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1

a.1

UN’IMPRESA PUO’ INVESTIRE UNA PARTE DELLE


PROPRIE RISORSE IN ATTIVITA’ FINANZIARIE

IN FUNZIONE DELLO SCOPO PER IL QUALE SI


REALIZZA L’INVESTIMENTO, LE ATTIVITA’
FINANZIARIE SONO CLASSIFICABILI IN:

LE PARTECIPAZIONI SONO INVESTIMENTI A


CARATTERE DURATURO IN AZIONI O QUOTE DI
SOCIETA’, EFFETTUATI PER FINI STRATEGICI.
ESSE RAPPRESENTANO IMMOBILIZZAZIONI
FINANZIARIE.

I TITOLI PROPRIAMENTE DETTI SONO


INVESTIMENTI TEMPORANEI DI LIQUIDITA’ IN
ATTIVITA’ FINANZIARIE DI VARIO GENERE (TITOLI
DI STATO, OBBLIGAZIONI, AZIONI O QUOTE DI
SOCIETA’) EFFETTUATI PER FINI SPECULATIVI.
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a.2

LE OPERAZIONI RELATIVE ALLE PARTECIPAZIONI SI


RILEVANO IN MODO ANALOGO A QUANTO VISTO PER LE
ALTRE TIPOLOGIE DI IMMOBILIZZAZIONI
L’ACQUISTO DI UNA PARTECIPAZIONE DA’ ORIGINE A:
L’ISCRIZIONE DI UN VALORE NON NUMERARIO
COMUNE A PIU’ ESERCIZI (IMMOBILIZZAZIONE
FINANZIARIA) PARI AL COSTO SOSTENUTO
LA RIDUZIONE DELLE DISPONIBILITA’ LIQUIDE
DELL’IMPRESA

LA VENDITA DI UNA PARTECIPAZIONE COMPORTA:

L’ELIMINAZIONE DEL VALORE CONTABILE


DELL’IMMOBILIZZAZIONE FINANZIARIA CEDUTA

LA RILEVAZIONE DI EVENTUALI PLUSVALENZE O


MINUSVALENZE (LADDOVE IL VALORE DI VENDITA
DIFFERISCA DAL VALORE CONTABILE
DELL’IMMOBILIZZAZIONE)

L’AUMENTO DELLE DISPONIBILITA’ LIQUIDE


DELL’IMPRESA
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ESEMPIO: La società Alfa acquista una partecipazione per Lire 1.000

DARE + DATA AVERE − DARE + AVERE -

Partecipazioni a Banca c/c 1.000 1.000

ESEMPIO: Successivamente la società Alfa vende la partecipazione


per Lire 1.200.

DARE + DATA AVERE − DARE + AVERE -

Banca c/c a Diversi 1.200


Partecipazioni 1.000
Plusvalenze 200
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a.4

IL VALORE DI UN TITOLO AI FINI DELLA QUOTAZIONE E/O


NEGOZIAZIONE PUO’ ESSERE ESPRESSO IN DIVERSI MODI:

IL CORSO SECCO RIFLETTE IL SOLO VALORE


CAPITALE DEL TITOLO. GLI INTERESSI IN CORSO DI
MATURAZIONE SONO CONSIDERATI SEPARATAMENTE.

IL CORSO TEL-QUEL COMPRENDE, OLTRE AL VALORE


CAPITALE DEL TITOLO, GLI INTERESSI MATURATI
DALLA DATA DELL’ULTIMA CEDOLA AL MOMENTO
DELLA NEGOZIAZIONE.

IL CORSO EX-CEDOLA RIFLETTE IL VALORE CAPITALE


DEL TITOLO AL NETTO DEGLI INTERESSI CHE
MATURERANNO DAL MOMENTO DELLA NEGOZIAZIONE
FINO ALLA SCADENZA DELLA CEDOLA IN CORSO (CHE
RISULTA FISICAMENTE STACCATA).
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a.5

LE OPERAZIONI IN TITOLI POSSONO ESSERE RILEVATE


UTILIZZANDO ALTERNATIVAMENTE:

UN CONTO TITOLI FUNZIONANTE A “COSTI E COSTI”

UN CONTO TITOLI FUNZIONANTE A “COSTI, RICAVI E


RIMANENZE”

UNA SERIE DI CONTI MONOFASE

CIASCUNO DI TALI CONTI, A SUA VOLTA, PUO’ ESSERE


MOVIMENTATO ALTERNATIVAMENTE:

A CORSO SECCO

A CORSO TEL-QUEL

A CORSO EX-CEDOLA

PER SEMPLICITA’, IN TALE SEDE CI SI LIMITA


ALL’ANALISI DEL FUNZIONAMENTO “A CORSO
SECCO”.
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IL FUNZIONAMENTO DEL CONTO TITOLI “A


COSTI E COSTI” E’ ANALOGO A QUELLO DEI
CONTI ACCESI ALLE IMMOBILIZZAZIONI
TECNICHE

AL MOMENTO DELL’ACQUISTO IL CONTO TITOLI


E’ MOVIMENTATO IN DARE PER UN IMPORTO PARI
AL CORSO SECCO DEI TITOLI ACQUISITI

AL MOMENTO DELLA VENDITA IL CONTO TITOLI E’


MOVIMENTATO IN AVERE PER UN IMPORTO PARI
AL CORSO SECCO DI ACQUISTO DEI TITOLI CEDUTI

LA DIFFERENZA TRA CORSO SECCO DI ACQUISTO E


CORSO SECCO DI VENDITA E’ RILEVATA IN UN
CONTO SEPARATO (AD ES. “UTILE/PERDITA SU
NEGOZIAZIONE TITOLI” O “PLUSVALORE SU
TITOLI”)

IL SALDO DEL CONTO TITOLI A FINE ESERCIZIO


CONFLUISCE NELLO STATO PATRIMONIALE
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ESEMPIO: La società Alfa acquista obbligazioni per un valore


nominale complessivo di lire 100.000. La quotazione a
corso secco è pari a lire 98.000. Gli interessi in corso di
maturazione dalla data dell’ultima cedola ammontano a
lire 3.000.

DARE + DATA AVERE − DARE + AVERE -

Diversi a Banca c/c 101.000


Titoli 98.000
Cedola in maturazione 3.000

VALORE NON NUMERARIO


(VARIAZ. DI ESERCIZIO)

ESEMPIO: Successivamente la società Alfa vende le obbligazioni in


precedenza acquistate. Al momento della vendita la
quotazione a corso secco è pari a lire 99.000. Gli interessi
in corso di maturazione dalla data dell’ultima cedola
ammontano a lire 2.500.

DARE + DATA AVERE − DARE + AVERE -

Banca c/c a Diversi 101.500


Titoli 98.000
1.000
Utile su negoziaz. titoli
2.500
Interessi attivi su titoli
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IL FUNZIONAMENTO DEL CONTO TITOLI A “COSTI, RICAVI E


RIMANENZE” (A CORSO SECCO) PREVEDE:

LA RILEVAZIONE IN DARE DEL VALORE (CORSO


SECCO) DELLE RIMANENZE INIZIALI DI TITOLI

LA RILEVAZIONE IN DARE DEL CORSO SECCO


D’ACQUISTO DEI TITOLI ACQUISITI DURANTE
L’ESERCIZIO

LA RILEVAZIONE IN AVERE DEL CORSO SECCO DI


VENDITA DEI TITOLI CEDUTI DURANTE
L’ESERCIZIO

LA RILEVAZIONE IN AVERE DEL VALORE (CORSO


SECCO) DELLE RIMANENZE FINALI DI TITOLI

IL SALDO DEL CONTO TITOLI SINTETIZZA IL TOTALE


DEGLI UTILI E DELLE PERDITE REALIZZATE DALLA
NEGOZIAZIONE DEI TITOLI. ESSO CONFLUISCE NEL
CONTO ECONOMICO.
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LA RILEVAZIONE DELLE OPERAZIONI IN TITOLI


PUO’ ESSERE EFFETTUATA ANCHE TRAMITE
L’UTILIZZO DI UNA SERIE DI CONTI MONOFASE
ACCESI ALLE VARIAZIONI DI ESERCIZIO, QUALI:

TITOLI C/RIMANENZE INIZIALI

TITOLI C/ACQUISTI

TITOLI C/VENDITE

TITOLI C/RIMANENZE FINALI

IL SALDO DI CIASCUNO DI TALI CONTI, A FINE


ESERCIZIO, CONFLUISCE NEL CONTO
ECONOMICO.
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8.1

SESSIONE 8

NELL’AMBITO DEL SUCCEDERSI DI SOTTOPROCESSI IN CUI


ORDINATAMENTE SI SVOLGE LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO
D’ESERCIZIO, LA PRESENTE SESSIONE SI OCCUPA DELLE

RETTIFICHE DI FINE ESERCIZIO


(determinanti storni e integrazioni di valori)

3 VALUTAZIONI DI
BILANCIO

4) RETTIFICHE DI
FINE ESERCIZIO

5) CHIUSURA
DELL’ESERCIZIO

6) SINTESI LOGICO-
AZIENDALE
DELL’ESERCIZIO
(CONTO ECONO- 7) REDAZIONE
2) RILEVAZIONI MICO E STATO DEL BILANCIO
1) APERTURA D’ESERCIZIO PATRIMONIALE) LEGALE
DELL’ESERCIZIO

TEMPO
• STORNI E IN-
PERIODO TEGRAZIONI DI
AMMINISTRATIVO VALORI
• START UP • RIASSUNZIONI
DEI VALORI E SINTESI DEI
• RACCOLTA, VALORI
CLASSIFICAZIONE
E REGISTRAZIONE
SISTEMATICA DEI
VALORI SORTI NEL • NUOVO START UP
PERIODO DEI VALORI
AMMINISTRATIVO
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8.2

1. Ai fini della conoscenza del divenire della


produzione economica d’impresa, quale essa si
presenta al termine di un dato periodo
amministrativo, è necessario soddisfare il principio
di competenza economica.

2. Le rettifiche di fine esercizio (storni e integrazioni


dei valori) costituiscono un sottoprocesso
logicamente e temporalmente successivo rispetto
alle rilevazioni di esercizio; le rettifiche in parola
sono conseguenti ad un sottoprocesso valutativo
nel quale è verificata la rispondenza al principio di
competenza dei valori rilevati nell’esercizio.

3. La presente sessione, unitamente alla sessione


successiva, si propone di investigare intorno alle
rilevazioni contabili riferite alle rettifiche di fine
esercizio astraendo, per quanto possibile, dalle
problematiche di carattere valutativo. I fondamenti
del processo di valutazione e le sue applicazioni
alle classi di valori dell’attivo e del passivo
costituiranno infatti oggetto di successive sessioni.
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8.3

Che cosa sono le


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8.3.a

• La corretta determinazione del reddito di esercizio e del


connesso capitale di funzionamento impone – in
aderenza con il postulato della competenza economica -
di comporre in un’unità d’insieme sia le correlazioni tra
costi e ricavi inseriti in cicli economici avviati e conclusi
nel periodo amministrativo di riferimento per l’esercizio,
sia le correlazioni rinvenibili in cicli economici in corso di
svolgimento all’inizio e alla fine del periodo stesso.

• Il processo di composizione riferibile a queste ultime


correlazioni conduce all’affermazione di valori non
numerari di varia specie, del genere “rimanenze di
esercizio”, la cui determinazione è soggetta ad un
processo valutativo.

• Tra i valori emergenti dal processo di composizione delle


correlazioni tra costi e ricavi inseriti in cicli economici non
conclusi alla data di riferimento del bilancio, è possibile
noverare le giacenze di magazzino, i fondi spese future, i
fondi rischi, i ratei, i risconti, e così via.

Nei lucidi che seguono è approfondita la tecnica di


rilevazione delle rettifiche di fine esercizio funzionale
alla conveniente composizione delle correlazioni in
esame nelle tavole di sintesi, trascurando le
problematiche connesse al processo valutativo, circa il
quale si rinvia a sessioni successive.
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8.4

Le rettifiche di fine esercizio si distinguono in:

• Sono rettifiche di integrazione quelle che


determinano un aumento del valore di componenti
reddituali (positive o negative) rilevate in corso di
esercizio.

• Sono rettifiche di storno quelle che determinano


una diminuzione del valore di componenti reddituali
(positive o negative) rilevate in corso di esercizio.
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8.5.

• Le rettifiche possono essere operate secondo due


modalità, originandosi pertanto:

• Mediante il procedimento diretto di rettifica le


integrazioni e gli storni sono operati rettificando
direttamente i conti accesi alle componenti positive
e negative di reddito il cui valore deve essere,
rispettivamente, aumentato o diminuito.

• Mediante il procedimento indiretto di rettifica le


integrazioni e gli storni sono operati utilizzando
nuovi conti che rettificano indirettamente i conti
accesi alle componenti positive e negative di
reddito il cui valore deve essere, rispettivamente,
aumentato o diminuito.

E’ raccomandata l’adozione della modalità di


rettifica diretta.
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8.5.a

• Nel corso dell’esercizio 1999 è stato sostenuto (anticipatamente) un costo


per affitti passivi pari a L. 100, di cui solo L. 25 sono di competenza
dell’esercizio in chiusura mentre le restanti L. 75 sono relative all’esercizio
futuro e pertanto devono essere stornate. Prima di procedere alla rettifica
di storno, il conto economico si presenta come segue:

Conto Economico al 31.12.99


Affitti passivi 100

• La rettifica, per un valore pari a L. 75, viene operata direttamente nel


conto “affitti passivi”; ne risulterà il seguente conto economico:

Conto Economico al 31.12.99


Affitti passivi 25

• La rettifica, sempre per un valore pari a L. 75, viene operata mediante


l’utilizzo di un nuovo conto, iscritto nella sezione opposta rispetto a quella
che accoglie il conto “affitti passivi”, avente una opportuna denominazione
che consenta di individuare che trattasi di conto che rettifica,
indirettamente, il conto “affitti passivi”; ne risulterà il seguente conto
economico:

Conto Economico al 31.12.99


Affitti passivi 100 Storno di affitti 75
passivi

Quest’ultima modalità, ad evidenza, comporta un “appesantimento” del


contenuto del Conto Economico senza apportare significativi benefici
informativi: è per tale motivo che le è preferita la modalità di rettifica
diretta.
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8.6

RETTIFICHE APPROFONDITE NELLA LEZIONE 8


• Risconti attivi
• Risconti passivi
• Ratei attivi
• Ratei passivi
• Giacenze di magazzino
• Fatture da emettere
• Fatture da ricevere

RETTIFICHE APPROFONDITE NELLA LEZIONE 9


• Ammortamenti
• Capitalizzazione di costi
• Accantonamenti ai fondi spese future
• Fondo manutenzione ciclica
• Fondo garanzia prodotti
• Accantonamenti ai fondi rischi
• Fondo svalutazione crediti
• Fondo oscillazione cambi
• Altre operazioni di fine esercizio
• Trattamento di fine rapporto
• Imposte
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8.7

• DEFINIZIONE: i risconti attivi sono valori comuni


a due o più esercizi che esprimono quote parte
di costi, rilevati integralmente nell’esercizio in
corso o in precedenti esercizi, rinviate per
competenza ad uno o più esercizi successivi.
Perché si possa parlare di risconti è necessario che
le quote di competenza dei singoli esercizi siano
determinabili in ragione del tempo di utilizzazione
economica dei fattori produttivi.
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8.8

01.12.99 31.12.99 31.03.00

Parte di competenza Parte da rinviare mediante


dell’esercizio in chiusura rettifica di storno

Rilevazione
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8.8.a

• In data 01.12.99 è stato pagato un premio assicurativo di L. 400 per la


copertura di un rischio fino al 31.03.2000. Il costo sostenuto si riferisce a
un arco temporale di 4 mesi a cavallo della chiusura dell’esercizio,
precisamente 1 mese riferibile all’esercizio in chiusura e 3 mesi al
successivo. In applicazione del principio di competenza, occorre stornare
parte del costo sostenuto (per la quota corrispondente a 3 mesi) e
rinviarlo all’esercizio successivo.

• PRIMA DELLA RILEVAZIONE DEL RISCONTO ATTIVO


Le tavole di sintesi, per quanto qui interessa, si presentano nel modo
seguente:

Conto Economico 31.12.99


Assicurazioni 400

IL PROBLEMA. Il conto economico dell’esercizio 1999 è gravato da un


onere per assicurazioni superiore rispetto alla quota di competenza;
considerando infatti il tempo di utilizzazione economica del fattore
produttivo in questione, all’esercizio 1999 deve essere imputata una quota
pari a ¼ del costo complessivamente sostenuto, mentre i restanti ¾ sono
da attribuire all’esercizio 2000.
L’OBIETTIVO. Stornare di L. 300 l’importo rilevato nel conto
“Assicurazioni”, che deve diminuire da L. 400 a L. 100; al tempo stesso far
sì che al conto economico dell’esercizio successivo siano attribuite per
competenza quelle stesse L. 300 oggetto di storno dal conto economico
dell’esercizio in corso.
LA SOLUZIONE. Rilevare un risconto attivo, ossia rinviare al futuro la
quota pari a ¾ del costo originariamente sostenuto (e integralmente
rilevato all’atto del sostenimento) che non è di competenza dell’esercizio
in chiusura.

• IN CHIUSURA DI ESERCIZIO
Si rileva nello Stato Patrimoniale (dare, +) un valore non numerario
comune a due esercizi denominato “Risconti attivi” e in Conto Economico
(avere, -) un componente positivo di reddito (più propriamente, lo storno di
un componente negativo) denominato “Assicurazioni”.
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8.8.b

Risconti attivi (SP) a Assicurazioni (CE) 300 300

Ad evidenza trattasi di una rettifica di storno.


Dopo tale rilevazione le tavole di sintesi, per quanto qui interessa, si
presentano nel modo seguente:

Conto Economico 31.12.99 Stato Patrimoniale 31.12.99


Assicurazioni 100 Risconti attivi 300

• NEL NUOVO ESERCIZIO


Dopo avere proceduto alla riapertura dei conti, si attribuisce al nuovo
esercizio la quota dell’onere di competenza, pari al saldo del conto
risconti attivi. Si effettua pertanto la seguente rilevazione contabile:

Assicurazioni (CE) a Risconti attivi iniziali (SP) 300 300

Dopo tale rilevazione il conto economico, per quanto qui interessa, si


presenta nel modo seguente:

Conto Economico 01.01.00


Assicurazioni 300

CURIOSITA’: i risconti sono talora definiti “veicoli contabili”, perché


consentono di “trasportare” componenti di reddito tra i diversi esercizi.
CASISTICA: alcune classi di valori, accogliendo costi sostenuti
anticipatamente rispetto alla utilizzazione economica dei fattori produttivi,
sono frequentemente oggetto di rettifiche di storno mediante la rilevazione di
risconti attivi; si tratta in particolare degli affitti passivi e dei premi
assicurativi. E’ altresì oggetto di rettifica mediante l’utilizzo della tecnica del
risconto il disaggio di emissione.
N.B.: i risconti possono riferirsi ad accadimenti a cavallo di più di 2 esercizi.
23

8.9

Il risconto evoca una rilevazione anticipata rispetto


alla competenza economica;

il risconto è attivo se sono rinviati al futuro dei costi;

il valore del risconto fa riferimento al periodo di


tempo che deve ancora decorrere alla chiusura
dell’esercizio.
24

8.10

• DEFINIZIONE: i risconti passivi sono valori


comuni a due o più esercizi che esprimono
quote parte di ricavi, rilevati integralmente
nell’esercizio in corso o in precedenti esercizi,
rinviate per competenza ad uno o più esercizi
successivi. Perché si possa parlare di risconti è
necessario che le quote di competenza dei singoli
esercizi siano determinabili in ragione del tempo
di utilizzazione economica dei fattori produttivi.
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8.10.a

• In data 01.11.99 è stato incassato un affitto attivo di L. 600 a valere per il


trimestre 01.11.1999 – 31.01.2000. Il ricavo conseguito si riferisce ad un
periodo di 3 mesi a cavallo della chiusura dell’esercizio, precisamente 2
mesi pertinenti all’esercizio in chiusura e 1 mese all’esercizio successivo.
In applicazione del principio di competenza occorre stornare parte del
ricavo conseguito (per la quota corrispondente a 1 mese) e rinviarlo
all’esercizio successivo.

• PRIMA DELLA RILEVAZIONE DEL RISCONTO PASSIVO


Le tavole di sintesi, per quanto qui interessa, si presentano nel modo
seguente:

Conto Economico 31.12.99


Affitti attivi 600

IL PROBLEMA. Il conto economico dell’esercizio 1999 beneficia di un


provento per affitti attivi superiore rispetto alla quota di competenza;
considerando infatti il tempo di utilizzazione economica del fattore
produttivo in questione, all’esercizio 1999 deve essere imputata una quota
pari a 2/3 del ricavo complessivamente conseguito, mentre il restante 1/3
è da attribuire all’esercizio 2000.
L’OBIETTIVO. Stornare di L. 200 l’importo rilevato nel conto “affitti attivi”,
che deve diminuire da L. 600 a L. 400; al tempo stesso far sì che al conto
economico dell’esercizio successivo siano attribuite per competenza
quelle stesse L. 200 oggetto di storno dal conto economico dell’esercizio
in corso.
LA SOLUZIONE. Rilevare un risconto passivo, ossia rinviare al futuro la
quota pari a 1/3 del ricavo originariamente conseguito (e integralmente
rilevato all’atto del conseguimento) che non è di competenza dell’esercizio
in chiusura.

• IN CHIUSURA DI ESERCIZIO
Si rileva in Conto Economico (dare, +) un componente negativo di reddito
(più propriamente, lo storno di un componente positivo) denominato “Affitti
attivi” e nello Stato Patrimoniale (avere, -) un valore non numerario
comune a due esercizi denominato “Risconti passivi”
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8.10.b

Affitti attivi (CE) a Risconti passivi (SP) 200 200

Ad evidenza trattasi di una rettifica di storno.


Dopo tale rilevazione le tavole di sintesi, per quanto qui interessa, si
presentano nel modo seguente:

Conto Economico 31.12.99 Stato Patrimoniale 31.12.99


Affitti attivi 400 Risconti pass. 200

• NEL NUOVO ESERCIZIO


Dopo avere proceduto alla riapertura dei conti, si attribuisce al nuovo
esercizio la quota di competenza del ricavo, pari al saldo del conto risconti
passivi. Si effettua pertanto la seguente rilevazione contabile:

Risconti passivi iniziali (SP) a Affitti attivi 200 200

Dopo tale rilevazione il conto economico, per quanto qui interessa, si


presenta nel modo seguente:

Conto Economico 01.01.00


Affitti attivi 200

CASISTICA: alcune classi di valori, accogliendo ricavi conseguiti


anticipatamente rispetto alla utilizzazione economica dei fattori produttivi
sottostanti, sono frequentemente oggetto di rettifiche di storno mediante la
rilevazione di risconti passivi; si tratta in particolare degli affitti attivi. E’
altresì oggetto di rettifica mediante l’utilizzo della tecnica del risconto l’aggio
di emissione.
27

8.11

Il risconto evoca una rilevazione anticipata rispetto


alla competenza economica;

il risconto è passivo se sono rinviati al futuro dei


ricavi;

il valore del risconto fa riferimento al periodo di


tempo che deve ancora decorrere alla chiusura
dell’esercizio.
28

8.12

• DEFINIZIONE: i ratei attivi sono valori comuni a


due o più esercizi che esprimono quota parte di
ricavi, da rilevare integralmente in successivi
esercizi, che per competenza devono essere
attribuiti all’esercizio in chiusura. Perché si possa
parlare di ratei è necessario che le quote di
competenza dei singoli esercizi siano determinabili
in ragione del tempo di utilizzazione economica
dei fattori produttivi.
29
30

8.13

01.11.99 31.12.99 30.04.00

Parte da attribuire all’esercizio


in chiusura mediante rettifica Parte di competenza
di integrazione del futuro esercizio

Rilevazione
31

8.13.a

• In data 30.04.2000 sarà percepito un interesse attivo di L. 600 a fronte


della titolarità di obbligazioni per il periodo 01.11.1999 – 30.04.2000. Il
ricavo che sarà conseguito nel 2000 si riferisce a un periodo di 6 mesi a
cavallo della chiusura dell’esercizio, precisamente 2 mesi di pertinenza
dell’esercizio in chiusura e 4 mesi dell’esercizio successivo. In
applicazione del principio di competenza, occorre integrare i ricavi
conseguiti nell’esercizio con la quota parte di interessi attivi riferibili
all’esercizio in chiusura (corrispondente a 2 mesi).

• PRIMA DELLA RILEVAZIONE DEL RATEO ATTIVO


Le tavole di sintesi, per quanto qui interessa, si presentano nel modo
seguente:

Conto Economico 31.12.99

• IL PROBLEMA. Nel conto economico dell’esercizio 1999 non figura la


quota di competenza degli interessi attivi.
• L’OBIETTIVO. Integrare il conto economico dell’esercizio 1999 con una
quota pari a 2/6 del provento che sarà conseguito nell’esercizio
successivo.
• LA SOLUZIONE. Rilevare un rateo attivo, ossia imputare all’esercizio in
chiusura la quota di competenza pari a 2/6 del ricavo che sarà
integralmente rilevato il 30.04.2000.

• IN CHIUSURA DI ESERCIZIO
Si rileva nello Stato Patrimoniale (dare, +) il “Rateo attivo” e in Conto
Economico (avere, -) si integra il conto “Interessi attivi”.

Ratei attivi (SP) a Interessi attivi (CE) 200 200

Si tratta di una rettifica di integrazione.


Dopo tale rilevazione le tavole di sintesi, per quanto qui interessa, si
presentano nel modo seguente:
32

8.13.b

Conto Economico 31.12.99 Stato Patrimoniale 31.12.99


Interessi attivi 200 Ratei attivi 200

• NEL NUOVO ESERCIZIO


Dopo avere proceduto alla riapertura dei conti, occorre rilevare la quota
del provento che è già stata attribuita per competenza all’esercizio
precedente. Si effettua pertanto la seguente rilevazione contabile:

Interessi attivi (CE) a Ratei attivi iniziali (SP) 200 200

Dopo tale rilevazione il conto economico, per quanto qui interessa, si


presenta nel modo seguente:

Conto Economico 01.01.00


Interessi attivi 200

In data 30.04.00, alla rilevazione degli interessi attivi per L. 600, il conto
economico evidenzierà un saldo del conto “Interessi attivi” di L. 400, pari
alla quota parte di interessi di competenza dell’esercizio 2000:

Conto Economico 30.04.00


Interessi attivi 400

CURIOSITA’: i ratei sono talora definiti “veicoli contabili”, perché


consentono di “trasportare” componenti di reddito da un esercizio ad altri.
CASISTICA: alcune classi di valori, accogliendo ricavi conseguiti
posticipatamente rispetto alla utilizzazione economica dei fattori produttivi,
sono frequentemente oggetto di rettifiche di integrazione mediante la
rilevazione di ratei attivi; si tratta in particolare degli interessi attivi.
33

8.14

il rateo evoca accadimenti numerari posticipati


rispetto alla competenza economica;

il rateo è attivo se riguarda dei componenti positivi


di reddito;

il valore del rateo fa riferimento al periodo di tempo


che è già decorso alla data di bilancio.
34

8.15

• DEFINIZIONE: i ratei passivi sono valori comuni a


due o più esercizi che esprimono quota parte di
costi, da rilevare integralmente in successivi
esercizi, che per competenza devono essere
attribuiti all’esercizio in chiusura. Perché si possa
parlare di ratei è necessario che le quote di
competenza dei singoli esercizi siano determinabili
in ragione del tempo di utilizzazione economica
dei fattori produttivi.
35

8.15.a

• In data 31.05.2000 saranno pagati interessi passivi di L. 600 relativi alla


emissione di un prestito obbligazionario i cui interessi maturano ogni
31.05 e 30.11. Il costo che sarà sostenuto nel 2000 si riferisce a un
periodo di 6 mesi a cavallo della chiusura dell’esercizio, precisamente 1
mese di pertinenza dell’esercizio in chiusura e 5 mesi dell’esercizio
successivo. In applicazione del principio di competenza, occorre integrare
i costi sostenuti nell’esercizio con la quota parte di interessi passivi
riferibili all’esercizio in chiusura (corrispondente a 1 mese).

• PRIMA DELLA RILEVAZIONE DEL RATEO PASSIVO


Le tavole di sintesi, per quanto qui interessa, si presentano nel modo
seguente:

Conto Economico 31.12.99

• IL PROBLEMA. Nel conto economico dell’esercizio 1999 non figura la


quota di competenza degli interessi passivi.
• L’OBIETTIVO. Integrare il conto economico dell’esercizio 1999 con una
quota pari a 1/6 dell’onere che sarà sostenuto nell’esercizio successivo.
• LA SOLUZIONE. Rilevare un rateo passivo, ossia imputare all’esercizio
in chiusura la quota di competenza pari a 1/6 del costo che sarà
integralmente rilevato il 31.05.2000.

• IN CHIUSURA DI ESERCIZIO
Si rileva in Conto Economico (dare, +) il componente negativo di reddito
alla voce “Interessi passivi” e nello Stato Patrimoniale (avere, -) si rileva il
“Rateo passivo”.

Interessi passivi (CE) a Ratei passivi (SP) 100 100

Si tratta di una rettifica di integrazione.


Dopo tale rilevazione le tavole di sintesi, per quanto qui interessa, si
presentano nel modo seguente:
36

8.15.b

Conto Economico 31.12.99 Stato Patrimoniale 31.12.99


Interessi pass. 100 Ratei passivi 100

• NEL NUOVO ESERCIZIO


Dopo avere proceduto alla riapertura dei conti, occorre rilevare la quota
dell’onere che è già stata attribuita per competenza all’esercizio
precedente. Si effettua pertanto la seguente rilevazione contabile:

Ratei passivi iniziali (SP) a Interessi passivi (CE) 100 100

Dopo tale rilevazione il conto economico, per quanto qui interessa, si


presenta nel modo seguente:

Conto Economico 01.01.00


Interessi pass. 100

In data 31.05.00, alla rilevazione degli interessi passivi per L. 600, il conto
economico evidenzierà un saldo del conto “Interessi passivi” di L. 500,
pari alla quota parte di interessi di competenza dell’esercizio 2000:

Conto Economico 31.05.00


Interessi pass. 500

CASISTICA: alcune classi di valori, accogliendo costi conseguiti


posticipatamente rispetto alla utilizzazione economica dei fattori produttivi,
sono frequentemente oggetto di rettifiche di integrazione mediante la
rilevazione di ratei passivi; si tratta in particolare degli interessi passivi.
37

8.16

il rateo evoca accadimenti numerari posticipati


rispetto alla competenza economica;

il rateo è passivo se riguarda dei componenti


negativi di reddito;

il valore del rateo fa riferimento al periodo di tempo


che è già decorso alla data di bilancio.
38

8.17

DEFINIZIONE: le giacenze di magazzino, quali


rimanenze d'esercizio, sono valori non numerari
formalmente comuni a due esercizi che richiamano
l'esistenza di beni di proprietà destinati alla
trasformazione tecnico-produttiva o alla vendita
nell'ambito di processi e combinazioni di processi che
si sviluppano in cicli strettamente intrecciati e
temporalmente collocati a cavallo di due periodi
amministrativi.
39
8.17.a

Sono valori non numerari in quanto riferiti a condizioni produttive non


monetarie, cioè diverse sia dalla moneta - intesa come mezzo di
regolamento dello scambio monetario - che dai mezzi temporaneamente
sostitutivi della stessa. Ne costituiscono esempio, nelle imprese industriali e
commerciali, le materie prime, le materie sussidiarie, i materiali di consumo,
i semilavorati d’acquisto e di produzione, i prodotti in corso di lavorazione, i
prodotti finiti e le merci.

Sono valori formalmente comuni a due esercizi poiché nell'importo


calcolato al termine di un periodo amministrativo concorrono alla
determinazione dei risultati di due esercizi consecutivi. Le rimanenze finali di
esercizio sono componenti positivi di reddito e di patrimonio dell'esercizio in
chiusura e, sotto la denominazione di rimanenze iniziali, divengono
componenti negativi di reddito dell'esercizio successivo.

Sono oggetto di valutazione tutti e solo i beni di proprietà,


indipendentemente dalla loro ubicazione; sono ad esempio considerati nel
valore del "magazzino" i beni di proprietà giacenti presso depositi di terzi in
quanto trasmessi in conto lavorazione, mentre non sono compresi i beni
altrui pervenuti nel magazzino in conto deposito.

Dal punto di vista qualitativo le rimanenze possono riferirsi a beni destinati


alla trasformazione fisico-tecnica (materie prime, materie sussidiarie,
semilavorati, e così via) ovvero alla vendita (prodotti finiti e merci); la
caratteristica che le contraddistingue è quella di partecipare una sola volta
al processo produttivo.

Il ciclo di svolgimento a cavallo di due periodi amministrativi è la


circostanza che rende necessaria la rettifica di fine esercizio: qualora il ciclo
reddituale (ossia il ciclo che ha come termini iniziale e finale rispettivamente
il sostenimento del costo di acquisto ed il conseguimento del correlato ricavo
di vendita) trovasse compimento prima della data di riferimento del bilancio,
quest'ultimo non rileverebbe giacenze di magazzino.
40

8.17.b

Nei bilanci delle imprese industriali e commerciali assumono particolare rilievo


le correlazioni avvincenti tra costi sostenuti nell’esercizio in chiusura e costi e
ricavi da sostenere e conseguire nel futuro esercizio, originanti valori della
specie “giacenze di magazzino”; talora, nelle imprese industriali, possono
altresì rinvenirsi giacenze di beni non già prodotti in relazione a vendite
auspicate, bensì realizzati conformemente a specifiche richieste della clientela.

L’identificazione, la quantificazione e la valorizzazione delle rimanenze di ma-


gazzino, nonché delle rimanenze di lavori in corso su ordinazione, si
riconnettono all’esigenza di non trascurare correlazioni delle specie più sopra
indicate nella costruzione delle sintesi di esercizio del sistema dei valori
d’impresa.

Tralasciando le correlazioni in parola, infatti, il reddito di esercizio si


comporrebbe dei costi e dei ricavi relativi ai cicli economici avviati e conclusi
nell’esercizio, nonché dei costi di inizio e/o continuazione di processo sostenuti
nell’esercizio inseribili in cicli aperti alla fine dell’esercizio e, ancora, dei costi di
completamento e commercializzazione e dei ricavi relativi ai cicli iniziati nel
precedente esercizio - o prima ancora - e conclusi nell’esercizio. Secondo tale
prospettiva, cioè non inserendo i valori delle rimanenze di esercizio iniziali
e finali, parte dei costi e parte dei ricavi accolti nelle sintesi
risulterebbero avulsi da stringenti correlazioni.

La immissione dei valori delle rimanenze consente, per contro, di


addivenire ad una congrua contrapposizione tra i ricavi conseguiti
nell’esercizio ed i costi ad essi inerenti, indipendentemente dal momento della
loro manifestazione numeraria.
41

8.17.c

L'esigenza di calcolare risultati economici della gestione riferiti a brevi periodi


di tempo conduce, anche con l'uso di "ipotesi-finzione", alla configurazione
delle operazioni d'impresa per "esercizi". Nell'ambito di ciascun esercizio i
valori di "costo" e di "ricavo", originati dalle accennate operazioni, appaiono
avvinti da rilevanti reciproche relazioni. La rilevazione dei valori delle
rimanenze, unitamente agli altri valori di un dato esercizio, concorre pertanto
alla determinazione dei risultati reddituali dello stesso.

Nel profilo della correlazione costi-ricavi d'esercizio i costi di acquisto (e di


trasformazione) sostenuti per l'ottenimento dei beni che giacciono a
magazzino alla data di riferimento del bilancio non hanno per definizione
trovato il naturale sbocco nei ricavi di vendita. Determinare il valore delle
rimanenze d'esercizio concettualmente significa, allora, calcolare un
componente positivo di reddito destinato a confrontarsi nel conto economico
con i valori dei costi di acquisto (e di eventuale trasformazione) dei beni
giacenti.

E' ovvio che se il valore attribuito alle rimanenze coincide con la somma
dei costi accumulati per il loro ottenimento, l'iscrizione nel conto
economico del componente positivo di reddito che le rappresenta può
essere interpretata come mezzo tecnico idoneo a "sospendere" quei
costi dalla formazione del risultato dell'esercizio in considerazione ed a
rinviarne l'effetto all'esercizio in cui i ricavi di vendita saranno effettivamente
conseguiti.

Per tal modo, quindi, con la valorizzazione al "costo" delle rimanenze


d'esercizio l'intero risultato della combinazione acquisto-produzione-
vendita svolta a cavallo di due periodi amministrativi è in fatto attribuito
all'esercizio nel quale i beni saranno compravenduti e la relativa proprietà
trasferita al "cliente".
42

8.17.d

• Nel corso dell’esercizio un’azienda commerciale ha acquistato 100 unità


di merce al prezzo unitario di L. 1000 e ne ha rivenduto 80 unità al prezzo
unitario di L. 1200. Nell’esercizio in chiusura permangono pertanto in
magazzino 20 unità di merce che si prevede di commercializzare nel
futuro esercizio. Nel rispetto del principio di competenza, al fine di
correlare i ricavi realizzati con tutti e solo i costi sostenuti con riferimento
a tali fattori, occorre procedere al rinvio al futuro esercizio dei costi
sostenuti per i quali non sono ancora stati realizzati i correlati ricavi.

• PRIMA DELLA RILEVAZIONE DELLA CAPITALIZZAZIONE


Le tavole di sintesi, per quanto qui interessa, si presentano nel modo
seguente (valori in L./000):

Conto Economico 31.12.99


Acquisti 100 Vendite 96

IL PROBLEMA. Il conto economico dell’esercizio 1999, nel quale sono


confrontati costi e ricavi senza soddisfare il principio di competenza
economica, fornisce una errata rappresentazione del divenire della
produzione economica d’impresa. Risultano infatti imputati costi sostenuti
per acquisti che non si correlano con i ricavi conseguiti nel medesimo
esercizio.
L’OBIETTIVO. Trasferire dal conto economico allo stato patrimoniale i
costi sostenuti per le merci che non sono state vendute, ossia imputare al
sottosistema del capitale di funzionamento i costi giudicati di competenza
del futuro esercizio.
LA SOLUZIONE. Rilevare le giacenze di magazzino, valorizzate al costo
sostenuto per la loro acquisizione (l’ipotesi semplificatrice della
valutazione al costo sarà oggetto di apprezzamento critico in successive
sessioni).

• IN CHIUSURA DI ESERCIZIO
Si rileva in Stato Patrimoniale (dare, +) un valore non numerario
denominato “Magazzino” e nel Conto Economico (avere, -) un
43

componente positivo di reddito (più propriamente storno di componente


8.17.e
negativo) denominato “Rimanenze finali”.

Magazzino (SP) a Rimanenze finali (CE) 20 20

Trattasi di una rettifica di storno.


Dopo tale rilevazione le tavole di sintesi, per quanto qui interessa, si
presentano nel modo seguente:

Conto Economico 31.12.99 Stato Patrimoniale 31.12.99


Acquisti 100 Vendite 96 Magazzino 20
Rim. finali 20

Se ne deduce che le vendite pari a L. 96 si correlano a consumi (acquisti


– rimanenze finali) pari a 80.

• NELL’ESERCIZIO SUCCESSIVO
Nell’esercizio successivo, dopo la riapertura dei conti, si procederà ad
attribuire al conto economico le rimanenze finali del precedente esercizio
(divenute rimanenze iniziali del nuovo esercizio), così da renderne
possibile il confronto con i ricavi che saranno conseguiti nel periodo
stesso. Dopo tale operazione, le tavole di sintesi, per quanto qui
interessa, si presentano nel modo seguente:

Conto Economico 01.01.00 Stato Patrimoniale 01.01.00


Rim. iniziali 20

CASISTICA: al termine dell’esercizio devono essere rilevate le giacenze di


magazzino di tutti i beni di proprietà dell’azienda, indipendentemente dalla
loro ubicazione.
44

8.18

Nella rilevazione delle giacenze di magazzino,


poiché si opera una rettifica di storno di un costo, il
Conto Economico è movimentato nella sezione
avere (-).

Poiché il costo stornato deve intendersi quale


risorsa produttiva attiva (parte del capitale
investito) a disposizione dell’azienda nel futuro
esercizio, lo Stato Patrimoniale è movimentato
nella sezione dare (+).
45

8.19

• DEFINIZIONE: le fatture da ricevere esprimono


valori presunti relativi a beni o servizi ricevuti e non
ancora fatturati.

Conseguentemente, in ossequio al principio di competenza


economica, è necessario rilevare:

 Acquisti per fatture da ricevere


 Debiti per fatture da ricevere
46

8.19.a

• In prossimità della chiusura dell’esercizio l’azienda riceve dai fornitori


materie prime per un valore di L. 100 accompagnate da regolare
documento di trasporto. Alla fine dell’esercizio le materie acquistate sono
giacenti a magazzino e la fattura di acquisto non è ancora pervenuta.
Poiché la fattura d’acquisto non è stata ricevuta, il costo di acquisto non è
mai stato rilevato contabilmente.

• PRIMA DELLA RILEVAZIONE DELLA FATTURA DA RICEVERE


Le tavole di sintesi, per quanto qui interessa, si presentano nel modo
seguente:

Conto Economico 31.12.99 Stato Patrimoniale 31.12.99


Rim. finali 100 Magazzino 100

IL PROBLEMA. Nel conto economico dell’esercizio 1999 sono stati


stornati, mediante la rilevazione delle giacenze di magazzino, dei costi
mai rilevati.
LA SOLUZIONE. Rilevare il costo di acquisto dei beni giacenti, in quanto
di competenza dell’esercizio in chiusura; in assenza di fattura occorre
procedere alla stima di tale valore.

• IN CHIUSURA DI ESERCIZIO
Occorre rilevare in Conto Economico (dare, +) un componente negativo
presunto di reddito denominato “Acquisti per fatture da ricevere”, e nello
Stato Patrimoniale (avere, -) un valore numerario presunto passivo “Debiti
per fatture da ricevere”.
Si ritiene preferibile non utilizzare il conto “Acquisti” per non farvi confluire
sia quantità economiche certe che determinazioni stimate.
Trattandosi di una registrazione che non è alimentata da una fattura, non
deve essere rilevata l’IVA.

Acquisti per ft. da ric. (CE) a Debiti per ft. da ricev. (SP) 100 100

Ad evidenza trattasi di una rettifica di integrazione.


Dopo tale rilevazione le tavole di sintesi, per quanto qui interessa, si
presentano nel modo seguente:
47
8.19.b

Conto Economico 31.12.99 Stato Patrimoniale 31.12.99


Acquisti per ft. 100 Rimanenze 100 Magazzino 100 Debiti per ft. 100
da ricevere finali da ricevere

• NEL NUOVO ESERCIZIO


Al ricevimento della fattura di acquisto da parte del fornitore, occorre
rilevare la permutazione numeraria e l’IVA a credito.

# a Fornitori (SP) 120


Debiti per ft. da ricev. (SP) 100
Erario c/IVA (SP) 20

Qualora l’importo della fattura di acquisto non fosse stato correttamente


stimato, nel nuovo esercizio occorre rilevare un componente straordinario
negativo (o positivo) di reddito. Si supponga ad esempio che la fattura sia
pervenuta per L. 110 + IVA.

# a Fornitori (SP) 132


Debiti per ft. da ricev. (SP) 100
Erario c/IVA (SP) 22
Sopravv. passive (CE) 10
48

8.20

• DEFINIZIONE: le fatture da emettere esprimono


valori “presunti” relativi a merci spedite o a servizi
prestati e non ancora fatturati.

Conseguentemente, in ossequio al principio di competenza


economica, è necessario rilevare:

 Vendite per fatture da emettere


 Crediti per fatture da emettere

Trattandosi di cessioni di beni o prestazioni di servizi operate


dall’azienda, si può ritenere che la stima del valore costituisca
una approssimazione pressoché perfetta della quantità
economica che si formerà nel futuro esercizio.

Per effetto delle disposizioni in materia di IVA, è assai poco


probabile che alla chiusura dell’esercizio le merci consegnate
siano ancora in attesa di fatturazione.
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8.20.a

• In prossimità della chiusura dell’esercizio l’azienda spedisce ai clienti


materie prime per un valore di L. 200 accompagnate da regolare
documento di trasporto; alla fine dell’esercizio la fattura di vendita non è
ancora stata emessa. A fronte del costo sostenuto per l’acquisto delle
materie in questione, pari a L. 150, il conto economico non evidenzia né
un ricavo di vendita né le giacenze di magazzino.

• PRIMA DELLA RILEVAZIONE DELLA FATTURA DA EMETTERE


Le tavole di sintesi, per quanto qui interessa, si presentano nel modo
seguente:

Conto Economico 31.12.99


Acquisti 150

IL PROBLEMA. Il conto economico accoglie costi che non si correlano ai


ricavi di vendita già realizzati.
LA SOLUZIONE. Rilevare il ricavo di vendita di competenza dell’esercizio
in chiusura.

• IN CHIUSURA DI ESERCIZIO
Occorre rilevare nello Stato Patrimoniale (dare, +) un valore numerario
presunto attivo “Crediti per fatture da emettere” e in Conto Economico
(avere, -) un componente positivo “presunto” di reddito denominato
“Vendite per fatture da emettere”.
Anche in questo caso pare preferibile non alimentare direttamente il conto
“Vendite” per non farvi confluire sia quantità economiche certe che
determinazioni stimate.

Trattandosi di una registrazione che non è alimentata da una fattura, non


deve essere rilevata l’IVA.

Crediti per ft. da em. (SP) a Vendite per ft. da em. (CE) 200 200

Ad evidenza trattasi di una rettifica di integrazione.


Dopo tale rilevazione le tavole di sintesi, per quanto qui interessa, si
50

8.20.b

presentano nel modo seguente:

Conto Economico 31.12.99 Stato Patrimoniale 31.12.99


Acquisti 150 Vendite per ft. 200 Crediti per ft. 200
da emettere da emettere

• NEL NUOVO ESERCIZIO


All’emissione della fattura di vendita, occorre rilevare la permutazione
numeraria e l’IVA a debito.

Clienti (SP) a # 240


a Cred. per ft. da emett. (SP) 200
a Erario c/IVA (SP) 40