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LOGI CA

Come ragionare se proprio dovete

Testo: M. Mondadori, M. D Agostino.


LOGICA. Edizioni Bruno Mondadori
Docente: Marcello D Agostino
Anno accademico: 2005/ 2006
Lezione 1

Inferenze, mondi possibili,


controesempi
La nozione di inferenza/ 1

La Logica ha a che vedere con quel particolare tipo di attività in


cui tutti siamo impegnati quando cerchiamo di risolvere
problemi: inferire conclusioni da premesse date.

premessa 1
premessa 2
.
premessa n
Dunque: conclusione

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La nozione di inferenza/ 2

L inferenza è un metodo di elaborazione dell informazione.


Mediante l inferenza noi ricaviamo nuove informazioni a partire
da informazioni date.

Pratichiamo l'inferenza sia per estendere la nostra conoscenza


(abbiamo un problema relativo a qualche aspetto del mondo e
cerchiamo di stabilire se la sua soluzione segue logicamente da
ciò che sappiamo), sia per giustificare le nostre pretese di
conoscenza (qualcuno mette in discussione la nostra tesi e noi
cerchiamo di dimostrare che essa segue logicamente da
conoscenze condivise dall'interlocutore).

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La nozione di inferenza/ 3

Il problema principale che la Logica si propone di risolvere è il


seguente: come facciamo a distinguere le inferenze corrette da
quelle scorrette? E che cosa vuol dire che un'inferenza è
corretta ?

In quanto parlanti nativi di una lingua naturale, noi tutti


possediamo una certa abilità intuitiva che ci consente di
riconoscere la correttezza o la scorrettezza di molte semplici
inferenze.

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Esempio 1

1. Tweety è un uccello
2. Di solito gli uccelli volano
Dunque: Tweety vola

In questa inferenza la conclusione è solo probabilmente vera


alla luce delle premesse. Questo tipo di inferenza viene detta
induttiva.

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Esempio 2

1. Tweety è un pinguino
2. Di solito i pinguini non volano
Dunque: Tweety non vola

L espressione di solito nella premessa 2 implica che anche


questa inferenza è induttiva. La conclusione è solo
probabile alla luce delle premesse.

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Esempio 3

1. Tweety è un uccello
2. Tutti gli uccelli volano
Dunque: Tweety vola

Questa è un inferenza deduttiva. La conclusione deve


certamente essere vera se lo sono le premesse. Non è possibile
che le premesse siano vere e la conclusione falsa.

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Commento all esempio 3/ 1

Se sostituite la parola uccelli con un qualsiasi sostantivo plurale,


la parola volano con un qualsiasi verbo intransitivo, e la parola
Tweety con un qualsiasi nome proprio, otterrete ancora
un'inferenza corretta. Per esempio, se sostituite uccelli con
delfini , volano con sono mammiferi e Tweety con Willie ,
otterrete l'inferenza corretta:

1. Tutti i delfini sono mammiferi


2. Willie è un delfino
Dunque: Willie è un mammifero.

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Commento all esempio 3/ 2
Invece, se sostituite la parola tutti con un'altra parola che
parole che appartiene alla stessa categoria grammaticale,
non sempre otterrete un'inferenza corretta. Provate, per
esempio, a sostituire tutti con alcuni , e otterrete
l'inferenza:

1. Alcuni uccelli volano


2. Tweety è un uccello
Dunque: Tweety vola

che è ovviamente scorretta.

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Regole di inferenza
Sostituite, nell inferenza 3, tutte le parole che sono irrilevanti
per la sua correttezza con espressioni schematiche: per
esempio uccelli con A , volano con sono B e Tweety
con t . Quello che ottenete è ciò che si dice uno schema di
inferenza o una regola di inferenza.
1. Tutti gli A sono B
2. tèA
Dunque: t è B.
Tutte le inferenze che risultano da questo schema sostituendo
A con un nome comune, sono B con un verbo intransitivo e
t con un nome proprio, sono corrette. Si dice che tali
inferenze esemplificano la regola.
Una regola di inferenza è corretta quando sono corrette tutte le
singole inferenze che essa esemplifica.
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Esempio 4
La Francia confina con l'Austria
Dunque: l'Austria confina con la Francia

La regola di inferenza che è esemplificata dall'inferenza 4 è la


seguente:

t confina con s
Dunque: s confina con t

dove t e s stanno al posto di nomi di paesi.


Nello stesso senso in cui si può dire che la correttezza della 3
dipende solo dal significato della parola tutti , si può dire che la
correttezza della 4 dipende solo dal significato della parola
confina .

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Esempio 5

Romeo ama Giulietta


Dunque: Giulietta ama Romeo

Si tratta chiaramente di un'inferenza scorretta, anche


se sia la sua premessa sia la sua conclusione sono vere.
Si può infatti concepire benissimo un mondo possibile
in cui Romeo ama Giulietta senza essere ricambiato!

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Commento all esempio 5

La regola di inferenza che generalizza l inferenza dell esempio


5, e cioè:

t ama s
dunque, s ama t

non è corretta: sappiamo tutti (purtroppo!) che è possibile


costruire esempi di questa regola (sostituendo t e s con
opportuni nomi propri) in cui la premessa è vera e la
conclusione è falsa.

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Parole logiche/ 1

In ogni inferenza corretta, certe parole possono essere


liberamente sostituite, senza perdere la correttezza, mentre
altre no. Le parole che non possono essere sostituite
liberamente, sono dette parole logiche, o anche costanti
logiche. Le altre sono dette parole extra-logiche o anche
descrittive.
La scelta delle parole che si devono considerare come parole
logiche determina la classe delle inferenze corrette.

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Parole logiche/ 2

In Logica siamo interessati a caratterizzare l'insieme delle


regole di inferenza il cui campo di applicabilità è, in un certo
senso, massimale

Siamo perciò interessati a considerare parole logiche quelle,


come tutti , che forniscono regole di inferenza di generalità
massimale. Mentre consideriamo extra-logiche parole
come, per esempio confina , che si riferiscono a un ambito
più ristretto.

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Logica booleana e
logica della quantificazione

Parole logiche booleane (logica booelana)


e (la congiunzione)
oppure (la disgiunzione)
non (la negazione)
se , allora --- (il condizionale)
Parole logiche quantificazionali (logica della quantificazione, o
del primo ordine)
tutti (la generalizzazione universale)
alcuni (la generalizzazione esistenziale)

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Lezione 2
Inferenze, mondi possibili,
controesempi/ 2
Esempio 6

2 è maggiore di 5
dunque: 5 è minore di 2

Questa inferenza è dello stesso tipo dell'inferenza 4: la


sua correttezza dipende dal significato di parole extra
logiche come maggiore di e minore di . Ovviamente,
sia la sua premessa sia la sua conclusione sono false.

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Esempio 7
O Napoleone nacque ad Abaci e morì a S. Elena, oppure
Napoleone nacque ad Abaci e morì nell'isola d'Elba.
Dunque: Napoleone nacque ad Abaci.

Questa inferenza sembra corretta. Considerate uno stato di cose


(si dice anche mondo possibile ) in cui la premessa è vera. In
questo stato di cose deve valere almeno una delle due
alternative descritte dalla premessa. Ma in entrambi i casi, ne
segue che Napoleone nacque ad Abaci. Dunque, se la premessa
è vera, deve essere vero che Napoleone nacque ad Abaci. Lo
schema di inferenza esemplificato da questa regola è:

(P e Q) oppure (P e R)/ R ( / significa dunque )

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Inferenze corrette e controesempi

Un mondo possibile in cui tutte le premesse di un'inferenza


data sono vere, ma la sua conclusione è falsa, viene detto un
controesempio a quell'inferenza. La nozione di inferenza
corretta può essere riformulata mediante quella di
controesempio, nel modo seguente:
Un'inferenza è corretta se e solo se non ammette
controesempi, ovvero se non esiste un mondo possibile in cui
le premesse sono vere e la conclusione falsa. In altre
parole, la conclusione deve essere vera in tutti i mondi possibili
in cui sono vere le premesse.

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Esempio 8
1. Vinci solo se giochi.
2. Giochi.
Dunque: vinci.
Questa inferenza è scorretta. Basta osservare che ci possono
certamente essere mondi possibili in cui le premesse sono entrambe
vere e la conclusione è falsa: nella maggior parte dei casi giochiamo e
non vinciamo, anche se è vero che non si può vincere senza giocare,
cioè che giocare è una condizione necessaria per vincere. Dunque la
corrispondente regola di inferenza.
P solo se Q, Q/ P.
Non è corretta.

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Esempio 9

1. Tutti gli studenti iscritti al corso di Logica per l'anno 2003-2004


hanno meno di 25 anni.
2. Camilla ha meno di 25 anni
Dunque: Camilla è iscritta al corso di Logica per l'anno 2003-2004.

Questa inferenza non è corretta. E' facile immaginare un mondo


in cui tutti gli studenti iscritti al corso di Logica di quest'anno hanno
meno di 25 anni (e dunque la premessa 1 è vera), Camilla ha meno
di 25 anni (per cui la premessa 2 è vera), ma Camilla non è iscritta
al corso di Logica di quest'anno.

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Esempio 10
1. Qualcuno in questa classe è altro un metro e settanta
2. Qualcuno in questa classe ha i capelli biondi

Dunque: Qualcuno in questa classe è alto un metro e settanta e ha


i capelli biondi

Neppure questa inferenza è corretta. Sebbene sia di fatto vero che


in questa classe qualcuno è biondo, qualcuno è alto 1.70 e qualcuno
è sia biondo sia alto 1.70 (dunque sia le premesse sia la conclusione
sono vere nel mondo "attuale") è del tutto concepibile un mondo in
cui le premesse sono vere e la conclusione falsa.

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Esercizi riassuntivi/ 1

esercizio 1 Quando si dice che un'inferenza è corretta?


esercizio 2 In un'inferenza corretta è possibile che una o più
premesse siano false e che anche la conclusione sia falsa?
esercizio 3 In un'inferenza corretta è possibile che una o più
premesse siano false e la conclusione sia vera?
esercizio 4 Un'inferenza in cui tutte le premesse sono vere e la
conclusione è anch'essa vera, può essere scorretta?
esercizio 5 In un inferenza corretta è possibile che tutte le
premesse siano vere e la conclusione falsa?

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Esercizi riassuntivi/ 2

esercizio 6 : Supponete che le due proposizioni seguenti siano vere:

Simonetta è nata il 28 febbraio


Marco è nato il 27 ottobre.

L'inferenza seguente:

Simonetta è nata il 28 febbraio


Dunque, Marco è nato il 27 ottobre

È un'inferenza corretta?

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Tabella riassuntiva 1/ 1

Domanda: A che scopo pratichiamo l'inferenza?


Risposta: Pratichiamo l'inferenza sia per estendere le nostre
conoscenze(estraendo nuove informazioni da informazioni date),
sia per giustificare le nostre pretese di conoscenza (cercando di
mostrare che la nostra tesi segue da premesse condivise
dall interlocutore).
Domanda: In che condizioni si dice che un'inferenza è corretta?
Risposta: Un'inferenza è corretta quando la sua conclusione è
vera in tutti i mondi possibili in cui tutte le premesse sono vere.
Dunque non è corretta quando c'è anche soltanto un mondo
possibile in cui tutte le premesse sono vere e la conclusione falsa.
Un mondo possibile di questo tipo viene detto un controesempio
all'inferenza data.
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Tabella riassuntiva 1/ 2

Domanda: Da che cosa dipende la correttezza di un'inferenza?

Risposta: La correttezza di un'inferenza dipende dal significato


di alcuni dei suoi costituenti linguistici. Si possono trovare questi
costituenti applicando il test di sostituzione: se, data
un'inferenza intuitivamente corretta, è possibile sostituire
liberamente un costituente con un'altra arbitraria espressione
appartenente alla stessa categoria grammaticale ottenendo sempre
inferenze intuitivamente corrette, allora la correttezza dell'inferenza
non dipende dal costituente in questione. Altrimenti, se qualche
sostituzione ci fornisce un'inferenza scorretta, la correttezza
dell'inferenza originaria dipende da quel costituente.

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Tabella riassuntiva 1/ 3

Domanda: Che cos'è una parola logica?


Risposta: Una parola logica è una parola dal cui significato
dipende la correttezza di un'ampia classe di inferenze.
Un'esperienza di secoli ha portato a individuare le seguenti
parole come parole logiche:

e (la congiunzione)
oppure (la disgiunzione)
non (la negazione)
se ..., allora --- (il condizionale)
tutti (la generalizzazione universale)
alcuni (la generalizzazione esistenziale)

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Correttezza intuitiva
Come facciamo a scoprire se un'inferenza è corretta?
Abbiamo detto che un inferenza è corretta se non ammette
controesempi, ovvero se non ci sono mondi possibili in cui le
premesse sono vere e la conclusione falsa. (In altre parole, la
conclusione è vera in tutti i mondi possibili in cui le premesse
sono vere.)
Nel caso di inferenze semplici, come quelle degli esempi che
abbiamo visto, la loro correttezza spesso risulta immediatamente
ovvia.
Ma nel caso di inferenze più complesse, la nostra capacità
intuitiva di riconoscere le inferenze corrette non è sufficiente.

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Deduzioni
Anche se sappiamo che cos'è un'inferenza corretta (ne abbiamo
dato una definizione) non abbiamo ancora un metodo che ci
consenta di riconoscere le inferenze corrette.
Quando non siamo più in grado di percepire intuitivamente che
una certa conclusione segue logicamente da un certo insieme
di premesse, cerchiamo di costruire una deduzione della
conclusione dalle premesse, ossia un ragionamento che
consiste in una successione di passi ciascuno dei quali
rappresenta un'inferenza intuitivamente ovvia.
Se ci riusciamo abbiamo stabilito che l'inferenza dalle premesse
alla conclusione è corretta, se non ci riusciamo possiamo
cercare di dimostrare che l'inferenza non è corretta costruendo
un controesempio, ossia uno stato in cui le premesse sono vere
e la conclusione è falsa.
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Completezza/ 1
E se non riusciamo a costruire né una deduzione né un
controesempio? Potrebbe darsi che la conclusione segua
effettivamente dalle premesse, ma noi non siamo stati abbastanza
bravi a costruire una deduzione appropriata; oppure che la
conclusione non segua dalle premesse e non siamo stati abbastanza
bravi a costruire un controesempio.
La Logica ci consente di risolvere questo dilemma specificando un
insieme X di regole di inferenze con la seguente proprietà:
Se una certa conclusione, diciamo P, segue da un certo insieme di
premesse, diciamo G, allora esiste una deduzione di P da G i cui passi
consistono solo in applicazioni di regole appartenenti all'insieme X.
Questa proprietà viene detta completezza dell insieme di regole X.

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Completezza/ 2
Come abbiamo visto un'inferenza è corretta solo in virtù del
significato di certe parole che ricorrono in essa, ossia le
parole logiche. Il nostro obbiettivo sarà dunque quello di
formulare un insieme X di regole di inferenza che catturino
completamente il significato delle parole logiche.
Dato che il significato delle parole logiche lo apprendiamo
quando apprendiamo la nostra prima lingua, le regole di
inferenza in X dovrebbero essere del tutto ovvie.
Inoltre, se il significato delle parole logiche è definito
completamente dalle regole di inferenza, e dato che la
correttezza di un'inferenza dipende solo dal significato delle
parole logiche, possiamo ragionevolmente aspettarci che regole
che catturino davvero il significato delle parole logiche siano,
nel loro insieme, complete.
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Lezione 3
Il significato delle parole logiche/ 1
Una teoria del significato

Quale deve essere la forma delle regole di inferenza? Un modo


di rispondere a questa domanda consiste nell'assumere la
seguente teoria del significato per le parole logiche:
Il significato di una parola logica è definito da regole di inferenza
che specificano le conseguenze immediate della verità e della
falsità di proposizioni che contengono quella parola logica.
Questa teoria del significato la chiameremo teoria
consequenzialista.

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Il significato della congiunzione/ 1

Per esempio, quali sono le conseguenze immediate della verità di


una congiunzione, ossia di una proposizione della forma "P e Q"?
In altre parole, che cosa segue dal fatto che la proposizione "P e
Q" è vera?
La risposta è ovvia: segue che sono vere sia la proposizione "P" sia
la proposizione "Q".
Questo implica che fra le regole di inferenza che definiscono il
significato della congiunzione "e" dobbiamo includere le seguenti:

E' vero che P e Q E' vero che P e Q


Dunque, è vero che P Dunque, è vero che Q.

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Il significato della congiunzione/ 2
E quali sono invece le conseguenze immediate della falsità di
una proposizione della forma P e Q ?
Consideriamo, per esempio, la proposizione Napoleone nacque
ad Abaci e morì nell'Isola d'Elba . Supponiamo di venire a
sapere che è falsa (come effettivamente è).
Poiché asserire che una congiunzione è vera significa asserire
che entrambi i congiunti sono veri, asserire che è falsa
significa asserire che almeno uno dei due congiunti è una
proposizione falsa. Ma quale?
Senza informazioni ulteriori non siamo in grado di inferire
nessuna conclusione. Ma supponiamo di sapere anche che
Napoleone nacque ad Abaci. Possiamo allora inferire che è falso
che Napoleone morì nell'Isola d'Elba.

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Il significato della congiunzione/ 3

L esempio precedente suggerisce che fra le regole che


definiscono il significato di "e" dobbiamo includere le
seguenti:

E' falso che P e Q E' falso che P e Q


E' vero che P E' vero che Q
Dunque, è falso che Q Dunque, è falso che P

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Esercizi riassuntivi/ 3
esercizio 6 Quali conclusioni si possono ottenere applicando le
regole pertinenti per la congiunzione alle premesse seguenti?
1. E' vero che 3 > 2 e 2 > 1
2. E' vero che Napoleone fu sconfitto a Trafalgar e morì a S. Elena.
3. E' vero che Venezia è più ad est di Palermo e che New York è
più a nord di Napoli.
esercizio 7 Che conclusioni si possono ottenere applicando le regole
pertinenti per la congiunzione alle seguenti coppie di premesse:
1. E falso che Napoleone morì a S. Elena e fu sconfitto a Trafalgar.
2. E vero che Napoleone morì a S. Elena.

1. E' falso che Venezia è più ad est di Palermo e New York è più a
nord di Napoli.
2. E' vero che New York è più a nord di Napoli.

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Esercizi riassuntivi/ 4
esercizio 8 C'è un uso piuttosto comune di e nel linguaggio
ordinario che non può essere espresso in termini del tipo di
congiunzione definita dalle nostre regole. Consideriamo, per
nesempio, la proposizione Michele si è laureato e ha avuto un
posto alla FIAT .
Quello che di solito intendiamo con questa proposizione è non
solo che i due eventi Michele si è laureato e Michele ha avuto
un posto alla FIAT si sono entrambi verificati, ma anche che si
sono verificati nell'ordine specificato, e precisamente che il
primo evento è accaduto prima del secondo. Così, se nel
contesto dato l'ordine è rilevante, le regole che abbiamo dato
per la congiunzione non sono tutte corrette. Potete spiegare
perché?
Quali regole sono corrette se si assume l'interpretazione
temporale di e ?

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Il significato della disgiunzione/ 1

Rivolgiamo ora la nostra attenzione alla parola logica "oppure".


Supponiamo di venire a sapere che una proposizione della forma P
oppure Q è vera, per esempio Napoleone morì a S. Elena oppure
nell'Isola d'Elba .
Nessuna conclusione definita segue immediatamente da questa
informazione, poiché P oppure Q significa solo che almeno una
delle proposizioni P e Q deve essere vera.
Supponiamo, tuttavia, di venire a sapere anche che è falso che
Napoleone morì nell'Isola d'Elba. In tal caso siamo autorizzati a
concludere che Napoleone morì a S. Elena.

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Il significato della disgiunzione/ 2
Così, secondo la teoria consequenzialista del significato, fra le
regole che definiscono il significato della parola oppure , deve
esservi la seguente:
E' vero che P oppure Q
E' falso che Q
Dunque, è vero che P.
Simmetricamente, dobbiamo assumere anche la seguente regola:
E' vero che P oppure Q
E' falso che P
Dunque, è vero che Q.

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Il significato della disgiunzione/ 3

Supponiamo ora di venire a sapere che una proposizione della


forma P oppure Q è falsa.
Questo significa che non è vero che almeno una delle due
proposizioni P e Q è vera: dunque devono essere entrambe false.
Così, le conseguenze immediate della falsità di P oppure Q sono
E' falso che P e E' falso che Q . Pertanto, secondo la teoria
consequenzialista del significato, le seguenti regole devono
anch'esse far parte della definizione del significato di oppure :
E' falso che P oppure Q E' falso che P oppure Q
Dunque, è falso che P Dunque, è falso che Q

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Il significato della negazione/ 1

Consideriamo ora la parola non . Scriviamo non-P per


rappresentare la negazione della proposizione P. Così, se
P = Napoleone morì nell'Isola d'Elba ,
non-P = Napoleone non morì nell'Isola d'Elba , e se
P = tutti gli uccelli volano ,
non-P = non tutti gli uccelli volano .
Chiediamoci in primo luogo cosa segue dalla verità di una
proposizione della forma non-P . Ovviamente segue che la
proposizione P è falsa. E che cosa segue invece dalla falsità di
una proposizione della forma non-P ? Ovviamente che la
proposizione P è vera.

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Il significato della negazione/ 2

Così, secondo la teoria consequenzialista del significato, il significato


di non risulta completamente definito dalle due regole seguenti:

E' vero che non-P E' falso che non-P


Dunque, è falso che P Dunque, è vero che P

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 45


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Esercizi riassuntivi/ 5
esercizio 9 Quali conclusioni si possono ottenere applicando le
regole pertinenti per la disgiunzione alle premesse seguenti?
1. E' falso che 3 > 2 oppure 2 > 1
2. E' falso che Napoleone morì nell isola d Elba oppure a S. Elena.
3. E' falso che Venezia è più ad est di Palermo oppure che New
York è più a nord di Napoli.
esercizio 10 Che conclusioni si possono ottenere applicando le
regole pertinenti per la disgiunzione alle seguenti coppie di
premesse
1. E vero che Napoleone morì nell isola d Elba oppure a S. Elena.
2. E falso che Napoleone morì nell isola d Elba.
1. E' vero che Venezia è più ad est di Palermo oppure New York è
più a nord di Napoli.
2. E' falso che New York è più a nord di Napoli.
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Esercizi riassuntivi/ 6

esercizio 11 Supponete di credere che la proposizione Verdi non


è l'autore de L'Aida sia vera. Quale conclusione potete ottenere
applicando la pertinente regola della negazione a questa
proposizione?

esercizio 12 Quale conclusione si ottiene applicando la


pertinente regola della negazione alla proposizione E' falso che
lo spin di un elettrone sia ½ ? Qual è l'inferenza
corrispondente?

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 47


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Esercizi riassuntivi/ 7

Esercizio 13 Il significato che le nostre regole conferiscono alla


parola oppure è il cosiddetto significato inclusivo, secondo
cui una proposizione della forma P oppure Q è vera se e solo
se o P è vera o è vera, oppure sono vere entrambe. Tuttavia, la
parola oppure viene spesso usata nel suo significato
esclusivo, secondo cui P oppure Q è vera se e solo se o P è
vera o Q è vera, ma non lo sono entrambe.

Usiamo il simbolo + per rappresentare oppure nel suo


significato esclusivo. Quali delle regole precedenti per oppure
cessa di essere valida? E quali regole dovrebbero rimpiazzarle?

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 48


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Esercizi riassuntivi/ 8

esercizio 15 Cercate di formulare regole di significato in accordo


con la teoria consequenzialista per la parola logica né ... né .

esercizio 16 Cercate di dare una definizione di "né P né Q" in


termini di congiunzione e negazione.

esercizio 17 Cercate di definire "P+ Q" (disgiunzione esclusiva) in


termini di disgiunzione inclusiva di congiunzione e negazione.

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Università di Ferrara
Lezione 4
Il significato delle parole logiche/ 2
Regole di eliminazione

CONGIUNZIONE (il simbolo denota la congiunzione e )

E' vero che P Q E' vero che P Q


--------------------- ---------------------
E' vero che P E' vero che Q

E' falso che P Q E' falso che P Q


E' vero che P E' vero che Q
--------------------- -----------------------
E' falso che Q E' falso che P

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Regole di eliminazione

DISGIUNZIONE (il simbolo denota la disgiunzione oppure )

E' falso che P Q E' falso che P Q


--------------------- ---------------------
E' falso che P E' falso che Q

E' vero che P Q E' vero che P Q


E' falso che P E' falso che Q
--------------------- -----------------------
E' vero che Q E' vero che P

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 52


Università di Ferrara
Regole di eliminazione

NEGAZIONE (il simbolo denota la negazione non )

E' vero che P E' falso che P


------------------- ------------------
E' falso che P E' vero che P

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 53


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Un altra teoria del significato

La teoria consequenzialista non è la sola teoria possibile riguardo al


significato delle parole logiche. Un'altra teoria ben nota è la teoria
vero-condizionale, secondo cui il significato di una parola logica
è identificato dalle condizioni, invece che dalle conseguenze, della
verità o della falsità di una proposizione che contiene quella parola
logica.

Non ci chiediamo più che cosa deve accadere se una proposizione


della forma logica appropriata è vera o falsa, ma piuttosto che cosa
deve accadere perché una proposizione del genere sia vera o
falsa.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 54


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Condizioni di verità per la congiunzione
Consideriamo, ad esempio, la parola logica e . Dobbiamo
chiederci, in primo luogo, in quali condizioni una proposizione della
forma P Q è vera. Questa domanda ci conduce
immediatamente alla seguente regola:

E' vero che P


E' vero che Q
---------------------
E' vero che P Q

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 55


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Condizioni di falsità per la congiunzione

In secondo luogo, dobbiamo chiederci in quali condizioni "P Q


risulta falsa. Dato che se una congiunzione è vera devono essere
veri entrambi i congiunti, la falsità di uno qualunque di essi implica
la falsità dell'intera congiunzione.

E' falso che P E' falso che Q


--------------------- ---------------------
E' falso che P Q E' falso che P Q

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 56


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Condizioni di verità per la disgiunzione

Vediamo ora come si comporta la disgiunzione. In quali condizioni


è vera una proposizione della forma P Q ? Di nuovo la risposta è
ovvia:

E' vero che P E' vero che Q


--------------------- ---------------------
E' vero che P Q E' vero che P Q

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 57


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Condizioni di falsità per la disgiunzione

Chiediamoci poi in quali condizioni una proposizione della forma


P Q risulta falsa. Una breve riflessione ci conduce alla regola
seguente:

E' falso che P


E' falso che Q
---------------------
E' falso che P Q

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 58


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Condizioni di verità e falsità
per la negazione

Le seguenti regole, infine, determinano le condizioni della verità e


della falsità di proposizioni della forma P :

E' vero che P E' falso che P


---------------------- ---------------------
E' falso che P E' vero che P

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 59


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Regole di eliminazione
vs. regole di introduzione

OSSERVAZIONE: mentre nelle regole basate sulla teoria


consequenzialista la proposizione contenente la parola logica
costituisce una delle premesse, in quelle basate sulla teoria vero-
condizionale, essa costituisce la conclusione.

Le regole basate sulla teoria consequenzialista le chiamiamo


regole di eliminazione, mentre quelle basate sulla teoria vero-
condizionale le chiamiamo regole di introduzione. Infatti mentre
nelle regole di eliminazione la parola logica in questione viene
eliminata (compare in una delle premesse e non compare più
nella conclusione), nelle regole di introduzione essa viene
introdotta (non compare nelle premesse e compare nella
conclusione).
30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 60
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Esercizi riassuntivi/ 10

esercizio 17 Cercate di dare regole di significato che siano in


accordo con la teoria vero-condizionale per né ... né --- e per l
oppure esclusivo.
·
esercizio 18 Considerate l'esercizio 3 sopra. Le regole vero-
condizionali per e sono in accordo con il significato temporale
della congiunzione? In caso contrario, quali regole devono essere
respinte?

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 61


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Regole di introduzione

CONGIUNZIONE

E' vero che P


E' vero che Q
---------------------
E' vero che P Q

E' falso che P E' falso che Q


---------------------- ---------------------
E' falso che P Q E' falso che P Q

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 62


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Regole di introduzione

DISGIUNZIONE

E' vero che P E' vero che Q


--------------------- ---------------------
E' vero che P Q E' vero che P Q

E' falso che P


E' falso che Q
---------------------
E' falso che P Q

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 63


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Regole di introduzione

NEGAZIONE

E' vero che P E' falso che P


------------------ ------------------
E' falso che P E' vero che P

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 64


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Lezione 5
Il problema della piccionaia/ 1
La piccionaia
Abbiamo una piccionaia con cinque cellette e tre piccioni chiamati
Duke , Mike e Tina . Ciascuna celletta può ospitare al
massimo un piccione e le cellette sono disposte come nella figura
qui sotto:
1 2 3 4 5

Il nostro problema è quello di scoprire quale celletta è


occupata da quale piccione in un dato momento, ma spesso
non siamo in grado di osservare la piccionaia direttamente.
Tuttavia, possiamo ottenere informazioni su di essa e possiamo
cercare di inferire da queste informazioni la posizioni dei
piccioni. Chiameremo questo problema il problema della
piccionaia. Per mondo possibile relativamente al problema
della piccionaia intendiamo una descrizione che specifichi quale
celletta viene occupata da quale piccione (se è occupata).
30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 66
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Mondi possibili

Se rappresentiamo Duke con d , Mike with m e Tina with t , uno


di questi mondi possibili è rappresentato nella figura qui sotto:

1 2 3 4 5
d m t

Questo è il mondo possibile in cui Duke occupa la celletta n.1, Mike


la celletta n. 2 e Tina la celletta n. 5.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 67


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Informazioni di sfondo
Certe informazioni relative alla piccionaia cambiano nel tempo
perché i piccioni possono occupare cellette differenti in momenti
diversi. Tuttavia vi sono informazioni che non cambiano nel tempo
perché sono, per così dire, strutturali e le chiameremo
informazioni di sfondo relative al problema della piccionaia.
INFORMAZIONE DI SFONDO N. 1: E' impossibile che due o più
piccioni occupino la stessa celletta (si tratta di cellette singole ).
INFORMAZIONE DI SFONDO N. 2: E' impossibile che uno stesso
piccione occupi più di una celletta nello stesso momento.
Queste informazioni di sfondo devono valere in tutti i mondi
possibili relativi al problema della piccionaia.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 68


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Esercizi riassuntivi/ 11

esercizio 19 Se assumiamo che ciascun piccione occupi una


celletta, quanti sono i mondi possibili per il problema della
piccionaia?

esercizio 20 E quanti sono se non facciamo questa assunzione?

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 69


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Il linguaggio della piccionaia/ 1

Tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno per risolvere un dato


esempio del problema della piccionaia possono essere codificate in
un linguaggio molto semplice che chiameremo il linguaggio della
piccionaia o, in breve, LP.

In LP abbiamo bisogno di un insieme di proposizioni semplici che


ci consentano di asserire che un dato piccione occupa una data
celletta, per esempio Tina occupa la celletta n. 3 , Mike occupa la
celletta n. 1 , e così via.

Queste proposizioni vengono dette proposizioni elementari (o


anche proposizioni atomiche).

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 70


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Il linguaggio della piccionaia/ 2
Esse possono essere ottenute a partire dal seguente schema:

(* ) --- occupa la celletta n.

riempiendo i due spazi vuoti rappresentati dai trattini e dai punti


rispettivamente con il nome di un piccione e con il nome di una
celletta.
Un'espressione come (* ), che differisce da una proposizione
ordinaria per il fatto di avere spazi vuoti nelle posizioni usualmente
occupate da nomi, viene detta una proposizione aperta.
Una proposizione aperta si trasforma in una proposizione ordinaria
riempiendo i suoi spazi vuoti con nomi appropriati. Per questo una
proposizione ordinaria viene anche detta una proposizione
chiusa.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 71


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Il linguaggio della piccionaia/ 3
Possiamo abbreviare (* ) scrivendo:
(* * ) O(---, ),
e in nomi dei piccioni con le loro iniziali scritte in lettere minuscole.
Allora tutte le proposizioni elementari possono essere scritte nella
forma:
(* * * ) O(a,n),
dove a sta per l'abbreviazione del nome di uno dei piccioni, e n
sta per uno dei numerali 1 , 2 , 3 , 4 e 5 .
Così, per esempio, O(t,3) abbrevia Tina occupa la celletta n. 3 e
O(m,1) abbrevia Mike occupa la celletta n. 1 .

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 72


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Il linguaggio della piccionaia/ 4

A questo punto ci servono le parole logiche booleane per combinare


queste proposizioni elementari fra loro in modo da formare
proposizioni più complesse e rappresentare informazioni come:

1) o Mike occupa la celletta n. 1 oppure Duke occupa la celletta n. 1


2) Tina non occupa la celletta n. 3
3) Duke occupa la celletta n. 3 e Mike la celletta n. 4

e così via.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 73


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Il linguaggio della piccionaia/ 5

Data una congiunzione P e Q chiameremo P il suo primo


congiunto (o congiunto di sinistra) e Q il suo secondo
congiunto (o congiunto di destra).
Data una disgiunzione P oppure Q chiameremo P il suo primo
disgiunto (o disgiunto di sinistra) e Q il suo secondo disgiunto
(o disgiunto di destra).
Questo processo di combinazione può naturalmente essere
reiterato, così LP conterrà alla fine proposizioni di complessità
arbitraria.
Per esempio la proposizione che risulta da (1) e (2) combinandole
con e appartiene a LP.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 74


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Disambiguazione/ 1
La possibilità di reiterare il processo di combinazione delle
proposizioni mediante le parole logiche ci costringe a introdurre un
dispositivo per disambiguare le proposizioni.
Consideriamo la combinazione di (1) e (2) per mezzo di "e":
(4) o Mike occupa la celletta n. 1 o Duke occupa la celletta n. 1 e
Tina non occupa la celletta n. 3.
Questa proposizione può essere letta in due modi diversi:
(4.1) o Mike occupa la celletta n. 1, o Duke occupa la celletta n. 1
e Tina non occupa la celletta n. 3,
(4.2) o Mike occupa la celletta n. 1 o Duke occupa la celletta n. 1, e
Tina non occupa la celletta n. 3,

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 75


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Disambiguazione/ 2
La (4.1) e la (4.2) non hanno affatto lo stesso significato.

Considerate un "mondo possibile", chiamiamolo w , in cui:

(5.1) Mike occupa la celletta n. 1


(5.2) Duke occupa la celletta n. 5
(5.3) Tina occupa la celletta n. 3.

In w (4.1) è vera perché è una disgiunzione il cui primo disgiunto è


vero, ma (4.2) è falsa perché è una congiunzione il cui secondo
disgiunto è falso.
Ci sono altri mondi possibili in cui la (4.1) è vera e la (4.2) è falsa?

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 76


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Disambiguazione/ 3
Dunque è essenziale distinguere fra i due possibili modi di leggere
la (4). A questo scopo dobbiamo estendere LP mediante qualche
dispositivo che svolga lo stesso ruolo della virgola in Italiano, cioè il
ruolo di indicare in che modo devono essere raggruppate le varie
parti di una proposizione complessa. Uno dei dispositivi più diffusi,
e probabilmente il migliore, è costituito dalle due parentesi ( e
) .

Ricapitolando, LP deve includere tre categorie di espressioni:

1) un insieme (finito) di proposizioni elementari


2) le parole booleane, , , e "
3) le due parentesi, ( e ) .

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 77


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Proposizioni chiuse di LP/ 1

Le proposizioni chiuse di LP saranno:

1) le proposizioni elementari
2) per ciascuna proposizione P di LP, la proposizione P, e
3)per ciascuna coppia di proposizioni P e Q di LP, sia (P Q) sia
(P Q) .

Nessun altra proposizione è una proposizione di LP.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 78


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Proposizioni chiuse di LP/ 2
Così:

(4) Mike occupa la cell. n. 1 Duke occupa la cell. n. 1 Tina


occupa la cell. n. 3.

non è una proposizione di LP, mentre lo sono sia:

(4.1* ) (Mike occupa la cell. n. 1 (Duke occupa la cell. n. 1


Tina occupa la cell. n. 3))
e
(4.2* ) ((Mike occupa la cell. n. 1 Duke occupa la cell. n. 1)
Tina occupa la cell. n. 3)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 79


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Esempio 1/ 1
Informazioni date

1. E' falso che né Duke né Mike occupino la celletta n.1


2. o Duke non occupa la celletta n. 1 oppure Mike occupa la
celletta n. 4
3. Mike non occupa la celletta n. 4

Qual è la celletta occupata da Duke?

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 80


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Esempio 1/ 2

In primo luogo traduciamo le nostre informazioni iniziali in LP:

1* F ( O(d,1) O(m,1))
2* V O(d,1) O(m,4)
3* F O(m,4)).

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 81


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Esempio 1/ 3

Poi, tenendo in mente le nostre regole, guardiamo alle premesse e


notiamo che 2* e 3* esemplificano le premesse di una delle nostre
E-regole:

VP Q
FQ
--------- EV 2
VP

Eseguite le sostituzioni P = " O(d,1)" and Q = "O(m,4)". Allora la


regola EV 2 giustifica l inferenza della proposizione segnata che
corrisponde a V P, i.e. "V O(d,1) .

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 82


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Esempio 1/ 4
Così scriviamo questa proposizione immediatamente sotto le nostre
premesse (Informazioni Ricevute) aggiungendo alla sua destra la
sua giustificazione (il nome della regola applicata seguito, fra
parentesi, dal numero delle proposizioni alla quale è stata
applicata):

1* F ( O(d,1) O(m,1)) (IR)


2* V O(d,1) O(m,4) (IR)
3* F O(m,4) (IR)
-------------------------------------
4 V O(d,1) EV 2 (2,3).

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 83


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Esempio 1/ 5
Osserviamo poi che le proposizioni 1* e 4 esemplificano le
premesse di un altra delle nostre E-regole:

F (P Q)
VP
------------ EF 1
F Q.

Eseguite le sostituzioni P = " O(d,1)" and Q = " O(m,1)". La


nostra regola allora giustifica l inferenza della proposizione segnata
corrispondente a FQ: F O(m,1)".

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 84


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Esempio 1/ 6

Così aggiungiamo questa nuova conclusione come quinta riga della


nostra deduzione:

1* F ( O(d,1) O(m,1)) (IR)


2* V O(d,1) O(m,4) (IR)
3* F O(m,4) (IR)
-------------------------------------
4 V O(d,1) EV 2 (2* ,3* )
5 F O(m,1) EF 1 (1* ,4)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 85


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Esempio 1/ 7

Osserviamo infine che la 5 esemplifica la premessa di un altra delle


nostre E-regole:

F P
------ EF
VP

Eseguite la sostituzione P = "O(m,1)". La nostra regola giustifica


allora l inferenza della proposizione segnata corrispondente a P,
cioè: O(m,1)". Questa inferenza conclusiva fornisce una risposta
alla nostra domanda di partenza.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 86


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Esempio 1/ 8

Completiamo la nostra deduzione aggiungendo questa proposizione


come sesta e ultima riga:

1* F ( O(d,1) O(m,1)) (IR)


2* V O(d,1) O(m,4) (IR)
3* F O(m,4) (IR)
-------------------------------------
4 V O(d,1) EV 2 (2* ,3* )
5 F O(m,1) EF 1 (1* ,4)
6 V O(m,1) EF (5)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 87


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Esempio 1/ 9
La deduzione di V O(m,1) da 1* -3* dimostra che l inferenza
corrispondente
F ( O(d,1) O(m,1))
V O(d,1) O(m,4)
F O(m,4)
-----------------------------
V O(m,1)
è un inferenza corretta.
Le nostre regole ci hanno dunque consentito di stabilire la
correttezza di questa inferenza riducendola a una successione di
inferenze più semplici la cui correttezza è immediatamente ovvia.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 88


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Esempio 1/ 10
Osservate che le informazioni 1* -3* non ci consentono di
determinare quali cellette sono occupate dagli altri piccioni. Questo
vuol dire che nessuna inferenza che ha come premesse 1* -3* e
come conclusione una proposizione che assegna una celletta a
Duke o a Tina è corretta. Per esempio:

F ( O(d,1) O(m,1))
I nferenza: V O(d,1) O(m,4)
F O(m,4)
----------------------------
V O(d,3)

Controesempio: m d
30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 89
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Esempio 1/ 11

Osservate che lo stesso stato della piccionaia

m d

costituisce un controesempio anche alla seguente inferenza:

F ( O(d,1) O(m,1)
V O(d,1) O(m,4)
F O(m,4)
----------------------------
V O(d,4)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 90


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Lezione 6

Il problema della piccionaia/ 2


Esempio 2/ 1

I dati sono:

1. È vero che mike occupa la 1 e duke la 5


2. E falso che duke occupa la 5 e tina non occupa la 3.

che tradotti in LP diventano:

1* . V O(m,1) O(d,5)
2* . F O(d,5) O(t,3)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 92


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Esempio 2/ 2

Osserviamo che eseguendo le sostituzioni P = "O(m,1)" e Q=


"O(d,5) , 1* esemplifica la premessa delle seguenti due regole:
exemplifies the premise of the following two rules:

VP Q
--------- EV 1
P

VP Q
---------- EV 2
Q

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 93


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Esempio 2/ 3
Applichiamo EV 2 inferendo la proposizione corrispondente a Q:
"O(d,5)" e scrivendola immediatamente sotto le nostre premesse
con la sua giustificazione:

1* V O(m,1) O(d,5) (IR)


2* F O(d,5) O(t,3) (IR)
----------------------------
3 V O(d,5) EV 2 (1* ).

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 94


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Esempio 2/ 4

Ora abbiamo due proposizioni che esemplificano le premesse della


regola EF 1:

F(P Q)
VP
------------- EF 1
F Q.

Eseguendo le sostituzioni: P = "O(d,5)" e Q = O(t,3) possiamo


inferire la proposizione corrispondente a F Q: F O(t,3) .

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 95


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Esempio 2/ 5

Otteniamo così la seguente deduzione:

1* V O(m,1) O(d,5) (IR)


2* F O(d,5) O(t,3) (IR)
----------------------------
3 V O(d,5) EV 2 (1* ).
4 F O(t,3) EF 1 (2* , 3)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 96


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Esempio 2/ 6

A questo stadio un applicazione della regola EF a


F O(t,3) ci consente di ottenere l informazione che stiamo
cercando: "O(t,3)".

1* V O(m,1) O(d,5) (IR)


2* F O(d,5) O(t,3) (IR)
----------------------------
3 V O(d,5) EV 2 (1* ).
4 F O(t,3) EF 1 (2* , 3)
5 V O(t,3) EF (4)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 97


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Esempio 2/ 7

Così la correttezza dell inferenza a sinistra è giustificata dalla


deduzione a destra:
1* V O(m,1) O(d,5) (IR)
V O(m,1) O(d,5) 2* F O(d,5) O(t,3) (IR)
F O(d,5) O(t,3) ----------------------------
------------------------ 3 V O(d,5) EV 2 (1* ).
V O(t,3) 4 F O(t,3) EF 1 (2* , 3)
5 V O(t,3) EF (4)

A differenza delle informazioni dell esempio 1, quelle di questo


esempio ci consentono di determinare la posizione di ciascun
piccione. Sono vere esattamente in un mondo possibile.
30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 98
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Proposizioni non segnate

Possiamo fare a meno dei segni V e F e scrivere:


P in luogo di V P, e
P in luogo di F P
Per cui, per esempio, la regola EV 1 diventa:
P Q
P
--------
Q

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 99


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E-Regole non segnate

P Q P Q (P Q) (P Q)
------- ------- P Q
P Q --------- ---------
Q P

P Q P Q P Q P Q
------- ------ P Q
P Q --------- ----------
Q P

P
-------
P
30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 100
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I-regole non segnate

P P Q
Q ------------ ----------
------ (P Q) (P Q)
P Q

P P P
Q ------------ ----------
------ ------ P Q P Q
(P Q)

P
------
P
30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 101
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Esempio 3/ 1

Informazioni iniziali:

1 O duke o mike occupano la celletta n. 1


2 Non è vero che mike occupa la 1 e tina non occupa la 3
3 Tina occupa la 5

Che, tradotte in LP, diventano:

1* O(d,1) O(m,1)
2* (O(m,1) O(t,3))
3* O(t,5)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 102


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Esempio 3/ 2

Conosciamo già la posizione di tina. Vediamo di determinare quella


di duke. Dalla

3 O(t,5)

e dall Informazione di Sfondo

IS (O(t,5) O(t,3))

Inferiamo che

O(t,3) x la regola EF 1

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 103


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Esempio 3/ 3

Aggiungiamo l IS rilevante e la conclusione che abbiamo ottenuto


alla nostra deduzione:

1* O(d,1) O(m,1) (IR)


2* (O(m,1) O(t,3)) (IR)
3* O(t,5) (IR)
-----------------------------
4 (O(t,5) O(t,3)) (IS)
5 O(t,3) EF 1 (4,5)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 104


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Esempio 3/ 4

Segue poi da
5 O(t,3) e da
2* (O(m,1) O(t,3))

che

O(m,1) x la regola EF 2

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 105


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Esempio 3/ 5

Per cui la nostra deduzione diventa:

1* O(d,1) O(m,1) (IR)


2* (O(m,1) O(t,3)) (IR)
3* O(t,5) (IR)
-----------------------------
4 (O(t,5) O(t,3)) (IS)
5 O(t,3) EF 1 (4,5)
6 O(m,1) EF 2 (2* ,5)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 106


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Esempio 3/ 6

Infine segue da " O(m,1)" e dalla 1* , O(d,1) O(m,1) , per la


regola EV 2, che duke occupa la celletta numero 1:

1* O(d,1) O(m,1) (IR)


2* (O(m,1) O(t,3)) (IR)
3* O(t,5) (IR)
-----------------------------
4 (O(t,5) O(t,3)) (IS)
5 O(t,3) EF 1 (4,5)
6 O(m,1) EF 2 (2* ,5)
7 O(d,1) EV 2 (1* ,6)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 107


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Esempio 3/ 7

Dalle nostre informazioni siamo in grado di stabilire la posizione di


duke e di tina (questa faceva parte delle informazioni iniziali), ma
non siamo in grado di stabilire la posizione di mike.

Infatti, qualunque inferenza che abbia come premesse le 1* -3* e


come conclusione una proposizione che asserisce che mike si trova
in una certa posizione, ammette un controesempio.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 108


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Esempio 3/ 8
Considerate, per esempio, l inferenza

1* O(d,1) O(m,1)
2* (O(m,1) O(t,3))
3* O(t,5)
------------------------------
O(m,4)

Un controesempio è dato dal seguente stato della piccionaia:

d m t

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 109


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Lezione 7
Linguaggi booleani/ 1
Traduzioni/ 1

Il linguaggio formale delle piccionaia è sufficientemente potente da


esprimere un gran numero di informazioni:

1. La celletta n.1 è occupata


O(m,1) O(d,1) O(t,1)

2. La celletta n.3 è vuota


O(m,3) O(d,3) O(t,3)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 111


Università di Ferrara
Traduzioni/ 2

mike è assente

O(m,1) O(m,2) O(m,3) O(m,4)


O(m,5)

mike è presente

O(m,1) O(m,2) O(m,3) O(m,4) O(m,5)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 112


Università di Ferrara
Traduzioni/ 3
tutti i piccioni sono presenti:
(O(m,1) O(m,2) O(m,3) O(m,4) O(m,5)) (O(d,1)
O(d,2) O(d,3) O(d,4) O(d,5)) (O(t,1) O(t,2) O(t,3)
O(t,4) O(t,5))

nessun piccione è presente:


( O(m,1) O(m,2) O(m,3) O(m,4) O(m,5))
( O(d,1) O(d,2) O(d,3) O(d,4) O(d,5)) ( O(t,1)
O(t,2) O(t,3) O(t,4) O(t,5))

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 113


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Traduzioni/ 4

mike e duke sono vicini (occupano cellette adiacenti:

(O(m,1) O(d,2)) (O(m,2) O(d,1)) (O(m,2) O(d,3))


(O(m,3) O(d,2)) (O(m,3) O(d,4)) (O(m,4) O(d,3))
(O(m,4) O(d,5)) (O(m,5) O(d,4))

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 114


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Linguaggi booleani
LP è un esempio di un importante classe di linguaggi, chiamati
linguaggi booleani. Un linguaggio booleano L è caratterizzato
dall insieme delle sue proposizioni elementari, dette anche
vocabolario extra-logico di L. La nozione generale di
proposizione chiusa di un linguaggio booleano L può essere
definita nel modo seguente:
1) Le proposizioni elementari sono proposizioni chiuse di L
2) Per ciascuna proposizione chiusa P di L, P è una proposizione
chiusa di L.
3) Per ciascuna coppia di proposizioni chiuse P e Q di L, P Q è
una proposizione chiusa di L.
4) Per ciascuna coppia di proposizioni chiuse di L, P Q è una
proposizione chiusa di L.
5) Nessun altra stringa di simboli primitivi è una proposizione
chiusa di L.
30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 115
Università di Ferrara
Forme logiche

Chiamiamo proposizione booleana qualunque proposizione di un


linguaggio booleano. Ciascuna proposizioni booleana ha
esattamente una di queste quattro forme:

1) proposizione elementare
2) congiunzione
3) disgiunzione
4) negazione.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 116


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Costituenti

Definiamo ora la nozione di costituente di una proposizione


booleana.
Data una proposizione booleana P, un costituente di P è una
qualsiasi parte di P che è essa stessa una proposizione booleana.
Così:
1. le proposizioni elementari hanno esattamente un costi-tuente,
cioè se stesse;
2. le proposizioni P Q e P Q hanno come costitutenti se stesse e i
costituenti di P e di Q;
3. i costituenti di P sono P stessa e tutti i costituenti di P.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 117


Università di Ferrara
Esercizi riassuntivi/ 12
esercizio 20 Determinate la forma logica e i costituenti delle
seguenti proposizioni booleane:

1. (P (Q R)) Q
2P ( Q (P Q))
3P
4 (P (Q P))
5 ( P Q) (P Q)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 118


Università di Ferrara
Ricorrenze/ 1

Dobbiamo accuratamente distinguere fra una stringa di simboli e le


sue ricorrenze (spesso si dice anche occorrenze).

Per esempio: nell espressione aritmetica:

1+ 3 - 2 = 3 -2 + 1

ci sono stringhe che ricorrono più di una volta ( 1 , 3 , 3 - 2


+ ) mentre altre ricorrono una sola volta.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 119


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Ricorrenze/ 2

Analogamente, in un linguaggio booleano, dobbiamo distinguere


fra una proposizione o una parola logica e le sue ricorrenze.
Per esempio, nella proposizione

(O(m,1) O(d,2) ) ( O(m,1) O(d,3))


La proposizione O(m,1) ricorre 2 volte, mentre O(d,2) e
O(d,3) ricorrono una volta ciascuna;
Le parole logiche e ricorrono 2 volte ciascuna, mentre la
parola logica ricorre una sola volta.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 120


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Ambito di una parola logica

Per ambito di una ricorrenza di una parola logica # in una


proposizione booleana P, intendiamo il più piccolo costituente di
P in cui # ricorre. Così, per esempio, l ambito della prima
ricorrenza di nella proposizione booleana:

(O(m,1) (O(d,2) O(d,3))) O(t,1)

è il costituente (O(m,1) (O(d,2) O(d,3))) , mentre l ambito


della sua seconda ricorrenza è l intera proposizione.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 121


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Parola logica principale
Data una proposizione booleana P, la sua parola logica principale è
la parola logica che ricorre in P con ambito massimo. Così, per
esempio, la parola logica principale di

(O(m,1) (O(d,2) O(d,3))) O(t,1)

è la congiunzione

Dire che una proposizione P ha la forma logica di una congiunzione


(disgiunzione, negazione) significa che la parola logica principale di
P è la congiunzione (disgiunzione, negazione).

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 122


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Il problema della carta geografica
Per vedere un altro esempio di una classe di problemi che può
essere trattata per mezzo di un linguaggio booleano, considerate
una carta geografica divisa in quattro regioni colorate:

NO NE

SO SE

Ciascuna regione è colorata esattamente di un colore: verde,


rosso o blu.
30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 123
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Informazioni di sfondo

Le informazioni di sfondo, cioè le informazioni che devono valere in


tutti i mondi possibili, sono le seguenti:

1) ciascuna regione è rossa o verde o blu.


2) nessuna regione è sia verde sia rossa;
3) nessuna regione è sia verde sia blu.
4) nessuna regione è sia rossa sia blu.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 124


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Il linguaggio della carta geog./ 1

Cè più di un modo di definire un linguaggio booleano in grado di


trattare questa classe di problemi. Una possibilità consiste nel
basarsi sull insieme di proposizioni elementari che possono essere
ottenute dalle seguenti tre proposizioni aperte primitive:

la regione è rossa (R( ) in breve)


la regione è verde (V( ) in breve)
la regione è blu (B( ) in breve)

riempiendo gli spazi vuoti con il nome di una regione.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 125


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Il linguaggio della carta geog./ 2

Un altra possibilità è quella di basarsi sull insieme di proposizioni


elementari che può essere ottenuto dalla seguente proposizione
aperta (primitiva):

la regione è colorata di ---

Riempiendo il primo spazio vuoto con il nome di una regione e il


secondo spazio vuoto con il nome di uno dei nostri tre colori.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 126


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Esempio 1/ 1

Diciamo che due regioni sono confinanti quando condividono un


intero lato. Così NO confina con NE e con SO, ma non con SE.

Supponiamo di avere ricevuto le seguenti informazioni:

1 La regione NO è rossa
2 La regione SO è verde
3 Regioni non-confinanti sono dello stesso colore.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 127


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Esempio 1/ 2

Le seguenti inferenze sono ovviamente corrette:

1 La regione NO è rossa 1 La regione NO è rossa


2 La regione SO è verde 2 La regione SO è verde
3 Regioni non-confinanti 3 Regioni non-confinanti
sono dello stesso colore sono dello stesso colore
------------------------------- -------------------------------
La regione SE è rossa La regione NE è verde

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 128


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Esempio 1/ 3
1* R(NO)
2* V(SO)
3* [(R(NO) R(SE)) (V(NO) V(SE)) (B(NO) B(SE))]
[(R(NE) R(SO)) (V(NE) V(SO)) (B(NE) B(SO))]
-----------------------------------------------------------------------------------
4 V(NO)
5 B(NO)
6 (R(NO) R(SE)) (V(NO) V(SE)) (B(NO) B(SE)) EV 1 (3*)
7 (V(NO) V(SE)) IF 1 (4)
8 (B(NO) B(SE)) IF 1 (5)
9 (R(NO) R(SE)) (V(NO) V(SE)) EV 2 (6,8)
10 R(NO) R(SE) EV 2 (7,9)
11 R(SE) EV 2 (10).

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 129


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Esempio 1/ 4
Se rendiamo espliciti tutti i passi in cui internvengono le IS:

1* R(NO)
2* V(SO)
3* [(R(NO) R(SE)) (V(NO) V(SE)) (B(NO) B(SE))]
[(R(NE) R(SO)) (V(NE) V(SO)) (B(NE) B(SO))]
-----------------------------------------------------------------------------------
4 (R(NO) V(NO)) IS
5 (R(NO) B(NO)) IS
4 V(NO) EF 2 (4,1*)
5 B(NO) EF 2 (5,1*)
6 (R(NO) R(SE)) (V(NO) V(SE)) (B(NO) B(SE)) EV 1 (3*)
7 (V(NO) V(SE)) IF 1 (4)
8 (B(NO) B(SE)) IF 1 (5)
9 (R(NO) R(SE)) (V(NO) V(SE)) EV 2 (6,8)
10 R(NO) R(SE) EV 2 (7,9)
11 R(SE) EV 2 (10).
Lezione 8
Linguaggi booleani/ 2
Relazioni di aggressività

Come ultimo esempio di una classe di problemi che può essere


trattata per mezzo di un linguaggio booleano, consideriamo il
seguente. Siamo interessati alle relazioni di aggressività fra tre
amici, Arabella, Camilla e Riccardo.

In questo contesto un mondo possibile è una specificazione di chi è


aggressivo verso chi e il numero totale di mondi possibili è 29.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 132


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Diagrammi di aggressività

Per rappresentare i mondi possibili in questo caso useremo le


seguenti convenzioni:

I nostri oggetti saranno rappresentati da punti e le relazioni di


aggressività da frecce:

Arabella è aggressiva con riccardo e con camilla


a r Camilla è aggressiva solo con arabella
Riccardo è aggressivo solo con se stesso
c

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 133


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Esercizi riassuntivi/ 13

esercizio 21: Date una rappresentazione grafica del


mondo possibile in cui camilla è aggressiva verso
arabella e riccardo, mentre riccardo e arabella sono
aggressivi solo verso se stessi.

c r

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 134


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Il linguaggio dell aggressività

Osservate che, nel caso del problema dell aggressività, non ci sono
proposizioni che valgono in tutti i mondi possibili (informazioni di
sfondo).
Possiamo prendere come proposizioni elementari del nostro
linguaggio booleano quelle che possono essere ottenute dalla
seguente proposizione aperta primitiva
è aggressivo con ---" (in breve "G( ,---)")
riempiendo i suoi spazi vuoti con i nomi dei tre amici, arabella" (in
breve "a"), camilla" (in breve "c") e riccardo" (in breve "r").
Chiamiamo questo linguaggio LA.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 135


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Esempio 1/ 1

1. Tutti sono aggressivi con qualcuno


2. Camilla non è aggressiva con arabella
3. Riccardo è aggressivo con camilla
4. Riccardo e camilla non sono aggressivi a vicenda.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 136


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Esempio 1/ 2

1. (G(a,a) G(a,c) G(a,r)) (G(c,a) G(c,c) G(c,r))


(G(r,a) G(r,c) G(r,r))
2. G(c,a)
3. G(r,c)
4. (G(r,c) G(c,r))

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 137


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Esempio 1/ 3
1. [ (G(a,a) G(a,c) G(a,r)) (G(c,a) G(c,c) G(c,r))]
(G(r,a) G(r,c) G(r,r))
2. G(c,a)
3. G(r,c)
4. (G(r,c) G(c,r))
---------------------------------------------------------------------------
5. (G(a,a) G(a,c) G(a,r)) (G(c,a) G(c,c) G(c,r))
6. G(c,a) G(c,c) G(c,r)
7. G(c,c) G(c,r)
8. G(c,r)
9. G(c,c)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 138


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Esempio 1/ 4
La deduzione precedente mostra che l inferenza

1. [ (G(a,a) G(a,c) G(a,r)) (G(c,a) G(c,c) G(c,r))]


(G(r,a) G(r,c) G(r,r))
2. G(c,a)
3. G(r,c)
4. (G(r,c) G(c,r))
--------------------------------------------------------------------------
6. G(c,c)

è corretta.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 139


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Esempio 1/ 5
Le nostre informazioni invece non ci consentono di inferire nulla
sulle persone con cui è aggressiva arabella, per cui per esempio la
seguente inferenza:

1. [ (G(a,a) G(a,c) G(a,r)) (G(c,a) G(c,c) G(c,r))] (G(r,a)


G(r,c) G(r,r))
2. G(c,a)
3. G(r,c)
4. (G(r,c) G(c,r))
--------------------------------------------------------------------------
6.G(a,c)

non è corretta.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 140


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Esempio 1/ 6

Ecco un controesempio

c a

r
Camilla è aggressiva solo con se stessa, riccardo solo con
camilla e arabella solo con riccardo.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 141


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Linguaggio e metalinguaggio/ 1

Consideriamo l enunciato:

(1.0) Arabella è aggressiva con camilla.

L enunciato 1.0 è una proposizione dell italiano ordinario (e anche


una proposizione del linguaggio booleano LA) che asserisce che
due persone stanno in una certa relazione fra loro. Consideriamo
ora il seguente enunciato (vero):

(1.1) Nell enunciato arabella è aggressiva con camilla ricorrono


due nomi propri, arabella e camilla .

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 142


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Linguaggio e metalinguaggio/ 2

Nel contesto dell enunciato 1.1, l enunciato 1.0 non è più usato per
dire qualcosa su arabella e su camilla, ma menzionato, per dire
qualcosa sull enunciato stesso, cioè che esso contiene due nomi
propri.

Analogamente, nell enunciato 1.1 i nomi propri arabella e


camilla non sono usati per riferirsi ad arabella e camilla (come
nell enunciato 1.0) ma menzionati per dire qualcosa sui nomi stessi.
La differenza fra i due casi è messa in evidenza dall uso delle
virgolette.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 143


Università di Ferrara
Linguaggio e metalinguaggio/ 3

Le virgolette sono un dispositivo usato per sospendere il normale


riferimento delle espressioni linguistiche, e per formare nomi di
queste ultime in modo da poterne parlare.

Poiché l enunciato 1.1 parla di espressioni linguistiche, il linguaggio


al quale esso appartiene è chiamato metalinguaggio e il linguaggio
in cui queste espressioni sono usate è chiamato linguaggio oggetto.

Nel nostro esempio, sia linguaggio sia il metalinguaggio sono


(porzioni del) l italiano.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 144


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Linguaggio e metalinguaggio/ 4

Questa ascesa linguistica da un dato linguaggio al suo


metalinguaggio può essere reiterata. Supponiamo di dire:
(1.2) L enunciato Nell enunciato arabella è aggressiva con camilla
ricorrono due nomi propri, arabella e Camilla è vero.
Qui ascendiamo a un metametalinguaggio poiché stiamo dicendo
qualcosa su un enunciato del metalinguaggio. In questo anche il
metametalinguaggio è l italiano. Tuttavia osservate che né il
metalinguaggio né il metametalinguaggio sono parte di LA. Questo
perché l italiano, ma non LA, è un linguaggio universale nel senso
che possiamo parlare in italiano di qualsiasi cosa, incluso l italiano
stesso.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 145


Università di Ferrara
Linguaggio e metalinguaggio/ 5

Questa distinzione fra linguaggio e metalinguaggio fu introdotta da


Alfred Tarski nel 1931, allo scopo di risolvere un famoso paradosso
che risale alla filosofia greca e che fu studiato nei dettagli dal
filosofo Crisippo (III secolo a.C.): il paradosso del mentitore.
Chiamiamo dunque enunciato di Crisippo il seguente:

(1.3) l enunciato 1.3 è falso.

Si tratta di un enunciato vero o falso?

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 146


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Linguaggio e metalinguaggio/ 6

Supponiamo che l enunciato di Crisippo sia vero. Ma esso dice di se


stesso di essere falso. Dunque deve essere falso.

Supponiamo invece che sia falso. Ma esso dice di se stesso di


essere falso. Dunque deve essere vero. Così l enunciato di Crisippo
è vero se e solo se è falso! Questo è il paradosso del mentitore.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 147


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Linguaggio e metalinguaggio/ 7

Tarski trasformò questo paradosso in una dimostrazione del fatto


che nessun linguaggio che contiene il proprio predicato di verità
può essere coerente.

Questo significa che nessun linguaggio coerente L può contenere


una proposizione aperta V( ) in uno spazio vuoto tale che V( ) è
vera di una proposizione P di L se e solo se P è vera. Dunque, per
Tarski, l italiano è un linguaggio incoerente!

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 148


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Linguaggio e metalinguaggio/ 8

Questo suggerisce che si deve distinguere fra il linguaggio oggetto


e il metalinguaggio se si vuole parlare coerentemente della verità
di proposizioni del linguaggio oggetto.
Finora i nostri linguaggi oggetto sono stati linguaggi booleani
mentre il ruolo di metalinguaggio è stato svolto dall italiano.
Tuttavia, ci sono espressioni di varie categorie grammaticali che
non appartengono all italiano ma devono però appartenere al
nostro metalinguaggio. In primo luogo, il metalinguaggio deve
contenere variabili per riferirsi a proposizioni generiche del
linguaggio oggetto. Abbiamo usato le lettere schematiche "P", "Q",
"R", etc. in questo ruolo.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 149


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Lezione 9
Il condizionale/ 1
Il condizionale

E venuto il momento di definire il significato dell ultima parola


logica booleana che considereremo: il condizionale
se allora ---
Il condizionale fornisce una proposizione di un dato linguaggio
booleano L quando i suoi due spazi vuoti vengono riepiti da una
coppia di proposizioni di L.
La proposizione che occupa la prima posizione viene detta
antecedente del condizionale, mentre quella che occupa la seconda
posizione viene detta il suo conseguente.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 151


Università di Ferrara
Il condizionale nel linguaggio ordinario

Osservate che vi sono molti modi equivalenti in italiano per


esprimere la proposizione espressa da un condizionale. Per
esempio, le seguenti proposizioni:
Q se P
Q è una condizione necessaria per P
P è una condizione sufficiente per Q
supponiamo che P sia vera. Allora Q è vera
P purché Q
sono tutte equivalenti a se P, allora Q

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 152


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Esercizi riassuntivi/ 14

esercizio 22: traducente in proposizioni della forma se P allora


Q le proposizioni seguenti:

1. Tina occupa la celletta n. 3 solo se Duke occupa la celletta n. 2.


2. Che Duke occupi la celletta n. 2 è una condizione sufficiente
perché Mike occupi la n. 4.

3. Supponete che la NO sia verde. Allora anche la SO è verde.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 153


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Esercizi riassuntivi/ 15

esercizio 23: traducete in proposizioni della forma se P allora Q


le proposizioni seguenti:

1. Tina occupa la celletta n. 2 purché Mike occupi la n. 1.


2. La regione NO è verde solo se la NE è verde.
3. La NO è verde se la NE è verde.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 154


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Costituenti immediati

Diciamo costituente proprio di una proposizione booleana P, un


costituente di P che è diverso da P stessa.
Diciamo costituente immediato di una proposizione booleana P
un costituente proprio di P che non è contenuto in nessun altro
costituente proprio di P.
Per esempio: i costituenti immediati di
(O(m,1) O(d,2) ) (O(m,2) O(t,3)) sono
O(m,1) O(d,2) e O(m,2) O(t,3)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 155


Università di Ferrara
Parole logiche booleane

Una parola logica booleana è una parola logica che ha la


seguente proprietà:
(B) La verità (o la falsità) di una proposizione P di cui essa è la
parola logica principale dipende esclusivamente dalla verità e dalla
falsità dei suoi costituenti immediati.
Per esempio: la verità (o la falsità) di P Q dipende
esclusivamente dalla verità e dalla falsità di P e di Q.
P Q è vera se almeno una fra P e Q è vera

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 156


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Completezza funzionale

E possibile dimostrare (teorema di completezza funzionale) che


qualunque parola logica booleana (che soddisfa cioè la proprietà B)
può essere espressa in termini delle nostre parole logiche , ,
e . (Abbiamo visto i casi della disgiunzione esclusiva e della
parola logica né né--- .)
Anzi c è di più: può essere tradotta in termini di e e
può essere tradotta in termini di e .
Dunque, si può dimostrare che che ciascuna di queste coppie di
parole logiche (la coppia e oppure la coppia e )è
sufficiente a esprimere tutte le altre parole booleane.
Come? (Provate a pensarci.)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 157


Università di Ferrara
Il significato del condizionale/ 1

Alcuni usi del condizionale nel linguaggio ordinario non possono


essere rappresentati esattamente da nessuna parola logica
booleana.
Per rappresentarli adeguatamente dobbiamo fare ricorso a parole
logiche non-booleane (che non soddisfano la condizione B).
Dunque, se vogliamo rappresentare il condizionale mediante una
parola logica booleana, dobbiamo farlo mediante una parola logica
che approssima il suo significato nel linguaggio ordinario.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 158


Università di Ferrara
Il significato del condizionale/ 2

Indichiamo con P Q il condizionale booleano, cioè la parola


logica booleana che, secondo noi, approssima meglio il significato
ordinario del condizionale (o uno dei suoi significati ordinari).
Per il teorema di completezza funzionale P Q deve poter essere
tradotta in termini di negazione e congiunzione oppure in termini di
negazione e disgiunzione.
La traduzione booleana che approssima meglio il significato
ordinario del condizionale è la seguente:

Se P allora Q approssima (P Q)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 159


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Il significato del condizionale/ 3

Dunque definiamo il condizionale booleano nel modo seguente


P Q= def (P Q)
Definire il condizionale in questo modo vuol dire che P Q
significa esattamente:
Non si dà il caso che P sia vera e Q sia falsa
Per esempio
Duke occupa la n.4 Tina occupa la n. 5
è equivalente a
(Duke occupa la n. 4 Tina occupa la n. 5)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 160


Università di Ferrara
Il significato del condizionale/ 4

Vediamo altri esempi. La proposizione


Se Mike occupa la 1 e Tina occupa la 2, allora Duke occupa la 3,
viene tradotta nel modo seguente:
[ (Mike occupa la 1 Tina occupa la 2) Duke occupa la 3] .
Se la NO non è rossa, allora è blu
si traduce come
( R(NO) B(NO) ).

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 161


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Esercizi riassuntivi/ 16

esercizio 24: Trovate opportune proposizioni booleane che,


secondo la nostra definizione del condizionale booleano, hanno
lo stesso significato delle seguenti:
1. Se la NO è rossa oppure la NE è blu, allora la SE non è blu.
2. Se Mike occupa la 1, allora nessun piccione occupa la 2 o la 3.
3. Se Mike occupa una celletta pari, allora tutti i piccioni occupano
una celletta pari.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 162


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Il significato del condizionale/ 5

La nostra definizione del condizionale implica che le regole di


inferenza per possono essere ottenute dalle regole per e
. Cominciamo con le E-regole.

P Q =def (P Q)
P
P
------- EV 1 ----------
Q Q
Q

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 163


Università di Ferrara
Il significato del condizionale/ 6
Allo stesso modo deriviamo la seconda regola di eliminazione del
condizionale vero:

P Q = def (P Q)
Q Q
----------
------- EV 2
P
P

E le regole di eliminazione del condizionale falso:

(P Q) = def (P Q) (P Q) = def (P Q)
--------- EF 1 ---------------- ---------EF 2 -------------
P P Q Q P Q
P Q

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 164


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Esercizi riassuntivi/ 17

esercizio 25: derivate dalla nostra traduzione del condizionale le


regole di introduzione per .

esercizio 26: mostrate che la nostra definizione del condizionale


implica che P Q ha lo stesso significato di P Q .

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 165


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Esempio 1/ 1

Torniamo al nostro problema della piccionaia. Abbiamo le seguenti


informazioni iniziali:

1 [ O(m,2) O(m,3)] [ O(t,3) O(t,4)]


2 O(m,3)

Siamo in grado di determinare la posizione di Tina?

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 166


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Esempio 1/ 2

1 [ O(m,2) O(m,3)] [ O(t,3) O(t,4)]


2 O(m,3)
------------------------------------------------------
3 O(m,2) O(m,3) IV 2 (2)
4 O(t,3) O(t,4) EV 1 (1,3)
5 (O(m,3) O(t,3)) IS
6 O(t,3) EF 1 (5,2)
7 O(t,4) EV 2 (4,6)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 167


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Regole di eliminazione per

P Q P Q
P Q
--------- EV 1 -------- EV 2
Q P

(P Q) (P Q)
------------ EF 1 ------------- EF 2
P Q

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 168


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Lezione 10
Il condizionale/ 2
Regole di introduzione per

P Q
-------- IV 1 --------- IV 2
P Q = def (P Q) = def P Q

P
Q
------------ IF
(P Q) = def (P Q)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 170


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Esempio 2/ 1

Abbiamo i seguenti dati:

O(m,1) (O(t,2) O(d,3))


O(t,2)
O(d,4)

Possiamo inferire la posizione di mike?

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 171


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Esempio 2/ 2

1. O(m,1) (O(t,2) O(d,3))


2. O(t,2)
3. O(d,4)
--------------------------------------
4. (O(d,3) O(d,4)) IS
5. O(d,3) EF 2 (4,3)
6. (O(t,2) O(d,3)) IF (2,5)
7. O(m,1) EV 2 (1,6)
8. O(m,1) E (7)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 172


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Esempio 3/ 1

1. La regione SO è rossa o blu


2. Se la SO è blu, anche la NO è blu
3. La SO non è rossa
4. Se la SE non è verde allora la NO non è blu

Possiamo determinare il colore della SE?

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 173


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Esempio 3/ 2

1. R(SO) B(SO)
2. B(SO) B(NO)
3. R(SO)
4. V(SE) B(NO)

Di che colore è la SE?

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 174


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Esempio 3/ 3

1. R(SO) B(SO)
2. B(SO) B(NO)
3. R(SO)
4. V(SE) B(NO)
---------------------------
5. B(SO)
6. B(NO)
7. B(NO)
8. V(SE)
9. V(SE)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 175


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Esempio 4/ 1

Supponiamo di sapere che la proposizione

1. (O(1,t) O(2,m)) O(1,t)

è vera.

E corretto inferire da questa proposizione che Tina occupa la


celletta n. 1? ·

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 176


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Esempio 4/ 2

Possiamo ragionare così:

O tina occupa la 1 o non la occupa. Supponiamo che non la occupi.

Aggiungiamo dunque alle nostre informazioni la seguente


proposizione

O(t,1)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 177


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Esempio 4/ 3

1. (O(1,t) O(2,m)) O(1,t)


2. O(t,1)
------------------------------------------
3. (O(1,t) O(2,m)) EV 2 (1,2)
4. O(1,t) EF 1 (3)

Ma questo è assurdo, poiché la riga 4 asserisce che tina occupa la


1 il che contraddice l assunzione 2. Dunque se Tina non occupasse
la 1 allora dovrebbe occuparla! Non è possibile che tina non occupi
la 1.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 178


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Esempio 4/ 4

Ma se non è possibile che tina non occupi la 1, allora tina occupa la


1.

Dunque abbiamo dimostrato per assurdo che tina occupa la 1.

Osservate però che tale conclusione non può essere ottenuta


direttamente applicando le nostre regole di eliminazione o di
introduzione!

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 179


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L incompletezza delle regole Intelim/ 1

Chiamiamo regole intelim l insieme costituito dalle regole di


eliminazione e dalle regole di introduzione.

Il nostro esempio precedente mostra che l insieme delle regole


intelim è incompleto!

L inferenza è intuitivamente corretta, ma non possiamo inferire


la sua conclusione dalla premessa usando solo le nostre regole.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 180


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L incompletezza delle regole intelim/ 2

Vediamo un altro esempio. Consideriamo le seguenti informazioni:

O(m,1) O(m,2)
O(m,1) O(t,3)
O(m,2) O(t,3)

Qual è la celletta occupata da tina?

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 181


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L incompletezza delle regole intelim/ 3
Di nuovo, possiamo inferire che tina occupa la 3 ragionando per
assurdo. Supponiamo che tina non occupi la 3 e mostriamo che
questa ipotesi è incompatibile con le nostre informazioni.
1. O(m,1) O(m,2)
2. O(m,1) O(t,3)
3. O(m,2) O(t,3)
4. O(t,3)
--------------------------
5. O(m,1) EV 2 (2,4)
6. O(m,2) EV 2 (3,4)
7. O(m,2) EV 2 (1,5)
Ma la 6 e la 7 si contraddicono!

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 182


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L incompletezza delle regole intelim/ 4

Così la 4 ( tina non occupa la 3 ) è incompatibile con le


informazioni date.

Questo implica intuitivamente che l unica proposizione relativa alla


posizione di tina compatibile con le nostre informazioni è tina
occupa la 3 .

Dunque le nostre informazioni implicano intuitivamente che


tina occupa la 3. Ma, ancora una volta questa conclusione non può
essere inferita solo applicando le nostre regole.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 183


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Lezione 11

Il sistema KE
Inferenza e verità

Le nostre regole di inferenza trasmettono la


verità dalle premesse alla conclusione. Hanno
cioè la seguente proprietà:

Se le premesse sono vere in uno stato s anche


la conclusione è vera in s.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 185


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Successioni intelim

Diciamo successione intelim basata su una successione di


proposizioni tale che ciascuna proposizione della successione è o
- una delle informazioni iniziali in , oppure
- è ottenuta da proposizioni che la precedono mediante
l applicazione di una regola di eliminazione, oppure
- è ottenuta da proposizioni che la precedono mediante
l applicazione di una regola di introduzione.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 186


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Successioni intelim e verità
Dato che le nostre regole di inferenza trasmettono la verità in uno
stato, le succesioni intelim hanno la seguente proprietà.

Tutte le proposizioni di una successione intelim basata su sono


vere in tutti gli stati s che verificano tutte le proposizioni di .

se uno stato s verifica tutte le


proposizioni di
regole intelim
Tutte le proposizioni inferite a partire
da quelle in sono anch esse vere in
P .

Q
30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 187
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Stati impossibili

Se una successione intelim basata su regole intelim


contiene sia una proposizione P sia
la sua negazione P, allora non può
esistere uno stato di cose che P
verifica tutte le proposizioni in .
Infatti se esistesse uno stato s che P
verifica tutte le proposizioni in ,
tutte le proposizioni della Non esiste uno stato
successione sarebbero vere in s. Ma che verifica tutte le
questo non è possibile, perché proposizioni in !
nessuno stato s verifica sia una
proposizione sia la sua negazione.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 188


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Il principio di bivalenza

Dato un qualsiasi stato s e una qualsiasi


proposizione P:

o P è vera in s oppure P è vera in s

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 189


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Il principio di non-contraddizione

Dato un qualsiasi stato s e una qualsiasi proposizione P:

non è possibile che P e P siano entrambe vere in s

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 190


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Regole strutturali

Il Principio di Bivalenza e il Principio di Non-


Contraddizione giustificano le seguenti due regole strutturali:

Regola di Bivalenza
P | P

P
P
Regola di Non-Contraddizione

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 191


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Ridondanza delle I-regole

Se aggiungiamo alle nostre regole intelim la regola di bivalenza e la


regola di non-contraddizione, le regole di introduzione diventano
ridondanti.
Per esempio l applicazione di IV 1 a sinistra può essere rimpiazzata
dalla configurazione a destra dove non ci sono applicazioni di regole
di introduzione:

P
P
P Q | (P Q)
P Q P

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 192


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Il sistema KE

Diciamo KE il sistema di regole che comprende:


- Le regole di eliminazione
- La regola di bivalenza
- La regola di non contraddizione

Dato che le regole di introduzione possono essere simulate dalle


regole di KE, la loro aggiunta al sistema non ne aumenterebbe il
potere deduttivo.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 193


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KE-alberi
P1
.. = successioni
Regola di Bivalenza
. eliminative
Pn

Q | Q KE-albero basato
su P1, ,Pn

R | R S | S

T Regola di Non- U
T Contraddizione U

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 194


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KE-deduzioni
P1
..
KE-deduzione di C .
da P1, ,Pn Pn

Q | Q

R | R S | S

T C C U
T U
La conclusione C ricorre
in tutti i rami aperti
30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 195
Università di Ferrara
KE-refutazioni/ 1
P1
..
.
KE-refutazione di Pn
P1, ,Pn

Q | Q

Non esiste uno stato


in cui P1, ,Pn sono R | R S | S
tutte vere, cioè
l insieme delle Z
T U V
proposizioni P1, ,Pn Z
T U V
è incoerente.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 196


Università di Ferrara
KE-refutazioni/ 2
Nelle dimostrazioni per assurdo, per dimostrare che una certa
conclusione C può essere inferita da un certo insieme di
informazioni dimostriamo che non può esistere uno stato di
cose s in cui sono vere P1, ,Pn e la negazione di C.

Stati che verificano

Stati che verificano Stati che verificano


e verificano P e falsificano P

tutti gli stati che verificano


verificano anche P non esistono!
30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 197
Università di Ferrara
KE-refutazioni/ 3

C è KE-deducibile da P1, ,Pn se e solo se P1, ,Pn, C


è KE-incoerente.

P1
..
.
Pn
C | C
KE-refutazione di
P1, ,Pn, C

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 198


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Lestofanti e cavalieri
Cè un isola abitata solo da due tipi di persone, i cavalieri che
dicono sempre il vero, e i lestofanti che dicono sempre il falso.
Così, in questo caso, per qualunque abitante a dell isola, le
informazioni di sfondo sono le seguenti:

C(a) L(a)
(C(a) L(a))
Cavaliere(a) Dice(a, P ) P
Lestofante(a) Dice(a, P ) P

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 199


Università di Ferrara
Esercizi/ 1

Un abitante dell isola fa la seguente dichiarazione:

Io e mio fratello siamo entrambi lestofanti

Di che tipo è l abitante in questione e di che tipo


è suo fratello?

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 200


Università di Ferrara
Esercizi/ 2

D(a, L(a) L(f) )


C(a) C(a)
C(a) D(a, L(a) L(f) ) C(a) L(a)
L(a) L(f) L(a)

C(a) D(a, L(a) L(f) ) L(a) D(a, L(a) L(f) )


L(a) L(f) (L(a) L(f))
L(a)
L(a) D(a, L(a) L(f) )
(C(a) L(a))
(L(a) L(f))
L(a)
L(f)
C(f) L(f)
C(f)
30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 201
Università di Ferrara
Esercizi/ 3

Un secondo abitante dell isola fa la seguente dichiarazione:

O io o mio padre o entrambi siamo lestofanti

Di che tipo è l abitante in questione e di che tipo è suo


padre?

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 202


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Esercizi/ 4
Abbreviamo con A la proposizione L(a) L(p) [ L(a) L(p)]
D(a, A )

C(a) C(a)
C(a) D(a, A ) A C(a) L(a)
C(a) D(a, A ) L(a)
L(a) L(p) [ L(a) L(p)] L(a) D(a, A ) A
(C(a) L(a)) { L(a) L(p) [ L(a) L(p)] }
L(a) L(a)
[ L(a) L(p)]
L(p) [ L(a) L(p)]
L(p)

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 203


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Lezione 12

Correttezza, completezza,
decidibilità
Correttezza e completezza

implica P = def P è vera in tutti gli stati in cui sono vere tutte le
proposizioni in .

P è KE-deducibile da = def Esiste un KE-albero chiuso


basato su , P

Correttezza di KE: se P è KE-deducibile da , allora implica P

Completezza di KE: se implica P, allora P è KE-deducibile da

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 205


Università di Ferrara
Procedure di decisione

SI
implica P?
NO

Una procedura sistematica (algoritmo) che ci permette


di rispondere sempre in un numero finito di passi ad
ogni domanda di questo tipo, si chiama procedura di
decisione.

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 206


Università di Ferrara
Tipi di proposizioni
Diciamo semplici le e proposizioni che sono elementari o
negazioni di proposizioni elementari. Diciamo complesse le altre
proposizioni. Le proposizioni complesse possono essere
classificate in due categorie:

P Q (P Q)
(P Q) P Q
(P Q) P Q
P

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 207


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La procedura BOOLE (schema)
Scrivi una sotto l altra le premesse e la
negazione della conclusione.

Applica le E-regole fin quando è possibile.

Controlla se il ramo su cui stai lavorando è chiuso.


Se lo è passa al ramo aperto successivo. Se tutti i
rami sono chiusi hai finito.

Applica la regola di bivalenza a uno dei costituenti


immediati di una proposizione di tipo beta che è
rimasta non analizzata. Continua a lavorare sul
primo ramo non chiuso.
30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 208
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Esercizi/ 1
Considerate le seguenti premesse:

1. Se carlo non è aggressivo con arabella, allora


arabella è aggressiva con bianca.
2. Arabella è aggressiva con bianca o con carlo.
3. Carlo non è aggressivo con chi è aggressivo con
lui.

Stabilite, usando la procedura di dimostrazione delineata


prima che queste tre premesse implicano la conclusione:

arabella è aggressiva con bianca

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 209


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Esercizi/ 2
Considerate le seguenti premesse:

1. Se un paese è rosso confina solo con paesi verdi


2. Se un paese è verde confina solo con paesi rossi
3. Il paese n. 1 è blu

Stabilite se esse implicano la seguente conclusione:

1 2
Il paese n. 4 è blu
4 3

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 210


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Esercizi/ 3
Premesse:

1. Arabella è aggressiva con carlo oppure bianca è aggressiva con


carlo
2. Arabella è aggressiva con se stessa oppure bianca è aggressiva
con arabella
3. Ciascuno è aggressivo al massimo con una persona

Conclusione:

Né arabella né bianca sono aggressive con bianca

30/05/2007 Facoltà di Lettere e Filosofia 211


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