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LE FONDAMENTA
DELLA SALUTE
INTESTINO

COPERTINA-INTESTINO.indd 2 03/09/14 11:57


LE FONDAMENTA
DELLA SALUTE
INTESTINO

a cura di
Giorgini Dr.ssa Beatrice

Con la collaborazione di:


Giorgini Dr. Federico e Giorgini Dr. Filippo

COPERTINA-INTESTINO.indd 3 03/09/14 11:57


INDICE

Introduzione pag. 4

CAP. I . Il corpo umano come una macchina vivente pag. 7


schema degli emuntori o organi di eliminazione
delle tossine pag. 8
schema riassuntivo del sistema di rinnovamento
continuo pag. 9

CAP. II. La macchina vivente si intasa pag. 10


La tossiemia ovvero l’avvelenamento del sangue pag. 11

CAP. III. L’intestino pag. 14


Figura n. 1: Batteri del corpo umano pag. 17

CAP. IV. Come cercare di arrestare la putrefazione intestinale… pag. 20


Gli 8 metodi di Medicina Naturale nel Mondo pag. 20
1. Lavaggi intestinali pag. 23
La pratica del lavaggio intestinale pag. 24
Figura n. 2: materiale necessario per
effettuare il lavaggio pag. 27
Figura n. 3: enteroclisma o clistere pag. 27
2. Integratori alimentari formulati per il benessere del
grosso intestino (crasso): una tavola comparativa
per facilitarne la scelta pag. 28
Tavola comparativa degli integratori alimentari per il
benessere dell’intestino pag. 31
3. Erbe che aumentano il transito intestinale
Erbe antrachinoniche che aumentano con forza
il transito intestinale: Senna e Aloe pag. 33
Erbe antrachinoniche che aumentano il transito
intestinale: Cascara, Rabarbaro e Frangula pag. 36
Erbe non antrachinoniche che aumentano
debolmente il transito intestinale: Vilucchio, Frassino,
Cassia, Prugne, Fichi, Manna, Tarassaco e Tamarindo pag. 38
Erbe non antrachinoniche, mucillagginose
emollienti e lenitive che aumentano molto debolmente
il transito intestinale: Agar-agar, Altea e Malva pag. 42
4. Erbe che neutralizzano le enterotossine, calmanti,
nutritive intestinali e anti-gas: Camomilla, Fieno greco,
Finocchio ed Equiseto pag. 44
5. Erbe che diminuiscono il transito intestinale (astringenti) pag. 47
Erbe astringenti che diminuiscono con forza il transito
intestinale: Catecù, Quercia pag. 47
Erbe astringenti che diminuiscono il transito intestinale:
Salcerella o Salicaria, Amamelide e Alchemilla pag. 48

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Adsorbenti le tossine e i gas intestinali che diminuiscono molto
debolmente il transito intestinale: Argilla e Carbone vegetale pag. 50
6. Cataplasmi al ventre di terra o argilla pag. 50
Figura n. 4: “fregagione o bagno asciugatoio con acqua
fredda”, dette “spugnature fredde” pag. 52
Figura n. 5: preparazione base dei cataplasmi pag. 54
Figura n. 6: applicazione del cataplasma sul ventre
in posizione eretta pag. 55
Figura n. 7: applicazione del cataplasma sul ventre
a letto pag. 56
7. I fermenti lattici combattono la putrefazione intestinale pag. 57
- Test per valutare la crescita batterica intestinale pag. 60
- Disturbi digestivi (acido cloridrico, enzimi e bile) pag. 62
Diete povere di fibre pag. 66
Fibre cellulosiche pag. 67
Fibre non cellulosiche pag. 67
Polisaccaridi algali pag. 67
8. Il lievito di birra pag. 69

CAP. V. Altre osservazioni per scegliere meglio l’integratore intestinale pag. 70


Aspetto delle feci pag. 72
La Forza Curativa della Natura pag. 75

CAP. VI. I parassiti, questi sconosciuti e sgraditi ospiti pag. 76


- Platelminti (vermi piatti): pag. 79
Tenia solium (verme solitario)
Tenia saginata
Tenia dei pesci (Diphillobothrium latum)
Echinococcus granulosus (idatidosi o echinococcosi)
Schistosoma mansoni
Schistosoma intercalatum
Schistosoma haematobium
Schistosoma japonicum
Schistosoma mekongi
Paragonimus sp
Fasciola epatica
Fasciolapsis buski
Fasciolapsis alata
- Nematelminti (vermi tondi pag. 82
Ascaris lumbricoides (ascaridosi)
Toxcara canis
Enterobius vermicularis (ossiuri)
Trichinella spiralis
- Protozoi: pag. 85
Leishmania sp (leishmaniosi)
Trichomonas vaginalis
Giarda intestinalis

2
Entamoeba histolytica (ameba)
Toxoplasma gondii (toxoplasmosi)
Plasmodium sp (malaria)
- Funghi: pag. 89
Candida albicans
- Norme per cercare di prevenire le infezioni parassitarie pag. 89
- Erbe contro i vermi parassiti, protozoi e funghi: pag. 90
Enula e Assenzio pag. 91
Bromelina, Papaina e Proteasi pag. 91
Enzimi pancreatici (proteasi) pag. 91
Curcuma pag. 91
Crespino pag. 91
Clorofilla (e suoi derivati) pag. 92
Lapacho pag. 93
Aglio, Cipolla, Melograno, Santoreggia, Genziana pag. 93
Tanaceto, Zucca, Assenzio, Carota, Valeriana, Lupino
Prugnolo e Noce pag. 94
Artemisia (Artemisia vulgaris pag. 95
Assenzio (Artemisia absintium) pag. 95
Chiodi di garofano pag. 95
Santonina (Artemisia marittima) pag. 96
Aglio pag. 96
Aglio orsino pag. 96
Zucca pag. 96
Olio di ricino (depurato) pag. 97
Melograno pag. 97
Tanaceto (Tanacetum vulgare) pag. 97
Crisantemo partenio o Feverefew o Partenio o
Matricaria (Tanacetum o Chrysanthemum parthenium) pag. 97
Ferula-assafetida pag. 98
Quassia amara pag. 98
China pag. 98
Barba di Giove o Lichene orsino (Usnea barbata) pag. 98
Baptisia pag. 98

Integratori alimentari consigliati in caso di parassiti (tavola comparativa) pag. 100

Avvertenze pag. 101

Conclusioni pag. 104

3
INTRODUZIONE
Quando mi sono iscritta alla facoltà di Medicina presso l’Università di Bologna, mio
padre era già il dott. Giorgini Martino, fondatore della Vis Medicatrix Naturae.
Laureatosi in Scienze Biologiche presso l’Università di Bologna e animato da uno spiccato
interesse per la chimica coltivata negli studi di Perito Chimico presso l’istituto Tecnico Industriale
di Ravenna, cominciò ad interessarsi alla “forza curativa delle erbe” quando ancora lavorava
come tirocinante biologo presso l’ospedale S. Maria delle Croci di Ravenna. La scintilla di questo
amore, che tuttora anima con travolgente passione le sue giornate di studio sulle erbe, scoccò
proprio presso l’ospedale di Ravenna, allorché una sua collega gli regalò un opuscolo sull’uso
delle erbe medicinali.
Caso mai! Direbbe mio padre.
Per lui il caso non esiste e quel gesto fu senz’altro l’incipit di un disegno del destino che, anche
grazie alla sua formidabile energia e allo straordinario desiderio di “far star bene le persone”, si è
realizzato appieno.
Il resto lo ha fatto la sua consapevolezza che l’uomo è una creatura di per sé biologicamente
perfetta, di cui è necessario avere cura nel modo più naturale possibile; ciò senza alterare
l’alchimia biologica dell’organismo umano e intervenendo, ove necessario, appunto, con la forza
curatrice della natura.
È stata questa sua convinzione, che poi è diventata un’ideale di vita, che lo ha spinto ad
approfondire lo studio delle erbe dal punto di vista chimico e biologico; è stata la sua
consapevolezza circa la forza della Natura che lo ha indotto a far tesoro anche dell’esperienza
vissuta, popolare e non solo, circa il potere medicamentoso delle erbe.
Fu così che ascoltò, con orecchie diverse, i racconti e le esperienze di chi il “non-caso”
volle fargli incontrare in quegli anni in cui il neolaureato Martino Giorgini cercava di indirizzare i
propri studi.
Abitava nel paese nativo di mio padre, Castiglione di Cervia, un farmacista ormai in
pensione, il dott. Silvano Cavalli, il quale gli insegnò la preparazione di molti prodotti a basi di
erbe.
Il dottor Cavalli, tra l’altro, gli parlò a lungo dei purganti e dell’importanza primaria di
pulire l’intestino; gli illustrò le caratteristiche dei lassativi, ovvero purganti più miti, come la
Cascara e la Frangula e altri delicati e rinfrescanti come il Rabarbaro cinese e, infine, di una fibra,
o meglio una mucillaggine in polvere, di cui il dottor Cavalli aveva fatto scorta per sé, nel
magazzino della sua farmacia, attribuendole grandi qualità: l’Agar-agar. «La proprietà dell’Agar-
agar è quella di formare una gelatina delicata nell’intestino, che non impedisce minimamente
alle sostanze nutritive di essere assimiliate dalle pareti intestinali. Questa gelatina ingloba le feci
stagnanti e tiene puliti anche i diverticoli. Può dare la giusta consistenza alle feci, insomma, va
bene per tutti, dalla stipsi alla diarrea, se accompagnata da altre piante», spiegava il farmacista.
Gli insegnamenti del dottor Cavalli erano, seppur più empiricamente, confermati anche
da un’altra persona, tale Signor Giordano Pezza, il quale non era né medico né farmacista, ma
aveva un’esperienza e una filosofia della salute del corpo che lo avevano reso popolare in tutta
la Romagna.
Insegnava il Signor Pezza: «Tutte le malattie sulle quali puoi fare qualcosa provengono
dall’intestino… se non pulisci l’intestino non puoi guarire perché è lì che il sangue si avvelena (e
con lui si avvelena il corpo) assorbendo le sostanze della putrefazione intestinale… A volte non
basta purgarli, ci vogliono dei clisteri e poi a volte non bastano neppure quelli perché si formano
delle incrostazioni nere e dure come la lavagna… Se pulisci l’intestino il sangue prende un altro
corso e pulisce lui tutto il corpo da dentro come una doccia. Il sangue arriva 36 volte, nelle 24 ore,
in ogni parte del corpo: se il sangue è sporco non lo può lavare, così come l’acqua sporca non
lava i vestiti, ma se il sangue è pulito allora pulisce il corpo! Se purghi bene l’intestino guariscono
da soli!». E ancora: «Andare di corpo tutti i giorni non vuol dire avere l’intestino pulito; sono più

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intasati degli stitici che ogni tanto sono costretti a purgarsi e a liberarsi degli accumuli, rispetto a
chi è regolare, che non lava mai a fondo l’intestino».
Al Signor Pezza, tale insegnamento era stato trasmesso, a sua volta, da un certo
Zambutè, un famoso erborista romagnolo. Zambutè non usava molte erbe, usava Aloe e Senna
per purgare, polvere di liquirizia composta (liquirizia con Senna, “fiori” di Zolfo, semi di Finocchio
e zucchero) per gli intestini più deboli e per depurare, Altea per tutte le infiammazioni e…
clisteri. Si dice che fosse molto intuitivo, quasi un chiaroveggente. Leggenda? Resta il fatto che
era conosciuto in tutta la Romagna per «la storia della Guzzi», regalatagli dal primario
dell’ospedale di Forlì per avergli guarito la moglie (che i dottori davano per spacciata), da una
grave malattia.
Pulire, innanzitutto, l’intestino è diventato uno dei pilastri portanti anche degli
insegnamenti di mio padre il quale, fondendo conoscenza con esperienza, da tempo afferma che
in ciò consiste il primo fondamentale passo per prendersi cura del nostro corpo.
Con questo patrimonio di conoscenze ed esperienze mio padre nel giugno del 1977 aprì
una piccola erboristeria a Cervia, la Vis Medicatrix Naturae. Il suo modo di offrire le erbe fu,
tuttavia, fortemente innovativo!
Basti pensare che fino ad allora le erbe venivano vendute “sciolte”, a peso, pronte per
essere bollite ed utilizzate sotto forma di infuso. Mio padre, rispolverando antiche tradizioni,
offrì ai suoi clienti infusi variamente combinati di erbe, altamente concentrati e pronti all’uso,
sotto forma di liquidi e pastiglie.
Successivamente ebbe un’ulteriore ispirazione che fu quella di arricchire i suoi preparati
con vitamine e sali minerali.
L’ispirazione gli venne leggendo un opuscolo che un suo cliente gli aveva portato dagli
Stati Uniti d’America. Da quell’opuscolo capì che negli U.S.A., a quei tempi, usavano solo
vitamine, sali minerali e alcuni nutrimenti, per la salute “naturale” e non erbe! Pensò che, se
avevano buoni risultati con quegli ingredienti voleva dire che c’erano delle forti carenze
nutrizionali generalizzate nella popolazione americana. Cominciò a studiare le caratteristiche
alimentari della popolazione italiana e le possibili integrazioni alimentari (biochimiche) alle
carenze riscontrate. Così, arricchì i suoi preparati con vitamine, minerali e oligoelementi
(minerali-traccia) che, peraltro, potenziavano l’azione delle erbe a livello biochimico.
In tutto ciò il punto di partenza è sempre stato quello di: “prima , pulire l’intestino”. Con
ciò mio padre è andato oltre il tradizionale sistema erboristico di “sintomo-rimedio”.
Tutti i libri di erbe medicinali, vecchi e nuovi, consigliano le erbe in maniera sintomatica,
ovvero ad ogni sintomo associano una o più erbe senza però tener conto che ciò è vero solo a
condizione che l’intestino (oltre che il fegato e i reni) siano perfettamente funzionanti e quindi
puliti e sani.
Le indicazioni sintomo-rimedio provengono da una tradizione ultra-millenaria che i
tempi hanno resa incompleta e insufficiente. In passato si mangiavano prodotti locali,
soprattutto prodotti stagionali; nelle famiglie veniva dedicato più tempo alla preparazione del
cibo, considerato giustamente il bene primario. Questo non proveniva da coltivazioni forzate, né
veniva coltivato con concimi chimici e antiparassitari tossici, né trattato industrialmente, né
OGM, né irradiato e non proveniva da allevamenti intensivi, ma da allevamenti esclusivamente
all’aperto. Inoltre, si mangiava molto meno, non esisteva la “sovralimentazione”, che si è diffusa
negli ultimi 50 anni nel mondo occidentale, perché non c’era il frigorifero! Ebbene, con
l’alimentazione “di una volta”. Il nostro organismo si manteneva più pulito e più forte ed,
effettivamente, il sistema sintomo-rimedio era pienamente affidabile.
Oggigiorno, visto gli enormi cambiamenti che ci sono stati nella società e nello stile di
vita delle persone, tale sistema deve essere necessariamente integrato con una particolare
attenzione all’intestino e agli altri organi emuntori.
Tutti gli insegnamenti di mio padre nell’importanza dell’intestino sono stati per me,
innanzitutto, una verità indiscutibile per il solo fatto che provenivano da mio padre;

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successivamente ho ritenuto che fossero eccessivi, ma gli studi che ho condotto e l’esperienza
avuta mi hanno, poi, convinta consapevolmente, della loro veridicità.
I nostri nonni sapevano che l’intestino pulito è la base per resistere alle malattie e non
disdegnavano di ricorrere ai clisteri, al primo segnale di malessere (raffreddamento, febbre,
ecc.). La stessa iridologia (la diagnosi dell’iride per verificare lo stato di salute) evidenzia la
posizione centrale dell’intestino.
La ricerca scientifica che ha scoperto il “sistema immunitario intestinale”, ha confermato
l’importante ruolo dell’intestino per la salute.
Come è noto il sistema immunitario ha la funzione di riconoscere e scegliere tra ciò che
gli è estraneo, intercettando e distruggendo gli elementi estranei.
L’intestino è rivestivo nella parete interna da una mucosa che è in contatto con
l’ambiente esterno, cioè con le sostanze ingerite come cibi e bevande. Con la sua superficie di
300 mq, l’intestino contiene l’80% delle cellule immunitarie! Queste costituiscono un tappeto
linfatico, che si estende sotto la mucosa intestinale, in cui si trovano follicoli linfatici (placche di
Peyer) che producono cellule immunitarie. Gli aggregati linfatici specifici della mucosa e
sottomucosa si trovano in gran numero nel tratto inziale dell’intestino tenue (dal piloro alla
valvola ileo-cecale): linfociti che producono anticorpi e immunoglobuline che ricoprono la
mucosa come una pellicola protettiva.
A rafforzare tutto ciò c’è l’appendice, un prezioso organo-sentinella che fa parte del
sistema immunitario (con adenoidi, tonsille, timo, midollo osseo, linfonodi e milza) grazie alla
ricchezza di tessuto linfatico e producendo una sostanza, lisozima, che mantiene in equilibrio la
flora intestinale.
Ebbene, come dice sempre mio padre “prima di tutto, clistere per tutti!”.

Giorgini Dr.ssa Beatrice

6
CAP. I

IL CORPO UMANO COME UNA MACCHINA VIVENTE


Se penso il corpo come una “macchina vivente”, vedo che proprio come una macchina,
ha bisogno, per continuare a muoversi, di energia che si sviluppa “bruciando” del “carburante”
con l’ossigeno respirato e di “pezzi di ricambio” da sostituire a quelli usurati o rotti. Questa
macchina, per il fatto di essere vivente, se si spegne una volta non riparte più! Così, per evitare
usure e rotture la Natura ci ha dotato di un sistema automatico di “rinnovamento continuo” di
ogni cellula del corpo. In questo modo la macchina si mantiene sempre nuova. Di certo, però, c’è
qualcosa che non fa funzionare perfettamente il nostro sistema di rinnovamento continuo, dato
che il corpo non mantiene sempre lo stesso aspetto e, nel tempo, i processi di rinnovamento
sembrano diventare sempre meno efficaci.
Il sistema di rinnovamento continuo, dedotto dalla Biologia, ha bisogno per funzionare
che siano soddisfatte due condizioni:
un flusso continuo e sufficiente di tutti i nutrimenti necessari;
l’eliminazione di tutte le sostanze di scarto, cioè , di tutti gli “escrementi”.
Quindi, se rifornendo tutti i nutrimenti necessari il sistema continua a non funzionare nel modo
ottimale, la causa deve essere ricercata nell’eliminazione delle sostanze di scarto: si deduce che
gli escrementi non vengono eliminati in maniera sufficiente.
Per sostanze di scarto o escrementi, non si intendono solo le feci dell’intestino, ma tutte
le altre sostanze non utilizzabili dal nostro corpo, le quali possono “intasare” e irritare
l’organismo. Infatti, gli escrementi che non vengono eliminati si accumulano e finiscono col
mettere fuori equilibrio l’efficace, ma delicato, sistema di rinnovamento continuo.
Anche se le sostanze accumulate non sono irritanti il solo accumulo rallenta il flusso
primario, quello, cioè, che si svolge attorno alle cellule, nel cosiddetto spazio intracellulare.
Spazio da dove devono arrivare alle cellule tutti i nutrimenti (compreso l’ossigeno, O2) e
attraverso il quale devono defluire i prodotti di scarto (compresa l’anidride carbonica, CO2) e la
produzione locale come ormoni, enzimi, neurotrasmettitori e tanti altri metaboliti.
Oltre alle sostanze di scarto, contenute negli alimenti (che ordinariamente vengono
separate dai nutrimenti nello stomaco e poi intestino tenue e dirette all’intestino crasso), quelle
provenienti dall’ambiente e presenti nell’aria e nell’acqua, ci sono altre due fonti di sostanze di
scarto nocive:
la prima proviene dal sistema di rinnovamento continuo e dal metabolismo
cellulare, e viene detta “fisiologica”;
l’altra, proviene dai batteri putrefattivi intestinali e viene detta “patologica”.
I batteri putrefattivi e fermentativi intestinali, a differenza della “flora batterica intestinale utile”
(che produce acido lattico, vitamine, butirrati e altre sostanze utili), producono centinaia di
sostanze tossiche. Queste, inevitabilmente, passano nel circolo sanguigno con l’assorbimento
dell’acqua dall’intestino crasso. Infatti, così come il principio attivo contenuto in una supposta
agisce e quindi viene assorbito in tempi brevissimi per via rettale, anche le sostanze tossiche
presenti all’intestino si diffondono rapidamente nel sangue e di conseguenza, nell’intero
organismo. Queste tossine, una volta nel sangue, devono essere eliminate attraverso reni, pelle
e polmoni, ma prima devono essere “neutralizzate” dal fegato.

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FEGATO: filtra il sangue, disintossica o meglio
neutralizza le tossine (fase I e fase II), produce la
bile, albumina, ormoni, ecc.

INTESTINO CRASSO (GROSSO): elimina tossine


provenienti da batteri intestinali e con la bile
EMUNTORI tossine neutralizzate dal fegato e rese liposolubili
o
ORGANI di ELIMINAZIONE RENI: eliminano le tossine neutralizzate dal fegato e
delle TOSSINE rese idrosolubili

PELLE: elimina tossine (compresi i metalli pesanti),


neutralizzate dal fegato e rese liposolubili

POLMONI: elimina l’escremento gassoso anidride


carbonica

Perciò, sia un cattivo funzionamento del fegato, che un cattivo funzionamento degli
organi emuntori, fa aumentare gli escrementi che si accumulano nel corpo.
Ecco perché i Medici e i Terapeuti, hanno da millenni ricercato dei “depurativi” vegetali e
non, sostanze cioè che favorissero l’eliminazione, attraverso gli emuntori, degli escrementi
(tossine). Leggendo antichi testi di medicina si nota subito, come fosse di primaria importanza, la
raccomandazione di lavare il corpo dall’interno e di sciogliere gli accumuli, le mucosità, i calcoli,
le “ostruzioni” in generale, formate da sostanze che definivano “collose”, “tartarose” e
“indurite”.
Anche la Medicina Tradizionale Cinese, da millenni, ritiene che la causa principale delle
malattie croniche, tumorali, cistiche, delle “masse”, della stasi, dei dolori articolari, dei disturbi
circolatori, e di moltissime altre condizioni, sia l’Umidità, intendendo per Umidità proprio
l’accumulo di vischiosità, liquidi, tossine ed impurità, in una parola tutti gli escrementi che nel
tempo si condensano, rallentando tutte le funzioni vitali.
Per la maggior parte, gli alimenti ingeriti vengono eliminati sotto forma di feci, ma
dobbiamo regolarmente ingerirne di nuovi per estrarne i nutrimenti di cui abbiamo bisogno per
mantenere il flusso di rinnovamento continuo. I nutrimenti però, non si trovano isolati e puri, ma
sono sempre invischiati nel citoplasma cellulare (sia questo vegetale o animale) e mescolati con
sostanze per noi inutili e a volte irritanti. Inoltre, non c’è un alimento che contenga tutti i
nutrimenti nella giusta proporzione e quantità e quindi siamo costretti a variare l’alimentazione
per rifornirci di tutti i nutrimenti nella quantità necessaria.

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SCHEMA DEL SISTEMA DI RINNOVAMENTO CONTINUO

NUTRIMENTI: tutte le sostanze utili e quelle indispensabili o che favoriscono la


vita (VITALI)
ALIMENTI
ESCREMENTI: tutte le sostanze inutili e quelle che ostacolano o impediscono la
vita (MORTALI)
PREPARAZIONE (e/o cottura)

INGESTIONE (e masticazione)

DIGESTIONE,  INTESTINO CRASSO  SPURGO
(enzimi gastrici, pancreatici, enterici e bile)

NUTRIMENTI DAI BATTERI
TERRA:  intestinali
vegetali, minerali ASSIMILAZIONE “buoni”
ALIMENTI (intestino tenue e crasso)
e animali (lattobacilli)
VISIBILI 
TRASPORTO: SANGUE (circolazione)
ACQUA 
“STERILIZZAZIONE”
(TIROIDE)

NUTRIMENTI SPAZIO INFRA-CELLULARE

CELLULE VIVE
ARIA:
ossigeno

FUOCO o ALIMENTI
LUCE SOLARE: INVISIBILI RESPIRAZIONE POLMONI
energia vitale o (assimilazione)
“fuoco di vita”

DAGLI ALIMENTI INTESTINO CRASSO DAI BATTERI


(separazione dai nutrimenti) intestinali “cattivi”
(putrefattivi),
tossine enteriche

SPURGO

ESCREMENTI SPAZIO
DALLE CELLULE VIVE INFRA-CELLULARE
(attività metabolica, 
fisio-logica di spurgo) TRASPORTO: SANGUE (circolazione)

DALLE CELLULE MORTE POLMONI
(rinnovate, col sistema di eliminazione
rinnovamento continuo) (Anidride carbonica)
“STERILIZZAZIONE”
(TIROIDE )

ORGANI di FILTRAZIONE e di NEUTRALIZZA-ZIONE:
FEGATO e SISTEMA IMMUNITARIO

SPURGO: reni, pelle, intestino crasso, polmoni; e in misura
molto minore (“valvole” di spurgo): occhi, orecchie, naso e
organi genitali
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CAP. II

LA MACCHINA VIVENTE SI “INTASA”


Il nostro corpo, come si è detto, è provvisto di un sistema di “spurgo” delle tossine
composto principalmente da: intestino crasso, reni, pelle, polmoni e fegato. Quest’ultimo,
funziona come “filtro” del sangue e neutralizza le tossine, comprese quelle provenienti dal
ricambio, rendendole così pronte per essere eliminate (spurgate). A questi organi si possono
secondariamente aggiungere: il naso, le orecchie, le mucose, gli organi genitali e gli occhi stessi,
che possono “eliminare”, se necessario; sono come “valvole di sicurezza”!
Inoltre, va ricordato che il sangue passa tutto attraverso la tiroide ogni 20 minuti. Questa
funzione non ha ancora trovato una spiegazione scientifica, ma suppongo si tratti di una
“sterilizzazione” del sangue (come se il sangue passasse attraverso una lampada U.V.) dovuta
alla forte azione antimicrobica dello jodio. Tutto lo jodio del corpo, infatti, si trova concentrato
nella tiroide.
Mentre l’escremento più grossolano, formato dalla digestione e separazione dei
nutrimenti dagli alimenti, arriva direttamente all’intestino crasso, le altre sostanze di scarto
viaggiano col sistema circolatorio. Queste consistono nelle sostanze di scarto delle cellule,
quelle provenienti dal rinnovamento continuo cellulare, altre sostanze provenienti dagli alimenti
(solidi e liquidi) e dall’ambiente.
La natura ha previsto il sistema di rinnovamento, e ci ha provvisto di organi emuntori,
per eliminare tutti questi escrementi. Eppure gli escrementi incominciano ad accumularsi fin dai
primi anni di vita. Come mai?
Gli escrementi si accumulano perché: non vengono trasportati dal sangue agli organi
emuntori e non entrano nel sangue perché non sono stati neutralizzati nel fegato o perché il
sangue ne è già saturo. Entrano, infatti, continuamente nel sangue sostanze tossiche prodotte
dalla putrefazione intestinale degli alimenti ad opera di batteri putrefattivi. Questo fenomeno
viene chiamato “tossiemia”, cioè tossine del sangue. Le tossine del sangue devono essere
neutralizzate e poi eliminate, se questo non avviene si accumulano via via nel corpo e per questo
possono essere causa, direttamente e indirettamente, di qualunque problema e qualunque
malattia.
Questa constatazione è nota a Medici da tempo e per provare ciò ho riportato il brano
che segue, totalmente estratto dal “Medicamenta” IVª edizione (Cooperativa Farmaceutica
Milano) del 1933 (con riferimenti di fine 800). Si può leggere come già a quel tempo i Medici
avevano individuato con certezza lo squilibrio del grosso intestino come unica causa per tanti
disturbi. Questi concetti sono stati ripresi e riportati anche nella VIª edizione del Medicamenta
del 1964.

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LA TOSSIEMIA
«Nel contenuto intestinale, costituito dai cibi in via di digestione e dai secreti delle
diverse ghiandole che riversano i loro prodotti nell’intestino, si trovano normalmente
microrganismi appartenenti a più di 50 specie diverse (colibacilli, batteri e diversi cocchi,
sporigeni aerobi e anaerobi), i quali costituiscono la cosiddetta “flora intestinale”. Si tratta di
batteri innocui, la cui presenza non reca disturbo all’organismo che li ospita come commensali.
Di questi, alcuni sono addirittura utili (ad esempio i latto-bacilli) perché producono e rilasciano
sostanze nutritive ed energetiche per i colociti [le cellule del colon] e per il sistema immunitario.
Nel tubo digerente, però, possono insediarsi microrganismi nocivi, come gli agenti
morbosi delle “infezioni intestinali”: del tifo, del paratifo, della dissenteria e vibrione colerico.
Oltre a queste due, vi è una terza categoria di microrganismi i quali non provocano le
gravi sindromi delle infezioni intestinali, ma non sono neppure utili o innocui come la normale
flora intestinale. Questi sono, infatti, capaci di determinare fermentazioni abnormi e
decomposizione putrida del contenuto intestinale. Questi ultimi batteri possono dar luogo a
disturbi locali e generali più o meno gravi.
Il medico dr. Metchnikoff apriva un nuovo capitolo con le sue ricerche intese a chiarire le
funzione utili e quelle nocive della flora batterica intestinale.
Mentre ancora oggi si sta definendo l’azione utile che alcuni batteri presenti nel tubo
digerente esercitano sulla chimica della digestione, già Metchnikoff diceva che: “molti altri
batteri, prevalenti per numero in determinate condizioni e metodo di alimentazione e di vita,
sono sicuramente dannosi e possono determinare gravi disturbi e vere malattie locali e generali.
Questi microbi intestinali, infatti, elaborano prodotti tossici (derivati del fenolo, scatolo, indolo,
cresolo, idrogeno solforato, ecc.), che possono passare nella circolazione sanguigna generale,
turbando profondamente l’organismo”. Inoltre: “questi stessi batteri possono penetrare
attraverso la parete intestinale sana o lesa, arrivando nel fegato, sulla milza, nei polmoni, oppure
soffermarsi nei gangli linfatici mesenterici vicini”.
La presenza nell’intestino di questa terza categoria di batteri e delle loro tossine,
straordinariamente favorita dal ristagno fecale e dalle fermentazioni del contenuto intestinale, è
molto spesso causa di disturbi locali (a carico dell’intestino o degli organi parenchimatosi
addominali), ma anche generali.
Nelle cause delle varie flogosi intestinali (coliti, appendicite, enteriti, catarro…), accanto a quelle
predisponenti (quali atonia intestinale, ptosi viscerale, disfunzione epatica, ecc.) interviene quale
fattore di primaria importanza lo stato di infezione, passeggera o permanente, dell’intestino,
cioè la virulenza più o meno rapidamente aumentata o la modificazione delle flora normale per
invasione di microrganismi estranei.
Si ammettono rapporti di interdipendenza fra fermentazioni intestinali ed enterite, tanto
negli adulti quanto nei lattanti al seno (nei quali può assumere carattere di gravità
preoccupante). Talvolta non si sono osservate norme di igiene nell’alimentazione dei lattanti, ma
altre volte la gastroenterite infantile colpisce anche i lattanti allattati solo al seno. In
quest’ultimo caso si tratta di infezione gastrointestinale della madre con trasmissione dei
prodotti tossici solubili provenienti dai microbi intestinali, i quali passano nel sangue, e da
questo nel latte. Intossicazioni (avvelenamenti) simili possono avvenire anche a danno del feto,
dipendendo la sua crescita totalmente dal sangue materno.
Anche nella determinazione di flogosi intestinali specifiche, quale ad esempio la
dissenteria bacillare, è da ritenere importante l’esistenza o meno, nell’individuo, di
fermentazioni e putrefazioni anormali (con le modificazioni della flora batterica ad esse
concomitanti). È il buonsenso ad ammettere che tali fermentazioni, persistendo a lungo,
finiscono col creare nella mucosa un luogo di minor resistenza; cosicché questa, si trova in
cattive condizioni per resistere all’assalto dei parassiti specifici delle dissenteria o di altre

11
infezioni. Mentre l’individuo, nel cui intestino è presente una leggera fermentazione, può
sfuggire alla dissenteria meglio di chi soffre di una intossicazione protratta.
Vi è chi pensa che anche la nota azione benefica dei purganti nel caso di ristagno
fecale, è dovuta non solo al rapido allontanamento di sostanze in putrefazione, ma anche
all’eliminazione di un gran numero di germi. Tali germi, trovano nel contenuto intestinale un
terreno nutritivo favorevole alla loro vita e tale da consentire loro “la produzione di quelle
tossine che, una volta assorbite dal sangue, sono causa diretta di numerosi sintomi morbosi”,
che accompagnano o meno la stitichezza.
Fermentazioni abnormi e alterazione della flora batterica intervengono anche a
determinare lesioni non trascurabili a carico del fegato e del pancreas. L’intestino, infatti, riceve
il canale secretore biliare e quello pancreatico. Il primo è protetto contro la marcia microbica
ascendente dal deflusso della bile. Ma se, come spesso avviene, il rilascio di bile è ostacolato o
scarso, le infezioni che colpiscono il coledoco, provocando angio-coliti, possono essere frequenti.
È stato inoltre dimostrato clinicamente, che nella formazione della cirrosi atrofica del fegato
hanno una parte preponderante i veleni intestinali (i veleni cirrogeni sono soprattutto intestinali)
che dall’intestino sono portati al fegato, seguendo la via sanguigna e linfatica. Analoghi
ragionamenti sono da farsi per il pancreas, il cui canale escretore sbocca anch’esso nel duodeno
[primo tratto dell’intestino tenue].
Le fermentazioni croniche del contenuto intestinale non mancano poi di ripercuotersi su tutti gli
organi e apparati. I veleni che si formano nell’intestino dai batteri che vi pullulano, una volta
che siano assorbiti e penetrati in circolo, non sempre possono venir eliminati con l’urina.
Si stabilisce così uno stato di tossiemia (intossicazione del sangue), una auto-intossicazione che è
conosciuta, col nome di “stercoremia”, la quale è caratterizzata da emicranie, malumore,
imbarazzi gastrici periodici, varie turbe del sistema nervoso, ecc.
A volte fenomeni acuti di autointossicazione di origine intestinale si manifestano con orticaria,
foruncolosi, eczema. In certi casi i veleni stercoremici colpiscono il rene imponendogli un
esagerato lavoro di eliminazione, il quale, alla lunga, finisce col danneggiare l’organo, come è
rivelato dalla comparsa di albumina nelle urine.
Si potrebbero passare in rassegna, sotto questo punto di vista, molti capitoli di patologia
e mostrare la parte preponderante o ausiliaria delle putrefazioni intestinali in affezioni multiple.
Ma vi è un altro punto interessante che il dottor Metchnikoff mette in luce: “l’influenza
delle fermentazioni intestinali sull’usura dell’organismo e conseguentemente sulla genesi della
vecchiaia!”
Questo Autore, dopo aver dimostrato che la degenerazione senile dei tessuti è
provocata dall’invasione di fagociti speciali, detti macrofagi, pone la questione della sclerosi
fisiologica. Alcool, inquinamento e gli altri parametri secondari sono certamente fattori di una
sclerosi patologica, ma quando non si possono accusare queste cause e si ha spesso una sclerosi
precoce, da dove proviene l’avvelenamento che la determina?
Il dr. Metchnikoff non esita a concludere: “Lo studio comparativo dei fatti conferma
pienamente l’ipotesi che la flora intestinale abbondante, inutile per la digestione, non serve che a
raccorciare l’esistenza grazie ai veleni microbici che indeboliscono gli elementi nobili e
aumentano i fagociti. In questa maniera la vecchiaia”, prosegue Metchnikoff: “per le nostre
condizioni di esistenza, non è fisiologica, ma essenzialmente patologica! L’arteriosclerosi che ne
è la sua principiale manifestazione, ci colpisce prima dell’età normale dell’inizio
dell’invecchiamento. La senilità precoce è la vera malattia del secolo”.
Secondo la concezione di Metchnikoff è possibile: “trasformare la vecchiaia in una fase
essenzialmente fisiologica della vita, distruggendo la sorgente permanente dei veleni (alcaloidi,
acidi grassi, tiramina, istamina, scatolo, indolo...) elaborati nel cieco e colon da microrganismi
della flora intestinale aerobica e anaerobica. Facendo ciò, si può rendere l’umanità al suo destino
normale e dare all’esistenza umana una durata più lunga ed una vecchiaia felice perché esente
da infermità”.

12
Si è cercato di porre l’attenzione e di dimostrare che l’azione patogena della
fermentazione e della conseguente auto-intossicazione o auto-avvelenamento del sangue, è la
causa della maggior parte delle affezioni del tubo digestivo (specialmente di tutte le enteriti dei
fanciulli e dell’adulto) e che l’intossicazione generale si riflette sui sistemi organici, rene, cuore,
centri nervosi e quindi usura precoce dell’organismo, ma vi è un rimedio? Vi si può porre
rimedio solo arrestando la putrefazione intestinale».

13
CAP. III

L’INTESTINO
L’intestino è un organo estremamente importante e complesso. Si distinguono
l’intestino tenue e l’intestino crasso. Il tenue, a sua volta è suddiviso in 3 porzioni: il duodeno, il
digiuno e l’ileo. Il tenue è lungo 5-6 metri ed è formato da una mucosa che presenta
numerosissime micro estroflessioni chiamate “villi”. Questa disposizione ne aumenta
notevolmente la superficie funzionale, che raggiunge i 100 metri quadri. Se poi si tiene conto
dell’orletto a spazzola che ricopre i villi (piccolissime estroflessioni), si raggiungono i 600 metri
quadri!
Nella mucosa del tenue si riscontrano linfonodi, placche di Peyer, cellule M e appendice,
deputati alla funzione immunitaria. L’intestino ha un ruolo rilevante nel determinare e assicurare
le difese dell’organismo, basta pensare che oltre il 60% del sistema immunitario risiede nel
canale digerente! Sistema immunitario che, come vedremo, produce cellule in grado di
mangiare e digerire tossine e microbi (e anche cellule tumorali) o di sparare “proiettili”, chiamati
anticorpi, contro sostanze estranee chiamate antigeni.
Oltre al ruolo nelle reazioni d’immunità e di tolleranza, il tenue svolge tre funzioni
principali: la digestione degli alimenti, l’assorbimento selettivo, e la progressione del “chilo”
(prodotto della digestione degli alimenti) verso il colon.
Il tenue riceve in media 8-10 litri di acqua al giorno, così ripartiti:
2 litri dai cibi;
1,5 litri di saliva;
1 litro di succo pancreatico;
2 litri di succo gastrico;
0,5 litri di bile;
2,5 litri di succo enterico.
L’acqua viene quasi completamente assorbita nel tenue e solo 1-1,5 litri raggiungono il
colon, che ne assorbe 0,8 – 1 litro (800-1000 ml) ed elimina ciò che resta, con le feci.
Il transito dell’acqua dipende dall’equilibrio delle forze osmotiche e può variare
notevolmente a seconda della quantità e qualità del cibo ingerito.
Il contenuto del tenue passa nel crasso attraverso una valvola di “non-ritorno”, chiamata
ileo-cecale.
L’intestino crasso è lungo circa un metro e mezzo ed ha un diametro di 7 cm. Oltre che
secernere muco, la funzione principale del crasso è il riassorbimento dell’acqua e degli elettroliti
e l’eliminazione del prodotto finale della digestione: le feci. I movimenti del colon sono di
rimescolamento nei periodi digestivi e di propulsione o peristaltici, per spingere le feci verso il
retto. Il contenuto intestinale può stazionare anche per lunghi periodi nel colon, causando
numerosi disturbi, fermentazioni e putrefazioni.
Se il tenue può contenere solo poca aria, il colon invece, può contenere anche 2 litri di
gas, prodotto dai processi fermentativi e putrefattivi dei cibi non assorbiti.
La fermentazione è un processo attraverso il quale, alcuni microrganismi intestinali,
scindono i legami glucidici (dello zucchero) per produrre energia.
La putrefazione è un processo di decomposizione, sempre ad opera di microrganismi,
che degradano le proteine non digerite in sostanze per noi tossiche.
Entrambi i processi provocano la formazione di gas e di sostanze dotate di una certa tossicità,
responsabili di numerosi disturbi e processi patologici.
La popolazione batterica che colonizza l’apparato digerente: batteri probiotici,
batteriodi, batteri patogeni, per un totale di circa 10.000 specie, è sempre presente e non è
eliminabile nemmeno con antibiotici forti. Quello che può variare da un individuo all’altro o da

14
un periodo all’altro, sono alcuni ceppi batterici, mentre altri restano costanti. Il peso totale di
questi “ospiti”, supera il Kilo, e alcuni autori li hanno denominati il “microbiota” o
“microbioma”, quasi fosse un organismo a sé stante in simbiosi con noi. Come detto, nemmeno
gli antibiotici possono eliminare tutti questi batteri; anzi, le colonie che subiscono una forte
riduzione, in caso di terapie antibiotiche, sono proprio quelle dei batteri “buoni” (probiotici),
mentre quelle dei batteri patogeni diminuiscono solo in modo irrilevante!
L’equilibrio del microbiota, che si chiama “eubiosi”, è piuttosto frutto della presenza di
batteri “buoni” che limitano la presenza e la moltiplicazione di quelli “cattivi” o patogeni. I
batteri “buoni”, oltre a prevenire le infezioni, hanno anche un ruolo importante nel ridurre e
prevenire l’infiammazione.
L’infiammazione cronica a livello intestinale, ha conseguenze ancora più deleterie che in
altri organi, poiché provoca un aumento della permeabilità delle pareti intestinali, che
permette la diffusione di sostanze tossiche anche agli organi circostanti (ovaie, utero, prostata,
vescica , ecc.), ed è alla base anche del fenomeno delle “intolleranze alimentari”.
L’aumento della porosità (permeabilità) intestinale porta all’aumento dell’assorbimento
di antigeni alimentari e tossine prodotte da batteri, e si collega con l’aumentata suscettibilità ad
allergie alimentari e patologie auto-immuni come l’artrite reumatoide. Tutto ciò che attraversa
la parete intestinale viene controllato dal sistema immunitario e perciò è esposto agli antigeni.
Quando gli anticorpi prodotti contro gli antigeni intestinali hanno una reazione crociata con
tessuti simili del nostro organismo, il processo che ne deriva si può presentare come una
malattia autoimmune.
«Alcuni studi hanno dimostrato che pazienti affetti da spondilite anchilosante, artrite
reumatoide e vasculite presentano una permeabilità intestinale aumentata… Vi è una forte
associazione tra infezione enterica e sindrome di Reiter o artrite reattiva. Infezioni intestinali di
Shigella, Salmonella, Yersinia e Campylobacter sono una cosa nota di questo tipo di disordine…
l’artrite secondaria a queste infezioni può essere dovuta a deposizione nei tessuti di
immunocomplessi circolanti derivanti da aumentata permeabilità agli antigeni che li originano»1.
«Alcuni ricercatori hanno proposto che l’allergia alimentare non sia una malattia
immunologica, ma un disordine derivante dalla fermentazione batterica del colon. La
combinazione dei meccanismi di una ridotta concentrazione di enzimi digestivi, di uno squilibrio
della flora batterica e di un aumento della permeabilità, può essere responsabile di molti casi di
intolleranza alimentare… Nei pazienti con alterazione della permeabilità intestinale,
l’eccessiva crescita batterica cronica può condurre alla formazione di immunocomplessi
circolanti e sinovite. Le alterazioni della permeabilità intestinale dovuta all’infiammazione
intestinale locale può esporre il sistema immunitario dell’ospite ad antigeni alimentari e
microbici e anche a traslocazione batterica. In alcuni casi, tossine derivate da microrganismi
enterici (per esempio Clostridium difficile) possono avere un ruolo diretto nell’induzione
dell’artrite reumatoide»2.
Anche una dieta ricca di grassi e carne e povera di fibre insolubili, produce un aumento
dei batteri e questi producono enzimi che, ad esempio, metabolizzano gli acidi biliari
trasformandoli in sostanze cancerogene.
Il pH dell’intestino crasso aumenta di conseguenza all’aumento dei batteri e
dell’ammonio che producono. Un aumento di pH (cioè dall’acido all’alcalino) sfavorisce i
Lattobacilli e favorisce i batteri putrefattivi.
L’eccessiva crescita batterica nell’intestino tenue aumenta con l’età, particolarmente
dopo gli 80 anni e possono sviluppare mal digestione e malassorbimento che può causare
alterazione della permeabilità, anemia, perdita di peso, osteomalacia, deficit di vitamina K e
infezioni parassitarie.

1
Joseph E. Pizzorno jr, Michael T. Murray, op. cit.
2
Joseph E. Pizzorno jr, Michael T. Murray, op. cit.

15
«In un interessante studio sull’invecchiamento, gli Autori conclusero che la barriera
intestinale all’assorbimento di sostanze ambientali potenzialmente dannose può essere meno
efficace negli animali attempati. Vari studi hanno dimostrato che ratti invecchiati presentano
una incapacità di prevenire la penetrazione nella mucosa intestinale di molecole di dimensioni
più grandi, permettendo probabilmente a composti antigeni o mutageni di raggiungere la
circolazione del sangue»3.
L’integrità della parete intestinale è essenziale per il mantenimento dello stato di
salute e la prevenzione dei danni tessutali che possono essere la causa di numerose malattie.
Inoltre una disbiosi intestinale porta alla modificazione del pH e alla proliferazione di
Candida albicans un fungo capace di colonizzare tutto il canale digestivo e gli organi genitali
esterni. La Candida, spesso non riconosciuta o trattata con superficialità, è stato provato essere
coinvolta in numerose patologie: psichiatriche, infiammatorie, tumorali, ecc..
Ci sono anche batteri “buoni” che metabolizzano efficacemente il cibo e intervengono
nella regolazione delle calorie assorbite, nella prevenzione di malattie metaboliche, diabete ed
obesità. Una equipe del laboratorio Blaser ha somministrato antibiotici ad un gruppo di topini,
mantenendo la dieta inalterata. Rispetto al gruppo di controllo al quale non erano stati
somministrati gli antibiotici, la stessa dieta, provocava un notevole aumento di peso nei topini
che avevano assunto il farmaco. A causa delle enormi quantità di antibiotici che vengono
somministrate agli animali da allevamento, e che quindi assumiamo indirettamente, siamo
sempre meno capaci di metabolizzare correttamente il cibo che mangiamo, ma di aumentare di
peso. Ecco perché una disbiosi si ripercuote non solo sulla salute, ma anche sulla linea!

3
Ibidem.

16
Esempi di batteri
1.000 grammi presenti:
intestino Bacterioides

Stafilococco (zone grasse)


Pelle 200 Corynebacteria (zone umide)

Vagina 20 Lactobacillus

Streptococco
Bocca 20 Neisseria (denti)

Naso 10 Streptococco

Fig. 1. Batteri del corpo umano. Fonte: New scientist. Michael Specter, The New Yorker, inserito
in: Internazionale, 5-11 Aprile 2013, n. 994. Anno 20

17
Molti studi hanno dimostrato che i soggetti che presentano determinate malattie,
possiedono molto meno batteri rispetto alle persone sane! Per esempio, i seni paranasali di una
persona che soffre di sinusite cronica, ospitano mediamente 900 specie batteriche, mentre in
una persona sana queste sono circa 1200! Ciò ha suggerito ai ricercatori che, in presenza di gravi
malattie intestinali, potesse essere necessario aumentare il numero dei batteri “buoni”, per
sconfiggere quelli patogeni. È stato così che un gruppo di scienziati del Policlinico Gemelli di
Roma, ha prelevato la comunità batterica intestinale di un individuo sano e l’ha “trapiantata” in
un parente affetto da una grave infezione intestinale. Il risultato è stato sorprendente!
L’individuo affetto da colite causata dal Clostridium difficile (un batterio ormai resistente agli
antibiotici e perciò assai difficile da debellare) che aveva ricevuto il “trapianto” di batteri
[trapianto fecale=aggiungere un po’ di feci all’acqua del clistere] aveva ottenuto un netto
miglioramento della patologia, senza effetti avversi! In oltre 150 casi di trapianti di flora
intestinale, avvenuti finora, tali risultati sono stati confermati, aprendo le porte a un nuovo
trattamento efficace per molte patologie gravi. Per il momento la procedura viene effettuata
solo nel caso di colite da Clostridium difficile, ma in futuro potrebbe curare malattie come il
morbo di Crohn, la colite ulcerosa, l’insulino resistenza e l’obesità.
Un altro aspetto da ricordare per comprendere l’influenza dell’intestino sullo stato di
salute dell’intero organismo è la sua stretta interconnessione con il Sistema Nervoso.
Durante la vita embrionale, una parte di neuroni si dirige verso la testa, l’altra verso
l’addome, mantenendo una comunicazione tra di loro attraverso i neuroni del midollo spinale e
del nervo vago. Il “cervello addominale” ha un numero elevatissimo di neuroni (oltre 100
milioni) ed è in continuo “dialogo” con il cervello.
Il Sistema Nervoso Enterico, “addominale”, aiuta a fissare i ricordi legati alle emozioni. È
la sede delle decisioni viscerali, spontanee, inconsapevoli e può soffrire anch’egli di stress e di
nevrosi!
Le cellule nervose di entrambi i sistemi, parlano la stessa “lingua chimica”, utilizzando gli
stessi neurotrasmettitori. Ecco perché un intervento farmacologico sull’intestino ha effetti anche
sul cervello e viceversa. Ed ecco perché chi soffre di problemi intestinali, molto frequentemente
riferisce anche disturbi dell’umore o sintomi di tipo psicologico-nervoso e perché persone
stressate ed ansiose sono predisposte a ulcera, gastrite, colon irritabile e malattie infiammatorie
intestinali.
La medicina riconosce che l’umore ha un’influenza su alcune malattie dell’apparato
gastro-enterico, ma stenta ancora ad ammettere che i disturbi gastroenterici possano produrre
disturbi dell’umore o della sfera psichica. Eppure esistono evidenze scientifiche a supporto di
tale teoria. Infatti, è ormai provato che alla base della depressione è presente una carenza di una
molecola nota con il nome di serotonina. I farmaci antidepressivi agiscono proprio aumentando
la disponibilità di tale molecola. Ma la serotonina è prodotta per il 95% dalle cellule cromaffini
dell’intestino! La serotonina regola i movimenti intestinali, l’attività digestiva, e i segnali di
sazietà, nausea, appetito. Le malattie infiammatorie intestinali, causano alterazioni dei sistemi di
riassorbimento e demolizione della serotonina, che portano nel tempo, ad un forte deficit di
questa, con conseguente depressione.
Non bisogna mai dimenticare che la digestione inizia nella testa, con una prima fase che
si chiama “cefalica”, e che i “due cervelli” (Sistema Nervoso Centrale e Sistema Nervoso Enterico
o Intestinale), cooperano attivamente per assicurare una buona digestione e, a sua volta, la
qualità della nostra digestione e alimentazione ha effetti sull’equilibrio neuro-endocrino del
Cervello e perciò dell’intero organismo.

Nonostante l’intestino sia un organo tanto importante e con un enorme impatto sullo
stato di salute dell’intero organismo, spesso le persone e i medici sembrano scordarsi della sua
esistenza. Non capita praticamente mai che un medico, durante la visita, faccia domande sulla
regolarità intestinale e se il paziente riferisce che ha difficoltà ad evacuare regolarmente o che,

18
al contrario, evacua tutti i giorni ma con feci malformate, il medico ordinario spesso non lo
ritiene un problema degno di particolare attenzione.
Questo ignorare l’importanza della funzionalità intestinale, a mio parere, è un doppio
grave problema: perché non fa altro che rinforzare la convinzione delle persone che, non c’è
nulla di strano o di negativo a non andare di corpo tutti i giorni o anche per più giorni; e perché è
indice del fatto che anche i professionisti della salute ignorano gli effetti disastrosi di un
intestino irregolare, produttore di tossine.
Nella mia esperienza, ho la conferma ogni giorno di come l’intestino non pulito è
sempre presente in chi: soffre di cistite ricorrente, candidosi, disturbi mestruali, sindrome
premestruale, cisti ovariche, fibromi uterini, problemi di fertilità, disturbi dell’umore e
depressione, gonfiore, difficoltà a perdere peso, cellulite e ritenzione idrica, scarso o eccessivo
appetito, disturbi digestivi e molti altri disturbi.
Si può affermare che, in tutti i casi in cui sono presenti disturbi di questo tipo, agendo
sul riequilibrio e sulla pulizia intestinale si ottengono sempre netti miglioramenti.
Sarebbe fondamentale che Medici, Farmacisti, Erboristi, Naturopati, Terapeuti e
soprattutto Pazienti e Consumatori, si informassero sulla salute dell’intestino in modo preciso e
dettagliato. Nel caso dei Prescrittori, consiglio di insistere nel fare tutte le domande che
permettono di inquadrare chiaramente la situazione dell’intestino. Si possono risolvere disturbi
dermatologici, ginecologici, urologici, ecc.. perché liberando l’intestino dal carico di tossine e di
sostanze della putrefazione si ottiene un sangue pulito.
Il primo passo verso il miglioramento di qualsiasi situazione patologica, è:
la pulizia (clistere),
la regolarità intestinale
il riequilibrio della flora batterica e il nutrimento dei colociti.
Spesso le persone sono così abituate ad una situazione di stitichezza cronica ed ostinata,
così come quella colitica con due o tre evacuazioni morbide al giorno (e con un graduale
indebolimento delle riserve corporee), da non ritenerlo nemmeno un problema e, tantomeno,
pensare che possa avere a che fare con parti del corpo lontane dall’intestino! Inoltre,
l’organismo nel tempo si adegua e spesso persone che non evacuano per 5-7 giorni, non
avvertono particolari sintomi a livello enterico. Tuttavia, proprio queste persone presentano
sempre altre problematiche di salute che, quasi mai, né loro, né i medici ordinari a cui si
rivolgono, ricollegano alla stipsi o alla leggera colite cronica.
Per assicurarsi un buon stato di salute, prevenire le malattie e l’invecchiamento precoce,
mantenere un bell’aspetto e una mente lucida, bisogna prima di tutto che l’intestino funzioni in
modo ottimale e che le putrefazioni intestinali siano ridotte al minimo.

19
CAP. IV

COME CERCARE DI ARRESTARE


LA PUTREFAZIONE INTESTINALE

Gli 8 metodi di Medicina Naturale nel Mondo

In un importante testo di Fitoterapia (Grande Manuale di Erboristeria. Integrazione delle


Piante Medicinali di Occidente, con la Medicina Cinese e Ayurvedica), l’Autore, Michael Tierra,
assume gli 8 approcci terapeutici principali utilizzati nella Medicina Naturale per la cura degli
stati patologici:

Purgativa e terapia col clistere


Emetica
Sudorifera
Normalizzante o sostitutiva
Armonizzante
Calorifica
Ricostituente
Riducente

Per quanto riguarda il primo Metodo, si legge:


«La terapia Purgativa consiste in rimedi a base di erbe che influenzano l’evacuazione
intestinale. La maggior parte di essi agisce stimolando il rilascio della bile da parte del fegato e
della colecisti; per questo sono anche chiamati colagoghi e includono: i lassativi più forti come il
Rabarbaro, la Cascara sagrada, l’Aloe, lo Spincervino, la radice di Leptandra, il Podofillo, nonché
numerose piante leggere che normalizzano il calore, come l’Uva di Oregon, il Crespino, e la
radice di Tarassaco.
Un’evacuazione normale dipende da vari fattori:
- regolare rilascio di bile
- secrezione appropriata di muco negli intestini per la lubrificazione
- normali condizioni del tratto intestinale
- regolare peristalsi stimolata da un impulso nervoso ininterrotto.
Quest’ultimo requisito mette in rapporto la fisiologia occidentale con la tradizione
ayurvedica, che designa il colon quale sede dell’energia nervosa…
… per prima cosa la dieta dovrebbe essere approntata in modo da fornire un adeguato
apporto di cereali integrali (fibre) e di verdure, queste ultime per attivare gentilmente le funzioni
epatiche…
… quando non c’è sufficiente energia per spingere la materia fecale, va curata con tonici
e uso esclusivo di cibi cotti…
Gli erboristi conoscono metodi ingegnosi per correggere i purganti: per prevenire i dolori
lancinanti, aggiungono ai lassativi una piccola quantità di stimolanti come zenzero… e vari
ingredienti carminativi [che eliminano i gas che si sviluppano nell’intestino] come l’Anice verde, il
Finocchio e la buccia d’Arancia; essi aiutano a regolare il Chi [Energia] della digestione e
dell’evacuazione…
Quando sono presenti feci dure e secche, si ricorre a lassativi lubrificanti per stimolare la
secrezione di muco nel colon, come lo Psillio, i semi di Lino e di Marijuana. Procurerà sollievo
anche un cucchiaio di olio d’Oliva o di Sesamo, preso prima di andare a letto. Questi oli, infatti,
provocano sia la contrazione della cistifellea che la lubrificazione dell’intestino… Anche la

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Liquirizia possiede leggere proprietà lassative; la sua azione è simile a quella del cortisone (senza
le sue controindicazioni). Presa da sola, agisce con sufficiente efficacia contro la stipsi infantile.
La Liquirizia tonifica il Chi.
Ecco una semplice ricetta lassativa:
radice di Rabarbaro (3-6 g)
radice di Zenzero (1-2 g)
radice di Liquirizia (1-2 g)
Al Rabarbaro si può sostituire la Cascara se sono presenti: congestione epatica,
insufficienza digestiva e debolezza generale…
… se è presente ristagno epatico, si può aggiungere l’Aloe. L’Aloe è un rimedio specifico
per il fegato e in medicina ayurvedica viene regolarmente prescritto alle donne che soffrono di
sindrome pre-mestruale, quasi sempre provocata da congestione epatica.
La Senna può essere adoperata in piccole quantità, insieme ad altre piante
disintossicanti ed espulsive, per ridurre il peso, in quanto accelera il tempo di transito del cibo
nel colon.
… aggiungere Ginseng in caso di Chi insufficiente.
Se c’è insufficienza ematica, il colon soffrirà di scarsa lubrificazione (aridità); in tal caso
aggiungere l’Angelica cinese (6-9 g). L’angelica cinese non è soltanto un tonico del sangue, la sua
azione idratante esercita anche un effetto lassativo…»4.

Oltre alla terapia Purgativa a base di erbe lassative, il manuale consiglia la terapia con il
Clistere:
«...la terapia ayurvedica considera l’intestino crasso la sede del Vata (Aria), il principio
dinamico che regola l’energia nervosa… Questo concetto attribuisce un’ampia gamma di azione
fisiologica ad un organo che secondo la fisiologia occidentale contemporanea ha una funzione
relativa e limitata. Nonostante l’apparente semplicità della funzione del colon, paragonata a
quella di altri organi vitali, l’ayurveda riconosce che, come principale organo dell’evacuazione, il
colon è di importanza vitale per la salute del corpo…
La differenza tra terapia purgativa e terapia col clistere consiste nel fatto che la prima di
solito agisce stimolando il rilascio di bile da parte del fegato e della colecisti, mentre il clistere
agisce direttamente sul colon. Perciò, secondo l’ayurveda, il clistere è il principale metodo di
intervento.
…. contro patologie quali: stipsi, gonfiore, dolori al colon, gotta, reumatismi, sciatica, artrite,
disturbi nervosi, febbre cronica, raffreddori e influenza, disturbi sessuali, calcoli renali, dolori
cardiaci, dolori al collo, iperacidità, mal di testa d’origine nervosa, deperimento e atrofia
muscolare.
Esistono tre tipi fondamentali di clistere:
Clistere oleoso: una tazza di olio caldo di sesamo, o di altro olio, viene
introdotta nel retto.
Clistere di decotto: una tisana (una qualsiasi pianta indicata per via
orale può essere somministrata per via rettale).
Clistere nutritivo: somministrazione per via rettale di latte caldo,
brodo di carne o zuppa di midollo osseo.
Quella che segue è la ricetta base ayurvedica anti-Vata per un clistere
Acqua (1 litro e ½)
Olio di Sesamo (4 once)
Miele (4 once) 1 oncia = circa 28 grammi
Olio di Ricino (1 oncia)
Semi di Anice verde (2 once)
Salgemma (1 oncia).
4
Michael Tierra, Grande manuale di Erboristeria, Edizioni Mediterranee, Roma

21
Bollire nell’acqua i semi di Anice e il salgemma per 3-5 minuti, filtrare ed aggiungere
mescolando il resto degli ingredienti [gli oli si possano mescolare ed è meglio aggiungerli per
primi nella vaschetta del clistere]. Quando il liquido è tiepido, versalo nella sacca per il clistere.
Appendere la sacca… mentre vi sdraiate su una stuoia nella stanza da bagno, inserite lentamente
la siringa nel retto. Provate a trattenere la soluzione per almeno trenta minuti, anche più se
possibile»5.

Ho riportato questi brani per sottolineare come la Terapia Purgativa a base di Erbe e la
Terapia del Clistere, rappresentino due importantissimi metodi terapeutici presenti da centinaia
(o forse migliaia) di anni anche nella Medicina orientale.
Vediamo ora in dettaglio alcuni dei mezzi di disintossicazione dell’intestino, alla portata di tutti,
che hanno dato gran soddisfazione a Chi li ha praticati in occidente:

1. Lavaggi intestinali
2. Integratori formulati per il benessere dell’intestino crasso (vedi: Tavola comparativa
degli integratori formulati per il benessere dell’intestino)
3. Erbe che aumentano il transito intestinale:
Senna e Aloe (aumentano con forza)
Cascara, Rabarbaro e Frangula (aumentano)
Vilucchio, Frassino, Cassia, Prugne, Fichi, Manna, Tarassaco e
Tamarindo (aumentano debolmente)
Agar-Agar, Altea e Malva (aumentano molto debolmente).
4. Erbe che neutralizzano le enterotossine, calmanti, nutritive intestinali e anti-gas
Camomilla
Fieno greco
Finocchio
Equiseto
5. Erbe che diminuiscono il transito intestinale
Catecù e Quercia (diminuiscono con forza)
Salcerella o Salicaria, Amamelide e Alchemilla (diminuiscono)
Argilla e Carbone vegetale (diminuiscono molto debolmente)
6. Cataplasmi freschi al ventre di terra o argilla
7. Fermenti lattici
8. Lievito di birra

5
Michael Tierra, Planetary Herbology, Lotus Press, Twin Lakes, Wisconsis

22
1. Lavaggi intestinali
Poiché il lavaggio intestinale altro non è che il semplice clistere (o enteroclisma) e poiché
ci sono molti pregiudizi al riguardo (o ignoranza), per essere più convincente (nell’interesse di
Chi legge), ho pensato utile riportare, prima della descrizione della sua pratica, alcune
osservazioni relative all’ “intasamento dell’intestino”. Così, ho preso in prestito alcuni dei chiari
messaggi raccolti dal Dr. Ennio Di Cecco6:

Dr. Arnold Ehret - «Gli esperti in autopsia dicono che il 60-70% dei colon sezionati contengono
materie fecali dure come pietre, vecchie di decine di anni».
«Tutti abbiamo negli intestini almeno 2 kg di scorie non eliminate che avvelenano il
sangue e l’intero corpo».
«I detriti che si incollano alle pareti giorno dopo giorno possono raggiungere dai 5 ai 7
cm di spessore».
«Metà delle persone, che dicono di essere in buona salute, portano continuamente con
sé, fin dall’infanzia, parecchi chili di sostane mai eliminate. Una buona evacuazione al giorno non
significa niente».

Dr. V.E. Irons - «Quando una persona soffre di leggere affezioni come reumatismo, mal di
testa, febbre o che sia affetta da malattie gravi come il cancro, l’artrite, il diabete, il colon non è
mai menzionato né preso in considerazione. Eppure, per strano che possa sembrare, lo stato di
salute è sempre influenzato, in un modo o nell’altro da un colon malato. Quest’ultimo può essere
la causa diretta o indiretta di qualunque disturbo. Secondo me c’è una sola malattia:
l’autointossicazione, ossia il corpo che avvelena se stesso. Sono le sostanze tossiche sparse nel
nostro organismo che lo uccidono; e quindi se non pulite il vostro colon non sarete mai in buona
salute».

Dr. Harvey Kellogg - «Durante le 20.000 operazioni che ho fatto personalmente non ho
mai incontrato un colon normale».

Dr. Henry Picard - «Il cattivo funzionamento intestinale e l’autointossicazione


permanente che provoca, possono avere un effetto disastroso sul sistema nervoso».

Pr. R. Lautie - «La stitichezza infiamma le mucose enteriche, provoca delle putrefazioni
tossiche e distruttrici della flora intestinale benefica ed è responsabile del cancro al colon o
almeno della tossiemia che corrode la salute dell’individuo».

Dr. Ann Wigmare - «Il mio lavoro con i malati di cancro ha dimostrato, senza ombra di
dubbio, che il colon è il più importante degli organi di eliminazione. La stitichezza è il più
importante flagello della salute e, molto spesso, è la causa stessa del cancro. La maggior parte
dei casi di stitichezza è provocata da un eccesso di amidi e da un’insufficienza di enzimi per
digerire il cibo assorbito. Il corpo umano è stato costruito per eliminare le sue sostanze di scarto
dopo ogni ingestione. Una sola evacuazione al giorno non è sufficiente per pulire il corpo e il
colon è generalmente pieno di cibo in decomposizione».

Dr. N.N. Walker - «nessun trattamento a qualsiasi malattia o qualsiasi dolore può avere
esito positivo senza una profonda pulizia intestinale, effettuata attraverso un lavaggio
intestinale».

6
Dr.Ennio Di Cecco, Idrocolonterapia pratica, M.I.R. Edizioni, 2001

23
Dr. Ennio Di Cecco - «Il lavaggio del colon non è una cura, ma semplicemente la
rimozione di materiale fecale che da molti anni non è stato evacuato e si è aggrappato alle pareti
del colon sempre più. Certo anche pulendo solo il colon si ottengono notevoli risultati».
«Dai rapporti di autopsie ospedaliere si rileva che quasi tutte le persone presentano delle
incrostazioni imputridite pari a circa 2-4 kg di peso. Queste particelle accumulate avvelenano
l’intero corpo».
«I processi di fermentazione e putrefazione combinati cronici nell’intestino sono diventati
oggi la regola, a causa del tipo di alimentazione errata. I depositi di feci e gli intasamenti, che
ammontano a chili, possono durare decenni».
«L’intossicazione del sangue (tossiemia) che avviene attraverso l’assimilazione
dall’intestino porta ad un avvelenamento di tutto l’organismo (tossicosi). La conseguenza di
questa tossicosi dell’intero organismo crea una vasta serie di condizioni acuto-infiammatorie nel
sistema immunitario che si manifestano all’inizio con banali disturbi. Sintomi come:
abbattimento, perdita della vitalità, tendenza ad uno stato depressivo, manifestazioni cutanee
(acne, eczema…), ostruzione delle vie respiratorie, tendenza generale all’infiammazione, sinusite,
bronchite, raffreddore, ecc, sono indicazioni di carichi intestinali e quindi da considerare come
reazione di eliminazione attraverso la pelle e le mucose. I depositi periferici si manifestano
attraverso infiammazioni della cute (neurodermite, cellulite…), della cartilagine (artrosi), delle
ossa (artriti) e tutti i tipi di asma. Attraverso l’intasamento dei circuiti sanguigni e linfatici si
arriva a disturbi di approvvigionamento degli organi. Difficoltà funzionale e disturbi della vista e
dell’orecchio, delle ghiandole endocrine dell’uomo (ingrossamento della prostata…) e della donna
(infiammazione delle ovaie, disturbi mestruali…) sono la conseguenza. L’iper o ipo funzionalità
della tiroide, l’alta pressione sanguigna, l’emicrania, il diabete e quanto altro non può essere qui
elencato in modo completo»7.

La pratica del lavaggio intestinale

Il lavaggio intestinale va distinto sia dalla doccia rettale che dalla irrigazione del colon
(idro-colon-terapia).

La doccia rettale è un piccolo lavaggio con 250-500 g di acqua, praticato con apposite
“pere” o “perette” di gomma, acquistabili in farmacia o parafarmacia. Queste, una volta inserito
il beccuccio, si schiacciano per far entrare il liquido che era stato prima aspirato dentro la pera,
con l’operazione inversa (si schiaccia per fare uscire l’aria dalla pera, si immerge il beccuccio nel
liquido - acqua tiepida o infuso - e lentamente si smette di schiacciare e il liquido viene aspirato
dentro la pera, dal vuoto che si era fatto).
La doccia rettale fa evacuare negli adulti gli escrementi che si trovano nel retto (l’ultima
parte dell’intestino crasso prima dell’ano), ma nei bambini piccoli anche parte degli escrementi
presenti nel colon.
La doccia rettale si può fare tutti i giorni, anche 2 o 3 volte di seguito negli adulti. Per
evacuare, ma anche dopo l’evacuazione, per tenere pulito il retto nel caso di infiammazione
degli organi circostanti.
Di solito si usa acqua tiepida del rubinetto o un infuso (o un estratto diluito) di fiori di
Camomilla.
La doccia rettale diventa indispensabile per eliminare i “tappi”, le feci “a pecorella” e
nelle occlusioni rettali, che impediscono lo “spurgo”. In quest’ultimo caso, può non essere
sufficiente la semplice acqua tiepida e l’infuso di camomilla, perciò consiglio di preparare il
seguente infuso:
senna foglie o frutti (follicoli) 10 g
7
Dr. Enrico Di Cecco, op. cit.

24
solfato di sodio 20 g
acqua bollente 250 g
Con questo infuso, colato e lasciato intiepidire, si pratica la doccia rettale.
L’irrigazione del colon (idrocolon terapia) è un lavaggio del colon eseguito con molta
acqua che, introdotta nel colon con una cannula a due circuiti, entra ed esce continuamente, per
un’ora, senza che la persona debba muoversi.
Vengono utilizzati circa 100 litri di acqua, alla temperatura del corpo, attraverso l’utilizzo
di un’apposita apparecchiatura. L’irrigazione del colon deve essere praticata in uno studio
medico, da un Medico esperto, e viene ripetuta almeno 3-4 volte, nel corso di alcuni mesi. Deve
essere preceduta da una dieta leggera e spesso può essere indicata l’assunzione di prodotti che
rendano le feci morbide e riducano il meteorismo.
Tale pratica è eccellente e indicata se si vuole praticare una pulizia intestinale profonda
una volta all’anno. Tuttavia è una pratica che smuove grandi quantità di tossine e dovrebbe
essere preceduta da una adeguata preparazione (pulizia intestinale con enteroclisma a casa, uso
di integratori che promuovono il transito intestinale o che ammorbidiscono le feci vecchie e la
depurazione epatica, renale e cutanea) e seguita da una reintegrazione di acqua, sali minerali e
fermenti lattici. Personalmente non la consiglierei a tutti e sarei particolarmente cauta con chi
soffre di stitichezza cronica, debolezza immunitaria, sovraffaticamento epatico e renale, malattie
infiammatorie intestinali e patologie autoimmuni. In questi casi, così come nei soggetti debilitati,
ritengo che sia necessaria un’attenta valutazione e preparazione, prima dell’irrigazione
intestinale, onde evitare la reazione di iniziale peggioramento dei sintomi che a volte
accompagna l’eliminazione di grandi quantità di tossine nelle cure disintossicanti e depurative
(tossine che vengono riversate in gran quantità nel sangue, ma che il fegato non riesce a
neutralizzare tutte).

Il lavaggio intestinale consiste nel far entrare nell’intestino crasso 2 litri di acqua
nell’adulto, usando un semplice strumento comunemente chiamato “enteroclisma da viaggio” o
“apparecchio del clistere”, acquistabile in farmacia e parafarmacia. Ci sono pochi modelli e sono
tutti composti da: una sacca di plastica della capacità di 2 litri; un tubo lungo circa 1 mt; un
rubinetto; e due beccucci (quello lungo può essere usato per le lavande vaginali, quello corto
per il lavaggio intestinale).
Una volta montato, di solito lo strumento non si smonta più, ma è utile ogni tanto
igienizzarlo e poi risciacquarlo abbondantemente.
Va trovato il luogo più adatto nel bagno, dove stendersi per terra su un telo e dove
appendere la sacca piena di acqua. Suggerisco l’uso di una ventosa (da portare anche in viaggio)
da applicare alle piastrelle, ad una altezza tale da sfruttare tutta la lunghezza del tubo nella
posizione scelta, che di solito è quella distesi sul dorso (sulla schiena).
Si comincia facendo scorrere l’acqua del lavandino finché è tiepida in maniera costante e
a questo punto, dopo aver chiuso il rubinetto che è in fondo al tubo della sacca, la si riempie e si
aggancia nel luogo scelto.
Prima di cominciare il lavaggio, si porta il rubinetto, che è in fondo al tubo, più alto della
sacca, si apre e poi si abbassa lentamente finché zampilla l’acqua (e non c’è più aria nel tubo),
allora si chiude il rubinetto e la sacca è pronta.
Adesso va trovata tra le posizioni del corpo quella più consona. Vanno bene tutte,
ognuno scelga quella che vuole: chi sta coricato sul lato sinistro, chi sul destro, sulla schiena,
carponi, seduto sul water, con le gambe distese o rannicchiate, sollevando il bacino oppure no.
La posizione deve facilitare l’entrata dell’acqua e deve essere comoda per trattenerla (e bisogna
essere nei pressi del water).
Per facilitare l’entrata della cannula si consiglia un po’ di crema (pochissima, altrimenti la
cannula esce con la pressione dell’acqua, perché diventa troppo scivolosa) oppure la si tiene
ferma con una mano.

25
Quando l’acqua entra può provocare dei movimenti peristaltici che fanno sentire il
bisogno di evacuare: bisogna imparare a contrarre i muscoli per vincere il desiderio di liberarsi e
poi a rilassarli per permettere all’acqua di entrare di nuovo. Leggeri movimenti del corpo
possono facilitare l’entrata dell’acqua.
Quando l’acqua è scesa tutta (2 litri in una sola volta), si chiude il rubinetto e ci si
trattiene per alcuni minuti nella stessa posizione. Efficace la lettura per distrarsi e rilassarsi.
Quando si cominciano a sentire delle contrazioni che invitano all’evacuazione, si estrae il
rubinetto e si scarica nel water.
Anche questa scarica si può perfezionare: cercando di trattenerla qualche minuto, con
movimenti, contrazioni, respirazioni e delicati massaggi all’addome.
Si possono aggiungere all’acqua del clistere estratti o infusi d’erbe, anche tonici o
ricostituenti o altro. La regola è: si può aggiungere tutto ciò che si può mettere in bocca. Perciò
non usare, ad esempio, il sapone (come verrebbe da pensare per lavare meglio)!
Può succedere, le prime volte, che i 2 litri non entrino tutti e che già dopo mezzo litro (la
capacità del retto) si sente un irresistibile bisogno di liberarsi. Meglio liberarsi e ricominciare.
Bisogna insistere perché c’è un problema di intasamento o di eccessiva contrazione.
Può succedere anche che l’acqua entri tutta (2 litri) in una volta, ma che esca “chiara”,
cioè senza trasportare con sé consistente materiale fecale.
In questi casi, può essere successo che le feci si siano talmente coagulate e indurite (negli anni)
che l’acqua non riesce ad ammorbidirle e a trasportarle fuori con sé. Per ammorbidire le feci
indurite funziona bene il cremor tartaro (cioè il tartaro, , che si forma nelle botti dal vino messo
a stagionare, purificato) poiché ne causa la “colliquazione” (che è il contrario della
coagulazione). «Il cremor tartaro è rinfrescante, anti-infiammatorio e decongestionante
dell’apparato digerente, diuretico e lassativo. Quest’ultimo effetto ne determina la quantità
d’uso giornaliera»8
Anche gli Antichi usavano e apprezzavano molto il tartaro di vino purificato. Riporto il
pensiero di un Autore del ‘6009: «Le virtù del tartaro purificato sono primieramente e
principalmente di sciogliere e di attenuare gli umori grossolani che causano le ostruzioni della
prima regione del ventre; è per questo che ce ne possiamo servire con utilità per aprire quelle del
fegato, della milza, del mesentere, del pancreas e dei reni. Tutti gli Autori dicono che è un
digestivo universale, ed è per questo che lo fanno sempre precedere alle purgazioni, affinché
prepari e attenui ciò che il purgativo deve evacuare. È anche un rimedio molto conveniente per
coloro che sono naturalmente costipati, perché apre e libera dolcemente il ventre senza nuocere
minimamente allo stomaco, né alle facoltà digestive. La dose è da uno scrupolo fino a una o due
dracme [1,1 - 1,75 - 3,5 g al giorno]».

Talvolta faccio aggiungere olio di oliva extravergine al clistere, ma bisogna essere già un po’
“rodati” con il lavaggio semplice. L’olio, infatti, va aggiunto per primo nella sacca, poi bisogna
aprire il rubinetto in modo che l’olio scenda a riempire tutto il tubo ed espella tutta l’aria, fino a
zampillare. Un po’ di olio deve rimanere nella sacca (il tubo deve essere pieno di olio, senza bolle
d’aria, e deve rimanere un po’ di olio nella sacca) e verrà a galla con la successiva aggiunta
dell’acqua tiepida e non entrerà, ma l’acqua spingerà dentro tutto l’olio che è nel tubo.

Considero l’olio di oliva extravergine un prezioso drenante emolliente e calmante, utile


anche per alcune situazioni d’emergenza.
Alcuni ne hanno avuto benefici bevendolo al mattino a digiuno e restando senza
mangiare per un paio d’ore. Altri la sera prima di coricarsi.

8
Medicamenta, op. citata
9
Nicolas Le Févre, Traité de la Chymie, Paris, chez Jean D’Houry, 1674.

26
Personalmente ho assunto un terzo di bicchiere di olio (bevuto con due dita che chiudono il naso
per non sentirne il sapore e va mantenuto chiuso per un po’ anche dopo averlo bevuto) durante
una colica di cistifellea: passata in 10 minuti! Un caro amico me lo ha testimoniato efficace in
una analoga colica, ma di reni!

Il lavaggio intestinale, rispetto all’irrigazione intestinale, presenta diversi vantaggi:


- non è necessaria alcuna preparazione o dieta prima;
- è facilmente tollerato da tutti, dai bambini piccoli ai vecchi;
- può essere liberamente praticato a casa propria anche frequentemente
(«una volta la settimana è il minimo tutti i giorni è il massimo!») e in qualunque
momento della giornata;
- non richiede l’intervento di un medico e il conseguente imbarazzo che può
provocare;
- è estremamente economico;
- può essere utilizzato anche per nutrire, tonificare, sfiammare, calmare, ecc.
tutto l’organismo

Fig.2 materiale necessario per Fig.3 enteroclisma o clistere10


lavaggi intestinali11

10
Armido Chiomento, Dalla Natura la salute alla portata di tutti, seconda edizione 2009, Soceser Editore,
Entratico (BG)
11
Dr. Soleil, Igiene intestinale la chiave della salute, Edizione Sarva, Imola (BO)

27
2. Integratori alimentari formulati
per il benessere del grosso intestino (crasso):
una tavola comparativa per facilitarne la scelta

In generale, per comprendere l’uso e le differenze fra i vari integratori bisogna


conoscerne gli ingredienti, cioè le loro proprietà e indicazioni, il modo di impiego (collegato
anche al metodo di estrazione e/o del solvente usato e quindi dei principi presenti), le sinergie, il
valore e la quantità degli ingredienti “aiutanti” (“supportanti”, “trasportatori”, “nutritivi”,
“addolcenti”, ecc.).
Dopo di che, bisogna confrontare fra loro i vari integratori in base: agli ingredienti
presenti, alla loro forma (se estratti, bisogna tener conto anche dei rapporti di estrazione); se si
tratta di un estratto con principi attivi ad alta concentrazione o un estratto integrale
(fitocomplesso).
Poi bisogna confrontare le tabelle nutrizionali di ogni integratore, perché queste
riportano anche la quantità d’uso e le percentuali RDA di eventuali nutritivi (quantità giornaliera
raccomandata), su indicazioni ed eventuali avvertenze del Ministero della Salute.

Poiché neanche i Medici ordinari sono in grado di fare facilmente queste valutazioni
(dato che questa materia non fa parte dei loro studi universitari), per semplificare e rendere
accessibile a Tutti l’uso degli integratori, ho pensato di compilare una “Tavola comparativa”12,
abbreviando tutto quanto sopra elencato in simboli. Questi permettono di “visualizzare”
velocemente le diversità fra i vari integratori e quindi l’uso che ne deriva per facilitarne la scelta
e individuare le proprietà e le indicazioni dei loro ingredienti.
Ho suddiviso in colonne verticali le varie funzioni fisiologiche e/o nutritive degli
ingredienti. In queste colonne ho indicato con una stella * l’integratore che ha, in virtù dei suoi
ingredienti, una minima partecipazione o attività alla funzione rispetto agli altri della tavola (ma
tante volte superiori in quantità a prodotti ordinari del commercio!), fino a cinque stelle *****
per chi ce l’ha massima. Quando non c’è nemmeno una stella vuol dire che non ha a che fare con
quella funzione.
Lo schema visivo ha principalmente due vantaggi.
Il primo è quello di abbreviare la scelta dei prodotti, constatando velocemente, se un
dato prodotto è specifico per una data attività (senza dover conoscere tutti i vari parametri) e
con quale forza, relativamente agli altri integratori, dal numero delle stelle.
Il secondo vantaggio è quello di visualizzare, sempre velocemente, come alcuni prodotti
abbiano in verità più azioni e più proprietà (agiscono cioè simultaneamente in diverse colonne,
ovvero funzioni fisiologiche e/o nutritive) come fossero composti da 2 o 3 prodotti (o più) in
uno!
Individuando visivamente i prodotti più adatti, si restringe e si facilita la scelta che andrà
poi tuttavia verificata e definita con le relative schede tecniche o con gli astucci dei vari prodotti,
dove vengono riportati: gli ingredienti, la tavola nutrizionale, la modalità d’uso, le avvertenze e
gli eventuali avvertimenti particolari dettati dal Ministero della Salute.
Così ho ordinato la tavola comparativa relativa ai prodotti “intestinali” e poiché la scelta
di un prodotto intestinale è d’obbligo, la prima colonna indica la forza nell’aumentare il transito
intestinale, visualizzabile in maniera decrescente fino ad arrivare all’effetto opposto astringente
(nella seconda colonna).
Fra le due “zone”, ce ne è un intermedia (senza stelle) che corrisponde a prodotti
importanti per l’intestino, ma che non agiscono sul transito intestinale, sono più che altro
nutritivi e riequilibratori.

12
Vedi: Tavola comparativa degli integratori intestinali, raccolti e classificati secondo le proprietà degli
ingredienti, a pag 31.

28
Nella terza colonna è visualizzabile la quantità di probiotici (fermenti lattici vivi). A
questo proposito si precisa che, per i prodotti che subiscono riscaldamento, come ad esempio i
famosi grani di Veravis plus (con fermenti lattici vivi), sono stati scelti fermenti lattici termofili
(cioè amici del calore) e precisamente il Bacillus coaugulans o Lactobacillus sporagens, che
sopravvive senza problemi al processo di essiccamento dei grani. In altri prodotti che non
subiscono alcun riscaldamento, sono state utilizzate tutte le altre specie appartenenti ai generi
Lactobacillus e Bifidobacterium e lieviti probiotici antibiotico-resistenti come Saccharomyces
boulardii. Sono tutti in grado di transitare indenni attraverso lo stomaco, poi alcuni colonizzano
il tenue e altri il grosso intestino.
La quarta colonna della tavola, evidenzia la quantità e la qualità dei prebiotici, cioè gli
alimenti dei probiotici, più che altro fibre. Il lattosio, zucchero del latte, sarebbe il prebiotico
preferito dai fermenti lattici, ma, dato che l’intolleranza al lattosio sembra molto diffusa, è stato
escluso da tutti i prodotti, tranne una minima quantità in Yogurt vivo (indicato sulla confezione).
La quinta colonna è dedicata alla digestione degli alimenti e valorizza sia le piante
ingredienti (amare) che stimolano le secrezioni digestive, quelle che eliminano i gas intestinali e
sia gli enzimi digestivi stessi. Gli enzimi sono stati scelti di origine vegetale e attivi sia in
ambiente acido che alcalino (perciò sia nello stomaco che nell’intestino tenue). In questo modo
il cibo viene assimilato con maggiore efficacia (e quando questo succede diventa quasi un
tonico!).
Le piante che eliminano i gas intestinali (“carminative”) sono spesso necessarie perché tutti
mastichiamo poco. Gli alimenti mangiati in fretta (masticati poco) o per carenza di enzimi
digestivi (e di bile e/o succo pancreatico come vedremo), passano tal quali nel grosso intestino e,
oltre a non cedere i nutrimenti che contengono, possono creare fermentazioni e putrefazioni
maggiori con inevitabili produzioni anche di gas. Questi, se non trovano la via d’uscita, possono
causare gonfiore, dolori e vari fastidi.
La sesta colonna visualizza quei prodotti che contengono erbe emollienti, lenitive
(calmanti) e rinfrescanti per le mucose intestinali. Spesso queste erbe all’aspetto (portamento,
forme, colori…) e al tatto, fanno intuire la funzione! Ad esempio l’Altea presenta foglie verdi-
grigiastre con aspetto vellutato, ma toccandole la sensazione di morbidezza che ne deriva,
supera di gran lunga quella del velluto!
La settima colonna, evidenzia quei prodotti “intestinali” che posseggono ingredienti con una
funzione nutritiva, ricostituente e di sostegno metabolico. Si tratta per lo più di minerali,
vitamine, aminoacidi e altri preziosi nutritivi. Ad esempio i butirrati, presenti nell’integratore
Butirvis, sono derivati dell’acido butirrico; quest’ultimo viene normalmente prodotto dalla flora
intestinale “buona” e risulta essere la fonte energetica preferita dalle cellule del nostro colon!
L’ottava colonna è relativa alla depurazione del fegato (a cui è dedicato la seconda parte
delle Fondamenta della Salute: FEGATO e CISTIFELLEA) qui appena accennata.

Proseguendo con la lettura della tavola comparativa, vediamo che gli integratori, per
virtù delle loro erbe ingredienti, sono stati suddivisi a scalare in ordine di forza sul transito
intestinale e in tre gruppi, visualizzati con colori diversi, per facilitarne la scelta:
gli integratori del primo gruppo aumentano il transito intestinale
gli integratori del secondo gruppo non agiscono sul transito
intestinale
gli integratori del terzo gruppo diminuiscono il transito intestinale.

Il primo gruppo è stato suddiviso in quattro sottogruppi a seconda delle erbe ingredienti:
erbe antrachinoniche che AUMENTANO CON FORZA il transito

29
intestinale: Senna e Aloe.
erbe antrachinoniche che AUMENTANO il transito intestinale:
Cascara
sagrada, Rabarbaro e Frangula.
erbe non-antrachinoniche che AUMENTANO DEBOLMENTE il
transito intestinale: Cassia, Prugne, Fichi, Vilucchio, Frassino, Manna,
Tarassaco, Tamarindo.
ed erbe non-antrachinoniche con mucillaggini che AUMENTANO
MOLTO DEBOLMENTE il transito intestinale: Agar-Agar, Altea e
Malva.

Il secondo gruppo contiene: nutritivi come prebiotici, probiotici, butirrati, minerali,


vitamine, Fieno greco, erbe che neutralizzano le enterotossine e ricostruttrici della flora
intestinale, come Camomilla ed erbe anti-gas (carminative), anti-spasmodiche gastro-intestinali,
aperitive e digestive, come Finocchio.

Il terzo gruppo è stato suddiviso nel testo, ma non evidenziato con colori:
adsorbenti delle tossine e gas intestinali che DIMINUISCONO
MOLTO
DEBOLMENTE il transito intestinale: Carbone vegetale.
Erbe astringenti che DIMINUISCONO IL TRANSITO INTESTINALE:
Salcerella, Amamelide, Alchemilla e in misura minore, Ratania, Noce di galla,
Rhus aromatica, Bistorta, Mirra e Colombo.
erbe astringenti che DIMINUISCONO CON FORZA il transito
intestinale (astringenti): Catecù e Quercia.

30
31
La suddivisione del primo gruppo in tre sottogruppi si è resa necessaria per facilitare la
ricerca dell’integratore appropriato caso per caso. Così sono stati separati gli integratori che
contengono erbe antrachinoniche (che contengono, cioè, come principi attivi gli antrachinoni)
dagli altri che non le contengono, ma che tuttavia hanno erbe che aumentano il transito
intestinale.
Gli integratori che contengono erbe antrachinoniche, a loro volta, sono stati divisi fra
quelli che contengono Senna e Aloe, dagli altri che al posto di queste erbe, presentano Cascara,
Rabarbaro e Frangola (o Frangula), cioè le altre erbe antrachinoniche.
Questa suddivisione si è resa necessaria perché Aloe e Senna sono spesso sottovalutate
o addirittura eliminate nell’uso, da parte di alcuni Consumatori, Erboristi, Farmacisti e
Prescrittori, prese di mira come irritanti, ma ingiustamente, come si dimostrerà.
In primo luogo, va chiarito che per poter scegliere bene gli integratori bisogna farsi
un’idea precisa, cioè visualizzare lo stato intestinale. È necessario fare tante domande, anche
insistendo (vedi Capitolo V: Altre osservazioni per scegliere meglio l’integratore alimentare).
Secondariamente, va detto che questa paura verso le piante che contengono principi
antrachinonici (in particolare Senna, Aloe), responsabili di effetti lassativi, deriva da ciò che
alcuni autori hanno riportato, erroneamente, nei loro libri, poi ricopiati meccanicamente da altri
autori anche su internet. Questi autori dimostrano semplicemente di non avere mai usato
queste erbe e di non conoscerle e sembra che vogliano che nemmeno le persone le usino! Ma
per fortuna ci sono anche Autori che, come vedremo di seguito, ne riportano le numerose virtù
(così come le avvertenze) ed è stato già detto che l’azione delle erbe antrachinoniche
normalmente viene bilanciata con erbe “aiutanti” carminative e aromatiche (Finocchio, Anice,
coriandolo, Cannella, ecc.) che espellono i gas intestinali e diminuiscono o eliminano così gli
effetti colici da questi causati.
Alcuni Autori parlano così male delle erbe antrachinoniche da arrivare, ad affermare
essere abortive! Se così fosse, vien da dire, sarebbero usate come “pillola del giorno dopo”! Non
si è mai saputo nella pratica (né da nonne o bisnonne) che sia mai accaduto un fatto del genere!
Se una donna incinta con stipsi sta già usando queste erbe e si trova bene, può
continuare ad usarle per tutto il periodo: il sangue sarà più “pulito” e il bambino ci guadagnerà
solo. Le interromperà durante l’allattamento per non purgare anche il lattante, come si dirà.
Allora la madre userà erbe non-antrachinoniche e/o mucillaginose e soprattutto il clistere, che si
può praticare anche durante la gestazione: non ha controindicazioni.
«Una vecchia credenza naturopatica recitava che la malattia comincia
nel colon. Questa affermazione è molto saggia: l’eliminazione non
corretta dei prodotti di scarto può infatti avere delle ripercussioni
anche gravi sulla salute del nostro organismo»13.

Taluni, nelle loro pratiche per il recupero della salute, a torto, escludono addirittura del
tutto l’uso dei purganti, perché credono che si tratti di erbe “irritanti”, ma tutto è irritante,
anche l’acqua se non la si usa nella quantità opportuna!

13
Joseph E. Pizzorno jr, Michael T. Murray, Trattato di Medicina Naturale, Red Edizioni

32
3. Erbe che aumentano il transito intestinale

ERBE antrachinoniche CHE


AUMENTANO CON FORZA IL TRANSITO INTESTINALE:
Senna e Aloe

La Senna (Cassia angustifolia) è «un ottimo purgativo, controindicato solamente nelle


infiammazioni intestinali e quando vi sia tendenza a emorragie rettali e uterine»14.
Così si esprime un vero Autore, non riportando solo controindicazioni “terroristiche”. In
questo modo si privano i Prescrittori e i Consumatori di soddisfazione, cioè di salute!
«Lassativo e purgante meccanico assai pregiato e di uso comune, [la Senna] non lascia
dietro di sé stitichezza, né disturba in modo notevole le normali funzioni del tubo digerente…
Oltreché in tutti i casi nei quali occorre l’uso di un purgante per svuotare l’intestino, la Senna
riesce utile in taluni casi congestizi addominali, nella stasi portale, nelle nefropatie acute o
croniche, nelle congestioni encefalo polmonari attive o passive. Entra perciò nella composizione
di varie energiche miscele o pozioni derivate, per bocca o per clistere [nelle occlusioni
intestinali], in unione o meno con purganti salini, Manna, ecc. Agisce accelerando i moti
peristaltici specialmente dell’intestino crasso. È stato dimostrato che i principi attivi vengono
assorbiti dall’intestino tenue e successivamente eliminati attraverso l’intestino crasso, di cui
viene stimolata la peristalsi. Per diminuire i fatti colici è consigliata l’aggiunta di aromatici, quali
Anice, Finocchio, Cardamomo, Coriandolo, Cannella, ecc. Come gli altri purganti vegetali si
adoperi con prudenza negli stati infiammatori e spatici dell’intestino… controindicata alla nutrici
perché i principi attivi si eliminano anche col latte, a cui danno proprietà purgative»15.
«La Senna è il purgante ad antrachinoni più ampiamente usato»16.
«Erba dolciastra [la Senna], rinfrescante, lassativa ad azione anti-batterica, con aroma di
tè. Per uso interno in caso di stipsi; è il principale ingredienti di preparati lassativi. Di solito è
prescritta con carminativi come Zenzero, Coriandolo… per ridurre le coliche… Non deve essere
somministrata a pazienti colitici o con stipsi spastica»17.
«Nella medicina ayurvedica [la Senna] è usata per i problemi della pelle, l’itterizia, le
bronchiti e l’anemia, come pure per la stipsi. Viene usata nella medicina tradizionale cinese per
la persona “fegato-fuoco”, stipsi ed arteriosclerosi… E’ particolarmente appropriata quando
sono richieste feci morbide, come nel caso di ragadi anali… normalmente presa con erbe
aromatiche e carminative che rilassano i muscoli intestinali»18.
«Gli antrachinoni legano il calcio e riducono lo sviluppo di cristalli urinari… erbe come
Aloe, Senna, Cascara sagrada, Frangula e Rabarbaro, se utilizzate a basse dosi, inferiori a quelle
lassative, per via orale, possono essere utilizzate per prevenire la formazione e, in caso di attacco
acuto, per ridurre le dimensioni dei calcoli»19.
«La Senna, come tutti i lassativi forti, è meglio tollerata se assunta insieme a piante
carminative»20.
«Nella medicina indiana la Senna è usata per la costipazione, malattie del fegato,
itterizia, ingrossamento della milza, anemia e febbre tifoidea»21.

14
Alberto Fibi, Erbe e piante Medicinali; Gorlini Editore. Milano
15
AA.VV., Medicamenta, op. cit.
16
Francesco Perugini Billi, Fitoterapia, Edizioni Junior.
17
Deni Bown, Il libro completo delle erbe, De Agostini
18
Andrew Chevallier, Enciclopedia delle piante medicinali, Idea libri
19
Joseph E. Pizzorno jr, Michael T. Murray, op. cit.
20
Michael Tierra, Grande manuale di Erboristeria, Ed. Mediterranee
21
Physicans’ Desk Reference, PDR for Herbal Medicines, fourth edition. Ed. Thomson

33
Numerosi sono gli elogi di altri Autori che l’hanno usata e consigliata, ma che non
riporto per ragioni di spazio.
D’altra parte, quanto riportato è sufficiente a dimostrare che le irritazioni e le altre
controindicazioni sono conseguenze di una quantità eccessiva o di una infiammazione
preesistente di cui non si è tenuto conto.

Vediamo ora cosa riportano gli stessi Autori di un’altra erba antrachinonica, anzi quella
per eccellenza: l’Aloe.

«In piccole dosi continuate di 0,02-0,03 g l’Aloe (Aloe vera) è uno stimolante dello
stomaco e perciò aperitivo e digestivo… L’uso ne è assai indicato agli ammalati di fegato, perché
aumenta la secrezione di bile. Come amaro entra nella composizione di non pochi liquori e
tinture per stimolare l’appetito. È controindicato nelle emorroidi, nelle metriti, periodi mestruali
e dissenteria»22.
«All’interno [l’Aloe] in piccole dosi [non lassative] agisce come amaro-tonico, aperitivo,
ed è indicato nell’atonia gastrica, nella dispepsia atonica per catarro gastrico… In dose di 0,1-0,2
g, giova come purgativo di azione lenta, che non disturba le funzioni digerenti e che difficilmente
determina abitudine; perciò è raccomandato per combattere la stitichezza abituale…
Nell’intestino i principi attivi vengono messi in libertà per opera dei succhi alcalini e della bile e
provocano quindi l’azione purgativa aumentando l’intensità dei movimenti peristaltici,
specialmente del grosso intestino. In seguito alla somministrazione di Aloe ne viene assorbito il
principio attivo, l’aloina, che si elimina con l’urina e con il latte. Questo diventa amaro e risulta
purgativo per i lattanti. Favorendo la congestione dei visceri pelvici, l’Aloe agisce come
emmenagogo [favorisce le mestruazioni]. Utile anche come derivativo nelle congestioni
cerebrali. Controindicato nel periodo mestruale… All’esterno viene usato [si sta parlando della
linfa dell’Aloe seccata, cioè la parte purgativa, e non del gel delle foglie chiamato succo di Aloe,
più conosciuto, ma a torto, perché per l’uso esterno la linfa è più efficace!] nelle ulcere torbide,
eczemi, ustioni, prurito vulvare, in polvere o in pomata: oltre ad una notevole azione
cicatrizzante, ne ha anche una deodorante e analgesica»23.
«Erba [l’Aloe] fortemente amara, lassativa, antinfiammatoria; combatte le infezioni
fungine e facilita la guarigione. Distrugge i parassiti intestinali e stimola l’utero. Per uso interno
in caso di stipsi cronica (soprattutto in seguito a somministrazione di ferro), inappetenza,
disturbi digestivi e nelle irrigazioni del colon. Non deve essere somministrato ai pazienti con
emorroidi o con sindrome del colon irritabile. È un forte lassativo e deve essere dosato con
attenzione. La pianta presenta anche proprietà antitumorali attualmente in studio. Per uso
esterno [si sta parlando sempre dell’Aloe, amaro purgativo, non del più noto gel ovvero del
succo d’Aloe!] contro scottature, ustioni, eritemi solari, ferite, eczema e per impedire il
rosicchiamento delle unghie. Nei lassativi per evitare le coliche è associato a Finocchio o a
Tamarindo»24.
«L’aloe-emodina (un principio attivo dell’Aloe) esercita, anche a piccole dosi, inibizione
dell’Helicobacter pylori e contro lo Staphylococcus aureus ed è direttamente viricida (uccide
virus) per: Herpes simplex, virus di tipo 1 e 2, Varicella-zoster virus, Pseudorabies virus e Influenza
virus. L’emodina risulta avere anche effetti anti-neoplastici. La droga è usata per evacuazioni di
sollievo in presenza di fessure anali e dopo operazioni retto-anali… L’uso più comune nella
medicina cinese e per trattamenti di malattie micotiche. L’uso nella medicina indiana include
tumori allo stomaco, costipazione, coliche, malattie della pelle, amenorrea, infestazioni di vermi
e infezioni»25.

22
Alberto Fibi, op. cit
23
AA.VV., Medicamenta, VIª edizione, Cooperativa Farmaceutica, Milano
24
Deni Bown, op. cit.
25
Physicans’ Desk Reference, op. cit.

34
«E’ utile [l’Aloe] in caso di stipsi ostinata, presenza di sangue nelle feci, disordini epatici,
congiuntivite, mal di testa, ronzio alle orecchie dovuto a congestione del fegato e della colecisti,
irritabilità dovuta a congestione interna»26.
«Il succo di Aloe [linfa], che si ispessisce seccando e può essere facilmente ridotto in
polvere, a seconda della posologia svolge attività amaro-tonica, eupeptica, colagoga e infine
lassativa. Come stomachico-amaro entra nella composizione di svariate formulazioni quali elisir
o tinture composte e nella liquoristica (componente dei liquori denominati Fernet). L’Aloe fa
parte delle droghe lassative antrachinoniche insieme a Cascara, Frangula, Rabarbaro e Senna…
Gli effetti collaterali sono rappresentati da colorazione delle urine, congestione emorroidaria,
passaggio nel latte materno (effetto lassativo), pseudomelanosi reversibile del colon che non
provoca alterazioni della mucosa né danno cellulare»27.

26
Michael Tierra, Grande manuale di Erboristeria, Ed. Mediterranee
27
Enrica Campanini, Dizionario di fitoterapia e piante Medicianali, Tecniche Nuove

35
ERBE antrachinoniche CHE
AUMENTANO IL TRANSITO INTESTINALE:
Cascara, Rabarbaro e Frangula

Si continua la carrellata in apologia delle erbe antrachinoniche, considerando ora


Cascara sagrada, Rabarbaro e Frangula. Sono molto più delicate di Senna e Aloe e possono
essere altrettanto forti aumentando la dose! In pratica non hanno controindicazioni, tranne che
durante l’allattamento (a meno che il lattante non sia stitico).

«La Cascara (Rhamnus purshiana) entra nella composizione di numerosi preparati contro
la stitichezza e le emorroidi. Stomachica a piccole dosi, lassativa a dosi medie, purgativa e
colagoga a dosi più alte. Regola le funzioni del fegato e delle ghiandole intestinali ed eccita la
peristalsi intestinale»28.
« È il lassativo tonico per antonomasia [la Cascara] e usato quotidianamente non
provoca dipendenza. Nella cura della stipsi cronica, della colite, delle emorroidi, del torpore
epatico e dell’itterizia. »29.
«Digestiva a piccole dosi, lassativa a dosi maggiori, la Cascara è un efficace lassativo ad
antrachinoni… introdotta per la prima volta in Europa nel 1877. È un lassativo di media potenza,
sicuramente meno forte del Rabarbaro e della Senna e dell’Aloe. È considerato uno dei migliori
purganti perché a dosi normali non provoca diarrea, coliche e disturbi gastrici. Agisce
principalmente influenzando l’attività del colon. Ne risulta un’accelerazione del transito
intestinale… Infine regola le funzioni del fegato e delle ghiandole intestinali»30.
«E’ considerato il più blando dei purganti antrachinonici e difficilmente causa spasmi
colici. Non iperemizza gli organi del bacino. I preparati di Cascara sono impiegati soli o associati a
droghe ad attività similare, come lassativi nella terapia della stipsi cronica. Viene somministrata
per lo più in una unica somministrazione serale, anche se i risultati migliori si ottengono con la
somministrazione a piccole dosi dopo i pasti (azione colagoga)»31.
«Erba amara [la Cascara], astringente, rinfrescante e lassativa, a effetto tonico sul fegato
e l’apparato digerente. Per uso interno in caso di stipsi cronica, colite, disturbi digestivi,
emorroidi, problemi epatici e ittero»32.

Leggiamo ora per il Rabarbaro, ingrediente che dà il nome al noto aperitivo (Rabarbaro
Zucca).

«Proprietà [del Rabarbaro]: tonico amaro (ricostituente), astringente, eupeptico,


colagogo, antiputrido, rinfrescante, purgativo, vermifugo. Indicazioni: anemia, debolezza
generale, atonia gastrica, epatismo, stipsi, parassitosi intestinale, diarree croniche,
dissenteria»33.
«A piccole dosi il Rabarbaro (Rheum palmatum), tonico e stomachico. Purgativo ad alte
dosi. Colagogo… Per la sua proprietà di fare evacuare la bile, è assai impiegato nelle malattie del
fegato»34.
«Per la presenza di tannini il Rabarbaro possiede una duplice azione; a piccole dosi è un
tonico, stomachico, astringente e dunque antidiarroico… mentre alla posologia adeguata diventa
un lassativo»35.
28
Alberto Fibi, op. cit.
29
Michael Tierra, op. cit.
30
Francesco Perugini Billi, Fitoterapia, Edizioni Junior.
31
Enrica Campanini, op. cit.
32
Deni Bown, op. cit.
33
Jean Valnet, Cura delle malattie con ortaggi, frutta e cereali, Aldo Martello – Giunti Editore
34
Alberto Fibi, op. cit.

36
«… questa specie di Rheum officinale [Rabarbaro] è anche una delle erbe cinesi di più
largo impiego e viene citata nel Canone delle erbe di Shen Nong, che risale al II-I secolo a.C…
Erba amara, astringente, rinfrescante, ad azione digestiva e lassativa; stimola l’utero e facilita la
guarigione… in caso di stipsi cronica, diarrea, disturbi del fegato e della cistifellea, emorroidi,
problemi mestruali, sintomi connessi alle infiammazioni ed eruzioni cutanee causate
dall’accumulo di tossine… non deve essere somministrato durante l’allattamento e a pazienti
con occlusione intestinale»36.
«Il Rabarbaro cinese è stato a lungo apprezzato come il purgante più utile nella medicina
erboristica, sicuro anche per bambini. È usato in Cina da più di 2.000 anni ed è un trattamento
estremamente efficace per parecchi problemi digestivi. Paradossalmente agisce da lassativo
quando viene preso a dosi elevate, mentre ha effetto costipante [astringente, antidiarroico] a
piccoli dosi… Si è visto che i decotti di radice sono efficaci contro lo Staphylococcus aureus, un
batterio infettivo che causa ulcere alla bocca e follicoliti (un’infezione simile all’acne che colpisce
i bulbi piliferi della barba)»37.
«Il Rabarbaro è usato come stimolante dell’appetito e per problemi digestivi, catarro
gastro-intestinale e dolori della dentizione (bambini). In Cina il Rabarbaro è usato per delirio,
tenesmo, edema, amenorrea e dolori addominali»38.
«In piccole dosi il Rabarbaro: aperitivo, amaro-tonico, stomachico, digestivo, colagogo; in forti
dosi: purgativo»39.
«Il Rabarbaro cura stipsi, dissenteria, emorroidi, congestione portale, presenza di vermi,
eruzioni cutanee dovute ad evacuazione difettosa, sangue nelle feci ed ulcere duodenali»40

Proseguendo fra le ingiustamente trascurate (e calunniate) erbe antrachinoniche,


incontriamo la Frangula o Frangola che, come riportano i nostri Autori, ha molta più luce che
ombra!
«Proprietà [della Frangula]: lassativo non irritante, colagogo, vermifugo, cicatrizzante.
Indicazioni: stipsi spasmodica (non aumentando il peristaltismo intestinale può essere presa
dalle donne incinte), insufficienza biliare e conseguente stipsi, emorroidi, obesità, cellulite,
disturbi circolatori, parassiti intestinali»41.
«Nelle stitichezze croniche [la Frangula], specie di origine nervosa»42.
«Purgativo mite e di effetto sicuro, analogo alla Cascara sagrada. Viene usata contro la
stipsi abituale, le emorroidi e le congestioni epatiche dei dispeptici, dei malarici, degli alcoolisti
ed anche come derivativo nei cirrotici cardiaci, nefritici, ecc. La corteccia di Frangula può essere
somministrata per lungo tempo, perché ha una azione costante e non irrita il tubo digerente»43.
«Le efficaci proprietà lassative della corteccia della Frangula (Rhamnus frangula) sono
note fin dal XIII secolo. Oltre che per l’azione purgante, il decotto di Frangula è stato usato come
collutorio per gli arrossamenti della gola e sotto forma di impacchi nelle infiammazioni e nei
gonfiori cutanei… L’assunzione serale è preferibile, l’effetto della Frangula è dolce e sicuro,
quindi non è irritante per l’intestino, anche dopo un lungo uso. È particolarmente adatta alla
stitichezza di origine nervosa e a quella dei bambini»44.

35
Enrica Campanini, op. cit.
36
Deni Bown, op. cit.
37
Andrew Chevallier, Enciclopedia delle piante medicinali; Idea Libri.
38
Physicans’ Desk Reference, op. cit.
39
Luigi Pomini, Erboristeria Italiana, Edizioni Vitalità.
40
Michael Tierra, op. cit.
41
Jean Valnet, Fitoterapia. Cura delle Malattie con le piante, Aldo Martello – Giunti Editore
42
Alberto Fibi, op. cit.
43
AA.VV. Medicamenta, op. cit.
44
Luigi Perugini Billi, op. cit.

37
«L’azione della Frangula è molto simile a quella della Cascara sagrada alla quale spesso
viene associata o sostituita. Presenta azione inferiore rispetto a Senna e Aloe. Esercita un effetto
lassativo piuttosto blando senza iperemizzare gli organi del bacino, utero compreso. L’efficacia di
una dose si prolunga per alcuni giorni senza dar luogo a fenomeni di accumulo. Si tratta pertanto
di un lassativo la cui azione si svolge senza fenomeni concomitanti e che, quindi, è atto a
combattere le più svariate forme di stitichezza dato che non provoca un esagerato peristaltismo.
Risulta adatto in quei soggetti la cui inerzia intestinale dipende dall’uso precedente di purganti
troppo forti, nella stipsi cronica degli anziani, e tutte le volte che necessita una defecazione facile
con feci molli, come in caso di ragadi anali, emorroidi e dopo interventi chirurgici ano-rettali»45.
«La corteccia di Frangula è usata per una facile evacuazione dell’intestino crasso, nel
caso di fessure anali, emorroidi o dopo chirurgia ano-rettale. Può essere anche usata prima di
una esplorazione chirurgica del tratto intestinale»46.

ERBE non-antrachinoniche CHE


AUMENTANO DEBOLMENTE IL TRANSITO INTESTINALE
Vilucchio, Frassino, Cassia, Prugne, Fichi,
Manna, Tarassaco e Tamarindo

Si passa ora alle erbe non-antrachinoniche, me che aumentano il transito intestinale, ma


con meno forza di Cascara, Rabarbaro e Frangula: Vilucchio, Frassino, Cassia, Prugne, Fichi,
Manna, Tarassaco e Tamarindo.

Il Vilucchio (Convolvulus arvensis) cresce ovunque, infestante (campi, orti, giardini) nelle
macchie, siepi, ecc. dal mare ai monti, arrampicandosi e attorcigliandosi alle piante e ai
sostegni. È un erba «colagoga e purgativa… infuso 5-10-15 g per una tazza d’acqua»47, molto
efficace per aumentare il transito intestinale, «impiegata anche come antipiretica e
antiemorragica»48, ma ignorata da tanti Autori.
«La radice e le foglie [del Vilucchio] hanno proprietà purgative e colagoghe.. . si
prescrive l’infuso di foglie, in dose da 6 a 12 g »49

Miglior sorte è toccata al Frassino comune (Fraxinus excelsior) per quanto riguarda le
sue proprietà febbrifughe, antireumatiche e diuretiche, ma non per quelle purgative, mentre
invece «15 g di foglie in 250 g di acqua, in infuso, costituisce un ottimo purgante, che ha azione
analoga a quella delle foglie di Senna»50.
«Proprietà [delle foglie di Fraxinus excelsior o Frassino comune]: diuretico, antigottoso,
depurativo, antireumatico, purgativo. Indicazioni: reumatismo gottoso, litiasi urinarie, oligurie,
idropisia, arteriosclerosi… Una manciata di foglie di frassino, per mezzo litro di acqua ogni
mattina, fu vivamente raccomandata da un uomo che raggiunse i 107 anni»51.
«Azione delle foglie di Frassino comune: diuretica (uricosurica), leggermente lassativa,
antireumatica, diaforetica, depurativa»52.

45
Enrica Campanini, op. cit.
46
Physicans’ Desk Reference, op. cit.
47
Luigi Pomini, op. cit.
48
Deni Bown, op. cit.
49
Alberto Fibi, La malattie curate con le erbe e le piante medicinali, Gorlini Editore, Milano
50
Alberto Fibi, op. cit.
51
Jean Valnet, Fitoterapia, Cura delle malattie con le piante, op. cit.
52
Francesco Perugini Billi, op. cit.

38
«Attività principali: diuretica ed antinfiammatoria. Impiego terapeutico: manifestazioni
articolari dolorose, ritenzione idrica, cellulite. Le foglie di Frassino possono manifestare una
blanda azione lassativa senza effetti collaterali, quali coliche. È “l’albero del mondo” della
mitologia norvegese, poiché le sue radici si estendono dal dominio degli Dei e i suoi rami verso i
più remoti angoli dell’universo. Nel mito il primo uomo venne intagliato da un pezzo di Frassino.
Fino alla fine dell’800, nelle Highlands della Scozia si usava dare un cucchiaio di infuso di Frassino
ai neonati»53.
«Le preparazioni delle foglie di Frassino sono usate per artriti, gotta, problemi alla
vescica, così bene come lassative e diuretiche. Usate per febbre, reumatismi, gotta, edema,
calcoli, costipazione, sintomi di stomaco e infestazioni di vermi»54.

«Proprietà [della Cassia]: lassativo blando ed efficace. 4 o 8 g come lassativo; 30 g come


purgante»55.
«Proprietà terapeutiche della Cassia (Cassia fistula): lassativo mite, gradevole, indicato
soprattutto nei bambini e nelle persone deboli, nonché nel corso di affezioni infiammatorie per
la sua azione blanda. In generale si somministra la polpa (20-40 g, bambini 5 g per anno di età)
sciolta in un bicchiere di acqua al mattino a digiuno. Spesso si associa al Tamarindo, alla Manna,
al miele e ad altri purganti»56.
«Preparazioni dei frutti della Cassia, Cassia fistula: hanno dimostrato effetti anti-
microbici e anti-virali. Nella medicina indiana è usata per flatulenza, costipazione, febbre,
anoressia, gotta, itterizia e malattie della pelle»57.

«Proprietà delle Prugne (Prunus domestica): molto nutritive, toniche nervine, lassative
(ammorbidisce e fluidifica le viscere). Indicazioni: sportivi, bambini, regimi ipoazotati (per
reumatizzati, gottosi, arteriosclerotici, nefritici), sovraffaticamento, stipsi, emorroidi,
temperamenti biliosi… Utilizzazione: 25-30 g»58.
«Il frutto [Prugne], sia allo stato fresco che in conserva, ha notevole valore alimentare e
ne è consigliabile l’ingestione nelle varie affezioni dell’apparato digestivo, nello scorbuto e nelle
dermatosi croniche. Nella pratica famigliare il frutto secco riesce un blando lassativo e se ne
preparano decozioni da prendersi la mattina a digiuno»59.
«Proprietà terapeutiche [delle Prugne]: sotto forma di polpa è un lassativo blando e con
sapore acidulo, gradevole, soprattutto indicato, come analoghi vegetali (Cassia fistula,
Tamarindo, ecc.), quando si vuol mantenere l’alvo libero in processi infiammatori; è il meno
irritante di tutti, quindi più indicato per evitare dolori o irritazione, specialmente nelle affezioni
del tubo digerente, e in generale nei vecchi e bambini»60.

«Fico (Ficus carica). Proprietà: lassativo, diuretico, pettorale, molto nutritivo e digeribile,
tonificante (raccomandato agli sportivi). Indicazioni: raccomandato a bambini, adolescenti,
convalescenti, vecchi, sportivi, donne incinte, astenia fisica e nervosa, irritazioni gastro-
intestinali (gastriti, coliti), stipsi, stati febbrili acuti, infiammazioni polmonari e urinarie»61.

53
Enrica Campanini, op. cit.
54
Physicans’ Desk Reference, op. cit.
55
Lean Valnet, Fitoterapia. Cura delle malattie con le piante, op. cit.
56
AA.VV: Medicamenta, op. cit
57
Physicans’ Desk Reference, op. cit.
58
Jean Valnet, Cura delle malattie con ortaggi, frutta e cereali, op. cit.
59
Alberto Fibi, op. cit.
60
AA.VV: Medicamenta, op. cit
61
Jean Valnet, Cura delle malattie con ortaggi, frutta e cereali, op. cit.

39
L’altro genere di Frassino, il Frassino orniello (Fraxinus ornus), è comune nei boschi di
tutta Italia, ma è coltivato in Sicilia e Calabria. È chiamato anche Frassino da Manna, perché il
succo che si ottiene dalle incisioni praticate nel tronco durante la stagione calda, condensandosi
in pezzi e in frammenti, si trova in commercio sotto il nome di Manna.

«Si adopera la Manna come purgante, sia da sola sia associata alle foglie di Senna. Per i
bambini si prescrive sola, di preferenza nella latte caldo. La dose è di 5-30 g, secondo l’età. Per
gli adulti la dose è di 15-60 g»62.
«Proprietà e indicazioni [della Manna]: purgante leggero e gradevole, utilizzato
soprattutto in pediatria:
da 5 a 10 g fino a 15 mesi
da 10 a 15 g fino a 3 anni
da 15 a 20 g da 3 a 5 anni
da 20 a 30 g oltre i 5 anni
da 50 a 60 g per gli adulti»63.
«Purgante blando la Manna: con sapore gradevole e privo di azioni secondarie
pericolose. Si prescrive soprattutto nelle terapie dei bambini; spesso si associa ad altri purganti
più attivi, come coadiuvante e corrigente»64.
«Blandamente lassativa la Manna: emolliente e bechica. Impiegata nella stipsi dell’età
pediatrica e degli anziani. Disciolta in acqua calda o latte, rappresenta un blando lassativo per
infanzia e la terza età»65.

Continuando l’esposizione delle erbe non-antrachinoniche, ma che aumentano, sia pur


debolmente, il transito intestinale, si arriva a quelle che agiscono sulla stipsi quando è causata
da insufficienza epatica (biliare). La più usata è il Tarassaco.

«Amaro-tonico e diuretico… tanto le radici quanto le foglie di Tarassaco (Taraxacum


officinale) sono dotate di proprietà coleretiche e colagoghe (aumentano la produzione e la
secrezione della bile)… normalizzano il colesterolo nel sangue. Trova impiego, solo o associato
con altre droghe ad azione simile, nella terapia dell’insufficienza epatica; a dosi elevate ha una
leggera azione lassativa [la bile ha un’azione lassativa]»66.
«Proprietà [del Tarassaco]: depurative, rinfrescanti, diuretiche, lassative, colagoghe.
Tanto le radice quanto le foglie vengono usate come “cure primaverili”, avendo azione tonica,
lassativa, depurativa del sangue e stimolante del fegato… In caso di congestione del fegato e
angiocolite, giacché favorisce il deflusso della bile»67.
Il Tarassaco è «pianta amica del fegato che assicura “il lavaggio del filtro renale e
l’asciugarsi della spugna epatica”. Tonico amaro, eupeptico, drenaggio epato-biliare,
decongestionante, depurativo del sangue, diuretico azoturico, anti-putrescibile, anti-scorbutico,
circolatorio. Indicazioni: angiocolite cronica [infiamma-zione della cistifellea], congestione del
fegato, insufficienza epatica, ittero, litiasi [calcolosi] renale e biliare, ipercolesterolemia,
aterosclerosi, dermatosi degli epatici, dermatosi squamose, eczema, acne, foruncoli, reumatismi,
gotta, azotemia, oliguria, insufficienze renali, stipsi, fermentazioni intestinali (enterocoliti),
disturbi circolatori (cianosi, varici) emorroidi, anemia, astenia, scorbuto, piorrea, obesità,
cellulite, pletora»68

62
Alberto Fibi, op. cit.
63
Jean Valnet, Fitoterapia, Cura delle malattie con le piante, op. cit.
64
AA.VV. Medicamenta, op. cit.
65
Enrica Campanina, op. cit.
66
AA.VV. Medicamenta, op. cit.
67
Alberto Fibi, op. cit.
68
Jean Valnet, Cura della malattie con le piante, op., cit.

40
«Azione del Tarassaco: coleretica, colagoga, epato protettiva, diuretica, stimolante
l’appetito, leggermente lassativa, disintossicante, antireumatica»69.
«Attività principali: coleretico, diuretico, blandamente lassativo. Impiego terapeutico:
litiasi biliare (calcoli), colecistopatia e insufficienza epatica, reumatismi, gotta, eczema cronico
(come depurativo), obesità, ipoacidità gastrica, inappetenza, turbe digestive in genere. L’azione
lassativa è blanda. Il Tarassaco presenta una potente attività diuretica superiore rispetto alla
maggior parte delle altre droghe epatiche. Tutte queste proprietà ne giustificano l’utilizzo come
pianta depurativa e di drenaggio. Il drenaggio è una tecnica terapeutica che permette
l’eliminazione delle tossine da parte dell’organismo, attraverso quelli che possono essere
considerati gli emuntori naturali: fegato, reni, intestino e pelle. In fitoterapia e in gemmoterapia
si parla spesso di drenaggio in quanto esso è visto come momento molto importante dell’atto
terapeutico. “Poiché l’uomo viene considerato nella sua totalità, le malattie di cui è vittima si
sviluppano su un terreno reso fragile dal rallentamento degli organi di eliminazione – gli
emuntori – e dall’accumulo di un pool di sostanze tossiche, di metaboliti mal degradati, di
sostanze di rifiuto. Condotto con piante medicinali o gemmoderivati, a seconda dell’indirizzo
terapeutico prescelto, il fine ultimo è quello di assicurare l’eliminazione di tutte le tossine,
comprese quelle prodotte dal metabolismo delle sostanze introdotte con l’alimentazione»70.
Un buon drenaggio consiste, dunque, in un aumento del transito intestinale, della
secrezione biliare (fegato e cistifellea), grazie a una attività colagoga e coleretica, diuretica (reni)
e della secrezione delle ghiandole sudoripare (pelle). Il Consumatore avvertirà allora una
sensazione di benessere e diminuzione della stanchezza.

Si termina con un cenno all’ultima erba (fra quelle qui considerate) che aumenta
debolmente il transito intestinale: il Tamarindo.
«Proprietà [del Tamarindo]: lassativo, coleretico. Indicazioni: stipsi abituale, soprattutto
degli epato-biliari»71.
«La polpa del Tamarindo (un legume) contiene cremor tartaro, fra gli altri ingredienti,
che spiega la sua azione sul transito intestinale…72 Costituisce un eccellente e blando lassativo e
un rinfrescante, indicato contro la stitichezza abituale. Si somministra: la polpa allo stato
normale 20-50 g per adulti e 10-30 g per i bambini, in 300-400 g di acqua, con zucchero a
piacere»73.
«Azioni: rinfrescante, lassativo. Il Tamarindo (Tamarindus indica) è molto conosciuto
come leggero lassativo. Nella medicina ayurvedica viene somministrato per migliorare l’appetito,
rafforzare lo stomaco e combattere la stipsi… Tuttavia, prescritto con cumino e zucchero, viene
dato anche per la dissenteria. Si consuma inoltre sotto forma di bevanda, dalle proprietà
rinfrescanti e dissetanti… Protegge il fegato da sostanze chimiche tossiche»74.
«Proprietà terapeutiche: rinfrescante e temperante in piccole dosi, lassativo in dose
maggiore. È indicato specialmente per i bambini e per le persone deboli. Polpa di Tamarindo
depurata 10-15 g, come rinfrescante, 40-60 g come purgativo. Bambini 1-2 g per anno
(purgativo). Da evitare, come tutte le conserve di frutta, nei casi in cui esistano abnormi
fermentazioni intestinali»75.

69
Luigi Pomini, Erboristeria italiana, Edizioni Vitalità
70
Enrica Campanini, op. cit.
71
Jean Valnet, Cura della malattie con le piante, op., cit.
72
«Proprietà terapeutiche del cremor tartaro: si usa all’interno come rinfrescante, temperante e diuretico,
nei processi febbrili, negli stati infiammatori e congestizi dell’apparato digerente. Giova anche come
lassativo» (AA.VV. Medicamenta, op. cit.).
73
Alberto Fibi, op. cit.
74
Francesco Perugini Billi, op. cit.
75
AA.VV. Medicamenta, op. cit.

41
«Attività principale: blando lassativo. Impiego terapeutico: stipsi acuta e cronica… La
polpa di Tamarindo è indicata particolarmente per i bambini e le persone deboli»76.
«Il Tamarindo è un frutto salubre e purificante che migliora la digestione, allevia la
flatulenza, calma il mal di gola e ha una leggera azione lassativa. Nella medicina ayurvedica,
viene somministrato per aumentare l’appetito e per rinforzare lo stomaco. È usato anche contro
la stipsi… Nell’India meridionale è usato contro raffreddori e altri disturbi che producono catarro
in eccesso. Nella medicina cinese è considerato appropriato per trattare il caldo estivo. Il frutto
viene anche dato in caso di perdita di appetito, contro la nausea e il vomito gravidico e contro la
stipsi»77.

ERBE non-antrachinoniche, mucillaginose, emollienti, lenitive CHE


AUMENTANO MOLTO DEBOLMENTE
IL TRANSITO INTESTINALE
Agar-Agar, Altea e Malva

Dopo le erbe antrachinoniche (suddivise fra Aloe e Senna, e Cascara, Rabarbaro e


Frangula) e dopo le erbe non-antrachinoniche, ma che stimolano in maniera più debole il
transito intestinale (Vilucchio, Frassino, Cassia, Prugne, Manna, Tarassaco e Tamarindo), restano
da evidenziare le proprietà e le indicazioni delle principali erbe cosiddette “mucillagginose”
Agar-agar, Altea e Malva, che in maniera delicata e molto debole aumentano il transito
intestinale.

La parte medicinale della pianta è l’estratto gelatinoso dell’alga marina (Gelidium


amansi) conosciuta come Agar o Agar-agar. Cresce a 30 metri sotto il livello del mare e si preleva
nei mesi invernali lungo la riva e gli scogli. Agar-agar, incolore e insapore, è il gel purificato
derivato dall’alga mucillaginosa, con un estrazione acquosa in autoclave (cotta sotto-pressione
per 6 ore) che viene poi raffreddata e macinata in polvere (l’acqua è separata durante il processo
di lavorazione). Ogni anno vengono sottoposte a questo speciale trattamento circa 6.500
tonnellate di Agar. Agar-agar è capace di assorbire circa 200 volte il suo volume di acqua per
formare un gel che ha un effetto lassativo. Non agisce perciò come un purgante, ma gelificando
nell’intestino aumenta il volume del bolo fecale, che attiva la peristalsi per una facile
evacuazione delle feci, senza produrre alcun stato irritativo, pur agendo come un lassativo
medio. Questa gelatina delicata, formata per idratazione, impedisce alle feci di essere sia troppo
dure che troppo morbide. Così, può avere un’azione lassativa meccanica per feci a palline, ma
può essere utile anche per feci malformate e perfino diarrea! Perciò si può associare con erbe
lassative così come con erbe astringenti, per ottenere comunque una lenta ma completa e non
irritante pulizia intestinale. Inglobando nella gelatina le feci vecchie accumulate, tiene puliti
anche eventuali diverticoli. Le indicazioni dell’Agar riguardano: feci dure o secche, stitichezza
cronica, diverticoli, colite, colite spastica, intestini delicati (anziani e bambini), appendicite
cronica, obesità (preso prima dei pasti, da solo o con infuso calmante, dà un senso di sazietà e
limita leggermente l’assimilazione dei nutritivi).

«Proprietà [dell’Altea]: lassative, calmanti, diuretiche, emollienti, espettoranti.


Indicazioni: nei torbidi intestinali, quali diarree, enteriti, dissenterie; nelle malattie della gola e
delle vie respiratorie. Esternamente nelle infiammazioni cutanee, negli ascessi dentari, nelle
affezioni catarrali»78.

76
Enrica Campanini, op. cit.
77
Andrew Chevallier, op. cit.
78
Alberto Fibi, op. cit.

42
Il principale costituente dell’Altea (Althaea officinalis) è la mucillagine, circa il 35% (oltre
a betaina, pectina, asparagina, acido butirrico…), che le conferisce proprietà: «bechica,
emolliente (viene utilizzata ovunque vi sia infiammazione). Uso orale: irritazioni delle mucosa
della bocca e della faringe: stomatiti, glossiti, faringiti; infiammazione, irritazione gastro-
intestinale, enteriti; affezioni polmonari, tossi, bronchiti; affezioni alle vie urinarie (cistiti)»79.
«Lenitiva, emolliente, antinfiammatoria, cicatrizzante, diuretica, l’Altea è utile in tutti i
casi in cui sia necessaria un’azione emolliente e lenitiva a livello delle mucose. È indicata
nell’iperacidità gastrica, nelle gastriti e nell’ulcera gastrica (azione gastro-protettrice). È benefica
in molti problemi intestinali, tra cui il morbo di Crohn, la colite ulcerosa, la diverticolite e il colon
irritabile. Ha un potere leggermente lassativo e disintossicante. L’Altea è il prototipo delle piante
bechiche-mucillaginose e la sua azione è utilissima anche nel caso di affezioni del tratto
respiratorio: tossi secche, fase “asciutta” della bronchite acuta, asma bronchiale e pleurite»80.
«Emolliente l’Altea, molto usata per il forte tenore di mucillagine. Contro catarri cronici
delle vie respiratorie, specialmente nei bambini»81.
«L’Altea per via orale, rientra nel trattamento sintomatico della tosse e come
coadiuvante nelle forme dolorose del colon irritabile. La grande quantità di mucillagine presente
nella pianta esercita a livello della mucosa gastrica proprietà gastroprotettrici e a livello
intestinale proprietà adsorbenti le tossine [come Camomilla, Crespino, Enula, Tarassaco,
Salsapariglia, Rosmarino, Rabarbaro, e Carbone], antinfiammatorie, lenitive e antispasmodiche.
La decozione della radice viene impiegata in clisteri in caso di infiammazione della mucosa
intestinale (enterocoliti acute, colon irritabile, colite ulcerosa, proctite, ecc.). Alcuni Autori
preconizzano l’impiego di preparati di Altea nel trattamento della cistite, cistalgia e dell’enuresi.
È stata segnalata, inoltre, anche un’attività immunostimolante»82.
L’Altea viene usata in impacchi caldi per maturare ascessi, granulomi, cisti, tosse secca e
sinusite.

Anche per la comune, ma preziosa, Malva (Malva sylvestris) la mucillagine è il


componente principale e di conseguenza gli Autori ne riportano le proprietà: «lassative,
emollienti, pettorali. Da somministrare per calmare la tosse, per facilitare le orine e in tutti i casi
di infiammazione dello stomaco, degli intestini e delle reni, nonché nelle stitichezze ostinate dei
bambini e dei vecchi. Si usa altresì per via rettale come clistere. Esternamente come cataplasmi
nei casi di infiammazioni acute delle pelle, degli occhi, delle gengive e della bocca»83.
«Proprietà della Malva: emolliente, lassativa, rinfrescante, calmante, pettorale,
diuretica. Indicazioni: ovunque vi sia infiammazione, stipsi cronica (atonica o spasmodica)
enterocolite (consigliata per bambini e vecchi), stomatiti, glossiti, faringiti, bronchiti acute,
raffreddori, asma, influenza. Uso esterno: afte, vaginite, lavaggi di piaghe, dermatosi,
foruncolosi, ascessi, tumori, punture di insetti»84.
«La Malva è un antico rimedio utilizzato fin dai tempi dei Romani, che ne apprezzavano
soprattutto le proprietà lassative… Particolarmente efficace nelle malattie esantematiche
(scarlattina, morbillo, rosolia) e nella ematemesi»85.
«La Malva è sinonimo di sostanza emolliente in virtù del contenuto in mucillagini che
esercitano un’azione lenitiva sulle mucose infiammate. Da sempre utilizzata come blando
lassativo, è un valido regolatore intestinale per anziani e bambini, importante per l’attività di
protezione che esercita a livello della mucosa intestinale infiammata. Le proprietà lassative non

79
Jean Valnet, Fitoterapia, Cura delle malattie con le piante, op. cit.
80
Francesco Perugini Billi, op. cit.
81
AA.VV. Medicamenta, op. cit.
82
Enrica Campanini, Dizionario di fitoterapia e piante Medicinali, op. cit.
83
Alberto Fibi, op. cit.
84
Jean Valnet, Fitoterapia, Cura delle malattie con le piante, op. cit.
85
Francesco Perugini Billi, op. cit.

43
sono da ascriversi solamente alla presenza di mucillagini, ma anche a principi ad attività lassativa
solubili in alcool: gli estratti alcoolici, infatti, privi di mucillagini, manifestano tale attività…. Come
del resto l’Altea, la Malva può essere classificata fra le piante induttrici di paraimmunità»86.

Dall’Aloe alla Malva si conclude qui il breve excursus delle piante che favoriscono il
transito intestinale, dall’erba più energica a quella più debole e delicata. Sono tutte preziose,
bisogna imparare a usarle e a dosarle.

4. Erbe che neutralizzano le enterotossine,


calmanti e nutritive intestinali e anti-gas
Camomilla, Fieno Greco, Finocchio ed Equiseto

Come si legge (e decine di Autori confermano proprietà e indicazioni ancora più vaste)
non bisogna trascurare o sottovalutare erbe come la Malva e la Camomilla solo perché comuni e
da tutti conosciute e calpestate. Si teme forse di passare per sempliciotti se non si consuma o
consiglia un’erba esotica, costosa e ai più sconosciuta?
Proprio la comune Camomilla possiede numerosissime proprietà e indicazioni, per uso
interno ed esterno, che molti ignorano o sottovalutano, per i motivi appena accennati. Riportano
qui le sue numerose qualità perché agisce con forza anche sull’intestino, senza tuttavia
aumentarne il transito.

«[la Camomilla] Come spasmolitico e carminativo è indicata nelle coliche digestive


(coliti, meteorismo, ecc.) e in caso di alterazione della flora intestinale, ad esempio dopo una
terapia antibiotica, in quanto contribuisce a ricostruirla. Il suo uso è considerato preventivo e
curativo in caso di ulcera e nelle infiammazioni acute e croniche della mucosa gastrointestinale…
si oppone all’ulcerazione gastrica indotta da diversi agenti quali stress, alcool, ecc… L’estratto di
Camomilla è in grado di determinare una significativa depressione del sistema nervoso centrale
senza compromettere la coordinazione motoria, a differenza di quanto accade per altri farmaci
depressori … per sindromi dolorose del capo. Attività: aromatica, amaricante, antiflogistica e
antispasmodica, ulcero-protettiva, lenitiva, antimicrobica. Impiego terapeutico: difficoltà
digestive, cefalea, insonnia, dismenorrea, turbe della menopausa; uso esterno: infiammazioni
della pelle, eczema, dermatosi, congiuntiviti… Come lavanda nelle infiammazioni vaginali»87.
«Proprietà della Camomilla (Matricaria chamomilla): antispasmodica, sedativa blanda,
diaforetica, emmenagoga, tonica, stimolante digestiva, carminativa, anticolitica, antinfluenzale,
antifebbre»88.
«Proprietà della Camomilla: antispasmodica, antalgica, stimolante, sudorifera,
febbrifuga, colagoga, battericida, vermifuga (vermi tondi o Nematelminti: ascaridi , ossiuri…),
emmenagoga, moderata sedativa nervina (bambini), la sua ingestione triplica il numero dei
leucociti, antiflogistico, cicatrizzante. Indicazioni: emicranie, nevralgie (soprattutto facciali),
dentizione dolorosa dei bambini, vertigini, disturbi della menopausa, insonnia, inappetenze,
digestioni difficili, flatulenze, ulcere allo stomaco e intestinali, disturbi digestivi dei bambini
(diarrea, crampi gastrici e intestinali), malattie infantili, enterite, anemia, ingorghi al fegato e alla
milza, depressione nervosa e crisi nervose, irritabilità, convulsioni, dismenorree e amenorree
legate a disturbi nervosi, dolori lombari e cefalee dell’influenza, parassiti intestinali (ascaridi,
ossiuri), febbri intermittenti e delle persone nervose. Uso esterno: congiuntiviti, dermatosi

86
Enrica Campanini, op. cit.
87
Enrica Campanini, op. cit.
88
Luigi Pomini, op. cit.

44
infiammatorie, scottature, foruncolosi, dermatosi squamose, eczema, piaghe banali e infette,
pruriti vulvari, orticaria, dolori reumatici e gottosi…»89.
«Indicazioni e uso della Camomilla: tosse, bronchiti, febbri, raffreddori, infiammazioni
della pelle, infiammazione della bocca e faringe, tendenza alle infezioni, ferite e scottature…
Antiossidante, anti-neoplastica, ansiolitica, sedativa (riduce la noradrenalina, favorendo la
serotonina)… Anti-microbica (Staphylococcus aureus, Candida…»90.

Per ragioni di spazio limito qui le osservazioni relative all’uso della formidabile
Camomilla!

Le altre erbe mucillaginose, Fieno greco, Parietaria, Lichene, Tassobarbasso, sono tutte
anti-infiammatorie, ma qualcuna agisce più sui reni, altre più sulle vie respiratorie, e avendo una
quantità di mucillaggini inferiore all’Agar-agar, all’Altea e alla Malva, pur rinfrescando e
sfiammando le mucose, non riescono ad aumentare il transito intestinale in maniera
significativa. Contenendo anche altri principi attivi benefici vengono usate per altri scopi, ne
parlerò, infatti, trattando dei reni, del sistema immunitario e dei polmoni.

Il Fieno greco (Trigonella foenum graecum), ad esempio, pur contenendo 20-30% di


mucillagine, è stato sistemato fra le erbe nutritive, avendo un’azione «tonica, ricostituente,
ipoglicemizzante, galattagoga, antinfiammatoria e antianemica [20-28% di proteine, 6-10% di oli
tra cui lecitina, ovvero fosfolipidi, acido linoleico, ovvero omega-6, ecc.)]. Il Fieno greco è
considerato un ottimo tonificante e ricostituente. Questa pianta ha un valore nutritivo
decisamente elevato, soprattutto in termini di principi nutritivi essenziali. I semi rappresentano
un alimento dotato di spiccate proprietà anaboliche, stimolanti neuro-muscolari, nutrizionali.
Contengono proteine di elevato valore biologico, fosforo in forma organica, lecitina (fosfolipidi),
sali minerali (soprattutto calcio e ferro), vitamine e trigonellina, (un composto azotato che a
contatto con l’acido dello stomaco o riscaldata produce la niacina o vitamina B3)… incrementa la
sintesi proteica dei tessuti periferici ed in modo particolare dei muscoli… stimola il midollo osseo
ad aumentare la produzione di globuli rossi… inibisce l’assorbimento del colesterolo a livello
intestinale, riduce la concentrazione del colesterolo a livello epatico e aumenta la secrezione
biliare del colesterolo e l’escrezione fecale di steroli neutri… azione antibatterica… un ottimo
espettorante nel caso di catarri densi e vischiosi… lenitivo nelle ulcere peptiche…»91.

«Finocchio (Foeniculum vulgare) semi. Proprietà: aperitivo, digestivo, diuretico


declorurante e azoturico, tonico generale, emmenagogo, espettorante, antispasmodico
lassativo, galattagogo, vermifugo… un tempo utilizzato come fattore dimagrante. Indicazioni:
meteorismo, inappetenza, atonia delle vie digestive, digestioni lente, aerofagia, oligurie e litiasi
urinarie, gotta, mestrui insufficienti, affezioni polmonari, influenza (profilassi), dolori gastrici,
vomiti nervosi, insufficienza lattea delle nutrici, parassiti intestinali»92.
«I semi di Finocchio vengono da sempre impiegati, non solo nell’adulto, ma anche in
pediatria, nei disturbi dispeptici, nel meteorismo e negli spasmi del tratto gastro-intestinale…
svolge attività secretolitica a livello delle vie respiratorie, utile come espettorante nelle flogosi
[infiammazioni] dell’apparato respiratorio»93.
«Finocchio semi. Azione: carminativa, antisettica intestinale, antispastica gastro-intestinale,
digestiva leggera… Le proprietà galattagoghe del Finocchio sono state scientificamente

89
Jean Valnet, Cura delle malattie con le essenze delle piante, Aldo Martello – Giunti Editore
90
Physicians’ Desk Reference, op. cit.
91
Francesco Perugini Billi, op. cit.
92
Jean Valnet, Cura delle Malattie con le essenze delle piante, op. cit.
93
Enrica Campanini, Dizionario di fitoterapia e piante medicinali, op. cit.

45
dimostrate: stimola la secrezione del latte e l’aumento delle dimensioni della mammella… senza
coinvolgere altri organi sessuali»94.
Va ricordata, infine, l’azione protettrice [del Finocchio] sulle muscose e tessuti delle vie
digestive durante i trattamenti di chemioterapia.

L’equiseto fa bene a tutto il nostro organismo per l’alto contenuto del prezioso silicio e
l’ho descritto fra le piante nutritive dell’intestino ma l’ho classificato fra gli astringenti molto
leggeri.
«Equiseto o coda cavallina (Equisetum arvense). Attività principali: diuretico-
emopoietico-emostatico; rimineralizzante; rassodante ed elasticizzante per uso esterno [e
interno]… la pianta con le sue radici assorbe dal terreno sali alcalini dell’acido silicico… il silicio
contribuisce ad assicurare la solidità scheletrica, la plasticità della cartilagine, risulta
fondamentale per la sintesi del collagene e dei glucosaminoglicani della cartilagine articolare e
l’elastina di vasi e tessuti…»95.
«Equiseto comune o coda di cavallo. Tra le piante considerate per secoli come panacea…
Una delle piante più preziose di cui ci si dovrebbe ricordare più spesso per gli astenici, i
demineralizzati, gli atero-sclerotici, i pletorici, i malaticci comuni, i malati colpiti da affezioni
degenerative. Si tratta di una pianta erbacea vivace senza foglie né fiori… la pianta essiccata dà
quasi il 14% di ceneri, di cui circa il 6,40 di silicio, quantità considerevole che fa della coda di
cavallo la pianta più ricca di questo elemento maggiore, uno dei dodici principali del nostro
organismo [non è un oligo-elemento ma un macro-elemento]: il sangue umano ne contiene 10
mg per litro, ossia un decimo del calcio, ma il nostro organismo ne contiene circa 7 g, il doppio
del ferro! Nelle ceneri dell’unghia il 20% è di silicio. Nei soggetti morti di cachessia tubercolotica,
le ossa hanno perduto il 13% del magnesio, il 25% del calcio e il 45% del silicio. Nel campo del
cancro, si è notato da molto tempo che questa affezione è molto più rara nelle regioni ricche di
magnesio e silicio. Negli aterosclerotici, si è riscontrato una diminuzione di silicio nei tessuti… il
polmone normale contiene lo 0,18% di silicio, il polmone tubercolotico 0,009%. È dimostrata
l’importanza del silicio nel consolidamento delle fratture. Il silicio favorisce, inoltre
l’assimilazione del fosforo, ben noto fattore rimineralizzante…
Proprietà [dell’Equiseto]: diuretico, emostatico, astringente, emopoietico (provoca la
formazione di globuli rossi), favorisce le regole, antidegenerativo, cicatrizzante. Indicazioni, uso
orale: oligurie, idropisie, cisti, alcune affezioni renali, albuminuria, gotta, emorragie (emottisi,
ematuresi, epistassi, metrorragie…), alcune diarree, demineralizzazione (tubercolosi, rachitismo,
tetano, astenia, fratture, lesioni ossee varie), insufficienza delle regole, aterosclerosi,
ipertensione, artrosi, diabete, nervosismo, stati cancerosi. Uso esterno: afte, piaghe, ulcere alle
gambe, cancri ulcerati»96.

94
Francesco Perugini Billi, Fitoterapia, op. cit.
95
Enrica Campanini, Dizionario di fitoterapia e piante medicinali, Tecniche Nuove.
96
Jean Valnet, Fitoterapia. Cura delle malattie con le piante, Aldo Martello. Giunti Editore.

46
5. Erbe che diminuiscono il transito intestinale (astringenti)
Si conclude con le erbe astringenti, quelle cioè che rallentano il transito intestinale: Catecù,
Quercia, Salcerella, Amamelide, Alchemilla, Noce di galla (Quercus infectoria), Agrimonia, Rhus
aromatica, Bistorta. Si comincia considerando le più forti.

ERBE ASTRINGENTI CHE


DIMINUISCONO CON FORZA IL TRANSITO INTESTINALE:
Catecù e Quercia

«Catecù (Acacia catechu) è un estratto acquoso per decozione del legno tagliuzzato
dell’Acacia catechù, evaporazione ed essicamento della massa molle. Contiene sia sostanze
astringenti (come l’acido catecutannico 25-48%) che mucillaggine vegetale (20-29%). Proprietà
terapeutiche: astringente e antisettico. È preferibile al tannino nel trattamento delle dispepsie
accompagnate da diarree, nel catarro intestinale cronico e nelle diarree atoniche. Venne usato
anche come espettorante balsamico nei catarri bronchiali cronici profusi»97.
«Astringente potente, antisettico [tannini 2-12%]… Catecù è un ottimo rimedio nella
diarrea e nella dissenteria, nelle emorroidi sanguinanti, nelle emorragie uterine, nella leucorrea,
nelle secrezioni purulenti, nelle otiti, nell’otorrea. È stato usato anche nella gonorrea… proprietà
antisettiche… azione antinfiammatoria. Come quasi tutte le erbe ayurvediche, il Catecù è
somministrato miscelato con altri rimedi (minerali o vegetali) a seconda della malattia che si
vuole curare»98.
«Il Catecù è considerato un astringente antisettico ad azione alquanto energica. Trova
indicazione tutte le volte che stomaco o intestino hanno bisogno di essere stimolati o tonificati.
Viene pertanto prescritto nel trattamento delle dispepsie accompagnate da diarrea, nell’enteriti
e come espettorante balsamico nelle forme catarrali a carico dell’apparato respiratori»99.
«Catecù E’ un forte astringente e un agente coagulante. Aiuta a ridurre l’eccessiva
secrezione di muco dal naso, intestino crasso e vagina. Viene inoltre usato per trattare eczemi,
emorragie, diarrea e dissenteria. Può essere usato sotto forma di infuso, tintura, polvere o
pomata. Un piccolo pezzo di Catecù sciolto in bocca costituisce un eccellente rimedio per
gengive sanguinanti e ulcere buccali e per pulire i denti»100.
«Proprietà del Catecù: sapore amaro-dolciastro ad azione antisettica, astringente,
antiemorragico e antidiarroico. Per uso interno contro la dissenteria, la diarrea cronica e il
catarro cronico. Per uso esterno in caso di epistassi, emorroidi, eruzioni cutanee, piaghe da
decubito, afte boccali e infezioni dentarie. Per lenire i disturbi intestinali viene associato a
Menta, Agrimonia, Quercia, Mirra, Amame-lide…»101.

«Proprietà della Quercia (Quercus robur): tonica-astringente [tannini 8-10%],


antidiarroica, emostatica, febbrifuga, antisettica. Indicazioni: emorragie (emottisi, intestinali,
metrorragie), tubercolosi, metriti, perdite bianche, diarree, dissenteria, gastralgie, atonia
gastrica, debolezza generale, linfatismo, incontinenza di urina nei bambini, febbri malariche,

97
AA.VV. Medicamenta, op. cit.
98
Francesco Perugini Billi, op. cit.
99
Enrica Campanini, op. cit.
100
Andrew Chevallier, op. cit.
101
Deni Bown, op. cit.

47
aumento della milza. Uso esterno: angine, piaghe atone, geloni, dermatosi, traspirazione dei
piedi, fistole anali, ragadi, emorroidi e varici»102.
«Astringente, antinfiammatoria… La corteccia di Quercia è un valido astringente per le
diarree acute, nelle emorragie interne (gastrointestinali, respiratorie e genitali) nei catarri e nelle
infiammazioni delle vie urinarie e respiratori ed esterne, nelle affezioni cutanee, emorroidi,
geloni. Un tempo usato contro avvelenamenti vegetali (funghi, Belladonna, Colchico, Aconito,
ecc.) e da piombo, rame e Antimonio e nelle febbri malariche. Oltre all’ottima azione astringente
la Quercia ha dimostrato di possedere proprietà anti-virali»103.
«Astringente, cicatrizzante, antiemorragica, antinfiammatoria, antisettica, antivirale,
febbrifuga, vaso costrittrice, cicatrizzante, modica analgesica locale. Impiego terapeutico [della
Quercia]: diarree aspecifiche, flogosi, mucose accessibili… anche nell’iperidrosi palmare, geloni,
antiforfora e regolatrice della secrezione sebacea a livello del cuoio capelluto…»104.

ERBE ASTRINGENTI CHE


DIMINUISCONO IL TRANSITO INTESTINALE:
Salcerella o Salicaria, Amamelide e Alchemilla

«Salcerella o Salicaria (Lythrum salicaria). Attività principali: astringente [tannini] e anti-


infiammatoria [mucillaggini e flavonoidi]; vulneraria. Impiego terapeutico: infiammazioni acute e
croniche della mucosa gastro-intestinale; emorroidi e ulcera varicosa (uso topico). Antidiarroico.
Nelle diarree dei bambini e dei lattanti. Antivirale e antispasmodico a livello intestinale. Nella
insufficienza venosa e vascolopatia [antocianosidi], nella leucorrea e, applicata sulle ferite, per
arrestare le emorragie e nel trattamento dell’ulcera varicosa»105.
«Salcerella. Proprietà: astringente, antidiarroica, emostatica, antisettica antibiotica.
Indicazioni: enteriti emorragiche o tubercolosi, enterite dei lattanti, dissenteria bacillare,
metrorragie. Uso esterno: metriti, leucorree, vaginite, prurito vulvare, ulcere alle gambe,
dermatosi, eczemi, intertrigine e impetigine»106.

«L’Amamelide (Hamamelis virginiana) viene impiegata come coadiuvante nel


trattamento delle diarree acute aspecifiche nei bambini in età scolare e negli adulti. Viene
utilizzata sia internamente che per via topica, nelle manifestazioni dell’insufficienza venosa e
sintomatologia emorroidaria per la sua azione tonica-astringente, vaso regolatrice e vitamina P-
simile. Trova impiego nelle turbe dell’apparato utero-ovarico: dismenorrea e menopausa.
Localmente nelle lievi lesioni cutanee, infiammazioni della cute e mucose, flogosi oro-faringee,
gengiviti, congiuntivite, patologia venosa… Manifesta un’azione trofica [nutritiva] a livello
cutaneo in quanto stimola la formazione dell’epitelio attivando la microcircolazione…»107.
«Astringente [tannini 3-8%], antinfiammatoria [flavoni], emostatica, vasocostrittrice…
Sembra che l’Amamelide sia in grado di riparare anche gli endoteli dei vasi sottocutanei
danneggiati… Utile nel caso di affezioni venose, di diarrea, di infiammazioni intestinali e nelle
emorragie interne di varia natura, previene aborti, cura raffreddamenti, febbri, faringiti,
gastralgie e dolori mestruali… Uso esterno in caso di ecchimosi, ferite, punture di insetti, mialgie,

102
Jean Valnet, Fitoterapia. Cura delle malattie con le piante, op. cit.
103
Francesco Perugini Billi, op. cit.
104
Enrica Campanini, op. cit.
105
Enrica Campanini, op. cit.
106
Jean Valnet, Fitoterapia. Cura delle malattie con le piante, op. cit.
«Intertrigine: dermatosi rappresentata da arrossamento ed essudazione delle regioni delle pieghe cutanee».
«Impetigine: infezione contagiosa della pelle caratterizzata da pustole giallastre che si dissecano in croste»
(Zingarelli, Dizionario della lingua italiana, Zanichelli Editore)
107
Enrica Campanini, op. cit.

48
lombaggini, ustioni, foruncoli, ferite, emorroidi, tumori, cancro dell’utero… previene la
formazione delle rughe»108.

«Proprietà dell’Alchemilla (Alchemilla vulgaris) : astringente, stomachica, tonica,


diuretica, emostatica, decongestionante degli organi (fegato), azione elettiva sull’organismo
femminile (preventivo di fibromi), azione sedativa locale e generale; detersiva, cicatrizzante (uso
esterno). Indicazioni: regole abbondanti, dismenorree, facilita il parto, anemia, diabete, enterite,
diarree, spasmi dello stomaco, meteorismo, congestione epatica, cefalee, affaticamento
nervoso, alcune insonnie, reumatismi, arteriosclerosi, obesità, debolezza muscolare dei bambini.
Uso esterno: prurito vulvare, piaghe (suppuranti, varicose, cancrenose), ulcere alle gambe,
artrite dentaria (gargarismi)»109.
«E’ impiegata nelle forme leggere di diarrea, nelle perdite vaginali, nelle infiammazioni
della bocca e della gola… antibatterica. L’Alchemilla ha fama di essere molto utile per la donna.
Se ne consiglia l’uso quotidiano durante e dopo la gravidanza, nella minaccia di aborto, per
facilitare il parto e prevenire le complicazioni emorragiche del dopo parto. In questo caso
associare alla Borsa pastore, a all’Achillea… per favorire il concepimento si deve assumere per
circa 20 giorni prima di un rapporto. Infine, è anche indicata nei bambini che, nonostante la
buona alimentazione, rimangono gracili e hanno una muscolatura debole»110.
«Alchemilla Astringente [tannini 6-8%], antinfiammatoria [flavonoidi], antisettica,
spasmolitica, cicatrizzante, diuretica e depurativa. Forme diarroiche lievi, colite, dismenorrea,
menorragia… Utile nelle forme di colon irritabile. Nel trattamento generale del dolore,
dismenorrea, artralgie. Frena le emorragie. Esternamente deterge le ferite, contro il prurito
vulvare, leucorrea. Rientra nella classificazione delle erbe progesterone-simile (con Verbena,
Salsapariglia…)»111.

Si è conclusa questa limitata panoramica di alcune erbe astringenti, dal Catecù


all’Alchemilla, con tante altre indicazioni utili e curiose.

108
Francesco Perugini Billi, op. cit.
109
Jean Valnet, Fitoterapia. Cura delle malattie con le piante, op. cit.
110
Francesco Perugini Billi, op. cit.
111
Enrica Campanini, op. cit.

49
ADSORBENTI LE TOSSINE e i GAS INTESTINALI CHE DIMINUISCONO
MOLTO DEBOLMENTE IL TRANSITO INTESTINALE
Argilla e Carbone vegetale

Uno sguardo ora agli adsorbenti (adsorbenti e non assorbenti, perché “assorbono i gas”)
intestinali più rapidi ed efficaci: l’Argilla e il Carbone vegetale, inclusi nella tavola comparativa,
per la loro azione sul transito intestinale, fra gli astringenti intestinali leggerissimi.

L’Argilla bianca (Bolus alba) «viene usata per le sue proprietà adsorbenti, come anti-
tossico intestinale nelle forme diarroiche, malattie infettive del tubo gastro-intestinale,
intossicazioni alimentari, ecc…»112.

«Il Carbone vegetale (Carbo ligni) è usato come assorbente nelle dispepsie flatulenti, nel
meteorismo, nelle diarree fetide. La dose è da 1 a 2 cucchiaiate dopo ogni pasto»113.
«Proprietà del Carbone vegetale: assorbe i gas intestinali, le tossine microbiche, i vari
veleni. Indicazioni: gonfiore del ventre, diarree putride, coliti, intossicazioni (alimentari e altre).
Modo di impiego: polvere, da 1 a 20 g al giorno e più, ai pasti. Spesso associato alla Magnesia
calcinata per combattere il suo effetto leggermente costipante»114.
«Proprietà terapeutiche del Carbone vegetale: disinfettante, adsorbente e antiputrido.
Si impiega nella flatulenza, dispepsie con fermentazioni abnormi, gastriche o intestinali, diarree
putride, alito fetido. All’esterno nelle ferite e nelle ulcere putride e suppuranti: adoperato perciò
un tempo contro la gangrena nosocomiale, associato spesso alla China… E consigliabile nella
maggior parte dei casi somministrarlo da solo o con magnesia calcinata, mezz’ora almeno dopo i
pasti. A cucchiai, da 1 a 3 g a ciascun pasto, oppure una sola cucchiaiata al mattino»115.

6. Cataplasmi al ventre di terra o argilla


I cataplasmi al ventre di terra o argilla vengono praticati freschi per sottrarre calore.
È un dato certo che ogni fermentazione e putrefazione sviluppa calore. Mi ricordo che da
bambina provai a immergere una mano nel mosto dell’uva in fermentazione: che calore! Il
letame, per fare un altro esempio, che è materia organica in putrefazione simile a quella
intestinale, se usato fresco come concime, può “bruciare” le radici delle giovani piante e fare più
male che bene, a causa del calore che sviluppa!
Mentre la flora intestinale “buona” vive bene e si moltiplica alla temperatura fisiologica
del corpo umano (36-36,3 °t C: “temperatura basale”)116, i batteri “cattivi” putrefattivi vivono e si
moltiplicano meglio ad una temperatura superiore!
Anche Lezaeta117 individua proprio una “febbre intestinale” e pone come causa primaria
dell’aumento di temperatura a carico dei visceri non la putrefazione batterica in sé, ma la
circolazione del sangue “viziata”, la quale causa un aumento di temperatura nell’intestino.
Che cosa intende?

112
AA.VV. Medicamenta, op. cit.
113
Alberto Fibi, op. cit.
114
Jean Valnet, Fitoterapia. Cura delle malattie con le piante, op. cit.
115
AA.VV. Medicamenta, op. cit
116
La “temperatura basale” si misura al mattino (come si misura la febbre) prima di scendere dal letto per cominciare
la giornata. Se è inferiore ai 36 °t C, vuol dire che il metabolismo è rallentato, di solito si soffre di più il freddo e si
preferisce il caldo. Se è superiore ai 36,3 °t C, vuol dire che il metabolismo è accelerato, di solito si soffre di più il caldo
e si preferisce il freddo.
117
Manuel Lezaeta Acharan, La Medicina Naturale alla portata di tutti. Edizioni di Medicina Naturale, Conegliano (TV).
info@lezaetacostacurta.com

50
Il sangue, circolando, distribuisce e disperde anche il calore, prodotto dal “carburante
bruciato” continuamente per mantenere il corpo sempre vivente. Lo scambio termico, ovvero la
dispersione del calore che si sviluppa, avviene per mezzo della ventilazione polmonare e
attraverso la pelle. Ma, se il sangue non viene richia-mato alla superficie del corpo, perché
riscaldata eccessivamente, protetta, coperta, lavata con acqua troppo calda, ecc, allora il sangue
ristagna all’interno del corpo. In questo modo le viscere accumulano più calore del normale,
perché ricevono anche quello che non è stato disperso attraverso la pelle. Si crea così lo
“squilibrio termico” a causa di un “vizio” di circolazione. Il calore ristagnando all’interno,
ovviamente, “infiamma” le parti e rompe l’equilibrio del sistema di rinnovamento continuo.
L’aumento di calore a livello del grosso intestino, infatti, favorisce la proliferazione di batteri
“cattivi”, putrefattivi, e quindi un aumento delle tossine da loro prodotte che, passando in
circolo nel sangue, producono la tossiemia. L’avvelenamento del sangue causa, con la sua
circolazione, l’intossicazione di tutto il corpo, ma prima mette in crisi il fegato e poi il sistema
immunitario.
Per correggere il “vizio” circolatorio, Lezaeta propone diversi esercizi fra i quali il più
ricorrente è quello delle “spugnature fredde” sulla pelle, lasciandola poi asciugare all’aria. Così il
fresco richiama sangue alla pelle per essere riscaldata e per essere così mantenuta più…
giovane!
Di seguito, riporto le figure di Lezaeta relative alla “fregagione o bagno asciugatoio con
acqua fredda” (vedi fig. 4), meglio conosciuta come “spugnature fredde”, che consiglio…
caldamente!
Si può aiutare la circolazione anche finendo la doccia con una “passata” di acqua fresca,
bagnando a turno le braccia, poi le gambe, ecc. (come il percorso delle “spugnature”) per poi
asciugarsi all’aria. Ecco perché la sauna, debilita invece di aiutare, se non è seguita da una doccia
fredda.
Lazaeta individua, come noi, l’origine della tossiemia nell’intestino infiammato. La
copertina della sua Medicina naturale alla portata di tutti è illustrata con un medico che,
attraverso una lente di ingrandimento tenuta in mano, scruta in un occhio e vede delle fiamme
che avvolgono gli intestini e salgono fino alla gola di una figura umana un po’ carbonizzata in
un’espressione dolorosa.
Quando ho visto questa copertina ho pensato: ecco uno dei nostri! Il libro mi è piaciuto
tanto, manca però l’uso del clistere. Da Lazaeta ho preso soprattutto il cataplasma di argilla al
ventre per tutte le problematiche croniche, (ma anche acute come le febbri comuni) che insieme
al clistere, a consigli alimentari e agli integratori per l’intestino, e per il fegato, reni e sistema
immunitario, mi hanno dato tante soddisfazioni.
Tornando ai cataplasmi, meglio la terra o l’argilla?
La terra essendo composta di sabbia grossa, sabbia fine, limo, argilla, sostanza organica e
calcare, per la facile circolazione dell’aria fra le sue particelle, sembra essere più indicata
dell’argilla per disperdere il calore e asciugandosi si “sbriciola”.

51
Fig. 4: la Fregagione o bagno di asciugatoio con acqua fredda, meglio conosciuta come
“spugnature fredde”118

118
Armido Chiomento, Dalla Natura la salute alla portata di tutti, seconda edizione 2009, Soceser Editore, Entratico
(BG)

52
L’argilla, invece, è più compatta perché essendo costituita di un idrato colloidale di
silicati di alluminio (talora contenente ferro, magnesio, potassio, ecc.) forma con l’acqua un
composto plastico, compatto e malleabile, e tale rimane anche asciugandosi.
Conosco Medici e Naturopati che, per questi motivi, preferiscono la terra all’argilla, per i
cataplasmi al ventre, e hanno successo!
Io, come mio padre, ho sempre usato e consigliato invece i cataplasmi di argilla che
hanno avuto altrettanto successo!
Tuttavia, va detto che non si tratta di un vero cataplasma perché l’argilla, impastata con
acqua fresca, non è messa in contatto con la pelle (come invece la terra), ma è contenuta,
avvolta da un sottile telo di cotone, come in una tasca. Il “cataplasma” così preparato sottrae
calore per scambio termico. Il cataplasma di terra (fango), a diretto contatto con la pelle, invece,
sottrae calore per mezzo dell’evapora-zione dell’acqua che compone il fango.

Per la preparazione e l’applicazione del cataplasma di terra al ventre, ho preso in


prestito, ancora una volta alcune figure dai libri di Armido Chiomento, che ringrazio per la
gentile concessione (fig. n. 5).
La terra va mescolata con acqua a temperatura ambiente fino ad una consistenza di
fango né troppo denso né troppo liquido, ma che permetta di stenderlo bene per uno strato di
3-4 mm. Si mette la terra in un contenitore e si aggiunge acqua via via, impastando con un
mestolo fino alla giusta densità.
Disporre su di un tavolo o letto un asciugamano spugnoso; sopra a questo sistemare un
foglio di carta da forno (poco assorbente); sopra il telo di cotone (o lino), come rappresentato
nelle figure. La grandezza del telo varia con le persone, ma indicativamente si può dire 30x20 cm
e, comunque, si dovrà estendere da fianco a fianco e dal pube alle costole.
Per i cataplasmi di argilla, questo telo deve essere più grande del doppio, perché va
ripiegato sull’argilla (si possono usare delle “spille da balia” per fissarlo meglio) e l’acqua deve
essere a temperatura ambiente, ma fresca.
I cataplasmi si possono applicare in qualunque momento, ma certo che la notte a letto è
l’ideale, perché non si perde tempo. Si possono tenere anche tutta la notte: il cataplasma di
terra è efficace fino a che la terra si è asciugata, mentre quello di argilla fino a che si è riscaldato.
Entrambi i cataplasmi si possono ripetere più volte al giorno (o notte) se si ritiene utile
rinfrescare.
Può aiutare notare che la Natura ha posto la vescica li dov’è, proprio sugli intestini, per
sottrarre calore dalle viscere con l’urina (che a volte esce proprio calda, specialmente quando
siamo influenzati o con la febbre)!

Volendo, si possono aggiungere un infuso o estratti vegetali all’impasto di argilla o terra


e si può usare la Ricotta al posto della terra o argilla.
Si possono riutilizzare i cataplasmi? Alcuni affermano che “si caricano di tossine”, altri
che si possono rigenerare esponendo la terra o l’argilla al sole per alcuni giorni, ma la materia
prima è così comune ed economica…
Il cataplasma si applica freddo sul corpo caldo. L’applicazione deve aderire in modo da
evitare infiltrazioni d’aria (tra pelle e impasto) che comprometterebbero l’azione calorica.
Poco dopo l’applicazione si dovrà avvertire un caldo umido o comunque una sensazione
di piacevole benessere. Se la sensazione è spiacevole o di freddo si dovrà togliere e provvedere a
scaldare bene il corpo prima di passare ad un’altra applicazione.

53
Fig. 5: preparazione base dei cataplasmi119: 1) cataplasma o impasto, 2) telo bianco di cotone o
di lino, c) foglio di carta in grado di assorbire l’eccesso di umidità, 3) coperta di lana o di tessuto
spugnoso.

119
Armido Chiomento, Terapie Naturali, Terra e Argilla, Edizioni di Medicina Naturale di Bacchinetty Fanny & C.,
Conegliano (Treviso)

54
Fig. 6: Applicazioni del cataplasma sul ventre in posizione eretta120

120
Armido Chiomento, Terapie Naturali, Terra e Argilla, op. cit.

55
Fig. 7: Applicazione del cataplasma sul ventre a letto121

121
Armido Chiomento, Terapie Naturali, Terra e Argilla, op. cit.

56
7. I fermenti lattici, combattono la putrefazione intestinale

Questo scritto è stato totalmente estratto dal “Medicamenta” IVª Edizione (Cooperativa
Farmaceutica Milano) del 1933, per far rilevare che già a quel tempo i Medici avevano
individuato con certezza lo squilibrio del grosso intestino come unica causa per tanti
disturbi! Questi concetti sono stati riportati anche nella
VIª Edizione del “Medicamenta” del 1964.

1933
«Numerosi procedimenti sono stati proposti nel tempo, empiricamente e razionalmente,
per combattere le fermentazioni e le auto-intossicazioni e di conseguenza le alterazioni della
flora batterica intestinale che, lo si ripete, hanno parte determinante nella patogenesi dei
fenomeni morbosi, propri dell’intossicazione stessa.
I mezzi in uso sono di due specie, meccanici e chimici.
Al primo gruppo appartengono i purganti che puliscono l’intestino e lo sbarazzano
provvisoriamente di una parte dei suoi ospiti. Le purghe “saline” agiscono per esosmosi e
provocano un lavaggio più completo dei “drastici” (cioè piante che regolano il transito
intestinale), ma poche persone sono disposte a bere il “sale inglese” per la quantità necessaria
allo scopo e per il sapore sgradevole (salato-amaro).
Questo mezzo tuttavia non è sufficiente, poiché la flora intestinale pullula e si rinnova
così abbondantemente che si è obbligati ad agire contro di essa in maniera permanente ed
energica, il che si pensò un tempo di poterlo fare ricorrendo all’ingestione di sostanze chimiche
dotate di potere antisettico.
La lista degli antisettici gastro-intestinali, messi in uso dopo la scoperta della funzione
patogena dei batteri ospiti del tubo digerente è lunghissima; così salolo, benzo-naftolo,
resorcina, ecc., sono stati volta a volta preconizzati. Il loro impiego presentava dei gravi
inconvenienti specialmente quello di provocare intossicazioni medicamentose, perché la
maggior parte di essi si decompongono in fenolo e derivati di questo. A ragione, dunque, il loro
uso è stato limitato. Di più sembra stabilito che le dosi che si possono impiegare in terapeutica
non svolgono che un’azione molto limitata sulle fermentazioni.
Non vi è che un solo composto organico che realizza una buona antisepsi intestinale:
l’acido lattico.
La difficoltà di somministrare questa sostanza è una sola: quella di portarlo a contatto
con il colon. Infatti, se preso a dosi deboli viene assorbito e si combina con gli alcali del sangue
per essere “bruciato” come gli altri acidi organici.
Da qui la necessità di fare ingerire ai malati non l’acido lattico in natura, ma delle
“sostanze” che attraversino senza alterarsi, la cavità gastrica e che producano poi acido lattico
nel grosso intestino. Queste “sostanze” debbono essere perciò dei fermenti che producono
l’acido lattico e lo eliminano allo stato nascente.
Il latte può subire, in opportune condizioni, una fermentazione che lo trasforma in acido
lattico. Questa trasformazione avviene per l’azione di determinati microrganismi, chiamati
microbi della fermentazione lattica o “fermenti lattici”, i quali agiscono sul lattosio (lo zucchero
del latte) per trasformarlo in acido lattico.
Ne risulta che la fermentazione lattica è uno dei migliori mezzi per arrestare la
putrefazione intestinale [dopo aver “lavato” e “rinfrescato” l’intestino crasso].
Il dottor Metchnikoff ha fatto risaltare i numerosi servizi che i fermenti lattici rendono
nell’alimentazione umana e nell’alimentazione del bestiame, poiché essi impediscono la
putrefazione dei vegetali nell’intestino.

57
Questa azione dei fermenti lattici interviene per impedire la putrefazione nel tubo
digestivo, com’è facile constatare perché essa rende inodori le feci.
Le esperienze del dottor Herter di New York sono decisive perché ricercò nelle urine gli
etero-solfo-coniugati, testimoni indiscutibili della putrefazione intestinale e constatò che il
Colibacillo e il Bacillo proteo aumentavano considerevolmente le putrefazioni nell’intestino; al
contrario i Bacilli lattei, produttori della fermentazione lattica e perciò di acido lattico allo stato
nascente, le diminuivano notevolmente.
Dal canto suo il professore Cohendy si sottopose all’ingestione quotidiana di colture di
microbi lattici per 74 giorni e constatò una diminuzione apprezzabile della putrefazione
intestinale, diminuzione che persisté per 7 settimane dopo la sospensione del trattamento. Gli
stessi risultati furono ottenuti dai dottori Pochon a Losanna e dal professor Combe.
Circa il meccanismo di questa azione antiputrida Metchnikoff riteneva che: la
putrefazione non si può stabilire che in ambiente alcalino; ora, i fermenti lattici acidificano
l’ambiente ove vivono, donde l’arresto della putrefazione. È dunque per l’acidità permanente
nell’intestino crasso che si realizzerà il minimo di fermentazioni.
«Esiste in natura un fermento lattico speciale il bacillo bulgaro [Lactobacillus bulgaricus],
il quale non solamente ha proprietà acidogena, ma possiede anche una proprietà antisettica
particolare, dovuta ai suoi prodotti di secrezione». Belonowski dimostrò che il Bacillo bulgaro
secerne un prodotto speciale antiputrido che sopravvive alla morte del bacillo.
La preparazione studiata dal Metchinkoff col nome di Lattobacillina, è appunto costituita
da colture di bacillo bulgaro.
Da tutti questi dati, la conclusione che si deve tirare è che il miglior trattamento nella
putrefazione intestinale e nelle intossicazioni in generale sarà l’ingestione dei Bacilli lattici
accuratamente selezionati i quali assicureranno l’antisepsi intestinale per mezzo:
1. dell’acido lattico che producono;
2. per la loro proprietà antiputrida, speciale per alcuni di essi (il Bacillo bulgaro, per
esempio);
3. per la lunga durata di questa azione che si manifesta ancora alcune settimane dopo
l’ultima somministrazione dei Bacilli.
L’ingestione di questi Bacilli è assolutamente innocua, né potrebbe essere altrimenti
essendo questi Bacilli sprovvisti di qualsiasi azione patogena. Essi attraversano lo stomaco senza
lasciarsi influenzare dal succo dello stomaco, arrivano viventi nell’intestino, dove proliferano
subito, a condizione però che sia loro fornito l’alimento necessario, cioè gli zuccheri.
Rapidamente l’acido lattico si produce, trasformando l’ambiente da alcalino in acido, il che,
come si è detto, è nefasto ai microbi della putrefazione. Il controllo è facile, poiché le urine, dopo
questo trattamento, presentano una diminuzione degli eteri-solfo-coniugati e perfino la
scomparsa dell’indacasano, prodotti della putrefazione (Combe).
Questa opinione è stata, da molto tempo, ampiamente condivisa dai professori Brunon e
Gherbet, i quali, dopo aver stabilito il coefficiente delle fermentazioni intestinali, secondo la
quantità degli solfo-eteri presenti nelle urine, conclusero: Il regime ha un influenza netta sul
coefficiente; il regime vegetariano o latteo, associati all’assorbimento dei fermenti lattici,
l’abbassano. Un miglioramento clinico è stato sempre constatato in questi casi. La ricerca del
coefficiente delle fermentazioni intestinali è un procedimento clinico assai semplice; esso è
suscettibile di dare al medico delle indicazioni pratiche utili alla diagnosi, al pronostico e al
trattamento dietetico.
Fra i microrganismi che producono acido lattico, oltre ai batteri del gruppo B.bulgaricus,
vanno presi in considerazione gli Streptococchi [e inoltre i Bifidobatteri e gli altri Lattobacilli
lattici] i quali, non diversamente da quanto si ammette dai più per il Bacillo bulgaro, possono
attraversare il tubo digerente umano senza perdere né la moltiplicabilità né l’azione
fermentativa sul lattosio (Carugati, Fagioli). È controverso se sia meglio usare, per la
batterioterapia lattica, i Lattobacilli o i Cocchi e mentre alcuni danno preferenza ai primi perché

58
in vitro riescono a produrre una più elevata acidità lattica senza essere danneggiati, altri
(Carbone) consigliano l’impiego terapeutico dei Cocchi lattici in considerazione del fatto che essi
non imprimono sapore sgradevole al mezzo liquido nel quale vengono inseriti (latte, brodo) e
possono trasformare in acido lattico notevoli quantità di lattosio; pare infine che si prestino
meglio dei Bacilli alla preparazione dei prodotti secchi veramente durevoli.
Si comprende come la batterioterapia lattica è particolarmente indicata in tutti i casi di
disturbi gastro-intestinali di origine autotossica e soprattutto nelle diverse forme di gastro-
enteriti, catarro intestinale, diarrea, ingorghi biliari, stitichezza atonica o spastica e nelle diverse
manifestazioni morbose che vi si collegano (foruncolosi, orticaria, acne, eritemi, eczemi, ecc.). La
sua applicazione, comprovata da tempo dalle esperienze in laboratorio e cliniche, è da
raccomandarsi in tutte le malattie infettive, poiché nel corso di esse i germi normalmente
contenuti nell’intestino esaltano, in generale, la loro virulenza e possano più facilmente dar
luogo a fermentazioni abnormi. Non solo è stata dimostrata l’efficacia dei fermenti lattici per
combattere la presenza del bacillo del tifo e del colera nei portatori sani o convalescenti di
queste malattie, ma anche nelle infezioni bronco-polmonari quasi sempre complicate da
affezioni gastro-intestinali e in quasi tutte le infezioni locali, le quali si connettono alla presenza
di germi specifici nelle vie digerenti. Certo e in ogni caso, combattendo le intossicazioni
provenienti dal tubo digerente, che sono assai più facili a verificarsi in tutti i processi febbrili
infettivi per l’alterata funzione digestiva, si ottengono effetti benefici veramente straordinari
sull’andamento della malattia specifica.
È anche da notarsi che il latte acido (yogurt) preparato convenientemente è un alimento
digeribilissimo durante i processi febbrili di qualsiasi natura e può quindi entrare a far parte della
razione dietetica dell’ammalato come correttivo e completamento degli altri alimenti (sarebbe
auspicabile anche negli ospedali e ospizi).
Una delle applicazioni più utili dei fermenti lattici riguarda l’arteriosclerosi e i disturbi della
senilità precoce, in gran parte prodotti o favoriti dalle intossicazioni intestinali. In questi casi si
rende necessaria una alimentazione ipotensiva e l’uso del latte acido (yogurt) combinato al
regime vegetariano è specialmente indicato.
Per quanto i fermenti lattici siano di per sé innocui non è detto che si debba utilizzarli
senza criterio, soprattutto quando esistono gravi alterazioni patologiche del tubo digestivo o di
altri organi la cui funzionalità è connessa a quella delle vie digestive. In questi casi la cura deve
essere regolata e sorvegliata dal medico. Ma anche in casi ordinari di semplici disturbi
dell’apparato digerente è bene di incominciare per gradi e di non ingerire dosi massive di
fermenti fin dai primi giorni. Ciò può occasionare dolori colici, flatulenza e qualche volta diarrea
che induce ad abbandonare la cura come dannosa, mentre invece gli inconvenienti dipendono
dal modo irrazionale con cui essa fu applicata.
Innanzitutto bisogna sempre effettuare una pulizia del colon ottimale, prima di
procedere con la “ricolonizzazione”. Inutile è l’assunzione dei fermenti lattici, se prima, il terreno
non è stato “bonificato” e reso idoneo per la loro sopravvivenza e moltiplicazione. Anche la
ricolonizzazione da parte di questi batteri può generare disbiosi, se l’intervento non è adeguato
nelle quantità, nei modi e nei tempi.
Inoltre bisogna ricordare, che i batteri probiotici, formano colonie permanenti che durano 30-40
giorni, per cui è inutile l’assunzione continua di fermenti. Dopo una assunzione quotidiana di
fermenti per alcune settimane, è meglio scalare gradualmente l’assunzione, fino ad una
somministrazione bisettimanale. Questo tipo di ciclo andrebbe ripetuto 2-3 volte l’anno.
Oltre a questo bisogna tener presente che esistono condizioni individuali non ancora
definite che rendono variabilissimi gli effetti della cura lattica e ciò anche in rapporto ai diversi
caratteri peculiari di razza dei vari fermenti: perciò il medico dovrà sostituire l’una all’altra le
diverse preparazioni, quando non si ottiene l’effetto desiderato da quella che teoricamente
sembra la migliore e più adatta. Mai come in questo caso è giusto attenersi all’adagio provare e
riprovare.

59
Da lungo tempo è conosciuta la cura del latte cagliato. Il Kefir e il Kumis sono stati
impiegati in terapeutica, ma presentano entrambi il grave inconveniente di aver subito, oltre alla
fermentazione acida, una fermentazione alcoolica, tuttavia il Kefir e il Kumis hanno anch’essi
dato buoni risultati.
Metchnikoff cita il caso di un medico italiano, il Rovighi, il quale bevendo quotidianamente un
litro e mezzo di Kefir constatò nella sua urina le modificazioni che sono state indicate, quale
segno della scomparsa delle fermentazioni.
Il latte cagliato bulgaro o yoghourt è al contrario un medicamento-alimento di primo
ordine. Il dottor Combe non esitava in proposito di proclamare che: nell’intossicazione
intestinale, lo yoghourt è un alimento anti-putrido dei più preziosi. Nell’enterite sierosa diarroica
dà risultati rimarchevoli»122.

Test per valutare la crescita batterica intestinale

C’è un test che si può fare a casa propria, per valutare attraverso le urine la tossiemia
intestinale (e la crescita di batteri), con la ricerca dell’indacano, una delle sostanze che più
comunemente formano i batteri putrefattivi intestinali.
«Metodo:
versare 5 ml di urina fresca in una provetta
aggiungere 5 ml di reagente di Obermeyer
mescolare
aggiungere 2 ml di cloroformio, tappare e capovolgere numerose
volte
far depositare il cloroformio e osservare
i risultati si valutano in base al colore presente sullo strato di
cloroformio.
Risultati:
colore delle urine: 0 (normale)
blu chiaro: + 1
blu: + 2
violetto: + 3
nero: + 4
Reagenti
reagente di Obermeyer. Sciogliere 0,8 g di ferro cloruro in 100 ml di
acido cloridrico (HCl) concentrato. Attenzione è caustico
cloroformio: attenzione è volatile, mantenerlo ben chiuso»123.

1964
«L’uso terapeutico dei fermenti lattici ha antiche radici nella storia della medicina. Esso
deriva da osservazioni sui favorevoli effetti del latte acido largamente usato nelle popolazioni
dell’Oriente per la prevenzione e la cura di malattie intestinali e in generale. In seguito alla
scoperta di Pasteur del meccanismo della fermentazione lattica (1862), le osservazioni di
Escherich poco più di vent’anni dopo posero le basi della concezione terapeutica
dell’antagonismo batterico. Escherich [1885!] dimostrò che la colonizzazione dei Lattobatteri
nell’intestino riduce la putrefazione e dalla sua scoperta derivò l’idea della possibilità di sfruttare

122
AA.VV. Medicamenta IV ed. 1933.
123
Joseph E. Pizzorno jr, Michael T. Murray, Trattato di Medicina Naturale, Red Edizioni

60
a scopo terapeutico l’antagonismo nell’ambiente intestinale fra fermentazioni acide e
putrefazioni alcaline.
La teoria di Metchnikoff prima accennata, ha fornito un’ulteriore fondamento
sull’impiego terapeutico dei Lattobatteri, i quali vennero introdotti in terapie con indicazioni
curative varie. Il successo ne fece moltiplicare il numero, ma l’impiego di stipiti non selezionati
ne fece decadere questa modalità di terapia.
Già da tempo però, le preparazioni a base di Lattobacilli sono selezionate e sicure e
quindi hanno ripreso il successo iniziale perché l’introduzione in terapia degli antibiotici,
specialmente quelli ad ampio spettro e a somministrazione orale, ha creato nuovi problemi
terapeutici collegati alla distruzione senza distinzione di genere, della flora batterica
“commensale” dell’organismo [non solo quella patogena ma anche quella intestinale]. Questa
distruzione comporta la necessità di ricorrere ad una flora intestinale sostitutiva, per la quale
sono stati scelti i fermenti lattici semplici o antibiotico-resistenti [come il Saccharomyces
boulardi].
La ormai classica indicazione dei fermenti lattici nelle sindromi dispeptiche digestive
caratterizzate da un quadro coprologico (delle feci) putrefattivo viene così estesa alla particolare
sindrome susseguente alla somministrazione di antibiotici definita “dismicrobismo da
antibiotici”; ciò allo scopo di ristabilire l’equilibrio tra flora putrefattiva e fermentativa acidofila,
che gli antibiotici alterano favorendo la prima sulla seconda, con conseguente abnorme
formazione di molteplici sostanze tossiche dalle proteine.
Fin dagli anni ’50 si è osservato che gli antibiotici influenzano sfavorevol-mente la flora
intestinale, sia perché promuovono la costituzione di una flora selezionata di batteri resistenti
agli antibiotici, sia determinando la scomparsa di specie microbiche antibiotico sensibili dotate di
grande attività nel produrre vitamine e altre sostanze necessarie alla salute del sistema
immunitario, nutritive ed energetiche (butirrati) per le cellule del colon. Ne deriva una brusca
diminuzione delle vitamine del gruppo B e in particolare della B2 (riboflavina), per cui non si
moltiplicano o addirittura scompaiono quelle specie microbiche enteriche le quali, anche se
antibiotico-resistenti, sono sensibilissime alle carenze vitaminiche.
Ad aumentare l’insorgenza del deficit vitaminico si aggiunge anche lo sviluppo abnorme
di altri ceppi microbici, soprattutto le Monilie, forti consumatrici di vitamine del gruppo B.
Lo squilibrio della flora batterica intestinale e la successiva avitaminosi che si instaura
creano lesioni distrofico-carenziali nelle mucose digestive. La patologia più frequente è un
assorbimento difettoso a livello dei villi intestinali, causato da alterazioni morfologiche e
funzionali della mucosa (soprattutto deficienza dei processi di fosforilazione secondaria a
disvitaminosi del complesso B), unitamente alla compromissione generale della funzione
intestinale.
L’azione dei fermenti lattici con il loro apporto di Vitamine B, soprattutto B2, può fornire
un mezzo utile nel trattamento del dismicrobismo intestinale. Le vitamine del gruppo B
stimolano, inoltre, la produzione dei Lattobacilli acidofili favorendo quindi la prevalenza della
flora acidogena su quella alcalina. L’altro possibile meccanismo dei fermenti lattici è l’azione
antagonista verso le altre specie batteriche ad habitat prevalentemente intestinale.
Weinert e Belonowski avevano considerato, ad esempio, il Lactobacillus bulgaricus
antagonista dell’Escherichia coli; Cannata e Mitra ritenevano che tale lattobacillo doveva essere
in grado di far sparire dall’intestino, l’Eberthella typhi e le Salmonelle paratyphi A e B.
Molto probabilmente tale azione dei fermenti lattici è da ricondurre alle modificazioni
dell’acidificazione dell’ambiente (ad opera dell’acido lattico, come si è detto) e dell’apporto di
vitamina B2 (riboflavina), che costituisce un fattore di crescita per la flora acidofila (oltre ad
altri eventuali fattori di crescita non ancora identificati). Tuttavia, aspettando il responso
chiarificatore sull’azione del complesso meccanismo di antagonismo batterico dei fermenti
lattici, possiamo comunque trarne grandi vantaggi.

61
Oltre allo yogurt molte preparazioni di fermenti lattici si trovano in commercio sotto
forma di pastiglie, capsule o in polvere, che si consiglia di prendere prima o dopo i pasti, facendo
seguire una bevanda zuccherina, fibre insolubili, lattosio o altro, a seconda dei gusti e delle
necessità personali. In questo modo i fermenti ingeriti insieme alla soluzione di zucchero trovano
poi nel tubo intestinale le condizioni più opportune di sviluppo e di moltiplicazione fino a
prendere il sopravvento sui batteri nocivi della putrefazione presenti nelle feci raccolte
specialmente nell’intestino crasso o colon.
È consigliabile anche la preparazione a domicilio della coltura dei fermenti nel latte, cioè
la preparazione del latte acido o yogurt con i fermenti selezionati».

«In questo modo - conclude sia il Medicamenta del 1933 che quello del 1964 - si può
essere sicuri di introdurre la massima quantità di batteri lattici nella loro piena attività e nelle
condizioni più adatte per attecchire nell’ambiente intestinale. Il latte così preparato può avere il
sapore più o meno acidulo a seconda del genere e specie di fermenti utilizzati, o perché non è
ancora decisivo il predominio di acido lattico nella coltura. In generale può bastare una tazza di
latte acido al giorno, presa come complemento del pasto della sera, della capacità delle solite
tazze da tè. Corretto con zucchero abbondante o con l’aggiunta di marmellate di frutta e biscotti,
è un eccellente piatto dolce alimentare di fine tavola».

2001
«La crescita eccessiva dei batteri dannosi nei vari segmenti dell’intestino è oggi
considerata una delle cause principali, sebbene raramente riconosciuta, dei disturbi cronici, non
soltanto a carico dell’intestino, ma anche di altri apparati organici. Nonostante sia molto diffusa,
tale crescita batterica spesso non viene presa nella dovuta considerazione perché i sintomi cui
dà luogo si confondono con quelli di altri disturbi»124.

Le disbiosi e disfunzioni intestinali sono comuni essendo queste influenzate da situazioni


comuni a tutti noi, come:
disturbi digestivi
diete povere di fibre
antibiotici

DISTURBI DIGESTIVI
La parte superiore (vicina allo stomaco) del nostro intestino tenue normalmente deve
essere quasi privo di batteri. Se questi si moltiplicano è per un eccesso di carboidrati, che
fermentati producono gas. Può avvenire anche la putrefazione delle proteine in eccesso, dalle
quali si formano delle amine vasoattive. Queste provocano costrizione o rilassamento dei vasi
sanguigni e, soprattutto, determinano una maggiore permeabilità intestinale, dolore e
distensione addominale e alterazione della motilità intestinale. I sintomi della crescita batterica
eccessiva nell’intestino tenue sono, indigestione e continuo senso di sazietà, gli stessi che
vengono indicati per l’ipocloridria (scarsa produzione di acido cloridrico, nello stomaco) e per
l’insufficienza di enzimi pancreatici che, come vedremo, ne sono le cause principali. Se l’acido
cloridrico (HCL), infatti, fosse abbondante, arrivando nell’intestino tenue farebbe una bella
disinfestazione di batteri, così come fanno gli enzimi pancreatici attivi.

124
Joseph E. Pizzorno jr, Michael T. Murray, op. cit.

62
I sintomi dell’eccessiva crescita batterica nell’intestino tenue possono includere anche
nausea, diarrea e anche artriti. Tutti i pazienti che soffrono di artrite reumatoide presentano una
eccessiva crescita batterica intestinale!
Per prevenire l’eccesso di crescita batterica la nostra “macchina” dispone di:
enzimi digestivi
secrezioni epatiche
peristalsi intestinale
fibre alimentari
fattori immunologici (IgA).
L’acido cloridrico (HCl), la bile, gli enzimi digestivi prevengono il transito di diversi batteri,
ma i pasti troppo ricchi di carboidrati (e zucchero), una scarsa funzione del sistema immunitario,
le allergie alimentari e soprattutto lo stress e gli altri fattori che fanno diminuire l’IgA
(Immunoglobulina A)secretoria intestinale, contribuiscono alla crescita batterica.
Anche un malfunzionamento della valvola ileo-cecale può determinare una
colonizzazione di batteri che dal colon migrano nel tenue. L’indebolimento di tale valvola è
spesso causata da costipazione cronica o da uno sforzo eccessivo durante la defecazione. A volte
tale valvola rimane, invece, semplicemente bloccata ed è sufficiente un massaggio (o auto-
massaggio) da distesi, nella zona pelvica, nella direzione spalla sinistra – inguine destro
(diagonale).
Gli enzimi digestivi e le erbe come il Crespino ricche di berberina, possono inibire la
crescita batterica nell’intestino tenue. La berberina, oltre ad esercitare un’attività antibiotica ad
ampio spettro e una attività contro Candida albicans, inibisce anche la conversione delle
proteine in amine vaso-attive!
Gli enzimi digestivi, oltre a favorire la digestione, mantengono l’intestino libero da
batteri, batteri patogeni, lieviti (funghi), protozoi ed elminti!
La digestione dei cibi che vengono ingeriti è necessaria perché vengano assimilati. Così
anche cibi ricchi e di qualità sono inutili a mantenere l’energia, la salute e la longevità, se non
vengono digeriti. Al contrario cibi poveri se completamente digeriti e assimilati sono un vero
tonico!
Inoltre, i cibi che non sono stati digeriti, cioè completamente “smontati” nei loro “pezzi”
costituenti dagli enzimi digestivi, provocano diversi disordini, che possono diventare cronici, e
che si riassumono in:
mal digestione
malassorbimento
anomalie della flora intestinale.
L’origine più comune della mal digestione è la carenza nella produzione di HCl (acido
cloridrico) da parte dello stomaco. Quando manca l’acido cloridrico non si innescano gli enzimi
digestivi e gastrici e i batteri (normalmente uccisi dall’acido) hanno via libera verso l’intestino
tenue.
Più rara la mancata produzione di enzimi digestivi gastrici, inoltre a una loro carenza
sopperiscono gli enzimi digestivi pancreatici, in grado anch’essi di digerire tutti gli alimenti
(carboidrati, grassi e proteine) ma necessitano della bile, ovvero di un ambiente non-acido
(alcalino), per funzionare.
«La secrezione acida (HCl) si riduce con l’età e una ridotta acidità gastrica è presente in
più del 50% dei pazienti con più di 60 anni»125.
I sintomi di una carente produzione di acido cloridrico (HCl) da parte dello stomaco sono:
senso di pienezza dopo il pasto
indigestione
diarrea

125
Joseph E. Pizzorno, Michael T. Murray, op. cit

63
unghie deboli, fissurate o desquamate
acne post-adolescenziale
carenza di ferro, anemia
presenza di cibo non digerito nelle feci
flatulenza (gas) subito dopo i pasti.
L’ipocloridria (ridotta produzione di HCl) può essere trattata con Betaina HCl (cioè
Betaina cloridrato). Questa, trova in commercio sia in capsule che in forma liquida. Quest’ultima
è forse più comoda perché la dose è “individuale”: va trovata cominciando con una dose
minima, presa con acqua vicino a ogni pasto, aumentando pian piano ogni volta la quantità,
finché si sente un leggero calore allo stomaco. Questa sensazione di calore dice che la quantità è
troppa. La volta successiva va diminuita.

Altri sintomi della maldigestione sono legati, invece, a carenza nella produzione di bile:
nausea
eruttazioni
necessità di bere acqua gasata o bibite gasate, soprattutto ai pasti
flatulenza (gas) lontano dai pasti
sensazione di bruciare all’epigastrio e al retrobocca
reflusso gastro-esofageo
ernia iatale
feci che galleggiano
stipsi.

Come l’insufficienza di HCl, enzimi gastrici e bile, si può presentare una carenza nella
produzione di enzimi pancreatici. Questa insufficienza può essere trattata con pancreas di
maiale o manzo (essiccato sottovuoto e in pastiglie) oppure con enzimi digestivi derivati dal
fungo Aspergillus oryzae, molto più efficaci di quelli di origine animale, come vedremo.

«Molti enzimi derivati dall’Aspergillus oryzae e dalle specie affini restano altamente
stabili e attivi in un intervallo di pH insolitamente ampio. Queste proprietà li distinguono da
enzimi animali come la pancreatina, la pepsina, la tripsina, la chimotripsina, la lipasi pancreatica
e l’amilasi pancreatica, che richiedono valori di pH spesso diversi da quelle degli individui con
problemi di salute. Per esempio, la pepsina è attiva solo con pH inferiori a 4,5 mentre la
pancreatina svolge la sua attività digestiva solo in un mezzo alcalino. Al contrario, alcune
preparazioni di enzimi di A. oryzae sono stabili e attivi per valori di pH che vanno da 2 a 12 [sono
attivi sia in ambiente acido come lo stomaco, sia in ambiente alcalino come l’intestino tenue]...
Un preparato di lipasi di Aspergillus oryzae – ad esempio – resiste all’inattivazione da
parte degli acidi gastrici ed è attivo enzimaticamente da valori di pH da 2 a 10. Inizia dunque a
digerire i grassi alimentari già nello stomaco e prosegue nell’intestino tenue. È idrosolubile,
termostabile, atossico e privo di alcuni dei possibili inconvenienti della terapia sostitutiva con
pancreatina [animale]»126.
L’efficacia della lipasi acido stabile è stata confermata in vari studi umani e animali nel
trattamento del malassorbimento e della steatorrea dovuta a insufficienza pancreatica. Le cause
più comuni dell’insufficienza pancreatica nella produzione di enzimi digestivi sono la pancreatite
e la fibrosi cistica.
La steatorrea si riconosce dal fatto che le feci galleggiano e questo succede perché
contengono grassi non digeriti e quindi non assimilati. Non è certo un vantaggio per la linea,
come si potrebbe pensare, perché la mancata digestione dei grassi causa perdita di peso, ma

126
Joseph E. Pizzorno jr, Michael T. Murray, op. cit.

64
anche malnutrizione e difficoltà sociali. Con i grassi saturi, infatti, non vengono assimilati anche
le vitamine liposolubili e i grassi insaturi, essenziali per l’organismo che non li può produrre.

La beta galattosidasi è conosciuta col nome di lattasi. «La lattasi ricavata da A. oryzae,
assunta per via orale al momento in cui si ingerisce il latte, è efficace contro la mal digestione e
l’intolleranza al lattosio. Inoltre questo enzima agevola la digestione in vivo dello zucchero del
latte (lattosio) anche negli individui sani… è noto che il latte preidrolizzato in vivo, mediante
incubazione con lattasi, a bassa temperatura [aggiungendo la lattasi al latte nel frigorifero, lo si
trasforma “ad alta digeribilità”] non causa l’intolleranza negli individui sensibili.

Altri studi hanno riguardato la proteasi, un enzima proteolitico [che digerisce le proteine]
ricavato sempre da A. oryzae, «hanno confermato l’efficacia nella terapia dell’occlusione o
dell’ostruzione cronica delle arterie degli esseri umani, anche con gravi malattie e ischemie»127.
Per effetto di una digestione inadeguata delle proteine, si formano una grande quantità
di antigeni128 che entrano in circolazione nel sangue, e possono scatenare allergie alimentari.
«Digerendo le proteine degli alimenti, gli enzimi fungini [da A. oryzae] somministrati
oralmente ai pasti riducono la quantità di molecole di antigene che rischiano di entrare in
circolazione. Inoltre gli enzimi somministrati per via orale e assorbiti a loro volta intatti possono
aiutare a digerire le proteine alimentari antigeniche che incontrano nel sangue»129.
Altri enzimi digestivi, in particolare l’amilasi, potrebbero debellare la malattia celiaca,
cioè l’intolleranza al glutine e le intolleranze alimentari in generale.
«E’ noto fin dagli anni 50 che il glutine presente nel frumento, nell’avena e in altri cereali
è alla base delle lesioni intestinali che si producono nella malattia celiaca e che la fonte della
tossicità è la frazione del glutine costituita dalla gliadina. Negli anni 70 gli studi di frazionamento
sono riusciti a identificare i componenti della gliadina responsabili delle lesioni. La fonte della
tossicità gastrointestinale dalla gliadina nei pazienti celiaci è la componente carboidratica,
composta in prevalenza di glucosio, xilosio e arabinosio, e non, come si sospettava in
precedenza, la frazione proteica. In vitro le amilasi delle varie specie di Aspergillus sono efficaci
nel trattamento della malattia poiché tagliano enzimaticamente la porzione carboidratica tossica
della gliadina. Le preparazioni di amilasi fungine rendono i cereali come il frumento e l’avena
sostanzialmente innocui per gli individui affetti dall’enteropatia del glutine»130.

A questo punto, vanno citate tutte le proprietà degli enzimi digestivi:


«Studi controllati in vitro e in vivo hanno preso in esame l’efficacia di questi enzimi in
un’ampia serie di condizioni tra cui:
cattiva digestione
insufficienza pancreatica
steatorrea
morbo celiaco
intolleranza al lattosio
ostruzione arteriosa
trombosi
Contrariamente a teorie lungamente accettate secondo cui la mucosa intestinale intatta
sarebbe una barriera impermeabile per le proteine e i grossi polipeptidi, ci sono oggi le prove
inconfutabili che le macromolecole possono passare intatte dall’intestino umano nella
127
Ibidem .
128
Gli antigeni sono composti che inducono una risposta immunitaria. I criteri per definire un antigene sono: deve
essere identificato come estraneo; deve avere un peso molecolare abbastanza grande (macromolecole) per essere
identificato dal sistema immunitario; deve avere una complessità chimica sufficiente da indurre una reazione (come
vedremo più ampiamente al Sistema Immunitario.
129
Ibidem.
130
Ibidem.

65
circolazione sanguigna in condizioni normali e lo fanno… e questo può aiutare e spiegare
efficacia della terapia enzimatica nella gestione nutrizionale di numerose condizioni, oltre al
malassorbimento:
malattie vascolari
difficoltà digestive
allergie alimentari
flogosi intestinali(infiammazione)
disfunzioni immunitarie
affezioni infiammatorie
Diversi studi hanno mostrato che enzimi quali la tripsina e la chimotripsina, quando
vengono somministrati per via orale sono assorbiti intatti nel sangue in forma attiva e trasportati
dalla circolazione sanguigna, vengono captati dalle cellule pancreatiche e secreti di nuovo
nell’intestino, insieme agli enzimi di nuova sintesi! Questa circolazione entero-pancreatica degli
enzimi proteolitici è analoga al riciclaggio dei sali biliari da parte del fegato.
Di ulteriore interesse è la possibilità di integratori alimentari di questi enzimi che
possono permettere all’organismo di risparmiare i propri e forse aiutare la rigenerazione degli
organi.

DIETE POVERE DI FIBRE

Il nostro tubo gastro-intestinale è in grado di digerire sia la carne sia i vegetali, ma


funziona meglio con i vegetali. È provato come l’alimentazione animale sia «il principale fattore
di sviluppi di: cardiopatie, cancro, ictus, artrite e altre malattie croniche degenerative»131.
Già all’inizio del 900 il dr. Weston A. Price, scrisse Nutrition and physical degeneration
(Nutrizione e degenerazione fisica) dove documentò con grande accuratezza la comparsa delle
malattie degenerative provocate dalla crescente occidentalizzazione della dieta.
«Una dieta povera di fibre alimentari è associata a: obesità, gotta, diabete, calcoli renali,
calcoli biliari, ipertensione, malattie cerebrovascolari, ischemia cardiaca, vene varicose, trombosi
venosa profonda, embolia polmonare, costipazione, appendicite, diverticolite, diverticolosi,
emorroidi, cancro al colon, sindrome dell’intestino irritabile, colite ulcerosa, malattia di Crhon,
carie dentale, disturbi autoimmuni, anemia perniciosa, sclerosi multipla, tireotossicosi,
condizioni dermatologiche»132.
Le fibre alimentari sono:

- cellulosa (crusca di grano)


Cellulosiche
- lignine (parte legnosa della pianta)

- emicellulosa (crusca di avena)


- gomme (gomma arabica e karaya)
Non cellulosiche - mucillaggini (guar, psillio, legumi)
- pectine (scorza degli agrumi, mela)
- polisaccaridi algali (Agar, Algina e carragenina)

131
Joseph E. Pizzorno jr, Michael T. Murray, op. cit.
132
Joseph E. Pizzorno jr, Michael T. Murray, op. cit.

66
Quando si usano fibre vegetali bisogna cominciare con dosi piccole, 1-2 g prima dei pasti
e prima di coricarsi, bisogna poi gradualmente aumentare fino a 5 g. Questo perché la
fermentazione delle fibre idrosolubili può produrre, all’inizio, gas, maggiore flatulenza e disagio
all’addome. Una grande quantità di fibre può causare un malassorbimento dei minerali
(soprattutto la crusca di frumento).

Fibre cellulosiche

La fibra alimentare più nota è la cellulosa.


Questa è indigeribile per il nostro organismo, e viene parzialmente degradata dalla
microflora intestinale. Si tratta di un processo anaerobico (fermentazione) che avviene nel colon.
In questo modo circa la metà della cellulosa viene “digerita” per costituire una fonte importante
per la produzione degli acidi grassi a catena corta (come i butirrati).

Fibre non cellulosiche

Tutte le fibre non cellulasiche (gelatinose) inibiscono l’assorbimento intestinale dei


metalli pesanti.
Le emicellulose sono fibre alimentari e costituiscono una delle fonti più importanti per
gli acidi grassi a catena corta (come i butirrati). La produzione di butirrati è responsabile delle
proprietà anti-cancro delle fibre alimentari.
Le pectine sono contenute nella buccia o nella scorza di frutta e verdura (la buccia di
Arancia contiene il 30% di pectina, la Mela 15%, la Cipolla 12%...). Abbassa il colesterolo (ne
diminuisce l’assorbimento intestinale).
Le gomme vegetali sono addensanti, emollienti e leggermente lassative.
Le mucillagini sono delle emicellulose, separate solo per motivi di classificazione.
La gomma guar (presente in molte leguminose) e la mucillaggine più studiata. Viene
estratte da una pianta coltivata in India come foraggio (Cyanopses tetragonolobus) e viene
utilizzata in svariati settori industriale: calibratura della carta, gelati, zuppe, dentifrici, formaggi,
condimenti, lozioni, creme, pastiglie e come lassativo!
Riduce il colesterolo più della pectina e glucomannano. Riduce il livello di zucchero post-
prandiale e di insulina. Riduce il peso corporeo e l’appetito nei soggetti obesi, se assunta durante
i pasti.
La cuticola dei semi di Psillio (Plantago ovata) è una mucillagine usata come lassativo.

Polisaccaridi algali

Di Agar-agar abbiamo già parlato.


Al contrario degli altri polisaccaridi di vegetali, la carragenina ha un effetto negativo
sulla mucosa intestinale.
Le lignine sono usate come base per la produzione chimica (sintesi di vanillina e altro).
Molti lignani vegetali sono dotati di proprietà anti-cancro, anti-batterica, anti-fungina e
anti-virale!
Le lignine vegetali sono metabolizzate dalla flora intestinale in lignine animali le quali
possiedono proprietà anti-cancro.

67
2013

Per ripristinare l’intestino danneggiato, ricapitolando, fin qui abbiamo visto che bisogna:
lavare l’intestino (clistere)
pulirlo (erbe lassative) e/o mantenerlo pulito (fibre)
nutrirlo e tonificarlo (butirrati, erbe, vitamine, sali minerali…)
sfiammarlo e ripararlo per diminuire la permeabilità intestinale
(erbe emollienti e lenitive, glutamina, quercetina, bioflavonoidi,
vitamina C…)
cataplasmi di Argilla o Terra (per togliere il calore)
aiutare la digestione con Betaina cloridrato e/o enzimi digestivi ed
erbe ad azione colagoga (per aumentare la bile)
probiotici e prebiotici

I probiotici sono batteri normalmente presenti nell’intestino. I più utili sono i Lactobacilli
e i Bifidobacteri i quali, fra i molti ruoli fondamentali, inibiscono la crescita dei batteri tossici,
virus, funghi e parassiti!
I prebiotici sono polimeri indigeribili per noi. Si tratta di “catene” di vari zuccheri,
soprattutto fruttosio (fruttoligosaccaridi), che favoriscono la crescita dei batteri “buoni”.
Dunque la disponibilità di queste sostanze nutritive è un fattore indispensabile per il
risanamento intestinale. I fruttoligosaccaridi (FOS), in particolare, sono utilizzati dai Lactobacilli e
Bifidobacteri per crescere e moltiplicarsi e in più, è da sottolineare, i batteri tossici non sono in
grado di utilizzarli!
I prebiotici stimolano anche la produzione di Immunoglobulina A (IgA) secretoria
nell’intestino, la quale ci protegge da batteri e da allergeni alimentari.
Se l’intestino è troppo permeabile, stressa il sistema immunitario esponendolo
continuamente agli antigeni alimentari da neutralizzare e causare allergie.
Le fibre alimentari sembrano migliorare il colon sotto tutti gli aspetti, mantenendo la
flora batterica. Uno scarso apporto di fibre fa aumentare gli Enterobatteri produttori di
endotossine e diminuire i Lactobacilli e gli altri batteri acidofili, una dieta ricca di fibre alimentari
favorisce la crescita dei batteri e questo riduce il pH favorendo la crescita dei batteri benefici che
producono gli acidi grassi a catena corta (butirrati) per le cellule del colon. I butirrati sono
importanti fonti energetiche per le cellule del colon. Un loro ridotto livello (o ridotta
utilizzazione) porta ad alterare gli equilibri energetici cellulari e può portare alla colite.
Molto utili i clisteri con butirrato di sodio (2 cucchiaini da tè colmi sciolti in 2 litri).

68
8. Il lievito di birra
A conclusione dello spazio dedicato ai fermenti lattici non può mancare il Lievito di birra
ovvero il Saccharomyces cerevisiae, perché anch’egli può vivere e moltiplicarsi nell’intestino
generando benessere locale e generale, come si legge, ancora una volta, nel Medicamenta [Ed.
1933 e 1964]:
«Giova nelle forme subacute o croniche di catarro gastro-intestinale (specialmente se
accompagnata da fermentazioni abnormi, diarrea o stitichezza, fenomeni di risentimento
speciale, come stomatiti, afte, eruzioni erpetiformi, ecc).
Già da molto tempo il Lievito di birra è usato contro alcune affezioni cutanee e la
foruncolosi, sia assunto per bocca che in forma di cataplasma [direttamente sui foruncoli].
L’osservazione clinica ha dimostrato che in tutte le lesioni cutanee dipendenti da
alterazioni nella funzione digerente per fermentazioni anormali (costipazioni, meteorismo, ecc.)
come pure nelle suppurazioni locali o manifestazioni generali (foruncolosi) causata da
micrococchi piogeni [che generano pus], l’ingestione dei fermenti del Lievito di birra è sovente
seguita da effetti benefici e da rapida guarigione. Si impiega all’interno per la sua azione
antizimotica, soprattutto contro la foruncolosi, l’antrace e le piodermiti in genere. Giova pure
nelle forme subacute o croniche di catarro gastro-enterico (specie se accompagnate da
fermentazioni abnormi, da irregolarità di defecazione e da fenomeni di risentimento speciale,
come stomatiti, afte, eruzioni erpetiformi, ecc).
In commercio si trovano numerose preparazioni di Lievito di birra fresco da stemperarsi
in acqua tiepida o essiccato in compresse [pastiglie].
Il meccanismo d’azione dei fermenti del Lievito di birra contro i micrococchi piogeni non
è stato ancora chiarito; non si sa se esso dipenda da una sottrazione da parte dei fermenti, di
sostanze utili alla vita dei micrococchi o dall’azione diretta di sostanze prodotte dai fermenti
come manifestazione della loro attività biochimica.
Gli estratti di Lievito di birra, preconizzati a causa dell’elevato contenuto vitaminico
(specialmente del gruppo B) nella cura dell’anemia perniciosa, si sono dimostrati inattivi a
questo riguardo, ma per contro efficaci nelle anemie ipocromiche, specialmente della
gravidanza.
Dosi eccessive possono causare pesantezza di stomaco, ipercloridria, flatulenza, diarrea
fetida.
Internamente il Lievito fresco, viene consumato nella quantità di 1-2 cucchiaini da caffè
dopo i pasti, stemperato in un po’ di acqua minerale carbonica (gassata); il lievito secco da 3 a 10
g al giorno in compresse o granulato.
All’esterno venne raccomandato per irrigazioni e per tamponi nelle vaginiti croniche; per
clisteri nell’enterite dei bambini, nonché nelle enterocoliti muco membranose.
Esternamente il lievito fresco si usa nei clisteri, tamponi e irrigazioni vaginali e sulla pelle
(direttamente sui foruncoli).
Nei clisteri: da 2 a 3 cucchiai di lievito (anche quantità minore le prime volte, per evitare
fermentazioni) stemperato in 150 g di acqua tiepida; per i bambini da 2 o 3 cucchiaini stemperati
in 60 g di acqua. Nelle gastro-enteriti far precedere un clistere di lavaggio e tenere il bambino a
dieta idrica.
I tamponi vaginali si preparano stemperandone 25 - 30 g in poca acqua. Nelle vaginiti
croniche far precedere un’irrigazione con acqua tiepida o un infuso d’erbe appropriato.
Infine per le irrigazioni vaginali se ne stemperano 25 g in acqua tiepida quando si vuole».

69
CAP. V

ALTRE OSSERVAZIONI PER SCEGLIERE MEGLIO L’INTEGRATORE


INTESTINALE

Come precedentemente accennato, è fondamentale indagare in modo approfondito


sulla funzionalità intestinale, qualsiasi sia la problematica, acuta o cronica. Rivolgendomi ai
Prescrittori debbo sottolineare che le Persone sono spesso imbarazzate dalle domande che
riguardano le loro abitudini intestinali ed evacuazioni, e tendono perciò ad essere vaghe e
frettolose quando rispondono, perciò è necessario insistere un po’. È probabile, che nessuno
prima gli abbia rivolto certe domande in modo così approfondito. È fondamentale spiegare che
è importante per Voi capire bene la loro situazione per poter consigliare nella maniera più
idonea, e ottenere i migliori risultati. Bisogna cercare di far loro capire l’importanza della
regolarità e della pulizia intestinale, così come gli effetti nocivi delle fermentazioni e putrefazioni
intestinali che causano la tossiemia. Si possono usare esempi come quello delle supposte133, o
altri riportati nelle pagine precedenti, per essere sicuri di impressionarli abbastanza per
convincerli a fare i lavaggi intestinali, oltre che ad assumere gli integratori intestinali. Infatti, se
da una parte, le persone sono abbastanza disponibili ad assumere integratori per favorire la
regolarità intestinale, sono tuttavia altrettanto restii ai clisteri ovvero ai lavaggi intestinali.
Quindi bisogna educarli, spiegando perché e come dovrebbero introdurre questa abitudine nella
loro vita, e quali cambiamenti e miglioramenti si possono aspettare rapidamente.
Ecco le domande che suggerisco di porre (o da porsi) per “visualizzare” l’intestino:
Va di corpo tutti i giorni? Più di una volta al giorno? Quante volte?
Se non va di corpo tutti i giorni, quanti giorni salta? Uno? Due? Tre? Più
di tre?
Da quanto tempo è stitico/a?
Quando va in bagno le sembra di liberarsi completamente o non le
sembra di andare abbastanza?
Come sono le sue feci?
Sono morbide e senza forma?
Sono secche e in piccola quantità?
Di che colore e consistenza sono le sue feci? Appiccicose o formate?
Le capita di avere scariche dopo i pasti o dopo l'ingestione di certi
alimenti?
Le capita di vederle galleggiare?
Le capita di avere feci non formate o liquide, o di alternare feci secche a
feci liquide? Quante scariche ha in un giorno?
Soffre di gas intestinali e gonfiore?
Soffre di emorroidi o ragadi o fistole anali?
Le capita di vedere sangue o muco nelle feci?
Ha diverticoli intestinali?
Soffre di intestino irritabile o colite?
Soffre di colite spastica? Ovvero se prende un lassativo va troppo e con
dolori?
Queste domande possono fornire abbastanza informazioni per indirizzare nelle scelte
dell’integratore più adatto per l’intestino.

133
Quando l’eccipiente si scioglie con il calore del corpo, il principio medicinale contenuto viene assorbito attraverso
le pareti intestinali, analogamente vengono assorbite le tossine prodotte nell’intestino.

70
La tavola comparativa degli integratori intestinali è stata suddivisa in modo tale da
individuare rapidamente, a seguito di queste domande, la “zona” fra quelle indicate, perché:
«se non dai almeno un prodotto per l’intestino hai già sbagliato in partenza!»:
con Aloe e Senna (piante antrachinoniche) che aumentano con
forza il transito intestinale
con Cascara, Frangula, Rabarbaro (piante antrachinoniche) che
aumentano il transito intestinale
con piante non antrachinoniche che aumentano debolmente il
transito intestinale, come Vilucchio, Frassino, Cassia, Prugne, Fichi,
Manna, Tarassaco e Tamarindo
con erbe mucillaginose, emollienti e lenitive come Agar-agar, Altea
e Malva e fibre che aumentano molto debolmente il transito
intestinale
con erbe che non agiscono sul transito intestinale, ma neutralizzano
le enterotossine, calmano e nutrono l’intestino, come Camomilla,
Fieno greco, Finocchio ed Equiseto, ma anche butirrati, olio di
pesce, Fermenti lattici (probiotici) e prebiotici, vitamine, ecc.
con erbe adsorbenti le tossine e i gas intestinali, come Argilla e
Carbone vegetale, che diminuiscono molto debolmente il transito
intestinale (leggermente astringenti)
con piante che diminuiscono il transito intestinale (astringenti
deboli) come Salcerella o Salicaria, Amamelide e Alchemilla
con piante che diminuiscono con forza il transito intestinale
(astringenti forti) come Catecù e Quercia.
Il numero delle stelle, lo ripeto, non indica il valore assoluto del prodotto, ma solo
relativo agli altri prodotti dello stesso gruppo, per rappresentarne in qualche modo la loro
diversa forza d’azione.

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Anche il colore e la consistenza delle feci, possono fornire informazioni
sullo stato di salute:
ASPETTO DELLE FECI SIGNIFICATO
Tossine, farmaci, sanguinamento gastrico, assunzione di ferro,
Feci nere
carbone, bismuto, argento colloidale, o altro
Squilibri biliari, eccesso di acidità alimentare, eccessiva
Feci verdi
assunzione di proteine, scarsa ossigenazione.
Troppi zuccheri, carboidrati, verdure crude nell’alimentazione
Feci verdi nel neonato
materna o colpi di freddo
Feci grigie, untuose Malassorbimento dei grassi
Ridotta attività del fegato e delle vie biliari, epatite, cirrosi, crisi
Feci chiare-bianche
epatica
Feci dure, caprine Mancanza di liquidi, difficoltà biliare
Disturbi della Milza-Pancreas, eccessiva assunzione di zuccheri o
Feci non formate con tracce
latticini-grassi, o cibi freddi, putrefazioni intestinali, squilibri della
di cibo, liquide o appiccicose
flora batterica intestinale
Feci esagerate (quantità
Insufficienza pancreatica, diabete
eccessive)
Feci con presenza di grumi
Calcolosi biliare, parassitosi
bianchi-grani come miglio
Feci a spruzzo Colite, esposizione a basse temperature
Colite, colite ulcerosa, tumori, eccessiva assunzione di latticini e
Feci con muco o pus
zuccheri (muco), insufficienza biliare
Infiammazione-calore interno, dieta troppo “calda”(proteine,
Feci maleodoranti
zuccheri, formaggi, alcool, ecc..)
Feci gialle nel neonato sono normali,
Feci gialle nell’adulto sono sintomo di squilibrio biliare, colite e debolezza polmonare
Emorroidi, se abbondante può essere dovuto a sanguinamento
Feci con sangue
intestinale
Feci arancioni Presenza di batteri, colite e irritazione alle vie urinarie
Feci grigie e/o sottili tipo
Stress nervoso, carenza di minerali. In particolare fosforo
mina di matita

Molte persone non hanno l’abitudine ad osservare le feci, ma sarebbe una buona idea di
cominciare! Specialmente quando si effettuano i clisteri e i lavaggi intestinali, bisognerebbe
esaminare il contenuto delle emissione, poiché non di rado, si eliminano fecalomi (masse fecali
disidratate, spesso di vecchia data), parassiti, muco, pezzi di cibo non digerito, ecc.. Può essere
proprio a seguito di un episodio del genere che si scopre di soffrire di… parassitosi intestinale
(ricordo personale)!

È importante chiedere al vostro Cliente o Paziente o Parente, quanta acqua beve e quali
sono le sue abitudini alimentari. Infatti, molte persone bevono pochissima acqua e ciò provoca
inevitabilmente costipazione. È necessario assumere almeno 2 litri di acqua al giorno, 3 litri se: si
suda molto, si pratica sport; durante la gravidanza e l’allattamento e quando fa molto caldo.
Anche l’assunzione di fibre, grazie ad una dieta ricca di frutta e verdura, aiuta a mantenere la
regolarità intestinale.

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Molti farmaci causano stitichezza, o squilibri della flora batterica intestinale. Tra questi
si ricorda: antidepressivi, ansiolitici, antibiotici, anestetici, oppiacei, antiaritmici, antiacidi,
farmaci per l’epilessia, alcuni anti ipertensivi, antistaminici, ipolipemizzanti.
Allo stesso modo, molti farmaci possono anche provocare diarrea.
Chi ha assunto antibiotici per periodi più o meno lunghi, con buone probabilità, avrà una
disbiosi intestinale. Anche se si sono assunti fermenti lattici all’epoca va consigliato comunque
un prodotto a base di fermenti lattici, da assumere per almeno 30 giorni (ma ricordare di fare
prima almeno un lavaggio intestinale). Molto spesso, le persone assumono fermenti lattici,
contemporaneamente all’assunzione dell’antibiotico e per periodi di 5-7 6giorni e ciò rende
praticamente nulla la loro azione ed utilità.
I fermenti andrebbero presi anche nei casi di candidosi, cistite, intolleranze alimentari e
debolezza del sistema immunitario.

È importante sapere quali parti del corpo sono state asportate chirurgicamente.
Se, ad esempio, non c’è più l’appendice, vuol dire che il sistema immunitario era, ancor
prima, entrato in crisi (superlavoro). Questo succede quando il fegato non riesce a neutralizzare
tutte le tossine e queste esondano nel sistema immunitario, il quale è in grado di neutralizzarle
(mangiarle) o immobilizzarle (anticorpi). L’appendice, infatti, fa parte del sistema immunitario,
insieme a tonsille, adenoidi, milza, ghiandole linfatiche, timo e midollo osseo.
Se non ha più la cistifellea, asportata per calcolosi, debbo dedurre che c’è stato e forse
ancora c’è una scarsa o nulla produzione di bile. Con ripercussioni sia sull’intestino (la bile è
lassativa) che sullo stomaco (quando manca = eruttazioni, digestione lenta, acidità o reflusso
gastro-esofageo, ernia iatale, ecc.), come vedremo nella seconda parte trattando Fegato e della
Cistifellea.

Se le persona riferisce di avere problemi intestinali cronici o comunque da diversi anni, ci


possono essere degli effetti secondari che si sono instaurati nel tempo. Una reazione a catena
che varia a seconda della costituzione, dell’alimentazione, dell’ambiente e stati d’animo, ma che
ha un’unica origine: squilibro intestinale («sono solo una conseguenza, se si cura l’intestino
scompaiono!»):
cistite ricorrente
candidosi
disturbi mestruali, cisti ovariche, fibromi, infertilità
emorroidi, ragadi
diverticolite
disturbi digestivi
problemi dermatologici, pelle impura, eczema, acne, psoriasi
mal di testa cronico, emicrania
depressione, disturbi dell’umore, irritabilità
aumento del peso, scarso appetito o eccessivo, cellulite
intolleranze alimentari
sistema immunitario debole
Se sono presenti anche problemi legati ad altri organi o apparati, saranno opportuni
anche integratori specifici per questi ultimi, ma sempre solo contemporaneamente o dopo
l’intestino! Chi non intende prendere molti prodotti può cominciare sempre con quelli per
l’intestino, con i clisteri, i cataplasmi di argilla, le “spugnature fredde”, specialmente se la
problematica è di vecchia data.
Non va sottovalutata mai l’influenza dell’intestino nelle patologie ginecologiche,
dermatologiche, disturbi dell’umore e nel mal di testa cronico, esso infatti ha sempre un ruolo
determinante e se non lo si soccorre difficilmente si ottengono sensibili miglioramenti.

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Nei casi in cui ci siano segni di calore o febbre interna, o ci siano stati interventi chirurgici
nella zona pelvica-addominale o si fa un lavoro nel quale la zona dell’addome è esposta a calore
(cucine, fonderie, vetrerie, ecc..), i cataplasmi di argilla freddi, ripetuti anche quotidianamente,
sfiammano le viscere e recano sollievo e rapido miglioramento (per moltissimi sintomi).

Ci sono delle parti del volto “collegate” col tubo digerente e ci possono rivelare uno
stato di salute o di sofferenza:

il labbro inferiore rivela lo stato di salute dell'intestino crasso


il labbro superiore indica lo stato di salute dell’intestino tenue
gli angoli della bocca indicano lo stato dello stomaco e calore e
intossicazione del sangue a livello circolatorio.
un labbro è gonfio può indicare che l'intestino tenue o il colon sono
dilatati per accumulo di feci.
se il labbro è secco e screpolato può essere un segno di
infiammazione delle mucose e disidratazione (spesso causata da
mancanza o forte carenza di bile, come vedremo)
labbra scure segnalano la presenza di sangue stagnante, cattiva
circolazione e ossigenazione della parte (frequenti nei fumatori)
colorito della pelle giallastro
pelle impura o arrossata o screpolata (specialmente nella zona delle
guance)
se le “borse” sotto gli occhi o gonfiore cambia a seconda dei giorni o
dei momenti della giornata ( o dopo un impacco fatto con cotone
imbevuto in acqua con estratto di Amamelide e un cucchiaino di
sale) si considera legato a una condizione renale e a un ristagno di
liquidi.
Se le “borse” sotto gli occhi o gonfiore sono permanenti si considera
legato a un accumulo di materiale fecale nell'intestino.

Osservando la lingua, la zona che corrisponde al sistema digestivo e agli intestini è quella
centrale. Questa zona può apparire:
ricoperta da una patina spessa e bianca-giallastra o scura. In questo
caso è presente uno stato di infiammazione cronica (calore interno
proveniente dall’intestino), spesso dovuta ad un alimentazione ricca
di cibi “caldi”: carne rossa, formaggi, grassi, fritti, spezie, vino, birra,
alcool...
secca e fissurata (con tanti taglietti), di solito indica che la
condizione di infiammazione e Calore, si sono protratte nel tempo
fino ad esaurire i liquidi. Indica un intestino infiammato e
disidratato.
pallida e gonfia, nel caso in cui ci sia una condizione di anemia, o di
alimentazione troppo ricca di cibi “freddi”: verdura e frutta cruda,
latte, formaggi freschi, gelato, dolci, ecc... (che indeboliscono anche
la Milza e il Pancreas).

L’osservazione e le domande valgono per i Prescrittori come per i Consumatori (quando


le rivolge a se stesso) e sono fondamentali per trovare l’integratore più adatto.
In ogni caso, anche se si va regolarmente in bagno è comunque necessario (almeno) un prodotto
per l’intestino, basandovi su quanto detto finora.

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La stitichezza è una condizione che interessa moltissime persone, ma allo stesso modo è
assai frequente e altrettanto debilitante anche la sindrome “dell'intestino irritabile”, l’alternanza
di stipsi a feci non formate, le scariche dopo i pasti o con particolari alimenti… Nel caso in cui
non ci sia stitichezza o altre condizioni non fisiologiche, si può comunque optare per un prodotto
nutritivo, rinfrescante, mucillaginoso, lenitivo o riequilibrante la flora batterica, oltre al clistere.
Insomma, «l’intestino va sempre curato»!

Non bisogna avere mai timore dei clisteri, nemmeno per chi va di corpo tutti i giorni. I
casi in cui possono essere controindicati sono veramente rari e a me non sono capitati, ma
anche in quelli ipotetici (emorroidi interne o esterne), se fatti con cautela e iniziando con poca
acqua, per poi aumentare progressivamente fino a 2 litri, non ci saranno mai problemi, ma solo
giovamento.

La forza curativa della natura


Va ricordata anche la forza di auto-guarigione presente in ognuno di noi. Ma attenzione:
è una forza di guarigione se è inviata in quella direzione, perché la stessa forza se è guidata dalla
paura può ammalare. L’espressione grave di un medico, l’attesa di un esame, la ricerca di uno
specialista, l’ansia, lo stress e soprattutto la paura di ammalarsi o di avere un cancro, ecc. sono
tutte situazioni negative che indirizzano la nostra Forza contro di noi! È d’uso, ad esempio,
prospettare sempre il peggio: forse non è necessario.

«Un’essere umano ha una capacità intrinseca di “riassestarsi”. La vis


medicatrix naturae rappresenta la chiave di volta di una filosofia che da
migliaia di anni viene seguita dai medici orientali verso le terapie
naturali. Il concetto di un meccanismo omeostatico, autoregolante, è
centrale per comprendere le idee fondamentali della filosofia…»134.

«Il corpo umano è capace, senza alcun aiuto dall’esterno, di aggiustarsi


da solo, grazie a un sistema di guarigione che non è meno reale
dell’apparato circolatorio, di quello digerente, del sistema nervoso o di
qualsiasi altro sistema che caratterizza gli esseri umani e permette loro
di espletare le funzioni vitali»135.

La prova dell’esistenza di questa forza è lo stesso “effetto placebo”! Quindi bisogna


essere positivi, e mi rivolgo ai Prescrittori, e tenere in considerazione che il Paziente vuole
sapere «se e in quanto tempo si risolverà il suo problema». Personalmente, in generale,
rispondo stabilendo un tempo. Più o meno lungo a seconda della gravità e aggiungo che, se farà
tutto (clisteri compresi), il miglioramento si deve sentire fin dai primi giorni e andrà sempre
meglio. E quando mi dicono che è da molto tempo che hanno quel problema, rispondo che
quindi è ora che se ne vada!

134
Joseph E. Pizzorno jr, Michael T. Murray, op. cit.
135
Cousins N. Foreword. In: Locke S., Calligen D., eds. The healer within, New York, NY: Dutton 1986

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CAP. VI

I PARASSITI, QUESTI SCONOSCIUTI E SGRADITI OSPITI


Il parassita è un organismo che ricava il suo nutrimento da un altro organismo vivente. In
biologia la parassitosi è un tipo di interazione tra organismi, estremamente comune. Anche
l'uomo può divenire l'ospite di un elevato numero di parassiti (più di 100 diverse specie), di cui
spesso ignora la presenza e l'esistenza. Il parassita ha come unico interesse quello di
sopravvivere, quindi raramente la sua presenza risulta letale per l'ospite che infesta, perché
morendo l'ospite morirebbe anche il parassita. Però il parassita può essere il veicolo di funghi,
batteri e virus letali. I parassiti tendono a convivere con i loro ospiti anche per anni, sfruttandoli
e privandoli di preziose risorse nutritive, provocando numerosi disturbi difficilmente
riconducibili alla loro presenza.
Ogni generazione prima dell’epoca moderna ha sempre preso in considerazione
l’importanza di depurarsi dai parassiti, ma la nostra generazione ha scelto di ignorare la
questione. Eppure, la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che un quarto
della popolazione mondiale è infestata da parassiti nell’intestino. In realtà, recenti studi e
statistiche riportano cifre ben più consistenti ed il mondo occidentale non ne è esonerato. Si
evidenzia, infatti, che la maggiore diffusione di alcuni generi di parassiti è nei paesi
industrializzati, rispetto ad altri maggiormente presenti nei paesi del terzo mondo! Inoltre, i
fenomeni di immigrazione, i viaggi e gli scambi commerciali favoriscono e continueranno a
facilitare l’interscambio delle varie specie, la loro espansione e la generale crescita del
fenomeno.
Il Dr. Louis Parrish, specialista in parassiti a New York scrisse nel 1991: «basandomi sulla
mia esperienza, stimo che il 25% della popolazione di New York è infestata…in proiezione nel
2025 8,3 miliardi di persone sulla terra saranno infestate da parassiti».
Dal libro Guess what came to dinner? di Anne Louise Gittleman leggiamo: «I parassiti
sono un serio pericolo pubblico perché poche persone ne parlano e ancora meno li prendono in
seria considerazione. Sono insidiosi a causa del concetto sbagliato, anche tra le persone che
operano in campo medico, di considerare i parassiti come un problema del terzo mondo».
Fra l’altro, aver sottovalutato il problema ha inibito lo sviluppo e la ricerca dei test
diagnostici che, normalmente, sono datati ed inadeguati e sono rari anche i laboratori privati che
eseguono questo tipo di analisi:
Esistono circa 1000 specie di parassiti, tuttavia al giorno d’oggi è possibile testarne solo
50. Il problema dei parassiti riguarda tutta la popolazione mondiale, attualmente la loro
presenza viene diagnosticata in una percentuale trascurabile di casi in quanto:
- i sintomi che possono dare sono molto variabili ed è molto difficile
riconoscere un quadro diagnostico preciso.
- a livello mondiale, per qualche inspiegabile ragione, non viene data
importanza a questo fenomeno e raramente i medici ne hanno competenze
approfondite.
- esistono nel mondo pochi laboratori attrezzati per i test dei vari parassiti e i
protocolli usati per i pochi parassiti presi in considerazione sono largamente
inefficaci.
- La vita dei parassiti si svolge in molte fasi e in generale si rilevano dalle
analisi solo nella forma adulta, che è palese nelle feci o nell'area perianale
solo per breve tempo (infatti in Africa, quando si presume che un paziente
abbia i parassiti intestinali, lo si purga e lo si tiene in ospedale fintanto che
evacua e l'esame delle feci viene fatto subito, perché dopo due ore le tracce
scompaiono).

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I parassiti, oltre all’intestino, possono infestare qualsiasi parte del corpo umano, inclusi
l’addome, il sangue, il torace, il diaframma, il tratto digerente, l’apparato respiratorio, il sistema
nervoso, compreso il cervello, i piedi, le mani, i genitali, il fegato, il cuore, i muscoli, la pelle e le
braccia. Da ciò si comprende la difficoltà di effettuarne la diagnosi che, in mancanza di test
adeguati, si affida quasi esclusivamente all’intuito del Medico, poiché i sintomi possibili
difficilmente conducono immediatamente a diagnosticare un infestazione da parassiti; ne
riportiamo i principali:
Costipazione: alcuni vermi, a causa della loro forma e dimensioni, possono fisicamente
ostruire alcuni organi. Infestazioni “pesanti” di vermi possono bloccare il condotto biliare
ed il tratto intestinale rendendo l’evacuazione difficile e non frequente.
Gas e gonfiore: alcuni parassiti vivono nella parte superiore dell'intestino tenue;
l’infiammazione che ne segue porta a produzione di gas e a gonfiore con conseguente
tensione addominale.
Sindrome dell’intestino irritabile: i vermi possono irritare ed infiammare le cellule della
parete intestinale, portando a una varietà di sintomi gastrointestinali e a malassorbimento
di sostanze nutritive, in particolare i grassi con conseguente evacuazione voluminosa.
Dolori ai muscoli ed alle articolazioni: alcuni tipi di vermi hanno la capacità di insediarsi
nelle sacche sinoviali o addirittura di incistarsi nei muscoli provocando infiammazioni di
tipo artritico e dolori muscolari.
Anemia: certi vermi si attaccano alla mucosa intestinale e succhiano le sostanze nutrienti
dall’ospite. Se i parassiti sono presenti in numero considerevole, possono causare una
perdita di sangue tale da rivelarsi una carenza di ferro, anche grave (anemia perniciosa).
Allergie: i parassiti possono irritare e talvolta perforare la parete intestinale, aumentando la
permeabilità a grosse molecole indigerite. Ciò può attivare la risposta immunitaria del
corpo con incremento dei linfociti eosinofili (cellule immunitarie specifiche). Questi a loro
volta possono provocare intolleranze alimentari, infiammazione dei tessuti e reazione
allergica.
Affezioni della pelle: i vermi intestinali possono causare eruzioni cutanee, orticarie, eczemi e
altre tipologie di reazioni della pelle di tipo allergico.
Granulomi: sono masse simili ai tumori che incapsulano larve e uova di parassiti. Si
sviluppano spesso nelle pareti del colon e del retto ma anche nei polmoni, nel peritoneo,
nel fegato e nell’utero. Possono avere dimensioni anche piuttosto grandi e comprimere gli
organi circostanti.
Nervosismo: rifiuti metabolici dei parassiti e le sostanze tossiche che rilasciano, possono
agire da irritanti per il sistema nervoso centrale. Irrequietezza e ansietà sono spesso la
risultante di infestazione parassitaria.
Disturbi del sonno: risvegli multipli durante la notte, in particolare tra le 2 e le 3 del mattino,
è possibile che siano causati dal tentativo del corpo di eliminare rifiuti tossici attraverso il
fegato. Secondo la medicina cinese queste ore notturne sono dominate dal fegato.
Disturbi del sonno sono anche provocati dalle uscite notturne di alcuni parassiti attraverso
l’ano con conseguente prurito e intenso disagio (frequente nei bambini).
Bruxismo: un anomalo digrignare di denti è stato osservato nei casi di infestazione da
parassiti. Questo può essere una risposta nervosa all’irritante interno.
Fatica cronica: i sintomi di fatica cronica includono stanchezza, febbre, apatia, depressione,
mancanza di concentrazione e vuoti di memoria. I vermi possono essere la causa di questi
sintomi perché provocano malassorbimento di proteine, carboidrati, grassi e vitamine A e
B12.
Disfunzione immunitaria: i parassiti deprimono il sistema immunitario. Infatti la loro
presenza stimola continuamente il sistema immunitario che a lungo andare può esaurire
la sua risposta vitale e permettere l’aggressione di virus e batteri e miceti (funghi).

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Altri sintomi di infestazione da vermi possono essere: aumento di peso, perdita di peso,
fame eccessiva, sensibilità a particolari alimenti e a situazioni ambientali, alitosi, asma, diabete,
epilessia, acne, mal di testa, prurito in particolari zone del corpo (orecchie, naso, ano, vulva),
riflessi lenti, ittero, bruciore di stomaco, disfunzione erettile, problemi legati al ciclo mestruale,
ecc...
I parassiti provocano:
traumi fisici cioè perforazioni a carico di: intestino, polmoni, fegato,
sistema circolatorio, ecc...;
diffusione di sostanze estranee nel sistema linfatico, con attivazione
della risposta immunitaria e allergica e rilascio di escrementi tossici e
rifiuti metabolici che intossicano l'individuo.
sottrazione di sostanze nutritive all'individuo che li ospita;

Gli animali parassiti sono compresi in tre gruppi zoologici:

UNICELLULARI
Protozoi (prótos: primo; zóon: animale),
funghi, batteri e virus

VERMI
PARASSITI
Elminti (el sta per fel: piegare, contorcere, minthos:
sudiciume, escremento)

INSETTI
Artropodi (àrthros: articolazione; podós: piede)

Possiamo ospitare più di 100 diversi tipi di parassiti Protozoi ed Elminti. Qui considererò i
più frequenti e pericolosi, escludendo gli insetti. Poi il modo di eliminarli con le erbe, senza
danneggiare l’organismo umano, che anzi troverà gran sollievo e rapido giovamento di forza e
longevità.
Si utilizza il termine “Elminti” o “vermi” per indicare animali appartenenti a 4 diversi tipi,
superficialmente assomiglianti fra loro per la forma allungata del corpo e i movimenti striscianti,
ma in realtà profondamente diversi per struttura e comportamento. Riporto la classificazione e
velocemente citerò solo i principali, soprattutto per l’occidente, tralasciando i paesi tropicali e
sub-tropicali.

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Pseudofillidei
(scolice o testa
provvista di 2 organi
CESTODI adesivi)
(apparato digerente
assente) Ciclofillidei
(scolice o testa
PLATELMINTI provvista di 4 organi
(vermi piatti) adesivi)

Parassiti dei vasi


sanguigni
TREMATODI
ELMINTI (apparato digerente Parassiti polmonari
o vermi primitivo)
parassiti Parassiti epatici
umani
Parassiti intestinali

AFASMIDI
(privi di organi chemio-
NEMATELMINTI recettori)
(vermi o a filo tondi)
FASMIDI
(con organi
chemio-recettori)

ACANTOCEFALI (vermi con spine nella testa)

ANELLIDI (vermi ad anello, ad esempio le sanguisughe)

PLATELMINTI (vermi piatti)

I CESTODI sono in grado di attaccarsi alle pareti intestinali a volte con la testa (scolice) a
volte con una speciale ventosa. Le loro uova possono essere ingerite dagli esseri umani
accidentalmente con la sporcizia, ma più frequentemente la trasmissione avviene attraverso
l’ingestione di una ciste creata dalla larva che viene ingerita mangiando carne o verdura fresca; a
questo punto il verme quasi allo stato adulto può attaccarsi alle pareti dell’intestino ed avere
una dimora sicura dove può proseguire la sua maturazione e deporre le uova. Fra i Cestodi, le
più conosciute sono le Tenie e l’Echinocco.

Nel The Essentials of Medical Parsitology del dottor Thomas J. Brooks, si dice che, «la
Tenia è il parassita più “vecchio” per l’uomo, tanto che si è così bene adattato a vivere
nell’intestino umano che l’individuo può non avere alcun sintomo». Questo parassita,
comunemente noto come “verme solitario”, vive nell'intestino degli animali, uomo compreso,
dove può raggiungere la lunghezza di 8 metri. Il verme solitario ha un aspetto nastriforme, con
una testa (scolice) caratterizzata dalla presenza di uncini e ventose che gli consentono di aderire
alle pareti intestinali. Il resto del corpo è diviso in tanti piccoli segmenti, chiaramente

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distinguibili, lunghi circa 1- 1,5 cm e chiamati proglottidi (forma e colore richiamano le tagliatelle
o meglio le pappardelle).
Esistono diverse specie del genere Tenia:
Taenia solium: ha come ospite intermedio il suino od il cinghiale ed arriva alla lunghezza
di 3-5 metri.
Taenia saginata: ha come ospite intermedio il bovino o il bufalo e può raggiungere gli 8
metri di lunghezza; è comune nei Paesi Islamici, dato che tale religione vieta il consumo di carne
di maiale.
Tenia dei pesci (Diphillobothrium latum): è tra tutte le Tenie la più lunga, dato che può
crescere fino ai 30 metri di lunghezza. Viene trasmessa all'uomo con le carni infestate mal cotte
dei lucci e trote (ospiti intermedi).
La Tenia può deporre fino a un milione di uova al giorno. L'infestazione da Tenia può provocare
anemia, perché interferisce con la vitamina B12 e con l’acido folico, variazioni di peso, dato che
la tenia si appropria di tutto il cibo lasciando l’individuo costantemente affamato, ritenzione
idrica, gas intestinale, disfunzioni alla tiroide e all’intestino, iper e ipo glicemia, ittero, tensione
addominale.
La Tenia è particolarmente longeva, potendo vivere fino a 25 anni!
La presenza dei sintomi sopraindicati dovrebbe richiamare l'attenzione del soggetto e
sollecitarlo ad effettuare un'immediata visita medica. Una persona può accorgersi di ospitare un
verme solitario anche attraverso l'esame obiettivo delle feci: se compaiono anomalie, come la
presenza di piccoli segmenti giallognoli come pezzetti di tagliatelle (liberazione anale delle
proglottidi). La conferma si ottiene tramite l'analisi delle feci, eseguita in un laboratorio
specializzato, che provvederà a confermare o meno l'effettiva presenza delle uova di Tenia.

L’Echinococcus granulosus è un parassita cosmopolita, particolarmente diffuso nelle


regioni del mondo ove è assai intensa. È un parassita del cane, come ospite intermedio ovini,
bovini, suini, caprini, equini, camelidi, umani, nei quali determina l’ “idatidosi” o
“echinococcosi”. Le malattie nell’umano e particolarmente pericolose e curabile solo con mezzi
chirurgici.

I TREMADOTI sono vermi piatti che danneggiano la salute di vari organi interni: polmoni,
fegato, intestino e vasi sanguigni.
Tra i TREMATODI DEI VASI SANGUIGNI sono frequenti i parassiti appartenenti al genere
Schistosoma. Allo stadio adulto questi parassiti raggiungono la lunghezza di 0.7 - 1.2 cm,
localizzandosi nel sistema circolatorio venoso dell'ospite. A seconda del distretto interessato
dalle complicanze, si parla di schistosomiasi intestinale, rettale, vescicale, epato-portale, splenica
o polmonare.
Schistosoma mansoni e Schistosoma intercalatum, responsabili di
schistosomiasi intestinale
Schistosoma haematobium, responsabile di schistomatosi urinaria
Schistosoma japonicum e Schistosoma mekongi, responsabili di
schistosomiasi intestinale
Queste cinque specie di Schistosoma interessano circa 200 milioni di persone a livello
mondiale, rendendo la schistosomiasi la malattia parassitaria tropicale più diffusa al mondo
dopo la malaria. Fortunatamente è meno letale rispetto a quest'ultima, ma purtroppo però, la
malattia tende spesso a cronicizzare danneggiando gli organi interni e compromettendo, a volte,
lo sviluppo cognitivo dei bambini.
La Schistosomiasi si trasmette attraverso il contatto della pelle con acqua infetta,
colpendo principalmente i bambini intenti a giocare con fonti idriche inquinate. Come anticipato,
il verme adulto, che presenta una ventosa orale (che funge anche da bocca) e una ventosa
ventrale con funzione adesiva, vive nei plessi venosi di vescica e intestino, deponendo uova

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capaci di aprirsi un varco nelle pareti di questi organi e mescolarsi a feci ed urine, attraverso le
quali vengono espulse all'esterno. Una volta raggiunte le falde idriche, le uova del parassita si
schiudono liberando piccole larve, che infettano un ospite intermedio, rappresentato da
molluschi adesi al fusto di alcune piante acquatiche; all'interno del mollusco, le larve si
moltiplicano e dopo pochi giorni si liberano nell'acqua infettando nuovamente l'uomo.
I sintomi della Schistosomiasi variano in base alla specie di verme coinvolto e alla fase
d'infezione:
- l'invasione larvale della pelle può causare dermatite con prurito e rash
cutaneo.
- una grave infestazione può causare febbre, brividi, perdita di peso, tosse e
cefalea, ingrossamento dei linfonodi del fegato e della milza.
- diarrea talvolta con sangue, alternata a periodi di remissione.
- se l'infestazione interessa la vescica, causa: dolore alla minzione, sangue
nelle urine, e stimolo frequente ad urinare. Quando le uova
attraversano le pareti vescicali ed enteriche possono rimanervi
intrappolate, scatenando reazioni infiammatorie con perdita di sangue con
le urine e le feci; infiammazione delle vie urinarie, con processi fibrotici a
carico della vescica e dilatazione degli ureteri, fino all'insufficienza renale
con aumentata predisposizione al cancro vescicale.
- nella Schistomatosi intestinale, invece, i vermi possono raggiungere il fegato
attraverso il circolo portale, scatenando anche in questa sede processi
infiammatori con comparsa di fibrosi epatica e cirrosi.
La diagnosi di Schistomatosi si pone ricercando le uova del parassita nelle urine o nelle
feci, oppure mediante test anticorpali su campioni di sangue prelevati dal paziente.

I TREMADOTI POLMONARI sono vermi piatti minuscoli che danneggiano la salute dei
polmoni e li perforano. I polmoni indeboliti attirano facilmente altre malattie, come l’influenza
ripetuta, polmonite, ascessi polmonari, emottisi e infezioni fungine.
Sono riconosciute 29 specie del genere Paragonimus (circa 6 milioni di persone colpite
all’anno, nel mondo) i cui ospiti definitivi sono l’uomo, il cane e il gatto.

I TREMATODI EPATICI sono vermi piccolissimi che danneggiano la salute del fegato,
facendo piccoli buchi dappertutto. I sintomi comuni sono: itterizia, gonfiore del fegato,
condizioni di avvelenamento generale, dolore al fianco destro.
Il più diffuso è la Fasciola hepatica nei bovini, ovini, caprini, equini, suini, conigli e
nell’uomo. Cosmopolita assai frequente in Italia, provoca danni ingentissimi negli allevamenti.
Adulto 2-3 cm. Infestazione frequente con acque di fiumi e canali di irrigazione (il suo ciclo
biologico è legato all’ambiente idrico). Una volta ingerite le metacercarie della Fasciola si
schiudono nel duodeno, ne attraversano la parte, cadono nella cavità peritoneale e da qui
invadono il fegato, localizzanosi, dopo 6 settimane, nei canali biliari; qui raggiungono lo stadio di
adulti e dopo 3 mesi dall’ingestione inizieranno la riproduzione sessuata e l’emissione di uova
(deponendo ognuna 20.000 uova al giorno. Possono sopravvivere oltre 10 anni nell’uomo!
Potere patogeno: lesioni traumatiche e tossiche del fegato durante la migrazione delle
larve, lesioni nei canali biliari con fibrosi dei dotti, calcoli, calcificazione (dotti a “cannello di
pipa”), atrofia del parenchima e cirrosi periportale, ascessi, edema del fegato. Il parassita adulto
si nutre prevalentemente di sangue. Diagnosi: reperto di uova nelle feci al microscopio, anemia,
leucocitosi con ipereosinofilia. L’infestazione avviene per via orale, ingerendo le metacercarie
aderenti alle erbe e ortaggi irrigati con acqua incanalata.
Va ricordato che l’Aglio, che è considerato un potente vermifugo, per Fasciola hepatica
è un nutrimento essenziale! Perciò in presenza di Fasciola hepatica è necessario sospendere,

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almeno per 20 giorni, i cibi contenenti solfato di allile (contenuti in Aglio, Cipolla, Scalogno,
Porro, Erba cipollina) perché questo parassita si nutre di questo principio.

Fra i TREMATODI INTESTINALI ricordo Faschiolopsis buski, simile alla Fasciola, e Alaria
alata.
Faschiolopsis buski è ospite nei suini e nell’uomo (10 milioni di casi all’anno, nel mondo).
Dimensioni dell’adulto 2-7,5 cm e depone 25.000 uova al giorno), con metacercarie che si
incistando cu una pianta acquatica detta “castagna d’acqua” (Tropa natans). Potere patogeno:
lesioni traumatiche, tossiche e sottrattive, con ulcerazioni della mucosa intestinale, diarrea,
dolori, edemi al volto e alle estremità: non bisogna mangiare le “castagne d’acqua” crude!
Alaria alata è parassita dell’intestino tenue del cane, gatto, volpe, visone e ultimamente
dell’uomo (segnalato anche in Italia) che si infestano ingerendo rane parassitate4 o altri ospiti
intermedi che hanno mangiato le rane. Le metacercarie ingerite compiono una migrazione
attraverso la cavità addominale e toracica o nel circolo ematico, arrivando ai polmoni e di qui al
duodeno, risalendo la trachea e scendendo in faringe. Provocano duodenite catarrale.

NEMATELMINTI (vermi tondi)


I NEMATELMINTI sono tondi come i vermi terrestri anche se possono essere sottili come
un capello o microscopici. Sono i vermi più semplici: le loro uova vengono inghiottite attraverso
della sporcizia, queste poi si sviluppano in piccole larve e prima di arrivare all’intestino, dove
divengono adulte, sono già mutate varie volte.
L'Ascaris lumbricoides è un verme parassita in grado di infestare molti mammiferi
(maiale, cavallo cane, gatto ecc.), tra cui l'uomo. Oltre un miliardo di persone parassitati nel
mondo all’anno, presente anche in Italia. Secondo alcuni, il 25% delle persone al mondo ne sono
infette. E va ricordato, che gli esseri umani possono essere infettati con più vermi per volta! Le
dimensioni medie di una femmina adulta sono di circa 30 cm per 5mm, mentre il maschio, più
piccolo, misura circa 20 cm per 4 mm. L'infestazione si contrae per ingestione di alimenti
contaminati (soprattutto frutta e verdura) con le uova mature del verme, che possono
raggiungere l'intestino tenue anche in seguito all'introduzione nella bocca di mani sporche di
terra (i bambini si infestano facilmente). Giunte nella parte superiore del piccolo intestino, le
uova si schiudono, lasciando fuoriuscire le larve che imboccano la via ematica dopo aver
perforato la parete intestinale. Trasportate dal sangue, le larve di Ascaris raggiungono il cuore
destro che, contraendosi, le spinge poco a poco sino ai capillari polmonari, dove si insediano
iniziando il proprio ciclo di sviluppo. Dopo circa 10 giorni le larve, ulteriormente sviluppate,
risalgono l'albero respiratorio fino a raggiungere il retrobocca, dove vengono in parte deglutite
ed in parte eliminate all'esterno, attraverso starnuti e tosse. A volte le larve possono migrare
anche negli occhi, nelle orecchie e nel cervello, provocando severi danni! Giunte nuovamente
nell’intestino tenue, le larve ingerite completano la loro maturazione divenendo esemplari adulti
nel giro di due o tre mesi. Ogni femmina, dopo essersi accoppiata con il maschio, depone circa
200.000 uova al giorno, che vengono poi emesse con le feci e disperse nel suolo, dove in
condizioni climatiche adatte (terreni umidi, areati, temperati ma non esposti direttamente al
sole), possono sopravvivere a lungo prima di essere ingerite attraverso l'acqua o i vegetali. Ogni
verme può vivere fino a 2 anni.
La prevenzione dell'ascaridiosi (così è chiamata la malattia provocata dall'infestazione di
Ascaride), si basa sul rispetto delle norme igieniche elementari: lavare e cuocere accuratamente
i vegetali prima del consumo (il calore uccide le uova di Ascaris), ridurre la contaminazione
ambientale con le feci ed il loro utilizzo come fertilizzante.
L'infestazione da Ascaris lumbricoides provoca sintomi come: sofferenze gastrointestinali
(dolori, nausea, vomito e diarrea alternata a stipsi). Considerate le dimensioni del verme è
possibile che uno o più esemplari, spostandosi all'interno del tubo digerente, risalgano fino al

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fegato ostruendo le vie biliari e causando: ittero, infezione della cistifellea (colecistite), epatite,
appendicite, ostruzione intestinale, ecc... A qualunque livello essa avvenga, l'ostruzione
persistente determina a poco a poco la necrosi del tessuto interessato, con conseguente
perforazione d'organo, complicanza questa assai pericolosa per la vita (classica l’appendicite
perforata).
Nelle fasi precoci, quando le larve sono localizzate nelle vie respiratorie, la malattia è
caratterizzata da tosse stizzosa, poco produttiva e da frequente dolore toracico, che si acuisce
sotto colpi di tosse talvolta accompagnati all'espulsione di sangue rosso vivo. Inoltre questi
parassiti rilasciano tossine in circolo, che provocano spesso reazioni allergiche. A volte
l'infestazione è testimoniata dall'emissione di vermi con le feci o con il vomito. Talvolta possono
anche risalire spontaneamente il tubo digerente ed uscire dal naso o dalla bocca!
Tra i rimedi più comunemente consigliati, in caso di presenza di ascaridi, ricordiamo:
l'Artemisia la Noce e l'Aglio. All'assunzione di queste piante, dovrebbe seguire l'uso di purganti,
che favoriscano l'espulsione dei parassiti. Si consiglia di fare un clistere ogni giorno, per almeno 1
settimana. Alcuni autori consigliano anche di fare dei bagni caldi con il latte (semicupi), restando
a bagno per 20-30 minuti per attirarli spontaneamente fuori, avidi di latte!
Toxcara canis, è il parassita più comune di cani e gatti, che può essere trasmesso anche
all'uomo, proprio attraverso l'ingestione delle piccolissime uova, presenti nel terreno. Le uova si
depositano nel terreno, sugli animali e su frutta e verdure. Le uova, una volta giunte
nell'intestino dell'animale, maturano e le larve migrano nel sistema circolatorio e linfatico e da
qui giungono ai polmoni e al fegato, per poi tornare all'intestino. Invece nell'uomo, le uova non
possono completare il loro ciclo vitale, e vagano sotto forma di larve: larva migrans viscerale.
Possono arrivare anche alla retina alla quale provocano infiammazione e cecità. Oppure alle
orecchie, dove causano infiammazione, dolore e perdita della funzione auditiva. Dunque gravi
fenomeni infiammatori e necrotici e livello del fegato e altri organi (cervello, occhio).
I sintomi più frequenti sono: febbre, dolori articolari, dolori muscolari, vomito, disturbi
epatici, polmonari, eruzioni della pelle e convulsioni. Durante la gravidanza c’è mobilizzazione
delle larve con loro passaggio della placenta e feto; localizzazione nel fegato del feto, poi alla
nascita passaggio in circolo, cuore destro, albero respiratorio, ecc. Le larve nell’uomo possono
incistarsi nei muscoli, ove si fermano senza progredire sul loro sviluppo e permangono per un
anno e più. Le lesioni della larva migrans cutanea, appaiono come sottili linee rosse tortuose,
scavate nell'epidermide di mani, piedi, glutei e schiena. Le lesioni provocano molto prurito e a
volte dolore, soprattutto di notte.
Se non sono presenti sintomi cutanei, l'unico modo per diagnosticare l'infestazione da
Toxcara canis è attraverso esami del sangue specifici.
L'Enterobius vermicularis, conosciuto anche come Ossiuri o "vermi dei bambini" (tra i 2
e i 12 anni), è un parassita bianco e sottile, responsabile di una patologia nota come ossiuriasi.
Presente in ogni ceto sociale. Il 25% della popolazione occidentale ne soffre. Oltre al cane,
colpisce anche la specie umana e si manifesta elettivamente nei bambini, in modo particolare in
quelli che vivono in ambienti affollati, in comunità scolastiche numerose o in condizioni di scarsa
igiene. Gli ossiuri sono i vermi maggiormente diffusi nel mondo occidentale; recenti stime
riportano che il 30% degli adulti ed il 50% dei bambini ne sono infestati, quindi, gli ossiuri
meritano una particolare attenzione.
Sono piccoli vermi bianco-trasparenti di circa 1 cm, che vivono nell'intestino dell'uomo,
che si infesta ingerendo le microscopiche uova del verme. Queste uova, dopo essersi dischiuse
nell’intestino, danno origine in circa un mese al verme adulto, la cui femmina depone le uova
uscendo a livello dell’orifizio anale. Inizialmente l’infestazione colpisce prevalentemente i
bambini in età prescolare e scolare (1 bambino su 2!). Questi, dopo avere toccato oggetti
contaminati da feci, mettendosi le mani in bocca ingeriscono inavvertitamente le uova del verme
che possono sopravvivere nell’ambiente esterno all’intestino anche qualche giorno. Quando il
verme depone le uova a livello anale il bimbo può avvertire intenso prurito ed è portato a

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grattarsi il culetto. Piccoli residui di feci attraverso le manine del bimbo possono essere portati
agli oggetti con cui viene in contatto: giocattoli, matite, penne, etc. Ed ecco che il “cerchio si
chiude”: un altro bimbo o un adulto, toccando gli stessi oggetti e portandosi a sua volta le mani
alla bocca, viene infestato. Il sintomo più tipico è il prurito a livello anale. Nella donna le
complicazioni sono maggiori che nell’uomo perché gli ossiuri si possono trovare nella vulva,
nell’utero e nelle tube di fallopio perché la femmina dell’ossiuro può “sbagliare strada” nel
tentativo di tornare nell’intestino, dopo avere deposto le uova fuori dall’ano. Gli ossiuri si
possono anche vedere direttamente: nell’orifizio anale o più raramente nelle feci. Altre volte è
necessario ricorrere allo “scotch test”: al mattino, prima che il soggetto evacui e venga lavato, si
applica del nastro adesivo per qualche minuto sull’apertura anale. Se è in corso un’infestazione
da ossiuri, le uova rimarranno attaccate al nastro adesivo e potranno essere evidenziate al
microscopio. È un esame di laboratorio semplice ma le uova non sono sempre presenti
(qualcuno sostiene legato al ciclo lunare). Per essere più certi del risultato sarebbe necessario
effettuare almeno 3 test, se i primi danno risultato negativo, se i sintomi sono chiari. Un altra
tecnica che si può usare per ricercare e far fuoriuscire gli ossiuri, è inserire uno o due spicchi di
aglio freschi a livello anale. Quando il soggetto evacuerà, eliminerà l'aglio con i vermi attaccati.
Ricordiamo anche la Trichinella spiralis, un piccolo Ascaride che colpisce gli animali
carnivori. L'uomo lo prende mangiando carne cruda o poco cotta (di solito di maiale, ma altre
103 specie di mammiferi sono trovate naturalmente infette), contenente le cisti larvali del
parassita. Da ciste, la larva matura nell'intestino a verme e depone enormi quantità di uova. Gli
escrementi di questo verme sono tossici per l'ospite, e provocano: diarrea, dolori intestinali,
febbre, ecc... Se i vermi migrano nel circolo sanguigno, possono causare rigonfiamento dei
tessuti, specialmente di viso e mani. Le larve, possono vagare nei vari organi, provocando:
polmonite, encefalite, danni oculari, renali, cerebrali, ecc... Nei muscoli possono formarsi delle
cisti, che a volte calcificano.
La carne di maiale cruda o poco cotta, dovrebbe essere sempre evitata con cura. La sua
conservazione deve avvenire a -15° C per un mese o a -20° C per 20 giorni per uccidere le
eventuali uova. La salatura, l’essiccamento e l’affumicazione delle carni, non danno sicurezza di
sterilizzazione delle cisti (uova) e nemmeno il forno a micro-onde.

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PROTOZOI
Oltre ai parassiti che abbiamo visto finora, esiste un gruppo di parassiti microscopici
unicellulari: i Protozoi. I Protozoi sono costituiti da una sola cellula che svolge tutte le funzioni
vitali, dalla respirazione, al nutrimento alla riproduzione. All'interno della cellula dei protozoi c'è
un piccolo nucleo che contiene il codice genetico per la riproduzione. Essa avviene, di solito, per
scissione binaria di un organismo preesistente, ma spesso è dato di vedere l'unione sessuale di
due organismi che così si scambiano il proprio codice genetico, per poi tornare a replicarsi
attraverso il fenomeno della scissione.
I Protozoi hanno una diffusione vastissima come parassiti su: artropodi, pesci, anfibi,
rettili, uccelli, mammiferi. Ne riporto la classificazione complete, ma ne citerò solo alcuni, così
come ho fatto per i vermi.

del sangue
delle vie genitali
FLAGELLATI del tubo digerente
del reticolo-endoteliale
dei tegumenti
PROTOZOI
SARCODINI

SPOROZOI

CILIATI

Il nostro ambiente contiene moltissimi parassiti unicellulari nel terreno e dentro le


acque. Essi formano cisti che vengono inspirate continuamente dall’essere umano. La presenza
dei Protozoi dentro il corpo umano, rappresenta una stimolazione antigenica costante,
responsabile di stati infiammatori cronici. Per esempio la presenza di protozoi è stata spesso
rilevata nei tessuti di soggetti affetti da artrite reumatoide e da molte altre patologie, come:
asma, colite, diabete, leucemia, linfoma, sclerosi multipla, psoriasi, ulcere cutanee, lesioni
papulose, dermatiti, ecc…
Ricordiamo alcuni dei Protozoi più comuni.

FLAGELLATI

Tra i FLAGELLATI DEL SANGUE cito il genere Leishmania che presenta parassiti del
sistema reticolo-endoteliale umano. La trasmissione è operata da flebotomi infestati tramite la
puntura. Vengono fagocitati dai macrofagi o altre cellule del sistema reticolo-endoteliale entro
cui però non vengono uccisi e anzi si moltiplicano distruggendo la cellula ospite e invadendo
nuove cellule. Ciò può portare alla morte. Colpisce molto i cani.
Del genere Trypanosoma cito solo la specie gambiense che colpisce 10 milioni di kmq. È
conosciuta come la “malattia del sonno”, fase terminale della tripanosomiasi africana umana,
provocata dall’invasione del liquido cerebro-spinale da parte del parassita. È una malattia quasi
sempre mortale se non curata, con decesso in 6-12 mesi. È trasmesso da Glossina papalis,
conosciuta come mosca tze-tze e altre specie.
Tra i FLAGELLATI DELLE VIE GENITALI si ricorda Trichomonas vaginalis.
È il nome di un protozoo flagellato, tipico del tratto riproduttivo femminile e
responsabile di una delle malattie a trasmissione sessuale più diffuse al mondo, la tricomoniasi.
Il Trichomonas non penetra all'interno dei tessuti, ma espleta la propria azione patogena
aderendo intimamente alle cellule epiteliali. In particolare, ha la capacità di attaccarsi con i suoi

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flagelli alle pareti della vagina, causando danni diretti ed alterando la flora batterica locale. Il
Trichomonas tende infatti ad innalzare il pH vaginale (verso l’alcalino) distruggendo così i
lattobacilli "buoni" che proteggono con l’acido lattico l'ambiente interno dalle infezioni (causate
da batteri che, come quelli putrefattivi intestinali, vivono in ambiente alcalino). Diminuendo la
naturale acidità di questa delicata zona del corpo femminile, il Trichomonas permette ad altri
microrganismi di attecchire più facilmente. Il contagio avviene quasi sempre per trasmissione
sessuale, anche se negli ultimi anni sono in notevole aumento i casi in cui il Trichomonas si
trasmette attraverso il contatto con asciugamani o biancheria intima. La tricomoniasi è una delle
malattie a trasmissione sessuale più comuni. La specie umana è l'unico ospite naturale del
Trichomonas e la trasmissione, oltre che per contatto sessuale, può avvenire anche durante il
passaggio del neonato nel canale del parto. La malattia è tipica dell'età fertile e molto raramente
colpisce prima del menarca o dopo la menopausa.
Alcuni segni dell’infezione sono: il forte prurito locale, la presenza di secrezioni anomale
(giallastre e maleodoranti), associate o meno a dolore durante la minzione o i rapporti sessuali.
E' stata osservata una esacerbazione della sintomatologia durante le mestruazioni. Nell’uomo la
maggioranza delle infezioni sono asintomatiche ed autolimitanti; il Trichomonas può causare
raramente uretriti e prostatiti, che si manifestano sotto forma di piccole perdite e dolore
nell'urinare. La diagnosi viene effettuata ricercando in laboratorio la presenza del Protozoo
(Trichomonas) su campioni di essudato vaginale nella donna o di essudato uretrale o sperma
nell'uomo.
Se non viene curata, la tricomoniasi si evolve in una forma cronico-recidivante,
caratterizzata dall'alternanza di fasi asintomatiche e fasi acute, che si ripetono.
Fra i FLAGELLATI DEL TUBO DIGERENTE ricordo la Giarda intestinalis.
È un Protozoo che si attacca alla parete interna dell’intestino tenue del paziente dove
interferisce con il normale assorbimento dei grassi e dei carboidrati, che avviene durante la
digestione. La Giardia è una delle principali cause di diarrea e si trasmette attraverso l’acqua
contaminata; può sopravvivere anche alla normale quantità di cloro usata per purificare le scorte
d’acqua potabile e resistere per più di due mesi in acqua fredda. Bastano soltanto 10 minuscoli
parassiti in un bicchier d’acqua per causare una forma grave di giardiasi in un essere umano. Le
persone e gli animali (soprattutto i cani) affetti da giardiasi possono diffondere il parassita
attraverso le feci. Le feci possono contaminare l’acqua potabile, le piscine aperte al pubblico e le
sorgenti naturali, come ad esempio i ruscelli di montagna. Anche gli alimenti crudi che sono stati
risciacquati nell’acqua contaminata possono diffondere l’infezione. I bambini sono tre volte più a
rischio degli adulti per quanto concerne la giardiasi e proprio per questo alcuni esperti ritengono
che il nostro organismo sviluppi gradualmente una qualche forma d’immunità al parassita con
l’andare dell’età. E’ comunque abbastanza frequente che un’intera famiglia si ammali di
giardiasi: alcuni membri della famiglia possono avere la diarrea, altri soltanto dolori addominali
crampiformi ed altri ancora pochi sintomi o addirittura nessuno. Se il parassita provoca dei
sintomi l’infezione inizia con diarrea. La Giardia impedisce l’assorbimento dei grassi alimentari
da parte del nostro organismo, quindi le feci espulse contengono i grassi che non sono stati
assorbiti con il risultato che gli escrementi galleggiano, si presentano lucide ed emanano un
pessimo odore. Inoltre ci potranno essere: crampi addominali, gas intestinali, gonfiore,
diminuzione dell’appetito, nausea e vomito, in alcuni casi febbre. I sintomi possono durare per 5-
7 giorni o anche di più; in caso di durata maggiore il paziente può perdere peso, oppure
presentare altri segni di malnutrizione.
A volte la malattia si cronicizza ed entra in una fase più prolungata con sintomi diversi:
formazione ricorrente di gas intestinali, dolore addominale nella zona sopra l’ombelico, feci molli
e non strutturate. La diagnosi si pone attraverso la ricerca del parassita nelle feci, che va ripetuta
per alcuni giorni consecutivi.

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SARCODINI

Fra i Protozoi del sottogruppo SARCODINI ricordo l’Entamoeba histolytica.


La sua presenza all’interno dell’organismo è spesso asintomatica ed innocua, ma a volte
può produrre lesioni dei tessuti accompagnate da sintomi severi, primo fra tutti la dissenteria. In
quest'ultimo caso si parla di malattia “amebica”. Si stima che a livello mondiale circa il 10% della
popolazione ospiti nel proprio intestino delle specie del genere Entamoeba; nella maggior parte
dei casi tale infezione è sostenuta dalla specie dispar (innocua), mentre solo un caso su dieci è
associato alla specie histolytica potenzialmente patogena. Quest'ultima, a sua volta, genera
malattia amebica in circa il 10% dei casi. La diffusione della malattia è favorita dalle scarse
condizioni igieniche e dai climi caldo umidi. Così, se negli Stati Uniti d'America circa il 4% della
popolazione ospita nel proprio intestino un parassita del genere Entamoeba, in alcuni Paesi in
via di sviluppo tale percentuale può superare il 30%.
La via di trasmissione più comune è quella oro-fecale, quindi legata all'all'ingestione di
acqua o di alimenti (soprattutto frutta e verdura) contaminati da materiale fecale contenente
cisti amebiche (stadio di quiescenza del microorganismo). Queste cisti possono sopravvivere a
lungo nell'ambiente esterno: a temperature comprese tra i 12 ed i 15°C, per esempio,
conservano la capacità infettiva per almeno 12 giorni all'interno delle feci, e per parecchie
settimane all'interno delle acque. Una volta ingerite, le cisti superano senza problemi la barriera
acida dello stomaco e si insidiano a livello del colon dove, favorite dalla disidratazione delle feci
danno origine a 4 trofozoiti ciascuna. Questi ultimi, che rappresentano la forma "attiva" e mobile
del parassita, si nutrono di batteri e tessuti; una volta emessi all'esterno attraverso le feci, i
trofozoiti sopravvivono solo per pochi minuti e, anche se ingeriti, verrebbero uccisi dai succhi
gastrici.
Considerato che, nella maggior parte dei casi, l'infezione amebica è asintomatica,
l'amebiasi può essere trasmessa non solo da soggetti malati, ma anche dai cosiddetti "ospiti
sani" che, pur senza presentare alcun segno della patologia, espellono cronicamente cisti con le
feci anche per alcuni anni. Dopo un periodo di incubazione variabile da pochi giorni ad alcuni
mesi o anni (è solitamente di 2-4 settimane), l'amebiasi può presentarsi con quadri clinici di
severità variabile dalla diarrea cronica moderata, alternata a periodi di stitichezza, alla
dissenteria grave, anche fulminante. Tale sintomo è dovuto all'attacco diretto dei trofozoiti
amebici alle cellule del colon che può causare diarrea con presenza di sangue e muco. A ciò si
aggiunge: gas intestinale, febbre più o meno elevata, anemia, perdita di peso, debolezza, dolore
rettale, nausea e dolori addominali crampiformi.
Per l'alternanza di periodi di stipsi con altri di diarrea, l'amebiasi non dissenterica può
essere confusa con la sindrome del colon irritabile. La forma con dissenteria, può invece essere
confusa con la sigellosi, la salmonellosi, la schistosomiasi o la colite ulcerosa.
Grazie alla sintesi di specifici enzimi, le amebe sono potenzialmente in grado di aggredire
la parete intestinale e aprirsi un varco, entrando nel circolo sanguigno e raggiungere il fegato,
dove possono causare ascessi epatici. In questo caso, la persona infetta, può lamentare
dolorabilità a destra, nella zona del fegato. La conferma dell’infezione, si ottiene attraverso
l'individuazione di cisti amebiche in campioni fecali, oppure attraverso i test sierologici, tramite
ricerca di anticorpi specifici nel sangue.

SPOROZOI

Fra i Protozoi del sottogruppo SPOROZOI ricordo il Toxoplasma gondii e il genere


Plasmodium (della malaria)
Il Toxoplasma gondii è un parassita intracellulare obbligato che colonizza le cellule di animali
omeotermi. È cosmopolita, può parassitare tutti i mammiferi, uomo compreso e gli uccelli.
L’infezione è molto diffusa, ma la malattia conclamata non è frequente. Si calcola circa 500

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milioni il numero delle persone infette e di altri due miliardi il numero dei mammiferi domestici
infetti (il 40%). La maggior parte delle infezioni nell’uomo come negli animali sono
asintomatiche, ma a volte il parassita può diventare patogeno e provocare anche la morte
dell’ospite. E' endemico nei gatti e le sue oocisti sono escrete con le urine e le feci. A questo
punto, altri animali, come bovini, ovini, nuovamente i gatti, ecc., possono ingerire
accidentalmente le oocisti ed infestarsi a loro volta. Le carni e i visceri di questi ospiti intermedi,
che contengono i toxoplasmi, possono fungere da cibo per animali selvatici o domestici, nei quali
il ciclo ricomincia. L'uomo può essere facilmente esposto alle cisti, in particolare se possiede
animali domestici, o se ingerisce frutta e verdura mal lavata o carne cruda.
La toxoplasmosi è una malattia diffusa in tutto il mondo. L'infezione da Toxoplasma può
essere acquisita (dopo la nascita) oppure connatale (tramessa dalla madre al feto durante la
gravidanza). L'infezione negli adulti è poco grave e molte volte asintomatica. Durante il primo
trimestre di gravidanza può però diventare estremamente pericolosa per il bambino; le oocisti
infatti possono attraversare la placenta e provocare l’aborto, la morte in epoca neonatale o gravi
manifestazioni alla nascita come lesioni neurologiche (anomalie del cranio, convulsioni,
calcificazioni intracraniche), lesioni oculari (infiammazione della retina e di altre strutture
dell’occhio, strabismo, cataratta, atrofia del nervo ottico ecc.), ingrossamento del fegato e della
milza, anemia, ittero, polmonite, febbre, manifestazioni cutanee, diminuzione del numero delle
piastrine. Nei periodi successivi della gravidanza, al momento della nascita il neonato presenta,
nella maggior parte dei casi di parassitosi, una forma modesta o sub-clinica. Le conseguenze
dell’infezione potrebbero rendersi evidenti dopo diversi anni e si manifestano con ritardo
mentale, difficoltà di apprendimento, disturbi visivi o cecità. L'infezione contratta al momento
della nascita, nella maggior parte dei casi, è asintomatica.
Il Toxoplasma muore alle alte e basse temperature, quindi se il cibo è cotto o congelato,
non si corrono rischi di infezione.
I Plasmodium sono parassiti delle emazie (globuli rossi del sangue) e sono trasmessi
dalla puntura di zanzare. Sono agenti della malaria. La malaria è stata e continua ad essere un
vero flagello dell’umanità. Attualmente è presente nelle zone tropicali caldo umide e in alcune
zone temperate, dove rappresenta una importante causa di mortalità infantile e incapacità
lavorativa per gli adulti. Si considera che nel mondo 250 milioni ne sono affetti. Solo in Africa
800.000 morti all’anno (di cui il 75% bambini).
Gli sporozoiti del Plasmodium penetrano nel sangue con la puntura di una zanzara
infetta e in pochi minuti si fissano in cellule epatiche. Dopo alcuni giorni i parassiti, moltiplicati,
tornano nel sangue invadendo i globuli rossi dove si moltiplicano e ne causano la distruzione
quando ne sono pieni: quando i globuli rossi si rompono insieme e c'è l’accesso febbrile, per
immissione in circolo di sostanze tossiche “pirogene”, con conseguenti attacchi febbrili, lesioni di
endoteli, trombosi capillari, deposito di pigmento in vari tessuti. Ovviamente compare l’anemia
per la diminuzione del numero di globuli rossi.

88
FUNGHI
In ultimo, vale la pena di ricordare, per la sua frequenza, un parassita appartenente ad
un gruppo diverso, quello dei Miceti (funghi), ovvero la Candida albicans.
Si tratta di un fungo che, che può causare infezioni delle mucose della bocca
(“mughetto”), della faringe, della vescica, vaginali (vaginiti), gastro-intestinali e nei pazienti
immunodepressi anche infezioni molto gravi e diffuse.
La Candida è comunemente presente negli esseri umani e la sua crescita è limitata dal
sistema immunitario e da altri microrganismi (flora batterica). Tuttavia, fattori che modificano la
flora batterica locale (antibiotici, gravidanza, contraccettivi, diabete, dieta ricca di carboidrati,
cibi con muffe, ecc…) o le difese immunitarie indebolite, possono portare ad una proliferazione
indiscriminata della Candida.
I bambini, per lo più di età compresa fra tre e nove anni di età, possono essere colpiti da
infezioni croniche di Candida nella bocca; normalmente, si presenta come macchie bianche
intorno alla bocca e sulla lingua (facilmente asportabili).
Nella donna, l'infezione vaginale da Candida genera bruciore circoscritto e bruciore
quando si urina, eritema localizzato, ipersensibilità, perdite vaginali biancastre simili a ricotta,
prurito intenso ed inarrestabile.
La terapia per il trattamento delle infezioni vaginali da Candida si basa sull’utilizzo di
antifungini, associati ad una cura locale specifica (applicazione di creme, pomate, ovuli, lavande
a temperatura di 36-38° C di acqua con Fermenti lattici disciolti) e ad un'integrazione di fermenti
lattici per il ripristino della flora batterica intestinale. Consigliati anche lavaggi vaginali con
bicarbonato (1-2 cucchiai in un litro di acqua tiepida).
La Candida tende a recidivare, e a ripresentarsi ad intervalli di tempo più o meno lunghi,
per questo è necessario non trascurarla, e se si è in coppia, far si che anche il partner assuma la
terapia.
La diagnosi viene fatta attraverso la microscopia ottica di un campione posto su vetrino.

NORME PER CERCARE DI PREVENIRE LE INFESTAZIONI PARASSITARIE:

- lavando le mani prima di avvicinarle alla bocca;


- lavando bene frutta e verdura con acqua del rubinetto o meglio ancora
acqua dove si è sciolto un po’ di borace (borato di sodio): 10-29 g per litro di
acqua fredda (il boro è un oligoelemento che aiuta le paratiroidi, quindi la
fissazione del calcio);
- evitando pesce e carne cruda o poco cotta;
- non bevendo acqua se non sigillata.

89
ERBE CONTRO I VERMI PARASSITI, PROTOZOI E FUNGHI

I Parassiti riportati sono solo alcuni esempi dei numerosi parassiti che possono infestare
l'uomo e indebolirne notevolmente la salute. Ma, come sempre accade, la Natura ci viene
incontro, fornendoci numerosi rimedi in grado di aiutarci a sconfiggere questi sgraditi ospiti.
I farmaci medicinali antielmintici comunemente usati sono altamente tossici e possono,
in un individuo con una grande quantità di vermi, indurre il verme adulto a migrare dall’intestino
verso altri organi, con risultati potenzialmente più gravi. Le erbe antielmintiche, invece, hanno la
capacità di paralizzare i vermi, che rimangono storditi o addirittura avvelenati e, quindi, non
sarebbe male accompagnare con un purgante per espellerli.
Molte sono le erbe anti-elmintiche (vermifughe e vermicide) in particolare e anti
parassitarie in generale. Le più comuni sono utilizzate da secoli in cucina, altre come le erbe
antrachinoniche sono usate come lassative, altre ancora per disturbi alle vie respiratorie, per
rinforzare il sistema immunitario o… dentro un liquore!
Ho raccolto dai miei migliori Autori le informazioni sulle erbe antiparassitarie più efficaci
contro: Elminti (vermi), Protozoi e Miceti (funghi), rimandando le erbe specifiche anti-batteriche
a anti-virali alla terza parte, cioè allo studio del Sistema Immunitario.
Eccole in ordine sparso:
Enula e Assenzio
Bromelina, Papaina e Proteasi
Enzimi pancreatici (proteasi)
Curcuma
Crespino (Berberis vulgaris)
Clorofilla (e suoi derivati)
Lapacho o Tabebuia o Pau d’Arco
Aglio, Cipolla, Melograno, Santoreggia, Genziana, Tanaceto, Zucca,
Assenzio, Carota, Valeriana e Lupino
Prugnolo
Noce, Assenzio o Artemisa e Chiodi di garofano
Noce (Juglans regia, nigra e cinerea)
Artemisia (Artemisia vulgaris)
Assenzio (Artemisia absintium)
Chiodi di garofano
Santonina (Artemisia marittima)
Aglio
Aglio orsino
Zucca
Olio di ricino (depurato)
Melograno
Tanaceto (Tanacetum vulgare)
Crisantemo partenio o Feverefew o Partenio o Matricaria
(Tanacetum parthenium o Chrysanthemum parthenium)
Ferula-assafetida
Quassia amara
China
Barba di Giove o Lichene orsino (Usnea barbata)
Baptisia
Rosa canina

90
«L’Enula (Inula helenium) è la più raccomandata essendo la più sicura per bambini. Il suo
principio attivo è simile alla santonina [presente nell’Artemisia marittima o cina], ma è più
efficace e non è tossico. Inoltre l’Enula, così come l’Assenzio tonifica il tratto gastro-intestinale e
ne risulta una aumentata attività antielmintica, in modo tale che si difende da solo contro i
parassiti»136.

«Bromelina (Ananas comosus), papaina (Carica papaya) e proteasi (da Aspergillus


oryzae) svolgono un’attività enzimatica, proteolitica, tale da digerire la parete esterna [chitinosa]
di tanti vermi parassiti intestinali! Bisogna ricordare di assumerli a stomaco vuoto per il fine-
antiparassitario»137.

«Gli enzimi pancreatici, oltre a favorire la digestione proteica, sono in grado di


mantenere l’intestino libero da batteri e parassiti (batteri patogeni, lieviti, protozoi ed elminti).
La mancanza di proteasi o altre secrezioni digestive aumenta sensibilmente il rischio di essere
colpiti da infezioni intestinali, come le infezioni da Candida a carico del tratto gastro-
intestinale»138.

«La Curcuma (Curcuma domestica o longa), l’ingrediente principale del Curry, esercita
una azione antibiotica ad ampio spettro; inoltre ha una attività contro la Candida albicans.
Inibisce l’enzima batterico decarbossilassi, che convertirebbe [nell’intestino crasso] gli
aminoacidi in amine vasoattive [tossine]»139.

«Il Crespino (Berberis vulgaris)140 contiene una elevata quantità di berberina e i vegetali
contenenti questo principio risultano essere anti-parassitari. Meglio assumerlo tre volte al
giorno per un totale di almeno 150 mg di berberina al giorno. Per i bambini, il dosaggio deve
essere proporzionato al peso corporeo: 5-10 mg di berberina per ogni kg di peso corporeo, al
giorno.
Il Crespino ha mostrato effetti antibiotici, immunostimolanti, anticonvulsivi, sedativi,
ipotensivi, isterotonici [tonici dell’utero], coleretici e carminativi… Sebbene non sia potente
come molti degli antibiotici di uso convenzionale, presenta comunque un’attività antibiotica ad
ampio spettro… attività anti-microbica nei confronti di batteri, protozoi e funghi: Staphylococcus
sp., Streptococcus sp., Chlamidia sp., Corynebacterium diphtheriae, E. coli, Salmonella typhi,
Vibrio colerae, Diplococcus pneumonia, Pseudomonas sp., Shigella dyssenteriae, Entamoeba
histolytica, Trichomonas vaginalis, Neisseria gonorrhoeae, N. meningitidis, Treponema pallidum,
Giarda lamblia, Leishmania donovani, Candida albicans.
Tutti i microorganismi presi in esame hanno evidenziato che l’aumento dell’attività
antimicrobica del Crespino è direttamente proporzionale all’aumento del pH:
a pH = 8 attività anti-microbica = 8-16
a pH = 7 attività anti-microbica = 4
a pH = 6 attività anti-microbica = 1
La capacità del Crespino di inibire l’adesione degli Streptococchi alle cellule ospiti
presenta diversi meccanismi d’azione… che non sia meglio utilizzare una sostanza che previene
l’adesione dei batteri alle cellule ospiti, piuttosto che una sostanza con azione battericida o
batteriostatica… e chiedersi se il vero valore delle erbe medicinali con azione anti-infettiva sia un
effetto multifattoriale che si esplica su tutti gli aspetti delle infezioni, dalla immunostimolazione,

136
Joseph E. Pizzorno jr, Michael T. Murray, Trattato di Medicina Naturale, Red Edizioni
137
Ibidem .
138
Ibidem.
139
Ibidem.
140
Il Berberis aristata ha le stesse proprietà e indicazioni

91
all’azione anti-microbica e anti-adesione… una scelta ideale nel trattamento della “faringite
streptococcica”.
Il Crespino provoca un aumento del flusso di sangue alla milza che favorisce il rilascio di
composti che potenziano la funzione immunitaria…
Il Crespino esercita una potente azione anti-cancerogena sia direttamente, uccidendo le
cellule tumorali, che indirettamente, stimolando la produzione di globuli bianchi. Gli effetti più
rilevanti sono stati osservati… nei confronti di tumori cerebrali maligni in uomini e ratti… nei
quali la percentuale di morte delle cellule tumorali è del 91%. Questa percentuale di morte è due
volte superiore a quella riscontrata con la 1,3 -bis-(2-cloroetil)-1 nitrosurea (BCNU), l’agente
chemioterapico standard utilizzato per il trattamento dei tumori cerebrali (che ha fatto
registrare una percentuale di morte delle cellule tumorali solo del 43%).
Il Crespino produce un effetto antipiretico tre volte superiore a quello dell’acido
acetilsalicilico. Mentre l’acido acetilsalicilico sopprime la febbre attraverso la propria azione sulle
prostaglandine, il Crespino abbassa la febbre attraverso una stimolazione dell’azione del sistema
immunitario sui composti pirogeni [che causano il “fuoco”, la febbre] dei microrganismi…
Diversi studi clinici hanno utilizzato con notevole successo il Crespino nel trattamento
della diarrea acuta… provocata da E.Coli (diarrea del viaggiatore), Shigella dysenteriae
(shigellosi), Salmonella parotyphi (intossicazione alimentare), Klesbiella sp., Giarda intestinalis o
lamblia (giardiasi) e Vibrio cholerae (colera)… ha anche una naturale efficacia nei confronti
dell’Entamoeba histalytica (amebiasi).
Risulta quindi evidente che il Crespino è efficace nel trattamento di gran parte delle
comuni infezioni gastro-intestinali… diversi studi hanno rilevato addirittura una maggiore
efficacia rispetto agli antibiotici…
Potrebbe quindi essere utile prescrivere un trattamento preventivo a base di Crespino,
che dovrà essere assunto una settimana prima, durante e dopo il viaggio in un paese a rischio…
Diversi studi hanno dimostrato che il Crespino è in grado di stimolare la secrezione della
bile… [effetto coleretico] diminuzione dei livelli di bilirubina e un aumento del volume di bile
nella colecisti.
Si è inoltre osservato che il Crespino è in grado di correggere l’ìpertiraminemia di
pazienti affetti da cirrosi epatica…
È stato dimostrato che il Crespino può essere utilizzato come efficace complemento
nella terapia dei tumori. Viene utilizzato in Cina in caso di riduzione dei globuli bianchi dovuta a
chemioterapia e/o radiazioni…
Crespino viene utilizzato nel trattamento delle malattie della colecisti, compresi i calcoli biliari…
Somministrazione orali e topiche di Crespino sono molto valide per antagonizzare
specificatamente la Chlamidia trachomatis, quindi nel trattamento dell’infezione oculare da
Chlamidia… Applicazioni possono effettuate utilizzando lavaggi a base di acqua con un estratto
di Crespino…»141.

«I derivati della Clorofilla [principalmente da erba medica o di Spagna, Medicago sativa]


stimolano le cellule aiutando la rigenerazione dei tessuti e facendo aumentare la produzione di
emoglobina e di globuli rossi. Essi hanno inoltre il vantaggio di non essere tossici.
È stato suggerito che l’azione della Clorofilla è costituita principalmente nell’aumentare
la resistenza delle cellule, in qualche maniera fisiochimica, in modo che la digestione enzimatica
delle membrane cellulari da parte dei batteri invasori o delle loro tossine viene controllata.
Sembra che la clorofilla dissoci la CO2, determinando la liberazione dell’ossigeno che inibisce i
batteri anaerobi [cioè che vivono in assenza di ossigeno]. Si raccomanda un delicato lavaggio
vaginale con Clorofilla in tutti i casi di malattia infiammatoria pelvica per annientare o diminuire
l’inevitabile popolazione di batteri anaerobi e per migliorare lo stato di salute cervicale e,
possibilmente, del tratto superiore. Questi tessuti vanno mantenuti sani per ridurre il rischio di

141
Joseph E. Pizzorno jr, Michael T. Murray, Trattato di Medicina Naturale, Red Edizioni

92
infertilità o gravidanza ectopica. Un ricercatore ha riportato che i casi di leucorrea grave si erano
risolti sempre con poche applicazioni di clorofilla… Se una donna ritiene di aver avuto un
rapporto sessuale con partner infetto, le irrigazioni con una soluzione di Clorofilla idrosolubile
possono essere una buona misura di supporto»142.

«Come abbiamo visto, il Trematode Schistosoma mansoni è l’agente che causa la


schistosomiasi, una malattia tropicale comune. Le cercarie di questo parassita vivono nell’acqua
e penetrano nell’ospite attraverso la pelle. Questa malattia debilitante, provoca indebolimento
organico e aumenta la suscettibilità a molti altri agenti patogeni, alcuni dei quali letali. Il
lapacholo [principio attivo del Lapacho, chiamato anche Tabebuja e Pau d’Arco, Tabebuia
avellanedae] è stato testato come barriera topica per le cercarie e si è scoperto che è altamente
efficace per prevenire la penetrazione. È stato testato anche per via orale e si è scoperto che
riduce la penetrazione in modo significativo. Dopo l’assunzione, il lapacholo viene secreto
attraverso la pelle dalle ghiandole sebacee e qui agisce come una barriera topica. Le cercarie
tentano di penetrare l’ospite attraverso le ghiandole sebacee o le aree limitrofe…
… l’alfa-lapachone e il beta-lapachone, altri due principi attivi del Lapacho, agiscono
entrambi contro il Schistosoma mansoni.
L’attività contro virus è stata studiata…
Il beta-lapachone è notevolmente efficace contro il Trypanosoma cruzi, uno
zoomastigote responsabile della tripanosomiasi, o “morbo do Chagas”. Questa malattia si
presenta in forma acuta o cronica e non si conoscono cure efficaci, tranne il Lapacho.
Il Lapacho possiede proprietà straordinarie che meritano almeno un cenno: anti-
microbico, anti-virale, anti-infiammatorio e anti-neoplastico (anti-cancro).
Antimicrobico. «azione anti-microbica contro batteri Gram-positivi e Gram-negativi e
contro la Brucella… e un comportamento funginostatico e fungicida, compresa la Candida…
contro lo Staphylococcus aureus. Anche gli agenti causali di tubercolosi, dissenteria e antrace
vengono inibiti…
Antivirale: si è dimostrato attivo contro alcuni ceppi virali tra cui l’Herpes virus hominis di
tipo I e II. Inibisce con efficacia quattro virus dell’influenza. Inibisce in maniera significativa il
virus della poliomielite e il virus della stomatite vescicolare… è stato testato contro il virus della
mieloblastasi aviaria e il virus della leucemia murina Rausch; inibisce la trascrittosi inversa del
retrovirus… E’ di grande importanza per eventuali cure dell’HIV e del HLBV (i virus che causano
l’Aids e la sindrome di Epstein-Barr).
Antinfiammatorio: gli estratti della corteccia di Lapacho dimostrano una spiccata azione
anti-infiammatoria… contro un ampio spettro di infiammazioni, come cerviciti e cervico-
vaginiti»143.

«Aglio: 3-5 spicchi al giorno. Uso “esterno”: infuso 1-2 spicchi per 100-200 g di acqua, in
clistere, per bambini. 100 g di bulbo fresco pesto cotto 10 minuti in acqua un litro, clisteri da
eseguire coricati.
Cipolla: 1 bulbo crudo tagliuzzato in una scodella d’acqua per 10 ore, indi spremere il
succo da adoperare al mattino a digiuno. Ripetere da 4 a 6 mattine di seguito. Ricominciare se
occorre, trascorse 3 settimane.
Melograno: scorza del frutto, un pugno, di decotto in mezzo litro d’acqua, in tre volte,
una tazza all’ora. Estratto fluido [1:1] 10-30 g. Uso “esterno”: scorza 50 g bollita in mezzo litro di
acqua, clistere.
Santoreggia: erba fiorita infuso due pizzichi per l’acqua bollente di una tazza, a digiuno
ogni giorno. Oli essenziale 5-10 gocce, due o tre volte nelle 24 ore
Genziana: radice polvere 0,2-1 g ai bambini.

142
Joseph E. Pizzorno jr, Michael T. Murray, Trattato di Medicina Naturale, op. cit
143
Joseph E. Pizzorno jr, Michael T. Murray, Trattato di Medicina Naturale, op. cit

93
Tanaceto: sommità fiorite polvere 1-2 g in miele o polpa di frutta. Infuso una manciata
per litro di acqua, 3-5 tazzine al giorno.
Zucca: semi polvere 10-40 g bambini, 50-100 g adulti, impastata con miele; dopo
mezz’ora amministrare uno o due cucchiai di olio di semi di Ricino144 o di mandorle (se non c’è
minima stipsi).
Assenzio: sommità fiorite polvere 2-4 g in un poco di vino tiepido. Infuso un pizzico per
l’acqua calda di un tazzina, per mezz’ora, previa introduzione di miele.
Carota: radice cruda grattugiata da mezzo a un chilo in 24 ore. Una o due carote al
mattino a digiuno e alla sera al coricarsi.
Valeriana: radice 30 g bollita per un minuto nell’acqua di un litro e versata su Camomilla
10 g, clistere
Lupino: semi un pugno macerato nell’acqua di mezzo litro per 24 ore e passare per la
tela, da usare in clisteri»145.

«Prugnolo (Prunus spinosa) fiori, Proprietà: vermifughi, tonici, stomachici, lassativi per i
piccini, depurativi attivanti il ricambio. Preparazioni e prescrizioni: infuso 2-3% 1-3 tazzine, un
cucchiaio ogni due ore sedativo urinario; infuso 3-4%, dosi differenti secondo le necessità della
cura dimagrante. Uso esterno 5% semicupi dismenorroici»146.

«Con tre erbe potete liberarvi di più di 100 tipi di parassiti! …. Senza interferire con
qualunque medicinale stiate già prendendo! … Le erbe sono:
Mallo di Noce nera (solo quando è di colore verde)
Assenzio o Artemisia (Artemisia absinthium NdT)
Chiodi di garofano (solo appena macinati)»147.
È necessario chiarire che l’Autrice (H.R. Clark) si riferisce alla Noce nera cioè alla Noce
americana e alla Noce nera (Juglans nigra e Juglans cinerea), perché negli USA cresce solo
quella e ignora la Noce italiana (Juglans regia). D’altra parte dell’oceano, gli Autori europei,
ignorano la Noce americana e, per la stessa ragione, citano solamente la Noce italiana! Qual è la
più efficace delle due? Per i fini anti-parassitari è indifferente usare l’una o l’altra specie, sono
ugualmente efficaci, mentre per i fini liquoristici (“Nocino”) i frutti verdi della Noce nera sono
molto più aromatici. Anche l’EFSA ha riconosciuto che tre specie di Juglans siano equivalenti.
Parti usate: foglie, mallo o scorza esterna del frutto acerbo (verde). Proprietà: amaro
stomachico, antiscrofoloso, depurativo, antisudorifero, tonico astringente stittico,
ipoglicemizzante, galattofugo. L’olio, ottenuto dalla compressione a freddo, alla dose di 30 g, è
tenifugo»148
«Noce (Juglans regia). Azione: antidiabetica-ipoglicemizzante, astringente, depurativo,
antisettica, linfodrenante, antipertensivo… ha fama di ottimo depuratore generale»149.
«Noce (Juglans regia)… ha proprietà tonificanti, astringenti, ipoglicemizzanti,
antiscrofolose, depurative, vermifughe. Grazie ad una sostanza antibiotica, essa agisce
localmente sul carbonchio. Tenia: 50-60 g di olio di noce, per tre sere»150.

144
Jean Valnet, Fitoterapia. Cura delle malattie con le piante. Giunti Editore: «Al posto dell’olio di Ricino si può
prendere, un’ora dopo, una tisana con un cucchiaio di dessert o da minestra di corteccia di Frangula per una tazza
grande. Bollire 2 o 3 minuti. Aggiungere un cucchiaio da dessert o da minestra di foglie di Sena, tenere in infusione per
10 minuti. Andar di corpo in un vaso pieno di acqua tiepida. Se la testa della tenia non è venuta aspettare due mesi, e
sorbire un decotto ottenuto con: 50 g di corteccia di melograno bollita in 750 g di acqua. Ridurre a 500 g. Purga. Per i
bambini, farlo prendere in più giorni, prima della purga (trattamento indicato per la tenia, ma anche per gli ascaridi»
145
L.P. da Legano, Le piante medicinali nella cura delle malattie umane, op. cit
146
Luigi Pomini, Erboristeria Italiana, op. cit.
147
Hulda Regehr Clark, La cura di tutti i cancri avanzati, Macro Edizioni
148
Luigi Pomini, Erboristeria Italiana, Edizioni Vitalità.
149
Francesco Perugini Billi, Fitoterapia, Edizioni Junior.
150
Jean Valnet, Cure delle malattie con ortaggi, frutta e cereali, Giunti Martello Editore

94
«Noce (Juglans regia)… presenta proprietà antibatteriche e fungicide… trova impiego
nell’insufficienza venosa, nella sintomatologia emorroidaria e nel trattamento delle forme
diarroiche lievi»151.
«Le gemme manifestano proprietà anti-infettive e anti-infiammatorie di lunga durata:
risultano attive nei confronti dello stafilococco e dello streptococco e dei germi che si sviluppano
a livello delle mucose, in particolare a livello della trachea e bronchi. Il gemmoderivato Juglans
regia risulta adatto, quindi, nel trattamento di angine, tracheo-bronchiti e otiti.
“Rimedio per le suppurazioni”: la sua azione viene sfruttata anche nella terapia di
eczema infettato nell’acne pustolosa, nell’impetigine e in ogni alterazione cutanea con gemizio.
Esplica azione anti-infiammatoria anche a livello del pancreas stimolandone l’attività: il
suo impiego, in effetti, viene segnalato nel malassorbimento causato da insufficienza
pancreatica funzionale (flatulenza, meteorismo, postprandiale ecc.)»152
Per quanto riguarda la seconda erba citata dalla Clark, «Assenzio o Artemisia», il
traduttore con una sua nota interpreta che trattasi dell’Assenzio (Artemisia absinthium)
giustamente perché col termine Artemisia si intende l’Artemisia vulgaris. Credo, tuttavia, che
l’Autrice non si sia sbagliata, ma che abbia intesto l’Artemisia non come sinonimo (errato) di
Assenzio, ma come alternativa all’Assenzio!
Anche l’Artemisia, infatti, ha notevoli proprietà anti-elmintiche.

«Artemisia (Artemisia vulgaris). Azione: antielmintica, digestiva, tonica, antispasmodica,


emmenagoga, sedativa… Ha un’azione simile all’Assenzio, ma più debole. Ha fama di essere un
buon rimedio emmenagogo, antidismenorreico e regolatore del ciclo… Le proprietà digestive,
colagoghe, lassative, antielmintiche e antispastiche ne fanno un ottimo rimedio, soprattutto
nelle malattie e nelle disfunzioni del tratto gastro-intestinale. Essendo meno forte dell’Assenzio,
nei disturbi della digestione (digestione lenta, nausee, ecc.) e nell’inappetenza può essere
assunta anche per lunghi periodi. Promuovendo una migliore digestione, l’Artemisia favorisce la
corretta assimilazione dei nutrimenti. Meno comune è l’impiego, in particolare della radice, nelle
nevrosi, nelle depressioni, nell’insonnia e in altri disturbi nervosi e dell’umore. L’azione
sull’umore sembra attribuibile all’olio essenziale… un tempo era ritenuta un buon rimedio per
l’epilessia e le convulsioni»153.
«Assenzio (Artemisia absinthium). Azione: antielmintica, amaro-tonica, amaro-
aromatica, coleretica, digestiva, antinfiammatoria, antifebbrile, leggermente antidepressiva,
emmenagoga. L’Assenzio è impiegato principalmente per stimolare la cistifellea, nelle profilassi
della litiasi biliare e come antidispeptico… E’ tradizionalmente impiegato come vermifugo
intestinale. Possiede un’azione eccitante centrale e un’azione miorilassante [rilassante dei
muscoli]. Quest’ultima viene sfruttata applicando gli estratti di questa pianta sotto forma di
unguenti a livello articolare e muscolare. Ottima nelle insufficienze digestive. Stimola l’acidità
gastrica e la produzione di bile. Inoltre favorisce l’assorbimento dei nutrienti, che può risultare
utile nei soggetti affetti da anemia. Riduce la formazione di gas (azione carminativa) intestinali e
il gonfiore. Questo si traduce in una migliorata vitalità… L’Assenzio viene usato nella
preparazione di liquori come il Vermouth, il Cinzano e il Martini»154.

«Chiodi di garofano (Syzygium aromaticum, sin. Eugenia caryophyllata). Azione:


stimolante, carminativa, antisettica, antielmintica, moderatamente analgesica, espettorante. Gli
antichi medici attribuivano ai chiodi di garofano proprietà antisettiche… sono considerati un
tonico-aromatico. Stimolano la rigenerazione della mucosa gastrica (eugenolo), diminuiscono

151
Enrica Campanini, Dizionario di fitoterapia e piante medicinali, Tecniche Nuove.
152
Enrica Campanini, Manuale pratico di gemmoterapia, Tecniche Nuove.
153
Francesco Perugini Billi, Fitoterapia, Edizioni Junior.
154
Ibidem

95
l’acidità e l’attività peptica dei succhi digestivi. L’azione antisettica e leggermente anestetica è
meglio sfruttata per applicazioni locali (denti, mucose della bocca)»155.

«Santonina (Artemisia marittima o Artemisia cina) Proprietà: anti-elmintica, carminativa,


stomachica, emmenagoga, narcotica. Impieghi: quasi tutte le specie del genere Artemisia sono
efficaci contro i parassiti: ricordiamo l’Assenzio, l’Abrotano, il Genepì e l’Artemisia. Esse inoltre
curano la dissenteria e possiedono proprietà anti-micotiche. Questa specie è più specifica, ma
non necessariamente più potente delle altre; combatte tenia, ascaridi, ossiuri e altri parassiti…
Sarebbe utile farli seguire da un lassativo, come la corteccia di Cascara»156.

«Aglio (Allium sativum). Azione: antisettica (contro batteri, virus, miceti, protozoi), anti-
elmintica [ossiuri, tenia…], ipoglicemizzante, immunostimolante, mucolitica, depurati-va anti-
tossica, anti-arteriosclerosi, espettorante… tonificante generale, anti-cancerogeno, anti-
ipertensiva, fluidificante del sangue. Antisettico polmonare e mucolitico, antiputrefattiva, anti-
ossiurica. Previene il cancro allo stomaco. È particolarmente efficace contro lo Criptosporidium.
Inoltre ha un’azione colagoga e coleretica. Stomachica, spasmodica e aumenta le secrezioni delle
mucose gastrointestinali. Studi clinici hanno mostrato che l’Aglio agisce positivamente su vari
aspetti del sistema cardiovascolare. Previene l’aterosclerosi, riduce la pressione arteriosa, il
colesterolo LDL [il colesterolo “cattivo”], i trigliceridi e l’aggregazione delle piastrine. Aumenta,
invece, l’HDL [il colesterolo “buono”] e la fibrinolisi. Nell’abbassare i lipidi ematici [colesterolo e
trigliceridi], l’Aglio sembra sia più efficace dei fosfolipidi della Soja (lecitina), della fibra di Avena
e dell’Olio di Pesce. Per quanto riguarda l’azione anti-cancerogena… tutti gli studi sono arrivati
alla conclusione che il consumo di Aglio e Cipolla è in grado di prevenire la carcinogenesi. L’Aglio
sembrerebbe particolarmente efficace nel prevenire il tumore della mammella, del colon e dello
stomaco»157.

«Aglio orsino (Allium ursinum). Azione: anti-fermentativa intestinale, anti-elmintica,


anti-aterosclerotica, depurativa, lassativa blanda, mucolitica. L’Aglio orsino è ricco di composti
solforati (gruppi S-H, S-Cisteina) che reagiscono con gli ioni di metalli pesanti (ad esempio
mercurio) e li rendono precipitabili… ha un effetto anti-cancerogeno, in particolare a livello del
tratto gastro-intestinale e dei polmoni… l’Aglio orsino si è dimostrato efficace nel ridurre
l’infezione micotica, non tanto agendo direttamente sulla Candida, ma attraverso una profonda
disintossicazione del lume intestinale, con un effetto positivo sulla flora “buona”, inoltre migliora
il processo digestivo dei cibi. L’Aglio orsino ha fama di possedere forti proprietà depurative e
curative, che sarebbero addirittura più forti del congenere coltivato (Aglio comune). Infatti
contiene un maggior numero di sostanze attive rispetto all’Aglio comune»158.

«Zucca (Cucurbita pepo). I semi contengono un composto isoprenoide dotato di


proprietà anti-elmintiche e con un elevato contenuto di minerali. Proprietà: anti-elmintica,
nutriente, vermifuga, diuretica. Impieghi: combatte tenia e ascaridi. Utile l’abbinamento con altri
anti-elmintici, come il clistere d’infuso d’Aglio. I semi di Zucca sono efficaci anche contro nausea,
chinetosi e prostata ingrossata. Dosaggio: 30-60 g di semi»159.
«Proprietà [dei semi della Zucca]: tenifughe. Prescrizioni: i semi [non tostati, ma solo
essiccati e quindi “germinabili”] si liberano dal tegumento, che contiene una sostanza amara, e si
pestano nel mortaio con zucchero. Dose della miscela: semi di zucca 60 g, zucchero 20 g. La
pasta che se ne ottiene può essere somministrata senza altro o emulsionata in 160 g di acqua (o
acqua aromatizzata con idrolato di fiori di arancio). La mattina a digiuno per i bambini. Dopo
155
Francesco Perugini Billi, Fitoterapia, Edizioni Junior.
156
Michael Tierra, Grande manuale di erboristeria, Edizioni Mediterranee
157
Francesco Perugini Billi, op. cit.
158
Francesco Perugini Billi, op. cit.
159
Ibidem.

96
l’ingestione dei semi, si fa prendere una purga di olio di ricino. I semi di Zucca non sono tossici e
la dose può essere ripetuta ed elevata senza inconvenienti, sino a espulsione della tenia. In dose
meno alta si può anche prescrivere ai bambini, anche in considerazione del gradevole
sapore»160.

«L’olio (di semi) di Ricino (Ricinus communis) nello stomaco non spiega alcuna azione,
ma nell’intestino per influenza del succo pancreatico, l’acido ricinoleico si mette in libertà ed
eccita i movimenti peristaltici; l’eccesso d’olio, rimasto indecomposto, lubrifica la mucosa
intestinale e le masse fecali e ne agevola l’eliminazione; sul crasso l’azione è lieve. Lassativo in
dose di 2-10 g, purgante in dose maggiore (15-20-50 g). Determina scariche nel periodo di 3-6
ore, senza dolori colici. Non è controindicato nella gravidanza e nel periodo mestruale,
sempreché si usi a dosi medie; nelle affezioni addominali, in generale, pur non presentando i
pericoli di altri purganti (Aloe, ecc.), l’uso ne deve essere vagliato caso per caso; così nella
peritonite e nell’appendicite si deve astenersene. Si prescrive di solito nell’imbarazzo gastrico,
costipazione (anche se abituale); coliche epatiche (in unione con olio di oliva); elmintiasi,
avvelenamenti per via orale (non in quello di fosforo), ecc. In alcuni casi è piuttosto difficilmente
tollerato per il suo sapore disgustoso, ma è, senza dubbio, il migliore purgante di cui disponiamo.
All’est. In pomate e linimenti per combattere la seborrea del cuoio capelluto, nonché per
rendere morbidi e lucenti i capelli»161.

«Melograno (Punica granatum). Parti usate: la corteccia, la corteccia della radice, la


parte esterna del frutto. Proprietà: anti-elmintico, astringente. Impieghi: arresta la diarrea di
origine fredda e insufficiente, uccide e favorisce l’espulsione di tenia e ascaridi… seguito da un
lassativo»162.

«Tanaceto (Tanacetum vulgare) sommità fiorite. Proprietà: antielmintiche vermifughe


ossiuricide, amaro-toniche stomachiche, carminative, stimolanti generali, emmenagoghe,
eccitanti uterine. Droga che assopisce le tenie quindi fare seguire energico purgante per
espellerle»163.
«Tanaceto (Tanacetum vulgare)… espelle i parassiti intestinali, aiuta la digestione e stimola
l’utero. È impiegato soprattutto come enteroclisma per espellere i parassiti intestinali,
soprattutto nei bambini. Non è consigliato in gravidanza. Il Tanaceto era molto importante come
erba da spargere, veniva utilizzata in armadi, guardaroba e materassi o per allontanare le tarme,
cimici e pulci»164.

«Crisantemo partenio o Feverfew o Crisantemo partenio o Matricaria (Tanacetum


parthenium o Chrysanthemum parthenium). Il principale impiego tradizionale riguardava la cura
dei problemi femminili… “fortifica in generale l’utero, depura l’utero, espelle gli annessi e dona
alla donna tutti i benefici che può desiderare da un’erba”. Oggi viene usato soprattutto per
trattare l’emicrania, ma si è creduto per lungo tempo che fosse utile per l’artrite e il
reumatismo»165.
«Crisantemo partenio (Tanacetum o Chrysanthemum parthenium). Proprietà: vermifughe,
antispasmodiche calmanti antisteriche, tonico-stimolanti leggere, stomachiche digestive,
emmenagoghe, metro-sedative. Polvere 2-5 g al dì; tisana 1% 3 a 5 tazze…»166.

160
Alberti Fibi, La malattie curate con le erbe e piante medicinali, Garlini Editore, Milano
161
AA.VV. Medicamenta, VI Edizione, Cooperativa Farmaceutica, Milano
162
Ibidem.
163
Luigi Pomini, Erboristeria Italiana, op. cit.
164
Deni Bown, Il libro completo delle erbe, De Agostini.
165
Andrew Chevallier, Enciclopedia delle piante medicinali, Idea Libri.
166
Luigi Pomini, Erboristeria Italiana, Edizioni Vitalità

97
«Ferula (Ferula assa-fetida), originaria di Iran, Turchia, Russia meridionale, è un erba
importante dalla quale si ricava la gommoresina, utilizzata fin dai tempi più antichi. È quasi
certamente l’erba dall’odore più sgradevole, sulfureo, capace, tuttavia, in piccole quantità, di
conferire a molti cibi un aroma veramente piacevole. È anche un’erba medicinale molto efficace,
ampiamente utilizzata nella tradizione ayurvedica… ad azione depurativa e rinvigorente sul
tratto gastro-intestinale, che agisce in particolare sull’apparato digerente. È anche analgesica e
spasmolitica, espettorante, ipotensiva e anticoagulante… In caso di digestione difficile,
flatulenza, coliche, stipsi, vermi intestinali, dissenteria, pertosse, bronchiti e stati convulsivi»167.

«Quassia (Quassia amara). Legno. Proprietà: erba fortemente amara, non astringente,
priva di odore, ad azione antipiretica, aperitiva e digestiva. È efficace contro insetti e parassiti ed
è considerata anti-leucemica. Per uso interno in caso di debolezza da convalescenza,
inappetenza, malaria e nematodi intestinali. Per uso esterno come lozione antiparassitaria, per
esempio contro i pidocchi e come enteroclisma contro i nematodi. L’estratto di Quassia si
impiega per rendere amara la birra, le bevande analcooliche e i liquori e nella fabbricazione di
insetticidi contro mosche, ragnetto rosso, afidi e afidi lanigeri»168.

«China (Cinchona calisaya), da cui si estrae l’alcaloide chinina, un potente antimalarico…


Erba amara, astringente, antipiretica, spasmolitica, capace di rallentare il ritmo cardiaco e
antimalarica. La chinina si impiega come sostanza amara nell’acqua tonica e nelle bevande
frizzanti. In medicina: per uso interno in caso di malaria, nevralgie, crampi muscolari, fibrillazione
cardiaca: come ingrediente della maggior parte dei rimedi per raffreddori e influenza»169.
«La produzione annua di corteccia di China si stima attorno alle 8.200 tonnellate. Amara,
antipiretica, tonica, stomachica, spasmolitica, astringente, antibatterica, antimalarica e nella
prevenzione della malaria. Il chinino è anche usato per trattare altre condizioni febbrili acute…
viene usata per gargarismi nelle infezioni di gola… contro i crampi, specialmente quelli notturni.
Allevia pure l’artrite. In india viene utilizzata per diverse patologie, compresa la sciatica e la
dissenteria»170.

«Barba di Giove o Lichene orsino (Usnea barbata). Proprietà: alterativo [depurativo del
sangue]. Antibatterico, antimicotico. Impieghi: è efficace contro la maggior parte delle infezioni
da Streptococco e Stafilococco, nonché – per le donne – contro l’infezione da Trichomonas (in tal
caso ogni due ore). Libera tutta la sua forza terapeutica contro cute infetta, micosi, impetigine,
infezioni dell’apparato gastro-intestinale, delle vie urinarie e da Streptococco. È un importante
antibiotico naturale di recente scoperta»171.

«Baptisia (Baptisia tinctoria). Proprietà: alterativa, antibiotica, antisettica, emmenagoga,


emetica (ad alte dosi). Impieghi: cura stati infiammatori associati alla setticemia [infezione],
grave necrosi dei tessuti dovuta a congestione dei capillari, ulcere putride di origine maligna,
piaghe alla bocca e ai capezzoli, erisipela, scrofola, infiammazioni alla gola di origine maligna,
difterite, scarlattina, tonsillite, dissenteria tifoidea, polmonite tifoidea, meningite cerebro-
spinale, leucorrea fetida e ulcere alla cervice. Perdite maleodoranti con venature viola scuro
indicano con precisione la necessità di ricorrere alla Baptisia. Gli unguenti a base di Baptisia sono
ottimi rimedi in caso di tumori infiammati, cancri, bolle e ulcere… infuso standard, 3-9 g»172.

167
Deni Bown, Il libro completo delle erbe, De Agostini.
168
Ibidem.
169
Ibidem
170
Andrew Chevallier, Enciclopedia delle piante medicinali, Idea libri.
171
Michael Tierra, Planetary Herbology, Lotus Press.
172
Michael Tierra, Planetary Herbology, Lotus Press.

98
Ho compreso fra le erbe anti-elmintiche (anti-vermi parassiti) i frutti (propriamente
cinorrodi) della Rosa canina.
I miei Autori preferiti «per la ricchezza in vitamina C ne fanno un ottimo coadiuvante
negli stati carenziali: possono essere considerati, infatti, un valido ed apprezzato presidio
terapeutico nella prevenzione e nel trattamento delle affezioni invernali a carico dell’apparato
respiratorio e nella sindrome influenzale… il gemmoderivato viene utilizzato nella patologia
dell’apparato respiratorio. La somministrazione di antibiotici, anche quando pienamente
giustificata dal punto di vista terapeutico, determina un calo del beta e gamma globuline, cioè di
quelle globuline, responsabili di un’adeguata reazione immunitaria da parte dell’organismo; tale
calo può durare svariate settimane dopo la fine del trattamento. Ciò spiega il susseguirsi di
forme influenzali, faringiti, ecc. che si presentano in forma recidivante per tutto l’inverno. L’uso
delle gemme di Rosa canina può aiutare in questi casi ad aumentare le difese dell’organismo. Se
la somministrazione avviene per tempo, in autunno il gemmoderivato di Rosa canina aiuterà ad
affrontare meglio l’inverno… »173.
Leggendo questo primo Autore, e quelli successivi riportati nella parte dedicata ai
polmoni, si deduce che è nelle vie respiratorie che deve essere classificata, ma la segnalo qui
perché ne ho direttamente constatata anche l’azione vermifuga. Credo che l’attività sia dovuta
ad un’alta dose di vitamina C (superiore a quelle di uso corrente). L’eccesso di vitamina C viene
eliminato con le urine in 24 ore, senza danni, e bisogna avere una giornata a casa a
disposizione… per via dell’effetto purgativo. La prima volta ho visto prendere 50 g di vitamina C
(da un estratto di Rosa canina) sciolta in un litro di acqua bevuto al mattino da mio nonno.
Soffriva da tempo di una infiammazione a un orecchio che era diventato grande il doppio
dell’altro! Non conosco il ragionamento che aveva fatto prendere quella decisione, ma resta il
fatto che dopo aver ingurgitato la pozione al mattino, cominciò nel primo pomeriggio ad andare
in bagno rumorosamente (con molta aria) e in una di quelle volte eliminò “una manciata” (come
fu definita) di vermi ossiuri. Nel giro di due o tre settimane l’orecchio riacquistò la normale
dimensione.
In seguito, ho constatato che quella dose era abbondante e che 25 g di vitamina C (e
anche 10-12 g) sono sufficienti per ottenere un buon effetto vermifugo o comunque di pulizia
intestinale.

Da ultimo va ricordato che, tutti i microbi, in generale, temono lo zolfo e i composti


solfonati: Cistina, Cisteina, Taurina, Metionina, N-Acetilcisteina, Glutatione, MSM (Metil-
Sulfonil-Metano) e SAMe (Solfo-adenosil-metionina). Certi batteri impediscono al corpo
addirittura di produrli! Poiché tutti questi aminoacidi e derivati sono coinvolti nell’attività di
depurazione del fegato, se vengono a mancare il fegato non può neutralizzare le tossine (che
quindi si accumuleranno nel corpo intossicandolo). In questo caso è indispensabile fornire questi
nutrimenti con un integratore.

173
Enrica Campanini, Dizionario di fitoterapia e piante medicinali, Tecniche Nuove.

99
INTEGRATORI ALIMENTARI CONSIGLIATI IN CASO DI PARASSITI
Tavola comparativa secondo le funzioni fisiologiche e/o nutritive degli ingredienti

PROTOZOI
PARASSITI NEMATODI, CESTODI, TREMATODI, (PLASMODIO FUNGHI
O VERMI IN OSSIURI, TENIA, FASCIOLA MALARIA, (CANDIDA
GENERALE ASCARIDI, ECC. HEPATICA, GIARDIA, ALBICANS,
PRODOTTI ECC. ECC. LEISHMANIA, ECC.)
TOXOPLASMA,
TRICHOMONAS),
AMEBA, ECC.
TENAFER con aglio pastiglie      
TENAFER senz’aglio pastiglie      
LICHENE pastiglie      
NOCE TMG (frutti) liquido analcoolico      
NOCINO NERO liquore alcoolico      
AGLIO-T pastiglie     
AMARRONE liquore alcoolico      
TENAVIS Quintessenza® spray alcoolico    
LUPINO TMG liquido analcoolico  
CHINA COMPOSITUM pastiglie  
GEMME DI PINO softgel    
PAPAVIS pastiglie  
VITA SANA pastiglie      
ENULA TMG liquido analcoolico    
DIGEVIS liquido alcoolico     
VERAVIS® Light liquido analcoolico   
BILIARIS liquido analcoolico e pastiglie    
VISKAPPA pastiglie   
BRONVIS con e senza miele liquido analcoolico    
BRONVIS-T pastiglie    
ROSA CANINA polvere   
CAMOMILLA TMG liquido analcoolico  
BARBA DI GIOVE TMG liquido analcoolico   
CRESPINO TMG liquido analcoolico   
PROPOLI TMG liquido alcoolico e analcoolico   
FERULA-T pastiglie  
PIREVIS liquido alcoolico e pastiglie   
BAPTISIA TMG liquido analcoolico  
ESSENZIALVIS polvere e pastiglie   
DAUNADIECI pastiglie   
VERAVIS®-T Light grani   
VALERIANA TMG liquido analcoolico   
ECHINACEA TMG liquido analcoolico  
VERAVIS® liquido analcoolico  
FINOCCHIO TMG liquido analcoolico  
FRANGULA TMG liquido analcoolico  
RABARBARO COMPOSITUM pastiglie  
RABARBARO TMG liquido analcoolico  
WILLIVIS liquido analcoolico  
AGARVIS polvere e pastiglie  
ARTEMISIA VOLGARE TMG liquido analcoolico  
VERGA D’ORO TMG liquido analcoolico  
PROPOLI COMPOSITUM pastiglie  
PROPOLI & ECHINACEA pastiglie 
PROBIOTICO pastiglie 
SALICHINA pastiglie 
Le indicazioni riportate si riferiscono ai soli ingredienti e non sono attribuite nel loro complesso agli integratori; per questo motivo, per quanto riguarda lo specifico effetto funzionale o le eventuali avvertenze, si
rimanda a quanto riportato sulla confezione dei singoli prodotti.

Il materiale informativo aggiornato può essere scaricato sul sito www.drgiorgini.com febbraio 2014
AVVERTENZE
Il Dr. Giorgini ricorda ai propri affezionati Consumatori che gli integratori alimentari non
sono medicinali e perciò non possono vantare proprietà curative e/o preventive di alcun tipo. La
loro funzione non va in alcun modo ritenuta sostitutiva di ogni trattamento terapeutico che si
renda necessario per risolvere problematiche di tipo patologico, in presenza delle quali si
raccomanda di consultare sempre il parere del medico. Gli integratori alimentari, infatti, sono,
come evidenziato dal loro nome, prodotti nati per integrare l’alimentazione e possono
rivendicare per i propri costituenti solo effetti nutritivi e/o fisiologici atti a sostenere e
coadiuvare le normali funzioni organiche tipiche di un organismo sano. In caso di malattie o
disfunzioni croniche, pertanto, si invita a valutare insieme al medico l’eventualità di un
integrazione nutrizionale di supporto. Gli integratori alimentari, inoltre, non vanno intesi come
sostituti di una dieta variata ed equilibrata, devono essere utilizzati nell’ambito di uno stile di
vita sano e senza superare la dose giornaliera raccomandata.
Ricordiamo che per conoscere il campo d’applicazione di un determinato integratore
alimentare è necessario consultare la confezione del prodotto, nella quale vengono riportate
tutte le informazioni necessarie per il corretto uso dell’integratore alimentare (claim salutistico,
modalità d’uso, ingredienti, tabella nutrizionale ed avvertenze specifiche).
Gli integratori alimentari, riportati a margine di ogni sintomo, non vanno intesi come
curativi o preventivi di quel sintomo. Gli integratori indicati possono, invece, esercitare
un’azione coadiuvante in base alle proprietà nutrizionali e/o fisiologiche riconosciute per gli
ingredienti contenuti, finalizzata, in particolare, a:
- drenare, depurare, fluidificare
- lenire
- nutrire
- regolare, riequilibrare, modulare
- rilassare, limitare, contrastare
- sostenere, ricostituire, stimolare, tonificare

Sostenendo le funzioni organiche atte a ripristinare e mantenere il benessere negli


ambiti organici qui di seguito complessivamente indicati:

- equilibrio acidità gastrica


- apparato cardio-vascolare
- appetito
- assimilazione nutrienti (modulazione-limitazione)
- azione astringente
- carboidrati, metabolismo dei
- cellulite
- circolazione del sangue
- circolazione venosa, plesso emorroidario
- colesterolo e trigliceridi, metabolismo del
- connettivo, trofismo del
- disturbi del ciclo mestruale
- disturbi della menopausa
- equilibrio flora intestinale (funzione probiotica, prebiotica)
- equilibrio flora batterica orale
- gas intestinali
- funzione cognitiva
- funzione epatica, biliare e digestiva
- funzione galattogoga

101
- liquidi corporei, gambe pesanti
- membrane cellulari
- memoria
- mentale
- metabolismo (carboidrati, lipidi: trigliceridi e colesterolo)
- microcircolo
- mucose (oro-faringee, apparato respiratorio, vie urinarie)
- naso, gola
- naturali difese
- nausea
- normale volume e consistenza delle feci
- ossa
- pelle, unghie e capelli
- peso corporeo
- pressione arteriosa
- prime vie respiratorie
- processo di sudorazione
- prostata
- secrezioni bronchiali
- senso di fame, sazietà
- sonno
- stanchezza fisica e mentale
- stress
- stress-ossidativo
- tensioni localizzate
- tono dell’umore
- tono della voce
- transito intestinale, motilità gastro-intestinale
- vie urinarie
- vista
- volume e consistenza delle feci (c’è già sopra!! Normale volume ecc…)

Non da ultimo, si ricordano le avvertenze specifiche riportate sulla confezione dei


prodotti e previste dalla normativa di settore per determinate condizioni d’uso o a seguito della
presenza di particolari ingredienti. Le avvertenze specifiche che possono essere previste in alcuni
prodotti del Dr. Giorgini sono quelle qui di seguito riportate:

- prodotti coadiuvanti per la riduzione del peso corporeo: in caso di impiego del prodotto
nell’ambito di diete prolungate, superiori a 3 settimane, si consiglia di sentire il parere
del medico. Per ottenere risultati nella riduzione del peso corporeo è sempre necessario
seguire una dieta ipocalorica adeguata e praticare attività fisica;
- prodotti consigliati per bambini al di sotto dei 3 anni di età: per l’uso del prodotto sotto i
3 anni si consiglia di sentire il parere del medico;
- prodotti contenenti caffeina: non raccomandato per i bambini e durante la gravidanza;
- prodotti contenenti cimicifuga: non superare le quantità di assunzione indicate. Per l’uso
del prodotto e per la durata della sua assunzione si consiglia di consultare il medico. Il
prodotto non va comunque utilizzato in disfunzioni e malattie epatiche e renali;
- prodotti contenenti creatina, miscele complesse di aminoacidi o aminoacidi ramificati:
non utilizzare in gravidanza e nei bambini, o comunque per periodi di tempo prolungati
senza sentire il parere del medico;

102
- prodotti contenenti ginkgo biloba: se si stanno assumendo farmaci anticoagulanti o
antiaggreganti piastrinici, consultare il medico prima di assumere il prodotto. Si
sconsiglia l'uso del prodotto in gravidanza e durante l'allattamento;
- prodotti contenenti iperico: se si assumono dei farmaci, prima di utilizzare il prodotto
chiedere il parere del medico perché l’estratto di iperico può interferire sul loro
metabolismo inibendone anche l’attività. L’estratto d’iperico è controindicato in età
pediatrica e nell'adolescenza;
- prodotti contenenti miscele generiche di bioflavonoidi: non utilizzare in gravidanza;
- prodotti contenenti monacolina da riso rosso fermentato: per l'uso del prodotto si
consiglia di sentire il parere del medico. Non usare in gravidanza, durante l’allattamento
e in caso di trattamento con farmaci ipolipidemizzanti;
- prodotti contenenti sinefrina (da scorze di frutti immaturi di arancio amaro): si sconsiglia
l’uso del prodotto in gravidanza, durante l’allattamento e al di sotto dei 12 anni.
Consultare il medico prima dell’uso se le condizioni vascolari non sono nella norma;
- prodotti contenenti saw palmetto (Serenoa repens): si sconsiglia l'uso in donne in età
fertile e in soggetti di entrambi i sessi in età prepubere.
- prodotti contenenti steroli vegetali: l’assunzione di questo integratore alimentare va
prevista nel quadro di una dieta varia e bilanciata, che comporti il consumo regolare di
frutta e verdura così da contribuire a mantenere adeguati i livelli di carotenoidi. Non
superare la dose giornaliera raccomandata evitando il consumo di oltre 3 g di steroli
vegetali al giorno. Non adatto dal punto di vista nutrizionale per le donne in gravidanza,
donne che allattano e ai bambini di età inferiore a 5 anni. Il prodotto non è destinato alle
persone che non hanno la necessità di controllare i livelli di colesterolo nel sangue. Le
persone che assumono farmaci ipocolesterolemizzanti (per abbassare il colesterolo)
dovrebbero assumere il prodotto soltanto sotto controllo medico.

Si invita, pertanto, il consumatore che si trovasse in una delle specifiche situazioni di


rischio comprese tra quelle sopra indicate a consultare con particolare attenzione le avvertenze
del prodotto, reperibili anche direttamente sul sito www.drgiorgini.it scaricando le schede
specifiche relative a ciascun integratore.

Il Dr. Giorgini non si assume nessuna responsabilità in caso di impiego dei prodotti non
conforme alle suddette avvertenze o non rispondente all’insieme delle raccomandazioni esposte
nel presente capitolo.

103
CONCLUSIONI
Non è certo una peculiarità di questa epoca avere fiducia nei rimedi costosi e rari (o nella
novità dell’ultima ora), ma nell’antichità più una notizia era antica, più era ritenuta valida, oggi è
vero il contrario! Là, si partiva dalla Verità come origine del tutto e si comprendeva tramite la
Filosofia, oggi si parte dal Caso come origine del tutto e si spera di raggiungere, un giorno, la
verità delle cose tramite la scienza… Dalla contemplazione (dell’anima) all’osservazione (dei
sensi).
Se un metodo è vecchio o antico ma funzionante è il buon senso a dire di continuare a
praticarlo! Mai come in questo caso, si adatta il vecchio adagio: la semplicità è il sigillo della
verità!
Sulle queste “fondamenta”, ognuno può costruire la propria personale “casa”,
sfruttando le conoscenze acquisite e le specializzazioni studiate o che studierà. Così, viene
impreziosita l’attenzione dedicata alla psicosomatica, ai modi di sentire, a un determinato
regime alimentare, all’omeopatia, alla naturopatia, all’agopuntura, all’erboristeria, alla farmacia
e ovviamente alla medicina allopatica, ecc. Il Medico può affiancare questo metodo al suo.
Quando (rare volte) ci sono delle interferenze fra piante o altri ingredienti degli Integratori
alimentari con farmaci, queste vengono (obbligatoriamente) indicate fra le avvertenze del
prodotto, come previsto dal Ministero della Salute.
Che si abbia a che fare con uno sportivo o con un anziano a letto, lavare, rinfrescare,
calmare, nutrire, tonificare… sono pratiche di igiene, di intelligenza e di rispetto verso se stessi. E
forse è qui la novità. Non è di poca importanza, infatti, che l’Interessato non possa delegare ad
altri, ma “arricciarsi le maniche”!
In cosa consiste il metodo?
Nel partire col dare primaria attenzione allo stato dell’intestino per capire cosa si deve
fare o produrre per riequilibrarlo (o per dargli quell’equilibrio che non ha mai avuto).
Certamente non è tutto (a volte lo è), ma è sempre un buon inizio.
L’attenzione deve risalire poi dall’intestino crasso verso lo stomaco – intestino tenue e
fegato – cistifellea, per poi proseguire col sistema immunitario e reni-pelle e polmoni, per
completare tutti gli Emuntori.
I sintomatici non sono certo vietati, per Chi se li può permettere.
I nutritivi, specialmente quelli essenziali (necessari per la salute, ma il corpo non riesce a
produrli e dipende per il loro approvvigionamento dall’alimentazione o dagli Integratori
alimentari).
I Vermifughi, i Tonici, gli Antiossidanti, i Depurativi…

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Integratori alimentari prodotti da: VIS MEDICATRIX NATURAE® s.r.l.
Via Cardeto 40 - 50034 Marradi (FI)
SERVIZIO CONSUMATORI: numero verde 800 911 939
consumatori@drgiorgini.com - www.drgiorgini.com

AVVERTENZE: gli integratori non vanno intesi come sostituti di una dieta variata ed equilibrata e devono essere utilizzati nell’ambito
di uno stile di vita sano. Non superare la dose giornaliera raccomandata. Il prodotto deve essere tenuto fuori dalla portata dei
bambini al di sotto dei tre anni di età.
Le caratteristiche dei prodotti qui riportate, potrebbero differire da quelle presenti su confezioni precedenti ancora in commercio o
successive alla pubblicazione del presente materiale informativo (Agosto 2014).

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