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Editoria scolastica

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca


Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica

Diploma Accademico di Secondo Livello


in graphic design
indirizzo Editoria
Anno Accademico 2016/2017

Candidata
Iolanda Scionti

Relatore
Giovanni Latino

Progetto grafico
Iolanda Scionti

Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in


qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altrosenza
l’autorizzazione scritta dei proprietari dei diritti e dell’editore.

Pubblicazione composta in ITC Caslon 224 Std, disegnato


da Edward Benguiat nel 1982.

© Copyright 2018
Accademia di Belle Arti di Catania
Iolanda Scionti

Tutti i diritti riservati


www.accademiadicatania.com
Iolanda Scionti

Editoria scolastica
Storia, editori e progettazione
Indice

Premessa 9

1- La scuola 1.1 - L’istruzione nell’antichità 12


e i libri 1.1.1 - L’Antico Egitto 14
di testo 1.1.2 - I Sumeri 16
1.1.3 - I Persiani 18
1.1.4 - La scuola Ebraica 19
1.1.5 - Antica Grecia 20
1.1.6 - Antica Roma 24
1.1.7 - Medioevo 28
Theorica Pantegni 32
1.1.8 - Il Rinascimento 34
Liber abaci 38

1.2 - L’età moderna 42


1.2.1 - La rivoluzione della stampa 44
De Oratore 48
1.2.2 - Il Concilio di Trento 50
1.2.3 - Critiche e nuove visioni 55

1.3 - L’Illuminismo del XVII secolo 60


1.3.1 - Il testo scolastico prende forma 63
Enciclopédie ou Dictionnaire
raisonné des sciences, des arts
et des méstiers 66
1.4 - La rivoluzione dell’Ottocento 70
1.4.1 - Il regresso scolastico 72
1.4.2 - L’Unità d’Italia 74
1.4.3 - Scuola incompresa 80

1.5 - Il Novecento in progresso 84


1.5.1 - L’importanza della pedagogia 86
1.5.2 - Il primo mezzo secolo tra guerre e fascismo 88
Tra campi e borghi 96
1.5.3 - Uno statico dopoguerra 98
1.5.4 - La rivoluzione dei libri 100

1.6 - Uno sguardo ad oggi 102

2 - L’istruzione 2.1 - L’espansione delle case editrici 106


per l’editoria 2.1.1 - Divari economici 110
2.1.2 - Divari territoriali 112
2.1.3 - I diversi ambiti del sapere 116
2.1.4 - Le collane per la conoscenza 118
Pelican Books 120

2.2 – I periodici scolastici 122


Corriere delle maestre 126
2.2.1 - Il risveglio educativo 128

2.3 – Il caso Einaudi 132


2.3.1 - Piccola Biblioteca Einaudi 138
2.4 – Zanichelli per la scuola 140
2.4.1 - L’esperienza di Steiner 144

2.5 – La geografia di Vallardi 148

3 - Progettare 3.1 – Progettazione per la scuola 158


un libro 3.1.1 - Nuovi principi di comunicazione 162
scolastico
3.2 – Manuale di graphic design 164
3.2.1 - Formato 166
3.2.2 - Costruzione pagina 167
3.2.3 - Griglie 168
3.2.4 - Layout 169
3.2.5 - Tipografia 170
3.2.6 - Elementi grafici 175
3.2.7 - Elementi grafici aggiuntivi 179
3.2.8 - Applicazione su una doppia pagina 180
3.2.9 - La copertina 182
3.2.10 - La stampa 183

Bibliografia 187
Sitografia e iconografia 189
Premessa

La grafica editoriale si sviluppa, in base all’ambito in cui va


ad operare, in decine di modi differenti. Il caso che andrò ad
analizzare nel dettaglio, ovvero la progettazione grafica per
i libri scolastici, è un contenitore così ampio ed eterogeneo
che esplorarlo fino in fondo presumerebbe anni di studio.
Motivo per cui mi sono concentrata sugli avvenimenti e
protagonisti della storia italiana dell’editoria scolastica.
Un excursus storico permetterà di comprendere quanto
l’istruzione e il desiderio di sapere sempre più, abbia fatto
crescere in maniera esponenziale la produzione di libri di
testo. Veramente rivoluzionari gli ultimi cinquant’anni per la
grafica editoriale: si è imposta la figura specifica del grafico;
sono cambiate le tecnologie di composizione e stampa;
le illustrazioni e il colore sono diventati elementi di uso
quotidiano; il computer ha rivoluzionato il modo di fare i
libri, dunque anche gli editori da artigiani sono diventati veri
e propri imprenditori.
Rispetto a un comune libro di narrativa o saggistica, in
un libro di testo scolastico vi sono molti elementi visivi
diversi, perché serve a cose diverse, in tempi diversi e modi
diversi. Innanzitutto l’illustrazione c’è quasi sempre, di
vario tipo: grafico, disegno, foto. Il testo vero e proprio è
su piani differenti: testo, note, schede, esercizi, definizioni,
approfondimenti, poiché vi è la necessità di gerarchizzare il
più possibile le informazioni.
Analizzerò dunque tutti questi aspetti e proporrò un
prototipo che esponga il metodo oggettivo migliore, secondo
i miei studi, per poter progettare un libro scolastico.

9 Premessa
“Building macht frei”
(L’istruzione rende liberi)

Joseph Meyer

1. La scuola e i libri di testo 10


1 La scuola
e i libri di testo

11
1.1 L’istruzione nell’antichità

L’istruzione è sempre stata alla base di ogni civiltà. Sin da


tempi remoti si è avuta la necessità di apprendere e arricchire
il proprio intelletto di ogni sapere: arte, scienza, letteratura,
matematica, astrologia.
Proprio per questi motivi, l’uomo ha sempre diffuso
la cultura e istruito i più piccoli alle scienze principali,
dando rilevanza ad una piuttosto che ad un’altra in base
alla weltanschauung del periodo storico. Ad esempio,
nell’antica Grecia per gli spartani era molto importante l’arte
della guerra e di poca importanza invece la letteratura, della
quale facevano proprie solo poesie omeriche e patriottiche.
Decisamente differenti erano le priorità nel Medioevo, dove
venivano privilegiate materie quali la retorica, l’erboristeria
e la musica.

1. La scuola e i libri di testo 12


Nel corso dei millenni sicuramente il sistema scolastico è
cambiato notevolmente, così come sono cambiati i metodi
e i mezzi per l’apprendimento. Dalla cultura orale si è
passati alla cultura scritta, dalle tavole di legno, ai libri di
carta e oggi, l’ebook. Questi passaggi spesso hanno avuto
conseguenze rivoluzionarie per la diffusione del sapere,
soprattutto la nascita per mezzo di Gutenberg dei libri
stampati, che permisero una diffusione capillare dei testi e
dunque consentirono ad un numero elevato di persone di
Scriptorium medievali. accedere ad ogni contenuto e in ogni idioma.
Madrid, Biblioteca de Si rende perciò necessario affrontare un excursus storico
San Lorenzo de El riguardante il sistema scolastico e i supporti che permettono
Escorial, XIV secolo.
di studiare le diverse discipline; percorso che parte dall’Antico
Egitto sino ai nostri giorni.

ailacsadiD

13
1.1.1 L’Antico Egitto

La scuola egiziana fu fondata verso il 2000 a.C.1 con lo


scopo di formare giovani esperti da destinare alle funzioni
amministrative dello Stato. Per gli egizi l’educazione dei figli
era di primaria importanza, per cui, già dalla più tenera età,
li istruivano in un clima di uguaglianza: colui che era nato da
un contadino poteva, in teoria, formarsi accanto al figlio del
Faraone, ma ovviamente non era affatto così alla fine.
Era una scuola rigida e poco permissiva. Il bambino
entrava in questa scuola a cinque anni. Gli esercizi venivano
fatti su ostraka e tavole di legno imbiancate, che potevano
essere riutilizzate lavandole. Il papiro veniva invece usato ai
livelli di istruzione superiori. Allo studio delle lettere erano
ritenuti funzionali l’esercizio ripetuto della ricopiatura e
della dettatura2. Importante era anche la preparazione fisica,
curata mediante esercizi ginnici. L’educazione riguardava
dunque i due aspetti: delle armi e della parola, per prepararsi
ad usarle nei luoghi ove si combatteva e si discuteva, ovvero Libro dei Morti.
si faceva politica. XVII sec. a.C.

1. La scuola e i libri di testo 14


La formazione era molto complessa, si studiava su libri di
matematica, geometria, medicina, geografia e fisica, oltre che
di storia e di religione.
Il libro di base degli studenti che sarebbero diventati scribi3
era la Kemit, una specie di manuale con un compendio di tutte
le materie. Composto durante il Medio Regno, esso trattava
della formazione pratica e delle regole della sapienza, e, alla
fine, faceva un elogio del mestiere di scriba. La copiatura dei
testi avveniva per sessioni e l’inizio di ognuna veniva segnato
con una linea rossa.
Altri testi considerati tra i primi sussidi didattici sono
gli Onomastika, elenchi di parole-cose simili ai nostri
vocabolari, un primo tentativo di sistemazione del sapere.
Scribi al lavoro,
bassorilievo da una
tomba di Saqqara,
V dinastia.
(Foto G. Dagli Orti)

1. Ciò si deduce da una frase scritta nell’Insegnamento per il principe Merikara, cui il padre faraone
suggerisce: «istruisci la tua corte sopra la stuoia: un re saggio è una scuola per i nobili».
2. Come tutte le arti, anche l’invenzione della scrittura viene attribuita ad una divinità: il Dio Toth,
spesso associato alla Dea Maat, della verità. Anche Platone attribuiva a Toth la creazione di tutta la
tecnica del lavoro e del gioco mentale.
3. Lo scriba poteva esercitare molte funzioni con la sua arte: sia come funzionario che come maestro.
Leggeva scritture antiche e scriveva sui papiri, faceva calcoli e calcolava le imposte, ovvero tutto ciò
che serviva ad amministrare il regno. Per questo la sua posizione sociale era a metà tra i potenti e il
popolo.

15 1.1 L’istruzione nell’antichità


1.1.2 I Sumeri

Il sistema sumerico scolastico si affermò nella seconda metà


del 2500 a.C.; questa data risale alle centinaia di documenti
scolastici dissotterrati dagli strati archeologici risalenti a quel
periodo, nel Pantica Shuppurak. Si evinse che il numero
di scribi era davvero notevole (diverse migliaia), ed erano
suddivisi in sottordine e di alto rango, al servizio del re,
addetti al servizio dei templi, specializzati nella burocrazia
o che potevano diventare persino alti dignitari del governo.
I “compiti” trovati, erano eseguiti da alunni intenti
nell’apprendimento. I professori sumeri amavano evocare la
vita scolastica attraverso dei saggi, recuperati in parte.
La scuola sumerica era suddivisa in periodi e metodi di
insegnamento; in un primo tempo il metodo adottato era
mirato alla formazione professionale dello scriba idoneo
all’amministrazione e al commercio, principalmente a quelli
del Tempio e del Palazzo. In seguito ad un ampliamento dei
programmi, la scuola si trasformò e si ampliò divenendo

Illustrazione della
tipica scuola sumera.

1. La scuola e i libri di testo 16


centro di cultura e del sapere vero e proprio; erano presenti
eruditi e dotti istruiti in tutti i rami dell’epoca: teologia,
botanica, zoologia, mineralogia, geografia, matematica,
grammatica e linguistica. La scuola divenne il centro della
creazione letteraria e del pensiero. Oltre all’apprendere la
scrittura e il calcolo, l’allievo sumerico si esercitava anche
sui testi letterari copiandoli e studiandoli e, successivamente,
spingendosi a crearne di nuovi.
Dopo l’assorbimento di questa popolazione da parte
dei  Babilonesi, il sistema scolastico venne mantenuto
fondamentalmente inalterato.

Tavoletta in argilla con


incisioni cuneiformi.

17
1.1.3 I Persiani

La prima istruzione presso i Persiani era data dalla famiglia


stessa, i bambini fino all’età di 5 anni non erano ammessi
alla presenza dei padri, fino ad allora vivevano con le donne;
in seguito i ragazzi, all’età di 7 anni, venivano affidati
dallo Stato che fino ai 15 anni impartiva loro un’educazione
soprattutto di carattere fisico (corsa,  equitazione,  tiro con
l’arco, lancio del giavellotto, capacità di adattamento), ma si
insegnava anche la scrittura, la matematica, l’astronomia e si
leggeva la Zend-Avesta, ovvero l’edizione dell’ Avesta, testo
preminentemente religioso, ma comprende anche elementi
di  cosmogonia, astronomia, astrologia, oltre a  tradizioni  e
norme familiari.
All’età di 14 anni i giovani venivano affidati a 4 illustri
insegnanti  Persiani, chiamati rispettivamente il “saggio”,
il “più giusto”, il “più temperato” e il “coraggioso”, che
li istruivano rispettivamente al culto degli dei, al saper
governare, alla temperanza e al coraggio.
Dai 15 ai 25 anni l’educazione era invece prettamente
militare e al termine si riceveva la cintura della virilità e si
doveva giurare fedeltà all’Impero e a  Zoroastro, profeta e
mistico iranico, fondatore dello Zoroastrismo.
All’età di 50 anni infine, i migliori tra i soldati e gli uomini
persiani potevano diventare educatori dei giovani. La maggior
parte dei nobili e dei funzionari civili altolocati sapevano Avesta, apertura del
Gatha Ahunavaita,
leggere e scrivere. Chiaramente, oltre a una guida etica, Yasna XXVIII,1 (dalla
l’obiettivo dell’educazione persiana era quella di produrre Biblioteca Bodleiana).
soldati efficienti.

1. La scuola e i libri di testo 18


1.1.4 La Scuola Ebraica

Fino al VI secolo a.C., cioè fino all’esilio babilonese, in Israele


esistevano solo scuole profetiche, o scuole superiori di Sacra
Scrittura di cui gli alunni, destinati al sacerdozio, vivevano in
comunità studiando i testi sacri e la religione.
Solo con Esdra, nel V secolo a.C., vennero istituite le prime
scuole pubbliche religiose, e in seguito le scuole elementari.
La diffusione di queste scuole procedé lentamente in
tutte le località d’Israele, finché nel  64  d.C. un decreto
non obbligò tutte le città e i paesi a fornirsi di una propria
scuola elementare, pena la scomunica. Il sistema scolastico
ebraico era molto preciso ed evoluto, e si articolava su
tre livelli: la  Mikrah  (7-10 anni), qui si imparavano i
fondamenti dell›ebraico e del caldeo, con la lettura e la
scrittura; la  Mishnah  (10-15 anni), dove si studiavano le
leggi della Bibbia, che prevedeva ogni forma di diritto anche
civile e penale, oltre che religioso; la Guemara (15-18 anni),
qui si rivedeva il  diritto  e si studiavano nozioni di  scienza
naturale, anatomia, medicina, geometria, astronomia.
La scelta dei maestri era curata, addirittura era stabilito
che se una classe aveva fino a 25 alunni bastava un maestro,
ma se gli alunni erano fino a 40 servivano due maestri.
L’affermarsi di una concezione della vita ebraica che
componeva il diritto dell’infanzia con quello dell’istruzione
si indirizzò con la tendenza ad organizzare attività di studio
estremamente “aperte” all’apprendimento della scienza e
della filosofia, giacche l’orientamento didattico si integrava
con il formarsi di una classe dirigente ebraica all’interno del
mondo ispano-musulmano.
Tanta attenzione agli studi coinvolgeva anche le donne
le quali, di conseguenza, rivestirono ruoli importanti sia in
ruoli amministrativi sia in compiti culturali.

19 1.1 L’istruzione nell’antichità


1.1.5 Antica Grecia

La Grecia ha un impostazione scolastica che è alle origini del


nostro pensiero educativo e della nostra scuola.
Platone diceva e ripeteva: «guerre e spedizioni sono le
attività più grandi e più belle, al pari dell’amministrazione
delle città e dell’educazione degli uomini», il che vuol dire
che bisognava educare gli uomini alla politica e alla guerra.
L’educazione iniziava dalle famiglie, con l’allattamento
e l’accudimento, poi i giochi guidati e soprattutto la
trasmissione del linguaggio e l’esempio fortemente formatore
dei comportamenti degli adulti componevano un quadro
educativo nel quale la madre o la nutrice era la protagonista
iniziale. Nelle famiglie dei ceti dominanti, accanto alla
nutrice, spesso compariva il nutritore-pedagogo, prima figura
nella storia di educatore professionale.

Scuola di Atene,
Raffaello Sanzio,
1509–1511.

1. La scuola e i libri di testo 20


Due tipi di formazione si svilupparono tra le maggiori città
della Grecia: Sparta e Atene.
La fama di Sparta per il suo esercito di guerrieri è giunta
sino ai nostri giorni proprio perché la rigida educazione che
veniva imposta ai suoi soldati sin da bambini aveva come
conseguenza la formazione di un esercito forte. Difatti gli
spartani avevano un’educazione soprattutto fisica e militare,
con poche nozioni letterarie.

A sinistra.Tavolette di
legno legate insieme e
spalmate di cera per
scrivervi con lo stilo.
A destra. Scena di
compattimento tra
spartani e greci.

Quasi agli antipodi era invece la formazione dei giovani


ateniesi, formati per divenire uomini colti e conoscitori delle
arti. Sin da piccoli veniva insegnato loro a scrivere e a leggere
all’interno della famiglia, e dai sei anni in su frequentavano le
scuole elementari o venivano loro impartite lezioni private4.
Giacché i libri di testo5 erano molto costosi, venivano letti in
classe ad alta voce, e gli allievi imparavano tutto a memoria.
Le materie portanti erano la letteratura e la musica poiché
donava loro ottima memoria, padronanza del linguaggio e il
vivere meglio con loro stessi.

21 1.1 L’istruzione nell’antichità


Già in questo periodo erano presenti le grandi opere
letterarie di Omero che, come detto in precedenza, venivano
recitate ed imparate.
Intorno al V secolo Platone fondò la cosiddetta “Scuola
dell’alfabeto”6: con soli 24 segni che simbolizzano suoni
anziché riprodurre in immagini le cose, si può rapidamente
comunicare tutto. Platone con le sue Leggi7, cita i nuovi
insegnamenti di questa scuola, che metteva la cultura a
disposizione dei molti. Anche la figura di maestro cambiò
ovviamente, tra essi stessi si formò una gerarchia dove negli
scalini più alti stavano i filosofi e insegnare diventò quasi una
funzione pubblica.
Da qui perciò si vengono a formare le basi del nostro
modello scolastico poiché l’istruzione diventò di interesse
pubblico, grazie alla nascita di edifici come i ginnasi, le
biblioteche e alcune scuole superiori.

4. Usanza diffusa tra gli insegnanti era quella delle punizioni corporali, un immutabile costante anche
a Roma. Alla loro malavoglia si rispondeva con la repressione: così la scuola del IV secolo era un luogo
di terrore.
5. C’è da specificare che ancora non vi erano i libri così come li intendiamo oggi, e non ci furono fino
al III secolo d.C.. Di fatti i testi erano scritti nel papiro e chiusi a rotolo. Solo intorno al 170 a.C., con
l’introduzione della pergamena, la forma del libro si avvicina a quella che conosciamo oggi e, piegato e
rilegato, venne chiamato codex.
6. M. A. Manacorda, Storia Illustrata dell’educazione, Giunti, 1992.
7. Leggi (in greco Νόμοι) è il titolo dell’ultima e più lunga opera di Platone. Nei 12 libri è spiegato per-
ché secondo il filosofo, è di fondamentale importanza evitare il conflitto tra le classi sociali, e proprio
a questo fine hanno un ruolo fondamentale le leggi di uno Stato.

1. La scuola e i libri di testo 22


Pagina a fianco.
Copertina ediz. Rihel,
1572 c.ca.
Sopra. Scene di una
scuola ateniese su una
coppa di Douris del
480 a.C.

23 1.1 L’istruzione nell’antichità


1.1.6 Antica Roma

Una cosa in cui furono sempre bravi i Romani è senz’altro


quella di prendere l’utile da ogni popolo che incontrarono
o scontrarono nella loro espansione; e per questo presero
spunto, per l’educazione della prole, dalla cultura greca8.
Ciò avvenne verso la metà del III secolo a.C. ad opera di
Spurio Carvilio che aprì una scuola greca, insegnando per
professione, a pagamento dunque, a una scuola superiore. Ma
come per ogni cultura invece, anche a Roma l’apprendimento
iniziava per ogni bambino proprio in famiglia, attraverso gli
insegnamenti del padre e della madre.

Rotolo di pergamena,
Liste di proscrizione
di Silla, 82 a.C.

1. La scuola e i libri di testo 24


Labora, aselle,
quomodo ego laboravi,
et proderit tibi.
(Lavora, asinello, come
ho lavorato io.
Ne trarrai grandi
soddisfazioni.)
incisione in un
paedagogium sul
Palatino.

Successivamente i giovani iniziavano a frequentare le


scuole che erano suddivise in base all’insegnanti9: il litterator
e successivamente il grammaticus formavano i bambini fino
ai 12 anni, seguiva a loro il rhetor, che addestrava i giovani
all’eloquenza.
Il primo, il litterator, li liberava dalla “coppa dell’ignoranza”
così come diceva Apuleio.
Il grammaticus era colui che istruiva gli allievi alla
methodica (grammatica) e alla historica (letteratura). Ad
esse veniva integrato l’insegnamento di altre fondamentali
materie quali storia, astronomia, filosofia, musica. Proprio
con questa figura nasce la necessità delle prime scuole
pubbliche; le lezioni all’inizio infatti si svolgevano all’aperto.

25 1.1 L’istruzione nell’antichità


La terza figura, il rethor, insegnava le tecniche dell’arte
del dire: l’inventio, l’elocutio, la memoria e l’actio. Il
completamento degli studi di retorica avveniva poi in Grecia.
Ma bisogna ricordare che la scuola romana fu duplice:
una di lingua e di cultura greca, contestata dal patriottismo
plebeo, e una di lingua e cultura latina, contestata dai nobili
perché sarebbe stata una scuola di sovversione in quanto
palestra di politica per il popolo. Comunque, grazie alla
scuola famigliare, pubblica e statale, l’educazione letteraria
greco-latina si diffonde tra tutti i ceti sociali.
I libri di testo dunque, così come in Grecia, erano testi
di famosi scrittori, ma una volta che iniziò a trattarsi di
materie come l’astronomia e la matematica, all’interno
dei “libri” iniziarono ed essere inserite le illustrazioni, più
precisamente a partire dall’età Imperiale.

8. Ciò non vale però per la formazione ginnica-militare, che resta tipicamente romana e dunque con
esercizi al Campo Marzio e gare al Circo Massimo.
9. I primi maestri della scuola di tipo greco furono schiavi greci, prigionieri di guerra; ma
successivamente rimasero artigiani in mezzo agli altri. Solo dall’età di Cesare i maestri cominciarono
a godere di esenzioni dai pubblici servizi e quindi di stipendi statali.

1. La scuola e i libri di testo 26


Maestro e scolari.
Rilievo marmoreo da
Noviomagus, III sec. d.C.

27 1.1 L’istruzione nell’antichità


1.1.7 Medioevo

Il lungo periodo del Medioevo ereditò l’impronta scolastica


dell’età Romana; una differenza sostanziale stette però nel
fatto che chiunque poteva accedere all’istruzione elementare.
Le scuole nacquero all’interno dei monasteri10, ove si
imparava la matematica, oltre che a leggere e a scrivere,
e si poteva usufruire delle immense biblioteche presenti
al loro interno. Dopo ci si poteva specializzare nei diversi
ambiti quali musica, erboristeria, astronomia, retorica e cosi
via. Si venne così definendo una schema della cultura che
prese il nome di trivium e quadrivium: i tre apprendimenti
strumentali della grammatica, della dialettica e della
retorica, e le quattro conoscenze concrete della geometria,
dell’aritmetica, dell’astronomia e della musica. I materiali
didattici erano ancora le tavolette e il papiro, lo stilo, la
Septem Artes
penna d’uccello o il calamo e gli abachi per i conti.
Liberales, Dietrich
C’è da ricordare però il contesto storico in cui ci troviamo: Meyer, 1590-1658,
i tempi bui del Cristianesimo. British Museum

1. La scuola e i libri di testo 28


Il rifiuto della cultura classica si accompagnò alla quasi
totale scomparsa di ogni cultura letteraria11, nonché di ogni
sede adatta al suo approfondimento e alla sua diffusione.
Anche gli uomini che dovevano essere di cultura, divennero
di fatto analfabeti. Dunque l’interpretazione complessiva
della storia e del sapere si rifaceva sempre al riconoscere il
merito di tutto alla provvidenza divina, inoltre ogni disciplina
era impregnata da un forte simbolismo.
Solo intorno all’800 d.C. con la presa di potere da parte di
Carlo Magno si assistette ad una rinnovata attenzione alla
cultura e alla scuola da parte del potere politico, alla quale
si accompagnò una rivalutazione della cultura classica. Ma
i nuovi maestri non erano più i classici, bensì gli evangelisti
e i padri della Chiesa, di cui nei chiostri si ricopiavano e si
studiavano le opere, illustrandole con preziose miniature.

Doctrinale,
Alexander Villa Dei,
Italia, 1374

29 1.1 L’istruzione nell’antichità


I testi erano di Salterio e libri del genere: l’Ars Grammatica
di Donato, il Dottrinale del francescano Alexander Villa
Dei, questo libro costituì la base dell’insegnamento della
grammatica per circa due secoli, dal XIII al XIV secolo. Lo
stesso Villadieu (questo il cognome originale) scrisse un
trattato sui primi elementi di matematica intitolato Canto
de Algorismo; indi libri di morale come i Disticha Catonis,
Esopo, Boezio, epigrammi di Prospero tratti da Agostino, e
altri libri di varia istruzione.
Questo perciò è il momento in cui il libro diventa il
fulcro dell’educazione. Intanto si compie una vera e propria
rivoluzione tecnologica: accanto alla costosa pergamena,
che continua a venire usata per i manoscritti di maggior
pregio, è introdotta sempre più largamente nell’uso la carta.
Ars minor, primo libro
I Mori importarono la fabbricazione della carta in Europa nel
dedicato alle opere
1085 d.C., dove troviamo in Spagna la prima cartiera che di grammatica latina,
produceva carta di stracci, principalmente fibre di lino. Solo scritto nella metà
150 anni dopo nacque in Italia, più precisamente a Fabriano, del IV secolo da Elio
la prima cartiera. Inoltre una novità quale l’introduzione Donato. La seconda
parte è Ars maior.
della minuscola carolina, simile ai nostri caratteri poichè di
fatti diventerà la base di tutti gli alfabeti latini.
Più utile ai nostri fini lo studio delle biblioteche dei
maestri di grammatica, cui spesso i contratti con i Comuni
imponevano di fornire ai propri allievi i libri, o concedevano
di pignorarli in caso di morosità nel pagamento. Vediamo
così diffondersi accanto ai libri già in uso nelle scuole più
antiche, specialmente di grammatica, soprattutto i manuali
di arte notarile, come la celebre Rolandina.
Dapprincipio la produzione di codici rimase ancora
monopolio quasi esclusivo degli scriptoria monastici, cui si
dovevano rivolgere tutti coloro che volessero acquistare libri.

1. La scuola e i libri di testo 30


Ma nell’Università12 comparirono presto appositi funzionari,
la cui posizione giuridica ed economica era contemplata dagli
Statuti dello Studio, e che erano incaricati di preparare i testi
necessari agli studenti e all’attività della scuola. Anche a
questo livello scuola laica e scuola ecclesiastica accentuarono
la loro distinzione, e la scuola laica fu ormai indipendente dal
monopolio ecclesiastico13.

Università di
Bologna,stemma.

10. Nel 418 d.C. Papa Zosimo istituisce le prime scuole cristiane affinché i sacerdoti “non vogliano
insegnare prima di aver imparato”.
11. Nel 400 d.C. il Concilio di Cartagine proibisce ai vescovi la lettura dei testi classici.
12. La prima università nacque a Bologna, e il nome universitas allude al carattere di “corporazione”
di tutti gli studiosi, maestri e discepoli.
13. Da Istruzione e educazione nel Medioevo, C. Frova, 2005.

31 1.1 L’istruzione nell’antichità


Theorica Pantegni

Il Theorica Pantegni è un testo che teorica e practica, sebbene la teorica


Approfondimento

tratta di scienza medica. Tradotto tra sia stata tradotta nella sua interezza,
il 1020 e il 1087 d.C. da Costantinus i manoscritti esistenti del XII secolo
africanus, è una versione latina del mostrano solo una pratica di tre libri,
libro in arabo scritto da Kitab al-Malaki, composta dal Libro I sul regime, dal
il Libro Reale. Libro II su sostanze medicinali semplici
Nel 2010 fu scoperta la prima copia (non letti) e dal Libro III sulla chirurgia.
conosciuta del Pantegni, fatta a Monte Anche quest’ultimo libro fu lasciato
Cassino sotto la supervisione di incompleto alla morte di Costantino, e
Costantino ed è molto probabilmente il fu completato solo nel 1114-15 da altri
più antico codice medico sopravvissuto due traduttori. Varie ricette e molti altri
nell’Europa occidentale. testi medici sono stati aggiunti al fronte
Viene fatta una distinzione tra la del manoscritto nel XII e XIII secolo.

A fianco.
Theorica Pantegni,
intro e indice.
Tipologia: manoscritto
Formato chiuso: 128x235 mm
Pagine: 90
Blocco di testo: 98x189 mm, 2 colonne, 62 linee
Font: Littera pregothica
1.1.8 Il Rinascimento

Il XIV secolo è una grande età pedagogica. Nel generale


sviluppo economico, politico e culturale dei secoli che
vedono anche la nascita della letteratura volgare, hanno un
valore determinante la riscoperta e la rilettura del mondo
antico. Dunque con l’intreccio tra cultura medievale cristiana
e cultura classica, ha inizio quella civiltà moderna che è, a
pari titolo, erede dell’una e dell’altra. In questo periodo
c’è un crescere di scuole che da private tendono a farsi
pubbliche e, ove i maestri vengono sostentati da Comuni
e Signorie, a istruire non più solo religiosi ma anche laici,
futuri commercianti e artigiani.
Nonostante ciò si distinguevano ancora tre tipi di scuola:
ecclesiastica, comunale e privata. Così si esprimeva su
di esse il cardinale Dominici: «se li mandi a imparare con
religiosi e chierici, son tali quali e poco si imparerà... Se li
mandi alla comune scuola, dove si raduna una moltitudine di

1. La scuola e i libri di testo 34


disfrenati, tristi... temo non perda infra un anno la fatica di
sette; e anche con un maestro a la posta, ci sono molti dubbi
e contraddizioni».1
Tutte le città ormai avevano tali scuole e la popolazione
tornava ad alfabetizzarsi grazie alla presenza di numerosi
insegnanti e di una considerevole attività libraria, svolta
da decine di copisti che passavano il giorno a copiare libri.
Inoltre agli insegnamenti tradizionali si aggiungono nuovi
libri e nuovi insegnamenti: Leonardo Fibonacci scrive Liber
Abaci (1229) che porta la numerazione posizionale degli
arabi e Pratica Geometriae (1231), Pietro De Crescenzi
scrive il primo Trattato di agricoltura (1304) e la Summa de
Aritmetica (1494) di Luca Pacioli.

Pagina precedente.
A. Lorenzetti, Effetti
del Buon Governo
in città, 1338-1340,
Siena.
Ingrandimento
dell’arco con i scolari.
Sotto. Ruralium
commodorum libri XII
di Pier de’ Crescenzi
Traduz. italiana, 1490.

35 1.1 L’istruzione nell’antichità


1. La scuola e i libri di testo 36
La caduta di Costantinopoli in mano ai Turchi, nel 1453,
mise l’Italia e l’Europa a contatto coi dotti di una civiltà
cristiana che non aveva rinnegato l’antichità classica e che
promosse una formazione ricca e libera, accolta vivamente
dall’Umanesimo. Ma in generale si continuò a insegnare coi
vecchi metodi e le vecchie grammatiche, affiancati da satire
della scuola e dei maestri, come nel testo Il Pedante (1529)
di Francesco Belo.
Discorso a parte merita l’Università che apparve sempre
più organizzata e meno libera, dove lo Stato era il controllore
degli studenti ma, nonostante ciò, quest’ente si arricchiva
di nuovi insegnamenti legati alla letteratura e alle scienze.
I professori continuavano ad essere itineranti, al pari degli
studenti, nasceva la expupillatio, la festa delle matricole, e la
conventatio per la laurea.

Pagina precedente.
Summa de Aritmetica,
1494, Luca Pacioli.
A fianco. Il pedante,
commedia di F. Belo,
stampato da Valerio
Dorico e Loygi,
Roma,1538.

14. M.A. Manacorda, Storia Illustrata dell’educazione, Giunti, 1992.

37 1.1 L’istruzione nell’antichità


Liber Abaci

Il testo fu scritto da Leonardo Fibonacci numerosi anni di studio e di colloqui


Approfondimento

nel 1202, presentato con un’edizione a con sapienti di tutti i paesi visitati,
stampa che fu perduta e di cui rimase fornendo non solo i risultati ma anche
solo un manoscritto del 1228. L’obiettivo le dimostrazioni.
del trattato, enunciato esplicitamente Vengono presentati in questo trattato
dall’autore nell’introduzione, è quello di i numeri arabi, la famosa “succesione
portare a conoscenza della gens latina le di Fibonacci”, la sezione aurea e varie
cifre indoarabiche, della cui superiorità operazioni matematiche con le relative
nell’eseguire i calcoli rispetto ai metodi dimostrazioni e problemi da sviluppare.
allora in uso nel mondo occidentale L’opera è divisa in quattro parti e
Leonardo era convinto assertore. Per quindici capitoli, i titoli dei quali,
raggiungere il suo scopo Fibonacci elencati dall’autore medesimo subito
dichiara di voler esporre in modo dopo l’introduzione.
sistematico quanto aveva appreso in

Manoscritto del Liber


Abaci conservato alla
Biblioteca Nazionale di
Firenze, Italia.
A fianco e alla
pagina successiva.
Testo celebre sulla
fertilità di una coppia
di conigli, con cui
viene introdotta
la “successione di
Fibonacci”; come si
può vedere, infatti, il
riquadro sulla destra
presenta le prime 13
cifre (in numeri arabi)
della serie.

Tipologia: manoscritto
Formato chiuso: 180x250 mm
Pagine: 459
Blocco di testo: 1 colonna, 39 linee
Font: carattere gotico
Approfondimento

40
41
1.2 L’età Moderna

Grandi rivoluzioni accompagnano d’ora in poi l’essere umano,


che aumentò sempre più il proprio livello di conoscenza in
ogni campo: dalla medicina all’astronomia, dall’arte alla
meccanica, e sempre più nuove scoperte migliorarono le
condizioni di vita dell’uomo. Questo è infatti il periodo in cui
vissero i più grandi intellettuali della storia: Dante alighieri,
Brunelleschi, Leonardo da Vinci, Machiavelli, e Gutenberg.
Fu proprio quest’ultimo che portò una vera e propria
innovazione nei modi in cui fruire della cultura: realizzò il
libro stampato. Da qui un inarrestabile sete di sapere spinse
il mondo a produrre libri e a diffonderli presso ogni classe
sociale, compresi gli enti che si occupavano della formazione
delle giovani menti: le scuole.
Ma la vita culturale e in particolare l’istruzione e la scuola,
ebbero una totale sottomissione alla Chiesa cattolica, dovuta
alle nuove norme dettate da quest’ultima che imponeva
agli Stati di dar facoltà ai vescovi di approvare i maestri di
grammatica, i professori di scienza, sia pubblici che privati,
e di tenerli ossequienti sotto pena di scomunica, oltre a tante
altre norme da rispettare. Seppur nella generale oppressione,
non mancarono però di farsi sentire le voci di letterati,
scienziati, filosofi.

1. La scuola e i libri di testo 42


Pagina precedente.
Cupola autoportante
di Brunelleschi,
Firenze.Sopra. Studi
sul corpo umani di
Leonardo da Vinci.

43
1.2.1 La rivoluzione della stampa

Come già anticipato, è fondamentale spiegare il ruolo


primario che l’invenzione della stampa ha avuto all’interno
dello sviluppo del sistema scolastico e dei libri di testo.
Protagonista di questa rivoluzione è Johann Gutenberg,
orefice di Magonza, che si fece prestare 800 fiorini per
iniziare la sua attività. Egli non “inventa” la stampa dei libri,
poiché essi erano già stampati con altre tecniche, ma portò
novità sostanziali: diede la possibilità di correggere un testo;
creò il concetto di stampato commerciale; produsse in serie i
punzoni; formulò un inchiostro che aderisse al piombo. Egli
però fallì e non poté pagare i debiti, così gli furono tolti sia
i caratteri che i torchi, gli rimasero solo le Bibbie a 42 e 36
linee e il Chatolicon, un’enciclopedia scritta con carattere
più piccolo e più economico.
I libri prodotti tra questo primo periodo e la metà del XV
secolo, sono definiti incunabola (dal latino cuna, culla).
Inizialmente fu difficile distinguere gli incunabula dai libri
degli scriptoria poiché furono riprodotti esattamente con gli
stessi caratteri, gli stessi formati e impaginazione. Di questi
ultimi solo successivamente ci rese conto della superiorità
dei libri stampati, ed iniziarono a nascere caratteri disegnati
di proposito per la stampa, come quelli di Jenson.

Carattere Antiqua di
Nicolas Jenson, 1471.
Pagina successiva.
Bibbia a 42 linee,
Gutenberg,
23 febbraio 1455.
Biblioteca Vaticana.

1. La scuola e i libri di testo 44


45
La Divina Commedia,
stampatore Gabriele
Giolito de’ Ferrari.
L’edizione fu curata
da Lodovico Dolce, il
quale fu probabilmente
responsabile
dell’aggiunta della
parola divina.

1. La scuola e i libri di testo 46


Il primo libro stampato in Italia fu il De Oratore di
Cicerone, prodotto da Sweynheym e Pannartz a Subiaco nel
1465; Neumeister di Magonza stampò a Venezia, nel 1472,
La Divina Commedia. Notiamo dunque che i primi libri ad
essere stampati furono i grandi classici greci e latini, diffusi
tra gli uomini colti come gli insegnanti. Questo fu possibile
grazie alla nascita di numerose stamperie e dei primi editori
come Aldo Manuzio che dal 1490 operò a Venezia e diventò
un importante produttore e diffusore di testi, tra cui i primi
libri tascabili, formati ridotti mai visti sino ad allora.
In questo florido periodo per la stampa, vennero stampati i
primi dizionari (Spagna, 1490), nacquero stamperie all’interno
delle università come Oxford e Cambridge, e presero piede le
lingue locali che, a poco a poco, soppiantarono il latino.

Sopra. Frontespizio
Aldo Manuzio
A fianco.
Hypnerotomachia
Poliphili, Francesco
Colonna, 1499,
Aldo Manuzio editore

47 1.2 L’età Moderna


De Oratore

Uno dei più grandi testi classici della Nel 1875 il bibliofilo cremonese
Approfondimento

letteratura latina, il De Oratore di Carlo Fumagalli ha potuto datare


Cicerone, oltre ad essere stato ricopiato approssimativamente il De Oratore:
e tradotto migliaia di volte, è considerato sulla copia da lui acquistata, infatti,
il primo libro stampato in Italia, anche compare la dicitura manoscritta pridie
se non da italiani. Kal. octobres MCCCCLXV (ante il 30
Conrad Sweynheim e Arnold settembre 1465) apposta dal latinista
Pannartz, entrambi di Magonza, dove Antonio Tridentone, vissuto nel XV
erano stati allievi di Gutenberg, furono i secolo. In virtù di tale attribuzione, il De
due tipografi tedeschi che introdussero Oratore stampato a Subiaco potrebbe
in Italia l’arte della stampa. Chiamati essere considerato il primo libro, anche
nel monastero di Subiaco nel 1464 se non datato, stampato in Italia.
dal cardinale Giovanni Torquemada, Inoltre è considerato il primo libro
vi impiantarono la prima tipografia stampato in caratteri semi-romani
italiana, stampando dapprima un insieme ai gotici. I capilettera infatti
Donato (Ars grammatica), e quindi il sono chiaramente romani. Sebbene i
De oratore, entrambi senza data. caratteri siano piuttosto scuri (e abbiano
L’incunabolo è composto da 108 un basso contrasto), è strettamente
fogli, l’edizione, di medio formato, con distanziato e piuttosto condensato,
il testo a piena pagina di 30 righe e ma tutto appare molto più leggero di
ampi margini, è stampata con caratteri una pagina di tipo gotico a causa dei
eleganti, fra il gotico e il romano. Il discendenti relativamente lunghi e
titolo è in caratteri capitali epigrafici. creano più interlinea. Relativamente
All’interno è presente una iniziale C poche sono invece le contrazioni e le
con all’interno stemma del possessore legature nel testo.
(due leoni d’oro affrontati su sfondo Nel 2015 vi è stata una ristampa
azzurro). Alcune iniziali sono decorate identica all’originale per celebrare i
in differenti colori e foglia d’oro. 550 anni della stampa del libro a cura
Fu impresso in 275 esemplari; oggi in del Comitato Subiaco, la culla della
Italia se ne conservano solo tre copie stampa in 275 esemplari, con carta
(nessuna a Subiaco). donata dalla cartiera Fedrigoni.
De Oratore, ristampa
anastatica (2015)

Tipologia: incunabolo
Formato chiuso: 180x270 mm
Pagine: 216 (?)
Blocco di testo: 1 colonna, 30 linee
Font: carattere gotico e romano
1.2.2 Il Concilio di Trento

Il  Concilio di Trento fu il XIX  concilio ecumenico, ovvero


una riunione di tutti i  vescovi  del mondo, per discutere di
argomenti riguardanti la vita della Chiesa cattolica.
Il concilio di Trento, che in teoria avrebbe dovuto
“conciliare” cattolici e protestanti, durò ben 18 anni, dal
1545 al 1563, sotto il pontificato di tre papi, di cui il primo
fu Papa Paolo III. Si risolse in una serie di affermazioni tese
a ribadire la dottrina cattolica che Lutero contestava. Con
questo concilio venne definita la riforma della Chiesa cattolica
e la reazione alle dottrine del calvinismo e del luteranesimo.
Il Concilio trattò essenzialmente due punti: il De fide
catholica, di competenza esclusiva della chiesa, e il De
disciplina ecclesiastica, che invadeva il campo delle

Schola Christi e
Schola Diaboli, da un
Liber Vitae dato come
premio agli alunni.

1. La scuola e i libri di testo 50


competenze statali relative ai matrimoni, ai beni degli ordini
ecclesiastici e all’istruzione. Per due secoli il controllo
ecclesiastico, che tendeva a servirsi del potere dello Stato,
si attuò attraverso il tribunale dell’Inquisizione, l’Indice
dei libri proibiti e la supervisione da parte dei vescovi sulle
università e sulle scuole.
Riguardo i la produzione di testi sacri, nella Sessione IV
dell’8 Aprile 1546, al secondo decreto si legge:
«Inoltre, per reprimere gli ingegni troppo saccenti,
dichiara che nessuno, basandosi sulla propria saggezza,
negli argomenti di fede e di costumi, che riguardano la
dottrina cristiana, piegando la sacra Scrittura secondo
i propri modi di vedere.[...]Chi contravvenisse sia
denunciato dagli ordinari e punito secondo il diritto.
Ma, volendo anche com’è giusto, imporre un limite in
questo campo agli editori, i quali, ormai, senza alcun
criterio - credendo che sia loro lecito tutto quello che
loro piace - stampano, senza il permesso dei superiori
ecclesiastici, i libri della sacra scrittura con commenti
di chiunque indifferentemente, spesso tacendo il nome
dell’editore, e - cosa ancor più grave, - senza il nome
dell’autore, e pongono in vendita altrove, temerariamente,
questi libri stampati, il concilio prescrive e stabilisce che,
d’ora in poi la sacra scrittura - specialmente questa antica
volgata edizione, sia stampata nel modo più corretto,
e che nessuno possa stampare o far stampare libri di
soggetto sacro senza il nome dell’autore né venderli in
futuro o anche tenerli presso di sé, se prima non sono stati
esaminati ed approvati dall’ordinario, sotto minaccia di
scomunica e della multa stabilita dal canone dell’ultimo
Index Librorum
Prohibitorium, 1564.
concilio Lateranense»2.

51 1.2 L’età Moderna


Riguardo invece la lettura della Sacra Scrittura, nella
Sessione V del 17 Giugno 1546, al secondo decreto si legge:
«Nelle chiese metropolitane o cattedrali, se la città è
importante e popolosa, ed anche nelle collegiate che si
trovassero in un centro importante, [...] col contributo
dei beneficiati della sua città e diocesi, o anche in altro
modo, come si potrà fare più facilmente, col consiglio del
capitolo provveda in maniera tale, che si abbia la lettura
della sacra scrittura. Ciò però, avvenga in modo che
qualsiasi altra lettura, istituita o consuetudinaria non sia,
per questo motivo, omessa.
Quelle chiese i cui proventi annuali fossero limitati, o
dove il clero e il popolo fosse tanto scarso, da non potersi
tenere opportunamente la lezione di teologia, abbiano
La vera arte de lo
almeno un maestro, scelto dal vescovo col consiglio del
excellente scrivere,
capitolo, che insegni gratuitamente la grammatica ai Antonio Tagliente, 1543.
chierici e agli altri scolari poveri, perché, con l’aiuto di Pagina successiva.
Dio, possano poi passare agli studi della sacra scrittura. S. Agostino insegna,
Anche nei ginnasi pubblici, dove questa lezione, più B. Gozzoli, 1574.
necessaria di tutte le altre non fosse stata ancora istituita,
sia attivata dalla pietà e dalla carità dei religiosissimi
principi e delle repubbliche, per la difesa e l’incremento
della fede cattolica e per la conservazione e propagazione
della sana dottrina. E dove fosse stata istituita ma fosse
trascurata, la si rimetta in auge»3.
Come si evince, nei deliberati del Concilio di Trento non
c’è parola di istruzione popolare, che non sia di semplice
indottrinamento catechistico, e comunque l’istruzione, che
escludeva il leggere e far di conto, riguardava solo coloro che
si iniziavano al sacerdozio.

1. La scuola e i libri di testo 52


Discorso diverso per i ceti privilegiati che ricevevano
istruzione privata ma che comunque dovevano apprendere la
teologia negli istituti superiori e avere un istruzione limitata a
causa della lista dei libri proibiti. Per aggirare l’ostacolo però
gli editori producevano in Olanda, dove non vi era censura, e
importavano in Italia le opere ivi censurate.
Alla base di questa riorganizzazione dell’educazione
tradizionale si posero i predicatori dell’Ordine dei Gesuiti,
nati nel 1534 ad opera di Ignazio di Loyola, che dominarono
l’ambiente scolastico fino alla metà del Settecento. Furono
famosi per la loro integerrima condotta verso la chiesa, ma
certamente non verso i fanciulli.

53
Maestro e scolaro.
Illustrazione da Orbis
Pictus, Comenius
(1654).

15. Da I decreti del Concilio di Trento, Roma, 2005 - www.internetsv.info.


16. Idem.

1. La scuola e i libri di testo 54


1.2.3 Critiche e nuove visioni

Il diffondersi della satira contro la scuola e le sue persone


aveva avuto inizio nel 1500. Se dovevano per forza tacere le
critiche contro la Chiesa, non sono poche quelle rivolte ai
grammatici e pedagoghi ad opera di autori che pubblicavano
testi, dei quali veramente pochi sono giunti a noi.
Inoltre si instaurarono modi diversi di vedere l’istruzione
scolastica e molti autori iniziarono a teorizzare nuovi metodi
di approccio all’educazione scolastica.
Tra coloro che vollero impostare delle norme che invece
fossero produttive per l’istituzione positiva di un ente
scolastico per tutti fu Iohannes Amos Comenius che, con il
suo testo Didactica Magna scritto nel 1657, contribuì non
solo con le soluzioni proposte, ma soprattutto con i problemi
che pone e dei quali ancora oggi ci si occupa nella pedagogia

The Great Didactic,


frontespizio del’edizione
inglese del testo di
Comenius,1895.

55 1.2 L’età Moderna


Pagine da Orbis Pictus,
Comenius (1654).
Pagine Successive.
De la pirotechnia di
Biringuccio, pagine
aperte,Venezia,1558.

1. La scuola e i libri di testo 56


moderna. Con lui si impose una riflessione sul “metodo” che
fondò la struttura portante della scuola europea.
«L’uomo per essere uomo dev’essere formato», sostiene
Comenio, e per formare l’insegnante non deve far altro
che seguire l’armonia della natura, senza pretendere di
imporre direttamente al discepolo una propria idea di
sviluppo. Sempre di Comenius è Orbis pictus, il primo libro
di figure disegnato appositamente per bambini4. A seguire
Giambattista Vico con De nostri temporis studiorum ratione
(1604); Tommaso Campanella, che pubblicò il De libris
propriis et recta ratione studendi Syntagma (1742).
Caratteristica di questa età fu il costituirsi di un nuovo tipo
di artigiano colto, e quindi ci si adoperò per sistematizzare
le rispettive conoscenze. Vennero scritti testi appositamente
per gli artigiani e per l’apprendistato di coloro che lo
sarebbero diventati, come De la pirotechnia (1540) di
Vannoccio Biringuccio, che tratta della fusione dei metalli,
De morbis artificum (1713), le malattie professionali di
artigiani e operai, di Bernardino Ramazzini.

17. S. H. Steinberg, Cinque secoli di stampa, Einaudi, 1962.

57 1.2 L’età Moderna


1. La scuola e i libri di testo 58
59
1.3 L’illuminismo del XVIII secolo

Nel corso del XVIII secolo vennero istituite scuole pubbliche


gestite dallo Stato. In Italia, il Regno di Sardegna è stato il
primo a dar vita alla nuova politica scolastica con l’istituzione
di scuole laiche statali di vario grado. Il Regno delle Due
Sicilie nel 1768 pubblicò invece dei manifesti per proclamare
la nascita della scuola pubblica sotto l’autorità di Ferdinando
IV. Tutti gli stati iniziarono ad organizzare scuole laiche e
pubbliche, per sostituire le scuole gestite dai religiosi, in
particolare i gesuiti. Questi ultimi infatti furono cacciati da
diversi Stati e il Papa Clemente XIV, con una bolla papale del
1773, dovette sopprimere l’ordine.
In ambito europeo, nel 1774, Maria Teresa d’Austria
approvò il progetto dell’abate Giovanni Ignazio Felbiger,

Manifesti di Ferdinando
IV di Borbone, re delle
Due SIcilie. (8 febbraio
e 28 luglio 1768)
Pagina successiva.
Sillabario figurato,
risalente alla prima
rivoluzione francese.

1. La scuola e i libri di testo 60


che prevedeva l’obbligo scolastico per i bambini dai 6 ai 12
anni e l’istituzione di scuole per preparare i maestri. Con la
rivoluzione francese, inoltre, si afferma una nuova idea di
scuola: l’istruzione primaria deve essere pubblica (aperta sia
ai maschi che alle femmine), obbligatoria e gratuita.
Inoltre nacque la scuola che dava una formazione
tecnico-professionale, invocata da diversi pedagoghi in
Europa, soprattutto per le zone di campagna, lontane non
solo materialmente dagli istituti scolastici, e per gli adulti
analfabeti ma con mestieri artigiani quali muratori, falegnami,
meccanici e agricoltori.
Ma grande importanza ebbero gli avvenimenti che
investirono in questo periodo la Francia: la Rivoluzione
del 1789. Nel 1802 venne istituita l’istruzione obbligatori e
gratuita, distinguendo i vari gradi di scuole, e si professava
un’istruzione pubblica che stabilisse tra i cittadini
un’eguaglianza di fatto e, di conseguenza, queste nuove
teorie influenzarono indirettamente l’Italia. A Napoli vennero
emanate leggi secondo le quali dovevano essere presenti
in ogni comune almeno un maestro e una maestra, si creò
anche qui una commissione per i testi scolastici e un indice
di classici consigliati.
Ferrara prese spunto direttamente dai testi i origine
francesce e pubblicò per gli alunni dei libri copiati da testi
stolastici francesi.

61
Destra. Catechismo
Francese (1797).
Sinistra. Istruzione
d’un cittadino,
M. Cesarotti (1797).
Sotto. Giornale
Popolare della società
di pubblica istruzione,
Milano 1797.

1. La scuola e i libri di testo 62


1.3.1 Il testo scolastico prende forma

Tra i contributi di privati o di commissioni ufficiali alle


riforme, molti riguardavano i programmi e i libri di testo.
Questo è infatti il momento in cui iniziano a definirsi i libri
di testo scolastici; illustri intellettuali come Giuseppe Parini
furono chiamati a riformare i libri scolastici elementari:
proponevano così minuziosi progetti di grammatiche, sintassi
e dizionari per l’insegnamento delle lingue. Ne sono di esempio
testi come Piccolo libretto di prose italiane per le ‘basse
scuole’, il Metodo di insegnare a leggere di padre Ludovico
Vuoli e in Piemonte lo Stato già provvedeva a fornire libri di
testo come Scelta di Sonetti con varie critiche, osservazioni
ed una dissertazione intorno al sonetto in generale, a uso
delle Regie Scuole. Inoltre illustri poeti come Ugo Foscolo
contribuirono, all’interno di prestigiose università italiane,
a pubblicare testi scolastici; di quest’ultimo è Dell’origine e
dell’ufficio della letteratura. Orazione di Ugo Foscolo.

Ugo Foscolo
(1778-1827)

63
Le stamperie universitarie, sotto l’esempio delle due
americane citate prima, si diffusero e produssero un numero
elevato di libri scolastici e testi classici, tanto da non temere
concorrenza in questo campo da parte di nessun editore.
Questa produzione venne infatti agevolata dalla crescente
alfabetizzazione e dal “vizio” di leggere nel tempo libero
anche da parte dei ceti medi. Principalmente venivano letti
romanzi ma non solo: apparirono calendari che contenevano
varie informazioni quali suggerimenti pratici per la casa, la
medicina, il giardino, oltre alla diffusa stampa periodica.5
Tra le numerosi fonti di sapere, in questo periodo vennero
pubblicate immense opere: le enciclopedie, tra le quali la più
famosa e antica è la Enciclopédie ou Dictionnaire raisonné
des sciences, des arts et des méstiers (1751) diretta da Frontespizio di
Scelta di Sonetti
Diderot e D’Alembert e considerata la più grande avventura con varie critiche,
editoriale dell’Illuminismo. Il criterio di consultazione osservazioni ed una
è molto semplice e se si osserva una tavola dedicata a un dissertazione intorno
mestiere si trova il complesso degli svariati strumenti al sonetto in generale,
necessari al lavoro e in alto la descrizione dell’ambiente di a uso delle Regie
Scuole, Torino 1735.
lavoro. Essa si propose come opera didattica che conteneva
un ampio sapere e come opera che iniziava a fare ordine
tra le miriadi di informazioni che doveva contenere un libro
scolastico.6

18. S. H. Steinberg, Cinque secoli di stampa, Einaudi, 1962.


19. D. Baroni, Un oggetto chiamato libro, Ed. Sylvestre Bonnard, 2009.

1. La scuola e i libri di testo 64


Sopra. Robinson Crusoe
di Daniel Defoe (1719).
Sotto. Gulliver’s Travels
di Dean Jonathan Swift,
Illustrato da Thomas
Morton, 1880.

65 1.3 L’illuminismo del XVIII secolo


Enciclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des méstiers

Manifesto ideologico dell’Illuminismo d’una battuta d’arresto, a causa delle


Approfondimento

e fondamentale opera didattica, aspre opposizioni di gesuiti, giansenisti


l’Encyclopédie, o Dizionario ragionato e dell’ambiente religioso di corte; grazie
delle scienze, delle arti e dei mestieri, all’aiuto di Madame de Pompadour e
nasce dall’idea di un libraio parigino, del giurista Guillame Malesherbes, un
André Le Breton, di far tradurre a Denis anno dopo, nel 1753, può uscire anche
Diderot (1713-1784) la Cyclopaedia, o il terzo volume. Dopo svariati anni di
Dizionario universale delle arti e delle direzione solitaria di Diderot, affiancato
scienze (1728) dell’inglese Ephraim solo da pochi amici devoti, nel 1772
Chambers (1680-1740), autore di esce l’ultimo tomo dell’Encyclopédie.
quello che all’epoca era ritenuto un L’opera comprende 3500 tavole in
punto di riferimento per la circolazione 11 volumi e 4250 copie stampate nella
del sapere. Ma è Diderot, affiancato prima edizione.
da Jean-Baptiste Le Rond D’Alembert Il criterio di consultazione è molto
(1717-1783) per la parte matematica, a semplice, dove si trova nella parte
trasformare il progetto originale in un inferiore gli svariati strumenti necessari
piano di ben più ampio respiro, opera al lavoro e in alto la descrizione
oggettiva e razionale. dell’ambiente di lavoro. Egli riunisce
Il primo volume viene pubblicato tutta la conoscenza nel minor spazio
nel luglio del 1751, mentre il secondo possibile, quindi la determinazione
volume esce già l’anno seguente. La di un layout che facilita la ricerca e la
pubblicazione deve tuttavia subire più comprensione del contenuto.
Sopra. Volumi di testo.
Pagina precedente.
Tavole illustrate
dell’Encyclopediè.
Pagine successive.
Frontespizio primo
volume.

Tipologia: Libri stampati


Formato chiuso: ?
Volumi: 28
Blocco di testo: 2 colonne
Font: carattere: serif
Approfondimento

68
69
1.4 La rivoluzione dell’Ottocento

Al periodo precedentemente descritto ne segue uno di vera


e propria “restaurazione”: si tentò di restaurare l’antica
struttura politica e sociale soprattutto per quanto riguardava
l’educazione. Si tenta di tornare indietro, alla situazione che
vi era dopo il Concilio di Trento e sotto il potere della Chiesa
cattolica. Pertanto si oppongono a questo clericalismo diffuso
voci nuove di cattolici liberali che attuarono varie forme di
istruzione popolare oltre a far sorgere nuove iniziative quali
la nascita di una ricca letteratura infantile e una stampa
popolare capillarmente diffusa. A sostegno di ciò vi fu anche
l’evento che sconvolse gli equilibri in Italia: la nascita del
Regno d’Italia, che portò sconvolgimenti veri e propri
all’interno del sistema scolastico.

Illustrazione di Moby
Dick su copertina
Feltrinelli.
Pagina Successiva.
I Promessi Sposi,
A. Manzoni, 2aed.1840.

1. La scuola e i libri di testo 70


71 1.4 La rivoluzione dell’Ottocento
1.4.1 Il regresso scolastico

L’emblema della Restaurazione fu la ricostituzione


dell’Ordine dei Gesuiti, sancita da Pio VII il 7 agosto 1814. Fu
un triste ritorno al passato poiché a questa notizia seguirono
le reintegrazioni di deliberati del Concilio di Trento e una
nuova unione di Stato e Chiesa.
L’insegnamento elementare del leggere e scrivere fu
ridotto al minimo e alle donne tornarono a insegnare i lavori
domestici. Inoltre scomparvero le strutture che formavano i
maestri dato che questi ultimi erano nuovamente sostituiti
dai preti.
Accanto alle scuole statali nacquero le scuole di “mutuo
insegnamento”, che consistevano nell’affidare agli alunni
migliori l’istruzione dei principianti, sotto la supervisione di
un maestro, arrivando così a controllare fino a un migliaio
di alunni. Il sistema però non piacque, soprattutto per la
rigidità del metodo, e venne soppresso quasi dappertutto.

1. La scuola e i libri di testo 72


Altra iniziativa soppressa fu quella degli asili: il primo fu
a Cremona nel 1828 dal prete Ferrante Aporti. L’Aporti nel
1832 si preoccupò anche di istituire una Scuola per Educatrici
d’Asilo, dove le future maestre avevano la possibilità di
approfondire il metodo aportiano. Egli inoltre scrive un
vero e proprio manuale per l’educazione infantile, Manuale
di educazione ed ammaestramento. Gli asili portano una
ventata di novità per la cura della salute dei bambini e
una prima inculturazione. Dapprima furono istituiti per le
famiglie più agiate, ma in seguito furono indirizzate per il
popolo, il quale ne usufruì, dopo la loro soppressione, come
istituzioni di “carità”.
Sopra. Manuale Sempre Aporti si occupò di istruzione professionale,
di educazione ed
istituendo vere e proprie scuole professionali d’arti e mestieri
ammaestramento, F.
Aporti, 1830. che incontrarono anch’essi resistenze.
Pagina precedente. Altro discorso è invece quello relativo al popolo che viveva
Illustrazione sui principi in campagna. Nelle campagne è l’iniziativa privata, più che lo
delle scuole di mutuo Stato, a provvedere in qualche misura all’istruzione popolare.
insegnamento.
Con queste scuole sorgeva anche una letteratura indirizzata
ai campagnoli e non più soltanto ai signori di campagna come
Il buon campagnolo del cav. prof. Antonio Fontana.

73 1.4 La rivoluzione dell’Ottocento


1.4.2 L’Unità d’Italia

La proclamazione del Regno d’Italia, il 17 marzo 1861,


segna la svolta per l’istituzione scolastica che, da qui in
poi, si uniforma in tutto il territorio nazionale e si rinnova
culturalmente e pedagogicamente, mostrando un progresso
evidente della popolazione scolastica, la nascita di nuovi
tipi di scuole e di nuove sedi e facoltà universitarie.
Nell’istruzione irrompe l’autorità dello Stato che nel definire
regole e sancire obblighi, regola il passaggio a una società che
considera l’ignoranza un ostacolo da superare per accedere
al progresso.
Grande e importante riforma arrivò grazie all’approvazione
della Legge Casati7, composta da 380 articoli, suddivisi in
5 titoli, che trattava dell’istruzione universitaria, classica,
tecnica ed elementare, lasciando al clero l’educazione della
prima infanzia. Tutto era sottoposto al potere centrale del
ministro della Pubblica Istruzione, e non più della Chiesa,
nonostante la religione cristiana fosse stata proclamata
religione di Stato e ne obbligarono l’insegnamento in tutte
le scuole.
A seguire alcuni tra gli articoli più importanti presenti
all’interno della legge Casati8:

Art. 1 «La pubblica Istruzione si divide in tre rami, al


primo dei quali appartiene l’istruzione superiore; al secondo
l’istruzione secondaria classica; al terzo la tecnica e la
primaria».

1. La scuola e i libri di testo 74


Pagina precedente.
Annuario della
istruzione pubblica
1864-65.
A fianco. Documento
ufficiale della
proclamazione del
Regno d’Italia

75 1.4 La rivoluzione dell’Ottocento


Art. 49 «L’insegnamento superiore comprende cinque
Facoltà, cioè:
1. La Teologia;
2. La Giurisprudenza;
3. La Medicina;
4. Le Scienze fisiche, matematiche e naturali;
5. La Filosofia e le Lettere».

Art. 57 «I Professori ordinari sono nominati dal Re fra le


persone che, previo concorso a norma di
questa legge, saranno state dichiarate idonee a tale uffizio».

Il 15 luglio 1877 il ministro Coppino estese a tutto il Regno


la legge Casati, che sanciva l’obbligo dell’istruzione primaria
per le persone, non solo per i comuni. Altra questione
importante riguarda l’educazione infantile. Dopo l’unità
d’Italia si tentò di introdurre in Italia i Kindergarten, giardini
dell’infanzia, luoghi possibilmente all’aperto in cui i bambini
potevano giocare in gruppo con oggetti ludico-educativi.
Ovviamente essi furono aspramente criticati dai clericali che
li indicavano come luoghi “non di Dio”.
Ma parallelamente a questi sviluppi si ebbe un progressivo
rinnovamento dei programmi e degli ordinamenti che
innalzarono l’età d’obbligo di frequentazione delle scuole.
A ciò consegue una nuova visione del libro scolastico, che
si trasforma in un testo concepito soprattutto come manuale
progettato secondo criteri pedagogici e didattici. Seguendo
determinate disposizioni e norme legislative, il libro viene
modificato e elaborato secondo determinati requisiti.
Inoltre i libri scolastici vengono controllati e autorizzati dal
Ministero solo ed esclusivamente per essere uniformati in

1. La scuola e i libri di testo 76


Statistiche allegate
ad atti riguardanti
l’istruzione,1863.
A fianco, Cuore,
E. De Amicis,
Garzanti, 1940 c.ca
Pagina successiva.
Pinocchio, C.Collodi,
1a ed. 1883.

77 1.4 La rivoluzione dell’Ottocento


1. La scuola e i libri di testo 78
tutti gli istituti e dare una formazione omogenea a tutti i
ragazzi, soprattutto le scuole elementari per le quali era un
vero e proprio problema introdurre l’adozione obbligatoria
dei libri di testo, da sempre tramandati da figlio in figlio,
soprattutto ovviamente nelle famiglie povere.
Altra questione importante riguardò i libri classici.
Quest’ultimi, come i testi greci e latini, erano stati
ripubblicati dalle grandi case editrici e si pose il dilemma
se questi andassero bene per le scuole o ci fosse la necessità
di rivisitarli e adattarli agli studenti. In più, nuovi libri di
autori contemporanei come Cuore o Pinocchio del grande
Collodi9, entrarono nelle case dei bambini e ragazzi e, dati i
loro insegnamenti, era necessario valutare se questi fossero o
meno idonei all’inserimento nei programmi scolastici.
Ad essi venivano affiancati testi parascolastici con finalità
ricreative, libri premio, temi svolti, carte geografiche, guide
didattiche per insegnanti. Così, già nel 1871 i titoli scolastici
a disposizione degli insegnanti erano oltre duemila, dieci
anni più tardi erano quasi il doppio, di cui buona parte erano
buoni anche a livello qualitativo dal punto di vista didattico,
con una lista di autori che segnano lo scenario scolastico.

20. È noto come legge Casati il regio decreto legislativo 13 novembre 1859, n. 3725 del Regno di
Sardegna, entrato in vigore nel 1860, che prese il nome dal Ministro della Pubblica Istruzione Gabrio
Casati, in carica per un anno prima che si proclaasse il Regno d’Italia.
21. http://www.sintesidialettica.it/pedagogia/documenti/legge_casati.pdf
22. Le edizioni del 1901 e del 1904 superarono le 300.000 copie vendute.

79 1.4 La rivoluzione dell’Ottocento


1.4.3 Scuola incompresa

La scuola stentava a capire che il bambino fosse sottoposto


ad una cultura a lui estranea, restava distante da egli e
l’istruzione era spesso trasmessa attraverso metodi repressivi
e punizioni, anche corporali: il banco dell’asino e la
bacchetta. Un grande padre dell’educazione quale Giovanni
Bosco, ancora oggi conosciuto per la sua opera caritatevole,
fu pessimista nei confronti dei bambini nonostante la sua
posizione, e così li descriveva: «triste e ridicolo zimbello
dello spirito maligno», motivo per cui «nel suo sistema la
frusta, ossia la minaccia salutare e dei venturi castighi, non è
assolutamente esclusa»10.
Infatti la letteratura dell’infanzia continuava le denunce
verso questi metodi poco ortodossi di istruire; pertanto pare
scontato che il bambino mostrasse ripugnanza nei confronti
dell’educazione, oltre ad essere considerata lontana dalle
loro esperienze e dalle loro aspettative di vita. Persino i
dottori sostenevano che l’istruzione scolastica nuocesse
alla salute dei bambini in maniera negativa, sostenendo le
loro tesi addirittura durante congressi. Senza considerare
poi l’insegnamento della religione che era quasi obbligatorio
all’interno delle scuola, nonostante si dicesse fosse portato
solo sotto esplicita richiesta dei genitori.
Unico aspetto considerato positivo dai molti fu l’inserimento
dell’educazione fisica come insegnamento obbligatorio con
una legge del 7 luglio 1878, la quale si svolgeva attraverso la
ginnastica o la pratica di sport come giochi ginnastici, tiro a
segno, ed era difficile dire se erano concretamente attuabili
date le condizioni in cui versavano le strutture scolastiche.

1. La scuola e i libri di testo 80


Punizioni del maestro,
illustr. 1888.

23. G. Bosco, Il sistema preventivo della educazione nella gioventù, 1877.

81 1.4 La rivoluzione dell’Ottocento


1. La scuola e i libri di testo 82
Pagina precedente
e sopra.
Gli strumenti di
studio e la divisione
dei sessi nella scuola
italiana, litografia,
XIX sec.
Noah’s Ark Alphabet,
Walter Crane, 1872.
A. fianco. Scuole di
carità per l’infanzia,
incisione, 1837
(Roma, Coll. Fainelli).

83 1.4 La rivoluzione dell’Ottocento


1.5 Il Novecento in progresso

Questo secolo, come è ben noto a tutti, è pieno di


sconvolgimenti politici, culturali ed economici. Vi è la sempre
più assidua presenza della politica, che si divide tra destra
e sinistra; la nascita di associazioni a tutela delle categorie
dei lavoratori, tra cui quella degli insegnanti istituita già
alla fine del secolo precedente; le due grandi guerre che
sconvolgono tutti gli equilibri del mondo intero; la grande
crisi economica e la povertà senza precedenti seguita da
una inaspettata e straordinaria ripresa dopo l’ultima guerra
mondiale. Insomma, un secolo fatto di evoluzione, novità e
cambiamento di pensiero.
Tutto ciò ovviamente non esclude l’istruzione scolastica
che vede, nonostante gli alti e bassi, il sostanziale aumento
della percentuale di alfabetizzazione tra la popolazione
e dunque maggiore istruzione, soprattutto per le donne,
che sino a questo momento erano state relegate e istituti
d’istruzione limitati all’insegnamento di “cose da donne”.
Grandi uomini e grandi novità abbracciano questo secolo,
sopratutto il progresso tecnologico che sconvolge totalmente
il modo di vivere di ogni singolo essere umano.
In quanto alla questione del libro di testo scolastico, è
inutile evidenziare come fosse ormai totalmente cambiato
sia nella forma che nell’utilizzo e che già a metà secolo si
presentava quasi così come oggi lo conosciamo, almeno per
quanto riguarda la composizione dei contenuti.

1. La scuola e i libri di testo 84


In alto. Albert
Einstein, 1951.
Prima pagina
con l’annuncio
della nascita della
Repubblica,1945 .
A fianco,primo
computer Apple, 1976

85
1.5.1 L’importanza della pedagogia

Il grande rinnovamento educativo del Novecento parte dagli


studi di grandi pedagoghi che iniziarono a osservare, da più
punti di vista, i bambini e i loro comportamenti. In Italia
ci ritroviamo importanti figure che tentarono di costruire
modelli scolastici sulla base dei loro studi scientifici e
psicologici sui fanciulli. Di fatti molti diffusero il loro sapere
su larga scala e videro applicare i loro scritti e le loro teorie,
come il caso della “scuola serena” delle sorelle Agazzi o di
“scuola rinnovata” della Pizzigoni.
Il caso più importante resta senza dubbio quello di Maria
Montessori. Ella partì da studi svolti su bambini con problemi
psichici, per i quali ideò un metodo di apprendimento che potè
applicarsi a tutti i bambini, indifferentemente dal fatto che
avessero o meno problemi. Il principio fondamentale doveva
essere la “libertà dell’allievo”, poiché solo la libertà favorisce
la creatività del bambino già presente nella sua natura; dalla
libertà doveva emergere la disciplina. Compito dell’insegnante
era lavorare al mantenimento di questo stato tramite
l’educazione al movimento. Per questo motivo il lavoro nelle
“Case dei Bambini” era basato sul movimento; entrando in
un ambiente costruito a sua misura, con materiali ideati
per l’utilizzo autonomo dalla stessa Montessori, il bambino
poteva scegliere la propria attività, seguendo l’istinto,
svegliando l’interesse e la concentrazione. Tipico delle scuole
Montessori era l’insegnamento dell’Educazione Cosmica, che
abbracciava i concetti di educazione ecologica, educazione

1. La scuola e i libri di testo 86


alla pace ed educazione alla mondialità. Lo scopo di essa
era guidare il bambino verso l’amore per la vita. Partendo
dall’esperienza con i bambini la Montessori indicò anche i
principi pratici per costruire un metodo, adattato e adatto
alle diverse condizioni, per insegnare a leggere e a scrivere
anche agli adulti11.
In un Italia dove ancora le donne costituivano una
percentuale minima della popolazione alfabetizzata, la
Montessori sicuramente si distinse, ma molto di più ci
volle per altre donne per affermarsi all’interno di mestieri
considerati “maschili”.

La maestra
Montessori

24. M. Montessori,  Formazione dell’uomo: pregiudizi e nebule, analfabetismo mondiale, Milano,


Garzanti, 1950.

87 1.5 Il Novecento in progresso


1.5.2 Il primo mezzo secolo tra guerre e fascismo

La tendenza verso un organizzazione centralizzata


dell’istituzione scolastica, portò lo Stato ad iniziare a farsi
carico della gestione e del sostentamento dell’istruzione. Già
nel primo decennio infatti, la scuola elementare e secondaria
aveva una rigida organizzazione: calendario delle lezioni, libri
di testo, registri, materiale didattico, programmi e esami.
Questo programma scolastico venne in seguito riadattato
dal governo fascista, che lo fece proprio e lo modificò, anzi
sradicò ogni buon proposito, facendo diventare l’istruzione
del fanciullo un indottrinamento al fascismo e la creazione
dell’esercito del domani. I bambini avevano tutti la stessa
divisa, ma vi era una separazione ancora netta tra maschi e
femmine; avevano libri su cui studiare, ma venivano ancora
bacchettati; vedevano nella scuola una supporto al benessere,
ma veniva loro fatto il lavaggio del cervello.
A tutto ciò contribuì senza dubbio la riforma Gentile. Il
ministro fascista della Pubblica Istruzione Giovanni Gentile
voleva istruzione si, ma per pochi: così si ebbe una rapida
diminuzione della scolarità.

Piccoli Balilla con


moschetto, anni ‘30.
Pagina successiva.
Motto scolpito su pietra.

1. La scuola e i libri di testo 88


Nel 1923 mise in atto la riforma scritta da lui e dal pedagogo
Giuseppe Lombardo Radice: l’obbligo scolastico fu innalzato
a 14 anni e fu istituita la  scuola elementare  da sei ai dieci
anni. L’allievo che terminava la scuola elementare aveva la
possibilità di scegliere tra i licei classico e scientifico oppure
gli istituti tecnici. Solo i due licei permettevano l’accesso
all’università (il secondo solo alle facoltà scientifiche), in
questo modo però veniva mantenuta una profonda divisione
tra classi sociali.
Lui stesso diceva che “l’esclusione di un certo numero
di alunni dalla scuola pubblica era stato il proposito ben
chiaro della nostra riforma (...) Non si deve trovare posto
per tutti (...) La riforma tende proprio a questo: a ridurre la
popolazione scolastica”12.
La religione era insegnata obbligatoriamente a livello
primario ma nella riforma era prevista la richiesta di esonero,
per chi professasse altre fedi.

89 1.5 Il Novecento in progresso


A fianco. Sillabario e
prime letture per gli
adulti, Torino, Paravia,
1908 e 1917.
Sotto. Cuori fratelli:
letture per le scuole
elementari, Milano,
Ed. Sandron, 1926.
Pagine successive.
Pagelle scolastiche.

1. La scuola e i libri di testo 90


I libri di testo vennero maggiormente sottoposti a controlli
da parte di commissioni formate anche da sacerdoti, ma
l’aspetto positivo e che questi rigidi controlli portarono
le case editrici a far scrivere i testi da illustri letterati del
periodo come Grazia Deledda, Dino Provenzal, aumentando
la qualità dei testi redatti, anche se spesso non superavano i
controlli e dovevano essere comunque rivisti. Anche perche
non si poteva fare grande affidamento sulla preparazione
degli insegnanti, dato che essi stessi necessitavano di libri di
testo appositi.
Da qui, un inarrestabile ascesa del governo proclamò una
scuola che trasmettesse l’ideologia del fascismo13.
Per creare “l’italiano nuovo” la scuola fascista proponeva
testi scolastici, quaderni, diari e pagelle in cui si esaltava il
fascismo sia attraverso le immagini, strumento rapido ed
efficace, che attraverso i contenuti.
La legge numero 5 del 7 gennaio 1929 introduce, a partire
dall’anno scolastico 1930-31, il Testo Unico di Stato. Con
l’adozione di questo libro ogni possibilità di scelta didattica
sul libro di testo viene negata.  Il libro unico, inoltre, è in
gran parte dedicato alla propaganda fascista, e una parte
all’educazione religiosa, oltre a proposte sul modo di vivere
nella società. Questo testo è prescritto per le prime due classi
della scuola elementare, mentre per le altre tre classi vi sono
testi differenziati, che però vengono comunque compilati
da una commissione nominata dal Ministero della Pubblica
Istruzione, composta da intellettuali scelti dal Ministero.
La legge di istituzione del libro unico prevede che esso sia
rinnovato ogni tre anni e che venga edito dalla “Libreria
dello Stato” e distribuito nelle scuole tramite i provveditorati
agli studi presenti nelle varie province.

91 1.5 Il Novecento in progresso


1. La scuola e i libri di testo 92
93
Nelle scuole secondarie non viene introdotto il libro
unico, anche se i libri sono sottoposti a controllo politico
e i programmi di insegnamento sono allineati alle esigenze
politiche del regime.
In questo periodo, accanto al libro unico, numerosi sono
inoltre i libri di lettura e di educazione e propaganda fascista
diffusi dal Partito Nazionale Fascista, in particolare bisogna
ricordare Il primo e Il secondo libro del fascista.
Successivamente, già sotto periodo di guerra, il ministro
Bottai presenta il 19 gennaio 1939 al Gran Consiglio del
fascismo la “Carta della Scuola” con la quale si istituisce la
scuola media unica.
A tutto ciò, come ben sappiamo, seguì una devastante Se questo è un uomo,
P. Levi, Ed. De Silva,
guerra, che sconvolse tutta l’Italia e il mondo intero. Anche 1947.
negli ambienti scolastici sorse la resistenza antifascista e Pagina successiva.
molti studenti morirono per mano dei nazifascisti. Pagine interne e
copertina del Libro
unico di Stato.

25. M. A. Manacorda, Storia Illustrata dell’educazione, Giunti, 1992.


26. G. Chiosso, L’Italia alfabeta. Libri di testo e editoria scolastica tra Otto e primo Novecento,
Università di Torino, 2007.

1. La scuola e i libri di testo 94


95
Tra campi e borghi

Tra Campi e Borghi: corso di letture per in nero, a parte rari casi di illustrazioni
Approfondimento

le scuole elementari - classe seconda. colorate su carta patinata, diversa da


Questo testo scolastico adottato da quella utilizzata per il resto del libro.
molti studenti d’Italia, è stato curato da Vi sono già le basi per la nascita del libro
G. A. Marcati e le illustrazioni all’interno unico di Stato, poichè il testo presenta
del volume sono di Luigi Yobbi. situazioni tipo in cui è necessario
Pubblicato nel 1923 da Mondadori, Tra “obbedire”, una parte, quella finale,
campi e borghi è uno tra i tanti libri dedicata alla religione cristiana e
che inizia ad essere controllato dalle immagini del bambino ideale.
autorita, per valutare se i contenuti
fossere più o meno adatti agli alunni.
Nell’ultima pagina si può infatti leggere
il nome di coloro che approvano il testo.
L’interno presenta pressocchè immagini
Tipologia:rulegato a filo
Formato chiuso: 120x190mm
Pagine: 182
Blocco di testo: 1 colonna, 30 linee
Font: serif
1.5.3 Uno statico dopoguerra

La seconda metà del secolo vide un dopoguerra infettato da


strascichi ideologici del fascismo che tardavano a morire
e che influenzavano ancora le nuove riforme scolastiche
e i contenuti dei libri di testo, e limitavano le novità che
volevano portare gli insegnanti meno “tradizionali”. Tuttavia
l’introduzione definitiva della scuola media unica porta
sostanziali innovazioni quali le scienze e l’insegnamento
dell’educazione artistica e musicale.
Unico campo dell’istituzione scolastica ancora non
ben definito, almeno fino agli anni ’70, restava la scuola
secondaria e l’università, più difficili da organizzare e
Le leggi delle figure:
riformare. Di fatti il problema dell’istruzione secondaria era corso di geometria
strettamente legato all’università poiché dalla prima uscivano intuitiva, Noseda, 1957
i futuri laureati e operai. Questa distinzione di professioni e
conseguentemente di classi sociali, avveniva già alla scelta
del tipo di scuola secondaria da seguire, che si divideva in
licei e istituti tecnici, come già precedentemente detto.
E così una famosa contestazione mondiale del ’68 portava
la scuola ad essere la prima istituzione, formata dai giovani,
ad aver eliminato la distinzione tra classi sociali. Si chiedeva
una vera e propria democrazia scolastica che creasse
contenuti culturali dal basso. Da qui la scuola proseguiva
più o meno staticamente, definendo man mano programmi e
ore, tenendo sempre in considerazione lo studente, stavolta
diversamente da come si era fatto sin ora, soprattutto nei
confronti dei bambini: gli alunni sono finalmente seguiti e
scompare totalmente la punizione corporale.

1. La scuola e i libri di testo 98


Sopra.
Scolari degli anni ‘50.
A fianco.
Contestazione
studentesca del ‘68.

99 1.5 Il Novecento in progresso


1.5.4 La rivoluzione dei libri

Dopo questi sconvolgimenti i libri di testo e il sistema di


adozione di questi cambia, soprattutto perché finalmente
le case editrici sono libere di produrre testi scolastici senza
vincoli. Vero è che ci troviamo di fronte un’Italia distrutta
sia culturalmente che strutturalmente, e pochi stampatori
riprendono il loro mestiere, dotati degli stessi macchinari
ormai datati, ma alcune case editrici, soprattutto a Milano
aumentano la loro produzione in maniera esponenziale, i titoli
disponibili per gli studenti e ovviamente aumentano anche i
loro introiti. Non essendo più presente un controllo, positivo
e negativo, da parte di un ente preposto, ciò comporta la
personalizzazione dei contenuti e la politicizzazione dei libri
di testo, anche questo lungamente contestato dai docenti e
dalle famiglie.
In ogni caso si migliorano i contenuti e i programmi
scolastici e si arriva ad un livello di apprendimento e di
trasmissione del sapere alto. I libri prendono forma e
diventano quasi come sono adesso: suddivisione degli
argomenti, schede di approfondimento, esercizi correlati. Si
lasciano i testi classici (quei pochi ancora in uso vengono
riadattati all’insegnamento) e il libro di testo scolastico
diventa un vero e proprio manuale scritto ad hoc per ogni
materia del piano di studi.

1. La scuola e i libri di testo 100


Sopra.Testi scolastici di
Bordinghieri Editore,
progetto copertine di
Enzo Mari. (1972-76)
A fianco. Testi
universitari di Sansoni
Università (1972-75)

101 1.5 Il Novecento in progresso


1.6 Uno sguardo ad oggi

Nel complesso oggi la situazione sarebbe pressoché invariata,


se non fosse per la grande novità del digitale.
I computer hanno sconvolto totalmente la vita di tutti,
sotto ogni aspetto, e non poteva restarne fuori l’istruzione.
Dopo un periodo di stasi e monotonia degli anni ’80 e ’90,
gli anni 2000 hanno portato una ventata di novità generale
che ha modificato in gran parte i modi di approcciarsi
all’educazione dei ragazzi. In primis l’introduzione dei
computer e altri strumenti digitali all’interno delle scuole
ha permesso di sviluppare nuovi metodi di insegnamento,
accompagnando alla lettura del testo nuovi contenuti
multimediali (audio e video): i primi CD compresi nei libri
di testi. Successivamente, soprattutto nell’ultimo lustro, i
libri hanno fatto molto di più, si sono essi stessi digitalizzati
e sono stati resi disponibili direttamente come e-book.
Quest’ultimo termine è in uso da poco tempo, dato che è un
creazione recente. L’e-book è un libro digitale con il quale si
ha la possibilità di accedere a contenuti interattivi legati agli
argomenti trattati.
Si potrebbe pensare cioè che il libro oggi sia solo in formato
digitale, ma ovviamente così non è dato che altrimenti le
case editrici non avrebbero niente più da produrre. Perciò il
libro di testo permane ma non nei modi adeguati: si tenta di
abbinarlo al digitale facendo il modo che non venga sostituito,
ma così ne risulta solamente un pessimo libro cartaceo e
un pessimo e-book. I modi di fare e vivere la scuola sono
nettamente cambiati e con il tempo sono nate associazioni di
insegnanti e genitori che incentivano l’utilizzo di materiale
didattico fornito da loro stessi, tramite appunti, dispense,
registrazioni, archivi scolastici e siti dedicati, come sta
facendo INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione)

1. La scuola e i libri di testo 102


in Italia che promuove diversi progetti del genere14. Altro
ente di grande rilievo che studia il settore è lo IARTEM
(International Association for Research on Textbooks and
Educational Media) che lavora per stabilire contatti tra tutte
le parti interessate ai temi dell’educazione e dei libri di testo
e rafforza l’attenzione sui temi dell’educazione e dei libri di
testo nell’insegnamento degli insegnanti e nella formazione
degli insegnanti28.

27. Si rimanda al sito dell’istituto, ove sono presenti progetti e archivi. (http://www.indire.it/).
28. https://iartemblog.wordpress.com/

103
“L’editore cavalca il turbine
e dirige la tempesta.”

Joseph Addison

2. L’istruzione per l’editoria 104


2 L’istruzione
per l’editoria

105
2.1 L’espansione delle case editrici

I libri di testo sono presenti così come li conosciamo oggi


solo da periodi relativamente recenti. Infatti, come già
esplicato sopra, il libro scolastico fa la sua effettiva comparsa
solo a partire da metà del 1700. Ciò ovviamente è dato
dalla maggiore presenza sul territorio di stampatori, librai
ed editori che si affacciano a questo genere. Solo in secoli
più recenti diventa un vero e proprio settore dell’editoria e,
comprendendone il potenziale, molti stampatori iniziano a
produrre quasi solo ed esclusivamente materiale didattico.
Tale andamento è da porre ovviamente in stretta relazione
ai processi di graduale estensione dell’alfabetizzazione nel
XX secolo e delle diverse manovre del governo che puntano Compositore con
l’attenzione sull’istruzione primaria e secondaria: si stimano macchina Linotype.
tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento ben
1054 editori impegnati in tale produzione1, di cui molti ancora
presenti nell’attuale manualistica didattica. Nonostante ciò,
se messa a confronto con l’editoria in generale, l’aumento
del numero dei testi scolastici intorno al 1920 toccava un
massimo del 15% della produzione totale di libri.

2. L’istruzione per l’editoria 106


Sopra. Libreria Paravia
(1800 c.ca).
Cartiera di inizi ‘900.
Elenco di libri e
oggetti per le scuole
Paravia (1858).

107
A darci un quadro più completo della situazione sono
i cataloghi di libri pubblicati dalle varie case editrici e in
determinati periodi anche dal governo in carica. Il primo
catalogo uscì però nel 1876 e intitolato Catalogo dei libri
scolastici d’educazione e d’istruzione per l’anno scolastico
1876-1877, iniziativa promossa dall’Associazione Tipografico
Libraria Italiana2.
Gli editori stessi utilizzavano i loro cataloghi come
materiale pubblicitario al quale interno promuovevano libri
nuovi o settoriali.
Di fatti la figura dell’editore va via via modificandosi
poiché esso stesso diviene quasi un mediatore culturale,
allontanandosi dalle sue origini di stampatore o libraio, e
punta alla pubblicazione di prodotti che diano vantaggio dal
punto di vista economico. Di conseguenza, a partire dal ‘900,
si avviò un passaggio ad una editoria non più gestita a livello
famigliare, ma con impronta imprenditoriale e di fatti non
più solo intellettuali all’interno di case editrici ma anche
uomini legati alla finanza.

1. G. Chiosso, L’Italia alfabeta. Libri di testo e editoria scolastica tra Otto e primo Novecento,
Università di Torino, 2007.
2. Nata nel 1869 come associazione di categoria del settore librario con il nome di Ali, nel 1871 si è
trasformata in ATLI (Associazione Tipografico Libraria Italiana) riunendo editori, librai e tipografi. Tra
i fondatori, risultano figure storiche dell’editoria. L’AIE (Associazione Italiana Editori) si costituisce
con il nome attuale nel 1946 (http://www.aie.it/).

2. L’istruzione per l’editoria 108


Dall’alto a sinistra.
Bompiani, Mondadori,
Laterza, Giunti,
Einaudi, Electa.

109 2.1 L’espansione delle case editrici


2.1.1 Divari economici

Il modificarsi dell’economia, il variare continuo delle


istituzioni e il cambiamento culturale così accelerato,
non può altro che portare uno squilibrio all’interno del
settore editoriale. Per meglio dire: la situazione incostante
che vede il modificare continuo delle norme che regolano
l’uso dei libri per l’istruzione e dei programmi scolastici;
l’incremento produttivo del libro scolastico ed educativo
dovuto alla diminuzione del tasso di analfabetismo avvenuto
La scuola del villaggio
in concomitanza con l’attuazione di un sistema di istruzione di Giuseppe Costantini,
primaria gratuita e obbligatoria; la sconoscenza del settore olio su tavola, 1870
ancora inesplorato del manuale scolastico che si distingua (45×35 cm)

2. L’istruzione per l’editoria 110


dai libri di lettura educativa. Tutti questi fattori determinano
il passaggio, soprattutto tra metà Ottocento e metà
Novecento, da una editoria artigianale a una industriale, dove
chi ha macchinari nuovi, possibilità di una distribuzione
capillare del prodotto e spirito imprenditoriale va avanti e
si ha conseguentemente un numero esiguo di editori che
abbandonano il settore. I nuovi editori si circondano di
nuove figure professionali che con competenze diverse
contribuiscono alla realizzazione del libro: autori, redattori,
pubblicitari, propagandisti, illustratori.

111
2.1.2 Divari territoriali

Altro fondamentale fattore da evidenziare è la posizione


territoriale delle diverse case editrici che si dividono tra Nord,
Centro e Sud e che crea una distinzione non solo legata al
territorio ma anche allo sviluppo del settore editoriale. Una
geografia editoriale del ‘900 cosi spiegata da Chiosso:
«In un primo gruppo si trovano le quattro regioni
con maggior densità di imprese (Lombardia, Toscana,
Piemonte e Sicilia) con una percentuale che raggiunge
il 59% del totale delle iniziative censite. La fisionomia
della loro presenza sul territorio è connotata in modo
tuttavia diverso: mentre Lombardia (207 imprese)
e Sicilia (162) presentano, specie nell’Ottocento,
una molteplicità di imprese sparse in forme capillari
sull’intero territorio regionale (pur con una significativa
concentrazione di iniziative in Milano e Palermo),
Piemonte (158) e Toscana (151) sono egemonizzate
dalle attività tipografiche e editoriali di Torino e Firenze.
In un secondo gruppo si trovano altre cinque regioni
(Campania, Lazio, Veneto, Puglia e Emilia-Romagna, per
un totale complessivo di 345 imprese) con una incidenza
di presenze editoriali attestata intorno al 30%. Anche in
questo caso occorre qualche precisazione: nonostante
il numero quantitativamente più ridotto di imprese, in
alcune di queste regioni (Campania, Puglia e Emilia-
Romagna) sono attivi editori importanti (basta citare, a
titolo d’esempio, Morano, Loffredo, Laterza, Zanichelli)
che però non hanno subito la forza di competere con
le case editrici più forti di Torino, Milano e Firenze e Marchi editoriali di
Niccolò Giannotta
soltanto gradualmente saranno in grado di sviluppare
Editore, Catania e
una politica editoriale ad ampio respiro. Il terzo gruppo, Sandron Editore,
costituito dall’11% residuo delle imprese (pari a 123), Palermo.

2. L’istruzione per l’editoria 112


Prose politiche,
U. Foscolo, Le Monnier.
Dizionario di citazioni,
Sandron Editore.

risulta frammentato in piccole esperienze sparse tra le


restanti regioni»3.
Da questa panoramica offerta da Chiosso, si evince come
solo pochi detengono veramente il potere editoriale. Prima
tra tutte la città è Milano, che possedeva una grande fetta
del mercato editoriale, culla della cultura contemporanea
che si stava da li sviluppando, e sede di grandi case editrici
come Mondadori, antefatto della moderna editoria scolastica.
Ad esse concorrevano secondariamente solo i torinesi
e i fiorentini rispettivamente con la Utet e Le Monnier.
Al sud troviamo solo due forti esempi presenti in Sicilia:
Giannotta a Catania e Sandron a Palermo. Le imprese del sud
soffrivano della concorrenza degli editori settentrionali, ma

113 2.1 L’espansione delle case editrici


riuscivano comunque a sostenere un alto livello qualitativo
di produzione.
Accanto ad essi vi erano poi gli autori-editori, scrittori di
testi didattico-educativi che si occupavano personalmente
della stampa, la commercializzazione, convinti di ottenere
vantaggi maggiori finivano per rimetterci.
È ovvio notare imediatamente che i nomi di editori che
abbiamo riconosciuto nel testo di Chiosso siano ben pochi ed
è semplice intuirne il motivo. Il mercato ha fatto primeggiare
i più forti e ha eliminato i più deboli, ovvero coloro che non
sono riusciti a stare al passo con la continua modifica del
catalogo produttivo.
Oggi sappiamo bene che le case editrici sono grandi
multinazionali che posseggono tutto ciò che era editoria
classica. Oggi i testi scolastici sono ormai per lo più prodotti
dai grandi come Mondadori, Electa, Paravia, Zanichelli, che
poco spazio lasciano in questo ramo dell’editoria alle case
editrici più piccole. Il fattore determinante è poi senz’altro
la quantità industriale di produzione che deve sostenere una
casa editrice, dato che oggi si deve coprire l’intero territorio
italiano, con molte e ovvie pretese anche dal punto di vista
qualitativo da parte degli insegnanti e degli studenti.

3. G. Chiosso, L’Italia alfabeta. Libri di testo e editoria scolastica tra Otto e primo Novecento,
Università di Torino, 2007.

2. L’istruzione per l’editoria 114


Pagina precedente.
Le Monnier Editore.
A fianco. Opere di
Mario Rapisardi,
Giannotta Editore,
Catania,1894.

115 2.1 L’espansione delle case editrici


2.1.3 I diversi ambiti del sapere

«Lettura d’educazione e d’istruzione». Tale definizione era


utilizzata nelle bibliografie ufficiali per racchiudere una
produzione multiforme. Di fatti anche l’albero della didattica
è formato da più radici, talmente differenti tra loro che
difficilmente un editore può trattare bene ogni argomento allo
stesso modo. Troviamo il settore legato ai libri per l’infanzia,
quello dell’istruzione primaria, l’istruzione secondaria, i testi
parascolastici, e cosi via.
Inoltre si ricava come i testi che destavano maggiore
interesse per gli editori erano quelli per le scuole elementari
e per l’istruzione secondaria. Soprattutto, particolare
attenzione era rivolta ai testi umanistici, seguiti dai manuali
scientifici e tecnici.
Oggi troviamo degli editori che per forza di cose curano
ogni settore dell’editoria scolastica se vogliono restare
competitivi, anche se ci sono sempre delle specializzazioni
verso uno o l’altro ramo. Ad esempio Hoepli già dai primi del
Novecento approfondisce il campo dell’istruzione secondaria
e arricchisce i suoi cataloghi di manuali legati a materie

Manuali Hoepli
(2012 -2017)
Pagina successiva.
Storia dell’architettura,
Electa (1985).
Progetto grafico
F.G.Confalonieri.

2. L’istruzione per l’editoria 116


tecnico-scientifiche e soprattutto indirizzati agli istituti
tecnici. Electa si avvicina ai testi classici e produce libri
legati all’ambito artistico (disegno, architettura, design, storia
dell’arte) indirizzati principalmente all’istruzione superiore.
Si ricordi poi Mondadori abbinato, con le sue diverse case
editrici di proprietà come la De Agostini, ai libri scolastici per
la scuola primaria.
Ciò che notiamo però è che nel complesso attira più
attenzione l’istruzione secondaria, soprattutto perché nel
corso dei decenni è quella che meno viene sottoposta a
cambiamenti e da la possibilità di investire per migliorare il
prodotto e non per doverlo modificare di continuo.

117 2.1 L’espansione delle case editrici


2.1.4 Le collane per la conoscenza

Questa produzione multiforme doveva e deve essere ancora


oggi organizzata e gestita in modo tale da non creare
confusione, motivo per cui nascono nella maggior parte dei
casi le collane editoriali, queste permettono di riordinare e
catalogare in un insieme i diversi testi e permetterne una
selezione migliore.
Analizzando i titoli delle collezioni di libri si evince
anche il target a cui si fa riferimento e considerando delle
collezioni del secondo Ottocento troviamo raccolte come
Biblioteca amena e istruttiva per le donne gentili avviata da
Parotta, Biblioteca delle scuole e delle famiglie di Treves, e le
innumerevoli collane più recenti.
Ma c’è da approfondire la questione che porta la collana
editoriale dentro la faccenda istruzione. Nel XVIII secolo
l’istruzione iniziava a coinvolgere i ceti meno abbienti,
quindi anche i più poveri iniziavano a leggere libri e ad essere
istruiti. Così qualche editore pieno di buoni propositi, fece
il modo che anche a questi ultimi potessero arrivare i libri.
Ovviamente non si parla ancora di manuali scolastici, ma di
narrativa classica che era l’unica a disposizione a quei tempi.
Così John Bell, in Inghilterra, pubblica le prime edizioni
economiche utilizzando carta più scadente ma comunque
buona quanto bastasse per essere maneggiata. In versione
economica lanciò la collana British Poets, composta da 109
volumi e venduta a 6 scellini (allora il costo medio di un
libro era di 39 scellini) dal 1777 al 17824. Come si evince dal
titolo stesso, la collana raccoglieva le opere di narrativa dei
poeti inglesi più importanti e si proponeva al pubblico con British Poets, J.Bell
l’obiettivo di avere un valore educativo. Poiché i lettori erano (1785).
per lo più poveri, finalmente anch’essi avevano la possibilità
di istruirsi attraverso la lettura leggera.

2. L’istruzione per l’editoria 118


Ma la novità assoluta giunse nel 1935 con la nascita della
nuova casa editrice di Allen Lane, la Penguin books, madre
dei libri tascabili, formato nuovo che rivoluziona anche
il modo di approcciarsi ai libri. Essi, oltre ad essere molto
economici, sono i primi ad essere rilegati in brossura. Fondata
nel 1937 e della stessa editrice, la Pelican Books il cui scopo
era pubblicare libri che avessero come fine quello di istruire
il lettore su un determinato argomento. Vennero pubblicati
centinaia di libri, scritti da esperti, che descrivevano in
maniera chiara e professionale lo stato della conoscenza e
del sapere in molti e differenti campi.
La Penguin books negli anni ‘60 pubblica una serie di
collane legate all’istruzione o un settore specifico come ad
esempio A history of Britain (1967), Science news (1946),
Penguin education (1967), e molti altri.
A history of Britain,
Penguin (1967).

4. S. H. Steinberg, Cinque secoli di stampa, Einaudi, 1962.

119 2.1 L’espansione delle case editrici


Pelican books

«Quando furono pubblicati i primi Al contrario di altri editori, le copertine


Approfondimento

Pelican, l’intenzione era di fornire al della Penguin erano (e sono tuttora)


lettore colto interessato alla cultura molto sobrie e standardizzate. Divise
generale, libri autorevoli su una vasta orizzontalmente in tre fasce, la prima
gamma di interessi. All’epoca non e l’ultima sono colorate a seconda del
esisteva alcun progetto intenzionale di genere e della collana a cui il libro
costruire una biblioteca di conoscenza appartiene (arancione per la narrativa,
moderna a un costo modesto. blu per le biografie, verde per la
Ciononostante, i Pelican sono letteratura gialla) come è il turchese in
diventati tali: essi non sono utili sono questo caso; la centrale, rigorosamente
al lettore generico, ma anche al gran bianca, contiene il titolo del libro e
numero di studenti che seguono corsi l’autore, scritti in carattere Gill Sans.
nelle università e nelle istituzioni di Il design originale, così come il logo,
istruzione superiore in generale». (The venne realizzato da Edward Young, ma
Penguin Story, 1956) la semplificazione progettuale viene
I primi libri furono ristampe di opere sviluppata da Jan Tschicold, che oltre
autorevoli in campo scientifico, storico, a ciò implementa le Composition rules
archeologico, politico e letterario. della Penguin.
Alla fine sono stati seguiti da volumi
appositamente commissionati.
Pelican books
(1937-49-61-62)

Tipologia: Collana editoriale


Data pubblicazione: Aplrile 1963
Formato chiuso: 110 ×165 mm
Pagine: 192
Font: Gill Sans
2.2 I periodici scolastici

La nuova avventura nella quale si avventurano gli editori a


partire dai primi dell’Ottocento è la pubblicazione di riviste
periodiche dedicate al settore dell’educazione scolastica
e della pedagogia. Gli editori scolastici facevano grande
affidamento su questi periodici, tanto che sembra quasi
siano stati pubblicati solo per scopi promozionali. Si dovette
attendere però la fine del secolo per vedere decollare la
produzione in questo campo: riviste di didattica e pedagogia,
giornali ricreativi, bollettini per le associazioni degli
insegnanti e altre pubblicazioni varie.
La firma sui periodici è ovvio che corrisponda a quella di
coloro che scrivono i libri scolastici poiché si tenta di far
andare di pari passo la pubblicazione e pubblicità dei testi
scolastici, poiché gli educatori stessi spesso fondavano,
dirigevano e compilavano i periodici pedagogici5.
Così ritroviamo diversi periodici in tutta Italia. L’istitutore,
promosso da Domenico Berti, fu realizzato nel 1952 dalla casa
editrice Paravia, chiuse i battenti nel 1894 e fu assorbito da
un altro periodico L’osservatore scolastico6. L’interesse per
il mercato scolastico divenne più evidente nel 1845, quando
Paravia pubblicò la rivista L’educatore primario (1845-48),
espressione di un gruppo di allievi ed estimatori di Ferrante
Aporti, nonché voce degli ambienti del riformismo scolastico
e pedagogico piemontese, esperienza che proseguì con il
Giornale della Società d’istruzione e d’educazione (1848-
52) e poi con L’istitutore. Con queste iniziative Giorgio
Paravia entrò a pieno titolo nel mondo della scuola, e la ditta
assunse il nome di G. B. Paravia, intitolazione che divenne
stabile negli anni Cinquanta.
Dal 1898 l’editore Trevisini aprì una rivista per maestri Il
pensiero dei maestri, poi diventata La scuola, e Il giornale

2. L’istruzione per l’editoria 122


dei Fanciulli, diretto da Cordelia e Tedeschi.
Un caso diverso dagli altri è quello dei maestri e fratelli
Antonino, Giovanni e Giuseppe Parato che da soli animarono
la rivista magistrale La guida del maestro elementare
italiano che vendeva 3000 copie a settimana. Essi e molti
altri si slegano dalle iniziative degli editori e dalle loro
pubblicità e diventano quasi autonomi nella redazione degli
articoli, permettendosi di recensire un testo piuttosto che un
catalogo di una casa editrice, e così via.
Case editrici si mossero solo per provuovere e dffondere i
principi per costruire una buona scuola: La casa editrice di
Roma I diritti della scuola, fonda un’ononima rivista che va
avanti per molto tempo e attraversa tutte le fasi più delicate
in positivo e negativo della storia italiana.

Pagina precedente.
L’educatore primario,
Paravia, 1847.
Sopra. Il giornale dei
fanciulli,
F.lli Treves,1892.
A fianco. I diritti della
Scuola,1911-37.

123
Vallardi, editore milanese, pubblicò anch’esso attivamente
nell’ambito dei periodici scolastici: L’amico della prima età
(1886-1889); Il rinnovamento scolastico (1892) diretto da
Siro Corti a Roma e suddiviso in due sezioni, pubblicistica
e didattica, si proponeva come strumento di informazione e
aggiornamento per gli insegnanti, contenendo notizie sulla
cronaca dell’insegnamento e nozioni di carattere pratico;
ancora presente nel panorama editoriale la rivista La scuola
italiana moderna (1893), settimanale di pedagogia, didattica
e letteratura della casa editrice La Scuola. Ques›ultimo è
uno dei rarissimi casi di riviste ancora presenti sul mercato
e aventi come proprietario lo stesso editore: Scuola Italiana
Moderna di fatti pubblica ancora, sia in formato cartaceo che
ebook, e con un sito dedicato.
Il più noto periodico educativo, dopo Il risveglio educativo
di cui tratteremo più avanti, è il Corriere delle maestre
(1897-1842), edito sempre da Vallardi7.

2. L’istruzione per l’editoria 124


Scuola Italiana
Moderna, La Scuola,
1936,1959,2018.

5. E. Marazzi, Editori per la scuola elementare a Milano nel secondo Ottocento. Autori, testi e mercato
(1861-1900), Università degli studi di Milano, 2010.
6. Rivista fondata da un maestro torinese Giovanni Borgogno, al suo interno vi erano esercizi e lezioni
di lingua e matematica.
7. E. Marazzi, Editori per la scuola elementare a Milano nel secondo Ottocento. Autori, testi e mercato
(1861-1900), Università degli studi di Milano, 2010.

125 2.2 I periodici scolastici


Corriere delle maestre

Edita da Vallardi e diretto da Guido supplementi letterari e rubriche


Approfondimento

Fabiani, attiva per quasi cinquantanni dedicati al pubblico femminile. Inoltre


a partire dal 1897, questa rivista è la rivista contiene un inserto didattico
una vera novità poiché cambia i modi contenente indicazioni sui programmi
di approcciarsi con i lettori: tratta di da svolgere suddivisi per ordine e gradi
politica scolastica, è attiva nella lotta di istruzione. In più dava in omaggio
per l’avvicinamento delle maestre oleografie e sconti sui prodotti Vallardi.
all’associazionismo magistrale, con
Corriere delle maestre.
Copertine anni ‘40.
Pagina precedente.
Inserto mensile
Didattica pratica.

Tipologia: Rivista
Formato chiuso: 210x290 mm
Blocco di testo: 3 colonne, 68 linee
Font: Times New Roman
2.2.1 Il Risveglio Educativo

«Manda sette lire e mezzo al Prof. Marcati a Milano, ed


esso ogni domenica ti manderà il Risveglio Educativo, il
più bel giornale didattico per notizie, pedagogia, teoria
d’insegnamento, ed anche per formato ed edizione, che
siasi fin qui pubblicato in Italia». Così il periodico Ombrone
promuoveva la nascente rivista scolastica.
Essa infatti vide la luce nel 1884 per mano del direttore Prof.
Guido Antonio Marcati. Il periodico era diviso in due sezioni,
cronaca e didattica, e nel giro di qualche pubblicazione arrivò
ad essere composto da quaranta pagine, senza considerare
supplementi e pubblicità.
La rivista ebbe il merito di essere riuscita a smuovere le
acque e a farsi sentire dalle istituzioni, ponendo in primo piano
i problemi del sistema scolastico e proponendo iniziative
interessanti come un premio di assicurazione per malattia

Prime pagine de
Il risveglio educativo
e del Frugolino.

2. L’istruzione per l’editoria 128


destinato a chi pagava un supplemento all’abbonamento. Le
migliaia di copie stampate, vennero prodotte negli anni da
diverse tipografie ed editori (Bernardoni, Pirola, Vallardi,
Ogliani, Elzeviriana) e cambiarono spesso formato proprio
per il continuo incremento dei contenuti e cambiamento di
stampatori.
Alla rivista dopo il 1886 si associa un’altra rivista, stavolta
per fanciulli, Frugolino (1886) diretto dallo stesso Marcati e
avente lo stesso intento educativo del Risveglio educativo.
Da qui il poi Il Risveglio educativo diventa una vera e propria
casa editrice, e si occupa esso stesso della pubblicazione dei
testi scolastici come Frugolino, un passo avanti, Il manuale
per il buon uso del Frugolino, grazie al supporto dell’editore
Vallardi. Ovvio è che la breve durata dell’esperienza editoriale
porta alla pubblicazione di non più di 70 titoli, ma il caso del
Risveglio Educativo resta comunque raro poiché l’impresa fu
tra le pochissime ad essere considerata realmente “editore”
dato che non aveva una stamperia o una libreria e si occupava
della sola edizione.
Successivamente Marcati lascia la direzione della rivista
e della casa editrice e ad esso subentra nel 1898 l’editore
Giovanni Massa. Ufficialmente si dimise per problemi di
salute, ma cosi non era dato che successivamente assunse
la direzione di un nuovo periodico ancora più energico
politicamente, I diritti della scuola, fondato nel 1899.

129 2.2 I periodici scolastici


Pagine interne del
Frugolino.

2. L’istruzione per l’editoria 130


131 2.2 I periodici scolastici
2.3 Il caso Einaudi

La casa editrice Einaudi viene fondata nel 1933 da un gruppo


di amici. Intorno al più giovane di loro, Giulio Einaudi (1912),
si erano così raccolti Leone Ginzburg (1909), Massimo Mila
(1910), Norberto Bobbio (1909), Cesare Pavese (1908),
affiancati successivamente da altre figure come Natalia
Ginzburg (moglie di Leone) e Giaime Pintor.
Vittorini incarna la continuità dell’intreccio politico-
culturale einaudiano e l’ideazione della rivista Il Politecnico
è una delle imprese più rilevanti, in questo senso,
dell’immediato dopoguerra. Fondamentale, inoltre, sarà in
quegli anni la pubblicazione delle opere di Gramsci. Ma chi
prende di fatto la funzione di guida dell’Einaudi è Pavese. Con Il menabò n°1, 1959
lui la casa editrice diversifica la sua produzione saggistica Pagina successiva.
(aprendosi all’antropologia e alla psicanalisi) e comincia a Collane Coralli e
essere un punto di riferimento anche per la narrativa italiana Nuova Universale
e straniera e per i classici, con le collane dei Coralli, dei Einaudi.
Supercoralli e dei Millenni.
Se Vittorini e Calvino, attraverso le collane di narrativa
e la rivista Il menabò (1959-1967), guidano la ricerca
letteraria sui percorsi di una progressiva sperimentazione,
attentissimi a quanto accade di più innovativo in Europa e
in America, Giulio Bollati coordina l’insieme delle proposte
saggistiche e le collane di classici, proponendo una rilettura
profonda e inquieta della modernità. La Piccola biblioteca
einaudi da un lato (1960), la Nuova universale einaudi
dall’altro (1962) mettono a punto una sorta di enciclopedia
in progress, con un duplice sguardo che punta al futuro delle
varie discipline di pensiero e al passato della tradizione
letteraria e filosofica, dove la tradizione faccia leggere meglio
i nodi della contemporaneità. Emblematico è il 1965, in cui
nascono contemporaneamente due collane come Nuovo

2. L’istruzione per l’editoria 132


Politecnico, diretta da Bollati - piccoli libri che affrontano i
problemi politici e sociali senza mai limitarsi alla descrizione,
ma scavando nelle questioni teoriche sottostanti - e La
ricerca letteraria, diretta da Davico, che va a scovare i più
significativi testi sperimentali in Italia e all’estero. Doppio
passo che prosegue con la nascita della Serie politica (1968)
e di Einaudi Letteratura (1969).
Gli anni Settanta sono il momento in cui l’Einaudi fa il
massimo sforzo per ampliare il proprio pubblico e ottiene
enormi risultati di diffusione. Nella narrativa basterà citare
un bestseller assoluto come La storia di Elsa Morante, che
vende circa un milione di copie. E poi nascono Gli struzzi,
che sono una sorta di collana semi-economica dove passa
tutto il meglio di quanto l’Einaudi ha già pubblicato in altre
collane, e le Centopagine di Calvino che disegnano il profilo
dei classici della modernità. Nasce anche l’Enciclopedia in
15 volumi (1977-1982), diretta da Ruggiero Romano, che

133
si avvale dell’apporto dei più importanti studiosi di tutto
il mondo: l’opera, che ha una struttura complessa e molto
innovativa, non avrà lo stesso successo della Storia d’Italia,
anche se supererà le 35 mila copie.
Gli anni Ottanta sono anni difficili per la casa editrice, che
passa attraverso una grave crisi finanziaria ma, nonostante
tutto, riesce a pubblicare autori nuovi, a impostare nuove
collane come Microstorie, diretta da Carlo Ginzburg e
Giovanni Levi, e Scrittori tradotti da scrittori, ideata
e seguita personalmente da Giulio Einaudi, a costruire
un’opera in molti volumi come la Letteratura italiana diretta
da Alberto Asor Rosa, che è diventata subito un punto di
riferimento imprescindibile per lo studio e la consultazione.
Con gli anni Novanta c’è stato un parziale ricambio
Collana Gli struzzi.
generazionale e un rinnovato impegno su tutti i fronti
Pagina successiva.
“storici” della casa editrice: la saggistica e le grandi opere, Collane Centopagine
con la nascita della Biblioteca Einaudi e il rinnovamento e Stile libero.
della Pbe.
Si è poi aperto un nuovo fronte: quello dei tascabili, che
l’Einaudi, a parte un esperimento negli anni Cinquanta poi
rifuso in altre collane, non aveva sostanzialmente mai avuto
e che rapidamente diventano una parte importante della
casa editrice, crescente negli anni, fino ad assumere nel
2005, sotto il marchio ET, una fisionomia diversificata per
genere e formato.
Nel 1996 nasce Stile libero, collana di tendenza, rivolta
principalmente a un pubblico giovanile ma non solo, che
ha da subito presentato le novità più interessanti della
letteratura e della cultura underground e pop. Nel corso
degli anni Duemila, sempre attento alla ricerca e agli esordi
letterari, Stile libero diventa un vero e proprio sistema
editoriale, articolato in collane che spaziano dalla narrativa

2. L’istruzione per l’editoria 134


135 2.3 Il caso Einaudi
ai DVD, dalla varia al noir, dal graphic novel alla saggistica8.
L’emblema dello struzzo che contraddistingue le edizioni
Einaudi è stato ereditato dalla rivista La Cultura di cui Giulio
Einaudi fu l’ultimo editore, prima che il regime fascista la
sopprimesse nel 1935. Ma l’origine del logo risale a prima
del 1574, anno in cui fu pubblicato nel volume Dialogo delle
imprese militari et amorose di Monsignor Paolo Giovio. Il
libro è una raccolta di simboli e motivi allegorici (le “imprese”),
che Giovio stesso ideava su commissione per i Signori e i
Capitani che li facevano ricamare sulle bandiere e sulle livree
delle proprie Compagnie. L’immagine dello struzzo è stata
ideata da Giovio per “l’impresa” di Girolamo Mattei Romano
«capitan de’ cavalli della guardia di Papa Clemente, huomo
risoluto e d’alto pensiero, e d’animo deliberato». Mattei, che
aveva aspettato con pazienza e perseveranza il momento per
vendicare l’uccisione del fratello, aveva chiesto a Monsignor
Giovio di ideargli un emblema «significante ch’un valoroso
cuore hà forza di smaltire ogni grave ingiuria», è questo il
senso originario del motto «Spiritus durissima coquit» che
accompagna l’immagine dello struzzo.
Del logo originario esiste una diversa e raffinata versione
disegnata da Giacomo Manzù nel 1961, in occasione della
pubblicazione per la Giulio Einaudi editore di una raccolta
di sue riproduzioni in edizione limitata: i Quarantun disegni
di Giacomo Manzù.
La collana Einaudi Tascabili ha come logo uno struzzo
che corre, privo del motto. Si tratta di un disegno realizzato
da Picasso che ne fece dono a Giulio Einaudi nel 1951, in
occasione di una visita dell’editore nella sua residenza
di Antibes. In quel periodo Picasso stava completando le
illustrazioni per un’edizione francese delle Storie naturali

2. L’istruzione per l’editoria 136


di Georges-Louis Leclerc de Buffon. Tra le immagini figurava
anche questo struzzo che piacque moltissimo a Einaudi e
che Picasso volle regalargli nella sua versione originale.
Nell’ottobre 2000, in occasione della fiera di Francoforte,
è stato presentato un nuovo struzzo d’artista realizzato da
Giulio Paolini. La bellissima interpretazione di Paolini del
marchio Einaudi mostra uno struzzo stilizzato contenente
quello originario, come ad indicare che l’innovazione della
casa editrice conserva comunque una continuità con la
propria tradizione.
La forte identità visiva che suole mantenere nei decenni
è frutto di un lavoro costante dei migliori grafici del tempo:
Bruno Munari, Albe Steiner, Max Huber, Germano Facetti,
Pagina precedente. Oreste Molina. Così li vediamo impegnati nella progettazione
Evoluzione del delle collane più famose di Einaudi come la Piccola Biblioteca
marchio Einaudi
Collane Storia
Scientifica, curata da Huber, la Piccola Biblioteca Einaudi,
D’Italia e Storia progetto di Munari così come i saggi Storia D’Italia (1972) e
dell’arte italiana. Storia dell’arte italiana (1979).

8. http://www.einaudi.it/Contenuti-comuni/Statici/casa_editrice

137 2.3 Il caso Einaudi


2.3.1 Piccola Biblioteca Einaudi

Bruno Munari diceva: «La copertina di un libro è un piccolo


manifesto e ha lo scopo di comunicare all’osservatore che,
in quel libro, c’è qualcosa di interessante per lui»9. Otre a
ciò il libro, attraverso la copertina o la sovracoperta, deve
distinguersi da tutti gli altri libri sugli scaffali.
La Piccola Biblioteca Einaudi è il riassunto del lavoro di
Munari e del suo concetto di grafica editoriale: essenzialità,
forte impatto visivo, chiarezza compositiva dei testi.
Egli aveva già collaborato come autore con Einaudi nelle
sue pubblicazioni come Abecedario (1942) e Le macchine di
Munari (1942).
La collana vide la luce nel 1960 e diventò subito miniera per
tutti gli studenti. Opere generali e testi introduttivi alle varie
discipline, ma anche studi monografici e analisi particolari. 1960
Da allora sono stati pubblicati migliaia di titoli, con la stessa
impostazione grafica e rigorosità visiva che caratterizzano
tutte le collane Einaudi.
La particolarità della copertina sta nella partizione in
6 moduli di tre righe e due colonne, una rigida gabbia che
però permette infinite varianti e combinazioni di immagini,
texture e testi.
Questa suddivisione schematica della copertina vide una
modifica nel periodo che va tra gli anni 2000 e il 2008: infatti
si nota come la griglia diventi di 9 moduli e vi sono sempre
e solo due moduli in tinta piatta in alto a sinistra. Non si sa
da cosa sia stata dettata questa scelta, comunque nel 2009
ritorna la classica copertina che contraddistingue sino ad
oggi le pubblicazioni, anche se in quelle attuali non abbiamo
più il fondo bianco, bensì grigio.

9. Dalla rivista Millelibri, n.1, dicembre 1987.

2. L’istruzione per l’editoria 138


1962 1968 2000

2007 2016 2017

139 2.3 Il caso Einaudi


2.4 Zanichelli per la scuola

Nicola Zanichelli, libraio quarantenne, fondò nel 1859 a


Modena la casa editrice che porta ancora il suo nome: una
delle più antiche d’Italia. Egli inizia la pubblicazione di libri
nel 1850, di cui il primo è «Complectens praenotiones in jus
ecclesiasticum» di Giovanni Soglia e prosegue con edizioni
indirizzate all’istruzione sui temi della lingua italiana, della
matematica, storia, scienze e tanto altro.
Dunque è evidente da subito la linea editoriale che vuole
intraprendere la Zanichelli Editore, ed egli stesso per tutta la
sua vita è dedito alla produzione di pubblicazioni scolastiche
che uniscono l’attenzione al rigore dei contenuti, alla
facilità di lettura del testo: la scuola deve fornire formazione
culturale e professionale.
I libri Zanichelli hanno dato concretezza alle nuove idee
pedagogiche dagli anni Sessanta. Si pensi alla Storia di Silvio
Paolucci, alla Geografia a cura di Gianni Sofri e alla Storia
dell’Arte di Giorgio Cricco e Francesco Paolo Di Teodoro.
Con l’Editore in questo periodo collabora attivamente Albe
Steiner, che grazie a questo incontro, si approccia ad una
nuova tipologia di libro: il testo scolastico. Egli con i suoi
progetti darà le basi per una nuova concezione di libro per
l’istruzione. I suoi testi sono essenziali e vengono ripuliti da
ciò che nonè necessario e che ostacola l’apprendimento.
Inportante collana di questo periodo è Quaderni di design
(1976-86), diretta dal maestro Bruno Munari.
Seguono a Steiner negli anni Settanta Duilio Leonardi e
Raimondo Biscaretti, che restano fino agli anni ’90; fu di
quest’ultimo l’idea di una cornice attorno all’immagine
principale delle copertine dei testi universitari, soluzione
che ha resistito per oltre venti anni. Inoltre il colore di fondo
indicava la materia (fisica: blu; lingue: arancione). Ma il

2. L’istruzione per l’editoria 140


Pagina precedente.
Collana Quaderni
di design.
Grammatica Italiana,
P. Goidanich, 1962.
14,3x22,4.
A fianco. Collana
Scienze (1989).

colore è stato poi sempre più spesso usato per differenziare


linee o configurazioni diverse all’interno di uno stesso
progetto editoriale10.
Un altro grande direttore artistico della casa editrice è
stato Umberto Tasca, che prende l’eredità dei libri scolastici
e lascia il segno con una grafica riconoscibile delle sue
copertine. Tasca inventa anche, per il Gori Giorgi di Scienze,
le copertine di corso componibili: ogni volume preso a sé
ha una copertina con un suo disegno. Messi l’uno accanto
all’altro, i tre volumi compongono un’immagine unica: una
sorta di polittico monotematico11.
Dagli anni ’90 collabora con Zanichelli un’altra importante
personalità nel mondo della grafica: Giorgio Fioravanti, con il
quale ha pubblicato Grafica&Stampa, Il manuale del grafico
e ai quali si affianca il Dizionario del grafico, integrandone in
un certo senso i contenuti, completandoli.

141
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L’immagine del seminatore, variamente elaborata, accompagnò
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il motto «Laboravi fidenter» dalla fine del XIX secolo agli anni Sessanta
del XIX secolo agli anni Sessanta

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per oltre quaranta anni, fino al 2006 Postuma di Lorenzo Stecchetti. Riportato sulla maggior parte dei marchi del
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Casa editrice fino al 2006 Ottocento/inizio Novecento. È rimasto in uso
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nta anni, fino al 2006
Nel 2007 la svolta grazie alla collaborazione con Miguel Sal,
grafico e architetto di origine argentina: inizia un programma
di immagine aziendale coordinata veramente completa,
persino le strutture architettoniche di accoglienza.
Il catalogo Zanichelli attualmente comprende oltre 3000
titoli, di cui 1600 scolastici, 350 opere di consultazione, più
di 600 libri universitari, oltre 250 libri di varia e 200 tra libri
e riviste giuridici.

Il dizionario del
grafico (1993) e
Caratteri e tipografia
del XX secolo (1995),
a cura di Giorgio
Fioravanti.

10. F. Enriques , Castelli di carte. Zanichelli 1959-2009: una storia, 2008.


11. Il Corso di scienze di Claudio Gori Giorgi, pubblicato nel 1989, è stato per molti aspetti un libro che
ha segnato una svolta nel modo di progettare e realizzare un libro scolastico in Zanichelli. Gori Giorgi
utilizzò, nella preparazione del dattiloscritto, uno dei primi Macintosh circolanti in Italia. Il progetto
grafico venne assegnato a Editta Gelsomini, che razionalizzò ciò che già l’autore aveva ipotizzato:
una fascia superiore con due colonne di testo e una fascia inferiore con le immagini, più una fascia di
servizio al piede, paragrafi, schede, esercizi occupavano sempre delle pagine intere. I colori marcatori
erano il rosso, il giallo e una tonalità di grigio: sarebbero diventati, insieme al blu,la tavolozza standard
di molti libri Zanichelli.
La pagina era caratterizzata da una titolazione molto evidente. Anche le immagini avevano grandi
titoli, che di fatto eliminavano la didascalia tradizionale: ulteriori approfondimenti della didascalia
erano realizzati a blocchetto, con filetti rossi che entravano nell’immagine.

143 2.4 Zanichelli per la scuola


2.4.1 L’esperienza di Steiner

Nella storia della grafica editoriale italiana, giustamente,


la collaborazione Steiner-Zanichelli è ricordata come una
svolta nell’editoria scolastica. Albe Steiner, a partire dal 1961,
lavorando a lungo sullo stesso tavolo con Delfino Insolera, ha
“firmato” 104 libri della Zanichelli. I progetti editoriali veri e
propri sono stati 67, alcuni articolati in più volumi. L’ultimo,
in ordine di tempo, il corso di Geografia fisica ESCP, fu
pubblicato nel 1974, dopo la sua scomparsa: a testimonianza
che la collaborazione non si era mai interrotta, anche se si
era un po’ ridimensionata, negli ultimi anni Sessanta12.
Il contratto allora stipulato con la Zanichelli prevedeva:
Collana Biblioteca
soluzione copertine scolastiche con moduli, colori, grafica tali di monografie
da costituire un’identità visiva; aiuto in ricerca e formazione scientifiche (1963-66).
del personale grafico.

2. L’istruzione per l’editoria 144


Steiner impostò anche molte collane, fra le quali non
possono dimenticarsi i libri universitari - a cominciare dalla
Biologia molecolare del gene di James Watson e la BMS
(Biblioteca di monografie scientifiche), in cui la cifra grafica
(del formato del libro e del relativo marchio di collana) era
costituita dalla sezione aurea (il rettangolo era diviso in un
quadrato e un altro rettangolo, sovrapposto al quadrato,
Osservazioni ed simile - in senso tecnico - al rettangolo maggiore).
elementi di Scienze Nelle copertine preferiva, quando poteva, scegliere
Naturali 1, 1964, immagini che da sole riuscissero a fornire l’essenza del
168x238 mm. testo o ne ricordassero un punto saliente: non appesantire
Geografia 1, Italia,
1963 - 184x23 mm.
l’interno dei testi scolastici con neretti e altre distinzioni
nella pagina. Era anche un modo per dare traduzione visiva

145 2.4 Zanichelli per la scuola


a una pedagogia della comprensione, non della nozione: il
neretto è bandito non solo perché inutilmente appariscente
ma anche perché funzionale al ripasso di uno studio tutto
mnemonico. Inoltre favoriva, specialmente nei testi di
carattere scientifico, l’uso dell’Helvetica e fu proprio lui a far
iniziare i titoli in alto nella costa.
Ecco alcune direttrici dell’evoluzione delle copertine
Zanichelli degli ultimi cinquant’anni: uso dei quattro colori,
che da eccezione è diventata regola (con qualche eccezione);
fondo bianco; allineamento a sinistra (inizialmente
prevaleva il titolo centrato; l’allineamento a destra è rimasto
del tutto eccezio nale); graduale abbandono della cornice e Collana Biblioteca
passaggio più frequente alle campiture e a immagini a piena Scientifica (1966-73).
pagina (delimitate nei dizionari da righe orizzontali, spesso
scontornate nei libri scolastici).
Per quanto riguarda l’interno, Tasca stesso scrisse nel
2006 un decalogo di istruzioni grafiche che trattava dalle
immagini, dei font, dei colori, degli spazi, ma non fa altro
che riprendere le nozioni dettate dalla grafica anni ’60 del
maestro Steiner.

12. Federico Enriques, intervento all’incontro Immagini e storie dell’editoria italiana. La grafica
d’autore e la cultura editoriale, Bologna, 26 settembre 2009.

2. L’istruzione per l’editoria 146


Elementi di chimica, 1962.
Copertina (143x224 mm)
e pagine interne.

147 2.4 Zanichelli per la scuola


2.5 La geografia di Vallardi

La ditta Antonio Vallari Editore nasce nel 1750 come una


piccola bottega nel cuore di Milano di vendita libri e stampe.
All’inizio del ‘800 prendono le redini i fratelli Pietro e
Giuseppe Vallardi, che adottarono l’insegna della stella d’oro13
e iniziarono a produrre stampe illustrate di artisti di pregio e
le prime opere geografiche come l’Itinerario d’Italia (1819)
e Atlante geografico d’Italia (1868). Questo particolare
settore non fu mai abbandonato anzi comprende sia edizioni
di pregio che edizioni più accessibili economicamente,
affiancate quest’ultime dal 1872 alle edizioni didattiche,
carte geografiche per le scuole, incise su zinco e colorate a
mano, e globi.
Già dal 1880 però la Vallardi presenta nel suo catalogo
nuove categorie come Disegno e articoli d’istruzione, che
comprende la prima tipologia di libri didattici pubblicati

Itinerario Italiano, 1815.


Itinerario d’Italia, 1819.
Pagina Successiva.
Biblioteca Minuscola,
1900.

2. L’istruzione per l’editoria 148


dall’editore: i manuali di disegno professionali, corsi di
ornamento e disegno a mano libera. Il biennio a seguire
vide incrementare nei cataloghi i titoli dedicati alla didattica
come l’Atlante geografico diamante di Sergent, riadattato e
ridotto. D’altronde in questo periodo il Vallardi cosi esprime
il suo impegno nei confronti dei temi didattici:
«Non è difficile persuadere anche chi sia profano
d’ogni teoria pedagogica, quanto deve essere difficoltoso
l’imprimere nelle menti dei bambini che dati segni messi
su una Carta geografica piana rappresentino dei monti,
di diverse altezze; e da qui il bisogno di rappresentare,
su piccola scala le varie ondulazioni del terreno, tal
quale lo vediamo in natura. Le Carte in rilievo servono
mirabilmente a tale scopo. Erano in uso già da anni nelle
scuole della Svizzera, di Germania e Francia, con ottimi
risultati, e da quei Paesi ci venivano mandate anche
Carte della nostra Italia. Io per primo volli tentare la
concorrenza col procurarne la fabbricazione»14.
Così inizia a produrre testi per l’istruzione secondaria
e professionale, rivoti ai corsi di architettura o disegno
industriale. Inoltre vi era l’aggiunta di una sezione dedicata
ai libretti per l’infanzia.
Nell’anno scolastico 1888-1889 il nome dei Villardi viene
affiancato alla rivista Risveglio Educativo. Insieme alla
rivista pubblicano in coedizione una quindicina di manuali
didattico-educativi per l’uso nelle scuole elementari e testi
destinati agli insegnanti, come le Glorie Italiane15.
Altrettanto innovativa e riconducibile allo stesso filone
pedagogico era la sezione dedicata al “materiale froebeliano”
che comparve nei cataloghi del 1891 e si rifaceva all’operato
del pedagogista Friedrich Wilhelm August Froebel, fondatore,

149
2. L’istruzione per l’editoria 150
151
2. L’istruzione per l’editoria 152
negli anni quaranta del XIX secolo, dei “Giardini d’infanzia” e
promotore del gioco per mezzo di sussidi didattici codificati,
definiti “doni”, finalizzati all’apprendimento per mezzo del
fare. L’offerta della Vallardi consisteva in 50 “doni e giuochi”
suddivisi in diverse categorie: dai classici doni froebeliani
quali palle e cubi a solidi per costruzioni, alfabetieri mobili,
giochi per l’apprendimento della numerazione, oggetti per
cartonaggio e disegno, attrezzatura per ricamo e tessitura.
Oltre a questi due filoni, l’editore se ne carica un terzo:
riviste e libri per i militari come L’illustrazione militare
italiana uscita per la prima volta nel 1887.
Eclettica era pure la sezione dedicata ai libri di “amena
lettura”, composta dalla già nota Biblioteca dell’infanzia,
leggermente ampliata, e da due nuove collane di un certo
interesse, la Biblioteca minuscola e i Libri meccanici a
sorpresa con figure a colori.
Antonio fu estremamente attivo nell’associazione di
categoria degli editori, di cui fu presidente tra il il 1926 e il
1929, anni cruciali per il libro di testo, regolamentato dalla
disciplina sul testo unico, la quale si rivelò favorevole per
la Vallardi, in quanto all’editore milanese venne affidata la
stampa e la distribuzione di grosse quote del libro di Stato.
Infine si nota in questi anni un tentativo di aprire al filone
del libro di testo per l’istruzione superiore, in accordo con
gli orientamenti di politica scolastica del tempo, che si
sarebbero risolte pochi anni più tardi nel primato conferito da
Gentile alla scuola secondaria. In realtà la produzione della
Vallardi in questo settore non si definì in maniera organica,
né avrebbe goduto di grande successo, come dimostrano
gli elenchi dei testi adottati negli istituti secondari italiani,
Cartine geografiche
d’Italia, 1868.
che annoveravano pochissimi libri Vallardi, essenzialmente

153 2.5 La geografia di Vallardi


vocabolari, atlanti e manuali di disegno L’attività dei
Vallardi sarebbe proseguita anche nel dopoguerra, con
una produzione sempre più ampia, che prevedeva, oltre
ai tradizionali materiali didattici, manualistica scolastica,
letteratura infantile, divulgazione e geografia, una nuova
produzione di guide divulgative e manuali pratici.
Risale agli anni sessanta la fondazione della Vallardi
industrie grafiche da parte di Giuseppe Vallardi, figlio
di Antonio, attualmente gestita dai nipoti dell’ingegnere,
mentre il marchio A. Vallardi fu venduto alla Garzanti nel
1971, ora parte del gruppo editoriale Mauri Spagnol.

Quaderni di analisi
storiche, 1939.
Quaderni di sintesi,
1942-45.

2. L’istruzione per l’editoria 154


Quaderni di analisi
letteraria, 1951.
Radioso arcobaleno
prima classe
elementare, 1948.

13. E. Marazzi, Editori per la scuola elementare a Milano nel secondo Ottocento. Autori, testi e
mercato (1861-1900), Università degli studi di Milano, 2010.
14. Cfr. catalogo Vallardi 1882, pp. 11 e 14 (citaz. p. 14).
15. Insieme di riproduzioni oleografiche dei più apprezzati capolavori di artisti su soggetti della storia
romana, del medio evo, dell’evo moderno.

155 2.5 La geografia di Vallardi


“Il progettista di libri deve
essere servitore leale e
sensibile della parola scritta”

Jan Tschichold
3. Progettare un libro scolastico 156
3 Progettare
un libro scolastico

157
3.1 Progettazione per la scuola

Chi usa il libro di testo legge per capire, memorizzare,


ripassare, ricercare rapidamente un’informazione. poi ci sono
esercizi da svolgere e così via. L’andamento di un libro può
essere a trazione disciplinare o a trazione didattica, anche se
talvolta le due trazioni si fondono: trazione disciplinare vuol
dire che la scansione e la lunghezza dei capitoli è dettata
dalla disciplina nella sua oggettività; trazione didattica vuol
dire che struttura e dimensione delle parti sono modellate
sui tempi della lezione e dell’apprendimento.
Il libro è scandito fondamentalmente secondo il calendario
scolastico: l’ora, il laboratorio, la settimana, il trimestre
o quadrimestre (e l’anno, naturalmente). I grafici amano
la scansione didattica, che consente strutture uniformi e
pagine bloccate: spesso la considerano una cosa buona in sé,
dimenticandone la genesi funzionale.
La struttura della pagina (cioè la sua gabbia) ha subìto
negli anni una profonda trasformazione, dovuta anche a un
progressivo aumento del formato.
Negli anni Sessanta un libro della scuola media aveva, in
genere, un formato 17×24 cm. Si può descriverne facilmente
l’architettura della pagina: testo su una sola colonna,
illustrazione in alto (con a fianco la didascalia), note in basso.
Negli anni Settanta il formato cresce a 19,7×26,6 cm,
soprattutto per sfruttare meglio le macchine da stampa. Già
a queste dimensioni la larghezza della pagina è eccessiva per
una sola colonna di testo a piena giustezza. La soluzione più
frequente è quella di suddividere la gabbia verticalmente in
quattro moduli.
Il formato è poi cresciuto ulteriormente, e oggi molti libri
per la scuola media hanno aumentato la superficie della
pagina di oltre il 60% rispetto a cinquant’anni fa. Per queste

3. Progettare un libro scolastico 158


dimensioni vengono disegnate gabbie molto più articolate,
lo studio dei contenuti e della gestione dello spazio è molto
più accurato e di conseguenza anche il livello qualitativo è
decisamente più elevato.
Solo presenti molti elementi differenti nella stessa pagina
(testo principale, box di approfondimento, esercizi di
verifica, colonnino di servizio), per cui le griglie devono
essere progettate in modo tale da permettere una corretta
gestione degli elementi all’interno della pagina.
Considerando invece la tipografia, si nota come la scelta
del giusto font, la crenatura, l’interlinea, siano importanti
tanto quanto i contenuti, poiché la forma tipografica è
fondamentale per interpretare e comunicare il testo, oltre
che per valorizzare il contenuto.
Bisogna poi scegliere in un secondo momento, ma non
meno importante, la carta da utilizzare e la copertina,
poiché queste completano il progetto: una carta errata può
rovinare il contenuto tanto quanto una cattiva progettazione
Pagina successiva. e una copertina che non sintetizza il contenuto non attirerà
Layout dei questo libro. l’alunno a se.

159
3. Progettare un libro scolastico 160
161
3.1.1 Nuovi principi di comunicazione

Oggi alla base di una buona progettazione vi sono altri


elementi che prima non venivano presi in considerazione o
che addirittura nemmeno erano conosciuti.
Entrando nello specifico del piano comunicativo del libro di
testo, si può affermare che attualmente prima di tutto il libro
deve essere fruibile in maniera intuitiva e parallelamente ad
altri supporti (e-book); ciò sottintende una partecipazione
attiva da parte dell’alunno che ovviamente tenderà a
personalizzare i contenuti secondo i propri interessi. Uno
connessione e creazione di un’unica rete comune tra gli
studenti, permette lo scambio continuo di informazioni,
senza che esse vadano perse o ne vincolino l’accesso agli altri
studenti, passati o futuri.
Questo apprendimento partecipativo, ci pone di fronte ad
una nuova figura di studente: il lettore-scrittore, che non solo
fruisce dei contenuti offertigli dal libro, ma può modificarli
e farli propri.

3. Progettare un libro scolastico 162


È sicuramente chiaro che ciò è stato possibile solo grazie al
passaggio all’era digitale, poiché internet e il computer ha
permesso di attivare questa rete comunicativa e ha potuto
trasformare il lettore passivo ad attivo. Di fatti i libri scolastici
oggi non sono solamente cartacei, ma includono quasi tutti
una versione digitale, quindi edizioni miste o addirittura
completamente digitali.
I vantaggi di questa nuova tipologia di testo stanno senz’altro
nell’avere un libro scolastico interattivo, che contiene, video,
audio, rimandi a siti web, e la possibilità di accedervi con
semplicità, a discapito del trascurato libro cartaceo.
Fortunatamente però oggi ci sono dei modi che permettono
anche al cartaceo di essere “a passo coi tempi”, diventando
esso stesso interattivo grazie a sistemi visivi che lo collegano
direttamente agli smartphone, come i QR code.

163 3.1 Progettazione per la scuola


3.2 Manuale di graphic design

L’ipotesi che si vuol proporre per meglio spiegare la buona


progettazione di un libro scolastico, è la realizzazione di un
manuale per studenti di graphic design.
Questo tipologia di libro è nello specifico un libro che
comprende sia la parte teorica che una parte con esempi
pratici o esercitazioni di vario tipo, quindi può essere
certamente accostato ad altri tipi di manuali tecnici e
scientifici.
Da ciò si propone una progettazione finalizzata anche
all’applicazione su altri tipi di libri tecnici che trattano altri
argomenti.
Esso conterrà tutti gli elementi principali di un manuale
quali testo, note, schede di approfondimento, immagini,
didascalie, schede riassuntive, e verrà proposta una migliore
organizzazione delle pagine.

3. Progettare un libro scolastico 164


165
3.2.1 Formato

Il formato previsto è di 225x300 mm chiuso, con un rapporto


pagina di 3:4, poichè si adatta meglio alla tipologia di testo.

1 2 3

300 mm
3

225 mm

450 mm

3. Progettare un libro scolastico 166


3.2.2 Costruzione pagina

La determinazione dell’area di testo è data dall’impaginazione


aurea con il metodi di Villard. La pagina, suddivisa in 24
parti, mantiene un rapporto costante di 2,3,4,6.

3
1/24
1/12

1/6

1/3

4 2 1/2

167 3.2 Manuale di graphic design


3.2.3 Griglie

Determinata l’area di testo, la griglià è stata composta da


8x12 moduli, ognuno rispettivamente 20,2x17,1 mm, gutter
di 5 mm.
La suddivisione in più moduli permette una migliore gestione
degli elementi.

17,1 mm
20,2 mm
12,5 mm

18 mm 9 mm
25 mm

3. Progettare un libro scolastico 168


3.2.4 Layout

Il layout è simmetrico e accoglie il titolo, il testo principle, il


colonnino di servizio, un box curiosità e uno coi collegamenti
ipertestuali.

169 3.2 Manuale di graphic design


3.2.5 Tipografia

Il font principale che si è scelto di utilizzare è il Times New


Roman, versione digitalizzata del carattere disegnato da
Stanley Morison nel 1932, accompagnato da Avenir LT Std,
disegnato da Adrian Frutiger nel 1988.
Sono stati scelti font conosciuti e una struttura tipografica
semplice, alla quale il lettore è abituato, per rendere la
lettura del testo scorrevole ed evitare che i font distraggano
dai contenuti.

Specimen Avenir LT Std

ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ
abcdefghijklmnopqrstuvwxyz
1234567890.,:;!?-&()

Specimen Times New Roman

ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ
abcdefghijklmnopqrstuvwxyz
1234567890.,:;!?-&()

3. Progettare un libro scolastico 170


Scala tipografica

Titolo capitolo
Avenir LT Std medium 36 pt

Titolo paragrafo Avenir LT Std medium 18 pt

Testatina e numeri pagina Avenir LT Std medium 12 pt

Testo principale e approfondimento Times New Roman regular 12 pt

Note e didascalie Times New Roman regular 10 pt

171 3.2 Manuale di graphic design


Testo principale

Il testo principale è giustificato ed ha un’interlinea 12/14 pt.

3. Progettare un libro scolastico 172


Titolo, sottotitolo, testatine

173 3.2 Manuale di graphic design


Note, didascalie, approfondimento e curiosità

3. Progettare un libro scolastico 174


3.2.6 Elementi grafici

Immagini

175 3.2 Manuale di graphic design


Icone di orientamento

Note Curiosità Approfondimento

Collegamento ipertestuale Collegamento ipertestuale Collegamento ipertestuale


Immagine Video-audio Sito web

3. Progettare un libro scolastico 176


1

177 3.2 Manuale di graphic design


QR code

L’inserimento di un codice QR permette di connettere digitale


e cartaceo, proponendo collegamenti diretti ai contenuti
ipertestuali grazie alle applicazioni di lettura codici presenti
nei device digitali. Accanto ai codici QR vi sono le icone
presentate precedentemente che indicano la tipologia di
contenuto alla quale è collegato il codice.

3. Progettare un libro scolastico 178


3.2.7 Elementi grafici aggiuntivi

179 3.2 Manuale di graphic design


3.2.8 Applicazione su una doppia pagina

180
181
3.2.9 La copertina

La copertina è stata progettata utilizzando un unico colore


neutro, che la rende riconoscibile, e cartonata, in modo tale
da risultare più resistente e duratura.

Iolanda Scionti Iolanda Scionti

Iolanda Scionti
Iolanda Scionti

Editoria scolastica Editoria scolastica

aa aa
Storia, editori e progettazione Storia, editori e progettazione

Editoria scolastica Storia, editori e progettazione


Editoria scolastica Storia, editori e progettazione

abcdefghi abcdefghi

3. Progettare un libro scolastico 182


3.2.10 La stampa

Per un libro che debba essere diffuso su larga scala è ovvio


che il metodo migliore di stampa è certamente l’offset.
Inoltre se analizziamo il tipo di carta, si sceglie di stampare
su una carta di una tonalità più scura del bianco brillante,
di circa 120-135 gr, non patinata, poichè disturba di meno
la lettura.

183 3.2 Manuale di graphic design


3. Progettare un libro scolastico 184
185
Bibliografia

AA.VV., Disegnare il libro, Grafis Edizioni, 1989


AA.VV., I decreti del Concilio di Trento, Roma, 2005.
D. BARONI, Un oggetto chiamato libro, Edizioni S. Bonnard, 2009.
D. BARONI - M. VITTA, Storia del design grafico, Longanesi, 2003.
G. BOSCO, Il sistema preventivo della educazione nella gioventù, 1877.
R. BRINGHURST, Gli elementi dello stile tipografico, Edizioni S. Bonnard, 2001.
R. BRINGHURST-W. CHAPPEL, Breve storia della parola stampata, Edizioni
Bonnard, 1999.
G. CHIOSSO, L’Italia alfabeta. Libri di testo e editoria scolastica tra Otto e primo
Novecento, Università di Torino, 2007.
G. CHIOSSO, Stampa pedagogica e scolastica in Italia, La Scuola, 1997.
F. ENRIQUES, Castelli di carte. Zanichelli 1959-2009: una storia, 2008.
R. FRANCI, Il Liber Abaci di Leonardo Fibonacci 1202-2002, Bollettino
dell’Unione Matematica Italiana, Serie 8, Vol. 5-A—La Matematica nella Società
e nella Cultura, n.2, 2002.
C. FROVA, Istruzione e educazione nel Medioevo, 2005.
E. GARIN, L’educazione in Europa 1400/1600, Laterza, 1976.
M.GECCHELE, Momenti di storia dell’istruzione, Pensa multimedia, 2014.
J. HOCHULI, Come si fa un libro, Agfa-Gefsert, 1989.
J. HOCHULI, Il particolare nella progettazione grafica, Compugraphic, 1988.
M. A. MANACORDA, Storia Illustrata dell’educazione, Giunti, 1992.
E. MARAZZI, Editori per la scuola elementare a Milano nel secondo Ottocento.
Autori, testi e mercato (1861-1900), Università degli studi di Milano, 2010.

187 Bibliografia
M. MONTESSORI, Formazione dell’uomo: pregiudizi e nebule, analfabetismo
mondiale, Milano, Garzanti, 1950.
S. H. STEINBERG, Cinque secoli di stampa, Einaudi, 1962.
M. SPERA, Abecedario del grafico. La progettazione tra creatività e scienza,
Gangemi editore, 2005.
J. TSCHICHOLD, La forma del libri, Edizioni S. Bonnard, 2009.

188
Sitografia

http://www.catalogo.zanichelli.it
http://www.einaudi.it/Contenuti-comuni/Statici/casa_
editrice
https://iartemblog.wordpress.com/
http://www.indire.it/
www.internetsv.info
http://www.sapere.it/sapere/approfondimenti/storia/antico-
egitto/vita-quotidiana/bambini/educazione-bambini.html
http://www.sintesidialettica.it/pedagogia/documenti/legge_
casati.pdf
http://www.unabibliotecaunlibro.it
http://www.vallardi.it/

Iconografia

Dia-Banca dati immagini (http://www.bdp.it/archivi/dia/


index.php)
https://www.egolden.it/tuttocollezionismo/shop/
http://www.penguinfirsteditions.com/index.
php?cat=pelican001-099
https://www.akg-images.de/C.aspx?VP3=CMS3&VF=Home
Archivio personale.

189 Sitografia e iconografia


Il cambiamento è il risultato finale
del vero apprendimento.
Finito di stampare nel mese di Febbraio 2018
presso la tipografia Stampe Mazzone.