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POUTICA IN STATO D'ECCEZIONE 39

diatezza e la libertà conquistata per il processo lungo. L'idea con-


POLITICA IN STATO D'ECCEZIONE temporanea di autonomia del politico non è la stessa cosa che l'idea
moderna di autonomia della politica. Ma su questo punto è da ab-
di bandonare la speranza di farsi capire. .
Mario Tronti Ripartiamo invece da due affermazio?i di .~annah Aren~t. Pnma
affermazione: «La politka nasce tra glt uomiru, dunque decisamente
al di fuori dell'Uomo». Non esiste lo zoon politikon: è falso che vi
sia nell'uomo un elemento politico come parte della sua essenza. «La
politica nasce nell'infra e si afferma come. relazione. Hobbes quest?
lo aveva capito» (p. 7). Seconda affermaziOne: «Al centro della poli-
tica vi è sempre la preoccupazione per il mondo, non per l'uomo».
Porre l'uomo al centro delle preoccupazioni presenti e ritenere di do-
Partiamo da questa frase: «La politica si fonda sul dato di fatto verlo cambiare per parvi riparo, è atteggiamento «profondamente im-
della pluralità degli uomini. Dio ha creato l'Uomo, gli uomini sono politico» (p.18). «Scopo della politica è cambiare o conser~are o fon-
un prodotto umano». È un pensiero di Hannah Arendt. Inizia così dare un mondo» (p. 152). Che cosè dunque la politica? metter~ ?
il suo testo postumo Was ist Politik? Adesso in traduzione italiana: in relazione gli uomini tra loro, riguardo alla preoccupazior:~ per ~l
Che cos'è la politica?, Edizioni di Comunità, Milano 1995. Il fram- mondo. Politica-relazione, politica-mondo. DI nuovo la politica e Il
mento di discorso è del1950. Il pensiero politico aveva in quel mo- politico?. In parte, sl. La pratica e il progetto: l'agire, con le sue leggi
mento dietro di sé l'Olocausto e la Bomba, intorno a sé la Guerra e l'orizzonte, coi suoi obiettivi. Contingenza e libertà: va rideclina-
Fredda, davanti a sé le due grandi delusioni del secolo, la Democra- to cosi forse il senso della politica al volgere del secolo. Perché se
zia e il Comunismo. La politica era stretta in questa gabbia di ac- il problema è come spendere le grandi idee sul breve periodo, lari-
ciaio. Non c'era la crisi della politica. Anzi ad essa si chiedeva la so- cerca della soluzione ci rimanda alla storia del tempo, all'arco lungo
luzione dei grandi problemi. Con la fiducia che potesse risolverli. Ecco del novecento e alla stretta della sua fine. ,
perché l'Uomo e gli uomini. Dobbiamo liberare la politica dal peso della necessità. E questo peso
La Arendt dice: la filosofia e la teologia, e anche la scienza, si occu- ad aver introdotto nella politica elementi di crisi. Nel secolo la poli-
pano sempre e solo dell'Uomo. Ci fosse un unico uomo, o ci fossero tica ha dovuto farsi carico non solo della storia degli uomini, ma an-
che della vita dell'uomo: l'uomo che ha visto la sua esistenza gettata
unicamente uomini identici, andrebbe bene lo stesso. Il discorso fi-
nella guerra totale, vittima di minacciose fo~z~ oscure .sovrast~nti,
losofico, teologico, o scientifico, starebbe in piedi tutto intero. Bi-
ma anche costretto a farsi soggetto di grandi Imprese Ideologiche,
sognerebbe chiedere a Benvenuto se è cosi per la teologia. Riguardo
salvo poi a misurare dentro di esse la dura realtà dei :~pporti 9-uoti-
alla teologia politica, anche di questo disputavano Schmitt e Peter- diani. Dobbiamo dire che purtroppo nel secolo la pohtlca ha nguar-
son. Non a caso torniamo su quel conflitto di interpretazioni ancora dato anche l'uomo, quello con la u minuscola, e pur sempre l'uomo
in questo numero. Su filosofia politica e scienza politica non avrei singolo, l'uomo solo, alle. prese con se s.tesso, indipendent,emente ~~­
dubbi circa il fatto che, con metodi diversi, arrivino ambedue a ri- l'aver egli voluto partecipare alla star!~ del mond.o, da~ ~ver egh li-
durre gli uomini all'uomo. Di qui, l'incapacità loro di rispondere alla beramente deciso di èntrare nella relazwne con gli uomini. Una con-
domanda: che cos'è la politica? Chi risponde dunque a questa do- dizione tragica, perché mossa da potenze a loro modo sov~~mane:
manda? La politica stessa. Lasciamo stare la distinzione tra die Poli- la condizione umana del novecento. TI dialogo nella Condztwn hu-
tik e das Politische. Che non è solo la distinzione tra prassi politica maine di Malraux: «Quale fede politica potrà spiegare il dolore uma-
e criterio di giudizio, tra politica pratica e categoria del politico. Per no?», chiede il pastore. E la risposta del rivoluzionario: «Preferisc?
me, questa distinzione è il modo in cui il novecento ha declinato la diminuirlo invece che spiegarlo». Tra questa domanda e questa n-
differenza tra tattica e strategia, tra le necessità dettate dall'imme- sposta la ~litica è andata e tornata, è uscita da sé e rientrata in sé, fino
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alla perdita che ormai la colpisce e la abbatte. Il novecento ha svela- e come male minore che abbiamo sopportato. Ma perché gli storici
to i due volti della politica: il volto demoniaco del potere e il volto fanno storia del secolo fermandosi al 1945? Perché non hanno il co-
sacralizzato dell'impegno. Macht-Gewalt da una parte, scelta di vita
raggio di dire che il seguito è moralmente peggiore di q.uant.o acca-
e engagement dall'altra. Mostri e santi sono scesi in politica sospinti duto prima, visto che ha meno implicato e sempre meno Imphca pas-
a forza dalla storia. Si è potuto leggere, sono stati scritti, Mcin Kampf saggi di coscienza, scelte di vita, assunzioni di responsabilità? Meglio
e le Lettere di condannati a morte della Resistenza. Uno stesso paese Nolte che Furet. Almeno il primo ha una tesi forte che si può con-
ha prodotto Goebbels e Bonhoeffer. Grande secolo quello di questi trastare: la parificazione di nazismo e bolsce;rismo, anzi la ~esi revi-
grandi contrasti.
sionistica che giustifica il nazismo come reazione al bolscevismo. La
Politica e contingenza. Due mondi comunicanti e incomunicabili. tesi "democratica" di Furet dice invece cosl: <<Il fascismo è nato co-
L'urto quotidiano di contraddizioni che chiedono di essere compo-
me reazione anticomunista, il comunismo ha prolungato la sua dura-
ste. Capacità di dominare il tempo breve, nel suo scorrere disordina- ta grazie all'antifascismo» (p. 33). Il su? è per la qualità un ma~uale
to. La contingenza è il vero luogo della politica. Il problema che ir- di diseducazione civica, per la sostanza Il racconto del passato d1 una
rompe e la soluzione che spinge: è lì la misura dell'agire politico. Della sua illusione, del suo «infelice impegno», o meglio del suo «acceca-
sua qualità. La politica del giorno per giorno è la grande politica. Il mento di un tempo». Del resto, il «secolo breve» di Eric]. Hob-
quotidiano schiaccia su di sé la qualità della politica solo quando ad sbawm (1914-1991) si chiude, secondo l'immagine di Eliot, «no~ con
agire~ l'uomo politico me?iocre. Cioè quasi sempre. È vero quindi il rumore di un'esplosione, ma con un fastidioso piagnisteo». E as-
che d1 norma quello che s1 vede è la dialettica tra piccole azioni e
cieco agire quotidiano prigioniero del qui e ora. È vero che si tende
!o
sumendo questo anticipato sentire del poet~ che sto;ico ali~ fine
può dire: <<La distruzione del passato, o meglio la distruziOne de1 mec-
a caricare ogni singolo momento di significati epocali. È vero che canismi sociali che connettono l'esperienza dei contemporanei a quella
la cosa più facile, e dunque più frequente, è perdere il filo della sto-
delle generazioni precedenti, è uno dei fenomeni pi~ tipici e ins.ieJ?e
ria men~re .si fa politica. Ma qu~ndo, dalla situazione contingente più strani degli ultimi anni del novecento. La maggior parte de1 gio-
emerge il bisogno della grande azwne, quando dalla necessità insor- vani alla fine del secolo è cresciuta in una sorta di presente perma-
ge la decisione, allora si ha la vera politica, quella per cui vale la pe-
nente, nel quale manca ogni rapporto organico ~on ~l pas~ato storico
na di esserci, per cui è giusto prepararsi, per cui è un dovere farsi del tempo in cui vivono>> (Il secolo breve, R1zzoh, Milano 1995,
trovare, al momento, pronti a fare. Non è vero il contrario: possede- p. 14). Chiusa parentesi.
re un progetto, prepararlo, coltivarlo, serbarlo nella coscienza e non
Ma può la politica fare a meno della storia ~he l_'ha prodotta? q':i
ritenere degno il fatto di misurarlo con ciò che accade. La pretesa è il punto di difficoltà del problema. La perdita d1 s~nso della.pohtl-
della verità politica, posseduta e incompresa, è il peccato originale ca fa tutt'uno con questa rovinosa caduta della coscienza stanca. La
di ogni tentativo rivoluzionario. Ed è il male interno che ha fatto
vuota enfasi sul nuovo affonda qui le sue fragilissime radici. E infat-
sempre fallire la prova. La politica assoluta è la politica moderna.
ti, la politica si aggira in uno, stato. confusio?-ale difficil.mente, ri?,-
Il novecento l'ha esaltata fino al limite insopportabile e all'enfasi tra- tracciabile in altri momenti. L ecceziOne - d1ceva Schm1tt - e pm
gica della soluzione finale o della emancipazione forzata. Poi l'asso- interessante della situazione normale. E oggi la politica non deve ri-
luto della politica è fragorosamente caduto, travolgendo nel crollo
spondere a uno stato d'eccezione storico. E l~ politica stess~ a t~o:
dei muri, il senso stesso della politica, il suo carattere relazionale
varsi in un suo proprio stato d'eccezione. Po1, questa eccez10nal1ta
l~ relati~ità dei rapP?rti_interumani, che sempre poggiano sulla dub~ va a sua volta declinata. Essa, ad esempio, nel suo svolgimento, nel
bia consistenza qual1tat1vamente umana dei soggetti che la pratica-
no e di quelli che la subiscono. suo discorso, non ha nulla di tragico. Ed è questo un grave limite.
La grande politica del novecento è morta. Molti esultano per ques~o
Parentesi. Dice François Furet: «C'è un mistero del male nella dina-
evento, perché imputano a quell'idea di politica appunto le tragedie
mica delle idee politiche del XX secolo» (Il passato di un'illusione, del secolo. Ma quella non era grande politica, era cattiva polit~c~.
Mondadori, Milano 1995, p. 39). C'è però nella prima e nella secon-
So che interviene qui un discutibile giudizio etico. Ma la guerra civi-
da metà del secolo: come male maggiore che abbiamo combattuto
le mondiale, e i suoi esiti, l'Olocausto e la Bomba- che ripropone-
l'

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v:ano ad Hanna? ~~ndt la domanda: che cosè la politica?- giusti-
ficano questo glUdizw. La grande politica del secolo era quell'altra. capovolgimento della meditazione filoso,fic~ sull'es~e?za della poli-
Erano le due rivoluzioni, la rivoluzione operaia e la rivoluzione con- tica in uno strumento intellettuale dell azwne pohuca», eh~ cos~
servatrice, con in mezzo la «grande crisi», il periodo della sua incu- è accaduto nel dopo Schmitt e fino a -?oi? Cioè, no? d~h ann,I
ba~ione, dal '14 al '29, e la risposta capitalista dagli anni trenta in ottanta ma dagli anni cinquanta in p01? Su questo 1l discorso e
pOI. Qui contingenza e politica, occasione e azione, stato d'eccezio- aperto,'e l'analisi ancora imprecisa, e la riflessione molto arret~ata.
~e e ?ecisione, si ritrovano, si rinviano, si saldano. L'esatto contra- Il dissolversi delle grandi letture del presente, quella del marx1~mo
no di oggi. Il secolo si spegne nel trionfo della piccola politica, una occidentale, quella del cattolicesimo politi~o, qu~lla stessa del hbe-
lunga decadenza, una interminabile deriva, una collettiva inconsi- ralismo classico, hanno creato un vuoto dt penstero al centro ~e~­
stenza umana di ceti politici, di istituzioni di programmi di inter- l'Europa, che ha determinato una crisi generale della cultura pohtt-
venti,. senza pensiero, senza futuro, un presente
' '
fermo davanti alla ca. Le pratiche che facevano riferimento a queste corrent! .son<:
vuota immagine di se stesso. andate avanti a volte anche con successo, ma senza eserctzto dt
Se sovra-?~ è chi decide nello stat9 d'eccezione, chi decide oggi, non autoconsapev~lezza intellettuale, prive d~ u? present.abile_ ~J:ia~to
nella pohnca, ma della politica? E proprio questo che non si sa. La strategico, incapaci di produrre futuro, v1tt1me alla ~tne ~l ~l~lnctte
politica non ha più sovranità sul suo territorio. Questo è stato inva- tradizionaliste mascherate da una apparentemente trreststtbtle do-
so, ~onquistato e sottomesso. Chi fa politica adesso - chi governa, manda nuovis;a. Travolte le grandi letture di ciò che avrebbe dovu-
o_ chi vuole accedere al governo- sa che quasi niente della sua deci- to accadere, restano padroni del campo mediocri immagini di ciò
siOne sta nelle sue mani. Le compatibilità economiche sono una gab- che di fatto è accaduto. .
bia d'acciaio per l'iniziativa dell'agire politico. Le regole del merca- Ha vinto··nella seconda metà del secolo, l'uomo-massa democratico:
to sovranazionale e le logiche della finanza internazionale chiudono una figu;a storicamente inedita, nata nel cuore american<: dell:occi-
ogni. spazi~ d~ movimento.~er la vita dello Stato-nazione. La geoeco- dente, come l'europeo Tocqueville aveva co~ r:r~occupazwne tntr~­
nomia sostltwsce la geopolittca. Le tecniche della comunicazione svuo- visto in un suo viaggio. Per farla vincere deftmttvamente, quella fi-
tano di senso la cura dell'interesse pubblico e la gestione-dell'affare gura storica, ci sono volute tre guerre mondiali, ovvero ~na _sola guerr.a
generale. TI "coi?~ dir~" prende il posto del "che fare". Da tutte queste civile nell'Europa-mondo dal '14 all'89. Le de~ocraz:e.st son~ um-
cose prende ongtne il degrado dei ceti politici, ridotti a maschere ficate sotto la centralità, l'egemonia, il culto, anztla rehgtone,. dt que-
sen~a cerv;llo, il ~rollo de~a p~rsonalità politica, senza più né pro- sta forma dell'individuo medio. Ne è seguito un I?acrosco~:nco I?ro~
fessione ne vocazwne, la riduzwne a confabulazione privata sia del cesso di decadenza della politica, di cui sperimentiamo oggi tutti gh
conflitto che dell'accordo. Si ripropone drammaticamente anche se esiti. La corruzione, nelle forme patologiche che ha assunto questo
non tragicamente, alla fine del novecento, il tema "politi~ e desti- fenomeno eterno non è la causa ma la conseguenza di quel processo,
no". 1?- metà degli anni novanta ritorna, risolto, il problema che Karl uno appunto dei ~uoi esiti. Il senso comu.ne antipolit.ico che domina
Loewtth poneva a metà degli anni trenta: «se è un "destino" che de- la casiddetta società civile, arriva a sanztonare non Il carattere rea-
~e~:nin.a .il ~odo e la mani~r~ in cui .un partecipe attivo concepisce zionario del popolo ridotto a gente, ma piuttost? il sui_ci?io della P?-
il politico , oppure se egh e semplicemente guidato da ciò che di litica moderna. Non c'è più il Principe, cioè nel termtm della stona
/atto accade» (Decisionismo politico, in K. Loewith, S. Valitutti La contemporanea non c'è più il soggetto politico co?ettivo: yer que-
P.olitica come destino, Bulzoni editore, Roma s.d., p . .35). Probl~ma sto tutte le soluzioni istituzionali non riescono a rtsolvere tl proble-
r.Is_olto: perc~é a questo punto chi attivamente partecipa, il ceto po- ma'del governo e i sistemi politici non trovano autor~t~ e hann? per-
httco, nella figura della personalità politica, non è mosso più a con- so potere, si affidano, in mancanza della person:JI~a, alla rtcerca
c~pire il )olitico" come "destino", ma semplicemente è guidato da del personaggio, mentre la qualità dei pr??rammi s1 fa subal~~rna
cw che di fatto accade. Se da Marx a Schmitt- come sostiene Loe- all'efficacia del messaggio e le forze pohttche non hanno pm da
with - era accaduto che la fiducia in una discussione concettuale aveva fare i conti con l'opinione pubblica, hanno da ubbidire a un pub-
ceduto difronte ad una teoria dell'azione diretta e si era avuto «un blico senza opinione, i partiti come i governi il consenso ~on lo
conquistano ma lo concedono, e lo concedono o a poteri non
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politici o a masse privatizzate. La democrazia non è più un valore da . il prosst'mo futuro· rilanciare desiderio femminile, chia-
m questo per · . h'l ( 38) S l li-
assumere, perché le democrazie hanno soppresso la politica, cioè il mo- mare in causa desiderio e autocoscienza masc l e». pd 11 . f e a poh
do della relazione degli uomini tra loro, senza per questo tornare ad tica è stata fin qui forma dell'agire maschile, la cr~sl e e llrme c e
occuparsi dell'Uomo, anzi riducendolo definitivamente ad atomisti- mette in questione il suo destino, è forse l'occaswne per supera-
ca entità tecnico-economica. L'homo democraticus è l'homo oecono- t del Politico moderno? Lasciamo aperta questa doman?a e pen-
micus nell'era della neutralizzazione e della spoliticizzazione. II_len ° . n· ra Domini). anni: «Una volta che la dtfferenza
s1amoc1 su. 1ce anco d' · di 'd di tto
Diciamo uomo, uomini, e la parola, il concetto, risultano ormai indi- l ha messo in questione la nozione l m Vl uo e sogge
cibili. La politica ha usato questi termini, poi ne ha ideologicamen- s~sua r:egge la costellazione del Politico in occidente, tutte le altre
c e so . . · aglianza rappresentanza, mag-
te, democraticamente, abusato. Anche in nome loro si è uccisa la po- categone di questa coste11azlone - ugu '. d l' lt a}>
litica. n non riconoscimento della complessità dell'essere umano, della ioranza decisione, potere- vengono al pettme ~n.a opo ~ r
sua interna conflittualità, della sua differenziata dualità, ha impove- f p.
26). Siamo infatti a questo. Le categorie ~el ~liuco n~? nspon-
., . di della politica. La macchma e senza pm un sog-
rito le forme della relazione interumana, le ha private di un ordine
simbolico essenziale alla loro stessa esistenza, che è vita vissuta, pen-
d ono pm ru coman'dt
' La storia presente è in ba1·la d'l se stessa. Che f ar e
getto ch e la gul . . . ;>
siero incarnato, esperienze, pratiche. Luisa Murare ci ha detto, nel- per continuare a pensare la pohuca.
l'ultimo numero di «Bailamme», della presente impraticabilità della
caritas, come problema che «riguarda le pratiche condivise, quelle che
improntano di sé la convivenza e che formano le culture». La «sof-
ferenza del corpo sociale» esprime questa impossibilità del fare e al
tempo stesso questo bisogno di fare: nel senso del poter-essere-per
l'altro e nel senso del voler essere-in-comune. Due dimensioni socia-
li attualmente al di là della possibilità e della volontà. Abbiamo co-
struito una società che permette queste pratiche e questi desideri,
sl, all'eroismo domenicale del singolo, no, alla prassi quotidiana col-
lettiva. Dice ancora Murare: « .. .la caritas è il nome cristiano, il no-
me occidentale, della pi~tà, cioè l'intersezione fra la storia umana
e il suo di più, il suo eccesso, la sua speranza, il suo "cercate anco-
ra", il suo dio ... mettete voi la parola». La politica, in che modo de-
ve tornare ad avere a che fare con questo al di là rispetto al qui e
ora? "Tornare", perché nel passato, anche novecentesco, c'è stata
questa tensione, questa interiore spinta ad andare oltre il contesto
necessario dell'agire, portando soggettivamente nella contingenza l' oc-
casione di una lettura del destino storico. E anche se si trattasse di
iniziare a questo punto un cammino del genere, perché non tentar-
lo? La politica una decisione la deve prendere adesso su se stessa.
La politica del desiderio, recita il titolo del libro di Lia Cigarini (Nuo-
va Pratiche Editrice, Parma 1995). E l'Introduzione di Ida Domini-
janni dice Il desiderio di politica: «Oggi che la politica rischia di di-
ventare una passione '"specializzata", che non contagia e tende a
pietrificarsi, sappiamo che è da parte maschile che il desiderio è ve-
nuto meno, ed è da quella parte che è rimasto innominato il filo sot-
tile e tenace che lo lega alla politica ... Il lavoro politico consisterà