Sei sulla pagina 1di 105

Alchimia

Sistema filosofico esoterico


multidisciplinare

Rappresentazione allegorica dell'alchimia.

L'alchimia è un antico sistema filosofico


esoterico che si espresse attraverso il
linguaggio di svariate discipline come la
chimica, la fisica, l'astrologia, la
metallurgia e la medicina lasciando
numerose tracce nella storia dell'arte. Il
pensiero alchemico è altresì considerato
da molti il precursore della chimica
moderna prima della nascita del metodo
scientifico[1].

Diversi sono i grandi obiettivi che si


proponevano gli alchimisti: conquistare
l'onniscienza, ovvero raggiungere il
massimo della conoscenza in tutti i
campi della scienza; creare la panacea
universale, un rimedio cioè per curare
tutte le malattie, generare e prolungare
indefinitamente la vita; la trasmutazione
delle sostanze e dei metalli, la ricerca
della pietra filosofale.

Oltre ad essere una disciplina fisica e


chimica, l'alchimia implicava
un'esperienza di crescita o meglio un
processo di liberazione spirituale
dell'operatore. In quest'ottica la scienza
alchemica viene a rappresentare una
conoscenza metafisica e filosofica,
assumendo connotati mistici e
soteriologici, nel senso che i processi e i
simboli alchemici, oltre al significato
materiale, relativo alla trasformazione
fisica, possiedono un significato interiore,
relativo allo sviluppo spirituale[2].
Il termine alchimia deriva dall'arabo al-
khīmiyya o al-khīmiyya (‫ اﻟﻜﻴﻤﻴﺎء‬o ‫)اﻟﺨﻴﻤﻴﺎء‬,
composto dell'articolo determinativo al- e
della parola kīmiyya che significa
"chimica" e che a sua volta, sembrerebbe
discendere dal termine greco khymeia
(χυμεία) che significa "fondere", "colare
insieme", "saldare", "allegare", ecc. (da
khumatos, "che è stato colato, un
lingotto"). Un'altra etimologia collega la
parola con Al Kemi, che significa "l'arte
egizia", dato che gli antichi Egizi
chiamavano la loro terra Kemi ed erano
considerati potenti maghi in tutto il
mondo antico[3]. Il vocabolo potrebbe
anche derivare da kim-iya, termine cinese
che significa "succo per fare l'oro"[4].
Il laboratorio dell'alchimista, illustrazione di Hans
Vredeman de Vries contenuta nell'Amphitheatrum
sapientiae aeternae di Heinrich Khunrath.

Introduzione
L'alchimia è una scienza esoterica il cui
primo fine era trasformare il piombo,
ovvero ciò che è negativo, in oro, ovvero
ciò che è positivo nell'uomo, per fargli
riscoprire la sua vera “natura interna”, il
proprio Dio. Gli alchimisti cercavano di
nascondersi, di rendersi occulti usando
allegorie, per preservare le loro
conoscenze da quanti erano ancora
impreparati a comprenderle e risultavano
perciò esposti al pericolo di farne un
cattivo uso.[5]

Per comprendere l'alchimia, bisogna


considerare come la conversione di una
sostanza in un'altra, che formò la base
della metallurgia fin dal suo apparire
verso la fine del Neolitico, veniva
spiegata, in una cultura poco interessata
agli aspetti puramente materiali della
fisica e della chimica, come risultante dal
concorso di più cause.[6] Nei tempi
remoti, una fisica priva di una
componente metafisica sarebbe stata
parziale ed incompleta al pari di una
metafisica sprovvista di manifestazione
fisica. Pertanto, per gli alchimisti non vi
fu ragione alcuna di separare la
dimensione materiale da quella
simbolica o filosofica[7].

L'alchimista di Pieter Bruegel il Vecchio


La trasmutazione dei metalli di base in
oro (ad esempio con la pietra filosofale o
grande elisir o quintessenza o pietra dei
filosofi o tintura rossa) simboleggia un
tentativo di arrivare alla perfezione e
superare gli ultimi confini dell'esistenza.
Gli alchimisti credevano che l'intero
universo stesse tendendo verso uno
stato di perfezione, e l'oro, per la sua
intrinseca natura di incorruttibilità, era
considerato la sostanza che più si
avvicinava alla perfezione. Era anche
logico pensare che riuscendo a svelare il
segreto dell'immutabilità dell'oro si
sarebbe ottenuta la chiave per vincere le
malattie ed il decadimento organico; da
ciò l'intrecciarsi di tematiche chimiche,
spirituali ed astrologiche che furono
caratteristiche dell'alchimia medievale.

La scienza dell'alchimia ebbe inoltre una


notevole evoluzione nel tempo, iniziando
quasi come un'appendice metallurgico-
medicinale della religione, maturando in
un ricco coacervo di studi,
trasformandosi in scienza sapienziale, ed
alla fine fornendo alcune delle
fondamentali conoscenze empiriche nel
campo della chimica e della medicina
moderne, le quali tuttavia sono state
interpretate anche come una sua forma
di decadenza.
« A far nascere la chimica moderna
non è stata questa alchimia, con la
quale tale scienza non ha alcun
rapporto: è stata una deformazione
e deviazione di essa nel senso più
rigoroso del termine, a cui dette
luogo, forse a partire dal Medioevo,
l'incomprensione di alcune
persone, le quali, incapaci di
penetrare il senso vero dei simboli,
presero tutto alla lettera e
credendo trattarsi solo di
operazioni materiali si dettero ad
un più o meno disordinato
sperimentare. Proprio queste
persone, chiamate ironicamente
"soffiatori" e "bruciatori di carbone"
dagli alchimisti veri, furono gli
autentici precursori dei chimici
attuali: ed è così che la scienza
moderna si è costruita per mezzo
di residui di scienze antiche, con
materiali respinti da quest'ultime e
abbandonati agli ignoranti e ai
"profani". »

(René Guénon, La crisi del mondo


moderno, trad. it., pag. 76, Roma,
Mediterranee, 1972)

Fino al XVIII secolo, l'alchimia era


considerata una scienza razionale in
Europa; per esempio, Isaac Newton
dedicò molto più tempo allo studio
dell'alchimia piuttosto che a quello
dell'ottica o della fisica[8] per le quali
divenne famoso. Tuttavia Newton
mantenne sempre un notevole riserbo
intorno ai suoi studi alchemici, e non
pubblicò mai opere sull'argomento. Fu
l'economista John Maynard Keynes che
nel 1936 rese pubblici manoscritti
newtoniani sull'alchimia, dei quali era
entrato in possesso ad un'asta.

Altri eminenti alchimisti del mondo


occidentale furono Ruggero Bacone[9], il
Parmigianino[10], Thomas Browne[11], e
non ultimo Cagliostro[12]. Si interessò di
alchimia anche San Tommaso
d'Aquino[13].

Il declino dell'alchimia iniziò nel XVIII


secolo con la nascita della chimica
moderna, che si limitò ad una struttura
più concreta e misurabile
matematicamente per comprendere le
trasmutazioni della materia, e la
medicina, con un nuovo disegno
dell'universo basato sul materialismo
razionale.

La storia dell'alchimia è diventata un


prolifico campo per speculazioni
accademiche. Via via che si riteneva di
poter decifrare l'ermetico linguaggio degli
alchimisti, gli storici hanno cominciato a
trovare connessioni intellettuali tra quella
disciplina ed altre componenti della
storia culturale occidentale, come le
società esoteriche, ad esempio quella dei
Rosacroce[14], la stregoneria e
naturalmente l'evoluzione della scienza e
della filosofia.

Processo alchemico

L'alchimista in cerca della Pietra Filosofale (1771) di


Joseph Wright of Derby (Derby Museum and Art
Gallery, Derby, Regno Unito).
L'opus alchemicum per ottenere la pietra
filosofale avveniva mediante sette
procedimenti, divisi in quattro operazioni,
Putrefazione, Calcinazione, Distillazione
e Sublimazione, e tre fasi, Soluzione,
Coagulazione e Tintura[15].

Attraverso queste operazioni la "materia


prima", mescolata con lo zolfo ed il
mercurio e scaldata nella fornace
(atanor[16]), si trasformerebbe
gradualmente, passando attraverso vari
stadi, contraddistinti dal colore assunto
dalla materia durante la trasmutazione.

Il numero di queste fasi, variabile da tre a


dodici a seconda degli autori di trattati
alchimistici, è legato al significato
magico dei numeri.

I tre stadi fondamentali sono[17]:

Nigredo o opera al nero, in cui la


materia si dissolve, putrefacendosi;
Albedo o opera al bianco, durante la
quale la sostanza si purifica,
sublimandosi;
Rubedo o opera al rosso, che
rappresenta lo stadio in cui si
ricompone, fissandosi.

Il concetto di sulphur et
mercurius
Si tratta, letteralmente, di "zolfo e
mercurio", cioè, nel linguaggio simbolico
dell'alchimia, di due essenze primordiali
viste nel quadro di un sistema dualistico
che ritiene qualsiasi materiale come
miscela di questi due componenti, vale a
dire di un elemento "in combustione"
(zolfo ) e di uno "volatile" (mercurio ),
dotati di gradi diversi di purezza e in un
diverso rapporto di mescolanza tra loro.

Da Paracelso (1493-1541) venne poi


aggiunto un terzo elemento, il sal (il sale
), che doveva costituire la tangibilità:
quando il legno è in combustione, la
fiamma prende origine dal sulphur, il
mercurius trapassa in evaporazione,
mentre il sal ne è la cenere residua[18].

Simboli alchemici
L'universo alchemico è pervaso di
simboli, che, intrecciandosi in mutue
relazioni, permeano le varie operazioni e
gli ingredienti costitutivi del processo per
ottenere la pietra filosofale.

Così per esempio l'oro e l'argento


acquisiscono nell'iconografia alchemica i
tratti simbolici del Sole e della Luna, della
luce e delle tenebre e del principio
maschile e femminile, che si uniscono
(sizigia) nella coniunctio oppositorum
della Grande Opera (Rebis).
A parte i simboli degli elementi primati,
vale a dire i sette metalli corrispondenti
ai sette pianeti dell'astrologia classica,
l'iconografia alchemica è ricca di
simboli[19] che rimandano a strumenti e
tecniche di trasformazione della materia
la quale, è bene ricordarlo, non è mai
identificata dagli alchimisti con la
"materia volgare". In altre parole gli
alchimisti si riferivano, con le loro
allegorie, alla trasformazione psichica e
spirituale dell'essere umano, che in
seguito ad una serie di progressivi
processi di perfezionamento giungeva a
trasformare se stesso da vile piombo in
"Oro filosofico".
Il Rosarium philosophorum attribuito ad
Arnaldo da Villanova, il Commentarius
attribuito a Raimondo Lullo, la Duodecim
Claves philosophicæ attribuita a Basilio
Valentino sono tra le opere che hanno
ispirato, nei secoli, il maggior numero di
interpretazioni iconografiche[20].

Simboli astrologici

Simboli da un libro sull'alchimia del XVII secolo. I


simboli utilizzati hanno una corrispondenza univoca
con quelli utilizzati nell'astrologia del tempo.
Gli elementi cosmici avevano grande
importanza non solo per la loro influenza
sui processi alchemici, ma anche per il
parallelismo che li legava agli elementi
naturali, in base al principio analogico
dell'ermetismo secondo cui «ciò che sta
in basso è come ciò che sta in alto».[21]

Tradizionalmente, ognuno dei sette corpi


celesti del sistema solare conosciuti
dagli antichi era associato con un
determinato metallo.

La lista del dominio dei corpi celesti sui


metalli è la seguente[22]:

Il Sole ( ) governa l'Oro


La Luna ( ) è connessa con l'Argento
Mercurio ( ), Mercurio
Venere ( ), Rame
Marte ( ), Ferro
Giove ( ), Stagno
Saturno ( ), Piombo

Sia i metalli che i corpi celesti erano in


relazione con l'anatomia umana e le
sette viscere dell'uomo.

Simboli animali
L'uroboro in un'incisione di Lucas Jennis, tratta da
una edizione del trattato De Lapide Philosophico,
dell'alchimista tedesco Lambspringk.

Nelle illustrazioni dei trattati medievali e


di epoca rinascimentale compaiono
spesso figure animali e fantastiche. I tre
principali stadi attraverso i quali la
materia si trasformava, la nigredo,
l'albedo e la rubedo erano
rispettivamente simboleggiati dal corvo,
dal cigno e dalla fenice[23].
Quest'ultima, per la sua capacità di
rinascere dalle proprie ceneri, incarna il
principio che «nulla si crea e nulla si
distrugge», tema centrale della
speculazione alchimistica.

Era inoltre sempre la fenice a deporre


l'uovo cosmico, che a sua volta
raffigurava il contenitore in cui era posta
la sostanza da trasformare[24].

Anche il serpente ouroboros, che si


mangia la coda, ricorre spesso nelle
raffigurazioni delle opere alchemiche, in
quanto simbolo della ciclicità del tempo
e dell'"Uno il Tutto" ("En to Pan")[25].

Storia
L'alchimia abbraccia alcune tradizioni
filosofiche che si sono propagate per
quattro millenni e tre continenti, e la loro
generale inclinazione per un linguaggio
criptico e simbolico rende difficile
tracciare le mutue influenze e relazioni.

Si possono distinguere due grandi canali,


che sembrano essere in gran parte
indipendenti, almeno nelle tappe più
remote: l'alchimia orientale, attiva in Cina
e nella zona della sua influenza culturale,
e l'alchimia occidentale, il cui centro nei
millenni è slittato tra Egitto, Grecia,
Roma, il mondo islamico ed alla fine
l'Europa. L'alchimia cinese fu
strettamente connessa al Taoismo,
mentre quella occidentale sviluppò un
proprio sistema filosofico, connesso solo
superficialmente con le maggiori religioni
occidentali. Se queste due tipologie
abbiano avuto una comune origine e fino
a che punto si siano influenzate l'una con
l'altra è tuttora oggetto di questione.

Alchimia cinese

Mentre quella occidentale fu più


concentrata sulla trasmutazione dei
metalli, l'alchimia cinese ebbe una
maggiore connessione con la medicina.
La pietra filosofale degli alchimisti
europei può essere comparata con l'elisir
dell'immortalità cercato dagli alchimisti
cinesi. Comunque, da un punto di vista
ermetico, questi due interessi non erano
separati e la pietra dei filosofi era spesso
equiparata all'elisir di lunga vita.

Testo attribuito a Ge Hong.

La Cina appare il centro di una tradizione


alchemica molto antica, risalente forse al
IV-III secolo a.C., ma documentata con
sicurezza per la prima volta nel Ts'an
T'ung Ch'i, scritto verso il 142 a.C. da Wei
Po-Yang, sotto forma di commentario
all'I-Ching, Libro delle Mutazioni[26]. In
questa opera, classico del Canone
taoista, l'autore afferma che i contenuti
del Libro delle Mutazioni, delle dottrine
taoiste e dei procedimenti alchemici
siano variazioni di un'unica materia sotto
il travestimento di nomi diversi. Egli
fonda il processo alchemico sulle
dottrine dei cinque stati di mutamento,
erroneamente chiamati "elementi"
(acqua, fuoco, legno, metallo e terra) e
dei due contrari (yin e yang): di questi
due, il primo è associato alla luna ed il
secondo al sole, e dalla loro dinamica si
originano gli elementi. Ogni elemento
combinato con yang differirebbe da
quello combinato con yin, nel senso che
il primo è attivo e maschile, il secondo
passivo e femminile. Il testo, di non facile
interpretazione, per le sue interferenze
con dottrine cosmologiche e magiche,
presenta una concezione evolutiva dei
metalli e il loro trasferimento su piani non
sperimentali, ora psichici, ora cosmici.
Nel IV secolo l'alchimia ha un nuovo
grande maestro in Ko Hung, autore dello
Pao-p'u-tzu, che aggiunge alle tecniche
indicate alcuni particolari metodi taoisti
destinati alla conquista dell'immortalità.
Questo fu l'avvio di una sempre più
stretta connessione con forme taoiste di
medicina tradizionale cinese ed una ricca
fioritura di opere fino al XIII secolo.[27]

Le scuole di alchimia cinese, pur avendo


come obiettivo comune la ricerca
dell'immortalità, si differenziavano per i
metodi di ricerca:

Gli alchimisti della scuola esterna si


occupavano prevalentemente della
ricerca dell'elisir di lunga vita
attraverso la produzione di rimedi,
elisir e pillole dell'immortalità, le cui
componenti erano in gran parte
sostanze vegetali e in misura minore
sostanze animali e minerali.
Gli alchimisti della scuola interna,
invece, ricercavano l'immortalità
attraverso l'utilizzo di pratiche fisiche e
mentali che provocassero una
trasmutazione del corpo, consentendo
al praticante di vivere indefinitamente.
Il corpo stesso del praticante veniva
concepito come un laboratorio
alchemico e l'elisir di lunga vita
scaturiva teoricamente dalla
distillazione di sostanze corporee,
prodotte attraverso l'utilizzo delle
funzioni vitali (respirazione,
circolazione, funzionamento
endocrino, etc..) che venivano guidate
dall'alchimista.
La medicina tradizionale cinese ha
ereditato dall'alchimia esterna le basi di
farmacologia tradizionale e dall'alchimia
interna la parte relativa al Qi Gong ed alle
ginnastiche mediche. In queste discipline
molti dei termini utilizzati sono di chiara
derivazione alchemica[28].

Alchimia indiana

L'alchimia giocò un ruolo di spicco fin


dalle origini del pensiero indiano.
Gianluca Magi nota come:
« L'idea di uccidere i metalli vivi per
farli rinascere nobili, metafora del
tentativo esoterico di
trasmutazione spirituale dell'Io che
viene ucciso per far rinascere il Sé
della coscienza pura, è presente in
India fin dall'età vedica. Ciò per dire
che l'alchimia indiana, Rasayāna
ovvero il «Veicolo mercuriale», non
fu né una scienza empirica né una
proto-chimica, bensì una scienza
soteriologica per fare del corpo e
della mente il proprio laboratorio,
per sperimentare un altro piano di
realtà in cui si diventa pietre
filosofali, ovvero pietre vive. [...]
Molto probabilmente gli
esperimenti dell'alchimia
tradizionale condussero alla
scoperta di molti fenomeni chimici,
ma agli inizi non ne parlò perché
erano considerati di secondaria
importanza: il fine reale era la
trasmutazione interiore dell'uomo,
la sua rinascita e Liberazione. La
stessa trasmutazione del mercurio
in oro è del tutto marginale rispetto
a ciò che l'alchimista indiano
chiama la condizione di vita senza
morte (amṛtattva) (da cui deriva il
greco 'ambrosia', il cibo degli dèi
che rende immortali), lo stato del
liberato in vita, jīvanmukta. »

(Gianluca Magi. 'Uscite dal sogno


della veglia. Viaggio attraverso le
filosofie indiane della Liberazione,
Edizioni della Scuola Superiore di
Filosofia Orientale e Comparativa,
Rimini 2008, p. 67.)

A questa prima fase soteriologica del


pensiero alchemico indiano, ne seguì una
seconda – descritta da al-Biruni,
scienziato e viaggiatore persiano dell'XI
secolo –, dovuta all'influsso musulmano,
che portò a numerose scoperte chimiche
importanti. A partire dal XIV secolo:
« gli alchimisti indiani iniziarono
quasi esclusivamente a dedicarsi
alla preparazione di medicine
metalliche o minerali. Ciò che in
precedenza era un'operazione
d'introversione che dava valore
solo ai risultati raggiunti attraverso
il coinvolgimento personale
(alchimia), cedeva il passo
necessariamente a un
atteggiamento di estroversione che
implicava l'impegno a rimanere il
più possibile distaccato
dall'esperimento per conseguire
risultati oggettivi (atteggiamento
scientifico) »

(Gianluca Magi, op. cit., p. 68.)


Il padre dell'alchimia indiana è
considerato Śrīman Nāgārjuna Siddha
(XIII secolo, o anteriore)[29], figura
semileggendaria, ritenuto l'autore di
alcuni testi alchemici quali il trattato di
magia Kakṣapuṭa Tantra, quello sul
mercurio Rasendramangalam e il Susruta
Samhita.[30] Il migliore esempio di un
testo basato su questa scienza è il
Vaishashik Darshana di Kaṇāda, che si
ritiene abbia introdotto in oriente la teoria
atomica.[31]

Alchimia nell'antico Egitto


Ermete Trismegisto

Gli alchimisti occidentali generalmente


fanno risalire l'origine della loro arte
all'antico Egitto[32]. Metallurgia e
misticismo erano inesorabilmente legati
insieme nel mondo antico, in cui una
cosa come la trasformazione dell'oro
grezzo in un metallo scintillante doveva
sembrare un atto governato da regole
misteriose.
La città di Alessandria in Egitto fu un
centro di conoscenza alchemica, e
conservò la propria preminenza fino al
declino della cultura egiziana antica.
Sfortunatamente non esistono
documenti originali egizi sull'alchimia.
Questi scritti, qualora fossero esistiti,
andarono perduti nell'incendio della
Biblioteca di Alessandria, nel 391.
L'alchimia egiziana è per lo più
conosciuta attraverso le opere di antichi
filosofi greci, sopravvissute solamente in
traduzioni islamiche.

La leggenda vuole che il fondatore


dell'alchimia egiziana fosse il dio Thot,
chiamato Ermes-Thoth o Ermes il tre
volte grande (Ermete Trismegisto) dai
Greci. Secondo la leggenda il dio avrebbe
scritto i quarantadue libri della
conoscenza, che avrebbero coperto tutti i
campi dello scibile, fra cui anche
l'alchimia. Il simbolo di Ermes era il
caduceo, che divenne uno dei principali
simboli alchemici. La Tavola di smeraldo
di Ermes Trismegistus, che è nota
solamente attraverso traduzioni greche
ed arabe, è generalmente considerata la
base per la pratica e la filosofia
alchemica occidentale.[33]

Alchimia greco-alessandrina
Lo stesso argomento in dettaglio:
elementi (filosofia).

Le dottrine alchimistiche della scuola


greca passarono attraverso tre fasi
evolutive: l'alchimia come tecnica, cioè
l'arte prechimica degli artigiani egizi,
l'alchimia come filosofia ed infine quella
religiosa. I Greci si appropriarono delle
dottrine ermetiche degli Egiziani,
mescolandole, nell'ambiente sincretistico
della cultura alessandrina, con le filosofie
del Pitagorismo e della scuola ionica e
successivamente dello Gnosticismo. La
filosofia pitagorica consiste
essenzialmente nella credenza che i
numeri governino l'universo e che siano
l'essenza di tutte le cose, dal suono alle
forme.

La Tavola di smeraldo - versione latina - dal De


Alchimia, Norimberga 1541.

Il pensiero della scuola ionica era basato


sulla ricerca di un principio unico e
originario per tutti i fenomeni naturali;
questa filosofia, i cui esponenti principali
furono Talete ed Anassimandro, fu poi
sviluppata da Platone ed Aristotele, le cui
opere finirono per diventare parte
integrante dell'alchimia. Si delinea, come
base della nuova scienza, la nozione di
una materia prima che forma l'universo, e
che può essere spiegata solamente
attraverso attente esplorazioni
filosofiche. Un concetto molto
importante, introdotto in quel tempo da
Empedocle, è che tutte le cose
nell'universo erano formate solamente da
quattro elementi: terra, aria, acqua e
fuoco. A questi elementi Aristotele
aggiunge l'etere, la materia di cui sono
formati i cieli e che viene denominata
quintessenza. La terza fase si differenzia
dalla precedente di speculazione
filosofica per le caratteristiche di una
religione esoterica, per l'abbondanza di
rituali misteriosi e per il linguaggio. Nei
primi secoli dell'età imperiale, in età
ellenistica, si sviluppò una letteratura di
carattere filosofico-soteriologico-
religiosa, di vario carattere, accomunata
dalla pretesa rivelazione da parte del dio
Thot-Ermete, da cui il nome di letteratura
ermetica. Il supporto dottrinale di questa
letteratura è una forma di metafisica che
si rifà al Neoplatonismo ed al
Neopitagorismo.

Nel II secolo sarebbero stati scritti anche


gli Oracoli caldaici, dei quali sono
pervenuti solo frammenti, che
presentano molte analogie con gli scritti
ermetici. In questo momento storico,
quindi, si sarebbe operata una fusione tra
il patrimonio filosofico greco e la gnosi
ermetica, nella quale la grande opera
assume connotati di tecnica tesa alla
realizzazione in senso interiore e
cosmico[34].

Tra gli alchimisti ellenistici vanno citati la


figura storica-leggendaria di Maria
l'ebrea[35] e quelle di Bolo di Mende,
Ostane[36] e Zosimo di Panopoli, il primo
autore che abbia scritto opere
alchemiche in modo sistematico e
firmando la propria creazione.[37]
Alchimia nel mondo islamico

La distruzione del Serapeo e della


Biblioteca di Alessandria segnò la fine
del centro culturale greco, spostando il
processo dello sviluppo alchemico verso
il Vicino Oriente. L'alchimia islamica è
molto meglio conosciuta perché meglio
documentata e molti dei testi antichi
giunti sino a noi si sono preservati come
traduzioni islamiche.

Alchimisti islamici come al-Razī[38] (in


latino Rasis o Rhazes) diedero un
contributo fondamentale alle scoperte
chimiche, come la tecnica della
distillazione, e ai loro esperimenti si
devono l'acido muriatico (l'antico nome
dell'acido cloridrico), l'acido solforico e
l'acido nitrico e l'uranio, oltre alla soda
(al-natrun) e potassio (al-qali), da cui
derivano i nomi internazionali di sodio e
potassio, Natrium e Kalium. L'apporto di
nomenclatura alchimistica a tutta la
posteriore cultura occidentale è di origine
araba: termini arabi sono infatti alchimia,
atanor (fornace), azoth (forma corrotta
da al-zawq, 'mercurio'), alcool (da al-kohl,
indicante una polvere per il trucco
ricavata dall''antimonio'), elisir (da al-iksīr,
"pietra" filosofale) e alambicco. La
scoperta che l'acqua regia, un composto
di acido nitrico e muriatico, potesse
dissolvere il metallo nobile - l'oro - accese
l'immaginazione degli alchimisti per il
millennio a venire. L'alchimia islamica
inoltre sostenne la possibilità di mutare il
ferro in platino.

I filosofi islamici diedero anche grandi


contributi all'ermetismo alchemico.[39]. Al
riguardo la più grande e influente figura è
probabilmente Jābir b. Ḥayyān (in arabo
‫ﺟﺎﺑﺮ إﺑﻦ ﺣﻴﺎن‬, il Geber o Geberus dei
Latini). Questo importante alchimista,
nato agli inizi dell'VIII secolo, fu il primo,
a quanto sembra, ad aver analizzato gli
elementi secondo le quattro qualità base
di caldo, freddo, secco e umido. Jâbir
ipotizzò che, siccome in ogni metallo due
di queste qualità erano interne e due
esterne, mescolando le qualità di un
metallo, si sarebbe ottenuto un altro
metallo. La grande serie di scritti che gli
vengono attribuiti esercitò un'enorme
influenza sulle correnti alchimistiche
europee.[40][41]

Alchimia nell'Europa
medievale

Pagina dal trattato di alchimia di Raimondo Lullo


(XVI secolo)
Dopo essere caduta alquanto in disuso
durante l'alto Medioevo, l'Occidente
riprende contatto con la tradizione
alchemica greca attraverso gli Arabi.
L'incontro tra la cultura alchemica araba
ed il mondo latino avviene per la prima
volta in Spagna, probabilmente ad opera
di Gerberto di Aurillac, che più tardi
divenne Papa Silvestro II, (morto nel
1003). Nel XII secolo va ricordata la
figura del più importante dei traduttori di
opere arabe, Gerardo da Cremona, che
interpretò Averroè, tradusse l'Almagesto,
e forse alcune opere di Razes e
Geberus.[42]
Il rientro vero e proprio dell'alchimia in
Europa viene in genere fatto risalire al
1144, quando Roberto di Chester
tradusse dall'arabo il Liber de
compositione alchimiae, un libro dai forti
connotati iniziatici, mistici e esoterici, nel
quale un saggio, Morieno, erede del
sapere di Ermete Trismegisto, insegna al
Re Calid.[43]

Il materiale alchimistico dei testi arabi


verrà rielaborato durante tutto il XIII
secolo. Alberto Magno (1193-1280)
affronta la tematica alchemica nel De
mirabilibus mundi[44] e nel Liber de
Alchemia di incerta attribuzione. A
Tommaso d'Aquino (1225-1274) vengono
attribuiti alcuni opuscoli alchemici, nei
quali è dichiarata la possibilità della
produzione dell'oro e dell'argento.

Il primo vero alchimista dell'Europa


medievale deve essere considerato
Ruggero Bacone (1241-1294) un
Francescano che esplorò i campi
dell'ottica e della linguistica oltre agli
studi alchemici. Le sue opere, il Breve
Breviarium, il Tractatus trium verborum e
lo Speculum Alchimiae, oltre ai numerosi
pseudo-epigrafi a lui attribuiti, furono
utilizzate dagli alchimisti dal XV al XIX
secolo[45].

Alla fine del XIII secolo l'alchimia si


sviluppò in un sistema strutturato di
credenze, grazie anche all'opera di
Arnaldo da Villanova (ca. 1240-ca. 1312),
con il suo Rosarium philosophorum[46], e
soprattutto con le opere apocrife in
materia attribuite a Raimondo Lullo
(1235-1315), che divenne presto una
leggenda per la sua presunta abilità
alchemica[47]

Nel XIV secolo l'alchimia ebbe una


flessione a causa dell'editto di Papa
Giovanni XXII (Spondent Pariter) che
vietava la pratica alchemica, fatto che
scoraggiò gli alchimisti appartenenti alla
Chiesa dal continuare gli esperimenti.
Misteriosi simboli alchemici incisi sulla tomba di

Nicolas Flamel a Parigi

L'alchimia fu comunque tenuta viva da


uomini come Nicolas Flamel, il quale è
degno di nota solamente perché fu uno
dei pochi alchimisti a scrivere in questi
tempi travagliati[48]. Flamel visse dal
1330 al 1419 e sarebbe servito da
archetipo per la fase successiva della
pratica alchemica. Il suo unico interesse
per l'alchimia ruotava intorno alla ricerca
della pietra filosofale; in anni di paziente
lavoro riuscì a tradurre il mitico Libro di
Abramo l'ebreo, che avrebbe acquistato
nel 1357, e che gli avrebbe rivelato i
segreti per la costruzione della pietra dei
filosofi[49].

Alchimia nel Rinascimento e


nell'età moderna

The Alchemist di Sir William Fettes Douglas, XIX


secolo
Nel contesto delle idee del Cinquecento è
impossibile delimitare una disciplina
scientifica dall'altra, come anche
tracciare molte linee di separazione tra il
complesso delle scienze da un lato e la
riflessione speculativa e magico-
astrologica dall'altro. In questo periodo
magia e medicina, alchimia e scienze
naturali e addirittura astrologia e
astronomia operano in una sorta di
simbiosi, legate le une alle altre in modo
spesso inestricabile.

Agli inizi del XVI secolo uno dei maggiori


interpreti di questo coacervo di discipline
scientifiche fu il medico, astrologo,
filosofo e alchimista Heinrich Cornelius
Agrippa von Nettesheim, 1486-1535[50]. .
Costui credeva di essere un mago e di
essere capace di evocare gli spiriti. La
sua influenza fu di modesta entità, ma
come Flamel, produsse opere, fra le quali
il De occulta philosophia, alle quali fecero
riferimento tutti gli alchimisti posteriori.
Ancora come Flamel fece molto per
cambiare l'alchimia da una filosofia
mistica ad una magia occultista. Inoltre
mantenne vive le filosofie degli antichi
alchimisti, che includevano scienza
sperimentale, numerologia, ecc.,
aggiungendovi la teoria magica, che
rinforzava l'idea di alchimia come
credenza occultista[51].
Il nome più importante di questo periodo
è, senza dubbio, Paracelso,
(Theophrastus Bombastus von
Hohenheim, 1493-1541), il quale diede
una nuova forma all'alchimia, spazzando
via un certo occultismo che si era
accumulato negli anni e promuovendo
l'utilizzo di osservazioni empiriche ed
esperimenti tesi a comprendere il corpo
umano[18]. Rigettò le tradizioni gnostiche
e le teorie magiche, pur mantenendo
molto delle filosofie ermetiche,
neoplatoniche e pitagoriche. In
particolare si concentrò sullo sviluppo
medicinale dell'alchimia, ponendo ai
margini della dottrina la ricerca
metallurgica sui metalli preziosi.
Per Paracelso l'alchimia era la scienza
della trasformazione dei metalli reperibili
in natura per produrre composti utili per
l'umanità. La iatrochimica di Paracelso
era basata sulla teoria che il corpo
umano fosse un sistema chimico nel
quale giocano un ruolo fondamentale i
due tradizionali principi degli alchimisti, e
cioè lo zolfo ed il mercurio, ai quali lo
scienziato ne aggiunse un terzo: il sale.
Paracelso era convinto che l'origine delle
malattie fosse da ricercare nello
squilibrio di questi principi chimici e non
dalla disarmonia degli umori, come
pensavano i galenici. Quindi, secondo lui,
la salute poteva essere ristabilita
utilizzando rimedi di natura minerale e
non di natura organica[52].

Il laboratorio dell'Alchimista di Giovanni Stradano,


Studiolo di Francesco I nel Palazzo Vecchio a
Firenze.

È in questo periodo che viene pubblicata


la prima storia dell'alchimia, nel 1561 a
Parigi. L'autore è Robert Duval.
Anche molti artisti, come per esempio il
Parmigianino, e persino personalità
politiche del periodo si interessarono
all'alchimia. Tra questi: Caterina
Sforza[53], Francesco I de' Medici[54], nel
cui studiolo di Palazzo Vecchio fece
dipingere allegorie alchimistiche da
Giovanni Stradano, e Cosimo I de'
Medici.[55]

In Inghilterra, l'alchimia nel XVI secolo è


spesso associata al dottor John Dee
(1527-1608), meglio conosciuto per il
suo ruolo di astrologo, crittografo ed in
generale "consulente scientifico" della
regina Elisabetta I d'Inghilterra. Dee si
interessò anche di alchimia tanto da
scrivere un libro sull'argomento (Monas
Hieroglyphica, 1564) influenzato dalla
Cabala.[56]

Il declino dell'alchimia
occidentale

Il declino dell'alchimia in Occidente fu


causato dalla nascita della scienza
moderna con i suoi richiami a rigorose
sperimentazioni scientifiche ed al
concetto di materialismo; l'avvio del
metodo scientifico nelle investigazioni
chimiche, alla base di un nuovo
approccio alla comprensione della
trasformazione della materia, di fatto
rivelò la futilità delle ricerche alchemiche
della pietra filosofale.

Uno degli ultimi scienziati che si


avvicinarono all'alchimia fu nel XVII
secolo Robert Boyle, il quale, credendo
che la trasmutazione dei metalli potesse
essere possibile, portò avanti una serie di
esperimenti nella speranza di
effettuarla[57].

Anche gli enormi passi avanti compiuti


dalla medicina nel periodo seguente la
iatrochimica di Paracelso, supportati
dagli sviluppi paralleli della chimica
organica, diedero un duro colpo alle
speranze dell'alchimia di reperire elisir
miracolosi, mostrando l'inefficacia se
non la tossicità dei suoi rimedi.

Distillazione con un alambicco

Ridotta ad astruso sistema filosofico,


distante dalle pressanti faccende del
mondo moderno, l'Ars magna subì il fato
comune ad altre discipline esoteriche
quali l'astrologia e la cabala; esclusa
dagli studi universitari, l'alchimia venne
banalizzata, ridotta ai suoi procedimenti
materiali, e messa al bando dagli
scienziati quale epitome della
superstizione[58].

A livello popolare, tuttavia, l'alchimista


era ancora considerato come il
depositario di grandi saperi arcani.
Facendo leva sulla credulità popolare,
molti imbroglioni si attribuirono titoli di
guaritore e per dimostrare effettive
capacità produssero manuali manoscritti
che imitavano, nel gergo e nelle
illustrazioni, i trattati di famosi autori
alchemici (in tal modo, nacquero anche i
cosiddetti "erbari dei falsi alchimisti",
come ad esempio l'erbario di Ulisse
Aldovrandi o l'Erbario di Trento [59],
analizzati in modo attento dagli
studiosi.[60]

Dopo aver goduto per millenni di un


grande prestigio intellettuale e materiale,
l'alchimia scomparve in tal modo dalla
gran parte del pensiero occidentale, per
tornare, però, ad essere approfondita
nelle opere di pensatori come lo
psicoanalista Carl Gustav Jung[61],
oppure di insigni studiosi di occultismo
come Julius Evola[62] o Giuliano
Kremmerz[63].

Influenza culturale
Nella psicoanalisi
Il simbolismo alchemico è stato
occasionalmente utilizzato nel XX secolo
dagli psicoanalisti, uno dei quali, Jung, ha
riesaminato la teoria ed il simbolismo
alchemico ed ha iniziato a mettere in
luce il significato intrinseco del lavoro
alchemico come ricerca spirituale.[64].

L'esposizione junghiana della teoria dei


rapporti intercorrenti tra alchimia ed
inconscio si trova in varie sue opere che
abbracciano un arco di tempo che va dai
primi anni 1940 alla sua morte avvenuta
nel 1961:

Psicologia e alchimia (1944)


Psicologia del transfert (1946)[65]
Saggi sull'alchimia (1948)
Mysterium Coniunctionis (1956).

La tesi dello psicoanalista svizzero


consiste nell'identificazione delle
analogie esistenti tra i processi alchemici
e quelli legati alla sfera
dell'immaginazione ed in particolare a
quella onirica.

Secondo Jung, le fasi attraverso le quali


avverrebbe l'opus alchemicum avrebbero
una corrispondenza nel processo di
individuazione, inteso come
consapevolezza della propria
individualità e scoperta dell'essere
interiore. Mentre l'alchimia non sarebbe
altro che la proiezione nel mondo
materiale degli archetipi dell'inconscio
collettivo, il procedimento per ottenere la
pietra filosofale rappresenterebbe
l'itinerario psichico che conduce alla
coscienza di sé ed alla liberazione dell'io
dai conflitti interiori.[66] La legittimità di
tale interpretazione è però discutibile, in
quanto appare molto distante, se non
addirittura opposta, rispetto ai
presupposti e agli scopi del percorso
alchemico così come presentato dalla
tradizione.

Nella narrativa

Molti autori hanno bersagliato gli


alchimisti con critiche ed attacchi
satirici. Il più famoso di questi è la
commedia The Alchemist di Ben
Jonson dove un finto alchimista con la
pietra filosofale attira e truffa gli
ingenui creduloni [67].
Nella seconda parte del Faust, Johann
Wolfgang von Goethe descrive il
servitore di Faust, Wagner, che utilizza
procedimenti alchemici per creare un
homunculus [68].
Marguerite Yourcenar, nel suo
romanzo L'opera al nero (1968),
racconta la storia della vita
dell'alchimista Zenone. Dal libro è stato
tratto nel 1987 l'omonimo film, diretto
da André Delvaux e interpretato da
Gian Maria Volonté.[69]
Nel romanzo Cent'anni di solitudine di
Gabriel García Márquez è presente un
alchimista chiamato Melquíades [70].
Le vie ed i metodi dell'alchimia sono
essenziali nel romanzo L'alchimista di
Paulo Coelho [71].
L'alchimia è uno dei temi presenti nel
romanzo Il pendolo di Foucault di
Umberto Eco, in particolare in relazione
con l'esoterismo.[72]
Nel romanzo Harry Potter e la pietra
filosofale di J. K. Rowling, questa pietra
poteva mutare ogni metallo in oro puro
e creare un "Elisir di lunga vita" che
permetteva al bevitore di vivere per
sempre. Nel romanzo la pietra è stata
creata da Nicolas Flamel [73]
Nella serie di romanzi La bambina della
Sesta Luna, la protagonista, Nina de
Nobili, è un'alchimista bambina.[74]
Nel romanzo Notre Dame de Paris di
Victor Hugo, l'antagonista arcidiacono
Claude Frollo è un alchimista.[75]
L'alchimia e la pietra filosofale sono
temi centrali del manga Fullmetal
Alchemist di Hiromu Arakawa e delle
serie anime da essa tratte.[76]
L'alchimia è il tema principale della
serie Golden Sun [77].
In Guerre stellari con il termine
"Alchimia Sith" è indicata una sorta di
ingegneria genetica usata dai Sith per
creare delle creature mutate e
utilizzate in vari modi [78]
Nel romanzo L'angelo della finestra
d'occidente (Der Engel vom weistlicher
Fenster, 1927) lo scrittore ed esoterista
Gustav Meyrink inscena la biografia di
un alchimista realmente vissuto (John
Dee), in modo da evocare gli stadi di
un vero e proprio processo alchemico,
in cui morte e rinascita sono momenti
progressivi per accedere all'autentica
conoscenza.[79]
Nel romanzo Frankenstein di Mary
Shelley si accenna vagamente
all'esperimento con cui Victor
Frankenstein ha creato il mostro come
al risultato di studi sia scientifici che
alchemici.[80]
Nell'anime Yu-Gi-Oh! GX il personaggio
Daitokuji utilizza le sue conoscenze di
alchimista per creare un corpo
artificiale nel quale inserire la sua
anima, Amnael.[81]
Nella saga L'accademia dei vampiri di
Richelle Mead sono presenti gli
Alchimisti, una società di uomini che
aiuta i vampiri a tenere nascosta la
loro esistenza agli altri esseri umani.
Note
1. ^ Mircea Eliade, Arti del metallo e
alchimia, Torino, Bollati Boringhieri, 1980,
ISBN 978-88-95563-20-6.
2. ^ Omraam Mikhaël Aïvanhov, Il lavoro
alchemico ovvero la ricerca della
perfezione, Edizioni Prosveta, 1997,
ISBN 978-88-85879-60-7.
3. ^ (EN) Alchemy , su Online Ethymology
Dictionary. URL consultato il 19 luglio
2017..
4. ^ (EN) Gary Edson, Mysticism and
Alchemy through the Ages: The Quest for
Transformation, Jefferson, McFarland,
2012, ISBN 978-0-7864-6531-6.
5. ^ Fulcanelli, Les Demeures
philosophales et le symbolisme
hermétique, trad. it. Le dimore filosofali,
vol. I, pag. 86, Roma, Mediterranee, 1973.
6. ^ «La chimica è la scienza dei fatti,
mentre l'alchimia lo è delle cause»
(Fulcanelli, op. cit., pag. 70).
7. ^ E. Canseliet, L'Alchimia. Studi diversi
di Simbolismo Ermetico e di Pratica
Filosofale, Roma 1985.
8. ^ (EN) About Isaac Newton and
alchemy , su webapp1.dlib.indiana.edu.
URL consultato il 19 settembre 2017.
9. ^ (FR) Le miroir d'Alchimie , su
gallica.bnf.fr. URL consultato il 19
settembre 2017.
10. ^ Il Parmigianino e l'alchimia , su
web.mclink.it. URL consultato il 19
settembre 2017.
11. ^ (EN) Scintillae marginila: Sparkling
margins - Alchemical and Hermetic
thought in the literary works of Sir
Thomas Browne , su The Alchemy web
site on Levity.com. URL consultato il 19
settembre 2017.
12. ^ Iain McCalman, L'ultimo alchimista.
Cagliostro, mago nell'Età dei Lumi, trad. it.
di G. Caputo, Lindau editore, 2007 ISBN
88-7180-645-X
13. ^ Scrisse un'opera dal titolo De
alchimia
14. ^ (EN) Tobias Churton, The Golden
Builders: Alchemists, Rosicrucians, and
the First Freemasons, New York,
WeiserBooks, 2002.
15. ^ Georges Ranque, La pietra filosofale,
Roma, Edizioni Mediterranee, 1989.
16. ^ Dall'arabo al-tannūr (Il forno).
17. ^ Meyrink und das theomorphische
Menschenbild , su e-scoala.ro. URL
consultato il 19 settembre 2017.
18. ^ a b John Read, Through alchemy to
chemistry, Londra, Bell and Sons, 1961
19. ^ Alchemical symbols and symbolism:
an exploration (PDF), su johannite.org.
URL consultato il 19 settembre 2017.
20. ^ Alchemical texts , su
alchemywebsite.com. URL consultato il
19 settembre 2017.
21. ^ Principio espresso nell'antica tavola
di smeraldo attribuita ad Ermete
Trismegisto.
22. ^ Appunti di storia della chimica , su
minerva.unito.it. URL consultato il 19
settembre 2017.
23. ^ Giuseppina Bonerba, La fenice e il
mago. Dalle teorie del mondo fisico ai miti
d'oggi, Perugia, Morlacchi, 2008.
24. ^ (EN) Mark Haeffner, Dictionary of
Alchemy: From Maria Prophetessa to
Isaac Newton , karnac Books, 2004,
ISBN 978-1-904658-12-2.
25. ^ Gerhart B. Ladner, Il simbolismo
paleocristiano. Dio, cosmo, uomo, Jaca
Book, 2008.
26. ^ (EN) Wu Lu-Chiang e Tenney L.
Davis, An Ancient Chinese Treatise on
Alchemy Entitled Ts'an T'ung Ch'i, in Isis
18.2, 1932, pp. 210-289.
27. ^ (EN) J.C. Cooper, Chinese Alchemy:
the Daoist Quest for Immortality, New
York, Sterling Publishing Co. Inc., 1990,
pp. 55-70.
28. ^ (EN) Ho Peng Yoke, Explorations in
Daoism: medicine and alchemy in
literature, Taylor & Francis, 2007.
29. ^ David Gordon White, Il corpo
alchemico , Edizioni Mediterranee, 2003..
Secondo White, la Suśruta Saṃhitā
sarebbe opera di altro autore, testo al
quale un altro Nāgārjuna, vissuto nel IX
secolo, avrebbe aggiunto un'appendice
(cfr. p. 90).
30. ^ (EN) Dominik Wujastyk, An
Alchemical Ghost: The Rasaratnākara by
Nāgārjuna, in Ambix, vol. 31.2, 1984,
pp. 70-83.
31. ^ Arturo Schwarz, Introduzione
all'alchimia indiana, Bari, Laterza, 1984,
ISBN 88-420-2489-9.
32. ^ (EN) Erich Neumann, The origins and
history of consciousness, New York,
Pantheon Books, 1954. A p. 255, nota 76:
"Since Alchemy actually originated in
Egypt, it is not improbable that esoteric
interpretations of the Osiris myth are
among the foundations of the art..."
33. ^ Jack Lindsay, Le origini dell'alchimia
nell'Egitto greco-romano, Roma, Edizioni
Mediteranee, 1984.
34. ^ (FR) Françoise Bonardel, La Voie
hermétique, Paris, Dervy, 2002.
35. ^ (EN) Raphael Patai, The Jewish
Alchemists: A History and Source Book ,
Princeton University Press, 16 ottobre
1995, pp. 60–91, ISBN 978-0-691-00642-
0. URL consultato il 22 ottobre 2012.
36. ^ (EN) Morton Smith, Ostanes , in
Encyclopaedia Iranica, New York, iranica
on line, 2003.
37. ^ Secondo quel che scrive Suda,
Zosimo fu autore di un'opera intitolata
Chemeutikà, dedicata alla sorella
Teosebia.
38. ^ (DE) Die Alchemie al-Razi's, in Der
Islam, Vol. XXII, pp. 283-319.
39. ^ (DE) Julius Ruska, Arabische
Alchemisten, t. II: Ǧaʿfar Alsâdiq,
Heildelberg, 1924.
40. ^ (FR) Pierre Lory, Dix traités
d'alchimie de Jâbir ibn Hayyân. Les dix
premiers Traités du Livre des Soixante-dix,
Paris, Sindbad, 1983.
41. ^ (FR) Paul Kraus, Jâbir ibn Hayyân.
Contribution à l'histoire des idées
scientifiques dans l'Islam, Cairo, ,
Memorie presentate all'Istituto d'Egitto,
1942-1943. 2 t..
42. ^ (FR) Antoine Calvet, Alchimie -
Occident médiéval, in Dictionnaire critique
de l'ésotérisme, Paris, Presses
universitaires de France, 1998.
43. ^ (EN) The arabic origin of Liber de
compositione alchimiae , su
medievalists.net. URL consultato il 21
settembre 2015.
44. ^ Antonella Sannino, Il De mirabilibus
mundi tra tradizione magica e filosofia
naturale, Firenze, Sismel Edizioni del
Galluzzo, 2011, ISBN 978-88-8450-434-0.
45. ^ (EN) Jeremiah Hackett, Roger
Bacon: His Life, Career and Works , in
Roger Bacon and the Sciences:
Commemorative Essays 1996, Brill, 1997,
pp. 17-19.
46. ^ Herbert Silberer, Problemi della
mistica e del suo significato simbolico,
Vivarium, 1999
47. ^ (EN) Michela Pereira, The alchemical
corpus attributed to Raimond Lull, vol. 18,
Londra, Warburg Institute Surveys and
Texts, 1989.
48. ^ Robert Halleux, L'alchimia nel
Medioevo latino e greco , su Storia della
Scienza, Treccani, 2001.
49. ^ Jean-Paul Corsetti, Storia
dell'esoterismo e delle scienze occulte,
Gremese, 2003, ISBN 978-88-8440-237-0.
50. ^ (EN) Agrippa von Nettesheim , su
plato.stanford.edu. URL consultato il 21
settembre 2017.
51. ^ (EN) Wolf-Dieter Müller-Jahncke, The
Attitude of Agrippe von Nettesheim
(1486–1535) towards Alchemy, in Ambix,
vol. 22, 1975, pp. 134-150,
DOI:10.1179/amb.1975.22.2.134 .
52. ^ Paracelso: una sintesi , su
filosofico.net. URL consultato il 21
settembre 2017.
53. ^ Natale Graziani Gabriella Venturelli,
Caterina Sforza, p. 151. Cles, Arnoldo
Mondadori Editore, 2001 ISBN 88-04-
49129-9
54. ^ Francesco I de'Medici: il principe
alchimista , su yumpu.com. URL
consultato il 21 settembre 2017.
55. ^ Giulio Lensi Orlandi Cardini, L'arte
segreta. Cosimo e Francesco de' Medici
alchimisti, Nardini, 1991, ISBN 88-404-
3815-7.
56. ^ (EN) John Dee (1527–1608):
Alchemy - the Beginnings of Chemistry,
Manchester, Museum of Science and
Industry, 2005.
57. ^ (EN) Louis Trenchard More, Boyle as
Alchemist, in Journal of the History of
Ideas, vol. 2, nº 1, University of
Pennsylvania Press, January 1941,
pp. 61–76, DOI:10.2307/2707281 ,
JSTOR 2707281 .
58. ^ E.J. Holmiard, Storia dell'alchimia,
Firenze, 1959.
59. ^ Michelangelo Lupo, L' erbario di
Trento. Il manoscritto 1591 del Museo
Provinciale d'Arte, editore Manfrini 1978
60. ^ Erbario di Trento - Video Rai , su
rai.tv. URL consultato il 22 settembre
2017.
61. ^ Michela Pereira, Arcana sapienza.
L'alchimia dalle origini a Jung, Roma,
Carocci, 2001.
62. ^ Elisabetta Valento, Homo Faber,
Julius Evola fra arte e alchimia, Roma,
Fondazione Julius Evola, 1994, ISBN 978-
88-430-1767-6.
63. ^ Raffaele Morelli, L'alchimia, Milano,
Mondadori, 2015, ISBN 978-88-520-6569-
9.
64. ^ (EN) Carl Gustav Jung, Psychology
and Alchemy, Londra, Routledge, 1964.
65. ^ In quest'opera Jung prende in esame
il Rosarium Philosophorum alchemico
esaminando i parallelismi, quadro per
quadro, tra il processo di trasformazione
psicoanalitico e gli stadi del processo di
trasformazione alchemico.
66. ^ (EN) C. G. Jung, & B. M. Hinkle,
Psychology of the Unconscious: a study
of the transformations and symbolisms of
the libido, a contribution to the history of
the evolution of thought, Londra, Kegan
Paul Trench Trubner, 1912.
67. ^ Ben Jonson , su sapere.it. URL
consultato il 22 settembre 2017.
68. ^ Federico Roncoroni, Mariella Marini,
Testo e contesto: guida all'analisi delle
opere e degli autori nel loro tempo, A.
Mondadori Editore, 1984 p. 47
69. ^ David Le Breton, Antropologia del
corpo e modernità, Giuffrè Editore, 2007
p.64
70. ^ La Civiltà cattolica, Edizioni 3025-
3030, La Civiltà Cattolica, 1976 p.30
71. ^ Fedinando Castelli in La Civiltà
cattolica, Edizioni 3517-3522, La Civiltà
Cattolica, 1997
72. ^ Ruggero Puletti, La storia occulta: Il
Pendolo di Foucault, di Umberto Eco, P.
Lacaita, 2000 p.308
73. ^ Rowling J. K., Harry Potter e la pietra
filosofale. Vol. 1, a cura di Daniele S., trad.
M. Astrologo, Editore Salani, 1998
74. ^ Moony WitcherNina. La bambina
della Sesta Luna, Tutta la storia, Giunti
editore, 2008
75. ^ Victor Hugo, Notre-Dame de Paris,
cap.IV, ed.KITABU, 2013
76. ^ Hiromu Arakawa, Editore Square
Enix, Rivista: Shonen Gangan, 1ª edizione
luglio 2001 – 11 giugno 2010
77. ^ Golden Sun (Il Sigillo Rotto),
videogioco J-RPG sviluppato dalla
Camelot Software Planning per Nintendo
Game Boy Advance
78. ^ Star Wars: Episodio III - La vendetta
dei Sith, (Star Wars: Episode III - Revenge
of the Sith) film del 2005 diretto da
George Lucas
79. ^ Gustav Meyrink, L'angelo della
finestra d'Occidente, Trad. Dora Sassi,
Giusi Drago, ed. gli Adelphi 2005
80. ^ M. Shelley, Frankenstein ossia il
Prometeo moderno, Milano, Mondadori,
2010.
81. ^ Naoyuki Kageyama, Rivista V-Jump,
Editore Shueisha, 2005

Bibliografia
Lexicon alchemiae.

Anonimo, Poemetto alchemico, a cura


di D. Melzi, 3ª ed., Edizioni della Terra
di Mezzo, 2010, ISBN 978-88-86026-
82-6.
Omraam Mikhaël Aïvanhov, Il lavoro
alchemico ovvero la ricerca della
perfezione, 4ª ed., Prosveta, 2003,
ISBN 978-88-85879-60-7.
Omraam Mikhaël Aïvanhov, La pietra
filosofale dai vangeli ai trattati
alchemici, a cura di E. Bellocchio,
Prosveta, 2005, ISBN 978-88-85879-89-
8.
Severin Batfroi, La via dell'alchimia
cristiana , Edizioni Arkeios, 2007,
ISBN 978-88-86495-83-7.
Sebastiano B. Brocchi, Riflessioni sulla
Grande Opera , Sebastiano Brocchi,
2006, ISBN non esistente.
Titus Burckhardt, Alchimia, traduzione
di P. Carbonini, Edizioni PiZeta, 2005,
ISBN 978-88-87625-28-8.
(EN) Florin George Calian, Alkimia
Operativa and Alkimia Speculativa.
Some Modern Controversies on the
Historiography of Alchemy , in Annual
of Medieval Studies, vol. 16, Central
European University, 2010, pp. 166-
190.
Eugène Canseliet, L'Alchimia. Studi
diversi di Simbolismo Ermetico e di
Pratica Filosofale , traduzione di P.
Lucarelli, Edizioni Mediterranee, 1985,
ISBN 978-88-272-0583-9.
Mircea Eliade, Arti del metallo e
alchimia, traduzione di Francesco
Sircana, 2ª ed., Bollati Boringhieri,
1980, ISBN 978-88-339-0099-5.
Julius Evola, La tradizione ermetica ,
4ª ed., Edizioni Mediterranee, 1996,
ISBN 978-88-272-1159-5.
Fulcanelli, Il mistero delle cattedrali,
illustrazioni di J. Champagne, Edizioni
Mediterranee, 2006, ISBN 978-88-272-
1783-2.
Fulcanelli, Le dimore filosofali, Edizioni
Mediterranee, 1983, ISBN 978-88-272-
0660-7.
Marcello Fumagalli, Dizionario di
alchimia e di chimica farmaceutica
antiquaria. Dalla ricerca dell'oro
filosofale all'arte spagirica di Paracelso,
Edizioni Mediterranee, 2000, ISBN 978-
88-272-1374-2.
Furio Gallina, Miti e storie di alchimisti
tra il medioevo e l'età contemporanea,
mp/edizioni, 2015.
(EN) Mark Haeffner, Dictionary of
Alchemy: From Maria Prophetessa to
Isaac Newton , karnac Books, 2004,
ISBN 978-1-904658-12-2.
Eric John Holmyard, Storia
dell'alchimia, Odoya, 2009, ISBN 978-
88-6288-047-3.
(FR) Bernard Joly, Bibliographie de
l'alchimie , in Revue d'histoire des
sciences, vol. 49, 49-2-3, 1996, pp. 345-
354.
Paolo Lucarelli, Lettere musulmane.
Riflessioni sull'Alchimia, Magnanelli,
1998, ISBN 978-88-8156-073-8.
Tommaso Palamidessi, L'alchimia
come via allo spirito: l'autorealizzazione
magica e la psicologia del profondo
svelate dalla tradizione ermetica,
Edizioni Grande Opera, 1949, ISBN non
esistente.
Michela Pereira, Arcana sapienza.
L'alchimia dalle origini a Jung, Carocci
Editore, 2001, ISBN 978-88-430-1767-6.
Roberto Pinotti, Enrico Baccarini, Italia
esoterica. Breve storia della sapienza
occulta dall'antica Roma al ventennio
fascista, Editoriale Olimpia, 2004,
ISBN 978-88-253-0067-3.
(EN) Lawrence M. Principe, The Secrets
of Alchemy, The University of Chicago
Press, 2013, ISBN 978-0-226-92378-9.
Alexander Roob, Alchimia e Mistica,
Taschen, 2003, ISBN 978-3-8228-1515-
1.
Roberto Tresoldi, Alchimia. Storia,
procedimenti, segreti alla ricerca della
pietra filosofale , De Vecchi Editore,
2011, ISBN 978-88-412-4067-0.
Daniele Trucco, Suono originario:
musica, magia e alchimia nel
Rinascimento, L'Arciere, 2003, ISBN non
esistente.
Vinci Verginelli, Bibliotheca Hermetica.
Catalogo alquanto ragionato della
raccolta Verginelli-Rota di antichi testi
ermetici (secoli XV-XVIII), Convivio
(Fiesole), 1986, ISBN non esistente.
Elémire Zolla, Le meraviglie della
natura. Introduzione all'alchimia,
Marsilio Editori, 1998, ISBN 978-88-
317-6863-4.

Voci correlate

Un laboratorio alchemico, da The Story of Alchemy


and the Beginnings of Chemistry

Alkaest
Athanor
Chimica
Clavis Artis
Ermete Trismegisto
Esoterismo
Fisica
Grande Opera
Homunculus (alchimia)
Magia bianca
Mutus liber
Pietra filosofale
Porta Alchemica
Storicismo
Filius philosophorum

Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni
sull'alchimia
Wikizionario contiene il lemma di
dizionario «alchimia»
Wikimedia Commons contiene
immagini o altri file sull'alchimia

Collegamenti esterni
Francesca Roversi Monaco, A
alla corte di Federico II , Enciclopedia
fridericiana, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana
(EN) Alchemy Web Site
(EN) Dictionary of the History of Ideas:
Alchemy
(EN) The Story of Alchemy and the
Beginnings of Chemistry , 1913, da
Progetto Gutenberg
(EN) H. Stanley, Bygone Beliefs: being a
series of excursions in the byways of
thought , da Progetto Gutenberg
(EN) The Golden Elixir - Sito sull'alchimia
cinese , su goldenelixir.com.
Alchimia , in Thesaurus del Nuovo
soggettario, BNCF.

Controllo di
GND (DE) 4127921-9
autorità

Portale Chimica Portale Filosofia


Portale Scienza e Portale Storia
tecnica
Estratto da "https://it.wikipedia.org/w/index.php?
title=Alchimia&oldid=98134273"

Ultima modifica 2 mesi fa di Gierre

Il contenuto è disponibile in base alla licenza CC


BY-SA 3.0 , se non diversamente specificato.