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DAISAKU IKEDA
CULTURA
ARTE E NATURA

I protagonisti del XXI secolo • nuova edizione

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INDICE III

Indice

V - PREFAZIONE

1 -Apprezzare l’arte e la cultura

31 -La gioia di leggere

47 -Scoprire la grande letteratura

65 -Dialogo con la natura

81 -Epilogo

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PREFAZIONE V

Prefazione

O G N U NO DI VOI I NCAR NA LA S P E RAN ZA STE S SA

Martin Luther King disse “Io ho un sogno!”


Quali sogni serbate nel cuore? Quali speranze? Una
vita colma di speranza è forte. La speranza è l’arma più po-
tente.
Ricevo molte lettere dai miei giovani amici di tutto
il mondo. A volte ricevo anche delle fotografie. Da queste
vedo che tutti voi state ardendo della vibrante energia della
gioventù e continuate a crescere e a svilupparvi.
La gioventù è il tempo dei grandi cambiamenti ed è
anche un momento di grande confusione. La società offre
poco sostegno e talvolta potreste sentirvi soli come in una
terra desolata o su un campo di battaglia. A volte vi sem-

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VI PREFAZIONE

brerà di non poter riporre fiducia in nessuno, che nessuno


vi voglia bene o che non abbiate più ragioni per vivere. Ma
non giudicatevi. Non dovete mai cedere allo sconforto.
Non c’è nessuno in questo mondo che non abbia una pro-
pria missione. Non sareste nati se non aveste una missione
da compiere. Non può piovere o nevicare per tutto l’anno.
Ricordatevi che dietro le nuvole il sole risplende in ogni
momento.
Charlie Chaplin, uno dei più grandi attori del mon-
do, nacque quattro giorni prima di Adolf Hitler. Da giovane
Chaplin era molto povero e non poté frequentare le scuole.
Inoltre, sua madre soffriva di una malattia mentale. Comun-
que, nonostante tutte queste avversità, visse sempre con
grande ottimismo. Mentre Hitler toglieva la vita a milioni
di individui, inondando la terra di sangue e dolore, Chaplin
donava speranza alle persone di tutto il mondo. Il capitolo
finale della sua vita fu vittorioso e adornato dagli applausi
e dai sorrisi del pubblico. Il valore di una vita è definito da
come questa si conclude, non da come comincia. In gio-
ventù non esistono errori irrimediabili.
Non posso dimenticare le parole che il mio maestro,
il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda, mi ri-
volse circa sessanta anni fa in un periodo di grandi diffi-
coltà. Mi disse: «Daisaku, devi affrontare le avversità della
vita. Solo lottando potrai comprendere cosa sia la fede.
Così diventerai una grande persona».
Il mio maestro mi ha insegnato tutto. Mi impartiva
lezioni su vari argomenti tutte le mattine, comprese le do-
meniche. Per questo posso dire di aver studiato all’Univer-
sità Toda. Così come Toda condivise con me il suo sapere,
io ora lo faccio con tutti voi in questa serie di dialoghi.
Poichè il Giappone è spesso preso ad esempio in que-

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PREFAZIONE VII

ste conversazioni, potrà accadere che alcune delle cose che


diremo non si applichino perfettamente alla realtà di altri
paesi. Ma credo che i principi fondamentali che prendiamo
in esame siano universali.
Ho piena fiducia in tutti voi. Vivo per la vostra feli-
cità, per il vostro futuro. Voi siete la speranza dell’umanità.
Ognuno di voi incarna la speranza stessa. Ognuno possiede
un prezioso tesoro.
Vi prego di considerare questo libro come un com-
pagno nel viaggio chiamato vita, e vi esorto a vivere co-
raggiosamente nel XXI secolo, il più importante secolo per
il genere umano.
Prego dal profondo del cuore per la vostra buona sa-
lute, la vostra crescita e per il successo dei vostri sforzi.

Daisaku Ikeda

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A P P R E Z Z A R E L’ A RT E E L A C U LT U R A 1

I— apprezzare l’arte
e la cultura

S V I L U P P A R E I L C U O R E : L O S C O P O D E L L’ A R T E È
Q U E L LO D I FA R G I O I R E L E P E R S O N E

Oggi vorremmo discutere del significato dell’arte. È mia


convinzione che alla maggior parte delle persone la parola “arte”
faccia venire in mente qualcosa di astratto e impegnativo.

Questo potrebbe anche essere vero, però nessuno si


è mai sentito intimidito dal canto di un uccello, o in sog-
gezione di fronte a un prato in fiore! Chi non si sente at-
tratto dalla bellezza di un fiore di ciliegio appena sbocciato,
illuminato dalla luce della luna? Sono sicuro che, guar-
dando il cielo in una giornata limpida e serena, a tutti si
riempia il cuore di meraviglia.

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2 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

Così anche il suono dell’acqua di un ruscello che


scorre delizia l’udito e dona una sensazione di freschezza.
Questi sono tutti esempi del nostro istintivo amore per la
bellezza, per l’arte e per la cultura.
L’arte non deve essere considerata come qualcosa di
straordinario o di insolito; i grandi capolavori, così come
le bellezze della natura, sono un balsamo per lo spirito e
fonte di vitalità e di energia.
Anche le azioni quotidiane sono influenzate dall’arte
e dalla cultura. Ad esempio, quando cerchiamo di apparire
al meglio di noi stessi, ci sforziamo di concretizzare l’ideale
di bellezza che abbiamo; così come, quando mettiamo in
ordine e puliamo una stanza fino a renderla lucida e splen-
dente, anche in questo caso siamo alla ricerca della bel-
lezza. Talvolta basta anche solo un fiore in un vaso per tra-
sformare una stanza, conferendole un aspetto caldo e
accogliente: non è altro che questo il potere della bellezza.
Il potere dell’arte è quello di rasserenare, non quello
di farci chiudere in noi stessi o sentire a disagio; l’espres-
sione artistica deve incoraggiare chi è stanco, rigenerare e
sollevare il morale a chi è sotto tensione.

A volte i giovani si sentono distanti dall’arte, perché la con-


siderano soltanto come una materia scolastica su cui saranno inter-
rogati.

In primo luogo, credo sia molto importante provare


piacere nell’ammirare un’opera d’arte. Partendo esclusiva-
mente da un approccio scolastico o analitico, si farà con-
fusione e non si comprenderà che cosa sia veramente l’arte.
Dubito fortemente che chi sappia ascoltare il canto di un
uccello o apprezzare la visione di un prato fiorito possa

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A P P R E Z Z A R E L’ A RT E E L A C U LT U R A 3

esprimere facilmente le sue sensazioni. È quindi ovvio che


anche per apprezzare appieno le grandi opere d’arte sia ne-
cessaria una particolare concentrazione e un certo tipo di
atteggiamento mentale, perché apprezzare l’arte significa,
soprattutto all’inizio, “sentirla”.
Ad esempio, iniziamo dal semplice ascolto di un
brano musicale o dalla contemplazione di un dipinto. Un
approccio analitico spesso induce le persone a un tipo di
sforzo per cui non riescono più realmente a “vedere” e
“sentire” quell’opera d’arte.
In Giappone, per esempio, visitare un museo per
moltissime persone è un avvenimento raro e speciale. Al
contrario, in Europa è un fatto comune, fin dalla più tenera
età, al punto da diventare una piacevole abitudine; una
spiegazione plausibile di questo fenomeno potrebbe essere
che i musei, nel mondo occidentale, sono il prodotto di so-
cietà realmente democratiche.
Nei secoli passati soltanto l’aristocrazia o le persone
molto facoltose potevano collezionare e ammirare le opere
d’arte. I musei pubblici sono nati solo quando la gente co-
mune ha cominciato a far valere il diritto di poter avere
accesso al proprio patrimonio artistico. In Giappone invece
i musei nacquero soltanto nel periodo Meiji (1868-1912),
quando il paese si aprì al mondo dopo secoli e secoli di as-
soluto isolamento. Fu così che il governo giapponese, per
non essere considerato retrogrado dalle altre potenze, istituì
dei musei, ispirati a quelli occidentali. Ma proprio in
quanto istituzioni finanziate dallo Stato, i musei giapponesi
trasmettevano inevitabilmente un messaggio di accondi-
scendenza del tipo: «Ecco! Vi facciamo il grande onore di
fare vedere anche a voi delle opere d’arte!»

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4 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

«E voi dovreste essercene ben grati» era l’ovvia conclusione


del messaggio.
Certamente tutto questo non faceva altro che rendere sgra-
devole, quasi opprimente, visitare un museo.

Anche se ritengo che le cose siano molto cambiate in


Giappone, questo atteggiamento è tuttora prevalente nel
mondo dell’arte e della cultura e ovviamente influenza le
reazioni di molti. La cultura e l’arte in realtà dovrebbero far
sentire le persone a proprio agio e felici, non intimidirle,
ma non mi sembra che molti la pensino così.
L’arte e la cultura dovrebbero arricchire e stimolare
a esprimersi e, nello stesso tempo, cercare di raggiungere e
sensibilizzare il maggior numero di persone. Il fine dell’arte
è dare a tutti l’opportunità di comunicare e incontrarsi. Il
desiderio dell’artista dovrebbe essere quello di dare gioia e
felicità agli altri piuttosto che cercare fama e ricchezza.
L’arte e la cultura dovrebbero avere questa finalità, ma gli
intellettuali e i governanti giapponesi di oggi sembrano
aver perso di vista questo obiettivo. Sembrano considerare
l’arte come qualcosa di funzionale ai singoli interessi per-
sonali e di conseguenza non conosceranno mai la vera es-
senza dell’arte e della cultura.
Spero pertanto che tutti voi, membri della Divisione
scuole superiori, impariate ad apprezzare lo spirito della
cultura, visitando i musei e andando ai concerti. Potete
anche mettere alla prova le vostre tendenze artistiche pro-
vando a dipingere, a cantare o a cimentarvi in qualche altra
attività creativa; diventerete così persone che potranno ve-
ramente apprezzare e godere della cultura e dell’arte.
Se impiegate tutto il vostro tempo a studiare per su-
perare gli esami di ammissione all’università, la vostra vita

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A P P R E Z Z A R E L’ A RT E E L A C U LT U R A 5

diventerà povera e limitata. Certo, è necessario studiare per


passare gli esami, ma occorre non dimenticare mai che è
importante avere obiettivi di portata più ampia, come
quello di coltivare la propria individualità e la propria ca-
pacità di espressione.
Trovare il tempo per conoscere da vicino l’arte è di
vitale importanza, mentre studiare per gli esami è poco più
che elaborare delle informazioni. Solo l’arte e la cultura
arricchiscono la vita e la rendono degna di essere vissuta.
Le lezioni scolastiche di storia dell’arte sono dunque
molto importanti, perché possono arricchirci e rafforzare
la nostra sensibilità.

L’ A R R O G A N Z A È L’ A N T I T E S I D E L L A C U LT U R A

Molti giovani si lamentano che le lezioni delle materie ar-


tistiche sono noiose e poco interessanti.

Il che può anche essere vero: una volta, uno studioso


disse che in Giappone gli insegnanti di materie artistiche
sono spesso degli arroganti irragionevoli e si chiedeva
come mai non fosse possibile tenere dei corsi nelle materie
artistiche graditi a tutti gli studenti.
Personalmente ritengo che la ragione risieda nel fatto
che in Giappone manca la sensibilità culturale adatta per
predisporre i giovani alla comprensione della vera essenza
dell’arte. È vero, spesso gli insegnanti diventano arroganti,
dimenticando che il loro ruolo è dovuto soltanto alle loro
capacità professionali e che non c’è nulla di cui vantarsi. Ci
sono anche insegnanti d’inglese che si comportano con
falsa condiscendenza e alterigia, ritenendosi esseri superiori
soltanto perché sanno l’inglese e i loro allievi no, così come

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6 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

ci sono insegnanti d’arte che, dato che sanno disegnare o


modellare, si ritengono autorizzati a guardare dall’alto in
basso gli studenti che, ovviamente, non hanno ancora im-
parato a farlo.
La vera capacità di un insegnante d’arte si può giu-
dicare solo in base al suo sincero prodigarsi nel coltivare e
incoraggiare la comprensione e la sensibilità di uno stu-
dente di fronte a un’opera d’arte. Purtroppo il Giappone,
nazione culturalmente povera, “produce” poche persone di
questo genere.
Dato che cultura significa proprio “coltivare lo spi-
rito”, l’amore per l’arte è decisamente più importante delle
capacità artistiche. La cultura è espressione dell’impulso in-
teriore a coltivare il proprio spirito e la propria umanità,
spesso prigionieri e quindi inespressi, fino a far sbocciare i
fiori più belli e a far maturare un’abbondante messe di
frutti. L’arroganza è dunque l’esatto opposto della cultura.
Si dice che un artista arrogante e presuntuoso non sia
un vero artista, ma soltanto un semplice “fornitore d’arte”,
uno che si guadagna da vivere con l’arte. Allo stesso modo,
anche una persona di cultura ossessionata dalla notorietà e
dalla fama non è che un mero “fornitore di cultura”.
Vorrei che voi, guide dell’umanità futura, compren-
diate che i veri artisti e i veri uomini di cultura potranno
promuovere una comprensione più profonda fra i popoli
soltanto se manterranno sempre un sincero sentimento di
gratitudine e di rispetto per gli altri.

Vorrei fare un esempio di come l’arte, nel caso specifico la


musica, possa essere fonte d’incoraggiamento e di sollievo. Una
volta, a una riunione, un membro della Divisione scuole superiori
che suonava il violino si esibì per tutti noi; i presenti, alcuni dei

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quali fino ad allora avevano guardato ostinatamente in terra con


aria distratta, improvvisamente alzarono il capo per ascoltare, e i
loro occhi erano scintillanti. Il cambiamento d’atmosfera era stato
palpabile e aveva dell’incredibile.
Un responsabile della Divisione giovani uomini del Tohoku
(nel nord del Giappone), insegnante di musica, suonava spesso il
pianoforte alle riunioni; la chiamava “musica dal mondo dei Bo-
dhisattva” e intendeva in questo modo dare il suo contributo allo
spirito dei membri, infondendo coraggio e speranza per vivere.

Molto bello! Un mondo senz’arte è grigio e spento!


Il mondo comincia a diventare allegro e colorato soltanto
quando sbocciano i fiori della cultura.
Il movimento della SGI per promuovere la cultura,
che parte dalla gente comune per poi diramarsi a tutti i li-
velli possibili, è anch’esso come un giardino luminoso
pieno di fiori multicolori che ricoprono l’intero pianeta.

È proprio vero. Pensi che il primo incontro di un responsa-


bile della Divisione scuola superiore di Tohoku con la musica ri-
sale alla sua entrata nel coro della Divisione futuro della Soka
Gakkai; dal secondo anno delle superiori in poi, lui cominciò a
studiare musica seriamente.
Una volta mi disse: «Sai, penso che l’arte consista nella
gioia di scoprire se stessi. I miei momenti più belli sono quelli in
cui insegno ai bambini e, attraverso la musica, vedo affiorare in
loro un diverso aspetto della loro personalità. In questa prospet-
tiva, l’arte è realmente la ricerca della nostra umanità».

Mi trovo veramente d’accordo con le sue parole: la


ricerca della propria umanità è l’unica cosa davvero impor-
tante, non certo la fama, il denaro o gli onori. I grandi ca-

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8 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

polavori dell’arte mondiale, di qualsiasi periodo essi siano,


sono sopravvissuti fino ai giorni nostri e continuano a ispi-
rarci e a comunicarci emozioni proprio perché i loro autori
hanno cercato di trasmetterci, attraverso le opere, l’eredità
del loro spirito, senza curarsi della fama o della ricchezza.
L’arte creata per motivi non nobili è come ottone in con-
fronto all’oro della grande arte.
Ciò che intendo per “grande arte” è invece qualcosa
intriso di potente forza vitale, che rimane vivo nel tempo
e che rispecchia la vita e lo spirito del suo creatore. Il
grande scultore francese Auguste Rodin (1840-1917) era
solito dire che la cosa più importante nell’arte è: «sentire,
amare, sperare, tremare, vivere. Cioè essere, prima ancora
che un artista, un essere umano».
I sentimenti di quell’essere umano, come speranza,
amore, ira o paura, arrivano a noi trasmessi dall’opera del-
l’artista: il palpito del suo cuore suscita una vibrazione nel
nostro cuore. Questa, in sintesi, è l’essenza dell’esperien-
za artistica, la condivisione del sentimento, che lega il crea-
tore allo spettatore, trascendendo ogni limite di tempo e
di spazio.

Prorio come dice Nichiren Daishonin: «È il cuore che è im-


portante». (1)

Le grotte di Dunhuang, nella Cina occidentale, ven-


gono definite “il grande museo nel deserto”. È una incre-
dibile galleria di dipinti nella roccia, di soggetto buddista,

1 — Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, Firenze, IBISG , 2008, vol. I,


pag. 889. Di seguito citato come RSND

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che copre un periodo di un migliaio di anni e che risale al


IV secolo circa della nostra era.
Il pittore cinese Chang Shuhong (1904-94) si assunse
il compito di proteggere questo inestimabile tesoro e di
mostrarlo al mondo. Era una persona veramente notevole,
ho avuto modo di incontrarlo molte volte e con lui ho
anche pubblicato un libro sulle nostre conversazioni. (2)
Pensate: in gioventù Chang aveva studiato a Parigi, e
stava per diventare un artista di gran fama; aveva vinto
molti premi e aveva davanti a sé un futuro promettente. Un
giorno però trovò per caso un libro, su una bancarella di
libri usati del lungo Senna: si trattava di una collezione di
tavole illustrate raffiguranti i dipinti delle grotte di Dun-
huang. Fu così che venne a sapere che nel suo paese, la
Cina, i tesori artistici venivano saccheggiati dagli stranieri.
Decise allora di fare immediato ritorno nel suo paese, per
proteggere quei grandi tesori.
Ancor giovane, abbandonò una promettente carriera
e la sua bella vita parigina per recarsi a Dunhuang, in
mezzo a un deserto, in un luogo desolato che, a detta dei
più, offriva soltanto privazioni e sofferenza. Chang tra-
scorse lì il resto della sua vita, fino alla morte, proteggendo
e restaurando i dipinti di Dunhuang. La sua lotta è stata ve-
ramente eroica; la vita nel deserto era così dura che la sua
prima moglie lo abbandonò, ma la missione di Chang di
preservare le meraviglie di Dunhuang e di farle conoscere
al mondo era talmente forte da non fargli sentire la man-
canza di nulla.

2 — Tonko no kosai (Lo splendore di Dunhuang), Tokyo, Tokuma Sho-


ten, 1990. Non è disponibile in versione italiana.

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10 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

Questo è il vero spirito dell’arte. Chang Shuhong mi


disse: «I dipinti di Dunhuang sono ancora oggi freschi e vi-
branti perché gli artisti che li dipinsero lo fecero usando il
loro cuore. L’energia creativa che viene dalla profondità
dell’anima è sempre la più genuina. Le vere opere d’arte
non perdono mai il potere di commuovere, anche dopo
migliaia di anni. Ci sono sì altre opere d’arte, che possono
anche apparire bellissime a prima vista, ma che spesso, a un
esame più accurato, si rivelano essere inconsistenti».
Tutto ciò è profondamente vero. Nell’odierno pano-
rama artistico, la tendenza è quella di giudicare il valore di
un’opera in base alla fama dell’autore o al prezzo del-
l’opera, e questo è, senza dubbio, il più scorretto dei metri
di giudizio. In ogni caso e situazione, la costante deve es-
sere la ricerca dell’aspetto culturale delle cose, dato che è
la cultura a rendere la vita più ricca, gradevole e valida.
Certo, non si può negare che fra gli esseri umani esi-
stano rivalità e gelosia; tuttavia esiste anche il desiderio di
condurre una vita più ricca, bella, luminosa. Proprio l’in-
terazione fra queste due tendenze opposte è la storia della
nostra specie. Ed è per questo motivo che l’arte e la cultura
sono così importanti: perché stimolano il nostro lato mi-
gliore e ci aiutano a vivere una vita più realizzata, raffor-
zando il nostro lato positivo e il desiderio di trovare il pa-
radiso proprio su questa terra. Questo è il modo più
corretto di vivere, da esseri umani, ben distinti dagli altri
animali.

L’arte che viene dal cuore è spesso l’arte che riflette una
fede religiosa. Le grandi religioni, quindi, producono grande arte.

Questo è verissimo, purché la religione non sia al-

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A P P R E Z Z A R E L’ A RT E E L A C U LT U R A 11

leata di forze autoritarie. Senza il supporto di una sana fi-


losofia fermamente radicata fra la gente comune, nessuna
cultura rimarrà fiorente a lungo.
Le religioni, e il Buddismo in particolare, sono in-
separabili dalla cultura: sono praticamente due aspetti della
stessa cosa. Sia la cultura sia il Buddismo hanno come
scopo quello di far sì che le persone traggano ispirazione
da se stesse. Come disse Chang Shuhong, «la fonte di ispi-
razione creativa per le pitture di Dunhuang è sicuramente
stata la religione. Se quei pittori non avessero creduto nel
Buddismo, non avrebbero potuto certo creare affreschi si-
mili».

L’autorità oppressiva e l’arroganza sono dunque veramente


fatali per la cultura.

L E P E R S O N E D I C U LT U R A D A N N O G R A N D E I M P O R TA N Z A
A L L A PA C E

Proprio così: quand’ero ragazzo, tutto il Giappone si


era gettato a capofitto nella guerra; in una tale atmosfera,
l’arte, in tutte le sue forme, veniva considerata antipatriot-
tica. L’unica musica che si poteva ascoltare era quella delle
marce militari e a scuola ci insegnavano soltanto a dise-
gnare soldati e carri armati o infermiere che curavano feriti
sui campi di battaglia. Forze violente e oppressive pesavano
sulla cultura: questo è l’effetto della natura demoniaca della
tirannia.
Arte e cultura liberano le persone dall’interno, l’au-
toritarismo invece le opprime dall’esterno: si tratta, evi-
dentemente, di due forze opposte e inconciliabili.

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12 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

Non sono molti i leader, nel mondo attuale, che abbiano


una reale comprensione della bellezza. Di solito, cercano di sfrut-
tare la cultura per realizzare meglio le proprie ambizioni.

Già, ed è per questo motivo che è così importante


sostenere e incoraggiare la cultura. Da un certo punto di
vista, l’arte del Rinascimento europeo esprimeva la libera-
zione dall’oppressione della Chiesa e dello Stato e aveva il
significato di asserire l’enorme potere della gente e il de-
siderio di vivere in un mondo diverso. È questo il motivo
per cui la bellezza eterna e il grande valore dell’arte rina-
scimentale sono tuttora riconosciuti.
Il fatto che coloro che detengono il potere non cer-
chino di comprendere l’arte e la cultura è preoccupante; la
loro mancanza di apprezzamento per gli aspetti più nobili
della vita non fa che aumentare la loro propensione alla
guerra e al fascismo.
Naturalmente, ci sono anche esempi di leader che
comprendono e apprezzano l’arte. Albrecht Dürer (1471-
1528) era un grande pittore del Rinascimento tedesco. Un
giorno, mentre saliva su una scala a pioli per andare a lavo-
rare a un grande dipinto nel palazzo dell’imperatore Mas-
similiano I d’Austria, la scala cominciò a vacillare perico-
losamente. L’imperatore, che era presente, chiamò uno dei
nobili in sala perché tenesse ferma la scala. Ma nessuno si
mosse. Lo status sociale di un pittore, a quell’epoca, era
piuttosto basso e i nobili non volevano “sporcarsi le mani”
aiutando Dürer. Allora l’imperatore stesso balzò dal trono
e andò a sorreggere la scala. Uno dei cortigiani cominciò
a borbottare, commentando il gesto dell’imperatore come
inopportuno, ma questi, udita la critica ribatté: «Posso
creare a mio piacimento un numero infinito di nobili, ma

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A P P R E Z Z A R E L’ A RT E E L A C U LT U R A 13

per quanti sforzi possa fare, non potrò mai creare un nuovo
Dürer».

Immagino dunque che Massimiliano sapesse quali sono le


persone realmente importanti.

Le persone che sanno apprezzare l’arte e la cultura


hanno un valore inestimabile. Le vere persone di cultura
sono coloro che amano la pace e conducono gli altri verso
un mondo di bellezza e speranza. L’autoritarismo porta in-
vece le persone soltanto verso l’oscurità; e cioè nella dire-
zione opposta all’arte e alla cultura. È quindi chiaro che
nutrire e diffondere l’amore per l’arte e la cultura è di vi-
tale importanza per la realizzazione della pace.

Penso che essere persone capaci di apprezzare l’arte e la


cultura sarà una dote molto importante nel XXI secolo. Presidente
Ikeda, come possiamo sviluppare questa capacità? Sono certa che
ci sono molte persone che, pensando di non essere bravi cantanti
o pittori di talento, si sentono insicuri delle proprie capacità arti-
stiche.

Nemmeno io sono mai stato capace di dipingere o


di scrivere in bello stile gli ideogrammi, ma ciò non mi ha
mai impedito di ricercare e apprezzare la buona pittura e
la calligrafia.
È bello vivere la propria vita con saggezza e profon-
dità: molti abbandonano troppo presto la strada che porta
alla realizzazione dei loro obiettivi e dei loro sogni, rite-
nendo di essere giunti a un punto morto. Invece, è impor-
tante continuare per la propria strada, per quanto lunga e
difficile possa essere.

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14 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

Anche nel campo dello studio può accadere la stessa cosa.


Quando ci si convince che “tanto non ce la faremo mai” si è pros-
simi ad abbandonare gli studi.

E non ne vale certo la pena! Non si può essere sicuri


di essere arrivati realmente a un punto morto solo perché
ci si convince di esserci arrivati! Il più grande nemico del-
l’apprendimento è proprio la paura, e ciò vale per le lingue,
per l’arte e per ogni altro campo dello studio.
Quando qualcuno ha paura di essere deriso, teme di
sentirsi in imbarazzo, o ha timore di essere guardato dal-
l’alto in basso dagli altri per i propri errori o per i propri
inevitabili limiti, il progresso diventa molto, ma molto dif-
ficile.
L’importante è quindi essere persone coraggiose: che
importa se qualcuno si permette di ridere di noi? Chi si
prende gioco di chi si sta sforzando deve solo vergognarsi!
Non c’è nessun bisogno di fare dei paragoni tra sé e gli altri:
ciò che conta veramente è solo ed esclusivamente la propria
crescita, anche se si procede solo di un piccolo passo per
volta.
«Migliore è l’insegnante, più a proprio agio sono gli
studenti»: questo può accadere quando l’insegnante si rende
conto che è solo la paura a essere il più grave ostacolo per
lo sviluppo integrale dei propri studenti.

L A C U LT U R A E L’ A R T E C O N D I V I S E D A T U T T I

Sicuramente l’intimorimento uccide la cultura. L’atmosfera


di certi musei o di certe sale da concerto è tale da incutere sogge-
zione alle persone che le frequentano, mentre in certi luoghi ci si
dovrebbe sentire a proprio agio e pieni di energie.

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A P P R E Z Z A R E L’ A RT E E L A C U LT U R A 15

La cultura e l’arte dovrebbero essere condivise da


tutti e tutti dovrebbero poterne godere liberamente. Arte
e cultura non fanno discriminazioni: quando si incontra la
bellezza è come far ritorno all’essenza originaria della pro-
pria umanità, in un luogo dove sicuramente non esistono
discriminazioni, un luogo dove non c’è alcuna differenza
tra il presidente di qualche azienda e uno dei suoi impie-
gati.
Uno spazio libero, dove non ci sono insegnanti e stu-
denti, professionisti e dilettanti: è questo il luogo dell’arte
e della cultura. Individuare e sostanziare questo luogo è
anche uno degli scopi fondamentali di una religione.
Questo è il problema: come riuscire a far nascere l’at-
titudine a comprendere i fenomeni culturali in una persona
che venga a contatto con essi? Ad esempio, un giapponese
che si proclamasse esperto delle culture non giapponesi, in
realtà, con questa dichiarazione, starebbe solo cercando di
acquisire prestigio agli occhi di chi lo ascolta.

Infatti i giapponesi vengono considerati spesso come persone


che hanno studiato tanto, ma che non sono in possesso di una
vera cultura. Questo sicuramente perché non hanno sviluppato
una mentalità aperta alla cultura stessa.

C’è chi dice che il Giappone sia un paese di terza ca-


tegoria per ciò che riguarda la cultura. Altri ancora ci col-
locano addirittura al quinto posto... I leader, gli insegnanti
e gli studenti del Giappone non sono persone di cultura,
non apprezzano l’importanza della cultura, anzi, non ci
provano nemmeno, non fanno alcuno sforzo in questa di-
rezione! In più, dato che sono così preoccupati delle ap-
parenze, e che hanno una concezione esclusivamente for-

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16 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

male della cultura, non hanno la minima idea di cosa possa


essere realmente.
Fino a oggi il Giappone ha dato rilievo soltanto a
tutto ciò che poteva avere importanza economica e la cul-
tura è stata considerata un accessorio inutile. I giapponesi
hanno l’abitudine di valutare la cultura solo da un punto
di vista economico: questa è la nostra tendenza nazionale,
purtroppo. Se non saremo in grado di cambiare questa si-
tuazione il nostro futuro sarà certamente buio.

Quest’idea di cultura come bene accessorio è ancora ben ra-


dicata qui in Giappone. Anche se si comincia a pensare che,
avendo ormai raggiunto un’invidiabile posizione economica, sia
anche arrivato il tempo di un’apertura culturale, tuttavia questa
“cultura” a cui ci si vuole aprire è mera decorazione, un qualcosa
da mostrare agli altri.
La maggior parte dei giapponesi non sembra capire che la
cultura non è un accessorio ma una necessità vitale degli esseri
umani.

Lo scrittore del periodo Meiji Soseki Natsume


(1867-1916) scrisse nella sua opera Guanciale d’erba: «Con
un approccio esclusivamente razionale alle cose si diventa
aridi. Se vi immergete invece nella terribile corrente delle
emozioni, sarete trascinati via. Se poi lasciaste libero sfogo
ai vostri desideri vi trovereste inevitabilmente in trappola.
Non esiste un luogo bello per vivere, in questo nostro
mondo... Quando aumentano le difficoltà ci si vorrebbe
trovare in un luogo ove la vita fosse più facile. Ma proprio
nel momento in cui ci si accorge che nessun luogo ha il
potere di rendere più facile l’esistenza, quello è il momento
in cui viene scritta una poesia o dipinto un quadro».

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A P P R E Z Z A R E L’ A RT E E L A C U LT U R A 17

Bisogna vivere. Lavoriamo, mangiamo il nostro pane


quotidiano e diventiamo vecchi. Le nostre vite sono un’in-
finita ripetizione di gesti, di piccole azioni. Sullo sfondo di
queste ripetizioni progrediamo, cerchiamo un’esistenza più
ricca di umanità, desideriamo far sbocciare un fiore. La cul-
tura e l’arte nascono proprio da questi sentimenti. La vita
è sofferenza e, proprio come il gambo di una rosa, ha molte
spine. La cultura e l’arte sono il fiore che sboccia su quel
gambo.

Una vita senz’arte è quindi come una natura senza fiori.

Voi siete quel fiore, voi e la vostra umanità. L’arte è


la liberazione del potenziale umano racchiuso dentro un
singolo individuo. Le istituzioni di questa società “umana”
ci considerano come parti di una macchina, ci assegnano
delle etichette ed esercitano delle pressioni su di noi affin-
ché adempiamo dei ruoli predefiniti. Abbiamo veramente
bisogno di qualcosa che ci aiuti a ristabilire la nostra uma-
nità, lontana e disintegrata.
Ognuno di noi ha dei sentimenti soffocati, un grido
senza voce che alberga nella profondità dell’animo e che
brama di essere espresso: l’arte dà voce e forma a questi
sentimenti. Certo, è anche possibile manifestare questi sen-
timenti nel piacere e nel gioco, il che, almeno per un po’,
potrebbe essere sufficiente; ma alla lunga queste modalità
non sarebbero in grado di darci una vera e profonda sod-
disfazione. La nostra vita ci sembrerebbe noiosa e sterile e
dentro ci sentiremmo vuoti, perché la nostra vera natura, i
più autentici moti del nostro cuore non troverebbero modo
di essere liberati dal profondo.
L’arte è il grido dell’anima, che parte dal punto più

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18 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

profondo dell’essere. Creare o apprezzare l’arte libera


quell’anima che altrimenti rimarrebbe come intrappolata
dentro di noi. Questo è il vero motivo per cui l’arte è ca-
pace di dare una gioia così grande agli esseri umani. Al di
là della propria vena artistica, l’arte è l’emozione e il piacere
di esprimere la vita profonda della persona esattamente così
com’è. Chi fruisce di questo tipo di arte è inevitabilmente
colpito dal grado di passione, di coraggio, di intensità e di
bellezza che essa esprime: questo è il motivo per cui è let-
teralmente impossibile pensare che una vita umana com-
pleta possa esistere separata dall’espressione artistica.
Il concetto buddista de “i fiori di ciliegio, di pruno,
di pesco e di albicocco”, secondo il quale ogni persona do-
vrebbe poter vivere con coerenza secondo la sua più au-
tentica individualità, ha molto in comune con la cultura e
l’arte. La cultura è lo sbocciare della vera umanità di ogni
persona e, per questo motivo, trascende tutti i limiti di na-
zionalità, di tempo, di spazio e qualsiasi altra differenza im-
maginabile. Allo stesso modo, praticare con correttezza il
Buddismo significa coltivare attentamente se stessi e ispi-
rare gli altri a fare altrettanto, conducendo una vita che at-
tinge a piene mani dalla vera cultura.

Adesso capisco qual è il significato più profondo della cul-


tura. Quella società che tenesse ai margini la cultura consideran-
dola un accessorio non potrebbe definire se stessa come una società
veramente umanistica.

L A B E LLE Z Z A C O N D U C E A LL A PAC E

Una società che dà valore alla cultura è necessaria-


mente una società che dà valore alla felicità delle persone.

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A P P R E Z Z A R E L’ A RT E E L A C U LT U R A 19

Il presidente Makiguchi diceva che la vera felicità risiede


nella ricerca della bellezza, del bene e della virtù. (3) Il bene
è la ricerca di tutto quello che è un riscatto della persona
in senso lato; la virtù è la ricerca di ciò che è giusto, in op-
posizione netta all’ingiustizia; la bellezza è proprio la ri-
cerca dell’arte e della cultura: questi sono i tre cardini della
felicità per un essere umano. In assenza di uno di essi
manca equilibrio e quando le persone non hanno equili-
brio, nemmeno la società lo può avere e non si può pensare
di essere felici.
Il Giappone di oggi è sbilanciato verso una conside-
razione esclusiva degli ambiti politici ed economici, il che
rende ancor più urgente un riequilibrio del sistema dando
sempre maggior importanza alla cultura e all’arte e incre-
mentando con decisione il loro sviluppo. Ogni sforzo in
questa direzione farà del Giappone un paese più umani-
stico, una nazione a cui anche tutte le altre potranno infine
dare fiducia e che, di conseguenza, sarà in grado di contri-
buire allo sviluppo della pace mondiale.

Lei ha lottato a lungo per questa meta, eppure a dispetto


del suo impegno persone eticamente ignobili l’hanno attaccata cer-
cando di rendere vani tutti i suoi sforzi. Questo, da parte nostra,
è motivo di sdegno profondo.

Fin da quando, a diciannove anni, incontrai il presi-


dente Toda, compresi che l’unica possibilità per il Giappone
era quella di diventare una nazione culturalmente avanzata,

3 — L’educazione creativa, a cura di Dayle M Bethel, La Nuova Italia,


2000, pag. 46

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20 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

perché solo attraverso l’arte e la cultura avrebbe potuto sol-


levarsi dalle ceneri e dalle rovine della guerra. Lo stesso,
comunque, è vero per qualsiasi altra nazione. Ho prestato
fede a questa convinzione in tutti questi anni ed è questo
il motivo per cui ho avuto occasione, pur da privato citta-
dino quale sono, di incontrare così tante personalità di
tutto il mondo, guadagnando la loro fiducia e il loro soste-
gno. Devo tutto, quindi, al potere della cultura.
Circa venticinque anni or sono ebbi vari incontri (nei
1972 e 1973) con Arnold Toynbee (1889-1975), il grande
storico inglese: discutemmo di tantissime cose e anche del-
l’importanza della cultura. Nel bel mezzo di uno di quei
dialoghi arrivò la sensazionale notizia di un incontro tra
due grandi leader mondiali del tempo. Allora, mi ricordo,
Arnold Toynbee mi disse che, benché le nostre conversa-
zioni non fossero certo da “prima pagina”, in capo a dieci
o vent’anni molte persone in tutto il mondo sarebbero state
sicuramente avvantaggiate da tutto ciò di cui andavamo di-
scutendo noi due. La sua previsione, in effetti, si è poi av-
verata (oggi, il dialogo tra Ikeda e Toynbee è stato pubbli-
cato in 27 lingue, considerato come uno dei libri da leggere
tra le menti del mondo).
Può non essere facile riconoscere il potere della cul-
tura, eppure la sua è una forza fondamentale, perché è in
grado di trasformare il cuore degli esseri umani. Lo svi-
luppo politico ed economico può essere certamente più
evidente e anche “fare notizia” in misura maggiore, ma la
cultura e l’educazione sono le forze costituenti, il fonda-
mento di ogni epoca. Perché mai fare l’errore di conside-
rare solo la superficie di un corso d’acqua? Le correnti più
profonde sono molto più importanti per conoscere la na-
tura di un fiume!

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A P P R E Z Z A R E L’ A RT E E L A C U LT U R A 21

Ricordo di averla sentita dire che poco importa avere o no


capacità artistiche; potrebbe spiegarsi meglio?

Sicuro! Avere o meno delle capacità non è impor-


tante, ciò che fa la differenza è se si è capaci o meno di en-
trare in contatto diretto con l’arte. L’emozione e il senso
di stupore che i capolavori suscitano in noi sono il vero
cuore dell’esperienza artistica. L’essenza dell’arte sta pro-
prio nel vedere, nell’ascoltare, nel sentire e, infine, nello
scoprire.

Anche se in qualche modo siamo consapevoli dell’impor-


tanza di conoscere l’arte, molti di noi non sono sicuri di saper ri-
conoscere il vero valore di un’espressione artistica. Potremmo cioè
finire per non apprezzare ciò che qualcun altro ha invece consi-
derato come un capolavoro assoluto. Com’è possibile riconoscere
la “grande arte”?

Un capolavoro ha in sé il potere di commuovere e di


ispirare. Siete voi a provare quella commozione e quella
ispirazione. L’arte non va vista con gli occhi altrui, e così
la musica non va ascoltata con le orecchie degli altri.
Dovete reagire ai fenomeni artistici con i vostri sen-
timenti: con il cuore e con la mente che vi sono propri.
Non lasciate che siano le opinioni di altri a influenzarvi,
“dev’essere bello perché piace a tutti” o “dev’essere brutto
perché non piace a nessuno”; i vostri sentimenti e la vostra
sensibilità, che sono la base della vostra esperienza artistica,
finiranno per affievolirsi e svanire!
Per godere appieno dell’arte dovete abbandonare
ogni pregiudizio e ogni volta “girare pagina”, con mente
aperta. Confrontate ciò che avete davanti con l’intero vo-

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22 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

stro essere: se sentite una profonda commozione, ebbene,


proprio quell’opera che avete davanti, è per voi “grande
arte”.

Allora, la considerazione di un capolavoro è relativa e cam-


bia da persona a persona?

Anche se il metro soggettivo è sicuramente impor-


tante, è anche fondamentale non perdere un senso più ge-
nerale, più oggettivo. È necessario coltivare anche con degli
sforzi la capacità di apprezzare l’arte; man mano che il vo-
stro livello di comprensione dei fenomeni artistici aumenta
e si affina, quelle espressioni artistiche che un tempo rite-
nevate di valore assoluto potrebbero invece non soddisfarvi
più così tanto; come invece lavori che un tempo vi avevano
lasciati indifferenti, al contrario, potrebbero ora commuo-
vervi grandemente.
Esistono dei capolavori che, nel tempo, hanno com-
mosso generazioni e generazioni di persone e che possie-
dono delle qualità che li rendono capolavori universal-
mente riconosciuti. Le espressioni artistiche che mancano
di queste qualità potrebbero sì godere per un certo periodo
di popolarità, ma non durare nel tempo.
Ci sono invece delle espressioni e delle esperienze che
sembrano mettere d’accordo praticamente tutti gli esseri
umani: tutti pensano che l’azzurro del cielo sia meraviglioso
e così i fiori di un ciliegio; anche i grandi capolavori arti-
stici godono di una simile universalità di considerazione:
possiedono una forza vitale simile a quella della natura
stessa. Per trasmettere la vita ai loro lavori i grandi artisti
soffrono immensamente e riversano tutta la loro energia vi-
tale nell’arte.

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A P P R E Z Z A R E L’ A RT E E L A C U LT U R A 23

Come si fa a coltivare la capacità di discernere l’arte?

Il modo migliore, con ogni probabilità, è quello di


vedere e ascoltare il maggior numero possibile di capola-
vori universalmente riconosciuti come tali, uno studio
questo che coltiverà e affinerà il vostro gusto e la vostra
sensibilità; in questo modo si impara con la massima natu-
ralezza a distinguere il bello dal brutto. Solo così può
emergere il vostro occhio critico. Ecco perché, fin dall’ini-
zio, è importante cercare di conoscere le forme artistiche
migliori e più significative.
Conoscere i capolavori dai libri è sicuramente posi-
tivo, tuttavia vederli di persona è ben altro. Ricordo ancora
la sensazione che provai al Louvre guardando le collezioni
di pittura: notai la stessa differenza che ci può essere tra in-
contrare una persona dal vivo e guardarne la fotografia.
Dedicatevi alla pittura, ascoltate la musica: nutrirsi d’arte
farà sviluppare e maturare la vostra mente.

Non tutti abbiamo l’intenzione di diventare artisti profes-


sionisti, quindi penso che l’importante sia sviluppare l’amore per
l’arte e la cultura.

Divertirsi a dipingere o a cantare, prendendo la cosa


come un hobby può essere un modo di partecipare alla dif-
fusione della cultura. Di recente ho notato che ci sono
delle aziende giapponesi che preferiscono assumere impie-
gati dotati di un qualche talento artistico. Molte sono le
ragioni di questa preferenza, una di esse è che finalmente
viene data importanza al tipo di formazione che arte e cul-
tura sanno dare a una persona.
Va bene sviluppare l’apprezzamento verso chi è in

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24 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

possesso di una mentalità o di una formazione di tipo ar-


tistico, anche se non è un artista riconosciuto tale: questo
è uno sforzo che vale la pena di fare. La cultura e l’arte non
sono decorazioni o accessori, ciò che importa è che la cul-
tura arricchisca la sostanza concreta della nostra vita.

Ho capito che l’importante, nella vita, è arricchire la pro-


pria essenza interiore. Vorrei raccontarvi di una responsabile della
Divisione scuole superiori di Kyoto che lavora in un’azienda tes-
sile giapponese nella quale si dipingono a mano su seta disegni
dai motivi molto elaborati. Un giorno mi ha detto: «I miei senti-
menti trovano espressione nei colori che uso. Se per esempio sto
considerando la felicità degli altri, nel disegno che sto facendo e
nei suoi colori riesco a trasmetterlo. Ecco un buon motivo per con-
tinuare a sviluppare me stessa». Continua dicendo: «Spero di al-
largare la mia visione del mondo e respirare la fresca atmosfera
del cambiamento per poi infonderla nel mio lavoro e dividerla con
il mondo, come un esempio di vera cultura giapponese. Il mio
obiettivo è creare un’arte bellissima, per il mondo e per gli altri».

Questo è veramente stupendo! Spero che potremo


incoraggiare molte altre persone a rispettare la cultura e ad
amare l’arte; quando tante persone di questo tipo si incon-
treranno e quando questo spirito unirà le nazioni, il nostro
sarà un mondo ideale, l’alba di un secolo di vera umanità.

Sarà sicuramente un secolo di pace.

L’ I N N O V A Z I O N E P R O V I E N E D A L L O S F O R Z O

La pace e la cultura sono una cosa sola: una nazione


ricca di cultura è necessariamente una nazione ricca di

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A P P R E Z Z A R E L’ A RT E E L A C U LT U R A 25

pace, e viceversa. Quando si moltiplicano i conflitti, la cul-


tura declina e le nazioni precipitano in una condizione in-
fernale.
La storia dell’umanità è la storia della lotta tra la cul-
tura e la barbarie. Lasciata alle nostre spalle la tensione della
guerra fredda, la domanda all’ordine del giorno non può
che essere “Come sarà il XXI secolo?” Solo la cultura è forte
abbastanza per mettere fine ai conflitti e guidare l’umanità
sulla strada della pace.

Lei ha avuto una grande lungimiranza nel fondare così


tante istituzioni culturali, come l’Associazione Concertistica Min-
on, o il Museo d’Arte Fuji, a Tokyo e a Shizuoka, l’Università
Soka... In questo modo ha contribuito direttamente alla creazione
di quel movimento culturale che auspica.

A quel tempo tutti si opponevano a questi progetti,


nessuno capiva bene cosa stessi facendo e perché.

Perseguire questo scopo a dispetto dell’opposizione degli


altri e continuare a diffonderne gli ideali e la loro concretezza ri-
flette una grande predisposizione artistica. Nella cultura, come in
molti altri campi, i giapponesi sono considerati ottimi imitatori,
ma scarsi innovatori. Come possiamo coltivare in noi stessi la ca-
pacità dell’innovazione?

La ricerca della bellezza, come la maggior parte delle


attività umane, spesso inizia proprio dall’imitazione. Se vo-
gliamo conoscere bene qualcosa, in un primo tempo è ne-
cessario imitare quella cosa. Non si possono apportare delle
innovazioni senza conoscere le basi di ciò che vorremmo
innovare. Chi volesse suonare un pianoforte senza cono-

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26 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

scerne, almeno un po’, la tastiera, non sarebbe ciò che noi


intendiamo come innovatore.
Se l’imitazione è il primo passo verso la creazione di
nuova arte, tuttavia non si può rimanere imitatori per sem-
pre. In Giappone la maggior parte degli artisti non va mai
oltre l’imitazione, non raggiunge cioè mai lo stadio in cui
inventa qualcosa di proprio: è vero, siamo una nazione di
imitatori; nella tecnologia, come anche in altri campi, ab-
biamo usato questa nostra capacità per trarne profitto e il
Giappone odierno è appunto il risultato di tutto questo.
Ma pur essendo degli ottimi imitatori sembra venir meno
la capacità di fare il passo successivo, di abbattere il muro.

Che cos’è essenziale per fare quel salto e diventare da imi-


tatori degli innovatori?

Se vi limitate a ripetere ciò che avete visto o sentito


finora non andrete mai oltre l’imitazione. Il cuore è il pro-
blema cruciale: per innovare è importante avere confidenza
con la propria mente e con il suo modo di esprimersi.
Questo richiede sangue, sudore e lacrime, una continua ri-
cerca e un continuo sforzo. Solo così si può acquisire la ca-
pacità di esprimersi in modo integrale e con naturalezza;
la chiave, ripeto, è lo sforzo.
Leonardo da Vinci (1452-1519) scrisse: «Povero Leo-
nardo, guarda quanto soffri»;(4) Beethoven sul letto di morte
continuava a studiare la musica di Georg Friedrich Händel
(1685-1759) e dichiarò di avere ancora molto da imparare.

4 — Reonarudo da Binchi no shuki (Manoscritti di Leonardo da Vinci),


Tokyo, Iwanami Shoten, 1977, vol. I, pag. 31

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A P P R E Z Z A R E L’ A RT E E L A C U LT U R A 27

Beethoven ha detto veramente così? Ho sempre immaginato


che Beethoven fosse un uomo molto orgoglioso che pensava di non
avere nulla da imparare da nessuno!

Era certamente un uomo orgoglioso, ma tutti i grandi


sono anche persone umili, che capiscono cosa rispettare e
ammirare negli altri. Più una persona è piccola più invece
è incline all’invidia.
Beethoven una volta scrisse a una ragazza: «Il vero ar-
tista non ha orgoglio. Tramite la sofferenza comprende che
l’arte non ha confine; comprende oscuramente la lonta-
nanza dai propri obiettivi e anche se gli altri possono avere
per lui ammirazione, porta il lutto del suo fallimento per
conseguire quel fine che il suo genio più alto illumina
come un sole distante». (5)

Questa profonda umiltà dev’essere ciò che ha permesso a


Beethoven di comporre i grandi capolavori che ha creato.

Nella stessa lettera, credo, Beethoven scrisse: «Non


conosco altro vantaggio per gli esseri umani che quello che
li colloca sul piano del bene e del superiore. Quando trovo
quel piano, quella è la mia casa». (6)

Questo è l’importante: che siamo esseri umani! Ci sono


stati anche grandi artisti che non si sono distinti per la loro u-
manità.

5 — Michael Hamburger, Beethoven – Letters, Journals and Conversations,


Thames and Hudson, London, 1951, pag. 115
6 — Ibid.

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28 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

Certo, e infatti apprezzare la musica o la pittura di


un artista non significa apprezzare quell’artista come essere
umano. Bisogna far attenzione a distinguere le prove del
talento di un artista dalla sua personalità. Non è affatto raro
trovare persone ricche di cultura che hanno vissuto delle
vite degenerate o che addirittura hanno commesso vere e
proprie atrocità.
Sarà certo un caso estremo, ma Hitler considerava se
stesso un artista, tant’è che sono rimaste alcune sue tele che
rivelano, anche da un punto di vista tecnico, un certo va-
lore. Ciò nonostante nessuno potrebbe ragionevolmente
considerare Hitler una persona civile e ricca di cultura. Era
un barbaro, personificazione della natura demoniaca del
potere.
Esempio di un artista dotato di grande umanità era
invece il pittore francese Jean Baptiste Camille Corot
(1796-1875) un precursore dell’impressionismo. Anche
dopo aver raggiunto un certo successo come pittore fu
sempre persona affabile. Quando qualcuna delle sue mo-
delle sposava un uomo povero era proprio lui a fornirle
una dote e se qualche suo amico pittore stava per ricevere
lo sfratto, Corot comprava quella casa e gliela regalava.
Sembra che una donna che lo conosceva bene dicesse di
lui: «Non so se i suoi quadri siano dei capolavori, ma lui
come persona è un vero capolavoro creato da Dio».

Anche gli artisti è bene che esaminino se stessi come esseri


umani. Non dovrebbero avere riguardi per il proprio egocentrismo.

Essere creativi è ben diverso dall’essere egocentrici,


proprio come una persona che ha un carattere schietto e
genuino è ben diversa da chi è soltanto un eccentrico. È

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A P P R E Z Z A R E L’ A RT E E L A C U LT U R A 29

normale che una persona originale esprima naturalmente


questa sua peculiarità, anche senza farlo di proposito. Le
persone originali ricercano e accettano la loro natura, e
così la vita e la verità, e cercano di riprodurle esattamente
come sono; in questo modo la loro originalità risplende
senza artificio alcuno.
Questa è la vera creatività, la vera innovazione. Penso
che lo scultore francese Auguste Rodin (1840-1917) vo-
lesse esprimere proprio questo concetto quando disse che
la vita è assai più importante dell’originalità nella creazione
artistica.

La vera creatività è importante per tutti noi, non solo per


gli artisti. Nel futuro, il Giappone non potrà basarsi solo sulle
imitazioni.

Questo è vero. In futuro dovremo bandire un vero e


proprio “concorso di creatività”. Ma è più facile parlare di
creatività che essere creativi. Essere creativi è una lotta
dura, le persone creative devono riuscire a fare fronte al-
l’opposizione dei conservatori e sopportare la solitudine e
l’isolamento. Hanno bisogno di coraggio e di tenacia. De-
vono avere fede nei loro sforzi, senza preoccupazione per
eventuali guadagni o perdite.

Quando dicono che i giapponesi non sono creativi potreb-


bero anche riferirsi al fatto che molti giapponesi mancano di questa
fede e di questo coraggio.

Proprio per questo vorrei che voi giovani trasforma-


ste il Giappone e il mondo in una società creativa e cultu-
ralmente ricca. Il XX secolo ha ucciso troppe persone, a co-

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30 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

minciare dalle due guerre mondiali; e nonostante se ne


parli come di un secolo in cui la civiltà ha fatto grandi passi
in avanti, è anche stato il secolo dei più grandi e barbari
eccidi: Auschwitz, Hiroshima, Nagasaki, il massacro di
Nanchino, le purghe staliniane, sono tutti esempi di questa
barbarie.
Sono una lezione per tutti noi: anche una società, ci-
vile in apparenza, non conoscerà mai la pace finché non ci
saranno persone di grande cultura che si mettono al servi-
zio dell’umanità. Senza questo, i prodotti della moderna ci-
viltà diventano strumento dei demoni.
Tsunesaburo Makiguchi pensava che la più alta di tut-
te le arti fosse quella dell’educare, l’arte di creare valore nel
carattere delle persone. Le sue sono parole che valgono oro.
L’arte non è patrimonio esclusivo di una cerchia ri-
stretta, è far crescere persone e coltivare se stessi. L’arte si
manifesta in una vita meravigliosa, in azioni meravigliose,
con una preghiera meravigliosa. Così come l’altrettanto
meravigliosa arte della pace consiste nel dedicarsi intera-
mente a creare legami tra i cuori delle persone.
Quando vite indirizzate in questa direzione si salde-
ranno con la cultura, nascerà la cultura del XXI secolo.
Quando un’umanità completamente realizzata incontrerà
l’arte, nascerà la vera arte dell’umanità. La vostra missione
è dare vita a un futuro meraviglioso e creativo.

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LA GIOIA DI LEGGERE 31

II — la gioia di leggere

LEGG E R E È U N PR IVI LEG IO E SCLUS IVO DEG LI E SS E R I


UMANI

Questa volta vorremmo discutere delle gioie della lettura.

D’accordo. Anche se penso che oggigiorno le per-


sone considerino la lettura più un obbligo che un piacere.

Sì, è vero. Forse ciò dipende dal fatto che i computer sono
diventati così popolari che molti giovani provano avversione per
la lettura.
E se leggono qualcosa preferiscono orientarsi verso libri leg-
geri e divertenti: dei generi senza molta sostanza, ma che forse
sono meglio di niente.

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32 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

Sicuramente ci sono molti tipi di persone, alcuni che


amano la lettura e altri che non la amano. Tuttavia, una cosa
è evidente: coloro che conoscono la grande gioia che pro-
viene dalla lettura hanno vite più ricche e prospettive più
ampie rispetto a chi non ama leggere. “Incontrare” un buon
libro è come incontrare un grande insegnante.
Leggere è un privilegio esclusivo degli esseri umani:
nessun’altra creatura vivente su questo pianeta possiede la
stessa capacità. Attraverso la lettura possiamo venire a con-
tatto con centinaia di migliaia di altre vite, oltre che con
la nostra, e possiamo comunicare con saggi e filosofi che
sono vissuti anche duemila anni fa. Leggere è come fare
un’escursione. Si può viaggiare in ogni direzione e cono-
scere nuovi luoghi e nuove persone. Leggere trascende il
tempo. Può dare l’opportunità di partecipare a una spedi-
zione con Alessandro Magno, o di diventare amici di per-
sone come Socrate e Victor Hugo e intrattenere una con-
versazione con loro. Nel suo Saggi sull’ozio, Kenko Yoshida
(1283-1352) scrive: «Il passatempo più piacevole è sedersi
da soli al lume di una lampada con un libro aperto davanti
a sé e fare amicizia con persone di un passato lontano che
non hai mai conosciuto».
Com’è triste non aver mai sperimentato questo tipo
di gioia! È come stare davanti a una montagna di gioielli
preziosi e andarsene via a mani vuote.
Tutti i grandi uomini, senza eccezione, avevano un
libro a loro caro, durante la loro gioventù; un libro che è
stato per loro guida e fonte di incoraggiamento, un caro
amico, uno stimolo.
I libri fanno conoscere i fiori profumati della vita, i
fiumi che scorrono, le strade e le avventure. In essi si tro-
vano stelle e luce e si può sentire delizia e indignazione. I

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LA GIOIA DI LEGGERE 33

libri permettono di solcare il vasto mare delle emozioni a


bordo di una nave fatta di ragione, spinti dalla brezza in-
contenibile della poesia. Sogni e tragedie si snodano da-
vanti agli occhi e un nuovo mondo prende vita.
È importante ricordare che per ottenere vera soddi-
sfazione e piacere da qualunque cosa, sono sempre neces-
sari pratica, allenamento e sforzo. Sciare non può essere un
vero piacere se prima non abbiamo imparato a farlo bene.
La stessa cosa vale per suonare il pianoforte o per usare un
computer. Allo stesso modo per apprezzare il piacere della
lettura dobbiamo sforzarci, avere pazienza ed essere perse-
veranti. Coloro che hanno conosciuto questa gioia, che ve-
dono i libri come amici, sono persone forti.
La lettura apre infinite strade verso i tesori dello spi-
rito umano di tutte le epoche e di tutte le parti del mondo.
Chi è consapevole di questo possiede una ricchezza infi-
nita. È come essere proprietari di innumerevoli banche
dalle quali fare prelievi illimitati.

Fantastico! Come possiamo fare per iniziare a coltivare


questo amore per la lettura?

Il primo passo da fare è abituarsi a leggere. Quelli


che l’hanno fatto utilizzano ogni momento libero per leg-
gere: mentre viaggiano in treno o prima di andare a letto.
Quando era giovane, il presidente Toda aveva un lavoro
che consisteva nel trasportare merci su un grosso carro. Ri-
cordandosi di quel tempo, egli una volta mi disse: «Finivo
il mio lavoro più in fretta possibile e correvo verso il
primo prato che vedevo, lasciavo il carro e mi sdraiavo
sull’erba a leggere». Secondo il matematico e filosofo fran-
cese Blaise Pascal (1623-62) le persone sono “canne pen-

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34 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

santi”. E leggere è essenziale per pensare. Potremmo affer-


mare che leggere è proprio una delle caratteristiche sa-
lienti dell’umanità.

Presidente Ikeda, molti studenti si chiedono come ha fatto


a trovare il tempo per leggere così tanto nonostante tutti i suoi im-
pegni.

La base della mia vita l’ho costruita durante la mia


gioventù. Dedicavo ogni minuto libero alla lettura.
Un’estate per leggere sono persino andato al cimitero di
Zoshigaya (nei pressi di Tokyo). Sedevo là fuori su una
stuoia di paglia al chiaro di luna, accendevo una torcia e
leggevo libri come I miserabili di Victor Hugo. Quel luogo
era fresco e tranquillo. Sapete, a quei tempi non c’era l’aria
condizionata, e le zanzare erano fastidiosissime!

Lei aveva proprio l’abitudine di leggere libri!

Ero un lettore vorace. Divoravo ogni libro su cui riu-


scivo a mettere le mani. Da piccolo, probabilmente perché
ero spesso ammalato, i libri erano i miei più grandi tesori.
Durante la Seconda guerra mondiale, ci furono volte in cui
li portavo nei rifugi antiaerei per proteggerli dai bombar-
damenti.
Poi la guerra finì. Avevo diciassette anni e Tokyo era
distrutta. Tra le rovine e le strade coperte di detriti di un
paese sconfitto, l’unica fonte di serenità era il blu chiaro
del cielo aperto, in alto, al di sopra di noi. Ancor oggi mi
ricordo bene di quel cielo. Anche se non avevamo niente
– mancavano i generi di prima necessità come il cibo e i
vestiti – io avevo una speranza infinita. Finalmente c’era la

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LA GIOIA DI LEGGERE 35

pace. Finalmente potevo studiare quanto volevo. Potevo


leggere, e i libri erano una festa meravigliosa.
Fu proprio in quei giorni che formai un gruppo di
lettura con una ventina di ragazzi del mio quartiere. Ci in-
contravamo per discutere di libri, come La divina commedia
di Dante, o di grandi argomenti, come l’economia tedesca.
La sconfitta del Giappone nella guerra aveva fatto a pezzi
tutto ciò in cui credevamo. I giovani stavano cercando la
verità, il significato della vita e la comprensione del mon-
do. I libri erano l’unica guida su cui potessimo contare.
Così, ogni volta che avevo un momento libero me ne
andavo per negozi di libri di seconda mano, che erano
come le mie biblioteche personali, e pensavo: “Chissà se ci
saranno dei buoni libri oggi?” Oppure: “Speriamo che ci
sia ancora quello che ho visto ieri!” Spesso correvo là con
i soldi risparmiati dai miei pochi guadagni. Ancora adesso
ricordo bene la gioia che provavo quando riuscivo ad ac-
quistare un libro che avevo a lungo desiderato e che non
era stato ancora venduto.

Oggigiorno invece c’è una grande quantità di libri; pur-


troppo sono poche le persone che leggono. Come siamo diventati
viziati!

LE G G E R E È U N R E Q U I S I TO P E R U N AU T E N T I C O LE A D E R

Non potete immaginare quanto il signor Toda fosse


severo sulla lettura. Quando vedeva che i giovani erano
presi da libri di poco valore, diventava addirittura furioso
e li riprendeva con severità: «Come fa a piacervi quella
spazzatura? Volete forse diventare nient’altro che persone
di terza o quarta categoria? Dovreste leggere l’epica, do-

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36 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

vreste divorare i classici! Non sperate di formare il vostro


carattere se non li leggete mentre siete ancora giovani!
Non sarete in grado di diventare i leader del futuro!»
Il signor Toda mi teneva sempre sotto controllo e mi
domandava: «Cosa stai leggendo adesso?» Se gli rispondevo,
per esempio: «L’Emile di Rousseau» lui subito mi chiedeva
di parlargliene. Non c’era modo di fingere di aver letto
qualcosa se non l’avevo fatto. Ancora un mese prima di
morire mi chiedeva delle mie letture. Mi disse: «Un leader
non deve mai dimenticare l’importanza della lettura, non
importa quel che succede intorno. Io sono al terzo volume
dell’antica opera cinese Il compendio delle diciotto storie». Per-
sino durante la sua malattia il signor Toda dedicava ogni
momento libero alla lettura e alla riflessione.
Nelle riunioni del Suiko-kai, Toda teneva i suoi di-
scorsi sulla leadership e sulla personalità basandosi sui clas-
sici, come Il romanzo dei tre regni, Il Conte di Montecristo o
Taras Bulba. E insisteva: «Studiate mentre siete giovani! Al-
trimenti quando invecchierete sarete presi in giro non solo
dai vostri coetanei ma anche dai bambini. Quello che leg-
gete mentre siete giovani rimarrà con voi per tutta la vita».
Io la penso allo stesso modo. Vorrei che ognuno di
voi gustasse la grande gioia che la letteratura può dare.
Spero che vi alleniate a leggere finché non potrete assolu-
tamente più farne a meno. Siete solo voi a perderci se non
vi sforzate al massimo di fare così.

Una delle scuse più comuni è che non si ha il tempo per


leggere.

Toda diceva: «Trovate il tempo per leggere e riflettere


seriamente sulle cose!» È questione di determinazione:

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LA GIOIA DI LEGGERE 37

quelli che dicono di non aver tempo non ci hanno provato


seriamente. Se il desiderio di leggere esiste non è possibile
non trovare dieci o venti minuti per farlo.
Non è necessario star seduti a una scrivania per leg-
gere! C’è un proverbio che dice: «Ci sono tre posti adatti
per gli scrittori dove poter rimuginare sulle loro idee: a
letto, a cavallo e in bagno». La stessa cosa può essere detta
per quanto riguarda la lettura, magari oggi sostituendo al
cavallo il treno. Quando siete innamorati di qualcuno, per
esempio, avete voglia di vedere sempre e ovunque quella
persona, anche solo per un attimo o per cinque minuti,
vero? Questo dovrebbe essere il nostro atteggiamento nei
confronti della lettura. Se trovate il tempo, per esempio,
dieci minuti al mattino, dieci al pomeriggio e dieci alla
sera, riuscirete a leggere per un totale di trenta minuti ogni
giorno. Vi accorgerete poi che, proprio in quei momenti
preziosi ritagliati tra i vostri impegni, leggerete con una
maggiore concentrazione.
Di solito la “lettura di straforo” lascia un’impronta
più profonda rispetto a quella “in poltrona”. Sono sicuro
che molti di voi pensano di non avere, in questo momento,
nient’altro che il tempo di studiare per i propri esami; ma
leggere costituisce in ogni caso una solida base per i vostri
studi. A lungo andare i vostri risultati scolastici riflette-
ranno anche questo sforzo. Naturalmente, dovete usare la
vostra saggezza per decidere se, momento per momento,
fate meglio a studiare o a leggere un libro.

Ha dei consigli per le persone che vorrebbero leggere, ma


non sanno con quale libro iniziare?

Piuttosto che preoccuparsi di cosa leggere, sarebbe

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38 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

forse meglio cominciare a leggere qualcosa, anche solo una


pagina. L’indecisione non porta da nessuna parte. Leggere
anche solo una pagina significa fare progressi.

Dovremmo veramente sforzarci di leggere i romanzi epici e


i classici? Molti studenti trovano queste opere piuttosto noiose.

Come ci sono belle e brutte persone, ci sono libri


belli e brutti. Tutti noi viviamo in una rete intricata di re-
lazioni. Se ci associamo con persone positive, la nostra vita
ne sarà positivamente influenzata; qualora frequentassimo
persone di dubbia reputazione, la nostra vita ne sarebbe in-
fluenzata negativamente. Anche una persona essenzial-
mente buona ha una probabilità dal venti al trenta per
cento di essere corrotta se passa troppo tempo in un am-
biente disonesto. Leggere molti libri coltiva e arricchisce
la vita della persona. Un buon classico non invecchia mai;
è sempre fresco e nuovo. Il suo messaggio sarà altrettanto
valido anche nel XXI secolo.
Leggere queste opere è sicuramente mettere da parte
un tesoro che si conserva per tutta la vita. C’è un aneddoto
che riguarda lo scrittore inglese George Bernard Shaw
(1856-1950) che vorrei raccontarvi. Dopo aver scoperto
che egli non conosceva un certo romanzo, famoso a quel
tempo, un’amica gli disse: «Ma come può non conoscerlo?»
Lui rispose tranquillamente: «Cara signora, la Divina com-
media di Dante è stata un best seller mondiale per oltre cin-
quecento anni. Lei l’ha letto?»
Ralph Waldo Emerson (1803-82) diceva che non vale
neanche la pena di leggere un libro che sia rimasto in
stampa per meno di un anno. In genere, un libro che viene
ancora letto decenni o secoli dopo la sua pubblicazione è

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LA GIOIA DI LEGGERE 39

un capolavoro e come tale può essere considerato un “buon


libro”.
La vita è breve. Quindi dovremmo darci da fare a leg-
gere buoni libri. L’unico modo di trovare il tempo per farlo
è semplicemente smettere di leggere libri scadenti. In ter-
mini di Buddismo “libri scadenti” sono quelli che fanno
emergere in noi i più bassi dei dieci mondi, cioè gli stati
di inferno, avidità, animalità e collera. Sono come i veleni
o le droghe che producono sofferenza. D’altra parte i libri
di valore dirigono la nostra vita verso la felicità, la saggezza
e la creatività; essi posseggono una sostanza fondamentale
che permette al lettore di pensare e crescere come persona.

Alcuni affermano di aver letto i capolavori di Goethe o di


Tolstoj ma di non essere riusciti a capirli o di non esserne stati
minimamente toccati.

Almeno sono onesti! Ma non è colpa di Goethe o di


Tolstoj se queste persone non si sono sentite toccate nel
profondo. Leggere i classici è come colpire un’enorme
campana. Un colpo debole produrrà un suono debole, ma
se si colpisce quella campana con tutta la propria forza si
avrà una risposta altrettanto forte. Dipende tutto dalla ca-
pacità del lettore. Se nella lettura si arriva a un punto che
sembra al di là dalla propria portata, va benissimo saltare
venti o trenta pagine finché si arriva a una parte più facile.
Una volta compresa la “storia”, si può sempre tornare in-
dietro e leggere le pagine che sono state saltate. Vorrei in-
sistere sul fatto che se si ha il desiderio e la volontà di im-
parare qualcosa sicuramente si troveranno dei gioielli in
qualsiasi cosa si legga.

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40 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

L E G G E R E C O N L A T E S TA

In un certo senso, leggere è come scalare una monta-


gna e le montagne possono avere altezze diverse. Giungere
in vetta è difficile, ma quanto grande è la soddisfazione, una
volta lassù! Un vasto panorama si apre davanti agli occhi;
da tale altezza ci si può render conto di quanto siano basse
le altre montagne e le colline. Più grande è la lotta, mag-
giore è l’esperienza che se ne ricava per arricchire la pro-
pria vita. Ma se si volesse attaccare una vetta senza la pre-
parazione necessaria, la sfida potrebbe essere troppo grande.
Si sarebbe costretti ad abbandonare la scalata, a perdersi o
a soffrire di vertigini. Meglio sarebbe aver prima provato a
conquistare un obiettivo alla propria portata.
Potreste quindi iniziare con un libro che parli di
qualcosa che vi interessa. Una volta che avete capito il
meccanismo della lettura e avete sviluppato una certa fa-
miliarità con il leggere potrete avanzare verso sfide più
grandi, cioè libri più impegnativi.
Se ci sono libri che attualmente non capite, provate
a leggerli quando andrete all’università o più tardi ancora.
Imparare è un processo che dura tutta la vita. Il punto cru-
ciale è fare sì che la saggezza che i libri tramandano nel
tempo diventi veramente vostra. «Leggerò migliaia di
libri!»: questo è l’entusiasmo che desidero che voi abbiate.
Avete tutti una missione per il XXI secolo. Non im-
porta quanto talento una persona possa avere: senza cultura,
saggezza e una ricca personalità, non avrà mai il rispetto
degli altri nell’arena del mondo. Infatti, come molti giap-
ponesi di oggi, si corre il rischio di essere liquidati come
“macchine per fare soldi”.
Leggere invece, è quello che ci rende umani. Non si

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LA GIOIA DI LEGGERE 41

deve limitare la propria vita a un unico campo, circoscritto,


escludendo tutti gli altri. Non importa quanto possa essere
alta la posizione sociale di una persona: in qualunque
campo, se non si sono letti i grandi romanzi degli autori
più conosciuti, non si potrà mai sperare di essere dei leader
di grande valore. Per costruire una società in cui le persone
possono vivere con dignità, è necessario avere dei leader
che conoscano l’essenza della grande letteratura. Questo è
veramente importante. Le persone negli altri paesi del
mondo tendono a leggere più dei giapponesi, che addirit-
tura, per la maggior parte, fanno finta di essere dei grandi
lettori.

Ci sono altri consigli che ci può dare per quanto riguarda


la lettura?

Certamente: «Leggete con la testa, non senza!» Scrissi


queste parole nel diario che tenevo quando ero giovane.
Per circa un anno, tra il ’46 e il ’47, annotai con diligenza
i miei pensieri e le impressioni sui libri che leggevo su un
quadernetto di carta economica e ruvida. In quel periodo
la carta era un bene molto prezioso. Quando leggevo qual-
cosa che mi toccava lo ricopiavo immediatamente. Sfortu-
natamente, poiché la carta era scadente, l’inchiostro attra-
versava facilmente la pagina, rendendo illeggibile una parte
dei miei appunti.
Proprio in quel periodo mi ripetevo sempre: «Leggi
con la testa, non senza». Dobbiamo leggere per nutrirci e
crescere. Il cibo non nutre, né contribuisce alla crescita di
ossa e muscoli, se non viene digerito in modo corretto. Allo
stesso modo, assimilare quello che abbiamo letto richiede
una seria riflessione. Il presidente Makiguchi diceva sem-

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42 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

pre: «Non leggete distrattamente. Dovete riflettere su tutto


ciò che leggete. Sembra che molti giovani leggano, ma non
riescano a concentrarsi sul contenuto. Riflettere su ciò che
si legge serve a far sì che questo diventi una parte di noi».
Il presidente Toda è andato ancor oltre affermando:
«Esistono molti modi di leggere un libro. Uno è farlo uni-
camente per il proprio piacere, seguendo semplicemente la
trama e questo è il modo superficiale di leggere. Un altro
modo è pensare al motivo per cui l’autore ha scritto il
libro, al suo contesto storico e sociale, ai personaggi della
storia e alle idee e alle intenzioni che l’autore cerca di e-
sprimere. Un altro modo ancora è cercare di capire, nel leg-
gere l’opera, che tipo di persona sia, o fosse, l’autore: il suo
carattere, le sue idee sulla vita, sul mondo e l’universo, il
suo credo e i suoi ideali. Se non si approfondisce fino a
questo punto, non c’è vera lettura».
È importante avere sempre un buon libro a portata
di mano. Un amico una volta mi suggerì di leggere Un in-
segnante di nome Takezawa di Yoshiro Nagayo (1888-1961).
Questo libro mi ha insegnato molte cose. Io e i miei amici
sceglievamo dei buoni libri e poi ce li consigliavamo l’un
l’altro.

Per interiorizzare ciò che si legge suggerisce di tenere un


quaderno come il suo?

Se avete quest’intenzione, io ve lo consiglio calda-


mente. Vi servirà come cronaca del vostro sviluppo spiri-
tuale. Se non volete tenere un diario, potreste anche solo
scrivere le vostre impressioni in tre o quattro righe in
fondo al libro: se avete trovato interessante un libro, che
cosa lo ha reso tale? Se lo avete trovato noioso, perché lo è

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LA GIOIA DI LEGGERE 43

stato? Potete anche sottolineare le parti che vi hanno col-


pito e annotare le vostre riflessioni o gli eventuali punti di
disaccordo a lato. Certo, non fate un servizio del genere ai
libri presi in prestito! Comunque, prendere nota di quello
che si legge mette in moto i meccanismi della mente.

COM E I CI B I N UTRONO I L COR PO, I LI B R I N UTRONO


LA M E NTE E LO S P I R ITO

So che anche Napoleone (1769-1821) annotava le


proprie letture su un diario. C’è un detto secondo cui il
genio deriva dallo studio. Napoleone era un avido lettore.
Da bambino, uno dei suoi libri preferiti era le Vite parallele
di Plutarco, e sognava di diventare proprio come quegli eroi
di cui in quel grande libro si narrano le gesta. Probabil-
mente, una biografia di una persona famosa potrebbe essere
un buon punto di partenza anche per voi.
Negli anni successivi, benché impegnato nelle cam-
pagne d’Egitto e di Spagna, Napoleone portava sempre con
sé libri di ogni genere. Si dice che avesse addirittura fatto
costruire una libreria in un carro adibito al trasporto dei
cavalli. La lettura era la forza trainante di Napoleone e gli
dava l’energia per andare sempre avanti. Stendhal (1783-
1842), scrittore francese che stimava molto Napoleone,
disse qualcosa sul fatto che, come una locomotiva non può
muoversi senza combustibile, anche lui non era in grado di
entrare nella giusta ottica delle cose senza leggere almeno
un centinaio di pagine la mattina appena sveglio.
Per entrambi, la lettura era combustibile per la mente
e per l’anima. Dava loro l’ispirazione per generare nuove
idee, affrontare gli ostacoli e andare avanti. Come un corpo
sano ha bisogno di cibo nutriente, una mente sana trae so-

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44 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

stentamento dalla lettura. Vi ammalerete se mangerete sol-


tanto dolci e cibi di facile masticazione. E non è salutare
ignorare il cibo nutriente o mangiare sempre le stesse cose.
Così non dovremmo evitare i buoni libri, che arricchi-
scono le nostre menti.
Qualcuno ha descritto i libri di poco valore come
“messaggeri di degenerazione, trappole che conducono al-
l’infelicità e insidiosi veleni.” I buoni libri, al contrario,
sono meravigliosi come un insegnante divertente, un con-
fidente fidato o un genitore. Contengono una sorgente di
saggezza, una fonte di vita, splendente illuminazione e
umana compassione.

Alcuni studenti si chiedono se i fumetti siano da evitare.

È ovvio che ben difficilmente si possono avere dei


benefici dalla sola lettura dei fumetti! Ma, se la cosa più
importante è sviluppare se stessi, bisogna dire che alcuni
fumetti trasmettono dei messaggi positivi, che possono
cambiare la vita, aprire gli occhi e dare un impulso. Alcune
volte un fumetto contiene un messaggio più profondo di
un libro sterile e monotono. È il caso, ad esempio, del fu-
metto giapponese Tomorrow’s Joe. È la storia di un giovane
pugile che dà il meglio di sé spingendosi al di là del pro-
prio limite personale per realizzare i propri sogni.
C’è anche da dire che i fumetti, come la televisione,
soffocano l’immaginazione perché entrambi danno ai frui-
tori immagini preconfezionate. La forza della letteratura,
in effetti, risiede nel fatto che permette di sviluppare la
propria immaginazione e la capacità di pensare.
C’è una differenza fondamentale nel modo in cui si
ricevono informazioni guardando la televisione o leggendo

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LA GIOIA DI LEGGERE 45

i libri. Leggere permette di scolpire qualcosa nella propria


mente, nella propria vita. Dà sostanza alla crescita della per-
sona. Mentre guardare qualcosa non permette altro che di
coglierne l’aspetto superficiale: è facile da fare e dà l’illu-
sione di poter conoscere in profondità le cose semplice-
mente guardandole. Ma “solo guardare” non è altro che
comprensione superficiale e non diventa parte viva e pul-
sante di noi. Fare “istantanee” è diventata una abitudine
della cultura giapponese, al punto che ci sono anche molti
tipi di “cibo istantaneo” di grande successo sul mercato. Es-
sere assorbiti da questo tipo di moda sociale e voltare le
spalle alla sfida di leggere le grandi opere, conduce a un’esi-
stenza vuota e priva di significato. E questa sì che è una
tragedia! Una volta mi fu chiesto se avessi qualche rim-
pianto, e io ho risposto: «Il mio unico rimpianto è non aver
letto un maggior numero di libri in gioventù».

Se per lei è così, presidente Ikeda, non direi che ci siano


molte speranze per noi!

Non importa quanto studiamo, non sarà mai abba-


stanza. Spero che tutti voi diventerete nobili individui del
XXI secolo. Adesso è il tempo di sviluppare la mente tramite
buone letture. Non ci sono limiti all’accrescimento del vo-
stro potenziale, se la terra della vostra mente viene ben col-
tivata e nutrita. Dentro ognuno di voi ci sono infinite pos-
sibilità e la lettura è lo strumento con cui dissodare questa
terra senza confini.
Spero che tutti voi possiate diventare delle persone
che potranno dire che durante la gioventù hanno letto
tutto ciò che hanno potuto e che hanno dato tutto quello
che potevano dare nello studio!

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S C O P R I R E L A G R A N D E L E T T E R AT U R A 47

III —scoprire
la grande letteratura

COMPRENDERE IL CUORE UMANO E LA PROFONDITÀ


D E L L A V I TA AT T R A V E R S O L A L E T T E R AT U R A

In questa occasione vorremmo farle delle domande sulla let-


teratura. In precedenza abbiamo discusso dell’importanza della
lettura. Molti membri hanno tratto ispirazione da quanto abbiamo
detto allora e da quel momento hanno cominciato a leggere con
passione.
Spesso troviamo delle scuse per non leggere, dicendoci che
siamo troppo impegnati o che abbiamo altre cose da fare, per poi
scoprire che se solo decidiamo, improvvisamente troviamo il tempo
per farlo. Una studentessa mi ha confidato come i nostri dialoghi
su questo argomento le abbiano fatto scoprire quanto la lettura
possa essere divertente.

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48 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

Sì, la letteratura è una materia molto importante e


merita ulteriore attenzione, nella speranza che aiuti i mem-
bri della Divisione scuola superiore a condurre una vita
ricca e soddisfacente e a comprendere il cuore degli altri.
Oggi in Giappone la letteratura non fa quasi più
parte della vita quotidiana della gente. Viene considerata
utile solo per superare gli esami scolastici. Che triste
spreco. Bisogna sforzarsi di mostrare alla gente quanto sia
meraviglioso esplorare la letteratura.
La vita è una ricerca continua, in cui cerchiamo sem-
pre risposte alle grandi domande: cosa vuol dire essere
umani? Viviamo bene? La letteratura è un’eccellente com-
pagna e una guida per la nostra ricerca.

Penso che ci siano molti modi per divertirsi. Per esempio, i


giochi elettronici sono decisamente divertenti, ma quando il gioco
è finito, non rimane più nulla. Molte persone se ne sono accorte.
Invece, quello che si prova dopo aver letto un libro veramente bello
dura per sempre.

Infatti. Giocare con cose come i video giochi dà un


piacere momentaneo, ma la lettura lascia tracce che durano
ben più a lungo. Leggere richiede costanza e sforzo men-
tale, dobbiamo usare la nostra immaginazione per seguire
il contenuto del libro, pagina dopo pagina. Potrebbe essere
difficile, ma possiamo coltivare le nostre menti e i nostri
cuori soltanto sforzandoci in prima persona. Chi legge ac-
quista più spessore. Se ci sforziamo di leggere, alla fine di-
venterà un’abitudine e una gioia.

Ogni volta che leggo il suo diario giovanile rimango stupito


dalla costanza con cui leggeva. Anche quando gli affari del signor

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S C O P R I R E L A G R A N D E L E T T E R AT U R A 49

Toda andavano male e lei era impegnato a seguirne le vicende


non ha mai smesso di leggere.
L’8 febbraio 1951 il suo diario riporta questa nota: «[...]
quattordici giovani della rivoluzione religiosa si sono riuniti con
entusiasmo sotto la guida del nostro maestro, il signor Toda. [...]
Tutti hanno partecipato con grande serietà [...] Dopo abbiamo
parlato del libro La città eterna».
Il 21 febbraio scrisse: «Giovani, alzatevi! Giovani, avan-
zate! Giovani, muovetevi! Avanti, sempre avanti! Senza paura
degli abissi profondi e delle onde impetuose. Come Bruno o come
Rossi. Come Napoleone, Alessandro Magno, Whitman o Dante.»
Al 24 febbraio si legge: «Ho finito di leggere l’ultimo volume del
romanzo classico cinese Romanzo dei tre regni. Nella sua
trama meravigliosa si traccia un’efficace raffigurazione della inaf-
ferrabilità dello spirito degli esseri umani. È come un gigantesco
affresco che raffigura i momenti cruciali di battaglie, intrighi di
generali e di politici. Macchinazioni, amori, lacrime, gioie, abilità
ed esempi di moralità. Il protagonista, Liu Pei Hsüan-te, è un
giovane rivoluzionario, un uomo intento a costruire».
Pur attraversando un periodo tempestoso, ha continuato a
studiare guardando dieci, venti anni in avanti. Il suo diario è
pieno di riferimenti all’amore che nutre per la letteratura. Un
giorno lei scrive: «Ho letto Il Conte di Montecristo. Mi ha
fatto pensare a molte cose». Un altro giorno riporta: «Ho letto
Scaramouche». E ancora: «Sono indietro nella lettura de Le
vite parallele di Plutarco. Leggerò di più domani». E ancora:
«Stasera sono andato a Kanda e ho comprato tre libri in un ne-
gozio di libri usati. C’è una montagna di libri che vorrei, ma non
posso permettermeli tutti».
Ho sentito dire che fin da giovane voleva diventare un bravo
scrittore. Come ha fatto a diventare un così grande amante della
letteratura?

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50 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

Da giovane ero di salute cagionevole, quindi non po-


tevo fare molto sport. Poiché si può leggere nel letto o co-
modamente sdraiati, ho cominciato a passare molto tempo
a leggere. Questo è stato il primo passo.

L A L E T T E R A T U R A È L O S T U D I O D E L L’ U M A N I T À

Uno studente che ha scelto l’indirizzo scientifico a scuola


mi diceva di non provare alcun interesse per la letteratura. Chiede
se dovrebbe sforzarsi di leggere in ogni caso.

Ritengo sia onesto. Di fatto, contrariamente a quello


che potrebbe pensare, la conoscenza della letteratura può
valorizzare molto i suoi studi scientifici. Se è interamente
focalizzato sulle scienze, la sua mente si svilupperà diven-
tando estremamente meccanica. Si è esseri umani completi
quando si possiede non solo l’intelligenza ma anche l’emo-
tività e la sensibilità.
La letteratura è l’olio che lubrifica le ruote della
mente, ma tutto questo è stato dimenticato e sono successe
molte tragedie. Se i leader delle nazioni non avessero che
conoscenze scientifiche, penserebbero solo a costruire
armi. La letteratura è un soffio di vita nella nostra umanità
perché nasce dallo spirito umano.

A proposito di mentalità scientifica, il signor Toda non era


un esperto di matematica?

Sì, la matematica era la sua specialità, ma conosceva


approfonditamente anche la letteratura. Era solito dichia-
rare che non si può capire né la matematica né la religione
senza leggere le opere letterarie. E incoraggiava molto i

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S C O P R I R E L A G R A N D E L E T T E R AT U R A 51

membri della Divisione giovani a leggere. L’ultima volta


che il signor Toda mi ha chiesto cosa stessi leggendo io, ri-
sposi l’Emile di Rousseau. Leggevo quel trattato sull’edu-
cazione perché avevo deciso che un giorno avrei fondato
una scuola.
La letteratura è lo studio dell’umanità. È lo studio
della persona e del regno infinito del cuore umano. Senza
comprendere il cuore delle persone non è possibile capire
profondamente nessun’altra sfera, culturale o di ricerca. Il
fatto è che la cultura umana è il prodotto del cuore e della
mente degli esseri umani.
Una rigida separazione tra materie letterarie e mate-
rie scientifiche è di per sé sbagliata. Fino a quando i nostri
leader politici e gli insegnanti rimarranno intrappolati nelle
specialità di loro competenza, inconsapevoli dell’impor-
tanza vitale della letteratura, non potremo mai costruire
una società migliore. Sarebbe molto pericoloso se la nostra
società fosse fatta di persone che, come robot, avessero una
certa cultura ma non avessero cuore né coscienza.

Ogni giorno, quando prendo il treno per andare al lavoro,


non posso non rimanere delusa da quello che leggono gli uomini
di mezza età che siedono vicino a me. Quasi tutti hanno nelle
mani giornali scandalistici di poco valore. Penso sempre triste-
mente a quanto il Giappone sia spiritualmente povero. Anche
quelle persone che hanno studiato la letteratura di tutto il mondo
quando erano a scuola, smettono di apprezzarla con la fine degli
studi.
Spero che gli studenti delle scuole superiori di oggi diven-
tino un altro tipo di adulti, che continuino a leggere le opere let-
terarie imparando da esse per tutta la vita.

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52 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

È solo invecchiando che una persona diventa adulta?


Certo che no. Quello che rende una persona matura è la
sua crescita come essere umano, la sua ricchezza di spirito
e la sua esperienza, e queste sono cose che la letteratura
può aiutarci a sviluppare.
Conoscere le lingue ci permette di allargare gli oriz-
zonti e di abbracciare le altre nazioni e la loro cultura. La
letteratura allarga ulteriormente i nostri orizzonti facen-
doci creare legami di grande familiarità con persone e luo-
ghi di tutto il mondo. A volte incontrare un capolavoro let-
terario può cambiare completamente il corso della nostra
vita.
La letteratura è la vera energia della vita. Chi ha im-
parato ad apprezzarla da giovane sarà sempre vitale e vi-
goroso, perché l’energia della letteratura scorre dentro di
lui. Chi invece non ha imparato ad apprezzarla manca di
vitalità.
Guardare il cielo azzurro, per esempio, può essere
un’esperienza diversa per chi ha letto Guerra e pace, perché
potrebbe ricordargli il cielo blu che il principe Andrej am-
mirava nel corso di una battaglia terribile e sanguinaria,
una delle scene salienti del romanzo: il principe Andrej
porta la bandiera russa nell’attacco contro le forze francesi,
ma si trova ferito sul campo di battaglia. Guarda il cielo az-
zurro sopra di sé: «Sul suo capo non c’era più nulla, tranne
il cielo: un cielo alto, non limpido, ma tuttavia immensa-
mente alto, con un silenzioso scivolare di nuvole grigie.
“Che silenzio, che pace, e che solennità! [...] Come mai,
prima, non m’accorgevo di questo cielo così alto? E come
sono felice d’averlo riconosciuto, finalmente! Sì, tutto è
vano, tutto è inganno, fuorché questo cielo sconfinato.
Nulla, nulla esiste, all’infuori di esso... Ma neanche questo

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S C O P R I R E L A G R A N D E L E T T E R AT U R A 53

esiste, nulla esiste, nulla esiste, all’infuori della quiete, del


sentirsi placato. E grazie a Dio!...» (1)
Lo stesso cielo si staglia sopra le nostre teste in questo
momento.
Prendete anche come esempio un fiume che scorre.
Chi ha letto Siddharta di Hermann Hesse potrebbe condi-
videre la gioia che Siddharta provò quando, dopo dolorose
austerità, ritrovò la forza sulla sponda del fiume. Un fiume
scorre all’infinito, senza fermarsi mai. È in costante movi-
mento, eppure è sempre lì. Non cambia mai, eppure è sem-
pre nuovo. Il mondo stesso è integro e completo in ogni
momento, ed è il posto dove possiamo essere felici.
La letteratura ci aiuta anche a metterci in relazione
con il carattere e le tendenze delle altre persone. In una
persona potremmo riconoscere qualcosa di Amleto; in
un’altra Don Chisciotte; in un’altra l’ipocrita Tartufo di
Molière. Potremmo conoscere una persona che somiglia al-
l’orgoglioso Julien Sorel de Il rosso e il nero di Sthendal, o
una persona che, come Sydney Carton da Il racconto di due
città di Dickens, va alla ghigliottina per il bene dell’amicizia
e dell’amore.
Allo stesso modo, una visita al mare potrebbe far ri-
cordare a qualcuno il mare dell’ossessione in Moby Dick di
Melville, o il viaggio nel mare dell’Odissea di Omero, o il
mare della tristezza in Paul et Virginie di Bernardin de
Saint-Pierre. C’è anche la tranquillità del mare descritto
nel Man’yoshu (Antologia di Mille Foglie), una collezione
di antiche poesie giapponesi.
Leggere ci permette di guardare dentro l’incredibile

1 — L. N. Tolstoi, Guerra e pace, ed. BUR, 2002, pagg. 359-360

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54 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

caleidoscopio del comportamento e delle emozioni umane,


così come sono. Ci permette anche di penetrare il pro-
fondo oceano della vita che esiste sotto il beccheggiare di
infinite onde.

AB ITUAR S I A LEGG E R E QUAN D O S I È G IOVAN I

Uno studente mi ha chiesto se si guadagna qualcosa a legge-


re in gioventù libri che non saremo in grado di leggere da vecchi.

Direi proprio di sì. È più impegnativo leggere


quando si è anziani. Ci si deve districare tra molti impegni
e talvolta convivere con un progressivo indebolimento
della vista! O potremmo cominciare a dimenticare quel che
leggiamo. Magari non ci credete ora, eppure vi giuro che
è così.
Per tutto c’è un tempo. Ciò che si legge da giovani
rimane inciso nella memoria e diventa parte di voi. Ciò
che si impara costituisce un’esperienza di grande valore
nonché la base per sviluppare le proprie idee e la propria
personale filosofia, in definitiva per acquisire un modo di-
verso di guardare le cose.
Solo gli esseri umani hanno la capacità di leggere.
Sono sicuro che molti nostri lettori si ripromettono di co-
minciare a leggere quando ne avranno il tempo. Ma il fatto
è che se trascurate di leggere oggi, non lo farete nemmeno
domani. Per questo motivo è importante abituarsi a leggere
mentre si è giovani. Questo renderà stabili le fondamenta
sulle quali costruire il resto della vita; non mi stancherò
mai di ripeterlo.
Figure di rilievo di tutto il mondo, nei loro discorsi,
citano spesso le opere letterarie. Se leggete mentre siete

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S C O P R I R E L A G R A N D E L E T T E R AT U R A 55

giovani sarete in grado di capire più facilmente ciò che di-


cono. Pochi conoscono, anche solo superficialmente, la let-
teratura giapponese, e pochi ne discutono. Ho parlato della
Storia del tagliatore di bambù (Taketori Monogatari) con il mi-
nistro russo dell’educazione, e del Man’yoshu con il dottor
Toynbee. Con altri ho parlato di Urashima Taro (protagoni-
sta di un racconto popolare incentrato sui viaggi nel
tempo). A differenza della politica e degli affari, le discus-
sioni sulla letteratura sono splendide; si stabiliscono imme-
diatamente delle relazioni e non sono causa di litigi.
Josei Toda incoraggiò un membro della Divisione
giovani donne a discutere, con chi incontrava all’estero,
non solo del Gosho ma anche dei tanti bei romanzi giap-
ponesi.

C’è qualcosa di bello e attraente nelle persone che hanno


molti argomenti di conversazione.

Spero che i membri della nostra Divisione giovani


conoscano i romanzi e le storie più celebri del loro paese,
per poterne parlare agli altri con sentimento e dovizia di
particolari. Ogni paese ha le sue fiabe e le sue leggende
tradizionali. In esse vive l’eredità spirituale della gente. Le
storie tramandate di generazione in generazione svolgono
il compito di assicurarne la continuità. Il tempo è il miglior
critico, perciò vi esorto a leggere le opere che hanno su-
perato la prova del tempo.

Un membro, grande ammiratore dello scrittore Shugoro Ya-


mamoto, dice di non riuscire a trovare nulla di attraente nelle let-
terature di altri paesi.

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56 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

Le letterature straniere possono essere difficili da leg-


gere, di solito per motivi di traduzione. Secondo la mia
esperienza, è difficile leggere il primo quarto della maggior
parte di questi libri. Ma se riuscite a continuare a leggere
e superate quel punto vi sentirete subito coinvolti e trasci-
nati dalla storia. Per esempio, Papà Goriot di Balzac comin-
cia con una lunga descrizione del luogo dove si svolge il
romanzo, quindi l’inizio è un po’ lento. Tuttavia non c’è un
altro romanzo che descriva l’amore di un padre per sua fi-
glia in un modo così efficace.
Anche se all’inizio la letteratura tradotta può rappre-
sentare una dura sfida da raccogliere, spero che farete del
vostro meglio per leggere. È come scalare una montagna:
quando raggiungete una certa altezza, comincia ad apparire
un bellissimo scenario.

Molti studenti dicono che vorrebbero leggere ma non ne


hanno il tempo. Sono troppo impegnati con corsi scolastici pesanti,
lavori part-time e attività extrascolastiche.

Spesso diciamo di non avere tempo, tuttavia chiun-


que può trovare almeno cinque o dieci minuti di tanto in
tanto. Essere dei lettori non significa dover star seduti e
leggere ininterrottamente per lungo tempo, anzi, penso che
le cose che leggiamo in uno spazio di tempo ristretto ten-
dano a rimanere con noi più a lungo.
Uno dei metodi efficaci potrebbe essere quello di
leggere contemporaneamente due o tre tipi differenti di
libri: qualcosa di facile, una storia breve e un romanzo.
Quindi cominciate a leggere da quello che volete, quanto
e quando volete.

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S C O P R I R E L A G R A N D E L E T T E R AT U R A 57

Qualche studente dice che trova divertente leggere la saggi-


stica ma non trova affatto interessante la narrativa.

Le opere di narrativa a volte possono non essere cre-


dibili o accurate. Ecco perché è così importante che man-
teniate un vostro personale senso critico e non vi facciate
trasportare da tutto ciò che leggete. La letteratura vera-
mente grande, comunque, è colma della ricchezza delle fo-
reste, dei fiumi, delle stelle, delle stagioni e di tutto il tu-
multuoso panorama della storia dell’umanità.
Molti dei romanzi di oggi invece evocano orizzonti
di portata limitata. I lavori classificati come alta letteratura
ci fanno esplorare situazioni di maggiore profondità. Chi
non ha mai assaporato questo vasto regno è sfortunato,
come chi non ha mai visto il mare e pensa che il corso
d’acqua poco profondo lì vicino sia tutta l’acqua che c’è
sulla Terra.

Un altro studente ammette di odiare decisamente la lettura.


Fa molta fatica a leggere anche solo uno o due libri all’anno, e
appena inizia a girare le pagine si addormenta. Chiede se non ci
sia una scorciatoia o un metodo segreto di cui avvalersi per diven-
tare un lettore migliore.

Temo non ci siano scorciatoie. L’unico modo per mi-


gliorarsi come lettori sta nel fare sforzi concreti in questa
direzione. Finché continuiamo a cercare una facile via
d’uscita, non faremo mai progressi. Si può dire lo stesso
degli esercizi fisici. Se non vi piace correre, e non vi sfor-
zate di correre, non diventerete mai corridori allenati.
Se avvertite sonno mentre leggete, dormite un po’.
Ma allo stesso modo, cercate di ricominciare a leggere non

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58 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

appena svegli. Senza sforzi non si può sperare di crescere o


di migliorare e nemmeno potrete sviluppare il vostro vero
potenziale. Invecchierete senza aver mai assaporato la pro-
fondità e la meraviglia della vita.
Detto questo, spero che quelli che non hanno ancora
preso l’abitudine di leggere raccoglieranno presto la sfida;
i principianti forse potranno scegliere un libro breve e fa-
cilmente accessibile e poi tuffarcisi. Il primo libro sarà la
prima pietra su cui costruire la vostra capacità di leggere,
il libro successivo sarà la seconda.

APPR E Z ZAR E LA LETTU RA DE I CLASS ICI

È proprio un peccato non aver mai sperimentato la pura


gioia di leggere.

Leggere è divertente. Le commedie di Shakespeare,


quando furono scritte, erano un intrattenimento popolare.
Erano come i telefilm di oggi. Quando nell’ XI secolo fu
scritto il romanzo giapponese La storia di Genji, la gente ga-
reggiava per prenderne in prestito una copia e leggerla, quasi
come si scambiano oggi i fumetti.
È un errore pensare ai classici come qualcosa di vec-
chio, difficile e noioso. Non c’è neppure bisogno di sen-
tirsi in soggezione o intimidirsi. Non appena si riuscirà ad
apprezzarli per quello che sono, vi scoprirete persone più
ricche.

Una studentessa sostiene di riuscire a comprendere che la


letteratura eserciti la sua influenza nelle nostre vite e si chiede
che cosa ci sia di diverso da ciò che ci insegnano la musica e l’arte.

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S C O P R I R E L A G R A N D E L E T T E R AT U R A 59

Tutto colpisce i nostri sensi in maniera diversa. La


letteratura, nella sua vera essenza, dà espressione scritta ai
nostri pensieri e alle nostre idee. Senza le idee sarebbe im-
possibile scrivere. Le idee hanno una dimensione molto
vasta; sono illimitate. Le idee ci muovono e cambiano il
nostro modo di pensare.
La Bibbia, il Sutra del Loto e l’antica cronaca giappo-
nese Kojiki possono essere considerati letteratura. La lette-
ratura occupa un posto molto importante nella storia del
pensiero umano. La sua influenza raggiunge la profondità
dei sentimenti umani. Sarebbe una grave perdita per l’uma-
nità se limitassimo i nostri interessi alla politica, all’econo-
mia e alla scienza senza leggere e assimilare la grande let-
teratura.
La letteratura è un palco sul quale vengono rappre-
sentati molti aspetti dell’esperienza umana: filosofie di vita,
il rapporto tra individuo e società, guerra e pace, lotta,
amore e morte.
La musica e l’arte possono sicuramente illuminare
una parte delle nostre esperienze ma è la religione a illu-
minarle del tutto. Conseguentemente alla creazione della
letteratura sono nati altri aspetti della cultura come il tea-
tro, il cinema e la musica.

C’è un film tratto da Guerra e pace di Tolstoj, per esem-


pio, e un musical basato su I miserabili di Victor Hugo. Alcune
persone vengono in contatto con la letteratura guardando un film
o assistendo a un musical e poi vanno a cercare l’opera originale.
La lettura può darci molto. Tornando al suo Diario giova-
nile, il giorno 18 febbraio 1954, scrisse: «Una pioggia mite. Ho
finito di leggere Il conte di Montecristo in ufficio. Leggere ci fa
sviluppare saggezza e fa aumentare la nostra conoscenza. Inoltre

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60 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

sviluppa la nostra capacità di comprendere il Gosho. Qualcuno ha


detto una volta: “Leggi anche solo trenta minuti al giorno. Nel
corso della tua vita questo ti porterà ad aver letto una quantità
infinita di pagine”».

Sì, ricordo molto bene quel periodo della mia vita.


Leggere le opere letterarie è uno strumento indispensabile
per capire il Gosho. Sia il Gosho sia la letteratura descri-
vono la vita umana. Nelle parole di Nichiren troviamo il
profondo e compassionevole desiderio di salvare l’umanità,
la rabbia verso le forze demoniache e un calore che rag-
giunge gli angoli più reconditi del cuore delle persone.
Per esempio, a una seguace che aveva perso suo ma-
rito e poi il suo amatissimo figlio, il Daishonin scrive, con-
dividendo il suo dolore: «Deve essere un sogno, un’illu-
sione!» (2)
Continua dicendo che se il suo adorato figlio avesse
lasciato detto dove poteva recarsi per incontrarlo, «...saresti
salita al cielo senza ali o avresti compiuto la traversata fino
in Cina senza barca. Se tu avessi saputo che si trovava nelle
viscere della terra, come avresti potuto non metterti a sca-
vare?» (3) Il Daishonin nella sua lettera dà voce ai sentimenti
della madre per il figlio, condividendone il dolore.

Quanto conforto deve averle dato la lettera!

Il Gosho contiene innumerevoli descrizioni della


condizione umana. Più si accumula esperienza di vita, più

2 — RSND, vol. I, pag. 968


3 — Ibid.

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S C O P R I R E L A G R A N D E L E T T E R AT U R A 61

si riesce a leggere, tanto più saremo in grado di apprezzare


la grandezza del Gosho. Contemporaneamente, leggendo
il Gosho si può acquisire una comprensione più profonda
della letteratura.
La letteratura dipinge la complessità del cuore
umano. Se si è determinati a vivere come un autentico
umanista bisogna leggere. I libri di poco valore, scritti senza
cura, quelli prodotti con il solo scopo di intrattenere, non
sono letteratura, perché non esplorano il significato della
vita. Le opere di contenuto tecnico sono sicuramente im-
portanti e si prefiggono scopi ben precisi, ma la letteratura
è un’insostituibile guida di vita per tutta l’umanità.

PA R O LE D I G E N U I N O I N T E R E S S E E C O M PA S S I O N E

Mi è stato chiesto a cosa serva la letteratura a un bambino


che muore di fame. Qualcuno dice che la letteratura è fatta solo di
parole e che non può cambiare davvero le cose o aiutare chi soffre.

L’aiuto più importante che possiamo dare a un altro


è un aiuto spirituale. Solo quando viene dato prima di
tutto un supporto spirituale si può fare buon uso di altri
aiuti, materiali o monetari. Leggere ci aiuta a pensare agli
altri e ci incoraggia a indirizzarli con genuino interesse e
compassione. È da tale senso di umanità che emerge la ca-
rità nella sua forma autentica.
La grande letteratura aiuta sia un bambino che muore
di fame sia la persona che cerca di aiutarlo. Il Buddismo
insegna: «La voce svolge l’opera del Budda». (4) La nostra

4 — Ibid., pag. 164

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62 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

voce, le nostre parole, salvano le persone. C’è un grande


bisogno di parole che siano espressione di una mente pro-
fonda. L’abilità di esprimersi nasce dalla conoscenza e dalla
familiarità con la letteratura. A causa della mancanza di
queste basi, le parole della maggior parte dei politici giap-
ponesi sono vuote e inconsistenti.
Nella prefazione a I miserabili, Victor Hugo scrive:
«Mentre l’ignoranza e la povertà persistono sulla Terra, libri
come questo non possono non essere di grande valore».
La letteratura, potremmo dire, è ciò che fa nascere il
desiderio di salvare i bambini che muoiono di fame; è a
partire da questo desiderio che agiamo e realizziamo l’as-
sistenza materiale e finanziaria.

Come definirebbe la “buona scrittura”?

Penso che leggere opere scritte bene sia come man-


giare del cibo gustoso. È un’esperienza piacevole. Il signor
Toda mi diceva di leggere sempre la prefazione e la parte
finale dei libri. Diceva che si dovrebbe essere in grado di
giudicare l’abilità di uno scrittore anche da queste due
parti di un libro.

Lei è un affermato poeta. Ci dice come compone le sue


poesie?

Cerco di esprimermi con la stessa intensità di ciò che


penso, di tradurre in parole esattamente ciò che sono.
Quando si legge molto, le parole scritte si fondono natu-
ralmente con le nostre. Poi, quando si contempla una scena
molto bella, le parole affiorano senza sforzo. Leggendo
molto cambia la nostra percezione della natura.

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S C O P R I R E L A G R A N D E L E T T E R AT U R A 63

Quando gli animali vedono il bellissimo verde dei


boschi, per esempio, potrebbero non provare nulla di spe-
ciale. Un artista, invece, potrebbe rimanerne commosso. E
un giardiniere potrebbe riconoscerne l’aspetto forte e
pieno di salute.
Immaginate, per esempio, la luna che risplende sulla
spiaggia. Conoscete la poesia tratta dalla raccolta Senzai
Wakashu (Collezione di mille anni)?

In questa notte d’autunno,


oh Luna, hai trasformato
in un tripudio di gioielli
le sabbie di questa vasta sponda.

Con questa immagine nel cuore potreste contem-


plare una spiaggia illuminata dalla luna e ammirarla come
un giardino di gioielli.
La poetessa cilena Gabriela Mistral canta:

Nuvole eteree,
nuvole come tulle,
trasportate la mia anima
verso il paradiso azzurro. (5)

Dopo aver letto questo componimento, potreste sco-


prire che le nuvole e la brezza gentile catturano le vostre
emozioni più nascoste e profonde.
Le poesie più belle non sono un insieme di belle pa-

5 — “To the Clouds”, Gabriela Mistral: A reader, White Pine Press, New
York, 1993, pag. 45

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64 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

role o di belle frasi. Credo che le belle parole nascano da


uno spirito che lotta per l’umanità attraverso le vicissitu-
dini della vita. La poesia è un tentativo di tradurre in parole
le emozioni che proviamo nella vita quotidiana. Così è per
la letteratura.
Tutta la grande letteratura, antica e moderna, è un
ponte che collega un essere umano a un altro, uno spirito
a un altro. La qualità della nostra vita è determinata da
quanti ponti riusciamo ad attraversare.

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D I A L O G O C O N L A N AT U R A 65

IV — dialogo
con la natura

P R O T E G G E R E L’ A M B I E N T E

I principali soggetti che lei fotografa sono presi in prestito


dalla natura. Ammiro molto il modo in cui riesce a catturare la bel-
lezza della vita quotidiana. Cosa prova quando scatta queste foto?

Quando fotografo ho sempre l’obiettivo di instaurare


un dialogo con la natura. Attraverso quel dialogo riesco a
percepire la mia vera identità, la vera immagine dell’uma-
nità e della vita. La natura è come uno specchio, rimane
ferma mentre io mi muovo. Sembra che non cambi mai,
eppure io cambio continuamente. Lo specchio della natura
riflette il mio mondo interiore, l’essenza dell’umanità e
l’immensità della vita.

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66 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

Una studentessa delle scuole superiori ha scritto: «Mi sento


bene quando è una bella giornata. Forse perché il sole, il vento,
l’erba e gli alberi sono del tutto naturali, semplicemente esistono,
senza artifici né pretese». Penso che questa studentessa sia, a suo
modo, impegnata in un dialogo con il cielo e il sole.

Sicuramente lo è. Solo quando siamo in contatto con


la natura siamo veramente vivi e vitali. Una persona, per
essere realmente viva, deve stare nel sole, sotto la luna, sotto
le stelle, essere circondata dal verde e dall’acqua. Un am-
biente sporco e inquinato non è naturale; quando si vive
in questi ambienti, anche il cuore diventa inquinato, questa
è l’unicità di vita e ambiente.

Si sta riferendo al principio di “non dualità della vita e del


suo ambiente”, cioè, la vita e il suo ambiente nell’essenza non
sono due, è giusto?

Esatto. Le persone non possono vivere separate dalla


natura e la distruzione della natura non è che un segno di
arroganza e di ignoranza. Ho sempre apprezzato le magni-
fiche descrizioni della natura del poeta e romanziere
Doppo Kunikida (1871-1908), importante precursore del
naturalismo nella letteratura giapponese. In una di queste
egli afferma: «Il cielo azzurro e terso attraverso le fronde
degli alberi e la luce del sole che crea un gioco di luci e
ombre con le foglie che fremono nella brezza sono uno
spettacolo di una bellezza indescrivibile». (1)

1 — Traduzione dal giapponese. Doppo Kunikida Musashino (Pianura di


Musashi), Tokyo, Iwanami Shoten, 1939, pag. 13

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D I A L O G O C O N L A N AT U R A 67

Questa esperienza di contatto con la natura purifica il


cuore. È questo che intendiamo per dialogo con la natura.

Fotografo perché voglio conservare traccia di questo


dialogo e desidero assaporare la bellezza e le meraviglie
della natura. Le mie fotografie sono fatte col cuore.
Robert Capa (1913-54, considerato uno dei più
grandi fotogiornalisti del XX secolo. Egli era in prima linea
come fotografo in 5 guerre e scattò più di 70mila foto) ha
fotografato la tragedia della guerra sul campo di battaglia
e ci ha lasciato questa testimonianza affinché tutti noi po-
tessimo imparare. Io voglio lasciare il messaggio dell’im-
portanza della natura. Oggi non c’è molto interesse a com-
prendere la profondità della vita attraverso la natura,
piuttosto si dedicano molte energie a esplorare altri campi.
Tali studi possono anche essere esaurienti ma, se sono
avulsi dall’essenza della vita, non potranno avere un grande
valore.
Tutti i più grandi capolavori artistici e culturali del
passato si sono ispirati all’amore e alla profonda compren-
sione della natura. Con la progressiva distruzione della na-
tura, l’arte è diventata sempre più povera di significato.

Le scuole Soka di Kansai sono famose perché si occupano


delle lucciole. Sia gli studenti sia gli insegnanti fanno molti sforzi
per allevare e proteggere queste luminose meraviglie della natura.
Mi hanno detto che è stato lei a proporre questa iniziativa.
Ho sentito dire che gli studenti si prendono cura delle larve
delle lucciole e le nutrono ogni giorno, con qualunque tempo. Pren-
dersi cura degli esseri viventi è un lavoro molto impegnativo. Mi
hanno anche raccontato che degli studenti avevano usato una vasca
da sviluppo fotografico per ospitare le larve. Pur avendo lavato il

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68 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

recipiente accuratamente, rimasero dei residui chimici e così tutte


le larve morirono.

Per quanto tutto questo sia molto triste, sono sicuro


che questa esperienza avrà insegnato agli studenti la fragi-
lità e il valore della vita. Le lucciole adulte vivono solo due
settimane e durante questo periodo splendono e illumi-
nano la notte in un modo fantastico. La brevità della loro
vita illustra il dramma della natura.
Quando ero ragazzo c’era un albero di ciliegio vicino
a un laghetto nei pressi della nostra casa nel quartiere di
Ota, a Tokyo. In estate nugoli di lucciole danzavano nel
cielo notturno intorno al piccolo corso d’acqua che partiva
dal laghetto. Dove esistono le lucciole, significa che l’uomo
e la natura sono in armonia. Sono un simbolo di pace.
Ho saputo che gli studenti che si occupano del “pro-
getto lucciole” diventeranno degli adulti gentili e rispet-
tosi.

Le lucciole vivono in tutto il mondo, vero?

Sì, per esempio ci sono delle bellissime lucciole al


Centro culturale della Soka Gakkai a Firenze, in Italia.
Mi hanno detto che quando il poeta brasiliano Ama-
deu Thiago de Mello, in visita alle scuole di Kansai, ha con-
diviso con gli studenti i suoi ricordi d’infanzia, raccontava
che di notte in Amazzonia il cielo era coperto di stelle che
si riflettevano sulla superficie nera e lucente del fiume,
come in uno specchio. Stelle nel cielo e stelle nel fiume, e
in mezzo lo scintillio di migliaia di lucciole, uno spetta-
colo, a suo dire, indimenticabile.

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D I A L O G O C O N L A N AT U R A 69

P R E S E R V A R E L’ A M B I E N T E È U N G R A N D E O N O R E

Il poeta de Mello è considerato un protettore dell’Amaz-


zonia. Fra l’altro, la SGI sta realizzando un progetto di riforesta-
zione nella regione amazzonica.

La riforestazione dell’Amazzonia è un’incredibile


forma di arte. Si tratta di un lavoro faticosissimo, sporco e
poco riconosciuto, eppure i volontari che lo eseguono lo
fanno con grande pazienza e determinazione, perché ci
credono e meritano quindi tutto il nostro plauso. Persone
come queste, impegnate a salvare la natura, dovrebbero
avere dei riconoscimenti. Non ha senso dare medaglie e
decorazioni ai politici perché sono stati per lungo tempo
al potere, vorrei invece sentirli una volta parlare con amore
della natura e dell’ambiente, nonché della necessità di pro-
teggerli.
Un governo deve lavorare per il bene delle persone.
È una tragedia vedere come l’ambiente naturale, protetto
e amato dalla gente per generazioni, venga distrutto in
nome dello sviluppo economico, del potere e del progresso
scientifico. Gli esseri umani devono rendersi conto dell’im-
portanza dell’equilibrio naturale e devono lavorare per pro-
teggerlo.
Una volta proposi di caratterizzare ogni stazione fer-
roviaria in Giappone con una particolare specie naturale.
Una poteva essere abbellita da alberi di ciliegio, un’altra da
azalee, un’altra da glicini. Penso inoltre che dovremmo
piantare più alberi lungo le strade. La Cina, ad esempio, ha
bellissimi viali bordati di alberi.
All’Università Soka ho fatto piantare molte azalee
perché ritengo che un’educazione veramente umanistica

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70 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

possa svilupparsi soltanto in un ambiente naturale bello e


rigoglioso.
Avevo anche fatto piantare molti ciliegi al tempio
Taiseki; poi, come voi ben sapete, sono stati tagliati da per-
sone prive di qualunque rispetto per l’ambiente. La Nichi-
ren Shoshu ha fatto abbattere duecentoottanta ciliegi do-
nati dalla Soka Gakkai e piantati nell’area del tempio
Taiseki.

Le persone che non vivono in Giappone non volevano cre-


dere che si potesse arrivare a commettere un’azione tanto disdice-
vole, prova della natura malvagia della Nichiren Shoshu.

Nei paesi in cui esiste una grande consapevolezza


ambientale, esistono anche leggi che proteggono l’am-
biente. In Brasile, ad esempio, non si può tagliare un albero,
nemmeno nel proprio giardino, senza il permesso delle au-
torità competenti. Un detto dice che piantare un albero si-
gnifica piantare la vita, e penso che tutti dovremmo riflet-
tere sul significato di questa massima.

Attualmente stiamo affrontando una crisi ambientale a li-


vello globale, si tratta di un problema di vitale importanza che
riguarda tutta l’umanità.

È vero. Il Buddismo spiega la vita come un sistema


formato da dieci condizioni vitali – Inferno, Avidità, Ani-
malità, Collera, Umanità, Cielo, Apprendimento (Ascolta-
tori della voce), Realizzazione (Risvegliati all’origine di-
pendente), Bodhisattva e Buddità. Lo stato di Umanità si
trova proprio al centro, tra gli stati più nobili e quelli più
bassi. Questi ultimi non sono stati vitali naturali, ma si op-

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D I A L O G O C O N L A N AT U R A 71

pongono alla natura. I quattro al di sopra dell’Umanità


hanno una grande considerazione per la natura e cercano
di creare un mondo allietato dalla sua bellezza.
Il problema è: ci lasceremo trascinare dagli stati più
bassi o avanzeremo verso quelli più alti?
Soltanto l’intelligenza, la cultura e la fede religiosa
possono allontanarci dallo stadio di Animalità che fa un uso
dissennato della natura, lasciandosi dietro terra bruciata.
Data la non dualità di vita e ambiente, una mente arida e
distruttiva produce un ambiente naturale arido e devastato.
La desertificazione del nostro pianeta è legata alla deserti-
ficazione dello spirito umano, mentre la guerra distrugge
sia la natura sia lo spirito umano.
Il XX è stato il secolo della guerra, dobbiamo fare in
modo che il XXI sia il secolo della vita. Adoperiamoci af-
finché, nel XXI secolo, la vita abbia la priorità in tutti i
campi dell’attività umana, nel commercio, nel governo e
nelle scienze.

La distruzione della natura si manifesta anche nel nostro


ambiente più vicino. Dove vivo io, i campi e le colline si sono tra-
sformati in edifici e appartamenti, non c’è più neanche un posto
dove portare a passeggio il cane senza il guinzaglio, si ha una
sensazione di oppressione e di intralcio.

Distruggere la natura significa distruggere l’umanità.


La natura è la nostra casa. Tutta la vita del pianeta, compresa
quella umana, dipende dall’ambiente. Non dobbiamo la
nostra esistenza alle macchine o alla scienza. Siamo prodotti
della natura e la vita del pianeta non è stata creata artifi-
cialmente.
Esistono molte teorie sulle origini dell’umanità. Al-

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72 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

cuni sostengono che i primi esseri umani sono apparsi in


Africa, altri che sono comparsi contemporaneamente in
varie parti del mondo. Qualunque sia la verità è indiscuti-
bile che la specie umana affondi le sue origini nella natura.
È proprio per questo motivo che, più ci allontaniamo dalla
natura, più perdiamo il nostro equilibrio. Il futuro della no-
stra specie sarà molto funesto se non ci affrettiamo a rico-
noscere questa verità.
Il filosofo Jean Jacques Rousseau (1712-78) auspicava
un ritorno alla natura. Già ai suoi tempi la civiltà era diven-
tata troppo meccanicistica, basata sulla scienza e sul profitto,
al punto che la vita umana ne risultava distorta e abbrutita.
Rousseau protestava proprio contro questo sviluppo inna-
turale.
Josei Toda, secondo presidente della Soka Gakkai, era
solito incoraggiare i giovani a camminare scalzi e a piantare
alberi. In questo modo insegnava loro l’importanza di rea-
lizzare delle vite ben radicate nell’ambiente naturale.
Tutti noi vogliamo godere di buona salute, vogliamo
respirare aria pulita, vedere fiori e prati verdi e per questo
ci rivolgiamo alla natura, come un girasole che volge la sua
corolla verso il sole. Dobbiamo riconoscere che ogni
azione che neghi questa inclinazione spontanea è un ter-
ribile errore. Tutto il denaro del mondo non potrà com-
prare un cielo azzurro. Il sole e l’aria appartengono a tutti.
Gli esseri umani possono distruggere la natura op-
pure vivere in armonia con essa. Non dobbiamo mai di-
menticare che facciamo parte della natura.

È vero che la nostra vita oggi è molto più comoda di quanto


non lo fosse in passato: possiamo comprare tutto quello di cui ab-
biamo bisogno, possiamo avere cibo in qualunque momento, di

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D I A L O G O C O N L A N AT U R A 73

giorno o di notte, abbiamo accesso a una tale varietà di articoli


che il nostro più grosso problema è quello di scegliere. Eppure sem-
bra che vogliamo distruggere l’ambiente e noi stessi per amore di
queste comodità.
Quando ero studente avevo un lavoro part-time in una ca-
tena di fast food. Tutto il cibo arrivava congelato dalla fabbrica e
noi dovevamo scaldarlo cosicché, appena un cliente faceva l’ordine,
potevamo subito accontentarlo. Ma se qualcosa restava invenduto
per trenta minuti dovevamo buttarlo via, insieme all’intera confe-
zione, per poter servire cibo sempre fresco ai clienti. Io ero scon-
volta nel vedere quanto cibo veniva buttato via.

Questo è il simbolo della nostra società ingorda. Nei


tempi passati era considerato un crimine lasciare anche solo
un chicco di riso nel piatto.
Il fast food e gli hamburger richiedono grandi quan-
tità di carne a buon mercato e dato che gli animali hanno
bisogno di terreno da pascolo, occorre abbattere grandi
tratti di foresta. Secondo alcuni calcoli, per produrre la
carne necessaria per un hamburger occorrono cinque metri
quadrati di terreno adibito a pascolo.
Ma quando si tagliano gli alberi e quindi le radici che
tengono insieme il terreno, le piogge lo dilavano e, dopo
pochi anni, molto di quel terreno da pascolo diventa terra
improduttiva. Già nel 1985 si calcolava che due terzi della
foresta pluviale in America centrale fossero stati abbattuti
per lo più per creare nuovi pascoli. Tutti gli animali e le
piante che vivevano nella foresta sono stati uccisi e gli in-
digeni hanno perso le case e la loro cultura.
È veramente indegno che un alimento che richiede
un tale terribile sacrificio venga gettato via con noncu-
ranza. E questo sarebbe il simbolo della ricchezza e della

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74 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

bella vita? Come possiamo gettare via il cibo quando ogni


giorno decine di migliaia di esseri umani come noi muo-
iono di denutrizione?

T U T T E L E V I T E S O N O C O L L E G AT E

Mi sembra che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato


nella strada che l’umanità ha imboccato.

Nessuno nega che la scienza abbia migliorato la no-


stra vita: grazie alla scienza possiamo usare l’elettricità in-
vece delle candele e delle lampade a petrolio, ma quello
che dobbiamo fare è armonizzare il progresso della scienza
con il nostro impegno a mantenere e proteggere l’am-
biente. Dobbiamo trovare un equilibrio.
Parliamo ancora delle foreste. Da dove viene l’ossi-
geno che respiriamo e che ci mantiene vivi? Dalle foreste
e dalle alghe che hanno impiegato miliardi di anni per pro-
durlo. E che dire dell’acqua? La maggior parte dell’acqua
che utilizziamo viene dal sistema fluviale. Qualunque cosa
accada, l’acqua continua a scorrere nei fiumi, perché? Gli
alberi e il suolo intorno assorbono l’acqua e la depositano
nel sottosuolo da cui fluisce costantemente, goccia a goc-
cia, nei fiumi. Se non ci fossero alberi e le montagne fos-
sero fatte di asfalto, tutta la pioggia che cade in un giorno
scorrerebbe immediatamente verso i fiumi e quindi nel
mare, come una vasca da bagno che si svuota quando si leva
il tappo.
Il suolo è un altro dono della foresta. Animali micro-
scopici e microbi aiutano a trasformare le radici e le foglie
morte in terra fertile che ci permette di coltivare cereali e
verdure. Diversamente non avremmo più cibo e tutta

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D I A L O G O C O N L A N AT U R A 75

l’umanità perirebbe. Molti altri prodotti provengono dalla


foresta: la carta, i mobili di legno, le case! Anche questi
sono doni della foresta.

La foresta produce l’aria che respiriamo, l’acqua che be-


viamo, la terra per coltivare il cibo e noi diamo tutto questo per
scontato. La nostra vita, in tutti i suoi aspetti, è resa possibile
dalle piante.

E non è tutto: se non ci prendiamo cura della foresta,


non potremo neppure pescare i pesci nel mare.

Perché?

Come ho detto, senza le foreste, tutta l’acqua si ac-


cumulerebbe nei fiumi, per poi sfociare nel mare portando
con se grandi quantità di fango. Di conseguenza l’acqua del
mare, diventando sempre più opaca, impedirebbe la pene-
trazione della luce e renderebbe la temperatura dell’acqua
troppo fredda per i pesci. La foresta, quindi, produce anche
nutrimento per la vita marina proteggendola.

Quindi tutto è collegato.

La vita è una catena. Tutto è legato. Quando un


anello della catena si deteriora, anche tutti gli altri ne sa-
ranno influenzati. Dovremmo considerare l’ambiente come
la nostra madre, la madre terra, la madre mare, e non c’è
crimine peggiore che far del male alla propria madre.

È importante seguire una filosofia che riconosca che tutto


nell’universo è vivo e sacro.

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76 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

Noi dipendiamo dalla Terra e non viceversa, ma con


la nostra arroganza l’abbiamo dimenticato. Il cosmonauta
russo Jurij Gagarin (1934-68), la prima persona che ha
visto la Terra dallo spazio, ha dichiarato di aver visto un
pianeta blu. Si tratta di una testimonianza importantissima.
Il blu dell’oceano, il bianco delle nuvole, sono la prova che
la Terra è il pianeta dell’acqua, un pianeta che risplende di
vita.
L’insegnamento essenziale del Buddismo è che la vita
del Budda risiede in ogni pianta e in ogni albero, anche
nella più piccola particella di polvere. Nessun’altra filosofia
ha un rispetto più profondo per la vita. Il Buddismo lo
spiega in modo deduttivo e induttivo, la scienza dovrebbe
occuparsi del benessere dell’umanità basandosi sull’indu-
zione derivata dall’osservazione dei fatti della vita.
L’ipotesi Gaia, che la Terra sia un’entità vivente, è a
tutti nota. Il dottor James Lovelock che per primo formulò
quest’idea scriveva: «Stranamente questo punto di vista (la
teoria Gaia) non è incompatibile con i valori umani di
gentilezza e compassione». (2)

T R AT TA R E C O N C U R A L A T E R R A

Penso che con questo atteggiamento sia impossibile inqui-


nare.

Soltanto chi vive nello stato egoistico dell’Animalità


può gettare rifiuti e lattine per terra. Si tratta di puro egoi-

2 — James Lovelock, L’età di Gaia: Biografia della nostra Terra vivente, W.


W. Norton & Company, New York and London, 1988, pag. 240

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D I A L O G O C O N L A N AT U R A 77

smo da parte di persone che non si curano minimamente


degli altri. È un modo di vivere innaturale. Una persona
che ama la natura semplicemente non può sporcare, buttare
i rifiuti dove capita e quindi buttare via la propria uma-
nità.
Chi ama la natura sa anche amare gli altri esseri uma-
ni e apprezzare la pace, sarà inoltre una persona con un ca-
rattere positivo che non si lascia influenzare da calcoli di
interesse personale.
Gli egoisti invece, avranno un’esistenza molto limi-
tata, in quanto il loro valore personale verrà calcolato sulla
base degli stessi parametri. Anche se potrebbe sembrare al-
lettante seguire la legge di perdita e profitto in termini per-
sonali, dal punto di vista della natura, che è molto più
vasto, questo non sarebbe altro che un espediente di ben
poco valore. Le persone che vivono in questo modo non
farebbero altro che danneggiare se stesse.

Molte persone pensano che non sia molto gratificante rac-


cogliere i rifiuti che altri hanno lasciato in giro, ma io ritengo che
sia importante fare cose del genere per amore della natura, senza
pensare al tornaconto personale.

Soltanto compiendo azioni altruistiche di questo tipo


possiamo condurre una vita veramente realizzata come es-
seri umani.

Pur essendo notevoli i progressi della tecnica, è fondamen-


tale che le persone diventino consapevoli dell’importanza della
protezione ambientale.

Con il progresso della scienza, dovremmo sentirci

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78 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

sempre più impegnati nei vari sforzi per proteggere l’am-


biente. Ciascuno di noi, su base individuale, deve fare uno
sforzo per essere meno egoista e, ad esempio, risparmiare
energia. Dobbiamo avere più cura per l’ambiente in cui vi-
viamo. Qualunque apparente miglioramento materiale non
sarà altro che illusorio se non riusciamo a migliorare la qua-
lità della nostra vita.

Molti membri stanno cominciando a rendersi conto di que-


sto problema. Uno di loro scrive: «Ritengo che sia importante
smettere di pensare che una persona non possa fare la differenza».
E un altro dice: «Non posso credere che per noi si possano fare
eccezioni, ad esempio inquinando».

Verissimo. È molto più facile parlare della protezione


dell’ambiente che praticarla. A volte sorgono degli ostacoli,
a volte può anche essere pericoloso.
Non so se avete sentito parlare della biologa marina
americana Rachel Carson (1907-64), autrice del libro sul-
l’inquinamento Silent Spring (Primavera silenziosa) pubbli-
cato nel 1962. A quell’epoca, negli Stati Uniti si usavano
pesticidi molto potenti come il DDT . All’inizio sembrarono
molto efficaci, ma gradualmente portarono alla scomparsa
di insetti utilissimi, pesci e uccelli. Senza più uccelli, scrive
la Carson, ci aspetta una “primavera silenziosa”. Ben presto
anche gli esseri umani cominciarono a denunciare segni di
avvelenamento e malattie derivate da un eccesso di pro-
dotti chimici.
Il suo libro prefigurava questi problemi e auspicava
l’abolizione di pesticidi pericolosi per la vita. Subito dopo
la pubblicazione, l’autrice venne violentemente attaccata.

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D I A L O G O C O N L A N AT U R A 79

La criticarono anche se quello che aveva detto era vero?

Fu attaccata proprio perché quello che aveva detto


era vero. I suoi nemici erano le aziende che avevano accu-
mulato ingenti fortune producendo pesticidi, e politici
venduti a questi produttori. Questo capita ogni volta che
qualcuno dice una verità sgradevole e noi dobbiamo im-
parare a dare la giusta interpretazione a questi fatti.
Tutti coloro che erano legati alle industrie produt-
trici di pesticidi iniziarono una campagna per screditarla,
anche le riviste di agricoltura si scagliarono contro di lei.
Una di queste scrisse: «Il suo libro è più velenoso dei pe-
sticidi che condanna». (3) Persino gli istituti di ricerca del
governo si unirono alla campagna denigratoria. Ovvia-
mente questi istituti ricevevano considerevoli finanzia-
menti dalle industrie chimiche.
Ci fu una campagna per mettere al bando Primavera
silenziosa, al punto che gli attacchi contro la Carson per un
certo periodo venivano trasmessi dalla radio e dalla televi-
sione ogni cinquanta minuti. Persino l’Associazione dei
medici americani dichiarò che gli effetti dei pesticidi sugli
esseri umani erano esattamente quelli descritti dai produt-
tori. (4)
Ma la Carson non si diede per vinta, anzi dichiarò
che i pesticidi non erano che una parte dei veleni che mi-
nacciavano il pianeta, guadagnando a poco a poco il con-
senso del pubblico e degli ambientalisti che cominciavano

3 — Paul Brooks, The House of Life: Rachel Carson at Work,Houghton


Mifflin Company, Boston, 1972, pag. 296
4 — Ibid., pag. 297

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80 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

ad apparire negli Stati Uniti e in tutto il mondo. La sua


battaglia non terminò con la sua morte, avvenuta nel 1964,
in quanto il grande pubblico incominciò ad avere sempre
più consapevolezza del problema.
La Carson lasciò questo monito alle generazioni fu-
ture: «Coloro che, scienziati o profani, apprezzano le bellezze
e i misteri della natura non saranno mai soli o stanchi della
vita».(5)
C’è un detto in Kenya che recita: «Tratta bene la
Terra. Non te l’hanno data in dono i tuoi genitori, sono i
tuoi figli che te l’hanno data in prestito».
Ma gli adulti dei giorni nostri lasceranno una ben
triste eredità a voi giovani e ai vostri figli. Con la loro fi-
losofia secondo cui il profitto è la cosa più importante,
stanno vendendo quello che dovrebbe essere la vostra ere-
dità: la terra, la cultura, l’ambiente e anche la vita che la
natura ha protetto e nutrito per innumerevoli eoni.
È la vostra eredità, quindi dovete agire. Voi, che non
avete ancora dimenticato la bellezza e il miracolo della na-
tura, dovete intervenire. La vostra lotta per proteggere il
XXI secolo, il secolo della vita, è già cominciata.

5 — Rachel Carson, The Sense of Wonder, Harper & Row, Publishers,


New York and Evanston, 1965, pag. 88

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EPILOGO 81

Epilogo

Amo dialogare con i giovani. Quando vedo i giovani


sfidarsi con energia, provo grande fiducia nel futuro e una
grande gioia sgorga dal profondo del mio cuore. Quando
invece incontro gli occhi cupi di un giovane in cui si è
spento lo spirito giovanile non posso far altro che preoc-
cuparmi e mi viene naturale rivolgergli la parola.
Potrò sembrare invadente. Soprattutto in una società
in cui si è sempre più portati a pensare egoisticamente a
se stessi e a credere che i fatti degli altri non ci riguardino.
Sono convinto invece che senza un dialogo aperto non
riusciremo a cambiare nulla. Credo che attraverso il dia-
logo si possa cambiare ogni cosa.
Sono nato nel 1928. Appartengo a una generazione
molto più vecchia della vostra, giovani lettori di questo

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82 I P RO TA G O N I S T I D E L X X I S E C O L O

libro. Ovviamente il mio modo di sentire le cose potrà es-


sere distante dal vostro, così come il mio modo di pensare.
Nonostante ciò ho voluto esprimermi con grande sincerità.
Al giorno d’oggi assistiamo purtroppo a numerosi
reati e crimini commessi nell’età critica dell’adolescenza.
E ogni volta vediamo iniziare dibattiti alla ricerca dei re-
sponsabili, dei colpevoli. È importante invece capire se gli
adulti, più anziani nella vita, ce la stanno mettendo vera-
mente tutta nel cercare di trasmettere i loro pensieri agli
adolescenti.
Ho voluto parlare sinceramente, partendo dalla mia
esperienza, dei miei successi e fallimenti, degli esami di
coscienza e delle mie convinzioni, per riuscire a infondere
in voi il coraggio per superare le sofferenze. Il mio dialogo
con i giovani nasce da questo proposito.
La gioventù è il campo di battaglia dove sofferenza
e speranza si dibattono.
Chi vincerà?
Deve essere assolutamente la speranza a vincere.
Per quanto stiate soffrendo in questo momento, ri-
cordatevi sempre che voi siete nati per vincere. Perchè se
non mollate, potete essere sicuri che l’alba sorgerà sicura-
mente.
Non dimenticate mai che possedete l’invincibile
spada capace di spezzare qualsiasi sofferenza.
Credo di aver detto tutto ciò che avevo da dire. Siete
voi che dovete decidere come volete vivere la vostra vita.
Nulla mi renderebbe più felice di sapere che anche una
sola parola contenuta in questo libro sia riuscita a toccare
le corde del vostro cuore.

24 agosto 2000

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nella stessa collana:

Amore e Amicizia
Scuola e Lavoro
Personalità e carattere

di prossima pubblicazione:

Preghiera e Azione

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Titolo originale: Seishun taiwa
© Daisaku Ikeda, 1999

Traduzione inglese:
© Soka Gakkai, 2010

© Esperia Edizioni
Creacommercio s.r.l.
Sede legale: via Roncaglia 14, Milano
Uffici e magazzino: via Einaudi 4/10,
Peschiera Borromeo (MI)
Tutti i diritti riservati
Progetto grafico: Pitis
Illustrazione di copertina: Andrea Pecchia

Prima edizione Ebook: giugno 2013

www.esperiashop.it

ISBN 978 88 95403 97 7

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