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Memorie Corrosione

Studio della NN-SCC


di acciai per tubazioni interrate
tramite prove di flessione in tre punti
M. Cabrini, S. Lorenzi, P. Marcassoli, T. Pastore

Scopo del lavoro è stato la valutazione delle condizioni di innesco della NN-SCC di un acciaio per tubazioni
interrate API 5L X65, adottando provini di flessione in tre punti prelevati in pieno spessore in direzione
trasversale rispetto alla tubazione. Sono state effettuate prove di flessione lenta, monotone o monotone fino
al raggiungimento di condizioni di deformazione plastica, con successiva variazione ciclica del carico a bassa
frequenza. Allo scopo di riprodurre una superficie corrosa con morfologia simile a quella osservata in campo
è stata adottata una particolare procedura di precorrosione elettrochimica, sviluppata in precedenti lavori.
I risultati ottenuti hanno permesso di osservare l’innesco di numerose microcricche sui provini con superficie
precorrosa, mentre tali microcricche sono state osservate sui provini con superficie tal quale in quantità
significativamente inferiore. La morfologia delle microcricche innescate dagli attacchi localizzati è risultata
molto simile ai casi di NN-SCC osservati in esercizio.

PAROLE CHIAVE:
acciaio, corrosione, fatica, frattura, mecc. frattura, def. plastiche, prove meccaniche

INTRODUZIONE condizioni di deformazione plastica, con successiva variazione ci-


La NN-SCC è una particolare forma di corrosione sotto sforzo delle clica del carico a bassa frequenza.
tubazioni interrate che si verifica quando sono presenti particolari Infine la velocità di propagazione delle cricche è stata valutata at-
condizioni: distacco del rivestimento della tubazione che permette traverso il metodo di Wei e Landes [3] dalla misura della velocità
l’ingresso di umidità a contatto con il metallo, ma non la penetra- di propagazione di cricche di corrosione-fatica nell’ambiente pro-
zione della protezione catodica; presenza di CO2 nel terreno in motore della NN-SCC.
modo da avere al di sotto del rivestimento una soluzione molto di-
luita di bicarbonati e CO2 a pH tra 6 e 7 e, soprattutto, una lenta METODOLOGIA SPERIMENTALE
sollecitazione in campo plastico [1]. Materiale
I fenomeni di NN-SCC vengono generalmente osservati in labo- Le prove sono state condotte su un acciaio per tubazioni interrate
ratorio tramite prove SSR su provette cilindriche dopo il raggiun- ferritico-perlitico laminato a caldo classificato secondo la norma
gimento della strizione del provino. Queste prove sono poco API 5L X65. La tabella 1 ne riporta la composizione chimica.
rappresentative delle condizioni reali di esercizio, poiché sono ca-
ratterizzate da uno stato di trazione monoassiale, con insorgenza Ambiente
di uno stato di sforzo triassiale durante la strizione. Per l’esecuzione delle prove è stata impiegata una soluzione co-
Un ulteriore problema che si incontra nello studio in laboratorio stituita da 0,483 g/L NaHCO3, 0,122 g/L KCl, 0,18 g/L CaCl2 e 0,1
dei fenomeni di NN-SCC è rappresentato dalla superficie dei pro- g/L MgSO4. Questa soluzione, identificata con la sigla NS4, è stata
vini poiché in esercizio si osserva l’insorgenza della NN-SCC solo proposta da Parkins [4] e rappresenta la composizione media del-
dopo numerosi anni, durante i quali sulla superficie della tuba- l’estratto acquoso dei terreni nei quali sono stati osservati nume-
zione si innescano attacchi localizzati. rosi casi di NN-SCC sui metanodotti canadesi. La soluzione NS4 ha
Precedenti lavori [2] hanno permesso di mettere a punto una tec- pH pari a 8,3. Saturando questa soluzione con CO2 il pH si ab-
nica di ottenimento di superfici precorrose per via elettrochimica bassa. Per ottenere un pH pari a 7,1 la soluzione NS4 viene satu-
In questo modo vengono realizzati sui provini degli attacchi loca- rata con una miscela CO2/N2 con pressione parziale di CO2 pari a
lizzati che possono fungere da innesco per le cricche di NN-SCC. 0,05 atm.
In questo lavoro le condizioni di innesco della NN-SCC sono state Per la realizzazione della precorrosione elettrochimica questa so-
studiate adottando provini di flessione in tre punti prelevati in luzione è stata modificata aumentando la concentrazione di CO2
pieno spessore in direzione trasversale ed effettuando prove di e di bicarbonato. È stata infatti utilizzata una concentrazione di
flessione lenta monotone o monotone fino al raggiungimento di HCO3– pari a 12,4 g/L e la soluzione è stata saturata con CO2 ad 1

C Mn Si P S Mo Cu Nb
Marina Cabrini, Sergio Lorenzi,
Paolo Marcassoli, Tommaso Pastore 0,09 1,64 0,24 0,003 0,002 0,002 0,011 0,049
Dipartimento di Progettazione e Tecnologie
Università degli Studi di Bergamo TAB. 1 Composizione chimica dell’acciaio in esame (% peso).
Chemical composition of the steel (% weight).

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atm. Si ottiene in questo modo una soluzione a pH circa 7, con una


concentrazione molto più elevata delle specie carbonatiche. La
precorrosione elettrochimica è stata effettuata attraverso l’esecu-
zione di 10 cicli di voltammetria ciclica con velocità di imposi-
zione del potenziale di 20 mV/s da -1,8 a +1,8 V vs SCE.
Prima dell’esecuzione delle prove entrambe le soluzioni sono state
deaerate con azoto per almeno 24 ore prima del loro impiego, in
seguito sono state saturate con il gas con la pressione parziale di
CO2 desiderata per almeno 2 ore e, in ogni caso, fino al raggiun-
gimento del valore di pH desiderato stabile.

Prove di corrosione sotto sforzo


Sono state effettuate alcune prove preliminari di Slow Strain Rate,
in accordo con la Norma ISO 7539-7, impiegando provini cilindrici
con tratto utile di 3 mm di diametro, sia con superficie lucidata che
con superficie lucidata e precorrosa per via elettrochimica. È stata
adottata una velocità di deformazione costante pari a 1. 10−6 s−1. Du-
rante la prova di SSR si è registrato il carico applicato al provino in
funzione del tempo, quindi è stato possibile ricavare le curve
sforzo-deformazione. In seguito è stata misurata la strizione per-
centuale dei provini e si è proceduto all’analisi delle superfici di
frattura al microscopio elettronico a scansione.
Le prove di flessione in tre punti sono state effettuate con il di-
spositivo illustrato in Figura 1, in controllo di spostamento della FIG. 1 Dispositivo per le prove di flessione in tre punti.
traversa, su provini ricavati in pieno spessore in direzione tra- Device for 3 point bending tests.
sversale. Il campo di deformazione del provino durante la prova di
flessione era stato precedentemente studiato mediante simula- o corrosione-fatica (da/dN) in funzione del ∆K applicato lavorando
zione al calcolatore con il codice di calcolo DEFORM-2D®, svilup- con cicli sinusoidali di carico con fattore di asimmetria
pato per la modellazione bidimensionale agli elementi finiti di R=Pmin/Pmax pari a 0,6. Sono state effettuate prove a ∆K decre-
processi di lavorazione per deformazione plastica. Si è conside- scente fino al raggiungimento del Keth, in seguito la prova è pro-
rata una modellazione con stato piano di deformazione (plane seguita a P costante, quindi ∆K crescente, fino a rottura del
strain), che conduce ad un modello accurato in termini di defor- provino. Le prove in aria sono state effettuate alla frequenza di 18
mazioni, ma che tende a sovrastimare i valori delle sollecitazioni Hz, le prove in soluzione NS4 saturata con CO2 a 0,05 atm al po-
[5]. Il comportamento del materiale era stato considerato elasto- tenziale di corrosione con una frequenza di 0,2 Hz. Per valutare
plastico incrudente e definito a partire dalle curve sforzo-defor- la velocità di propagazione delle cricca per NN-SCC si è adottato
mazione ottenute nelle prove di trazione. I particolari delle l’approccio di Wei e Landes, che considera additivi i contribuiti
simulazioni numeriche sono riportate in [5,6]. Attraverso queste alla velocità di propagazione della cricca di corrosione-fatica
simulazioni è stato possibile ottenere i valori di deformazione to- (da/dN)CF da parte della fatica pura (da/dN)F e della corrosione
tale e della velocità di deformazione delle fibre più tese nelle prove sotto sforzo (da/dN)C [3]:
di flessione lenta. È stata scelta una velocità di spostamento della
traversa pari a 0,02 mm/min, corrispondente ad una velocità di Eq. 1
deformazione delle fibre più tese di circa 10-6 s-1.
Le prove a carico ciclico (Ripple Loading - RL) sono state effettuate Nel grafico da/dN vs ∆K è stato quindi individuato l’intervallo di
con una metodologia simile a quella illustrata per le prove di fles- propagazione della cricca con i due contributi. In questo intervallo
sione monotona, interrompendole al raggiungimento di un valore è stata determinata la velocità di propagazione alla quale è stato
superiore al 5% del carico corrispondente alla deviazione dalla li- sottratto il contributo della fatica in aria, valutata tramite la legge
nearità della curva carico-spostamento. Per questo valore si è sup- di Paris.
posto che inizi la deformazione plastica del provino. A questo
punto si è proseguito in controllo di carico, facendo variare con an- RISULTATI E DISCUSSIONE
damento sinusoidale il carico applicato tra il 90 ed il 100% del va- La Figura 2 riporta le curve SSR ottenute per l’acciaio X65 in so-
lore raggiunto al termine della prima fase, con frequenza pari a luzione NS4. Come si può notare le curve ottenute in ambiente mo-
10-2 s-1 (per un totale di 14 giorni circa). Queste prove sono state strano uno scostamento minimo da quella in aria. La Figura 3
messe a punto per simulare la reale fluttuazione della pressione riporta le immagini macro e i particolari a 1000 ingrandimenti dei
all’interno delle condotte in esercizio. provini al termine delle prove SSR in aria e in soluzione NS4 sa-
Durante le prove di SB e RL è stato registrato il carico imposto in turata con la miscela di CO2/N2. Sono stati sottoposti a prova sia un
funzione dello spostamento della traversa. Alla fine delle prove provino con superficie lucidata che uno con superficie lucidata e
tutti i provini sono stati osservati al visore ottico a 50 ingrandi- precorrosa per via elettrochimica. Si nota come l’ambiente abbia ri-
menti ed al microscopio elettronico a scansione per la determi- dotto la strizione percentuale del provino e vi siano delle piccole
nazione di eventuali cricche. zone di avanzamento fragile. Tuttavia entrambi i provini presen-
tano ancora una forte strizione percentuale, ciò sta ad indicare che
Prove di corrosione-fatica nelle prova SSR non si riesce a raggiungere tramite trazione unias-
Le prove di fatica e C-F sono state effettuate su provini di flessione siale una condizione di deformazione plastica uniforme sufficiente
in tre punti del tipo Single-Edged-Notched-Three Points Bending per innescare le cricche di NN-SCC.
precriccati a fatica fino a raggiungere una cricca di 3 mm. Quindi Come è stato illustrato precedentemente [5], nelle prove di piega
è stata registrata la velocità di avanzamento della cricca di fatica lenta è possibile ottenere delle deformazioni plastiche maggiori

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FIG. 2 Curve sforzo/deformazione ottenute dalle prove FIG. 4 Curve di piega lenta ottenute in soluzione NS4
SSR su provino cilindrico con superficie lucidata e saturata con CO2 a 0,05 atm sui provini di acciaio
lucidata e precorrosa per via elettrochimica. X65 con superficie tal quale o con superficie
Loading curves from SSR tests on specimens with and precorrosa.
without electrochemical pre-corrosion. Loading curves from Slow bending tests on X65 steel
specimens in NS4 solution saturated with 0,05 bar CO2
with and without precorrosion.
rispetto alla massima deformazione plastica uniforme raggiunta Questa tecnica di preparazione della superficie sembra quindi in
con le prove SSR. La Figura 4 riporta le curve di SB per l’acciaio grado di favorire, in termini statistici, il raggiungimento delle con-
in esame in soluzione NS4 saturata con CO2 a 0,05 atm, sia con su- dizioni di innesco del fenomeno e di ricreare uno stato superfi-
perficie tal quale che con superficie lucidata e precorrosa per via ciale molto più simile a quello osservabile in esercizio solo dopo
elettrochimica. Non sono presenti diminuzioni evidenti del carico anni di esposizione. Tutti gli embrioni di cricca individuati giac-
imputabili a propagazione lenta o instabile di cricche. L’esame ciono, come atteso, in direzione perpendicolare alla sollecitazione
frattografico del provino con superficie tal quale al termine della di trazione agente all’estradosso dei provini.
prova SB in ambiente promotore di NN-SCC mostra la presenza di Dato che la profondità degli attacchi localizzati innescati per via
rari inneschi di cricca, in corrispondenza di attacchi localizzati elettrochimica è molto piccola, si può ritenere che la nucleazione
(Figura 5a). L’esame al microscopio elettronico a scansione del delle cricche sia maggiormente legata alla variazione locale del-
provino con superficie lucidata e precorrosa mostra la presenza di l’ambiente all’interno della cella occlusa, generata dall’attacco lo-
numerosi piccolissimi embrioni di cricca, in corrispondenza degli calizzato, con un minor effetto della concentrazione degli sforzi.
attacchi localizzati generati dalla precorrosione stessa (Figura 5b). Precedenti lavori avevano già indicato il ruolo preponderante

a b c

Fig. 3 Aspetto dei provini di SSR dopo la prova a) in aria, b) e c) in soluzione NS4 saturata con CO2/N2 b) provino con
superficie lucidata, c) provino con superficie precorrosa per via elettrochimica.
Fracture morphologies : a) SSR test in air; b) SSR test in NS4 solution saturated by CO2/N2 mixture; c) SSR test in NS4
solution saturated by CO2/N2 mixture on pre-corroded specimen.

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a
Nelle prove di Ripple Loading il provino raggiunge un valore di
deformazione plastica molto inferiore rispetto a quello delle prove
SSR (circa 7-8 %) o delle prove di piega lenta (superiore al 20%, se-
condo l’analisi con gli elementi finiti). Tuttavia condizioni di con-
tinua e lenta deformazione all’interno dell’ambiente promotore
potrebbero favorire, specie se protratte per un tempo sufficiente-
mente lungo, la nucleazione di cricche di NN-SCC.
Durante la prova a carico ciclico RL non si è osservata alcuna si-
gnificativa variazione della curva carico-tempo e carico-sposta-
mento della traversa. L’esame al microscopio elettronico a
scansione della superficie del provino precorroso per via elettro-
chimica ha messo in luce la presenza di un solo innesco di cricca,
di modeste dimensioni, anche in questo caso individuato in cor-
rispondenza di attacco localizzato (Figura 6).
La presenza delle cricche sembra legata a una lenta e continua
deformazione di tipo plastico, non essendo mai stata riscontrata
con sollecitazione statica [9,10]. La variazione ciclica del carico,
b
analoga alla fluttuazione della pressione all’interno della condotta,
può perciò favorire il fenomeno.
La nucleazione di cricche di NN-SCC sembra connessa all’entità
della deformazione in campo plastico [11]. Questo giustifica una
presenza di embrioni di cricca notevolmente inferiore nel caso dei
provini di RL nei confronti di quelli di SSR e di piega lenta, in cui
la deformazione plastica supera il 20%.
La Figura 7 riporta i risultati delle prove preliminari di flessione
in tre punti su provini di meccanica della frattura intagliati e
precriccati per fatica (SENB3), eseguite in ambiente promotore
di NN-SCC. È possibile osservare un aumento della velocità di
propagazione della cricca in ambiente NN-SCC rispetto a quanto
osservato in aria, a partire da un ∆K pari a circa 16-17 MPa√m.
Questo aumento di velocità di propagazione si verifica in un in-
torno dei 20 MPa√m, per valori superiori l’effetto puramente
meccanico della fatica risulta dominante rispetto al meccanismo
di infragilimento da idrogeno alla base della NN-SCC e l’anda-
FIG. 5 Embrioni di cricca osservabili sui provini con mento della curva di corrosione-fatica è riconducibile a quello
superficie tal quale (a) e pre-corrosa (b) al termine della fatica pura. L’effetto è evidente analizzando i dati in base
delle prove di flessione lenta. al modello di Wei e Landes (Figura 8): il contributo della corro-
Crack embryos after slow bending tests: (a) specimen sione alla velocità di propagazione per C-F cresce a partire da
without precorrosion (b) specimen with pre-corrosion. un ∆K di soglia per portarsi ad un valore stazionario in un ampio
intervallo di ∆K e poi nuovamente decrescere.
degli attacchi localizzati nell’innesco degli embrioni delle cric- Interpretando i dati di C-F in termini di corrosione sotto sforzo,
che di NN-SCC. Infatti già Parkins aveva affermato che il mec- assumendo che la propagazione della cricca sia provocata dal
canismo della NN-SCC è l’infragilimento da idrogeno. Questo è tratto crescente della sollecitazione sinusoidale, ovvero quello
stato confermato anche da studi successivi [7, 8]. Tuttavia in so-
luzione NS4 a pH 7 ed al potenziale di corrosione dell’acciaio la
quantità di idrogeno che può prodursi a seguito della corrosione
libera dell’acciaio è molto piccola. L’intervento della protezione
catodica nella NN-SCC è da escludersi poiché nel caso in cui
l’acciaio risultasse protetto catodicamente, a causa dell’alcali-
nizzazione locale prodotta dalla reazione catodica, il pH au-
menterebbe fino a superare l’intervallo di stabilità della specie
tampone CO2/HCO3–, portando nelle condizioni tipiche della
corrosione sotto sforzo da carbonati bicarbonati. Inoltre i feno-
meni di NN-SCC vengono completamente annullati polariz-
zando i provini anche di soli 50 mV [7]. All’interno degli
attacchi localizzati invece la concentrazione di H+ aumenta per
l’idrolisi degli ioni Fe2+ prodotti dalla reazione di corrosione,
così che possa avvenire la formazione di idrogeno atomico in
modo significativo e, di conseguenza, si possano formare delle
cricche di NN-SCC.
All’interno degli attacchi localizzati si hanno quindi delle con-
dizioni favorevoli per la possibile nucleazione delle cricche di FIG. 6 Aspetto degli attacchi localizzati presenti sui
NN-SCC. Tuttavia è ancora necessaria la presenza della solleci- provini RL con possibile embrione di cricca.
tazione in campo plastico, come si verifica nelle prove di fles- Localized attacks on the surface of specimen after RL
sione lenta monotona. test with suspect crack embryo.

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Corrosione

Fig. 7 da/dN vs ∆K delle prove di fatica e C-F in ambiente Fig. 8 Contributo della corrosione alla velocità di
NN-SCC su provini SENB3 di acciaio X65 (R=0,6; propagazione della cricca per corrosione-fatica
frequenza in aria 18 Hz, in ambiente NN-SCC 0,2 Hz). dell’acciaio X65 in ambiente NN-SCC.
Fatigue crack growth curves on X65 steel in NN-SCC Corrosion contribution to corrosion-fatigue crack
solution and air (R=0.6; frequency of air tests 18 Hz; growth rate on X65 steel in NN-SCC solution.
frequency of tests in NN-SCC solution 0.2 Hz).

per cui si ha stato di trazione all’apice, è inoltre possibile sti- notevolmente superiori rispetto a quelle ottenibili con prove di
mare la velocità di propagazione della cricca per NN-SCC dai SSR, mettendo in luce il ruolo fondamentale della deformazione
dati delle prove di C-F. Infatti è valida la relazione: plastica stessa nell’innesco dei fenomeni di NN-SCC. La nuclea-
zione e la propagazione delle cricche sono risultate legate alla pre-
Eq. 2 senza di una condizione di lenta e continua deformazione
dell’acciaio in campo plastico. I fenomeni sono risultati meno ac-
Quindi la velocità di propagazione della cricca per l’acciaio X65 in centuati per il materiale poco plasticizzato, in condizioni di solle-
ambiente NN-SCC è stimabile in circa 3,2 . 10–5 mm/s. citazione simili a quelle di esercizio, con fluttuazione della
Nella condizioni operative delle prove di C-F si osserva una pro- pressione del gas all’interno delle condotte.
pagazione significativa della cricca. Tuttavia rispetto alle prove
di RL occorre evidenziare che in queste condizioni il rapporto BIBLIOGRAFIA
tra carico massimo e carico minimo è più basso. Inoltre questo [1] Integrity Management Program Delivery Order DTRS56-02-D-70036.
effetto è sicuramente esaltato dalla concentrazione dello sforzo Stress Corrosion Cracking Study, M. Baker Jr. Inc., January 2005
all’apice della cricca di fatica, molto maggiore rispetto alle con- [2] M.Cabrini, S.Lorenzi, P.Marcassoli, T.Pastore, “NN-SCC di un acciaio
dizioni presenti al fondo del pit, per le quali si è ipotizzato un per tubazioni interrate”, Atti del 9° Convegno Nazionale AIMAT,
minor effetto di intaglio. Infine, a differenza delle prove di RL, Piano di Sorrento, Edizioni Ziino, 29 Giugno - 2 Luglio 2008, ISBN
nelle prove di C-F si creano condizioni per cui si ha ad ogni ciclo 978-88-900948-6-6
una elevata deformazione plastica in un intorno dell’apice della [3] R.P.Wei, J.D.Landes, “Correlation between sustained-load and fatigue
crack growth in high strength steel”, Materials Research and Stan-
cricca.
dards 9 (7) (1969) p. 25
Sembra quindi che per l’innesco delle cricche di NN-SCC sia fon- [4] R.N.Parkins, “Enviromental sensitive cracking Low-pH SCC of high
damentale la presenza degli attacchi localizzati e l’entità della de- pressure pipelines”, Battelle NG18 Report 191, August 1990
formazione in campo plastico, mentre per la loro trasformazione [5] M.Cabrini, G.D’Urso, T.Pastore, “Prove di flessione lenta per lo studio
da embrioni di cricca in cricche vere e proprie in grado di propa- dell’infragilimento da idrogeno in protezione catodica”, Proceedings
gare siano importanti l’ampiezza della variazione di carico e la of “NACE Corrosion Italia 2003”, Taormina – Giardini di Naxos, 30-
velocità di deformazione in campo plastico. Queste considerazioni, 31 Ottobre 2003, pp. 105-117
ancora preliminari, verranno confermate attraverso l’esecuzione [6] M.Cabrini, G.D’Urso, T.Pastore, “Evaluation of the resistance to hy-
di ulteriori prove di corrosione-fatica impiegando rapporti di asim- drogen embrittlement by slow bending test”, EICM04, Banff (Canada)
Settembre 2003
metria R maggiori, da 0,7 a 0,9.
[7] E.Sinigaglia, M.Cabrini, “Electrochemical and stress corrosion crac-
king behaviour of micro-alloyed steels in CO2/HCO environment”,
CONCLUSIONI Proceedings of “NACE CORROSION/97”, National Association of Cor-
Sono state valutate le condizioni di innesco dei fenomeni di NN- rosion Engineers, Houston, 1997, Paper 202
SCC di un acciaio per tubazioni interrate di grado X65. Sono stati [8] M. Eiboujdaini, Y.-Z. Wang, R.W. Revie, R.N. Parkins, M.T. Shehata,
analizzati gli effetti dello stato superficiale, della deformazione Stress Corrosion Crack Initiation Processes: Pitting and Micro-
plastica e della velocità di deformazione, con sollecitazione mo- crack Coalescence, Corrosion/2000, paper n.379
notona e ciclica. L’adozione della precorrosione ha consentito di ot- [9] J .A.Beavers, B.A.Harle, in International Pipeline, Conference (ASME,
tenere più facilmente condizioni superficiali simili a quelle 1996) Vol. 1 p. 555
[10] T. Omura, H. Amaya, H. Asahi, M. Sawamura, M. Kimura, N. Ishi-
riscontrate in esercizio dopo anni di esposizione, con formazione
kawa, “Near Neutral SCC properties of grade X80 linepipe”, Corro-
di embrioni di cricca di NN-SCC. È stato così evidenziato l’effetto sion/2009, paper 9092
degli attacchi localizzati. L’utilizzo di prove di piega lenta su pro- [11] G. Van Boven, W. Cheng, R. Rogge, “The role of residual stress in neu-
vini trasversali in pieno spessore ha permesso di ottenere condi- tral pH stress corrosion cracking of pipeline steels. PartI: Pitting and
zioni di deformazione plastica di trazione sulle fibre più tese cracking occurrence”, Acta Materialia 55 (2007) 29–42

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Memorie

Abstract

NN-SCC assessment of steels for buried pipelines


by means of 3 point bending tests
KEYWORDS:
steel, corrosion, fatigue, fracture, fracture mechanics, plastic strain, tests

Near Neutral Stress Corrosion Cracking (NN-SCC) is a parti- for the 2D finite element modeling of manufacturing proces-
cular form of stress corrosion cracking that takes place on coa- ses. Plane strain was considered [5]. An elastoplastic behavior
ted buried pipelines. It occurs under particular circumstances, of the material has been considered, defined by tensile tests.
in presence of slow plastic straining, in areas of disbondment Details of the numerical simulations are reported elsewhere
in which the coating remains intact but a crevice is formed [5,6]. Through computer simulations it was possible to obtain
between it and metallic surface. Disbonded coating prevents total strain and strain rate of the most strained fibers during
the CP current from reaching deep inside the crevice and al- bending. A displacement rate of 0.02 mm/min, corresponding
lows the accumulation on steel of a dilute bicarbonate solution to a strain rate about 10-6 s-1 for the most strained fibers, was
with CO2 content from ground moisture, having pH 6-7. Thus, adopted.
critical conditions are achieved [1]. Besides monotonic bending tests, Ripple Loading (RL) test
NN-SCC phenomena are usually reproduced in laboratory ex- were performed. They were carried out similarly to SB tests,
perimental study by SSR tensile tests on cylindrical speci- but bending was stopped after plastic strains was reached at
mens. Cracking is found after the onset of necking, at high 105% of yield point in the loading curve (maximum load; Pmax),
plastic strain, i.e. under conditions that are not representative after the initial linear elastic strain. Afterwards, loading cycles
of real loading. Another limitation is related with the corro- with 0.9 minimum to maximum load ratio (R=Pmin/Pmax) were
ding surface, as NN-SCC only initiates after several years of applied at frequency of 10-2 Hz, for about 14 days.
service, from localized attacks. After testing, the specimens were observed for detecting nu-
In order to reproduce the nucleation sites that promote NN- cleation of stress corrosion cracks.
SCC on real structures an electrochemical technique for pre- Fatigue and corrosion-fatigue tests were carried out on Single-
corrosion of has been improved [2]. Edged-Notched-Three Points Bending (SENB3) specimens at
This work deals with the initiation and growth of crack for NN- 0.6 R, with sinusoidal cyclic loading. ∆K decreasing tests and
SCC. Initiation conditions were investigated by means of 3 constant P test were carried out. The frequency was 18 Hz in
point slow bending tests on full thickness specimens and, for air and 0.2 Hz in NN-SCC solution at free corrosion potential.
comparison purpose, slow strain rate tests on cylindrical spe- In order to evaluate the contribution of NN-SCC to corrosion fa-
cimens. The NN-SCC propagation was investigated through tigue crack growth rate, the Wei and Landes superposition
low frequency corrosion-fatigue tests on single notch three model was considered [3]. It assumes corrosion–fatigue crack
point bend beam specimens. growth rate (da/dN)CF is sum of the fatigue contribution
Tests were carried out on a API 5L X65 controlled rolled ferri- (da/dN)F, obtained by Paris law, and stress corrosion contri-
tic-pearlitic steel for pipelines (Table 1) in NS4 solution (0.483 bution (da/dN)C. Thus, the corrosion contribution can be eva-
g/L NaHCO3, 0.122 g/L KCl, 0.18 g/L CaCl2 and 0.1 g/L luated by
MgSO4). This solution was proposed by Parkins [4] and repre- Eq. 1
sents the average composition of the water found on Canadian The results show loading curves of SSR tests in NN-SCC solu-
pipelines, where NN-SCC phenomena were observed. NS4 so- tion very similar to those obtained in air (Figure 2) but slightly
lution show 8.3 pH that reduces to 7.1 saturation with CO2/N2 lower reduction of area was observed due to small brittle crack
gas mixture at 0.05 atm CO2 partial pressure. propagations in necking region (Figure 3). In all cases, high
The electrochemical pre-corrosion procedure involves 10 cy- reduction of area was approached.
cles of cyclic voltammetry from -1.8 to +1.8 V vs SCE (scan rate The SB test allows studying the material behavior at high uni-
20 mV/s) in NS4 solution modified by increasing the CO2 and form plastic deformations. Figure 4 shows the SB curves in air
bicarbonate content (1 atm and 12.4 g/L, respectively) to ob- and in NN-SCC solution. There was no change in the curves
taini neutral pH. due crack initiation and propagation. However, SEM analysis
Both solutions were degassed with nitrogen for at least 24 showed several small cracks on pre-corroded specimens whe-
hours, then were saturated with CO2/N2 gas mixture for at reas the specimens that have not undergone any pre-corrosion
least 2 hours, until a stable desired pH value was achieved. show only rare points of initiation (Figure 5).
Slow strain rate tests were carried out, according to ISO 7539- All cracks were perpendicularly to tensile loading, and occur-
7, using cylindrical specimens with 3 mm diameter gauge red on external fibers, from localized attacks, showing a mor-
length, at 10-6 s-1 constant strain rate. Loading curves were phology similar to that observed in field, after very long time
drawn. After the tests, reduction of area was measured on spe- of exposure. Thus, the data confirm the ability of the technique
cimens and fracture surfaces were examined. of pre-corrosion to promote suitable surfaces for laboratory
Three-point slow bending tests (SB) were performed with the studies on NN-SCC.
device shown in Figure 1, under displacement control on full Owing to the cracking start from shallow pits, with very
thickness specimens, obtained in transversal direction. The small depth, a mayor effect of local variations of solution
strain field during the bending test has been studied by com- composition connected with occluded cell can be assumed.
puter simulation with the software DEFORM-2D®, developed Inside pit, hydrogen ion concentration significantly increa-

10 La Metallurgia Italiana - n. 3/2010


Corrosione

ses by the hydrolysis of Fe2+ ions. Consequently, the forma- sion fatigue. Crack growth rate increases with respect to fati-
tion of atomic hydrogen significantly increases too and NN- gue in air at stress intensity factor variation (∆K) between 16-
SCC may occur. On the contrary, the amount of hydrogen is 17 MPa√m and 24 MPa√m, as maximum stress intensity
too small for embrittlement at free corrosion potential, out- factor exceeds 40 MPa√m.
side occluded cell. The hydrogen embrittlement mechanism For K above 25 MPa√m curves obtained in air and in NN-SCC
in NN-SCC was individuated by Parkins, and confirmed by solution (at low frequency) approach together, because me-
other works [7,8]. chanical effect becomes prevalent on corrosion contribution.
However, the mechanism requires continuous plastic defor- The effect is evident by analyzing the data according to the
mations. In SSR tests and SB tests, plastic deformation excee- Wei and Landes model (Figure 8): the contribution of corro-
ding 20% were reached, but cracking were observed at much sion to CF crack growth rate increases from ∆K threshold, rea-
lower values in RL tests. Although no significant changes in ching a plateau typical for stress corrosion phenomena. At
the loading curves were found, SEM examinations of the pre- high ∆K values, the increase of mechanical contribution hides
corroded specimens after RL tests showed initiation of a single the corrosion contribution.
small crack, within a localized attack (Fig. 6). NN-SCC crack growth rate can be evaluated by
It has been established that crack initiation is related with Eq. 2
slow and continuous plastic straining, never being observed by assuming that crack propagation for corrosion can only
under static stress [9,10]. Thus, the cyclical variation of the occur during increasing phase of loading cycle, with tensile
load during the RL tests represents a promoting factor of oc- stress at crack tip. Plateau crack growth rate for stress corro-
currence of the phenomenon. sion cracking can be estimated at 3.2∙10 mm/s.
-5

In the pipeline, pressure variations may promote both initia- Significant crack propagation occurs due to synergic action of
tion and propagation of micro-cracks, producing local stress corrosion and fatigue, differently from RL tests. It should be
concentration and plastic straining at crack tip. emphasized that the ratio between maximum load and mini-
The significantly lower number of crack embryos on RL spe- mum load for CF tests is lower than RL tests. Moreover, stress
cimens with respect to SSR and SB specimens seems to indi- concentration at crack tip is much higher with respect to the
cate that nucleation of NN-SCC cracks is related to plastic pit bottom. Finally, in the CF tests very high plastic straining
strain, going up with it [11]. occurs at crack tip at every cycles.
Figure 7 shows the results of corrosion fatigue crack growth On the base of these results it can be point out that crack ini-
rate tests in NN-SCC solutions compared to fatigue behavior tiation seems to be mainly affected by the presence of localized
in air. These tests were adopted in order to evaluate crack attacks and the amount of plastic deformation achieved during
growth assisted by environment under continuous straining continuous straining, while load variation amplitude and pla-
at the crack tip. stic strain rate are more important for the propagation from
The propagation curves show typical behavior of stress corro- crack embryos.

La Metallurgia Italiana - n. 3/2010 11


Memorie Corrosione

Il rischio di tensocorrosione da H2S


all’esterno di condotte sottomarine:
una metodologia di valutazione quantitativa
M. Gentile, M. Fehervari, M. Drago. E. Torselletti, R. Bruschi

Una sempre crescente attenzione è rivolta allo sviluppo di nuovi materiali da impiegare per la realizzazione
di condotte sottomarine da posare in acque molto profonde. In tali ambienti si possono presentare condizioni
anossiche in cui è favorita la proliferazione di batteri anaerobici, quali i solfato riduttori, che generano
significative quantità di H2S che si accumula nei sedimenti di fondo. Tali condizioni, che potrebbero
pregiudicare l’integrità della condotta, si possono peraltro verificare anche in bacini chiusi,
non necessariamente profondi. È noto che l’acciaio al carbonio comunemente utilizzato nelle condotte a mare
è suscettibile a fenomeni di tensocorrosione da H2S umido, e tale problematica è potenzialmente riscontrabile
laddove parti metalliche incidentalmente non coperte dai rivestimenti protettivi si trovino a contatto
o in prossimità di sedimenti ricchi di H2S. Obbiettivo del presente articolo è proporre una metodologia
che sia di supporto, in fase di progettazione, per la quantifica del rischio di tensocorrosione da H2S
e che consideri, in termini probabilistici, i parametri ambientali, le condizioni di posa ed il materiale
della condotta, in coerenza alle normative tecniche che ad oggi inquadrano lo stato dell’arte per le condotte
sottomarine e per i materiali da utilizzarsi in ambienti sour.

PAROLE CHIAVE:
acciaio, corrosione, caratterizzazione materiali, selezione materiali

INTRODUZIONE esistono normative tecniche che danno precise indicazioni per la


Nell’industria dell’Oil & Gas, la corrosione microbiologica (MIC) scelta dei materiali e per la progettazione.
è riscontrabile in sistemi ove siano presenti acque non sterili. La problematica dell’SSC è potenzialmente riscontrabile anche
I batteri solfato riduttori (Sulphate Reducing Bacteria - SRB) sono all’esterno, laddove parti metalliche incidentalmente non pro-
i microrganismi più comuni in ambienti anaerobici e generano tette dai rivestimenti si trovino a contatto o in prossimità dei se-
corrosione microbiologica in presenza di acqua, di una fonte di dimenti.
carbonio e di ioni solfato (SO4-- oltre 10 ppm), a temperatura non Nei fondali di mari chiusi o ad alte profondità, la presenza di bat-
superiore a 80°C, con pH nell’intervallo 4 e 9.5 e salinità infe- teri solfato riduttori può determinare significative quantità di
riore a 140 g/l. Tipiche condizioni anaerobiche si riscontrano in H2S che, a contatto con il metallo non rivestito, può dar luogo a
fluidi deaerati, ma anche in fluidi aerati, sotto depositi o in in- fenomeni di tensocorrosione da H2S umido (Sulphide Stress
terstizi. Cracking – SSC). Tale aspetto non è specificamente coperto dalle
In questi contesti, l’acciaio al carbonio, con il quale vengono rea- normative esistenti in materia. Si riscontra che in alcuni pro-
lizzate le condotte sottomarine, può essere suscettibile a Sul- getti l’argomento diventa centrale nelle fasi iniziali di selezione
phide Stress Cracking (SSC). In presenza di acido solfidrico, dei materiali come ad esempio per il Blue Stream Pipeline Pro-
nella reazione di corrosione si ha la formazione di idrogeno ato- ject [1], mentre in altri progetti in acque profonde non si fanno
mico, che può diffondere nel reticolo metallico e portare alla pro- indagini dedicate al problema.
pagazione di cricche. La presenza di un elevato rischio d’esposizione delle condotte a
Per ridurre lo spessore richiesto per esigenze di peso in fase di cosiddetti ambienti “sour” come descritto in seguito, si affronta
installazione, quindi per resistere alle elevate pressioni interne specificando acciai a basso contenuto di impurezze, il che im-
di trasporto di fluidi aggressivi o, ancora, sostenere le elevate plica elevati costi d’investimento.
pressioni idrostatiche esterne in acque profonde, si utilizzano Scopo di questa memoria è introdurre una metodologia quanti-
acciai al carbonio ad elevate caratteristiche meccaniche. L’indu- tativa che consenta, in termini probabilistici di scegliere acciai
stria propone allo scopo acciaio a valore minimo di resistenza qualificati per operare in tali contesti.
allo snervamento maggiore di 450 MPa, ottenuto attraverso pro-
cessi termomeccanici controllati e a raffreddamento accelerato. TENSOCORROSIONE DA IDROGENO SOLFORATO
Per questi acciai può sussistere elevata suscettibilità a SSC, do- L’acciaio al carbonio, comunemente utilizzato nelle condotte a
vuta alla composizione “sour” del fluido trasportato dalla con- mare, in presenza di idrogeno solforato ed acqua reagisce for-
dotta che interessa la parte interna del tubo. In questo caso, mando superficialmente solfuri metallici e liberando idrogeno
atomico elementare.
M. Gentile, M. Fehervari, M. Drago. E. Torselletti, R. Bruschi
Fe + H2S → = FeS + 2H (1)
Saipem Energy Services S.p.A., Fano
Quest’ultimo, creato come prodotto di una reazione catodica in

La Metallurgia Italiana - n. 3/2010 13


Memorie

presenza di H2S, diffonde nella matrice metallica, dando luogo a


fenomeni d’infragilimento da idrogeno, e in particolare a Tenso-
corrosione da Idrogeno Solforato.
La tensocorrosione da idrogeno solforato è una forma di corro-
sione tipica dei cosiddetti ambienti “sour” [2], ovvero una forma
di Cracking attivata dalla presenza di idrogeno solforato, che dà
luogo ad una frattura fragile in presenza di tensioni strutturali.
Il comportamento alla corrosione degli acciai al carbonio, utiliz-
zati nelle condotte a mare, in ambienti contenenti “H2S umido”
(ovvero come H2S in fase acquosa, sia nella sua forma indisso-
ciata che nelle sue forme ioniche), è principalmente determinato
dai seguenti parametri [2]:
• concentrazione di H2S in fase acquosa; FIG. 1 Regioni di severità dell’ambiente alla
• pH della fase acquosa. tensocorrosione da H2S [2].
Le indicazioni delle normative tecniche per la scelta di materiali SSC regions of environmental severity [2].
da utilizzare in ambienti “sour”, impongono restrizioni sulla me-
tallurgia e sulle proprietà meccaniche dell’acciaio. zano, per la riduzione del solfato in solfuro, l'idrogeno prodotto
In passato era solitamente applicata la regola suggerita dallo al catodo attraverso l'enzima idrogenase.
standard NACE MR0175 [3], nata negli anni ’50 con il Comitato Il meccanismo avviene secondo le seguenti reazioni:
Tecnico NACE TPC T-1G, che diede una definizione di “Sour Ser-
4Fe → 4Fe2+ + 8e (anodo)
vice” basata sulla pressione totale e sul contenuto di H2S nel gas,
8H+ + 8e– → 8H (catodo)
e secondo la quale il materiale, per non essere suscettibile a fe-
SO42– + 8H → S2– +H2O (azione batterica) (2)
nomeni di tensocorrosione da idrogeno solforato, non deve avere
durezza superiore a 22 HRC (248HV). La NACE MR0175 divide Fe2+ + S2– → FeS (anodo)
gli ambienti solo in “non sour”/”sour” sulla base della pressione 3Fe2+ + 6OH– → 3Fe(OH)2 (anodo)
parziale di H2S limite pari a 0.05 psia (3.45·10-3 bar). 4Fe + 4H2O + SO42– → 3Fe(OH) + FeS + 2OH– (reazione totale)
La definizione di “ambiente sour” è stata poi oggetto di discus- Gli SRB comprendono diversi gruppi di batteri che utilizzano lo
sione, nell’ambito dei gruppi di lavoro “Oil&Gas Corrosion” di ione solfato quale ossidante alternativo all’ossigeno, formando
Nace International e della Federazione Europea di Corrosione solfuro. Gli SRB possono vivere a pH compresi fra 4 e 9.5 [10] e
(EFC). proliferano fra 6.5 e 8.5 [11] ed a pressioni fino a 500 atmosfere
L’approccio EFC tiene conto, oltre che della concentrazione di [12] con una provata tolleranza ai solfuri fino a 600 ppm [9].
H2S e della pressione totale, anche del pH della fase acquosa. In- Ciò non di meno, è possibile riscontrare accumuli di solfuri me-
troducendo il pH nella definizione di sour service, alcuni am- tallici consistenti e tenori H2S libero anche maggiori [6].
bienti che sarebbero sour secondo la definizione Nace MR0175, Essendo ad oggi lo standard ISO 15156 [2] la norma internazio-
possono essere definiti come “debolmente sour” con l’approccio nale che definisce nei sistemi di trasporto gas gli ambienti
EFC 16 [4] e EFC 17 [5]. “sour”, è parso ragionevole classificare anche l’ambiente marino
Ad oggi lo standard ISO 15156 [2] emesso nel 2003, inclusi i cor- secondo tale standard, in funzione della concentrazione di H2S
rigendum successivi (2005), riprendendo l'approccio europeo e del pH, e valutare la suscettibilità del materiale a tensocorro-
della EFC con l’introduzione del pH, ha di fatto sostituito a tutti sione in termini probabilistici.
gli effetti la NACE MR0175, in quanto le edizioni precedenti non
sono più riconosciute come valide dalla stessa NACE. VALUTAZIONE DEL RISCHIO DI TENSOCORROSIONE DA H2S
Lo standard ISO 15156 classifica gli ambienti oltre che come Parametri ambientali
“non sour”/”sour”, anche in tre regioni “sour”, a seconda della L’acido solfidrico ed il pH sono parametri chimici facilmente de-
severità dell’ambiente. terminabili sulle matrici ambientali acqua di mare e sedimenti
Per pressioni parziali di H2S inferiori a 0.3 kPa, l’ambiente è de- del fondo, previo campionamento delle stesse per il primo, sia su
finito in Regione 0, “non sour”, dove non sono richieste precau- campione che direttamente in campo per il secondo. Questi pa-
zioni particolari nella selezione dell’acciaio. rametri possono essere reperibili in letteratura ma possono es-
Per le regioni “sour”, a seconda della severità dell’ambiente, sere anche inclusi nelle caratterizzazioni ambientali da condurre
sono richieste particolari caratteristiche dell’acciaio, con prin- in fase preliminare lungo i tracciati previsti, al fine di un in-
cipale riferimento alla sua durezza , come riportato nell’allegato quadramento fisico, chimico e biologico dell’ambiente con il
A dello stesso standard. quale l’opera di trasporto dovrà interagire nel corso delle varie
Questo approccio è in linea con le maggiori normative di pro- fasi della sua vita operativa.
gettazione delle tubazioni sottomarine per il trasporto gas e/o Il contenuto di acido solfidrico totale (somma della concentra-
olio come DNV OS F101 [6] e ISO 16708 [7]. zione dell’acido indissociato e degli anioni solfuro ed idrogeno-
solfuro) va determinato come specie disciolta in acqua. A tale
CONDIZIONE SOUR IN AMBIENTE MARINO scopo l’ambiente che attornia il tubo posato sul fondo può essere
La condizione “sour” in ambiente marino è determinata dalla diviso in zone come segue:
presenza di Sulphate Reducing Bacteria (SRB) [8] che coloniz- • Acqua di mare: zona in cui la condotta è esposta direttamente
zano in condizioni anaerobiche i sedimenti di fondo, ricchi di all’acqua continuamente ricambiata a causa delle correnti ma-
substrato organico. rine.
I meccanismi di corrosione microbiologica prodotti da SRB in • Sedimenti: zone in cui la condotta è parzialmente o totalmente
ambiente marino sinteticamente descritti di seguito sono piut- interrata; qui il tubo rivestito è esposto all’acqua interstiziale
tosto complessi e non del tutto chiariti. contenuta nelle porosità dei sedimenti del fondo che, dal punto
Il primo meccanismo fu teorizzato da Von Wolzogen Kuhr e Van di vista della qualità chimica e biologica, si possono ulterior-
der Vlungt nel 1934. [9] Secondo questa teoria i batteri utiliz- mente sottoclassificare come:

14 La Metallurgia Italiana - n. 3/2010


Corrosione

- Sedimenti superficiali: si tratta dello strato confinato ai (“Girth weld“) di congiunzione fra due barre [2].
primi centimetri di profondità che, proprio perché in con- La suscettibilità a tensocorrosione da H2S va provata sperimen-
tatto con l’acqua soprastante, caratteristiche di transizione talmente con procedure di test normate ([14], [15],[16]).
fra l’ambiente marino (che risente della variabilità meto- I parametri meccanici (durezze) sono soggetti a variabilità sta-
ceanica) ed i sedimenti sottostanti. tistica. Avendo dati sufficientemente accurati per una determi-
- Sedimenti subsuperficiali e profondi: in questo strato di se- nazione statistica si può applicare la metodologia suggerita dalla
dimenti l’influenza dell’acqua di mare è pressoché nulla; le API 581 [17] che include esplicitamente l’effetto della durezza
caratteristiche sono piuttosto uniformi sia sulla verticale sulla suscettibilità alla tensocorrosione.
che nel tempo. La superficie metallica esterna della condotta è tipicamente ri-
Attraverso campionamenti, si possono ottenere dati rappresen- vestita da un materiale polimerico che la preserva da fenomeni
tativi per il contenuto di H2S e per il pH, in modo da rappresen- di corrosione.
tare i valori e la variabilità di tali parametri lungo la rotta e nel A ciò si può aggiungere se necessario per motivi di protezione
suo intorno più o meno prossimo. Utilizzando opportune fre- verso impatti da corpi estranei (ancore, pesca con reti a stra-
quenze di campionamento (campioni/km) si può ottenere la re- scico, ecc.) e/o di stabilità della condotta sul fondo marino, uno
gionalizzazione dei parametri sulla rotta d’interesse, oppure strato di appesantimento in cemento (“concrete weight coating”
un’analisi statistica generale, al fine di ottenere valori medi e di- - CWC) che non ha direttamente una funzione verso la corro-
stribuzioni rappresentative degli ambienti attraversati dalla con- sione esterna, ma che comunque protegge il rivestimento poli-
dotta. Allo stesso modo, si può prendere in considerazione la merico e ne ritarda il deterioramento.
variabilità temporale, se ritenuta rilevante. Ad esempio ciò ac- Le parti terminali di ogni barra, mantenute nude per una certa
cade in mari chiusi soggetti ad attività metereologiche signifi- porzione (“cut-back”) per permettere la saldatura al momento
cative (tempeste, ecc.) come il mar Baltico e il mar Nero. Anche dell’installazione, sono poi rivestite in campo con più strati di
eventuali correlazioni fra questi ed altri parametri (es. H2S vs. materiale polimerico (“field joint coating” - FJC) per assicurare
profondità del fondale) possono essere registrate. la continuità del rivestimento anticorrosivo oltre che per la pro-
Nel caso in cui una condotta a mare sia semplicemente posata tezione meccanica e per l’uniformità dimensionale al momento
sul fondo, la sua interazione con le litologie incontrate lungo il del varo.
tracciato determinerà una penetrazione più o meno marcata (in- L’elemento fondamentale determinato dal rivestimento esterno
terramento) a seconda delle caratteristiche geotecniche e di verso gli effetti di corrosione sul tubo è il fattore di danneggia-
eventuali effetti di ricoprimento per l’apporto di sedimenti tra- mento del rivestimento (“coating breakdown factor” - CBF) che
sportati dalle condizioni marine (correnti, ecc.). quantifica la frazione di superficie di tubo effettivamente espo-
Le survey geotecniche preliminari e le analisi di “pipe penetra- sta all’ambiente esterno e quindi, in questo caso, all’acqua con-
tion” ingegneristiche consentono la valutazione dell’entità d’in- tenente H2S.
terramento lungo la rotta scelta (vedi “Configurazione della Il CBF è specifico per ogni materiale di rivestimento ed è de-
condotta sul fondo”). scritto da una funzione lineare crescente del tempo, a causa del
Ciò che ci si attende per la condotta sul fondo è, quindi, un pro- degrado del coating e del suo deterioramento per interazioni
filo di concentrazioni per l’H2S come quello in Fig. 2. esterne [13].
I valori di CBF sono codificati [6], [13] secondo:
Proprietà dei materiali • Applicazione del rivestimento anticorrosivo (con o senza
L’acciaio di cui è costituita una condotta è scelto sulla base del CWC; FJC);
fluido trasportato e delle tecnologie di produzione (saldatura lon- • Tipo di rivestimento anticorrosivo (FBE, 3LPE) ecc.
gitudinale, normalmente estruso, ecc.) e viene selezionato con- Complessivamente, la tubazione avrà quindi una percentuale di
siderando le sue caratteristiche in termini di proprietà superficie esposta che è data dalla media dei contributi del ri-
fisico-meccaniche e di composizione chimica. vestimento anticorrosivo e del FJC, pesati per la frazione effettiva
La principale proprietà indice della suscettibilità a tensocorro- di superficie di tubo che questi ricoprono.
sione da H2S è la durezza, per la quale sono stati codificati dei
requisiti per la massima durezza accettabile sia per il metallo Configurazione della condotta sul fondo
base che costituisce il corpo del tubo che per le saldature, siano In fase di progettazione, al fine di assecondare contemporanea-
esse le saldature sulla singola barra o quelle circonferenziali mente gli aspetti tecnico-funzionali, di ottimizzazione economica
ed i vincoli imposti dalle normative, la condotta sarà configurata
lungo la rotta secondo le seguenti variabili costruttive:
• interramento o meno della linea;
• presenza o meno di un rivestimento di appesantimento in ce-
mento di un dato spessore;
• tipologia del fondale (roccia, sabbie, argille, ecc.).
A seconda di queste variabili, della rotta scelta e delle caratteri-
stiche del fondale, si potranno avere sezioni di tubo in campata,
sezioni di tubo interrato e sezioni di tubo parzialmente o total-
mente sprofondate nei sedimenti del fondale.
La configurazione di posa del tubo lungo la rotta determinerà
quindi l’entità geometrica della sua esposizione all’ambiente
“sour” dovuto alla presenza di H2S e al pH (Fig. 2).
Come già detto la condotta è protetta dall’esposizione all’am-
FIG. 2 Profilo della concentrazione di H2S ed interazione biente esterno talvolta da un guscio di cemento, e sempre da un
del tubo con il fondale. rivestimento che garantisce una protezione passiva da corro-
H2S concentration profile and pipe interaction with sione esterna. Particolare attenzione viene dedicata alla prote-
seabed. zione passiva della zona della saldatura, realizzata sulla linea di

La Metallurgia Italiana - n. 3/2010 15


Memorie

varo. Su questa base non esisterebbero i presupposti per il con-


SAFETY CLASS
tatto tra ambiente esterno e acciaio.
In realtà nella progettazione si tiene conto, oltre che del degrado LOW NORMAL HIGH
dei rivestimenti data dall’invecchiamento, della possibilità di 10-4 10-5 10-6
danneggiamento della protezione, al punto di inserire ad inter-
valli regolari anodi sacrificali che intervengono nel caso di dan- TAB. 3 Livelli di sicurezza accettabili (rotture/anno/km).
neggiamento della protezione. Tale danneggiamento può
Target safety levels (failure/year/km).
risultare da una installazione in condizioni difficili, sia di equi-
paggiamento che meteoceanografico, ovvero da impatto di di- a persone, significativo inquinamento ambientale o delle con-
spositivi per la pesca a strascico. seguenze economiche molto elevate.
Quanto sopra, per puntualizzare una condizione di interazione La Tabella 2 riassume le classi di sicurezza durante le differenti
tra acciaio e ambiente esterno piuttosto articolata. Di seguito si fasi della vita di una condotta per le location class.
tratterà il caso più semplice, senza entrare nel dettaglio della La combinazione della frequenza e delle conseguenze di un sin-
descrizione delle condizioni probabilistiche di occorrenza del- golo scenario accidentale definiscono il rischio. Durante la pro-
l’evento di esposizione. gettazione, il rischio sarà confrontato con i criteri di accettabilità
definiti per il progetto specifico. Tuttavia, un criterio di accetta-
CRITERI DI ACCETTABILITÀ DEL RISCHIO bilità può essere anche definito in termini assoluti di scenari di
La sicurezza strutturale di una condotta di trasporto idrocarburi danno contro la probabilità di rottura ammissibile. In questo
a mare è definita dalla DNV OS-F101 [6] attraverso classi di si- senso i livelli di rottura accettabili in accordo alla DNV OS-F101
curezza basate sulle conseguenze di un’eventuale rottura in re- sono riportati in Tabella 3.
lazione al fluido trasportato e all’area dove è installato il tratto Tipicamente gli ambienti caratterizzati dalla presenza di batteri
di condotta considerato. In particolare è stabilita una probabi- solfato riduttori, e quindi “sour”, sono ambienti con basso ri-
lità di rottura ammissibile come descritto di seguito. cambio d’acqua e poco ossigenati riscontrabili in acque pro-
Il fluido trasportato in una condotta è classificato sulla base dei fonde. Questo significa ricadere in “location” di classe 1 dove un
suoi rischi potenziali [6]. La condotta è poi classificata sulla base livello di sicurezza media può essere accettato.
dell’area in cui è installata [6] definendo due “location class” in Pertanto il prodotto della probabilità che l’acciaio sia esposto al-
accordo alla Tabella 1. l’ambiente esterno moltiplicato per la probabilità che l’ambiente
Sono infine definite le seguenti classi di sicurezza: sia sour deve essere minore di 10-5 per anno e per chilometro.
• Classe di sicurezza LOW
qualora la rottura comporta bassi rischi di lesioni alle persone Metodologia di valutazione
e minori conseguenze ambientali ed economiche. La metodologia di valutazione del rischio proposta è costruita in
• Classe di sicurezza NORMAL modo da catturare da una parte la fenomenologia della corro-
per le condizioni in cui la rottura implica il rischio di lesioni sione da H2S umido in relazione al contesto ambientale e, dal-
a persone, significativo inquinamento ambientale o delle con- l’altra, le condizioni di posa della condotta.
seguenze economiche molto elevate. Stabiliti i criteri di accettabilità si adotta un approccio probabilistico
• Classe di sicurezza HIGH quale il metodo Montecarlo [18] implementato da un software op-
per le condizioni in cui la rottura implica alto rischio di lesioni portuno [19], per stimare il rischio di tensocorrosione da H2S.
Considerando l’intera condotta o una sezione di essa, il metodo
Location Definition Montecarlo tiene conto della variabilità dei parametri ambien-
1 The area where no frequent human ac- tali, attraverso un campionamento sufficientemente rappresen-
tivity is anticipated along the pipeline tativo dalle distribuzioni dei valori di pH e di concentrazione di
H2S sul fondo marino, dalle diverse frazioni di superficie del
route.
tubo esposta all’acqua di mare ed ai sedimenti.
Una rappresentazione schematica della metodologia di valuta-
2 The part of the pipeline/riser in the zione è riportata in Fig. 3.
near platform (manned) area or areas In dettaglio, si procede ad un campionamento casuale sulla su-
with frequent human activity. The ex- perficie del tubo per determinarne lo stato di esposizione al-
tent of location class 2 should be based l’ambiente circostante (seawater, shallow or deep sediments) e,
on appropriate risk analyses. If no such sulla base del punto casualmente estratto, si campiona da una
analyses are performed a minimum di- delle diverse distribuzioni dei valori di concentrazione di H2S
stance of 500 m shall be adopted. stabiliti sulla base di survey di dettaglio del sito interessato o re-
periti in letteratura. Allo stesso modo si attuerà un campiona-
mento sulla distribuzione dei pH.
TAB. 1 Location class (in accordo alla sezione 2 di [6]).
Ripetendo per un numero sufficientemente elevato di volte tale
Location class (according to section 2 of [6]). procedura, si determina una famiglia di stati nello spazio delle
TAB. 2
Offshore Pipeline
Livelli di sicurezza
PHASE Location Class 1 Location Class 2 Onshore Pipeline accettabili (in accordo alla
(Landfall) sezione 2 di [6]).
Temporary (Installation) LOW LOW LOW Safety level vs. location class
Temporary (Flooded) LOW LOW LOW (according to section 2 of [6]).
Temporary (Pressure Test) LOW LOW LOW
Operational NORMAL HIGH NORMAL

16 La Metallurgia Italiana - n. 3/2010


Corrosione

FIG. 3
Schema metodologico.
Methodological scheme.

TAB. 4
Depth range Max H2S Min pH
Concentrazioni di H2S e pH Area
dell’acqua di mare in (m) (ppm) (-)
prossimità del fondo. Gulf of Finland 0-100 2 7.1
H2S content and pH of near Northern Baltic Basin 100-200 5 6.5
bottom sea water. North Gotland Basin 100-190 7 6.9
East Gotland Basin 80-150 5 6.8
Hoburgs Banks 80-30 0 7.2
Bornholm Deep 50-90 5 7.1
German approach 0-50 0 7.4

variabili aleatorie (pH e concentrazione di H2S) assunti dalla FIG. 4


condotta nell’ambiente marino che, pesati per il CBF e confron- Concentrazione
tati con il criterio di accettabilità assunto, permette una stima di solfuro come
della probabilità d’essere nella zona di suscettibilità del mate- profilo sulla
riale a tensocorrosione da H2S. profondità del
Questa metodologia permette anche di legare statisticamente la sedimento
coppia H2S – pH per stabilire in modo razionale i test richiesti [parte della
per caratterizzare i materiali da utilizzare per la condotta. Figura 4 nel
riferimento (20),
CASO DI STUDIO modificata].
La metodologia è stata applicata per la prima volta ad una con- Concentration of
dotta di grande diametro (superiore ai 40 inch) da posarsi nel- sulphide as
l’ambiente dei fondali di un bacino relativamente chiuso come il sediment depth
mar Nero o il Mar Baltico, caratterizzato dalla mancanza di os- profile
sigeno e concentrazioni relativamente elevate di Batteri Solfato [part of Figure 4 in
Riduttori (SRB), H2S e solfuri. reference (20),
Lo scopo dei paragrafi successivi è quello di esemplificare la me- modified].
todologia proposta con un caso di studio.
mento [20], [21], [22], [23], coprendo un periodo temporale di
Caratterizzazione del bacino marino rilevazione di oltre 2 decenni su un tracciato campione. I dati
Di norma, durante la fase di progettazione concettuale vanno ef- sono relativi al mar Baltico. I contenuti di H2S e pH dell’acqua
fettuati campionamenti ed analisi dell’acqua di mare e dei sedi- marina nelle vicinanze del fondale (recuperati da varie fonti bi-
menti per determinare i contenuti di ione solfuro libero e di pH. bliografiche pubbliche e riferibili ad istituti di ricerca nazionali),
In questo caso di studio, allo scopo di applicare la metodologia, sono riportati sinteticamente in Tabella 4.
è stata effettuata una ricerca bibliografica relativamente ai valori Utilizzando i dati collezionati per l’acqua interstiziale dei sedi-
del contenuto di solfuro libero e del pH nell’acqua e nel sedi- menti raccolti su gran parte dell’estensione del Mar Baltico (un

La Metallurgia Italiana - n. 3/2010 17


Memorie

esempio di profilo verticale tipico di H2S nei sedimenti del fon-


dale è riportato in Fig. 4), si sono costruite le distribuzioni di
concentrazione di H2S e pH.
L’elaborazione statistica dei dati ha condotto ad un’interpola-
zione dei valori di concentrazione di H2S con una distribuzione
di Weibull a 2 parametri, come rappresentato in Fig. 5 e forma-
lizzato dall’equazione:
P(x) = 1 – Exp[–(x/A)B], A = 11.434, B = 0.722 (3)
dove la distribuzione cumulata di Weibull P(x) è la probabilità
cumulata della variabile x ≡ CH2S, A è il parametro di scala e B
il parametro di forma.
Si è quindi determinata una distribuzione indipendente P(x) dei
valori di pH (dove x ≡ pH) dai valori minimi di pH estratti dai
FIG. 5 Distribuzione cumulata delle massime
profili di acqua interstiziale nei sedimenti che, nella fattispecie, concentrazioni di H2S.
è ancora una distribuzione di Weibull, come riportato in equa- Cumulative distribution of maximum “H2S”
zione [9]. concentration.

P(x) = 1 – Exp[–(C-x)B], A = 0.370, B = 1.421, C = 7.632 ( 4 )


A
La Tabella 5 riporta i valori del percentile ottenuti per i due pa-
rametri sopra discussi.
Si è inoltre notata una correlazione fra i massimi valori di H2S
ed i pH più bassi. Sulla base di tale correlazione, ad ogni per-
centile per H2S si associa conservativamente lo stesso percentile
per il pH in modo da individuare dei cosiddetti punti di prova a
cui si dovrà testare sperimentalmente il materiale per verifi-
carne la resistenza a tensocorrosione da H2S.

Caratterizzazione dei materiali attraverso test di corrosione


ISO 15156-2 prevede la possibilità di qualifica per la specifica
applicazione (condizioni di servizio per l’acciaio del pipe body e
della saldatura circonferenziale) per certificarne l'uso in Regione
1 del SSC attraverso degli opportuni test [14], [15], [16]. FIG. 6 Fattori di deterioramento in corrispondenza del
La caratterizzazione della suscettibilità dell’acciaio a SSC da H2S Linepipe e del Field Joint, ed il fattore di
deterioramento complessivo del rivestimento
deve essere rappresentativa delle reali condizioni di funziona-
anticorrosivo della tubazione durante la sua vita
mento dell’opera di trasporto, mantenendo un opportuno livello
operativa.
di conservatività rispetto ai valori misurati di pH e del conte-
nuto di H2S caratteristici dell’ambiente considerato. Linepipe, Field Joint Coating and overall Coating
Il test del materiale metallico va quindi eseguito in condizioni di Breakdown Factors during the pipeline lifetime.
prova individuate cautelativamente sulla base delle distribuzioni
di cui sopra (ad esempio per un 99.99° percentile, i requisiti per Risultati
le condizioni di prova sono: pH<6.19 e concentrazione di H2S Considerando l'ambiente dei fondali marini, questi mostrano per
>837ppm). il 56% delle concentrazioni di H2S riscontrabili, delle condizioni
"sour relevant” quindi al di fuori della Regione SSC 0 definita
Deterioramento/invecchiamento dalla soglia di 0,0035 bar espressa come pressione parziale di
del rivestimento anticorrosivo H2S in equilibrio con le concentrazioni in soluzione acquosa.
Ai fini dei calcoli è assunta una sezione di 1 km di linea com- Ciò significa che, su circa la metà dei casi, i fanghi dei fondali ri-
pletamente interrata, esposta quindi per tutta la sua superficie cadono nella Regione 1 “Mild Sour Service Region” e pertanto è
esterna ai sedimenti subsuperficiali e più profondi. Ciò corri- necessario verificare che il materiale sia resistente alle condizioni
sponde, per quanto sopra riportato, al caso peggiore per quel sour definite dalla ISO 15156 [2] con la metodologia proposta.
che concerne l’esposizione a H2S. Sulla base dei limiti espressi in percentili definiti in precedenza
Si è inoltre assunta una conduttura rivestita con CWC e con un per le distribuzioni di pH ed H2S, si è quindi valutata la proba-
rivestimento a 3 strati poliolefinico. Dall’analisi sul fattore di de- bilità che l’ambiente marino analizzato presenti dei sedimenti
terioramento del coating esterno [13] si sono determinati i CBF con un pH e/o una pressione parziale di H2S più aggressivi ri-
durante la vita operativa della condotta, assunta in questo caso spetto alle "condizioni di prova" individuabili (si veda la Tabella
di 50 anni (Fig. 6). 6), applicando un "criterio rettangolare" o, in alternativa un “cri-

Tab. 5
Percentili 25% 50% 75% 90% 95% 99% 99.9% 99.99%
Percentile di pH e delle
H2S (ppm) 7 23 61 123 177 320 562 837 concentrazioni di H2S derivati
pH 7.48 7.35 7.17 6.97 6.83 6.55 6.19 5.87 rispettivamente dalle equazioni (3), (4).

Percentiles of pH and H2S concentration derived respectively from equations (3), (4).

18 La Metallurgia Italiana - n. 3/2010


Corrosione

Target test points Percentile 90 95 99 99.9 99.99


H2S (bar) 0.024 0.035 0.063 0.111 0.165
pH 6.97 6.83 6.55 6.19 5.87
Out of range probability
1.5E-01 7.5E-02 1.6E-02 1.5E-03 1.0E-04
(“rectangular criteria”)
Out of range probability
3.7E-02 1.0E-02 4.7E-04 1.0E-05 <1.0E-6
(“SSC region bound translation criteria”)

TAB. 6 Probabilità di condizioni di pH e pressione parziale di H2S peggiori delle “condizioni di prova”.
Frequency of pH and H2S partial pressure worse than the “target test points”.

FIG. 7
Severità dell’ambiente del
Mar Baltico al SSC.
SSC Baltic Sea enviroment
severity.

terio della traslazione del limite fra le Regioni SSC 1 e 2” (si veda l’esposizione del metallo nudo alle condizioni di pH e pressione
la Fig. 7). parziale di H2S peggiori di quelle della condizione di prova, come
La probabilità che un’eventuale condotta, esposta all’ambiente riportato in Fig. 8.
considerato, veda un fango dei fondali marini con caratteristi- Avendo considerato quale criterio di accettabilità quello indicato
che peggiori della condizione di prova più cautelativa (99,99° nella norma DNV OS-F101 (<10-5 eventi per chilometro di con-
percentile e criterio rettangolare) è pari a 10-4. dotta e per anno) si può affermare in questo caso che il rischio
Infine, per associare alla componente ambientale esterna la pro- residuo di tensocorrosione da H2S è accettabile.
babilità che l’acciaio del tubo sia effettivamente esposto a tali
condizioni, va anche considerato il fattore di degradazione del ri- CONCLUSIONI
vestimento, quantificato nel tempo durante la vita di progetto Sia l’industria per lo sfruttamento di campi di idrocarburi in
della condotta. acque profonde che il passaggio attraverso bacini idraulici pro-
Ciò determina per la condotta una probabilità composta dell’ef- fondi di linee strategiche per il trasporto di grandi volumi di gas
fettivo rischio residuo di tensocorrosione da H2S, sulla base del- naturale, impongono una analisi approfondita delle condizioni

La Metallurgia Italiana - n. 3/2010 19


Memorie

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ture. L’attraversamento del mar Nero e del mar Baltico, lo svi- SION.
luppo di campi nelle acque profonde del Mediterraneo e del golfo 9 KING RA (2007), TRENDS AND DEVELOPMENT IN STOTT JFD, MI-
CROBIOLOGICALLY INFLUENCED CORROSION IN OIL AND GAS
di Guinea, sono fra i progetti che hanno indirizzato l’attenzione INDUSTRY, MIC –AN INTERNATIONAL PERSPECTIVE SYMPO-
verso l’impatto sulla integrità delle condotte dei sedimenti anos- SIUM, EXTRIN CORROSION CONSULTANTS, CURTIN UNIVER-
sici. SITY, PERTH AUSTRALIA 14-15 FEBRUARY 2007
In questi ambienti, l’acciaio è suscettibile a SSC, argomento trat- 10 LL. BARTON, FA. TOMEI (1995), CHARACTERISTICS AND ACTI-
tato estensivamente per quanto concerne il trasporto di idro- VITIES OF SULPHATE-REDUCING BACTERIA IN SULPHATE-RE-
carburi acidi, molto meno per quanto riguarda un potenziale DUCING BACTERIA, BARTON LL (ED), BIOTECHNOLOGY
attacco all’esterno del tubo. HANDBOOKS, VOL.8, PLENUM PRESS, NEW YORK.
11 R.E.BUCHANAN, N.E. GIBBONS (1974), IN BERGEY’S MANUAL OF
Tale attacco è in parte scongiurato dalle protezioni passive ed
DETERMINATIVE BACTERIOLOGY, EDS. WILLIAMS AND WILKI-
attive implementate sulla condotta, ma non può essere escluso NIS COMPANY, BALTIMORA.
in situazioni di esposizione da danneggiamento e da mancata 12 STOTT JFD (1998), ASSESSMENT AND CONTROL OF MICROBIO-
protezione. La rilevanza strategica di questi impianti costringe LOGICALLY INFLUENCED CORROSION, METALS AND MATERIAL
il progettista ad evitare che, anche in condizioni incidentali, si 13 DNV RP-F103 (2003 amended April 2008) – CATHODIC PROTEC-
possa perdere la capacità di contenimento e trasporto del pro- TION OF SUBMARINE PIPELINES BY GALVANIC ANODES 2003 -
dotto. DET NORSKE VERITAS, HØVIK, NORWAY
L’argomento è ricco di incertezze, spesso non coperto da linee 14 NACE TM0177 (2005), LABORATORY TESTING OF METALS FOR
RESISTANCE TO SULFIDE STRESS CRACKING AND STRESS COR-
guida di progettazione da parte di enti certificatori, e pertanto ri-
ROSION CRACKING IN H2S ENVIRONMENTS.
chiede un approccio dedicato per evitare scelte non appropriate. 15 NACE TM0284 (2003), EVALUATION OF PIPELINE AND PRES-
In questa memoria è stata proposta una metodologia per la quan- SURE VESSEL STEELS FOR RESISTANCE TO HYDROGEN-INDU-
tificazione del rischio di SSC della condotta, nel caso di fondali CED CRACKING
anossici come mari chiusi o per alte profondità. Sono stati con- 16 OTI 95 635 (1996), A TEST METHOD TO DETERMINE THE SU-
siderati in termini probabilistici i parametri ambientali, le con- SCEPTIBILITY TO CRACKING OF LINEPIPE STEELS IN SOUR SER-
dizioni di posa ed il materiale della condotta, nonché il VICE.
17 API 581 (2008), RISK-BASED INSPECTION TECHNOLOGY.
deterioramento del rivestimento anticorrosivo esterno a cui può
18 NICHOLAS. METROPOLIS, AND S. ULAM. (1949) THE MONTE
essere soggetto il tubo. Le assunzioni hanno fatto riferimento CARLO METHOD". JOURNAL OF THE AMERICAN STATISTICAL
alle normative tecniche che, ad oggi inquadrano lo stato dell’arte ASSOCIATION 44:335.
per i materiali da utilizzarsi in ambienti “sour”. 19 STRUREL, STRUCTURAL RELIABILITY ANALYSIS PROGRAM SY-
Tale metodologia utilizza il metodo Montecarlo, applicabile alle STEM (COMPONENT AND SYSTEM RELIABILITY) VER 7.10PRO –
distribuzioni di pH ed H2S caratteristiche di un bacino chiuso, ot- USER THEORY MANUAL.
tenute attraverso campagne di misura specifiche e dati di lette- 20 L. PIKER, R. SCHMALJOHANN, J.F. IMHOFF (1993-1996), DISSI-
ratura. La metodologia permette di collocare nel quadro di MILATORY SULFATE REDUCTION AND METHANE PRODUCTION
IN GOTLAND DEEP SEDIMENTS (BALTIC SEA) DURING A TRAN-
riferimento dello standard ISO 15156 l’ambiente marino, con-
SITION PERIOD FROM OXIC TO ANOXIC BOTTOM WATER.
sentendo la stima probabilistica di una condizione di supera- 21 A. JAHN, U. JANAS, H. THEEDE, A. SZANIAAWSKA (1997), SIGNI-
mento dei confini che definiscono convenzionalmente un FICANCE OF BODY SIZE IN SULPHIDE DETOXIFICATION IN THE
ambiente "sour". Da tale analisi si possono anche definire delle BALTIC CLAM MACOMA BALTHICA (BIVALVIA, TELLINIDAE) IN
condizioni di prova rappresentative del sito specifico, per stabi- THE GULF OF GDANSK.
lire la suscettività del materiale a tensocorrosione da H2S umido. 22 S.FALK M. HANNING, C. GLIESCHE, R. WARDENGA, M. KOSTER,
La metodologia va completata considerando la condizione pro- K. JURGENS, AND G. BRAKER (2007), NIRS- CONTAINING DENI-
babilistica di esposizione dell’acciaio nudo all’ambiente esterno, TRIFER COMMUNITIES IN THE WATER COLUMN AND SEDIMENT
OF BALTIC SEA.
allo scopo di una valutazione quantitativa del rischio residuo di 23 SCHMALJOHANN, L. PIKER, F. IMHOFF (1998), THE DISTRIBU-
tensocorrosione da H2S nell’applicazione specifica. TION OF METHANE AND HYDROGEN SULPHIDE IN BASIN SEDI-
Su questa base può venir valutata l’accettabilità della condi- MENTS OF CENTRAL AND SOUTHERN BALTIC SEA.
zione, nell’ottica di un supporto alle decisioni sulla scelta del
materiale e sulle prove di qualifica in fase di progettazione.

20 La Metallurgia Italiana - n. 3/2010


Corrosione

Abstract
Sulphide stress cracking risk for offshore pipelines
coming from external environment: a quantitative assessment methodology
Keywords:
steel, corrosion, material characterization, material selection, assessment

Deep water and closed seas are characterised by anoxic conditions with the proliferation of anaerobic bacteria, i.e. Sulphate Re-
ducing Bacteria (SRB), which generate a significant amounts of H2S in the sediments.
Oil and gas pipeline are normally made in carbon steel (CS) that may be susceptible to stress corrosion cracking (SCC) when ex-
posed to sour environment. In this case the presence of H2S on the seabed environment may cause the diffusion of hydrogen into
the pipeline steel.
The susceptibility to SSC generated by the external environment is related of the following conditions:
• The probability to have a “sour environment” (pH value and H2S concentration);
• The probability that a material can be exposed to a sour environment coupled with the coating breakdown;
• The steel material susceptibility to this corrosion phenomena.
Normally the application of external anticorrosion coating provides the main protection for the steel. Nevertheless steel exposure
may occur in those locations where the coating has been damaged by natural degradation or by external interferences.
A methodology is proposed to quantify the risk of external SSC during engineering phase.
A case study exemplification is presented using a typical water and sediments environmental data of deep water and closed seas
(i.e. Back Sea, Baltic Sea) recovered by bibliographic sources. In order to assess the most reliable design value of H2S concentration
and pH for pipeline design, representative distribution functions for both pH and H2S concentration in seabed mud are found,
using Montecarlo statistical method to characterize the environmental conditions. On this basis, the external environment seen
by an hypothetical pipeline as been classified following the NACE/ISO15156 approach as “susceptible to sulphide stress cracking”.
The application of the proposed methodology to this case data leads to “a ready to use” considerations for a pipeline project.
The case study environment shall be considered as “mild sour” (i.e. Region 1 of ISO15156 framework) with a frequency of 56%
(Figure 7), and therefore it is necessary to qualify the steel material for Region 1.
A conservative target test conditions can be assumed: i.e. a H2S concentration and pH, safely representative of 99.99% percen-
tile of the case study environment.
If a pipeline steel material is tested and proven resistant to such environment, the residual probability of SSC susceptibility is
equal to the joined probability for a pipeline of a bare metal surface exposed to a seabed mud with a “sour condition” worse than
the test condition. In this case study the calculated probability is only 10-6-10-7. This means that the frequency to find a bare steel
surface exposed to sour environment able to active SSC phenomena is acceptable for DNV rules.

La Metallurgia Italiana - n. 3/2010 21


Memorie Saldatura

Saldatura lineare per attrito (LFW)


di compositi a matrice metallica
L. Ceschini, A. Morri, F. Rotundo, A. Korsunsky, Tea-Sung Jun

I compositi a matrice in lega d’alluminio rinforzati con carburo di silicio, combinando le proprietà della
matrice e del rinforzo ceramico, offrono maggiore rigidezza e resistenza specifica, maggiore stabilità termica e
migliore resistenza ad usura, rispetto alle corrispondenti leghe non rinforzate. Uno dei principali limiti
all’utilizzo industriale di questi materiali è, tuttavia, rappresentato dalla difficoltà di realizzare giunti saldati
ad elevata efficienza, mediante tecniche convenzionali di saldatura per fusione. Studi recenti hanno
evidenziato come i compositi a matrice di alluminio e rinforzo particellare possano, invece, essere saldati con
successo mediante Friction Stir Welding, pur con adeguato controllo dei parametri di processo. Obiettivo del
presente lavoro è stato quello di valutare la possibilità di utilizzare il processo di saldatura per attrito lineare
(Linear Friction Welding, LFW) agli stessi materiali. La sperimentazione è stata condotta nel composito
AMC225xe (matrice in lega di alluminio AA2124, rinforzata con il 25% in vol. di particelle di SiC) prodotto
mediante metallurgia delle polveri, forgiato e trattato termicamente a T4. I giunti realizzati mediante LFW
sono stati sottoposti a prove di durezza e trazione, analisi microstrutturali con microscopia ottica ed
elettronica in scansione, analisi con tecniche di diffrazione neutronica per la determinazione delle tensioni
residue. Il processo di saldatura ha permesso di ottenere giunti con efficienza superiore all’80%, valutata
rispetto alla resistenza a trazione, con ridotte tensioni residue ed aventi una microstruttura estremamente fine.

PAROLE CHIAVE: alluminio e leghe, materiali compositi, metallurgia delle polveri, saldatura,
caratterizzazione materiali, diffrattometria, prove meccaniche, prove non distruttive

INTRODUZIONE Per ridurre queste problematiche si è cercato di utilizzare sistemi


I compositi a matrice metallica (CMM) rappresentano una classe automatici in grado di controllare e localizzare l’apporto ter-
di materiali che offrono proprietà meccaniche peculiari. Alla mico, di ricorrere a leghe ad alta fluidità come matrici dei com-
elevata rigidezza, resistenza specifica e resistenza all’usura af- positi o materiale d’apporto (ad esempio leghe Al-Si nel caso di
fiancano, infatti, un’elevata stabilità termica, sia in termini di- compositi con matrice in lega di alluminio), infine di aggiungere
mensionali che di mantenimento di queste proprietà a tempera- elementi di lega in grado di rallentare o inibire le reazioni in-
ture più elevate rispetto alle corrispondenti leghe non rinforzate terfacciali.
[1-4]. I limiti al diffuso utilizzo dei CMM sono sostanzialmente Per superare i limiti delle tecnologie di saldatura per fusione è
legati ai costi del materiale e soprattutto delle sue lavorazioni se- stata recentemente applicata, ai compositi con rinforzo parti-
condarie, oltre alle problematiche tecniche ad esse connesse. Se cellare, la Friction Stir Welding (FSW), un processo di saldatura
negli ultimi anni l’utilizzo di utensili con riporto diamantato, ta- allo stato solido che permette di eliminare tutte le problematiche
glio ad acqua ed elettroerosione ha permesso di ridurre i costi e connesse con la fusione della matrice [9-14]. In questo processo
le difficoltà di lavorazione dei CMM rinforzati con particelle, non un utensile cilindrico, composto da una spalla e da un perno sa-
altrettanto è avvenuto per quanto attiene i processi di saldatura gomato, viene posto in rotazione e quindi inserito lentamente al-
[5-7]. Le tecniche di saldatura tradizionali TIG, MIG e laser, ba- l’altezza della linea di giunzione dei componenti da saldare, che
sate sulla fusione del cordone di saldatura, permettono infatti di sono rigidamente accostati. L’attrito generato dalla rotazione
ottenere giunti con efficienze ridotte. Le basse proprietà mecca- dell’utensile, a contatto con il materiale, ne determina un ri-
niche di questi giunti sono da imputarsi a vari fattori [8]: l’alta scaldamento localizzato, senza che venga però raggiunta la fu-
viscosità del composito fuso, che determina una scarsa penetra- sione; questo favorisce alti tassi di deformazione plastica e ri-
zione della saldatura ed ostacola la fuoriuscita di gas eventual- mescolamento dei due lembi di saldatura da parte dell’utensile,
mente discioltosi nel metallo durante la giunzione; la segrega- che trasla lungo la direzione di saldatura [15-17]. Mediante FSW
zione del rinforzo particellare, durante la solidificazione del è possibile produrre giunti sostanzialmente esenti da difetti con
cordone; la formazione di composti infragilenti all’interfaccia ma- ottime caratteristiche microstrutturali. I principali effetti di que-
trice-rinforzo; lo sviluppo di elevate tensioni termiche all’inter- sto processo sulla microstruttura del cordone di saldatura, nel
faccia con la possibilità di innesco di cricche. caso dei CMM, sono infatti: un affinamento del grano della ma-
trice, dovuto alla ricristallizzazione dinamica indotta dalla de-
L. Ceschini, A. Morri, F. Rotundo formazione plastica ad alta temperatura, una riduzione della di-
Dipartimento SMETEC, Università di Bologna mensione delle particelle di rinforzo, conseguente all’azione
abrasiva esercitata dall’utensile, ed una migliore distribuzione
A. Korsunsky, Tea-Sung Jun
delle stesse. L’effetto termico sul materiale base, per le basse tem-
Department of Engineering Science,
University of Oxford, Oxford (UK)
perature imposte dal processo, è inoltre estremamente moderato.
Dal punto di vista delle proprietà meccaniche, i giunti così otte-

La Metallurgia Italiana - n. 3/2010 23


Memorie

sono: frequenza e ampiezza di oscillazione, spinta assiale, ac-


corciamento assiale. Il severo ciclo, a cui è sottoposto il materiale
durante il processo, comporta significative modificazioni mi-
scrostrutturali e dà luogo a zone termicamente e termo mecca-
nicamente alterate [20].
La LFW è nata con l’obiettivo di estendere l’applicazione della sal-
datura per attrito rotante (rotary friction welding, RFW) a com-
ponenti non assial-simmetrici e di forma complessa. Ad oggi, il
suo sviluppo è stato trainato prevalentemente dall’industria ae-
ronautica. Applicazioni correnti includono la giunzione di rame
e alluminio, per la realizzazione di conduttori, e la saldatura ro-
tore-paletta degli stadi a bassa pressione del compressore, rea-
lizzati in leghe di titanio, per motori aeronautici. [21]. Sebbene
disponibile da diversi anni, il numero di lavori scientifici sulla
saldatura lineare per attrito è limitato, mentre poco o nulla è stato
FIG. 1 Rappresentazione schematica del processo LFW. pubblicato sulla sua applicabilità ai compositi a matrice metal-
Schematic representation of the LFW process. lica. In questo lavoro sono stati realizzati e caratterizzati, sia dal
punto di vista microstrutturale che meccanico, giunti LFW sul
nuti mostrano, rispetto alla resistenza a trazione, un’efficienza composito AMC225xe (matrice in lega AA2124, rinforzata con il
prossima all’80%. 25% in vol. di particelle di SiC).
Una alternativa alla FSW è rappresentato dalla saldatura lineare
per attrito (linear friction welding o LFW), di cui si riporta uno MATERIALE E PROCEDURA SPERIMENTALE
schema in Fig.1. Il materiale oggetto del presente studio è un composito con ma-
Il processo può essere diviso in 4 fasi principali [18,19] : trice in lega d’alluminio 2124 (Tab. I) e rinforzato con il 25% in
I. Fase iniziale: i due componenti sono posti a contatto, sotto- volume di particelle di SiC, aventi dimensioni inferiori a circa 3
posti ad una spinta assiale e quindi posti in moto lineare re- µm, commercialmente denominato AMC225xe. Il composito è
ciproco alterno. Il calore generato per attrito determina una stato prodotto da Aerospace Metal Composites Ltd (UK) mediante
diminuzione di resistenza al flusso plastico del materiale ed metallurgia delle polveri. Il processo prevede una fase di misce-
una conseguente deformazione delle superfici di giunzione, lazione, evacuazione dei gas e successiva compattazione a caldo
con un incremento dell’area reale di contatto, senza che vi sia mediante pressatura isostatica. Le billette così prodotte sono
però penetrazione della saldatura. state forgiate fino allo spessore di 15 mm, con un rapporto di de-
II. Fase di transizione: la zona soggetta a riscaldamento si formazione di 6:1. I piatti ottenuti sono stati quindi trattati ter-
espande, dalle asperità superficiali fino all’interno dei com- micamente a T4, mediante solubilizzazione a 500 °C per 30 mi-
ponenti. Quando si raggiunge una sufficiente temperatura ed nuti, tempra in acqua ed invecchiamento naturale. I provini di
un conseguente grado di plasticizzazione all’interfaccia, la saldatura (15x36x80 mm, tolleranza ±0.01mm), sono stati rea-
spinta assiale viene aumentata (forging force). Il materiale al- lizzati mediante elettroerosione a filo.
l’interfaccia non è più in grado di reggere la spinta assiale e Le saldature LFW su tali provini sono state realizzate presso The
si deforma, iniziando a fuoriuscire dai lembi della saldatura, Welding Institute (Cambridge, UK). La macchina utilizzata è do-
in maniera analoga a quanto avverrebbe con un processo di tata di controllo elettro-meccanico e dispone di un range di fre-
estrusione. quenze fra 20 e 70 Hz, massima ampiezza di oscillazione ±3 mm,
III. Fase di equilibrio: si ha la formazione di un uniforme cordone massima forza assiale applicabile al materiale da saldare 170 kN.
di saldatura, costituito dal materiale plasticizzato espulso al- In Tabella II sono riportati i parametri di saldatura utilizzati per
l’interfaccia (flash). In questa fase si registra un accorcia- il CMM della sperimentazione.
mento assiale che aumenta circa linearmente con il tempo di La caratterizzazione microstrutturale è stata effettuata con tec-
applicazione del carico. niche di microscopia ottica (OM), elettronica in scansione (SEM)
IV. Fase di decelerazione: raggiunto un prefissato accorciamento ed analisi di immagine (con software Image Pro-Plus), sia sul cor-
assiale (burn-off), il moto viene rapidamente arrestato (t<0.2 s) done di saldatura, che sul materiale base. I campioni metallo-
e la forza di contatto viene mantenuta per consolidare la sal- grafici sono stati preparati con metodologie standard secondo
datura. ASTM E3 [22] e quindi attaccati chimicamente con reagente
In condizioni ottimali, la durata del processo è complessiva- Keller, in accordo alla normativa ASTM E407 [23].
mente di pochi secondi. I principali parametri coinvolti nella LFW Le prove di durezze sono state effettuate perpendicolarmente al

Al Cr Cu Fe Mg Mn Si Ti Zn Altri
91.2-94.7 ≤0.100 3.80-4.90 ≤0.300 1.20-1.80 0.30-0.90 ≤0.20 ≤0.15 ≤0.25 ≤0.150

TAB. I Composizione chimica nominale della lega AA2124 (% in peso).


Chemical composition of the AA2124 alloy (wt.%).

TAB. II
Spinta Frequenza di Ampiezza Accorciamento
Parametri di saldatura per il Pressione Burn-off
composito AMC225xe. assiale oscillazione oscillazione assiale
Welding parameters for kN MPa Hz mm mm mm
AMC225xe. 100 185 50 ±2 2 9.23

24 La Metallurgia Italiana - n. 3/2010


Saldatura

FIG 2
Misura delle tensioni residue
mediante diffrazione di
neutroni, ENGIN-X station
(ISIS ,UK). Layout
schematico (a), Set up
sperimentale (b).
Residual stress measurement
by means of neutron

a b
diffraction, ENGIN-X station
(ISIS ,UK). Schematic layout
(a), experimental set up (b).

cordone di saldatura utilizzando il penetratore Vickers ed appli-


cando un carico di 5 kg in accordo alla normativa ASTM E 92 [24]. (3b)
Le prove di trazione, sono state eseguite su una macchina di
prova idraulica, alla velocità di deformazione di 10-4 s-1. I cam- (3c)
pioni, aventi tratto utile 20x14x4 mm, sono stati ricavati in
modo da avere il cordone di saldatura posizionato al centro del Le tensioni sono state calcolate separatamente per la matrice
tratto utile. (AA2124) ed il rinforzo (SiCp). Ciascuna tensione così calcolata
Lo studio delle superfici di frattura è stato effettuato mediante mi- è la somma di una componente micro di fase, la cui dimensione
croscopia elettronica in scansione (SEM). caratteristica è dell’ordine dei µm, e una componente macro del
È stata condotta una valutazione delle tensioni residue utiliz- materiale, la cui dimensione caratteristica è dell’ordine dei mm
zando tecniche di diffrazione neutronica presso la stazione EN- [26]. Per la generica fase i, direzione S, posizione t, la tensione
GIN-X dell’acceleratore ISIS neutron and muon source (Rutherford totale è infatti data dalla relazione [27]:
Appleton Laboratory, UK). Impulsi di neutroni vengono prodotti (4)
ad intervalli regolari, mediante il cosiddetto spallation process,
ed inviati alle diverse stazioni di misura. Lo schema adottato, il- Essendo la dimensione caratteristica definita come la distanza
lustrato in Fig. 2, prevede due bancate di detector fissate a ±90° entro la quale gli stress si auto equilibrano, la somma delle ten-
dalla radiazione incidente, fissando di conseguenza angoli Bragg sioni micro di matrice e rinforzo deve annullarsi entro un volume
di ±45°. La dimensione del fascio incidente determina il vo- apprezzabile di materiale:
lume di campionamento ed è regolata mediante feritoie (slits). (5)
Lo spettro di diffrazione è stato raccolto mediante la misura del
tempo di volo (time of flight, TOF) necessario ai neutroni per rag- È stato quindi possibile calcolare una tensione macroscopica to-
giungere i detector. tale del composito in esame, mediante la regola delle miscele
Combinando l’equazione di De Brogli (λ = h/mν = ht/mL) e la come [28]:
legge di Bragg (λ = 2dhklsinθB) è stato possibile determinare le di- (6a)
stanze interplanare d dei piani cristallini come:
(6b)
(1)
(6c)
dove dhkl è la distanza interplanare media della famiglia di piani
cristallini con indici di Miller hkl, λ la lunghezza d’onda del fa-
dove f rappresenta la frazione volumetrica del rinforzo (f=0.25).
scio neutronico, m la massa del neutrone, L la distanza di volo,
t il tempo di volo, ν la sua velocità e h la costante di Plank. Le de-
RISULTATI E DISCUSSIONE
Caratterizzazione microstrutturale
formazioni elastiche del reticolo sono state calcolate, punto per
In figura 3 è riportata l’immagine dei giunti così come ottenuti
punto, tramite confronto con il parametro reticolare d0hkl, as-
dal processo LFW; è evidente la presenza del flash di materiale
sunto come riferimento “stress-free” del reticolo:
espulso durante la saldatura. La caratterizzazione microstruttu-
(2) rale ha riguardato sia la zona del giunto, che il materiale base.
L’analisi metallografica a basso ingrandimento (Fig. 4) della se-
I valori di d0hkl sono stati determinati ponendo il fascio di neutroni
zione trasversale del giunto, ha mostrato un cordone sostan-
alle due estremità dei campioni saldati, lontano dalla linea di
zialmente esente da difetti, la presenza di evidenti linee di flusso
giunzione, assumendo che in quei punti il materiale non fosse
plastico indotte dalla LFW ed il materiale di flash. In analogia a
sottoposto a tensioni residue o che queste fossero comunque di
quanto solitamente riportato per giunti ottenuti mediante FSW,
entità limitata. I picchi di intensità degli spettri ottenuti nelle di-
è possibile identificare: una zona centrale (weld center), una
verse posizioni di misura sono stati analizzati mediante il soft-
zona termo-meccanicamente alterata (TMAZ) ed una zona ter-
ware OpenGenie [25]. Questo procedimento ha permesso di de-
micamente alterata (HAZ).
terminare l’andamento delle deformazioni elastiche presenti nel
Nella zona centrale è presente una microstruttura molto fine ca-
materiale lungo una linea (x) perpendicolare al piano di salda-
ratterizzata da una omogenea distribuzione delle particelle di rin-
tura (yz) (Fig. 1). Misurando le deformazioni nelle tre direzioni
forzo, mentre non risultano rilevabili linee di flusso plastico del
ortogonali x,y,z, è stato possibile calcolare le tensioni residue, se-
materiale (Fig. 5a). A causa sia della microstruttura fine del ma-
condo la teoria dell’elasticità in uno stato di tensione triassiale:
teriale già allo stato di fornitura, che della probabile ricristalliz-
(3a) zazione dinamica indotta dal processo, i grani della matrice non
sono risultati risolvibili con le tecniche metallografiche dispo-

La Metallurgia Italiana - n. 3/2010 25


Memorie

nibili [10-14]. Nella TMAZ si può notare, al contrario, una strut-


tura fortemente deformata (Fig. 4 e Fig. 5b). La direzione e l’en-
tità del flusso plastico determinano le dimensioni di tale zona,
come evidente dalla macro di Fig. 4. Nella HAZ sono invece
chiaramente distinguibili le linee di flusso plastico dovute al pro-
cesso di forgiatura a cui è stato sottoposto il materiale base, con
zone di addensamento del rinforzo e zone prive dello stesso
(Fig. 4 e Fig. 5c) mentre non sono evidenti effetti riconducibili
alla LFW.
Per valutare l’influenza del processo di giunzione sulle particelle
di rinforzo, è stata effettuata un’analisi d’immagine sulle mi-
crografie SEM (Fig. 6). I risultati, riportati in Fig. 7, mostrano
come, a differenza di quanto avvenga nel caso della FSW [12-14],
la LFW non abbia prodotto effetti apprezzabili né sulla morfolo-
gia (fattore di forma compreso fra 1,91 per il CMM base e 1,97
per la zona saldata), né sulle dimensioni delle particelle. Questo
risultato è imputabile sia alle differenze fra i due processi, ed in
particolare alla mancanza dell’effetto abrasivo esercitato dal-
l’utensile, sia alle ridotte dimensioni iniziali delle particelle del
materiale base, con conseguente minore tendenza alla frattura,
anche quando il composito è sottoposto a severe deformazioni
plastiche [1-6].

Tensioni residue
I risultati della analisi delle tensioni residue sono illustrati nelle
Fig. 8. I grafici mostrano le tensioni in direzione y (trasversale)
e z (lungo lo spessore) rispettivamente per la matrice (Fig. 8a) ed
il rinforzo particellare (Fig. 8b) in funzione della distanza (x)
FIG. 3 Aspetto del giunto ottenuto per LFW (a), particolare
dalla linea di giunzione. La tensione macroscopica, calcolata se-
del cordone di saldatura (b).
condo la regola delle miscele (4), è illustrata infine in Fig. 8c.
Aspect of the LFW joint (a), macrograph of the welded In generale, le tensioni residue rilevate hanno entità inferiore ri-
zone (b). spetto a quanto riportato per cordoni ottenuti con tecniche di sal-
datura per fusione su leghe di alluminio [30]. Queste tensioni
possono essere attribuite all’azione combinata di deformazione
plastica, associata al processo, e ritiro del materiale durante il raf-
freddamento, entrambi influenzati dai diversi coefficienti di
espansione termica e modulo elastico di matrice e rinforzo.
Le tensioni mostrano un andamento analogo su entrambi i lati
della saldatura, seppur con differenze per quanto riguarda i va-
lori assoluti dei picchi di tensione. Nonostante entrambe le ten-
sioni riportate appartengano al piano di saldatura, sono stati ri-
scontrati andamenti opposti nella zona di giunzione. In direzione
y, avvicinandosi al centro della saldatura le tensioni passano da
uno stato di compressione ad uno di trazione. La nascita di que-
FIG. 4 Micrografia a basso ingrandimento del cordone di sto tipo di tensioni è da attribuire al flusso plastico di materiale
saldatura. ad alta temperatura, espulso come flash, indotto dal moto lineare
Optical micrograph of a LFW cross section. delle superfici durante il processo. Questo meccanismo porta pro-

FIG. 5 Distribuzione del rinforzo particellare nel composito: centro del cordone di saldatura (a), TMAZ (b), materiale base (c).
Reinforcement particles distribution in the composite: weld centre (a), TMAZ (b), parent material (c).

26 La Metallurgia Italiana - n. 3/2010


Saldatura

FIG. 6 Micrografie SEM. Materiale base (a), centro della


saldatura (b).
b
SEM micrographs. Parent material (a), weld centre (b).

c
FIG. 7 Distribuzione della dimensione delle particelle di
rinforzo sia nel materiale base, che nel cordone di
saldatura.
Distribution of the reinforcing particle size. The FIG. 8 Tensioni residue x-y: nella matrice, AA2124 (a), nel
dimension of the major axis of the equivalent ellipse rinforzo, SiCp (b), nel composito (c)
associated with the particle is adopted as the particle X-Y residual stress profiles: in the AA2124 matrix (a), in
size. the SiCp reinforcement (b), in the composite (c).

babilmente alla formazione di tensioni di trazione nella zona cen- centrale. Le differenze fra i due andamenti possono probabil-
trale durante il successivo raffreddamento [29]. In direzione z, mente essere attribuite alla tessitura assunta dalla struttura a se-
perpendicolarmente al moto di giunzione, le tensioni passano da guito delle LFW, nonostante il flusso plastico di estrusione del
uno stato di trazione ad uno di leggera compressione nella zona materiale di flash avvenga sia in direzione y che z. Si ritengono

La Metallurgia Italiana - n. 3/2010 27


Memorie

tuttavia necessarie analisi più approfondite per una migliore tensioni residue generatosi nel cordone [29]. I risultati delle
comprensione del fenomeno. prove di trazione, riportati in Tab. III, hanno evidenziato un’ef-
ficienza dei giunti, valutata rispetto alla resistenza a trazione no-
Prove meccaniche ed analisi delle superfici di frattura minale, fornita, per il composito base, dall’azienda produttrice,
Sono stati eseguiti profili di durezza HV5 sulla superficie laterale pari a circa l’80%. Si tratta di un valore mediamente superiore ri-
(xz) dei giunti (Fig. 9), col fine di valutare gli effetti indotti dal spetto a quelli riscontrati su cordoni di saldatura ottenuti attra-
processo di saldatura sulle proprietà meccaniche locali. Rispetto verso FSW o TIG realizzati su compositi con matrice in lega dal-
al materiale base (198 HV5), si è rilevato un modesto calo di du- l’alluminio e rinforzo particellare [11-14].
rezza nel cordone dell’ordine del 10% su una zona che si estende La frattura si è localizzata nella zona termo-meccanicamente al-
per circa 10 mm a partire dall’asse della saldatura. Le fluttuazioni terata, dove il processo di saldatura induce, oltre ad un elevato
rilevate nel cordone, rispetto al valore medio, sono da imputare incrudimento, una fibrosità orientata ortogonalmente alla dire-
alla concomitante azione di fenomeni di deformazione plastica e zione di applicazione del carico, facilitando l’innesco della frat-
riscaldamento per attrito, indotti dal processo che, in analogia a tura (Fig. 10). Questo permette di spiegare anche la riduzione del-
quanto solitamente riportato per i giunti FSW [9,10,12-14], pos- l’allungamento a rottura, circa il 40%, rilevata rispetto al
sono condurre a complessi fenomeni di ricristallizzazione dina- materiale base.
mica, precipitazione, tensioni residue etc.. La spiegazione di Le analisi delle superfici di frattura al SEM (fig. 11) hanno evi-
questi andamenti richiederebbe analisi in microscopia elettro- denziato un classico comportamento duttile della matrice, con
nica in trasmissione, ma è lecito ipotizzare che, per quanto ri- dimples di dimensioni ridottissime, conseguenti alla micro-
guarda i precipitati, nella zona centrale e nella TMAZ si abbia, struttura molto fine. L’adesione matrice-rinforzo appare essere
per le temperature raggiunte e le basse velocità di raffredda- ottimale e le dimensioni ridotte delle particelle di SiC (≤3 m)
mento, una solubilizzazione, seguita dalla formazione delle fasi fanno sì che anche la loro frattura sia estremamente rara.
stabili θ (CuAl2) ed S (Cu,Mg)Al2, favorita dagli alti tassi di de-
formazione plastica e dalla presenza delle particelle di rinforzo CONCLUSIONI
[1,31]. Nella HAZ non vengono raggiunte le temperature di so- I risultati della sperimentazione consentono di affermare come
lubilizzazione ma, probabilmente, temperature sufficienti ad in- la saldatura per attrito lineare (LFW) possa essere una valida al-
durre un ingrossamento dei precipitati presenti. Si può quindi ternativa non solo al processo TIG, ma anche alla FSW, come tec-
ritenere che la riduzione di durezza globalmente rilevata nel cor- nologia per la saldatura di materiali compositi a matrice in lega
done sia sostanzialmente dovuta agli effetti indotti dalla LFW sui di alluminio e rinforzo particellare.
precipitati, mentre le fluttuazioni locali nei valori di durezza Le analisi microstrutturali su cordoni LFW, realizzati sul compo-
siano conseguenti ad effetti complessi d’incrudimento oltre alle sito AA2124/25%vol.SiCp, mostrano giunti sostanzialmente esenti

FIG. 9
Profili di durezza eseguiti
sulla superficie laterale xz
del cordone di saldatura.
Vickers hardness profiles on
the X-Y cross section of the
LFW composite.

Tab. III
Modulo Tensione di Resistenza Allungamento
Proprietà meccaniche del
Elastico snervamento a trazione a rottura composito (fornite dal
GPa MPa MPa % produttore) e risultati delle
AMC225xe prove di trazione sui giunti
saldato LFW saldati LFW.
Provino 1 106.5 365 534 2.1 Tensile properties of the
Provino 2 104.8 358 527 2.4 base material (nominal
values) and LFW joints.
Provino 3 104.1 363 563 2.7
Media 105.3 364 542 2.4
Efficienza del giunto 78% 82% 60%
Materiale base
AMC225xe T4 115 464 659 4

28 La Metallurgia Italiana - n. 3/2010


Saldatura

FIG. 10
Superficie laterale di
frattura di una provino di
trazione (a). Presenza di
fratture secondarie nella
TMAZ, in corrispondenza di
zone dove la fibrosità del
materiale è orientata
ortogonalmente alla
direzione di applicazione
del carico (b,c).
Lateral view of a fracture
surface of the LFW tensile
specimens (a). Secondary
cracks in the TMAZ where the
plastic flow of the material is
perpendicular to the applied
load (b,c).

FIG. 11 Superficie di frattura di una provino di trazione a basso (a) ed alto ingrandimento (b).
SEM micrographs of the fracture surfaces of the LFW tensile specimens. Low magnification (a) and high magnification (b).

da difetti e con buone caratteristiche microstrutturali. In parti- L’efficienza del giunto, valutata rispetto alla resistenza a trazione,
colare, nel cordone di saldatura sono riconoscibili tre distinte re- è risultata superiore all’80%, mentre la riduzione dell’allunga-
gioni: una zona centrale, con una microstruttura estremamente mento percentuale a rottura, pari a circa il 40%, può ritenersi cor-
fine ed una omogenea distribuzione del rinforzo; una zona termo- relata all’orientazione della fibrosità provocata dalla LFW.
meccanicamente alterata, in cui è chiaramente visibile il flusso
plastico della matrice; una zona termicamente alterata la cui mi- BIBLIOGRAFIA
crostruttura non è visibilmente modificata dalla saldatura. 1. T.W. CLYNE, P.J. WITHERS, An Introduction to Metal Matrix Com-
Le tensioni residue nel cordone sono risultate di entità inferiore posites, Cambridge University. In Press, 1993.
rispetto a quanto misurato in giunti ottenuti con processi fusori, 2. M. TAYA, R.J. ARSENAULT. Metal Matrix Composites-Thermome-
mentre la riduzione di durezza (contenuta a valori del 10% ri- chanical Behavior. Pergamon Press. Oxford, 1989.
spetto al materiale base) e le sue fluttuazioni attorno al valore 3. DJ. LLOYD, Int Materials Reviews 1994, 39(1), p. 1-45.
medio sono dovute al concomitante effetto delle complesse mo- 4. J.M. TORRALBA, C.E. DA COSTA, F. VELASCO, Journal of Materials
difiche microstrutturali indotte dal processo. Processing Technology 2003, (1-2), p. 203-206.

La Metallurgia Italiana - n. 3/2010 29


Memorie

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Abstract
Linear Friction Welding (LFW) of metal matrix composites
Keywords: aluminium and alloys, composite materials, powder metallurgy, welding, material characterization, diffractometry,
mechanical testing, non-destructive tests

Metal matrix composites (MMCs) offer higher specific stiffness and strength, better wear resistance and greater thermal stabi-
lity compared to the corresponding unreinforced alloys. One of the outstanding challenges in the use of aluminium based MMCs
concerns their joining, since traditional fusion welding processes generally lead to microstructural defects and, consequently, to
a general decrease in their mechanical properties. These problems are significantly reduced by the use of solid state joining te-
chniques, such as Friction Stir Welding (FSW), that has recently been successfully applied to particles reinforced aluminium
matrix composites.
The aim of the present work is to evaluate the possibility of using the Linear Friction Welding (LFW) process to join an alumi-
nium matrix composite reinforced with SiC particles. In this solid state process (Fig.1), the frictional heating, generated during
the rubbing of metallic blocks, is used to join metal components. Under controlled conditions of pressure and relative frequency
of motion, significant heat is generated at the components interface, thus causing plasticization of the rubbing layers. Once suf-
ficient plasticization has occurred, the reciprocal motion is stopped and a forging force is applied to produce a consolidated joint.
The material used in this study was the AMC225xe composite, consisting of the 2124 aluminium alloy matrix (Tab. I) reinforced
with 25vol% of fine (<3 µm) SiC particles. Billets were produced by Aerospace Metal Composites Ltd (Farnborough, UK) by means
of a proprietary powder metallurgy production route, then forged and finally heat treated at the T4 condition.
LFW joints were manufactured at TWI (The Welding Institute, Cambridge, UK) through careful optimisation of the welding pa-
rameters (Tab. II); no post-weld heat treatment was carried out. The microstructural characterization of the joints was carried out
by optical and scanning electron microscopes (OM, SEM). Tensile and hardness tests were performed on the joined specimens.
Residual stresses, induced by the LFW, were evaluated separately for the matrix and the reinforcement, by means of neutron dif-
fraction measurements carried out at the ENGIN-X station at ISIS (Fig. 2), Rutherford Appleton Laboratory, UK.
The welded joint exhibited plastically deformed material expelled due to the high compressive pressure (Fig. 3). Microstructural
analyses showed substantially defect-free joints (Figs. 4-5) with four characteristic regions: a central zone, with an ultra-fine mi-
crostructure and a uniform particles distribution; a thermo-mechanically affected zone (TMAZ) were it is possible to identify the
plastic flow modification that the material underwent during the process; a heat-affected zone (HAZ), without noticeable micro-
structural modification but decreased hardness; the parent material, unaffected by the process. Statistical analysis of SEM ima-
ges showed how LFW didn’t affect the particles size distribution (Figs. 6-7).
Maximum residual stress resulted lower compared to those reached with TIG arc fusion welding (Fig. 8). The hardness decrease,
in the welded zone, was less than 10%, although sensible fluctuation of the data were observed, due to the complex microstruc-
tural modification introduced by the LFW (Fig. 9).
The joint efficiency, evaluated in respect to the ultimate tensile strength (UTS), was higher than 80% (Tab. III), while the decrease
of the elongation to failure (40% of the nominal values) was probably related to the orientation of the plastic flow in the TMAZ,
where generally the fracture occurred (Fig. 10).
SEM analyses of the fracture surfaces showed that the fracture was mainly due to the ductile failure of the matrix, rather than
the interfacial decohesion at the particles-matrix interface or the cracking of the reinforcing particles (Fig. 11).

30 La Metallurgia Italiana - n. 3/2010


Alluminio e leghe

Indurimento superficiale di leghe di alluminio


mediante diffusione di rame
K. Brunelli, I. Rampin, M. Dabalà, M. Magrini

Lo scopo di questo lavoro è quello di sviluppare un processo per incrementare la durezza superficiale
delle leghe di alluminio 2024 e 7075 mediante trattamenti di diffusione di rame, depositato elettroliticamente
sulla superficie. I trattamenti diffusivi sono stati effettuati in forno in atmosfera inerte a temperature
comprese nell’intervallo 470-500 °C per un tempo massimo di 24 h, seguiti da trattamenti di solubilizzazione
e invecchiamento. I campioni sono stati caratterizzati mediante analisi al microscopio ottico (OM),
microscopia elettronica a scansione (SEM), diffrazione a raggi X (XRD) e misure di microdurezza Vickers.
La lega 2024, in seguito ai trattamenti di diffusione del rame condotti a temperature prossime ai 495 °C,
raggiunge una durezza superficiale di 500 HV0,1, contro 80 HV0,1 del cuore del campione.
Ciò è dovuto alla formazione dell’intermetallico Al2Cu. Il trattamento di invecchiamento non influenza
lo spessore di diffusione che rimane di circa 50 µm, bensì modifica la durezza in maniera diversa a seconda
che l’invecchiamento sia naturale o artificiale. I trattamenti di diffusione condotti sulla lega 7075 a
temperature prossime a 500 °C provocano la diffusione del rame fino ad una profondità di 600 µm e causano
una parziale fusione degli intermetallici superficiali, non permettendo di ottenere un aumento significativo
della durezza superficiale. Abbassando la temperatura del trattamento diffusivo (470 °C), la zona interessata
dalla diffusione del rame è di circa 100 µm con una durezza di 860 HV0,1, dovuta alla formazione di
intermetallici Al-Cu e Zn-Cu. Anche in questo caso, il successivo invecchiamento artificiale non varia lo
spessore di diffusione, ma porta ad una diminuzione della durezza superficiale a valori attorno a 500 HV0,1.

PAROLE CHIAVE:
alluminio e leghe, microscopia elettronica, intermetallici, trattamenti termici

INTRODUZIONE con l’alluminio porta alla formazione di intermetallici con elevata


Le leghe di alluminio sono ampliamente utilizzate nel settore au- durezza e resistenza ad usura. Il tipo di intermetallici che si for-
tomobilistico ed aeronautico grazie al loro basso peso specifico e mano e lo spessore del loro strato dipende dalla quantità di rame
all’elevata conducibilità termica. Il loro limite maggiore sono la che diffonde nel substrato e dal tipo di lega trattata.
bassa durezza superficiale e la scarsa resistenza ad usura. Negli
ultimi anni sono stati condotti vari studi per sopperire a questo PROCEDURA SPERIMENTALE
loro limite, ricorrendo a rivestimenti superficiali ottenuti attra- Le composizioni chimiche delle leghe 2024 e 7075 studiate in que-
verso varie tecniche e con diversi materiali di rivestimento. Le tec- sto lavoro sono riportate in Tab. 1. Le leghe sono state fornite sot-
niche più usate sono state la deposizione PVD [1,2], CVD [3], la toforma di barra non trattata termicamente da cui sono stati
deposizione elettrochimica e l’utilizzo di laser [4,5]. Gli elementi ricavati dei campioni a forma di parallelepipedo, con un’area su-
maggiormente utilizzati per i rivestimenti di leghe di alluminio perficiale di circa 12 cm2, che sono stati opportunamente lucidati
sono nichel [6-9], cromo [10,11], ferro [12]. e rivestiti elettroliticamente con rame.
Le leghe scelte in questo lavoro sono la 2024 e la 7075, due tra le La ramatura è stata eseguita mediante immersione dei campioni
leghe di alluminio più diffuse e di maggiore interesse grazie alle in un bagno al solfato la cui composizione viene riportata in Tab.
loro elevate proprietà meccaniche, innalzabili con un opportuno 2. Data la geometria semplice dei pezzi, il rivestimento ottenuto è
trattamento termico. Questo consiste in un trattamento di solubi- di spessore uniforme. I campioni ramati vengono quindi risciac-
lizzazione seguito da un trattamento di tempra e di invecchia- quati in acqua distillata e sottoposti al trattamento termico di dif-
mento [13-19]. fusione. Il trattamento di diffusione è stato effettuato a
Lo scopo di questo lavoro è di innalzare la durezza superficiale temperatura leggermente inferiore a quella di inizio fusione delle
delle due leghe di alluminio scelte attraverso deposizione elettro- leghe. Tale trattamento è stato eseguito in un forno a tubo, in at-
litica di rame e successiva diffusione mediante trattamenti ter- mosfera resa inerte da un flusso di Ar a diverse temperature
mici condotti alla massima temperatura utilizzabile, senza (470°C-500°C) e per diversi tempi (8- 24h).
arrivare alla fusione dei composti intermetallici. La scelta di de-
I campioni sono poi stati sottoposti al trattamento di solubilizza-
positare rame è legata al fatto che l’interazione di questo elemento
zione, tempra ed invecchiamento, sia naturale che artificiale, se-
condo le modalità indicate in letteratura. La solubilizzazione è
K. Brunelli, I. Rampin, M. Dabalà, M. Magrini stata condotta a 495 °C per la lega 2024 e a 465 °C per la lega
7075 e la tempra è stata fatta in acqua. Alcuni pezzi della lega
DPCI, Università degli Studi di Padova,
Via Marzolo 9, 35131 Padova 2024 sono stati invecchiati naturalmente mantenendoli a tempe-
ratura ambiente per alcuni giorni, altri sono stati riscaldati a 190

La Metallurgia Italiana - n. 3/2010 31


Memorie

Lega Si Fe Cu Mn Mg Zn Cr Altri
2024 0,50 0,50 3,8-4,9 0,3-0,9 1,2-1,8 0,25 0,1 0,20 Ti+Zr
7075 0,4 0,50 1,2-2,0 0,3 2,1-2,9 5,1-6,1 0,18-0,28 0,25 Ti+Zr

TAB. 1 Composizione chimica delle leghe in esame (wt.%).


Chemical composition of Al 2024 and 7075 substrates (wt.%).

diffusione preferenziale lungo i bordi di grano. Come si può notare


Bagno elettrolitico
dalla tabella riassuntiva della composizione degli strati di diffu-
Solfato di rame 150 g/l sione (Tab. 3), l’unico elemento in lega che riesce a migrare fino
Acido solforico 30 g/l alla superficie del campione è lo zinco e proprio nello strato più
Solfato di sodio 20 g/l esterno è presente in maggiore quantità.
Temperatura 50 °C Gli strati intermetallici assumono una morfologia diversa quando
viene aumentato da 8 a 16 h il tempo di trattamento termico con-
TAB. 2 Composizione del bagno di deposizione. dotto a 470 °C e raggiungono uno spessore complessivo di 90 µm.
Come si può vedere in Fig. 2 la zona di diffusione è caratterizzata
Composition of the electrolytic bath.
dalla presenza di 4 zone compenetranti tra loro, a diversa com-
posizione.
°C per 12 h. La lega 7075 è stata invecchiata con un trattamento
Dall’analisi EDS emerge che lo strato esterno presenta una quan-
di 24 h a 120 °C.
tità di rame pari al 50 at.%, ed è costituito prevalentemente dal-
Le due leghe in esame sono anche state sottoposte ad una deposi-
zione spontanea di rame immergendo ed agitando i pezzi in un l’intermetallico AlCu. E’ interessante notare che i profili di
bagno a base di solfato per pochi minuti. concentrazione dell’alluminio e del rame sono lineari e decre-
La caratterizzazione morfologica e microstrutturale dei campioni scono nella direzione opposta, mentre la distribuzione degli alli-
è stata eseguita tramite analisi al microscopio ottico Leitz, micro- ganti non segue lo stesso andamento (Tab. 4). Infatti, lo zinco è
scopia elettronica con un Cambridge Stereoscan 440 SEM, equi- presente in maggiore quantità negli strati di diffusione più esterni
paggiato con microsonda Philips PV800 EDS, e mediante rispetto all’interfaccia tra strato di diffusione e substrato. La sua
diffrazione di raggi X con un diffrattometro SIEMENS D500 (Cu percentuale varia dal 2 al 4 at. %, mentre il magnesio è presente
Kα). in maggiore quantità negli strati intermedi, dove arriva ad esser-
I profili di microdurezza sono stati ottenuti mediante un micro- cene il 15 at.%.
durometro Leitz-Werlag applicando un carico di 100 g. Il trattamento termico condotto a 500 °C per 12 h porta alla totale
diffusione del rame in tempi più brevi, ma anche alla parziale fu-
RISULTATI E DISCUSSIONE sione dei composti intermetallici. In Fig. 3 è riportata l’immagine
Lega 7075 SEM di una zona di fusione degli intermetallici, in cui le zone
L’osservazione al microscopio ottico rivela che già con un tratta- chiare sono più ricche in rame mentre le zone scure presentano
mento della durata di 8 ore condotto a 470 °C si ha la completa dif- solo un modesto aumento di Cu e una scarsa diminuzione di Zn e
fusione del rame depositato elettroliticamente. Nel campione così Mg rispetto alla composizione della lega di partenza.
trattato si formano più strati di intermetallici a vario contenuto di La durezza superficiale dei campioni trattati a 470 °C assume va-
rame, come si può osservare in figura 1. Lo strato esterno è com- lori molto elevati con un massimo di 850 HV0,1 per il trattamento
posto da Al 41 at.%, Cu 56 at.% e Zn 3 at.%, che presuppone la for- più lungo. L’aumento della quantità di rame depositato aumenta
mazione dei composti θ-Al2Cu e η-AlCu, ed ha uno spessore di 10 il picco di durezza superficiale, così come l’innalzamento del
µm. Vi è poi uno strato di 5 µm contenente Al 50,5 at. %, Cu 43 tempo di permanenza del pezzo a 470 °C incrementa la profondità
at.%, Zn 2 at.% e Mg 4,5 at. %. Il terzo e quarto strato non sono se- di indurimento. I valori di durezza raggiunti si possono collegare
parati tra loro e nel complesso sono spessi 15 µm. In quello che alla presenza delle fasi AlCu e Al2Cu (caratterizzati da durezze
può essere definito il terzo strato si riscontra la seguente compo- tra 600 e 400 HV 0,1). Il campione trattato a 470 °C per 16 h mo-
sizione: Al 55 at.%, Cu 32 at.%, Zn 2 at.% e Mg 11 at. %, mentre nel stra valori elevati di durezza (800 HV0,1) nello stato esterno che è
quarto si ha: Al 77 at.%, Cu 19 at%., Zn 1 at.% e Mg 3 at.%. Lo strato caratterizzato da zone più chiare dove è stata registrato un 4 at.%
intermetallico è separato dal substrato e ciò rivela che non si ha di Zn (Fig. 2-Tab.4). Tale aumento di durezza è imputabile alla pre-

Al Cu Zn Mg
Punto at.% at.% at.% at.%
1 41 56 3 -
2 50,5 43 1,8 4,4
3 54,8 32,3 2,2 10,6
4 77,5 18,8 0,6 3,1

TAB. 3 Composizione delle zone indicate in fig. 1.


EDS analysis of the zones that are shown in Fig. 1.
FIG. 1 Immagine SEM-BSE della sezione del campione
trattato a 470 °C per 8 h.
SEM-BSE cross-section image of the 7075 coated
sample after heat treatment at 470 °C for 8 h.

32 La Metallurgia Italiana - n. 3/2010


Alluminio e leghe

FIG. 2 Immagine SEM-BSE della sezione del campione FIG. 3 Immagine SEM-BSE della sezione del campione
trattato a 470 °C per 16 h. trattato a 500 °C per 12 h.
SEM-BSE cross-section image of the 7075 coated SEM-BSE cross-section image of the 7075 coated
sample after heat treatment at 470 °C for 16 h. sample after heat treatment at 500 °C for 12 h.

Al Cu Zn Mg Al Cu Zn Mg
Punto Punto
at.% at.% at.% at.% at.% at.% at.% at.%
1 49,6 48,6 1,8 - 1 75 23 2 -
2 44 37,5 3 15,5 2 32 66 2 -
3 70,5 29,5 - - 3 49 48 1,5 1,5
4 52,6 46 1,4 - 4 30 54 7 9
5 48,7 47,4 3,9 - 5 87 4 6 3

TAB. 4 Composizione delle zone indicate in fig. 2. TAB. 5 Composizione delle zone indicate in fig. 3.
EDS analysis of the zones that are shown in Fig. 2. EDS analysis of the zones that are shown in Fig. 3.

senza di un maggiore quantità di zinco presente in soluzione so-


lida o più probabilmente come composto intermetallico Al3Cu5Zn2
[20].
L’invecchiamento artificiale porta ad una diminuzione della du-
rezza superficiale che si stabilizza nei primi 50 µm su valori poco
superiori ai 500 HV (quasi 5 volte la durezza interna) per poi de-
crescere rapidamente raggiungendo i valori usuali alla profondità
di 100 µm.
In Fig. 4 sono riassunti i profili di microdurezza dei campioni trat-
tati a 470 °C per tempi diversi e del campione successivamente in-
vecchiato.
I trattamenti di diffusione condotti sulla lega 7075 a temperature
prossime a 500 °C provocano la diffusione del rame fino ad una
profondità di 600 µm e causano una parziale fusione degli inter-
metallici superficiali, non permettendo di ottenere un aumento si-
gnificativo della durezza superficiale.
FIG. 4 Confronto tra alcuni profili di microdurezza della
Lega 2024 lega 7075.
L’analisi al microscopio ottico rivela che lo strato di rame deposi- Microhardness profiles of 7075 samples after different
tato è uniforme e aderente al substrato. Lo spessore aumenta con
l’aumentare del tempo di deposizione ed assume i valori di 20 µm
heat treatments.

dopo un tempo di deposizione di 20 min, 30 µm dopo 40 min e 50- sul diagramma di stato Al -Cu, si può affermare che tale strato è
60 µm dopo 60 min. principalmente costituito dall’intermetallico Al2Cu (θ). Le analisi
Il trattamento termico di diffusione condotto a 495°C per 24 h in- XRD confermano la presenza di tale intermetallico.
duce la migrazione del rame all’interno del substrato e la diffu- Lungo l’interfaccia tra lo strato costituito dall’intermetallico e il
sione dell’alluminio e degli elementi in lega verso la superficie. substrato, vi sono alcune zone in cui è stato registrato un arric-
L’osservazione al SEM con gli elettroni retrodiffusi e l’analisi EDS chimento in Fe, Mn. (Fig. 6a, b). La disomogeneità in prossimità
rivelano che dopo un trattamento di diffusione di 24 h si forma del substrato è dovuta alla diversa diffusione degli elementi. Du-
uno strato compatto di 40 µm all’interfaccia tra substrato e strato rante il trattamento termico non si ha solo la diffusione del rame
di rame depositato non diffuso, caratterizzato da una concentra- verso l’interno del pezzo ma anche degli elementi in lega anche se
zione del 71 at.% di Al e del 29 at.% di Cu (Fig. 5a, b). Basandosi presenti in piccole quantità. La diffusione dell’alluminio e la sua

La Metallurgia Italiana - n. 3/2010 33


Memorie

FIG. 5 Immagine SEM (a) dello strato di diffusione del campione trattato a 495 °C per 24h; (b) microanalisi effettuata sullo
strato di interdiffusione.
SEM-BSE cross-section image of the 2024 coated sample after heat treatment at 495 °C for 24 h (a); EDS analysis on the
compound layer (b).

FIG. 6 Immagine SEM (a) dell’interfaccia substrato-strato intermetallico; (b) microanalisi effettuata in corrispondenza della
zona indicata.
SEM-BSE cross-section image of the 2024 coated sample at the interface substrate-compound layer (a); EDS analysis
performed (b).

elevata affinità con il rame portano alla formazione di uno strato rale (T4) contribuisce all’indurimento di tale zona.
esterno compatto costituito praticamente solo da questi due ele- Per quanto riguarda le prove di microdurezza, come già riscon-
menti. Gli elementi manganese e ferro diffondono meno ma vanno trato in letteratura, è stato registrato un maggior indurimento nel
pur sempre a creare zone di composti misti. campione sottoposto ad invecchiamento naturale. Precisamente
In questa lega lo strato costituito dall’intermetallico è nettamente la durezza della lega è risultata di 78 HV0,1 non trattata, 130 HV0,1
separato dal substrato. Mediante indagine EDS si è appurato che dopo trattamento T6, 140 HV0,1 dopo invecchiamento naturale T4.
non vi è diffusione del rame lungo i bordi di grano e che i preci-
pitati che si trovano sono tipici delle leghe della serie 2000. CONCLUSIONI
Il trattamento termico di invecchiamento eseguito sul campione ri- Nel caso della lega 7075 il trattamento termico a 470 °C induce la
vestito porta ad un’affinazione dei precipitati all’interno del sub- formazione di una zona di diffusione pluristratificata composta
strato, lasciando pressoché invariato lo spessore dello strato di da AlCu, Al2Cu. Trattando i campioni per 8 ore lo strato di diffu-
diffusione (Fig. 7). sione è dello spessore di circa 30 µm e ha una durezza superfi-
Le analisi di microdurezza effettuate sui campioni prima e dopo i ciale di circa 600 HV0,1, attribuibile ai composti intermetallici
trattamenti di diffusione e di tempra+invecchiamento sono ripor- Al-Cu. Il trattamento di 16 ore porta alla formazione di uno strato
tate in Fig. 8. di diffusione di 90 µm. In questo caso la durezza superficiale ar-
L’elevata durezza superficiale dello strato ricco in rame si deve riva a 850 HV0,1, un valore decisamente superiore ai 600 HV0,1 ti-
alla presenza della fase intermetallica Al2Cu (caratterizzata da mi- pici degli intermetallici Al-Cu. Questo fenomeno può essere
crodurezze dell’ordine di 400-600 HV0,1). L’invecchiamento natu- spiegato con lapresenza di una maggiore quantità di Zn in solu-

34 La Metallurgia Italiana - n. 3/2010


Alluminio e leghe

FIG. 7 Immagine SEM del campione dopo trattamento Fig. 8 Confronto tra alcuni profili di microdurezza della
termico di diffusione e T6. lega.
SEM image of the 2024 sample after diffusion and T6 Microhardness profiles of 2024 samples after different
treatments. heat treatments.

zione solida o, più probabilmente, come composto intermetallico [17] T. J. BASTOW, S. CELOTTO, Acta Mat. 51 (2003), p.4621.
Al3Cu5Zn2, favorita dal maggior tempo di diffusione degli elementi [18] S. W. KIM, D. Y. KIM, W. G. KIM, K. D. WOO, Mat. Sci. Eng. A 304-306
in lega verso l’interfaccia con lo strato di rame depositato. Il trat- (2001), p.721.
[19] S.C. WANG, M. J. STARINK, N. GAO, Scripta Mat. 54 (2006), p.287.
tamento di invecchiamento induce una diminuzione della durezza
[20] H. LIANG, Y.A.CHANG, J. Phase, Eq., 19 (1998) p. 25
massima raggiunta (530 HV0,1 contro 850 HV0,1 rilevati prima del-
l’invecchiamento).
Per quanto riguarda la lega 2024 lo strato di rame depositato è Abstract
uniforme, ben aderente al substrato e di spessore crescente al-
l’aumentare del tempo di deposizione. Nel caso del rivestimento Surface hardening of aluminium
più spesso, il successivo trattamento diffusivo in forno a 495 °C
porta alla formazione di uno strato costituto principalmente dal- alloys through Cu electrolytic coating
l’intermetallico Al2Cu (θ) in cui si raggiunge una durezza di 500
HV0,1. Il trattamento di invecchiamento non modifica lo spessore Key words: aluminium and alloys, electronic microscopy,
dello strato intermetallico bensì influenza la durezza (500 HV0,1 intermetallics, heat treatments
dopo trattamento di diffusione; 300 HV0,1 dopo trattamento di in-
vecchiamento). Aluminium and its alloys are attractive for many applications
in chemical, automotive and aerospace industries because of
BIBLIOGRAFIA their excellent properties as height– to– weight ratio, high
[1] E. LUGSCHEIDER, G. KRAMER, C. BARIMANI, H. ZIMMERMANN, electrical and thermal conductivities and good formability.
Surf. Coat. Technol 74-75 (1995), p.497. However their hardness and wear resistance are poor in com-
[2] M. H. STAIA, Y. Y. SANTANA, Z. DEL V. MARCANO, Surf. Eng. 20 parison to steels. Continuous efforts are made in order to pre-
(2004), p.128. serve the mechanical characteristics of the aluminium
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substrate while improving coating performance [1-12].
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was studied by SEM, EDS, XRD and microhardness tests.
COVA, T. FABIAN, Appl. Surf. Sci. 255 (2009), p.3745. The heat treatments at 470° C for 8 and 16 h carried out on
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STEEN, K.G. WATKINS, Surf. Coat. Technol. 70 (1995), p.221. mation of AlCu and Al2Cu intermetallic phases characteri-
[11] Y.Y. QUI, A. ALMEIDA, R. VILAR, Scripta Metall. Mater. 33(6) (1995), sed by hardness values of 600-850 HV0,1 (Fig.1, 2, 4). The
p.863. higher values (850 HV0,1 ) are due to the presence of Zn in
[12] W.J. TOMLINSON, A.S. BRANSDEN, J. Mater. Sci. Lett. 13 solid solution or probably in form of intermetallich phase
(1994),p.1086. Al3Cu5Zn2 [20] (Tab. 3, 4).
[13] L. LASA, J. M. RODRIGUEZ-IBABE, Mat. Charact. 48 (2002), p.371.
The heat treatments at 495° C for 24 h carried out on the Cu
[14] M. ARAVIND, P. YU, M. Y. YAU, DICKON H. L. NG, Mat. Sci. Eng. A
380 (2004), p.384. coated - 2024 AA samples induced principally the formation
[15] I.N. KHAN, M. J. STARINK, J. L. YAN, Mat. Sci. Eng. A 472 (2008), of a surface layer constituted of Al2Cu intemetallic phase,
p.66. characterised by the hardness of about 500 HV0,1 (Fig. 5, 8).
[16] S. C. WANG, M. J. STARINK, Acta Mat. 55 (2007), p.933.

La Metallurgia Italiana - n. 3/2010 35


Memorie Fonderia

Effetto del tenore di ferro


e del trattamento termico
sulle proprietà microstrutturali e meccaniche
di leghe Al-Si-Mg da fonderia
M. Merlin

Nella memoria sono presentati i principali risultati di uno studio sperimentale condotto al fine di valutare
l’effetto del tenore di Fe sulle proprietà statiche e dinamiche di leghe Al-Si-Mg da fonderia.
Sono stati appositamente realizzati getti sperimentali in lega A356 e lega B356 colati in sabbia, dai quali
sono state ricavate provette allo stato grezzo, successivamente sottoposte a diverse condizioni di trattamento
termico, in termini sia di tempi di solubilizzazione sia di tempi di invecchiamento, identiche
per ciascuna lega. Dopo l’esecuzione dei trattamenti termici, le provette sono state lavorate all’utensile
per produrre provini per prove a trazione e provini Charpy per prove strumentate ad impatto.
Le principali caratteristiche meccaniche ottenute sono state correlate con i parametri di trattamento termico
e con il tenore di Fe presente nelle due leghe oggetto di indagine.
In particolare, è stata valutata la risposta delle leghe ai diversi tempi di invecchiamento a parità di tempi
di solubilizzazione. Sono state inoltre eseguite prove di durezza per monitorare l’effetto combinato
del trattamento termico e della quantità di intermetallici sulle proprietà del materiale.
Analisi al microscopio ottico metallografico (OM) e al microscopio elettronico a scansione (SEM)
dotato di microsonda EDS hanno permesso di caratterizzare la microstruttura delle leghe,
i profili e le superfici di frattura dei provini, nonché di valutare, anche quantitativamente,
la distribuzione e la morfologia dei precipitati di Fe.

PAROLE CHIAVE:
leghe di alluminio, fonderia, microstruttura, proprietà meccaniche, trattamenti termici

INTRODUZIONE secondaria (SDAS), nonché dalla morfologia e distribuzione


In riferimento ai volumi produttivi, le leghe Al-Si costituiscono delle particelle di silicio eutettico [4,5].
circa il 90% delle leghe da fonderia a base Al e stanno diven- La presenza di Fe nelle leghe Al-Si da fonderia è generalmente
tando le leghe commerciali più utilizzate soprattutto nell’indu- considerata deleterea; solo in certe leghe da pressocolata mo-
stria automobilistica. La ragione del loro successo è dovuta ad un derati tenori di Fe vengono volutamente aggiunti per facilitare
elevato rapporto resistenza/peso, all’eccellente colabilità, alle la separazione del getto dallo stampo metallico e preservarne
alte resistenze a corrosione e ad usura, così come per le loro no- la qualità superficiale [6]. Sebbene il Fe sia molto solubile nel-
tevoli proprietà meccaniche a trazione, ad impatto ed a fatica l’Al liquido e nelle sue leghe, la solubilità allo stato solido è
dopo opportuno trattamento termico. Le proprietà meccaniche quasi nulla; pertanto, la maggior parte del Fe tende a combi-
ottenibili nelle leghe Al-Si sono controllate in modo particolare narsi con altri elementi per formare composti intermetallici di
dalla composizione chimica della lega, ovvero dal contenuto di vario tipo [7]. Le fasi intermetalliche ricche in Fe, che precipi-
Si, Mg e Cu, dalla presenza di impurezze di Fe, nonché dalla pre- tano nella fase α-Al eutettica, possono presentare diverse mor-
senza di difetti quali porosità ed inclusioni [1]. Così pure le con- fologie in relazione al contenuto di elementi in lega e delle
dizioni di solidificazione, ovvero la velocità di raffreddamento, e condizioni di raffreddamento. Tipiche morfologie sono la co-
il trattamento termico applicato sono fattori importanti per l’ot- siddetta “scrittura cinese”, cristalli poliedrici e sottili piastrine
tenimento di elevate proprietà meccaniche [2,3]. che appaiono come aghetti nelle micrografie 2-D al microsco-
Diversi autori hanno studiato la correlazione tra le proprietà pio ottico metallografico. In presenza di Si la fase dominante è
meccaniche e le caratteristiche microstrutturali di leghe Al-Si β-AlFeSi, che è notoriamente causa di deterioramento delle pro-
allo scopo di ottenere dei getti di buona qualità; alcuni fra que- prietà meccaniche, in particolare della duttilità e della tenacità
sti hanno dimostrato che le proprietà di getti in Al-Si-Mg ri- [8]. La lunghezza degli aghetti di fase β può essere ridotta di-
sultano fortemente influenzate dalla distanza interdendritica minuendo il tenore di Fe nella lega e/o aumentando la velocità
di raffreddamento [9]. In presenza, oltre che di Si, anche di Mg,
si può formare in alternativa il composto intermetallico π-
Mattia Merlin

Al8FeMg3Si6. La fase α-AlFeSi dendritica determina un minore


Dipartimento di Ingegneria, Università degli Studi di Ferrara
Memoria vincitrice del Premio “Aldo Daccò 2009”
decadimento delle proprietà meccaniche della lega, dal mo-

La Metallurgia Italiana - n. 3/2010 37


Memorie

Lega Si Fe Cu Mn Mg Cr Ni Zn Sn Ti Al
A356 7,430 0,140 0,013 0,007 0,320 <0,010 <0,003 0,013 0,020 0,150 bal.
B356 7,400 0,072 0,002 0,003 0,316 <0,010 0,004 0,004 0,025 0,121 bal.

TAB. I Composizioni chimiche medie (percentuali in peso) delle leghe A356 e B356 oggetto di indagine.
Average chemical composition (wt%) of A356 and B356 alloys.
mento che la sua tipica morfologia a “scrittura cinese” dimi- raggi X per verificare l’assenza di macroporosità da gas e da ri-
nuisce l’effetto di concentrazione delle tensioni; tale fase può tiro; in particolare, sui provini di resilienza se ne è verificata
essere stabilizzata nelle condizioni normali di raffreddamento, l’assenza nella zona adiacente all’intaglio. Analisi microstrut-
in modo particolare mediante l’aggiunta di Mn [10]. turali e frattografiche sono state eseguite sui campioni frattu-
La modifica eutettica delle leghe Al-Si-Mg mediante aggiunte di rati mediante microscopio ottico metallografico (OM) e
Sr ha un notevole effetto sulla microstruttura in quanto deter- microscopio elettronico a scansione (SEM) dotato di micro-
mina una riduzione delle dimensioni e del rapporto d’aspetto sonda EDS, con l’obiettivo di individuare l’effetto dei microco-
delle particelle di Si eutettico. Se confrontiamo le proprietà a stituenti sull’innesco e sulla propagazione della frattura
trazione di leghe non modificate con quelle di leghe modificate mediante analisi di profili e superfici di frattura.
mediante Sr, queste ultime manifestano una maggiore dutti-
lità, ma una lieve diminuzione del carico di snervamento [11]. MATERIALI E METODI
Quando getti in lega Al-Si-Mg sono realizzati per applicazioni Produzione della lega e realizzazione dei getti
industriali nel settore auto e moto, il trattamento termico T6 è Sono stati realizzati complessivamente n° 54 getti sperimentali
essenziale per garantire le necessarie proprietà; comporta in- in sabbia, di cui 27 in lega A356 e 27 in lega B356, ciascuno co-
fatti due importanti benefici: un incremento della duttilità e stituito da 2 provette. La composizione chimica media delle due
della tenacità a frattura attraverso la sferoidizzazione delle par- leghe colate è riportata in Tabella I; come si può chiaramente
ticelle di silicio eutettico ed un più elevato carico di snerva- notare la lega B356 presenta un tenore di Fe mediamente pari
mento per effetto della precipitazione di particelle fini Mg2Si a 0,07 wt%, molto inferiore rispetto al Fe contenuto nella lega
nella matrice primaria di α-Al [12]. Anche la prova di resilienza A356.
strumentata è una metodologia utile per la valutazione degli Le leghe sono state fuse in un forno ad induzione ad una tem-
effetti dei parametri di processo e della microstruttura sulla te- peratura pari a 750 ± 5°C.
nacità dinamica a frattura dei materiali ingegneristici. Diversi Successivamente le leghe sono state degasate con azoto, mo-
autori hanno valutato i benefici effetti della modifica mediante dificate mediante aggiunte di lega madre Al-10%Sr al fine di
Sr, dell’incremento della velocità di solidificazione, nonchè del raggiungere il target di 200 ppm di Sr nel bagno metallico e
trattamento termico T6 sulle proprietà ad impatto di getti in affinate tramite aggiunta di AlTi5B1. La composizione chimica
lega Al-Si-Mg realizzati mediante colata in conchiglia e LPDC delle leghe è stata opportunamente monitorata mediante spet-
[13,14,15]. troscopia ottica ad emissione (OES). Prima di eseguire la co-
Lo studio presentato è il risultato di una collaborazione di ri- lata sono stati prelevati due campioni, uno per ciascuna lega,
cerca tra il gruppo di Metallurgia del Dipartimento di Inge- e raffreddati in vuoto; a fine raffreddamento i campioni sono
gneria dell’Università di Ferrara e la Fonderia Scacchetti Leghe stati pesati in aria e in acqua e, tramite la legge di Archimede,
Leggere srl di San Felice sul Panaro (MO), allo scopo di appro- ne è stata calcolata la densità. Successivamente sono state ese-
fondire la conoscenza sul legame tra microstruttura e proprietà guite le colate utilizzando motte, ovvero stampi in sabbia, iden-
di getti in lega di alluminio. In particolare, sono stati realizzati tiche per entrambe le leghe; l’unico accorgimento è stato quello
getti sperimentali mediante colata in sabbia in lega A356 e in di posizionare “sottopelle” due raffreddatori in ghisa, in modo
lega B356, entrambe modificate allo Sr e aventi per loro defi- tale che il tratto centrale delle due porzioni di getto, da cui sono
nizione diversi tenori di Fe. Per poter focalizzare lo studio sul- state ricavate in seguito le provette, presentasse un effetto più
l’effetto del differente tenore di Fe, i getti prodotti con i due tipi evidente di affinamento del grano. Una immagine dei getti spe-
di lega sono stati sottoposti alle stesse diverse condizioni di rimentali ottenuti è mostrata in Figura 1. Eliminate le mate-
trattamento termico, in termini sia di tempi di solubilizzazione rozze e il sistema di colata dai 54 getti realizzati, sono state
sia di tempi di invecchiamento. Dai getti sono stati ricavati pro-
vini di trazione e di resilienza allo scopo di studiare le even-
tuali correlazioni di carattere microstrutturale e meccanico.
Dalle prove di trazione è stato possibile valutare i carichi di
snervamento e di rottura e l’allungamento percentuale a rot-
tura. Le prove ad impatto strumentate eseguite su provini
Charpy con intaglio a V hanno permesso di rilevare i valori
complessivi dell’energia assorbita, nonché dei due contributi
complementari dell’energia di nucleazione e di propagazione
della frattura. Per entrambe le leghe è stato possibile calcolare
il parametro microstrutturale della distanza interdendritica
secondaria, valutare dimensioni e distribuzioni degli inter-
metallici e la morfologia del silicio eutettico. E’ stato possibile,
inoltre, valutare la risposta del materiale, in termini di varia-
zione delle caratteristiche statiche e dinamiche, ai trattamenti
di invecchiamento in relazione a differenti tempi di solubiliz- FIG. 1 Getto sperimentale completo di materozze e
zazione e al tenore di Fe in lega. Sui getti e successivamente sistema di colata.
sui provini sono state inoltre effettuate indagini preliminari ai Casting with sprue and pouring system.

38 La Metallurgia Italiana - n. 3/2010


Fonderia

a b

FIG. 2 Classificazione delle famiglie di provette oggetto di indagine (a) lega A356, (b) lega B356.
Classification of samples (a) A356 alloy, (b) B356 alloy.

ricavate tutte le 108 provette che sono state sottoposte a trat- lega e realizzazione dei getti”, sono stati ricavati per lavora-
tamento termico di solubilizzazione e successivo invecchia- zione all’utensile complessivamente 54 provini di trazione se-
mento. La solubilizzazione è stata condotta a 540°C, seguita condo normativa ASTM E8-04, con valori di diametro e
da una tempra in bagno di acqua e glicole, termostatato alla lunghezza del tratto utile rispettivamente di 10 mm e 50 mm.
temperatura di 20°C; il passaggio dai 540°C ai 20°C del bagno Le prove di trazione sono state eseguite con macchina Ital-
di tempra è stato eseguito in 8 s. Dopo tempra, le provette sono Sigma con cella di carico di 20 kN.
state sottoposte ad invecchiamento artificiale alla temperatura Dalle restanti provette sono stati ricavati 54 provini Charpy di
di 160°C con successivo raffreddamento in aria calma alla tem- dimensioni 10 mm x 10 mm x 55 mm con intaglio a V, avente
peratura ambiente. I trattamenti termici sono stati differenziati profondità di 2 mm e raggio di fondo intaglio pari a 0,25 mm.
per quanto riguarda i tempi di solubilizzazione ed i tempi di Le prove ad impatto sono state effettuate secondo norma UNI
invecchiamento. Le temperature dei trattamenti termici sono EN ISO 14556:2003 mediante un pendolo strumentato CEAST
state monitorate mediante termocoppie di tipo K e un sistema da 50 J, particolarmente adatto per test sulle leghe leggere.
di acquisizione dati PICO LOGGER. L’apparecchiatura è in grado di misurare l’energia totale di im-
Per poter rintracciare i campioni all’interno di una popolazione patto (Wt), calcolata per integrazione della curva forza-sposta-
così vasta, è stato essenziale classificare i getti in 18 famiglie, mento e consente, inoltre, di distinguere i due contributi
9 per la lega A356 e 9 per la lega B356. Ciascuna famiglia com- complementari dell’energia al carico massimo (Wm) e del-
prende 6 provette grezze, 3 destinate alla realizzazione di pro- l’energia di propagazione della cricca (Wp), cioè l’energia as-
vini di trazione e 3 destinate alla realizzazione di provini di sorbita a partire dal carico di picco fino alla fine della prova,
resilienza. La classificazione prevede due lettere, la prima che considerata terminata quando il carico giunge al 2% del valore
indica la lega (A per la lega A356, B per la lega B356) e la se- di picco. Contemporaneamente, l’energia assorbita è stata cal-
conda definita incrementalmente in modo alfabetico (AA, AB, colata anche in maniera classica sulla base dell’angolo di risa-
AC,...AI, BA, BB, BC,...,BI). La classificazione così definita ha lita del pendolo (CV), registrando una leggera differenza pari
permesso di organizzare in maniera efficiente e razionale le a ≈ 0,15 J tra Wt e CV.
operazioni di trattamento termico. Ciascuna famiglia è stata Al fine di verificare l’assenza di difetti macroscopici, prima di
sottoposta a solubilizzazione e successivo invecchiamento se- procedere con le prove meccaniche tutti i provini sono stati sot-
condo le modalità sopra descritte, con tempi di solubilizzazione toposti ad indagine spettroscopica ai raggi X. Inoltre, ulteriori
di 2, 4 e 8 h e tempi di invecchiamento di 2, 4, e 6 h. Nello analisi chimiche mediante OES sono state eseguite sui saggi
schema di Figura 2 è riassunto in maniera sintetica il quadro ricavati dalla lavorazione meccanica dei provini per confer-
completo delle varie famiglie di provette e vengono chiarite le mare l’omogeneità di composizione chimica delle colate otte-
combinazioni dei tempi di solubilizzazione e di invecchiamento nute.
oggetto di indagine sperimentale.
Caratterizzazione microstrutturale
Caratterizzazione meccanica e prove non distruttive I campioni fratturati a trazione e ad impatto sono stati accura-
Prima e dopo ogni trattamento termico, sui campioni ricavati tamente sezionati e inglobati in resina fenolica termoindu-
dalle materozze del grappolo di colata sono state eseguite prove rente ed osservati al microscopio ottico metallografico a
di durezza Brinell con carico da 62,5 kgf secondo normativa diversi ingrandimenti. Nello specifico è stato utilizzato un mi-
UNI EN ISO 6506-1:2001. Queste prove in itinere hanno per- croscopio LEICA MEF4M dotato di telecamera JVC TK1380 e
messo di apprezzare qualitativamente l’andamento della du- del programma di acquisizione ed elaborazione di immagine
rezza del materiale allo stato grezzo, allo stato temprato Archive4Images v3.20b. E’ stata studiata, quindi, la micro-
post-solubilizzazione e allo stato invecchiato. Prove di durezza struttura e sono stati calcolati i valori medi dello SDAS con il
Brinell sono state effettuate anche sui campioni dopo l’esecu- metodo della linea intercetta su un numero ragionevole di mi-
zione delle prove di trazione e di impatto. surazioni per ottenere valori statisticamente affidabili. Per en-
Dalle provette di ciascuna famiglia, dopo aver eseguito i trat- trambe le prove, importanti informazioni sono state ricavate
tamenti termici secondo quanto descritto in “Produzione della dall’osservazione del profilo di frattura sulle modalità di svi-

La Metallurgia Italiana - n. 3/2010 39


Memorie

luppo della frattura e sull’influenza di microcostituenti pre-


senti sulla superficie di frattura. Sono stati individuati e mi-
surati i composti intermetallici dovuti alla presenza di Fe e
analizzate microcavità da ritiro generatesi per la presenza di
questi ultimi. Le superfici di frattura sono state osservate me-
diante microscopio elettronico a scansione (SEM) Cambrige
Stereoscan S-360 dotato di microsonda EDS.

RISULTATI E DISCUSSIONE
Analisi microstrutturali
Le prove di trazione e le prove di resilienza hanno fornito delle
utili informazioni sui meccanismi di frattura del materiale, ri-
spettivamente in condizioni statiche e dinamiche. La presenza
di fasi secondarie, quali ad esempio gli intermetallici di Fe,
gioca un ruolo fondamentale sulla variazione delle proprietà
meccaniche.
La microstruttura della lega osservata nelle provette è risul-
tata costituita da una soluzione solida primaria di α-Al e da
una struttura eutettica di alluminio e silicio. La fase primaria FIG. 3 Micrografia al microscopio ottico metallografico
α-Al nuclea nel liquido in forma dendritica, mentre le zone in- della lega A356 dopo trattamento termico
terdendritiche risultano costituite da una matrice eutettica con (campione AA).
dispersi composti intermetallici ricchi in Fe. La scala della mi- Optical micrograph of A356 alloy after heat treatment
crostruttura è stata caratterizzata mediante il parametro della (sample AA).
distanza interdendritica secondaria (SDAS). In Figura 3 è ri-
portata una micrografia della microstruttura tipica delle pro-
vette analizzate dopo trattamento termico: si nota chiaramente
come l’effetto della modifica allo Sr abbia consentito di otte-
nere particelle fibrose di silicio eutettico. Una morfologia fi-
brosa, o meglio globulare, del silicio eutettico determina un
incremento delle proprietà meccaniche della lega sia a trazione
sia ad impatto [11,15].

Misure dello SDAS, difetti e fasi intermetalliche


Misure dello SDAS sono state eseguite su tutte le famiglie di
provette delle due diverse leghe A356 e B356. In Figura 4 è
mostrata la distribuzione gaussiana delle misure effettuate ove
si nota come le campane siano relativamente strette attorno ai
rispettivi valori medi. Tra le due diverse tipologie di lega non
era prevista una grossa variazione del valore medio dello
SDAS, in quanto tutte le provette sono state sottoposte alle FIG. 4 Distribuzione media dei valori dello SDAS.
stesse condizioni di solidificazione e raffreddamento nelle
motte in sabbia. E’ quindi interessante notare che le due gaus- Average distribution of SDAS values.
siane presentano valori medi dello SDAS confrontabili, rispet-
tivamente pari a 37,46 µm per la lega B356 e 38,26 µm per la
lega A356.
Anche le deviazioni standard, rispettivamente di 7,03 µm per
B356 e 7,64 µm per A356, sono ingegneristicamente equiva-
lenti. Il fatto che la lega B356 presenti un valore medio di SDAS
inferiore di ≈ 1 µm, rispetto alla lega A356, potrebbe essere im-
putabile al minore tenore di Fe, oltre che eventualmente di
altre impurezze presenti in lega. Inoltre, si evidenzia che la
lega B356 presenta un tenore di Ti che è circa il 25% in meno
rispetto alla lega A356, nonostante ciò si sono ottenuti valori di
SDAS quasi equivalenti, anzi inferiori per la B356; probabil-
mente, riducendo il tenore di Fe in lega, si ha un effetto affi-
nante sulla lega stessa in fase di solidificazione, senza
l’aggiunta di tenori superiori di Ti.
Sono state misurate le dimensioni dei precipitati intermetal-
lici di Fe su un numero elevato di campioni sia di trazione sia
di resilienza, in modo da ottenere valori medi statisticamente
attendibili.
In Figura 5 e Figura 6 sono riportate due micrografie rispetti- FIG. 5 Lega A356 (campione AA) - morfologia e dimensioni
vamente di un campione in lega A356 e in lega B356. Si può no- di intermetallici contenenti Fe.
tare che nella lega A356 la presenza dei precipitati di β-AlFeSi A356 alloy (sample AA) - morphology and size of Fe-rich
è diffusa e morfologicamente varia, mentre nella lega B356 la intermetallics.

40 La Metallurgia Italiana - n. 3/2010


Fonderia

FIG. 6 Lega B356 (campione BA) - morfologia e dimensioni FIG. 7 Distribuzione media delle dimensioni dei composti
di intermetallici contenenti Fe. intermetallici.
B356 alloy (sample BA) - morphology and size of Fe-rich Average distribution of the size of intermetallic
intermetallics. compounds.

loro presenza è fortemente concentrata in piccole zone. Sono vi- Caratterizzazione meccanica
sibili anche particelle di α-AlFeMnSi con morfologia a blocco. Come già ampiamente discusso nella sezione “Produzione della
In Figura 7 sono diagrammate le distribuzioni delle dimensioni lega e realizzazione dei getti” le provette, ottenute per colata in
medie degli intermetallici di Fe relative alle due leghe. Nella sabbia in lega A356 e B356, sono state selettivamente soggette
lega A356 si riscontrano aghetti di fase β-AlFeSi di dimensioni a tre diversi tempi di solubilizzazione (2h, 4h, 8h) e a tre di-
notevoli, il cui valore medio, pari a 16,50 µm, è decisamente versi tempi di invecchiamento (2h, 4h, 6h) prima di essere la-
superiore rispetto ai 7,47 µm di lunghezza media dei precipitati vorate all’utensile e successivamente caratterizzate
presenti nella lega B356; inoltre, nel secondo caso, lo scosta- meccanicamente a trazione e ad impatto. Dall’analisi dei ri-
mento dalla dimensione media è più piccolo. sultati si è cercato di comprendere la risposta del materiale in
Come si può notare dalla micrografia di Figura 8, nella lega relazione alla sequenza dei trattamenti termici.
A356 le analisi metallografiche hanno permesso inoltre di ri-
levare la presenza di un numero molto elevato di precipitati di Resistenza a trazione
fase β-AlFeSi in zona interdendritica in corrispondenza di mi- I risultati delle prove a trazione, in termini di tensione di rottura
croporosità da ritiro, che si formano nel materiale in fase di so- (σr), tensione di snervamento (σp) e allungamento percentuale a
lidificazione per effetto di questi ultimi [6]. rottura (A%), sono stati messi in correlazione con i tempi di solubi-

FIG. 8
Intermetallici di β-AlFeSi in
corrispondenza di una porosità da
ritiro (campione AD).
β-AlFeSi intermetallics in a shrinkage
porosity (sample AD).

La Metallurgia Italiana - n. 3/2010 41


Memorie

FIG. 9
Linee di tendenza della
tensione di rottura al
crescere dei tempi di
invecchiamento, a parità di
tempo di solubilizzazione
(2h).
Trendlines of tensile strength
with increasing times of aging,
at the same time of
solubilization (2h).

TAB. II
Coefficienti angolari delle
Solubilizzazione 2h Solubilizzazione 4h Solubilizzazione 8h
linee di tendenza delle coefficiente angolare
proprietà tensili per i vari
σr [MPa] 14,36 12,125 14,70
σp [MPa]
tempi di solubilizzazione al
crescere dei tempi di A356 22,787 24,325 22,725
invecchiamento. A% -1,02 -1,025 -0,825

σr [MPa]
Angular coefficients of the
tensile properties’ trendlines, 12,96 11,175 16,51
for different times of B356 σp [MPa] 23,02 22,82 23,815
solubilization with increasing A% -1,18 -2,79 -1,155
times of aging.

lizzazione e di invecchiamento. In Figura 9 sono riportati in dia- Prove ad impatto


gramma il valore massimo, minimo e medio della tensione σr di cia- In Figura 10 sono riportati i valori medi dell’energia totale
scuna terna di prove su provini in lega A356 e B356, solubilizzate di impatto Wt, con i relativi valori minimi e massimi e linea
per 2h a 540°C e successivamente soggette ai tre diversi tempi di di tendenza, ottenuti sui provini Charpy ricavati da provette
invecchiamento a 160°C. Le rette determinano la tendenza del valor in lega A356 e B356 solubilizzate per 2h e sottoposte a
medio; in particolare, il coefficiente angolare indica la risposta del tempi crescenti di invecchiamento. La risposta di entrambe
materiale ai trattamenti di invecchiamento partendo da quel deter- le leghe ad un aumento dei tempi di invecchiamento si tra-
minato stato di solubilizzazione. In questo caso si può notare che en- duce in una diminuzione dell’energia assorbita in condi-
trambe le leghe manifestano un incremento di σr all’aumentare dei zioni d’urto. Come si può constatare, analizzando i dati
tempi di invecchiamento. Mediamente la lega B356, in virtù del mi- riassunti in Tabella III, lo stesso andamento è riscontrabile
nore tenore di Fe in lega, presenta valori più alti di σr; tuttavia, la per tempi di solubilizzazione di 4h e 8h, anche se in gene-
lega A356 presenta una linea di tendenza con un coefficiente an- rale si osserva che l’energia totale Wt aumenta all’aumen-
golare maggiore che presuppone la convergenza tra le due rette per tare dei tempi di solubilizzazione a parità di tempo di
elevati tempi di invecchiamento. Considerazioni analoghe possono invecchiamento.
essere effettuate anche per quanto riguarda la tensione di snerva- L’energia Wt può essere separata nei due contributi comple-
mento σp e l’allungamento A%; mentre, come per σr, i valori di A% mentari di energia di innesco (Wm) ed energia di propaga-
della lega B356 risultano mediamente sempre maggiori rispetto a zione (Wp) della cricca, calcolati come riportato nella sezione
quelli di A356, il contrario accade per la tensione σp. “Caratterizzazione meccanica e prove non distruttive” e
In Tabella II sono riassunti tutti i valori calcolati dei coefficienti usualmente espressi come percentuale dell’energia W t. E’
angolari delle linee di tendenza. Si nota chiaramente che i co- stata individuata una correlazione tra Wp% e i tempi di solu-
efficienti relativi all’andamento di A% sono negativi, signifi- bilizzazione e di invecchiamento. In Figura 11 è mostrato
cando che all’aumentare dei tempi di invecchiamento la l’andamento di W p% all’aumentare dei tempi di invecchia-
duttilità del materiale si riduce. Con la solubilizzazione pro- mento, a parità del tempo di solubilizzazione (2h). In questo
lungata per 8h si ottiene la maggiore variazione di σr in fun- caso si nota che il comportamento delle due leghe è diffe-
zione dell’invecchiamento, per entrambe le leghe, anche di σp renziato; mentre la lega A356 manifesta la tendenza ad una
per la lega B356. Invece, il tasso di variazione più elevato per diminuzione percentuale della componente di propagazione
A% lo si ottiene con una solubilizzazione condotta per 4h, per con l’invecchiamento, per la lega B356 W p% si mantiene
entrambe le leghe. In termini assoluti, le migliori caratteristi- pressochè costante, con un leggero aumento in corrispon-
che meccaniche, a parità di tempi di invecchiamento e per en- denza delle 4h di invecchiamento. Dall’analisi dei dati di Ta-
trambe le leghe, si ottengono per un tempo di solubilizzazione bella III anche per gli altri tempi di solubilizzazione si
corrispondente a 4h. registra un comportamento simile per entrambe le leghe.

42 La Metallurgia Italiana - n. 3/2010


Fonderia

FIG. 10
Linee di tendenza di Wt al
crescere dei tempi di
invecchiamento, a parità di
tempo di solubilizzazione
(2h).
Trendlines of Wt with
increasing times of aging, at
the same time of
solubilization (2h).

FIG. 11
Linee di tendenza di Wp% al
crescere dei tempi di
invecchiamento, a parità di
tempo di solubilizzazione
(2h).
Trendlines of Wp% with
increasing times of aging, at
the same time of
solubilization (2h).

Solubilizzazione 2h Solubilizzazione 4h Solubilizzazione 8h


inv 2h inv 4h inv 6h inv 2h inv 4h inv 6h inv 2h inv 4h inv 6h
Wt [J] 6,84 5,35 4,57 6,85 5,04 4,69 7,04 6,48 5,62
A356 Wp [J] 4,54 3,18 2,78 4,41 3,03 2,63 4,73 4,27 3,54
Wp% 66,37 59,43 61,02 64,39 60,21 56,07 67,20 65,87 63,01

Wt [J] 9,75 8,13 6,86 9,95 7,77 6,46 10,66 8,99 8,02
B356 Wp [J] 6,20 5,22 4,37 6,10 4,86 3,87 6,46 5,82 4,96
Wp% 63,53 64,14 63,70 61,29 62,52 59,93 60,62 64,70 61,90

TAB. III Valori medi di Wt, Wp e Wp% per i vari tempi di solubilizzazione al crescere dei tempi di invecchiamento.
Average values of Wt, Wp e Wp% for different times of solubilization with increasing times of aging.
Prove di durezza vecchiamento (≈ 47%). Dopo l’esecuzione delle prove meccaniche,
Le prove di durezza Brinell sono state effettuate in itinere sulle sui provini di trazione sono state effettuate misure di durezza Bri-
provette allo stato grezzo, prima e dopo ogni trattamento termi- nell in modo da poter individuare una eventuale correlazione tra
co, in modo tale da potere apprezzare qualitativamente l’andamento la durezza del materiale e il tenore di Fe in lega. I valori medi del-
della durezza dei materiali allo stato di getto, allo stato solubilizzato le prove, con relative deviazioni standard, sono riassunti in Fi-
e allo stato invecchiato. Si è potuto osservare un leggero aumento gura 12 e si può notare come, a parità di condizione di trattamento
della durezza dopo la solubilizzazione per tutti i tempi di tratta- termico, il maggiore tenore di Fe della lega A356 determini un
mento (≈ 3%) e un consistente aumento dopo il successivo in- incremento della durezza del materiale rispetto alla lega B356.

La Metallurgia Italiana - n. 3/2010 43


Memorie

FIG. 12
Correlazione tra durezza
Brinell e trattamento
termico per lega A356 e
lega B356: la deviazione
standard è presente come
barra di errore.
Correlation between Brinell
hardness and heat treatment
for A356 and B356 alloys: the
standard deviation is shown
as error bar.

FIG. 13
Micrografia ottica del
profilo di frattura di un
campione di resilienza
(campione AC).
Optical micrograph of the
fracture profile of an impact
strength sample (sample AC).

44 La Metallurgia Italiana - n. 3/2010


Fonderia

Analisi del profilo e della superficie di frattura ritiro direttamente affioranti sulla superficie di frattura, come
In Figura 13 è mostrata una micrografia al microscopio ottico si può osservare in Figura 15.
metallografico relativa al profilo di frattura di un campione di L’analisi al SEM della superficie di frattura ha rivelato la natura
resilienza. Si può osservare che la frattura si è sviluppata se- transcristallina della frattura stessa, sia per i campioni di re-
condo un percorso prevalentemente interdendritico seguendo silienza sia per quelli di trazione. Come si evince dalla micro-
il bordo delle dendriti della soluzione solida α-Al. Sono state ri- grafia di Figura 16, la superficie dei campioni fratturati a
scontrate anche cricche secondarie parallele alla frattura prin- trazione si presenta prevalentemente duttile, con presenza di
cipale e normali allo stato di tensione indotto dalla presenza dimples, dovuti alla coalescenza e rottura di microvuoti, anche
dell’intaglio a V [16]. In Figura 14 si nota la presenza sulla su-
perficie di frattura di particelle intermetalliche di β-AlFeSi,
se sono presenti alcune zone di rottura per clivaggio [17]. In Fi-
gura 17 si può notare sulla superficie di frattura di un provino
nonché la frattura di particelle di silicio eutettico, dure e fragili. di resilienza la presenza di una porosità da ritiro e il percorso
Nel caso dei campioni fratturati a seguito della prova di tra- interdendritico del cammino di frattura.
zione si è potuto constatare un profilo in prevalenza interden-
Su tutti i campioni analizzati si è rilevata la presenza di inter-
dritico con la presenza di dendriti fratturate e di porosità da
metallici di Fe sulla superficie di frattura in posizione inter-
dendritica o affioranti dalla porosità da ritiro. Un esempio è
riportato in Figura 18 per un campione fratturato ad urto; la
microsonda EDS ha consentito di verificare che si tratta di un
precipitato intermetallico α-AlFeMnSi.

FIG. 14 Particolare del profilo di frattura di un campione di


resilienza (campione AC) - Presenza di
intermetallici di Fe e di particelle di silicio
fratturate.
FIG. 16 Superficie di frattura a trazione, transcristallina
Fracture profile of an impact strength sample (sample prevalentemente duttile (campione AD).
AC) - Presence of Fe-rich intermetallics and fractured
Tensile fracture suface, transcristalline and partially
silicon particles.
ductile (sample AD).

FIG. 15 Particolare del profilo di frattura di un campione di FIG. 17 Presenza di porosità da ritiro interdendritico sulla
trazione (campione BC) - Presenza di porosità da superficie di frattura di un campione di resilienza
ritiro. (campione AA).
Fracture profile of a tensile sample (sample BC) - Presence of interdendritic shrinkage porosity on the
Presence of shrinkage porosity. fracture surface of an impact strength sample (sample
AA).

La Metallurgia Italiana - n. 3/2010 45


Memorie

FIG. 18 Micrografia SEM di un precipitato intermetallico α-AlFeMnSi con relativo spettro EDS (campione AD).
SEM micrograph of a α-AlFeMnSi intermetallic compound with EDS spectrum (sample AD).

CONCLUSIONI pur contenendo circa un 25% in meno di Ti. Probabilmente,


Dalle analisi microstrutturali e meccaniche eseguite su provini riducendo il tenore di Fe in lega, si favorisce un effetto affi-
di trazione e di resilienza realizzati per colata in sabbia nelle nante sulla lega stessa.
due leghe di alluminio A356 e B356 e sottoposti alle medesime • Le due leghe presentano distribuzioni differenti degli inter-
differenti condizioni di trattamento termico, si possono trarre metallici di Fe: nella lega A356 gli aghetti di fase β-AlFeSi
le seguenti conclusioni: sono di dimensioni notevoli, con un valore medio pari a 16,50
• A parità di tempi di solubilizzazione, la risposta dei mate- µm, decisamente quindi superiore rispetto ai 7,47 µm ri-
riali all’aumento dei tempi di invecchiamento si manifesta scontrati nella lega B356. Nella lega A356 gli intermetallici
in un incremento del carico di rottura (σr) e del carico di hanno una presenza diffusa e morfologicamente varia, men-
snervamento (σp) ed in una riduzione dell’allungamento per- tre nella lega B356 la loro presenza è concentrata in piccole
centuale a rottura (A%), indice di una minore duttilità. a) Me- zone. Sono visibili anche particelle di α-AlFeMnSi con mor-
diamente, la lega B356 presenta valori di σr e A% maggiori fologia a blocco.
della lega A356 in virtù del minore contenuto di Fe, anche se • Le analisi al OM e al SEM, dotato di microsonda EDS, hanno
la tendenza della lega A356 è quella di convergere agli stessi permesso di analizzare accuratamente i profili e le superfici
valori della lega B356 al crescere dei tempi di invecchia- di frattura. La cricca, nel corso delle prove meccaniche, ha
mento. b) L’energia totale assorbita in condizioni d’urto (Wt) seguito un cammino prevalentemente interdendritico, con
tende a diminuire con un gradiente che è simile per le due presenza di dendriti fratturate e porosità affioranti soprat-
diverse leghe: la lega B356 presenta sempre valori di Wt su- tutto nel caso dei provini di trazione. Nei provini di resilienza
periori rispetto alla lega A356. L’andamento di Wp% è decre- sono state riscontrate cricche secondarie parallele al pro-
scente per la lega A356, mentre tende a mantenersi filo di frattura, presenza di particelle intermetalliche sulla
pressoché costante per la lega B356, con un leggero aumento superficie di frattura, nonché di particelle fratturate di sili-
in corrispondenza di un invecchiamento pari a 4h. cio eutettico, dure e fragili.
• A parità di tempi di invecchiamento, il maggiore tasso di va- I risultati ottenuti da questo studio sperimentale consentono
riazione di σr per entrambe le leghe e anche di σp per la lega di affermare che la correlazione tra le proprietà meccaniche,
B356, si ottiene con una solubilizzazione prolungata per 8h. sia statiche sia dinamiche, ed il tenore di Fe presente in lega è
Le leghe presentano i valori più elevati delle proprietà tensili molto stretta, ma non ancora completamente nota. L’effetto che,
per tempi di solubilizzazione corrispondenti a 4h. Per en- a parità di condizioni di raffreddamento, il tenore di Fe esercita
trambe le leghe, un tempo di solubilizzazione pari a 8h rende sulla lega al variare delle condizioni di trattamento termico,
massima l’energia Wt, mentre solo per la lega A356 rende sia di solubilizzazione sia di invecchiamento, verrà approfon-
massimo anche Wp%. dito con ulteriori prove sperimentali a completamento di quelle
• Le prove di durezza, effettuate in itinere, hanno permesso di qui presentate.
constatare un incremento della durezza del materiale su en- L’analisi critica dei risultati porta ad asserire che ulteriori
trambe le leghe di circa un 2% dopo solubilizzazione e di aspetti dovranno essere indagati a) per verificare l’esistenza
circa il 47% dopo trattamento termico. La lega A356 presenta di una correlazione tra durezza e tensione di rottura ricondu-
i valori più alti, in virtù del maggiore contenuto in Fe. cibile alla concentrazione di Fe, b) per studiare l’eventuale ef-
• Le analisi microstrutturali hanno permesso di misurare il fetto affinante dovuto alla riduzione del tenore di Fe senza
parametro quantitativo dello SDAS, evidenziando che la lega ulteriori aggiunte di Ti e/o c) per valutare quantitativa-
B356 presenta, a parità di condizioni di solidificazione, un mente come il corretto mescolamento del bagno metallico in-
valore di SDAS leggermente inferiore rispetto alla lega A356, fluisca sulle condizioni di solidificazione delle due leghe.

46 La Metallurgia Italiana - n. 3/2010


Fonderia

RINGRAZIAMENTI [6] S.G. Shabestari, Mater. Sci. Eng. A 383 (2004) 289-298
L’autore ringrazia la Fonderia Scacchetti Leghe Leggere srl di [7] B. Suarez-Pena and J. Asensio-Lozano, Scripta Materialia 54
San Felice sul Panaro (MO) per aver fornito il materiale oggetto (2006) 1543-1548
[8] A. Couture, AFS Cast Metals Journal 6 (1981) 9-17
della sperimentazione e per la disponibilità e il supporto pra-
[9] L.A. Narayan et al. Metall. Mater. Trans. A 25A (1995) 1761
tico nella realizzazione dei getti. Un ringraziamento partico- [10] S.G. Shabestari et al., Int. J. Cast Met. 15 (2002) 15
lare va anche al Dr. Paolo Bergamini per il contributo [11] Q.C. Wang, Metall. Mater. Trans. A 34A (2003) 2887-2899
all’attività sperimentale e all’analisi dei risultati. [12] D.L. Zhang et at., J. Light Met. 2 (2002) 27-36
[13] S. Murali et al., Mater. Sci. Eng. A 151 (1992) 1-10
RIFERIMENTI [14] S. Shivkumar et al., J. Mater. Eng. Perform. 3 (1994) 83-90
[1] O. El Sebaie et al., Mater. Sci. Eng. A 480 (2008) 342-355 [15] M. Merlin et al., J. Mater. Proc. Technol. 209 (2009) 1060-1073
[2] K.T. Kashyap et al., Mater. Sci. Technol. 9 (1993) 189-203 [16] F. Berto et al., Int. J. Fract. 127 (2004) 265-282
[3] G.K. Sigworth et al. AFS Trans. 97 (1989) 811-823 [17] M. Warmuzek, Aluminium-Silicon Casting Alloys: Atlas of Micro-
[4] R.E. Spear and G.R. Gardner, AFS Trans. 71 (1963) 209-215 fractographs, 1th ed., ASM International, (2004)
[5] C.H. Càceres et al., Mater. Sci. Eng. A 197 (1995) 171-179

Abstract
Effect of iron content and of heat treatment on the microstructural
and mechanical properties of Al-Si-Mg foundry alloys
Keywords:
aluminium alloys, foundry, microstructure, mechanical properties, heat treatments

Due to the high strength/weight ratio, good castability, corrosion and wear resistance and high mechanical properties, Al-Si al-
loys are the most widely used alloys in the automotive field. Their mechanical properties are influenced by the chemical compo-
sition (i.e. the Si, Mg and Cu content), the presence of Fe and other defects such as inclusions and porosity. The solidification and
the heat treatment conditions are also important for obtaining the desired mechanical characteristics.
The correlation between mechanical properties and microstructure of Al-Si-Mg castings are strongly dependent on the secondary
dendrite arm spacing (SDAS) and on the morphology and distribution of eutectic silicon particles. In Al-Si foundry alloys the Fe
content is generally considered negative because of his tendency to form harmful intermetallic compounds.
In this study the effect of the Fe content and the heat treatment on mechanical and microstructural properties of two Al-Si-Mg
foundry alloys is presented. Experimental sand castings in Sr-modified A356 and B356 alloys have been produced and subjec-
ted to different heat treatment conditions, in terms of both solubilization and aging times. Tensile test samples and Charpy sam-
ples for instrumented impact strength tests have been machined from the castings. The yield strength, the ultimate tensile
strength and the percentage of elongation at fracture have been obtained from the tensile tests. The impact properties, such as
total absorbed energy, crack nucleation and propagation energies, have been determined, too. All these mechanical properties have
been correlated to the heat treatment conditions and to the Fe content. For both alloys the microstructural parameter of the se-
condary dendrite arm spacing, the size and distribution of intermetallics compounds and the morphology of the eutectic silicon
have been evaluated. On both the castings and the machined samples, preliminary X-ray analysis have been performed in order
to verify the absence of gas and shrinkage porosities. Microstructural and fractographic analysis have been carried out on the
fractured samples by means of optical microscopes (OM) and scanning electron microscopes (SEM) with energy dispersive X-ray
spectroscopy (EDS); the effect of microconstituents on crack nucleation and propagation have been studied through the analysis
of the fracture profiles and surfaces.

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