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Haim Brezis Université Pierre et Marie Curie et Ecole Polytechnique Analisi Funzionale Teoria e applicazioni Con un’appendice su Integrazione Astratta di Carlo Sbordone Liguori Editore Titolo originale Analyse fonctionnelle ~ Théorie et application © Masson Editeur, Paris, 1983 All Rights Reserved Authorized translation from French language edition published in France by Masson Editeur Pubblicato da Liguori Editore Via Mezzocannone 19, 80134 Napoli Traduzione italiana di Roberta D’Angelo © Liguori Editore, S.r.1., 1986 I diritti di traduzione, riproduzionc e adattamento totale o parziale sono riservati per tutti i Pacsi. Nessuna parte di questo volume pud essere riprodotta, registrata 0 trasmessa con qualsiasi mezzo: elettronico, elettrostatico, meccanico, fotografico, magnetico (compresi microfilm, microfiches e copie fotostatiche). Prima edizione italiana Ottobre 1986 9876543210 1990 1989 1988 1987 1986 Le cifre sulla destra indicano il numero e anno delP ultima ristampa Printed in Italy, Liguori Editore, Napoli ISBN 88 - 207 - 1501-5 ISSN 0391 - 3252 Notazioni..... an pag. Spazi funzionali 7 Introduzione . . A Presentazione di Enrico. Magenes 7 if Awertenze............ we beeen Capitolol. — I teoremi di Hahn-Banach. Introduzione alla teoria delle funzioni convesse coniugate 11. Forma analitica del teorema di Hahn-Banach: prolungamento di forme lincari..... 2... .- Pag. 12. Forme geometriche del teorema di Hahn-Ba- nach. Separazione di insicmi convessi. .... . . « 13. — Introduzione alla teoria delle funzioni convesse coniugate. 66... eee eee eee Complementi al capitolo 1 ... Capitolo 2. — I teoremi di Banach-Steinhaus ¢ del grafico chiuso. Relazioni di ortogonalita. Operatori non limitati. Nozione di aggiunto, Caratterizzazione degli ope- ratori suriettivi. Il. Hlemma di Baire , 2.22... ee ee ee 1.2. Ilteorema di Banach-Steinhaus..... 2.2.4 - 11.3. Teorema dell’applicazione aperta e teorcma del grafico chiuso 11.4, Supplementare topologico. Operatori invertibili a destra (risp. a sinistra) . 11.5. Relazioni di ortogonali 116. Introduzione agli operatori lineari non limitati Definizione dell'aggiunto............-.- 1.7, Caratterizzazione degli operatori ad immagine chiusa. Operatori suriettivi. Operatori limitati. . . Complementi al capitolo2 . . . Capitolo 3. | — Topologie deboli. Spazi riflessivi, Spazi separabili. Spazi uniformemente convessi IIL.1. Richiami sulla topologia meno fine che rende continue le applicazioni di una famiglia - 20 23 24 28 31 36 40 44 49 50 VI Indice 111.2. Definizioni e proprictd elementari della topologia debole o(E, E') . 7 10.3. Topologia debole, insiemi convessi e operatori li- neti... se. ee La topologia debole * ace £). Spazi riflessivi Spazi separabili . Spazi uniformemente conve Complemential capitolo3 ...............- edad sl ofel« Capitolo 4. — Spazi L? 1V.1. Alcuni risultati fondamentali.........-. Definizione ¢ proprieta elementari degli spazi vil? Riflessivitd. Separabilita. Duale diL?.. . . Convoluzione € regolarizzazione . . Criterio di compattezza forte in L? . Complementi al capitolo4 2... 0.0.0.0... cee eee eee eee Capitolo5. | — Glispazi di Hilbert V.1, Definizioni. Proprieta elementat un convesso chiuso . 14 V.2. I duale di uno spazio di Hilbert. . . V.3. Teoremi di Stampacchia e Lax-Milgram . . . V4. Somme Hilbertianc. Basi Hilbertiane Complementi al capitoloS ... 200-2... e eee Feteeeat cee Capitolo6. — Operatori compatti. Decomposizione spettrale degli operatori autoaggiunti compatti Definizioni. Proprieta elementari. Aggiunto . La teoria di Riese-Fredholm......... Spettro d’un operatore compatto . Decomposizione spettrae seal operatori autoag- giunti compatti . a a Complemential capitolo6 2... 6... eee eect eee Capitolo 7. — Il teorema di Hille-Yosida VILL. Definizione c proprietd clementari degli operatori massimali monotoni ......... V1.2. Risoluzione del problema d’evoluzion + Au=0,u(0) =u : VIL3. Regolarita..... VIIA. 31 caso autoagginto “ai att 52 5s7 59 66 72 77 81 83 84 86 92 106 AS 121 126 330 133 137 141 144 147 152 158 159 162 166 176 179 Complemential capitolo7 «6.6.2. eee eee eee ee Capitolo 8. ~ Spazi di Sobolev e formulazione variazionale di problemi ai limiti in dimensione uno VUI.1, ‘VIIL.2., VIII.3. VIHL4, VIILS. VIUH.6. Complementi al capitolo 8 Motivazione 20... gece eee ee eee Lo spazio di Sobolev wey Lo spazio Wo7).. 22. Alcuni csempi di problemi ai limit. | Principi del massimo......-...-.- Autofunzioni ¢ decomposizione spettrale . Capitolo 9. — Spazi di Sobolev e formulazione variazionale dei problemi ai limiti ellittici in dimensione V IX.1. IX.2. IX,3. IX4. IX.5. IX.6. IX.7. 1X.8. Definizione é prorpicta elementari degli spazi di Sobolev Wa) slalalcletelollelode Operator di prolungamento Disuguaglianze di Sobolev Lo spazio W2?(Q) - Formulazione variazionale di alcuni problemi ai limiti ellittici. .. 2.22... 22. . Regolarita delle soluzioni deboli . Principio del massimo . . Autofunzioni e decomposizione spettrale . Complementi al capitolo9 ... 60. eee veer cece eevee eee Capitolo 10. — Problemi d’evoluzione. L’equazione del calore ¢ Vequazione delle onde XL. X.2. X.3. Lrequazione del calore: esistenza, unicitd ¢ rego- laritd es Principio del massimo . . L’cquazione delle onde, Complementi al capitolo 10.................-.-2 00.0 e ee Appendice — Integrazione astratta, di Carlo Sbordone MEev Pyne Bibliografia .... Indice analitico..... . Premessa Misure . Funzioni misusabili- Integrazione....... Teoremi di convergenza . I teoremi di Fubinie Tonelli. . . . Il teorema di Radon-Nikodym. . Indice VU 186 189 190 211 215 227 230 233 236 249 257 272 279 288 301 307 309 325 336 339 349 359 359 359 373 376 381 395 402 409 47 Notazioni Notazioni generali gE Spazio duale di £ <,> prodotto scalare nella dualita E’, E [f= a]= fi f(x)= a} B(Xo, 7) = {x5 Ix -- x9 ll 0} Q= {x= (x, xy) ERY XR; Ix'1<1 e [xyl<1} 2, Qo onr® 1 (EQsxy=0} 1 ,4) @)= Th (ue +h) ue) ou rv derivata normale esterna it Spazi funzionali QC R aperto @Q=T= frontiera di Q 1?(Q)= {u misurabile su Qe I juP dx<= },1 0) c* (a) = [) cK) k>o CEQ) = CKQ)NCQ) C*(G) = funzioni u di C*(Q) tali che, per ogni multiindice a, |a1< k, Pappli- cazione x € 2 + D*u(x) si prolunga su Q con continuita. ne@ k " c7@) 7 iu) —uQ)! C°*@B)= wectay; sup MOH" 225, cono R un‘appli- cazione verificante (1) P(Ax) = Ap(x) VxEE e VWA>O, (2) p(x + y) Spx) + py) Vx, yEE Sia inoltre, G C E un sottospazio vettoriale e sia g : G > Run‘ap- plicazione lineare tale che (3) gC) R_ con D(h) sottospazio vettoriale di £, P ={h!| h lineare,G C D(A), h prolungamento dig A(x) in luogo di f(x); diremo che <> il prodotto sclare nella dualita E’, E. © Corollario 1.2. — Sia G un sottospazio vettoriale di E esiag: G>R un ‘applicazione lineare e continua di norma Igl,s = Sup g(x) xEG xt= Ixy I? DIMOSTRAZIONE. Applicare il corollario 1.2 con G = Rxo ¢ g(EXo) =t Ixo I?, in modo che lgl,. = xo ll OSSERVAZIONE 2. — L’elemento fy definito nel corollario 1.3 non é unico in generale (cercare di costruire un esempio o vedere [EX]). Tuttavia se E’ & strettamente convesso™) — questo é il caso, ad esempio, se E é uno spazio di Hilbert (vedi capitolo V) o se E=L?(Q) con 1

= xq I? }. Lapplicazione (multivoca) x9 > F(x) é l’applicazione di dualita di£ in E’; si possono trovare alcune delle sue proprieta in [EX]. Corollario 1.4 — Per ogni x € E si ha (6) Ixll= Sup || = Max Il fee" fee’ ipi< ift| = Ix IP. Poniamo f, = Ixll™ fy in modo che Wf l=le= lel. OSSERVAZIONE 3. Conviene distinguere la formula (5) che é una definizione dalla formula (6) che é un risultato. In generale il “Sup” che appare nella (5) non é un “Max” cioé esso non é raggiunto. (vedi un esempio in [EX)}). Tuttavia questo “Sup” é raggiunto se E é uno spazio di Banach riflessivo (vedi capitolo III); un teorema difficile dovuto a R.C. James afferma il viceversa: se £ é uno spazio di Banach tale che per ogni f € E' il “Sup” in (5) é raggiunto, allora E é riflessivo (vedi per esempio Diestel [1], Cap. I o Holmes [1]). 1.2. Forme geometriche del teorema di Hahn-Banach. Separazione di insiemi convessi Cominciamo con alcuni preliminari sugli iperpiani. Nel seguito con E indichiamo uno spazio vettoriale normato. Definizione. Un iperpiano (affine) é un insieme della forma H= {x €E; f(x) =a} 6 Capitolo primo ove f é una forma lineare“ su E, non identicamente nulla e «© R. Si dice che H é l'iperpiano di equazione [f = a]. Proposizione 1.5. — L'iperpiano di equazione [f = a é chiuso se e so- lo se f é continua. DIMOSTRAZIONE. EF’ evidente che se f é continua allora H é chiuso. Reciprocamente, supponiamo che H sia chiuso. Il complementare Cx di H é aperto e non yuoto (giacché f# 0). Sia xo efu € suppo- niamo (per fissare le idee) che f(x) 0 tale che B(x9, r\C Cc Cx ove B(Xo, r) = {x EE; Ix —xgl @ per un certo x, © B(x9, r). segmento {x, =(1 —t) xo + tx, ;t €[0, 1]} é contenuto in B(x9, r) e dunque f(x,) #a Wt € [0, 1]; percid f(x,) = @ per t = (f(x,) — @/(F (x1) — f(xo)), il che é assurdo e dunque (7) é dimostrata. Da (7) segue che Sf (%& trz) 0 tale che f(x)0;a1 x EC} (si dice che p é la jauge di C). Allora p verifica (1), (2)e (9) esiste M taleche O 0 tale che B(0, 7) C CC; evidentemente risulta 8 Capitolo primo 1 p(x)<—Ixh VxEEk r Da cui (9). La proprieta (1) é evidente. Dimostriamo (10). Supponiamo dapprima che x € C; poiché C é aperto, (1 + €)x €C per € > 0 abbastanza piccolo. Dunque p(x) < < l+e a'x €Ce dunquex=a(a'x)+(1—a0OEC <1. Inversamente se p(x) < | esiste 0 0. Da (1) e (10) sappiamo x y tx d—oy che ECe €C. Dunque + p(x) + € py)t+e a px)te py)te p)t+e . € C per ogni t € [0, 1]. In particolare per ¢ = si per og) [0, 1]. In parti P pix) + po) +26" ee D(x) +p) + 2€ Ne segue, grazie a (1) e (19), che p(x + y) < p(x) + p(y) + 2€ Ve> 0. Da cui (2). ottiene Lemma 1.3. — Sia C CE un convesso aperto non vuoto e sia xy GE con Xq & C. Allora esiste f € E' tale che f(x) 0 e f < 0). Grazie al teorema 1.1, esiste una forma lineare f su £, che prolunga g e tale che I teoremi di Hahn-Banach 9 fx) 0 poniamo A, =A+ BO, e)€ B. = = B + B(0, €)in modo che A eB sono convessi, aperti e non vuoti. Inoltre, per € > 0 abbastanza piccolo, A, e B, sono disgiunti (altri- menti si potrebbero determinare delle successioni €é, > 0, x, €Ae y, €B tali che lx, — y, I< 2e, ; si potrebbe poi estrarre una sotto- successione Yay > y € ANB). Grazie al teorema 1.6, esiste un iper- piano chiuso di equazione [f = a] che separa A, © B, in senso largo. Si ha dunque f(x t+ez)=0 VWxEF. DIMOSTRAZIONE. Sia xp © E, Xo éF Applichiamo il teorema I.7 cond =FeB= {Xo }. Esiste dunque f EE’, f# 0 tale che liperpia- no di equazione [f=] separa in senso stretto Fe {xo }. Siha VxEF Da cui segue che <=0 VxEF, inquantoA ]—% , + & ] si chiama semicon- tinua inferiormente (s.c.i) se per ognix € £ si ha lim inf p(y) > p(x) . yor Utilizzeremo alcune proprieta elementari delle funzioni s.c.i. (cfr. Choquet [1] o Dixmier [1]): (a) Se pés.c.i., allora epi y é chiuso in E X R;e viceversa. (b) Se yés.c.i., allora per ogni A € R l’insieme [p S A] = (x EE; (x) |e, +] si dice convessa se gtx +(1—Dy) |— ©, + 0 ] tale che p£ +00 (cioé D(y) # ¢) si definisce Ja funzione y* : E' > ]— , + & ] coniu- gata di y mediante la relazione gN= Sup {—y(x)} GEE’) Notiamo che y* é una funzione convessa s.c.i. su E’. Infatti, per ogni x € E fissato, l’applicazione f > — p(x) 6 convessa e continua, dunque s.c.i. Di conseguenza, l’inviluppo superiore di que- ste funzioni (quando x percorre l’insieme degli indici E) é convessa €S.c.L. Proposizione 1.9. — Supponiamo che ¢ sia convessa, s.c.i.ep# +o. Allora p* +o. DIMOSTRAZIONE. Sia xp € D(y) € sia Ay < (Xo). Applichiamo il teorema 1,7 (Hahn-Banach, seconda forma geome- trica) nello spazio E X R con A =epi ye B = {[Xo, Ao ]} Iteoremi di Hahn-Banach 13 Esiste dunque un iperpiano chiuso H in E X R di equazione [9 = a] che separa strettamente A e B. Notiamo che l’applicazione x € E > — o({x, 0]) ¢ una forma lineare e continua su £ e dunque ([x, 0) = = perunacerta f € E’. Ponendo k = $([0, 1]), si ha allora oxy AN=+kr_ per ogni [x, AJEEXR. Imponendo che ¢>asu A e@+tkr>a Vx, dA] €epig t+kry +kg(x)>a Wx ED(y) e dunque +kexy) > a> tkry- Da cuik >0. Da (11) segue che 1 <- pha > ew <- 7 vx €D(y) 1 e dunque y* (4)<+= . Definiamo ora, se p* # + 0, la funzione p** : E> ]- ~, +0] con la posizione o**(x) = Sup, {- 9*f)} SEE @ Teorema 1.10. (Fenchel-Moreau) — Supponiamo che 9p sia conves- sa, s.c.hepEto, Allora p** = op. 14 Capitoto primo DIMOSTRAZIONE. Procederemo in due passi: I° passo. Supponiamo inoltre che y > 0. Intanto é evidente che g** <9; infatti, in base alla definizione di y* si ha t+krA>a Vix, dA] Eepig (13) + ky**(XQ) 0 (scegliere nella (12), x © D(y)e A=n >), [In questo caso non possiamo concludere, come nella dimostrazione della proposizione 1.9, che k > 0; potremmo anche avere k = 0, il che corrisponderebbe ad un iperpiano H “‘verticale” in E X R]. Sia e > 0; poiché y > 0, si ha, grazie alla (12) t(kt+ep(x)za VxED(y). ; in base alla definizione di a D: i g*l— <- a cut a a) kte y**(xo), ne segue f f o**(o) FS ELS Xo >—(- +)» +e f 7 kte J teoremi di Hahn-Banach 15 Da cui segue t (kt e)y**(%9) 2a Ve>O il che contraddice (13) . 2 passo: Il caso generale. Sia fy € D(p*) (D(y*) #¢ in base alla pro- posizione 1.9), Per ricondurci al caso precedente introduciamo la funzione 9(x) = 9) — + 9* Uo) in modo che g é@ convessa, s.c.i., p # + e p> 0. Grazie al 1° passo della dimostrazione, sappiamo che (~)** = gy. Calcoliamo ora (y)* e (g)**. Si ha: (@)*N)= oF + fo) — vo) (9)**(x) = p** (x) — < fo, x > + o*Fo) Da cui p** =p UN ESEMPIO. — Poniamo g(x) = Ix I. Si verifica facilmente che 0 se Ifll<1 eh)= +00 se Ifll>1 Dunque g**(x)= Sup fEE" ifi w(x) Fa — Wr) (in base alla definizione dia) e dunque [x, A] € B. Di conseguenza esiste un iperpiano chiuso H che separa A e B 3 in senso largo. Dunque H separa anche A e B in senso largo. Ora, A =C per il lemma 1.4. Pertanto esistono f GE’, k €Re we R tali che l’iperpiano H di equa- zione [® =a@] in E X R, ove @([x, A=+ka separa C e B in senso largo. Si ha dunque (4) +t+krA>a vIix,AlECc (1s) tkh + o nella (14), si vede che k > 0. Verifichiamo che (16) k>0. Ricordiamo intanto che risulta & #0, owvero che Ii fll+ [k| #0. Ragioniamo per assurdo e supponiamo che k = 0. Per le (14) e (15) si avrebbe 2za vxEDy) O abbastanza piccolo e dunque 2>a WzEB(0,1) ; Ne risulta che 2 a+ € IIfll. Poiché x» € D(), allora é — 12} iste. Infatti si ha Inf Ix — x9 l= Inf (oe) + W@)} con er) = Ix —xell e Wx) =, &) Si applica il teorema 1.11. OSSERVAZIONE 6. L’uguaglianza (17) si rivela molto utile nei casi jncui Inf Ix — xq lnon é raggiunto; vedere un esempio in [EX]. xEK La teoria delle superfici minime fornisce un quadro molto istrut- tivo in cui il problema iniziale non ammette (in generale) alcuna so- luzione (cioé ae {y(x) + W(c)} non é raggiunto), mentre il proble- x ma duale (cioé Max {—p*(—f) — y*(f)}) ammette una soluzione; vedere Ekeland — Temam [1]. Complementi al capitolo 1 1) Generalizzazioni e varianti dei teoremi di Hahn-Banach La prima forma geometrica del teorema di Hahn-Banach si estende agli spazi vettoriali topologici generali. La seconda forma geometrica si estende agli spazi localmente convessi — spazi che giocano un ruolo importante, tra V’altro in teoria delle distribuzioni. (ved. L. Schwartz [1]}). Il lettore interessato potra consultare N. Bourbaki [1], Kelley- Namioka [1], G. Choquet [2] (Volume 2). 2) Applicazioni dei teoremi di Hahn-Banach Sono numerose e differenti. Ne segnaliamo qualcuna a) Il teorema di Krein-Milman Ricordiamo dapprima qualche definizione. Sia £ uno spazio vettoriale normato e sia A CE. L’inviluppo con- yesso chiuso di A — indicato con conv A — é il pit: piccolo insieme convesso chiuso contenente A. Sia K C E un insieme convesso. Dicia- mo che un punto x € K é estremale se (x=(1-—t)x9 +tx,, con t€]0, 1[ © x9, x, ©K)> (Xp =x, =x) ® Teorema 1.12 (Krein-Milman). — Sia K C E un insieme convesso compatto. Allora K coincide con l'inviluppo convesso chiuso dei suoi punti estremali. Il teorema di Krein-Milman ha esso stesso numerose applicazioni ed estensioni (teorema di rappresentazione integrale di Choquet, teorema di Bochner, teorema di Bernstein, ecc) su questo argomento, consultare Bourbaki [1], Choquet [2] (Volume 2), Phelps [1], Dun- ford-Schwartz [1] (Volume 1), Rudin [1] Larsen [1], Kelley-Namioka [1], Edwards [1] e [ZX]. Complementi 2 p) Jn teoria delle equazioni a derivate parziali Citiamo in particolare, l’esistenza di una soluzione elementare per ogni operatore differenziale P(D) a coefficienti costanti, non identi- camente nulli (teorema di Malgrange-Ehrenpreis) vedere per esem- pio Hodrmander [1], Yosida [1], Rudin [1], Treves [2], Reed-Simon [1] (Volume 2). Nello stesso ordine di idee, citiamo la dimostrazione dell’esistenza di una funzione di Green per il Laplaciano con il meto- do di Garabedian e Lax; vedere Garabedian [1]. 3) Funzioni convesse La teoria delle funzioni convesse e dei problemi in dualita si é notevolmente sviluppata negli ultimi trent’anni; ved. Moreau [1] Rockafellar [1], Ekeland-Temam [1]. Tra le sue applicazioni citiamo Je seguenti a) La teoria dei giochi, l’economia, l’ottimizzazione, la programma- zione convessa; ved. Aubin [1] [2], Karlin [1], Balakrishnan [1], Barbu-Precupanu [1], Moulin-Fogelman [1], Stoer-Witzgall [1]. b) La meccanica; ved. Moreau [2], Duvaut-Lions [1], Germain [1], Particolo di Temam-Strang [1] ¢ le osservazioni di Germain che fanno seguito a questo articolo. Notiamo anche l’utilizzazione della dualita in un problema che interviene in teoria dei plasma (ved. Damlamian [1) ¢ la su bibliografia), c) la teoria degli operatori monotoni e dei semigruppi non lineari, ved. Brezis [1]. d)1 problemi variazionali legati alla ricerca di soluzioni periodiche per i sistemi hamiltoniani e le equazioni non lineari delle corde vi- branti, ved. i recenti lavori di Clarke, Ekeland, Lasry, Brezis, Coron, Nirenberg (citiamo ad esempio Clarke-Ekeland [1], Brezis-Coron-Ni- renberg [1] e le bibliografie di questi articoli). 4) Prolungamenti di operatori lineari continui Siano E e F due spazi di Banach. Sia G C E un sottospazio vetto- tiale chiuso e siag : G > F un operatore lineare continuo. Ci si pud porre la questione di sapere se esiste f : E > F operatore lineare continuo che prolunga g. Notiamo che il Corollario ].2 risolve il problema solo se F = R. La risposta é affermativa in certi casi: a) Se dim F < ©, si pud scegliere una base in F e applicare il corolla- tio 1.2 ad ogni componente dig. b)Se G ammette un supplementare topologico (ved. cap. II); questo é il caso, ad esempio, se dim G 1. Allora ine(U x) =¢ n= 1 OSSERVAZIONE 1. — Il lemma di Baire é utilizzato in genere sotto la forma seguente. Sia X uno spazio metrico completo non vuoto, Sia X, Ye? una successione di chiusi tale che U x, =X. Allora n=l esiste M9 tale che Int x, * ¢. DIMOSTRAZIONE. Poniamo O,= Cx, , in modo che O,, é un aper- to denso. Si tratta di dimostrare che G = (| O,, é denso in X. n= Sia w un aperto non vuoto di X; dimostriamo che w NG # o. Po- niamo Bix r)= &Y EX; dQ, x) 0 arbitrari tali che BlXo, ro) Cw. Scegliamo di seguito x; © B(x9, 79) NO; er, > 0 tali che Bx, 71) C BCX, 70) NO, O Oc per ognip > 0, si ottiene al limite (perp >): REBH,, r,) Wne0. In particolare RE w NG. IL2. Il teorema di Banach-Steinhaus Notazioni. — Siano £ ¢ F due spazi vettoriali normati. Indichiamo con L(E, F) lo spazio degli operatori lineari e continui di £ in F mu- nito della norma irl Sup | Tx! cE LEF) ° dx. Poniamo inoltre £(£) = £(E, £). I teoremi di Banach-Steinhaus 25 e Teorema II.1 (Banach-Steinhaus) — Siano E e F due spazi di Ba- nach. Sia Mie 7; una famiglia (non necessariamente numerabile) di operatori lineari e continui di E in F. Supponiamo che () SuplTjxll 1 poniamo X,={x€E; Viel Irjxl 0. Siano x, €Eer>0 tali che BQxo, 7) CX, . Siha ° VT,Q@o +rz)i %, verso un limite indicato con Tx. Allora si ha ir é limitato (in R) xEB Allora (4) B élimitato DIMOSTRAZIONE. — Applichiamo il teorema II.1 con E = G’, F=Re/=B. Per ogni b €B poniamo I teoremi di Banach-Steinhaus 27 T,Q=, feE=G' in modo che Sup IT, Ai1= v. élimitato e (in R) Allora (6) B' élimitato DIMOSTRAZIONE. Applichiamo il teorema II.1 con E = G, F=R, 1=B’, Per ogni b € B’, poniamo T,@)= (@EG=B) 28 Capitolo secondo e allora esiste una costante c tale che ii 0 tale che (7) T(B, (0, 1)) > B,, (0, ¢) OSSERVAZIONE 4. — La proprieta (7) implica che T trasforma ogni aperto di E in un aperto di F (di qui il nome di questo teorema). Infatti, sia U un aperto di £; dimostriamo che 7(U) é aperto. Sia yo € T(U), in modo che yy = TxXo con xX» © U Sia r > 0 tale che B(xg, 7) C U, cioé x + B(O, r) C U. Allora si ha Yo t+ TBON)C TU). Ora, in base a (7), si ha T(B(O,r)) > B(O, re) e di conseguenza Bo, re) C T(U). Si deduce immediatamente dal teorema IL.5 il ® Corollario 11.6. — Siano E e F due spazi di Banach e sia T un ope- ratore lineare continuo e biiettivo di E su F. Allora T é continuo di FinE. DIMOSTRAZIONE DEL COROLLARIO II.6 — La relazione (7) esprime il fatto che per ogni x €£ tale che I Txll 0 tale che Ixl, 0 tale che Ix, 0 tale che (8) TBO, 1) > B(O, 2c). DIMOSTRAZIONE. — Poniamo X,, =nT(B(0, 1)), poiché T é suriet- tivo, si ha U x, = F e grazie al lemma di Baire sappiamo che n=l esiste 19 tale che Int X, #9. Ne segue che Int [T(B(0, 1) #o. Sianoc > Oe yo EF tali che (9) BO'y, 4c) C TBO, 1)). In particolare yg © 7(B(O, 1)) e per simmetria si ha 30 Capitolo secondo (10) -¥0 TBO, ). Per addizione da (9) e (10) si ottiene B(0, 4c) ¢ TBO, 1) + TBO, D) Infine, poiché TBO, 1) é convesso, si ha TBO, )) + TEO. D)=2TRO, DY) da cui (8). Secondo passo. — Sia T un operatore lineare continuo di £ in F che verifichi (8). Allora si ha (11) T(B(O, 1)) > B(0,¢). DIMOSTRAZIONE. Fissiamo y € F con lly lO 4z€E con Val<— e ly—Tzl e lly—Tz, i<> : Applicando lo stesso procedimento con y ~ Tz, (al posto di y) e econe=—, otteniamo un z, €E tale che 1 c lz <— e N@ -T21)-Tal<7. Tteoremi di Banach-Steinhaus 31 Cosi di seguito si costruisce per ricorrenza una successione ,,) tale che 1 ¢c Wz, 1< Sr e Ily-T@, +2, +... +2), Van. Pertanto la successione x, =z, +z, +... +z, é di Cauchy. Sia x, 7x5siha Ilxll<1ey= Tx in quanto T é continuo. @ Teorema II.7 (Teorema del grafico chiuso). Siano E e F due spazj T é continuo, di banach. Sia T un operatore lineare di E in F. Supponiamo che il grafico di T, G(T), sia chiuso in E X F, Allora T é continuo. OSSERVAZIONE 6. Beninteso, il reciproco é vero poiché ogni appli- cazione continua (lineare o non lineare) ha grafico chiuso. DIMOSTRAZIONE DEL TEOREMA II.7. — Applichiamo I’osserva- zione 5. Consideriamo su £ Je due norme Hel, = lel, + 17x, © e tell, = Mx, Poiché G(T) é chiuso, £ munito della norma |I Il, é uno spazio di Banach. D’altra parte !lx ll, < Ilxl,. Di conseguenza queste due nor- me sono equivalenti: esiste una costante c > 0 tale che Ix, < 0 tale che ogni z €G +L ammette una decomposizione del tipo (13) z=x+y con xEG, yEL, IxlG+L definita da T[x, y] =x + y é lineare continua e surietti- va. In base al teorema dell’applicazione aperta esiste una costante c > O tale che ogniz €G+ L con Iizll 0. Esistonoa EG eb EL tali che lx — all0. OSSERVAZIONE 7. — Il reciproco del corollario II.9 é vero: se Ge L sono due sottospazi chiusi verificanti (14), allora G + L é chiuso (ved. [EX]. Definizione. Sia G C E un sottospazio chiuso di uno spazio di Ba- nach E. Si dice che un sottospazio L di £ é un supplementare topolo- gico di G se (i) L é chiuso Gi) GOL={0} e G+L=E. In tale caso ogni z € E si scrive in modo unico z = x + y con x €G, y EL. Dal teorema II.8 segue che i proiettori z > x, z > » sono operatori lineari e continui. (Questa proprieta potrebbe essere utilizzata per definire i supplementari topologici). ESEMPI. 1) Ogni sottospazio G di dimensione finita ammette un supple- mentare topologico. Infatti sia e,, e2,..., ¢, una base di G. Per n x & G scriviamo x = y x,@, © poniamo y,(x) = x,. Prolunghiamo 1 ciascuna g, in una forma lineare continua g, su E (grazie al teorema di Hahn-Banach, forma analitica — o pit precisamente Corollario a 1.2) si verifica facilmente che L = [] (¢,)" (0) é un supplementare i=1 topologico di G. 2) Ogni sottospazio chiuso G di codimensione finita ammette un supplementare topologico. Infatti basta scegliere un qualunque supplementare algebrico (¢ automaticamente chiuso perché di di- mensione finita). Ecco un esempio tipico di questa situazione. Sia N C E' un sotto- spazio di dimensione p. Allora 34 Capitolo secondo G={xEE;=0 VfEN} é chiuso e di codimensione p. Infatti sia fy, f2,.... f, una base di N. Allora esistono ¢;, é2,... ii & EE tali che R? definita da x EC E> $x) H(Kf, x >, ,...,). L’applicazione ¢ é suriettiva — altrimenti per il teorema di Hahn- Banach (seconda forma geometrica) si potrebbe determinare & = = (M1, O%,...,4,) #0 tali che a de)==0 WxGE, i e cid é assurdo]. Si verifica facilmente che le (¢,), ¢,<¢, Sono linearmente indipen- denti e che lo spazio vettoriale generato dalle (e,) é un supple- mentare diG. 3)In uno spazio di Hilbert ogni sottospazio chiuso G ammette un supplementare topologico (ved. capitolo V.2). isi

S=/d,,. In tal caso si dice che S é un inverso destro di T. I teoremi di Banach-Steinhaus 35 * Teorema II.10. — Sia T un operatore lineare, continuo e suriettivo di E su F. Le seguenti proprieta sono equivalenti: (i) T ammette un inverso destro Gi) N(1)=T* (0) ammette un supplementare topologico in E.. DIMOSTRAZIONE, G) = (ii) Sia S un inverso destro di 7. Si verifica facilmente che R(S)=S(F) é un supplementare topologico di N(7). (ii) > (i). Sia ZL un supplementare topologico di N(T). Indichiamo con P la proiezione di E su L (P é un operatore lineare continuo). Data f © F, indichiamo con x una delle soluzioni dell’equazione Tx =f e poniamo Sf= Px; notiamo che S é indipendente dalla scelta di x. Si verifica facilmente che S é un operatore lineare continuo tale. che To S=/d,,. OSSERVAZIONE 9. — Si possono dare esempi di spazi riflessivi E e F e di operatori suriettivi che non posseggono inverso destro. Consideriamo ad esempio G C E sottospazio chiuso privo di supple- mentre topologico (osservazione 8), F = E/G e M la proiezione canonica di E su F. (per la definizione e le proprieta dello spazio quoziente E/G vedere per esempio [EX}). In modo analogo si dice che S é un inverso sinistro di T se S é un operatore lineare continuo di F su £ tale che Sc T=/d,. * Teorema II.11 — Sia T un operatore lineare, continuo e iniettivo di Ein F. Le seguenti proprieta sono equivalenti. (i) T ammette un inverso sinistro. (ii) R(T) = T(E) é chiuso e ammette un supplementare topologico in F. DIMOSTRAZIONE. (i) > (ii) E’ facile verificare che R(T) é chiuso e che N(S) é un sup- plementare topologico di R(7) (ii) > (i). Sia P un proiettore continuo di F su R(T). Sia f € F; poiché Pf € R(T), esiste x € E unico tale che Pf = Tx. Definiamo Sf = x. 36 Capitolo secondo E’ evidente che So T = Id,; d’altra parte S é continuo grazie al corollario 11.6 IL5. Relazioni di ortogonalita Notazioni. — Sia X uno spazio di Banach. Se M CX é un sottospazio vettoriale, poniamo M*={fEX'; =0 WxEM}. Se N C X' é un sottospazio vettoriale, poniamo Nt= (EX; =0 VfEN} Si dice che M* (risp. N+) é V’ortogonale di M (risp. )- Notiamo che M1(risp. N+) é un sottospazio vettoriale chiuso di X' (tisp. X). Cominciamo con un risultato semplice. © Proposizione II.12. — Sia M C X un sottospazio vettoriale. Allora siha yt=M Sia NC X' un sottospazio vettoriale. Allora si ha (IY DN. OSSERVAZIONE 10. — Puo verificarsi che (N*)' # N; vedere un esei -mpio in, in [EX]. Nel capitolo III vedremo che se X é riflessivo allora (n'y N. Pi: generalmente vedremo che se X é uno spazio di Ba- nach qualunque, allora (N'Y! coincide con la chiusura diN per la topologia o(X', X). DIMOSTRAZIONE DELLA PROPOSIZIONE II.12. — E’ evidente che MC (M*y! e poiché (M+)! & chiuso, si ha MC (M+)+. Viceversa dimostriamo che (M+)! CM. Ragioniamo_per assurdo © supponiamo che esista x) € (M+)! tale che x9 ¢ M. Separiamo allora {x9} ¢ M in senso stretto con un iperpiano chiuso. Dunque esistono f CX’ ea ER tali che (dis) WxEM. Poiché M é un sottospazio vettoriale, ne segue che =0 I teoremi di Banach-Steinhaus 37 vx &M. Dunque f € M*;e di conseguenza < f, x» > =0,e cid contraddice (15). 7 Analogamente é evidente che N C (N+) e dunque NC (N+). OSSERVAZIONE 11. — E’ istruttivo cercare di proseguire la dimo- strazione per tentare di dimostrare che (N*+)' = N. Supponiamo per assurdo che esista fy € (N+)! tale che fy EN. Separiamo allora {fy } e N in senso stretto con un iperpiano chiuso in X’. Dunque esistono y € X” e aE R tali che eN whEXx' (esattamente cid che accade se X é riflessivo!). Proposizione II.13. — Siano G e L due sottospazi chiusi di X. Si ha (16) GOL=(G++Ly)t an GoLn=G+Ly. DIMOSTRAZIONE. — Prova di (16). E’ evidente che GN L C (G+ + + L')'; infatti sex EG NLefEGt+L', allora=0. Vice- versa si ha Gt C G+ + L+ e dunque (G+ + L+)' C G*+ =G (notiamo che se N, C Nz, allora Ni C N{); analogamente (G+ + Lt}! CL. Dunque (G¢ + 14} CGNL. Prova di (17). Evidente Corollario II.14. — Siano G e L due sottospazi chiusi di X. Si ha (18) (GOL DG +L (19) (GANLEY =G+L DIMOSTRAZIONE. Applicare le proposizioni II.12 ¢ II.13. Ed ecco un risultato pid profondo. 38 Capitolo secondo * Teorema II.15. — Siano G e L due sottospazi chiusi di X. Le se. guenti proprieta sono equivalenti: (a) G+L échiusoin X (b) G++! échiuso in X' () G+L=(GtnL'yt (dq) Gt+L4=(GNL} DIMOSTRAZIONE. (a) = (c) risulta da (17) (d) = (6) é evidente. Resta dunque da dimostrare che (a) = (d) e (b) > (a). @=@. (a) = (d). Grazie a (16) é sufficiente dimostrare che (G NL)! C Gty + L*. Sia dunque f € (GN L)*. Definiamo un’applicazione yp : G + +L-—>R nel modo seguente. Sia x € G + L in modo che x =a +b cona€Geb€L. Poniamo yx)= Notiamo che y é indipendente dalla decomposizione di x e che y & lineare. D’altra parte (teorema II.8) possiamo scegliere una decom- posizione dix tale che llall WfEx' xEG Ixt € WR)= =1,(x)]. Analogamente si ha (22) dist, L')= Sup wfex’, xe. Wxt WfEx igtci Combinando (20), (21), (22) e (23) si ottiene (24) Sup_ + Sup ] vfex’. xECGtEl xEG xEL tixt<1 Wxt Vx €B,(0,1) +B, (0,1). Di conseguenza avremmo Sup + Sup xeG xeEL xd xtc il che contraddice (24). Abbiamo dunque stabilito (25). Consideriamo infine lo spazio E = G X L munito della norma Wf, y= Max {llxl, yy e lo spazio F = G + L munito della norma di X. L’applicazione T : E > F definita da T([x, y]) =x + y é lineare continua, e per la =o 1 (25) sappiamo che T(B,(0, 1)) > B, (. 4). Si conclude [vedere la dimostrazione del teorema II.5 (teorema dell’applicazione aperta), 2° passo] che 1 T(B, (0, 1)) 28, (0,42) . In particolare T é suriettiva di E su F, cio G +L=G+L. IL6. Introduzione agli operatori lineari non limitati. Definizione dell’aggiunto Definizione. — Siano E e F due spazi di Banach. Si chiama operatore lineare non limitato di E in F una qualunque applicazione lineare A : D(A) CE > F definita su un sottospazio vettoriale D(A)C E, a valori in F. D(A) é il dominio di A. Si dice che A é limitato se esiste una costante c > 0 tale che WAuliu inE eAu, > fin F. Si tratta poi di verificare che (a) u€D(A) (6) frAu. OSSERVAZIONE 14. Se A é chiuso, allora N(A) é chiuso. OSSERVAZIONE 15. In pratica la gran parte degli operatori non li- mitati che incontreremo sono chiusi e di dominio D(A) denso in E. Definizione dell’aggiunto A*. — Sia A : D(A) C E > F un operatore non limitato di dominio denso. Andiamo a definire un operatore non limitato A*: D(A*) C F' > E' come segue. Poniamo D(A*)={v EF’; Jo>0 tale che || R definita da g(uj= u€D(A). Siha Igu)i R tale che 42 Capitolo secondo If@lE'é detto l’aggiunto di A. Si ha, di conseguenza, la seguente relazione fondamentale che lega A e'A*: I, A%,U >, Wue D(A), VvED(A*) OSSERVAZIONE 16. — Non é necessario fare appello al teorema di Hahn-Banach per prolungare g. E’ sufficiente utilizzare il prolunga- mento “per continuita” di g (poiché g é definita su D(A) denso, g é uniformemente continua e R é completo); vedere per esempio Choquet [1], teorema 20-14 del cap. V. * OSSERVAZIONE 17. — Puéd accadere che D(A*) non sia denso in F', neanche se A & chiuso; vedere un esempio in [EX]. Tuttavia si dimostra che se A é chiuso, allora D(A*) é denso in F’ per la topo- logia o(F', F) definita nel capitolo III; vedere [EX]. In particolare se F é riflessivo, allora D(A*) é denso in F’ per la topologia usuale associata alla norma; vedere il § III.5. Proposizione II.16. — Sia. A : D(A) C E > F un operatore non limita- to di dominio denso, Allora A* é chiuso, cioé G(A*) é chiuso in F'XE'. DIMOSTRAZIONE. — Sia u, € D(A%) tale che u, > in Fle A*v, > fin E'. Si tratta di dimostrare che (2): "we D(A*)e (b) "A*0 = ‘f Ora si ha = VuED(A). Da cui, al limite si ricava I teoremi di Banach-Steinhaus 43 = WueD(A). Di conseguenza v € D(A*) (in base alla definizione di D(A*)) e A*v=f. I grafici di A e A* sono collegati da una relazione di ortogonalita molto semplice. Infatti, consideriamo l’applicazione J: F’ X E’ > >E' X F’ definita da Fle A=(-F 2). Sia A un operatore non limitato, A : D(A) C E>F conD(A)=E. Allora si ha Infatti, sia [v, f] € F’ X E’; allora [v, FJEG(A*) > = WueED() —-—t+=0 VWuED(A) = [-f vegas. E’ comodo introdurre lo spazio X = E X F in modo che X'=E’ X X F’ e di considerare i sottospazi G = G(A)e L=E X {0} inX. Possiamo descrivere N(A), N(A*), R(A) e R(A*) in termini di G e L. Si verifica facilmente che (26) N(A)X{O}=GOL (27) EXR(A)=G+L (28) {0}XN(A*)=GtOLt (29) R(A*)XF'=Gt+L', © Corollario 11.17. — Sia A : D(A) C E > F un operatore non-limi- tato, chiuso, con D(A)= E. Allora si ha 44 Capitolo cola) @ M(A)=R(4*y Gi) N(A*)=R(4)* (ii) NA)! DRY (iv) NA") =R) DIMOSTRAZIONE. — Prova di (i). In base a (29) si ha R(A*)E X {0} = (G+ Lt =GOL (grazie a (16)) =N(A) X {0} (grazie a (26)). Prova di (ii). In base a (27) si ha {0} XR(AP = (G+LY=GtOL (grazie a (17)) = {0} X N(A*) (grazie a (28)) . Prova di (iii) e (iv) — Utilizzare (i) (risp. (ii)), passare all’ortogona- le e applicare la proposizione II.12. OSSERVAZIONE 18. — A titolo di esercizio si cerchi una dimostra- zione diretta di (i) e (ii) senza introdurre G e L; vedere [EX]. * OSSERVAZIONE 19. — Puo accadere, anche se A é un operatore lineare continuo di E in F che N(A)* # R(A*); vedere un esempio in [EX]. Tuttavia (cfr. Posservazione 10) si pud dimostrare che MAy coincide sempre con la chiusura di R(A*) per la topologia o(E', E); in particolare se E é riflessivo si ha sempre N(A)* = R(A*). IL.7. Caratterizzazione degli operatori a immagine chiusa. Operatori suriettivi. Operatori limitati * Teorema II.18 — Sia A : D(A) C E> F un operatore non_limitato, chiuso, con D(A)= E. Le seguenti proprieta sono equivalenti. (i) R(A) é chiuso (ii) R(A*) é chiuso J teoremi di Banach-Steinhaus 45 (iii) R(A)=N(A*) (iv) R(A*) = NCA} DIMOSTRAZIONE. Riprendiamo le notazioni introdotte nel para- grafo II.6. In modo che Gi) <=*G+L échiuso in X (cfr. (27)) (i) — G44" & chiuso in X' (cfr. (29)) Gii) — G +L =(Gt NL+)+ (cfr. (27) e (28)) (iv) = (G NL) =Gt + L* (cfr. (26) e (29) Si conclude grazie al teorema II.15. OSSERVAZIONE 20. — Sia A: D(A) CE > F un operatore non-li- mitato, chiuso. Allora R(A) é chiuso se e solo se esiste una costante C tale che dist(u, N(A)) F un operatore non-limitato, chiuso, con D(A) = E. Le seguenti proprieta sono equivalenti: (a) A é suriettivo, cioé R(A)=F, (b) esiste una costante C > 0 tale che lol (a) nel modo seguente. Si considera l’equazione A*v =f con f € E' e si dimostra che llvll== Vv ED(A*) edunque || (c) Cid é evidente: basta utilizzare un metodo di successioni di Cauchy (c) + (a) Grazie al teorema II.18 sappiamo che R(A) = M(A*}+=F. “Simmetricamente” si ha il: * Teorema II.20. — Sia A: D(A) C E > F un operatore non-limita- to, chiuso, co. D(A) = E. Le seguenti proprieta sono equivalenti: (a) A* ésuriettivo, cioe R(A*)=E' (6) esiste una costante C tale che lult E=F=2 a ognix €2?, x=(x,), 5; in modo che A = A*. A* (risp. A) é iniettivo ma A (risp A*) non é suriettivo; A (risp A*) ha immagine densa, non chiusa. Indichiamo infine una caratterizzazione degli operatori limitati. Teorema II.21. — Sia A: D(A) C E > F un operatore non limitato, chiuso, con D(A)= E. Le seguenti proprieta sono equivalenti: @) D(A)=E ii) A é limitato Gil) D(A*)=F" (iv) A* élimitato . In tali condizioni si ha All HA*l (ELF) LE) DIMOSTRAZIONE. — (/) > (i). Applicare il teorema del grafico chiuso. (ii) > (iii) Applicare la definizione di D(A*) . (iii) > (iv) Applicare la proposizione II.16 e il teorema del grafico chiuso. * (iv) > (i) é pit delicata. Notiamo in primo luogo che D(A*) é chiu- so. Infatti sia», © D(A*) con», >». in F’. Si ha: 48 Capitolo secondo *y — = IA*@, —0, Ii= VucE, VoEF’. Dunque \|||= Sup |i< IAL lol tu ll<1 tull Y,. Probelama 1. — Munire X di una topologia che renda continue tutte le applicazioni (y,);<,- S¢ possibile, costruire la topologia % meno fine, cioé avente il minimo di aperti [altrimenti detta la topologia pit “economica’’] che renda continue tutte le (y,),_;- Osserviamo che se X é munito della topologia discreta [cioé, ogni sottoinsieme di X é aperto], allora ogni y, é continua; ovviamente questa topologia é ben lontana dall’essere “economica” — essa é Ja meno economica! Sia wo, cy, un aperto, allora %; (w, ) € necessariamente un aperto della topologia . Se w, descrive ‘a ‘famiglia degli aperti di Y, ei de- scrive J, le v; 1(,) costituiscono una famiglia di sottoinsiemi di X, che sono necessariamente aperti della topologia G ; indichiamo questa famiglia con Oren: La topologia G 6 la topologia meno fine tale che gli Oye, Sia no aperti. Si é dunque ricondotti al problema seguente: Problema 2. — Costruire la famiglia Fdi sottoinsiemi di X, che sia la pik economica possibile, che sia stabile per [ |. e per U e tale finita qualunque che U, © ¥ per ogni d € A. La soluzione al problema 2 é data dalla seguente costruzione: Si considerano in primo luogo le intersezioni finite, cioé nN u, aer Topologie deboli. 51 CA, TP finito. Si ottiene cosi una famiglia ® di sottoinsiemi di X stabile per ()_. Si considera successivamente la famiglia ¥ottenuta finita mediante le unioni qualunque di clementi di ® . FE’ evidente che la famiglia Fé stabile per unione qualunque; al contrario, non é del tutto evidente che la famiglia sia stabile per /N . Cid segue dal finita Lemma IIL.1. — La famiglia ¥ é stabile per f. Lasciamo al lettore finita la dimostrazione del lemma III.1. Essa costituisce un gradevole (!) esercizio di teoria degli insiemi. Osservazione 1 — Non si puo invertire l’ordine delle operazioni nella costruzione di _. Sarebbe stato infatti anche naturale cominciare ad jndividuare le U di insiemi (U, re) e poi prendere le N = qualunque finite La famiglia cosi ottenuta é senz’altro stabile per Q » ma non finita é stabile per U | Si dovrebbero poi prendere, ancora una volta qualunque Ie unioni qualunque. Ricapitoliamo: gli aperti della topologia G si ottengono considerando dapprima delle intersezioni finite di insiemi della forma 9; (w,), @, aperto di Y, e, successivamente delle unioni qualunque. Dato un punto x € X, si ottiene dunque una base di intorni eo la topologia G, considerando gli insiemi della forma Ve (V,), ove V, é un intorno di y,(x) in Y,. Nel seguito muniremo X della topologia ; ricordiamo alcune proprieta elementari di questa topologia. ® Proposizione II1.1. — Sia &, ) una successibne di X. Allora x, 7% se e solamente se y,(x,) > of) per ognii€ J. DIMOSTRAZIONE. — Se x, ~ %, allora 9%,) > p(x) per ogni i€/J, giacché ciascuna y, é continua. Viceversa, sia U un intorno dix. Per quanto abbiamo detto, si pud sempre supporre che U abbia la forma U = VIC J finito. ies Per ogni i € J esiste un intero N, tale che y,(x,,) © V; pern >N,. Sia N = Max N,. Allora si hax, € U pern>N. 52 Capitolo terzo © Proposizione I11.2. — Sia Z uno spazio topologico e sia y un‘appli. cazione di Z in X. Allora W é continua se e solo se p, 0 p é conti nua di Z in Y,, per ognii EI. DIMOSTRAZIONE. — Se y é continua, allora anche y. o W é con- tinua, per ogni i © /. Viceversa, sia U un aperto di x: ; dimostria- mo che 7(U) é un aperto di Z. Sappiamo che U é della forma ¢,' (w,) con w, aperto di Y,. qualunque finita ' |! : 7 Di conseguenza wo= Ui AN wiytel= UA @eww qualunque finita qualunque finita e questo é un aperto di Z perché ogni applicazione Y;° w é continua. IIL.2. Definizione e proprieta elementari della topologia debole o(E, E') Sia E uno spazio di Banach e sia f € E’. Indichiamo cong, : ER Yapplicazione definita da 9,(x) =<, x >. Al variare dif in E’ si ot- tiene cosi una famiglia Dyer’ di applicazioni di £ in R. Definizione. La topologia debole o(£, E’) su E é la topologia meno fine su E che rende continue tutte le applicazioni (%), (nel senso TEE" del § I.1 conX=£, ¥,= Rel=E’). Notiamo che la topologia debole é meno fine della topologia forte di E, poiché ogni applicazione Py! E> R 6 continua per la topologia forte. Proposizione III.3. — La topologia debole o(E, E') é separata, DIMOSTRAZIONE. Siano x,;, x2 © E con x, # x2. Cerchiamo di costruire due aperti O, e O, per la topologia debole o(£, E’) tali che x; €0,, x, €O, e€0, N0,=¢9. Per il teorema di Hahn-Banach (seconda forma geometrica) esiste un iperpiano chiuso che separa {x, } e {x2 } in senso stretto. Dunque esistono f € E’ e w€ R tali che Topologie deboli 53 Poniamo O, = (x E;>a}= #F (1% +00 [)> 0, © O» sono aperti per o(E, £') e verificano x; € O01, x. €O2 € 0,90, =6. Proposizione III.4. — Sia Xo € E; si ottiene una base di intorni di Xo per la topologia o(E, E'), considerando tutti gli insiemi della for- ma V={x EE; [i 0. DIMOSTRAZIONE. ~ E’ evidente che V= (1 yj! (Ja, - €, 4, + el), ier i con a, = , € un aperto della topologia o(E, E') contiene Xo. Viceversa, sia U un intorno di x9 per o(£, E’). Allora (cfr. § IlI.1) esiste un intorno W dix 9, WC U della forma W= 1 py (), iel I finito, e w, intorno (in R) di = 4. Dunque esiste € > 0 tale che la, - 64, +e[C w, per ogni i € J. Di conseguenza x5 © EeVvowcl”. Notazione. — Data una successione (x,) di Z, si indica con x, — x la convergenza di x, verso x rispetto alla topologia debole o(E, E'). Allo scopo di evitare ambiguita, si precisera spesso “x, — x debol- mente per o(£, E')”. In caso di ambiguita, si insistera dicendo “x, > x fortemente” per indicare che lx, — xll>0. Proposizione III.5. — Sia (x,,) una successione di E. Allora si ha: @ [x, 7x in o(B, EY [> VIE’ (ii) Se x, + x fortemente, allora x, ~ x debolmente in o (E, E') (ili) Se x, > x debolmente in o(E, E’), allora Ix, ll é limitata e Noel < im inf tx, I (iv) Se x, +x debolmente in o(E, E'), e se Ff, > f fortemente in E' (cioe Wf, fil > 0), alora oKfx>. 54 Capitolo terzo DIMOSTRAZIONE (i) segue dalla proposizione III.1 e dalla definizione della topologia debole o (E, E’). (ii) é@ ovvia poiché la topologia debole é meno fine della topologia forte di E; e segue anche da (i), giacché | |< ),, & limitato. Ora, per ogni f €E’, la successione converge verso < f, x > (in particola- re, essa é limitata). Sia f € EZ’; siha II< fd, | e, passando al limite |1< If lllim inf tx, I. Di conseguenza (corollario 1.4) Ixl= sup || 1< < if, —flllx, I+ 1< fx, —x>I Allora si pud concludere grazie a (i) e (iii). Proposizione III.6. — Se E ha dimensione finita, la topologia debole o(E, E') e la topologia usuale coincidono. In particolare una succes- sione (x,) converge debolmente se e solo se essa converge forte- mente. DIMOSTRAZIONE. — La topologia debole ha sempre meno aperti della topologia forte. Viceversa, dobbiamo verificare che un aperto Topologie deboli 5S forte é anche aperto debole. | Sia x9 € E, e sia U un intorno di x er la topologia forte. Dobbiamo costruire un intorno V dix, per la topologia debole o(E, E’), tale che V CU. In altri termini dobbiamo determinare una parte finita Mier di E’ ee>0 tali che V={x EE; |l x; definiscono » forme lineari continue su 5, indicate con ty. Allora, si ha n Ix—xol<)_ i| |0 6 Sila. f, GE" Fissiamo yy © E, vp #0 tale che =0 Vi=1,2,...,” [un tale yo esiste; altrimenti l’applicazione y: E > R” definita da PRD= (

0 tale che xg + fo¥oll = 1 ¢, di conseguenza, Xo ttoyoe VAS, Abbiamo cosi verificato che SC {x EE; ixi<1} CHES) da cui segue la (1) se sisa che {x €E; Ix ll <1} é chiuso per la topo- logia o(E, E'), e cid segue dal teorema III.7. Esempio 2. L’insieme U = {x € E, |x /<1} non é mai aperto per la topologia debole o(£, E£’). Pit precisamente verifichiamo che l’interno di U per a(E, E’yé vuoto. Infatti, supponiamo — per assurdo — che esistano x» © Ue un intorno V di x9 per o(E, E’) tale che V C U. Da quanto precede si sa che V contiene una retta passante per Xo e cid contraddice V C U. OSSERVAZIONE 3. — Quando £ ha dimensione infinita la topologia debole o(E, £') non é metrizzabile, cioé non esiste alcuna metrica (e€ (1) Linterpretazione geometrica di questa costruzione é la seguente. In dimensione infinita ogni intorno V dix, per la topologia o(£, E") contiene una retta passante per x, © anche un “enorme” spazio affine passante per x9. Topologie deboli 37 a fortiori alcuna norma) definita su Z, che induca su E la topologia debole; cfr. [EX]. Tuttavia vedremo che se E’ é separabile, si pud costruire una metrica definita su B = {x € E; Ilxll <1} che induce su B la stessa topologia ivi indotta dalla topologia debole o(£, E’); si veda il teorema II1.25’. * OSSERVAZIONE 4. Se £ ha dimensione infinita esistono in gene- rale delle successioni che convergono debolmente ma che non conver- gono fortemente. Per esempio se £’ é separabile (cfr. § III.6) — ovve- ro se £ é riflessivo (cfr. § III.5) — si pud sempre costruire una succes- sione (x,) in E tale che IIx, = 1 ex, + 0 per la topologia o(E, £'); cfr. [EX]. Tuttavia esistono degli spazi di Banach di dimensione infinita in cui ogni successione debolmente convergente é fortemente conver- gente. Per esempio E = &! gode di questa proprieta; cfr [EX]. Questi spazi sono piuttosto rari e “patologici”. Beninteso questo non con- traddice il fatto che in dimensione infinita la topologia debole e la topologia forte sono sempre distinte (cfr. l’osservazione 2). {Ricordiamo che due spazi metrici che posseggono le stesse succes- sioni convergenti, hanno la stessa topologia; ma due spazi topologici che posseggono le stesse successioni convergenti, non hanno necessa- riamente la stessa topologia]. IIL.3. Topologia debole, insiemi convessi e operatori lineari Ogni insieme chiuso per la topologia debole o(E, E’) & chiuso per la topologia forte, Si & visto (osservazione 2) che il reciproco é falso in dimensione infinita. Tuttavia dimostriamo che per gli insiemi convessi queste due nozioni coincidono. © Teorema III.7. — Sia C CE convesso, Allora C é debolmente chiu- so per o(E, E') se e solo se é fortemente chiuso. DIMOSTRAZIONE. Supponiamo che C sia fortemente chiuso e mo- striamo che esso é debolmente chiuso. Verifichiamo che [C é aperto per la topologia o(E, E’). Sia dunque x» € C. Per il teorema di Hahn-Banach esiste un iperpiano chiuso separante strettamente {x9 } e C. Cio’ esistono f € E’ e wE R tali che WyEC. 58 Capitolo terzo Posto V={xEE; ]—, + © ] una funzione convessa, s.c.i. (per la topologia forte). Allora é s.c.i. per la topologia debole a(E, E'). In particolare se x, 7x per o(E, E ’), allora g(x) x per of, E') allora lil < lim inf Ix, ll. Infatti la funzione "p(r) =Ixhe convessa e continua per la topologia forte, dunque a fortiori y é s.c.i. per la topologia forte — e di conseguenza y é s.c.i. per la topologia debole a(Z, E£’). Teorema IlI.9. Siano E ed F due spazi di Banach. Sia T un operatore lineare e continuo di E in F. Allora T é continuo di E munito della eee debole o(E, E') in F munito della topologia debole o(F, . E viceversa. DIMOSTRAZIONE. In base alla proposizione III.2 é sufficiente veri- Topologie deboli 59 ficare che per ogni f € F’ l’applicazione x > é continua di E debole o(E, E') in R. Ora, l’applicazione x > 6 una forma lineare e continua su £, e dunque essa é anche continua per la topologia debole o(E, E’). Viceversa, supponiamo che 7 sia lineare e continuo di £ debole in F debole. Allora G(7) é chiuso in E X F per la topologia o(E X F, E' X F') ea fortiori G(Z) é chiuso in E X F per la topologia forte. Si conclude mediante il teorema del grafico chiuso (teorema II.7) che 7 é continuo di £ (forte) in F (forte). Lo stesso ragionamento mostra che se 7’ é lineare e continuo di E (forte) in F debole, allora T é continuo di E (forte) in F (forte). OSSERVAZIONE 7. L’ipotesi “7 lineare” nel teorema III.9 gioca un ruolo essenziale nella dimostrazione. Un’applicazione non lineare continua di £ forte in F forte in generale non é continua di o(E, E’) in o(F, F’); ved. [EX]. II.4. La topologia debole * o(£’, £). Sia E uno spazio di Banach, sia E’ il suo duale (munito della norma duale Iifil= Sup ||) e sia E” il suo biduale, cioé xe. txt<1 il duale di Z’, munito della norma hel= Sup, I<&f>l. fla Si ha un’iniezione canonica J: E > E" definita come segue: sia x €E fissato, l’applicazione f > di £’ in R costituisce una forma lineare continua su E’, cioé un elemento di E”’ denotato con Jx@), Si ha dunque, KJx, f> png =< LX > pig WHEE, WEEE. E’ evidente che J é lineare e che J é un’isometria, cioé I/x t, n= = Ix, per ogni x € E; infatti. (1) Non si deve confondere J con l'applicazione di dualita F : E -+ E’, introdotta nell’osser- vazione 1.2, che in generale & non lineare (salvo nel caso Hilbertiano) 60 Capitolo terzo IyJxl= Sup |l= Sup ||=Ixll ifti R definita da f > 9,0 = . Quando x varia in E si ottiene una famiglia di applicazioni @reg di E'inR. Definizione. — La topologia debole * indicata anche con o(E’, E) é la topologia meno fine su E’ che rende continue tutte le applicaziorii rer: Poiché E C E", & chiaro che la topologia o(E’, E) é meno fine della topologia o(£', E"). In altre parole la topologia ok’, E) possiede meno aperti (risp. chiusi) della topologia o(£’, E”) [che a sua volta possiede meno aperti (risp. chiusi) della topologia forte]. OSSERVAZIONE 8. -- Il lettore si stupira di questo “accanimento” a voler impoverire le topologie. La ragione é la seguente: se una topo- logia possiede meno aperti, essa possiede pit compatti. Si vedra, per esempio che la sfera unitaria di Z’ ha la notevole proprieta di essere compatta per la topologia debole * o(E’, £). Ora, gli insiemi com- patti giocano un ruolo fondamentale quando si cerca di stabilire dei teoremi di esistenza. Da cui l’importanza di questa topologia. Proposizione III.10 — La ropologia debole * o(E', E) é separata. DIMOSTRAZIONE. — Siano f, ef, in E' con f, #f,. Esiste dunque x €E tale che # (qui non si utilizza il teorema di Hahn-Banach, ma la definizione di f, # f, ). Supponiamo, per fissare le idee, che <; introduciamo a tale che (1) Quando J ¢ suriettiva si dice che £ é riflessivo; ved. § IIL.S (2) La terminologia debole * é una traduzione dell’inglese weak *, la stella sta a ricordare che si lavora sul duale, indicato con £* nella letteratura americana. sopologie deboli 61 Posto O1 = EES >a}=e" (Ia +f), O, e O, sono aperti — per o(E’, E) — che verificano fi €0,,f2,€ €0,¢0,N0,=9¢. Proposizione III.11. Si ottiene una base di intorni di un punto f, GE’ per la topologia o(E’, E), considerando tutti gli insiemi della forma V=(fEB|l\0. DIMOSTRAZIONE. Imitare la dimostrazione della proposizione L.4. Notazione — Data una successione GG) di £’, si indica con f, fia convergenza dif, verso f per la topologia debole * o(£’, E). Per evitare equivoci preciseremo spesso “f, > f per o(E ’ EY, “f, ~fpera(E', E"y"e “f, > f fortemente”. © Proposizione III.12. Sia (f,) una successione di E ” Siha @ Uf, *fper o(f', EY] (% Vx EL] (ii) Se f, > f fortemente, allora f, ~ f per o(E', E"'), Sef = fer o(E', E"), allora f, + f per o(E", E). (ii) Se f, “Sper o(E', E) allora \\f, "\é limitata e Ifl3e. DIMOSTRAZIONE. Si ricalchi la dimostrazione della proposizione IIL.5. OSSERVAZIONE 9. Se f, af per o(E', E) (0 anche se Sf, ~f per o(E’, E"))e se x, ~ x per o(E, £'), non si pud concludere che > (si cerchi di costruire un esempio in uno spazio di Hilbert). 62 Capitolo terzo OSSERVAZIONE 10. Se E ha dimensione finita le tre topologie (forte, o(£’,E") e a(E’, E)) coincidono; infatti J é allora suriettiva di E su E" in quanto dim E = dim E’ = dim E" e di conseguenza o(E’, E)=0(E', E”). * Proposizione III.13 — Sia y : E' > R un applicazione lineare e con- tinua per la topologia o(E', E). Allora esiste x € E tale che eN= WEE’. La dimostrazione si basa su un lemma algebrico molto utile. Lemma III.2 — Sia X uno spazio vettoriale e siano p, ~1, 92, ..-, P, delle forme lineari su X tali che [y,(v)=0 Vi=1,2,..., 2] >[p@)=0]. n Allora esistono d1,2,..., , © R tali che p oy Ae =i DIMOSTRAZIONE DEL LEMMA III.2 — Consideriamo Papplicazio- ne F: X>R"*! definita da F(u)=[e4), v1), v2), ..-.59,)] Dallipotesi segue che a = [1, 0, 0,..., 0] non appartiene a R(F). Possiamo dunque separare strettamente {a} e R(F) con un iperpiano in R"*!, cioé esistono X,,A2,..., a, ©Rea€R tali che A1 0. In particolare, se =OWVi=1,2,...,”, allora y(f) = 0. Applicando il lemma III.2 si vede che vo-=)- 4 = WIEE'. 1 1 * Corollario 11.14. — Sia H un iperpiano di E' chiuso per la topolo- gia o(E’, E). Allora H ha la forma H={fEE': =a} per un certo x CE, x #0euncertoaER. DIMOSTRAZIONE. — L’insieme H é della forma H={fEE'; pf)=a} ove y é un’applicazione lineare di £’ in R, y # 0. Sia fy EHe sia V un intorno di fo per la topologia o(E', £) tale che V C [}H. Possiamc supporre che Va (feb s||a vfEeV. Da (3) si deduce che y@)) VEEW=V—fy e poiché — W = W si ottiene (4) l~@I WEE’. OSSERVAZIONE 11. — Se J non é suriettiva di E su E” Cioé E+ + E") allora la topologia o(E’, E) é strettamente meno fine della topologia o(£’, E"). Esistono anche dei convessi chiusi per o(E’, E”) che non sono chiusi per o(E’, E). Per esempio se § CE" e& EJ(E), allora H= (fEE; =0} é un iperpiano chiuso per o(£’, E"), ma non é chiuso per o(E’, E) (vedere il corollario III.14). Ricordiamo che esistono due tipi di con- vessi chiusi in £': a) i convessi fortemente chiusi [o chiusi per a(E’, E"’) — cid che é lo stesso in base al teorema III.7]. b) i convessi chiusi per o(E", £). © Teorema IHI.15 (Banach-Alaoglu-Bourbaki), — L’insieme B,. = = (f EE’; lifll <1} é compatto per la topologia debole * o(E', E). OSSERVAZIONE 12. — Vedremo nel seguito (teorema VI.5) che la sfera unitaria chiusa di uno spazio normato di dimensione infinita non é mai compatta per la topologia forte. Si comprende cost l’im- portanza fondamentale della topologia o(£’, £) e del teorema III.15. DIMOSTRAZIONE. Consideriamo lo spazio prodotto Y = R*®; Topologie deboli 65 indichiamo gli elementi di Y con w=(w Ee conw, € R. Lo spa- zio Y é munito della topologia prodotto (vedere ad esempio Dixmier [1] o L. Schwartz [2]) cioé la topologia meno fine su ¥ che rende continue tutte le applicazioni w > w, (al variare di x in Z). Nel seguito muniremo sistematicamente E’ della topologia o(E’, E). Consideriamo l’applicazione ® : E’ > Y definita da® (f) = =(),.,- Evidentemente & é continua di E’ in Y (notiamo che per ogni fissato x € E, l’applicazione f > (a), =écon- tinua e utilizziamo la proposizione II.2). Dimostriamo che ® é un omeomorfismo di E’ su®(E’). E’ evidente che ® é iniettiva; verifi- chiamo che ®" 6é continua. E’ sufficiente (grazie alla proposizione JII.2) dimostrare che per ogni fissato x € E, l’applicazione w > > <@(w), x > € continua su ®(E’); cid che é evidente poiché =w,. Dvaltra parte é chiaro che OB) =K, ove K =(wEY;10,| o, Fw - rw, sono continue) e Ke “(22 a) (2. 2.) AER +y 7 Oz, My CW ILS. Spazi riflessivi Definizione — Sia Z uno spazio di Banach e siaJ ’immersione canoni- ca di E in E" (vedere il § III.4). Diciamo che £ é riflessivo se J (E) = =E", Quando E£ é¢ riflessivo si identificano implicitamente E e E” (median- te l’isomorfismo J.) * OSSERVAZIONE 13. — E’ essenziale utilizzare J nella definizione precedente. Si pud costruire (vedere James [1]) un esempio sorpren- dente di spazio non riflessivo E per il quale esiste un’isometria suriet- tiva diz suk”. IL risultato seguente contiene un’importante caratterizzazione degli spazi riflessivi. © Teorema II.16. (Kakutani) — Sia E uno spazio di Banach. Allora E ériflessivo se e solo se B, = {x €E; Ixl < f, J'€ > é continua su E” munito di o(E", E'). Ora< f, J4'>=<£, f> e Papplicazione § >< & f> & continua su E” munito di o(E”, E’). Per stabilire il reciproco avremo bisogno di due lemmi: Lemma HJ.3 (Helly). — Siano E uno spazio di Banach, f,, fy, °° * Topologie deboli 67 ier Sy EE’ CO, O%,...,0, ER Le seguenti proprieta sono equi- valenti: @) We>0 3x, GF tale che Ix i<1e 1 —a@l Gi) Fissiamo B,, B,,..., 8, e poniamo $=) ~ 16,1. Risulta da ii i) che n n DB ) 60,| R” definita da g(x) =(,,..., 2 ). La proprieta (i) esprime che & Ey@,). Ragioniamo per assurdo, e supponiamo che a & Bz) Possiamo allora separa- re strettamente in R", {x} ¢ y(B,,), cioé esiste B= (8, ,B.,..., BE €R’ ed esiste y € R tale che BQ) *bB<7¥ i=1 cioé n a8, VxeB, 1 IS asbsr|—-<8f,>l enotiamo che V6,,B2,...,8, Rsiha |X aa fe [se anf IE af (poiché Il£ll < 1), Per il lemma IIL3 esiste x, © B, tale che | —a| E” é continuo per le topologie forti e dunque (teorema III.9) J é anche continuo per le topologie deboli o(E, E') > o(E”, E'”). A fortiori J é continuo per le topologie o(E, E') > o(£", E'), Di conseguenza J(B,,) ¢ compatto per la topolo- gia o(E”, E'). Poiché J(B,,) 6 denso in B,.» per la topologia o(E”, E’) (lemma IIT.4) si conclude che J(B,)=Byn edunque J(E)=E", Indichiamo ora alcune proprieta elementari degli spazi riflessivi. © Proposizione IIJ.17. Sia E uno spazio di Banach e siaMC E un sottospazio vettoriale chiuso. Allora M — munito della norma indotta da E — é riflessivo . DIMOSTRAZIONE — Notiamo dapprima che su M sono definite due topologie deboli: a) la topologia a(M, M’) b) la traccia su M della topologia o(E, E'). Si verifica facilmente (“giocando” con delle restrizioni e dei pro- lungamenti di forme lineari) che queste due topologie coincidono. Dobbiamo dimostrare (in base al teorema III.16) che By, é com- patto per la topologia o(M, M'). Ora B,, & compatto per la topologia o(E, E') e M é& chiuso per la topologia o(£, E’) (teorema III.7). Di conseguenza By, é compatto per la topologia o(E, E’), e dunque anche per la topologia o(M, M’). Corollario 111.18 — Sia E uno spazio di Banach. Allora E é riflessivo se e solo se E’ é riflessivo. DIMOSTRAZIONE. — E riflessivo + E’ riflessivo. Sappiamo (teore- ma III.15) che B,, € compatto per o(E’, E). D’altra parte si ha 70 Capitolo terzo o(E', E) = o(E", E") in quanto E é riflessivo. Di conseguenza Bure compatto per o(E’, E”’), e dunque E’ é riflessivo (teorema III.16). E’ riflessivo = £ riflessivo. Sappiamo (dal precedente passaggio) che E” é riflessivo. Poiché J(E) é un sottospazio chiuso di E”, ne segue che J(E) é riflessivo. Di conseguenza £ é riflessivo™- © Corollario 111.19. — Sia E uno spazio di Banach riflessivo. Sia K CE un sottoinsieme convesso, chiuso e limitato. Allora K é compatto per la topologia o(E, E'). DIMOSTRAZIONE — K é chiuso per la topologia o(£, E') (teorema IIL.7). D’altra parte esiste una costante m tale che KC mB,,e mB, & compatto per o(E, E') (teorema III.16). © Corollario IlI.20. — Siano E uno spazio di Banach riflessivo, AC Eun convesso chiuso, non vuoto ep: A> |—” , +] una funzione convessa, s.c.i., p= + °° tale che (5) lim y(x)=+° —(nessuna ipotesi se A é limitato) xed Ix le Allora raggiunge il suo minimo su A, cioé esiste xy € A tale che 60) = Min v DIMOSTRAZIONE. — Sia a € A tale che Ay = y(a) < + ©. Consi- deriamo I’insieme A= {x EA: g(x) F un operatore lineare non-limitato, chiuso con D(A)= E. Allora D(A*) é denso in F’. Cid consente di introdurre A** : D(A**) C E"” > F" e di consi- derare A** come un operatore non limitato di E in F. Allora A** = =A. DIMOSTRAZIONE. 1) D(A*) é denso in F’. Sia y una forma lineare continua su F’, nulla su D(A*). Dimostriamo (corollario 1.8) che py = 0. Poiché F ériflessivo, possiamo supporre che y € F e che (6) =0 WweD(A*), Se py # C, allora [0, y] ¢ G(A) in E X F. Possiamo allora separare strettamente [0, y] e G(A) con un iperpiano chiuso in E X F, cioé esiste [f, v] GE’ X F’ tale che t+ VWueD(A). Ne risulta, in particolare, che t+=0 VuED(A) #0. Dunque » € D(A*) e otteniamo una contraddizione, scegliendo w =v in (6). Di conseguenza p= 0 e D(A*) é denso in F’. 72 Capitolo terzo 2) AX#=A Utilizziamo le relazioni JIG(A*)] = G(Ay* JIG(A**)] = G(A*} (vedere il § 11.6); da cui segue che G(A**)=G(A)t = G(A) poiché A é chiuso. II1.6. Spazi separabili Definizione — Si dice che uno spazio metrico é separabile se esiste un sottoinsieme D C E numerabile denso. Proposizione III.22 — Sia E uno spazio metrico separabile e sia F un sottoinsieme di E. Allora F é separabile. DIMOSTRAZIONE. Sia ,, ) una successione numerabile densa in E. Sia (r,, ) una successione di numeri reali positivi con Land 0. Scegliamo (arbitrariamente) a, , © Buu, Vn )NF, allorché ¢ questo insieme é non vuoto. Evidentemente la successione (2, n costitui- sce un insieme numerabile denso in F. Teorema III.23 — Sia E uno spazio di Banach tale che E* sia separabi- le, Allora E é separabile. OSSERVAZIONE 18. Il viceversa non é vero, Esistono spazi di Ba- nach E separabili tali che E’ non sia separabile; ad esempio E = = L!(Q) (vedere il capitolo IV). DIMOSTRAZIONE. Indichiamo con (f,),,, , una successione nume- rabile densa in E'. Poiché (1) Qui con J indichiamo l'applicazione [v, f] > {— f, ¥]; nulla a che vedere con l'iniezione canonica di £ in E”’ Topologie deboli 73 if l= Sup , ei xeE " fixed esistex,, GE tale che 1 Ix, I=1 e = 0 per ogni x €Z; dimostriamo (corol- lario 1.8) che f= 0. Dato € > 0, esiste n tale che Iif—f, I=+= 0). Dunque ift (E riflessivo e separabile). Viceversa, se E é riflessivo e separabile, allora E” = J(E) é riflessivo e separabile; dunque £’ é riflessivo e separabile. Le proprieta di separabilitd sono strettamente legate alla metrizza- bilita delle topologie deboli. 74 Capitolo terzo Teorema III.25. Sia E uno spazio di Banach separabile. Allora B et é metrizzabile per la topologia o(E", EY, Reciprocamente se B 1 é metrizzabile per o(E', E), allora E é separabile. OSSERVAZIONE 19. Lo spazio intero E’ non é mai metrizzabile per o(E’, E) — salvo in dimensione finita. Vedere [EX]. DIMOSTRAZIONE, Sia (x,,), >, un sottoinsieme numerabile denso in B, (si prenda D numerabile denso in £ e si consideri D 9 B,). Perf, g €B,., definiamo “1 Gg)= Lu pp l| Evidentemente d é una metrica. Mostriamo che la topologia associata ad coincide su B,» con o(E", E). a) Sia fy © B,, e sia V un intorno di fy per o(E’, E). Mostriamo che esiste r > O tale che U= FEBgiid fi fo) I 0 tale che i r<} per ognii=1,2,...,;¢ dimostriamo che UC V. Infatti, se d(f, fo) + SS for Xq, PIS + Vi=1,2,...,k. DacuifEV. b) Sia fo © B,.. Fissiamo r > 0 e mostriamo che esiste V intorno di fo per o(E’, E) in B,, tale che VOU={fEBwy; af fo)|<€ Vi=1,2,...,k}. Determiniamo ora k e¢ taliche V CU. Se f€V, si ha kod = 1 = fox, >1+¥ af, fo) », ge Sf for x, >| ar: \I r Scegliamo percid € < 2 e k abbastanza grande in modo che 1 r wa: * Reciprocamente, supponiamo che B,,. sia metrizzabile per o(E’, E) 1 e mostriamo che £ é separabile. Sia U, = (f € B,.; df, 0)<— Je n sia V,, un intorno di 0 per o(E’, E) tale che VC U,,. Possiamo sup- porre che V,, sia della forma 76 Capitolo terzo Vi=PEBnsISfix>l=0 VxED)=(f=0). Ne risulta che lo spazio vettoriale generato da D é denso in E; da cui £ é separabile. “Simmetricamente” si ha il * Teorema III.25’. — Sia E uno spazio di Banach tale che E' sia se- parabile. Allora B,, @ metrizzabile per la topologia o(E, E’). E vice- versa. Per provare l’implicazione (E’ separabile) > (B is é metrizzabile per la topologia o(E, E')) possiamo riprendere, parola per parola, la di- mostrazione del teorema III.25, scambiando i ruoli di E ed £’. Il viceversa é pil delicato; vedere ad esempio Dunford — Schwartz [1] 0 [EX] © Corollario III.26. — Sia E uno spazio di Banach separabile e sia G, ) una successione limitata in E'. Allora esiste una sottosucces- sione (f, che converge per la topologia o(E’, E). DIMOSTRAZIONE. Supponiamo, per fissare le idee, che If per ogni 7. L’insieme Bur é compatto e metrizzabile per la fopolo- gia o(E’, E) (teoremi III.15 e III.25). Da cui la conclusione. © Teorema IfI.27 — Sia E uno spazio di Banach riflessivo e sia x, una successione limitata in E. Allora esiste una sottosuccessione (x, ) che converge per la topologia o(E, E "). k DIMOSTRAZIONE. Sia My lo spazio vettoriale generato da (x,) Topologie deboli 77 e sia M = Mg. M é uno spazio separabile (vedere la dimostrazione del teorema III.23). Inoltre M é riflessivo (in base alla proposizione JIL17). Ne risulta che B, é un insieme metrizzabile e compatto per la topologia o(M, M’). fafatti, M!' & separabile (corollario III.24) e allora By,» (= B,,) & metrizzabile per a(M", M') (= o(M, M')) grazie al teorema IJI.25. Possiamo allora estrarre una sottosuccessione &, 7 che converge per la topologia o(M, M’). Se ne deduce che (x, *) converge anche per la topologia o(E, E') (per restrizione a M delle forme lineari continue su £). OSSERVAZIONE 20. Il reciproco del teorema III.27 é anch’esso vero. Pil precisamente si ha il * Teorema III.28 (Eberlein-Smulian) — Sia E uno spazio di Banach tale che ogni successione limitata , ) abbia un’estratta &, 2 conver. gente per la topologia o(E, E'). Allora E é riflessivo. La dimostrazione é delicata; vedere ad esempio Holmes [1], Yosida [1], Dunford-Schwartz [1] o [EX]. Al fine di precisare l’interesse del teorema III.28, ricordiamo che: i) uno spazio topologico (generale) nel quale ogni successione pos- siede una sottosuccessione convergente non é necessariamente com- patto, ii) in uno spazio topologico compatto possono esistere successioni che non posseggono alcuna sottosuccessione convergente. iii) in uno spazio metrico (compatto) (ogni successione ha una sottosuccessione conver- gente) Esistono effettivamente degli esempi di spazi di Banach E e di successioni limitate G, ) in &’ che non posseggone alcuna sottosuc- cessione convergente per la topologia o(E', E); vedere [EX]. Beninte- so, un tale E non é né riflessivo né separabile: in questo caso I’insie- me By munito della topologia o(Z’, E) é compatto non-metrizza- bile. IIL.7. Spazi uniformemente convessi Definizione. — Si dice che uno spazio di Banach £ é uniformemente convesso se Ve > 0, 35 >0 tale che i) Capitolo terzo x+y 2 (x,y EE, Ixi<1, lylie> | J0 yx €B, tale che le-—J@i 0 e sia 6 > 0 corrispondente alla definizione di uniforme convessita. Scegliamo f € E’ con Iif l= 1 tale che 6 (6) >1-> (cid é possibile poiché Ell= 1). Poniamo é V=(MeE"; I1<>} in modo che V é un intorno di & per la topologia o(£”, E'). In base al lemma III.4 sappiamo che VN JB) # @. Fissiamo x eB, tale che J(x) © V. Mostriamo che § € J(x) + €B,n — cid che comple- tera la dimostrazione. Ragioniamo per assurdo e supponiamo che § € Cue) + €B,») = W. Notiamo che W é anche un intorno di per la topologia o(E", E") (giacché B,n» é chiuso per la topologia o(£”, E')). Applicando di nuovo il lemma Ill 4 siha(V NW) N IB, JF, cio’ esiste EB '¢ tale che J (2) € VN W. Si ottiene pertanto (poiché JR), Fe) EV) I-< |> 1 — 6. Di conseguenza (uniforme conves- sita) Ix —¥le poiché J) EW — e cid é assurdo. 80 Capitolo terzo Terminiamo con un’utile proprieta degli spazi uniformemente con- vessi. Proposizione IIJ.30. Sia E uno spazio di Banach uniformemente con- vesso. Sia (x,,) una successione in E tale che x, > x per la topologia debole o(E, E')e lim sup IIx, I< Ixll Allora x, > x fortemente. DIMOSTRAZIONE. Possiamo supporre x # 0 (altrimenti la conclu- sione é evidente). Sia a, = Max {Ilx, Il, lll} in modo che i, > Ilx ll, Poniamo Ye=Ax, @ valxltx. Y,tY | 2 (cfr. proposizione IIIS (iii)). D’altra parte lly l= 1, lly, |<1e dun- vy, ty 2 Allora y,-> y per o(E, E'). Ne segue che lly ll0. Da cui x, > x fortemente. Complementi al capitolo 3 1) Le topologie o(£, E'), o(£’, E") e o(E', E) sono delle topologie localmente convesse separate. Di conseguenza esse godono delle proprieta generali degli spazi localmente convessi. Tra gli altri valgo- no i teoremi di Hahn-Banach (forme geometriche), il teorema di Krein-Milman, ecc...; vedere Bourbaki [1] e [EX]. 2) Altri risultati concernenti le topologie deboli meritano di essere citati. Per esempio, il Teorema IJI.31. (Banach-Dieudonné-Krein-Smulian). Sia E uno spazio di Banach e sia C CE' un convesso, Supponiamo che vn, CO (nB,.) sia chiuso per la topologia a(E’, E) « Allora C é chiuso per la topologia o(E", E). Il lettore interessato potra trovare la dimostrazione in Bourbaki {1], Larsen [1], Holmes [1], Dunford-Schwartz [1] Schaefer {1] e in [EX]. I riferimenti citati contengono anche numerose altre pro- prieta legate al teorema di Eberlein-Smulian. 3) La teoria degli spazi vettoriali in dualita, che generalizza la dualita < E, E' >, ha conosciuto il periodo di maggiore gloria negli anni 1940-1950. Si dice che due spazi vettoriali X¥ e Y sono in dualitad se esiste una forma bilineare <<, > su X X Y che separa i punti (ciog Vx #0, Jy tale che #O0e Vy #0, 4x tale che #0). Si puo definire su X (risp. su Y) una moltitudine di topologie localmente convesse. Tra le pid comuni ricorderemo, oltre la topologia debole a(X, Y), la topologia di Mackey 7 (X, Y), Ja topologia forte B(X, Y) ecc. Queste topologie hanno un ruolo interessante quando si lavora su spazi non normati, per esempio 82 Capitolo terzo degli spazi vettoriali in dualitaé si pud consultare Bourbaki [1], Schaefer [1], Kéthe [1], Treves [1], Kelley-Namioka [1], Edwards [1]. 4) Le proprieta di separabilita, di riflessivita e di uniforme convessita sono anche strettamente legate alle proprietd di differenziabilita della funzione x > |lxll (ved. Diestel [1]), Beauzamy [1] e [EX]. Lesistenza di una norma equivalente che possiede buone proprieta geometriche é un argomento molto studiato; per esempio, come caratterizzare gli spazi di Banach che hanno una norma equivalente uniformemente convessa?). La geometria degli spazi di Banach ha avuto uno sviluppo spettacolare negli ultimi quindici anni grazie, tra l’altro ai lavori di James, Lindenstrauss, Enflo, L. Schwartz e la sua equipe (Pisier, Maurey, Beauzamy. . .) ecc. A tale proposito si consulti Beauzamy [1], Diestel [1], Lindenstrauss-Trafiri [2] e L. Schwartz [4]. (A) Questi spazi sono detti super-riflessivi, ved. Diestel [1] e Beauzamy [1] 4. Spazi L’. Indichiamo con (Q,.@, mu) uno spazio mensurale; cid significa che 2 é un insieme e i) M6 una o-algebra in Q, cioé é una famiglia di sottoinsiemi di 2 tale che a) ¢6€ 4M b) AE M= [AEM . U A,€4M se A,EM Yn; n=1 ii) w 6 una misura, cioé, u : M- [0, & ] soddisfa alle condizioni a) u(g)=0 b)per ogni successione (A,,) di elementi a due a due disgiunti di M, siha (U. 4,) = dX #(A,). Gli elementi di-Msi chiamano insiemi misurabili. Talvolta scrivere- mo anche | Al in luogo di u(A). Supporremo inoltre, anche se cid non é essenziale, che iii) Q é o-finito: - cioé esiste una successione (Q,) in 4 tale che Q = U Q, e n=1 u(Q,)< Wn. Gli insiemi E €Mtali che w(£) = 0 prendono il nome di insiemi trascurabili; diciamo che una proprieta vale q.o. se essa vale ovunque su Q, eccetto che su un insieme trascurabile. Una funzione f : 2 > R é misurabile se f! (0) € Mper ogni insie- meapertogC R. 84 Capitolo quarto Supponiamo che il lettore sia familiare con la nozione di funzione integrabile; ved. ad esempio Royden [1], Rudin [2], Halmos {1], He- witt-Stromberg [1], Wheeden-Zygmund [1], Marle [1], Neveu [1], Malliavin [1], Weir [1], ecc. e ’ Appendice. Indichiamo con L'(Q, yu), 0 semplicemente L1(Q) (oppure L'), Jo spazio delle funzioni integrabili da Q in R. Spesso scriveremo fr invece di [ fdu, 2 e utilizzeremo anche la notazione Ifls =Wfh = [ iridu= | fl a Al solito, identificheremo due funzioni che coincidono q.o.. Ricordiamo: IV.1. Alcuni risultati fondamentali Teorema IV.1 (di Beppo Levi, della convergenza monotona). Sia (f,,) una successione di funzioni di L} tale che: a) fi, 0. Teorema IV.2 (di Legesgue, della convergenza dominata). Sia ,) una successione di funzioni di L' tale che a) f,0) > £&) a.0 inQ b) esiste una funzione g © L' tale che, per ogni n,\ f, (x)| < g(x) go. inQ. AllorafE L' e Vf, -fil, 70. SpazilP = BS Lemma IV.1 (di Fatou). Sia ¢,) una successione di funzioni di L* tale che a) perognin, f,20 q.o. b) sup fr, 0, If, €C(R%) tale che If —f,ll, Runa funzione mi- surabile tale che a) I, [F(x y)ldu, <0 pergo. xEQy Q, b) dus f IF, vid, <2. a, a Allora F €L4(Q, X 22). 86 Capitolo quarto Teorema IV.5 (Fubini). — Sia F € L+(Q4 X Q,), Allora-per q.o. x Ey, F(x, VEL; (M2 de F(x, y) dun EL) (%). Oy Analogamente, per q.0. y © 24, F(x, yy EL (DQ, )e [ Fe rnau cL} 0). ay Inoltre si ha | du, fF. y) dia = [ du, [ Fo, y)du, = a a, 1 Ry 2, = I F(x, y) duy dur . AX, IV.2. Definizione e proprieta elementari degli spazi L? Definizione. Siap € R con 1

R; f misurabile e If PP €L1(Q)} 1/p isl, = 4s, ‘[ fer an] Verificheremo in seguito che || 4, éuna norma. Definizione. Poniamo Ff misurabile ed esiste una costante L*(Q)=)f:27R C tale che If(x)( Ii fl, e, per ogni n, If@)0, Vo>0; (1) Talvolta & conveniente utilizzare la forma ab < ea? + CbP conc, =¢7V@-1) € 88 — Capitolo quarto Ja disuguaglianza (2) @ conseguenza della concavita della funzione Jog su (0, 2): 1 1 , 1 1 , log (Ce +570?) toga” +—- log b? =logab. Dp. p D p Si ha: 1 1 , If (x) 8 (x)| 7 If(@x)P or lg(x)I?, perg.o. x EQ. Ne segue che fg €L'e (3) firs Ire or Ig 7 Sostituendo f con Af (A > 0) nella (3), si ottiene | wot ire 1 p! (4) fel < ie tap hel : Scegliendo A= If + Igl?'/? (in modo da minimizzare il secondo membro della (4)), si ha (1). OSSERVAZIONE 2. — E’ utile ricordare la seguente generalizzazione della disuguaglianza di Holder: Siano f,, fz,...,F, funzioni tali che 11,1 FEL, 1 1, esiste un intero N, tale che If, —f, I< Tyo Per m n2N,. Pertanto esiste un insieme trascurabile E, tale che 90 — Capitolo quarto (5) nF, 20S, VxEQ\E,, Vm,n>N,- Posto E = 7 E,, — in modo che £ 6 trascurabile — allora, per ogni x € QNE, la successione f, (x) & di Cauchy (in R). Cosi f, (x) > f(x) vx EQ\E. Passando al limite in (5) per m > ©, si ottiene FG) LOIS VEQ\E, WEN, . 1 Si deduce percid che fEL” e If-f, hese Vn2N,; per cui f,7f ink”. 2) Caso 1 < p < &. Sia (f,,) una successione di Cauchy in L?. Per concludere é sufficiente determinare una sottosuccessione convergen- tein L?. Sia (f, Q una sottosuccessione tale che 1 Wf, fal S Ge (VERT Nett "% 1 [Si procede come segue: si sceglie n, tale che Is, —f, 1 < 7 1 vm, n 2>n,; poi si sceglié n. > n, tale che Win -f, I, ny,, e cosi Via...]. Verifichiamo che Sy converge in L?. Per semplificare le notazioni, scriviamo f, in luogo di, Tuy in modo che 1 (6) Wear Fel, S Se Vke1. Sia n BOA) Uy CO-F, 001 kA SpaziL’ = 9 in modo che le, 1, <1. Per il teorema della convergenza monotona, g, (x) tende a un limite finito g(x), q.o. in Q, con g € L?. D’altra parte, perm >n > 2 si ha \fn ©) —f, 0) S16, GC) — fy QOI+... +1f, 4 1G) -F, I< 2, e in particolare f EL”, Infine concludiamo, grazie al teorema di Lebesgue, che Il fi 7 - fi, > 0, dato che if, (x) — f(x) > 0q.0.e inoltre If, ~f IP < > f*) q.0. : 92 Capitolo quarto Dal teorema della convergenza dominata si deduce fof * in LP e cosi f = f* q.o. Inoltre risulta anche |f, (x)| -| |xiP/?, dato che p > 2). 2° passo: L? é uniformemente convesso e percid riflessivo per 2 Oe siano f, g © L? con irl, <1, Vel, . Da (8) segue fteg eV IS* 1b <1-(§) ftg e cosi | 2 |, <1-8 cond =1~ (-(S))">o Pertanto L? é uniformemente convesso e dunque riflessivo per il teorema III.29. 3° passo: L” é riflessivo per 1

(L’ J definito al modo seguente: sia u € L? fissato; 'applicazione f € L?’ > | uf é una forma lineare continua su L? e cosi essa definisce un elemento, diciamo Tu, in (L? J’ tale che =fuf VfL’. 94 Capitolo quarto Verifichiamo che 9) Imul . =lull VueELl? (9) uly lp Infatti, per la disuguaglianza di Holder si ha [1< lull, If ly VfEL?’ e percid Il Tu Wey = tule ; cosi SM for ayy. I (10) ITul oh, fl, > Abbiamo cosi dimostrato che J é un’isometria di L? in (LP" pee cid implica che T(L”) é un sottoinsieme chiuso di (L?" y Gin dats LP é uno spazio di Banach). Poiché L?’ é riflessivo (per il 2° passo) ne segue che anche (LP y' é riflessivo (corollario 111.18). Concludia- mo, per la proposizione JJI.17, che T(L”) é riflessivo e, di conse- guenza, anche L? é riflessivo. OSSERVAZIONE 3. — L? é anche uniformemente convesso per 1

= fuf WfEL’. Inoltre si ha ball .=lyll : LP PluPy! OSSERVAZIONE 4. — Il teorema IV 11 é molto importante. Esso esprime il fatto che ogni forma lineare continua sul? coni u é un operatore lineare isometrico e suriettivo che permette di identificare il duale diZ? con L? . Nel seguito faremo sistematicamente l’identificazione (Ly = 1?" DIMOSTRAZIONE. Definiamo l’operatore T : L? + (L?)' ponendo = juf VfEL. Si ha PTul = bel VueL? “?) (si proceda come nella dimostrazione del teorema IV.10, 3* tappa). Si deve dimostrare che 7 é suriettivo. Poniamo E = TUL? ). Poiché Eé un sottospazio chiuso, ci resta da dimostrare che é denso in (LP). Siah €(L?)'" [=L? poiché L? é riflessivo] tale che < Tu, h>= =0 Wu EL? ; verifichiamo che = 0. Si ha: 96 Capitolo quarto fun ==0 VWueL?’. Si conclude che h = 0, scegliendo u = |A|P~? h, Teorema IV.12, — Lo spazio C,(R%) é denso in L?(R" ) per ogni p,l R é definito da r se ir|n. Irl Dato un insieme E CQ definiamo la funzione caratteristica“) Xp? 1 se x CE Xp (*) = 0 se xE QM. DIMOSTRAZIONE. In primo luogo verifichiamo che per ogni f © L?(R”) e per ogni € > 0 esistono una funzione g € L” (RY) eun compatto X in R™ tali che g= 0 fuori di K e* a) If—gl, Oecosi possiamo sceglicre g =f, con 7 sufficientemente grande. Inoltre, fissato 6 > O esiste (per il teorema IV.3) una funzione (1) Da non confondere con la funzione indicatrice /,, introdotta nel capitolo I. SpaziL? — 97 g, &C, (RY) tale che Ig—g,1, <8. Possiamo sempre supporre che llg, ll < Iigll_ ; altrimenti sostituia- mo g, con 7, g,, essendon = lig ll, . Infine abbiamo v —1/p 1-1/p lg—esl, 0 sufficientemente piccolo in modo che 6? (2 gl, oP 0 esiste una funzione f, €C,(RY) tale che Il f~ f, I, 0, é facile costruire una funzione f, € & tale che If, — f, I < <6e/f, si annulla fuori di 2: basta suddividere in piccoli cubi di @ su cui Voscillazione dif, sia minore di 8. Percid si ha If, — fy I, 0 sia scelto in modo che § | Qi1/? < = juf VWfel'. Inoltre Hull, = Iptgay. OSSERVAZIONE 5. — Il teorema IV.14 asserisce che ogni forma lineare continua su L' pud essere rappresentata “concretamente” co- me un integrale. L’applicazione y > u che é un’isometria lineare suriettiva ci permette di identificare lo spazio “‘astratto” (L1)! con L™ . Nel seguito faremo sistematicamente l’identificazione (Lty =L* DIMOSTRAZIONE. Sia (,,) una successione di insiemi misurabili contenuti in Q e tali che Q = U Q,, 1Q,| <0 Vn, Poniamo Xn ~ Xa, ° ‘Spazi L? 99 Lunicita di u @ owvia, .uat1 supponiamo che u € L™ soddisfi la con- dizione Jus =0 WfEL'. Scegliendo f= x, * sign u vediamo che u=0q.0. su Q, € cosiu=0q.0 su Q. Dimostriamo ora l’esistenza di u. In primo luogo costruiamo una funzione @ € L?(Q) tale che Ox), >0 VxEQ,. Evidentemente una tale funzione @ esiste. Infatti, possiamo detinire @ uguale ad a, su 2), & su M2\%,... @, su, \N,_, ecc.€ determinare le costantia, > 0 in modo che 6 EL’, L’applicazione f € L?(Q) > < y, Of > é una forma lineare conti- nua su L£?(Q). Per il teorema IV.11 (applicato per p = 2) esiste una funzione v € L?(Q) tale che (12) = for VfEL?Q). Poniamo u(x) = o(x)/6 (x). Evidentemente u é ben definita in quanto 8 > 0su Q; inoltre u é misurabile eux, €L?(Q). Si ha: (13) = Jux,e WeEL (OQ), Wa. Infatti basta scegliere in (12) f= Xn 2/6 (si noti che f € L?(Q) poiché fé limitata su Q,, e f= 0 fuori di 2, ). Dimostriamo ora che u EL” (Q) & (14) ful < Wel ayy : Fissata una costante C> Illi, ,, poniamo (Lry A={xEQ; lu(x)|>C}. Verifichiamo che A é trascurabile. Infatti, scegliendog= x, * signu in (13) si ha 100 Capitolo quarto i) lul= Juh VhEL'Q). Infatti é sufficiente scegliere g = Th (troncata di h) in (13) e osser- vare che x, 7h > hin L'(Q). Allo scopo di completare la dimostrazione del teorema IV.14 ci resta da verificare che lull = I vllasy: Per Ja (15), siha iiO Jw C Q misurabile, tale che 0 << p(w) O tale che u(w) > € per ogni insieme misurabile e non trascurabile w CQ. Nel caso i) esiste una successione decrescente (w,) di insiemi misura- bili tali che u(w,,) > 0 Vine u(w,) > 0 [si scelga dapprima una suc- cessione (w,) tale che 0 < w(w,) < 1/2* e poi si ponga wo, = =U ow). ken ‘Spazi LP 101 Sia x, =X,, © definiamou, =x,/Ix, ,. Essendo lu, Il, = 1, esi- n ste una sottosuccessione — indicata ancora con u, — edesiste u EL! tale che u, ~ u nella topologia debole o(L?, Ly (per il teorema 1.27), ciog (16) fuer fuv VpeL”. In particolare, se scegliamo y = 1 in (16), otteniamo Ju =1, D’altra parte per j fissatoe n >j si ha fu, % = 1. Al limite per n > © si ottiene furs = 1 Vj. Infine notiamo (per la convergenza dominata) che fun > 0 perj > — il che é assurdo. Nel caso ii) lo spazio 2 é puramente atomico e consiste di un’unio- ne numerabile di atomi distinti (@, ) (a meno che non vi sia solo un numero finito di atomi!). Poniamo 4, =X, Nx, ll, in modo che lu, ll, = 1. Allora esistono una sottosuccessione tu, ) ed una fun- zione u € L? tali che 4, — u nella topologia debole o(L!, L™ ). Co- me nel caso precedente, risulta /u=1. D’altra parte osserviamo che per j fissato e per ogni k sufficientemente grande abbiamo fu,, a = = 0. Al limite (per k > e-) otteniamo fu ux, = 0 Vi, cioé ua, )= Vj. Da cui l’assurdo in quanto 1s i =) u@)u@)=0. C. Studio di L” E’ gia noto (teorema IV.14) che L® = (L')’. Essendo uno spazio dua- le, L™ gode di alcune buone proprieta. In particolare si ha: (i) La sfera unitaria chiusa B Le é compatta per la topologia debole * o(L™, L') (per il teorema III.15). (ii) Se 2 & un sottoinsieme misurabile di RY e ¢,,) € una succes- 102 Capitolo quarto sione limitata in L°(2), esistono una sottosuccessione ¢, )euna funzione f € L®(Q) tali che Tuy > f nella topologia debole * o(L™, L*) (cid segue dai teoremi III.25 e IV.13). Comunque L” (2) non é riflessivo, eccetto che nel caso banale in cui Q consiste di un numero finito di atomi; altrimenti L1 (2) sareb- be riflessivo (per il corollario III.18) e gid sappiamo che L! non é riflessivo (OSSERVAZIONE IV.6). Di conseguenza lo spazio duale (L™)' di L® contiene L' (dato che L™ = (L')') e (L”)’ contiene stret- tamente Z!. In altre parole esistono forme lineari continue y su L™ che non possono essere rappresentate come =fuf WfELm in corrispondenza di qualche u EL}. Infatti possiamo descrivere un esempio “‘concreto” di una tale forma. Sia yy : C,(R”) > R definita da wo) =f(0) per fEC,(RY). Evidentemente yp @ una forma lineare continua su C,(RY ) per la norma ll |l_, . Per Hahn-Banach, si pud prolungare yo in una forma li- neare continua y su L”(R”) e si ha (17) =f(0) WfEC(R*). Verifichiamo che non esiste alcuna funzione u € L!(R”) tale the (18) = fuf VFEL@(RY), Supponiamo, per assurdo, che una tale funzione u esista. Da (17) e (18) si deduce fur=0 vrec™) © F=0 Applicando il corollario 1V.24 (con 2 = R” \ {0}) vediamo che u = 0q.0. su R¥\ {0} e cosi u = 0 q.o. su R”. Concludiamo (per la (18)) che < y, f>=0 VFEL*(RY) — in contraddizione con la (17). Spazil? — 103 OSSERVAZIONE 7. — Lo spazio duale di L* non coincide con L', ma possiamo porci la seguente questione: che cosa rappresenta (L"y'?. A tale scopo conviene riguardare L™ (Q, C) come una C*-algebra commutativa (ad esempio si veda Rudin [1]). Per il teorema di Gelfand L”(Q; C) é isomorfo ed isometrico allo spazio C(K; C) delle funzioni a valori complessi, continue su uno spazio topologico K (K é lo spettro dell’algebra L™; K non é metrizzabile eccetto se Q consiste di un numero finito di atomi). Percid (L*(Q; C))’ pud essere identificato con lo spazio delle misure di Radon su K a valori complessi, e L™ (Q; R)' pud essere identificato'con lo spazio delle misure di Radon su K a valori reali; per ulteriori dettagli si veda Rudin [1] e Yosida [1] (p. 118). OSSERVAZIONE 8. — Lo spazio L“(Q) non é separabile a meno che 2 non consista di un numero finito di atomi. Per dimostrare cid conviene utilizzare il seguente Lemma IV.2. — Sia E uno spazio di Banach. Supponiamo che esista una famiglia (0,),., tale che (i) per ogni i € J, 0, é un sottoinsieme non vuoto di E. Gi) 0, N0=¢ se i#j (iii) J non é separabile. Allora E non é separabile. DIMOSTRAZIONE DEL LEMMA IV.2. — Supponiamo, per assurdo, che E sia separabile. Sia (u,),,- un insieme numerabile denso in E. Per ogni i € J risulta 0, nN tu, WEN # ¢ e possiamo scegliere n(i) tale che u,, “ €0,. L’applicazione i > n(i) é iniettiva; infatti, se n(i) = n(j), allora ung > € 0, n 0, e quindi i=j. Percid / é numerabile — il che é assur- “no do. Dimostriamo ora che L“(2) non é separabile. Verifichiamo che esi- ste una famiglia non numerabile (w,),_, di insiemi misurabili in Q, a due a due distinti, cioé la differenza simmetrica w, Aw, é non trascurabile per i #j. Poi concludiamo applicando il lemma IV.2 alla famiglia O)er definita da