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Origine del melo

Origine del genere Malus e del pomo

La mela, cioè il frutto o meglio il falso frutto del melo, è


nota in botanica con il nome di ‘pomo’ e deriva dall’in-
grossamento del ricettacolo, la base del fiore. Il pomo è
presente solo nel melo ed in specie strettamente impa-
rentate, come il pero, il sorbo, il cotogno. La presenza del
pomo nella linea di discendenza di questa parte della fa-
miglia delle Rosacee compare ca. 50 milioni di anni fa. Tut-
te le specie con pomo possiedono anche 17 cromosomi,
che sono un numero piuttosto peculiare all’interno della
famiglia delle Rosaceae, a cui appartengono specie con 7,
8 o 9 cromosomi.

Sulla base dell’analisi della sequenza di Golden Delicious,


è stato scoperto che i cromosomi di melo sono quasi per-
fettamente duplicati in due serie. Sulla base di questo
è stato elaborato un modello di evoluzione del genoma a
partire da una specie pre-esistente a 9 cromosomi, che ha
visto il proprio genoma duplicarsi completamente e poi
perdere un membro di una della coppie di cromosomi, e
raggiungere così il numero attuale di 17.
Tali riarrangiamenti sono av-
venuti prima della separazio-
Lo studio riguardante il sequenzia-
ne della linea di discendenza
mento del genoma del melo contribu-
del melo, con il pero, il sorbo,
isce a svelare diversi lati oscuri della
il cotogno (che sono tutti a
storia evolutiva di questa pianta.
17 cromosomi) e deve quindi
aver posto le basi per l’evolu-
zione del pomo.
Le evidenze molecolari del nostro studio confermano
quelle fossili. I più antichi reperti fossili di specie simili
alle attuali pomoidee sono stati ritrovati in Nord-America,
dove ancora oggi esiste una specie a 9 cromosomi, che
potrebbe essere quindi vicina al progenitore comune. Dal
Nord America, il progenitore a 17 cromosomi potrebbe
aver raggiunto un rifugio interglaciale in Asia attraverso
Beringia, la fascia di terre emerse che congiungeva Asia
e America (oggi sostituita dallo stretto di Bering). E’ poi in
Asia centrale che il genere Malus si evolve e si differen-
zia nelle circa 50 specie (che includono il melo coltivato e
le altre specie di melo selvatico) conosciute attualmente,
che si diffondono poi in tutto l’emisfero boreale.

Fondazione Edmund Mach | Research and Innovation Centre


Via E. Mach, 2 | 38010, S. Michele all’Adige, (TN) Italy
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In Asia centrale, tipicamente nella regione del Tian Shan,
tra Kazakistan e Cina, esiste oggi l’unica specie di melo sel-
vatico a frutto grosso (>3 cm di diametro e ricco in zuc-
cheri), Malus sieversii. Si ritiene che le peculiari dimensioni
e caratteristiche del frutto siano il risultato della pressione
selettiva svolta da orsi e cavalli, avidi di tale frutto, e prece-
da l’azione dell’uomo.

Origine del melo coltivato

Studi archeologici e storici sulla coltivazione del melo indi-


cano che esso compare molto tardi nella lista delle piante
coltivate. Mentre i cereali sono coltivati con l’inizio dell’agri-
coltura (10-12 mila anni fa), abbiamo evidenze sicure della
coltivazione del melo solo in epoca classica. La mela è cita-
ta da Omero, nella Bibbia e da Alessandro Magno anche se
non è chiaro quanto fosse diffusa la coltivazione. E’ inve-
ce sicuramente coltivata (ci sono resoconti sulle pratiche
colturali) dai Greci e dai Romani. La possibilità di coltivare
la mela è inequivocabilmente collegata con la conoscen-
za della pratica dell’innesto, che consente di riprodurre
fedelmente le caratteristiche di una pianta che combina
caratteristiche favorevoli di qualità del frutto, produzione,
ecc. Al contrario la riproduzione per seme comporta, nel-
le progenie, la ricombinazione dei caratteri con la perdita
delle caratteristiche favorevoli e la comparsa di caratteri
negativi ancestrali. Pertanto, solo conoscendo l’innesto,
il melo può essere considerato una vera coltura agraria.
L’innesto è probabilmente inventato in oriente (Cina?) cir-
ca 4.000 anni fa, e i Greci ed i Romani lo hanno probabil-
mente conosciuto attraverso la Siria. Anche le conquiste
di Alessandro Magno potrebbero aver contribuito a dif-
fondere l’innesto verso occidente. E’ un dato di fatto che
il melo e l’innesto compaiono contemporaneamente ed
improvvisamente all’inizio dell’epoca classica. Gli studi del
grande botanico russo Vavilov, negli anni ’30, e di Phil For-
sline (dello USDA, Cornell, USA), negli anni ’90 del secolo
scorso, provano che la specie M. sieversii dell’Asia centrale
è l’unica, tra tutte le specie di melo selvatico a possedere
tutte le caratteristiche del melo coltivato. Tuttavia, la fa-
cilità con cui le varie specie di melo s’incrociano lasciava
aperta la strada al contributo di altre specie di melo sel-
vatico (come quello presente in Europa, il M. sylvestris)
alla domesticazione del melo. I nostri studi dimostrano
che il melo coltivato è praticamente indistinguibile da M.
sieversii mentre è chiaramente distinto dal M. sylvestris. E’
verosimile quindi che esemplari diversi di M. sieversii sia-
no stati prelevati dai boschi dell’Asia centrale, in momenti
successivi, e propagati tramite innesto, andando così a co-
stituire il pool genetico dell’attuale melo coltivato, in un
processo noto come ‘domesticazione istantanea’.

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