Sei sulla pagina 1di 7

Evensong e Morning Prayer.

La riforma della Liturgia delle ore nella chiesa


anglicana

LUCA VONA

1. Introduzione

Le origini della Liturgia delle ore anglicana risalgono certamente Ufficio monastico che, come
noto, era scandito da sette momenti di preghiera giornaliera: Mattutino, Lodi, Terza, Sesta, Nona,
Vespri e Compieta. L'articolazione in sette ore canoniche rendeva troppo impegnativa per i laici la
recita dell'ufficio divino, il quale divenne appannaggio di coloro che erano dediti alla vita
consacrata. I riformatori anglicani pensarono di semplificare e accorpare le ore più importanti in
modo tale che questa forma di preghiera potesse diffondersi maggiormente tra il clero secolare e
nella devozione quotidiana dei laici. Il principale artefice di questa riforma fu Thomas Cranmer,
Arcivescovo di Canterbury sotto il regno di Enrico VIII, Edoardo VI e Maria I Tudor.
Cranmer cercò di risolvere alcuni problemi fondamentali: 1) chierici e laici non riuscivano ad
attendere a un numero così numeroso di ore canoniche; 2) il testo in latino delle preghiere non era
comprensibile da parte di tutti; 3) le Lezioni dalla Sacra Scrittura erano troppo brevi; 4) il rito era
troppo elaborato per essere seguito con attenzione dal popolo.

La riforma anglicana accorpò Lodi e Prima nel Matins, eliminò le tre ore centrali e riunì
nell'Evensong i Vespri e la Compieta. Questi due momenti di preghiera assunsero una grande
importanza poiché dopo l'Eucaristia, celebrata in memoria di Cristo come il più grande atto di
adorazione, la preghiera comunitaria dei salmi, intervallata dall'annuncio delle Scritture veniva
posta in connessione con la vita di preghiera delle prime comunità cristiane, con la vita di Gesù
stesso, il quale, come attestano i Vangeli, pregava abitualmente i Salmi, nonché con la liturgia
quotidiana nel Tempio di Israele.
Cranmer e i padri della riforma anglicana erano dunque mossi dall'ideale umanistico e protestante di
ripristinare il culto delle comunità cristiane di epoca apostolica e della sinagoga.

Veniamo al materiale costitutivo del Matins e dell'Evensong. Il contenuto principale di ogni


Service è composto da: 1) salmi e cantici biblici neotestamentari; 2) lezioni dalla Scrittura; 3) la
Preghiera del Signore; 4) Preghiere responsoriali (Versicle e Response).

Il Matins si apre sempre con il Salmo 95 O come, let us sing unto the Lord. L'intero salterio fu
diviso in 6 parti, distribuite tra Matins e Evensong, in modo tale da essere completato in 30 giorni.
Furono ampliate le letture bibliche introducendo due lunghe lezioni dall'Antico e dal Nuovo
Testamento in ogni Service.

2. La struttura e le fonti dell'Evensong nel primo Book of Common Prayer (1549)

Viene riportata qui di seguito, in maniera schematica, la struttura dell'Evensong, così come appare
nel primo Book of Common Prayer, edito nel 1549.

Padre Nostro recitato (said) dal celebrante solo (said non significava la
recitazione naturale ma l'esecuzione in cantus planus)
Versetto di apertura e Risposta – mutuato senza variazioni dalla liturgia
pre-riformata

Salmi e lezioni – la parte principale e più corposa del Service

Magnificat (dai Vespri pre-riformati)

Nunc Dimittis (dalla Compieta pre-riformata)

Credo

Padre Nostro

Responsorio (dalla liturgia pre-riformata)

Prima colletta (dalla settimana liturgica)

Seconda colletta (dagli antichi Vespri)

Terza colletta (dall'antica Compieta)

Questa prima versione dell'Evensong era decisamente più breve di quella impiegata oggi.
Tre anni dopo, nel 1552, apparve la seconda edizione del Prayer Book in cui fu revisionata la
prima parte del service serale. I responsori non sono più, in questa edizione, la semplice traduzione
dei testi antichi ma una composizione dal linguaggio più moderno e aggiornato. Risulta ampliata la
sezione penitenziale introduttiva. Una abitudine dell'epoca, osservata frequentemente ancora oggi,
consisteva nel recitare la prima parte del service con voce naturale, lasciando tacere l'organo fino
alla frase O Lord open Thou our lips, anche la preghiera conclusiva era recitata senza alcuna
“intrusione” musicale. Oggi è spesso semplificata la prima parte, penitenziale, del service, mentre
l'ultima parte può essere sostituita da altre preghiere. La ragione risiede nel fatto che la sezione più
importante dell'Evensong è quella centrale, composta dai salmi e dalle letture (Antico e Nuovo
Testamento). La richiesta odierna di una maggiore creatività nella liturgia può essere pertanto
assecondata senza modificare le parti fondamentali del service e intervenendo piuttosto sulla
sezione introduttiva e su quella supplementare-conclusiva.

Esponiamo qui di seguito le fonti liturgiche dell'Evensong anglicano1, nella forma che risulta
dal Book of Common Prayer del 1662, considerata normativa e pressoché definitiva, al di là delle
revisioni, non sostanziali, delle edizioni successive.

I. INTRODUZIONE
Sentences, Exhortation, Confession, Absolution. Queste parti sono state
aggiunte nel 1552

II. PROPRIO
Padre nostro, Versicles and Responses. Dalla Liturgia delle ore pre-
riformata
Salmi e Lessons. Come nella liturgia pre-riformata, ma con maggiore
varietà e ampiezza dei brani scritturistici
Magnificat. Dai Vespri
Nunc dimittis. Dalla Compieta
1
Una accurata analisi delle fonti del P rayer Book anglicano è offerta da F.E. BRIGHTMAN, The English Rite,
Rivingtons, London 1915
Credo. Dalla Compieta
Padre nostro
Versicles and Responses. Come nella Liturgia delle ore pre-riformata

Prima colletta. Dalla liturgia delle ore pre-riformata


Seconda colletta. Dagli antichi Vespri
Terza colletta. Dall'antica Compieta

III. PARTE CONCLUSIVA


Prayer for King. Aggiunta della riforma anglicana; oggi sostituita dalle
preghiere di intercessione

Il Magnificat è posto tra la prima e la seconda Lettura poiché funge da ponte di raccordo tra
Antico e Nuovo Testamento, esaltando, con una struttura simile a quella degli antichi cantici
veterotestamentari, il mistero dell'Incarnazione.

Dopo aver ascoltato la seconda lettura, dal Nuovo testamento, per contemplare l'opera di Cristo
sulla terra o quella dei suoi apostoli guidati dallo Spirito, ci si unisce nel canto di lode del vecchio
Simeone - il Nunc Dimittis -Lord, now lettest Thou Thy servant depart in peace.
Segue il Credo in cui sono ricapitolate le verità fondamentali della fede.

3. Il Matins (Morning Prayer)

Il Matins differisce dall'Evensong unicamente per il fatto che il Magnificat e il Nunc Dimittis
sono sostituiti dal Te Deum (Benedicite) e dal Benedictus (Jubilate) ed è solitamente aggiunto,
soprattutto la domenica, un invito all'adorazione, il Venite. La seconda e la terza colletta sono inoltre
differenti rispetto a quelle dell'Evensong.

Il Venite e il Te Deum sono mutuati dall'ufficio notturno, che veniva recitato dai monaci prima
della riforma anglicana; il Te Deum dalle Lodi della domenica. La colletta per la pace era recitata
alle Lodi; quella con l'invocazione della grazia divina a Prima.

Il Benedictus (Jubilate o Cantico di Zaccaria) è recitato dopo la seconda lezione.

James Clifford, Canon della Cattedrale di St. Paul, nel suo Divine Services and Anthems
pubblicato nel 1664, riporta la struttura del Service domenicale in uso non solo ai suoi tempi, quelli
della Restaurazione, ma anche negli anni immediatamente precedenti la Guerra Civile. Il suo
intento era quello di registrare le caratteristiche della musica ecclesiastica prima della chiusura delle
cattedrali, per evitare che andassero perduti numerosi dettagli. Secondo le sue indicazioni nel primo
Service del mattino dopo i Salmi viene suonato un Voluntary (brano strumentale con tratti di
improvvisazione) all'organo solo. Dopo la Prima Lezione viene cantato il Te Deum. Dopo la
Seconda Lezione il Benedictus o il Jubilate. Dopo la terza colletta viene cantato il primo anthem e
di seguito la Litania. Dopo la benedizione viene eseguito un Voluntary all'organo solo. L'anthem è
una composizione vocale specificamente inglese che si sviluppa nel sedicesimo secolo prendendo le
mosse dal mottetto ma evolvendo nel corso del secolo verso una strttura più simile alla cantata,
passando dalle quattro parti vocali all'alternanza tra solista e coro2. I testi dell'anthem sono mutuati
2
Per un quadro generale sulla musica sacra anglicana in epoca Tudor si veda R. BOWERS, English Church
Poliphony: singers and sources from the 14th to the 17th century, Ashgate, Aldershot 1999; E.H. FELLOWES,
English Cathedral Music From Edward VI to Edward VII, Methuen, London 1969; P. LE HURAY, Music and the
Reformation in England 1549-1660, H. Jenkins, London1967; J. MOREHEN, English Choral Practice: 1400-1650,
dalla Bibbia, dalle collette o da altre parti della liturgia.

La recita del Te Deum fu mantenuta dai riformatori anglicani probabilmente per la sua antichità e
per la stretta relazione del suo testo con il Credo e con la sacra Scrittura (in particolare i Salmi).
Canto cristiano di origine incerta, attribuito in passato in maniera leggendaria ad Ambrogio e
Agostino (lo si voleva scritto dai due in occasione del battesimo di quest'ultimo), il suo testo
sembra ispirato al Gloria in excesis e al Sanctus, dei quali troviamo alcune frasi citate quasi
testualmente. Dopo i primi 13 versi in onore della Trinità segue una confessione di fede che segue
fedelmente l'esposizione del Credo apostolico. Ciò risulta evidente da una comparazione sinottica.

Thou art the King of Glory: I believe in Jesus Christ


O Christ.

Thou art the everlasting Son: His only Son our Lord,
of the Father.

When Thou tookest upon Who was conceived by


Thee to deliver man: the Holy Ghost, Born
Thou didst not abhor the of the Virgin Mary,
Virgin's womb.

When Thou hadst overcome Suffered under Pontius


the sharpness of death: Pilate, Was crucified,
dead, and buried.

Thou didst open the Kingdom of He ascended into heaven,


Heaven to all
believers.

Thou sittest at the right And sitteth on the right


hand of God: in the hand of God the Father
Glory of the Father. Almighty:

We believe that Thou shalt From thence He shall


come: to be our Judge. come to judge the
quick and the dead.

Seguono due versetti in cui si prega per la salvezza mediante Gesù Cristo.

We therefore pray thee, help thy servants


whom thou hast redeemed with thy precious blood.
Make them to be numbered with thy Saints: in glory everlasting.

La terza parte sembra una aggiunta successiva, ispirata ad alcuni passaggi dei Salmi,secondo il
seguente schema sinottico.

Cambridge University press, Cambridge 2003.


O Lord, save Thy people: and bless Thine 28, 10: O save thy people,
heritage. and give Thy blessing
unto Thine inheritance:

Govern them: and lift them feed them, and set them
up for ever. up for ever.

Day by day: we magnify 145, 2: Every day will I


Thee; give thanks unto Thee:
And we worship Thy Name: and praise Thy Name for
ever world without end. ever and ever.

O Lord, have mercy upon 123, 3: Have mercy upon us,


us: have mercy upon us. O Lord, have mercy
upon us.

O Lord, let Thy mercy lighten upon us: as our 33, 21: Let Thy merciful kindness, O Lord, be
trust is in Thee. upon us: like as we do put our trust in Thee.

O Lord, in Thee have I trusted: let me never be 31, I: In Thee, O Lord, have I put my trust: let
confounded. me never be put to confusion.

4. La Litany

Il frutto più importante, in ambito liturgico, della riforma enriciana fu la pubblicazione nel 1544
della English Litany. Fu composta durante gli anni della guerra dell'Inghilterra contro la Scozia e la
Francia e il re chiese a Cranmer che la Litany fosse cantata processionalmente in tutte le chiese
della provincia di Canterbury dopo avere adeguatamente istruito in essa i laici. La English Litany è
dunque una delle prime testimonianze della riforma finalizzata a una maggiore partecipazione dei
laici alla liturgia. Cranmer impiegò per questa e per altre processioni tradotte dal latino semplici
composizioni in cantus planus, ma purtroppo né il testo né le musiche sono sopravvissute3.

Durante gli ultimi anni del regno di Enrico VIII Cranmer lavorò a una revisione del breviario che
comportava il passaggio dalla Liturgia delle ore monastica al Matins e Evensong, ma durante il
regno di Enrico VIII la Litany rimase l'unico servizio in volgare approvato per la liturgia della
Chiesa d'Inghilterra.

La Litany, che veniva recitata in occasione del Matins, è una intercessione comunitaria e
costituiva una parte importante del service domenicale.

La parola Litany deriva dal greco antico e può essere tradotta come «supplica solenne», con lo
stesso significato del latino Rogatio (da cui i Rogation Days, i tre giorni che precedono la festività

3
Il primo tentativo di musicalizzazione della nuova liturgia anglicana di cui abbiamo traccia è il Book of Common
Prayer Noted pubblicato nel 1550 da J. Merbecke che è sostanzialmente un pionieristico adattamento del cantus
planus alla lingua vernacolare. Il Book of Common Prayer Noted rimarrà un modello, nei decenni successivi, per i
compositori elisabettiani di musica sacra, che spesso svilupperanno l'armonizzazione a quattro voci delle loro
composizioni utilizzando come cantus firmus le melodie modali proposte da Merbecke. Uno studio recente e
approfondito sul Book of Common Prayer Noted è quello di H.-A. KIM, Humanism and the reform of sacred music
in early modern England : John Merbecke the orator and the booke of common praier noted (1550), Ashgate,
Aldershot 2008).
dell'Ascensione).
Ci riferiamo qui alla Grande Litania che il Prayer Book del 1549 prescrive per la domenica, il
mercoledi e il venerdi. Ci sono altre suppliche solenni, comunemente usate negli Intercession
Services, ma la Great Litany è l'unica autorizzata dalla Chiesa d'Inghilterra.
Già prima della riforma anglicana il Communion service prevedeva una serie di invocazioni recitate
dal diacono, alle quali l'assemblea rispondeva con le parole «Kyrie eleison». Questa usanza è ancora
presente nelle chiese orientali.
In Occidente le suppliche assunsero intorno al quindicesimo secolo un carattere spesso 'debordante'
trasformandosi in vere e proprie processioni durante la liturgia (per il buon esito della raccolto per
esempio) che includevano una ritualità con echi precristiani. Contro questi abusi si scagliarono i
teologi protestanti, ma anche riformatori cattolici come Erasmo da Rotterdam. La riforma anglicana
riunì le suppliche intercessorie in una unica Great Litany da recitarsi in processione.

Enrico VIII e Thomas Cranmer progettarono un Processionale in inglese secondo il modello


latino. Una Litania in inglese esisteva già alla fine del quindicesimo secolo. Fu revisionata da
Cranmer nel 1544 e pubblicata da Thomas Bartelet adattando il plainsong della forma latina ai
nuovi versi in volgare sotto il titolo An exortacion unto praier thoughte mete by the kinges maiestie,
and his clergy, to be read to the people in everie churche before processyons. Also a letianie with
suffrages to be said or song in the tyme of the said processyons. Nella Lettera 276 Cranmer, che
precisa tra l'altro che

«in mine opinion, the song that shall be made thereunto would not be full of
notes, but, as near as may be, for every syllable a note; so that it may be
sung distinclty and devoutly» (corsivi miei, ndr)4.

Solo in alcune occasioni la Litany prevedeva una processione; come indicato dalle Injunctions del
1548 (paragrafo 26), andava cantata nel mezzo del coro la domenica, il mercoledi e il venerdi.

Nel periodo di maggiore protestantizzazione dell'anglicanesimo, durante il regno di Edoardo VI


furono scoraggiate le processioni e il testo della Grande Litania fu revisionato da Cranmer, il quale
attinse maggiormente a fonti tedesche e orientali.
Pur non essendo più parte integrante dell'Eucaristia, la Litany divenne un service a sé stante che il
Prayer Book raccomandava di recitare come preparazione al Communion Service. Echi della Litany
possono essere rintracciati ancora oggi nel Kyrie anglicano, secondo il Book of Common Prayer del
1662, dove l'assemblea risponde Lord have mercy all'enunciazione di ognuno dei 10 comandamenti.

E' da notare che anche le versioni più moderne della preghiera di intercessione durante la Messa
vengono spesso cantate in processione.
La parte O Lord arise and help us rievoca il clima di guerra in cui la Great Litany fu composta.

Le rubriche del Book of Common Prayer del 1661 consento la lettura della prima Lezione da
parte di un laico.

L'anthem dopo la terza colletta è raccomandato per i «quires and places where they sing» ovvero
per le chiese Cattedrali e per la Cappella Reale. Probabilmente nelle chiese più piccole l'anthem era
4
Le stesse istanze di intelligibilità della parola cantata e semplificazione dell'ordito contrappuntistico furono
promosse dal Concilio di Trento il quale bandì la maggior parte dei tropi e delle sequenze, nonché ogni traccia di
musica profana impiegata come cantus firmus. La musica di Giovanni Pierluigi da Palestrina divenne il paradigma
della nuova musica liturgica, ma purtroppo in epoca barocca si ritornò a un apparato vocale e strumentale
ridondante, che trasformava l'assemblea dei fedeli in spettatore passivo della liturgia. Per approfondire gli influssi
del Concilio di Trento sulla musica si veda F. AVOLIO, La musica sacra nel Concilio di Trento e lo stile
contrappuntistico di Giovanni Pierluigi da Palestrina. Analisi delle elaborazioni vocali, ad opera di Anerio e Suri,
Aracne, Roma 2008.
sostituito dal canto dei salmi in versione metrica volgare, di maggiore impronta comunitaria e molto
diffusa nella pietà privata per la sua semplice cantabilità. A tal proposito va ricordato che la liturgia
anglicana, nata come sintesi dottrinale tra istanze riformatrici e radicamento nella tradizione, sancita
dal sovrano con un atto di uniformità che mirava alla pacificazione e prosperità del Paese, non
cadde mai nel conformismo, ma anzi fu declinata, tanto nel vasto reame del Commonwealth che
all'interno della stessa Inghilterra, in diverse forme, sviluppate da esigenze pastorali e correnti
teologiche differenti. Gli studi recenti5, ad esempio, si sono indirizzati, con approccio
multidisciplinare (musicologico, teologico, storico e letterario) sul proliferare, nell'Inghilterra del
sedicesimo e diciassettesimo secolo, di raccolte di salmi tradotte in volgare e armonizzate, sul
modello del salterio ginevrino, che entrarono nell'uso della pietà quotidiana dei laici e delle chiese
parrocchiali; queste prediligevano, infatti, un apparato liturgico e musicale semplificato, sia per il
proprio orientamento teologico puritano, improntato a una maggiore austerità, che per le risorse a
disposizione, più limitate rispetto a quelle delle grandi chiese cattedrali.

5
Sulla diffusione della salmodia metrica in volgare in Inghilterra e in Europa al tempo della riforma anglicana si veda
T. DUGUID, Metrical Psalmody in Print and Practice, Ashgate, Burlington,2014); R.A. LEAVER, Goostly psalmes
and spirituall songes: English and Dutch metrical psalms from Coverdale to Utenhove, 1535-1566, Oxford
University Press, New York 1991; D. TROCMÉ-LATTER, The Singing of the Strasbourg Protestants, 1523-1541,
Ashgate, Burlington 2015.