serie di celebrazioni e preghiere, diverse da quelle dell’esorcismo vero e proprio, che possono essere usate dai fedeli, sia personalmente sia comunitariamen­

te sotto la guida di un sacerdote. E doveroso che i fratelli sofferenti siano accompagnati dall’aiuto orante della comunità cristiana, ma in tali incontri di preghiera deve essere accuratamente evitato ogni abuso e ambiguità. Per questo è importante fare riferimento alle direttive della Congregazione per la Dottrina della Fede neli’Istruzione circa le preghiere per ottenere da Dio la guarigione»™.

La precisazione che i «fedeli, sia personalmente sia comunitaria­

mente sotto la guida di un sacerdote» possano fare uso dell’Appendice

  • I pare ambigua. Con fedele s’intende il chierico, il laico e il religioso (cf can. 207); ciò che potrebbe sollevare qualche difficoltà è l’utilizzo

personale da parte di un laico (o diacono o religioso non chierico) dell’Appendice I, dal momento che contiene il testo del cosiddetto Esorcismo di Leone XIII, nei confronti del quale la Congregazione per la dottrina della fede ha ammonito:

«Da queste precisazioni consegue che ai fedeli non è neppure lecito usare la formula dell’esorcismo contro satana e gli angeli ribelli, estratta da quella pubblicata per ordine del Sommo Pontefice Leone XIII, e tanto meno è lecito usare il testo integrale di questo esorcismo»24.

D’altro canto, poi, pare che neanche le rubriche permettano al laico - e più in generale a chi non è sacerdote - di usare personal­ mente dell’Appendice I, dal momento che si precisa che si tratta di una peculiare forma di preghiera comunitaria da convocarsi se «il Vescovo della diocesi lo ritiene opportuno», da affidarsi «alla guida del sacerdote».

Per quanto concerne, infine,

le formule da

usarsi nell 'esorcismo

privato - comunemente chiamato anche preghiera di liberazione - va precisato che nella accezione di «preghiere adatte», di cui sopra, non possono rientrare né le formule dell’esorcismo maggiore né quelle degli esorcismi minori. La questione non solo è palese di per sé, ma può essere pure dedotta sia dalla mens che soggiace alla struttura e alle distinzioni - anche lessicali - del nuovo Rituale degli esorcismi,

e sia dall’esplicita interpretazione che il suddetto Rito compie nei confronti dell’esorcismo di Leone XIII, essendo chiaro che si tratta di

a Ibid., n. 15. 2t C o n g reg atio PRO D o c trin a Fidei, Lettera Inde ab aliquot annis, cit., p. 1169.

Indemoniati ed esorcismi: alcuni chiarimenti dal punto di vista

terminologico

17

esorcismo pubblico semplice25; in tal senso paiono meglio precisate le restrizioni della Lettera della Congregazione per la dottrina della fede del 1985, di cui abbiamo sopra parlato26.

Esorcista, posseduto ed esorcismo: la terminologia dei Riti

degli esorcismi del 1614

e del 2 0 0 4

a confronto

  • I praenotanda del Rito degli esorcismi del 1614 utilizzano

terminologia univoca per qualificare il ministro degli esorcismi, deno­ minandolo sacerdote (1 volta) e negli altri casi esorcista (6 volte); nelle rubriche, invece, si fa uso unicamente della parola sacerdote (1 volta). Conformemente alle prescrizioni del diritto canonico il ministro ap­ provato è solamente il sacerdote debitamente delegato27. Per quanto attiene alla determinazione dell’esorcizzando i pra­ enotanda non usano una terminologia univoca, ma preferiscono l’u­ tilizzo della parola obsessus (assediato/posseduto, 11 volte) ad al­ tri sinonimi: vexatus (vessato, 1 volta), infirmus (infermo, 3 volte),

energumenus (energumeno, 1 volta); viene poi usata l’espressione exagitatus a daemone, quando l’esorcizzando è scosso dal demonio

25 Q uesta è l’interpretazione di M. C o n t e a C o r o n a t a , Institutiones luris Canonici. De Sacramentis, cit., pp. 1031-1032. Si può giungere alle stesse conclusioni se si tengono presenti i passaggi che han­ no portato l’inserim ento dell’esorcismo di Leone XIII nel Rituale Romanum. Il testo dell’esorcismo è stato pubblicato il 18 maggio 1890 dal Prefetto della Congregazione di Propaganda Fide (ASS 22 [1890] 743-746) dichiarando che Papa Leone XIII concedeva a tutti i vescovi la facoltà di recitarlo e che tale facoltà veniva estesa anche ai sacerdoti che avessero legittim am ente ottenuto tale perm esso dai propri Ordinari, concedendo altresì o l’indulgenza parziale, a chi lo recitava quotidianamente, oppure l’indulgenza plenaria a tutti coloro che l’avessero recitato per un m ese (cf ibid., p. 747). Questo esor­ cismo, rim asto materialm ente collocato in appendice e al di fuori del Rituale Romanum e recensito assieme alle altre benedizioni riservate ai Vescovi (cf «Ephemerides Liturgicae» 37 [1923] 391), venne definitivamente inglobato nel Rituale Romanum, come cap. Ili dell’allora Tit. XI, solamente nella riforma del 1925 (ci De nova editione typica ritualis romani, in «Periodica de re morali, canonica et li­ turgica» 14 [1925] 86; «Ephemerides Liturgicae» 39 [1925] 345). Questo capitolo fu distinto dai primi due (De exorcizandi obsessis a daemonio, cap. I; Ritus exorcizandi obsessos a daemonio, cap. II) e non fu interpretato come esorcismo maggiore («Ephemerides Liturgicae» 39 [1925] 385), anzi m antenne le proprie rubriche, conformi alle disposizioni di Leone XIII concernenti il ministro. Pare pregnante, pertanto, che solo le rubriche concernenti i capp. I-II siano state rese conformi all’allora vigente can. 1151 - identificando infatti il ministro di suddette preghiere nella sola persona del sacerdote esorcista debitam ente delegato -, a differenza del m inistro dell’esorcismo di Leone XIII. La successiva riforma del 1952 non ha comportato variazioni (H. SCHMIDT, Editio typica 1952 Ritualis Romani, in «Periodica de re morali, canonica et liturgica» 41 [1952] 174; «Ephemerides Liturgicae» 66 [1952] 223).

26 II tenore del testo

(C o n g r e g a t o

prò

D o ct r in a F id e i, Lettera Inde ab aliquot annis, 29 settem bre

1985, cit., p. 1169), infatti, induce l’impressione che l’esorcismo di Leone XIII sia da interpretarsi come esorcismo maggiore, ciò che invece è contrario non solo alla ratio che portò alla sua promul­

gazione e diffusione, ma confligge con le rubriche stesse; il term ine fedele, inoltre, risulta oltremodo ampio, comprendendo anche vescovi e sacerdoti e rischia, se non si pongono le dovute distinzioni, di generare ambiguità nell’interpretazione. Pare pertanto che il nuovo Rituale possegga anche il pregio di fugare ogni incertezza erm eneutica in merito.

27 «Sacerdos ab Ordinario delegatus, rite confessus, aut saltem corde peccata sua detestans tuale Romanum, Tit. XII, De exorcizandis obsessis a daemonio, Cap. II, rubriche iniziali).

...

»

(Ri­

18

Davide Salvatori

durante gli esorcismi28. Il Rito e le rubriche, invece e diversamente dai praenotanda, fanno uso di una terminologia univoca e sempre coeren­ te: nelle rubriche s’impiega costantemente il termine obsessus - una volta sola, in verità, daemoniacus (indemoniato)29 -, mentre nei testi

eucologici s’utilizza

plasma (creatura).

quasi sempre la parola famulus (servo) e talvolta

  • I praenotanda e le rubriche usano in maniera univoca la p

exorcismus per indicare tanto le preghiere di esorcismo del Ritus exorcizandi obsessos a daemonio (l’esorcismo maggiore) quanto quelle dell’Exorcismus in satanam et angelos apostaticos (l’esorcismo mino­ re), testo che comunemente viene chiamato Esorcismo di Leone XIII. L’editio typica del Rito degli esorcismi del 2004 non utilizza mai la parola indemoniato, ma preferisce il termine vexatus (vessato) a obses­ sus (assediato o posseduto) e in ciò si osserva l’inversione dell’uso della terminologia rispetto al Rituale del 1614. Si noti che la parola os­ sesso viene usata solamente nei praenotanda, mentre il termine vessato viene impiegato sia nei praenotanda e sia nel Rito; anzi nell’eucologia si utilizzano anche altre espressioni come famulus (servo, per 8 volte), servus (servo, per 1 volta), frater/soror (fratello/sorella, per 4 volte), filius/filia (figlio/figlia, 2 volte) e plasma (creatura, 1 volta). I praeno­ tanda precisano che con la parola esorcista si deve intendere sempre e ovunque nel Rito il sacerdote esorcista30. Nel Rito stesso il termine sacerdote esorcista è usato una volta sola, a differenza di esorcista che viene impiegato 29 volte. Il Rito infine non utilizza altre espressioni per qualificare il ministro approvato. Con la parola esorcismo o esorcismi s’intende sia gli esorcismi in forma semplice o minori e sia l’esorcismo solenne o maggiore. Va precisato che nel Rituale si utilizzano anche come sinonimi Rito degli esorcismi, esorcismo maggiore ed esorcismo. Di peculiare interesse risulta il fatto che si qualifichi espressamente l'esorcismo maggiore come azione liturgica31. Di per sé la Sacrosanctum Concilium aveva affermato che «le azioni liturgiche non sono azioni private ma celebrazioni della Chiesa» (n. 26), per cui il richiamo del Rituale alla dimensione liturgica precisa meglio la qualificazione giuridica di

28 «Mulierem exorcizans, sem per secum habeat honestas personas, quae obsessam teneant, dum exagitatur a daemonio» (ibid., cap. I, n. 19). 29 Nella orazione dopo il primo esorcismo: «Tres cruces sequentes fiant in pectore daemoniaci» (ibid., cap. II, n. 4). 30 Cf De exorcismis et supplicationibus quibusdam, praenotanda, n. 13. 31 «Tra questi aiuti si distingue l’esorcismo solenne, che è una celebrazione liturgica, detto anche “grande esorcism o”» (ibid., n. 11).

Indemoniati ed esorcismi: alcuni chiarimenti dal punto di vista terminologico

19

azione pubblica dell’esorcismo maggiore. Pare di poter dire che anche gli esorcismi minori, sia per il loro carattere pubblico e sia perché sono inseriti nei libri liturgici, possano essere qualificati come azioni liturgiche. In tal senso la caratterizzazione diviene assai pregnante, soprattutto se si tiene conto che il testo conciliare sopra riportato è entrato direttamente nel dettame normativo del vigente can. 837 § 1. Il nuovo Rituale, pertanto, fedele al magistero del Concilio, contiene in sé anche il pregio di saper coniugare ed esprimere in maniera equi­ librata la dimensione liturgica e giuridica dell’esorcismo maggiore e di quello di Leone XIII.

Confronto tra la terminologia del Rituale del 1614 e quella del Codice del 1917 e del 1983

Nel Codice piano-benedettino col termine esorcista s’intende co­ lui che ha ricevuto l’ordine minore dell’esorcistato (cf can. 949) e che, sacerdote legittimamente approvato dall’Ordinario, ha poi ottenuto «peculiare ed espressa licenza» (cf can. 1151). La normativa da una parte riprende quanto la Chiesa di Roma, per antica consuetudine, aveva stabilito32 e dall’altra si ripropongono le statuizioni dei Pontefici e la prassi delle Congregazioni romane33. Il Codice di per sé non pone esplicita distinzione tra la figura dell’esorcista, propriamente detta, e il ministro degli altri esorcismi, ciò però è evidente per sua natura. Il Codice piano-benedettino, per indicare il soggetto che riceve gli esorcismi, utilizza univocamente U termine obsessus (posseduto), in conformità col Rituale romanum. E fuori dubbio che nell’accezione vadano comprese anche le tre categorie sopra riportate: circumsessio, obsessio e possessio34. Nel Codice del 1917 il termine esorcismo viene inteso nell’ac­ cezione generale, designando sia l’esorcismo maggiore (ciò risulta

32 «Riguardo a coloro che sono battezzati e che, a causa di un vizio o di un peccato, vengono in seguito posseduti dal demonio, la tu a sollecitudine ti porta a chiedere se possano o debbano essere segnati dal presbitero o dal diacono. Riguardo a ciò non è lecito procedere, a meno che non l’abbia ordinato il vescovo. Infatti non si deve im porre la mano su costoro a meno che il vescovo non abbia conferito loro l’autorità di farlo. Affinché poi ciò avvenga, è prerogativa del vescovo ordinare che il presbitero

o gli altri chierici impongano

la mano su di loro»

(I n n o cen zo

I, Epistula XXV, in PL XX, col. 558).

33 C f B e n e d e t t o XIV, L ettera Sollicitudini, cit., p. 938, § 43; Id., L ettera enciclica Magno cum animi,

  • 2 giugno 1751, in Codicis Iuris Canonici Fontes, cit., II,

n. 413, p. 331, § 34; Sacr a C o n g reg a tio de

P ropag anda F id e , Istruzione ad Episcopum Scodren., 11 settem bre 1779, ibid., VII, n. 4581, p. 121. 34 C f M. C o n t e a C o r o n a t a , Institutiones Iuris Canonici. De Sacramentis, cit., p. 1030.

20

Davide Salvatori

chiaro dall’utilizzo dell’espressione ossesso/posseduto del can. 115135) e sia gli altri esorcismi. Ciò è evidente dalla lettura unitaria dei cano­ ni: «Gli esorcismi possono essere fatti dai legittimi ministri non solo nei riguardi dei fedeli e dei catecumeni, ma anche nei confronti degli acattolici e degli scomunicati» (can. 1152); «i ministri degli esorcismi che s’incontrano nel battesimo e nelle consacrazioni o benedizioni, sono gli stessi ministri legittimi dei sacri riti» (can. 1153). Il vigente Codice presenta una legislazione apparentemente dif­ ferente, ma congruente nella sostanza con quella precedente. Poiché col m.p. Ministeria quaedam di Paolo VI è stato abolito l’ordine minore dell’Esorcistato36, l’attuale can. 1172 § 1 - che riprende ad litteram il precedente can. 1151 - non riporta più l’inciso che il ministro sia già «provvisto della potestà di esorcizzare». Sebbene, inoltre, la legisla­ zione precedente, contenuta segnatamente nei cann. 1152-1153, non sia stata riportata ex integro, si può ugualmente asserire che essa venga ripresa nelle disposizioni del diritto liturgico. Si può pertanto concludere affermando che la terminologia del vigente Codice si riferisce esclusivamente all’esorcismo maggiore; per quanto attiene, invece, agli altri esorcismi, la materia è segnatamente disciplinata dal diritto liturgico37.

La peculiarità della terminologia del Catechismo della Chiesa Cattolica

Il Catechismo della Chiesa Cattolica dà la seguente definizione di esorcismo: «Quando la Chiesa domanda pubblicamente e con autorità, in nome di Gesù Cristo, che una persona o un oggetto sia protetto contro l’influenza del maligno e sottratto al suo dominio, si parla di esorcismo»38. La definizione, sintetica e chiara, sottolinea principalmente e unicamente la dimensione pubblica dell’esorcismo, non menzionando o alludendo, neanche implicitamente, all’esorcismo privato. Riguardo all’esorcismo pubblico il Catechismo distingue tra esorcismo «in forma semplice» - quello «praticato durante la cele­

35 «Nessuno, provvisto della p otestà di esorcizzare, può proferire legittim am ente esorcismi sui posse­ duti, se non abbia ottenuto dall’Ordinario peculiare ed espressa licenza».

56 Cf AAS 64 (1972) 529-534. 31 Per un inquadramento globale vedasi M. R iv el l a , Rapporto fra Codice di diritto canonico e diritto liturgico, in QDE 8 (1995) 193-200.

J* Catechismo della Chiesa

Cattolica, cit., p. 468, n. 1673.

Indemoniati ed esorcismi: alcuni chiarimenti dal punto di vista terminologico

21

brazione del Battesimo» - ed «esorcismo solenne», chiamato anche «grande esorcismo», che, conformemente al diritto vigente, «può es­ sere praticato solo da un presbitero e con il permesso del Vescovo»39. Il Catechismo, infine, non scende a determinare la nomenclatura del beneficiario dell’esorcismo maggiore, ma si limita a dichiarare che, prima di «celebrare l’esorcismo» ci si deve accertare che «si tratti di una presenza del maligno e non di una malattia»40. Come si nota il Catechismo si limita a delineare gli elementi essenziali concernenti la materia, introducendo però una terminologia differente circa l’esor­ cismo maggiore, definendolo grande esorcismo.

A mo’ di conclusione

Come s’è visto dall’analisi condotta, esiste un’uniformità di ter­ minologia e d’interpretazione riguardo alla figura dell’esorcista e alla persona dell’indemoniato, diversamente dall’accezione di esorcismo, il cui significato può essere considerato anche in senso oltremodo lato, comprendendo l’esorcismo pubblico-solenne, pubblico-semplice e privato. Il nuovo Rito degli esorcismi, come abbiamo visto, ha per­ messo d’avere una comprensione migliore e più sistematica di tutti gli esorcismi, anche quello di Leone XIII. Anzi il nuovo Rituale, inse­ rendo apertamente l’esorcismo maggiore e minore nel contesto della preghiera liturgica, ne ha direttamente ed esplicitamente sottolineato 11 carattere pubblico, esprimendo, quindi, meglio la sua natura di sacramentale, in cui agisce l’ex opere operantis Ecclesiae, come inse­ gnato nell’enciclica Mediator Dei41 e ribadito dal concilio Vaticano II42. Questione diversa è quella che concerne l’esorcismo privato, che non può essere considerato un’azione liturgica in senso stretto. Pur essendo esso un sacramentale in cui agisce l’ex opere operantis Ecclesiae, il ministro, però, non agisce nomine Ecclesiae.

” Ibid., pp. 468-469. wIbid„ p. 469. 41 «Questa efficacia se si tratta del Sacrificio Eucaristico e dei Sacramenti, proviene prima di tutto dal valore dell’azione in se stessa (ex opere operato) ; se poi si considera anche l’attività propria della immacolata Sposa di Gesù Cristo con la quale essa orna di preghiere e di sacre cerimonie il Sacrifi­ cio Eucaristico ed i Sacramenti, o, se si tratta dei Sacramentali e di altri riti istituiti dalla Gerarchia ecclesiastica, allora l’efficacia deriva piuttosto dall’azione della Chiesa (ex opere operantis Ecclesice) in quanto essa è santa ed opera sem pre in intima unione con il suo Capo» (Pio XII, Lettera enciclica Mediator Dei, 20 novembre 1947, in AAS 39 [1947] 532). 12 «La santa m adre Chiesa ha inoltre istituito i sacramentali. Questi sono segni sacri per mezzo dei qua­ li, ad imitazione dei sacramenti, sono significati, e vengono ottenuti per intercessione della Chiesa ef­ fetti soprattutto spirituali. Per mezzo di essi gli uomini vengono disposti a ricevere l’effetto principale dei sacram enti e vengono santificate le varie circostanze della vita» (Sacrosanctum Concilium, n. 60).

22

Davide Salvatori

Per rendere più agevole e immediato quanto appena rilevato, pare utile offrire una lettura schematico-sintetica delle tipologie di esorcismo dei libri liturgici.

Libro liturgico

Esorcismo

pubbli-

Esorcismo pubbli-

Esorcismo privato

co-solenne o esorci­ smo maggiore

co-semplice o esor­ cismo minore

RITUALE DEL 1614

Tit. XII, Cap. II: Rito

Tit.

XII,

Cap.

Ili:

(edizione del 1952)

per esorcizzare i pos­

Esorcismo

contro

 

seduti dal demonio

satana e

gli angeli

 

apostati

 

RITUALE DEL 2004

Cap.

I:

Rito

dell’e­

Appendice I: Pre­

Appendice II: Pre­

sorcismo maggiore Cap. II: Testi a scelta

ghiere ed esorcismi per circostanze par­ ticolari

ghiere ad uso priva­ to dei fedeli

Rito del battesimo in forma straordi­ naria

Esorcismi del batte­ simo

Rito del battesimo in forma ordinaria

Esorcismi del cate­ cumenato e degli scrutini

Rituale delle

be­

Esorcismi nelle pre­

nedizioni in forma

 

ghiere di benedizio­

straordinaria

ne e consacrazione

 

D a v id e

S alvatori

Piazzale G. Bacchetti, 4 40136 Bologna

di diritto ecclesiale

27 (2014) 23-55

Il ministro deiresorcismo

di Fabio Franchetto

Nella vita della Chiesa, l’invocazione contenuta nella preghiera del Padre Nostro «Liberaci dal male» (cf Mt 6, 13) ha trovato una attuazione particolare nella prassi degli esorcismi. L’esorcismo si distingue in «semplice» quando è compiuto all’in­ terno dei Riti dell’iniziazione cristiana; o «solenne», quando mira a liberare una persona posseduta dal Maligno (cf CCC 1673). Il presente contributo prenderà in considerazione solo quest’ulti- ma fattispecie, cercando di approfondire - a partire dai testi normativi - l’identità, le qualità e i compiti del ministro abilitato a celebrare tale sacramentale della Chiesa.

La lotta di Gesù contro il male

La lettura dei primi numeri dei Praenotanda del Rituale Romano

De exorcismis et supplicationibus

quibusdam [= DESQ]1 pone

la prassi

esoreistica della Chiesa all’interno di un orizzonte cristologico, dove centrale risulta anzitutto la salvezza operata da Cristo e l’annuncio di essa da parte della Chiesa stessa. Anche i numeri che descrivono lo sviluppo del Rito richiamano in continuazione il significato di ogni gesto come manifestazione di Cristo, della sua presenza e azione. La cornice cristologica, pertanto, diventa fondamentale per co­ gliere il significato dell’esorcismo come azione compiuta dalla Chiesa, ma in nome di Gesù, con l’autorità ricevuta da lui, e quindi anche del ministero dell’esorcista, il quale agisce in nome di Gesù. Una semplice lettura dei vangeli fa emergere come centrale nel ministero di Gesù sia la sua lotta contro Satana; tralasciando quella lotta personale che Egli ha sostenuto nel deserto nell’episodio delle

1 Rituale Romanum. De exorcismis et supplicationibus quibusdam. Editio typica emendata 2004, Città del Vaticano 2013. Citeremo i Praenotanda del DESQ nella versione italiana (Conferenza E piscopale Italiana, Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze particolari, Città del Vaticano 2001).

24

Fabio Franchetto

tentazioni, non si può non osservare come nel tempo che vede Gesù di Nazareth annunciare il regno di Dio, una sua tipica attività sia pro­ prio quella dell’esorcista, per cui la gente grida ammirata: «Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono» (Me 1, 27)2. Pietro sintetizza il ministero di Gesù con queste parole: «Passò beneficando e risanando tutti coloro che erano sotto il potere del diavolo» (At 10, 38). Gesù stesso presenta la cacciata di Satana dalla vita dell’uomo e la sua sconfitta come uno dei segni della presenza del Regno di Dio:

«Se io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto fra voi il Regno di Dio» (Mt 12, 28; cf CCC 550). In tal senso, paiono ormai superate quelle riserve di origine bultmanniana che vedevano negli episodi evangelici, in cui compare Satana, l’espressione di categorie della cultura antica, che attribuiva a cause soprannaturali fenomeni che oggi possono essere tranquilla­ mente spiegati con le categorie scientifiche:

«Benché all’interno di una visione equilibrata e matura della fede la demono­ logia non occupi certo il primo posto, è comunque sensato chiedersi se una radicale demitizzazione (in senso bultamanniano) della figura del Demonio non rischi di compromettere l’effettiva portata del messaggio evangelico e dell’azione salvifica di Cristo»3.

Si può traslare tale osservazione anche alla prassi ecclesiale e al­ la missione della Chiesa, tenendo conto che, sebbene la demonologia non occupi - e non debba occupare - il primo posto, tuttavia non può essere superficialmente “sfrattata” dalla vita ecclesiale, pena il venir meno della Chiesa alla missione ricevuta da Cristo stesso. Agli apostoli, infatti, chiamati perché stessero con lui e per in­ viarli (cf Me 3,14), Gesù conferisce il potere di scacciare i demoni. A tal riguardo ci si deve chiedere:

«Perché vengono inviati [

...

]?

Per annunciare e per avere il potere di scaccia­

re i demoni (Me 3,14). Matteo illustra il contenuto della missione con qual­

che particolare in più: “Diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e

di guarire ogni sorta di malattie e di infermità” (Mt 10,1). [

\ L’annuncio del

.. regno di Dio non è mai solo parola, mai solo insegnamento. E avvenimento, così come Gesù stesso è avvenimento, parola di Dio in persona. Annun­ ciandolo, conducono all’incontro con Lui. Poiché il mondo è dominato dalle

2 Cf G iovanni P aolo II, Udienza generale, 3 giugno 1998, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XXI/1, Città del Vaticano 2000, p. 1273, n. 3. 3 M a liberaci dal Maligno. Editoriale, in «La Scuola Cattolica» 135 (2007) 205.

Il ministro dell’esorcismo

25

potenze del male questo annuncio è allo stesso tempo una lotta contro queste potenze. I messaggeri di Gesù mirano, al suo seguito, ad una esorcizzazione del mondo, alla fondazione di una nuova forma di vita nello Spirito Santo, che liberi dall’ossessione diabolica»4.

La Chiesa quindi, nel continuare l’opera di Gesù, continua anche la di lui battaglia contro il Maligno, come si osserva nei Praenotanda del DESQ:

«Fin dai tempi degli Apostoli, la Chiesa ha esercitato il potere ricevuto da Cristo di scacciare i demoni e di respingere il loro influsso (cf At 5,16; 8, 7; 16,18; 19,12). Perciò essa prega con fiducia e perseveranza “in nome di Ge­ sù” di essere liberata dal Maligno (cf Mt 6,13) e in quello stesso nome, per la forza dello Spirito Santo, comanda in vari modi ai demoni di non ostacolare l’opera di evangelizzazione (cf 1 Ts 2,18) e di restituire “al più forte” (cf Le 11, 21-22) il dominio sul creato e su ogni uomo. Quando la Chiesa comanda pubblicamente e con autorità, in nome di Gesù Cristo, che una persona o un oggetto sia protetto contro l’influenza del Maligno e sottratto al suo dominio, si parla di esorcismo» (n. 7).

In tal senso il magistero sottolinea: «Alla vittoria di Cristo sul diavolo partecipa la Chiesa: Cristo, infatti, ha dato ai suoi discepoli il potere di cacciare i demoni (cf. Mt 10,1 e par. Me 16,17). La Chiesa esercita tale potere vittorioso mediante la fede in Cristo e la preghiera (cf. Me 9,29; Mt 17,19-20), che in casi specifici può assumere la forma

dell’esorcismo»5.

Venendo al Nuovo Testamento, si può osservare, per esempio, come negli Atti degli Apostoli l’apostolo Paolo compia un esorcismo (cf At 16, 8), esercitando così lo stesso potere sui demoni esercitato da Gesù; lo esercita nel nome di Gesù6.

* J. RATZINGER, Gesù di Nazaret, Città del Vaticano - Milano 2007, pp. 207-208.

5 G io v a n n i

P a o lo

II, Udienza generale, 20 agosto 1986, in

Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IX/2,

Città del Vaticano 1987, p. 397, n. 2. 6 Così scrive il biblista M aggioni circa gli esorcismi da p arte di Gesù nel Vangelo di M arco: «Gesù -

con la sua obbedienza e la sua croce - ha vinto Satana alla radice e definitivamente, tuttavia Satana continua ad e ssere il tentatore, che toglie la Parola al cuore dell’uomo (4,15) e impedisce al discepolo di com prendere (8,33). Vale per l’intero Nuovo Testam ento: in tu tti i passi in cui si parla della caduta di Satana al “già” si colloca un “non ancora”. Nulla è ancora definitivamente sottratto alla minaccia di Satana: né il cuore dell’uomo (5,15), né il mondo pagano divenuto campo della missione cristiana e

testim one delle meraviglie di Dio (5,17), né gli stessi discepoli (8,33). Satana continua a rallentare

il

... ciò che non è riuscito ad ottenere da Gesù. [

cammino della Parola che lo sconfigge [

].

In una parola, il demonio cerca di ottenere dal discepolo

]

Comunque, nel tempo della Chiesa la possibilità della

... vittoria su Satana resta possibile: Gesù invia i suoi discepoli ad annunciare il Regno e a liberare gli uomini dagli spiriti maligni (3,15; 6,7.13; 16,17)» (B. M a g g io n i, Era veramente uomo, Milano 2001, pp. 139-140).

26

Fabio Franchetto

Non c’è dubbio, quindi, che sia stata la memoria dei gesti di Ge­ sù, come pure la prassi apostolica, ad ispirare la prassi della Chiesa antica per quanto riguarda gli esorcismi7.

Il ministro dell’esorcismo

L’attuale normativa canonica - come pure quella risalente al Codice del 1917 - colloca gli esorcismi all’interno del Libro IV, nel

titolo che riguarda i sacramentali8. Si tratta quindi di un segno sacro attraverso il quale «la Chiesa adempie la funzione di santificare» (can.

  • 843 § 1) ed esercita la funzione sacerdotale di Gesù Cristo (cf can.

  • 834 §1).

Attraverso la celebrazione dei sacramentali - e quindi anche dell’esorcismo - «vengono significati e ottenuti per l’impetrazione della Chiesa effetti soprattutto spirituali» (can. 1166) per la santifica­ zione degli uomini (cf can. 834 § 1). L’esorcismo e il ministero dell’esorcista trovano esplicita trat­ tazione nel Codice solo al can. 1172, in riferimento agli esorcismi sugli ossessi; anzi, il contenuto del canone ha la preoccupazione di definire - in negativo e in positivo - chi sia il ministro dell’esorcismo e ad esso si limita, senza affrontare l’argomento della natura di questo sacramentale. Alla normativa contenuta nel can. 1172, però, si devono aggiungere le norme liturgiche contenute nei Praenotanda del DESQ, secondo quanto previsto dal can. 2. La norma codiciale come pure quelle liturgiche sono chiare nel riservare tale sacramentale al ministro ordinato, munito di debita li­ cenza. Diversa invece è la terminologia adottata; il can. 1172 parla di «presbitero», mentre suona chiaro quanto viene scritto nei Praenotan­ da'. «In questo libro, il termine “esorcista” significa sempre “sacerdote esorcista”» (Praenotanda DESQ n. 13). La formulazione del primo paragrafo del can. 1172 con la pro­ posizione «Nemo exorcismos in obsessos proferre legitime potest», po­ trebbe lasciare intendere che chiunque - sacerdote, diacono o laico - possa proferire esorcismi9; unico requisito richiesto è la licenza

7 C f F. C laeys B o u u a er t, Exorciste, in Dictionnaire 1953, col. 671.

de Droit Canonique, a cura

di

R.

Naz, V, Paris

8 Per quanto riguarda la trattazione degli esorcismi all’interno dei sacram entali, oltre a rinviare ai

contributi presenti in questo fascicolo, ci

si può riferire a G. B r u g n o tt o , Il ministero del sacerdote

esorcista (can. 1172), in QDE 23 (2010) 88-94. Nelle presenti riflessioni si riprendono e si approfon­

discono alcuni aspetti già trattati in tale studio. 9 Cf G. B r u g n o tt o , Il ministero del sacerdote esorcista

...

,

cit., p. 90.

Il ministro dell’esorcismo

27

- peculiare ed espressa - dell’ordinario del luogo. E nel successivo paragrafo, però, che viene esplicitato come tale licenza debba essere concessa da parte dell’ordinario del luogo solamente ad un presbitero

(«tantummodo presbytero»).

Sacerdos

  • I testi più antichi si limitano a menzionare la presenza e l’es

­

zio del ministero dell’esorcismo esercitato dalla Chiesa, in continuità con l’operato di Gesù e la prassi apostolica; lasciano poi intendere come esso potesse essere esercitato anche da laici10. Resta comunque aperta la questione sulla natura di tali atti11. La presenza di esorcisti come funzione ministeriale parrebbe attestata nella Chiesa di Roma già nel 250, anche se appare prematuro parlare di un ordine12. In ogni caso, un po’ alla volta, si arrivò a istituzionalizzare tale funzione, fino a stabilire l’ordine dell’esorcistato (IV sec.). L’istituzio­ nalizzazione dell’ordine degli esorcisti non impedì comunque, in un primo tempo, che altri - chierici o laici - continuassero a praticare esorcismi13. L’esorcistato, poi, arrivò a configurarsi ben presto come un passaggio e una preparazione a ricevere gli ordini maggiori e solo in casi molto rari l’esercizio di tale funzione era demandato ai chierici che avevano ricevuto solo tale ordine minore14. In effetti, già nella lettera di Innocenzo I a Decenzio di Gubbio (410) si suppone che l’esorcismo sia operato per lo più da presbiteri o da diaconi, ma non si escludono altri ministri; in tale lettera, inol­ tre, emerge come i medesimi abbisognino deH’autorizzazione del

vescovo15.

10 C f F. C laeys B o u u a er t, Exorciste, cit., p. 671; A a .Vv., I ministeri nella Chiesa antica, Cattaneo, Milano 1997, pp. 175-178. 11 C f F. C la e y s B o u u a e rt, Exorciste, cit., p. 672.

a cura di E.

12 Cf l. cit. ; in Oriente, invece, gli esorcisti non costituivano un ordine, ma la loro funzione era ritenuta

  • di origine carism atica (ibid., p. 673).

13 Cf J. F o rg et, Exorciste, in Dictionnaire de Theologie Catholique, a cura di A. Vacant- E. M angenot,

V,

Paris 1913, pp. 1780-1786,1781; F. C laeys B o u u a ert, Exorciste,

cit., p. 673. Il testo più antico in cui

si fa riferimento ad un ordine di esorcisti è costituito dagli Statuta Ecclesiae antiqua, raccolta cano­

nica collocabile in Gallia intorno al 500; Graziano (cf dist. XXIII, c. 17) lo riprende attribuendolo al IV concilio di Cartagine (398); «Exorcista cum ordinatur, accipiat de manu episcopi libellum in quo

scripti su n t exorcismi, dicente sibi episcopo; Accipe et commenda memoriae,

et habeto potestatem

imponendi m anus super energum enos, sive baptizatum, sive cathecum enum » (cf F. C laeys B ouua­ er t, Exorciste, cit., p. 673).

H Cf ibid., p. 674.

15 «De his vero baptizatis, qui postea a daemonio, vitio aliquo aut peccato interveniente, arripiuntur, e st sollicita dilectio tua, si a presbytero vel diacono possint aut debeant designari. Quod hoc, nisi epi-

28

Fabio Franchetto

Tale prescrizione viene ripresa da successivi interventi discipli­ nari. La possibilità che l’esorcismo possa essere attuato dal chierico (secondo l’accezione del CIC/17), che ha semplicemente ricevu­ to l’esorcistato, non viene mai espressa in maniera esplicita, ma vi si allude nelle espressioni che sono usate per definire il ministro

dell’esorcismo. Così nel Rituale Romano del 1614 di Paolo V si parla di «sacerdos seu alius legitimus Ecclesiae minister» (c. 1, n. 1) o successivamente di «sacerdos sive alius exorcista» (c. 1, n. 21)16. Sembrerebbe, quindi, rimanere aperta la questione se, oltre al sacerdote, potesse compiere l’esorcismo «alius legitimus minister», ossia qualsiasi altro ministro che abbia ricevuto l’ordine dell’esorcista- to. In effetti, così si esprimono alcuni commentatori dell’epoca, come, per esempio, Antonio Santori, nel suo Rituale sacramentorum roma­

num-. «Ecclesiasticus [

...

],

saltem in ordine Exorcistatus, vel etiam

in aliis minoribus vel maioribus Ordinibus constitutus, aut etiam

Diaconus, aut etiam Sacerdos»17; oppure Barrufaldo nel suo commen­ to al Rituale Romano: «Quamvis ministerium exorcizandi, quilibet

exorcista rite ordinatus exercere possit [

]

tamen ex communi

... Ecclesiae praxi, ad Sacerdotes proprie, ac principaliter pertinet»; e poi commenta: «Neque per hoc, quod rubrica dicit: seu quilibet alius legitimus ecclesiae minister, intelligi debet de Sacerdote in genere loquendo, sed respective; nempe si daretur casus, in quo sacerdos peritus non adesset, et e converso, Clericus reperiretur bene instruc- tus, tunc Clerici exorcistae munus esset hoc officium praestare»18, e tuttavia, secondo tale autore, se fosse presente un sacerdote, spetta a quest’ultimo proferire l’esorcismo19. Il Clericato si pone addirittura la questione se anche i laici possano proferire esorcismi, e risponde che ciò è possibile solo privatamente20.

scopus praeceperit, non licet. Nam eis m anus imponenda omnino non est, nisi episcopus auctoritatem

dederit id efficiendi. Ut autem fiat, episcopi est imperare, ut manus eis vel a presbytero vel a caeteris

clericis imponatur» (I n n o cen z o I, Epistula 25, Si instituta ecclesiastica, cap. V I, in PLXX, col. 558).

16 Paolo V, Rituale Romanum. De exorcizandis obsessis a daemonio (17 giugno 1614), Venetiis 1749. Tali

espressioni rimangono invariate nelle successive riedizioni operate da Benedetto XIV, come pure in quelle di Leone XIII e Pio XII.

17 A. S a n t o r i, Rituale sacramentorum

romanum, p. 677, citato in P. D o n d e n lin g er-M andy, Le rituel des

exorcismes dans le Rituale Romanum de 1614, in «La Maison Dieu» n. 183-185 (1990) 103.

18 H. BARRUFALDO, Ad Rituale Romanum Commentaria, Venetiis 1763, p. 226, nn. 8-9.

19 «In casu vero, quod Clericus exorcista munus istud exerceret, se ab ilio abstinere deberet, si adesset praesens aliquis in supremo Ordine constitutus, qui solus, hac nostra aetate, officium pellendi Dae- mones praestaret» (ibid., p. 226, n. 12). 20 «Primum dubium est: an qui non sunt hoc exorcistatus ordine initiati, possunt energum enos exor-

cizare? Negat Philibertus [

...

]

asserens, necpublice, nec secreto, nec in domibus, aut Ecclesia posse

Il ministro dell’esorcismo

29

La preferenza per il sacerdote rispetto a qualsiasi altro ministro, pur legittimo, viene motivata sia con la superiore dignità sacerdotale sia con la possibilità di “perfezionare” l’esorcismo con quelle benedi­ zioni che solo il sacerdote può dare21. Con la promulgazione del Codice nel 1917, vengono impiegate entrambe le espressioni. Da una parte il can. 115122, esigendo la licen­ za dell’ordinario per proferire gli esorcismi, usa nel primo paragrafo l’espressione «Nemo, potestate exorcizandi praeditus»; dall’altra al secondo paragrafo prescrive che tale licenza venga conferita solo al

sacerdote23.

Il successivo can. 1152 CIC/17 usa l’espressione «legitimi mi­ nistri» presente nel rituale; essa però non appare in alternativa al «sacerdos», come nelle Premesse al Rituale Romano di Paolo V; in questo caso non vi è alcun dubbio che ci si riferisca a quei sacerdoti che hanno ricevuto la licenza dall’ordinario. Il Codice del 1917, quindi, fa una distinzione tra potestas exorci­ zandi e licentia: la prima è conferita con la recezione dell’esorcistato; la seconda invece è un atto dell’autorità che consente l’esercizio della potestà ricevuta. Commenta il Cappello: «Quamvis clerico per ordi- nem exorcistatus potestas exorcizandi conferatur, tamen ex disciplina iamdium in ecclesia recepta solus presbyter potest de Ordinari licen­ tia eiusmodi potestatem exercere»24.

non exorcistas exorcismis a corporibis hum anis daemones pellere [

...

].

A ffirmant Suarez [

...

]

et

Sanchez [

]

dicentes, quod si exorcismi sint ab Ecclesia probati possunt a quolibet fideli exerceri:

 

...

... professo, aut pubblice, et passim non ordinati id faciant; sed in aliquo particulari casu, ex Dei inte­

Utramque opinionem referunt Salm aticenses [

]

e t videtur adherere affirmative, dummodo non ex

riori instinctu, ut in vitis Sanctorum , de servis Dei Laicis, aut Sanctis m ulieribus legitur: siquidem

solemniter, et ex officio hoc m inisterium ad Exorcistas ordinatos

tantum spectat»

(J.

C ler ic a tu s , De

Ordine Sacramento Decisiones, Venetiis 1738, dee. XIX, n. 41, pp. 157-158).

21 «Ob dignitatem adeo eminentem, per quam super Angelos, et Daemones evehuntur. Ratio notissima est, quia, cum p raeter exorcismos, perfici quoque debeant multae benedictiones, cum haec omnia

explere nequeat

simplex exorcista, convenientius fiunt per Sacerdotem» (H. B a rr u fa ld o , A d Rituale

Romanum Commentario, cit., p. 226, nn. 9-10).

22 «Nemo, potestate exorcizandi praeditus, exorcismos in obsessos proferre legitime potest, nisi ab Ordinario peculiarem et expressam licentiam obtinuerit» (can. 1151 § 1 CIC/17).

23 «Haec licentia ab Ordinario concedatur tantummodo sacerdoti

pietate, prudentia ac vitae integritate

praedito; qui ad exorcismos ne procedat, nisi postquam diligenti prudentique investigatione compe- rerit exorcizandum esse revera a daemone obsessum» (can. 1151 § 2 CIC/17). 21 F.M. Cappello, Tractatus canonicus-moralis De Sacramentis, I. De Sacram entis in genere, de Bapti- smo, de Confirmatione, de Eucharistia, Torino 19536, p. 83; così anche R. Lesage: «L’exorcistat n ’est nullement depouillé des prérogatives que lui reconnait le pontificai. Le clerc qui en e st revetu obtient radicalement et authentiquem ent le pouvoir de chasser les démons, en im posant les m ains aux éner- gum ènes, qu’ils soient baptisés ou simples catéchum énes. Mais, dans l’actuelle discipline, ce pouvoir est lié. Le titulaire de l'ordre ne peut en u ser avant d ’avoir re fu le sacerdoce» (R. Lesage, Exorcistat, in Aa.Vv., Catholicisme, a cura di G. Jacquem et, IV, Paris 1956, p. 946). Forget parlava addirittura di un imperium che era conferito al chierico con l’ordine dell’esorcistato a partire dall’espressione

30

Fabio Franchetto

Invece, il Rituale Romano, rieditato da Pio XI nel 1926, sembra voglia tirare le conseguenze della norma codiciale; ragion per cui in esso si parla solo di «sacerdos, de peculiari et expressa licentia Or­ dinarli»: viene, così, tolto qualsiasi riferimento ad un altro possibile ministro. Le successive riforme toglieranno definitivamente ogni allusio­ ne ad una diversa possibilità in proposito. Con il motu proprio di Paolo VI Ministeria quaedam del 1972 ven­ gono riformati gli ordini minori e maggiori e l’esorcistato scompare dalla Chiesa latina come ordine minore25. La riformulazione del can. 1150 CIC/17 nell’attuale can. 1172 ter­ rà conto di questa riforma e vede scomparire del tutto il riferimento ad un altro possibile ministro. Guardando, infatti, alla storia redazionale di questo canone si può osservare come in un primo tempo rimanesse ancora presente l’espressione «potestate exorcizandi praeditus»; questa viene tolta in seguito ad una osservazione della Congregazione per la disciplina dei sacramenti e del culto divino, che chiedeva di togliere tale implicito riferimento all’esorcistato che era stato abolito26. L’attuale normativa codiciale, pertanto, senza entrare nel meri­ to della potestas exorcizandi, opera un ulteriore restringimento non alludendo più alla possibilità che altri ministri possano compiere esorcismi. Da una parte prende atto della riforma operata da Paolo VI

spiritualis imperator che il Pontificale Romano riferiva all’esorcista, per l’autorità che esercitava sugli spiriti infernali (cf J. F o r g et, Exorciste, cit., p. 1783). Significativo anche l’ammonimento fatto in W ernz - Vidal: «Clerici m inorum ordinum p raeter iura clericorum tonsuratorum potestate ordinis su n t instructi, quae verbis ritus ordinationis satis exprimitur. Praesertim exorcistae cavere debent, ne limites suae potestatis ex vigenti Ecclesiae disciplina statutos transgrediantur, cum exercitium potestate exorcizandi sit reservatum sacerdoti peculiari et expressa licentia munito» (F.X . W ern z -

  • P. V id a l, Ius canonicum, II. De Personis, Roma

1928, p. 81).

25 Cf Paolo VI, m.p. M inisteria quaedam, 15 agosto

1972, in AAS

1749-1770.

64

(1972) 529-534; EV 4, nn.

26 II canone risultava pressoché invariato: «Can. 368. § 1 Nemo, potestate exorcizandi praeditus,

exorcismos in obsessos proferre legitime potest, nisi ab Ordinario peculiarem et expressam licentiam obtinuerit. § 2 Haec licentia ab Ordinario concedatur tantummodo sacerdoti pietate, prudentia ac

vitae integritate praedito»

( P o n tif i c i a

C om

m issio

C o d ic i I u ris

C a n o n ic i r e c o g n o s c e n d o ,

Conventus

dd. 9-12 octobris 1978, Appendix, Titulus V II De Sacramentalibus, in «Communicationes» 13 [1981]

443); «Sacra Congregatio prò Sacram entis et Cultu Divino has fecit animadversiones: [

]

Can.

3 6 9 : La normativa qui riportata sugli esorcismi dovrebbe poggiare su

un chiaro richiamo al senso

teologico dell’esorcismo stesso, in modo che sia posto in risalto, accanto all’imprecatio diaboli, anche Yinvocatio Spiritus Sancti. Si pensa, inoltre, di togliere potestate exorcizandi praeditus che sem bra rife­

rirsi al vecchio Ordine minore dell’Esorcistato. NB. Sembra opportuno aggiungere un Can. 370 che riprenda il Can. 1153, perché si tratta di altro tipo di esorcismo» (ibid., nota 1) ; «De can. 7. Suggestum est ut expungantur ex § 1 haec verba “potestate exorcizandi praeditus”. Suggestio omnibus placet»

(C o e tu s st u d io r u m

«De l o c is e t

d e te m p o rib u s s a c ris

1980, in «Communicationes» 12 [1980] 387).

d e q u e

c u l t u d iv in o » , adunatio diei 2 februarii

Il ministro dell’esorcismo

31

e, quindi, della scomparsa dell’esorcistato; dall’altra sottrae anche la possibilità che tale ministero possa essere esercitato da un diacono, senza entrare nel merito della potestas, ma preoccupandosi di disci­ plinarne l’esercizio27. Alla lettura del can. 1172 § 2 balza agli occhi il cambiamento dal termine «sacerdos» del can. 1153 CIC/17 sostituito con «presbyter». Lo stesso termine, inoltre, è usato anche nel Catechismo della Chiesa cattolica28. Invece, come abbiamo già osservato, le Premesse al Ri­ tuale, sia del 1998 sia del 2004, parlano esplicitamente di «sacerdos», specificando che quando il rituale usa il termine esorcista si intende sempre e solo il sacerdote esorcista (ci Praenotanda DESQ n. 13). Il termine sacerdos è comprensivo sia del presbitero sia del ve­ scovo, mentre esclude colui che ha ricevuto solo il diaconato; mentre il termine presbyter è univoco ed esclude il diaconato e l’episcopato. Dalla storia redazionale non si desume il motivo per cui il Codice presenti tale cambiamento. Il termine sacerdos rimane presente nella redazione del canone nello schema del 1980 (can. 1126)29 così come in quello del 1982 (can. 1172)30. Riteniamo che la differente terminologia sia comprensibile se si tiene presente la natura e lo scopo della norma canonica che regola le azioni liturgiche. Mentre la norma liturgica, infatti, ha il fine di regolare il culto divino, quella canonica, invece, è maggiormente in­

27 A rigor di logica si potrebbe

cogliere un residuato della possibilità in quel m emo» presente nel can.

1172 § 1, espressione che non fa alcuna distinzione tra chi è sacerdote e chi non lo è: «Il can. 1172 § 1

afferma che per proferire legittim am ente gli esorcismi bisogna ottenere la esp ressa licenza dell’ordi­

nario del luogo. M a potrebbe ottenere tale licenza qualsiasi chierico in quanto il testo non distingue

e si potrebbe addirittura presum ere che possa ottenere la

licenza anche un laico» (G. B ru g n o tt o , Il

ministero del sacerdote esorcista

... nel Catechismo della Chiesa cattolica, sia annoverato fra i sacram entali; il Catechismo così si espri­

,

cit., p. 90). Infine si può notare come l’esorcismo, sia nel Codice sia

me sui sacram entali in senso generale: «Essi derivano dal sacerdozio battesim ale: ogni battezzato è

chiamato ad essere una benedizione e a benedire. Per questo anche i laici possono presiedere alcune

benedizioni; più una benedizione rig u ard a la vita

ecclesiale e sacram entale, più la sua presidenza è

riservata al m inistro ordinato (vescovo, presbiteri o diaconi)» (CCC 1669). 28 «L’esorcismo solenne, chiamato “grande esorcism o”, può essere praticato solo da un presbitero e con il perm esso del Vescovo» (CCC 1673).

29 Cf

P o n t if ic ia

C o m m issio

C o d ici

Iu ris

Ca n o n ic i

r e c o g n o sc e n d o ,

Codex

iuris canonici. Schema

Codicis Iuris Canonici iuxta animadversiones S.R.E. Cardinalium, Episcoporum Conferentiarum, Dicasteriorum Curiae Romanae, Universitatum Facultatumque ecclesiasticarum necnon Superiorum institutorun vitae consecratae recognitum : Patribus Commissionis reservatum , Città del Vaticano

1980, p. 255.

 

30 Cf

P o n t if ic ia

C o m m issio

C o d ici

Iu ris

Ca n o n ic i

r e c o g n o sc e n d o ,

Codex iuris

canonici.

Schema

novissimum post consultationem

S.R.E. Cardinalium, Episcoporum Conferentiarum , Dicasteriorum

Curiae Romanae, Universitatum Facultatum que ecclesiasticarum necnon Superiorum institutorun vitae consecratae recognitum , iuxta Patrum Commissionis deinde em endatum que atque Summo Pontifici praesentatum , Città del Vaticano 1982, p. 207.

32

Fabio Franchetto

dirizzata a preservare e promuovere l’ordine pubblico della Chiesa31; proprio per tale motivo, si può pensare che la norma canonica circa gli esorcismi - che non intende regolare il tutto in materia - abbia di mira la concessione della licenza da parte dell’ordinario del luogo, atto che di solito avviene nei confronti di un presbitero32. Sulla linea di un intervento disciplinare si pone anche la lettera Inde ab aliquot annis della Congregazione per la dottrina della fede del 29 settembre 198533; in essa è ribadita la disciplina ecclesiale se­

condo cui ministro dell’esorcismo è il presbitero munito di licenza da parte dell’ordinario, rinviando semplicemente al can. 1172. La lettera prende in considerazione il fenomeno delle «riunioni per fare suppliche allo scopo preciso di ottenere la liberazione dall’in­ flusso dei demoni, anche se non si tratta di esorcismi veri e propri»; si constatava che «tali riunioni si svolgono sotto la guida di laici, anche quando è presente un sacerdote»34. Di fronte, quindi, a riti di esorcismo operati dai laici, la Congre­ gazione ribadisce la disciplina ecclesiale, affermando l’illegittimità dell’operato in tale campo da parte di chi non ha ricevuto alcuna li­ cenza da parte dell’ordinario35 e, riferendosi alla norma del can. 1172, riafferma che essa può essere concessa solo ai sacerdoti36. Un ultimo intervento, in cui viene ribadita la norma canonica

  • - su cui diremo sotto — è costituito dalla Istruzione circa le Preghiere per ottenere da Dio la guarigione della Congregazione per la dottrina

    • 31 Cf G. B r u g n o tt o , Commento ai cann. 1-95, in Codice di Diritto Canonico commentato,

a cura della

Redazione di Q uaderni di Diritto Ecclesiale, Milano 20093, p. 98.

  • 32 Simile interpretazione viene offerta da Grob, il quale ritiene che dietro ci fosse anche l’idea che

il vescovo in forza dell’episcopato ricevuto non avesse bisogno di alcuna licenza: «Perhaps thè reai intention was th at bishop should be able to perform this m inistry in virtue of thè episcopal order wi- thout having to require perm ission of thè locai ordinary» (J. G r o b, The canon law on thè rite o f major exorcism, in «Studia Canonica» 44 [2010] 162).

33 C o n g r e g a ti o

PRO DoCTRINA FlDEI, Epistula Inde

ab aliquot annis O rdinariis locorum missa: in

mentem norm ae vigentes de exorcismis revocantur, 29 settem bre 1985, in AAS 77 (1985) 1169-1170; traduzione italiana in EV 9, nn. 1663-1667. 3< Ibid., p. 1169. 35 Di per sé, il testo latino della Lettera, nel sollecitare la vigilanza dei vescovi sulla legittimità dell’ope­ rato di coloro che guidano tali adunanze, usa l’espressione «ii qui debita potestate carent»; la traduzio­ ne italiana p resente sul sito della Santa Sede (http://w w w .vatican.va/rom an_curia/congregations/ cfaith/docum ents/rc_con_cfaith_doc_19850924_exorcism _it.htm l [accesso il 01.10.2013]) usa il term ine «facoltà». E da tenere presente che il documento ha un carattere disciplinare e non dottrinale. 36 Da aggiungere, poi, che la Lettera proibisce l’uso di preghiere non previste dal Rituale : «ai fedeli non è neppure lecito usare la formula dell’esorcismo contro satana e gli angeli ribelli, estratta da quella pubblicata per ordine del Sommo Pontefice Leone XIII, e molto meno è lecito usare il testo integrale di questo esorcismo» (ibid., p. 1170, n. 3). In questo caso, la proibizione va riferita sia ai sacerdoti che ai laici, visto che si usa il term ine «fedeli» (christifideles).

Il ministro dell'esorcismo

33

della fede37, dove - per quanto riguarda gli esorcismi - si rinvia alla normativa del can. 1172 e alla succitata Lettera Inde ab aliquot annis.

La licenza

Necessità della licenza

La formulazione del can. 1172 è perentoria: «nemo [

]

nisi ab

... Ordinario loci peculiarem et expressam licentiam obtinuerit». Già nella menzionata lettera a Decenzio di Gubbio del 410, il papa Innocenzo I affermava che solo al vescovo era lecito imporre le mani sugli ossessi; i presbiteri e i diaconi lo potevano fare solo se avevano ricevuto l’autorità dal vescovo e ciò poteva accadere quando risultava faticoso condurre l’ossesso dal vescovo38. E tuttavia la prassi doveva essere alquanto disattesa, se l’autorità doveva intervenire contro gli abusi. Come abbiamo osservato, il rituale di Paolo V riservava la cele­ brazione degli esorcismi al sacerdote o ad altro ministro legittimo. Barrufaldo commenta l’espressione «alius legitimus Ecclesiae minister» come riferentesi non tanto al sacerdote in senso generico, quanto al chierico esorcista; egli può compiere esorcismi, qualora si verificasse l’impossibilità di reperire un sacerdote esperto, purché sia ben istruito e abbia ricevuto la potestà dall’ordinario39. E dunque il chierico esorcista che avrebbe bisogno della licenza; e tuttavia do­ vrebbe astenersi dall’esercitare la sua funzione se fosse presente un

sacerdote40.

Il Clericato, invece, afferma chiaramente che la licenza sia ne­ cessaria per tutti coloro che hanno ricevuto l’esorcistato, senza di­ stinguere tra chi ha ricevuto solo l’esorcistato e chi invece è già sacerdote, tra chierici diocesani o religiosi; la necessità è motivata per la delicatezza del ministero che richiede prudenza e santità di

37 Congregatio PRO DoCTRINA FlDEI, Instructio de orationibus ad obtinendam a Deo sanationem Ar-

dens felicitatis, 14 settem bre 2000, in

E V 19, n. 1291.

38 Cf supra nota 15. 39 «Neque per hoc quod rubrica dicit: seu quilibet alius legitimus Ecclesiae minister, intelligi debet de Sacerdote in genere loquendo, sed respective; nempe si daretu r casus, in quo Sacerdos peritus non adesset, et e converso, Clericus rep eriretu r bene instructus, tunc clerici exorcistae munus e sset hoc officium praestare. Ubi nota, quod per legitimus, venit ille tantum qui potestatem h abet delegatam, seu facultativam ab Ordinario: caeteri possunt esse M inistri, sed non legitimi, quia ab Ordinario non approbati» (H. BARRUFALDO, A d Rituale Romanum Commentaria, cit., p. 226, nn. 10-11). 40 «In casu vero, quod Clericus exorcista m unus istud exerceret, se ab ilio abstinere deberet, si adesse praesens aliquis in supremo Ordine constitutus, qui solus, hac nostrae aetate, officium pellendi Dae- mones praestaret» (ibid., p. 226, n. 12).

34

Fabio Franchetto

vita nel ministro; e proprio la mancanza di tali qualità ha facilitato l’insorgenza di scandali. La licenza, quindi, diventa un’attestazione dell’idoneità del ministro da parte dell’ordinario, cui spetta vigilare e impedire che avvengano scandali, rendendola obbligatoria per l’eser­ cizio del ministero41. L’affermazione chiara della necessità della licenza viene espli­ citata con forza per problemi derivanti dal comportamento di alcuni

esorcisti42.

L’opinione del Clericato viene citata anche da Benedetto XIV in una lettera ai vescovi della Polonia, i quali avevano lamentato al Pon­ tefice che alcuni religiosi compivano esorcismi senza il permesso dei vescovi; il Pontefice, tuttavia, afferma che la necessità di una licenza ad hoc deve essere contemplata nella legislazione particolare43.

11 «Secundum dubium est: an omnes initiati Exorcistatus ordine possint statim, absque alia Superioris

licentia exercere hoc m inisterium , et energum enos adiurare? Respondetur negative, quia ex Consti- tutionibus Synodalibus fere omnium dioceseon, et ex Conciliis Provincialibus uniuscuiusque bene

directae provinciae, requirenda est licentia in scriptis ab Ordinario [

...

].

Scio, P. Candidus Brognolum

Ordinis minoris reform atorum , seu strictioris O bservantiae S. Francisci, eximium non m inus exor-

... quia cum in hoc m inisterio opus sit sanctitate, et prudentia; ac ob defectum alteriusque scandala Exorcistae frequenter excitaverint, sp ectat ad O rdinarios locorum ea impedire, et obligare exorcistas ut prius episcopalem obtineantlicentiam » (J. C lerica tu s, De Ordine Sacramento Decisiones, cit., dee. XIX, n. 42, p. 158). 42 Chiara e determ inata a questo proposito è una lettera del Card. M arescotti del Sant’Uffizio agli arcivescovi e a tutti gli ordinari dell’Italia, del 5 luglio 1710: «Essendo stati rappresentati alla Santità di Nostro Signore i gravi disordini, che seguono dalla moltiplicità delli esorcismi, che quasi univer­ salmente s’inventano e si praticano dalle persone destinate ad esorcizzare, e volendo la medesima colla sua Pastorale sollecitudine dare a tali inconvenienti il necessario provvedimento, uditi prima li pareri di questi miei Eminentiss. Colleghi Signori Cardinali, Generali, Inquisitori, ha stabilito che per mezzo di questa Sacra Congreg. s’ordini a tu tti gli Arcivescovi, Vescovi, ed altri O rdinari d’Italia e dell’Isole adiacenti, siccome colla presente s’ordina a V.S. che in avvenire non p erm etta, che alcuno Sacerdote tanto Secolare quanto regolare, sia amm esso all’esercizio di Esorcista, senza che prima le consti della di lui pietà, integrità di vita e prudenza, e senza che abbia tu tte le qualità ricercate per tale amministrazione dal Rituale Romano. Vuole inoltre sua Beatitudine, che Ella insista con tu tta la sua attenzione e vigilanza, acciocché, le persone, che da lei saranno stimate capaci di tal ministero, si vagliano della direzione del sopradetto Rituale Romano, e che non preteriscan le regole che in quello si prescrivono. Tanto S.V. dovrà eseguire per ubbidire esattam ente alli santi e supremi ordini di sua Beatitudine, e Dio la prosperi» (Lettera Circolare della Sacra Congregazione del S. Officio, circa l’ob­ bligo e la qualità dei Sacerdoti da ammettersi all’esercizio dell’Esorcista, in F.L. F e rr a r is, Bibliotheca Canonica Iuridica Moralis Theologica, II, Romae 1886, pp. 491-492). 43 «Nel ricorso a noi inoltrato, si fa anche menzione di un altro inconveniente, che, cioè, i regolari esorcizzano senza il vostro perm esso. M a non si dice se da voi o nei vostri sinodi o nei vostri editti è stato stabilito che nessun sacerdote, né secolare, né regolare, osi esorcizzare sia nella propria diocesi sia in quella di altri, sia dentro che fuori del convento, se prima non sia stato da voi approvato e senza aver prima ottenuto da voi il permesso. Questo è quanto deve essere adempiuto e che dai vescovi suole essere garantito, come si può vedere presso il Clericato, De sacramento Ordinis, dee. 19, num. 42, dove cita i sinodi episcopali. Se nondimeno, dopo che voi avrete preso opportuni provvedimenti, per quanto dipende da voi, su quella m ateria e su quella degli oratori privati, i vostri ordini saranno violati e trascu rate le pene da voi imposte e inflitte, senza dubbio Noi non mancherem o al nostro uf­ ficio, deponendo a vostro favore tu tta la N ostra autorità. Perché quello che più ci preme è che i diritti dei vescovi, che sono nostri fratelli, siano garantiti e tutelati» (B e n e d e t t o XIV, lett. enc. Magno cum animi, 2 giugno 1751, in CIC Fontes, a cura di P. Gasparri, II, Romae 1935, p. 331, n. 34). La neces-

cistam, quam theologum, conqueri de huiusmodi episcopalibus prohibitionibus [

].

Sed non iure,

Il ministro dell’esorcismo

35

Con il Codice piano-benedettino la necessità della licenza diven­ ta norma universale e ogni sacerdote ha bisogno della peculiare ed espressa licenza dell’ordinario44; disposizione che è rimasta invariata nell’attuale can. 1172, cambiando però l’autorità che la può concedere:

non più l’ordinario, ma l’ordinario del luogo. La necessità della licenza viene ancora ribadita nella già citata lettera della Congregazione per la dottrina della fede Inde ab aliquot annis: «I Vescovi sono invitati a vigilare affinché - anche nei casi in cui è da escludere una vera possessione diabolica - coloro che sono privi della debita facoltà non abbiano a guidare riunioni durante le quali vengono usate, per ottenere la liberazione, preghiere nel cui de­ corso i demoni sono direttamente interrogati e si cerca di conoscerne l’identità»45. Come già osservato, riferendosi alla norma del can. 1172, la lettera ribadisce che tale licenza può essere concessa solo ai sacer­ doti46; pertanto, «né i diaconi né i laici possono ottenere la licenza di fare esorcismi sulle persone»47. Un’ulteriore norma che regola l’esorcismo è rinvenibile nella Istruzione circa le Preghiere per ottenere da Dio la guarigione della Congregazione per la dottrina della fede, che si conclude con alcune norme disciplinari; in particolare si richiama ancora una volta che «il ministero deH’esorcismo deve essere esercitato in stretta dipendenza con il Vescovo diocesano, a norma del can. 1172, della Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede del 29 settembre 1985 e del Rituale Romanum»48.

sità della licenza è afferm ata anche in una lettera della Congregazione de Propaganda Fide (S.C. d e

P r o p a g a n d a

F id e , istruz.

[ad

Ep. Scodren.], 11 settem bre 1779, in CICFontes, cit., VII, p. 124, n. 1).

" Quindi appare chiaro come aver ricevuto l’ordine minore dell’esorcistato non significa godere della

licenza di poter proferire esorcismi (cosa che a volte viene affermata da taluni sacerdoti) : ciò non era possibile nemmeno sotto la vigenza del CIC 1917. Cf anche R. S e r r e s L o p e z d e G u e r e n u , El ritual de exorcismos: anotaciones canónicas, in «Estudios Ecclesiasticos» 78 (2003) 755. i5 C o n g r e g a t o p r ò D o c tr i n a F id e i, Epistula Inde ab aliquot annis, cit., pp. 1169-1170, n. 3. 46 Da aggiungere, poi, che la L ettera proibisce l’uso di preghiere non previste dal Rituale: «Ai fedeli non è neppure lecito u sare la formula dell’esorcismo contro satana e gli angeli ribelli, e stratta da quel­ la pubblicata per ordine del Sommo Pontefice Leone XIII, e molto meno è lecito usare il testo integrale

nuevo

di questo esorcismo» (ibid., p. 1169, n. 2). In questo caso, la proibizione va riferita sia ai sacerdoti che ai laici (visto che si usa il term ine «fedeli», christifideles).

a G . B r u g n o t t o , Il ministero del sacerdote esorcista

...

,

cit., p. 91. Non sem bra possibile che il vescovo

diocesano dispensi dal prescritto del can. 1172 a norm a dei cann. 86-87, e comunque - anche qualora

la dispensa fosse teoricam ente possibile - non è prudente che essa venga concessa.

*" Art. 8 § 1 (C o n g r e g a t o

prò

D o c tr in a

F id e i, Instructio

de orationibus ad obtinendam a Deo sana-

tìonem Ardens felìcitatìs, cit., in E V 19, n. 1291). «§ 2. Le preghiere di esorcismo, contenute nel Rituale

Romanum, devono restare distinte dalle celebrazioni di guarigione, liturgiche e non liturgiche. § 3. E assolutam ente vietato inserire tali preghiere di esorcismo nella celebrazione della Santa M essa, dei Sacramenti e della Liturgia delle Ore» (/. cit.).

36

Fabio Franchetto

L’espressione «stretta dipendenza» («sub stricta dependentia Episcopi Dioecesani») sembra rafforzare ancora di più, anche dal punto di vista morale, l’idea che l’esercizio di tale ministero deve es­ sere svolto sempre e solo secondo le direttive del vescovo e il suo ma­ gistero pastorale. Quindi, anche chi ha ottenuto la licenza, è chiamato ad esercitare tale ministero evitando eventuali arbitrii o abusi, quali eventualmente si potrebbero verificare se l’esorcismo viene attuato in contesti non ritenuti opportuni.

Natura della licenza

La licenza è un permesso o una autorizzazione che spesso è ri­ chiesta dalla legge e che l’autorità concede a determinate condizioni affinché il richiedente possa agire lecitamente e talvolta validamente, in forza della sua subordinazione ad un superiore ecclesiastico49. La licenza deve essere peculiare ed espressa. «“Peculiare” si oppone a “generale”. Cioè la licenza deve riguardare la possibilità di proferire un esorcismo sulle persone e non può dire in maniera generica che si possono fare delle preghiere di guarigione e neppure degli esorcismi senza distinguere se si tratta di esorcismi su persone o su cose»50. La licenza deve essere data per iscritto, in analogia a quanto previsto per i rescritti (cf can. 59). Se data oralmente rimane valida, ma si creerebbe il problema di provarla in foro esterno (cf can. 37), come può avvenire per esempio neH’avvicendamento del vescovo diocesano. Con il termine «espressa» si vuole dire che «nell’atto con cui si dà la licenza per iscritto ci sarà l’esplicita menzione dell’attività di

49 Cf F.J. Urrutia, Les Normes générales. Commentaire des canons 1-203, Paris 1994, p. 135; G. Bru- gnotto, Commento ai cann. 1-95, cit., p. 132. Si può fare un’osservazione circa la term inologia usata. La norma parla sem pre di «licenza» e non di «facoltà» di esorcizzare; si osserva anzitutto che il Codice non usa sem pre una term inologia coerente e tale da poter distinguere ciò che richiede la licenza e ciò che richiede la facoltà (cf F.J. Urrutia, Les Normes générales, cit., p. 135; J. Gonzalez Ayesta, Facultad, in Diccionario General de Derecho Canònico, a cura di J. Otaduy - A. Viana - J. Sedano, III, Pamplona 2012, p. 890). Una distinzione dei due term ini può e ssere operata su questo piano: la licenza è l’autorizzazione della competente autorità a esercitare un potere, una facoltà o un ’altra situazione giuridica di cui l’interessato è titolare, ma che non può esercitarla (validamente o lecitamente) senza l’intervento dell’autorità per ragioni di ordine pubblico; la facoltà invece è la possibilità giuridica di operare che non è fondata su di un diritto proprio, ma ricevuta dal superiore con una speciale con­ cessione; essa dà al beneficiario il potere di fare; la licenza invece è un requisito esterno, sebbene lo si possa richiedere anche per la validità (cf J. M iras, Licencia, in Diccionario General de Derecho Canònico, V, Pamplona 2012, p. 180).

50 G. Brugnotto, Il ministero

del sacerdote esorcista

...

,

cit., p. 92.

Il ministro dell’esorcismo

37

esorcista», e in questo caso si tratterà di una concessione esplicita; invece, potrà essere implicita, (ma sempre espressa) se «l’attività di esorcista è annessa, a norma del diritto diocesano, a qualche altro ufficio (come per esempio l’ufficio di penitenziere della Cattedrale)», ragion per cui «con la nomina del titolare implicitamente viene data la licenza a proferire esorcismi»51. Proprio perché si prescrive che la licenza sia espressa, non potrà essere né accordata tacitamente, né ritenuta presunta52. Inoltre, essa può essere data in maniera stabile, e in questo caso potrà anche coincidere con il conferimento di un ufficio (cf can. 145); oppure può essere data ad actum, cioè per un singolo caso (cf Prae­ notanda DESQ n. 13)53 e in tale eventualità cesserà con il termine del caso per il quale è stata concessa. Se ad tempus cessa con il trascor­ rere del tempo fissato54. La licenza trova il suo significato anzitutto nella considerazione che l’esorcismo è un atto che comunque realizza «il culto di Dio pub­ blico e integrale» (can. 834 § 1) e come tale «viene offerto in nome della Chiesa da persone legittimamente incaricate e mediante atti approvati dall’autorità della Chiesa» (can. 834 § 2). Come affermano le Premesse, si deve garantire che «l’esorcismo si svolga in modo che manifesti la fede della Chiesa e impedisca di essere interpretato come un atto di magia o di superstizione» (Praenotanda DESQ n. 19). Esso è un’azione liturgica e in quanto tale non è mai azione priva­ ta, ma celebrazione della Chiesa stessa; anch’esso pertanto «è opera che procede dalla fede e in essa si fonda» (can. 836). Per tale ragione è materia che rientra nella vigilanza del vescovo, di cui la concessione della licenza è espressione; essa manifesta anche il dovere di vigilan­ za che urge al vescovo diocesano nell’amministrazione dei sacramenti e di tutti gli atti di culto per la Chiesa che gli è affidata. In particolare, per i presbiteri, manifesta la «loro qualità di co­ operatori dei vescovi» (PO 4) e la comunione che li lega al vescovo nell’esercizio della funzione di santificare, «partecipi essi stessi del

51L. cit. 52 L. cit. 53 «Capita spesso, a seconda delle regioni, che una Diocesi non abbia ancora nominato un sacerdote esorcista. Nell’attesa che ciò venga fatto, almeno ad actum il sacerdote può continuare nella cura del

fedele vessato con preghiere di intercessione [

...

].

Di questa evenienza, è necessario che venga, però,

informato l’Ordinario del luogo (Vescovo diocesano)» (G. N a n n i, Aspetti liturgici dell’esorcismo, in Aa.Vv., Esorcismo e preghiera di liberazione, a cura dell’istituto Sacerdos dell’Ateneo Regina Aposto- lorum, Roma 2005, pp. 153-154).

54 Cf R. S er re s L o pez d e G u e r e n u , El nuevo ritual de exorcismos

...

,

cit., p. 755.

38

Fabio Franchetto

sacerdozio di Cristo, come suoi ministri sotto l’autorità del Vescovo»

(can. 835 § 2). Come si osserva nella Presentazione del Rituale della CEI: «No­ nostante la riservatezza con cui è normalmente celebrato, il Rito dell’esorcismo non è un fatto privato, ma un evento che riguarda tutta la comunità. L’esorcista infatti è un membro della comunità, agisce in nome di Cristo e, in nome della Chiesa, esercita un ministero specifico»55; egli non deve mai dimenticare che nell’esercizio del suo

ministero «nella sua persona [ n. 34b).

...

]

è presente la Chiesa» (Praenotanda

La mancanza della licenza

Proferire esorcismi senza la debita licenza costituisce esercizio illegittimo della funzione sacerdotale e come tale - secondo il di­ sposto del can. 138456 - può essere punito con giusta pena (cf cann.

1341-1353).

La mancanza della licenza non impedisce al sacerdote - come pure ad un diacono - di svolgere altre funzioni di aiuto spirituale, come evidenziano le Premesse del Rituale: «L’aiuto spirituale non si deve negare neppure ai fedeli che, pur non toccati dal Maligno (cf 1 Gv 5, 18), soffrono tuttavia per le sue tentazioni, decisi a restare fedeli al Signore Gesù e al Vangelo. Ciò può essere fatto anche da un sacerdote non esorcista, o anche da un diacono, utilizzando preghiere e suppliche appropriate» (.Praenotanda DESQ n. 15). Il sacerdote non munito di licenza può comunque far p dell’assemblea di fedeli che partecipa al rito o rientrare tra quelle persone qualificate che vi sono ammesse e invitate a pregare inten­ samente {ci Praenotanda DESQ nn. 34b-35). Opera illegittimamente anche l’esorcista che - pur munito di debita licenza - può essere incorso nella pena canonica di scomunica, dato che allo scomunicato è fatto divieto «di celebrare sacramenti o sacramentali» (can. 1331, § 1, 2°); o nella sospensione, che vieta al chierico l’esercizio di alcuni o tutti gli atti relativi alla potestà di ordi­

55 C o n f e r e n z a

E p is c o p a le

I t a l i a n a

, Presentazione, in Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze

particolari, Città del Vaticano 2001, n. 16. 5G «Chi, oltre i casi di cui ai cann. 1378-1383, esercita illegittimamente una funzione sacerdotale o altro

sacro ministero, può essere punito con giusta pena».

Il ministro dell’esorcismo

39

ne e di governo (cf can. 1333 § 1, 2°); fermo restando il disposto del can 133557.

Ambito della licenza: su chi proferire l’esorcismo?

Poiché la concessione della licenza è riservata all’ordinario del luogo, il ministro non potrà proferire esorcismi al di fuori del territo­ rio di giurisdizione di colui dal quale ha ricevuto la licenza58. Nulla vieta, invece, che persone di altri territori possano richie­ dere il suo ministero (cf cann. 100, 383 § 1). Analogo discorso si può fare per fedeli cattolici appartenenti ad un rito orientale (cf can. 383 § 2), fermo restando il loro diritto a rivolgersi ad un ministro proprio. Se il fedele da esorcizzare appartiene ad un istituto di vita consa­ crata o società di vita apostolica, occorrerà tenere presente l’autorità del superiore competente (cf cann. 586, 596, 591)59. Anche il fedele che è incorso in una censura può richiederne il ministero (cf cann. 1331 § 1,2°; 1352 § l)60. Così pure si possono pro­ ferire esorcismi su acattolici, siano essi battezzati o meno (nel qual caso si deve sentire il vescovo diocesano)61; in questo caso, ci si può riferire - per analogia - alle disposizioni che regolano l’amministra­ zione dei sacramenti agli acattolici, cosa possibile solo se questi ultimi la chiedono liberamente e sono ben disposti (cf can. 844 § 3), come pure avere la massima attenzione di rispettarne la libertà religiosa (cf can. 748 § 2). Eventuali limitazioni circa le modalità di esercizio del ministero possono essere previste nella concessione della licenza.

57 «Se la censura vieta la celebrazione dei sacram enti o dei sacram entali o di porre atti di governo, il divieto è sospeso ogniqualvolta ciò sia necessario per provvedere a fedeli che si trovano in pericolo di m orte; che se la censura latae sententiae non sia stata dichiarata, il divieto è inoltre sospeso tutte le volte che un fedele chieda un sacramento, un sacram entale o un atto di governo; tale richiesta poi è lecita per una giusta causa qualsiasi». 58 Eventualmente potrebbe sorgere il dubbio circa questo elemento se si dovesse compiere un esorci­ smo su un fedele che appartiene alla giurisdizione dell’ordinario del luogo che h a concesso la licenza, ma compiendolo fuori dal territorio di giurisdizione (cf can. 136); se si considera che la licenza del vescovo diocesano va richiesta anche per le celebrazioni liturgiche di guarigione (senza operare alcuna distinzione circa l’appartenenza dei fedeli che vi partecipano), sem bra prudente sostenere che l’esorcista non possa agire al di fuori del territorio di competenza di colui che gli ha concesso la licenza, anche se il fedele appartiene alla sua giurisdizione. Ciò ci pare in sintonia anche con la norma canonica che vuole vigilare sulla custodia dell’ordine pubblico ecclesiale. 53 Q uesta eventualità era contem plata in diverse disposizioni della Congregazione dei vescovi e dei regolari, riportate in F.L. F er r a r is , Bibliotheca Canonica Iuridica Moralis Theologica, II, cit., p. 492. Si richiedeva la licenza della Congregazione p er esorcizzare una monaca. “ Questo caso era contemplato eplicitamente nel can. 1152 CIC/17. 61 Cf Praenotanda DESQ n. 18; can. 1152 CIC/17; S.C. d e P ropaganda F id e , Istruz. [ad Ep. Scodren.], cit., pp. 121-123.

40

Chi può concedere la licenza

L’ordinario del luogo

Fabio Franchetto

Il Codice attribuisce la concessione della licenza all’ordinari luogo (cf can. 134); con tale nome si intendono il Romano Pontefice, il vescovo diocesano e quanti sono a lui equiparati a norma del can. 381 § 2, nonché i vicari generali ed episcopali. Le Premesse al DESQ, invece, tenderebbero a restringere le possibilità, riservandola al vescovo diocesano; tuttavia l’espressione «di norma» non esclude la competenza di altre figure e quindi la le­ gittimità della licenza non è vincolata al solo vescovo diocesano: «E legittima anche una licenza data dal vicario generale o episcopale»62. Non sono invece competenti per la concessione della licenza al­ tri ordinari quali i superiori maggiori degli istituti religiosi di diritto pontificio clericali e delle società di vita apostolica di diritto pontificio clericali (cf can. 134 § 2). Ciò significa che la concessione della licenza ad un presbitero ap­ partenente a tali istituti o società di vita apostolica dovrà essere fatta sempre dall’ordinario del luogo in accordo con il superiore competen­ te, secondo quanto previsto da can. 682 § l63, anche qualora il soggetto da esorcizzare fosse un membro di un istituto di vita consacrata o di una società di vita apostolica64.

Il vescovo diocesano

Il

reiterato richiamo avivere il ministero di esorcista sotto la

­

da del vescovo diocesano, a fare riferimento a lui nei casi particolari

come proferire esorcismi su non cattolici (cf Praenotanda DESQ n. 18), esprime la preferenza (non vincolante, come osservato) perché sia il vescovo diocesano a concedere la licenza. Non solo: implicitamente si afferma anche il dovere del vescovo diocesano sia di regolare l’esercizio di tale ministero sia di vigilarvi. L’esortazione apostolica Pastores gregis lo recensisce tra i compiti del vescovo diocesano: «Giova, inoltre, ricordare che appartiene altresì al Vescovo il compito di regolare, in modo conveniente e con un’oculata scelta dei ministri adatti, la disciplina che presiede all’esercizio degli

“ G. Brugnotto, II ministero del sacerdote esorcista

,

cit., p. 91.

 

“3 «Se si tratta di conferire un ufficio ecclesiastico in diocesi a un religioso, la nomina viene fatta dal

Vescovo diocesano su presentazione, o almeno con il consenso, del Superiore competente».

5< R. Serres Lopez DE Guerenu, El nuevo ritual

de exorcismos

,

cit., p. 754.

Il ministro dell’esorcismo

41

esorcismi ed alle celebrazioni di preghiera per ottenere le guarigioni, nel rispetto dei recenti documenti della Santa Sede» (Pastores gregis

39)65.

In tal campo, il ruolo del vescovo va letto alla luce del munus sanctificandi che gli è proprio: «Esercitano la funzione di santificare innanzitutto i Vescovi, che sono i grandi sacerdoti, i principali dispen­ satori dei misteri di Dio e i moderatori, i promotori e i custodi di tutta la vita liturgica nella Chiesa loro affidata» (can. 835 § 1). Quello del vescovo diocesano è certamente, dunque, un compito di vigilanza, secondo quanto disposto dal can. 392 § 2: «Vigili che non si insinuino abusi nella disciplina ecclesiastica, soprattutto nel mini­ stero della parola, nella celebrazione dei sacramenti e dei sacramen­ tali, nel culto di Dio e dei Santi e nell’amministrazione dei beni» (cf anche can. 837 § 4); come pure - di conseguenza - quello di esigere l’osservanza delle norme liturgiche e canoniche66. E tuttavia tale ruolo va letto alla luce della normativa canonica che lo inserisce all’interno di quella sollecitudine pastorale che egli è tenuto ad avere verso «tutti i fedeli che sono affidati alla sua cura, di qualsiasi età, condizione o nazione, sia di coloro che abitano nel ter­ ritorio sia di coloro che vi si trovano temporaneamente» (can. 383 § 1), del suo ruolo di «principale dispensatore dei misteri di Dio» con il relativo impegno a «promuovere con ogni mezzo la santità dei fedeli», perché «i fedeli affidati alle sue cure crescano in grazia mediante la celebrazione dei sacramenti e perché conoscano e vivano il mistero pasquale» (can. 387). Tale dovere del vescovo è complementare al diritto dei fedeli «di ricevere dai sacri Pastori gli aiuti derivanti dai beni spirituali della Chiesa, soprattutto dalla parola di Dio e dai sacramenti» (can. 213). In tal senso, dunque, rientra tra i doveri del vescovo diocesano provvedere che i fedeli che ne necessitano non siano privi di tale «servizio di carità» {Praenotanda DESQ n. 13) quale è il ministero di esorcista. Se ciò non può essere fatto conferendo ad un presbitero la licenza in maniera stabile, potrà essere fatto ad actum.

65 C f G io v a n n i

P a o

lo

II,

e s.

ap .

p o stsin o d a le

Pastores gregis, in AAS 96

(2004)

877. In v e c e ,

s u

q u e sto

p u n to , il Direttorio

per il

ministero

te sto

c h e

ric h ia m

a

i s a c r a m

e n ta li

pastorale dei vescovi si lim ita a d u n

e

il d o v e re

d i v ig ila n z a

d e l v e sc o v o

s e m p lic e p e r c h é

a c c e n n o

in u n a n o ta d el

sia n o

c e le b r a ti

s e c o n d o

i

i

riti p

ro

p ri,

c o n

u

n

rif e rim e

n

to

a l c a n .

1172 e a lla l e tte r a Inde ab aliquot annis

(c f C o n g reg a zio n e

per

Vesc o v i, Direttorio per il ministero pastorale

dei vescovi,

C ittà

d e l V a tic a n o

2004, p.

162, n o ta 456).

C f

C on g reg a tio

prò D o c tr in a F id e i, le tte r a Inde ab aliquot annis, c it., p.

1169, n.

1.

42

Fabio Franchetto

A chi può e/o deve essere data la licenza?

La licenza può essere data solo a chi è sacerdote; quindi - come già osservato - non può essere data né a laici, né a diaconi. Inoltre, sia la normativa canonica sia le Premesse al DESQ pre­ scrivono che tale licenza sia data solo a chi dispone di alcune deter­ minate qualità (su cui si dirà dopo). E possibile che il vescovo diocesano conceda tale licenza, sia stabilmente sia ad actum - limitatamente al territorio della sua giu­ risdizione - al presbitero di un’altra diocesi, preferibilmente che già goda della licenza del suo ordinario del luogo67. La licenza - come già osservato - può essere data anche ad un presbitero religioso, su presentazione o con il consenso del suo supe­ riore (cf can. 682 § 1). Se appare chiaro che il presbitero necessita della licenza, resta aperta, tuttavia, una questione: anche un vescovo al di fuori della sua giurisdizione (al di fuori cioè della sua diocesi, oppure un vescovo emerito o, ancora, un vescovo a servizio della Santa Sede) ha bisogno della licenza dell’ordinario del luogo per compiere tale atto? Sembre­ rebbe che il Codice lo escluda e che il rituale - usando l’espressione «sacerdos» - invece lo preveda68. E da dire, comunque, che mentre la prescrizione del secondo paragrafo del can. 1172 è diretta all’ordinario del luogo e ai criteri che lo devono ispirare nella concessione della licenza, il primo paragrafo del medesimo canone si rivolge a colui che può proferire esorcismi e ha come soggetto «nemo»; la formulazione, quindi, fatta senza alcuna distinzione, appare esplicita e quindi anche un vescovo necessitereb­ be della licenza. In questa linea va anche l’istruzione Ardens felicitatis della Con­ gregazione per la dottrina della fede del 2000, laddove, in riferimento alle celebrazioni liturgiche di guarigione, è scritto: «Il permesso per tenere tali celebrazioni deve essere esplicito, anche se le organizzano o vi partecipano Vescovi o Cardinali. Stante una giusta e proporzio­

67 Si può prevedere - se opportuno - anche in questo ambito una forma di collaborazione tra Chiese particolari della m edesima provincia o regione ecclesiastica, con la creazione di un collegio di esor­ cisti il cui m inistero si estenda nell’ambito provinciale o regionale; in ogni caso, è necessario che la licenza sia data dall’ordinario del luogo di ciascuna circoscrizione.

68 G. Brugnotto, II ministero del sacerdote

esorcista

...

,

cit., p. 92.

Il ministro dell’esorcismo

43

nata causa, il Vescovo diocesano ha il diritto di porre il divieto ad un altro Vescovo» (art. 4 § 3)69.

Qualità e doveri del sacerdote esorcista

Le qualità

Sia la norma codiciale come pure il Rituale elencano alcune qua­ lità che deve avere colui che svolge il ministero di esorcista; la licenza, infatti, può essere concessa «tantummodo presbytero pietate, scien- tia, prudentia ac vitae integritate praedito» (can. 1172 § 2; cf Prae­ notanda DESQ n. 13). Tali, sostanzialmente, erano anche le qualità dell’esorcista presenti sia nel Rituale Romanum di Paolo V, come pure nel can. 1151 del CIC/17; tuttavia, la scientia fu aggiunta nell’elenco solo con la revisione del Codice nella riunione del 2 febbraio 198070; mentre le Premesse al DESQ aggiungono anche la preparazione spe­ cifica a questo ministero {ci Praenotanda DESQ n. 13). In effetti, la concessione della licenza da parte dell’autorità com­ petente risponde anche all’esigenza di affidare tale ministero ad un presbitero idoneo, e di conseguenza richiede implicitamente un giudi­ zio sulla presenza di tali qualità nella persona del ministro stesso, un discernimento che l’autorità deve compiere71, e sarebbe imprudente concedere o lasciare la licenza a chi non rispondesse ai requisiti canonici. Le distinzioni delle varie qualità, tuttavia, non devono far perde­ re di vista che anche l’esorcista trova l’unificazione del suo ministero nella virtù della carità pastorale che Giovanni Paolo II, nell’esortazio­

09 Congregatio PRO Doctrina F idei, Instructio de orationibus ad obtinendam a Deo sanationem Ar- densfelicitatis, cit., in E V 19, n. 1287. Cf anche G. Nanni, .Assetò liturgici dell’esorcismo, cit., p. 155. Lo stesso autore ritiene che «per analogia, con una giusta e proporzionata causa, un vescovo diocesano potrebbe vietare ad un altro vescovo di fare esorcismi nel proprio territorio» (ibid.). L’istruzione, in­ vece, non prevede che tale divieto possa essere rivolto ad un cardinale; da una parte, è da evidenziare come tra le facoltà e privilegi concessi ai cardinali non sono recensite né la possibilità di proferire esorcismi né che questa possa essere lim itata da un divieto espresso del vescovo diocesano (cf Segre­ teria di Stato, Elenco di privilegi e facoltà in materia liturgica e canonica, in «Communicationes» 31 [1999] 11-13); ma poiché «i Cardinali che si trovano fuori dell’Urbe e fuori della propria diocesi sono esenti dalla potestà di governo del vescovo della diocesi in cui dimorano in tutto ciò che riguarda la loro persona» (can. 357 § 2), riteniamo che il cardinale necessiti della licenza, in quanto la facoltà in parola non concerne la persona del cardinale.

70 «In §2 addi debet:

...

pietate,

scientia, prud en tia

...

ita decernunt omnes Consultores» (Coetus

studiorum «De locis et de temporibus sacris deque cultu divino», adunatio diei 2 februarii 1980, in

«Communicationes» 12 [1980] 386). 71 Nei lavori di revisione non fu accolta la proposta di elim inare il riferimento alle qualità: «Res arbi­ trio e t prudentiae O rdinarii loci relinquatur, nullis indicatis qualitatibus requisitis (quidam Pater). R. Q ualitates criterium utile praebent, uti experientia docet» («Communicationes» 15 [1983] 244).

44

Fabio Franchetto

ne apostolica Pastores dabo vobis [= PDV]72, ha definito «la virtù che anima e guida la vita spirituale del presbitero in quanto configurato

a Cristo Capo e Pastore [

...

],

partecipazione della stessa carità pasto­

rale di Gesù Cristo» (PDV 23), e che «spinge e stimola il sacerdote a conoscere sempre meglio la condizione reale degli uomini ai quali è mandato, a discernere nelle circostanze storiche nelle quali è inserito gli appelli dello Spirito, a ricercare i metodi più adatti e le forme più

utili per esercitare oggi il suo ministero» (PDV 73). L’iniziale triade «pietà, prudenza e integrità» era presente già nelle Premesse al Rituale Romanum,', Barrufaldo le motiva in questi termini: «Pietate, prudentia, integritate. Tria haec potissimum neces­ saria sunt in perito exorcista: pietas, ut fidem alteri instillare valeat; prudentia, ut nonnisi quae fieri possunt, tentet; vitae integritas, ut Daemon redarguere non valeat evangelico sarcasmo: Medice, cura te ipsum»73. Il contenuto di tali virtù può trovare comunque una esplicit ne anche nelle norme contenute nel Rituale. Cercheremo di offrirne sommariamente una loro declinazione.

La pietà

La pietà rientra nella virtù della giustizia e consiste nell’adempi­ mento dei propri doveri verso Dio e verso il prossimo; potremo dire che essa richiama la cura per la propria vita spirituale: «Cardo et fun- damentum vitae spiritualis sunt exercitia pietatis»74. Essa è declinata nel Codice con l’invito a condurre una vita santa, ad alimentare la vita spirituale con la Parola e l’Eucaristia, la celebrazione della Liturgia delle ore, la partecipazione agli esercizi spirituali e la meditazione personale, la frequenza al sacramento della penitenza e la devozione alla Vergine Maria (cf can. 276). Ragion per cui lo stesso rituale, ricordando che «il demonio non può essere cacciato se non per mezzo della preghiera e del digiuno», invita il ministro a «ricorrere a questi due mezzi per ottenere l’aiuto di Dio, sia personalmente sia da parte di altri» (Praenotanda DESQ n. 31).

72 Cf Giovanni Paolo II, es. ap. postsinodale Pastores dabo vobis, in AAS 84 (1992) 657-804.

73 H.

Barrufaldo, A d Rituale Romanum Commentario, cit., p. 226, n. 13.

71 F.M. Cappello, Sum m a Iuris Canonici, I, Roma 1951, p. 201, n. 218.

Il ministro d ell’esorcismo

45

Proprio la cura della vita spirituale renderà il ministro capace

  • di confidare non nelle sue qualità, ma nella potenza divina75 e a com­

pierlo come un vero atto della Chiesa: «L’esorcismo si svolga in modo che manifesti la fede della Chiesa e impedisca di essere interpretato come un atto di magia o di superstizione» ed evitando che «diventi uno spettacolo per i presenti» (.Praenotanda DESQ n. 19).

La prudenza

La prudenza «è la virtù che dispone la ragione pratica a discerne­ re in ogni circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adegua­ ti per compierlo» (CCC 1806)76; essa si concretizza in una attenzione e cautela di giudizio per arrivare a «distinguere bene i casi di aggressio­ ne diabolica da quelli derivanti da una certa credulità» (Praenotanda DESQ n. 15) e valutare «con la dovuta attenzione se colui che si ritie­ ne tormentato dal demonio lo sia realmente» (Praenotanda DESQ n. 14); la prudenza dell’esorcista pertanto verte su due fronti; il primo, nell’attenzione a non “vedere e far vedere” il diavolo laddove non c’è:

«Non creda subito di trovarsi di fronte a una persona posseduta dal demonio, perché potrebbe trattarsi di un caso di malattia soprattut­ to di natura psichica. Allo stesso modo non creda subito di essere in presenza di una possessione diabolica quando il soggetto dice

  • di essere in modo speciale tentato o depresso o anche tormentato,

potendosi trattare di frutto di immaginazione» (.Praenotanda DESQ n. 14); il secondo fronte, invece, diventa attenzione a cogliere la pre­ senza del maligno laddove si pensa che non ci sia: «Faccia attenzione anche ai mezzi e all’astuzia che usa il diavolo per ingannare l’uomo, persuadendo il fedele tormentato dal Maligno di non aver bisogno dell’esorcismo e facendogli credere che la sua infermità è un fatto

naturale, curabile con la medicina. In ogni caso l’esorcista valuti con

75 «D ivinafretus virtute: exorcista, non de sua, se de Domini praesum ere debet virtute [

].

Christus

enim, qui exorcismos instituit, atque adhibuit, virtutem illis tradidit supernaturalem [

]

nam satis

riduculum e st putare, res posse effingi naturales, quae naturaliter operando Daemonen cogant, qui factus est ut nihil timeat» (H. Barrufaldo, Ad Rituale Romanum Commentaria, cit., p. 226, n. 14).

76 Continua il

Catechismo : «La prudenza è la “re tta norma dell’azione”, scrive san Tommaso sulla scia

  • di Aristotele. Essa non si confonde con la timidezza o la paura, né con la doppiezza o la dissimulazione.

E detta “auriga v irtutum ” - cocchiere delle virtù: essa dirige le altre virtù indicando loro regola e

misura. E la prudenza che guida imm ediatam ente

il giudizio di coscienza. L’uomo prudente decide

e ordina la propria condotta seguendo questo giudizio. Grazie alla virtù della prudenza applichiamo i principi morali ai casi particolari senza sbagliare e superiamo i dubbi sul bene da compiere e sul

male da evitare» (CCC 1806).

46

Fabio Franchetto

la dovuta attenzione se colui che si ritiene tormentato dal demonio lo sia realmente» (Praenotanda DESQ n. 14). Tale virtù, pertanto, è strettamente collegata con il dovere dell’e­ sorcista di agire solo dopo aver conseguito la certezza morale circa la presenza del Maligno.

L’integrità di vita

Secondo Schmalzgrueber, l’integrità di vita consiste essenzial­ mente in tre aspetti, ossia nella custodia della castità77, della sobrietà78 e nel fuggire l’avarizia79. Nel suo commento, Barrufaldo insiste che sia richiamato - nella concessione della licenza - il dovere di non mo­ strare alcun interesse verso il denaro nell’esercizio di tale ministero. Senza fare ulteriori specificazioni, è sufficiente richiamare co­ me l’attuale norma canonica cerchi di declinare nella concretezza l’esercizio di tali virtù nell’invito a custodire il celibato, a vivere una vita semplice che non abbia il sapore della vanità, facendo attenzione all’uso dei beni (cf cann. 277; 282; 285; 286)80.

77 «Q ueritur in quo consistat morum, ac vitae integritas juxta SS. Canones in clericis requisita? Resp. Haec maxime in tribus consistit, 1. U tp raesertim si in sacris constituti, non solum continenter, et ca­ ste vivant, sed etiam caute, ut extra omnem suspicionem incontinentiae, et intem perantis animi sint» (F. Schm alzgrueber, Jus Ecclesiasticum universum, III, pars I, Romae 1844, tit. I, n. 20, pp. 13-14).

78 «2. Fugienda est clericis crapula, et ebrietas, quae omnium vitiorum fomes, et nutrix est [

]

et

mentis aciem hebetat, eius exilium

inducit, et libidinis est incentivum

[

].

inebriandi sint remotiores» (ibid,., n. 21, p. l4). ™ «3. Clerici ab omni avaritia maxime alieni sint, oportet» (ibid., n. 20, pp. 13-14). Nel suo commento al Rituale, Barrufaldo insiste che sia richiamato - nella concessione della licenza - il dovere di non

m ostrare alcun interesse verso il denaro nell’esercizio di tale ministero: «Cupiditate alienus. Ad hunc locum spectant quae diximus in titulo primo generali: De his quae in sacram entorum administratione

... men haec quoque ab omni avaritiae et cupiditatis labe immunia esse debent, quia sancta sunt, et san- cte tractanda, ut alibi diximus. Quapropter in formula licentiae exorcizandi, hoc maxime inculcatur,

generaliter servanda sunt. [

]

Et quamvis exorcismi non su n t sacram enta,

sed sacram entalia, atta-

ut hoc pacto argum entum omnimodae avaritiae auferatur; et ita haeretici redarguere nequeant opus

tam pium, tam quam ad emungendas pecunias

institutum» (H. Barrufaldo, A d Rituale Romanum

Commentario, cit., pp. 226, nn. 15-16). 80 La preoccupazione che gli esorcisti fossero m inistri m oralmente integri si collega nella storia anche a quegli episodi di abuso che potevano sorgere nel proferire esorcismi sulle donne. Il Rituale Romano del 1614 (cf n. 19) prescriveva, in tal caso, la presenza di persone oneste, possibilmente familiari e

invitava l’esorcista a non compiere nulla che per sé o per gli altri fosse occasione di pravae cogitationes

(cf P. Dondenlinger-Mandy, Le rituel des exorcismes

...

,

cit., pp. 106-107; G. Nanni, L’esorcismo. Fonti

e legislazioni del CIC 1983, can. 1172, Roma 2003, pp. 156.190).

Il m inistro d ell’esorcismo

47

La scienza

La scientia richiama la cura per la propria formazione intellet­ tuale e culturale. Essa riguarda certamente l’ambito delle discipline sacre (cf can. 279 §§ 1-2), ma anche la conoscenza delle discipline

umane81.

Già nel suo commento al Rituale Romanum, Barrufaldo scriveva che, per non cadere in errori di giudizio, l’esorcista deve conoscere bene la filosofia naturale e la teologia82. Il can. 279 § 3 invita i chierici a coltivare lo studio di quelle scienze che hanno un rapporto con le scienze sacre, soprattutto se utili nell’esercizio del ministero pastorale. In tal senso, allora, può rientrare nel contenuto di tale virtù anche la conoscenza di alcune nozioni della scienza psichiatrica, perché ciò potrà essere di aiuto all’esorcista nel compiere il dovuto discernimento della presenza o meno del Maligno. Ciò ha trovato esplicitazione nelle Premesse al Rituale laddove si invita l’esorcista - nell’affrontare i casi che gli si presentano - a valutare la possibilità che si tratti di un caso di malattia soprattutto di natura psichica {ci Praenotanda DESQ n. 14).

«ad hoc munus specifice praeparatus»

La Premesse al DESQ aggiungono la necessità di una prepara­ zione e formazione specifica da parte dell’esorcista; da una parte, tale espressione richiama ancora la virtù della scienza; dall’altra, possia­ mo cogliere in questa specificazione quanto prevedeva il Rituale del

81 Cf F.M. Cappello, Sum m a Iuris Canonici, I, cit., pp. 204-205, n. 220. Giova ricordare quanto afferma il concilio Vaticano II: «Nel sacro rito dell’ordinazione il Vescovo ricorda ai presbiteri che devono es­ sere “m aturi nella scienza” e che la loro dottrina dovrà risultare come “una spirituale medicina p er il popolo di Dio”. Ora, bisogna che la scienza del m inistro sacro sia anch’essa sacra, in quanto derivata da una fonte sacra e diretta a un fine altrettanto sacro. Essa va pertanto tratta in primo luogo dalla lettu ra e dalla meditazione della sacra Scrittura m a suo fruttuoso alimento è anche lo studio dei santi Padri e dottori e degli altri documenti della tradizione. In secondo luogo, per poter dare una risposta esauriente ai problemi sollevati dagli uomini d’oggi, è necessario che i presbiteri conoscano a fondo i documenti del m agistero - specie quelli dei Concili e dei Romani Pontefici - e che consultino le opere dei migliori teologi, la cui scienza è riconosciuta. Ma ai nostri giorni la cultura um ana e anche le scienze sacre avanzano a un ritm o prima sconosciuto; è bene quindi che i presbiteri si preoccupino di perfezionare sem pre adeguatam ente la propria scienza teologica e la propria cultura, in modo da essere in condizione di sostenere con buoni risultati il dialogo con gli uomini del loro tempo» (PO 19).

82 «Ne exorcista in varios incidat erro res, atque ne in iudicando de maleficiis caecutiat, ac se ipsum, et

aegros

in foveam praecipere, p raeter morales virtutes, quibus imbutus esse debet, necesse est quo­

que, ut artem hanc e libris edificat, et prae omnibus, philosophiam naturalem , et theologiam calleat,

ut recte dignoscat rem edia quae in casibus occurentibus adhibenda sint» (H. Barrufaldo, A d Rituale Romanum Commentaria, cit., p. 226, n. 22).

48

Fabio Franchetto

1614, ossia l’invito a coltivare la letteratura in materia e la conoscenza degli autori esperti83; accanto a tale preparazione teorica, vi è anche una preparazione pratica (et ex usu noscere studeat), con l’assistenza ad esorcismi84.

Altre qualità

Se le qualità recensite al can. 1172 § 2 costituiscono un criterio di discernimento per l’ordinario del luogo per la scelta del presbitero, ci sono altre qualità, o meglio atteggiamenti, che l’esorcista è chiamato a vivere nell’esercizio del suo ministero. Le Premesse al Rituale di Paolo V riportavano altre doti che doveva avere l’esorcista: «Tarn pium opus ex charitate constanter, et humiliter exequatur. Hunc praeterea maturae aetatis esse decet, et non solum officio, sed etiam morum gravitate reverendum»85. Le attuali premesse invece parlano di un servizio da compiere con fiducia e umiltà (confidenter humiliterque). Tali atteggiamenti richiamano virtù da vivere: la costanza, la fiducia, l’umiltà. Barrufaldo motivava la costanza richiamando come il diavolo tentasse ogni astuzia per stancare l’esorcista, il quale non doveva lasciarsi sopraffare dallo scoraggiamento86. L’umiltà è la virtù oppo­ sta alla natura del diavolo, padre della superbia87. La fiducia, invece,

83 «Ut igitur suo m unere recte fungatur, cum alia m ulta sibi utilia documenta, quae brevitatis gratia hoc loco praeterm ittuntur, ex probatis auctoribus, et ex usu noscere studeat; tum haec pauca magis necessaria diligenter observabit» (Paolo V, Rituale Romanum. De exorcizandis obsessis a daemonio,

  • n. 2). Molto probabilmente gli utilia documenta sono le Vite dei Santi e i manuali d’esorcismo dell’e­

poca (cf P. Dondenlinger-Mandy, Le rituel des exorcismes

...

,

  • p. 157).

cit., p. 107; G. Nanni, L’Esorcismo, cit.,

Cf Paolo V, Rituale Romanum. De exorcizandis obsessis a daemonio, n. 11; G. Nanni, L’Esorcismo, cit., p. 157. 85 C. 1, n. 1. Tralasciamo altre considerazioni del commentatore circa l’aspetto fisico e il modo di porsi:

«Certe necesse est, ut etiam in exteriori aspectu, exorcista venerabundus sit, nec nimis Hominum

familiaris, quo fit, ut ab aspectu eius quandoque d eterreantur Daemones» (H. Barrufaldo, Ad Rituale Romanum Commentario, cit., p. 226, nn. 20-21). 88 «Constanter et hum iliter exequatur. Cum maxima versutia diabolus praeditus sit, omnes vias tentat, ut exorcista taedio afficiat, longa, et diuturna pertinacia permanendo in corpore obsessi: quare qui

constantis, et intrepidi animi v irtutem habere

desperat, non vincit, sed vincitur a Diabolo pertinaci»

(ibid., n. 17). 87 «Humilitas porro est virtu s ex diam etro opposita Diabolo, qui Pater est superbiae, e t propterea con- tra eundem m agnam virtutem habet, et a S. Bernardo vocatur flagellum Diaboli: sicut in hum ilitate

Il ministro dell’esorcismo

49

collegata con la pietà, gli ricorda che deve agire confidando nella potenza divina88. Il Rituale di Paolo V aggiungeva anche l’età, connessa alla matu­ rità della persona e alla prudenza89.

  • I doveri specifici

Una lettura corsiva delle Premesse al Rituale ci permette di fare un elenco sommario su alcuni doveri specifici cui è tenuto l’esorcista (al di là di quelli richiamati come concretizzazione delle virtù che deve avere). Li possiamo distinguere in tre tipi, ben sapendo che al di là di ogni tentativo di classificazione vi è un richiamo reciproco: in rapporto all’esorcismo, in rapporto al fedele, in rapporto al vescovo diocesano.

a) In rapporto all’esorcismo

  • - Discernimento

Di fronte ad un probabile caso di possessione, l’esorcista è chia­ mato ad usare «in primo luogo la necessaria e massima cautela e prudenza» (Praenotanda DESQ n. 14). Egli deve guardarsi da due

estremi: credere subito che si tratti di una possessione diabolica (per

due volte vi è l’imperativo «non creda

...

»);

oppure cadere nell’errore

che si tratti di una infermità naturale. Per questo il primo compito

dell’esorcista è «distinguere bene i casi di aggressione diabolica da

quelli derivanti da una certa credulità, che spinge alcuni, anche tra

  • i fedeli, a ritenersi oggetto di malefici, sortilegi o maledizioni fatte

ricadere da altri su di loro o sui loro parenti o sui loro beni» (Praeno­ tanda DESQ n. 15).

  • - Certezza morale

«L’esorcista non proceda alla celebrazione dell’esorcismo nella forma imperativa se non è moralmente certo che la persona da esor­

8S Abbiamo già osservato che «exorcista, non de sua, se de Domini praesum ere debet virtute» (ibid., n. 14). 89 «M aturae aetatis. Aetas in sucipiendo ordine exorcistatus sufficit, ut ad decim um tertium annum

ordinandus pervenerit [

...

]

sed cum hae aetas non sit praefixa a Concilio tridentina, attendenda est

quae a Canone praescribitur [

...

].

Quo vero ad exercitium huius Ordinis per delegationem, m atura

aetas requiritur, quae annorum numero non com m ensuratur, sed prudentiae dono, et gravitate, seu

50

Fabio Franchetto

cizzare è veramente posseduta dal demonio» (.Praenotanda DESQ n. 16). La certezza morale è strettamente collegata alla virtù della pru­ denza; essa è da intendersi alla luce del can. 1608 § 1 (cf anche art. 247 § 1 DC). «Essa, nel lato positivo, è caratterizzata da ciò, che esclude ogni fondato o ragionevole dubbio e, così considerata, si di­ stingue essenzialmente dalla menzionata quasi-certezza; dal lato poi negativo, lascia sussistere la possibilità assoluta del contrario, e con ciò si differenzia dall’assoluta certezza»90. Va intesa come certezza oggettiva, cioè basata su motivi ogget­ tivi91; per questo essa è il frutto di un’azione pre-giudiziale che l’esor­ cista svolge sulla persona, riferendosi ai criteri che le Premesse al DESQ riportano (ci Praenotanda DESQ n. 17), al fine di arrivare ad un giudizio circa la presenza o meno del maligno. Solo il conseguimento della certezza morale autorizza l’esorcista a passare dalla formula invocativa a quella imperativa.

  • - Consultazione L’esorcista è chiamato a vivere il suo ministero nella collabo- razione e nella comunione con quanti svolgono lo stesso servizio, e quindi ad «avvalersi del confronto con sacerdoti esorcisti di consoli­ data esperienza»92. In alcune situazioni potrà ricorrere anche alla consulenza di «persone esperte di medicina e psichiatria che siano competenti an­ che nelle realtà spirituali» e anche a «persone esperte in questioni di vita spirituale» (Preanotanda DESQ n. 17). Tale consultazione è un elemento che aiuta il discernimento e il conseguimento della certezza morale.

    • - Riservatezza

L’esorcismo non è un fatto privato e l’esorcista deve ricordarsi che agisce a nome della Chiesa; e tuttavia, proprio perché è azione della Chiesa che esprime la cura di quest’ultima verso chi vive una particolare sofferenza, si deve evitare che l’esorcismo «diventi uno spettacolo per i presenti». Inoltre «durante lo svolgimento dell’esor­ cismo non si ammettano mezzi di comunicazione sociale e, sia prima

90 Pio XII, Allocuzione alla Rota Romana, 1° ottobre 1942, in AAS 34 (1942) 339, n. 1. 91 Ibid., p. 340, n. 3. 92 Conferenza Episcopale Italiana, Presentazione, cit., n. 12.

Il ministro dell’esorcismo

51

che dopo la celebrazione del rito, tanto l’esorcista che i presenti eviti­ no di divulgarne la notizia, mantenendo un giusto riserbo» (Praeno­ tanda DESQ n. 19). E rispetto del fedele, del suo diritto alla buona fama e a non essere leso nella sua intimità (cf can. 220). Da ciò consegue anche la normativa sul luogo in cui svolgere la celebrazione esoreistica: «L’esorcismo si compia, per quanto è possi­ bile, in un oratorio o in altro luogo opportuno, evitando la presenza di molte persone» (Praenotanda DESQ n. 33). Collegato a tale prescrizione si può vedere anche l’invito con­ tenuto nella Presentazione della CEI al Rituale, che esorta i pastori d’anime a «mettere in guardia i fedeli nei confronti di libri, programmi televisivi, informazioni dei mezzi di comunicazione che a scopo di lucro sfruttano il diffuso interesse per fenomeni insoliti o malsani»93. In tal senso, il sacerdote esorcista deve valutare con prudenza la sua partecipazione a trasmissioni televisive che trattano tale materia, come la pubblicazione di libri, e deve sempre ottenere l’approvazione dell’ordinario (cf can 831 § l)94.

  • - Osservanza delle norme liturgiche

Come per i sacramenti (cf can. 846 § 1), così anche per i sacra­

mentali, il ministro è tenuto ad osservare accuratamente i riti e le formule approvate dall’autorità della Chiesa (cf can. 1167 § 2); ciò vale dunque anche per il rito dell’esorcismo. Gli sono possibili adattamenti a seconda della situazione che ha davanti: «Nella celebrazione, quindi, conservi la struttura generale, ma scelga e disponga formule e orazioni secondo le necessità, adat­ tandole alla situazione delle persone (Praenotanda DESQ n. 34)

Ibid., n. 8. s< «E necessario che i chierici e i membri di istituti religiosi che partecipano a trasmissioni radiofo­ niche o televisive che trattino questioni attinenti la dottrina cattolica o la morale dispongano della licenza, almeno presunta, del proprio Ordinario. Si astengano, comunque, dall’intervenire in pro­

gram m i di mero intrattenim ento e quando la loro presenza può suscitare turbam ento

o scandalo nei

fedeli. Chi interviene abitualm ente sulla stampa o partecipa in m aniera continuativa a trasmissioni radiofoniche o televisive che illustrano la dottrina cristiana richieda la licenza dell’Ordinario proprio o dell’Ordinario del luogo. Tali criteri normativi si applicano per analogia a tu tti i media e alle nuove forme di comunicazione. E, comunque, opportuno che quanti intervengono attraverso i media consul­

tino previamente, a seconda dell’ambito, l’ufficio per le comunicazioni sociali, nazionale o diocesano, che in base alle situazioni potrà offrire ulteriori elementi per una valutazione ponderata e saggia. Sono, in ogni caso, da evitare interventi e presenze che, per la loro collocazione e per le modalità espressive, possano essere tacciati di superficialità o di futilità» (Conferenza Episcopale Italiana, Comunicazione e Missione. D irettorio sulle Comunicazioni sociali nella missione della Chiesa, Città del Vaticano 2004, pp. 111-112, n. 151).

52

Fabio Franchetto

Tuttavia, circa l’uso della formula, si dispone che «non si usi la formula imperativa senza farla precedere da quella invocativa. Si può invece usare la formula invocativa senza quella imperativa» (Praeno­ tanda DESQ n. 28). Inoltre è da richiamare quanto afferma la nota della Congrega­ zione della dottrina della fede: «Ai fedeli non è neppure lecito usare la formula dell’esorcismo contro satana e gli angeli ribelli, estratta da quella pubblicata per ordine del Sommo Pontefice Leone XIII, e molto meno è lecito usare il testo integrale di questo esorcismo»95. La proibizione vale anche per i sacerdoti, essendo rivolta a tutti i fedeli. Non è applicabile al rito dell’esorcismo il motu proprio Summo- rum Pontificum96, dato che quest’ultimo ha come oggetto la celebra­ zione della Messa e permette la celebrazione del Battesimo, della Penitenza, della Confermazione, del Matrimonio, dell’Unzione degli infermi (cf art. 9) e delle esequie (art. 5 § 3) e l’uso del Breviario Ro­ mano per i chierici (art. 9 § 3). Ciò nonostante, non va tuttavia dimenticato che la Congregazio­ ne per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, con una notifica­ zione, concede volta per volta, su richiesta del vescovo diocesano, che il sacerdote esorcista possa fare uso del Rituale Romano di Paolo V secondo l’edizione del 195297.

b) In rapporto al fedele o alla persona che richiede il suo ministero

  • - Aiuto spirituale

Il ministero dell’esorcista non è solo per la liberazione, ma an­ che per la consolazione. Pertanto egli è invitato a non negare l’aiuto spirituale a quei fedeli che tendono «a ritenersi oggetto di malefici, sortilegi o maledizioni fatte ricadere da altri su di loro o sui loro parenti o sui loro beni» (.Praenotanda DESQ n. 15) e tuttavia non lo sono. «L’aiuto spirituale non si deve negare neppure ai fedeli che, pur non toccati dal Maligno (cf 1 Gv 5, 18), soffrono tuttavia per le sue tentazioni, decisi a restare fedeli al Signore Gesù e al Vangelo» (Praenotanda DESQ n. 15).

95 Congregatio PRO Doctrina FlDEI, Epistula Inde ab aliquot annis, cit., p. 1169, n. 2. 96 Benedetto XVI, m.p. Sum m orum Pontificum, 7 luglio 2007, in AAS 99 (2007) 777-781.

97 Congregatio de Culto D ivino et Disciplina Sacramentorum, Notificatio de Ritu exorcismi, in

«Notitiae» 35 (1999) 156.

Il

ministro d ell’esorcismo

53

Non va ritenuto un aiuto spirituale la concessione deH’esorcismo a seguito delle insistenze del fedele; laddove egli ravvisi di non trovar­ si in presenza di una possessione, «eviti assolutamente di ricorrere all’esorcismo» (Praenotanda DESQ n. 16). La decisione di non esor­ cizzare o addirittura di negare l’esorcismo va vista come una educa­ zione alla fede, ossia un aiuto al fedele a fare verità e a non ritenere per vere opinioni erronee sulla propria situazione. Anche se le Premesse al DESQ non lo prescrivono come dovere dell’esorcista, appare congruo con il suo ministero invitare il fedele esorcizzato, anche quello liberato, a farsi accompagnare nella vita spirituale (cf Praenotanda DESQ n. 36); ciò potrà essere fatto diret­ tamente da lui o da altri sacerdoti idonei.

  • - Ottenere per quanto possibile il consenso del fedele

Per procedere all’esorcismo, è necessario che l’esorcista, per quanto possibile, abbia il consenso del fedele (,Praenotanda DESQ n. 16). L’espressione «per quanto possibile» lascia intendere che si possa dare la possibilità di trovarsi in situazioni per cui il fedele non goda di quella libertà tale da poter dare il suo consenso. In alcuni casi, tuttavia, si può ravvisare un consenso presunto, anche dal semplice essere venuto a contatto con il ministro e averne chiesto l’aiuto98.

c) In rapporto al vescovo

Ogni ufficio ecclesiastico va vissuto in comunione con la Chiesa (cf can. 149), in particolare il presbitero è chiamato a viverlo nell’obbe­ dienza al proprio ordinario (cf can. 273). La prescrizione della licenza per l’esercizio di tale ministero indica già implicitamente la necessità che esso sia svolto nella comunione con il vescovo che l’ha concessa e secondo le sue direttive pastorali. Tale necessità viene ribadita invitando l’esorcista a compiere il suo ministero «sub moderatione Ordinarli», espressione che nella traduzione italiana delle Premesse è stata tradotta con «sotto la gui­ da del Vescovo della diocesi» (Praenotanda DESQ n. 16); l’istruzione

“ O sserva G. Nanni che «il consenso è fondamentale, ma non necessario: a volte non è possibile rimet­ tersi al consenso dell’esorcizzando, perché lo stato di possessione può causare una totale incapacità ad esprimerlo (stato di trance) o una repulsione tale al sacro (Sacramenti, sacram entali ed anche sacerdote) da rendere la persona non libera interiorm ente al punto da non riuscire o volere chiedere l’esorcismo» (G. Nanni, Aspetti liturgici dell'esorcismo, cit., p. 135).

54

Fabio Franchetto

Ardens felicitatis parla di un ministero da esercitarsi «sub stricta de- pendentia Episcopi Dioecesani» (cf art. 8 § 1)".

Tale dovere dell’esorcista si concretizza poi nella prescrizione di ricorrere al vescovo della diocesi «in casi che riguardano non catto­

lici e in altri casi particolarmente difficili [

...

]

il quale, per prudenza,

potrà richiedere il parere di alcuni esperti prima di decidere se fare

l’esorcismo» (Praenotanda DESQ n. 18). Tale dipendenza dal vescovo e la coscienza di essere suoi co­ operatori trova una sua manifestazione nella convenienza «che gli esorcisti della stessa diocesi si incontrino qualche volta tra loro e con il Vescovo, per condividere le loro esperienze e riflettere insieme»100.

Conclusioni

La storia delle disposizioni date in materia di esorcismo ha visto restringere sempre più i soggetti che potevano amministrare tale sacramentale, arrivando a riservarlo dapprima solo al sacerdote e poi - più chiaramente - solo al sacerdote munito di debita licenza, che presenti in sé le qualità idonee. Contemporaneamente, abbiamo visto come la normativa faccia rientrare in maniera speciale tale sacramen­ tale all’interno della sollecitudine pastorale del vescovo diocesano: è lui l’autorità che di norma concede la licenza, come pure è invitato ad una continua vigilanza su tale ambito. Si tratta infatti di disciplinare un ambito ministeriale assai deli­ cato, che tocca la fede della Chiesa in un suo contenuto significativo, e di preservare l’esercizio di tale ministero da abusi e la comunità dei fedeli da eventuali scandali, nonché da deviazioni nelle manifestazioni della retta fede101. Per questo, il ministero dell’esorcista è un ministero pastorale ed ecclesiale: egli agisce in nome di Cristo e in nome della Chiesa; esprime la cura della Chiesa verso «uno di quei membri che la comu­ nità deve amare di un amore preferenziale: quando è in potere del Maligno, infatti, egli è il più povero dei poveri, bisognoso di aiuto, di comprensione e di consolazione»102.

99 Congregatio PRO D octrina F idei, Instructio de orationibus ad obtinendam a Deo sanationem Ardens felicitatis, cit., in E V 19, n. 1291. 100 Conferenza E piscopale Italiana, Presentazione, cit., n. 14. 101 Su questo tem a si veda anche Commissione teologica internazionale, Les formes multiples de la superstition, in EV 5, nn. 1347-1393. 102 Conferenza Episcopale Italiana, Presentazione, cit., n. 16.

Il ministro dell’esorcismo

55

La normativa canonica vuole custodire tale qualità del ministero perché esso sia sempre esercitato in essa e il suo esercizio diventi annuncio e celebrazione della fede della Chiesa, che, se da una parte insegna che «la realtà del male è un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore», dall’altra «sa anche darci fiducia, facendoci sapere che la potenza di Satana non può varcare le frontiere impostegli da

Dio»103.

Fa bio

F r a n c h et t o

Piazzetta Benedetto XI, 2 31100 Treviso

103 C ommissione teologica internazionale, Les form es multiples de la superstition, cit., in EV 5, n. 1392. Continua il documento: «[la fede] ci assicura egualm ente che se il diavolo è in grado di tentare, non può strappare il nostro consenso. Soprattutto la fede apre il cuore alla preghiera nella quale trova la sua vittoria e il suo coronam ento ottenendoci di trionfare sul male grazie alla potenza di Dio» (ibid.).

La liturgia deH’esorcismo

di Fabio Marini

Quaderni

di diritto ecclesiale

27 (2014) 56-68

Premessa

Il concilio Vaticano II ha richiesto per i sacramentali (SC 79), tra i quali il Codice colloca l’esorcismo, una revisione che tenesse in considerazione l’attiva e cosciente partecipazione dei fedeli e, meglio corrispondendo alle mutate esigenze pastorali, rispondesse alle nuo­ ve necessità richieste dai tempi moderni. Pare che proprio questo principio abbia orientato alla nuova formulazione del De Exorcismis et supplicationibus quibusdam [= DESQ] del 1999-2004; tuttavia, l’opera conciliare di revisione della Liturgia ha visto la Santa Sede e le Confe­ renze episcopali alquanto attive nella riforma in generale e meno per quanto riguarda il rituale degli esorcismi. Questo fatto ha senz’altro tra le sue motivazioni la constatazione che l’uso di questo rituale non richiede una significativa e tantomeno costante presenza assem­ bleare di fedeli. Pare, tuttavia, che il motivo del tardivo impegno di revisione del rito dell’esorcismo debba essere cercato principalmente in ragioni teologiche e culturali che hanno a che fare col ricorso a tale sacramentale. Ora il clima culturale è molto cambiato dai tempi immediatamente successivi al Concilio che subivano l’influsso della demitizzazione del demonio, eppure, anche oggi, tutto ciò che ha una certa implicanza col maligno (come satanismo, magia, stregoneria, divinazione o quant’altro) suscita reazioni alquanto diverse: da un lato crea un certo timore, dall’altro, gode di un ampio pubblico1. Non si è ancora giunti ad un punto fermo nella riforma del pre­ sente rito che pare sia ancora da perfezionare; lo rileva la nota della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti che il

1 II domenicano F.-M. D erm ine parla di dodici milioni di italiani che si rivolgono ogni anno ai maghi

(F.-M. D e r m in e , Presentazione, in G. N a n n i, Il Dito di Dio e il potere di Satana, Città del 2004, p. 12).

Vaticano

La liturgia dell’esorcismo

57

giorno dopo la promulgazione del DESQ si mostrava disponibile nel concedere ai vescovi l’uso del vecchio Rituale romano del 1952 che nel cap. XII titolava: Ritus exorcizandos obsessos a daemonio [= REOD]2. Nonostante ciò, il testo preso in questione si è in brevissimo tempo diffuso poiché, dopo la prima editio typica (1999), se ne è avuta una seconda emendata (2004)3 seguita da altre due riedizioni (2005 e 2013). Anche il testo edito in italiano (2001) è da subito andato esau­ rito, sicché oggi risulta pressoché introvabile4. Il Rito degli esorcismi nel rispetto della sua formulazione litur­ gica offre l’opportunità di chiarire quale azione opporre alle forze del male. In questo contesto si colloca la Chiesa che non ha mai smesso la sua opera evangelizzatrice e con essa la lotta contro il male; pertan­ to, l’esorcismo, come sua reazione al potere diabolico, è più che mai necessario oggi come in passato. Occorre, tuttavia, che esso sia efficace e ciò è garantito dal ri­ spetto delle norme liturgiche, senza trascurare la viva esperienza di tanti esorcisti5. In questo senso si colloca il presente contributo; esso non in­ tende soltanto offrire una lettura del rituale ma proporre anche delle piste di riflessione per una sua corretta applicazione, affinché possa pure essere pienamente efficace6.

2 Cf EV 18, n. 204. Quanto si afferma nella presentazione di una recente pubblicazione del rito previ­ gente non intende correttam ente il senso della necessaria concessione, sostenendo: «La Congrega­ zione per il Culto divino e la disciplina dei sacram enti concede ai vescovi la possibilità di far usare ai sacerdoti il vecchio rito» (D. K a r a s, M anuale di esorcismo. De exorcizandis obsessis a Daemonio, Genova 2012, p. 11). Non solo il volume in questione non ha alcuna forma di im prim atur ma nemmeno cita i diritti editoriali della LEV sui testi liturgici. Pur senza dubitare dell’esattezza del testo originale latino, si deve rilevare la non sem pre fluida traduzione italiana, e si deve riconoscere la inopportunità di un uso liturgico dello stesso. 3 Un attento confronto tra le due edizioni si rintraccia in M. Barba, «De exorcismis»: variazioni nel- l’«editio typica emendata», in «Rivista Liturgica» 91 (2004) 901-909. 4 Quanto a traduzioni in altre lingue, sono state rinvenute: quella francese approvata per Belgio, Fran­ cia e paesi del Nord Africa; quella portoghese per Portogallo, Angola, Sào Tomé, Mozambico, Capo Verde e Bissau; a ciò si aggiunga una traduzione spagnola non autorizzata in sito web ; m entre sono in corso di realizzazione quelle tedesca e inglese. 5 «Il sacerdote esorcista procederà alla celebrazione dell’esorcismo nella forma imperativa solo dopo aver raggiunto la certezza morale sulla reale possessione diabolica del soggetto. Nel discernimento

si servirà innanzitutto di criteri tradizionalm ente seguiti p er individuare i casi di possessione diabo­ lica (cf Premesse generali, n. 16) e potrà avvalersi del confronto con sacerdoti esorcisti di consolidata esperienza e, in alcuni casi, della consulenza di persone esp erte di medicina e di psichiatria» (C o n f e ­

r e n z a

E p is c o p a le

I t a l i a n a ,

Presentazione, n. 12, in

Id ., Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze

particolari,

Città del Vaticano 2001, pp. 12-13). Cf G. A m o rth , Il segno dell’esorcista. Le mie ultime

battaglie, Milano 2013, p. 132. 15 «La validità sia dei sacram enti che degli esorcismi strictu sensu, dipende dalla volontà della Chiesa che ne determ ina ogni modalità esecutivo-celebrativa» (A .M . T ria cc a , Esorcismo, in A a .Vv., Liturgia,

Cinisello Balsamo 2001, p. 735).

58

Fabio M arini

La collocazione dell’esorcismo tra i sacramentali non è pie­ namente espressiva della sua natura. Se il sacramento è «segno e strumento mediante [il quale] lo Spirito Santo diffonde la grazia di Cristo»7, quest’ultima, la grazia, si rende presente per il solo fatto che il sacramento è celebrato, poiché è Cristo stesso che agisce; il sacra­ mento è fatto in nome suo (cf CCC 1127-1128)e. Nei sacramentali, invece, l’azione nasce dalla Chiesa ed è quest’ultima che si rende presente nel disporsi ad accogliere la grazia sacramentale (cf CCC 1668 e 1670). Nell’esorcismo siamo davanti ad un’azione compiuta «in nome di Cristo» e da lui specificamente affi­ data alla missione dei suoi discepoli (Me 3,15; 6, 7; 16,17); dunque, azione di istituzione divina e non ecclesiale. Tuttavia, a differenza dei sacramenti, l’efficacia di questo rito non dipende dall’azione sacra ce­ lebrata ma è efficace esclusivamente nella misura in cui rende presen­ te il mistero pasquale di Cristo che ha vinto il potere del demonio sulla Croce. Siamo sì davanti ad un’azione mediata ma efficace nella misura che la fede (personale del ministro e, nell’attuale rituale, pure della comunità che lo accompagna) rende operante la vittoria del Salvatore. Pur non volendo ridefinire il settenario sacramentale, tuttavia non pochi autori collocano l’esorcismo vicino ai sacramenti di gua­ rigione, quando non addirittura in continuità con questi9. La stessa origine dell’esorcismo dalla prassi prebattesimale colloca tale rito nell’opera di allontanamento dagli influssi malefici e dai costumi da questi suggeriti10. Si deve notare che le premesse al DESQ veicolano non solo l’a­ spetto normativo liturgico ma i criteri per la stessa fruttuosità (e nello

7 Catechismo della Chiesa Cattolica [= CCC], n. 774.

8 «L’esorcista infatti è membro della comunità, agisce in nome di Cristo e, in nome della Chiesa, eser­

cita un ministero specifico»

(C o n fe re n z a E pisc o pa le It a lia n a , Presentazione, cit., n. 16, pp. 13-14).

9 «In questo contesto si pone l’interrogativo perché questo capitolo liturgico non venga inserito, come suo alveo naturale, nell’ambito sacram entale, ed esattam ente nel Rituale dell’unzione e della cura pa­ storale dei malati. Un raffronto tra i Prcenotanda di entrambi i Rituali evidenzia identiche peculiarità. Non solo il gesto sacram entale è il medesimo, e cioè l’imposizione delle mani per invocare lo Spirito, ma l’intero orizzonte celebrativo si equivale» (G . C avagnoli, 1 Praenotanda del «De Exorcismis», in A a .Vv., Tra maleficio, patologie e possessione demoniaca. Teologia e pastorale dell’esorcismo, a cura di M. Sodi, Padova 2003, p. 199). Anche G. Gramolazzo rileva come il confine tra esorcismo e confessione è labile perché il peccato è possessione del cuore anche se non del corpo ma tiene allo stesso modo tutto l’essere prigioniero; ecco perché l’esorcista deve essere un sacerdote; spesso la migliore pratica

esoreistica, dove ci sono solo i sintomi della possessione, è proprio una confessione sincera (cf G. G ra­ m o lazzo, Esperienza di un esorcista, in A a .Vv., Esorcismo e preghiera di liberazione, Roma 2005, p. 249). 10 «Nella medesim a prospettiva di quanto avviene nell’iniziazione cristiana, l’esorcismo potrebbe essere interpretato come un nuovo battesimo ovvero come l’inizio di un cammino di vita rinnovata

perché liberata dal disordine demoniaco [

... to luogo originario dell’esorcismo ecclesiale» (O. V e zz o li, L’esorcismo un nuovo battesimo? Spunti per un indagine liturgica, in Aa.Vv., Il diavolo, Brescia 2013, p. 203).

e così] recuperare il contesto iniziatico cristiano in quan­

La liturgia dell’esorcismo

59

specifico anche l’efficacia) dell’esorcismo. Ci limitiamo nel presente contributo a delineare alcuni risvolti giuridici che queste premesse offrono al sacerdote esorcista valutandole in continuità con la tradi­ zione, nella linea di quanto indicato dal can. 6 § 2.

L’esorcismo è azione liturgica11

Occorre da principio annotare che l’esorcismo è ora riconosciuto come vera azione liturgica, cioè celebrazione pubblica della Chiesa che, nella fattispecie, invoca da Dio la liberazione dal demonio di un fedele (n. 11)12. Siamo davanti ad un’azione sacra che appare più am­ pia del termine celebrazione13, dove la Chiesa è partecipe e nella quale questa si rende presente sia che vi sia il solo ministro con il posseduto, sia che vi sia una piccola assemblea che sostiene, soprattutto con la preghiera, l’opera del sacerdote esorcista (n. 34 b). Lo schema del REOD non prevedeva una celebrazione liturgica ma solo una serie di preghiere senza questa cornice. Il DESQ, inve­ ce, in più punti, propone una forma assembleare. Quest’ultimo rito parla spesso di presenti al plurale (nn. 19,40,44,45,46,49, 54, 55,57, 65) o di fedeli (nn. 32, 34b, 40)14 con la sola attenzione di evitare «la presenza di molte persone» (n. 33). e ciò perché non ci sia nessuna forma di inopportuna plateizzazione dell’esorcismo (n. 35). La pre­ ferenza per la forma liturgica si colloca nella prospettiva «conciliare

11 Non tutti gli autori sono concordi nel valutare l’opportunità di questa scelta. Alcuni liturgisti la difendono, rilevando, da una parte, lo stretto legame con il battesimo da cui l’esorcismo ha origine e, dall’altra, si evidenzia come lo stesso vangelo attribuisca all’opera dello Spirito Santo la liberazione dal maligno (cf A .M .T riacca, Esorcismo, cit., p. 719). Gli esorcisti, invece, rilevano come anche nel van­ gelo l’esorcismo indichi l’opera dello scongiurare o scacciare. Il DESQ non solo ha posto in subordine la preghiera imperativa ma non sem bra più porre attenzione, come invece faceva il REOD, agli strum enti evangelici per conoscere le insidie diaboliche (interrogatori) o per snidare le insinuazioni e falsità del maligno (inganni per l’eso rcista). Il DESQ «sembra più preoccupato di p orre limiti e divieti, per non confondere malattia e possessione» (G. Nanni, Aspetti liturgici dell’esorcismo, in Aa.Vv., Esorcismo e preghiera di liberazione, cit., p. 128). Altri liturgisti rilevano le difficoltà di coesistenza del doppio

rito; si pensi al solo fatto che il libenter con cui la Congregazione per il culto divino ha fatto rivivere 11 vecchio rito dà la n etta im pressione di non riconoscere la piena efficacia del DESQ m entre il primo mantiene un carattere «“agonico” tipico». Pare intenzione del legislatore lasciare all’esperienza degli stessi esorcisti il determ inarne la validità dell’uno o dell’altro rito (cf N. Va l li, Il rito degli esorcismi, in «La Scuola Cattolica» 135 [2007] 358, 380, 383). 12 Nel presente lavoro là dove si cita solo il num ero tra parentesi si fa riferimento al DESQ nell’editio typica emendata del 2004. Cf P. SORCI, Gesti e atteggiamenti nel rito degli esorcismi, in Aa.Vv., Tra

maleficio, patologie e possessione demoniaca

...

,

cit., p. 272.

13 M. Barba, «De exorcismis», cit., pp. 901-902. " Il REOD al n. 19 prevedeva solo la presenza di altri fedeli, in specifico donne di onesti costumi, solo nel caso ci fosse una femmina da esorcizzare. Tale norm a prudente offre l’occasione per fare dell’esor­ cismo una celebrazione. Diverso caso è quello che riguarda le donne in gravidanza; si raccomanda di

non fare esorcismi per non rischiare di provocare un aborto commentario, Venetiis 1763, p. 231).

(cf H. B a rr u fa ld o , A d Rituale Romanum

60

Fabio M arini

della riforma liturgica: la celebrazione dell’esorcismo è preghiera della Chiesa caratterizzata dalla partecipazione dei fedeli, superando l’ambiguità di una preghiera privata con sospetto di formula magica o superstiziosa»15. Da ciò derivano anche alcune indicazioni soggettive per la frut­ tuosa celebrazione (n. 13): anzitutto il clima di fede che àncora l’azio­ ne nel mistero pasquale, poiché è Cristo il vincitore del male con l’of­ ferta della sua vita per i peccatori (n. 5) ; occorre poi un decisa fiducia nella Provvidenza, perché nella grazia dello Spirito Santo è solo Dio che può operare una guarigione. Questi atteggiamenti devono essere sempre presenti e operanti nel ministro ogniqualvolta si trovi di fronte ad un ossesso per liberarlo. La perdita di questa duplice coscienza rende inefficace l’azione contro lo spirito del male16. In tal senso si orienta pure la Presentazione della versione italiana al DESQ: il clima culturale attuale, in modo schizofrenico, o rifiuta razionalisticamente ogni riferimento al demoniaco o si dà integralmente alla venerazione dell’occulto. Il presente rito, anche per il suo proporsi come liturgico, può contrastare ogni forma di falsa percezione del mistero del male sia da parte di chi ha uno spiccato orientamento superstizioso, sia da parte di chi, fiducioso del solo sapere tecnico-scientifico, ne opera un rifiuto aprioristico17. La celebrazione rituale richiede che tutti i presenti devono ben disporsi ad essa, e ove possibile è opportuno pure il coinvolgimento personale dell’ossesso poiché la conversione fa da analogatum prin- ceps dello stesso esorcismo. Del resto, come si sa, il fine dell’azione diabolica è sempre quello di indurre l’uomo al peccato deliberato per­ ché raggiunga la «seconda morte», mentre ogni forma di possessione non ha «la gravità del peccato»18. Il contributo volitivo e libero da parte dell’ossesso di ritornare a Dio sarà invece condizione necessaria nel caso in cui si tratti di una schiavitù del maligno, procurata con atti di libera determinazione (nel caso, per fare un esempio, di consacrazione al demonio). In tal senso,

15 O. VezzOLI, L’esorcismo un nuovo battesimo?, cit., p. 227. 16 Una ricerca parallela è quella svolta da R. Tavelli che ha m esso in luce come la teologia possa ancor oggi dare una visione valida anche nei fenomeni paranormali dell’anima dell’uomo, non sostituendosi alla scienza ma nemmeno delegando tutto alla comprensione razionale delle scienze della natura. La fede, di cui la riflessione teologica è l’approfondimento, è sempre da comprendersi e comporsi anche con il sapere scientifico e con le scienze umane: l’esorcismo ne è un caso emblematico (cf R. Tavelli, L’anima e il suo cuore. Fenomenologia paranormale ed esperienza del sacro. Sensitivi, Carismatici, Medium, Siena 2012). 17 Cf Conferenza E piscopale Italiana, Presentazione, cit., pp. 13-14, nn. 2 e 3. 'eIbid.,p. 11, n. 7.

La liturgia dell’esorcismo

61

come è stata coinvolta la libera volontà per accedere al potere diabo­ lico, così, allo stesso modo, deve esserci una deliberazione personale da parte dello stesso soggetto di ritornare in piena libertà19. Nella celebrazione deiresorcismo anche il ministro deve porre attenzione alla tentazione alla quale è personalmente sottoposto. In specifico, egli deve sempre essere vigilante per non peccare di pre­ sunzione di sé, così da rendere inefficace l’azione di Cristo che solo è più forte del maligno20. Sempre per garantire la piena efficacia, non va trascurata anche l’importanza che la celebrazione dell’esorcismo sia anche lecita, nel rispetto del can. 1172, cioè in primo luogo che il ministro ne abbia la facoltà, come approfondito nel precedente articolo, e in secondo luogo che il ministro, per procedere all’esorcismo - come lascia intendere il tono del DESQ, in continuità con la norma del Codice del 1917 (can. 1151 § 2) -, abbia raggiunto la certezza morale di essere di fronte a un caso di possessione. Tale norma ora si rintraccia nei nn. 14,15,17 e 18. Per fare ciò il rito offre l’indicazione dei segni di possessione: nel n. 16 dapprima si riprendono i tre segni presenti anche nel CIC/17:

«Parlare correntemente lingue sconosciute o capire chi le parla; rive­ lare cose occulte e lontane; manifestare forze superiori all’età o alla condizione fisica». Il rito vigente aggiunge un altro segno di rilievo: l’avversione al sacro e a tutti i segni ed espressioni verbali che lo rappresentano. Partendo da questo segno di possessione la testimonianza di non pochi esorcisti va nella direzione di porre in essere una verifica - se procedere o meno all’esorcismo - mettendo in atto dapprima un uso diagnostico di preghiere o scongiuri; la reazione dell’ossesso all’inti­ mazione fatta al diavolo di lasciare il corpo del posseduto, in relazione a quest’ultimo segno, sarebbe, a loro detta, un chiaro indizio di pos­

19 Cf

G. A m o r t h , Il segno dell’esorcista, cit., pp. 136-7 e 171.

20 Cf n. 13. Un esempio può valere per tutti: le mani del sacerdote sono sacre perché unte dall’olio cri­ sm ale all’ordinazione. La mano del sacerdote è unta per consacrare, assolvere, e benedire: il demonio

ovviamente sente nella sua avversione al sacro la ripugnanza per il sacerdote in quanto tale e il suo gesto nel Rito contribuisce a rendere efficace il segno sacram entale. Tuttavia le reazioni del demonio al gesto o al tocco della mano sul capo dell’ossesso, possono lasciar pensare all’esorcista che sia la mano stessa a possedere una virtù esoreistica e il demonio fa di tutto per lasciarglielo credere. In questo modo il nemico a piccoli tratti insinua nel sacerdote un peccato di orgoglio che lo fa credere capace di compiere esorcismi anziché riferire nella sua povertà di creatu ra tutto il merito e la potenza a Cristo. E utile a tale scopo ricordare che ai discepoli che tornavano esultanti perché anche i demoni si sottomettevano a loro, Gesù disse: «Rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nel Regno dei Cieli». Ossia l’esorcista è un salvato e deve ricordarsi che è debitore in tutto al Salvatore.

62

Fabio M arini

sessione21. Tale prassi è di per sé riprovata dal rituale stesso e anche dalla normativa codiciale previgente; tuttavia, sempre a fine diagno­ stico, è ammessa qualsiasi preghiera privata in forma deprecativa o imperativa. A quanto detto si aggiunga pure un’ulteriore osservazione: il rituale si distacca da un’assolutizzazione dell’origine catecumenale dell’esorcismo con la modifica apportata dXYeditio typica emendata del 2004 che ha mutato l’espressione ab illa credulitate con a falsa opinio­ ne22. Nella prima versione sembrava che ogni sortilegio o maleficio non fosse reale ma frutto di pura illusione. La modifica introdotta po­ ne l’esorcista nella possibilità di verificare se ci si trovi davanti ad un errore di valutazione del fatto personale o non piuttosto ad una reale condizione esistenziale.

Dove celebrare

Il rituale non prevede uno specifico luogo dove celebrare l’esor­ cismo. Si dice semplicemente che «si compia, per quanto possibile, in un oratorio o in altro luogo opportuno» (n. 33) mentre la norma prece­ dente poneva come luogo privilegiato la chiesa (REOD n. 11). L’unica necessità richiesta è che là dove si celebra il rito vi siano delle figura­ zioni sacre tra cui la croce e un’immagine mariana. Il luogo, tuttavia, non può essere con libero accesso dei fedeli poiché non ci deve essere nessuna forma di spettacolarizzazione (n. 19). Si parla di riserbo', si è dunque davanti ad un’azione pubblica ma guidata dal rispetto per la persona, poiché se diventasse di dominio collettivo, lederebbe la sua dignità personale. Risulta inoltre che il riserbo, espressamente ri­ chiesto dal rituale, sia pure una condizione per scongiurare qualsiasi forma di esibizionismo, quindi una feconda opportunità per la crescita della fede in piena coerenza con il fine della vigente riforma. Da qui si comprende perché la Chiesa non consenta la presenza di mass media che darebbero una non opportuna divulgazione dell’atto di culto per liberare il fedele (n. 19).

21 Cf A. G e m m a , Confidenze di un esorcista, Villa di Serio (B G ) 2009, pp. 30 e 41. Anche se molti sacer­ doti usano esorcismi per scoprire se c’è possessione, da questa posizione dissente padre Dermine (cf F.-M. D e r m in e , Il discernimento degli spiriti, in Aa.Vv., Esorcismo e preghiera di liberazione, cit., pp. 91-92). 22 M. Barba, «De exorcismis», cit., p. 904.

La liturgia d ell’esorcismo

63

Come celebrare

Per la particolarità dell’esorcismo che, nella norma, deve essere ripetuto più volte, si evince come il rituale offra al sacerdote esorci­ sta un’ampia gamma di scelta della modalità celebrativa. Questi può togliere o aggiungere preghiere pur mantenendo lo schema liturgico del rito rinnovato. La prassi, come testimoniano gli esorcisti, è che la liberazione - non avvenendo con un solo rito ma dopo una lotta lunga estenuante e a volte anche senza apparente esito23 - comporta una serie prolungata di celebrazioni. L’esorcismo può essere fatto anche senza alcuna espressione verbale visto che le forze soprannaturali percepiscono anche quanto si formula solo nella mente in silenzio24; infatti sia il can. 1172 - usando l’espressione proferre - sia il rituale - che per la formula esoreistica preferisce pronuntiat a dicit - ci indicano come per la struttura ce­ lebrativa del nuovo rito sempre sia necessaria la pronuncia verbale anche con un particolare tenore e solennità pur se non si esclude che previamente o anche contestualmente si possano fare esorcismi privati senza proferire alcuna espressione verbale25. Relativamente alla questione degli interrogatori da farsi all’inde­ moniato non paiono di poco rilievo le parole di Gabriele Nanni:

«Il comando negli esorcismi ha avuto in passato una funzione importante non solo per la sua caratterizzazione, ma anche per l’efficacia dello svolgi­ mento dell’esorcismo stesso, ciò riguarda le notizie utili alla liberazione:

l’indagine delle cause della possessione, l’esistenza di malefici, o di oggetti maleficiati, la certezza della liberazione definitiva. L’inizio del precedente Rituale imponeva al demonio il comando di obbedire in tutto all’esorcista. Questa sottomissione, comandata in nome di Cristo, metteva il sacerdote

in una posizione di potere e il demonio di soggezione. L’esorcista poteva in ogni momento ricorrere a questo potere per impedire allo spirito malvagio

  • di scuotere o torcere la persona, di farla soffrire durante l’esorcismo, di par­

lare per distogliere la concentrazione nella preghiera o per gettare sospetti

o discredito su persone presenti o assenti, oppure l’esorcista poteva imporre

  • di dire o fare cose sempre a vantaggio della liberazione.

Il DESQ, come abbiamo visto, non ha rinunciato al comando, ma ha preferito tacere su queste norme e ha tolto il comando di obbedienza in tutto all’esor­

23 Questo, come am m esso dallo stesso DESQ, è necessario perché il demonio, da esperto falsario, fa di tutto per celare la sua p resenza non sm ettendo di ingannare; cf G. A m o r t h , Il segno dell’esorcista, cit., pp. 35,149 e 201 e A . G e m m a , Confidenze di un esorcista, cit., pp. 30 e 49.

21 Cf G. N a n n i, Il Dito di

Dio, cit., p. 289 e nota 119.

25 «In privato ogni battezzato, come detto, può imporre al Demonio di lasciare in pace e se stesso e un fratello» ma un laico non può mai proferire ciò in pubblico, né compiere gesti tipicam ente sacerdotali né usare formule imperative. Si noti che lo stesso autore testim onia che l’esorcismo può avvenire anche per telefono» (A. G e m m a , Confidenze di un esorcista, cit., pp. 23, 63 e 183-185).

64

Fabio M arini

cista. Ci sembra che tutto sia stato reso implicito. Perciò il rimando è fatto all’esperienza degli esorcisti, ma sarebbe bene che entrasse come materia per un futuro Direttorio»26.

Non pare, poi, che il nuovo rito vieti al sacerdote esorcista, se lo ritenga opportuno, l’utilizzo di alcune vecchie modalità celebrative come quella di chiedere al demonio o ai demoni il loro nome, quanti sono e quando sono entrati (i nn. 14-15, infatti, chiedono che l’esor­ cista valuti e distingua), così come se si è in presenza di malefici (n. 20); tali interrogatori, secondo la testimonianza di esperti esorcisti, contribuiscono a indebolire la presenza della possessione27. Si richiede, inoltre, che durante la celebrazione, oltre all’assem­ blea orante, ci siano pure persone competenti, quali possono essere dei medici attenti al valore del sacro (n. 17), così come è opportuno l’aiuto di alcuni erculei che tengano stretto l’ossesso per non procura­ re danni né all’ossesso, né al ministro, o ad altri fedeli o a cose. Tale lotta rende necessario che gli altri fedeli presenti invochino l’intercessione divina con la loro preghiera personale (e se si fa una recita individuale, sarà silenziosa), cosa che il rituale raccomanda (n. 35). Può essere opportuno che, là dove non è stato possibile un intervento medico previo, questi sia presente allo stesso esorcismo. La lingua preferita rimane il latino, visto che ormai è una «lingua sconosciuta» ai più28. Occorre inoltre che nella celebrazione si tenga distante ogni forma di magia o di superstizione; pertanto è rilevante che in essa si manifesti sempre la fede della Chiesa e si tenga lontana ogni forma di spettacolarizzazione, il che si esprime tra l’altro con la proibizione dell’uso di mezzi di comunicazione sociale. Tutti coloro, poi, che par­ tecipano non devono in alcun modo divulgare la notizia di quanto è avvenuto (nn. 19 e 33).

26 G. N a n n i, Il Dito di Dio, cit., pp. 294-295. Anche padre Am orth

conferma che l’uso delle domande

aiuta a liberare più celerm ente l’indemoniato nella certezza che il demonio, quando si comanda in

nome di Cristo,

non può m entire (cf G. A m o r t h , Il segno dell’esorcista, cit., pp. 89-90). In m erito alla

questione dei D irettori notiamo una vistosa lacuna da parte non solo delle Conferenze episcopali ma anche dei singoli vescovi. 27 Cf G. N a n n i, Il Dito di Dio, cit., p. 188. 28 Padre Francesco Bamonte, discepolo di padre G. Amorth, afferma che in Roma si possono usare sia il DESQ che il REOD, m a egli preferisce q u est’ultimo per il frequente uso di formule imperative, nonché per la lingua latina che - a suo dire - favorisce meglio il discernim ento (cf F. Bamonte, La mia esperienza di esorcista, in Aa.Vv. Esorcismo e preghiera di liberazione, cit.,p. 227; A. Gemma, Confidenze di un esorcista, cit., pp. 30 e 47).

La liturgia dell’esorcismo

65

È opportuno considerare anche l’analogia con le preghiere di guarigione. L’istruzione della Congregazione per la dottrina della fede del 2000 mette in guardia dal valutare acriticamente ogni dono carismatico soprattutto di laici che si reputano detentori di poteri so­ vrumani. In questo senso si danno due indicazioni: che non si confon­ dano tali preghiere sia liturgiche che non liturgiche con gli esorcismi

(art. 8 § 2); è anche «assolutamente vietato inserire tali preghiere di esorcismo nella celebrazione della santa messa, dei sacramenti e del­

la liturgia delle ore» (art. 8 § 3)29. Anche

qui, come sopra detto, non è

bene che il laico presieda un’assemblea liturgica30. Non va trascurata la presenza nel rito di un segno che si è vera­ mente operata una liberazione; per questo la celebrazione si conclude sia con il rendere grazie a Dio per la liberazione avvenuta oltre che

con l’impegno di perseverare nella vita cristiana (n. 36).

Che formule usare

Un’altra novità del rito in esame è l’uso abbondante di formule deprecatorie o invocative; la preghiera imperativa, invece, benché tradizionale e di ispirazione evangelica - Gesù, come ci trasmettono i Vangeli, comanda a Satana di allontanarsi (n. 4) -, è facoltativa31. La formulazione di dette prime invocazioni ha origine battesima­ le e pertanto è di rilevante valore storico e liturgico32. La tradizione degli esorcismi imperativi rimane in vigore pur non essendo così centrale come nel REOD. Pare che detta innovazione, come detto dai Prcenotanda anche della Conferenza episcopale italiana, si sia resa oggi necessaria per la presenza di un diffuso clima di superstizione che si accompagna

29 E V 19,

n. 1291.

30 EV 19,

n. 1284.

31 La proposta di lettu ra liturgica, se per un verso rende meglio ragione dell’azione della Chiesa e della sua intercessione, come si evince bene dalla modalità celebrativa del DESQ (nn. 11-12), dall’altro m ostra come le orazioni dello stesso rituale siano più legate all’origine battesimale dell’esorcismo che è invocazione dello Spirito Santo privilegiando la formulazione invocativa; ciò trova ragione anche nel fatto che in Le 11, 20 è lo Spirito Santo che scaccia il demonio (cf A.M. T ria cc a , Esorcismo, cit., p. 719). Di questa linea non è certo il Valli che annota come l’autore sopra citato sm inuisca del tutto la presenza nella tradizione della formula imperativa, che invece nel DESQ passa «in secondo piano» (N . Va l l i, Il rito degli esorcismi, cit., p. 371); lo stesso poi rileva come la precettività dell’uso della formula deprecatoria, m entre quella imperativa rim ane facoltativa, non h a precedenti ma «appare più rispondere a legittime ragioni di tipo pedagogico che radicate nella tradizione» (ibid., p. 367). Altro

giudizio è quello di Gabriele N anni che rileva come il «DESQ sem bra pagare il tributo al De Benedic- tionibus ed al Rito del battesimo degli adulti, nei quali gli esorcismi sono scom parsi o rimangono solo in forma deprecatoria» (G. N a n n i, Il Dito di Dio, cit., p. 294). 32 A. T riacca, Esorcismo, cit., p. 733.

66

Fabio M arini

ad un’ignoranza catechetica di non poco rilievo. Parrebbe opportu­ no cogliere l’occasione della pratica di un esorcismo per offrire una necessaria catechesi e non dare credito troppo facilmente alla sprov­ vedutezza di chi vede il demoniaco in ogni luogo o persona33. Ciò va composto con le formule imprecative che comunque sono d’origine evangelica, ipsissima verba Jesu (Me 1, 25). Dalla testimonianza di alcuni esorcisti si coglie come al rito si possano aggiungere formule anche imperative che spontaneamente e improvvisamente nascono dal cuore; così era previsto nel n. 20 del REOD che dava la preferenza a quelle bibliche ma non escludeva quelle spontanee34. Il rito vigente sembrerebbe restringere tale facoltà (n. 34), se richiede che «l’esorcista faccia uso liberamente di tutte le possibilità che il rito gli concede. Nella celebrazione, quindi, conservi la struttura generale, ma scelga e disponga formule e orazioni secon­ do le necessità, adattandole alla situazione delle persone». Si noti, tuttavia, che anche qui il riferimento è solo al contesto liturgico.

Uso del REOD di Pio XII

La Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacra­ menti con Notificazione del 27 gennaio 1999, il giorno seguente la pubblicazione del DESQ, ha dichiarato che «petitionibus subveniens ordinariorum, qui suae dicionis realitatem pastoralem piane noscunt,

petitam facultatem libenter concedati di poter utilizzare il vecchio rito del 1952. Certamente là dove concesso è possibile l’uso dell’uno o dell’altro rito, anche alternativamente, come nel caso di un esorci­ smo che si protrae in giorni successivi; l’esorcista potrebbe usare, ma non simultaneamente, l’uno o l’altro rito. Il n. 34 richiede che si tenga «conto delle condizioni del fedele tormentato dal maligno e delle circostanze». La suddetta concessione si colloca chiaramente in una prospettiva strettamente rituale, tuttavia la finalità della centralità della persona da liberare dal maligno implica che si possano usare tutti i mezzi leciti, come sopra accennato.

33 C o n f e r e n z a

E p is c o p a le

I t a l i a n a , Presentazione, cit., p. 12, nota 11.

3i «A volte le parole d’esorcismo escono dalla mia bocca da sole, senza ch’io segua direttam ente le pa­

gine del manuale. Beninteso, il manuale degli esorcisti non va mai a mio avviso disatteso, ma m entre lo si recita si può “divagare” intimando ordini ai posseduti o anche invocando l’intervento dei santi» (G. A m orth, Il segno dell’esorcista, cit., p. 132).

La liturgia dell’esorcismo

67

La concessione dell’uso del rituale di Pio XII pare abbia addirit­ tura anticipato il m.p. Summorum Pontificum36.

Le Appendici del DESQ

Il DESQ, se ha completamente rinnovato il rito dell’esorcismo rispetto al precedente REOD, non così ha fatto per le preghiere che si rintracciano nel {Appendice I che invece rimandano, con piccole modifiche di composizione più che di formulazione, all’esorcismo di Leone XIII37. Detto esorcismo propriamente non si rivolge ad un fedele posse­ duto ma piuttosto è diretto contro la presenza demoniaca negli oggetti (fatture o malocchi) o è dettato dal seguire alcune suggestioni per­ verse del mondo moderno (forme massoniche o persuasioni occulte, ecc.). Le norme, come previsto nel n. 15 della Presentazione della CEI, in relazione a quanto si dice per le preghiere di liberazione, chiedo­ no che un sacerdote (Appendice I, n. 10) proferisca tale esorcismo comunitariamente ma, non parlando propriamente di un sacerdote esorcista secondo la lettera del can. 1172, basterebbe che questi avesse ricevuto dal vescovo diocesano un incarico generico di indire preghiere per allontanare il potere del male (Appendice I, n. 1). Il man­ dato generale permette così al sacerdote un uso libero della formula che, si noti, è imperativa. Unica variante significativa del DESQ è che tale esorcismo è inserito in una celebrazione della liturgia della parola con omelia (Appendice I, n. 4). Diversa è la questione deììAppendice II che invece presenta tutta una serie di preghiere che possono essere usate da tutti i fedeli liberamente ma solo a livello personale e mai in assemblea, anche se ristretta; ne è segno evidente l’uso costante della prima persona singolare nella formulazione delle suppliche.

36 Proprio in rilievo a detto m.p. si potrebbe supporre che la concessione che un vescovo deve chiede­ re per l’uso del REOD sia ora concessa ad ogni ordinario, anzi ad ogni fedele, e p ertanto la si debba intendere come non più in vigore (cf A .M o n t a n , L’istruzione Universae Ecclesiae nella prospettiva del motu proprio Summorum Pontificum. Implicazioni giuridiche, in Diritto e Liturgia, Milano 2012, p. 153 nota 2). 37 D etta prima appendice fa rito rn are sia nel tenore espressivo che per la formulazione dello stesso

al REOD, facendo quasi

percepire che è m utata l’azione sugli o ssessi/p erso n e ma non quella sulla

presenza diabolica nella società (cf N . Va l li, Il rito degli esorcismi, cit., p. 378).

68

Fabio M arini

Conclusione

>

E certo che il nuovo rito risente molto del mutato contesto so­ ciale contemporaneo. La specificità dell’esorcismo dovrebbe anche comportare una più attenta corrispondenza alle distinte culture che presentano una diversa accoglienza e presenza dell’influsso diabolico. Non tutte le Conferenze episcopali hanno tradotto il testo latino, men­ tre sono in commercio traduzioni non riconosciute. Solo alcuni gruppi linguistici hanno ottenuto il riconoscimento vaticano mentre manca­ no le lingue più popolari o minori, forse più di ogni altra cultura legate a situazioni ancestrali di vita e facilmente portate alla deriva magica. La nostra società italiana va percependo sempre di più la presen­ za del satanico ma, se alcuni la colgono come spettacolarizzazione o fonte di guadagno, altri, forse la maggioranza, temono il demonio e cercano, per difendersi, modalità che poco hanno a che fare con la

fede38.

Sarebbe davvero opportuno, anche secondo il rito che considera la preghiera del Signore come il centro dell’esorcismo (n. 57), che quell’espressione che conclude il Padre nostro non sia più il semplice riferimento al male ma a colui che lo insinua: il maligno. Il recitare «liberaci dal maligno» è conforme a quanto sia il CCC che il relativo Compendio39 insegnano e meglio pone il parallelismo tra gli ultimi due versi della preghiera del Signore visto che chi «induce in tentazio­ ne» - o colui al quale chiediamo di «non essere abbandonati», secondo la nuova traduzione CEI - è proprio satana. Il rito dell’esorcismo e la possessione che ne richiede l’attuazio­ ne, secondo la testimonianza di molti esorcisti, è stato occasione di una sincera crescita di fede non solo dei singoli posseduti ma anche dei vicini e della comunità: anche da qui il valore del rito rinnovato. Auspico che un giorno potremo pregare insieme anche in assem­ blea, «liberaci dal maligno»40.

Fa bio

M

a r in i

Piazza don B. Melchiori, 6 25018 Novagli di Montichiari (BS)

” Cf C o n g reg a zio n e pe r la d o t tr in a della f e d e , lettera Inde ab aliquot annis, in EV 9, nn. 1663-1667. 39 In alcune traduzioni o autorevoli testi come il CCC (nn. 2850-2854) e relativo Compendio (n. 597), ripresi dalla P rem essa CEI al n. 7, si cita il testo scritturistico di Mt 6 ,13 in cui il term ine male viene riportato in maiuscolo a sottintendere la sua personalizzazione. Ciò è conforme a quanto afferma il

  • CCC al n. 2851: «Il Male

non è u n ’astrazione; indica invece una persona: Satana, il M aligno

...

».

Commento a un canone

Quaderni

di diritto ecclesiale

27 (2014) 69-89

Nessuno può essere obbligato a riconoscere la propria colpa: il can. 1728 § 2

di Marino Mosconi

Persino le persone meno avvezze in materie giuridiche hanno in memoria espressioni che richiamano la tutela dell’accusato nei proce­ dimenti penali, anche quando fosse realmente colpevole, a partire dal «diritto a rimanere in silenzio», quando accusato del suo crimine. Se da un lato questo aspetto dell’esercizio della potestà giudiziaria è rico­ nosciuto come un criterio irrinunciabile per identificare un sistema di governo che possa essere considerato coerente con le esigenze di una vera civiltà giuridica, dall’altro le circostanze straordinarie di tutela dell’ordine pubblico che continuano ad affacciarsi (in primo luogo la lotta al terrorismo) e il senso di impotenza che sembra emergere dalle concrete modalità di attuazione dei procedimenti penali (che spesso finiscono in un nulla di fatto, impigliandosi in un ginepraio di regole di garanzia) suggeriscono l’adozione di misure straordinarie (leggi speciali e addirittura tribunali speciali) che si pongono in conflitto con i diritti dell’accusato e in particolare proprio con il diritto, di chi pure sembrerebbe evidentemente colpevole, di affermare comunque (e di conseguenza difendere) la propria innocenza. Desta forse un certo stupore che una simile problematica possa interessare anche l’ambito del diritto della Chiesa, il cui ordinamento penale gode evidentemente di una certa originalità rispetto al diritto degli Stati, ma il canone oggetto del presente studio, ovverosia il § 2 del can. 1728, affronta proprio la tematica della tutela dei diritti dell’accusato sotto il profilo del diritto a non riconoscere la propria colpevolezza, neanche quando interrogato in merito. Per approfondire il senso di tale norma il presente studio si propone in primo luogo di ricostruire la configurazione storica del problema, per delineare poi il percorso redazionale del canone vigente e quindi analizzarne distinta- mente i due contenuti principali: circa il non obbligo da parte dell’ac­

70

M arino Mosconi

cusato di riconoscere la propria colpevolezza e circa il non obbligo da parte dello stesso di prestare giuramento. A modo di conclusione verranno semplicemente delineate alcune problematiche concernenti l’applicazione concreta del canone alle diverse tappe della procedura penale canonica.

L’insorgere dell’obbligo dell’accusato a prestare giuramento e il suo superamento

La storia del rapporto tra la persona accusata e il dovere di rico­ noscere in giudizio il suo delitto si connette strettamente alla tematica del giuramento. Il giuramento, invocando il nome divino a testimone della verità e implicando il grave delitto dello spergiuro in caso di inosservanza, vincola infatti chi lo presta ad essere in tutto veritiero e quindi, se si tratta dell’accusato colpevole, a riconoscere il proprio crimine se interpellato rispetto ad esso.

La prima

forma1 assunta dal ricorso al giuramento in ambito pe­

nale canonico è connessa al sistema accusatorio (previsto nel diritto romano ma anche nel diritto germanico), in cui una parte, l’accusato­ re (eventualmente col contributo di alcune persone), sostiene l’ipotesi di colpevolezza di un’altra parte, l’accusato. L’accusato, per dimostra­ re la sua innocenza, doveva agire nel seguente modo: se si trattava di un uomo libero, ricorreva al giuramento (purgatio canonica), con cui egli stesso professava la propria innocenza oppure, se si trattava di un u