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traduzione dall'inglese all'italiano di Samuele

Guglielmo: samueleguglielmo777@hotmail.com

Lo yoga tibetano del sogno e del sonno


Di Tenzil Wangyal Rinpoche

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COPERTINA:
“Se non possiamo continuare la nostra pratica nel sogno”, scrive Tenzil
Wangyal Rinpoche, “se perdiamo noi stessi ogni notte, che chance
abbiamo di essere presenti quando viene la morte?” Osserva la tua
esperienza nei sogni, così saprai guardare nella morte. Osserva la tua
esperienza nel sonno per scoprire se sei o no, veramente risvegliato.”
Questo libro rivela nel dettaglio le istruzioni dello yoga del sogno,
includendo le pratiche fondamentali da attuare durante il giorno. Nella
tradizione Tibetana, l’abilità del sogno lucido non è fine a sé stessa, al
contrario fornisce il contesto aggiuntivo nel quale possiamo assimilare
pratiche avanzate ed effettive per raggiungere la liberazione. Lo yoga del
sogno è seguito dallo yoga del sonno, conosciuto altrimenti come lo yoga
della chiara luce. Questa è una pratica molto avanzata, così come lo sono
la maggioranza delle segrete pratiche Tibetane. Lo scopo consiste nel
rimanere coscienti durante il sonno profondo, quando la mente pesante
dei concetti e le operazioni dei sensi cessano. La maggioranza di noi non
prende in considerazione questo stato di profonda coscienza, una
possibilità che è ancora ben presente nelle tradizioni spirituali Bon e
Buddhiste. Il risultato di queste pratiche è la riconoscenza, la felicità e la
liberazione in entrambi i nostri stati di veglia e di sogno. Lo yoga tibetano
del sogno e del sonno impartisce metodi efficaci per progredire sulla
strada della liberazione.

Tenzil Wangyal Rinpoche, un lama della tradizione Bon del Tibet, risiede
attualmente in Charlottesville, Virginia. E’ il fondatore e direttore del
Ligmincha Institute, una organizzazione dedita allo studio e alla pratica

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degli insegnamenti della tradizione Bon. E’ nato ad Amritsar, India, dopo
che i suoi genitori fuggirono dall’invasione cinese del Tibet, e ricevette la
sua preparazione sia da insegnati Bon che Buddhisti, ottenendo la
qualifica di Geshe, il più alto riconoscimento accademico secondo la
tradizione della cultura Tibetana. Vive negli Stati Uniti dal 1991 e ha
insegnato con dovizia in Europa e America.

“Una dettagliata guida da usare nella nostra vita notturna per risvegliarsi,
pensiero provocatorio, d’ispirazione e lucido.”

-Sthephen LaBerge, Ph. D., autore di Lucid dreaming.

“ Questa spiegazione delle pratiche del sogno e del sonno diventa una
finestra sull’intero insegnamento del Tantra Tibetano e dello Dzogchen.
Ho apprezzato questo libro immensamente…presentato con efficacia e
meraviglia.”

-Martin Lowenthal, Ph.D., coautore di Opening the heart of compassion.

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Indice

Prefazione
Introduzione
Ricevere l’insegnamento

PARTE PRIMA: LA NATURA DEL SOGNO

1 Sogno e realtà

2 Come si presentano le esperienze


Ignoranza
Azioni e risultati: Karma e tracce Karmiche
Karma negativo
Karma positivo
Liberare le emozioni
Oscuramenti della coscienza
Tracce Karmiche e sogno
I sei regni dell’esistenza ciclica
Il Regno infernale
Il Regno degli spiriti affamati
Il regno animale
Il regno umano
Il regno dei Semi-Dei
Il regno degli Dei
Perché emozioni “negative”?

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3 L’energia del corpo
Canali e Prana
Canali (tsa)
Prana (lung)
Prana karmico
Tre tipi di Prana karmico
La saggezza del Prana
L’attività Pratica
Bilanciamento del Prana
Prana e mente
Chakras
Cavallo cieco, fantino zoppo

4 Riassunto: come si presentano i sogni

5 Immagini dalla Madre Tantra


Insegnare metafore

PARTE SECONDA: MODELLI E UTILIZZO DEI SOGNI

1 I tre modelli di sogno


Sogni samsarici
Sogni di chiarezza
La chiara luce dei sogni

2 Utilizzo dei sogni


Esperienze in sogno
Direzione e linee guida
Divinazione
Insegnamenti in sogno

3 La scoperta della pratica chod

4 due livelli di pratica

PARTE TERZA: LA PRATICA DEL SOGNO YOGA

1 Visione, azione, sogno, morte


Calma continua: Zhiné
Potenza della Zhiné

5
Natura della Zhiné
Scopo della Zhiné
Ostacoli
Agitazione
Sonnolenza
Negligenza

3 Le quattro pratiche fondamentali


Uno: cambiare le tracce karmiche
Due: rimozione della brama e dell’avversione
Tre: sviluppare una forte intenzione
Quattro: coltivare la memoria e lo sforzo gioioso
Coerenza

4 Preparazione per la notte


Le nove purificazioni del respiro
Guru yoga
La pratica
Protezione

5 La via maestra
Portare consapevolezza nel canale centrale
Aumentare la chiarezza
Rafforzare la presenza
Sviluppare l’assenza della paura
Posizione
Focalizzare la mente
La sequenza

6 Lucidità
Sviluppare la flessibilità

7 Gli ostacoli
Delusione
Negligenza
Auto distrazione
Dimenticanza
Quattro ostacoli secondo Shardza Rimpoche

8 Controllare e rispettare i sogni

9 Pratiche semplici

6
La mente sveglia
Preparazione per la notte

10 Integrazione

PARTE QUARTA: SONNO

1 Sonno e addormentarsi

2 Tre tipi di sonno


Il Sonno dell’ignoranza
Sonno samsarico
Sonno della chiara luce

3 Pratica del sonno e pratica del sogno

PARTE QUINTA: LA PRATICA DELLO YOGA DEL SONNO

1 La Dakini, Salgye Du Palma

2 Pratica preliminare

3 Pratica del sonno


Entrare nel sonno

4 Tiglé

5 Progresso

6 Ostacoli

7 Pratiche di supporto
Maestro
Dakini
Comportamento
Preghiera
Dissoluzione
Espandere e contrarre

8 Integrazione

Integrazione della chiara luce con le tre posizioni


Integrazione con i cicli del tempo

7
Unificazione esterna
Unificazione interna
Unificazione segreta
Le tre unificazioni: conclusione

9 Continuità

PARTE SESTA: ELABORAZIONI

1 Contesto

2 Mente e Rigpa
Mente concettuale
Consapevolezza non duale: Rigpa
La base del Rigpa e il sentiero del Rigpa

3 La base: Kunzhi
Mente e materia

4 Conoscendo
5 Riconoscendo la chiarezza e il vuoto
Bilancia
Discriminazione

6 Sé

7 Paradosso della non essenza del sé

Parole finali
Appendice: chiusura delle pratiche dello yoga del sogno
Glossario
Bibliografia

8
RINGRAZIAMENTI

Voglio ringraziare le persone che sono state d’aiuto per la realizzazione di


questo libro. Prima di tutti, Mark Dahlby, mio studente e caro amico, con
il quale ho lavorato con gioia. Abbiamo trascorso molte ore discutendo di
questioni differenti nei café attorno a Berkeley. Senza di lui, questo libro
non sarebbe stato possibile. Anche Steven D. Goodman, un collega e
amico, che ha arricchito il manoscritto attraverso numerosi e buoni
suggerimenti; Sue Ellis Dyer and Chris Baker che hanno fatto correzioni
e mi hanno dato consigli sulla prima versione del libro; Sue Davis e
Laura Shekerjian avendomi aiutato leggendo il testo e offrendomi un
riscontro; e Christine Cox della Snow Lion Pubblications portando al
testo la sua grande abilità come esperto editore e fatto di questo
manoscritto un libro migliore.
Le fotografie delle posizioni yoga del sogno e della meditazione,
rispettivamente a pagina 85 e 109, sono state scattate da Antonio Rientra
e ritoccate da Luz Vergara. Le illustrazioni dei chakras a pagina 105 e
107 sono state create da Monica R. Ortega. Voglio anche ringraziare tutti
quelli che non ho menzionato ma che sono stati di aiuto in molti modi
differenti.

Questo libro è dedicato a Namkai Norbu Rimpoche, che è stato di grande


ispirazione nella mia vita, sia nella maniera in cui insegno agli altri che
nella mia pratica personale.

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Prefazione

Come ben dicono in Tibet, “bisogna spiegare il lignaggio e la storia in


maniera da togliere ogni dubbio a proposito dell’autenticità
dell’insegnamento e della trasmissione”. Quindi, comincierò questo libro
con una breve storia della mia vita.
Sono nato appena dopo che i miei genitori scapparono dalla oppressione
cinese in Tibet. Le condizioni erano difficili e i miei genitori mi
affidarono ad una rinomata scuola cristiana, dove sperarono che si
prendessero cura di me. Mio padre era un lama* buddista, mia madre una
praticante di Bon*. Qualche tempo dopo mio padre morì. Nell’eventualità
mia madre si risposò con un uomo che era un lama Bon. Entrambi, lui e
mia madre, desiderarono che io vivessi nella mia cultura, e quando ebbi
10 anni fui affidato ad uno dei principali monasteri Bon in Dolanij, in
India, dove fui ordinato monaco.
Dopo aver vissuto nel monastero per qualche tempo, fui riconosciuto da
Lopon (maestro-guida) Sange Tenzin Rinpoche, come la reincarnazione
di Khyungtul Rimpoche, un famoso studente, insegnate, e maestro di
meditazione. Era meglio conosciuto come maestro di astrologia, e nell’est
del Tibet e nell’India del nord era conosciuto come un domatore di spiriti
selvaggi. Fu un grande ricercatore ma anche un guaritore dalle qualità
magiche. Uno dei suoi sostenitori fu un re locale dell’Himachal Pradesh
nel nord dell’India. Questo re e sua moglie, incapaci di generare un figlio,
chiesero a Khyungtul Rinpoche di guarirli, cosa che lui fece. Così il figlio
che ebbero e allevarono è l’attuale Chief Minister dell’ Himachal
Pradesh, Virbhardur. Quando io ebbi trent’anni, il mio buon maestro,
Lopon Sange Tenzin, un uomo dalla vasta conoscenza e realizzazione, si
preparò ad insegnare uno dei più importanti ed esoterici insegnamenti
della religione Bon: la Grande Perfezione (Dzogchen), che discende dalla
Trasmissione Orale di Zhang Zhung (Zhang Zhung Nyan Gyud*). Anche
se ero ancora giovane, mio padre acquisito fece visita a Lopon Rimpoche
e gli chiese che io potessi essere ammesso agli insegnamenti, ai quali
avrei preso parte ogni giorno per tre anni. Lopon acconsentì
bonariamente, ma chiese che io, assieme agli altri speranzosi studenti, lo
portassimo in un sogno la notte prima che gli insegnamenti avessero
inizio, così che potesse determinare la nostra attitudine. Alcuni studenti
non ricordarono alcun sogno, e ciò fu considerato un segno di ostacolo.
Lopon cominciò delle pratiche appropriate di purificazione con loro e
spostò l’inizio dell’insegnamento fino a che ciascun studente non avesse
ottenuto un sogno. I sogni di altri studenti furono presi come indicazione
della loro particolare necessità di pratiche specifiche per prepararsi
all’insegnamento – per esempio – fare pratiche che rinforzassero le loro
connessioni con i guardiani Bon*.

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Io sognai un autobus che girava attorno alla casa del mio maestro, anche
se all’epoca non c’era nessuna strada in quel posto. Nel sogno il
conducente dell’autobus, era un mio amico e io stavo accanto a lui
distribuendo biglietti a tutti quelli che erano saliti a bordo. I biglietti
erano pezzetti di carta che avevano la sillaba A scritta sopra. Questo
accadde il secondo o terzo anno della mia educazione a Dolanji, quando
avevo tredici anni, e all’epoca non sapevo che la A era uno dei simboli di
maggior rilevanza negli insegnamenti Dzogchen. Il mio insegnate non
disse mai nulla in merito al sogno, che era un atteggiamento proprio del
suo modo di fare. Fece solo un piccolo commento sul fatto che era un
buon segno, ma io fui felice nella misura in cui fui ammesso alle lezioni.
E’ usanza nelle tradizioni spirituali Tibetane, che i sogni degli studenti
vengano utilizzati dall’insegnante in questa maniera per determinare gli
insegnamenti appropriati ad ogni allievo. Quindi sarebbe stato qualche
tempo prima che io iniziassi a studiare e a praticare lo yoga del sogno che
questo incidente determinò l’inizio del mio interesse nei sogni. Mi
impressionò molto quale grande valore è attribuito al sogno nella cultura
Tibetana e nella religione Bon, e come le informazioni che vengono
dall’inconscio siano tenute in grande considerazione rispetto alle
informazioni che possono arrivare dalla mente cosciente. Dopo tre anni di
insegnamento, inclusi numerosi ritiri in meditazione con i miei compagni
di pratica, ma anche molti ritiri in meditazione solitaria, entrai nella
Monastic Dialectic School. Il programma normale di studi prevedeva dai
nove ai tredici anni per completare e concludere la preparazione
tradizionale. Ci furono insegnati le materie accademiche comuni, come
grammatica, sanskrito, poesia, astrologia, e arte, e imparammo anche le
materie fuori dell’ordinario: epistemologia, cosmologia, Sutra*, tantra*,
e Dzogchen. Durante la preparazione monastica fui esposto ad numerosi
insegnamenti e trasmissioni in sogno, le più importanti delle quali basate
su testi di Zhang Zhung Nyan Gyud, Madre Tantra, e di Sharazda
Rimpoche. Andavo bene a scuola e quando fui diciassettenne mi fu
chiesto di iniziare ad insegnare agli altri, cosa che feci. Pressappoco nello
stesso periodo scrissi e pubblicai una sintesi della biografia di Lord
Shenrab Minwoche*, il fondatore della religione Bon. Più tardi divenni il
presidente della Dialectic School e mantenni tale incarico per quattro
anni, e fui molto coinvolto nel formare e migliorare la scuola. Nel 1986,
ricevetti il diploma di Gesche, il più alto riconoscimento assegnatomi
dall’educazione monastica Tibetana. Nel 1989 sotto invito di Namkhai
Norbu Rimpoche della comunità Dzogchen in Italia, viaggiai in
occidente. Così anche se non avevo intenzione di insegnare fui invitato a
farlo dai membri della comunità. Un giorno stavo passando in rassegna
piccoli pezzi di carta usati nella meditazione sulla concentrazione. Ogni
pezzo di carta riportava sopra la sillaba tibetana A. A questo proposito il

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sogno di quindici anni prima nel quale distribuivo alcuni foglietti alle
persone che salivano sull’ autobus, tornò alla mente. Fu come se qualcosa
mi avesse colpito in testa. Rimasi in occidente e nel 1991 mi fu
assegnato una borsa di studio Rockfeller per fare ricerca alla Rice
University. Nel 1993, ho pubblicato il mio primo libro in occidente, The
Wonders of the Natural Mind (Le meraviglie della mente naturale), nel
quale, ho provato a presentare gli insegnamenti della Grande Perfezione
(Dzogchen) in maniera chiara e semplice. Nel 1994 ricevetti un sussidio
da The National Endowment for the Humanities per seguire la ricerca
sugli aspetti logici e filosofici della tradizione Bon, in collaborazione con
il professor Anne Klein, docente di Religious Studios, alla Rice
University. Così le mie qualità di studioso continuavano a manifestarsi,
ma la pratica è sempre stata più importante, e durante tutto questo tempo
sono rimasto interessato al sogno e alla pratica del sogno. Il mio interesse
non è solo teoretico. Ho confidato nella saggezza dei miei sogni,
influenzato sin dalla tenera età dalle esperienze di sogno dei miei
insegnanti e di mia madre e dall’uso dei sogni nella tradizione Bon, e ho
praticato intensamente lo yoga del sogno durante gli ultimi dieci anni.
Tutte le volte che vado a letto sperimento la libertà. Le preoccupazioni
della giornata finiscono. Qualche notte la pratica è un successo, e qualche
notte no, e questo ci si deve aspettare fino a che la pratica non sia
davvero avanzata. Tuttavia, quasi ogni notte vado a dormire con
l’intenzione di espletare nella sua completezza la pratica del sogno. E’
dalla mia esperienza personale ottenuta attraverso la pratica, ma anche dai
tre testi sopra citati, che provengono gli insegnamenti di questo libro. Il
libro Tibetano dello yoga del sogno e del sonno, deriva da insegnamenti
orali che ho trasmesso in California e Nuovo Messico, durante molti anni.
Molta dell’informalità che era parte degli insegnamenti è stata preservata.
Le parole marcate con un asterisco alla loro prima apparizione nel testo,
sono riportate nel glossario alla fine del libro.

Lo yoga del sogno è il fondamentale supporto nello sviluppo della pratica


personale e questo è vero per molti, molti maestri e yogi* del Tibet. Per
esempio mi ha sempre impressionato questa storia di Shardza Rimpoche,
un grande maestro Tibetano che quando morì nel 1934, ottenne il corpo
di luce (julas*), un segno di piena realizzazione. Durante questa vita ebbe
molti studenti realizzati, scrisse molti testi importanti, e lavorò a
beneficio dei luoghi nei quali visse. E’ difficile immaginare come abbia
potuto essere così prolifico nella sua vita esteriore, onorando le tante
responsabilità e i lunghi progetti che intraprese per il beneficio degli altri,
e ancora fu capace di completare tale conseguimento attraverso la pratica
spirituale. Riuscì a fare questo perché non era uno scrittore per una parte
della giornata, un insegnante per un’altra parte di tempo, e un praticante

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per le poche ore rimanenti. Tutta la sua vita era pratica; nondimeno,
durante la meditazione, la scrittura, l’insegnamento, o il sonno. Scriveva
che la pratica del sogno era di centrale importanza nel suo percorso
spirituale e integrale rispetto al suo completamento. Ciò può essere vero
anche per noi.

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INTRODUZIONE

Passiamo un terzo della nostra vita dormendo. Non importa quello che
facciamo: azioni virtuose o non virtuose, non importa se siamo assassini o
santi, monaci o libertini, ogni giorno ha comunque una fine. Chiudiamo
gli occhi e ci eclissiamo nell’oscurità. Lo facciamo senza paura anche se
tutto ciò che conosciamo in qualità di “io” scompare. Dopo un breve
periodo, emergono le immagini e il nostro senso del sé diventa manifesto
assieme ad esse. Esistiamo di nuovo nell’apparente e limitato mondo del
sogno. Ogni notte partecipiamo a questi profondi misteri, muovendoci
dalla dimensione dell’esperienza ordinaria ad un’altra, perdendo il nostro
senso del sé e trovandolo di nuovo, e nonostante tutto, diamo tutto ciò
ancora per scontato. Ci svegliamo la mattina e continuiamo nella vita
“reale”, ma in qualche modo stiamo ancora dormendo e sognando. Gli
insegnamenti ci dicono che possiamo continuare in questo deludente stato
di sogno, giorno e notte, o aprirci alla verità.
Quando ci impegniamo nello yoga del sogno e del sonno diventiamo
parte di un lungo lignaggio. Uomini e donne hanno –per secoli-
sviluppato le stesse pratiche, si sono scontrati con gli stessi dubbi e
ostacoli che incontriamo noi, e ricevuto gli stessi benefici di cui possiamo
godere anche noi. Molti lama elevati e yogi realizzati, hanno fatto dello
yoga del sogno e del sonno la loro pratica primaria, e attraverso questa,
hanno ottenuto la liberazione. Se Riflettiamo sulla storia ricordandoci
delle persone che hanno dedicato le loro vite alla pratica –i nostri antenati
spirituali, quelli che attraverso questi insegnamenti ci hanno lasciato i
frutti delle loro esperienze- genereremo fiducia e gratitudine verso la
tradizione.
Alcuni maestri Tibetani potrebbero trovare strano che io insegni queste
dinamiche agli occidentali che non hanno mai sperimentato nessuna
tecnica preliminare, e che per certo non hanno nessuna nozione. Le
dottrine furono tenute tradizionalmente segrete, sia come segno di
rispetto, sia per proteggerle dall’appannaggio delle incomprensioni da
parte degli sperimentatori poco preparati. Non furono mai divulgate
pubblicamente e nemmeno esposte con leggerezza, ma furono riservate a
coloro i quali si erano preparati per riceverle. I metodi non sono meno
efficaci e validi di quanto non lo fossero in passato, ma le condizioni in
cui versa il mondo sono cambiate e così mi provo a fare qualcosa di
diverso. La speranza è quella che attraverso l’insegnamento efficace,
semplice e pubblico, la tradizione si preservi meglio e molte più persone
siano quindi capaci di beneficiarne. Tuttavia, è altresì importante
rispettare le dottrine sia proteggendole sia favorendo una pratica
personale. Per cortesia, cercate di ricevere direttamente la trasmissione di
questi insegnamenti da un autentico maestro. Fa bene leggere di questo

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tipo di yoga, ma è sempre meglio ricevere la trasmissione orale, che crea
una forte connessione con la discendenza. Inoltre è facile incontrare
ostacoli durante il percorso che è difficile superare da soli ma che un
esperto insegnante può identificare ed aiutare a rimuovere.
Le nostre vite umane sono preziose. Abbiamo corpi e menti funzionanti,
dalle infinite potenzialità. Potremmo incontrare maestri e ricevere
insegnamenti, e abbiamo vite in cui possiamo assaporare la libertà di
seguire la via spirituale. Sappiamo che la pratica è essenziale nel percorso
spirituale come lo è la nostra aspirazione nell’aiutare gli altri. Sappiamo
pure che la vita passa in fretta e che la morte è certa, e ancora nelle nostre
vite indaffarate, facciamo fatica a trovare il tempo di praticare come
vorremmo. Forse meditiamo per un’ora o due ogni giorno, ma le altre
ventidue ore siamo distratti e agitati dalle onde del samsara*. Nonostante
tutto, c’è sempre tempo per dormire; un terzo della nostra vita dormiamo
e può essere usato per la pratica.
La maggior parte del contenuto di questo libro riguarda il modo in cui
possiamo coltivare la consapevolezza del risveglio durante ogni momento
della vita. Se lo facciamo, la libertà e la flessibilità continuamente
cresceranno in noi, e saremo meno governati dalle preoccupazioni e dalle
distrazioni abituali. Svilupperemo una stabile e vivida presenza per
permetterci di essere più specializzati nello scegliere risposte positive a
ciò che ci capita, risposte che possono beneficiare al meglio gli altri e il
nostro percorso spirituale. Alla fine svilupperemo una continuità
nell’essere presenti, che ci permette di essere pienamente coscienti
durante il sogno come durante la vita reale. In questo modo saremo capaci
di rispondere in maniera creativa e positiva ai fenomeni onirici, e
porteremo a compimento le varie pratiche nello stato di sogno.
Quando avremo sviluppato completamente questa capacità,
riconosceremo che stiamo vivendo sia lo stato di veglia che lo stato di
sogno con agio, confort, chiarezza, e gratitudine, e ci staremo preparando
per ottenere la liberazione nello stato intermedio (bardo*) dopo la morte.
Le dottrine provvedono affinché possiamo migliorare le qualità della vita
ordinaria. Questa è la loro validità e la loro importanza in questa vita. Ma
bisogna sempre ricordarsi che il fine ultimo di questo yoga è di condurci
alla liberazione. Alla fine questo libro è un buon strumento di
conoscenza, ma anche un manuale pratico, una guida allo yoga delle
tradizioni Bon-Buddhiste del Tibet che usa i sogni per ottenere la
liberazione dalla sonnolenza ordinaria della vita e usa il sonno come
risveglio dall’ignoranza. Sarebbe bene usare il libro in questa maniera:
con la vicinanza di un insegnante qualificato, così da stabilizzare la mente
e fare esperienza della serena accettazione (zhiné*) che si trova nella terza
parte. Quando ti senti pronto, inizia le tecniche preliminari e familiarizza

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con loro per qualche tempo, integrandole nella tua vita. Solo allora inizia
con le pratiche primarie.

Non c’è fretta. Ci siamo persi nelle illusioni del samsara dal tempo senza
inizio. Leggere semplicemente un altro libro che tratta di spiritualità, e
poi dimenticarlo, cambierà di poco la nostra vita. Ma se attuiamo queste
dinamiche fino alla fine, prenderemo consapevolezza della nostra natura
primordiale, che è essere illuminati.
Se non rimaniamo presenti durante il sonno, se smarriamo noi stessi ogni
notte, che opportunità avremmo di essere coscienti quando verrà la
morte? Se ci identifichiamo con i nostri sogni e interagiamo con le
immagini della mente come se fossero reali, non dovremmo aspettarci di
essere liberi nello stato dell’essere dopo la morte.
Osserva la tua esperienza nei sogni, così saprai guardare nella morte.
Osserva la tua esperienza di sonno per scoprire se sei o no, veramente
risvegliato.

RICEVERE GLI INSEGNAMENTI

Il migliore approccio per ricevere insegnamenti spirituali scritti o orali è


“sentire, concludere, e fare esperienza” significa, capire intellettualmente
quanto è stato detto, assimilare ciò che si è capito e applicarlo
praticamente. Se l’approccio all’insegnamento è di questo tipo, il
processo di apprendimento è continuo e infinito, ma se finisce a livello
intellettuale, può diventare un ostacolo alla pratica. Così nell’ascoltare e
ricevere istruzioni, il buon studente assomiglia ad un muro coperto di
colla: le erbacce lanciate contro, si attaccano. Un cattivo studente è come
un muro secco, quello che gli si butta contro scivola a terra. Quando gli
insegnamenti sono ricevuti non dovrebbero andare perduti né sprecati. Lo
studente dovrebbe trattenere le istruzioni nella sua mente, e lavorarci su.
La dottrina non assimilata con la comprensione, è come l’erbaccia gettata
addosso al muro secco; cade per terra e va in dimenticanza. In sintesi, il
senso degli insegnamenti è come accendere la luce in una stanza buia: ciò
che era nascosto diventa chiaro. E’ l’esperienza dell’ ”a-ah!”, come
quando i pezzetti del puzzle tornano a posto e il disegno diventa
comprensibile. Qualcosa di diverso dalla semplice comprensione
concettuale, è qualcosa che realizziamo, piuttosto che qualcosa di cui
abbiamo solamente sentito parlare. Per esempio, parlare a proposito di
cuscini rossi e gialli in una stanza, è come giocare con la comprensione
intellettuale dei due colori, se noi andiamo nella stanza dove c’è buio non
sappiamo quale cuscino è rosso e quale giallo. Assimilare il senso è come
accendere la luce: così direttamente conosceremo il rosso e il giallo.

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L’insegnamento non è solo qualcosa che possiamo a lungo ripetere, è
parte di noi.
Attraverso il “mettere in pratica,” capiamo cambiando, quello che è stato
concettualmente inteso –che cosa è stato ricevuto, ponderato, e fatto
proprio- attraverso la diretta esperienza. Questo processo è analogo
all’assaggiare il sale. Del sale possiamo parlarne, possiamo capire la sua
natura chimica, e così via, ma la diretta esperienza avviene assaggiandolo.
L’esperienza non può avvenire desiderandola ardentemente a livello
intellettuale, e non può essere tradotta in parole. Se proviamo a spiegare il
suo sapore a qualcuno che non mai assaggiato il sale, non sarà capace di
capire cos’è quello che noi abbiamo sperimentato. E’ lo stesso con gli
insegnamenti. Così vanno studiati: ascoltateli o leggeteli, pensateci su,
assimilate il significato, e provate la comprensione nell’esperienza diretta.
In Tibet il nuovo pellame viene messo al sole e frizionato con il burro per
renderlo soffice. Il praticante è come il nuovo pellame, rigido e
inflessibile, con punti di vista ottusi e rigidità concettuali.
L’insegnamento (dharma*) è come il burro, fregato attraverso la pratica,
e il sole è come la diretta esperienza; quando tutti e due sono applicati, il
praticante diviene docile ed elastico. Ma il burro è anche riposto nelle
borse di pelle e quando viene lasciato nella borsa per qualche anno, la
pelle diventa dura come il legno, e neanche una grande quantità di nuovo
burro può ammorbidirla. Quelli che spendono molti anni studiando le
dottrine, intellettualizzando molto nozionismo con una piccola esperienza
pratica, sono come il pellame indurito. Gli insegnamenti possono lenire la
dura pelle dell’ignoranza e del condizionamento, ma quando sono
sistematizzati nell’intelletto e mai piegati e riscaldati dallo studente
nell’esperienza diretta, quello studente potrebbe diventare inflessibile e
ottuso nelle sue convinzioni razionali. I nuovi insegnamenti non lo
scalfiranno, non penetreranno e non lo cambieranno. Dobbiamo fare
attenzione a non lasciare le istruzioni al livello della sola comprensione
intellettuale per evitare il rischio che diventino impedimenti alla
saggezza. Gli insegnamenti non sono idee da collezionare, ma sentieri da
seguire.

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PARTE PRIMA
LA NATURA DEL SOGNO

1 SOGNO E REALTA'

Tutti sogniamo sia che ce lo ricordiamo o meno. Sogniamo da bambini e


continuiamo a farlo fino a che non moriamo. Ogni notte entriamo in un
mondo sconosciuto. Potremmo assomigliare al nostro sé ordinario o a
qualcuno di completamente differente. Incontriamo gente che conosciamo
e che non conosciamo, che è viva o morta. Voliamo, incontriamo esseri
non umani, facciamo esperienze di pienezza, ridiamo, piangiamo, e siamo
terrificati, esaltati o trasformati. E nonostante, prestiamo a queste extra
ordinarie esperienze poca attenzione. Molti occidentali che si accostano
alle pratiche, lo fanno con idee sul sogno basate sulle teorie della
psicologia, successivamente quando diventano più interessati all’uso del
sogno nella loro vita spirituale, usano fare attenzione ai contenuti e ai
significati dei sogni. Raramente è la natura del sogno in sè stessa ad
essere investigata. Quando succede, l’investigazione segue i misteriosi
procedimenti che sottendono la maggior parte della nostra esistenza, e
non solo la nostra vita nel sogno.
Il primo passo nel sognare è abbastanza semplice: si deve riconoscere la
grande potenzialità che il sogno possiede nel sentiero spirituale.
Normalmente si suppone che il sogno sia irreale, in opposizione a ciò che
è la “reale” vita di veglia. Ma non c’è nulla più reale del sogno. Questa
affermazione ha senso solo se si comprende che la normale vita da svegli
è irreale tanto quanto un sogno, nella stessa identica maniera. Per ciò, si
può capire come lo yoga del sogno, si applichi all’intera esperienza, ai
sogni del giorno come ai sogni della notte.

2 COME SI MANIFESTANO LE ESPERIENZE

Ignoranza

Tutte le nostre esperienze, incluso il sogno, emergono dall’


inconsapevolezza. Questa è un’affermazione piuttosto allarmante da fare
in occidente, così per primo cerchiamo di capire cosa s’intende per
ignoranza (ma-rigpa*). La Tradizione tibetana fa una distinzione tra due
generi di ignoranza: ignoranza innata e ignoranza culturale. Quella innata
è alla base del samsara, e definisce la caratteristica degli esseri ordinari.
E’ l’inconsapevolezza della nostra vera natura e della vera natura del

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mondo, ad apparire evidente nell’imbroglio delle delusioni nella mente
duale. Il dualismo rende concrete le polarità e le dicotomie. Divide e
scuce l’unità dell’esperienza in questo e in quello, giusto e sbagliato, l’io
e l’altro. In riferimento a queste divisioni concettuali, sviluppiamo
preferenze che si manifestano come bramosia ed avversione, le solite
risposte che costituiscono la maggioranza di ciò che identifichiamo come
noi stessi. Vogliamo questo e non quello, crediamo in questo e non in
quello, rispettiamo questo e disdegniamo quello. Vogliamo piacere,
conforto, ricchezza e fama, e proviamo a fuggire dalla sofferenza, dalla
povertà, dall’umiliazione e dalla scomodità. Vogliamo queste cose per noi
e per quelli che amiamo, e non consideriamo gli altri. Vogliamo avere
un’esperienza diversa da quella che stiamo vivendo, o vogliamo
mantenere un’esperienza e sfuggire agli inevitabili cambiamenti che ci
conducono alla sua cessazione.
C’è un secondo genere di ignoranza che dipende dal condizionamento
culturale. Succede quando i desideri e le avversioni diventano
istituzionalizzate in una cultura e codificate nei sistemi di valori. Per
esempio, in India, gli Hindu credono che sia sbagliato mangiare le
mucche ma appropriato mangiare maiali. I musulmani credono che sia
opportuno mangiare bufali ma proibiscono di mangiare suino. I Tibetani
mangiano tutti e due. Chi ha ragione? Gli Hindu pensano che gli Hindu
siano nel giusto, I Musulmani credono che i Musulmani sappiano cos’è
legittimo, e i Tibetani sono convinti di aver ragione. I diversi credo
emergono dai pregiudizi e le convinzioni sono parte della cultura –non
parte della saggezza fondamentale-.
Un altro esempio possiamo trovarlo nelle contraddizioni della filosofia.
Ci sono molti sistemi filosofici che sono caratterizzati dal loro disaccordo
su alcuni punti fondamentali, rispetto ad un altro sistema. Nonostante ciò,
i sistemi in sé sono sviluppati con l’intenzione di condurre gli esseri alla
saggezza, ma da questa, generano ignoranza perché i loro sostenitori si
aggrappano alla comprensione duale della realtà. Questo è inevitabile in
ogni sistema concettuale poiché la mente concettuale in sé, è una
manifestazione dell’ignoranza. L’ignoranza concettuale si sviluppa e si
preserva attraverso le tradizioni. Pervade i costumi, le opinioni, la schiera
dei valori e la massa di conoscenza. Sia gli individui che le culture,
accettano queste preferenze così come fondamenta che finiscono per
essere il senso comune o la legge divina. Cresciamo attaccandoci a varie
credenze: a una fazione politica, a un sistema di medicina, a una
religione, a un opinione a proposito di come le cose dovrebbero essere.
Passiamo attraverso le scuole elementari, le scuole medie e forse il liceo,
e in un certo senso, ogni diploma è un riconoscimento per aver sviluppato
un’ignoranza più sofisticata. L’educazione rinforza l’abitudine di vedere
il mondo attraverso dei punti d vista. Possiamo divenire esperti di visioni

19
erronee, diventare molto precisi nella nostra comprensione, e relazionarci
con altri esperti. Questo può anche essere il caso della filosofia, nella
quale s’imparano dettagliatamente sistemi di pensiero, e si affina la mente
come acuto strumento d’indagine. Ma finché l’ignoranza innata è
perpetrata si continua a sviluppare solo un pregiudizio acquisito, non la
saggezza fondamentale. Sviluppiamo attaccamento anche alle più piccole
cose: ad una particolare marca di sapone, o ad un determinato modo di
tenere i capelli. Su grande scala sviluppiamo religioni, sistemi politici,
filosofie, psicologie e scienze. Ma nessuno è nato con la convinzione che
è sbagliato mangiare bufalo o suino, o che un sistema di pensiero è
appropriato e l’altro in errore o che questa religione è vera e quella
religione falsa. Ciò avviene per forza di cose imparando. La fedeltà verso
particolari valori è il risultato dell’ignoranza culturale, ma la propensione
ad accettare i limitati punti di vista, emerge dal dualismo che è la
manifestazione dell’ignoranza innata. Non è un male. E’ solamente ciò
che accade. I nostri attaccamenti ci conducono alla guerra ma si
manifestano anche attraverso utili tecnologie e varie arti che sono di
grande beneficio per il mondo. Fino a che non siamo illuminati,
partecipiamo al dualismo, e questo è accettabile. In Tibetano c’è un detto:
“ quando sei nel corpo di una scimmia, gioisci per il sapore dell’erba.” In
altre parole, dovremmo apprezzare e godere di questa vita perché è piena
di significato e di valore in sé stessa, e perché è la vita che stiamo
vivendo.
Se non prestiamo attenzione, gli insegnamenti possono essere usati a
supporto della nostra ignoranza. Si potrebbe dire che per qualcuno è male
proseguire negli studi, o sbagliato seguire una dieta restrittiva, ma questo
non è proprio il punto. Si potrebbe dire che l’ignoranza è male, o che la
vita normale è solo una samsarica stupidità. Ma l’ignoranza è solo un
oscuramento della coscienza. Essere attaccati ad essa o respingerla è solo
lo stesso vecchio gioco del dualismo, ricreato fuori dal regno
dell’ignoranza. Possiamo osservare quanto essa sia diffusa. Anche gli
insegnamenti devono operare con il dualismo –incoraggiando
l‘attaccamento alla virtù, per esempio, ed incoraggiando l’avversione al
vizio- paradossalmente usando il dualismo dell’ignoranza per superare
l’ignoranza. Tanto sottile deve diventare la nostra capacità di capire, e
quanto facilmente la possiamo perdere. Ecco perché, la pratica è
necessaria: per il fatto di avere la diretta esperienza, al posto di sviluppare
solamente un altro sistema concettuale da elaborare e difendere. Quando
le cose sono osservate da un’alta prospettiva, tendono ad aumentare di
valore. Dalla prospettiva della saggezza non duale, non esiste ciò che è
importante e ciò che non lo è.

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AZIONI E RISULTATI: KARMA E TRACCE KARMICHE

La cultura nella quale viviamo ci condiziona, ciò nondimeno continuiamo


a portare con noi i semi del condizionamento dovunque andiamo. Ogni
cosa esterna che ci assilla è allo stesso tempo nella nostra mente.
Attribuiamo la causa della nostra infelicità all’ambiente attorno e rispetto
alla nostra situazione crediamo che cambiando le circostanze potremmo
essere felici. Ma la condizione nella quale ci troviamo, è solo la causa
secondaria della nostra sofferenza. La causa primaria è l’ignoranza innata
e il conseguente desiderio di volere le cose diverse da come sono. Può
essere che decidiamo di sfuggire allo stress della città verso l’oceano o in
montagna. O potremmo abbandonare l’isolamento e le difficoltà della
campagna per l’incitamento della città. Il cambiamento potrebbe essere
piacevole perché le cause secondarie sarebbero alterate ma poi
sfortunatamente tornerebbero. La radice del nostro malcontento viene con
noi nella nuova casa, e da lì dà origine a nuove insoddisfazioni. Presto, ci
ritroviamo ancora una volta, stretti nella morsa della speranza e della
paura. Oppure, potremmo pensare che, se solo avessimo più soldi, o un
partner migliore, o un miglior corpo o un lavoro o un’educazione
migliori, potremmo essere felici. Tuttavia, sappiamo che non è vero. Il
ricco non è libero dalla sofferenza, il nuovo partner ci deluderà in un
qualche modo, il corpo invecchierà, il nuovo lavoro diventerà meno
interessante, e così via. Quando pensiamo che la soluzione alla nostra
infelicità possa essere trovata fuori di noi, i nostri desideri possono solo
temporaneamente essere appagati. Se non abbiamo capito questo,
rimaniamo in balia dei venti del desiderio; sempre assillati e insoddisfatti.
Siamo governati dal nostro karma e piantiamo continuamente i semi per il
raccolto del karma futuro. E non solo, questo modo di agire ci distrae dal
cammino spirituale, ma anche ci impedisce di provare soddisfazione e
gioia nella nostra vita quotidiana. Tanto più continuiamo ad identificarci
con l’avversione e la brama della mente irrequieta, tanto più emettiamo
emozioni negative che sono generate nell’intervallo fra quello che accade
e ciò che vogliamo. Le azioni che scaturiscono da queste emozioni, che
includono la maggioranza delle azioni delle nostre vite ordinarie,
determinano tracce karmiche.
Karma* significa azione. Le Tracce karmiche* sono il risultato delle
azioni, che rimangono nella coscienza della mente e che influenzano il
nostro futuro. Possiamo comprendere parzialmente le tracce karmiche se
le pensiamo nei termini in cui in occidente chiamiamo le tendenze
inconsce. Sono inclinazioni, modelli di comportamenti esterni ed interni,
reazioni sedimentate, razionalizzazioni abituali. Queste, stabiliscono le

21
nostre risposte emotive alle situazioni, la nostra capacità di capire, come
anche le nostre caratteristiche abitudini sentimentali e le nostre resistenze
intellettuali. Producono e condizionano ogni soluzione che normalmente
diamo ad ogni elemento della nostra esperienza.
Questo è un esempio di tracce karmiche su larga scala, tuttavia la stessa
dinamica è al lavoro anche nei più sottili e permeati livelli di esperienza.
Esempio. Un uomo cresce in un ambiente familiare nel quale ci sono
frequenti litigi. Così, può essere che dopo trenta o quarant’anni che ha
lasciato casa, camminando per strada, passi davanti ad una casa in cui
delle persone stanno discutendo con delle altre. La stessa notte ha un
sogno nel quale sta bisticciando con sua moglie o il suo partner. Quando
si sveglia la mattina, si sente risentito e introverso. Questo è avvertito dal
partner che reagisce al suo umore, ed incrementa l’irritazione. Questa
sequenza di esperienze ci mostra qualcosa a proposito delle tracce
karmiche. Quando il protagonista era giovane, ha reagito all’ambiente
rissoso della sua famiglia con paura, rabbia e irritazione. Ha provato
avversione verso il litigio, una reazione normale, ma che ha lasciato una
traccia nella sua mente. Decenni dopo è passato davanti ad una casa e ha
sentito litigare; questa rappresenta la condizione secondaria che ha
stimolato una vecchia traccia karmica, che si è manifestata nel sogno di
quella notte. In sogno, il protagonista reagisce alla provocazione onirica
del partner con sentimenti di rabbia ed irritazione. Questa risposta è
dettata dalle tracce karmiche che sono state collezionate nella sua
coscienza di bambino, e che probabilmente sono state rinforzate molte
volte nel tempo. Quando il partner-onirico, che è una completa proiezione
della mente del protagonista, lo provoca, la sua reazione è caratterizzata
da avversione, come quando era bambino. L’avversione che prova in
sogno, è la nuova azione che crea un nuovo seme. Quando il protagonista
si sveglia è infiammato dalle emozioni negative che sono i frutti del
karma originario; si comporta con distaccato ed è di poche parole nei
confronti del partner. A complicare ulteriormente le cose, il partner a sua
volta reagisce con le sue tendenze karmiche consolidate dall’abitudine,
magari diventando irascibile, inibito, rammaricato o umiliato, e il
protagonista ancora reagisce negativamente, seminando ancora un altro
seme karmico.
Qualsiasi reazione a qualsivoglia situazione –esterna o interna, di sogno o
di veglia- che mette radici nell’avversione o nella brama, lascia una
traccia nella mente. Come il karma determina le reazioni, così le reazioni
hanno continuato a seminare semi karmici, che seguitano a determinare
reazioni, e così di seguito. Questo ciclo è il modo in cui il karma perpetra
sé stesso. E’ la ruota del samsara, l’incessante ciclo dell’azione e della
reazione. Tuttavia, questo esempio che pone l’accento sul karma sotto il
profilo psicologico, determina ogni dimensione dell’esistenza. Il karma

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plasma i fenomeni emotivi e mentali nella vita dell’individuo, come
anche la percezione e l’interpretazione dell’esistenza, la funzionalità del
corpo, e il dinamismo di causa ed effetto nel mondo esteriore. Qualsiasi
aspetto dell’esperienza, non importa se piccolo o grande, è governato dal
karma. Le tracce karmiche lasciate nella mente sono come semi. E in
qualità di semi, hanno bisogno di precise condizioni affinché si possano
manifestare. Proprio come un seme abbisogna della giusta combinazione
di terriccio, luce, nutrienti e temperatura per germogliare e crescere, le
tracce karmiche si manifestano quando compare la giusta situazione.
Aiuta molto pensare al karma come un processo di causa ed effetto,
perché ciò conduce al riconoscimento che le scelte che facciamo in
risposta a qualsiasi situazione, interna od esterna, hanno delle
conseguenze. Prima realizziamo che ogni traccia karmica è un seme di
continuità karmicamente governato dall’azione, prima possiamo utilizzare
questa conoscenza per evitare di creare negatività nella vita, e al contrario
creare le condizioni che influenzeranno le nostre vite in una direzione
positiva. Altrimenti, se sappiamo come fare, possiamo concedere
all’emozione di liberarsi così come si presenta, in questo caso non viene
creato nessun nuovo karma.

KARMA NEGATIVO

Se reagiamo ad una situazione con un’emozione negativa, il segno che


lascia tale emozione nella mente, alla fine matura e influenza
negativamente una situazione nella vita. Per esempio, se qualcuno è
arrabbiato con noi, e noi reagiamo di conseguenza con rabbia, lasciamo
una traccia che ci procurerà rabbia più facilmente in futuro, e ancor di più
diventa molto facile per noi che accadano situazioni secondarie che
autorizzano la nostra rabbia abituale a manifestarsi. Ciò è facile da vedere
se abbiamo una grande quantità di rabbia nella nostra vita o se
conosciamo qualcuno che c’è l’ha. Alla gente arrabbiata succedono
situazioni che sembrano giustificare la loro rabbia, mentre alla gente che
ne ha poca non succede. Le situazioni esterne potrebbero essere simili ma
le differenti inclinazioni karmiche creano mondi soggettivi.
Se una emozione è espressa impulsivamente, può generare energici
risultati e reazioni. La rabbia può condurre all’aggressione fisica o ad altri
tipi di conseguenze distruttive. La gente può farsi del male, fisicamente o
emotivamente. Questo non vale solo per la rabbia; se la paura è fuori
controllo crea molto stress per le persone che ne soffrono, e può diventare
un fattore di alienazione nei confronti degli altri, e così via. Non è così
difficile vedere come ciò derivi dalle tracce negative che influenzano

23
negativamente il futuro. Se sopprimiamo le emozioni, si determina
comunque una traccia negativa. La rimozione è una manifestazione
dell’avversione. Accade quando tratteniamo con fermezza qualcosa
dentro di noi, mettendo qualcosa dietro la porta e chiudendo a chiave,
forzando parte della nostra esperienza nell’oscurità dove quella parte
aspetta, sembrando ostile, fino a che l’appropriata causa secondaria
innesca la motivazione per farla uscire. Ciò può manifestarsi in molti
modi. Per esempio se sopprimiamo la nostra gelosia nei confronti degli
altri, potrebbe manifestarsi all’occasione in uno scroscio emotivo, o
potrebbe presentarsi sotto una forma crudele di giudizio degli altri, di
quelli di cui siamo segretamente gelosi, anche se rifiutiamo di ammetterlo
a noi stessi. Il giudizio mentale è sempre un’azione, basata
sull’avversione, che crea semi karmici negativi.

KARMA POSITIVO

Al posto di entrambe queste risposte negative, regolare il nostro


comportamento secondo le tendenze del karma, o sopprimerlo, possiamo
prenderci un momento di pausa ed entrare in contatto con noi stessi per
scegliere di generare l’antidoto all’emozione negativa. Se qualcuno è in
collera con noi e la nostra rabbia comincia ad affiorare, l’antidoto è la
compassione. Indurre la compassione, di primo acchito potrebbe
sembrare una forzatura, una finzione, ma se realizziamo che la persona
che ci irrita è stata spinta dalla sua stessa condizione, e successivamente
comprendiamo che sta soffrendo per una repressione della coscienza
perché è intrappolata nel suo karma negativo, proveremo un po’ di
compassione e cominceremo a lasciar andare le nostre reazioni
sfavorevoli. Se lo facciamo, inizieremo a dare forma al nostro futuro in
maniera positiva. Questa nuova risposta che è ancora basata sul desiderio,
in questo caso per virtù, per la pace o per la crescita spirituale, procura
una traccia karmica che è positiva; abbiamo piantato il seme della
compassione. La prossima volta che incontriamo la rabbia siamo un
pochino più facilitati a rispondere con compassione, che è molto più
confortevole e di ampio respiro rispetto alla meschinità dell’auto
protezione della rabbia. In questo modo la pratica della virtù, riaddestra
radicalmente la nostra risposta al mondo e all’occasione ritroviamo noi
stessi, incontrando sempre meno collera sia internamente che
esternamente. Se continuiamo in questa pratica, nella circostanza, la
compassione emergerà spontaneamente e senza sforzo. Usando la
comprensione del karma, possiamo allenare le nostre menti per utilizzare

24
tutta l’esperienza, oltre che i più intimi e fugaci sogni ad occhi aperti, in
supporto alla nostra pratica spirituale.

LIBERARE LE EMOZIONI

La migliore risposta alle emozioni negative è permettere che si liberino,


rimanendo nella consapevolezza indivisa, libera dalla brama e
dall’avversione. Se riusciamo a fare questo, le emozioni passano
attraverso di noi come un passero vola attraverso lo spazio; nessuna
traccia rimane del suo passaggio. Le emozioni si presentano e
spontaneamente si dissolvono nel vuoto.
In questo caso, il seme del karma si manifesta –come un’emozione o
attraverso una sensazione del corpo, o un impulso diretto verso dei
particolari comportamenti- ma siccome non reagiamo con brama o
avversione, nessun seme di karma futuro è generato. Per esempio, ogni
volta che permettiamo all’invidia di presentarsi e dissolversi nella
chiarezza mentale senza identificarci con essa o provare a reprimerla, la
forza della tendenza karmica indebolisce l’invidia. Non c’è più l’azione
che la rinforza. Liberare l’emotività in questo modo spezza il karma alla
radice. E’ come se bruciassimo i semi del karma, prima che questi
abbiano la possibilità di crescere nel tormento della nostra vita. Potreste
domandarvi come mai è meglio liberare le emozioni invece che generare
karma positivo. La risposta è che tutte le tracce karmiche agiscono
riducendoci, costringendoci in particolari identità. Lo scopo del cammino
è la completa liberazione da tutti i condizionamenti. Questo non vuol dire
che, una volta che uno è liberato, i tratti positivi come la compassione
non siano presenti. Lo sono. Ma quando da tempo non siamo più guidati
dalle tendenze karmiche, possiamo vedere la nostra situazione
chiaramente e rispondere appropriatamente e spontaneamente invece di
essere spinti in una direzione o buttati in un’altra. La compassione
relativa originata dalle tendenze karmiche è molto valida, ma ancor
meglio è l’assoluta compassione che si presenta senza sforzo e
perfettamente nell’individuo liberato dal condizionamento karmico. E’
molto più comprensiva e inclusiva, più efficace, e libera dalle delusioni
del dualismo. Sebbene, permettere all’emotività di liberarsi sia la migliore
risposta, è difficile da attuare prima che la nostra pratica sia sviluppata e
stabile. Tuttavia, come sempre la nostra pratica è adesso, tutti noi
possiamo decidere di fermarci per un momento quando l’emozione si
presenta, cercare dentro di noi, e scegliere di reagire più abilmente
possibile. Tutti possiamo imparare ad aggirare la forza dell’impulso delle
abitudini karmiche. Possiamo usare un processo concettuale, ricordandoci

25
che l’emozione che stiamo vivendo è semplicemente la realizzazione
delle precedenti tacce karmiche. Così potremmo essere capaci di allentare
la nostra identificazione dalle emozioni, o da un dato punto di vista, e
lasciare cadere le nostre difese. Così come il nodo dell’emotività si
allenta, l’identità si distende e si espande. Possiamo scegliere una
soluzione più favorevole, piantando i semi del karma positivo.
Nuovamente, fare questo è importante senza reprimere le emozioni.
Dovremmo scioglierci come quando generiamo compassione e non
sopprimere duramente la rabbia nel nostro corpo mentre proviamo a
pensare a qualcosa di positivo. Il cammino spirituale non è inteso come
progresso solo nel lontano futuro o nella prossima vita. Così come ci
alleniamo a reagire in maniera più positiva alle situazioni, allo stesso
modo cambiamo le nostre tracce karmiche e sviluppiamo qualità che
hanno effetto sui mutamenti positivi nella vita che stiamo seguendo a
partire da ora. Così come vediamo più chiaramente che ogni esperienza,
per quanto piccola e privata, perviene ad un risultato, nella stessa maniera
possiamo usare questa comprensione per cambiare le nostre vite e i nostri
sogni.

OSCURAMENTI DELLA COSCIENZA

Le tracce karmiche rimangono con noi come i segni fisici delle azioni
compiute con brama o avversione. Sono oscuramenti della coscienza
sistemati alla base della coscienza individuale, nel kunzhi namshe*.
Sebbene sia descritto come un contenitore, il Kunzhi namshe rimane
l’equivalente dell’oscuramento della coscienza: quando non ci sono
oscuramenti si verifica il non kunzhi namshe. Non è una cosa o un luogo;
è la dinamica che soggiace all’organizzazione delle esperienze
dualistiche. E’ così superfluo come una collezione di abiti, e così potente
nella misura in cui si accorda agli abiti un linguaggio significativo, forme
che si risolvono in oggetti, e l’esistenza ci appare come qualcosa piena di
significato che possiamo percorrere e capire. La metafora comune per il
Kunzhi namshe è di una dispensa o magazzino che non può essere
distrutto. Possiamo pensare al Kunzhi namshe come ad un deposito di
collezioni di forme o di schemi. E’ la grammatica dell’esperienza che
incide sulla grande o piccola estensione di ogni singola azione che
compiamo esternamente o internamente, fisicamente o cognitivamente.
Allo stesso modo in cui le tendenze abituali esistono nella mente
dell’individuo, il kunzhi namshe, continua ad esistere. Quando si muore e
il corpo si deteriora, il kunzhi namshe non muore. Le tracce karmiche
continuano nella mente cosciente fino a che non sono purificate. Quando

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sono completamente purificate, non c’è più kunzhi namshe e l’individuo è
un Buddha.

TRACCE KARMICHE E SOGNI

Tutte le esperienze del samsara sono formate dalle tracce karmiche. Stati
d’animo, pensieri, immagini mentali, percezioni, reazioni istintive,”il
senso comune” , e anche il nostro senso d’identità, sono tutti determinati
dai lavori del karma. Per esempio, potresti svegliarti e sentirti depresso.
Fai colazione e ogni cosa sembra andare per il verso giusto, ma rimane un
certo senso di depressione che non sappiamo definire. Si dice in questo
caso che un po’ di karma sta maturando. Le cause e le condizioni arrivano
insieme, nello stesso modo in cui la depressione si manifesta. Potrebbero
esserci cento ragioni perché questa depressione debba venire proprio
questa mattina, e potrebbe manifestarsi in una miriade di modi. Potrebbe
rivelarsi durante la notte per mezzo di un sogno.
Nel sogno, le tracce karmiche si manifestano inibite dalla mente razionale
con la quale spesso razionalizziamo una sensazione o una fuggevole
immagine mentale. Protremmo pensare al processo in questo modo:
durante il giorno la coscienza illumina i sensi ed esperiamo il mondo,
tessiamo gli impulsi dei sensi e le esperienze psichiche nell’intero
significato della nostra vita. Durante la notte la coscienza si ritira dai
sensi e risiede alla base. Se abbiamo sviluppato con la pratica una forte
presenza mentale, e fatto molta esperienza del vuoto, se abbiamo
sviluppato la natura luminosa della mente, allora saremo risvegliati in
questa pura, lucida chiarezza. Ma per molti di noi la coscienza illumina le
impurità, le tracce karmiche, e queste si manifestano come un sogno. Le
tracce karmiche sono analoghe a fotografie che scattiamo per ogni
esperienza. Ogni reazione di brama o avversione ad ogni esperienza –
dalle memorie, sensazioni, percezioni dei sensi, ai pensieri- è come
scattare una foto. Nella camera oscura del nostro sonno sviluppiamo la
pellicola. Quelle immagini che sono sviluppate in una particolare notte,
verranno determinate dalle cause secondarie recentemente incontrate.
Alcune immagini o tracce sono accese nel profondo dalle forti reazioni
sebbene altre, che risultano dalle esperienze superficiali, lasciano solo un
debole residuo. La nostra coscienza come la luce di un proiettore,
illumina le tracce che sono state stimolate e si manifestano come
immagini ed esperienze del sogno. Le mettiamo insieme come i
fotogrammi di un film, questa è la maniera di lavorare della nostra psiche,
costruendo significati, che risultano in una struttura narrativa dalle
tendenze condizionate e identità abituali: il sogno.

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Lo stesso processo accade continuamente durante la veglia, costruendo
ciò che comunemente pensiamo sia “la nostra esperienza.” Le dinamiche
sono facili da capire in sogno, perché possono essere osservate libere
dalle limitazioni del mondo fisico e dalla coscienza razionale. Durante il
giorno, sebbene ancora occupati nello stesso processo di costruzione del
sogno, proiettiamo questa attività interna della mente sul mondo e
pensiamo che le nostre esperienze siano “reali” ed esterne rispetto alla
nostra mente. Nello yoga del sogno, questa comprensione del karma, è
utilizzata per allenare la mente a reagire in maniera differente
all’esperienza, dando i suoi frutti in nuove tracce karmiche dalle quali
sono generati i sogni molto favorevoli alla pratica spirituale.
Anche la pratica del sogno ci fornisce un metodo per bruciare i semi del
karma futuro. Se noi restiamo lucidi durante un sogno, possiamo
permettere alle tracce karmiche di liberarsi come appaiono e non
continueranno oltre a manifestarsi nella nostra vita come stati negativi.
Allo stesso modo che nella vita di veglia, ciò accade solamente se noi
riusciamo a restare nello stato di risveglio non dualistico del rigpa*, la
chiara luce della mente. Se questo non è possibile per noi, possiamo
ancora sviluppare le tendenze scegliendo comportamenti spirituali
positivi anche nei nostri sogni, fino a che non riusciamo completamente
ad andare aldilà delle preferenze e del dualismo. Finalmente, possiamo
purificare le impurità fino a che non ne rimane nessuna, senza film, senza
influenze karmiche nascoste che colorano e formano la luce della nostra
coscienza. Siccome le tracce karmiche sono le radici dei sogni, quando
sono interamente consumate, rimane solo la pura luce della presenza
mentale: niente film, niente storie, niente sognatore e niente sogno, solo
la fondamentale natura illuminata che è assoluta realtà. Questo è il motivo
per il quale l’illuminazione è la fine dei sogni ed è conosciuta come
“risveglio”.

I SEI REGNI DELL’ESISTENZA CICLICA

Secondo gli insegnamenti, ci sono sei regni dell’esistenza (loka)* nei


quali tutti gli esseri delusi esistono. Questi sono i regni degli dei, semidei,
umani, animali, spiriti famelici, ed esseri infernali. Fondamentalmente i
regni sono sei dimensioni della coscienza, sei dimensioni dell’esperienza
possibile. Si manifestano in noi individualmente come le sei emozioni
negative: rabbia, avarizia, ignoranza, gelosia, orgoglio e piacevole
distrazione. (La piacevole distrazione è lo stato emotivo di quando le altre
cinque emozioni sono presenti in uguale misura, armoniosamente
bilanciate.) I sei regni non sono, come sempre, solo categorie
dell’esperienza emotiva, ma sono anche regni di fatto, nei quali gli esseri
sono nati, semplicemente come noi siamo nati nel regno umano o un

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leone è nato nel regno animale. Ogni regno può essere inteso come una
continuità dell’esperienza. Il regno infernale per esempio, trae la sua
origine dall’esperienza emotiva interiore della rabbia e dell’odio, ai
comportamenti radicati nella collera come i conflitti e le guerre, alle
istituzioni di regime, pregiudizi e preconcetti costruiti sull’ostilità come le
organizzazioni militari, il disprezzo razziale, e l’intolleranza, fino al
regno di fatto nel quale gli esseri esistono. Un nome per designare la
totalità di questa dimensione dell’esperienza, dall’emotività individuale al
regno di fatto, è “inferno”.
Come i sogni, i regni sono manifestazioni di tracce karmiche, ma nel caso
dei regni, le tracce karmiche sono collettive al posto che individuali.
Siccome, il karma è collettivo, gli esseri in ogni regno condividono
esperienze simili in un mondo consensuale, così come partecipiamo ad
esperienze simili con altri umani. Il karma collettivo crea corpi e sensi e
capacità mentali che permettono agli individui di partecipare a
potenzialità e categorie dell’esperienza condivise rendendo allo stesso
tempo impossibili altri tipi di esperienza. I cani, ad esempio, possono
sentire collettivamente suoni che gli umani non sentono, e gli umani
fanno esperienza del linguaggio in un modo che per i cani è impossibile.
In ogni caso i regni sembrano essere distinti e solidi, così come ci appare
il mondo, in realtà sono onirici e inconsistenti. Sono interdipendenti uno
con l’altro e noi siamo connessi con ognuno. In noi abbiamo i semi della
rinascita negli altri regni, e quando facciamo esperienza delle differenti
emozioni partecipiamo ad alcune delle caratteristiche qualità e sofferenze
predominanti in altri regni. Quando siamo presi dal nostro orgoglio o
dalla rabbia o dall’invidia, per esempio, facciamo esperienza delle qualità
caratteristiche del regno dei semi dei. Talvolta le persone, hanno nella
loro costituzione l’inclinazione verso una dimensione: più animale, o più
spirito famelico, o più della natura di dio, o ancora più semi-dio. Risulta
evidente dai tratti fondamentali del loro carattere, e può essere
riconosciuto dal modo in cui parlano, in cui camminano, e dalle loro
relazioni. Potremmo riconoscere persone che sembrano sempre essere
prigioniere nel regno degli spiriti famelici: non ne hanno mai abbastanza,
hanno sempre fame di qualcosa in più per tutto – di più dai loro amici, dal
loro ambiente, dalla loro vita- ma non possono mai essere soddisfatti.
Oppure, può darsi che conosciamo qualcuno che assomiglia ad un essere
infernale: arrabbiato, violento, nebulosamente perso in tanta ambascia.
Più comunemente, la gente assume nella propria costituzione gli aspetti di
tutte le dimensioni.
Come queste dimensioni della coscienza si rivelano nelle emozioni, così
diviene lampante quanto siano universali. Per esempio, ogni cultura
conosce la gelosia. L’apparenza della gelosia potrebbe avere diversi
aspetti perché la manifestazione emotiva è un modo di comunicare, un

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linguaggio fatto di gesti, determinato sia dalla biologia che dalla cultura, e
la cultura determina le variabili. Tuttavia, il sentimento della gelosia è lo
stesso ovunque. Nel buddismo Bon, questa universalità è spiegata e
correlata con la realtà dei regni.
Le sei emozioni negative non hanno la pretesa di costituire una lista
esaustiva delle emozioni. Sarebbe inutile cercare di definire in quale
regno collocare la tristezza o la paura. La paura può appartenere a
qualsiasi regno come la tristezza o la rabbia, o la gelosia o l’amore.
Ciononostante le emozioni negative sono esperienze affettive che
facciamo, e sono le caratteristiche esperienze affettive dei regni, sono
anche dei punti chiave che tratteggiano l’intera dimensione
dell’esperienza, la continuità dall’esperienza emotiva individuale ai regni
di fatto. Ciascuna di queste dimensioni circoscrive le maggiori probabilità
dell’esperienza, includendo le diverse esperienze emotive.
Le sei qualità della coscienza sono chiamate sentieri perché portano da
qualche parte: ci portano nei luoghi della nostra rinascita, come anche nei
differenti regni dell’esperienza di questa vita. Quando un essere si
identifica con, o è catturato da, una delle emozioni negative, vi appartiene
sicuramente. In definitiva, questo è il modo in cui lavora il karma. Per
esempio, per il fatto di essere nati uomini, dobbiamo essere stati
fortemente coinvolti in una disciplina morale nelle vite precedenti. Anche
nelle culture popolari ciò è espresso dal fatto che secondo l’opinione degli
anziani una persona non è capace di amore fino a che non è considerata
essere “pienamente adulta”. Se viviamo una vita caratterizzata dalle
emozioni negative di odio o rabbia, facciamo esperienza di un risultato
differente: siamo rinati all’inferno. Ciò accade tanto quanto, l’essere che
potrebbe essere nato nel regno infernale, lo è anche psicologicamente.
Legarsi alla dimensione dell’odio produce esperienze che anche nella vita
chiamiamo infernali.
Sia chiaro che ciò non significa che tutti gli umani cerchino di evitare
queste esperienze. Il karma potrebbe influenzare così profondamente una
persona nella dimensione dell’esperienza che l’emozione negativa diventa
attraente. Pensate a tutti gli “intrattenimenti” pervasi di odio, omicidi e
guerra. Possiamo sviluppare un gusto per questo. Diciamo “ la guerra è
infernale”, ma ancora molti di noi la evocano. I nostri preconcetti, che
seguono una o l’altra di queste dimensioni, possono anche essere indotti
dalla cultura. Per esempio, in una società nella quale il guerriero
arrabbiato è considerato eroico, potrebbe trascinarci in questa direzione.
Questo è un esempio dell’ignoranza culturale descritta prima.
Nondimeno, i regni possono apparire non realistici agli occidentali, la
manifestazione dei sei regni, può essere riconosciuta nella nostra
esperienza, nei nostri sogni e nelle nostre vite diurne, e nelle vite di quelli
che ci stanno vicino. Qualche volta, ad esempio potremmo sentirci

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perduti, sappiamo come svolgere la nostra routine giornaliera, ma il
significato ci sfugge. La capacità di capire sembra essersene andata, non
per mezzo della liberazione, ma per mancanza di comprensione. Abbiamo
sogni di essere nel fango, o in un posto buio, o in mezzo ad una strada
senza insegne. Arriviamo in una stanza senza uscita, o siamo confusi a
proposito della direzione da prendere. Questa potrebbe essere
un’espressione dell’ignoranza, il regno animale. (Questa ignoranza non è
la stessa dell’ignoranza innata. Al contrario è intorpidimento, assenza di
intelligenza).
Esperiamo qualcosa del regno degli dei quando ci perdiamo nelle
distrazioni piacevoli, apprezziamo indefiniti periodi di piacere e allegria.
Ma questi periodi, comunque arrivano ad una fine. E mentre svaniscono,
la nostra coscienza ne rimane intrappolata. Dovremmo rimanere in una
specie di superficialità ed evitare di guardare troppo in profondità nella
situazione intorno, per evitare di diventare coscienti della sofferenza che
ci circonda. E’ bello apprezzare i periodi piacevoli della vita, ma se non
pratichiamo, non continuiamo a liberarci dalla costrizione delle false
identità, in fine passeremo attraverso periodi spiacevoli e cadremo in uno
stato difficile, impreparati, dove facilmente ci potremo perdere in un
qualche tipo di sofferenza. Alla fine di una festa o di una giornata
veramente soddisfacente c’è spesso una specie di abbattimento o
depressione nel ritorno a casa. Oppure dopo un felice week-end ci
potremmo sentire sviliti quando ritorniamo al lavoro.
Tutti noi abbiamo periodi in cui viviamo i diversi regni: la gioia del regno
degli dei, forse mentre siamo in vacanza o stiamo passeggiando con gli
amici, il dolore dell’avarizia quando vediamo qualcosa che pensiamo
dovremmo avere, la vergogna dell’orgoglio ferito, il rammarico della
gelosia, l’amarezza infernale dell’odio, l’ottusità e la confusione
dell’ignoranza. Ci spostiamo facilmente e velocemente da un regno
all’altro. Tutti abbiamo avuto l’esperienza di essere di buon umore, in
connessione con il regno degli dei; il sole splende, la gente ci appare
bella, ci sentiamo a nostro agio con noi stessi. Poi riceviamo cattive
notizie o un amico dice qualcosa che ci urta. Tristemente il mondo
sembra essere cambiato. Le risate si disperdono, il cielo è freddo e
indifferente, non per molto troviamo che gli altri siano attraenti e neanche
noi sembriamo felici. Abbiamo modificato le dimensioni dell’esperienza
e il mondo sembra essere cambiato con noi. Solo facendo così gli esseri
degli altri regni rimangono connessi con tutti i regni; sia un gatto che un
semi-dio potrebbe provare rabbia, gelosia, fame di emozioni, e così via.
Anche durante le nostre vite di sogno, facciamo esperienza dei sei regni.
Solamente il modo in cui le sei emozioni negative determinano la qualità
dell’esperienza durante il giorno, formano il sentimento e il contenuto dei

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sogni. I sogni sono di una varietà infinita, ma tutti i sogni karmici sono
connessi ad uno o più dei sei regni.
Segue una breve descrizione dei sei regni. Tradizionalmente, i regni sono
presentati come una descrizione di luoghi e una descrizione degli esseri
che abitano tali luoghi. Gli inferi, per esempio, sono diciotto, nove caldi e
nove freddi. Tutti i dettagli nelle descrizioni tradizionali hanno un
significato, ma in questo contesto, stiamo cercando di focalizzare
l’attenzione sulle esperienze dei regni, a partire da ora, nella nostra vita.
Siamo connessi energeticamente con ogni dimensione dell’esperienza per
mezzo di centri (chakras*) nel corpo. Le zone sono riportate sotto. I
chakras sono importanti in molte pratiche differenti e giocano un ruolo
importante nello yoga del sogno.

IL REGNO INFERNALE

La rabbia è il seme dell’emozione del regno infernale. Quando le tracce


karmiche della collera si manifestano, lo fanno in molti modi diversi,
come l’avversione, la tensione, il risentimento, il criticismo, il litigio e la
violenza. Molta della distruzione delle guerre è causata dalla rabbia, e
tanta gente muore ogni giorno a causa della collera. E ancora la rabbia
non risolve nessun problema. Quando essa emerge perdiamo il controllo e
la lucidità. Quando siamo intrappolati o vittime dell’odio, della violenza e
della rabbia, stiamo partecipando al regno infernale.
Il centro energetico della rabbia è nella pianta dei piedi. L’antidoto alla
rabbia è il puro e incondizionato amore, che può venire solo da un sé
incondizionato.
Secondo la tradizione, si dice che gli inferi siano composti da nove inferi
caldi e nove inferi freddi. Gli esseri che vivono là soffrono
immensamente, essendo torturati dalla morte e ritornando
istantaneamente alla vita, una dietro l’altra.

IL REGNO DEGLI SPIRITI FAMELICI

L’avarizia è il seme emotivo nel regno degli spiriti famelici (preta).


L’avidità emerge come una sensazione di eccessivo bisogno che non può
essere soddisfatto. Il tentativo di appagare l’avidità è come bere acqua
salata quando si ha sete. Quando perduti nell’avarizia guardiamo al di
fuori invece che all’interno di noi stessi per trovare soddisfazione, ancora
non troviamo abbastanza per riempire il vuoto da cui vorremmo fuggire.
La vera fame è quella che sentiamo per la conoscenza della nostra vera
natura.

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L’avidità è associata con i desideri sessuali; il suo centro di energia nel
corpo è il chakra sotto i genitali. La generosità, l’aprirsi donando ciò che
gli altri necessitano, allenta il difficile nodo dell’avarizia.
I preta sono tradizionalmente rappresentati come esseri con una immensa,
pancia cupida e una piccola gola e una piccola bocca. Qualcuno abita in
lande desolate dove non c’è traccia d’acqua da centinaia d’anni. Altri
potrebbero trovare cibo e bevande, ma se deglutiscono anche solo un po’
attraverso le loro piccole bocche, il cibo scoppierebbe in fiamme nei loro
stomaci causando molta sofferenza. Ci sono molti modi di soffrire per i
preta, ma tutti sono il risultato della spilorceria e opposizione alla
generosità verso gli altri.

IL REGNO ANIMALE

L’ignoranza è il seme del regno animale. E’ conosciuta come una


sensazione d’essere perduti, cupi, incerti o inconsapevoli. Molta gente
conosce la cupezza e la tristezza che mettono radici nell’ignoranza;
sentono un bisogno ma non sanno ancora cosa vogliono o cosa fare per
soddisfare sé stessi. In occidente, la gente è spesso considerata felice se è
continuamente occupata, ma anche allora potremmo essere persi
nell’ignoranza proprio nel mezzo dei nostri affari quando non conosciamo
la nostra vera natura. Il chakra associato con l’ignoranza è nel mezzo del
corpo, a livello dell’ombelico. Troviamo la saggezza quando ci volgiamo
all’interno, e veniamo a conoscere il nostro vero sé che è l’antidoto
all’ignoranza.
Gli esseri nel regno animale, sono dominati dalla pesantezza
dell’ignoranza. Gli animali vivono nella paura della costante minaccia
che viene dagli uomini e dagli altri animali. La maggioranza degli animali
è tormentata dagli insetti che scavano nella loro pelle e vivono nella loro
carne. Gli animali domestici sono allattati, soggiogati, castrati, bucati nel
naso, e domati, senza essere capaci di scappare. Gli animali sentono
dolore e piacere ma sono dominati dall’ignoranza che li previene dal
guardare attraverso le circostanze della loro vita e trovare la loro vera
natura.

IL REGNO UMANO

La gelosia è l’emozione radicale del regno umano. Siamo posseduti dalla


gelosia, vorremmo avere e tenere per noi ciò che abbiamo: un’idea, una
proprietà, una relazione. Vediamo la sorgente della felicità come qualcosa
di esterno a noi, che ci trasporta con grande attaccamento verso l’oggetto
del desiderio.

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La gelosia è connessa al cuore, il centro del corpo. L’antidoto alla gelosia
è l’apertura del cuore, la disponibilità che emerge quando siamo in
contatto con la nostra vera natura. E’ semplice per noi osservare la
sofferenza del nostro regno. Facciamo esperienza della nascita, della
malattia, della vecchiaia, e della morte. Siamo plagiati dalla perdita
dovuta al cambiamento continuo. Quando otteniamo l’oggetto del nostro
desiderio, lo difendiamo per tenerlo, ma in fine la sua perdita è sicura. Al
posto di esultare della gioia degli altri, spesso cadiamo preda dell’invidia
e della gelosia. Ciò nonostante, la nascita umana è considerata la più
grande buona sorte, perché gli umani hanno la possibilità di ascoltare e
praticare gli insegnamenti, solo una piccola minoranza di noi non trova
mai la strada, e non si avvale di questa grande opportunità.

IL REGNO DEI SEMI-DEI

L’orgoglio è la principale afflizione dei semi-dei (asuras). L’orgoglio è


una sensazione connessa alla realizzazione ed è spesso associata alla
proprietà. Una delle cause della guerra è l’orgoglio degli individui e delle
nazioni che credono di avere la soluzione ai problemi degli altri. C’è un
aspetto nascosto dell’orgoglio che si manifesta qualora crediamo di essere
peggiori degli altri in una capacità o in un tratto particolare del carattere,
un egoismo negativo che ci rende soli, e ci fa sentire lontano dagli altri.
L’orgoglio è associato con il chakra della gola. L’orgoglio è spesso
manifesto nello sdegno delle azioni, e il suo antidoto è la pace sostanziale
e l’umiltà che compaiono quando rimaniamo nella nostra vera natura. Gli
asura apprezzano il piacere e l’abbondanza ma sono tentati dall’avidità e
dall’indignazione. Combattono continuamente con un altro, ma la loro
più grande sofferenza accade quando dichiarano guerra agli dei. Gli dei
sono più potenti degli asura e molto difficili da uccidere. Sono sempre
loro che vincono le guerre, e gli asuras soffrono la devastazione emotiva
dell’orgoglio ferito e dell’invidia nelle quali si sentono diminuiti e nelle
quali, ritornano e sono guidati in futili guerre ancora ed ancora.

REGNO DEGLI DEI

Le distrazioni piacevoli sono il seme del regno degli Dei. Nel regno degli
Dei, le cinque emozioni negative sono presenti in uguale misura,
bilanciate come cinque voci armoniose di un coro. Gli Dei sono perduti
nell’intossicazione dei sensi, nella pigra gioia e nei piaceri dell’ego.
Apprezzano l’intensa abbondanza e i confort della vita che continua lunga
quanto un’eone. Tutto sembra aver bisogno di essere soddisfatto e tutti i
desideri saziati. La verità è semplicemente che per alcuni individui e
società, gli dei s’intrappolano nel piacere e nel perseguimento del piacere.

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Non hanno il senso della realtà rispetto alla loro esperienza. Persi senza
significato in piaceri e divertimenti, sono distratti e non si volgono verso
il sentiero della liberazione. Ma la situazione in fine cambia in accordo al
cambiamento delle cause karmiche che per l’esistenza nel regno degli dei
sono esauste. Finalmente come la morte si avvicina, il dio che muore è
abbandonato dagli amici e dai compagni, che sono incapaci di
confrontarsi con l’evidenza della loro stessa condizione mortale. Il
precedente corpo perfetto invecchia e si deteriora. Il periodo felice è
finito. Con occhi divini il dio riesce a vedere le condizioni del regno di
sofferenza nel quale è fatalmente rinato, e ancora prima della morte
questa sofferenza inizia con la vita che comincia. Il regno degli dei è
associato al chakra sulla sommità del capo. L’antidoto ai piaceri dell’ego
degli dei è provare compassione, che compare spontaneamente attraverso
la consapevolezza fondamentale della realtà di sé e degli altri.

PERCHE’ EMOZIONI “NEGATIVE”?

Molte persone in occidente si sentono sconfortate quando sentono le


emozioni etichettate come negative, ma non sono le emozioni in sé stesse
ad essere negative. Tutte le emozioni aiutano a sopravvivere e sono
necessarie alla varietà dell’esperienza umana, includendo le emozioni di
attaccamento, rabbia, orgoglio, gelosia, e così via. Senza le emozioni non
potremmo essere completamente vivi. Come sempre le emozioni sono
negative nella misura in cui ne diventiamo prigionieri e perdiamo il
contatto con gli aspetti profondi di noi stessi. Sono negative se vi
reagiamo con brama o avversione, perché così soffriamo una limitazione
nella coscienza e nell’identità. Abbiamo visto in questo modo, i semi
delle condizioni negative future che ci imprigionano nei regni della
sofferenza, sia in questa vita che nelle vite successive, dove potrebbe
essere difficile ghermire il viaggio spirituale. E questo risultato è negativo
quando è comparato ad una identità più espansa e in particolare se
rapportato alla liberazione da tutte le false e limitate identità. Questa è la
ragione per cui è importante pensare ai regni, non solo come a emozioni
ma come sei dimensioni della coscienza e dell’esperienza.
Vi sono delle differenze culturali riguardo alle emozioni. Per esempio,
paura e tristezza non sono così di frequente menzionate negli
insegnamenti, anche se gran parte del samsara è sporcato da entrambe. E
il concetto di odio contro se stessi è avulso ai Tibetani, che non hanno
parole per descriverlo. Quando andai in Finlandia, molta gente mi parlò
della depressione. Questo fu in netto contrasto con l’Italia, dove sono
stato, e dove la gente sembra parlare della depressione molto poco. Il
clima, la religione, le tradizioni, e i sistemi di credenze spirituali ci
condizionano e fanno effetto sulla nostra esperienza. Ma il meccanismo

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che soggiace sotto la fissazione – la brama e l’avversione, la proiezione, e
l’interazione duale con quello che proiettiamo- è lo stesso ovunque.
Questo è il negativo nell’esperienza emotiva.
Se abbiamo compreso sinceramente e fatto esperienza della vuota natura
della realtà, non ci dovrebbe essere brama e di conseguenza nessuna
grossolana forma di emozione, ma, ignoranti della vera natura dei
fenomeni, desideriamo le proiezioni della mente come se fossero reali.
Sviluppiamo una relazione duale con le illusioni, proviamo rabbia o
indignazione o qualcun’altra reazione emotiva, in relazione a queste.
Nella realtà non ci sono entità in assoluto separate, bersaglio della nostra
rabbia, o oggetto di qualsivoglia emozione. Siamo noi che creiamo la
storia, le proiezioni, e la rabbia allo stesso tempo.
Spesso in occidente, la comprensione delle emozioni è utilizzata in
psicologia per incrementare le vite delle persone nel samsara. Questo non
è una cosa buona. Come sempre, il sistema Tibetano ha uno scopo
differente ed è molto attento nella comprensione delle emozioni in modo
da poter essere liberi dalle costrizioni e dai punti di vista sbagliati che
tratteniamo attraverso l’attaccamento emotivo. Ancora, questo non vuol
dire che le emozioni sono negative in se stesse, ma che sono negative se
le ingrandiamo e ci aggrappiamo o scappiamo da loro.

3 L’ENERGIA DEL CORPO

Tutte le esperienze, oniriche e di veglia, hanno una base energetica.


Questa energia vitale è chiamata in Tibetano lung*, ma è meglio
conosciuta in occidente nel suo nome sanskrito, prana* . La struttura che
sta sotto ogni esperienza è una precisa combinazione di varie condizioni e
cause. Se siamo capaci di capire perché e in che modo si verifica
un’esperienza, e riconosciamo le sue dinamiche mentali, fisiche, ed
energetiche, allora possiamo riprodurle o alterarle. Questo ci permette di
generare esperienze che sostengono la pratica spirituale e di evitare quelle
a suo sfavore.

PRANA E CANALI

Nella vita diurna ci mettiamo in varie posizioni del corpo senza pensare
ai loro effetti. Quando vogliamo rilassarci e parlare con gli amici, ci
spostiamo in una stanza che contiene comode sedie o divani. Ciò
favorisce l’esperienza di quiete e rilassamento e facilita la conversazione.
Ma quando siamo attivamente coinvolti in una discussione commerciale
andiamo in un ufficio dove le sedie ci tengono in posizione eretta e meno
rilassata. Ciò è molto valido per le intese commerciali e creative. Se
volessimo rimanere in silenzio potremmo andare in veranda sederci

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ancora una volta in un altro tipo di sedia situata in modo tale da poter
godere dello scenario e del venticello. Quando in noi sale la stanchezza
andiamo a letto e prendiamo una postura completamente differente che
induce al sonno.
Similmente, assumiamo varie posture in differenti tipi di meditazione per
modificare il flusso del prana nel corpo attraverso l’utilizzo dei canali*
(tsa*), che sono i condotti di energia nel corpo, e per aprire i diversi punti
focali chiamati chakras. Facendo questo si richiamano vari tipi energia. E
tale disciplina è anche la base per i movimenti yoga. Guidando
consciamente l’energia nel nostro corpo concediamo alla pratica
meditativa uno sviluppo più facile e rapido invece che di affidarci alla
sola mente. E’ utile anche per superare certi ostacoli della pratica. Senza
l’uso della conoscenza del prana e del suo movimento nel corpo, la mente
potrebbe divenire un riflesso dei suoi stessi processi.
Canali, prana, e chakras sono coinvolti nella morte quanto lo sono nella
vita. La maggioranza delle esperienze mistiche tanto quanto le esperienze
nello stato intermedio dopo la morte, dipendono dall’apertura e dalla
chiusura dei punti energetici. Molti libri che riportano i fenomeni di
esperienze oltre la morte contengono descrizioni di varie luci e visioni
che alcuni sperimentano quando cominciano il processo di morte.
Secondo la tradizione Tibetana, questi fenomeni avvengono con il
movimento del prana. I canali sono associati a elementi differenti; durante
la dissoluzione degli elementi nella morte, a seconda dei canali che si
deteriorano, l’energia liberata si manifesta sotto forma di luce e colore.
Gli insegnamenti entrano nei tanti dettagli a proposito di quale luce
colorata corrisponde alla dissoluzione di quale canale, dove si trova nel
corpo, e con quale emozione è correlata.
C’è una varietà considerevole di come queste luci appaiono alle persone
nella morte, perché sono connesse con gli aspetti della coscienza delle
emozioni negative e della saggezza positiva. Comunemente le persone
sperimentano varie emozioni al momento della morte, ma l’emozione
dominante determina le luci e i colori in cui si manifesta. C’è spesso, per
primo, solo un’esperienza di luci colorate in cui il colore è quello
primario, ma potrebbe anche esserci il caso in cui predominano pochi
colori, o che ci sia una combinazione di tanti colori. In questo modo la
luce comincia a formare differenti immagini, come fa col sogno: case,
castelli, mandala, gente, divinità, o infine qualsiasi cosa d’altro. Quando
stiamo morendo, potremmo relazionarci tanto a delle visioni quanto a
delle entità samsariche, nel cui caso, siamo posseduti dalle nostre reazioni
ad esse, muovendoci verso la nostra prossima nascita, o se ci
relazioniamo ad esse in qualità di esperienze meditative, ci concederemo
l’opportunità della liberazione, o infine la possibilità di influenzare
coscientemente la nostra nascita successiva in una direzione positiva.

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CANALI (TSA)

Ci sono tanti tipi differenti di canali nel corpo. Siamo a conoscenza dei
maggiori canali per merito degli studi di anatomia medica, dai quali
apprendiamo la circolazione sanguigna, il sistema linfatico, i fasci
nervosi, e così via. Ci sono anche altri canali, come quelli riconosciuti
dall’agopuntura, che sono i condotti delle forme più sostanziali di prana.
Nello yoga del sogno familiarizziamo con una sottile energia psichica che
soggiace sia alla saggezza che alle emozioni negative. I canali che
conducono questa sottilissima energia non possono trovarsi nella
dimensione fisica ma possiamo diventarne coscienti.
Ci sono tre canali radice. I sei maggiori chakras sono situati in
corrispondenza di questi tre canali. Da questi sei chakras trecentosessanta
diramazioni si espandono attraverso il corpo. I tre canali radice sono,
nelle donne, il canale rosso nella parte destra del corpo, il canale bianco
nella sinistra, e il canale centrale blu. Negli uomini, il canale destro è
bianco e quello sinistro è rosso. I tre canali radice si congiungono circa
quattro pollici sotto l’ombelico. I due canali laterali, che hanno il
diametro di una matita, salgono dai lati davanti alla spina dorsale fino al
cervello, s’intrecciano sotto il teschio fin sopra la testa, arrivando
all’apertura delle narici. Il canale centrale sale diritto in mezzo agli altri
due canali, davanti alla spina dorsale. E’ del diametro di una canna e si
apre lievemente dall’area del cuore fino alla sommità del capo, dove
finisce. Il canale bianco (alla destra negli uomini e alla sinistra nelle
donne) è il canale attraverso cui scorrono le energie delle emozioni
negative. Talvolta è conosciuto come il canale del metodo. Il canale rosso
(a sinistra negli uomini e a destra nelle donne) è il condotto per le energie
positive o per la saggezza. Quindi, nella pratica del sogno, gli uomini
dormono sulla loro parte destra e le donne sulla loro parte sinistra, in
modo da fare pressione sul canale bianco e conseguentemente chiuderlo
delicatamente mentre si apre il canale rosso della saggezza. Ciò
contribuisce a migliorare le esperienze di sogno, includendo una
maggiore esperienza emozionale positiva e una grande lucidità.
Il canale centrale blu è il canale della non dualità. Ed e’ nel canale
centrale che l’energia della consapevolezza primordiale (rigpa) si muove.
Infine, la pratica dei sogni porta la coscienza e il prana nel canale
centrale, dove ci sono sia le esperienze negative che le esperienze
positive. Quando questo accade lo studente realizza l’unità di tutte le
apparenti dicotomie. Generalmente quando le persone hanno esperienze
mistiche, grandi esperienze di grazia o di vuoto o di chiarezza o rigpa, a
livello energetico sono centrate nel canale di mezzo.

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PRANA (LUNG)

Sognare è un processo dinamico. Al contrario delle immagini statiche di


una pellicola che usiamo come metafora, le immagini di un sogno sono
fluide: si muovono, gli esseri parlano, i suoni vibrano, le sensazioni sono
vivide. Il contenuto del sogno è formato dalla mente, ma la base della
vitalità e l’animazione del sogno, sono attribuiti al prana. La traduzione
letterale della parola Tibetana prana, polmone, è “vento”, ma è molto più
esauriente chiamarlo la forza vitale del vento.
Prana è l’energia fondamentale di tutta l’esperienza dell’intera vita. In
oriente, la gente pratica le posizioni yoga e vari esercizi di respirazione
per rendere forte e raffinare la forza del vento vitale al fine di bilanciare il
corpo e la mente. Alcuni degli antichi insegnamenti Tibetani descrivono
due differenti tipi di prana: il prana karmico e la saggezza del prana.

PRANA KARMICO

Il prana karmico è la base energetica delle tracce karmiche prodotte come


risultato di tutte le azioni positive, negative e neutre. Quando le tracce
karmiche sono attivate dalle cause secondarie appropriate, il prana
karmico rivitalizza queste tracce e gli permette di influenzare la mente, il
corpo e i sogni. Il prana karmico è l’energia vitale di entrambe le energie
negative e positive in entrambi i canali laterali.
Quando la mente è instabile, distratta, o senza capacità di concentrazione,
il prana karmico si muove. Ciò significa, per esempio, quando
un’emozione si presenta e la mente non ne ha il controllo, il prana
karmico porta la mente dovunque vuole. La nostra attenzione si sposta
qua e là, spinta e attirata dall’avversione e dal desiderio.
E’ necessario sviluppare la stabilità mentale sulla via della spiritualità, per
rendere la mente forte, presente e attenta. Di conseguenza, anche quando
le forze delle emozioni negative emergono, non siamo sospinti dai venti
del karma verso le distrazioni. Nello yoga del sogno, per prima cosa
dobbiamo sviluppare l’abilità dei sogni lucidi, dobbiamo essere
sufficientemente stabili nella presenza mentale, per rendere stabili i sogni
prodotti dal movimento del prana karmico e infine avere il controllo del
sogno. Fino a che la pratica non è sviluppata abbastanza, il sognatore
controllerà qualche volta i sogni, e qualche altra volta i sogni avranno il
controllo del sognatore.
Nonostante ciò, qualche psicologo occidentale crede che il sognatore non
possa controllare il sogno, secondo gli insegnamenti Tibetani questa è
una visione errata. E’ meglio per il sognatore lucido e cosciente
controllare il sogno che esserne controllato. Lo stesso vale per i pensieri:

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è meglio per il pensatore controllare i pensieri che per i pensieri
controllare il pensatore.

TRE TIPI DI PRANA KARMICO

Alcuni testi di yoga Tibetano riportano tre tipi di prana karmico: prana
soffice, prana ruvido e prana naturale. Il prana soffice si riferisce alla
saggezza virtuosa, che scorre attraverso il canale rosso della conoscenza.
Il prana ruvido si riferisce al prana delle emozioni negative, che scorre
attraverso il canale bianco.
Il prana neutro, come suggerisce il suo nome, non è ne virtuoso né non
virtuoso, ma è ancora prana del karma. Pervade il corpo. L’esperienza del
prana neutro conduce il praticante in direzione dell’esperienza del prana
naturale e primordiale, che non è prana karmico ma l’energia della rigpa
non duale che risiede nel canale centrale.

IL PRANA DELLA SAGGEZZA

Il prana della saggezza (ye lung), non è prana karmico, non dev’essere
perciò confuso con il prana della saggezza virtuosa, descritto nel
paragrafo precedente.
Nel primo momento di qualsiasi esperienza, prima che si formi una
reazione, c’è solamente la pura percezione. Il prana coinvolto in questa
chiara esperienza è il prana primordiale della conoscenza, l’energia
antecedente che soggiace libera dalla brama e dall’avversione. Questa
pura esperienza non lascia traccia e non è causa di nessun sogno. Il prana
della saggezza scorre nel canale centrale ed è l’energia del Rigpa. Questo
momento è molto breve, un flash di esperienza pura della quale siamo
spesso incoscienti. Al contrario, è la nostra reazione a questo momento, la
nostra brama e avversione, che pensiamo sia la nostra esperienza.

ATTIVITA' PRANICA

Un insegnate Tibetano Long-chen-pa in un testo dice che ci sono 21,600


movimenti del prana durante ogni singolo giorno. Sia, che lo prendiamo
alla lettera o meno, lo stato di fatto indica l’enorme attività del prana e dei
pensieri che si formano ogni giorno.

BILANCIARE IL PRANA

Questa è una semplice pratica che si può fare per bilanciare il prana: gli
uomini dovrebbero usare il dito anulare sinistro per chiudere la narice
sinistra e soffiare forte dalla narice destra. Immaginate che tutto lo stress

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e le emozioni negative fuoriescano con l’espirazione. Quindi chiudete la
narice destra con il dito anulare destro ed inspirate profondamente, piano
e delicatamente, attraverso la narice sinistra. Dopo l’inspirazione, lasciate
che tutta l’aria, il prana, pervada il vostro intero corpo mentre trattenete il
respiro per un breve periodo. Dopo di che, espirate gentilmente e
rimanete in uno stato di quiete.
Le donne dovrebbero invertire l’ordine. Cominciate chiudendo la narice
destra con il dito anulare destro ed espirate con convinzione dalla narice
sinistra, vuotando i polmoni. Quindi chiudete la narice sinistra con il dito
anulare sinistro e con calma inspirate profondamente attraverso la narice
destra, respirando nella quiete del prana della saggezza. Restate nella
quiete che pervade il vostro corpo. Poi espirate gentilmente e rimanete in
uno stato di pace.
Ripetere questo esercizio per diverse volte bilancerà l’energia. Il prana
ruvido delle emozioni viene espirato dal canale bianco e il prana della
felice saggezza viene inspirato nel canale rosso. Permettendo al prana
naturale di pervadere il corpo intero. Perseverate in questa calma.

IL PRANA E LA MENTE

Tutti i sogni sono connessi con uno o più dei sei regni. La relazione
energetica tra la mente e il regno avviene attraverso dei luoghi specifici
nel corpo. Com’è possibile? Affermiamo che la coscienza sia oltre la
forma, il colore, il tempo o il tatto, perciò come può essere connessa ad
un posto nello spazio? La mente fondamentale va oltre ogni ragionevole
distinzione, tuttavia le qualità che emergono nella coscienza sono
influenzate dai fenomeni dell’esperienza.
Possiamo approfondire la questione da soli. Andate in un qualche posto
pacifico, un magnifico tempio dove aleggiano canti e profumi d’incenso,
o una verde grotta dietro una piccola cascata. Quando entriamo in un
posto siffatto, è come se ricevessimo una benedizione. La qualità
dell’esperienza è influenzata poiché l’ambiente fisico incide sullo stato
della coscienza. Questo vale anche per le influenze negative. Mentre
visitiamo un luogo che è stato sito di atrocità proviamo sconforto;
diciamo questo posto ha “energie negative”.
Lo stesso avviene internamente, dentro i nostri corpi. Quando parliamo di
portare la mente in un chakra, in quello del cuore per esempio, cosa
intendiamo dire? Cosa significa per la mente essere da qualche parte? La
mente non è qualcosa che può essere localizzato nel senso che può essere
contenuto in una piccola area. Quando “poniamo” la mente da qualche
parte, stiamo focalizzando la nostra attenzione: stiamo creando immagini
nella nostra mente o spostiamo l’attenzione verso un oggetto. Quando
focalizziamo l’attenzione su qualcosa, l’oggetto dell’attenzione influenza

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la qualità della coscienza e avvengono cambiamenti in correlazione con il
corpo.
Questo principio è alla base delle pratiche terapeutiche che fanno uso
dell’immaginazione. Le visualizzazioni apportano cambiamenti nei nostri
corpi. La ricerca in occidente sta dimostrando la validità di questa
affermazione, e la medicina occidentale al momento sta usando le
potenzialità della visualizzazione anche per malattie gravi come il cancro.
La terapia nella tradizione Bon usa spesso la visualizzazione degli
elementi: fuoco, acqua, e vento. Piuttosto che allontanare i sintomi del
disagio, i seguaci del Bon tentano di purificare il condizionamento
sottilmente nascosto della mente, le emozioni negative e le tracce
karmiche che si crede creino la suscettibilità al disagio.
Per esempio, potremmo visualizzare un fuoco intenso in risposta ad una
malattia. Visualizziamo forme triangolari rosse e tentiamo di fare
esperienza del calore sul piano immaginario - così intensamente come se
provenisse da un vulcano- muovendolo attraverso i nostri corpi come le
onde di una fiamma. Potremmo fare particolari esercizi di respirazione
per generare ancora più calore. In questo modo usiamo la mente e le sue
immagini per incidere sul corpo, sulle emozioni e sull’energia. E c’è un
risultato anche se non abbiamo esercitato imposizioni nel mondo esterno.
Allo stesso modo in cui la medicina occidentale potrebbe usare la
chemioterapia per tentare di bruciare le cellule tumorali, noi usiamo il
fuoco interno per bruciare le tracce karmiche.
Perché la pratica sia efficace, l’intenzione deve essere più chiara
possibile. Non è un semplice processo meccanico, piuttosto si tratta di
una persona che usa la comprensione del karma, della mente, e del prana
per aiutare la cura. Questa pratica ha il vantaggio di tentare di risolvere la
causa del disagio al posto che i sintomi, e di liberare da effetti collaterali.
Di sicuro, è buona cosa avvalersi anche della medicina occidentale
quando è possibile. Tuttavia invece che limitarsi ad un sistema
particolare, è meglio usare qualsiasi cosa sia di beneficio.

I CHAKRA

Nella pratica del sogno, dirigiamo la nostra attenzione in aree differenti


del corpo: il chakra della gola, della fronte, del cuore, e il chakra segreto,
sotto i genitali. Un chakra è una ruota di energia, il punto nevralgico di
connessioni energetiche. Ci sono canali di energia che s’incontrano in
posizioni peculiari del corpo; le congiunzioni dei canali formano i
modelli energetici che costituiscono i chakra. I maggiori chakra sono
situati dove s’incontrano molti canali. I Chakra non assomigliano molto
alle immagini che li rappresentano, come loti che si aprono e si chiudono,
che hanno un certo numero di petali e un certo numero di colori. Tali

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immagini sono solo immagini simboliche a supporto della mente – come
le mappe- che usiamo per aiutarci a focalizzare l’attenzione su modelli di
energia che esistono al posto dei chakra. Inizialmente i chakra furono
scoperti attraverso la pratica, attraverso la realizzazione di diversi
praticanti. All’inizio, quando questi praticanti svilupparono le esperienze
dei chakra, non c’era linguaggio adatto a descrivere le loro scoperte per
quelli che non ebbero la stessa esperienza. Furono create delle immagini
che potessero essere usate come metafore visuali, e con cui le altre
persone potessero relazionarsi. Le tante immagini del loto, per esempio,
suggerirono che l’energia attorno ai chakra si espande e si contrae come
un’apertura e una chiusura di un fiore; un chakra fu avvertito in maniera
differente da un altro e queste differenze furono rappresentate con
differenti colori; le esperienze dei vari tipi di concentrazione e
complessità dell’energia nei diversi chakra fu rappresentata attraverso
differenti numeri di petali. Queste metafore visuali divenirono il
linguaggio usato per esprimere l’esperienza dei centri di energia nel
corpo. Quando un nuovo praticante visualizza il giusto numero di petali al
posto giusto nel corpo, con il proprio colore, allora la forza della mente
influisce su questo particolare punto di energia ed è influenzata a sua
volta da questo punto. Quando accade ciò, noi diciamo che la mente e il
prana sono uniti in quel particolare chakra.

IL CAVALLO CIECO E IL FANTINO ZOPPO

Nella notte, quando andiamo a dormire, lo facciamo generalmente con


poca coscienza di quello che sta accadendo. Ci sentiamo semplicemente
stanchi, chiudiamo gli occhi, e ci lasciamo portare via. Potremmo avere
qualche idea a proposito del sonno – sangue al cervello, ormoni, o
qualcosa di questo tipo- ma di fatto il processo di addormentarsi rimane
un mistero inesplorato.
La tradizione Tibetana spiega il processo di addormentarsi usando una
metafora per la mente e il prana. Spesso il prana è rappresentato come un
cavallo cieco e la mente come una persona incapace di camminare.
Separatamente non sono di nessun aiuto, ma insieme creano una unità
funzionale. Quando il cavallo e il fantino sono insieme cominciano a
correre, nella maggior parte dei casi con poco controllo di dove stanno
andando. Possiamo conoscere questo fatto a partire dalla nostra stessa
esperienza: possiamo “porre” la mente in un chakra focalizzando là la
nostra attenzione. Ma non è facile tenere la mente in nessun posto. La
mente è sempre in movimento, la nostra attenzione corre qua e là.
Normalmente, gli esseri nel samsara, il cavallo e il fantino corrono

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ciecamente attraverso una delle sei dimensioni della coscienza, uno dei
sei stati emotivi negativi. Per esempio, nel momento in cui ci
addormentiamo, perdiamo la coscienza del mondo sensoriale. La mente è
portata a vagare sul dorso del cavallo cieco del prana karmico fino a che
non si focalizza in un particolare chakra dove è influenzata da una
peculiare dimensione di coscienza. Può darsi che abbiate avuto una
discussione con il vostro partner e questa situazione (causa secondaria) ha
attivato una traccia karmica associata con il chakra di cuore, che sospinge
la vostra mente in un luogo del corpo. Di conseguenza l’attività della
mente e del prana si manifestano in immagini specifiche e storie di sogno.
La mente non sta ciondolando da un chakra all’altro, piuttosto sta
tratteggiando i posti del corpo e le situazioni della vita che hanno bisogno
di attenzione e cure. Nell’esempio, è come se il chakra di cuore si stia
manifestando attraverso il pianto per chiedere aiuto. La traccia disturbata
sarà assistita attraverso la manifestazione in sogno, e con ciò si estinguerà
esausta. Come sempre, se la manifestazione non trova sfogo mentre il
sognatore è centrato e cosciente, le reazioni ad essa, saranno imposte
dalle tendenze karmiche abituali e creeranno ancora altri semi karmici.
Possiamo pensare per analogia ad un computer. I chakra sono come
diversi files. Ciccate nella directory “Prana e Mente” , e poi aprite il file
del chakra di cuore. L’informazione del file –le tracce karmiche associate
con il chakra di cuore- si dispiega sullo schermo della coscienza. Allo
stesso modo si manifesta il sogno.
Quindi può darsi che una situazione in sogno evochi un’altra risposta che
rivitalizza una emozione differente. Il sogno ora diventa una causa
secondaria che permette ad un’altra traccia karmica di manifestarsi. Ora
la mente viaggia verso sud verso il centro ombelicale ed entra in un regno
differente dell’esperienza. L’indole del sogno cambia. Non siete più
gelosi; ma siete in mezzo ad una strada senza segnaletica o da qualche
parte molto oscura. Vi siete perduti. Provate ad andare da qualche parte
ma non riuscite a trovare la vostra strada. Siete nel regno animale, la
dimensione più vicina all’ignoranza.
Fondamentalmente, è così che il contenuto di un sogno viene a formarsi.
La mente e il prana sono attirati in differenti chakra nel corpo; influenzati
dalle tracce karmiche corrispondenti, le esperienze delle varie dimensioni
della consapevolezza emergono nella mente e determinano il contenuto e
la natura del sogno. Possiamo utilizzare questa conoscenza per osservare
in una maniera diversa i nostri sogni, per essere attenti a quali emozioni e
regni sono connessi in sogno. E’ di grande aiuto anche capire che ogni
sogno offre un’opportunità di guarigione e di pratica spirituale.
Infine, l’intento è quello di stabilizzare la mente e il prana nel canale
centrale invece di permettere alla mente di essere attirata in un chakra
specifico. Il canale centrale è la base energetica delle esperienze del rigpa,

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e le pratiche che svolgiamo nello yoga del sogno sono finalizzate a tenere
la mente e il prana nel canale centrale. Quando succede questo,
rimaniamo nella chiarezza della coscienza e nella ferma presenza.
Sognare nel canale centrale è sognare liberi dalle forti influenze delle
emozioni negative. E’ nella condizione bilanciata che permettiamo ai
sogni di conoscenza e alla chiarezza di manifestarsi.

4 RIASSUNTO: COME SI PRESENTANO I SOGNI

Prima della realizzazione, la vera natura degli individui è oscurata dalla


radice dell’ignoranza che consolida la mente concettuale. Intrappolata
nella visione duale, la mente concettuale divide la scucita unità
dell’esperienza in entità concettuali e poi si rapporta a queste proiezioni
mentali come se avessero un’esistenza propria come fossero esseri e cose
separate. Il dualismo basilare divide l’esperienza tra l’io e l’altro, e a
partire dall’immedesimazione con un aspetto solo dell’esperienza che è
l’io, si sviluppano le preferenze. Ciò risulta evidente dall’emergere
dell’avversione e dal desiderio, che diventano la base per le azioni sia
mentali che fisiche. Queste azioni (karma) lasciano tracce nella mente
individuale sotto forma di tendenze condizionate, dando come risultato
ancor più brama e avversione, che portano a nuove tracce karmiche , e
così via. Questo processo è noto come l’auto perpetuarsi del ciclo
karmico.
Durante il sonno la mente si ritira dal mondo sensoriale. Le tracce
karmiche stimolate quotidianamente da cause secondarie necessarie alla
loro manifestazione, possiedono una energia che è il prana karmico.
Analogamente al cavallo e al fantino, la mente “cavalca” il prana karmico
in quel centro di energia nel corpo che è connesso alle tracce karmiche
attivate. Con ciò, la mente si focalizza su di un chakra particolare. In
questa interdipendenza della mente, dell’energia, e dei significati, la
coscienza s’illumina e viene influenzata dalle tracce karmiche e dalle
qualità dei regni associati. Il prana karmico è l’energia del sogno, la forza
vitale, mentre la mente fabbrica le specifiche espressioni delle tracce
karmiche –il colore, la luce, le emozioni e le immagini- nella storia piena
di significati che è il sogno. Questo è il processo che scaturisce nei sogni
del samsara.

5 IMMAGINI DELLA MADRE TANTRA

Negli insegnamenti della grande perfezione (Dzogchen), la questione è


sempre se riconosciamo o no, la nostra vera natura e realizziamo che i
riflessi di questa natura si manifestano come esperienza. Il sogno è una
proiezione della nostra mente. Ciò è facile da comprendere solo dopo che

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ci siamo risvegliati, e come il Buddha aveva inteso – dopo che si sono
illuminati- le entità e gli oggetti del samsara si rivelano illusori. E
siccome ci vuole la pratica per riconoscere la natura illusoria del sogno
mentre dormiamo, dobbiamo praticare per realizzare la natura illusoria
della vita di giorno. Con qualche conoscenza di come il sogno viene a
formarsi, dovrebbe essere facile capire cosa significa “illusorio” e
“assenza di esistenza intrinseca”, e ancora, è importante e facile da
applicare questa cognizione alla nostra esperienza. Il processo attraverso
cui l’esperienza emerge è sempre la stessa sia che sogniamo sia che siamo
svegli. Il mondo è un sogno, l’insegnante e gli insegnamenti sono un
sogno, il risultato della nostra pratica è un sogno; non c’è luogo dove il
sogno si dissolva fino a che non ci liberiamo nella purezza del rigpa.
Fino ad allora. Continuiamo a sognare noi stessi e le nostre vite sia in
sogno che nella dimensione dell’esistenza fisica.
Non sapere come lavorare con il pensiero, significa essere controllati dai
pensieri. Conoscere come lavorare con il pensiero significa che il
pensiero è portato nella coscienza e usato sia per i buoni propositi e le
azioni virtuose sia nella liberazione della sua vuota essenza. Questo è il
modo in cui il pensiero è utilizzato nel cammino spirituale. Allo stesso
modo, possiamo farci carico della delusione, della sofferenza, e di
qualsiasi altra esperienza durante il cammino. Ma per fare ciò dobbiamo
capire che l’essenza di tutto ciò che appare è il vuoto. Quando
assimiliamo il concetto di vuoto, allora ogni momento della vita diventa
libero e tutte le esperienze diventano pratica spirituale: tutti i suoni
divengono mantra, tutte le forme sono puro vuoto, e tutta la sofferenza è
insegnamento. Questo è quello che significa “trasformarsi nel cammino”.
Sperimentare direttamente che la rabbia non ha una base oggettiva ma è
solo una proiezione della mente, come un sogno, fa si che il nodo della
collera si allenti e non si possa più allacciare. Quando realizziamo che
quello di cui abbiamo paura, invece che un serpente è solo una corda che
abbiamo percepito male, la potenza dell’apparenza scompare. Capire che
le apparenze sono vuota luminosità ci conduce al riconoscimento che la
mente e l’esperienza sono un tutt’uno.
C’è una parola Tibetana, lhun drub, che si traduce come “ perfezione
spontanea”. Sta a significare che non c’è un creatore che produce
qualcosa. Ogni cosa è quello che è, spontaneamente appare dal principio
come una manifestazione perfetta del vuoto e della chiarezza. Come un
cristallo non emette luce: la sua funzione naturale è semplicemente quella
di irradiare luce. Lo specchio non seleziona un volto da riflettere: la sua
natura è di riflettere qualsiasi cosa. Quando capiamo che ogni cosa che
appare, includendo la nostra convenzionale percezione di sé, è solo una
proiezione della mente, allora siamo liberi. Senza questa comprensione, è
come se prendessimo un miraggio per vero, un echo come se fosse un

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suono. Il senso della separazione è forte e diveniamo prigionieri di un
dualismo illusorio.
La madre Tanta, uno dei testi più importanti della tradizione Bon, ci offre
esempi, similitudini, e metafore che possiamo analizzare, per capire
meglio la natura illusoria sia del sogno che della vita di veglia.

Riflesso. Il sogno è una proiezione della nostra mente. Non differisce


dalla mente, così come un raggio di luce solare, non è separato dalla luce
del sole nel cielo. Senza sapere questo, investiamo nel sogno come se
fosse reale, come un leone ruggisce alle sembianze che vede riflesse
nell’acqua. In sogno, il cielo è la nostra mente, la montagna è la nostra
mente; i fiori, la cioccolata che mangiamo, le altre persone, tutto appare
come la nostra mente lo riflette.

Lampi. Nel cielo notturno, lampeggiano i fulmini. Le montagne sono


debolmente illuminate, ogni vetta sembra un oggetto separato, ma quello
che stiamo veramente sperimentando è un singolo barbaglio di luce che
riverbera sui nostri occhi. Solo questo, gli oggetti che sembrano separati
in un sogno, sono in realtà la singola luce della nostra mente, la luce del
rigpa.

Arcobaleno. Come un arcobaleno, il sogno può essere meraviglioso e


affascinante. Ma è privo di sostanza; è uno schermo luminoso e cambia a
seconda della prospettiva dell’osservatore. Se lo inseguiamo, non
potremmo mai afferrarlo; Non c’è nulla in quella direzione. Il sogno
come un arcobaleno, è una combinazione di condizioni dalle quali sorge
l’illusione.

Luna. Il sogno è come una luna riflessa in varie acque – in uno stagno, in
un pozzo, nel mare-, su tante differenti finestre di una città, e in molti
distinti cristalli. La luna non si sta moltiplicando. C’è solo una luna,
semplicemente come tanti oggetti di un sogno sono una sola essenza.

Magia. Un mago a partire da una singola pietra, può far apparire


dapprima un elefante, poi un serpente, e ancora una tigre. Ma tutti questi
oggetti sono illusori, come gli oggetti di un sogno che sono plasmati dalla
luce della mente.

Miraggio. A seconda delle cause secondarie potremmo vedere un


miraggio nel deserto, una città che brilla o un lago. Ma quando ci
avviciniamo non troviamo nulla. Quando investighiamo nelle immagini
di un sogno, come un miraggio, risultano essere illusioni inconsistenti, un
gioco di luce.

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Echo. Se provochiamo un forte rumore dove ci sono le condizioni per
l’echo, un suono forte ritorna indietro, un suono sottile ritorna come
sottile suono; e uno strano pianto ritorna come pianto strano. Il suono che
sentiamo ritornare è il suono che abbiamo provocato, così semplicemente
ci appare indipendente il contenuto di un sogno, ma esso è solo un
contenuto proiettato dalla nostra mente che ritorna a noi.
Questi esempi sottolineano l’assenza di esistenza intrinseca e l’unità
dell’esperienza con lo sperimentatore. Negli insegnamenti dei sutra
chiamiamo questo “vuoto”, nei tantra “illusione” e nello Dzogchen “la
singola sfera.” L’io e l’oggetto dell’esperienza non sono due cose
separate. Il mondo con o senza di noi è la nostra manifestazione. Tutti noi
condividiamo lo stesso mondo perché condividiamo lo stesso karma
collettivo. Il modo in cui guardiamo i fenomeni dell’esperienza determina
i tipi di conoscenza che abbiamo e il modo in cui reagiamo a tali
esperienze. Abbiamo fiducia nelle visioni delle entità che possiedono
esistenza innata, che vivono come cose ed esseri separati. Quando
crediamo che qualcosa sia effettivamente là, allora quel qualcosa c’è. Ha
il potere di influenzarci. Costruiamo il mondo al quale diamo risposta.
Quando cessiamo di esistere, il mondo che creiamo si dissolve, non il
mondo che le altre persone abitano. La nostra percezione e il modo in cui
guardiamo qualsiasi cosa cessa con noi. Se dissolviamo la nostra mente
concettuale, la chiarezza sottostante si manifesta spontaneamente.
Quando conosciamo direttamente che non c’è un’esistenza intrinseca sia
in noi stessi che nel mondo, qualsiasi cosa appaia nell’esperienza non ha
poter su di noi. Quando il leone confonde il suo riflesso nell’acqua come
qualcosa di reale, si spaventa e ruggisce; quando capisce la natura
illusoria della rifrazione, non reagisce con paura. Omettendo la vera
comprensione delle cose, reagiamo alle proiezioni illusorie della nostra
mente con brama o avversione e perpetuiamo il karma. Quando
conosciamo la vera inconsistenza della natura, allora siamo liberi.

INSEGNARE METAFORE

La Madre Tantra dice che l’ignoranza del sonno ordinario è come una
stanza buia. Il risveglio è come la fiamma di una lampada. Quando la
lampada è accesa, il buio si stempera e la stanza s’illumina.
L’istruzione attraverso simboli e metafore è la via più efficace di
comunicare insegnamenti spirituali utilizzando il linguaggio. Ma è un uso
del linguaggio che bisogna imparare a capire. Spesso, incontro studenti
che hanno difficoltà con le metafore, così ho voluto aggiungere queste
note su come lavorare al meglio con le metafore e le immagini
simboliche.

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Usare il linguaggio per evocare esperienze sensoriali è molto in uso negli
insegnamenti che sono spiegazioni racchiuse nell’astratto e in concetti
tecnici. Nonostante l’esperienza reale non possa essere comunicata
facilmente in nessun linguaggio, le immagini usate negli insegnamenti
aiutano quando sono percepite maggiormente che attraverso la sola mente
razionale. Queste metafore devono essere saggiate come lo sono le
immagini di una poesia. Devono essere vagliate, ponderate, sperimentate
e integrate nell’esperienza.
Per esempio, quando sentiamo la parola “fuoco,” dovremmo fare
attenzione. Ma dimorando in esso, permettiamo all’immagine di emergere
da dietro la parola, vediamo il fuoco, veniamo a sapere che scotta.
Siccome conosciamo il fuoco meglio che un’astrazione concettuale –
siccome tutti noi abbiamo guardato la fiamma e sentito il calore sulla
pelle- la parola evoca una sensuale esperienza immaginaria. Un fuoco
brucia nella nostra immaginazione.
Se diciamo “limone” e lasciamo che il frutto emerga dalla parola, le
nostre ghiandole salivari cominceranno a reagire. Con “cioccolata”
otterremmo un gusto dolce. Il linguaggio è simbolico. Per essere
pienamente espressivo si ricorre alla memoria, ai sensi e
all’immaginazione. Quando le metafore e i simboli sono usati
nell’insegnamento, il meglio che si possa fare è autorizzarli ad
influenzarci in questo modo. Non pensate solamente alle parole “una
fiamma in un luogo buio” o “un riflesso nello specchio”. Usate i vostri
sensi, il vostro corpo, e la vostra immaginazione per capire. Dobbiamo
andare dall’altra parte dell’immagine, e grazie a ciò seguire la giusta
direzione.
Quando entriamo in una casa illuminata da una lampada non esaminiamo
la lampada, lo stoppino, e l’olio. Semplicemente sperimentiamo la
luminosità della stanza. Provate a fare lo stesso con le metafore
dell’insegnamento. Le nostre menti, preparate al lavoro con le astrazioni e
le logiche, dischiudono la metafora e l’analizzano. Chiediamo troppo alla
metafora. Vogliamo sapere come è arrivata la lampada nella stanza, come
è stata accesa, come è cominciato il vento. Vogliamo sapere che tipo di
specchio è questo, di che cosa è fatto, che cosa c’è fuori dallo specchio
per essere riflesso. Al contrario, lasciamoci prendere dall’immagine;
provando a trovare l’esperienza nascosta nella parola. C’è buio. Una
lampada si è accesa. Tutti noi conosciamo questa esperienza con i sensi e
con il corpo. L’oscurità è rimpiazzata dalla luminosità, questo processo è
chiaro, inconsistente ma conosciuto direttamente. Soffia il vento e la
fiamma è spenta. Noi sappiamo cosa si prova quando la luce si spegne nel
buio.

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SECONDA PARTE

Modi ed Usi dei Sogni

Lo scopo della pratica del sogno è la liberazione, il nostro intento sarebbe


quello di realizzare tutti insieme che cosa c’è oltre il sogno. Ma ci sono
anche usi relativi del sogno che può essere di beneficio nella nostra vita di
tutti i giorni. Questi includono sia l’usare informazioni che collezioniamo
dai sogni sia trarre beneficio direttamente dalle esperienze che abbiamo in
sogno. In occidente, per esempio, l’uso dei sogni in terapia avviene su
larga scala e ci sono molte descrizioni di artisti e scienziati che usano la
creatività dei sogni a vantaggio del loro lavoro. Anche i Tibetani contano
sui sogni in vari modi. Questa sessione descrive alcuni degli usi relativi
dei sogni.

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1 TRE TIPI DI SOGNI

Ci sono tre tipi di sogni che formano una progressione nella pratica del
sognare, ciononostante non una precisa: 1) i sogni ordinari samsarici, 2) i
sogni di chiarezza, e 3) i sogni di chiara luce. I primi due si distinguono
dalle differenze delle loro cause, e in ciascuno, il sognatore potrebbe
essere allo stesso tempo lucido o non-lucido. Nei sogni di chiara luce, c’è
coscienza, ma non dicotomia fra soggetto-oggetto. I sogni di chiara luce
si formano nella coscienza non duale.

I SOGNI SAMSARICI

I sogni che molti di noi hanno la maggior parte delle volte, sono i sogni
che emergono dalle tracce karmiche*. Il significato che troviamo in questi
sogni è il significato che proiettiamo in essi; e sono causati dal sognatore
invece che appartenere al sogno. Questo è quello che avviene con il
significato della nostra vita di veglia. Ciò non significa che i sogni siano
privi di importanza non più di quanto non sia importante la nostra vita di
veglia. Il processo è simile alla lettura di un libro. Un libro è fatto solo di
segni sulla carta, ma siccome gli diamo un senso significativo, possiamo
trarne un significato. E il significato di un libro, come quello di un sogno,
è soggetto ad interpretazione. Due persone possono leggere lo stesso libro
ed avere esperienze completamente differenti; una persona potrebbe
cambiare la sua intera vita, basandosi sul significato che ha trovato in
quelle pagine, mentre un suo amico potrebbe trovare il libro solo
mediamente interessante o per niente interessante. Il libro non è cambiato.
Il significato è proiettato nelle parole dal lettore, e perciò gli ritorna
indietro.

I SOGNI DI CHIAREZZA

A seconda di quanto progresso è stato compiuto nella pratica, i sogni


diventano chiari e più dettagliati, e possiamo ricordarne una buona parte.
Ciò è il risultato che dipende da quanta coscienza abbiamo portato nello
stato di sogno. Oltre a questa accresciuta coscienza nei sogni regolari, è
un secondo stato di sogno conosciuto come sogno di chiarezza che
emerge quando la mente e il prana sono bilanciati e il sognatore ha
sviluppato la capacità di rimanere in uno stato di presenza non-personale.
A differenza del sogno samsarico, nel quale la mente scivola qua e là a
causa del prana karmico, nel sogno di chiarezza il sognatore è stabile.
Nonostante ciò le immagini e le informazioni emergono, e sono basate di
meno sulle tracce karmiche personali, in alternativa la viva conoscenza
disponibile direttamente dall’inconscio, abbassa il livello del sé

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convenzionale. Ciò è connesso per analogia alle differenze fra il prana
karmico ruvido del canale bianco, che è attinente alle emozioni negative,
e il prana della saggezza del canale rosso. Entrambi sono solamente prana
karmico –energie involute nelle esperienze del dualismo- ma una è più
pura e meno deludente dell’ altra, così avviene che i sogni di chiarezza
siano più puri e deludenti che i sogni samsarici. Nei sogni di chiarezza è
come se qualcosa fosse dato o trovato dal sognatore, all’opposto nei sogni
samsarici, il significato è proiettato dal sognatore sulla purezza
dell’esperienza fondamentale. I sogni di chiarezza potrebbero accadere a
tutti, ma non sono comuni fino a che la pratica non è sviluppata e stabile.
Per molti di noi, tutti i sogni sono sogni samsarici basati sulle nostre vite
ed emozioni di veglia. Nonostante potremmo avere un sogno a proposito
degli insegnamenti, o sui nostri maestri, o sulla nostra pratica, o ancora a
proposito di Buddha o dakinis*, il sogno probabilmente è ancora un
sogno samsarico. Se siamo evoluti nella pratica come un insegnante,
allora di sicuro sogneremo a proposito di tali cose. E’ un segno positivo
avere di questi sogni perché significa che ci siamo ingaggiati negli
insegnamenti, ma l’ingaggio in sé stesso è dualistico e per questa ragione
appartiene al regno del samsara. Ci sono aspetti buoni e meno buoni del
samsara, e ed è bene essere pienamente impegnati nella pratica e negli
insegnamenti perché questo è il sentiero che conduce alla liberazione. E’
anche bene non scambiare i sogni samsarici con i sogni di chiarezza. Fare
l’errore di credere che i sogni samsarici ci stiano offrendo una direzione,
e cambiamo le nostre vite di veglia, provando a seguire le indicazioni del
sogno, potrebbe diventare un lavoro a tempo pieno. E’ anche un modo
per fissarsi su un dramma personale, credendo che tutti i nostri sogni
siano messaggi di una più alta sorgente spirituale. Non è così che
funzionano le cose. Dovremmo prestare molta attenzione ai sogni e
sviluppare un po’ di cognizione verso i sogni che hanno importanza e
quelli che sono solamente la manifestazione delle emozioni, dei desideri,
delle paure, e delle fantasie della nostra vita di veglia.

I SOGNI DI CHIARA LUCE

C’è un terzo tipo di sogno che si forma quando una persona è molto
avanti nel sentiero: il sogno di chiara luce. Emerge dal prana primordiale
nel canale centrale. La chiara luce è spesso raccontata negli insegnamenti
dello yoga del sonno ed indica uno stato di libertà dal sogno, dai pensieri
e dalle immagini; ma c’è anche una chiara luce di sogno in cui il
sognatore rimane nella natura della mente. Ciò non è un traguardo
semplice; il praticante dev’essere molto stabile nella coscienza non duale
prima che si presenti il sogno di chiara luce. Gyalshen Milu Samleg,
l’autore di importanti commenti su il Madre Tantra, ha scritto che ha

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praticato tenacemente per nove anni prima di iniziare ad avere sogni di
chiara luce.
Sviluppare la capacità per i sogni di chiara luce assomiglia allo sviluppare
la capacità di conformarsi nella presenza non duale del rigpa durante il
giorno. All’inizio, il rigpa e il pensiero sembrano diversi, cosi come
nell’esperienza del Rigpa non c’è pensiero, e se il pensiero emerge ne
siamo distratti e perdiamo il rigpa. Ma quando la stabilità del rigpa è
sviluppata, semplicemente il pensiero emerge e si dissolve senza infine
oscurare il rigpa. Il praticante rimane nella coscienza non duale. Queste
situazioni sono simili all’imparare a suonare le percussioni e la campana
assieme nello stesso rituale: all’inizio possiamo solo suonarne uno per
volta. Se suoniamo la campana, perdiamo il ritmo delle percussioni, e
viceversa. Dopo che ci siamo centrati possiamo suonare entrambe allo
stesso tempo. Il sogno di chiara luce non è lo stesso che il sogno di
chiarezza, il quale mentre emerge a partire dagli aspetti profondi e
relativamente puri della mente ed è generato dalle tracce karmiche
positive, trova ancora posto nella dualità. I sogni di chiara luce, mentre
emergono dalle tracce karmiche del passato, non risultano nell’esperienza
duale. Il praticante non ricostruisce come un soggetto osservatore in
relazione ad un sogno come se fosse un oggetto, non come un soggetto
nel mondo di sogno, ma abituato completamente all’integrazione con il
rigpa non duale.
Le differenze nei tre tipi di sogni potrebbero sembrare sottili. Il sogno
samsarico emerge dalle tracce karmiche individuali e dalle emozioni, e
tutto il contenuto del sogno è formato da queste tracce ed emozioni. Il
sogno di chiarezza include più conoscenza oggettiva, che emerge dalle
tracce karmiche collettive ed è disponibile nella coscienza quando non è
catturata dalle tracce karmiche personali. Allora, la coscienza non è
trasformata dallo spazio e dal tempo in una storia personale, e il sognatore
può avere incontri con esseri reali, ricevere insegnamenti da insegnanti
reali, e trovare preziose informazioni per gli altri come per se stesso. Il
sogno di chiara luce non è definito da un contenuto del sogno, ma è un
sogno di chiara luce perché non c’è un sognatore soggettivo o un ego che
sogna, neanche un sé in una relazione dualistica con il sogno o con il
contenuto del sogno. Nonostante un sogno emerge, è un attività della
mente che non disturba la stabilità del praticante nella chiara luce.

2 USI DEI SOGNI

Il magnifico valore dei sogni lo si trova in relazione al cammino


spirituale. Ancora più importante è il fatto che potrebbero essere usati
come una pratica spirituale in sè stessi. Potrebbero procurare le
esperienze che motivano il sognatore ad entrare nel sentiero spirituale. E

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ancor più, i sogni possono essere degli indici nel rivelare se la pratica che
stiamo conducendo è svolta correttamente o meno, quanti progressi sono
stati fatti, e su quali necessità focalizzare la nostra attenzione.
Come nella storia che ho narrato nella prefazione, si verifica spesso il
caso in cui prima di ricevere un insegnamento elevato l’insegnante
aspetta che lo studente abbia un sogno che riveli la sua apertura nel
ricevere l’insegnamento. Altri sogni potrebbero dimostrare che lo
studente ha acquisito una certa pratica, e dopo aver ascoltato il sogno,
l’insegnante potrebbe determinare che è tempo per lo studente di iniziare
un’altra pratica.
Allo stesso modo, se facciamo attenzione ai sogni possiamo stimare la
nostra maturazione nella pratica. Talvolta nello stato di veglia pensiamo
di stare praticando abbastanza bene ma quando dormiamo troviamo infine
che qualche parte di noi è ancora molto confusa o radicata nella
negatività. Questo non dovrebbe essere visto come uno scoraggiamento,
E’ un beneficio quando i differenti aspetti della mente si manifestano in
sogno e evidenziano dove dobbiamo lavorare per progredire. Dall’altra
parte quando la pratica diventa molto forte, i risultati della pratica si
manifesteranno in sogno e ci daranno soddisfazione per i nostri sforzi.

L’ESPERIENZA IN SOGNO

L’esperienza è molto duttile in sogno e siamo liberi di fare molte cose


meravigliose che non possiamo fare da svegli, incluse alcune pratiche di
supporto al nostro sviluppo. Possiamo guarire le ferite della psiche,
difficoltà emotive che non siamo stati in grado si superare. Possiamo
rimuovere blocchi energetici che potrebbero inibire la libera circolazione
dell’energia nel corpo. E possiamo squarciare l’oscurità nella mente
facendo esperienze oltre i limiti del campo concettuale.
Generalmente, queste possibilità si possono sviluppare al meglio dopo
che abbiamo sviluppato l’abilità di rimanere lucidi durante il sogno. Qui è
solo menzionata come una possibilità; nella sezione sulla pratica ci sono
più dettagli in merito a cosa fare in sogno una volta ottenuta la lucidità.

DIREZIONE E LINEE GUIDA

Molti Tibetani – elevati e semplici maestri spirituali o gente normale-


considerano il sogno sia come una risorsa potenziale della più profonda
conoscenza spirituale, sia una guida per ogni giorno della vita. I sogni
sono consultati per diagnosticare malattie, per ottenere informazioni
riguardo alle pratiche di purificazione o chiarificazione necessarie, o per
le indicazioni nella relazione con gli dei e i guardiani che meritano la
nostra attenzione. Tale modalità d’uso dei sogni, potrebbe essere intesa

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come una superstizione, tuttavia ad un profondo livello, i sogni illustrano
lo stato del sognatore e la condizione della sua relazione con le diverse
energie. In oriente, le persone riconoscono queste energie e si relazionano
ad esse in qualità di guardiani e spiriti protettori come anche in qualità di
condizioni psicologiche e requisiti spirituali interiori. In occidente, con la
sua cultura giovanissima dei sogni, queste energie potrebbero essere
recepite come malattie incipienti o profondi e radicati complessi o
archetipi.
Alcuni Tibetani lavorano sui sogni attraverso le loro vite, come una forma
di comunicazione primaria con aspetti profondi di sé stessi e con altri
mondi. Mia madre fu un buon esempio in questo modo di lavorare. Era
una praticante e un amabile donna. Spesso, la mattina raccontava a tutta
la famiglia i suoi sogni, quando ci riunivamo per mangiare, specialmente
quando il sogno aveva a che fare con il suo guardiano o protettore,
Namthel Karpo.
Namthel è un guardiano del nord del Tibet, Hor, il luogo in cui mia madre
è cresciuta. Nonostante la sua pratica sia ora conosciuta in ogni parte del
Tibet, Namthel fu inizialmente venerato nel villaggio in cui mia madre
visse e nell’area circostante. Mia madre svolgeva la sua pratica, ma mio
padre no, e spesso voleva canzonarla dopo che aveva raccontato i suoi
sogni. Mi ricordo chiaramente mia madre mentre ci raccontava un sogno
nel quale incontrava Namthel. Lui era vestito come sempre, in abito
bianco, portava orecchini di conchiglia, e aveva i capelli lunghi. In quel
sogno sembrava furioso. Arrivò attraverso la porta e gettò violentemente
una piccola borsa sul pavimento. Disse. “ Ti ho sempre detto di prenderti
cura di te stessa ma non ci stai lavorando su!” Guardò profondamente
negli occhi di mia madre e poi scomparì.
Al mattino mai madre era incerta circa il significato del sogno. Ma nel
pomeriggio una signora che qualche volta aveva lavorato per noi, tentò di
rubare i nostri soldi. Li stava portando sotto i vestiti ma quando passò
davanti a mia madre caddero fuori, proprio davanti a lei. Erano in una
borsetta identica a quella che mia madre aveva visto in sogno. Mia madre
la raccolse e dentro c’era tutto il denaro che quella signora ci stava per
rubare. Mia mamma considerò l’episodio come una protezione da parte
del suo guardiano e credette che Namthel avesse provocato la caduta della
borsetta sul pavimento. Namthel comparve nei sogni di mia madre
durante tutta la sua vita, sempre sotto le stesse sembianze. Nonostante i
vari messaggi che lui le dava, i sogni erano generalmente indirizzati ad
aiutarla in qualche modo, per proteggerla e guidarla.
Fino al compimento dei miei dieci anni sono cresciuto in una scuola
Cristiana, e dopo i miei genitori mi portarono al Meri Monastery. Uno dei
monaci, Gen Sengtuk, voleva talvolta raccontarmi i suoi sogni. Ne
ricordo alcuni abbastanza chiaramente come se fossero molto simili a

55
quelli di mia madre. Gen sognava spesso a proposito di Sippe Gyalmo,
uno dei più importanti e antichi fra i protettori illuminati della tradizione
Bon. La pratica di sogno su Sippe Gyalmo é conosciuta anche nelle altre
scuole buddiste Tibetane; nel palazzo di Potala in Tibet, c’è una stanza
sacra a lei dedicata. I sogni di Gen Sengtuk su Sippe Gyalmo lo
guidarono nella sua vita e nella sua pratica.
Sippe Gyalmo non comparve nei suoi sogni come un essere feroce che
vediamo nei dipinti dei templi e nelle stanze di meditazione. Al contrario,
si mostrava molto vecchia, con i capelli grigi, in un corpo curvo, con un
bastone da passeggio. Gen Sengtuk incontrava sempre Sippe Gyalmo in
un grande deserto nel quale aveva la sua tenda. Nessun altro viveva là. Il
monaco doveva leggere i messaggi attraverso le espressioni del suo volto,
sia che la sua faccia fosse felice, sia che fosse triste, o che ci fosse rabbia
nel modo di muoversi. Interpretando questi segni, avrebbe saputo in
qualche modo cosa fare per aggirare gli ostacoli nella sua pratica o
cambiare alcune cose nella sua vita in una direzione più positiva. Questo
è il modo in cui lei (Gen Sengtuk) lo guidava attraverso i sogni. Lui
instaurò una forte connessione con lei attraverso i sogni e lei gli apparve
nella stessa identica maniera durante tutta la sua vita. Le sue esperienze
con lei, sono un buon esempio di sogni di chiarezza.
Ero all’epoca un ragazzino, e posso chiaramente ricordare un giorno
mentre, ascoltando il monaco raccontare uno dei suoi sogni, qualcosa mi
colpì nell'immaginazione, come se avvertissi la presenza di un amico in
un altro luogo. Pensai che dev’essere carino avere alcuni amici con cui
giocare nei sogni, perché durante il giorno non potevo giocare troppo,
giacché i miei studi erano molto intensi e gli insegnanti severi. Questo è il
pensiero che mi venne in mente. Perciò, potete vedere, come la nostra
comprensione del sogno e della pratica del sogno, e la motivazione che ci
muove alla pratica, può divenire profonda e matura a seconda della nostra
maturità.

DIVINAZIONE

Molti maestri di meditazione, forti della loro stabilità nella meditazione


pratica, sono capaci di utilizzare i sogni di chiarezza per la divinazione.
Per fare questo, il sognatore deve essere capace di liberare se stesso dalla
maggioranza delle tracce karmiche che normalmente formano il sogno.
Altrimenti l’informazione non può essere ricavata dal sogno ma viene
proiettata nel sogno, come accade normalmente nei sogni samsarici.
Questo utilizzo del sogno è considerato, nella tradizione Bon, essere uno
dei tanti metodi di divinazione sciamanica ed è abbastanza comune presso
i Tibetani. Non è una stranezza per lo studente rivolgersi al suo o alla sua
insegnante con una commessa per ricevere consigli riguardo alla

56
direzione per superare un ostacolo, e spesso l’insegnante si rivolge ai
sogni per trovare la risposta per lo studente.
Per esempio, quando ero In Tibet incontrai una donna Tibetana realizzata
di nome Khachod Wangmo. Era molto potente e un “cacciatore di tesori”
(terton) che aveva riscoperto molti insegnamenti occulti. Chiesi a lei per
sapere del mio futuro, una domanda generale a proposito degli ostacoli
che avrei incontrato e così via. Le chiesi di avere un sogno di chiarezza
per me.
In questa situazione, è comune che il sognatore chieda di avere qualcosa
di proprietà della persona che richiede il sogno. Io diedi a Khachod
Wangmo la canottiera che stavo indossando. La canottiera mi
rappresentava energeticamente, e focalizzandosi su di essa, fu capace di
entrare in connessione con me. La mise sotto il suo cuscino la notte
seguente, dormì ed ebbe un sogno di chiarezza. La mattina mi diede una
lunga spiegazione su che cosa era successo nella mia vita, cose che avrei
dovuto evitare e cose che avrei dovuto fare. Fu un suggerimento chiaro e
di grande aiuto.
Qualche volta uno studente chiede se è possibile o meno che un sogno
che dice qualcosa a proposito del futuro dimostra in tal modo che il futuro
è immutabile. Nella tradizione Tibetana, non ci crediamo. Le cause di
tutte le cose che possono succedere sono presenti, a partire da ora, perché
le conseguenze del passato sono i semi delle situazioni future. Le cause
primarie di qualsiasi situazione nel futuro può essere trovata a partire da
quello che è già successo. Ma le cause secondarie, necessarie alla
manifestane dei semi karmici non possono essere fisse, ma sono
circostanziali. Questo è il motivo per il quale la pratica è efficace e perché
la malattia può essere curata. D'altronde se fossero fisse, non avrebbe
senso ottenere nulla, giacché nulla potrebbe essere cambiato. Se abbiamo
un sogno su domani, e quel domani arriva e succede esattamente come
nel nostro sogno, ciò non vuol dire che il futuro è fisso e non può essere
cambiato; vuol dire che non abbiamo potuto cambiarlo.
Immaginate una forte traccia karmica, impressa con un’emozione intensa,
questa è la causa primaria di una particolare situazione, e si presenta per
essere fruita. Le nostre vite dovrebbero provvedere alle cause secondarie
necessarie alla causa primaria per manifestarsi. In un sogno premonitore,
è presente la causa e la traccia che sta maturando verso la manifestazione
che condiziona il sogno, con il risultato che il sogno è un pronostico di
cosa potrebbe succedere. E’ come se andassimo in cucina e là ci fosse un
magnifico cuoco italiano, e il profumo delle spezie e del cibo che sta
cuocendo, e gli ingredienti giacciono sul tavolo: potremmo quasi
immaginarci la cena che ci sta preparando, potremmo quasi vedere i
risultati della situazione. Ciò è in tutto simile al sogno. Non potremmo
essere completamente precisi, ma potremmo indovinare la maggioranza

57
delle cose in maniera corretta. Poi, quando staremo servendo la cena,
potrà coincidere con le nostre aspettative, le differenze si appianeranno, e
sarà la cena che ci siamo aspettati anche se non proprio uguale.
Mi ricordo un esempio come questo di quando ero giovane. Era un giorno
chiamato Diwali in India, tradizionalmente celebrato con i fuochi
d’artificio. I miei amici ed io non avevamo soldi per comprare i fuochi
d’artificio, così cercavamo quelli accesi ma non ancora esplosi. Li
riunimmo insieme e provammo a riaccenderli. Ero molto piccolo, avrò
avuto quattro o cinque anni. Uno dei botti era un po’ bagnato, così lo misi
sopra ad un carbone ardente. Chiusi gli occhi e soffiai e per forza il fuoco
scoppiò. Per un momento non potei vedere niente altro che le stelle, e
proprio allora, mi ricordai del mio sogno della notte prima. Era
esattamente uguale all’intera esperienza. Certamente sarebbe stato molto
di aiuto se avessi ricordato il sogno prima invece che dopo l’accaduto! Ci
sono molti casi come questo, in cui le cause delle situazioni future sono
interconnesse in un sogno a proposito di come potrebbero andare le cose,
ma non necessariamente accadono. Talvolta in un sogno le cause e i
risultati che influiscono sugli altri possono essere conosciute. Quando ero
in Tibet, il mio insegnante, Lopon Tenzin Namdak, ebbe un sogno e poi
mi disse che era di grande importanza che io facessi una pratica
Particolare connessa ad uno dei guardiani.

Avevo iniziato a praticare per molte ore ogni giorno mentre stavo
viaggiando, provando a influenzare qualsiasi cosa avessi visto in sogno.
Pochi giorni dopo il sogno del mio insegnante, ero un passeggero su un
furgone quattro per quattro caduto fuori strada. Scesi e guardai giù, non
ero particolarmente impaurito. Ma vidi che un piccolo sasso teneva sù il
furgone, e preveniva che rotolasse a valle, un salto così alto che una pietra
lanciata oltre il precipizio avrebbe impiegato ciò che sembrava essere un
tempo lunghissimo a raggiungere il fondo. Il mio cuore cominciò a
battere nel petto! Così ebbi paura, per il fatto che una piccola pietra fosse
tutto ciò che stava tra la vita e la morte, che separava la mia vita da una
storia breve.
Quando realizzai in che razza di situazione ero, pensai: “Questo è quanto.
Questo è il perché devo fare la pratica del guardiano”. Questo è quello
che il mio insegnante vide nel suo sogno, e il motivo per cui mi disse di
fare pratica. Un sogno potrebbe non essere molto specifico, ma
nonostante potrebbe comunicare per mezzo delle sensazioni e delle
immagini che qualcosa che sta arrivando necessita di essere rimediato.
Questo è uno dei benefici che possiamo ricevere lavorando con i sogni.

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INSEGNAMENTI IN SOGNO

Ci sono numerosi esempi nella tradizione Tibetana di praticanti che


ricevono insegnamenti in sogno. Spesso i sogni si presentano in sequenza.
Il sogno di una notte inizia laddove il sogno della notte prima è finito, e in
questo modo sono trasmessi interi e dettagliati insegnamenti, fino al
punto preciso in cui si ottiene la completezza, e in cui i sogni finiscono.
Volumi di insegnamenti sono stati “scoperti” in questo modo, incluse
molte pratiche che i Tibetani hanno svolto per centinaia d’anni. Questo è
quello che chiamiamo “il tesoro della mente” (gong-ter).
Immaginate di entrare in una caverna e trovarvi dentro un libro di
insegnamenti occulti. Sarebbe come trovare qualcosa in uno spazio fisico.
I tesori della mente possono essere trovati nella coscienza invece che nel
mondo fisico. I maestri hanno saputo trovare questi tesori sia nei sogni di
chiarezza sia durante lo stato di veglia. Per ricevere questo tipo di
insegnamento in sogno, il praticante deve sviluppare certe qualità, come
essere capace di centrarsi nella coscienza senza identificarsi con il sé
convenzionale. Il praticante, la cui chiarezza non è oscurata dalle tracce
karmiche e dai sogni samsarici, ha accesso alla saggezza della coscienza
in sé stessa.
Gli insegnamenti autentici riscoperti in sogno, non vengono
dall’intelletto. Non è come andare in una libreria e compiere una ricerca e
quindi scrivere un libro, usando l’intelletto per collezionare e sintetizzare
informazioni come un buon scolaro dovrebbe fare. Ciò nonostante alcuni
buoni insegnamenti vengono dall’intelletto, ma non sono considerati
tesori della mente. La saggezza dei Budda è auto originata, emerge dalle
profondità della coscienza, completa in sé stessa. Ciò non significa che gli
insegnamenti dei tesori della mente, non siano insegnamenti di fatto,
come sono in realtà. Ancor di più, questi insegnamenti possono essere
trovati nelle diverse culture e in diversi periodi storici, e possono
assomigliarsi nonostante non si contaminino. Gli storici tentano di
investigare gli insegnamenti del passato per svelare come furono
influenzati da insegnamenti simili, dove iniziò il legame storico, e così
via, e spesso trovano la relazione. Ma sotto le righe la verità è che questi
insegnamenti emergono spontaneamente nella razza umana quando
raggiungono un certo punto nel loro progresso individuale. Gli
insegnamenti riguardano la saggezza fondamentale a cui può in fine
accedere qualsiasi cultura.
Non sono solo insegnamenti Buddisti o Bon; sono insegnamenti per tutti
l’umanità.
Se abbiamo il karma di aiutare gli altri esseri, gli insegnamenti di un
sogno potrebbero portare beneficio agli altri. Supponiamo di appartenere
ad un lignaggio, allora ad esempio gli insegnamenti scoperti in sogno

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saranno specifici per la nostra pratica e potrebbero riguardare uno
specifico rimedio per superare un ostacolo in particolare.

3 LA SCOPERTA DELLA PRATICA CHOD

Molti maestri hanno usato il sogno come un’importante porta di saggezza


attraverso la quale hanno svelato insegnamenti, si sono messi in
comunicazione con maestri altrimenti lontani nel tempo e nello spazio, e
hanno sviluppato capacità di aiutare gli altri. Tutto questo lo possiamo
ritrovare nella storia di Tongjung Thuchen, un mirifico maestro Bon, che
si crede sia vissuto intorno all’ottocento. In una serie di sogni ha riportato
in auge la pratica Bon del chod*, una pratica visionaria per coltivare la
generosità ed eliminare l’attaccamento.
A quel tempo, Tongjung Thuchen aveva sei anni e possedeva già una
buona istruzione a proposito degli insegnamenti. All’età di dodici anni
compiva lunghi ritiri ed aveva notevoli esperienze di sogno in cui
scopriva magisteri, incontrava e riceveva istruzioni da altri maestri. Una
volta, era in ritiro e stava svolgendo intensamente la pratica di Walsai,
una delle più importanti divinità della tradizione Bon, e fu ammonito da
un suo insegnante. Lasciò il ritiro e s’incamminò verso la casa di uno dei
suoi maestri sostenitori, dove si coricò per dormire ed ebbe un sogno
maestoso.
Nel sogno, una bellissima donna lo condusse attraverso terre sconosciute
fino a che arrivarono in un grande cimitero. Molti corpi giacevano per
terra, e al centro c’era una larga tenda bianca coperta di motivi decorativi
e circondata da bellissimi fiori. Al centro della tenda, una donna scura
sedeva in un grande trono. Vestiva di bianco e i suoi capelli erano
intrecciati con turchese e oro. Tante belle Dakini erano riunite attorno a
lei, parlavano le lingue di tanti paesi differenti, e Tongjung Thuchen
realizzò che venivano da terre lontane. Lasciando il suo trono, la scura
Dakini portò a Tongjung Thuche un teschio pieno di carne e sangue e
glielo diede da mangiare. Mentre lo mangiava, gli suggeriva di accettare
le offerte come pure offerte, e che lei e le altre Dakini gli stavano per
conferire un’importante iniziazione. Poi disse: ”possa tu ottenere
l’illuminazione nello spazio della grande Madre. Io sono Sippe Gyalmo,
la custode dell’insegnamento Bon, la Regina Scura dell’Esistenza. Questa
iniziazione e insegnamento è la radice, la quinta essenza del Madre
Tantra. Io inizio te cosicché tu possa iniziare e insegnare questo ad altri”.
Tongjun Tuchen fu condotto ad un alto trono. Sippe Gyalmo allora gli
diede un cappello da cerimonia, un vestito cerimoniale e utensili rituali.
Poi con sua sorpresa gli chiese di conferire l’iniziazione alle Dakini
convenute.

60
Tongjun Tuchen disse: “Oh no, non posso trasmettere l’iniziazione. Non
so come fare questa iniziazione. E’ davvero imbarazzante.”
Sippe Gyalmo lo rassicurò:” Non te la prendere. Sei un grande maestro.
Tu possiedi tutte le iniziazioni dai trenta maestri del Tibet e da Zhang
Zhung. Puoi darci l’iniziazione.”
“Non so come fare a cantare le preghiere durante l’iniziazione,” obiettò
Tongjun Tuchen.
Sippe Gyalmo rispose: “Ti aiuterò e tutti i protettori ti daranno forza. Non
c’è nulla di cui avere paura. Per favore, impartisci l’iniziazione.” In quel
momento, tutta la carne e il sangue nella tenda si trasformarono in burro,
zucchero e varie pietanze, e in medicine e fiori. Le Dakini gli gettarono
addosso i fiori. Improvvisamente Tongjun Tuchen realizzò che sapeva
come dare l’iniziazione in accordo con il Madre Tantra e lo fece.
Successivamente tutte le Dakini lo ringraziarono. Sippe Gyalmo disse: ”
In cinque anni le Dakini degli otto maggiori cimiteri s’incontreranno
così come molti maestri. Se vieni, ti daremo ancora insegnamenti dal
Madre Tantra.” Poi le Dakini lo salutarono, e lui fece lo stesso, e Sippe
Gyalmo gli comunicò la partenza. Una Dakini rossa scrisse una sillaba
YAM sulla sua sciarpa, che rappresentava l’elemento dell’aria, la sciorinò
in aria, poi gli chiese di toccare la sciarpa con il piede destro. Il momento
in cui lo fece, fu attirato di nuovo nel suo corpo e realizzò che stava
dormendo.
Dormì per così tanto tempo che la gente pensò che fosse morto. Raccontò
il sogno al suo maestro, il quale gli disse che era un sogno pressoché
meraviglioso, ma anche lo avvertì di tenere il segreto per sé, onde evitare
che potesse diventare un ostacolo. Il maestro disse a Tongjung Thuchen
che un giorno sarebbe stato un maestro e poi gli diede la benedizione per
propiziare i suoi futuri insegnamenti.
L’anno seguente Tongjung Thuchen era in ritiro quando una sera vennero
a trovarlo tre Dakini. Avevano sciarpe verdi con le quali gli toccarono i
piedi. Come fecero il gesto, Tongjung Thuchen perse velocemente
coscienza, e si svegliò in un sogno.
Vide tre caverne che davano verso Oriente. Un bellissimo lago era
davanti alle caverne. Passeggiò nella caverna centrale. Dentro era
meravigliosamente decorata di fiori. Incontrò tre maestri, ognuno vestito
diverso, in abiti d’iniziazione esoterica. Erano accerchiati da meravigliose
Dakini che suonavano strumenti musicali, danzavano e facevano offerte,
pregavano e svolgevano altre attività sacre.
I tre maestri gli impartirono le iniziazioni per risvegliarlo allo stato
naturale, provocandolo a ricordare le sue vite passate, per renderlo capace
di insegnare con successo la pratica del chod. Il maestro che stava al
centro si alzò e disse: ”Tu possiedi tutti gli insegnamenti segreti, tu hai

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ricevuto le iniziazioni e noi ti abbiamo redento per propiziare la tua
abilità nell’insegnare.”
Allora il maestro che stava seduto a destra su una rosa disse: ”Iniziamo te
agli insegnamenti generali, alle filosofie usate per spezzare l’ego, all’uso
della mente concettuale per liberare le delusioni, e alle pratiche chod. Ti
benediciamo così che tu possa insegnare queste pratiche e dar loro
continuità.”
Il maestro che stava alla sinistra si alzò e disse: ”Mi appresto a darti i
sacri insegnamenti del Tantra che è il cuore di tutti gli insegnamenti del
Tibet e dello Zhuang Zhung. Ti iniziamo e ti benediciamo attraverso
questi insegnamenti cosicché tu possa aiutare gli altri.”
Tutti e tre i maestri erano insegnanti Bon molto importanti che hanno
vissuto attorno alla fine del settimo secolo, oltre cinquecento anni prima
che Tongjun Tuchen fosse nato.
Qualche tempo dopo che il maestro di Tongjun Tuchen era morto,
Tongjun Tuchen ritornava nel piccolo villaggio del suo maestro dove
svolse dei rituali e delle pratiche per la gente del posto. In numerose
occasioni, sia durante brevi meditazioni, che ritiri, vennero a visitarlo vari
maestri per mezzo delle visioni. Sperimentò la capacità di vedere nel
proprio corpo, con i canali e le energie che gli apparivano come chiari
cristalli. Molte volte, quando camminava i suoi piedi non toccavano il
pavimento, e poteva camminare, molto veloce usando l’energia del suo
prana.
Passarono altri quattro anni. La scura Dakini che aveva incontrato nei
suoi sogni come la manifestazione di Sippe Gyalmo, gli aveva detto che
si sarebbero incontrati ancora dopo cinque anni e così accadde. Un giorno
fece un pisolino in una grotta e mentre dormiva pregava tutti i suoi
maestri. Quando si svegliò, guardò nel cielo incredibilmente chiaro. Una
piccola brezza comparve e due Dakini gli vennero incontro portate dal
vento, e gli dissero che lui avrebbe dovuto accompagnarle.
Andarono insieme ad un raduno di Dakini, le stesse Dakini provenienti da
tante parti differenti che aveva incontrato nel sogno di cinque anni prima.
Ricevette trasmissioni e spiegazioni delle pratiche chod e del Madre
Tantra. Le Dakini gli predissero che in futuro sarebbe arrivato un tempo
in cui un Bodhisattva e venti maestri benedetti sarebbero apparsi e che
durante questo tempo Tongjun Thuchen avrebbe insegnato. Ogni Dakini
fece la promessa di aiutarlo nell’insegnamento. Una gli disse che avrebbe
agito come il guardiano degli insegnamenti, un’altra disse che avrebbe
benedetto gli insegnamenti, un’altra ancora assicurò la sua protezione, da
parole ed interpretazioni sbagliate, e così via. Anche Sippe Gyalmo giurò
di agire come protettrice degli insegnamenti. Successivamente, ognuna
delle Dakini presenti, gli dissero quali responsabilità avrebbe dovuto
prendere per supportare la diffusione degli insegnamenti, e gli dissero che

62
gli insegnamenti si sarebbero sparsi nelle dieci direzioni come i raggi del
sole, in tutte le parti del mondo. Questa profezia fu davvero importante,
nell’incoraggiare quelli che oggi imparano queste pratiche, perché
sappiamo che stanno diffondendosi dappertutto.
I sogni di Tongjun Thuchen sono buoni esempi di sogni di chiarezza. Egli
ricevette un’informazione accurata in un sogno riguardante un altro sogno
che avrebbe avuto in futuro. Ricevette insegnamenti ed iniziazioni e fu
sostenuto dalle Dakini e altri maestri. Nella prima parte della sua vita,
nonostante fosse realizzato, non era a conoscenza delle sue piene capacità
in qualità di maestro, fino a che non gli furono rivelate in sogno.
Attraverso le benedizioni che ricevette in sogno, si risvegliò a diverse
dimensioni della coscienza e fu rimesso in contatto con quella parte di sé
istruita che si è sviluppata a partire dalle sue vite passate. Ha continuato a
maturare attraverso i suoi sogni, ricevendo insegnamenti e incontri con
maestri e Dakini durante la sua vita.
Così può accadere ad ognuno di noi. Scopriremo, come praticanti, che si
sviluppa una continuità in quella parte della nostra vita in cui sogniamo.
Ciò è di grande valore nel nostro cammino spirituale, i sogni diventano
parte di un processo specifico che ci riconnette al nostro più profondo sé,
e matura il nostro sviluppo spirituale.

4 DUE LIVELLI DI PRATICA

Una notte, alcuni anni fa, sognai che un serpente era nella mia bocca. Lo
cacciai fuori e cercai di capire se era morto; fu abbastanza spiacevole.
Un’ambulanza arrivò a casa mia e i medici mi dissero che il serpente era
velenoso e che sarei morto. Dissi ok, e mi portarono all’ospedale.
Avevo paura e gli dissi che avevo bisogno di vedere una statua di
Tapihritsa, Il maestro Dzogchen, prima di morire. I medici non sapevano
chi fosse, ma furono d’accordo e avrei dovuto aspettare a morire, ciò mi
sollevò. Poi, mi sorpresero mentre portavo via la statua. La mia scusa per
posticipare la morte non funzionò per molto. Così dissi loro cha la morte
non esisteva; questo era il mio palliativo. Il momento in cui dissi questo
mi svegliai con il cuore che batteva forte.
Era la vigilia di capo d’anno e il giorno dopo avrei dovuto volare da
Huston a Roma. Mi sentivo sconfortato dopo il sogno, pensai che forse
sarebbe stato il caso di prendere la cosa seriamente e cancellare i miei
programmi di viaggio. Volevo un consiglio dal mio maestro, così tornai a
dormire e in un sogno lucido viaggiai fino a Lopon in Nepal e gli dissi del
sogno perturbante.
A quel tempo, Houston stava subendo un rovinoso allagamento. Il mio
insegnante interpretò il sogno come se io stessi rappresentando Garuda,

63
l’uccello mistico che ha potere sui Nagas, il serpente che rappresenta gli
spiriti d’acqua. Lopon disse che il sogno stava a significare che Garuda
stava conquistando gli spiriti d’acqua, questo era la causa
dell’allagamento. Questa interpretazione mi fece sentire molto meglio; il
giorno seguente mi recai a Roma come da programma. Questo è un
esempio di come usare il sogno lucido per qualcosa di pratico, per fare
decisioni. Può darsi che ciò sembri incredibile, tuttavia il punto sta nello
sviluppare la flessibilità della mente e di rompere i limiti che la
costringono. Con la meravigliosa flessibilità, possiamo accettare meglio
ciò che si presenta senza esserne influenzati dalle aspettative o dai
desideri. Anche se siamo ancora limitati dalle bramosie e dalle
avversioni, le caratteristiche della via spirituale arrecheranno beneficio
alle nostre vite quotidiane.
Se io vivessi realmente nella concretizzazione che non c’è morte e
nessuno che muore, allora non avrei cercato di trovare una interpretazione
di questo sogno come ho fatto in questo caso, quando il sogno mi lasciò
con la sensazione di ansia. Il nostro desiderio nell’interpretazione dei
sogni è basata sulla speranza e la paura; vogliamo sapere che cosa evitare
e cosa promuovere, vogliamo ottenere la conoscenza per poter cambiare
qualcosa. Quando realizzate la vostra vera natura, non investigate il
significato, per chi dovrebbe essere la ricerca? Se siete oltre la speranza e
la paura, il significato del sogno diviene senza importanza,
semplicemente fate pienamente esperienza di qualsiasi cosa si manifesti
al momento presente. Perciò nessun sogno vi causa ansia.
Lo yoga del sogno pervade interamente le nostre vite e riguarda tutte le
diverse dimensioni della nostra esperienza. Ciò può condurre ad un senso
di conflitto tra il punto di vista filosofico più alto e alcune delle istruzioni.
Da una parte, il punto di vista è senza limiti: Gli insegnamenti che
riguardano la non dualità, la realtà non convenzionale, dichiarano che non
c’è nulla da ottenere, che investigare è una perdita di tempo, lo sforzo
porta lontano dalla propria natura. Ma ci sono anche pratiche e
insegnamenti che hanno senso solo in termini di dualità, in termini di
speranza e paura. L’istruzione è trasmessa per interpretare i sogni, per
pacificare i guardiani locali, per ottenere pratiche di lunga vita, e allo
studente urge di praticare con diligenza e di sorvegliare l’attenzione della
mente. Ciò vuole anche dire sia che non c’è niente da ottenere, sia che
che abbiamo bisogno di un lavoro molto impegnativo.
Talvolta, la confusione a questo punto conduce il praticante a fare
confusione nella pratica. La domanda nasce spontanea: “se la realtà
ultima è vuotata dalle distinzioni, e se la liberazione può essere trovata
nella realizzazione della natura vuota, allora perché dovrei fare pratiche
che mirano a risultati relativi?” La risposta è molto semplice. Perché
viviamo in un mondo dualistico e relativo. Svolgiamo pratiche che sono

64
effettive in questo mondo. Nell’esistenza samsarica, le dicotomie e le
polarità hanno significato; c’è il giusto e lo sbagliato, e modi migliori e
peggiori di agire e pensare, basati sui valori di religioni diverse, scuole
spirituali, sistemi filosofici, scienze e cultura. Rispettate le circostanze in
cui siete costretti. Mentre viviamo nel samsara, le pratiche convenzionali
sostengono, e l’interpretazione dei sogni può essere di molto aiuto.
Ebbi bisogno dell’interpretazione del sogno perché avevo paura della
morte. Ma è importante per me sapere che il mio bisogno era basato sulla
paura, sul dualismo, e che quando mi conformo nella presenza non duale
non c’è paura e non necessito di interpretazione. Usiamo ciò che è
necessario nelle situazioni in cui troviamo noi stessi. Quando viviamo
solamente nella natura della mente, lo stato in cui veramente la realtà è
vuotata delle distinzioni, allora non avremo bisogno delle relative
pratiche. Allora non c’è bisogno delle interpretazione dei sogni perché
non c’è bisogno di correggere la direzione verso cui andiamo, non c’è l’io
egoico da ri-dirigere. Non abbiamo bisogno di consultare un sogno a
proposito del futuro, perché non c’è né speranza o paura. Siamo
completamente presenti a ciò che si presenta. Senza avversione o
attrazione. Non abbiamo bisogno di guardare nel sogno per capire, perché
stiamo vivendo nella verità. Nelle nostre vite convenzionali, facciamo
scelte e possiamo cambiare le cose; questo è il perché studiamo gli
insegnamenti, perché pratichiamo. D’accordo con la nostra accresciuta
comprensione e diventiamo più abili nelle nostre vite, diveniamo più
flessibili. Iniziamo a capire veramente le cose di cui abbiamo parlato: che
cosa è la lucidità, che cosa è l’illusione a proposito delle nostre
esperienze, da cosa nasce la sofferenza, qual è la nostra vera natura.
Iniziando a vedere che quello che facciamo causa più sofferenza, allora
possiamo scegliere di fare qualcosa di diverso. Cresciamo stanchi delle
identità limitate e delle inclinazioni ripetitive che ci conducono a così
tanta e superflua sofferenza. Lasciamo andare gli stati emotivi negativi,
alleniamoci a superare le distrazioni, e ad accordarci con la pura presenza.
E’ lo stesso con il sognare. C’è una progressione nella pratica. A seconda
dello sviluppo della pratica, avviene la scoperta che c’è un altro modo di
sognare. Solo allora ci muoviamo verso le pratiche non convenzionali di
sogno nelle quali la storia e le sue interpretazioni non sono importanti.
Lavoriamo molto di più sulle cause dei sogni che sui sogni in sé stessi.
Non c’è ragione di non usare lo yoga del sogno per ottenere scopi
terrestri. Alcune delle pratiche dette relative riguardano e conducono
all’uso del sognare per propositi come la salute, la divinazione, la
direzione da seguire, per pulire il karma ammalato, e tendenze
psicologiche, per guarire, e così via. Il cammino è pratico e accettabile
per tutti. Tuttavia, è bene l’uso dello yoga del sogno a scopo benefico nel
mondo relativo, ma è un uso provvisorio del sogno. In ultima vogliamo

65
usare il sogno per liberarci da tutte le condizioni relative, e non
semplicemente per migliorarle.

TERZA PARTE
La pratica dello yoga del sogno

1 VISIONE, AZIONE, SOGNO, MORTE

La Madre Tantra dice che se non si è coscienti delle visioni,


sfortunatamente non si sarà coscienti del proprio comportamento. Se non
si è accorti nel comportamento, sfortunatamente non si sarà coscienti in
sogno. E se non si è coscienti in sogno, allora sfortunatamente non si sarà
coscienti nel bardo dopo la morte.
Che cosa significa? “Visione” in questo contesto non significa solamente
fenomeno visuale, ma al contrario la totalità dell’esperienza. Ciò include
ogni percezione, sensazione ed evento mentale ed emozionale, come
anche qualsiasi cosa che ci sembra esterna a noi. La visione è ciò che
“vediamo” nel campo dell’esperienza; è la nostra esperienza. Essere
incoscienti nella visione significa essere incoscienti nel vedere la verità di
ciò che si presenta nell’esperienza e perciò essere delusi dalle
incomprensioni che vengono dalla mente dualistica, scambiando le
proiezioni e le fantasie di quella mente, per realtà.
Quando siamo incoscienti della vera situazione nella quale esistiamo, sia
nella vita esterna che in quella interna è difficile rispondere con abilità a
ciò che ci viene incontro. Al contrario, reagiamo secondo le abitudini
karmiche della brama e dell’avversione, portandoci in questo modo verso
l’infelicità e le false speranze. Agendo, basandoci su questa confusione è
ciò che s’intende con mancanza di coscienza nel comportamento. Il
risultato di questo modo di agire rinforza l’attaccamento, il disgusto,
l’ignoranza e contribuisce a creare tracce karmiche negative.
I sogni provengono dalle stesse tracce karmiche che governano le
esperienze di veglia. Se siamo troppo distratti per guardare attraverso le
fantasie e le delusioni della mente agitata durante il giorno, saremo, se
siamo fortunati, limitati dalle stesse limitazioni in sogno. Questo è: “non
essere coscienti in sogno”. Il fenomeno onirico a cui andiamo incontro,
evocherà in noi le stesse emozioni e reazioni dualistiche nelle quali ci
siamo persi durante la veglia, e sarà difficile sviluppare la lucidità o
portare avanti altre pratiche.
Entriamo nel bardo, lo stato intermedio dopo la morte, allo stesso modo
in cui entriamo nel sogno dopo esserci addormentati. Se la nostra
esperienza di sogno manca di chiarezza, ed è costituita di stati emotivi
confusi e di reazioni abitudinarie, ci saremmo allenati per l’esperienza dei
processi di morte nello stesso modo. Ci dirigeremo verso la costrizione

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del karma con il nostro reagire dualistico alle visioni nello stato
intermedio, e la nostra rinascita futura sarà determinata da qualsiasi
tendenza karmica abbiamo coltivato in vita. Questo è quello che s’intende
per “ mancanza di coscienza nel bardo”.
All’inverso, quando acquisiamo continuamente coscienza nell’immediato
momento dell’esperienza, questa capacità la ritroveremo presto in sogno.
Allo stesso modo in cui coltiviamo la presenza nel sogno, allo stesso
modo ci prepariamo alla morte.
La pratica del sogno è correlata a questa progressione.
Per assecondare questa progressione, dobbiamo sviluppare un po’ di
stabilità mentale, solo così potremo mantenere la meravigliosa coscienza
durante l’esperienza, nella “visione” e sviluppare la capacità di essere
pienamente spontanei. Per questa ragione, la prima pratica è l’abitudine
alla calma (zhiné), in cui la mente è allenata ad essere ferma, attenta e
risoluta.
Allo stesso modo in cui portiamo la meraviglia della coscienza
nell’esperienza, possiamo superare le abitudini della reazione basata sulle
delusioni della mente convenzionale.
Le quattro pratiche fondamentali incrementano la flessibilità attraverso
l’allenamento mentale ad usare ogni oggetto dell’esperienza di veglia
come motivo per aumentare la lucidità e la presenza. Se perdiamo la presa
della reattività karmica, saremo capaci di agire positivamente. Questo è
quello che significa prendere coscienza del nostro comportamento.
La coscienza che abbiamo stabilizzato attraverso l’esperienza di veglia e
manifestato nei nostri comportamenti naturali comincia ad emergere in
sogno.
Le pratiche primarie mirano alla comprensione del prana, dei chakra e
della mente per supportare il rafforzamento della coscienza nel sogno.
Sono svolte prima di addormentarsi e durante tre momenti di veglia
durante la notte. Prima che si sviluppi la lucidità ci sono altre pratiche
coinvolte nel sogno in sé stesso per sviluppare la flessibilità mentale, per
rompere le limitazioni e le incomprensioni che ci hanno costretto nel
samsara.
Solo come la lucidità e la presenza coltivate nella vita di veglia sono
portate nel sogno, la lucidità e la presenza coltivate in sogno saranno
portate nella morte. Se si è pienamente raggiunto lo scopo dello yoga del
sogno, allora si sarà pronti per entrare nello stato intermedio dopo la
morte con l’appropriato punto di vista e la stabilità nella presenza non
duale necessaria per ottenere la liberazione.
Questa è la sequenza: coscienza nel primo attimo dell’esperienza, nella
risposta, in sogno, e quindi nella morte. Non si può cominciare dalla fine.
Potrete capire da voi quanto matura è la vostra pratica: come si presenta il
fenomeno dell’esperienza, esaminate le vostre sensazioni e le vostre

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reazioni alle sensazioni. Siete controllati dalle vostre interazioni con gli
oggetti dell’esperienza, o controllate le vostre reazioni ad esse? Siete
lanciati nelle reazioni emotive a causa delle attrazioni e delle avversioni,
o potete rimanere bilanciati e presenti nelle diverse situazioni? Se
primariamente, la pratica coltiverà la presenza necessaria a liberarvi dai
condizionamenti karmici e dalla reattività, in ultima, svilupperete al
meglio la stabilità nella coscienza e i vostri sogni cambieranno in modi
straordinari.

2 ABITUDINE ALLA CALMA: ZHINE'

Uno yogi del sogno di successo, dovrebbe essere stabile abbastanza nella
presenza per evitare di essere spazzato via dai venti dell’emotività
karmica e perdersi nei sogni. Come la mente è bilanciata, i sogni
diventano più lunghi, meno frammentati, li ricordiamo più facilmente e
sviluppiamo la lucidità. La vita di veglia è ugualmente rafforzata, in
questo caso siamo maggiormente al riparo dalle onde delle reazioni
emotive abituali che ci dipingono distratti e infelici, al contrario possiamo
sviluppare i tratti positivi che ci portano alla felicità e che ci supportano
nel viaggio spirituale.
Tutte le discipline yogiche e spirituali includono alcune forme di pratica
che sviluppano la concentrazione e acquietano la mente. Nella Tradizione
Tibetana questa pratica è chiamata abitudine alla calma (Zhinhé).
Riconosciamo tre stadi nello sviluppo della stabilità: Zhinhé forzata,
Zhinhé naturale e Zhinhé finale. La Zhinhé comincia con la fissazione su
di un oggetto e, quando la concentrazione è abbastanza forte, si sposta
nella fissazione senza oggetto.
Iniziate la pratica sedendovi nella posizione di meditazione dei cinque-
puntati: gambe incrociate, le mani appoggiate sulle coscie in posizione di
meditazione con i palmi verso l’alto ed una mano nell’altra, la spina
dorsale eretta ma non rigida, la testa leggermente rivolta verso il basso
tenendo il collo diritto, e gli occhi aperti. Gli occhi dovrebbero essere
rilassati, non troppo aperti e non serrati. L’oggetto di concentrazione
dovrebbe essere messo in maniera tale che gli occhi possano guardarlo
tenendo la medesima posizione, non troppo in alto né troppo in basso.
Durante la pratica provate a non muovervi, nemmeno deglutire o sbattere
le ciglia, mentre tenete la mente tutt’uno con l’oggetto. Nemmeno se le
lacrime fluissero giù dal viso, non muovetevi. Lasciate che il respiro sia
naturale.
Generalmente, per praticare con un oggetto, usiamo la lettera Tibetana A
come oggetto di concentrazione. Questa lettera ha molti significati

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simbolici ma qui è usata semplicemente come supporto allo sviluppo
dell’attenzione. Anche altri oggetti possono essere usati-la lettera A
dell’alfabeto inglese, un’immagine, il suono di un mantra, il respiro-
pressoché qualsiasi cosa. Come sempre è bene usare qualcosa di connesso
con il sacro, che serve ad inspirarvi. Ancora, provate ad usare lo stesso
oggetto tutte le volte, invece che cambiare diversi oggetti, perché la
continuità agisce come supporto alla pratica. E’ anche preferibile
focalizzarsi su di un oggetto fisico, fuori dal nostro corpo, d’accordo con
il proposito di sviluppare la stabilità durante la percezione degli oggetti
esterni ed eventualmente degli oggetti del sogno.
Se preferite usare la lettera Tibetana A potete scriverla su di un pezzo di
carta di circa un pollice quadrato. Tradizionalmente la lettera è bianca ed
è racchiusa in cinque cerchi concentrici colorati: il cerchio centrale che il
piano dove è scritta la A è di colore indaco; attorno a questo c’è un
cerchio blu, poi verde, rosso, giallo, e bianco.
Attaccate il pezzetto di carta su un bastoncino che dev’essere alto a
sufficienza per tenere la carta all’altezza degli occhi quando sedete per
praticare, e fate una base che lo sorregga. Piazzato in questo modo la A
sarà a circa un piede e mezzo davanti ai vostri occhi.
Molti segnali di progresso possono emergere durante la pratica. A
seconda del rafforzamento della concentrazione e dell’estensione del
tempo di meditazione, si manifesteranno strane sensazioni nel corpo, e
appariranno molti strani fenomeni visuali. Potreste anche ritrovarvi nella
vostra mente a fare cose bizzarre! Tutto ciò va bene. Queste esperienze
sono una parte naturale dello sviluppo della concentrazione; come si
presentano, la mente cerca di sistemarle, però non lasciatevi disturbare o
eccitare da esse.

ZHINE’ FORZATA

Il primo stadio della pratica e’ chiamato “forzato” perché richiede uno


sforzo.
La mente si distrae facilmente e velocemente, e sembra impossibile che
rimanga fissa su di un oggetto neppure per un minuto. All’inizio, è di
aiuto praticare numerose brevi sessioni alternate da intervalli. Non
lasciate che la mente vaghi durante la pausa, ma piuttosto recitate un
mantra, o lavorate con la visualizzazione, o lavorate con altre pratiche che
magari conoscete, come potrebbe essere lo sviluppo della compassione.
Dopo la pausa, tornate alla pratica della fissazione. Se siete pronti per
praticare ma non avete un oggetto particolare, visualizzate una bolla di
luce sopra le vostre sopracciglia e centratevi in quel punto. La pratica
dovrebbe essere compiuta una o due volte al giorno, e può essere fatta più
frequentemente se ne avete il tempo. Sviluppare la concentrazione è come

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rafforzare i muscoli del corpo: l’esercizio deve essere fatto regolarmente
e frequentemente. Per divenire più forte fate a botte contro i vostri limiti.
Fissate la mente su un oggetto. Non seguite i pensieri sul passato o sul
futuro. Non lasciate che l’attenzione sia portata via dalla fantasia, dal
suono, dalle sensazione fisiche, o da ogni altra distrazione. Rimanete
solamente nella sensualità del momento presente, e con tutta la vostra
forza e chiarezza focalizzate la mente usando gli occhi, sull’oggetto. Non
perdete la coscienza dell’oggetto neanche per un secondo. Respirate
dolcemente, fino a che vi dimenticate del respiro. Lentamente
autorizzatevi ad entrare più in profondità nella quieta calma. Accertatevi
che il corpo sia rilassato; non siate in tensione mentre vi concentrate. E
nemmeno dovreste lasciarvi andare allo stupore, all’indifferenza, o alla
trance.
Non pensate all’oggetto, lasciatelo nella coscienza. Questa e’
un’importante distinzione che va detta. Pensare a proposito dell’oggetto
non è il tipo di concentrazione che andiamo sviluppando. Il punto e’ solo
di fermare la mente su di un oggetto, sul senso di percezione dell’oggetto,
per non distrarsi rimanete coscienti della presenza dell’oggetto. Quando
la mente viene distratta – e succede spesso all’inizio- gentilmente
riportate la mente sull’oggetto e lasciatela lì.

ZHINE’ NATURALE

Se la stabilità è sviluppata, il secondo stadio della pratica è alle porte:


Zhinè naturale. Nel primo stadio, la concentrazione è sviluppata
attraverso il dirigere continuamente l’attenzione verso l’oggetto,
sviluppando in tal modo il controllo sulla mente indisciplinata. Nel
secondo stadio la mente è assorta nella contemplazione dell’oggetto e non
c’è bisogno di forzare oltre per averla stabile. Si e’ raggiunta una rilassata
e piacevole tranquillità, nella quale la mente è quieta e i pensieri
emergono senza distrarre la mente dal suo oggetto. Gli elementi del corpo
diventano armonici e il prana si muove gentilmente attraverso il corpo.
Questo e’ il momento appropriato per spostarsi verso la fissazione senza
oggetto.
Abbandonando l’oggetto fisico, fissate semplicemente l’attenzione sullo
spazio. E’ di aiuto scrutare in uno spazio ampio, come il cielo, ma la
pratica può essere fatta anche in una piccola stanza fissandosi sullo spazio
tra il vostro corpo e il muro. Rimanete bilanciati e calmi. Lasciate che il
corpo sia rilassato. Invece di fissarvi su di un punto immaginario nello
spazio, permettete alla mente, finchè rimanete fortemente presenti, di
essere aperta. Noi lo chiamiamo: ”dissolvere la mente” nello spazio, o
“modellare la mente con lo spazio.” Questo ci condurrà alla stabile
tranquillità e al terzo stadio della pratica zhiné.

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ZHINE’ FINALE

A differenza del secondo stadio in cui c’è fermezza ma una forma di


pesantezza può influire sull‘assorbimento dell’oggetto, il terzo stadio e’
caratterizzato da una mente tranquilla ma luminosa, rilassata e malleabile.
I pensieri emergono e si dissolvono spontaneamente e senza sforzo. La
mente è integrata pienamente con il suo proprio movimento.
Nella tradizione Dzogchen, ciò avviene tradizionalmente quando il
maestro introduce lo studente nello stato naturale della mente. Siccome lo
studente ha sviluppato la zhiné, il maestro può indirizzare lo studente
verso dove ha già avuto esperienza invece che descrivere un nuovo stato
che può essere ottenuto. La spiegazione, che è nota come l’istruzione che
“rivela”, è intesa a condurre lo studente a riconoscere ciò che già c’è,
ovvero illumina il movimento della mente, pensieri e concetti da una
parte, e natura della mente dall’altra, che è pura, coscienza non duale.
Questo è l’ultimo stadio della pratica della zhiné, abitudine alla presenza
non duale, il rigpa.

OSTACOLI

Sviluppando la pratica della zhiné, ci sono tre ostacoli che devono essere
superati: agitazione, sonnolenza e negligenza.

Agitazione
L’agitazione porta la mente a saltare tormentata da un pensiero all’altro,
rendendo difficile la concentrazione. Per prevenire ciò, Cercate di
calmarvi prima della sessione pratica, evitando troppe attività fisiche e
mentali. Lenti stiramenti possono aiutare a rilassare il corpo e acquietare
la mente. Una volta che siete seduti, fate alcuni respiri lenti e profondi.
Fate in modo di focalizzare immediatamente la mente quando iniziate la
pratica, evitando di sviluppare l’abitudine di vagabondare mentalmente
mentre sedete nella posizione di meditazione.

Sonnolenza
Il secondo ostacolo è la stanchezza che diviene sonnolenza, rendendo la
mente simile ad una rana, pesantezza e torpore che ottundono la
coscienza. Quando accade, provate a rafforzare l’attenzione sull’oggetto
per sconfiggere la sonnolenza. Potreste scoprire che la sonnolenza e’ in
fine un modo di muoversi della mente che potete fermare con una

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concentrazione determinata. Se ciò non funziona, fate una pausa, stiratevi,
e magari fate anche qualche altro esercizio mentre siete in piedi.

Negligenza
Il terzo ostacolo è la negligenza. Quando vi imbattete in questo ostacolo
potrete avvertire che la vostra mente e’ calma, ma in un modo passivo e
debole, in cui la concentrazione non ha forza. E’ importante riconoscere
questo stato per quello che è. Potrebbe essere un’esperienza rilassante e
piacevole, e se scambiata per la vera meditazione, potrebbe indurre lo
studente a consumare anni coltivando questo stato, senza cambiamenti
sensibili nelle qualità della coscienza. Se la vostra attenzione perde forza
e la vostra pratica diviene negletta, rafforzate la postura e strigliate la
vostra mente. Rinforzate l’attenzione e difendete la stabilità della
presenza. Difendete la pratica come qualcosa di prezioso, ciò che in
effetti è, come qualcosa che vi condurrà all’ottenimento della più alta
realizzazione, ciò che in effetti sarà.
Rafforzate l’intenzione e automaticamente il pieno risveglio della mente è
rafforzato.

La pratica della zhiné dovrebbe essere fatta ogni giorno fino a che la
mente è quieta e stabile. Non è solo una pratica preliminare, ma è di aiuto
ad ogni stadio della vita dello studente; anche gli yogi avanzati praticano
la zhinè. La stabilità della mente sviluppata attraverso la zhinè è il
fondamento dello yoga del sogno e di tutte le altre pratiche di
meditazione. Una volta che abbiamo ottenuto un potente e attendibile
bilanciamento nella calma presenza, possiamo estendere questo
bilanciamento in tutti gli aspetti della vita. Quando è stabile, la presenza
può sempre essere trovata, e non saremo spazzati via dai pensieri e dalle
emozioni. Allora, anche se le tracce karmiche continuano a produrre
immagini oniriche dopo esserci addormentati, rimaniamo coscienti.
Questo apre la porta ad ogni pratica successiva sia nel sogno che nello
yoga del sonno.

3 LE QUATTRO PRATICHE FONDAMENTALI

Ci sono quattro grandi pratiche fondamentali nello yoga del sogno.


Malgrado siano chiamate tradizionalmente le quattro preparazioni, ciò
non vuol dire che abbiamo meno importanza e vengano dopo la pratica
“reale”. Sono preparatorie nel senso che sono le fondamenta su cui si
fonda il successo della pratica primaria.
Lo yoga del sogno mette radici nel modo in cui la mente è usata durante
la vita di veglia, ed è a questo aspetto a cui si riferiscono le pratiche
fondamentali. Il modo in cui è usata la mente determina i tipi di sogno

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che emergono nel sonno come anche la qualità della vita di veglia.
Cambiate il modo in cui vi relazionate agli oggetti e alle persone nella
vita di veglia e cambierete l’esperienza del sogno. Dopo tutto, il “tu” che
vive nel sogno della vita di veglia è lo stesso “tu” che vive nel sogno
della vita di sonno. Se passate la giornata espandendo e gettando via le
elaborazioni della mente concettuale, vi risulterà semplice fare questo
anche in sogno. E se siete più presenti mentre siete svegli, lo sarete anche
in sogno.

UNO: CAMBIARE LE TRACCE KARMICHE

Una versione della prima pratica fondamentale è ben nota anche in


occidente, poiché i ricercatori e altri interessati alla vita onirica hanno
scoperto che tale pratica aiuta a generare sogni lucidi. Ecco come fare:
durante il giorno, praticate il riconoscimento del sogno
come fosse la natura della vita di veglia, fino a che lo stesso
riconoscimento comincia a manifestarsi in sogno.
Appena svegli al mattino, dite a voi stessi, “sono sveglio in un sogno.”
Quando entrate in cucina, riconoscetela come una cucina di sogno.
Versate il latte nel caffè sognato. “e’ tutto un sogno,” pensate tra voi
stessi, “questo è un sogno.” Ricordatevi del sogno costantemente per tutto
il giorno.
L’enfasi in realtà dovrebbe essere dentro di voi, che siete il sognatore, più
che negli oggetti della vostra esperienza. Ricordate a voi stessi che state
sognando le vostre esperienze: la rabbia che sentite, la gioia, la fatica,
l’ansia- sono tutte parte di un sogno. La quercia che apprezzate, l’auto
che guidate, la persona con cui state parlando, sono tutte parti di un
sogno. In questo modo create una nuova tendenza nella mente, che guarda
all’esperienza come senza sostanza, impermanente, e intimamente
connessa con le proiezioni della mente. Così come i fenomeni sono
osservati come effimeri e privi di essenza, la bramosia si dissolve. Ogni
circostanza sensoriale ed evento mentale diviene un promemoria del
sogno come natura dell’esperienza. In fine questa comprensione emergerà
in sogno e ci condurrà al riconoscimento dello stato di sogno e allo
sviluppo della lucidità.
Ci sono due modi di intendere la spiegazione che ogni cosa è un sogno.
La prima è quella di guardare oltre il metodo per cambiare le tracce
karmiche. Compiendo questa pratica, come tutte le altre, cambia il modo
in cui ci rapportiamo con il mondo. Cambiando la maggioranza delle
reazioni inconsce abituali ai fenomeni, cambia la qualità della vita e del
sogno. Quando pensiamo ad una esperienza come se fosse “solo un
sogno” diviene “meno reale” per noi. Perde la sua forza su di noi – forza
che possiede solo perché gliela abbiamo accordata noi- e non può più

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disturbarci e condurci a stati emotivi negativi. Al contrario, cominciamo
ad affrontare tutte le esperienze con grande calma e accresciuta chiarezza,
e non ultima con meravigliosa gratitudine. In questo modo, la pratica
lavora a livello psicologico alterando il significato che proiettiamo sopra
a ciò che sta oltre il significato concettuale. Allo stesso modo in cui
guardiamo all’esperienza in maniera differente, cambiamo le nostre
reazioni ad essa, la quale cambia a sua volta i rimasugli karmici delle
azioni, e cambia l’origine del sognare.
Il secondo modo di concepire la pratica è di realizzare che la vita di
veglia è infatti la stessa del sogno, che l’interezza dell’esperienza
normale è costruita dalle proiezioni della mente, che tutto il significato è
sovrapposto, e che qualsiasi cosa di cui facciamo esperienza è dovuta
all’influenza del karma. Qui stiamo parlando a proposito del sottile e
pervasivo lavoro del karma, il ciclo senza fine di causa ed effetto che crea
il presente a partire dalle tracce passate, che è costituito da il continuo
condizionamento dei risultati provenienti da ogni azione. Questo è un
modo di articolare la realizzazione che tutti i fenomeni sono vuoti e che
l’apparente natura degli esseri e degli oggetti in sé stessi è illusoria. Non
c’è una “cosa” effettuale da nessuna parte nella vita di veglia-esattamente
come in sogno- ma solo impermanente, apparizioni senza sostanza, che
emergono e si liberano nella vuota luminosa base dell’esistenza.
Realizzando pienamente la verità di queste affermazioni, e cioè che
“Questo è un sogno,” diveniamo liberi dalle abitudini delle concezioni
erronee e di conseguenza liberi dalla limitata vita del samsara in cui la
fantasia è scambiata per realtà. Siamo necessariamente presenti quando
arriviamo alla realizzazione, come se non ci fosse altra verità al di fuori di
questa. E non c’è metodo più efficace di ottenere una consistente lucidità
nei sogni che abituarsi continuamente alla presenza lucida durante il
giorno. Come detto sopra, una parte importante di questa pratica è di fare
esperienza di se stessi come in un sogno. Immaginatevi come una
illusione, come una figura di sogno , come un corpo che perde
consistenza. Immaginate la vostra personalità e le varie identità come
proiezioni della mente. Mantenete la presenza, la stessa lucidità che state
provando a coltivare in sogno, mentre percepite voi stessi come
insostanziali e impermanenti, fatti solo di luce. Questo crea una forte
differenza di relazione con voi stessi che diviene confortevole, flessibile
ed espansiva.
Nell’eseguire queste pratiche, non è sufficiente ripetere semplicemente
che siete in sogno. La verità di questa affermazione dev’essere percepita
aldilà delle parole. Usate l’immaginazione, i sensi, e la coscienza,
integrando pienamente la pratica con la realizzazione dell’esperienza.
Quando fate la pratica in maniera appropriata, ogni volta pensate di
vivere in un sogno, la presenza diviene più forte e l’esperienza più vivida.

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Se non c’è questo tipo di immediato cambiamento qualitativo, accertatevi
che la pratica non divenga solo una ripetizione meccanica di una frase,
che è di poco aiuto. Non c’è magia nel pensare solamente ad una formula;
le parole devono essere usate per ricordarvi di apportare maggiore
coscienza e calma nel presente. Quando pratichiamo il riconoscimento,
“sveglio” di noi stessi –incrementando la chiarezza e la presenza- ancora
ed ancora finchè semplicemente ricordiamo il pensiero, “questo è un
sogno,” porta a rinforzare e alleggerire simultaneamente la coscienza.
Questa è il primo preparativo, vedere tutta l’esistenza come un sogno. La
pratica sta nell’essere applicata al momento della percezione e prima che
la reazione si presenti. E’ una pratica potente in sé stessa che influisce
largamente sul praticante. Rimanete in questo stato di coscienza e farete
esperienze lucide sia durante la veglia che durante il sogno.
C’è un avvertimento a riguardo di questa pratica: è importante
considerare le responsabilità e rispettare la logica e le limitazioni della
vita convenzionale. Quando dite a voi stessi che la vostra vita di veglia è
un sogno, è la verità, ma se saltate da un palazzo precipiterete comunque,
e non volerete. Se non vi recherete al lavoro, i conti resteranno da saldare.
Se mettete la mano sul fuoco vi brucerete. E’ importante rimanere con i
piedi per terra nelle realtà del mondo relativo, perché fino a che ci sarà un
“tu” e un “io,” c’è un mondo relativo in cui ci manifestiamo, ci sono altri
esseri senzienti che stanno soffrendo, e ci sono conseguenze delle
decisioni che prendiamo.

DUE: RIMOZIONE DELLA BRAMA E DELL’AVVERSIONE

La seconda pratica fondamentale lavora sulla diminuzione della brama e


dell’avversione. A confronto la prima preparazione si applica nel
momento dell’apparizione dei fenomeni e prima che si formi una
reazione, la seconda pratica entra in gioco dopo che la reazione si è
manifestata. Essenzialmente sono riconducibili alla stessa pratica, distinte
solamente dalla situazione in cui la pratica è applicata e dall’oggetto
dell’attenzione. La prima pratica dirige la coscienza lucida e il
riconoscimento dei fenomeni in qualità di sogno attraverso qualsiasi cosa
si presenti: oggetti sensibili, eventi interni, il proprio corpo e così via. La
seconda preparazione specifica dirige la la stessa lucida coscienza verso
le reazioni emotive in ombra che si formano in risposta agli elementi
dell’esperienza.
Idealmente la pratica dovrebbe essere applicata quanto prima qualsiasi
brama o avversione si presenti in risposta ad un oggetto o ad una
situazione. La mente che brama potrebbe manifestare la sua reazione
sottoforma di desiderio, rabbia, gelosia, orgoglio, risentimento,

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rammarico, scoraggiamento, gioia, ansia, depressione, paura, apatia, o
qualsiasi altra reazione emotiva.
Quando emerge una reazione, ricorda a te stesso che tu, l’oggetto, e la tua
reazione all’oggetto siete tutti un sogno. Pensa tra te e te, “Questa rabbia
è un sogno. Questo desiderio è un sogno. Questa indignazione,
rammarico, od esuberanza, sono solo un sogno.” La verità
dell’affermazione diviene chiara quando prestate attenzione ai processi
interni che danno origine agli stati emotivi: li sognate letteralmente
attraverso una complessa interazione di pensieri, immagini, stati corporei,
e sensazioni. La reattività emotiva non si origina “là fuori” negli oggetti.
Emerge, è esperita, e cessa dentro di voi.
C’è un’infinita varietà di stimoli che vi mettono nelle condizioni di
reagire: l’attrazione potrebbe presentarsi sotto il segno di un bell’uomo o
una bella donna, la rabbia sotto forma di un autista che vi taglia la strada,
il disgusto o il rammarico come un ambiente degradato, l’ansia e la
preoccupazione a proposito di una situazione o di una persona, e così via.
Ogni situazione e reazione dovrebbero essere riconosciute come un
sogno. Non imputate semplicemente una sentenza su un pezzo della
vostra esperienza; provate in ultima a percepire la qualità della
dimensione di sogno nella vostra vita interiore. Quando questa
asserzione è sentita veramente, non semplicemente pensata, allora la
relazione con la situazione cambia, allora la strettoia, l’aderenza emotiva
ai fenomeni si rilassa. La situazione diventa chiara e molto più ampia, e la
brama e l’avversione sono riconosciute direttamente come scomode
costrizioni, cose che di fatto lo sono. Questo è un potente antidoto allo
stato vicino alla possessione o all’ossessione che gli stati emotivi negativi
creano. Il controllo unito alle esperienze d’uso della pratica e lo
scioglimento dei nodi degli stati emotivi, sono l’inizio di una reale pratica
della lucidità e della flessibilità che conduce alla conseguente liberazione.
Con una pratica consistente, anche i forti stati di rabbia, depressione, e
altri stati d’infelicità possono essere liberati. Quando si presentano, si
dissolvono. Generalmente gli insegnamenti si riferiscono generalmente a
questa pratica come un metodo per smettere con gli attaccamenti. Ci sono
modi salutari e non salutari per sbarazzarsi degli attaccamenti. Un piccolo
buon modo per sopprimere i desideri è di trasformarli in agitazione
interna o condanne esterne e intolleranza. Ciò rema anche contro lo
sviluppo spirituale ottenendo di scappare dalla sofferenza attraverso la
distrazione o attraverso la fissazione del corpo che soffoca l’esperienza.
Potrebbe essere molto salutare smettere con la vita mondana e diventare
un monaco o una monaca o potrebbe allo stesso tempo essere dannoso
cercare di scappare dalle esperienze difficili attraverso la soppressione e
l’abbandono.

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Lo yoga del sogno taglia l’attaccamento riorganizzando la percezione e la
comprensione dell’oggetto o della situazione, alterando il punto di vista e
di conseguenza permettendo al praticante di vedere attraverso l’apparenza
illusoria di un oggetto le sue radiazioni, come una realtà luminosa. A
seconda della progressione della pratica, gli oggetti e le situazioni non
sono solo esperite con grande chiarezza e lucidità, sono anche
riconosciute come effimere, insostanziali, e fuggevoli. A questi livelli
l’importanza relativa dei fenomeni e la diminuzione della brama e
dell’avversione si basano sulla preferenza.

TRE: RAFFORZARE L’INTENZIONE

La terza preparazione implica la revisione della giornata prima di andare


a dormire, rafforzando l’intenzione di praticare durante la notte. Nel
modo in cui vi preparate per dormire, lasciate che le memorie della
giornata emergano. Qualsiasi cosa arrivi dalla mente riconoscetela come
un sogno. Le memorie che più facilmente affiorano sono quelle
esperienze forti abbastanza da imporre il loro effetto sui sogni emergenti.
Durante questa revisione, tentate di rivivere le memorie che compaiono
come fossero memorie di sogni. La memoria è effettivamente molto
simile ad un sogno. Ancora, questa operazione non è come etichettare
automaticamente, un rituale ripetitivo “questo era un sogno.” Provate
veramente a comprendere il sogno come la natura della vostra esperienza,
le proiezioni che la sostengono, e sentite la differenza di relazionarvi alle
esperienze come un sogno.
Allora sviluppate la forte determinazione di riconoscere i sogni della
notte per quello che sono. Realizzate la più forte intenzione possibile di
conoscere direttamente e vividamente, durante la fase onirica, che state
sognando. L’intenzione è come una freccia che la coscienza può seguire
durante la notte, una freccia nel cuore della lucidità in sogno. La frase
Tibetana che usiamo per generare intenzione possiamo tradurla come
“spedire un augurio.” Dovremmo avere quel senso, che abbiamo quando
facciamo preghiere ed intenzioni e spedirle ai nostri insegnanti, ai buddha
e alle divinità, promettendo di provare a rimanere coscienti e chiedendo
loro aiuto. Ci sono altre pratiche che possono essere fatte prima di
addormentarsi, ma questa è disponibile a tutti.

QUATTRO: COLTIVARE LA MEMORIA E LO SFORZO GIOIOSO

La quarta pratica fondamentale entra in gioco al risveglio la mattina.


Contribuisce a coltivare una forte intenzione e anche rafforza la capacità
di ricordare gli eventi della notte.

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Incominciate col revisionare i sogni della notte. Il termine Tibetano per
questa preparazione è letteralmente “ricordare.” Avete sognato? Eravate
coscienti finchè eravate nel sogno? Se avete sognato ma non avete
ottenuto la lucidità, dovreste riflettere, “Ho sognato ma non ho
riconosciuto il sogno come sogno. Ma era un sogno.” Risolvete che la
prossima volta che entrate in un sogno diverrete coscienti della sua vera
natura mentre siete ancora in sogno.
Se trovate difficile ricordare i sogni, potrebbe essere di aiuto, durante il
giorno e particolarmente prima di dormire, generare una forte intenzione
di ricordare i sogni. Potete anche registrare i sogni in un blocco per gli
appunti o in un registratore, in modo che questo rafforzi in voi l’abitudine
di trattare i vostri sogni come qualcosa di considerevole. L’azione vera di
tenere un diario dei sogni o di registrarli nella notte, serve a sostenere
l’intenzione di richiamare il sogno durante la veglia. Non è difficile per
nessuno ricordare i sogni una volta che l’intenzione di farlo è generata e
sostenuta, anche solo per alcuni giorni.
Se avete avuto un sogno lucido, provate gioia per aver raggiunto un
traguardo. Sviluppate la felicità relativamente alla pratica e continuate a
sviluppare la lucidità la notte seguente. Costruite l’intenzione, usando sia
i successi che i fallimenti come occasioni per sviluppare sempre il più
forte intento di coronare la pratica. E sappiate che anche la vostra
intenzione è un sogno. Finalmente, durante la mattinata, generate
l’intenzione di rimanere consistenti nella pratica durante la giornata. E
pregate con tutto il vostro cuore per il successo; pregare è simile ad una
forza magica che tutti abbiamo ma che dimentichiamo di usare.
Questa pratica si combina alla prima pratica fondamentale, riconoscendo
tutte le esperienze come un sogno. Con questo fascino la pratica diventa
incorruttibile sopra la ruota dei giorni e delle notti.

CONSISTENZA

L’importanza delle quattro preparazioni rispetto agli stadi successivi dello


yoga del sogno non può essere surclassato. Essi hanno molto più potere di
quello che sembrano avere. Ancor di più, sono pratiche che tutti possono
fare. Sono molto più psicologicamente orientate rispetto a molte pratiche
e non presenteranno difficoltà al praticante. Semplicemente fare la pratica
prima di coricarsi potrebbe essere inefficace, ma con la pratica
consistente nelle preparazioni durante il giorno può diventare molto facile
ottenere la lucidità in sogno e allora passare alla pratica successiva.
Usando queste pratiche fa sì che qualsiasi cosa accada sia un motivo per
tornare alla presenza, e porterà grande beneficio alla vita di tutti i giorni e
allo stesso tempo condurrà al successo nello yoga del sogno. Se non avete
risultati immediati, anche se dovete praticare per tanto tempo prima di

78
ottenere la lucidità in sogno, non è necessario scoraggiarsi. Non pensate
che la pratica sia senza scopo e che non potete completare la pratica.
Pensate alle differenze nel vostro modo di pensare e di agire quando
avevate dieci anni di meno, e fate il confronto con il momento presente –
c’è un cambiamento continuo. Non permettete a voi stessi di fissarvi,
credendo che qualsiasi limite avete nella vostra pratica oggi continuerà
nel futuro. Sappiate che nulla rimane uguale, non avete bisogno di credere
che il modo in cui le cose si manifestano ora è il modo in cui
continueranno a manifestarsi. Fate esperienza delle vivide, luminose,
qualità oniriche della vita lasciando che la vostra esperienza cresca più
spaziosa, leggera e nitida. Quando la lucidità è sviluppata nel sogno e
nella veglia, c’è una libertà più intensa di configurare la vita in maniera
positiva, e smettere finalmente con le preferenze e il dualismo e rimanere
nella presenza non duale.

4 PREPARAZIONE PER LA NOTTE

In media le persone non conoscendo i principi della meditazione, portano


lo stress, le emozioni, i pensieri, e la confusione della giornata nella notte.
Per questo tipo di persone non c’è una particolare pratica o un momento
di pausa per passare in rassegna la giornata o calmarsi prima di
addormentarsi. Al contrario, il sonno arriva nel bel mezzo delle
distrazioni, e le negatività sono tenute nella mente per tutta la notte.
Quando il sogno emerge da queste negatività, non c’è stabilità nella
presenza e l’individuo è portato via dalle immagini e dalla confusione del
mondo dei sogni. Il corpo rimane teso con l’ansia, oppure appesantito
dalla tristezza, e il prana nel corpo è irruvidito e irregolare se la mente
corre veloce qua e là. Il sonno è disturbato, i sogni sono pieni di stress o
semplicemente una piacevole via di fuga, e il sognatore si sveglia stanco e
indolenzito la mattina, spesso continuando durante il giorno a mantenere
uno stato negativo.
Anche per quelli che non praticano lo yoga del sonno o del sogno, è di
grande aiuto prepararsi per la notte, prendendola come una cosa seria.
Purificare la mente quanto più è possibile prima di dormire, il solo
meditare , genera più presenza e qualità positive. Al contrario se state
portando le emozioni negative nella notte, usate qualsiasi abilità a vostra
disposizione per liberarvi da queste emozioni. Se sapete come permettere
all’emozione di liberarsi, di dissolversi nel vuoto, fatelo. Se sapete come
trasformarle, o procurarvi l’antidoto, allora usate la vostra conoscenza.
Provate a connettervi con il lama, ydam* , e la dakini; pregate i buddha e
gli Dei; generate compassione. Fate ciò che è nelle vostre capacità per

79
liberarvi dalla tensione nel corpo e dalle attitudini negative nella mente.
Liberi dal disturbo, con una mente leggera e docile, farete esperienza di
un sonno ristoratore e salutare. Anche se non siete in grado di fare le altre
pratiche, questa pratica è qualcosa di positivo che ognuno può integrare
nella sua vita quotidiana.
Seguono alcune preparazioni generali per la notte, ma non sentitevi
limitati a queste. La cosa importante è l’essere coscienti di quello che
state facendo con la vostra mente e come ciò abbia effetto su di voi, e
usate la vostra conoscenza per calmarvi, divenendo presenti, e aperti alle
possibilità della notte.

NOVE PURIFICAZIONI RESPIRANDO

Forse avete notato quanta tensione è infusa nel corpo e come questa
tensione influisca sul respiro. Quando qualcuno con cui abbiamo
difficoltà cammina nella stanza, il corpo s’irrigidisce ed il respiro si
accorcia e si affanna. Quando siamo spaventati, il respiro diventa veloce e
superficiale. Quando siamo tristi, il respiro è spesso profondo e interrotto
da sospiri. E se qualcuno che ci piaccia davvero, di cui abbiamo una
valida considerazione entra nella stanza, il corpo si rilassa e il respiro si
apre e s’alleggerisce.
All’opposto di aspettare che l’esperienza alteri il nostro respiro, possiamo
deliberatamente alterare il respiro per cambiare la nostra esperienza. I
nove respiri di purificazione è una breve pratica per pulire e purificare i
canali e rilassare la mente ed il corpo. I disegni dei canali sono a pagina
47.

Sedete con le gambe incrociate nella posizione di meditazione. Poggiate


le mani con i palmi in su, sulle vostre cosce, con la mano sinistra dentro
la destra. Raddrizzate la testa semplicemente per stirare il collo.
Visualizzate i tre canali di energia nel corpo. Il canale centrale è blu e
scorre diritto attraverso il centro del corpo; è della misura di una canna, e
si estende dal cuore fino alla sua apertura sulla sommità del capo. I canali
laterali sono del diametro un una penna e si uniscono al canale centrale
alla sua base, circa quattro pollici sotto l’ombelico. I canali scorrono
uniformemente attraverso il corpo, entrambi a lato del canale centrale,
s’intrecciano sotto il teschio, passano dietro gli occhi, e si aprono nelle
narici. Nella donna il canale di destra è rosso e quello di sinistra è bianco.
Nell’uomo il canale di destra è bianco e quello rosso è a sinistra.

Primi tre respiri

80
Per l’uomo: alzate la mano destra con il pollice premendo la base del
dell’anulare. Chiudendo la narice di destra con l’anulare, inspirate luce
verde attraverso la narice di sinistra. Quindi, chiudendo la narice di
sinistra con l’anulare destro, espirate completamente attraverso la narice
destra. Ripetete la sequenza per tre inspirazioni ed espirazioni.
Per la donna: alzate la mano sinistra premendo con il pollice alla base
dell’anulare. Chiudendo la narice sinistra con l’anulare, inspirate luce
verde attraverso la narice destra. Poi, chiudete la narice destra con
l’anulare, espirando completamente attraverso la narice sinistra. Ripetete
per tre inspirazioni ed espirazioni.
Per ogni espirazione, immaginate tutti gli ostacoli collegati alle
potenzialità maschili espulsi dal canale bianco sotto forma di aria
luminosa blu. Ciò può essere utile nelle malattie associate con i venti
(pranas) ma anche con gli ostacoli e gli oscuramenti connessi con il
passato.

Secondi tre respiri


Per gli uomini e le donne: cambiate mani e narici e ripetete per tre
inspirazioni ed espirazioni. Con ogni e espirazione, immaginate tutti gli
ostacoli connessi con le potenzialità femminili esplulsi dal canale rosso
sotto forma di aria luminosa rosa. Ciò può essere utile nelle malattie
associate con la bile come anche con gli ostacoli e gli oscuramenti
associati con il futuro.

Terzi tre respiri


Per gli uomini e le donne: poggiate la mano sinistra sopra la mano destra
sulle cosce, con i palmi rivolti verso l’alto. Inspirate luce salutare verde
da entrambe le narici. Visualizzate tale luce scorrere verso il basso nei
canali laterali fino alla giuntura con il canale centrale, quattro dita circa
sotto l’ombelico. Con l’esalazione, visualizzate l’energia muoversi verso
l’alto nel canale centrale e fuori dalla sommità del capo.
Completate le tre inspirazioni ed espirazioni. Con ciascuna espirazione,
immaginate tutte le potenzialità della malattia associata con gli spiriti
ostili venire espulsa dalla sommità del capo sotto forma di fumo nero. Ciò
può essere utile nelle malattie associate con il muco come anche con gli
ostacoli e gli oscuramenti associati con il presente.

LA GURU YOGA

La Guru yoga è una pratica essenziale in tutte le scuole di Buddismo


Tibetano e Bon. Ciò è vero per i sutra, nei tantra, e per lo Dzogchen.

81
Espande il cuore in connessione con il maestro. Attraverso il continuo
rafforzamento della devozione, accediamo nel luogo della pura devozione
che è in noi, ed è irremovibile, base della potenza nella pratica. L’essenza
della guru yoga è di accostare la mente del praticante con la mente del
maestro. Cos’è un vero maestro? E’ senza forma, natura fondamentale
della mente, primordiale coscienza alla base di ogni cosa, ma siccome
siamo manifesti nel mondo duale, è di grande aiuto per noi visualizzarlo
in una forma. Agendo in questo modo, facciamo pieno uso dei dualismi
della mente concettuale, per rafforzare la devozione ed aiutarci a tenere la
direzione intrapresa nella pratica e generare qualità positive.
Nella tradizione Bon, spesso visualizziamo sia Tapihritsa*, sia il maestro,
o il Buddha Shenla Odker*, che rappresenta l’unione di tutti i maestri. Se
siete già dei praticanti, potreste avere un’altra Deità da visualizzare, come
Guru Rimpoche o un yadam o dakini. Mentre è importante lavorare con
un lignaggio con cui avete una connessione, dovreste capire che il
maestro che visualizzate è la rappresentazione di tutti i mestri con cui
siete connessi, tutti i maestri con cui avete studiato, tutte le deità a cui
avete chiesto aiuto. I maestro nella guru yoga non è solo un individuo, ma
l’essenza dell’illuminazione, la coscienza primordiale che è la vostra vera
natura.
Il maestro è anche un insegnate da cui ricevete insegnamenti. Nella
tradizione Tibetana diciamo che un maestro è più importante che il
Buddha. Perché? Perché il maestro è l’immediato messaggero degli
insegnamenti, quello che porta la saggezza del Buddha allo studente.
Senza maestro non potremmo trovare la nostra strada verso il Buddha.
Dovremmo provare devozione per il maestro allo stesso modo in cui
vorremmo provarne per il Buddha se quest’ultimo ci apparisse davanti.
La Guru yoga non è solo generare un sentimento verso un’immagine
visualizzata. E’ fatta per trovare il fondamento della mente in noi stessi
che è la stessa mente fondamentale di tutti i vostri maestri, di tutti i
Buddha e di tutti gli esseri realizzati che siano mai vissuti. Quando vi
accostate al Guru, vi accostate con la vostra vera natura originaria, che è
la reale guida e maestra. Ma questa non dovrebbe essere una pratica
astratta. Quando fate Guru yoga, provate a sentire una devozione così
intensa che i capelli vi si drizzano in testa, le lacrime vi inondano il volto,
e il vostro cuore si apre e si riempie di meraviglioso amore. Lasciatevi
avvicinare in unione con la mente del Guru, che è la vostra natura di
Buddha. Questa è la via per praticare la Guru yoga.

LA PRATICA
Dopo nove respiri, ancora seduti nella posizione di meditazione,
visualizzate il maestro sopra e davanti a voi. Non dovrebbe essere piatto,
una figura a due dimensioni- lasciate che un essere esista davanti a voi, in

82
tre dimensioni , fatto di luce, puro, e con una potente presenza che
influenza il modo in cui sentite il vostro corpo, la vostra energia, e la
vostra mente. Generate una forte devozione e riflettete sul grande regalo
degli insegnamenti e sulla enorme buona fortuna che potete apprezzare
nell’avere instaurato una connessione con i maestri. Offrite una preghiera
sincera, chiedendo che le vostre negatività e oscuramenti siano rimossi,
che le vostre qualità positive possano svilupparsi, e che voi possiate
ottenere lo yoga del sogno.
Allora immaginate di ricevere le benedizioni dal maestro, sotto forma di
tre luci colorate che stillano dalle sue tre porte di saggezza- del corpo,
della parola, e della mente- fino a voi. Le luci dovrebbero essere
trasmesse nella seguente sequenza: la luce bianca stilla dal chakra della
fronte del maestro nella vostra fronte, purificando e rilassando l’intero
corpo e la dimensione fisica. La luce rossa stilla dal chakra di gola del
maestro nella vostra, purificando e rilassando la vostra dimensione
energetica. In fine la luce blue stilla dal chakra di cuore del maestro nel
vostro, purificando e rilassando la vostra mente.
Quando le luci entrano nel vostro corpo, sentitele. Lasciate che il vostro
corpo, l’energia e la mente si rilassino, e la luce della saggezza si
diffonda. Usate la vostra immaginazione, per essere veramente consacrati
nella piena esperienza, nel vostro corpo, come anche nelle immagini della
vostra mente.
Dopo aver ricevuto la benedizione, immaginate che il maestro si dissolva
nella luce, imche maginate entri nel vostro cuore e vi risieda come fosse
la vostra più profonda essenza. Immaginatevi di dissolvervi nella luce, e
di rimanere nella pura coscienza, il rigpa.

Ci sono molte istruzioni elaborate nella guru yoga che possono implicare
prostrazioni, offerte, gesti, mantras, e molte più complicate
visualizzazioni, ma l’essenza della pratica è di miscelare la vostra mente
con la mente del maestro, che è pura coscienza non duale. La Guru yoga
può essere svolta in qualsiasi momento della giornata; più spesso tanto
meglio. Molti maestri dicono che di tutte le pratiche è la Guru yoga la più
importante. Conferisce la benedizione del lignaggio e può aprire e
ammorbidire il cuore e acquietare la mente agitata. Portare a compimento
la Guru yoga significa arrivare alla fine del sentiero.

PROTEZIONE

Andare a dormire è un po’ come morire, un viaggio che si compie da soli


in terre sconosciute. Normalmente non abbiamo paura di dormire perché
ci siamo abituati, ma provate a pensare alle implicazioni. Perdiamo

83
completamente noi stessi, impotenti per un periodo di tempo, finché ci
leviamo di nuovo in un sogno. Quando succede, potremmo avere una
identità differente o un corpo differente. Potremmo essere in un posto
strano, con gente che non conosciamo, implicati in attività losche che
potrebbero sembrare moderatamente rischiose.
Provate solamente a dormire in un posto non familiare e potreste sentirvi
ansiosi. Il posto potrebbe essere perfettamente sicuro e confortevole, ma
non dormiamo bene come succede a casa in un ambiente familiare. Forse
l’energia del posto sembra sbagliata. O forse è solo la nostra insicurezza
che ci disturba, e anche in posti familiari potremmo sentirci ansiosi
mentre aspettiamo che arrivi il sonno, o siamo impauriti da ciò che
sogniamo. Quando ci addormentiamo con ansia, i nostri sogni sono
mescolati con la paura e la tensione, il sonno è meno ristoratore, e la
pratica è dura da svolgere. Così è una buona idea creare un senso di
protezione prima di dormire e immaginare il nostro posto per dormire
come uno spazio sacro. Si può fare immaginando dakini come bellissime
Dee, esseri femminili illuminati che amano, di colore verde, e piene di
protezione. Rimangono vicino a voi che vi addormentate per tutta la
notte, come madri che vegliano sul loro figlio, o guardiani attorno ad un
re o ad una regina. Immaginatele dovunque, sorvegliare le porte e le
finestre, sedute vicino a voi sul letto, camminare nel giardino o lì attorno,
fino che non vi sentite completamente protetti.
Anche questa pratica è molto di più che provare solamente a visualizzare
qualcosa: guardate le dakini con la mente, ma usate anche
l’immaginazione per sentire la loro presenza. Creando un ambiente sacro
e protettivo in questo modo, è calmante e rilassante e promuove un sogno
ristoratore. Questo è il modo in cui vive il mistico: vedendo la magia,
cambiando l’ambiente con la mente, liberando le azioni, anche le azioni
immaginarie, per ottenere conseguenze.
Potete aumentare il senso di pace nel vostro ambiente dormitorio,
mettendoci oggetti di natura sacra: pacifiche e amorevoli immagini,
simboli sacri e religiosi, e altri oggetti che dirigono la vostra mente nella
direzione del sentiero. Il Madre Tantra ci dice che mentre ci prepariamo
per dormire, dovremmo mantenere la coscienza delle cause del sogno, la
coscienza dell’oggetto su cui poniamo l’attenzione, la coscienza dei
protettori, e la coscienza di noi stessi. Tenere questi elementi insieme
nella coscienza, non come tante altre cose, ma in un singolo ambiente,
avrà un grande effetto nel sogno e nel sonno.

5 LA PRATICA PRINCIPALE

Per sviluppare pienamente lo yoga del sogno, ci sono quattro fasi che
necessitano di essere portate a termine in sequenza: 1) portando la

84
consapevolezza nel canale centrale, 2) coltivando la chiara visione e
l’esperienza, 3) sviluppando la potenza e la forza così da non perderci, 4)
sviluppando il furore per superare la paura. Queste quattro fasi
corrispondono alle quattro qualità dei sogni -serenità, gioia, potenza e
furore- e alle quattro sessioni della pratica.

PORTARE LA CONSAPEVOLEZZA NEL CANALE CENTRALE

Dopo aver lavorato con le pratiche preliminari durante il giorno, e dopo


aver fatto le pratiche di preparazione al sonno- purificazione del respiro,
guru yoga, generazione di compassione e amore, visualizzazione delle
dakini protettrici, e formazione dell’intenzione per la notte- la prima delle
pratiche principali è ingaggiata.
Stesi nella posizione del leone: l’uomo giace sul fianco destro, le donne
sul sinistro. Le ginocchia piegate abbastanza per rendere il corpo stabile,
lasciate il braccio lungo il fianco, e mettete l’altra mano sotto la guancia.
Potreste stare comodi sperimentando l’uso di un sottile cuscino, facendo
attenzione al vostro collo, a favore di un sonno leggero. Acquietate il
respiro e rilassate il corpo. Permettete al respiro di essere pieno e molto
quieto cosicché né l’inspirazione né l’espirazione possono essere udite.
Visualizzate un bel loto di colore rosso con quattro petali nel chakra di
gola.
Il chakra di gola è alla base della gola, vicino a dove il collo incontra le
spalle e poi la testa. Al centro dei quattro petali, guardando sul davanti,
sta in verticale, la lettera Tibetana A, luminosa, chiara e riflettente, come
un cristallo fatto di pura luce. Semplicemente come un cristallo
appoggiato ad un vestito rosso riflette il colore e appare rosso, allo stesso
modo fa la lettera A sul rosso dei petali e appare rosso. Su ciascuno dei
quattro petali c’è una sillaba: RA sul davanti, LA sulla vostra sinistra,
SHA sulla parte posteriore, e SA sulla destra. Come il sonno arriva,
mantenete una luce rilassata e fissa sulla A.
Questa parte della pratica è volta a portare la mente e il prana nel canale
centrale. La qualità è la serenità, e come ci uniamo con il profondo rosso
della lettera A ci sentiamo in pace con noi stessi. L’insegnamento dice
che ponendo l’attenzione su questo chakra si producono sogni gentili.
L’esempio dato è di un sogno in cui una dakini invita dolcemente il
sognatore ad accompagnarla. Aiuta il sognatore a salire sulle ali di un
uccello mistico (garuda) o sul dorso di un leone che lo conduce attraverso
le pure lande, in un bellissimo posto sacro. Ma il sogno non abbisogna
di essere così specifico. Potrebbe semplicemente includere una
passeggiata in un bellissimo giardino o nelle montagne, guidato da altra
gente. La qualità dei sogni generati ha meno a che fare con immagini
particolari e più a che fare, a questo punto, con la sensazione di pace.

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AUMENTARE LA CHIAREZZA

Dopo esserci addormentati per circa due ore, ci svegliamo e iniziamo la


seconda parte della pratica. Tradizionalmente, questa pratica è svolta
intorno a mezzanotte, ma sicuramente ciascuno ha abitudini differenti,
perciò modellate la pratica a seconda dei tempi della vostra vita.
Assumente la stessa posizione della prima pratica, gli uomini giacciono
sulla parte destra e le donne sulla sinistra. Dev’essere svolta una forma
particolare di respiro: inspirate e trattenete il respiro senza forzare.
Contraete il perineo, i muscoli pelvici, così che abbiate la sensazione di
spingere il respiro trattenuto verso l’alto. Provate l’esperienza del respiro
come se lo tratteneste semplicemente sotto l’ombelico pigiato dalla
pressione proveniente da sotto. E’ difficile da immaginare questo tipo di
respirazione e potrebbe essere necessario sperimentare per un po’, fino a
che il senso di questo movimento non sia acquisito. Meglio ancora
ricevere dettagliate istruzioni da un maestro.
Dopo aver trattenuto il respiro per alcuni secondi, espirate dolcemente.
Durante l’espirazione rilassate i muscoli pelvici, il petto e il corpo intero.
Rilassatevi completamente. Ripetete per sette volte.
Il punto da focalizzare è il chakra centrato sopra e dietro, dove le
sopracciglia incontrano la fronte. Visualizzate una bianca, luminosa palla
di luce (tiglè) nel chakra. E’ un punto di chiarezza. Una tiglé, altrimenti
conosciuta come bindu, potrebbe essere diverse cose, ed è tradotta in
diversi modi. In un contesto e’ una qualità energetica che può essere
trovata nel corpo, mentre in un altro contesto può rappresentare uno
spazio illimitato. In questa pratica, la tiglè è una piccola, insostanziale,
luminosa spera di luce. Le tiglè di differenti colori rappresentano
differenti qualità della coscienza e visualizzarle significa agire come su
ingressi differenti nella qualità dell’esperienza.
L’istruzione di “visualizzare” la tiglè non significa che dobbiate disegnare
una immagine statica di una luce bianca rotonda; al contrario, immaginate
voi stessi unirvi a qualcosa di reale. Provate a sentire la tiglè con i vostri
sensi immaginari, e unitevi completamente con essa finché esiste solo la
chiarezza e la luminosità. Qualcuno vedrà una chiara luce con i propri
sensi interiori visuali, mentre altri l’avvertiranno come sensazione
piuttosto che vederla. Sentirla è molto più importante che vederla. La
cosa rilevante è unirsi completamente con essa.
Quando siamo connessi con la bianca e luminosa tiglè nel chakra della
fronte, la mente rimane chiara e presente. Come l’esperienza di luce
aumenta, divenendo più vivida e più inclusiva, permettiamo a noi stessi di
essere assorbiti nella luce, nello stesso grado in cui la mente continua ad
aumentare in lucidità. Se vi addormentate in questo stato, la

86
consapevolezza diventa continua. Sviluppare la chiarezza e la continuità
della presenza è il proposito di questa sezione di pratica. Questo è quello
che s’intende per “aumentare la luminosità del sogno.” Provate a
connettervi con il senso nascosto della parola “luminosità,”
nell’esperienza. La metafora indica solo l’esperienza che è più profonda
del linguaggio e della rappresentazione visuale.
Nonostante ciò, “aumentare” è ciò che noi chiamiamo la qualità dei sogni
che si manifesta in questa sessione della pratica. Qui il senso è quello di
sviluppare o far crescere fino alla completezza, l’origine della pienezza.
L’esempio dato dal Madre Tantra è di un sogno in cui una dakini suona
strumenti musicali, canta e raccoglie fiori, frutta e vestiti per il sognatore.
Ancora, ciò non implica che i sogni devono includere una dakini o nessun
altra specifica immagine, ma come il praticante si rafforza in questa parte
della pratica, i sogni saranno caratterizzati dal divertimento per i colori
vividi.

RAFFORZARE LA PRESENZA

La terza parte della pratica si svolge circa due ore dopo la seconda,
intorno alla quarta ora di sonno. Tradizionalmente, facciamo riferimento
alle due ore prima dell’alba. Per questa parte della pratica, viene assunta
una posizione differente: stendendovi su un cuscino alto. Incrociate le
gambe dolcemente, non come nella posizione di meditazione; non
importa quale gamba, se la destra o la sinistra sta sopra. La posizione è
qualcosa di simile a quando dormiamo in prima classe, seduti su un
aeroplano: siete semiseduti ma non completamente proni. Usare un
cuscino alto vi aiuterà a dormire meno profondamente e a generare più
lucidità nei sogni, ma fate attenzione al vostro collo. Non insistete in una
posizione scomoda.
E’ importante fare attenzione alle necessità del corpo. Quando ero
bambino sedevo con le gambe incrociate a scuola per molte ore al giorno,
così questa posizione è molto comoda per me . Ma è diverso per molti
occidentali. L’idea non è di soffrire per tutta la notte, ma di mantenere
una continuità nella consapevolezza. Adattate la pratica a tale scopo. In
questa fase, fate ventuno respiri profondi, senza forzare e mantenendo la
consapevolezza del respiro.
Il punto d’attenzione è il chakra del cuore, dentro al quale la nera e
luminosa sillaba HUNG è visualizzata. Sembra, andando avanti, che il
corpo la contenga naturalmente. Unitevi con la sillaba così che qualsiasi
cosa sia la nera HUNG. Diventate la nera HUNG. Lasciate che la mente
resti con leggerezza nella nera HUNG, e addormentatevi

87
La qualità che stiamo sviluppando qui è la potenza. Non dovete fare
nulla; non sforzatevi a “provare” di sentire potenza. E’ come scoprire le
potenzialità che già possedete. Il senso di potenza è anche un senso di
sicurezza; i sogni generati in questa parte della pratica hanno a che fare
con un senso di forza sicura. L’esempio nel Madre Tantra sono sogni nei
quali una potente dakini conduce il sognatore a sedersi su un trono, o lo
conduce in un sicuro castello a ricevere insegnamenti, o ancora al
sognatore vengono date approvazioni dal proprio padre o dalla propria
madre. La qualità è ciò che è importante, non l’immaginario specifico.
Invece che essere la dakini a mettere seduto il sognatore sul trono,
potrebbe essere il datore di lavoro a conferire al sognatore una
promozione, o la madre del sognatore a organizzare una festa per
celebrare i successi del figlio. Qualsiasi sogno potrebbe assumere la
forma di questa parte della pratica. Al posto del castello, il sogno
potrebbe svolgersi in una situazione che faccia sentire il sognatore sicuro,
e anziché un genitore, potrebbe esserci un’altra persona nel sogno che
conferisce un senso di sicurezza, salvezza e forza.

SVILUPPARE L’ASSENZA DI PAURA

La quarta fase della pratica è la più facile perché non c’è necessità di
svegliarsi di nuovo fino a mattina. Non c’è una posizione particolare da
prendere; solamente fate in modo di stare comodi. Non ci sono
prescrizioni per il respiro: il respiro è lasciato al suo ritmo naturale.
Tradizionalmente queste sono le due ore dopo l’ultimo risveglio, prima
della luce dell’alba.
Il “chakra segreto” è il centro dell’attenzione, il chakra che sta dietro i
genitali. Dentro al chakra c’è una sfera nera, luminosa: una nera tiglè.
Questa è l’aspetto oscuro dell’immaginazione; l’insegnamento dice che i
sogni generati qui possono facilmente contenere dakinis furenti, fuochi in
montagna o nelle valli, fiumi torrentizi, o venti che distruggono qualsiasi
cosa nel loro percorso. Questi sono sogni che distruggono l’immagine del
sé; questi sogni possono essere terrificanti, possono farvi scoprire che
cosa è vero per voi. La qualità dei sogni in questa sessione della notte,
potrebbe divenire eventualmente furente.

In questa parte della pratica, entrate nella nera e luminosa tiglè nel chakra
segreto e diventate quel simbolo. Poi lasciate che la vostra mente si rilassi
e semplicemente focalizzatevi con leggerezza sulla luminosa luce nera
che è ovunque, che pervade i vostri sensi e la mente e lasciatevi
addormentare.
Le quattro qualità – serenità, determinazione, potenza e furore- sono
grandi contenitori di associazioni di immagini, sentimenti, emozioni ed

88
esperienze. Come detto sopra, non è necessariamente avere gli stessi
sogni specifici presentati come negli esempi dati dagli insegnamenti. E’ la
qualità ad essere importante: il timbro emotivo, il senso complessivo del
sogno, le sottili correnti che pervadono l’esperienza del sogno. Questo è il
modo di determinare con quale chakra è associato il sogno, con quale
dimensione dell’esperienza; non avviene provando a decifrare i contenuti
del sogno. Ciò vuole anche indicare dove il prana e la mente si
focalizzano nel sistema energetico del corpo per produrre un sogno
specifico. Il sogno potrebbe anche essere influenzato dagli eventi e dalle
esperienze della giornata precedente. Esaminando tutto ciò che è
connesso al sogno, una grande quantità di informazione diviene
disponibile.
Non c’è un'altra fase di risveglio nella pratica, ma sicuramente vi
sveglierete per iniziare la vostra giornata. Quando vi svegliate, provate a
svegliarvi presenti, nella consapevolezza del risveglio. L’intenzione della
pratica è di sviluppare una continuità nella consapevolezza durante la
notte, lungo i periodi di sonno e di veglia, e durante il giorno intero.

POSIZIONE

Differenti posizioni del corpo aprono o comprimono particolari canali


energetici ed influenzano il flusso dell’energia sottile. Usiamo questa
conoscenza a favore di specifici processi nella pratica. La Tradizione
Tibetana considera le emozioni negative molto più associate con il canale
principale del lato destro del corpo negli uomini e con quello sinistro
nelle donne. Quando un uomo dorme sul suo lato destro, il canale che si
fa carico del prana negativo è forzato lievemente a chiudersi e quello
sinistro ad aprirsi. Anche il polmone, l’organo fisico, su questo lato è
leggermente compresso così il polmone opposto è un maggiormente
implicato nella respirazione. Siete probabilmente già consci degli effetti
che vengono dall’essere stesi sul lato che preferite: quando vi stendete sul
lato destro trovate più facile il respiro attraverso la narice sinistra.
Nell’uomo, consideriamo questa posizione benefica, per il movimento
del prana positivo di saggezza attraverso il canale sinistro. Le donne
traggono beneficio dalla posizione speculare, aprendo il canale di
saggezza che è nel loro lato destro, dormendo sul lato sinistro. Questo
influenza i sogni in modo positivo e rende facile la pratica del sogno.
Aprire il flusso del prana di saggezza è un espediente provvisorio, ma
infine ciò che vogliamo è bilanciare il prana facendolo scorrere nel canale
centrale. Ancor di più, facendo attenzione alla postura, la consapevolezza
diventa più stabile durante il sonno. Da dove vengo io, la maggioranza
dorme su di uno stretto tappeto tibetano. Se uno si muove troppo, cade
fuori dal letto. Ma ciò non accade di frequente perché quando uno dorme

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su qualcosa di piccolo, la posizione del corpo è governata dalla mente
addormentata per tutta la notte. Per esempio, se uno sta dormendo su una
stretta sporgenza, mantiene abbastanza consapevolezza per tenersi dal
girarsi e cadere dal bordo. Qui, nei grandi letti dell’occidente, il
dormiente può girarsi come le lancette dell’orologio e non cadere, ma
mantenendo una posizione in ogni caso aiuterà a mantenere
consapevolezza. Potete sperimentarlo quando vi accorgete che la vostra
concentrazione scappa qua e là. Se cambiate la posizione, si calmerà e
addolcirà il respiro; potrete riscoprirvi concentrati abbastanza bene. La
respirazione, il movimento del prana, la posizione del corpo, i pensieri e
la qualità dello stato mentale sono tutti correlati. Seguire questi consigli
permetterà al praticante di generare consciamente esperienze positive.

FOCALIZZARE LA MENTE

Semplicemente come varie posture del corpo alterano il flusso di energia


e influiscono sulla qualità dell’esperienza, allo stesso modo lavorano le
differenti visualizzazioni focalizzate nel corpo. Ognuna delle quattro fasi
della pratica principale include un’attenzione su una luce colorata e una
tiglè o una sillaba in uno dei quattro chakras.
Quando visualizziamo un loto colorato, tiglè, o una sillaba in un lato del
chakra, queste cose non sono realmente là. La visualizzazione è come un
disegno o un simbolo che rappresenta i modelli e le qualità dell’energia
che si muove attraverso questo punto. Usando queste immagini, la mente
è maggiormente capace di connettersi a particolari modelli di energia
situati in precise zone del corpo, e la nostra coscienza è influenzata da
questa connessione. Anche il colore ha un effetto sulla coscienza, come
sappiamo dall’esperienza quotidiana: se entriamo in una stanza colorata
di rosso, la nostra esperienza è abbastanza diversa rispetto all’entrare in
una stanza bianca, una verde, o una stanza nera. Il colore usato nella
visualizzazione, aiuta a stabilire una particolare qualità nella coscienza.
Quando meditiamo, tendiamo a pensare alla concentrazione e alla
distrazione come ad un pulsante che si accende e si spegne, ma non è
questo il caso. La consapevolezza può essere focalizzata in vari gradi di
intensità. Per esempio, quando venni fuori da un lungo e oscuro ritiro,
tutti i fenomeni visuali furono estremamente intensi. Le case e gli alberi,
ogni colore ed ogni oggetto, erano vibrante. Quando vidi queste immagini
ogni giorno, divennero poi senza importanza, ma dopo cinquanta giorni di
totale oscurità la mia capacità di visualizzare era così forte che ogni cosa
mi appariva straordinariamente vivida. Come i giorni passarono, i
fenomeni visuali sembravano offuscarsi, ma di sicuro i fenomeni visuali
non sono cambiati – fu la mia consapevolezza su di loro che diminuiva.
Anche se le circostanze della mia esperienza non furono normali, esse

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illustrano un principio generale. Tutte le esperienze saranno più vivide se
acquisiamo più intensità nel focalizzarci sulla nostra consapevolezza. C’è
anche da dire che nella pratica, ci sono varie gradazioni nel livello di
intensità. Durante la parte iniziale la visualizzazione della notte potrebbe
essere fortemente diretta sulla tiglè. Quando il corpo si rilassa e arriva il
sonno, la visualizzazione in apparenza potrebbe diminuire. I sensi si
ritirano e viene meno l’udito, l’olfatto, il tatto. La diminuzione dei sensi e
la visualizzazione sono causati dall’attenzione verso la consapevolezza
che diluisce in intensità e prontezza. Poi, potrebbe non esserci più
sensazione, un altro livello di intensità. E in fine, non c’è più percezione
sensoriale e nessuna immagine nella visualizzazione.
E’ difficile notare queste sottili distinzioni, ma diventano evidenti quanta
più consapevolezza portiamo nel processo di assopimento. Anche quando
le immagini e i sensi sono completamente oscurati, la presenza può essere
mantenuta. Nel caso, potreste ritrovarvi capaci di andare a dormire
focalizzandovi sulla A e poi rimanere durante tutta la notte nella pura
presenza che la lettera A rappresenta. Quando succede, anche i primissimi
momenti di veglia al mattino, si formeranno nella pura presenza.
Probabilmente avete già avuto esperienze nel mantenere l’attenzione per
tutta la notte. Per esempio, quando avete la necessità di svegliarvi presto
per un appuntamento, una parte della vostra consapevolezza rimane
durante il sonno. Ditevi di svegliarvi alle cinque del mattino. Andate a
dormire ma fate attenzione ugualmente all’orologio. La consapevolezza
del fatto che dovete alzarvi presto rimane nonostante non ci sia una forte
attività mentale, in altre parole accade senza pensarci. L’attenzione è
molto sottile. Questo è il tipo di attenzione da portare nella pratica, non
una forte concentrazione, ma con tocco leggero, gentile ma
consistentemente. Se siete pieni di gioia prima di addormentarvi perché
qualcosa di meraviglioso è accaduto nella vostra vita, in qualsiasi
momento vi svegliate, vi svegliate felici. C’è una continuità attraverso il
sonno; non avete bisogno di perseverare inflessibili. La vostra
consapevolezza resta semplicemente nel suo oggetto. Questa è la via per
rimanere in risonanza con la tiglè: dormite con lei e vi sveglierete con
gioia.
Ci sono due relazioni differenti che interessano i fenomeni di attenzione
sulla tiglè. Nel primo, il fenomeno è desiderato dalla mente che lo vuole a
tutti i costi. Nell’altro, il fenomeno appare nella mente. La brama è la
forma più grossolana dell’interazione dualistica. L’oggetto è trattato come
una entità che ha un’esistenza intrinseca- come se esistesse
separatamente, come una entità distinta- e la mente si ferma su di esso.
Quando la brama cessa, non significa che il dualismo se ne è andato- i
fenomeni emergono ancora nell’esperienza e sono pensati come entità
separate- ma il livello mentale è più sottile. Potremmo dire che nel primo

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caso c’è più aggressività, una concezione attiva, nel secondo più passività
e una concezione più debole. Come s’indebolisce la brama, così è più
facile che la mente si dissolva nel rigpa non duale.
Cominciamo la pratica con una grossolana forma di dualismo. Concepite
l’oggetto e sviluppate l’esperienza più forte possibile usando i sensi
dell’immaginazione: provate a visualizzarlo chiaramente, e cosa ancor più
importante, sentitelo e lasciate che influenzi le sensazioni nel corpo,
l’energia, e la qualità della mente. Dopo aver stabilizzato l’oggetto nella
consapevolezza, lasciate l’attenzione. Lasciate che l’oggetto appaia senza
sforzo, come se l’intenzione stesse sotto la superficie della coscienza,
trasformando la mente nell’oggetto, come se la mente restasse in
connessione con la necessità di svegliarsi per un appuntamento la mattina
presto o restasse in connessione con una grande gioia. Non c’è bisogno di
affaticamento o concentrazione- l’oggetto semplicemente esiste e voi
siete con lui. Non lo state creando per l’ennesima volta, lo autorizzate a
rimanere, osservandolo. E’ il medesimo processo di quando vi stendete
sotto il sole caldo con gli occhi chiusi; senza essere concentrati
sull’esistenza del sole “là fuori” siete riscaldati, con la luce, non siete
separati dal sole. Non avete un’esperienza di riscaldamento e luce -non
avete necessità di provare a concentrarvi su di questi processi- la vostra
esperienza è di calore e di luce, siete uniti con essa. Questo è il modo di
essere con la visualizzazione durante la pratica. Un problema comune che
s’incontra all’inizio della pratica è l’interruzione del sonno che si verifica
quando l’attenzione è tenuta troppo fermamente. La focalizzazione
dev’essere leggera: è l’essere con “la tiglè” al posto di forzare la mente a
stare sulla tiglè. Un esempio parallelo nel sonno ordinario è la differenza
che passa tra l’avere immagini e pensieri portati dalla mente mentre vi
addormentate e l’essere emotivamente e intensamente fissati su di un
oggetto, che vi porta all’insonnia. Lasciate che l’esperienza vi insegni;
fate attenzione a quello che funziona e a ciò che non funziona, e
aggiustatelo. Se la pratica vi tiene svegli, riducete progressivamente la
forza dell’attenzione finchè non vi addormentate.
Focalizzarvi sulla tiglè o la sillaba, con o senza brama o lasciando che
compaia, è solo il primo passo. L’intento reale è diventare una cosa sola
con l’oggetto. Lasciate che prendiamo come esempio la lettera A. A è un
simbolo che esprime l’assenza di nascita, l’assenza di cambiamenti, lo
stato naturale della mente; al posto di fissarvi su di essa in qualità di
oggetto, è meglio accostarsi con l’essenza diffusa che essa rappresenta. In
verità, ciò accade ogni notte, perché addormentarsi è “cadere” nel rigpa
puro, ma quando si è identificati con la grossolana mente concettuale- che
cessa di funzionare nel sonno profondo- l’esperienza viene dall’inconscio
piuttosto che dal rigpa. Il Rigpa può essere scoperto perché è già là.

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Oltre a lasciare che l’oggeto appaia nella mente, c’è lo stato non duale. La
mente è ancora focalizzata, ma non c’è identificazione con i concetti, e il
pensiero non è usato per focalizzare la tiglè o la A. La mente è
semplicemente presente nella consapevolezza senza divisioni tra soggetto
e oggetto. Quando c’è attenzione consapevole ma non focalizzazione
sull’oggetto, avete il senso reale della consapevolezza non duale. Nello
stato non duale, la A non è “là”, e voi non siete “qui”. L’immagine
potrebbe come no rimanere, in ogni caso, l’esperienza non è divisa in
soggetto e oggetto. C’è solo la A e voi siete lei. Questo è il significato
della chiara A tinta di rosso dalla luce dei petali: voi siete la pura
consapevolezza non duale simbolizzata dalla A e, quando l’esperienza
emerge, che è simbolizzata dal rosso dei petali, colora la A, ma la
luminosità della presenza non duale non è perduta.
Spesso i praticanti dicono che hanno difficoltà a mantenere la
visualizzazione, o che la visualizzazione interferisce con il sonno. Capire
i processi in pratica, potrebbe chiarificare alcuni di queste questioni. La
progressione è vedere, sentire e quindi essere. Quando vi unite
pienamente con l’oggetto, la visualizzazione potrebbe cessare, e ciò è un
bene. L’insegnamento prescrive anche questo tipo di attenzione nel
momento della morte. Quando mantenete la presenza durante la morte,
l’intero processo è molto differente. Mantenere questa presenza è
veramente l’essenza della pratica del trasferimento della coscienza nel
tempo della morte (powha). In questa pratica, l’intenzione è di muovere
la mente direttamente nel puro spazio della consapevolezza
(dharmakaya*). Se ciò viene attuato con successo, il praticante non fa
esperienza della turbolenza e della distruzione nell’esperienza dopo
morte, ma al contrario viene liberato direttamente nella chiara luce.
Senza l’abilità di rimanere nella pura presenza, ci distraiamo e vaghiamo
nel sogno, nelle fantasie, nel samsara, nella prossima vita, ma se
manteniamo la pura presenza ci ritroviamo nella chiara luce durante la
notte, rimaniamo nella natura della mente durante il giorno, e siamo
liberati nel bardo dopo morte.
Per sperimentare come le visualizzazioni influiscono sulla coscienza
provate questo: immaginate di essere nell’oscurità più totale,
completamente nero. Non semplicemente come se fosse scuro attorno a
voi, ma è scura la vostra visione , sulla vostra pelle, sopra e sotto di voi,
dentro ad ogni cellula del vostro corpo. E’ come se poteste sentire,
l’odore, e il sapore dell’oscurità.
Ora immaginate che l’oscurità improvvisamente si schiarisca, la luce si
diffonde tutt’intorno a voi e in voi, un luce diffusa che è la vostra essenza.
Dovreste essere in grado di sentire la differenza in queste due
visualizzazioni attraverso i sottili sensi immaginari che illuminano il
vostro mondo interiore, non solo attraverso l’aspetto immaginario o

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l’aspetto visuale dell’immaginazione. Nell’oscurità avete un tipo di
esperienza, forse ancora un po’ di paura o qualcosa di temibile, ma nella
luce c’è chiarezza. Questo è un‘altro esperimento inteso a darvi qualche
esperienza del tipo di concentrazione che richiede la pratica. Rilassate il
corpo. Immaginate una rossa e luminosa A nel chakra di gola. La luce
rossa è profonda, ricca, sensuale. Usate la vostra immaginazione per
sentire la luce, lasciate che vi calmi, rilassatevi, acquietate la vostra mente
e il vostro corpo, curatevi. La luce si espande, riempiendo il vostro chakra
di gola e poi il vostro corpo intero. Come accade, la luce rilassa ogni
tensione. Qualsiasi cosa tocchi si dissolve in luce rossa. Il vostro intero
corpo si dissolve in luce rossa. Lasciate che la luce pervada la vostra
consapevolezza così che tutto quello che vedete sia luminosa luce rossa,
tutto ciò che percepite è calma luce rossa, qualsiasi suono che sentite è
serena luce rossa. Non pensatela- vivetela. Lasciate che la vostra mente
sia luce rossa, così che non ci sia più l’essere consapevoli di un oggetto,
solo l’essere consapevoli della luce rossa in se stessa. Autorizzate ogni
cosa sia che si presenti in qualità di soggetto o di oggetto a dissolversi in
luce rossa. Qualsiasi cosa- corpo ed energia, mondo ed eventi mentali-
dissolversi fino a che siete completamente uniti con la luce rossa. Non
c’è “dentro” o “fuori,” solo luce rossa. Questo è il modo di unirsi con la
A e come concentrarsi nella notte, unificandosi con l’oggetto della
visualizzazione.

LA SEQUENZA

La pratica dovrebbe essere sempre fatta in ordine. La prima parte,


focalizzando la A nella gola, è fatta per prima quando si va a letto.
Idealmente, la seconda parte è fatta due ore dopo, la terza due ore dopo
questa, e la quarta dopo altre due ore. Svegliarsi nella notte porta il sonno
ad essere più leggero e rende più facile ottenere lo yoga del sogno. Non è
necessario dividere la notte in esatti segmenti di due ore ciascuno,
nonostante potete usare una sveglia se lo desiderate; l’importante è
semplicemente usare tre periodi di veglia. Pensiamo a periodi di due ore
perché generalmente la gente dorme otto ore per notte. In ogni caso
questo piano di risvegli promuoverà la chiarezza, ma è ugualmente
importante fermarsi, così non prendetevela se omettete una delle fasi della
pratica e fatene semplicemente tre. O anche se ne omettete tre fatene solo
uno. Fate il meglio che potete, e per qualsiasi cosa non possiate fare, non
arrabbiatevi. Questo è un segreto importante della pratica! Rabbuiarvi
non vi aiuterà nella vostra pratica. Ma non dovreste perdere la forza
dell’intenzione di fare meglio. Semplicemente fate meglio che potete.

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Così se dopo la prima parte vi addormentate e fallite che cosa fate negli
altri risvegli fino all’alba? Allora praticate la seconda parte, non la terza o
la quarta. Non saltate mai una delle quattro pratiche primarie. C’è una
consistenza nei risultati della pratica perché tutti gli elementi sono
interrelati: I vari chakras, colori, meditazioni, tempi, elementi, energie, e
posizioni tutte insieme producono particolari esperienze e sviluppano
alcune capacità nel praticante. Ogni fase della pratica evoca una
particolare qualità energetica della coscienza che è di essere integrata
nella consapevolezza, e ogni qualità supporta lo sviluppo della
successiva. Siccome c’è questo tipo di sviluppo, è importante che le
quattro sessioni siano fatte in ordine.
La prima parte della pratica è ispirata agli aspetti pacifici dei sogni. Se
fate solamente una parte della pratica, risulta molto più facile lavorare
con l’aspetto pacifico che, ad esempio, con l’aspetto impavido. E’ facile
essere presenti, in una situazione pacifica che in una paurosa. E’ un
principio generale della pratica che, lavorando più frequentemente con
una situazione, è più facile dominarla e quindi la pratica in situazioni più
difficili migliora a seconda di quanto la sviluppiamo. In questo caso,
prima sviluppiamo la stabilità nella presenza, e poi lavoriamo con gli
aspetti più cangianti dell’esperienza: incrementando la chiarezza,
sviluppando la potenza, e poi l’immaginazione impavida.
La prima parte della pratica, non è provare a sviluppare qualche cosa così
come si riscopre la consapevolezza tranquilla. C’è meno provare a “fare”
e più autorizzarsi ad “essere.” E’ come se, dopo aver corso in giro per
tutto il giorno, arrivate a casa e vi rilassate in sogni pacifici. Vi ci vuole
un poco di tempo per rilassarvi e ristorarvi. Il chakra usato è il chakra di
gola, che è energeticamente connesso con la potenzialità dell’espansione
e della contrazione.
Dopo due ore vi svegliate. Dovreste essere andati abbastanza in
profondità nel sogno per essere riposati e rilassati e questo cambia le
attitudini e la qualità della mente. Nella prima sessione della pratica,
vengono coltivate la stabilità e l’attenzione, che sono come la base del
corpo. Nella seconda sessione, voi siete l’ornamento del corpo, ciò accade
sviluppando la chiarezza come un ornamento della presenza stabilizzata.
Di conseguenza, l’attenzione è sul chakra della fronte, che è connesso con
l’apertura e con l’aumento della chiarezza.
Se la stabilità è sviluppata nella prima sessione, e la chiarezza nella
seconda, allora la forza potrebbe essere sviluppata nella terza parte. Il
punto fondamentale è il chakra più centrale del corpo, il chakra di cuore,
che è connesso con la sorgente della forza. Ciò non significa che solo
perché sognate in questo momento avrete la forza nel sogno. La forza è
sviluppata come un risultato della pratica e delle due sessioni precedenti.
La potenza coltivata qui non è durezza, forza aggressiva, ma la potenza

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sui pensieri e le visioni, la forza di essere liberi dalla reattività
abitudinaria qualora s’incontrino delle apparenze. Come un re seduto sul
suo trono- il posto della sua potenza- voi vi sedete sulla base della vostra
potenza, nella pura consapevolezza. Nella quarta parte della notte- basata
sulla stabilità, la chiarezza, e la forza- si sviluppa il carattere impavido.
Abbiamo in noi le cause dei sogni paurosi e, dopo qualche risultato nelle
prime tre fasi della pratica, le chiamiamo fuori focalizzandoci sulla nera
tiglè nel chakra segreto, il chakra che più è connesso con le furenti tracce
karmiche. La generazione di sogni paurosi è, qui, un risultato della pratica
e il praticante è incoraggiato a perseverare in sogni di questo tipo, usando
la pratica di trasformare le tracce karmiche spaventose in lastricato del
sentiero spirituale. In questo modo mettiamo alla prova lo sviluppo della
nostra pratica per vedere quanta forza nella stabilità, nella chiarezza, e
quanta potenza abbiamo coltivato. Immagini terrificanti non indurranno
più emozioni piene di paura ma saranno benvenute come opportunità di
sviluppo della pratica.
Non c’è alternativa: dovreste, se volete, focalizzarvi solo su di un punto
della pratica, fino a chè non raggiungete i risultati appropriati. Le pratiche
dovrebbero essere fatte in ordine, ma in questo caso lavorate solo con la
prima sessione della pratica per tutto il tempo di veglia, ripetendola molte
volte, per tanti giorni, fino a chè non avete l’esperienza nel generare sogni
pacifici e stabilità nella consapevolezza. Dopo aver ottenuto dei risultati
nella prima parte, dovreste lavorare solo sulla seconda, aumentando la
chiarezza, per tante notti quanto ci vuole per generare sogni che
esprimono la qualità di questa sezione della pratica e finchè non c’è un
po’ di aumento della chiarezza durante la notte. Allora praticate la terza
parte finchè non si manifestano i risultati, e finalmente arrivate alla
quarta. Ma non passate alla seconda parte se non avete fatto la prima, o la
quarta se non avete fatto la terza. Reiterare la sequenza è importante.
Qualcuno si sentirà surclassato dall’apparente complessità della pratica,
ma capita solo all’inizio. A seconda di come si padroneggia lo yoga del
sogno, la pratica diviene sempre più semplice. Quando la consapevolezza
è stabile non c’è bisogno di nessuna particolare forma della pratica. E’
sufficientemente adeguato abituarsi ad essere presenti ed i sogni saranno
naturalmente lucidi. La pratica appare complessa solo perché un numero
differente di elementi stanno lavorando in armonia per sostenere al
meglio il praticante, ed è particolarmente all’inizio della pratica che
abbiamo bisogno di maggior sostegno. Prendevi il tempo di capire
completamente ogni elemento nelle preparazioni e nelle pratiche e usatele
insieme. Una volta che siete padroni della lucidità in sogno, potete
sperimentare una semplificazione della pratica.

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6 LUCIDITA’

Se qualcuno ci dice che ha trascorso molti anni in ritiro ne restiamo


impressionati, e giustamente; questo tipo di sforzo è necessario per
ottenere l’illuminazione. Ma nelle nostre vite indaffarate questo tipo di
cose potrebbe sembrare impossibile. Potremmo sperare in un ritiro
tradizionale di tre anni ma percepiamo che le circostanze non ce lo
permetteranno mai. Tuttavia, ultimamente tutti noi abbiamo la possibilità
di fare questa pratica. Durante i prossimi dieci anni di vita spenderemo
circa tre anni dormendo. Nei sogni ordinari potremmo avere esperienze
piacevoli, ma potremmo anche incontrare rabbia, gelosia e paura. Forse
sono proprio il tipo di emozioni che ci servono, ma non abbiamo bisogno
di continuare su questa strada che incrementa l’inclinazione abituale
all’attaccamento e alle fuoriuscite dalle emozioni e dalle fantasie. Perché
allora non praticare sul sentiero spirituale? Questi tre anni di sonno
possono essere spesi facendo delle pratiche. Una volta stabilizzata la
lucidità, qualsiasi attività può essere svolta in sogno, qualche volta più
efficacemente e con più conseguenze, rispetto alle attività svolte durante
il giorno. Lo yoga del sogno sviluppa quella capacità che tutti possiamo
avere. Un sogno lucido in questo contesto, è quello in cui il sognatore è
consapevole durante il sogno che sta sognando. Molta gente, forse la
maggioranza, ha avuto l’esperienza del sognare lucidamente. Potrebbe
essere accaduto in un incubo nel quale si è realizzato che si era in un
sogno e si è svegliato per scappare. O potrebbe essere successo con una
esperienza particolare. Alcuni regolarmente hanno sogni lucidi senza
l’intenzione cosciente di farli. Come le pratiche preliminari e principali
sono integrate nella vita del praticante, i sogni lucidi cominceranno a
formarsi con frequenza maggiore. Sognare lucidamente non è lo scopo
della pratica in sé, ma è un importante processo di crescita lungo la via di
questo yoga. Ci sono molti differenti livelli del sognare lucido. Ad un
livello superficiale, uno potrebbe realizzare che è dentro un sogno, ma
potrebbe non avere chiarezza e forza per influenzare il sogno. La lucidità
è trovata e persa, e la logica del sogno prevale sull’intento cosciente del
sognatore. Dall’altra parte della continuità, i sogni lucidi possono essere
straordinariamente vividi da sembrare “reali” quanto l’ordinaria
esperienza di veglia. Con l’esperienza, si sviluppa una meravigliosa
libertà nel sogno, e i limiti della mente vengono superati, fino a che si può
fare letteralmente qualsiasi cosa uno voglia fare. Ovviamente, i sogni non
si formano nella stessa dimensione della realtà come nella vita di veglia.
Avere una nuova auto in sogno non significa che la mattina non dovrete
prendere il bus per andare a lavorare. In questo senso potremo trovare i
sogni insoddisfacenti: sentiamo che non sono “reali”. Comunque sia,
realizzando che i compiti psicologici sono incompleti, o oltrepassando le

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difficoltà energetiche, gli effetti del sogno possono estendersi alla vita di
veglia. Ancor di più, in sogno le limitazioni della mente possono essere
cambiate e superate. E come ciò avviene, sviluppiamo la flessibilità della
mente, e ciò è la cosa più importante.
Perché la flessibilità della mente è così importante? Perché le rigidità
della mente, le limitazioni dei punti di vista sbagliati che oscurano la
saggezza e limitano l’esperienza, ci portano verso identità illusorie e
snaturate e ci prevengono dal trovare la libertà. Lungo tutto il percorso di
questo libro enfatizzo come l’ignoranza, la brama, e l’avversione ci
condizionano e ci portano ad essere intrappolati nelle tendenze karmiche
negative. Per progredire sulla via spirituale dobbiamo diminuire la brama
e l’avversione fino a che possiamo penetrare l’ignoranza alla sua base e
scoprire la saggezza che sta sotto. La flessibilità della mente è la capacità
che, se sviluppata, ci permette di superare la brama e l’avversione. Ci
permette di vedere le cose in modo nuovo e rispondere positivamente al
posto di essere guidati passivamente dalle reazioni abitudinarie.
Gente diversa che condivide la stessa situazione reagisce in maniera
differente. Alcuni bramano di più e altri meno. Più c’è brama -la reattività
maggiore al condizionamento karmico- e più saremo controllati dalle
esperienze che incontriamo. Con sufficiente flessibilità, non saremo
guidati dal karma. Uno specchio non sceglie che cosa riflettere; qualsiasi
cosa è benvenuta e viene e va nella sua pura natura. Lo specchio, in
questo senso, è flessibile, ed è così perché non brama né respinge via.
Non prova a trattenere un riflesso o a rifiutarlo per accettarne un altro.
Noi perdiamo questa flessibilità perché non capiamo che qualsiasi cosa
appaia nella consapevolezza è solo un riflesso della nostra mente.
Nei sogni lucidi, pratichiamo trasformando qualsiasi cosa si presenti. Non
c’è limite all’esperienza che non possa essere sfidata in sogno; possiamo
fare qualsiasi cosa ci vada di fare. Come sfondiamo le limitazioni abituali
dell’esperienza, la mente diventa progressivamente agile e flessibile. Per
prima cosa sviluppiamo la lucidità e poi la flessibilità, e poi applichiamo
questa flessibilità della mente a tutta la nostra vita. Siamo meno inibiti
dalle nostre identità abituali quando facciamo esperienza di trasformarle e
di lasciarle andare. Siamo meno costretti dalle nostre percezioni abituali
quando facciamo esperienza della loro relatività e malleabilità.
Semplicemente come le immagini del sogno possono essere trasformate
in sogno, così gli stati emotivi e le limitazioni concettuali possono essere
trasformate nella vita di veglia. Con l’esperienza della natura sognante e
malleabile dell’esperienza, possiamo trasformare la depressione in gioia,
la paura in coraggio, la rabbia in amore, la disperazione in fede, la
distrazione in presenza. Ciò che è immorale possiamo trasformarlo in
rettitudine. Ciò che è buio possiamo cambiarlo in luce. Ciò che è ristretto
e solido possiamo cambiarlo in aperto e spazioso. Sfidate i limiti che vi

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costringono. Il proposito di queste pratiche è di integrare la lucidità e la
flessibilità con ogni momento della vita, e di lasciare andare il modo
pesantemente condizionato che abbiamo di ordinare la realtà, imponendo
un senso, divenendo così intrappolati nelle delusioni.

SVILUPPANDO LA FLESSIBILITA’

Gli insegnamenti suggeriscono molte cose da fare nei sogni dopo che la
lucidità è stata sviluppata. Primo passo nello sviluppare la flessibilità in
sogno, come nella veglia, è di riconoscere le potenzialità per farlo. Come
pensiamo alle possibilità che suggeriscono gli insegnamenti, la mente li
incorpora nel suo potenziale. Diveniamo capaci di esperienze che non
possiamo nemmeno concepire prima.
Io ho un computer che è molto divertente da esplorare. Se clicco su una
delle icone dello schermo, si apre un file. Cicco su un’altra, e
qualcos’altro appare sullo schermo. La mente è molto simile.
L’attenzione va su qualcosa ed è come ciccare su di un icona;
improvvisamente un treno di pensieri e immagini appaiono. La mente si
mantiene cliccando, muovendosi da una cosa all’altra. Qualche volta
abbiamo due finestre aperte, come quando stiamo parlando a qualcuno e
pensiamo anche a qualcos’altro. Ordinariamente non pensiamo di avere
una molteplicità di sé o identità multiple, ma possiamo manifestare questa
molteplicità in sogno. Al posto di avere semplicemente la nostra
attenzione divisa, in sogno possiamo dividerci in molti, esistendo
simultaneamente in corpi di sogno.
Dopo aver giocato con il mio computer per un giorno, ho sognato che
stavo guardando lo schermo nel quale le icone comparivano come se
stessi cliccando con la mia mente, cambiando l’intero ambiente. Apparve
un icona della foresta e quando ci cliccai su mi ritrovai in una foresta.
Poi un icona dell’oceano, e dopo aver cliccato, fui immediatamente in un
ambiente oceanico. La capacità di fare questo era già nella mia mente, ma
il modo in cui apparve come una possibilità di esperienza venne
dall’interazione con i mio computer. I nostri pensieri ed esperienze
influenzano nuovamente i pensieri e le esperienze. La pratica del sogno
lavora con questo fatto. Gli insegnamenti ci presentano nuove idee, nuove
possibilità, e gli strumenti per realizzare queste possibilità, e allora si
manifestano a noi, nei sogni e nella vita di veglia.
Per esempio, gli insegnamenti parlano a proposito della moltiplicazione
delle cose in sogno. Può essere che sogniamo tre fiori. Poiché siamo

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consapevoli di essere in un sogno e siamo consapevoli della sua
flessibilità, Se vogliamo possiamo creare centinaia di fiori, migliaia di
fiori, una pioggia di fiori. Ma per prima cosa dobbiamo riconoscere la
possibilità. Se non sappiamo dell’opzione di questo tipo di
moltiplicazione degli oggetti, allora, per noi quell’opzione non esiste.
La ricerca dei sogni nell’occidente ha evidenziato che la gente può
migliorare le sue abilità praticandole nei sogni e nei sogni di veglia.
Centinaia di anni fa, questa conoscenza fu incorporata negli
insegnamenti. Usando i sogni, possiamo diminuire la negatività e
incrementare la positività, cambiando i nostri modi abituali di stare al
mondo. E questa necessità non dev’essere diretta solo verso le abilità che
ci aiutano nella nostra vita quotidiana, ma possono anche essere applicati
ai più profondi livelli della vita spirituale. Siamo diretti sempre verso il
più alto, omnicomprensivo scopo, che automaticamente si prenderà cura
di quelli più in basso. E mentre è bene lavorare con le questioni relative,
dopo l’illuminazione non ci sono più problemi.
Il Madre Tantra riporta undici categorie dell’esperienza nella quale la
mente abituale è limitata dall’apparenza. Tutte queste devono essere
riconosciute, sfidate e cambiate. Il principio è lo stesso in tutto, ma è di
buon aiuto spendere del tempo a proposito di ciascuna per introdurre le
possibilità di trasformazione nella vostra stessa mente. Le categorie sono:
quantità, qualità, velocità, risultato, trasformazione, emanazione, viaggio,
visione, imprevisto, ed esperienze.

Misura
Raramente pensiamo a proposito della misura nei nostri sogni, ma lo
facciamo nelle nostre vite di veglia. Ci sono due aspetti della quantità,
uno più piccolo e l’altro più grande. Cambiate la vostra misura nei sogni,
divenite piccoli come un insetto e poi grande come una montagna.
Prendete un grande problema e fatelo piccolo. Fate di un piccolo
bellissimo fiore, uno grande come il sole.

Quantità
Se c’è un Buddha nei vostri sogni, moltiplicatene il numero per un
centinaio o un migliaio. E se ci sono mille problemi, riducetelo a uno.
Nella pratica del sogno, potete bruciare i semi del karma incipiente.
Usando la consapevolezza, guidate il sogno al posto di essere guidati;
sognate al posto di essere sognati.

Qualità
Quando la gente si fissa su un'esperienza non salutare, è spesso perché
non sa che può essere cambiata. Dovreste pensare alla possibilità di
cambiare, e poi praticare in sogno. Quando siete arrabbiati in sogno,

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trasformate la rabbia in amore. Potete cambiare le qualità della paura,
della gelosia, della rabbia, dell’egoismo, della disperazione, e della
depressione. Nessuna di queste è di aiuto. Dite a voi stessi che potete
superare i limiti trasformandoli. Potreste anche dirlo a tutto volume per
rafforzare la vostra comprensione. Una volta che avete l’esperienza di
cambiamento delle emozioni in sogno, potrete anche averlo nella vita di
veglia. Questo è il modo per sviluppare la flessibilità e la consapevolezza;
non dovete essere intrappolati dalle condizioni a priori.

Velocità
In solo pochi secondi di un sogno, molte cose possono essere ottenute,
poiché siete integralmente nella mente. Rallentate un esperienza fino a
che ogni momento sia un intero mondo. Visitate centinaia di luoghi in un
minuto. Gli unici limiti del sogno sono i limiti della vostra
immaginazione.

Risultato
Qualsiasi cosa non riusciate ad ottenere nella vita, potete ottenerla in
sogno. Fate pratiche, scrivete un libro, nuotate attraverso l’oceano, finite
ciò che dev’essere finito.
Un anno dopo che mia madre morì, mi apparve in sogno e mi chiese
aiuto. Le domandai cosa potessi fare. Mi diede il disegno di uno stupa e
mi chiese di costruirlo per lei. Io sapevo che stavo sognando ma ho
accettato il compito come fosse reale. A quel tempo ero in Italia, dove
c’erano molte restrizioni e leggi restrittive. Non sapevo come ottenere i
permessi, i soldi e la terra che mi servivano. Così ho pensato di chiedere
ai miei guardiani. Ciò è quanto raccomanda Madre Tantra: Chiedete ai
guardiani dei sogni di aiutarvi quando vi trovate di fronte ad un compito
che vi sembra insormontabile. In risposta alla mia richiesta di aiuto, i
guardiani apparvero. Un albero gigante, un bodhi sotto il quale il buddha
s’illuminò, era nel sogno e improvvisamente i guardiani lo trasformarono
in uno stupa. Nella nostra cultura, crediamo che costruire uno stupa per
qualcuno che è morto aiuti questa persona ad andare avanti verso le sue
nascite future. Mia madre fu felice e soddisfatta nel sogno, e così anch’io.
Sentii di averle dato qualcosa di importante per lei, qualcosa che forse
non è accaduto a casa in India quando morì. In quel momento
l’esperienza fu completa e mia madre ed io, fummo molto felici. Il
sentimento fu portato nella mia vita di veglia.
I risultati nei sogni influenzano la vita di veglia. Lavorando con
l’esperienza, lavorate con le tracce karmiche. Usate il sogno per ottenere
ciò che è importante per voi.

Trasformazione

101
La trasformazione è molto importante per i praticanti del Tantra, come se
fosse la principale pratica che sottende alle altre, ma è altresì importante
per noi. Imparate a trasformarvi. Provate qualsiasi cosa. Trasformatevi in
un uccello, un cane, una garuda (parola che deriva dal sanskrito: un essere
simile ad un aquila che Vishnu ospita nella sua bocca), un leone, un
drago. Trasformate voi stessi da una persona irritata in una
compassionevole, da un umano che brama ed è geloso, in un aperto e
chiaro buddha. Trasformate voi stessi in uno ydam o in una daikni. E’
potente sviluppare la flessibilità e superare i limiti delle nostre identità
abitudinarie.

Emanazioni
Questo è simile alla trasformazione. Dopo esservi trasformati in uno
Ydam o un Buddha, emanate molti più corpi che possono essere di
beneficio agli altri esseri. Siate in due corpi, poi tre, quattro, quanti più
riuscite, e ancor di più. Rompete il limite dell’esperienza di voi stessi
come un singolo individuo, con un ego separato.

Viaggio
Iniziate con i luoghi che vi piacerebbe visitare. Volete andare in Tibet?
Fate un viaggio là. A Parigi? Andateci. Dove avreste sempre voluto
andare? Non è la stessa cosa che arrivare semplicemente da qualche parte,
Questa pratica riguarda il viaggio. Guidatevi verso quella
consapevolezza. Potete viaggiare in un'altra regione o in una landa
desolata dove non c’è sfratto. O viaggiare in un altro pianeta, o in un
luogo che non avete visto da anni, o nel profondo dell’oceano.

Visione
Provate a vedere quello che non avete mai visto prima. Avete mai visto
Guru Rimpoche? Tapihritsa? Cristo? Ora potete. Avete visto Shambala o
il centro del sole? Avete mai visto le cellule dividersi o il vostro cuore
battere, o la cima del monte Everest, o guardato dall’occhio di un ape?
Generate le idee in voi stessi e poi rendetele reali in sogno.

Incontri
Nella tradizione Tibetana, ci sono molte storie di gente che incontra
maestri, guardiani, Dakini e altri nei propri sogni. Forse vi sentite in
connessione con dei maestri del passato; ora incontrateli. Quando
succede, nel modo opportuno chiedete se è possibile incontrarli una
seconda volta. Questo crea più di una opportunità di incontrarli ancora.
Allora chiedete insegnamenti.

Esperienza

102
Usate il sogno per fare esperienza di qualcosa che non avete ancora fatto.
Se siete incerti a proposito dell’esperienza del rigpa, allora provate in
sogno. Potete provare qualsiasi stato mistico o esperienza sul sentiero
spirituale, che può essere come sempre complessa o semplice. Potete
respirare acqua come un pesce, o camminare attraverso i muri, o
diventare una nuvola. Potete viaggiare l’universo come un fascio di luce o
cadere come pioggia dal cielo. Qualsiasi cosa possiate immaginare, potete
farla.

Andate pure oltre i limiti delle suddette categorie; sono solo suggestioni.
Nella nostra esperienza lavoriamo con dei modelli -come la velocità, la
dimensione, l’emanazione, e così via- perché ci possiamo impuntare
credendo alla realtà di questi concetti relativi. Dissolvere i limiti della
mente ci conduce alla libertà che è il fondamento della mente. Se sognate
di un fuoco pericoloso, trasformatevi in una fiamma; se sognate di
un’inondazione, trasformatevi in acqua. Se un demone vi insegue,
trasformatevi in un grande demone. Diventate una montagna, un
leopardo, un albero. Diventate una stella o un’intera foresta.
Trasformatevi da uomo in donna, e poi in centinaia di donne. O
trasformatevi da donna in Divinità. Trasformatevi in animali, un falco che
vola lontano sulla faccia della terra, o in un ragno che tesse la sua tela.
Trasformatevi in un Bodhisattva e manifestatevi in centinaia di posti nello
stesso tempo, o in tutti i trentatré inferni, per portare beneficio agli esseri
che vi dimorano. Trasformatevi in Siamuhka, in Padmasambhava, o in
qualsiasi altra divinità, Ydam, o Dakini. Questa pratica è la stessa di tutte
le pratiche tantriche in cui ci si trasforma. Persegue i medesimi scopi e le
stesse ragioni, ma è molto più facile da ottenere nel sogno in cui vi
trasformate. Infinite esperienze di trasformazione sono disponibili in
sogno.
Viaggiate in qualsiasi posto abbiate sempre voluto viaggiare: fino al
monte Meru, il centro della terra, altri pianeti, altri regni. Quasi tutte le
notti io torno in India - un modo molto economico di viaggiare -. Andate
nel regno degli Dei. Viaggiate all’inferno, nel regno del demonio. E’ solo
un suggerimento, non dovete parteciparvi per forza. Ma perderete le
costrizioni che affliggono la vostra mente.
Partecipare a pratiche e pujas a favore di Dei e Dee. Prendete posto nelle
cinque famiglie di Buddha. Volate su tutta la terra. Viaggiate attraverso il
vostro stesso corpo. Fatevi grande come il globo, e poi ancor più grande.
O piccolo come un atomo, Fine come una canna di bambù, leggero come
il polline che galleggia.
Il principio di sviluppare la flessibilità è molto più importante che i
particolari di un sogno, semplicemente come la qualità luminosa del
cristallo è molto più importante rispetto al colore della luce che appare

103
quando è riflessa. Le suggestioni che vengono dagli insegnamenti non
dovrebbero diventare dei limiti. Pensate attivamente a nuove possibilità e
manifestatele, fino a che qualsiasi cosa sembri limitare la vostra
esperienza è immediatamente percepito nella sua fragilità e nella sua
consistenza effimera. La lucidità porta molta luce alla mente concettuale,
ed esercitare la flessibilità allenta i nodi del condizionamento che ci
costringe. Così come siamo condizionati dalle apparenti entità solide che
incontriamo, dovremmo trasformarle nella nostra esperienza, rendendole
luminose e trasparenti. Così come siamo apparentemente condizionati
dalla solidità dei pensieri, dovremmo dissolverli nella libertà senza limite
della mente libera.
C’è un principio di base nel cammino spirituale che dovremmo
continuamente esercitare anche nella libertà dei sogni. Le possibilità in
sogno sono senza limite, possiamo trasformare qualsiasi cosa suscettibile
al cambiamento nel sogno che desideriamo, ma rimane importante il fatto
di cambiare in positivo. Questa è la direzione che servirà maggiormente
nel vostro cammino spirituale. Le azioni compiute in sogno hanno
internamente lo stesso effetto su di noi che che le azioni compiute durante
la vita di veglia. C’è una libertà incredibile nel sogno ma non c’è libertà
dalle cause karmiche e dagli effetti fino a che non siamo liberi dal
dualismo. Abbiamo bisogno di pazienza e forte determinazione per
sviluppare la flessibilità necessaria per attraversare le ingiunzioni del
karma negativo. Lavorate sui limiti dell’esperienza, sulle costrizioni del
condizionamenti e sulle credenze che vi limitano. La mente è
meravigliosa: e può davvero riuscirci. La vostra identità è molto più
flessibile di quello che possiate pensare. Avete solo bisogno di essere
consapevoli della possibilità di cambiamento dell’esperienza e
dell’identità e poi tutto ciò diviene una possibilità reale. Se credete di non
poter fare qualcosa, allora spesso non ci riuscite. E’ una questione molto
semplice ma di fondamentale importanza. Il momento in cui dite che
potete farcela avete già incominciato. Trattate i vostri sogni con rispetto e
incorporate tutte le esperienze del sogno, come la vostra vita di veglia nel
cammino spirituale. Usando il sogno per sviluppare la libertà dalle
limitazioni, per superare gli ostacoli sul sentiero, e finalmente per
riconoscere la vostra vera natura e la vera natura di tutti i fenomeni, è il
sapiente modo di usare i sogni.

7 GLI OSTACOLI

Il Madre Tantra descrive quattro ostacoli che potrebbero presentarsi nello


yoga del sogno: distrazioni in una fantasia delusa, negligenza, pigrizia
che risulta nella veglia e dimenticanza. Il Madre Tantra prescrive sia
rimedi interni che esterni.

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DELUSIONE

La delusione generata da una distrazione accade quando un suono esterno


o interno o un’immagine, portano l’attenzione lontano. Può accadere che
ci sia un suono dall’esterno mentre il praticante si addormenta. La mente
si volge verso di questo e quindi attraverso le associazioni può emergere
un ricordo o una fantasia e il praticante rimane intrappolato in una
corrispondente reazione emotiva. Oppure il suono potrebbe generare
curiosità e il praticante può perdersi nella speculazione. Questa è la
delusione, che avviene perché veniamo attratti dal desiderio di cose, che
di fatto non esistono nel modo in cui pensiamo. L’antidoto interno è
quello di focalizzarsi nel canale centrale. Che sensazione si prova?
Provate -vi ritroverete più centrati e presenti, verrete fuori dalle fantasie e
tornerete in contatto con voi stessi. E’ di buon aiuto addormentarsi con la
consapevolezza del canale centrale. Seguite la semplicità nel farlo.
Qualche volta siamo così concentrati nelle pratiche che le rendiamo più
complesse di quello che sono. Lasciate l’attenzione nel canale centrale;
ciò preverrà la mente dal correre via. E’ efficace anche meditare
sull’impermanenza e la natura illusoria delle esperienze dualistiche,
poiché queste contemplazioni rafforzeranno l’intenzione di rimanere
focalizzati, ed eviteranno di perdersi nella fantasia. L’antidoto esterno è
quello di fare un’offerta o di praticare la devozione come nella guru yoga.

NEGLIGENZA

Il secondo ostacolo è la negligenza. Si manifesta come una pigrizia


interna, un’assenza di forza interna e di chiarezza. Quando siete
negligenti nella pratica, siete trasportati come le nuvole al vento, forse
con una sensazione piacevole, e continuate anche a trattenere l’oggetto
dell’attenzione. Questo è differente dal primo ostacolo, in cui la vostra
attenzione seguiva la distrazione. In questo caso c’è assenza di acume.
L’antidoto è visualizzare fumo blu che lentamente si propaga nel canale
centrale a partire dall’incontro dei tre canali (pochi pollici sotto
l’ombelico, nel centro del corpo) fino alla gola. Non rimanete incastrati
nel pensiero razionale- dove va il fumo e se si accumula, o cose di questo
genere-. Visualizzate semplicemente il fumo muoversi lentamente nel
canale centrale, come se fosse di già un sogno. Fatto questo, potreste
recarvi dal vostro maestro o da un guaritore e chiedere di essere
esorcizzati. Il Madre Tantra suggerisce che quando arriva la negligenza
potreste essere incappati in un problema con uno spirito o con una forza
presente nel vostro ambiente, tuttavia questo non è certamente il solo
modo di vedere questa difficoltà.

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AUTO-DISTRAZIONE

Il terzo ostacolo è l’auto distrazione. Vi svegliate ripetutamente ma


rimanete disturbati nel sonno. La causa potrebbe essere un problema con
il prana, o potreste essere eccitati o agitati. L’antidoto è di focalizzarsi su
quattro Dakini sotto forma di quattro sillabe che riposano sui quattro
petali di un loto nel chakra di gola. Le sillabe sono RA, che è gialla ed è
sul davanti del vostro corpo. LA, che è verde ed è alla vostra sinistra.
SHA, di dietro, è rossa. E SA è alla destra ed è blue. Se c’è un problema
con la suscettibilità e l’auto-distrazione, focalizzatevi sulle sillabe una
dopo l’altra mentre vi addormentate. Provate a sentire le Dakini che vi
proteggono in tutte le direzioni. All’esterno, fate la pratica del chod, un
rituale che si svolge facendo offerte agli spiriti, potrebbe essere di
beneficio. Ancora, provate a capire se avete infranto dei voti (samaya*)
che implicavano l'insegnamento o il vostro insegnante. Le relazioni con
gli amici o i rapporti sociali disturbati, anche questi possono essere causa
di nervosismo. La confessione potrebbe risultare utile.
Per fare questo, visualizzate il vostro insegnante come nella guru yoga, e
confessate che cosa è che non va. Esaminate ciò che vi disturba, non con
colpevolezza o vergogna o altri brutti sentimenti, ma con consapevolezza.
Se avete fatto qualcosa che non era buona, decidete di non farlo ancora.
Forse ci sono anche alcune azioni che potrebbero essere messe in atto,
come parlare con un amico o con chi siete a disagio; potete decidere di
agire in questo modo.

DIMENTICANZA

Il quarto ostacolo è la dimenticanza: dimenticare i vostri sogni e


dimenticare di fare pratica. Anche se avete buone esperienze, queste
potrebbero essere dimenticate. Stare in ritiro personale può essere d’aiuto
a portare più chiarezza nella mente. Bilanciare il prana usare il respiro
può assestare ed equilibrare la consapevolezza. Il Madre Tantra prescrive
la pratica del primo sguardo della notte come antidoto. Questa è la prima
pratica, descritta in precedenza, focalizzarsi sulla rossa lettera A nel
chakra di gola. Mantenere la consapevolezza sulla A mentre vi
addormentate e ciò vi aiuterà a ricordare.

I QUATTRO OSTACOLI SECONDO SHARDZA RIMPOCHE

Anche Shardza Rimpoche scrive dei quattro possibili ostacoli, ma li


categorizza in maniera differente: problemi con il prana, la mente, gli
spiriti locali e la malattia. Questi ostacoli possono impedirvi di avere o

106
ricordare sogni così come creano problemi nel sogno in sé stesso. Se
soffrite di un problema che dipende dal prana, l’energia nel corpo è
bloccata o è in qualche modo ostacolata e non circola fluentemente. La
mente e il prana sono connessi; se il prana è disturbato la mente ne
risentirà. In questo caso, qualsiasi cosa che vi aiuti a rilassarvi prima di
coricarvi, come un massaggio o un bagno caldo, è di aiuto. Provate anche
a rimanere il più calmi e rilassati possibile durante il giorno.
La mente potrebbe essere troppo occupata per permettervi di dormire. Per
esempio, dopo una giornata frenetica è difficile talvolta fermarsi di
pensare - la vostra mente è un turbine di problemi o eccitamenti ed è
ottusa nell’intensità o nell’ansia. Se trovate difficile calmare la mente, a
volte è di aiuto fare un intenso lavoro fisico, per stancare il corpo ed
esaurirlo. Anche meditare sul vuoto può schiarire la mente. Come detto
sopra, prendete qualsiasi precauzione che possa essere di aiuto per
rilassarvi prima del sonno.
Uno screzio con gli spiriti locali può determinare un sonno interrotto o
senza riposo. So che molti occidentali non credono in siffatte storie -che
gli spiriti locali sono solo l’energia di un luogo o la sensazione di un
ambiente- e in un certo senso lo sono. Ma i Tibetani credono che ci siano
veramente degli spiriti, esseri che vivono in un posto, e se qualcuno fa
qualcosa che interferisce con l’energia di quegli esseri, uno potrebbe
ricevere interferenze a sua volta. La provocazione degli spiriti locali
potrebbe risultare in sogni terribili, o nel non essere capaci di ricordare i
sogni, o risultare nel nervosismo che impedisce di dormire.
In questa situazione per prima cosa necessitiamo di renderci conto della
natura del problema. Per i Tibetani ci sono molti rimedi a questo tipo di
disturbi. Spesso vanno da uno sciamano a chiedere una divinazione per
scoprire la fonte del problema e un'azione appropriata da eseguire. O
potrebbero fare pratica del chod, rendendo offerte agli spiriti. O
potrebbero andare dal maestro a chiedere un aiuto che è spesso accordato
sotto forma di qualcosa simile ad un esorcismo: un rituale che serve a
ritrovare una buona connessione con gli spiriti. Se il maestro fa questo,
chiederà sicuramente qualcosa che appartiene al paziente, un po’ di
capelli o un pezzo di stoffa di un suo vestito, e lo brucerà nel fuoco
rituale. I Tibetani hanno molti rimedi simili a questo, ma sono di
beneficio solo se capite il problema e credete che gli spiriti vi stiano
provocando così che prendete sul serio i rimedi necessari a sanare la
situazione. Se agite in questo modo e fate esperienza della presenza degli
spiriti, offrite loro la compassione. Se non credete in questo tipo di cose
ma siete sensibili all’energia di un luogo, rimediate bruciando
dell’incenso e generando compassione. Se non credete neanche a questo,
generate compassione per cambiare l’ambiente interno della vostra mente
e delle vostre emozioni.

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Il quarto ostacolo è la malattia e l’insegnamento raccomanda di certo che
andiate da un dottore.
Non c’è nessun ostacolo che incontrerete che non sia già stato incontrato
e superato dagli altri prima di voi, e ora che lo sapete non avete bisogno
di scoraggiarvi. Fidatevi degli insegnamenti e del vostro insegnante per
scoprire i rimedi, che esistono negli insegnamenti e necessitano solo di
essere imparati ed applicati.

8 CONTROLLARE E RISPETTARE I SOGNI

Alcune scuole di psicologia occidentale credono che sia dannoso


controllare i sogni e che i sogni siano funzioni regolatrici dell’inconscio o
una forma di comunicazione tra parti di sé stessi che non dovrebbero
essere disturbate. Questo punto di vista suggerisce che l’inconscio esiste e
che è un deposito di esperienza e significato. L’inconscio è inteso a
formare il sogno e a contenere un significato che sarà esplicito, ovvio o
latente e bisognoso di interpretazione. In questo contesto il sé è spesso
inteso come composto di aspetti consci e inconsci dell’individuo, e il
sogno è concepito come medium di comunicazione necessario tra i due. Il
sé cosciente può quindi trarre beneficio lavorando con il sogno, miniera
di significati e intuizioni che l’inconscio ha sistemato là. O potrebbe
trarre beneficio dalla catarsi del sogno o dal bilanciamento dei processi
fisiologici attraverso l’attività costruttiva del sogno.
La comprensione della vacuità cambia radicalmente la nostra concezione
del processo onirico. Queste tre entità: l’inconscio, il significato e il sé
cosciente, sono tutte entità che esistono solo se gli si attribuisce una realtà
che altrimenti non avrebbero. E’ di fondamentale importanza capire
quanto stiamo dicendo in questo passo. Il concetto della supremazia della
mente cosciente sull’inconscio che colpisce i processi naturali, ha senso
se si ipotizzano gli elementi della situazione come elementi separati
dall’individuo, che lavorano in cooperazione l’uno con l’altro. Ma questa
visione si occupa solo di una dimensione rispetto alle dinamiche interne
dell’individuo, spesso a detrimento di una identità più espansa. Come
detto sopra, ci sono due livelli di lavoro con i sogni. Uno implica la
ricerca di significato nel sogno. Ciò è bene, ed è la sfera in cui operano la
maggior parte degli psicologi occidentali che accordano un determinato
valore ai sogni. Sia in oriente che in occidente, hanno capito che i sogni
possono essere una risorsa di creatività, soluzione ai problemi, diagnosi di
malattie, e altro. Ma il significato nei sogni non è inerente al sogno; è
stato proiettato nel sogno dall’individuo che lo esamina e quindi è “letto”
dalla prospettiva del sogno. Il processo è simile alla descrizione delle
immagini che sembrano apparire nel test delle macchie di inchiostro usate
da alcuni psicologi. Il significato non esiste indipendentemente. Il

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significato non esiste fino a che qualcuno non comincia a cercarlo. Il
nostro errore è che al posto di vedere la realtà nella situazione,
cominciamo a pensare che ci sia veramente un inconscio, una cosa, e che
il sogno sia reale, quanto una pergamena contenente un messaggio
segreto scritto in codice, che se decifrato potrebbe essere letto da
chiunque. Abbiamo bisogno di una comprensione approfondita di che
cosa s’intende per sogno, di che cosa è l’esperienza, per utilizzare
veramente il sognare come un approccio all’illuminazione. Quando
pratichiamo profondamente, molti sogni meravigliosi appariranno, pieni
di segni del nostro progresso. Ma alla fine il significato del sogno non è
importante. La cosa migliore è di non guardare al sogno come a una
corrispondenza tra voi e un altra entità, e neanche come un altra parte di
voi che voi non conoscete. Non ci sono significati convenzionali fuori del
dualismo del samsara. Questo punto di vista non è privilegiare il caos:
non c’è caos o assenza di significato, questi sono ancora concetti.
Potrebbe sembrare strano, ma questa idea del significato dovrebbe essere
abbandonata prima che la mente possa trovare la completa liberazione. E
fare questo è il proposito essenziale della pratica del sogno.
Non dobbiamo ignorare l’uso del significato nel sogno. Ma è bene
riconoscere che c’è anche modo di sognare il significato. Perchè
aspettarsi grandi messaggi da un sogno? Al contrario penetrate al di sotto
del significato, fino alla pura base dell’esperienza. Questa è la più
sublime pratica del sogno, non psicologica, ma più spirituale, che
riguarda il riconoscere e il realizzare il fondamento dell’esperienza:
l’incondizionato. Quando progredite fino a questo punto, siete immuni
dal sapere se c’è o no un messaggio nel sogno. Allora siete completi, la
vostra esperienza è completa, siete liberi dal condizionamento che emerge
dalle interazioni dualistiche con le proiezioni della vostra mente. La
maggioranza della pratica del sogno è svolta mentre il praticante è sveglio
con lo scopo di influenzare il sogno. Non è controllare direttamente il
sogno. L’aspetto di controllare direttamente il sogno, quello che molte
persone potrebbero pensare sia la pratica, accade nei sogni lucidi.
Moltiplicare se stessi in sogni è un esempio, come lo è creare o
trasformare entità oniriche. L’insegnamento dice che fare questo è una
cosa molto buona, perché la capacità di fare queste cose significa che è
stata sviluppata la flessibilità della mente. Ancor di più, lo stesso tipo di
flessibilità e controllo è l’essere portato nella vita di veglia; non per
volare, ma per capire la struttura della natura dell’esperienza e l’inerente
libertà che ne consegue. Al posto di essere controllato dalle sensazioni,
potete cambiare voi stessi e la storia che vi raccontate a proposito di voi
stessi, e fare ciò che è veramente importante al posto di rimanere fissi in
un incubo o trasportati in un sogno senza fine, o in una fantasia piacevole.
Non è diverso dalla vita di veglia. Le tracce karmiche usano i sogni, e le

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nostre reazioni all’esperienza creano continue tracce karmiche. Durante
un sogno queste dinamiche sono ancora effettive. Vogliamo controllare i
nostri sogni al posto di essere controllati da essi, come durante il giorno è
meglio non essere controllati dai pensieri o dalle emozioni ma rispondere
pienamente alle situazioni dalla nostra consapevolezza.
Vogliamo influenzare i nostri sogni. Vogliamo che siano i più chiari
possibile, e più integrati nella nostra pratica, come vorremmo queste
qualità per ogni momento della nostra vita. Non c’è pericolo
nell’interrompere qualcosa di importante. Tutto quello che interrompiamo
è la nostra ignoranza.

9 PRATICHE SEMPLICI

La realizzazione dello yoga del sogno e del sonno dipende dalla fede
individuale, dall’intenzione, dalla dedizione e dalla pazienza. Non c’è una
singola pratica che perverrà alla realizzazione in una notte di sforzi. La
maturazione spirituale richiede tempo, ed è il tempo che viviamo fuori
dalle vite ordinarie. Quando lottiamo contro il tempo, perdiamo. Ma
quando sappiamo come essere puntuali, spontaneamente la pratica si
dispiega da sola. L’interezza dello yoga del sogno potrebbe sembrare
molto complessa e richiedere troppo per divenire realtà nella nostra vita.
Ma possiamo fare di più, sommare un po’ qui e un po’ là, integrandola
nella nostra vita, finché gradualmente creiamo la nostra vita intera nella
pratica. Qui ci sono cose che tutti possono fare e che condurranno al
successo nello yoga del sogno.

LA VITA DI VEGLIA

La parte di veglia del giorno è di circa sedici ore, e la mente è occupata


per la maggior parte del tempo. Spesso, sembra che non ci sia abbastanza
tempo, e molto del tempo che c’è, lo passiamo in distrazioni ed
esperienze spiacevoli. Il mondo moderno sembra essere costantemente
fatto di richieste: di prendersi cura del lavoro e della famiglia, di guardare
film, di guardare attraverso le finestre, di aspettare nel traffico, di parlare
con gli amici, un mucchio di cose che rubano l’attenzione e la portano via
fino a che il giorno non diventa un appannaggio che ci conduce
all’esaurimento e alla fame di una grande distrazione che offre una via di
fuga. Momento dopo momento siamo guidati fuori da noi stessi. Vivere
in questo modo non è di aiuto a nessuna pratica, incluso lo yoga del
sogno. Di conseguenza, semplici e regolari abitudini di riconciliazione
con noi stessi, per diventare più presenti, dev’essere coltivata.
Ogni respiro può essere una pratica. Attraverso l’inspirazione,
immaginate di trarre purezza, di ripulire e rilassare le vostre energie. E

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con ogni espirazione, immaginate di espellere gli ostacoli, lo stress e le
emozioni negative. Ciò non è qualcosa che richiede un luogo particolare
dove stare a sedere. Può essere fatto in macchina lungo la strada per
andare al lavoro, aspettando il verde allo stop, sedendo davanti al
computer, preparando un pasto, pulendo la casa, o camminando.
Una potente ma semplice pratica è di provare a mantenere la presenza
continuamente nel corpo lungo tutto il giorno. Sentite il corpo nella sua
integrità. La mente è peggio di una scimmia pazza, che salta da una cosa
all’altra; fa fatica a focalizzarsi su una cosa. Ma il corpo è una risorsa di
esperienza più stabile e costante, e usarlo come ancora di consapevolezza
aiuterà la mente a crescere più calma e più focalizzata. Semplicemente
come la partecipazione della mente è essenziale nell’organizzare e
provvedere agli aspetti fisici della vita, la mente ha bisogno del corpo per
stabilizzarsi nella calma presenza, che è di fondamentale importanza in
tutte le pratiche.
Per esempio, mentre stiamo camminando in un parco, il corpo potrebbe
essere nel parco mentre la mente è fuori e sta lavorando in ufficio, o a
casa, o parlando con un amico lontano, o facendo la lista della spesa. Ciò
significa che la mente è sconnessa dal corpo. Al contrario, quando
guardate un fiore, guardate veramente il fiore. Siete completamente
presenti. Con l’aiuto del fiore, riportate la mente nel parco.
L’apprezzamento delle esperienze sensoriali riconnette la mente con il
corpo. Quando l’esperienza del fiore è sentita attraverso il corpo, si
verifica una guarigione: può essere lo stesso guardando un albero,
annusando il fumo, avvertendo il tessuto della vostra maglietta, sentendo
il richiamo di un uccello, o gustando una mela. Allenatevi a fare
esperienza vivida degli oggetti dei sensi senza giudizio. Provate ad essere
tutt’uno: l’occhio con la forma, il naso con l’odore, l’orecchio con il
suono, e così via. Provate ad essere completi nell’esperienza mentre
rimanete semplicemente nella nuda consapevolezza dell’oggetto dei
sensi.
Quando è sviluppata questa abilità, si formano ancora le reazioni. Mentre
guardiamo il fiore, potrebbero emergere i giudizi a proposito della sua
bellezza, o un odore potrebbe essere giudicato pungente. Nonostante ciò,
con la pratica della connessione alla pura esperienza dei sensi, la
consapevolezza potrebbe essere mantenuta al posto della continua
dispersione nelle distrazioni della mente. Essere distratti da una nuvola di
concetti è un’abitudine che può essere rimpiazzata con una nuova
abitudine: usando le esperienze sensuali del corpo per ritornare alla
presenza, connettendoci alla bellezza del mondo, alla vivida e genuina
esperienza della vita che giace sotto le nostre distrazioni. Questo è lo
stratagemma del successo nello yoga del sogno.

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Il primo momento della percezione è sempre chiaro e lucente. E’ solo la
distrazione della mente che ci previene dal riconoscerlo e quindi ci
previene dall’esperienza di gratitudine per ogni momento della vita.
Confidare in questa pratica, che usa l’equilibrio della forma e l’esperienza
vivida e sensuale del mondo sensibile per supportare queste qualità della
mente, conduce al successo della pratica del sogno.

PREPARAZIONE PER LA NOTTE

Spesso ci sentiamo mezzi morti dopo un giorno stressante. Allora


sprofondiamo nel letto e diventiamo quasi completamente morti. Non
abbiamo speso neanche un minuto a connettere il corpo e la mente nella
presenza, ma abbiamo trascorso la serata nella distrazione e rimaniamo
distratti mentre ci prepariamo per dormire e mentre siamo portati via dal
sonno. Connettere la mente, il corpo e le sensazioni è una delle cose più
importanti che possiamo fare per assicurarci le progressioni sul sentiero
spirituale. Dovremmo prenderci un po’ di tempo per fare questo, ogni
notte prima di dormire.
Quando ci addormentiamo con la mente e il corpo sconnessi, entrambi
vanno per la loro strada. Il corpo rimane nello stress e nelle tensioni
accumulate durante il giorno e anche la mente, continua allo stesso modo
del giorno, correndo da un posto all’altro, da un tempo all’altro,
ingiustificatamente e mancando di qualsiasi stabilità e calma. Rimane in
uno stato di ansia e di letargia, con una piccola presenza. In questa
situazione, perdiamo la forza e la consapevolezza, e lo yoga del sogno
diviene molto difficile.
Per cambiare questa situazione, per avere un sonno salutare e forti
risultati nella pratica del sogno, trascorrete alcuni minuti prima di dormire
ritrovando la presenza e la calma. Le cose semplici sono d’effetto: fare un
bagno, bruciare una candela e l’incenso, sedere di fronte ad un luogo
sacro, o anche nel vostro letto e connettervi con gli esseri illuminati o con
il vostro maestro. Potete generare un sentimento di compassione, fare
attenzione alle sensazioni del vostro corpo, e coltivare le esperienze di
gioia, felicità e gratitudine. Generando pensieri e sensazioni positive,
addormentatevi. Le preghiere e l’amore rilasseranno il corpo e
addolciranno la mente e portano gioia e pace a entrambi. Come suggerito
prima, immaginate di essere circondato da esseri illuminati che vi
proteggono, in particolare immaginate le Dakini. Immaginatele
proteggervi come fa una madre con il figlio. Piene d’amore e
compassione per voi. Allora, sentendovi al sicuro e in pace, pregate: “ che
io possa avere un sogno di chiarezza.” Ripetete queste parole ancora e
ancora, a voce alta o nel silenzio. Questo è così semplice da fare, tuttavia

112
potrebbe cambiare la qualità del sonno e dei sogni e permettervi di essere
più riposati e forti la mattina.
Se sentite che i quattro stadi della pratica sono troppo complicati: la
focalizzazione sulla gola, sulla fronte, sul cuore e nel chakra segreto,
allora focalizzatevi solo sul chakra di gola. Immaginate una luminosa e
rossa lettera A, dopo che avete pregato. Concentratevi su di essa,
percepitela e addormentatevi. E’ importante che vi siate calmati in
anticipo, sentendovi connessi con il corpo. Se anche la concentrazione
sulla A sembra troppo difficile o complessa, allora percepite solo il vostro
corpo interamente, e legatevi alla presenza e alla compassione. Questo è il
modo di pulire il corpo e la mente, che erano divenuti stressati e offuscati
durante il giorno. Ogni notte ci laviamo i denti e ci puliamo e ci sentiamo
meglio e dormiamo meglio. Se al contrario, andiamo a dormire
sentendoci sporchi, i nostri sogni e il nostro sonno ne saranno influenzati.
Tutti sappiamo queste cose ad un livello dell’esperienza fisica, ma spesso
ci dimentichiamo quanto importante sia avvertire la freschezza e la
ricettività anche della nostra mente. Forse sarebbe meglio scrivere una
frase sul nostro spazzolino, “ Dopo questo, lavati la mente”.
Potete anche lavorare con il respiro quando andate a dormire. Provate a
respirare allo stesso modo con entrambe le narici. Se la destra è bloccata,
dormite sul lato sinistro e vice versa. Addolcite il respiro e lasciate che sia
fluido e quieto. Come suggerito prima, espirate fuori lo stress e le
emozioni negative, ed inspirate la pura energia guaritrice. Ripetete questa
respirazione nove volte. Nella posizione della meditazione o mentre siete
stesi, poi focalizzatevi sulla rossa A nella gola. Sentite la A invece di
focalizzarvi su di essa, unitevi ad essa, invece di rimanere separati. Al
risveglio, se vi sentite meglio e più riposati, gioite del vostro successo.
Percepite la benedizione dei maestri e degli esseri illuminati, il piacere
dei vostri stessi sforzi, e la gioia di stare seguendo il sentiero spirituale.
Questa felicità vi incoraggerà nella prossime pratiche notturne e vi aiuterà
continuamente a sostenervi e a sviluppare la pratica.
Non è strano trovare difficoltà a rilassarvi o a provare compassione o
amore quando andate a dormire. Se siete in questa situazione, usate
l’immaginazione creativa. Immaginate di giacere su di una bellissima e
calda spiaggia o di camminare nella pulita e fresca aria di montagna.
Immaginate quelle cose che vi fanno sentire rilassati, invece che
addormentarvi semplicemente, invece che essere guidati fuori dalla
presenza delle emozioni e dallo stress della giornata. Nonostante siano
semplici, queste pratiche saranno di grande aiuto.

10 INTEGRAZIONE

113
La pratica del sogno non è solo per una crescita personale o per generare
esperienze interessanti. E’ parte del percorso spirituale è i suoi risultati
dovrebbero influenzare tutti gli aspetti della vita cambiando l’identità del
praticante e la relazione tra il praticante e il mondo. La maggior parte di
quello che è incluso in questa sessione sull’integrazione della pratica del
sogno con la vita del praticante è già stato menzionato, tuttavia qui è stato
riassunto. Ci sono due stadi generali della pratica del sogno: uno
convenzionale e l’altro non convenzionale, oppure quello duale e quello
non duale. Per prima cosa ci siamo focalizzati sul primo che è connesso
con il lavoro sulle immagini del sogno e sulle storie, sulle nostre risposte
all’esperienza e le nostre emozioni, sugli effetti del sogno in noi e gli
effetti della nostra pratica sul sogno, nello sviluppare buona
consapevolezza e controllo.
Il livello non-convenzionale della pratica non include né i contenuti dei
sogni e nemmeno le nostre esperienze di sogno, ma al contrario la chiara
luce non duale. Questo è lo scopo ultimo della pratica del sonno e del
sogno. Non dovremmo mai sottovalutare l’uso duale dello yoga del
sogno. Dopo tutto, per molti di noi e per la maggior parte del tempo,
viviamo nel mondo della dualità, ed è nella nostra vita ordinaria che
dobbiamo viaggiare sul sentiero spirituale. Lavorando con le pratiche del
sogno, trasformiamo la rabbia in amore, la disperazione in speranza, ciò
che è ferito in noi in ciò che è guarito e forte. Sviluppiamo l’abilità di
lavorare abilmente con le situazioni nella vita, essendo di aiuto agli altri.
Acquisiamo queste abilità quando incominciamo a capire sul serio che la
vita è flessibile e simile a un sogno. Allora possiamo trasformare la vita
ordinaria in esperienze di grande bellezza e piene di significato,
incorporando qualsiasi cosa nel sentiero.
E’ solo quando il nostro sé convenzionale si dissolve nel rigpa che ci
spostiamo veramente al di sopra della necessità di sperare e capire, al di
sopra della discriminazione del positivo e del negativo. La verità non
convenzionale è al di sopra del salutare e della necessità di essere
salutare. Assumere questa prospettiva, mentre non stiamo di fatto vivendo
la visione non duale, conduce ad una specie di spiritualità offuscata in cui
esercitiamo il nostro condizionamento negativo e pensiamo di stare
esercitandoci ad essere liberi. Quando insistiamo con pienezza nella
chiara luce, le negatività non ci possono più dominare, così è semplice
capire a che punto siamo e vedere se siamo sulla buona strada o meno.
Ci sono quattro successivi domini di integrazione correlati alla pratica del
sogno: la visione, il sogno, il bardo, e la chiara luce. Per visione
intendiamo tutte le esperienze della vita di veglia, includendo tutto ciò
che è percepito con i sensi e tutti gli eventi interni. La visione è integrata
nel sogno quando tutte le esperienze e i fenomeni sono intesi essere un
sogno. Ciò non dovrebbe essere meramente una comprensione

114
intellettuale, ma una vivida e una lucida esperienza. Altrimenti, diviene
solo un gioco dell’immaginazione, e nessun reale cambiamento è
effettivo. Una genuina integrazione di questo punto produce un profondo
cambiamento nella risposta individuale al mondo circostante. La brama o
l’avversione è diminuita considerevolmente, e le complessità emozionali,
che prima apparivano così irresistibili, sono percepite come punti di
svolta di storie di sogno, e nulla di più. Come la pratica cambia le
esperienze e le visioni del giorno, il cambiamento è integrato nel sogno.
La lucidità emerge negli stati di sogno. Ci sono livelli successivi di
lucidità: dalle prime esperienze di essere consapevoli che il sogno è un
sogno, mentre siamo ancora direzionati dalla logica del sogno, ad una
lucidità potente in cui uno è totalmente libero nel sogno e il sogno in sé
stesso diventa un’esperienza di chiarezza per lo più vividamente
scioccante.
La lucidità e la flessibilità della mente che sono state sviluppate in sogno,
devono essere allora integrate nello stato intermedio dopo la morte. Fare
esperienza della morte è molto simile all’ingresso in un sogno. La
possibilità di rimanere presente durante il bardo intermedio dopo morte, o
di rimanere consapevole senza distrazioni mentre le visioni post mortem
emergono, dipende dalle capacità sviluppate nello yoga del sogno.
Usiamo dire che il sogno è un test per il bardo. Questa è l’integrazione
dello stato di sogno con lo stato intermedio, realizzando che le reazioni ai
fenomeni del sogno saranno simili alle reazioni dei fenomeni nel bardo.
La conquista a questo punto dipende dallo sviluppo della lucidità e
dall’assenza di brama nel sogno.
Il bardo è l’essere integrati con la chiara luce. Questo è il significato del
raggiungimento dell’illuminazione. Durante il bardo è meglio non essere
catturato fra gli opposti nei fenomeni che emergono, ma al contrario è
meglio rimanere nella presenza non duale, nella piena consapevolezza
senza distrazioni. Ciò significa rimanere nella chiara luce, l’unione del
vuoto con la pura consapevolezza. L’abilità nel riuscire a fare questo è
anche lo stadio finale della pratica del sogno, prima della morte: quando il
praticante s’integra pienamente con la chiara luce, smette di sognare.
Quando l’esperienza di veglia è percepita direttamente come un sogno, la
brama scompare. La grande lucidità che dev’essere stata sviluppata per
progredire fino a questo punto è portata naturalmente nei sogni della
notte. Quando la lucidità è sviluppata e stabilizzata nel sogno, si
manifesterà nel bardo più tardi. Quando uno è completamente
consapevole senza dualismo nel bardo, ottiene la liberazione.
Applicate la pratica del sogno senza interruzione, e i risultati si
manifesteranno in ogni dimensione della vita. Il risultato della piena
realizzazione della pratica è la liberazione. Se la pratica non sta risultando
dalle mutate esperienze della vita, se uno non è più rilassato con meno

115
tensione e meno distrazione, allora gli ostacoli devono essere investigati e
sorpassati, e dovrebbe essere consultato un insegnante. Se non c’è
nessuna esperienza di progresso sul sentiero, allora è meglio rafforzare
l’intento. Quando compaiono i segni di miglioramento, dategli il
benvenuto con gioia e lasciate che rinforzino il vostro intento. Con la
comprensione e la pratica, sicuramente avverranno miglioramenti.

PARTE QUATTRO

IL SONNO

Le sessioni che seguono presuppongono qualche familiarità con la


terminologia tantrica di base. A differenza del precedente materiale sullo
yoga del sogno, queste sessioni sullo yoga del sonno, sono indirizzate
primariamente a quelli che sono già praticanti di tantra o di Dzogchen.

1 SONNO E ADDORMENTAMENTO

Il normale processo di sonno avviene appena la coscienza si sposta dai


sensi e la mente si perde nella distrazione, assottigliandosi in immagini
mentali e pensieri fino a che si dissolve nel buio. Allora l’incoscienza
persiste fino a che non emergono i sogni. A questo punto, il senso del sé è
ricostruito attraverso la relazione dualistica con le immagini del sogno
fino a che non si forma il prossimo periodo di incoscienza. Periodi
alternati di incoscienza e sogno costituiscono una normale notte di sonno.
Il sonno ci sembra buio perché in esso perdiamo la coscienza. Sembra che
sia vuoto di esperienza perché ci identifichiamo con la mente grossolana,
che cessa di funzionare durante il sonno. Il periodo in cui le nostre
identità collassano viene chiamato “addormentamento”. Siamo coscienti
in sogno perché il movimento della mente è attivo, dando luogo a un
sogno dell’ego con il quale ci identifichiamo. Nel sonno, in ogni caso, il
sé soggettivo non emerge.
Nonostante definiamo l’attività onirica come inconscia, l’oscurità e
l’esperienza della vacuità non sono l’essenza del sonno. Per la pura
consapevolezza che è il nostro fondamento, non c’è sonno. Quando non è
afflitta dall’oscurità, dai sogni, o dai pensieri, la mente mossa si dissolve
nella natura della mente, allora, al posto del sonno di ignoranza,
emergono la chiarezza, la pace e la gioia. Quando sviluppiamo la capacità
di abituarci a questa consapevolezza sperimentiamo la luminosità del
sonno. La luminosità è la chiara luce. E’ la nostra vera natura.

116
Come spiegato nei capitoli precedenti, i sogni emergono dalle tracce
karmiche. Ho usato l’analogia di una luce che è proiettata attraverso una
pellicola che crea un film, dove le tracce karmiche sono fotografie, la
consapevolezza è la luce che le illumina, e i sogni sono proiettati alla base
(kunzhi). Lo yoga del sogno sviluppa la lucidità in relazione alle
immagini del sogno. Ma nello yoga del sonno non c’è film e non c’è
proiezione. Lo yoga del sonno è senza immagini. La pratica consiste nel
diretto riconoscimento della consapevolezza attraverso la consapevolezza,
la luce che illumina sé stessa. È la luminosità senza immagini di nessun
genere. Più tardi, quando si è sviluppata la stabilità nella chiara luce,
neppure le immagini del sogno potranno distrarre il praticante, e anche il
periodo di sogno del sonno si formerà nella chiara luce. Questi sogni sono
anche chiamati sogni di chiara luce, che sono diversi dai sogni di
chiarezza. Nei sogni di chiara luce, la chiara luce non è oscurata.
Perdiamo il senso reale della chiara luce tanto velocemente quanto più la
concettualizziamo o proviamo ad immaginarla. Non c’è né soggetto né
oggetto nella chiara luce. Se c’è qualsiasi tipo di identificazione con un
soggetto, allora non c’è possibilità di accesso alla chiara luce. Di fatto
nulla ”entra” nella chiara luce: la chiara luce è il fondamento che
riconosce sé stesso. Non c’è più né “tu” né “quello”. Usando il linguaggio
dualistico per descrivere il non duale si sfocia necessariamente nel
paradosso. L’unica via per conoscere la chiara luce è conoscerla per via
diretta.

2 TRE TIPI DI SOGNI

IL SONNO DELL’ IGNORANZA

Il sogno dell’ignoranza che noi chiamiamo “sonno profondo,” è una


grande oscurità. Sembra quasi un’oscurità vecchia di migliaia di anni, e
ancor più vecchia: è l’essenza dell’ignoranza, la radice del samsara. Non
importa quante notti dormiamo, ogni notte per tren’anni o per settanta,
non possiamo smettere di dormire. Torniamo al sonno continuamente per
ricaricarci. L’ignoranza è la sostanza del samsara e, come esseri
samsarici, quando ci dissolviamo nel sonno dell’ignoranza, le nostre vite
samsariche sono saziate. Ci svegliamo più forti, la nostra esistenza
samsarica è rinfrescata. Questa è la “grande ignoranza” perché è
immensa.
Facciamo esperienza del sonno dell’ignoranza come vuoto o come spazio
da riempire, nel quale non c’è il senso del sé e non c’è coscienza. Pensate
ad un intervallo, ad una giornata faticosa, ad un clima piovoso, ad una
cena pesante, e nel sonno che ne risulta non c’è ne chiarezza né senso del

117
sé. Scompariamo. Una manifestazione di ignoranza dalla mente è la
stanchezza mentale che ci spinge verso la dissoluzione nell’incoscienza.
L’ignoranza innata è la causa primaria del sonno. Le cause secondarie e le
condizioni alla sua manifestazione sono l’attaccamento al corpo e la
spossatezza del corpo.

I SOGNI SAMSARICI

Il secondo tipo di sonno è quello samsarico, il sonno dei sogni. Il sonno


samsarico è chiamato “la grande delusione” perché sembra senza fine. Il
sogno samsarico è come scendere nel centro di una grande città. Dove
tutte le cose possibili possono accadere: la gente si abbraccia, litiga,
chiacchiera, e si abbandona l’una con l’altra; c’è fame e ricchezza; la
gente corre e lavora e altra ruba dei lavori; ci sono bei luoghi, luoghi
loschi, e luoghi che mettono paura. Le manifestazioni dei sei regni
possono essere rintracciati in ogni città, e il sonno samsarico è la città dei
sogni, un regno senza limiti dell’attività mentale generata dalle tracce
karmiche delle azioni passate. A differenza del sonno dell’ignoranza, nel
quale il movimento grossolano della mente cessa, il sonno samsarico
richiede la partecipazione della mente grossolana e delle emozioni
negative.
Finché è il corpo che ci chiama al sonno dell’ignoranza, l’attività
emozionale è la causa primaria del sogno. Le cause secondarie sono
azioni basate sulla brama e l’avversione.

IL SONNO DI CHIARA LUCE

Il terzo tipo di sonno, che è realizzato attraverso lo yoga del sogno, è il


sonno di chiara luce, chiamato anche il sonno di chiarezza. Accade
quando il corpo sta dormendo ma il praticante non è perso né
nell’oscurità né nei sogni, ma al contrario giace nella pura
consapevolezza.
In molti testi la chiara luce è l’unione della vacuità e della chiarezza. E’ la
pura, vuota consapevolezza che sta alla base dell’individuo. “Chiara” si
riferisce al vuoto, alla madre, alla base, al kunzhi. “Luce” si riferisce alla
chiarezza, il figlio, il rigpa, la pura consapevolezza innata. La chiara luce
è la diretta realizzazione dell’unità del rigpa e della base, della
consapevolezza e della vacuità.
L’ignoranza e’ equiparata ad una stanza scura nella quale dormite. La
consapevolezza è un lampo in questa stanza. Non importa quanto tempo

118
la stanza è rimasta nel buio, un’ora o un milione di anni, il momento in
cui il lampo della consapevolezza è acceso, l’intera stanza diviene
luminosa. C’è un Buddha nella fiamma, il dhamakaya. Voi siete quella
luminosità. Voi siete la chiara luce; Non è un oggetto della vostra
esperienza o uno stato mentale. Quando nell’oscurità la luminosa
consapevolezza è gioiosa, chiara, ferma, senza referenza, senza giudizio,
senza un centro o una circonferenza, quello è il rigpa. E’ la natura della
mente.
Quando il pensiero è osservato nella consapevolezza senza brama o
avversione, si dissolve. Quando il pensiero- l’oggetto della
consapevolezza- si dissolve, anche il soggetto o l’osservatore si dissolve.
In un certo senso, quando l’oggetto si dissolve, si dissolve nella base, e
quando il soggetto si dissolve, si dissolve nel rigpa. Questo è un rischioso
esempio in cui uno potrebbe pensare che ci sono due cose, la base e il
rigpa; sarebbe un’errata comprensione. Essi sono inseparabili come
l’acqua e il bagnato. Sono descritti come due aspetti della stessa cosa che
ci aiutano nella comprensione, ci aiutano a relazionare gli insegnamenti
con l’apparente dicotomia fra il soggetto e l’oggetto. Ma la verità è che
non c’è mai un oggetto separato dal suo oggetto; c’è solamente un
illusione di separazione.

3 LA PRATICA DEL SOGNO E LA PRATICA DEL SONNO

La differenza tra la pratica del sogno e del sonno presenta un po’ la stessa
differenza che c’è nella pratica dell’abitudine alla calma (zhiné) quando
un oggetto è usato e quando non c’è un oggetto. Tipicamente, la pratica
tantrica, lo yoga del sogno è usato per generare il corpo divino della deità
della meditazione (yidam), che è ancora nel regno del soggetto e
dell’oggetto, mentre lo yoga del sonno sviluppa la mente della deità, che
è pura consapevolezza non duale. In un senso, la pratica del sogno è una
pratica secondaria nello Dzogchen perché sta ancora lavorando con la
visione e le immagini, mentre nella pratica del sonno non c’è né soggetto
né oggetto ma solo rigpa non duale. Quando lo studente è iniziato alla
pratica dello Dzogchen, gli sono spiegate per prime le pratiche con gli
attributi. Solo dopo qualche sviluppo della stabilità viene cominciata la
pratica senza attributi. Questo avviene perché lo stile dominate della
nostra coscienza deve lavorare con gli attributi, con gli oggetti e con i
soggetti con cui uno si identifica. Siccome siamo costantemente
identificati con l’attività del movimento mentale, al principio la nostra
pratica deve procurare qualcosa da bramare per la mente. Se ci viene
detto, “sii solo spazio” la mente mossa non ne riconosce il senso perché
non c’è niente da desiderare. La mente prova a creare un’immagine del

119
vuoto per identificarsi con esso, ma questa non è la pratica. Tuttavia, se
noi diciamo che qualcosa deve essere visualizzato e quindi dissolto e così
via, la mente mossa si sente confortata, perché c’è qualcosa da pensare.
Noi usiamo la mente concettuale e gli oggetti per condurre la mente e gli
oggetti della consapevolezza per condurre la mente verso la
consapevolezza senza attributi, che è verso dove la pratica deve andare.
Per esempio, ci viene detto di immaginare il corpo dissolversi: ciò sembra
carino, potrebbe essere dipinto. Dopo la scomparsa c’è un momento nel
quale non c’è niente da afferrare e questo procura la situazione in cui il
praticante preparato può riconoscere il rigpa. È simile alla conta dal 10 in
giù: dieci, nove, otto, ecc., fino a che non si raggiunge lo zero. Non c’è
niente da afferrare nello zero, è la tiglé dello spazio vuoto, ma il
movimento ci conduce là. Contare dal dieci fino al vuoto è simile all’uso
della pratica con gli attributi che ci conduce alla vacuità della pratica
senza attributi.
La pratica del sonno infatti non ha forma, di modo che non c’è niente su
cui concentrarsi. La pratica e lo scopo sono la stessa cosa: abituarsi nell’
inseparabile unità della chiarezza e della vacuità, attraverso la
separazione idealistica del percettore e del percepito. Non ci sono qualità,
né sù né giù, né dentro né fuori, né sotto né sopra, né tempo o costrizioni.
Non ci sono proprio distinzioni. Perché non c’è oggetto che la mente
possa afferrare come succede in sogno, lo yoga del sonno è considerato
più difficile dello yoga del sogno. Diventare lucidi in sogno significa che
il sogno è riconosciuto; è l’oggetto della consapevolezza. Nella pratica
del sonno il riconoscimento non è di un oggetto da parte di un soggetto
ma il riconoscimento non duale della pura consapevolezza, la chiara luce,
della consapevolezza in sé stessa. Il senso della coscienza non sta
funzionando, così la mente che costruisce sul senso dell’esperienza non
sta funzionando. La chiara luce è come vedere senza occhi sia che si tratti
di un oggetto o di colui che vede, ciò è analogo a quello che accade
durante la morte: è difficile diventare liberati nel primo bardo, il puro
bardo primordiale (ka-dag), e poi nel bardo successivo, il bardo della
chiara luce (od-sal), nel quale emergono le immagini. Nel momento della
morte, c’è un momento di dissoluzione totale della esperienza soggettiva,
nella base che precede le apparenze delle visioni del bardo. In questo
momento, non c’è un sé soggettivo, come alla fine delle esperienze
quotidiane nella dissoluzione nel sonno. Noi ce ne siamo andati. E allora
i sogni emergono nel sonno e le immagini emergono nel bardo, e a
seconda di come abbiamo recepito le forze delle tendenze karmiche si
crea il senso di un sé cosciente che fa esperienza degli oggetti della
percezione. Presi ancora nel dualismo, continuiamo nei sogni samsarici se
dormiamo, o continuiamo verso la rinascita se siamo nel bardo.

120
Portando a termine la pratica del sonno possiamo diventare liberati nel
puro bardo primordiale. Se non abbiamo portato a termine lo yoga del
sonno, incontreremo successivamente le visioni del bardo, durante il
quale, se abbiamo portato a termine la pratica del sogno, abbiamo più
probabilità di divenire liberati. Se non abbiamo portato a termine né la
pratica del sogno né quella del sonno, continuiamo a vagabondare nel
samsara.
Dovete decidere da voi stessi quali di queste pratiche va bene per voi. Gli
insegnamenti Dzogchen sottolineano sempre l’importanza della
conoscenza di sé stessi, riconoscendo le proprie capacità e gli ostacoli, e
usando questa conoscenza nella pratica in maniera che sia più benefica
possibile. Detto questo, ci sono solo poche persone per le quali la pratica
del sonno sarà più facile che la pratica del sogno, così io generalmente
raccomando di iniziare con la pratica del sogno. Se la vostra mente brama
ancora è opportuno iniziare con lo yoga del sogno in cui la mente può
velocemente sognare se stessa. Una volta che la stabilità nel rigpa è
sviluppata, la pratica del sonno può essere più facilmente portata a
termine perché c’è una forte esperienza di non desiderare, di non essere
un soggetto, che è la situazione del sonno. Un’altra ragione per cui
raccomando di iniziare con lo yoga del sogno è che abitualmente, richiede
più tempo per il praticante divenire lucido nel sonno rispetto che nel
sogno. Praticando per un lungo periodo senza apparenti risultati può
sembrare scoraggiante e può diventare un ostacolo del sentiero. Quando
avete qualche esperienza in alcune di queste tecniche yoga è meglio
continuare e rinforzare la pratica.
Le due tecniche yoga alla fine conducono ad una sola. Quando la pratica
del sogno è praticamente portata a termine, la consapevolezza non duale
del rigpa si manifesterà nel sogno. Questo porta molti sogni di chiarezza e
finalmente alla dissoluzione dei sogni nella chiara luce. Questo è anche il
frutto della pratica del sonno. Al contrario, quando il progresso è
raggiunto nello yoga del sonno, i sogni diventeranno naturalmente lucidi
e i sogni di chiarezza appariranno spontaneamente, i sogni lucidi possono
essere usati per lo sviluppo della flessibilità della mente come prima
descritto. Il successo finale in qualsiasi pratica richiede che la pura
presenza del rigpa sia riconosciuta e stabilizzata durante il giorno.

121
QUINTA PARTE

La Pratica dello Yoga del Sonno

1 LA DAKINI, SALGYE DU DALMA

Il Madre Tantra insegna che c’è una Dakini, protettrice e guardiana del
sonno sacro. È di aiuto instaurare una connessione con la sua essenza, che
è anche la natura della pratica, tanto che lei può guidare e benedire la
transizione dall’inconscio al sonno conscio. Il suo nome è Salgye Du
Dalma (gsal-byed-gdos-bral-ma). Ciò si traduce come “colei che
chiarifica attraverso la concezione.” Lei è la luminosità nascosta dentro
all’oscurità del sonno normale.
Lei è senza forma nella pratica del sonno, ma nel momento in cui ci
addormentiamo è visualizzata come una sfera luminosa di luce, una tiglé.
Al posto che essere una forma, come lo sono le sillabe usate nello yoga
del sogno, e siccome stiamo lavorando su un livello di energia oltre la
forma, è visualizzata come luce. Stiamo provando a dissolvere tutte le
distinzioni, sia dentro che fuori, appartenenti al sé o ad altro. Quando
visualizziamo una forma, è abitudine della mente pensare a quella forma,
come qualcosa d’altro rispetto a sé stessa, e dobbiamo andare oltre il
dualismo. La Dakini è la rappresentazione della chiara luce. Lei è quello
che noi siamo già nel nostro puro stato: chiarezza e luminosità. Nella
pratica del sonno diventiamo lei. Quando sviluppiamo una relazione con
Salgye Du Dalma, ci connettiamo con la sua più profonda natura.
Possiamo approfondire questa connessione ricordandoci di lei quanto più
frequentemente possibile. Durante il giorno può essere visualizzata nella
forma del samboghakaya: puro bianco, luminoso e bellissimo. Il suo
corpo traslucido è fatto interamente di luce. La sua mano destra tiene un
coltello curvo, e nella sua mano sinistra una palla fatta con la parte
superiore di un teschio. Giace al centro del suo cuore, seduta sopra un
disco bianco di luna, che riposa su un disco solare dorato, che a sua volta
giace sopra un bellissimo loto dai quattro petali blu. Come nella guru

122
yoga, immaginate voi stessi fondervi con lei, e lei fondersi in voi,
mescolando la vostra essenza fino a che non diventa una. Dovunque voi
siate lei è con voi, risiede nel vostro cuore. Quando mangiate, offritele del
cibo. Quando bevete, offritele quello che bevete. Potete parlarle. Se siete
in un luogo in cui potete sentire, lasciate che vi parli. Ciò non significa
che dovete diventare pazzi ma potete usare la vostra immaginazione. Se
avete letto i libri sul dharma e sentito i discorsi che si fanno in merito,
immaginatela consegnarvi gli insegnamenti che già conoscete. Lasciate
che vi ricordi di restare presenti, di sradicare l’ignoranza, di agire con
compassione, di essere vigenti, e di resistere alle tentazioni. Il vostro
insegnante potrebbe non essere sempre disponibile, e neanche i vostri
amici, ma la dakini c’è sempre. Fate di lei una vostra compagna costante
e la guida della vostra pratica. Troverete infatti che la comunicazione
inizierà a sembrarvi reale; lei incarnerà la vostra stessa comprensione del
dharma e ve lo restituirà. Quando vi ricordate della sua presenza, la
stanza in cui sarete vi sembrerà più luminosa e la vostra mente diventerà
lucida; vi starà insegnando che la luminosità e la lucidità di cui fate
esperienza è la chiara luce di cui siete fatti. Allenatevi così che nonostante
le sensazioni di allontanamento e la comparsa di emozioni negative,
automaticamente vi faranno ricordare di lei; allora la confusione e le
trappole emotive vi serviranno a riportavi alla consapevolezza come una
campana del tempio che scandisce l’inizio della pratica.
Se questa relazione con la Dakini vi fa sentire troppo estranei o
immaginifici, potreste supporre di starla alterando. Ciò va bene. Potreste
pensarla come un essere separato o come un simbolo che usate per
guidare la vostra volontà e la vostra mente. In ogni caso, devozione e
persistenza sono piene di validità nel viaggio spirituale. Potreste anche
svolgere questa pratica con il vostro Yidam, se fate la pratica dello
Yidam, o con una qualsiasi deità o essere illuminato; sono i vostri sforzi
che fanno la differenza nella vostra pratica e non la forma. Ma è anche
bene riconoscere che Salgye Du Dalma è in special modo associata con
questa pratica nel Madre Tantra. C’è una lunga storia di praticanti che
hanno lavorato con la sua forma e con la sua energia, e avendo creato una
connessione con la potenza del lignaggio si è dimostrata di grande aiuto.
L’immaginazione è molto potente, forte abbastanza da tenere uno lontano
dalle sofferenze del samsara per un’intera vita, e forte abbastanza per
instaurare un dialogo con una reale Dakini. Spesso i praticanti si
rapportano al Dharma come se fosse rigido, ma non lo è. Il Dharma è
flessibile e anche la mente dovrebbe esserlo. È vostra responsabilità
trovare il modo di usare il dharma a supporto della vostra realizzazione.
Al posto che immaginare come sarà la vostra giornata di domani, o la
discussione con il vostro capo, o la serata che andrà a finire con il vostro
partner, potrebbe essere meglio instaurare la presenza con questa

123
meravigliosa Dakini che rappresenta il più elevato scopo della pratica.
L’importante è sviluppare una potente intenzione nella necessità di
portare a termine la pratica e una forte relazione con la vostra vera natura,
che la Dakini rappresenta. Rivolgetevi a lei in preghiera per un sonno di
chiara luce quanto più spesso possibile. La vostra intenzione sarà
rafforzata ogni volta che praticate.
In fine, dovete diventare uno con la Dakini, che non vuol dire assumere
la sua forma come nella pratica tantrica, vuol dire persistere nella natura
della mente, essere rigpa in ogni momento rimanendo allo stesso tempo
nello stato naturale dell’essere, questo è miglior preludio e la migliore
delle pratiche.

IMMAGINE DI SALGYE DU DALMA

2 LA PRATICA PRELIMINARE

Lo stress e la tensione portati a letto seguiranno il sognatore nel sonno.


Di conseguenza portate la mente nel rigpa se è possibile. Altrimenti
portate la mente nel corpo, nel canale centrale, nel cuore. Le pratiche
preliminari raccomandate per lo yoga del sogno sono altrettanto valide
nello yoga del sonno. Prendete rifugio presso il lama, nello yidam, e nelle
dakini, o nei nove respiri di purificazione e nella guru yoga. Fate anche
delle preghiere per il sonno di chiara luce. Se avete altre pratiche che
normalmente fate prima di andare a letto, potreste continuare a svolgerle.
Una candela o una piccola luce lasciate accese durante la notte
mantengono un pochino di veglia nella mente. È diverso dormire con una
luce accesa e la differenza può essere usata per aiutare a mantenere la
consapevolezza. Se usate una candela, assicuratevi di prendere le
precauzioni contro l’incendio. Non solo la luce aiuta a mantenervi in
allerta, ma rappresenta anche la Dakini, Salgye Du Dalma. La chiarezza e
la luminosità della luce sono molto vicine alla sua essenza, rispetto a
qualsiasi altro fenomeno nel mondo della forma. Quando una luce è
accesa immaginate la luminosità nella stanza come fosse la Dakini che vi
circonda con la sua essenza. Lasciate che la luce esterna crei una
connessione con la vostra luce interna, con la luminosità che voi siete.
Correlare l’esperienza della luce nel mondo fisico con la pratica aiuta;
fornisce alla mente convenzionale una direzione, un supporto così come
la conduce verso la dissoluzione nella pura consapevolezza. La luce
esterna può essere un ponte tra il mondo concettuale della forma e
l’esperienza diretta non concettuale del mondo senza forma. Un’ altra
pratica concettuale talvolta usata è di non dormire per una, tre, o anche

124
cinque notti. Ciò esaurisce la mente convenzionale. Tradizionalmente, ciò
è praticato da uno studente con un maestro affianco. Dopo il periodo
senza sonno, quando il praticante finalmente dorme, il maestro lo sveglia
periodicamente durante la notte e gli pone delle domande: dov’eri? Hai
sognato? Sei caduto nel sonno dell’ignoranza?
Se provate a fare questo, organizzatevi con un praticante esperto di cui vi
fidate. Dopo la notte insonne- è meglio come prima cosa rimanere senza
sonno per una notte- organizzatevi a ricevere un massaggio, se possibile,
rilassando il corpo e aprendo i canali. Allora fate che l’assistente vi svegli
tre volte durante la notte e vi ponga le domande sopra elencate. Dopo
ciascun risveglio svolgete la pratica sopra descritta e tornate ancora a
dormire. Qualche volta la mente convenzionale può diventare così esausta
da essere molto tranquilla. Allora può essere più facile ritrovarsi nella
chiara luce.

3 LA PRATICA DEL SONNO

Quattro sessioni della pratica del sonno sono state fatte durante i periodi
di veglia nella notte, così come nella pratica del sogno. Nello yoga del
sonno, in ogni caso, tutte e quattro le sessioni sono le stesse, stendetevi
nella posizione del leone, come spiegato nella pratica del sogno: l’uomo
sul lato destro, la donna sul lato sinistro. Visualizzate quattro petali di
loto al centro del cuore. Nel centro c’è la Dakini, Salgye Du Dalma,
visualizzata nella sua essenza sotto forma di una luminosa, chiara e
fredda luce, una tiglé trasparente come un cristallo perfetto. La tiglé è
limpida e senza colore in se stessa, riflette il blu dei petali e diventa un
radiante blu brillante. Combinate pienamente la vostra presenza con la
luminosa tiglé fino al grado in cui voi diventate la luminosa luce blu.
Su ciascuno dei quattro petali blu c’è una tiglé, che fanno cinque con la
tiglé centrale. Di fronte c’è la tiglé gialla, che rappresenta l’est. Alla
vostra sinistra, il nord è una tiglé verde. Dietro c’è la tiglé rossa
dell’ovest. E alla destra c’è la tiglé blu del sud. Le tiglé rappresentano
quattro dakini visualizzate nella loro essenza luminosa, la luce colorata.
Non visualizzate le loro forme se non come sfere di luce. La quattro tiglé
sono come le assistenti di Salgye Du Dalma. Sviluppate la sensazione di
essere circondati dalla protezione delle dakinis; provate veramente a
sentire la loro amorevole presenza fino a che non siete sicuri e rilassati.
Pregate la dakini di avere un sonno di chiara luce invece che sogni o il
sonno dell’ignoranza. Fate si che la vostra preghiera si rafforzi e devoti, e
pregate ancora e ancora. Pregare vi aiuterà a rafforzare la devozione e
l’intenzione. Non dev’essere super enfatizzata, questa forte intenzione è il

125
fondamento della pratica. Punto primo, sviluppare la devozione vi aiuterà
a delineare l’intenzione, e la forza sufficiente a bucare le nuvole
dell’ignoranza che mascherano la luminosità della chiara luce.

ENTRARE NEL SONNO

Nonostante l’esperienza di addormentarsi sia continua, è divisa in cinque


stadi per aiutare lo sviluppo della consapevolezza nel processo. Nella
tavola sottostante, la colonna sulla sinistra riporta una progressiva
sconnessione dai sensi e dagli oggetti sensibili fino a che c’è una totale
“assenza di visione” che vuol dire una completa assenza di esperienza
sensoriale. Normalmente, l’identità è dipendente dal mondo dei sogni.
Come il mondo scompare nel sonno, il supporto della coscienza collassa e
il risultato è “l’addormentamento”, ciò significa che diventiamo
incoscienti. Lo yoga del sonno usa le tiglé a supporto della coscienza
mentre il contatto con il mondo esterno viene meno. In corrispondenza
alla progressiva dissoluzione dell’esperienza sensoriale, il praticante si
connette, in sequenza, alle cinque tiglé, fino a che il mondo esterno è
completamente andato, allora il soggetto si risolve nella pura luminosità
non duale della chiara luce. Un movimento da una tiglé all’altra dovrebbe
essere più dolce possibile nel trattenere il sonno con il continuo e
ininterrotto movimento.

STADI DELLA CESSAZIONE NELL’ATTIVITA' SENSORIALE

Esperienza sensoriale Tiglé

Colore Direzione Posizione

A. Visione giallo est di fronte


B. Visione decrescente verde nord sinistra
C. Visione calante rosso ovest dietro
D. Visione morente blu sud destra
E. Visione assente blu brillante centro centro

126
A. Dopo esservi stesi nella posizione appropriata, l’esperienza
sensoriale rimane piena: vedete attraverso gli occhi, udite,
percepite il letto, e così via. Questo è il momento della visione.
Il sé convenzionale è supportato dall’esperienza sensoriale.
Iniziate a spostare questo supporto verso la pura coscienza che
la tiglé rappresenta. Il primo passo è fondervi attraverso la
vostra consapevolezza con la tiglé che vi sta di fronte: una
meravigliosa, calda luce gialla nella quale la mente concettuale
può iniziare a dissolversi.
B. Quando gli occhi sono chiusi, il contatto con il mondo
sensoriale comincia a diminuire. Questo è il secondo punto, in
cui la visione diminuisce. Quando il supporto esterno è perduto,
spostate la consapevolezza verso la tiglé sulla sinistra. Lasciate
che l’identità inizi a dissolversi mentre il senso dell’esperienza
diminuisce.
C. Allo stesso tempo in cui l’esperienza diventa più silenziosa,
spostate la consapevolezza verso la tiglé rossa. Il processo di
andare a dormire è familiare, i sensi si offuscano e si
assottigliano, come una graduale perdita di sensazione.
Normalmente, quando i supporti esterni dell’identità vengono
perduti, perdete voi stessi, ma ora state imparando ad esistere
senza nessun supporto.
D. Quando l’esperienza sensoriale è quasi del tutto estinta,
muovete la consapevolezza nella tiglé blu sulla destra. Questo è
il periodo in cui tutta l’esperienza sensoriale cessa. E’ molto
tranquilla in tutti i sensi e non c’è neanche un contatto con il
mondo esterno.
E. Finalmente, quando il corpo entra completamente nel sonno e
tutto il contatto con i sensi del corpo sono perduti, la
consapevolezza si fonde pienamente con la tiglé centrale blu
brillante. Da questo punto in poi, se avete successo, non sarà di
fatto un oggetto della consapevolezza; non visualizzerete una
luce blu e nemmeno riuscirete a localizzarla. Al contrario, sarete
voi stessi chiara luce; voi siete e rimanete in questa luce durante
il sonno.

Notate che questi cinque stadi non si riferiscono all’interno, alle


apparenze mentali, ma alla graduale scomparsa dell’esperienza
sensoriale. Normalmente colui che dorme si muove inconsciamente
attraverso questo processo; con questa pratica il processo avviene
nella consapevolezza. I passaggi in questo processo non dovrebbero
essere chiaramente scanditi. Mentre la coscienza si ritira dai sensi,

127
permettete alla consapevolezza di muoversi dolcemente attraverso le
tiglé, fino a che rimane solo la consapevolezza non duale - la chiara
luce della tiglé centrale -. È come se il corpo precipitasse nel sonno
mentre voi precipitate dentro la chiara luce. Al posto di confidare nelle
decisioni concettuali per muovervi da una tiglé all’altra, e al posto di
provare a far si che il processo accada, permettete all’intenzione di
dispiegare il processo nell’esperienza.
Se vi svegliate completamente nel mezzo della pratica, iniziate di
nuovo. Non serve essere rigidi con la forma della pratica. E non
importa nemmeno se il processo avviene velocemente o lentamente.
Per alcuni, addormentarsi è l’ultima cosa; altri si addormentano alcuni
secondi dopo che la loro testa tocca il cuscino. Tutti passano attraverso
la stessa transizione. Un ago passa quasi istantaneamente attraverso
una pila di cinque ragnatele ma ci sono comunque cinque momenti in
cui l’ago passa attraverso ogni tela per volta. Non deve essere troppo
analitico il modo in cui ogni stadio si presenta o apporta chiarezza nel
processo nella divisione in cinque parti. La visualizzazione all’inizio
è solo un supporto alla consapevolezza. L’essenza della pratica deve
essere appresa e applicata al posto che perdersi nei dettagli.
Nella mia esperienza personale, ho scoperto che la pratica è altrettanto
efficace quando le tiglé entrano in gioco nella direzione opposta. Così,
visualizzate una tiglé gialla di fronte, che rappresenta la terra; la tiglé
blu a destra, che rappresenta l’acqua; la tiglé rossa dietro, che
rappresenta il fuoco; la tiglé verde a sinistra, che rappresenta l’aria; e
finalmente la tiglé blu brillante al centro, che rappresenta lo spazio.
Questa sequenza è la medesima sequenza in cui gli elementi si
dissolvono nella morte. Potete sperimentare determinando quale
sequenza è più efficace per voi.
Come nella pratica del sogno, meglio svegliarsi tre volte durante la
notte lasciando uno spazio di due ore negli intervalli. Una volta che
l’esperienza è sviluppata potete utilizzare momenti naturali di veglia
durante la notte al posto dei tre periodi di veglia pianificati. Ripetete la
stessa pratica in ogni periodo di veglia. Ogni volta che vi svegliate,
esaminate l’esperienza del sonno, dalla quale vi siete appena svegliati:
siete rimasti senza consapevolezza e quindi avete dormito nel sonno
dell’ignoranza? Avete dormito, persi nei sonni samsarici? O eravate
nella chiara luce, in accordo con la consapevolezza non duale?

4 TIGLE'

128
La Tiglé ha diverse definizioni, ognuna appropriata a differenti
contesti. Nel contesto di questa pratica è una piccola sfera di luce che
rappresenta peculiari qualità della coscienza o nel caso della tiglé
centrale rappresenta il puro rigpa. Nonostante ciò la consapevolezza
ultima deve essere stabile senza l'aiuto di nessun oggetto, fino a che
questa capacità non è sviluppata la luce è un supporto molto utile. La
luce è luminosa e chiara, e ciò nonostante è ancora nel mondo della
forma, meno sostanziale che ogni altra forma percepibile. La
visualizzazione delle tiglé è un ponte, una stampella utile fino a che
anche la luce percepibile può essere abbandonata e il praticante può
rimanere senza immagini, nel vuoto, nella consapevolezza, nella
luminosità che è l’essenza della luce.
Quando la tiglé è visualizzata sui quattro petali blu nel chakra del
cuore, non è necessario determinare l’effettivo punto anatomico.
Quello che è importante è percepire il centro del corpo nell’area del
cuore. Usate l’immaginazione e la consapevolezza per trovare il giusto
posto, il posto nel quale c’è l’esperienza affettiva.
I colori della tiglé non sono scelti a caso. Il colore influisce sulla
qualità della coscienza, e le luci colorate sono intese ad evocare
particolari qualità che devono essere integrate nella pratica,
maggiormente nei chakra specifici, nei colori, che colle sillabe
formano una progressione nello yoga del sogno. Le diverse qualità
possono essere percepite mentre ci muoviamo da una tiglé all’altra -
gialla, verde, rossa, blu - fino al grado in cui permettiamo a noi stessi
di essere sensibili alle differenze.
Questa non è una pratica di trasformazione, in cui vogliamo
trasformare la nostra identità; nello yoga del sonno, l’identità è
abbandonata tutta insieme. Il punto non è di rimanere in una
visualizzazione, come potrebbe succedere nella pratica tantrica. Ma la
mente deve avere qualcosa da trattenere; se non possiede la luce,
desidererà qualcos’altro.
Prima di avere l’esperienza del rigpa, è difficile immaginare come
possiamo rimanere svegli senza nessun soggetto o un oggetto della
consapevolezza. Normalmente, la coscienza richiede un oggetto, che
le serve per sentirsi consapevole, “supportata” da una forma o un
attributo. Le pratiche in cui l’oggetto visualizzato o l’identità del
soggetto è dissolta allenano il praticante a rimanere sveglio mentre i
supporti dualistici per la coscienza scompaiono. Ci preparano per lo
yoga del sonno, ma i supporti non sono lo yoga del sonno in sé. Anche
se “la pratica” è un supporto, e nello yoga del sonno di fatto non c’è
un supporto e non c’è una pratica: lo yoga è portato a termine o meno,
a seconda che la mente realizzi sé stessa e si dissolva alla base.

129
5 IL PROGRESSO

Spesso quando uno guida lungo una strada che gli è nota, perde la
consapevolezza del presente. Spesso durante un percorso che
facciamo quotidianamente può capitare che per quarantacinque minuti
o anche un’ora, nulla è veramente visto attraverso una buona
consapevolezza. Il pilota va in automatico, perso fra i pensieri del
lavoro, in fantasie sulle vacanze, preoccupato dei conti o dei progetti
per la famiglia.
Poi uno diventa un praticante e decide di rimanere più presente
possibile durante la strada verso casa, comincia ad usare il tempo
come una opportunità per rafforzare la mente attraverso la pratica. È
molto difficile da fare a causa del condizionamento. La mente
ripetutamente scivola via. Il praticante la riporta al suo posto - alla
percezione della ruota che gira, al colore delle piante lungo la strada -
ma questo avviene solo per un attimo prima che l’attività della mente
riporti l’attenzione di nuovo lontano.
Lo stesso avviene con la pratica della meditazione. La mente è fissa
sull’immagine di una Deità, o sulla A, o sul respiro; un minuto dopo
se ne va di nuovo. Potrebbe impiegare molto tempo anche anni, prima
che la presenza possa essere mantenuta continuamente per mezz’ora.
Quando la pratica del sogno è iniziata, segue una progressione simile.
Molti sogni sono periodi di completa distrazione; il sogno è per lo più
dimenticato tanto velocemente quanto è il tempo in cui accade. Con la
pratica emergono momenti di presenza, che aumentano gradualmente
sempre di più i momenti di lucida presenza nel sogno. Nonostante ciò,
la lucidità potrebbe essere perduta o il prossimo sogno potrebbe essere
ancora troppo carente di lucidità. Il progresso che è avvenuto è di
certo irriconoscibile, ma ci vuole diligenza e forte intenzione.
La pratica del sonno è spesso ancor più lenta nello sviluppo. Ma se,
dopo un lungo periodo di pratica, non c’è progresso - nessun aumento
della presenza, nessun cambiamento positivo riconoscibile nella vita-
è meglio non accettare questo stato di cose. Piuttosto fate pratiche di
purificazione, esaminando e migliorando le intenzioni (samaya)
disturbate, o lavorate con il prana e l’energia del corpo. Le altre
pratiche possono essere necessarie a rimuovere gli ostacoli e a servire
da basi per l’ottenimento dello yoga del sonno e del sogno.
Il praticante è come una pianta che può crescere solamente dove c’è
un terreno fertile. Le circostanze esterne hanno una grande influenza
sulla qualità della vita, per ciò provate a passare il tempo in ambienti e

130
con persone che supportano la pratica invece di sottrarvi a esse. È di
aiuto leggere libri sul Dharma, praticare la meditazione con gli altri,
frequentare lezioni e di associarvi con altri praticanti. I praticanti
hanno la responsabilità di valutare onestamente la loro pratica e i suoi
risultati. Se non riuscite a fare questo, è facile spendere molti anni
credendo di aver fatto progressi quando invece non è successo niente.

6 GLI OSTACOLI

Lo yoga del sonno non è solo una pratica per dormire. È la pratica di
rimanere continuamente nella consapevolezza non duale, attraverso i
quattro stadi di veglia, sonno, meditazione, e morte. Dunque, gli
ostacoli qui riportati costituiscono di fatto un unico grande
impedimento, quello di essere portati lontano dalla chiara luce e
rimanere così nell’esperienza samsarica e dualista. Gli ostacoli sono:

1 Perdere la presenza della chiara luce naturale del giorno


quando siamo distratti dai fenomeni mentali e sensoriali
2 perdere la presenza della chiara luce nel sonno quando siamo
distratti dai sogni
3 perdere la presenza nella chiara luce del samdhi (durante la
meditazione) quando siamo distratti dal pensiero
4 perdere la presenza della chiara luce della morte quando siamo
siamo distratti dalle visioni dello stadio intermedio

1. perdere la presenza della chiara luce naturale del giorno.


L’ostacolo durante la vita di veglia è l’apparenza esterna. Ci
perdiamo nelle esperienze, nelle visioni, e negli oggetti sensibili.
Un suono arriva e ci porta via, un odore arriva e ci perdiamo nel
sogno diurno del pane appena fatto, il vento sfiora i capelli sul
collo e ci perdiamo la consapevolezza senza centro del rigpa, e
diventiamo invece un soggetto che fa esperienza delle sensazioni.
Se rimaniamo nella chiarezza del rigpa l’esperienza è diversa. Un
suono emerge ma noi siamo connessi con il silenzio che dimora in
esso e non perdiamo la presenza. Una visione ci passa davanti ma
noi perseveriamo nella fermezza e rimaniamo nella mente quieta.
La via per superare l’ostacolo dell’apparenza esterna è sviluppare
la stabilità nella chiara luce naturale. La chiara luce naturale, è la
chiara luce del giorno, la stessa chiara luce della notte. Conoscendo

131
la chiara luce del giorno possiamo anche trovare la chiara luce
durante il sonno. La pratica è di connettere la chiara luce naturale
della vita di veglia con la chiara luce del sonno e la chiara luce del
samadhi, finché rimaniamo continuamente nella purezza del rigpa.
2. Perdere la presenza della chiara luce del sonno. L’ostacolo alla
realizzazione delle chiara luce del sonno è il sogno. Quando un
sogno emerge, reagiamo in maniera dualistica e diamo adito alla
finzione di essere un soggetto in un mondo di oggetti. Ciò è simile
al primo ostacolo, ma ora è interno invece che esterno. Noi le
chiamiamo immagini oscure delle chiara luce, ma la verità è che
siamo distratti dalla chiarezza. Questo è il perché, all’inizio della
pratica, preghiamo di non avere ne il sonno dell’ignoranza ne il
sonno del sogno. Quando la stabilità è abbastanza sviluppata, il
sogno non ci distrae più e il risultato è la chiara luce del sogno.
3. Perdere la presenza della chiara luce del samadhi. La chiare luce
del samadhi è la chiara luce meditativa o la consapevolezza della
chiara luce. Questo è il rigpa durante la pratica della meditazione. I
pensieri sono oscuramenti della chiara luce del samadhi nei primi
stadi della pratica. Quando la stabilità è sviluppata nel rigpa
durante la pratica, allora possiamo imparare a integrare il pensiero
con il rigpa. Fino ad allora, quando un pensiero emerge ci
aggrappiamo ad esso o lo rifiutiamo e siamo distratti dal rigpa.
Ciò non dovrebbe essere inteso come una indicazione che la chiara
luce meditativa si trovi solo dopo molti anni di pratica. Ci sono
molti momenti nella vita in cui la chiara luce naturale può essere
scoperta; in effetti può essere trovata ad ogni momento. La chiave
è, sia che non siate iniziati o no, riuscire a riconoscerla.
4. perdere la presenza nella chiara luce della morte. La chiara luce
della morte è oscurata dal bardo delle visioni. La chiarezza del
rigpa è perduta quando siamo distratti dalle visioni che emergono
dopo la morte ed entriamo in una relazione dualistica con esse.
Come gli altri tre ostacoli, la perdita non deve succedere se c’è
sufficiente stabilità nella chiara luce.

La necessità del bardo non oscura la chiara luce della morte. La


necessità dei pensieri non oscurano la chiara luce del samadhi. La
necessità del sogno non oscura la chiara luce del sonno. La necessità
degli oggetti non oscurano la chiara luce naturale. Se siamo delusi da
questi quattro ostacoli, non passeremo oltre il samsara; c’è solo il
ritorno nella trappole del samsara. Avendo completato la pratica del
sonno e del sogno, sapremo come trasformare questi oscuramenti nel
sentiero spirituale.

132
La pratica del sonno non è solo per dormire, ma è una pratica
d’integrazione di tutti i momenti -veglia e sonno, sogno e bardo- con
la chiara luce. Quando ciò è fatto il risultato è la liberazione.
L’esperienze mistiche e le illuminazioni, come anche tutti i pensieri le
sensazioni, e le percezioni, possono emergere assieme alla presenza
del rigpa. Quando succede, permettiamo loro di liberarsi
spontaneamente, dissolvendosi nella vacuità, senza lasciare tracce
karmiche. Tutta l’esperienza è perciò diretta, immediata, vivida, e
piena.

7 PRATICHE DI SUPPORTO

Seguono alcune brevi descrizioni di pratiche, molte delle quali


raccomandate dal Madre Tantra, che sono di supporto alla pratica
principale del sonno.

MAESTRO

Per supportare la pratica del sonno, generate una forte devozione


all’unica vera natura. Immaginate il maestro sulla sommità del capo e
sviluppate la connessione e la devozione. La connessione con il
maestro può essere veramente onesta se basata sulla pura devozione.
Quando immaginate il maestro, andate oltre la sola visualizzazione
dell’immagine: generate una forte devozione e percepite veramente la
presenza del maestro. Pregate con forza e sincerità. Quindi dissolvete
il maestro nella luce che entra nella vostra testa e scende nel vostro
cuore. Immaginate il maestro rimanere là al centro del nostro cuore, e
quindi andate a dormire. La vicinanza che sentite con il maestro è di
fatto la vicinanza che sentite verso la vostra stessa natura. Questo è il
supporto del lama.

DAKINI

Su di un raggiante loto nel cuore, seduta su di un disco solare, giace la


Dakini Salgye du Dalma. Lei è chiara, traslucida e luminosa, come
una luce radiosa. Sentite fortemente la sua presenza, sentite la sua
compassione e la sua protezione. Lei vi sta proteggendo, vi sta
aiutando, vi sta conducendo. Lei è la compagna su cui potete contare

133
senza riserve. Lei è l’essenza della chiara luce, il vostro scopo,
l’illuminazione. Generate amore per lei, fiducia e rispetto. Lei è
l’illuminazione che arriva con la realizzazione. Focalizzatevi su di lei,
e addormentatevi.

COMPORTAMENTO

Andate in un posto tranquillo dove non ci siano altre persone.


Cospargete il vostro corpo di cenere. Mangiate cibi pesanti che vi
aiutino a superare i disordini (to overcome wind disorders). Allora
saltate selvatici intorno, esprimendo pienamente qualsiasi cosa sia
dentro, lasciando uscire qualsiasi cosa vi blocchi o vi distragga.
Nessuno è in giro, così esplodete se ne avete bisogno. Lasciate che
questa pratica vi pulisca e vi rilassi. Buttate fuori tutte le vostre
tensioni. Pregate con grande fervore il vostro maestro, lo Yidam, la
Dakini, e l’albero del rifugio; pregate con fermezza, chiedendo di
accedere all’esperienza della chiara luce Quindi dormite all’interno di
questa esperienza di risveglio.

PREGARE

Se non avete avuto le esperienze della chiara luce del giorno, della
meditazione, e del sonno, pregate ancora e ancora affinché questi
risultati si realizzano. E’ facile dimenticarsi della semplice forza della
speranza e della preghiera. Noi pensiamo che questa preghiera debba
essere qualcosa di straordinario, diretta verso qualche forza incredibile
esterna a noi, ma questo non è il caso. Il punto importante è di sentire
forte l’intento e il desiderio nella preghiera, di metterci il cuore.
Originariamente, forse, quando la gente si augura l’un con l’altro
buona notte o buon giorno, o buon sonno, c’era qualche potere nelle
parole, qualche sentimento. Ora questi sono solo frasi abituali che noi
mormoriamo meccanicamente, con poco sentimento o significato. Le
stesse parole sono usate, sono dette con lo stesso tono, ma sono senza
forza. Fate attenzione a non fare lo stesso con la preghiera. Sappiate
che la preghiera ha potenza, ma non è nelle parole; è nel sentimento
che ci mettete. Sviluppate l’intenzione, rendetelo forte, e mettetelo
nella preghiera.

DISSOLUZIONE

134
Fare questo esercizio può dare un senso di come dovrebbe essere
focalizzarsi nella pratica. La pratica comincia con la luce e con il
percettore della luce ma l’intento è di unificare i due.
Rilassatevi completamente. Chiudete gli occhi e iniziate con la pratica
della visualizzazione della tiglè blu brillante, circa la misura di un
pollice, al centro del cuore. Lentamente lasciate che si espanda e
cresca più diffusamente. È bene vedere la luce nella tiglè ma più
importante ancora è sentirla. Lasciate che la luce irradi dal vostro
cuore. Come la bellissima luce blu splende, così essa dissolve
qualsiasi cosa tocchi. Dissolve la stanza in cui siete, la casa, la città, lo
stato, il continente. Dissolve ogni parte del mondo, il sistema solare, e
l’intero universo. Ogni punto che la mente tocca- siano essi luoghi,
persone, cose, pensieri, immagini, o sentimenti- si dissolvono. I tre
mondi del desiderio, della forma, e del senza forma- si dissolvono.
Quando qualsiasi cosa di esterno è dissolto nella luce, allora lasciate
che la luce torni a voi. Lasciate che dissolva il vostro corpo, così quel
vostro corpo si trasforma nella luce blu e si unisca con la luce blu tutto
intorno. Allora dissolvete la vostra mente- ogni pensiero, ogni evento
mentale. Dissolvete tutti i problemi della vostra vita. Unitevi con la
luce. Divenite la luce. Ora non c’è più ne esterno ne interno, ne voi ne
non voi. Non c’è senso del mondo sostanziale o del sé. C’è solo la
luminosità nello spazio del cuore, che è ora spazio infinito.
Le esperienze emergono ancora, lasciate qualsiasi cosa emerga si
dissolva spontaneamente nella luce blu. Lasciate che ciò accada senza
sforzo. C’è solo luce. Allora, lentamente dissolvete anche la luce nello
spazio. È qui che dovreste rimanere durante il sonno.

ESPANDERE E CONTRARRE

C’è una pratica simile ma più formale, intesa a supportare lo yoga del
sonno. Visualizzate migliaia di HUNGS blu venire fuori da entrambe
le narici, per mezzo dell’espirazione. Queste nascono dal cuore e
passano attraverso i canali per lasciare le narici con il respiro. Allo
stesso modo in cui si diffondono all’esterno, pervadendo tutto lo
spazio e tutte le dimensioni, dissolvono qualsiasi cosa incontrino. Con
l’inspirazione, la loro luminosità illumina tutto lo spazio, la luce delle
HUNGS ritorna, illuminando e dissolvendo il corpo e la mente, finché
non c’è più né interno né esterno. Praticate questa visualizzazione
finché c’è solo l’espansione e la contrazione luminosa delle HUNGS.
Dissolvetevi in questa luce, e giacete nello stato non duale. Fate

135
questo per ventuno respiri o di più se ne siete capaci. Praticate ciò
durante il giorno il più spesso possibile.
La mente gioca degli scherzi. Il suo scherzo principale è di
identificarsi come il soggetto e quindi prendere qualsiasi cosa d’altro
come uno stato separato dal soggetto. In questa pratica, qualsiasi cosa
sia percepito come esterno da sé, è dissolto nell’espirazione. Il
percettore è dissolto nell’inspirazione. Entrambi, l’esterno e l’interno,
diventano luminosi e chiari e si fondono l’uno nell’altro, diventando
indistinguibili. In qualsiasi momento in cui la mente trova un varco
per scappare nella distrazione, lasciate poi che la consapevolezza
ritorni nelle HUNGS blu. Quando la mente raggiunge un oggetto,
dissolvete l’oggetto nella luce. Quando la mente ritorna e si fissa in
qualità di soggetto, allora dissolvete anche quell’oggetto. In fine,
anche il senso di solidità può essere dissolto, il senso del qui e là, dei
soggetti e degli oggetti, delle cose delle entità. Generalmente noi
pensiamo di fare questo tipo di pratica come un aiuto per generare
esperienze di chiara luce, ma è anche di aiuto nel prolungare
l’esperienza, una volta che è conosciuta, e nel supportare la continuità
dell’esperienza.

8 INTEGRAZIONE

Una volta che il rigpa è conosciuto, tutto ciò che riguarda la vita
dev’essere integrato con esso. La vita necessita di prendere qualche
forma; se non la plasmiamo, prenderà una forma dettata dal karma,
che potrebbe non essere di nostro gradimento. Man mano che la
pratica si integra gradualmente nella vita, accadranno molti
cambiamenti positivi.

INTEGRAZIONI DELLA CHIARA LUCE CON I TRE VELENI

La chiara luce dev’essere integrata con la radice dei tre veleni:


l’ignoranza, il desiderio, e l’odio.
Lo yoga del sogno è usato per integrare il primo, l’ignoranza, con la
chiara luce.
Integrare il desiderio nella chiara luce è simile allo scoprire la chiara
luce nel sonno. Quando siamo perduti nell’oscurità del sonno, la
chiara luce ci rimane sconosciuta. Quando siamo perduti nel desiderio,
la nostra vera natura è ancora oscurata, ma allo stesso modo in cui il
sonno dell’ignoranza oscura completamente qualsiasi cosa, persino il

136
senso del sé, il desiderio oscura il rigpa in particolari situazioni. Esso
crea una forte separazione tra il soggetto e l’oggetto del desiderio. La
“mancanza” in se stessa è una costrizione della coscienza che emerge
dal sentimento di assenza che rimane quanto più a lungo tanto più noi
ci ostiniamo a rimanere lontani dalla nostra vera natura. Nonostante
ciò il desiderio più puro è la sete di pienezza e completezza della piena
realizzazione del rigpa, e siccome non conosciamo direttamente la
natura della mente, il desiderio diventa attaccamento verso altre cose.
Se osserviamo in maniera diretta il desiderio invece di fissarci
sull’oggetto del desiderio, il desiderio si dissolve. E se riusciamo a
rimanere nella pura presenza, il desiderio e il soggetto che desidera,
gli oggetti del desiderio si dissolveranno tutti nella loro vuota essenza,
rivelando la chiara luce.
Possiamo anche usare la soddisfazione del desiderio come un mezzo
per praticare. C’è la gioia nell’unione della vacuità e della chiarezza.
Nella iconografia Tibetana, ciò è rappresentato dalle figure yab yum,
l’unione delle forme maschili e femminili. Queste forme
rappresentano l’unità non duale della saggezza e del metodo, vacuità e
chiarezza, kunzhi e rigpa. La gioia dell’unione è presente in qualsiasi
unificazione di due apparenti opposti, includendo il soggetto che
desidera e l’oggetto desiderato. Il momento in cui il desiderio è
soddisfatto, il desiderio cessa e l’apparente dualità tra il soggetto che
desidera e l’oggetto del desiderio collassa. Quando questa dualità
collassa, la base, il kunzhi, è là esposto, allora la forza delle nostre
abitudini karmiche ci portano verso il prossimo movimento duale e
lasciamo un intervallo nella nostra esperienza, perlopiù inconscio, al
posto dell’esperienza del rigpa.
Per esempio, c’è una pratica di unione sessuale tra l’uomo e la donna.
Normalmente la nostra esperienza dell’orgasmo è un piacevole
dormiveglia, perlopiù inconscio, la cessazione del desiderio, e una
sensazione di stanchezza che viene dall’aver saziato il desiderio.
Tuttavia possiamo integrare questa benedizione con la
consapevolezza; invece di perderci, se manteniamo la piena
consapevolezza senza la separazione dell’esperienza in un soggetto
che osserva e l’esperienza di essere osservato, possiamo utilizzare la
situazione per trovare il sacro. La mente indisciplinata scivola via per
un momento e rivela la base della vacuità; integrando quel momento
con la consapevolezza, otteniamo l’integrazione della vacuità e il
rapimento è raccontato in particolare negli insegnamenti tantrici.
Ci sono molte di queste situazioni in cui noi normalmente perdiamo
noi stessi e che possono al contrario essere momenti in cui ritroviamo
la nostra vera natura. Non ci perdiamo solamente nell’orgasmo o in
momenti di intenso piacere. Anche nelle piccole cose generalmente

137
perdiamo la presenza e diventiamo limitati nelle sensazioni o negli
oggetti di piacere. Invece, possiamo allenarci così che il piacere in sé
stesso diviene qualcosa che ci ricorda di procedere verso la piena
consapevolezza, di portarla nel momento presente, il corpo, i sensi, e
lasciare andare le distrazioni. Questo è un modo di integrare il
desiderio con la chiara luce. E non è limitato ad una particolare
categoria dell’esperienza; può essere attuato in ogni situazione
dualistica in cui c’è un soggetto e un oggetto. Quando è utilizzato il
piacere come una porta verso la pratica, il piacere non è perduto; non
necessitiamo di essere anti-piacere. Quando il soggetto e l’oggetto si
dissolvono nella chiara luce, allora l’unione della vacuità e della
chiarezza è esperita e si manifesta la gioia.
L’approccio all’ostilità o avversione è simile. Se osserviamo la rabbia
invece di partecipare ad essa o identificarci con essa, o essere guidati
da essa, allora l’ossessione dualistica con l’oggetto della rabbia, cessa
e la rabbia si dissolve nella vacuità. Se è mantenuta la presenza in
questa vacuità, allora anche il soggetto si dissolve. La presenza in
quello spazio vuoto è la chiara luce.
Attraverso “l’osservare nella pura presenza” non vuol dire rimanere in
un sé arrabbiato, osservando il rancore, ma significa essere il rigpa, lo
spazio nel quale la rabbia viene a formarsi. Quando osserviamo in
questo modo, la rabbia si dissolve nell’essenza della vacuità. Dove
essa si dissolve nella spazio. Questa è la chiarezza. Ma c’è ancora
consapevolezza, presenza. Questa è la luce. Questa vacuità e presenza
sono integrate con la rabbia perché la rabbia non oscura per molto la
chiara luce. Se osserviamo i pensieri in questo modo, e se sia
l’osservatore che l’osservato scompaiono allo stesso tempo, allora c’è
una qualche esperienza del rigpa.
Lo Dzogchen non è complicato. I testi dello Dzogchen spesso hanno
delle frasi come: “Io sono così semplice che non puoi capirmi. Io sono
così vicino che non puoi vedermi.” Suggerisce due modi di procedere.
Quando la pratica diviene chiara e stabile, i pensieri domineranno di
meno l’esperienza. Alcune persone hanno paura di tale processo,
paura che se lasciano andare la rabbia, per esempio, non sapranno
collocare ciò che ritengono sia sbagliato nel mondo, come se avessero
bisogno del rancore per essere motivati. Ma questa necessità non è
vera. In qualità di praticanti, è importante essere responsabili delle
nostre vite convenzionali. Quando accadono cose brutte, bisogna
prendersi cura di esse; quando qualcosa va storto, dev’essere
riconosciuto. Ma se non vediamo che qualcosa va male, non dobbiamo
cercarlo per forza. Al contrario, rimaniamo nello stato naturale. Se
sentiamo rabbia, dobbiamo lavorarci su. Ma se non abbiamo rabbia,
non ci perdiamo nulla di importante.

138
Ho incontrato molte persone che dicono di essere degli Dzongchenpas,
praticanti di Dzogchen, e di essere integrati. C’è un altro detto
tibetano: “Quando vado su per i luoghi ripidi e difficili ai confini tra
Tibet e Nepal, io mi rivolgo in preghiera ai tre Gioielli. Quando
scendo verso le vallate fiorite, Io canto canzoni.” E’ facile dire che
siamo integrati quando le cose sono facili. Ma quando arriva una forte
crisi emozionale allora c’è la vera prova da superare; siamo
Dzogchenpas o no? C’è una precisione nella pratica dello Dzogchen.
Possiamo scoprire quanto siamo integrati con a pratica solamente
facendo attenzione a come reagiamo alle situazioni che arrivano nelle
nostre vite. Quando il partner ci lascia, il partner che amiamo
teneramente, allora dove vanno le belle parole dell’integrazione?
Facciamo esperienza della pena; e anche questa dev’essere integrata.

INTEGRAZIONE CON IL CICLO DEL TEMPO

Tradizionalmente, una pratica è discussa in termini di veduta,


meditazione, e comportamento. Questa sezione è a proposito del
comportamento. Il comportamento è descritto in relazione alle segrete
unificazioni esterne e interne con i periodi di tempo.
Generalmente perdiamo energia e presenza come ci muoviamo
attraverso la giornata. Al contrario, sviluppando la pratica, impariamo
a usare il passare del tempo per spostarci verso una più stabile
esperienza della chiara luce.

L’unificazione esterna: integrando la chiara luce nel ciclo del Giorno


e della notte.
Seguendo i propositi della pratica, le ventiquattro ore del ciclo del
giorno e della notte sono divise e possono essere quindi usate come
sostegno nello sviluppo della continuità nella chiara luce della pura
presenza. La gente in passato seguiva gli schemi dettati dal naturale
ciclo del giorno e della notte, ma ciò si è dimostrato non corretto nel
lungo periodo. Se il vostro bioritmo è differente –forse, per esempio,
state lavorando di notte- allora adattate gli insegnamenti alla vostra
situazione. Comunque sia, il tempo del giorno ci influenza
energeticamente, non abbiamo bisogno di credere che la posizione del
sole determini le esperienze che descrivono gli insegnamenti. Invece,
pensate ai momenti della giornata come a metafore dei processi
interni. Il Madre Tantra definisce i quattro periodi come segue:
1 Dissoluzione dei fenomeni alla base
2 La coscienza raggiunge il nirvana
3 Emersione della consapevolezza innata nella coscienza
4 equalizzazione delle due verità durante lo stato di veglia

139
1 Dissoluzione dei fenomeni alla base. Il primo periodo è considerato
essere il tempo che intercorre fra il tramonto e il momento in cui ci
corichiamo, la sera. Durante questo periodo, ogni cosa sembra oscurarsi.
Gli oggetti dei sensi diventano meno nitidi e l’esperienza sensoria si
riduce. Internamente gli organi diminuiscono la loro energia. La Madre
Tantra usa la metafora di tanti piccoli fiumi che si muovono verso il
mare: i fenomeni esterni, i sensi, il sé convenzionale, i pensieri, le
emozioni, e la coscienza si spostano verso la dissoluzione nel sonno, nella
base.
Potete usare l’immaginazione per fare esperienza di questo processo
verso sera. Al posto di andare verso l’oscurità, muovetevi in direzione
della immensa luce della vostra vera natura. Invece, di essere
frammentati, dispersi in fiumi come affluenti dell’esperienza, scorrete
verso la pienezza del rigpa. Normalmente siamo in relazione con i fiumi,
che sono svuotati, ma la pratica è quella di rimanere in connessione con il
mare, che è riempimento. Ogni cosa si muoverà in direzione del vasto,
pacifico, radiante mare della chiara luce. Quando si affaccia la notte,
scorrete verso la completezza nella coscienza non duale invece che verso
l’incoscienza.
Questo è il primo dei quattro periodi.

2 La coscienza raggiunge il nirvana.


Il secondo periodo inizia quando ci addormentiamo e finisce quando ci
svegliamo la mattina, tradizionalmente all’alba. Immagina questo
periodo, la quiete che c’è in esso, la fermezza. Il testo dice che quando
ogni cosa diviene oscura, emerge una luce. Ciò è simile ad un ritiro nel
buio, che è molto oscuro quando entri ma presto si riempie di luce.
Provate a rimanere presenti durante il sonno, pienamente integrati con la
chiara luce. Dopo le apparizioni esterne, quindi, e la sensazione di
dissoluzione alla base, se rimanete nella presenza, è perlopiù come
entrare nel nirvana, in cui tutte le esperienze cessano. E’ completamente
vuoto, e ancora c’è perfetta grazia. Quando ciò è realizzato, è l’unione
della grazia e della vacuità. Questo processo è guardare la luce
nell’oscurità.
Non è come se doveste aspettare fino al sonno per avere l’esperienza
della chiara luce. Provate a giacere nella chiara luce persino prima di
addormentarvi. Anche mentre state lavorando con le visualizzazioni dello
yoga del sonno, rimanete nel rigpa, se possibile.
Questo è il secondo periodo, in cui i sensi e la coscienza sono come un
mandala del cielo limpido. Rimanete in contemplazione in questo stato
per quanto vi è possibile fino al mattino.

140
3 Emersione della consapevolezza innata nella coscienza.
Il terzo periodo comincia quando vi svegliate e continua fino a che la
mente non è pienamente attiva. Il testo dice che questo periodo si
esaurisce dall’alba fino a che viene fuori il sole. Immagina la qualità di
questo tempo: i primi brillanti di luce appaiono nel cielo scuro e si
espandono durante la bellezza del giorno. Il quieto riempirsi con i suoni
dell’attività, degli uccelli o del traffico o della gente. Internamente, c’è
movimento dalla quiete del sonno, fino al pieno coinvolgimento nella vita
diurna. Gli insegnamenti raccomandano di svegliarsi molto presto la
mattina. Svegliatevi se possibile, nella natura della mente invece che nella
mente convenzionale. Osservate senza identificarvi con l’osservatore.
Questo potrebbe essere un pochino più facile nei momenti della sveglia
perché la mente concettuale non è ancora totalmente sveglia. Sviluppate
l’intenzione di svegliarvi nella pura presenza.

4 Equalizzare le due verità durante lo stato di veglia.


Il quarto periodo inizia quando siamo completamente coinvolti nella
giornata e finisce verso il tramonto. Questo è il giorno, il tempo
dell’attività, siete occupati, e vi relazionate con le altre persone. È la
piena immersione nel mondo, nelle forme, nel linguaggio, nelle
sensazioni, negli odori, e così via. I sensi sono completamente attivi e
sono occupati con i loro oggetti. Ancora una volta, dovreste provare a
continuare nella pura presenza del rigpa.
Perdendo voi stessi nell’esperienza, voi siete confusi dal mondo. Ma
rimanendo nella natura della mente, voi non troverete questioni che
richiedono risposte o domande. Essere nella profonda presenza non-duale
soddisfa tutte le questioni. Conoscere questa cosa sradica ogni dubbio.
Questo è il quarto periodo, nel quale la verità convenzionale e ultima
sono equalizzate nell’unità della chiarezza e della vacuità.

Unificazione interna: Integrando la chiara luce nel ciclo del sonno

La progressione descritta in questa sezione è simile a quella precedente.


Ma invece di essere indirizzata al ciclo delle ventiquattro ore, si focalizza
sullo sviluppo della continuità della presenza durante il ciclo di un
periodo di veglia e uno di sonno, non importa che sia un breve riposo o
una notte intera. Prima di andare a letto, dobbiamo ricordarci che
abbiamo l’opportunità di praticare. Ciò è qualcosa di positivo, qualcosa
che possiamo fare sia per la pratica che per la salute. Se la pratica viene
vissuta come un obbligo, è meglio non praticare fino a che l’ispirazione e
un gioioso tentativo non siano sviluppati.

141
Ancora, ci sono quattro periodi:

1 prima di addormentarsi
2 dopo l’addormentarsi
3 Dopo la sveglia e prima di essere pienamente coinvolti nelle attività del
mondo
4 Il periodo di attività fino al prossimo periodo di sonno

1 prima di addormentarsi
Ciò comprende il periodo di tempo dal momento in cui ci corichiamo fino
a quando non viene il sonno. Tutte le esperienze si dissolvono alla base, i
fiumi fluiscono nel mare.

2 dopo l’addormentarsi
Il Madre Tantra compara questo momento con il dharmakaya, la chiara
luce. Il mondo esterno dei sensi non vale più ma ancora rimane la
consapevolezza.

3 Dopo la sveglia
La chiarezza è là, la mente che brama non è ancora sveglia. Questo è
simile al samboghakaya, non solamente vigile ma con chiarezza totale.

4 Il periodo di attività
Quando la mente che brama diviene attiva, questo preciso momento è
simile alla manifestazione del nirmanakaya. Le attività, i pensieri, e il
mondo convenzionale, “inizia,” la chiara luce è trattenuta ancora. Il
mondo dell’esperienza si manifesta nella non dualità del rigpa.

La segreta unificazione: integrando la chiara luce con il bardo

Questa pratica dev’essere fatta, integrando la chiara luce con lo stato


intermedio dopo la morte: il bardo. Il processo di morte è in tutto simile
al processo di addormentarsi. E’ qui diviso in quattro stadi simili a quelli
delle sezioni precedenti.

1 Dissoluzione
2 Emersione
3 Esperienza
4 Integrazione

1 Dissoluzione. Nel primo stadio della morte, nel momento in cui gli
elementi del corpo cominciano a disintegrarsi, l’esperienza dei sensi si

142
dissolve, le energie degli elementi interni sono rilasciate, le emozioni
cessano, la forza vitale e la coscienza si dissolvono.
2 Emersione. Questo è il primo bardo dopo la morte, il bardo puro e
primordiale (kadag). Quieto è come il momento di addormentarsi,
normalmente un periodo di incoscienza. Gli yogi realizzati possono
rilasciare tutte le identità dualistiche e divenire liberati direttamente nella
chiara luce in questo stadio.

3 Esperienza. Il bardo dell’esperienza visionaria emerge, è il bardo della


chiara luce (od-sal). Ciò è simile all’originarsi di un sogno dal foglio
vuoto del sonno, quando la coscienza si manifesta in varie forme. Molta
gente si identificherà con una parte dell’esperienza, costituendo un sé
dualistico, e reagirà dualisticamente agli oggetti apparenti della
coscienza, semplicemente come un sogno samsarico. Anche in questo
bardo, gli yogi preparati e realizzati possono ottenere la liberazione.

4 Integrazione. Il prossimo è il bardo dell’esistenza (si-pé-bar-do). Il


praticante preparato unifica la realtà convenzionale con il rigpa non-
duale. Questa è ancora l’equalizzazione delle due verità, convenzionale
ed assoluta. Se questa capacità non è stata sviluppata, l’individuo si
identifica con il sé convenzionale e deludente, e si relaziona
dualisticamente con le proiezioni della mente che costruisce l’esperienza
visionaria. Rinascere in uno dei sei reami è il risultato.

Questi quattro periodi sono stadi nel processo della morte. Dobbiamo
essere consapevoli in essi per connetterci con la chiara luce. Quando si
avvicina la morte, dovremmo, se possibile, rimanere nel rigpa prima che
l’esperienza sensoria inizi a dissolversi. Non aspettate fino all’entrata nel
bardo. Quando l’udito se ne è andato ma rimane la visione, per esempio, è
un segnale per essere completamente presenti invece che essere distratti
dagli altri sensi. Lasciatevi andare completamente nel rigpa; questa è la
migliore preparazione per ciò che deve avvenire.
Tutte le pratiche del sogno e del sonno sono, a un certo livello,
preparazioni per la morte. La morte è un passaggio: ognuno che muore
va verso una direzione o nell’altra. Quello che succede dipende dalla
stabilità nella pratica, sia che uno sia capace di rimanere o meno nel
rigpa. Anche in una morte improvvisa come accade per l’incidente
stradale, c’è sempre un momento in cui riconoscere-anche se potrebbe
essere difficile attuarlo- che la morte è arrivata. Allora dopo il
riconoscimento, uno deve provare a integrarsi con la natura della morte.
Molte persone hanno avuto esperienze di pre morte. Loro dicono che
dopotutto la paura della morte se ne va. Ciò è dovuto al fatto che hanno

143
vissuto quel momento e lo conoscono. Quando pensiamo al momento
della morte, non stiamo vivendo la realtà ma siamo in una fantasia di
morte che contiene molta più paura di quella che accade nel momento di
fatto. Quando la paura se ne va, integrare la pratica diviene più facile.

Le Tre unificazioni: conclusione


Tutte e tre di queste situazioni -il ciclo giornaliero delle ventiquattro ore,
il ciclo del sonno e della veglia, e il processo di morte- seguono una
sequenza similare. Prima c’è la dissoluzione; quindi il dharmakaya,
vacuità; poi il samboghakaya, la chiarezza; e poi il nirmanakaya, la
manifestazione. Il principio è sempre quello di rimanere nella presenza
non duale. La divisione dei processi-come nello yoga del sogno e del
sonno- è semplicemente di rendere più facile portare la nostra
consapevolezza nei momenti che passano, darci qualcosa per guardare
avanti, allenarci ad usare le esperienze inevitabili come supporto per la
pratica della pura presenza.
Il comportamento è in relazione con il processo esterno del tempo. Non
c’è interruzione nello stato naturale della mente eccetto se noi lo
interrompiamo. Connettere tutte le esperienze alla pratica, essere
consapevole. Di sicuro, circostanze secondarie possono essere di aiuto
alla pratica; questo è il motivo per cui il tempo è introdotto come una
circostanza secondaria. La mattina presto è di aiuto, o il giorno dopo non
aver dormito, o quando siamo esausti, o quando siamo completamente a
riposo. Ci sono molti momenti che conducono all’integrazione, come lo è
il momento in cui sentiamo di rilasciare quando abbiamo veramente
bisogno di andare al bagno e ci andiamo, o come nel caso dell’orgasmo, o
quando siamo completamente esausti dal portare qualcosa di pesante e
finalmente lo posiamo e ci riposiamo. Anche ogni espirazione del respiro
è un supporto per l’esperienza del rigpa, se fatto con consapevolezza. Ci
sono molti momenti quando siamo parzialmente esausti e parzialmente
svegli. Dobbiamo portare noi stessi verso quello che è sempre sveglio;
allora possiamo risvegliare ciò che è esausto e assonnato. Quando siamo
identificati con ciò che diventa stanco e ci addormentiamo, la
consapevolezza è oscurata. Ma le nuvole non oscurano mai veramente la
luce del sole, solo per colui che continua a percepire il sole.

9 CONTINUITA'

Siccome ci identifichiamo d’abitudine con le fabbricazioni della mente,


non riusciamo a trovare la chiara luce durante il sonno. Per la stessa
ragione, la nostra vita di veglia è distratta, onirica, e non chiara. Al posto
che fare esperienza della condizione immacolata, del rigpa non duale,

144
rimaniamo intrappolati nelle esperienze della fantasia e delle proiezioni
mentali.
La consapevolezza è ancora continua. Anche quando dormiamo, se
qualcuno pronuncia pian piano il nostro nome, noi lo sentiamo e
rispondiamo. E durante il giorno, anche quando siamo piuttosto distratti,
rimaniamo consapevoli del nostro ambiente; non cadiamo per terra senza
senso, né camminiamo contro i muri. In questo senso, c’è sempre la
presenza, ma la consapevolezza, nonostante sia senza fine, è annebbiata e
oscurata. Se penetriamo le oscurità dell’ignoranza nella notte, entriamo e
riposiamo nella chiara luce radiante. E se passiamo oltre le delusioni e la
foschia delle fantasie della mente mossa, durante la vita di veglia,
ritroviamo la stessa pura consapevolezza che soggiace alla natura del
buddha. La distrazione della nostra vita di veglia e l’incoscienza del
sonno, sono due facce della stessa ignoranza.
I soli limiti alla pratica sono quelli che ci creiamo. E’ meglio non
delimitare la pratica in periodi di meditazione, di sogno, di sonno, e così
via. Alla fine dobbiamo rimanere nel rigpa completamente in tutti i
momenti, di veglia e di sonno. Fino ad allora, la pratica dovrebbe essere
applicata in ogni momento. Non dobbiamo praticare tutte le tecniche che
impariamo. Sperimentate la pratica, provate a capire quale è l’essenza e il
metodo delle tecniche. Quindi scoprirete quali pratiche effettive
continuare a sviluppare e fatele fino a che non ottenete la stabilità nel
rigpa. Le componenti della pratica sono provvisorie. La posizione del
corpo, i preparativi, le visualizzazioni, anche il sonno in sé stesso, non
sono così importanti una volta che uno conosce direttamente e rimane
nella chiara luce. L’esperienza della chiara luce è raggiunta attraverso le
peculiarità della disciplina, ma una volta raggiunta non c’è più bisogno di
praticare. C’è solo la chiara luce.

145
PARTE SEI
Elaborazioni

Ciò che segue è un commento aggiunto, importante sia per lo yoga del
sonno che per quello del sogno, per aiutare la comprensione della pratica.

146
1 IL CONTESTO

Nel Tantra e nello Dzoghchen, la connessione tra lo studente e l’insegnate


è di estrema importanza. Lo studente deve ricevere la trasmissione del
sapere e l’istruzione dall’insegnate e perciò deve sviluppare una certa
stabilità nel rigpa. Senza ciò, le distinzioni fondamentali nel viaggio
spirituale sono difficili da capire perché rimangono discriminazioni
concettuali. La natura della mente è al là dei concetti. Senza una
comprensione intellettuale è difficile sviluppare l’esperienza, ma senza
esperienza gli insegnamenti potrebbero divenire, per il praticante,
solamente astratta filosofia o dogma. Potrebbe essere come apprendere
nel campo della medicina, ma non riconoscere la propria malattia; se la
conoscenza non viene impiegata, è sprecata. Non va bene pensare
semplicemente che uno è nel rigpa, o pensare che uno conosce la chiara
luce. Conoscere e rimanere in questa ottica non è semplicisticamente
pensare e parlare a proposito degli insegnamenti ma infine vivere
nell’esperienza indicata dagli insegnamenti. Il praticante impara cos’è il
rigpa essendo il rigpa, e scoprendo la saggezza oltre la mente concettuale,
realizzando che la propria natura è questa saggezza.
Ciò non toglie, che una corretta comprensione intellettuale del contesto
dello yoga del sogno e del sonno, aiuta il praticante a mantenersi
focalizzato sulla pratica, evitando errori, e prepara a riconoscere il frutto
della pratica. Con una comprensione chiara, il praticante può esaminare la
sua propria esperienza a confronto con l’insegnamento ed evitare l’errore
di scambiare alcune altre esperienze per il rigpa. Tuttavia, alla fine,
queste esperienze dovrebbero essere esaminate in rapporto agli
insegnamenti orali, dati da un insegnante durante il corso di una continua
relazione, o nonostante gli incontri infrequenti tra lo studente e
l’insegnate.

2 LA MENTE E IL RIGPA

147
La liberazione dall’ignoranza e dalla sofferenza avviene quando
riconosciamo e ci abituiamo a rimanere nella nostra vera natura. Ciò che
viene riconosciuto non è la mente concettuale; la mente fondamentale è
la natura della mente, il rigpa. La nostra missione necessaria è
distinguere, in pratica, tra la mente concettuale e la pura consapevolezza
della natura della mente.

LA MENTE CONCETTUALE

La mente concettuale o mossa, è la mente consueta, appartenente


all’esperienza di ogni giorno, costantemente occupata con i pensieri , le
memorie, le immagini, i dialoghi interni, i giudizi, i significati, le
emozioni e le fantasie. E’ la mente che normalmente s’identifica come
“me” e “la mia esperienza.” La sua dinamica fondamentale è essere
implicata in una visione dualistica dell’esperienza. Tratta sé stessa come
un soggetto in un mondo di oggetti. Brama alcune parti dell’esperienza e
ne rifiuta delle altre. E’ reattiva, talvolta indisciplinata, ma anche quando
è estremamente calma e sottile- per esempio, durante la meditazione o
l’intensa concentrazione- mantiene una posizione di una identità che
osserva il suo ambiente e continua a partecipare nel dualismo.
La mente concettuale non è limitata al linguaggio e alle idee. Il
linguaggio- con i suoi nomi e verbi, soggetti ed oggetti- è
necessariamente soggetto al dualismo, ma la mente concettuale è attiva in
noi prima ancora dell’acquisizione del linguaggio. Gli animali hanno una
mente concettuale, allo stesso modo dei bambini e di quelli che nascono
senza la capacità del linguaggio. Prima di sviluppare il senso del sé, ancor
prima di essere nati, è presente il risultato delle tendenze karmiche
abituali. La caratteristica principale della mente è che divide
istintivamente l’esperienza in maniera dualistica, iniziando con un
soggetto ed un oggetto, con un io e un non-io.
Il Madre Tantra fa riferimento a questa mente come la “manifestazione
attiva della mente.” È la mente che emerge dipendente dal movimento del
prana karmico, e si manifesta in forma di pensieri, concetti, e altre attività
mentali. Se la mente concettuale diviene completamente immobile, si
dissolve nella natura della mente e non emerge di nuovo, fino a che
l’attività non la ricostituisce.
Le attività della mente mossa sono virtuose, non-virtuose, o neutre. Le
azioni virtuose trattengono l’esperienza della natura della mente. Le

148
azioni neutrali disturbano la connessione con la natura della mente. Le
azioni non-virtuose creano più disturbo e conducono alla disconnessione.
Gli insegnamenti vanno nel dettaglio riguardo alle discriminazioni tra le
azioni virtuose e non, come la generosità e l’avidità e così via. Questa,
comunque, è la distinzione più chiara: alcune azioni conducono ad una
considerevole connessione con il rigpa, e alcune conducono alla
disconnessione.
L’ego limitato dalla dualità del soggetto e dell’oggetto emerge dalla
mente mossa. Da questa mente emergono tutte le sofferenze; la mente
concettuale lavora molto duramente, e questo è ciò che ottiene. Viviamo
nelle memorie del passato e nelle fantasie del futuro, tagliati fuori dalla
diretta esperienza della radiante bellezza della vita.

LA CONSAPEVOLEZZA NON DUALE: IL RIGPA

La fondamentale realtà della mente è la pura, consapevolezza non duale:


il rigpa. La sua essenza è una con l’essenza di tutta ciò che esiste. In
pratica, non dev’essere confusa con anche la più sottile, più quieta, e il
più espansivo stato della mente mossa. Se non riconosciuta, la natura
della mente si manifesta come la mente mossa, ma quando è conosciuta
direttamente è sia la via alla liberazione che la liberazione in sé stessa.
Gli insegnamenti Dzogchen spesso usano uno specchio per simbolizzare
il rigpa. Uno specchio riflette qualsiasi cosa senza scelta, preferenza o
giudizio. Riflette il bello e il brutto, il grande e il piccolo, il virtuoso e il
non virtuoso. Non ci sono limiti o restrizioni riguardo a ciò che può
riflettere, e ancora lo specchio è senza macchia e non affetto da qualsiasi
cosa sia riflesso in esso. Nemmeno se cessasse di riflettere.
Similmente, tutti i fenomeni dell’esperienza emergono nel rigpa: pensieri,
immagini, emozioni, il bramante e il bramato, ogni apparente soggetto e
oggetto, ogni esperienza. La mente concettuale emerge e giace nel rigpa.
La vita e la morte prendono posto nella natura della mente, ma non è mai
nata e non muore mai, come i riflessi vengono e vanno senza creare o
distruggere lo specchio. Identificandoci con la mente concettuale,
viviamo come uno dei riflessi nello specchio, reagendo agli altri riflessi,
soffrendo la confusione e la pena, vivendo e morendo senza fine.
Scambiamo i riflessi per la realtà e spendiamo le nostre vite inseguendo
illusioni.
Quando la mente concettuale è libera dalla brama e dall’avversione,
spontaneamente si rilassa nel rigpa senza fabbricazioni. Allora non c’è
più un identificazione con i riflessi nello specchio, e noi possiamo
accettare tutto ciò che emerge nell’esperienza, apprezzando ogni
momento. Se si presenta il disgusto, lo specchio si riempie di disgusto.
Quando si presenta l’amore, lo specchio si riempie d’amore. Per lo

149
specchio in sé stesso, né l’amore né il disgusto hanno significato:
entrambi sono ugualmente una manifestazione della sua innata capacità di
riflettere. Ciò è conosciuto come lo specchio della saggezza; quando
riconosciamo la natura della mente e sviluppiamo l’abilità di rimanere in
essa, nessuno stato emozionale ci distrae. Al contrario, tutti gli stati e tutti
i fenomeni, anche la rabbia e la gelosia, e altro, vengono sciolti nella
purezza e nella chiarezza che è la loro essenza. Giacendo nel rigpa,
tagliamo il karma alla sua radice e siamo liberati dalla schiavitù del
samsara. Stabilizzando il rigpa rendiamo facile la realizzazione di tutte le
altre realizzazioni spirituali. È più facile praticare la virtù quando siamo
liberi dalla brama e dal senso di assenza, più facile praticare la
compassione quando non siamo ossessionati da noi stessi, più facile
praticare la trasformazione quando non aggrappati a identità false e
costrette.
Il Madre Tantra si riferisce alla natura della mente come “la mente
primordiale.” È come l’oceano, mentre la mente ordinaria è come i fiumi,
i laghi, e gli affluenti che condividono la natura dell’oceano e ritornano
ad esso, ma esistono temporaneamente come masse di acqua
apparentemente separate. La mente mossa è anche comparata alle bolle
nell’oceano della mente primordiale che costantemente forma e dissolve,
conforme alla forza dei venti karmici. Ma la natura dell’oceano non
cambia.
Il Rigpa emerge spontaneamente dalla base. La sua attività è una
manifestazione senza fine; tutti i fenomeni si presentano senza
disturbarlo. La conseguenza di rimanere completamente nella natura della
mente sono i tre corpi (kayas) del buddha: il dharmakaya, che è l’essenza
non pensante; il sambhogakaya, che è la manifestazione senza fine; e il
nirmanakaya, che è l’attività compassionevole mai delusa.

LA BASE DEL RIGPA E IL SENTIERO DEL RIGPA

Due sono i tipi di Rigpa definiti nel contesto della pratica. Nondimeno
sono solo una divisione concettuale, di aiuto nella comprensione. Il
primo, la base del rigpa, è la pervasiva e fondamentale consapevolezza
della base (khyabrig). Ogni essere che possiede una mente ha questa
consapevolezza- sia i buddha che gli esseri samsarici- è da questa
consapevolezza che emergono tutte le menti. La seconda è l’emergente
innata consapevolezza del sentiero (sam-rig), che è l’esperienza
individuale della consapevolezza pervasiva. È chiamato sentiero del rigpa
perché si riferisce alla diretta esperienza del rigpa che gli yogi hanno
quando entrano nella pratica dello Dzogchen e ricevono l’introduzione,

150
l’iniziazione, e la trasmissione. Ciò che avviene, non è realizzato
nell’esperienza fino a che il praticante non è introdotto in esso.
La potenzialità nel sentiero del rigpa di manifestarsi sta nel fatto che le
nostre menti emergono dalla primordiale consapevolezza della base.
Quando la consapevolezza primordiale è conosciuta direttamente, la
chiamiamo consapevolezza innata, e questo è il sentiero del rigpa che
conosce lo yogi. I questo contesto, ci riferiamo alla pura consapevolezza
primordiale come rigpa, e al rigpa che emerge sul sentiero come rang-
ring. Il primo è come la crema e il secondo come il burro nel senso che
sono della stessa sostanza ma dev’essere fatto qualcosa per produrre il
burro. Quest è il sentiero del rigpa o rigpa emergente perché vi entriamo,
e poi lo lasciamo e ricadiamo nel movimento della mente. Nella nostra
esperienza è intermittente. Ma il rigpa è sempre presente -la base
primordiale del rigpa è presente, non emerge ne diminuisce- sia che lo
riconosciamo o meno.

3 LA BASE: KHUNZI

Kunzhi, la base di tutto l’esistente, la materia di cui sono fatte le menti


degli esseri senzienti, è l’inseparabile unità di vuoto e chiarezza. Queste
due sono anche chiamate chiarezza e luce, la stessa chiara luce dello yoga
del sonno. (Il Kunzhi nell’insegnamento dello Dzogchen non è lo stesso
kunzhi a cui si riferisce la scuola del sutra Cittamatra, dove kunzhi o
alayavijnana descrive una neutrale ma non risvegliata coscienza mentale
che contiene tutte le categorie di pensiero e di tracce karmiche.)
L’essenza del Kunzhi è vuota (sunyata). E’ spazio assoluto senza limite; è
vuoto di entità e di esistenza propria, di concetti, e di limiti. È lo spazio
vuoto che sembra essere a noi esterno, lo spazio vuoto che abitano gli
oggetti, e lo spazio vuoto della mente. Kunzhi non possiede né un interno
né un esterno, non si può dire che esiste (perché non è nulla), e nemmeno
che non esiste (per la realtà che contiene). È senza limite, non può essere
distrutto ne creato, non è mai nato e non può morire. Il linguaggio per
descriverlo è necessariamente un paradosso, poiché kunzhi è oltre il
dualismo e il concetto. Nessuna costruzione linguistica che si sforzi di
comprenderlo è anticipatamente in errore e può solo indicare ciò che non
può essere circoscritto.
Gli aspetti di chiarezza e luminosità del kunzhi , sul piano individuale, è
rigpa, pura consapevolezza. Il kunzhi è come il cielo, non è della stessa
sostanza del cielo, che manca di consapevolezza, perché il kunzhi è
consapevolezza tanto quanto vacuità. Ciò non vuol dire che il kunzhi è un
soggetto consapevole “di,” ma al contrario che la consapevolezza è
vacuità. La vacuità è la chiarezza, e la chiarezza è vacuità. Nel kunzhi
non c’è né soggetto né oggetto, nessun’altra dualità o distinzione.

151
Quando la sera il sole tramonta, diciamo che cala la notte. Questa è
l’oscurità dal punto di vista del percettore. Lo spazio è sempre chiaro e
pervasivo, non cambia quando il sole albeggia o tramonta; non c’è spazio
oscuro o illuminato. È semplicemente scuro o chiaro per noi, il percettore.
L’oscurità prende posto nello spazio ma non influenza lo spazio. Quando
la lampada della consapevolezza è accesa, lo spazio del kunzhi, la base, è
per noi illuminata, tuttavia il kunzhi non è mai stato oscuro. L’oscurità è
il risultato degli oscuramenti; la nostra consapevolezza era impigliata
nell’oscurità della mente ignorante.

MENTE E MATERIA

Sia l’essenza della materia che della mente sono Kunzhi, allora perché la
materia manca di consapevolezza? Perché gli esseri senzienti possono
illuminarsi e la materia no? Nello Dzogchen abbiamo l’esempio del
cristallo e della lampada a olio, dove il cristallo rappresenta la mente e
l’olio rappresenta la materia.
Quando splende il sole, come l’olio della lampada, nonostante risplenda
di luce, non può irradiare quella luce. Gli manca la capacità,
semplicemente come alla materia manca la capacità riflessiva dell’innata
consapevolezza. Ma quando il sole raggiunge il cristallo, riflette la luce
perché ha l’innata capacità di farlo; questa è la sua natura. Questa
capacità si manifesta come uno spettacolo di luci multicolore.
Similmente, gli esseri senzienti hanno la capacità della consapevolezza
innata. La mente di un essere senziente riflette la luce della
consapevolezza universale e la sua potenzialità è dispiegata sia nelle
proiezioni della mente sia nella pura luce del rigpa.

4 CONOSCENDO

Nel sutra buddista, si dice che la gente ordinaria non può conoscere il
vuoto attraverso la diretta esperienza, ma dev’essere realizzato con una
cognizione raggiunta sulla base della ragione. C’è un considerevole
fattore di discussione sia storico che corrente nelle tradizioni dei sutra che
riguardano come impiegare la cognizione ultima e la ragione verso il
riconoscimento della vacuità, ma poco a proposito del riconoscimento
della natura della mente attraverso i sensi. Nei sutra, solo lo yogi che ha
raggiunto il terzo sentiero, il sentiero della chiaroveggenza, possiede una
diretta logica percezione della vacuità, da quel momento in poi non si può
più definire un essere ordinario.

152
Lo Dzogchen ha un differente punto di vista. Gli insegnamenti spiegano
come non solo la vacuità e la chiarezza della natura della mente può
essere direttamente appresa attraverso i sensi, ma che è facile è più valido
usare i sensi in questo compito spirituale invece che usare la mente
concettuale. I sensi, sono l’immediato cancello della percezione diretta,
che, prima di essere soppesata dalla mente concettuale, è molto vicina alla
pura consapevolezza. Alcuni commenti dei sutra criticano lo Dzogchen,
dicendo che i praticanti di Dzogchen sono ancora intrappolati nella
visione della luce e quant’altro, visioni che possono avere anche gli esseri
ordinari. Tuttavia ciò è come dovrebbe essere: la natura della mente che
noi riconosciamo, esiste in tutti gli esseri.
Spesso, fidandoci sull’intelletto per comprendere, veniamo soddisfatti
con i concetti. Possiamo essere condizionati ad assumere, attraverso
l’ascolto di alcune parole, che comprendiamo cosa s’intende senza
nemmeno avere avuto la diretta esperienza di ciò che le parole indicano.
Invece di basarci sul diretto apprendimento della realtà oltre il concetto,
consultiamo i modelli concettuali che abbiamo costruito di ciò che
crediamo di capire. Ciò rende molto facile rimanere persi nella mente
convenzionale, è come scambiare la mappa per il territorio, o il dito che
indica la luna per la luna in sé stessa. Mentre concludiamo con una
descrizione impressionante della verità, finiamo anche per non vivere in
quella verità.
La natura della mente può essere vissuta anche attraverso il senso
cosciente dell’occhio, il senso cosciente dell’orecchio, il senso cosciente
del naso e così via. Vediamo attraverso l’occhio, ma il nostro occhio non
è la vista. Sentiamo attraverso gli orecchi, ma l’orecchio non è l’udito.
Allo stesso modo, la natura della mente può essere percepita attraverso il
senso cosciente dell’occhio, ma non è il senso cosciente dell’occhio che
sta facendo esperienza.
È uguale per tutte le percezioni dirette. La forma che è ricevuta dal senso
cosciente dell’occhio e la forma che la mente concettuale pensa di aver
appreso dall’occhio sono differenti. La forma che è stata percepita
direttamente dal senso dell’occhio cosciente è vicina alla fondamentale
realtà invece che al modello di questa percezione, che prende posto nella
mente concettuale. La mente concettuale è incapace di percepire
direttamente; riconosce le cose solo attraverso le immagini proiettate
nella mente e attraverso il linguaggio, che è in sé stesso autoreferenziale.
Per esempio il senso cosciente dell’occhio vede il fenomeno che noi
chiamiamo “tavolo.” Ciò che è percepito non è un “tavolo” ma una
vivida, esperienza sensoria di luce e colore. La mente concettuale non
percepisce direttamente il fenomeno vitale e crudo che costituisce
l’esperienza del senso cosciente che l’occhio percepisce. Ma crea
un’immagine mentale di ciò che il senso cosciente dell’occhio ha

153
recepito. Dichiara di stare guardando un tavolo ma ciò che è veduto è solo
un’ immagine mentale del tavolo. Questo è il punto critico dove la mente
concettuale e la diretta percezione differiscono. Quando l’occhio è chiuso,
il “tavolo” non può più essere percepito, e questo fenomeno non è più
parte dell’esperienza dell’immediato presente dei sensi, ma la mente
concettuale può ancora proiettare un immagine del tavolo, che non sarà la
stessa della diretta percezione del fenomeno. La mente concettuale non ha
bisogno di essere orientata nel presente sensuale, ma può esistere nelle
sue stesse costruzioni.
Questa capacità della mente concettuale di modellare direttamente
l’esperienza, nonostante l’inestimabile valore che ha per noi esseri umani,
è la causa di uno dei più tenaci ostacoli della pratica. Prima e dopo la
diretta esperienza della natura della mente, la mente convenzionale si
sforza di concettualizzare l’esperienza. Semplicemente come accade per il
rigpa, all’inizio, è oscurato dalle forme, i pensieri, e una relazione
dualistica con i fenomeni dell’esperienza, in questo modo la
concettualizzazione del rigpa diviene una barriera. Possiamo pensare
allora di conoscere la natura della mente quando in realtà stiamo solo
facendo esperienza di una relazione con un concetto.
Ciò non significa che la diretta esperienza dei sensi è in sé stessa la natura
della mente. Anche attraverso una cruda percezione tendiamo ad essere
sottilmente identificati con un soggetto che percepisce, e l’esperienza
rimane dualistica. Ma nel primo vero momento di contatto tra la
coscienza e l’oggetto dei sensi, la nuda natura della mente è là. Per
esempio quando siamo improvvisamente sorpresi, c’è un momento in cui
tutti i sensi sono aperti; non abbiamo identificato noi stessi come il
percettore dell’esperienza. Normalmente tali momenti avvengono in una
sorta di incoscienza, perché la mente grossolana convenzionale con cui ci
identifichiamo, solo per un momento, si è sorpresa nella fermezza. Ma se
rimaniamo nella consapevolezza di quel momento, non c’è né percettore
né percepito, solo la pura percezione: niente pensiero, niente processo
mentale, né reazione da parte di un soggetto allo stimolo di un oggetto.
C’è solo consapevolezza aperta e non duale. Questa è la natura della
mente, questo è il rigpa.

5 RICONOSCENDO LA CHIAREZZA E LA
VACUITA'

L’esperienza della consapevolezza non duale del rigpa è meravigliosa. E’


la libertà dalla battaglia senza fine della mente samsarica. Non è una pace
noiosa, ma all’opposto, è un limpido risveglio. E’ la luminosa, aperta,
radiante, e piena di grazia. Quando non siamo più preoccupati con i

154
conseguimenti centrati su di noi, basati sulle insicurezze del sé illusorio e
dei suoi desideri e delle sue avversioni, il mondo emerge nella sua
purezza dello stato naturale in un vivido e immacolato spettacolo di
bellezza. Per il praticante oramai stabile nel rigpa, tutte le esperienze si
presentano come un ornamento della natura della mente, anziché essere
un problema o una delusione.
Tuttavia riconoscere il rigpa non è come assumere una droga o avere
qualche tipo di esperienza elevata. Non è qualcosa che si trova perforando
un azione o alterando se stessi. Non è una trance o una visione non
convenzionale o una luce accecante. È ciò che abbiamo già, ciò che già
siamo. Quando ci sono delle aspettative a proposito del rigpa, non può
essere trovato. L’aspettativa è una fantasia; guardiamo al passato ciò che
è già presente. Cosa ci si potrebbe aspettare dalla vacuità? Nulla. Se ci
sono aspettative, ne seguirà solo frustrazione.
L’esperienza del vuoto è come l’esperienza dello spazio. Nel diretto
riconoscimento dello spazio, il riconoscimento in se stesso è luminosità.
Questo è il rigpa. Non conoscere è definito il ma-rigpa, ignoranza, ciò
che rappresenta la nostra mente samsarica. Lo spazio è un buon esempio,
perché non c’è nessun referente nello spazio. Ha valore per il suo nulla. In
esso può essere costruito uno stupa, o una casa. Qualsiasi cosa può essere
costruita, se c’è lo spazio per farlo. Lo spazio è pura potenzialità. Non ha
né sopra ne sotto, dentro o fuori, restrizioni o limiti. Queste sono tutte
qualità che concettualizziamo nello spazio, non qualità dello spazio in se
stesso. C’è poco di cui parlare a proposito dello spazio, così normalmente
lo descriviamo in termini di cosa non è. Questo è esattamente ciò che
accade per la vacuità, nonostante sia l’essenza di tutto ciò che esiste, nulla
può essere affermato a proposito di essa perché è al di sopra di tutte le
qualità, gli attributi, o le referenze.
Non c’è nulla di più rispetto a ciò che è presente in questo momento.
Dovunque siamo, qualsiasi cosa stiamo facendo. Guardate in su:
l’essenza del vuoto è là. Guardate a sinistra, a destra, dietro o dentro.
L’essenza del vuoto è là. Il rigpa, la natura della nostra mente, conosce
l’essenza ed è quell’essenza. Certe volte sentiamo un forte desiderio di
esperienze spirituali. Ciò è bene. Possiamo generare compassione, fare
visualizzazioni, praticare la generosità, o fare tante altre pratiche.
Possiamo lavorare con il lato concettuale del sentiero, o sviluppare certe
qualità in noi stessi. Ma con il rigpa non ci si può lavorare. Se non
conosciamo la base in cui siamo fin d’ora, allora non possiamo trovarlo
finché non la smettiamo di cercarlo.
Ad un certo livello la delusione non esiste e non è mai esistita. La base di
ogni cosa è ed è sempre stata pura. Questa realizzazione diretta è sempre
accessibile, ma è sconosciuta all’individuo. Quando entriamo nel sentiero,
proviamo ad ottenere la conoscenza. Ma il tentativo ha a che fare con il

155
pensiero e lo sforzo, e la velleità, il pensiero, e lo sforzo- in un senso-
lavorano contro l realizzazione del rigpa. Il rigpa è scoperto quando
nessuno sforzo è messo in atto, nemmeno lo sforzo di essere un sé. Rigpa
è la completa assenza di sforzo, non è costruito ma spontaneamente
perfetto. È la fermezza in cui si forma l’attività, il silenzio in cui si forma
il suono, lo spazio senza pensieri in cui si forma il pensiero. Provare ad
ottenerlo è l’effetto karmico dell’ignoranza: stiamo espletando il karma
dell’ignoranza abituale nel tentativo di capire. Ma il rgpa è fuori dal
karma, è la consapevolezza della base, e il karma prende posto sulla base.
Quando riconosciamo e realizziamo il rigpa, non ci identifichiamo più
con la mente karmica.
Quello di cui andiamo in cerca è vicino a noi quanto lo sono i pensieri, e
vicino quanto lo è la nostra esperienza personale, giacché la chiara luce è
il retroscena di tutta l’esperienza.
Quindi quando ci riferiamo “all’esperienza della chiara luce,” che cosa
intendiamo? Non è di sicuro un’esperienza, ma al contrario, lo spazio in
cui la soggettività, il sonno, il sogno, e l’esperienza di veglia si forma.
Noi dormiamo e sogniamo nella luminosità del kunzhi, l’essenza della
veglia, invece che avere un esperienza di kunzhi in noi. È solo dalla
nostra limitata prospettiva che pensiamo ad esso come ad una esperienza
che possiamo avere. Quando la mente convenzionale si dissolve nella
pura consapevolezza del rigpa, vediamo la luce che c’è sempre stata, e
realizziamo ciò che già siamo. Allora potremmo pensare che è la “nostra
esperienza,” che è qualcosa che possiamo fare praticando. Ma è lo spazio
in cui l’esperienza si presenta riconoscendo sé stessa. Questo è il figlio
rigpa che riconosce la madre rigpa, la pura consapevolezza di conoscere
se stessa.

BILANCIA

Normalmente la chiara luce è descritta in termini positivi- vacuità e


chiarezza o apertura e luminosità. Nonostante questi due aspetti siano una
unità che non può mai essere separata, come un aiuto a praticare
possiamo pensare a queste come a due qualità che devono essere
bilanciate.
La vacuità senza la consapevolezza è come il sonno dell’ignoranza: uno
spazio vuoto senza esperienza, vuoto di tutte le discriminazioni, le entità,
e così via, ma anche vuoto di consapevolezza. La chiarezza senza la
vacuità è come l’estrema agitazione in cui i fenomeni dell’esperienza
vengono considerati essere entità sostanziali, fisiche e mentali, ciò
s’imprime sulla nostra consapevolezza con l’insistenza di un sogno
febbricitante. Durante la notte questo stato risulta nell’insonnia. Nessun

156
estremo è buono. Dobbiamo bilanciare la chiarezza e la vacuità, così da
non perdere in consapevolezza ma nemmeno essere intrappolati
nell’illusione, di modo che ciò che emerge nella consapevolezza sia
solido ed esista indipendentemente.

DISCRIMINAZIONE

Il rigpa non è mai perduto e rimane sempre tale. Il vero posto del nostro
essere, è pervasivo, esistente di per sé, vuota e primordiale
consapevolezza. Ma ognuno di noi deve chiedere a sé stesso se conosce
questa consapevolezza originaria direttamente, oppure se siamo distratti
da essa attraverso il movimento della mente temporale. E ognuno di noi
deve rispondere per se stesso; nessuno potrà raccontarci la risposta.
Quando siamo coinvolti nei processi interiori, non siamo nel rigpa, per il
rigpa non ci sono processi. Il processo è una funzione della mente
concettuale e mossa; il rigpa è senza applicazioni.
Il rigpa è come il cielo al mattino presto: puro, espansivo, spazioso,
chiaro, sveglio, fresco e quieto. Nonostante il rigpa non abbia di fatto
nessuna qualità o attributo, queste sono le qualità a cui gli insegnamenti
suggeriscono al praticante di rapportare ed esaminare la propria
esperienza.

6 IL SE'

La parola sé è stata definita in maniera differente dalle varie religioni e


filosofie dai tempi antichi fino ad oggi. Il Buddismo Bon pone molta
enfasi sulla dottrina del non sé o della vacuità (sunyata), che è l’ultima
verità di tutti i fenomeni. Senza la comprensione della vacuità è difficile
tagliare la radice dell’ego e trovare la liberazione dalle limitazioni.
Comunque, quando leggiamo della via spirituale leggiamo anche a
proposito della liberazione del sé e della realizzazione del sé. E di sicuro
sembra che ci sia un sé. Potremmo discutere per convincere gli altri che
non abbiamo un sé, ma quando la nostra vita è minacciata o ci viene
sottratto qualcosa, il sé che reclamiamo non esista può divenire
abbastanza impaurito o irritato.
Secondo il buddismo Bon, il sé convenzionale esiste. Altrimenti nessuno
creerebbe il karma, la sofferenza, e troverebbe la liberazione. E’ il sé
immanente che non esiste. L’assenza di un sé innato, significa che non
c’è una centrale entità separata che è immutabile nel tempo. Nonostante
la natura della mente non cambia, e non dovrebbe essere confusa con una
entità separata, un “sé” una piccola parte di consapevolezza indistruttibile
che è “me”. La natura della mente non è una proprietà individuale e non è

157
un singolo essere umano. E’ la natura senziente in sé stessa ed è la stessa
per tutti gli esseri senzienti. Lasciate che ci si riferisca ancora all’esempio
dei riflessi in uno specchio. Se ci concentriamo sui riflessi, possiamo dire
che c’è questo riflesso e quell’altro, indicando due immagini differenti.
Esse appaiono più grandi e più piccole, vanno e vengono, e noi possiamo
seguirle in giro per lo specchio come se fossero esseri separati. Loro sono
come il sé convenzionale. In ogni caso, i riflessi non sono entità separate,
sono un gioco di luce, illusioni senza sostanza nella vuota luminosità
dello specchio. Loro esistono come separate entità solo se le
concettualizziamo come tali. I riflessi sono una manifestazione della
natura dello specchio, semplicemente come il sé convenzionale è una
manifestazione che emerge da, risiede, e si dissolve nuovamente nella
vacuità limpida della base dell’esistenza, il kunzhi. Il sé convenzionale
con il quale ci identifichiamo normalmente e la mente che si muove, che
accrescere il sé, sono entrambi fluidi, dinamici, provvisori, senza
sostanza, mutevoli, impermanenti, e mancano di esistenza inerente, come
il riflesso nello specchio. Potete notarlo nella vostra stessa vita se
l’esaminate. Immaginate di svuotare le forme delle informazioni che vi
riguardano. Fate una lista con il vostro nome, sesso, età, indirizzo, lavoro,
stato, e la descrizione fisica. Considerate i test che descrivono i tratti della
vostra personalità, e il vostro quoziente d’intelligenza. Scrivete i vostri
successi e sogni, credo, pensieri, valori, e paure.
Ora immaginate tutte queste cose e gettatele al vento. Cosa rimane?
Buttate via ancor di più-i vostri amici e lo vostra casa, il vostro paese e i
vestiti. Perdete la capacità del linguaggio o del pensiero per mezzo del
linguaggio. Perdete le memorie. Perdete i vostri sensi. Dove è il vostro
sé? È il vostro corpo? Se perdete le braccia e le gambe, e vivete con un
cuore artificiale e dei polmoni meccanici, riportate danni cerebrali e
perdete le vostre facoltà. A questo punto smettete di essere un sé? Se
togliete le bucce dell’identità e delle gerarchie di attributi, a quel punto
non rimane niente.
Non siete lo stesso sé che eravate quando avevate un anno, o dieci? Non
siete lo stesso sé che eravate anche solo un’ora fa? Non c’è nulla che non
cambi. Nella morte, gli ultimi resti di quello che sembra essere un sé
immutabile se ne vanno. Quando rinascete, potreste essere un tipo
completamente differente di essere, con un corpo differente, un sesso
diverso, una capacità mentale ancora differente. Non è che voi non siate
un individuo-ovviamente lo siete ma tutti quanti gli individui mancano di
appartenenza, di esistenza indipendente.
Il sé convenzionale è radicalmente contingente, esiste di momento in
momento come una costruzione temporanea come un fascio di pensieri
che continuamente si presentano nella chiarezza della mente, o come le
incessanti manifestazioni delle immagini nello specchio. I pensieri

158
esistono in quanto tali, ma quando sono esaminati nella meditazione si
dissolvono nella vacuità dalla quale sono emersi. È lo stesso con il sé
convenzionale: se esaminato in profondità, dimostra la verità della sua
essenza solo attraverso un concetto ascritto ad una traballante definita
collezione di costanti eventi in cambiamento. E proprio come i pensieri
continuano ad emergere, così fanno le nostre provvisorie identità.
Identificarsi erroneamente con il sé convenzionale e figurandoci essere un
soggetto circondato da oggetti è il fondamento della visione dualistica ed
è la radice della dicotomia sulla quale la sofferenza senza fine del
samsara si fonda.

7 Il PARADOSSO DEL SE' SENZA ESSENZA

Ma come, se la base dell’individuo è pura, vuota consapevolezza, può un


sé convenzionale e una mente in movimento esistere completamente?
Questo è un esempio basato sulle esperienze che abbiamo tutti: quando
sogniamo, un mondo intero si manifesta, un mondo nel quale possiamo
avere ogni sorta di esperienza. Durante il sogno siamo identificati con un
soggetto, ma ci sono altri esseri, apparentemente separati da noi, aventi le
loro personali esperienze e sembrando così reali come il sé che ci
figuriamo di essere. C’è anche un mondo materiale apparente: i pavimenti
ci tengono su, il nostro corpo ha delle sensazioni, possiamo mangiare e
toccare.
Quando ci svegliamo, realizziamo che il sogno era solo una proiezione
della nostra mente. Prendeva posto nella nostra mente ed era fatto della
stessa energia della nostra mente. Ma eravamo persi là dentro, reagendo
alle immagini create dalla mente come se fossero reali e fuori da noi
stessi. La nostra mente è capace di creare un sogno e di identificarci con
un essere che era nel sogno, mentre si disidentificava con gli altri.
Possiamo persino identificarci con soggetti che sono molto differenti da
quello che siamo nella vita di tutti i giorni. In quanto esseri ordinari,
siamo nello stesso modo, identificati anche in questo momento con un sé
convenzionale che è anche una proiezione della mente. Ci relazioniamo
ad oggetti apparenti e ad entità che sono proiezioni estese della mente.
La base dell’esistenza (kunzhi) ha la capacità di manifestare ogni cosa
che esiste, persino gli esseri che vengono distratti dalla loro vera natura,
semplicemente come la nostra mente può proiettare esseri che sono
apparentemente separati da noi in un sogno. Quando ci svegliamo, il
sogno che è il nostro sé convenzionale si dissolve nella pura vacuità e
nella luminosa chiarezza.

159
PAROLE FINALI

Le pratiche dello yoga del sogno e del sonno non sono pratiche comuni ai
tibetani. Non sono normalmente donate ai giovani praticanti, non sono
elargite ad un pubblico allargato. Ma le cose sono cambiate. Sto
insegnando queste cose, perché molta gente in occidente è interessata al
sogno e a sognare e a lavorare sui sogni. Normalmente questo interesse è
di ordine psicologico; spero, presentando questi insegnamenti che il
lavoro sul sogno possa progredire in qualcosa di più profondo. Il lavoro
psicologico sul sogno può creare più felicità nel samsara e questo è bene,
ma se lo scopo è la piena realizzazione allora qualche cosa di più
dev’essere fatto. Questo è il campo in cui lo yoga del sonno è
particolarmente importante. È pienamente nel cuore della pratica della
Grande Perfezione, lo Dzogchen, che dovrebbe essere riassunto in: ogni
momento della vita - di veglia, di sogno, e di sonno- come l’abitudine
della pura consapevolezza non duale. Questa è la via certa verso
l’illuminazione e il sentiero che tutti i maestri realizzati hanno intrapreso.
Questa è l’essenza dello yoga del sonno. Come potreste avere
l’esperienza della chiara luce? Penso sia importante riflettere su questo
argomento così come sulla vostra attitudine verso questo insegnamento.
Tutti gli insegnamenti hanno la medesima essenza. Mi riferisco al rigpa,
alla chiara luce. Non importa quanto imparate, quanti testi studiate, quanti
insegnamenti ricevete, non avrete ottenuto il nocciolo della questione se
non conoscete questa singola essenza. I Tibetani hanno un detto: “puoi
ricevere tutti gli insegnamenti, tanto che la tua testa si appiattisce a forza
di essere toccata con il vaso dell’iniziazione, ma se non conosci l’essenza,
nulla cambierà.”
Quando uno non conosce direttamente la natura della mente, gli
insegnanti possono risultare difficili da comprendere. Potrebbero
sembrare riferirsi a qualcosa di impossibile, perché la natura della mente
è oltre la mente concettuale e non può essere compresa da essa. Provare a
afferrare la natura della mente attraverso i concetti è come provare a
capire la natura del sole attraverso lo studio delle ombre: qualcosa può
essere appreso, ma l’essenza rimane sconosciuta. Questo è il motivo per
cui è necessaria la pratica, per andare oltre la mente in movimento e
conoscere direttamente la natura della mente.
Alcune persone finiscono per sentirsi affettati da tutti gli insegnamenti
che hanno accumulato. Questo avviene per una errata comprensione del
sentiero. Continuate ad imparare e a ricevere insegnamenti, ma sviluppate
una comprensione abbastanza profonda in modo che possiate ottenere da

160
essi ciò che vi sostiene. Gli insegnamenti non sono d’obbligo, una volta
che li comprendete e li applicate. Sono sentieri verso la libertà ed è una
gioia seguire il sentiero. Essi diventano come un carico solo se ci si ferma
alla loro forma senza capirne le finalità. È necessario imparare come
concludere gli insegnamenti; ciò avviene non attraverso parole o concetti,
ma nell’esperienza.
D'altra parte, non permettetevi di divenire prigionieri della pratica. Cosa
significa? Se continuate a praticare senza risultati, senza positivi
cambiamenti nella vita, la pratica non funziona. Non pensate di stare
praticando se state semplicemente procedendo senza comprensione. I
vuoti rituali ottengono ben poco. Avete bisogno di addentrarvi nella
pratica con cognizione, determinando qual è l’essenza e come applicarla.
Il Dharma è veramente flessibile, ma ciò non significa che dobbiate
buttare la tradizione e farne una vostra. Queste pratiche sono piene di
potenza e di effettiva praticità. Sono state il mezzo per cui innumerevoli
persone hanno realizzato la liberazione. Se la pratica non funziona, la
sperimentazione dovrebbe essere fatta provando a trovare qual è lo scopo
della pratica. Consultare l’insegnante è la cosa migliore. Quando
comprendete le pratiche, scoprirete anche che le forme non sono un
problema; è l’applicazione della forma che necessita di essere
perfezionata. La pratica è qui per voi, non voi per lei. Apprendete la
forma, comprendetene il proposito, applicatelo nella pratica, e realizzate
il risultato.
In ultima, dove concludete la pratica nei processi della morte, nello stato
intermedio e nel bardo. Il bardo dopo la morte è come uno degli aeroporti
maggiori dove ciascuno deve passare durante i suoi viaggi. È come la
linea di confine tra il samsara e il nirvana. La capacità di rimanere nella
presenza non-duale è il passaporto che ci permette di entrare nel nirvana.
Se non avete mai avuto l’esperienza della chiara luce durante il sonno, è
difficile passare attraverso il bardo del samsara; è come se una spessa
coltre di sonno, coprisse la chiara luce, una coperta di pensiero pesante
coprisse il rigpa. Se potete integrarvi con la chiara luce del sonno, allora
potrete integrarvi con la chiara luce della morte. Integrandovi con la
chiara luce del sonno è come passare gli esami intermedi; State facendo
bene e probabilmente passerete l’esame finale che vi aspetta nel bardo.
Integrarsi con la chiara luce della morte significa trovare in voi il Budda,
ed essere capaci di realizzare, direttamente, che ciò che si presenta è
apparenza priva di essenza.
La presenza del rigpa continua a partire da questo mondo fino al
prossimo, perciò fatene esperienza ora, diventate esso e giacete in esso.
Questo è il sentiero, la continuità della chiarezza e della saggezza senza
fine. Tutti gli esseri che ottengono l’illuminazione e diventano Budda
attraversano i confini ed entrano nella chiara luce. Sappiate questo, così

161
che siete a conoscenza di ciò per cui vi state preparando. Provate a
prendere il senso degli insegnamenti nella loro totalità, dove siete, e dove
state andando. Allora saprete come applicarli, quando usare cosa, quali
saranno i risultati. Gli insegnamenti sono una mappa che ci può dire dove
andare, dove trovare ciò che stiamo cercando. La mappa chiarifica ogni
cosa. Senza di essa possiamo perderci.
Pregate di connettervi con la chiara luce durante la morte. Pregate
affinché ognuno si connetta con la natura della mente al tempo della loro
morte. La forza della preghiera è veramente grande. Quando pregate,
l’intenzione è sviluppata, e ciò per cui pregate si muove verso la
realizzazione.
Ogni individuo fa esperienza di momenti di pace e di gioia. Se la chiara
luce sembra un fine lontano, provate solo continuamente a mantenere le
esperienze positive di gioia e pace. Può darsi che ricordandovi del
maestro o della Dakini vi sentiate felici, o quando fate attenzione alle
bellezze del mondo naturale, si presenti la felicità. Fate di queste cose la
pratica. Generate gratitudine e apprezzamento durante ogni momento. La
chiara luce è il pinnacolo dell’esperienza mistica, la più alta gioia e la più
grande pace. Perciò prendete la gioia e la pace come qualità da
mantenere, come sostegni nello sviluppo della continuità della
consapevolezza. Sentite queste qualità nel corpo, osservatele nel mondo
ed auguratele agli altri. Facendo questo sviluppate la consapevolezza
mentre generate compassione e qualità positive.
La continuità è la chiave per integrare la vita nella pratica. Con la
consapevolezza e l’intenzione, la continuità può essere sviluppata.
Quando lo è, la vostra vita cambierà, e diventerete un influenza positiva
sulla vita che vi circonda. Lo yoga del sonno e del sogno sono metodi per
riconoscere la chiara luce e rimanere in essa durante tutti i momenti della
vita: da svegli, meditando, sognando, dormendo, e nella morte.
Essenzialmente, l’insegnamento è disegnato per aiutarci a riconoscere la
natura della mente, a capire e superare gli ostacoli nella nostra pratica, e a
rimanere pienamente nel rigpa. Possiamo utilizzare gli stessi metodi di
rimanere nella gioia, di trovare pace nel mezzo della confusione, di vivere
bene, e apprezzare ogni vivido momento della nostra esistenza umana.
I grandi maestri hanno scritto su ciò che ha richiesto anni di studio e di
pratica per ottenere lo yoga del sonno, perciò non scoraggiatevi se non
avete esperienza la prima o la centesima volta che ci provate. Ci sono
benefici solamente forzandosi nella pratica. Ci vuole un po’di tempo,
l’intenzione sostenuta e la pratica di realizzare lo scopo. Non permettetevi
di scoraggiarvi. Portate il vostro intero essere nella pratica; con
l’intenzione determinata e lo sforzo gioiso, sicuramente scoprirete la
vostra vita cambiata in modi positivi e certamente avrete successo nelle
pratiche.

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Spero che quelli che hanno letto questo libro scoprano una nuova
conoscenza del sogno e del sonno, una cosa che aiuta le loro vite
quotidiane e che li condurrà in fine all’illuminazione.

Appendice: chiusura delle pratiche dello yoga del sogno

LE QUATTRO PRATICHE FONDANTI

Cambiando le tracce karmiche


Durante il giorno, rimanete continuamente nella consapevolezza che tutte
le esperienze sono un sogno. Andate in contro agli oggetti come oggetti
in un sogno, tutti gli eventi come eventi in un sogno, tutta la gente come
gente in un sogno. Immaginate il vostro corpo come un corpo illusorio
trasparente. Immaginatevi di essere in un sogno lucido durante l’intero
giorno. Non permettete a queste prescrizioni di essere semplici ripetizioni
vuote. Ogni volta dite a voi stessi, “Questo è un sogno,” che in fine
diventa più lucido. Coinvolgete il vostro corpo e i vostri sensi nel
divenire più presenti.

Rimuovendo il desiderio e l’avversione


Relazionatevi alle cose che creano desiderio e attaccamento come a delle
illusioni, vuote, luminosi fenomeni di un sogno. Riconoscete le vostre
reazioni al fenomeno come un sogno; tutte le emozioni, i giudizi, e le
preferenze sono state sognate. Potete essere certi che lo state facendo
correttamente se immediatamente nel ricordare che la vostra reazione è
un sogno, il desiderio e l’attaccamento diminuiscono.

Rafforzando l’intenzione
Prima di andare a letto, revisionate il giorno e riflettete su come avete
svolto la pratica. Lasciate che le memorie del giorno emergano e
riconoscetele come memorie di un sogno. Sviluppate la forte intenzione
di essere consapevoli nel sopraggiungere dei sogni notturni. Mettete tutto
il vostro cuore in questa intenzione e pregate intensamente per riuscire.

163
Coltivando la memoria e lo sforzo gioioso
Iniziate la giornata con la forte intenzione di mantenere la pratica.
Revisionate la notte, sviluppando la felicità se vi ricordate o se eravate
lucidi nei vostri sogni. Ritornate alla pratica, con l’intenzione di divenire
lucido se non lo siete stato, e di continuare a sviluppare la lucidità se
l’avevate già. In ogni momento del giorno o della sera è bene pregare di
avere successo nella pratica. Generate un intenzione più forte possibile.
Questa è la chiave della pratica.

PRATICHE PREPARATORIE PRIMA DI DORMIRE

Le nove purificazioni del respiro


Sedete in una posizione di meditazione prima di stendervi e dormire, fate
i nove respiri di purificazione

Guru yoga
Praticate la guru yoga. Generate una forte devozione, quindi fondete la
vostra mente con la pura consapevolezza del maestro, l’ultimo maestro
che è la consapevolezza primordiale, la vostra vera natura.

Protezione
Stendetevi nella posizione corretta, gli uomini sul lato destro e le donne
su quello sinistro. Visualizzate le Dakini attorno a voi, che vi proteggono.
Usate l’immaginazione per trasformare la stanza in un ambiente sacro e
protetto. Acquietate il respiro e calmate la mente, osservatela finché non
siete rilassati e presenti, non coinvolgetevi in storie e fantasie. Create la
forte intenzione di avere sogni lucidi, chiari, di ricordarli e di riconoscere
il sogno come tale finché ne siete dentro.

LA PRATICA PRINCIPALE

Portare la consapevolezza nel canale centrale


La pratica della prima osservazione della notte. Focalizzatevi sul centro
della gola, sulla pura, traslucida, cristallina A che è tinta di rosso dal
colore dei quattro petali rossi sopra ai quali giace. Fondetevi con la luce
rossa.

Incrementando la chiarezza
Approssimativamente due ore più tardi, svegliatevi. Nella stessa
posizione, praticate la respirazione sette volte. Focalizzatevi sulla tiglé
bianca nel chakra della fronte nel momento in cui vi riaddormantate.

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Lasciate che la luce bianca dissolva ogni cosa, finché voi e luce siete una
sola cosa.

Rafforzando la presenza
Dopo approssimativamente altre due ore, svegliatevi ancora. Stendetevi
sulla schiena su di un cuscino alto con le gambe leggermente e
confortevolmente incrociate. Focalizzatevi sulla HUNG nera nel chakra di
cuore. Respirate profondamente, pienamente, e leggermente ventuno
volte. Fondetevi con la nera HUNG e addormentatevi.

Sviluppando il coraggio
Altre due ore dopo, svegliatevi ancora. Non è necessaria nessuna
posizione o respirazione. Focalizzatevi sulla nera, luminosa tiglé nel
chakra segreto. Dietro ai genitali. Addormentatevi fondendovi con la luce
nera.

Ad ogni risveglio provate a essere presenti e a praticare. Durante il


risveglio mattutino, l’ultimo risveglio della notte, siate immediatamente
presenti. Revisionate la notte, generate le intenzioni, e continuate con la
pratica durante il giorno.

In aggiunta, è di aiuto prendere del tempo per praticare l’abitudine alla


calma (zhiné) durante il giorno. Ciò vi sarà di aiuto a costruire una mente
quieta e concentrata e sarà di beneficio per tutte le altre pratiche.

Il punto più importante delle pratiche di preparazione e di quelle


principali, è di mantenere la presenza più consistentemente possibile
durante il giorno e la notte. Ciò è l‘essenza sia dello yoga del sogno che
di quello del sonno.

165
Glossario

Bardo
(Tib., bar do; Skt, antarabhava). Bardo significa “in-mezzo stato,” e si
riferisce a qualsiasi stato dell’esistenza-vita, meditazione, sogno, morte-
ma più comunemente si riferisce allo stato intermedio tra la morte e la
rinasciata.

Bon
(Tib., bon). Bon è la tradizione spirituale indigena del Tibet che precede il
Buddismo indiano. Nonostante ciò alcuni studiosi non sono d’accordo
riguardo alle origini del Bon, la tradizione in sé stessa vanta un
ininterrotto lignaggio vecchio di 17000 anni. In analogia alle sette
Tibetane buddhiste, in particolare la Nyingma, Bon si distingue per una
peculiare iconografia, una ricca tradizione sciamanica, e un separato
lignaggio che si rifà al Buddha Shenrab Miwoche invece che a
Shakyamuni Buddha.
I nove vicoli del Bon contengono insegnamenti di materie pratiche, come
la grammatica, l’astrologia, la medicina, la divinazione, la pacificazione
degli spiriti e così via, come anche insegnamenti di logica, epistemologia,
metafisica, differenti livelli di tantra, e lignaggi completi della Grande
Perfezione (Dzogchen).

Chakra
(Tib., khor-lo; Skt., cakra). Letteralmente “ruota” o “ cerchio.” Chakra è
una parola sanskrita che si riferisce ai centri energetici nel corpo. Un
chakra è un luogo in cui un certo numero di canali (tsa) energetici
s’incontrano. Diversi sistemi di meditazione lavorano su chakra
differenti.

Channel

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(tib., tsa; Skt., nadi). I canali sono “vene” nel sistema della circolazione
energetica nel corpo, attraverso le quali fluiscono le correnti di energia
sottile che sostengono e vivificano la vita. I canali in se stessi sono
energia e non possono essere trovati nella dimensione fisica. Comunque
sia, attraverso la pratica della sensitività naturale, gli individui possono
con l’esperienza divenire consapevoli dei canali.

Chod
(Tib., gcod). Letteralmente; “tagliare via,” o “tagliare attraverso.” Anche
conosciuto come “l’espediente usato per la paura,” e la “coltivazione
della generosità,” chod una pratica rituale volta a rimuovere ogni
attaccamento al proprio corpo e all’ego per mezzo dell’offrire
consapevolmente tutto ciò che si ha agli altri esseri. A questo scopo, la
pratica è coinvolta in una elaborata evocazione di varie classi di spiriti e il
successivo immaginario taglio e trasformazione del corpo del praticante
in oggetti e sostanze da offrire. Il chod usa canti melodiosi, tamburi,
campane, e corni, ed è generalmente praticato in luoghi che inducono
paura, come mattatoi, cimiteri, e remoti passi di montagna.

Dakini
(Tib., mkha’gro ma). L’equivalente tibetano della Dakini è il Khadroma,
che letteralmente significa viaggiatrice femminile del cielo. “Cielo” si
riferisce al vuoto, e la Dakini viaggia in questa vacuità, che esiste, lei
agisce nella piena realizzazione della vacuità, assoluta realtà. Una Dakini
può essere una donna umana che ha realizzato la sua vera natura, o una
femmina non-umana o una Deità, o una diretta manifestazione di una
mente illuminata. Dakini si riferisce anche ad una classe di esseri nati nel
puro regno delle Dakini.

Dharma
(Tib., chos). Un termine veramente vasto, dharma ha molti significati. Nel
contesto di questo libro, dharma è sia l’insieme degli insegnamenti
spirituali che infine derivano dai Buddha e dal sentiero spirituale. Dharma
significa anche esistenza.

Dharmakaya
(Tib., chos sku). Si dice che un Buddha possieda tre corpi (kaya):
dharmakaya, sambhogakaya, e nirmanakaya. Il dharmakaya, spesso
tradotto come ”il corpo di verità,” si riferisce alla natura assoluta del
Buddha, che tutti i Buddha condividono e che è identico alla natura
assoluta di tutto ciò che esiste: la vacuità. Il dharmakaya è non duale,
vuoto di concetti, e libero da tutte le caratteristiche. (vedere anche
sambhogakaya e nirmanakaya.)

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Dzogchen
(Tib., rdzogs chen). La “grande perfezione” o “la grande completezza.”
Lo Dzogchen è considerato il più alto insegnamento e pratica sia nel Bon
che nella scuola Nyingma del Buddismo Tibetano. Il suo principale
credo, è che la realtà, incluso l’individuo, è già completo e perfetto, che
nulla necessita di essere trasformato, (come nel tantra) o privato (come
nei sutra) ma solo riconosciuto per quello che è. L’essenza dello
Dzogchen in pratica è “la liberazione del sé”: permettendo a tutto ciò che
emerge nell’esperienza, di esistere semplicemente per quello che è, senza
elaborazioni della mente concettuale, senza più desiderio o avversione.

Gong-ter
(Tib., gong gter). Nella cultura tibetana c’è la tradizione del terma:
oggetti sacri, testi, o insegnamenti nascosti dai maestri di un’epoca per il
beneficio delle epoche future in cui i terma vengono ritrovati. I mestri
tantrici che riscoprono i terma sono chiamati terton, trovatori di tesori. I
Terma, sono stati trovati, e potrebbero esserlo ancora, in posti fisici, come
caverne o cimiteri; in elementi come l’acqua, il legno, la terra, o lo
spazio; o ricevuti in sogno, in esperienze visionarie, o rintracciati
direttamente nei profondi livelli della coscienza. Quest’ultimo caso è
conosciuto come gong-ter: il tesoro della mente.
Guardiani
(Tib., srung ma/ chos skyong; Skt., dharmapala). I guardiani sono esseri
maschili e femminili consacrati alla protezione del dharma
(insegnamenti) o ai praticanti degli insegnamenti. Potrebbero essere
protettori mortali o furiose manifestazioni di esseri illuminati. I praticanti
di tantra generalmente propiziano e si relazionano con i guardiani
associati con il loro lignaggio.

Jalus
(Tib., ‘ja lus). Il “corpo dell’arcobaleno.” Il segno della piena
realizzazione nello Dzogchen è l’ottenimento del corpo dell’arcobaleno.
Il praticante realizzato di Dzogchen, non è più deluso dalla apparente
sostanzialità o dualismi come lo sono quelli della mente e della materia,
sciolgono l’energia degli elementi che compongono il corpo fisico nel
momento della morte. Il corpo si dissolve, lasciando solo i capelli e le
unghie, e il praticante entra coscientemente nella morte.

Karma
(Tib., las). Karma significa letteralmente “azione” ma più generalmente si
riferisce alla legge di causa ed effetto. Qualsiasi azione compiuta

168
fisicamente, verbalmente, o mentalmente, serve come un “seme” che farà
nascere il “frutto” delle sue conseguenze nel futuro quando le condizioni
sono giuste per la sua realizzazione. Le azioni positive hanno effetti
positivi, come la felicità; le azioni negative hanno effetti negativi, come
l’infelicità. Per karma non s’intende che la vita è determinata, ma che le
condizioni sono determinate dalle azioni passate.

Tracce karmiche
(Tib., bag chags). Ogni azione-fisica, verbale, o mentale- intrapresa da un
individuo, se compiuta con l’intenzione e più ancora con negletta
avversione o desiderio, lascia una traccia nel flusso mentale
dell’individuo. L’accumulazione di queste tracce karmiche serve a
condizionare ogni momento dell’esperienza di tale individuo,
positivamente o negativamente.

Kunzhi
(Tib., kun gzhi). Nel Bon, il kunzhi è la base di tutto ciò che esiste,
incluso l’individuo. Non è sinonimo di alaya vijnana dello Yogacara, che
è più simile alla kunzhi namshe (vedere più sotto). La kunzhi è l’unità
della vacuità e della chiarezza, dell’assoluta indeterminatezza aperta
all’ultima realtà dell’incessante esibizione dell’apparenza e della
consapevolezza. La kunzhi è la base o il suolo dell’essere.

Kunzhi namshe
(Tib., kun gzhi rnam shes; Skt., alaya vijnana). Il kunzhi namshe è la base
della coscienza dell’individuo. È il “ripostiglio” o il “magazzino” in cui le
tracce karmiche sono riposte, da cui il futuro, l’esperienza condizionata
emerge.

Lama
(Tib., bla ma; Skt., guru). Lama letteralmente significa “madre altissima.”
Lama ai riferisce all’insegnante spirituale, che è di importanza senza pari
per lo studente praticante. Nella tradizione Tibetana, il lama è considerato
essere più importante anche rispetto ad un Buddha, è il lama che porta gli
insegnamenti nella vita dello studente. Ad un livello superiore, il lama è
uno con la natura del Buddha. Ad un livello relativo, è un insegnante
personale.
Loka
(Tib., ‘jig rtem). Letteralmente “mondo” o “sistema mondiale.”
Comunemente usato in inglese in riferimento ai sei reami dell’esistenza
ciclica, loka di fatto si riferisce ai grandi sistemi mondiali, uno dei quali
si occupa dei sei regni. (vedere i sei regni dell’esistenza ciclica).

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Lung
(Tib., rlung, Skt., vayu). Lung è l’energia vitale del vento, generalmente
conosciuto in occidente con uno dei suoi nomi Sanskriti, prana. Lung ha
una larga gamma di significati; nel contesto di questo libro ci riferiamo
all’energia vitale da cui dipendono sia la vitalità del corpo, sia quella
della coscienza.
Ma-rigpa
(Tib., ma rig pa; Skt., avida.) Ignoranza. La mancanza della conoscenza
della verità, alla base, del kunzhi. Spesso sono descritte due categorie di
Ma-rigpa: ignoranza innata e ignoranza culturale.

Nirmanakaia
(Tib.,sprul sku; Skt., nirmanakaya). Il nirmanakaya è “l'emanazione del
corpo” del dharmakaya. Ciò si riferisce d’abitudine alla manifestazione
visibile e fisica del Buddha. Il termine significa anche la dimensione della
fisicità.

Prana (vedere lung)

Rigpa
(Tib., rig pa; Skt., vidya). Letteralmente “consapevolezza.” Negli
insegnamenti dello Dzogchen, rigpa significa consapevolezza della verità,
consapevolezza innata, la vera natura dell’individuo.

Rimpoche
(Tib., rin po che). Letteralmente “uno prezioso.” Un titolo onorifico usato
per indicare un lama incarnato.

Samaya
(Tib., longs sku; Skt., sambhogakaya). Il “ corpo di gioia” del Buddha. Il
sambhogakaya è un corpo fatto interamente di luce. Questa forma è
spesso visualizzata nelle pratiche tantriche e sutriche. Nello Dzogchen,
più spesso è visualizzata l’immagine del dharmakaya.

Samsara
(Tib., ‘khor ba). Il regno della sofferenza che emerge dalla mente occlusa,
dualistica, dove tutte le entità sono impermanenti, dov’è assenza di
esistenza inerente, e dove tutti gli esseri senzienti sono soggetti alla
sofferenza. Samsara include i sei reami dell’esistenza ciclica, ma più
diffusamente si riferisce al modo caratteristico dell’esistenza degli esseri
senzienti, che soffrono perché intrappolati nelle delusioni dell’ignoranza e

170
dualità. Il Samsara finisce quando un essere ottiene la piena liberazione
dall’ignoranza, il nirvana.

Shenla Odker
(Tib., gShen lHa’od dkar). Shenla Odker è il sambhogakaya di Shenrab
Miwoche, il Buddha che ha fondato la tradizione Bon.
Shenrab Miwoche (Tib., gShen rab mi bo che). Shernrab miwoche fu il
nimanakaya Buddha che ha fondato la tradizione Bon, tradizionalmente si
pensa sia vissuto diciassettemila anni fa. Ci sono quindici volumi di
biografia di Shenrab Miwoche nella letteratura Bon.

I sei reami dell’esistenza ciclica


(Tib., rigs drug). Comunemente ci si riferisce ai “sei regni” o “ai sei
lokas.” I sei regni si riferiscono alle sei classi di esseri; dei, semi-dei,
uomini, animali, spiriti-famelici, ed esseri infernali. Gli esseri dei sei
regni sono soggetti alla sofferenza. Sono letteralmente regni, in cui gli
esseri nascono, ma anche grandi contenitori di esperienze affettive e di
esperienze potenziali che definiscono e limitano l’esperienza anche
durante la nostra vita attuale.

Sutra
(Tib., mdo). I sutra sono testi composti da insegnamenti che arrivano
direttamente dallo storico Buddha. Gli insegnamenti dei sutra sono basati
sul sentiero della rinuncia e formano la base della vita monastica.

Tantra
(Tib., rgyiud). I Tantra sono insegnamenti del Buddha, come lo sono i
sutra, ma molti tantra furono riscoperti dagli yogi della tradizione terma. I
tantra sono basati sul sentiero della trasformazione e includono pratiche
come quelle del lavoro sull’energia del corpo, il trasferimento della
coscienza, il sogno, e lo yoga del sonno, e così via. Certe classi di tantra,
del sentiero della trasformazione non graduale, potrebbero anche
contenere insegnamenti sullo Dzogchen.

Tapihritsa
(Tib., ta pi hri tsa). Nonostante sia considerata una persona storica,
tapihritsa è iconograficamente rappresentata come un Buddha
dharmakaya, nudo e senza ornamenti, personificazione della realtà
assoluta. E’ uno dei due principali maestri nel lignaggio Dzogchen dello
Zhang Zhung Nyan Gyud.

Le tre radici velenose

171
Queste sono: l’ignoranza, l’avversione, e il desiderio, le tre afflizioni
fondamentali che perpetuano la continuità della vita nei regni della
sofferenza.

Tiglé (Tib., thig le; Skt. Bindu). Tiglé ha molteplici significati che
dipendono dal contesto. Nonostante sono tradotti d’abitudine come
“goccia” o “punto influente,” nel contesto del sonno e del sogno la tiglé si
riferisce a una sfera luminosa di luce rappresentante una qualità della
coscienza e usata come un oggetto d’attenzione nella pratica meditativa.
Tsa (vedere canale.)

Yidam
(Tib, yid dam; Skt., devata). Lo Yidam è una divinità tutelare o
meditativa che incarna un aspetto della mente illuminata. Ci sono quattro
categorie do yidams: pacifici, che aumentano, pieni di energia, e quelli
furiosi. Gli Yidams si manifestano in queste forme differenti per superare
specifiche forze negative.

Yogi
Tib., rnal’ byor pa). Un praticante maschile di yoga meditativo, come
nello yoga del sogno e del sonno.

Yogini
(Tib., rnal ‘byor ma). Un praticante femminile di yoga.

Zhang Zhung Nyan Gyud


(Tib., Zhang Zhung snyan rgyud). Lo Zhang Zhung Nyan Gyud
è uno dei più importanti cicli degli insegnamenti Dzogchen nel Bon.
Appartiene alla serie updesha degli insegnamenti.

Zhiné
(Tib., zhi gnas; Skt., samatha). “abitudine alla calma” o “tranquillità.” La
pratica dell’abitudine alla calma è usata concentrandosi su di un oggetto
esterno o interno per sviluppare la concentrazione e la stabilità mentale .
L’abitudine alla calma è una pratica fondamentale, la per lo sviluppo di
tutte le altre pratiche meditative più alte, ed è necessario sia per il sogno
che nello yoga del sonno.

Bibliografia

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TESTI TIBETANI

Ma rgyud Sangs rgyas gsum


1: Ma rgyud thugs rje nyi ma’i gnyid pa lam du khyer ba’i grel pa
2: Ma rgyud thug rje nyi ma’i rmi ba lam du khyer ba’i Hgrel pa

A- khrid thun-mtshams bcu-lnga dang cha-lag bcas

Zhang Zhung Nyan rgyud bka’ rgyud skor bzhi

LIBRI IN INGLESE

Dalai Lama. Sleeping. Dreaming, and Dying: An Exploration of


Consciousness with the Dalai Lama. Edited and narred by Francisco
Varala. Translation by B. Alan Wallace and Thupyen Jinpa. Boston:
Wisdom Pubblications, 1997.

Sarda tashi Gyaltsen. Heart drops of dharmakaya: Dzogchen practice of


the Bon tradition. Translation and commentare by Lopon Tenzin
Namdak. Ithaca: Snow Lon Pubblicatios,1993.

Namkhai Norbu Rimpoche. Dream Yoga and the Practice of Natural


Light. Edited and introduced by Michael Katz. Ithaca: Snow Lion
Pubblications, 1992.

Venerable Gyatrul impoche. Ancient Wisdom: Nyingma Teachings on


Dream yoga, Meditation, and trasformation. Root text translation by B.
Alan Wallance. Commentare traslations by Sangue khandro. Ithaca:
Snow Lion Pubblications, 1993.

ALSO BY TENZIN WANGYAL RIMPOCHE


Tenzin Wangyal Rimpoche. The Wonders of the Natural Mind. Foreword
by H.H. the Dalai Lama. Barrytown: Station Hill Press, 1993.

Tenzin Wangyal Rimpoche insegna in numerosi luoghi degli Stati Uniti,


Messico, ed Europa. Se tu volessi informazioni sui suoi e altri
insegnamenti, contatta cortesemente:

The Ligmincha Institute


P.O. Box 1892
Charlottesville, Virginia 22903 USA

173
Phone: (804) 977-6161
Fax: (804) 977-7020
Web Page: http://www.comet.net\ligmicha\
E-mail: ligmincha@aol.com

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