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Commento antico di Iacopo dalla Lana

È raccolto in 4 volumi editi da Mirko Volpi, che ha dovuto affrontare problemi sia contenutistici
che linguistici avendo a che fare con un’ampia tradizione di circa 100 manoscritti. Decide così di
presentare entrambe le patine: quella padano-veneta nella pagina di sinistra (probabilmente
l’originale essendo bolognese) e quella toscana a destra.
Per quanto riguarda la struttura, è presente un’introduzione di carattere generale nella quale
vengono delineati a scopo didattico i punti sui quali verterà il discorso:

 Materia: basandosi sull’Epistola a Cangrande, I.d.L. propone due chiavi di lettura della
“Commedia”:
1. la “Commedia” tratta lo stato delle anime dopo la morte, che è triplice dunque esistono tre
Cantiche e tre Luoghi (Inferno, Purgatorio e Paradiso);
2. l’uomo, sottoposto al libero arbitrio, può meritare o peccare e sulla base di ciò opera la
Giustizia Divina.
Il problema è che tutto ciò è al di sotto delle aspettative interpretative moderne, quindi
rimane il dubbio sull’autenticità dell’Epistola.

 Forma: la “Commedia” racconta qualcosa di fittizio ma è imbottita di “exempla”, come


afferma anche Boccaccio (genere della visione e letteratura esemplare)
 Titolo: ancora sulla base dell’Ep.XIII, “Commedia” è scelto perché:
1. È un “canto villereccio”, cioè sperimenta lo stile umile e dimesso;
2. Inizia in maniera turbolenta e finisce in modo prospero, al contrario della tragedia.
 Autore: indica esplicitamente Dante Allighieri da Firenze
 Finalità: è triplice, a seconda del valore socio-linguistico e filosofico-morale:
1. Mostrare una lingua pulita
2. Raccontare storie esemplari
3. Rimuovere i viventi dal loro stato di miseria per condurli alla felicità
 Interpretazione: si basa sui 4 sensi di lettura:
1. Letterale: “Minosse è un giudice infernale”
2. Allegorico: “Minosse è la Giustizia”
3. Morale: “Minosse fu un giusto re di Creta che donò pene ai viziosi e merito ai virtuosi”
4. Anagogico: non bisogna intendere corporalmente le anime dannate ma interpretare
spiritualmente i vizi e le virtù dei quali sono portatrici come puniti o premiati.
 Struttura: la “Commedia” è divisa in tre Cantiche, ciascuna di 33 “capitoli”, fatta esclusione
per i 34 dell’“Inferno”, il cui canto I è proemio generale.
Segue poi il Commento vero e proprio, che è molto simile ai nostri moderni, tuttavia I.d.L. ha la
tendenza ad ampliare enciclopedicamente il dettato con citazioni e precisazioni, al contrario del
nostro criterio di economia del discorso.
Notazioni interessanti:
Inf. I:
 Lonza (v.32): è leggera e presta molto così come la vanagloria sale con leggerezza nel cuore
dell’uomo; inoltre è maculata perché il tale cuore si accende per varie passioni;
 Leone, rappresenta la superbia della forza, ma come dice Aristotele nella “Politica”, devono
essere i savi a comandare.
 Lupa è l’avarizia dalla quale l’uomo non può guarire, come afferma Egidio Colonna nel “De
regimine principum”
 Questa mi porse: se l’uomo lascia che la lupa si radichi nel cuore, questa riduce la sua intera
vita a vizio, e di questa condizione è schiavo non solo Dante ma l’umanità intera, come affera
San Giacomo nell’epistola sulla concupiscenza.
 Molti son gli animali (v.100): l’avarizia del tempo di Dante avrà un termine e il mondo
riprenderà da un’età “libera e larga”. Infatti, questo è un corso naturale e ciclico che porta dalla
prima Età dell’oro (della purezza) di Saturno alla settima della Luna (di degenerazione morale)
per poi ricominciare.
Inf. II
 Notte ha un significato allegorico perché l’ingresso notturno nell’Inferno rappresenta l’entrata
in una dimensione di tenebra e peccato.
 Donna mi chiamò (v.53): apertura di Dante alla teologia perché il suo intelletto, presa
coscienza dell’imperfetto stato, iniziò a pensare al cielo.
 Io son Beatrice (v.70): Beatrice prega Virgilio presso Dio perché la Teologia si può perseguire
attraverso l’Eneide, anch’essa portatrice di un piano provvidenziale.