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1993-2003: dieci anni dopo

IL LABORATORIO DI RUGGERO CHIESA


di Frédéric Zigante

L a ricorrenza dei dieci anni dalla scomparsa


di Ruggero Chiesa mi offre l’occasione di ri-
percorrere per i lettori de “il Fronimo” il mio rap-
la morte del maestro, e dunque il mito di Tárrega
è essenzialmente legato ai ricordi di un bambi-
no e di un adolescente. Diverso fu invece il rap-
porto con questo vero maestro e l’influenza che porto con Miguel Llobet, l’altro grande allievo di
egli ha esercitato sul mio percorso musicale. Tárrega: conobbe il suo maestro a 17 anni e lo
Poteva essere, questa, l’occasione anche per perse a 31. Il mio rapporto con Ruggero Chiesa
un approfondimento del significato del suo im- fu dunque simile a quest’ultimo in quanto io in-
pegno nel campo della musicologia ma su que- contrai Ruggero nel 1981, quando avevo 20 an-
sta stessa rivista sono stati pubblicati altri saggi ni. Ma lo conoscevo di fama già da molti anni.
e io non potrei che limitarmi a riprendere ar- Non fu un incontro casuale, fu un incontro cer-
gomenti che già sono stati ampiamente affron- cato e voluto: ma chi era in quel momento per
tati e che per un ulteriore approfondimento ri- me Ruggero Chiesa? Avevo iniziato i miei studi
chiederebbero ben altri spazi. chitarristici nel 1972 e uno dei primi libri su cui
Vorrei invece affrontare la parte meno pub- cominciai a studiare era la sua Tecnica fonda-
blica del lavoro di Ruggero Chiesa, cioè la sua mentale della chitarra: le scale, l’unico volume
attività didattica; questa, infatti, costituisce uno allora disponibile della serie che si sviluppò in
degli aspetti più importanti del lascito di quattro quaderni. Poco tempo dopo conobbi an-
Ruggero, che può essere approfondito soltanto che la rivista “il Fronimo”, allora neonata, e ne
da chi è stato suo discepolo direttamente. acquistai qualche arretrato. Nonostante l’enorme
Ruggero Chiesa ha avuto due tipi di allievi: difficoltà che avevo con la lingua italiana – ero
quelli che lo hanno conosciuto fin dai primi an- in Italia dal maggio del 1971 e prima di quella
ni di studio e hanno compiuto con lui tutto il data non parlavo una parola di italiano – mi
loro percorso formativo e quelli che già avanti sforzai di leggere quasi tutti gli articoli, sce-
nei loro studi hanno deciso di continuare con gliendo proprio quella rivista per esercitarmi nel-
lui la loro formazione. Io appartengo a questo la lettura. È così che incominciai a conoscere il
secondo gruppo. La distinzione non è da poco, lavoro musicologico di Ruggero. In dieci anni di
perché assai spesso gli allievi adolescenti ten- letture dei suoi articoli intuii anche qualche co-
dono a idealizzare e mitizzare il proprio mae- sa della sua personalità: il suo equilibrio, la sua
stro, cosa che nel mio caso penso di poter esclu- delicatezza nelle recensioni nel riferire le criti-
dere. Ad esempio, la grande mitizzazione di che più spinose, la sua mancanza di acredine
Tárrega ha principalmente origine dalle testimo- nei commenti mi facevano immaginare Ruggero
nianze di Emilio Pujol – che peraltro di Ruggero come una specie di saggio sopra le parti; mi
Chiesa fu determinante maestro – culminanti nel sembrava un uomo che difendeva le sue idee,
suo Ensayo Biográfico pubblicato nel 1961. Ma ma non aveva l’aria di essere un combattente
Pujol studiò con Tàrrega dagli otto ai quindici da barricate. Con il tempo naturalmente acqui-
anni, quando il loro rapporto si interruppe per stai a poco a poco quasi tutte le sue pubblica-

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zioni – Milán, Sor, Boccherini, Giuliani, Weiss, base dei suoi allievi, ma posso affermare che il
Da Milano – opere che spesso, dopo una pri- lavoro di Ruggero regge bene, anche nel caso
ma lettura, rimasero nei miei scaffali per anni, dei peggiori allievi, a questo tipo di impropria
ma che in me avevano lasciato una curiosità de- valutazione.
stinata a svilupparsi a distanza di tempo. Ero Per il suo lavoro di musicologo Ruggero
all’epoca un classico chitarrista allievo proveniente Chiesa godeva di grande stima, da me più vol-
dalla scuola di Segovia – che non conobbi per- te constatata, presso i più grossi concertisti del-
sonalmente – e di Alirio Díaz – con il quale ef- la sua epoca, primo fra tutti Segovia. Ricordo a
fettivamente studiai. Dunque repertorio rigoro- questo proposito uno dei rari aneddoti che Ruggero
samente segoviano con qualche cedimento ai la- raccontava sul maestro andaluso (l’aneddotica
tino-americani tollerati dal maestro andaluso e segoviana, così amata dai suoi colleghi, sem-
travolgentemente promossi da Alirio Díaz. brava non toccarlo molto): era il 1980 e si tro-
L’Ottocento chitarristico era completamente igno- vava a Venezia in occasione del premio “Una
rato, ad eccezione degli Studi di Sor revisionati vita per la musica” che quell’anno veniva con-
nel 1945 da Segovia e delle Variazioni op. 9, segnato appunto a Segovia. Appena arrivato nel-
sempre di Sor. la sua stanza d’albergo, Ruggero sentì in lonta-
Il seme lasciato da quelle letture cresceva e nanza qualcuno che suonava molto lentamente
mi rendeva sempre più urgente trovare una via la prima Rossiniana di Giuliani, allora appena
di sviluppo. Nel 1978 Ruggero Chiesa venne a pubblicata; divorato dalla curiosità, si avvicinò
Torino, la città dove vivevo, e fece una confe- alla porta della stanza dello sconosciuto chitar-
renza su Giuliani e Sor, illustrata da Wladimir rista, origliando l’esecuzione. Per apprendere
Mikulka che suonò il Gran solo e le Variazioni l’identità dell’esecutore fu sufficiente una telefo-
op. 9 di Sor, la Sonata op. 15 e le Variazioni nata: l’ospite di quella stanza era nientemeno
su un tema di Haendel op. 107 di Giuliani. È che Andrès Segovia. Che soddisfazione per Ruggero:
difficile oggi immaginare come questo reperto- la curiosità per quel repertorio dimenticato era
rio potesse essere considerato ancora una novità riuscito a suscitarla anche nel primo dei chitar-
negli anni Settanta da parte di molti chitarristi. risti, quello che gli era stato maestro anni pri-
Le novità, sul repertorio, erano scandite in quel ma all’Accademia Chigiana.
periodo da tre persone: Ruggero Chiesa, con le Dunque, quello che mi attraeva in Ruggero
sue pubblicazioni, Pepe Romero, con i suoi di- Chiesa era la sua capacità di portare vive novità
schi che seguivano spesso a ruota le pubblica- nel repertorio; anche se lui personalmente non
zioni di Ruggero Chiesa, e Julian Bream, che in teneva concerti, era facile constatare che le per-
autonomia riuscì a cogliere
i valori di quelle musi-
che. La conferenza tori-
nese del 1978 fu la pri-
m a oc c as io n e i n c u i
ascoltai una “lezione” di
R u g g e ro Chiesa, e ne
uscii molto soddisfatto. A
convincermi dell’oppor-
tunità di andare a lezio-
ne da lui fu invece
l’ascolto di alcuni suoi al-
lievi, in particolare Elena
Càsoli, che soprattutto
nel repertorio dell’Otto-
cento mi aveva partico-
larmente convinto; oggi
inorridisco all’idea di giu- Venezia 1980. L’inedito quartetto (Díaz, Ghiglia, Chiesa, Amato) ha appena finito di suo-
dicare un maestro sulla nare; dal palco Segovia applaude.

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sone della sua cerchia avevano un approccio – copia di una Julian Gómez Ramírez “torinese”
particolare, direi “distinto”, a qualunque tipo di che divenne mia anni dopo – un’immancabile
repertorio. José Ramírez III sgangheratissima – con la qua-
L’insegnamento di Ruggero Chiesa ha rappre- le Ruggero non doveva avere molto feeling a
sentato per me qualcosa che va ben oltre il clas- giudicare dalle condizioni in cui si trovava – e
sico rapporto maestro-allievo: significò infatti en- una Kohno 50. In genere mi recavo in quella
trare a far parte, a volte in maniera del tutto in- casa la domenica mattina e, cosa che oggi mi
consapevole, di un laboratorio di ricerca: Il la- sconcerta, non portavo mai la mia chitarra: pre-
boratorio di Ruggero Chiesa. ferivo usarne una del maestro.
Ma andiamo per ordine: dove si trovava il la- In un laboratorio normalmente si sperimenta
boratorio di Ruggero Chiesa? A Milano, in Corso e il laboratorio di Ruggero aveva precisamente
Plebisciti 9, nel suo grande salotto dominato da questa caratteristica: non era un luogo di verità
un lunghissimo tavolo su cui erano accatastati assolute distribuite a mo’ di doni a pochi eletti,
tutti i libri, manoscritti, dischi e fotocopie su cui ma un luogo dove ognuno partecipava, con i
egli in quel momento stava lavorando. Fu su propri mezzi e con le proprie disposizioni, a un
quel tavolo che lessi, per la prima volta con lui, progetto di ricerca che Ruggero costruiva intor-
alcuni brani originali per chitarra di Paganini che no alla personalità di ogni allievo con metico-
stava revisionando e che da poco erano stati li- losa precisione e dedizione. Centro di questa ri-
berati dal vincolo di Stato che ne rendeva im- cerca era la musica; ma non quella con la em-
possibile la pubblicazione; e da quella lettura me maiuscola che certi chitarristi usano come
doveva nascere il grande interesse verso quei paravento del loro complesso di inferiorità, de-
brani, interesse che mi avrebbe portato anni do- rivato dall’essere chitarristi piuttosto che pianisti
po alla loro registrazione integrale. o violinisti, ma semplicemente la musica come
Era anche il laboratorio dove, dal 1972 al letteratura chitarristica còlta nella sua interezza
1993, nacque e si sviluppò “il Fro n i m o ” . culturale e sociale, cioé nel contesto e nel rap-
Contrariamente a quello che si potrebbe imma- porto con i fenomeni e l’evoluzione del linguaggio
ginare a proposito di un uomo che è stato col- musicale generale nelle varie epoche.
to prematuramente dalla morte nel giugno del In qualche modo si può dire che l’atteggia-
1993, non vi era in quella stanza un computer mento di Ruggero Chiesa come didatta si avvi-
e neanche una macchina da scrivere: Ruggero cinasse straordinariamente a quello descritto da
scriveva tutto a mano, dalle lettere private ai suoi Arnold Schönberg nella Prefazione del suo Manuale
articoli più vasti. Ricordo una volta in cui, con di armonia (Milano, il Saggiatore, 1963); ovve-
mio grande stupore e nel tentativo (fallito) di ro un atteggiamento che lega in un tutt’uno l’at-
convincermi a partecipare a un concorso, mi co- tività di ricerca con l’attività didattica. È oppor-
piò a mano tutto il bando e me lo spedì a ca- tuna dunque una citazione un poco estesa dal
sa. In realtà vi era pure un secondo laboratorio, celebre testo di Schönberg:
che era la sua aula in Conservatorio, ma quel-
lo io l’ho frequentato poco essendo stato prin- “Quando insegnavo, non cercavo mai di dire
cipalmente un allievo privato; ve n’era pure un all’allievo solo quello che sapevo, ma semmai
terzo, quello più pubblico e formale dell’aula dei quello che lui non sapeva. E tuttavia neppure
corsi di trascrizione delle intavolature antiche questa era la cosa principale, anche se mi co-
dell’Accademia Chigiana a Siena, dove Ruggero stringeva a trovare per ogni allievo qualcosa di
lasciò sempre più spazio negli ultimi anni alla nuovo: ma mi sforzavo soprattutto di mostrargli
letteratura chitarristica dell’Ottocento. Il labora- l’essenza delle cose alla radice. Perciò non os-
torio di Corso Plebisciti aveva anche un picco- servavo mai quelle rigide regole che tendono i
lo pianoforte verticale (sempre rigorosamente scor- loro lacci intorno alle menti dei giovani, e tut-
dato) al quale volentieri Ruggero si sedeva per to si risolveva in indicazioni o suggerimenti che
controllare un testo musicale svicolandosi dagli non vincolavano l’allievo così come non vinco-
automatismi meccanico-chitarristici che poteva- lavano il maestro. Se poi l’allievo poteva fare
no, a suo dire, indurlo a una “falsa lettura”. Poi ancor meglio senza di esse, ne faceva a meno.
c’erano le sue chitarre: una bellissima Gallinotti Ma il maestro deve avere il coraggio di com-

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promettersi, non deve mostrarsi come un indi- tro nel tempo furono accorciati, poiché molti au-
viduo infallibile che sa tutto e non sbaglia mai, tomatismi sul piano del bagaglio meccanico era-
ma come l’instancabile che è sempre alla ricer- no già acquisiti e nel giro di poco tempo riu-
ca e qualche volta riesce anche a trovare qual- scii a rinnovare le mie interpretazioni come mai
cosa. […] Gli errori che i miei allievi commet- mi sarei aspettato di poter fare sotto la guida di
tevano a causa di mie indicazioni insufficienti o un maestro che interprete non era. Questo fat-
sbagliate mi hanno insegnato a dare indicazio- to mi diede molto da pensare, perché mi ero
ni esatte, mentre le soluzioni giuste hanno con- reso conto di non seguire più un modello o un
fermato l’esattezza del mio metodo, senza per esempio ma semplicemente di compiere una ri-
questo indurmi all’eresia di credere di aver real- cerca intorno a quelle che erano le mie più na-
mente risolto il problema. Penso che tale me- turali disposizioni e affinità musicali, un percor-
todo sia stato utile per i miei allievi e per me. so che aveva curiose affinità con il lavoro di psi-
Se avessi loro detto solo quello che so, ora sa- canalisi che avevo iniziato nello stesso periodo.
prebbero quello e nient’altro. Può darsi che sap- Un percorso che aveva come centro la lettera-
piano ancor meno, ma sanno di certo qual è la tura chitarristica e come scopo la sua realizza-
cosa che veramente conta: la ricerca!” zione concertistica nella maniera il più possibi-
le completa sul piano stilistico.
Esattamente questo era il modo di procedere La mia ultima visita al laboratorio di Corso
di Ruggero, e il fatto che sia possibile ritrovare Plebisciti avvenne l’8 aprile 1993: fu un incon-
il suo metodo nelle parole di Schönberg è già t ro, sul piano umano, per me molto forte.
da solo indicativo della sua lungimiranza e acu- Sempre impeccabile nello stile, nel modo di ve-
tezza nell’ambito, sempre troppo dogmatico, del- stire, Ruggero mi parlò esplicitamente della sua
la chitarra. morte e mi disse che pensava di vivere ancora
Anche nei miei confronti Ruggero seppe usa- un anno – gli rimanevano invece poco più di
re questa lungimiranza. Quando lo conobbi, all’età due mesi. Fece anche un bilancio della sua vi-
di vent’anni, già tenevo dei concerti e la mia ta professionale e per la prima volta mi parlò
prima lezione con lui si svol-
se pochi giorni dopo che
avevo vinto il secondo pre-
mio al concorso di Alessandria.
Dopo il primo ascolto Ruggero
mi fece una proposta per
certi versi sconcertante: rico-
minciare tutto da capo. Una
sottile intuizione mi fece ac-
cettare di buon grado e alla
mia prima lezione gli suonai
dei piccoli studi elementari di
Carcassi, Sor, Giuliani e lo
Studio n. 1 di Leo Brouwer.
Questa sorta di revisione dei
miei primi passi nel mondo
della musica per chitarra fu
per me fondamentale non
solo per i benefici che ne eb-
bi come esecutore, ma per-
ché mi diede l’occasione di
acquisire un bagaglio di cui
sono oggi beneficiari i miei
stessi allievi. Naturalmente i
tempi di questo ritorno indie- D. Aguado, Studio. Frammento di una pagina del manoscritto di Ruggero Chiesa

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esplicitamente, lui che era sempre così riserva- A dieci anni di distanza dalla sua scompar-
to sulle questioni private, anche dei suoi affet- sa Ruggero mi manca certamente sul piano
ti. Il suo principale pensiero era rivolto natural- umano; su quello professionale manca poi la
mente a quelli famigliari, ma subito dopo veni- possibilità di un confronto per uno scambio di
vano i suoi allievi, soprattutto i più giovani. In opinioni, un parere telefonico, come spesso ac-
quell’anno, che sarebbe stato inevitabilmente scan- cadeva negli ultimi anni della sua vita. Tutto
dito dai ritmi del suo male, i progetti non man- ciò è comunque compensato dalla ricca ere-
cavano e ricordo in particolare il suo desiderio dità che ci ha lasciato: il mio laboratorio, co-
di affrontare l’edizione critica degli studi di Dionisio me ad esempio quello di Massimo Lonardi,
Aguado. Non fu la nostra ultima conversazione, quello di Elena Càsoli, di Paolo Cherici o di
perché ci sentimmo per telefono fino a pochi Emanuele Segre, forse non si assomigliano nei
giorni prima della sua scomparsa, ma doveva ri- loro progetti e nei loro contenuti; funzionano
manere certamente l’incontro con Ruggero che però secondo i medesimi principi di quello di
ricordo con più emozione. Corso Plebisciti 9.

LA DIDATTICA DELLA LIBERTÀ

di Roberto Pinciroli

A rrivo tra gli ultimi a dare il mio contribu-


to alla memoria di Ruggero Chiesa, per cui
molto di ciò che riguarda il suo lavoro è stato
che il più delle volte sapeva intuire perfetta-
mente. Non gli ho mai sentito dire una banalità
a lezione e aveva il dono prezioso della sintesi.
già detto: un’attività straordinaria, in assoluto, La sua pedagogia era orientata, almeno per
che assume un significato e un valore ancora quella che è la mia personale esperienza, alla
più grandi se si tiene conto dell’epoca e del con- massima libertà possibile. Scelta che richiede un
testo che l’ha vista nascere e svilupparsi. Mi li- equilibrio difficile, da trovare sul confine incer-
miterò dunque, brevemente, a testimoniare il to e sfumato che divide il rispetto per l’allievo
molto che egli ha rappresentato per me e per e la responsabilità che ogni insegnante ha nel
la mia formazione. metterlo in guardia dagli errori.
Ho conosciuto Ruggero Chiesa nel 1975. Venivo, Una didattica della libertà, nella quale tra gli
come molti chitarristi della mia generazione, da altri emergevano due aspetti: uno, più visibile,
studi frammentari e approssimativi. Era difficile, era il suo non essere geloso di quanto ognuno
date le molte richieste di quegli anni, entrare a di noi poteva apprendere da altri (anzi, il più
studiare al Conservatorio di Milano e fu questa delle volte era lui stesso a stimolarci in questo
la ragione per la quale, non potendomi pren- senso); l’altro, meno immediatamente palpabile
dere, mi consigliò di iniziare la mia preparazio- – ma altrettanto vero e importante – era dato
ne con un suo allievo, che era Massimo Lonardi. da questa abitudine, costruita giorno per giorno,
Nel 1977, dopo due anni di proficuo lavoro, co- alla responsabilità personale nei confronti dello
minciai a studiare con lui, diplomandomi nel studio e dei suoi risultati.
1983. Dopo il diploma ho studiato per molto tem-
Chiesa era una persona gentile e generosa. po con Betho Davezac, persona alla quale de-
Era un insegnante attento e paziente, preciso vo ugualmente molto. Credo che molto di quel-
nei consigli, sapeva motivare l’allievo, aveva la lo che lui mi ha trasmesso non avrei potuto
capacità di dare a ciascuno qualcosa di diverso impararlo senza l’insegnamento di Ruggero
a seconda delle diverse esigenze e personalità Chiesa.

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RICORDO DI RUGGERO CHIESA
di Adriano Vignola

I n un’aula dell’allora “Liceo musicale G .Nicolini”


di Piacenza, in quel lontano 1965, gli aspi-
ranti al “corso di chitarra” attendevano il loro
ogni mia velleità artistica). In quelle occasioni si
instaurò tra noi un rapporto di amicizia, che so-
stituì quello tra maestro e allievo.
turno per l’audizione. La loro tipologia, vista con Con lo sparuto primo gruppo di allievi del
gli occhi di oggi, aveva caratteristiche alquanto neonato corso di Gargnano (tra cui ricordo, gio-
anomale, per non dire grottesche. Capelloni con vanissimi, Stefano Grondona e Massimo Lonardi)
chitarra a tracolla, bambinetti timidi con l’aria dei ci si trovava presso il ristorante “La Tortuga”, tra-
primi della classe, qualche “matusa” sui 35 an- sformatasi un po’ nel nostro quartier generale.
ni pervaso da vocazione tardiva. Per non parla- Con Chiesa, Ghiglia, Fia e altri addetti ai lavori
re dei repertori presentati: una miscellanea che che erano lì di passaggio, si “pasteggiava a chi-
andava dal brano beat a tutto plettro, alla can- tarra” in varie salse. Sono stati momenti, per me,
zone popolare, all’immancabile “Giochi proibiti indimenticabili. E soprattutto aleggiava il carisma
– fai da te” da parte di qualcuno più raffinato. di Ruggero Chiesa, tanto evidente quanto asso-
Il tutto con dovizia di pollicioni sinistri avvin- lutamente non esibito, con la sua saggezza di-
ghiati al di sopra del manico. E davanti a ognu- screta, la sua affabilità coinvolgente.
no di loro, attento, cortese, imperturbabile, c’era In un mondo così incline ai giudizi sommari
lui: Ruggero Chiesa. e alle stroncature, come quello artistico, non ho
È così che l’ho conosciuto, mentre anch’io mai avuto occasione di ascoltare dalla sua boc-
strimpellavo qualcosa nella speranza di essere ca parole superficiali o ostili nei confronti di
ammesso al corso. Quella sua capacità di ascol- chiunque. Una grande lezione di umiltà.
tare, di concedere comunque e sempre a tutti il È mia convinzione che la più grande fortuna
beneficio dell’impegno e, soprattutto, del rispet- che possa capitare a un giovane in fase di cre-
to, era la caratteristica più peculiare e costante scita sia quello di incontrare il maestro giusto,
della sua personalità, la più significativa dal pun- al momento giusto. E Ruggero Chiesa certamente
to di vista umano, in generale, e didattico, in lo era.
particolare.
Erano tempi “arcaici”, quelli, per la chitarra
classica, che si identificava tout-court col mitico
Segovia. Per il resto, buio totale. Almeno per noi
e fino a quando Ruggero Chiesa non ci ha, pas-
so dopo passo, schiuso quel mondo affascinan-
te, ancora tutto da scoprire, come solo lui sa-
peva fare. Senza opprimere, con discrezione,
senza giudizi apodittici su niente e su nessuno.
Quando lasciò Piacenza per il Conservatorio
“G. Verdi” di Milano ci sentimmo di colpo or-
fani, anche se continuammo a mantenere i con-
tatti con lui, come in una specie di pellegri-
naggio rituale alla ricerca di consigli, di stimoli,
di contatto umano.
Lo rividi poi a Gargnano, in occasione degli
“Incontri chitarristici”, dove mi recavo regolar-
mente come auditore (essendosi ormai esaurita

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CARISSIMO RUGGERO,

n el rimbalzo dei ricordi, prodotti dalla ri-


correnza della tua tragica e dignitosissima
dipartita da noi, si riverberano una tonica e
a coloro i quali hanno desiderato ricordarti an-
cora sentendoti vicino, presente, amico.
Grazie Ruggero per la tua spinta ideale ma
una dominante come insistente inciso Beetho- concreta che ci hai lasciato, vive tutt’ora il tuo
veniano: entusiasmo sincero dentro me in modo natura-
Tonica – Grazie le. Anche per questo non riesco a scegliere uno
Dominante – Ci manchi! tra i tanti momenti positivi per raccontarti, mi
Per quanto mi riguarda sono tanti i ricordi po- sembrerebbe comunque limitativo. Credo invece
sitivi che ancora tornano e germogliano legati a che se tu oggi potessi essere qui troveresti an-
Ruggero; negativi?...nessuno! cora un modo semplice ma efficace per spin-
Questo il mio commiato umano, sintetico ma gerci a nuove avventure e a confronti leali per
altissimo, e tale e profondo credo rimarrà in tut- esprimere e far vibrare tutte le corde che pos-
ti noi. sediamo. In questo mi manchi e credo che man-
Carissimo Ruggero ho letto con estremo pia- cherai a tutto l’ambiente.
cere gli aneddoti e le commosse testimonianze Spero che la tua forzata assenza sia ora sti-
di tanti colleghi che ti hanno frequentato e co- molo e monito per mantenere in noi le più al-
nosciuto. È stata una idea bellissima quella di te e sincere aspirazioni artistiche.
dedicare questo spazio della tua rivista “il Fronimo” Sinceramente il tuo allievo
Aldo Vianello

L’EREDITÀ
di Marco Mustardino

P ochi mesi prima del Diploma, recandomi al


Conservatorio di Milano per alcune infor-
mazioni sull’esame che mi attendeva, ho avuto
chitarra, spesso leggevo il suo nome su testi da
lui revisionati e dettagliatamente diteggiati, igna-
ro completamente di chi fosse. Ho ripercorso
modo di farmi accompagnare, animato da forte con la memoria gli anni più importanti della
curiosità, nell’aula 220, di cui già tanto sapevo mia formazione musicale fino al Diploma, anni
e di cui diverse persone spesso raccontano. in cui ho avuto modo di studiare con un allie-
Entrando in quel luogo, che si potrebbe ormai vo di Chiesa: questo nome pian piano è di-
definire “di culto”, dove solo con i ricordi al- ventato sempre più presente durante le mie le-
trui ero già stato tante altre volte, sono riusci- zioni e le conversazioni con altri musicisti o suoi
to a sentire ancora più forte l’emozione since- ex-allievi, tanto da suscitare in me grande inte-
ra di tutte quelle parole spese per raccontarmi resse e ammirazione. Presto mi sono reso con-
le tante esperienze vissute tra quelle mura o ini- to che enorme è la fortuna che questi allievi
ziate lì. Ritornando a casa e riflettendo su quan- hanno ereditato dal loro insegnante, non di me-
te notizie, curiosità e aneddoti conoscevo ri- no quanto hanno appreso da lui come perso-
guardanti Ruggero Chiesa, sorridevo pensando na: dignità, eleganza, intelligenza, devozione,
a quando, nei miei primi anni di studio della sono stati alcuni dei termini utilizzati per de-

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scrivermi quest’uomo tanto innamorato del suo ti al nome del Maestro, forse si è già creata, gra-
lavoro e del suo strumento. Si tratta di un pa- zie ad una spontanea idea di “appartenenza” che
trimonio che contiene l’enorme lavoro di ricer- vede persone di diversa età e provenienza (dal
ca e revisione di decine di opere, l’amore di- giovane allievo all’esperto concertista, dall’inse-
sinteressato per la chitarra, attente intuizioni di- gnante al musicologo o al “semplice appassio-
dattiche e, non di meno, una grande cultura ar- nato”) condividere un comune tesoro.
tistica. Ora, spinto da grande entusiasmo, nella mia
Solo con il passare degli anni ho intuito che piccola realtà spero di riuscire, già nel presente
anche a me è stata tramandata questa eredità, di giovane musicista e giovane insegnante di chi-
facendomi sentire un nuovo pezzo di un im- tarra, ad applicare quello che ho appreso e che
portante mosaico cominciato da Chiesa. Credo cerco di apprendere, “formando” nel migliore dei
che una seconda generazione di musicisti, lega- modi altri pezzi per il grande mosaico.

Con questo numero, ultimo del 2003, si conclude la pubblicazione dei contributi inviatici in ricordo di Ruggero
Chiesa. Questi testi verranno inseriti nel sito Internet della rivista nelle pagine dedicate a Ruggero Chiesa,
sotto il titolo “Testimonianze”. Eventuali altri contributi che dovessero pervenire in futuro potranno essere ac-
colti nello stesso spazio.

I volumi IX e X de “il Fronimo”

Con l’uscita dell’indice analitico è possibile rilegare i due volumi relativi ai numeri 101-
120 (anni 1998-2002). Chi volesse acquistare le due copertine è pregato di comunicarlo
alla Redazione in modo da poter procedere all’ordinazione del materiale necessario in quan-
tità sufficiente. La prenotazione non comporta alcun obbligo all’acquisto.

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