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Prof.

ssa Carla Fiori

Appunti di
Algebra Superiore

Laurea Magistrale in Matematica

Univertisà di Modena e Reggio Emilia


Dipartimento di Matematica Pura e Applicata
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BY:
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= 2006-2007
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BY:
$
= 2006-2007
\
Prefazione

Questi appunti raccolgono le lezioni del corso di Algebra Superiore tenute dalla
Professoressa Carla Fiori presso l’Università di Modena e Reggio Emilia.

L’algebra non é che la geometria scritta;


la geometria non é che l’algebra figurata.
Sophie Germain

i
Indice

Prefazione i
Capitolo 1. Strutture di incidenza e insiemi di permutazioni 1
1. Definizioni ed Esempi 1
2. Insiemi di permutazioni e strutture di incidenza 4
Capitolo 2. Gruppi e insiemi di permutazioni k-transitivi 7
1. Definizioni e teoremi 7
2. Considerazioni finali e problemi aperti 16
Capitolo 3. Gruppi e insiemi di permutazioni 2-transitivi 17
1. Definizioni e teoremi 17
2. Esempi di Quasicorpi associativi non planari 25
Capitolo 4. Gruppi e insiemi di permutazioni 3-transitivi 28
1. Introduzione 28
2. Il gruppo proiettivo lineare P GL(2, K) 29
3. Il gruppo proiettivo semilineare P ΓL(2, K) 30
4. Il gruppo proiettivo lineare speciale P SL(2, K) 32
5. Esempi di insiemi (non gruppi) strettamente 3-transitivi 33
6. Problemi aperti 34
Capitolo 5. Insiemi e gruppi k-transitivi, k ≥ 4. 35
Capitolo 6. Estensione di gruppi e insiemi di permutazioni k-transitivi 36
1. Definizioni e Teorema di Witt 36
2. Estensione di insiemi di permutazioni k-transitivi 38
3. Estensione di gruppi di permutazioni k-transitivi 41
Capitolo 7. Applicazione dei teoremi di estensione di gruppi e insiemi di
permutazioni k-transitivi 46
1. Esempi di estensioni di gruppi k-transitivi 46
2. Esempi di estensioni di insiemi k-transitivi 51
Capitolo 8. Gruppi e Insiemi k-omogenei. 54
Capitolo 9. Trasformazione di (k,n)-strutture 55
1. Definizioni e prime proprietà 55
ii
INDICE iii

2. Piani di Moulton 59
3. Trasformazione di Insiemi di Permutazioni 60
4. Trasformazione di gruppi di permutazioni strettamente 3-transitivi su
insiemi finiti 63
CAPITOLO 1

Strutture di incidenza e insiemi di permutazioni

1. Definizioni ed Esempi

Definizione 1.1.1. Siano P e B due insiemi non vuoti tali che P ∩ B = ∅.


Sia I ⊆ P × B. La terna (P, B, I) prende il nome di struttura di incidenza.
Gli elementi di P sono detti punti, gli elementi di B sono detti blocchi, I è detta
relazione di incidenza o semplicemente incidenza.
Un punto p ∈ P è incidente ad un blocco B ∈ B se (p, B) ∈ I.

0 0 
Definizione 1.1.2. Due strutture di incidenza (P, B, I) e P , B , = si dicono
isomorfe se esiste una applicazione ϕ tale che:
0 0
(1) ϕ(P) = P , ϕ(B) = B ;
(2) ϕ è biunivoca;
(3) pIB se e solo se ϕ(P ) = ϕ(B) per ogni p ∈ P e B ∈ B.

Considerata una struttura di incidenza (P, B, I), essa é sempre isomorfa ad


una struttura in cui la relazione di incidenza é l’appartenenza 00∈ 00 .
Infatti per ogni B ∈ B sia B ∗ = {p ∈ P | pIB} e sia B ∗ = {B ∗ | B ∈ B}; la
struttura (P, B ∗ , ∈) é banalmente isomorfa alla struttura (P, B, I) nell’isomorfismo
ϕ definito da ϕ (p) = p per ogni p ∈ P e ϕ(B) = B ∗ per ogni B ∈ B.
Di norma una struttura di incidenza è indicata con la coppia (P, B) sotto-
intendendo che la relazione di incidenza è l’appartenenza.
Una struttura di incidenza si dice finita se tali sono P e B. Ad ogni struttura
di incidenza finita resta associata una matrice ∆ detta matrice di incidenza nel
seguente modo.¯
In P e in B si fissi un ordinamento; sia P = {p1 , ..., pm } e B = {B1 , ..., Bn }, ciò
è sempre possibile perchè P e B sono insiemi finiti. La matrice ∆ è così definita:
(1) ∆ = [Ih,k ] ,

1 ⇔ ph I Bk h = 1, ..., m
Ih,k = con .
0 ⇔ ph 6 I Bk k = 1, ..., n
1
CAPITOLO 1 - Strutture di incidenza e insiemi di permutazioni 2

Viceversa se si fissano due insiemi P e B rispettivamente di m ed n oggetti ed


un ordinamento in ciascuno di essi, data comunque una matrice ∆ ad m righe ed
n colonne ad elmenti 0 e 1, per (1) rimane definita una incidenza I ⊆ P × B e
quindi una struttura di incidenza (P, B, I).
Lo studio delle strutture di incidenza finite equivale a quello delle
matrici m × n con elementi 0 e 1.

Esempio 1.1.3.
P = {x1 , x2 , x3 , x4 , x5 , x6 }, B = {y1 , y2 , y3 }
I = {(x1 , y2 ), (x1 , y3 ), (x2 , y3 ), (x4 , y2 ), (x4 , y3 ), (x6 , y1 ), (x6 , y2 ), (x6 , y3 )}

y1 y2 y3
x1 0 1 1
x2 0 0 1
x3 0 0 0
x4 0 1 1
x5 0 0 0
x6 1 1 1

Esempio 1.1.4.
P 6= ∅, B 6= ∅, I = P × B. Nel caso P e B siano finiti, fissati in essi un
ordinamento, la matrice di incidenza è costituita tutta da elementi 1.

Esempio 1.1.5.
P 6= ∅, B 6= ∅, I = ∅.
Nel caso P e B siano finiti, fissato in essi un ordinamento, la matrice di incidenza
associata è costituita tutta da elementi 0.

Esempio 1.1.6.
Sia Q un quadrato del piano euclideo, P l’insieme dei vertici del quadrato e B
l’insieme dei lati e delle diagonali di Q. Diremo che un punto x ∈ P è incidente
a un blocco y ∈ B, se il punto x appartiene alla retta y. (P, B, I) è una struttura
di incidenza. E’ immediato verificare che in tale struttura ogni punto è incidente
a tre blocchi distinti, fissato comunque un blocco esistono esattamente due punti
incidenti ad esso.
CAPITOLO 1 - Strutture di incidenza e insiemi di permutazioni 3

?x1 x2
?? 
?? 
?? 
??
??
 ???
 
 ??
 ?
x4 x3

(P, B, I) è un esempio di struttura di piano affine finito. Ci possiamo proporre


di costruire la matrice di incidenza di questa struttura. Ordinati i punti e i blocchi
in modo che x1 , x2 , x3 , x4 siano i vertici consecutivi di Q, yi sia il lato di Q di
vertici xi , xi+1 (i = 1, 2, 3), y4 quello di vertici x4 , x1 ed inoltre y5 e y6 le diagonali
di vertici rispettivamente x1 , x3 e x2 , x4 , la matrice di incidenza risulta essere la
seguente:
y1 y2 y3 y4 y5 y6
x1 1 0 0 1 1 0
x2 1 1 0 0 0 1
x3 0 1 1 0 1 0
x4 0 0 1 1 0 1

Osserviamo che in tale matrice ogni riga possiede esattamente tre elementi uguali
ad 1, il che equivale a dire che ogni punto è incidente esattamente a tre rette.
Inoltre ogni colonna ha esattamente due elementi 1, il che equivale a dire che ogni
retta è incidente a due punti. Ancora, fissate comunque due righe distinte, esiste
una sola colonna che le interseca ambedue nell’elemento 1 e ciò equivale a dire che
due punti sono incidenti a una sola retta.

Esempio 1.1.7.
Sia K un campo qualsiasi. Sia P = K 2 ,
B = {r | r : ax + by + c = 0 , a, b, c ∈ K ; a, b non entrambi nulli}
l’insieme delle equazioni di 1◦ grado a due incognite a coefficienti in K. Definiamo
I ⊆ P × B: (x, y) ∈ K 2 è incidente ad un blocco r ∈ B se la coppia (x, y) soddisfa
l’equazione espressa da r.
(P, B, I) è una struttura di incidenza.
Questa è una struttura di piano affine.
Se K è il campo delle classi resto modulo 2, si ottiene l’esempio 1.1.6 .
CAPITOLO 1 - Strutture di incidenza e insiemi di permutazioni 4

2. Insiemi di permutazioni e strutture di incidenza

Definizione 1.2.1. Sia G un insieme di permutazioni su un insieme E. La


coppia (E, G) individua una struttura di incidenza.
Definiamo punti gli elementi dell’insieme P = E × E. Per ogni α ∈ G definia-
mo blocco l’insieme Bα = {(x, α(x)) | x ∈ E} e definiamo blocchi della struttura
l’insieme B = {Bα | α ∈ G}.
La struttura (P, B) così determinata è detta struttura di incidenza as-
sociata all’insieme di permutazioni G, essa viene solitamente indicata con
(E 2 , G).

Oltre ai blocchi, nella struttura (E 2 , G) rimangono determinati particolari


insiemi di punti fra cui i seguenti.
Per ogni a ∈ E siano
[a]1 = {(a, y) | y ∈ E} , [a]2 = {(x, a) | x ∈ E} ,
G1 = {[a]1 | a ∈ E} , G2 = {[a]2 | a ∈ E} .
Gli elementi di G = G1 ∪ G2 sono detti generatori.

Definizione 1.2.2. Sia G un insieme di permutazioni su un insieme E. Nella


struttura di incidenza (E 2 , G) due punti p, q ∈ E 2 si dicono dipendenti se ap-
partengono allo stesso generatore, in caso contrario si dicono indipendenti. Più
punti p1 , p2 ..., ph ∈ E 2 si dicono indipendenti se sono a due a due indipendenti.

La struttura (E 2 , G) e le famiglie G1 e G2 di generatori, godono di alcune


proprietà di immediata verifica:
(1) Due elementi distinti di G1 (rispettivamente G2 ) sono disgiunti ed hanno
la stessa cardinalità, che è la cardianlità di E.
(2) Gli elementi di G1 (rispettivamente G2 ) formano una partizione di P, le
cui classi sono i generatori di G1 (rispettivamente G2 ). Per la proprietà (1)
le classi della partizione hanno la stessa cardinalità, che è la cardinalità
di E.
(3) Ogni punto appartiene esattamente ad un generatore di G1 ed ad un
generatore di G2 .
(4) Ogni blocco ha la stessa cardinalità di ogni generatore, che è la cardinalità
di E.
(5) Ogni blocco ha in comune con ogni generatore esattamente un punto.
Queste sono proprietà che caratterizzano l’insieme G, ossia se valgono queste pro-
prietà allora rimane determinato un insieme G di permutazioni. Infatti vale il
seguente teorema.
CAPITOLO 1 - Strutture di incidenza e insiemi di permutazioni 5

Teorema 1.2.3. Sia (P, B) una struttura di incidenza tale che esistono due
partizioni G1 e G2 dei punti e si abbia:
(1) |g| = |h| per ogni g, h ∈ G1 ∪ G2 ;
(2) |g ∩ h| = 1 per ogni g ∈ G1 , per ogni h ∈ G2 ;
(3) |B ∩ g| = 1 per ogni B ∈ B, per ogni g ∈ G1 ∪ G2 .
Allora esistono un insieme E e un insieme G di permutazioni su E tali che (P, B)
è la struttura (E 2 , G) associata a G.
Dimostrazione. Per la (2) ogni elemento di G1 interseca un elemento di G2
in esattamente un punto e pertanto per ogni g ∈ G1 si ha |g| = |G2 |. Analogamente
per ogni h ∈ G2 si ha |h| = |G1 |. Per la (1) segue pertanto
|G1 | = |g| = |h| = |G2 |.
Sia E un insieme di indici tale che |E| = |G1 |; indichiamo gli elementi di G1
con A1 , A2 , .... , Ai , ... con i ∈ E e indichiamo con B1 , B2 , ..., Bj , ... con j ∈ E gli
elementi di G2 .
Gli elementi di P risultano in corrispondenza biunivoca con gli elementi di
E × E, infatti per ogni p ∈ P basta porre p = (i, j) se p ∈ Ai ∩ Bj . A partire da
ogni blocco B ∈ B definiamo l’applicazione αB : E → E, αB (x) = y se (x, y) ∈ B.
Per come definita, αB è una applicazione biunivoca (permutazione) di E in sè.
Sia G = {αB | B ∈ B} ; la struttura (P, B) è isomorfa alla struttura (E 2 , G). 

Esempio 1.2.4.
Sia E = {1, 2, 3}. Consideriamo
G = {α = id., β = (123), γ = (12), δ = (13)} .
Definiamo P = E × E insieme dei punti. Inoltre a partire dalle permutazioni che
sono elementi di G definiamo:
Bα = {(1, 1), (2, 2), (3, 3)} , Bβ = {(1, 2), (2, 3), (3, 1)} ,
Bγ = {(1, 2), (2, 1), (3, 3)} , Bδ = {(1, 3), (3, 1), (2, 2)} .
Definiamo B = {Bα , Bβ , Bγ , Bδ } insieme dei blocchi. (P, B) è la struttura di
incidenza associata all’insieme di permutazioni G. Solitamente è indicata con
(E 2 , G).
Generatori:
1 ∈ E ⇒ [1]1 = {(1, y) | y ∈ E} = {(1, 1), (1, 2), (1, 3)}
2 ∈ E ⇒ [2]1 = {(2, y) | y ∈ E} = {(2, 1), (2, 2), (2, 3)}
3 ∈ E ⇒ [3]1 = {(3, y) | y ∈ E} = {(3, 1), (3, 2), (3, 3)} .
G1 = {[1]1 , [2]1 , [3]1 } , è un insieme di generatori che è una partizione di P ossia
due generatori distinti di G1 sono disgiunti e inoltre l’unione dei generatori di G1
ricopre l’insieme P.
Analogamente si definisce l’insieme di generatori G2 = {[1]2 , [2]2 , [3]2 }, dove
CAPITOLO 1 - Strutture di incidenza e insiemi di permutazioni 6

[1]2 = {(x, 1) | x ∈ E} = {(1, 1), (2, 1), (3, 1)}


[2]2 = {(x, 2) | x ∈ E} = {(1, 2), (2, 2), (3, 2)}
[3]2 = {(x, 3) | x ∈ E} = {(1, 3), (2, 3), (3, 3)} .
• Preso un blocco e un generatore, qual’è la loro intersezione?
Esempio: Bγ ∩ [1]2 = {(2, 1)} .
Più in generale possiamo scrivere
Bϕ ∩ [a]1 = {(a, ϕ(a))}
Bϕ ∩ [b]2 = (ϕ−1 (b), b) .


• A partire da un qualunque blocco della struttura (E 2 , B) si costruisce una


permutazione.
Esempio: consideriamo il blocco Bδ = {(1, 3), (3, 1), (2, 2)}, definiamo

φBδ : E → E
1 7−→ 3
2 7−→ 2
3 7−→ 1
φBδ risulta un’applicazione biettiva perchè per ogni x ∈ E esiste ed è
unico l’elemento di Bδ appartenente a [x]1 (e pertanto φBδ è applicazione);
inoltre per ogni (x, y) ∈ Bδ esiste ed è unico [y]2 con Bδ ∩ [y]2 = {(x, y)}
(e pertanto φBδ suriettiva, anzi φBδ biettiva).

Esempio 1.2.5.
Siano P = R × R, B = {r | r : y = mx + n , m ∈ R∗ , n ∈ R} .
A partire dal blocco y = mx + n rimane definita la permutazione
α : R → R, α(x) = mx + n.
(P, B) è una struttura di incidenza.
Quali sono i generatori?
[a]1 = {(a, y)|y ∈ R}
[b]2 = {(x, b)|x ∈ R}.
CAPITOLO 2

Gruppi e insiemi di permutazioni k-transitivi

1. Definizioni e teoremi

Definizione 2.1.1. Sia G un insieme di permutazioni su un insieme E e sia


k ∈ N∗ . G si dice k-transitivo su E se per ogni (x1 , ..., xk ), (y1 , ..., yk ) con xi , yi ∈ E
tali che xi 6= xj , yi 6= yj se i 6= j esiste α ∈ G tale che α(xi ) = yi con i = 1, ..., k.
Se α è unica, G si dice strettamente k-transitivo. Gli insiemi strettamente
1-transitivi sono anche detti regolari .
L’insieme G si dice transitivo su E se è almeno 1-transitivo su E.

Esempio 2.1.2.
Sia R il campo dei numeri reali, per ogni a ∈ R sia αa : R → R , αa (x) = 2x + a
e sia G = {αa | ∈ R} . G é un insieme strettamente 1-transitivo su R.
Infatti comunque presi r, s ∈ R esiste (ed é unica) la permutazione αs−2r ∈ G tale
che αs−2r (r) = s.

Gli insiemi di permutazioni strettamente k-transitivi su un insieme E, fini-


to o no, hanno una particolare importanza perchè rappresentano strutture
geometriche fondamentali.

Nota 2.1.3. Sia G un insieme di permutazioni strettamente k-transitivo su


un insieme E finito, |E| = n. Si possono contare gli elementi di G, infatti fissata
una k-upla (a1 , a2 , ..ak ) di elementi distinti di E, per la stretta k-transitività, gli
elementi di G sono tanti quante sono le possibili immagini di (a1 , a2 , ..ak ), basta
quindi contare le k-uple di elementi distinti di E. Risulta pertanto
|G| = Dn,k = n(n − 1) · ... · (n − k + 1).
In particolare se G è regolare su E si ha
|G| = |E| = n.

7
CAPITOLO 2 - Gruppi e insiemi di permutazioni k-transitivi 8

Teorema 2.1.4. Sia G un insieme di permutazioni su un insieme E. Fissata


α ∈ G, l’insieme α−1 G è ancora un insieme di permutazioni su E e pertanto
rimangono determinate le strutture (E 2 , G) e (E 2 , α−1 G). Si ha che (E 2 , G) è
isomorfo a (E 2 , α−1 G) ed inoltre id ∈ G oppure id ∈ α−1 G.
Dimostrazione. Sia ϕ : (E 2 , G) −→ (E 2 , α−1 G) così definita:
ϕ(x, y) = (x, α−1 (y)) per ogni (x, y) ∈ E 2

.
ϕ(β) = α−1 β per ogni β∈G
E’ di immediata verifica che ϕ è un isomorfismo di (E 2 , G) in (E 2 , α−1 G) perché ϕ
é una applicazione biettiva, inoltre se G non contiene l’identità si ha che α−1 α ∈
α−1 G e pertanto l’identità appartiene ad α−1 G. 
Il teorema 2.1.4 assicura che, senza ledere in generalità, nello studio di una
struttura di incidenza (E 2 , G) si può sempre supporre id ∈ G.
si dicono dipendenti se appartengono allo stesso generatore, in caso contrario
si dicono indipendenti. Più punti p1 , p2 ..., ph ∈ E 2 si dicono indipendenti se sono
a due a due indipendenti.

Teorema 2.1.5. Sia G un insieme di permutazioni strettamente k-transitvo


su un insieme E e sia (E 2 , G) la struttura ad esso associata. Se p1 , p2 , ..., pk ∈ E 2
sono punti indipendenti allora esiste ed è unico il blocco che li contiene.
Dimostrazione. Siano pi = (xi , yi ), i = 1, ..., k, punti indipendenti di E 2 .
Siccome i punti sono indipendenti, per i 6= j risulta xi 6= xj , yi 6= yj . Per
la stretta k-transitività di G esiste ed è unica la permutazione α ∈ G tale che
α(xi ) = yi , i = 1, ..., k, e pertanto in (E 2 , G) α é il blocco cercato. 

Nota 2.1.6. La relazione fra gli insiemi di permutazioni strettamente k-transi-


tivi e le strutture di incidenza associate è un legame fra l’algebra e la geome-
tria che permette di affrontare lo studio di strutture geometriche con l’algebra e
viceversa permette di dare una lettura geometrica di problemi algebrici.
Un notevole esempio è la relazione tra insiemi di permutazioni e piani affini.
Richiamiamo la definizione di piano affine.

Definizione 2.1.7. La struttura di incidenza (P, R) è detta piano affine se:


(1) comunque presi p, q ∈ P, p 6= q, esiste ed è unico R ∈ R tale che p, q ∈ R;
(2) per ogni p ∈ P, per ogni R ∈ R con p ∈ / R, esiste ed è unico S ∈ R tale
che p ∈ S e S ∩ R = ∅;
(3) esistono almeno 3 punti non appartenenti ad uno stesso elemento di R.
Un piano affine con un numero finito di punti é detto di ordine n se |R| = n per
ogni R ∈ R.
CAPITOLO 2 - Gruppi e insiemi di permutazioni k-transitivi 9

Teorema 2.1.8. Sia G un insieme di permutazioni strettamente 2-transitivo


su un insieme E finito con |E| = n, n ≥ 2. La struttura (E 2 , G) associata a G
determina un piano affine di ordine n.
Dimostrazione. Si definiscono punti gli elementi dell’ insieme P = E 2 , rette
gli elementi dell’ insieme R dati dai blocchi e dai generatori di (E 2 , G).
(1) Siano (x1 , y1 ), (x2 , y2 ) ∈ P. Se x1 = x2 l’unica retta che li contiene è il
generatore [x1 ]1 .
Se y1 = y2 l’unica retta che li contiene è il generatore [y1 ]2 .
Se x1 6= x2 , y1 6= y2 allora per la stretta 2-transitività c’è un unico blocco
(non generatore) che li contiene.
(2) Per le proprietà delle strutture di incidenza associate agli insiemi di per-
mutazioni, per il teorema 1.2.3 ed essendo G strettamente 2-transitivo, si
ha che:
• se p = (x̄, ȳ) ∈ P, [a]1 ∈ R, a 6= x̄, allora l’unica retta di R passante
per p e disgiunta da [a]1 è la retta [x̄]1 ;
• se p = (x̄, ȳ) ∈ P, [b]2 ∈ R, ȳ 6= b, allora l’unica retta di R passante
per p e disgiunta da [b]2 è la retta [ȳ]2 ;
• se p = (x̄, ȳ) ∈ P, Bα ∈ R, α(x̄) 6= ȳ, allora esiste ed è unico Bγ ∈ R
tale che ȳ = γ(x̄) (ossia p ∈ Bγ ) e Bα ∩ Bγ = ∅.
Per dimostrare questo iniziamo con il contare le rette passanti per p.
Considerato [z]1 con z 6= x̄, su [z]1 ci sono esattamente n − 1 punti
indipendenti da p che individuano altrettante rette per p ( l’unico
punto di [z]1 dipendente da p è (z, ȳ)); oltre a queste rette ci sono
esattamente altre due rette per p, sono le rette-generatori [x̄]1 e [ȳ]2
che sono sicuramente diverse dalle precedenti n − 1 perchè [x̄]1 6= [z]1 .
Si conclude che per p passano esattamente (n − 1) + 2 = n + 1 rette.
Contiamo ora le rette per p intersecanti Bα : sono esattamente n − 2
perchè i punti di Bα indipendenti da p sono esattamente n − 2 ( devo
escludere (x̄, α(x̄)) e (α−1 (ȳ), ȳ)). Si conclude pertanto che le rette
per p non aventi punti in comune con Bα sono (n − 1) − (n − 2) = 1
ossia esiste ed è unica la retta passante per p non avente punti in
comune con Bα .
(3) Poiché |E| ≥ 2 esistono almeno 3 punti non appartenenti ad una stessa
retta.


Del teorema ora dimostrato vale anche il viceversa.

Teorema 2.1.9. Sia π un piano affine di ordine n. Esso individua un


insieme di permutazioni strettamente 2-transitivo su n elementi.
CAPITOLO 2 - Gruppi e insiemi di permutazioni k-transitivi 10

Dimostrazione. Posto E = {1, ... , n} fissiamo due fasci distinti di rette


parallele G1 , G2 . Ciascuno di essi contiene n rette, sia G1 = {A1 , ..., An } e G2 =
{B1 , ...Bn } .
Per ogni p ∈ π esistono e sono unici Ai , Bj , tali che Ai ∩ Bj = {p} ; poniamo
allora p = (i, j).
Fissata una retta R con R ∈ / G1 e R ∈/ G2 definiamo
αR : E −→ E , αR (x) = y se (x, y) ∈ R .
Le applicazioni αR sono applicazioni biunivoche di E in sè, sono dunque permuta-
zioni su E, perciò
G = {αR | R ∈ π}
è un insieme di permutazioni sull’insieme E. G è strettamente 2-transitivo su E:
infatti siano (x1 , x2 ) e (y1 , y2 ) due coppie di elementi di E con x1 6= y1 e x2 6= y2 .
Le coppie (x1 , x2 ), (y1 , y2 ) individuano due punti distinti del piano π e pertanto
esiste ed è unica la retta R ∈ π tale che (x1 , x2 ) ∈ R e (y1 , y2 ) ∈ R con R 6∈ G1 ∪ G2
e quindi esiste ed è unica αR ∈ G tale che αR (xi ) = yi con i = 1, 2. 

Nota 2.1.10. I teoremi 2.1.8 e 2.1.9 valgono per E insieme finito. Se E non
è finito la stretta 2-transitività non basta più per ottenere un piano affine. Questo
sarà approfondito nel capitolo 3.

Nota 2.1.11. Nel piano affine π di ordine n individuato da un insieme G


strettamente 2-transitvo sull’insieme E, |E| = n, ogni fascio di rette parallele
distinto dai fasci dei generatori è un insieme strettamente 1-transitivo su E. Di tali
fasci ne esistono esattamente n−1 e pertanto esistono n−1 insiemi di permutazioni
regolari e distinti che agiscono su n elementi.

Approfondiamo lo studio dei gruppi e degli insiemi di permutazioni k-transitivi.

Teorema 2.1.12. Sia G un gruppo di permutazioni su un insieme E. G è


strettamente k-transitivo su E se e solo se G è k-transitivo su E e solo l’identità
fissa k elementi comunque scelti in E.
Dimostrazione. Sia G strettamente k-transitivo su E. E’ ovvio che G è
k-transitivo su E; inoltre l’identità appartiene a G essendo questo un gruppo e
l’identità fissa sempre k elementi comunque scelti in E. Infine l’identità è l’unico
elemento di G che fissa k elementi di E perchè per ipotesi G è strettamente k-
transitivo.
Viceversa sia G k-transitivo su E e tale che solo l’identità fissa k elementi
comunque scelti in E. Consideriamo due k-uple di elementi distinti di E, siano
CAPITOLO 2 - Gruppi e insiemi di permutazioni k-transitivi 11

(x1 , ..., xk ) e (y1 , ..., yk ) con xi 6= xj , yi 6= yj per i 6= j. Poichè G è k-transitivo


esiste α ∈ G tale che α(xi ) = yi , i = 1, ... , k.
Se esistesse anche β ∈ G tale che β(xi ) = yi , i = 1, ... , k, allora risulterebbe
β α ∈ G con β −1 α(xi ) = xi , i = 1, ... , k e pertanto dall’ ipotesi seguirebbe
−1

β −1 α = identità da cui α = β. 

Nota 2.1.13. Il teorema 2.1.12 non vale se G non é un gruppo.

Definizione 2.1.14. Sia G un insieme di permutazioni su un insieme E e sia


a ∈ E. Si chiama stabilizzatore di a l’insieme
Ga = {α ∈ G | α(a) = a} .
Se a1 , a2 , ..., ah ∈ E si chiama stabilizzatore di a1 , a2 , ..., ah l’insieme
Ga1 ,...,ah = {α ∈ G | α(ai ) = ai con i = 1, ..., h} .

Nota 2.1.15. Lo stabilizzatore di un elemento dipende dall’insieme di permu-


tazioni G fissato ed ha un ruolo importante nello studio di G.

Nota 2.1.16. Se G è un gruppo lo stabilizzatore di un elemento è un sotto-


gruppo di G e quindi di Sym E.

Teorema 2.1.17. Sia G un insieme di permutazioni k-transitivo su un in-


sieme E e sia a ∈ E. Lo stabilizzatore Ga è un insieme (k-1)-transitivo su
E − {a} .
Dimostrazione. Fissiamo due (k-1)-uple in E − {a} , (x1 , x2 , ..., xk−1 ),
(y1 , ..., yk−1 ) con xi 6= xj e yi 6= yj se i 6= j.
Poichè G è k-transitivo su E esiste α ∈ G tale che
 
a x1 x2 ... xk−1
α:
a y1 y2 ... yk−1
e siccome α(a) = a si ha α ∈ Ga e pertanto Ga è (k-1)-transitivo su E − {a}. 

Nota 2.1.18. Se G è un gruppo k-transitivo su E e a ∈ E allora Ga è un


gruppo (k-1)-transitivo su E − {a} .
CAPITOLO 2 - Gruppi e insiemi di permutazioni k-transitivi 12

Teorema 2.1.19. Sia G un gruppo di permutazioni su un insieme E, G


transitivo su E e sia a ∈ E. Se Ga è (k-1)-transitivo su E −{a} (risp. strettamente
(k-1)-transitivo su E − {a}), allora G è un gruppo di permutazioni k-transitivo su
E (risp. strettamente k-transitivo su E).
Dimostrazione. Siano (x1 , ..., xk ) e (y1 , ..., yk ) due k-uple di elementi di E
con xi 6= xj , yi 6= yj se i 6= j. Poichè G è transitivo su E, esiste α ∈ G tale che
α(x1 ) = a ed esiste β ∈ G tale che β(y1 ) = a. Sia γ ∈ Ga tale che γ(α(xi )) = β(yi )
con i = 2, .., k. La permutazione γ esiste certamente in Ga perchè Ga è (k-1)-
transitivo su E − {a} ed è α(xi ) 6= a e β(yi ) 6= a per ogni i = 2, ..., k. Essendo
G un gruppo si ha β −1 γα ∈ G e β −1 γα(xi ) = yi per ogni i = 1, ..., k, quindi G è
k-transitivo su E. Inoltre se Ga è strettamente (k-1)-transitivo su E − {a}, l’unico
elemento di G che fissa a, x2 , .., xk è l’identità; infatti poiché G é k-transitivo su E,
esiste δ ∈ G tale che δ(a) = a, δ(xi ) = xi con i = 2, ..., k. La permutazione δ fissa
k-1 elementi di E − {a} e δ ∈ Ga , allora per la stretta (k-1)-transitività di Ga , δ è
l’identità in Ga ossia fissa tutti gli elementi di E − {a} e poiché é anche δ(a) = a
si ha che δ fissa tutti gli elementi di E , cioé é l’identità anche in G, allora per il
teorema 2.1.12 G è strettamente k-transitivo su E. 

Corollario 2.1.20. Sia G un gruppo di permutazioni su E e a ∈ E. G é


strettamente k-transitivo su E se e solo se Ga é strettamente (k-1)-transitivo su
E − {a}.
Dimostrazione. Segue dai teoremi 2.1.17 e 2.1.19. 

Teorema 2.1.21. Sia G un gruppo di permutazioni su un insieme E, sia G


transitivo su E. Se a, b ∈ E allora Ga è coniugato con Gb .
Dimostrazione. Si deve dimostrare che esiste α ∈ G tale che α−1 Gb α = Ga .
Il gruppo G è per ipotesi transitivo e pertanto esiste α ∈ G tale che α(a) = b.
Le permutazioni αGa α−1 fissano b, infatti per ogni γ ∈ Ga si ha αγα−1 (b) =
αγ(a) = α(a) = b. Risulta pertanto αGa α−1 ⊂ Gb da cui Ga ⊂ α−1 Gb α.
Analogamente le permutazioni di α−1 Gb α fissano a e perciò risulta anche
−1
α Gb α ⊂ Ga .
Resta così provato α−1 Gb α = Ga . 

Corollario 2.1.22. Sia G un insieme di permutazioni su un insieme E, sia G


transitivo su E. Se a, b ∈ E allora Ga è isomorfo a Gb .
Dimostrazione. La relazione di coniugio che lega gli stabilizzatori determina
l’isomorfismo. 
CAPITOLO 2 - Gruppi e insiemi di permutazioni k-transitivi 13

Teorema 2.1.23. Sia G un gruppo di permutazioni k-transitivo su un insie-


me E finito, |E| = n. Siano x1 , ..., xk elementi distinti di E. Si ha
|G| = |Gx1 ,...,xk | · n(n − 1) · ... · (n − k + 1)
Dimostrazione. Poichè lo stabilizzatore Gx1 ,...,xk è un sottogruppo di G, ba-
sta dimostrare che n(n − 1) · ... · (n − k + 1) è il suo indice in G. G è finito
e perciò l’indice di Gx1 ,...,xk coincide con il numero dei laterali distinti. Fissati
α, β ∈ G, i due laterali αGx1 ,...,xk e βGx1 ,...,xk coincidono se e solo se α(xi ) = β(xi )
con i = 1, ..., k, pertanto i laterali distinti sono tanti quante le possibili k-uple
distinte di elementi distinti di E, ossia sono n(n − 1) · ... · (n − k + 1) da cui segue
la tesi. 

Teorema 2.1.24. Sia G un insieme di permutazioni strettamente k-transitivo


su un insieme E tale che 1E ∈ G e αβ ∈ G per ogni α, β ∈ G. Allora G è un
gruppo.
Dimostrazione. Poichè G ⊂ SE , basta dimostrare che G è un sottogruppo
di SE . Per ipotesi αβ ∈ G per ogni α , β ∈ G. Rimane da dimostrare che se
α ∈ G allora anche α−1 ∈ G. Sia α ∈ G e sia α(xi ) = yi , i = 1, ..., k; siccome G è
strettamente k-transitivo, esiste ed è unica β ∈ G tale che β(yi ) = xi , i = 1, ..., k.
Per ipotesi βα ∈ G e risulta βα(xi ) = xi , i = 1, ..., k e pertanto βα = 1E da
cui β = α−1 e perciò α−1 ∈ G. 

Teorema 2.1.25. Sia G un insieme di permutazioni k-transitivo su un in-


sieme E tale che 1E ∈ G. Se α β ∈ G per ogni α, β ∈ G e solo l’identità fissa k
elementi distinti di E, allora G è un gruppo strettamente k-transitivo su E.
Dimostrazione. Poichè G per ipotesi è chiuso rispetto al prodotto, per di-
mostrare che è un gruppo basta dimostrare che ogni elemento di G ha l’inverso
che sta in G. Sia α ∈ G, α(x1 ) = y1 , ..., α(xk ) = yk . Poichè G è k-transitivo esiste
β ∈ G tale che β(y1 ) = x1 , ..., β(yk ) = xk , inoltre per ipotesi βα ∈ G e βα fissa
gli elementi x1 , x2 , ..., xk ; poichè per ipotesi solo l’identità fissa k elementi risulta
βα = 1E da cui α−1 = β ∈ G e pertanto G è un gruppo.
Dimostriamo ora che G è strettamente k-transitivo.
Per ipotesi G è k-transitivo, supponiamo per assurdo che esistano α, β ∈ G tali
che α(x1 ) = β(x1 ) = y1 , ... , α(xk ) = β(xk ) = yk , allora β −1 α ∈ G e β −1 α fissa gli
elementi x1 , ..., xk perciò per l’ipotesi fatta risulta β −1 α = 1E da cui α = β. 

Teorema 2.1.26. Sia G un insieme di permutazioni su un insieme E. Se G


è transitivo su E e se αβ = βα per ogni α, β ∈ G allora G è un gruppo abeliano e
regolare su E.
CAPITOLO 2 - Gruppi e insiemi di permutazioni k-transitivi 14

Dimostrazione. Da inserire. 

Esempio 2.1.27.
Sn è strettamente n-transitivo su E.
Segue dalla definizione di Sn .

Esempio 2.1.28.
Sn è strettamente (n-1)-transitivo su E.
Infatti fissate due (n-1)-uple (x1 , ..., xn−1 ), (y1 , ..., yn−1 ) di elementi distinti di
E, la permutazione che trasforma gli xi negli yi muta anche l’unico elemento di
E diverso dagli xi nell’unico elemento di E diverso dagli yi e pertanto questa
permutazione è unica.

Esempio 2.1.29.
An è strettamente (n-2)-transitivo su E.
Infatti siano x1 , ..., xn−2 e y1 , ..., yn−2 due (n-2)-uple di elementi distinti di E.
Rimangono determinate le due n-uple (x1 , ..., xn−2 , a, b) e (y1 , y2 , ..., yn−2 , c, d). In
Sn esistono α e β tali che
   
x1 ... xn−2 a b x1 ... xn−2 a b
α: β:
y1 ... yn−2 c d y1 ... yn−2 d c
e queste sono le uniche permutazioni di Sn che trasformano x1 , ..., xn−2 in y1 , ..., yn−2 .
Inoltre una sola tra le permutazioni α e β è di classe pari perchè α−1 β è una tra-
sposizione (e quindi di classe dispari). Dunque in An esiste un’unica permutazione
che trasforma gli xi negli yi perciò An è strettamente (n-2)-transitivo su E.

Per i gruppi di permutazioni k-transitivi su n elementi, i casi k = n, k=


n − 1, k = n − 2 sono considerati “banali”. Nel caso più generale in cui G sia
un insieme non gruppo, si ha il seguente teorema.

Teorema 2.1.30. Sia G un insieme di permutazioni su un insieme finito E,


|E| = n ≥ 3. Se G è strettamente (n-2)-transitivo su E, allora G = An oppure
G = S n − An .
Dimostrazione. La dimostrazione si suddivide in due casi a seconda che la
permutazione identitá 1E appartenga oppure no all’insieme G.
Ricordiamo che An è un sottogruppo di indice due in Sn e i due laterali sono
A n e S n − An .
CAPITOLO 2 - Gruppi e insiemi di permutazioni k-transitivi 15

(1) Sia 1E ∈ G. Si dimostra per induzione che G = An .


Sia n = 3, allora G è strettamente 1-transitivo e perciò |G| = 3 e gli
elementi di G diversi dall’identità non fissano nessun elemento pertanto
risulta
    
1 2 3 1 2 3
G = 1E , ,
2 3 1 3 1 2

ossia G = An .
Sia n > 3; l’ipotesi induttiva è che ogni insieme di permutazioni stret-
tamente ((n-1)-2)=(n-3)-transitivo su n-1 elementi contenente l’identità è
il gruppo An−1 .
Osserviamo che se G è strettamente (n-2)-transitivo su n elementi
si ha |G| = n(n − 1) · ... · (n − (n − 2) + 1) = n!2 , ossia |G| = |An |. Per
dimostrare che G coincide con An basta quindi provare che G non contiene
permutazioni di classe dispari. Per assurdo supponiamo che esista σ ∈ G
di classe dispari; scriviamo σ come prodotto di cicli disgiunti σ = σ1 ·...·σh .
Poichè σ è di classe dispari almeno uno dei cicli σi (o comunque un numero
dispari di essi) è di classe dispari. I cicli sono disgiunti e quindi permutabili
e pertanto non è restrittivo supporre che sia σ1 di classe dispari. Sia σ1 =
(x1 x2 ...x2k ). Consideriamo il ciclo τ1 = (x1 x2 ...x2k−1 ) e la permutazione
τ = τ1 σ2 ...σh .
La permutazione τ è di classe pari e fissa almeno l’elemento x2k (perchè
non compare in τ1 nè in σi , i = 2, ..., h) e pertanto τ ∈ An−1 .
Lo stabilizzatore Gx2k è strettamente (n-3)-transitivo su E − {x2k }
e contiene l’identità; perciò, per l’ipotesi induttiva, si ha Gx2k = An−1 .
Allora τ ∈ An−1 = Gx2k ⊂ G da cui τ ∈ G e quindi τ ∈ G, σ ∈ G.
Ciò è assurdo in quanto τ e σ agiscono allo stesso modo sugli elementi
di E − {x2k−1 , x2k } perchè differiscono solo nei cicli τ1 e σ1 i quali hanno
azioni diverse solo sugli elementi x2k−1 e x2k . Le permutazioni τ e σ sono
distinte e agiscono allo stesso modo su (n − 2) elementi di E, ma ciò è
assurdo per la stretta (n-2)-transitività di G.
(2) Sia 1E ∈ / G. Si dimostra che G = Sn − An .
Sia α ∈ G; si ha α−1 G insieme di permutazioni su E con 1E = α−1 α ∈
α−1 G e perciò per il caso (1) si ha α−1 G = An , G = αAn . Non può essere
αAn = An perchè si avrebbe G = An da cui 1E ∈ G contro l’ipotesi.
Dunque αAn 6= An e pertanto αAn = Sn − An ossia G = Sn − An .

CAPITOLO 2 - Gruppi e insiemi di permutazioni k-transitivi 16

2. Considerazioni finali e problemi aperti

(1) Tutti i gruppi finiti strettamente k-transitivi, k ≥ 2, sono noti. Per K ≥ 4


sono noti anche tutti i grupi strettamente k-transitivi non finiti.

(2) Per k = 2 e per k = 3 esistono esempi di insiemi di permutazioni G, finiti


e non finiti, contenenti la permutazione identitá i quali sono strettamente
k-transitivi e non sono gruppi.

(3) Per k ≥ 4 non vi è alcun esempio di insieme strettamente k-transitivo,


contenente la permutazione identitá che non sia un gruppo.

(4) A.Bonisoli, P.Quattrocchi hanno dimostrato che per qualunque k ≥ 4, se


G è un insieme strettamente k-transitivo finito contenente la permutazio-
ne identitá e tale che α−1 ∈ G per ogni α ∈ G allora G è un gruppo. Esso
è il gruppo simmetrico oppure il gruppo alterno oppure il gruppo M4,11
oppure il gruppo M5,12 . (“Each Invertible Sharply d-transitive Finite Per-
mutation set with d ≥ 4 is a group”. Journal of Algebraic Combination,
12, (2000 Olanda), p.p. 239-248.)

(5) Nel lavoro di Bonisoli-Quattrocchi sopra citato si dimostra anche che:


• un insieme di permutazioni su 11 elementi strettamente 4-transitivo
contenente la permutazione identità è necessariamente il gruppo di
Mathieu M4,11 .
• Un insieme di permutazioni su 12 elementi strettamente 5-transitivo
contenente la permutazione identitá è necessariamente il gruppo di
Mathieu M5,12 .
• Per k ≥ 6 non esistono insieme strettamente k-transitivi su un insie-
me finito con almeno k + 3 elementi.

(6) Problema aperto: un insieme G strettamente 3-transitivo finito contenente


la permutazione identitá e tale che α−1 ∈ G per ogni α ∈ G é un gruppo?
CAPITOLO 3

Gruppi e insiemi di permutazioni 2-transitivi

1. Definizioni e teoremi

I gruppi strettamente 2-transitivi finiti sono tutti noti. Oltre ai gruppi ”bana-
li” S2 , S3 , A4 esistono infinite famiglie di gruppi strettamente 2-transitivi che sono
state classificate da Zassenhaus nel 1936. I gruppi strettamente 2-transitivi non
banali sono dati dalle trasformazioni affini su un quasicorpo associativo planare
oppure su uno pseudocorpo; i primi (quelli su un quasicorpo associativo plana-
re) determinano un piano affine ed inoltre non occorre l’ipotesi di planarità se il
quasicorpo associativo è finito.

Iniziamo con il dare un esempio di gruppo strettamente 2-transitivo.

Esempio 3.1.1.
Sia K un campo, finito o no; per ogni a, b ∈ K, a 6= 0, l’applicazione definita da
αa,b : K −→ K, αa,b (x) = ax+b è una permutazione. Sia G = {αa,b | a ∈ K∗ , b ∈ K}.
L’insieme G così definito è un gruppo di permutazioni strettamente 2-transitivo
su K, sottogruppo di Sym K.
(1) G è un gruppo
• se αa,b , αc,d ∈ G allora si ha αa,b αc,d = αh,k con h = ac 6= 0, k = ad+b
e pertanto αa,b αc,d ∈ G;
• α1,0 : x −→ x è elemento neutro per G;
• se αa,b ∈ G allora αa−1 ,−a−1 b ∈ G è la sua inversa.
(2) G è transitivo
Per ogni x ∈ K esiste in G una permutazione che trasforma 0 in x,
infatti basta considerare un’applicazione del tipo αa,x con a 6= 0.
Comunque presi x, y ∈ K, si considerino le permutazioni α, β ∈ G
tali che α(0) = x, β(0) = y, allora risulta βα−1 (x) = y con βα−1 ∈ G e
pertanto G è transitivo su K.
(3) G0 è strettamente 1-transitivo su K − {0}
Gli elementi di G0 sono tutte e sole le permutazioni del tipo αa,0 . Per
ogni x, y ∈ K∗ esiste ed è unica la permutazione α ∈ G0 tale che α(x) = y,
essa è la permutazione αyx−1 ,0 ; pertanto lo stabilizzatore G0 è strettamente
1-transitivo su K∗ .
17
CAPITOLO 3 - Gruppi e insiemi di permutazioni 2-transitivi 18

Per il teorema 2.1.19 rimane dimostrato che G è strettamente 2-transitivo essendo


verificate(2) e (3).
Il gruppo G dell’esempio 3.1.1 è indicato con AG(1, K) ed è detto gruppo delle
affinità sulla retta affine.

Definizione 3.1.2. Sia G un insieme di permutazioni strettamente 2-transitivo


su E. L’insieme G è detto planare se comunque presi a, b ∈ E e comunque preso
β ∈ G con β(a) 6= b, esiste una ed una sola permutazione α ∈ G tale che α(a) = b
e α(x) 6= β(x) per ogni x ∈ E.

Il gruppo G = AG(1, K) é un esempio di gruppo strettamente 2-transitivo


planare. La proprietá di planaritá non vale per tutti gli insiemi strettamente 2-
transitivi ma vale sempre nel caso in cui l’insieme sia finito.

Teorema 3.1.3. Se G è un insieme strettamente 2-transitivo su un insieme


E finito allora G è planare.
Dimostrazione. Sia |E| = n, siano a, b ∈ E, a 6= b, e sia β ∈ G tale che
β(a) = c 6= b. Per la stretta 2-transitività, in G esistono esattamente n − 1
permutazioni α tali che α(a) = b perchè fissato un qualunque elemento a ∈ E −{a}
le permutazioni di G che trasformano (a, a) in (b, y) sono tante quante sono le
possibilità di scelta per y ossia sono n − 1 essendo y ∈ E − {b}.
Sia β −1 (b) = d, ovviamente d 6= a per l’ipotesi β(a) 6= b e pertanto una
permutazione γ ∈ G tale che γ(a) = b può avere la stessa azione di β solo su x
tale che x ∈ E − {a, d}.
Per la stretta 2-transitività di G, per ogni x ∈ E − {a, d} esiste una ed una
sola permutazione che trasforma (a, x) in (b, β(x)) e pertanto le permutazioni γ
tali che γ(a) = b e γ(x) = β(x) sono n − 2. Rimane così dimostrato che in G vi è
esattamente 1 = (n − 1) − (n − 2) permutazione che trasforma a in b e non ha la
stessa azione di β su alcun elemento di E. 

I prossimi risultati mettono in evidenza alcune proprietà di particolari elementi


di un gruppo G strettamente 2-transitivo (non necessariamente planare).

Definizione 3.1.4. Sia G un gruppo di permutazioni su E, una permutazione


j ∈ G si dice textbfinvoluzione se j 2 = 1E , j 6= 1E .

Nota 3.1.5. Se α é una involuzione, da α2 = 1E segue che α(y) = x implica


α(x) = y ossia α é una simmetria.
CAPITOLO 3 - Gruppi e insiemi di permutazioni 2-transitivi 19

Teorema 3.1.6. Le involuzioni di un gruppo G strettamente 2-transitivo


sono a due a due coniugate.
Dimostrazione. Ricordiamo anzitutto che due elementi g1 e g2 di un gruppo
H si dicono coniugati se esiste x ∈ H tale che g2 = x−1 g1 x.
Siano j1 e j2 ∈ G involuzioni distinte, e sia
   
a b ... a c ...
j1 = , j2 =
b a ... c a ...
con b 6= c; queste involuzioni esistono certamente perchè G è strettamente
2-transitivo.
Per la stretta 2-transitività di G, esiste γ ∈ G tale che
 
a c ...
γ=
a b ...
e si ha γ −1 j1 γ = j2 . 

Nota 3.1.7. Sia G un gruppo strettamente 2-transitivo, allora:


• in G esiste almeno una involuzione, basta prendere g ∈ G tale che g(a) =
b, g(b) = a con a 6= b;
• una involuzione j ∈ G ha al più un punto fisso perchè se ne avesse più di
uno agirebbe come l’identità;
• se G è su E con |E| = n dispari allora ogni involuzione di G ha esattamente
un punto fisso.

Teorema 3.1.8. Sia G un gruppo strettamente 2-transitivo, si possono avere


due casi:
(1) tutte le involuzioni di G hanno un elemento fisso;
(2) tutte le involuzioni di G sono prive di elementi fissi.
Dimostrazione. Sia j1 ∈ G una involuzione con un elemento fisso, j1 (x) = x.
Ogni altra involuzione j2 ∈ G è coniugata a j1 tramite una opportuna permutazione
γ ∈ G; posto j2 = γ −1 j1 γ si ha che j2 fissa l’elemento γ −1 (x). Si conclude pertanto
che in G o tutte le involuzioni fissano un elemento o nessuna involuzione fissa un
elemento. 

Esempio 3.1.9.
Sia G = AG(1, K).
(1) Se K ha caratteristica 2 allora le involuzioni di G sono prive di punti fissi.
Infatti in questo caso le involuzioni sono le applicazioni g(x) = x + b con
b ∈ K∗ e queste sono prive di punti fissi.
CAPITOLO 3 - Gruppi e insiemi di permutazioni 2-transitivi 20

(2) Se K ha caratteristica diversa da 2, le involuzioni sono le applicazioni


h(x) = −x + b con b ∈ K e queste hanno tutte un punto fisso, è l’elemento
x = b(2u)−1 dove u è l’unità del campo K.

Teorema 3.1.10. Sia G un gruppo di permutazioni strettamente 2-transitivo


sull’insieme E e tale che tutte le involuzioni hanno un elemento fisso. Allora per
ogni x ∈ E esiste ed è unica l’involuzione j ∈ G tale che j(x) = x.
Dimostrazione. Iniziamo con il dimostrare l’esistenza: sia x ∈ E e sia j ∈ G
una involuzione, per ipotesi j fissa un elemento di E, sia j(a) = a. Consideriamo
γ ∈ G tale che γ(x) = a, risulta γ −1 jγ(x) = γ −1 j(a) = γ −1 (a) = x con γ −1 jγ
involuzione di G.
Dimostriamo ora l’unicità: supponiamo per assurdo che esistano due involuzio-
ni distinte j1 e j2 che fissano x ∈ E. Sia a ∈ E, a 6= x, sia j1 (a) = b, j2 (a) = c; per la
stretta 2-transitività di G ed essendo j1 (x) = j2 (x) = x, si ha b 6= c, a 6= b, a 6= c. Le
involuzioni j1 e j2 sono tra loro coniugate tramite γ ∈ G tale che γ(a) = a, γ(b) = c,
ossia j2 = γ −1 j1 γ. Risulta j2 (x) = γ −1 j1 γ(x) = x da cui j1 (γ(x)) = γ(x) e perciò
deve essere γ(x) = x essendo j1 6= id; ma allora γ ∈ G, γ(a) = a, γ(x) = x e
pertanto per la stretta 2-transitività di G risulta γ = 1E ma ciò è assurdo perchè
γ(c) = b con c 6= b. 

Teorema 3.1.11. Sia G un gruppo di permutazioni strettamente 2-transitivo


su un insieme E. Il prodotto di due involuzioni distinte di G è una permutazione
di G priva di punti fissi.
Dimostrazione. Siano j1 , j2 ∈ G due involuzioni, j1 6= j2 ; ovviamente j1 j2 ∈
G. Supponiamo per assurdo che sia j1 j2 (x) = x con x ∈ E; allora risulta j1 (x) =
j2 (x). Sia j1 (x) = j2 (x) = y, per il teorema 3.1.10 deve essere x 6= y ma allora
j1 (x) = j2 (x) = y e j1 (y) = j2 (y) = x e pertanto j1 = j2 poichè le permutazioni
agiscono allo stesso modo su due elementi diversi; ciò è assurdo per la stretta
2-transitivitá di G e per l’ipotesi j1 6= j2 . 

Nota 3.1.12. Il prodotto di due involuzioni di G è un elemento di G ma non


è detto sia ancora una involuzione di G.

Il seguente teorema richiama la condizione che caratterizza la condizione di pla-


narità per i gruppi ma non assicura tale proprietà perchè non assicura la condizione
di unicità.
CAPITOLO 3 - Gruppi e insiemi di permutazioni 2-transitivi 21

Teorema 3.1.13. Sia G un gruppo di permutazioni strettamente 2-transitivo


su un insieme E. Comunque presi a, b ∈ E, a 6= b, esiste α ∈ G tale che α(a) = b
e α(x) 6= x per ogni x ∈ E.
Dimostrazione. Siano a, b ∈ E, a 6= b; dividiamo la dimostrazione in due
casi:
(1) Sia G tale che tutte le involuzioni hanno un elemento fisso. Per il teorema
3.1.10 esiste ed è unica l’involuzione j1 ∈ G tale che j1 (a) = a. Poichè G
è strettamente 2-transitivo, esiste ed è unica l’involuzione j2 ∈ G tale che
j2 (a) = b, j2 (b) = a. Allora risulta j2 j1 ∈ G, j2 j1 (a) = b e j2 j1 (x) 6= x per
ogni x ∈ E per il teorema 3.1.11.
(2) Sia G tale che tutte le involuzioni sono prive di punti fissi.
Sia j ∈ G tale che j(a) = b, j(b) = a; per la stretta 2-transitività di G
la permutazione j esiste, è unica, è una involuzione e per l’ipotesi fatta si
ha j(x) 6= x per ogni x ∈ E.


I seguenti teoremi permettono di approfondire lo studio dei gruppi strettamente


2-transitivi planari.

Teorema 3.1.14. Sia G un gruppo di permutazioni strettamente 2-transitivo


planare su un insieme E e tale che tutte le involuzioni sono prive di punti fissi.
Allora si ha:
(1) Ogni elemento di G privo di punti fissi è una involuzione.
(2) Detto J l’insieme delle involuzioni e detto A = J ∪ {1E }, A è un
sottogruppo di G, abeliano, normale in G, regolare su E.
Dimostrazione.
(1) Sia α ∈ G, α(x) 6= x per ogni x ∈ E e sia α(a) = b con a 6= b. Sia j ∈ G
tale che j(a) = b, j(b) = a; la permutazione j è una involuzione e per
l’ipotesi fatte j(x) 6= x per ogni x ∈ E. Poichè G è planare, in G esiste ed
è unica la permutazione che manda a in b e che non fissa nessun elemento
di E e pertanto deve essere α = j ossia α è una involuzione.
(2) Sia A = J ∪ {1E }.
• A è un sottogruppo di G. Infatti A è chiuso rispetto al prodotto perchè
j j = 1E ∈ A per ogni j ∈ A, inoltre se j1 6= j2 la permutazione j1 j2
è priva di punti fissi e per quanto provato al punto (1) è allora una
involuzione e pertanto j1 j2 ∈ A. Infine se j ∈ A anche j −1 = j ∈ A.
• A è abeliano. Infatti siano j1 , j2 ∈ A, si ha j1 j2 = j3 ∈ A perchè A
è sottogruppo e perciò j3 = j3−1 , allora j1 j2 = j3 = j3−1 = (j1 j2 )−1 =
j2−1 j1−1 = j2 j1 .
CAPITOLO 3 - Gruppi e insiemi di permutazioni 2-transitivi 22

• A è normale in G. Infatti sia γ ∈ G, j ∈ A. Se j = 1E allo-


ra γ −1 1E γ = 1E ∈ A; se j 6= 1E allora γ −1 jγ è la permutazione
coniugata di una involuzione e quindi γ −1 jγ ∈ A.
• A è regolare su E. Infatti siano a, b ∈ E. Se a = b allora l’unico
elemento di A che fissa il punto a è l’identità 1E . Se a 6= b allora in
A esiste l’involuzione j tale che j(a) = b, j(b) = a e per la planarità
di G la permutazione j è unica.


Teorema 3.1.15. Sia G un gruppo di permutazioni strettamente 2-transitivo


planare su un insieme E e tale che tutte le involuzioni hanno un punto fisso. Sia
A l’insieme costituito dall’identità e da tutti e soli gli elementi di G privi di punti
fissi; sia J l’insieme di tutte le involuzioni di G e sia j1 ∈ J una qualunque
involuzione. Allora si ha:
(1) A = j1 J = J J ;
(2) A è un sottogruppo di G, abeliano, normale in G, regolare su E.
Dimostrazione.
(1) Per il teorema 3.1.11 si ha j1 J ⊂ A; dimostriamo che A ⊂ j1 J . Sia
α ∈ A; se α = 1E allora α = j1 j1 ∈ j1 J ; se α 6= 1E sia α(a) = b con
a, b ∈ E, a 6= b. Sia j ∈ J tale che j(a) = j1 (b) da cui j1 j(a) = b, inoltre
da a 6= b segue j1 j 6= 1E , j1 6= j e pertanto per il teorema 3.1.11 si ha
j1 j(x) 6= x per ogni x ∈ E. Poichè G è planare, in G esiste ed è unica
la permutazione che manda a in b e non fissa nessun elemento di E e
quindi j1 j = α da cui α ∈ j1 J . Rimane così provato che A = j1 J ; questa
uguaglianza non dipende dalla scelta di j1 ∈ J e pertanto
[
A= ji J = J J .
ji ∈J

(2) • A è un sottogruppo di G. Infatti A è chiuso rispetto al prodotto perchè


j1 j2 · j1 j3 = j4 j3 ∈ J J = A (si ricordi che j1 j2 j1 è una involuzione
perchè è una permutazione coniugata di una involuzione).
Inoltre se j1 j2 ∈ A si ha (j1 j2 )−1 = j2−1 j1−1 = j2 j1 ∈ J J = A.
• A è abeliano. Infatti siano j1 j2 , j1 j3 ∈ A, si ha j1 j2 · j1 j3 ∈ A e perciò
j1 j2 · j1 j3 = j1 j4 = j1 j4−1 = j1 (j2 j1 j3 )−1 = j1 j3−1 j1−1 j2−1 = j1 j3 · j1 j2 .
• A è normale in G. Infatti sia γ ∈ G, j1 j ∈ A; si ha γj1 jγ −1 =
γj1 γ −1 γjγ −1 = j2 j3 ∈ J J = A perchè γj1 γ −1 e γjγ −1 sono involu-
zioni essendo coniugate di involuzioni.
• A è regolare su E. Infatti siano a, b ∈ E. Se a = b allora l’unico
elemento di A che fissa a è l’identità 1E = j1 j1 ∈ J J = A. Se a 6= b
sia j ∈ J l’involuzione tale che j(a) = j1 (b); risulta j1 j(a) = b con
j1 j ∈ J J = A e inoltre j1 j è unica per la planarità di G.
CAPITOLO 3 - Gruppi e insiemi di permutazioni 2-transitivi 23

Corollario 3.1.16. Sia G un gruppo strettamente 2-transitivo planare su E.


In G esiste un sottogruppo A che risulta abeliano, normale in G, regolare su E.
Dimostrazione. Segue dai teoremi 3.1.14 e 3.1.15 

Quali sono le strutture algebriche che caratterizzano i gruppi stret-


tamente 2-transitivi? Si dimostra che:

(1) i gruppi strettamente 2-transitivi sono caratterizzati dalla struttura alge-


brica di pseudocorpo;
(2) i gruppi strettamente 2-transitivi planari sono caratterizzati dalla strut-
tura algebrica di quasicorpo associativo planare.
Come risulta dalla definizione di pseudocorpo e di quasicorpo associativo di
seguito riportate, la struttura di pseudocorpo è più debole di quella di quasicorpo
associativo.
Non si conoscono esempi di pseudocorpi che non siano quasicorpi associativi
mentre sono noti quasicorpi associativi non planari.

Probema aperto: esistono pseudocorpi che non siano quasicorpi as-


sociativi?

Richiamiamo le definizioni delle strutture algebriche sopra citate.

Definizione 3.1.17. Sia E un insieme non vuoto e “ +” una operazione binaria


interna ad E. La struttura (E, +) si dice cappio se:
(1) Esistono e sono unici x, y ∈ E tali che a + x = b, y + a = b per ogni
a, b ∈ E.
(2) Esiste 0 ∈ E tale che 0 + a = a + 0 = a per ogni a ∈ E.

Definizione 3.1.18. Sia E un insieme non vuoto e siano “ +” e “” due


operazioni binarie interne ad E. La struttura (E, +, ) si dice pseudocorpo se:
(1) (E, +) è un cappio, sia 0 l’elemento neutro;
(2) per ogni a, b, c ∈ E si ha (a + b) + c = hb,c  a + (b + c) con hb,c ∈ E e
dipendente solo da b e da c (questa proprietà è detta pseudoassociativa);
(3) (E ∗ , ) è un gruppo, E ∗ = E − {0};
(4) 0  a = 0 per ogni a ∈ E;
(5) a  (b + c) = a  b + a  c per ogni a, b, c ∈ E.
CAPITOLO 3 - Gruppi e insiemi di permutazioni 2-transitivi 24

Definizione 3.1.19. Sia E un insieme non vuoto e siano “+” e “” due ope-
razioni binarie interne ad E.
La struttura (E, +, ) si dice quasicorpo associativo se:
(1) (E, +) è un gruppo abeliano, sia 0 l’elemento neutro;
(2) (E ∗ , ) è un gruppo, E ∗ = E − {0};
(3) 0  a = 0 per ogni a ∈ E;
(4) a  (b + c) = a  b + a  c per ogni a, b, c ∈ E.

Definizione 3.1.20. Sia E un insieme non vuoto e siano “ +” e “” due


operazioni binarie interne ad E. La struttura (E, +, ) si dice quasicorpo associativo
planare se:
(1) (E, +, ) è un quasicorpo associativo.
(2) Per ogni a, b, c ∈ E, a 6= b, esiste x ∈ E tale che a  x = b  x + c.

Valgono i seguenti teoremi di cui non riportiamo la dimostrazione.

Teorema 3.1.21. Ogni quasicorpo associativo finito è planare.

Teorema 3.1.22. Sia G un gruppo di permutazione strettamente 2-transitivo


su un insieme E. Si possono definire in E due operazioni “+” e “” tali che (E, +, )
risulti uno pseudocorpo e gli elementi di G si possono rappresentare nella forma
x −→ a  x + b, a ∈ E ∗ , b ∈ E.
Viceversa sia (E, +, ) uno pseudocorpo, sia E ∗ = E − {0} e sia
G = {α | α(x) = a  x + b, a ∈ E ∗ , b ∈ E} .
G è un gruppo di permutazioni strettamente 2-transitivo su E.

Teorema 3.1.23. Sia G un gruppo di permutazioni su E, G strettamente


2-transitivo e planare. Si possono definire in E due operazioni “+” e “ ” tali che
(E, +, ) risulti un quasicorpo associativo planare e gli elementi di G si possono
rappresentare nella forma
x −→ a  x + b, a ∈ E ∗ , b ∈ E.
CAPITOLO 3 - Gruppi e insiemi di permutazioni 2-transitivi 25

2. Esempi di Quasicorpi associativi non planari

Concludiamo il capitolo riportando tre esempi di quasicorpi associativi non


planari.

Esempio 3.2.1.
L’esempio è dovuto a Helmut Karzel.
Consideriamo il campo dei numeri reali (R, +, ·) e fissiamo un suo ampliamento
trascendente
a0 + a1 t + ... + an tn
 
R(t) = | n, m ∈ N, bi non tutti nulli .
b0 + b1 t + ... + bm tm
A partire dal campo (R(t), +, ·) costruiamo una famiglia di quasicorpi associativi
non planari deformando l’operazione di moltiplicazione.
Notiamo che se x ∈ R(t)∗ allora x può essere rappresentato nella forma
p(t) a0 + a1 t + ... + an tn
x= = con an , bm 6= 0
q(t) b0 + b1 t + ... + bm tm
e con p(t), q(t) 6= 0 e primi fra loro. Definiamo allora
|an |
x= .
|bm |
Se consideriamo l’applicazione ϕ : (R(t)∗ , ·) −→ (R∗ , ·) tale che ϕ(x) = x essa è un
omomorfismo di gruppi perchè banalmente ϕ(x1 x2 ) = ϕ(x1 )ϕ(x2 ), inoltre ϕ è un
isomorfismo se e solo se restringiamo l’immagine a (R+ , ·). Fissiamo a ∈ R+ , a 6= 1;
per ogni x ∈ R(t) definiamo 0 ◦ x = 0 e per ogni x ∈ R(t)∗ , per ogni y ∈ R(t)
definiamo
f1 (t) g1 (t) f1 (t) g1 (t + lga x)
x◦y = ◦ = · .
f2 (t) g2 (t) f2 (t) g2 (t + lga x)
Proviamo che la struttura (R(t), +, ◦) è un quasicorpo associativo non planare.
(R(t), +, ◦) è un quasicorpo associativo. Infatti:
(1) (R(t), +) è un gruppo perché l’operazione di addizione non è stata modi-
ficata.
(2) Per le proprietà dei logaritmi si ha che (R(t)∗ , ◦) è un gruppo:
• ◦ è una operazione binaria interna;
• esiste l’elemento neutro ed è il polinomio costante 1;
• esiste l’elemento inverso:
f1 (t) f2 (t − lga x)
per ogni x ∈ R(t)∗ se x = allora x−1 = ;
f2 (t) f1 (t − lga x)
• vale la proprietà associativa.
(3) Dalla definizione posta si ha che per ogni x ∈ R(t) risulta 0 ◦ x = 0.
(4) Vale la proprietà distributiva a sinistra, come si può facilmente verificare.
CAPITOLO 3 - Gruppi e insiemi di permutazioni 2-transitivi 26

Il quasicorpo (R(t), +, ◦) non è planare. Per dimostrarlo basta determinare un’e-


quazione del tipo
b ◦ x = c ◦ x + d con b, c, d ∈ R(t) e b 6= c
che non ammette soluzioni in R(t).
Una tale equazione è ad esempio 2t ◦ x = x + 1.
Essa è a coefficienti in R(t), inoltre 2t 6= 1 perchè t è un elemento trascendente
su R quindi t 6= 21 ∈ Q.
Per assurdo supponiamo che l’equazione 2t ◦ x = x + 1 ammetta soluzione in
R(t), sia
p(t) p(t)
2t ◦ = +1
q(t) q(t)
allora è
p(t + lga 2) p(t)
2t · = +1
q(t + lga 2) q(t)
cioè
(2t)p(t + lga 2)q(t) − q(t)q(t + lga 2) = p(t)q(t + lga 2)
da cui
q(t)((2t)p(t + lga 2) − q(t + lga 2)) = p(t)q(t + lga 2).
Ne segue che q(t) divide p(t)q(t+lga 2), ma q(t) non divide p(t) perciò q(t) divide
q(t + lga 2) e poiché q(t) e q(t + lga 2) hanno lo stesso grado si ha q(t) = λq(t + lga 2)
con λ costante.
Inoltre q(t) e q(t + lga 2) hanno il medesimo coefficiente per il termine di grado
massimo, quindi λ = 1. Perciò q(t) = q(t + lga 2) = costante.
Allora se confrontiamo i gradi dei due membri dell’uguaglianza
(2t)p(t + lga 2)q(t) − q(t)q(t + lga 2) = p(t)q(t + lga 2)
ottenuta in precedenza abbiamo 1 + deg(p) = deg(p) e ciò è assurdo.

(R(t), +, ◦) individua una famiglia di quasicorpi associativi non planari; al


variare di a in R+ , a 6= 1, otteniamo infiniti esempi.

Osservazione
La non planarità è determinata dalla deformazione della moltiplicazione, ma co-
me vedremo nei prossimi esempi è indipendente dalla scelta dell’uso del logaritmo.

Esempio 3.2.2.
Sia K un campo di caratteristica zero e sia K(t) un suo ampliamento trascendente
a0 + a1 t + ... + an tn
 
K(t) = | n, m ∈ N, bi non tutti nulli .
b0 + b1 t + ... + bm tm
CAPITOLO 3 - Gruppi e insiemi di permutazioni 2-transitivi 27

Per ogni x ∈ K(t)∗ con x = ff21 (t)


(t)
sia ix = (deg(f1 ) − deg(f2 )) ∈ Z.
Definiamo in K(t) una operazione “◦” nel seguente modo.
Per ogni x ∈ K(t) definiamo 0 ◦ x = 0. Fissato h ∈ K∗ ; per ogni x ∈ K(t)∗ , e
per ogni y ∈ K(t)∗ definiamo
f1 (t) g1 (t) f1 (t) g1 (t + hix )
x◦y = ◦ = · .
f2 (t) g2 (t) f2 (t) g2 (t + hix )
La struttura (K(t), +, ◦) è un quasicorpo associativo non planare; un’equazione
che non trova soluzione in K(t) è ad esempio
t ◦ x = x + 1.
La dimostrazione è analoga a quella dell’esempio 3.2.1 .
Osservazione
Se scegliamo h = 1 ritroviamo l’esempio 3.2.1 .

Esempio 3.2.3.
Sia K un campo di caratteristica zero e sia K(t) un suo ampliamento trascendente
a0 + a1 t + ... + an tn
 
K(t) = | n, m ∈ N, bi non tutti nulli .
b0 + b1 t + ... + bm tm
Per ogni x ∈ K(t)∗ con x = ff12 (t)
(t)
sia ix = (deg(f1 ) − deg(f2 )) ∈ Z.
Definiamo in K(t) una operazione “◦” nel seguente modo. Per ogni x ∈ K(t)∗
definiamo 0 ◦ x = 0. Sia fissato k ∈ K∗ tale che k n 6= 1 per ogni n ∈ Z∗ ; per ogni
x ∈ K(t)∗ e per ogni y ∈ K(t)∗ definiamo
f1 (t) g1 (t) f1 (t) g1 (tk ix )
◦ = · .
f2 (t) g2 (t) f2 (t) g2 (tk ix )
La struttura (K(t), +, ◦) è un quasicorpo associativo non planare; un’equazione
che non trova soluzione in K(t) è ancora
t ◦ x = x + 1.
La dimostrazione è analoga a quella dell’esempio 3.2.1 .
CAPITOLO 4

Gruppi e insiemi di permutazioni 3-transitivi

1. Introduzione

Sono esempi di gruppi strettamente 3-transitivi i gruppi S3 , S4 , A5 .


Tutti gli altri esempi di gruppi e insiemi strettamente 3-transitivi noti che
agiscono su un insieme E sono tali che |E| = pn + 1, p primo, n ∈ N − {0}. Sono
tutti esempi ottenuti a partire da un campo K con |K| = pn e pertanto richiamiamo
alcune proprietà dei campi finiti.
(1) Se K è un campo finito allora |K| = pn con p primo, n ∈ N − {0}.
(2) Per ogni p primo e n ∈ N − {0} esiste uno ed uno solo campo con pn
elementi indicato con GF (pn ).
n
(3) GF (pn ) è il campo di spezzamento del polinomio xp − x ∈ Zp [x].
(4) Il gruppo moltiplicativo (K∗ , ·) di un campo finito K è ciclico:
∗ pn −1

K =< σ >= 1, σ, ..., σ .
(5) Se K = GF (pn ) allora il gruppo Aut K degli automorfismi di K è ciclico
di ordine n, un generatore è l’automorfismo σ : K −→ K, σ(x) = xp detto
automorfismo di Frobenius; AutK =< σ >

Definizione 4.1.1. Sia (K, +, ·) un campo; un elemento x ∈ K∗ = K − {0} è


detto quadrato se esiste y ∈ K∗ tale che x = y 2 .

Si osservi che anche lo zero di K può essere considerato un quadrato, ma quelli


che interessano sono i quadrati non nulli perchè questi formano un sottogruppo di
(K∗ , ·).
Per i campi finiti vale il seguente teorema.

Teorema 4.1.2. Sia K = GF (pn ) un campo finito. Se K ha caratteristica


p = 2 allora tutti gli elementi sono quadrati. Se K ha caratteristica p 6= 2 allora il
sottogruppo moltiplicativo dei quadrati ha indice 2 in K∗ .
Dimostrazione. Sia p = 2, gli elementi del campo soddisfano l’equazione
2n n−1
x = x da cui x = (x2 )2 e pertanto x è un quadrato per ogni x ∈ K.
Sia p 6= 2 e sia σ il generatore del gruppo ciclico (K∗ , ·). I quadrati del campo
sono tutte e sole le potenze di σ ad esponente pari. Infatti σ 2h è il quadrato di σ h ,
28
CAPITOLO 4 - Gruppi e insiemi di permutazioni 3-transitivi 29

inoltre se supponiamo per assurdo che esista σ 2h+1 = a2 con a ∈ K∗ , si ha a = σ t


da cui σ 2h+1 = (σ t )2 = σ 2t e pertanto deve essere (2h + 1) − 2t ≡ 0 mod (pn − 1)
ossia 2(h − t) + 1 ≡ 0 mod (pn − 1) e ciò è assurdo perchè 2(h − t) + 1 è dispari
mentre pn − 1 è pari. Dunque il sottogruppo H dei quadrati di K∗ è costituito da
tutte e sole le potenze di σ ad esponente pari perciò gli unici lateralin di H rispetto
al gruppo (K∗ , ·) sono H e σH ossia H ha indice 2 in K∗ e |H| = p 2−1 . 

Prima di passare alla costruzione di insiemi e gruppi strettamente 3-transitivi,


osserviamo che per noti teoremi non esistono insiemi di permutazioni abeliani e
transitivi che non siano gruppi strettamente 1-transitivi e pertanto la ricerca di
gruppi e insiemi strettamente 3-transitivi va condotta in ambiti non
commutativi.

2. Il gruppo proiettivo lineare P GL(2, K)

Sia K un campo qualsiasi e sia ∞ 6∈ K. Posto E = K ∪ {∞} sia


 
ax + b
G = α | α(x) = , a, b, c, d ∈ K, ad − bc 6= 0
cx + d
l’insieme delle applicazioni di E in E ottenute estendendo le operazioni del
campo K all’elemento ∞ in modo tale che

a d
∞ −→ se c 6= 0, ∞ → ∞ se c = 0, (− ) −→ ∞.
c c

L’insieme G risulta essere un sottogruppo di Sym E strettamente 3-transitivo


su E; viene indicato con P GL(2, K) ed è detto gruppo proiettivo lineare di grado
2 sul campo K.

L’elemento ad − bc ∈ K∗ si dice il determinante della permutazione; se α ∈


P GL(2, K) il suo determinante è indicato con det(α).

Per il teorema 2.1.19, dividiamo nelle seguenti tre parti la dimostrazione che
G = P GL(2, K) è un gruppo strettamente 3-transitivo su E = K ∪ {∞} .
(1) P GL(2, K) è un gruppo;
(2) P GL(2, K) è transitivo su E;
(3) G∞ , stabilizzatore di ∞ ∈ E, è strettamente 2-transitivo su K = E−{∞} .
Dimostrazione.
CAPITOLO 4 - Gruppi e insiemi di permutazioni 3-transitivi 30

(1) G = P GL(2, K) è un sottogruppo di Sym E.


Siano α, β ∈ G, per le proprietà dei determinanti risulta det(αβ) =
det(α)det(β) e poichè det(α) 6= 0, det(β) 6= 0 e K privo di divisori del-
lo zero, risulta det(αβ) 6= 0 e pertanto αβ ∈ G. Inoltre per ogni α ∈ G
poichè det(α−1 ) = det(α)
1
si ha che α−1 ∈ G. Rimane così provato che
G = P GL(2, K) è un gruppo.
(2) G = P GL(2, K) è transitivo su E.
Iniziamo con il dimostrare che per ogni y ∈ E esiste α ∈ G tale che
α(∞) = y. Se y = ∞ ogni α ∈ G, α(x) = ax + b, a ∈ K∗ , è tale che
α(∞) = ∞. Se y 6= ∞ ogni α ∈ G, α(x) = yx+b x
, b ∈ K∗ , è tale che
α(∞) = y.
Comunque presi x, y ∈ E siano α, β ∈ G tali che α(∞) = x, β(∞) = y;
risulta βα−1 (x) = y con βα−1 ∈ G perchè G è un gruppo e pertanto
G = P GL(2, K) è transitivo su E.
(3) G∞ è strettamente 2-transitivo su K.
Dalla definizione di G, segue che G∞ = {α | α(x) = ax + b, a ∈ K∗ } è il
gruppo affine AG(1, K) che è strettamente 2-transitivo su K come dimo-
strato nel capitolo 3.
Rimane pertanto dimostrato che G = P GL(2, K) è un gruppo stretta-
mente 3-transitivo su E = K ∪ {∞}.


3. Il gruppo proiettivo semilineare P ΓL(2, K)

Sia K un campo qualsiasi, ∞ ∈ / K, E = K ∪ {∞}. Per ogni automorfismo


σ ∈ Aut K prolunghiamo l’azione di σ a tutto E ponendo σ(∞) = ∞.
Sia
 
aσ(x) + b
Γ = x −→ , a, b, c, d ∈ K, ad − bc 6= 0, per ogni σ ∈ Aut K =
cσ(x) + d
= {ασ | α ∈ P GL(2, K), per ogni σ ∈ Aut K}

l’insieme delle applicazioni di E in E ottenute estendendo le operazioni del


campo K all’elemento ∞ in modo tale che
a d
∞ −→ se c 6= 0, ∞ → ∞ se c = 0, (− ) −→ ∞.
c c
L’insieme Γ risulta essere un sottogruppo di Sym E 3-transitivo su E (non stret-
tamente); viene indicato con P ΓL(2, K) ed è detto gruppo proietivo semilineare.
CAPITOLO 4 - Gruppi e insiemi di permutazioni 3-transitivi 31

L’elemento ad − bc ∈ K∗ si dice determinante della permutazione; se γ ∈


P ΓL(2, K) il suo determinante è indicato con det(γ).

Dimostriamo che:
(1) Γ è un gruppo;
(2) Γ è 3-transitivo su E.
Dimostrazione.
(1) Dimostriamo che Γ è un sottogruppo di Sym E.
Siano α = ασ, β = βτ ∈ Γ con α, β ∈ P GL(2, K) e σ, τ ∈ Aut K.
Si osservi che poichè gli automorfismi di un campo formano un gruppo,
se σ, τ ∈ Aut(K) allora στ ∈ Aut K. Inoltre per ogni α ∈ P GL(2, K),
indicato det(α) = ∆, risulta det(σα) = σ(det(α)) = σ(∆) e pertanto per
le proprietà degli automorfismi, se ∆ 6= 0 anche σ(∆) 6= 0 da cui σα ∈ Γ
e quindi, oltre a ασ ∈ Γ, si ha anche σα ∈ Γ.
Se dunque ασ = θ, α(x) = ac11x+dx+b1
1
, β(x) = ac22x+d
x+b2
2
, risulta
a3 θ(x) + b3
ασ · βτ : x −→
c3 θ(x) + d3
con a3 , b3 , c3 , d3 ∈ K, a3 d3 − b3 c3 ∈ K∗ e pertanto ασ · βτ ∈ Γ.
Sia ora ασ ∈ Γ, si ha α−1 ∈ P GL(2, K) e perciò per le osservazioni
precedenti si ha (ασ)−1 = σ −1 α−1 ∈ Γ.
Rimane così provato che Γ = P ΓL(2, K) è un gruppo.
(2) Poichè Aut K è un gruppo, sia 1K l’automorfismo identico su K la cui
azione è stata estesa a tutto E. In P ΓL(2, K) esistono le applicazioni
α1K con α ∈ P GL(2, K) e pertanto P GL(2, K) ⊂ P ΓL(2, K). Ab-
biamo dimostrato che P GL(2, K) è strettamente 3-transitivo ed essen-
do P GL(2, K) 6= P ΓL(2, K), P GL(2, K) ⊂ P ΓL(2, K) si conclude che
Γ = P ΓL(2, K) è 3-transitivo su E ma non strettamente 3-transitivo.


Teorema 4.3.1. Sia K un campo qualsiasi e sia ∞ ∈/ K. Posto E = K∪{∞}


si ha P GL(2, K) sottogruppo normale di P ΓL(2, K).
Dimostrazione. P GL(2, K) è un gruppo e poichè per ogni α ∈ P GL(2, K)
si ha α1K ∈ P ΓL(2, K) con 1K automorfismo identità, risulta P GL(2, K) sotto-
gruppo di P ΓL(2, K).
Siano α ∈ P GL(2, K) e βσ ∈ P ΓL(2, K), si ha (βσ)α(βσ)−1 = βσασ −1 β −1 .
Ma σ e σ −1 , essendo automorfismi di K, modificano solo i coefficienti di α, mentre
gli effetti degli automorfismi sull’incognita si annullano e pertanto (βσ)α(βσ)−1 ∈
P GL(2, K) ossia P GL(2, K) è normale in P ΓL(2, K). 
CAPITOLO 4 - Gruppi e insiemi di permutazioni 3-transitivi 32

Evidenziamo ora un importante sottogruppo di P GL(2, K) (e quindi di P ΓL(2, K))


fondamentale nella costruzione e nello studio dei gruppi e degli insiemi strettamen-
te 3-transitivi noti.

4. Il gruppo proiettivo lineare speciale P SL(2, K)

 Sia K unax+bcampo qualsiasi e sia ∞ 6∈ K. Posto E = K ∪ {∞}, sia J =


α | α(x) = cx+d , a, b, c, d ∈ K, ad − bc quadrato di K∗ } l’insieme delle applicazio-
ni di E in E definite estendendo le operazioni del campo K all’elemento ∞ in
modo tale che per ogni α ∈ J sia
a
α(∞) = c
se c 6= 0, α(∞) = ∞ se c = 0, α(− dc ) = ∞ .
L’insieme J è contenuto nel gruppo P GL(2, K) e poichè in K∗ il prodotto di due
quadrati è un quadrato e l’inverso di un quadrato è un quadrato, si ha che J è
un gruppo indicato con P SL(2, K) e detto gruppo proiettivo lineare speciale sul
campo K. Ovviamente P SL(2, K) è sottogruppo di P GL(2, K) ed è sottogruppo
di P ΓL(2, K).

Il gruppo P SL(2, K) è sottogruppo normale di P ΓL(2, K).


Infatti siano α ∈ P SL(2, K) e βσ ∈ P ΓL(2, K), si ha (βσ)α(βσ)−1 = βσασ −1 β −1 .
Posto det(β) = ∆1 e det(α) = ∆2 si ha σ(∆2 ) quadrato perchè ogni automorfismo
trasforma quadrati di K∗ in quadrati di K∗ , inoltre risulta
det((βσ)α(βσ)−1 ) = det(β)det(σασ −1 )det(β −1 ) =

= det(β)det(σασ −1 )det(β −1 ) = ∆1 σ(∆2 )∆−1


1 = σ(∆2 )

quadrato di K∗ .
Si conclude pertanto (βσ)α(βσ)−1 ∈ P SL(2, K) e quindi P SL(2, K) sottogrup-
po normale in P ΓL(2, K).

Nota 4.4.1. P SL(2, K) non è 3-transitivo su E = K∪{∞} perchè è contenuto


propriamente in P GL(2, K) che è strettamente 3-transitivo. Se K è finito allora
P SL(2, K) è un gruppo di indice due in P GL(2, K),
CAPITOLO 4 - Gruppi e insiemi di permutazioni 3-transitivi 33

5. Esempi di insiemi (non gruppi) strettamente 3-transitivi

Sia K = GF (pn ) un campo finito e sia ∞ ∈ / K; sia H = {x2 | x ∈ K∗ } il


sottogruppo moltiplicativo dei quadrati di K∗ . Sia σ ∈ Aut K, E = K ∪ {∞},
estendiamo l’azione di σ a tutto E ponendo σ(∞) = ∞.
Sia G l’insieme delle permutazioni su E così definito:

n ax + b
G = G(p , σ) = α | α(x) = se ad − bc ∈ H;
cx + d

aσ(x) + b ∗
α(x) = se ad − bc ∈ K − H; per ogni a, b, c, d ∈ K
cσ(x) + d

ossia G = P SL(2, pn ) ∪ {βσ | β ∈ P GL(2, pn ), detβ ∈ K∗ − H} .


L’insieme G è strettamente 3-transitivo su E.
Dimostrazione. Notiamo innanzitutto che σP GL(2, pn ) = P GL(2, pn )σ per-
chè P GL(2, pn ) è sottogruppo normale di P ΓL(2, pn ) e inoltre σ ∈ P ΓL(2, pn )
perché σ : x −→ 1·σ(x)+0
0σ(x)+1
.
Siano (x1 , x2 , x3 ), (y1 , y2 , y3 ) due terne di elementi distinti di E. Poichè P GL(2, pn )
è strettamente 3-transitivo su E, esiste ed è unica α ∈ P GL(2, pn ) tale che α(x1 ) =
0, α(x2 ) = 1, α(x3 ) = ∞ ed esiste ed è unica β ∈ P GL(2, pn ) tale che β(0) =
y1 , β(1) = y2 , β(∞) = y3 .
La permutazione βα ∈ P GL(2, pn ) è tale che βα(xi ) = yi per i = 1, 2, 3.
Consideriamo ora la permutazione
βσα ∈ P GL(2, pn )σP GL(2, pn ) = P GL(2, pn )σ,
essa è tale che βσα(xi ) = yi per i = 1, 2, 3. Le due permutazioni βα e βσα
agiscono dunque allo stesso modo su x1 , x2 , x3 ma una ed una sola appartiene a
G = G(pn , σ) perchè esse hanno lo stesso carattere quadratico ossia det(βα) ∈ H
se e solo se det(βσα) ∈ H.
Infatti k e σ(k) sono entrambi quadrati o entrambi non quadrati e perciò detto
det(α) = r, det(β) = s si ha det(βα) · det(βσα) = srsσ(r) = s2 rσ(r) ∈ H
e dunque det(βα) e det(βσα) sono entrambi quadrati o entrambi non quadrati
perchè, essendo K finito, H è un sottogruppo di indice 2 in K∗ .
Rimane così provato che G = G(pn , σ) è un insieme strettamente 3-transitivo.


Nota 4.5.1. L’esempio appena visto è ottenuto a partire da un automorfismo


σ fissato arbitrariamente.
Al variare di σ in Aut K si ottengono insiemi strettamente 3-transitivi, non
sempre identificabili fra loro. In particolare si evidenziano i seguenti casi:
CAPITOLO 4 - Gruppi e insiemi di permutazioni 3-transitivi 34

(1) Se σ = 1E allora G = G(pn , σ) = P GL(2, pn ).


(2) Se p = 2 allora H = K∗ e G = G(2n , σ) = P SL(2, 2n ) = P GL(2, 2n ).
(3) G = G(pn , σ) è un gruppo se e solo se σ 2 = 1E .

Teorema 4.5.2. Se G è un insieme di permutazioni strettamente 3-transitivo


su un insieme E finito, contenente la permutazione identitá e tale che |E| = n +
1, n ≡ 0 mod2, allora si ha n = 2h con h ∈ N∗ e G = P GL(2, 2h ).
Dimostrazione. Vedi P. Quattrocchi 00 Sugli insiemi di sostituzioni stretta-
mente 3-transitivi finiti00 , Atti del Seminario Matematica e Fisica dell’Universitá
di Modena, vol. XXIV, 1975, 279-289. 

6. Problemi aperti

(1) Sia G strettamente 3-transitivo su E, G contenente la permutazione iden-


tità e sia |E| = n + 1, n ≡ 1 mod 2. Risulta n = ph ?

(2) Tutti gli esempi di insiemi strettamente 3-transitivi finiti noti sono quelli
descritti nel paragrafo 5 e dunque sono tutti contenuti in P ΓL(2, pn ) e
contengono tutti P SL(2, pn ).

Esistono insiemi strettamente 3-transitivi non contenuti in P ΓL(2, pn )?

(3) Si è avanzata la seguente congettura. Se G è un insieme di permutazioni


strettamente 3-transitivo su E = GF (pn ) ∪ {∞} contenente la permuta-
zione identità e tale che G ⊂ P ΓL(2, pn ) allora G ⊃ P SL(2, pn ).

(4) Sia G un insieme finito strettamente 3-transitivo su E tale che 1E ∈ G e


αβ ∈ G per ogni α, β ∈ G. G é un gruppo?
CAPITOLO 5

Insiemi e gruppi k-transitivi, k ≥ 4.

In fase di completamento.

35
CAPITOLO 6

Estensione di gruppi e insiemi di permutazioni k-transitivi

Nel teorema 2.1.17 si é dimostrato che da un insieme k-transitivo, k ≥ 2, é


possibile passare ad un insieme (k-1)-transitivo considerando lo stabilizzatore di
un elemento. In generale é possibile costruire insiemi di permutazioni che non sono
k-transitivi ma che contengono stabilizzatori (k-1)-transitivi. Il passaggio inverso,
cioé estendere un insieme G k-transitivo ad un insieme G∗ (k+1)-transitivo, é
vero quando G é un gruppo infatti se G é un gruppo transitivo allora G é k-
transitivo se e solo se Ga é (k-1)-transitivo. Rimane aperto il problema di stabilire
sotto quali condizioni sia possibile estendere un insieme k-transitivo a un insieme
(k+1)-transitivo.

1. Definizioni e Teorema di Witt

Definizione 6.1.1. Sia G un insieme di permutazioni su un insieme E. Consi-


derato un elemento ∞ ∈ / E e posto E ∗ = E ∪ {∞}, un insieme G∗ si dice
estensione di G nel senso di Witt se:
• G∗ è un insieme di permutazioni su E ∗ ;
• G∗∞ , nella sua azione su E, coincide con G.

Teorema 6.1.2. Sia G un gruppo di permutazioni k-transitivo su un insieme


E, k ≥ 2. Fissato a ∈ E e considerata una qualunque permutazione δ ∈ G − Ga
risulta
G = Ga ∪ Ga δGa .
Dimostrazione. Poichè G è un gruppo risulta G ⊃ Ga ∪ Ga δGa .
Dimostriamo che G ⊂ Ga ∪ Ga δ Ga . Sia α ∈ G. Se α ∈ Ga allora α ∈
Ga ∪Ga δ Ga . Se α ∈ G − Ga dimostriamo che α ∈ Ga δ Ga . Poichè α−1 (a) 6= a
e δ −1 (a) 6= a, essendo G k-transitivo su E con k ≥ 2 esiste λ ∈ G tale che λ(a) = a
e λ(δ −1 (a)) = α−1 (a); pertanto α λ δ −1 ∈ Ga ossia α ∈ Ga δ λ−1 con λ−1 ∈ Ga e
dunque α ∈ Ga δ Ga .
Rimane così provato che G = Ga ∪ Ga δ Ga . 

36
CAPITOLO 6 - Estensione di gruppi e insiemi di permutazioni k-transitivi 37

Teorema 6.1.3. Sia G∗ un gruppo di permutazioni (k+1)-transitivo su un


insieme E ∗ , k ≥ 2. Fissato ∞ ∈ E ∗ e posto E = E ∗ − {∞} sia G = G∗∞ e siano
a, b ∈ E con a 6= b. Allora esistono α ∈ G∗ e β ∈ G tali che
(1) α(∞) = a, α(a) = ∞, α(b) = b;
(2) β(a) = b, β(b) = a;
(3) (βα)3 ∈ G, α2 ∈ G;
(4) αGa α = Ga ;
(5) G∗ = G ∪ GαG.

Dimostrazione. La (1) è vera perchè G∗ è almeno 3-transitivo. La (2) è vera


perchè G è almeno 2-transitivo. La (3) è vera perchè (βα)3 (∞) = ∞ e α2 (∞) = ∞.
Dimostriamo ora la (4); per ogni γ ∈ Ga si ha γ(∞) = ∞ perchè Ga ⊂ G e
quindi αGa α ⊂ Ga e anche α−1 γα−1 (a) = a da cui α−1 γα−1 ∈ Ga , γ ∈ αGa α e
quindi Ga ⊂ αGa α. Rimane dunque provato che αGa α = Ga . Infine (5) è vera per
il teorema 6.1.2 che assicura G∗ = G∗∞ ∪ G∗∞ αG∗∞ = G ∪ GαG. 

Teorema 6.1.4. Teorema di estensione di Witt (1938)


Sia G un gruppo di permutazioni k-transitivo su un insieme E, k ≥ 2. Sia
E ∗ = E ∪ {∞} con ∞ ∈ / E e sia σ(∞) = ∞ per ogni σ ∈ G. Siano a, b ∈ E, a 6= b.
Se esistono α ∈ Sym E ∗ e β ∈ G tali che:
(1) α(∞) = a, α(a) = ∞, α(b) = b;
(2) β(a) = b, β(b) = a;
(3) (βα)3 ∈ G, α2 ∈ G;
(4) αGa α = Ga ;
allora G∗ = G ∪ GαG è un gruppo di permutazioni (k+1)-transitivo su E ∗ e
G∗∞ = G.

Dimostrazione. Dimostriamo che G∗ è un gruppo. Per provare che G∗ è


chiuso rispetto al prodotto distinguiamo tre casi:
(1) Siano δ, τ ∈ G; essendo G un gruppo si ha δτ ∈ G∗ perchè δτ ∈ G ⊂ G∗ .
(2) Sia δ ∈ G e τ ∈ GαG; esistono γ1 , γ2 ∈ G, tali che τ = γ1 αγ2 e poichè
δγ1 ∈ G si ha δτ = δγ1 αγ2 = γ3 αγ2 ∈ GαG ⊂ G∗ , dunque δτ ∈ G∗ .
Analogamente si prova δτ ∈ G∗ se δ ∈ GαG e τ ∈ G.
(3) Siano δ, τ ∈ GαG. Iniziamo con il dimostrare che αGα ⊂ G∪GαG; poichè
α2 (∞) = ∞, α2 (a) = a si ha α2 ∈ G ∩ Ga = Ga , α2 Ga = Ga α2 = Ga ,
ma per l’ipotesi (4) si ha αGa = Ga α−1 e pertanto αGa = Ga α−1 =
Ga α2 α−1 = Ga α ossia
αGa = Ga α. (I)
CAPITOLO 6 - Estensione di gruppi e insiemi di permutazioni k-transitivi 38

Per l’ipotesi (3) si ha (βα)3 = βαβαβα ∈ G, αβα ∈ β −1 α−1 β −1 G =


β −1 α−1 G e, per l’ipotesi (3), β −1 α−1 G = β −1 α−1 α2 G = β −1 αG ossia
αβα ∈ β −1 αG. (II)

Tenendo conto del teorema 6.1.2 , di (I), di (II) e dell’ipotesi(4) possiamo


affermare che
αGα = α(Ga ∪ Ga βGa )α = αGa α ∪ αGa βGa α = Ga ∪ Ga αβαGa ⊂
Ga ∪ Ga β −1 αGGa = Ga ∪ (Ga β −1 )α(GGa ) ⊂ Ga ∪ GαG ⊂ G ∪ GαG.
Se dunque δ, τ ∈ GαG si ha δτ ∈ (GαG)(GαG) = GαGαG ⊂ G(G ∪ GαG)G =
GGG ∪ GGαGG = G ∪ GαG = G∗ ossia
δτ ∈ G∗ .
Rimane così completamente dimostrato che comunque presi δ, τ ∈ G∗ risulta
δτ ∈ G∗ . Per dimostrare che per ogni δ ∈ G∗ si ha δ −1 ∈ G∗ , distinguiamo due
casi.
(1) Se δ ∈ G. Essendo G un gruppo segue δ −1 ∈ G ⊂ G∗ .
(2) Sia δ ∈ GαG. Posto δ = λαµ, λ, µ ∈ G risulta δ −1 = (λαµ)−1 =
µ−1 α−1 λ−1 ; essendo G un gruppo e α2 , λ−1 ∈ G si ha che esiste γ ∈ G
tale che α2 γ = λ−1 e pertanto δ −1 = (λαµ)−1 = µ−1 α−1 α2 γ = µ−1 αγ ∈
GαG ⊂ G∗ .
Dimostriamo che il gruppo G∗ è transitivo su E ∗ . Essendo G∗ gruppo basta
provare che per ogni x ∈ E ∗ esiste τ ∈ G∗ tale che τ (∞) = x. Se x = ∞ al-
lora ogni τ ∈ G ⊂ G∗ è tale che τ (∞) = ∞. Se x 6= ∞ sia σ ∈ G tale che
σ(a) = x, σ esiste perchè G è k-transitivo. Considerata τ = σα si ha τ (∞) = x
e τ = σα = σα1E ∈ GαG ⊂ G∗ ossia τ ∈ G∗ .
Dimostriamo che G∗∞ = G. Ogni elemento di G fissa ∞.
Se per assurdo esistesse γ1 αγ2 ∈ GαG tale che γ1 αγ2 (∞) = ∞, poichè γ2 (∞) =
∞, γ1−1 (∞) = ∞ si avrebbe α(∞) = ∞ e ciò è assurdo perchè α(∞) = a ∈ E e
∞∈ / E.
Per il teorema 2.1.19 rimane così provato che G∗ è un gruppo (k+1)-transitivo
su E ∗ e G∗∞ = G. 

2. Estensione di insiemi di permutazioni k-transitivi

Nel 1986 P.Quattrocchi e P.Sisi hanno generalizzato il Teorema di Witt de-


terminando delle condizioni sufficienti per estendere gli insiemi di permutazioni
(non necessariamente gruppi) k-transitivi. Nel 1977 G.Rinaldi e S.Spaggiari hanno
CAPITOLO 6 - Estensione di gruppi e insiemi di permutazioni k-transitivi 39

migliorato le condizioni sufficienti trovate da Quattrocchi e Sisi, dimostrando il


teorema seguente.

Teorema 6.2.1. Sia G un insieme di permutazioni k-transitivo su un insieme


E con k ≥ 1 , |E| ≥ 3. Sia E ∗ = E ∪ {∞} con ∞ ∈ / E e sia γ(∞) = ∞ per ogni
γ ∈ G. Se esistono α ∈ Sym E ∗ e G ⊂ G tali che:
(1) α(∞) 6= ∞;
(2) G è transitivo su E;
(3) GαG = GαG;
(4) GG ⊂ G , GG ⊂ G;
(5) αGα ⊂ G ∪ GαG;
allora G∗ = G ∪ GαG è un insieme di permutazioni (k+1)-transitivo su E ∗ e
G∗∞ = G.
Se G è strettamente k-transitivo su E allora G∗ è strettamente (k+1)-transitivo
su E ∗ .
Dimostrazione. Siano a e b ∈ E non necessariamente distinti, tali che
α(∞) = b e α(a) = ∞.
Iniziamo con l’ossevare che G∗∞ = G ossia dimostriamo che le sole permutazioni di
G∗ = G ∪ GαG che fissano ∞ sono quelle di G; infatti per definizione se γ ∈ G
si ha γ(∞) = ∞ mentre se γ ∈ GαG si ha γ = γ1 αγ2 con γ1 , γ2 ∈ G e risulta
γ(∞) 6= ∞ perché γ(∞) = γ1 αγ2 (∞) = γ1 (∞) ∈ E.
Siano (x1 , x2 , ..., xk+1 ), (y1 , y2 , ..., yk+1 ) due (k+1)-uple di elementi distinti
di E ∗ ; dimostriamo che esiste una permutazione g ∈ G∗ tale che g(xi ) = yi ,
i = 1 , . . . , k + 1.

Distinguiamo due casi.

1◦ caso: Se k = 1 e x1 = ∞, y2 = ∞, siano β1 , eβ2 ∈ G con β1 (b) = y1 e


β2 (x2 ) = a; risulta allora β1 αβ2 (∞) = y1 e β1 αβ2 (x2 ) = ∞ con β1 αβ2 ∈
G∗ . Analogamente se k = 1 e x2 = ∞, y1 = ∞, esiste in G∗ una permu-
tazione che trasforma (x1 , ∞) in (∞, y2 ).

2◦ caso: Se k = 1 e non si verifica il 1◦ caso oppure se k ≥ 2, esiste r ∈


{1, 2, . . . , k + 1} tale che xr 6= ∞, yr 6= ∞. Siano σ e τ ∈ G tale che
σ(xr ) = a e τ (b) = yr . Per ogni i ∈ {1, 2, . . . , k + 1} - {r} si ha ασ(xi ) ∈
E e α−1 τ −1 (yi ) ∈ E e pertanto, per la k-transitività di G, esite β ∈ G
tale che βασ(xi ) = α−1 τ −1 (yi ), per ogni i ∈ {1, 2, . . . , k + 1} − {r} e
βασ(xr ) = ∞ = α−1 τ −1 (yr ) e quindi τ αβασ(xi ) = yi , per ogni i ∈
{1, 2, . . . , k + 1}. Proviamo che τ αβασ ∈ G∗ , infatti τ αβασ ∈ GαGαG
allora, tenedo conto delle ipotesi 3), 4), 5) si ha:
CAPITOLO 6 - Estensione di gruppi e insiemi di permutazioni k-transitivi 40

τ αβασ ∈ GαGαG ⊂ G(G ∪ GαG)G ⊂ GGG ∪ GαGG ⊂ G ∪ GαGG =


G ∪ GαGG ⊂ G ∪ GαG ⊂ G ∪ GαG. Abbiamo così provato l’esistenza di
un elemento g ∈ G∗ tale che g(xi ) = yi , i = 1, 2, . . . , k + 1, quindi G∗ è
(k+1)-transitivo su E ∗ .

Dimostriamo infine che se è G stretamente k-transitivo su E allora g è unica


cioè G∗ è strettamente (k+1)-transitivo su E ∗ . Supponiamo esistano g, h ∈ G∗
tali che g(xi ) = yi , h(xi ) = yi , i = 1, 2, . . . , k + 1. Distinguiamo tre casi.

1◦ caso: Sia g che h appartengono a G. Per la stretta k-transitività di G


segue necessariamente g = h.

2◦ caso: Sia g che h appartengono a GαG. Se k = 1 e x1 = ∞, y2 = ∞,


siano β 1 , β 2 ∈ G con β 1 (y1 ) = a allora β 2 αβ 1 g(∞) = β 2 αβ 1 h(∞) = ∞ e
β 2 αβ 1 g(x2 ) = β 2 αβ 1 h(x2 ) = β 2 (b) 6= ∞. Inoltre questi sono elementi di
G∗ perchè appartengono a GαGGαG ⊂ GαGαG ⊂ GGG ∪ GGαGG ⊂
G ∪ GαG = G∗ e poichè stabilizzano ∞ essi sono elementi di G avendo
dimostrato che G = G∗∞ . Inoltre, poichè entrambe le permutazioni hanno
lo stesso effetto su x2 , per la stretta 1-transitività di G si ha che β 2 αβ 1 g =
β 2 αβ 1 h da cui g = h. (Si procede in modo analogo se k = 1 e con x2 = ∞
e y1 = ∞). Per k = 1 e non è x1 = ∞, y2 = ∞ oppure per k = 1 e
non è x2 = ∞, y1 = ∞ oppure per k ≤ 2, sia r ∈ {1, 2, . . . , k + 1} tale
che risulti xr 6= ∞ e yr 6= ∞, siano β 1 , β 2 , β 3 ∈ G tale che β 1 (b) = xr e
β 3 (yr ) = a; ricordando che abbiamo supposto g ∈ GαG si osservi che:
αβ 3 gβ 1 αβ 2 ∈ G ∪ GαG infatti gβ 1 αβ 2 ∈ GαGGαG = GαGGαG ⊂
GαGαG ⊂ GGG ∪ GGαGG ⊂ G ∪ GαGG = G ∪ GαGG ⊂ G ∪ GαG
e poichè gβ 1 αβ 2 (∞) = yr 6= ∞, esso è un elemento di GαG. Allora
αβ 3 gβ 1 αβ 2 ∈ αGGαG ⊂ αGαG ⊂ GG ∪ GαGG ⊂ G∗ . Analogamen-
te si dimostra che αβ 3 hβ 1 αβ 2 ∈ G∗ . Si osservi che αβ 3 gβ 1 αβ 2 (∞) =
αβ 3 hβ 1 αβ 2 (∞) = ∞, (quindi sono elementi di G) e che hanno la stessa
azione sui k elementi (β 1 αβ 2 )−1 (xi ), per ogni i ∈ {1, 2, . . . , k + 1} - {r},
allora la stretta k-transitività di G implica che αβ 3 gβ 1 αβ 2 = αβ 3 hβ 1 αβ 2
da cui g = h.

3◦ caso: Sia g ∈ GαG e h ∈ G (o viceversa). in questo caso un elemento


r ∈ {1, 2, . . . , k + 1} tale che xr 6= ∞ e yr 6= ∞, esiste sicuramente (anche
quando k=1 essendo h(∞) = ∞). Prendendo β 1 , β 2 , β 3 come sopra, si
ha che αβ 3 hβ 1 αβ 2 ∈ G∗ infatti:
αβ 3 hβ 1 αβ 2 ∈ αGGGαG ⊂ αGGαG ⊂ αGαG ⊂ GG ∪ GαGG ⊂ G∗ .
Procedendo come nel 2◦ caso, si ottiene g = h e questo è assurdo essendo
G ∩ GαG = ∅.
CAPITOLO 6 - Estensione di gruppi e insiemi di permutazioni k-transitivi 41

Nota 6.2.2. Il teorema precedente è più generale del teorema di Witt perchè
si applica agli insiemi e non solo ai gruppi di permutazioni, inoltre esso vale anche
per k = 1 e non solo per k ≥ 2. Inoltre, come verrà dimostrato nel prossimo
paragrafo, se G è gruppo e k ≥ 2 il teorema equivale al Teorema di Witt.

3. Estensione di gruppi di permutazioni k-transitivi

A conclusione di questo capitolo dimostriamo un teorema che fornisce una


generalizzazione del teorema di Witt per l’estensione dei gruppi di permutazioni.

Teorema 6.3.1. Sia G un gruppo di permutazioni k-transitivo su un insieme


E, k ≥ 1, |E| ≥ 3. Sia E ∗ = E∪{∞}, ∞ ∈
/ E, e sia α ∈ Sym E ∗ con α(∞ =6 ∞).
G = G ∪ GαG è un gruppo di permutazioni (k+1)-transitivo su E ∗ e G∗∞ = G se

e solo se αGα ⊂ G ∪ GαG. Inoltre G∗ è strettamente (k+1)-transitivo se e solo


se G è strettamente k-transitivo.
Dimostrazione. Siano a e b ∈ E non necessariamente distinti, tali che
α(∞) = b e α(a) = ∞. Sia G un gruppo e sia αGα ⊂ G ∪ GαG, allora prendendo
G = G sono soddisfatte le condizioni del teorema 6.1.6 e pertanto G ∪ GαG = G∗
è un insieme di permutazioni su E ∗ (k+1)-transitivo con G∗∞ = G. Dimostriamo
ora che G∗ è un gruppo; dimostriamo dapprima che α−1 ∈ GαG. Sia β ∈ G
con β(b) = a, allora αβα ∈ G∗ e αβα(∞) = ∞ cioè αβα = β1 ∈ G da cui
segue α−1 = β1−1 αβ ∈ GαG. Proviamo ora che comunque presi g, h ∈ G∗ si ha
gh−1 ∈ G∗ . Distinguiamo 4 casi.
1◦ caso: g, h ∈ G. Poichè G è un gruppo, si ha gh−1 ∈ G e pertanto
gh−1 ∈ G ∪ GαG = G∗ .

2◦ caso: g ∈ G, h ∈ GαG. Si ha h−1 ∈ Gα−1 G e poichè α−1 ∈ GαG e G


gruppo, si ha che Gα−1 G ⊂ GαG, allora h−1 è un elemento di GαG e
pertanto gh−1 ∈ GGαG = GαG ⊂ G∗ .

3◦ caso: g ∈ Gα G, h ∈ G. Si ha h−1 ∈ G perchè G è gruppo e gh−1 ∈


GαGG = GαG ⊂ G∗ .

4◦ caso: g , h ∈ GαG. Si ha gh−1 ∈ GαGGα−1 G = GαGGGαGG =


GαGαG ⊂ G(G ∪ GαG)G = G ∪ GαG = G∗ .
CAPITOLO 6 - Estensione di gruppi e insiemi di permutazioni k-transitivi 42

Viceversa se G∗ = G ∪ GαG è un gruppo allora α ∈ G∗ e pertanto αGα ⊂ G∗ ;


inoltre G∗∞ = G.
Infine, poichè G∗ è un gruppo di permutazioni su E ∗ (k+1)-transitivo e G∗∞ =
G; per il corollario 2.1.21 segue che G∗ è strettamente (k+1)-transitivo su E ∗ se
e solo se G∗∞ , cioè G, è strettamente k-transitivo su E ∗ − {∞} cioè su E. 

Nota 6.3.2. IL teorema 6.3.1 generalizza il Teorema di Witt perchè vale anche
per k = 1 mentre per k ≥ 2 è equivalente al Teorema di Witt.

Teorema 6.3.3. Sia G un gruppo di permutazioni k-transitivo su un insieme


E, k ≥ 1. Sia E ∗ = E ∪ {∞} con ∞ ∈/ E e sia λ(∞) = ∞ per ogni λ ∈ G. Se

esistono α ∈ Sym E e G ⊂ G tali che:
(1) α 6∈ G, α2 ∈ G;
(2) G transitivo su E;
(3) αGα ⊂ G ∪ GαG.
allora risulta GαG = GαG = GαG.
Dimostrazione. Sia α(∞) = 0 ∈ E; poichè α2 ∈ G si ha α(0) = ∞.
Iniziamo con il dimostrare che αG ⊂ GαG.
Poichè G è un gruppo, per ogni g ∈ G esiste g1 ∈ G tale che g = g1 α2 da cui

αg = αg1 αα. (I)

Distinguiamo due casi:


• αg1 α = g2 ∈ G; in tal caso si ha αg = g2 α e considerata g ∈ G tale che
g(0) = 0 risulta anche αg = g2 α = g2 αg −1 g. Poichè G è un gruppo esiste
g3 ∈ G tale che g3 α2 = g −1 e quindi g2 αg −1 g = g2 αg3 ααg. Per l’ipotesi
(3) è αg3 α ∈ G ∪ GαG, ma g3 = g −1 α−2 e perciò risulta αg3 α ∈ G perchè
αg3 α(∞) = αg3 (0) = αg −1 α−2 (0) = αg −1 (0) = α(0) = ∞.
Risulta dunque αg = g2 αg3 ααg = g2 g4 αg = g5 αg ∈ GαG con g4 =
αg3 α ∈ G e g5 = g2 g4 ∈ G.
• αg1 α ∈ GαG; in tale caso si ha αg1 α = g2 αg 2 con g2 ∈ G e g 2 ∈ G e per
la (I) possiamo scrivere αg = g2 αg 2 α. Poichè g2 αg 2 (0) = αg1 α(0) = 0 e
0 6= ∞ si ha g 2 (0) 6= 0 da cui αg 2 α(∞) 6= ∞. Da αg 2 α ∈ G ∪ GαG e
αg 2 α(∞) 6= ∞ segue αg 2 α ∈ / G e quindi αg 2 α ∈ GαG e si può scrivere
αg = g2 αg 2 α = g2 g3 αg 4 con g3 ∈ G, g 4 ∈ G da cui αg ∈ GαG.
Sia nel primo che nel secondo caso si ha dunque
αG ⊂ GαG.
CAPITOLO 6 - Estensione di gruppi e insiemi di permutazioni k-transitivi 43

(II)

Dalla (II) si ottiene GαG ⊂ GGαG = GαG e anche GαG ⊂ GGαG =


GαG; d’altra parte da G ⊂ G si ha GαG ⊂ GαG; si conclude pertanto
GαG = GαG.
Proviamo ora che è Gα = GαG.
Sia g ∈ G; G è transitivo su E e perciò esiste g ∈ G tale che g(0) =
g(0), inoltre G è un gruppo e pertanto esiste g1 ∈ G tale che g = gg1 . Si
ha gα = gg1 α = gα2 g2 α = gααg2 α con g2 ∈ G tale che g1 = α2 g2 .
Poichè αg2 α ∈ G ∪ GαG e αg2 α(∞) = αg2 (0) = αα−2 g1 (0) =
α−1 g1 (0) = α−1 g −1 g(0) = α−1 (0) = ∞ si ha αg2 α = g3 ∈ G. Dunque
gα = gααg2 α = gαg3 ∈ GαG e pertanto
Gα ⊂ GαG. (III)

Dalla (III) si ottiene GαG ⊂ GαGG = GαG e poichè si è già dimo-


strato che GαG = GαG, si ha
GαG = GαG ⊂ GαG ⊂ GαG.
Rimane pertanto dimostrato che GαG = GαG = GαG.


Teorema 6.3.4. Sia G un gruppo di permutazioni k-transitivo su un insieme


E con k ≥ 1. Sia E ∗ = E ∪ {∞} con ∞ ∈ / E e sia λ(∞) = ∞ per ogni λ ∈ G. Se

esiste α ∈ Sym E tale che :
(1) α 6∈ G, α2 ∈ G;
(2) αGα ⊂ G ∪ GαG;
allora G∗ = G ∪ GαG è un gruppo di permutazioni (k+1)-transitivo su E ∗ e G∗∞ =
G. Il gruppo G∗ è strettamente (k+1)-transitivo su E ∗ se e solo se G è strettamente
k-transitivo su E.
Dimostrazione. Considerato G = G, per il teorema 6.1.6 G∗ è un insieme
di permutazioni (k+1)-transitivo su E ∗ e G∗∞ = G. Dimostriamo che G∗ è un
gruppo. Siano β, γ ∈ G∗ = G ∪ GαG; per dimostrare che βγ ∈ G∗ distinguiamo
quattro casi:
• β, γ ∈ G. Poichè G è un gruppo risulta βγ ∈ G ⊂ G∗ .
• β ∈ G, γ ∈ GαG. Si ha βγ ∈ GGαG = GαG ⊂ G∗ .
• β ∈ GαG, γ ∈ G. Si ha βγ ∈ GαGG = GαG ⊂ G∗ .
• β, γ ∈ GαG. Sia β = g1 αg2 e γ = g3 αg4 , si ha βγ = g1 αg2 g3 αg4 =
g1 αg5 αg4 con g5 = g2 g3 ∈ G. Per ipotesi αg5 α ∈ G ∪ GαG; se αg5 α ∈ G
CAPITOLO 6 - Estensione di gruppi e insiemi di permutazioni k-transitivi 44

allora βγ ∈ GGG = G ⊂ G∗ , se αg5 α ∈ GαG allora βγ ∈ GGαGG =


GαG ⊂ G∗ .
Rimane così provato che G∗ è chiuso rispetto al prodotto.
Dimostriamo ora che se β ∈ G∗ allora β −1 ∈ G∗ .
Se β ∈ G allora è ovvio che β −1 ∈ G ⊂ G∗ .
Se β ∈ GαG allora β −1 = g2−1 α−1 g1−1 = g2−1 αα−2 g1−1 = g2−1 αg3 con g3 =
α−2 g1−1 ∈ G perchè α2 , g1 ∈ G; risulta dunque β −1 ∈ GαG.
Rimane così completamente dimostrato che G∗ è un gruppo.
Infine se G∗ è strettamente (k+1)-transitivo su E ∗ allora è ovvio che G è
strettamente k-transitivo su E. Viceversa sia G strettamente k-transitivo su E,
lo stabilizzatore di (k+1) elementi di E ∗ di cui uno è ∞ risulta l’identità per la
stretta k-transitività di G, allora poichè G∗ è (k+1)-transitivo su E ∗ , per il teorema
6.1.10??? si ha che G∗ è strettamente (k+1)-transitivo su E ∗ . 

Il teorema ora dimostrato generalizza le condizioni sufficienti di Witt; con il


seguente teorema si generalizzano anche le condizioni necessarie.

Teorema 6.3.5. Sia G∗ un gruppo di permutazioni (k+1)-transitivo su un


insieme E ∗ e sia ∞ ∈ E ∗ . Se G = G∗∞ allora esiste α ∈ G∗ − G tale che α2 ∈ G
e G∗ = G ∪ GαG.
Dimostrazione. Sia 0 ∈ E ∗ con 0 6= ∞; poichè G∗ è almeno 2-transitivo su
E esiste α ∈ G∗ tale che α(∞) = 0, α(0) = ∞; risulta α2 (∞) = ∞ e peratnto

α2 ∈ G.
Sia g ∈ G∗ − G; esiste g1 ∈ G∗ tale che g1 (∞) = ∞ e g1 (0) = g −1 (∞) e
pertanto gg1 α−1 (∞) = ∞ da cui gg1 α−1 ∈ G, g ∈ Gαg1 ⊂ GαG; rimane
così provato che G∗ − G ⊂ GαG. Risulta dunque G∗ ⊂ G ∪ GαG e poichè è
ovviamente G ∪ GαG ⊂ G∗ , si ha che G∗ = G ∪ GαG. 

Nota 6.3.6. Nell’ipotesi del teorema 6.3.3 ora dimostrato segue anche αGα ⊂
G ∪ GαG perchè αGα ⊂ G∗ .

Nota 6.3.7. Nel caso k ≥ 2 i teoremi 6.3.2 e 6.3.3 sono equivalenti al teorema
di Witt, ma lo generalizzano perchè valgono anche nel caso k = 1. Si veda l’esempio
1 nel capitolo 7.

A conclusione di questo capitolo, riportiamo l’enunciato di un teorema che


fornisce indicazioni circa l’esistenza di insiemi strettamente k-transitivi che non
siano gruppi.
CAPITOLO 6 - Estensione di gruppi e insiemi di permutazioni k-transitivi 45

Teorema 6.3.8. Sia G∗ un insieme strettamente (k+1)-transitivo di permu-


tazioni su E ∗ , k ≥ 2, |E ∗ | ≥ 5, G∗ non necessariamente finito. G∗ è un gruppo se
e solo se esiste un elemento ∞ ∈ E ∗ tale che
• G∗∞ è un gruppo;
• G∗∞ αG∗∞ ⊂ G∗ con α ∈ G∗ , α(∞) 6= ∞, α fissa (k-1)elementi di E ∗ .
CAPITOLO 7

Applicazione dei teoremi di estensione di gruppi e insiemi di


permutazioni k-transitivi

In questo capitolo si riportano esempi di estensioni di gruppi e di insiemi di


permutazioni k-transitivi nel senso di Witt.

1. Esempi di estensioni di gruppi k-transitivi

Esempio 7.1.1.
Sia K un campo finito o no, K∗ = K − {0}; fissato a ∈ K∗ sia πa : K∗ −→ K∗
l’aplicazione biunivoca definita da πa (x) = ax per ogni x ∈ K∗ . L’insieme G =
{πa | a ∈ K∗ } risulta un gruppo di permutazioni strettamente 1-transitivo su K∗ .
Estendiamo il gruppo G a un gruppo strettamente 2-transitivo su K = K∗ ∪{0}
utilizzando il teorema 6.3.1.
Prolunghiamo l’azione di G a tutto K = K∗ ∪ {0} ponendo πa (0) = 0 per ogni
πa ∈ G. Sia α ∈ Sym K definita da α(x) = −x + 1 per ogni x ∈ K.
Risulta αGα ⊂ G ∪ GαG; infatti si ha απa α(x) = ax − a + 1. Se a = 1
allora απa α = 1K∗ ∈ G ⊂ G ∪ GαG. Se a 6= 1 consideriamo r, s ∈ K∗ tali che
−a
r = −a + 1, s = −a+1 ; si ha che απa α = πr απs ∈ GαG ⊂ G ∪ GαG.
Poichè le condizioni del teorema 6.3.1 sono verificate, si conclude che G∗ = G ∪
GαG è un gruppo strettamente 2-trasitivo su K; G∗ è il gruppo affine AG(1, K) =
{g|g(x) = ax + b, a, b ∈ K, a 6= 0}.

Esempio 7.1.2.
Dimostriamo che il gruppo strettamente 3-transitivo P GL(2, K) si ottiene come
estensione, nel senso di Witt, del gruppo strettamente 2-transitivo AG(1, K).
Sia K un campo, finito o no, e sia G = AG(1, K) il gruppo affine su K che,
come noto, è strettamente 2-transitivo su K; sia ∞ ∈/ K e E = K ∪ {∞}.
Sia α ∈ Sym E definita da α(0) = ∞,
alpha(∞) = 0, α(x) = x1 per ogni x ∈ E − {0, ∞}.
Dimostriamo che αGα ⊂ G ∪ GαG.
1◦ caso : Sia β ∈ G, β(x) = ax. Allora αβα ∈ G perchè agisce su x come gli
elementi di G e pertanto αβα ⊂ G ∪ GαG.
46
CAPITOLO 7 - Applicazione dei teoremi di estensione di gruppi e insiemi di permutazioni 47

2◦ caso : Sia β ∈ G, β(x) = ax + b, b 6= 0. Consideriamo γ, δ ∈ G definite


a 1
da γ(x) = − x + , δ(x) = bx + a; si ha αβα = γαδ e γαδ ∈ GαG e pertanto
b b
αβα ∈ G ∪ GαG.
Per il teorema 6.3.1. si ha pertanto che G∗ = G∪GαG è un gruppo strettamente
3-transitivo su E e G∗∞ = G.
Verifichiamo infine che G∗ = P GL(2, K).
Risulta G∗∞ = G ⊂ P GL(2, K) perchè gli elementi di G sono permutazioni α
del tipo α(x) = ax + b, a 6= 0, che appartengono a P GL(2, K).
Siano ora γ1 , γ2 ∈ G con γ1 (x) = a1 x + b1 , γ2 (x) = a2 x + b2 , a1 , a2 ∈ K∗ , risulta
γ1 αγ2 (x) = b1 a2ax+b 1 b2 +a1
2 x+b2
con detγ1 αγ2 = −a1 a2 6= 0 e pertanto γ1 αγ2 ∈
P GL(2, K). Rimane così provato che G∗ = G ∪ GαG ⊂ P GL(2, K).
Sia ora α ∈ P GL(2, K); siano x1 , x2 , x3 elementi distinti di K ∪ {∞} e sia
α(xi ) = yi , i = 1, 2, 3.
Per la sua stretta 3-transitività, in G∗ esiste β tale che β(xi ) = yi , i = 1, 2, 3,
e poichè G∗ ⊂ P GL(2, K) si ha β ∈ P GL(2, K), ma P GL(2, K) è strettamente
3-transitivo e pertanto β = α ∈ G∗ e quindi P GL(2, K) ⊂ G∗ .
Rimane così dimostrato che G∗ = P GL(2, K).

Esempio 7.1.3.
m
Sia K = GF (p2m ), p 6= 2, H = {x2 | x ∈ K∗ } , σ ∈ AutK, σ(x) = xp ; fissati
a, b ∈ K, a 6= 0, sia ϕa,b : K −→ K la permutazione definita da ϕa,b (x) = ax + b
se a ∈ H, ϕa,b (x) = aσ(x) + b se a ∈ K∗ − H.
L’insieme G = {ϕa,b | a, b ∈ K, a 6= 0} risulta un gruppo di permutazioni stret-
tamente 2-transitivo su K.
Estendiamo il gruppo G al gruppo strettamente 3-transitivo G(p2m , σ). Ri-
cordiamo che in GF (p2m ), si ha −1 ∈ H perchè p2m ≡ 1 mod4, inoltre σ 2 =
identità.
Sia ∞ ∈/ K, E = K ∪ {∞}; prolunghiamo l’azione di G su tutto E ponendo
γ(∞) = ∞ per ogni γ ∈ G. Sia α ∈ Sym E definita da α(0) = ∞, α(∞) =
0, α(x) = −1 x
per ogni x ∈ E − {0, ∞}.
Dimostriamo che αGα ⊂ G ∪ GαG.
1◦ caso : Sia β ∈ G, β(x) = ax + b con a quadrato.
• Se b = 0, αβα ∈ G ⊂ G ∪ GαG perchè agisce su x come gli elementi di G
del tipo x → ax + b con a un quadrato e con b = 0.
a 1 a
• Se b 6= 0 consideriamo γeδ ∈ G tali che γ(x) = 2 x − , δ(x) = x − .
b b b
Si ha αβα = γαδ ∈ GαG ⊂ G ∪ GαG.
m
2◦ caso : Sia β ∈ G, β(x) = axp + b con a non quadrato.
• Se b = 0, αβα ∈ G perchè agisce su x come gli elementi di G del tipo
m
x → axp +b con a non quadrato e con b = 0, allora αβα ∈ G ⊂ G∪GαG.
CAPITOLO 7 - Applicazione dei teoremi di estensione di gruppi e insiemi di permutazioni 48

a pm 1
• Se b 6= 0 consideriamo γeδ ∈ G tali che γ(x) = 2
x − , δ(x) =
b b
pm
a
x− ; risulta αβα = γαδ ∈ GαG ⊂ G ∪ GαG.
bpm
Per il teorema 6.3.1 si ha che G∗ = G ∪ GαG.
G∗ risulta il gruppo delle permutazioni su K ∪ {∞} definite da:
ax + b
x→ , ad − bc ∈ H; a, b, c, d ∈ K
cx +
m
d
axp + b
x → pm , ad − bc ∈ K∗ − H; a, b, c, d ∈ K.
cx + d
Inoltre il gruppo G∗ = G ∪ GαG ⊂ G(p2m , σ) e poichè |G∗ | = |G(p2m , σ)| =
(p2m + 1)p2m (p2m − 1) si conclude che G∗ = G(p2m , σ).

Esempio 7.1.4.
Con questo esempio si descrive il gruppo di Mathien M4,11 strettamente 4-transitivo
su 11 elementi, come estensione del gruppo G(32 , σ) strettamente 3-transitivo su
GF (32 ) ∪ {∞}.
Per maggiore chiarezza iniziamo con il descrivere il campo GF (32 ).
Sia GF (3) = {0, 1, 2}; consideriamo il polinomio x2 + 1 ∈ GF (3)[x] irriducibile
in GF (3).
Detta i una radice del polinomio, il campo di spezzamento di x2 + 1 è il campo
GF (32 ) = {a + ib | a, b ∈ GF (3)}.
Sia dunque K = GF (32 ) = {0, 1, 2, i, 2i, 1 + i, 1 + 2i, 2 + i, 2 + 2i};ricordando
che i2 + 1 = 0 si ottengono in K le seguenti tavole per le operazioni di “+” e di “·”
che rendono K un campo:

+ 0 1 2 i 2i 1 + i 1 + 2i 2 + i 2 + 2i
0 0 1 2 i 2i 1 + i 1 + 2i 2 + i 2 + 2i
1 1 2 0 1 + i 1 + 2i 2 + i 2 + 2i i 2i
2 2 0 1 2 + i 2 + 2i i 2i 1 + i 1 + 2i
i i 1+i 2+i 2i 0 1 + 2i 1 2 + 2i 2
2i 2i 1 + 2i 2 + 2i 0 i 1 1+i 2 2+i
1+i 1+i 2+i i 1 + 2i 1 2 + 2i 2 2i 0
1 + 2i 1 + 2i 2 + 2i 2i 1 1+i 2 2+i 0 i
2+i 2+i i 1 + i 2 + 2i 2 2i 0 1 + 2i 1
2 + 2i 2 + 2i 2i 1 + 2i 2 2+1 0 i 1 1+i
CAPITOLO 7 - Applicazione dei teoremi di estensione di gruppi e insiemi di permutazioni 49

· 1 2 i 2i 1 + i 1 + 2i 2 + i 2 + 2i
1 1 2 i 2i 1 + i 1 + 2i 2 + i 2 + 2i
2 2 1 2i i 2 + 2i 2 + i 1 + 2i 1 + i
i i 2i 2 1 2 + i 1 + i 2 + 2i 1 + 2i
2i 2i i 1 2 1 + 2i 2 + 2i 1 + i 2 + i
1+i 1 + i 2 + 2i 2 + i 1 + 2i 2i 2 1 i
1 + 2i 1 + 2i 2 + i 1 + i 2 + 2i 2 i 2i 1
2+i 2 + i 1 + 2i 2 + 2i 1 + i 1 2i i 2
2 + 2i 2 + 2i 1 + i 1 + 2i 2 + i i 1 2 2i

I quadrati di K∗ sono gli elementi del gruppo H = {1, 2, i, 2i}.


Sia ∞ ∈/ K = GF (32 ), E = K ∪ {∞} , σ ∈ AutK definito da σ(∞) = ∞, σ(x) = x3
per ogni x ∈ K. L’insieme
 
2 ax + b aσ(x) + b ∗
G = G(3 , σ) = se ad − bc ∈ H, se ad − bc ∈ K − H; perogni a, b, c, d ∈ K
cx + d cσ(x) + d

è un gruppo di permutazioni stretamente 3-transitivo su E.


Consideriamo in G le permutazioni λ(x) = x + 1, γ(x) = ix, τ (x) = (1 + i)x3 e
sia Γ =< λ, γ, τ > il gruppo generato da λ, γ, τ .
Dimostriamo che Γ = G∞ .
Si ha Γ ⊂ G∞ perché lambda(∞) = γ(∞) = τ (∞) = ∞ e poichè G∞ è
strettamente 2-transitivo su K per dimostrare che Γ = G∞ basta dimostrare che
Γ è 2-transitivo su K.
Iniziamo con il dimostrare che Γ è transitivo su K; poichè Γ è un gruppo basta
dimostrare che per ogni x ∈ K esiste ϕ ∈ Γ tale che ϕ(0) = x.
Le permutazioni 1K , λ, λ2 , γλ, γλ2 , τ λ, τ λ2 , λγλ2 , λτ λ sono elementi di Γ e tra-
sformano l’elemento 0 rispettivamente negli elementi 0, 1, 2, i, 2i, 1 + i, 2 + 2i, 1 +
2i, 2+i che sono tutti e soli gli elementi di K; rimane così provato che Γ è transitivo
su K.
Dimostriamo ora che Γ0 è 1-transitivo su K∗ .
Consideriamo il gruppo ∆ =< γ, τ > generato da γ e τ ; ∆ è 1-transitivo su
K perchè per ogni x ∈ K∗ esiste ψ ∈ ∆ tale che ψ(1) = x, infatti le permutazioni

1K∗ , γ, γ 2 , τ, τ γ, γ 3 , γτ, γ 2 τ sono elementi di ∆ e trasformano l’elemento 1 rispetti-


vamente negli elementi 1, i, 2, 1 + i, 1 + 2i, 2i, 2 + i, 2 + 2i che sono tutti e soli gli
elementi di K∗ . Poichè γ(0) = τ (0) = 0 si ha ∆ ⊂ Γ0 ed essendo ∆ 1-transitivo su
K∗ risulta anche Γ0 1-transitivo su K∗ .
Per il terema 2.1.19 rimane così provato che Γ è 2-transtivo su K∗ e pertanto
Γ = G∞ .
Estendiamo il gruppo G = (32 , σ) applicando il teorema di Witt.
CAPITOLO 7 - Applicazione dei teoremi di estensione di gruppi e insiemi di permutazioni 50

Sia ∞0 ∈ / E, E ∗ = E ∪ {∞0 } = K ∪ {∞, ∞0 }; prolunghiamo l’azione di G a


tutto E ∗ ponendo ρ(∞0 ) = ∞0 per ogni ρ ∈ G. Sia α ∈ Sym E ∗ definita da
α = (i, 2 + 2i)(2, 1 + i)(1 + 2i, 2 + i)(∞, ∞0 ) e sia β ∈ G tale che β(x) = x1 .
Verifichiamo che ∞, ∞0 , 0, G, α, β soddisfano le condizioni del teorema di Witt.
Si ha:
(1) α(∞0 ) = ∞, α(∞) = ∞0 , α(0) = 0;
(2) β(0) = ∞, β(∞) = 0;
(3) (βα)3 = 1E ∈ G e α2 = 1E ∈ G;
(4) αG∞ α = G∞ .
Le condizioni (1), (2), (3) seguono immediatamente dalle definizioni poste. Dimo-
striamo la (4). Per ogni γ ∈ G∞ ⊂ G risulta αγα(∞) = ∞ e perciò αG∞ α ⊂ G∞
da cui αG∞ α = G∞ perchè sono insiemi finiti e |αG∞ α| = |G∞ |.
Essendo verificate le ipotesi del teorema di Witt si ha che G∗ = G ∪ GαG è un
gruppo di permutazioni strettamente 4-transitivo su 11 elementi, esso è il gruppo
di Mathieu M4,11 .

Nota 7.1.5. Il gruppo P GL(2, 32 ) non è estendibile ad un gruppo strettamente


4-transitivo su 11 elementi.

Esempio 7.1.6. Con questo esempio si descrive l’estensione del gruppo di


Mathieu M4,11 al gruppo strettamente 5-transitivo su 12 elementi detto gruppo di
Mathieu M5,12 .
Sia E ∗ = GF (32 ) = {∞, ∞0 } , ∞00 ∈ / E ∗ , E ∗∗ = E ∗ ∪ {∞00 } = GF (32 ) ∪
{∞, ∞0 , ∞00 }.
Sia Γ = M4,11 il gruppo di Mathieu strettamente 4-transitivo su E ∗ ; prolun-
ghiamo l’azione di Γ a tutto E ∗∗ ponendo γ(∞00 ) = ∞00 per ogni γ ∈ Γ. Sia
α ∈ Sym E ∗∗ definita da α(∞0 ) = ∞00 , α(∞00 ) = ∞0 , α(∞) = ∞, α(x) = x3 per
ogni x ∈ GF (32 ). Sia β ∈ Γ definita da β(∞) = ∞0 , β(∞0 ) = ∞, β(a + ib) = a − ib
per ogni a + ib ∈ GF (32 ) con riferimento alla notazione usata nell’esempio 7.1.4
per il campo GF (32 ).
Verifichiamo che ∞00 , ∞0 , ∞, Γ, α, β soddisfano le condizioni del teorema di
Witt. Si ha:
(1) α(∞0 ) = ∞00 , α(∞00 ) = ∞0 , α(∞) = ∞;
(2) β(∞) = ∞0 , β(∞0 ) = ∞;
(3) (βα)3 = 1E ∗ , α2 = 1E ∗ ∈ Γ;
(4) αΓ∞0 α = Γ∞0 .
Le condizioni (1), (2), (3) seguono immediatamente dalle definizioni poste.
Dimostriamo la (4). Per quanto visto nell’ esempio 7.1.4 si ha Γ∞0 = G(32 , σ) e
dunque occorre dimostrare che αG(32 , σ)α = G(32 , σ) e poichè α è di periodo 2
basta verificare che αG(32 , α)α ⊂ G(32 , α). Sia g ∈ G(32 , σ),
CAPITOLO 7 - Applicazione dei teoremi di estensione di gruppi e insiemi di permutazioni 51
3 3
g(x) = ax+b
cx+d
con ad−bc quadrato di GF (32 )∗ ; si ha αgα(∞) = ∞ e αgα(x) = ac3 x+dx+b
3

con a3 d3 − b3 c3 = (ad − bc)3 quadrato di GF (32 )∗ e perciò αgα ∈ G(32 , σ).


3 +b
Sia g ∈ G(32 , σ), g(x) = ax cx3 +d
con ad − bc non quadrato di GF (32 )∗ ; si ha
3 3 +b3
αgα(∞) = ∞ e αgα(x) = ac3 xx3 +d 3 3 3 3
3 con a d − b c = (ad − bc)3 non quadrato di
2 ∗ 2
GF (3 ) e perciò αgα ∈ G(3 , σ).
Essendo verificate le ipotesi del teorema di Witt si ha che Ω = Γ ∪ ΓαΓ è
un gruppo di permutazioni strettamente 5-transitivo su E ∗∗ , |E ∗∗ | = 12; esso è il
gruppo di Mathieu M5,12 .

Nota 7.1.7. Il gruppo M5,12 non è estendibile ad un gruppo strettamente


6-transitivo su 13 elementi.

2. Esempi di estensioni di insiemi k-transitivi

Applichiamo il Teorema 6.2.1 per ottenere gli insiemi di permutazioni stretta-


mente 3-transitivi, a noi noti, come estensione di insiemi di permutazioni stretta-
mente 2-transitivi.

Esempio 7.2.1.
Sia K = GF (pn ), H = {x2 | x ∈ K∗ } , σ ∈ AutK; fissati a, b ∈ K, a 6= 0, sia ϕa,b :
K −→ K la permutazione definita da ϕa,b (x) = ax + b se a ∈ H, ϕa,b (x) = aσ(x) + b
se a ∈ K∗ − H.
L’insieme G = {ϕa,b |a, b ∈ K, a 6= 0} è un insieme di permutazioni strettamente
2-transitivo su K.
Sia ∞ ∈ / K, E ∗ = K ∪ {∞}, estendiamo l’azione di σ e di G a tutto E ∗
ponendo σ(∞) = ∞ e γ(∞) = ∞ per ogni γ ∈ G. Sia α ∈ SymE definita da
α(0) = ∞, α(∞) = 0, α(x) = − x1 per ogni x ∈ K∗ . Per ogni b ∈ K sia τb : K −→ K
la permutazione definita da τb (x) = x + b e sia G = {τb |b ∈ K}.
Verifichiamo che α, G, G, soddisfano le condizioni del terema 6.2.1, ossia veri-
fichiamo che valgono le seguenti cinque condizioni.
(1) α(∞) 6= ∞;
(2) G è 1-transitivo su K;
(3) GαG = GαG;
(4) GG ⊂ G; GG ⊂ G;
(5) αGα ⊂ G ∪ GαG.

Infatti:
(1) Dalla definizione di α segue α(∞) = 0 6= ∞.
CAPITOLO 7 - Applicazione dei teoremi di estensione di gruppi e insiemi di permutazioni 52

(2) E’ G ⊂ G e G risulta 1-transitivo su K, infatti, comunque presi x1 , y1 ∈


K, in G esiste ed è unica la permutazione γ tale che γ(x1 ) = y1 : è la
permutazione definita da γ(x) = x + (y1 − x1 ).
(3) Per dimostrare che GαG = GαG sia γ ∈ G tale che γ(x) = x + b e
distinguiamo due casi.
i) Sia γ ∈ G, γ(x) = ax + b0 , a, b0 ∈ K, a ∈ H; risulta γαγ(x) =
b0 x+bb0 −a
x+b
, detγαγ = a ∈ H.
Siano γ 1 ∈ G, γ 1 (x) = x + b0 e γ1 ∈ G, γ1 (x) = a−1 x + ba−1 , a−1 ∈ H
perchè a ∈ H; risulta γαγ = γ 1 αγ1 .
ii) Sia γ ∈ G, γ(x) = aσ(x)+b0 , a, b0 ∈ K, a ∈ K∗ −H; risulta γαγ(x) =
b0 σ(x)+b0 σ(b)−a
σ(x)+σ(b)
, detγαγ = a ∈ K∗ − H.
Siano γ 1 ∈ G, γ 1 (x) = x+b0 e γ1 ∈ G, γ1 (x) = a−1 σ(x)+σ(b)a−1 , a−1 ∈
K∗ − H perché a ∈ K∗ − H; risulta γαγ = γ 1 αγ1 .
Rimane così provato che GαG ⊂ GαG; analogamente si dimostra che
GαG ⊂ GαG e pertanto si ha GαG = GαG.
(4) Per come definiti G e G segue che GG ⊂ G e GG ⊂ G.
(5) Per dimostrare che αGα ⊂ G ∪ GαG distinguiamo due casi.
−x
i) Sia γ ∈ G, γ(x) = ax + b, a, b ∈ K, a ∈ H; risulta αγα(x) = bx−a .
−1
Se b = 0 allora detαγα = a ∈ H e αγα ∈ G; se b 6= 0 allora αγα(∞) =
α(b) 6= ∞ e perciò αγα ∈ / G ma esistono γ 1 ∈ G, γ(x) = x − ab−1 , e
γ1 ∈ G, γ1 (x) = ab−2 x − b−1 , tali che αγα = γ1 αγ 1 ∈ GαG.
ii)sia γ ∈ G, γ(x) = aσ(x) + b, a, b ∈ K, a ∈ K∗ − H; risulta αγα(x) =
−σ(x)
bσ(x)−a
. Se b = 0 allora detαγα = a−1 ∈ K∗ − H e αγα ∈ G; se b 6= 0
allora αγα(∞) = α(b) 6= ∞ e perciò αγα ∈ / G ma esistono γ 1 ∈ G, γ 1 (x) =
x − σ (ab ), e γ1 ∈ G, γ1 (x) = ab σ(x) − b−1 , tali che αγα = γ1 αγ 1 ∈
−1 −1 −2

Gαγ 1 ∈ GαG.
Le ipotesi del teorema 6.2.1 sono dunque verificate e pertanto G∗ =
G ∪ GαG è un insieme strettamente 3-transitivo su E ∗ = K ∪ {∞}.
Verifichiamo infine che G∗ = G(pn , σ).
Dimostriamo che G∗ ⊂ G(pn , σ); si ha G∗∞ = G ⊂ G(pn , σ), inoltre
anche GαG ⊂ G(pn , σ) perchè considerata γ ∈ G, γ(x) = x + b; si possono
avere due casi:

i) γ ∈ G, γ(x) = ax + b0 , a, b0 ∈ K, a ∈ H;
ii) γ ∈ G, γ(x) = aσ(x) + b0 , a, b0 ∈ K, a ∈ K∗ − H;
CAPITOLO 7 - Applicazione dei teoremi di estensione di gruppi e insiemi di permutazioni 53

ma in entrambi i casi risulta γαγ ∈ G(pn , σ). Dunque G∗ ⊂ G(pn , σ).


Poichè |G∗ | = |G(pn , σ)| = (pn + 1)pn (pn − 1) si ha G∗ = G(pn , σ).
CAPITOLO 8

Gruppi e Insiemi k-omogenei.

in fase di completamento.

54
CAPITOLO 9

Trasformazione di (k,n)-strutture

In questo capitolo si illustra un procedimento mediante il quale da una (k,n)-


struttura se ne costruisce un’altra non necessariamente isomorfa. Questo procedi-
mento è dovuto a P.Quattrocchi e L.A.Rosati 00 Trasformation of design and other
incidence structures00 , Geometriae Dedicata, 44 (1992), 233-240.

Trasformare una (k,n)-struttura di incidenza permette:


• di ottenere nuove strutture;
• di trasportare una dimostrazione da una struttura ottenuta per trasfor-
mazione alla struttura di partenza, o viceversa.

1. Definizioni e prime proprietà

Definizione 9.1.1. Siano k ed n due numeri cardinali con k finito. Si definisce


(k,n)-struttura ogni struttura di incidenza che gode delle seguenti proprietà:
• k punti distinti P1 , P2 , . . . , Pk incidono ad un unico blocco;
• l’insieme dei punti incidenti ad un qualunque blocco ha cardinalità n.

Se (P, B, I) è una (k,n)-struttura denoteremo con < P1 , P2 , . . . , Pk > il blocco


incidente i punti P1 , P2 , . . . , Pk e denoteremo con BI = {P ∈ P | P IB} l’insieme
dei punti che incidono il blocco B ∈ B.

Definizione 9.1.2. Sia (P, B, I) una (k,n)-struttura, F ⊂ B una famiglia di


blocchi e f una permutazione sull’insieme P dei punti. Si dice che la struttura di
incidenza (P, B, I) è trasformabile e che {F, f } è un sistema di trasformazione
per (P, B, I) se e solo se, comunque presi k punti distinti, P1 , P2 , . . . , Pk , si ha che
< P1 , P2 , . . . , Pk >∈ F se e solo se < f (P1 ), f (P2 ), . . . , f (Pk ) >∈ F.

Osservazione 9.1.3.
Se f ∈ Sym P ha periodo finito la condizione a) implica la condizione b), con
a) < P1 , P2 , . . . , Pk >∈ F ⇒ < f (P1 ), f (P2 ), . . . , f (Pk ) >∈ F
55
CAPITOLO 9 - Trasformazione di (k,n)-strutture 56

b) < f (P1 ), f (P2 ), . . . , f (Pk ) >∈ F ⇒ < P1 , P2 , . . . , Pk >∈ F.


Infatti se f ha periodo finito, esiste r ∈ N tale che f r è l’identità e pertanto
applicando ripetutamente la condizione a) si ottiene b).
In particolare se la struttura di incidenza (P, B, I) è finita, certamente f ha periodo
finito perchè il gruppo Sym(P) è di ordine finito, dunque nel caso finito a) implica
sempre b).

Definizione 9.1.4. Sia (P, B, I) una (k,n)-struttura e {F, f } un sistema di


trasformazione per (P, B, I). Definiamo una nuova relazione di incidenza J tra i
punti ed i blocchi nel seguente modo:
se B ∈/ F allora P J B se e solo se P IB,
se B ∈ F allora P J B se e solo se f (P )IB.
La struttura (P, B, J ) è detta struttura trasformata di (P, B, I) tramite il
sistema di trasformazione {F, f }.
Inoltre per ogni b ∈ B si definisce BJ = {P ∈ P | P J B}.

Si noti che dalla definizione posta segue che l’incidenza J trasforma un blocco
di F in un blocco di F mentre trasforma un blocco di B − F in sé stesso (non è
detto punto per punto).

Osservazione 9.1.5.
B Se B ∈
/ F si ha P J B se e solo se P IB, ossia BJ = BI .
B Se B ∈ F si ha P J B se e solo se f (P )IB, ossia BJ = f −1 (BI ) infatti
BJ = {P ∈ P | P J B} = {P ∈ P | f (P )IB} ed essendo f biunivoca si ha BI =
= {P ∈ P | P IB} = {f (P ) ∈ P | f (P )IB} = {Q ∈ P | f −1 (Q)J B}.

Teorema 9.1.6. Sia (P, B, I) una (k,n)-struttura. Se (P, B, J )è la struttura


trasformata di (P, B, I) tramite il sistema di trasformazione {F, f } allora (P, B, I)
è la struttura trasformata di (P, B, J ) tramite {F, f −1 }.
Dimostrazione. Sia B l’unico blocco cui sono J -incidenti P1 , P2 , . . . , Pk ; se
B ∈ F si ha Pi J B se e solo se f (Pi ) IB per i = 1, 2, . . . , k, ossia se e solo se
B =< f (P1 ), . . . , f (Pk ) >∈ F. Poichè {F, f } è un sistema di trasformazione si ha
anche B 0 =< P1 , . . . , Pk >∈ F.
Siano Qi ∈ P tali che f (Qi ) = Pi per i = 1, 2, . . . , k; poichè B 0 ∈ F si
ha che Qi = f −1 (Pi )J B 0 per i = 1, 2, . . . , k, quindi l’unico blocco di (P, B, J )
J -incidente f −1 (P1 ) , f −1 (P2 ) , . . . , f −1 (Pk ) appartiene ad F.
Analogamente si dimostra che se l’unico blocco J -incidente f −1 (P1 ), . . . , f −1 (Pk )
appartiene ad F allora anche l’unico blocco di (P, B, J ) J -incidente P1 , . . . , Pk
appartiene ad F. Quindi {F, f −1 } è un sistema di trasformazione di (P, B, J ).
Sia (P, B, I 0 ) la struttura di incidenza trasformata di (P, B, J ) mediante {F, f −1 }.
I 0 è così definita:
CAPITOLO 9 - Trasformazione di (k,n)-strutture 57

se B ∈
/F allora P I 0 B ⇔ P J B ⇔ P IB;
se B ∈ F allora P I 0 B ⇔ f −1 (P )J B ⇔ f (f −1 (P )) = P IB.

Dunque, poichè I = I 0 , la struttura trasformata di (P, B, J ) mediante {F, f −1 }


è (P, B, I). 

D’ora in avanti con < P1 , P2 , . . . , Pk > indichiamo il blocco incidente i punti


P1 , P2 , . . . , Pk secondo la relazione I.

Teorema 9.1.7. La struttura trasformata di una (k,n)-struttura è ancora


una (k,n)struttura.
Dimostrazione. Sia B ∈ B. Se B ∈ / F allora P J B se e solo se P BI e perciò
l’insieme dei punti J -incidenti B ha cardinalità n perchè sono esattamente i punti
I-incidenti B. Se B ∈ F allora P J B se e solo se f (P )IB; siano Q1 , . . . , Qn i punti
I-incidenti B e siano P1 , . . . Pn i punti tali che F (Pi ) = Qi con i = 1, 2, . . . , n, allora
i punti J -incidenti B sono esattamente n punti P1 , P2 , . . . , Pn .
Consideriamo ora k punti distinti: P1 , P2 , . . . Pk e sia B =< P1 , P2 , . . . , Pk >
l’unico blocco passante per essi nella struttura di partenza. Se B ∈ / F allora
B è l’unico blocco in B − F che è J -incidente P1 , P2 , . . . Pk . Inoltre non esiste
nessun blocco C ∈ F tale che Pi J C, per i = 1, 2, . . . , k perchè in caso contrario
si avrebbe C =< f (P1 ), . . . , f (Pk ) > ∈ F da cui B =< P1 , . . . , Pk > ∈ F contro
l’ipotesi. Dunque B è l’unico blocco J -incidente P1 , P2 , . . . , Pk .
Analogamente si dimostra che se B =< P1 , . . . , Pk > ∈ F allora considerati i
punti Qi = f (Pi ), i = 1, 2, . . . , k, si ha che < Q1 , Q2 , . . . , Qk > è l’unico blocco
J -incidente P1 , P2 , . . . , Pk . 

Nota 9.1.8. Un piano affine (finito o no) è una (2,n)-stuttura e pertanto questo
procedimento di trasformazione può essere applicato in particolare ai piani affini.
È importante osservare che se il piano affine è finito allora esso viene trasformato in
un piano affine perchè l’assioma di Euclide è conseguenza dell’ipotesi di finitezza
mentre se il piano affine è di ordine non finito il suo trasformato è ancora una
(2,n)-struttura ma non è detto che questa sia un piano affine perchè può non
valere l’assioma di Euclide come mostra il seguente esempio.

Esempio 9.1.9. Sia π il piano affine costituito sul campo Q dei numeri raziona-
li ossia P = Q×Q è l’insieme dei punti, B = {r | r : ax + by + c = 0 a, b, c ∈ Q,
a, b non entrambi nulli } è l’insieme delle rette.
Si consideri l’applicazione σ : Q → Q definita da:
2
(
− , per −2 < x < −1
σ(x) = x
x + 3 per x ≤ −2 o x ≥ −1
CAPITOLO 9 - Trasformazione di (k,n)-strutture 58

σ è biunivoca e strettamente crescente.

Sia f la permutazione dei punti di π definita da f (x, y) = (σ(x), y). Sia F


la famiglia delle rette di π di equazione ax + by + c = 0 con ab > 0. La coppia
{F, f } è un sistema di trasformazione per π. Infatti:

(1) f è una permutazione sui punti di π.


Dimostrazione. f è una applicazione biettiva perché definita a par-
tire da σ e identità che sono entrambe applicazioni biettive.

(2) Comunque presi due punti distinti P ed R, la retta P R ∈ F se e solo se
la retta f (P ) f (R) ∈ F.
Dimostrazione. Siano P = (x1 , y1 ) e R = (x2 , y2 ) due punti distin-
ti. La retta P R ha equazione (y1 − y2 )x − (x1 − x2 )y + x1 y2 − x2 y1 = 0
e P R ∈ F se e solo se (y1 − y2 ) (x1 − x2 ) > 0. La retta f (P ) f (R) ∈ F
ha equazione (y1 − y2 )x − (σ(x1 ) − σ(x2 ))y + σ(x1 )y2 − σ(x2 )y1 = 0 e
f (P ) f (R) ∈ F se e solo se (y1 − y2 )(σ(x1 ) − σ(x2 )) > 0. Pertano dimo-
strare che P R ∈ F se e solo se f (P ) f (R) ∈ F equivale a dimostrare che
(x1 − x2 ) e (σ(x1 ) − σ(x2 )) hanno lo stesso segno; poiché σ è strettamente
cresente si ha (x1 − x2 ) > 0 se e solo se x2 > x1 se e solo se σ(x1 ) > σ(x2 )
se e solo se σ(x1 ) − σ(x2 ) > 0.
Rimane dunque provato che {F, f } è un sistema di trasformazione
per π.

Verifichiamo ora che la (2, n)-struttura π ∗ trasformata di π non è un


piano affine. Consideriamo in π la retta t : 3x − 2y + 3 = 0, poiché
3 (−2) < 0 si ha t ∈ / F e pertanto i punti J -incidenti t sono tutti e
soli i punti I-incidenti t e quindi in π ∗ la retta t è rappresentata ancora
dall’equazione 3x − 2y + 3 = 0.
Analogamente la retta r : 3x − 2y − 1 = 0 è rappresentata dalla
stessa equazione sia in π che in π ∗ perché r ∈ / F. Inoltre r è J -incidente
il punto P = (−1, −2) ed è J -parallela a t.
Consideriamo ora la retta s che in π ha equazione s : x + y = 0;
s ∈ F e perciò in π ∗ è rappresentata dall’equazione σ(x) + y = 0 e on π ∗
il punto P è J -incidente s. Inoltre in π ∗ le rette t ed s sono J -parallele
infatti t ed s sono J -incidenti in un punto se e solo se il sistema:

3x −2y +3 = 0
σ(x) +y = 0
ammette una soluzione razionale ossia se esiste x ∈ Q tale che 3x+2σ(x)+
3 = 0. Distinguiamo due casi:
CAPITOLO 9 - Piani di Moulton 59

(a) x ∈ (−∞, −2] ∪ [−1, +∞). Si ha σ(x) = x + 3 e l’equazione diventa


−9
3x + 2x + 6 + 3 = 0 che ammette come unica soluzione x = ,
5
−9
questo valore è però non accettabile perché ∈ (−2, −1).
5
(b) x ∈ (−2, −1).
2 4
Si ha σ(x) = − e l’equazione diventa 3x − + 3 = 0 che ammet-
x √ x √
−3 + 57 −3 − 57
te come soluzioni x = e x = entrambe non
6 6
accettabili perché non razionali.
In π ∗ esistono dunque due rette, r ed s, entrambe J parallele alla
retta t ed entrambe J -incidenti il punto P , ne consegue che π ∗ non
è un piano affine perché in esso non vale l’assioma di Euclide.


Più in generale, in analogia a quanto dimostrato nell’esempio 9.1.9, si dimostra


la seguente proposizione.

Teorema 9.1.10. Sia K un sottocampo del campo R dei numeri reali e sia
π il piano affine costruito su K. Sia σ : K → K un’applicazione strettamente
crescente, f la permutazione sui punti di π definita da f (x, y) = (σ(x), y) e sia F
la famiglia di rette di π aventi equazione ax + by + c = 0 con a b > 0.
(1) La coppia {F, f } è un sistema di trasformazione per π.
(2) Se K = R allora la struttura trasformata di π è sempre un piano affine.

2. Piani di Moulton

In questo paragrafo mostriamo come si possono ottenere i piani di Moulton


applicando il metodo di trasformazione delle (k,n)-strutture. Poiché i piani di
Moulton sono non desarguesiani mentre i piani affini da cui si ottengono per trasfor-
mazione sono desarguesiani, questo è un ulteriore esempio che una (k,n)-struttura
e la sua trasformata possono essere non isomorfe.

Sia G = AG(1, K) il gruppo affine e sia π il piano affine associato a G.


Sia h ∈ R+ , h 6= 0, 1 , e sia σ : R → R definita da

x se x ≤ 0
σ(x) = ;
hx se x > 0
l’applicazione σ è biettiva e strettamente crescente.
CAPITOLO 9 - Trasformazione di gruppi di permutazioni strettamente 3-transitivi 60

Sia f ∈ Sym K2 definita da f (x, y) = (σ(x), y) e sia


F = {r : ax + by + c = 0 | a, b, c ∈ R, ab > 0}
la famiglia di rette del piano affine π aventi coefficiente angolare negativo (sono
quindi esclusi gli assi). Per la proposizione 8.1.9 la coppia {F, f } è un sistema di
trasformazione per π.
Considerata l’aplicazione σ sopra definita, al variare di h si ottengono altret-
tanti sistemi di trasformazione che applicati a π determinano una famiglia di piani
affini π ∗ . In questa trasformazine si ha che:
(1) le rette di π con coefficiente angolare positivo e le rette parallele agli assi
cartesiani non vengono modificate e perciò sono le stesse di π ∗ ;
(2) le rette di π con coefficiente angolare negativo non vengono modificate nei
punti di ascissa negativa mentre vi è una diffrazione nei punti di ascissa
positiva;
(3) la diffrazione 00 devia00 le rette verso il basso se 0 < h < 1, verso l’alto se
h > 1.

I piani π ∗ ottenuti dalla trasformazione di π sono i piani di Moulton e risul-


tano essere piani affini non desarguesiani mentre π è un piano affine desarguesiano.

Ricordiamo che un piano affine è detto desarguesiano se in esso vale il teorema


di Desargues.

Teorema 9.2.1 (Teorema di Desargues). In un piano affine π, consi-


derati i triangoli ABC e A0 B 0 C 0 , se AC k A0 C 0 , AB k A0 B 0 , BC k B 0 C 0 allora
AA0 k BB 0 k CC 0 .

3. Trasformazione di Insiemi di Permutazioni

Come noto ad un insieme di permutazioni strettamente k-transitivo su E, |E| =


n, rimane associata in modo naturale una struttura di incidenza che è una (k, n)
- struttura. A partire dal metodo di trasformazione delle (k,n) - strutture, si
può pertanto stabilire sotto quali ipotesi è possibile trasformare un insieme di
permutazioni su E strettamente k-transitivo su E (finito o no), in un insieme di
permutazioni su E ancora strettamente k-transitivo su E.

Teorema 9.3.1. Sia G un insieme di permutazioni strettamente k-transitivo


su un insieme E, finito o no, tale che 1E ∈ G. Sia G1 ⊂ G, 1E ∈ G1 , G2 = G − G1
e sia σ ∈ SymE. Se valgono le seguenti condizioni:
(1) g2−1 g1 ∈ G per ogni g1 ∈ G1 e per ogni g2 ∈ G2 ;
CAPITOLO 9 - Trasformazione di gruppi di permutazioni strettamente 3-transitivi 61

(2) comunque presi x1 , x2 , ..., xk ∈ E distinti, esiste g1 ∈ G1 tale che g1 (xi ) =


σ(xi ) per i = 1, 2, ..., k;
allora G1 ∪ G2 σ è un insieme di permutazioni su E strettamente k-transitivo e
contenente la permutazione identità.
Dimostrazione. A partire dall’insieme G definiamo una opportuna struttura
d’incidenza nel seguente modo. Sia A = {(x1 , x2 , ..., xk )|xi ∈ E, xi 6= xj sei 6=
j; i, j = 1, .., k} l’insieme delle k-uple di elementi distinti di E; definiamo insieme
dei punti l’insieme P = A × A. Nel seguito se P ∈ P scriveremo P = (x, y) con
x = (x1 , ..., xk ), y = (y1 , y2 , ..., yk ). Inoltre per ogni g ∈ G scriveremo g(x) = y se
g(xi ) = yi per i = 1, 2, ..., k.
A partire da g ∈ G definiamo blocco Bg l’insieme dei punti (x, g(x)) ossia
Bg = (x, g(x)) | x ∈ A. Sia B = {Bg | g ∈ G} l’insieme dei blocchi.
Per ogni P = (x, y) ∈ P diciamo che (x, y)IBg se e solo se g(x) = y; in questo
caso useremo anche la notazione P I Bg .
La struttura (P, B, I) così definita è una struttura di incidenza. In particolare
(P, B, I) è una (1, |A|)-struttura per la stretta k-transitività di G e per come definiti
i blocchi.
Determiniamo ora un sistema di trasformazione per (P, B, I). Se P = (x, y) ∈
P definiamo f (P ) = (σ(x), y) e poniamo F = {Bg | g ∈ G2 }. Indichiamo con
< P > l’unico blocco I-incidente il punto P ∈ P; inoltre osserviamo che da (1),
essendo 1E ∈ G1 , segue che per ogni g2 ∈ G2 risulta g2−1 ∈ G2 e quindi da (1)
segue anche g1−1 g2 ∈ G2 per ogni g1 ∈ G1 e per ogni g2 ∈ G2 .
Dimostriamo che {F, f } è un sistema di trasformazione ossia che
<P >∈F se e solo se < f (P ) > ∈ F.
Sia P = (x, y).
• Se P ∈ F allora < f (P ) > ∈ F. Infatti da < P > ∈ F segue che esiste ed
è unico g2 ∈ G2 tale che y = g2 (x), inoltre per la stretta k-transitività di G
esiste ed è unico g ∈ G tale che y = g(σ(x)) e pertanto g2 (x) = gσ(x). Per
(2) esiste g1 ∈ G1 tale che g1 (x) = σ(x) e perciò gg1 (x) = gσ(x) = g2 (x)
da cui g1 (x) = g −1 g2 (x). Se g ∈ G1 allora g −1 g2 ∈ G2 ma ciò è assurdo
perchè G è strettamente k-transitivo e g −1 g2 = g1 ∈ G1 . Allora g ∈ G2 e
pertanto < f (P ) > ∈ F.
• Se < f (P ) > ∈ F allora < P > ∈ F. Infatti esiste g2 ∈ G2 tale che
y = g2 σ(x). Per la (2) esiste g1 ∈ G1 tale che g1 (x) = σ(x) e quindi
g2 g1 (x) = g2 σ(x) = y. Ricordando che g2−1 ∈ G2 per ogni g2 ∈ G2 , per la
(1) si ha g2 g1 ∈ G2 e dunque < P >∈ F.
Rimane pertanto dimostrato che {F, f } è un sistema di trasformazione e la
struttura trasformata di (P, B, I) mediante questo sistema è una (1, |A|)-struttura
(P, B, J). Ciò significa che per ogni x, y ∈ A esiste una ed una sola permutazione
β ∈ G tale che (x, y)JBβ e si ha
CAPITOLO 9 - Trasformazione di gruppi di permutazioni strettamente 3-transitivi 62

• β(x) = y se β ∈ G1 ;
• βσ(x) = y se β ∈ G2 .
Perciò G1 ∪ G2 σ è un insieme di permutazioni strettamente k-transitivo su E
contenente la permutazione identità 1E . 

Se consideriamo un gruppo G strettamente k-transitivo su E, allora l’ipotesi


(1) del teorema 9.3.1 è soddisfatta se e solo se G1 è un gruppo, mentre l’ipotesi
(2) equivale a richiedere che se g2 ∈ G2 allora g2 e σ agiscono allo stesso modo su
al più (k − 1) elementi distinti. Valgono infatti i seguenti teoremi.

Teorema 9.3.2. Sia G un gruppo di permutazioni strettamente k-transitivo


su E, finito o no. Sia G1 ⊂ G, 1E ∈ G1 , G2 = G − G1 e sia σ ∈ SymE. Risulta
g2−1 g1 ∈ G2 per ogni g1 ∈ G1 e per ogni g2 ∈ G2 se e solo se G1 è un gruppo.
Dimostrazione. Sia g2−1 g1 ∈ G2 per ogni g1 ∈ G1 e per ogni g2 ∈ G2 ; di-
mostriamo che G1 è un gruppo provando che per ogni g1 , h1 ∈ G1 si ha g1 h−1 1 ∈
G1 .
Supponiamo per assurdo che sia g1 h−1 1 ∈ G2 ; allora per l’ipotesi fatta si ha
anche (g1 h−1
1 )−1
g1 ∈ G 2 ossia h1 ∈ G 2 e ciò è assurdo.
Viceversa sia G1 un gruppo. Dimostriamo che g2−1 g1 ∈ G2 per ogni g1 ∈ G1 e
per ogni g2 ∈ G2 . Siano g1 ∈ G1 e g2 ∈ G2 , essendo G gruppo si ha g2−1 g1 ∈ G;
supponiamo per assurdo che sia g2−1 g1 ∈ G1 . In questo caso è anche g1 (g2−1 g1 )−1 ∈
G1 ossia g2 ∈ G1 e ciò è assurdo. 

Teorema 9.3.3. Sia G un insieme di permutazioni strettamente k-transitivo


su un insieme E, finito o no, tale che 1E ∈ G. Sia G1 ⊂ G, 1E ∈ G1 , G2 = G − G1
e sia σ ∈ SymE. Allora comunque presi x1 , x2 , ..., xk ∈ E distinti, le seguenti due
condizioni sono equivalenti:
(1) esiste g1 ∈ G1 tale che g1 (xi ) = σ(xi ), i = 1, 2, ..., k;
(2) non esiste g2 ∈ G2 tale che g2 (xi ) = σ(xi ), i = 1, 2, ..., k.
Dimostrazione. Supponiamo valga la (1); non può esistere g2 ∈ G2 che
agisce come σ su k elementi distinti di E perchè risulterebbe contraddetta la stretta
k-transitività di G.
Supponiamo valga la (2); presi x1 , x2 , ..., xk ∈ E distinti, per la stretta k-
transitività di G esiste g ∈ G tale che g(xi ) = σ(xi )i = 1, 2, ..., k. Per la (2) la
permutazione g 6∈ G2 e pertanto g ∈ G1 . 
CAPITOLO 9 - Trasformazione di Insiemi di Permutazioni 63

4. Trasformazione di gruppi di permutazioni strettamente 3-transitivi


su insiemi finiti

Nel capitolo 4 sono stati descritti gli insiemi di permutazioni strettamente 3-


transitivi su insiemi finiti contenenti la permutazione identità finora noti. Questi
insiemi possono essere ritrovati applicando opportunamente il metodo di trasfor-
mazione introdotto in questo capitolo.

Sia K = GF (pm ) il campo finito di ordine pm e sia E = K∪{∞} con ∞ 6∈ K. Sia


G = P GL(2, pm ), G1 = P SL(2, pm ), G2 = G − G1 e σ ∈ Aut(K) un automorfismo
di K per il quale poniamo σ(∞) = ∞.
Applichiamo il Teorema 9.3.1 di trasformazione.
(1) L’ipotesi (1) del teorema 9.3.1 è verificata perchè G e G1 sono gruppi e
per le proprietà dei determinanti e dei quadrati di un campo.
(2) Dimostriamo che vale l’ipotesi (2) del teorema 9.3.1. Anzittutto notiamo
che per ogni g ∈ G esiste ḡ ∈ G tale che gσ = σḡ e g −1 ḡ ∈ G1 . Infatti
ax + b
se g(x) = , posto ā = σ −1 (a), b̄ = σ −1 (b), c̄ = σ −1 (c), d¯ = σ −1 (d),
cx + d  
aσ(x) + b σ(ā)σ(x) + σ(b̄) āx + b̄
si ha gσ(x) = = ¯ = σ c̄x + d¯ = σḡ(x) dove
cσ(x) + d σ(c̄)σ(x) + σ(d)
āx + b̄
ḡ(x) = .Inoltre da ad − bc è un quadrato se e solo se ād¯ − b̄c̄ =
c̄x + d¯
σ(ad − bc) è un quadrato e pertanto o g, ḡ ∈ G1 oppure g, ḡ ∈ G2 ; in
entrambi i casi g −1 ḡ ∈ G1 perchè G1 è gruppo di indice 2 in G.
Siano x1 , x2 , x3 ∈ E distinti. per la stretta 3-transitività di G esiste ed
è unico g ∈ G = G1 ∪ G2 tale che g(xi ) = σ(xi ), i = 1, 2, 3. Dimostriamo
che g ∈ G1 ; per quanto dimostrato sopra esiste ḡ ∈ G tale che gσ = σḡ
e g −1 ḡ ∈ G1 . Per la stretta 3-transitività di G, esiste h ∈ G tale che
h(x1 ) = 0, h(x2 ) = 1, h(x3 ) = ∞; sia h̄ ∈ G tale che hσ = σ h̄ con h−1 h̄ ∈
G1 . Poichè per ogni x ∈ E è ḡ(x) = σ −1 g −1 σ(x) e h̄(x) = σ −1 hσ(x), si ha
h̄ḡ(x) = σ −1 hg −1 σ(x) per ogni x ∈ E e, ricordando che σ(0) = 0, σ(1) =
1, σ(∞) = ∞, risulta h̄ḡ(x1 ) = σ −1 h(x1 ) = 0, h̄ḡ(x2 ) = σ −1 h(x2 ) =
1, h̄ḡ(x3 ) = σ −1 h(x3 ) = ∞ e pertanto, per la stretta 3-transitività di G,
si ha h = h̄ḡ ossia ḡ = h̄−1 h. Poichè h−1 h̄ ∈ G1 e G1 è gruppo, si ha
(h−1 h̄)−1 = h̄−1 h = ḡ ∈ G1 da cui anche g ∈ G.
Rimane così provato che sussiste l’ipotesi (2) del teorema 9.3.1.
Applicando il teorema 9.3.1 a G, G1 , G2 , σ, si ha che l’insieme G1 ∪ G2 σ è
strettamente 3-transitivo su E ed è un gruppo se e solo se σ 2 = 1E . Al variare di σ
in Aut(K) si ottengono tutti gli insiemi ed i gruppi di permutazioni strettamente
3-transitivi finiti contenenti la permutazione identità noti.
CAPITOLO 9 - Trasformazione di Insiemi di Permutazioni 64

Nota 9.4.1. Se la caratteristica del campo K è pari, tutti gli elementi di K


sono quadrati e pertanto G = P GL(2, K) = P SL(2, K). In questo caso applicare
il teorema 9.3.1 a G considerando G1 = P SL(2, K) non è significativo.