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VA C C I N I A D U S O U M A N O :

RISCHI TOSSICOLOGICI E NANOTOSSICOLOGICI


– S U P P O R T O A L L O S T U D I O L E G A L E –

VACCINI
AD USO UMANO:
RISCHI TOSSICOLOGICI E
NANOTOSSICOLOGICI

Relazione tecnica
a supporto dello studio legale

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Indice
Introduzione..............................................................................................................................3
La contaminazione inorganica in tracce nei vaccini: l'ISS commenta (agosto 2017)...............5
Tossicità delle nanoparticelle e “nanopatologie”......................................................................8
Le analisi di laboratorio...........................................................................................................10
Autismo e dati Censis sulla disabilità ed i disturbi “DSA”.....................................................12
Tossicità dei “metalli pesanti” nei sistemi viventi..................................................................15
Il Piombo: un caso paradigmatico per cui non esiste un livello soglia di sicurezza...............18
Piombo ed Arsenico nei vaccini..............................................................................................25
Scienza e diritto: il principio di precauzione...........................................................................28
La minaccia della nanotossicità: gli studi internazionali........................................................34
Porte d'ingresso degli inquinanti micro e nano-dimensionati.................................................37
Principali danni alla salute dovuti a meccanismi nanotossicologici.......................................38
Informazione scientifica e farmacoeconomia..........................................................................40
Nascita e sviluppo delle dottrine mediche...............................................................................44
Il concetto di complessità........................................................................................................44
La bioetica e il principio di precauzione.................................................................................45
Medicina e probabilità.............................................................................................................45
La Medicina basata sulle prove di efficacia............................................................................46
Bibliografia..............................................................................................................................48

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INTRODUZIONE
I vaccini sono peculiari farmaci di origine un tempo solo biologica ed ora anche sintetica (sono
più precisamente “prodotti bio-tecnologici”1), sottoposti - a differenza della maggior parte dei
farmaci - ad obbligatoria conservazione frigorifera (rispetto della catena del freddo), e definiti
"antinfettivi ad uso sistemico", classificati "J07" secondo il codice alfanumerico assegnato dalla
OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità): possono essere vaccini batterici, vaccini virali,
vaccini in forma combinata batterica e virale, ed altri tipi di vaccini. Nella maggior parte dei casi
sono somministrati per via parenterale (cioè attraverso una iniezione intramuscolare), in qualche
caso per via orale (esempio il vaccino OPV, antipoliomielitico tipo Sabin, in Italia non più in uso
presso la infanzia e l'adolescenza, dal 2002, per motivi di sicurezza) o addirittura intranasale
(spray). A differenza dei comuni farmaci usati per il trattamento terapeutico in presenza di disturbi e
di una malattia, i vaccini sono somministrati in una o più dosi, a soggetti sani, a scopo profilattico e
secondo precisi calendari. Questa è la profilassi vaccinale attiva (vaccinoprofilassi), l'arte di
prevenire lo sviluppo delle malattie a livello epidemiologico e per la protezione personale, per
scongiurare epidemie e pandemie.
Come giustamente sottolinea l'EpiCentro – sito di epidemiologia dello ISS - i vaccini hanno un
profilo rischio-beneficio ed il “rischio zero” per un farmaco non esiste.
Il loro uso presso una popolazione sana viene motivato dal fatto che sono in grado - anche se con
efficacia diversa da prodotto a prodotto - di stimolare il sistema immunitario contro un particolare
antigene in relazione ad una determinata malattia (ecco il loro beneficio), producendo anticorpi
umorali e memoria immunologica di quella specifica patologia infettiva. Tale memoria,
nondimeno, è a scadenza e da qui la necessità dei cosiddetti "richiami" ("booster" vaccinali), ogni
5-10 anni (nondimeno spesso i primi richiami sono fatti molto più a ridosso del ciclo di
immunizzazione primario); al contrario, la memoria immunologica derivante dalla risposta
immunitaria causata dallo sviluppo della malattia contratta per contatto con il virus o batterio
cosiddetto "selvaggio" diffuso nell'ambiente, cioè ammalandosi naturalmente, è praticamente a vita,
per quasi tutte le malattie.
La maggior parte dei soggetti trattati (immunizzati artificialmente) sono così in grado di garantire il
cosiddetto ed ipotizzato "effetto gregge" all'interno della popolazione e degli spazi pubblici, in
quanto partecipano alla immunità di branco o di gregge ("herd immunity") se certe soglie di
copertura vaccinale (frutto di relazioni matematiche e precisi parametri, che variano da patologia a
patologia infettiva) vengono superate. Coloro che non rispondono efficacemente alla

1 “Prodotti bio-tecnologici”, definizione del prof. Luca Arnaudo (in forza alla Autorità garante della concorrenza e
del mercato), docente alla LUISS Guido Carli di Roma ed esperto di mercato farmaceutico; definizione nell'articolo
“Quanto valgono i vaccini? Ecco come funziona l'economia della immunizzazione”, La Stampa, di Barbara
D'Amico, 14.11.2017.

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immunizzazione artificiale per proprie caratteristiche, sono chiamati soggetti "no responder".
Nondimeno non tutti i vaccini sono in grado di garantire la interruzione della catena di
contagio (ad esempio il vaccino Sabin contro la poliomielite lo fa, ma non lo fa invece il vaccino
Salk; e vi sono altri esempi) e dunque generare questo effetto di tutela della salute pubblica
chiamato "effetto gregge". In questo caso, i vaccini costituiscono soltanto una misura di protezione
personale contro i sintomi della malattia stessa (non c'è alcun effetto gregge), qualora essa si
manifesti, e la mancata vaccinazione non pregiudica la sicurezza degli spazi pubblici. Per alcune
malattie, come il tetano, l'immunità di gregge non è applicabile perché la malattia è infettiva, ma
non contagiosa.
Alcuni vaccini contengono adiuvanti immunologici (tipicamente i sali di alluminio, ove è
adsorbito l'antigene) che aiutano e potenziano la risposta immunitaria (incrementando la risposta
anticorpale del sistema immunitario), e molti di questi vaccini contengono anche sostanze
conservanti (antisettici) in tracce, sostanze stabilizzanti e talora anche antibiotici (per evitare la
formazione di colonie di batteri nella fiala). Come tutti i farmaci, essi possono scatenare in chi li
riceve le cosiddette reazioni avverse (chiamate ADR in acronimo inglese), ed in taluni casi - eventi
rari o rarissimi - essi possono anche provocare danni irreversibili all'integrità psicofisica, ed
addirittura la morte.
La quantità di alluminio impiegata e contenuta in alcuni vaccini è al centro di recenti studi
scientifici compiuti negli ultimi anni, dovuto al fatto che certe quantità di alluminio (un metallo
noto per essere una neurotossina), possono depositarsi nei tessuti molli del corpo umano, e non
venire escreti totalmente o a sufficienza dall'organismo attraverso la funzione renale (escretoria) ed
epatica detossificante (del fegato). L'alluminio è sospettato da tempo di essere responsabile di una
varietà di disturbi neurologici (come il morbo di Alzheimer, la demenza senile, ecc...) e di malattie
autoimmuni (la cosiddetta "Sindrome ASIA", dall'acronimo inglese che signfica "Sindrome
Infiammatoria Autoimmune Indotta da Adiuvanti", o sindrome di Shoenfeld [2011], dal nome
del medico israeliano fra i primi a suggerirla, studiarla e chiarirne la possibile patogenesi). La
varietà della sindrome (il suo spettro) sarebbe collegabile a malattie come la sclerosi multipla,
l'artrite reumatoide, il lupus eritematoso, la sindrome di Guillan-Barré, la fibromialgia, il diabete
mellito di tipo 1, ed altre ancora, tutte malattie a decorso degenerativo.

Essendo i vaccini dei farmaci di origine biologica, essi contengono talvolta tracce e residui
organici di derivazione animale (coltivazione in laboratorio) e - nei pochi casi in cui la tecnica di
produzione è usata per confezionare vaccini a virus vivo ed attenuato - possono contenere, ma non
sempre, anche tracce infinitesimali di cellule diploidi umane, quando si usano linee cellulari
derivate da feti abortiti, impiegate per l'attenuazione dei virus. Proteine presenti nei vaccini e

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derivanti da coltivazione su embrioni di pollo utilizzati nella preparazione del vaccino, possono ad
esempio scatenare reazioni allergiche nei destinatari dei vaccini.

LA CONTAMINAZIONE INORGANICA IN TRACCE NEI VACCINI: L'ISS


COMMENTA (AGOSTO 2017)
In questa relazione tecnica non ci si occuperà del problema della contaminazione biologica (virale e
genetica), sempre possibile, e già protagonista in passato (ad esempio noto è il caso dell'SV40 o
Simian Virus, e del pestivirus, i quali sono virus di origine animale accidentalmente transitati nella
tecnica farmaceutica di preparazione dei vaccini, e poi identificati in momenti successivi, negli
esseri umani assoggettati alla profilassi vaccinale), ma si rivolgerà l'attenzione al rischio della
potenziale contaminazione inorganica riscontrata negli ultimi anni: un duplice rischio, legato ad
effetti tossicologici intrinseci all'elemento chimico costituente, ed agli effetti cosiddetti
"nanotossicologici", dovuti alla natura di corpo estraneo presente nell'organismo (particelle
solide, sotto forma di particolato solido, micro e nanodimensionato, non biocompatibile).
Oltre alla presenza di tracce di sostanze chimiche correttamente certificate dai foglietti illustrativi e
dalle schede tecniche dei vaccini – come la formaldeide, un conservante che purtroppo è noto
cancerogeno (classificazione IARC2 dal 2004, ed inserita nel Gruppo 1 dal 2012), usato in alcuni
vaccini, ed il thimerosal3 (composto organico al mercurio, il quale è un metallo ad alta densità
atomica (Z=80, Massa atomica=200,59), neurotossico, ed il cui quantitativo d'uso come
conservante è stato ridotto per precauzione nelle ultime due decadi, nella preparazione dei vaccini
ad uso pediatrico, ma mai completamente abbandonato come conservante)4, e quantità di alluminio

2 IARC: International Agency for Research on Cancer, Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro. LIST OF
CLASSIFICATIONS, VOLUMES 1–120, Fonte: http://monographs.iarc.fr/ENG/Classification/latest_classif.php

3 Tiomersale o sodio-etilmercurio tiosalicilato, composto organomercuriale (non contiene metilmercurio, altro


composto organo-mercuriale altamente tossico). Usato come conservante nei vaccini per via delle sue proprietà
antisettiche, cioè impedisce la formazione di funghi e batteri nelle fiale dei vaccini e di altri composti iniettabili. Per
precauzione, soprattutto nei vaccini pediatrici, è stata ridotta la quantità di thiomersal (ma non eliminata del tutto).
Dunque il conservante, in generale, previene ed uccide sul nascere la crescita di microrganismi ed è un componente
quasi irrinunciabile per garantire la cosiddetta “shelf life” dei farmaci iniettabili. Il prodotto viene correntemente
usato in fase di produzione proprio per evitare la crescita di funghi e batteri. Poiché è tecnicamente impossibile
allontanarlo del tutto, parte del sale resta nel vaccino come prodotto finito.
4 Infatti, nel 1999 in ottemperanza ad un principio di precauzione, il servizio di sanità pubblica - tra cui la FDA, il
National Institutes of Health (NIH), il CDC di Atlanta assieme all'American Academy of Pediatrics (AAP) ed
all'American Academy of Family Physicians (AAFP), pervenne alla conclusione che a causa dell'incertezza
scientifica dell'epoca – dunque come misura precauzionale - era prudente ridurre l'esposizione infantile al mercurio
da tutte le fonti, compresi i vaccini, come fattibile. Pertanto il 1° luglio 1999, la FDA inviò una lettera a tutti i
produttori di vaccini autorizzati, chiedendo di rimuovere il thimerosal dai vaccini con licenza statunitense. Questo
passo fu preso perché l'eliminazione o la riduzione del mercurio nei vaccini era un mezzo fattibile per ridurre
l'esposizione totale del bambino al mercurio in un mondo in cui altre fonti ambientali di mercurio sono difficili da
eliminare.

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vicine a soglie di attenzione - negli ultimi anni sono sorte ulteriori turbamenti ed inquietudini presso
le famiglie di bambini ed adolescenti chiamati alla profilassi vaccinale.
Infatti da molti anni viene rilevata - analizzando alcune fiale campioni di vaccini ad uso umano –
una contaminazione inorganica: si tratta di una contaminazione di elementi chimici non
dichiarati ed inquinanti (nota in USA sin dagli anni '80 del secolo scorso e determinata allora in
pochi ppm – parti per milione - od al limite della identificazione), probabilmente causata da
anomalie di produzione, o falle nell'analisi del rischio che conduce ai protocolli di buone pratiche di
fabbricazione.
È noto in tossicologia che le sostanze tossiche lavorano, per così dire, in sinergia: hanno un effetto
sinergico quando sono presenti in un organismo biologico (tossicità sinergica), in quanto sono
capaci di rallentare od ostacolare e dunque interferire con una varietà di processi enzimatici del
metabolismo cellulare, in cui i loro ioni sono protagonisti del fenomeno noto come "mimetismo
molecolare" (cioè sotto forma di cationi, essi transitano attraverso gli stessi trasportatori biochimici
legittimamente presenti nell'organismo, e prendono parte a reazioni al posto di altri elementi chimici
che dovrebbero essere coinvolti, e che sono fondamentali per la corretta fisiologia umana: ad
esempio, il catione piombo (metallo pesante fra i più temibili e tossici elementi chimici per gli
organismi viventi) in talune reazioni biochimiche tende a prendere il posto del catione calcio, ed il
catione cadmio il posto del catione zinco e del calcio). Siccome sono simili in reattività chimica,
ma diversi per densità atomica ed altre proprietà chimiche e fisiche, il risultato è una marcata
interferenza in determinati processi biochimici: nell'encefalo si possono avere i più marcati danni e
disturbi neurologici, soprattutto in quelli in via di sviluppo (in infanti e bambini, si hanno possibili
disturbi neuro-evolutivi), od in quelli degli anziani, ove la rigenerazione neuronale è più lenta.
Tipicamente, si ha interferenza nello scambio di ioni di Ferro, Rame e Zinco, e nei legami con
gruppi attivi ligandi di ossigeno, zolfo ed azoto.

Naturalmente lo stato di ossidazione del metallo (cioè il tipo di catione, conesso alla sua valenza
ionica in questo caso) e la sua origine, lo stato allotropico e la sua provenienza (presente in
soluzione oppure in forma solida), il pH, la temperatura, ecc.., sono tutti fattori che incidono sulla
tossicità ed ecotossicità dei “metalli pesanti”, sul loro assorbimento e sul rischio di
bioaccumulo.5 Infatti, ad esempio il catione trivalente del Cromo è essenziale agli organismi
Fonte: https://www.fda.gov/BiologicsBloodVaccines/SafetyAvailability/VaccineSafety/UCM096228#othr
5 Il bioaccumulo in tossicologia, è il fenomeno – o meglio il processo – in cui all'interno di un organismo vivente si
accumulano i cosiddetti xenobiotici, compresi i loro metaboliti lipofili, i quali si possono trovare nella catena
alimentare. Il cosiddetto fattore di bioaccumulo/bioconcentrazione quantifica il bioaccumulo stesso: esso è il
rapporto fra la concentrazione della sostanza tossica nell'organismo, e la concentrazione della sostanza
nell'ambiente esterno. Il bioaccumulo può avvenire per due strade: 1) biomagnificazione, cioè ingestione di altri
organismi viventi (come nella catena alimentare, ad esempio grandi pesci predatori nel mare);
2) bioconcentrazione, contatto con l'ambiente (aria, inalazione), o contatto diretto.

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viventi in piccole quantità, mentre il catione esavalente del Cromo è un noto elemento chimico
tossico, anche mortale.

Campioni di vaccini sono stati analizzati anche in Germania da un laboratorio privato, ed in


Francia, ma prima di questi Paesi soprattutto in Italia, dove un laboratorio privato di eccellenza
(fra le prime cento offerte di biotecnologia secondo un parere della Commissione Europea del 2005)
ha finalmente pubblicato nel gennaio 2017 i suoi risultati della sua ricerca su un periodico
scientifico americano, specialistico, con revisione alla pari. Sia in Germania, così come in Italia
prima e Francia poi, le analisi di laboratorio hanno documentato una contaminazione inorganica,
seppur in tracce. La contaminazione si è rivelata essere un insieme di micro e nanoparticelle
solide, di origine inorganica, anche ad alta densità atomica, talvolta circondate da un substrato
biologico (proteine presenti nei vari tessuti, denaturate, costituenti il cosiddetto "protein corona",
un anello proteico che circonda le impurità inorganiche micro e nano-dimensionate). Se questa
contaminazione inorganica sembrava incredibile, incerta ed improbabile visto l'elevato standard di
sicurezza dei vaccini enfatizzato o sottolineato dalle autorità politiche e sanitarie, le continue
discussioni presso una opinione pubblica giustamente inquieta ed in allerta, hanno prodotto
incessanti sollecitazioni, dubbi e domande nei confronti delle Istituzioni scientifiche e politiche
sanitarie italiane, sia da parte di privati cittadini, sia da parte di associazioni a tutela dei consumatori
e dell'ambiente (come il CODACONS), fino a che l'ISS (Istituto superiore di sanità) di Roma ad
agosto 2017 ha preso una posizione pubblica: “[...] i metalli nei vaccini sono presenti”, ma tali
elementi non costituirebbero un pericolo per la salute pubblica in quanto i loro valori di
concentrazione sarebbero al di sotto di soglie di sicurezza ed attenzione, per i quali verrebbero
innescati processi dannosi o pericolosi per la salute (citando un passaggio dello scritto pubblicato
dallo ISS, si legge
“[...] se analizzati in maniera quantitativa, a livelli così bassi da non costituire in alcun
modo un pericolo quando esaminati da un punto di vista tossicologico”6).
Questo è il momentaneo giudizio espresso dall''Epicentro dello Istituto superiore di sanità,
basandosi però - a quanto pare - non su specifiche e proprie indagini ed analisi di laboratorio, ma
soltanto sul confronto con valori standard pertinenti ad altri prodotti iniettabili e ricerche, esami e
valutazioni scientifiche compiute nei mesi scorsi dall'ente pubblico nazionale francese chiamato
Agence Nationale de Sécurité du Médicament et des Produits de Santé (ANSM), a sua volta
sollecitato in Francia da analoghe istanze di sicurezza e chiarimenti. Non si comprende che cosa
impedisca alle istituzioni italiane di procedere a proprie indagini ed analisi, per precauzione. In tutto

6 ISS, “Vaccini e Vaccinazioni. Valutazione della qualità di vaccini ad uso umano”. Centro Nazionale per il controllo
e la valutazione dei farmaci, Cncf-Vaccini, Istituto superiore di sanità, Roma, 3 agosto 2017. Sito web EpiCentro,
del Centro Nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps), ISS.

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questo - si rileva - manca qualunque riferimento al rischio di bioaccumulo degli stessi elementi
inorganici (fra cui metalli e metalloidi, anche pesanti) nell'arco di un più intenso ciclo di
immunizzazione primaria e dei relativi richiami dei vaccini obbligatori, rispetto ai pregressi
cicli (vaccinazioni obbligatorie passate da 4 a 10 con il Decreto L. 73/2017, convertito in Legge
119/2017), relativo alla vita di un infante, bambino ed adolescente fino ai 16 anni di età. Infatti,
diversi soggetti potrebbero presentare diverse capacità di escrezione e detossificazione degli
elementi inorganici inquinanti, nonché deficit epatici o renali. L'impatto potenziale sulla salute è poi
dipendente – tra i numerosi parametri considerabili - dal peso e dall'età del soggetto considerato,
per cui la stessa concentrazione di un inquinante inorganico ad alta densità atomica, potrà avere
diversi effetti e diverse soglie di attenzione e rischio, in funzione proprio dell'età anagrafica del
soggetto, e del suo peso e sviluppo (pensiamo ad esempio agli effetti su un nato pre-termine, o
prematuro). È risaputo infatti che la funzione epatica e renale di un infante e di un bambino, sono
ridotte rispetto a quelle di un adolescente e di un adulto, proprio per il diverso grado di sviluppo.
Notevole poi il passaggio in cui l'ente dello ISS – il Centro Nazionale per il controllo e la
valutazione dei farmaci, Cncf-Vaccini – afferma sì con onestà intellettuale che il pericolo derivato
da questi inquinanti sarebbe – a loro giudizio - irrilevante o non preoccupante, ma soltanto “[...] da
un punto di vista tossicologico”: è evidente che vi sono altri livelli e valutazioni del rischio, come
quello nanotossicologico, qui – non si comprende bene perché – ignorato.

TOSSICITÀ DELLE NANOPARTICELLE E “NANOPATOLOGIE”


Nelle considerazioni dello scritto pubblicato da EpiCentro e del Cncf-Vaccini (ISS) lo scorso agosto
2017 e prima ricordato, manca sorprendentemente qualunque riferimento al rischio
nanotossicologico che si accompagna qualora gli elementi inorganici inquinanti siano in forma
solida, come è stato accertato più volte durante esami di laboratorio di microscopia elettronica a
scansione ambientale accoppiata a rilevatore EDS7, effettuati da privati in Italia (Nanodiagnostics
Srl di San Vito di Modena), i quali hanno già fornito – sin dal 2011 - ampia documentazione ai NAS
Carabinieri sulle loro analisi condotte su campioni di vaccini. Queste micro e nanoparticelle sono
potenzialmente in grado – una volta depositatesi nei tessuti molli o minerali del corpo umano, od in
libera circolazione nel torrente circolatorio sanguigno – di innescare coagulazione del sangue, e
continua flogosi (infiammazione), e non si comportano dunque come i classici inquinanti in forma
ionica o molecolare. Inquinanti in forma solida (polveri), si fa notare inoltre, hanno più difficoltà di
escrezione rispetto ad inquinanti in forma ionica, disciolti in soluzione liquida, o molecolare e, in
7 La spettroscopia EDS (Energy Dispersive X-ray Spectrometry) è una metodica di analitica chimica strumentale la
quale sfrutta l'emissione di raggi X generati da un fascio elettronico accelerato incidente sul campione, cioè
sull'analita oggetto di studio. In questo caso, si evita la distruzione dell'analita oggetto di studio (metodo non
invasivo), e si determina l'analisi chimica qualitativa, cioè l'identità dell'elemento chimico, o degli elementi
costituenti l'analita.

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alcuni casi, sono sottoposti a lenta corrosione/ossidazione soprattutto nel caso specifico di ferro o
di leghe del ferro. Sono dunque una potenziale fonte di tossicità perpetua nell'organismo, cronica,
ed il loro stato di materia solida, non biodegradabile e non biocompatibile, li rende corpi
estranei nell'organismo per i quali il sistema immunitario può essere fra l'altro continuamente
allertato dalla loro presenza (rischio sviluppo malattie autoimmuni). Nelle recenti decadi diversi
studi basati su evidenze patologiche e riscontri sperimentali, hanno ipotizzato che tanto più le
particelle solide inquinanti sono piccole, tanto più sono aggressive e potenzialmente capaci di
danneggiare l'organismo animale ed umano in cui penetrano ed in cui vengono sequestrate: le
nanoparticelle sarebbero dunque le più temibili. Inoltre, Oberdörster et al. 8 – come ricordato dalla
ricercatrice Natalia Golovina (studi e ricerche presso l'Helmholtz Zentrum Muenchen) –
chiariscono meglio questo punto e suggeriscono che altri fattori, a latere della dimensione della
nanoparticella – sono possibili fattori che influenzano la tossicità dei nanomateriali. Qui di
seguito alcune caratteristiche delle nanoparticelle inquinanti da tenere presente:
• distribuzione
• stato di agglomerazione
• forma
• porosità
• area di superficie
• composizione chimica
• struttura dipendente dalla configurazione elettronica
• chimica di superficie
• carica elettrica di superficie
• struttura cristallina
Le cosiddette nanopatologie – malattie innescate da queste particelle piccolissime, solide,
sequestrate dall'organismo animale od umano - sono una scoperta tutta italiana fatta casualmente fra
il 1990 ed il 1997 dalla dr.ssa Antonietta Morena Gatti, ricercatrice laureatasi in Fisica ad
indirizzo sperimentale all’Università di Bologna, ed in possesso di un diploma di specialità in
Bioingegneria conseguito presso lo stesso ateneo bolognese. Nella scoperta la dr.ssa Gatti è stata
coadiuvata dal marito, il dr. Stefano Montanari della Nanodiagnostics (laurea in Farmacia con tesi
in Microchimica), da decenni impegnato nella ricerca applicata in campo medico. La scoperta fu

8 Oberdörster G, Maynard A, Donaldson K, Castranova V, Fitzpatrick J, Ausman K, Carter J, Karn B, Kreyling W,


Lai D, Olin S, Monteiro-Riviere N, Warheit D, Yang H. Principles for characterizing the potential human health
effects from exposure to nanomaterials: Elements of a screening strategy. Part Fibre Toxicol. 2005 6(2), 8.

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effettuata presso il Laboratorio di Biomateriali dell'Università di Modena e Reggio Emilia quando


la dr.ssa Gatti ne era responsabile. Le nanopatologie – patologie provocate dalle micro e
nanoparticelle inorganiche penetrate in un organismo - sono sospettate di essere in relazione con
l'aumento vertiginoso delle affezioni cardiovascolari, delle malattie tumorali e di quelle
neurologiche, registrato negli ultimi decenni.9 La dottoressa Gatti è stata in proposito coordinatrice
internazionale di ben due progetti europei: il Nanopathology dal 2002 al 2004, ed il progetto di
ricerca - dal 2006 al 2008 – chiamato DIPNA: Development of an Integrated Platform for
Nanoparticle Analysis to verify their possible toxicity and ecotoxicity.

LE ANALISI DI LABORATORIO
Le analisi di laboratorio su alcuni campioni di vaccini a cui qui ci si riferisce sono quattro (4): si
parte dai primi risultati ottenuti all'inizio degli anni'80 del secolo scorso da chimici e biologi
statunitensi, presentati parzialmente in Washington D.C. nell'agosto 1983 al 186.mo meeting
nazionale della Società Chimica Americana (l'American Chemical Society, ANYL 100), ed in
seguito pubblicati nel 1986 sul periodico americano Journal of Biological Standardization (1986,
14, 363-375) e che indicheremo brevemente come analisi JBS 1986, fino ad arrivare ai giorni nostri
con il riscontro delle analisi francesi, compiute da un ente pubblico, che hanno minimizzato – anche
se riconosciuto - il problema dell'inquinamento in tracce di elementi inorganici tale – a detta loro –
da non costituire al momento minaccia alla salute pubblica.
*Analisi in USA, 1983-1986, JBS10: a cura di Joan C May11, Theodore C. Rains e F. June
Maienthall12, G. N. Biddle13 and Joseph J. Progar14; ricercatori e studiosi della FDA (Food and Drug
Administration) e del Dipartimento dell'Agricoltura americano; 19 campioni di 8 (otto) diversi
vaccini ed un siero di immunoglobuline, alla ricerca della presenza (e concentrazione) di 11 (undici)
diversi metalli: Alluminio, Arsenico, Bario, Cadmio, Cobalto, Cromo, Mercurio, Piombo, Selenio,
Tallio e Zinco; metodologia usata: analisi di chimica analitica con la tecnica della spettrometria ad
emissione di fiamma (FES), e la spettrometria di assorbimento atomico;
*Analisi in ITALIA, laboratorio Nanodiagnostics di Modena, dai primi anni 2000 al 2017,
campioni di oltre 30 vaccini diversi (non su interi lotti), a cura della dr.ssa Antonietta Morena Gatti

9 GATTI A.M., Montanari S., “Nanopatologie: cause ambientali e possibilità di indagine”, Inquinamento e salute,
settembre/ottobre 2006.
10 “A survey of the concentrations of eleven metals in vaccines, allergenic extracts, toxoids, blood, blood derivatives
and other biological products”, 1986, JBS, USA.
11 Department of Health and Human Services, Public Health Service, Food and Drug Administration, Center for
Drugs and Biologics, Office of Biologics Research and Review, Berhesda, Maryland 20892, USA.
12 Center for Analytical Chemistry, National Bureau of Standards, Washingron, D.C., USA.
13 United States Department of Agriculture, Washington, D.C., USA.
14 Department of Health and Human Services, Public Health Service, Food and Drug Administration, Center for
Drugs and Biologics, ibidem.

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e del dr. Stefano Montanari15; metodologia di analisi impiegata: ESEM, Environmental Scanning
Electron Microscope, accoppiato ad un rilevatore EDS (spettroscopio a raggi X, a dispersione
energetica), un microscopio elettronico a scansione ambientale che consente di ottenere immagini
ad alta risoluzione, inferiori a ~100 Å, cioè inferiore ai 10 nanometri (nm), e che consente di
identificare gli elementi chimici costituenti;

*Analisi in GERMANIA, MicroTrace Minerals Labor, 2016, 16 campioni di vaccini;

*Analisi in FRANCIA, Agence Nationale de Sécureté du Médicament et des Produits de Santé


(ANSM): "Etude comparative de recherche de particules et éléments dans des vaccins et autres
produits de santé injectables", Note de Synthèse 16-A-0238, 17 maggio 2016;

Gli statunitensi che analizzarono negli anni'80 ottantacinque (85) campioni di prodotti iniettabili, fra
cui alcuni vaccini, furono fra i primi ad identificare una contaminazione inorganica nei vaccini. Essi
cercarono e trovarono contaminazione per 11 metalli, la cui concentrazione era molto bassa od ai
limiti della identificazione, dell'ordine di pochi ppm (parti per milione, in un range decisamente
ampio, da 0,002 ppm fino a 24 ppm). Gli Autori affermarono che "The metal concentrations found
in the majority of these products were low or undetectable". Anche allora – così come fatto in tempi
più recenti dai ricercatori italiani Gatti e Montanari - ipotizzarono la presenza di questi inquinanti
metallici come il risultato di una anomalia nel processo di produzione. Gli Autori conclusero
dicendo che:
“[...] Overall, in view of the infrequent use of these injectables (e.g. three times per
year, or less frequently) the aluminum and/or mercury contents of the vaccines are not
considered to pose a significant risk.”16

Cioè che in generale, nel caso di uso non frequente della vaccinazione, ad esempio tre volte all'anno
o meno frequentemente, alluminio o mercurio non ponevano un rischio significativo. Per la
presenza degli altri metalli e metalloidi inquinanti, non si preoccuparono viste le basse
concentrazioni, a parte sottolineare anomali valori di Piombo e Zinco, identificati in un paio di
campioni. Da notare che gli Americani – utilizzando metodologie di analisi chimica analitica

15 "New Quality-Control Investigations on Vaccines: Micro- and Nanocontamination", International Journal of


Vaccines and Vaccination, USA, Volume 4 Issue 1 – 2017, Ricevuto: 30 Novembre 2016 | Pubblicato: 23 gennaio
2017.
16 JBS, 1986, ibidem.

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invasive e distruttive dell'analita oggetto di studio – non erano probabilmente consapevoli che le
impurità inorganiche identificate, erano probabilmente anche allora presenti sotto forma solida.
Questa mancanza di informazione condusse all'assenza del riconoscimento del problema e della
valutazione del rischio nano-tossicologico, all'epoca non ancora discusso nella letteratura scientifica
ed ignoto agli addetti ai lavori.
Ad ogni modo, essi posero l'accento sulla significativa presenza di alte quantità, anomale, di Zinco,
in un caso (riscontrato nell'analisi di un prodotto di immunoglobuline) e di una significativa
presenza di Piombo (in un campione di vaccino). Più in generale affermarono che:
“[..] A number of these blood products contained amounts of lead, arsenic, barium,
cadmium, cobalt and chromium that were significantly above the low levels achievable
by other manufacturers of the same types of blood products. ”
Cioè che un certo numero di questi prodotti iniettabili nel sangue conteneva quantità di piombo,
arsenico, bario, cadmio, cobalto e cromo che erano significativamente sopra i livelli bassi
ottenibili da altri produttori degli stessi tipi di prodotti iniettabili. Inoltre, a fronte della
minimizzazione del problema dell'inquinamento inorganico in tracce presente nei vaccini, vi sono
alcune problematiche connesse con un non chiaro - nelle sue ragioni e possibile cause - incremento
di disturbi specifici dell'apprendimento, e di quelli pervasivi dello sviluppo, registrato nelle
ultime decadi presso le comunità infantili e scolastiche dei Paesi avanzati del mondo.

AUTISMO E DATI CENSIS SULLA DISABILITÀ ED I DISTURBI “DSA”


Sin dai primi anni '80 del XX secolo pare sia in atto una vera e propria “epidemia” di autismo, un
disturbo neuroevolutivo infantile – e dalla basi neurobiologiche17 - (anche se non è corretto il
termine di epidemia, in quanto la patologia non è contagiosa) che è in drammatico aumento ed è
registrata in tutto il mondo e soprattutto nei Paesi avanzati, in età prescolare e scolare: si è passati
da 1 caso su 5000 nel 1975, ad 1 caso su 110 nel 2009, e ad 1 caso su 68 nel 2012 (dati CDC
americano). Questi sono risultati di studi di prevalenza degli Stati Uniti d'America pubblicati sulla

17 Nell'articolo “Le basi neurobiologiche dell'autismo” (02.02.2011), in passato l'ISS di Roma parlò di “[...] studi
recenti condotti attraverso tecniche di neuroimaging, sembrano indicare anomalie nelle connessioni tra neuroni in
specifiche aree cerebrali come la corteccia uditiva [3,4], e il sistema dei neuroni specchio [5,6] , nonché variazioni
nel volume e nella simmetria dei due emisferi cerebrali”, nonché – ed è molto significativo - le ipotesi al vaglio dei
ricercatori parlavano di “[…] anomalie nel funzionamento delle sinapsi, soprattutto di quelle inibitorie,
principalmente mediate da acido γ-amminobutirrico (GABA), oltre che difetti nella sintesi e nel rilascio di
serotonina (5HT), un neurotrasmettitore implicato nella modulazione dei comportamenti sociali. Molti studi
evidenziano anche alterazioni dei meccanismi coinvolti nelle modificazioni che avvengono dentro alle cellule del
cervello in risposta allo stimolo nervoso, meccanismi legati al calcio intracellulare”. Cfr il paragrafo precedente
della presente relazione: “La contaminazione inorganica in tracce nei vaccini: l'ISS commenta”, ove si parla di
mimetismo molecolare.

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rivista Nature, 2011. Per quanto riguarda l'Italia, la prevalenza sembra inferiore ai dati rimarchevoli
registrati negli Stati Uniti ed in altri Paesi come la Corea del Sud, ove addirittura si è giunti
recentemente a 1 caso di autismo ogni 38 bambini18. L'Istituto superiore della sanità – nel suo
articolo“Considerazioni sulle misure di frequenza dei Disturbi dello Spettro Autistico” - parla infatti
di una prevalenza compresa fra i quasi 3 ed i 4 casi ogni 1000 bambini nell'età della scuola
primaria, rispettivamente registrati nelle Regioni Emilia Romagna e Piemonte:
“ […] Negli ultimi anni si è assistito a un incremento delle stime di prevalenza di tali disturbi,
così marcato da aver fatto parlare di una sorta di “epidemia di autismo”. La questione è in
realtà molto complessa, e nell’accostarsi a questo tema è necessario considerare alcuni punti.
[…] stime di prevalenza sono basate sulle rilevazioni dei casi trattati dal SSN con diagnosi di
DPS (F84 secondo la classificazione ICD-10). Tali dati sono disponibili nelle regioni
dell’Emilia-Romagna e del Piemonte. Le stime più recenti indicano una prevalenza totale nella
popolazione fino a 18 anni del 2,3/1000 in Emilia-Romagna (anno 2011) e del 2,9/1000 in
Piemonte (anno 2010), con stime che salgono rispettivamente a 2,8/1000 e al 4,2/1000 nell’età
della scuola primaria (6-10 anni).”

I dati italiani citati risalgono a circa sei anni fa e non sono qui aggiornati. Preoccupante la curva di
aumento esponenziale di casi di disordini dello spettro autistico (ASD) registrata negli USA e
già prima accennato (sempre studi di prevalenza, cioè l'insieme di tutti i casi esistenti in un
determinato campione, in un dato momento). Si è passati dalla prevalenza di 1 caso registrato su
110 riferito all'anno 2009 (solo per gli USA), agli ultimi studi (anno 2012) della rete di sorveglianza
americana attiva che fornisce studi di prevalenza sui bambini e caratteristiche dello ASD fino
agli 8 anni di età, i quali indicano lo sbalorditivo valore di stima di prevalenza di 1 caso di
autismo ogni 68 bambini, 4,5 volte più comune fra i bambini maschi rispetto alle femmine (come
media fra tutti i valori registrati nei vari Stati che compongono gli USA, Data & Statitics, Autism
Specretum Disorder, CDC's Autism and Developmental Disabilities Monitoring (ADDM) Network,
CDC, Centers for Disease Control and Prevention, USA). La prevalenza studia e fotografa, per così
dire, il momento. Invece gli studi di incidenza di una malattia indicano il verificarsi di nuovi casi ed
il loro tasso. Il Ministero della Salute in Italia ci dice attualmente che gli studi di prevalenza
registrano 1 caso di autismo ogni 160 in Danimarca, ed una prevalenza di 1 su 86 in Gran
Bretagna (dunque i valori variano da Paese a Paese in Europa). Il Ministero della Salute fornisce il
seguente valore di percentuale come parziale causa dell'autismo: solo un 10-15% sarebbe
imputabile a cause genetiche (“Autismo”, in “La nostra salute”, 6 febbraio 2013, aggiornamento
17 dicembre 2014)19. Dunque nell'ipotesi del Ministero l'eziologia è chiaramente multifattoriale,
18 “Prevalence of Autism in South Korea Estimated at 1 in 38 Children”, 9 maggio 2011,
https://news.yale.edu/2011/05/09/prevalence-autism-south-korea-estimated-1-38-children
19 "L'autismo è un disordine neuropsichico infantile, che può comportare gravi problemi nella capacità di
comunicare, di entrare in relazione con le persone e di adattarsi all'ambiente" , Data di pubblicazione: 6 febbraio
2013, ultimo aggiornamento 17 dicembre 2014, http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?
id=62&area=Disturbi_psichici

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con una combinazione di fattori genetici (in minima parte) e fattori ambientali, con quest'ultimi
determinanti. Evidente che questi fattori ambientali potrebbero essere insulti neurotossici di una
qualche origine da identificare.
Che cosa è cambiato negli ultimi anni? Sebbene le Autorità sanitarie in tutto il mondo neghino
ancora con decisione una possibile correlazione fra la vaccinoprofilassi e l'aumento di disturbi
neuro-evolutivi e pervasivi dello sviluppo, è innegabile il fatto che il numero di vaccini iniettati è
incrementato in numero ed offerta raccomandata e facoltativa rispetto a decenni addietro ed
alle quattro (4) vaccinazioni obbligatorie ed in vigore per Legge in Italia, dal 1991 all'anno 2017 -
ma con un aumento contestuale e progressivo dell'offerta delle vaccinazioni raccomandate e
l'introduzione delle vaccinazioni combinate, dapprima trivalenti, poi quadrivalenti, poi
pentavalenti, ed infine esavalenti, somministrata già al terzo mese di vita – si è passati alle 10
vaccinazioni obbligatorie di oggi, ed all'imposizione della obbligatorietà anche dei richiami
(boosters), oltre a tutte le altre vaccinazioni raccomandate e considerate facoltative. Si è anche
registrata una progressiva difficoltà nel reperimento dei vaccini monovalenti (con un solo antigene),
a fronte di politiche sanitarie che enfatizzano l'importanza a la somministrazione dei vaccini
combinati, a più antigeni.
I dati CENSIS – rapporto sulla situazione sociale del Paese del 2017 - fotografano una situazione
ancora più allarmante: al paragrafo “La crescente emersione degli studenti con disabilità e Dsa
nella scuola”, si afferma che per il decennio 2007-2017 concernente la scuola della infanzia e del I
ciclo (primaria e secondaria di I grado), gli alunni aventi una qualche disabilità sono aumentati
del +26,8 %, e per l'anno scolastico 2017-2018 sono pari – in termini assoluti – a 168.708
individui. Più di centomila bambini ed adolescenti con difficoltà, e dunque diversamente abili. Per
quanto concerne i bambini aventi la diagnosi di DSA (Disturbi Specifici dell'Apprendimento) –
per i cui disturbi il Parlamento italiano ha approvato uno specifica Legge 20nell'anno 2010 –
nell'anno scolastico 2014-2015 essi erano pari a circa 68.000 individui, il cui numero – se
rapportato all'a.s. 2011-2012 – mostra un incremento del 180,9 %.
Quali potrebbero essere le cause di questi incrementi e di questi danni al normale sviluppo neuro-
evolutivo, psicofisico, o di crescenti difficoltà e limitazioni delle competenze dei bambini? Se
davvero esse fossero il frutto di un insulto ambientale determinato da inquinanti inorganici,
quali sarebbero le potenziali porte d'ingresso di essi nell'organismo umano, che poi conducono a
sequestro e tossicità e nano-tossicità in caso di particelle micro e nano-dimensionate?

20 LEGGE 8 ottobre 2010, n. 170, "Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito
scolastico", “[...] La presente legge riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali
disturbi specifici di apprendimento, di seguito denominati «DSA», che si manifestano in presenza di capacità
cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono costituire una
limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana.”

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TOSSICITÀ DEI “METALLI PESANTI” NEI SISTEMI VIVENTI


Nel presente paragrafo si discuterà il rischio tossicologico riferito a metalli e metalloidi che in
chimica e biologia sono noti per la loro tossicità ambientale. Nondimeno non si considererà qui il
rischio nanotossicologico, già accennato precedentemente – discusso solo negli ultimi anni a
livello internazionale dagli addetti ai lavori - da particolato solido (dovuto allo stato della materia
dell'elemento inquinante), e pertanto le considerazioni qui fatte non andranno intese con valenza in
senso assoluto ed incontrovertibile, essendovi altri livelli di lettura ed analisi, e dunque altri fattori
estremamente importati da considerare, se non addirittura preponderanti in taluni casi rispetto al
rischio tossicologico di per sé.
Come è noto, un elemento chimico metallico difficilmente è tossico di per sé – tranne rare eccezioni
(come il caso del Piombo, ad esempio, che si vedrà prossimamente) – ma quello che conta è il
livello della sua concentrazione all'interno di un organismo vivente. Oltre una certa soglia,
certamente possono mostrare effetti tossici e nocivi per gli organismi viventi, anche i metalli non
considerati “pesanti”. Infatti, è risaputo a livello biochimico che una serie di metalli giocano un
ruolo fondamentale nel metabolismo cellulare umano ed animale: ad esempio Klaus Appenroth21
ricorda che vi sono elementi chimici chiamati micronutrienti (o oligoelementi) i quali sono
essenziali in piccolissime quantità per i processi biologici: ad esempio Cobalto, Rame, Ferro,
Manganese, Molibdeno, Nichel e Zinco (Co, Cu, Fe, Mn, Mo, Ni and Zn). Solo quando la loro
concentrazione eccede certe soglie di concentrazione, essi – che sono indispensabili a basse
concentrazioni - diventano tossici per i sistemi viventi.
L'espressione nota ed abusata che designa i cosiddetti “metalli pesanti” può essere fuorviante: se
in passato venivano considerati “pesanti” tutti quelli con numero atomico superiore al Ferro (Z=26,
Massa atomica=55,847), negli ultimi anni si preferisce riferirsi a loro con una definizione che tenga
conto di precise caratteristiche fisiche e chimiche, quali peso specifico e stato di ossidazione. Nelle
ultime decadi – infatti - ci si era riferiti dapprima ad un valore discriminante di densità pari a 4
g/cm3 , al di sopra del quale considerare un metallo o metalloide “pesante”, poi questo valore limite
è stato elevato a 5 g/cm3, ed infine cambiato ancora in 7 g/cm3.
Dunque l'espressione “metallo pesante” è una espressione fuorviante, da abbandonare come ribadito
e sottolineato dalla IUPAC - l'Unione Internazionale di Chimica Pura ed Applicata 22 - : "Heavy
metal" può essere un "termine privo di significato" perché non esiste una definizione
standardizzata per un metallo pesante. Alcuni metalli leggeri o metalloidi sono tossici, mentre

21 APPENROTH, in “Soil Heavy Metals”, Editors: Sherameti, Irena, Varma, Ajit (Eds.), 2010, Appenroth nel capitolo
2.
22 DUFFUS, John H, “Heavy metals – A Meaningless Term?”, (IUPAC Technical Report) , pubblicazione del The
Edinburgh Centre for Toxicology, Scotland, United Kingdom, IUPAC, INTERNATIONAL UNION OF PURE
AND APPLIED CHEMISTRY , CHEMISTRY AND HUMAN HEALTH DIVISION, CLINICAL CHEMISTRY
SECTION, COMMISSION ON TOXICOLOGY.

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alcuni metalli ad alta densità atomica non lo sono. Per esempio, il Cadmio generalmente è
considerato un metallo “pesante”, con un numero atomico (Z) di 48, Massa atomica di 112,41 ed un
peso specifico di 8,648 g/cm3, mentre l'oro – metallo ad alta densità atomica con Numero atomico
di 79, Massa atomica di 196,967 - in genere non è tossico, sebbene abbia un numero atomico molto
alto ed un peso specifico di 10,5 g/cm3. Pertanto per un determinato metallo la tossicità è variabile
ampiamente, in funzione dello stato di allotropia23 (la proprietà che caratterizza un differente stato
cristallino del medesimo elemento) o dello stato di ossidazione del metallo (quanti elettroni ha
perso ossidandosi, o qual è la sua tendenza ad ossidarsi). Il cromo esavalente, ad esempio, è uno
dei più pericolosi inquinanti ambientali (stato di ossidazione +6, molto solubile in acqua), essendo
mutageno e cancerogeno, e può essere anche mortale – come già ricordato - mentre il cromo con
stato di ossidazione +3 (cromo trivalente) è importante dal punto di vista nutrizionale in molti
organismi, compreso l'essere umano, e solo a certe concentrazioni diventa anch'esso tossico.24
L'impatto invece elementi metallici e metalloidi ad alta densità atomica sul Sistema Nervoso
Centrale (SNC) – come Piombo, Mercurio, Cadmio ed Arsenico - nei primi anni di vita degli
infanti e dei bambini, può essere rilevante anche a basse o bassissime concentrazioni essendo le
sinapsi ancora imperfette ed in fase di formazione: si parla di sinaptogenesi. Durante il periodo
prenatale e subito dopo il parto, l'architettura del SNC e del cervello in particolare, è sensibile ed
caratterizzata dalle cosiddette finestre di "suscettibilità", meno aperte quando il cervello è maturo
(in età adulta). Ogni insulto derivante da un agente neurotossico estraneo che alteri o disturbi
chimicamente questo delicato processo di costruzione e generazione delle connessioni nervose e
della corretta migrazione cellulare dei neuroni, ancora in corso (e che continua fino ai 2 anni di età
circa), può comportare seri danni cerebrali, disturbi comportamentali, problemi allo sviluppo
dell'intelligenza con disfunzioni cognitive fra le più varie nel corso dell'età evolutiva.
Illuminante, a questo proposito, il rapporto curato anni fa (2002) da Giorgio Tamburlini, Ondine
S. von Ehrenstein e Roberto Bertollini, intitolato "La salute dei bambini e l'ambiente: una
rassegna delle conoscenze"; un rapporto frutto della collaborazione tra l'Agenzia Europea per
l'Ambiente e l'Ufficio Europeo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Basti sapere che –
leggendo la Parte II ed in particolare il capitolo dedicato ai disturbi neuro-evolutivi – si apprende
che fra gli agenti neurotossici dei metalli e dei composti dei metalli, piombo e mercurio la fanno
da padrone. Infatti sui danni da essi prodotti vi è molta letteratura scientifica e vi sono le più grandi
certezze di rapporto causa-effetto. Tanto che il piombo viene citato come l'agente neurotossico "a
cui i bambini sono più sensibili degli adulti".

23 Allotropo, cioè differente per struttura cristallina (esempio il Carbonio può esistere come stato allotropo di grafite o
come stato di diamante o come stato allotropo di fullerene).
24 HELMENSTINE Anne, “What Is a Heavy Metal?”, 1 giugno 2015, https://sciencenotes.org/what-is-a-heavy-
metal/, e tabella di valori (caratteristiche chimiche e fisiche di alcuni metalli)
http://www.maestrimetalli.it/catalogo/caratteristiche.pdf

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Il Mercurio (Z=80) e Massa atomica 200,59 e nella fattispecie il suo catione organometallico
metilmercurio – agente neurotossico in genere proveniente dalla dieta a base di pesce (catena
alimentare acquatica, con bioaccumulo nei grandi predatori come tonno, squalo, pesce spada e
marlin, ma anche nei crostacei) – provoca disturbi psicomotori, attacchi epilettici, spasticità, e
nei casi più gravi cecità, sordità e ritardi mentali. Il metilmercurio ha infatti la caratteristica di
legarsi alle proteine. Si ricordi anche che funzionalità epatica e renale, negli infanti e nei bambini, è
ridotta rispetto a quella di una persona adulta (come giù precedentemente ricordato in questa
relazione), e dunque risulta più difficile il naturale processo di detossificazione e
l'escrezione/espulsione di tossine e sostanze inquinanti. Il metabolismo più rapido dei bambini,
inoltre, aumenta la distribuzione e l'assorbimento degli agenti neurotossici, proprio perché
l'organismo è in rapida crescita (il cervello raggiunge circa l'80% della sua massa finale a circa
6 anni di età, quando la massa corporea è solo il 30% di quella di un adulto).
Il passo più significativo nel rapporto citato dove gli Autori Philippe Grandjean e Roberta White
discutono il campo dei disturbi neuroevolutivi, è il seguente:

"[...] È inoltre necessario rinnovare l'enfasi sulla salute ambientale e la prevenzione. Direttive
di ricerca di ulteriore interesse includono i possibili legami tra l'esposizione chimica e
l'autismo, il disturbo da deficit dell'attenzione/iperattività e i disturbi dell'apprendimento,
ampliando in tal modo il focus della valutazione di tossicità fino ad includere i traguardi
neuroevolutivi importanti sul piano clinico"

Parte II, Disturbi neuroevolutivi, paragrafo 4.5 "Che cosa non sappiamo", di Philippe
Grandjean e Roberta White, traduzione italiana di Stefania Borgo, pubblicato nel rapporto “La
salute dei bambini e l'ambiente: una rassegna delle conoscenze", di Tamburlini et al., 2002

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IL PIOMBO: UN CASO PARADIGMATICO PER CUI NON ESISTE UN


LIVELLO SOGLIA DI SICUREZZA
Il Piombo è un elemento chimico metallico con Numero atomico Z=82, Massa atomica=207,2 e
peso specifico 11,342 g/cm3, ed il cui materiale – molto duttile e malleabile - essendo molto
resistente alla corrosione è stato impiegato sin dall'antichità nelle realizzazioni di tubature
condutture idriche (i resti dell'Impero Romano lo testimoniano). Sia per l'EPA americano sia per lo
IARC dello OMS, è un probabile cancerogeno umano 25. Per molti anni è stato impiegato come
elemento antidetonante (piombo tetraetile) nelle benzine per aumentarne il numero di ottano, finché
il riconoscimento della sua tossicità e la nuova cultura e sensibilità verso i danni all'ecosistema, ha
portato le autorità negli anni'90 ad escluderlo progressivamente non solo dalle vernici ma anche dai
carburanti, per limitare l'inquinamento ambientale ed il rischio di bioaccumulo. In realtà la sua
tossicità a livello del SNC era già conosciuta sin dagli Anni Venti del secolo scorso, quando si
cominciò ad impiegare industrialmente. Celebre la colica saturnina26, malattia dovuta ad
intossicazione da piombo. Assorbito generalmente per via inalatoria (respirazione) o nutrizionale
(come inquinante dei cibi e delle bevande), esso non può essere metabolizzato ma solo escreto
dall'organismo. La via respiratoria è la via privilegiata di intossicazione, perché solo una frazione
minoritaria di quella ingerita (bevande e cibi) viene assorbita dalle mucose intestinali, mentre la
maggior parte viene escreta con le feci, ed in misura minore con le urine. Come già detto, per
mimetismo molecolare il Piombo “imita” il Calcio a livello ionico, e dunque può depositarsi nelle
ossa e nei denti del corpo umano (tessuti minerali), ma anche circolare nel sangue (legandosi agli
eritrociti), oppure depositarsi nei tessuti molli (fegato, cervello, midollo osseo e reni),
danneggiandoli.
Proprio nel cervello il Piombo – per via di questa sua potenziale azione mimica molecolare
alterante ed interferente nei processi enzimatici - è in grado di fare i più grandi danni, soprattutto
nelle popolazioni più suscettibili (infanti e bambini) ove le connessioni sinaptiche e la migrazione
dei neuroni sono un cantiere aperto nella costruzione dell'architettura dell'encefalo. Dunque
l'avvelenamento da Piombo a carico del SNC (Sistema Nervoso Centrale) è il fattore di rischio più
grande dal punto di vista tossicologico, e ne fa un temibile agente neurotossico (viene pregiudicata
la funzione sinaptica, come detto, in quanto il piombo agisce sui sistemi dopaminergici e
colinergici). Può provocare encefalopatia acuta, cronica e paralisi dei nervi periferici, e gravi
turbe comportamentali nei bambini, e dunque deficit neuro-evolutivi. Esso è pure teratogeno,
oltre che neurotossico.
Quali sono le soglie di sicurezza a livello di concentrazione, per quanto riguarda l'avvelenamento od

25 Il Piombo è inserito nel Gruppo 2B, mentre i suoi composti inorganici nel Gruppo 2A, mentre i suoi composti
organici nel Gruppo 3 (composti piombo-organici).
26 Dopo la silicosi, l'intossicazione da piombo è stata in Italia la più importante e nota forma di malattia professionale,
da avvelenamento. L'asbestosi (fibrosi polmonare che può degenerare in mesotelioma) è un'altra celebre malattia.

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intossicazione da Piombo? Recenti studi scientifici pubblicati nell'anno 2016 indicano chiaramente
che non esiste una soglia di sicurezza che discrimini quando il Piombo diventi un agente tossico
importante per gli organismi viventi. Infatti la pubblicazione "There is no safe threshold for lead
exposure: Α literature review"27, a cura di Th. Vorvolakos, S. Arseniou, M. Samakouri, del
Dipartimento di Psichiatria, Scuola di Medicina della Università Democrito della Tracia, e
dell'Ospedale Universitario Generale di Alessandropoli, Alessandropoli (Grecia), è illuminante in
proposito.
Gli Autori greci infatti – con il loro esemplare titolo "Non esiste una soglia sicura per
l'esposizione al piombo: una revisione della letteratura" – ricostruiscono storicamente come nel
corso delle ultime decadi si è voluto ridurre progressivamente – per precauzione - la soglia di
sicurezza ed attenzione correlata all'esposizione e concentrazione di piombo nel sangue degli esseri
viventi, ed in particolare in quello dei bambini (i soggetti più a rischio).
I livelli di piombo tollerabili nel sangue sono stati abbassati ripetutamente nelle ultime quattro
decadi: nei primi anni '60 del secolo scorso, si era sui 60 µg/dl (microgrammi per decilitro), poi
negli anni '70 si è passati ai 40 µg/dl; nell'anno 1975 si è fissata la soglia a 30 µg/dl, nel 1985 a 25
µg/dl e nel 1991 si è stabilito il valore soglia di sicurezza a 10 µg/dl per l'età dello sviluppo 28
(infanti e bambini). Dunque un valore di Piombo inferiore ai 10 µg/dl indicherebbe ancora una
situazione di non intossicazione, mentre un valore superiore ai 10 µg/dl indicherebbe un livello di
concentrazione tossico, e dunque di allerta. 10 µg/dl corrispondono a 0,1 Milligrammo per litro
[mg/l], cioè 0,1 ppm (parti per milione), anche se questo valore è stato ulteriormente abbassato dal
2012, da parte di un comitato di esperti del CDC statunitense (a 0,05 ppm, cioè 5 µg/dl).
Nondimeno – specificano gli Autori - continue esposizioni nei bambini ad intossicazioni da
Piombo anche a basse concentrazioni, conducono a problemi e sintomi neuro-comportamentali e
non solo:

“ […] Continuous exposure in children produces neurobehav-ioral symptoms, such as decreased


concentration, inability to follow instructions, difficulty to playgames and low IQ, which are
associated with concentrations of 10–35 μg”

Si registrano infatti anche difficoltà a seguire istruzioni, difficoltà a giocare e bassi livelli di
quoziente intellettivo (IQ, cioè Intelligence Quotient, in tedesco: Intelligenz-quotient, un punteggio

27 VORVOLAKOS et al, “There is no safe threshold for lead exposure: A literary review”, Psychiatriki 2016, 27:204–
214
28 Recenti aggiornamenti del CDC americano, hanno ulteriormente abbassato la soglia a 0,05 ppm, *CDC has
updated its recommendations on children’s blood lead levels. Experts now use an upper reference level value of
97.5% of the population distribution for children’s blood lead. In 2012-2015 that value is 5 micrograms per deciliter
(µg/dL) to identify children with blood lead levels that are much higher than most children’s levels. The information
on this page refers to CDC’s previous “blood lead level of concern” of 10 µg/dL. This information will be updated
in future ToxProfile and ToxFAQ editions. To learn more about CDC’s updated recommendations on children’s blood
lead levels, Info: http://www.cdc.gov/nceh/lead/ACCLPP/blood_lead_levels.htm.,

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che mira a valutare intelligenza e sviluppo cognitivo), tutte problematiche connesse a


concentrazioni comprese fra 10 e 35 µg/dl, dunque fra 0,1 e 0,35 ppm. Ora prendiamo in
attenzione un passaggio chiave dei ricercatori greci, i quali affermano nel paragrafo “Effect in
children”:

“[...] The outcomes of four key studies of the neurobehavioral effects of low-level lead
exposure in children were reviewed and analyzed by Davis who concluded that blood lead
levels of 10–15 μg/dL can cause impaired neurobehavioral activity. The results of a study
involving 246 inner city young Afro-American children with a mean age of 7.5 years showed
neurobehavioral deficits in areas of intelligence, reaction time, visual-motor integration, fine
motor skills and attention, including ex ecutive function at levels <10 μg/dL. Blood lead levels
above 10 μg/dL have been reliably associated with Attention Deficit Hyperactivity Disorder
(ADHD), with the only real dispute being the magnitude of the effect. Lead exposure is a
plausible neurobiological candidate for ADHD involvement because it disrupts midbrain
dopamine and other neurotransmission circuitry, systems that are also implicated in ADHD. In
a cross-sectional study of 756 children with a mean blood lead level of 11.4 μg/dL, Roy et al
noted that lead exposure affected behavior across multiple domains, including anxiety and
social behavior. Their results also suggested that executive functions and attention are
especially vulnerable to insult by lead among young children. They also observed that children
with higher blood lead levels presented with more ADHD-type behaviors, especially the
inattention component. However, it is not clear if behavioral changes precede lead exposure
and could even induce lead exposure through behavioral pathways such as increased hand-to-
mouth behavior. In contrast, Nigg et al reported that even very low levels of blood lead
exposure (<5 μg/dL) were associated with ADHD”.

Si evince dunque che si hanno – anche con livelli di piombo nel sangue inferiori ai 10 μg/dL (0,1
ppm) – possibili deficit neuro-comportamentali nell'area della intelligenza, dell'attenzione e delle
abilità/sviluppo della motricità fine. Il Piombo è anche un candidato del disturbo noto come
ADHD, “Attention Deficit Hyperactivity Disorder”, cioè il disturbo evolutivo chiamato Disturbo
da Deficit di Attenzione ed Iperattività (difficoltà di attenzione e concentrazione), correlato a
livelli di piombo nel sangue superiori ai 10 μg/dL. Con livelli di 11,4 μg/dL, si sono osservati
durante studi su gruppi di bambini, problemi di ansietà e problemi comportamentali e sociali.
Ricercatori come il professor Joel Nigg, PhD29, hanno osservato che persino bassi livelli di
piombo nel sangue (<5 μg/dL, cioè inferiori ai 5 microgrammi per decilitro) possono essere
associati al problema del disturbo ADHD. Da qui, quanto già ricordato nella nota piè di pagina:
l'aggiornamento del livello di concentrazione soglia da parte del CDC, valore di 0,05 ppm.
Oggi in Italia i bambini che hanno ricevuto la diagnosi ADHD e registrati e sotto terapia da un
29 JOEL T. NIGG, Ph.D., Professore presso i Dipartimenti di Psichiatria, Neuroscienze comportamentali e Pediatria,
Direttore Divisione di Psicologia, Dipartimento di Psichiatria, all'Oregon Health & Science University; Portland,
Oregon, USA.

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neuropsichiatra infantile, sono – negli anni che vanno dal 2007 al 2016 – circa 3700 bambini.
Leggiamo direttamente dal rapporto dello ISS intitolato: Registro Nazionale dell'ADHD
(Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder):

“[...] Da settembre 2007 ad aprile 2016, 3696 bambini e adolescenti sono stati arruolati nel
registro: 2675 sono stati trattati con metilfenidato (Methylphenidate, MPH) e 1021 con
atomoxetina (Atomoxetine, ATX). Si sono verificati 140 eventi avversi gravi, 83 (59%) in
pazienti trattati con ATX, e 57 (41%) in individui trattati con MPH. I pazienti trattati con ATX
hanno una maggiore probabilità di manifestare un evento avverso grave (8,1%), rispetto a
quelli trattati con MPH (2,1%). Il rischio relativo è pari a 3,81 (2,74-5,30, p<0,001) a sfavore
dell’ATX. Il MPH rappresenta il farmaco di prima linea nei bambini e adolescenti affetti da
ADHD in trattamento farmacologico e mostra un profilo di sicurezza migliore rispetto
all’ATX.“30

I dati sono allarmanti ed impietosi, anche per la non indifferente percentuale di reazioni avverse alle
terapie farmacologiche impiegate per trattare il disturbo ADHD.
Ma quanti sono i bambini e gli adolescenti vittime di questo Disturbo da Deficit di Attenzione ed
Iperattività, un disturbo infantile di origine neurobiologica che pregiudica il loro rendimento
scolastico e le interazioni sociali? Citiamo alcuni dati ricavati dal rapporto O.N.Da:

"[...] Si stima che nel mondo l’incidenza dell’ADHD sia pari al 5,3% della popolazione, mentre
in Italia la prevalenza è intorno al 3-4%, che corrisponde a circa 270.000-360.000 bambini.
Tuttavia, l’ADHD non è un disturbo solamente pediatrico, poiché da esso non si guarisce
totalmente; infatti chi ne è affetto da bambino si porterà dietro la malattia anche in età adulta"

"ADHD. Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività", Osservatorio Nazionale sulla


Salute della Donna, 31O.N.Da

Migliaia di bambini italiani diagnosticati ADHD sono probabilmente – si potrebbe ipotizzare –


soggetti allo sviluppo di questo disturbo neuro-evolutivo a causa di un precedente ed ipotizzabile
insulto ambientale, o biaccumulo di un qualche agente tossico, come il Piombo, che è un candidato
30 ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ, “Registro nazionale dell’ADHD (Attention-Deficit/Hyperactivity
Disorder)”: dati dal 2007 al 2016, Elena Angela Pia Germinario, Romano Arcieri, Massimo Marzi, Pietro Panei,
Stefano Vella, Dipartimento del Farmaco. Istituto Superiore di Sanità, 2016. ISSN: 1123-3117 (cartaceo) • 2384-
8936 (online) Rapporti ISTISAN 16/37.
31 "ADHD. Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività", Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna,
O.N.Da, a cura di Francesca Morelli e Supervisione scientifica di: Alberto Ottolini, Direttore Unità Operativa di
Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza A.O. Fatebenefratelli e Oftalmico, Milano; Vera Valenti,
Responsabile ambulatorio ADHD Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza A.O.
Fatebenefratelli e Oftalmico, Milano; Claudio Mencacci, Direttore Dipartimento di Neuroscienze A.O.
Fatebenefratelli e Oftalmico, Milano.

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responsabile, evidentemente entrato nell'organismo attraverso una porta d'ingresso.


Il disordine psichiatrico ADHD ha mostrato negli ultimi anni un incremento – negli studi di
prevalenza – anche oltreoceano, non solo in Europa: negli Stati Uniti ed in Messico è cresciuto dal
2,8% al 4,4% fra l'anno 1998 ed il 2009, nella fascia d'età compresa fra i 5 ed i 17 anni di età, dei
bambini Messico-Americani in USA scelti come popolazione di studio (Akinbami et al. 2011).
Degna di rilievo è la scoperta fatta da un gruppo di studiosi canadesi, americani e messicani: essi
sono autori della pubblicazione “Childhood Blood Lead Levels and Symptoms of Attention Deficit
Hyperactivity Disorder (ADHD): A Cross-Sectional Study of Mexican Children”, pubblicata nel
numero 6 del giugno 2016, nelle pagine del periodico Environmental Health Perspective. Sono
stati monitorati e studiati quasi 600 bambini, i cui campioni di sangue sono stati analizzati presso
l'Università del Michigan (USA).
I bambini con ADHD mostrano anomale caratteristiche e menomazioni nel livello di attenzione,
nella cosiddetta funzione esecutiva, nella motivazione ed elaborazione delle informazioni che
pertengono alla sfera temporale (Nigg 2005). Tuttavia, l'ADHD è un disturbo che non è uniforme
nei suoi sintomi: a sua volta viene classificato in tre sottotipi che presentano modelli di
comportamento distinti: il cosiddetto sottotipo disattento (ADHD-I), il sottotipo iperattivo
(ADHD-H) ed il sottotipo combinato (ADHD-C). Il sottotipo ADHD-C ha una modalità di
interazione che denota un fare lento, quasi ipoattivo, mentre i bambini con ADHD-I tendono a
essere timidi ma attivi (Carlson e Mann 2002; McBurnett et al., 2001). Queste caratteristiche
distinte nei bambini vittime di questo disturbo, portano a pensare che vi siano differenti alterazioni
della funzione cerebrale implicata, e dunque che le eziologie associate di questi sottotipi di
ADHD possono essere diverse. Studi gemelli supportano anche questa idea, indicando l'elevata
ereditabilità della disattenzione, ma non delle caratteristiche di iperattività o impulsività
(Greven et al 2011, Willcutt et al., 2000). Nondimeno, gli studi condotti su giovani gemelli
potrebbero portare a sovrastimare l'influenza genetica a causa di ambienti di vita condivisi. Studi
recenti hanno mostrato risultati contrastanti nelle associazioni tra esposizione al piombo e sottotipi
di ADHD (Goodlad et al., 2013). C'è una crescente evidenza di un legame tra esposizione al piombo
e comportamento iperattivo (Boucheret al. 2012b, Hong et al., 2015 Nigg, Nigg et al., 2010a, Sioen
et al., 2013). La scoperta degli Autori – Huang (Dalla Lana School of Public Health, University
of Toronto, Toronto, Ontario, Canada) et al. - consiste nel fatto che tra i bambini con livelli di
piombo nel sangue ≤ 5,0 μg, il piombo del sangue concomitante è associato ad iperattività e
impulsività del comportamento, ma non è associato alla disattenzione; e ciò suggerisce una
potenziale eziologia ambientale dell'ADHD-H (sottotipo iperattivo), che la genetica da sola non
può spiegare completamente. 32

32 HUANG et al., “Childhood Blood Lead Levels and Symptoms of Attention Deficit Hyperactivity Disorder (ADHD):
A Cross-Sectional Study of Mexican Children”, Environmental Health Perspectives”, volume 124 | numero 6,
giugno 2016.

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Gli Autori hanno esaminato i dati ottenuti dalla popolazione di studio, senza riferirsi a informazioni
provenienti dalla storia familiare di ADHD, e senza riferirsi a markers genetici, a cui riconoscono
comunque un contributo. Riprendendo un passo significativo dello studio in esame, si evince che:
“[...] Most published studies with low lead exposure levels (mean blood lead levels ≤ 5 μg/dL)
in the past decade have shown that lead is associated with ADHD at levels between 2 to 4 μg/dL
measured in whole blood in children between 3 and 17 years (Braun et al. 2006; Cho et al.
2010; Froehlich et al. 2009; Ha et al. 2009”

Cioè, la maggior parte degli studi effettuati ed associati con bassi livelli di esposizione al piombo,
(media livelli di piombo nel sangue ≤ 5 μg / dL) in passato decennio hanno dimostrato che il
piombo è associato con ADHD a livelli compresi tra 2 e 4 μg / dL misurato nel sangue dei
bambini tra 3 e 17 anni di età (Braun et al., 2006, Cho et al. 2010; Froehlich et al. 2009; Ha et al.
2009).
Le conclusioni dello studio sono molto indicative ed allarmanti:
“[...] In summary, our study concurs with previous studies demonstrating an association of
concurrent lead exposure with ADHD- symptoms. In particular, we observed an association
between lead and hyperactivity and impulsivity behaviors when concurrent blood lead was ≤ 5
μg/dL. However, this association was attenuated when levels were > 5 μg/dL, which may
explain why behavior problems are not often linked with lead exposure on an individual basis,
given the lack of a clear dose–response relationship at levels more typically characterized as
“elevated.” The potential impact of low-level lead exposure on a population basis is large and
raises a serious public health concern particularly in areas where environmental lead
contamination continues.”

In ultima analisi, si dice che lo studio condotto sulla popolazione adolescenziale messicano-
americana, è in accordo con precedenti studi che dimostrano un'associazione di esposizione al
piombo concomitante con sintomi di ADHD. Si sottolinea che è stata osservata una correlazione
fra piombo e iperattività e comportamenti impulsivi quando il piombo del sangue
concomitante era ≤ 5 μg / dL. Tuttavia, questa associazione è stata attenuata quando i livelli
erano> 5 μg / dL. Ciò suggerisce che la presenza dell'inquinante, dà una riposta non lineare. Il che
può spiegare perché i problemi comportamentali non sono spesso legati all'esposizione al piombo su
base individuale, data la mancanza di una chiara relazione dose-risposta a livelli più tipicamente
caratterizzati come "elevati". Il potenziale impatto dell'esposizione al piombo a basso livello su una
popolazione base è grande e solleva una seria preoccupazione per la salute in particolare nelle aree
in cui la contaminazione da piombo ambientale continua.

A questo punto, commentando le affermazioni degli studiosi, a posteriori, è pleonastico dire che
introdurre – anche accidentalmente, attraverso un prodotto iniettabile contenente impurità

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inorganiche – del piombo nel sangue di un infante o di un bambino, costituisce un fattore di rischio
del tutto nuovo e con cui è necessario confrontarsi e da valutare attentamente.

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PIOMBO ED ARSENICO NEI VACCINI


Il Piombo è stato trovato nelle analisi di alcuni campioni di vaccini come elemento inorganico
inquinante. Era già stato segnalato nelle analisi pubblicate in USA nel 1986 (JBS), in
concentrazione dell'ordine dei ppm (parti per milione), in un range compreso fra 0,24 ppm (trovato
in campione di vaccino antimeningococcico polisaccarido) e 0,002 ppm, il valore di contaminazione
in tracce più basso (vaccino contro la peste). Cioè fra i 24 μg/dL ed i 0,2 μg/dL. Tutti i vaccini
sono risultati sistematicamente inquinati da piombo, anche se in misura diversa. Dunque con un
valore massimo di inquinamento (24 μg/dL) quasi 5 volte oltre la soglia di attenzione e
preoccupazione (5 μg/dL) fissata dal CDC americano di Atlanta decenni dopo, ma relativa al
livello del piombo nel sangue, oltre il quale non sarebbe tollerabile nei bambini. Ma, con grande
intuito e percezione del rischio, gli stessi chimici e biologi americani rimarcarono allora che un tale
livello di piombo era significativo e degno di nota già allora:

“[...] The lead level of 0.24 μg/ml in sample number 5 of meningococcal polysaccharide was
the highest level of lead found in these samples.”

0,24 μg/ml equivalgono a 0,24 ppm: se i chimici e biologi statunitensi degli anni'80 del secolo
scorso avessero potuto avere il punto di vista biochimico e tossicologico aggiornato alle conoscenze
ed indagini successive - proprie degli anni del XXI secolo - probabilmente ne sarebbero stati molto
più allarmati.
Merita particolare attenzione anche l'identificazione di alte ed anomale concentrazioni di Zinco,
trovate in un campione di siero immunoglobulino33, pari addirittura a 24 ppm:

“[...] A high zinc concentration (24 ppm) in an immune serum globulin was attributed to the
zinc-containing rubber stopper in contact with the product.”

per il quale i ricercatori ipotizzarono che la chiusura del contenitore od il tappo di gomma per le
fiale di questo prodotto iniettabile, poiché contenevano grandi quantità di zinco, probabilmente
inquinarono il campione del lotto, attraverso la fuoriuscita dalla chiusura del contenitore di gomma
nel prodotto liquido all'interno della fiala. Si vuole porre l'attenzione anche sulla significativa
quantità inquinante di Arsenico (Numero atomico Z= 33, Massa atomica= 74,922) rilevata nel
campione nr. 7 delle analisi JBS 1986, nel vaccino DTP adsorbito (vaccinazione contro difterite-

33 Le immunoglobuline sono anticorpi umani, cioè proteine globulari prodotte durante la risposta immunitaria, in
presenza di un antigene. Esistono prodotti iniettabili, in soluzione in siringhe pre-riempite, che contengono proprio
immunoglobuline umane selezionate, ottenute da donatori di sangue, ed usate per i casi di emergenza in cui non vi è
il tempo per consentire ad un organismo di rispondere ad una minaccia con la propria produzione di anticorpi, ed è
necessario avere già un prodotto biologico di difesa, pronto all'uso. Ad esempio immunogloblune umane IgG. Si
tratta in questo caso di immunoprofilassi passiva, e non attiva.

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tetano-pertosse): valore rilevato di 0,49 ppm.


L'Arsenico è un metalloide fortemente inquinante, usato ad esempio nelle esche topicide, ed è un
contaminante inorganico presente naturalmente nell'ambiente: nelle falde acquifere e nei fenomeni
naturali (vulcanesimo); i suoi ossidi e solfuri sono solubili in acqua; è presente anche come
derivante da contaminazione per attività antropica (industriale).
Il quaderno informativo dal titolo “ARSENICO: contaminazione ed esposizione ambientale” 34, a
cura dello Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (ISPESL, ente oggi
soppresso) illustrava molto bene le caratteristiche inquinanti e tossiche dell'Arsenico: ad esempio
esso ricorda che già l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, WHO in inglese) ne aveva
fissato il livello nell’acqua potabile a 10 μg/l (o di 0.01 mg/l), essendo esso un “parametro critico”
per la potabilità delle acque.
Citando direttamente dall'ottimo rapporto sopra ricordato, si apprende che:

“ [...] Ingerire alte quantità di arsenico può causare la cosiddetta arsenicosi, una malattia che
genera disturbi della pelle e cancro ai reni ed alla vescica. La tossicità dell’arsenico dipende
dalla sua forma chimica: quella organica è potenzialmente meno dannosa di quella inorganica
che può causare lo sviluppo di patologie cancerogene. L’arsenico nell’uomo può causare una
serie di patologie che includono lesioni cutanee (iperpigmentazione, melanosi, cheratosi),
problemi all’apparato respiratorio (tosse cronica, respiro corto, bronchite), effetti sul sistema
nervoso (neuropatie, disordini neurocomportamentali, perdita di memoria, basso quoziente
intellettivo, disturbo dell’attenzione, cancro in numerosi organi (pelle, polmone, vescica) ed
effetti sul sistema riproduttivo (complicazioni durante la gravidanza, anomalie fetali, parto
prematuro, basso peso alla nascita), oltre a patologie cardiovascolari e diabete.”

L'arsenico ha trovato in passato largo impiego nelle industrie ceramiche, ed oggi in quelle
produttrici di componenti elettronici (semiconduttori, circuiti integrati), ed importante è stato il suo
uso nel campo delle industrie di cosmetici, delle industrie tessili, dei colorifici e delle vetrerie.
La sua presenza nell’ambiente è connessa all’attività mineraria, alla fusione dei metalli, alla
combustione negli inceneritori, ed alla produzione di energia per mezzo dei cosiddetti combustibili
fossili. Trova utilizzo anche negli insetticidi, erbicidi e fungicidi a base di arsenico.
Nel 2001 accadde che gli USA si allinearono all'Europa in termini di tutela della salute, perché la
soglia di attenzione fu abbassata a 10 μg/l, che corrispondono a 0,01 mg/l (cioè ppm): lo fece nel
gennaio 2001 l'EPA statunitense, agenzia federale per la Protezione dell'Ambiente (United States
Environmental Protection), la quale fissò la potabilità dell'acqua allo standard suddetto, con un
adeguamento obbligatorio sul territorio americano a partire dal gennaio 2006; e lo aveva fatto -
anticipando gli americani di tre anni - anche il Vecchio Continente ove l'Unione Europea, con la

34 ISPESL, “ARSENICO: contaminazione ed esposizione ambientale”, quaderno informativo ISPESL, INAIL, Studio
Centrone S.r.l., ottobre 2010.

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Direttiva 98/83/CE, aveva imposto il valore contenuto già nelle linee guida OMS del 1993 sulla
qualità dell'acqua, che avevano abbassato a 0,01 mg/l la concentrazione massima tollerabile - nelle
acque potabili - di Arsenico. Storicamente, si era dunque passati progressivamente a continui
abbassamenti della soglia di sicurezza ed attenzione alla salute: dall'anno 1958 con una soglia di 0,2
mg/l, all'anno 1963, con una soglia di 0,05 mg/l, per poi aggiungere infine alla 0,01 mg/l negli
anni'90.35
Risulta evidente che un vaccino contenente 0,49 ppm di Arsenico inquinante come quello
individuato negli anni'80 negli USA - un valore di quasi cinquanta volte superiore al valore
soglia di sicurezza stabilito anni dopo - è un notevole fattore di rischio di insorgenza dei disturbi
intellettivi e neuro-evolutivi sopra menzionati, essendo l'Arsenico stesso iniettato direttamente nel
sangue, saltando le naturali barriere e difese cellulari di mediazione dell'organismo umano
(mucose intestinali). Simile ragionamento, ovviamente, può essere fatto per il Piombo.

Tornando al Piombo, in Italia - diversi decenni dopo - anche i ricercatori italiani (Gatti e
Montanari, Nanodiagnostics) hanno rilevato inquinamento in tracce da Piombo nei campioni di
vaccini analizzati, rilevando altresì il suo stato solido della materia (il che aggiunge un ulteriore
fattore di rischio, come già spiegato, e discusso ulteriormente nel proseguio).
Oltre ad un particolato di titanio e di acciaio (in genere una lega di Ferro/Cromo/Nichel), essi
hanno identificato nei vaccini analizzati del particolato composto da Piombo attraverso la
microscopia elettronica ambientale (ESEM36) accoppiata a rilevatore microchimico spettroscopico,
l'EDS37 – ben 8 (otto) volte in cinque diversi campioni di vaccini, su un totale di 44
(quarantaquattro) campioni di una trentina di vaccini diversi, commercializzati ed impiegati in
Italia e Francia:

“[…] In all the samples analyzed, we identified particles containing: Lead (Typhym, Cervarix,
Agrippal S1, Meningitec, Gardasil) or stainless steel (Mencevax, Infarix Hexa, Cervarix.
Anatetall, Focetria, Agrippal S1, Menveo, Prevenar 13, Meningitec, Vaxigrip, Stamaril Pasteur,
Repevax and MMRvaxPro)”38

Il particolato solido inquinante inorganico identificato da Gatti e Montanari nella quasi totalità
dei campioni di vaccini ad uso umano analizzati – ad eccezione di un vaccino trivalente ad uso

35 AVERSANO, Lucia, “Emergenza Arsenico: confusione tanta certezze poche”, Il dire e il fare, anno IX numero 5
– 10/2011.
36 L'ESEM, Environmental Scanning Electron Microscope, è un microscopio ed una tecnica di microscopia
elettronica – detta ambientale – che evita di lavorare sotto vuoto, e dunque consente di osservare ed indagare
campioni biologici vitali, a livelli di milionesimi e miliardesimi di metro.
37 EDS, Energy Dispersive X-ray Spectrometry, spettroscopia a dispersione energetica, metodica analitica strumentale.
38 Gatti AM, Montanari S (2016) “New Quality-Control Investigations on Vaccines: Micro- and Nanocontamination.”
International Journal of Vaccine and Vaccination, 4(1): 00072. DOI: 10.15406/ijvv.2017.04.00072.

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veterinario, risultato esente da contaminazione apprezzabile – è costituito da particelle micro e


nano-dimensionate, le cui dimensioni e forme variano da 10 micron a circa 100 nanometri.39

Per quanto riguarda il Piombo identificato dalle analisi tedesche del MicroTrace Minerals Labor
del 2016, i risultati si assestano per tutti i campioni di vaccini analizzati, su livelli di concentrazione
inferiori ai 0,5 μg/dL (cioè < 5 μg/L, cioè <0.005 ppm, cioè 10 volte inferiore al valore soglia di
attenzione, di 0,05 ppm). Ma – ed è davvero rimarchevole - sistematicamente, tutti i 16 (sedici)
campioni di vaccini analizzati in Germania, sembrano essere stati accertati inquinati da
Piombo, seppur in tracce. Si può dunque ipotizzare che alla lunga, in un programma di
vaccinazione protratto negli anni, ogni sessione /seduta di vaccinazione, accresca il rischio di
bioaccumulo nell'organismo di questo inquinante tossico, senza considerare il rischio
nanotossicologico, che si vedrà a breve.

SCIENZA E DIRITTO: IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE


A questo punto occorre sottolineare che i limiti di “tollerabilità” dei vari inquinanti (i quali sono
svariate migliaia, e solo pochissimi di essi sono normati) sono variabili, poiché esiste una grande
variabilità di risposta individuale, determinata da numerosi fattori (genetici, fisiologici,
ambientali, ecc...), anche temporaneamente occasionali. Infatti ogni organismo vivente reagisce –
nel contesto in cui vive - in modalità diversa all'insulto di un medesimo patogeno od inquinante
chimico-fisico, e dunque fissare un limite quantitativo che discrimini la sua tolleranza, e ponga un
livello di attenzione, è solo in parte significativo e corretto dal punto di vista scientifico. Sarebbe
intellettualmente molto più onesto indicare quali sono le quantità minime e massime (dunque un
range) entro le quali sono state registrate reazioni significative dal punto di vista tossicologico,
dichiarando anche di quale entità è stata la reazione stessa verificatasi.
Naturalmente una siffatta interpretazione della problematica renderebbe ancora più arduo l'operato
dei giudici e dei giuristi, i quali sono – come si sa – spesso privi della conoscenze scientifiche
necessarie per valutare correttamente, ed hanno bisogno di limiti ben definiti a cui fare riferimento
per pronunciarsi.
Ciò che accade di norma è che si concretizza una sorta di negoziato fra chi inquina e chi legifera
(il Legislatore), ed i risultati di questi negoziati stabiliti nel corso del tempo, sono spesso messi in
discussione e variati continuamente. Diversi Paesi e diversi enti pubblici, talvolta adottano misure
di precauzione e fissano limiti di legge concernenti la concentrazione di un inquinante, anche
sensibilmente diversi fra loro. Questo, appunto, ad ulteriore dimostrazione di come questi valori di
concentrazione fissati come paletti di riferimento, in realtà abbiano un discutibile – se non
approssimativo e solo indicativo - valore scientifico.
39 1 micron è un milionesimo di metro, cioè 1 millesimo di mm, mentre un nanometro è un miliardesimo di metro.
Sono unità di misura di lunghezza.

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Nondimeno, il quadro normativo in materia di tutela dell'ambiente e della salute, sta mutando
progressivamente in meglio negli ultimi anni, infatti ai valori limite di sicurezza individuati nei siti
contaminati o ipotizzati tali, ora si sono aggiunti ai precisi valori di “concentrazioni soglia di
contaminazione” (CSC), i cosiddetti valori di “concentrazioni di soglia di rischio” (CSR) 40.
Tutto ciò in forza soprattutto del cosiddetto principio di precauzione, che fonda il diritto
comunitario in tema di tutela dell'ambiente e della salute. A questo proposito, non si può non citare
una straordinaria riflessione – per la sua valenza esplicativa, di rara forza espressiva – che
addirittura fa leva sull'immaginario mitologico. Scrive infatti il professor Francesco Bruno - già
Dottore di ricerca nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Pisa (Scuola
Superiore di S. Anna) e dal 2006 Professore associato presso l’Università degli Studi del Molise,
dove insegna Diritto alimentare, Diritto agroambientale ed Estimo rurale (Corsi di Studio in
Scienze e Tecnologie alimentari, e Scienze e Tecnologie agrarie):

“ […] « il cosiddetto diritto ambientale è diritto tecnico per eccellenza » (2) . Vi è una sorta di
inquietudine per il ruolo del giurista e di allarme per il legislatore. L'immagine potrebbe essere
Medusa (ossia la norma tecnica) che con lo sguardo pietrifica l'ignaro giurista; o, in una sua
variante Medusa (la scienza) che pietrifica l'inconsapevole legislatore (anche se — come si dirà
— un Perseo che taglia la testa alla Gorgone si intravede).”

Bruno continua la sua argomentazione sostenendo che le norme tecniche stanno divenendo
fondamentali nei rapporti di equilibrio fra i vari poteri, soprattutto perché nella società moderna (o
postmoderna) aumentano le incertezze legate allo sviluppo scientifico e tecnologico, i quali
sviluppi (e progressi) sono oramai legati in maniera inestricabile. E di fronte alle incertezze del
sapere scientifico, diverse culture e diversi Stati del mondo, reagiscono diversamente nel contesto
normativo e giurisprudenziale. Il professor Bruno – nondimeno – sottolinea che un ipotetico
“Perseo” è a portata di mano dei giuristi, ed esso sarebbe costituito non solo dalla regolazione,
ma soprattutto dall'invocazione del principio di precauzione, che si può e si deve applicare
quando vi è una controversia scientifica ed i dati non sono sufficienti per dare risposte certe. Uno
strumento da usare con il criterio della proporzionalità nei confronti di minacce alla salute ed alla
ambiente caratterizzate da incertezza.

" [...] Il principio di precauzione è strumento atto a gestire l'incertezza, non certo
sopprimendola, ma trasferendola dalla collettività a determinati soggetti produttivi. […] Se
fossero accompagnati nel ragionamento logico-giuridico da competenze scientifiche, sarebbero
poste in luce connessioni e scelte di valore che probabilmente resterebbero nascoste, e si
governerebbero le modalità con cui le informazioni scientifiche impattano ed interagiscono con
le argomentazioni giuridiche. Si governerebbe con più efficacia il difficile rapporto diritto e
40 Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, "Norme in materia ambientale" (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.
88 del 14 aprile 2006 - suppl. ord. n. 96).

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tecnica (11) .41

Il professor Bruno – autore di molte pubblicazioni in tema di sicurezza e fra i massimi esperti
italiani in diritto ambientale - è membro di numerosi gruppi di ricerca presso il CNR (Consiglio
Nazionale delle Ricerche), l'IDAIC (Istituto di diritto agrario italiano e comparato), l'INEA (Istituto
nazionale di economia agraria), l'ISMEA (Istituto di Servizi per il mercato agricolo e alimentare) e
finanziati dal MIUR.
Il cosiddetto "principio di precauzione" di cui parla il professor Bruno, è stato invocato per la
prima volta dalla Comunità internazionale in occasione del celebre summit di Rio de Janeiro del
1992 (Brasile), il cosiddetto "Summit della Terra", a cui parteciparono più di 100 Paesi del
mondo con le loro rappresentanze, e migliaia di organizzazioni non governative. Il Principio di
precauzione è un principio cardine cautelativo che deve essere applicato in questioni scientifiche
controverse, quando l'esame delle stesse implica ed esplicita sospetti danni alla salute e/o
all'ambiente. Principio il quale è contemplato dal diritto comunitario nell'art. 191 del Trattato sul
Funzionamento dell'Unione Europea (in acronimo TFUE), ex art. 174 del Trattato di Amsterdam
del 1997 e già espresso precedentemente nell'art. 130R del Trattato di Maastricht.
Prima ancora del principio 15 enunciato nella Dichiarazione di Rio de Janeiro (The Rio
Declaration on Environment and Development, giugno 1992), vi erano stati altri documenti
internazionali che avevano posto l'accento sulla questione della precauzione e dell'azione
preventiva: ad esempio negli anni'70 del XX secolo alcuni rapporti statunitensi a livello accademico
e giornalistico si erano espressi sulla possibilità di proporre moratorie sugli esperimenti concenenti
il DNA e le tecniche di DNA ricombinante, e sulle possibili regole bioetiche da stabilire. Nel 1982
fu approvata la cosiddetta Carta Mondiale della Natura ("World Charter for Nature", Assemblea
Generale delle Nazioni Unite), redatta con specifici "principi di conservazione" per dare forza ad un
codice morale che dovrebbe ispirare sempre le attività umane, attente alla salvaguardia della natura
e dell'ecosistema (habitat e biodiversità da tutelare), anche a beneficio delle generazioni che
verranno. Con tale documento ci si impegnò affinché eventuali situazioni di potenziale effetto
dannoso, venissero affrontate minimizzando i rischi, e sospendendo le attività umane intraprese in
caso di rischio elevato e di "effetti avversi non pienamente compresi", o evitandole completamente
(principo 11 a e 11 b).42
41 BRUNO, Francesco, Professore, tratto da Archivio selezionato della Università Mediterranea di Reggio Calabria:
Dottrina “I LIMITI DI INQUINAMENTO DELLE SOSTANZE NONMENZIONATE NEL CODICE
DELL'AMBIENTE:IL CASO (APPARENTEMENTE CONCLUSO)DEL METIL-TER-BUTIL-ETERE (MTBE)” , Riv.
giur. ambiente, fasc.1, 2011, pag. 61 , Francesco Bruno , Utente: . UNIV. DEGLI STUDI MEDITERRANEA ,
www.iusexplorer.it – 27.03.2017 , © Copyright Giuffrè 2017. Tutti i diritti riservati.
Fonte: https://www.unirc.it/documentazione/materiale_didattico/1462_2016_411_26074.pdf
42 Fonte. 48th plenary meeting, 28 October 1982 " World Charter for Nature ". fonte:
http://www.un.org/documents/ga/res/37/a37r007.htm

11. Activities which might have an impact on nature shall be controlled, and the best available technologies that

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Si può pertanto invocare il principio di precauzione - contemplato come detto dal diritto
comunitario – poiché ci troviamo in presenza di un rischio di possibile danno alla salute a breve
e/o lungo termine, causato dalla presenza di questi detriti/polveri di natura inorganica inquinanti
in misura diversa i farmaci vaccini, i cui effetti nocivi sono di incerta individuazione e valutazione
nella loro dimensione. Il problema è da diversi mesi – inoltre - al vaglio della Magistratura
italiana inquirente, con indagini aperte inizialmente senza ipotesi di reato (Presso la Procura della
Repubblica di Torino, a seguito di un esposto Codacons Torino43) ed anche di carattere penale con
ipotesi di reato, a seguito di un esposto depositato da un cittadino presso la Procura della
Repubblica di Udine, fascicolo penale poi trasferito già a marzo 2017 presso la Procura della
Repubblica di Roma44, per competenza territoriale. Proprio perché ci troviamo di fronte ad una
totale incertezza scientifica sulla dimensione del rischio, e tale rischio non sembra mai essere stato
finora contemplato e pesato dal Ministero della Salute (prima dell'avvio delle indagini). Lo stesso
PM Pacileo della Procura di Torino, ha ordinato – stando alla cronaca dei giornali – un supplemento
di perizia.
Gli inquinanti suddetti sono potenzialmente capaci di scatenare interferenze biochimiche nei
processi enzimatici e metabolici, soprattutto a carico del SNC ma non solo (neurotossicità e
tossicità), e scatenare innesco continuo di flogosi a causa della loro consistenza solida
(particolato), anche a causa della loro alta densità atomica. Tali quali inquinanti possono depositarsi
nei tessuti molli e duri dell'organismo umano costituendo bioaccumulo.
La risposta adottata dal decisore politico interpellato da una opinione pubblica preoccupata o
allarmata, deve tuttavia essere proporzionata al rischio oggetto della applicazione del principio di

minimize significant risks to nature or other adverse effects shall be used; in particular:

(a) Activities which are likely to cause irreversible damage to nature shall be avoided;

b) Activities which are likely to pose a significant risk to nature shall be preceded by an exhaustive examination;
their proponents shall demonstrate that expected benefits outweigh potential damage to nature, and where potential
adverse effects are not fully understood, the activities should not proceed;

43 LAUGERI Claudio, in La Stampa, articolo intitolato Sostanze non segnalate nel vaccino esavalente” Indaga la
procura di Torino, 14 maggio 2017, Cronache, pag. 15, e l'articolo del 23 febbraio 2018, sempre di Claudio,
Laugeri, pubblicato su La Stampa: Tracce di Tungsteno nei vaccini: indagine per “farmaci imperfetti”. L’esperto:
nessun pericolo . Gli esami sono stati commissionati dalla procura sull’esavalente della Glaxo Secondo il
consulente del magistrato in quella concentrazione non è un pericolo per la salute. Nell'articolo si dice
espressamente: “ [...] la procura ha trovato un esperto della facoltà di Biotecnologie molecolari dell’Università di
Torino. Lo specialista ha già completato la consulenza sulla composizione chimica: nel vaccino ci sono tracce di
tungsteno, oltre a sostanze come alluminio, rame, zinco, manganese e piombo (seppure in minima parte), presenti
anche nell’acqua. Per il docente, comunque, in quella concentrazione le sostanze non sono un pericolo per la
salute. Il pm Pacileo ha chiesto lo stesso un supplemento di perizia.”
44 Comunicazione di iscrizione a registro in qualità di parte offesa, ai sensi art 335 CPP, da parte della Procura della
Repubblica di Roma, notificata il 03 ottobre 2017 al cittadino Luca Scantamburlo: l'elenco dei fatti criminosi
include la possibile violazione dei seguenti articoli del Codice Penale, art. CP 443 (“medicinali guasti”, o
“imperfetti”), ed art. CP 452 (“delitti colposi contro la salute pubblica”).

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precauzione, proprio per non eccedere ed annullare eventuali benefici dell'atto medico sanitario
oggetto dell'intervento. Inoltre, l'autorizzazione all'immissione in commercio dei farmaci (vaccini
inclusi) oppure il loro ritiro, è di competenza dell'AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, e dunque il
decisore politico – almeno a livello amministrativo locale - non può certo intervenire in tal senso,
ma può farlo nella organizzazione degli strumenti usati per far rispettare l'adempimento.
Ecco che allora, una sospensione in via cautelare dei profili sanzionatori e discriminatori della
Legge 119/2017 previsti nei casi di inadempienza, informando altresì la cittadinanza del rischio
di contaminazione inorganica presente, potrebbe essere una minima risposta al problema
evidenziato ed a cui si è esposti utilizzando i farmaci vaccini attuali, di cui potrebbe farsi carico il
Sindaco emanando una ordinanza urgente e contingibile45, oppure il Consiglio Comunale con
apposita deliberazione votata. Questa richiesta di sospensione è giustificabile anche a causa della
responsabilità penale colposa al vaglio degli inquirenti.
Quando è applicabile il principio di precauzione? Leggiamo direttamente dalle pagine Web di EUR-
Lex, l'Accesso al Diritto della Unione Europea, banca dati che conserva i documenti prodotti
principalmente dalle istituzioni dell'Unione europea, ma anche dagli Stati membri, dall'EFTA, ecc.
Il ricorso al principio di precauzione

“Secondo la Commissione europea, il principio di precauzione può essere invocato quando un


fenomeno, un prodotto o un processo può avere effetti potenzialmente pericolosi, individuati
tramite una valutazione scientifica e obiettiva, se questa valutazione non consente di
determinare il rischio con sufficiente certezza.

Il ricorso al principio si iscrive pertanto nel quadro generale dell'analisi del rischio (che
comprende, oltre la valutazione del rischio, la gestione e la comunicazione del rischio) e più
particolarmente nel quadro della gestione del rischio che corrisponde alla fase di presa di
decisione.

La Commissione sottolinea che il principio di precauzione può essere invocato solo nell'ipotesi
di un rischio potenziale, e che non può in nessun caso giustificare una presa di decisione
arbitraria.

Il ricorso al principio di precauzione è pertanto giustificato solo quando riunisce tre condizioni,
ossia:

l'identificazione degli effetti potenzialmente negativi;

la valutazione dei dati scientifici disponibili;

45 L’art. 54 decreto legislativo n. 267 del 2000 recita: “Il sindaco, quale ufficiale del Governo, adotta con atto
motivato provvedimenti, anche contingibili e urgenti, nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento, al fine di
prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana”.

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l'ampiezza dell'incertezza scientifica.46“

Inoltre, la Comunicazione della Commissione Europea sul principio di precauzione


COM/2000/0001 stabilisce che47:

"3. Il principio di precauzione non è definito dal Trattato che ne parla esplicitamente solo in
riferimento alla protezione dell'ambiente. Tuttavia, in pratica, la sua portata è molto più ampia
ed esso trova applicazione in tutti i casi in cui una preliminare valutazione scientifica obiettiva
indica che vi sono ragionevoli motivi di temere che i possibili effetti nocivi sull'ambiente e sulla
salute degli esseri umani, degli animali e delle piante possano essere incompatibili con
l'elevato livello di protezione prescelto dalla Comunità."

[...]

5. I responsabili debbono essere pienamente consapevoli del grado d'incertezza collegato ai


risultati della valutazione delle informazioni scientifiche disponibili. Giudicare quale sia un
livello di rischio "accettabile" per la società costituisce una responsabilità eminentemente
politica. I responsabili, posti di fronte ad un rischio inaccettabile, all'incertezza scientifica e
alle preoccupazioni della popolazione, hanno il dovere di trovare risposte. Tutti questi fattori
devono quindi essere presi in considerazione.

Altro punto fondamentale che si pone in rilievo, è il seguente, che discute l'inazione:

“ [...] La mancanza di prove scientifiche dell'esistenza di un rapporto causa/effetto, un


rapporto quantificabile dose/risposta o una valutazione quantitativa della probabilità del
verificarsi di effetti negativi causati dall'esposizione non dovrebbero essere utilizzati per
giustificare l'inazione. Anche se il parere scientifico è fatto proprio solo da una frazione
minoritaria della comunità scientifica, se ne dovrà tenere debito conto, purché la credibilità e
la reputazione di tale frazione siano riconosciute”

46 Fonte: http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=LEGISSUM%3Al32042

47 Fonte: http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:52000DC0001&from=IT

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LA MINACCIA DELLA NANOTOSSICITÀ: GLI STUDI INTERNAZIONALI


Che esista una minaccia nanotossicologica – derivante da questo particolato solido inquinante di
dimensioni micrometriche e nanometriche - nei confronti dei soggetti più suscettibili e vulnerabili
(donne gravide e neonati, soggetti deboli già affetti da patologie debilitanti, e popolazione anziana),
lo dimostra inequivocabilmente l'esistenza di una vasta letteratura scientifica e ricerche
dedicate alla nanotossicità, che dai tempi della scoperta di Gatti e Montanari, viene dibattuta in
tutto il mondo. Ciò costituisce un rischio oggetto d'incertezza, e spetta ai politici giudicare se esso
sia o non sia accettabile (facendosi carico della responsabilità della gravosa decisione). Anche la
decisione di non decidere (inazione), costituisce una risposta. L'inazione costituisce una risposta
solo in alcuni casi, stabilisce la Comunicazione della Commissione (anno 2000). In questa relazione
ci si riferirà in particolare a tre studi:

* “Toxicity of nanoparticles”, di Natalia Golovina, Final Report, Marie Curie Initial Training
Network Environmental Chemoinformatics (ECO), Istituto di ricerca: Helmholtz Zentrum
Muenchen, Supervisore del progetto: Dr. Igor V. Tetko, 24 ottobre 2012;

* “Nanotoxicity Overview: Nano-Threat to Susceptible Populations”, di Yang Li, Yi Zhang e Bing


Yan, pubblicato sull'International Journal of Molecolar Sciences, nel 2014:

* “Toxicity of Nanoparticles”, di Maria Antonietta Zoroddu, Serenella Medici, Alessia Ledda,


Valeria Marina Nurchi, Joanna I. Lachowicz e Massimiliano Peana, pubblicato in Current
Medicinal Chemistry, 2014, 21, 3837-3853;

Come già ricordato precedentemente, le micro e nanoparticelle inorganiche sono corpi estranei
solidi che possono essere sequestrati dall'organismo (rischio tossicità anche per possibile continua
corrosione/ossidazione), e sono potenziali inneschi di continua infiammazione (flogosi) se si
depositano nei tessuti molli o duri (ossa e denti), ove possono essere circondati anche da un
substrato biologico. In genere tali particelle non sono né biodegradabili né biocompatibili e pertanto
sono estremamente pericolose.
Per quanto concerne la salubrità dell'aria, da diversi anni in Europa si è sviluppata una sensibile
politica di attenzione alla problematica: quasi tutti noi abbiamo confidenza con l'espressione
“particolato atmosferico”, ove si intende la cosiddetta Particulate Matter (Materia Particolata) , la
quale in Europa è soggetta a stringenti limiti di legge, e monitoraggi continui con apposite
centraline di analisi e segnalazione (riferimento gravimetrico). Si distingue il particolato in due
grandi gruppi, o classi, in relazione alle dimensioni di queste polveri fini atmosferiche sospese

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nell'aria, di natura sia inorganica sia organica48:

- PM 10: particolato (solido o liquido) sospeso con diametro aerodinamico medio


uguali od inferiore a 10 micron (10 milionesimi di metro) ;
- PM 2,5: particolato (solido o liquido) sospeso con diametro aerodinamico medio
uguale od inferiore a 2,5 micron (2,5 milionesimi di metro);

Quello più insidioso è il PM 2,5, cioè la polvere atmosferica più fine, in quanto queste ultime oltre
ad essere inalabili, sono anche respirabili poiché la loro ridotta dimensione consente la
penetrazione sin all'interno del tratto più profondo dell'apparato respiratorio (dalla trachea agli
alveoli polmonari). Il Legislatore ha posto l'attenzione sulla loro concentrazione, quantificandone la
presenza e le soglie limite in aria in termini di concentrazione (espressa in µg/m3, ovvero
microgrammi di particelle in sospensione per metro cubo di aria ambiente, cfr D.Lgs
155/2010)49. La questione è particolarmente seria: infatti lo IARC - (International Agency for
Research on Cancer, cioè l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, della OMS –
nell'anno 2013 rilascia un comunicato stampa e pubblica la Monografia 109 50: “Ambient Air
Pollution ”, la quale ci dice due cose importanti:

1) GLI INQUINANTI ATMOSFERICI DELL'ARIA CHE RESPIRIAMO CAUSANO


IL CANCRO;

2) IL PARTICOLATO ATMOSFERICO SOSPESO NELL'ARIA, VIENE INSERITO


NEL GRUPPO 1, “CANCEROGENO CERTO”

Si confronti anche l'articolo del 17 ottobre 2013 intitolato “Monografia n. 109 «Ambient air
pollution». La IARC conferma: l'aria inquinata causa il cancro del polmone” a firma di Cinzia
Tromba, per la rivista Epidemiologia e Prevenzione, dell'Associazione Italiana di Epidemiologia,
ove nell'articolo si dice giustamente che:

“[...] La IARC ha lanciato una vera bomba. Una bomba che sta ora ai governi e alle istituzioni,
nazionali e internazionali, che si occupano di tutelare la salute pubblica, disinnescare. Perché

48 “Le polveri PM10 e PM2.5 sono costituite da una miscela di sostanze che includono: elementi quali il carbonio, il
piombo, il nichel, cadmio e l’arsenico; composti come i nitrati, i solfati o composti organici; miscele complesse
come particelle di suolo o gli scarichi dei veicoli diesel”, informazioni tratte da ARPAV del Veneto,
http://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/aria/a-proposito-di-polveri-atmosferiche
49 ARPA, Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto, fonte:
http://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/aria/a-proposito-di-polveri-atmosferiche
50 IARC, dal comunicato stampa dell'ottobre 2013, “[...] Volume 109 of the IARC Monographs is based on the
independent review of more than 1000 scientific papers from studies on five continents “, fonte: “IARC: Outdoor
air pollution a leading environmental cause of cancer deaths ”,

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da ora in avanti sarà più difficile tollerare “sforamenti” delle soglie previste dalle
normative.”51

Naturalmente tale particolato atmosferico può proveniente da fonti naturali (incendi boschivi,
vulcani, suolo, aerosol biogenico, vento, aerosol marino) oppure proveniente da fonti antropiche
(industrie, traffico, riscaldamenti civili, ecc....).
In particolare, dal menzionato comunicato stampa dello IARC dell'ottobre 2013, si può leggere
che:
“[...] The specialized cancer agency of the World Health Organization, the International
Agency for Research on Cancer (IARC), announced today that it has classified outdoor air
pollution as carcinogenic to humans (Group 1). 1 After thoroughly reviewing the latest
available scientific literature, the world’s leading experts convened by the IARC Monographs
Programme concluded that there is sufficient evidence that exposure to outdoor air pollution
causes lung cancer (Group 1). They also noted a positive association with an increased risk of
bladder cancer. Particulate matter, a major component of outdoor air pollution, was evaluated
separately and was also classified as carcinogenic to humans (Group 1).” 52

Pertanto, l'inquinamento atmosferico all'aperto è dal 2013 cancerogeno per l'uomo (Gruppo 1).
Dopo aver esaminato a fondo l'ultima letteratura scientifica disponibile, i principali esperti mondiali
convocati dal Programma Monografie IARC hanno concluso che “vi sono prove sufficienti del
fatto che l'esposizione all'inquinamento atmosferico esterno causa cancro ai polmoni” (Gruppo
1). Hanno anche notato un'associazione positiva con un aumentato rischio di cancro alla vescica. Il
particolato, un componente importante dell'inquinamento dell'aria esterna, è stato valutato
separatamente ed è stato classificato come cancerogeno per l'uomo (Gruppo 1). Tanto per avere
una idea, si riporta qui di seguito la classificazione IARC a beneficio del lettore, sulle sostanze
carcinogene (cancerogene) ed il numero degli agenti relativi, dal carcinogeno certo (il Gruppo 1) al
probabilmente non cancerogeno per gli esseri umani (il Gruppo 4)53:

Group 1 Carcinogenic to humans 120 agents


Group 2A Probably carcinogenic to humans 81
Group 2B Possibly carcinogenic to humans 299
Group 3 Not classifiable as to its carcinogenicity to humans 502
Group 4 Probably not carcinogenic to humans

51 TROMBA Cinzia, Epidemiol Prev 2013; 37 (2 EPdiMezzo): 2- “Monografia n. 109 «Ambient air pollution». La
IARC conferma: l'aria inquinata causa il cancro del polmone”, 17.10.2013, Fonte: http://www.epiprev.it/attualit
%C3%A0/monografia-n-109-%C2%ABambient-air-pollution%C2%BB-la-iarc-conferma-laria-inquinata-causa-il-
cancro-
52 “IARC: Outdoor air pollution a leading environmental cause of cancer deaths ”, PRESS RELEASE N° 221, 17
October 2013.
53 IARC, fonte: http://monographs.iarc.fr/ENG/Classification/index.php

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PORTE D'INGRESSO DEGLI INQUINANTI MICRO E NANO-


DIMENSIONATI
A questo punto, consideriamo quali effetti sulla salute umana potrebbero causare queste polveri se
venissero direttamente iniettate nel sangue, bypassando le naturali barriere cellulari
dell'organismo. Esiste una siffatta situazione?
Sfortunatamente, come si è potuto illustrare nelle pagine precedenti, la risposta è affermativa
essendo i vaccini ad uso umano caratterizzati da potenziali inquinanti inorganici – ed il cui stato
della materia è solido, micro e nanodimensionato.
L'impatto sulla salute potrebbe essere devastante e molto serio, sia breve sia a lungo termine,
soprattutto perché mentre la maggior parte delle particelle micro e nano-dimensionate che entrano
nell'organismo attraverso l'apparato respiratorio, vengono espulse alla prima espirazione (in
misura maggiore o minore a seconda dello stato di salute di bronchi e polmoni del soggetto) - e così
pure la maggior parte delle particelle estranee ingerite la quale viene espulsa dall'organismo
attraverso le feci - di contro, le particelle piccolissime inquinanti presenti eventualmente in
prodotti iniettabili del prontuario farmaceutico (come anomalia di produzione e
confezionamento), una volta che queste venissero iniettate accidentalmente nell'organismo per via
parenterale, esse resterebbero nell'organismo per lungo tempo, sequestrate anche per molti anni,
se non addirittura per tutta la vita dell'organismo, in quanto si distribuirebbero in modo casuale
all'interno di esso, trasportate come sono in modo caotico dal torrente circolatorio sanguigno.
Fra le classiche porte di ingresso – oltre a quella, insospettabile dei prodotti iniettabili (come i
farmaci vaccini, per via parenterale) – come detto, oltre alla ingestione ed alla inalazione, vi è la
cosiddetta “permeazione”, un processo in cui una sostanza chimica si diffonde attraverso la pelle
(contatto epidermico, con successivo assorbimento dapprima nel derma, poi nei tessuti
subcutanei, e fino alla penetrazione nel sistema vascolare). In questo ultimo caso, cosmesi ed abiti
sono fra le principali fonti indirette di corpi o molecole estranee all'organismo vivente.

Anche le protesi ai denti e le protesi ortopediche metalliche impiantate, possono essere fonte di
detriti ultrafini (nanoparticelle micro e nanodimensionate), che in effetti sono stati già identificati
sperimentalmente all'interno di organismo di pazienti che evidenziavano strani sintomi di
patologie non meglio identificate, analizzando il loro sangue ed i loro organi:

“ […] By using scanning electron, environmental scanning electron microscopy and X-ray-
microanalyzed with an energy dispersive system techniques on organs and blood of patients
with metallic orthopedic implants [101, 102] or worn dental prostheses [103], micro and
nanoparticle debris was detected.”54

54 ZORUDDU Maria Antonietta 1,* Serenella Medici 1, Alessia Ledda 1, Valeria Marina Nurchi 2, Joanna I. Lachowicz
2
e Massimiliano Peana 1, “Toxicity of Nanoparticles”, pubblicato in Current Medicinal Chemistry, giugno 2014, i

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PRINCIPALI DANNI ALLA SALUTE DOVUTI A MECCANISMI


NANOTOSSICOLOGICI
I meccanismi della nanotossicità non sono ancora ben compresi, comunque in linea di massima si
può affermare che le nanoparticelle, in vitro, è dimostrato che portano alle seguenti conseguenze:

* rompono le eliche del DNA


* disgregano l’espressione genica, cioè la serie di reazioni biochimiche che dalla attivazione della
trascrizione di un gene conducono a sintesi proteica, a partire dalle istruzioni; se i meccanismi
biochimici sono turbati dai contaminanti nano-dimensionati, si ha perturbazione mitocondriale
attraverso un meccanismo di stress ossidativo correlato;

In vivo, è stato dimostrato che le nanoparticelle:

* conducono ad infiammazione
* stimolano o sopprimono il sistema immunitario

Nei mammiferi femminili (test su animali), il periodo di gestazione - se in presenza di esposizione a


nonoparticelle - è accompagnato da “dramatic alterations in the neuroendocrine network”, cioè di
"alterazioni drammatiche nella rete neuroendocrina". Inoltre, si incrementa la sensibilità delle
femmine gravide alle sostanze cosiddette allergeniche. Inoltre si può avere danni al DNA in fase di
gestazione (test su animali, in laboratorio).
È risaputo inoltre che le nanoparticelle possono attraversare la placenta (unico ambiente di
separazione che costituisce barriera fra liquido amniotico ed ambiente uterino) ed entrare nel feto,
ove sono capaci di indurre stress ossidativo55 ed infiammazione, danno al DNA, e deprimere il
tasso di successo gestazionale.

quali hanno proprio citato la metodologia applicata dalla dr.ssa Gatti Antonietta Morena. Cfr. Gatti, A. M.;
Montanari, S.; Gambarelli, A.; Capitani, F.; Salvatori, R., “In-vivo short- and long-term evaluation of the
interaction material-blood”, J. Mater. Sci. Mater. Med., 2005, 16(12), 1213-1219. Gatti, A. M.; Rivasi, F.
“Biocompatibility of micro- and nanoparticles. Part I: in liver and kidney”, Biomaterials”, 2002, 23(11), 2381-
2387. Ballestri, M.; Baraldi, A.; Gatti, A. M.; Furci, L.; Bagni, A.; Loria, P.; Rapana, R. M.; Carulli, N.; Albertazzi,
A. “Liver and kidney foreign bodies granulomatosis in a patient with malocclusion, bruxism, and worn dental
prostheses”. Gastroenterology, 2001, 121(5), 1234-1238.
55 Definizione di Stress ossidativo: può essere definito come " [ ...] una particolare condizione indotta da
un’accentuazione in senso pro-ossidante dell’equilibrio dinamico fra processi ossidativi e riduttivi che hanno luogo
continuamente in ogni cellula, quale espressione fisiologica delle complesse trasformazioni biochimiche del
metabolismo terminale." oppure come " come una particolare forma di stress chimico indotto dalla presenza di una
quantità eccessiva di specie reattive per un’aumentata produzione delle stesse/o per una ridotta capacità di
smaltirne le quantità comunque prodotte)", fonte: Eugenio Luigi Iorio, " d-ROMs Test e Stress Ossidativo"
DIACRON INTERNATIONAL, I ediz. 2003.

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Ricerche di J.B. Nogueira (2009) e Q. Sun, X. Hong, L.E. Wold (2010), hanno messo in luce che il
particolato atmosferico (nell'ambiente) è un importante innesco delle malattie cardiovascolari, e
dunque aggravare o causare le stesse (a causa delle nanoparticelle inalate e poi respirate).
Tipicamente, esse accelerano le lesioni aterosclerotiche (malattia degenerativa delle arterie,
infiammate ed irrigidite), conducendo a trombosi (coaguli di sangue, venosi o arteriosi) che possono
condurre alla ostruzione parziale o totale del flusso sanguigno. Con lo stress ossidativo, si rischia
che determinate aspetti funzionali e strutturali della cellula siano compromessi, e si giunga alla
apoptosi o addirittura alla necrosi.
A questo proposito, è ben espresso il meccanismo di danno al sistema circolatorio /cardiovascolare
causato dalle nanoparticelle, nella illustrazione grafica della figura 2 della pubblicazione di Yang Li,
Yi Zhang e Bing Yan (2014), sulle pagine dello International Journal of Molecular Sciences, a cui
si rimanda per una migliore comprensione:

“Figure 2. A schematic showing the methods through which nanoparticles aggravate


cardiovascular conditions in diseased populations. Varieties of nanoparticles in the circulatory
system induce oxidative stress, inflammation, or aortic mitochondrial DNA damage. These
effects consequently accelerate atherosclerotic lesions, ultimately leading to thrombosis. In this
figure, the migration of smooth muscle cells to the intima is simplified by combining the initial
and progression steps of atherosclerosis. Thrombosis can lead to the obstruction of blood flow
and, thus, have lethal consequences.”56

Autori e ricercatori coreani - Soo-Jin Choi 1, Jong Kwon Lee 2, Jayoung Jeong 2 & Jin-Ho Choy
3 57
- hanno sottolineato – così come gli italiani Gatti e Montanari (“protein corona”) – l'aspetto di
interazione fra queste nanoparticelle inorganiche e le componenti biologiche dei sistemi
viventi. In particolare, interagendo con elettroliti e proteine, le nanoparticelle corpi estranei
nell'organismo possono formare agglomerati (fisiologicamente legati, a causa delle Forze di Van
der Waals, forze intermolecolari di attrazione o repulsione, di non legame), aggregati
(chimicamente legati), oppure agglomerati ed aggregati (con matrici biologiche).

56 Yang Li, Yi Zhang and Bing Yan, “Nanotoxicity Overview: Nano-Threat to Susceptible Populations International
Journal of Molecular Sciences”, Int. J. Mol. Sci. 2014, 15
57 1 Department of Food Science and Technology, Seoul Women’s University, Seoul 139-774, Korea, 2 Toxicological
Research Division, National Institute of Food & Drug Safety Evaluation, KFDA, Chungchungbuk-do 363-700,
Korea 3 Center for Intelligent Nano-Bio Materials (CINBM), Department of Bioinspired Science and Department
of Chemistry and Nano Science (Ewha Global Top 5 program-2011), Ewha Womans University, Seoul 120-750,
Korea , "Toxicity evaluation of inorganic nanoparticles: considerations and challenges" , Mol Cell Toxicol
(2013) 9:205-210, The Korean Society of Toxicogenomics and Toxicoproteomics and Springer, 2013.

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INFORMAZIONE SCIENTIFICA E FARMACOECONOMIA


Il caso storico rappresentato dal “Decreto 10 vaccini”58 - DECRETO-LEGGE 7 giugno 2017, n.
73 /2017 “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale” 59, è il tipico caso che si
verifica regolarmente nello svolgimento delle trame storiche. Lo dimostra non solo l'attenzione che
il popolo italiano sta dedicando a questo caso, a distanza di oltre sei mesi dallo storico convegno e
manifestazione di Pesaro (8 luglio 2017) con decine di migliaia di partecipanti, ma anche dalla
recentissima manifestazione a Roma, in Piazza San Giovanni, svoltasi malgrado il cattivo tempo
(24 febbraio 2018).
L'elemento storico-politico va evidenziato perché si tratta di una presa di coscienza apparentemente
marginale, ma storicamente rilevante nella storia dei cambiamenti sociali. Ci riferiamo
essenzialmente al concetto di Cambiamento di Paradigma, già elaborato dal Kuhn, nella sua
opera fondamentale dedicata alle rivoluzioni scientifiche60. Come capita sempre nella storia umana,
non è mai un evento epico che determina le grandi trasformazioni, ma sempre un fatto
apparentemente marginale che poi si trascina a cascata una sequenza logica di prese di coscienza e
di azioni ad essa correlate di botta e risposta tra il popolo in rivolta e il vecchio potere che cerca
disperatamente di rimanere in sella. Per quanto riguarda il Decreto Vaccinale, va tenuto presente che
si tratta di una ulteriore operazione di spoliazione del popolo italiano, non solo per l'imposizione di
vaccini sostanzialmente superflui61 e potenzialmente dannosi62 per la salute, ma il fatto stesso di
58 Il Decreto n. 73/2017 originariamente prevedeva 12 vaccinazioni obbligatorie per la fascia d'età 0-16 anni, con
pesantissime sanzioni a carico delle famiglie inadempienti. Dopo le discussioni ed emendamenti in Commissione
Igiene e Sanità, ed al Senato, le vaccinazioni obbligatorie sono state ridotte a 10 (dieci), e le sanzioni ridotte.
Confermata invece la discriminazione di accesso scolastico, con art. 3, comma 3, “Per i servizi educativi per
l’infanzia e le scuole dell’infanzia, ivi incluse quelle private non paritarie, la presentazione della documentazione
di cui al comma 1 costituisce requisito di accesso.” Cfr. Legge 119/2017.
59 GU Serie Generale n.130 del 07-06-2017, entrata in vigore del provvedimento: 08/06/2017, Decreto-Legge
convertito con modificazioni dalla L. 31 luglio 2017, n. 119 (in G.U. 05/08/2017, n. 182).
60 Thomas S. Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, traduzione di Adriano Carugo, 1999. Biblioteca
Einaudi.
61 A commento delle riflessioni del dr. G.R. Vitali, si può dire che quanto detto (ove si usa il termine “superflui”)
possa leggersi nella prospettiva di lettura riferita alla discutibile imposizione coercitiva dei vaccini (non tutti
superflui, essendo certi opportuni nella loro messa a disposizione e scelta come livelli essenziali di assistenza), in
un Paese avanzato (quale l'Italia è), con ottimi o molto buoni livelli generali igienico-sanitari (cioè livelli di
determinanti sociali incisivi in termini di tutela della salute), e con malattie mortali o capaci di essere anche
debilitanti della integrità psicofisica, oramai debellate da tempo, e buone condizioni alimentari e di dieta generali
della popolazione infantile ed adolescenziale, in assenza di particolari criticità (assenza di carestie e guerre e
problemi di potabilizzazione delle acque). Certamente, l'imposizione coercitiva dei vaccini in assenza di minacce
incombenti ed emergenze dichiarate, mette in discussione e viola il principio consensualistico del paziente
disciplinato dal diritto nazionale ed internazionale, per il quale il paziente ha diritto ad una informazione adeguata,
ed a ritirare in qualunque momento il suo consenso, che libero deve sempre essere.
62 Che i vaccini possano essere dannosi, è riconosciuto dalla stessa Legge vigente: essi infatti possono scatenare
reazioni avverse, anche gravi in taluni casi, è ciò è oggetto di specifiche norme e procedure di riconoscimento del
danno e del nesso causale, che si occupano dell'indennizzo alle famiglie di chi riporta a seguito di una vaccinazione,
una menomazione permanente ed invalidante della sua integrità psicofisica. Cfr. Legge 210/92 , Legge 25 Febbraio
1992, n. 210 (in Gazzetta Ufficiale, 6 Marzo, n. 55). “INDENNIZZO A FAVORE DEI SOGGETTI

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averlo imposto con la falsa giustificazione dell'urgenza permetterà di far acquistare – grazie alla
politica sanitaria del Ministero della Salute - una grande quantità di vaccini a prezzo pieno contro la
norma che impone un preventivo negoziato con i produttori sulla base di una riduzione dei prezzi
che rasenti il 50%.63
Tutto ciò premesso entriamo nel vivo della questione sottolineando come il decreto vaccinale
contravviene sostanzialmente non solo all'interesse nazionale, ma anche e soprattutto al progresso
delle conoscenze scientifiche, in particolare delle scienze mediche, che hanno segnato negli ultimi
decenni una serie continuativa di accordi nazionali ed internazionali finalizzati non solo al corretto
utilizzo degli strumenti innovativi e brevettati, ma anche e soprattutto alla tutela reale della salute
dei cittadini. Pertanto, è necessario elencare brevemente i molteplici punti di arrivo delle
conoscenze e della convenzioni sociali, al fine di far comprendere come il decreto in questione nr.
73/2017 contraddice diversi punti essenziali del progresso delle conoscenze mediche. (Per ulteriori
informazioni è opportuno seguire le esposizioni video pubblicate sul canale YouTube Accademia
della Libertà Reloaded, a cura del dr. Giorgio Romano Vitali).
Nel numero luglio-agosto 2016 della rivista About Pharma and Medical Devices, rivista
dell'Industria farmaceutica, leggiamo testualmente: “Un miliardo e più l'anno per le nostre cure.
Impennata del Budget entro il 2020”. ( Se lo dicono loro...)64Ecco il titolo ed il sottotitolo integrali:

DANNEGGIATI DA COMPLICANZE DI TIPO IRREVERSIBILE A CAUSA DI VACCINAZIONI


OBBLIGATORIE, TRASFUSIONI” , e sue s.m.i., Legge 229/2005. "Disposizioni in materia di indennizzo a
favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie".
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 258 del 5 novembre 2005. Art. 1. 1. Ai soggetti di cui all'articolo 1, comma 1,
della legge 25 febbraio 1992, Fonte: http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_normativa_1556_allegato.pdf
63 L'intuizione e riflessione del dr. G.R. Vitali, è in effetti supportata dalla cronaca farmaco-economica. Ad esempio,
scrive il periodico QF, Quaderni di Farmacoeconomia nel numero 12 di giugno 2010 , nel suo servizio in cui
esamina l'acquisto di vaccini, centralizzato, da parte di cinque Regioni italiane: POLITICA SANITARIA. Indagine
sulla gestione regionale della prevenzione vaccinale: “[...] L’analisi di regressione lineare sui prezzi medi stimati
non sembra evidenziare un “effetto prezzo-volume” particolarmente elevato per nessun vaccino, anche nei casi di
acquisti di quantitativi significativi come avviene per i vaccini antinfluenzale (R2=0,4209) e trivalente MPR
(R2=0,3221). Per l’antinfluenzale il prezzo medio stimato tende solo lievemente a diminuire all’aumentare del
volume di dosi acquistate in ambito regionale […] il prezzo medio in Lombardia (dove le Asl acquistano i vaccini
in forma consortile per oltre 260.000 dosi) è risultato sovrapponibile a quello pagato dalla regione Toscana (che
pur effettua acquisti per area vasta) per un quantitativo 5 volte inferiore (60.000 dosi)”. Per dovere di cronaca,
si riporta l'incipit dell'abstract, che illustra i compiti del Ministero della Salute, ed il suo approccio: “Le
vaccinazioni rappresentano uno strumento di fondamentale importanza per garantire il diritto costituzionale alla
salute, ivi compreso il diritto/dovere di “non ammalarsi” di una malattia per la quale esiste una prevenzione
efficace e sicura. Il Ministero della Salute ha il compito di elaborare su base triennale il Piano Nazionale Vaccini
(PNV), un documento tecnico che rientra nell’ambito dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) per la prevenzione.
Alle Regioni è affidato il compito di organizzare e attuare l’offerta vaccinale sul territorio avendo come riferimento
il PNV, così da garantire l’uniformità del diritto alla prevenzione vaccinale per i cittadini italiani” Fonte:
http://www.quadernidifarmacoeconomia.com/archivio-qf/qf12/178-n12-polsan.html
64 "UN MILIARDO IN PIÙ L'ANNO PER LE NOSTRE CURE IMPENNATA DEL BUDGET ENTRO IL 2020", fonte
Pag. 18-19, lug/ago 2016, nr. 140, About Pharma and Medical Devices.

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POLITICA SANITARIA UN MILIARDO IN PIÙ L'ANNO PER LE NOSTRE CURE


IMPENNATA DEL BUDGET ENTRO IL 2020
Le proiezioni illustrate dal Dg dell'Aifa, Luca Pani, alla presentazione del rapporto
Osmed 2015: "Il 70% della crescita determinata dagli innovativi: bisogna arrivare
alla contrattazione prima dell'immissione in commercio dei nuovi medicinali"
Sara Todaro

NOTA: è proprio quello che NON è stato fatto per il Decreto Legge del 7 giugno 2017, n. 73.
Questo titolo è sufficiente per far capire quanto sia importante, ai fini della salute e dell'economia
nazionali, tenere presenti tutti i passaggi della immissione in commercio dei nuovi prodotti per la
salute, ad un prezzo sempre maggiore per la sostituzione di prodotti precedentemente utilizzati ad
un prezzo inferiore.65 Da questo punto di vista diventa essenziale l'applicazione delle normative da
tempo introdotte in Italia, ma anche in UE, relative alla correttezza dell'informazione. È essenziale
riprendere il contenuto degli articoli 29 e 31 della Legge n. 833 istitutiva del SSN del 197866.
Tali articoli impongono la correttezza dell'informazione ai medici, ed un riconoscimento
giuridico degli Informatori scientifici del Farmaco (in breve IsF), che dovrebbero dipendere
NON dalla direzione del Marketing, ma dalla Direzione Medica di ogni azienda farmaceutica. Per

65 Per una rapida panoramica sui prezzi dei farmaci vaccini, si faccia riferimento al servizio de La Stampa di Torino, a
firma di Barbara D'Amico: “Quanto valgono i vaccini? Ecco come funziona l’economia dell’immunizzazione .
Nel 2015 l’Italia ha speso 317 milioni, il mercato è in mano a pochi grandi marchi internazionali ”, Pubblicato il
14/11/2017. Nel servizio si dice che: "{...} Nel 2005 i vaccini ad uso umano avevano fruttato alle aziende
produttrici circa 8.9 miliardi di dollari ma nel 2009 quella stessa voce era schizzata alle stelle, portando gli introiti
a 22.2 miliardi di dollari, proprio in coincidenza con l’esplosione della pandemia da virus H1N1 (la febbre
suina).” Qui, a commento delle affermazioni della giornalista de La Stampa, si rileva che la pandemia da virus
H1N1 non vi è mai stata nelle dimensioni apocalittiche degli scenari peggiori evocati. Meno decessi in Italia a
seguito complicanze dalla influenza suina, rispetto a quelli attesi (229, ultimo comunicato del Ministero della
Salute, del 4 febbraio 2010, su oltre 4 milioni di casi stimati di influenza), e un contratto fra lo Stato (Ministero
della Salute) e la Novartis, in cui sono stati spesi soldi dello Stato per 184 milioni di Euro, per 24 milioni di dosi
ordinate. L'azienda, nel contratto, sarebbe stata responsabile solo per difetti di fabbricazione del vaccino. Per
eventuali danni (reazioni avverse) correlati alla somministrazione, avrebbe comunque risposto in sede di indennizzo
soltanto lo Stato. Cfr. “Vaccino per il virus H1N1, Novartis-Governo Ecco il contratto segreto Fino ad oggi non
si avevano idee chiare sul numero delle dosi di siero vaccinale acquistate, sui tempi di consegna, sui prezzi. Ma
l'accordo tra la casa farmaceutica e il governo italiano per fronteggiare l’eventuale pandemia del virus H1N1
non è più un segreto”, di Adele Sarno, la Repubblica, 15 gennaio 2010. Gli enti federali statunitensi riportarono
una stima di morti a causa della pandemia di circa 284000 vittime (totale), contro i dati ufficiali della OMS che
riportavano 18449 vittime ufficiali. Fonte: “CDC estimate of global H1N1 pandemic deaths: 284,000 .” di Robert
Roos, 27 giugno 2012, CIDRAP - Center for Infectious Disease Research and Policy Academic Health Center,
University of Minnesota, Minneapolis, MN.
66 L. 23 dicembre 1978, n. 833, Istituzione del servizio sanitario nazionale, Pubblicata nella Gazz. Uff. 28 dicembre
1978, n. 360.

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comprendere meglio la questione, occorre tenere presente che la norma sulla Direzione Medica
dell'informazione non è una assoluta novità, perché in precedenza, e fino al 1977, le industrie del
farmaco non si erano adeguate al prevalere del Marketing, che, per definizione, cerca di conquistare
fette di mercato indipendentemente dal valore intrinseco del prodotto 67. Anzi, sacrificando la
corretta conoscenza del prodotto ai fini prescrittivi. Sull'argomento sarebbe troppo lungo un
discorso completo. Basti ricordare che la battaglia per il riconoscimento giuridico degli
Informatori Scientifici del Farmaco è durata per oltre 30 anni con coinvolgimento di molte
forze politiche, finita peraltro grazie alla crisi economica che ha falcidiato il numero degli IsF e
ridotto la presa di coscienza sociale di questa figura professionale. Occorre inoltre aggiungere che,
come nel caso del Direttore Tecnico di ogni industria chimica è necessaria l'iscrizione al relativo
Ordine Professionale, è obbligatoria anche l'iscrizione all'apposito registro del Ministero della
Salute. Tale doppia iscrizione dovrebbe essere imposta anche al Responsabile dell'Ufficio
Informazione Scientifica alla Classe Medica.

67 Sempre dal servizio della Barbara D'Amico de La Stampa, apprendiamo che: “[…] In Italia ogni anno la spesa
sanitaria per i vaccini si aggira attorno ai 300 milioni di euro (291 milioni nel 2014 e oltre 317 milioni nel
2015,"fonte Osmed-Aifa"<http://www.aifa.gov.it/content/luso-dei-farmaci-italia-rapporto-osmed-2015>; ), ma non
esiste un centro nazionale di acquisto in grado di contrattare con le case farmaceutiche sul prezzo: secondo
l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato esistono almeno 35 mila diversi centri di acquisto tra centrali
regionali, Asl, realtà pubblico-private. Quei 300 milioni totali sono una voce che l’Antritrust ha definito
«rilevante» per il bilancio sanitario, eppure nel 2014 abbiamo speso 26,6 miliardi di euro per la sanità pubblica e
ancora nel 2015 la voce di spesa per i vaccini rappresenta appena l’1,4%”. Ed ancora, per quanto riguarda la torta
che si spartiscono le varie multinazionali farmaceutiche, apprendiamo, dalle parole di un esperto citato nel servizio:
“ [….] Luca Arnaudo, esperto di mercati farmaceutici per l’Antitrust, di cui ha curato in particolare la recente
indagine sui vaccini di cui trattiamo tra poco, e docente all’Università Luiss Guido Carli di Roma {...} Vaccini
“blindati” E per i vaccini?«Per quanto riguarda i vaccini abbiamo un oligopolio mondiale - ha commentato
sempre Arnaudo - Abbiamo a che fare con 4 o 5 multinazionali solamente, l’industria vaccinale è però in fase di
cambiamento: imprese di India e Cina, pur non essendo ancora sul mercato europeo, sono tra i più grandi
produttori al mondo di vaccini, e si stanno rafforzando anche in termini di R&D”.

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Gli ulteriori elementi da prendere in considerazione per la tutela della salute degli italiani:

NASCITA E SVILUPPO DELLE DOTTRINE MEDICHE


Dal punto di vista dottrinario: nascita e sviluppo delle dottrine mediche. Relatività delle dottrine
mediche che si sono evolute ed alternate nell'ambito della storia sociale: il nostro riferimento non
può che essere la medicina ippocratica, rielaborata dalla Scuola Neo-Ippocratica di Nicola
Pende68. Secondo questa scuola il dato sensoriale, comunemente chiamato scientifico, non può che
integrarsi con la concesione dell'uomo che nel suo aspetto più completo, è legata alla PSICO-
NEURO-ENDOCRINO-IMMUNOLOGIA, secondo la definizione elaborata dal Pende stesso.
Ciò significa che tutte le componenti dell'organismo unitario sono strettamente correlate per cui non
è accettabile l'inserzione di componenti inquinanti69, introdotti nell'organismo senza una ragione
incombente (invenzione della urgenza esclusivamente per fare cassa nell'interesse dell'Industria
Multinazionale) che agiscono in concomitanza su tutti i settori costituenti l'unità organica.

IL CONCETTO DI COMPLESSITÀ
Il Concetto di Complessità, elaborato dalla fisica post-quantistica, di necessità si riverbera sugli
studi e sulla interpretazione delle dottrine mediche (sarebbe del tutto retrogrado ignorare
l'applicazione medica della fisica tout-court): questo è il concetto di Complessità: quando l'oggetto
osservato va oltre gli schemi interpretativi dell'osservante (questo concetto è quanto mai utile in

68 PENDE, dottor Nicola (1880-1970), medico endocrinologo di fama mondiale, già candidato premio Nobel “per tre
volte grazie ai suoi studi sull'Endocrinologia nel 1937, sulla biotipologia, su ipertensione ed azotemia e la sindrome
ipertimica nel '43 e sulle ghiandole nel 1951”. Pende fu dedito più di tanti altri alla cura del malato ed alla sua
comprensione nella sua integrità. Fonte: Policlinico News, un sito progettato e realizzato da Mediawork srl.
http://www.policliniconews.it/schede-14765-lumberto_si_organizza_la_sua_toponomastica

69 A proposito della osservazione del dr. Giorgio R. Vitali sulle componenti inquinanti, si ricorda le conclusioni di una
recente Commissione d'inchiesta parlamentare, sulle micropolveri e sulle nanoparticelle, capaci di indurre tumori
una volta che siano state introdotte nell'organismo. Si legga «ATTI PARLAMENTARI, XVII LEGISLATURA,
CAMERA DEI DEPUTATI, COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SUI CASI DI MORTE E DI
GRAVI MALATTIE CHE HANNO COLPITO IL PERSONALE ITALIANO IMPIEGATO IN MISSIONI MILITARI
ALL’ESTERO, NEI POLIGONI DI TIRO […] E DA SOMMINISTRAZIONE DI VACCINI, CON PARTICOLARE
ATTENZIONE AGLI EFFETTI DELL’UTILIZZO DI PROIETTILI ALL’URANIO IMPOVERITO E DELLA
DISPERSIONE NELL’AMBIENTE DI NANOPARTICELLE DI MINERALI PESANTI PRODOTTE DALLE
ESPLOSIONI DI MATERIALE BELLICO E A EVENTUALI INTERAZIONI. In tale relazione finale, si parla
appunto delle "[...] audizioni della Professoressa Antonietta GATTI, esperta di nanoparticelle e già consulente
della Commissione Costa nella XVI legislatura", e dove si dice, fra le altre cose, che: “[...] Tra le audizioni
merita attenzione quella del Prof. Giorgio Trenta, Presidente dell’Associazione italiana di radioprotezione medica.
Il Professore, nella seduta del 23 marzo 2016, sollecitato con una serie di domande da parte del Presidente e dei
commissari, riconosce, rifacendosi ai principi di probabilità qualificata e di multifattorialità nella genesi di
patologie tumorali, la responsabilità dell’uranio impoverito nella generazione di nanoparticelle e micropolveri,
capaci di indurre i tumori che hanno colpito anche i nostri militari inviati ad operare in zone in cui era stato fatto
un uso massiccio di proiettili all’uranio impoverito.", Fonte: Doc. XXII-bis n. 23-bis, Vo. I-II-III. Fonte:
http://www.camera.it/leg17/167

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medicina perché sempre l'oggetto osservato va oltre gli schemi interpretativi del medico che
vorrebbe curarlo; non si spiegherebbero altrimenti l'assenza pressoché totale di guarigione, quel che
vuole l'industria, mentre la cosiddetta cura serve solo per tenere il presunto malato in vita e
disponibile per altre altre terapie più recenti e più costose nonché la nascita e lo sviluppo di nuove
interpretazioni e metodologie mediche). Evidentemente, qui non si intende criticare l'autentico
progresso medico, specie nelle attrezzature diagnostiche, ma l'uso, molto disinvolto di queste ad uso
e consumo di guadagni illeciti. Ampiamente documentabili.

LA BIOETICA ED IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE


Il principio di precauzione ha sempre caratterizzato la buona medicina fin dai primordi della
medicina ippocratica e della medicina salernitana. Il principio collegato alla Bioetica: “nel dubbio
astieniti”, ha sempre dato ottimi risultati, come dimostrano le tante vicissitudini di persone operate
per malattie inesistenti o inoperabili. La casistica sanitaria e giudiziaria ne è piena.

MEDICINA E PROBABILITÀ
Il cosiddetto rapporto rischio/beneficio e beneficio/rischio di un atto sanitario sono valutazioni
obbligatorie. Nel primo numero datato febbraio 1984 della pregevole rivista di cultura e storia della
medicina denominata KOS70, ed edita da Franco Maria Ricci, si accenna alla componente di
scommessa ove si dice che:
<<[...] Nessun medico ignora la parte di “scommessa” e di azzardo connessa alle pratiche del
diagnosticare e del curare; poco tuttavia se ne parla (quasi si temesse di rivelare debolezze e
alee della professione) e poco i medici sanno dei fondamenti della statistica e della
probabilità.>>

L'articolo della nota studiosa francese Anne M. Fagot, PhD, MD71 – articolo dedicato a questa
problematica - si conclude con questi concetti:
<<[...] L’analisi dell’approccio diagnostico (e terapeutico) può essere schematizzata con un
albero di decisione. L’albero comporta alternativamente “nodi decisionali” e nodi “aleatori”.
Ad ogni nodo aleatorio corrisponde un fatto che porta un’informazione (esempio: sintomo o
non-sintomo), modificando la distribuzione delle probabilità riguardanti il possibile stato di
cose (malattia o non-malattia), a condizione che si sappia giudicare il valore informativo del
fatto (funzioni di verosimiglianza). Ad ogni nodo decisionale, chi decide si da, oltre la suddetta
distribuzione delle probabilità, una funzione di utilità (o di perdita), coprendo le conseguenze

70 KOS, rivista di cultura e storia delle scienze mediche, naturali e umane diretta da Massimo Piattelli Palmarini,
Editore Franco Maria Ricci, 1984, pagg. 24.31.

71 FAGOT-LARGEAULT Anne M. (n. 1938), PhD, MD, francese, già docente di Filosofia delle Scienze Biologiche e
mediche al Collège de France, Parigi (Francia), nonché medico psichiatra, membra della Accademia delle Scienze
francesi.

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delle condotte che possono essere prese in considerazione, il che gli permette di calcolare la
speranza di ogni condotta. È chiaro che una macchina può essere programmata per effettuare
tali calcoli. Invece, quando si tratta dell’elaboratore mentale del clinico, ci si accorge che esso
non funziona affatto con un tale rigore analitico. Eppure, il medico esperto riconosce subito
l’analisi bayesiana72 come una formalizzazione scientifica dei suoi normali processi di
ragionamento. Si tratta, appunto, di analizzare, cioè scomporre in elementi semplici (giudizio di
probabilità, giudizio di utilità) un processo complesso (stima dei valori delle scelte), e di isolare
in tappe distinte (valutazioni a priori, integrazione di un’informazione, valutazione a
posteriori) il progredire del pensiero. Questa analisi circoscrive anche isole di soggettività: per
prendere le decisioni giuste, non è sufficiente saper ragionare, occorre anche saper giudicare.
Fin dove il procedimento descritto possiede una “logica”, e fin dove esso utilizza conoscenze
obiettive, può essere spiegato, e essere oggetto di discussioni scientifiche. Nella misura in cui
comporta elementi soggettivi, in particolare l’apprezzamento delle utilità, ogni essere umano in
grado di giudicare può partecipare alle decisioni che lo riguardano: alcuni preferiscono una
terapia fastidiosa ma che lascia sperare in alcuni mesi di sopravvivenza, altri preferiscono una
morte precoce a una sopravvivenza gravemente debilitata. Non si potrebbe affermare che esiste,
per ogni circostanza, un’unica condotta razionale, II compito di una teoria della-razionalità è
appunto quello di dimostrare che a diverse norme di giudizio corrispondono diversi tipi di
condotte razionali. >>

Anne M. Fagot

Traduzione dal francese di Anne Reynaud de Mazerat

LA MEDICINA BASATA SULLE PROVE DI EFFICACIA


La medicina basata sulle prove di efficacia è quanto mai istruttiva da questo punto di vista.
All'origine un medico militare scozzese – il dottor Archibald L. Cochrane73 - si accorse durante il
suo lavoro svolto in campi di prigionia – durante il secondo conflitto mondiale - che le sue
previsioni, peraltro basate sulla sua precedente esperienza medica, risultavano errate. Elaborò così il
concetto di prova che prima, in medicina, era del tutto inosservato. Sembra incredibile, ma la

72 «Principio» o teorema di Bayes «Se un evento può essere prodotto da un numero n di cause differenti, le
probabilità di esistenza di queste cause associate all’evento stanno tra loro come le probabilità dell’evento
associate a dette cause, e la probabilità di esistenza di ciascuna causa è uguale alla probabilità dell’evento
associata a questa causa, divisa per la somma di tutte le probabilità dell’evento associate a ciascuna di queste
cause.
73 Cochrane, Archibald Leman, dottore (12 gennaio 1909 – 18 giugno 1988), medico britannico di origine scozzese il
quale elaborò e promosse lo studio clinico controllato randomizzato (da random, casuale); cfr. il suo testo
Efficienza ed efficacia: Riflessioni sui servizi sanitari, pubblicato nel 1972, titolo originale "Effectiveness and
Efficiency: Random Reflections on Health Services"; Cochrane è stato fondatore della Medicina basata sulle prove
di efficacia (EBM, Evidence-Based Medicine).

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prescrizione medica prescindeva dal concetto di prova dell'efficacia74. Dopo lunghi interventi,
studi e dibattiti, nel Regno Unito fu pubblicato un volume che sostituiva tutti i prontuari precedenti:
Il titolo era: Clinical Evidence75. Con grande rimbombo della grancassa pubblicitaria, il nostro
ministro della Sanità dell'epoca, l'ineffabile prof. Sirchia, fece conoscere che a cura di tale Ministero
era stata approntata una edizione italiana76 che sarebbe stata inviata a ben 350.000 tra medici e
farmacisti. Tuttavia ne furono stampate inizialmente solo 50.000 copie con destinazioni non
confermate77. Poiché una di queste copie è in mio possesso, come ho più volte mostrato durante le
mie conferenze, posso documentarne l'importanza (ma era proprio quello che l'Industria non
voleva). Di questa opera fu pubblicata una seconda edizione concisa nell'anno 2003. Con
scarsissimi risultati in tema di appropriatezza prescrittiva, che era proprio il traguardo che si
sarebbe dovuto raggiungere dal punto di vista di autorità sanitarie degne di stima.
Roma, 26 febbraio 2018

Dr. Giorgio Romano Vitali


Dottore in Chimica (1963), specializzazione Chimica Fisica, iscritto all'Ordine dei
Chimici di Roma dal 1976, già Presidente Federazione Nazionale Quadri Informazione
Scientifica e Ricerca, attualmente Segretario Nazionale Confederquadri, Roma, e già
membro in passato di Commissioni presso il Ministero della Sanità e l’ISS.

74 A commento delle riflessioni del dr. G.R. Vitali, giova ricordare che per i vaccini, divenuti negli ultimi decenni
prodotti bio-tecnologici ad alta complessità, non esistono studi sperimentali in doppio cieco contro placebo;
questo sembra proprio collegato alle esigenze delle multinazionali farmaceutiche a vendere e massimizzare i
profitti, quasi non avessero intenzione di attendere i risultati di una sperimentazione rigorosa. Pertanto, si
conducono in genere soltanto studi di osservazione, non sperimentali. Si legga anche il dottor Fabio Franchi,
medico infettivologo, nell'articolo di Nardinelli Deborah, Mainfatti.it, blog di attualità, 19.12.2016.
75 Le pagine Web del sito dell'AIFA lo indicano come testo internazionale di riferimento basato sulle prove di efficacia
(EBM, Evidence-Based Medicine, Guyatt et al. 1992), un testo redatto in Gran Bretagna nel 1995.

76 La lodevole iniziativa del dicastero guidato dal prof. G. Sirchia, fu illustrata dal Comunicato stampa nr. 39, del
Ministero della salute, del 5 febbraio 2002, Pubblicata dal Ministero della Salute l'edizione italiana di “Clinical
Evidence”. Il Comunicato scrisse che Girolamo Sirchia - il Ministro della Salute - avrebbe discusso la novità
editoriale il 6 febbraio 2002 presso l'Aditorium del Ministero in Lungotevere Ripa, 1, in Roma. Un volume di 1100
pagine contenente rigorose valutazioni di qualità metodologica degli studi, prove emerse dalla letteratura medica e
scientifica; il tutto, con lo scopo di aiutare il medico nella sua capacità decisionale e favorire la sua autonomia.
Anche al fine di “[...] ridurre il numero di interventi inefficaci e non appropriati”. Notevole che all'incontro di
presentazione editoriale, fu annunciata anche la presenza del Direttore del Centro Cochrane Italia, Alessandro
Liberati. Il dottor Giuseppe Del Barone – l'allora Presidente FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei
Medici e Chirurghi ed Odontoiatri) – arrivò ad affermare: “Finalmente le informazioni vengono fornite in 'vivo',
con una concezione che non si sostituisce alla professionalità del medico”. Fonte: Il Nuovo Medico d'Italia on-line.
77 A titolo di cronaca, di completezza e di commento alle riflessioni del dr. G.R. Vitali, si fa notare che il sito Web
dell'AIFA – Agenzia Italiana del Farmaco - indica che il testo Clinical Evidence 3, avente come destinatari “medici
di medicina generale”, sarebbe stato stampato in 50000 copie (260 pagine), mentre il Clinical Evidence 6, avente
come destinatari gli stessi medici di cui sopra, sarebbe stato stampato sempre in 50000 copie, in data 10 luglio
2008.

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Oltre al dr. Giorgio Romano Vitali (Ravenna, 1936) - chimico fisico (Università degli Studi di Roma La Sapienza,
1963) e primo firmatario della relazione, già membro della Commissione Scientifica dell'UNESCO sezione italiana e
del Consiglio di Reggenza dell'Accademia di Storia dell'Arte Sanitaria - ha collaborato alla stesura ed alla ricerca
bibliografica della presente relazione anche il dr. Luca Scantamburlo (Treviso, 1974), firmatario - come osservatore
accreditato - della lettera d'intenti per la costituzione della associazione Società Scientifica per il Principio di
Precauzione78; laurea triennale in Lettere, formazione umanistica generale con tesi in Bioetica (2006), Master di I liv. In
Comunicazione e linguaggi non verbali con tesi in Psicomotricità (2008), ex Dipartimento di Filosofia e Teoria delle
Scienze della Facoltà di Lettere e Filosofia, Università Ca' Foscari di Venezia, confluito poi nel Dipartimento di
Filosofia e Beni culturali dello stesso ateneo. Quest'opera è distribuita secondo licenza Creative Commons. Condividi
allo stesso modo. Attribuzione 3.0 Italia (CC BY 3.0 IT)

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91217 Hersbruck, Germania. Laboratorio specializzato nell'analisi di minerali e metalli tossici. Si
occupa di terapia chelante, strumenti diagnostici ed effettua analisi/test su campioni umani, animali
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Vaccini ed indagini penali: “medicinali guasti” e “delitti colposi contro la salute pubblica”
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