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Teologia

del pluralismo
religioso
José Maria Vigil

Teologia del
pluralismo religioso
Verso una rilettura pluralista
del cristianesimo

Boria
Titolo originale Prefazione
Teologia del pluralismo religioso. Curso sistemàtico de
Teologia Popular

© 2008, E d i z i o n i B o r i a s.r.l.
via delle F o r n a c i , 50 - 00165 R o m a

E d i z i o n e italiana e t r a d u z i o n e a c u r a La pluralità delle religioni, in u n mondo al centro di una


di F e r d i n a n d o S u d a t i e Cinzia T h o m a r e i z i s unificazione tanto accelerata come mai la storia ha cono-
C o l l a b o r a z i o n e di J o s é A n t o n i o P a d o v a sciuto, pone tutti noi, credenti e non credenti, davanti a uno
e Nicoletta R o t u n d o dei compiti più urgenti e decisivi. Non c'è più spazio né per
la reciproca ignoranza né per la neutrale distanza. Il con-
I S B N 978-88-263-1684-0 tatto risulta continuo e il contrasto inevitabile. Questo non
possiamo cambiarlo, come Karl Jaspers diceva delle situa-
zioni-limite: ciò che sta nelle nostre mani è la possibilità di
modificare e di configurare il proprio atteggiamento. Il fu-
turo dipenderà, in effetti, dal modo in cui riusciremo ad af-
frontare la sua sfida. E la sua opportunità.
In realtà, basta uno sguardo sul nostro mondo per rendersi
conto di ciò che è in gioco. Niente meno che la compren-
sione del religioso come tale, in primo luogo. Non solo pa-
re messa in discussione la verità specifica della propria reli-
gione, che ha cessato di essere l'«unica» ed è stata notevol-
mente corretta da ogni esclusivismo, etnocentrismo o pre-
tesa di privilegio; ma anche la verità della religione in se stes-
sa, minacciata dalla sua stessa pluralità, disparità e con-
traddizione. In gioco sta la stessa convivenza, perché sareb-
be disumano vivere solo a lato di persone che, per quanto
diverse siano le loro idee, speranze o pratiche religiose, si ri-
mettono in definitiva allo stesso Mistero che a tutti fa da fon-
damento e tutti avvolge. Si deve persino, alla fine, temere
per la stessa sopravvivenza, in un mondo dove il religioso,
chiamato a essere pace e concordia, diventa troppe volte pol-
vere e spada: lo mostra ogni giorno l'orrore dei conflitti ar-
mati e lo ricorda il motto di Hans Kung, che afferma non
esserci pace tra le nazioni, se non c'è tra le religioni.
Questa lunga e u n po' solenne considerazione tenta di es-
sere u n ingresso di sensibilizzazione per un libro che h a
preso con serietà la sfida. Lo fa con intelligenza e cuore:
con quell'amabile intelligenza che appartiene alla genuina
riflessione teologica.
L'amabilità salta all'occhio immediatamente, come gene-

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rosa apertura all'altro e a ciò che è dell'altro, rifuggendo stare alla radice - con l'ampia ristrutturazione di mentalità
da ogni indizio di privilegio e con chiara ripugnanza di- e di pratiche che questo implica - il problema della mis-
nanzi a qualunque segno d'imposizione. Di qui la decisa sione. La stessa figura di Cristo, tanto decisivamente cen-
simpatia e la chiara opzione per la prospettiva pluralista. trale per la specificità cristiana, chiede di essere inquadra-
Decisamente ispirato alle proposte di John Hick, ma sen- ta in u n fondamentale teocentrismo, che faccia giustizia
za sottomettersi più di tanto a esse, José Maria Vigil pro- della presenza salvifica di Dio nelle altre religioni. Un sem-
pone u n a visione religiosa che riallaccia immediatamente plice sguardo all'indice mostrerà subito al lettore o alla let-
a Dio ogni persona e ogni cultura, senza «elezioni» di fa- trice la ricchezza e l'ampiezza della trattazione.
vore o privilegi arbitrari. Con u n realismo storico che cer-
ca di vedere ogni religione mentre nasce per se stessa dal- Una cosa eccellente della stessa - forse il maggiore merito
la comune radice divina; benché, naturalmente, questo non del libro - è che, malgrado tanto ampia complessità, l'au-
neghi l'influsso e l'interinflusso, l'aiuto e la critica, la co- tore abbia raggiunto un'esposizione chiara, graduale e pie-
munione e la collaborazione tra le diverse tradizioni. na di sfumature, che escludono ogni genere di affrettata
semplificazione. A ogni passo della riflessione sa regolare
Il cristianesimo è così confessato con gioia e vissuto con l'informazione, cercando di dare parola intelligibile e ri-
dedizione, senza che per questo sia necessario appellarsi a sonanza cordiale a questioni talvolta molto sottili. Cosa
proclami di unicità né a pretese di esclusività. Tutto ciò che, del resto, poteva aspettarsi chiunque conosca qualche
che in esso - grazie soprattutto alla parola, alla vita, alla suo libro precedente. La qualità pedagogica di José Maria
morte e resurrezione di Gesù di Nazareth - è scoperto co- apre qui l'intero ventaglio delle sue possibilità.
me speranza e liberazione o vissuto come profondità, de-
finitività e grandezza, non viene considerato possesso esclu- Non si tratta, pertanto, di mera retorica quando il libro si
sivo, bensì dono da condividere, che non nega né mette in presenta come «corso sistematico di teologia popolare».
discussione le ricchezze degli altri; né, ovviamente, rifiuta Popolare, devo chiarire immediatamente, per questa chia-
di lasciarsi fecondare da esse. La generosa accoglienza del- rezza e per il suo senso pratico e realistico, non per ca-
la «inreligionazione» serve da categoria mediatrice, che fa- renza di profondità o di sufficiente informazione. La sua
cilita una comunione senza rinuncia al proprio e senza ne- conoscenza della bibliografia sul tema sorprenderà più di
gazione dell'altrui. una volta perfino gli specialisti (dalla Spagna, ma con l'ag-
giunta di chi presta un'attenzione maggiore di quanto sia
È chiaro che questo atteggiamento cordiale obbliga l'au- abituale tra noi alle pubblicazioni di lingua inglese, così
tore a essere profondamente consapevole della rivoluzio- ricca su questo problema). Se, infine, si tiene conto che al
ne teorica che presuppone l'assumere con tutte le sue con- passo con le lezioni offre un'autentica antologia di testi e
seguenze questo limpido atteggiamento del cuore. Vera- piste per il lavoro di gruppo, il risultato è quello di un ve-
mente la nuova situazione convoca la teologia affinché ri- ro strumento di formazione autentica, critica e riflessiva.
pensi molto a fondo tutti i suoi temi basilari, con l'avven- Vale a dire, u n libro che, senza venir meno al rigore, ri-
tura e il rischio che sempre comporta l'addentrarsi, come sulta accessibile n o n solo al «teologo», m a anche al letto-
il marinaio portoghese, «per mari mai prima navigati». re comune non specializzato, e perciò stesso può essere
utilizzato come m a n u a l e di studio per gruppi di forma-
Non basta, benché sia necessario e così lo fa l'autore, rive- zione nella pastorale ordinaria.
dere la storia del problema e la stessa storia del cristiane- Non è estranea a questo deciso atteggiamento pedagogico
simo, con le sue magnifiche luci e le sue terribili ombre. la parresìa evangelica, cioè quella libertà di parola che in
S'impone di ripensare, sul fondamento di una ermeneutica un'epoca di pesante «silenzio della teologia» risulta tanto
aggiornata e prestando attenzione alla plurale chiamata del- necessaria per rendere credibile la fede e alimentare u n a
le diverse religioni, concetti tanto gravi e decisivi come quel- speranza veramente incarnata. In tal senso, questo libro
lo di rivelazione e di verità religiosa. È necessario reimpo- ha una speciale freschezza, come tanti altri richiami che

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ci giungono dall'America Latina. Continua a spirare di là Presentazione
quell'aria liberatrice che arriva alla vecchia Europa carica
della libertà, dell'impegno e dell'energia che nascono dal
vivo contatto con le necessità elementari, con il grido del-
la povertà e dell'oppressione. La realtà in carne viva non
tollera parole vuote né paure ufficiali: esige il ricorso alla
libertà evangelica, nella sequela di colui che non nascose
la luce sotto il moggio né rivestì di ambiguità il suo mes-
saggio alla città degli uomini. Questo è u n libro di «teologia delle religioni», r a m o gio-
vane della teologia che oggi si è soliti definire «teologia del
Chiara, dunque, e coraggiosa l'esposizione, non ignara del- pluralismo religioso». Vuol essere però u n libro di «teolo-
la rivoluzione teologica che comporta l'addentrarsi per sen- gia popolare», pensata cioè anche per il lettore comune,
tieri così scarsamente o, a volte, addirittura per nulla per- non solo per gli specialisti o gli accademici. Oltre a questi
corsi. Ma, proprio per questo, aperta e in cammino. Non ultimi, potranno leggerlo con uguale profitto le comunità,
siamo davanti a un'opera che cerchi di presentarsi come i giovani (di età o di spirito), gli operatori di pastorale, gli
conclusa e finita. Appare, piuttosto, come ricerca aperta, educatori popolari... e tutti coloro che vorranno sceglierlo
disposta al dialogo e cosciente della provvisorietà delle sue come manuale di base per organizzare attorno ad esso u n
proposte. Basterà la lettura a dimostrarlo con sufficiente corso di teologia popolare, anche con l'aiuto di qualche
chiarezza. Inoltre, ho avuto personalmente il privilegio di animatore o animatrice.
assistere in dialogo fraterno alla sua lotta, decisa e onesta,
con alcune difficoltà che prendono d'assalto tutti noi quan- Logicamente, potrà essere utilizzato anche per la lettura
do ci affacciamo a quell'abisso insondabile che è il pro- individuale, sia dal cristiano comune che dall'accademico
cesso della salvezza di Dio nella storia umana; soprattut- o teologo. In questo caso, il lettore potrà saltare alcune par-
to, quando ci avviciniamo, stupiti e grati, alla sua decisiva ti minori chiaramente pensate per la pedagogia di gruppo,
manifestazione in Cristo, senza per questo ignorare la sua benché la lettura completa l'aiuterebbe probabilmente a
straripante presenza in altre figure che h a n n o elevato ed captarne e assimilarne meglio il contenuto. Per il resto, le
elevano la coscienza e la vita religiosa dell'umanità. In ma- lezioni o i capitoli cercano di essere completi in se stessi,
niera significativa, mi scriveva in una lettera: «Credo che anche a rischio di ripetere qualche dato.
siamo tutti profondamente coscienti del "movimento di
prospettive" in cui siamo immersi. È come quando uno Il fatto che si presenti come «corso sistematico» indica so-
viaggia e vede che il paesaggio si allunga, si curva, si re- lo la finalità pedagogica con cui è stato concepito, ma n o n
stringe... e continua a dispiegare davanti ai nostri occhi certo che si tratti di una materia che oggi possiamo d a r e
stupiti viste nuove e sconosciute... L'umiltà di sapere che per acquisita e conclusa, solida e definitiva... La teologia
non possiamo bloccarci su posizioni chiuse, già fatte, in- del pluralismo religioso, soprattutto quella che si inscrive
discutibili... è essenziale. Per me lo è, sinceramente». nel paradigma pluralistico, è ancora un'avventura che ini-
zia a compiere i suoi primi passi... Come ogni teologia, avrà
So bene che una prefazione si presta sempre alla retorica bisogno di tempo e dialogo per crescere e maturare anco-
e all'esaltazione amichevole. Ma credo di non esagerare ra di più. Siamo appena agli inizi del cammino, m a s o n o
quando affermo che non è facile trovare u n libro che, co- già molte le persone che con sana inquietudine intuiscono
me questo che dalla sua America di adozione ci consegna le sfide che appaiono all'orizzonte, e che desiderano af-
José Maria Vigil, apra tante prospettive teoriche e incida frontarle... Questo libro è per loro, per le persone inquie-
tanto profondamente sui compiti della vita reale. te e in ricerca. Non per coloro che preferiscono la sicu-
rezza al rischio, il possesso alla ricerca, ciò che è n o t o a
ANDRÉS TORRES QUEIRUGA ciò che è ancora da conoscere.

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L'autore è il primo a essere consapevole della provvisorietà Impostazione del corso
di queste impostazioni, della necessità di u n a ricerca per-
manente... ed è più che disposto a rivedere, correggere, mi-
gliorare... In ogni caso, ritiene che la cosa più sicura sia...
continuare a cercare.
JOSÉ MARIA VIGIL

Questo capitolo costituisce una traccia per impostare e ini-


ziare il corso; è rivolto a un gruppo di studio condotto da un
animatore o un «facilitatore».
Chi voglia compiere questo percorso attraverso la lettura per-
sonale individuale può passare direttamente alla prima le-
zione, capitolo primo.

I. Motivazione e obiettivi

«Teologia del pluralismo religioso» (TPR) è il nuovo nome


che sta adottando ai nostri giorni la «Teologia delle reli-
gioni» (TR), che, a sua volta, è u n nuovo ramo teologico,
il cui sviluppo ebbe inizio a partire dagli anni '60 del se-
colo scorso. È così recente che la maggior parte degli ope-
ratori di pastorale e dei teologi non l'hanno studiata nella
loro formazione nei seminari o nelle università.
La TPR o TR è «teologia», è riflessione, alla luce della fe-
de, sul tema del «pluralismo religioso», cioè sulla pluralità
delle religioni, sul fatto che la religione non è «una» m a
molte: cosa significa ciò nel piano di Dio? Dio lo ha effet-
tivamente voluto? O è piuttosto qualcosa di «naturale»? È
forse u n errore umano? O magari è «una», la religione vo-
luta da Dio? La nostra è quella vera e le altre sono false?
O tutte le religioni sono uguali?
C'è di più. Questa teologia, negli ultimi 20 anni, non solo
si è sviluppata, m a ha fatto nuovi passi che suppongono
u n salto qualitativo rispetto a posizioni teologiche che era-
no state conservate per secoli e persino millenni. Alcuni
aspetti che la TPR sta affermando sono nuovi a tal p u n t o
che mai i nostri predecessori avrebbero potuto immagi-
narli, e nemmeno molte persone intorno a noi. Infatti que-
sta teologia oggi sta suscitando u n vivace dibattito, e n o n
mancano critici o detrattori scandalizzati.

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Studiare la TPR significa allora aprirsi ad u n tema real- logare con persone di altre religioni. Tutte le persone che
mente nuovo, che ancora si sta formando e di cui molte compiono u n cammino religioso h a n n o bisogno di affron-
persone ignorano l'importanza del significato. La TPR ha tare il tema del significato della pluralità delle religioni,
così l'incanto della novità, dell'apertura verso orizzonti sco- perché si trovano a vivere in u n unico mondo che è di-
nosciuti, dove siamo provocati da valutazioni che a volte ventato «piccolo come un fazzoletto», grazie ai mezzi di
turbano le nostre convinzioni più profonde, convinzioni comunicazione. In ogni caso, lo studio della TPR serve per-
possedute pacificamente da sempre... ché possiamo dialogare tra di noi sulla nostra stessa reli-
gione, per realizzare cioè un «intra-dialogo», come diremo
Per noi credenti, lo studio della TPR non è lo studio di più avanti.
qualcosa di esterno, di separato da noi, di u n a teoria che
non ci riguarda... È piuttosto qualcosa che ci tocca inti-
mamente, che può mettere in crisi la nostra fede, il senso
stesso della nostra vita... E ci può portare, senza dubbio, II. Metodologia «latino-americana»
a reintrepretare, a ricomprendere, a esprimere in un altro
modo molte di quelle formule che abbiamo ripetuto dalla Il corso segue la metodologia «latino-americana», quella
più tenera infanzia, che abbiamo sempre pensato fossero che si muove secondo il noto schema «vedere, giudicare
così... «perché sì», e che mai avremmo immaginato che sa- e agire».
rebbe arrivato il giorno in cui avremmo osato esaminarle Parte dalla realtà, non da principi teorici e astratti. Si pro-
criticamente e persino modificarle... pone di «vedere» la realtà, non tanto quella storica, quan-
to quella attuale, dal punto di vista , ovviamente, del plu-
Ciò che lo studio della TPR può offrire non è quindi l'ac- ralismo religioso.
quisizione di nuove conoscenze, su un piano puramente In seguito cerca di «giudicare» questa realtà e, per farlo,
teorico, m a una discussione e una rifondazione delle no- deve illuminarla. È qui che ricorre alla teoria: si dota di
stre conoscenze religiose già acquisite, un rinnovamento strumenti logici, mette m a n o ai principi e li rivede criti-
delle convinzioni religiose di base che ci porterà ad una camente.
nuova forma di vivere la religione, ad una pratica nuova. Tutto ciò riconduce infine alla realtà, avendo acquisito u n
nuovo modo di vederla; ciò si traduce in u n «agire» diver-
Si dice che ciò che alcune scuole di TPR propongono sia un so, in una nuova pratica.
«nuovo paradigma», cioè una nuova forma globale di arti-
colare e combinare gli elementi della fede, a partire da al- Ci sono persone che vivono in maniera conflittuale il rap-
cune nuove basi e da alcuni presupposti globalmente diffe- porto tra teoria e pratica: alcune hanno in avversione la
renti. Il nostro corso vuole aprirsi a questa mutazione di pa- teoria (anti-intellettualismo), altri si rifugiano in una teo-
radigma che è in avvicinamento e che permarrà. Per questo ria che non fa riferimento alla pratica (idealismo, specu-
non si rivolge a persone che per principio sono chiuse a tut- lazione pura)... Il rapporto corretto è di unione e m u t u o
te le possibilità di cambiamento, né a chi, anche con la mi- servizio tra teoria e pratica. La pratica ha bisogno della
gliore buona volontà, non si sente capace di cambiare... teoria per essere lucida e la teoria ha ragione d'essere in
rapporto alla pratica (cos'altro, se no?). Noi affermiamo
Quasi sempre la TPR è posta in relazione con il «dialogo che «non c'è niente di più pratico che una buona teoria e
interreligioso», perché, effettivamente, non si può preten- che la migliore pratica è quella che comprende la cono-
dere di dialogare con persone di un' altra religione senza scenza della propria teoria». Il nostro corso vuole inserir-
prima aver posto le basi di questo dialogo, cosa che è evi- si in questa linea di unione tra teoria e orizzonte pratico,
dentemente il significato della religione e del pluralismo tipica della prassi latino-americana.
delle religioni. Tuttavia non è sufficiente avere esperienza
di dialogo tra le religioni per studiare la TPR, né la TPR
sarà utile solo per chi ha la missione o la possibilità di dia-

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III. Il corso come studio personale individuale i unità più complesse, o potrà introdurre altro materiale ori-
ginale che risponda alle caratteristiche del gruppo.
Benché il corso presenti u n a metodologia pensata per il la- La durata abituale di ogni sessione di lavoro o di studio
voro di gruppo, è stato anche concepito per essere affron- dipenderà dalla disponibilità di tempo di ogni gruppo. Ge-
tato come studio personale individuale. Il percorso di idee neralmente è sufficiente un'ora e mezzo. Eventuali letture
di un corso collettivo è lo stesso che deve essere compiu- di preparazione o successive all'incontro e attività com-
to anche nella lettura personale. Il singolo lettore seguirà plementari possono aiutare ad approfondire il tema.
l'itinerario accompagnato dalle spiegazioni dell'autore co-
me fosse una riflessione collettiva. Le unità didattiche che presentiamo per ogni sessione of-
frono di norma i seguenti elementi:
Anche se ì capitoli sono autonomi e possono essere letti • sviluppo del tema
singolarmente, l'ordine in cui sono posti non è casuale, per- • testi antologici di commento
ciò si raccomanda una lettura che segua la sequenza dell'iti- • domande per la discussione e l'approfondimento
nerario logico del corso sistematico. L'insieme dei temi se- di gruppo
gue un pensiero ed una costruzione organici. Vengono in • suggerimenti di attività complementari
primo luogo avvicinati i temi fondamentali, che sono ba- • bibliografia.
se e filtro per i successivi; senza la loro revisione e ap-
profondimento critico non sarebbe possibile avanzare en- L'animatore del corso preparerà in anticipo la sessione, con
tro gli altri temi da essi, in qualche maniera, dipendenti. la libertà di selezionare ciò che valuterà più adeguato, di
arricchire il materiale con altri elementi che crederà op-
Il singolo lettore potrà saltare alcune delle parti riferite al- portuni e di adattare la sessione al livello e al tipo di vita
la metodologia di gruppo (preparativi del corso, indica- dei membri del gruppo.
zioni per l'animatore...), però gli sarà utile leggere le do- Probabilmente in ogni sessione dovrà fare una selezione
mande suggerite per le riunioni di gruppo; per esempio, entro l'ampio numero di suggerimenti, di testi antologici
dovrà riflettere e cercare di rispondere, con la certezza che e domande che le unità didattiche offrono.
ciò gli permetterà di calarsi più approfonditamente nella
comprensione del tema. Le riunioni dovranno svolgersi in un clima di fiducia, di
totale libertà di opinione, di «democrazia religiosa», dove
ognuno possa esprimere ciò che sente e crede, quello che
IV. Metodologia specifica per il lavoro di gruppo non gli è chiaro, ciò in cui non crede, l'evoluzione di ciò
che sente e crede durante lo svolgimento del corso. Perché
Il corso è pensato per essere realizzato da gruppi di gio- il corso, con molta probabilità, porrà delle sfide, colpirà,
vani o adulti di medio livello culturale. Non è u n corso per obbligherà ad assumere posizioni anche nuove, inaspetta-
esperti o per teologi - e nemmeno per censori! te, persino sconcertanti...
Raccomandiamo la metodologia utilizzata dalla cosiddet-
ta Teologia popolare: sessioni di lavoro o riunioni di stu- Da u n a parte il gruppo realizzerà collettivamente u n per-
dio con frequenza settimanale, possibilmente con l'ac- corso di conoscenza, con un metodologia partecipativa.
compagnamento di u n animatore o un'animatrice. Dall'altra, si costituirà come una «comunità» di persone
che condividono la ricerca nella fede, ricerca che include
Con 24 sessioni a frequenza settimanale il corso viene svol- la revisione di sicurezze antiche, la condivisione di crisi,
to in 8 o 9 mesi, tenendo conto delle settimane di festa, sfide, perplessità, dubbi, timori, decisioni... Per questo è
delle vacanze e di difficoltà impreviste. Se 24 incontri so- così importante e imprescindibile creare un clima di fidu-
no troppi per il gruppo, si può decidere di sopprimere qual- cia e di rispetto.
che sessione o di unirne alcune. Se, al contrario, si valuta
che gli incontri siano pochi, il gruppo potrà sdoppiare le
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V. Domande per dialogare/riflettere Invitiamo a commentare questo testo di Raimon Panikkar:
«Perché sia reale, il dialogo interreligioso deve essere ac-
A) Se non è stato ancora fatto, si può iniziare con una pri- compagnato da un dialogo intra-religioso, cioè deve co-
ma presentazione personale da parte di ciascuno: nome, minciare col mettere in questione m e stesso e col traccia-
provenienza, lavoro o studio, situazione personale e qua- re la relatività delle mie credenze (che non è la stessa co-
lunque altro aspetto di se stessi che pensiamo possa inte- sa del relativismo), accettando il rischio di u n cambia-
ressare gli altri (Fare un giro, uno dopo l'altro, parlando mento, di u n a conversione, di u n rivolgimento dei miei mo-
fino a un massimo di tre minuti ciascuno, o più, secondo delli tradizionali». Quaestio mihi factus sum, «io stesso so-
l'opinione dell'animatore). no diventato domanda, diceva il grande africano Agostino.
Non si può entrare nel campo del dialogo interreligioso
B) Per approfondire la presentazione, si può fare u n se- senza questo atteggiamento autocritico» (Il dialogo intra-
condo giro rispondendo a queste domande: religioso, Assisi 2001, p. 115).
• Come ho saputo di questo corso? D) Terminare la sessione prendendo decisioni concrete
• Perché mi sono deciso a farlo? Perché mi interessa?
sui seguenti punti:
• Che cosa mi aspetto?
• Ho qualche timore? Qualche speranza? • Quanto t e m p o possono durare le nostre sessioni?
• Che cosa h o sentito dire finora della teologia delle reli- • Possiamo preparare prima i temi attraverso alcune let-
gioni e del pluralismo religioso? ture?
• Possiamo completarli successivamente con qualche atti-
C) Se tra i membri del gruppo c'è una certa confidenza, sa- vità complementare raccomandata?
r à bene condividere il significato religioso che h a per lo- • Che calendario di sessioni di lavoro possiamo stabilire?
ro frequentare questo corso. L'animatore vedrà come far- • Dove e quando terremo le nostre riunioni?
lo. La seguente può essere una traccia per condividere: • Chi sarà l'animatore del gruppo (sia pure supponendo
una metodologia partecipativa?)
• Che significa per me, dal punto di vista religioso, la de- • Chi parteciperà?
cisione di fare questo corso? • Ci sono altre persone che possono partecipare e che pos-
• Sento il tema del pluralismo religioso come qualcosa di siamo invitare?
teorico, o come qualcosa che pone una sfida alla mia fe- • Ci sono altre domande da porre?
de? E in che senso?
• Ho dei dubbi (che forse non riesco a formulare con chia-
rezza, ma ci sono) che vorrei affrontare e risolvere?
• Ci sono temi del pluralismo religioso che ho paura di af-
frontare perché mi sembra che potrebbero farmi dubitare
di alcuni «principi fondamentali della fede» ? Per esempio...
• Sono disposto a rifondare la mia fede, se ce ne fosse bi-
sogno? In che senso?
• Posso considerare questo corso come un cammino di di-
scernimento per la mia fede? Sono disposto a modificare
i miei atteggiamenti di fede se qualcosa si dimostra sba-
gliato o se scopro qualche nuova prospettiva?
• Posso rimanere chiuso a tutti i cambiamenti, o devo es-
sere aperto alla possibilità di «conversione»?

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Capitolo primo
A partire dalla nostra esperienza

Obiettivo
Nella presentazione abbiamo detto che questo libro si ispi-
ra alla metodologia latino-americana del «vedere, giudica-
re, agire». Inizia dunque partendo dalla realtà.
L'obiettivo di questa prima sessione di lavoro è proprio
«partire dalla realtà» della nostra esperienza riguardo al
tema. Inizieremo col mettere in comune questa esperien-
za perché ognuno si arricchisca conoscendo quella degli
altri, ed anche per arricchire gli altri esprimendo loro le
reazioni che queste esperienze suscitano in noi.
Non si tratta dunque, in questa sessione, di «risolvere pro-
blemi», quanto di impostarli nella maniera più ampia e
dettagliata.
Nello stesso tempo ci conosceremo e stringeremo legami,
che faranno del nostro gruppo di studio qualcosa che as-
somiglia ad una comunità di amici.
Il seguente schema ci può aiutare a condividere questa no-
stra esperienza per gradi o livelli progressivi, in modo ordi-
nato. Se avremo tempo, potremo dialogare in maniera infor-
male a partire dalle domande e dalle frasi del punto 4, sen-
za pretendere di svilupparle tutte né di giungere a tutti i co-
sti ad u n accordo comune.

Schema di domande per condividere


la nostra esperienza1
1. Cosa ci hanno insegnato
- Cosa mi hanno insegnato durante la mia infanzia (scuo-

1
L'animatore può adattare questo schema di domande secondo il
proprio criterio.
19
la, collegio, catechismo, congregazione, famiglia...) riguar- Esercizio raccomandato: «Vero o falso?»
do alle altre religioni?
In primo luogo si scelga una delle affermazioni della lista se-
guente e, a turno nel gruppo, ognuno la definisca «vera-» o
2. La nostra esperienza riguardo al pluralismo religioso «falsa», senza commentare.
Poi, in un secondo giro, ognuno dica le motivazioni del pro-
- In che ambiente religioso si è sviluppata prima d'ora la prio giudizio, ascoltando quelle degli altri, senza discuterne.
mia vita? Descrivere com'era, che problemi (o vantaggi) Infine apriamo il dialogo tra le differenti opinioni dei parte-
aveva, cosa si pensava al riguardo, nel mio ambiente fa- cipanti, senza necessariamente cercare di giungere ad una
miliare, sociale o ecclesiale... conclusione, ma semplicemente condividendo i diversi pun-
- Com'è oggi l'ambiente in cui mi trovo dal punto di vista ti di vista.
della pluralità delle religioni? Se c'è tempo si scelga un'altra frase e si ripeta il procedi-
- I miei familiari appartengono a u n a o a varie religioni? mento.
Spiegare. - «Solo Cristo salva».
- Qualcuno di noi ha letto libri riguardanti altre religioni? - «San Francesco Saverio che, quando andò in India e Giap-
Qualcuno ha letto i libri sacri di altre religioni (indigene, pone come missionario, credeva che tutti gli asiatici che
afro, islam, induismo, buddhismo...)? non conoscevano Cristo fossero destinati alla condanna, si
- Posso presentare al gruppo qualche esperienza signifi- sbagliava».
cativa riguardo al nostro tema, che ritengo interessante da - «Dio voleva u n a sola religione e in questa creò Adamo ed
condividere? Eva, m a il peccato originale e la dispersione del genere
umano, dopo l'episodio della torre di Babele, furono ciò
che consentì l'apparire delle false religioni».
3. Cosa pensiamo adesso
- «La pluralità delle religioni procede dal male, non da
- Quali opinioni abbiamo sentito quando eravamo bambi- Dio».
ni rispetto alle altre religioni (primo punto), che non ci ser- - «Se non ci fosse stato il peccato originale, non avrebbe
vono adesso? In quali cose, in cui allora credevamo, oggi dovuto aver luogo la Redenzione; la storia avrebbe segui-
non crediamo più? to il Progetto originale di Dio e il Piano di Salvezza ini-
- In conclusione, come spiegare in poche parole ciò che ziato nella Creazione».
penso riguardo alle altre religioni? - «Nel cristianesimo è Dio che cerca l'uomo; nelle altre re-
ligioni sono gli uomini che cercano Dio».
- «Fede è solo quella dei cristiani; nelle altre religioni n o n
4. Se c'è tempo parliamo di... c'è fede, ma "credenze"».
- «Solo la Chiesa cattolica ha diritto di chiamarsi "Chie-
- C'è salvezza al di fuori della nostra religione? sa"».
- È necessario convertire al cristianesimo le persone di al- La famosa barzelletta di Mingote (umorista spagnolo):
tre religioni, per far piacere a Dio? «Una pia vecchietta commenta con un'amica: in cielo ci ri-
- Come può essere che dopo 2000 anni i 2/3 del mondo troveremo... sempre noi».
non siano ancora cristiani? Chi ha sbagliato: - Dio, la Chie- - «La fede cristiana è vera? È verità? È la verità? È u n a ve-
sa, i missionari, i cosiddetti «infedeli»? rità tra molte? È "verità per qualcuno"? È "la verità per tut-
- Cosa si potrebbe fare per accelerare la «conversione del ti"»?
mondo» alla religione cristiana? O basta che si converta a
Gesù Cristo? O non è necessario nemmeno questo?

20 21
Capitolo secondo ne (che distinguiamo da «globalizzazione», termine che è
divenuto proprio dell'aspetto finanziario e neoliberale).
La nuova situazione Mondializzazione significa che il m o n d o sta diventando
del pluralismo religioso uno, che tutti gli elementi e le dimensioni delle società del
nostro pianeta si stanno inter-relazionando e diventando
reciprocamente dipendenti. Ogni società non è più «un
mondo a parte», m a diventa m e m b r o di u n insieme socia-
le più grande, integrata in «un unico mondo» che le ab-
braccia tutte come sub-società.
Una volta condivisa la nostra esperienza personale sul tema,
apriremo gli occhi sulla realtà estema più ampia. Come si I viaggi, le migrazioni (principalmente per ragioni econo-
colloca il pluralismo religioso nel mondo di oggi? miche), il turismo, i legami familiari fanno sì che non esi-
Secondo il nostro metodo teologico, siamo ancora nella fa- stano quasi più luoghi «vergini» del pianeta, in cui vivono
se del VEDERE: partiamo dai diversi livelli di osservazione solo gli aborigeni, senza relazione con le altre società. Allo
della realtà. stesso modo, ci sono sempre meno zone isolate dal contat-
to e dalle influenze mondiali. Noi tutti siamo sempre più
coinvolti reciprocamente, con maggiore intensità e maggio-
I. Sviluppo del tema re immediatezza in reti sempre più ampie e numerose 1 .
Questo fenomeno, cresciuto esponenzialmente nel XX se-
Il tema del PR non è un tema teorico, che sorge come ri- colo grazie allo sviluppo dei mezzi di comunicazione do-
flessione speculativa o come pensiero di qualche intellet- vuto alle nuove tecnologie, sta trasformando il m o n d o in
tuale che lo vuole trasmettere alla società. Il PR, la sua sfi- una unica grande società (mondializzazione), in u n «vil-
da, la sua istanza, i suoi interrogativi, provengono dalla laggio globale» in cui le culture e le religioni di ogni so-
realtà del mondo di oggi, dalla realtà dell'attuale società. cietà, che finora h a n n o vissuto isolate e senza conoscersi
E in questo corso noi vogliamo «partire dalla realtà» at- tra loro, si sono fatte vicine e si vedono obbligate a convi-
tuale. vere. Oggi, «praticamente tutte le religioni sono entrate in
Nel bene e nel male, il mondo è cambiato sia nell'ambito contatto» 2 e tutte sono presenti l'una all'altra, inevitabil-
religioso che in quello culturale. Siamo u n mondo in cui mente.
attualmente «le carte si sono mescolate», completamente Anticamente, da che mondo è mondo, la vita abituale del-
mescolate. le società trascorreva incentrata unicamente nella propria
Dagli albori dell'umanità, da tempi immemorabili, le so- cultura e nella propria religione. Certo si sapeva che esi-
cietà umane sono esistite come in «compartimenti stagni»: stevano società con altre culture e altre religioni, però la
ogni società nel suo piccolo mondo, nel suo habitat, chiu- distanza faceva sì che la loro esistenza non fosse u n dato
sa in se stessa e isolata dalle altre, senza conoscere quasi di cui far conto e non era n e m m e n o pensabile dialogare
nessun'altra cosa tranne la propria esistenza. È certo che con le loro religioni; rimanevano confinate piuttosto nella
le migrazioni u m a n e e gli scambi commerciali sono anti-
chi. Ma tutto ciò è niente a confronto con ciò che succede
oggi. Grazie al progresso e al miglioramento dei mezzi di 1
«Le trasformazioni tecnologiche attuali s'intrecciano con altre tra-
comunicazione (trasporti, viaggi, comunicazioni, teleco- sformazioni, la mondializzazione, e insieme stanno creando un nuo-
municazioni...) le società si sono miscelate in u n a intera- vo paradigma: l'era delle reti» (PNUD, Informe sobre desarrollo hu-
zione e conoscenza reciproca, in un processo che sta ac- mano 2001, Mundi-Prensa, Mexico 2001, p. 12).
2
celerando esponenzialmente, tanto che negli ultimi decen- Torres Queiruga, Andrés, El dialogo de las religiones, Sai Terrae 1992,
p. 38. ID., La revelación de Dios en la realización del hombre, Cri-
ni il maggiore fenomeno sociologico è la mondializzazio- stiandad, Madrid 1987, pp. 390-391.

22 23
sfera dell'immaginazione o della classica letteratura fanta- Oltre a questa convivenza fisica - pacifica o conflittuale -
stica di viaggio verso luoghi esotici. tra persone di diverse religioni, c'è anche u n a convivenza
nella conoscenza. Oggi conosciamo già o possiamo cono-
Nel m o n d o attuale è u n dato di fatto che le religioni e le scere le religioni con un livello di profondità che non era
culture si vedano obbligate a convivere. Molte società so- possibile ai nostri antenati.
no pluriculturali, vi si integrano gruppi che provengono da
altri paesi, ci sono quartieri abitati prevalentemente da di- In qualunque società sviluppata oggi si trovano buoni li-
verse etnie o specifiche culture. Le diverse religioni non so- bri, seri, documentati, profondi e accessibili, che offrono
no più lontane, ma si trovano nella stessa società e persi- alla portata di tutti una conoscenza valida e sufficiente di
no nella stessa città. Con una semplice passeggiata in una molte religioni del mondo. I migliori antropologi cultura-
grande città possiamo avvicinarci a templi e cappelle di li vendono tanto quanto i teologi, e i libri sacri orientali
differenti confessioni cristiane, alla sinagoga, alla pagoda, sono venduti quanto la Bibbia. In Occidente almeno, è ter-
alla moschea, al tempio indù o al tempio Bahai... I cre- minato quel tempo in cui in ogni società c'erano solo a di-
denti delle altre religioni non sono più separati da oceani, sposizione libri che difendevano apologeticamente la reli-
m a vivono vicino, nella stessa strada o persino nello stes- gione ufficiale «contro» le altre.
so palazzo. Non è più necessario viaggiare o uscire dal pro-
prio ambiente per incontrare altri credenti, perché ormai Basta scorrere i numerosi canali televisivi disponibili in
molte famiglie - soprattutto tra i più giovani - h a n n o mem- molti paesi 4 per dimostrare che in qualunque momento del
bri, consanguinei o acquisiti, di un'altra religione rispetto giorno e della notte qualche canale sta trasmettendo u n re-
a quella «tradizionale» della famiglia. Il PR non è u n a teo- portage su una religione indigena americana o sui mona-
ria, è un fatto che si avvicina sempre di più a noi in tutti ci di una religione orientale del sud est asiatico, o un'in-
gli ambiti: nella società, nella città, nel lavoro, nella co- tervista seria e coscienziosa con un filosofo che difende po-
municazione, anche nella famiglia... e nessuno p u ò sot- sizioni agnostiche o atee...
trarsi a questo nuovo paesaggio umano. Le tecnologie dell'informazione e della comunicazione
(TICs) di ambito mondiale, che hanno creato la possibilità
La pluralità delle culture nel mondo è considerata in ma- di u n incontro u m a n o ininterrotto che sta per giungere ad
niera crescente come un fattore di conflittualità. Dopo la u n a dimensione universale, hanno anche creato la possi-
caduta del m u r o di Berlino, gli analisti politici del primo bilità di un incontro interreligioso mondiale. «Lo stru-
mondo, i quali pensano che siamo ormai alla «fine della mento unificante dei sistemi elettronici di comunicazione
storia» e che il problema ideologico è risolto, h a n n o lan- di ambito mondiale crea u n forum per l'incontro mondia-
ciato la tesi che il conflitto principale del mondo attuale le delle diversità religiose. Non possiamo più evitare l'in-
non è più ascrivibile al piano economico, m a a quello cul- contro interreligioso. Le altre religioni si sono fatte pros-
turale: sono le grandi civiltà che creano i blocchi in con- sime nell'incontro con i nostri vicini. Non possono più es-
flitto. Il libro di Samuel P. Huntington, Lo scontro delle ci- sere trattate come sistemi di credenza astratti rappresen-
viltà3, sarebbe il più qualificato sostenitore di questa tesi. tati da culture straniere, o pratiche religiose attuate a di-
Gli atti di terrorismo dell'I 1 settembre 2001 h a n n o ancor stanza di sicurezza in terre lontane. Hanno u n volto u m a -
più accentuato la visione del «primo mondo», secondo cui no: i volti dei nostri vicini» 5 .
il conflitto sarebbe di natura culturale, tra civiltà. Ovvia- Oggi potremmo quasi dire che, se non dialoghiamo inter-
mente, là dove si fronteggiano blocchi culturali, il plurali-
smo religioso è in prima linea, poiché in buona parte i bloc-
chi culturali si mascherano da blocchi religiosi. 4
Le previsioni dicono che ci stiamo avvicinando al momento in cui
da qualunque parte del globo ci potremo sintonizzare con circa cin-
quecento canali della televisione.
5
3
Schwòbel, Christoph, Encontro inter-religioso e experiéncia frag-
Garzanti, Milano 2001. mentàrìa de Deus, in Concilium 289 (2001/1), p. 114.

24 25
religiosamente con qualunque grande religione, è perché In alcuni ambienti questo è già u n a realtà: per esempio nel
non abbiamo preso l'iniziativa, m a i nostri possibili inter- mondo dei giovani universitari. Figli, liberi e inquieti, di
locutori sono qui, a nostra portata. una generazione abituata a risposte pronte ricevute in ere-
dità, e allo stesso tempo figli dei mezzi di comunicazione
(davanti ai quali hanno passato più ore che coi loro pro-
Novità storica fessori), non accettano più spontaneamente impostazioni
monoreligiose «perché è così»; di fronte a qualunque in-
Siamo la prima generazione in tutta la storia dell'umanità che terrogativo ultimo etico o filosofico chiedono qual è la ri-
si trova in questa situazione. È la prima volta che una gran sposta delle altre religioni; vogliono metterle a confronto,
parte dell'Umanità vive in un ambiente religioso veramente forse scegliere la migliore. Non si sentono più vincolati
plurale. È la prima volta che la parte di umanità, che ha pas- spontaneamente a una religione che dovrebbe essere per
sato la vita senza alcuna relazione con persone e istituzioni loro «la» religione. Si considerano persone libere, senza
di altre religioni, ha tra le mani questa possibilità: se non vincoli ufficiali verso una certa religione, cittadini di u n
pratichiamo il dialogo interreligioso è per mancanza di abi- mondo plurireligioso, dove potranno discernere e sceglie-
tudine e di immaginazione, non di possibilità. re la propria religione. La prospettiva del pluralismo reli-
La coscienza delle nuove generazioni, dal canto suo, deve gioso è entrata, senza dubbio, nella coscienza della gene-
misurarsi con una offerta di senso, culturale e religioso, razione più giovane 8 .
enormemente plurale e, naturalmente, né convergente né
armonico, con un pluralismo semplicemente giustapposto,
senza un ordinamento né u n dialogo interno, almeno fi- Cause
nora. È una trasformazione che suppone una «vera rivo-
luzione nella coscienza religiosa dell'Umanità; stiamo vi- Sono quattro i grandi fattori che, secondo Jean Claude Bas-
vendo in un momento della storia in cui 1' accesso alle di- set, originano l'attuale situazione del pluralismo religioso:
verse religioni ha un'ampiezza e u n a profondità senza pre- «L'interreligiosità è, allo stesso tempo, u n fenomeno so-
cedenti» 6 . ciale e culturale. In senso sociale si tratta dell'interazione
di minoranze religiose importanti e attive ( u n a situazione
«L'evoluzione del mondo e della sua cultura, così come il che caratterizza il subcontinente indiano da molto tempo,
contatto vivo tra le diverse religioni ci hanno reso coscienti ed anche l'attuale Europa occidentale, con la presenza di
che l'esperienza vitale religiosa si trova in una situazione milioni di musulmani e di comunità buddhiste, indù o sik,
nuova e, riguardo ad alcuni aspetti importanti, radical- insieme a cristiani ed ebrei), lavoratori emigrati, rifugiati
mente nuova-»1. politici, studenti, dirigenti che per il loro lavoro conduco-
Le religioni, però, non sono teorie; sono i credenti, sono no una vita cosmopolita che li rende cittadini internazio-
persone in carne ed ossa. Noi possiamo vedere la trasfor- nali, cittadini del mondo; si moltiplicano anche i matri-
mazione e l'influsso che la religione compie sulla loro vi- moni misti in senso religioso e la conseguente formazione
ta, persino sulla loro santità. Questo ci dà u n a «conoscen- religiosa dei bambini; assistiamo anche alla diffusione di
za viva» delle religioni, molto più rilevante della conoscenza informazioni e opinioni religiose diverse attraverso i mez-
teorica che troviamo nei libri di dottrina e teologia. zi di comunicazione»9.

6
Arthur, Chris, Religious Pluralism. A Metaphorical Approach, The 8
Davies Group, Aurora, Colorado 2000, p.l. Davis, Charles, Christ and the World Religion, Herder & Herder, New
7
Torres Queiruga, A., El dialogo de las religiones en el mundo actual, York 1971, p. 25.
9
in El Vaticano IH, Herder-El Ciervo, Barcelona 2001, p. 69. I corsivi Basset Jean Claude, El diàlogo interreligioso, Desclée, Bilbao 1999,
sono nostri. p. 7.

26 27
ralismo che è già parte della realtà? Che trasformazioni im-
Sfide plica o esige nelle religioni stesse? Le religioni, che hanno
Questa situazione presenta profonde sfide, soprattutto per vissuto ognuna nel proprio mondo senza la presenza delle
la generazione nata in società che conoscevano una sola re- altre, possono continuare a dire e a ripetere in questo con-
ligione: «la visione di un mondo coerente e certo viene tur- testo totalmente diverso, le stesse cose che hanno sempre
bata dal contatto con altre prospettive, la scala di valori sta- affermato? È possibile prevedere una trasformazione
biliti entra in concorrenza con altri valori e altre norme. Non profonda delle religioni? Questi cambiamenti fanno paura?
solo si è ingrandito il campo delle conoscenze, viene anche Con uno sguardo di fede, si può dire che questa situazione
sottoposta a giudizio la nozione stessa di verità. La filosofia costituisca, allo stesso tempo, una sfida di Dio alle religioni
occidentale diventa una corrente di pensiero tra le altre, co- e u n grande opportunità, un «kairòs»? E in che senso?
me la musulmana, l'indiana, la cinese, ecc.»10.
Questa interpenetrazione delle società con le loro culture II. Testi antologici da leggere e commentare
e religioni, che si fanno presenti l'una all'altra, penetran-
do l'una nell'altra, riempiendosi di PR, è u n fenomeno nuo- Quasi 450 imam in questo momento presiedono le orazioni
vo (la novità è nella sua dimensione mondiale), e in que- in 500 moschee distribuite in tutta l'Olanda.
sto senso è appena iniziato. Non sappiamo come si svi-
lupperà. Non sappiamo che uomini e che donne divente- Secondo dati dei centri ufficiali di statistica, nell'anno 2015
ranno i bambini che oggi crescono entro questo plurali- quasi il 50% degli abitanti di 4 grandi città - Amsterdam,
smo religioso, che è in atto e permarrà. Non possiamo og- Rotterdam, L'Aia e Utrecht - proverrà da minoranze etni-
gi esprimere le riflessioni che ascolteremo fra trent'anni, che. Di questi, l'80% sarà musulmano (El Pais, Madrid, 5
quando questa nuova generazione, nata e cresciuta in u n ottobre 2002).
ambiente pluralista, prenderà la parola e ci dirà come per-
cepisce il mondo secondo la propria esperienza che noi, In Spagna, l'Islam non è u n credo estraneo agli spagnoli.
nati e formati in u n ambiente di singolarità culturale e re- Le statistiche lo situano come il più numeroso dopo la chie-
ligiosa, non possiamo immaginare. sa cattolica, data la sua crescita negli ultimi anni, soste-
nuta dall'ondata migratoria. Più di mezzo milione di resi-
L'Umanità, le 800 o più generazioni che si dice abbiano
denti sono seguaci dell'Islam e la cifra è in crescita (El Pais,
percorso il nostro pianeta, h a n n o sempre vissuto con la
Madrid, 19 settembre 2001).
convinzione che la realtà avesse UNA forma determinata,
la forma descritta e presentata dalla propria cultura e dal- Secondo il Sunday Times dell'I 1 maggio del 1997, il nu-
la propria religione. L'Umanità, nel corso dell'attuale ge- mero di musulmani praticanti in Gran Bretagna supera
nerazione, ha cominciato a vivere con la presenza vicina e quello degli anglicani praticanti nell'anno 2002. Dati del
permanente di tutte le religioni e culture chiamate «uni- 1995 indicavano 536 mila musulmani praticanti contro
versali», che devono convivere in competizione tra loro 854 anglicani praticanti; in pochi anni si prevede che la
nell'indicare u n orizzonte di senso. cifra sarà: 760 mila fedeli per l'islam e solo 756 mila per
la chiesa anglicana (Adista, n. 39, maggio 1997, pp. 10-11).
Un cambiamento sostanziale sta avvenendo nella storia
dell'Umanità. Noi ne siamo testimoni. Questo è il piano di Già ci sono più di mille milioni di musulmani nel m o n d o .
realtà da cui vogliamo partire, il contesto in cui vogliamo L'islamismo ha sorpassato il cattolicesimo nel n u m e r o di
innestare le nostre domande sul pluralismo religioso. Che fedeli nel 1986 ed ha continuato a crescere. A questo rit-
ripercussioni ci saranno o sono già in atto di questo plu- mo, ci saranno 1100 milioni di credenti nell'anno 2000. Il
numero di adepti aumenta anche in aree tradizionalmen-
10
te cristiane, come l'Europa, l'Africa occidentale e gli Sta-
Ibid.

28 29
ti Uniti. E persino in Brasile: rivista Super interessante - Quante persone ciascuno di noi conosce che non appar-
(maggio 1997) p . 59*. tengono alla nostra religione? Facciamo il conto: nella no-
stra famiglia, nelle nostre amicizie, nel lavoro, negli studi,
Si possono consultare i dati principali aggiornati riguar- nel nostro palazzo, nella nostra via...
danti le religioni del mondo in «Panorama delle religioni
- Quali libri, video o altre documentazioni conosciamo ri-
del m o n d o e in America Latina» di Franz Damen in Agen-
guardo al tema delle religioni del mondo?
da Latinoamericana 2003, pp. 36-37.
Anche: <www.latinoamericana.org/2003/textos/Damen.htm> - Quali mezzi, motivi, possibilità ha una persona del no-
stro ambiente di conoscere altre religioni e di porsi in re-
Siamo sorpresi di scoprire che negli Stati Uniti ci sono più lazione con loro?
musulmani che episcopaliani, più musulmani che membri - È vero che i problemi che affliggono il mondo non sono
della chiesa presbiteriana e più musulmani che ebrei, circa di natura economica, ma culturale e religiosa come sembra
6 milioni. Restiamo attoniti nel sapere che Los Angeles è la affermare Samuel Huntington? Questa tesi sarà fondata o
maggiore città buddhista del mondo, con una popolazione sarà una forma per occultare il conflitto economico?
buddhista che copre tutte le categorie dei buddhismi asiati-
ci, dallo Sri Lanka alla Corea, insieme a u n gran numero di
statunitensi buddhisti. In tutto il paese, il numero di perso- IV. Esercizi raccomandati
ne di religione buddhista raggiunge circa i 4 milioni.
Gli Stati Uniti sono diventati il paese più differenziato del - Entrare in vari motori di ricerca di Internet e trovare pa-
mondo, dal punto di vista delle religioni. gine relative alle diverse religioni
La nuova era di emigrazione è diversa dalle precedenti, non - Fare un elenco delle religioni che sono presenti nel no-
solo nella sua ampiezza e complessità, ma anche per la sua stro quartiere o città.
stessa dinamica. Molti degli emigranti che arrivano oggi - Cercare in Internet il tema «pluralismo religioso» , «teo-
negli Stati Uniti, mantengono forti legami con i paesi d'ori- logia delle religioni» e altri termini relazionati (in inglese:
gine, mediante viaggi e reti di comunicazione transnazio- «religious pluralism», «theology of religions»).
nali, posta elettronica o fax, linee telefoniche satellitari e - Cercare di stabilire contatti con qualcuno di un'altra re-
notiziari televisivi via cavo. Riescono a vivere qua e là, in ligione per mezzo di Internet (posta o chat). In seguito va-
tutte le forme che le moderne comunicazioni e telecomu- lutare l'esperienza.
nicazioni hanno reso possibile (ECK, Diana L., A New Re-
ligious America, pp. 3-5).

Bibliografia
III. Domande per riflettere e per dialogare
ARTUR CHRIS, Religious Pluralism. A Metaphorical Approach, The
- È davvero plurale la società in cui viviamo, il nostro pae- Davies Group Publishers, Aurora, Colorado, USA, 2000.
se, l'ambiente in cui personalmente ci muoviamo? BEVERSLUIS JOEL, Sourcebook ofthe World's Religions, New World
Library, Novato, California 2000.
ECK DIANA L., A New Religious America. How a «Christian Coun-
* Secondo il World Christian Database, solo recentemente (maggio try» has become the World's Most Religiously Diverse Nation,
2007) i musulmani, con 1.322 milioni di aderenti, avrebbero supera- Harper & Collins, New York 2001.
to i cattolici, calcolati in 1.115 milioni. Bisogna però tener presente HUNTINGTON SAMUEL, El choque de civilizaciones y la reconfìgura-
che mentre il calcolo dei cattolici è preciso, a motivo dei registri par- ción del orden mundial, Paidós, Buenos Aires-México-Barce-
rocchiali, quello degli islamici è approssimativo, dal momento che lona 1997.
per convertirsi all'islam è sufficiente recitare dinanzi a testimoni la
«shaada», vale a dire dichiarare che non c'è che Dio all'infuori di Al- KNITTER PAUL, NO Other Name, Orbis Books, NY 1985, pp. 1-6. V.
lah e che Maometto è il suo profeta [N.d.T.]. a p. 69 l'ediz. ital.

30 31
KUNG HANS, En busca de nuestras huellas. La dimensión espiritual Capitolo terzo
de las religiones del mundo, Debate, Barcelona 2004. A partire dalla storia.
SAMUEL ALBERT, AS religiòes hoje, Paulus, Sào Paulo 1997.
SCHWOBEL CHRISTOPH, Encontro inter-religioso e experiència frag- Dalla prospettiva del pluralismo
mentària de Deus, in Concilium 289 (2001).

Secondo il nostro proposito di «partire dalla realtà», esten-


deremo il nostro sguardo anche alla dimensione temporale:
come è stato il pluralismo - o la mancanza di pluralismo -
nella storia? Noi, forse senza saperlo, ci portiamo dentro la
storia che ci ha preceduto. Per questo è necessario tenerla
presente, perché non ci condizioni e non ci induca a ripe-
terla. Nessuno parte da zero, benché lo crediamo...

I. Per presentare il tema

Per studiare il tema del pluralismo è importante guardare


indietro, al tempo dal quale proveniamo, alla storia dell'Uma-
nità. Oggi abbiamo già, più o meno tutti, acquisito u n sen-
so di pluralismo e di tolleranza, almeno superficialmente,
però la storia che abbiamo alle spalle è fatta di secoli e per-
sino di millenni di atteggiamenti contrari al pluralismo.
Ne parleremo a partire dall'esperienza dei cristiani, in par-
ticolare a partire dalla tradizione cattolica (crediamo an-
che che, probabilmente, potremmo parlarne allo stesso mo-
do rispetto ad altre tradizioni cristiane, o persino rispetto
ad altre religioni).
Ci riferiremo a vari momenti simbolicamente importanti
entro questa nostra storia, attraverso i seguenti testi anto-
logici.

II. Testi antologici

Nell'Antico Testamento

Tutti i testi che nell'AT si riferiscono alle divinità degli al-


tri popoli, i popoli vicini, qualificano dispregiativamente
tali divinità come «idoli» e le descrivono negativamente:
sono «opere di mani umane», «cose morte» (Sap 13,10),
33
32
sono «niente» (Is 44,9), «ciò che è vano» (Ger 2,5; 16,19), stante) non potranno entrare nella vita eterna, m a finiranno
«menzogna» (Ger 10,14; 2,4; Bar 4,7). Solo Yahvè è «il ve- nel fuoco eterno. L'affermazione p u ò sembrare forte, ma
ro Dio» (Ger 10,10). non è propria solo del Concilio di Firenze, bensì è un'af-
fermazione cristiana comune in tutto il Medio Evo.
D'altra parte il popolo giudeo dell'AT ha la convinzione di
essere u n popolo diverso, «il popolo di Dio», «l'eletto» che
deve vivere separatamente dai «gentili», non mescolarsi Nel secolo XIX
con loro. «Quando il Signore tuo Dio ti avrà introdotto nel
paese che vai a prendere in possesso e ne avrà scacciate Gregorio XVI, nell'enciclica Miravi Vos del 15 agosto 1832,
davanti a te molte nazioni: gli Hittiti, i Gergesei, gli Amor- afferma:
rei, i Periziti, gli Evei, i Cananei e i Gebusei, sette nazioni
più grandi e più potenti di te, quando il Signore tuo Dio le «Veniamo ora a un'altra sorgente trabocchevole dei mali
avrà messe in tuo potere e tu le avrai sconfitte, tu le vote- da cui compiangiamo afflitta al presente la chiesa. L'"in-
rai allo sterminio» (Dt 7,1-2). Israele dovrà senza compas- differentismo" vogliamo dire, ossia quella perversa opi-
sione distruggere gli altari e le immagini di questi popoli nione che per fraudolenta opera degli increduli si dilatò
sconfitti e scacciati, e non fare alleanza né imparentarsi in ogni parte, che cioè in qualunque professione di fede si
con loro. L'Israele del Deuteronomio ha la convinzione di possa conseguire l'eterna salvezza dell'anima, se i costu-
essere il popolo eletto, il santo, di fronte agli altri popoli mi si conformano alla norma del retto e dell'onesto. [...]
che adorano idoli vani (Dt 7,3-6). Di questa inquinatissima sorgente dell'"indifferentismo"
scaturisce quell'assurda ed erronea sentenza, o piuttosto
Questa posizione così aggressiva espressa nel Deuterono- delirio, che si debba ammettere e garantire per ciascuno
mio non può essere considerata come qualcosa che attra- la libertà di coscienza: errore velenosissimo a cui appia-
versa tutta la Bibbia, ma solo come un punto culminante, na il sentiero quella piena e smodata libertà d'opinare che
simbolico, che richiama l'attenzione. va sempre alimentandosi a danno della chiesa e dello sta-
to, non m a n c a n d o chi osa vantare con impudenza sfron-
tata provenire da siffatta licenza alcun vantaggio alla re-
Nel secolo XV ligione. [...] mentre l'esperienza di tutti i secoli fin dalla
più remota antichità luminosamente dimostra che città
Nel secolo XV in Europa emerge un altro punto culmi- per opulenza, per dominazione, per gloria le più fiorenti,
nante, simbolicamente molto importante. Il Concilio di Fi- per questo solo disordine, cioè per una eccessiva libertà
renze nell'anno 1452 dichiarò «di credere fermamente, di di opinioni, per la licenza delle conventicole, per la sma-
professare e insegnare che nessuno di coloro che si trova- nia di novità, andavano infelicemente in rovina» (nn. 36-
no fuori dalla chiesa cattolica, non solo i pagani, ma an- 37, Enchiridion delle Encicliche, voi. 2, EDB, Bologna
che i giudei, gli eretici e gli scismatici potranno parteci- 2002).
pare alla vita eterna. Andranno al fuoco eterno che è sta-
to preparato dal diavolo e dai suoi angeli (Mt 25,4), a me- Questo è solo uno dei rifiuti che i Papi di quel t e m p o lan-
no che prima di morire si incorporino alla Chiesa... nes- ciano solennemente contro «gli errori dell'epoca»: il pen-
suno, per quanto generose siano le sue elemosine o persi- siero moderno, le libertà sociali, la democrazia, ciò che noi
no sparga il suo sangue a causa di Cristo, potrà salvarsi se oggi riconosciamo come diritti umani... Nel testo in que-
non rimane nel seno e nell'unità della Chiesa cattolica» (DS stione, che risale a non più di due secoli fa, si negano fron-
1351). talmente e con eccesso di disprezzo, la libertà di coscien-
za, la libertà religiosa e il pluralismo religioso, con tutta la
«Extra Ecclesiam nulla salus» (fuori della Chiesa non c'è solennità del magistero pontificio.
salvezza), si diceva. Tutti coloro che muoiono fuori della
Chiesa (in quel m o m e n t o n o n esisteva la Chiesa prote-
34 35
Nel Concilio Vaticano II (1965) Se non sono escluse mediazioni partecipate di vario tipo e
ordine, esse tuttavia attingono significato e valore unica-
«Questo Concilio Vaticano dichiara che la persona u m a n a mente da quella di Cristo e non possono essere intese co-
ha il diritto alla libertà religiosa. Il contenuto di u n a tale me parallele e complementari. Risulterebbero, tuttavia,
libertà è che gli esseri umani devono essere immuni dalla contrarie alla fede cristiana e cattolica quelle proposte di
coercizione da parte dei singoli individui, di gruppi socia- soluzione, che prospettassero un agire salvifico di Dio al
li e di qualsivoglia potere umano, così che in materia reli- di fuori dell'unica mediazione di Cristo (14).
giosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza È chiaro che sarebbe contrario alla fede cattolica conside-
né sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità rare la Chiesa come una via di salvezza accanto a quelle
ad essa: privatamente o pubblicamente, in forma indivi- costituite dalle altre religioni (21).
duale o associata. Inoltre dichiara che il diritto alla libertà Se è vero che i seguaci delle altre religioni possono rice-
religiosa si fonda realmente sulla stessa dignità della per- vere la grazia divina, è pure certo che oggettivamente si tro-
sona u m a n a quale l'hanno fatta conoscere la parola di Dio vano in u n a situazione gravemente deficitaria se parago-
rivelata e la stessa ragione» (Dignitatis Humanae, n. 2). nata a quella di coloro che, nella Chiesa, h a n n o la pienez-
za dei mezzi salvifici» (22).
«La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo
in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei
modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che,
III. Per sviluppare il tema
quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stes-
sa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono u n
raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini» (No- Abbiamo messo in evidenza alcuni momenti importanti di
una storia segnata da gesti e azioni contrari all'accettazio-
stra Aetate, n. 2).
ne del pluralismo religioso. Anche se non possiamo qui di-
mostrarlo, il bilancio globale di questa storia potrebbe es-
sere sintetizzato così:
La «Dominus Iesus» del Cardinale Ratzinger (2000)
• Ci sono stati praticamente 20 secoli di esclusivismo: qua-
«È contraria alla fede della Chiesa la tesi circa il carattere si 2000 anni nei quali il cristianesimo ha pensato global-
limitato, incompleto e imperfetto della rivelazione di Gesù mente, ufficialmente e in maggioranza che è l'unica vera
Cristo, che sarebbe complementare a quella presente nelle religione, che tutte le altre religioni sono false, o sono in-
altre religioni (6). venzioni u m a n e o una semplice «preparazione per il van-
Deve essere, quindi, fermamente ritenuta la distinzione tra gelo», o, in ogni caso, una «partecipazione» alla religione
la fede teologale e la credenza nelle altre religioni [...], che cristiana.
è esperienza religiosa ancora alla ricerca della verità asso-
luta e priva ancora dell'assenso a Dio che si rivela. Questo • Nel m o n d o cattolico l'esclusivismo è stato a b b a n d o n a t o
è uno dei motivi per cui si tende a ridurre, fino talvolta ad da meno di 50 anni, con il cambiamento suscitato dal Con-
annullarle, le differenze tra il cristianesimo e le altre reli- cilio Vaticano II. Questo significa che tale m u t a m e n t o è
gioni (7). iniziato solo nell'attuale generazione, cosa che spiega co-
me nell'immaginario popolare non abbia ancora avuto tem-
I libri sacri di altre religioni, che di fatto alimentano e gui-
po né per diffondersi né per radicarsi; al contrario, la men-
dano l'esistenza dei loro seguaci, ricevono dal mistero di Cri-
talità popolare comune mantiene ancora nel proprio sub-
sto quegli elementi di bontà e di grazia in essi presenti (8).
cosciente la «certezza ancestrale» che il cristianesimo è
Quanto lo Spirito opera nel cuore degli uomini e nella sto-
l'«unica vera religione».
ria dei popoli, nelle culture e religioni, assume u n ruolo di
preparazione evangelica e non può non avere riferimento • La posizione pluralista - secondo la quale Dio si rivela
a Cristo (12). in tutte le religioni, senza discriminazioni da parte di Dio
36 37
- è u n a posizione teologica che suscita ancora sorpresa e - Cosa pensiamo riguardo alle affermazioni del Concilio di
incomprensione. Firenze del 1452?
- Per Gregorio XVI, ormai nel sec. XIX, la libertà d'espres-
• È il pensiero civile, filosofico, scientifico, profano... quel- sione e la libertà di coscienza sono negative. C'è oggi qual-
lo che ha portato alle Chiese queste trasformazioni del cuno che lo pensa ancora? Sappiamo se questo atteggia-
pensiero. Sono stati la scienza, la filosofia, i movimenti mento negativo di fronte alle libertà moderne fu solo di
sociali e politici in generale ciò che ha spinto le Chiese Gregorio XVI o del Magistero della Chiesa Cattolica nel
cristiane ad abbandonare posizioni di monopolio, di esclu- suo insieme?
sivismo, di «cristianità», forzando la trasformazione del- - Ci sono religioni che oggigiorno pensano che la libertà
l'immaginario della società.Deplorevolmente molte Chie- religiosa, diversa dalla propria, sia negativa. Per esempio?
se cristiane h a n n o assunto nella storia posizioni contra- - Cosa dice il Concilio Vaticano II sulla libertà di coscien-
rie a tutte le «moderne libertà», e sono anche ufficial- za e la libertà religiosa? Siamo d'accordo con ciò che af-
mente contrarie al «pluralismo religioso». H a n n o soltan- ferma?
to preso l'iniziativa di praticare il dialogo religioso là do- - Un esercizio interessante può essere studiare il caso del-
ve ne hanno bisogno per il fatto di trovarsi in minoran- la storia del proprio paese: che ruolo vi ha giocato la reli-
za... Le istituzioni religiose sono normalmente molto in- gione, le religioni? C'è stata qualche religione che ha cer-
fluenzate dai loro interessi istituzionali, com'è facilmen- cato di escludere le altre nell'identità nazionale? È u n a con-
te dimostrabile. vivenza basata su una coscienza convinta di pluralismo o
semplicemente rassegnata?
• In ogni caso bisogna segnalare che u n altro volto del cri-
stianesimo è sempre esistito: pensatori, filosofi, teologi che,
in modo eccezionale, intuirono che l'atteggiamento di chiu-
so esclusivismo non rispondeva alla verità, e si aprirono
ad atteggiamenti più tolleranti e pluralisti (Erasmo da Rot- Bibliografia
terdam, Nicola Cusano, Raimondo Lullo, Marsilio Fici-
no...), furono però l'eccezione che conferma la regola. AEBISCHER-CRETTOL MONIQUE, Vers un oecuménisme interreligeux;
jalons pour une théologìe chrétienne du pluralisme religieux,
• Il Concilio Vaticano II costituì per la Chiesa Cattolica Cerf, Paris 2001.
l'accettazione di buona parte delle critiche che la cultura CANOBBIO GIACOMO, Chiesa perché: salvezza dell'umanità e media-
moderna aveva fatto agli atteggiamenti integralisti della zione ecclesiale, San Paolo, Cinisello Balsamo 1994, pp. 72-100.
LUCCHETTI BINGEMER MARIA CLARA (org.), Violència e religiào. Cri-
Chiesa negli ultimi secoli. Si è trattato di u n aggiornamento
stianismo, islamismo, judaismo, Loyola, Sào Paulo 2002.
e di una riconciliazione col mondo moderno. Però fu su-
LEON MARIO A. RODRIGUEZ, «A invasào e a evangelizacào na Ame-
bito evidente che quel rinnovamento non bastava, che si rica Latina (sec. XVI)», in DUSSEL, Enrique (ed.), Historia
doveva elaborare u n a nuova lettura del pluralismo religio- Liberationis; 500 anos de historia de Igreja na America Latina,
so. Nonostante ciò si produsse in seguito u n a involuzione Paulinas/CEHILAS, Sào Paulo 1992.
della Chiesa cattolica e la dottrina ufficiale rimase indie- SULLIVAN FRANCIS A., Hay salvación fuera de la Iglesia?, Desclèe,
tro rispetto all'evoluzione della teologia. Bilbao 1999, collezione Teoria, n. 2. L'autore ripassa tutta la
storia della Chiesa Cristiana cercando di ripercorrere l'evolu-
zione lungo i secoli del principio: «fuori della Chiesa non c'è
IV. Domande per condividere e approfondire salvezza».
TEIXEIRA FAUSTINO, Teologia de las religiones. Una vision panora-
- Le religioni dei popoli che circondavano il popolo d'Israe- mica, collana «Tempo Axial», Abya Yala, Quito 2005. L'unico
le, di cui ci parla l'Antico Testamento, erano religioni buo- manuale di teologia delle religioni scritto fin'ora in America
ne, valide? Cosa pensa l'Antico Testamento di queste reli- Latina. Nella sua prima parte compie un excursus storico del-
gioni e dei suoi dei? le diverse valutazioni sulle religioni nel cristianesimo.

38 39
THION PAUL, Retour aux missions? Une lecture de l'Encyclique Re- Capitolo quarto
demptorìs Missio, in Nuovelle Revue Theologique 114/1 (1992)
p. 81. Il pluralismo religioso nella storia
dell'America Latina

Con lo sguardo rivolto ancora alla storia, dedichiamo speci-


ficamente un capitolo all'America Latina.

I. Per sviluppare il tema

Il continente latino-americano ha una storia con caratte-


ristiche proprie che lo rendono particolarmente rilevante
per la prospettiva del pluralismo religioso.
In effetti, è l'unico continente in cui la maggioranza della
popolazione attuale è erede di u n a invasione proveniente
da u n altro continente (altro gruppo u m a n o , altra cultura,
altra religione). La popolazione originaria fu in gran par-
te decimata, mentre i suoi attuali superstiti sopravvivono
relegati in angoli lontani o dislocati in settori marginali
della società. E questo è il risultato di u n processo che fu
compiuto con la presenza di u n a religione che, di fatto, con
la sua «evangelizzazione» legittimò una «conquista». Il con-
tinente oggi, come noto, è in maggioranza cristiano (e la
metà dei cattolici del mondo vive nelle Americhe) 1 .
Succede, però, che «in America attualmente non esiste un
solo m o n u m e n t o religioso rituale che abbia origini pre-
ispaniche. Tutti furono distrutti e in molti casi i loro ma-
teriali furono utilizzati per la costruzione di nuovi templi
o palazzi coloniali. Questo n o n è accaduto, per esempio in
molti luoghi dell'Estremo Oriente (Giappone, Cina, Tai-
landia, Giava), dell'India o del Vicino Oriente e dell'Africa,
dove, nonostante l'arrivo di missionari dall'Europa, at-

1
Secondo i dati dell'Annuario Pontifìcio 2004, «Il 50% dei cattolici vi-
ve nel continente americano, il 26% in Europa, il 12,8% in Africa, il
10,3% in Asia e lo 0,8% in Oceania».
41
40
tualmente si pratica il culto in molti luoghi che sono mil- le loro credenze religiose e la loro forma di vita davanti ai
lenari» 2 . missionari giunti in Messico. Questi predicavano loro che
ciò che gli antenati aztechi avevano insegnato e lasciato co-
La domanda è: com'è possibile che popoli cristiani abbia- me eredità «è tutto menzogna, vanità, finzione; non con-
no compiuto una «invasione» e una «conquista» in u n Con- tiene nessuna verità» 4 . «Sappiate e siatene certi che nessu-
tinente già abitato? Com'è possibile che l'invasione porta- no degli dei che adorate è Dio né datore di vita; tutti sono
ta a termine dai cristiani abbia distrutto popoli e religio- diavoli infernali» 5 .
ni? Che «atteggiamento verso le altre religioni» ebbe la re-
ligione dei conquistatori? Nel domandare che «atteggia- • I saggi rispondono: «Avete detto che non conosciamo il
mento verso le altre religioni» avevano i conquistatori, stia- Signore... che non erano veri i nostri dei. È una nuova pa-
mo domandando - con parole moderne - che «teologia del- rola questa che voi dite. Da essa siamo sconvolti, da essa
le religioni» (che idea del valore o del significato delle al- siamo offesi. Poiché i nostri progenitori... ci diedero le lo-
tre religioni) avevano i conquistatori, consciamente o in- ro norme di vita, onoravano gli dei, ci insegnarono tutte le
consciamente, a parole o realmente. loro forme di culto, tutti i modi di onorare gli dei. Era dot-
trina dei nostri avi che è per gli dei che si vive. Noi sap-
Elaboreremo i lineamenti di questo atteggiamento - la «teo- piamo a chi dobbiamo la vita... come si deve invocare, co-
logia delle religioni» dei conquistatori - prendendo in con- me si deve pregare. Ed ora dovremo distruggere l'antica
siderazione le seguenti testimonianze storiche. regola di vita? E già molto che siamo stati sconfitti, che ci
sia stato impedito u n nostro governo. Lasciateci dunque
morire, lasciateci ormai perire, visto che i nostri dei sono
II. Testi antologici
morti!» 6 .
• Il primo catechismo che venne scritto in America (pro- • Fra Vincente Valverde, cappellano ufficiale che accom-
babilmente tra il 1510 e il 1521), quello di Pedro di Cor- pagnava Francisco Pizarro in quella che di fatto fu l'« inva-
doba, comincia con la rivelazione di «un gran segreto che sione» dell'impero inca, intimò ad Atahualpa di adorare Dio,
voi mai conosceste né udiste»: Dio ha fatto il cielo e l'in- la croce e il Vangelo, «perché tutto il resto è una burla».
ferno. In cielo stanno tutti quelli che si sono convertiti al- Atahualpa rispose che egli «non adorava che il Sole che non
la fede cristiana ed hanno vissuto bene; all'inferno stanno muore mai e gli dei che aveva anche nella sua legge» 7 .
«tutti quelli che tra di voi sono morti, tutti i vostri ante- • Il famoso missionario Antonio Vieira, a Bahia, in Brasi-
nati: padri, madri, nonni, parenti e quanti sono esistiti e le, poteva dire agli schiavi negri: «La vostra schiavitù non
sono passati per questa vita: e là andrete anche voi se non è una disgrazia, m a u n grande miracolo, perché i vostri pa-
sarete amici di Dio e non vi battezzerete e diventerete cri- dri sono all'inferno per tutta l'eternità. Voi, al contrario, vi
stiani, perché tutti quelli che non sono cristiani, sono ne- siete salvati, grazie alla schiavitù» 8 .
mici di Dio»3.
• Riscoperto nel 1924, abbiamo oggi u n libro prezioso, do- 4
Cf. Los coloquios de los doce apóstoles, in Monumenta..., cit., p. 215
vuto all'ammirevole lavoro di ricerca di Fra Bernardino di 5
Ibid. 187.
6
Sahagùn, intitolato «I colloqui dei dodici apostoli». In esso Leon Portilla, Miguel, El reverso de la conquista, Mortiz, Mexico,
si raccoglie nella lingua nàhuatl l'ultimo atto pubblico di 1990, pp. 23-28. Il testo completo è contenuto in Agenda Latino-ame-
alcuni saggi e sacerdoti aztechi sopravvissuti, che difesero ricana 1992, p. 51. Consultabile anche in <http://agenda.latino-a-
mericana.org/archivo>.
7
Leon Portilla, Miguel, El reverso de la conquista, cit., pp. 113-121,
2
dove si trova il racconto completo. Un riassunto sufficiente si può
Siller, Clodomiro, El monoteismo indigena, in Teologia India, tomo trovare in Agenda Latinoamericana 1992, pp. 74-75. Consultabile an-
II, Abya Yala, Quito 1994, p. 94. che in <http://agenda.latinoamericana.org/archivo>.
3 8
Cf. Duran, J. Guillermo, Monumenta catechètica ispanoamericana, Vieira, A., Sermone quattordicesimo (1633). Cf. Sermòes, voi. 4, to
voi. I, Buenos Aires, 1984. mo 11, n. 6, Lello & Irmao, Porto 1959, p. 301.

42 43
• Si può anche ricordare che non solo i missionari venuti - Le religioni indigene precolombiane (e le religioni non
nelle «Indie Occidentali», ma tutti i missionari cristiani, cristiane in generale) hanno u n valore salvifico?
per molti secoli, la pensarono come il famoso Francisco - Si può dire che gli indigeni erano idolatri se non cono-
Javier, che andò nelle «Indie Orientali» convinto che chi scevano il Dio di Gesù Cristo e adoravano i loro Dei?
non ascoltava e accettava il vangelo era privato della sal- - È accolta da Dio la preghiera che gli indigeni rivolgono
vezza. ai loro Dei?
- Le religioni indigene contengono qualche parte di verità
• In occasione della visita di Giovanni Paolo II in Perù nel o tutta la verità?
1985, Maximo Flores, del Movimento Indio di Kollasuyo - Se Cristo ci portò la salvezza ed essi non conobbero Cri-
(aymara), E m m o Valeriano, del Partito Indio (aymara) e sto, può giungere a loro la salvezza dello stesso Cristo?
Ramiro Reynaga, del Movimento Indio TupacKatari (ke-
- Perché essi non conobbero Cristo? Perché Dio si mani-
shwa) consegnarono al Papa una lettera nella quale scri-
festò nel Continente eurasiatico e non in quel luogo che
vevano: «Noi, indios delle Ande e dell'America, decidiamo
chiamiamo «americano»? È un'ingiustizia da parte di Dio
di approfittare della visita di Giovanni Paolo II per resti-
privarli di qualcosa di essenziale per la salvezza? Forse che
tuirgli la sua Bibbia, perché in cinque secoli essa non ci ha
Dio per secoli limitò il suo rapporto con gli essere umani
dato né amore, né pace, né giustizia. Per favore, riprenda
ai confini del mondo giudeo, di cui ci narra l'AT?
la sua Bibbia e la restituisca ai nostri oppressori, poiché
loro hanno bisogno dei suoi precetti morali più di noi. Per- - Bisogna essere cristiani per salvarsi?
ché dalla venuta di Cristoforo Colombo sono stati imposti - E se non bisogna esserlo, a cosa serve il cristianesimo?
all'America con la forza, una cultura, una lingua, u n a reli- - Hanno senso le missioni, i missionari, l'evangelizzazio-
gione e valori propri dell'Europa. La Bibbia arrivò a noi co- ne missionaria? Che senso hanno?
me parte del progetto coloniale imposto. È stata l'arma ideo- (Non si deve pretendere di rispondere a tutte le domande
logica di questo assalto colonialista. La spada spagnola che né di giungere a u n accordo fra tutto il gruppo in questo
di giorno attaccava e assassinava il corpo degli indios, di dialogo, che servirà solo ad attivare questa tematica nel
notte diventava una croce che legava l'anima india» 9 . gruppo; m a più avanti torneremo su questi temi).

III. Domande per riflettere e per dialogare IV. Esercizi raccomandati


Una volta lette queste testimonianze storiche, impostiamo - Studiare le origini della presenza della religione attual-
le questioni teorico-pratiche che da esse emergono: mente maggioritaria nel nostro paese, che sia o non sia il
- Quali tratti consideriamo caratterizzanti l'atteggiamento cristianesimo, in qualunque continente il gruppo si trovi.
che il cristianesimo ebbe verso le religioni indigene che in- Come giunse quella religione in questa terra? C'era u n a po-
contrò al suo arrivo in America? polazione autoctona di un'altra religione? Qual è stato l'at-
- Pensavano i cristiani che le religioni indigene avessero teggiamento (la «teologia delle religioni») della religione
qualche valore? Oppure avevano persino u n valore negati- che giunse? Come avvenne l'«incontro»? Fare u n o sforzo
vo, ai loro occhi? Come si spiega che non ebbero alcuna per conoscere la storia dei rapporti tra le religioni che so-
riserva nello sradicarle e nel distruggerle? no state presenti sulla nostra terra.
- Vari tra i libri indicati nella bibliografia seguente con-
Anticipando la tematica del nostro corso, possiamo ora in- tengono elementi molto importanti sul comportamento del
terrogarci e conversare: cristianesimo al suo arrivo nel Continente americano e il
suo rapporto con le religioni indigene. Dove sia possibile,
si può distribuire una selezione di letture tra i componen-
9
Agenda Latino-americana 1992, p. 57. ti del gruppo; prima della sessione di lavoro e, durante es-

44 45
VIGIL JOSÉ MARIA, Valor salvifico de las religiones no crìstianas,
sa, ciascuno espone n o n solo il contenuto della lettura m a <http://servicioskoinonia.org/relat/027.htm>; Diakonia 61 (mar-
anche il giudizio che l'atteggiamento del cristianesimo di zo 1992) pp. 23-40, Managua. Estudios Ecuménicos 33 (enero
fronte alla religione indigena si è meritato; tutto ciò se- 1993) pp. 23-29, Mexico.
guito da un dibattito generale.

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47
46
Capitolo quinto d'Europa nell'invasione dell'America e nella persecuzione
e distruzione delle religioni indigene; più tardi avrebbe ap-
L'ermeneutica del sospetto profittato dell'espansione neocoloniale dell'Occidente la-
sciandosi condurre verso gli altri continenti;
- la teologia e la spiritualità cristiane, in ognuno dei loro
testi e dei loro gesti, lasciano trasparire la convinzione di
essere l'unica religione vera e assoluta, il destino religioso
Per completare il nostro «partire dalla realtà» o «vedere», ci finale per tutta l'umanità.
confronteremo con un atteggiamento o criterio interpretati-
vo che consideriamo necessario sia perché la nostra visione In queste convinzioni hanno vissuto i cristiani durante qua-
della realtà sia matura e critica, sia per suscitare in noi un si 20 secoli (fino ad appena 40 anni fa), continuando tran-
atteggiamento di vigilanza, perché le nostre elaborazioni teo- quillamente e senza discussione a essere convinti che la lo-
logiche non siano inconsapevolmente influenzate da interessi ro fosse l'unica religione vera, l'eletta, la predestinata, quel-
propri o altrui. la chiamata a evangelizzare tutto il mondo con le sue mis-
sioni e i suoi missionari, quella a cui presto o tardi tutta
l'umanità si sarebbe convertita. Senza dubbio, l'evoluzio-
I. Per sviluppare il tema ne del mondo, lo sviluppo delle comunicazioni e dei mo-
vimenti migratori, la crescita demografica dei paesi del Ter-
Ciascuno di noi deve fare il bilancio di questo sguardo che zo Mondo, l'espansionismo dell'islam, la nuova situazione
abbiamo dato alla storia nelle lezioni precedenti, con l'at- di convivenza plurireligiosa sorta come conseguenza di tut-
tenzione posta al tema del pluralismo religioso. Il bilancio to ciò, e lo sviluppo di u n a mentalità più cosciente e criti-
critico che noi proponiamo è piuttosto preoccupante: ca, h a n n o favorito il sorgere di un atteggiamento di sospet-
to, che spinge molti cristiani e teologi a interrogarsi su que-
- la Scrittura e le tradizioni fondanti del cristianesimo di- ste convinzioni fino ad ora intoccabili.
sconoscono di principio il pluralismo religioso;
Sta apparendo sempre più chiaramente ai cristiani, spe-
- il cristianesimo, che era una religione marginale e per- cialmente agli storici e ai teologi, la possibilità che tali con-
seguitata alla sua origine, più tardi, quando fu accettata vinzioni che pretendevano di apparire come nettamente
dall'impero romano, andò a sostituire la religione di quel- teologiche e puramente religiose, potrebbero essere anche
lo stesso impero, imponendosi come unica, perseguitando frutto di motivazioni occulte e interessi nascosti, cosicché
le altre e legittimando in ultima istanza l'impero...; potrebbero in realtà fungere da «ideologie», vale a dire, da
- la religione cristiana visse molti secoli unita al potere, «costruzioni teoriche razionali destinate a giustificare i pro-
come religione di Stato (regime di cristianità), imposta ob- pri interessi corporativi» 1 .
bligatoriamente, intollerante, ritenendosi l'unica e assolu- Tornando a guardare la storia del cristianesimo con u n
ta religione; cuore sensibile verso i poveri e le vittime, vediamo che è
- la religione cristiana h a intrapreso guerre religiose con- u n a storia di molta sofferenza, di grande mancanza di li-
tro altre religioni (le crociate innanzitutto) e ha convissu- bertà, di numerose religioni assoggettate, perseguitate, di-
to tranquillamente con alcune delle maggiori violenze del- strutte... è u n a storia di conquiste e colonizzazioni di ter-
la storia, legittimandole nella pratica (la schiavitù, la «con- ritori, di sfruttamento economico internazionale dei pove-
quista» del Continente americano, la globalizzazione del
capitalismo, l'usura dell'attuale debito estero...);
1
- il cristianesimo si lasciò condurre per m a n o dai poteri Vi è un altro significato positivo della parola «ideologia»; qui la con-
sideriamo in questo significato critico negativo.
48 49
ri da parte di u n Nord ricco... e «cristiano». È evidente che gioni, deve essere sottoposta a critica in base a questa er-
tutto questo non è positivo né può pretendere di giustifi- meneutica del sospetto e deve, almeno, essere riconsidera-
carsi come volontà di Dio... ta, perché di principio è sospettata di essere un'ideologia.
Questo principio apre la strada alla seconda parte del no-
La domanda è: in tutta questa storia di violenza, di espan- stro corso, il «giudicare». Andremo a riesaminare e rico-
sione, di conquista, di dominazione... e con questo bilan- struire la nostra teologia da questa prospettiva della plu-
cio, avrà giocato qualche ruolo la dottrina dell'unicità e il ralità delle religioni, molto attenti a che la nostra teologia
carattere assoluto del cristianesimo? La dottrina, la teolo- non sia un'ideologia, cercando di renderci consapevoli - e
gia, la spiritualità... saranno state autonome, indipenden- liberi - degli interessi di ogni genere che s'intrecciano al
ti, neutre, puramente religiose, sorte direttamente dalla di sotto delle nostre affermazioni teologiche.
fonte divina stessa... o saranno state anche, in qualche mo-
do, frutto degli interessi umani dei loro protagonisti? Cioè, «L'ermeneutica del sospetto» non è l'invenzione di nessun
avranno avuto una componente «ideologica»? genio filosofico e nemmeno un semplice frutto della criti-
ca moderna; in realtà ha u n fondamento anche evangelico,
Un buon metodo per adottare u n atteggiamento coscien- poiché può riferirsi direttamente alle parole di Gesù: «Non
temente critico consiste nel farsi la vecchia domanda del può un albero buono dare frutti cattivi» (Mt 7,15-20; Le
diritto romano: «Cui bono?», ossia, per il bene di chi? A be- 6,43). Una dottrina che produce frutti dannosi o peccami-
neficio di chi, una determinata teologia o dottrina? È pos- nosi non può essere considerata corretta o veritiera. Non
sibile che certe dottrine si siano sviluppate teologicamen- può essere «ortodossia» (dottrina corretta) poiché in se
te per influsso dell'interesse di determinati gruppi, i quali, stessa non è neppure «ortoprassi» (pratica corretta).
beneficiandone, potevano giustificare la loro egemonia o
dominare su altri gruppi... È possibile... perché è molto Molte opinioni e dottrine che abbiamo potuto vedere nel-
umano. la storia del cristianesimo non adempiono al «minimo eti-
co», questa «regola d'oro» che il Vangelo esprime: «Non
Alcuni autori chiamano questo atteggiamento critico di so- fare agli altri quello che non vuoi che gli altri facciano a
spetto «ermeneutica del sospetto»: un atteggiamento «in- te» (Mt 7,13; Le 6,31). Ci sentiremmo molto offesi se le al-
terpretativo» (questo significa la parola «ermeneutica») che tre religioni assumessero nei nostri confronti atteggiamenti
si occupa di scoprire le radici e i fattori inconsci o effetti- simili ad alcuni di quelli che noi abbiamo tenuto verso di
vamente nascosti che sono intervenuti nella elaborazione loro nelle nostre posizioni dottrinali. Dobbiamo sottopor-
della teoria o della dottrina, in questo caso della teologia re nuovamente al giudizio del Vangelo queste dottrine che
cristiana. per tanto tempo abbiamo potuto ingenuamente procla-
mare, sottoponendole all'ermeneutica del sospetto e ri-
Con questo atteggiamento è necessario riesaminare nuova- considerandole 2 .
mente la storia e vedere in quanti casi alcune dottrine, teo-
logie o disposizione ecclesiastiche... malgrado si presentas-
sero apparentemente come affermazioni strettamente reli- Due osservazioni
giose, abbiano svolto la funzione di giustificazione ideolo-
gica delle azioni di forza che il gruppo cristiano ha eserci- • Adottando questa «ermeneutica del sospetto», in realtà
tato contro altri gruppi che furono le vittime del nostro egoi- stiamo dando un orientamento non neutrale alla «Teologia
smo corporativo, mascherato religiosamente.
Affermiamo questo principio: tutta la dottrina o teologia o
2
spiritualità che nel passato ha prodotto effetti deleteri di «Dobbiamo seguire la regola d'oro e concedere all'esperienza reli-
oppressione, dominio, disprezzo, che è stata causa di do- giosa delle altre grandi tradizioni la stessa presunzione di possibilità
di affidabilità cognitiva che reclamiamo per la nostra» (Hick, God
lore o di distruzione... contro altri gruppi, popoli o reli- has Many Nantes, The Westminster Press, Philadelphia 1982, p. 24).

50 51
delle religioni» che stiamo elaborando. Deve essere u n a teo- II. Testimonianze antologiche
logia a partire «dall'opzione per i poveri», intendendo con per esercizi didattici in gruppo
«poveri» tutto il forte e ampio significato della parola: non
solo chi è economicamente povero, ma anche colui che è • Il «Requerimiento» (intimazione - ingiunzione) è il testo
culturalmente povero (per essere «altro»), la persona emar- che la Spagna conquistatrice del secolo XVI decise di «leg-
ginata per ragioni di genere (per essere «altra»), la razza gere» ai capi indigeni per far loro conoscere i titoli che cre-
considerata inferiore, la cultura disprezzata, la classe sfrut- deva legittimassero il suo diritto a impossessarsi di «Isole
tata, la minoranza emarginata... Dal punto di vista dell'op- e Terraferma». Se, avendo ascoltato queste ragioni, i capi
zione per i poveri, «povero» è la persona «che subisce in- indigeni non si fossero sottomessi, sarebbero stati consi-
giustizia» 3 . Da questa prospettiva, da questa opzione, che derati ribelli contro la Corona, il che avrebbe giustificato
è la prospettiva e l'opzione del Dio della Vita e della Giu- la guerra contro di loro. Poiché non poteva essere diver-
stizia, vogliamo costruire dal primo momento la nostra samente, in quell'epoca e nel paese dei Re Cattolici, il «Re-
«teologia del pluralismo religioso». querimiento» è u n documento giuridico che rimanda ad
argomenti nettamente teologici e religiosi. È istruttivo esa-
• Bisogna anche osservare che questa «ermeneutica del so- minare la teologia soggiacente ed esplicita che utilizza, e
spetto» non si applica solo al carattere «ideologico» delle definire se ha realmente u n fondamento teorico o ideolo-
dottrine religiose nel campo degli interessi socio-econo- gico. Il «Requerimiento» è il ragionamento, l'argomenta-
mici-politici, m a in tutti i campi. Per esempio, nel carhpo zione che la Spagna del secolo XVI dà a se stessa, per giu-
«culturale». La religione è, antropologicamente parlando, stificare il suo «diritto» a impossessarsi delle terre di cui
parte della cultura ed è, in buona misura, debitrice del con- aveva appena conosciuto l'esistenza. E la Giunta di Valla-
testo culturale in cui si è storicamente sviluppata. La cul- dolid affida quest'argomentazione al teologo Palacio Ru-
tura, che è nel complesso una sorta di «conoscenza inte- bio, che fonda quella pretesa economica e politica sui prin-
ressata», si basa a sua volta su aspetti materiali che la con- cipi più universali della sua teologia 5 .
dizionano e la rendono possibile, favorendone sviluppi e
interpretazioni differenti in funzione delle necessità della Dopo la lettura, si dibatta in gruppo ciò che in quella teolo-
vita. Oggi è già molto studiato, da parte dell'antropologia gia strumentalizzata è vero principio e ciò che ha funzione
culturale, il legame della religione con questi condiziona- ideologica. Si applichi «l'ermeneutica del sospetto».
menti materiali e interessi sociali del gruppo umano, sen-
za che questo sia di ostacolo al suo carattere al contempo • All'epoca del famoso «triangolo negriero» tra Europa,
autonomo. Tutto ciò è anche u n aspetto dell'ermeneutica, Africa e America, per tre secoli non solo si tollerò la schia-
culturale in questo caso, che non affrontiamo ora, ma che vitù negra, ma anche di fatto la si giustificò utilizzando af-
è necessario tener in conto. Mediante l'«ermeneutica del fermazioni esplicitamente teologiche e religiose 6 .
sospetto», dunque, si può e si deve evidenziare il possibi-
le carattere «ideologico» e «interessato» di u n a dottrina,
rispetto a qualunque dimensione della realtà: economica,
politica, culturale, di genere... 4 . mente come rivelato quello che ci è stato detto di accettare...» (La
naturaleza de la tnujery el mètodo de la teologia, in Selecciones de Teo-
logia 142 (1997) p. 99.
5
II testo cartaceo si può trovare in Agenda Latinoamericana 1992, pp.
3
J.M. Vigil, La opción por los pobres es opción por la justicia y no es 18-19; in internet si può vedere nell'archivio dell'Agenda Latinoame-
preferencial, in Rivista Teologica Xaveriana, 49, gen.-mar. 2004, Bo- ricana (<agenda.latinoamericana.org/archivio>), cercando nell'anno
gotà. In Enfoque, giugno 2004, Cochabamba. 1992. E in molti libri storici.
4 6
Mary Aquin O' Neill dice, per es., che questa è una delle costanti II testo è una selezione (la seconda parte) dell'articolo La misión
nella metodologia della teologia fatta dalle donne. «Noi donne ci av- profética de la Vida Religiosa ante el neoliberalismo, in Diakonia 68
viciniamo ai testi del cristianesimo con un sospetto. Convinte che c'è (die. 1993) pp. 16-25, Managua, di José Maria Vigil. Accessibile an-
un pregiudizio androcentrico, non possiamo più accettare semplice- che in <servicioskoinonia.org/relat/048.htm>.

52 53
Si discuta poi se le affermazioni teologiche che si facevano tere «per la salvezza delle anime e la gloria della santa Fede
erano realmente ortodosse o eterodosse, puramente religiose cattolica». Può essere ortodossa una concezione del mini-
o interessate e «ideologiche». stero papale che, appellandosi al Vangelo (Mt 16,17-19), de-
duce da questo simili terrificanti diritti sui «saraceni, paga-
• «Il romano pontefice, vicario di Gesù Cristo e successo- ni e altri nemici di Cristo»? Qualcuno può pensare che le pa-
re del padrone delle chiavi del cielo, esamina con atten- role di Gesù rivolte a Pietro avrebbero potuto concedergli una
zione paterna tutti i luoghi del mondo e le qualità delle simile autorità imperiale, assoluta e totale su tutto il mon-
genti che in essi vivono. E cercando la salvezza di tutti, or- do? Ha un carattere ideologico questa «teologia del primato
dina e dispone ciò che crede sarà gradito alla Divina Mae- di Pietro»? È vera o falsa questa teologia?
stà e porterà all'unico gregge del Signore le pecorelle che
gli sono state affidate, ottenendo per loro il perdono e il • «L'affermazione fondamentale della teologia della cri-
premio dell'eterna felicità [...] stianità è quella secondo cui "al di fuori della Chiesa non
c'è salvezza". Per questa ragione gli indios e i negri devo-
Considerando con la debita attenzione tutto quanto abbia- no assumere i valori, gli usi e i costumi della civilizzazio-
mo esposto, così come, poco tempo fa in un altro docu- ne occidentale» 8 .
mento, abbiamo concesso facoltà e piena libertà al citato
re Alfonso di invadere, conquistare, espugnare, ridurre e • «Nessun testo e nessuna ricerca (né nessuna teologia o
soggiogare tutti i regni, ducati, principati, domini, posse- dottrina religiosa), per quanto oggettivi pretendano di es-
dimenti e beni mobili e immobili dei saraceni, pagani e al- sere, possono evitare di essere guidati da u n orizzonte d'in-
tri nemici di Cristo, e di ridurli in perpetua schiavitù, e di teresse. Conoscere è sempre interpretare. La struttura er-
appropriarsi per sé e per i suoi successori... dei regni, du- meneutica di tutto il sapere e di tutta la scienza è tale che
cati, principati, domini, possedimenti e beni, dichiariamo il soggetto sempre entra con i suoi modelli, paradigmi e
ora che l'Infante ha acquisito e possiede legittimamente tut- categorie nella composizione dell'esperienza dell'oggetto
te le isole, terre, porti e mari di questo genere... e con la mediata dal linguaggio. Il soggetto non è ragione pura: è
presente Lettera glieli doniamo perpetuamente e ne diamo inserito nella storia, nel contesto socio-politico e si muove
la proprietà al citato re Alfonso, all'Infante e ai loro suc- per interessi personali e collettivi. Per questo, non esiste
cessori...». u n sapere esente dall'ideologia e puramente disinteressa-
E a tutti i fedeli cristiani... proibiamo con questo decreto to» 9 .
di portare, direttamente o indirettamente, armi, ferro, o al- Commentare questo testo che esprime in sintesi una convin-
tre cose proibite dalla legge, in tutti i luoghi... conquista- zione filosofica propria dell'epoca moderna: non esiste un te-
ti o in possesso del re Alfonso e dei suoi successori, di na- sto, una scienza, una tecnica... e neanche una dottrina reli-
vigare o pescare nei suoi mari, di intromettersi... o tenta- giosa o una teologia che siano «neutri», puramente «oggetti-
re di ostacolare, direttamente o indirettamente, il pacifico vi», asettici, apolitici, senza ideologia, senza interessi consa-
possesso di questi luoghi da parte del re Alfonso o dei suoi pevoli e inconsapevoli...
successori...» 7 .
• «Chi è senza ideologia scagli la prima pietra», famoso in-
Ci sono solo poche premesse teologiche in questo testo, rife- tervento di Mons. Smith, vescovo ausiliare di Lima, nella
rite al ministero di Pietro, ma sono sufficienti per far deri- IV Conferenza del CELAM a Santo Domingo, 1992. Com-
vare da esse un'«autorità apostolica» come facoltà di ripar- mentare.
tire il mondo e autorizzare la schiavitù perpetua dei suoi abi-
tanti, a favore dei principi cristiani che si supponeva rice-
8
vessero queste ricompense per meglio continuare a combat- Ferraro, Benedito, Cristologia, Vozes, Petrópolis 2004, p. 23.
9
L. Boff, Pasión de Cristo, pasión del mundo, Indoamerican Press Ser-
vice, Bogotà, 1978, p. 15; o anche in Jesucristoy la liberación delhom-
7
Bullarìum Romanum, V, pp. 111-114. bre, Cristianidad, Madrid 1981, p. 289.

54 55
• «La verità, Pilato, è questa: porsi di fianco agli umili e a to e trasformare la storia con un presente e u n futuro di ve-
quelli che soffrono» (Van der Meersch) 10 . Commentare. rità fedele al Vangelo e a coloro che, fino ad ora, sono stati
Questa frase è disponibile in poster nei Servicios Koinonia le vittime. Un altro cristianesimo è possibile...
(<http://servicioskoinonia.org/posters>). Fare queste analisi n o n è ansia di criticismo, né sottigliezza
intellettuale, m a semplicemente mettere in opera con la
• Esercizio raccomandato: Il Concilio di Lima (anno 1567) massima attenzione la parola di Gesù: «Non fare agli altri
proibì le ordinazioni sacerdotali degli indios. Facciamo l'e- ciò che non vorresti gli altri facessero a te», o quelle sotti-
sercizio collettivo di immaginare quali ragioni teologiche e li percezioni tipicamente sue: «Non chi dice "Signore, Si-
bibliche potè addurre per giustificare la sua decisione. Al gnore", ma chi fa la volontà del Padre mio».
contempo «sospettiamo» quali ragioni economiche, politi-
che, culturali... furono anche la causa di quella proibizione
di aprire il ministero sacerdotale cristiano agli indigeni 11 . IV. Domande per riflettere e per dialogare

III. Applicazioni alla vita - Qual è il tuo personale bilancio della storia del cristia-
nesimo rispetto al tema del pluralismo religioso? È altro
Tale «ermeneutica del sospetto» studiata in questa sessio- rispetto a quanto qui presentiamo? In quali aspetti? Con-
ne è u n principio di massima applicabilità alla vita, tanto dividi e dialoga con i compagni/e.
a livello collettivo, civile o ecclesiale, come a livello indivi- - La parola «ideologia» è utilizzata a volte con significato
duale o personale. Tutti dobbiamo sapere che non esisto- negativo e a volte con significato positivo. Sono due signi-
no i principi neutri, né la scienza neutra e neanche la tec- ficati diversi. Si possono distinguere? Spiega la differenza.
nologia neutra... così come n e m m e n o la teologia o la spi- - Cosa si può rispondere all'obiezione di coloro che han-
ritualità neutre... Tutto è situato entro la «correlazione di no u n a visione molto idealista e pensano che se lo Spirito
forze» sociali, entro il confronto d'interessi della società e guida il Popolo di Dio, questo non può lasciarsi trascina-
della storia. re da interessi meschini o addirittura peccaminosi?
- È certo che i nostri interessi influenzano la nostra ma-
Anche la mia opinione, la mia scienza, la mia teologia e la niera di pensare? Commenta quel proverbio che dice: «Vi-
mia spiritualità sono collocate in questo campo magneti- vi come pensi, perché se no finirai per pensare come vivi».
co degli interessi propri e altrui, ai quali non posso sot- - Si p u ò argomentare contro u n a dottrina o teologia, non
trarmi. Perciò devo esaminare l'influsso che possono eser- con assunti teorici m a appellandosi ai suoi effetti pratici e
citare su di me, e fino a che punto permetto di lasciarmi sociali? Non è u n a forma inadeguata di argomentazione?
portare da essi... - Solo per cominciare a esplorare il tema: quali afferma-
zioni teologiche o bibliche h a n n o potuto fungere, di fatto,
A livello collettivo, ecclesiale o del cristianesimo nel suo in-
come fondamento ideologico del machismo nella società e
sieme, posso considerare di essere u n cristiano adulto che
nella chiesa? Fare u n elenco delle possibili basi bibliche e
giudica la propria storia, per non giustificare né ripetere i
teologiche del patriarcalismo.
soprusi che noi cristiani abbiamo commesso nella storia,
con la Bibbia e la teologia in mano. Vogliamo chiedere per-
dono per i comportamenti ideologizzati espressi nel passa-
Bibliografia
10
11
Alfonso Comin, in Misión Abierta 70 (marzo 1977), ultima pagina. KNITTER PAUL, NO Other Name? A Criticai Survey of Christian At-
Vedere il documento del Concilio di Lima in Marzal, Manuel e al-
tri, O rostro indio de Deus, Vozes, Petrópolis 1988, pp. 202-203. An- titudes Toward the World Religions, Orbis Book, Maryknoll
che Marzal,, M., La transformación religiosa peruana, Pontificia Uni- 2000 (12° ristampa); alle pp. 163-165 parla espressamente del-
versidad Católica, Lima 1983, p. 322. l'ermeneutica del sospetto.

56 57
PIXLEY JORGE, Es possible una evangelìzaciòn no imperialista? Ri- Capitolo sesto
cerche bibliche in: <http://servicioskoinonia.org/relat/071.
htm>. Strumenti logici: nomi, concetti
REZENDEE VALERIA, Historia de la Iglesia de Brasil. Periodo colo- e classificazioni
nial, nella biblioteca di Koinonia (<http://servicioskoinonia.
org/biblioteca>). Si tratta di una rilettura della storia della
Chiesa brasiliana coloniale con r«ermeneutica del sospetto»
e dalla prospettiva dell'opzione per i poveri. Tratta molto be-
ne il tema afro-americano, piuttosto sconosciuto, in genera-
le.
Abbiamo detto che il nostro metodo consiste nel «vedere, giu-
VIGIL, JOSÉ MARIA., La misión profética de la vida religiosa ante el
neoliberalismo, RELaT n. 48, Diakonia 68 (dicembre 1993) pp. dicare e agire». Per quanto riguarda il «vedere», ci siamo ac-
16-25, Managua; Enfoque, Conferencia Boliviana de Religio- costati a diversi aspetti della realtà. È il momento di passa-
sos, 87 (settembre 1994) pp. 5-14, La Paz; Nuevo Mundo, 165- re alla seconda parte: quella di «giudicare» la realtà che ab-
166 (1994) pp. 157-172, Caracas. biamo cercato di «vedere». Per questo è necessario, in pri-
mo luogo, dotarci di alcuni strumenti con i quali poter ri-
flettere sulla realtà conosciuta. Concretamente abbiamo bi-
sogno di:
a) un chiarimento dì linguaggio (concetti, nomi, definizio-
ni, distinzione dei termini...);
b) una classificazione delle possibili posizioni che l'esperienza
suggerisce di adottare rispetto al tema, per iniziare a orien-
tarci.

I. Per sviluppare il tema

1. Nomi e concetti

Teologia delle religioni (TR): la «teologia» può essere de-


finita in molti modi, m a nel suo significato più ampio è u n
concetto che, in ogni caso, appartiene al c o m u n e bagaglio
culturale. Teologia è riflessione alla luce della fede. «Teo-
logia» significa studio su Dio. Per estensione, teologia è
ogni riflessione che si fa a partire dalla fede su qualsiasi
oggetto o tema adeguato.
La teologia che riflette su qualche oggetto o dimensione
concreta del mondo della fede è u n r a m o della grande teo-
logia. Possiamo così enumerare diversi rami: la teologia
dei sacramenti o sacramentaria, la teologia sulla Chiesa o
ecclesiologia, la teologia sulle realtà ultime o escatologia,
ecc.
La «teologia delle religioni» è dunque il r a m o della teolo-
gia che fa delle religioni l'oggetto della p r o p r i a riflessione.
58 59
Le religioni sono l'«oggetto materiale» della TR, come i sa- in modo diretto o indiretto, si sono interrogati e hanno da-
cramenti lo sono della teologia sacramentaria o la Chiesa to le loro risposte, m a non è mai esistito u n corpo dottri-
10 è della ecclesiologia. La TR vuole riflettere sul signifi- nale che potesse essere considerato una riflessione siste-
cato delle religioni, il significato che hanno nel piano di matica sulle religioni, non c'è stata u n a vera TR. Questa
Dio, la loro validità salvifica, i rapporti fra di esse, ciò che appare come teologia nella seconda metà del XX secolo.
h a n n o in comune e ciò che le differenzia, ecc. Questo sa- Si ritiene infatti che il primo libro di TR sia stato quello
rebbe l'«oggetto formale» della TR. di Heinz Robert Schiette, intitolato Le religioni come tema
della teologia, pubblicato nel 1963 5 .
Teologia del pluralismo religioso (TPR): è semplicemen-
te u n nuovo nome della teologia delle religioni (TR). È u n Il Concilio Vaticano II è stato l'occasione, senza precedenti
sinonimo, significa la stessa cosa 1 . né paragoni in tutta la storia, nella quale u n a Chiesa cri-
stiana ha parlato di più e più positivamente delle religioni
È u n nuovo nome che si sta imponendo, perché i teologi non cristiane 6 . Le affermazioni fatte significarono una por-
pare stiano scoprendo che il «pluralismo religioso», cioè ta aperta per i teologi, che rapidamente avanzarono su que-
la pluralità delle religioni, il fatto che siano molte e non sto terreno non ancora dissodato. Tutti sentivano - e an-
u n a sola... è il grande tema oggi centrale in questa teolo- cora sentono - che eravamo e che ci troviamo di fronte a
gia. All'inizio, alcuni decenni fa, è stato il tema della sal- un tema inedito, in una nuova tappa del rapporto tra le re-
vezza a costituire il centro della TR, la discussione prin- ligioni, che è anche ciò che ci permette di fare questa nuo-
cipale era: c'è salvezza nelle «altre» religioni? Ora c'è u n va riflessione. Ancora oggi alcuni dei più famosi autori di
consenso comune riguardo al tema della salvezza nelle «al- TR riflettono nei propri libri questo essere in costruzione:
tre» religioni (tutti ritengono che ci sia salvezza nelle al- «Verso u n a teologia cristiana del pluralismo religioso» è il
tre religioni), mentre la grande questione attualmente in titolo dell'opera più rappresentativa di Jacques Dupuis. La
discussione oggi è la pluralità stessa delle religioni, il plu- vivacità del dibattito, che il tema ha portato nella discus-
ralismo religioso 2 . Oggi «una teologia delle religioni non sione teologica, riflette la stessa cosa, così come la reazio-
p u ò non essere, in definitiva, una teologia del pluralismo ne di vigilanza e censura che tra i cattolici è stata adotta-
religioso» 3 . ta dalla Congregazione per la dottrina della fede (ex Sant'Uf-
ficio).
11 cristianesimo, lungo i suoi venti secoli, si è interessato
al tema della presenza della salvezza nelle religioni non cri- L'aggettivo «cristiana», nel titolo citato dell'opera di Dupuis,
stiane 4 . In ogni epoca ci sono stati pensatori o teologi che, ci offre l'opportunità di segnalare una distinzione. «Teolo-
gia» è una parola e u n concetto di origine greca, che in realtà
1
esisteva prima del Cristianesimo. Tuttavia, attualmente «teo-
Utilizzeremo indifferentemente i due nomi, soprattutto per evitare logia» è considerata di fatto come u n concetto che appar-
- come diremo in seguito - il facile equivoco tra pluralismo (la plu-
ralità delle religioni) come contenuto della TPR e pluralismo come tiene alla religione cristiana, anche se in tutte le religioni è
schema di posizionamento (paradigma) all'interno della classifica- presente una teologia, spesso espressa con altri nomi. In ogni
zione delle diverse posizioni adottate dai teologi che hanno fatto TR. religione, effettivamente, è presente «una riflessione a par-
2
Dupuis spiega le ragioni del cambiamento di nome che si sta im- tire dalla fede», u n a fede che cerca di comprendere e riflet-
ponendo in questo ramo della teologia in Verso una teologia cristia-
na del pluralismo religioso, Queriniana, Brescia 1997, pp. 18-19.
3
J. Dupuis, ibid., p. 271.
4
Può risultare interessante rivedere il libro di F.A. Sullivan, cHay sal- cessato di accompagnare le chiese cristiane, anche se mai ne è stato
vación fuera de la Iglesia?, Desclée, Bilbao 1999, che passa in rasse- fatto un trattato sistematico, un ramo teologico, come sarebbe avve-
gna la storia dell'assioma «extra Ecclesiam nulla salus», dall'inizio nuto più tardi con la «teologia delle religioni».
5
del cristianesimo sino ai nostri giorni. Lì si può vedere come questa H.R. Schiette, Die Religionen als Thema der Theologie, Verlag Her-
domanda sul significato delle altre religioni - soprattutto per la que- der K.G., Freiburg im Breisgau 1963.
6
stione della presenza o assenza in esse della salvezza - non ha mai Sullivan, ibid., p. 195.

60 61
tere più o meno sistematicamente. Ciò vuol dire che legitti- Le classificazioni sono parecchie, m a ci riferiremo solo al-
mamente la TR non esiste solo tra i cristiani. Non solo c'è le principali.
una TR cristiana, ma ci può essere una TR musulmana, bud- Metteremo in primo piano u n a classificazione tripartita,
dhista, o induista... Forse in alcune religioni non si chia- che è stata accettata universalmente per la sua chiarezza
merà «teologia» - ad esempio nell'induismo, a cui è alieno e semplicità (forse perché - come si vedrà - scaturisce in
il concetto stesso di Dio, «Theos» - ma, per intenderci, pos- maniera logica dalla stessa struttura della realtà). Alcuni
siamo parlare di «teologie» delle religioni elaborate da altre teologi la considerano insufficiente, ed è logico, perché tut-
posizioni religiose diverse dal cristianesimo, e dobbiamo sa- to ciò che è semplice semplifica e deve successivamente es-
pere che esistono o possono esistere ed è bene che esistano. sere reso complesso con ulteriori ripartizioni che diano ra-
gione delle sfumature che esistono nella realtà 7 .
Sorge allora una domanda: è possibile costruire una TR La classificazione più semplice 8 e, in qualche modo, uni-
che non sia cristiana né musulmana né di qualunque altra versalmente riconosciuta dei modelli o delle posizioni en-
religione, ma che pretenda di essere «inter-religiosa», aper- tro la TR è la seguente:
ta a tutte le religioni? Ci sono posizioni a favore e contra-
rie. In questo momento non c'interessa prendere posizio- A. Esclusivismo. Si chiama esclusivismo la posizione teo-
ne, ma semplicemente essere consapevoli che esiste una logica che sostiene l'esistenza di una sola religione vera,
«teologia cristiana delle religioni» - e che di principio ci che è quella rivelata da Dio e che possiede in esclusiva la
muoveremo nel suo ambito, finché non diremo altrimen- verità, mentre le altre sono religioni false, o religioni sem-
ti, ma esiste anche una teologia non cristiana delle reli- plicemente umane, o naturali, che n o n salvano.
gioni e forse si potrebbe anche pensare a una «teologia in- Nel Cristianesimo questa posizione è stata quella domi-
ter-religiosa delle religioni». nante e ufficiale nei venti secoli della sua storia sino agli
anni '60 del secolo scorso 9 .
Non è necessario sottolineare, essendo ovvio, che dobbia-
mo distinguere chiaramente la TR dalla scienza delle reli- B. Inclusivismo. È la posizione di chi sostiene che sebbe-
gioni, dall'antropologia delle religioni, dalla storia compa- ne la Verità e la Salvezza siano in u n a determinata reli-
rata delle religioni, ecc. Sono anch'esse scienze molto gio- gione, esse si fanno presenti - in forme più o meno defi-
vani, nate da poco più di u n secolo. citarie o imperfette - anche nelle altre religioni, ma come
una partecipazione della Verità e della Salvezza presenti
nell'unica vera religione.
2. Classificazioni: «mappa» dei modelli della TR Nel cristianesimo questa posizione viene espressa quando
si sostiene che solo la religione cristiana possiede la Verità
Nonostante la sua giovane età, la TR ha già fatto u n buon e la Salvezza e, sebbene anche in altre religioni ci siano
cammino e guardando indietro si può osservare che con-
ta una marcata varietà di posizioni, una molteplicità di ri- 7
sposte date dai teologi al problema centrale del significa- A volte questo significa solo che questi teologi si sentono a disagio
to della pluralità delle religioni. Negli ultimi 25 anni sono a essere classificati senza sfumature come pluralisti o inclusivisti.
8
Nella sua opera principale, Verso una teologia cristiana delle religio-
stati fatti vari tentativi di classificazione di queste posi- ni, e sebbene non condivida la classificazione, Dupuis scrive, di pas-
zioni. Il farci un'idea, sia pure sommaria o schematica, di saggio: «servendoci, per chiarezza, della classificazione di Schinel-
come si possono raggruppare o classificare, ci darà una vi- ler...» {ibid., p. 252). Quella di Schineller è di fatto la classificazione
sione d'insieme della storia e della situazione attuale del- tripartita, anche se c'è una suddivisione nel terzo punto.
9
la TR e comincerà a fornirci elementi di giudizio per po- «Il Corano afferma che le buone opere senza la fede [musulmana]
ter prendere anche la nostra posizione all'interno di que- sono vane, una illusione (6,88; 18,103-105; 24,29...). Allo stesso mo-
do, la maggioranza dei teologi [musulmani] delle più diverse scuole
sta «mappa». Ci aiuterà a captare quali sono in questo mo- non esita a destinare all'inferno ogni non musulmano, qualunque sia
mento i punti decisivi o più importanti dell'edificio in co- il valore delle sue opere» (R. Caspae, Para una vision cristiana del
struzione della TR. Islam, Sai Terrae, Santander 1995, p. 181).

62 63
«elementi di verità», Dio le ha depositate pienamente solo In ambito cristiano, questa classificazione tripartita è so-
nella religione cristiana. La salvezza per l'Umanità sareb- lita utilizzare anche altre categorie e altri nomi, che corri-
be stata conquistata concretamente da Gesù Cristo, che l'ha spondono specularmente ai tre citati, nel seguente modo:
depositata nella sua Chiesa. Partecipano alla Salvezza an-
che i non cristiani, non per u n a presunta validità delle lo- A. Ecclesiocentrismo. Di fatto, nel cristianesimo, la posi-
ro religioni, ma per il potere di Cristo, che li raggiunge «in zione esclusivista non può che porre al centro di tutto la
una maniera conosciuta solo da Dio»10. In realtà i non cri- Chiesa cristiana (qualunque essa sia). La Chiesa cristiana
stiani non si salvano «in quanto» partecipano alla propria è al centro del piano di salvezza di Dio. Solo la Chiesa è
religione, bensì «malgrado» aderiscano ad essa. depositaria della salvezza e tutte le altre religioni sono de-
Questa posizione è quella che si fece strada nel mondo teo- stinate a scomparire e ad essere incluse nella Chiesa. Tut-
logico - a partire soprattutto dalla Chiesa cattolica - in- to nel mondo e nella storia u m a n a guarda alla Chiesa co-
torno agli anni del Concilio Vaticano IL me al suo centro e alla sua destinazione. Questa posizione
è esemplificata nella nota sentenza: «Fuori della Chiesa
C. Pluralismo 11 . È la posizione teologica di chi afferma non c'è salvezza» 12 .
che tutte le religioni partecipano della salvezza di Dio,
ognuna a suo modo e autonomamente. Vàie a dire: non c'è B. Cristocentrismo. Sarebbe il nome cristiano dell'inclusi-
una religione che stia al centro stesso dell'universo reli- vismo. In questa posizione non si pensa più che solo nella
gioso... Al centro c'è solo Dio. Le religioni ruotano attor- Chiesa cristiana c'è salvezza e che le religioni sono prive del-
no a Dio, come i pianeti attorno al sole. In tutte le religio- la presenza salvifica di Dio... Si pensa piuttosto che anche
ni Dio viene incontro all'uomo, senza che ci sia un'unica fuori del cristianesimo, anche nelle altre religioni non cri-
religione vera, neppure una religione privilegiata inclu- stiane, sono presenti la Verità di Dio e la sua Salvezza, però
dente, a cui tutte le altre sarebbero debitrici o sussidiarie. si continua a ritenere che questa Verità e questa Salvezza
Nel cristianesimo questa posizione sostiene che lo stesso siano proprie del cristianesimo, quelle manifestate da Gesù
cristianesimo non occupa il centro, ma ruota come una Cristo, il Figlio di Dio venuto in questo mondo. Nessuno
delle religioni attorno al centro, che è occupato solo da Dio. dunque si salva se non per la mediazione di Cristo, anche
Il pluralismo come posizione teologica esplicita ed elabo- se appartiene a un'altra religione e non conosce Gesù Cri-
rata è una posizione nuova nel mondo teologico cristiano, sto. Per questo parliamo di cristocentrismo. Una frase esem-
è molto recente e implica u n cambiamento radicale. plificatrice di questa posizione è: «Solo Cristo salva».

Sebbene abbiamo esemplificato i tre casi riferendoci al cri- C. Teocentrismo. Nel cristianesimo 1 3 questa terza posi-
stianesimo, le tre posizioni non sono proprie di questo né zione sostiene che al centro vi è Dio e solo Dio. Intorno a
di alcuna religione: in qualunque religione può venire adot- lui ci sono tutte le religioni, che si rapportano direttamente
tata l'una o l'altra posizione. Ci sono posizioni inclusiviste a lui, senza la mediazione cristiana. Cristo e il cristianesi-
anche nell'Induismo e nell'Islam, così come ci sono posi- mo stanno a fianco delle altre religioni, senza che debba-
zioni pluraliste tra i mistici sufi, ecc. no essere considerati come mediazioni assolute per esse.
Logicamente, questa classificazione può essere arricchita La prima e la seconda classificazione che abbiamo visto
dando spazio ad altre suddivisioni, sfumature, variazioni... sono identiche, dal punto di vista di u n a logica struttura-
È ciò che affronteremo nella lezione seguente. le, solo che la seconda utilizza u n a terminologia cristiana.

10 12
GS 22. Extra Ecclesiam nulla salus.
13
" Si tenga conto di quanto detto prima: qui «pluralismo» non indi- Non prendiamo ora in considerazione l'obiezione di coloro che di-
ca la «pluralità delle religioni», ma un concreto modello di posizio- cono che questa posizione non è cristiana, che non è compatibile con
ne dentro la TR. Non entriamo nella distinzione tra «pluralismo» e le principali credenze del cristianesimo; affronteremo la questione a
«pluralità»: cf. l'articolo di Jayanth citato nella bibliografia. suo tempo.

64 65
Noi, in questo corso, preferiamo utilizzare la prima no- Raimon Panikkar presenta a sua volta due classificazioni
menclatura, che è più universale e si può applicare a qua- quadripartite:
lunque religione; anche se potremo adottare la seconda
quando ci riferiremo all'ambito cristiano. a) esclusivismo
b) inclusivismo
Vediamo qualcun'altra delle classificazioni più conosciute e) parallelismo
in materia di TR. d) interpenetrazione.
Knitter è l'autore che ha proposto più schemi di classifi-
cazione e nomenclature. Nel 1985, nella sua famosa ope- Oppure quest'altra:
ra Nessun altro nome?14 dava questa classificazione:
a) modello geografico: cammini che conducono alla ci-
a) il modello evangelico conservatore (esclusivismo ra- ma della montagna
dicale) b) modello fisico: l'arcobaleno
b) il modello protestante generale (esclusivismo mode- e) modello geometrico: la variante topologica
rato) d) modello antropologico: il linguaggio 17 .
e) il modello cattolico (inclusivismo)
d) il modello teocentrico (pluralismo). Juan José Tamayo ha proposto ultimamente una tipologia
15
di sei atteggiamenti 18 ispirata, come quella di Knitter, a Nie-
Nel 1986, in un articolo d'antologia , ne diede un'altra, più buhr, però più ampia:
simbolica:
a) Cristo contro le religioni e la cultura: cristologia ed ec-
a) Cristo contro le religioni (esclusivismo) clesiologia escludenti
b) Cristo dentro le religioni (inclusivismo) b) Cristo al di sopra delle culture e i cristiani anonimi
e) Cristo sopra le religioni normativamente (pluralismo e) Armonia tra Cristo e la cultura
normativo) d) Normatività di Cristo per la salvezza
d) Cristo con le altre religioni (pluralismo). e) Plurali manifestazioni di Dio e pluralità di mediatori
Nel 2002, nell'ultimo libro in cui rielabora tutto il suo la- f) Salvezza attraverso la prassi storica di liberazione.
voro teologico degli ultimi 30 anni, ci offre una nuova pro-
posta:
3. Difficoltà
a) il modello della sostituzione, totale o parziale (esclu-
sivismo) Questo tema delle classificazioni e corrispondenti catalo-
b) il modello del compimento (inclusivismo assolutista) gazioni, che implicitamente ci troviamo a fare, di teologi e
e) il modello della reciprocità (pluralismo) teologie, risulta tanto utile e necessario quanto difficile e
d) il modello dell'accettazione (pluralismo post-moder- fastidioso. A nessuno piace essere catalogato rigidamente
no?) 16 . in una classificazione che non ha stabilito o i cui presup-
posti categoriali nemmeno condivide: dobbiamo rispettare
questa ritrosia a lasciarsi catalogare. D'altra parte è una ne-
14 cessità intellettuale il cercare di comprendere la realtà nel-
Cf. la bibliografia a fine capitolo.
15
P. Knitter, La teologia de las religiones en el pensamiento católico,
in Concilium 203, gen. 1986, pp. 123-134. Anche in <http://servicio- 17
skoinonia.org/relat/315.htm>. R. Panikkar, Il dialogo intrareligioso, Cittadella Editrice, Assisi (1988)
16
I nomi nell'orignale inglese sono: the replacement model; the fulfìl- 2001 2 , pp. 27-58.
18
Iment model; the mutuality model; the acceptance model. Cf. P. Knit- J.J. Tamayo Fundamentalismo y dialogo entre las religiones, Trotta,
ter, Introducing Teologies ofReligions, Orbis Books, Maryknoll 2002. Madrid 2004.

66 67
la sua molteplicità, scoprendo i punti comuni e gli elementi vitabili 19 tra le religioni, sebbene pluralisticamente le si con-
che la differenziano: in questo consiste, tra l'altro, l'attività sideri tutte vie di salvezza...
intellettuale in generale e la teologia in particolare. Si trat- Non si tratta di teologi transfughi, che migrano da una po-
ta quindi di trovare u n equilibrio tra il rispetto - sempre sizione all'altra, m a del fatto che ci troviamo in un ramo
dovuto - alla rivendicazione da parte di ognuno d'interpre- della teologia molto giovane, che si sta sviluppando e, con
tare la propria posizione e la perentoria necessità profes- esso { tutti stiamo crescendo e imparando quasi ogni gior-
sionale di conoscere e comprendere, e per questo di classi- no. È u n segno di vitalità.
ficare e catalogare, fatto salvo il legittimo diritto di riven-
dicare la propria divergenza. Concludiamo ricordando ed esplicitando u n a distinzione
a cui abbiamo accennato solo di passaggio: la parola «plu-
Un chiaro esempio p u ò essere la difficoltà che incontra- ralismo» h a dunque, attualmente, due significati nell'am-
no le teologie africane e indiane dell'America Latina a ri- bito della TR. In primo luogo, ha il significato del dizio-
trovarsi in queste classificazioni, a giudicare dal malesse- nario: pluralismo religioso è la pluralità di religioni, il fat-
re che avvertono alcuni dei suoi rappresentanti di fronte to che le religioni siano molte; è u n significato diretto e
ad esse. Le categorie teologiche che sono alla base di al- semplice. Ma altro è il significato della parola pluralismo
cune di queste classificazioni, p o t r e m m o dire che ap- quando ci si riferisce a uno dei tre (o più) modelli in cui
paiono loro come «incommensurabili», impossibili da tra- si classificano le posizioni presenti nella TR (esclusivismo,
durre, non suscettibili di applicazione né di equivalenza inclusivismo, pluralismo). Questo secondo significato - che
con le proprie categorie, così che dicono di non poterle è un significato tecnico - non è quello immediato del di-
accettare. In realtà, nonostante questa difficoltà - forse zionario, m a allude a una forma specifica di concepire i
semplicemente interculturale - il dialogo teologico e lo rapporti tra le religioni, in contrapposizione all'esclusivi-
sforzo di comprendere la realtà, in u n modo o nell'altro, smo e all'inclusivismo. Bisogna fare attenzione, poiché mol-
prima o poi andrà avanti. Ciò che non possiamo fare è re- te persone, quando sentono la parola «pluralismo», la in-
stare paralizzati con la scusa della diversità culturale del- tendono nel primo significato (quello del dizionario) an-
le categorie utilizzate. che se lo si sta utilizzando in senso tecnico; è u n a confu-
sione molto comune, fonte di molti equivoci, perché i due
significati non sono comparabili.
D'altra parte le classificazioni, come la teologia stessa, so-
no vive e si evolvono: con il tempo e il dialogo si vanno Per spiegarci meglio: se parliamo della «teologia del plura-
creando nuove sezioni all'interno delle classificazioni, men- lismo religioso» è risaputo cosa lì significhi la parola «plu-
tre alcune tra quelle antiche vengono abbandonate o scom- ralismo» (pluralità di religioni); m a se parliamo di una «teo-
paiono... Possiamo riferirci al caso dell'«inclusivismo aper- logia pluralista del pluralismo religioso», intendiamo dire
to», terminologia oggi praticamente in disuso, che accolse che l'aggettivo «pluralista» si riferisce a u n a teologia non
per alcuni anni teologi che si sentivano a disagio nell'in- elaborata sul modello esclusivista né su quello inclusivista,
clusivismo - evidenziando così clamorosamente la neces- ma dalla «posizione del pluralismo». La maggiore novità
sità di un superamento - m a che non potevano accettare nel campo della TR non è il pluralismo religioso come plu-
di essere catalogati come «pluralisti» a causa dell'associa- ralità di religioni, ma il modello «pluralista» di concepire
zione allora inevitabile tra pluralismo e relativismo... Og- le relazioni tra le religioni. Ma tutto questo lo vedremo più
gi i principali autori riuniti sotto l'ombrello dell'«inclusi- ampiamente nella lezione seguente.
vismo aperto» preferiscono parlare di «pluralismo asim-
metrico», e con ciò hanno dato u n apporto notevole al pa-
norama teologico delle religioni: hanno messo in evidenza
il carattere «realistico» del pluralismo, che solo quando è
estremista potrà negare le differenze reali, concrete e ine-
Non per volontà di Dio, ma per gli stessi limiti umani.
68 69
II. Testi antologici lo di preparazione evangelica e non può non avere riferi-
mento a Cristo [...]. «Gli uomini non possono entrare in
• Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi comunione con Dio se non per mezzo di Cristo, sotto l'azio-
conto che Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo te- ne dello Spirito» (Dominus lesus, 12).
me e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga,
è a lui accetto» (At 10,34-35).
• C'è una maniera sicura di non arrivare a Dio, ed è in- III. Esercizi pedagogici raccomandati
stallarsi in una religione (Raimondo Lullo).
Catalogare all'interno delle varie classificazioni presentate
• Non possiamo pretendere che una religione abbia la ve- i testi antologici riportati, o altri delle lezioni precedenti.
rità totale, né incasellare Dio in una di esse. Dobbiamo la- Cercare testi di altri autori, di scrittori religiosi classici (cri-
sciare a Dio di essere Dio, al di sopra delle nostre catego- stiani o no), o anche di preghiere o testi liturgici (cristia-
rie e definizioni. Perché nella misura in cui rinunceremo ni o no)... e catalogarli secondo alcune di queste classifi-
a possederlo, lo incontreremo come il Dio vero. Il vero Dio cazioni; analizzare poi nel gruppo se la catalogazione che
non è mai a nostra misura, come dice Eloi Ledere. si è fatta è corretta.
Il futuro principale del dialogo è la conversione a Dio. Non
si tratta prima di tutto di cambiare religione; che ognuno
segua quella che più lo convince. Anche se siamo convin- IV. Domande per riflettere e per dialogare in gruppo
ti che la religione cristiana è la migliore, dobbiamo ri-
spettare gli altri, che sono a loro volta convinti che la pro- - Che cos'è la «teologia»?
pria sia la migliore. Nessuno possiede la verità completa. - «Ogni cristiano o cristiana è u n teologo». Vero o falso?
Solo Dio (Antonio Peteiro Freire, vescovo cattolico di Tan- - Spieghiamo con le nostre parole che cos'è la teologia del-
geri, in Vida Nueva 2308, dicembre 2001, p. 50). le religioni.
- Il tema centrale della teologia delle religioni adesso è la
• Quando uno acquisisce una quantità infinitesimale di pluralità stessa delle religioni. Qual era prima? Perché c'è
Amore, si dimentica di essere musulmano, mago, cristia- stato questo cambiamento?
n o o infedele (Ibn 'Arabi, 1165-1240). - Ogni teologia è cristiana?
- Avevamo già sentito qualche volta la classificazione di
• Internet produce u n numero incalcolabile d'immagini che queste posizioni in materia di teologia delle religioni? Do-
compaiono su milioni di schermi di computer in tutto il ve?
pianeta. In questa galassia d'immagini e suoni apparirà il - A quale posizione tra quelle esposte (inclusivismo, esclu-
volto di Cristo e si sentirà la sua voce? Perché solo quan- sivismo, pluralismo...) apparteneva il cristianesimo nel
do si vedrà il suo volto e si sentirà la sua voce il mondo quale sono cresciuto e divenuto cristiano?
conoscerà la buona notizia della nostra redenzione. Que- - Qual è la posizione della mia chiesa locale?
sto è il fine dell'evangelizzazione. E questo è ciò che con- - Qual è la mia posizione personale?
vertirà Internet in u n o spazio autenticamente u m a n o , dal - Ho sperimentato nella mia vita qualche evoluzione su
momento che se non c'è posto per Cristo, non c'è neanche questo punto, o sono nella stessa posizione di sempre? Pos-
posto per l'uomo. Pertanto, in questa giornata mondiale so spiegare a che cosa è dovuta questa evoluzione, se c'è
delle comunicazioni, voglio esortare tutta la Chiesa a... stata?
{Messaggio di Giovanni Paolo IIper la XXXVI Giornata mon- - Nell'espressione: « teologia pluralista del pluralismo re-
diale delle comunicazioni sociali, 12 maggio 2002). ligioso», spiegare la differenza di significato delle due pa-
• Quanto lo Spirito opera nel cuore degli uomini e nella role «pluralista» e «pluralismo».
storia dei popoli, nelle culture e religioni, assume u n ruo-
70 71
Bibliografia Capitolo settimo

COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, II cristianesimo e le reli-


Visione generale: esclusivismo,
gioni, Roma 1996, nn. 10-12. inclusivismo e pluralismo
D'COSTA GAVIN, Theology and Religious Pluralism: The Challenge of
Other Religions, Oxford 1986.
DUPUIS JACQUES, Gesù Cristo incontro alle religioni, Cittadella Edi-
trice, Assisi 1989, pp. 139-149, in cui dà una buona informa-
zione anche sulle varie classificazioni.
JAYANTH MATHEW, De la pluralidad al pluralismo, in Selecciones de Nella lezione precedente abbiamo elaborato i concetti fon-
Teologia 163, settembre 2002, pp. 163-176. damentali con cui muoverci nel campo che ci proponiamo
KNITTER PAUL, Nessun altro nome? Un esame critico degli atteg- di percorrere, quello della teologia delle religioni. Ora ci oc-
giamenti cristiani verso le religioni mondiali, Queriniana, Bre- cuperemo d'introdurci in una visione ampia delle diverse po-
scia 1991, l'originale è del 1985. sizioni teologiche, che lungo la storia si sono presentate nel
KNITTER PAUL, Introducing Theologies of Religions, Orbis Books, campo della teologia delle religioni. Le presenteremo attra-
Maryknoll 2002. verso un metodo storico-genetico, cercando di scoprire la lo-
PANIKKAR RAIMON, Il dialogo intrareligioso, Cittadella Editrice, As- gica interna che spiega l'evoluzione storica di queste posi-
sisi 2001, pp. 27-58, l'originale inglese è del 1978. zioni teologiche.
RACE ALAN, Christians and Religious Pluralism, London 1983.
SCHINELLER J.P., Christ and the Church: a spectrum ofviews, in
Theological Studies 37 (1976) pp. 545-566. I. Per sviluppare il tema
TEIXEIRA FAUSTINO, Teologia de las religiones. Una vision panorà-
mica, Abya Yala, Quito 2005. 1. Quasi venti secoli di esclusivismo cristiano...
TORRES QUEIRUGA ANDRÉS, El diàlogo de las religiones, Sai Terrae,
Santander 1992, p. 8ss. Fino a buona parte del XX secolo, la posizione teologica
egemonica nel cristianesimo è stata quella dell'esclusivi-
smo. È certo che in u n a storia tanto dilatata nel tempo e
tanto estesa nello spazio, n o n è difficile incontrare pensa-
tori e correnti ecclesiali nelle quali si affaccino elabora-
zioni di una concezione più ampia della salvezza 1 . Però,
nonostante queste eccezioni, l'accento esclusivista può es-
sere segnalato chiaramente come quello che domina in que-
sta storia con u n peso, esplicito e ufficiale, schiacciante.
Le eccezioni, in questo caso, confermano solo la regola.
La massima espressione simbolica di questo esclusivismo
è costituita dalla famosa affermazione «extra ecclesiam nul-
la salus» (fuori della Chiesa non c'è salvezza). Attribuita da
alcuni al pensatore cristiano Origene, e da altri a san Ci-
priano, la formulazione letterale pare essere di Fulgenzio,
vescovo di Ruspe nel secolo VI, formulazione che in se-

1
Meritano una distinzione speciale Erasmo (1467-1536), Raimondo
Lullo (1232-1316) e Nicolò Cusano (1401-1464).
73
72
guito fu assunta dal Concilio di Firenze nel 1442 nel suo loro alle quali ciò non può essere colpevolmente imputato
decreto per i Giacobiti, parole che per la loro fermezza e potranno salvarsi. Da qui segue l'urgenza dell'azione mis-
ufficialità meritano di essere qui citate. sionaria, per far conoscere la volontà salvifica di Dio e ren-
Il Concilio di Firenze affermò di «credere fermamente, pro- dere possibile che quelli che non la conoscono possano in-
fessare e insegnare che nessuno di quelli che si trovano fuo- corporarsi nella Chiesa, unica possibilità di salvezza. Per
ri della Chiesa cattolica, non solo i pagani, ma anche i giu- questo, in campo cattolico, l'esclusivismo, come paradigma
dei, gli eretici e gli scismatici, potranno partecipare alla vita della teologia delle religioni, è equivalente all'ecclesiocen-
eterna. Andranno nel fuoco eterno che è stato preparato dal trismo: la Chiesa si converte in mediazione obbligata della
diavolo e dai suoi angeli (Mt 25,4), a meno che prima della salvezza, diventa il centro, la porta.
fine della loro vita siano incorporati nella Chiesa... Nessu-
no, per grandi che siano le sue elemosine, o persino se spar- In campo protestante l'esclusivismo acquisisce una for-
ga il suo sangue a causa di Cristo, potrà salvarsi se non per- ma non «ecclesiocentrica», ma centrata su «l'unica Fede,
mane nel seno e nell'unità della Chiesa Cattolica»^. l'unica Grazia, l'unica Scrittura». Anche fuori da queste
non c'è salvezza.
Nel cattolicesimo, la dottrina si è mantenuta costantemente Figura tipica, simbolo importante della posizione prote-
affermata ai più alti livelli. Ascoltiamolo dalle labbra del stante è quella di Karl Barth (1886-1968). La sua posizio-
Papa Pio IX (1846-1878) ormai alla fine del XIX secolo: ne divenne celebre per il suo radicalismo teologico, ben-
ché non fosse del settore fondamentalista protestante.
«...quella parimenti empia e funesta opinione, che in ogni Barth concepisce la «religione» come lo sforzo che l'uma-
religione, cioè, possa trovarsi la via dell'eterna salute. [...] nità compie per cercare Dio, sforzo a cui egli contrappo-
Poiché si deve tener per fede che nessuno può salvarsi fuori ne radicalmente il fatto della rivelazione, attraverso la qua-
della Chiesa Apostolica Romana, questa è l'unica arca di sal- le Dio «si fa gratuitamente incontro» all'umanità. Nella ri-
vezza; chiunque non sia entrato in essa perirà nel diluvio. velazione, è Dio che cerca l'Umanità. Questa distinzione
Ma nel tempo stesso si deve pure tenere per certo che coloro sarà la chiave per Barth: le religioni - tutte meno la bibli-
che ignorano la vera religione, quando la loro ignoranza sia co-cristiana - sono in definitiva uno sforzo umano, un ten-
invincibile, non sono di ciò colpevoli dinanzi agli occhi del tativo per captare la benevolenza di Dio, e per tanto, u n
Signore»1. desiderio di «manipolare Dio». La religione così intesa è
Per i cattolici, la dottrina era, in definitiva, molto chiara: in dunque mancanza di fede, mancanza di fiducia in Dio, u n
questo mondo, solo la Chiesa cattolica è stata istituita da voler dominare Dio, in definitiva qualcosa di peccamino-
Dio, da Dio stesso in persona, per mezzo di suo Figlio, e so- so. La salvezza viene unicamente dall'affidamento dell'es-
lo essa è depositaria della rivelazione e della salvezza: ogni sere u m a n o - mediante la fede - alla grazia che Dio stes-
altra religione o qualsiasi ramo che si separa dalla Chiesa so le offre in Gesù Cristo. Solo l'accettazione della grazia
cattolica si trovano fuori dalla verità e dalla salvezza. Solo di Dio venuta per mezzo di Gesù Cristo p u ò salvare l'esse-
le persone che accettano questo disegno salvifico e aderi- re umano 4 . Fuori dal cristianesimo, che è la religione per-
scono alla Chiesa cattolica visibile raggiungeranno la sal- fetta e l'unica vera, tutto è tenebra e lontananza da Dio.
vezza. Delle persone che non fanno parte di essa, solo co-
La visione protestante del mondo era anche profondamente
pessimista. Ancora nel 1969, al Congress on World Mission
2
Sacrosanta Romana Ecclesia «firmiter credit, profitetur et praedicat, a Chicago, si dichiarava: «Negli anni che sono passati dal-
nullos intra Catholicam Ecclesiam non existentes, non solum paganos, la guerra, più di mille milioni di anime sono passate all'eter-
sed nec Judaeos, aut haereticos atque schismaticos aeternae vitae fieri nità, e più della metà di esse sono a n d a t e al tormento del
posse participes, sed in ignem aetemum ituros, qui paratus est diabo-
lo et Angelis eius...» (Denzinger 1351).
3
Pio IX, Singulari Quadam, Acta Pii IX, III, p. 626 (<per il testo in
italiano: http://www.totustuus.biz/users/magistero>). 4
Barth, K., La revelaciòn corno abolición de la religión, Madrid 1973.

74 75
fuoco infernale, senza nemmeno aver udito parlare di Ge- za, ha continuato a pensare e ad affermare, formalmente
sù Cristo: chi fu e perché morì sulla croce del Calvario» 5 . e ufficialmente, in maniera consapevole, solenne, bellige-
rante e persino intollerante, che le altre religioni erano fuo-
Anche se espressa con parole differenti nel caso dei catto- ri dalla salvezza. Non è stato un piccolo errore di calcolo,
lici (lo zelo per la salvezza delle anime, l'apostolato per la né l'equivoco di un momento, né l'opinione di u n settore
conversione dei peccatori, lo sforzo missionario per por- minoritario, o u n semplice errore in un campo di minor im-
tare gli infedeli alla santa madre Chiesa...), la medesima portanza... Fu u n enorme errore riguardo a se stesso e ri-
visione esclusivista della salvezza è stata dominante nel cri- guardo a Dio stesso, che coinvolse la Chiesa nel suo insie-
stianesimo fino alla metà del secolo XX, sia nel campo cat- me e i suoi organi direttivi più alti, e in modo sostenuto; fu
tolico che in quello protestante. u n errore a causa del quale scomunicammo molte persone
Si tratta di una posizione teologica che al giorno d'oggi è e disprezzammo popoli, culture e intere religioni. È una ir-
stata praticamente abbandonata dal cristianesimo nel suo responsabilità considerare ciò una pagina della storia del-
insieme. Solo gruppi fondamentalisti, alcuni «nuovi movi- la quale possiamo disinteressarci senza scrupoli né mag-
menti religiosi» fanatici e «sette» religiose marginali so- giori conseguenze 7 . Quasi venti secoli in cui è stato affer-
stengono oggi una posizione esclusivista. Il cristianesimo, mato solennemente u n errore tanto grave non ci permette
in maggioranza, ha abbandonato questa posizione per pas- di continuare a «pontificare» sopra la posizione teorica che
sare all'inclusivismo che vedremo più avanti. si debba mantenere oggigiorno in una materia - la teologia
delle religioni - nella quale, fino ad appena 50 anni fa, ab-
biamo sostenuto ciò che oggi pare una «mostruosità» 8 . La
RIFLESSIONI considerazione e la ponderazione di questo fatto, come u n
sano atteggiamento penitenziale, forse ci darà u n po' di
È opportuno che riflettiamo con attenzione su ciò che ha umiltà necessaria e ci eviterà di inciampare per altri seco-
significato l'esclusivismo e qual è la sua eredità per noi, li sulla stessa pietra. In questa materia, la cosa migliore che
per varie ragioni: la Chiesa potrebbe fare è non pontificare più.

a) Perché tutto il capitale simbolico cristiano che abbiamo


attualmente - eredità della storia giudeo-cristiana da più 2. Mezzo secolo <f'inclusivismo
di tre millenni - è stato sviluppato, compreso e assimilato
in u n ambiente di mentalità esclusivista. Il linguaggio, i ri- Abbiamo già visto precedentemente cosa significhi il con-
ferimenti, i simboli... trasudano inevitabilmente esclusivi-
smo, sebbene d'altra parte noi ci riconosciamo oggi in una 7
posizione inclusivista. Questa è una delle schizofrenie che Fa precisamente così la Commissione teologica internazionale del-
la Congregazione per la dottrina della fede del Vaticano - erede que-
si fanno sentire con dolore e che richiederebbero u n a so- st'ultima dell'Inquisizione e del Sant'Ufficio - nella sua dichiarazio-
luzione urgente. ne «Il cristianesimo e le religioni», del 1996, al n. 10. In solo sei ri-
ghe, entro le 70 pagine, liquida il tema, dicendo semplicemente che
b) Perché il cristianesimo non può non dare importanza al «è stato frutto di un determinato sistema teologico o di una com-
prensione errata della frase extra ecclesiam nulla salus-». Con altre tre
fatto notevole che, durante quasi il 98% 6 della sua esisten- righe al n. 70 la redime: «non è più in contraddizione con la chia-
mata di tutti gli uomini alla salvezza».
8
La parola è di Torres Queiruga, in El dialogo de las religiones, Sai
5
J.O. Percy (ed.), Facing the Unfinished Task: Messages Delivered at Terrae, Santander 1992, p. 4 e 7. Con altre parole lo dice il titolo me-
the Congress on World Mission, Chicago, 1960, p. 9, citato da John desimo del testo dì Pedro Casaldàliga nella sua collaborazione al li-
Hick, God has many names, p. 30. bro El Vaticano III, El Ciervo, Barcelona 2001, p. 95: Como hemos
6 podido ser tan brutos durante siglos? (Come abbiamo potuto essere
Ciò significa un'eccezione di appena 40 anni rispetto a 2000 anni
di esistenza. tanto brutali per secoli?).

76 77
cetto d'«inclusivismo». Sorprendentemente fu la Chiesa In questa corrente si collocano, con differenti sfumature,
cattolica che fece questo salto, al tempo del Concilio Vati- Jean Danielou, Henry de Lubac e Hans Urs von Balthasar,
cano II. Diciamo «sorprendentemente» 9 perché era proprio teologi dell'ambiente preconciliare e conciliare 11 .
la Chiesa cattolica, entro il cristianesimo, la Chiesa rima- Danielou, forse il teologo che più emerge di questa cor-
sta indietro nel campo dell'attualizzazione biblica e teolo- rente, distingue nettamente tra il «naturale e il sopranna-
gica, in confronto con il tremendo sforzo di rinnovamen- turale». Per lui solo la religione cristiana è soprannatura-
to che il protestantesimo aveva già in precedenza dispie- le; le religioni non cristiane sono naturali, una sorta di «an-
gato. tico testamento» o «preistoria della salvezza» per gli uo-
Due furono nella Chiesa cattolica le posizioni che prepara- mini e le donne che si trovano in esse, chiamati pertanto
rono il cammino al Concilio Vaticano II: la teoria del com- a passare al Nuovo Testamento della religione sopranna-
pimento e quella della presenza di Cristo nelle religioni. turale, che a noi è stata data solamente in Cristo.
La teoria del compimento è una elaborazione inclusivista
che da una parte non incentra più tutto sull'appartenenza
A) TEORIA DEL «COMPIMENTO» alla Chiesa, come la posizione esclusivista classica, né dà un
valore negativo alle religioni non cristiane, come faceva K.
Si chiama così perché sostiene che per le religioni il cri- Barth. A queste religioni viene riconosciuto ormai u n certo
stianesimo viene ad essere il «compimento», cioè la loro valore positivo: u n valore «naturale» e un valore di «prepa-
realizzazione e, in questo senso, il loro termine, la loro pie- razione per la venuta del Vangelo», sebbene non si ricono-
nezza e anche il loro superamento. sca loro u n intrinseco e autonomo valore di salvezza. I se-
guaci di queste religioni - dice la teoria del compimento -
La teoria del compimento significa u n certo avanzamento non si salveranno attraverso di esse, m a nonostante esse; si
rispetto all'esclusivismo. Propone di considerare che le re- salveranno in definitiva a causa di Cristo. Alle religioni non
ligioni non cristiane non hanno capacità salvifiche per se cristiane si riconosce dunque un valore salvifico, però si di-
stesse, poiché sono religioni «naturali», opera dell'essere ce che quel valore salvifico è cristiano, è di Cristo, ossia que-
umano che cerca Dio (pensiero somigliante a quello di K. ste religioni non sono indipendenti da Cristo, Cristo è colui
Barth). Tuttavia, la salvezza di Cristo giunge alle persone che opera entro di esse. Con lui, abbiamo incluso le religio-
che seguono queste religioni perché Dio risponde alle aspi- ni non cristiane dentro il cristianesimo.
razioni degli uomini e delle donne che lo cercano con le
mediazioni di cui dispongono. Le loro religioni non cri- Questa teoria del compimento, seppure superata negli svi-
stiane non li salveranno, perché sono religioni semplice- luppi successivi, avrà eco nei documenti di Paolo VI e per-
mente «naturali» 10 , però avranno compiuto la loro funzio- fino in quelli di Giovanni Paolo II.
ne di «preparazione per il Vangelo» nella vita di questi uo-
mini e donne. Essere «preparazione evangelica» (non «cam-
mino di salvezza») è il massimo valore che possiamo rico- B) «I CRISTIANI ANONIMI»
noscere alle religioni non cristiane, questo è ciò che affer-
ma la teoria del compimento. Questa teoria, elaborata da Karl Rahner (1904-1984), si-
gnificò un grande passo in avanti, ed è il pensiero che più
ha influenzato il Concilio Vaticano IL Rahner afferma che
le religioni non possono essere considerate semplicemen-
9
Knitter, P., Introducing Theologies of Religions, Orbis, Maryknoll
2002, pp. 63-64. 11
10
Umane, non divine; elaborate dall'essere umano, non rivelate da Si vedano le loro opere più rappresentative nella bibliografia di
Dio. questo capitolo.

78 79
te come «naturali», m a che h a n n o valori salvifici positivi, gioni non cristiane sarebbero il cammino «ordinario», or-
giacché attraverso di esse, di fatto, la grazia di Dio giun- dinario per il fatto di essere maggioritario. Si ponga que-
ge ai loro membri. Sono anche religioni soprannaturali. sta visione in rapporto con l'assioma esclusivista («fuori
della Chiesa non c'è salvezza»); ora quello che si dice è che
Rahner parte da u n a visione ampia della storia della sal- fuori della Chiesa c'è salvezza, e c'è più salvezza - quanti-
vezza, che è coesistente e coestesa alla storia dell'umanità. tativamente - che dentro di essa, sebbene qualitativamen-
Non ci sono due storie, ma l'azione salvifica di Dio nella te la mediazione più completa della salvezza possa trovarsi
storia l'abbraccia tutta. A livello personale, l'autocomuni- nella Chiesa cristiana.
cazione di Dio trasforma l'essere u m a n o situandolo in
un'atmosfera esistenziale di Grazia. Ogni u o m o fa in qual- Questa posizione di Rahner fu accettata dal Concilio Va-
che modo un'esperienza originaria di Dio, seppure in una ticano II, il che implicò u n salto qualitativo, un balzo in
forma atematica e talvolta apparentemente areligiosa. Tut- avanti molto importante. D'altra parte, data la brevità del-
ti coloro che accettano liberamente l'offerta di autoco- la sua durata, il Concilio tralasciò di dirimere aspetti dog-
municazione di Dio mediante la fede, la speranza o l'amo- matici importanti che avrebbero meritato u n discerni-
re, entrano per Rahner nella categoria dei «cristiani ano- mento più preciso. Semplicemente sbloccò la rigidità del
nimi», categoria che si applica tanto ai m e m b r i delle al- pensiero precedente e aprì u n a porta attraverso la quale
tre religioni quanto agli atei. L'autocomunicazione di Dio s'incamminò la nuova via della riflessione teologica.
in Cristo può essere vissuta da queste persone - al di là Ma vediamo più precisamente.
pertanto dei limiti della Chiesa - in modo non tematico,
quello che dà origine all'espressione «cristiani anonimi». Il Concilio Vaticano II, in primo luogo, smise di identifi-
care la Chiesa cattolica come l'unica concretizzazione del-
Si vede facilmente che questa impostazione ha presupposto la «Chiesa di Cristo». Fino al Concilio si era sempre det-
un notevole avanzamento. Era la prima volta che nel cri- to che la Chiesa di Cristo «è» la Chiesa Cattolica, e così
stianesimo si diceva in modo tanto esplicito e fondato che diceva lo «schema», il testo base proposto ai padri conci-
la grazia e il mistero di Cristo oltrepassano completamente liari, ma questi cambiarono espressamente il verbo e la-
la Chiesa. Era una visione piena di ottimismo, di fronte al sciarono scritto che «la Chiesa di Cristo sussiste nella Chie-
pessimismo della visione esclusivista, sempre avara al mo- sa cattolica» 13 . L'aver evitato di esprimere quell'identifi-
mento di definire il raggiungimento della Salvezza. cazione, così come la seguente affermazione, che elementi
di grazia e di santità si trovano anche in altre comunità
Quello di Rahner è u n inclusivismo cristocentrico: tutta cristiane, fecero comprendere chiaramente che si voleva
l'umanità resta inclusa nella salvezza di Cristo. La Chiesa, dare per superata quella identificazione esclusiva («la
le chiese cristiane, sono piccole e minoritarie in rapporto Chiesa di Cristo è la Chiesa Cattolica») passando ad u n a
all'umanità, ma Cristo colma non solo la Chiesa m a anche identificazione più sfumata, topica («nella Chiesa cattoli-
le altre religioni. Il cristianesimo esplicito è piccolo, ma il ca vi è, sussiste la Chiesa di Cristo», senza negare che po-
cristianesimo implicito o «anonimo» è tanto esteso quan- teva essere identificata anche in altri luoghi) 14 . Questo sai-
to tutta l'Umanità di buona volontà, che nel suo cuore è
disposta ad accogliere l'autodonazione di Dio.
Nel contesto di queste riflessioni si è espresso quanto poi
divenne quasi u n o slogan, che dice: il cammino ordinario come a Kting, sembra che in origine si debba a H.R. Schiette, Le re-
di salvezza sono le religioni n o n cristiane, mentre la Chie- ligioni come tema della teologia, Morcelliana, Brescia 1968, pp. 85-86.
13
sa sarebbe il c a m m i n o straordinario di salvezza 12 . Le reli- 14
Lumen Gentium 8.
Sullivan, Francis A., «In che senso la Chiesa di Cristo sussiste nel-
la Chiesa cattolica romana?», in Latourelle, René (ed.), Vaticano LI:
bilancio e prospettive; venticinque anni dopo (1962-1987), voi. 2, Cit-
12 tadella Editrice, Assisi 1988, p. 817.
Sebbene normalmente l'espressione sia attribuita tanto a Rahner

80 81
to in avanti, per essere u n passo fatto dal Concilio Vatica- C) BILANCIO DELL'INCLUSIVISMO
no II in piena consapevolezza, è irreversibile 15 .
Il Concilio affermò di rispettare e valorizzare tutto ciò che Guardando indietro ai 19 secoli di esclusivismo ecclesio-
di b u o n o e santo lo Spirito suscita nelle altre religioni 16 . centrico vissuti pensando che fuori dalla Chiesa non c'era
E riconobbe che la salvezza degli uomini va molto più in salvezza, in cui le altre religioni erano considerate prive di
là dei confini della Chiesa, e che molti sono quelli che si valore salvifico o catalogate come semplici religioni natura-
salvano al di fuori di essa, non senza u n legame con Cri- li, le impostazioni inclusiviste della teoria del compimento
sto 17 . o del cristianesimo anonimo o la posizione finale concilia-
re significarono, come abbiamo detto, u n salto qualitativo
Come abbiamo detto, il Concilio Vaticano II ha parlato del- molto grande, realmente una «nuova epoca». I settori inte-
le religioni non cristiane in modo più positivo di quanto gralisti e conservatori si risentirono molto, poiché nella Chie-
nessun altro documento ufficiale della Chiesa cattolica ab- sa si accantonavano posizioni teologiche che fino ad allora
bia precedentemente fatto 18 . Ha ammesso la presenza del- erano state considerate «dogmatiche e irrefutabili». Però l'ac-
la salvezza oltre la chiesa, ha proclamato che Dio salva coglienza generale del Popolo di Dio fu molto positiva ed
l'umanità «per strade solo da Lui conosciute» 19 , e ha rico- entusiasta. L'ecumenismo fece u n salto da gigante e le rela-
nosciuto gli elementi positivi di vita e santità presenti nel- zioni interreligiose cominciarono a essere prese in conside-
le religioni non cristiane. Il Concilio non ebbe tempo di an- razione in molti settori dove, semplicemente, non erano sta-
dare oltre: non si pose la questione se fosse possibile af- te nemmeno programmate.
fermare che le singole religioni non cristiane siano per i
loro membri cammini di salvezza di per se stesse, e non Il passare del tempo e la riflessione, ciò nonostante, avreb-
per una loro partecipazione al mistero di Cristo. bero dato subito luogo a nuovi ragionamenti e sfide. Già
dal primo m o m e n t o la tesi dei «cristiani anonimi» fu cri-
L'inclusivismo è attualmente la posizione maggioritaria nel ticata da alcuni autori, come per esempio Hans Kùng, che
cristianesimo, sia cattolico che protestante. la considera un modo per «conquistare mediante un ab-
braccio»: si loda ed elogia il non cristiano, per andargli a
dire che in fondo è cristiano. Paul Knitter, da parte sua,
affermò che l'inclusivismo introduce i non cristiani nella
Chiesa dalla porta di servizio 20 .
15
II primo compito del Vaticano III, secondo la mia opinione, con- L'inclusivismo suppone, come abbiamo detto, u n gran pas-
sisterebbe nel proteggere i chiari insegnamenti del Vaticano II con- so in avanti rispetto all'esclusivismo, però forse ha ancora
tro l'offuscamento e la ritrosia che li attanagliano. Sarebbe molto po- in comune con esso non pochi elementi, per esempio:
sitivo riaffermare energicamente i principi capitali del decreto Uni-
tatis Redintegratio, in modo che non fosse più possibile ignorarli o - l'inclusivismo apre la porta ad una valutazione positiva
interpretarli in astratto. Tra questi principi merita speciale attenzio- delle altre religioni, m a limitata: le altre religioni non han-
ne il seguente: «La Chiesa di Gesù Cristo non s'identifica solo con la no valore per se stesse (ma grazie al cristianesimo), non
Chiesa cattolica. Sussiste certamente nel cattolicesimo, ma è anche sono autonome e il cristianesimo continua ad essere la fon-
presente in modi diversi e in differenti gradi in altre comunità cri- te del valore salvifico a cui possono partecipare;
stiane nella misura in cui si mantengono fedeli a ciò che Dio iniziò
in Gesù e obbediscono allo Spirito di Cristo [...]» (Cardinale Avery - nella visione inclusivista, il cristianesimo continua ad es-
Dulles, Ecumenismo: problemas y perspectivas para el futuro, in Tracy-
Kung-Metz, Hacia el Vaticano HI, Cristianidad, Madrid 1978, p. 97). sere il centro del piano universale della salvezza, la reli-
16
Nostra Aitate 2; Unitatis Redintegratio 3; Lumen Gentium 13. gione unica, l'eletta, la religione istituita sulla terra da Dio
17
Gaudium et spes 22.
18
Sullivan, F., Hay salvación fuera de la Iglesia?, Desclée, Bilbao 1999,
p. 195. 20
Knitter, P., El cristianismo corno religión verdadera y absoluta?, in
19
GS 22. Concilium 156, 1980, p. 27.
82 83
stesso... In qualche modo, l'inclusivismo è un esclusivismo D) CRISI DELL'INCLUSIVISMO?
stemperato, u n esclusivismo che non disprezza le altre re-
ligioni, che riconosce loro qualche valore, ma che si riser- Questo bilancio, che abbiamo appena fatto, indica di per
va ancora in esclusiva la Verità, la pienezza della rivela- se stesso che sarebbero subito sorte nuove domande e svi-
zione e della salvezza; luppi.
- entrambi continuano a mantenere l'affermazione del ca- - Dopo venti secoli di autointronizzazione assoluta del cri-
rattere assoluto del cristianesimo 21 ; stianesimo mediante l'esclusivismo, possiamo tranquilliz-
zarci semplicemente rendendo più flessibile questa posizio-
- è facile vedere che le implicazioni perverse che l'esclusi-
ne, passando così alla autointronizzazione relativa che l'in-
vismo comportava, continuano a essere possibili con l'in-
clusivismo suppone?
clusivismo: la cultura occidentale cristiana può continua-
re a essere religiosamente legittimata come superiore, e la - Se per venti secoli abbiamo sbagliato 24 , dove andiamo a
superiorità dell'Occidente bianco e cristiano potrebbe in- prendere u n a base solida per affermare la nuova posizio-
sinuarsi facilmente e condurre inconsapevolmente a qual- ne, l'inclusivismo? Non sarà necessario cambiare drasti-
che tipo di dominazione o imperialismo o neocoloniali- camente tono, atteggiamento, sicurezza... nell'elaborare o
smo... 2 2 affermare la nuova posizione?
- è chiaro che, consciamente o inconsciamente, in qua- - Se l'inclusivismo non cessa di essere u n «esclusivismo
lunque società cristiana l'esclusivismo della «nostra reli- ammorbidito», non sarà da esigere u n a reimpostazione più
gione» si converte nel «nostro esclusivismo»: appartenia- profonda, più radicale, che cerchi di ascoltare ciò che lo
m o a u n gruppo u m a n o esclusivo, perché privilegiato, per- Spirito ci fa sentire oggi nella coscienza dell'umanità e nei
ché unico, perché superiore, perché «preferito da Dio»... segni dei tempi? Potrà essere l'ora di u n «cambiamento di
Gesù stesso dovette correggere l'«esclusivismo di gruppo» paradigma», di u n a rottura che ci porti fuori da ciò che
che i suoi discepoli cominciavano a sviluppare per proprio l'esclusivismo e l'inclusivismo hanno in comune, paradig-
conto... 2 3 mi nei quali siamo ancora prigionieri dopo venti secoli?
- È possibile pensare che l'inclusivismo, come l'esclusivi-
smo, sia stato u n meccanismo culturale spontaneo, che si
21
I teologi cattolici sono soliti intendere il carattere assoluto del cri- esprime anche in altre religioni, che obbedisce alla strut-
stianesimo nel senso che esso non solo è di fatto la più elevata delle tura stessa della conoscenza umana... e che non dobbia-
religioni esistenti, ma che costituisce anche la definitiva manifesta- mo aver paura di abbandonare?
zione di Dio a tutti gli uomini di tutti i tempi, manifestazione che,
per essenza, è insuperabile, esclusiva e universalmente valida. W. KA- L'inclusivismo è in crisi. Qualsiasi cristiano lucido e qual-
SPER, Caràcter absoluto del cristianismo, in Sacramentum Mundi, II, siasi teologo che sia sincero riconosce che sono gravi gli
Herder, Barcelona 1976, p. 54. Anche in RELaT: <http.7/servicio- interrogativi che pesano sopra questa posizione teologica.
skoinonia.org/relat/328.htm>. In campo cattolico l'ufficialità preme per impedire qua-
22
Esperti in missiologia come Aloysius Pieris, Tissa Balasuriya e Igna-
ce Puthiadam hanno alluso all'imperialismo e criptocolonialismo na- lunque avanzamento teologico che vada più in là dell'in-
scosti dietro la facciata del modello inclusivista, che, secondo essi, clusivismo, e nel contempo riconosce che la posizione plu-
proclama la bellezza delle altre religioni per poi includerle e fagoci- ralista «esercita u n a grande attrazione e una grande pres-
tarle. Knitter, Dialogo inter-religioso e acào missionària, Sào Paulo, sione intellettuale sui teologi».
CNBB, Comina 1994, p. 9.
23
Cf. Me 7, 38-40: «Abbiamo visto uno che non era dei nostri e che fa-
ceva uso del tuo nome per cacciare gli spiriti maligni, ma glielo abbia- posto esclusivismo di Gesù si trasformava in privilegio esclusivo di
mo proibito, poiché non è dei nostri». Gesù rispose: «Non proibiteglie- tutti i membri del gruppo...
lo, poiché nessuno può fare un miracolo in mio nome e poi parlare ma- 24
Con uno sbaglio che oggi tutti riconosciamo unanimemente e con-
le di me. Chi non è contro di noi è con noi». Per quei discepoli, il sup- sideriamo, come è stato detto, «una mostruosità».
84 85
Nonostante, però, questa pressione di contenimento che in Scoprendo u n a nuova percezione, sono sempre di più i cri-
campo cattolico si sta esercitando per impedire l'espansio- stiani e le cristiane che avvertono di potere e di volere «at-
ne della posizione pluralista (che vedremo tra poco), altri traversare il Rubicone»...
fattori premono fortemente in senso contrario, a favore del-
la posizione pluralista. Li potremmo riunire in tre blocchi: Tutti questi fattori fanno sì che stia crescendo la corrente
chiamata pluralista, che si contrappone contemporanea-
a) C'è u n o spirito nuovo, una nuova «spiritualità del plu- mente all'esclusivismo e all'inclusivismo. Affrontiamola fi-
ralismo religioso» che germoglia ovunque, che impone in nalmente.
modo dolce ma forte, una valutazione nuova delle religio-
ni, una valutazione positiva del pluralismo religioso, u n ri-
getto della «teologia dell'elezione» classica... una nuova im- 3. Verso un nuovo paradigma: pluralismo
magine di Dio, in definitiva 25 . È un argomento che agisce
a priori. Nella precedente unità didattica abbiamo spiegato cos'è il
«pluralismo» religioso (che non è la semplice pluralità di
b) A differenza del Medioevo, quando il cristianesimo pen- religioni). Per presentarlo ora dal punto di vista storico, ri-
sò di abbracciare tutto e di essere stato predicato a tutto mandiamo alla persona il cui nome è abitualmente il più
il mondo conosciuto, oggi il cristianesimo esprime u n a for- evocato quando si parla di pluralismo: John Hick 28 , consi-
te immagine regionale, tanto nello spazio geografico come derato l'autore emblematico di questa posizione teologica,
nel tempo storico, perfino nella dimensione demografica. il suo più rilevante rappresentante.
Come può u n a religione così regionale continuare a recla-
mare pretese assolute e universali di unicità? È u n argo- Inglese, che ha vissuto parecchi anni negli USA, conta tra
mento a posteriori. le sue opere la sua biografia teologica 29 . In u n primo pe-
riodo della sua vita egli sentiva «l'infinito tedio» del cri-
e) Influisce anche u n argomento profondamente sentito: stianesimo ufficiale d'Inghilterra. Una «conversione» spi-
sono sempre di più i credenti (inclusi i teologi) adulti, che rituale fece di lui u n cristiano fortemente «evangelico» e
optano per u n pensiero teologico adulto, non condiziona- fondamentalista: Gesù divenne per lui il suo «amato Si-
to, disinibito, senza paura 26 , che scoprono che molte volte gnore e Salvatore, il figlio di Dio incarnato, il salvatore uni-
l'unica ragione 27 per mantenere posizioni tradizionali è la co dell'umanità». Hick diventò ministro della Chiesa Pre-
paura, l'attaccamento fideista a ciò che «è sempre stato co- sbiteriana d'Inghilterra.
sì», a «ciò che ha sempre detto la santa m a d r e Chiesa». Quando continuò gli studi di filosofia e teologia, tuttavia,
non potè smettere di sentire i persistenti interrogativi che
assediavano le sue chiare convinzioni evangeliche. Il pun-
25
Vigil, J.M., Spiritualità del pluralismo religioso: un'esperienza spiri- to che più lo stimolava era la diversità delle rivelazioni. Il
tuale emergente, in / volti del Dio Liberatore - Le sfide del pluralismo fatto e la sfida del pluralismo religioso, specialmente co-
religioso - I, a cura di M. Barros-L.E. Tomita-J.M. Vigil, EMI, Bolo-
gna 2004, pp. 119-134. me Hick lo sperimentò nelle numerose comunità musul-
26
La paura colpisce tutti i teologi cristiani perché facilmente intui- mane, sik, induiste ed ebree da cui era attorniato a Bir-
scono che la posizione pluralista esige una «decostruzione e una ri- mingham, lo portarono ad una nuova «conversione», nel-
costruzione» di tutto l'edificio teologico cristiano. la quale mantenne il suo impegno personale con Gesù Cri-
27
Knitter insiste sul fatto che «l'unica ragione» che in fondo trattie- sto, però a partire da una teologia completamente rimo-
ne molti teologi dal muovere il passo e «attraversare il Rubicone» è
l'attaccamento alle posizioni tradizionali, la paura della rottura che
la posizione pluralista comporta, l'argomentazione riguardante l'au- 28
torità della Bibbia e della Chiesa in «ciò che si è sempre detto e cre- John Hick ha una sua pagina ufficiale in rete: <http://www. johnhick.
duto...» non vere ragioni né argomentazioni. Hans Kilng's Theologi- org.uk>.
29
cal Rubicon, in Swidler, Léonard (ed.), Toward a Universa! Theology A spiritual journey, in God has Many Nantes, Westminster Press,
ofReligion, Orbis Books, Maryknoll 1988, pp. 224-230. Philadelphia 1980, pp. 13-28.

86 87
dellata 30 . Sperimentò ciò che denominò u n a «rivoluzione ce, costruire una nuova mappa nel cui centro c'è Dio, non
copernicana», che è ciò che d'allora iniziò a proporre teo- il cristianesimo; quest'ultimo girerà, insieme alle altre re-
logicamente. ligioni, intorno a Dio. Si tratta quindi di passare al teo-
Nel 1973 - essendo forse questo l'atto pionieristico che darà centrismo, dall'ecclesiocentrismo o dal cristocentrismo.
origine alla corrente pluralista come oggi noi la conoscia- Quando Copernico propose il nuovo paradigma, dopo aver
mo - Hick lancia il proclama 3 1 sulla necessità di accettare osservato anomalie nelle traiettorie dei pianeti che fino ad
una «rivoluzione copernicana» e tracciare «una nuova map- allora si diceva che girassero intorno alla terra, i difensori
pa» dell'universo delle fedi. La sua proposta si regge d'al- del geocentrismo si sforzarono di trovare formule di aggiu-
lora e continua ad essere ascoltata dalle università, dalle stamento che spiegassero queste anomalie; quelle formule,
Chiese, dagli studiosi credenti. L'immagine della rivolu- chiamate «epicicli», risultavano sempre parziali e non da-
zione copernicana continua ad essere il suo emblema ca- vano mai una spiegazione completa. Con quegli «epicicli» -
ratteristico. dice Hick - cercavano di mantenere in piedi quella vecchia
Oggi tutti sappiamo che la terra e gli altri pianeti girano teoria che crollava davanti alle osservazioni scientifiche.
intorno al sole. La visione anteriore era quella tolemaica - Hick dice che, nella teologia delle religioni, le teorie dell'ap-
ossia di Tolomeo - secondo la quale si pensava che la ter- partenenza alla Chiesa attraverso il battesimo di desiderio
ra si trovasse al centro dell'universo e che tutti gli altri cor- implicito, l'ignoranza invincibile, la presenza della salvez-
pi celesti - incluso il sole - girassero intorno ad essa. Era za cristiana in altre religioni, la teoria del compimento o
il «geocentrismo». dei cristiani anonimi, ecc., sono «epicicli» teologici, con i
Copernico fu colui che, a partire dalle sue osservazioni quali vogliamo giustificare le incoerenze che gli schemi
astronomiche, tracciò e propose di costruire u n nuovo mo- esclusivista e inclusivista presentano e che sono insolubi-
dello cosmologico, una «nuova mappa» non geocentrica li all'interno del loro vecchio schema. Perché - dice Hick
m a eliocentrica, con il sole al centro e gli altri corpi cele- - è oggi necessario creare una «nuova mappa», nella qua-
sti che giravano intorno a esso. Ciò significò u n cambia- le riconosciamo la realtà così com'è, ossia l'eliocentrismo
mento totale della concezione del mondo, una «rivoluzio- teologico, il teocentrismo. Al centro non c'è la Chiesa o il
ne copernicana», tanto profonda, che n o n potè essere ac- cristianesimo, nemmeno Cristo, ma solo Dio. La Chiesa,
cettata né dalla società né dalla Chiesa del tempo. Cristo e le altre religioni girano attorno a Dio.

Quindi Hick ritiene che l'esclusivismo sia, teologicamente Hick dice: dobbiamo smettere di continuare a cercare nuo-
parlando, u n a concezione tolemaica, «geocentrica», ossia ve teorie che spieghino il vecchio modello, aggiustamenti
u n modello che pone la Chiesa o il cristianesimo al centro, parziali e incompleti, vecchi «epicicli teologici», che non
e che immagina tutte le altre religioni che girano intorno sono altro che u n ponte che ci sta conducendo a poco a
a questo centro, mentre il pluralismo è teologicamente co- poco verso il teocentrismo... È necessario che attraversia-
pernicano, «eliocentrico», cioè u n modello con Dio al cen- mo decisamente il ponte e riconosciamo che l'universo del-
tro e con il cristianesimo che gira intorno a Dio come u n le fedi è organizzato e disposto in modo diverso da quello
pianeta in più. Hick afferma con forza che è necessario riflesso dalla vecchia mappa, fatta quando non si cono-
adeguare il nostro pensiero teologico alla realtà teocentri- scevano gli altri pianeti, le altre religioni, così come le co-
ca mediante u n a rivoluzione copernicana. È necessario, di- nosciamo oggi.

La rivoluzione copernicana che Hick espone è realmente


30
Così anche Knitter ci presenta la biografia di Hick, in No Other Na- una grande sfida. Forse è la maggiore sfida teologica del-
me?,
31
p. 146. la storia, poiché presuppone una reimpostazione qualita-
Hick, J., God and the Universe of Faith. Essays in the Philosophy of tiva e totale: bisogna decostruire tutto per ricostruirlo se-
Religion, Macmillan, London 1973, p. 131. condo u n altro paradigma.
88 89
Come facilmente si può vedere, il cambiamento fondamen- Tale concezione del pluralismo agli antipodi dell'esclusivi-
tale, la rottura sta nel cambiamento del centro: si passa dal smo può essere un esercizio corretto di logica classica (con-
geocentrismo all'eliocentrismo, dall'ecclesiocentrismo o dal cetto di contraddizione), ma non corrisponde alla realtà. Le
cristocentrismo al teocentrismo. Che la Chiesa non stia al posizioni teologiche pluraliste che conosciamo sono molto
centro, oggi non è più un gran problema, dal momento che più sensate e non sono elaborate per simmetria in opposi-
ormai da 50 anni l'esclusivismo è stato abbandonato in mag- zione all'esclusivismo (non sono «il contrario dell'esclusivi-
gioranza dai cristiani. Ma che Cristo «non stia nel centro», smo»).
come pare stia proponendo Hick, è senza dubbio l'elemen-
to più difficile della posizione pluralista. Il carattere assolu- Di fronte ad alcuni critici bisogna ricordare che il plurali-
to del cristianesimo e l'unicità di Cristo come Salvatore è smo non è definito dalla posizione di Hick, m a che, al con-
ciò che non legittima adeguatamente il pluralismo, ragione trario, la posizione di Hick può essere segnalata nell'insie-
per cui i suoi critici lo considerano una posizione «non cri- me delle posizioni pluraliste, essendo solo u n a tra le mol-
stiana», fuori dall'attuale ortodossia 32 . te, seppure la più emblematica; cioè, il pluralismo è più
ampio di Hick e indipendente da lui.
Hick continua da 30 anni a riflettere, a dialogare ed elabo-
rare il tema. Il suo libro del 1977, The Myth of God Incar- D'altra parte, Hick ha per molti anni riflettuto, scritto e svi-
nate, suscitò un impatto tremendo nella società inglese e fu luppato le sue posizioni teologiche. Non c'è dubbio che agli
l'inizio di un dialogo teologico d'allora ininterrotto. Nel 1993 inizi fu particolarmente radicale e polemico, m a non si de-
ha pubblicato una nuova versione della sua posizione, più ve nemmeno dimenticare che nei suoi ultimi anni ha of-
matura ed elaborata 33 . Noi affronteremo dettagliatamente ferto opere di sintesi, espressione della maturazione della
questo punto nel capitolo corrispondente agli aspetti della sua posizione arricchita da tutto il dibattito suscitato. Hick
cristologia e del dogma. si sforza di chiarire che non è sostenitore del relativismo
né dell'indifferentismo, e che il suo pluralismo non è «egua-
Per completare questa presentazione succinta del para- litarista» 34 . In ogni caso, da questo momento tralasciamo
digma pluralista dobbiamo far riferimento ad alcune ac- di far riferimento a Hick, per riferirci alla posizione co-
cuse che gli si fanno. mune, rivendicata da molti altri autori.
Se il pluralismo sta agli antipodi dell'esclusivismo, è logi- Questa posizione pluralista rivendica una uguaglianza di
co che una concezione semplificata del pluralismo lo pos- base delle religioni, non un egualitarismo che le voglia
sa intendere come l'inverso simmetrico dell'esclusivismo, praticamente rendere identiche. Cos'è questa «uguaglianza
cioè: se l'esclusivismo dice che «solo una religione è vera di base»? È essenzialmente la negazione della possibilità
e che tutte le altre sono false», il pluralismo concepito co- deU'inclusivismo. Cioè, il paradigma teologico pluralista so-
me posizione simmetricamente in contraddizione sosterrà stiene che le religioni sono «basilarmente uguali» nel senso
che «tutte le religioni sono ugualmente vere ed equivalen- - e solo nel senso - che non c'è «una» di esse che sia quel-
ti», sia perché giudica che tutte sono uguali o tutte sono la vera o depositaria della salvezza, della quale tutte le altre
la stessa, sia perché ritiene che, pur essendo differenti, so- sarebbero debitrici o sussidiarie o partecipazioni, ma che
no tutte ugualmente vicine (o lontane) dalla verità. tutte possiedono uno statuto salvifico fondamentalmente.

32
Per esempio, Dhavamony, M., Teologia de las religiones, San Pablo,
34
Madrid 1998, p. 203; Dupuis, J., Jesucristo al encuentro de las religio- Personalmente penso che Hick si limiti a parlare delle «grandi reli-
nes, Paulinas, Madrid 1991, p. 152; Boff, C, Retorno a la arche de la gioni», precisamente perché suppone che nelle «piccole» (senza che
teologia, in Altemativas 18/19 (gen.-lugl. 2001) p. 122, Managua. «grandi» o «piccole» sia una questione di numero) è evidente che ci
33
La metàfora de Dios encamado, Abya Yala, Quito 2004 Due capi- siano anche religioni di seconda classe, che portano molto chiaramente
toli di questo libro sono pubblicati, in castigliano e in portoghese in le impronte «ideologiche» della loro origine. Nemmeno per Hick tutte
RELaT, <servicioskoinonia.org/relat negli articoli 305 e 305p.>. le religioni sono uguali, sebbene i suoi critici lo affermino.

90 91
Dopo aver affermato la loro «uguaglianza di base», il plu- quali, poiché non giungono alla realtà in sé, risulterebbe-
ralismo accetta e riconosce la disuguaglianza reale delle ro equivalenti e rifletterebbero solo la diversità delle no-
concrete religioni, che hanno sviluppi differenti, sensibi- stre posizioni...
lità e capacità diverse, itinerari ed evoluzioni più o meno Non è il momento di entrare in un dibattito di filosofia del-
avanzate o arretrate in ciascun caso. Il pluralismo non si la religione, m a solo di sottolineare che la filosofia kan-
nasconde questa evidente disuguaglianza, è realista. Non tiana non appartiene né è parte del paradigma teologico
tutte le religioni sono uguali, n e m m e n o per il pluralismo 35 . del pluralismo, per quanto a Hick sia stato utile (o meno)
Forse dobbiamo ai teologi che u n a decina d'anni fa prefe- il riferimento a essa per spiegare la sua particolare conce-
rivano essere chiamati teologi dell'«inclusivismo aperto» e zione del pluralismo. Non fa parte del pluralismo teologi-
in seguito del «pluralismo asimmetrico», la convinzione co l'affermazione che la varietà formale delle religioni è
che si è aperto maggiormente u n passaggio, che questa puramente fenomenica e non contiene in alcun modo una
«asimmetria» è essenziale al pluralismo sensato. Un plu- verità reale (noumenica) in ciò che afferma di Dio. Insi-
ralismo egualitarista sarebbe irreale, mancante di reali- stiamo: la teoria kantiana della conoscenza non fa parte
smo 36 . Ogni pluralismo realista è asimmetrico, finché non del paradigma pluralista, sebbene alcuni possano far rife-
si affermi altro. rimento a essa per spiegare la propria posizione, forse più
E se è asimmetrico perché realista, non può n e m m e n o es- per analogia che per univocità. Si può essere pluralisti e
sere indifferentista. Ciò che non è uguale non p u ò essere affermare che le religioni veicolano, possiedono una co-
indifferente di principio, poiché è differente. Che non ci noscenza reale (benché sempre inadeguata, precaria e in
sia una religione sopra le altre (inclusivismo) non signifi- revisione). Per questo, la verità delle religioni è anche rea-
ca che ormai tutte le religioni sono uguali e che, pertanto, le (non meramente «fenomenica») e sono reali anche le lo-
siano per noi indifferenti. Il pluralismo riconosce e accet- ro differenze. Ogni differenza nella verità proclamata dal-
ta le differenze reali e valorizza le identità specifiche, mol- le diverse religioni non è indifferente.
te volte incomparabili, intraducibili, irriducibili. Cade nel relativismo la posizione teologica pluralista? Co-
Un tema che ha danneggiato l'immagine teologica del pa- sì sostengono alcuni suoi detrattori, creando intenzional-
radigma pluralista è anche il rapporto c o n la concezio- mente un nemico mentale da combattere, u n nemico che
ne kantiana della conoscenza, che proviene - ancora u n a praticamente non esiste nella realtà. Il pluralismo afferma
volta - dall'associazione con il pensiero di Hick. L'autore la relatività delle forme religiose, non il relativismo di fron-
si avvale di questa concezione kantiana nel suo intento di te alle religioni. Bisogna esprimersi con proprietà e rico-
creare questa nuova mappa teocentrica, in cui solo Dio è noscere che una cosa è relatività e un'altra è relativismo.
al centro e le altre religioni gli girano attorno. Per Hick la Il pluralismo riconosce la relatività di alcune cose che era-
molteplicità delle religioni e il loro rapporto con Dio po- no state indebitamente ritenute assolute, ma non cade per
trebbe essere esemplificata con la pluralità delle apparen- questo nel relativismo. Riconosce come assoluto ciò che è
ze «fenomeniche» corrispondenti a u n «noumeno» che si assoluto, e come relativo ciò che è relativo, compreso ciò
trova al di là di queste, secondo la concezione kantiana del- che equivocamente fu ritenuto tale. E per evitare il relati-
la conoscenza. Il problema è che u n a concezione come que- vismo non cade nell'errore di assolutizzare il relativo.
sta ipotecherebbe l'obiettività della conoscenza religiosa. Ossia, è possibile una posizione pluralista serena, specifi-
Semplificando: di Dio, come del «noumeno», n o n cono- ca, asimmetrica, non egualitarista, non indifferentista, né
sceremmo altro che le nostre versioni «fenomeniche», le scettica di fronte alla conoscenza reale che le religioni vei-
colano, non relativista, bensì capace di riconoscere ^ u g u a -
35
Lo sarebbero solo per un pluralismo estremista.
glianza di base» fondamentale delle religioni insieme alla
36
Un pluralismo egualitarista oggi esiste solo come concetto logico; loro disuguaglianza concreta, inevitabile ed evidente... Pos-
non c'è nessuno che lo difenda. sono esserci nella realtà anche le posizioni del pluralismo

92 93
estremista, che in teoria sono possibili, m a è bene non com- prire posizioni inclusiviste (o anche esclusiviste o pluraliste,
battere nemici inesistenti quando n o n si dimostri che ef- se si trovano). Portarle al gruppo e verificare che siano ben
fettivamente sono contro di noi. catalogate.
Quanto detto è sufficiente per u n a prima caratterizzazio-
ne del paradigma pluralista. Ulteriori sviluppi sorgeranno III. Domande per lavorare in gruppo
quando accosteremo i successivi aspetti dell'edificio che
stiamo costruendo.
- Mi è risultata chiara l'esposizione dell'evoluzione del pen-
Qual è il futuro della posizione pluralista? Copernico era siero teologico entro le posizioni teologiche presentate in
tanto convinto che la società e la Chiesa del suo tempo non questa unità didattica? È espressa in modo genetico? In
fossero preparate ad affrontare la sfida della sua visione, che senso?
che si preoccupò molto riguardo alla pubblicazione delle Con quale posizione io mi sento in sintonia, con quale di
sue teorie, in modo che vedessero la luce solo quando l'In- esse mi identifico? Presentare nel gruppo le differenti po-
quisizione non avrebbe potuto colpirlo, poiché era già sul sizioni dei suoi componenti e dialogare su di esse.
letto di morte. Anni più tardi, il peso dell'Inquisizione e - A quale posizione teologica appartengono determinate
della Curia romana sarebbe ricaduto su Galileo, nel più fa- persone, entità, libri... che so che hanno u n a posizione su
moso caso di conflitto tra la scienza e la chiesa. La Chie- questo tema?
sa cattolica non accettò l'eliocentrismo fino al 1822, quasi - Se è il mio caso, posso farmi la domanda che si fa John
tre secoli dopo che Copernico aveva invitato i cardinali a Hick (God has many names, p. 26): quale trasformazione
osservarlo attraverso il suo telescopio 37 . Quanto tarderà a ha sperimentato la mia fede quando h o accettato il carat-
essere accettata - se u n giorno giungerà a esserlo - la po- tere salvifico delle altre religioni, quando h o accettato che
sizione pluralista? il cristianesimo giri, insieme alle altre religioni, come u n
pianeta intorno a Dio...?
- Se questo n o n fosse il mio caso, che paure provo davan-
II. Esercizi didattici raccomandati ti alla possibilità di adottare u n a posizione pluralista nel-
la mia fede cristiana?
- Entrare in un motore di ricerca di Internet e vedere ciò che
si trova in queste ricerche: «esclusivismo», «inclusivismo»,
«pluralismo religioso». Farsi un'opinione su come stanno Bibliografia
questi temi in questo momento nella rete.
- La celebrazione del Giubileo del 2000 abbondò in espres- Nella precedente lezione abbiamo già citato la bibliografia che
sioni sul significato del cristianesimo. Ricordare frasi, gesti, si fa carico delle classificazioni delle posizioni teologiche in ma-
interpretazioni... che furono in voga allora. Per es. «Cristo teria di teologia delle religioni. In questa lezione segnaliamo so-
centro della storia», « solo Cristo salva»... Qualificare teo- lamente alcune opere che sono considerate come le più rap-
logicamente queste affermazioni. presentative o le più opportune per studiare ciascuna delle cor-
- Prendere da Internet esempi del discorso teologico o ec- renti.
clesiastico, e identificare frammenti nei quali si possono sco-
• Esclusivismo
37 KERN W., Ausserhalb der Kirche kein heil? Freiburg in Br. 1979.
Gonzàles Faus parla di un tipico e consueto ritardo storico di due
secoli e mezzo, «una cifra che pare indicare la media del ritardo che KNITTER P., Introducing Theologies ofreligions, Orbis, New York
ultimamente la Chiesa (cattolica) porta rispetto alla verità storica», 2002, pp. 19-62.
nell'accettazione delle scienze, la comprensione moderna della rive- KUNG HANS, La Iglesia, Herder, Barcellona 1969, pp. 373-380.
lazione biblica e della esegesi, ecc. Cf. La autoridad de la verdad, Her- SULLIVAN FRANCIS A., Hay salvación fuera de la Iglesia?, Desclée,
der, Barcelona 1996, p. 109. Bilbao 1999, collana Teoria n. 2. Molto utile per studiare la
94 95
storia dell'esclusivismo cattolico fino ai nostri giorni (l'auto- TAMAYO JUAN JOSÉ, Fundamentalismo y diàlogo entre las religiones,
re si colloca nella posizione inclusivista). Trotta, Madrid 2004.
TAMAYO J.J., Hacia un nuevo paradigma teològico intercultural e
• Inclusivismo interreligioso, in Altemativas 27 (giugno 2004) pp. 57-88, Ma-
nagua.
CONCILIO VATICANO II, LG {Lumen Gentium), GS (Gaudium et TORRES QUEIRUGA A., Dios y las religiones: inreligionación, univer-
Spes), NA (Nostra Aetate), UR (Unitatis Redintegratio). salismo asimétrico y teocentrismo jesuànico, capitolo 6 del li-
DANIELOU J., Le mystère du salut des nations, Paris 1946. bro Del terror de Isaac al Abbà de Jesus, Verbo Divino, Estel-
D E LUBAC HENRY, Paradoxe et mystère de l'Eglise, Paris 1967. la 2000.
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DUPUIS J., Verso una teologia del pluralismo religioso, Queriniana, 241.htm>.
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RAHNER K., Los cristianos anónimos, in Escritos de Teologia 6, cristiana, Sai Terrae, Santander 2005; cf. El diàlogo de las re-
Taurus, Madrid, 1969, pp. 535-544; El cristianismo y las reli- ligiones nella biblioteca di Koinonia: <http://servicioskoino-
giones no cristianas, in Escritos de Teologia 5, Taurus, Madrid nia.org/biblioteca>.
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VON BALTHASAR H.U., Dare we hope that ali men be saved?, San VIGIL, TOMITA, BARROS (ASETT-EATWOT), Por los muchos cami-
Francisco 1988. nos de Dios - IL Hacia una teologia cristiana y latinoamerica-
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• Pluralismo

GOMIS JOAQUIM (coordinador), El Concilio Vaticano IH. Como lo


imaginan 17 cristianos,
HERDER BARCELONA 2001; cf. specialmente i testi di A. TORRES
QUEIRUGA e P. CASALDALIGA.
HICK J., God Has Many Names, Macmillan, London 1980; The
Westminster Press, Philadelphia 1982.
HICK J., The metaphorof God Incarnate, SCM Press, London 2005 2 ;
trad. sp., La metàfora de Dios encamado, Abya Yala, Quito 2004.
Due capitoli dell'opera sono in <http://servicioskoinonia.org/re-
lat/305.htm>
KNITTER P.F., No Other Name? A Criticai Survey of Christian Attì-
tudes Toward the World Religions, Orbis Books, Maryknoll
(1985) 2000 12 .
KNITTER P.F., Jesus and the Other Names. Christian Mission and
Global Responsability, Orbis Books, Maryknoll 2001 2 .
MELLONI JAVIER, El Uno en lo Mùltiple. Aproximación a la diversi-
dady unidad de las religiones, Sai Terrae, Santander 2003.
PANIKKAR R., Toda religiào autèntica é caminho de salvagào, in
AA.W., Ecumenismo das religiòes, Vozes, Petrópolis 1971.
PANIKKAR R., The Unknown Christ of Hinduism, Maryknoll, NY
1981, l'originale è del 1964.

96 97
Capitolo ottavo l'inizio del XX secolo. Oggi, più ampiamente, chiamiamo
fondamentalista la posizione di chi mantiene u n pensiero
Una nuova comprensione della Rivelazione chiuso in se stesso, senza dialogo con il mondo moderno,
poggiato su una interpretazione letterale della Bibbia (o,
in generale, delle sacre Scritture della propria religione),
considerata l'unica fonte religiosa di verità, nella quale non
ci sarebbe alcun errore...

Siamo nella seconda parte del corso, che corrisponde al «giu- Quello che noi oggi chiamiamo fondamentalismo o, sem-
dicare». Nella lezione precedente abbiamo ripercorso le prin- plicemente, mentalità conservatrice, è stata la posizione do-
cipali posizioni teologiche che di fatto si esprimono, o sono minante nel cristianesimo per secoli, per millecinquecento
state espresse, in materia di teologia delle religioni. Proba- anni. Il protestantesimo è stato il primo ad aprirsi a un mo-
bilmente avremo già sperimentato intuizioni, sintonie... ri- do di pensare «moderno», critico, lungo un processo labo-
guardo al nostro modo di guardare teologicamente alle reli- rioso e persino doloroso 2 , che cominciò già nel XVIII seco-
gioni. Ma non cercheremo di discemere le nostre opzioni: lo. Il cristianesimo sarebbe rimasto chiuso al rinnovamen-
non abbiamo ancora la capacità di farlo. Arrivati a questo to teologico e biblico del mondo protestante, almeno fino
punto, in cui abbiamo già dispiegato tutto il panorama del- agli anni '40 del XX secolo 3 . Cioè i cristiani, nel loro insie-
la teologia delle religioni, dobbiamo passare ad un altro pia- me, provengono da una teologia e da una spiritualità simi-
no ed approfondire altri elementi. li a quelle che oggi chiamiamo fondamentaliste. Appena 60
anni fa per i cattolici, 100 o 200 per alcuni settori dei pro-
Dobbiamo avvicinare e rivedere in modo sistematico gli ele- testanti, i «padri della fede» erano fondamentalisti. L'edu-
menti fondamentali che ci daranno la possibilità di costrui- cazione religiosa delle persone che si sono formate prima di
re ordinatamente l'edificio della teologìa delle religioni. Il pri- quegli anni è stata chiaramente somigliante agli atteggia-
mo elemento è la Rivelazione. In effetti una sbagliata com- menti che oggi chiameremmo fondamentalisti. In un certo
prensione della Rivelazione distorce tutta la nostra visione senso potremmo dire che, per la maggior parte, noi cristia-
teologica. Nella presente unità cercheremo di assumere, in ni proveniamo tutti dal fondamentalismo...
sintesi, la trasformazione che si è prodotta nella compren-
sione della rivelazione entro il moderno cristianesimo, per Possiamo forse dire che questo fondamentalismo è ormai
essere lìberi da influenze negative dovute all'utilizzo di me- scomparso dal cristianesimo e che ce ne siamo liberati?
diazioni improprie. Senza dubbio no. Per esempio: benché l'esclusivismo sia
stato «felicemente superato» nel complesso del cristiane-
simo, molti degli elementi principali del fondamentalismo
I. Per sviluppare il tema che lo sostenevano continuano a permanere nell'inclusivi-
smo da cui è stato sostituito 4 . Si vedano, per esempio, al-
Esclusivismo e fondamentalismo

Oggi, chi pensa in modo esclusivista viene detto «fonda- 2


Diceva Tillich che il cristianesimo protestante è stata l'unica reli-
mentalista» 1 . Fondamentalismo è un concetto che ha avu- gione che ha fatto uno sforzo serio per dialogare con la modernità.
to origine in ambito cristiano protestante statunitense al- Segnalava che, allora, né il cattolicesimo, né l'ebraismo, né l'Islam lo
avevano ancora fatto.
3
L'enciclica Divino Afflante Spirita, di Pio XII nel 1943, significò
1
Quando diciamo «fondamentalismo» potremmo dire integralismo, l'apertura, l'ammissione entro il cattolicesimo dei metodi scientifici
conservatorismo, tradizionalismo, immobilismo, pensiero reaziona- o critici di accesso alla Scrittura. Il consolidamento di questa aper-
rio... Noi ci atteniamo al termine più diffuso, proveniente dal prote- tura non ci sarebbe stato fino al Concilio Vaticano II, nel 1962-1965.
4
stantesimo statunitense. Non dimentichiamo che, come abbiamo detto nella lezione prece-
dente, l'inclusivismo non cessa di essere un «esclusivismo modera-
98
99
cune affermazioni che ancora permangono nella maggior riabilmente invocherà la Bibbia, la rivelazione: «È Dio che
parte dell'ambito del cristianesimo attuale, e che conti- ci ha detto la verità e noi dobbiamo accettarla con religiosa
nuano a risuonare come esclusiviste: sottomissione». Quando alcuni cristiani di oggi si oppon-
- solo la Bibbia è Parola di Dio; i «libri sacri» delle altre gono alla posizione pluralista (come quando gli inquisito-
religioni sono «letteratura religiosa»; li possiamo leggere ri del XVI secolo si opponevano all'eliocentrismo), la loro
con rispetto e ammirazione, m a non come «rivelazioni», ragione ultima era e continua ad essere la Bibbia, la rive-
né possiamo utilizzarli nell'ambito liturgico; lazione cristiana: è Dio stesso - dicevano e continuano a
dire - che ci ha rivelato la verità, che ci ha detto quello in
- solamente a noi Dio è venuto incontro ed ha donato la
cui dobbiamo credere, e questa rivelazione è letteralmen-
sua Parola nella sua rivelazione; le altre religioni tentano
te certa e lo è in maniera immutabile.
di incontrare Dio, lo cercano a tentoni...;
- la nostra religione è «la» vera religione, perché è l'unica Per questo è molto importante riesaminare questo tema
che Dio ha stabilito in questo mondo; della rivelazione, che è parte dei fondamenti stessi di qua-
- per questo dobbiamo predicare la nostra religione, come lunque posizione si possa adottare, non solo nel campo del-
una missione, a coloro che ignorano il messaggio di sal- la teologia delle religioni, m a anche in tutta la teologia e
vezza, che Dio ha confidato a noi perché lo portiamo fino nell'insieme della fede cristiana.
ai confini del mondo...
Benché il cristianesimo nel suo insieme e la teologia in par- // vecchio concetto di rivelazione
ticolare siano avanzati significativamente nella revisione
del proprio pensiero, si verifica u n conflitto - a volte ma- Ci stiamo muovendo nel campo della rivelazione cristiana
nifesto - tra la cultura moderna e la cultura religiosa di che, com'è noto, ha nella Bibbia la sua massima espres-
molti cristiani di oggi. La loro visione religiosa continua a sione e il suo punto di riferimento.
essere fondamentalista, conservatrice, ancorata a posizio-
ni incompatibili con la mentalità moderna. In questo mo- Potremmo segnalare vari punti come elementi chiave del-
do non è possibile procedere nel rinnovamento del pen- la rivelazione biblica - nella visione classica - che in se-
siero teologico e nemmeno, concretamente, nel campo del- guito sono stati superati. Cercheremo di descriverli.
la teologia delle religioni, di cui ci stiamo occupando. • Il primo di questi elementi lo potremmo definire: «Dio è
Senza una revisione dei presupposti teologici fondamen- l'autore», inteso in modo estremo e unilaterale. La Bibbia
tali, la persona non può distaccarsi dagli schemi classici è parola «di Dio», intendendo con ciò che non è opera de-
conservatori e non può avanzare verso posizioni più aper- gli uomini, ma è un libro interamente divino e per niente
te e realiste. u m a n o . In questa visione, sebbene non sia u n libro lette-
Allora dunque, il concetto principale che è alla base della ralmente «caduto dal cielo», però è qualcosa di equivalen-
visione conservatrice del cristianesimo - e nel concreto te: u n libro che è stato ispirato da Dio agli uomini che lo
dell'esclusivismo - è il concetto di «rivelazione». Quando hanno scritto. Questi erano strumenti in m a n o di Dio 5 . Al
domandiamo ad u n a persona con mentalità esclusivista livello più estremo di questa interpretazione si è arrivati a
quali sono le ragioni «ultime» della sua posizione, inva- dire che è stato «dettato» da Dio 6 . Nella mentalità popola-
re la Bibbia si riveste di un alone magico, a volte feticista:

5
to»: nell'inclusivismo continuano a esserci molti elementi detenuti Molte riflessioni teologiche sono state compiute riguardo al tipo di
«in esclusiva» dalla religione inclusivista. Ormai non è più quest'ul- causa strumentale che gli scrittori sacri rappresentavano nelle mani
tima ad avere e a mantenere la salvezza in esclusiva; ora la salvezza (o nella bocca) di Dio. Le elaborazioni che alla fine hanno indicato
è presente anche al di fuori di essa, però continua ad appartenerle, le linee sono state quelle di sant'Agostino.
6
a essere «sua»... Nel caso della Bibbia ci fu un caso estremo, quello di J. Gerhard,

100 101
vedere e toccare la parola di Dio in u n libro nelle proprie Questa unicità, evidentemente, è basata in definitiva pro-
mani, contenente parole con le quali Dio parla personal- priamente sulla parola della Bibbia, come u n «criterio in-
mente a noi... porta con sé la tentazione di ricorrere ad es- terno a priori», o come un ragionamento circolare: la Bibbia
se per trovare risposte immediate a qualunque dei nostri è la parola di Dio, e solo essa lo è perché vi è scritto... Quan-
problemi. do si sollecitano i cristiani restii a passare dall'inclusivismo
al pluralismo a esprimere qual è la ragione ultima della lo-
• Un altro elemento chiave è la verbalizzazione esagerata ro resistenza, appare come ultimo termine l'argomento
che s'impossessò della concezione stessa della rivelazione dell'autorità della Bibbia e della tradizione: la Bibbia lo di-
biblica. Nonostante il Concilio Vaticano II abbia recupe- ce, abbiamo sempre pensato così, così ci dissero i nostri pa-
rato la presenza delle «opere» nello sviluppo della rivela- dri, così la Chiesa c'impone di pensare. Si tratta, come ab-
zione 7 , la concezione che di questa si è avuto durante più biamo detto, di u n ragionamento circolare 8 , della mancan-
di millecinquecento anni, e che al fondo perdura nel sub- za di pensiero adulto e critico.
cosciente collettivo cristiano, è che la rivelazione è so-
prattutto parola, con tutto ciò che questo comporta di ver-
balismo e concettualismo; una rivelazione intesa fonda- La crisi
mentalmente come dottrina, verità rivelate, «deposito» di
verità che bisogna osservare e preservare intatte... Questo vecchio concetto di rivelazione (vecchio e contem-
poraneamente ancora attuale) è andato poco a poco sgre-
• Un altro elemento è il biblicismo letterale che si è speri- tolandosi nell'impatto col pensiero moderno. Non descri-
mentato: il porre la Bibbia, come testo materiale, sopra la veremo questa crisi, che è presente in molti manuali d'in-
realtà, fuori dalla storia, più in là dell'umano, adornata di troduzione alla Bibbia, e che raccomandiamo a tutti di stu-
qualità uniche come l'«inerranza», l'impossibilità a conte- diare o di ricordare, se già li conoscono.
nere errori, l'infallibità... Per chi ha questa visione della Ciò che è importante dire è che questa evoluzione fu real-
Bibbia è possibile prendere qualunque testo, estrarlo dal mente una crisi; da una parte ci furono i teologi e i bibli-
contesto, non domandarsi nemmeno quando è stato scrit- sti a studiare, scoprire, proporre... e dall'altra le chiese isti-
to, né da chi, né che cosa voleva dire l'autore... e leggerlo tuzionali, che rifiutavano le scoperte comprovate e le ipo-
direttamente, con ingenuità acritica, e applicarlo nel suo tesi proposte come plausibili. Il conservatorismo è legge
più semplice significato letterale a qualunque situazione per le istituzioni religiose. Nel campo religioso, le resistenze
umana... intellettuali sanno rivestirsi di argomentazioni «infallibi-
• Un altro elemento che non siamo soliti affrontare e di cui li», in difesa della fede e dell'«onore di Dio». A volte, una
non siamo coscienti, ma che è presente in questa conce- nuova mentalità può farsi strada solo col passare del tem-
zione fondamentalista della Bibbia, è la sua «unicità»: so- po, quando si fa avanti una nuova generazione umana già
lo la Bibbia è ciò che è. Non c'è niente di uguale o di si- cresciuta con una nuova comprensione della fede, compa-
mile al mondo. Solo la Bibbia è parola di Dio, e perciò me- tibile con le nuove impostazioni culturali.
rita la nostra fede e la nostra cieca obbedienza. Non può A questo proposito, è interessante ricordare il caso che si ve-
esserci un'«altra» parola di Dio. Ogni altra che pretenda di rificò quando Lessing pubblicò nel 1778 l'opera di Reima-
essere Parola di Dio, è falsa. rus, la prima ricerca «scientifica» di linea critica riguardo
alla vita di Gesù. L'immagine prefabbricata che si aveva si-
no ad allora della vita di Gesù, che non aveva sostegno cri-
che giunse ad affermare che la Bibbia era stata dettata persino nei tico nella Scrittura, fu scartata. Molti seminaristi abbando-
suoi segni vocalici, quelle vocali che , precisamente, l'ebreo non scri-
ve. Cf. A. Bea, Inspiration, IV. Die Lehre bei Protestanten, in LThK 5
(1960) col. 709; cf. coli. 708-711. 8
7
«Questa economia della rivelazione avviene con eventi e parole in- Nella logica classica, questo errore logico si definisce «petizione di
timamente connessi» {Dei Verbum 2). principio».

102 103
narono il seminario in cerca di un'altra occupazione per la • La rivelazione si esprime in u n processo u m a n o dentro
loro vita 9 ... È un segno chiaro ed eloquente: le teorie teolo- la storia. La rivelazione non cade dal cielo «già fatta». «La
giche non sono teorie inutili né superficiali, che ci possano rivelazione - sia quello che sia, nella sua intima essenza -
essere indifferenti, ma elementi simbolici essenziali nei qua- non è apparsa come parola compiuta, come oracolo di una
li è in gioco il senso della vita dell'uomo. È molto e molto divinità ascoltato da u n veggente o da un indovino, ma co-
profondo ciò che è in gioco in questi temi e problemi... me esperienza u m a n a viva, come u n "rendersi conto" a par-
Questa opposizione dell'istituzione alla trasformazione del tire dai suggerimenti e dalle necessità dell'ambiente e so-
pensiero che sta dirigendo e armonizzando il rapporto del- stenuto nel contatto misterioso con il sacro» 10 .
la fede con gli avanzamenti culturali, sembra essere legge La rivelazione non è in realtà alcune parole o alcuni testi,
della vita e legge della storia. Ciononostante, le idee muo- bensì è il processo vitale di u n popolo che ha fatto una
vono il mondo, spingono in avanti la storia e spingono in esperienza religiosa, che alla fine si è materializzcita in una
avanti anche le religioni. espressione scritta. La rivelazione non è il testo, non sono
le parole, non è u n libro. È piuttosto il processo, l'espe-
È dunque la trasformazione del concetto di rivelazione ciò rienza religiosa stessa per la quale questo popolo, come
che sta alla base dell'emergere del pluralismo di fronte all'in- tutti gli altri popoli, ha cercato di dare u n senso alla pro-
clusivismo, come paradigmi in successione nello sviluppo pria vita a partire dai miti del mondo religioso e culturale
della teologia delle religioni. Così come la «fine della cri- in cui viveva, ma caratterizzato e ricostituito attraverso
stianità» fu confusa dai teologi conservatori come la «fine l'esperienza di Dio che ha vissuto nella propria storia 11 .
del cristianesimo», allo stesso modo la posizione pluralista Non esiste rivelazione allo stato puro... La rivelazione si
è confusa con la negazione del cristianesimo. Così come esprime solamente nella ricchezza dell'umano, nel labo-
l'eliocentrismo fu considerato in contrasto con la Bibbia, co- rioso processo delle tradizioni, nella capacità culturale
sì anche oggi il teocentrismo pluralista - in una rivoluzione dell'ambiente e nelle possibilità del linguaggio, nello sfor-
teologica copernicana simile a quella astronomica - è con- zo per rispondere alle domande e alle necessità concrete
siderato da alcuni teologi anch'esso in contrasto con la Bib- delle diverse comunità, nella riflessione teologica di figu-
bia. La concezione classica della rivelazione è in ogni caso re individuali e di determinate comunità. «Si dà in» tutto
il punto centrale delle resistenze dell'avanzamento della men- questo; non diciamo che «si riduce a» questo 12 . La rivela-
talità pluralista. Ed è per questo che è necessario ap- zione è «la manifestazione della profondità dell'essere at-
profondire questo tema della trasformazione del concetto di traverso la conoscenza umana» 1 3 .
rivelazione.
• La rivelazione è u n processo universale, che si manifesta
in tutti i popoli. Tutti i popoli sono umani ed è parte dell'es-
Visione attuale della rivelazione sere u m a n o la necessità di dotarsi di un senso religioso,
sia individuale che comunitario. I paleontologi pensano di
Dove ci ha portato questa trasformazione del concetto di trovarsi di fronte a u n ritrovamento archeologico di resti
rivelazione? N e m m e n o qui faremo u n a presentazione este- «umani» e non di semplici «ominidi» quando vi osservano
sa, ma una rapida sintesi degli elementi principali di que- la presenza di segni religiosi, per esempio nelle sepolture...
sta nuova visione che rende possibile, tra le altre trasfor- Potremmo dire che l'homo sapiens è dal principio equipa-
mazioni teologiche, uno slittamento di mentalità dall'in- rabile all'homo religiosus.
clusivismo verso il pluralismo.
10
Torres Queiruga, Andrés, La revelación de Dios en la realización del
9
Così è testimoniato da Semmler nel prologo della sua confutazione hombre, Cristianidad, Madrid 1987, pp. 66-67.
11
di Reimarus. Cf. A. Schweitzer, Gesichte der Leben-Jesu-Forschung, Ibid.
12
Munich/Hamburg 1976, p. 67 (trad. sp. Investigaciones sobre la vida Ibid.
13
de Jesus, Edicep, Valencia 1990, p. 76). Tillich, Paul, Teologia sistemàtica, I, Barcelona 1972, p. 128.

104 105
Nel cosiddetto «periodo assiale» (800-200 a.C.) u n buon nu- rivelare a tutti gli esseri umani e a tutti i popoli, e vuole ri-
mero di popoli del mondo antico sperimentarono uno stes- velarsi nella sua massima espressione, sempre, in tutti i
so tipo di trasformazione religiosa, che dette origine alle momenti. Dobbiamo pensare che il limite di questa rive-
grandi religioni mondiali, le «grandi religioni» o «religioni lazione sia u n limite nel recepirla e sia un limite nostro 19 ,
universali» che ancora oggi permangono. Gli scienziati del- di ogni popolo, di alcuni più che di altri...
la religione, così come gli antropologi, gli archeologi, i teo- • Questa nuova comprensione della rivelazione comporta
logi, i biblisti... sono d'accordo riguardo al fatto che il pro- una presa di coscienza «dell'ampliamento del campo rive-
cesso interno vissuto dal popolo di Dio che si riflette nella latorio». È da «scoprire tutta la realtà come manifestazio-
Bibbia è un processo strutturalmente simile ai processi re- ne di Dio. Essa è il luogo della forza rivelatrice del Signo-
ligiosi degli altri popoli, sviluppati al margine e prima del re sullo spirito dell'essere umano. In modo che, anche nel-
processo del popolo di Israele 14 . la radicale e costitutiva oscurità, c'è evidenza della rivela-
• Tutte le religioni sono rivelate: ci fu un tempo nel quale zione in tutto il reale. Nella misura in cui qualcosa è, c'è
gli storici delle religioni hanno distinto tra religioni «na- manifestazione di Dio» 20 .
turali» e religioni «rivelate»; però «uno studio più attento • «Le religioni sono, in definitiva, i punti dove si conden-
ha dimostrato che questa antitesi risulta molto difficile da sa questa 'evidenza' generale, i luoghi dove la forza rivela-
mantenere» 15 . Da parte nostra noi cristiani tendiamo logi- trice riesce a rompere espressamente l'opacità dello spiri-
camente a considerare la Bibbia come un m o n d o a parte, to finito. La religione biblica non risulta in questo senso
senza neppure contatti con la realtà circostante, come na- diversa. Perciò, lontano dagli esclusivismi caduchi, si de-
ta interamente da se stessa, senza influssi né contamina- ve partire dall'assioma fondamentale: 'Tutte le religioni so-
zioni... In realtà oggi nessun teologo serio avrà la pretesa no vere', nel senso che in esse si capta realmente, anche se
che le scritture ebree e cristiane possano essere conside- non adeguatamente, la presenza di Dio. I limiti stanno nel
rate a parte rispetto alle altre opere nelle quali sono con- modo e nella definitività» 21 .
segnate le credenze e le esperienze religiose delle altre re-
ligioni 16 . «La rivelazione appartiene all'autocomprensione • Potremmo dire che, in un certo senso, la parola «rivela-
di ogni la religione, che sempre considera se stessa come zione» ci può sembrare inadeguata. Perché si riferisce a un
creazione divina e non meramente umana» 1 7 . «Tutte sono mistero, a una profonda dimensione dell'essere umano, che
religioni della rivelazione» 18 . viene espressa mediante un'immagine proveniente da u n
pensiero magico: «ri-velazione», ossia «dis-velamento», spo-
• Nel linguaggio classico potremmo dire che Dio si vuole stamento del velo che ci impediva di vedere qualcosa, spo-
stamento che evidentemente viene attribuito a qualcosa di
esterno a noi... per quanto attualizziamo la comprensione
14
Norbert Lohfink parla del caso di Mari, dove, mezzo secolo prima di questo mistero - come abbiamo appena cercato breve-
di Mosè, prima che Israele esistesse come popolo, un intero millen- mente di fare - succede che la stessa parola «rivelazione»,
nio prima del culmine della profezia in Israele, esistevano già uomi- per associazione spontanea di idee, ci tradisce inconsape-
ni che, nonostante tutte le differenze concrete, si presentavano in mo- volmente nell'evocare, in maniera surrettizia, la vecchia com-
do simile a quello dei profeti successivi del popolo giudeo. Los pro-
fetas, ayer y hoy, in Gonzaléz - Lohfink - Von Rad, Profetas verdade- prensione che precisamente volevamo superare. Le parole
ros, profetas falsos, Sigueme, Salamanca 1976, p. 107. Cf. Torres Quei- non sono innocenti. Siamo persuasi che sia meglio non uti-
ruga, ibid., p. 69.
15
E.O. James, Introducción a la historia comparada de las religiones,
Cristiandad, Madrid 1973, p.16. 19
16 Queste sono conclusioni sintetiche del trattato sulla Rivelazione di
Torres Queiruga, ibid., p. 29.
17 Torres Queiruga, ibid., p. 459, epilogo.
C.M Edsmann, Offenbarung I. Citato da Torres Queiruga, ibid., p. 20
28. Ibid., p. 466.
18 21
Torres Queiruga, ibid., p. 32. Ibid., pp. 467 e 471.

106 107
lizzare la parola, o almeno, renderla con altri sinonimi che nuova teologia senza questo concetto di rivelazione mediata
non siano caricati di alcun pensiero magico nella letteralità dalla storia, dall'esperienza interpretativa degli uomini.
dell'immagine che veicolano. Quella che abbiamo chiamato Quando non si accetta la mediazione, si cade necessaria-
classicamente «rivelazione» potrebbe essere, con vantaggio, mente nel fondamentalismo (cf. E. SCHILLEBEECKX, Soy un
definita «processo umano di acquisizione di coscienza», teòlogo feliz, Sociedad de Educación Atenas, Madrid 1994,
«processo di riflessione religiosa»... pp. 72-73)22.
Con queste conclusioni di Andrés Torres Queiruga, termi- • Succede non solo nella coscienza comune, m a anche nel-
niamo anche noi questa presentazione concisa della tra- la predicazione ordinaria, nei libri di divulgazione e per-
sformazione del concetto di rivelazione che, come abbia- sino in non pochi teologi. La concezione che si è soliti da-
mo potuto vedere, ci lascia con una predisposizione mol- re come ovvia e presupposta, si può contraddistinguere coi
to diversa di fronte al panorama dei paradigmi o delle di- seguenti tratti: a) Dio si è rivelato per mezzo di apparizio-
verse posizioni teologiche della teologia delle religioni. ni, visioni e parole ascoltate o dettate, perché fossero scrit-
Evidentemente la sintesi qui presentata non ci dispensa te, a determinate persone come i profeti o gli apostoli; b)
dall'utilità di u n avvicinamento personale più ampio alla queste persone le trasmettono agli altri oralmente o per
questione. Esortiamo vivamente il lettore a farlo. Per que- iscritto, a volte confermandole con segni e miracoli; e) gli
sto segnaliamo alcune opere nella bibliografia. altri si fidano di loro e, appoggiati alla loro testimonianza,
credono che Dio ha detto o ha rivelato ciò che loro dico-
no. In definitiva, credere nella rivelazione sarebbe «accet-
II. Testi antologici tare qualcosa come parola di Dio, perché qualcuno dice
che Dio glielo ha detto perché lui lo dicesse agli altri» (A.
• Si veda il capitolo 2 di Enigmas de la Biblia, 2, di ARIEL TORRES QUEIRUGA, voce «Revelación», in Diez Palabras cla-
ÀLVAREZ VALDÉS. Raccomandiamo vivamente la lettura ve en Religión, Verbo Divino, Estella 1992, pp. 179-180).
dell'opera completa.
• GONZALEZ FAUS J.I., Avanzadillas de la critica biblica, in
La autoridadde la verdad, Herder, Barcelona 1996, pp. 108-
109, 162-163. III. Domande per riflettere e per dialogare

• La parola di Dio è parola di uomini che parlano di Dio. - A che età ho conosciuto per la prima volta la Bibbia? Per-
Dire sic et simpliciter che «la Bibbia è parola di Dio» non ché la Bibbia non era quasi conosciuta nel popolo cattoli-
corrisponde'alla verità. È solo indirettamente parola di Dio. co prima del Concilio Vaticano II? Ricordare le cause sto-
Gli scritti biblici sono testimonianze di uomini di Dio che riche.
hanno vissuto u n a storia e hanno manifestato Dio. Quan- - Com'era l'immagine della Bibbia che mi h a n n o dato quan-
do la Bibbia dice: «Dio ha detto. Cristo ha detto...» non è do ero bambino?
Dio che lo ha detto, non è Cristo in senso proprio che lo - Ho avuto l'opportunità di rinnovare la mia formazione
ha detto, ma gli uomini che hanno raccontato la loro espe- biblica?
rienza di rapporto con Dio. La loro esperienza viene dallo - Che rapporto vedo tra questo tema e le famose posizio-
Spirito e, in questo senso, si può correttamente affermare ni teologiche in materia di teologia delle religioni (esclu-
che la Bibbia è ispirata. sivismo, inclusivismo e pluralismo)?
Allo stesso tempo però è necessario tener presente la me- - La Bibbia afferma che solo essa è «parola di Dio»? Do-
diazione umana, storica, contingente. Non si dà mai un in- ve? E se lo dice, questa è parola di Dio o è u n a forma se-
contro diretto, a tu per tu, di Dio con l'uomo, ma sempre at-
traverso mediazioni. Sono gli uomini che parlano di Dio.
22
Per la ricerca teologica e per intendere l'evoluzione dei dog- Edizione originale italiana. Sono un teologo felice, EDB, Bologna
mi, questo è molto importante. Non si può comprendere la 1993.
108 109
condo cui noi la percepiamo? Aprire u n dialogo riguardo urna teologia do sincretismo religioso no Brasil, Paulinas, Sào
a ciò nel g r u p p o . Paulo 2003.
- C h e iniziative, c h e p o s s i b i l i t à , libri, c o r s i , risorse... c o - TORRES QUEIRUGA ANDRÉS, La revelación de Dios en la realización
n o s c i a m o p e r il r i n n o v a m e n t o delle n o s t r e c o g n i z i o n i b i - del hombre, Cristiandad, Madrid 1987.
bliche? TORRES QUEIRUGA A., iQué significa afirmar que Dios habla?, in
- A b b i a m o visto q u a l c h e a l t r o «libro s a c r o » d i a l t r e reli- Sai Terrae 82 (1994) pp. 331-347; Selecciones de Teologia 134
gioni? Si p o s s o n o a c q u i s t a r e n e l n o s t r o p a e s e e d o v e ? Q u a - (1995) pp. 102-108; RELaT 243.
li altre r e l i g i o n i i m p o r t a n t i ( m o n d i a l i o locali) s o n o p r e - TORRES QUEIRUGA A., voce «Revelación», in Diez palabras clave en
senti nella s o c i e t à i n c u i v i v i a m o ? C h e libri s a c r i «do- Religión, Verbo Divino, Estella 1992, pp. 177-224.
v r e m m o » c o n o s c e r e p e r a p p r e z z a r e l a q u a l i t à d e l l a reli-
g i o n e d e i n o s t r i fratelli e sorelle d i a l t r e religioni?
- Quali altri «libri sacri» a b b i a m o letto? C o m m e n t a r e
l'esperienza d i o g n u n o .
- È possibile d a r e u n o s p a z i o a d e g u a t o alla l e t t u r a della
«Parola di Dio» delle a l t r e r e l i g i o n i n e l l a m i a p r e g h i e r a p e r -
sonale, n e i n o s t r i m o m e n t i d i p r e g h i e r a c o m u n i t a r i a , nel-
le n o s t r e c e l e b r a z i o n i p a r a l i t u r g i c h e , n e l l ' e u c a r i s t i a . . . ? Per-
ché?

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SOARES ALFONSO M., Interfaces da Revelagào. Pressupostos para

110 Ili
Capitolo nono bilmente la maggior parte di noi ricorda che non ci è sta-
to detto praticamente nulla, almeno in modo esplicito. Il
Due principi fondamentali: tema non figurava tra i temi di formazione, non faceva par-
il pluralismo è positivo e voluto da Dio. te delle preoccupazioni teologiche di allora.
Non ci sono eletti Però, affondando nei nostri ricordi, forse potremo scopri-
re che qualcosa ci è stato detto, almeno implicitamente. In
qualche maniera tutti noi abbiamo captato, di conseguen-
za, che le altre religioni non erano molto importanti. Si po-
trebbe procedere nella vita senza conoscere granché di es-
Ricapitoliamo l'itinerario che abbiamo seguito fino ad ora. se.
Potremmo dire che non avevano u n gran significato reli-
Dopo aver osservato la realtà attuale e la storia dal punto di gioso, nonostante fossero delle religioni, alcune delle qua-
vista del pluralismo religioso, dopo esserci messi in allerta
li persino grandi religioni.
ricorrendo all'ermeneutica del sospetto e dotati di alcuni stru-
menti e classificazioni, nell'unità precedente ci siamo ad- Certamente, non si disconosceva il fatto stesso dell'esisten-
dentrati in un tema che si pone alla base ed è previo alla teo- za di altre religioni, m a si può dire che questo fosse u n
logia delle religioni, un tema che filtra e precondiziona tutti dato esterno alla religione cristiana. Non era incorporato
gli altri: il concetto di rivelazione. nella visione cristiana della vita. Addirittura era u n dato,
un fatto deplorevole, negativo... Se l'accesso a Dio da par-
Abbiamo dunque la capacità di entrare in pieno nel cuore te dell'uomo si offriva attraverso la religione che Dio stes-
stesso della teologia delle religioni. E ci addentriamo in que- so aveva rivelato all'Umanità per mezzo del proprio figlio
sto nucleo centrale dichiarando quello che consideriamo pos- Gesù, che senso avevano quelle altre religioni estranee?
sa essere un «principio-» nuovo fondamentale: l'affermazio- Come si spiegava che a Dio fossero rimaste «fuori» dal suo
ne del carattere positivo del pluralismo religioso, che per ciò (unico) «piano di salvezza» quelle masse u m a n e lontane,
stesso non è solo un pluralismo di «fatto», ma anche di «di- che non partecipavano all'unica religione, la religione of-
ritto», per principio... ferta all'Umanità da Dio stesso, la religione cristiana?
Subito dopo stabiliremo un altro grande criterio che lo com- Il pluralismo religioso, la pluralità delle religioni era con-
pleta e lo definisce, che ci porterà a rinunciare alla categoria siderata negativamente. Era u n misterioso «sbaglio» del
dell'«elezione»... piano di Dio. Oppure uno sbaglio tollerato da Dio forse per
metterci alla prova, poiché Dio raccomandava a noi cri-
stiani di portare la salvezza cristiana a quei popoli. Che ci
I. Per sviluppare il tema fosse una pluralità di religioni era, dunque, una situazio-
ne temporale, destinata a sparire di fronte all'espansione
A) Primo principio: «Il pluralismo religioso è positivo del cristianesimo grazie all'azione missionaria, che aveva
e voluto da Dio» tardato troppo (venti secoli!).
VISIONE CLASSICA DEL PLURALISMO RELIGIOSO Riassumendo, il pluralismo religioso era dunque u n fatto,
considerato però negativo, deplorevole, non voluto da Dio,
Com'era visto classicamente il pluralismo religioso (la plu- forse semplicemente tollerato, transitorio e pertanto de-
ralità delle religioni)? Com'era considerato? stinato a sparire, il prima possibile... Se non era ancora
scomparso, ciò era dovuto alla mancanza del nostro spiri-
Possiamo domandarlo in primo luogo a noi stessi: cosa ci to missionario.
è stato detto nella nostra formazione religiosa sul fatto che
esistessero altre religioni, persino molte religioni? Proba-

112 113
(Non ci addentriamo adesso a riferire come la tradizione - da pluralismo deplorevole —> a pluralismo con una fun
giudeo-cristiana abbia valutato lungo la sua storia queste re- zione 4 nel piano di Dio
ligioni che compongono il blocco del pluralismo religioso. - da pluralismo che deve essere ridotto all'unità -» a plu-
In certi tempi, primitivi, si pensò che le religioni fossero pro- ralismo che dev'essere accettato
prie di ogni luogo, come gli dei stessi, vincolati alla terra e - da pluralismo temporale, provvisorio -» a pluralismo for-
con una giurisdizione localizzata geograficamente 1 ... In al- se per sempre...
tri tempi, gli dei delle altre religioni furono considerati dia- Quella vecchia visione (tante volte semplicemente incon-
bolici, idoli, falsi dei, vanità, causa di tutti i mali 2 ...). sapevole, mai espressa) del pluralismo religioso come di
u n pluralismo di fatto, negativo, senza senso, destinato a
scomparire... è in crisi. Si estende nel popolo cristiano la
UNA NUOVA VALUTAZIONE DEL PLURALISMO RELIGIOSO sensazione che il pluralismo religioso non sia negativo, ben-
SI FA STRADA sì positivo, ossia, voluto da Dio... Che una religione s'im-
ponga infine su tutte le altre sostituendole, non è più visto
Abbiamo già parlato in vari punti dell'unità precedente del- come l'ideale...
la «novità» di una nuova tappa dei rapporti tra le religio-
ni, di un nuovo spirito nella valutazione cristiana delle re- Che ragioni fondano questa nuova valutazione positiva?
ligioni... Ebbene, giungiamo al centro di questo scenario. Possiamo raggrupparle in quattro aspetti:
Una chiara novità emerge nel centro della teologia delle re- a) una nuova immagine di Dio: non è accettabile pensare
ligioni e nel centro del nuovo spirito 3 che si percepisce in che Dio abbia potuto lasciare un'immensa parte dell'Uma-
questo ambito: sorge e si avverte ovunque una nuova va- nità senza attenzione, abbandonata alla propria iniziativa
lutazione positiva del pluralismo religioso. semplicemente umana, senza «andarle incontro», nell'at-
Esprimiamolo così: quel pluralismo religioso che, come ab- tesa che arrivasse l'azione missionaria della Chiesa cri-
biamo appena detto, è stato da sempre considerato come stiana...
un pluralismo di fatto, negativo, senza significato, tempo- b) u n a nuova immagine della rivelazione5: questa non è
rale, è passato: un'azione positiva di Dio limitata al suo rapporto con un
solo popolo, bensì un processo legato all'esistenza di ogni
- da essere considerato negativo -» a essere considerato essere u m a n o e di ogni popolo, in cui tutta la realtà stori-
positivo ca si converte in rivelazione6;
- da pluralismo di fatto -> a pluralismo di diritto, di prin-
cipio e) u n a nuova immagine dell'uomo: adesso comprendiamo
molto meglio la natura culturale dell'essere umano, e co-
me perciò Dio deve necessariamente relazionarsi con lui
tramite una forma di «ecclesialità» che, entro la propria
1
Mezenes, Rui De, Pluralismo religioso en el Antiguo Testamento, in cultura, può essere veicolata solamente attraverso la pro-
Selecciones de Teologia 163 (sett. 2002), pp. 178-179
2
Teixeira, F., Teologia das religiòes. Urna visào panoramica, Paulinas,
Sào Paulo 1995, pp. 15-16, presenta una sintesi di questa valutazio- 4
ne negativa tanto frequente. Un pluralismo che ha una esplicita raison d'ètre, dirà C. Gefré {La
3
Vigil, J.M., Espiritualidad del pluralismo religioso, in Comisión Teolo- singolarità del cristianesimo nell'età del pluralismo religioso, in «Filo-
gica della ASETT, Por lo muchos caminos de Dios. Desafios del plu- sofia e teologia» 6/1, 1992, pp. 38-58, citato da Dupuis, Verso una teo-
ralismo religioso a la teologia de la liberación - I, Verbo Divino, Qui- logia. .., p. 19). Una pluralità «che ha un suo posto nel disegno di Dio
to 2003. ID., Macroecumenismo: teologia de las religiones latinoame- per la salvezza dell'umanità», dirà da parte sua Dupuis, ibid. p. 271.
5
ricana, in ASETT, Por los muchos caminos de Dios - IL Hacia una Abbiamo trattato questo punto nella lezione precedente
6
teologia pluralista de la liberación, Abya Yala, Quito 2004, collana Torres Queiruga, A., La revelación de Dios en la realización del hom-
«Tiempo Axial» n. 3. bre, Cristiandad, Madrid 1987, p. 466.

114 115
pria religione; ogni essere umano, ogni popolo si trova nel- Suggeriamo - in questo momento non pretendiamo nien-
la condizione di ricevere l'azione rivelatrice di Dio, perché te più che suggerire - tre risposte:
«tutti gli uomini sono elevati all'ordine della salvezza» 7 ... a) In primo luogo, il pensiero moderno ha infranto l'im-
postazione classica della questione della verità, una impo-
d) una nuova immagine del cristianesimo, che, in questa nuo- stazione greca, fondamentalmente aristotelica, che si ba-
va epoca della storia, si vede messo a confronto, come mai sava sulla visione della metafisica e della ontologia classi-
prima d'ora 8 , con le proprie limitazioni di fronte alla sua ca, in cui la Verità {Verum) è sempre Una (Unum), e non
pretesa di universalità 9 . Dopo aver attraversato epoche sto- può entrare in contraddizione con un'altra verità. Ciò che
riche nelle quali aveva creduto di aver predicato il messag- è non può non essere, ed «è impossibile che, per il mede-
gio cristiano a tutto il mondo abitato 10 , ed epoche come l'ini- simo rispetto, la stessa cosa allo stesso tempo sia e non
zio del XX secolo, in cui riteneva che in pochi decenni avreb- sia» [Aristotele, Metafisica, Rusconi, Milano 1994. p. 145,
be convertito religiosamente il resto del mondo, sembra ora N.d.T.]... Il pensiero moderno percepisce una verità che è
riscoprire che il suo limite numerico è insuperabile 11 , e che compatibile con la pluralità, che sorge persino dalla «coin-
l'azione missionaria destinata alla conversione del mondo, cidenza degli opposti», dal «caos» 13 ...
in questo senso, ha fallito 12 ...
b) In secondo luogo si tratta del tributo di alcune limita-
Benché non sia necessario, dobbiamo chiederci: com'è sta- zioni della conoscenza, dovute alle leggi stesse della evo-
ta possibile una valutazione negativa del pluralismo religio- luzione dell'Umanità. Perché tutti i popoli originari hanno
so per due millenni da parte del cristianesimo e per quasi pensato di essere il centro della realtà? Perché hanno pen-
tremila e cinquecento anni da parte del giudaismo? sato che la loro religione fosse «la» vera religione? Perché
hanno valutato negativamente la pluralità delle altre reli-
gioni? È successo per una legge che potremmo definire «na-
turale»: l'essere umano, l'essere in evoluzione, comincia a
7
Casaldàliga - Vigil, Espiritualidad de la liberación, Envio, Managua conoscere a partire da se stesso, e percepisce la realtà, dal
1992, pp. 33ss.; Sai Terrae 1992, pp. 34ss. primo momento, in rapporto a se stesso che occupa il cen-
8
«Una tale situazione non era mai esistita prima nella storia»; P. Ber- tro di tutte le percezioni. A partire da questo centro, am-
ger, The ereticai imperative, New York 1979, p. 35.
9
Torres Queiruga, A., ibid., p. 335. plierà poco a poco il campo della conoscenza, e solo con
10
Sì giunse di fatto a pensare ciò già dal tempo di sant'Agostino: « questo ampliamento otterrà nuove prospettive... «Ognuno
Si dice che sono ormai pochissime e molto remote le persone alle riceve secondo le proprie capacità», dice l'adagio classico
quali (il Vangelo) non è stato ancora predicato» (Agostino, De Natu- tomista scolastico 14 . L'esclusivismo religioso che, come ab-
ra et Gratia, II, 2; PL 44, 905). biamo detto nelle lezioni precedenti, è stato il modello strut-
11
Di fatto, benché le statistiche dell'Annuario Pontificio del 2002 re-
gistrino un aumento quantitativo della popolazione dei cattolici nel turale spontaneo di (praticamente) tutte le religioni, obbe-
mondo, che sono passati da 757 milioni nel 1978 a 1070 milioni nel disce a questa legge (non è u n «peccato» peculiare di nes-
2002, in percentuale rispetto alla popolazione mondiale continuano suna religione, ma un «difetto naturale», forse inevitabile).
a diminuire, passando dal 17,99% del 1978 al 17,20 % del 2002. Cf. Così, la valutazione negativa dell'insieme della pluralità re-
ulteriori dati in REB 255 (luglio 2004) p. 723, Petrópolis. ligiosa che ci circonda, è stata u n meccanismo spontaneo,
12
Dupuis parlerà del «fallimento della missione cristiana»: Verso una naturale, dovuto strutturalmente alla condizione evolutiva
teologia cristiana del pluralismo religioso, Queriniana, Brescia 1997,
p. 518. «Dal punto di vista umano è necessario riconoscere che sto- e processuale dell'essere umano, considerato sia indivi-
ricamente viviamo l'esperienza di un pluralismo religioso apparen- dualmente che collettivamente.
temente insuperabile. Questo coincide con la coscienza di un certo
fallimento della missione della chiesa, soprattutto quando si pensa
al piccolo numero di cristiani del continente asiatico» (Geffré, C, O
lugar das religiòes no plano da salvacào, in Texeira, org., O dialogo in-
ter-religioso corno afìrmacào da vida, Paulinas, Sào Paulo 1997, p. 13
Affronteremo il tema della verità nel capitolo 14.
112). 14
Summa Teologica, I q. 79, a. 6 in corp.

116 117
e) Perché allora a questo punto della storia dell'umanità ir- - l'universale volontà salvifica di Dio;
rompe la coscienza del pluralismo? Si può anche dire che - la sovrabbondante ricchezza e varietà delle automanife-
questa irruzione sia l'effetto delle nuove condizioni dei tem- stazioni di Dio all'Umanità 18 .
pi. Ci troviamo in un'ora di mondializzazione (globalizza-
zione). Con la rivoluzione delle comunicazioni, la facilita- Entrambe le affermazioni teologiche sono di tale calibro e
zione dei viaggi e l'intensificazione delle migrazioni 15 , le di tale profondità che risultano indiscutibili. Sono pratica-
religioni hanno ormai preso contatto tra loro. È termina- mente assiomi o postulati che, posti in collegamento, susci-
to il tempo del loro isolamento, ognuna confinata nel suo tano l'evidente affermazione - a partire dalla nostra odier-
«piccolo mondo», inteso come «l'unico mondo esistente». na sensibilità - del «pluralismo di principio».
In questa situazione non si può non porre a tema una ri- Possiamo aggiungere con Dupuis: «Il fatto che Dio abbia par-
flessione religiosa e teologica riguardo a questa pluralità lato "molte volte e in diversi modi" prima di parlare attra-
di religioni prima ignorata. Nell'osservare le altre religio- verso suo Figlio (Eb 1,1), non è casuale; nemmeno il carat-
ni, lo sguardo di ognuna di esse non può cessare di vol- tere plurale dell'automanifestazione di Dio è una mera cosa
gersi di riflesso su se stessa. Ogni religione comincia a con- del passato. Il carattere decisivo della venuta del Figlio nella
siderare e a sperimentare se stessa come «una» religione. carne di Gesù Cristo non cancella la presenza e l'azione uni-
Inevitabilmente tutte devono rivedere la propria «teologia versale del Verbo e dello Spirito. Il pluralismo religioso di
delle religioni»: cosa significa questa pluralità delle reli- principio si fonda sull'immensità di un Dio che è Amore» 19 .
gioni.
La percezione che emerge come evidente è che la propria CONSEGUENZE TEOLOGICHE DI QUESTA VALUTAZIONE POSITIVA
religione è «una in più», «una tra le altre», anche se que-
sta visione si scontra con l'eredità esclusivista originale di Ne enumereremo solo alcune.
ogni religione. In un primo momento la soluzione di com-
promesso 16 è un inclusivismo più o meno moderato. A lun-
go termine tutto fa pensare che ci troviamo di fronte a un Cambia l'immagine di Dio
lungo cammino verso un paradigma pluralista 17 . Però, a L'immagine di Dio del Primo (Antico) Testamento era l'im-
parte le apparenze dell'evoluzione del pensiero, il plurali- magine di u n Dio - così almeno sembra adesso a noi, con
smo religioso dev'essere fondato teologicamente. tutto rispetto - molto «giudeo», molto circoscritto al suo
popolo, molto legato alla cultura di un'etnia. Anche il Dio
cristiano del tempo della cristianità era un dio parziale,
FONDAMENTO TEOLOGICO che potrebbe sembrare ingiusto nella sua preferenza per
DEL «PLURALISMO RELIGIOSO DI PRINCIPIO» la sua Chiesa e la sua tolleranza di fronte alle malefatte dei
suoi figli verso gli altri popoli e religioni. Forse anche in
Quali possono essere i fondamenti teologici del pluralismo altre religioni, che hanno vissuto la loro religiosità entro
religioso di principio? In realtà, se riflettiamo u n poco, pos- lo stesso paradigma di esclusivismo, è successo lo stesso:
siamo tutti trovare i princìpi di base che sostengono que- il Dio dell'esclusivismo è u n Dio «nostro», del nostro po-
sta valutazione positiva del pluralismo. Sarebbero: polo, che, potremmo dire, la pensa come noi, parla la no-
stra lingua, si sente uno del nostro popolo, ci difende cie-
camente dai nostri nemici ed è parziale a nostro favore al
15
Cf. il capitolo 2. di sopra dell'interesse universale della giustizia 20 ...
16
Si tratterà di un nuovo «epiciclo», come dice John Hick?
17
II fatto può essere comparato con il fenomeno della «detradizio-
nalizzazione», di cui parla Giddens, Anthony, Consecuencias de la mo- 18
Dupuis, ibid., p. 520.
demidad, Alianza, Madrid, 1993; Cf. anche Mardones, José M., A dón- 19
Ibid.
de va la religióni, Sai Terrae, Santander 1996, pp. 108ss. 20
Sono innumerevoli questi casi, come quello di «Santiago Mata-
118 119
Il «pluralismo di principio», il sapere che il pluralismo è vo- sono andate avanti. Oggi l'attuale teologia cristiana delle
luto da Dio, cambia la nostra immagine di Dio, la purifica religioni non è più capace di parlare «del Popolo di Dio»
da questo sciovinismo e da questa chiusura etnocentrica di al singolare, identificandolo globalmente nella storia con
cui ha sofferto nelle religioni eclusiviste. Dio non è «nostro». il popolo della tradizione religiosa giudeo-cristiana, o iden-
Dio non è della nostra razza né della nostra cultura, sebbe- tificandolo attualmente con il cristianesimo o con una de-
ne noi lo pensiamo e ne facciamo esperienza attraverso di terminata Chiesa. Come minimo dobbiamo considerare il
essa. Dio non è parziale nei nostri confronti come gli dei na- concetto come polisemico, e non univoco o unico.
zionali, o i «demiurghi intercessori», o gli «dei della tribù o
del clan» dei popoli primitivi. Dio è oltre tutto ciò e non è Ci sono molti «popoli di Dio», ognuno dei quali lo invoca
manipolabile. Dio è pluralista, universale, di tutti i popoli... con u n proprio nome. Il popolo di Dio trascende le fron-
tiere non solo di u n a razza, ma anche di u n a religione. Dio
Ciò comporta molte conseguenze, come possiamo imma- non solo non fa preferenze di persone, ma n e m m e n o di re-
ginare... ligioni. «Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme
e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga è a
lui accetto» (At 10,34-35). Esiste u n popolo di Dio trasver-
Cambia la concezione di «Popolo di Dio» sale a tutti i popoli, costituito da una «moltitudine di figli
e figlie di Dio di ogni tribù, lingua, popolo e nazione» 23 (Ap
Il tema «Popolo di Dio» conta molti precedenti nella Chie- 5,9-10), u n popolo gradito e accetto a Dio. Non possiamo
sa e nella Bibbia stessa, ed è un tema di grande impor- dunque continuare a identificare in maniera univoca, esclu-
tanza. Dimenticato per alcuni secoli, il Concilio Vaticano siva e costante il concetto di «Popolo di Dio» con quello di
II ebbe il merito di riscattarlo e di rimetterlo in primo pia- cristianesimo o di u n a determinata Chiesa cristiana.
no. Durante alcuni anni il tema e le parole Popolo di Dio
furono il leitmotiv principale della teologia e della spiri- «Popolo di Dio» è stata un'espressione che oggi, nel nostro
tualità postconciliare. Il Sinodo del 1985 sembrò avere co- tempo, necessita di una reinterpretazione. Non possiamo
me obiettivo, tra gli altri, quello di spostare in secondo pia- più utilizzarla «come sempre», con ingenuità acritica. Non
no questo concetto 21 . Di fatto, negli ultimi anni, è stato pra- possiamo più ritenere che il popolo di Dio sia il popolo di
ticamente spogliato di ogni protagonismo. una razza, come tanti popoli pensarono di se stessi, e nem-
meno possiamo pensare che il Popolo di Dio sia uno solo,
Lasciando da parte questa variazione congiunturale dell'ul- o che s'identifichi con una cultura o con una religione... o
tima ora e tornando all'impostazione del Concilio Vatica- che quell'unico Popolo di Dio siamo precisamente noi e in
no II stesso, che continua ad essere la massima autorità, esclusiva...
occorre dire che la sua impostazione non era u n punto di
arrivo, quanto di partenza 2 2 . Le posizioni teologiche attuali Fine della «sindrome degli eletti» e della
«sindrome dell'unigenito»
moros» in Spagna, o di molti luoghi dell'America Latina, dove la tra- La classica valutazione negativa del pluralismo religioso è
dizione fa sfoggio della protezione divina o mariana ricevuta in di- all'origine di tutti gli imperialismi, le invasioni, le conqui-
fesa contro gli indigeni, per esempio. ste, i colonialismi, i neocolonialismi, le campagne di pro-
21
Si veda un'esaustiva informazione e argomentazione a riguardo in
J. Comblin, O povo de Deus, Paulinas, Sào Paulo 2002, pp. 115-132.
22
È necessario riconoscere che oggi, passati ben pochi anni, il testo
conciliare ci risulta stranamente timido e restrittivo (cf. Torres Quei- quim Gomis, ed., El Concilio Vaticano IH, Herder-El Ciervo, Barce-
ruga, El diàlogo de las religiones, Sai Terrae 1992, p. 3. Altrove Tor- lona 2001, p. 71).
23
res Queiruga dice che il seme di ciò che il Concilio Vaticano II af- Nel libro dell'Apocalisse, e in tutto il mondo antico, fino al mondo
fermò in materia di dialogo delle religioni è cresciuto come un seme medievale incluso, nel concetto di «nazione» è contenuto quello di
piantato... (cf. El diàlogo de las religiones en el mundo actual, in Joa- religione propria di quella nazione.

120 121
selitismo missionario (religioso, culturale, politico 24 )... che moderne libertà di espressione, di pensiero, di religione
sono stati e sono intrapresi dalle religioni esclusiviste. (!)... così come il rispetto dei diritti umani. H a n n o diritti
Bisogna ricordare che l'esclusivismo e la valutazione ne- umani solo coloro che sono nella verità (nostra), non co-
gativa del pluralismo religioso sono realtà correlate: se c'è loro che potrebbero utilizzarli a servizio dell'errore...
una, c'è anche l'altra. E quando si manifestano entrambe,
si crea una coscienza personale e comunitaria - una «sin- Merita una menzione speciale quella che vorremmo chia-
drome» - che ci predispone a giustificare tutti quegli er- mare la «sindrome dell'unigenito», riferendoci - con questo
rori: se noi siamo gli unici, coloro che godono del favore simbolo - alla coscienza psicologica di chi si considera er-
di Dio, gli unici a conoscere la rivelazione, e siamo cir- roneamente figlio unico. Immaginiamo una famiglia nu-
condati da popoli abbandonati dalla mano di Dio, che non merosa che vive nella stessa casa, nella quale uno dei fra-
Lo conoscono, che possono salvarsi solamente se li ren- telli o delle sorelle, molto affettuoso con suo padre, avesse
diamo partecipi della nostra religione... è chiaro che sia- l'abitudine di rivolgersi a lui non tenendo minimamente in
mo in una situazione di superiorità che giustifica l'assun- conto la presenza degli altri suoi fratelli nella stessa abita-
zione paternalistica della loro «protezione». È la «sindro- zione. Nel dialogo con suo padre, egli non fa mai riferimento
me degli eletti». Abbiamo già visto nella terza e nella quar- ai fratelli, né li guarda né rivolge loro la parola, né li ascol-
ta lezione abbondanti testimonianze di questa sindrome ta, né domanda, né risponde loro... Si relaziona solamente
nella storia della Chiesa. con suo padre, come se fosse u n figlio unico, l'unico figlio
a essere stato generato, come se gli altri non esistessero, no-
Questa sindrome può anche manifestarsi, logicamente, nostante essi, di fatto, siano lì... È questo l'atteggiamento
all'interno di u n a stessa società. È il caso dei settori fon- che vogliamo chiamare «sindrome dell'unigenito».
damentalisti, che ragionano così: se la Parola di Dio - co-
sì come noi la conosciamo - è la Verità, essa deve regna- Vediamo allora che questa sindrome si è manifestata sto-
re ovunque sia possibile 25 , anche se per questo sia neces- ricamente e continua a farlo attualmente nel cristianesi-
sario conquistare e imporre questa possibilità. La Verità mo, perché si abbina anche alla coscienza dell'esclusivi-
religiosa percepita da noi (a volte non solo nella sua di- smo. Se io sono l'unico che ha il privilegio di conoscere la
mensione strettamente religiosa, m a anche culturale e so- verità, se gli altri procedono a tentoni nell'oscurità, se Dio
ciale) può essere imposta all'insieme della società: noi di- ha manifestato tanto chiaramente la sua predilezione per
ventiamo allora fautori della società confessionale, della me, in realtà io non ho bisogno di nessuno se non di Dio.
società «di cristianità» nel caso cristiano, imponendo a tut- Gli altri è come se non esistessero. Si trovano al di fuori
ti di sottomettersi a questa fede che è la Verità. Nessuno della mia relazione con Dio, che considero unica. Così, ba-
ha il diritto di violare questo regime confessionale nella so- sta ripensare alla spiritualità ufficiale, per esempio, alla li-
cietà, perché la nostra religione è quella vera, e perché «l'er- turgia, ai messali, all'ufficio divino... per vedere che siamo
rore non ha diritti»; non ha altro diritto se non di conver- il fratello che si rivolge a suo Padre molto affettuosamen-
tirsi e sottomettersi alla Verità che è, fortunatamente, no- te, con grande amorevolezza, però disconoscendo total-
stra. Non solo il pluralismo religioso, ma anche quello sem- mente i fratelli delle altre religioni, che assolutamente non
plicemente sociale, ideologico, culturale... restano irrea- appaiono nell'orizzonte della nostra relazione con Dio (ec-
lizzabili con questa visione fondamentalista della valuta- cetto se preghiamo per la «evangelizzazione dei popoli» o
zione negativa del pluralismo religioso; diventano anche nel giorno delle «missioni», dove essi appaiono come og-
impossibili la democrazia, la tolleranza, il rispetto delle getti della nostra pietosa misericordia...) 26 . Tutta la litur-

24
II missionario - si diceva - «fa la Chiesa e fa la Patria».
25
26
«Entro ogni tradizione, nella vita religiosa normale, procediamo di
Acat, Fundamentalismos. Integrismos. Urna Ameaga aos direitos hu- fatto come se esistesse solo una religione: la nostra» (J. Hick, God
manos. Paulinas, Sào Paulo 2001, p. 35. Has Many Nantes, p. 40).
122 123
già dev'essere riformulata, dalla prima all'ultima parola, stesi con la sua religione esclusivista (qualunque essa sia).
perché è stata completamente concepita, pensata, redatta Se parliamo di cristianesimo esclusivista, succede che fuo-
e vissuta dal presupposto dell'esclusivismo e del plurali- ri dalla chiesa non solo non c'è salvezza, m a non c'è nem-
smo religioso considerato negativamente. meno Verità piena... Se dall'esclusivismo passiamo al plu-
Il cambiamento della valutazione del pluralismo religioso ralismo estremo, questa cornice epistemologica coestesa
fa sì che la persona che ha questa nuova sensibilità scopra con la Chiesa va in mille pezzi, e la coscienza che dirime
presto di sentirsi a disagio, soffocata dall'aria di esclusivi- la verità non è più rinchiusa nel quadro del cristianesimo
smo che tutte le nostre classiche orazioni ufficiali respira- istituzionale, m a si manifesta u n a «rottura epistemologi-
no. E ciò che abbiamo detto della liturgia, lo possiamo di- ca» del quadro globale della Verità...
re della teologia e delle altre realtà e dimensioni della no-
stra fede. Senza anticipare temi che tratteremo più avanti, ciò che
dobbiamo dire adesso è che effettivamente questo cam-
Questa novità esige da noi un radicale rinnovamento. biamento di valutazione del pluralismo è troppo profondo
«Nessuno versa vino nuovo in otri vecchi» (Me 2,22)... per non implicare u n turbamento dei vecchi criteri e del-
le tradizioni sacre e venerabili che, storicamente, sono sta-
te intronizzate come «essenziali», vale a dire «sine qua
Rottura dei vecchi schemi non». Segnerebbero, cioè, alcuni limiti oltre i quali non si
potrebbe più parlare propriamente di cristianesimo...
Osserviamo il punto difficile, la difficoltà teologica mag-
giore. È importante notare che non è la prima, né la seconda, né
la terza volta che il cristianesimo si vede forzato a rivede-
Benché stiamo parlando della valutazione positiva del plu- re i suoi supposti «limiti essenziali oltre i quali non c'è cri-
ralismo in generale, in cui rientrano molte sfumature, è stianesimo», per rendersi conto che, sebbene non cambi-
chiaro che, per ipotesi, u n a valutazione positiva della plu- no le verità profonde, possono tuttavia cambiare molto
ralità delle religioni si dirige al suo estremo verso u n a va- profondamente le forme e persino il quadro complessivo
lutazione massima di tutte le religioni. Poniamoci - come in cui esse si esprimono.
ipotesi metodologica - in questa posizione: Dio ha voluto Sembrò a molti che ammettere i metodi storico-critici nel-
tutte le religioni, tutte loro fanno parte del suo piano di lo studio della Bibbia distruggesse il concetto di rivelazio-
salvezza, tutte sono salvifiche... Una pluralità di religioni ne che fino ad allora era considerato essenziale... e sulla
intesa, inoltre, a partire dal «pluralismo come paradigma» base di questo timore si fece guerra ai metodi scientifici di
(in contrapposizione all'inclusivismo e all'esclusivismo) è studio della Bibbia... inutilmente, fino a che furono final-
una forte sfida a dimensioni ed elementi che classicamen- mente ammessi e cosi cadde, sì, quel vecchio concetto di
te sono stati considerati come «essenziali» per il cristia- rivelazione, ma fu sostituito da u n a sua nuova compren-
nesimo, come imprescindibili; ci riferiamo per esempio al sione. Ciò che fu distrutta non è stata la rivelazione, ben-
carattere assoluto della religione cristiana, alla mediazio- sì la sua vecchia e inadeguata comprensione. Certamente
ne salvifica universale di Cristo, alla sua unicità, ecc. Per questo processo non ebbe luogo senza tensioni, paure, pa-
alcuni teologi e , logicamente, per la teologia ufficiale, u n zienza e impazienza. Ma non ci troveremo forse oggi in u n
pluralismo religioso tanto positivamente considerato e as- momento storico di trasformazione, nel quale sembra che
sunto secondo il paradigma pluralista, uscirebbe dalla cor- siano sfidate e messe in pericolo formule classiche tenute
nice di questi limiti cristiani essenziali, produrrebbe una semplicemente come «essenziali», fuori dalle quali si pen-
«rottura», non sarebbe più cristiano... sava di essere fuori dal cristianesimo? Non sarà possibile
Per chi adotta u n a posizione esclusivista - o anche inclu- trovare nuove espressioni e una migliore formulazione dei
sivista - la questione della verità, il quadro epistemologi- contenuti di sempre, che permettano l'avanzamento di que-
co, i criteri massimi di giudizio... coincidono, sono coe- sta nuova valutazione del pluralismo religioso, una valu-

124 125
tazione positiva che ci s'impone e dalla quale non possia- da te ogni infermità e non manderà su di te alcuna di quel-
m o tirarci indietro? le funeste malattie d'Egitto, che bene conoscesti, ma le man-
derà a quanti ti odiano. Sterminerai dunque tutti i popoli
Continueremo a ricomporre questa sfida da altri fronti nel- che il Signore tuo Dio sta per consegnare a te; il tuo occhio
le prossime lezioni. non li compianga; non servire i loro dei, perché ciò è una
trappola per te» (7,15-16)21.
B) Secondo principio: «non ci sono eletti» Si tratta di u n concetto, quello dell'elezione, che presenta
due aspetti: da u n a parte nella Bibbia si insiste che non si
L'ELEZIONE NELLA BIBBIA verifica per merito proprio, che non è che il popolo se la
sia meritata, che si tratta di una elezione gratuita, un «ca-
Né il «pluralismo», né l'«esclusivismo» sono parole e con- priccio» di Dio che, in particolare, sembra eleggere chi me-
cetti che si trovano nella Bibbia o nella teologia classica. no se lo merita... Però d'altra parte presenta virtualmente
Sono stati creati e coniati ultimamente. Quale sarebbe il tutto ciò che consacra l'eletto come u n privilegiato: è quel-
concetto biblico equivalente a essi (direttamente o indi- lo scelto da Dio tra tutti gli altri, è colui che gode dell'in-
rettamente)? Sebbene questo: l'«elezione». timità di Dio di fronte a tutti gli altri, è il protetto, il favo-
Secondo la visione classica già citata, Dio avrebbe «eletto» rito, il figlio speciale e più amato degli altri.
u n popolo tra tutti i popoli. Quel popolo si trova ad esse- Si tratta di u n concetto centrale in tutta la Bibbia 28 . Essa è
re «il popolo di Dio», il depositario delle promesse, il re- completamente attraversata dalla consapevolezza che tut-
ferente di Dio entro l'umanità. «Io sarò il tuo Dio e tu sa- to ciò che succede a questo popolo, tutto ciò che a lui si
rai il mio popolo». Il Primo Testamento riflette nelle pagi- riferisce è detto e celebrato alla luce della coscienza che si
ne già citate la sua visione degli altri popoli e dei loro dei: tratta «del popolo eletto». Anche quando ciò non viene
procedono disorientati, sottomessi ai loro idoli, che sono espresso, è u n presupposto implicito che agisce in questo
«cose morte» (Sap 13,10), «niente» (Is 44,9), «vuoto» (Ger scenario.
2,5; 16,19), «menzogna» (Ger 10,14; Am 2,4; Bar 6,50), «de-
moni» (Dt 32,17; Bar 4,7); «le belve sono migliori di loro» Gerhard Lohfink, che sottolinea l'importanza e la centra-
(Bar 6,67). Il culto degli idoli è «principio, causa e fine di lità di questo concetto nella Bibbia, riconosce anche che
ogni male» (Sap 14,27). Solo Yahvè è un «Dio vero» (Ger nella mentalità moderna viene sottaciuto 29 . Tuttavia, lun-
10,10). go tutta la storia del giudeo-cristianesimo fino a oggi, ha
regnato nella sua sfera libero da qualunque obiezione. Non
Perciò «il» popolo di Dio deve essere un popolo «separa- sono mancate in tutto questo tempo le spiegazioni sia teo-
to», che non si mescola con gli altri popoli. Quando il po- logiche che apologetiche: perché Dio sceglie? fa bene a sce-
polo eletto arriverà alle terre promesse da Dio, le nazioni
che lì vivono saranno sconfitte, espulse e sacrificate: «quan-
do il Signore tuo Dio le avrà messe in tuo potere e tu la
avrai sconfitte, tu le voterai allo sterminio... Ma voi vi com- 27
È opportuno leggere tutto il testo, sebbene in alcune Bibbie figuri
porterete con loro così: demolirete i loro altari, spezzere- scritto in lettere più piccole, come a indicare che è d'importanza mi-
te le loro stele, taglierete i loro pali sacri, brucerete nel fuo- nore...
28
co i loro idoli. Tu infatti sei un popolo consacrato al Si- Lohfink, Gerhard, Necesita Dios la Iglesia?, San Pablo, Madrid 1998,
gnore tuo Dio» (Dt 7,2; 5-6). pp. 58-59.
29
«Attualmente questo concetto trova più detrattori che difensori. Per
Dt 7,7-25 è il luogo classico dell'«elezione» nel Primo Te- alcuni è uno scandalo insuperabile. Sembra che non sia democrati-
co, che contraddica il tanto difeso pensiero aperto e universale, ed è
stamento. Lì si dice: indizio di pericoloso fondamentalismo. Il termine elezione è diven-
tato poco attraente» (G. Lohfink, ibid., pp. 57-58).
«Tu sei benedetto più di tutti i popoli. Il Signore allontanerà
126 127
gliere? e i non eletti? Lo stesso Lohfink fa un'esposizione nel momento attuale della teologia è chiaro che il concet-
magistrale delle ragioni dell'elezione. to biblico di elezione necessita di una decostruzione so-
stanziale.
Lohfink segnala che per realizzare la salvezza Dio ha bi-
sogno di u n luogo concreto, e che questo luogo è Israele 30 . Vogliamo completare questo avvicinamento al tema del-
Perché Israele? L'autore risponde appellandosi a una «co- l'«elezione» facendo riferimento a u n altro autore, Torres
stellazione». La costellazione fa riferimento alla coinci- Queiruga, la cui evoluzione, anche su questo punto, c'illu-
denza o alla combinazione di tre elementi: «il luogo con- mina sulla situazione attuale del tema. Anni fa, egli ha spie-
veniente, il momento propizio e le persone adeguate» 31 . E gato plasticamente il tema con la «parabola del Tetra-
«ragiona» in modo ampio e convinto del perché Israele era grammaton» 3 3 , essere potente e felice che viveva nella quar-
il luogo opportuno e del perché fu realizzato tutto nel mo- ta dimensione e si proponeva di comunicare la propria fe-
mento propizio. In quanto al fatto che il piano di Dio si licità agli esseri che vivevano nella terza dimensione. Egli
realizzò con le persone giuste, l'argomentazione di Lohfink si mette in comunicazione con tutti, m a in questa comu-
si appella agli stessi testi biblici, senza poter evitare quel nicazione incontra u n gruppo di alcuni esseri che per di-
carattere bifronte dell'elezione: da una parte si tratta di verse circostanze rispondono con maggiore ricettività; al-
un'elezione immeritata, un'elezione tanto immeritata e gra- lora egli coltiva di più questo gruppo tra quelli a cui si do-
tuita che quasi rasenta «l'irrazionale», però d'altra parte si na, per trasmettere meglio, a partire dalla loro esperienza,
sottolinea che Dio sceglie quella comunità u m a n a che più il messaggio destinato a tutti. «Quello che poteva sembra-
gli serve e che si mostra più capace di rispondere. Due re u n privilegio per coloro che erano stati 'scelti', non è al-
aspetti piuttosto contraddittori. Ciò nonostante, Lohfink tro che la strategia del suo amore: coltivarne intensamen-
argomenta tutto in maniera così ampia e chiara, con u n te u n o solo, è il miglior mezzo per giungere più rapidamen-
tale dispendio di erudizione e convincimento, che alla fi- te a tutti» 34 .
ne si ha la sensazione di aver compreso la stessa strategia
di Dio, che il mistero si sia disvelato, tanto che torna alla È facile notare che questa interpretazione dell'elezione di-
mente il detto: «se lo comprendi, non è Dio». sta molto dal concetto comune che si ha di essa. Torres
Queiruga non concepisce un'elezione realizzata diretta-
Non possiamo negare che la posizione di Lohfink ci cau- mente da Dio, capricciosa e arbitraria, «gratuita», che se-
sa una profonda insoddisfazione. Perché u n concetto bibli- para per sua volontà un popolo per privilegiarlo, come tra-
co chiaramente superato necessita di tanta apologetica? dizionalmente fu interpretata l'elezione. Non crede in que-
Perché tanta «concordanza», che ci ricorda l'epoca del li- sto tipo di elezione, che sarebbe u n privilegio e un favori-
bro «La Bibbia aveva ragione»? Nonostante tante parole e tismo. L'«elezione» realmente esistente - se così si può chia-
lambiccati ragionamenti, qualcosa dentro di noi dice che mare, cosa che in seguito affronteremo - ha un'altra base,
non è valida una così complessa discussione, e che per di- che egli esemplifica con un altro paragone: quella del pro-
rimerla «basta l'intuizione comune» 3 2 . Nel nostro tempo e fessore, che avendo percepito che u n alunno sta captando
la sua spiegazione più chiaramente degli altri, lo segue u n
po' di più perché la capti pienamente e così possa stimo-
lare la comprensione degli altri alunni. Si noti che qui non
30
Purtroppo Lohfink costruisce tutta la sua argomentazione pren- si tratta propriamente dell'«elezione» capricciosa, da par-
dendo come punto di partenza - a volte come semplice espediente te del maestro, di u n alunno; qui si tratta più propriamente
letterario - l'antitesi tra il modo di procedere di Dio e il modo di pro-
cedere delle rivoluzioni popolari anticapitaliste (!). Una deplorevole dell'adozione di u n a «strategia pedagogica» da parte di u n
impostazione {ibid., pp. 42-43, 46). Vogliamo però riferire la posi-
zione di questo autore perché si tratta di un notevole biblista attua-
le e di un testo molto recente, del 1998. 33
Ibid., pp. 312ss. Anche in Dialogo delle religioni e autocomprensio-
31
Ibid., p. 49. ne cristiana, EDB, Bologna 2007, pp. 126-127.
32 34
Ibid., p. 322. Ibid., p. 313.

128 129
maestro intelligente, che consiste nell'awalersi della mag- pato u n a speciale sensibilità per captare la pressione reli-
giore capacità di riposta di u n alunno per utilizzarla a fa- giosa di Dio sulla coscienza dell'umanità. In questo grup-
vore degli altri. Non è un'elezione arbitraria, m a effettua- po Dio trova la possibilità di continuare a potenziare u n
ta su u n a base reale. E non è realmente un'elezione, ben- cammino verso la sua totale manifestazione 38 .
sì una strategia pedagogica.
Questa interpretazione dell'elezione che Torres Queiruga ci
La base reale di questa elezione è la maggiore capacità di presenta è molto lontana dalla concezione classica dell'«ele-
risposta di u n alunno. Non è u n favoritismo arbitrario del zione». C'è di più: potremmo dire che siamo di fronte all'uni-
professore: è l'utilizzo pedagogico a favore di tutti del van- ca forma accettabile d'intendere oggi l'«elezione». In qua-
taggio di cui u n alunno gode, per motivi indipendenti dal- lunque altra forma, l'elezione come privilegio e favoritismo
la volontà del professore. Si fonda pertanto sulla base rea- non è accettabile. Nasce con ciò la domanda: possiamo con-
le della inevitabile disuguaglianza reale, tenendo conto inol- tinuare a chiamare «elezione» il contenuto di questa rein-
tre che la «sensibilità per il divino non coincide necessa- terpretazione? Continuando a utilizzare la parola «elezione»
riamente con le doti "dei savi e dei prudenti" di questo non si continuerà a indurre in errore e a dare per scontata
mondo (cf. Mt 11,25)». Con ciò Torres Queiruga vuol dire la vecchia interpretazione?
che la cosiddetta «elezione» di Dio non può essere intesa
come una elezione capricciosa che fa favoritismi, ma che Da parte nostra aderiamo di tutto cuore alla decisione pre-
ha basi reali nella disuguaglianza reale. sa ultimamente da Torres Queiruga di proporre l'abban-
dono questa categoria. Ci riferiamo al testo con il quale
In effetti, benché da parte sua Dio voglia comunicare il più egli «immagina», per incarico dell'editore dell'opera col-
possibile con tutti gli esseri u m a n i e senza alcuna limita- lettiva Joaquim Gomis, quello che in u n eventuale Conci-
zione in tutti i modi possibili, di fatto, data la finitezza lio Vaticano III sarebbe dichiarato rispetto «al dialogo del-
umana, non è possibile una risposta uguale né tra gli uo- le religioni nel mondo attuale». Accogliamo questa imma-
mini né tra i popoli 35 . L'autore insiste sull'amore gratuito ginata dichiarazione del Vaticano III che, con Torres Quei-
e senza distinzioni di Dio verso tutti gli uomini e tutti i po- ruga, sottoscriviamo:
poli, da sempre. Ma la capacità di ricevere questo amore
è condizionata dalla finitezza u m a n a , che crudelmente ren- «Per ciò, consapevoli della novità teologica che esso sup-
de impossibile l'uguaglianza, in maniera strutturale 3 6 . Però pone e della necessaria attualizzazione dell'ermeneutica
Dio lotta contro questa diseguaglianza, non precisamente che si impone nella lettura dei nostri testi sacri, questo
rinforzandola con il favoritismo dell'elezione, m a utiliz- Concilio ha deciso di rinunciare alla categoria di "elezio-
zando le differenze a favore di tutti. «Non c'è nella storia ne". Dio "non fa preferenze di persone"; né, aggiungiamo,
un'altra universalità reale» 37 . di religioni. Rispetto al suo amore siamo tutti uguali, sen-
za la minima discriminazione, figli e figlie molto ama-
Il popolo d'Israele sarebbe stato u n popolo che, in mezzo ti» 39 .
alla comunicazione di Dio a tutti i popoli, avrebbe svilup-

BREVE EXCURSUS: GLI ELETTI SONO... I POVERI!


35
«È il generale e terribile problema della disuguaglianza a tutti i li-
velli, ed è legato al problema del male. Se questo dipendesse da una Dopo ciò che abbiamo appena terminato di presentare e
decisione arbitraria di Dio, da un favoritismo, sarebbe spaventoso. affermare, più di u n lettore si starà chiedendo: allora, Dio
Se non è possibile che le cose siano diverse... occorre accettarlo e,
nella giusta misura, comprenderlo, sempre che, nonostante sia ine-
vitabile, Dio cerchi di utilizzare i fattivi vantaggi per il bene di tutti» 38
(Torres Queiruga, prò manuscripto). Ibid., p. 327.
36 39
Torres Queiruga prò manuscripto, p. 323. Torres Queiruga, El dialogo de las religiones eri el mundo actual, 1.
37
Ibid., p. 330. e , p. 70.

130 131
non ha «scelto» nessuno? Anche se oggi ci appare chiaro le città-stato, e anche dalla loro dominazione religioso-ideo-
che Dio non fa preferenze di persone né di religioni, Dio logica. Questa rivoluzione si compie in nome del dio «El»
non ha eletto il popolo d'Israele? Che base reale storica esi- (che è quello che figura nel nome teoforo di Isra-El), la cui
ste nella tradizione dell'elezione, che la Bibbia raccoglie in volontà è la costruzione di una società diversa, senza sfrut-
tutte le sue pagine? tatori né sfruttati, senza re né esercito, basata su un idea-
le di fraternità collettiva. È ciò che più tardi darà luogo al-
Come risposta daremo alcune brevi pennellate. la confederazione delle tribù d'Israele sulle montagne di
Ci sono tre ipotesi sull'origine di Israele. La prima è quella Canaan.
che la parola stessa della Bibbia ci narra: discendenza di Lì, in queste montagne, si fondono vari gruppi con tradi-
Abramo, spostamento in Egitto, esodo, traversata del de- zioni religiose molto simili e danno origine al nascente Israe-
serto e conquista della terra di Canaan. Questo popolo sa- le. Uno dei gruppi è quello mosaico (di Mosè), che viene
rebbe anticamente disceso dai patriarchi e più recentemen- dall'Egitto, la cui teologia è quella che prevarrà, assunta da
te sarebbe venuto con l'esodo dall'Egitto. Oggi tutti gli ese- tutti, ed è quella che verrà raccolta nel libro dell'Esodo.
geti scientifici riconoscono che queste affermazioni sono teo-
logiche, e non hanno nessuna base storica probabile. Israele è u n popolo giovane. Non nasce prima del già ci-
tato XIII secolo. Chi fu il soggetto costitutivo dell'origine
La seconda ipotesi è quella secondo la quale la presenza
di Israele, il gruppo u m a n o che fece l'esperienza religiosa
d'Israele nella terra di Canaan si deve alla migrazione di
profonda che rese possibile e veicolò la rivelazione bibli-
gruppi seminomadi 40 . La popolazione che venne a costi-
ca? Questo gruppo furono gli «hapiru»: il gruppo sociale
tuire Israele sarebbe nata nella steppa e nel deserto, e sa-
dei più poveri, gente esclusa dalla società delle città-stato,
rebbe emigrata in seguito verso terre coltivabili. Nemme-
persone dedicate a volte ad attività umili per riuscire a so-
no questa ipotesi della migrazione pacifica, che è stata l'in-
pravvivere. Possiamo dire che alla base storica reale dei
terpretazione classica, resiste oggigiorno alle critiche degli
racconti biblici, dal punto di vista sociologico e archeolo-
attuali esperti.
gico si trovano gli hapiru, che non sono u n popolo né po-
La terza ipotesi è che Israele si formò nella seconda metà liticamente né come etnia, n o n sono u n a razza né u n a na-
del XIII sec. attraverso una rivoluzione agrario-contadina zione, m a sono «i più poveri». Oggi diremmo «gli esclusi».
nelle montagne d'Israele 41 .
Ciò significa che, anche rimanendo nel contesto biblico, di
Secondo questa ipotesi, nel sec. XIII Canaan è popolata da fatto Dio non ha scelto nessuna razza, nessun popolo, m a
città-stato indipendenti sotto l'egemonia politica e religio- ha scelto i poveri, gli hapiru. È curioso ricordare che lo
sa dell'Egitto, che sfrutta la regione esìgendo tributi, il cui stesso racconto dell'esodo dice che dall'Egitto uscì «una
peso ricade principalmente sui poveri. Nell'acuirsi di una grande massa di gente promiscua» (Es 12,38), non esatta-
delle crisi sociali ed economiche della regione, gli «hapi- mente u n popolo di razza perfettamente identificata. E af-
ru» (gruppi di persone sfollate, senza terra, escluse, molto ferma varie volte: «Il Dio degli "hapiru" si è presentato a
numerose in tutto il vicino Oriente di quell'epoca) sono noi» (Es 3,18; 5,3). Un'esperienza religiosa «rivelatoria»
protagonisti di una rivoluzione agrario-contadina fuggen- s'impose loro e condusse gli hapiru, i poveri, a fuggire ver-
do sulle montagne, dove si emancipano dallo sfruttamen- so una terra nuova, quella delle montagne di Canaan, per
to economico dell'impero dell'Egitto e dei piccoli regni del- costruire u n Nuovo Popolo, in alleanza con il suo Dio,
Yahvè Eloim.
40
Albrecht ALT, Die Landnahme der Israeliten in Palàstina, in Ideine Dalla parola «hapiru» è derivata la parola «ebreo» (ha le
Schriften, vol.l, 1968, pp. 89ss., 126ss. stesse consonanti, poiché la p e la b sono foneticamente
41
Questa ipotesi è stata presentata principalmente da Norman equivalenti). Gli hapiru finirono per essere gli ebrei, ormai
Gottwald, The Tribes of Yahweh. A Sociology of religion of liberated
Israel- 125-1050 B.C.E., Orbis, New York 1979. costituiti in popolo, ma questo sarebbe accaduto molto più

132 133
tardi. Alla base reale della storia biblica si trova l'esperienza LOHFINK, N., tNecesita Dios la Iglesia?, San Pablo, Madrid 1999,
religiosa degli hapiru (dei più poveri) di diverse parti del pp. 42-59.
Medio Oriente, che si espresse in quella rivoluzione agra- LOHFINK, N., Option for the Poor. The Basic Principle of Liberation
rio-contadina che confluì nelle montagne di Israele, per Theology in the Light of the Bible, Bibal Press, Berkeley (Ca-
dirlo in maniera molto semplificata. Gli unici dei quali si lifornia) 1987.
MENEZES RUI DE, Pluralismo religioso en el Antiguo Testamento,
potrebbe dire che furono «scelti» da Dio. in Selecciones de Teologia 163 (sept 2002) pp. 178-179.
ROMER THOMAS El tema de la elección en el Antiguo Testamento:
II. Testi antologici ed esercizi raccomandati lo que està en juego, in Selecciones de Teologia 38/152 (1999)
pp. 323-330.
TORRES QUEIRUGA A., La revelación de Dios en la realización del
TORRES QUEIRUGA. A., El diàlogo de las religiones en el mun-
hombre, Cristiandad, Madrid 1987.
do actual, in GOMIS, JOAQUIM (org.), El Concilio Vaticano IH,
Desclée, Bilbao 2001, pp. 67-84.
In <servicioskoinonia.org/relat/312.htm> si può leggere una
versione riassunta. Organizzare un dibattito su questo testo.

III. Domande per riflettere e per dialogare

- Cosa ricordo che mi è stato detto riguardo al pluralismo


religioso (la pluralità delle religioni non cristiane) nel pe-
riodo della mia formazione religiosa? Era valutato positi-
vamente o negativamente?
- È possibile che per molto tempo abbia avuto anch'io una
valutazione negativa delle religioni sconosciute?
- Che tratti, dettagli, affermazioni... scopro nel cristiane-
simo, che appaiono come sintomi di una valutazione ne-
gativa del pluralismo religioso?
- Si scorgono anche alcuni sintomi di cambiamento, di
passaggio verso una valutazione positiva delle altre reli-
gioni?
- Cosa penso della «sindrome dell'unigenito o dell'eletto»?
È presente nella nostra religione? In che cosa lo vediamo
o non lo vediamo?
- Che ruolo ha giocato in me il pensiero di essere «eletto»,
«chiamato personalmente a una missione»?

Bibliografia

DUPUIS JACQUES, Verso una teologia cristiana del pluralismo reli-


gioso, Queriniana, Brescia 20034, pp. 19-20, 271, 518-520.
DUPUIS J., El pluralismo religioso en elplan divino de la salvación,
in Selecciones de teologia 151/38 (1999) pp. 241-253.
134 135
Capitolo decimo Nell'itinerario logico del nostro corso siamo già passati u n a
prima volta per la «rivelazione biblica» (ottava unità), sia
Aspetti biblici e gesuanici per mettere correttamente a fuoco la maniera di affron-
tarla sia per dare fondamento alle nostre affermazioni cen-
trali, due «principi» che hanno già posto alcune colonne
basilari del nostro edificio. Ora torniamo alla Bibbia per
tentare di trovare alcune luci concrete nei confronti del
pluralismo religioso.
Nella lezione precedente siamo entrati in pieno nel cuore del-
la nuova teologia delle religioni, affermando i due principi A. Aspetti biblici (Primo Testamento)
fondamentali. Ora dobbiamo ripercorrere dettagliatamente i
diversi aspetti che si presentano in ogni costruzione teologi- Nell'avvicinare la Bibbia dobbiamo renderci conto, in pri-
ca, per continuare a suggerire le reimpostazioni che questa m o luogo, che non possiamo proiettare su di essa le no-
nuova visione comporta nell'edifìcio globale della teologia stre proprie idee, nel senso che quando, per esempio, leg-
delle religioni. giamo «dio» nel Primo Testamento, dobbiamo sapere che
Il primo di questi aspetti è quello biblico. Daremo speciale il concetto lì presentato è molto diverso da quello che noi
attenzione a ciò che si riferisce a Gesù. E, dato che il nostro evochiamo nella nostra mente quando leggiamo quella pa-
obiettivo è specificamente teologico, accosteremo i temi bi- rola. Testi scritti più di due mila anni fa, o provenienti da
blici in modo deliberatamente selettivo e funzionale. tradizioni orali ancora più antiche, non possono essere
letti in m o d o diretto, ignorando ingenuamente le distan-
ze di ogni genere che ci separano dal loro contenuto. È
I. Per sviluppare il tema necessario innanzitutto prendere coscienza di queste di-
stanze.
Abbiamo gjà affermato in unità precedenti che la «nuova In secondo luogo è necessario rendersi conto dell'enorme
comprensione della rivelazione» costituiva u n «fondamen- diversità che si esprime all'interno della Bibbia. Questa non
to» per la costruzione della teologia delle religioni che stia- è u n libro, ma, come indica il suo stesso nome, è u n in-
mo elaborando. In effetti, senza questa nuova compren- sieme di libri, u n a «biblioteca», scritta - per maggior com-
sione, ci avvicineremmo ora alla Bibbia con l'ingenua aspet- plicazione - durante un periodo di più di millecinquecen-
tativa di vedere chiarite le nostre domande sul pluralismo to anni, se si include la «redazione orale». Perciò in un
religioso semplicemente con u n a serie di citazioni bibli- «mondo» come quello della Bibbia così diverso, è possibi-
che, prese e accettate alla lettera. Lo fanno ancora molti le trovare tutto: sostenere una certa posizione... e sostene-
che non h a n n o assunto quella «nuova comprensione bi- re anche quella contraria; rispetto al contenuto della Bib-
blica»; il risultato è che finiscono col formare u n amalga- bia è impossibile fare generalizzazioni assolute, perché tut-
ma di citazioni bibliche, dove credono di trovare riassun- to ha la sua eccezione e la sua attestazione contraria.
ta la «risposta di Dio» alla domanda della loro ricerca teo-
logica. Per quanto ci riguarda, siamo in grado di affronta- Cominciamo col riferirci ad alcune di queste distanze che
re il tema con u n a visione più adulta e critica 1 .

1
Prospettive bibliche per la teologia delle religioni, Urbaniana Univer-
Vogliamo dire che ci troviamo lontani dal «biblicismo» classico che sity Press, Roma 1998, 20002. L'autore sostiene che la teologia delle
crede di poter trovare direttamente nella Bibbia la risposta alle do- religioni è stata elaborata fino ad ora a partire da istanze storico-cul-
mande teologiche. Un'espressione sia pure più critica di questa po- turali e da considerazioni teologiche generali senza sufficiente ricor-
sizione possiamo vederla nell'opera di G. Odasso, Bibbia e religioni. so alla Bibbia (pp. 21-22).
136 137
rendono impossibile trasporre direttamente per noi il pen- la critica alle divinità degli altri popoli, la critica agli idoli 4 .
siero della Bibbia riguardo al pluralismo religioso.
È con alcuni profeti che l'AT comincia ad aprirsi verso u n a
L'ambiente religioso primitivo riflesso dalla bibbia nell'An- visione più universale: in futuro le nazioni del mondo con-
tico Testamento è politeistico, e l'AT presenta molte trac- fluiranno verso il monte di Sion per adorare il Signore (Is
ce testuali nelle quali si rispecchia questa situazione di po- 2,1-5; Mi 4,1-3). La luce della salvezza di Yahvé arriverà fi-
liteismo. Così, nel vicino Oriente, in quei tempi biblici era no agli estremi del mondo (Is 49,6; 56,7; 66,23)... Si trat-
comune pensare che, dal momento che ogni nazione ave- ta di u n certo universalismo, come in quel tempo era pos-
va il suo dio, questo dio aveva giurisdizione su quel terri- sibile concepire, ma non è realmente pluralismo: sono gli
torio. Su ogni territorio aveva giurisdizione un dio, e a lui altri popoli che verranno ad adorare Yahvè... (cf. Sof 2,11).
bisognava dare culto quando si stava in quel territorio. Michea è forse colui che giunge più lontano, fino ad esse-
Astarte era la divinità dei sidoni, Kemosh quella dei moa- re tollerante con il culto delle nazioni, alle quali viene ri-
biti, Milcom quella degli ammoniti (IRe 11,33), Beelzebul conosciuto il diritto di adorare Dio e i suoi dei: «Tutti i po-
10 era nel territorio filisteo 2 . poli marciano ciascuno nel nome del suo dio; noi marcia-
m o nel nome del Signore, nostro Dio in eterno e sempre!»
Prima del tempo dell'esilio nessuno negava realtà ontologi- (Mi 4,5). Ma, come dicevamo all'inizio, questo testo è qua-
ca agli dei di altre nazioni. Davide lamenta che fuggendo da si l'eccezione a tutto l'insieme dell'AT, giusto perché non
Saul e uscendo dalla sua terra dovrà adorare altri dei (cf. si possa dire che u n pluralismo tollerante sia completa-
2Sam 26,19). Rut abbandona Moab ed emigra a Betlemme, mente assente dalla Bibbia.
e con ciò potrà condividere l'adorazione del dio di sua suo-
cera Noemi, già fuori dalla terra del dio di Moab (Rut 1,16). In conclusione: difficilmente possiamo trovare rispecchia-
11 Deuteronomio predice che nell'esilio gli israeliti dovran- ta una realtà di pluralismo religioso accettato nel Primo
no servire altri dei fatti da mani u m a n e (cf. Dt 4,28). La di- Testamento. Ancor meno sarà possibile trovare argomen-
vinità era legata alla terra. Naaman il siro, curato dal pro- tazioni o citazioni a suo favore.
feta, porterà con sé un po' di terra per potere adorare con Il Primo Testamento si colloca in un'altra sfera mentale,
gratitudine, quando si troverà nel proprio paese, il dio in un'altra prospettiva (generalmente eclusivista), e non
d'Israele nel cui nome il profeta l'ha curato (cf. 2 Re 5,1-19). possiamo pretendere di basare su di esso... ciò che «Dio
ha rivelato all'Umanità» - o ciò che questa è arrivata a per-
I testi dell'AT anteriori all'esilio riflettono il pluralismo re- cepire - molto più tardi, ciò che solo oggi noi ci stiamo
ligioso dell'epoca con tutta la loro vivacità: il politeismo. Il prospettando.
senso del monoteismo apparirà più tardi, in u n secondo
momento dello sviluppo della storia biblica.
B. Aspetti gesuanici
Abbiamo già detto nella lezione precedente dell'atteggia-
mento molto negativo che, soprattutto nel Deuteronomio 3 , Addentrandoci nel Nuovo Testamento, prenderemo in con-
si sviluppa in Israele verso gli dei delle altre nazioni. Qui siderazione da una parte ciò che è relativo a Gesù di Na-
il politeismo è visto da u n a prospettiva esclusivista. Da lì, zareth, e dall'altra ciò che è relativo al resto del NT.
In questo paragrafo vogliamo vedere se in Gesù di Naza-
2
Cf. Rui de Menezes, Pluralismo religioso en el Antigua Testamento, reth, a differenza dell'AT, troviamo atteggiamenti e parole
in Selecciones de Teologia 163 (settembre 2002) p. 179. Su questo pun- che ci illuminino sul problema del pluralismo religioso. Di-
to lo seguiamo da vicino. ciamo «aspetti gesuanici», e non «cristologici», riferendo-
3
II Deuteronomio non è un libro di origine mosaica, bensì posterio- ci alla nota distinzione tra il «Gesù storico» e il «Cristo del-
re, probabilmente del secolo Vili o VII a.C, «scoperto» nel regno di
Giosia circa nel 627 a.C. (cf. 2Re 22-23). «Probabilmente facilitò a
Giosia l'ideologia necessaria per abbattere l'odiato giogo assiro che
pesava su Israele» (Menezes, ibid., p. 181). 4
Cf. la lezione precedente, in «L'elezione nella Bibbia».
138 139
la fede». Vogliamo guardare direttamente Gesù di Naza- il Gesù storico il Dio del Regno è il centro, e non c'è nes-
reth, questa persona storica concreta, non l'immagine che sun altra mediazione verso di Lui se non la promozione
su di lui è stata costruita posteriormente in virtù della fe- del suo stesso Regno.
de (l'aspetto esplicitamente «cristologico» dogmatico lo af-
fronteremo nella lezione 12a). La missione di Gesù non è altro che l'annuncio e la pro-
mozione di questo Regno (Le 4,16ss). Che con parole e con
Nel tentativo di avvicinarsi a Gesù, bisognerebbe interro- atti di liberazione si annunci ai poveri il Regno di Dio è il
garsi sulla sua capacità di dare una risposta e u n orienta- grande segno messianico, il segno che avalla Gesù come il
mento riguardo al pluralismo religioso: è possibile che u n Messia atteso (Le 7,18-23). «Il Regno di Dio e la sua giu-
campagnolo galileo, che praticamente non uscì dai confi- stizia» (Mt 6,33) è quello che deve essere cercato al di so-
ni della propria terra, che non conosceva nulla delle gran- pra di tutto 10 , perché tutto il resto «verrà in aggiunta...» o
di religioni, né delle diverse altre culture presenti nella sua può attendere.
zona... possa aiutarci a illuminare il giudizio religioso e
teologico sul problema del pluralismo religioso come og- È facile vedere come questo atteggiamento di Gesù - che
gi, all'inizio del terzo millennio, ce lo stiamo prospettan- è il suo atteggiamento centrale, ricordiamolo - può essere
do? Piuttosto che rispondere in anticipo, lasciamo sospe- il migliore fondamento per u n pluralismo religioso di prin-
sa la questione, e chiediamo alla sua stessa vita e alla sua cipio, positivo. Il paradigma pluralista, a differenza di quel-
parola se hanno qualche risposta illuminante. lo esclusivista e inclusivista, è teocentrico. Nel linguaggio
del vangelo di Gesù, Dio è sempre il «Dio del Regno», e il
Quali atteggiamenti di Gesù richiamano la nostra atten- Regno è sempre il «Regno di Dio», in modo che teocentri-
zione dalla prospettiva del pluralismo religioso? Vediamo. smo e regnocentrismo si implichino a vicenda. Per questo
Gesù è stato... abbiamo voluto chiamare Gesù «teo-regnocentrico», a mo-
tivo di questo atteggiamento.
TEO-REGNOCENTRICO 5
MACROECUMENICO
Questo è indiscutibile: il sogno, la Causa, l'utopia, l'ideale,
il centro... della vita e della persona di Gesù è stato il Re- Gesù ha una comprensione macroecumenica 1 ' del Regno
gno di Dio 6 , e il Dio del Regno, come un'unica realtà dua- di Dio. Perché il Regno è Vita, Verità, Giustizia, Pace, Gra-
le 7 . Il Regno di Dio è concretamente la sua Causa, Yipsis- zia, Amore 12 ... Per questo, là dove c'è presenza di tutte que-
sima verba Iesus, e soprattutto ì'ipsissima intendo Iesu9. Per

5
ogni sicurezza «scientifico-storica» - la sua intenzione personale as-
Ricordiamo che l'esclusivismo è ecclesiocentrico, Finclusivismo è solutamente cosciente.
cristocentrico e il pluralismo è teocentrico. I teologi pluralisti parla- 10
Sentiamo qui l'eco di quella famosa espressione dell'enciclica Evan-
no anche del soteriocentrismo (tutto è incentrato nella salvezza, in gelii Nuntiandi, di Paolo VI come frutto del Sinodo del 1974: «Solo
ciò che salva) e del regnocentrismo. il Regno è assoluto. Tutto il resto è relativo». Dovremmo tutti tene-
6
Boff, Leonardo, Gesù Cristo liberatore, Cittadella Editrice, Assisi re questa frase impressa nel nostro cuore e su un bel cartello nella
19904, cap. 3° «In definitiva, che cosa pretese Gesù Cristo». nostra casa e nel luogo di lavoro.
7 11
Sobrino, J., Jesus in America Latina, Sai Terrae 1982, pp. 133-134. Casaldàliga -Vigil, Espiritualidad de la liberación, capitulo sul «Ma-
8
Espressione latina con la quale tecnicamente si designano le «stes- croecumenismo» .
sissime parole di Gesù», quelle che esegeticamente, a livello scienti- 12
II Regno «di Dio» non può senz'altro identificarsi con un regno «ec-
fico, non per motivi di fede, siamo praticamente sicuri che procedo- clesiastico», cioè, non consiste principalmente nel battezzare, cate-
no dal Gesù storico. chizzare, distribuire i sacramenti, costruire l'istituzione ecclesiasti-
9
In senso metaforico si usa la stessa espressione, ma per riferirsi non ca... Tutto questo è rilevante per il Regno di Dio, ma non è certa-
a parole pronunciate da Gesù, bensì a quella che sarebbe - pure con mente equiparabile ad esso.
140 141
ste realtà, c'è presenza di Regno... Dove si dà il bene, lì c'è Questo è u n atteggiamento di Gesù che si trasforma anche
il Regno 13 . Gesù è ottimista: nonostante tutto, c'è molto di in chiaro fondamento di u n «pluralismo di principio» che
buono nel mondo. Suo Padre che fa sorgere il sole su giu- i suoi seguaci potrebbero adottare oggi.
sti e peccatori (Mt 7,7-11), opera e non cessa di operare
(Gv 5,17), ed è per questo che il campo è cresciuto e pron-
TEOPRASSICO
to per la mietitura. Gesù, nonostante quello che la fanta-
sia apostolica dei suoi seguaci dirà in seguito, non invia Gesù è di quelli che pensano che «bisogna mettere in pra-
mai nessuno a seminare, né si lamenta che sia necessario tica Dio» 14 . O, detto con linguaggio biblico, che si deve «co-
inviare qualcuno a fare questo lavoro... Gesù vede il mon- noscerLo», sapendo però che nella Bibbia, questo «cono-
do come u n immenso campo nel quale ciò che più urge è scere» è sempre pratico, prassico, etico, di comportamen-
precisamente mietere (non seminare), il tanto di buono che to, d'intervento nella storia... Per Gesù, Dio non è una en-
c'è dappertutto, per questa presenza senza frontiere del Re- telechia, u n a ragione suprema, u n a teoria, né una dottrina
gno... o una ortodossia. In continuità con la migliore tradizione
Gesù non è sciovinista. Non pensa che «solo» noi, o «so- profetica (Ger 22,16), Gesù proclama che Dio vuole la pra-
lo» i nostri siano nel Regno... Dice al gentile: «Non sei lon- tica della giustizia e dell'amore. Fuori da questa pratica, la
tano dal Regno di Dio», e dice del centurione, come della religione, ridotta a confessione orale, a ortodossia dottri-
donna cananea, ambedue pagani: «Non ho trovato tanta nale o a liturgie rituali 15 , diventa inutile: «Non chiunque
fede in Israele» (Mt 8,10; Me 7,24-30). Del resto, non vede mi dice: "Signore, Signore"... ma chi fa la volontà del Pa-
nemici e concorrenti ovunque, al contrario: «Chi non è con- dre mio» (Mt 7,21-27); «Beati piuttosto quelli che ascolta-
tro noi, è con noi» (Le 9,50). no la Parola di Dio e la mettono in pratica» (Le 11,27-28).
Per Gesù la salvezza ha u n nome: il «Regno», e di questa La religione è «teoprassi», messa in pratica della volontà
salvezza si appropria l'essere u m a n o - qualunque essere di Dio. Questo sarebbe u n criterio per misurare la veridi-
umano - con la pratica dell'amore e della giustizia, che è cità di ogni religione, secondo Gesù.
l'atto più universale e alla portata di chiunque. Dove si co- Gesù pone nella prassi il criterio di verifica del nostro di-
struisce l'amore e la giustizia, lì c'è il Regno di Dio e per- scorso su Dio e con Dio: quale dei due fratelli ha fatto la
tanto il Dio del Regno. volontà del Padre, quello che ha detto di sì, ma in realtà si
è eclissato, o quello che ha detto che non sarebbe andato
Lo sguardo universalista di Gesù e il suo spirito pluralista ma in realtà vi è andato? (Mt 21,28-32). Quello che «è an-
si riflettono manifestamente nella sua parabola sul «Giu- dato», dice Gesù, non quello che «ha detto che sarebbe an-
dizio delle nazioni» (Mt 25,31ss). Tutte le nazioni sono giu- dato». Ossia: Gesù giunge a dire che mentre rimaniamo
dicate per l'amore e la pratica della giustizia verso gli op- nel terreno delle parole e dei propositi, non si può defini-
pressi, con i quali Egli personalmente s'identifica: «l'avete re la verità decisiva; bisogna aspettare che arrivi l'ora del-
fatto a me» (Mt 25,40). Non sarà tenuta in conto la loro la pratica, e lì ciò che importa è quello che si fa, non quel-
identità religiosa, né saranno interrogati sul compimento lo che si dice. È proprio della Verità l'essere principalmente
di nessun dovere «religioso». Basterà la pratica dell'amo- praticata, e non semplicemente confessata, dichiarata, am-
re e della giustizia, la costruzione del Regno nei termini messa mentalmente, creduta o riconosciuta.
del Vangelo. Da Oriente e da Occidente verranno molti a
sedersi a tavola nel Regno escatologico (Mt 8,10-11; 11,20-
24), mentre alcuni che ora si considerano cittadini del Re- 14
Gustavo Gutiérrez, El Dios de la Vida, Centro de Estudios y Publi-
gno, scopriranno che non appartenevano ad esso... caciones, Lima 1982, p. 6.
15
«Poiché questo popolo si avvicina a me solo a parole e mi onora
solo con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me e il suo culto ver-
so di me non è altro che comandamento di uomini, che è stato loro
13 insegnato», dice Isaia (29,13) nella stessa linea «teoprassica».
Ubi Bortum, ibi Regnum.

142 143
!
Non ha molta importanza ciò che una religione dice, la bel-
1
o quella dei samaritani? Gesù sorvola la domanda - come
lezza della sua teologia, l'elaborazione del suo credo o la per dirle che tale domanda è mal posta - e le dichiara che
brillantezza dei suoi dogmi, bensì la storia della sua pras- la Verità non è rinchiusa nell'una o nell'altra religione, ma
si, il suo comportamento storico, il bene o il male che ha al di là di entrambe: «viene un'ora in cui i veri adoratori
compiuto o tralasciato di fare. Si ricordi il contenuto dei adoreranno il Padre in spirito e verità» (Gv 4,24). Gesù non
primi capitoli del nostro corso, come anche l'«ermeneuti- pensa a u n a religione piuttosto che a un'altra, bensì a u n a
ca del sospetto» nei riguardi della teoria delle religioni... «religiosità» che sta oltre le convenzioni di questa o di quel-
Gesù è deciso e afferma: «Dai loro frutti li riconoscerete... l'altra religione... Oggi sappiamo che non pensò di fonda-
Non p u ò un albero buono dare frutti cattivi» (Mt 7,16-18; re una Chiesa o u n a nuova religione.
Le 6,43).
Sarà che Gesù è oltre ogni religione? Sarà che egli stava
ANTICULTUALE
invitando non a u n a nuova religione, bensì al superamen-
to della religione stessa?
È un altro aspetto, più dettagliato, dello stesso carattere Thomas Sheehan 1 6 sostiene che la novità di Gesù consiste
teoprassico di Gesù: la prassi dell'amore e della giustizia nell'abolizione di tutte le religioni, in modo che possiamo
si colloca al di sopra... perfino del culto e delle «pratiche riscoprire il nostro rapporto con Dio nel processo stesso
religiose». della creazione e della vita, nella storia. Forse Gesù è sta-
Si tratta di u n carattere anticultuale già conosciuto nella to frainteso 17 . Forse 2000 anni dopo possiamo scoprire che
tradizione dell'AT. I profeti sono stati in generale poco ami- il suo messaggio era sovrareligioso e che dev'essere anco-
ci dei sacerdoti e dei templi. Il conflitto di Amos col sa- ra compreso e messo in pratica. È risaputo - e accettato
cerdote del tempio regale di Betel, Amasia, è un caso esem- perfino dai cristiani - che Gesù è più grande del cristia-
plare. E Gesù è un altro caso esemplare, nel suo conflitto nesimo, che Gesù non appartiene alla Chiesa. La sua pa-
col Tempio. rola e il suo atteggiamento critico verso la religione, le sue
forti insinuazioni che mirano a una religione al di là del-
Le diatribe, le polemiche di Gesù coi farisei (persone som- la religione, non potrebbero essere u n messaggio molto
mamente religiose) mostrano che Gesù non era un u o m o adeguato per l'attuale situazione religiosa pluralistica?
dell'istituzione religiosa, non era u n a persona ossessiona-
ta dal compimento delle prescrizioni, leggi, regole, proibi- A questo si aggancia il punto seguente: Gesù fu...
zioni e mandati... Gesù ha una visione e una pratica della
religione che rompe gli schemi della religione stabilita nel-
la sua società...
16
The First Corning: How the Kingdom of God Became Christianity,
Gesù è u n a persona religiosa, profondamente religiosa, m a Random House 1986.
17
n o n bigotta. Non è una persona di sacrestia, neanche u n «Lungo i secoli, molti milioni di persone hanno venerato il nome
«uomo del Tempio». Naturalmente non è sacerdote, né fre- di Gesù; ma molto poche lo hanno compreso, e ancora minore è sta-
to il numero di quelle che hanno cercato di mettere in pratica quel-
quenta i circoli che si muovono intorno al tempio. È u n lo che egli voleva si facesse. Le sue parole sono state travisate fino al
laico. Alcune delle sue parabole sono certamente anticle- punto da poter significare tutto, qualcosa o nulla. Si è fatto uso ed
ricali e n o n mettono in buona luce il personale religioso abuso del suo nome per giustificare crimini, per spaventare i bam-
qualificato (la parabola del buon samaritano, per esempio. bini e per ispirare eroiche pazzie a uomini e donne. Gesù è stato ono-
Le 10,25-37). rato ed è stato oggetto di culto più per ciò che non significava, che
per quello che realmente significava. Il colmo dell'ironia sta nel fat-
La samaritana gli fa una «domanda di religione»: dov'è che to che alcune delle cose alle quali più energicamente si era opposto
nella sua vita sono state le più predicate e diffuse in lungo e in lar-
bisogna adorare Dio, a Gerusalemme o al Garitzim? (cf. go per il mondo... a suo nome!» (A. Nolan, iQuién es este hombre?,
Gv 4,20). Cioè: quale religione è la vera, quella degli ebrei Sai Terrae, Santander 1981, p. 13).
144 145
1
N O N ECCLESIOCENTRICO f geti biblisti e teologi è che, come abbiamo detto, Gesù non
t fondò la Chiesa, non fondò una nuova religione - il cri-
Anche a rischio di dire qualcosa di troppo evidente, per il stianesimo -, non pensò mai di separarsi dal giudaismo, e
suo «anacronismo», riteniamo importante sottolineare i suoi primi discepoli per molto tempo continuarono a far
questo aspetto, senza limitarci a darlo per scontato. parte tranquillamente di esso, come di u n a delle tante cor-
In effetti, se abbiamo detto che Gesù è stato «regnocentri- renti che stavano al suo interno. Fu solo più tardi che av-
co», che il «Regno di Dio» era per Lui il centro della sua venne la separazione.
vita e il vero assoluto, è già con ciò espresso - implicita- Altra cosa è che, benché «Gesù non abbia fondato la Chie-
mente - che non è stato «ecclesiocentrico», perché le due sa, la Chiesa si fonda su Gesù». Questo «fondarsi su Ge-
qualificazioni sono logicamente incompatibili. Ma c'è di sù» e attribuire a Lui la fondazione, è u n meccanismo «nor-
più: Gesù non solo non fu ecclesiocentrico, ma non fu nean- male», oggi ormai ben conosciuto. Con ciò vogliamo dire
che «ecclesiastico», non pensò mai di fondare una Chiesa, che questa attribuzione a Dio delle origini di una concre-
e si può perfino dire che, in qualche modo, il suo messag- ta istituzione religiosa è u n procedimento abituale nel mon-
gio centrale implicava il superamento di ciò che è una Chie- do delle religioni, anche nel cristianesimo. Però durante
sa istituzionale... quasi venti secoli 20 , la Chiesa stessa si è confusa pensando
che si fosse trattato di una fondazione storico-giuridica che
Che Gesù non sia stato un ecclesiastico, u n chierico, né avrebbe avuto luogo in u n momento determinato della vi-
una persona dell'istituzione religiosa... è chiaro e non c'è ta di Gesù e della quale Gesù ebbe piena coscienza e vo-
bisogno di sottolinearlo. Fu u n laico, e nell'istituzione re- lontà, e che, inoltre, Gesù avrebbe lasciato ben specificata
ligiosa della sua società occupò una posizione non solo la figura concreta che la sua Chiesa doveva rivestire: la sua
marginale, ma emarginata e perseguitata. In questo senso, organizzazione, la sua struttura, i suoi ministeri principa-
Gesù, che fu una persona profondamente religiosa, non li, i sacramenti... tutto ciò sarebbe stato stabilito da Gesù
andò per niente d'accordo con la religione come istituzio- e, pertanto, non solo costituirebbe la volontà unica del Dio
ne 18 . unico, ma sarebbe anche immutabile e irriformabile 21 . E
Il fatto che Gesù non volle mai fondare u n a Chiesa 19 è u n sarebbe l'unica forma valida da adottare per il rapporto
dato tranquillamente acquisito da parte dell'esegesi e del- dell'essere u m a n o con Dio.
la teologia già da decenni, ma fatica ad arrivale alla co- Rimettendo a Gesù stesso la fondazione della Chiesa, e con-
scienza delle masse cristiane. Per molti cristiani «norma- siderandolo - erroneamente - come u n atto storico-giuri-
li», in effetti, Gesù continua ad essere il «fondatore» della dico, per venti secoli Gesù divenne l'avallo più forte della
Chiesa nel pieno senso della parola, più ancora, «è venuto figura storica concreta della Chiesa stessa: tutto era a Lui
per» fondare la Chiesa. Questa sarebbe la fondazione che ricondotto, tutto era stato voluto da Lui e niente poteva es-
Dio stesso, attraverso Gesù, ha fatto sulla nostra terra per sere riformato perché sarebbe stato come offenderlo. Ge-
dare corpo alla religione (unica), che Dio voleva per l'Uma- sù ha agito in questa maniera nell'immaginario dei cri-
nità. La realtà storica oggi unanimemente accettata da ese-
20
18
Ancora nella seconda metà del secolo XX possiamo trovare ma-
C. Bravo, Jesus, hombre en conflicto, Sai Terrae, Santander 1986. nuali di teologia come quello di J. Salaverri, De Ecclesia Christi, in
19
Di fatto c'è un solo testo nei vangeli nei quali si parli propriamen- Sacrae Theologiae Summa (BAC) Madrid 19584, - un manuale certa-
te della «Chiesa»: Mt 16,18. Cf. R. Velasco, La Iglesia de Jesus, Pro- mente molto accettato e influente alla sua epoca -, nei quali si pre-
ceso histórico de la conciencia eclesial, Verbo Divino, Estella 1992, p. senta tutta questa visione monolitica e senza il minor spiraglio per il
18. Oggi «la ricerca è unanime nel riconoscere che il passo di Mat- dubbio.
teo ha origine postpasquale e non è del Gesù storico»: H. Haag, A 21
Non sarebbero «di diritto ecclesiastico», ma «di diritto divino»; la
Igreja católica ainda tem futuro?, Editorial Noticias, Lisboa 2001, p. Chiesa non avrebbe pertanto diritto ad abolire, cambiare o riforma-
9. re queste «disposizioni divine».

146 147
stiani, curiosamente, come il maggiore supporto e il mag- dire che la missione di Gesù era anche quella di liberare
giore avallo dell'ecclesiocentrismo. E questo errore è an- l'essere u m a n o dal peso delle religioni antiche, a comin-
cora invocato attualmente riguardo a molti elementi la cui ciare dalla sua, che imponeva alla gente «pesi che non po-
irriformabilità viene addotta rimettendosi a una supposta tevano sopportare»? Sarebbe dunque un'eresia dire che
volontà di Gesù da cui deriverebbero. ciò che Gesù pretese era di far prendere coscienza alla
gente che la stessa religione, soprattutto nei suoi aspetti
È risaputo - la Chiesa cattolica è diventata universalmen- legislativi, culturali e rituali, finisce per essere u n a schia-
te famosa per questo - che il cristianesimo ha speciali dif- vitù, mentre la vera fede, la vera spiritualità, dovrebbe es-
ficoltà nel dialogo interreligioso, perché non può parteci- sere la grande liberazione da tutto ciò che opprime le co-
parvi senza incominciare col dire: «Io ho la piena Verità e scienze? Egli voleva u n altro tipo di rapporto dell'essere
sono l'unica che ce l'ha, perché me l'ha consegnata Gesù, u m a n o con Dio... 22 .
il Figlio unigenito, da parte di Dio stesso, e io non posso
modificare niente di quello che penso, perché è la verità di «Gesù non richiamò a una nuova religione, ma alla vita»
Dio, che lo stesso Figlio di Dio mi ha rivelato». Con u n dirà Dietrich Bonhoeffer 23 . Ci siamo riferiti sopra all'opi-
principio simile è impossibile qualunque dialogo interreli- nione di Sheehan, in questo stesso senso. Tutta la cosid-
gioso. Ma alla luce di ciò che oggi esegeticamente e teolo- detta «teologia» della secolarizzazione o «della secolarità»
gicamente sappiamo di Gesù, ci si deve seriamente do- che si dispiegò nei decenni intorno al Concilio Vaticano II,
mandare se Gesù non esautorerebbe questo appellarsi a accentuò molto questo aspetto «sovrareligioso» del mes-
lui, se fosse presente in persona nel dialogo interreligioso. saggio di Gesù 24 . A questo messaggio di Gesù bisognereb-
be aggiungere l'altro aspetto, quello della religione stessa,
la sua intrinseca tendenza a coprire, piuttosto che a ren-
OLTRE LA «RELIGIONE?» dere trasparente, il rapporto dell'essere u m a n o con Dio 25 .
Senza voler troppo approfondire questo aspetto di Gesù, Non c'è bisogno di calcolare l'importanza che questi aspet-
conviene almeno evocarlo. ti del messaggio di Gesù possono avere per u n suo disce-
polo, quando cerca appunto di dialogare con altre «reli-
Non manca in teologia l'opinione ricorrente che il mes-
saggio di Gesù potrebbe significare il superamento della
religione. Come abbiamo detto, Gesù si trova male con la 22
religione stabilita. Egli si oppone alle sue istituzioni, re- Juan Arias, Jesus, ese gran desconocido, Maeva, Madrid 2001, p.
136.
gole, proibizioni, riti e altre mediazioni, ed afferma chia- 23
Citato da Juan Arias, ibid., p. 135. J.B. Cobb, t E s el cristianismo
ramente che vuole liberare l'essere u m a n o da questo tipo una religión?, in Concilium 156 (1980). Cf. anche René Marie, Die-
di rapporto con Dio. Egli vuole u n a religione nella quale trich Bonhoeffer, testigo de Jesucristo entre sus hermanos, Mensajero,
si adori «in spirito e verità», non legata né a tempi né a Bilbao 1968.
24
spazi sacri, con u n a morale di libertà: «il sabato è stato fat- Harvey Cox, La ciudad secular, Peni'nsula, Barcelona (1968) 1973.
Gustave Thils, Christianisme sans réligion ?, Tournai, Casterman, 1968.
to per l'uomo e non l'uomo per il sabato» (Me 2,27), poi- E l'enorme bibliografia moderna sulla distinzione tra «fede» e «reli-
ché «Cristo ci ha liberati perché fossimo veramente liberi» gione», come il frequente titolo: «il cristianesimo non è una religio-
(Gal 5,1). Per lui la cosa principale è la vita stessa: «Io so- ne».
25
no venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbon- «Il proprio di ogni religione è mettersi al posto di Dio, identifica-
danza» (Gv 10,10). re inconsciamente la causa di Dio con la propria, la legge di Dio con
le proprie leggi, pensando che con ciò dà culto a Dio, mentre quello
Però, questa «novità» alla quale Gesù chiama, rientra all'in- che fa in realtà è confondere l'onore di Dio con la propria volontà di
potere»: Moingt, J., El hombre que venia de Dios, II, Desclée, Bilbao
terno di una «religione»? A cosa stava richiamando Gesù? 1995, 188. Il Concilio Vaticano II (Gaudium et Spes 19) riconosce che,
A una purificazione della religione, a u n a nuova religio- a volte, «i cristiani hanno velato più che rivelato il genuino volto di
ne, o al superamento della religione stessa? Si potrebbe Dio e della religione».

148 149
gioni»... Possiamo pensare che oggi, nella nostra situazio- cora realizzata la separazione. Quel processo fu occasione
ne attuale, concretamente nel dialogo interreligioso, non per un'obbligata riflessione intorno alla «religione» voluta
sarebbe particolarmente rilevante l'invito di Gesù a supe- da Dio. Soprattutto perché la separazione dal giudaismo
rare la religione, al superamento di tutte le «religioni»? Il avvenne simultaneamente all'apertura ai «gentili». La vec-
messaggio sempre sorprendente di Gesù ci metterebbe nel- chia mentalità deuteronomista, secondo la quale tutte le
la situazione riflessa da quel noto adagio: «Quando già sta- religioni e le loro divinità sono vanità e realtà negative, la-
vamo trovando la risposta, ci hanno cambiato la doman- scia il posto a una considerazione marcata più dall'espe-
da», vale a dire, quando iniziavamo l'avventura del dialo- rienza dei cristiani convertiti dalla condizione di gentili,
go interreligioso come risposta alle nuove sfide sentite dal- che da ciò che sanno per propria esperienza riguardo alla
le religioni, abbiamo scoperto che in un certo senso devo- sincera ricerca di Dio.
no essere superate le religioni stesse...
Rivelatore, in questo senso, è tutto l'episodio del centurio-
Detto altrimenti: la domanda non è più «qual è la vera re-
ne romano Cornelio di Cesarea.
ligione», bensì «cos'è la vera religione»...
Il testo, che cerca di giustificare l'apertura del cristianesi-
Terminiamo questa parte «gesuanica» con uno dei pensieri mo verso i «pagani», presenta tutto come opera diretta e
con cui l'abbiamo iniziata: in questo u o m o Gesù, in que- iniziativa dello Spirito, che assume u n deciso protagoni-
sto campagnolo galileo senza studi e senza viaggi all'este- smo. A Pietro e alla comunità cristiana rimane solo il com-
ro, che guardato umanamente sembrerebbe poterci dire pito di rendersi conto in primo luogo «che Dio non fa pre-
ben poco per illuminare i problemi di u n mondo globaliz- ferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giu-
zato di duemila anni dopo, in lui, noi che ci chiamiamo stizia, a qualunque popolo appartenga» (At 10,34), e inol-
cristiani, troviamo, sì, risposta e luce riguardo a questa tre che lo Spirito di Dio è stato effuso anche sopra pagani
realtà del pluralismo religioso, visto con u n atteggiamen- (10,45; 11,17-18). Pietro e il cristianesimo sono passati dal
to di pluralismo di principio 26 . I suoi atteggiamenti ci ri- ritenere che non si poteva entrare nella casa di u n pagano
sultano, in effetti, molto illuminanti. perché impuro secondo la legge, al riconoscere che «Dio
ha dato a loro lo stesso dono che a noi» (11,17). Bisogna
notare che quella prima convinzione non era un'opinione
C. Aspetti neotestamentari qualunque, m a probabilmente u n elemento della rivela-
zione divina nella cornice del giudaismo.
Ci riferiremo ora al Nuovo Testamento (NT), eccettuando Questo episodio registra teologicamente un'evoluzione nel-
i vangeli. Rimarcheremo soltanto alcuni elementi che ci ri- la «teologia delle religioni» dei primi cristiani. Da u n a po-
sultano più illuminanti nei confronti del pluralismo reli- sizione esclusivista per cui consideravano «impuri» i pa-
gioso. gani, sono passati ad u n certo atteggiamento pluralista, ri-
conoscendo l'opera di Dio oltre e a fianco di quello che es-
si conoscevano sino ad allora. Si tratta di una flessibilità,
L'APERTURA AI RELIGIOSAMENTE ALTRI: AT 10,1 - 11,18 di una capacità di riflessione e cambiamento che può fun-
gere da modello per noi nell'attuale situazione della glo-
Il NT non ci dà conto esplicitamente del processo di sepa- balizzazione, nella quale non si tratta ormai di entrare o
razione del cristianesimo dal giudaismo. Contiene però meno nella casa dell'altra religione, ma di convivere con
molte tracce che riguardano il tempo in cui non si era an- tutte le religioni nell'unica e comune casa abitata, la so-
cietà mondializzata, la sperata «ecumene».
26
Per Roger Haight, «l'argomento fondamentale a favore della verità Si potrebbe completare questo elemento col tema della cir-
e dell'autenticità del potere salvifico delle altre religioni proviene concisione. Si insiste sempre più sul comportamento dei
dall'attestazione di Gesù»: Jesus, Symbol of God, Orbis, Maryknoll primi cristiani su questo punto perché è per noi semplice-
2000, p. 412.

150 151
mente esemplare (At 15,1-35). Furono capaci di distingue- APERTURA VERSO TUTTI I VALORI: FIL 4,8
re tra l'essenziale e le sue mediazioni rituali, che seppero
desacralizzare e collocare al loro posto come mediazioni «Tutto ciò che è vero e nobile, che è giusto e puro, che è
non assolute, suscettibili di variazione e d'inculturazione. amabile e onorato... sia oggetto dei vostri pensieri».
«Poiché in Cristo Gesù non è la circoncisione che vale o la È u n atteggiamento di sensibilità, di apertura a tutto il
non circoncisione, ma la fede che opera per mezzo della buono e il bello che ci può essere nella vita, senza pensa-
carità» (Gal 5,6). re che fuori dal nostro ambito vitale non possa esserci nul-
Nell'attuale situazione di dialogo interreligioso, anche noi la di buono o di migliore del nostro. Cioè, senza pensare
dobbiamo discernere che cosa è essenziale e che cosa so- che «extra nos, nihil bonum», «fuori di noi, n o n c'è nien-
no semplici mediazioni 27 che non bisogna «imporre ai pa- te di buono».
gani» (cf. At 15,19).
LA RELIGIONE UNIVERSALE DELL'AMORE: I G V
L'UNIVERSALITÀ DELLA COSCIENZA ETICA: R M 2,6-16
Le lettere dell'apostolo Giovanni, nella loro prospettiva più
La Lettera ai Romani, nel suo tentativo di esprimere una alta, proclamano l'amore come essenza e segno della vita
visione d'insieme, onnicomprensiva del panorama della sal- cristiana. «L'amore è da Dio: chiunque a m a è stato gene-
vezza, non può fare a meno di implicare anche qui, in qual- rato da Dio e conosce Dio. Chi non a m a non ha conosciu-
che modo, la tematica della «teologia delle religioni». Af- to Dio, perché Dio è amore» (IGv 4,7-8). «Chi non pratica
ferma l'universalità della legge naturale o della coscienza la giustizia, non è da Dio, né lo è chi non ama il suo fra-
etica, oltre le frontiere che dividono religiosamente l'uma- tello» (IGv 3,10).
nità in ebrei e greci... perché «Dio non fa preferenze di Questa identificazione dell'amore con la «conoscenza» di
persone» (Rm 2,11). Conoscendo o non conoscendo la Leg- Dio è u n principio onnipresente in tutta la lettera. «Cono-
ge, gli esseri umani saranno giudicati da essa, tenendo con- scere Dio ed essere di Dio», massime espressioni della re-
to che coloro che stanno fuori dalla portata della religio- ligione, dipendono, o diventano intercambiabili con la pra-
ne della Legge possono praticarla «spontaneamente», men- tica dell'amore e della giustizia. Diremmo che Giovanni è
tre al contrario per coloro che si trovano entro quella por- inserito in una profondità che va oltre il cristianesimo co-
tata non basta ascoltare la Legge per essere «giusti davan- me religione osservata dall'esterno. Chiunque ami e prati-
ti a Dio» (Rm 2,13). chi la giustizia si trova nella migliore religione, la religio-
In definitiva, Paolo intuisce che la Legge n o n esclude chi ne del «conoscere Dio ed appartenere a Dio». Questa reli-
non la conosce, e che in realtà non c'è nessuno che non co- gione trascendente, che va oltre la semplice confessione
nosca in qualche modo la legge, poiché questa sta sponta- orale o appartenenza formale (quella di chi «dice "amo
neamente dentro ogni essere umano. Non si tratta di u n Dio" m a odia il proprio fratello», IGv 4,20), è una religio-
«pluralismo religioso» propriamente detto, m a almeno di ne qualificata per dialogare con tutte le religioni. Il che -
un inclusivismo universalista: la Legge stessa di Dio di- anche qui - non significa che Giovanni esprima u n a posi-
venta accessibile a tutti gli uomini e le donne oltre le fron- zione pluralista esplicita, ma almeno un universalismo in-
tiere che separano le religioni... Perfino «le creature ge- clusivista.
mono e soffrono le doglie del parto» (Rm 8,22), del parto
del piano di Dio, in questa visione inclusivista universale. Non si tratta di u n atteggiamento illuminato, come quello
di chi crede di avere una rivelazione particolare, una fonte
di Verità che gli altri non hanno; al contrario, è un atteg-
27 giamento realistico e umile, che condivide con tutti l'oscu-
Si vedano le chiare riflessioni di Paolo a questo riguardo in Rm 2,
25-29. rità, illuminata dall'unico faro realistico, quello dell'amore:

152 153
«Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, EFESINI E COLOSSESI
Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi» (IGv
4,12). Bisognerebbe segnalare anche le visioni pancosmiche e pan-
storiche della redenzione compiuta da Cristo, secondo le
Lettere agli Efesini e ai Colossesi. Sono visioni universali,
LA «VERA RELIGIONE»: GC 1,27 ma di u n universalismo inclusivista, se non esclusivista.
«Una religione pura e senza macchia davanti a Dio nostro
Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro CONCLUSIONI
afflizioni e conservarsi puri da questo mondo».
In questa lezione abbiamo dato u n sguardo alla Bibbia e
Commenta José Maria Diez Alegria: «Questa pericope è alla persona di Gesù, impegnati a trovare parole e gesti che
enormemente espressiva, perché la parola "religione", che illuminassero il tema del pluralismo religioso e la posizio-
nell'originale greco è threskeia, è la parola che si usava ne pluralista che stiamo adottando nella costruzione di que-
espressamente per designare la religiosità cultuale e, per- sta teologia. Ci confermiamo nell'idea che la Bibbia, (spe-
fino potremmo dire la religiosità "cultualista". Pertanto, cialmente l'AT) è lontana dalle nostre preoccupazioni e dal-
nel testo di Giacomo, è chiaro che la religiosità ontologi- le nostre impostazioni sul pluralismo e non può dirci mol-
co-cultualista viene scartata e al suo posto si afferma con to al riguardo, benché sia necessario ascoltare tutti i suoi
la maggiore energia la religiosità etico-profetica» 28 . eventuali insegnamenti. Siamo confermati anche nella cer-
tezza che Gesù, nella sua persona e nel suo messaggio, il-
Diez Alegria distingue due tipi di religioni: quelle «ontolo- lumina u n possibile atteggiamento pluralista.
gico-cultualiste» che corrispondono ad una concezione cir-
colare del tempo, pessimiste, che cercano la salvezza uscen-
do dalla storia attraverso l'identificazione con Dio per mez- II. Domande per lavorare in gruppo
zo del culto, e la religione «etico-profetica», che corri-
sponderebbe alla religione biblica dell'antico Israele e alla - Che impressione mi fa sapere che nella stessa Bibbia so-
religione di Gesù e dei primi cristiani, la quale ha una con- no rimaste raccolte tradizioni religiose antichissime che
cezione lineare del tempo storico, aperta, ottimista, che danno ancora per ovvio il politeismo...?
cerca la salvezza nella realizzazione storica della giustizia - Mettiamo in comune nel gruppo ciò che sappiamo circa
e dell'amore 29 . la differenza tra il «Gesù storico» e il «Cristo» della fede.
Che la religione cristiana, secondo Giacomo, sia una reli- - Ci rendiamo conto che Gesù per tutta la sua vita fu al
gione etico-profetica, significa che è una religione soterio- margine della problematica esplicita che oggi noi ci po-
centrica che mette al centro la realizzazione della salvez- niamo riguardo al pluralismo religioso? Perché fu così? E
za e la liberazione dell'essere umano, da compiere qui e com'è tuttavia possibile che egli sia per noi una luce che
adesso, nella storia. Per il dialogo interreligioso, questa col- ci aiuti a impostarlo e a risolverlo adeguatamente?
locazione della fede cristiana è molto importante. - Commentare ognuno dei tratti della persona di Gesù che
sono stati esposti in questa lezione, commentando (am-
pliando o eventualmente correggendo) le applicazioni o i
riferimenti che si possono fare alla teologia delle religioni
o del pluralismo religioso.
28 - Ritornare alle lezioni 3 a o 4 a (quelle dei temi storici) e
jYo creo en la esperanza!', Desclée, Bilbao 1975, pp. 61-62. passare in rivista le situazioni lì descritte, giudicandole a
29
«Queste due posizioni, "ontologico-religiosa" ed "etico-profetica",
sono rimaste ben caratterizzate nell'opera di José Maria Diez Ale- partire da qualche tratto della persona di Gesù emerso in
gria», dice Clodovis Boff, Teologia de lo politico, Sigueme, Salaman- questa lezione. Cosa avrebbe fatto Gesù, secondo quel trat-
ca 1980, p. 198. to, in quelle situazioni storiche?
154 155
- «Il paradigma del pluralismo (il terzo dei modelli possi- Capitolo undicesimo
bili nella teologia delle religioni) è teocentrico e regno-
centrico, e anche Gesù lo è stato»... Commentare. Aspetti ecclesiologici
- «L'essere umano, in definitiva, ottiene la salvezza attra- del pluralismo religioso
verso la pratica dell'amore e della giustizia». Che ruolo gio-
ca allora la religione nella salvezza dell'essere umano? Com-
mentare.
- Quanto è stato affrontato in questa lezione non è affat-
to tutto ciò che si può trovare nella Bibbia rispetto alla plu-
ralità religiosa. Mettiamo in comune altri testi, elementi, In tutto ciò che attiene al pluralismo religioso, la realtà «Chie-
passaggi biblici... che ognuno di noi ritiene si possano an- sa» svolge un ruolo importante. La concezione che una reli-
cora apportare sul tema, tanto in senso positivo che nega- gione ha di se stessa come «Chiesa» o comunità, è determi-
tivo. nante per il suo rapporto con le altre. Perché se questa reli-
- Facciamo u n a valutazione finale dai paradigmi della teo- gione o Chiesa pensa se stessa come colei che occupa in esclu-
logìa delle religioni: la Bibbia è esclusivista, inclusivista o siva tutto il campo della verità, rimane poco margine per un
pluralista? Evidenziamo le necessarie sfumature. dialogo che non sia un dialogo fra sordi. È importante dun-
- «Un certo Gesù», la serie radiofonica di José Ignacio e que affrontare il tema della Chiesa o, che è lo stesso, gli aspet-
Maria Lopez Vigil, ha u n episodio, il 100°, dedicato a Mt ti ecclesiologici del pluralismo religioso.
25,3 lss, intitolato «Il giudizio delle nazioni» che si presta
ad essere elaborato in gruppo da questa prospettiva del plu-
ralismo interreligioso. I. Per sviluppare il tema

La precomprensione classica riguardo alla Chiesa


Bibliografia Abbiamo già accennato nella lezione precedente al noto
fatto che Gesù non pretese mai di fondare una Chiesa. Or-
CASALDALIGA-VIGIL, Espiritualidad de la liberación, cap. Ili, para- mai sappiamo che ciò che è stato insegnato alla maggio-
grafo «Seguimiento de Jesùsv, Editorial Envio, Managua 1992, ranza di noi nel catechismo dell'infanzia, che «Gesù» fondò
p. 140ss. Anche in <servicioskoinonia.org/biblioteca>. la Chiesa o, perfino, che «venne a fondare la Chiesa e que-
LOPEZ VIGIL, MARIA Y JOSÉ IGNACIO, Un tal Jesus, cap. 100, Lóguez
Ediciones, Salamanca 1984. Testo e audio disponibili in sto fu lo scopo della sua missione sulla terra», è u n modo
<www.untaljesus.net>. di dire che necessita di sfumature, perché obbedisce alla
MENEZES RUI DE, Pluralismo religioso en el Antigua Testamento,
mancanza di prospettiva della teologia classica in vigore
in Selecciones de Teologia 163 (settembre 2002) pp. 177-183. per secoli.
NOLAN ALBERT, ^Quién es este hombre? Jesus antes del cristianismo.
Solo in epoca recente, nei due ultimi secoli, abbiamo re-
Sai Terrae, Santander 1981. E in <servicioskoinonia.org/biblio-
teca>. cuperato la realtà storica di Gesù, il «Gesù storico». Oggi
ODASSO GIOVANNI, Bibbia e religioni. Prospettive bibliche per la teo-
sappiamo della storia concreta di Gesù più di ciò che si co-
logia delle religioni, Urbaniana University Press, Vatican City, nobbe nei due millenni trascorsi dal suo passaggio tra noi.
Roma 1998, 20022. Oggi sappiamo che molte affermazioni che furono prese
PELAEZ JESUS, El universalismo de Jesus en los evangelios. Infieles alla lettera come se fossero affermazioni «storiche» diret-
y bàrbaros en el cristianismo de los dos primeros sìglos, RELaT tamente e letteralmente descrittive della realtà, non lo so-
238: <servicioskoinonia.org/relat/238.htm>. no veramente, ma sono piuttosto affermazioni teologiche.
TAMAYO JUAN JOSÉ, Jesus en el diàlogo interreligioso, in Imàgenes
de Jesus, Trotta, Madrid, 1996, pp. 43-70. Qualcosa del genere succede col tema della fondazione del-
156 157
la Chiesa, o della transizione da Gesù alla Chiesa. Tradi- Non faremo qui un'esposizione dettagliata di questo fe-
zionalmente si è giunti a dire che Gesù avrebbe fondato la condo capitolo della cristologia e dell'ecclesiologia, proba-
Chiesa con un atto formale, giuridico, ben concreto... e, bilmente ben conosciuto dai nostri lettori. Lo ricorderemo
con le sue istruzioni ai discepoli, l'avrebbe dotata perfino semplicemente in modo sintetico.
di strutture, ministeri, sacramenti... L'insieme degli ele- Il dato storico più sicuro riguardo alla vita di Gesù è che
menti che formano la Chiesa sarebbero la religione che Dio la sua predicazione ruotava attorno al «Regno di Dio» 2 .
stesso vuole per l'Umanità, lo strumento religioso che egli Questo fu il tema della sua predicazione, il suo assillo, il
vuole stabilire sulla terra affinché si diffonda, riempia il suo sogno, la passione che lo muoveva, la Causa per la qua-
pianeta e salvi tutta l'Umanità. Di modo che tutte queste le visse e lottò, ciò che nella sua vita ebbe per lui u n valo-
strutture, dimensioni ed elementi che formano la Chiesa re «assoluto». La figura di Gesù non è stata quella del fon-
sarebbero qualcosa di «voluto da Dio», «di diritto divino», datore di una religione o di u n a Chiesa, bensì quella di u n
dato e rivelato al mondo dallo stesso Figlio di Dio, qual- profeta appassionato del Regno di Dio (RD), Causa ultima
cosa che noi non possiamo che accettare incondizionata- per la quale visse e morì. Per questo, è importante esami-
mente e conservare con la massima fedeltà. Così ha pen- nare cos'era il RD che predicava. E perciò, conviene chia-
sato la Chiesa durante quasi due millenni. Così a noi han- rire in primo luogo cosa non era per lui il RD.
no insegnato. Così la pensano molti cristiani di oggi e la
quasi totalità dei dirigenti della Chiesa. Questa è la dottri- - Per Gesù, la cosa più importante, «il termine ultimo» 3 ,
na ufficiale; per molti, indiscutibile. la sua Causa, non era egli stesso: Gesù non predicò se stes-
so. Egli non considerava se stesso come la cosa più im-
Com'è logico, avendo questa comprensione di Chiesa nel- portante. Egli considerava se stesso non assoluto, m a re-
la mente e nella fede, è da subito molto problematico il lazionale: al servizio del RD.
dialogo religioso, ed è molto chiara la valutazione che da - Per Gesù, «termine ultimo» non era n e m m e n o e sempli-
questa prospettiva verrebbe data alla pluralità religiosa (va- cemente Dio. Gesù non parla direttamente solo di Dio...
lutazione che sfiorerebbe i limiti dell'esclusivismo o, al mas- Per Gesù, Dio è sempre il «Dio del Regno», il Dio che ha
simo, dell'inclusivismo). u n a volontà, u n progetto, una vicinanza, u n a volontà, u n a
E se tutto quello che ci fu detto, però, non corrispondesse paternità salvatrice... Per Gesù, Dio non è u n «in sé».
alla realtà? - Il RD per Gesù n o n era una nuova Chiesa, alla quale non
pensò mai. Non si può lecitamente interpretare quello che
Affrontiamo dunque una revisione di ciò che oggi sappia- Gesù dice del RD come se lo stesse dicendo della Chiesa.
mo di ecclesiologia rinnovata, per vedere se, effettivamen- Le parabole che si riferiscono al RD si riferiscono al RD,
te, possiamo avvicinare il tema del pluralismo religioso con non alla Chiesa. La Chiesa non è il RD.
atteggiamenti migliori di quelli avuti fino ad ora, a causa - Il RD non è la «grazia», la «vita dell'anima»... Il RD co-
di quei blocchi ecclesiologici concettuali. me il «Regno di Dio nelle anime attraverso la grazia», ot-
tenuta per la morte espiatrice di Gesù, depositata nella Chie-
Cosa pretese Gesù sa e distribuita per mezzo dei sacramenti... è qualcosa che

Se Gesù non fondò la Chiesa, che cosa volle fondare? Vol-


le per caso fondare qualcosa? O «in definitiva, cosa prete- 2
II RD «appare 122 volte nei vangeli e, di esse, 90 sulle labbra di Ge-
se Gesù?»1. sù»; cf L. Boff, ibid., p. 66.
3
«L'ultimo», secondo Jon Sobrino, che può chiamarsi anche «il pri-
mo», l'obiettivo principale. Possiamo spiegarlo anche col gergo sco-
lastico classico: pritnus in intentione, ultìmus in executione, ciò ver-
1
È il titolo del già citato capitolo 3 del libro di Leonardo Boff, Jesu- so cui si vuole arrivare come ultimo termine, è la prima cosa che si
cnsto elliberador, Sai Terrae 1980, pubblicato in molti paesi e lingue. persegue ed ha la massima priorità nell'ordine dell'intenzione.

158 159
Gesù n o n avrebbe m a i p o t u t o pensare nella sua vita. Era dunque molto lontano dal pensare alla costruzione di
- Il RD del quale parlava Gesù non è il cielo... per quanto u n a iniziativa istituzionale di lungo termine, organizzata,
il vangelo di Matteo parli, invece che di RD, di «Regno dei stabilita giuridicamente, pensata per restare nei secoli dei
cieli», perché si rivolgeva a cristiani di origine ebrea, che secoli, e per estendendersi a tutta l'Umanità rimuovendo e
tradizionalmente evitavano la parola «Dio» e la sostituiva- sostituendo le altre religioni... Ciò che Gesù promosse con
no con la circonlocuzione «dei cieli». Gesù non era u n pre- la sua vita e la sua predicazione fu in realtà un «movi-
dicatore che perseguiva la «salvezza delle anime», per li- mento», il «movimento di Gesù», la piccola e grande cer-
berarle dall'inferno e far sì che raggiungessero il «regno chia dei discepoli, senza organizzazione, senza distinzio-
del cielo»... ne nemmeno rispetto al giudaismo, o al massimo come una
«corrente» in più delle molte che si trovavano nel conglo-
merato multiforme del giudaismo dell'epoca.
La cosa più importante per Gesù
Quello che Gesù pretese e riuscì a liberare fu un movi-
Che cosa era dunque per Gesù la cosa più importante, ciò mento incoraggiato da un messaggio vitale, da una spe-
che egli chiamò RD? ranza basata sul RD, come utopia che mette in moto mec-
canismi perché sia accolta, preparata, costruita, e che im-
Gesù non lo spiega mai sistematicamente. Tra l'altro per- pegna a una lotta contro gli elementi di «antiregno», quel-
ché RD non è u n concetto creato da lui, ma u n concetto li cioè che si oppongono al RD. Una passione dunque, u n a
già esistente, che proveniva dai tempi dei profeti. Tutti i speranza, un senso per l'esistenza, una convocazione alla
suoi contemporanei parlavano del RD. Quello che Gesù fa vita e per la vita. Una religione? Ebbene... sì, e no. Sì, sen-
è dare alcune sfumature al concetto e prendere le distan- za dubbio, come una «religione profonda», in quanto per
ze dalla comprensione che di esso avevano i farisei, gli ze- la vita u m a n a si tratta di u n senso ultimo, che la mette in
loti, gli esseni... relazione col fondamento assoluto dell'essere che chia-
Gesù iniziò ascoltando il suo popolo e unendosi alle sue miamo Dio. E no, non perlomeno una «religione sociolo-
grandi speranze 4 . «Il popolo era in attesa» (Le 3,15). Si at- gica», non una Chiesa stabilita e concreta, progettata fin
tendeva u n intervento di Dio che avrebbe trasformato la negli ultimi dettagli rituali e giuridici, concepita come la
realtà. Il RD sarebbe stato una trasfigurazione e trasfor- concreta e unica figura istituzionale in cui la «religione
mazione radicale della realtà, di questa realtà, che sareb- profonda» potesse prendere corpo.
be stata finalmente introdotta nell'ordine della volontà di Abbiamo detto già nella lezione precedente che Gesù non
Dio. Il RD sarebbe stato «non un altro mondo, m a questo, è il fondatore di una nuova religione, m a che forse richia-
però completamente altro», totalmente rinnovato, sotto- m a semplicemente alla vita (Bonhoeffer) e al superamen-
messo finalmente al disegno di Dio e perciò guarito, puri- to della religione formalista ed esteriorizzata (Sheehan).
ficato e interamente trasformato. Il RD non si riduce a u n Gesù richiamava alla «necessaria» appartenenza a u n a
aspetto concreto: è la totalità di questo mondo ad esserne Chiesa? La predicazione stessa di Gesù abbonda di passi
interessata e trasformata. nei quali insiste che la salvezza supera interamente le fron-
In ogni caso, il RD era sulla linea dell'attesa della fine del tiere u m a n e di qualunque istituzione religiosa. In ogni ca-
mondo. Il messaggio di Gesù, la sua predicazione, erano so, non è necessario farsi domande artificiose di teologia,
profondamente escatologici: attesa verso il compimento fi- perché, in realtà, la «Chiesa», in quanto concretizzazione
nale di u n a promessa divina che è imminente nella storia 5 . esterna di u n a organizzazione e di un'appartenenza, è con-

4
tervento imminente di Dio. E questa imminenza costituirà anche do-
Boff, L., ibidem, pp. 71ss. po un «errore di prospettiva» nella prima generazione cristiana, ri-
5
In varie occasioni Gesù dà l'impressione di star aspettando un in- spetto alla seconda venuta di Gesù.
160 161
seguenza della natura sociale dell'essere umano. E sta lì Ottant'anni dunque, dal 311 al 392, h a n n o segnato una svol-
dal principio. Gesù non fondò la Chiesa, m a la Chiesa si ta storica radicale. Il cristianesimo passò dall'essere u n a
fonda su Gesù. All'inizio ci fu solo il «movimento di Ge- religione marginale e frequentemente perseguitata, ad es-
sù». Poi si andò trasfigurando ed evolvendo secondo mo- sere la religione tollerata da principio, preferita in segui-
delli certamente molto diversi 6 . Ancora, durante i primi tre to, ufficiale, imposta e obbligatoria più tardi, e infine l'uni-
secoli, l'impero romano mantenne la Chiesa sotto la fre- ca tollerata. Passò dalle catacombe al palazzo imperiale. E
quente 7 purificazione della persecuzione. Il movimento di ciò che è più grave: diventò una religione che legittimò la
Gesù, configurato come Chiesa di diverse forme, si teneva persecuzione delle altre religioni e la censura e la perse-
vivo come una religione marginale nell'impero, sostenuta cuzione anche all'interno di se stessa.
dalle sole proprie forze spirituali. Il sangue dei martiri era Qui avvenne qualcosa di molto grave. Il cristianesimo rag-
seme di nuovi cristiani. giunse la libertà religiosa, cosa che fu molto importante e
Nel secolo IV però sarebbero avvenuti alcuni cambiamen- giusta, e molto utile per l'estensione del cristianesimo. Ma
ti sostanziali che dobbiamo affrontare più dettagliata- fu gravissimo che il cristianesimo accettasse di essere la
mente. religione ufficiale dell'impero, cioè, che accettasse di oc-
cupare il posto della religione ufficiale dentro u n impero
che aveva già una religione pubblica ufficiale che da sem-
La svolta copernicana del cristianesimo nel secolo IV pre aveva configurato la società imperiale. Fu cosciente il
cristianesimo di ciò che significava questa accettazione?
Nell'anno 311, con l'Editto di Nicomedia, Galerio concede Fu cosciente che quella società pagana, imperiale, disu-
la tolleranza a favore del cristianesimo. guale e ingiusta, schiavista 8 , politeista, d'imperatori spes-
so divinizzati... formava un'unità indissolubile con una «re-
Nell'anno 313, nel cosiddetto Editto di Milano, Costantino ligione di Stato» a cui stava per subentrare? Fu cosciente
decreta la totale libertà di culto, con la riparazione dei dan- il cristianesimo della grandezza della ristrutturazione so-
ni subiti dai cristiani. ciale, culturale, religiosa, e perfino politico-economica che
Nell'anno 324 lo stesso imperatore manifesta il desiderio sarebbe stato necessario portare a termine in quella società
che tutti diventino cristiani, anche se viene proibito che affinché potesse essere considerata realmente «cristiana», e
siano importunati coloro che non lo fanno. Si presenta 10 stesso cristianesimo potesse essere considerato la sua re-
dunque una situazione di privilegio. ligione ufficiale? Se la religione cristiana accettava alla fine
di occupare questo posto, sarebbe stata essa che avrebbe tra-
Nel 380, perla parte orientale dell'impero, Teodosio il Gran- sformato la società imperiale romana, o questa avrebbe fi-
de ordina nell'editto di Tessalonica «che tutti i popoli nito per trasformare la religione cristiana? Si può immagi-
dell'impero abbraccino la fede che la chiesa romana ha ri- nare che Gesù avrebbe accettato di essere intronizzato co-
cevuto da san Pietro». me u n re in u n impero e in u n a società così ingiusta, senza
Nel 392 la legge dichiara crimine di lesa maestà i culti non aver preteso prima che questa società smettesse di essere in-
cristiani. Il cristianesimo passa ad essere l'unica ed esclu- giusta e di essere impero, stabilendo l'amore come legge so-
siva religione dell'Impero, sia in Oriente che in Occidente. ciale e i valori evangelici come norma sociale?
11 cristianesimo, in realtà, accettò con piacere di occupare
6
il posto della religione pubblica ufficiale romana. I templi
Roloff, Jurgen, La diversidad de imàgenes de Iglesia en el cristiani- furono vuotati delle statue dei loro idoli e ornati ora con
smo primitivo, in Selecciones de Teologia 64 (dicembre 2002) pp. 244-
250.
'Dall' epoca di sant'Agostino si citano classicamente dieci persecu- 8
zioni - come dieci furono le piaghe d'Egitto - ma il numero è sim- A Roma, su un milione di abitanti, 900.000 erano schiavi. Alex Za-
bolico e storicamente arbitrario. notelli, in Adista n. 5 - 2002.

162 163
il crocifisso o con l'immagine del «pantocrator». La prote- tino - benché nella Chiesa orientale sia venerato come san-
zione sull'imperatore, che sempre veniva chiesta alla divi- to - ignoriamo se fu u n cristiano convinto. In realtà, nella
nità, veniva ora sollecitata al Dio cristiano, così come la sua vita ci furono epoche in cui corse molto sangue intor-
difesa contro i nemici dell'impero. Costantino passò a con- no a lui, generalmente dei suoi parenti, ed egli fu battez-
siderare il Dio cristiano come il suo dio protettore nelle zato solo alla vigilia della morte da u n vescovo ariano. Pro-
guerre e nelle battaglie. Ancora oggi, il turista può vedere babilmente fu il suo genio politico, e non un'apparizione
nel Pantheon di Roma Cristo Re seduto sul trono centrale celeste come dice la leggenda, che gli fece vedere che in
prima occupato da Giove. Vedendolo, bisogna domandar- hoc signo vinces, «con questo segno (della Croce) vincerai»,
si sinceramente: chi ha convertito chi? Gesù ha convertito sia nella battaglia del Ponte Milvio 14 sia nella battaglia per
Giove, o Gesù si è convertito in Giove? Il Cristo Re, sedu- tenere in piedi il barcollante Impero Romano.
to sul suo trono imperiale, con il suo scettro e la sua mae-
stà, può essere realmente Gesù di Nazareth, o è in fondo Appena concessa la libertà di culto, l'imperatore prende l'ini-
il Giove tonante semplicemente mascherato da Cristo? For- ziativa di convocare i vescovi ad u n «concilium» per unifi-
se che Cristo potrebbe assumere il posto di Giove? Chi con- care la dottrina. È lui che convoca, che invita e paga. I ve-
vertì chi?'L'impero romano si convertì al cristianesimo, o scovi sono portati con la posta imperiale, in carrozze di lus-
fu il cristianesimo che si adattò e si convertì all'impero? 9 so a carico dello Stato. Cominciano ad essere funzionari
dello Stato. Il Concilio si realizzerà nel palazzo d'estate di
È certo che in tutto questo non fu la Chiesa a prendere Costantino. L'imperatore invita i vescovi a u n banchetto re-
l'iniziativa, ma l'autorità dell'impero 10 . Il fatto che la Chie- gale. Si fa fatica a mantenere la serenità quando si legge il
sa venisse trasformata nella religione dello Stato", sacra- racconto di questo banchetto imperiale celebrato al termi-
lizzando così l'ordine esistente, non si è verificato perché ne del Concilio di Nicea, che dice così:
i dirigenti dell'impero o la maggior parte dei sudditi aves-
sero una personale fede in Gesù, m a soprattutto perché ne- «Alcuni distaccamenti della guardia e dell'esercito circon-
gli ambiti decisionali si intuì con certezza che poteva es- darono l'entrata del palazzo con le spade sguainate, e pas-
sere lo strumento per sostenere in maniera più efficace la sando in mezzo a loro senza paura, gli uomini di Dio [i ve-
coesione e l'unità politica 12 . Poco importava il messaggio scovi] penetrarono nelle stanze private dell'imperatore, do-
cristiano in sé. Si cercava, realmente, che svolgesse il ruo- ve si trovavano a tavola alcuni suoi amici, mentre altri gia-
lo che gli veniva assegnato, anche a costo dell'autonomia cevano in letti situati all'uno e all'altro lato del soggiorno.
della Chiesa o del messaggio cristiano stesso 13 . Di Costan- Chiunque avrebbe pensato che si trattasse di un quadro del
Regno di Cristo, di un sogno diventato realtà» 15 . L'autore di
questo racconto è il vescovo Eusebio di Cesarea, il famoso
9 storiografo della Chiesa del IV secolo. Crossan, a sua volta,
«Le idee di Platone sono cristianizzate, o piuttosto è stato il cri-
stianesimo ad essere platonizzato?», Panikkar, II dialogo intrareligio- commenta: «Di nuovo appaiono mescolati il banchetto e il
50, Cittadella Editrice, Assisi 2001, p. 142. Regno, m a gli invitati sono adesso i vescovi, tutti di sesso
10 maschile, che mangiano reclinati su letti in compagnia del-
J.L. Segundo, El dogma que libera. Fé, revelación y magisterio dogmà-
tico, Sai Terrae, Santander 1989, pp. 222-225.
11
lo stesso imperatore e aspettano di essere serviti da altri».
È ciò che nel linguaggio moderno si chiama «nazionalcattolicesimo». Eusebio - che riflette nella sua storia il punto di vista della
12
Le misure che l'impero prese al riguardo «sorpassano il quadro del- Chiesa del suo tempo - vede realizzato il Regno di Dio nel
le convinzioni personali dell'imperatore. Non possono spiegarsi se
non per il desiderio di fare della Chiesa un organismo ufficiale, di as- banchetto dei vescovi serviti dall'Imperatore. Gesù avrebbe
sociarla alla vita e al funzionamento dello Stato e di rinforzare que- riconosciuto in tale scena il Regno da lui predicato?
sto con l'influenza della gerarchia ecclesiastica sui fedeli. Il cristia-
nesimo cominciava a essere religione di Stato»: Crouzet-Aymard - Au-
boyer, Histoire Generale des Civilisations, PUF, Paris 1956, II, pp. 499-
500. vino, Estella 1986, p. 39, che seguiamo da vicino su questo punto.
14
13 Contro Massenzio, anno 312.
Cf. A. Calvo-A. Ruiz, Para leer una eclesiologia elemental, Verbo Di 15
Eusebio, Vita Constantini, 3, 14.
164 165
Il banchetto è la concentrazione simbolica di u n processo Il processo di gestazione e crescita della «cristianità» ar-
generale di «assimilazione» all'Impero che avviene in tut- rivò al culmine nel secolo XI con la riforma gregoriana, di
ta la Chiesa, cominciando dai vescovi. Incomincia allora Gregorio VII. A partire da lui i papi si considerano inve-
quella che è stata chiamata la «faraonizzazione del mini- stiti di pieni poteri temporali e spirituali, e si ritengono su-
stero» 16 che passa ad essere u n «potere» che assimila lo sti- periori all'imperatore, ai re e ai principi. Tale superiorità
le, la concezione, i titoli e perfino l'abbigliamento faraoni- dà loro il diritto sia d'investire che di deporre coloro che
co regio dei potenti dell'impero (bastone, mitra, anello, pal- detengono il potere politico. È la lotta per l'egemonia tra
lio, stola, titolo di «pontefice»... nascono in questo pro- il potere religioso e quello politico.
cesso). In una prima tappa, il potere temporale si sottomette al
Aggiunge Crossan: «Forse il cristianesimo era un tradi- potere spirituale. La formulazione teologica e giuridica più
mento inevitabile e assolutamente necessario della figura nitida di tale impostazione appare nel Dictatus papae19, di
di Gesù, poiché, se non fosse stato così, tutti i suoi segua- Gregorio VII. Questa teocrazia pontificia aumenterà con i
ci sarebbero morti sulle colline della Bassa Galilea. Era ne- suoi successori e il papa passerà a chiamarsi Vicario e Suc-
cessario, però, che questo tradimento si producesse in co- cessore di Pietro, a considerarsi Vicario di Cristo e Capo
sì poco tempo?» 17 . Effettivamente, ormai sappiamo che il della Chiesa (espressione, la prima, che i padri della Chie-
messaggio utopico del Vangelo di Gesù è chiamato a scon- sa riservavano allo Spirito Santo o ai poveri, e a Cristo, la
trarsi con la dinamica egoista e ingiusta dei sistemi eco- seconda). Finalmente, benché il potere temporale della
nomici e politici umani, specialmente dei sistemi dittato- Chiesa si andrà a poco a poco sgretolando per l'emanci-
riali, ingiusti, oppressivi 18 . Il suo posto è sempre l'opposi- pazione degli stati europei - compresa la stessa Italia -, ta-
zione al sistema, la difesa dei piccoli, la solidarietà con gli le visione, atteggiamento e teologia della «cristianità» ri-
esclusi, l'opzione per i poveri, la causa comune con i so- marrà in vigore niente meno che fino alla seconda metà
gnatori emarginati. Per questo, com'è possibile che una del secolo XX. Né la Riforma protestante né i Concili di
Chiesa che si riteneva fondata da Gesù abbia potuto se- Trento e del Vaticano I furono capaci di suscitare una reim-
dersi a tavola con l'imperatore e vedere in questo banchetto postazione. Solo il Vaticano II, appena 40 anni fa, dopo
l'immagine viva del Regno di Dio?! quasi 16 secoli, «aprì la porta» (non di più) al superamen-
to della mentalità di «cristianità».
La svolta costantiniana del secolo IV non fu altro che l'ini-
zio. La caduta dell'impero romano (476 d.C), il vuoto di po-
tere politico che scaturì da essa, le invasioni dei popoli bar- Bilancio teologico della svolta costantiniana
bari, la loro successiva conversione in massa, la costruzio-
Per il nostro proposito è sufficiente ciò che abbiamo det-
ne di un nuovo ordine sociale sulle rovine dell'impero... mi-
to in riferimento alla storia. Facciamo semplicemente u n
sero il cristianesimo di fronte a compiti e opportunità ine-
bilancio di ciò che questa trasformazione «costantiniana»
dite sino allora. La Chiesa era l'unica forza sociale che po-
della Chiesa ha significato in termini teologici:
tesse guidare la costruzione di una nuova società.
• Il messaggero ha soppiantato il messaggio 20 . Gesù che

16
R. Velasco, La Iglesia de Jesus, Verbo Divino, Estella 1992, p. 128. 19
Lì si dice: «Solo il vescovo di Roma deve essere chiamato univer-
17
Citato da Juan Arias, Jesus, ese gran desconocido, Maeva, Madrid sale... Solo lui possiede il diritto di utilizzare le insegne imperiali.
2001, pp. 132-133. Solo lui presenta a tutti i principi il piede affinché lo bacino. Egli ha
18
Quello di Costantino non fu precisamente un regime che brillasse il diritto di deporre l'imperatore, il suo verdetto è inappellabile. Non
per spirito democratico e per giustizia sociale: impiantò una monar- può essere giudicato da nessuno. Tutte le questioni più importanti
chia assoluta e aumentò notevolmente gli oneri del fisco sui poveri dovranno essere portate dinanzi alla Santa Sede».
(Velasco, ibid., pp. 136-137), mentre gli schiavi non cambiarono in 20
«È nota la sentenza di R. Bultmann che Gesù predicò il Regno men-
nulla il loro statuto sociale. tre la Chiesa predica Cristo. Ed è assolutamente certo: "Egli, prima
166 167
mai predicò se stesso, diventò egli stesso l'oggetto centra- tenuto concreto della predicazione di Gesù, si eclissò in-
le della predicazione della sua Chiesa. Ciò che Gesù pre- teramente nella Chiesa per u n periodo lunghissimo, ben-
dicò passò in secondo piano e al suo posto venne predica- ché non smettesse di riapparire costantemente nei movi-
to Gesù stesso. Il RD, utopia, diventò «topica» in Gesù: si menti rinnovatori e sovversivi, continuamente soffocati e
considerò Gesù la realizzazione piena del RD 21 . Il centro stigmatizzati dall'istituzione ecclesiastica come eterodossi
della Chiesa non è più il RD, quanto Cristo, il Pantocrator. o eretici.

• Il Messia si de-messianizzò. «Dopo la resurrezione, Cri- • Il Regno di Dio perse così il suo «carattere storico-esca-
sto, cioè. Messia, diventò il nome proprio di Gesù di Na- tologico» 24 , cioè non fu più compreso come l'«utopia» che
zareth. Così appare programmaticamente nella formula- Gesù aveva predicato, cessò di essere visto come il progetto
zione del kerygma»: Dio ha costituito Signore e Messia/Cri- di Dio stesso per trasformare la realtà storica e introdurla
sto quel Gesù che voi avete crocifisso «(At 2,36), e si man- nell'ordine della sua volontà... e cominciò a essere abbas-
tiene in tutti gli strati del NT. Quel nome si trasformò in sato a u n a visione più «topica» (in u n luogo più concreto),
qualcosa che definisce a tal punto Gesù che fu usato per che trovò la sua espressione più plausibile nell'identifica-
designare anche i credenti in Gesù, infatti "i discepoli fu- zione con la Chiesa: il Regno di Dio è la Chiesa 25 . Il RD si
rono chiamati cristiani" (At 11,26). [Più tardi], senza dub- realizza nella Chiesa, essa è la sua rappresentante pleni-
bio per importanti ragioni, si arrivò in definitiva al para- potenziaria. Essa è il «Regno di Dio sulla terra» 26 , la «città
dosso che, provocatoriamente, possiamo formulare come di Dio», l'arca di Noè per la salvezza dell'Umanità. Alla fi-
la de-messianizzazione di Cristo, cioè la de-messianizza- ne tutto questo condurrà all'intronizzazione della dottrina
zione del messia» 22 . del «fuori della Chiesa non c'è salvezza».
Detto più concretamente: la speranza di salvezza storica fu Questa perdita della coscienza del carattere escatologico
sostituita da u n a speranza di salvezza solo trascendente, e del messaggio di Gesù perdurerà nel campo della teologia
inoltre individuale e spirituale. Il cristianesimo cessa di accademica fino al passaggio dal secolo XIX al XX27, e nel
presentarsi come una speranza per i popoli oppressi, co- campo della pratica ecclesiale (e della teologia viva) per-
me una «buona notizia per i poveri», come u n messaggio marrà fino all'apparizione delle comunità ecclesiali di ba-
liberatore, e si presenta semplicemente come u n messag- se e della teologia della liberazione (nei diversi continen-
gio «puramente religioso», morale, di perdono dei pecca-
ti, di grazia interiore, di salvezza dopo la morte... valori
spirituali tanto eminenti che ben meritavano il sacrificio 24
Mùller-Goldkuhle, Desplazamiento del acento escatològico en el de-
dei beni di questo mondo 2 3 . Il RD, in ciò che ebbe di con- sarrollo histórico del pensamiento posbiblico, in Concilium 41 (1969)
pp. 24-42.
25
Sobrino, La fé en Jesucristo. Ensayo desde las victimas, UCA Edi-
portatore del messaggio, entra ora a fare parte dello messaggio stes- tores, San Salvador 1999, p. 433: «La Chiesa rimpiazzò il regno con
so, nel suo contenuto essenziale; da annunciatore si è convertito in an- incredibile hybris, concependo se stessa per principio come potere.
nunciato" [Bultmann, Teologia del nuevo testamento, Salamanca 1981, Potè arrivare perfino ad essere antiregno e senza una realtà - quella
p. 76]» (Eduardo de la Sema, Teresa de Lisieux y la teologia de la Li- del regno - che potesse giudicarla».
26
beration, in Proyecto CSE 24, agosto 1996, p. 36). La progressiva identificazione della Chiesa, o dell'impero cristia-
21
Origene dirà che Cristo è l'«autobasileia», «il Regno stesso di Dio» no, col regno di Dio è una caratteristica di questa epoca (cf. R. Ve-
(in Mt. Hom, 14, 7; PG 13, 1198 BC. lasco. La Iglesia de Jesus, 125).
27
22
Sobrino, J., Mesias y mesianismos. Reflexiones desde El Salvador, «Questa scoperta ecclesiologica che oggi è evidente e può leggersi
mConcilium 246 (apr. 1993) pp. 159-170. Anche in <servicioskoino- in qualunque manuale moderno di ecclesiologia, avvenne più o me-
nia.org/relat/069.htm>. no col cambiamento di secolo [XIX-XX], quando si scoprì che il mes-
23
Si ricordi per esempio, come già dicemmo, che agli schiavi era pre- saggio di Gesù era un messaggio escatologico» (Sobrino, J., Resur-
dicato che la perdita della loro libertà valeva la pena, perché ottene- rección de la verdadera Iglesia. Los pobres, lugar teològico de la ecle-
va per loro la salvezza eterna che non avrebbero raggiunto se fosse- siologia, Sai Terrae, Santander 1984, p. 217. ID., Jesucristo Liberador,
ro stati liberi in Africa. Uca Editores, San Salvador 1991, pp. 185ss).

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ti), così come dei movimenti cristiani animati dalle cosid- molti dei suoi riti, delle sue feste, il suo stile, le sue fun-
dette teologie contestuali. zioni, i suoi «ministeri» 29 . Assunse il ruolo sacralizzante
• La predilezione per i poveri cedette all'alleanza con le che la religione come elemento sociale di coesione aveva
classi dominanti, con lo stesso potere politico. A partire nelle società pagane, concretamente in quella romana; di
dalla svolta costantiniana, essere cristiano non costituisce lì la retrocessione che si manifestò rispetto a tutto ciò che
più qualcosa da perseguitare, ma da encomiare; non è più Gesù significava riguardo al «superamento delle religioni».
un rischio, ma un vantaggio. La fede cristiana è ora ben Adottò le caratteristiche sociologiche delle religioni classi-
vista nella società, è qualcosa che riceve appoggio dai gran- che, caratteristiche che il messaggio di Gesù le aveva vie-
di e dai potenti. I ricchi si sentono cristiani e vogliono ave- tato: luoghi e tempi sacri, templi, clero separato come ca-
re la Chiesa dalla loro parte. La nota tensione del vangelo sta o come classe sociale, coinvolgimento politico ufficia-
rispetto alle ricchezze, al potere e ai ricchi è ammorbidita le, vescovi e clero con carattere di funzionari civili alta-
e messa in penombra. Gli stessi vescovi passano ad essere mente gerarchizzati, emarginazione e riduzione alla pas-
grandi signori, colmati di ricchezze dall'autorità civile, lon- sività del popolo laico...
tani dai poveri, incapaci di mettersi in sintonia con i loro • Ebbe luogo una profonda ellenizzazione 3 0 del cristiane-
interessi sovversivi. L'opzione sarà per i potenti, benché simo, che andava a inaugurare una tappa della storia del
con la buona intenzione di incoraggiare i ricchi alla bene- cristianesimo inculturato nella cultura greco-romana che
ficenza verso i poveri... durerà più di millecinquecento anni. Detta configurazione
• L'alleanza col potere politico portò la Chiesa ad avvaler- si manifestò in questi primi quattro secoli, specialmente
sene e a sostenersi con la violenza, per imporsi e imporre nel IV31, e si mantiene fino ai nostri giorni.
la fede nella società, emarginare i dissidenti, estirpare le • La Chiesa divenne erede dell'impero romano. In effet-
eresie... Priscilliano, vescovo di Avila, è il primo eretico ti, già da Costantino, la Chiesa si vide utilizzata dal pote-
condannato a morte e decapitato, con altri sei, nell'anno re politico per prestare u n servizio all'impero nel suo in-
385. Costantino ordina la distruzione degli «scritti empi» sieme. Questo fece sì che la Chiesa adottasse gli schemi di
di Porfirio, «nemico della vera religione», costituendo for- organizzazione, le pratiche istituzionali, il diritto dell'im-
se il primo esempio di censura religiosa da parte del pote- pero 32 . Quando questo si smantellò, la Chiesa si vide nella
re civile in ambito cristiano. Le Crociate saranno il climax
della guerra religiosa nel cristianesimo. E l'Inquisizione
sarà l'espressione più sconvolgente di questo utilizzo del- le, «ontologico-cultualista». Cf. i «due tipi di religioni» presentati da
la violenza da parte del cristianesimo. J.M. Diez-Alegria, citati nella lezione precedente.
29
• Il cristianesimo, che era originariamente u n «movimen- «L'uso della parola "pontefice", respinta dalla Chiesa primitiva -
come altri termini provenienti dal mondo del sacro e cultuale, qua-
to», erede del movimento di Gesù, senza templi, senza ri- li "sacerdote", "liturgia", ecc. - indica fino a che punto la conver-
ti, senza leggi, senza sacre autorità («ger-archia»), senza sione del cristianesimo in "religione imperiale" dovette influire af-
«sacerdoti», senza clero, senza classi al proprio interno... finché si completasse la sua identificazione con una religione e nul-
si trasformò sociologicamente in una «religione», come la la più» (J.L. Segundo, El dogma que libera, p. 225).
30
religione romana che aveva spodestato, e che venne a rim- Di questo parleremo più accuratamente nelle lezioni 12 e 14; ora
l'indichiamo soltanto.
piazzare nel suo ruolo di «religione di Stato» 28 . Assunse 31
«Dei quattro primi secoli dell'era cristiana, l'ultimo è stato forse il
decisivo [...] perché il pensiero cristiano restò fissato in una forma
definitiva fino ai nostri giorni»: Ramon Teja, Emperadores, obispos,
28
monjes y mujeres. Protagonistas del cristianismo antiguo, Trotta, Ma-
Non è necessario sottolineare, data l'evidenza, che con ciò il cri- drid 1999, p. 231.
stianesimo si distanziò totalmente dal tipo di religione che era e che 32
In pura logica, non è possibile negare che la nuova funzione [di re-
gli corrispondeva di essere, religione «etico-profetica», e si adattò ligione ufficiale, religione di Stato] che dovette compiere ha richie-
sempre di più al tipo di religione romana e greca, pagana in genera- sto una riformulazione delle sue stesse riunioni locali, strutture e au-
170 171
necessità di sostituire il ruolo dell'autorità con inevitabili Chiesa. Si tratta di u n passato recentissimo, poiché, come
compiti di supplenza, arrivando a occupare il vertice del po- abbiamo detto, è durato fino a ieri, fino al secolo XX, fi-
tere sociale e politico nella società medievale di «cristianità». no ad appena 40 anni fa36, nella vita della presente gene-
Questo connubio col potere segnerà pesantemente la storia razione 37 ; in questo senso è dunque presente. C'è di più: in
del Chiesa per secoli. I tentativi di emancipazione della so- realtà non si può dare per superato neanche col Concilio
cietà dalla tutela ecclesiastica saranno un continuo braccio Vaticano IL È certo che questo ha abbandonato le princi-
di ferro 33 sino all'indipendenza finale del potere civile nei ri- pali posizioni teologiche della situazione di cristianità, e
guardi della Chiesa, con la continua opposizione di essa 34 . ha aperto la porta a una riflessione che prescindesse da
Ebbene, l'identificazione piena della Chiesa con l'impero ro- quei condizionamenti del cui bilancio abbiamo appena fat-
mano, che si dette e che perdurò durante tanti secoli, per- to u n elenco. Ma ciò non significa che questo abisso che
mettono realisticamente di considerare la Chiesa come ere- si è aperto tra la Chiesa di cristianità e il Gesù storico sia
de anche di questo impero. La Chiesa si fonda da un lato su stato superato con dei semplici decreti conciliari e un bre-
Gesù, ma deve riconoscere, dall'altro, di fondarsi per una ve periodo di «ricezione» 38 del Concilio Vaticano II nella
quota molto elevata sul fondamento dell'Impero romano. Chiesa. In due sensi: in primo luogo, perché la configura-
Lungi dall'essere stata superata, questa origine è nell'attua- zione stessa che la situazione di cristianità ha lasciato nel-
lità che mostra più chiaramente fino a che punto tanti ele- la Chiesa (ministeri, organizzazione, strutture, diritto, teo-
menti che credevamo ancora essere «eredità di Gesù» sono logia, liturgia, clericalismo...) è ancora lì39, e passerà mol-
piuttosto eredità dell'impero romano e tradimento del Van- to prima che si discernano e si superino tutti gli elementi
gelo, nella dottrina, nel culto 35 , nel diritto, nell'organizza- che sono accidentali e che potrebbero e dovrebbero cam-
zione, nei ministeri, nella liturgia, ecc. Il carattere imperia- biare 40 ; in secondo luogo, perché come si sa, la «ricezio-
le e imperialista romano è ancora una componente attiva - ne» del Vaticano II risulta attualmente bloccata.
e molto attiva - nell'essenza del cristianesimo ecclesiastico,
soprattutto cattolico, e la sua purificazione ed estirpazione
è un compito ancora in sospeso, tanto per la sua purezza e 36
«La Chiesa dovrà arrivare al Vaticano II per superare questa ec-
fedeltà evangelica, quanto per raggiungere una minima ca- clesiologia di cristianità. Né la Riforma Protestante né il Concilio Va-
pacità di dialogo interreligioso. ticano I saranno capaci di ritornare all'ecclesiologia patristica del pri-
mo millennio» (V. Codina, Para comprender la Eclesiologia desde Ame-
La cosa più importante di tutto ciò che stiamo dicendo è rica Latina, Verbo Divino, Estella 1990, p. 63).
37
che non si tratta di u n passato remoto della storia della Tutti i cattolici che hanno più di 50 anni sono stati formati nella
visione medievale di cristianità. Tutti gli attuali vescovi lo furono, e
la maggior parte di essi - salvo eccezioni molto degne - sono stati
nominati precisamente per non essersi segnalati come sostenitori di
torità. Più ancora, ciò che l'imperatore cristiano richiedeva da essa un superamento della mentalità di cristianità.
38
non poteva quadrare con un altro tipo di regime che non fosse, in La «ricezione» è un concetto tecnico che si riferisce a che gli atti
qualche modo, copiato, per ovvie ragioni pragmatiche, dal modello magistrali, di un concilio per esempio, non acquisiscono certificato
centralizzatore dell'Impero (Segundo, ibid., p. 226). completo di cittadinanza nella Chiesa fino a che il Popolo di Dio non
33
Lì risiedono tutte le teorie e le formulazioni dei rapporti tra il po- li ha confermati e consacrati con la sua attiva «ricezione» (Cf. Y.
tere «temporale» dei principi e il potere «spirituale» della Chiesa: teo- CONGAR, La recepción corno realidad eclesiológica, in Concilium 77
crazia, ierocrazia, cesaropapismo, agostinismo politico, la teoria del- (1972) pp. 57-85; publicato anche in <servicioskoinonia.org/relat>.
le due spade, della luna e del sole, etc. Una seconda ondata sarà quel- 39
Le strutture della Chiesa di cristianità «la rendono riconoscibile da
la dell'Illuminismo, del secolarismo, del laicismo... noi, perché sono in larga misura le strutture attuali, dopo il loro for-
34
Per secoli la Chiesa ha confuso il fine della cristianità con il fine te consolidamento nel Medioevo e anche in quella specie di medioe-
del cristianesimo, quando in realtà il fine della cristianità era la gran- vo continuato che pretende di essere la Chiesa tridentina» (J.L. Se-
de opportunità di purificarsi dal suo inquinamento imperiale. gundo): R. Velasco, ibid., 148.
35 40
«Dopo la caduta dell'Impero, il Papa erediterà la tradizione del cul- L'era costantiniana, «un'era la cui fine non sembra essere giunta
to imperiale»: (H. Portelli, Gramsci e a questuo religiosa, Sào Paulo, completamente nemmeno col Vaticano II» (J.L. Segundo, ibid., p.
Paulinas 1982, p. 53). 221).

172 173
Recupero del regnocentrismo nell'attualità • La Chiesa è (dev'essere) interamente a servizio del Re-
gno. Accoglierlo come dono, assumerlo come responsabi-
Arrivati a questo punto, e per non prolungare la descri- lità, costruirlo nella storia, annunciarlo, riconoscerlo dove
zione degli elementi storici del tema, cerchiamo di espor- è già... è la missione della Chiesa, missione che le viene
re molto brevemente come vediamo attualmente i rappor- dalla sua sequela di Gesù. In questo servizio deve spendersi
ti Regno/Chiesa 41 , u n a volta realizzato il recupero che il e prodigarsi, anche se le dovesse costare la vita. La Chie-
rinnovamento degli studi biblici e teologici ci h a n n o pro- sa è u n o strumento temporale per il Regno, u n a media-
curato. Lo sintetizzeremo in poche proposizioni. zione dello stesso per questa economia attuale della storia
della Salvezza, non rappresenta u n a realizzazione escato-
• Bisogna distinguere tra il Regno e la Chiesa. Non posso- logica definitiva.
no essere equiparati né identificati. Identifichiamo pre-
senza di Regno «nella» Chiesa, m a non identifichiamo il • Il Regno n o n è legato alla Chiesa 45 . Dio è presente, con-
Regno «con» la Chiesa. La Chiesa è «germe e principio» 4 2 duce, ispira, fermenta, provoca, spinge... nella Chiesa e più
del Regno (LG 5). in là di essa. Prima e dopo di essa. In essa e - molto di più
- fuori di essa. Con essa e senza di essa. E a volte, contro
• Il Regno è più grande della Chiesa: anteriore, più esteso di essa. Mediante essa e mediante i suoi nemici o le loro
e intenso, con molte forme di precedenza sulla Chiesa... Il opposizioni. Come Dio è percepito, cercato e invocato con
Regno è l'Assoluto 43 , «l'ultimo», è la Causa di Gesù, la «stes- «molti nomi», così pure il RD è accolto e cercato sotto mol-
sissima intenzione di Gesù» 44 . ti nomi. Il n o m e «Regno di Dio» è u n o tra i molti che pos-
sono designare il mistero a cui si riferisce 46 .

41 • La differenza e la distanza tra la Chiesa e il Regno fa sì


Benché qui stiamo utilizzando la parola «Regno», per le caratteri- che questi sia istanza critica di quella, ed è ciò che origi-
stiche cristiane del contesto in cui ci stiamo muovendo, bisogna se-
gnalare che nella pratica storica e soprattutto nel dialogo interreli- na la critica profetica all'interno della Chiesa stessa, come
gioso non insisteremmo sulla parola, ma sul contenuto. Ci servono anche il conflitto 47 . Ogni cristiano, seguace di Gesù, è chia-
anche i suoi sinonimi, come l'Utopia, la Causa, il Senso della vita,
ecc. La Causa di Gesù, o dell'essere umano, o dei poveri... sono per
noi metafore intercambiabili. 45
Non possiamo accettare impostazioni che confessando teologica-
42
Ci si renda conto che in latino l'articolo non esiste, e che pertanto mente l'assoluto del Regno, nella pratica lo relativizzino riducendo-
non si deve tradurre che la Chiesa è «il» germe e il principio del Re- lo e sottomettendolo alla Chiesa. Per esempio, quando si dice: «La
gno, perché l'originale conciliare non dice che non ce ne siano altri. grazia del Regno proviene dalla Chiesa e ad essa conduce. La grazia
Nel caso si voglia mettere un articolo, dovrebbe essere indetermina- che fa appartenere al Regno proviene dalla Chiesa che, nella sua pa-
to: la Chiesa è «un» germe e principio del Regno. Non entriamo ora rola e nei suoi sacramenti, è germe e strumento del Regno. Allo stes-
nella specificità di questo «germe e principio» che non è senzaltro so tempo la grazia conduce alla Chiesa, perché il Regno non è una
«uno tra gli altri», è chiaro, ma non è nemmeno «l'unico» germe e realtà puramente interiore, ma una realtà che tende a unire tutti
principio. nell'unità cattolica della Chiesa... La Chiesa è la comunità che il Re-
43
Ricordiamo un'altra volta la fortunata espressione di Paolo VI gno si crea... La realtà del Regno non è completa se non è indirizza-
ndl'Evangelii Nuntiandi n. 8 che dovremmo sapere tutti a memoria: ta al Regno di Cristo, presente nella Chiesa... Non si può capire il Re-
«Solo il Regno è assoluto; tutto il resto è relativo». Sottolineiamo il gno al di fuori della mediazione della Chiesa... » (J.A. Sayés, Cristia-
carattere assoluto della frase: «solo» e «tutto il resto». nismo y religiones, San Pablo, Madrid 2001, pp. 220-221). «Il RD non
44 si può separare né da Cristo né dalla Chiesa. Questa è ordinata pre-
La «ipsissima intentio Iesu» detto con parole tecniche. Le ipsissima
verba Iesu, le parole stesse di Gesù, è la maniera di riferirci alle paro- cisamente alla sua realizzazione ed è il suo germe, il suo segno ed il
le (verba) che siamo quasi sicuri (scientificamente, indipendentemen- suo strumento. Benché sia distinta da Cristo, è indissolubilmente uni-
te dalla fede) provengano da Gesù, che egli pronunciò. Ipsissima in- ta a lui e al Regno» (Dhavamony, Teologia de las religiones, San Pa-
tentio Iesu è un'ingegnosa denominazione per esprimere, oltre la let- blo, Madrid 1998, pp. 206-207).
46
teralità di alcune parole e con assoluta certezza (anche qui in base a Perez, Antonio, El Reino de Dios corno nombre de un deseo. Ensayo
criteri esegetici scientifici, indipendentemente dalla fede) che il RD fu de exégesis ètica, in Sai Terrae 66(1978) pp. 391-408.
realmente ciò che stava al centro dell'intenzione del Gesù storico. 47
«La scoperta del RD come assoluto ha tratto alla luce questa ele-
174 175
mato a denunciare nella Chiesa ciò che va contro il Regno. l'esperienza giudeocristiana della stessa. Salvezza, Regno,
Rivelazione, Parola di Dio... superano completamente i li-
• La Salvezza è la realizzazione del Regno, qui e là, in que- miti «ecclesiastici» e perfino i limiti «cristiani», benché ab-
sto mondo e nell'altro, dentro e/o fuori la Chiesa. La no- biano in essi u n a realizzazione specifica.
stra adesione al regno e ai suoi valori è ciò che fa presen-
te il RD in noi, ed è ciò che ci conferisce profonda iden- • Tutti gli esseri umani sono elevati all'«ordine della sal-
tità di Chiesa 48 , partecipazione al suo mistero. È per que- vezza, e nessuno è in inferiorità di condizioni salvifiche o
sto che nella Chiesa la cosa principale non è il suo ester- di grazia per non essere nato in u n a etnia o in u n a cultu-
no né la sua struttura, bensì il suo mistero e la nostra par- ra determinata... Della Salvezza si appropriano gli esseri
tecipazione ad esso. E è per questo che possiamo dire che umani con la pratica dell'amore e della giustizia, e questo
in essa «né ci sono tutti quelli che ci stanno, né ci stanno è alla portata di tutti. Il cristianesimo non è una realtà
tutti quelli che ci sono» 49 . iscritta nell'«ordine della salvezza», bensì nell'«ordine del-
la conoscenza della Salvezza». Non è neanche «la» cono-
• Se in altra epoca si disse che «fuori dalla Chiesa non c'era scenza della Salvezza, perché vi sono molte conoscenze del-
Salvezza», oggi siamo coscienti che non solo c'è Salvezza la Salvezza. In che rapporto stia la conoscenza cristiana
(Regno) fuori della Chiesa, ma possiamo arrivare a dire: della Salvezza con altre conoscenze della salvezza è tema
«Fuori della Salvezza non c'è Chiesa». Vale a dire: fuori del di u n altro momento.
servizio al Regno, fuori della Buona Novella per i poveri...
non c'è vera Chiesa di Gesù. • Dal Regnocentrismo il cristiano non può più guardare il
• «La strada ordinaria - per la maggioranza - di Salvezza mondo «ecclesiasticamente», m a dai parametri del Regno
per il genere u m a n o sono le religioni non cristiane» 50 . Il e della Salvezza. Non classificherà le persone né le realtà
Regno è presente oltre la Chiesa, in altre religioni... La ve- secondo il loro rapporto con la Chiesa, m a soprattutto se-
ra religione di Dio è la storia universale della sua Salvez- condo il loro rapporto con il Regno. I non cristiani (atei
za. Ciò che abbiamo chiamato «Storia della salvezza», «Ri- inclusi) non fanno parte della Chiesa, m a possono essere
velazione» o «Parola di Dio» 51 , spesso non era altro che molto addentro nell'«economia del Regno», potendo occu-
pare nell'ordine della Salvezza, o del Regno, u n «posto mag-
giore» di quello di molti cristiani. La cosa più importante
per noi non è «battezzarli» e incorporarli alla Chiesa, ben-
mentare verità: la Chiesa, anche nella sua totalità, non è assoluta, e
pertanto è strutturalmente criticabile». «In quanto il RD mette in cri- sì convertirli al Regno, se non lo sono, e aiutarli ad avan-
si qualunque realtà storica, la Chiesa dev'essere criticata» (Sobrino, zare sempre di più verso di esso per la loro strada, così co-
J., Resurrección..., p. 216). me approfittare del loro aiuto per convertirci anche noi
48
Appartiene alla Mystici Corporis di Pio XII il merito di avere recu- sempre di più al Regno.
perato nei tempi moderni questo primato del misterico nella Chiesa.
49
«Alcuni sembrano stare dentro [la Chiesa] quando in realtà sono
fuori, mentre altri che sembrano stare fuori in realtà sono dentro»
(Sant'Agostino, De Bapt., V, 37, 38, PL XLIII, col. 196). Conseguenze per il pluralismo e il dialogo interreligioso
50
Come già abbiamo detto nel capitolo 7, è a H.R. Schiette che si at-
tribuisce di aver esposto per primo questa inversione del lessico teo- La presentazione del recupero attuale del Regnocentrismo
logico: «Se, di fronte alla storia universale della salvezza, la Chiesa ci ha già introdotti nel tema del pluralismo religioso e del
[...] sta, come per specialis disposino, da una parte speciale della sto- dialogo interreligioso, che è dove vogliamo parare. Racco-
ria, allora la via della salvezza delle religioni si può definire come or- gliamo le conclusioni del nostro percorso con queste tesi-
dinaria e quella della Chiesa come straordinaria» (Le religioni come suggerimenti:
tema della teologia, Morcelliana, Brescia 1968, pp. 85-86).
51
La Bibbia è Parola di Dio, ma non è «la» Parola di Dio; è Storia • È necessario distinguere bene ciò che è e ciò che non è
della Salvezza, ma non è neppure «la» Storia della Salvezza, è piut- la «religione di Gesù». La Chiesa deve convertirsi al RD,
tosto il registro scritto della sua manifestazione parziale nel concre-
to popolo di Dio giudeocristiano... alla «religione di Gesù». Dobbiamo riconoscere e combat-

176 177
tere gli errori storici della Chiesa 52 , la dinamica istituzio- sibile il dialogo acritico tra cristiani che sono nell'uno e
nale storica che la porta a guardare se stessa, ad autoin- nell'altro paradigma: come succederebbe con giocatori che,
tronizzarsi, a considerarsi l'eletta, la depositaria unica del- sullo stesso tavolo e con le stesse fiches, giocano, uno agli
la Salvezza... Senza questo atteggiamento di conversione scacchi e l'altro a dama; benché sembri che siano presi dal-
non può dialogare con le altre religioni, perché verrebbe a lo stesso gioco, rimangono in mondi diversi; la loro inte-
tradire la propria essenza. Bisogna distinguere tra la Chie- razione non li fa comunicare realmente. Questo è ciò che
sa storica e il Mistero della Chiesa, tra la Chiesa istituzio- sta avvenendo nel cristianesimo attuale.
nale e la comunità di Gesù. Senza voler patrocinare u n mi-
stero disincarnato, bisogna certo favorire u n discernimen- • Il paradigma del regnocentrismo squalifica da u n lato
to chiaro. l'ecclesiocentrismo e, dall'altro, stabilisce, sotto l'assoluto
del Regno, u n a valutazione completamente diversa da quel-
• Solo u n cristianesimo regnocentrico è il cristianesimo di la dell'ecclesiocentrismo.
Gesù, e solo esso dialoga con autenticità interreligiosa- I cristiani regnocentrici si sentono più uniti a coloro che
mente. Un cristianesimo ecclesiocentrico soppianterebbe lottano per il Regno (per la Salvezza, per la Buona Noti-
il posto della religione di Gesù, perché non avrebbe dirit- zia, la Liberazione) anche fuori dalla Chiesa o senza rife-
to a rappresentare la religione di Gesù nel dialogo inter- rimento a essa, che a coloro che si oppongono alla Sal-
religioso, né sarebbe qualificato per capire il pluralismo vezza, forse perfino in nome di Cristo e della sua Chiesa.
religioso come Gesù vorrebbe che lo capissimo. C'è anco- «Il Regno unisce, / la Chiesa divide, / quando non coinci-
ra molto ecclesiocentrismo, a tutti i livelli, dai più alti fi- de con il Regno» (P. Casaldàliga). Il Regno unisce tutti gli
no ai più popolari. uomini e le donne con le quali condividiamo la Grande Uto-
• La riscoperta del Regnocentrismo è stata uno dei mag- pia (il RD nel nostro vocabolario), con i quali condividia-
giori avvenimenti di trasformazione nella storia recente del mo la lotta per la Causa dei poveri (che coincide per i cri-
cristianesimo, è avvenuto un «cambiamento di paradigma» stiani in qualche modo con la Causa di Gesù), per la Giu-
fondamentale che separa due tipi di cristianesimo essen- stizia, per la «Vita in abbondanza» (Gv 10,10), senza che
zialmente diversi, benché possano teoricamente restare sot- faccia da ostacolo la confessione di un'altra religione. La
to lo stesso ombrello sociologico o istituzionale. Nominal- stessa chiarezza del Regno ci distanzia e può farci scon-
mente siamo nello stesso cristianesimo, m a realmente si trare perfino con fratelli e sorelle che, pur essendo della no-
tratta di due cristianesimi che poco hanno in comune. So- stra stessa istituzione ecclesiale, si contrappongono all'Uto-
lo il regnocentrico è gesuanico e autentico cristianesimo. pia del Regno che consideriamo come assoluto, alla Causa
L'ecclesiocentrico è una deformazione grave dello stesso, di Gesù che consideriamo vincolante, alla Causa dei pove-
una perversione cristallizzata a partire dal secolo IV, che ri sine qua non, alla Giustizia o alla «Vita in abbondanza».
ha dominato nei due primi millenni della Chiesa e che in- Si tratta dunque di u n ecumenismo nuovo - un ecumeni-
fine è stato squalificato a livello teologico; ciò che è ne- smo del Regno - che riconfigura le frontiere tradizionali,
cessario ora è riuscire a superarlo e ad eliminarlo, nono- eliminandone alcune e innalzandone altre, riconfigurazio-
stante la forte resistenza opposta (ovviamente) dall'istitu- ne in ogni caso sul criterio assiologico del Regno.
zione, attraverso u n processo che, in definitiva, non è al- • Ciò che importa non è il dialogo religioso ma il RD. O
tro - con più o meno ritardo - che la «cronaca di una tra- detto meglio: a noi importa il dialogo religioso perché è
sformazione annunciata». parte del regno di Dio. Il principale e vero ecumenismo,
Regnocentrismo ed ecclesiocentrismo sono due paradig- abbiamo detto, è l'«ecumenismo del RD». È chiaro che Dio
mi, due galassie teologiche e spirituali diverse. Non è pos- non vuole religioni (o Chiese) che separano, che disuni-
scono, che rendono impossibile la collaborazione, che so-
no incapaci di dialogo perché pensano di essere le uniche
52
GS 43,6. a possedere la verità. In quest'epoca della storia dell'Uma-
178 179
nità Dio vuole da noi che, rispettando la ricchezza del plu- gioso debbano farlo i rappresentanti ufficiali della religio-
ralismo religioso (un pluralismo «di principio», positivo, ne, intendendo con ciò, spontaneamente, le gerarchie del-
voluto da Dio), pratichiamo la «religione universale» della le rispettive religioni o Chiese. Siamo sicuri?
vita e la verità, la giustizia, la pace e l'amore, il Regno! qua- «La questione è: se quelli che dialogano a nome del cri-
lunque sia il nome che gli diamo. stianesimo sono membri della struttura di cristianità - co-
me molti della gerarchia, del clero e dei religiosi - è lecito
• In ogni caso, u n messaggio di gioia e di entusiasmo: af- diffidare molto. Non rappresentano il cristianesimo di Ge-
frontare il pluralismo religioso e il dialogo interreligioso sù. Saranno sempre più preoccupati di non uscire dall'or-
non è un «problema» nuovo, una difficoltà di questi «tem- todossia istituzionale che di stare dentro l'ortoprassi del
pi moderni difficili e ostili» 53 , bensì, al contrario, un bel
Regno. Ciò che presenteranno come cristianesimo sarà l'or-
compito che ci troviamo dinanzi, u n magnifica opportu-
nità che non potevamo immaginare anche solo alcuni an- todossia, cioè il sistema istituzionale di cristianità. Nel dia-
ni fa, un'occasione per rifare e riformulare ora tutto il no- logo non ci sarebbe la comunicazione di u n indù, di u n
stro patrimonio simbolico cristiano tradizionale da un'al- musulmano o di u n buddhista con u n cristiano, ma con
tra prospettiva, una nuova «missione» (realmente nuova), un rappresentante del sistema di cristianità» 54 .
un «kairós». Rispondiamo provvisoriamente così:

• L'ecumenismo o il dialogo interreligioso (toccheremo Primo: le autorità o gerarchie, per occupare il posto che
questo a suo tempo, nelle lezioni finali) per ora dovrà es- occupano, di principio, sono inevitabilmente condiziona-
sere pratico più che teorico. Non è possibile risolvere di te dagli interessi egoistici dell'istituzione che sempre ten-
colpo, astrattamente, le questioni dogmatiche. Queste pos- de alla sua perpetuazione, alla sua sicurezza, al suo auto-
sono attendere. È molto improbabile che ci uniamo su di- riferimento, alla sua egemonia sulle altre religioni, perfi-
scussioni teoriche senza garantire maggiormente la colla- no ai suoi interessi economici e a quelli dei suoi gruppi di
borazione nella vita. È importante cominciare dall'inizio, potere... Sociologicamente parlando, sono nel luogo me-
dal centro, dalla vita a cui Dio tutti chiama, dalla «vita in no adatto per portare a termine u n dialogo interreligioso
abbondanza» (Gv 10,10) di cui tutti abbiamo bisogno, che profetico, come lo esige la natura di questo dialogo. In mol-
è il progetto di Gesù e il progetto di Dio (che per noi cri- ti casi sono davvero in collocazioni non evangeliche, dalle
stiani si chiama Regno). Solo così, eviteremo di costruire quali è praticamente impossibile realizzare u n lavoro mos-
la casa dal tetto, troveremo il nostro punto di appoggio nel so dalla purezza e dalla semplicità evangeliche.
centro stesso della nostra esperienza religiosa, e il nostro
sarà u n «ecumenismo del Regno». Secondo: è più che probabile che molte delle gerarchie del-
le religioni (o Chiese) non siano adeguatamente «aggior-
nate» per una teologia e una spiritualità in accordo con ciò
che lo Spirito fa sentire oggi a ogni Popolo di Dio. Oggi
• Nota sul soggetto del dialogo religioso per esempio, è voce tristemente comune nella società e nel-
la Chiesa che la gerarchia cattolica sia incapace di u n pen-
Chi deve dialogare, l'istituzione ecclesiastica, le autorità ec- siero libero e di u n discernimento sincero 55 . Le gerarchie
clesiastiche, le «Commissioni interreligiose o interconfes-
sionali nominate ad hoc», la Congregazione per la dottri-
na della fede (ex Sant'Ufficio, ex Santa Inquisizione) o il
54
popolo di Dio? Normalmente si pensa che il dialogo reli- Comblin, J., Teologia da missào, appunti prò manoscritto.
55
Per esempio, in questo momento, la dichiarazione Dominus Iesus
- uno dei documenti del magistero più rifiutati dal Popolo di Dio,
realmente «non receptus» - dà la misura del modello di pensiero ge-
53
Così lo vedeva Pio IX nella sua enciclica Singultiti Quaderni (1854) rarchico della Chiesa cattolica per ciò che si riferisce al pluralismo
e Quanto conficiamur moerore (1863) e, ovviamente, nel Syllabus religioso e al dialogo interreligioso. Chi non sia disposto a passare
(1864). per questo varco non può far progressi nella gerarchia della Chiesa,

180 181
sono teologicamente conservatrici, di natura. In questa ni culturali ed etniche, molti gruppi di potere...). Il dialo-
nuova epoca (dopo il «cambiamento epocale»), u n dialogo go interreligioso deve effettuarsi in u n altro campo, in un
sviluppato con i presupposti teologici dei due millenni pre- ambito di libertà di spirito e di libertà dello Spirito. Biso-
cedenti 56 è condannato in anticipo al fallimento 57 . gna lasciar parlare il Popolo di Dio, i popoli di Dio, le lo-
ro comunità, i loro profeti, tutti i loro carismi... Come di-
Terzo: il Popolo di Dio ha diritto a dialogare, forte delle sue ce Pedro Casaldàliga: «Dio ha diritto a dialogare con Dio».
comunità e di tutti i suoi carismi. Forse l'istituzione ec- Quinto: In ogni caso, tanto di fronte all'ecumenismo come
clesiastica ha difficoltà insuperabili a dialogare, o ne è in- al dialogo interreligioso, le Chiese e le religioni hanno un
capace, mentre il popolo di Dio non ha difficoltà... La ge- compito da realizzare. La proposta che Congar ha fatto per
rarchia sa che lo Spirito di Gesù ci supera, agisce e soffia l'ecumenismo possiamo estrapolarla per il dialogo interre-
dove vuole e come vuole. È impossibile mettere porte al cam- ligioso. Egli proponeva di portare a termine u n a «ri-rice-
po o al Vento. zione degli scritti simbolici», dei decreti conciliari o pon-
Quarto: se quelli che partecipano al dialogo interreligioso tifici, vale a dire, degli scritti normativi per la fede di ognu-
lo fanno in quanto rappresentanti dei «sistemi» religiosi e na delle chiese e di cui esse si sono nutriti lungo la loro
delle «istituzioni», il risultato non è religioso bensì istitu- storia. Ogni chiesa o confessione dovrebbe «ri-accogliere»
zionale, non raccoglie gli interessi dello Spirito ma i ne- i propri scritti normativi «per ricollocarli nell'insieme e
goziati (dottrinali, di potere, d'influenze...) delle istituzio- nell'equilibrio della testimonianza della Scrittura». Si trat-
ni. Il problema istituzionale è molto forte tra i cattolici, ma terebbe di u n processo che dovrebbe aver luogo in ognu-
non è inesistente in altre religioni che hanno pure pro- na delle chiese, ma che dovrebbe essere convergente, co-
porzionalmente le medesime strutture religiose istituzio- me preparazione per una possibile riconciliazione: «sa-
nali classiche (un clero, u n «dogma», u n a tradizione con- rebbe come un'anticipazione frammentaria di u n futuro
servatrice, degli interessi economici, alcune identificazio- concilio in comune» 5 8 .

II. Testi antologici


ne può partecipare alle piattaforme teologiche ufficiali che si tra-
sformano così in «luoghi antievangelici», dove non è possibile né la • COMBLIN fa una proposta per avanzare sul cammino del
verità né la libertà, né, di conseguenza, il dialogo interreligioso sin- dialogo interreligioso: «Dobbiamo preparare non u n nuo-
cero. vo Concilio, m a u n Incontro mondiale dei cristiani per se-
56
Anche riguardo alla Chiesa cattolica possiamo dire, a nostro umi-
le parere, che, deplorevolmente, a dispetto di tante celebrazioni giu- gnalare problemi e dare suggerimenti. L'ecumenismo non
bilari in occasione dell'anno 2000, non è entrata realmente nel terzo si farà discutendo problemi, bensì cercando insieme la vi-
millennio, ma che si sta facendo tutto lo sforzo possibile per mante- ta evangelica nel mondo attuale. L'Incontro non dovrà pren-
nerla nel millennio passato. È stato il concilio Vaticano II che ha cer- dere decisioni che rimarrebbero in ogni caso sulla carta,
cato di aprire la porta per abbandonare configurazioni accidentali e bensì aprire orizzonti e favorire u n lavoro d'insieme. È chia-
zavorra che si erano formate storicamente col passare del tempo, a
lato e contro il mandato di Gesù, ma l'apertura è rimasta a metà e ro che in questo Incontro ci sarebbe una gran maggioran-
attende con urgenza una nuova opportunità. O arriverà troppo tar- za di laici, persone coinvolte nei problemi del mondo. Non
di? Si veda Comblin, Um novo amanhecer da Igreja?, Vozes, Petró- persone schiavizzate dal sistema, collaboratrici del siste-
polis 2002. ma, ma persone che rimangono coscienti e lucide in mez-
57
È l'opinione di alcuni analisti cattolici, che credono che in questo zo alla pressione del sistema.
momento un concilio «ecumenico» della Chiesa cattolica sarebbe con-
troproducente, perché l'insieme dei vescovi imposti dal centro du- Un Incontro simile dovrebbe essere promosso dalle stesse
rante gli ultimi 25 anni con criteri conservatori, contrari nella mag-
gioranza dei casi alla fede del Popolo di Dio, non offrirebbe le con-
dizioni minime necessarie per un dialogo all'altezza del momento sto-
rico che stiamo attraversando. Diversités et communion, Cerf, Paris 1982, pp. 244 e 250.

182 183
Chiese con l'appoggio delle gerarchie, affinché possano ave- ' III. Domande per riflettere e dialogare
re peso davanti alle masse cristiane, e non rimanere nel
mutuo isolamento. Ma il lavoro sarebbe dei laici per la gran - Cercare di ricostruire, fra tutte le «eclesiologie» implici-
parte» (COMBLIN, Teologia da missào, prò manuscripto). te che ci sono state trasmesse nella nostra formazione cri-
• «Venga il tuo Regno»: non si tratta che Dio regni nella stiana con il catechismo infantile, nella scuola, nel colle-
creazione con il suo dominio assoluto. Così regna quando gio...: chi ha fondato la Chiesa? Quando? Come? Per qua-
vuole, e sempre. Si tratta di u n altro regno che, per la sua le motivo? Chi comanda nella Chiesa? Che ruolo ha in es-
provvidenza, ha lasciato dipendente dalla nostra volontà. sa u n laico? Può cambiare la Chiesa? Quali cose possono
"Venga il tuo regno" significa che venga a noi il regno del- cambiare? Perché (o perché non) possono cambiare? Qua-
la gloria eterna dopo la morte. E, dato che per questo pri- li altre religioni possono salvare l'Umanità? Cosa deve fa-
m a l'uomo deve vivere in grazia, che venga nei nostri cuo- re la Chiesa riguardo alle altre religioni?
ri il regno di Dio nell'anima per la grazia santificante. E, - Si potrebbe stabilire una distinzione tra il cristianesimo
dal momento che la grazia non si dà se non per mezzo del- come «religione di Gesù» e la Chiesa come istituzione con-
la Chiesa, che regni la Chiesa e si estenda ovunque; poiché creta e con la configurazione concreta che è venuta assu-
essa è il regno di Gesù Cristo. mendo? Fare in gruppo un elenco di: a) aspetti o elementi
della Chiesa che sono attualmente così, ma che potrebbero
Il Regno di Dio è la Chiesa, nella quale regna qui Dio per essere altrimenti senza tradire il Vangelo; b) aspetti o ele-
la grazia, preparandola affinché dopo, trasferita in cielo a menti che sono attualmente così, ma che sarebbe meglio che
poco a poco, sia lì il suo regno, nel quale già regna per la fossero altrimenti per essere più fedeli al Vangelo; e) aspet-
gloria con tutto il suo splendore e la sua magnificenza» ti o elementi attuali che sono contrari al Vangelo.
(Remigio VILARINO sj, Vita de Jesus, Mensajero, Bilbao - Studiare concretamente tutto ciò che attualmente nella
4
1924, 410). Chiesa è eredità del regime di cristianità (e dell'impero ro-
mano) e non del Vangelo. Pronunciarsi rispetto alla possi-
• La bozza di una Costituzione sulla chiesa fu discussa dal
bilità o convenienza del suo superamento.
concilio per una settimana nel periodo di apertura del 1962.
Il suo primo capitolo, «Sulla Natura della Chiesa Militan- - Cosa ci sembra della proposta di Congar per il cammino
te», ripeteva il tema fondamentale della Mystici Corporis: ecumenico? Come lo immaginiamo, come potrebbe esse-
che la Chiesa Cattolica r o m a n a è il corpo mistico di Cri- re? Siamo realisti e pensiamo anche il peggio (non abbia-
sto, ed esprimeva questa identificazione ancora con più m o garanzie che riuscirà tutto bene né che percorreremo
forza dichiarando: «Solo la Chiesa Cattolica Romana ha la via migliore): che cosa può accadere nella peggiore del-
diritto al nome di "chiesa"» (Ada Synodalia Conditi Vati- le ipotesi?
cani II, 114, 15) (SULLIVAN, Francis A., iHay salvadón fue- - Abbiamo sentito parlare dell'utopia del popolo guarani,
ra de la Iglesia?, Desclée, Bilbao 199, 169). che avverte di star camminando verso «la terra senza ma-
li»? Ascoltare la «Messa della terra senza mali» 59 e com-
mentare i suoi testi. Questo popolo, conosceva/conosce il
• Il 30 giugno del 2000 il Card. Ratzinger inviò ai presi- «Regno di Dio»? Chiarire teologicamente la risposta. In
denti delle conferenze episcopali u n a Nota sull'espressio- funzione di questa risposta, quale sarebbe l'atteggiamento
ne 'Chiese sorelle' in cui dice che questo termine può es- corretto per il dialogo religioso di una comunità cristiana
sere utilizzato solo nel contesto di rapporti tra Chiese par- (o di u n missionario) con questo popolo?
ticolari locali. La Chiesa universale, una, santa, cattolica e - Paragonare queste tre definizioni di «essere cristiano» e
apostolica, non è la sorella, bensì la madre di tutte le chie- commentare le loro differenze: a) essere membro della con-
se particolari. La nota è segreta e non è stata pubblicata
negli AAS, m a Adista l'ha fatta conoscere («Vida Nueva»
2248, 16 settembre 2000, p. 16). 59
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184 185
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187
186
/
Capitolo dodicesimo I. Per sviluppare il tema
Aspetti dogmatici cristologie! VEDERE

IL NOCCIOLO DEL PROBLEMA

Il cristianesimo afferma che il suo fondatore, Gesù di Na-


zareth, è Dio stesso, la seconda persona della santissima
Trinità, che si è incarnato nell'Umanità per farle conosce-
// capitolo che affrontiamo ora è importante e difficile. Nel re la verità e condurla alla salvezza. Se questo è vero, la re-
percorso già fatto, più di un lettore avrà sentito dentro di sé ligione cristiana è l'unica religione fondata da Dio in per-
le obiezioni classiche che fino ad ora non abbiamo affron- sona, venuto espressamente sulla terra per stabilire «la» re-
tato nel nostro corso. E non lo abbiamo fatto consapevol- ligione, e pertanto il cristianesimo è la religione assoluta,
mente, in attesa di questo momento. Dopo esserci sensibi- indiscutibilmente superiore, l'unica e definitiva, a cui tutta
lizzati riguardo alla realtà storica del pluralismo religioso l'Umanità deve aderire. Questo è l'effetto dell'affermazione
(capp. 3-5), avevamo dapprima bisogno di liberarci dall'osta- dogmatica secondo cui Gesù è la seconda persona della Tri-
colo di una inadeguata comprensione della rivelazione (cap. nità, incarnata nell'Umanità. E quest'affermazione dogma-
8) e fare le prime affermazioni positive di una nuova posi- tica su Gesù è il nucleo stesso del cristianesimo, che è sta-
zione dinanzi al pluralismo religioso (cap. 9), e poi di con- to conservato per i quasi duemila anni della sua storia con
frontarci con i principali punti di riferimento cristiani (capp. una chiara coscienza esclusivista, che solo da 40 anni è ap-
10 e 11). prodata all'inclusivismo e che ora oppone resistenza al pas-
Ora, però, dobbiamo confrontarci con la principale difficoltà, saggio verso l'accettazione di u n paradigma pluralista 1 .
che è senz'altro il «dogma cristologico».
Dobbiamo dire subito che ci muoviamo sul terreno delle ipo-
tesi e delle «proposte di ripensamento», non in quello delle IL PROBLEMA NELLA STORIA
tesi confermate o delle affermazioni provate. Negli stretti li-
miti di una lezione di questo corso non pretendiamo altro Come già accennato nei primi capitoli del corso, gli effet-
che introdurre il lettore - individuale o collettivo - a questa ti di questo nucleo dogmatico non sono rimasti nella sfe-
problematica e invitarlo ad approfondirla ulteriormente per ra puramente teorica o speculativa, ma hanno avuto lun-
proprio conto. Del resto, come diremo, dovranno forse pas- go la storia notevoli risvolti sociali e politici, di certo non
sare varie generazioni perché il cristianesimo giunga a nuo- indolori. Infatti le Chiese cristiane sono note nel mondo
ve e soddisfacenti risposte per queste domande di sempre. per il loro classico orgoglio di essere l'unica vera religio-
Nel frattempo, dobbiamo vivere, credere e agire per ciò che è ne, per la loro pretesa di universalità e di conquista del
più urgente, lasciando che maturi ciò che sì «può sperare». mondo, e per u n certo inveterato atteggiamento di di-
Secondo la nota metodologia, partiremo (VEDERE) da una sprezzo verso le altre religioni. Questa proiezione storica
impostazione sintetica del problema, seguita dall'evocazione di effetti negativi derivanti da affermazzioni teoriche non
degli effetti storici negativi che V«ermeneutica del sospetto» è tipica del cristianesimo, m a di molte religioni; così, seb-
scopre dietro di essa. In seguito (GIUDICARE) cercheremo bene molti avvenimenti o aspetti negativi fossero dovuti
di vedere da dove nasce il problema, che non deriva da Ge- piuttosto a ragioni prudenziali di persone investite di au-
sù, ma dalla costruzione ecclesiastica del dogma cristologi-
co. Studieremo poi lo stato attuale della questione e alcune
delle proposte in corso. Concluderemo con la deduzione dei 1
Ci riferiamo qui, una volta ancora, al pluralismo come paradigma
criteri di prassi e di azione che possiamo proporci (AGIRE). che supera l'esclusivismo e l'inclusivismo, logicamente, non al sem-
plice pluralismo o pluralità di religioni.

188 189
torità nelle religioni, spesso sono stati convalidati e legit- mini e donne di buona volontà, m a questo non ci esime
timati facendo appello agli insegnamenti ufficiali delle re- dal riconoscere il fatto reale delle responsabilità umane,
ligioni. Gli insegnamenti vedici - per esempio - relativi al sebbene non ricadano su atti personali m a su strutture so-
sistema delle caste furono utilizzati nell'India induista per ciali, istituzionali o mentali.
giustificare il trattamento di milioni di persone come fos- Torniamo a ricordare le parole: «Nella storia criminale del
sero paria senza dignità. In alcuni paesi islamici, forme di- cristianesimo - dice Reinhold Bernhard -, la responsabi-
sumane di punizione furono giustificate utilizzando il Co- lità ricade, precisamente, sul complesso degli elementi teo-
rano. Alcune situazioni storiche chiaramente lamentabili rici che hanno reso possibile tale prepotenza» 3 . Nella «sto-
nell'ambito cristiano furono giustificate con il pretesto del ria criminale del cristianesimo», questa storia di guerre,
dogma cristologico dell'incarnazione. Elenchiamone qual- conquiste, crociate, persecuzioni, imposizioni, condanne,
cuna delle più evidenti: asservimenti... la responsabilità ricade - egli dice - sugli
«elementi teorici», sulla teologia in definitiva. Non sarà
a) l'antisemitismo, l'unica responsabile, ma forse ne è la principale. Una cat-
b) lo sfruttamento del terzo mondo da parte del primo, tiva teologia può essere responsabile dei peggiori crimini
e) la subordinazione della donna, della storia del cristianesimo. Anche di fronte al puro so-
d) la stessa superiorità del cristianesimo e il suo spirito di spetto, corre l'obbligo per ogni cristiano, e per ogni teolo-
espansione e di conquista, go o teologa, di riesaminare le dottrine teologiche.
e) l'assolutizzazione dell'autorità ecclesiastica e la ridu- Del resto, è la stessa parola di Gesù (Mt 7,17-20) che ce lo
zione del corpo ecclesiale alla passività. conferma: una dottrina buona non può produrre frutti cat-
tivi né provenire da cattiva semente. Se nella storia si ma-
nifestano segni di pratiche viziate dalla copertura legitti-
L'ERMENEUTICA DEL SOSPETTO NEI RIGUARDI matrice di qualche giustificazione teologica, è necessario
DELLA FEDE CRISTOLOGIA rivedere questa teologia e riesaminare il processo della sua
elaborazione, onde scoprire eventuali pecche sia nella sua
Il ricordo di tutte queste pagine storiche è per molti os- costruzione sia nell'utilizzo delle sue conclusioni.
servatori motivo sufficiente per ritornare sul dogma cri-
stologico e riconsiderarne il reale fondamento e significa-
to, come per analizzare più criticamente il ruolo che gli in-
GIUDICARE
teressi istituzionali, corporativi, economici, culturali... dei
cristiani hanno giocato nella costruzione di questa dog- IL PROBLEMA NON DERIVA DA GESÙ
matica cristologica. Una fede «cieca», fideista, indiscussa
e indiscutibile, estranea a ogni razionalità, chiusa a ogni
discussione del dogma cristologico, non è u n a fede che pos- La prima cosa che dobbiamo constatare è che il problema
sa «dare ragione di sé» agli uomini e alle donne di oggi. del dogma cristologico non deriva certamente da Gesù, m a
L'atteggiamento più maturo è quello di accettare serena- dal Cristo della fede 4 costruito dalla dogmatica cristiana.
mente u n giudizio storico su questi effetti negativi che di Come già abbiamo visto nella 10a lezione, l'atteggiamento
fatto si sono avuti nella nostra storia, e riconoscere one- di Gesù è totalmente diverso: non ha mai affermato di se
stamente ciò che nella elaborazione della fede cristologica stesso ciò che l'istituzione che fa capo a lui ha detto su di
- e, soprattutto, nel riferimento e utilizzo di essa lungo la
storia - c'è stato di elemento «ideologico» 2 . Sappiamo be- 3
ne che molti dei protagonisti di questa storia sono stati uo- R. Bernhardt, La pretensìón de absolutez del cristianismo. Desde la
Ilustración hasta la teologia pluralista de la religión, Desclée, Bilbao
2000, pp. 315-316.
4
Ricordiamo necessariamente a questo proposito la distinzione tra
2
Ricordiamo quanto detto al riguardo nella 5 a lezione. il Gesù storico e il Cristo della fede, che diamo qui per scontata.

190 191
lui. E la quasi totalità di ciò che la Chiesa ha detto di Ge- co i vangeli sinottici - i più vicini alla storia di Gesù -, sco-
sù, era ciò che essa stessa pensava che Gesù sapesse e aves- priamo, in primo luogo, che non ci parlano mai del «Fi-
se testimoniato. La Chiesa ha vissuto praticamente tutta la glio di Dio» come seconda persona della santissima Tri-
sua storia credendo che fossero storiche le parole che Gio- nità; la dottrina della Trinità è stata elaborata molto dopo.
vanni aveva messo sulle sue labbra, le quali affermavano
la sua identità con il Padre, la sua cosciente e proclamata Quando nei vangeli sinottici si parla di «Figlio di Dio» non
divinità, il suo essere «la via, la verità e la vita», ecc. Oggi si sta parlando di «Dio Figlio» (seconda persona della Tri-
siamo sicuri che Gesù non ha mai pensato questo. Non è nità 7 ), come spontaneamente diamo per inteso, m a di un
mai stato cristocentrico, bensì teocentrico e regnocentri- concetto pre-trinitario di «Figlio di Dio», dello stesso ge-
co5. Gesù non ha mai predicato la dogmatica cristologica, nere che si applica a tanti altri personaggi della storia. Fi-
ma un altro messaggio... glio di Dio, in realtà è u n concetto, un'espressione non pro-
Ma il Gesù «messaggero» della Buona Notizia è stato pre- pria del vangelo né dell'ebraismo, m a comune alle religio-
sto trasformato lui stesso in «messaggio» cristiano. Il Cri- ni dell'antichità. In questo senso, Figlio di Dio si applica-
sto onnipotente, Pantocrator, sostituto di Giove nel Pan- va a quelle persone che per la qualità della loro vita o del-
theon romano, divenne a poco a poco il messaggio della le loro opere rivestivano nella società un significato reli-
Chiesa cristiana e spiazzò pian piano il messaggio sovver- gioso particolare o specialissimo, costituivano u n a traspa-
sivo di Gesù, consentendo alla Chiesa di assumere il ruo- renza o u n richiamo alla vicinanza del divino. Così, gli eroi,
lo di religione ufficiale di quell'impero che aveva condan- i «santi»... erano ritenuti «Figli di Dio» nel senso della lo-
nato a morte il suo fondatore. ro reale eccellenza, senza u n necessario riferimento a una
Accadde ciò che Diez-Alegria chiama «Il grande tradimen- «generazione divina»; benché fossero abituali le leggende
to» 6 . Si mise Gesù sul pinnacolo del Tempio dell'Impero, be- che attribuivano filiazione divina in senso proprio a per-
nedicendolo e legittimandolo, ed esigendo, per il suo carat- sonaggi importanti della società, che arrivavano perfino ad
tere di unicità, anche l'unicità religiosa di tutta l'Umanità. essere ritenuti figli di madre vergine. Tutto ciò era u n fe-
Come sorge dunque il dogma cristologico? nomeno comune nel mondo religioso dell'antichità, oggi
ampiamente conosciuto 8 .
Nel NT ci sono numerosi indizi che mostrano come, in
LA COSTRUZIONE STESSA DEL DOGMA CRISTOLOGICO molti luoghi ed epoche del suo processo di formazione, la
linea che prevalse rispetto al rapporto di Gesù con Dio è
L'esperienza dice che il comune cristiano, senza u n a par- stata l'«adozionista»: nella lettera ai Filippesi (2,6-11) Ge-
ticolare formazione critica, legge i vangeli sinottici pen- sù sarebbe stato «adottato» come Figlio di Dio da parte di
sando che lì vi sia già chiaramente espresso il dogma cri- Dio Padre. Gesù sarebbe stato u n essere u m a n o comple-
stologico. Nella nostra mente poi, i testi evangelici sono tamente normale, «secondo la carne», prima della risurre-
già «occupati» da una determinata interpretazione. Ci so- zione, ma «costituito Figlio di Dio con potere» dopo la ri-
no stati letti, proclamati e insegnati a partire da u n a de- surrezione (Rm 1,4). Questo è chiaro negli strati inferiori
terminata interpretazione, senza che potessimo renderci del processo di gestazione del NT.
conto della distanza che corre tra l'interpretazione con cui
li percepiamo e ciò che dicono i testi in se stessi. 7
Se leggiamo, per esempio, attentamente e con senso criti- Le persone della Trinità sono Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito
Santo; in questo senso bisognerebbe distinguere tra «Dio Figlio» (se-
conda persona della Trinità) e «Figlio di Dio», espressione che pre-
cede di molto l'elaborazione della dottrina della Trinità e che non si
5
Cf. la lezione 10a. riferisce a questa seconda persona della Trinità, ma ad uno «specia-
6
J.M. Diez Alegria, La gran traición, in Rebajas teológicas de otono, le rapporto» con Dio della persona a cui fa riferimento.
8
Desclée, Bilbao 1980, cap. 7; anche in servicioskoinonia.org/relat/271. Riferito concretamente all'AT, si veda H. Haag, «Hijo de Dios» en el
htm. mundo del Antigua Testamento, in Concilium 173 (1982) p. 341.

192 193
Negli strati successivi e finali di questo processo sorge l'idea sia stata in questa epoca - già molto lontana dalla morte di
di una divinità di Gesù, che sarebbe precedente, preesi- Gesù - una dottrina comune sulla trinità, sulla filiazione
stente alla sua esistenza umana. Di fatto, durante la sua vi- divina di Gesù e su molti altri temi importanti.
ta, né Gesù né i discepoli intravidero questa prospettiva. È Lo spettacolare sviluppo di questi aspetti avviene molto tar-
sorta in seguito già nella comunità post-pasquale, allorché di, concretamente nei secoli IV e V. Già abbiamo studiato
i cristiani cominciarono a riflettere su Gesù, per esprime- nella lezione precedente quale terribile sconvolgimento è
re a loro stessi l'esperienza religiosa che stavano vivendo. stato per la Chiesa del secolo IV l'ingresso nell'epoca co-
I vangeli, come sappiamo, vennero scritti, in certo modo, stantiniana, con il cristianesimo che diviene la religione uf-
retrospettivamente. Dapprima si scrisse il finale, la risur- ficiale dell'impero romano. Con questo sfondo, possiamo
rezione, poi la sua morte e più tardi ancora la passione. ora concentrarci in quello che è accaduto nei cosiddetti
Più tardivamente vennero recuperate la vita di Gesù, la sua concili cristologici (soprattutto di Nicea e Calcedonia) e
predicazione e la sua prassi liberatrice. I vangeli dell'in- nell'analisi del loro significato.
fanzia furono i più tardivi, redatti già con un'altra preoc-
cupazione e u n diverso genere letterario. Come abbiamo detto, dopo quasi tre secoli di diffusione piut-
tosto discreta e a volte clandestina all'interno dell'impero ro-
Ricordiamo la gradualità del processo, così com'è di fatto mano, con alternanza di periodi di tolleranza e di periodi di
rintracciabile negli scritti neotestamentari. Marco è risali- persecuzione, dopo l'ultima persecuzione - quella di Dio-
to fino agli inizi della vita pubblica di Gesù, e per questo cleziano - la Chiesa cristiana avrebbe sperimentato una ver-
il suo vangelo comincia con la fine del ministero di Gio- tiginosa trasformazione che neanche poteva immaginare.
vanni Battista; ci dice che quando Giovanni fu imprigio- Era appena uscita dalla clandestinità e veniva tollerata - gra-
nato, Gesù iniziò a predicare (1,14). Matteo, che scrive più zie all'editto di Milano, che all'inizio non è che un editto di
tardi, già include u n a «genealogia» di Gesù (evidentemen- libertà religiosa - , che l'imperatore Costantino prende l'ini-
te teologica, non storica: 1,1-17), nella quale risale fino ad ziativa di convocare i vescovi per quello che sarà il «Conci-
Abramo. Luca - che scrive più o meno contemporanea- lio» di Nicea. I vescovi non si erano mai riuniti in Concilio
mente a Matteo, ma scrive per i gentili - compone un'al- dagli inizi stessi della Chiesa; non c'era alcuna tradizione al
tra genealogia (3,23-38) nella quale risalirà ancora più in- riguardo. Non c'era ancora un'«autorità centrale» ecclesia-
dietro, fino allo stesso Adamo. Finalmente, l'evangelista stica che potesse «convocare un concilio». E di fatto non fu
Giovanni, molto più tardi, probabilmente attorno all'anno un'autorità ecclesiastica che lo convocò. È stato Costantino
100, nel prologo del suo vangelo, che fa le veci di una ge- a convocarlo, per i propri interessi e con i propri obiettivi,
nealogia, risale al «principio» dei tempi e lì colloca la pree- impegnandosi fin dal primo momento a fare in modo che i
sistenza (eterna) del Verbo (Gv 1,1 ss). Negli scritti di Gio- vescovi intendessero chiaramente che stavano obbedendo
vanni e nel prologo delle lettere ai Colossesi e agli Efesini all'imperatore, come funzionari dello Stato. L'imperatore
questa preesistenza arriva ad essere eterna. convoca, l'imperatore paga, la posta imperiale (di lusso) rac-
coglie i vescovi e li trasporta a carico dello Stato. A Nicea i
Vale a dire, come passa il tempo, le comunità del NT pro- vescovi sono ospiti dell'imperatore, che li invita, li ossequia,
seguono la loro riflessione e proiettano sempre più indie- li dirige... A Eusebio, come abbiamo già ricordato nella le-
tro nel tempo l'origine del Cristo della loro fede 9 . Cionono- zione precedente, parve di vedere, nel banchetto offerto da
stante, questo processo così ordinato ed esposto è u n no- Costantino ai vescovi nel suo palazzo imperiale, protetti dal-
stro ordinamento; in realtà si è trattato di una non facile le spade sguainate dei soldati dell'esercito romano... un sim-
convivenza tra cristologie ed ecclesiologie notevolmente di- bolo del Regno di Dio che si stava realizzando sulla terra 10 ...
verse per tutto il tempo del NT, senza che si possa dire ci

9
L. Boff, Jesucristo el libertador, Sai Terrae, Santander 1980, p. 172ss. Eusebio, Vita Constantini 3,14.
194 195
Oggi nessuno mette in dubbio il genio politico di Costanti- La debolezza della Chiesa aumenta quando a Costantino
no. In un'epoca di chiara decadenza dell'impero, intuì che la succede Costanzo. Cresce talmente la pressione che si fan-
Chiesa cristiana avrebbe potuto fungere da efficacissimo fat- no sentire alcune voci critiche di vescovi che denunciano
tore di coesione di quella società in buona parte frammen- questa situazione 1 3 . Costanzo giunge a trasferire la sala
tata e disunita. Con tutto uno spiegamento di mezzi e di sfor- del dibattito dei vescovi nel proprio palazzo, e lì sorpren-
zi, prese l'iniziativa perché la Chiesa divenisse effettivamen- de i vescovi in pieno dialogo, facendo irruzione nella sa-
te uno strumento a servizio della sua politica di governo. la da dietro le cortine, da cui spiava le loro delibere, e ram-
pognandoli con fare arrabbiato: «Ciò che io voglio dev'es-
Non possiamo entrare nei dettagli di questa storia. Basterà sere legge della Chiesa!» 14 . È soltanto u n eloquente detta-
che ci riferiamo agli elementi più noti e significativi, rela- glio della situazione di pressione morale vissuta dai ve-
tivi al tema centrale che ci riguarda: la costruzione del dog- scovi.
ma cristologico nei Concili di Nicea e Costantinopoli. In
quello di Nicea, l'imperatore non soltanto è colui che con- Oggi non è possibile negare storicamente che i concili cri-
voca e segnala i temi da studiare e da dibattere nell'aula stologici furono in gran parte opera dell'imperatore, non
conciliare, ma anche colui che suggerisce e preme affin- solo per la loro materiale convocazione, presidenza e di-
ché vengano approvate le decisioni che egli desidera. Il di- rezione, ma anche per gli obiettivi perseguiti ed effettiva-
battito a volte non è teologico né biblico, e n e m m e n o pa- mente raggiunti 15 .
storale, m a nettamente politico: si tratta di u n a battaglia
tra coloro che obbediscono e si pongono dalla parte dell'im- Quando Costantino si prefisse di cambiare la classica e uf-
peratore e coloro che osano dissentire. Il dibattito finisce ficiale religione pubblica dell'impero romano con il cri-
per essere u n braccio di ferro tra le fazioni favorevoli e stianesimo, sperava senz'altro che questo avrebbe assunto
quelle contrarie all'autorità civile. Tra lo svolgersi dei di- la funzione di legittimare l'impero, di sanzionare la mora-
battiti, si sentono allo stesso modo sia le ragioni e gli ar- le della sua politica e delle sue istituzioni d'autorità, com-
gomenti teologici sia gli evviva all'imperatore 11 . Costanti- presa probabilmente la divinizzazione della sua persona.
no impone alla fine le sue opinioni dinanzi ad alcuni ve- Quest'ultima cosa non era direttamente possibile da parte
scovi senza u n a rappresentanza visibile, sconcertati, che del cristianesimo, ma senz'altro lo era indirettamente. Il
realizzano u n «concilio» senza averlo convocato e senza monoteismo cristiano forniva u n o straordinario supporto
ben capire ciò che fanno, senza il controllo della situazio- agli sforzi per mantenere l'unità dell'impero 16 , e l'afferma-
ne, sentendosi e sapendosi funzionari dello Stato, tanto zione della divinità di Cristo innalzava indubbiamente il
sorprendentemente festeggiati come moralmente condi- rango dell'autorità di chi deteneva il potere nell'«impero
zionati. Qui è importante notare due cose: lo stesso impe- cristiano». Questo era visto come «una copia del regno di
ratore Costantino presiede, dirige, condiziona e sancisce Dio. E come questo ha u n solo Padre, così l'impero ha u n
un Concilio che elabora u n dogma cristologico, che è a sua solo sovrano, l'imperatore. E la missione dell'imperatore è
volta uno strumento politico di cui l'Impero ha bisogno; e, realizzare il piano di Dio sulla terra, come "luogotente" di
d'altra parte, il presidente di questo Concilio, il sua vero Dio. Si consacra così u n a forma di monoteismo che com-
capo, non solo è un imperatore m a addirittura u n o che non
è ancora cristiano 12 .
13
Così un Ilario di Poitiers contro l'imperatore Costanzo (Contra
11
Constantium Imperatorem, 4-5: PG 10, 580-581); ma anche sant'Am-
«Non è inconsueto in un'epoca e in concili in cui sembra si discu- brogio
14
nei confronti di Teodosio.
tano punti di alta teologia, sentire, a guisa di argomenti, evviva all'Im- 15
R. Velasco, La Iglesia de Jesus, Verbo Divino, Estella 1992, p. 121.
peratore...» (J.L. Segundo, El dogma que libera, Sai Terrae, Santan- J. Sobrino, Lafeen Jesucristo, UCA, San Salvador 1999, p. 538; J.
der
12
1989, p. 224. Moingt, El hombre que venia de Dios, Desclée, Bilbao 1995, I, p. 146.
16
Si farà battezzare «solo al momento della sua morte nell'anno 337»". Severino Dianich, La Iglesia en misión, Sigueme, Salamanca 1988,
Segundo, ibid., p. 222. p. 208.
196 197
porta la monarchia imperiale» 17 . Le nuove affermazioni su fu accolta con entusiasmo dal popolo, nella città dell'anti-
Cristo erano indirettamente affermazioni sull'autorità ci- ca «Gran Madre», l'originaria dea-vergine Artemisia, Dia-
vile e religiosa. Il significato politico del concilio ha avuto na... ricorda Kùng. Evidentemente, Cirillo conosceva per-
come esito che all'imperatore cristiano ora si attribuiva lo fettamente tale contesto di «religiosità popolare pre-cri-
status di viceré di Dio sulla terra 18 , «strumento eletto da stiana». Però, la sua manipolazione a favore del nuovo dog-
Dio», «vescovo di quelli che sono fuori», «vescovo univer- m a avrebbe segnato un passo in avanti nel processo di ma-
sale», «tredicesimo apostolo» 19 . E con ciò, anche la stessa turazione della fede del Popolo di Dio o piuttosto una mi-
Chiesa ne risulta beneficiata: eredita e condivide gli attri- stificazione e uno sviamento dalla fede stessa fondata su
buti religiosi che ricadono sull'imperatore, e quando que- Gesù di Nazareth? Lo storico R. Teja conclude lapidaria-
sti scomparirà, con la caduta dell'impero romano, il papa mente: «Per i vescovi alessandrini le questioni dogmatiche
senza più rivali erediterà la tradizione del culto imperia- erano solamente uno strumento per imporsi su quelli di
le 20 . La cristologia verticale monofisita che venne elabora- Costantinopoli» 24 .
ta, «apparentemente metteva in risalto la divinità di Gesù, In ogni caso, dopo molte vicissitudini, la formula finale del
ma in realtà non faceva che proiettare su di lui le nostre Concilio di Calcedonia (anno 451), espressa con concetti
preoccupazioni, i desideri o le fantasie di potere e di pre- del tutto lontani dal NT e dalla fede cristiana tradizionale
potenza» 21 . neotestamentaria, corregge e completa per la parte uma-
D'altra parte, non mancano aspetti discutibili degli stessi na la formula della fede cristologica di Nicea. Ecco la for-
vescovi: «rivalità teologiche (tra la cristologia di Alessan- mula finale:
dria e quella di Antiochia), antagonismi politico-ecclesia- «Si deve riconoscere u n solo e medesimo Cristo Signore
stici (tra i patriarchi di Alessandria e Costantinopoli) e, in unigenito, in due nature, senza confusione, immutabili, in-
parecchi casi, iniziative personali di qualche ecclesiastico, divise, inseparabili, non essendo venuta meno la differen-
come la clamorosa manipolazione del Concilio di Efeso nel za delle nature a causa della loro unione, m a essendo sta-
431 da parte di Cirillo d'Alessandria e la sua definizione ta, anzi, salvaguardata la proprietà di ciascuna natura, e
della maternità divina di Maria prima che arrivassero i pa- concorrendo a formare una sola persona e ipostasi; egli
dri conciliari antiocheni, che rappresentavano nel Conci- non è diviso o separato in due persone, ma è u n unico e
lio la parte contraria» 2 2 . Dopo la manipolazione di Ciril- medesimo figlio, unigenito, Dio, Verbo e Signore Gesù Cri-
lo 23 , la nuova definizione conciliare sulla maternità divina sto, come u n tempo hanno insegnato i profeti e poi lo stes-
so Gesù Cristo, e infine come ci ha trasmesso il simbolo
17 dei padri» 25 .
Velasco, ibìd., p. 125. Cf. E. Peterson, Der monoteìsmus als politi-
sches problem, Hegner, Leipzig 1935. I tempi erano così polemici - e probabilmente la formula-
18
J. Hick, La metàfora de Dios Encarnado, Abya Yala, Quito 2004, p. zione ottenuta era pedagogicamente così poco felice, non
71, collana «Tiempo axial» n. 2.
19
Velasco, ìbid., p. 123. soltanto per il popolo -, che venne presa la decisione di
20
Hugo Portelli, Gramsci e a questào religiosa, Paulinas, Sào Paulo «congelarla», con la proibizione di alterare la sua redazio-
1982, p. 53.
21
ne, modificare qualunque sua parola o - ancor meno - ren-
A. Torres Queiruga, La revelación de Dios en la realización del hom-
bre, Cristiandad, Madrid 1987, p. 86. Aggiunge Torres Queiruga: «La
verità è che questa concezione era profondamente infedele ai dati
della Scrittura». obispos, monjes y mujeres. Protagonistas del cristianismo antiguo, Trot-
22
H. Kùng, Ser cristiano, Cristiandad, Madrid 1977, p. 584. ta, Madrid 1999, pp. 123-134. 173-194, con abbondante bibliografia.
23
È fuori dubbio e profusamente documentata non soltanto la grave L'«ermeneutica del sospetto» non ricade soltanto su Cirillo ma, in ge-
e massiccia manipolazione di Cirillo in questo Concilio, ma anche nerale, sul comportamento politico dei vescovi in questi concili.
che questo era il suo comportamento abituale e ampiamente noto 24
Teja, ibid., p. 124.
per i molti problemi della Chiesa nei quali poteva intervenire data la 25
Denz. 302.
sua posizione gerarchica di rilievo. Cf. Ramon Teja, Emperadores,

198 199
derla con un'altra serie di concetti 26 . È questo che alla fi- comune dei cristiani - intoccabili, rigide, inflessibili, sen-
ne darà un risultato durevole per secoli: u n a formula teo- za analisi né riconsiderazione né, ancor meno, reinterpre-
logica stereotipata e rigida, ritenuta intoccabile e sacra, al- tazione possibile. Potremmo dire che sono lì come u n a «en-
lontanandosi anche minimamente dalla quale faceva in- clave di fondamentalismo» nel cuore del cristianesimo, an-
correre automaticamente nell'accusa di eresia e - lungo che del cristianesimo più «avanzato e progressista»... In-
molti secoli della storia della Chiesa - nella condanna ed dubbiamente questa situazione sta cambiando da poco
esecuzione da parte dell'Inquisizione. Proprio per questo, tempo, e a questo faremo subito riferimento.
è facile che l'odierno lettore trovi in essa parole addirittu-
ra familiari perché gli ricordano le definizioni del catechi- Oggi è divenuto palese per gli storici e i teologi che non si
smo imparate a memoria nella sua infanzia: Gesù, Figlio può rimandare l'introduzione di u n coefficiente di valuta-
di Dio, seconda persona della santissima Trinità, con due zione per i concili cristologici, in funzione dei condizio-
nature (divina e umana, «senza confusione né divisione») namenti così sostanziali di cui furono oggetto. Non pos-
ma in una sola persona (quella divina). Di qui la formula siamo dare pieno e indiscusso diritto di cittadinanza dog-
sintetica finale della fede cristologica elaborata dai conci- matica ad alcune formulazioni per il semplice fatto di pro-
li cristologici dei secoli IV e V. cedere da qualcosa che abbiamo chiamato - chissà se trop-
po facilmente - «concilio ecumenico», e senza che lo deb-
Giunti a questo punto bisogna notare che, per u n curioso ba impedire l'antica tradizione d'intoccabilità di queste for-
fenomeno, forse dovuto alla particolare origine storica che mule. Sta nascendo tra gli storici e i teologi un crescente
abbiamo appena riferito, questa formula distanzia di mol- consenso sulla necessità di «riconsiderare» criticamente il
to, indubbiamente, qualsiasi altra, ed è la più sacralizzata vero significato e perfino la stessa validità di questa co-
che abbia avuto il cristianesimo in tutta la sua storia (e per struzione cristologica 27 .
molti pontinua ad esserlo). Nessun'altra formula è stata
presa in modo così direttamente e rigidamente letterale, La domanda ha u n duplice aspetto, quantomeno: uno sto-
con così poco margine lasciato alla metafora, alla inter- rico e uno teologico o epistemologico.
pretazione o alla «rilettura». Storicamente si tratta di chiarire fino a che punto i con-
cili cristologici, con tutti questi aspetti problematici a cui
Allo stato attuale della storia del cristianesimo, sono già stiamo semplicemente accennando, hanno realizzato le
due secoli che la teologia - nonostante la resistenza e le condizioni sociali minime di legittimità, di pace e di sta-
paure dell'istituzione - ha cominciato ad assumere le sfi- bilità per poter prendere decisioni realmente ponderate ed
de della razionalità moderna storico-critica. I fondamen- ecclesiali; fino a che punto si sono date le condizioni mi-
tali testi cristiani (soprattutto le Scritture) sono stati stu- nime di libertà tali da rendere possibile una capacità di ri-
diati in tutti i loro strati redazionali, nei loro influssi e nel- flessione politicamente libera, sia rispetto alle pressioni
le loro debolezze, sono stati riconsiderati e reinterpretati, dell'impero sia rispetto alle esigenze che la trasformazio-
senza raggiungere in molti casi u n a unanimità di giudizi, ne del cristianesimo in religione ufficiale dell'impero e in
nemmeno u n a certa convergente armonia tra le interpre- religione di Stato stavano proiettando sull'istituzione ec-
tazioni, e senza che queste difficoltà abbiano creato trop- clesiale 28 .
pi problemi. Al contrario, le formule del dogma cristologi-
co sono lì - nel dogma, nella teologia e nell'immaginario
27
Con ciò - per non essere fraintesi - stiamo solo postulando l'eser-
cizio di una dimensione costante nella Chiesa: il suo permanente do-
26
Dice lo stesso Concilio: «Dopo che abbiamo stabilito tutto ciò con vere di riconsiderare la validità del suo linguaggio come strumento
ogni possibile diligenza, il santo concilio ecumenico ha deciso che adeguato a trasmettere la fede ai propri contemporanei nelle muta-
nessuno può presentare, scrivere o comporre un formula di fede di- te condizioni dei tempi e delle culture. Cf. Gaudium et Spes 44.
28
versa, o credere e insegnare in altro modo». Cf. J. Moingt, El hom- Jon Sobrino ritiene necessario riassumere il contesto storico del
bre que venia de Bios I, Desclée, Bilbao 1995, p. 146. Concilio di Calcedonia prima di affrontare lo studio del suo conte-

200 201
Teologicamente o epistemologicamente la domanda è UNA RECENTE PROPOSTA DI REIMPOSTAZIONE
più complessa: fino a che punto la Chiesa aveva conoscenza
teologica e biblica sufficiente delle fonti documentali e del- Come abbiamo detto, questo punto del dogma cristologi-
la tradizione della fede cristiana, non diremo «come l'ab- co è circondato da u n particolare timore riverenziale da
biamo oggi», ma almeno da potersi qualificare come libe- parte dei teologi. Non c'è settore dogmatico della fede cri-
ra da malintesi fondamentali, da errori decisivi o da di- stiana che non sia stato revisionato e riconsiderato da di-
menticanze inammissibili? Da dove sapevano o credevano verse angolature; invece, per quanto riguarda il dogma cri-
di sapere ciò che osarono affermare così categoricamen- stologico la fecondità teologica è chiaramente repressa 30 .
te? Fino a che punto i risultati di questi concili nella loro Ciononostante, presenteremo a titolo di esempio una pro-
forma e nel loro contenuto non sono il riflesso dell'avve- posta teologica di revisione cristologica, ormai famosa, ela-
nimento storico che stava vivendo la Chiesa, cioè la sua borata dal teologo leader nel paradigma del pluralismo in
trasformazione in religione di Stato dell'impero romano 2 9 ? materia di teologia delle religioni, precisamente il già ci-
Fino a che punto non devono essere oggi riconsiderati e tato John Hick.
riletti dalla prospettiva attuale della fede, a partire da una Nel 1977, il volume di saggi intitolato // mito di Dio incar-
visione che dista abissalmente dalla situazione in cui si do- nato31, a carico di sette autori britannici, anglicani e di al-
vettero muovere gli improvvisati «padri conciliari» di quel tre confessioni, tutti di primo livello, scatenò in Gran Bre-
primo «concilio»? tagna la maggior controversia teologica dalla pubblicazio-
L'epoca patristica - e questa è l'altra faccia della moneta - ne di Honest to God [tr. it., J.A.T. Robinson, Dio non è co-
è stata un'epoca di grande libertà e creatività teologica, per sì, Vallecchi, Firenze 1965], avvenuta tredici anni prima. Ci
quanto condizionata dai limiti culturali del tempo; la do- fu un tumulto nel Sinodo Generale della Chiesa d'Inghil-
m a n d a è se oggi, così distanti per conoscenze e risultati or- terra; furono pubblicati articoli per diverse settimane sui
mai assodati delle scienze storico-critiche, e in u n mondo periodici britannici; tonanti sermoni e pronunciamenti da
realmente diverso, non abbiamo il diritto - e perfino l'ob- parte del clero; invito agli anglicani che avevano parteci-
bligo - di contribuire alla fede ecclesiale con il nostro pro- pato alla pubblicazione del libro a rinunciare alla loro or-
prio apporto di rinnovamento permanente del linguaggio dinazione, ecc. Del libro si vendettero trentamila copie nei
della fede in Cristo, spinti dalle esigenze e dalle possibilità primi otto mesi, ma ebbe una risposta a tre settimane dal-
delle nuove condizioni dei tempi. Nella stessa linea si muo- la sua pubblicazione con La verità di Dio incarnato32, e non
ve il punto seguente. cessò d'allora un acceso dibattito teologico 33 . Il libro fu pub-
blicato anche negli U.S.A. ed ebbe lì una significativa ri-

30
Questo non significa che nel corso degli ultimi due secoli tale set-
nuto (pp. 534-537). Conclude dicendo: «Nel bel mezzo di questa tur- tore non sia stato affrontato dalla teologia e dall'esegesi scientifica
bolenza si proclamò la definizione dogmatica conciliare più impor- degli studiosi. Intendiamo dire che si è sempre mantenuto - e si man-
tante su Cristo»: cf. La fé en Jesucristo, UCA, San Salvador 1999, p. tiene - nella Chiesa lontano dal grande pubblico, poiché c'è sempre
537. Teja, da parte sua, afferma: «La permanenza dei vescovi a Efe- un abisso tra ciò che gli esperti maneggiano nelle loro ricerche e ciò
so si protrasse in un contesto di pressioni, tumulti e rivolte perma- che i predicatori e i catechisti insegnano nelle loro comunità.
31
nenti»: ibid., p. 179. The Mith ofGod Incarnate, Westminster Press, Philadelphia 1977.
32
29
«Un avvenimento storico di tale portata non ha evitato d'introdur- M. Green (ed.), The Truth of God Incarnate, Hodder & Stoughton,
si nel documento elaborato da questo concilio; nella sua forma: par- London 1977.
33
la in nome e con autorità della Chiesa universale, impone le sue de- Carey, God Incarnate, 1977; McDonald, The Myth/Truth of God In-
finizioni e decisioni a tutte le Chiese, conferisce loro un carattere sa- carnate, 1979; Goulder, Incamation and Myth: The Debate Continued,
cro lanciando l'anatema contro coloro che vi si oppongono; e ugual- 1979; Harvey, God Incarnate: Story and Belief, 1981; Morris, The Lo-
mente nel suo contenuto: conferisce i supremi onori della divinità al gic ofGod Incarnate, 1986; Crawford, The Saga ofGod Incarnate, 1988,
fondatore del cristianesimo»: Moingt, ibid., p. 114. ecc.

202 203
percussione. La tesi del libro del 1977 era del tutto sempli- buona parte delle quali proveniente da critici che non han-
ce: «Gesù non ha insegnato che lui stesso era Dio incarna- n o cessato di essere suoi buoni amici. Qual è dunque la
to; questa formidabile idea è una creazione della Chiesa» 34 . proposta finale di Hick in questo dibattito?
Non era un'idea nuova in assoluto; da tempo gli esperti, da Hick affronta dalla prospettiva storica l'evoluzione del pen-
una sponda all'altra dell'Atlantico, l'avevano considerata e siero su Gesù nella comunità dei suoi seguaci. Esiste un
accettata; la novità consisteva nel fatto che stessero enun- ampio accordo tra gli esegeti sul fatto che Gesù non ri-
ciando pubblicamente quella tesi membri dell'istituzione vendicò per sé l'attributo della divinità, né ebbe in assolu-
teologica i quali pensavano che la dottrina dell'incarnazio- to la pretesa di essere Dio incarnato. Sino a 100 anni fa
ne non dovesse continuare a essere ritenuta sacrosanta e (come ancora oggi, assai diffusamente nei settori senza
intoccabile, m a liberamente riconsiderata. istruzione) si prendeva come sicuro che la credenza in Ge-
Diversamente dalla retorica emotiva con cui l'ordinamento sù come Dio incarnato fosse basata sul suo stesso esplici-
ecclesiastico anglicano aveva reagito alla pubblicazione del to insegnamento: «Io e il Padre siamo u n a cosa sola», «chi
primo libro, questo ebbe calorosa accoglienza da altre par- vede me ha visto il Padre», ecc. Oggi «difficilmente si tro-
ti, dentro e fuori le Chiese. Molti si felicitavano per il fatto verebbe uno studioso del NT disposto a sostenere che le
che c'erano stati teologi capaci di parlare apertamente del- quattro occorrenze dell'uso assoluto di "Io sono" che ci so-
le ricerche sul Gesù della storia e delle origini cristiane. An- no in Giovanni, o la maggior parte degli altri usi, possano
ch'essi erano indignati, ma indignati piuttosto dal fatto che attribuirsi storicamente a Gesù» 37 .
per decenni fossero stati incoraggiati a pensare ancora, per
esempio, che il Gesù storico aveva detto: «Io e il Padre sia- Vale la pena fare una pausa per riflettere sulle dimensioni
mo una cosa sola» (Gv 10,30) e «chi vede me ha visto il Pa- di questo cambiamento. Per lo meno dal secolo V fino al
dre» (Gv 14,9), invece di far loro conoscere il consenso de- XIX i cristiani hanno creduto che Gesù si sia autoprocla-
gli specialisti sul fatto che era stato uno scrittore di circa mato Dio Figlio, la seconda persona della santissima Tri-
sessantanni dopo che, esprimendo una teologia elaborata nità vivente un'esistenza umana. La fede di tutte queste ge-
nella sua comunità, aveva messo queste famose parole in nerazioni di cristiani includeva questa credenza come ar-
bocca a Gesù. Erano indignati per essere stati trattati dal- ticolo centrale della propria fede. Ma l'esame storico scien-
la Chiesa come persone incapaci di conoscere i risultati del- tifico moderno ha dissolto questa credenza alla base. An-
le ricerche bibliche e teologiche e non come adulti intelli- cora in un'epoca così tarda come il secolo XVI nei paesi
genti 35 . protestanti o il secolo XVII in quelli cattolici, chi avesse
proposto questa teoria avrebbe subito la pena capitale per
Non è necessario segnalare che nel dibattito le Chiese rea- eresia. I risultati delle ricerche dei secoli XIX e XX sareb-
girono mettendosi in blocco all'opposizione, promovendo bero stati considerati demoniaci dai capi delle Chiese do-
una stretta riaffermazione, senza possibilità di discussio- po Nicea o Calcedonia, o da Tommaso d'Aquino e dai teo-
ne, del dogma tradizionale, ed evitando domande che po- logi medievali, o da Lutero e dagli altri riformatori, come
tessero turbare. da qualsiasi comune cristiano fino a poche generazioni fa,
o anche oggi da una moltitudine di cristiani e cristiane che
Sedici anni dopo quel primo libro che scatenò questo di-
battito, John Hick ne ha pubblicato u n altro 36 , più maturo
e sereno - secondo quanto lui stesso afferma -, arricchen- 37
do e sfumando la sua posizione con le critiche ricevute, Adrian Thatcher, Trufy a Persoti. Truly God, SCPK, London 1990,
p. 77. «Questi detti messi in bocca a Gesù riflettono piuttosto la teo-
logia della comunità di fine primo secolo» (J. Hick, God Has Many
Nantes, Westminster Press, Philadelphia 1982, p. 73). «Dopo D.F.
34
J. Hick, La Metafora..., p. 14. Strauss e F.C. Bauer, il vangelo di Giovanni non può più essere pre-
35
Ibid., p. 15. so da nessuno come una fonte di autentiche parole di Gesù» (Hick,
36
La metàfora de Dìos Encamado, Abya Yala, Quito 2004. ibid.).

204 205
non hanno familiarità con gli studi biblici moderni. Preci- In ogni caso, per Hick il punto di curvatura di questo pro-
samente questa ignoranza - che non sembra preoccupare cesso è marcato dai concili cristologici di Nicea e Calcedo-
i pastori - è ciò che rende difficile dialogare su tali que- nia. All'uscita dalle catacombe e con la pretesa di occupa-
stioni in maniera aperta e serenamente riflessiva, dice Hick. re lo spazio della religione ufficiale dell'impero, il cristia-
Hick studia Fuso dell'espressione «Figlio di Dio» nel mon- nesimo si vide spinto a dialogare urgentemente con la cul-
do ebraico nel quale visse Gesù e da cui sarebbe sbocciato tura del momento. Doveva spiegare le proprie credenze in
poi il NT. Questo linguaggio della filiazione divina godeva termini filosofici accettabili sia per la cultura dominante,
di un uso ampio e variegato in tutto il mondo antico ed era di origine greca, sia per se stesso. Doveva anche raggiun-
familiare ai contemporanei di Gesù. Di fatto, afferma Hick, gere u n complesso unitario di espressioni della fede cri-
ci sarebbe stato da sorprendersi*se a Gesù non fosse stata stiana, senza il quale non poteva tenere unito l'impero di
applicata questa diffusa divinizzazione onorifica, riservata cui si costituiva religione di Stato. Costantino convocò nel
alle figure religiose più in vista, e che la metafora ebraica 325 il concilio di Nicea «con l'intento di riportare la con-
di «figlio di Dio» non fosse stata applicata a Gesù. Hick ri- cordia nella Chiesa e nell'Impero» 40 . «Ed è stato in questo
manda su questo punto a Geza Vermes: «L'espressione "Fi- concilio che per la prima volta la Chiesa adottò ufficial-
glio di Dio" fu sempre intesa metaforicamente nei circoli mente, dalla cultura greca, il concetto non biblico di ousia,
ebraici. Nelle fonti ebraiche, la sua utilizzazione non im- dichiarando che Gesù, come Dio-figlio incarnato, era ho-
plica mai la partecipazione della persona così designata al- moousios toi patri, della stessa natura del Padre. Di qui in
la natura divina. Si può supporre del tutto sicuramente che, poi, le metafore bibliche originali furono considerate - agli
se la teologia cristiana si fosse sviluppata nell'ambiente effetti teologici - come appartenenti al livello dell'espres-
ebraico e non in quello greco, non sarebbe stata elaborata sione popolare che aveva bisogno d'interpretazione, men-
la dottrina dell'incarnazione come di fatto avvenne» 38 . tre una definizione filosofica prendeva il loro posto per ra-
Riguardo a Paolo, Hick pensa che i suoi testi possano es- gioni ufficiali. Un figlio di Dio metaforico si trasformò nel
sere compresi in vari modi. Il suo linguaggio è esortativo Dio Figlio metafisico, seconda persona della Trinità» 41 .
e retorico, non preciso nei termini concettuali. Egli non Siamo qui giunti al centro del pensiero di Hick: l'errore
scrive u n a teologia sistematica, ma semplicemente predi- di base - egli dice - è consistito nel far passare u n a meta-
ca alle comunità. «Parla di Gesù come del Signore Gesù fora religiosa come un'espressione letteralmente metafisi-
Cristo e come del Figlio di Dio; nella sua ultima lettera, ai ca 42 ; nel trasformare u n a poesia in prosa e nell'interpre-
Colossesi - se è di Paolo, ciò di cui molti specialisti dubi- tare una metafora ebraica come se fosse metafisica greca.
tano -, il suo linguaggio si muove già nella traiettoria del- Hick sottolineerà che la formula trovata non è stata feli-
la divinizzazione. Indubbiamente, la domanda verte su che ce perché non era utilizzabile, cosa che, a suo giudizio, è
cosa ha significato questo linguaggio sia per lo scrittore sia provata dal fatto che tutti i tentativi fatti dai teologi per
per i suoi lettori del primo secolo. L'immagine centrale uti- interpretarla e spiegarla sono risultati filosoficamente im-
lizzata da Paolo, di "padre e figlio", suggerisce enfatica- possibili e teologicamente eretici. Per questo propugna il
mente la subordinazione del figlio al padre. Negli scritti di ritorno all'intelligenza di Figlio di Dio come metafora bi-
Paolo non è possibile affermare che Dio e Figlio di Dio sia- blica che, allora sì, recupera tutta la sua forza di senso e
no co-eguali, come più tardi si sarebbe dichiarato delle per- d'espressione.
sone della Trinità. La nozione di Gesù come Figlio di Dio
è in realtà pre-trinitaria» 39 .

plesso,
40
ma non possiamo ampliarlo maggiormente in questo punto.
38 J. Pelikan, Jesus Througt the Centuries, Yale University Press 1985,
Geza Vermes, Jesus and the world of Judaism, Fortress Press, Phi- p. 52.
ladelphia
39
1983, p. 72. 41
Hick, ibid., p. 71.
Hick, La Metàfora..., p. 69. Ovviamente il problema è più com- v Ibid., pp. 149-150.
206 207
Strettamente legata alla dottrina dell'incarnazione c'è la sione» di Cristo, una missione che, logicamente, soltanto lui,
dottrina della redenzione. La seconda persona della Tri- nella sua qualità di Dio e di essere u m a n o simultaneamen-
nità s'incarna per assumere la missione di redimere il ge- te, poteva condurre a termine. Gesù Cristo sarebbe l'unico
nere u m a n o dalla situazione di peccato in cui si trova, do- Salvatore possibile dell'Umanità decaduta, tenendo conto
vuto alla caduta della prima coppia u m a n a nel peccato ori- che in quella concezione l'Umanità era la protagonista cen-
ginale... Per Hick «l'idea della redenzione o riconciliazio- trale e praticamente unica della realtà: il cosmo e la sua im-
ne è u n inganno se si prende in senso stretto, ma, eviden- mensa ed estremamente complessa formazione evoluzioni-
temente, presa in senso ampio secondo il quale riconcilia- stica non avevano alcun significato, apparendo come una
zione significa semplicemente salvezza, riveste un'impor- «superfetazione» non necessaria nel mondo dell'esistente.
tanza vitale. Con il tempo, l'idea della redenzione in senso L'Umanità stava al centro e occupava tutto lo scenario, la
stretto scomparirà tra i cristiani abituati alla disciplina del- sua «caduta» era il d r a m m a dello stesso cosmo, e per que-
la riflessione» 43 . sto l'unico possibile Salvatore, e di fatto unico, era il Salva-
tore del Mondo, il centro assoluto della Storia, del mondo e
Si andò formando una visione secondo la quale la giustifi- della vita.
cazione centrale dell'incarnazione sarebbe stato il riscatto Se la teologia del riscatto - anteriore a sant'Anselmo - ave-
dell'Umanità dal potere del demonio, sotto cui sarebbe ri- va ricavato il suo modello soteriologico dalle strutture vi-
masta dopo il peccato di Adamo. Il modo di parlare di mol- genti nella società dell'epoca - dal fatto sociologicamente si-
ti autori antichi su questa cattività del genere umano sotto gnificativo della schiavitù -, la successiva teologia della re-
il potere del diavolo, e della lotta che dovette ingaggiare il denzione - di sant'Anselmo - viene a essere un modello fon-
Cristo per liberarci, è talmente vivace e particolareggiata che damentalmente giuridico (una «concezione penale sostitu-
oggi dà l'impressione di star leggendo una favola44. Oggi, per tiva») in accordo con la nuova ricezione del diritto romano
la maggior parte di noi, combattere questa idea è come lot- nella società dell'Alto Medioevo. Sfortunatamente, ancora
tare con un mostro già scomparso 45 . D'altra parte, l'idea di oggi, a terzo millennio iniziato, la maggior parte delle pre-
una reale caduta, da cui sarebbero derivate una caduta e una ghiere e dei rituali liturgici, del sacramentario, deU'«ufficio
colpa universali trasmesse ereditariamente è qualcosa che, divino»... di tutta la preghiera ufficiale della Chiesa roma-
almeno per i cristiani colti, risulta completamente impossi- na - per esempio - è imbevuta di questa visione medievale,
bile da credere. E, «se oggi crediamo che non c'è mai stata dalla quale non si è affrancata, di modo che il cristiano at-
quell'umana caduta da uno stato paradisiaco originale, per- tuale, quando prega con la liturgia, si trova sommerso in un
ché allora correre il rischio di confonderci e di confondere immaginario giuridico-teologico medievale feudale di ri-
gli altri continuando a parlarne come se fosse successo?» 46 . scatto, di redenzione, di prezzo per il peccato... quindi ri-
Questa teologia della redenzione si è notevolmente purifi- portato di sette secoli indietro, il tutto espresso con catego-
cata con la riformulazione di sant'Anselmo, che non parla rie di sostanza, natura, ipostasi... che lo retrocedono anco-
più del riscatto dell'Umanità da parte di Dio per liberarla ra di più nel passato. Il linguaggio ufficiale liturgico, teolo-
dal potere del demonio, di cui sarebbe prigioniera, ma di gico e spirituale della Chiesa non è stato rivisto, a motivo
teologia della «soddisfazione»: il peccato originale sarebbe dello stesso tabù fondamentalista che prova timore dinanzi
stato un'offesa infinita (per la dignità dell'offeso), e la sua alle formule dogmatiche «congelate». Il risultato è che, pre-
riparazione necessitava di una soddisfazione ugualmente in- supponendo un ordine sociale scomparso da molto tempo,
finita, e questo sarebbe precisamente l'obiettivo della «mis- questo linguaggio diventa oggi ben poco significativo o ad-
dirittura incomprensibile per noi. «A mio modo di vedere,
sarebbe meglio abbandonare completamente il suo uso nel-
43
Ibid., p. 158. le nostre teologie e liturgie attuali», conclude Hick 47 .
44
Ibid., p. 160.
45
Ibid., p. 161.
46 47
Ibid., pp. 162-163. Ibid., p. 165.

208 209
Ovviamente, raccomandiamo al lettore u n approccio più E UN «ALTRO» CRISTIANESIMO
ampio e profondo a questa posizione teologica che invita
alla revisione del dogma cristologico, postulata dalla posi- • Il cristianesimo del Cristo dogmatico è u n «altro cristia-
zione pluralista e di cui Hick è semplicemente u n o dei rap- nesimo» 52 , ossia u n cristianesimo diverso dal cristianesi-
presentanti più significativi 48 . mo del Vangelo del Regno di Dio e della sequela di Gesù.
È u n cristianesimo che riduce Cristo a una teoria metafi-
sica capace di legittimare il sistema di «cristianità» 53 , con
Conclusione: AGIRE prove evidenti di aver giocato u n ruolo ideologico sia nel-
la «religione di Stato» in cui si è convertito nell'impero ro-
Da quanto detto ricaviamo alcune conseguenze 49 e dedu- mano, sia nella sua partecipazione alle mire imperialiste
ciamo alcune prese di posizione operative: delle diverse nazioni dell'Occidente «cristiano» verso il re-
sto del mondo. Una elaborazione cristologica prodotta «in
DEFICIENZE GRAVI (INACCETTABILI?) u n tempo ecclesiale di eclissi totale del Regno» 54 e di eclis-
si del suo carattere escatologico, non può essere del tutto
• L'ortodossia del dogma cristologico come di fatto restò corretta, per carenza assoluta delle condizioni di base 55 . Il
formulato e soprattutto com'è stato poi utilizzato come cri- cristianesimo del Cristo dogmatico ha prodotto nella sto-
terio unificante di controllo, comporta gravi deficienze, di ria troppi frutti cattivi, che non possono derivare da u n al-
cui le principali sono: bero buono. Dobbiamo essere illuminati nell'analisi e co-
a) il «Cristo dogmatico» lì contemplato è u n Cristo di cui raggiosi nell'ammettere il fatto: si tratta di un cristianesi-
è andata perduta la connessione con il Gesù storico, con mo deficitario e fuorviato 56 e dobbiamo sottoporlo al giu-
la sua vita, la sua Causa e la sua predicazione 50 , un Cristo dizio del Vangelo del Regno e della sequela di Gesù.
senza Regno, senza ciò che è stata la sua Causa centrale,
l'assoluto stesso di Gesù di Nazareth.
b) nel Cristo dogmatico si è operata una «riduzione per- CREDERE IN GESÙ E CREDERE COME GESÙ
sonalistica» del Regno di Dio; il Regno è stato concentra-
to nella sua persona 51 , eludendo così il Regno in quanto ta- • Come lo stesso Vangelo sottolinea, è molto più impor-
le e il messaggio di Gesù, come pure la sua storia e la sto- tante «seguire Gesù», ossia «vivere e lottare per la Causa
ria che è in grado di liberare.
52
Non entro nel discorso se è «altro» sostanzialmente, ontologica-
mente, storicamente o solo apparentemente... Questo andrebbe di-
48 scusso con il censore, più accuratamente.
«Il dogma dell'incarnazione è discusso da un gran numero di teo- 53
logi tenuti in alta considerazione», afferma lo stesso Hick (ibid., p. Per «cristianità» s'intende l'unione religioso-politica della Chiesa
con il sistema sociale di potere istituzionale.
49 54
Che non si deve cessare di porre in rapporto di continuità con quan- L'espressione è di Teófilo Cabestrero.
55
to detto nel capitolo precedente circa il «bilancio teologico della svol- Del resto, osservatori del tempo riconoscono anche i limiti di
ta costantiniana». quell'epoca della Chiesa. Diceva san Gerolamo: «Da quando la Chie-
50 sa sta sotto gli imperatori cristiani, ha accresciuto è vero il suo po-
Cosa che si nota perfino nel «Credo» lì elaborato: dall'incarnazio-
ne si passa alla morte e alla risurrezione; la stessa vita, la parola, il tere e la sua ricchezza, ma ha diminuito la sua forza morale» {Vita
messaggio, la Causa, la predicazione, la storia... di Gesù di Nazaret S. Malchi, 1, PL 23, 55B).
56
non hanno alcun rilievo in questo dogma cristologico. Che il cristianesimo abbia sofferto a quell'epoca una radicale tra-
51 sformazione che lo ha allontanato e sviato dal cammino seguito da
J. Sobrino Cristologia desde America Latina, CRT, Messico 1977, p.
xiii; ID., La fé en Jesucristo, UCA Editores, San Salvador 1999, p. 603. Gesù è un pensiero ricorrente nella maggior parte dei mistici e dei
Questa «personalizzazione del Regno» è, con le parole di Sobrino, riformatori dei tempi successivi. Oggi costituirebbe la scoperta più
una delle «maniere per svalutare, annullare e anche stravolgere il re- esaltante. Cf. O'Murchu, Reclaiming Spirituality, Crossroad, New York
gno di Dio», ibid. 1997, p. 30.

210 211
di Gesù» che accettare intellettualmente per fede le affer- sua fedeltà creativa, piuttosto che sentirsi obbligata a crea-
mazioni teorico-metafisiche in cui consiste il cosiddetto re equilibrismi ermeneutici per illudersi di prolungare la
dogma cristologico. Più ancora: questa ortodossia, senza vita a formule che appartengono a un'altra epoca 60 .
quella prassi, non serve a nulla; quella prassi, anche sen-
za questa ortodossia, salva. L'importante non è «credere
in» Gesù, cosa facile, ma «credere come» Gesù 57 : porsi di- N O N VALE COME CRITERIO CENTRALE UNICO DI ORTODOSSIA
nanzi alla storia in modo simile o proporzionato a come
si è posto Gesù, il quale non incluse mai tra le sue esigen- • Per quanto quella formulazione del dogma abbia occu-
ze l'adesione intellettuale ad alcune affermazioni dogma- pato u n a posizione di priorità assoluta durante molti se-
tiche astratte. coli nella definizione dell'ortodossia cristiana, oggi sembra
del tutto insufficiente per definirla, e addirittura contropro-
ducente per esprimerla compiutamente (poiché senza una
Si PUÒ PRESCINDERE DALL'ELLENISMO profonda modifica, distoglie l'attenzione da ciò che è es-
senziale nel cristianesimo), così come non necessaria per
• Bisogna riconoscere in maniera più conseguente il ca- tutti quei cristiani e cristiane la cui cultura non abbia una
rattere marcatamente ellenistico della cultura in cui si è minima affinità con la cultura greca, a cui appartengono
costruito il dogma cristologico niceno-calcedonese. Insie- queste formulazioni dogmatiche: nel caso, per esempio, di
me al riconoscimento e all'ammirazione per il coraggio di una filosofia incompatibile con quella greca o in una «cul-
quella Chiesa che tentava di operare la traduzione della fe- tura post-metafisica».
de cristiana nella cultura dominante del tempo, bisogna
anche riconoscere i pesanti condizionamenti e gli errori in
cui è incorsa, e ugualmente bisogna riconoscere in qual- REINTERPRETARE LA COMPRENSIONE DELL'INCARNAZIONE
che modo la caducità e la prescindibilità delle sue formu-
le in contesti culturali del tutto diversi. Le categorie uti- • Il «teologumeno», metafora, mito, simbolo 61 ... dell'Incar-
lizzate, le preoccupazioni avvertite, le risposte formulate, nazione della seconda persona della Trinità in Gesù, si è
appartengono in buona misura alla cultura occidentale, og- rivelato u n simbolo di straordinaria efficacia e di virtua-
gi non indispensabile per coloro che non sono occidenta- lità onnipresente. Non si tratta di un punto o di un ele-
li58, o per coloro che si aprono quantomeno a una pro- mento accanto ad altri, ma di una dimensione fondamen-
spettiva transculturale 59 . Allo stesso modo che quelle ge- tale che nel cristianesimo tutto trasforma. Però tutti i sim-
nerazioni cristiane furono creative nell'elaborare la propria boli religiosi nascondono dei pericoli, quando vengono in-
riformulazione della fede in consonanza con la cultura lo- tesi in maniera eccessivamente concreta e rigida, ben ol-
cale estranea in cui si trovarono a vivere, così la nostra ge- tre la flessibilità propria di un simbolo religioso. Nel sim-
nerazione ha il dovere di non sentirsi oggi prigioniera di bolo dell'Incarnazione sono stati inopinatamente introdotti
alcuna formula per quanto venerabile, e deve esercitare la elementi che lo incanalano verso comprensioni deforma-
te. Una intelligenza del «mistero» dell'Incarnazione che in-
cluda l'attribuzione al cristianesimo di un grado di asso-
57
J.M. Vigil, Creer corno Jesus: la espiritualìdad del Reino, in RELaT
n. 191.
58
«Noi non possiamo teologizzare impunemente seguendo il modo 60
F. Mann-Sola, La evolución homogénea del dogma católico, Ma-
di pensare metafisico» (C. Geffré, El cristianismo ante el riesgo de la drid-Valencia 19632. È forse il libro più emblematico della posizione
interpretación. Ensayos de hermenéutica teològica, Cristiandad, Ma- conservatrice classica che cerca di mostrare (meglio, di credere) che
drid 1984, p. 30). nell'evoluzione della fede cristiana non ci sono salti, né fratture, né
59
Secondo F. Wilfred, la questione dell'unicità di Cristo traduce una rinnegamento del passato, né «cambi di paradigma», né abbandono
«problematica occidentale». Cf. Dupuis, Verso una teologia cristiana d'impostazioni insostenibili...
del pluralismo religioso, Queriniana, Brescia 1997, p. 268. 61
Non intendiamo pronunciarci sulla sua qualificazione concreta.

212 213
lutezza e di unicità nei confronti di tutte le altre religioni, dire degli scritti normativi per la fede di ciascuna chiesa,
è qualcosa che va al di là dei limiti del contenuto stesso quelli di cui ognuna si è nutrita lungo la sua storia. Ogni
del mistero veicolato da questo simbolo. Una elaborazio- chiesa o confessione dovrebbe «ri-accogliere» i propri scrit-
ne teorica della comprensione dell'Incarnazione che incli- ti normativi «per ricollocarli nell'insieme e nell'armonia
ni consapevolmente o inconsapevolmente verso il conferi- della testimonianza biblica» 65 . Il dogma cristologico nice-
mento di una preminenza o privilegio di elezione una raz- no-calcedonese rientrerebbe pienamente in questa «ri-ac-
za, un popolo, una cultura o anche u n a religione, è una co- cettazione» postulata da Congar.
struzione teorica che urta contro altri elementi del miste-
ro divino, e che in ogni caso va al di là di ciò che la Rive- • Si devono evitare le posizioni estreme che considerano
lazione afferma quando è letta con un'ermeneutica attua- tutto negativo nelle formulazioni dogmatiche che h a n n o
lizzata 62 . Oggi sappiamo che la Rivelazione non ha dato ri- avuto effettive ripercussioni storiche negative. Queste non
sposte a queste domande, per il semplice fatto che non se annullano l'uso, il senso e la prassi positiva che h a n n o pu-
le è neanche poste. E tutto ciò che è stato detto in più, lun- re immesso nella storia. Il simbolo dell'incarnazione ha
go la nostra storia, dev'essere oggi relativizzato e, dove ne- ispirato atteggiamenti e pratiche diametralmente opposte
cessario, riesaminato e reinterpretato. a quelle già riferite di dominio, conquista, prepotenza, pri-
vilegio e intolleranza... L'incarnazione di Dio è risultata,
• S'impone dunque l'accettazione di u n periodo di «deco- come abbiamo detto, u n simbolo di straordinaria forza per
struzione» 63 di queste formule dogmatiche, con l'ammet- ispirare atteggiamenti di «incarnazione», di abbassamen-
tere che anch'esse sono partecipi della condizione comu- to, di umiltà, di solidarietà, di povertà, di «kenosis» 66 ...
ne del linguaggio religioso, sempre bisognoso di reinter-
pretazione ermeneutica, senza escludere la revisione del I simboli, dunque, in se stessi, sono plurivalenti, in fun-
dogma 64 . Ci sembra in ogni caso molto valida la proposta zione dell'uso che si fa di essi, o del quadro di referenza
che Y. Congar aveva fatto - di fronte al recupero dell'ecu- più ampio in cui sono inseriti. Non possono essere cano-
menismo - di aprire u n periodo di «ri-accettazione» degli nizzati né condannati in astratto. Non possono essere ban-
«scritti simbolici», dei decreti conciliari o pontifici, vale a diti semplicemente per il cattivo uso che di essi si è potu-
to fare. Come u n b u o n vino, che non dev'essere servito in
u n bicchiere inadatto, anch'essi devono essere travasati, ri-
62 scattati da quei contesti (teologici, mentali, culturali) che
«Il Magistero però non è superiore alla parola di Dio, ma ad essa
serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso» {Dei Verbum, hanno permesso il loro uso perverso, per essere letti at-
n. 10). «È un luogo comune nella teologia attuale che il contenuto traverso categorie o elementi (logicamente appartenenti al-
del dogma non possa dire di più, non possa superare il contenuto la cultura attuale, o compatibili con essa) che permettano
della realtà di Cristo per come è accessibile nella Scrittura» (K. Rah- e assicurino il loro positivo uso. Forse in questo travaso si
ner, Escrìtos de Teologia IV, Madrid, p. 383; J. Sobrino, Cristologia potranno o dovranno perdere le forme, gli elementi cultu-
desde America Latina, CRT, Mexico 19772, p. 3.
63
L'idea è di Joseph Moingt: «la decostruzione di questa teologia del
rali sorpassati o inservibili o addirittura pericolosi... Ciò
Verbo incarnato» (El hombre que venia de Dios, I, p. 10). Molto inte-
ressante ed eloquente l'avventura personale di questo autore, da lui
stesso spiegata, il quale dopo che da molti anni aveva già elaborato 65
Diversités et communion, Cerf, Paris 1982, p. 244.
il suo trattato De Verbo Incarnato (come si chiamava e s'impostava 66
Si veda il capitolo «Incarnazione» nel già citato libro di Casaldàli-
la cristologia prima del Vaticano II) dovette rinunciare a pubblicar- ga-Vigil, Espiritualidad de la liberación. Da questa interpretazione,
lo per rifare, nel corso di decenni, tutta la sua visione cristologica, dallo spirito che in essa si respira, non ci sarebbe mai stato il «per-
quale ora si riflette nel libro citato. vertimento» di questo meraviglioso simbolo. Questo conferma quan-
64
«Non è da escludere la possibilità di una riformulazione del dog- to detto, e cioè che i simboli religiosi sono capaci del peggio e del
ma. Bisogna accettare un cambiamento nella formulazione per esse- meglio. Tutto dipende dal colore del vetro con cui si guarda. Ebbe-
re fedeli al valore permanente di un'affermazione di fede» (C. Geffré, ne, gli effetti buoni e cattivi di un simbolo ci devono costantemente
El cristianismo ante el riesgo de la interpretación. Ensayos de her- ricordare che si tratta di un simbolo, intepretabile e, pertanto, ma-
menéutica teològica, Cristiandad, Madrid 1984, p. 97. nipolabile, non di una realtà fisico-metafisica immanipolabile...

214 215
che conta non è il bicchiere, ma il vino. Ma se, per attac- lo scopo di offrire ai missionari di oggi e di domani nuo-
camento alle vecchie forme, già superate, insistiamo col vi orizzonti per i loro contatti con le religioni n o n cristia-
mantenere il vino nel bicchiere inadatto, probabilmente ne» 69 .
molti nostri contemporanei continueranno a rifiutarlo per
l'avversione che il bicchiere suscita in quanto associato al- • In ogni caso, mentre continuiano a camminare, è chia-
la memoria storica collettiva ancora viva (se non alla realtà ro che possiamo prendere le distanze da tutti questi pre-
attuale, come succede con tanti simboli). supposti teorici e da tutte le «implicazioni ideologiche per-
E i simboli non possono nemmeno essere sacralizzati so- verse» che la vecchia comprensione del dogma cristologi-
lo per il fatto che si sono rivelati positivi ed efficaci. Per co ha negativamente portato con sé lungo la storia. Come
positivi che siano stati, non cessano di essere simboli, me- farebbe Gesù, possiamo e dobbiamo dialogare con le altre
tafore, che veicolano una verità che sta sempre oltre religioni, su u n piano di fraterna parità, come figli e figlie
l'espressione materiale di determinate parole, una verità del Dio di tutte le religioni, abbandonando l'antica preoc-
che si scopre e si trasmette solo se si è fedeli al codice sim- cupazione di essere «l'unica religione vera», offrendo con
bolico in cui è stata espressa, e non si sacralizza o si cosi- tutto l'amore e tutta l'umiltà ciò di cui noi stessi viviamo,
fica trasformandola in metafisica. desiderosi a nostra volta di scoprire ciò che lo Spirito di
La metafora non è metafisica. È soltanto una metafora. È Dio realizza in tutti i popoli e le religioni, per arricchirci
totalmente una metafora e niente di meno che u n a me- anche con quello.
tafora. È la maniera di esprimere una verità spesso non co-
municabile per altre vie. Possono disprezzare le metafore
come se fossero «pure metafore» solo quelli che non col- II. Testi antologici
gono l'eccellenza espressiva del linguaggio poetico o la «vee-
menza ontologica» della strategia metaforica, a dire di Paul • Capitoli 3° e 4° del libro di HICK, La metàfora de Dios En-
Ricoeur 67 . camado, <servicioskoinonia.org/relat/305 .htm>
• Non è possibile oggi disporre di una piena rielaborazio- • Il capitolo 4° del libro Jesus y Dios di Juan José Tamayo
ne cristologica, di u n a completa e soddisfacente reimpo- (Trotta, Madrid 2000) che s'intitola "Hijo de Dios", metàfo-
stazione di tutto il dogma cristologico. Stiamo solo co- ra de la teologia cristiana, e affronta lo stesso tema di que-
minciando a riflettere partendo da alcuni sospetti che han- sta lezione 12 del nostro corso. È pure disponibile in <ser-
no trovato conferma e dalla perdita di alcune antiche si- vicioskoinonia.org/relat/319.htm>
curezze. Abbiamo bisogno di trovare «risposte nuove» al-
la sfida permanente del «e voi, chi dite che io sia?» 68 . La
risposta che è stata data a questa domanda, nella sua for- III. Domande per riflettere e dialogare
mulazione concreta, si rivela ormai stretta e usurata nel
suo significato. Dovranno forse passare varie generazioni - Come ci è stato spiegato il mistero dell'incarnazione? Ri-
prima che si possa costruire o ammettere che si è trovata costruirlo fra tutti.
una nuova risposta. Infatti, «la situazione suscita proble- - Ricordiamo le domande e risposte del catechismo dell'in-
mi complessi e delicati, che conviene studiare alla luce fanzia nel quale si spiegava il dogma cristologico? (Due na-
della Tradizione cristiana e del Magistero della Chiesa, al- ture, una persona...).
- Per sant'Anselmo Dio dovette incarnarsi perché solo con
67
la soddisfazione di Gesù - che essendo Dio era di valore
J. Hick, nel libro citato si sforza di mostrare la forza straordina- infinito - sarebbe stata perdonata l'Umanità; nel frattem-
ria della metafora dell'incarnazione; tolta la cornice metafisica, il va-
lore espressivo della metafora appare in tutta la sua bellezza e forza.
68
P. Knitter, Introducing Theologies of Religions, Orbis, Maryknoll
2002, p. 150. Evangelii Nuntiandi 53.

216 217
pò, e r a n o i n f r a n t i i r a p p o r t i d i D i o c o n e s s a . I n n a n z i t u t t o : ANDERSON G.-STRANSKY T. (eds), Christ's Lordship and Religious
s a p e v a m o c h e q u e s t a v i s i o n e della r e d e n z i o n e è u n a t e o - Pluralism, Maryknoll, New York 1981, pp. 96-110.
logia p a r t i c o l a r e d i s a n t ' A n s e l m o d i C a n t e r b u r y (secolo XI)? Azzi R., Do Boni Jesus Sofredor ao Cristo Libertador. Um aspeto
Ci è s t a t a p r e s e n t a t a c o m e u n ' o p i n i o n e t e o l o g i c a o c o m e da evolucào da teologia e espiritualidade católica no Brasil, in
u n a i n d i s c u t i b i l e v e r i t à d o g m a t i c a ? C o s a ci s u g g e r i s c e Perspectiva Teològica, 18 (1986) pp. 215-233; 343-358.
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Se un'immagine vale più di mille parole, chissà che un percorso -
descrìtto il più plasticamente possibile - attraverso il processo in
cui è comparso e si è inizialmente sviluppato il dogma cristologi-
co, conti più di molte parole astratte sulla sua valutazione. Cer-
cheremo di fare una presentazione di questo sviluppo. La ricostru-
zione è nostra, mentre i materiali con cui la realizziamo sono pre-
si da altri, soprattutto dall'opera di Roger Haightx.
Si tenga presente quanto è stato detto nell'ottava lezione riguardo
alla nuova comprensione della rivelazione, come la premessa prin-
cipale con cui mettere in rapporto i dati che qui esporremo nella
prima parte, per far opportunamente discendere da tutto ciò le ri-
flessioni e le questioni aperte che presenteremo nell'ultima parte di
questo excursus.

Come l'hanno saputo?


Nei cosiddetti concili cristologici dei secoli IV e V, vediamo i ve-
scovi dibattere con calore le più sottili questioni relative ai più
alti misteri teologici:
se Gesù di Nazareth è di natura veramente u m a n a o se parteci-
pa anche a quella divina, se condivide le due nature e come que-
ste si rapportino tra loro, se aveva una o due volontà, una o due
personalità, se è stato dapprima u n semplice uomo, poi «adotta-
to» come Dio - come sembrano dare per scontato alcuni testi del
Nuovo Testamento -, o se era Dio già dal primo istante del suo
essere naturale, se in tal senso è preesistito alla sua vita terrena,
se l'essere che preesistette e poi si fece in lui carne era Dio stes-
so o u n essere divino intermedio, se - nel caso fosse egli stesso
Dio - era il Dio unico riconosciuto dal monoteismo ebraico o era
un diverso Dio, se il così chiamato Logos era Dio stesso oppure
una estensione emanata da Lui, se questo Logos era eterno co-
me Dio Padre, o procedeva da Lui nel tempo, se tale procedere
era avvenuto sotto forma di una creazione o di una generazione,

1
Haight, Roger, Jesus, Symbol of God, Orbis, Maryknoll 1999.

220 221
vale a dire se il Logos era stato generato o era piuttosto ingeni- farlo. Oggi disponiamo di numerose diverse forme di critica che
to, se era subordinato al Padre o di pari dignità... 2 mobilitano l'epistemologia della conoscenza teorica, e rifiutano
questa metodologia ermeneutica come assolutamente insoddi-
Sorge inevitabile la domanda: come arrivarono a sapere tante co- sfacente. Se ammettiamo l'assioma epistemologico che «le con-
se, e così intricate, quei padri conciliari, i teologi e gli scrittori clusioni non sono migliori degli argomenti che le sostengono»,
cristiani dell'epoca? Da dove prendevano alcuni di loro le infor- dovremo concludere che è necessario fare una rivalutazione del-
mazioni per fare simili affermazioni, e da dove le prendevano al- le proposte teologiche sia di coloro che risultarono vincitori sia
tri per affermare il contrario? Si è già detto che in alcuni conci- di coloro che si trovarono perdenti nei dibattiti teologici conci-
li, oltre alle argomentazioni teologiche o sull'interpretazione del- liari ed extra conciliari che produssero il dogma cristologico.
le Scritture, si udivano degli «evviva» all'imperatore, e che non
poche prese di posizione teologiche erano soltanto prese di po- Ma, allora, dobbiamo tornare indietro e domandarci: come si pro-
sizione politiche a favore o contro l'imperatore, e abbiamo par- dussero dunque questi testi scritturistici che, citati e branditi con
lato anche delle rivalità, paure, pressioni, corruzioni... tra i ve- tanto fervore e con cieca adesione dall'una e dall'altra parte dei
scovi partecipanti a quelle controversie teologiche, controversie contendenti nelle discussioni, fornirono loro la base e l'informa-
che agitavano sia l'aula conciliare che i conventi, le parrocchie, zione necessaria per costruire il dogma cristologico che poi è ri-
perfino le strade e i mercati. Ma, lasciando da parte tutti questi masto come dogma di fede inamovibile per i secoli seguenti? Ri-
fattori non teologici, a quale base si appellavano le loro argo- petiamo cioè la d o m a n d a che u n momento fa ci facevamo rispetto
mentazioni teologiche, a che fondamento si riferivano? ai padri conciliari dei secoli IV e V, m a ora applicata ai testi scrit-
turistici, ai quali questi padri conciliari si riferivano. La doman-
Senza dubbio, bisogna rispondere: si rimettevano all'autorità del- da è: come giunsero gli stessi testi a sapere ciò che affermano?
la Scrittura. Tutte le parti implicate nel dibattito citavano testi Da dove provenne questa informazione? Come sorse? Su che ba-
biblici, presi qua e là, spesso versetti sciolti, a volte semplice pa- si? È verità che questi testi scritturistici contengono una «infor-
role 3 , di cui ci si serviva come di armi per sparare contro l'av- mazione oggettiva sulla realtà trascendente di Dio»?
versario, sulla base di un'autorità divina riconosciuta in quel mo-
mento a quei testi. Per il «metodo teologico» di quell'epoca, la Stiamo parlando di alcuni testi generati appena due secoli prima
Scrittura è utilizzata «come una fonte d'informazione diretta, qua- dell'epoca della costruzione del dogma cristologico, in un pro-
si descrittiva, che informa con fatti o dati obiettivi sulla realtà di- cesso di elaborazione oggi molto conosciuto. Come nacquero quei
vina trascendente»... testi che stanno alla base e sono il fondamento ultimo dell'ela-
borazione del dogma cristologico? Vediamo.

Un grosso problema
Come sorge la riflessione cristologica del Nuovo Testamento?
Ebbene, qui siamo di fronte a un grosso problema: «La dottrina
di Nicea ricorre alla Scrittura, m a la utilizza in una forma che Oggi è fuori discussione che l'ambiente vitale in cui sorgono le
oggi non è accettabile» 4 . Oggigiorno, non solo non utilizziamo tradizioni orali che più avanti daranno origine al Nuovo Testa-
così la Scrittura, m a ci sembra anche ovvio che non sia corretto mento è quello dell'esperienza pasquale delle comunità, soprat-
tutto l'ambiente liturgico e concretamente l'eucaristia, che pare
fosse praticata quasi immediatamente dopo la morte di Gesù.
2
Non includiamo qui le questioni che si riferiscono alla terza perso- Le comunità non partivano da zero: avevano la loro cultura, con
na della Santissima Trinità, lo Spirito Santo... le loro categorie, parole, influenze, necessità, tradizioni... Nella
3 loro liturgia entrava in gioco tutto questo. Le comunità utilizza-
Non solo spogliate del loro contesto letterario (estrapolazione del
testo), ma anche della loro preistoria letteraria, del loro processo di vano il linguaggio di cui disponevano. Dovevano «formulare in
elaborazione, del contesto sociale, economico, culturale e religioso parole» la loro esperienza di Gesù risorto esprimendo le «con-
in cui furono elaborate... prese semplicemente come mattoni inter- vinzioni fondamentali della vita cultuale della comunità» 5 . «La
cambiabili che possono essere utilizzate in qualunque altra costru-
zione, o come irrazionali proiettili, che prendevano consistenza solo
dall'argomento di autorità, il più debole degli argomenti secondo Ari- 5
stotele... France, R.T, Development in New Testament Christology, in Theme-
4
Haight, Jesus, Symbol..., p. 279. lios 18 (1992) p. 7.

222 223
venerazione cultuale di Gesù nei primitivi circoli cristiani è il li, la quale, tuttavia, non è sicuro che avesse i vangeli...» 9 . Non
principale contesto dell'uso dei "titoli" e concetti cristologici» 6 . Il conviene perdere di vista l'ambiente reale in cui si sviluppa il pro-
linguaggio utilizzato e la logica adottata non sono dunque quel- cesso che descriviamo.
li «normali», bensì u n linguaggio di amore 7 e u n a logica di ado-
razione. Le differenze che ne risultano sono immediatamente evidenti nei
testi neotestamentari attuali, e stupisce che per tanti secoli gli
Lo sviluppo del pensiero cristologico delle comunità non è par- studiosi siano stati ciechi di fronte a questa diversità. Oggi si è
tito dall'insegnamento e dai detti di Gesù, come uno «sviluppo soliti identificare cinque cristologie diverse ben marcate: quella
logico e razionale» del messaggio su Gesù risorto, m a è stato mol- di «Gesù come ultimo Adamo» (i cui testi emblematici sono Rm
to diseguale, secondo le differenti comunità e i loro diversi con- 5,12-21 e ICor 15,21; 23.45-49); quella di «Gesù Cristo come Fi-
testi. glio di Dio», in Marco (Me 1,1; 1,11; 9,7; 14,61; 15,39); quella di
«Gesù Cristo sostenuto dallo Spirito», in Luca (Le 4,18-19; 11,14-
Tenendo conto che il movimento di Gesù, a pochi anni dalla sua 23); quella di «Gesù Cristo come sapienza di Dio» (Fil 2,6-11; Col
morte, si stava diffondendo fra i popoli e che si formavano nuo- 1,15-20; Mt 11,25-30, e quella di «Gesù Cristo come Logos o Ver-
ve comunità, possiamo immaginare come lo sviluppo della ri- bo di Dio» (Gv 1,1-18) o cristologia giovannea, di Giovanni evan-
flessione cristologica acquisisse vita propria in ogni comunità. gelista 10 .
Ognuna aveva la propria cultura, entro la quale si appropriava di
Gesù. Ognuna aveva specifici problemi che facevano sorgere do- Per seguire la pista della costruzione del dogma cristologico, og-
mande e interessi propri in relazione al suo contesto. Ognuna gi in buona parte recuperata, la quarta e la quinta cristologia ci
possedeva una tradizione religiosa particolare che apportava u n risultano le più rilevanti.
diverso linguaggio per interpretare Gesù. Comunità diverse si con-
frontavano con diversi aspetti della persona o del messaggio di La cristologia di Gesù Cristo interpretato come sapienza di Dio,
Gesù. In definitiva, Gesù era interpretato secondo il contesto del- la quarta, si basa sui testi che presentano la Sapienza di Dio nel
la tradizione e del linguaggio specifici di ognuna delle diverse co- Primo Testamento come una figura personificata (Pr 8,22-31). La
munità alle quali era annunciato, dando origine in questo modo possibilità dell'idea della preesistenza di Cristo fu creata dai sim-
necessariamente a diverse concezioni circa la sua persona e a di- bolismi o dalle speculazioni ebraiche su agenti divini che sareb-
verse cristologie 8 . bero in azione nel mondo 1 1 . Questa cristologia applica a Gesù
Cristo espressioni prese dal linguaggio della Sapienza personifi-
Non si può dimenticare che, benché parliamo di comunicazione cata. Egli sarebbe «il Primogenito di ogni creatura» («Il Signore
di esperienze e idee tra le comunità, sia delle prime comunità sia mi ha creato all'inizio della sua attività, prima di ogni sua ope-
di quelle dei primi secoli, stiamo parlando di un ambiente in cui ra», Pr 8,22), «Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi creò»
il livello di comunicazione era molto basso e ristretto, non come (Sir 24,9)... «In lui tutte le cose sono state create» ha la sua cor-
l'attuale, né quello dell'epoca della stampa, né quello che sareb- rispondenza in numerosi testi veterotestamentari che parlano di
be pensabile in una società mediamente alfabetizzata. «Risulta come le cose furono create con/nella/dalla Sapienza (Pr 3,19; Sap
assai dubbio che molte comunità cristiane potessero avere tutti 8,4; Sai 104,24, ecc.). Con tutto ciò, in tale cristologia della sa-
i libri del Primo Testamento. E n e m m e n o quelli del Nuovo Te- pienza è chiaro che «è erroneo interpretare questo linguaggio sa-
stamento bisogna dare per scontato che fossero in loro posses- pienziale come se si trattasse di un linguaggio direttamente de-
so: Luca (come Papia e Giustino), non sembra conoscere le epi- scrittivo narrante la storia di un essere divino disceso sulla terra
stole paoline; in cambio i romani confiscarono la traduzione la- per trasformarsi in Gesù» 12 .
tina di quelle lettere nell'anno 180 nella comunità africana di Sci-
È però quella giovannea la cristologia che ha avuto più influen-
za nello sviluppo del dogma cristologico. Gesù Cristo è rappre-
sentato in essa come il Logos o Dio Verbo, fatto carne. Il suo te-
6
Hurtado, Larry W., One God, One Lord: Early Christian Devotion
and Ancien Jewish Monotheism, Fortress Press, Philadelphia 1988, p.
13. 9
7 M. Hengel, citato da Torres Queiruga, La revelación..., p. 423.
«Language of lovers» lo ha chiamato Kristner Stendahl, e con que- 10
sto nome è stato recepito dagli autori. Cf. R. Bernhard, La pretensión Haigt, ibid., pp. 152ss.
11 l2
de absolutez del cristianismo, Desclée, Bilbao 2000, p. 317. Byrne, Brendan, Christ's Pre-Existence in Patitine Soteriology, in
8 12
Haigt, ibid., 182. Haigt,, op. cit., p. 172.

224 225
sto emblematico è il prologo del vangelo di Giovanni. «In prin- tuto verificarsi, e - dice Sanders - dobbiamo presumere che in
cipio era il Logos». Logos che sembra distinto da Dio, poiché sta- molti casi simili, tali detti 'del Signore Gesù' finirono nei vange-
va vicino a Lui. Partecipava della natura di Dio, dunque era Dio, li. Alcuni dei primi cristiani pensavano che il Signore glorioso, lo
ma non Dio Padre, e senza che per questo ci fossero due divinità. Spirito del Risorto, che non cessava di essere Gesù di Nazareth
Una visione complementare al processo di nascita della cristolo- risuscitato, comunicasse molto liberamente con loro, ed essi ri-
gia che si rifletterà nel Nuovo Testamento, può offrircela il se- ferivano quelle parole ascoltate come parole del Signore, di Ge-
guire la pista con cui avvenne l'elaborazione degli stessi testi evan- sù, parole che nella rielaborazione dei testi potevano essere sen-
gelici. Oggi sappiamo bene che i vangeli, così come sono arriva- za dubbio inserite in u n altro contesto e attribuite indistintamente
ti fino a noi, non furono scritti da testimoni oculari che si basa- allo Spirito del Risorto o a Gesù di Nazareth. «Ma dobbiamo an- i
vano su una conoscenza di prima mano riguardo a Gesù 13 . Do- che ammettere che parte delle notizie sia stata creata dai cristiani,
po la morte di Gesù non esisteva niente di scritto su di lui. I di- nel senso che le avevano ascoltate nella preghiera» 1 5 .
scepoli, rianimati dall'esperienza pasquale, testimoniavano la lo- Uno però dei quattro vangeli merita un'attenzione speciale, ve-
ro fede e la celebravano, raccontando in questo contesto evange- diamo.
lizzatore e liturgico cose che Gesù aveva detto e fatto. Nei primi
anni tutto fu trasmesso oralmente. Gli anni passavano e il Si-
gnore non ritornava. La vita della comunità, la liturgia cristiana La peculiarità del quarto vangelo
e il ministero della predicazione sentirono presto la necessità di
contare su testi concreti, e apparvero le prime unità tematiche Oggi sappiamo che sebbene il Gesù storico sia più vicino ai si-
scritte. Oggi il processo della loro formazione scritta è conosciu- nottici che al vangelo di Giovanni, i sinottici non smettono di es-
to più o meno nei suoi tratti fondamentali, in cui riusciamo a ben sere scritti con una buona componente teologica. Nel caso di Gio-
distinguere ciò che sappiamo da ciò che non sappiamo, ed anche vanni, tuttavia, questa componente diventa assolutamente domi-
da ciò che congetturiamo o deduciamo 1 4 . Il primo materiale scrit- nante. Nei sinottici troviamo soprattutto detti brevi di Gesù. Gli
to in unità tematiche minori, fu utilizzato, riutilizzato, cambiato unici «discorsi» che lì appaiono consistono in alcune serie di ta-
di contesto... essendo normalmente rielaborato in funzione di li detti. L'altra forma letteraria principale è la parabola, il cui as-
nuovi scopi per varie generazioni di cristiani, che non solo tra- se centrale è l'espressione «il Regno di Dio è come»: le parabole
smettevano e rivedevano questi materiali, m a creavano anche ma- sono similitudini.
teriale nuovo. Sanders spiega molto bene questa «invenzione di
materiali» che potrebbe suonare oggi come «frode o mancanza In Giovanni, al contrario, ci sono lunghi e complicati discorsi me-
di onestà», ma che non è altro che un modo rapido di esprime- taforici nei quali risulta vistosa l'assenza della parola «come».
re un procedimento che essi vedevano sotto u n altro aspetto: Non ci sono similitudini. Ci sono piuttosto identificazioni: «Io so-
no», dirà tipicamente il Gesù del quarto evangelista. Gesù «è» la
«I cristiani credevano che Gesù fosse asceso al cielo e che ora gli
vite. Non è «come» la vite, no. È la vite vera, e le altre viti non
si potessero rivolgere nella preghiera. Talvolta rispondeva e que-
sono vere. Gesù è il Pane (Gv 6,35), cioè l'unico pane reale: tut-
ste risposte erano attribuite al "Signore". A questo punto ci si
to il resto che si chiama pane è un surrogato. L'acqua vera, quel-
chiede quale Signore: il Gesù di prima che fosse crocifisso o il
la che Gesù dà, toglie la sete per sempre, cosa che non fa l'acqua
Signore risorto, che si trova in cielo? Per i cristiani si trattava
fisica o reale, perché non è acqua vera... (Gv 4,13).
sempre dello stesso Signore. Nelle lettere di Paolo troviamo un
solo esempio chiaro del Signore che risponde alla preghiera, an- Il quarto vangelo, cioè, è situato su u n altro piano, o in un altro
che se ciò dev'essere accaduto molte volte. "Il Signore - scrive mondo. In esso, il m o n d o reale è u n altro, è quello di Gesù, men-
Paolo - mi disse: ti basta la mia grazia, la mia potenza infatti si tre il mondo reale visibile storico è una spregevole fantasia che
manifesta pienamente nella debolezza"» (2Cor 12,7-9). Concre- può essere ignorata. La logica e l'epistemologia di questo vange-
tamente questa frase non finì in nessun vangelo, m a avrebbe po- lo sono altre rispetto a quelle che abitualmente funzionano nel
nostro mondo. E Gesù - lo dice già l'autore - verrà ai suoi di-
scepoli (14,23), così come verrà lo Spirito (14,25) ed insegnerà
13
Cf. Sanders, E.P., La figura histórica de Jesus, Verbo Divino, Estel- loro tutto. «L'autore del vangelo rivela di aver ascoltato lo Spiri-
la 2001, p. 87.
14
II citato libro di Sanders espone in modo eccellente questo pro-
cesso: capitolo 6, pp. 81 ss. 15
Sanders, ibid., p. 86.
226 227
to di Verità che è venuto a lui; questo Spirito può anche essere elaborato discernimento... 2 0 sul quale ora non ci tocca riflettere).
chiamato Gesù. L'idea che Giovanni aveva di Gesù era decisa- Con la sua «canonizzazione», questo testo fa u n salto ermeneu-
mente meta-storica; i confini della storia ordinaria erano inade- tico assoluto e passa a essere considerato Parola di Dio, e a par-
guati, e Gesù - o lo Spirito (non chiaramente distinto) - conti- tire da questo momento - chiudendo gli occhi su tutto ciò che
nuò a insegnare dopo la crocifissione» 16 , senza dubbio anche nel- oggi sappiamo sul suo processo di formazione, che per tredici se-
la preghiera e nella liturgia, e a partire da tutta questo comples- coli è stato ignorato - pensiamo che è a Dio a cui crediamo, quan-
sa situazione viene elaborato il quarto vangelo. do accettiamo il testo come venuto direttamente da Lui.
, Vediamo la conclusione di Sanders; «Tutti i cristiani, più o me- Ma passiamo al tema dei contenuti di questo quarto vangelo. È
no, sarebbero stati d'accordo con questa impostazione. Il Signo- in esso che più si sottolinea la cristologia del Logos, uno degli ele-
re, come abbiamo visto, continuava a parlare loro nelle visioni e menti più influenti nella gestazione dell'immagine cristologica.
durante la preghiera. Dobbiamo pensare che alcuni di questi mes-
saggi siano finiti nei vangeli sinottici. Ma l'autore del vangelo di
Giovanni si spinse oltre; scrivendo un intero vangelo basato su La cristologia del Logos
questa premessa. Per dirla nei suoi stessi termini, la sua opera
contiene molti insegnamenti dello Spirito Santo, o di Gesù, 've- Esistendo dal principio, il Logos è stato agente della creazione
nuto' all'autore dopo la crocifissione e la risurrezione, che gli ha divina. Come? Ci sono paralleli nella Scrittura ebraica: «Dalla pa-
comunicato verità che i discepoli non avevano udito» 17 . rola del Signore furono fatti i cieli» (Sai 32,6). «Dio... che tutto
hai creato con la tua parola» (Sap 9,1). E, ovviamente, esistono
Il quarto vangelo rappresenta uno sviluppo teologico avanzato, stretti paralleli nella filosofia greca. Per esempio, nel commento
molto avanzato, le cui meditazioni sulla persona e l'opera di Ge- di Filone sulla Creazione nella Genesi. Sembra che in Filone il
sù si presentano in prima persona, come se le dicesse lo stesso Logos non sia ancora u n essere distinto o u n essere reale che agi-
Gesù1*, e le cui fonti hanno concretamente queste origini e spun- sce come intermediario di Dio, ma u n a semplice metafora per il-
tano non solo in questi contesti evangelizzatori e liturgici, m a an- lustrare l'estensione di Dio sul mondo 2 1 . Tuttavia, nel prologo di
che dalla vita di orazione particolare dell'autore di questo van- Giovanni sembra che questa figura retorica della personificazio-
gelo (sia persona o comunità o gruppo di comunità), senza par- ne del Logos sia passata a individualizzarsi come essere reale, si
lare in questo momento degli evidenti multeplici e intensi influssi è «ipostatizzata». Che fenomeno è questo? Seguiremo da vicino
dei movimenti filosofici e religiosi dell'epoca. Haight, in questa esposizione.
È oggi assolutamente chiaro che il quarto vangelo certamente Il prologo del vangelo di Giovanni, che sembra essere l'afferma-
non ci trasmette il Gesù storico, né il suo messaggio storico. Il zione più esplicita della divinità di Gesù, dev'essere letto in ac-
quarto vangelo è un'opera maestra di riflessione teologica, mol- cordo col suo genere, cioè come linguaggio poetico e figurativo.
to avanzata e peculiare, di grande valore e contemporaneamen- In u n mondo greco-romano di politeismo, il monoteismo degli
te con molte limitazioni (concrezioni), che non può essere valu- ebrei e dei primi cristiani era molto contenuto, e la trascenden-
tato correttamente se si ignorano tutti questi condizionamenti. È za di Dio era cautamente protetta. Young suggerisce che Gesù
certamente «mitico» comprendere il quarto vangelo come una non costituì un caso diverso dagli altri messaggeri di Dio nella
«rivelazione» venuta dal cielo che ci porta informazioni dirette m a p p a cosmica od ontologica: servi, profeti, angeli, re... Gesù non
quasi descrittive sulla divinità, come in realtà fu considerato per
millecinquecento anni a partire da u n dato momento 1 9 , per la
«fissazione del canone» (un processo non conciliare, non uffi- 20
ciale, quasi anonimo, quasi spontaneo, senza mezzi sufficienti né Si ricordi la lamentela di W. Marxsen: se l'apostolicità è stata cri-
terio fondamentale nella fissazione del canone, l'investigazione criti-
ca attuale dimostra che probabilmente «non uno solo degli scritti
neotestamentari è realmente di origine apostolica. Perfino Paolo in
16
Sanders, ibid., p. 95. questo senso può essere apostolo solo mediatamente, poiché non co-
17
Sanders, ibid., p. 95. nobbe il Gesù terreno» (Introducción alNuevo Testamento, Salamanca
18
Cf. Sanders, ibid., p. 94. 1983, 282. Citato da Torres Queiruga, La revelación..., p. 410).
19 21
Non è stato un momento, bensì un lungo processo che iniziò nel- Dunn, Christology in the Making: A New Testament Inquiry into the
le Chiese locali, e che non cominciò a unificarsi se non a partire dal Origins of the Doctrine of the Incarnation, Westminster Press, Phila-
secolo IV... delphia 1980, pp. 220-230.

228 229
tesa come u n essere reale. Il Logos non è più u n a figura di reto-
è mai stato rivale del Dio unico di Abramo 2 2 . Gesù non era Yahvè;
rica, ma un essere specifico.
Gesù non era il Padre, l'unico Dio trascendente in grado emi-
nente. La questione del rapporto di Gesù con Dio, pertanto, non Nonostante il suo parallelismo con la cristologia della sapienza,
fu chiaramente delucidata dalla cristologia giovannea, così che gli autori normalmente riconoscono che l'autore del prologo di
continuò a costituire problema fino al secolo IV. Giovanni è «il primo a concepire chiaramente la pre-esistenza
personale del Logos-figlio e a presentarla come parte fondamen-
Tuttavia, Gesù era sperimentato come divino. In qualche mo-
tale del suo messaggio» 23 . Il prologo del quarto vangelo è l'affer-
mento, nel corso del I secolo, probabilmente agli inizi della for-
mazione più piena e più chiara della cristologia incarnazionista
mazione di una comunità cristiana, Gesù si trasformò nel centro
del Nuovo Testamento. È la «prima cristologia incarnazionista in
e nell'oggetto del culto, e oggetto di adorazione. Nel vangelo di
tre stadi» (preesistenza, esistenza u m a n a ed esistenza gloriosa).
Giovanni l'autore fa in modo che Tommaso dica a Gesù: «Mio
Come dicevamo prima, sono state le condizioni culturali concre-
Signore e mio Dio!» (Gv 20,28). Nel vangelo di Giovanni, una cri-
te della comunità di Giovanni quelle che permisero lo sviluppo
stologia del Figlio di Dio glorificato si accorda con una cristolo-
di questa teologia, in forma di «speculazioni sugli esseri celesti» 24 .
gia della sapienza e del Verbo, per esprimere la credenza in u n
La logica di questa cristologia è «una immaginativa estrapola-
Gesù che, in un certo senso, è divino. Ma ciò suscita la questio-
zione del linguaggio sapienziale» 25 . Utilizza il linguaggio del mi-
ne di come questo Gesù divino si rapporti col Dio trascendente
to, della «mitologia riflessiva» (Elisabeth Shussler Fiorenza) o di
della fede monoteistica. Come deve intendersi questo sviluppo?
una immaginazione religiosa vitale che, in un atto di proiezione
Come si produsse?
immaginativa circa il principio, crea u n racconto che esprime il
Da una prospettiva storica, si può capire la genesi del problema significato religioso di Gesù. Le affermazioni a riguardo dell'«esi-
del rapporto di Gesù con Dio con l'«ipostatizzazione» del lin- stenza e del comportamento cosmico ed extramondano del Lo-
guaggio simbolico rispetto a Dio, in questo caso dei simboli «sa- gos sono poetiche e immaginative nel senso più profondo. Sono
pienza» e «Verbo». «Ipostatizzazione», in generale, significa la mezzi per esprimere il significato e la posizione di Cristo nella
trasformazione di una idea o di un concetto in una cosa reale. vita personale della comunità cristiana» 26 .
Nella sua accezione ampia, il termine «ipostasi» significa l'indi-
vidualità di una cosa: ipostasi è una singolarità dentro una clas-
se o specie. Ipostatizzare è interpretare un concetto come un es- Un salto qualitativo
sere esistente; è concretizzare o materializzare una idea. È reifi-
care, e il processo di reificazione significa concepire l'oggetto di Qui si è realizzato u n salto qualitativo. Quando il Logos o la Sa-
una figura retorica come se fosse u n a realtà. pienza sono una personificazione (figura del linguaggio che si ri-
ferisce metaforicamente allo stesso Dio), ha un senso chiaro af-
D'altra parte, i simboli sapienza, Verbo e Spirito, che si trovano fermare che la sapienza di Dio o il suo Logos si fanno presenti
nelle Scritture ebraiche e si riferiscono a Dio, non sono «iposta- in Gesù. Ma quando diventano una «ipostatizzazione», cioè, u n
tizzazioni», bensì personificazioni. La personificazione è u n a fi- essere reale, distinto da Dio Padre, allora l'affermazione che si
gura retorica nella quale si tratta o si parla in maniera cosciente sta facendo è ben diversa. Questo linguaggio della ipostatizza-
o deliberata di u n simbolo come se fosse una persona. Proverbi zione è pericolosamente simile al pensiero della cultura politei-
8 contiene una personificazione chiaramente deliberata dell'in- stica. Gesù sarebbe stato l'incarnazione di «un secondo Dio»?
telligenza o della saggezza di Dio, come persona e agente preesi- Giustino martire si riferiva al Logos come a «un secondo Dio» 27 ,
stente a Dio. Come figura retorica, non pretende di far capire che e anche Origene...
la sapienza sia un'entità o un essere distinto o individuale.

Un passo importante di questo processo si produsse quando u n a


personificazione si trasformò in «ipostatizzazione», cioè, quan-
23
d o ciò che era una figura retorica passò a significare «un essere Dunn, ibid., p. 249.
24
reale». La saggezza non è più un simbolo linguistico che si rife- Haight, ibid., p. 176.
25
risce indirettamente a un attributo di Dio, m a passa ad essere in- Haight, ibid.
26
Kysar, John, p. 30.
27
Kelly, J.N.D, Early Christian Doctrines, Adam & Charles Black, Lon-
22
Cf. Young, F., Creeds, p. 34. don 1977, p. 148.

230 231
Il salto qualitativo è consistito, come dice John Hick, nel fatto oltre se stessa, trascendendo ancora di più il suo carattere me-
che ciò che era poesia (la personificazione retorica di u n attri- taforico, fino alla ipostatizzazione.
buto di Dio) passò a essere intesa come prosa, come linguaggio
letterale (l'attributo di Dio cessò di essere «personificato» retori- In realtà, con questa descrizione elementare o minima, abbiamo
camente per essere «ipostatizzato», considerato come un essere già, in sintesi, davanti agli occhi i tratti principali di quello che
reale diverso da Dio stesso), ciò che era una metafora ebraica è stato il processo che spiega quali furono le condizioni che re-
venne intesa come metafisica greca, in tutta la sua letteralità on- sero possibile e che permisero il risultato finale di ciò che cono-
tologica. Il Logos poetico divenne un Logos ontologico. Effetti- sciamo come il dogma cristologico, strettamente vincolato alla
vamente, un salto qualitativo e più che qualitativo: sostanziale, correlativa dottrina trinitaria, nella cornice in cui esso si iscrive.
ontico... Sarebbero necessarie molte altre precisazioni e sfumature, ov-
viamente, m a «a buon intenditor», per ragioni di spazio, baste-
Questo semplice cambiamento di chiave letteraria (dalla poesia ranno queste poche pennellate. Ci sia permesso ora di non trar-
alla prosa) introduceva di colpo, per la via dell'ipostatizzazione, re conclusioni - per le quali non ci sarebbe nemmeno un fonda-
un nuovo personaggio divino, e creava il gran problema di met- mento sufficiente - bensì di fissare, semplicemente, alcuni sug-
tere in relazione questo nuovo essere con l'unico Dio del mono- gerimenti di reimpostazione, di revisione e di nuova visione.
teismo giudeo-cristiano. In qualche modo, si potrebbe dire che
tutto il dibattito teologico dei quattro primi secoli - fino al Con-
cilio di Calcedonia - non è che il tentativo di conciliare l'affer- Alcune riflessioni
mazione del carattere divino di Gesù (identificato con questo nuo-
vo e misterioso essere del Logos) con il monoteismo. La dottri- Come leggere questa cristologia oggi?
na della Trinità sarebbe il risultato di questa faticosa concilia-
zione: la quasi impossibile affermazione del carattere divino di Che cosa significa, come bisogna intendere attualmente questa
Gesù all'interno di una religione monoteistica, si sarebbe risolta cristologia? In se stessa, questa cristologia, non «è» in realtà u n
alla fine spostando il problema entro la vita interiore di Dio, in- problema: è lì, è una realtà positiva, è una ricchezza inestimabi-
troducendo in essa una differenziazione trinitaria. le del patrimonio spirituale simbolico cristiano. Il problema è co-
Perché si ruppe la tradizione della dottrina piana e semplice del me collocarci di fronte a essa, come appropriarcene. E la mag-
monoteismo assoluto veterotestamentario, a favore di un com- giore difficoltà sopravviene quando è interpretata e presa lette-
plicato compromesso con l'affermazione del carattere divino di ralmente. È risaputo che un testo lirico non può essere interpre-
Gesù? Per l'influsso di due forze, soprattutto: in primo luogo per tato alla lettera. Analogamente, la sublime poesia del Logos dev'es-
l'ispirazione vigorosa e la bellezza affascinante del prologo di Gio- sere letta per quello che è: u n poema e u n inno di lode, u n lin-
vanni e, in secondo luogo, per la forza con cui la cristologia gio- guaggio di amore e di fede. Quando è letta così, questa cristolo-
vannea si vide rivestita adottando lo statuto di «Scrittura», con gia poetica innalza lo spirito umano, «offre alla cristologia la for-
la formazione del canone. Quella che era una riflessione teologi- za della sacralità, riprende l'impressionante affermazione della
ca creata da una comunità cristiana, divenne u n testo ispirato e fede cristiana che Dio si trova in Gesù, nella carne, in modo che
rivelato, opera e Parola di Dio. A partire da questo «momento», veramente Dio si rivela in lui».
il testo rimane sacralizzato e, in maniera fondamentalista, è in-
terpretato letteralmente come Parola di Dio, indiscutibile e inin-
terpretabile, assolutamente certo nel suo primo significato diret- Comprensione scorretta della Scrittura
to, senza appello possibile al suo significato contestuale o alla sua
provenienza, senza concessione alcuna alla considerazione dei ri- Abbiamo detto che la base argomentativa principale di questi di-
corsi retorici presenti in esso, un testo interpretato come lin- battiti cristologici dei secoli II-V è stata l'autorità della Scrittura.
guaggio praticamente descrittivo che ci dà una informazione di- Quella che era la riflessione liturgica di una comunità cristiana,
retta del mondo trascendente divino... Considerato in questo mo- riflessione certamente brillante e dotata di una forza ecceziona-
do, il testo diventa il principale riferimento di u n a cristologia del le, la cristologia del Logos, si codificò come Scrittura e cambiò
Logos preesistente incarnato in Gesù, ignorando il grave proble- status epistemologico Venne considerata come testo sacro, che
m a posto dal suo genere letterario originale, che è una formula cessò così di essere u m a n o per divenire divino, smise di espri-
cultuale, metaforica, punto di confluenza tra la cristologia della mere la riflessione ispirata di u n a comunità cristiana per diveni-
sapienza e la cristologia del Figlio di Dio, che compie un balzo re parola pervenuta direttamente da Dio, caduta dal cielo, paro-

232 233
la che informa direttamente su Dio, essendo Dio stesso che ci de, di fede in Dio, m a si tratta di un atto di fede in noi stessi 30 :
informa riguardo a se stesso. stiamo credendo (a noi stessi) qualcosa che noi stessi abbiamo
detto, e non vogliamo indagare e analizzare l'origine della verità,
Nel caso della cristologia giovannea possiamo dire che acquisì perché ci sembra meglio che le cose restino come sono e non si
questo statuto di rivelazione per un ulteriore motivo già accen- destabilizzi l'istituzionalità religiosa che ci tiene al riparo e ci dà
nato: la comunità di Giovanni metteva in bocca di Gesù affer- significato. Sarebbe molto laboriosa - forse traumatica - una mi-
mazioni solenni sulla sua identità divina. In questo modo, una grazione di senso. Vogliamo continuare a credere in ciò che ab-
cristologia sapienziale combinata con quella del Figlio di Dio, Lo- biamo costruito perché ne abbiamo bisogno, perché a questo sco-
gos preesistente, si trasformò in materia di fede in Gesù: egli stes- po è stato costruito: per poter vivere sotto u n sacro baldacchino
so in persona avrebbe rivelato il mistero dell'incarnazione e del- protettivo venuto dall'alto, accettato e vissuto senza obiezione dal-
la sua identità divina e ce l'avrebbe confidata. Bisognava creder- la comunità religiosa 31 .
gli. Non si poteva dubitare. Non si potevano nemmeno «inter-
pretare» queste parole. Davanti a parole rivestite di tale autorità È chiaro: ciò che qui è in gioco, ancora una volta, è la compren-
assoluta e divina (e gesuanica), il ragionamento u m a n o non può sione della rivelazione, tema che abbiamo già affrontato accura-
far niente, se non rinunciare a se stesso e aderirvi ciecamente. tamente 3 2 . Siamo in attesa che discenda più ampiamente nella
coscienza del popolo cristiano una concezione meno fondamen-
In questo errore di pensare che la preesistenza del Logos e la sua talista della rivelazione: che non ignori il processo di formazio-
incarnazione in Gesù sarebbero state rivelate espressamente e di- ne degli elementi che la compongono e che valorizzi nella giusta
rettamente da Gesù di Nazareth, sono rimaste tutte le Chiese cri- misura questi elementi, m a senza sacralizzarli e senza permette-
stiane per più di millecinquecento anni, fino a due secoli fa nel re che si trasformino in un peso schiacciante che ostacoli ogni
caso dei protestanti e a cinquanta in quello dei cattolici, senza altra visione, o che tenga la comunità cristiana prigioniera dei
dire che, ancora oggi, la stragrande maggioranza dei cristiani, propri elementi umani, da essa apportati, che costituiscono il so-
cattolici ed evangelici, rimane in tale errore. strato u m a n o del processo della rivelazione. Finché questa com-
prensione non fondamentalista della rivelazione non si sarà este-
Il processo potrebbe essere stato questo: la comunità cristiana ri- sa e impadronita del cristianesimo, sussisterà il problema di al-
flette liberamente sulla propria fede. Queste riflessioni vengono cune formule obsolete nel loro significato originale, che si nega-
ad essere canonizzate come Scrittura e da lì si autoimpongono no a ogni aggiornamento ermeneutico, davanti alle quali i teolo-
come autorità divina. La Chiesa rimane così ostaggio della pro- gi non troveranno altra uscita - inutile - che quella di fare equi-
pria riflessione comunitaria, che rimane pietrificata e impedisce librismi mentali interpretativi 3 3 per trovare spiragli di libertà in
ogni revisione critica e ogni crescita 28 . questo sequestro globale, nel quale rimangono ostaggi del loro
Pensiamo di «credere a Dio» per qualcosa che in realtà Egli non stesso fondamentalismo.
ci ha mai detto; siamo noi ad averlo detto, siamo noi che glielo
abbiamo attribuito, e siamo noi che adesso diciamo che dobbia-
30
mo credere a Lui, e che non possiamo pensare altrimenti perché Qualcosa che oserei chiamare una «petizione di principio fiducia-
è Dio stesso che ce l'ha rivelato 29 . Crediamo di fare u n atto di fe- ria»: crediamo a noi stessi credendo di credere a un Altro.
31
Mariano Corbi, in Amando Robles, Repensando la religión, de la
creencia al conocimiento, Euna, San José de Costa Rica 2001, p. 17.
32
Cf. capitolo ottavo.
33
28
Questa situazione si presenta in molti altri campi della realtà ec- Con tutto il rispetto e l'ammirazione, a mio modesto avviso, sono
clesiale: ministeri, sacramenti, regole, abitudini... che la Chiesa ha «equilibrismi» alcune interpretazioni del teologo DUPUIS che tenta
creato, ma che ha attribuito erroneamente col tempo a Gesù, come di trovare, con un vero spreco di ingegnosità, gli spiragli più inim-
se lui personalmente li avesse stabiliti, e si considera ora non auto- maginabili per costruire nuove interpretazioni che possano rendere
rizzata a modificarli, rimanendo ostaggio della sua propria opera. Cf. compatibili le opinioni più classiche con le evidenze odierne che ci
Herbert Haag, Nur wer sich àndert, bleibt sich treu, Herder Verlag, s'impongono. Lo stesso Haight, che senza dubbio è più liberale e più
Friburg 2000. ID., iQuéIglesia queria Jesus?, Herder, Barcelona 1998. liberato, non tralascia di fare mostra di una capacità acrobatica si-
29 mile nella sua interpretazione, per esempio, del Concilio di Nicea,
In definitiva, credere nella rivelazione «sarebbe accettare qualcosa ibid., p. 460, per salvare, con lambiccate sottigliezze, quello che sem-
come parola di Dio, perché qualcuno dice che Dio glielo ha detto af- bra non salvabile. Se questi tentativi fossero corretti, direi che po-
finché egli lo dicesse agli altri» (Torres Queiruga, in AA.W., Diezpa- trebbero salvare la loro fede solo persone intellettualmente geniali.
lahras clave en religión, Verbo Divino, Estella 1992, p. 180).

234 235
Bisogna insistere su questo punto della «rivelazione». Perché se ta la comprensione dominante e quasi l'unica nella storia della
si sollecitano i teologi e le teologhe attuali, dopo un dialogo di Chiesa per secoli e secoli, ed è ancora oggi assolutamente mag-
discernimento sulle ragioni che invocano la necessità di una reim- gioritaria. Le preghiere del messale romano cattolico s'incarica-
postazione sia della teologia del pluralismo religioso (abbando- no di ricordarcelo quasi ogni giorno, senza che l'autorità com-
no dell'inclusivismo), sia della cristologia, alla fine i teologi e le petente si preoccupi minimamente di questo fattore di fonda-
teologhe, quando hanno dissipato tutti i loro dubbi... tirano fuo- mentalismo e di ritardo di uno dei centri generatori della co-
ri la ragione ultima, o l'unica ragione reale che non lascia loro scienza e della spiritualità cristiane...
attraversare il Rubicone: «il richiamo, a volte indiretto e acriti-
co, all'autorità della tradizione o della Bibbia» 34 . È la Scrittura Si fa dunque imperiosa la necessità di reinterpretare e di aiuta-
che lo afferma - si dice - senza assumere una impostazione cri- re il popolo cristiano a superare le interpretazioni letterali, così
tica su come si è sviluppata questa affermazione biblica, consi- come il ritorno al senso originale e alla rivendicazione della me-
derata, per il fatto di essere biblica, come una fonte autonoma tafora, che sempre si è rivelata pregna di vigoroso potere e di fe-
d'indiscutibile credibilità. Alla fine, questa è la ragione ultima, o condità. Questo è il compito della teologia, m a della teologia ve-
l'unica ragione reale di resistenza. E questo conferma ciò che ab- ra, cioè la teologia libera e gratuita, non quella dei funzionari che
biamo già detto: dato che il principio o fondamento della teolo- fanno teologia guardando verso l'alto per chiedere che cosa si può
gia è la rivelazione, la chiave di vofta del rinnovamento della teo- o non si può dire secondo gli interessi dell'istituzione. Bisognerà
logia è la reimpostazione della concezione della rivelazione. So- che i teologi ritornino bambini come quelli del Vangelo, e come
lo una teologia della rivelazione depurata dal fondamentalismo il bambino della favola di Andersen, che riuscì a dire che il re è
permetterà un avanzamento reale in tutti gli altri rami dell'uni- nudo, come in realtà lo vede la maggioranza di coloro che usa-
verso teologico e religioso u m a n o . no la testa. L'istituzione non vuole vera teologia, m a solo ideolo-
gia giustificatrice... Per questo è tanto difficile portare a termine
il rinnovamento della mentalità teologica del popolo cristiano, in
L'errore di una interpretazione letterale un'epoca come questa nella quale tanti funzionari hanno sop-
e il compito della teologia piantato il ministero della teologia.

Gli specialisti lo dicono chiaramente e con franchezza: «Riferir-


si al Logos o alla sapienza come a "un essere reale" nel contesto La lezione della pluralità delle cristologie
cristiano è, come minimo, ambiguo ed equivoco. Che cosa signi- nel Nuovo Testamento
fichi tale "ipostatizzazione" costituisce u n grande problema». Tut-
tavia, la Chiesa intera durante più di millecinquecento anni, e an- È molto importante constatare che nel NT si presentano una plu-
cora oggi l'immensa maggioranza del popolo cristiano, intende il ralità di cristologie. Non sono uguali queste cristologie, non so-
dogma «istologico e l'insieme della storia della salvezza in que- no riducibili l'una all'altra, a volte divergono notevolmente e sem-
sta forma mitica: creazione, peccato originale, scompiglio del pia- brano perfino contraddirsi in alcuni aspetti. E tuttavia sono sta-
no di Dio, ristrutturazione del piano, «invio» o missione del Ver- te tutte conservate e nessuna squalifica le altre, e tutte possono
bo, incarnazione in Gesù, morte redentrice come sacrifico espia- essere affermate simultaneamente. Perché? Precisamente perché
torio... Sant'Ignazio immaginava, letteralmente, «le tre divine per- «le cristologie sono affermazioni simboliche che concernono
sone» riunite per deliberare a quale di loro competesse di «an- aspetti trascendenti di Gesù Cristo, concepite a partire da diver-
dare» nel mondo, incarnarsi, morire e così redimere gli esseri se prospettive, senza che nessuna di esse contenga adeguatamente
umani, che dal II al X molti dei migliori teologi secolo riteneva- il proprio oggetto».
no fossero fisicamente «in potere del demonio» come effetto del Dalla sua riflessione sulla pluralità delle cristologie nel NT, Hai-
presunto peccato originale che aveva contaminato tutti gli uma- ght deduce che il criterio per l'idoneità di una cristologia non può
ni per tutti i tempi... Questa comprensione letterale della iposta- essere un'altra cristologia. La natura del pluralismo consiste nel
tizzazione e del mito che oggi riteniamo essere u n errore, è sta- mantenimento delle differenze nell'unità, o dell'unità nelle diffe-
renze. In questa concezione di pluralismo che si riflette nel NT,
non si può mettere m a n o a u n a cristologia ed erigerla a norma
34
Knitter, P., Hans Kung's Theological Rubicon, in Swidler, Léonard per le altre. Il motivo è che il pluralismo delle cristologie neote-
(ed.), Toward a Universa! Theology of Religion, Orbis Books, Maryk- stamentarie risiede propriamente nella diversità, e non c'è og-
noll 1988, p. 227. gettiva ragione in dette cristologie per preferire l'una all'altra. In

236 237
base a che cosa, si sosterrebbe, per esempio, che la cristologia nendo la metafisica)? È necessario denunciare e combattere qual-
giovannea è quella normativa, così che la cristologia di Luca, che
siasi enclave di fondamentalismo, benché esso sia incistato nel
diverge da quella di Giovanni su punti importanti, sarebbe ete-
rodossa? Né Luca squalifica Giovanni. Quindi, il processo per cuore stesso del cristianesimo.
giudicare l'ortodossia di una cristologia non può ridursi a un con- • Così come sembra che la teologia non abbia ancora tratto le con-
fronto esteriore delle differenze, tale che la descrizione, il lin- seguenze dai dati emersi dalla nuova ricerca sul Gesù storico (R.
guaggio e la struttura di credenza oggettivamente sviluppate da Aguirre), si può dire che nemmeno la teologia della rivelazione e
una cristologia possano essere la misura di un'altra cristologia. la cristologia abbiano aggiornato le loro impostazioni, né abbia-
Questo è il significato del pluralismo delle cristologie neotesta- no ricavato nuove conclusioni da tutto ciò che oggi siamo giunti
mentarie, che non può essere ignorato 3 5 . a sapere circa l'origine materiale stessa del Primo Testamento e
Con tutte esse 36 sono sopravvissute la Chiesa e la fede in Gesù, e della più vicina elaborazione del Secondo Testamento.
tutte hanno dato il loro apporto e si sono reciprocamente com-
pletate. Perché se ne dovrebbe imporre una, emarginando le altre? • Entrando in pieno, come siamo, nella rottura che il cambia-
mento epocale attuale suppone, forse dobbiamo dare più ascol-
Domande più concrete per la teologia del pluralismo religioso to alle voci che chiedono un nuovo atteggiamento di fronte a Ge-
sù. Le risposte date in epoche tanto lontane dalla nostra - sia co-
Tutta questa problematica attorno alla costruzione del dogma cri- me distanza temporale che culturale - non servono più, e la no-
stologico ha ripercussioni dirette su temi decisivi della teologia stra generazione ha il diritto e il dovere di rispondere liberamente
del pluralismo religioso. Anche in questo caso, non vogliamo ri- e rispettosamente alla domanda di Gesù: «E voi, chi dite che io
cavare «conclusioni» fisse o definitive, m a piuttosto sospetti, sug- sia?». Non si tratta di avvicinarsi a Gesù a partire da u n a rispo-
gerimenti di reimpostazione, di revisioni e nuove visioni. sta cristiana ereditata, m a di avvicinarsi a Gesù (e a qualunque
altra proposta religiosa) e a partire dalla sua conoscenza rispon-
• Sono validi i dibattiti conciliari di Nicea-Calcedonia dal punto dere alla sua domanda. Ossia, è la strada contraria a quella a cui
di vista del loro processo strettamente argomentativo 3 7 , una vol- istituzionalmente ci obblighiamo oggi nel cristianesimo.
ta che abbiamo scoperto che furono realizzati su questo cumulo
di equivoci e di cattive interpretazioni, e sulla base argomentati- • Conoscendo il processo di formazione della Scrittura, e com-
va di un NT inteso come «linguaggio descrittivo diretto», secon- prendendo teologicamente meglio il suo significato profondo, tan-
do una concezione mitica e verbalistica della rivelazione, e come to lontano dalla comprensione primitiva e mitica di ciò che è sta-
somma di versetti separabili ed estrapolati? to inteso come una «ri-velazione» fisicamente tale e quasi stret-
tamente divina, non sarebbe opportuno cambiare il nome di ciò
• Se per il NT la critica ci ha resi capaci di un'interpretazione di- che chiamiamo «rivelazione» 38 , dato che questa parola dipende da
versa da quella letterale, è mai possibile che i credi niceno e con- una comprensione mitica e inevitabilmente, per associazione di
stantinopolitano siano più sacri della stessa Scrittura così da non idee, continua a favorire il ritorno a questa nociva comprensio-
permettere che il dogma cristologico che essi esprimono sia sot- ne 39 ? Non sarebbe ugualmente opportuno cambiare il nome del-
toposto a un'analisi ermeneutica e venga recuperato secondo una la virtù della «fede»? In effetti, non è più convincente sostenere
reinterpretazione non letterale (che riscatti la metafora pospo-

38
35
Ibid. Come abbiamo patrocinato il superamento del concetto di «ele-
36 zione», ci permettiamo di suggerire la possibilità di abbandonare il
Torres Queiruga sostiene che parlare della Scrittura, del Vangelo,
del kerigma è un'astrazione, perché ciò che abbiamo sono scritture, concetto di «rivelazione» per sostituirlo con un altro più adeguato ed
vangeli e kerigmi (La revelación..., p. 424). «Lo sforzo coscienzioso e eloquente.
39
storico della filologia mette in rilievo la pluralità come caratteristica In materia di simboli, nomi e metafore, non basta sfumare i loro
della primitiva predicazione cristiana» (Rahner - Lehmann, Kerygma nomi nello status quaestionis, come facevano gli scolastici, ma è ne-
y dogma, in Mysterium Salutis I, Madrid 31980, p. 741: in Torres Quei- cessario sostituire tali simboli, nomi o metafore, perché i simboli in
ruga, La Revelación..., p. 425. generale colpiscono le strutture profonde o inconsce delle persone, in-
37 dipendentemente dal fatto che a livello cosciente possono essere sfu-
Cioè, lasciando da parte le tremende questioni sulla loro legitti- mati o perfino respinti. Se non si sostituiscono, se si continuano a uti-
mità, la mancanza di libertà, le influenze politiche patite, i discuti- lizzare, la mente e la psiche tornano di nuovo, quando meno ce l'aspet-
bili comportamenti di alcuni dei padri conciliari dirigenti... tiamo, alle strutture e ai significati che sempre hanno veicolato.
238 239
;
che la fede umana interpersonale sia la struttura o l'esperienza verranno poi accolte nella Scrittura cristiana, non toglie nulla al
umana più simile o parallela 40 al rapporto dell'essere umano con loro essere propriamente una riflessione u m a n a cristologica co-
ciò che chiamiamo Dio, né sarebbe simile alla «fede interperso- munitaria, che partecipa della limitazione e della contingenza ti-
nale» ciò che è in gioco nella scommessa fondamentale dell'esse- piche di ogni cristologia.
re umano di fronte all'esistenza e alla intuizione del senso.
• Che conseguenze avrà per la teologia delle religioni o teologia
• Si può per caso ritenere che il mandato di congelamento della del pluralismo religioso u n tale recupero di Gesù e una revisio-
formula di Costantinopoli continui a essere in vigore - come di ne della cristologia coerente con essa? Non si potrebbe pensare
fatto, per altre ragioni, si dà per scontato -, o si può pensare, al che sparirebbero la maggior parte delle difficoltà teoriche che ha
contrario, che ciò che è in vigore è l'imperiosa necessità di rileg- attualmente il cristianesimo a riconoscersi su u n piano di fon-
gere quella formula e di riformularla in modo che sia intelligibi- damentale parità con le altre religioni del mondo?
le per chi non accetti la filosofia greca (che oggi quasi nessuno
accetta) 41 ? Chi s'incarica di ricordare alle Chiese cristiane che so- Come abbiamo detto in altre occasioni, forse avremo bisogno di
no infedeli al Vangelo se non fanno il possibile per rendere in- varie generazioni per rispondere a tutti questi interrogativi che
telligibile la Buona Novella? ci si pongono. Frattanto, la nostra generazione - e soprattutto i
teologi e le teologhe - h a l'obbligo di riflettere, a voce alta, con
• Che conseguenze avrà per un cristianesimo rinnovato una im- responsabilità e altrettanta audacia, con sincerità e altrettanta li-
magine di Gesù di Nazareth recuperata e teologicamente ricrea- bertà.
ta, spogliata della distanza metafisica in cui le categorie ontolo-
giche della cultura filosofica greca l'hanno tenuta sequestrata?
Sarà un Gesù che andrà d'accordo con gli «altri nomi» , dai qua-
li pure gli esseri umani sono stati salvati in lungo e in largo del-
la storia? Sarà un Gesù capace di pregare sinceramente insieme
a uomini e donne di ogni razza, lingua e nazione (e religione)?
Sarà un Gesù che inviterà noi, suoi discepoli, affinché riuniti con
i credenti di altre religioni rendiamo grazie al «Dio di tutti i no-
mi» per la sua multiforme manifestazione, invece di andare a
convertirli alla nostra religione?
• Se, come dice Christian DUQUOC, le cristologie sono «costru-
zioni transitorie che utilizzano strumenti concettuali contingen-
ti» 43 , non si potrebbe applicare tutto questo, in qualche modo e
misura, alle cristologie che le prime comunità cristiane crearono
nella loro riflessione su Gesù risorto? Il fatto che tali cristologie

40
Sebastiàn, F., Antropologia y teologia de la fé cristiana, Sigueme, Sa-
lamanca, 1972.
41
«Rahner, osservando che la verità di un enunciato della fede tra-
scende la sua formulazione, ha fatto questa dichiarazione nel 1954:
"In questo modo, abbiamo non solo il diritto bensì il dovere di com-
prendere questa definizione, nello stesso tempo, come un punto di
arrivo e come un inizio"» (J. Moingt, ibid., p. 181). «La formula cal-
cedonense dev'essere presai più come inizio che come fine» (K. Rah-
ner, Problemas actuales de Cristologia, en Escritos de teologia I, Ma-
drid 19673, pp. 167ss.
42
Knitter, P., Jesus and the Other Nantes, Orbis, New York 2001.
43
In Mesianismo de Jesus y discreción de Dios. Ensayo sabre los limi-
tes de la cristologia, Madrid 1985, p. 11.

240 241
di più, altre meno, ma in definitiva tutte - hanno difficoltà
Capitolo tredicesimo che sembrano insuperabili sul terreno della teoria. La teo-
La «regola d'oro». ria, nell'ambito delle religioni, accresce incredibilmente le
La dimensione etica delle religioni loro difficoltà, a confronto con ciò che avviene in altri cam-
pi, come con le scienze o la politica. Nella religione la teo-
ria ha a che fare con difficoltà aggiuntive, come i «dogmi»,
la verità «rivelata», la «fede», il «magistero», il «deposito»
della fede, la fedeltà alla «tradizione», la «irriformabilità
delle verità definite», il «carattere assoluto» della propria
Dopo i due capitoli precedenti - l'uno ecclesiologico e l'altro religione, il mandato di estendere la propria verità e di
cristologico - che sono logicamente necessari per intavolare «convertire gli altri», lo zelo apostolico per combattere l'er-
il dialogo teorico con la tradizione teologico-dogmatica clas- rore, il «fondamentalismo», ecc. 1
sica in vigore, i prossimi capitoli o lezioni presenteranno
aspetti di altro genere, maggiormente in dialogo con la mo- L'aspetto teorico o teologico nel mondo delle religioni è co-
dernità e con la vita pratica. Ma prima, e come nota finale me u n campo seminato di ostacoli, sia per la «normale»
di questo dialogo con la dogmatica classica, dobbiamo ac- ragione religiosa sia per il dialogo interreligioso. Le reli-
costare anche questo tema centrale e per nulla «dogmatico», gioni hanno di fronte un difficile cammino da percorrere:
che riposizionerà la polemica teologico-sistematica su altre a u n primo livello, interno, per comprendere loro stesse la
coordinate, molto più accessibili, e ci restituirà un po' di pa- pluralità religiosa (quello che Panikkar chiama l'«intra-
ce e serenità in mezzo ai possibili dubbi. Attenti, però: la «re- dialogo») e a un secondo livello, esterno, per dialogare in-
gola d'oro», così semplice ed elementare, non cessa di esse- terreligiosamente con le altre religioni.
re rivoluzionaria... In particolare, le religioni «monoteistiche» h a n n o difficoltà
teoriche specialmente riguardo al dialogo interreligioso 2 .
Il cristianesimo ne ha 3 e, a sua volta, il cattolicesimo ne ha
I. Per sviluppare il tema di ulteriori, perché già le trova nello stesso dibattito teo-
logico interno: lì c'è la storia dei dogmi e delle eresie, la
VEDERE storia dei concili ecumenici 4 e dell'Inquisizione, i dissidenti,
i perseguitati, i condannati e i giustiziati per motivi teolo-
Il pluralismo religioso contiene inevitabilmente una di-
mensione teorica o teologica. Se, come abbiamo visto, la
1
maggior parte delle religioni sono nate nell'esclusivismo, Benché vari di questi concetti abbiano una denominazione che è ti-
la percezione della pluralità religiosa - oggi inevitabile - picamente cristiana, e anche cattolica, è chiaro che si riferiscono a
realtà che esistono anche in altre religioni, sia pure con altri nomi e
prospetta a ogni religione la necessità di comprendere teo- in altri gradi.
ricamente il significato e la validità salvifica delle altre re- 2
«Si afferma in generale che le religioni monoteistiche come il cri-
ligioni. E, logicamente, le religioni n o n possono giungere stianesimo, l'islam e il giudaismo, con la loro esigenza di verità as-
a questa comprensione se non dalla comprensione teorica soluta, troveranno estrema difficoltà a trattare con la pluralità delle
che ognuna ha di se stessa. È in questo senso che diciamo religioni» (Mathew Jayant, De la pluralidad al pluralismo, in Selec-
che il dialogo interreligioso (o perfino la semplice com- ciones de teologia 163 (settembre 2002) p. 175.
3
prensione della pluralità religiosa) presenta questa inevi- II cristianesimo, per il fatto dell'Incarnazione, e anche della Trinità,
è una religione in cui la dottrina ha molta più importanza che in al-
tabile dimensione teorica, non potendosi ridurre a u n a que- tre (cf. Meunier, Bernard, (Vor qué llegaron los dogmas?, in Seleccio-
stione solo pratica, di semplici «relazioni u m a n e pratiche». nes de Teologia 164 (dicembre 2002) p. 311; anche in RELaT,
<http://servicioskoinonia.org/relat/320.htm>.
4
Questa dimensione teorica o teologica è u n o dei grandi Tutti i concili della Chiesa cattolica, tranne il primo e l'ultimo, co-
problemi del pluralismo religioso. Le religioni - qualcuna me già abbiamo detto, hanno pronunciato i loro anatemi.

242 243
gici, dal secolo IV5 fino ad oggi 6 . Del resto, molte religioni Chiunque di noi p u ò aprire un vangelo cristiano e render-
hanno dietro di loro una pesante storia d'intolleranza e di si conto che in esso figura questa regola, così chiamata nel-
dogmatismo, che non è il migliore assetto per l'accetta- le intestazioni con cui traduttori o commentatori suddivi-
zione sincera del pluralismo. dono il testo biblico. Il nome «regola d'oro» sta a indicare
che, nonostante la sua semplicità, la regola raggiunge sen-
Ebbene, davanti a questo panorama per niente allettante, za dubbio u n livello etico molto profondo ed è somma-
è molto importante alzare lo sguardo dallo stretto campo mente preziosa fra tutte le regole, è «d'oro». «Questa in-
della teoria e rendersi conto che la teoria non è tutto, e che fatti è la Legge e i Profeti» (Mt 7,12).
le religioni stesse hanno, entro il loro enorme patrimonio
simbolico, elementi di vita e di prassi capaci di sbloccare Ma in genere i cristiani ignorano che si tratti di una «re-
queste difficoltà e questi intoppi teorici. Ci riferiamo alla gola» in qualche modo sovracristiana, non specifica del cri-
dimensione etica, che è pure universalmente presente in stianesimo. Non solo perché è una regola di buonsenso, di
tutte le religioni, perché non potrebbe essere altrimenti. Se etica minima, o che altri chiamerebbero di etica «natura-
sul terreno teorico il dialogo tra le religioni è difficile e spi- le», ma perché è esplicitamente espressa in molte delle
noso, sul terreno etico il dialogo e perfino l'accordo e l'azio- grandi religioni con minime varianti. Vediamolo.
ne comune si presentano come molto più accessibili.
- Nella felicità e nella sofferenza dovremo astenerci dall'in-
Durante secoli, o millenni, il cristianesimo, data la sua pro-
fliggere agli altri quello che non ci piacerebbe infliggesse-
pensione all'intellettualismo in quanto erede della cultura
ro a noi (Mahavira, Yogashastra, 2, 20, Giainismo).
greca, ha messo la teoria dinanzi alla pratica, il dogma al
di sopra dell'etica, la dottrina davanti alla vita, l'ortodos- - Non ferire gli altri con ciò che fa soffrire te (Buddha, Sut-
sia al posto dell'ortoprassi. È importante riflettere su que- ta Pitaka, Udanavagga 5, 18, Buddhismo).
sta maniera erronea di procedere che, come vedremo, va - Quello che non vuoi ti venga fatto, tu non farlo agli altri
contro ciò che dicono le stesse tradizioni religiose origi- (Confucio, Analecta 15, 23, Confucianesimo).
nali. Per secoli «abbiamo messo il carro davanti ai buoi», - Non fare agli altri ciò che, se fosse fatto a te, ti cause-
ed è ora che invertiamo questo ordine di precedenza. rebbe pena (Mahabharata 5, 15,17, Induismo).
- La buona natura è quella che si reprime per non fare
Cerchiamo dunque d'illuminare questo grave problema re- all'altro ciò che non sarebbe buono per se stessa (Dadistan-
lativo alle difficoltà intellettuali o teoriche del pluralismo i-Denik 49, 5, Zoroastrismo).
religioso con la luce che ci può venire dalla dimensione eti- - Quello che per te è detestabile, non farlo al tuo prossi-
ca delle religioni. Forse essa aprirà vie di superamento, o mo. Questa è tutta la legge. Il resto sono commenti (Hil-
almeno di «relativizzazione», delle suddette difficoltà. lel, Talmud bah, Shabbat 31°, Giudaismo).
- Ciò che volete gli uomini facciano a voi, così anche voi
fatelo a loro (Gesù, Vangelo di Luca 6,31). Non fare a nes-
GIUDICARE suno ciò che non piace a te (Tobia 4,15, Cristianesimo).
- Non desiderate per gli altri, quello che non desiderate per
Per affrontare questa dimensione sceglieremo inizialmen- voi stessi (Baha'u'llah, Kitab-i-Aqdas 148, Bahài).
te u n elemento etico delle religioni che attira per lo spe- - Quello che vi irrita della condotta degli altri rispetto a voi,
ciale fascino che possiede. Ci riferiamo alla cosiddetta «re- non fatelo a loro (Isocrate, Nicocles 61, Filosofo greco).
gola d'oro». - Veramente, Dio ordina la giustizia e di fare il bene {Co-
rano 16:92). Nessuno di voi è u n credente sino a che n o n
desidera per suo fratello ciò che desidera per se stesso (Sun-
5 nah, Islam).
È stato probabilmente Priscilliano il primo eretico mandato a mor-
te dalla Chiesa cristiana, nell'anno 380.
6
Si afferma che siano più di 500 i teologi e le teologhe perseguitati Questa regola d'oro è dunque scritta nelle Sacre Scritture
durante il periodo di Giovanni Paolo IL delle principali religioni del mondo. Si tratta di una rego-

244 245
la «rivelata», una rivelazione concepita ogni volta con spe- zioni più rilevanti di questa regola d'oro all'interno della
cifiche modalità. Possiamo pensare, in ogni caso, che nes- nostra concreta tradizione cristiana. Cosa p u ò significare
suna religione rivendicherà di avere una propria ed esclu- per noi questa preziosa regola?
siva rivelazione di questa regola d'oro. Tra l'altro perché è
testimoniata anche da filosofi che si attengono alla sola ra-
gione umana. Così, di Talete di Mileto (600 a.C), si rac- a) «Conoscere Yahvè è praticare la giustizia»
conta che essendo stato interrogato sulla massima regola
del vivere bene, rispondesse: «Non fare il male che vedi in È l'espressione sintetica di u n pensiero e un richiamo ca-
altri». In Pitagora (580 a.C.) troviamo una formula simile: ratteristico dei profeti biblici. Lo ripetono all'infinito. Ve-
«Non fare tu quello che aborrisci in altri». Isocrate (400 diamo un testo tipico:
a.C.) formula la stessa cosa in modo positivo: «Tratta gli
altri allo stesso modo in cui tu desideri essere trattato» 7 . Guai a chi costruisce la casa senza giustizia e il piano di so-
L'«imperativo categorico» di Kant potrebbe essere inteso pra senza equità, che fa lavorare il suo prossimo per nulla,
come una modernizzazione, razionalizzata e secolarizza- senza dargli la paga, e dice: «Mi costruirò una casa grande
ta, di questa regola d'oro: «Agisci in modo che questa mas- con spazioso piano di sopra-» e vi apre finestre e la riveste di
sima della tua volontà possa valere in ogni momento co- tavolati di cedro e la dipinge di rosso. Forse tu agisci da re
me principio di una legislazione universale» 8 . O anche: perché ostenti passione per il cedro? Forse tuo padre non
«Agisci in modo tale da usare l'umanità, tanto nella tua mangiava e beveva? Ma egli praticava il diritto e la giustizia
persona quanto in qualsiasi altra, sempre come u n obiet- e tutto andava bene. Egli tutelava la causa del povero e del
tivo e mai come u n semplice mezzo» 9 . misero e tutto andava bene; questo non significa infatti co-
Possiamo ritenere, dunque, che questa regola universal- noscermi? (Ger 22,13-16).
mente percepita con la sola ragione, sia confermata e con-
sacrata dalle religioni, che la considerano come «d'oro», «Conoscermi consiste nel praticare la giustizia», dice il te-
cioè valida, centrale, prima, imprescindibile, e riassuntiva sto 10 , in sintesi. Per noi che siamo occidentali eredi della
dell' insieme dei doveri umani e religiosi. cultura greca, la grande tentazione è quella di ridurre que-
sto pensiero profetico semita alle nostre categorie elleni-
Se esiste questo consenso umano, e al contempo filosofi- che, introducendo perciò le categorie di «causa» ed «effet-
co e religioso, così universale, bisogna chiedersi: non sa- to»: la pratica della giustizia è «effetto» del conoscere
rebbe possibile e conveniente fare di questa regola d'oro il Yahvè, che sarebbe la «causa». Con ciò, conoscere Yahvè
fondamento certo del dialogo interreligioso? Le religioni continua a essere conoscere Yahvè, e praticare la giustizia
non trovano forse qui un terreno comune accettato da tut- continua a essere praticare la giustizia; l'unica cosa che
te, per costruire, a partire da esso, consensi più ampi e facciamo è introdurre tra i due elementi u n vincolo cau-
profondi? sale. Ma anche la Bibbia conosceva la categoria «causa»,
però non la applica. Per i profeti - e u n po' per tutta la Bib-
bia -, il «conoscere» non è u n atto intellettuale che ha con-
FONDAMENTI BIBLICI seguenze etiche, m a u n atto che si realizza nella stessa pra-
tica etica dell'amore e della giustizia. È colui che pratica
Vorremmo ora cercare i precedenti, i fondamenti e le proie-

10
7
Si possono citare molti altri testi: Gd 2,16-19; 3,10; 4,10; 10,2-3.
Cf. L. Boff, Jesucristo el Liberador, Sai Terrae, Santander 1980, p. 98. ISam 8,7-22; 9,17; 13,14. Os 8,13; 6,6; 4,lb-2; 2, 21-22; 10,12; 12,17.
8
1. Kant, Krìtik derpraktischen Vernunft, A 54, in Werke, voi. IV, Frank- Ger 6,18-21; 7,4-7.11-5.21-22; 21,12; 9,23. Is 1,11-17; 1, 23; 3,14-15;
furt/Darmstad 1956, 140. 10,1-2; 11,1-9; 32,17-18; 58, 2.6-10. Sai 82,2-4; 9,10-13; 10,14-15; 33,5;
9
I. Kant, Grundlegung tur Metaphysik der Sitten, BA 66s, in Werke, 37,21; 40,18; 62,11; 72,4; 76,10; 89,11. Am 5,21-25; 5,7-17. Mie 6,6-
voi. IV, 67. 8.9-12.
246 247
l'amore e la giustizia che realmente «conosce» Yahvè, e lo nostra cosmovisione religiosa. Ma i profeti non sono preoc-
conosce nell'atto stesso di questa pratica. Benché non co- cupati per il «culto in quanto tale», perché non sono gre-
nosca Dio alla maniera greca, ossia, benché non lo sappia ci. Ciò che loro manifestano è che l'accesso privilegiato a
definire, né sappia esprimere qual è la sua natura, né sap- Dio non solo non avviene per la via intellettuale, dottri-
pia formulare una dottrina al riguardo con concetti «chia- nale e dogmatica dell'ortodossia, come accennavamo nel
ri e distinti». paragrafo precedente, m a consiste nella pratica del culto,
nella pratica dell'amore e della giustizia. Per i profeti, per
Nella mentalità biblica, dunque, la regola d'oro è la «pra- così dire, la regola d'oro ci avvicina a Dio più che il culto
tica della giustizia e dell'amore» ed è, per ciò stesso, «co- stesso.
noscenza di Dio». Ovviamente, questo principio così uni-
versale è indubbiamente una base fondata e sicura per la Se è così, l'alleanza delle religioni nella lotta per la giusti-
costruzione di una teologia del pluralismo religioso, come zia si trasforma nel contempo in esperienza di Dio, che
anche per mettere in moto un dialogo interreligioso senza può essere esplicitata come esperienza interreligiosa, e que-
frontiere. sta sarà senza dubbio la piattaforma che riunirà le migliori
condizioni per realizzare un dialogo interreligioso.
b) La giustizia come il vero culto
e) Gesù conferma questi orientamenti profetici
Nell'A.T. questo è u n tema legato al precedente. Poiché i
profeti ritengono che conoscere Yahvè è praticare la giu- Poiché abbiamo già trattato questo lato concreto di Gesù
stizia, proprio per questo h a n n o u n atteggiamento molto nella lezione 10, adesso ricorderemo semplicemente quan-
sospettoso di fronte al culto. Si è parlato dell'«anticulto» to detto e ne amplieremo solo qualche aspetto. Lì diceva-
dei profeti. Il loro dilemma è: culto o amore-giustizia? I lo- m o che Gesù si manifesta chiaramente come teo-regno-
ro testi sono lapidari e perfino sconcertanti. Vediamo que- centrico, macroecumenico, teoprassico, anticultuale, non
sto di Amos: ecclesiocentrico, oltre il religioso... Con questo atteggia-
Io detesto, respingo le vostre feste mento Gesù proclama la regola d'oro: Mt 7,12 e Le 6,31.
non gradisco le vostre riunioni; Vi sono molti altri passi evangelici, del genere più diverso,
anche se voi mi offrite olocausti, che coincidono e rafforzano la stessa visione:
io non gradisco i vostri doni - Mt 25,3 lss: hanno conosciuto Dio e sono stati di fatto in
e le vittime grasse come pacificazione rapporto con Lui, coloro che h a n n o servito misericordio-
io non le guardo. samente i bisognosi. Hanno conosciuto Dio perché h a n n o
Lontano da me il frastuono dei tuoi canti: praticato la giustizia, benché non sapessero di essere in
il suono delle tue arpe non posso sentirlo! rapporto con Dio. La loro positiva relazione con Dio era
Piuttosto scorra come acqua il diritto pratica, non intellettuale o teorica. La «parabola degli atei»,
e la giustizia come un torrente perenne. come è chiamata questa parola di Gesù, è un'altra manie-
Mi avete forse offerto vittime ra di presentare la regola d'oro. Questa parabola riassume
e oblazioni nel deserto anche «la Legge e i profeti». La sua esigenza etica suppli-
per quarant' anni, o Israeliti? (Am 5,21-25). sce ogni esigenza di culto e di ortodossia (Mt 25,37.38.44).
Anche qui è facile dire che i profeti non sono «contro il - Le 10,25 espone la stessa idea attraverso un caso più
culto in quanto tale», bensì solo contro u n culto celebra- estremo, con una presentazione che potremmo chiamare
to in condizioni d'ingiustizia. Con ciò, il pensiero dei pro- ancora più anticlericale, anticultuale, antistituzionale. Il
feti si adatterebbe facilmente alla nostra mentalità e il cul- soggetto proposto come esempio non è precisamente u n
to potrebbe continuare a occupare il posto centrale della m e m b r o del Popolo di Dio, non conosce la Legge e, più an-
248 249
cora, è eretico scismatico, eterodosso, «samaritano». È ri- d) Il resto del Nuovo Testamento
saputo che per gli ebrei dell'epoca, il samaritano era il pro- insiste sullo stesso concetto
totipo della persona eterodossa. Ebbene, questa persona
viene prima, nella parabola di Gesù, del levita e dello stes- In primo luogo bisogna riconoscere che la regola d'oro com-
so sacerdote. Di dove gli viene tale precedenza? Non dalla pare, senza questo nome m a in maniera pienamente equi-
sua conoscenza intellettuale, teologica, teorica, dogmati- valente, in altri punti del NT, come Gal 5,14: tutta la Leg-
ca. .. in cui era chiaramente inferiore, bensì «dall'avere pra- ge è compiuta con u n solo comandamento, «amerai il pros-
ticato la misericordia nei confronti del suo prossimo». Que- simo come te stesso». (Il «come te stesso», riconduce il co-
sta e molte altre pagine del vangelo che mettono stranieri m a n d a m e n t o dell'amore alla «regola d'oro»).
davanti al «popolo eletto», sono chiaramente altrettante
versioni della regola d'oro evangelica. La lettera di Giacomo è il testo più conosciuto del NT per
la sua insistenza sulla necessità delle opere al di sopra del-
- Nella conversazione con la donna samaritana (che, per la necessità della fede: Gc 2,14-18.
la mentalità giudaica del momento, doveva essere doppia-
mente evitata, perché donna e perché eterodossa), Gesù si Però, chi più elabora il rapporto tra la conoscenza di Dio
pone al di sopra della discussione religioso-teologica non e l'amore, è Giovanni nella sua prima lettera. Giovanni in-
conciliabile che contrapponeva i due popoli, l'ebreo e il sa- siste sulla negazione di u n accesso «diretto» a Dio; è solo
maritano. Si consideravano reciprocamente eretici, etero- mediante l'amore ai fratelli che accediamo a Dio. «Nessu-
dossi, scismatici, lontani da Dio, persone e popoli che do- no mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio ri-
vevano essere evitati. Ma Gesù non evita la samaritana; al m a n e in noi e l'amore di lui è perfetto in noi» (lGv 4,12).
contrario, si avvicina a lei, intavola u n a conversazione ami- «Se uno dicesse: Io amo Dio, e odiasse il suo fratello, è u n
chevole e le annuncia che è già arrivata «l'ora» in cui «i ve- mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede,
ri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, né a non può amare Dio che non vede» (lGv 4,20).
Gerusalemme né sul Garitzim». Di nuovo Gesù assume le Per il resto, parallelamente a come abbiamo visto affer-
posizioni dei profeti, cioè della conoscenza di Yahvè come mare dai profeti che «conoscere Yahvè è praticare la giu-
pratica della giustizia e del primato dell'amore concreto stizia», Giovanni dirà che l'amore interumano è equiva-
sul culto. lente alla conoscenza di Dio: «Carissimi, amiamoci gli uni
gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque a m a è genera-
Per brevità non commenteremo molti altri testi evangeli- to da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto
ci, per esempio Mt 5,23-24: lascia l'offerta e riconciliati in Dio, perché Dio è amore» (lGv 4,7-8).
primo luogo. Mt 9,11-13: misericordia voglio, non sacrifi-
ci. Mt 23,23-24: dimenticano la cosa più grave, la giustizia
e l'amore. INTERPRETAZIONE TEOLOGICA
E. STAUFFER arriva a dire: «L'epifania dell'umanità di Dio
culmina nella professione, da parte di Gesù di Nazareth, Diamo ora un'interpretazione teologica a questi elementi bi-
della regola d'oro della carità umana» 1 1 . L'umanità di Dio blici che abbiamo incontrato riguardo alla «regola d'oro».
arriva a manifestarsi pienamente in Gesù quando egli assu- Cosa significa, cosa implica questa regola d'oro della sag-
me questa percezione universale della centralità dell'amore gezza umana, sancita religiosamente da tutte le grandi reli-
e della giustizia come via di accesso a Dio (e pertanto - pos- gioni?
siamo aggiungere - di dialogo tra tutti coloro che cercano
Dio, di dialogo interreligioso). • Chiaro primato dell'ortoprassi sull'ortodossia

11
[orto = retto, corretto; prassi = pratica; dossia = opinione,
Die Botschaft Jesu damals und heute, Bern-Miinchen 1959, p. 59. dottrina].
250 251
E molto più importante avere u n a buona prassi che avere privilegiata - per esempio tra i cristiani - per l'accesso a
una buona dottrina, benché, ovviamente, la cosa migliore Dio, è in primo luogo quel culto-sacramentale, e anche giu-
è l'insieme dei due elementi; i due elementi, però, non so- ridico-dottrinale (essere nella vera fede, nella fede della
no assiologicamente uguali. Chiesa, nella fede ortodossa, nella pratica del culto e dei
sacramenti). Con questo, si aveva praticamente il tutto del-
Nonostante la crescita smisurata delle disquisizioni teori- la comunione con Dio. Se in seguito succedeva che la per-
che e delle complicazioni legaliste che si è avuta in quasi sona apparisse ingiusta o sfruttatrice, si riconosceva che
tutte le religioni, la regola d'oro in esse presente testimo- era una persona incoerente, ma non cessava di restare nel-
nia la prevalenza dell'ortoprassi sull'ortodossia. Questa pre- la verità e nella comunione col Dio che salva. Al contrario,
valenza si manifesta soprattutto, più che negli apparati isti- se qualcuno non accettava un dogma era considerato u n
tuzionali - giuridici o dottrinali - delle religioni, nei santi eretico, restava fuori dalla religione, escluso dalla comu-
e nei mistici. Non per nulla molti santi e mistici si sono vi- nione con Dio e, pertanto, fuori dalla possibilità di salvez-
sti accusare dalle stesse istituzioni religiose. za, senza che nemmeno fosse presa in considerazione la
sua vita, per vedere se in essa si manifestassero l'amore e
È stata la teologia della liberazione - cristiana e non cri-
la giustizia. Ciò che assicurava la comunione con Dio era
stiana - che modernamente è tornata a mettere in rilievo la
l'ortodossia. L'ortoprassi si riconosceva semplicemente co-
preminenza dell'ortoprassi, ed è stata accolta con diffiden-
me u n a conseguenza derivata, confacente con l'ortodossia,
za e rifiuto dai poteri stabiliti delle religioni. Con ciò, que-
m a di natura secondaria.
sta teologia si mostra capace di dialogare sia col pensiero
moderno (così marcatamente influenzato dalla filosofia del- Restituendo all'ortoprassi il suo posto privilegiato (e non
la prassi), sia con le religioni liberatrici, aprendo una nuo- considerandola come assiologicamente simmetrica all'or-
va tappa di ecumenismo, u n ecumenismo liberatore. todossia e al culto) stiamo dando credito alla regola d'oro
manifestata da Gesù, non solo quando la proclamò lette-
Come abbiamo detto prima, molte volte nella storia, le re- ralmente, ma nella proclamazione che ne fece in tante pa-
ligioni - e molto concretamente il cristianesimo - hanno gine della sua vita (come sopra abbiamo esplicitato). La
messo l'accento e la principale attenzione sull'ortodossia, regola d'oro, che ha occupato classicamente tra i cristiani
dedicando a ciò energie molto preziose e, a volte, perfino u n posto oscuro e irrilevante, è debitamente intesa e con-
inusitate violenze. Nel dialogo interreligioso è successo al- siderata, un principio teologico rivoluzionario:
trettanto: il primo avvicinamento è stato spontaneamente
dottrinale, teorico, di confronto dogmatico, mentre oggi «La grande rivoluzione religiosa compiuta da Gesù consi-
pensiamo che il dialogo in primo luogo debba consistere ste nell'avere aperto agli uomini un'altra via di accesso a
nella comunione pratica, nel «dialogo della vita», nella col- Dio, diversa da quella del sacro, la via profana del rapporto
laborazione alla difesa della vita, nella pratica dell'amore con il prossimo, il rapporto etico vissuto come servizio al
e nella promozione della giustizia. Non è che si disprezzi- prossimo e portato fino al sacrificio di sé. [...] Egli l'aprì
no gli elementi teorici o dottrinali, semplicemente si chie- attraverso la sua stessa persona, accettando di pagare con
de di ricollocarli nel luogo che loro corrisponde. la sua vita la bestemmia di avere tolto al culto il monopo-
L'amore è più importante della fede e della religione. La lio della salvezza» 12 .
vera religione è l'amore. Bisogna riconoscere che il cristianesimo storico ha di-
menticato questo atteggiamento religiosamente rivoluzio-
nario di Gesù ed è ritornato alle categorie e alle pratiche
• La regola d'oro è la rivelazione classiche delle religioni giuridiche, ontologiche e cultuali:
(naturale e soprannaturale)
di u n a nuova via di accesso al divino
12
J. Moingt, El hombre que venia de Dios II, Desclée, Bilbao 1995, p.
La comunione, che tradizionalmente è stata considerata 154.

252 253
la dottrina, l'ortodossia, il culto, la pratica istituzionale... te. La regola d'oro di tutte le religioni evidenzia che le re-
ligioni stesse non devono litigare tra loro, né devono ten-
tare di conquistare il mondo, né d'imporre la loro dottri-
• Equivalenza tra la regola d'oro na o la loro identità a tutto il pianeta... («Non fare agli al-
e l'opzione per i poveri tri...»). Al contrario, la regola d'oro esige dalle religioni
un'etica minima e massima anche nel loro rapporto con le
Che cos'è optare per i poveri se non optare per gli oppres- altre religioni («Non trattare i credenti di un'altra fede...
si?13 E che cos'è optare per gli oppressi se non fare agli al- Non trattare le altre religioni...»). Ma questo già ci condu-
tri quello che vorremmo fosse fatto a noi, se ci trovassimo ce alla terza parte, quella dell' azione.
nella stessa situazione? La regola d'oro è u n fondamento
sufficiente per l'opzione per i poveri; non mancano bril-
lanti o ricercati argomenti per fondarla. AGIRE
Per questo possiamo comprovare che anche l'opzione per Gli elementi chiarificatori di prima ci hanno già messo sul-
i poveri si esprime - con più o meno chiarezza di perce- la strada di diverse conseguenze operative. Dividiamo in
zione - in tutte le religioni. Tutte parlano dell' amore, del- due queste conseguenze. Una si riferisce all'etica come dia-
la misericordia, dell'attenzione ai poveri. In tutte, i poveri logo interreligioso e l'altra all'etica del dialogo interreli-
occupano u n posto centrale. In qualche momento della sto- gioso.
ria questa centralità dei poveri può restare offuscata, di-
menticata, o semplicemente trasformata in paternalismo
o in beneficenza assistenzialista. A. L'ETICA COME DIALOGO INTERRELIGIOSO

Se tutte le religioni accettano la regola d'oro, è possibile


• Più in là o più in qua del religioso u n accordo in campo etico, una pratica comune, u n «dia-
logo pratico». E sarà inoltre u n dialogo salvifico per l'es-
Se la regola d'oro è una regola «minima» e, nello stesso sere umano, perché si tratterà di una collaborazione che
tempo, è la «massima» regola comune che le religioni cap- porrà al centro la salvezza degli esseri umani più deboli,
tano di Dio, resta chiaro che in essa non è presa in consi- più esposti alle disgrazie della vita. Il compito urgente di
derazione la religione in quanto tale. Dio non è geloso in questo dialogo interreligioso sulla base della regola d'oro
materia di religioni. Nella regola d'oro, che bisogna salva- consiste nell'elaborare un programma concreto di realiz-
guardare come minima e massima, non entra in conside- zazione dell'etica minima che la regola d'oro postula.
razione l'appartenenza o la fedeltà alla propria religione
come prima mediazione di salvezza. La cosa più impor- Se la regola d'oro chiede di trattare gli altri come vorrem-
tante non è la religione stessa, bensì l'amore, la giustizia, mo essere trattati noi stessi, le religioni che considerano
il comportamento etico rispetto a questi valori. La religio- rivelata la regola d'oro, devono metterla in pratica non so-
ne è un mezzo al servizio di qualcosa di più grande di se lo all'interno delle loro comunità e nel rapporto tra queste,
stessa. Non dev'essere assolutizzata. L'importanza della re- ma anche al di fuori di esse e all'interno delle comunità in
ligione concerne u n secondo livello, derivato e susseguen- cui sono presenti varie religioni e, non meno importante,
in rapporto al mondo intero, che è la comunità interreli-
giosa più significativa. Se le religioni sono al servizio
13
dell'Umanità e credono in questa regola d'oro, devono se-
Vigil, J.M., La opción por los pobres es opción por la justicia, y no dersi a dialogare per unire i loro sforzi di fronte al «trat-
es preferencial. Para un reencuadramiento teológico-sistemàtico de la
opción por los pobres, in Theologica Xaveriana 149 (gennaio-marzo tare tutti i fratelli e le sorelle che soffrono, come tutti vor-
2004) pp. 151-166, Universidad Javeriana, Bogotà. r e m m o essere trattati». Le religioni devono dialogare, m a

254 255
non, in primo luogo, di teologia e di dottrine religiose, ma ci delle istituzioni religiose mostrano spesso diffidenza da-
dell'essere umano, della situazione di dolore in cui si sen- vanti a questo dialogo della vita e pongono restrizioni (proi-
te sommerso il mondo, per compiere quanto prima l'etica biscono che si preghi insieme o che si celebrino liturgie co-
minima della regola d'oro. muni, che si proclamino liturgicamente testi di Sacre Scrit-
ture diverse dalla propria, esigono che si aspetti che i teo-
L'etica stessa, l'impegno a beneficio dei più svantaggiati logi esperti discutano gli aspetti dogmatici...), m a l'espe-
dev'essere il primo dialogo interreligioso, il primo accordo rienza del «dialogo della vita» è una realtà ed è un'espe-
tra le religioni. Non sarà u n dialogo che comprenda tutto, rienza che cresce di giorno in giorno.
poiché rimarranno sempre da discutere gli aspetti teorici
e il superamento dei problemi e delle differenze dottrina- Nel capitolo 24 riprenderemo questo tema del «dialogo del-
la vita».
li e dogmatiche. Sarà un dialogo parziale, m a costituirà «la
miglior parte» del dialogo (quella dell'ortoprassi) e, certa-
mente, la più urgente. B. L'ETICA APPLICATA ALLO STESSO DIALOGO INTERRELIGIOSO
L'altra parte, la parte teorica o dottrinale «può aspettare». Lo stesso dialogo religioso dev'essere introdotto nello spi-
Le religioni stanno vivendo separate e isolate da 3000 o rito della regola d'oro. C'è un'«etica minima» che si deve
4000 anni, ognuna chiusa nel proprio mondo; è solo dalla applicare anche al dialogo stesso. Ogni persona religiosa e
seconda metà del secolo XX che si sono intensificati i con- ognuna delle istituzioni religiose deve fare propria la re-
tatti e la conoscenza reciproca tra le religioni, in u n pro- gola d'oro nel campo del suo stesso rapporto con le altre
cesso che in realtà è appena cominciato. Come possiamo religioni: «Non trattare le altre religioni come non vorre-
pretendere di superare le distanze e le naturali incompati- sti che trattassero te e la tua religione».
bilità tra sistemi simbolici da sempre isolati, tra i quali bi-
sogna costruire ancora i primi ponti? Come già abbiamo Ci piacerebbe che un'altra religione parlasse della nostra
detto a proposito degli aspetti cristologici, è possibile che come di u n a religione «in stato di salvezza gravemente de-
si debbano attendere varie generazioni prima di avere ri- ficitario»? O che ci considerasse «inutile tentativo umano»
sposte nuove e soddisfacenti alle domande teologiche che per captare Dio, di fronte a quella che sarebbe «la mani-
il pluralismo religioso pone. festazione di Dio che va incontro all'uomo»? Ci piacereb-
be ascoltare la zelante predica di un'altra religione che cer-
La convivenza e il dialogo delle religioni, per mettere co- casse la nostra «conversione per evitarci la perdizione eter-
munitariamente in pratica la regola d'oro che tutte pro- na»? Come ci sentiremmo davanti a una religione che pro-
fessano e proclamano, sono però u n primo e urgente im- clamasse pubblicamente la sua convinzione che solo essa
perativo, in linea di principio possibile. Si tratta del «dia- è la vera, e che tutte le altre - con tutte le loro mediazio-
logo della vita» che molti proclamano come la prima cosa ni, mediatori, Scritture... - sono false, inutili, deficitarie o
che si deve portare a termine tra le comunità delle diver- destinate a scomparire?
se religioni. Non si tratta di una idea nuova o di u n a pro-
posta teorica; il dialogo della vita è già una realtà per mol- Dice John Hick: «Uno deve seguire la regola d'oro e conce-
te comunità interreligiose in tutto il mondo: comunità re- dere all'esperienza religiosa di altre tradizioni la stessa pre-
ligiose che si uniscono per risolvere problemi comuni di sunzione di veridicità cognitiva che giustamente reclama per
acqua, di approvvigionamento, di abitazione, di acco- la propria religione» 14 . Concedere alle altre religioni la stes-
glienza di emigranti... Persone e comunità di diverse cre- sa presunzione di veridicità e di validità che reclamiamo per
denze che mostrano che è possibile lottare insieme per la la nostra... Non poteva essere detto meglio.
giustizia, perché credono nel Dio della Vita e nella regola
d'oro, che propone al di sopra di tutto l'amore per il pros- 14
simo, specialmente per i più oppressi o bisognosi. I verti- J. Hick, God has many names, The Westminster Press, Philadelphia
1982, p. 24.
256 257
Parlando del cristianesimo, ricordiamo che nella storia è
venuto notevolmente meno alla regola d'oro. Come abbia- conquistare, sia a partire dalla coscienza etica secolare
mo fatto notare nel capitolo 11, la chiesa cristiana che era umana, sia dalla coscienza religiosa delle grandi religioni
stata perseguitata sotto l'impero romano, si trasformò qua- che, come abbiamo visto, assecondano con la loro «rego-
si inconsciamente in una Chiesa persecutrice delle altre re- la d'oro» questa stessa etica minima.
ligioni. Più avanti, la convinzione di essere la vera religio- In questa lezione abbiamo parlato dell'etica «minima». Nel-
ne la portò a imporre anche la persecuzione al proprio in- la lezione 22 a ci occuperemo di sviluppare questo solido
terno, con l'inquisizione, la caccia alle streghe, il rogo de- fondamento etico verso la sua massima proiezione, verso
gli eretici, il rifiuto della democrazia e delle moderne li- l'ambito mondiale.
bertà, la censura, il magistero escludente... Una minima
attenzione a questa regola d'oro l'avrebbe liberata dall'ac-
cettazione di questi metodi di violenza e di persecuzione II. Testi antologici
sia verso le altre religioni sia verso i propri membri.
• Quando uno acquisisce u n a quantità infinitesimale di
Il principio della regola d'oro esige che le religioni sospen- Amore, si dimentica di essere musulmano, mago, cristia-
dano i tradizionali atteggiamenti di esclusivismo, intolle- no o infedele (Ibn 'Arabi).
ranza e disprezzo verso gli altri. Anche se le convinzioni
dottrinali di una religione insistessero nel farne l'unica ve- • Trovai l'Amore al di sopra dell'idolatria e della religione.
ra, la regola d'oro continuerebbe a insistere sull'imperati- Trovai l'Amore oltre il dubbio e la realtà (Ibn 'Arabi).
vo di non trattare gli altri come nessun essere u m a n o vor- • Se senti nel più profondo di te stesso che ciò che ti inci-
rebbe essere trattato. Perfino la persona che fosse in «er- ta al bene è il tuo amore per Dio e il tuo amore per gli es-
rore religioso» dev'essere trattata con ogni rispetto, aiuta- seri u m a n i che Dio ama; se pensi che il male consiste nell'al-
ta in tutte le sue necessità materiali, ascoltata e favorita af- lontanarsi dalle persone, perché Dio le ama come ama te,
finché possa seguire la propria coscienza e praticare la sua e che perderai il tuo amore per Dio se fai del male a colo-
religione. ro che egli ama, vale a dire, tutti gli esseri umani... Allo-
(È bene ricordare in questo momento la crisi prodotta nel- ra, tu sei discepolo di Gesù, qualunque sia la religione che
la Chiesa cattolica dal Concilio Vaticano II, quando accettò professi (Kamill Husayn).
il principio della libertà religiosa con la dichiarazione Di- • L'importante non è ciò che una persona dice della pro-
gnitatìs Humanae; famosi teologi conservatori brandirono pria fede, m a ciò che questa fede fa di quella persona (Ibn
il noto argomento che «solo la verità ha diritti, l'errore non Hazm, Cordova, 994-1064).
li ha». È il pensiero fondamentalista: se solo noi siamo nel-
la verità e gli altri sono in errore, il diritto è tutto dalla no-
stra parte e il mondo dev'essere come noi lo vediamo; ab- III. Domande per riflettere e lavorare in gruppo
biamo il diritto che la nostra religione s'imponga e che la
società adotti gli usi e le leggi della nostra religione (e del- - Le religioni giungeranno a un accordo teologico o dot-
la nostra cultura), mentre gli altri e le altre religioni (e cul- trinale? E possibile? Perché?
ture) non hanno diritti, perché sono nell'errore... E questa - Nella nostra formazione cristiana, che importanza è sta-
è precisamente una grave violazione - ancora frequente - ta data alla «regola d'oro»? Raccontare la propria espe-
dell'etica minima della regola d'oro). rienza.
La prevalenza dell'etica, del rispetto, dell'ascolto dell'altro, - Perché chiamiamo questa regola d'oro la regola dell'«eti-
della tolleranza della diversità culturale e religiosa, delle ca minima»?
minoranze religiose, della pluralità, dei diritti umani cul- - Mi sembra «verosimile» che Dio si sia rivelato solo a u n
turali e religiosi... sono un'etica minima che dobbiamo popolo, il nostro, e che abbia lasciato che gli altri evolves-
sero culturalmente - lungo tutta la storia umana - con re-
258
259
ligioni che n o n trovano davvero Dio, e che ci chieda di con- Capitolo quattordicesimo
vincerli ad abbandonare la loro religione per convertirsi al-
la nostra? È verosimile? Posso crederlo? È «bene-simile»? Un altro modello di verità
Mi sembrerebbe un atteggiamento degno di Dio?
- L'errore ha diritti? Le persone che sono nell'errore, han-
no diritti? Ha diritto u n a persona a praticare qualsiasi re-
ligione, perfino u n a «religione che non è quella vera»? Una
persona ha il diritto di sbagliarsi? Perché?
- Che conseguenze ha per il dialogo interreligioso dei cri-
stiani ognuno dei quattro punti presentati nella parte dei Nel cammino che stiamo facendo in questa seconda parte
«Fondamenti biblici» di questa lezione? del nostro corso («Giudicare»), abbiamo affrontato il tema
dai rami principali della teologia classica (rivelazione, cri-
stologia, ecclesiologia...), e nella lezione precedente abbiamo
aperto una nuova uscita: quella verso l'etica. È necessario
Bibliografia ora affrontare un tema che sta su un piano diverso: quello
del «problema della verità», un tema non propriamente teo-
JEREMIAS J., Goldene Regel, en RGG (1958) 1688SS.STAUFFER E., logico, non religioso, bensì piuttosto filosofico; ossia, qual è
Die Botschaft Jesu damals und Heute, Bern/Mtmchen 1959, pp. V«epistemologia» (teoria della scienza) o la «gnoseologia»
55-56. (trattato della conoscenza) che utilizziamo, consapevolmen-
KUNG H., KUSCHEL K.J., Hacia una ètica mundial. Declaracìón del te o meno, in tutte le nostre affermazioni teologiche...
Parlamento de las religiones del mundo, Trotta, Madrid 1993.
KUNG H., Projeto de Ètica Mundial. Urna mora! Ecumènica em vi-
sta da sobrevivència fiumana, Paulinas, Sào Paulo 20013.
PHILIPPIDIS L.J., Die goldene Regel, religionsgeschichtlich untersu-
I. Per sviluppare il tema
cht, Leipzig 1929.
RAHNER K., Sobre la unidad del amor a Dios y el amor al prójimo, Per affrontare in profondità il tema del pluralismo religioso
in Escritos de Teologia VI, Madrid 1969, pp. 271-292. non basta elaborare riflessioni a partire dalla propria tra-
VIGIL J.M., La opción por los pobres, lugar privilegiado para el dià- dizione religiosa, n e m m e n o è sufficiente confrontarle con
logo entre las religiones. IN ASETT, Por los muchos caminos de le tradizioni di un'altra o di altre religioni. Ci sono pro-
Dios - II, Abya Yala, Quito 2004, pp. 17-32. blematiche che stanno al di là degli argomenti che posso-
VIGIL J.M., La opción por los pobres es opción por la justicia y no no fornire le tradizioni religiose stesse, perché dipendono
es preferencial. Para un reencuadramiento teológico-sistemdti- da altri strati della conoscenza u m a n a . È come quando
co de la opción por los pobres, in Theologica Xaveriana 49 (ene- proiettiamo u n film o u n video: a parte il trattamento
ro-marzo 2004) Bogotà. dell'immagine e del colore nella ripresa e nella produzio-
ne, c'è u n altro problema, che n o n sta nella pellicola stes-
sa e n e m m e n o nel suo copione, m a che influirà inevita-
bilmente sulla sua visualizzazione: è lo schermo sul qua-
le proiettiamo, che dev'essere bianco e piano, e anche pu-
lito. Se non si danno queste condizioni - del tutto estra-
nee alla pellicola stessa - la sua visualizzazione risulterà
distorta.
Il dibattito teologico sul pluralismo religioso si effettua ne-
cessariamente su u n o schermo: quello del «modello di ve-
rità» con il quale pensiamo ed elaboriamo la nostra cono-
260 261
effettivamente, si trattava di una specie di «presupposto cul-
scenza. Sono quelli che in filosofìa si chiamano gli aspet- turale», era nello «schermo» comune sul quale tutti proiet-
ti epistemologici, criteriologici, gnoseologici... cioè: le con- tavamo i nostri pensieri, benché non fossimo coscienti che
dizioni implicite in cui si produce la verità, le regole con stavamo tutti utilizzando u n schermo a noi esterno, co-
cui produciamo le nostre inferenze argomentative, i crite- m u n e al nostro collettivo culturale...
ri di verità con cui arriviamo a elaborare la conoscenza,
criteri spesso inconsci, che solo u n a riflessione filosofica Per partire dunque dalla realtà (VEDERE), m a dalla realtà
o antropologico-culturale può portare alla luce. Facendo più profonda, è importante analizzare questo «modello di
questa riflessione potremo scoprire se il nostro schermo verità» che è stato in vigore, non durante la nostra infan-
non è piano, o è dipinto di u n colore che tinge artificial- zia, ma da molto più tempo... Vediamo.
mente anche il nostro pensiero, o se ha macchie che pos-
sano deteriorare o perfino falsificare questa verità che a
noi sembra di percepire chiaramente. IL VECCHIO MODELLO DI VERITÀ

Facendo questa riflessione potremo forse scoprire che la Il modello di verità vigente in Occidente non è di ieri. Vie-
nostra religione e la nostra stessa concezione di «verità del- ne dai tempi dell'antica Grecia. Potremmo dire che il suo
la religione» è influenzata da condizionamenti previ, epi- padre riconosciuto è Aristotele 1 (IV secolo prima di Cri-
stemologici, filosofici... che possono distorcere la nostra sto). A lui risalgono i «primi principi», assiomatici 2 , sui
prospettiva, o possono privarla di una visione più all'al- quali si regge la conoscenza in Occidente, che si possono
tezza dei tempi che viviamo, cosa che tornerebbe ultima- trovare in qualunque libro di filosofia. Aristotele credette
mente a danno della nostra stessa esperienza religiosa. di trovare nel primo di questi principi, che sembra mo-
strarsi evidente per se stesso e che se lo neghiamo c'impe-
diamo di dare qualsiasi altro passo per costruire l'edificio
VEDERE della nostra conoscenza, è il principio di non contraddi-
zione, che così recita: una cosa non può essere e non es-
Molti di noi hanno l'esperienza di essere stati formati re- sere nello stesso tempo e sotto lo stesso aspetto 3 . Detto pla-
ligiosamente fin dall'infanzia con la convinzione che la no- sticamente: di due affermazioni, u n a che afferma qualco-
stra religione era «quella vera» e che le altre erano «false». sa e un'altra che lo nega, una delle due è vera e l'altra è fal-
E non è che ci venisse detto espressamente e che si fosse sa; non possono essere vere entrambe 4 . La verità è una,
insistito su ciò, come si insisteva - e così pesantemente - non possono essere due (contrarie); o è l'una o è l'altra 5 .
su tanti altri insegnamenti; no, era una impostazione che
quasi non si affrontava esplicitamente, e non era necessa- Questo è questo perché non è quello. Io sono io perché non
rio farlo, perché «era nell'ambiente». Era u n «presupposto
naturale», evidente per tutti. Una volta ammessa la verità
1
della tua religione, non era necessario dire di più: già si ca- Lo diciamo in forma simbolica, perché egli fu quello che trasmise
piva che avresti respinto le altre in quanto, logicamente, una teoria della conoscenza più elaborata, ma non potremmo igno-
false. rare l'enorme influenza del modello di verità platonico... Alla filoso-
fia greca in generale si dovrebbe la paternità di questo modello.
2
«Logicamente», abbiamo detto. In nome di quale «logica» Per «assiomi», in filosofia, s'intendono quei principi fondamentali,
si riteneva evidente che le altre religioni diverse dalla «ve- che risultano evidenti e perciò indimostrabili, che stanno alla base di
tutto il pensiero.
ra» fossero false? In ragione del «modello di verità» che 3
Aristotele, Metafisica, 1005b, pp. 35ss.
c'era nella cultura dell'ambiente. In realtà tale modello po- 4
Benché potrebbero essere entrambe false..., ma non entriamo in
stulava, come se si trattasse di u n assioma, che se una re- questo.
5
ligione era vera, le altre «dovevano essere false», necessa- Cf. P. Knitter, No Other Name?, 217, che qui seguo particolamente
riamente. E nessuno metteva in discussione questo, perché, da vicino.

263
262
sono te. E tu sei tu perché non sei me. La verità delle co- non contraddizione, è u n modello che ha fatto u n gran ser-
se è separata, delimitata come le stesse cose, che sono ester- vizio in Occidente. Ha dato origine a scuole di logica in-
ne le une alle altre, e la conoscenza della verità consiste credibilmente precise, sistemi metafisici rigorosi, e ha fa-
nel conoscere queste frontiere, nel delimitare, nel separa- cilitato una metodologia scientifica impeccabile e una tec-
re, nel distinguere u n a verità dall'altra, nel «de-finire», se- nologia poderosa, che hanno arricchito l'Umanità, senza
gnare la separazione tra ciò che è e quello che non è, ciò dubbio. Buona parte dell'egemonia - e dell'imperialismo
che è una cosa e non è l'altra. Perché tutto è regolato da dell'Occidente sul resto del mondo - può forse essere spie-
questo criterio di non contraddizione: «o l'uno o l'altro, ma gato a partire da questo modello di verità o di conoscenza
non i due». La verità è unica, è esclusiva, è escludente al- che ha segnato l'Occidente tanto profondamente.
tre verità; è ben definita, con alcuni limiti ben precisi. Per
questo si cercherà la verità «chiara e distinta» 6 , u n a verità Queste caratteristiche del modello di verità dell'Occidente
che balzi alla vista e sia indubitabile. si sono espresse, per quanto possibile, ancor più acuta-
mente nel campo religioso: la verità religiosa, soprattutto
Questa concezione della verità che procede per definizio- questa, pretende di essere unica e assoluta, e per principio
ni, con il dissolvimento dell'ambiguità, con l'esclusione di esclude ogni altra verità religiosa. È indubitabile ed eter-
ciò che non è... dà alla verità u n marcato carattere di uni- na, immutabile. Potremo conoscere altri aspetti nuovi di
cità e assolutezza. La verità è una, solo una. È unica. E essa, m a non potremo scoprire che non è ciò che era o che
pertanto è assoluta. La verità piena e vera non è relativa, non è stata quello che è: non c'è alcuna storicità né evolu-
non «dipende da». È «assoluta», autosufficiente, fortemen- zione nella verità, m a una immutabilità metafisica propria
te certa, incontrovertibile. Ciò che è verità, è - nel suo am- di ciò che gode di unicità e di assolutezza perfette.
bito - verità unica e verità assoluta.
Il cristianesimo è ampiamente conosciuto per il suo ca-
Modernamente, all'esclusione si è aggiunta l'inclusione. rattere occidentale. Malgrado la sua origine sia semita e
Una verità può essere verità, non solo perché esclude ogni non greca, e in questo senso sarebbe più orientale che oc-
altra alternativa, bensì perché necessariamente la include. cidentale, assai presto si è inculturato in Occidente, nella
In fondo, questa inclusione continua a essere una esclu- cultura greca, e nell'amalgama che si è prodotto, è stato il
sione... Ossia: questa verità è certa ed è assoluta, perché le pensiero occidentale ad avere l'egemonia e a costituirsi in
sue alternative in realtà non sono vere alternative, non esi- u n o dei fondamenti della costruzione dell'Europa e in u n a
stono separate da essa, ma sono comprese in essa. Non so- delle componenti essenziali dell'essere dell'Occidente.
no realmente «un'altra» verità, bensì la stessa verità. L'in-
Il cristianesimo s'identificò pienamente con questo modello
clusione n o n lascia posto all'alterità, m a l'assorbe: fuori
di verità greco, come di un elemento in più della sua iden-
della verità A, non c'è realmente un'altra verità B; poiché
tificazione con la cultura - e la filosofia - greca. Malgrado
scopriamo che la verità B è dentro la verità A, la verità B
il detto classico ecclesiastico che vuole la filosofia «ancil-
è nient'altro che u n a forma apparentemente distinta della
la theologiae» (schiava o serva della teologia), bisogna chie-
stessa verità A. Con l'inclusione, la verità B è di fatto ne-
dersi se la filosofia greca non finì per essere in fondo, die-
gata (esclusa), benché lo sia per assorbimento invece che
tro le quinte, la signora e la dominatrice della teologia cri-
per pura negazione distruttiva.
stiana, quella che «teneva il coltello dalla parte del mani-
Questo modello di verità che abbiamo tentato di caratte- co», perché stabiliva il criterio o modello di verità. Non so-
rizzare semplicemente a partire dall'assioma aristotelico di lo nella ricezione che si fece di essa nei primi secoli, m a
anche nella ricezione dei secoli XII e XIII, la Chiesa cri-
stiana assunse la filosofia aristotelica, s'identificò con es-
6
L'espressione è molto posteriore, di Cartesio (1596-1650), padre del sa, la proclamò «philosophia perennis», e fino ai secoli XIX
razionalismo moderno che tentò d'iniziare interamente di nuovo la e XX registrò movimenti di «restaurazione» scolastica e
costruzione di una filosofìa razionale, senza incrinature. neoscolastica. Ancora oggi, già nel secolo XXI, non si p u ò

264 265
GIUDICARE
dire che la Chiesa cristiana, principalmente il cattolicesi-
mo, si sia formalmente staccata dalla sua matrice cultura- Negli ultimi secoli il modello classico di verità che soggia-
le aristotelico-tomista... ce alla tradizione occidentale è stato sottoposto a una for-
Questo modello di verità assoluto e di esclusione, non è te critica. L'Illuminismo e l'avvento della modernità sup-
stato solo lo sfondo filosofico inconscio nel quale si è mos- pongono u n a rottura di quell'ordine medievale scolastico
so il cristianesimo (lo schermo su cui si proiettava il film), nel quale il cristianesimo si era piacevolmente adagiato.
ma è stato tematizzato teologicamente e ha finito per con- L'Illuminismo, potremmo dire, fu la scoperta e l'entrata nel
figurare lo stesso cristianesimo. Il cattolicesimo in parti- mondo della libertà e della storia, uscendo dall'ambito del-
colare è, per antonomasia, la religione dei dogmi di fede, la necessità e della natura. L'essere u m a n o scopre se stes-
degli anatemi, delle definizioni, dell'Inquisizione che ve- so come appartenente al mondo della libertà e della crea-
glia sulla «purezza» della fede per «mantenere intatto» il tività, non all'ordine della semplice natura che ubbidisce a
«deposito» della fede... La concezione fissista della dottri- leggi immutabili. L'ordine del mondo u m a n o non è u n or-
na e della sua interpretazione è stata proclamata e sottoli- dine «naturale», già dato, al quale bisogna sottomettersi,
neata fino alla sazietà. Il cristianesimo è una religione fa- ma è un ordine storico, appartenente pertanto all'ordine
mosa nel mondo per le sue illimitate pretese circa la verità della libertà, che non è lì già dato, che non esiste, e che bi-
universale, immutabile, eterna, assoluta... sogna creare.
Possiamo osservare ciò in u n teologo della categoria di Karl Il pensiero illuminista mandò in pezzi anche la sicurezza
Rahner (fi984). Egli afferma che la libertà umana, con- che aveva sempre circondato il mondo della conoscenza
frontata con la molteplicità di opzioni e di verità, si sente umana. Kant (1724-1804), dietro la sua analisi della cono-
spinta a prendere decisioni in funzione di valori definitivi scenza, fa vedere la complessità e la relatività della stessa,
e assoluti. Gli esseri umani vogliono assumere u n impegno che fino ad allora avevamo ritenuto che corrispondesse di-
assoluto nelle loro vite, e questo ha bisogno della cono- rettamente e infallibilmente alla realtà («adaequatio rei et
scenza di una verità anche chiaramente definita e assolu- intellectus»). La distanza tra il noumeno e il fenomeno,
ta. A questo desiderio e a questa necessità viene incontro l'analisi delle categorie a priori della conoscenza, la «fine
il cristianesimo che è «l'unica tra le religioni che ha seria- del sonno dogmatico», la perdita definitiva dell'ingenuità
mente la capacità di esigere assolutamente l'adesione ad epistemologica e gnoseologica... saranno in qualche modo
esso»; il cristianesimo «attribuisce a se stesso dall'inizio un passo avanti che risulterà irreversibile per l'Umanità.
una missione universale; non ritiene se stesso come una
forma esterna, relativa e particolare del religioso, bensì co- Il pensiero moderno storicista scopre che tutto è storico,
me l'unico rapporto giustificato dell'essere u m a n o con Dio, evolutivo, e che tutto è in movimento, che niente è chiuso
per essere stato stabilito da Dio stesso per tutti gli umani»; nella propria definizione, che tutto ciò che esiste è u n no-
«considera ogni essere umano, di qualunque razza o cul- do di rapporti, e che tutto è relazionato con tutto. La bio-
tura, come soggetto chiamato a ricevere il suo messaggio»; logia e la storia dell'evoluzione rafforzano la convinzione
«passò a essere religione universale nel cammino di quel- che la natura, che era stata anticamente captata come u n
la storia europea grazie alla quale si è raggiunta, nell'età m o n d o di generi e specie fissati per l'eternità dal Creato-
moderna, l'unità planetaria dell'umanità in un'unica sto- re, è piuttosto un m o n d o evolutivo senza legge e senza fron-
ria»; «di conseguenza possiamo dire che il cristianesimo è tiere. E spesso, o per molti aspetti, è più u n caos che u n
l'unica religione che realmente ha convertito se stessa in cosmo. Le scienze moderne, come la nuova fisica, col suo
religione universale di fatto. Possiede universalità tempo- principio d'indeterminazione della materia, hanno messo
rale e spaziale» 7 .

7
2, coli. 35-36. Disponibile in <servicioskoinonia.org/relat/329.htm>.
Karl Rahner, Esencia del cristianismo, in Sacramentum Mundi, voi.
267
266
chiaramente in rilievo i limiti e la relatività di ogni cono- UN ALTRO MODELLO DI VERITÀ
scenza. Oggi la scienza non avanza tanto per la conoscen-
za certa delle cause, quanto mediante le ipotesi più pro- Facendo u n gran balzo e senza tentare di giustificare co-
babili... me nasce concretamente, potremmo dire che la verità del
Nel campo religioso la crisi del modello classico di verità nuovo modello che si espande nell'Occidente e nel mondo
è stata ugualmente profonda. Il conflitto delle Chiese con negli ultimi tempi non è u n a verità che si basa sull'esclu-
il pensiero moderno è stato - continua ad essere - pluri- sione o l'inclusione di altre, m a che si caratterizza per la
secolare. La critica dell'illuminismo alla fede premoderna, sua capacità di rapportarsi ad altre verità, e che cresce e
il conflitto fede-ragione, la diserzione degli intellettuali e si arricchisce in questa multirelazionalità. Una verità non
della scienza... sono fin troppo conosciuti. Non sono cosa basata sull'esclusione, né sull'inclusione, bensì sulla rela-
del passato, bensì realtà ancora presente. zione 8 .

Una delle principali cause della crisi della Chiesa cattoli- Nessuna verità può stare sola, isolata, completa e perfetta
ca, per esempio, è il disagio che sentono tanti suoi mem- in se stessa... né può percepirsi come intoccabile e intro-
bri di fronte allo stile dogmatico e quasi «infallibile» con nizzata nella cupola dell'assolutizzazione. La verità, per
cui si sono comportate le sue gerarchie (sacerdoti, vesco- propria natura, ha bisogno di un'altra verità, si completa
vi, papa), che hanno dettato precetti di coscienza in tutti i e si arricchisce nel suo rapporto con le altre. Se u n a verità
campi della condotta umana, basati su una teologia e una non può mettersi in rapporto con le altre, dev'essere mes-
concezione della verità pretesamente autoritaria, fissista, sa in discussione e dubitare della sua qualità. Ritornando
dogmatica, indiscutibile, ispirata o assistita direttamente all'esempio personale: io sono io, non perché non sono tu,
dallo Spirito Santo nella sua elaborazione da parte del ma- bensì perché sono tuo correlato; io sono io perché esisto
gistero ecclesiastico, un magistero per niente participativo davanti a te e sono parte di te, e viceversa. Io non posso
né democratico. Si tratta di u n modello di verità decadu- arrivare a essere me e a costituire la mia unicità persona-
to, che già molti uomini e donne di oggi - che sono giun- le se non in rapporto a u n tu. Una verità che non tollera
ti alla maturità critica dell'epoca moderna - sentono di non di essere messa in rapporto con le altre, è u n a verità che
poter accettare. Si produce allora un esodo silenzioso di non può «veri-ficarsi». Una verità si consolida e prova se
persone che abbandonano le chiese per la porta di servizio; stessa, non trionfando sulle altre, perché escludendole le
i più di essi, non discutono, non vogliono scontrarsi; sem- distrugge o includendole le sostituisce, ma perché si con-
plicemente vanno via; perché a volte non hanno nemmeno segna e si arricchisce in rappporto con altre; interagendo
chiari gli argomenti in contrario... Hanno piuttosto la «sen- con esse mostra il suo posto proprio nella multi-rete uni-
sazione» o la «percezione profonda di trovarsi in u n altro versale. W.C. Smith esprime questo dicendo che, in ultima
mondo, in un «altro paradigma», a leghe di distanza cul- istanza, la verità non è questione di «o questo o quello»,
turale e filosofica rispetto a coloro che continuano a ma- bensì di «tutti e due» 9 .
neggiare la verità come se appartenesse a «scienze esatte», Nel vecchio modello, il soggetto esigeva una sicurezza as-
«chiare e distinte», perfettamente manipolabili e utilizza- soluta, esclusiva, escludente (o includente) gli altri, per fa-
bili contro chiunque non la pensi allo stesso modo o che re la propria opzione religiosa. Oggigiorno, «i cattolici, co-
semplicemente dubiti... Questo scompiglio dei «modelli di me i cristiani in generale, si stanno rendendo conto che
verità» - u n vero «cambiamento di paradigma» - non è fa- qualcosa per essere verità non ha bisogno di essere asso-
cilmente identificabile con i conflitti che si danno nelle Chie- luta» 10 . Questo avanzamento sembra impossibile ad alcu-
se, ma, molto più frequentemente di quanto possa appari-
re, è quello che sta al fondo di tali conflitti.
8
Kniltter, ibid.
9
Faith ofOther Men, Mentor, New York 1965, p. 27.
10
Kniltter, ibid., 219.
268 269
ni spiriti più conservatori, m a è una realtà che si estende
e avanza. ni culturali con diverse raffigurazioni o rappresentazioni,
formate dall'interazione tra la presenza del Mistero e i con-
Molti credenti di spirito «moderno» preferiscono accetta- dizionamenti umani.
re che la verità è più umile e «relazionale», che oggi non
In termini kantiani potremmo distinguere, da un lato, tra
si può pretendere di avere la sicurezza e la certezza asso-
il «noumenon» divino singolare, il Mistero in se stesso, tra-
lute, il punto indiscutibile e indubitabile appoggiandoci al
scendente il pensiero e il linguaggio umano, e, dall'altro,
quale potremmo sfidare vittoriosamente gli altri, ma che è
la pluralità dei «fenomena», le rappresentazioni teiste e
meglio - e più vero - accettare la condizione limitata dell'es-
non teiste che di esso si fanno le diverse religioni. La reli-
sere u m a n o e la sua capacità pure limitata di captazione
gione è, così, u n a complessa totalità di forme di esperien-
del mistero, che è più bello condividere con tutti gli uo-
za religiosa, con i propri simboli e miti 13 , i suoi sistemi teo-
mini e le donne di buona volontà il rischio e l'avventura di
logici, liturgia, arte, etica e stili di vita, scritture e tradi-
questo meraviglioso pellegrinaggio di ricerca che è la vita
zioni, tutti elementi che interagiscono fra loro e si raffor-
umana, invece d'immaginarci una falsa sicurezza... 11
zano mutuamente facendo parte di u n tutto. Queste diffe-
renti totalità costituiscono «risposte» umane varie, date
dall'essere u m a n o all'interno di diverse culture e forme di
VARIE INTERPRETAZIONI
vita, a questa realtà infinita e trascendente che chiamiamo
Mistero, o Dio, o...
Non è nostra intenzione risolvere qui u n problema di epi-
stemologia o di gnoseologia, perché continuiamo a trovarci Il Mistero divino al quale si riportano le diverse religioni
in un corso di teologia. Però, senza pretendere di risolvere è lo stesso, e sta oltre i nostri concetti e le nostre stesse ca-
il tema, dobbiamo considerare alcune delle principali piste pacità di concettualizzazione. Orbene, l'esperienza del mi-
attraverso le quali il pensiero teologico moderno, in colla- stero del divino la facciamo ognuno nei condizionamenti
borazione interdisciplinare con le scienze, soprattutto la culturali propri del nostro collettivo religioso e della no-
filosofia, cerca di orientare i suoi tentativi di risposta. stra stessa persona. Per questo è necessario distinguere ac-
curatamente tra il Mistero in se stesso, da una parte, e le
rappresentazioni che noi uomini ci facciamo dello stesso
• Interpretazione nella linea kantiana: e che, spesso, tendiamo a identificare e a confondere con
gnoseologia filosofica quello.
Una delle linee d'interpretazione della pluralità delle reli-
gioni si avvale dell'apporto di Emmanuel Kant alla critica • La dimensione culturale dell'esperienza religiosa
della conoscenza 12 . Gli autori che si muovono in questa li-
nea distinguono tra Dio o il Mistero in se stesso, e il Mi- A questi livelli della storia, sono già da noi conosciuti - dal-
stero nel suo rapporto con l'Umanità, come percepito la filosofia, dall'antropologia culturale e da molte altre di-
dall'interno di diverse situazioni u m a n e culturali concre- scipline - i processi con cui ogni esperienza u m a n a è ela-
te. Il Mistero divino è percepito in queste diverse situazio- borata, processi nei quali intervengono le strutture con-
cettuali e linguistiche al cui interno si dà questa esperien-
za umana. Non esiste un'esperienza spirituale pura, ester-
" Non manca una certa dose di verità al moderno adagio che dice: na al mondo umano, incontaminata, ma sempre incarna-
«La sicurezza non esiste, è semplicemente uno stato della mente»... ta, che porta nella sua carne e nelle sue ossa le impronte
12
John Hick è uno di coloro che più si è distinto in questa linea di
orientamento kantiano. Cf. God has Many Names, The Westminster
Press, Philadelphia 1980, pp. 53-54. Si vedano anche gli altri suoi li- 13
bri citati nella bibliografia. Utilizziamo qui la parola nel senso positivo che ha nell'antropolo-
gia culturale.
270 271
della cultura e delle strutture linguistiche della matrice in frontarlo anche qui per quanto si riferisce al modello di ve-
cui si realizza. La nostra mente è costantemente attiva, e rità.
niente che in noi succeda a livello cosciente cessa di esse-
re elaborato dalle nostre proprie risorse e dai nostri parti- Potremmo dire che l'esclusivismo è u n «peccato originale»
colari procedimenti concettuali. Questo è stato ben stu- umano. Tutti nasciamo in esso. Centrato in se stesso, l'es-
diato dalla filosofia del linguaggio, dalla psicologia cogni- sere u m a n o che viene a questo mondo - come diceva Ari-
tiva e dalla sociologia della conoscenza. Può essere ora ap- stotele - tamquam tabula rasa, come una tavoletta sulla
plicato all'esperienza religiosa. quale niente è stato scritto, p u ò cominciare solo facendo
esperienza di se stesso. Non c'è un altro punto di parten-
Nessuno di noi compie un'esperienza religiosa «a partire
za. Per questo, egli è il centro di se stesso e della sua per-
da zero», m a dal patrimonio religioso della tradizione nel-
cezione dell'universo. E tutto ciò che gli capita, è incorpo-
la quale è nato e si è formato, e nella cui «comunità di si-
rato al suo patrimonio d'esperienza in rapporto a questo
gnificato» vive. Questa tradizione, la sua storia, il suo pa-
centro universale che è egli stesso. Non per egoismo, m a
trimonio dottrinale e spirituale, le sue sacre Scritture, le
per u n egocentrismo «naturale»: viene così «dalla fabbri-
sue pratiche devozionali e liturgiche... costituiscono una
ca», così è stato fatto e concepito, con questo limite e que-
specie di filtro o di lente che si stabilisce in ognuno di noi
sta necessità.
e ci fa percepire l'esperienza religiosa dentro u n modello
comune, ampio e capace di diversificazioni, ma contem- Saranno necessari processi lunghi e complessi - i proces-
poraneamente specifico e determinante. Ogni elemento di si educativi - perché sorga u n a visione che gli faccia sco-
questa esperienza religiosa, per quanto personale e intra- prire che esistono altri «centri», e che egli n o n è l'unico
sferibile a noi sembri, ha un'elevata proporzione di ele- centro, né tanto meno «il» centro. Anche in quel momen-
menti che sono del patrimonio religioso comune, che por- to tenderà a dominare gli altri centri e a subordinarli a sé.
tano tutte le tracce della cultura ambientale (filosofica, so- Maturando, potrà entrare forse in u n altro stadio di com-
ciale, linguistica, simbolica...) nella quale si iscrive il col- prensione, nel quale sarà capace di accettare l'esistenza in-
lettivo u m a n o a cui appartiene l'individuo che ne fa l'espe- dipendente di altri centri, fino al punto di decentrarsi vo-
rienza. lontariamente da se stesso per passare a centrarsi fuori da
sé, attorno agli altri centri scoperti...
Qui si può ricordare quel principio aristotelico-tomistico: Tutto questo è - diciamolo senza specificare l'espressione
quidquid recipitur, ad modum recipientis recipitur, «ciò che - «legge naturale», meccanismo spontaneo.
si riceve, è ricevuto nella forma propria di chi lo riceve».
L'esperienza e la conoscenza religiosa, in ciò che hanno di E lo è anche, parallelamente, nei processi di coscientizza-
«ricevuto», sono ricevute dall'essere u m a n o concreto nel- zione religiosa. La maggior parte di noi è nata in u n a re-
la propria forma e capacità di ricevere, vale dire: nelle sue ligione, ha percepito originalmente che essa era «la» reli-
categorie concettuali e culturali, prodotte e inserite nel suo gione, l'unica esistente, l'unica vera, o per lo meno l'unica
quadro di valori, sempre circoscritte dalle limitazioni pro- significativa per noi. Solo più tardi abbiamo scoperto nel-
prie della cultura e della persona. la pratica che esistevano altre religioni. E la reazione spon-
Le religioni n o n stanno per aria, in una stratosfera intel- tanea è stata quella di escluderle in un primo momento, o
lettuale o nel p u r o spirito, m a h a n n o u n a grande compo- d'includerle 14 , in u n momento successivo. Ora ci troviamo
nente u m a n a culturale, specifica in ogni religione.
14
Paul Knitter dice che «tutti siamo inclusivisti»..., Introducing Theo-
logies ofReligions, Orbis, New York 2002, p. 216. Crediamo che que-
• Tutti siamo spontaneamente esclusivisti sto sia vero a questo punto della storia, ma che non sia altro che la
forma avanzata del nostro esclusivismo spontaneo, religiosamente
L'abbiamo già accennato in un altro punto, e conviene af- «quasi genetico»...
272 273
I ticoli sulla teologia delle religioni normalmente non fanno
a una tappa nuova del mondo, nella quale le «altre reli- nemmeno allusione a questo movimento culturale. Solo
gioni» si sono fatte obbligatoriamente vicine e convivono nell'ultimo libro di Paul KNITTER troviamo la presentazio-
costantemente con la nostra. La reazione spontanea in mol- ne di u n quarto modello o paradigma di teologia delle re-
ti di noi è stata quella dell'inclusivismo 15 . Abbiamo parla- ligioni, che egli chiama «The Acceptance Model» 16 e che
to di reazioni «spontanee»: non diciamo peccaminose, e egli presenta come in rapporto alla cultura postmoderna.
nemmeno malintenzionate. Diciamo che forse non avreb-
be potuto essere altrimenti. Sono forse ciò che ci si pote- Dice che è il modello più giovane, e che è nato nella cul-
va aspettare, date le limitate condizioni di conoscenza e di tura postmoderna, che fa propria. I modelli precedenti cer-
esperienza della pluralità religiosa del mondo reale. cavano di eliminare, di assorbire o superare le differenze
tra le religioni; il «modello dell'accettazione» (postmoder-
Siamo fortunati a poter parlare così: siamo la prima ge- na), al contrario, cerca di sottolineare e valorizzare le dif-
nerazione della storia dell'Umanità che è arrivata a questo ferenze: tutte hanno diritto a esistere, e dissolverle sareb-
livello, dal quale ci è possibile osservare gli atteggiamenti be come distruggere una immensa ricchezza che appar-
religiosi con una distanza e una «oggettività» più grandi tiene all'Umanità, sarebbe u n atto d'imperialismo omoge-
che mai. neizzante.
Tutto questo dice rapporto diretto con la questione della Alla base di tutto ciò vi è la critica che il postmodernismo
verità che c'interessa. A parte l'influsso già indicato del mo- fa alla modernità: l'accusa di avere un'eccessiva fiducia nel-
dello di verità greco, questa tendenza spontanea all'auto- la ragione, di sopravvalutare alcuni valori ipoteticamente
centramento e all'esclusione di ogni verità religiosa che non universali, di pretendere di avere la spiegazione totale, di
sia subordinata al nostro centro, getta molta luce sulla no- fidarsi temerariamente della capacità u m a n a d'intervenire
stra capacità di discernere la verità religiosa altrui. Non nella storia per raggiungere i propri ideali e utopie. Il po-
dobbiamo spaventarci scoprendo in noi le tendenze al- stmodernismo fonda questa critica sul rifiuto dei «mega-
l'esclusione e all'inclusione della nostra religione... Non so- racconti», quelle grandi spiegazioni che pretendono di da-
no caratteristiche particolari nostre, neanche della nostra re u n a ragione o u n senso universalmente validi per la vi-
religione, m a meccanismi inerenti alla maggioranza delle ta umana. Questi megaracconti sono nocivi - pensa il po-
religioni. Sono il frutto di u n modello di verità di cui, for- stmodernismo - siano essi storici (per esempio, la libera-
tunatamente, ci stiamo liberando. Un atteggiamento di zione), siano essi economici (come il capitalismo), o di or-
umiltà e di tolleranza, di accoglienza, di non esclusione e dine politico (la democrazia). E sono pericolosi, perché
di n o n condanna, dev'essere una «lezione imparata» dall'os- pretendendo di avere una validità universale, ciò che fan-
servazione attenta e penitente della nostra storia. no è mettere una cultura su un'altra. Per il postmoderni-
smo non dovrebbero esserci verità universali; al contrario:
• Teologia delle religioni in u n tempo postmoderno le verità, come i fiori, devono crescere in mille maniere di-
verse, ognuna nel proprio terreno.
Conviene segnalare che i concetti fondamentali che stiamo
maneggiando nel nostro corso (esclusivismo, inclusivismo, Autori rappresentativi di questo modello, come George
pluralismo) sono recenti, poiché la stessa teologia delle re- Lindbeck, sottolineano la m u t u a incomparabilità delle re-
ligioni è ben giovane, essendo iniziata dopo il 1960, ma non ligioni; ognuna è se stessa, e non si possono comparare,
lo sono al punto di appartenere alla tappa del «postmoder- né si possono «tradurre», né si possono stabilire ponti fra
nismo». Questo è ancora molto più recente. I libri e gli ar- di esse...; ciò che si deve fare è rispettare le loro diffe-

15 16
Abbiamo già detto che l'inclusione è in un certo senso una forma Introducing Theologies of Religions, Orbis Books, New York 2002
di esclusione. «Una conquista mediante un abbraccio», secondo Hans pp. 171ss.
Kilng.
275
274
renze e lasciarle vivere e crescere tutte in libertà, come i fratelli che h a n n o qualcosa da condividere e anche da im-
fiori... parare 1 7 .
Riteniamo sia la prima volta che si presenta questo mo- Il cambiamento del modello di verità è una vera conver-
dello, e ci sembra troppo presto per stabilire se effettiva- sione, e u n vero «cambiamento di paradigma». Abbiamo
mente sia un nuovo modello o non sia altro che l'aspetto voluto intitolare questo capitolo «Un altro modello di ve-
estremizzato in cui potrebbe tradursi qualche forma del rità» e non, ad esempio, «La questione della verità», per
paradigma pluralista, che consisterebbe in una specie d'in- indicare che proponiamo u n mutamento del modello di ve-
differentismo o forse di relativismo, e in u n venir meno an- rità 18 , una conversione epistemologica.
ticipato di ogni tentativo di «dialogo unitivo»... In ogni ca-
so c'è, e probabilmente è più esteso di quanto possiamo
credere. • ACCETTAZIONE SINCERA E SERENA DELLA RELATIVITÀ

Tutto questo implica una conversione, come abbiamo det-


AGIRE to. È necessario accettare la relazionalità e la relatività 19
della verità, quella verità che oggi percepiamo rilevante pre-
La preoccupazione finale della teologia della liberazione è cisamente in forza della sua capacità di relazione, e non
sempre: cosa dobbiamo fare? Ed è ora anche la nostra per la sua presunta capacità di esclusione delle altre verità.
preoccupazione. Veniamo al concreto, ricavando da tutto Non vogliamo una verità che sia «nostra» e «unica» così
ciò che abbiamo detto alcune conclusioni operative. che elimini le altre squalificandole o assorbendole. Vo-
gliamo piuttosto scoprire come la nostra verità si rappor-
ta positivamente con ogni altra verità, e come la verità de-
• ABBANDONO DEL VECCHIO MODELLO DI VERITÀ gli altri non ci è estranea, né era già precedentemente no-
stra (per assorbimento o inclusione).
Una prima conclusione «operativa» dev'essere la squalifi-
ca di questo modo di essere religioso che si basa sul mo- L'abbandono di quella sicurezza nella quale - soprattutto
dello di verità greco scolastico fissista dogmatico. Bisogna i cristiani e specificamente i cattolici - siamo stati educa-
aprire la mente, aprirla alla realtà storica ed evolutiva, ti, può sconcertare più di u n cristiano, e non cessa di es-
multirelazionata e olistica. E bisogna convertirsi dai resi- sere u n punto molto sensibile della nostra fede. Perciò, que-
dui di esclusivismo e inclusivismo che ancora permango- sto tema dev'essere presentato sempre con pedagogia, con
no nell'intimo della nostra coscienza. Bisogna rinunciare tatto e con molta delicatezza.
all'immobilismo di coloro che credono che «possediamo Elementi sacri della nostra fede, che sono stati le colonne
la verità» e ce l'abbiamo scritta, descritta, codificata e ca- che credevamo di valore assoluto per tutta l'Umanità, so-
nonizzata, come su pietra, immutabile e infallibile per no riletti ora da parte di molti teologi da un'altra prospet-
l'eternità. Bisogna spogliarsi di tutte queste pretese e, sen- tiva. Non si tratta di sminuire il carattere assoluto dell'im-
za passare certamente all'estremo del relativismo o dell'in- pegno che esigono da noi, bensì, semplicemente, di sco-
differentismo, aprirsi alla bellezza dell'avventura della ri-
cerca della verità, e sentirsi fratelli e sorelle di tutti gli uo-
mini, le donne e i popoli che condividono con noi l'esal-
17
tante interesse di questa mai finita peregrinazione del- Questo ha forti conseguenze per la «missione» cristiana e per la
l'Umanità verso la Verità sempre maggiore. In questo sta- «azione missionaria» specificamente. Nella lezione 2 1 a le affrontere-
re gomito a gomito, m a n o nella mano, con tutti quelli che mo.
18
cercano la verità, ci rapportiamo a loro non dalla catte- Fa parte di questo cambiamento del modello di verità ciò che vie-
ne indicato con la famosa «de-ellenizzazione del cristianesimo».
dra, né dal pulpito, né con i dogmi in mano, bensì come 19
Attenzione a non confondere relatività con relativismo.

276 277
prire che non dobbiamo dedurre da essi una verità esclu-
siva o inclusiva rispetto a ogni altra verità religiosa 20 . gioso dogmatico» 22 . Oggi siamo così coscienti della plura-
lità, della relatività 23 , delle molteplici forme di significati
Abbiamo già accennato prima alla reimpostazione critica figurati coi quali la verità religiosa si esprime, della legit-
della conoscenza propiziata dalla filosofia moderna tima pluralità delle interpretazioni, della necessaria com-
dell'epoca illuminista, spesso con l'opposizione del cristia- plementarità delle verità, della continua evoluzione dell'es-
nesimo. Ciò nonostante, col tempo, u n processo di sana se- sere u m a n o e delle sue culture, del carattere sempre in-
colarizzazione ha finito per imporsi e per essere accolto compiuto della ricerca religiosa... che dobbiamo ricono-
anche dalle Chiese cristiane. Vivere in u n mondo sacraliz- scere che, anche su questo tema, «non siamo più in un'epo-
zato dove tutto ci parlava di una presenza provvidente di ca di cambiamenti, ma nel cambiamento di un'epoca». Di
Dio, poteva essere molto confortante e ci dava molta sicu- più: non siamo ancora nel cambiamento di epoca; il cam-
rezza, ma oggi riconosciamo che Dio ci vuole adulti re- biamento si è già prodotto; siamo già nell'epoca nuova e
sponsabili, e rispetta l'«autonomia delle realtà terrene», in diversa.
modo che le cose accadono «etsi Deus non daretur», come
se Dio non esistesse, e oggi accettiamo che dobbiamo abi- È un orizzonte che può «sconcertare» chi ancora sia an-
tuarci a vivere con questo presupposto secolarizzato. corato alla cosmologia del cristianesimo conservatore, ma
che può entusiasmare le persone con spirito giovane che
Parallelamente, oggi potremmo dire che - come una tap-
scopriranno in questa situazione nuove chiamate del Dio
pa in più o una conseguenza in più di quello stesso pro-
che sempre ci sorprende affinché assumiamo la nostra li-
cesso - scopriamo di dover vivere «etsi religiones absolu-
bertà e la nostra responsabilità.
tae non darentur», come se le religioni non fossero asso-
lute, prendendo questa parola nel senso dell'assolutezza Questo urta con la dottrina ufficiale, che ha l'ossessione
classica. Forse è Dio stesso che non vuole darci questa si- del relativismo. Quindici anni fa il tabù era il «marxismo»,
curezza che potremmo sospirare: Dio non vuole che vivia- accusa che si formulava contro chiunque si preoccupasse
m o in possesso di una verità assoluta e totale, unica, esclu- della liberazione e dell'opzione per i poveri. Oggi il nuovo
dente/includente di tutte le altre verità religiose del mon- tabù è il «relativismo», e ovunque appaia u n nuovo mo-
do, ma vuole che viviamo accettando una verità che, es- dello di verità, una nuova interpretazione del cristianesi-
sendo degna di richiedere il nostro impegno assoluto, non mo lontana dalle pretese di superiorità assoluta e indiscu-
cessa di essere u n a verità sorella della verità delle altri re- tibile su tutte le altre religioni del mondo, che ci sono sta-
ligioni 21 . Quella religione le cui tradizioni e simboli erano te e ci saranno, gli inquisitori di turno lanciano l'accusa di
considerati da noi letteralmente storici, i cui dogmi erano «relativismo». L'ossessivo timore del relativismo fa sì che
considerati espressione addirittura letterale della verità lo vedano anche dove non c'è, dove semplicemente si trat-
eterna ed immutabile... ormai è fuori tempo. Con la fine
del «sonno dogmatico» che Kant auspicava, oggi dobbia-
m o accettare che è arrivata anche la «fine del sonno reli- 22
E questo, riferendoci al cristianesimo, non è di adesso, ma degli
ultimi secoli, se pensiamo alla rilettura che si è portata a termine ri-
guardo soprattutto alla comprensione della Bibbia e della maggior
20
«La coscienza di un pluralismo religioso insuperabile c'invita a ri- parte della teologia. Ora è arrivato il momento di realizzare questa
scoprire la singolarità propria della verità cristiana e a meglio com- rilettura nell'ambito della teologia delle religioni, e di intraprendere
prendere che può esigere un impegno assoluto dal credente, senza una nuova rilettura di tutto l'insieme religioso partendo da quello che
trasformarsi per questo in una verità esclusiva o inclusiva rispetto a abbiamo chiamato frequentemente il «paradigma pluralistico» della
ogni altra verità nell'ordine religioso o culturale» (Gerfré, prefazione religione.
23
al libro di Jean Claude Basset, El diàlogo interreligioso, Desclée, Bil- «Gli interventi del magistero non possono essere più così chiari e
bao 1999, p. 12. irrevocabili come hanno preteso di essere... E necessario confessare
21
Senza nemmeno pretendere un egualitarismo senza sfumature, co- la relatività di ogni formulazione in rapporto all'assoluto del miste-
me se a priori ammettessimo che «tutte le religioni sono uguali». ro di Dio» (R. Coffy, arcivescovo di Albi, Orientierung, Ziirich, 40
(1976) pp. 63-66.
278
279
ta di u n superamento di quelle pretese di superiorità as- realtà proibita la loro analisi critica e più ancora la loro
soluta. È certo che si deve rifuggire dagli estremismi del reinterpretazione.
relativismo, m a è anche certo che non si deve farlo con
l'assolutizzazione di ciò che è relativo. Su questo punto bi- Herbert HAAG, teologo cattolico svizzero morto nel 2001,
sogna avere le idee chiare, e non lasciarsi travolgere dalla si è sforzato negli ultimi anni di mostrare questa situazio-
mancanza di distinzione tra il riconoscimento della relati- ne paradossale, nella quale la Chiesa resta prigioniera di
vità di ciò che è relativo, da u n a parte, e la caduta nel re- se stessa, soprattutto per questo «modello di verità» fissi-
lativismo estremo, dall'altra, e dimenticare che, in ogni ca- sta che attribuisce a Dio o a Gesù - e che considera intoc-
so, l'assolutismo non è più vicino alla verità del relativi- cabile ed irriformabile - ciò che in realtà può cambiare con
smo, benché così sembri o lo si immagini. una sua decisione 24 .
Il modello di verità non ha ripercussioni solo per il dialo-
go interreligioso, ma anche per la vita interna di ogni re-
• LIBERARSI DA SE STESSA ligione, naturalmente.
Il vecchio modello di verità fissista e immutabile tocca la
Chiesa cattolica molto più di quello che sembra. La tradi- • TEOLOGIA «IN DIALOGO»: PER VARIE GENERAZIONI
zione cristiana è debitrice di u n procedimento che è stato
classico per molte religioni: si elabora una dottrina, o si La teologia delle religioni non è solo u n a teologia «per» il
stabilisce un costume, e dopo, per convalidarli e dar loro dialogo, m a dev'essere anche u n a teologia «del» dialogo, e
più autorità, vengono attribuiti a Dio e considerati sacri o perfino una teologia «in» dialogo.
divini, e pertanto immodificabili e intoccabili... In questa
È per il dialogo, perché ci permette di compiere dentro noi
maniera la Chiesa finisce per rimanere prigioniera di se
stessi un «intradialogo», che «riordini la nostra casa» pri-
stessa, delle proprie elaborazioni, delle quali dice che non
ma che venga a visitarla la nostra religione interlocutrice
osa cambiarle, perché le considera «di diritto divino», o
sorella. L'intradialogo ci consente di riconvertire molti ele-
provenienti dallo stesso Gesù, quando in realtà si tratta di
menti che risulterebbero insopportabili e inaccettabili per
dottrine, decisioni, gesti sacramentali, costumi... creati dal-
il nostro compagno di dialogo, elementi che cadono da so-
la stessa Chiesa e soggetti pertanto alla sua autorità e vo-
li per u n a semplice revisione interna. L'intradialogo non
lontà.
solo ci purifica da questi elementi che causerebbero soffe-
Questo è ciò che succede specialmente con la dottrina con- renza non necessaria al nostro interlocutore, ma riconver-
siderata «dogmatica». Se fu dichiarata tale, coloro che so- te la struttura stessa della nostra cosmovisione religiosa,
no debitori del modello classico di verità ritengono che con sbloccando gli elementi rigidi che mai erano stati messi a
questo si è trasformata in una verità di tipo assoluto, cioè confronto nel dialogo, e disponendoci allo stesso.
trascendentale, metafisica, eterna, e che pertanto dev'es- È teologia del dialogo, perché, in una seconda fase, il dia-
sere compresa in modo letterale, senza possibilità di rein- logo concreto interreligioso, bilaterale e perfino multilate-
terpretazione e ancor m e n o di riformulazione. È un atteg- rale, apporterà senz'altro nuove visioni, nuovi elementi,
giamento fondamentalista. nuove prospettive critiche costruttive. Vedere i nostri ele-
Curiosamente, questo atteggiamento si dirige molto di più menti religiosi letti da occhi altrui ci permetterà di sco-
verso i «dogmi» ecclesiastici che verso la stessa Bibbia. A prire prospettive per le quali i nostri stessi occhi sono ri-
questo punto della storia, la Bibbia con tutte le sue pagi-
ne è passata attraverso u n a rilettura critica, ma molti «dog- 24
mi» ecclesiastici, vale a dire elementi di categoria molto Cf. Haag, H., Nur wer sich àndert, bleibt sich treu, Herder, Freiburg;
inferiore alla Bibbia, sono ritenuti intoccabili, essendo in traduzione portoghese: A Igreja católica ainda tem futuro?, Noticias
Editorial, Lisboa 2001.
280 281
masti sempre ciechi... Questi apporti del dialogo e l'espe-
- «Il Dio di tutti i nomi» (CASALDALIGA, in Missa dos Qui-
rienza stessa del discutere la propria religione, sono senza
dubbio materia adatta per essere teologizzata come teolo- lombos).
gia del dialogo. - «God has many names», Dio ha molti nomi (titolo del fa-
moso libro di John HICK).
Ma sarà anche teologia in dialogo25, in cammino, che non
pretende ancora di avere soluzioni, né risposte pienamen- - «Cognita sunt in cognoscente secundum m o d u m cogno-
te soddisfacenti, m a che si dispone al lavoro paziente per scentis», Le cose conosciute sono in colui che conosce se-
ricostruire tutto, contando sul dialogo più ampio possibi- condo il suo modo proprio di conoscere (San Tommaso,
le. Una teologia umile e paziente che sa che sarebbe pre- Summa Theologica II-II, q. I, a.2).
tenzioso voler vedere già ora la fine della strada, e sa che - Verum (verità) non può identificarsi con unum (unità)
il suo compito non è opera di una persona o di una gene- (Raimon PANIKKAR).
razione... Questo dialogo dev'essere fondato, evidente-
mente, su un nuovo modello di verità... - «Non proclamare che tutte le religioni sono vane, perché
in tutte c'è u n profumo di verità senza il quale non in-
fiammerebbero la fede dei credenti» (RUMI).
Conclusione - «Nessuno può vantarsi di essere arrivato alla Verità se
non è stato trattato da eretico da mille persone oneste»
Questo cambiamento di modello, questa «conversione» ver- (YUNAYD).
so «un altro modello di verità» ci mostra che «un'altra for-
ma di essere cristiano è possibile». Di fronte ai pessimisti Si può ugualmente lavorare al testo di Rahner in Sacra-
o ai disfattisti e paurosi, vogliamo mostrare che è possibi- mentum Mundi sotto la voce «Cristianesimo», disponibile
le abbandonare l'assolutismo e il fissismo senza cadere nel anche in http://servicioskoinonia.org/relat/329.htm
relativismo, e che l'accettazione di questo altro modello
non fa sì che il nostro impegno sia meno assoluto, quanto
piuttosto più u m a n o e dialogante. Non abbandoniamo nul- III. Domande per riflettere e per dialogare
la, non diventiamo scettici né relativisti. Semplicemente ri-
nunciamo all'assolutismo e all'esclusivismo/inclusivismo. - A cosa ci riferiamo quando parliamo di «modello di ve-
rità»?
- Il «modello di verità» è come lo schermo sul quale proiet-
II. Testi antologici tiamo i nostri pensieri e le nostre immagini. Commentare
questa immagine che compare nel testo.
- «La verità è unica; i saggi la chiamano in modi diversi» - Un ramo della filosofia si chiama «epistemologia», o trat-
(Adagio indù. Rigveda 1. 164.46). tato della scienza. Un altro si chiama «gnoseologia», trat-
tato della conoscenza. C'è qualcuno tra noi che possa spie-
- «L'Eterno è uno, ma ha molti nomi» {Rigveda, Divisa di garci più dettagliatamente questi termini e il loro signifi-
Ramarkrishna. Induismo). cato?
- Come potremmo descrivere, apportando ognuno di noi
qualche elemento, il «modello di verità» presente nel no-
25
S'incomincia a parlare non solo di una teologia del dialogo, ma di stro ambiente culturale quando, ancora bambini, siamo
una teologia in dialogo: entrare in un ambito d'incontro che ci porti stati formati nella nostra fede? Portare esempi concreti.
verso una Pienezza che ancora ignoriamo« (Melloni, Xavier, La glo- - La storia delle religioni - anche del cristianesimo - è pie-
balització in un diàleg multìdisciplinar, Cristianisme i Justicia, Bar- na di casi d'intransigenza, di uccisioni perfino di «eretici»
celona 2001, p. 42.
o, meglio, di accusati di eresia. Ovviamente, dietro molte
282
283
di queste violenze c'erano interessi di altro tipo. Si potrebbe FORNET-BETANCOURT RAUL, Transformación intercultural de la fi-
però dire che le persone che esercitavano la violenza (cen- losofia, Desclée, Bilbao 2001.
sori, inquisitori, boia...) erano anch'essi vittime di u n «mo- HICK J., An interpretation ofReligion. Human responses to the Tran-
dello» che portava a quegli atteggiamenti? In che senso? scendent, Yale University Press, New Haven, USA, 1989.
- Fornire dati concreti sulla rigidità nella concezione del- HICK JOHN, La metàfora de Dios encarnado, Abya Yala, Quito 2004.
la verità che troviamo nella nostra religione, ancora at- KNITTER P., NO OtherName?, Orbis Book, Maryknoll (1985) 2000,
tualmente. pp. 217ss (A New Model ofTruth).
- Cercare esempi concreti di situazioni da noi stessi os-
servate, in cui si possa notare la dipendenza culturale del-
le espressioni della religiosità...
- Commentare i testi antologici del paragrafo precedente.
- Stabilire la differenza tra assolutismo, relatività e relati-
vismo.
- Stampare e commentare in gruppo i poster indicati.

IV. Poster (<http://servicioskoinonia.org/posters>)

Servicios Koinonia ha on-line vari poster (suscettibili di es-


sere stampati in formato grande, in plotter) che possono es-
sere utilizzati pedagogicamente in rapporto a questo tema:
- «I cattolici, come i cristiani in generale, si stanno ren-
dendo conto che qualcosa può essere verità senza che sia
assoluta» (Paul KNITTER).
- «Una verità superficiale è u n enunciato il cui opposto è
falso; una verità profonda è un enunciato il cui opposto è
pure una verità profonda» (Niels B O H R ) .
- «Se chiudono la porta a tutti gli errori, la chiuderanno
anche alla verità» (Rabindranat TAGORE).
- «Dio è più grande di ciò che le religioni dicono su di Lui».
- «La religione è u n a mappa del territorio, non il territo-
rio stesso» (Paul KNITTER).
- «La Verità, Pilato, è mettersi dalla parte degli umili e di
quelli che soffrono» (Van der MEERSCH).
- «Tutte le religioni sono vere. Il proselitismo è peccato»
(Koinonia - TORRES QUEIRUGA).

Bibliografia

COMISIÓN TEOLÒGICA INTERNACIONAL, El cristianismo y las religio-


nes, EDIM Ediciones, Valencia, Espana, 1996; pp. 13ss; 54ss.

284 285
Le religioni considerano se stesse - ognuna di esse da par-
Capitolo quindicesimo te sua - come opera diretta di Dio, e come opera unica di
Dio. Questo avere la propria origine in Dio stesso, ed esse-
Tutte le religioni sono vere re «l'unica religione esistente, l'unica voluta da Dio, l'unica
stabilita da Dio nel mondo per la salvezza del mondo», dà
a ognuna di esse un statuto di verità assoluta, divina, insu-
perabile, capace di portare l'essere umano a vivere e mori-
re per la religione, per la sua difesa, per la sua espansione,
Con questa lezione e la seguente stiamo giungendo al cul- o per l'adempimento delle sue leggi. Praticamente solo le re-
mine del nostro percorso, al vertice del nostro corso. Ciò che ligioni sono capaci di portare l'essere umano a offrire la sua
diremo in questa lezione è la conseguenza maggiore e che più vita come martire. E si può offrire la vita solo quando si ha
congloba tutto quello che abbiamo esposto nei capitoli pre- la sicurezza assoluta di darla per la massima verità, e con
cedenti; il suo titolo potrebbe essere lo slogan che meglio rias- la massima sicurezza (la massima sicurezza della salvezza).
sume il corso (e il poster che vi segnaliamo, lo ritrae grafi-
camente). Per la convinzione, che tutte le religioni possiedono, di es-
sere «la vera» religione - alcune più delle altre - , si sono
imbarcate nell'avventura storica di salvare il resto dell'Uma-
I. Per sviluppare il tema nità «che giaceva nell'ombra della morte», realizzando cam-
pagne missionarie per «convertire» i popoli e «salvare le
VEDERE loro anime». Si sono portate a termine anche «crociate»
contro altre religioni, considerate come nemiche di Dio,
TUTTE LE RELIGIONI SONO STATE ESCLUSIVISTE sono state sradicate religioni indigene bruciandone i libri
sacri, perseguitando i loro seguaci, tentando di cancellare
Prima di formulare l'affermazione globale di questa lezio- queste religioni con ogni mezzo.
ne, vogliamo aprire gli occhi sul contesto in cui l'andiamo
a collocare. Dobbiamo renderci conto che si tratta, per la Altre volte, soprattutto modernamente, una religione ritie-
precisione, di u n contesto ostile a detta affermazione. La ne che le altre siano solo partecipazioni della propria ve-
storia universale testimonia che le religioni, praticamente rità. Questa religione «tenta d'includere» le altre. Queste
tutte, affermano il contrario di ciò che noi pretendiamo di non sono altro che partecipazioni, estensioni dell'unica ve-
affermare. ra religione. È il caso dell'«inclusivismo», di cui già ab-
È un fatto evidente che ogni religione conosciuta conside- biamo detto che non cessa di essere una forma attenuata
ri se stessa come «la» religione, come «la religione vera», di esclusivismo. Le altre religioni in realtà non esistono au-
di fronte a tutte le altre, che considera religioni «false», o tonomamente, poiché semplicemente partecipano del va-
forse come religioni che n o n sono nemmeno religioni, ben- lore salvifico e della verità dell'unica vera religione...
sì surrogati di religione: «credenze» 1 , superstizioni, pen-
sieri magici, tradizioni culturali religiose... N O N SOLAMENTE LA CRISTIANA

Noi cristiani possiamo pensare di essere i soli a speri-


1
mentare queste situazioni, ma non è così:
«Tali considera la stessa Dominus Iesus, datata 16 giugno 2000, le Nella religione di Krishna si pensa che il loro dio «sia lo
religioni non cristiane: "Deve essere fermamente ritenuta la distin-
zione tra la fede teologale e la credenza nelle altre religioni. Se la fe-
de è l'accoglienza nella grazia della verità rivelata, "che permette di
entrare all'interno del mistero, favorendone la coerente intelligenza", l'uomo nella sua ricerca della verità ha ideato e messo in atto nel suo
la credenza nelle altre religioni è quell'insieme di esperienza e di pen- riferimento al Divino e all'Assoluto» (n° 7).
siero che costituiscono i tesori umani dì saggezza e di religiosità, che
287
286
stesso che adorano i cristiani, i buddhisti e i musulmani. Se conoscessimo meglio le religioni, probabilmente po-
Avviene però che i credenti di queste religioni non cono- tremmo trovare molti più dati per avallare queste affer-
scono il nome del vero Dio, che è Krishna» 2 . mazioni. Ogni religione crede dunque di essere il centro
del mondo 8 , il centro unico, opera di Dio (non opera uma-
Come dice il Corano, l'Islam è l'unica religione vera, com- na) 9 , opera unica di Dio (non una religione in più fra mol-
pleta, definitiva e universale 3 . Tra i musulmani si sta pre- te altre), comunità eletta (la privilegiata fra tutte le altre) 10 ,
sentando il fenomeno dell'inclusivismo, per il quale le altre caricata dell'onore e della responsabilità di essere chiamata
religioni sono considerate in fondo come una partecipazio- a salvare il mondo... e per questo storicamente le religio-
ne della realtà salvifica musulmana 4 . «Il musulmano è ere- ni h a n n o preferito vivere isolate e incontaminate, chiu-
de di una tradizione che, dal Corano, fa dell'islam la "reli- dendosi all'influenza altrui, rifiutando tutto ciò che è estra-
gione della natura umana", nel senso dell'affermazione di neo, o credendo di poter fare proprio solo quanto non po-
una tradizione del Profeta: "Ogni neonato nasce per natura tevano rifiutare. Esse sono le uniche, per esclusione o per
musulmano; sono i suoi genitori che lo trasformano in ebreo inclusione delle altre.
o cristiano". Questa è una profonda convinzione di tutti i
musulmani di tutti i tempi, rafforzata più ancora dalle ten- Perché succede questo? Perché è stata così la storia di tut-
denze razionaliste dell'islam moderno: "L'islam, religione te le religioni? Che cosa pensare di questa pretesa delle re-
della ragione"; affermazione che allude alla semplicità del ligioni?
suo dogma e alla sobrietà del suo culto» 5 .
La Nuova Era pensa che il Cristo dei cristiani sia solo una GIUDICARE
delle molte personalità in cui si è incarnata l'energia.
Buddha, Krishna, Maometto... sono altre incarnazioni di In primo luogo, bisogna pensare che se tutte le religioni pre-
questa energia 6 . tendono di essere «la vera religione», questo dato scredita
In Giappone si dice che «tutte le strade portano al Fuji», da principio questa pretesa comune a tutte. Perché se tutte
come in molti luoghi cristiani si dice che «tutte le strade dicono di essere «l'unica vera» è logico pensare che tutte si
portano a Roma». stiano sbagliando (o «tutte meno una», quella che sarebbe
effettivamente «la vera religione»). Vale a dire che, da subi-
Il sutra del fiore del Loto è forse il più importante del Bud- to, sentiamo un forte sospetto 11 verso questa pretesa delle
dismo Mahayana. Insegna che il Buddismo è l'unica stra- religioni. Ascoltando una sola religione potremmo forse ac-
da - benché si presenti in forme diverse - attraverso la qua- cogliere la sua aspirazione di essere «la vera»; ascoltando
le tutti gli esseri possono arrivare alla salvezza. Il sutra del molte religioni che hanno la stessa aspirazione, comincia-
Loto Sublime insegna che tutti gli esseri hanno in sé la na- mo subito a sospettare fortemente della sua veracità.
tura del Buddha, e tutto ciò che esiste e accade è miste-
riosamente relazionato 7 .
8
«Ogni religione ha l'impressione di essere al centro del mondo del
senso, con tutte le altre fedi distribuite alla sua periferia»: Hick, God
2
Beltràn, Amparo, En A.L. ipor qué ganan terreno las sectas?, in Mi- has many names, p. 119.
9
siones Extranjeras 182-183 (marzo-junio 2001) p. 177. «La rivelazione appartiene all'autocomprensione di ogni religione,
3
Corano: 3, 19.110; 5,3; 9,33; 61.9; 48,28...). Cf. R. Caspar, Para una che sempre considera se stessa creazione divina, e non puramente
vision cristiana del Islam, Sai Terrae 1995, p. 25. umana»: C.M. Edsmann, Offenbarung, I, in Die Religion in Geschich-
4
Cf. Jean Lue Blanpain, La fé cristiana al encuentro del Islam, in Se- te und Gegenwart 4 (1960) p. 1597, Tùbingen.
10
leccìones de Teologia 160 (2001) p. 313. «Tutte le religioni si considerano in qualche modo elette»: Torres
5
R. Caspar, Le, 35. Queiruga El diàlogo de las religiones, Sai Terrae, Madrid 1992, p. 19.
6 11
Ibid. Anche questa è un'«ermeneutica del sospetto», benché diversa da
7
AA. W., Religiòes, voi. 1, Editora Mundo e Missào, Sào Paulo 1999, quella soprattutto socio-economico-politica a cui ci siamo riferiti nel-
p.21. la quinta lezione.

288 289
Una prima risposta a questo sospetto è: questa pretesa di
superiorità e di esclusività sarà un «meccanismo sponta- esseri umani, di tutti i popoli, ai quali cerca di comuni-
neo e naturale» della religione? L'abbiamo già detto: l'esclu- carsi il più possibile, con la maggiore intensità possibile.
sivismo è u n meccanismo naturale e spontaneo, perché, Per questo, in tutte le religioni c'è presenza di rivelazio-
tra le altre ragioni, risponde alla struttura stessa della co- ne 12 . La storia religiosa di ogni popolo è u n processo di ri-
noscenza u m a n a che è obbligata a partire da se stessa co- velazione in cui si esprime necessariamente una presenza
me centro della propria esperienza della realtà. Quello che di verità e di santità. E «se c'è verità e santità nelle reli-
succede su scala personale e individuale succede anche, gioni, ciò significa direttamente e immediatamente che gli
parallelamente, su scala umana collettiva e sociale, cultu- uomini e le donne che le praticano si salvano in esse e per
rale e religiosa. Se è così, questa pretesa di unicità delle esse; non a semplice titolo individuale, né - ancor meno -,
religioni deve essere guardata con una certa dose di bene- ai margini o nonostante esse. Dio si sta rivelando e sta eser-
volenza e comprensione, senza attribuire necessariamente citando la sua salvezza in tutte e ognuna delle religioni, sen-
un valore oggettivo alla pretesa di ognuna, considerando- za che mai alcun uomo o donna siano stati privati dell'of-
la piuttosto come un meccanismo naturale, come una di- ferta della sua amorosa presenza 13 . «Se Dio si rivela a tut-
storsione ottica spiegabile che deve essere intesa come un ti, allora tutte le religioni sono rivelate e, pertanto, in questa
linguaggio di autoaffermazione, e non come un'afferma- stessa misura, vere14.
zione di carattere realmente assoluto.
Questa verità presente in ogni religione possiamo qualifi-
Un'altra risposta che va nella stessa direzione ha a che ve- carla come «assoluta» 15 , una verità in se stessa, non par-
dere con il «modello di verità», studiato nella lezione pre- tecipata per una via metafisica a partire dalla verità di un'al-
cedente. La maggior parte delle religioni, a causa senza tra religione. Le religioni hanno valore in se stesse.
dubbio dello stesso meccanismo spontaneo per il quale si Possiamo completare questi dati teologici con quell'altro
considerano uniche e insostituibili, adottano lo schema bi- principio: «Non ci sono eletti», che abbiamo presentato e
polare di «vero/falso, buono/cattivo». Una religione dev'es- spiegato nella nona lezione. Non risulta più accettabile pen-
sere vera o falsa, buona o cattiva, e soltanto una può es- sare che Dio abbia potuto portare avanti la sua salvezza
sere vera e buona; le altre devono essere false e cattive. Ta- con «una» religione, e che per questo ne abbia suscitata
le modello di verità tiene le religioni prigioniere di questo una, lasciando il resto dell'Umanità, lungo tutta la sua sto-
schema bipolare estremo (vero/falso), per valutare se stes- ria (quanti milioni di anni?) abbandonato alla sua sorte,
se e valutare le altre. E la presa di coscienza di questa cau- nelle tenebre dell'ignoranza, preda di religioni inventate o
sa relativizza anche ai nostri occhi la rigidità con cui le re- di superstizioni religiose. Oggi sappiamo che questa ma-
ligioni si valutano tra loro e ci lascia aperta la strada per niera di parlare dell'elezione, che ritenevamo certa e che
procedere alla nostra affermazione fondamentale. sentivamo «nostra», esiste anche in tutte le religioni ed è
Eliminati dunque questi ostacoli, e avendo come premes- quel meccanismo spontaneo del quale abbiamo già parla-
se preparatorie tutti gli elementi che abbiamo sviluppato to, e che appartiene a u n a forma di linguaggio confessio-
sino ad ora in questo corso, siamo in condizioni di fare
l'affermazione centrale che dà il titolo a questa lezione: tut- 12
Torres Queiruga, Andrés, La revelación de Dios en la realización del
te le religioni sono vere. hombre, Cristiandad, Madrid 1987, p. 32.
13
Il fondamento di questa affermazione bisogna cercarlo in Torres Queiruga, Del terror de Isaac al Abbà de Jesus. Hacia una
nueva imagen de Dios, Verbo Divino, Estella 2000, p. 295. «Dio è real-
un nuovo concetto di rivelazione, nella linea in cui è stato mente presente in tutti gli uomini, e si rivela realmente a essi nono-
trattato nella lezione ottava di questo corso, a cui ci rifac- stante tutte le deformazioni: si rivela ad essi soprattutto nelle espe-
ciamo. Tutte le religioni sono ricerca di Dio da parte dell'es- rienze mediate dalle loro tradizioni religiose» (ID., A revelacao de Deus
sere umano. E d'altra parte, Dio è alla ricerca di tutti gli na realizapào humana, Paulus, Sào Paulo 1995, p. 150).
14
Ibtd. pp. 296.
15
Torres Queiruga, El diàlogo de las religiones, Sai Terrae 1992, p. 30.
290
291
naie e autoreferenziale, che oggi possiamo reinterpretare. - Con le parole di DUPUIS «Ci sono più verità e grazia
Per ciò, se nessuna religione è «eletta», e se c'è rivelazio- nell'ampia dinamica della storia dei rapporti di Dio con
ne, verità e santità in tutte le religioni umane, tutte le re- l'Umanità che nel capitale disponibile della tradizione cri-
ligioni sono vere. stiana» 21 .
- Con le parole di GEFFRÉ: «Se le diverse tradizioni reli-
Questa affermazione, che ad alcuni può sembrare «provo- giose hanno il loro posto all'interno del progetto salvifico
catoria» 16 e ad altri può produrre sconcerto 17 e perfino ri- di Dio, ciò vuole dire che c'è più verità "religiosa" nella
fiuto18, è, in realtà, una semplice conseguenza di uno dei somma di tutte le religioni che in una singola religione, in-
principi basilari di ogni religione: l'universalità dell'amore di cluso lo stesso cristianesimo» 22 .
Dio. Dio ama, Dio ama infinitamente, senza limitazioni da
parte sua, e con universalità, tutti gli uomini e le donne, tut- Non è necessario che sottolineiamo che questa maniera di
ti i popoli, tutte le culture... e tutte le religioni. Senza «pre- pensare e di accogliere la pluralità religiosa è molto diver-
ferenza di» persone, di popoli, di culture o di religioni 19 . sa - forse in alcuni aspetti, diametralmente opposta - a
quella che è stata comune nel cristianesimo fino ad appe-
D'altra parte, questa impostazione si sposa meglio con la na 40 anni fa, o a quella che è comune in molte altre reli-
mentalità attuale, alla quale s'impone, come un imperati- gioni e ancora in non pochi settori del cristianesimo.
vo incontestabile, il rifiuto di ogni etnocentrismo, che è
una dimensione che non cessa di essere latente sotto le pre- Tutte queste reimpostazioni ci pongono nuove domande.
tese di esclusività e assolutezza delle religioni. È logico, perché scuotono sicurezze e presupposti che por-
tiamo dentro, il cui fondamento oppone resistenza anche
Si noti tuttavia che non stiamo dicendo che le religioni so- in noi stessi al riconsiderare queste verità fondamentali.
no perfette, costituite puramente di verità senza alcun er- In effetti, sarebbe interessante approfondire ora:
rore. .. Di ciò parleremo ampiamente nella lezione seguente.
a) Che cos'è dunque la religione da u n p u n t o di vista an-
Per concretizzare o esplicitare meglio questo principio che tropologico, o se vogliamo antropologico-teologico. Perché
tutte le religioni sono vere, sarà bene trarre una conclu- quando pensavamo che c'era solo u n a religione vera, «por-
sione che esprimeremo con parole altrui: tata» da Dio stesso sulla terra... non era necessario farsi
domande sull'identità antropologica della religione. Ma da
- Con le parole di SCHILLEBEECKX, «c'è più verità religiosa quando sappiamo che tutte le religioni, di tutti i popoli, so-
in tutte le religioni nel loro insieme che in un'unica reli- no ricerca di Dio e partecipano della verità, la questione si
gione, e questo vale anche per il cristianesimo. Esistono ripropone: come pensare antropologicamente quello che è
aspetti veri, buoni, belli - sorprendenti - nelle molteplici il processo vitale storico di una religione, e come inter-
forme (presenti nell'umanità) di alleanza e intesa con Dio, pretarlo teologicamente, ma da una prospettiva non esclu-
forme che non trovano posto nell'esperienza specifica del sivista né inclusivista.
cristianesimo »20.
b) Che rapporto c'è allora tra le religioni e la Verità? Sono
le varie religioni, semplicemente, manifestazioni differen-
16
Ibid., p. 29. ti di una stessa Verità? Solo una o alcune sono vere? Tut-
17
«Affermare che tutte sono vere equivale a dichiarare che tutte so- te sono uguali? Sono diverse ma complementari? Conver-
no false»: Commissione Teologica Internazionale, // cristianesimo e gono, le religioni, verso una stessa meta?
le religioni, Libreria Vaticana 1996, n. 13.
18
Delterror..., p. 296.
19 21
Cf. At 10, 34ss. Dupuis, Verso una teologia..., p. 521.
20 22
Schillebeeckx, História humana, revelacào de Deus, Paulus, Sào Pau- Geffeé, O lugar das religiòes no plano da Salvacào, in Teixeira, O
lo 1994, p. 215, citato da Teixeira in O dialogo inter-religioso conto diàlogo inter-religioso corno afìrmacào da vida, Paulinas, Sào Paulo
afìrmacào da Vida, Paulinas, Sào Paulo 1997, p. 144. 1997, p. 121.

292 293
Oggi siamo in grado di rivedere il nostro concetto di as-
Ci sono state e ci sono posizioni teoriche diverse al riguar- solutezza e di moderare le nostre esigenze al riguardo. Co-
do. Rispetto al secondo punto, concretamente, lo si può me dice Paul Knitter, nella citazione che facevamo di lui
esporre pedagogicamente a partire della leggenda indù nella scorsa lezione, «i cattolici, come i cristiani in gene-
dell'elefante e dei ciechi, che trascriviamo nella sezione di rale, si stanno rendendo conto che affinché qualcosa sia
testi antologici nella versione del sufi Rumi. C'è anche un verità, non c'è bisogno che sia assoluta» 25 . Stanno dunque
poster su questo tema nella serie dei posters sul plurali- evolvendo, stanno per essere rivisti i concetti di assolutez-
smo religioso dei Servizi Koinonia. Può servire ugualmen- za e unicità 26 .
te il testo Bahà'i dalla sezione di testi antologici («La stes-
sa luce in diverse lampade»). • Una seconda conseguenza è quella della complementa-
rità delle religioni. Dicevamo che le religioni, classicamente
- e ancora oggi la maggior parte di esse -, hanno adottato
AGIRE
uno schema bipolare estremo di valutazione reciproca: le
religioni potevano essere solo o quella vera o una delle fal-
• Una prima conseguenza teorico-pratica è quella della re- se. E chiaro che se tutte le religioni sono vere, questo vec-
visione del concetto dell'assolutezza e dell'unicità pretesa chio schema risulta inadeguato. Lo schema corrisponden-
dalle religioni. Questa esigenza di assolutezza è stata un'esi- te alla nuova maniera di vedere non è più vero/falso, o buo-
genza di sicurezza che lo spirito u m a n o ha richiesto sem- no/cattivo, bensì vero/più vero, o buono/migliore. La verità
pre alla religione e a cui questa ha risposto non senza im- e la rivelazione sono in tutte le religioni; allora, in tutte
maginazione e buona volontà. Dall'antichità, l'essere uma- possiamo trovare qualcosa di positivo, e da tutte potremo
no ha avuto bisogno di u n punto assoluto di riferimento imparare.
per la composizione della sua coscienza umana, un punto
che gli desse totale sicurezza, e questo punto è quello che Di qui discende un'ovvia conseguenza: le verità non si op-
le religioni hanno denominato con la sacra parola «Dio». pongono né si sottraggono, ma si sommano, convergono,
La conoscenza u m a n a non aveva la capacità di percepire si completano. Le religioni si completano, devono com-
in modo tematico il fatto fondamentale che essere vero non pletarsi. Non sono né devono essere guardate come verità
implica essere «unico» né essere «perfetto» o «assoluto», disgiuntive (o l'una o l'altra), bensì come verità comple-
soprattutto in Occidente 23 . Esponendo il pensiero teologi- mentari (l'una e le altre, tutte chiamate a completarsi).
co moderno al riguardo, la Commissione Teologica Inter-
nazionale presenta le spiegazioni che si danno oggi alle po- Facciamo u n passo in più: la complementarità si dà non
sizioni classiche di esclusività: solo perché tutte le religioni sono vere, m a anche perché
nessuna religione è perfetta e non perfezionabile, come se
a) il contesto storico-culturale: cultura classica (solo una avesse captato tutto e non avesse niente da imparare. «Non
verità certa e immutabile) possiamo pretendere che una religione abbia la verità tut-
b) mentalità escatologico-apocalittica (profeta finale, rive- ta intera, né incasellare Dio in una determinata religione.
lazione definitiva) Dobbiamo lasciare che "Dio sia Dio", al di sopra delle no-
e) atteggiamento di una minoranza (linguaggio di soprav- stre categorie e definizioni. Perché nella misura in cui ri-
vivenza, unico salvatore) 24 . nunciamo a possederlo, lo troveremo come Dio vero. Il ve-

25
23 P. Knitter, No Other Name?, p. 219.
Come già abbiamo detto, secondo F. Wilfred, teologo indio, la que- 26
«Ogni religione è unica, e attraverso questa unicità, le religioni si
stione dell'assolutezza traduce una problematica tipicamente occi- arricchiscono mutuamente»: Dichiarazione della XIII Riunione an-
dentale. Cf. Dupuis, J., Verso una teologia cristiana del pluralismo re- nuale dell'Associazione Teologica India (31 die. 1989). In Dupuis, Ver-
ligioso, p. 268. so una teologia..., pp. 268-269.
24
II cristianesimo e le religioni, Libreria Vaticana 1996, n. 20.
295
294
ro Dio non è mai a nostra misura... «Nessuno possiede la in modo che possano arrivare alla loro pienezza» 29 . Am-
verità completa. Solamente Dio» 27 . mettere sinceramente questa complementarità significa,
evidentemente, una conversione profonda rispetto a quel
Questo è difficile da accettare per coloro che ancora han- modo di guardarsi, fra religioni, da posizioni di esclusivi-
no della propria religione un'idea assolutizzata, come l'ave- smo, inclusivismo, o dalla squalificazione o m u t u a igno-
vamo tutti sino a pochi anni fa. Ci veniva detto che la ve- ranza.
rità ci era stata rivelata interamente, sebbene potesse suc-
cedere che non fossimo coscienti di essa e che dovessimo Questa complementarità in realtà non è una «dottrina nuo-
pian piano chiarirla, però a partire da noi, perché noi ave- va», non è una novità. È testimoniata dalla storia delle re-
vamo tutta la verità e non avevamo bisogno di nessuna ve- ligioni e, concretamente nel cristianesimo, è presente nel-
rità venuta dell'esterno. Era - non c'è dubbio - un'affer- la sua stessa radice.
mazione gratuita, e oggi, con più fondamento, osiamo di-
re che Dio ha - che Dio è - tutta la Verità, ma che una re- Alle origini stesse della Bibbia, il ruolo giocato da Mosè è
ligione non può averla tutta in esclusiva 28 . attualmente interpretato come un ruolo di fusione e di ri-
lettura di tradizioni. Il Dio che Mosè invoca è «il Dio dei
La parola del saila kuna Iguanabiginia illumina questo pen- Padri», che rappresenta una delle tradizioni religiose di-
siero: «Dio non ha creato u n solo popolo su questa terra. sperse dei patriarchi. La Bibbia sottolinea l'influenza dei
Per questo, quando u n popolo dice 'quello che io so di Dio madianiti nella nuova esperienza formulata da Mosè. Ca-
è migliore e più esatto', questo popolo non conosce Dio; zelles e Van der Born suggeriscono che «Mosè sembra non
sta credendo che Dio è poca cosa. Quando allora arrivia- fare alcuna distinzione tra il suo Dio e quello dei madia-
m o a conoscere meglio Dio? Mai nell'odio o nel rifiuto. niti». Ma, ancor più, Mosè è inserito nel m o n d o religioso-
Quando tutti ci incontreremo a partire dalla diversità dei culturale dell'Antico Oriente. «Senza cedere alle esagera-
nostri popoli, allora, a poco a poco, conosceremo Dio» (cf. zioni della Scuola storica delle religioni, che pretendeva di
il testo completo nella sezione II dei testi antologici). fare dello yhavismo una semplice derivazione di questo
mondo orientale, non sembra neanche accettabile il cliché,
Più concretamente: «la dottrina cristiana della Trinità ha tanto diffuso, del carattere interamente secondario delle
bisogno dell'insistenza islamica sul monoteismo; il vuoto tradizioni intorno al tema della creazione nella Bibbia» 30 .
impersonale del Buddismo ha bisogno dell'esperienza cri-
stiana del Tu divino; l'insegnamento cristiano sulla distin- «Questa evoluzione della religione d'Israele che va cre-
zione tra l'assoluto e il finito ha bisogno della visione indù scendo come risultato di una fecondazione e maturazione
sulla non dualità tra Brahman e atman; il contenuto pro- di tradizioni precedentemente disperse e scollegate, ci fa
fetico-pratico della tradizione giudeocristiana ha bisogno constatare qualcosa che è successo anche nelle altre reli-
dell'accentuazione orientale della contemplazione e dell'agi- gioni: tutte si sono forgiate a partire da elementi disugua-
re senza perseguire l'efficienza. Queste contrastanti pola- li ed eclettici. In realtà tutte le religioni sono il risultato di
rità non si cancellano l'un l'altra, come il giorno non sop- una lenta congiunzione di tradizioni diverse che h a n n o
prime la notte, o viceversa. È per questo che le religioni continuato a forgiarsi intorno a u n Nucleo Originario che
devono darsi testimonianza l'un l'altra, nella loro diversità, ha dato loro la propria identità. Col passare del tempo,
l'orizzonte si va ampliando e approfondendo, propiziando
una sintesi che riunisce alcuni elementi che originaria-
27 mente erano dispersi. A questo modo le tradizioni prece-
Peteiro Freire, A., in Vida Nueva, Madrid, 2308 (dicembre 2001) p. denti non si perdono né si diluiscono, m a si integrano in
50.
28
Dupuis fa equilibrismi per distinguere tra una possibile pienezza
quantitativa diversa di una pienezza qualitativa della verità, esclusi-
va quest'ultima del cristianesimo. Cf. Verso una teologia cristiana del P. Knitter, No Other Name?, p. 221.
pluralismo religioso, Queriniana, Brescia 1997, pp. 336ss. Torres Queiruga, La revelación..., pp. 65-66.

296 297
un tutto più ampio e sono portatrici delle sottolineature tismo». L'esperienza storica mostra che le tradizioni uma-
che hanno alimentato a suo tempo l'esperienza religiosa di ne e religiose del mondo sono sorte in generale da reci-
varie persone e generazioni» 31 . proche interferenze, influenze e fecondazioni, e la maggior
parte delle religioni oggi conosciute sono il risultato di ta-
«Un'infinità di cose dell'Antico Testamento che oggi qua- li mutue fecondazioni (induismo, buddismo, islam, ecc.).
lifichiamo (senza troppe sfumature) come "parola di Dio", I grandi maestri religiosi non sono partiti mai da zero, ben-
Israele le ha imparate dai popoli e dalle religioni vicine, sì dall'interno di qualche corrente religiosa, purificandola
che furono, pertanto, la strada eletta da Dio per rivelarle e fecondandola con i propri doni profetici 35 . E nella storia
a Israele. Le ha imparate molte volte arricchendole e sot- recente il cristianesimo stesso deve riconoscere di essere
tolineandole, o perfino migliorandole. Ma le ha ricevute riuscito a portare a galla e a recuperare alcuni dei suoi
dalle altre religioni. E solo attraverso di esse le ha ricevu- grandi valori attuali grazie ad altre religioni. Potremmo fa-
te da Dio» 32 . re l'esempio dell'influsso innegabile che la religione indui-
Ciò significa che lo stesso processo di gestazione e appa- sta sta esercitando negli ultimi decenni sul cristianesimo
rizione della Parola di Dio nella storia umana, concreta- occidentale 36 . O potremmo anche riconoscere con Gonzà-
mente dentro il cristianesimo, si realizza integrando, in- lez Faus: «La passione per la giustizia e l'opzione per i po-
corporando, riformulando... elementi e verità che sono già veri che oggi danno forse identità al cristianesimo attuale,
stati «ricevuti» dentro altre tradizioni religiose. La tradi- sono profondamente cristiane. Ma sarà difficile negare che
zione biblica da sempre, molto più di quello che normal- - storicamente parlando - il cristianesimo di oggi le abbia
mente ammettiamo, è u n esercizio di sincretismo e di com- imparate e recuperate da quella "religione" che fu il marxi-
plementarietà, poiché assume la verità religiosa che altre smo, per passato e screditato che oggi lo si ritenga. È co-
tradizioni religiose sono riuscite a creare/ricevere nel pro- sì che Dio ha condotto (e continua a condurre oggi), la sto-
prio seno. È certo che si tratta di un'accoglienza attiva 33 , ria del suo popolo» 37 .
ma che non cessa di essere sincretismo e complementa- Se oltre ad avere la base teologica prima presentata, questa
rità. complementarità si ritrova anche storicamente alla base stes-
Da u n punto di vista sociologico «il cristianesimo è certa- sa della religione giudeo-cristiana e delle grandi religioni del-
mente una religione, m a in realtà è l'antico paganesimo o, la storia, come non cercare di superare la tradizione ultima
per essere più precisi, è la complessa religione ebraica, gre- di allontanamento e distanziamento per cui molte religioni
ca, latina, celtica, visigota e moderna, convertita a Cristo - anche la nostra - stavano pensando che non avevano nul-
con maggiore o minore successo 34 L'obelisco di piazza San la da imparare dalle altre? La complementarietà delle reli-
Pietro a Roma, piantato lì in mezzo, essendo stato un mo- gioni e un atteggiamento positivo verso di esse, che ci fac-
numento religioso egiziano, è tutto u n simbolo di sincre- cia essere aperti a riconoscere i loro valori e ad arricchirci
con essi, è una nuova esigenza della nostra conversione in-
tegrale e della pratica del dialogo interreligioso.
31
J. Melloni, El Uno en lo mùltiple, Sai Terrae, Santander 2003, p. 62.
32
Gonzàlez Faus, J.I, Agenda lahnoamericana 2003.
33
«Negli scritti dell'AT si trova molto di quello che si sta dicendo: • «INRELIGIONAZIONE» E INTERRELIGIOSITÀ
questo è un mito di Canaan, quest'altro sapienza egiziana, quell'al-
tro filosofia ellenistica. Sempre, però, è chiarito, ritoccato, collocato
in un contesto nuovo e quindi modificato secondo la fede biblica» Andrés Torres Queiruga ha suggerito questo termine n u o -
Lohfink, Gerhard, cNecesita Dios la Iglesia?, San Pablo, Madrid, 1999,
p. 52. 35
34 Panikkar, Il dialogo intrareligioso, pp. 33, 46, 158.
R. Panikkar, The Relation of Christian to Their Non-Christian Sur- 36
roundings, en Christian Revelation and World Religions, Joseph Neu- Le opere riprodotte in moltissime edizioni del P. Anthony de Mel-
ner (ed.), Bum & Oates, Londres 1967, p. 168. Citato da P. Knitter, lo sono l'esempio più notorio.
37
No Other Name?, p. 222. Gonzàlez Faus, J.I, ibidem.

298 299
vo che si sta diffondendo, ricevendo un'accoglienza genera- stato interamente superato in molte parti del pianeta. La
le che mostra la riuscita con cui esprime una realtà. Ci ri- mutua presenza, la permanente esposizione reciproca, la
sulta strano, e all'inizio suona perfino come poco estetico, convivenza continua, offrono e perfino obbligano a u n o
ma quando si spiega riscuote accettazione generale. scambio inevitabile. Si sta verificando u n incrociarsi e u n
Andrés lo propone come parallelo al termine «incultura- mutuo fecondarsi permanente. Da qualche decennio i cri-
zione». Questo è un concetto proveniente dall'antropolo- stiani occidentali sono influenzati dalle religioni orientali,
gia culturale che si riferisce a una dimensione della quale dall'induismo soprattutto. La stessa cosa si potrebbe dire,
la Chiesa è diventata sempre di più cosciente negli ultimi all'inverso, delle altre grandi religioni del mondo. Tutto
decenni 38 . Si può dire che è già patrimonio comune nel cri- questo è u n fenomeno di mutua «inreligionazione» a livello
stianesimo la distinzione tra fede e cultura, e la chiara af- mondiale.
fermazione che il Vangelo e la fede sono sovraculturali e Quando u n cristiano crede di trovare nell'induismo ele-
non sono legati a nessuna cultura, per cui venendo accol- menti religiosi che l'aiutano e arricchiscono nel vissuto del
ti in società o comunità u m a n e "di un'altra cultura, il Van- suo rapporto con Dio, non ha bisogno di lasciare il cri-
gelo e la fede devono essere «inculturati», tradotti, letti dal- stianesimo, ma di incorporare quegli elementi, captati dal-
la nuova cultura. la propria sensibilità cristiana, al suo integrale vissuto cri-
stiano. Molto probabilmente, nel captarli e riceverli, li mo-
Qualcosa di parallelo o di analogo può e deve succedere difica e adatta, nel tempo stesso che questi influiscono ine-
con la fede. La religione, come la cultura, è sempre un vis- vitabilmente sull'insieme della sua fede cristiana. Se u n
suto e un'esperienza «interpretata.» Non è che da u n lato indù, nel suo contatto col cristianesimo, percepisce in Cri-
il soggetto vive l'esperienza religiosa e, dall'altro, l'esprime sto u n a pienezza di rivelazione capace di portare il suo vis-
poi in parole e concetti (che appartengono a u n a cultura), suto religioso a u n a certa crescita, può accettare Cristo
no. La realtà è che lo stesso vissuto dell'esperienza è in se (captato senza dubbio dalla sua sensibilità orientale tanto
stesso interpretazione, e non può aver luogo se non per la diversa da quella europea), ma non dovrà abbandonare tut-
mediazione di categorie e concetti religiosi che il soggetto ti gli elementi di verità che costituiscono la sua esperien-
vive. Non esiste l'esperienza religiosa pura, antecedente o za religiosa indù; la sua accettazione di Cristo rimarrà in-
a fianco di una religione o cultura. La cultura e la religio- culturata nella sua religione indù.
ne dell'individuo fanno necessariamente parte della sua
esperienza religiosa. Non si tratta dunque di «abbandonare u n a religione per
convertirsi a un'altra»: la persona rimarrà di principio nel-
Ciò significa che quando un nuovo annuncio religioso giun- la sua religione, ma assumerà elementi e dimensioni che
ge a u n a persona, sarà da questa ricevuto nella e attraver- arricchiranno il suo vissuto religioso. Ci potranno essere
so la sua sensibilità religiosa. Dovrà essere tradotto e in- elementi incompatibili che esigono una decisione, m a ciò
terpretato dalle categorie religiose della persona (o comu- non costituirà la regola generale, bensì l'eccezione.
nità) che riceve. Sarà «inreligionato».
Siamo coscienti che si tratta di u n a impostazione nuova,
Questo non è u n problema teorico, bensì molto reale, at- di fronte a un'esperienza la cui ampiezza è pure u n feno-
tuale, continuamente in corso. A questi livelli di planetiz- meno nuovo, e per questo «un minimo di realismo esige,
zazione del mondo, tutte le religioni sono entrate in con- per tempi n o n ancora prevedibili, di stare attenti allo svi-
tatto e non possono più evitare di vivere in contatto per- luppo dell'esperienza stessa, per imparare da essa senza
manente. L'isolamento in cui sono vissute per millenni è imporle rischi aprioristici» 39 . Il tempo ci permetterà di ca-
pire. Nel frattempo, dobbiamo osservare e tentare d'inter-
38
Per la Chiesa cattolica latino-americana è stata la IV Conferenza
Generale del Celam, nel 1992 in Santo Domingo il momento di mas-
sima accoglienza ufficiale del tema dell'inculturazione. Torres Queiruga, El diàlogo..., p. 35.

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pretare, con mente aperta e disponibilità di cuore, senza
pregiudizi né condanne. e notte, costantemente, esplicitamente e implicitamente,
non solo dov'è accettato con il suo nome, m a perfino là do-
In ogni caso, s'impone sempre di più la coscienza che og- ve non è conosciuto o dove si crede di esserne esenti. È in
gi non sia possibile vivere la propria religione isolati, co- cammino e non c'è chi lo possa fermare. Il m o n d o si uni-
me sotto una campana di vetro che ci liberi da qualunque fica, si relaziona, dialoga, conosce, percepisce, sperimen-
influenza delle altre religioni. Al contrario, come dichiara ta, s'informa, interscambia... e le religioni si avvicinano,
la Società Indiana di Teologia, «in una società pluralista intuiscono, indovinano, presentono, dialogano e conver-
la religione autentica implica necessariamente u n rappor- gono. E, come sempre, Dio non è estraneo alla loro opera.
to con le altre religioni. Detto in poche parole: essere reli-
giosi significa essere interreligiosi» 40 . O anche: «essere Concluderemo con le parole di Torres Queiruga, che ci dan-
profondamente religiosi al giorno d'oggi vuol dire essere no conferma:
ampiamente religiosi» 41 , cioè aperti a ricevere gli apporti «Se si guarda ai processi reali, si capisce senza grande dif-
e le esperienze che ci possono derivare da altre religioni. E ficoltà che nel movimento profondo della storia sta acca-
più ancora: viene il sospetto che vivere e conoscere una re- dendo già u n ecumenismo reale di portata incalcolabile.
ligione senza conoscere altre religioni non può che tradur- Oggi, praticamente tutte le religioni sono entrate in con-
si in una esperienza incompleta della propria religione. So- tatto; ed è chiaro che questo non succede senza profonde
lo conoscendo altre religioni si arriva a comprendere me- modificazioni. Le intuizioni cristiane sono realmente e ve-
glio la propria 42 , anche prima di arricchirla. Come ha detto ramente presenti nelle altre religioni, come le loro sono
F. M. Mùller con una frase che è divenuta uno slogan «chi presenti nel cristianesimo. Sarebbe concepibile lo stato at-
non ne conosce che una, non ne conosce nessuna» 43 . tuale del cristianesimo senza il suo contatto con l'indui-
smo e il buddismo o senza la sua secolare convivenza con
• ECUMENISMO IN MARCIA l'Islam? Si può pensare - ricordiamoci di Gandhi - che la
sacralizzazione delle caste non sia stata profondamente
L'ecumenismo 44 è in cammino, è vivo, sta agendo, giorno erosa dall'affermazione cristiana dell'uguaglianza di tutti
davanti a Dio? È ipotizzabile che - nonostante le attuali
restrizioni - la lettura del Corano possa proseguire col suo
40 letteralismo fondamentalista dopo che i teologi islamici
Pathil, K. (ed.), Religious Pluralism. An Indian Peerspective, ISPCK, hanno iniziato a entrare in contatto con la critica cristia-
Delhi 1991, p. 348.
41
P. Knitter, Religiones, misticismo y liberación. Diàlogo entre la teo- na della Bibbia?» 45
logia de la liberación y la teologia de las religiones, in Vigil - Tornita - Le domande potrebbero continuare. Quello che cercano di
Barros (orgs.), Por los muchos caminos de Dios - II, Abya Yala, Quito suggerire è ovvio: in realtà si sta producendo un'espansio-
2004, p. 92. ne reale delle valenze universaliste presenti in ogni rivela-
42
«Nessuno può conoscere bene la sua lingua senza conoscere al-
meno i rudimenti di un'altra. Allo stesso modo, difficilmente una per- zione concreta 46 , «senza che ciò sia u n male né sia evita-
sona - l'eccezione è costituita dai veri mistici - potrà captare vera- bile, perché "tutte le religioni sono vere" e perché siamo
mente la propria religione senza avere un'idea dell'esistenza e della nell'era della mondializzazione».
legittimità di altri universi religiosi. Se le realtà ultime hanno per noi
solo un'unica espressione, tenderemo a pensare che le nostre conce-
zioni definiscano la realtà con validità universale» (Panikkar, R., // 45
dialogo intrareligioso, Assisi 2001, p. 10). Aggiungiamo di nostro un altro esempio: può qualcuno pensare
43 che la teologia della liberazione e l'opzione per i poveri delle Chiese
«They who know one, know none»: Introduction to the Science of
Religioni, Londra 1873, p. 16. La frase sembra provenire da Goethe cristiane latino-americane sia rimasta una particolarità di queste
che l'applicava allo studio delle lingue. Chiese e non sia divenuta, già da tempo, un'esperienza religiosa che
44
Usiamo la parola nel suo senso etimologico universale, non ridot- ha trasceso i limiti del cristianesimo, influenzando e venendo accol-
to all'«ecumenismo tra cristiani». ta dalle più diverse religioni mondiali?
46
Torres Queiruga, El diàlogo..., p. 37
302
303
il. Testi antologici sione dell'elefante secondo la parte che egli stesso aveva
toccato. Secondo la parte toccata e interpretata, le sue af-
• Testimonianza di Raimondo Lullo (Llull, 1233-1315) fermazioni differivano: un uomo lo chiamava A, un altro
Z... Se ognuno di loro avesse portato u n a lucerna per il-
C'è u n a maniera sicura di n o n arrivare a Dio, ed è quella luminare la stanza, la differenza delle loro parole sarebbe
d'installarsi in una religione. scomparsa. L'occhio della percezione sensoriale è sola-
Raimondo LULLO
mente come il palmo della mano: esso manca della capa-
cità di abbracciare la totalità di ciò che tocca.
• Testimonianza di Gandhi (1917-1984) RUMI
10 dico agli indù che la loro vita sarà imperfetta se n o n stu-
diano con rispetto la vita di Gesù. • La stessa luce in lampade diverse
Mahatma GANDHI, Freiheit onhe Gewalt, K. Klostermeier Da tutte le parti del mondo, i popoli hanno onorato l'uno o
(hrsg.), Colonia 1968, p. 118. l'altro dei Portavoci di Dio e hanno adottato i loro insegna-
menti. Venerano Cristo, Buddha, Zoroastro, Krishna ed al-
• Testimonianza di Ibn Arabi (1165-1240) tri alti Profeti come le loro più grandi guide. Ma n o n li han-
no mai contemplati in rapporto gli uni con gli altri. Li pen-
11 mio cuore si è trasformato in ricettacolo di tutte le for- sano come rivali, in competizione per guadagnare la rive-
me religiose: è prateria di gazzelle e chiostro di monaci cri- renza del mondo. Immaginano che accettando la rivelazio-
stiani, tempio di idoli e Kaaba di pellegrini, Tavole della ne di uno, debbano negare la rivelazione degli altri... (p. 14).
Legge Ebrea e Fogli del Corano.
Ibn Arabi Le grandi religioni non sono rivali, m a si completano co-
me le note di u n a Divina Sinfonia, ognuna rappresentan-
do un compito importante nel gran d r a m m a dell'evoluzio-
• Testimonianza dei mistici sufi ne u m a n a e della sua marcia verso u n destino comune,
l'unità mondiale, l'armonia, la pace universale e lo svilup-
«I mistici sufi e il pluralismo religioso», in Agenda Lati- po spirituale (ibid. 17).
noamericana 2004, p p . 154-155. Anche in <latinoamerica-
na.org/2003/textos/castellano/SufiesCompleto.htm». Tutti i Messaggeri sono stati i Portavoce e i canali della Di-
vinità invisibile. Tutti riflettono la stessa luce di Dio. Essi
non sono in lotta, rivaleggiando gli uni con gli altri, m a so-
• L'elefante e i ciechi no venuti con u n a missione comune: far avanzare sempre
L'elefante si trovava dentro u n a casa buia; alcune persone di più, in maniera progressiva, la civiltà del genere u m a n o
dell'India lo avevano portato lì per esibirlo. Per vederlo, va- e la spiritualizzazione dell'anima, e condurre tutta l'uma-
rie persone entrarono, u n a alla volta, nell'oscurità. Dato nità verso un glorioso comune destino che sarà il rag-
che nessuno poteva vederlo con gli occhi, ognuno tentava giungimento dell'unità mondiale, della concordia e della
di tastarlo nel buio con le palme delle mani. La mano di pace universale. Sono come lampade diverse nelle quali
uno si posò sulla sua proboscide e disse: «questa creatura brilla la stessa Luce Divina. In altre parole: essendo Dio
è come u n tubo dove passa l'acqua». La mano di u n altro uno, la sua religione è una e tutti i Messaggeri l'hanno in-
toccò il suo orecchio: gli sembrò simile a u n ventaglio. Un segnata in diverse tappe evolutive (ibid. 107).
altro, avendo afferrato la sua zampa, dichiarò: «Penso che (George TOWNSHEND, The Promise ofAllAges, p. 69, in WOOL-
la forma dell'elefante sia quella di un pilastro». Un altro SON, Gayle, Divina Sinfonia, Editorial Bahà'i, Buenos Aires
posò la mano sul suo dorso e disse: «Questo elefante è dav-
1992, pp. 14, 17, 107)
vero come un trono». Così, ognuno dava la propria ver-

304 30S
stianesimo ci sono molti elementi presi da altre religioni?
• Questo popolo non conosce Dio Sviluppare questo punto, e chi ne ha porti elementi.
Babà ha creato questa terra, Dio ha creato questa terra, que- - Ci sono cose che dovrebbero cambiare nella nostra vita
ste montagne. Dio è molto grande, è immenso. Non si la- se credessimo coerentemente che tutte le religioni sono ve-
scia afferrare da u n solo popolo; u n solo popolo non può re? E cosa dovrebbe cambiare in noi? E nella missione,
conoscere tutte le sue strade, non può comprenderlo total- nell'attività missionaria?
mente. Per questo, Dio ha creato su questa terra molti po- - Tutte le religioni sono vere... Tutte? Anche quella che
poli. Babà non ha creato un solo popolo. Nana non ha crea- può fondare u n giorno qualsiasi u n leader religioso di u n
to un solo popolo su questa terra. Proprio per questo, quan- sobborgo della mia città? Anche u n a setta satanica istitui-
do un popolo dice «ciò che io so di Dio è meglio e più giu- ta con cattiva volontà? Cosa vogliamo dire con: «tutte» le
sto», questo popolo non conosce Dio; è lontano dal cono- religioni sono vere?
scere il suo messaggio; sta credendo che Dio è poca cosa. - Sono tutte ugualmente vere? Cosa significa «pluralismo
asimmetrico»?
Noi kuna diciamo che Dio è in alto. Ed è vero, è una ve- - Cosa intendiamo per proselitismo? Che cosa differenzia
rità. E non so cosa dicono i nostri amici neri, m a dicono essenzialmente il proselitismo dall'apostolato? Il proseliti-
la verità. E così gli altri popoli che Babà ha lasciato su que- smo è peccato? L'apostolato non lo è? A quali condizioni?
sta terra. Non possiamo dire esattamente ciò che è Dio, - Se a contatto con l'induismo, un cristiano lo scopre buo-
non lo capiremo mai tutto. no e valido per la sua persona e compatibile con la sua fe-
Quando allora conosceremo meglio Dio? Mai nell'odio o de cristiana, cosa deve fare? Deve rinunciare al cristiane-
nel rifiuto. Quando tutti c'incontreremo a partire dalla di- simo? Deve rinunciare all'induismo? Può avere una «dop-
versità dei nostri popoli, allora, a poco a poco, conoscere- pia appartenenza»? Diverrà un cristiano indù o u n indù
m o Dio. cristiano? In che consisterà qui l'inreligionazione?
- La teologia della liberazione ha infranto tutte le frontiere
(Saila kuna IGUANABIGINIA, Horacio Méndez) delle religioni. Oggi c'è una TL islamica, indù... Molte vol-
te senza questo nome, ma non senza il suo dichiarato in-
flusso. Perché si verifica questo fenomeno? La TL era qual-
III. Domande per riflettere e per dialogare cosa di cattolico o protestante, o piuttosto «cristiano», o
- semplicemente - profondamente umano? In che senso?
- Che impressione ci fa nell'insieme questa lezione? Qual- Potrebbe esserci una religione insensibile all'opzione per i
cuno di noi è rimasto sconcertato, ha provato sensazione poveri? Perché? Cosa ci dice tutto questo sul tema che «tut-
d'insicurezza, come se si scuotessero certezze che aveva te le religioni sono vere?»
considerato da sempre solide? Quali certezze? Perché sen- - Lavorare collettivamente su qualcuno dei posters indi-
te tutto ciò? Cosa pensare? cati nel prossimo paragrafo.
- Sapevamo che anche altre religioni sono inclusiviste? Pos-
siamo fornire dati di religioni (o di persone di altre reli- IV. Poster
gioni) che conosciamo?
- Se avessimo un dialogo con qualche comunità di altra Servicios Koinonìa (<servicioskoinonia.org/posters>), offre
religione e dovessimo dare testimonianza della nostra fe- una serie di poster sul pluralismo religioso. Due della se-
de, come faremmo? Cosa diremmo? Potremmo dire ora rie h a n n o molto a che vedere con questo tema:
quali sarebbero le idee principali? Commentarle insieme. - «Tutte le religioni sono vere. Il proselitismo è peccato».
- Saremmo capaci di dir loro che la nostra religione è ve- - «L'elefante e i ciechi» (concretamente, il poster di Koi-
ra e la loro no? Cosa diremmo circa la verità del cristia- nonìa vuole rappresentare di proposito un'elefantessa).
nesimo e circa la verità dell'altra religione?
- Conoscevamo il dato che nella stessa Bibbia e nel cri-
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Bibliografia Capitolo sedicesimo
DUPUIS JACQUES, El pluralismo religioso en el pian divino de la sal- Tutte le religioni sono vere... e false
vación, in Selecciones de teologia 151/38 (1999) pp. 241-253.
GEFFRÉ C, O lugar das religiòes no plano da salvacào, en TEIXEI-
RA (org.), O diàlogo interreligioso corno afirmacào da vida, Pau-
linas, Sào Paulo 1997, pp. 111-137.
GRIFFITHS PAUL J., Sabre Dominus Iesus: la complementariedad es
sostenible, in Concilium 302 (2003) pp. 523-526.
KNITTRR PAUL F., Jesus and the Other Nantes, Orbis, Maryknoll 2001. Ciò che abbiamo affermato nella lezione precedente, ovvero
KUNG H., El cristianismo y las grandes religiones, Cristiandad, Ma- che «tutte le religioni sono vere», potrà apparire molto otti-
drid 1986. mista a confronto con l'inveterata convinzione che vi sareb-
ROBLES AMANDO, Repensar la religión, de la creencia al conoci- be una sola religione vera (la nostra). Poiché però l'ottimi-
miento, EUNA, San José de Costa Rica, 2001. smo deve essere realista, questa lezione completa quella svol-
TORRES QUEIRUGA, A., El diàlogo de las religiones en el mundo ac- ta precedentemente: «tutte le religioni sono vere... e allo stes-
tual, in J. GOMIS (org.), El Vaticano IH. Como lo ìmaginan 17 so tempo false». Con essa chiudiamo il punto più elevato del
cristianos, Herder-El Ciervo, Barcelona 2001 pp. 67-84.
corso. I capitoli che seguono ne saranno in certo modo con-
TORRES QUEIRUGA A., Cristianismo y religiones: «inreligionación»
y cristianismo asimétrico, in Sai Terrae 997 (gennaio 1999) pp. seguenza e applicazione, la discesa dalla cima del monte.
3-19; RELaTn. 241.
TORRES QUEIRUGA A., El diàlogo de las religiones, Sai Terrae, San-
tander 1992, pp. 40; O diàlogo das religiòes, Paulus, Sào Pau- I. Per sviluppare il tema
lo 1997.
TORRES QUEIRUGA A., La revelación de Dios en la realización del
hombre, Cristiandad, Madrid 1987. VEDERE

L E RELIGIONI NON SONO STATE SANTE

Contrariamente a quello che con generosità abbiamo af-


fermato sulle religioni nella precedente lezione, si potreb-
bero avanzare molte obiezioni appellandosi agli eventi sto-
rici. La storia è molto benevola con le religioni. Al contra-
rio, «la storia delle religioni già mette in atto la critica al-
le religioni» 1 . Non vi è miglior elemento capace di smor-
zare l'ingenuo ottimismo riguardo alle religioni che la lo-
ro stessa storia. A essa vogliamo volgere lo sguardo anco-
ra u n a volta per «partire dalla realtà», secondo la nostra
metodologia del «vedere, giudicare e agire».
Invitiamo il lettore a rivedere le prime lezioni di questo

1
Pannenberg, W., Erwàgungen zu einer Theologie der Religionsge-
schichte [Riflessioni per una teologia della storia delle religioni], p. 288.
Allude alla famosa frase di Schiller, ripresa da Hegel: «La storia del
mondo è il giudizio del mondo».

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corso, nelle quali facevamo una revisione sommaria dei da- polari, contro le rivoluzioni, contro l'indipendenza dei po-
ti storici riguardo al comportamento intollerante e niente poli, contro le «libertà moderne», contro l'emancipazione
affatto dialogante delle religioni. Questa mancanza di dia- della ragione, contro il progresso della scienza, contro la
logo fra le religioni non è stata il loro unico né principale democrazia...
peccato. Possiamo dire che, in generale, la storia delle re-
ligioni è intessuta sia di bene che di male, tanto di grazia È vero - soprattutto recentemente - che vi è sempre stata
quanto di peccato. anche una presenza della religione sull'altro lato: con i po-
veri, con le minoranze oppresse, con i popoli sopraffatti,
Se volgiamo lo sguardo ai mali più eclatanti dell'Umanità, con le rivoluzioni, con i movimenti popolari, a favore
le guerre, osserviamo che non vi è stata una guerra che col- dell'indipendenza dei popoli, della libertà, della democra-
pisse una nazione cristiana che non sia stata appoggiata e zia... Tuttavia questo - che non cessa di costituire «l'altra
benedetta dalle religioni 2 . Queste h a n n o appoggialo la guer- faccia delle religioni», la loro dimensione profetica, che pu-
ra e lo hanno fatto molto spesso, come u n elemento ulte- re è come un iceberg di cui si vede soltanto una piccola
riore dell'autoaffermazione egoista (culturale, razziale, eco- parte - è sempre stato un'eccezione, rispetto alla religione
nomica, politica...) dei popoli che vi erano coinvolti; han- istituzionale. Sotto l'aspetto sociologico è storicamente evi-
no rivestito di teologia le loro ragioni e le hanno avallate dente che la religione istituzionale è per sua natura u n fat-
ponendo la rivelazione dalla propria parte, ma si è tratta- tore di conservazione, di opposizione al progresso, di di-
to di un abito con il quale si nascondevano ideologicamente fesa dell'establishment, uno strumento che il potere utiliz-
gli interessi egoisti o di potere di ogni popolo; le religioni, za ai suoi propri fini...
ponendosi al di sopra della sfera umana, cercavano di da-
re a esse una convalida divina. Il giudizio della storia si trova qui, nella condanna di tut-
ti questi aspetti peccaminosi delle religioni. In questo le re-
Invasioni, conquiste, «crociate», colonizzazioni e neo co- ligioni n o n sono state portatrici di verità, m a false, molto
lonizzazioni, imperialismi... sono stati compiuti nella sto- false.
ria non da popoli miscredenti e senza religione (ma sono
poi esistiti simili popoli?), bensì da popoli religiosi, le cui L E RELIGIONI NON SONO STATE INFALLIBILI...
religioni hanno fornito le armi più potenti: legittimità e mi-
stica, mandato divino, missione trascendente, promessa di Per essere obiettivi dobbiamo dire che non tutto il negati-
gloria eterna post mortem, obblighi di coscienza, minacce vo che c'è stato nella storia delle religioni è stato veramente
di colpevolezza o di scomunica e condanna... Chi, se non «peccato» delle religioni stesse. Molti elementi negativi so-
la religione, ha posseduto finora le armi più potenti che no stati semplicemente limiti delle religioni o delle società,
muovono realmente l'Umanità? i limiti dell'essere umano in ogni m o m e n t o della sua evo-
La storia umana, per qualunque verso la si osservi, è una luzione e del suo progresso.
storia religiosa. La religione è stata protagonista della sto- La religione, come gli esseri u m a n i che la praticano, è sog-
ria ed è corresponsabile tanto dei suoi successi come dei getta alla cultura e all'«incultura» di ogni epoca, alle illu-
suoi errori, che non sono stati piccoli. Le religioni non sem- sioni umane, agli errori, al rischio di confondere la fanta-
pre si sono schierate a favore della giustizia e in difesa dei sia con la realtà, alla dinamica degli interessi istituziona-
poveri, ma hanno benedetto molto spesso la guerra contro li, ai pregiudizi che si oppongono all