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La Spagyria: parte I – a cura del dott.Marco Vittori

Cenni storici

Paracelso 1 , medico fisico vissuto nel XV° secolo, fu il primo ad utilizzare il termine Spagyria, così come ci racconta Van Helmont 2 . Sappiamo che Paracelso conosceva a mala pena il latino e non conosceva il greco antico, infatti tutti i suoi scritti sono stati redatti in tedesco. Quindi, essendo il termine Spagyria di etimologia greca è probabile che egli avesse ricevuto attraverso qualche suo maestro (ne ebbe parecchi), probabilmente dall'abate benedettino del convento di Sponheim, Tritemio, 3 noto per la sua Steganografia e vari altri scritti. A prescindere da questo, il termine di Spagyria, secondo la tradizione corrente, sembra essere l'unione di due parole greche, spao e agheiro: la prima si traduce con estrarre e la seconda con riunire. Tale visione prevalente, pur essendo sicuramente coerente con le operazioni di laboratorio che vengono condotte dagli spagiristi, è scorretta dal punto di vista glottologico, infatti non è possibile che un'a si trasformi in una i. Più corretta appare l'interpretazione del dottor Angelo Angelini 4 , il quale sostiene che “gyria” abbia origine dal termine greco gheros che significa vecchio, non di età, bensì di esperienza, oppure anche dono divino. Il termine moderno preso in prestito da Jung per tradurre la medesima è archetipo. In pratica, spagyria vorrebbe dire estrarre l'archetipo. In realtà il dottor Angelini, nelle sue lezioni di Alchimia, preferisce parlare di Alchimia verde, più che di spagyria, nella parte seconda di questo scritto esamineremo quale sia il motivo di questa scelta. Vediamo ora l'origine del termine Alchimia. Un’interpretazione corrente farebbe derivare la parola da “Al” e “Chimia”, dove al (in arabo) viene tradotto col termine di “Dio” e Chimia con “chimica”. Ne uscirebbe il significato di “chimica di Dio”. Un'altra interpretazione afferma che Al sia

1Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim detto Paracelsus o Paracelso (Einsiedeln, 14 novembre 1493 –

Salisburgo, 24 settembre 1541) Si laureò all'Università di Ferrara, più o meno negli stessi anni in cui si laureò Copernico.

  • 2 Jean Baptiste Van Helmont [1577­1644]

3Johannes Trithemius pseudonimo di Johann Heidenberg (Tritenheim, 1 febbraio 1462 – Würzburg, 15 dicembre 1516)

l'articolo il, lo la in arabo, e Kemi, uno dei nomi dell’antica Terra d’Egitto. Kemi in geroglifico si scrive nella seguente maniera:

l'articolo il , lo la in arabo, e Kemi, uno dei nomi dell’antica Terra d’Egitto. Kemi

KeMI(t).

Probabilmente è questo il termine egizio che ha dato origine alla relazione tra Kemi, Al­Kemi, l’Alchimia. La principale testimonianza di questa relazione tra le due tradizioni risiede nei cosiddetti scritti ermetici, ovvero di Ermete o Ermes, il dio Thoth degli Egizi. Il dio Thoth era una divinità assai importante rappresentando il Mercurio in tutte le

sue espressioni e, contemporaneamente, il processo di purificazione connesso al ciclo di luna crescente. Tra i molti copricapi del dio possiamo osservare quello in cui le due corna lunari sono aperte e quello in cui formano un angolo acuto rimandando così ai due Mercurio della tradizione alchemica:

il Mercurio volgare

l'articolo il , lo la in arabo, e Kemi, uno dei nomi dell’antica Terra d’Egitto. Kemi

e

il Mercurio Filosofico.

l'articolo il , lo la in arabo, e Kemi, uno dei nomi dell’antica Terra d’Egitto. Kemi

Rimandiamo alla seconda parte la comprensione delle differenze dei due Mercurio.

Spagyria operativa

Stando all'etimologia, ma più che altro osservando l'operatività di laboratorio, possiamo affermare che lo spagirista “estrae” dall'individuo di Natura, pianta, minerale, animale che sia, la Forza vitale sua propria. Per operare questa estrazione egli dovrà conoscere la “legge” occulta dell'individuo e dovrà manipolarlo secondo i ritmi, i luoghi ove questa legge risulti più evidente e più fortemente. Il discorso necessita di un esempio, presupponiamo che uno spagirista voglia lavorare una pianta come p.e. una betulla. Della betulla devo conoscere la sua funzione all'interno dell'ecologia di quell'individuo che chiamiamo bosco, quindi devo sapere che essa è una pianta colonizzatrice, cioè che prepara le condizioni fisico chimiche e energetiche per l'avvento di altre specie arboree. Nella fattispecie la betulla colonizza terreni devastati dagli incendi, e non solo.

Quindi, sapendo come opera la betulla, so anche darle una qualità che è analoga ad un archetipo. Essendo una pianta depurativa nel senso minerale e capace di “consumare” i residui parzialmente combusti dell'incendio, essa “armonizza” il terreno e ne riduce l'acidità. Tale caratteristica è rappresentato da un archetipo che noi chiamiamo, prendendo il nome dalla tradizione greco­latina, Afrodite o Venere. Lo spagirista vuole estrarre questo principio venusino e quindi, nell'esempio, raccoglierà la parte che interessa della betulla, nel giorno della settimana dedicato a questa forza, cioè di venerdì. Avrà cura di raccogliere la pianta nel periodo vitale esteriore della pianta stessa, quindi nel periodo dell'anno tra i due Equinozi, primavera e autunno, secondo un periodo lunare, Luna crescente, visto che come

disse un altro celebre alchimista, Raimondo Lullo 5 ,

..non

accade nulla che la

Luna non voglia ..”. Quindi, come in una ritualità, e non in maniera casuale lo spagirista raccoglie detta parte della pianta. Vedremo più avanti come, anche le parti della pianta hanno una relazione analogica con le Forze archetipiche. Perché tale scelta viene ad essere necessaria? Come qualcuno può intuire, il medicamento così preparato, entrerà in risonanza con quella forza presente nella persona che per qualche motivo abbia “dimenticato” nel suo metabolismo, nel sistema nervoso, ormonale e nella sua psiche come opera quella forza chiamata Venere. Una persona che soffre di reni, che risulta magari “avvelenata” dalle proprie emozioni o incapace di viverle. L'archetipo Venere presente nella preparazione spagirica “ricaricherà” il programma

dimenticato riportando alla salute l'individuo

Sempre che Dio lo permetta. Daremo

.... spiegazione anche di questa affermazione in un altro scritto dedicato alle cause di

malattia, secondo quello che ci disse Paracelso.

Teoria di laboratorio

Ogni buon operatore sa che è opportuna una base minima di teoria prima di iniziare a operare, sia perché è necessario dare un ordine pratico, sia perché ogni passaggio deve in qualche maniera essere analogo a quello che compie la Natura.

5Raimondo Lullo (Palma de Mallorca, 1235 – Palma de Mallorca, 29 giugno 1315)

Abbiamo già detto delle condizioni del “cielo” ovvero dell'archetipo che io voglio “raccogliere” il più puro possibile ... Ma non dobbiamo dimenticare che l'operatore stesso deve essere in una condizione adeguata al ruolo di “creatore” di una nuova realtà di forma dell'individuo di Natura che egli si appresta a manipolare. Questo significa che, come quando ci si reca in visita da un amico o dalla fidanzata, lo spagirista dovrà avere una condizione, specie interiore, di equilibrio e disposizione d'animo favorevole ad un buon incontro. Lo stato interiore dipenderà dallo stato evolutivo della persona e dallo suo stato mentale ed emotivo nel momento in cui egli opera. Quindi, il risultato dipenderà dallo

stato di Mag (da cui mago e magnetismo) dell'individuo, cioè da quella predisposizione d'animo risultante dalla Presenza dell'individuo in termini assoluti dell'individuo e nel momento in cui egli opera. Così come intendendo il cielo coperto dalle nubi come “imbronciato”, così lo spagirista, che essendo un uomo vive le difficoltà quotidiane dell'esistenza terrena, terrà lontane le nubi dal proprio animo, e si dedicherà a ciò che sta facendo lasciando emergere la Luce del Cuore. Infatti se fosse “annebbiato” dai propri pensieri e dalle proprie pulsioni egli non lascerebbe uscire fuori la Luce da sé stesso e, così come molte piante in assenza della luce solare si chiudono, così lo spagirista raccoglierebbe soltanto “corpi” e non “anime”. Principi chimici e non la Forza Vitale dell'individuo. Egli avrà cura di andare a visitare i luoghi di raccolta ben prima del tempo di raccolta; (in questi tempi di “consumo” veloce è difficile da comprendere) così come un rapporto di amicizia e di affetto tra persone si costruisce con un assidua frequentazione. In questo tempo l'Intimità giunge dopo un lungo periodo di relazione e di reciproco e paritario scambio. Dai quanto ricevi, ricevi quanto dai erano gli unici due comandamenti della religione

  • di Mitra 6 .

Con questo spirito ed atteggiamento seguiamo le mosse di questo spagirista sul luogo

  • di raccolta.

Egli ha ben idea del progetto di esecuzione, ma è anche aperto a ciò che la Natura ci

può riservare quale dono inaspettato

nel senso che là dove raccoglierà la pianta o le

... piante prescelte e seguite come la massaia osserva la cottura della torta nel forno, potrebbe essere che proprio quel giorno si “mostri” e richiami l'attenzione del misto un fiore, un fungo o altri “prodigi” che sono riservati ai cacciatori dei “veri tesori”.

6A torto considerata “brutta copia” del Cristianesimo. Il “plagio” contrario storicamente è ampiamente dimostrato.

Egli si ricorderà che la pianta va colta e non estirpata, che fiori vanno colti in maniera, ove possibile, che la generazione di quell'anno non subisca un'interruzione che possa impedire la raccolta nell'anno successivo. Avrà cura di lasciare dei fiori per le api, che in cambio, mostrano spesso quali fiori raccogliere e quali scartare. Egli avrà cura di porre queste vite staccate dalla pianta madre nel giaciglio di una borsa di stoffa o di carta non chimica, meglio l'antico cesto di vimini intrecciato. Giunto nel suo laboratorio egli porrà la giusta quantità raccolta al lavoro secondo il progetto precedentemente interiorizzato e pianificato. E' inutile dire che un laboratorio in disordine denota, al di là di una facile quanto vana espressione di originalità, una altrettanta condizione mentale. Da qui vediamo le possibili tecniche di preparazione e di manipolazione.

Le forme farmaceutiche

Nel nostro procedere verso la ricerca di una migliore relazione con la persona che voglia chiedere un aiuto di Natura, sarà opportuno soffermarsi sulle varie tipologie di forme e preparazioni farmaceutiche della tradizione antica. Per tutto quanto si andrà esponendo varrà la medesima accortezza di tenere conto il più possibile della armonia del cielo e della terra nel preparare la forma farmaceutica, anche nel momento della sua somministrazione.

1) Le tisane La preparazione delle tisane o infusi è la forma più semplice di terapia, ma non per questo inferiore in efficacia rispetto ad altre forme certamente più complesse. La tisana, spagiricamente intesa, sarà preparata a partire da piante raccolte e seccate con i metodi che un tempo non lontanissimo rispettavano le donne anziane nelle comunità rurali. Volendo si possono usare anche piante fresche, specie in caso di malanni acuti. Le tisane preparate con piante fresche avranno temporalità di manifestazione “analoga” al malanno. Se si intende conservare secca la pianta, si abbia cura di porla a seccare all’ombra in ambiente asciutto e aerato. Nella preparazione è importante non “lessare” la pianta; si consiglia di portare l'acqua a una leggera prima bollitura dell’acqua e poi versarla sulla pianta, fresca o secca che sia, posta in giusta quantità nella tisaniera. Lasciata riposare pochi minuti, coperta con un tappo affinché gli “spiriti” della pianta non la abbandonino. E invero, si badi, che non si parla solo della sostanza

chimica più volatile.

2) I decotti e pozioni In caso di radici o parti seccate piuttosto coriacee si procederà invece alla preparazione di un decotto. In questo caso si porrà in acqua a freddo la parte della pianta, portando il tutto lentamente ad un lieve sobollire. Dal momento della messa a bagno al termine dell'operazione passano circa una decina, ventina di minuti. Tale metodo permette di estrarre una parte dei sali solubili e anche una parte dei principi attivi che, idrolizzandosi, vanno in soluzione. Dal punto di vista simbolico potremmo dire, come suggerisce il dott. Angelini, che il Sal 7 della pianta si unisce al Mercur, ovvero agli amidi che si degradano, e al Solfo, i principi attivi che passano in soluzione. Il decotto quindi sarà più vicino alla “completezza” originale della pianta, che non una semplice tisana. Gli egizi, poi, per i decotti usavano l’acqua, ma anche la birra, che del resto usavano molto spesso come solvente in alternativa al vino. Gli egizi, poi, usavano spesso quelle che noi chiamiamo pozioni composte di una parte medicamentosa, di un veicolo, con funzione unica di “solvente” e di un edulcorante, quasi sempre miele, che ha solo la funzione di mascherare l’eventuale gusto sgradevole delle sostanze medicamentose. Tali preparazioni avvenivano ponendo a freddo determinate sostanze, quasi sempre ridotte in polvere, per breve tempo in un veicolo liquido; di poi, il tutto filtrato, veniva assunto per via interna. Questi vengono anche chiamati macerati a freddo.

3) Gli enoliti Gli enoliti partono dalla infusione di piante, o parti di esse, o di minerali in vino. Normalmente non si compie l’operazione che la spagyria richiede, cioè la filtrazione e la calcinazione della parte solida della pianta. A parte questo, normalmente, si utilizza un buon vino dove si pone l’individuo in infusione a freddo per uno o più cicli lunari. Poi viene messo a riposo al buio per un certo periodo a riposare. L’efficacia di tali preparazioni era conosciuta ampiamente, ed è tale per il contenuto del vino stesso che consta di: acqua, alcool, glicerina, vitamine, zuccheri, sali minerali, proteine, polifenoli e sostanze aromatiche che partecipano per estrarre efficacemente tutte le sostanze di quanto messo in esso, che possono

interessare alla terapia. L’efficacia di tale operazione rende così subito disponibile all’organismo della persona che a cucchiai o a bicchierini assume un tale enolito. Ricordiamo che il vino possiede diverse caratteristiche terapeuticamente interessanti. Risulta un buon diuretico ed eupeptico. L’alcool per sua natura stimola l’apparato boccale a secernere ptialina, enzima salivare, capace di demolire le lunghe catene degli amidi in quelle più corte ed assimilabili degli zuccheri. Inoltre, permette l’emulsione dei grassi di origine animale, poiché stimola la produzione dei succhi pancreatici, come i formaggi, al punto che i francesi pur essendo grossi consumatori di formaggi e di vino rosso soffrono notevolmente di meno di disturbi legati alle dislipidemie di altri popoli più “parchi”. Gli acidi contenuti nei vini favoriscono l’aumento del Ph del bolo alimentare diminuendo così i tempi di permanenza nello stomaco, stimolando la secrezione di pepsina e acido cloridrico, preposti alla demolizione delle catene peptidiche delle proteine. Una giusta quantità di vino, poi, giova alla tristezza e alla malinconia dei malati (anche ai sani!), perchè dona allegrezza e fortifica. Se poi al malato verrà dato un vino, che contenga i principi vitali e biochimici della pianta o del minerale medesimi, i risultati saranno eccellenti. A testimonianza di ciò portiamo che persino presso gli arabi, pur essendo loro interdetto qualsiasi alcolico, nel tredicesimo secolo, un medico, tale Ibn­al Awam 8 , consigliava l’assunzione di vini medicamentosi.

interessare alla terapia. L’efficacia di tale operazione rende cos ì subito disponibile all’organismo della persona che

I

R

P

vini medicamentosi in geroglifico

4) Macerati in alcool Per alcool, intendiamo qui, quello proveniente da qualsiasi distillato di frutta o di idromele. Non entriamo nello specifico della distillazione attraverso le varie metodologie, partiamo semplicemente dal prodotto finale della distillazione. Ci si comporterà come nel caso degli enoliti con le medesime premesse e operatività già portate all’attenzione. La differenza sostanziale esiste nella gradazione dell’alcool dello spirito; tanto questo sarà di gradazione elevata tanto più sarà capace di estrarre i principi

8Abū Zakariyā Yayā ibn Muammad, detto Ibn al­Awwām (secolo XII) (sesto secolo dell'Egira)

analoghi o simili presenti nella pianta. Di fatto la macerazione in alcool ad alta gradazione, che sia grappa o distillato di vino è un metodo più recente della tradizione antica egizia.

5) Elixir La differenza rispetto al macerato in alcool, del punto precedente, sta nel fatto che invece di porre la pianta in infusione in alcool “qualsiasi”, questa sarà messa nel cosidetto alcool “autoctono”. In pratica la pianta, fresca e spontanea, viene fatta fermentare, attraverso metodi e modi diversi da preparatore a preparatore. Il “vino” di pianta viene rettificato e distillato, viene aggiunto il sale derivante dalla pianta fermentata e calcinata. Poi si procede come un normale macerato. Attraverso la fermentazione vengono “spiritualizzate” molte delle sostanze presenti nella pianta, oltre ovviamente agli amidi e agli zuccheri. Tale spiritualizzazione consente di operare, una volta somministrata alla persona che ne avesse necessità, anche a livello “sottile”, per analogia.

6) Fermentati In questo caso, dopo avere fatto fermentare la pianta e aggiunto il sale dalla calcinazione, potrà essere somministrato così come un vino curativo. Va precisato che solitamente il basso grado alcolico ottenuto da queste fermentazioni costringe ad aggiungere alcool alloctono, per evitare fenomeni di putrefazione o acetificazione, soprattutto se non si prevede di consumo in breve tempo.

7) Aceto balsamico Oggi relegati ad un uso esclusivamente culinario, un tempo erano molto usati, sia per uso esterno, per frizionare la pelle, sia per uso interno, quando necessitasse anche un’acidificazione dell’organismo della persona malata. Le modalità di preparazione sono di porre le piante in un vaso o altro contenitore contenente aceto. Man mano che con il tempo l’aceto balsamico si consuma si continua ad aggiungere. Eventualmente vi si aggiunge altra pianta fresca.

8) Le quintessenze spagiriche La Quintessenza Spagirica si ottiene canonicamente attraverso complicati passaggi che prevedono la divisione della pianta in tre parti e un seguito complesso di purificazioni con grande scarto di materiale e di tempo. Nella norma si prevedono tre passaggi:

1

estrazione dell’olio essenziale

  • 2 preparazione dello spirito

  • 3 dinamizzazione con i sali

Il primo passaggio prevede l’estrazione degli oli essenziali che può avvenire in corrente di vapore o per spremitura a freddo. Il metodo per spremitura è molto semplice da capire, basta strizzare la buccia di un agrume per vedere uscire l’olio suddetto. Il metodo in “corrente di vapore” prevede invece una strumentazione un poco più complessa. Bisogna prendere un contenitore grande in cui mettere dell’acqua fresca di fonte fino ad una certa altezza (circa un terzo). Con una rete d’acciaio inossidabile si distanzia la pianta prescelta dall’acqua e dal fondo del contenitore. Si procede chiudendo in alto con un collo che possa collegarsi ad un separatore. Sopra al separatore vanno messi i refrigeranti per la ricaduta dell’acqua e (soprattutto) degli oli essenziali che si accumuleranno nel separatore. Gli oli essenziali rappresentano la parte Solfo della pianta. Nell’uomo è l’anima o centro emotivo. È la parte aromatica della pianta, contiene il profumo e il colore come qualità individuali. Questi oli essenziali però non sono “puri” perché l’anima è governata dallo spirito ma attratta dal corpo e, di questo corpo e delle sue “nefandezze” ha ancora memoria. Così l’olio essenziale ottenuto deve essere più volte ridistillato con acqua di fonte al fine di lasciare lentamente nelle varie volatilizzazioni le parti più terrestri nell’acqua suddetta. Il secondo passaggio può avvenire su quello che resta nel contenitore grazie al fatto che l’anima è tratta in salvo e purificata secondo il modo suo. Il residuo della pianta deve ora essere messo in fermentazione anaerobica per ottenere lo spirito che può produrre. Gli amidi si trasformano gradualmente in zuccheri di vario tipo e poi in alcool. Si ottiene così un fermentato come lo sono il vino, la birra, il fermentato di mele, di susine, ecc., dal quale si può ottenere lo spirito per distillazione a temperatura controllata. La chimica moderna ci dice che l’alcool è sempre uguale, ma nonostante la struttura chimica confermi questa ipotesi per lo spagirista attento ogni Anima necessita il suo Spirito. L’alcool presente nella Quintessenza non è tossico come quello ottenuto con i metodi tradizionali e non è mera diluizione dell’olio essenziale o peggio “veicolo” ma piuttosto ha un suo portato individuale mediato dalla purezza del suo stato. Il terzo passaggio prevede il recupero dei residui della pianta dopo la fermentazione per porli in coppella e procedere alla calcinazione. Si riduce così la pianta in cenere che, procedendo con il calore, produce un sale solubile

(carbonato di potassio) e un residuo insolubile. Dopo aver sciolto la cenere ottenuta in molta acqua distillata si procede all’evaporazione fino alla cristallizzazione dei sali. Anche questa operazione (calcinazione e liscivia) vanno ripetute più volte, fino ad ottenere un Sale bianchissimo. Finalmente siamo pronti per procedere alla ricongiunzione e dinamizzazione spagirica che può avvenire in vari modi. In generale si usa un “circolatore” come cucurbita e capitello cieco. Si pongono nella cucurbita l’olio essenziale (Solfo) l’alcool (Mercur) e il Sale e dopo aver posto il capitello chiuso ermeticamente si riscalda leggermente. I vapori si levano lentamente dalla cucurbita, si espandono nel capitello o elmo cieco per condensare in una contrazione quando incontrano le pareti del capitello. Il vapore ridiviene liquido e ridiscende lungo le pareti o da un gocciolatore raccolta da una gronda. Questa circolazione, come anche altre, partecipa fortemente nella esaltazione delle proprietà biofisiche e biochimiche del rimedio.

9) Le acque salate Il sale è analogico al Sole, infatti il primo preserva dalla corruzione del corpo, il secondo conserva la vita stimolandola. Il sale è il fulcro delle strutture cristalline chimiche e biochimiche, il Sole è il fulcro della vivificazione, senza entrambi la vita non potrebbe esistere. Il sale può avere tre manifestazioni: una fissa, una volatile e una essenziale. Altrettanto il sole che esercita una “forza volatile” come l’irraggiamento e una “forza fissa” che è rappresentata dalla gravità, la quale come dice il nome, è greve, sinonimo anche di pesante, denso. L’essenzialità del Sole ci è donata dalla luce Lunare come l’essenzialità del sale è dato dalla digestione e dalla cozione a caldo.

­I modi di preparazione di un sale Vi sono molte maniere di estrarre un sale, la scelta determinerà le caratteristiche del risultato. Oltre alla maniera consueta di estrarre il sale tramite la calcinazione, che priva però della possibilità di estrarre i delicati sali organici, vero Solfo del Sale della pianta e che, invece, estrae il Sale del Sale, esiste un altro metodo. Questo consiste nel coobare 9 e distillare continuamente dell’alcool distillato della pianta. Alla fine un sale simile a zucchero di colore bianco giacerà sul fondo. Disciolto in acqua, filtrato e ricristallizzato. Questo è il Mercurio filosofico del Sale.

Infine l’aspetto sulfureo del Sale procede col ridurre in poltiglia piante di “natura calda” in un mortaio. Scolare, filtrare e chiarificare il liquido, portare a lenta ebollizione e schiumare tutto ciò che risultasse non essere della consistenza del miele. Alla fine si porrà al freddo a cristallizzare. Tali rimedi possiedono diverse capacità: il primo metodo porta nutrimento alle parti più dense dell’organismo umano, il secondo al mesenchima e il parenchima. Infine i sali estratti col terzo metodo stimolano il piano secretorio ormonale. In effetti il primo e il secondo sono divisi, ma il terzo li coniuga tutti.

10) Oleoliti La preparazione degli oleoliti prevede la messa in infusione della pianta in olio. L’olio più utilizzato è quello di ricino , che già di per sé offre delle caratteristiche curative, quali: essere antisettico, disinfettante, antimicotico e calmante nel caso di dermatiti. Il ricino, risulta anche dagli Egizi tra gli oli il più utilizzato per la sua stabilità. Per le preparazioni degli oleoliti si seguono le medesime modalità previste per i macerati in alcool. La differenza rispetto alle preparazioni in alcool è nella attenzione che si ha nell’evitare di porre la pianta umida di rugiada, per evitare formazioni di muffe e/o l’imputridimento del preparato. Per questo motivo si preferisce raccogliere la pianta o nella seconda ora dell’archetipo che ci interessa, p.e. sabato non all’alba, ma nel primo pomeriggio. Un’altra soluzione, che si può adottare con piante che mantengano a lungo la vitalità, una volta colte, è quella di lasciarle asciugare qualche ora in ambiente fresco e ventilato, non toccato dai raggi diretti del sole. Se analizzassimo il contenuto di sostanze vegetali, conosciute come principi attivi, in un oleolito, troveremmo che esse sono certamente trascurabili rispetto agli oggettivi effetti del medesimo nell’uso terapeutico. La giustificazione a tale efficacia è dovuta alla capacità dell’olio di portare in sé dei principi “sottili” (Arcana). Tali principi (potenzialità) vengono poi “trasmessi” attraverso la cute a tutto l’organismo. Nella preparazione dell’oleolito è importante l'esposizione ai raggi del Sole nell'intera giornata, dall'alba al tramonto. Questa operazione permette di fondere i magnetismi della pianta con quello dell’olio stesso. magnetismi i quali, naturalmente si aggiunge quello proprio del Sole estivo. L’operazione di esposizione si effettua per uno o più cicli lunari. Alla fine si filtra, si strizza la pianta per recuperare, il più possibile, l’olio adeso. Poi si calcina il residuo strizzato fino ad ottenere una cenere candida che a caldo viene aggiunta all’olio filtrato. Questo composto va più volte agitato, una volta

posto al buio per un periodo sufficiente alla unificazione e alla purificazione dell’individuo olio­pianta, circa qualche mese.

10) Enflourage Si tratta di un metodo un tempo ampiamente usato presso la cultura contadina che prevedeva, anziché l’uso dei grassi di origine vegetale, quello dei grassi animali come la sugna di verro e grasso dei reni di toro o del cavallo. Questa tecnica è stata utilizzato per estrarre profumi molto delicati come la rosa bulgara o il gelsomino, oppure per preparare unguenti contenenti piante aromatiche che venivano spalmate sul petto o sopra le narici, sia per curare patologie infettive, sia per proteggersi efficacemente da possibili contagi. Il metodo, conosciuto già dagli egizi, consiste nella fusione e nella depurazione del grasso dal sangue e dalle altre impurità. Il grasso veniva purificato con l’allume di rocca tramite una robusta ebollizione che durava una quindicina di minuti. Le quantità di allume usata era di circa il 15% per cento. Questo veniva mescolato in una soluzione formato dal 70% di grasso di verro e dal rimanente di grasso estratto dalle reni di toro. Attraverso una lunga e difficile operazione, consistente nell'asportare la schiuma. A quello che rimane (che è già un grasso con una buona purezza), vi si aggiungerà al grasso medesimo, una volta rifuso, dell’acqua di fiori d’arancio e di rosa, nella quantità di circa il 3% ciascuno. Si schiuma nuovamente, e una volta rifuso il grasso così trattato, vi si aggiungerà del benzoino in quantità di circa lo 0,3% . Il grasso così ottenuto di nuovo raffreddato veniva conservato in contenitori chiusi. Con esso così preparato si potrà allora procedere all’enflourage vero e proprio che consiste nel versare il grasso in contenitori dal fondo di vetro con un telaio in legno, come cornice, alto meno di 10 centimetri. Si fonde il grasso, per balneum o altra fonte non diretta di calore, e si aggiunge una certa quantità di fiori che vengono lasciati così per circa quarantotto ore per permettere l’assorbimento nel grasso delle sostanze odorose. La miscela così ottenuta viene sciolta in alcool per tre volte, con parti di questo a scalare (tre parti la prima volta, due la seconda e una la terza), allo scopo di portare in soluzione le sostanze eteree (che sono oli) dei fiori. Tutto questo avviene in presenza di un debole calore. Gli estratti alcolici così lavorati vengono riuniti e raffreddati per fare precipitare le parti insolubili (le cere e le resine più grossolane). Infine si filtra e si distilla sotto

vuoto, a bassa temperatura, e così si ottengono i profumi. Questo metodo, oggi abbandonato, sicuramente laborioso e lungo, permetteva di ottenere una resa impensabile con il metodo a corrente di vapore, sicuramente più veloce ed economico, specie perché trovare, oggi, il grasso di verro e di toro risulta un’impresa assai ardua. Naturalmente comprendiamo come un’estrazione con un solvente chimico di sintesi “sbaraglia” in termini di convenienza per costi e per tempo impiegato, ma sicuramente non potrà mai “infondere” quegli aspetti magnetici ormai perduti e sacrificati sull’altare del profitto.

12) Saponi molli e saponi duri Come ci riferisce il dott. Angelini, non troviamo riferimenti espliciti sulla esistenza dei saponi presso gli egizi. In realtà dal papiro di Ebers si parla del trattamento di olio con carbonati sodici (natron), a caldo. Tali sali con presenza di anche alluminati si potevano trovare in laghi salati situati nei deserti nordafricani. In realtà gli egizi utilizzavano anche i sali provenienti dalla calcinazione delle piante, si sa notoriamente sono prevalentemente composti da carbonato di potassio e elementi in tracce, definiti oligoelementi. L’utilizzo dell’una o dell’altra pianta portano a definire in maniera miratale proprietà terapeutiche dei saponi stessi. Inoltre in questi saponi venivano aggiunti sostanze come miele, estratti d'erbe e acque distillate, sostanze che potenziavano ulteriormente le peculiarità terapeutiche di questi. L’uso era prevalentemente a livello cutaneo, anche se vi sono riferimenti ad un uso orale. L’utilizzo dei saponi veniva ad appoggiare i medicamenti somministrati per bocca, essi potevano venire applicati o lungo i meridiani che si decideva di utilizzare e/o in corrispondenza dell’organo malato. Come grassi venivano usati, oltre a quelli vegetali, anche grassi di origine animale quale quello del toro, del verro, dell'oca e di altri animali. La distinzione tra saponi molli e duri è ampiamente descritta anche da Plinio nel suo Naturalis Historia. Le liscivie possono essere carbonatiche o caustiche. Queste ultime si ottengono trattando i carbonati di sodio o potassio con calce in soluzione liquida secondo ben determinate proporzioni. Il carbonato di potassio si può ottenere sia dalla calcinazione vegetale sia dal sudiciume della lana dei montoni e, come già detto, dalle acque ipersaline dei

laghi salati. Con questo sistema si possono avere dei sali provenienti dai tre regni: vegetale, animale e minerale. Questa ulteriore connotazione viene a specializzare ulteriormente la peculiarità archetipale del preparato. Nella preparazione dei saponi molli che avviene con l’uso della potassa, senza entrare nella particolare operatività che viene ampiamente descritta dal dott. Angelini sul numero 52 della rivista Kemi­Hathor, la massa ottenuta chimicamente non separata è da considerarsi come una classica miscela da impasto. Viceversa i saponi duri sono preparati a partire dalla soda. Le differenze sono che il sapone potassico è molto più solubile di quello sodico: le proprietà del primo risultano molto più “dolci” di quello a base di soda. La preparazione dei saponi prevede tre fasi: la prima è quella della miscelazione degli alcali con le sostanze grasse; la seconda è la chiarificazione o la saturazione completa delle materie grasse a mezzo degli alcali in presenza di eccesso d’acqua; infine, nella terza fase, avremo l’eliminazione dell’acqua in eccesso attraverso la cottura, che, tra l’altro, permette di ottenere la giusta consistenza del sapone stesso.

13) Pomate ed empiastri Pomate e empiastri costituiscono un altro capitolo della medicina tradizionale, purtroppo abbandonati nella loro preparazione tradizionale, a favore di più remunerative preparazioni della chimica farmaceutica. L’efficacia di detti preparati dipende ovviamente dalla qualità, non solo in senso della purezza dei costituenti, ma soprattutto dalla loro vitalità. Gli empiastri sono parte della tradizione più antica delle preparazioni medicamentose. Le operazioni lunghe, difficoltose e “sporche” che uno spagirista deve compiere vengono ripagate dall’efficacia delle medesime che nulla hanno in comune con i moderni cocktails chimici in quanto a potere curativo. Pomate e empiastri consistono nella mescolanza con oli vegetali o grassi animali di sostanze in polvere sia vegetale sia di origine minerale. Per le preparazioni rimandiamo a quanto detto per la preparazione degli oleoliti, dei saponi e nel paragrafo dedicato all’enflourage.

Due peculiari operazioni di laboratorio: calcinazione e dinamizzazione.

1) Col termine di calcinazione, intendiamo la riduzione in cenere bianca ottenuta con fuoco diretto sulla materia residua di lavorazione delle operazioni spagirica o l'incenerimento di corpi semplicemente privati dell'umidità. Nella cenere che dovrebbe essere candida rinveniamo quelle sostanze che sia sono lo scheletro ,sia sono gli elementi catalizzatori delle reazioni chimiche organiche proprie dell'individuo di Natura nel suo crescere e riprodursi, e interagire con l'ambiente. Questa cenere può essere aggiunta tal quale nel prodotto delle precedenti manipolazioni oppure, lisciviato, cioè estratta la parte solubile, viene aggiunta alla preparazione secondo varie possibilità offerta dall'Arte.

2) Dinamizzazione: come i nostri contadini tramandavano prima dell'avvento della chimica nell'agricoltura, la migliore acqua che può giungere alla pianta è quella di pioggia. Essa proprio perché viene dal cielo, porta con sé frequenze di alto

livello, quelle che un tempo unicamente vibravano in Cielo

Lo spagirista, che

.. copia la Natura, pone le parti separate dell'individuo di Natura in un recipiente

fatto circa come dai vari disegni e fotografie che riporto alla fine di quest'articolo, e sfruttando l'evaporazione e la condensazione imita il ciclo dell'acqua.

Due peculiari operazioni di laboratorio: calcinazione e dinamizzazione . 1) Col termine di calcinazione , intendiamo

Fig.1 aggiunta del calcinato alla preparazione di una tintura di iperico

Fig.2 ­Circolazione di una tintura di iperico sui suoi sali, la parte sotto è chiamata cucurbita quella sopra elmo cieco

Fig.2 ­Circolazione di una tintura di iperico sui suoi sali, la parte sotto è chiamata cucurbita

Fig. 3 ­ Distillazione in balneum o bagnomaria con testa di moro

Bibliografia essenziale

Il Serto di Iside Manuale di erboristeria alchemica vol.I&II Il volo dei Sette Ibis

dott.A.Angelini ed. Kemi (MI) 1978

Angelo Gentili

ed. Kemi (MI) 1980

Alchimia verde.La preparazione alchemica delle sostanze vegetali Junius Manfred ed.Mediterranee (MI) '05

Articoli vari sulla Spagyria Corso di Alchimia anno III Spagyria applicata­ Teoria e pratica della medicina spagyrica

Rivista Kemi­Hathor anni 1982­1997 dott.A.Angelini ed. Kemi (MI) 1997 S.Stefani & alii Ed T.Nuove (MI) 2008