Sei sulla pagina 1di 28

Consorzio Humanitas

Scuola di Formazione in Psicoterapia

Luigi Abbate

IL MINNESOTA MULTIPHASIC
PERSONALITY INVENTORY-2 (MMPI-2)

Il MMPI-2 è un questionario di personalità autosomministrato


composto da 567 item dal contenuto eterogeneo, che prevede risposte
dicotomiche del tipo Vero/Falso. Esso costituisce la revisione
aggiornata e ristandardizzata di uno dei questionari di personalità più
diffuso e utilizzato nell’assessment clinico e psichiatrico, il Minnesota
Multiphasic Personality Inventory (MMPI; S.R. Hathaway, J.C.
McKinley, 1940, 1942). I risultati di diverse indagini (W.J. Camara,
J.S. Nathan, A.E. Puente et al., 2000) indicano, infatti, che il
MMPI/MMPI-2 è il test di personalità più frequentemente utilizzato
dagli psicologi clinici (86%), il secondo in uso dopo la WAIS-R
(94%).

1. Dal MMPI al MMPI-21

Il MMPI ha raccolto nel tempo numerosi lavori teorici e di ricerca


che ne hanno documentano l’attendibilità e la validità, nonché la
duttilità per l’utilizzo in diversi contesti applicativi.
Gli autori del test, Starke Hathaway e Charnley McKinley, che
lavoravano presso gli University of Minnesota Hospitals, ritenevano
che il MMPI potesse rivelarsi utile nell’assessment diagnostico di
routine. Tra il 1930 e il 1940, infatti, la principale occupazione degli
psichiatri e degli psicologi clinici era quella di assegnare etichette
diagnostiche appropriate ai singoli casi. S.R. Hathaway e J.C.
McKinley erano certi che un inventario di personalità potesse
rappresentare un modo più efficace e attendibile di pervenire a
etichette diagnostiche adeguate.
Gli item che componevano le scale del questionario furono
determinati empiricamente. Questa metodologia rappresentava
un’innovazione significativa in quegli anni, fino allora, infatti, gli
inventari di personalità erano costruiti seguendo metodologie fondate
sulla logica. Gli item erano selezionati e generati razionalmente
tenendo conto della validità di facciata e le risposte ottenute erano
classificate secondo il giudizio soggettivo degli autori del test e,
quindi, sulla base di quello che pensavano fosse più rappresentativo
delle caratteristiche misurate. Nella nuova procedura introdotta,
invece, le risposte ai singoli item erano sottoposte a numerose analisi
statistiche allo scopo di identificare quegli item capaci di differenziare
i “gruppi criterio” (ad esempio, un gruppo di pazienti depressi vs un
gruppo di individui non clinici). Secondo gli autori, la nuova
metodologia avrebbe consentito il superamento di alcuni importanti
limiti associati con l’originale approccio soggettivo.

Dopo più di dieci anni in cui il MMPI era regolarmente utilizzato


nella ricerca e nella pratica clinica, la constatazione di una serie di
problemi portò a pensare che avesse fallito nell’adempiere al suo

1. Per un confronto dettagliato tra le due versioni, cfr. R.L. Greene (1991), L. Abbate,
S. Ferracuti (1992).
1
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

scopo principale. La ricerca, inoltre, aveva evidenziato l’esistenza di


forti correlazioni fra le diverse scale cliniche del questionario. Esse, di
fatto, avevano in comune numerosi item. Questo, ovviamente,
riduceva le possibilità di ottenere un singolo punteggio elevato su
un’unica scala.
Nel frattempo, si cominciava anche a dubitare dell’attendibilità
delle diagnosi psichiatriche dei soggetti che avevano fatto parte del
campione di standardizzazione del questionario.
Nel tempo, quindi, chi utilizzava il MMPI iniziò a utilizzarlo per
scopi diversi da quelli per cui era stato originariamente costruito. Si
cominciò a pensare, infatti, che i punteggi ottenuti alle scale cliniche
non fossero semplicemente espressione della varianza d’errore, poiché
venivano costantemente rivelate differenze attendibili tra i punteggi
ottenuti da soggetti che si sapevano differire attraverso l’applicazione
di altri strumenti diagnostici.
I clinici e i ricercatori, utilizzando la nuova metodologia empirica,
tentarono dunque di identificare i correlati comportamentali associati a
ciascuna scala. In altre parole, quando una persona otteneva uno
specifico punteggio su una particolare scala, il clinico poteva attribuire
a quella persona le caratteristiche e i comportamenti che le ricerche
precedenti e l’esperienza clinica avevano identificato come
appartenenti anche ad altri individui con punteggi simili sulla
medesima scala.
Oltre a identificare per ciascuna scala i correlati empirici
comportamentali associati ai punteggi elevati, si tentava di identificare
anche quelli associati ai punteggi bassi e alle varie combinazioni di
punteggi (ad esempio, i correlati empirici associati alle scale con i
punteggi più elevati nei singoli profili, oppure alle due scale con i
punteggi più elevati). Vari ricercatori avevano anche sviluppato regole
molto complesse per classificare i profili individuali e per identificare
i correlati empirici comportamentali degli stessi (ad esempio, H.
Gilberstadt, J. Duker, 1965; P.A. Marks, W. Seeman, D.L. Haller et
al., 1974).
Così, anche se il MMPI non riuscì a centrare l’obiettivo per il quale
era stato costruito (e cioè, la possibilità di ottenere una diagnosi
differenziale fra specifici gruppi clinici), fu ugualmente utilizzato,
perché in grado di offrire dettagliate descrizioni del soggetto, fondate
sui punteggi ottenuti alle scale cliniche.

1.2. I motivi per una revisione: verso il MMPI-2

L’esigenza di migliorare lo strumento e di renderlo più attuale


rispetto anche ai cambiamenti sociali e culturali ha motivato il
processo di revisione che ha portato al MMPI-2 (S.R. Hathaway, J.C.
McKinley, 1989) .
Vi erano diversi problemi che riguardavano l’adeguatezza
dell’originale campione di standardizzazione. Si trattava di soggetti in
gran parte bianchi, con un’età media di 35 anni, provenienti da aree
geografiche in prossimità di Minneapolis, nel Minnesota (W.G.
Dahlstrom, G.S. Welsh, 1960). Era dunque un campione di
convenienza, già allora poco rappresentativo della popolazione
americana generale.
Erano rilevati, inoltre, problemi che in modo specifico
riguardavano il contenuto degli item. Il set originale degli item, infatti,
non era così ampio da permettere la valutazione di tutte quelle

2
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

caratteristiche necessarie per un completo assessment dei soggetti


esaminati. Ad esempio, pochi item riguardavano i tentativi di suicidio,
l’utilizzo di droghe, di alcol o i comportamenti correlati al trattamento;
e anche se erano state costruite numerose scale aggiuntive, il loro
successo era limitato dal fatto che utilizzavano lo stesso insieme di
item del questionario.
I ricercatori e i clinici che utilizzavano il questionario sentirono,
quindi, la necessità di una sua revisione e ristandardizzazione. Nel
1982 la University of Minnesota Press designò un Restandardization
Committee coordinata da Beverly Kaemmer, test manager per la
University of Minnesota Press, e costituita da James Butcher, Grant
Dahlstrom, John Graham e Auke Tellegen, al fine di verificare la
fattibilità di una revisione del questionario.
Gli obiettivi generali che i revisori del MMPI Restandardization
Committee si proponevano, erano: (1) sostituire gli item obsoleti,
potenzialmente offensivi e di difficile comprensione ed elaborazione;
(2) ottenere dei dati normativi che fossero più recenti e, quindi, fondati
su un campione normativo più ampio e rappresentativo della
popolazione; e (3) mantenere una certa continuità con le scale cliniche
e di validità originali, “così da poter permettere a chi interpretava il
test di continuare a fare affidamento su decenni di ricerca e di
esperienza clinica accumulate con queste scale” (Y.S. Ben-Porath,
1994, p. 380).

1.3. Attualmente…

Il set degli item standard del MMPI-2 è rimasto lo stesso dalla data
della sua revisione; tuttavia, sono numerose le successive modifiche e
gli aggiornamenti che devono essere sottolineati e di cui si cercherà di
tener conto. Sono state incluse, ad esempio, diverse nuove scale di
validità e numerose scale supplementari. Sono state aggiunte, inoltre,
le Scale di Contenuto sviluppate da J.N. Butcher (J.N. Butcher, J.R.
Graham, C.L. Williams et al., 1990) la cui possibilità d’interpretazione
è stata migliora con le scale di Componenti di Contenuto (Ben-Porath
& Sherwood 1993) e sono stati presentati nuovi gruppi di scale, le
Personality Psychopatology Five Scales (PSY-5; A.R. Harkness, J.L.
McNulty, Y.S. Ben-Porath et al., 2002) e le più recenti Restructured
Clinical (RC) Scales (A. Tellegen, Y.S. Ben-Porath, J.L. McNulty et
al., 2003), attraverso le quali si è cercato di incrementare la validità
discriminante delle scale cliniche.
Un Manuale aggiornato (J.N. Butcher, J.R. Graham, Y.S. Ben-
Porath et al., 2001) presenta le linee guida per lo scoring e
l’interpretazione delle scale che sono state aggiunte al MMPI-2 dopo
la sua pubblicazione2.

2. Le scale del MMPI-2

La struttura di base del MMPI-2 è pressoché identica a quella del


MMPI. L’originale MMPI era costituito da 13 scale standard, di cui 3
correlate alla validità e 10 correlate a indici clinici o di personalità. Il
MMPI-2 ha mantenuto le originali 10 scale cliniche/di personalità e le

2
Per la versione italiana degli aggiornamenti vedi Sirigatti, Stefanile (2011)
3
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

3 scale di validità (Lie, Infrequency e Correction), il cui numero è


stato incrementato (Tab. 1 e 1a).

Tab. 1 – Scale di validità

Scale di validità Numero


item
? Cannot say
VRIN Variable Response Inconsistency 67 coppie
TRIN True Response Inconsistency 23 coppie
F Infrequency 60
Fb F back 40
Fp Infrequency Psychopathology 27
L Lie 15
K Correction 30
S Superlative Self-Presentation 50

2.1. Le scale di validità3

Gli indicatori di validità (S.R. Hathaway, J.C. McKinley, 1942;


P.E. Meehl, S.R. Hathaway, 1946; J.C. McKinley, S.R. Hathaway,
P.E. Meehl et al., 1948; J.R. Graham, 1987) sviluppati per valutare in
modo specifico l’atteggiamento del soggetto esaminato nell’originale
MMPI e mantenuti nel MMPI-2 sono: la scala Lie (L), la scala
Infrequency (F) e la scala Correction (K). Nel MMPI-2 viene anche
considerato il punteggio della scala “non so” (?). Nuove scale di
validità sono, inoltre, divenute parti integranti del MMPI-2 nella sua
forma standard: la scala Variable Response Inconsistency (VRIN), la
scala True Response Inconsistency (TRIN), la scala Back F (Fb), la
scala Infrequency Psychopathology (FP) e la scala Superlative Self-
Presentation (S) .
Per una migliore comprensione le scale che indicano la validità del
questionario ma sarebbe più giusto dire interpretabilità si possono
suddividere in:

1. Scale che valutano una modalità di risposta non legata al


contenuto degli item;
2. Scale che valutano una modalità di risposta legata al
contenuto degli item

1. Scale che valutano una modalità di risposta non legata al


contenuto degli item. Il primo passo per interpretare il MMPI-2
dovrebbe essere quello di determinare come il soggetto ha risposto
agli item, indipendentemente dal loro contenuto. Le risposte
potrebbero essere fornite in modo del tutto casuale, oppure potrebbero
seguire una modalità di risposta sistematica (ad esempio, rispondendo

3.
Per una descrizione più dettagliata e comprensiva del contenuto e dei significati
delle scale di validità rimandiamo a J.N. Butcher, C.L. Williams (1992), D.S. Nichols
(2011), G. Groth-Marnat (2003), J.R. Graham (2012) e L. Abbate, P. Roma (2014).
4
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

tendenzialmente sempre vero o sempre falso) che non ha alcuna


relazione con il contenuto degli item. Se una qualsiasi delle scale sotto
riportate indica una modalità di risposta non valida, allora i punteggi
ottenuti dalle altre scale del MMPI-2 non dovrebbero essere
interpretati. A questo livello è stabilita l’interpretabilità del
questionario che è tale quando il soggetto ha risposto in maniera
coerente (VRIN-TRIN) a tutti gli item o tralasciandone un numero
minimo, con una soglia di accettabilità sotto dieci.
? Punteggio “non so”. Rappresenta il numero totale degli item
omessi o degli item cui sono state date entrambe le risposte – “Vero” e
“Falso” –.
Scala VRIN. È formata da 67 coppie di item che esprimono un
contenuto simile o opposto. Il punteggio si assegna quando si verifica
un’incongruenza nella risposta fornita ai due item della coppia (ad
esempio, “Non mi stanco facilmente” con risposta Falso e “Sono
stanco gran parte del tempo”, con risposta Vero). La scala individua,
quindi, la tendenza a rispondere in modo incoerente (casuale) agli
item.
Scala TRIN. È composta da coppie di item che esprimono un
contenuto opposto (ad esempio, “Quasi sempre sono triste” e “Sono
contento quasi sempre”). Individua la tendenza del soggetto a
rispondere in maniera affermativa (acquiescenza) o negativa, in modo
indipendente dal contenuto degli item.

2. Scale che valutano una modalità di risposta legata al contenuto


degli item. Alcune persone rispondono agli item del MMPI-2 con
l’intento di fornire un ritratto di sé sfavorevole e, quindi, di presentarsi
come più disadattate di quello che realmente sono. I motivi che
spingono una persona a questo tipo di modalità di risposta possono
essere tanti e spesso risulta necessario indagarli. A questo livello si
valuta l’approccio al questionario, quindi non come si potrebbe
pensare il suo essere valido, e pertanto interpretabile, bensì
evidenziando l’accuratezza della descrizione che il soggetto fa di sé,
ossia la tendenza a sovrastimare o a sottostimare il malessere.
Scala F. È composta di 60 item dal contenuto eterogeneo, che
riguardano una serie di esperienze poco comuni nella popolazione
normale: idee bizzarre, comportamenti devianti, problemi fisici (ad
esempio, “A volte sono posseduto da spiriti maligni”). La scala
individua, quindi, la tendenza a esagerare i problemi e i sintomi e a
fornire un’immagine di sé disturbata. Può, inoltre, fornire indicazioni
sulla possibilità che il soggetto abbia risposto a caso o che non abbia
compreso il contenuto degli item.
Scala Fb. Comprende 40 item dal contenuto analogo a quelli della
scala F, distribuiti, però, nella seconda parte del questionario (dopo
l’item 370). Permette di individuare le risposte devianti o date a caso.
Il confronto con la scala F consente di determinare se il soggetto ha
mantenuto un livello di attenzione e di cooperazione costante per tutta
la durata del test.
Scala Fp. Al pari della Scala F, mette in evidenza la simulazione di
sintomi psicologici, ma unicamente in contesti clinici.
Scala L. È basata su un gruppo di 15 item che fanno riferimento a
comportamenti relativamente comuni, a piccole infrazioni e
difetti/debolezze che la maggior parte delle persone sono disposte ad
ammettere (ad esempio, “A volte mi arrabbio”). La scala, pertanto,
individua la tendenza del soggetto a mostrarsi o a fornire un’immagine

5
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

di sé socialmente desiderabile. È una misura di quello che


abitualemnte si definisce impression management
Scala K. Misura l’atteggiamento difensivo nei confronti del test. I
30 item che costituiscono la scala, però, presentano un contenuto
meno evidente rispetto a quelli della scala “L” (ad esempio, “Le
critiche e i rimproveri mi feriscono moltissimo”, con risposta “Falso”).
La scala K individua la tendenza a presentare un’immagine di sé
eccessivamente favorevole. La scala ha anche la funzione di “variabile
soppressoria”, è cioè utilizzata per correggere l’influenza
dell’atteggiamento difensivo su alcune scale cliniche (Hs, Pd, Pt, Sc e
Ma). Misura più la tendenza a negare.
Scala S. Valuta la tendenza del soggetto a negare la presenza di
difficoltà di adattamento insieme alla tendenza a riconoscersi attributi
positivi, elevati valori morali e un’eccessiva responsabilità

In sintesi:
il MMPI-2 è interpretabile quando il soggetto ha
risposto a tuti gli item (non più di 10 omissioni)
in maniera coerente (VRIN 38-61, TRIN < 84) e
accurata (L< 61, F < 95, K 36-57).
Con punteggi particolarmente alti le scale F
rendono evidente un approccio rivolto, alla
sovrastima del malessere, le scale L e K e S alla
sottostima.

Tab. 1a – Scale cliniche del MMPI-2

Scala 1 - Hs Ipocondria 32
Scala 2 - D Depressione 57
Scala 3 - Hy Isteria 60
Scala 4 - Pd Deviazione Psicopatica 50
Scala 5 - Mf Mascolinità-femminilità 56
Scala 6 - Pa Paranoia 40
Scala 7 - Pt Psicoastenia 48
Scala 8 - Sc Schizofrenia 78
Scala 9 - Ma Ipomania 46
Scala 0 - Si Introversione sociale 69

2.2. Le scale cliniche4

4
Per una descrizione dettagliata delle scale cliniche e delle inferenze che da esse si
posso trarre, rimandiamo a N.J. Butcher, C.L. Williams (1992), D.S. Nichols (2011),
G. Groth-Marnat (2003), J.R. Graham (2012), L. Abbate, P. Roma (2014)
6
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

Come già sottolineato, le scale cliniche del MMPI-2 sono


sostanzialmente le stesse contenute nell’originale MMPI.
Scala 1: Ipocondria (Hs). La scala contiene 32 item che descrivono
una varietà di disturbi fisici e sintomi somatici vaghi e aspecifici
(malessere generale, sensazioni di fatica o stanchezza, disturbi del
sonno, difficoltà nella respirazione ecc.).
Scala 2: Depressione (D). Comprende 57 item e valuta la presenza
di uno stato psichico globale negativo ma anche caratteristiche di
personalità quali eccessivo senso di colpa, tendenza all’intrapunitività
ecc.
Scala 3: Isteria (Hy). I 60 item contenuti nella scala rientrano in
due categorie. Il primo gruppo è caratterizzato da affermazioni relative
alla facilità nei rapporti sociali e alla negazione di problemi. Il
secondo gruppo contiene item che si riferiscono a problemi fisici e ai
sintomi di conversione somatica dell’ansia.
Scala 4: Deviazione Psicopatica (Pd). La scala, formata da 50
item, valuta la presenza di caratteristiche quali disadattamento sociale,
problemi con l’autorità, disprezzo per le norme sociali e morali e
contrasti familiari. I correlati dei punteggi Pd elevati descrivono un
comportamento impulsivo caratterizzato dalla tendenza a
esternalizzare la colpa, scarsa capacità di giudizio, comportamento
manipolativo nelle relazioni.
Scala 5: Mascolinità-femminilità (Mf). La scala è stata
originariamente costruita per valutare le caratteristiche di personalità
nelle problematiche di identificazione sessuale. È la scala più
controversa per la natura del costrutto studiato, ma anche per l’esiguità
numerica del gruppo criteriale, formato da soli 13 omosessuali maschi.
I 56 item dal contenuto eterogeneo si riferiscono in minima parte a
sintomi clinici e a preoccupazioni sessuali. La maggior parte fa invece
riferimento a interessi, a scelte di vita o professionali che lo stereotipo
sociale definisce come tipicamente maschili o femminili.
Scala 6: Paranoia (Pa). Contiene 40 item e valuta la presenza di
tendenze alla sospettosità, rigidità, sensibilità interpersonale e idee di
riferimento.
Scala 7: Psicoastenia (Pt). La scala è stata inizialmente sviluppata
come ausilio nella diagnosi di psicoastenia, sindrome nevrotica
caratterizzata da un’ansia eccessiva e invalidante, da paure e
preoccupazioni ossessive, da ossessioni e rituali compulsivi. Tali
sintomi rientrano in quello che l’attuale nomenclatura psichiatrica
definisce come disturbo d’ansia con tratti ossessivo-compulsivi.
Scala 8: Schizofrenia (Sc). Inizialmente, S.R. Hathaway e J.C.
McKinley avevano l’obiettivo di costruire scale separate per i sottotipi
della schizofrenia (ebefrenica, catatonica, simplex e paranoide). Non
riuscendo a operare una netta differenziazione fra i diversi sottogruppi,
decisero di riunire tutti gli item, ben 78, in quest’unica scala. I
contenuti sono eterogenei, così come sono molteplici le possibilità
diagnostiche in caso di punteggi elevati.
Scala 9: Ipomania (Ma). La scala, composta da 46 item, misura il
grado di eccitazione, l’egocentrismo, l’irritabilità, la mancanza di
inibizione.
Scala 0: Introversione sociale (Si). La scala fu concepita per
valutare la tendenza ad allontanarsi dalle situazioni sociali e dalle
responsabilità. Misura una dimensione bipolare: a differenza delle
altre scale cliniche e in comune con la scala Mf, le variazioni di

7
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

punteggio possono quindi essere lette sia verso l’alto sia verso il
basso.

2.3. Verso l’interpretazione del contenuto: le sottoscale di


Harris-Lingoes e le scale di contenuto

Alcuni autori hanno ritenuto che l’analisi sistematica di sottogruppi


di item all’interno delle singole scale cliniche potesse aggiungere una
serie di elementi e informazioni significative per l’interpretazione del
protocollo (ad esempio, J.R. Graham, H.E. Schroeder, R.S. Lilly et al.,
1971). Le sottoscale sviluppate da R. Harris e J. Lingoes (1955, 1968)
rappresentano lo sforzo più comprensivo fatto in questo senso, tanto
che sono frequentemente utilizzate nella pratica clinica e sono inserite
nell’elaborazione dei sistemi di scoring automatizzati (Tab. 2).
5
Tab. 2 – Sottoscale di R. Harris-J. Lingoes

Numero item
D1 Depressione Soggettiva 32
D2 Rallentamento Psicomotorio 14
D3 Disfunzioni Fisiche 11
D4 Inefficienza Mentale 15
D5 Rimuginazione 10

Hy1 Negazione di Ansia Sociale 6


Hy2 Bisogno di Affetto 12
Hy3 Stanchezza-Malessere 15
Hy4 Disagio Somatico 17
Hy5 Inibizione dell’Aggressività 7

Pd1 Contrasti Familiari 11


Pd2 Problemi con l’Autorità 10
Pd3 Imperturbabilità Sociale 12
Pd4 Alienazione Sociale 18
Pd5 Auto-Alienazione 15

Pa1 Idee Persecutorie 17


Pa2 Suscettibilità 9
Pa3 Ingenuità 9

Sc1 Alienazione Sociale 21


Sc2 Alienazione Emozionale 11
Sc3 Perdita di Controllo dell’Io, Cognitiva 10
Sc4 Perdita di Controllo dell’Io, Conativa 14
Sc5 Perdita di Controllo dell’Io, Mancanza di Inibizione 11
Sc6 Esperienze Sensoriali Bizzarre 20

Ma1 Amoralità 6
Ma2 Accelerazione Psicomotoria 11
Ma3 Imperturbabilità 8

5.
Per una descrizione dettagliata più approfondita dei significati interpretativi delle
singole sottoscale rimandiamo a N.J. Butcher, C.L. Williams (1992), D.S. Nichols
(2011), G. Groth-Marnat (2003), J.R. Graham (2012).
8
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

Ma4 Ipertrofia dell’Io 9

Tutte le sottoscale di R. Harris e J. Lingoes sono state costruite in


modo razionale, esaminando il contenuto degli item appartenenti a
ciascuna scala clinica e raggruppando gli item che sembravano avere
un contenuto simile o che si riteneva potessero riflettere un specifico
atteggiamento/tratto.
Delle iniziali 31 sottoscale costruite, solo 28 furono utilizzate
nell’interpretazione clinica e, nonostante siano state sviluppate a
partire dall’insieme degli item del MMPI, sono utilizzate anche per il
MMPI-2. Ovviamente, hanno dovuto subire numerosi cambiamenti
quando il questionario è stato revisionato (J.R. Graham, 2012).
R. Harris e J. Lingoes non svilupparono sottoscale specifiche per la
scala Si, solo in seguito, dopo diversi tentativi, Ben-Porath et al.
(1989) hanno proposto tre sottoscale che sono normalmente utilizzate
nella routine clinica.

Tab. 2a – Sottoscale Si

Numero
Item
Timidezza / imbarazzo 14
Si1
Evitamento sociale 8
Si2
Alienazione Personale e 17
Si3 Sociale

I punteggi alle sottoscale forniscono, dunque, informazioni sul tipo


di item responsabili dei punteggi ottenuti sulle scale cliniche. Per non
incorrere in grossolani errori interpretativi, il clinico deve tener
presente che le sottoscale sono spesso costituite da pochi item e che
ciò riduce la loro affidabilità. Più in generale, le sottoscale non devono
essere interpretate, a meno che le loro parent scales non siano
significativamente elevate (T > 65). L’interpretazione delle sottoscale,
naturalmente, avrà come unico obiettivo quello di comprendere i
motivi per i quali è stato ottenuto un punteggio elevato sulla
corrispondente parent scale.
I clinici, comunque, dovrebbero sempre ricordare che per le
sottoscale di R. Harris-J. Lingoes, come per molte altre scale del
Minnesota, non è possibile fissare in modo assoluto i punti di cut-off
che stabiliscono quali siano da considerarsi i punteggi effettivamente
elevati. È importante, inoltre, sottolineare che le sottoscale di R.
Harris-J. Lingoes devono essere utilizzate necessariamente solo come
una buona integrazione delle scale standard di validità e cliniche del
MMPI-2. Alcune sottoscale, infatti, sono troppo brevi e troppo poco
attendibili per essere utilizzate come scale indipendenti su cui fondare
le proprie interpretazioni cliniche.
Le scale di contenuto. Nel 1990, J.N. Butcher, J.R. Graham, J.E.
Williams e Y.S. Ben-Porath hanno proposto 15 differenti scale per
valutare i contenuti del questionario revisionato. Le scale si sono
rivelate relativamente indipendenti, con una buona coerenza interna e,
soprattutto, rappresentative dei contenuti clinicamente rilevanti
espressi dall’intero set di item del MMPI-2 (Y.S. Ben-Porath, J.N.
Butcher, J.R. Graham et al., 1991; J.N. Butcher, J.E. Williams, 1992;
9
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

Y.S. Ben Porath, E. McCully, M. Almagor et al., 1993; Barthlow, J.R.


Graham, Y.S. Ben-Porath et al., 1999). Le scale di contenuto, per le
qualità che le caratterizzano, possono essere divise in gruppi
differenti: scale che valutano i comportamenti sintomatici interni, le
tendenze aggressive rivolte all’esterno, l’autopercezione negativa e i
problemi generali (Tab. 3).

Tab 3 . Scale di Contenuto e dei suoi Componenti6

SCALE DI CONTENUTO SCALE COMPONENTI DEL NUMERO DI


CONTENUTO ITEM
(CONTENT COMPONENT)

Comportamenti Sintomatici Interni

ANX Ansia 23
FRS Paure FRS1 Pavidità generalizzata 12
FRS2 Paure molteplici 10
OBS Ossessività 16
DEP Depressione DEP1 Mancanza di Iniziativa 12
DEP2 Disforia 6
DEP3 Autosvalutazione 7
DEP4 Ideazione suicidaria 5
HEA Preoccupazioni per la HEA1 Sintomi Gastrointestinali 5
salute
HEA2 Sintomi Neurologici 12
HEA3 Preoccupazioni per la Salute 6
BIZ Ideazione bizzarra BIZ1 Sintomatologia Psicotica 11
BIZ2 Tratti Schizotipici 9

Tendenze Aggressive Esterne

ANG Rabbia ANG1ComportamentoEsplosivo 7


ANG2 Irritabilità 7
CYN Cinismo CYN1Convinzioni misantropiche 15
CYN2 Sospettosità 8
ASP Comportamenti antisociali ASP1 Atteggiamenti antisociali 16
ASP2 Comportamento Antisociale 5
Tipo A TPA1 Impazienza 6
TPA TPA2 Competitività 9

Immagine di sé negativa

LSE Bassa autostima LSE1 mancanza di fiducia 11


LSE2 Sottomissione 6

Problemi Generali

SOD Disagio Sociale SOD1 Introversione 16


SOD2 Timidezza 7

6.
Per ulteriori approfondimenti relativi alle scale di contenuto rimandiamo a N.J.
Butcher, C.L. Williams (1992), D.S. Nichols (2011), G. Groth-Marnat (2003), J.R.
Graham (2012).
10
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

FAM Problemi Familiari FAM1 Disaccordo familiare 12


FAM2 Estraniamento Familiare 5
WRK Difficoltà sul lavoro
TRT Indicatori di difficoltà di TRT1 Scarsa motivazione 11
Trattamento TRT2 Incapacità a rivelare 5

Punteggi T > 65 sulle scale di contenuto indicano che molti dei


descrittori (in genere, correlati comportamentali e significati
psicopatologici) di quella scala possono essere validi per il soggetto
esaminato. Come già indicato in precedenza, l’interpretazione dei
punteggi bassi richiede maggiore cautela.

2.4. Le scale supplementari

L’originario set di item del MMPI è stato utilizzato anche per


sviluppare diverse scale definite “supplementari” (cioè, aggiuntive
rispetto alle scale cliniche e di validità dello strumento), attraverso la
ricerca di ulteriori fattori comuni di associazione. Dall’iniziale
pubblicazione del MMPI sono state sviluppate più di 450 scale
supplementari (E.E. Levitt, E.E. Gotts, 1995). Le scale hanno svariate
etichette: dalle più tradizionali come “Dominanza” e “Sospettosità”,
alle più inusuali come “Successo nel Baseball” (J.P. La Place, 1954),
“Scelta della Babysitter” (A.P. Beaver, 1953) ecc.
Non tutte le scale supplementari, chiaramente, sono state incluse
nel MMPI-2 (J.N. Butcher, W.G. Dahlstrom, J.R. Graham et al., 1989,
J.N Butcher, J.R. Graham, Y.S. Ben-Porath et al. 2001), poiché il
questionario sarebbe diventato così lungo da essere del tutto
inadeguato per la routine clinica.
Come per le scale cliniche e di validità, non possono essere stabiliti
dei precisi punteggi di cut-off. In genere, i punteggi T maggiori di 65
sono considerati alti. Lo scoring di queste scale, inoltre, è possibile
solo se sono stati somministrati tutti i 567 item del questionario.
Le scale selezionate per l’inclusione nel Foglio di Profilo sono
quelle che possedevano sufficienti dati empirici che ne confermavano
l’utilità7 (vedi Tabella seguente).

7
È necessario precisare che nel Foglio di Profilo per le scale supplementari
dell’edizione italiana, distribuito da Giunti O.S. di Firenze, le scale supplementari
presenti sono solo la MAC-R, la APS, la AAS, la PK, la O-H e la MDS. Vi si trovano,
inoltre, la scala Fb, la TRIN e la VRIN di cui abbiamo già discusso e che per coerenza
teorica e per chiarezza espositiva sono state trattate fra le scale di validità.
11
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

SCALE SUPPLEMENTARI NUMERO


ITEM

Scale che valutano costrutti di personalità generali

A Ansietà (Anxiety) 40
R Repressione (Repression) 37
Do Dominanza (Dominance ) 28
Re Responsabilità Sociale (Social responsibility) 30
Es Forza dell’Io (Ego-Strength ) 52

Scale che valutano un malessere generalizzato.


Mt Disadattamento Universitario 41
PK Disturbo Post-Traumatico da Stress (Post-traumatic Stress Disorder Scale). 46
PS Disturbo Post-Traumatico da Stress (Post Traumatic Stress Disorder Scale- 60
Schlenger).
MDS Disagio Coniugale (Marital Distress) 14

Scale che valutano il discontrollo comportamentale


HO Ostilità (Hostility) 50
O-H Ostilità Ipercontrollata (Overcontrolled-Hostilily scale) 28
MACR-R Scala Alcoolismo di MacAndrew, Revisionata MacAndrew Alcoholism 49
scale, revised -.
APS.Tossicodipendenza Potenziale (Addiction Potential Scale ) 39
AAS Scala di Ammissione di Dipendenza (Addiction Admission Scale) 13

Scale che valutano il ruolo di genere


GM Gender Role Masculine 47
GF Gender Role Feminine 46

12
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

3. Somministrazione
È assolutamente necessario, per ottenere risultati realmente utili dal
MMPI-2, che il soggetto sia in grado di comprendere il significato
degli item e possa così rispondere a essi in modo adeguato8.
Il MMPI-2 è indicato per persone adulte dai 18 anni in su9. Se,
infatti, non sono presenti problemi visivi o altri problemi fisici, non vi
è alcun limite superiore di età che impedisca di poter utilizzare il
MMPI-210.
È importante, tuttavia, prima di somministrare il questionario,
considerare le condizioni cliniche del soggetto esaminato. Il
completamento del test, infatti, è spesso ritenuto da molti individui un
compito noioso, fastidioso o pesante. Per le persone che sono molto
depresse, ansiose o agitate, ad esempio, il compito potrebbe rivelarsi
insostenibile. Per alcuni individui, quindi, è possibile creare tante
piccole brevi sedute di somministrazione.
Come già accennato, gli item che sono disposti nella prima parte
del fascicolo del test sono quelli utilizzati per la valutazione delle
originali scale di validità (L, F, K) e delle scale cliniche standard. È
possibile, pertanto, valutare queste scale somministrando solo i primi
370 item. Se non è completata la somministrazione del test, tuttavia,
non possiamo avere informazioni sulle nuove scale di validità (VRIN,
TRIN, Fb, FP e S), le scale di contenuto e le scale supplementari, che
ormai sono divenute parte integrante del MMPI-2. Secondo J.R.
Graham (2012), di solito, quando le persone riescono a completare i
primi 370 item, sono anche in grado di rispondere ai 567 item
necessari per completare l’intero questionario.
È stata proprio l’eccessiva lunghezza del MMPI ad aver
incoraggiato la costruzione di svariate forme ridotte del test. Nessuna
di queste short forms, tuttavia, è risultata sufficientemente attendibile
o valida da essere considerata un reale sostituto della forma completa
(J.N. Butcher, K. Hostetler, 1990; J.N. Butcher, J.E. Williams, 1992).
L’unica forma abbreviata accettabile è quella di somministrare i primi

8
Nonostante l’attenzione posta all’adattamento italiano del questionario (S. Sirigatti,
C. Stefanile, 1994) riteniamo, tuttavia, che alcuni item, come per esempio il 443,
siano di difficile comprensione anche per soggetti con scolarità superiore.
9
Poiché sia il MMPI-A (versione specifica del questionario per soggetti adolescenti
dai 14 ai 18 anni; J.N. Butcher, C.L. Williams, 1992) sia il MMPI-2 possiedono dati
normativi che riguardano i soggetti di 18 anni, entrambi i test possono essere utilizzati
con persone di questa età. I clinici, dunque, dovranno decidere in base a ciascun caso
specifico se utilizzare il MMPI-A o il MMPI-2 con questo tipo di soggetti. In genere,
il MMPI-A è scelto quando il diciottenne frequenta ancora le scuole medie superiori,
mentre il MMPI-2 viene utilizzato quando il soggetto ha già iniziato l’università,
lavora, o quando conduce uno stile di vita più autonomo (J.R. Graham, 2012). T.M.
Osberg e D.L. Poland (2002), tuttavia, confrontando i punteggi ottenuti da studenti di
18 anni al MMPI-A con quelli ottenuti al MMPI-2, evidenziano che quest’ultimo
tende a iperpatologizzare i soggetti quando, come misure criterio dell’adattamento
psicologico, vengono utilizzati self-report e symptom checklist.
10.
Diversi studi hanno evidenziato che persone anziane ottengono in media punteggi
più elevati alle scale 1, 2, 3 e 0 e punteggi più bassi alle scale 4 e 9 (J.N. Butcher, C.
Aldwin, M. Levenson et al., 1991). “Questa differenza di punteggi tra persone giovani
e anziane non dovrebbe essere interpretata come indicativa del fatto che le persone
anziane sono necessariamente più psicologicamente disturbate. Piuttosto, questo
riflette una realistica maggiore preoccupazione per lo stato di salute e una
diminuzione di attività e livelli di energia che spesso, ma non sempre, accompagnano
il processo di invecchiamento” (J.R. Graham, 2012).
13
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

370 item, che consentono di ottenere un profilo delle scale cliniche


standard e di validità.
Come per ogni esame, prima di somministrare il MMPI-2,
l’esaminatore dovrebbe stabilire un rapporto con il soggetto
esaminato. Il modo migliore per assicurarsi la collaborazione del
soggetto è di spiegare i motivi per cui il MMPI-2 sta per essere
somministrato e in che modo saranno utilizzati i risultati. In questa
sede, inoltre, è bene sottolineare al soggetto che il test è stato
concepito anche per determinare la tendenza a presentare se stesso in
modo irrealisticamente positivo o negativo. La migliore strategia
consigliata è, quindi, quella di essere quanto più onesti e chiari
possibile (G. Groth-Marnat, 2003). Le domande che emergono durante
la somministrazione devono essere risolte velocemente. Molte
domande possono essere risolte rimandando il soggetto alle istruzioni
standardizzate del test.

4. Scoring e procedure interpretative

I punteggi grezzi relativi alle scale del MMPI-2 sono ricavati


manualmente con l’uso di griglie trasparenti o tramite un programma
di scoring computerizzato. Questi punteggi sono poi riportati su tre
fogli di profilo (uno per le scale cliniche: Foglio di Profilo per le scale
di base; uno per quelle di contenuto: Foglio di Profilo per le scale di
contenuto; e uno per le scale supplementari: Foglio di Profilo per le
scale supplementari) diversi per maschi e femmine. Si ottengono, in
questo modo, dei profili grafici dei punteggi grezzi ottenuti sulle scale
con le rispettive corrispondenze in punti T, che permettono di
evidenziare le scale che presentano elevazioni.

4.1. Sistemi di scoring e di interpretazione


computerizzati

A differenza di altri test di personalità, il MMPI presenta una


consolidata e lunga tradizione di assessment informatico; a cominciare
dagli anni ’60, almeno quattordici sistemi interpretativi informatici
sono a disposizione degli psichiatri e degli psicologi clinici (L.D.
Eyde, D.M. Kowal, F.J. Fishburne et al., 1991).
Uno dei sistemi di scoring informatici più recenti è quello
distribuito dalla Pearson Assessments, con la supervisione scientifica
dell’Università del Minnesota: il Minnesota Multiphasic Personality
Inventory 2™ Extended Score Report (2003;
pearsonsassessment.com).
In Italia, invece, è possibile utilizzare le griglie o il programma di
scoring informatico distribuito da Giunti O.S., che ne detiene i diritti.
Dopo aver ottenuto i punteggi T è possibile utilizzare uno dei tanti
programmi per l’interpretazione disponibili in commercio. È ovvio
che il clinico ha il dovere di conoscere i limiti del programma di
interpretazione scelto. A questo proposito, rimandiamo alla rassegna
critica di J.E. Williams e N.C. Weed (2004). Per un approfondimento,
rimandiamo anche a M.M. Atlis, J. Hahn, J.N. Butcher et al. (2006).
In Italia è disponibile “Il rapporto narrativo di González-Gómez”,
messo a punto da ricercatori dell’Università Complutense di Madrid e
adattato in italiano da S. Sirigatti. Dopo aver inserito i valori dei punti
T, il programma è in grado di elaborare informazioni riguardo a: 1)

14
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

l’atteggiamento del soggetto verso la realizzazione della prova; 2) un


profilo clinico vero e proprio; 3) informazioni cliniche aggiuntive
ottenute dall’analisi dei punteggi alle scale supplementari; 4)
l’atteggiamento del soggetto verso il trattamento. Il report è distribuito
sempre da Giunti Organizzazioni Speciali ed è disponibile solo in
Internet-test.

4.2. La scelta di una tecnica interpretativa

Come abbiamo visto, l’interpretazione prevede in primo luogo la


valutazione della validità del protocollo attraverso l’analisi dei
punteggi ottenuti sulle scale di validità.
Nonostante sia possibile ottenere informazioni utili interpretando i
punteggi T ottenuti su ciascuna singola scala, la maggior parte delle
informazioni veramente rilevanti per l’interpretazione dei protocolli
del MMPI-2 si può ottenere tenendo conto dell’intero profilo. Così, in
aggiunta all’interpretazione individuale dei punteggi, può essere utile
considerare ciascun punteggio in relazione con l’altro.
Negli anni, per facilitare l’interpretazione, sono state sviluppate
procedure di codifica che tentano di sintetizzare gran parte
dell’informazione essenziale per il profilo. I due maggiori sistemi di
codifica che sono stati utilizzati con il MMPI sono quello di S.R.
Hathaway (1947) e quello più completo sviluppato da G.S. Welsh
(1948) 11 . Con i progressi dei sistemi di scoring computerizzati,
tuttavia, sembra che l’utilità di questi sistemi di codifica sia diminuita,
e nel Manuale revisionato non è più raccomandato o descritto alcun
sistema di codifica.
Questi sistemi si fondano sostanzialmente sull’identificazione di
un codice. Nel determinare il tipo di codice, ciascuna scala clinica è
identificata attraverso il numero corrispondente. Gran parte delle
ricerche empiriche si sono focalizzate sui tipi di codice a due (two-
point code types) e a tre punte (three-point code types). Per
determinare un codice a due punte, ad esempio, è necessario
identificare le prime due scale con i punteggi più alti (escludendo le
scale 5 e 0). Il codice a due punte, infatti, è ottenuto dalle due scale
che hanno i punteggi più elevati nell’intervallo critico (T > 65). Ad
esempio, per un protocollo in cui la scala Hs (1) ha il punteggio T più
alto e la scala Hy (3) ha il secondo punteggio più alto, può essere
provvisoriamente determinato un codice a due punte “1-3”.
L’interpretazione per codice si basa sul riscontro empirico, per cui
alcune configurazioni di punteggio sono di solito associate a
particolari categorie diagnostiche. In letteratura sono riportate
numerose combinazioni di codici a due e a tre punte con i rispettivi
correlati empirici comportamentali (cfr. J.N. Butcher, J.E. Williams,
1992; R.L. Greene, 2011; J.R. Graham, 2012).
Va considerata la possibilità, peraltro d’uso frequente, che il
questionario sia utilizzato all’interno di una batteria di reattivi o
affiancato al Rorschach. In questi casi, il significato del profilo
ottenuto va confrontato con i risultati degli altri reattivi somministrati,

11
Riteniamo sia preferibile comunicare sempre i risultati di un protocollo attraverso il
profilo grafico anziché attraverso l’utlizzo di codici sintetici come quello di G.S.
Welsh (1984), poiché potrebbero risultare di difficile comprensione per un referente
che non abbia una specifica conoscenza o, molto più semplicemente, la visione del
grafico consente una comprensione immediata dell’area di interesse clinico coinvolta.
15
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

soprattutto con il Rorschach. In letteratura sono presenti interessanti


lavori che trattano dell’integrazione dei risultati (ad esempio, J.R.
Ganellen, 1996; G.J. Meyer, 1997).

5. Dati normativi

Come più volte sottolineato, la nuova standardizzazione del


MMPI-2 ha previsto l’utilizzo di un più ampio campione normativo
che fosse rappresentativo dell’attuale popolazione degli Stati Uniti
(J.N. Butcher, W.G. Dahlstrom, J.R. Graham J. et al., 1989, J.N.
Butcher, J.R. Graham, Y.S. Ben-Porath et al., 2001). In Italia, “la
taratura è stata ottenuta applicando il questionario a 403 soggetti
maschi e a 972 soggetti femminili. I maschi presentavano le seguenti
caratteristiche socio-demografiche: età media di circa 27 anni (DS =
15.87); scolarità media pari a circa 12 anni (DS = 6.48); residenza
nelle varie aree geografiche, in prevalenza nell’Italia centrale; in
maggioranza celibi. Le femmine presentavano le seguenti
caratteristiche socio-demografiche: età media di circa 27 anni (DS =
16.32); scolarità media pari quasi a 13 anni (DS = 6.32); residenza
nelle varie aree geografiche, in prevalenza nell’Italia centrale; in
maggioranza nubili” (P. Pancheri, S. Sirigatti, 1995, p. 90).
I dati ottenuti dal processo di ristandardizzazione hanno rilevato
che i soggetti del campione normativo attuale tendono a rispondere in
modo più patologico rispetto al precedente campione, abbassando,
così, la soglia dei cut-off per ciascuna scala. Se nel MMPI la soglia
clinica di punteggio era fissata al punto T = 70 (J.R. Graham, G.
McCord, 1985), la ricerca clinica con il MMPI-2 ha rilevato che già
elevazioni superiori a T = 65 sono capaci di discriminare
significativamente i gruppi clinici dal gruppo normativo (J.N. Butcher,
W.G. Dahlstrom, J.R. Graham J. et al., 1989; J.N. Butcher, 1989; L.S.
Keller, J.N. Butcher, 1991). La soglia clinica di punteggio nel MMPI-
2 è dunque fissata al punto T = 65, che corrisponde al 92° percentile in
tutte le scale cliniche (tranne le scale 5 e 0) e di validità, il che vuoo
dire che solo l’8% della popolazione normale supera quella soglia.
Scale di Validità
? Punteggio “non so”. Secondo J.R. Graham (2006), dovrebbero
essere interpretati con molta cautela i protocolli con più di 10 item
omessi e non interpretati i protocolli con più di 30 item omessi. A
volte, un’eccessiva omissione degli item può essere dovuta al fatto che
il soggetto non ha completato l’intero MMPI-2. Se questo accade dopo
l’item 370, non avrà alcun effetto sulle scale di validità e sulle scale
cliniche standard.
Scala VRIN. Un punteggio grezzo maggiore o uguale a 13 (T ≥ 80)
indica una modalità di risposta incoerente (random) che invalida
completamente i risultati del protocollo.
Scala TRIN. Punteggi grezzi superiori o uguali a 13 (T ≥ 80 nella
direzione del Vero) o uguali o inferiori a 5 (T ≥ 80 nella direzione del
Falso) sono indicativi di una modalità di risposta fissa che invalida il
protocollo.
Scala L. Su questa scala, T ≥ 80 indica la possibilità che il soggetto
non sia stato onesto nel rispondere agli item e abbia, quindi, affermato
pregi o negato caratteristiche negative di sé in misura maggiore di
quanto in genere non facciano le altre persone. Anche i punteggi T =
65-79 ottenuti in setting clinici e i punteggi T = 70-79 ottenuti in
16
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

contesti non clinici indicano la tendenza del soggetto a mostrarsi più


adeguato di quanto non sia realmente. Il protocollo, dunque, non va
interpretato o va interpretato con molta prudenza, avendo in mente che
c’è nel soggetto una spinta a sottostimare. Il resto dei punteggi elevati
(T = 60-65/69) che si possono ottenere in contesti clinici e non, rivela
certamente un atteggiamento difensivo del soggetto, ma permette di
interpretare il protocollo tenendo conto ovviamente di tale
atteggiamento. I punteggi T ≤ 50 dipendono, in genere, dai punteggi
ottenuti sulle altre scale di validità e possono indicare una
esacerbazione della psicopatologia o una simulazione della stessa.
Scala F. Data la relazione tra i punteggi ottenuti sulle scale F e la
reale presenza di psicopatologia, i significati ottenuti su questa scala
sono differenti se considerati in un contesto clinico o non clinico (J.R.
Graham, 2012). Il Manuale, quindi, indica cut-off diversi per soggetti
non clinici, clinici non ospedalizzati e ospedalizzati.
1. T ≥ 100 (Ospedalizzati); T ≥ 90 (Clinici non ospedalizzati); T ≥
80 (Non clinici). Questi punteggi indicano la presenza di un insieme di
risposte non valide. Quando anche i punteggi sulla scala VRIN sono
eccessivamente elevati (T ≥ 80), la probabilità che il soggetto abbia
risposto in modo casuale aumenta.
2. T = 80-99 (Ospedalizzati); T = 70-89 (Clinici non ospedalizzati);
T = 65-79 (Non clinici). Rispondendo Falso a gran parte degli item del
MMPI-2 si possono ottenere punteggi a questo livello. In questo caso,
i punteggi T sulla scala TRIN sono maggiori di 80 (in direzione del
Falso). Questi punteggi sulla scala F indicano, inoltre, che il soggetto
può aver esagerato la propria sintomatologia e i propri problemi.
Punteggi a questi livelli, tuttavia, possono anche essere indicativi di
problemi psicopatologici gravi.
3.T = 55-79 (Ospedalizzati); T = 55-69 (Clinici non ospedalizzati);
T = 40-64 (Non clinici). In genere, questi punteggi indicano persone
con convinzioni sociali, politiche e religiose devianti. I protocolli,
comunque, risultano validi.
4.T < 54 (Ospedalizzati e Clinici non ospedalizzati); T < 39 (Non
clinici). Questi punteggi indicano che il soggetto ha tentato di negare o
minimizzare i propri problemi psicologici.
Scala Fb. Quando la scala Fb è significativamente elevata (T ≥ 100
in contesti clinici; T ≥ 90 in contesti non clinici) ed è più elevata della
scala F di almeno 30 punti T, è probabile che il soggetto abbia
cambiato la propria modalità di risposta nella seconda parte del test.
Di conseguenza, le scale con gli item collocati in quella parte non
devono essere interpretate.
Scala K. Su questa scala, punteggi T ≥ 65 indicano che il soggetto
esaminato, con molta probabilità, compila il MMPI-2 con un
atteggiamento più difensivo rispetto alla maggior parte delle persone.
Nello specifico, nei setting clinici, punteggi T ≥ 65 sulla scala K
indicano una modalità di risposta orientata a dare un’immagine di sé
positiva che invalida il profilo.
Punteggi medi su questa scala (T = 40-64), invece, rivelano che il
soggetto ha presentato un’immagine di sé equilibrata, ammettendo
sia le proprie caratteristiche positive sia quelle negative. Punteggi
molto bassi sulla scala K possono indicare la presenza di un insieme di
risposte Vere o di un tentativo deliberato di presentare un’immagine di
sé non favorevole. La scala TRIN può risultare utile nel determinare
se il punteggio basso su questa scala è la conseguenza di un insieme di
risposte Vere. Un punteggio basso sulla scala K e un concomitante
punteggio T ≥ 80 sulla scala TRIN (nella direzione del Vero), indica
17
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

con reale probabilità un insieme di risposte vere. Ovviamente,


punteggi molto bassi su questa scala indicano anche una modalità di
risposta del soggetto tesa all’inasprimento delle proprie problematiche.
Questo rimanda alla possibilità che il soggetto stia esprimendo una
richiesta d’aiuto.

Il flowchart che segue, modificato da I.B. Weiner & R.L.Greene (2008),


mostra i passaggi utili per verificare la validità del questionario.

SOMMINISTRAZIONE
Verifica del contesto e della
collaborazione

OMISSIONI 30 o più
Non so (?) Non accettabile tentare
una nuova
somministrazione
Accettabile

COERENZA VRIN raw > 9


VRIN TRIN F-Fb TRIN T > 84
Non accettabile

Accettabile

Non Non
Sottostima accettabile accettabile Sovrastima
L T > 65 ACCURATEZZA F T > 81
K T > 65 Fb T > 89
S T > 65
Accettabile Fp T > 80

INTERPRETAZIONE

18
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

Verificata l’interpretabilità, la coerenza e l’accuratezza nel rispondere agli item il


passaggio successivo sarà quello di interpretare i risultati ottenuti dal profilo delle
scale cliniche, di contenuto e supplementari.

Scale Cliniche

Scala 1. Le persone con punteggi estremamente alti (T > 80) possono


presentare preoccupazioni somatiche bizzarre. Se anche la scala 3 è molto
elevata, si dovrebbe considerare la possibilità della presenza di un Disturbo
di Conversione. I pazienti che manifestano dolore cronico spesso hanno
punteggi elevati (T = 70-80) su entrambi le scale. Se insieme alla scala 1
anche la scala 8 risulta molto elevata potrebbero essere presenti deliri
somatici.
Le persone con punteggi alti più moderati (T = 60-80) su questa scala,
presentano spesso lamentele somatiche vaghe e non specifiche. Punteggi alti
moderati su questa scala, in genere, tendono a essere associati con diagnosi
di Disturbo Somatoforme, Disturbo d’Ansia e Disturbo Depressivo.

Scala 2. Punteggi alti su questa scala (soprattutto quando T è maggiore di 70)


sono spesso correlati a sintomi depressivi.

Scala 3. Punteggi molto elevati su questa scala (T > 80) sono rivelatori di un
soggetto che è spesso sopraffatto dai sentimenti, particolarmente reattivo allo
stress e che evita le responsabilità sviluppando sintomi fisici. Le diagnosi più
frequentemente associate a punteggi T elevati su questa scala sono quelle di
Disturbo di Conversione, Disturbo Somatoforme e Disturbo Algico.

Scala 4. Punteggi molto elevati (T > 75) su questa scala tendono a essere
associati con la difficoltà del soggetto di interiorizzare i valori e gli standard della
società. Tra i pazienti psichiatrici, i punteggi alti tendono a ricevere diagnosi di
disturbo di personalità: più spesso, diagnosi di Disturbo Antisociale o Passivo-
Aggressivo.

Scala 5. Punteggi molto alti per gli uomini su questa scala indicano l’assenza di
intessi tipicamente maschili. Questi soggetti tendono ad avere interessi estetici e
artistici e a partecipare alla gestione della casa e alla cura dei figli in misura
maggiore rispetto agli altri uomini. Punteggi molto alti sono, invece, infrequenti
tra le donne. Quando ciò accade, essi indicano generalmente un rifiuto del
tradizionale ruolo femminile. L’interpretazione di punteggi elevati ottenuti dalle

19
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

donne, comunque, deve essere molto prudente, poiché sono del tutto assenti studi
che confermino la validità della scala Mf per la popolazione femminile. La
validità della scala per ciò che riguarda l’omosessualità è molto discussa: molti
omosessuali, infatti, non ottengono elevazioni significative. La scala misura in
sostanza il grado di adesione allo stereotipo sessuale. I punteggi elevati, inoltre,
sembrano più correlati al background culturale, al grado d’istruzione e al livello
socio-economico del soggetto. L’interpretazione dei punteggi elevati deve
dunque tener conto di questi fattori.

Scala 6. Punteggi alti caratterizzano gli individui ipersensibili alle opinioni degli
altri, sospettosi, ostili e polemici fino ad arrivare, nelle elevazioni notevoli (T >
80), a manifestazioni paranoidi con disturbi del pensiero a carattere persecutorio.
La scala, tuttavia, non soddisfa i criteri per la diagnosi differenziale. Soggetti con
tratti paranoidi, infatti, ottengono spesso punteggi bassi in questa scala. Sono
solitamente individui sospettosi e guardinghi, che rispondono con “prudenza”
agli item più palesi della scala.

Scala 7. Le persone con punteggi alti sono descritte come agitate, tese,
dubbiose e con una ridotta fiducia nelle loro possibilità

Scala 8. I correlati comportamentali vanno da uno stile di vita anticonformista e


ridotto interesse per i rapporti interpersonali per elevazioni moderate (60 < T <
65), a tendenze all’isolamento sociale con comportamenti bizzarri e convinzioni
inconsuete per punteggi alti (65 < T < 75), fino ad arrivare a uno stile di vita
schizoide e all’alienazione sociale per punteggi molto elevati (T > 76). Possono
essere presenti disturbi del pensiero e un alterato contatto con la realtà.

Scala 9. Punteggi alti descrivono persone socievoli ma superficiali e


manipolative nei rapporti interpersonali, caratterizzate dall’impulsività e dalla
facile euforia. Punteggi molto elevati (T > 75) caratterizzano le persone
iperattive.

Scala 0. Fra i correlati comportamentali dei punteggi alti sono riportate


difficoltà interpersonali e disagio nelle situazioni sociali. Si tratta di soggetti
timidi, remissivi e inibiti nei rapporti sociali per i sentimenti d’inferiorità
rispetto alle proprie capacità e al proprio aspetto. Tendono a preoccuparsi molto
e sono inclini ai sentimenti di colpa e predisposti a episodi di umore depresso. I
soggetti con punteggi bassi (T < 45) sono, invece, estroversi e socievoli, anche
se tendono a essere superficiali nelle relazioni
20
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

6. La parte del clinico

Credendo fermamente che le potenzialità valutative dei test di


personalità si esplichino solo nelle mani di un clinico responsabile,
attento e preparato, preferiamo insistere su alcuni errori in cui egli
potrebbe incorre.
Pensiamo, ad esempio, che il clinico abbia il dovere di conoscere
l’attuale ricerca sui significati e i correlati empirici delle scale.
Durante il processo interpretativo, infatti, questo tipo di conoscenza
gli eviterebbe di cadere nel tranello delle etichette poste alle singole
scale. Questo processo, com’è noto, può essere in parte facilitato
utilizzando i numeri delle scale anziché le etichette diagnostiche.
Punteggi elevati sulla scala 8, ad esempio, possono indicare anche la
presenza di apatia, sentimenti di alienazione, interessi filosofici,
relazioni familiari povere e processi di pensiero insoliti, e non solo la
possibilità di una diagnosi di schizofrenia. È responsabilità del clinico,
quindi, determinare quale di questi atteggiamenti caratterizza
maggiormente il soggetto valutato.
Durante l’interpretazione, inoltre, il clinico deve necessariamente
tener conto delle diverse variabili demografiche del soggetto (J.A.
Schinka, L. Lalone, R. Greene et al., 1998). È stato dimostrato, infatti,
che l’età, il sesso, l’etnia, il luogo di residenza, l’intelligenza,
l’educazione e lo status socio-economico sono tutti fattori correlati
con le scale del MMPI. Spesso un’elevazione dei profili simile può
avere significati relativamente differenti quando sono prese in
considerazioni le variabili demografiche. D’altra parte, l’enorme
popolarità e familiarità del MMPI in campo psichiatrico e psicologico
ha condotto a numerose ricerche in una molteplicità di aree e, come
abbiamo visto, all’introduzione di una serie di nuovi sviluppi: forme
abbreviate, nuove scale, una versione per adolescenti e sistemi di
codifica computerizzati. Il MMPI è stato tradotto in cinquanta lingue
ed è disponibile in numerosi paesi. Studi normativi e di validità sono
stati condotti in un gran numero di differenti gruppi culturali (R.W.
Handel, Y.S. Ben-Porath, 2000). Questo rende possibile il confronto
d’informazioni raccolte in diverse culture.
I clinici, inoltre, dovrebbero essere consapevoli delle relazioni
esistenti tra le scale, così come queste sono presentate, ad esempio,
dall’estesa ricerca compiuta sui “tipi di codici a due e a tre punte”.
Come abbiamo detto, è, di solito, molto più utile e valido prendere in
considerazione i pattern o i profili dei punteggi ottenuti anziché le
singole elevazioni sulle scale. Come afferma G. Groth-Marnat (2003),
l’ampiezza della ricerca in quest’area rappresenta probabilmente il più
grande pregio del MMPI-2. Questa enorme quantità di lavoro ha
evitato, infatti, che il MMPI diventasse obsoleto, ed è stata
determinante nel trasformarlo da semplice test di classificazione
psichiatrica a inventario di personalità.

7. Verso il perfezionamento dell’interpretazione


clinica: le nuove scale
21
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

7.1. Le Restructured Clinical Scales (RC)

Come abbiamo già osservato, l’approccio empirico utilizzato per


costruire le scale cliniche del MMPI si fonda sul “contrasto” fra
gruppi indipendenti di pazienti psichiatrici ospedalizzati (ad esempio,
depressi, schizofrenici) e un gruppo di soggetti non clinici. Secondo
J.R. Graham (2012), è probabile che alcuni degli item che sono stati
identificati per essere inclusi nelle diverse scale cliniche esprimessero
proprio quella infelicità e quella comune angoscia emotiva che spinge
i pazienti a cercare un trattamento.
È ovvio che si ritenga importante conoscere la misura in cui il
soggetto fa esperienza di questo tipo di angoscia emotiva. È anche
vero, però, che questo fattore, poiché comune a tutte le scale cliniche,
rende difficile capire quanto i punteggi ottenuti su queste scale siano
principalmente espressione delle caratteristiche associate al costrutto
centrale di ciascuna scala (ad esempio, depressione, pensiero
anomalo), oppure quanto siano semplicemente il prodotto di un
elevato livello di angoscia emotiva del soggetto. Abbiamo visto,
infatti, che i clinici ricorrono spesso alle sottoscale, alle scale di
contenuto, e ai tipi di codice per chiarire il significato dei punteggi
elevati ottenuti sulle scale cliniche.
A. Tellegen, Y.S. Ben-Porath, J.L. McNulty J. (2003) hanno
sviluppato le Restructured Clinical (RC) Scales, con l’intento
specifico di superare alcuni limiti posti dalle scale cliniche originali e
di migliorare la loro interpretazione. Gli autori, infatti, dichiarano che
“le RC Scales sono state concepite per preservare le importanti
proprietà descrittive delle esistenti scale cliniche del MMPI-2,
incrementandone, nel contempo, la peculiarità” (p. 1).
Il primo passo nella costruzione delle RC Scales è stato quello di
sviluppare una scala generale etichettata come Demoralization (RCd).
Era stato previsto che la rimozione di questo fattore generale dalle
scale cliniche avrebbe avuto come risultato una serie di scale
ristrutturate meno correlate fra loro e dotate, quindi, di una maggiore
validità discriminante rispetto alle scale cliniche originali. Dal
momento che le scale 2 e 7 sono note per essere correlate all’ansia,
alla depressione e ad altre forme di angoscia emotiva, si ipotizzava che
queste scale contenessero gli item in grado di valutare la dimensione
della Demoralizzazione. Questi item sono stati utilizzati per formare
una scala provvisoria, che è stata utilizzata per identificare nell’intero
MMPI-2 ulteriori markers di Demoralizzazione. La scala
Demoralizzazione così risultata è stata utilizzata per sviluppare delle
altre scale RC. Il passo successivo ha riguardato l’identificazione delle
componenti centrali di ciascuna scala clinica originale in seguito alla
rimozione del fattore generale di Demoralizzazione.
Queste complesse procedure psicometriche e statistiche hanno
prodotto versioni ristrutturate delle scale cliniche 1,2,3,4,6,7,8,9 e la
scala Demoralizzazione. Le RC Scales non sono state sviluppate per la
scala 5 e 0, perché non sono state giudicate in grado di valutare
componenti psicopatologiche centrali.

Tab. 6 - Le Restructured Clinical Scales (RC) - Modificata da A.


Tellegen et al. (2003)

RCd Demoralizzazione Dem


RC1 Implicazioni somatiche Som

22
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

RC2 Basse emozioni positive Lpe


RC3 Cinismo Cyn
RC4 Comportamento antisociale Asb
RC6 Idée persecutory Per
RC7 Emozioni disfunzionali Dne
negative
RC8 Esperienze anomale Abx
RC9 Attivazione ipomaniacale Hpm

Poiché le RC sono scale relativamente nuove, abbiamo ancora


pochi dati empirici che supportano il loro utilizzo in campo clinico12.
La monografia sulle RC (A. Tellegen, Y.S. Ben-Porath, J.L. McNulty
et al., 2003) e altri studi di ricerca (M. Sellbom, Y.S. Ben-Porath, J.R.
Graham et al., 2005), tuttavia, indicano che alcune di queste scale
aggiungono elementi realmente significativi per l’interpretazione dei
protocolli del MMPI-2. Gli autori (A. Tellegen, Y.S. Ben-Porath, J.L.
McNulty J. 2003), di fatto, hanno proposto alcune linee guida
interpretative e, come accade per la maggior parte delle scale del
MMPI-2, consigliano di considerare come punto di cut-off per le loro
scale T > 65.
Nell’aggiornamento del MMPI-2 a cura di Sirigatti e Stefanile
(2011) in cui sono riportati i dati normativi per le nuove scale, le scale
RC non sono state incluse, e pertanto da considerare come non
disponibili nell’edizione italiana del MMPI-2

7.2. Le Personality Psychopathology Five (PSY-5)


Scales

Diversi autori (cfr., ad esempio, T.A. Widiger, 1997) hanno


espresso serie preoccupazioni riguardo un sistema di classificazione
dei disturbi mentali categoriale. In alternativa, gran parte di questi
autori hanno proposto un approccio dimensionale, che concettualizza i
disturbi di personalità su un continuum che vede all’estremo opposto il
funzionamento normale della personalità.
In quest’ottica, le Personality Psychopathology Five (PSY-5)
Scales16 (A.R. Harkness, J.L. McNulty, Y.S. Ben-Porath, 1995; 2002)
sono state costruite per valutare quei tratti della personalità che
risultano rilevanti sia nel funzionamento normale sia in situazioni in
cui sono evidenziati problemi clinici. L’impianto teorico e
metodologico alla base di queste scale è simile pertanto al five-factors
model of personality.

Tab. 7 - Personality Psychopatology Five (PSY-5) - Modificata da A.R.


Harkness et al. (2002)

Aggressività AGGR
Psicoticismo PSYC
Alterazione dell’autocontrollo DISC

12
Informazioni più attuali sull’andamento dell’uso delle RC e del dibattito in corso
sono reperibili sul numero 2, volume 87, del Journal of Personality Assessment,
interamente dedicato al tema (Special issue: the MMPI-2 Restructured Clinical
Scales).
23
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

Emozionalità negativa / Nevroticismo NEGE


Introversione / Bassa emozionalità positiva INTR

Scala 1. Aggressività (AGGR). Il costrutto Aggressiveness indica aggressioni


prevalentemente offensive e strumentali. In genere, i soggetti che ottengono
punteggi elevati (T > 65) amano intimorire gli altri e possono usare
l’aggressione come unico mezzo per giungere ai propri scopi. Sono presenti
idee di dominio e sentimenti di odio. Questa scala, comunque, non misura
l’aggressività reattiva. I punteggi bassi non sono interpretati.

Scala 2. Psicoticismo (PSYC). Il costrutto Psicoticismo misura il grado di


distacco dalla realtà attraverso la presenza di opinioni non condivise, sentimenti
atipici e percezioni inconsuete. Questa scala include indicatori che riguardano
l’estraniazione e aspettative irrealistiche di lesioni. I soggetti che ottengono
punteggi elevati presentano con maggiore probabilità deliri o un modo di
pensare insolito, disorganizzato e disorientato. Tali punteggi ottenuti da
soggetti clinici sono, quindi, indicativi di psicosi, allucinazioni o “fuga delle
idee”. I punteggi elevati, inoltre, comportano la presenza di ritiro dalle
situazioni sociali, bassi livelli di funzionamento, depressione e scarso
orientamento alla realizzazione. I punteggi bassi non sono interpretati.

Scala 3. Alterazione dell’Autocontrollo (DISC). Il costrutto Disconstraint


(DISC) ha a che fare con la tendenza a un comportamento (fisicamente)
rischioso, all’impulsività e al “non essere legati” a tradizionali “limitazioni” (ad
esempio, norme e valori morali). Si può parlare di disinibizione
comportamentale. I soggetti che ottengono punteggi elevati si rivelano
profondamente impulsivi, anticonformisti e orientati a “correre rischi”. La
ricerca mostra correlazioni con l’arresto e l’abuso di sostanze per entrambi i
sessi. I terapeuti tendono a descrivere questi individui come aggressivi e
antisociali. Punteggi bassi, invece, sono di solito indicativi di un considerevole
autocontrollo, scarsa ricerca del pericolo, bassa impulsività e facilità di
conformarsi alle regole.

Scala 4. Emozionalità negativa/Nevroticismo (NEGE). I soggetti che ottengono


punteggi elevati riferiscono con una certa frequenza lamentele fisiche,

24
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

pessimismo e una bassa motivazione alla realizzazione. Sintomi clinici


indicatori di ansia, depressione e affetti negativi sono fortemente correlati con i
punteggi di questa scala. I punteggi bassi non sono interpretati.

Scala 5. Introversione/bassa emozionalità positiva (INTR). I soggetti che


ottengono punteggi elevati su questa scala, in genere, rivelano numerose
difficoltà nel godersi la vita e nell’esserne positivamente coinvolti. Questi
individui non sono edonisti. I terapeuti di frequente descrivono questi individui
come pessimisti, depressi, introversi e tendenti alla somatizzazione. Indicatori
di depressione, insicurezza, ansia e somatizzazione, di fatto, presentano un’alta
correlazione con questa scala.
Gli individui che ottengono punteggi bassi (T < 40), al contrario, sono descritti
come persone che si godono facilmente le cose, socievoli, energici e raramente
depressi o distimici. Punteggi INTR estremamente bassi sono, di solito,
caratteristici di soggetti ipomaniacali.

Le scale PSY-5 non sono intese, naturalmente, per essere utilizzate


come scale “indipendenti”. Vanno, piuttosto, intese come parte della
somministrazione completa del MMPI-2. L’interpretazione, quindi,
dovrebbe avere luogo solo all’interno delle analisi dell’intero
questionario. A.R. Harkness, Harkness, J.L. McNulty, Y.S. Ben-
Porath (2002) forniscono alcune linee guida preliminari per
l’interpretazione dei punteggi ottenuti sulle scale PSY-5. È stato
determinato che solo i punteggi elevati (T > 65) sono interpretabili su
tutte le cinque scale. Solo per la scala Alterazione dell’Autocontrollo e
Introversione/bassa emozionalità positiva vi sono indicazioni per
l’interpretazione dei punteggi bassi (T < 40).
Allo stato attuale, le PSY-5 sono state usate in ricerche empiriche
per affrontare quesiti che sono più teorici che clinici. Il contributo
clinico delle PSY-5 all’interpretazione dei profili deve essere ancora
definito.

25
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

Bibliografia
Abbate L., Ferracuti S. (1992), “MMPI-MMPI-2”, Rivista Europea di
Psichiatria, 4, pp. 30-36.
Abbate L., Roma, P. (2014), Il MMPI-2, uso clinico e futuri sviluppi. Raffaello
Cortina Editore, Milano (in corso di stampa)
Arbisi P.A., Ben Porath Y.S. (1995), “An MMPI-2 infrequent response scale for
use with psychopathological populations: the Infrequency Psychopathology
scale, F(p)”, Psychological Assessment, 7, pp. 424-431.
Atlis M.M., Hahn J., Butcher J.N. (2006), “Computer-Based Assessment with
the MMPI-2”, in Butcher J.N. (ed.), MMPI-2: a practitioner’s guide, APA,
Washington, DC.
Barthlow D.L., Graham J.R., Ben-Porath Y.S. et al. (1999), “Incremental validity
of the MMPI-2 College Maladjustment (Mt) scale”, Assessment, 11, pp. 251-
262.
Beaver A.P. (1953), “Personality factors in choice of nursing”, Journal of
Applied Psychology, 37, pp. 374-379.
Ben-Porath Y.S. (1994), “The MMPI and MMPI-2: Fifty years of differentiating
normal and abnormal personality”, in S. Strack, M. Lorr (eds.),
Differentiating normal and abnormal personality, Springer, New York, pp.
361-401.
Ben-Porath Y.S., Butcher N.J., Graham, J.R. (1991), “Contribution of the
MMPI-2 content scales to differential scales to the differential diagnosis of
schizophrenia and major depression”, Psychology Assessment: a Journal of
Consulting and Clinical Psychology, 3, pp. 634-640.
Ben-Porath Y.S., Butcher J.N. (1989a), “Psychometric stability of rewritten
MMPI items”, Journal of Personality Assessment, 53, pp. 645-653.
Ben-Porath Y.S., Butcher J.N. (1989b), “The comparability of MMPI and
MMPI-2 scales and profiles”, Psychological Assessment: a Journal of
Consulting and Clinical Psychology, 1, pp. 345-347.
Ben-Porath Y.S., Butcher J.N., Graham J.R. (1991), “Contribution of the MMPI-
2 content scales to the differential diagnosis of schizophrenia and major
depression”, Psychological Assessment: a Journal of Consulting and Clinical
Psychology, 3, pp. 634-640.
Ben-Porat, Y.S., Hostetler, K., Butcher, J.N., Graham J.R., (1989). New
subscales for the MMPI-2 Social Introversion (Si) scale. Psychological
Assessment, 1, 169-174.
Ben-Porath Y.S., McCully E., Almagor M. (1993), “Incremental validity of the
MMPI-2 content scales in the assessment of personality and psychopathology
by self report”, Journal of Personality Assessment, 61, pp. 557-575.
Benn-Porath, Y.S., Sherwood, N.E. (1993). The MMPI-2 Content Component
Scale: Development, psychometric characteristics, and clinical application.
University of Minnesota Press, Minneapolis.
Butcher J.N. (1989), User’s guide for the Minnesota Personnel Report, National
Computer Systems, Minneapolis, MN.
Butcher J.N., Dahlstrom W.G., Graham J.R. et al. (1989), MMPI-2. Manuale, tr.
it. Giunti O.S., Firenze, 1995.
Butcher J.N., Graham J.R., Ben-Porath Y.S. et al. (2001), MMPI-2 (Minnesota
Multiphasic Personality Inventory-2): manual for administration, scoring,
and interpretation (rev. ed.), University of Minnesota Press, Minneapolis,
MN.
Butcher J.N., Graham J.R., Williams C.L. et al. (1990), Development and use of
the MMPI-2 content scale, University of Minnesota Press, Minneapolis, MN.
Butcher J.N., Han K. (1995), “Development of an MMPI-2 scale to assess the
presentation of self in a superlative manner: the S scale”, in J.N. Butcher,
C.D. Spielberg (eds.), Advances in personality assessment, Erlbaum,
Hillsdale, NJ, pp. 25-50.
Butcher J.N., Hostetler K. (1990), “Abbreviating MMPI item administration:
what can be learned from the MMPI for the MMPI-2?”, Psychological
Assessment, 2, pp. 12-21.
Butcher J.N., Williams C.L. (1992), Fondamenti per l’interpretazione del MMPI-
2 e MMPI-A, tr. it. Giunti O.S., Firenze, 1996.

26
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

Camara W.J., Nathan J.S., Puente A.E. (2000), “Psychological test usage:
implications in professional psychology”, Professional Psychology: Research
and Practice, 31, pp. 141-154.
Dahlstrom W.G., Welsh G.S. (1960), An MMPI handbook: a guide to use in
clinical practice and research, University of Minnesota Press, Minneapolis,
MN.
Eyde L.D., Kowal D.M., Fishburne F.J. (1991), “The validity of computer-based
test interpretations of the MMPI”, in T.B. Gutkin, S.L. Wise (eds.), The
computer and the decision-making process, Erlbaum, Hillsdale, NJ, pp. 75-
123.
Ganellen J.R. (1996), Integrating the Rorschach and the MMPI-2 in personality
assessment, Erlbaum, Mahwah, NJ.
Gilberstadt H., Duker J. (1965), A handbook for clinical and actuarial MMPI
interpretation, Saunders, Philadelphia, PA.
Graham J.R. (1987), The MMPI: a practical guide (2nd ed.), Oxford University
Press, New York.
Graham J.R. (2012), MMPI-2. Assessing personality and psychopathology (5th
ed.), Oxford University Press, New York.
Graham J.R., Ben-Porath Y.S., McNulty J.L. (1999), MMPI-2 correlates for
outpatients mental health setting, University of Minnesota Press,
Minneapolis, MN.
Graham J.R., Ben-Porath, Y.S., Forbey, J.D., Sellbom, M. (2003), Relationship
between T-score levels on MMPI-2 scales and symptom severity, Paper
presented at the 38th Annual Symposium on Recent Developments on the
MMPI-2-MMPI-A, Minneapolis, MN.
Graham J.R., McCord G. (1985), “Interpretation of moderately elevated MMPI
score for normal subjects”, Journal of Personality Assessment, 49(5), pp.
477-484.
Graham J.R., Schroeder H.E., Lilly R.S. (1971), “Factor analysis of items on the
Social Introversion and Masculinity-Femininity scale of the MMPI”, Journal
of Clinical Psychology, 27, pp. 367-370.
Greene R.L. (1991), The MMPI/MMPI-2: an interpretative manual, Allyn &
Bacon, Boston, MA.
Greene R.L. (2011), The MMPI-2/MMPI-2-RF: an interpretative manual (3nd
ed.), Allyn & Bacon, Boston, MA.
Groth-Marnat G. (2003), Handbook of psychological assessment (4th ed.),
Wiley, New York.
Handel R.W., Ben-Porath Y.S. (2000), “Multicultural assessment with the
MMPI-2: issues for research and practice”, in R.H. Dana (ed.), Handbook of
cross-cultural and multicultural personality assessment, Erlbaum, Mahwah,
NJ, pp. 229-245.
Harkness A.R., McNulty J.L., Ben-Porath Y.S. (1995), “The Personality
Psychopatology Five (PSY-5): constructs and MMPI-2 scales”,
Psychological Assessment, 7, pp. 104-114.
Harkness A.R., McNulty J.L., Ben-Porath Y.S. et al. (2002), MMPI-2
Personality Psychopatology Five (PSY-5) scales: gaining an overview for
case conceptualization and treatment planning, University of Minnesota
Press, Minneapolis, MN.
Harris R., Lingoes J. (1955), Subscales for the Minnesota Multiphasic
Personality Inventory, The Langley Porter Clinic, Mimeographed materials.
Harris R., Lingoes J. (1968), Subscales for the Minnesota Multiphasic
Personality Inventory, The Langley Porter Clinic, Mimeographed materials.
Hathaway S.R. (1947), “A coding system for MMPI profile classification”,
Journal of Consulting Psychology, 11, pp. 334-337.
Hathaway S.R., McKinley J.C. (1940), “A multiphasic personality schedule
(Minnesota): I. Construction of the schedule”, Journal of Psychology, 10, pp.
249-254.
Hathaway S.R., McKinley J.C. (1942), The Minnesota Multhiphasic Personality
Schedule, University of Minnesota Press, MN.
Hathaway S.R., McKinley J.C. (1989), Minnesota Multiphasic Personality
Inventory-2. Manuale, tr. it. Giunti O.S., Firenze, 1995.
Keller L.S., Butcher, J.N. (1991), Use of the MMPI-2 with chronic pain patients,
University of Minnesota Press, Minneapolis, MN.

27
Luigi Abbate – appunti MMPI-2
Consorzio Humanitas
Scuola di Formazione in Psicoterapia

La Place J.P. (1954), “An exploratory study of personality and its relationship to
success in professional baseball”, Research Quarterly, 25, pp. 313-319.
Levitt E.E., Gotts E.E. (1995), The clinical application of MMPI special scales,
2nd ed., Elbaum, Hillsdale, NJ.
Marks P.A., Seeman W., Haller D.L. (1974), The actuarial use of the MMPI with
adolescents and adults, Williams & Wilkins, Baltimore, MD.
McKinley J.C., Hathaway S.R., Meehl P.E. (1948), “The MMPI: VI. The K
scale”, Journal of Consulting Psychology, 12, pp. 20-31.
Meehl P.E., Hathaway S.R. (1946), “The K factor as a suppressor variable in the
MMPI”, Journal of Applied Psychology, 30, pp. 525-564.
Meyer G.J. (1997), “On the integration of personality assessment methods: the
Rorschach and MMPI”, Journal of Personality Assessment, 68(2), pp. 297-
330.
Nichols D.S. (2011), Essentials of MMPI-2 assessment, 2nd ed., Wiley, New
York.
Nichols D.S., Greene R.L., Schmolck P. (1989), “Criteria for assessing
inconsistent patterns of item endorsement on the MMPI: rationale,
development, and empirical trials”, Journal of Clinical Psychology, 45, pp.
239-250.
Osberg T.M., Poland D.L. (2002), “Comparative accuracy of the MMPI-2 and
MMPI-A in the diagnosis of psychopathology in 18-years-old”,
Psychological Assessment, 14, pp. 164-169.
Pancheri P., Sirigatti S. (1995), Minnesota Multiphasic Personality Inventory-2,
Giunti O.S., Firenze.
Schinka J.A., Lalone L., Greene R. (1998), “Effects of psychopathology and
demographic characteristics on MMPI-2 scale scores”, Journal of Personality
Assessment, 70, pp. 197-211.
Sellbom M., Ben-Porath Y.S., Graham J.R. et al. (2005), “Susceptibility of the
MMPI-2 clinical, Restructured Clinical (RC), and content scales to over- and
under reporting”, Assessment, 12, pp. 79-85.
Sirigatti S. (1998), “Dal MMPI al MMPI-2 nella continuità e nella innovazione”,
in A. Granieri (a cura di), I test di personalità: quantità e qualità, Utet,
Torino.
Sirigatti S., Stefanile C. (1994), “Il questionario è leggibile? Il caso dell’MMPI-
2”, Bollettino di Psicologia Applicata, 211, pp. 49-51.
Sirigatti S., Stefanile C. (2011), MMPI-2: aggiornamento all’adattamento
italiano. Scale di validità, Harris-Lingoes, supplementari, di contenuto e
PSY5, Giunti-OS, Firenze
Tellegen A., Ben-Porath Y.S., McNulty J.L. et al. (2003), MMPI-2 Restructured
Clinical (RC) scales: development, validation, and interpretation, University
of Minnesota Press, Minneapolis, MN.
Welsh G.S. (1948), “Un extension of Hathaway’s MMPI profile coding system”,
Journal of Consulting Psychology, 12, pp. 343-344.
Welsh G.S. (1956), “Factor dimensions A and R”, in G.S. Welsh, W.G.
Dahlstrom (eds.), Basic readings on the MMPI in psychology and medicine,
University of Minnesota, Minneapolis, MN, pp. 264-281.
Widiger T.A. (1997), “Mental disorders as discrete clinical conditions:
dimensional versus categorical classification”, in S. Turner, M. Hersen (eds.),
Adult psychopathology and diagnosis (3rd ed.), Wiley, New York, pp. 3-23.
Williams J.E., Weed N.C. (2004), “Review of Computer-Based Test
Interpretation: software for the MMPI-2”, Journal of Personality Assessment,
83(1), pp. 78-83.

28
Luigi Abbate – appunti MMPI-2