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La Spagyria: parte I – a cura del dott.

Marco Vittori

Cenni storici

Paracelso1, medico fisico vissuto nel XV° secolo, fu il primo ad utilizzare il termine 
Spagyria, così come ci racconta  Van Helmont2. Sappiamo che Paracelso conosceva 
a mala pena il latino e non conosceva il greco antico, infatti tutti i suoi scritti sono 
stati redatti in tedesco.
Quindi, essendo il termine Spagyria di etimologia greca è probabile che egli avesse 
ricevuto  attraverso qualche suo maestro (ne ebbe parecchi), probabilmente dall'abate 
benedettino del convento di Sponheim,  Tritemio,3  noto per la sua Steganografia e 
vari altri scritti.
A   prescindere   da   questo,   il   termine   di  Spagyria,   secondo   la   tradizione   corrente, 
sembra essere l'unione di due parole greche, spao e agheiro: la prima si traduce con 
estrarre e la seconda con riunire.
Tale   visione   prevalente,   pur   essendo   sicuramente   coerente   con   le   operazioni   di 
laboratorio   che   vengono   condotte   dagli   spagiristi,   è   scorretta   dal   punto   di   vista 
glottologico, infatti non è possibile che un'a si trasformi in una i.
Più corretta appare l'interpretazione del dottor Angelo Angelini4, il quale sostiene che 
“gyria”  abbia origine  dal  termine greco  gheros  che significa vecchio, non di  età, 
bensì di esperienza, oppure anche dono divino. Il termine moderno preso in prestito 
da Jung per tradurre la medesima è archetipo.
In pratica, spagyria vorrebbe dire estrarre l'archetipo.
In   realtà   il   dottor   Angelini,   nelle   sue   lezioni   di   Alchimia,   preferisce   parlare   di 
Alchimia   verde,   più   che   di   spagyria,   nella   parte   seconda   di   questo   scritto 
esamineremo quale sia il motivo di questa scelta.
Vediamo ora l'origine del termine Alchimia.
Un’interpretazione corrente farebbe derivare la parola da “Al” e “Chimia”, dove  al  
(in arabo) viene tradotto col termine di “Dio” e Chimia con “chimica”. Ne uscirebbe 
il   significato   di   “chimica   di   Dio”.   Un'altra   interpretazione   afferma   che   Al   sia 
1Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim detto Paracelsus o Paracelso (Einsiedeln, 14 novembre 1493 – 
Salisburgo, 24 settembre 1541) Si laureò all'Università di Ferrara, più o meno negli stessi anni in cui si laureò Copernico.
2 Jean Baptiste Van Helmont [1577­1644]
3Johannes Trithemius pseudonimo di Johann Heidenberg (Tritenheim, 1 febbraio 1462 – Würzburg, 15 dicembre 1516) 
4 Angelo Angelini (1925­1997) ingegnere chimico, fu tra i fondatori di Riza e della casa editrice Kemi (MI). 
l'articolo il, lo la in arabo, e Kemi,  uno dei nomi dell’antica Terra d’Egitto.
Kemi in geroglifico si scrive nella seguente maniera:
        

KeMI(t).

Probabilmente è questo il termine egizio che ha dato origine alla relazione tra Kemi, 
Al­Kemi, l’Alchimia.
La   principale   testimonianza   di   questa   relazione   tra   le   due   tradizioni   risiede   nei 
cosiddetti scritti ermetici, ovvero di Ermete o Ermes, il dio Thoth degli Egizi.
Il dio Thoth era una divinità assai importante rappresentando il Mercurio in tutte le 
sue espressioni e, contemporaneamente, il processo di purificazione connesso al ciclo 
di luna crescente. Tra i molti copricapi del dio possiamo osservare quello in cui le due 
corna lunari sono aperte e quello in cui formano un angolo acuto rimandando così ai 
due Mercurio della tradizione alchemica:
il Mercurio volgare  e  il Mercurio Filosofico.

Rimandiamo alla seconda parte la comprensione delle differenze dei due Mercurio.

Spagyria operativa

Stando   all'etimologia,   ma   più   che   altro   osservando   l'operatività   di   laboratorio, 


possiamo   affermare   che   lo   spagirista   “estrae”   dall'individuo   di   Natura,   pianta, 
minerale, animale che sia, la Forza vitale sua propria.
Per operare questa estrazione egli dovrà conoscere la “legge” occulta dell'individuo e 
dovrà manipolarlo  secondo i ritmi, i luoghi ove questa legge risulti più evidente e più 
fortemente.
Il discorso necessita di un esempio, presupponiamo che uno spagirista voglia lavorare 
una pianta come p.e. una betulla. 
Della   betulla   devo   conoscere   la   sua   funzione   all'interno   dell'ecologia   di 
quell'individuo   che   chiamiamo   bosco,   quindi   devo   sapere   che   essa   è   una   pianta 
colonizzatrice,   cioè   che   prepara   le   condizioni   fisico   chimiche   e   energetiche   per 
l'avvento di altre specie arboree.
Nella fattispecie la betulla colonizza terreni devastati dagli incendi, e non solo.
Quindi, sapendo come opera la betulla, so anche darle una qualità che è analoga ad un 
archetipo.
Essendo una pianta depurativa nel senso minerale e capace di “consumare” i residui 
parzialmente combusti dell'incendio, essa “armonizza” il terreno e ne riduce l'acidità. 
Tale caratteristica è rappresentato da un archetipo che noi chiamiamo, prendendo il 
nome dalla tradizione greco­latina, Afrodite o Venere.
Lo   spagirista   vuole   estrarre   questo   principio  venusino  e   quindi,   nell'esempio, 
raccoglierà la parte che interessa della betulla, nel giorno della settimana dedicato a 
questa forza, cioè di venerdì. Avrà cura di raccogliere la pianta nel periodo vitale 
esteriore   della   pianta   stessa,   quindi   nel   periodo   dell'anno   tra   i   due   Equinozi, 
primavera  e  autunno,  secondo   un periodo lunare, Luna crescente, visto che come 
disse un altro celebre alchimista,   Raimondo Lullo  5, “..non accade nulla che la  
Luna non voglia..”.
Quindi, come in una ritualità, e non in maniera casuale lo spagirista raccoglie detta 
parte della pianta. Vedremo più avanti come, anche le parti della pianta hanno una 
relazione analogica con le Forze archetipiche.
Perché tale scelta viene ad essere necessaria?
Come qualcuno può intuire, il medicamento così preparato, entrerà in risonanza con 
quella forza presente nella persona che per qualche motivo abbia “dimenticato” nel 
suo metabolismo, nel sistema nervoso, ormonale e nella sua psiche come opera quella 
forza chiamata Venere.
Una persona che soffre di reni, che risulta magari “avvelenata” dalle proprie emozioni 
o incapace di viverle. 
L'archetipo Venere presente nella preparazione spagirica “ricaricherà” il programma 
dimenticato riportando alla salute l'individuo.... Sempre che Dio lo permetta. Daremo 
spiegazione anche di questa affermazione in un altro scritto dedicato alle cause di 
malattia, secondo quello che ci disse Paracelso.

Teoria di laboratorio

Ogni buon operatore sa che è opportuna una base minima di teoria prima di iniziare a 
operare, sia perché è necessario dare un ordine pratico, sia perché ogni passaggio 
deve in qualche maniera essere analogo a quello che compie la Natura. 

5Raimondo Lullo (Palma de Mallorca, 1235 – Palma de Mallorca, 29 giugno 1315)
Abbiamo già detto delle condizioni del “cielo” ovvero dell'archetipo che io voglio 
“raccogliere” il più puro possibile...
Ma non dobbiamo dimenticare che l'operatore stesso deve essere in una condizione 
adeguata al ruolo di “creatore” di una nuova realtà di forma dell'individuo di Natura 
che egli si appresta a manipolare.
Questo significa che, come quando ci si reca in visita da un amico o dalla fidanzata, 
lo spagirista dovrà avere una condizione, specie interiore, di equilibrio e disposizione 
d'animo favorevole ad un buon incontro.
Lo   stato   interiore   dipenderà   dallo   stato   evolutivo   della   persona   e   dallo   suo   stato 
mentale ed emotivo nel momento in cui egli opera. Quindi, il risultato dipenderà dallo 
stato   di  Mag  (da   cui   mago   e   magnetismo)   dell'individuo,   cioè   da   quella 
predisposizione d'animo risultante dalla Presenza dell'individuo in termini assoluti 
dell'individuo e nel momento in cui egli opera.
Così   come   intendendo   il   cielo   coperto   dalle   nubi   come   “imbronciato”,   così   lo 
spagirista, che essendo un uomo vive le difficoltà quotidiane dell'esistenza terrena, 
terrà lontane le nubi dal proprio animo, e si dedicherà a ciò che sta facendo lasciando 
emergere la Luce del Cuore. 
Infatti   se   fosse   “annebbiato”  dai   propri   pensieri   e  dalle  proprie  pulsioni   egli   non 
lascerebbe uscire fuori la Luce  da sé stesso e, così come molte piante in assenza della 
luce   solare  si   chiudono,   così   lo   spagirista   raccoglierebbe  soltanto   “corpi”     e   non 
“anime”. Principi chimici e non la Forza Vitale dell'individuo.
Egli   avrà   cura   di   andare   a   visitare   i   luoghi   di   raccolta   ben   prima   del   tempo   di 
raccolta; (in questi tempi di “consumo” veloce è difficile da comprendere) così come 
un   rapporto   di   amicizia   e   di   affetto   tra   persone   si   costruisce   con   un   assidua 
frequentazione. In questo tempo l'Intimità giunge dopo un lungo periodo di relazione 
e di reciproco e paritario scambio.
Dai quanto ricevi, ricevi quanto dai erano gli unici due comandamenti della religione 
di Mitra6. 
Con questo spirito ed atteggiamento seguiamo le mosse di questo spagirista sul luogo 
di raccolta.
Egli ha ben idea del progetto di esecuzione, ma è anche aperto a ciò che la Natura ci 
può riservare quale dono inaspettato... nel senso che là dove raccoglierà la pianta o le 
piante prescelte e seguite come la massaia osserva la cottura della torta nel forno, 
potrebbe essere che proprio quel giorno si “mostri” e richiami l'attenzione del misto 
un fiore, un fungo o altri “prodigi” che sono riservati ai cacciatori dei “veri tesori”.

6A   torto   considerata   “brutta   copia”   del   Cristianesimo.   Il   “plagio”   contrario   storicamente   è 


ampiamente dimostrato.
Egli   si   ricorderà   che   la   pianta   va   colta   e   non   estirpata,   che   fiori   vanno   colti   in 
maniera, ove possibile, che la generazione di quell'anno non subisca un'interruzione 
che possa impedire la raccolta nell'anno successivo.
Avrà cura di lasciare dei fiori per le api, che in cambio, mostrano spesso quali fiori 
raccogliere e quali scartare.
Egli avrà cura di porre queste vite staccate dalla pianta madre nel giaciglio di una 
borsa di stoffa o di carta non chimica, meglio l'antico cesto di vimini intrecciato.
Giunto nel suo laboratorio egli porrà la giusta quantità raccolta al lavoro secondo il 
progetto precedentemente interiorizzato e pianificato.
E' inutile dire che un laboratorio in disordine denota, al di là di una facile quanto vana 
espressione di originalità, una altrettanta condizione mentale.
Da qui vediamo le possibili tecniche di preparazione e di manipolazione.

Le forme farmaceutiche

Nel nostro procedere verso la ricerca di una migliore relazione con la persona che 
voglia chiedere un aiuto di Natura, sarà opportuno soffermarsi sulle varie tipologie di 
forme e preparazioni farmaceutiche della tradizione antica.
Per tutto quanto si andrà esponendo varrà la medesima accortezza di tenere conto il 
più possibile della armonia del cielo e della terra nel preparare la forma farmaceutica, 
anche nel momento della sua somministrazione.

1) Le tisane
La preparazione delle tisane o infusi è la forma più semplice di terapia, ma non per 
questo inferiore in efficacia rispetto ad altre forme certamente più complesse. 
La   tisana,   spagiricamente   intesa,   sarà   preparata   a   partire   da   piante   raccolte   e 
seccate con i metodi che un tempo non lontanissimo rispettavano le donne anziane 
nelle comunità rurali. Volendo si possono usare anche piante fresche, specie in 
caso di malanni acuti. Le tisane preparate con piante fresche avranno temporalità 
di manifestazione “analoga” al malanno.
Se si intende conservare secca la pianta, si abbia cura di porla a seccare all’ombra 
in ambiente asciutto e aerato.
Nella preparazione è importante non “lessare” la pianta; si consiglia di portare 
l'acqua a una leggera prima bollitura dell’acqua e poi versarla sulla pianta, fresca o 
secca che sia,  posta in giusta quantità nella tisaniera.
Lasciata riposare pochi minuti, coperta con un tappo affinché gli “spiriti” della 
pianta non la abbandonino. E invero, si badi, che non si parla solo della sostanza 
chimica più volatile.

2) I decotti e pozioni
In   caso   di   radici   o   parti   seccate   piuttosto   coriacee   si   procederà   invece   alla 
preparazione di un decotto. In questo caso si porrà in acqua a freddo la parte della 
pianta, portando il tutto lentamente ad un lieve sobollire. 
Dal momento della messa a bagno al termine dell'operazione passano circa una 
decina, ventina di minuti. 
Tale metodo permette di estrarre una parte dei sali solubili e anche una parte dei 
principi attivi che, idrolizzandosi, vanno in soluzione. Dal punto di vista simbolico 
7
potremmo dire, come suggerisce il dott. Angelini, che il Sal  della pianta si unisce 
al  Mercur, ovvero agli amidi che si degradano, e al  Solfo, i principi attivi che 
passano in soluzione.
Il decotto quindi sarà più vicino alla “completezza” originale della pianta, che non 
una semplice tisana. 
Gli   egizi,   poi,   per   i   decotti   usavano   l’acqua,   ma   anche   la   birra,   che   del   resto 
usavano molto spesso come solvente in alternativa al vino.
Gli egizi, poi, usavano spesso quelle che noi chiamiamo pozioni composte di una 
parte  medicamentosa,   di   un   veicolo,  con  funzione  unica  di  “solvente”  e  di  un 
edulcorante, quasi sempre miele, che ha solo la funzione di mascherare l’eventuale 
gusto   sgradevole   delle   sostanze   medicamentose.   Tali   preparazioni   avvenivano 
ponendo a freddo determinate sostanze, quasi sempre ridotte in polvere, per breve 
tempo in un veicolo liquido; di poi, il tutto filtrato, veniva assunto per via interna. 
Questi vengono anche chiamati macerati a freddo.

3) Gli enoliti
Gli enoliti partono dalla infusione di piante, o parti di esse, o di minerali in vino. 
Normalmente   non   si   compie   l’operazione   che   la   spagyria   richiede,   cioè   la 
filtrazione e la calcinazione della parte solida della pianta.
A parte questo, normalmente, si utilizza un buon vino dove si pone l’individuo in 
infusione  a freddo per uno o più cicli lunari.
Poi viene messo a riposo al buio per un certo periodo a riposare.
L’efficacia   di   tali   preparazioni   era   conosciuta   ampiamente,   ed   è   tale   per   il 
contenuto   del   vino   stesso   che   consta   di:   acqua,   alcool,   glicerina,   vitamine, 
zuccheri, sali minerali, proteine, polifenoli e sostanze aromatiche che partecipano 
per estrarre efficacemente tutte le sostanze di quanto messo in esso, che possono 

7 Ci occuperemo nella seconda parte degli aspetti filosofiche delle operazioni spagyriche.
interessare alla terapia. L’efficacia di tale operazione rende così subito disponibile 
all’organismo della persona che a cucchiai o a bicchierini assume un tale enolito.
Ricordiamo   che   il   vino   possiede   diverse   caratteristiche   terapeuticamente 
interessanti.   Risulta   un   buon   diuretico   ed   eupeptico.   L’alcool   per   sua   natura 
stimola   l’apparato   boccale   a   secernere   ptialina,   enzima   salivare,   capace   di 
demolire le lunghe catene degli amidi in quelle più corte ed assimilabili degli 
zuccheri.   Inoltre,   permette   l’emulsione   dei   grassi   di   origine   animale,   poiché 
stimola   la   produzione   dei   succhi   pancreatici,   come   i   formaggi,   al   punto   che   i 
francesi pur essendo grossi consumatori di formaggi e di vino rosso   soffrono 
notevolmente   di   meno   di   disturbi   legati   alle   dislipidemie   di   altri   popoli   più 
“parchi”.
Gli   acidi   contenuti   nei   vini   favoriscono   l’aumento   del  Ph  del   bolo   alimentare 
diminuendo così i tempi di permanenza nello stomaco, stimolando la secrezione di 
pepsina e acido cloridrico, preposti alla demolizione delle catene peptidiche delle 
proteine.
Una giusta quantità di vino, poi, giova alla tristezza e alla malinconia dei malati 
(anche ai sani!), perchè dona allegrezza e fortifica.
Se poi al malato verrà dato un vino, che contenga i principi vitali e biochimici 
della pianta o del minerale medesimi, i risultati saranno eccellenti. 
A testimonianza di ciò portiamo che persino presso gli arabi, pur essendo loro 
interdetto qualsiasi alcolico, nel tredicesimo secolo, un medico, tale Ibn­al Awam8, 
consigliava l’assunzione di vini medicamentosi.

I R
P vini medicamentosi in geroglifico

4) Macerati in alcool
Per alcool, intendiamo qui, quello proveniente da qualsiasi distillato di frutta o di 
idromele.
Non entriamo nello specifico della distillazione attraverso le varie metodologie, 
partiamo semplicemente dal prodotto finale della distillazione.
Ci   si   comporterà   come   nel   caso   degli   enoliti   con   le   medesime   premesse   e 
operatività già portate all’attenzione.
La  differenza  sostanziale  esiste nella gradazione dell’alcool  dello spirito; tanto 
questo   sarà   di   gradazione   elevata   tanto   più   sarà   capace   di   estrarre   i   principi 

8Abū Zakariyā Yaḥyā ibn Muḥammad, detto Ibn al­Awwām (secolo XII) (sesto secolo dell'Egira)
analoghi o simili presenti nella pianta.
Di fatto la macerazione in alcool ad alta gradazione, che sia grappa o distillato di 
vino è un metodo più recente della tradizione antica egizia.

5) Elixir
La differenza rispetto al macerato in alcool, del punto precedente, sta nel fatto che 
invece di porre la pianta in infusione in alcool “qualsiasi”, questa sarà messa nel 
cosidetto alcool “autoctono”.
In pratica la pianta, fresca e spontanea, viene fatta fermentare, attraverso metodi e 
modi diversi da preparatore a preparatore. Il “vino” di pianta viene rettificato e 
distillato, viene aggiunto il sale derivante dalla pianta fermentata e calcinata. Poi 
si procede come un normale macerato.
Attraverso   la   fermentazione   vengono   “spiritualizzate”   molte   delle   sostanze 
presenti   nella   pianta,   oltre   ovviamente   agli   amidi   e   agli   zuccheri.   Tale 
spiritualizzazione consente di operare, una volta somministrata alla persona che ne 
avesse necessità, anche a livello “sottile”, per analogia.

6) Fermentati
In   questo   caso,   dopo   avere   fatto   fermentare   la   pianta   e   aggiunto   il   sale   dalla 
calcinazione, potrà essere somministrato così come un vino curativo. Va precisato 
che solitamente il basso grado alcolico ottenuto da queste fermentazioni costringe 
ad   aggiungere   alcool   alloctono,   per   evitare   fenomeni   di   putrefazione   o 
acetificazione, soprattutto se non si prevede di consumo in breve tempo.

7) Aceto balsamico
Oggi relegati ad un uso esclusivamente culinario, un tempo erano molto usati, sia 
per uso esterno, per frizionare la pelle, sia per uso interno, quando necessitasse 
anche   un’acidificazione   dell’organismo   della   persona   malata.   Le   modalità   di 
preparazione  sono  di porre le  piante in un vaso o altro contenitore contenente 
aceto. Man mano che con il tempo l’aceto balsamico si consuma si continua ad 
aggiungere. Eventualmente vi si aggiunge altra pianta fresca.

8) Le quintessenze spagiriche
La   Quintessenza   Spagirica   si   ottiene   canonicamente   attraverso   complicati  
passaggi   che   prevedono   la   divisione   della   pianta   in   tre   parti   e   un   seguito  
complesso di purificazioni con grande scarto di materiale e di tempo.
Nella norma si prevedono tre passaggi:
1 estrazione dell’olio essenziale
2 preparazione dello spirito
3 dinamizzazione con i sali

Il primo passaggio prevede l’estrazione degli oli essenziali che può avvenire in 
corrente di vapore o per spremitura a freddo. Il metodo per spremitura è molto 
semplice da capire, basta strizzare la buccia di un agrume per vedere uscire  
l’olio   suddetto.   Il   metodo   in   “corrente   di   vapore”   prevede   invece   una  
strumentazione   un   poco   più   complessa.   Bisogna   prendere   un  contenitore  
grande in cui mettere dell’acqua fresca di fonte fino ad una certa altezza (circa 
un terzo). Con una rete d’acciaio inossidabile si distanzia la pianta prescelta  
dall’acqua e dal fondo del contenitore. Si procede chiudendo in alto con un  
collo che possa collegarsi ad un separatore. Sopra al separatore vanno messi i 
refrigeranti per la ricaduta dell’acqua e (soprattutto) degli oli essenziali che si 
accumuleranno nel separatore. Gli oli essenziali rappresentano la parte  Solfo 
della pianta. Nell’uomo è l’anima o centro emotivo. È la parte aromatica della 
pianta, contiene il profumo e il colore come qualità individuali. Questi oli  
essenziali però non sono “puri” perché l’anima è governata dallo spirito ma  
attratta   dal   corpo   e,   di   questo   corpo   e   delle   sue   “nefandezze”   ha   ancora  
memoria. Così l’olio essenziale ottenuto deve essere più volte ridistillato con 
acqua di fonte al fine di lasciare lentamente nelle varie volatilizzazioni le parti 
più terrestri nell’acqua suddetta.
Il secondo passaggio può avvenire su quello che resta nel contenitore grazie al 
fatto che l’anima è tratta in salvo e purificata secondo il modo suo. Il residuo 
della pianta deve ora essere messo in fermentazione anaerobica per ottenere lo 
spirito che può produrre. Gli amidi si trasformano gradualmente in zuccheri di 
vario tipo e poi in alcool. Si ottiene così un fermentato come lo sono il vino, la 
birra, il fermentato di mele, di susine, ecc., dal quale si può ottenere lo spirito 
per distillazione a temperatura controllata. La chimica moderna ci dice che  
l’alcool è sempre uguale, ma nonostante la struttura chimica confermi questa 
ipotesi per lo spagirista attento ogni Anima necessita il suo Spirito. L’alcool  
presente nella Quintessenza non è tossico come quello ottenuto con i metodi  
tradizionali e non è mera diluizione dell’olio essenziale o peggio “veicolo” ma 
piuttosto ha un suo portato individuale mediato dalla purezza del suo stato.
Il  terzo  passaggio   prevede   il   recupero   dei   residui   della   pianta   dopo   la  
fermentazione per porli in coppella e procedere alla calcinazione. Si riduce così 
la pianta in cenere che, procedendo con il calore, produce un sale solubile  
(carbonato di potassio) e un residuo insolubile. Dopo aver sciolto la cenere  
ottenuta   in   molta   acqua   distillata     si   procede   all’evaporazione   fino   alla  
cristallizzazione  dei  sali.  Anche questa operazione (calcinazione e liscivia)  
vanno ripetute più volte, fino ad ottenere un Sale bianchissimo. Finalmente  
siamo pronti per procedere alla ricongiunzione e dinamizzazione spagirica che 
può avvenire in vari modi. In generale si usa un “circolatore” come cucurbita e 
capitello cieco. Si pongono nella cucurbita l’olio essenziale  (Solfo)  l’alcool  
(Mercur)  e   il  Sale  e   dopo   aver   posto   il   capitello   chiuso   ermeticamente   si  
riscalda   leggermente.   I   vapori   si   levano   lentamente   dalla  cucurbita,   si  
espandono nel capitello o elmo cieco per condensare in una contrazione quando 
incontrano  le   pareti   del   capitello.   Il   vapore   ridiviene   liquido   e   ridiscende  
lungo le pareti o  da   un   gocciolatore   raccolta   da   una   gronda.   Questa  
circolazione, come anche  altre,   partecipa   fortemente   nella   esaltazione  
delle proprietà biofisiche e biochimiche del  rimedio.

9) Le acque salate
Il sale è analogico al Sole, infatti il primo preserva dalla corruzione del corpo, il 
secondo conserva la vita stimolandola.
Il sale è il fulcro delle strutture cristalline chimiche e biochimiche, il Sole è il 
fulcro della vivificazione, senza entrambi la vita non potrebbe esistere.
Il   sale   può   avere   tre   manifestazioni:   una  fissa,   una  volatile  e   una  essenziale. 
Altrettanto il sole che esercita una “forza volatile” come l’irraggiamento e una 
“forza fissa” che è rappresentata dalla gravità, la quale come dice il nome, è greve, 
sinonimo anche di pesante, denso. L’essenzialità del Sole ci è donata dalla luce 
Lunare come l’essenzialità del sale è dato dalla digestione e dalla cozione a caldo.

­I modi di preparazione di un sale
Vi sono molte maniere di estrarre un sale, la scelta determinerà le caratteristiche 
del risultato.
Oltre alla maniera consueta di estrarre il sale tramite la calcinazione, che priva 
però della possibilità di estrarre i delicati sali organici, vero  Solfo  del  Sale  della 
pianta e che, invece, estrae il Sale del Sale, esiste un altro metodo. Questo consiste 
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nel coobare  e distillare continuamente dell’alcool distillato della pianta. Alla fine 
un sale simile a zucchero di colore bianco giacerà sul fondo. Disciolto in acqua, 
filtrato e ricristallizzato. Questo è il Mercurio filosofico del Sale.

9 Coobare dal latino cohobare dtermine di origine araba Kohbe­ In chimica indica la distillazione ripetuta più volte 
sulla stessa sostanza di un liquido.
Infine l’aspetto sulfureo del Sale procede col ridurre in poltiglia piante di “natura  
calda”  in   un   mortaio.   Scolare,  filtrare e chiarificare il  liquido, portare a lenta 
ebollizione e schiumare tutto ciò che risultasse non essere della consistenza del 
miele. Alla fine si porrà al freddo a cristallizzare.
Tali rimedi possiedono diverse capacità: il primo metodo porta nutrimento alle 
parti più dense dell’organismo umano, il secondo al mesenchima e il parenchima. 
Infine i sali estratti col terzo metodo stimolano il piano secretorio ormonale.
In effetti il primo e il secondo sono divisi, ma il terzo li coniuga tutti.
10) Oleoliti
La preparazione degli oleoliti prevede la messa in infusione della pianta in olio. 
L’olio più utilizzato è quello di ricino , che già di per sé offre delle caratteristiche 
curative, quali: essere antisettico, disinfettante, antimicotico e calmante nel caso di 
dermatiti.
Il ricino, risulta anche dagli Egizi tra gli oli il più utilizzato per la sua stabilità. Per 
le   preparazioni   degli   oleoliti   si   seguono   le   medesime   modalità   previste   per   i 
macerati in alcool.
La   differenza   rispetto   alle   preparazioni   in   alcool   è   nella   attenzione   che   si   ha 
nell’evitare di porre la pianta umida di rugiada, per evitare formazioni di muffe e/o 
l’imputridimento   del   preparato.   Per   questo   motivo   si   preferisce   raccogliere   la 
pianta o nella seconda ora dell’archetipo che ci interessa, p.e. sabato non all’alba, 
ma nel primo pomeriggio. Un’altra soluzione, che si può adottare con piante che 
mantengano   a  lungo   la  vitalità,  una  volta  colte, è  quella  di  lasciarle  asciugare 
qualche ora in ambiente fresco e ventilato, non toccato dai raggi diretti del sole.
Se analizzassimo il contenuto di sostanze vegetali, conosciute come principi attivi, 
in   un   oleolito,   troveremmo   che   esse   sono   certamente   trascurabili   rispetto   agli 
oggettivi effetti del medesimo nell’uso terapeutico.
La giustificazione a tale efficacia è dovuta alla capacità dell’olio di portare in sé 
dei principi “sottili” (Arcana). Tali principi (potenzialità) vengono poi “trasmessi” 
attraverso la cute a tutto l’organismo.
Nella   preparazione   dell’oleolito   è   importante   l'esposizione   ai   raggi   del   Sole 
nell'intera giornata, dall'alba al tramonto. Questa operazione permette di fondere i 
magnetismi   della   pianta   con   quello   dell’olio   stesso.   magnetismi   i   quali, 
naturalmente si aggiunge quello proprio del Sole estivo.
L’operazione di esposizione si effettua per uno o più cicli lunari. 
Alla fine si filtra, si strizza la pianta per recuperare, il più possibile, l’olio adeso. 
Poi si calcina il residuo strizzato fino ad ottenere una cenere candida che a caldo 
viene aggiunta all’olio filtrato. Questo composto va più volte agitato, una volta 
posto   al   buio   per   un   periodo   sufficiente   alla   unificazione   e   alla   purificazione 
dell’individuo olio­pianta, circa qualche mese.

     10) Enflourage
Si tratta di un metodo un tempo ampiamente usato presso la cultura contadina che 
prevedeva, anziché l’uso dei grassi di origine vegetale, quello dei grassi animali 
come la sugna di verro e grasso dei reni di toro o del cavallo. Questa tecnica è 
stata   utilizzato   per   estrarre   profumi   molto     delicati   come   la   rosa   bulgara   o   il 
gelsomino,   oppure   per   preparare   unguenti   contenenti   piante   aromatiche   che 
venivano spalmate sul petto o sopra le narici, sia per curare patologie infettive, sia 
per proteggersi efficacemente da possibili contagi.
Il metodo, conosciuto già dagli egizi, consiste nella fusione e nella depurazione 
del   grasso     dal   sangue   e   dalle   altre   impurità.   Il   grasso   veniva   purificato   con 
l’allume di rocca tramite una robusta ebollizione che durava una quindicina di 
minuti. Le quantità di allume usata era di circa il 15% per cento. Questo veniva 
mescolato in una soluzione formato dal 70% di grasso di verro e dal rimanente di 
grasso estratto dalle reni di toro.
Attraverso una lunga e difficile operazione, consistente nell'asportare la schiuma. 
A quello che rimane (che è già un grasso con una buona purezza), vi si aggiungerà 
al grasso medesimo, una volta rifuso, dell’acqua di fiori d’arancio e di rosa, nella 
quantità di circa il 3% ciascuno.
Si schiuma nuovamente, e una volta rifuso il grasso così trattato, vi si aggiungerà 
del  benzoino in quantità di circa lo 0,3% .
Il   grasso   così   ottenuto   di   nuovo   raffreddato   veniva     conservato   in   contenitori 
chiusi.
Con esso così preparato si potrà allora procedere all’enflourage vero e proprio che 
consiste nel versare il grasso in contenitori dal fondo di vetro con un telaio in 
legno, come cornice, alto meno di 10 centimetri. 
Si fonde il grasso,  per balneum o altra fonte non diretta di calore, e si aggiunge 
una certa quantità di fiori che vengono lasciati così per circa quarantotto ore per 
permettere l’assorbimento nel grasso delle sostanze odorose.
La miscela così ottenuta viene sciolta in alcool per tre volte, con parti di questo a 
scalare (tre  parti  la  prima volta, due la seconda e una la terza), allo scopo di 
portare   in   soluzione   le   sostanze   eteree   (che   sono   oli)   dei   fiori.   Tutto   questo 
avviene in presenza di un debole calore.
Gli estratti alcolici così lavorati vengono riuniti e raffreddati per fare precipitare le 
parti insolubili (le cere e le resine più grossolane). Infine si filtra e si distilla sotto 
vuoto, a bassa temperatura, e così si ottengono i profumi.
Questo metodo, oggi abbandonato, sicuramente laborioso e lungo, permetteva di 
ottenere una resa impensabile con il metodo a corrente di vapore, sicuramente più 
veloce   ed   economico,   specie   perché  trovare,  oggi,  il   grasso   di   verro  e  di   toro 
risulta un’impresa assai ardua.
Naturalmente   comprendiamo   come   un’estrazione   con   un   solvente   chimico   di 
sintesi “sbaraglia” in termini di convenienza per costi e per tempo impiegato, ma 
sicuramente non potrà mai “infondere” quegli aspetti magnetici ormai perduti e 
sacrificati sull’altare del profitto.  

12) Saponi molli e saponi duri 
Come   ci   riferisce   il   dott.   Angelini,   non   troviamo   riferimenti   espliciti   sulla 
esistenza dei saponi presso gli egizi. In realtà dal papiro di  Ebers  si  parla del 
trattamento di olio con carbonati sodici (natron), a caldo. Tali sali con presenza di 
anche alluminati si potevano trovare in laghi salati situati nei deserti nordafricani.
In  realtà  gli  egizi   utilizzavano  anche i sali  provenienti dalla calcinazione delle 
piante, si sa notoriamente sono prevalentemente composti da carbonato di potassio 
e elementi in tracce, definiti oligoelementi.
L’utilizzo   dell’una   o   dell’altra   pianta   portano   a   definire   in   maniera   miratale 
proprietà terapeutiche dei saponi stessi.
Inoltre in questi saponi venivano aggiunti sostanze come miele, estratti d'erbe e 
acque   distillate,   sostanze   che   potenziavano   ulteriormente   le   peculiarità 
terapeutiche di questi.
L’uso era prevalentemente a livello cutaneo, anche se vi sono riferimenti ad un uso 
orale.
L’utilizzo dei saponi veniva ad appoggiare i medicamenti somministrati per bocca,
essi potevano venire applicati o lungo i meridiani che si decideva di utilizzare e/o 
in corrispondenza dell’organo malato.
Come grassi venivano usati, oltre a quelli vegetali, anche grassi di origine animale 
quale quello del toro, del verro, dell'oca e di altri animali.
La distinzione tra saponi molli e duri è ampiamente descritta anche da Plinio nel 
suo Naturalis Historia.
Le liscivie possono essere carbonatiche o caustiche. Queste ultime si ottengono 
trattando i carbonati di sodio o potassio con calce in soluzione liquida secondo 
ben determinate proporzioni.
Il   carbonato   di   potassio   si   può  ottenere  sia   dalla  calcinazione   vegetale  sia   dal 
sudiciume della lana dei montoni e, come già detto, dalle acque ipersaline dei 
laghi salati.
Con questo sistema si possono avere dei sali provenienti dai tre regni: vegetale, 
animale e minerale.
Questa ulteriore connotazione viene a specializzare ulteriormente la peculiarità 
archetipale del preparato.
Nella preparazione dei saponi molli che avviene con l’uso della potassa, senza 
entrare   nella   particolare   operatività   che   viene   ampiamente   descritta   dal  dott. 
Angelini  sul   numero  52  della   rivista  Kemi­Hathor,   la   massa   ottenuta 
chimicamente   non   separata   è   da   considerarsi   come   una   classica   miscela   da 
impasto. Viceversa i saponi duri sono preparati a partire dalla soda. Le differenze 
sono che il sapone potassico è molto più solubile di quello sodico: le proprietà del 
primo risultano molto più “dolci” di quello a base di soda.
La preparazione dei saponi prevede tre fasi: la prima è quella della miscelazione 
degli alcali con le sostanze grasse; la seconda è la chiarificazione o la saturazione 
completa delle materie grasse a mezzo degli alcali in presenza di eccesso d’acqua; 
infine, nella terza fase, avremo l’eliminazione dell’acqua in eccesso attraverso la 
cottura,   che,   tra   l’altro,   permette   di   ottenere   la   giusta   consistenza   del   sapone 
stesso.

13) Pomate ed empiastri
Pomate  e   empiastri   costituiscono  un altro capitolo  della  medicina tradizionale, 
purtroppo   abbandonati   nella   loro   preparazione   tradizionale,   a   favore   di   più 
remunerative preparazioni della chimica farmaceutica.
L’efficacia di detti preparati dipende ovviamente dalla qualità, non solo in senso 
della purezza dei costituenti, ma soprattutto dalla loro vitalità. Gli empiastri sono 
parte della tradizione più antica delle preparazioni medicamentose. Le operazioni 
lunghe,   difficoltose   e   “sporche”   che   uno   spagirista   deve   compiere   vengono 
ripagate dall’efficacia delle medesime che nulla hanno in comune con i moderni 
cocktails chimici in quanto a potere curativo. 
Pomate e empiastri consistono nella mescolanza con oli vegetali o grassi animali 
di sostanze in polvere sia vegetale sia di origine minerale.
Per le preparazioni rimandiamo a quanto detto per la preparazione degli oleoliti, 
dei saponi e nel paragrafo dedicato all’enflourage.
Due peculiari operazioni di laboratorio: calcinazione e dinamizzazione.

1) Col termine di calcinazione, intendiamo la riduzione in cenere bianca ottenuta 
con fuoco diretto sulla materia residua di lavorazione delle operazioni spagirica 
o l'incenerimento di corpi semplicemente privati dell'umidità.
Nella cenere che dovrebbe essere candida rinveniamo quelle sostanze che sia 
sono lo scheletro ,sia sono gli elementi catalizzatori delle reazioni chimiche 
organiche   proprie   dell'individuo   di   Natura   nel   suo   crescere   e   riprodursi,   e 
interagire con l'ambiente.                  
Questa   cenere   può   essere   aggiunta   tal   quale   nel   prodotto   delle   precedenti  
manipolazioni oppure, lisciviato, cioè estratta la parte solubile, viene aggiunta 
alla preparazione secondo varie possibilità offerta dall'Arte.

2) Dinamizzazione: come i nostri contadini tramandavano prima dell'avvento della 
chimica nell'agricoltura, la migliore acqua che può giungere alla pianta è quella 
di pioggia. Essa proprio perché viene dal cielo, porta con sé frequenze di alto 
livello, quelle che un tempo unicamente vibravano in Cielo.. Lo spagirista, che 
copia la Natura, pone le parti separate dell'individuo di Natura in un recipiente 
fatto   circa   come   dai   vari   disegni   e   fotografie   che   riporto   alla   fine   di 
quest'articolo,   e   sfruttando   l'evaporazione   e   la   condensazione   imita   il   ciclo 
dell'acqua. 

Fig.1 aggiunta del calcinato alla preparazione di una tintura di iperico
     

 
Fig.2 ­Circolazione di una tintura di iperico sui suoi sali, la parte sotto è chiamata 
cucurbita quella sopra elmo cieco
 Fig. 3 ­ Distillazione in balneum o bagnomaria con testa di moro

Bibliografia essenziale

Il Serto di Iside Manuale di erboristeria alchemica vol.I&II   dott.A.Angelini ed. Kemi (MI) 1978
Il volo dei Sette Ibis  Angelo Gentili   ed. Kemi (MI) 1980
Alchimia verde.La preparazione alchemica delle sostanze vegetali  Junius Manfred ed.Mediterranee (MI) '05
Articoli vari sulla Spagyria  Rivista Kemi­Hathor anni 1982­1997
Corso di Alchimia anno III dott.A.Angelini ed. Kemi (MI) 1997
Spagyria applicata­ Teoria e pratica della medicina spagyrica      S.Stefani & alii Ed T.Nuove (MI) 2008