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Peter P.

Mckann

CATASTI STORICI D’ITALIA E CATASTO TOSCANO


“Così, nel paese dove per la prima volta si fece suonare sin dal secolo XV il nome del
catasto, si compì quattro secoli dopo, in non lungo spazio di tempo dal 1819 al 1834 e
con spesa relativamente modica che non giungeva a sette milioni di lire, questa
grande e benefica operazione […] È noto, a tutti quelli che hanno studiato la storia
civile d’Italia, essere il catasto una istituzione che può chiamarsi fiorentina e che risale
alla prima metà del secolo XV” (F. Sclopis).1

Fra i Catasti Storici d’Italia, merita il posto di preminenza la grande serie storica dei catasti toscani
in dotazione all’Archivio di Stato di Firenze, attualmente in corso di completamento classificativo e
relativa digitalizzazione. I documenti, eccezionali, che lo costituiscono sono infatti, al tempo stesso,
ennesima eredità della grande stagione della Rinascenza Fiorentina e modello di “censimento della
proprietà” per gli stati europei ancor prima di esserlo per la nostra Nazione che, fra essi, per ultima
si è formata. E’ infatti dopo l'unificazione che in Italia si rese necessario procedere ad una
riorganizzazione del sistema catastale, dovendo omologare i catasti degli Stati pre-unitari, impostati
su criteri e metodi differenti, talvolta contrastanti. I criteri per il nuovo catasto furono fissati, per
legge, nel 1886. Nonostante numerose integrazioni e modifiche (volte peraltro soprattutto alla
perequazione dell'imposta fondiaria piuttosto che alla ricognizione catastale del territorio) il catasto
funzionò in modo ineguale nelle diverse zone in cui era stato diviso a questo scopo il paese 2. La
riunificazione di tutta la normativa catastale fu realizzata dal testo unico del 1931, ed il percorso fu
completato dalla legge del 13.IV.1939 che introdusse il catasto edilizio urbano, fondamento delle
attuali disposizioni catastali italiane3.
La vicenda storica del catasto nasce dunque, con unità di tempo e luogo, insieme all’età moderna.
Inizialmente concepito sia come censimento della proprietà, delle famiglie e delle attività sia come
strumento (anche morale) per un’equa tassazione, l’esempio della repubblica fiorentina dà il via ad
un lento processo di adeguamento riportato, negli episodi più noti, nella seguente tabella diacronica.

Toscana Italia pre-unitaria


Estimo Fiorentino (Catasto): 1427/1489*
Decima Repubblicana: 1495/1532*
Decima Granducale 1532/1776* Milano, Catasto di Carlo V (“censimento”), 1543
Stato di Napoli, Catasto Conciario (Carlo III Borbone, 1740)
Catasto Lorena 1776/1832* Milano, Catasto Teresiano (o “Carlo VI”) 1722/1760 (**)
Catasto generale toscano 1832/1834 (**)
* periodo di vigore dall’anno di avvio **(geometrico particellare)

Rimane, in conclusione, la considerazione sulla ricchezza degli impianti documentari, per chi ne
sappia cogliere anche le più velate sfumature: essi costituiscono, nel loro insieme, il lascito più
prezioso di questa eredità. La Toscana in particolare, e questi Quaderni di storia del territorio ne
sono umile testimonianza, dispone di una documentazione che copre un arco cronologico di (ormai)
sei secoli, a far data da quel 1427 in cui si avviava (forse senza coscienza del futuro valore storico)
quell’opera che, come viene ripetutamente ricordato, David Herlihy e Cristiane Klapish Zuber
hanno definito “un vero e proprio monumento alla Rinascenza fiorentina”4.
1
Federico Sclopis, Storia della legislazione italiana, vol III, Unione Tipografica-Editrice , Torino, 1864, pag 391
2
Compartimenti piemontese/ligure, lombardo/veneto, parmense, modenese, toscano, romano, napoletano, siciliano,
sardo.
3
Fonte: www.archiviodistato.firenze.it/catastotoscano
4
David Herlihy, Christiane Klapish Zuber, I toscani e le loro famiglie. Uno studio sul catasto fiorentino dal 1427,
Collezione di testi e studi, Il Mulino, Bologna, 1988.

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