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Analisi “la pioggia e l’arcobaleno”

Il brano si può inquadrare in una tradizionale forma tripartitica A-B-A, ma con delle peculiarità:

- la sezione A (mis. 1-4) alterna un disegno ritmico di 4 crome e 2 semiminime a 4 semiminime. Il


“logos” della sezione è dato dalle crome ribattute, dagli accordi dissonanti a “grappolo” che si
distendono a mis. 4 con una cadenza forte ma sul tempo più debole.

- la sezione A’ (mis. 5-8) alterna dissonanze con dissonanze, e piccole varianti ritmiche, come
mis. 5 e 7 (il secondo quarto viene riproposto dimezzato in due crome), mentre a mis. 6 e 8
vengono riproposte delle cadenze forti.

- la sezione B (mis. 9-12) propone un canto melodico discendente alla mano destra,
accompagnato da eleganti bicordi e note allo stato fondamentale alla mano sinistra. Tutto
accompagnato da un progressivo crescendo, che dona un aurea di spensieratezza e serenità,
in contrasto con la sezione precedente.

- la sezione B’ (mis. 13-16) ripropone una piccola “variazione” della sezione precedente: a mis.
13 e 15 il disegno melodico della mano destra è fiorito, rispetto alle misure 9-11, e ampie
legature accompagnano il disegno discendente.

- alla misura 17 abbiamo una ripresa degli elementi tematici di mis. 1, ma sono variati e
compressi in poche battute, per poi arrivare a mis. 21-22 a una conclusione definitiva del
brano, tramite una cadenza forte che cade sul tempo forte.

L’armonia tonale imbriglia questa composizione, palesandosi nella tonalità di Do+.

Armonicamente Prokofiev compie delle scelte timbriche per sottolineare il descrittivismo del
brano: le gocce che cadono (la pioggia) e l’arcobaleno.

Nella sezione A, il ribattuto sulla notte re porta a un bicordo dissonante, una seconda diminuita. È
interessante notare che le note che lo compongono distano un semitono dalla nota re: una sorta
di “sporcatura”, molto evocativa, che rimanda al gocciolio che si infrange su una superficie. Gli
accordi a mis. 2, raggruppati come claster hanno una natura interessante: il primo, che si ritroverà
a mis. 5 è basato sulla scala pentatonica maggiore di solb (infatti mantiene un tono e mezzo tra la
terza e quarta nota della scala).

Il secondo accordo di mis. 2 non è altro che un accordo di nona di dominante, che rispettando il
disegno a 4 voci dell’armonia classica sopprime la quinta. A mis. 4 abbiamo una vera e propria
sequenza cadenzale, dilatata: la nona (con la settima al basso) risolve sulla tonica in 3-6, per poi
riconfermarsi con una cadenza perfetta. Il medesimo procedimento si ripete nella sezione A’.

Nella sezione B troviamo un piccolo tema accompagnato, con l’ausilio di certe note pedale (il do a
mis. 9-10) che creano un falso bordone. A misura 11 abbiamo un virata verso il VI grado (quasi
una cadenza di inganno), e una tonicizzazzione al IV a mis. 12, ma subito stemperata
dall’introduzione del fa naturale, che ci riporta verso l’area tonale di tonica. Il procedimento si
ripete nella sezione B’ ( con l’eccezione di mis. 16 dove la conclusione del piccolo disegno
melodico si adagia sull’accordo di tonica)

Interessante l’accordo sul terzo tempo della misura 21: una nona di dominante, con
l’innalzamento della 5 e della 3, e una anticipazione della modale (il mi) della tonica.

In questa breve composizione Prokofiev dimostra di saper gestire con effetti efficacemente
descrittivi una tavolozza sonora relativamente ridotta (inserendo un elemento estraniante, come la
scala pentatonica) mantenendo una struttura generalmente “classica”.

Interessantissima la “dilatazione cromatica” del re, che sembra ricalcare lo staccarsi e il cadere di
una goccia d’acqua.

Generalizzando si può ricondurre alla sfera della dissonanza il tema della pioggia, e in antitesi la
consonanza con l’arcobaleno, la “naturale” risoluzione della pioggia/dissonanza.