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La necessità di un percorso incentrato sulla musica nasce dalla convinzione che il rapporto tra di essa e la

realtà in cui gli uomini vivono sia qualcosa di rigorosamente collegato e imprescindibile. La musica non può
essere definita solo come una successione di suoni o un insieme di rapporti matematici, ma un vero e
proprio specchio della vita, come ha già sostenuto Barenboim: basti pensare che tutte le composizioni di
qualsiasi genere musicale nascono in seguito a un sentimento tutto umano.

Perciò ha da sempre affascinato intellettuali, pensatori e scienziati che hanno riflettuto, scritto e
sperimentato non solo sul suono ma anche sul silenzio, tanto affascinante quanto qualsiasi effetto fonico.
Il suono e il silenzio sono stati fonte di ispirazione per molti, come Leopardi, che definiva determinati suoni
“poeticissimi” o che si lasciò ispirare dai “sovrumani silenzi”o Seneca ,che intuì come il silenzio potesse
essere utile all’uomo. Schopenauer sosteneva che la musica fosse l’arte più profonda tra tutte e così anche
numerosi poeti decadenti, pensiero che li portò a cercare sempre una determinata musicalità nella loro
poesia.

Ci sono stati momenti, però, in cui questi elementi così positivi per l’uomo, perché in grado di stimolare la
mente, di sensibilizzare, di unificare perché formano una lingua universale, sono stati distorti per scopi
totalmente opposti