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FISICA TECNICA

AMBIENTALE

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FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMODINAMICA

1 LA TERMODINAMICA

La termodinamica studia gli scambi di energia tra i sistemi


termodinamici. Essa praticamente studia le trasformazioni che producono
variazioni di energia e variazioni di volume di una sostanza che può
essere un gas oppure un gas perfetto.

2 IL SISTEMA TERMODINAMICO E LE SETTE TRASFORMAZIONI TERMODINAMICHE

Il sistema termodinamico è una porzione di spazio delimitata da un


confine; tutto quello che è fuori dal confine costituisce il contorno.

Il sistema termodinamico si dice:


1) sistema isolato quando non scambia energia con il contorno;
2) sistema chiuso quando scambia energia con l’esterno;
3) sistema aperto quando scambia energia e materia con l’esterno.

Il sistema termodinamico è governato dalle grandezze termodinamiche


(chiamate anche proprietà termodinamiche o proprietà di stato).
Solo le grandezze termodinamiche possono rappresentare graficamente
una trasformazione termodinamica.
Ogni configurazione (anche temporanea) del sistema termodinamico viene
chiamata stato fisico, e lo stato fisico è rappresentato dalle grandezze
termodinamiche.

Si definisce trasformazione termodinamica la modifica che avviene al


sistema termodinamico per effetto di scambi di energia e/o scambi di
materia, i quali fanno evolvere il sistema termodinamico da uno stato A
ad uno stato B.
Esistono sette trasformazioni:
1) reversibile: quando, compiendo il percorso dallo stato A allo stato
B, posso invertire in qualsiasi momento il percorso (cioè riportare
il sistema termodinamico allo stato A) senza che il sistema
termodinamico e il contorno subiscano alcuna modifica;
2) irreversibile: quando, compiendo il percorso dallo stato A allo
stato B, non posso invertire in qualsiasi momento il percorso (cioè
riportare il sistema termodinamico allo stato A) senza che il
sistema termodinamico e il contorno subiscano alcuna modifica
(quindi, se inverto il percorso, il sistema termodinamico subisce
una modifica);
3) quasi statica: ossia molto lenta, e cioè quando, ad ogni variazione
delle grandezze termodinamiche, il sistema giunge ad uno stato di
equilibrio prima di avere un’altra variazione (praticamente mi
variano le grandezze termodinamiche e ho un certo stato di
equilibrio; poi mi variano ancora le grandezze termodinamiche e ho
un altro stato di equilibrio);
4) ciclica: quando il sistema termodinamico passa dallo stato A allo
stato B attraverso la trasformazione α e successivamente passa dallo
stato B allo stato A attraverso la trasformazione β (appunto
ciclica);
5) ciclica reversibile: quando il sistema termodinamico passa dallo
stato A-B-A attraverso una trasformazione (e non quindi due
trasformazioni come nella trasformazione ciclica) senza che il
sistema termodinamico e il contorno subiscano alcuna modifica;
6) invertibile: quando una trasformazione può essere interrotta e il
sistema termodinamico può tornare allo stato iniziale A;

Tomei Giacomo 1
LA TERMODI
INAMICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

7) cicl
lica intternamente invert
tibile: quando ci
c sono delle modifiche
m e
all’
’esterno e il sistema termodinamico non si accorg ge dellaa
tras
sformazio
one.

2 L GRANDE
LE EZZE INTE
ENSIVE, ESTENSIVE
E E E SPECIFICHE

andezze relative
Le gra r alla termodinamica sono:
1) le grandezze
g e intensiive (e praticame
p nte le grandezze
g e termodi
inamiche)
che non variano al v
variare dall’es
stensione e del a
sistema
termmodinamicco, e veengono se empre ind dicate con
c la lettera minuscola
m a
(sonno delle grandez zze intensive ad d esempio la te emperatura t, la a
presssione p; la tem mperaturaa però è anche indicata con T quando q è
esprressa in [K ] e coon t quanndo è esppressa inn [°C ] );
2) le grandezze e estenssive che variano al vari iare dell’estensi ione del
sisttema terrmodinamico, e vengono
v sempre indicate
i con la lettera a
maiuuscola (ssono dellle grande ezze este
ensive ad d esempio o la massa M, ill
voluume V, l’’energia interna U, il ca alore Q, il lavor ro L, la capacitàà
termmica C);
3) le grandezze
g e specifi
iche che sono dat te dal raapporto t tra due grandezze
g e
esteensive (ad esemp pio la grandezza specifi ica del calore q è data a
Q
dallla formulla q = dove il calore Q e la massa del sistema a
M
termmodinamicco M sono
o due gra andezze estensive).

2 L’EQUILIBRI
IO TERMOD
DINAMICO E IL PRI
INCIPIO ZERO
Z DELL
LA TERMODINAMICA

Ad ogni statoo fisico in cui si trov va il siistema termodinam mico, il


l
sistema termodiinamico si trova a in eq quilibrio
o termod dinamico, e per r
ottenere
e l’equil
librio te
ermodinam
mico è neecessario che ci sia l’eqquilibrio
o
termico.
È da sottoline
s eare ades
sso il principio zero dellla termod
dinamica:
:
Se considero duue sistemmi termo
odinamici A e B che son no in eqquilibrio
o
termico con un terzo
t sis
stema ter
rmodinami
ico C, alllora ancche i due
e sistemi
i
termodin
namici A e B sono in equilibrio te
ermico tr
ra di lorro.
L’equi
ilibrio termico è verifi icato daalla tempperatura,
, la qua ale sarà
à
uguale per
p tutti
i e tre i sistemi termodin
namici A-
-B-C.

L
L’EQUAZIO NE DI STA
ATO DEI GAS
G ETTI pv = RT E LA
PERFE A REGOLA DELLE
2
FASI DI
I GIBBS n = 2 − f + c

game tra le gran


Un leg ndezze te
ermodinam
miche, o meglio u
un legame
e tra la
a
pression
ne p, il volume v e la temperatu
t ra
T del ga
as, è dat
to dalla formula:
pv = RT
chiamata
a equaziione di stato dei gas g
perfetti
i, dove R è una costante che varia
a second
da del gas
g (vedi tabellla) e vale
R0 ⎡ J ⎤ ⎡ J ⎤,
R = ⎢ kgK ⎥ n
con R0 = 8 .314 ⎢ dove
⎥⎦
M ⎣k ⎦ ⎣ kmo
ol K
R0 è la costante universale dei gas perffetti ed ha lo stesso valore per
r
qualunqu erfetto; M infine è la mas
ue gas pe ssa molar
re.

Nel ca
aso di più componenti e più fassi (cioè nel casoo di miscele che
e
si posso
ono trova
are contemporanea
amente sia nella
a fase liiquida che nella
a
fase gassosa) il
i numer
ro di grrandezze termodinnamiche n si ot ttiene a

2 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMODINAMICA

partire dal numero di componenti c e dal numero di fasi f grazie alla


regola delle fasi di Gibbs:
n = 2 − f + c

Nel caso si considerasse invece un solo gas perfetto, il che vuol dire
un componente che si trova in una fase, quindi f = 1 e c = 1 , allora si
ha:
n = 2 − 1 + 1 n = 2

2 IL PRIMO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA ΔEsist = Q − L

Il principio della termodinamica (o principio della conservazione


dell’energia) si basa sulla conservazione dell’energia e presuppone
quindi che l’energia, espressa in [J ] , scambiata dal sistema
termodinamico con l’esterno attraverso il suo contorno, rimanga costante.

Considerando positiva l’energia entrante dall’esterno verso l’interno


del sistema, e considerando negativo il lavoro uscente dall’interno del
sistema verso l’esterno (praticamente tutte le energie entranti sono
positive, mentre tutte le energie uscenti sono negative), si può allora
scrivere il primo principio della termodinamica:
ΔEsist = Q − L Δ E p + Δ Ec + Δ U = Q − L
dove:
1) ΔEp è la variazione di energia potenziale;
2) ΔEc è la variazione di energia cinetica;
3) ΔU è la variazione di energia interna;
4) ΔEsist è la variazione di energia complessiva del sistema;
5) Q è il calore;
6) L è il lavoro.

Alcune trasformazioni non portano variazioni di energia potenziale e


di energia cinetica, quindi si può scrivere:
ΔEp + ΔEc + ΔU = Q − L ΔU = Q − L
che in termini differenziali si può scrivere:
d U = đ Q - đ L
dove:
1) dU è la variazione infinitesimale dell’energia interna;
2) đQ è la variazione infinitesimale del calore;
3) đL è la variazione infinitesimale del lavoro.
Si usa il simbolo đ per chiarire il fatto che la variazione del calore
đQ e la variazione di lavoro đL dipendono dalla trasformazione seguita.
Questo concetto non vale per la variazione di energia interna dU che,
come si vede dal simbolo d, non dipende dalla trasformazione seguita.

Se voglio avere il primo principio della termodinamica d U = đ Q - đ L


con le grandezze specifiche, allora devo dividere le precedenti grandezze
estensive U, Q ed L per la massa M del sistema termodinamico, ottenendo
così:
dU đQ đL
= - du = đq - đl
M M M
Ipotizzando una trasformazione quasi statica, il lavoro đl è
costituito solo dalla variazione di volume d v del sistema termodinamico
(in questo caso infatti si parla di lavoro di volume) e il differenziale
del lavoro đ l è esatto e quindi posso scrivere:
du = đq - dl

Tomei Giacomo 3
LA TERMODINAMICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

Considerando la formula del lavoro specifico dl :


d l = F d s
dove F = pA , cioè dove la forza F è data dalla pressione p per la
superficie A , si ha:
dl = pAds dl = pAds
dove d v = A d s , cioè il volume d v è dato dalla superficie A per uno
spostamento d s , e quindi posso scrivere:
dl = pdv dl = pdv
Quindi il primo principio della termodinamica du = đq - dl diventa:
du = đq − pdv
da cui posso ricavarmi la variazione di calore đq:
đq = du + pdv

Quindi se il volume v è costante, e quindi consideriamo una


trasformazione isocora, allora si ha che la derivata di una costante è 0,
e quindi:
đq = du + p ⋅ 0 đq = du
Quindi quando il volume v è costante, la variazione di calore đq
scambiato sarà uguale alla variazione di energia interna du.

Se poi voglio determinare la variazione di lavoro ΔL (quindi il lavoro


v2

come grandezza estensiva) avendo la formula Δl = ∫


v1
pdv (relativa alla

ΔL
grandezza specifica), allora devo ragionare sapendo che Δl = , quindi
M
andando a sostituire ho che:
ΔL
v2 v2

M
= ∫
v1
pdv ΔL = M ∫ pdv
v1

3 LE CAPACITÀ TERMICHE Cp e Cv E I CALORI SPECIFICI cp E cv

La capacità termica a pressione costante Cp è data dalla formula:


⎛ dQ ⎞ ⎡ kJ ⎤
Cp = ⎜ ⎟
⎝ d T ⎠ p ⎢⎣ K ⎥⎦
mentre la capacità termica a volume costante Cp è data dalla formula:
⎛ dQ ⎞ ⎡ kJ ⎤
Cv = ⎜ ⎟
⎝ dT ⎠ v ⎢⎣ K ⎥⎦

Volendo ricavare la grandezza specifica dalla capacità termica a


C
pressione costante Cp, cioè cp = p , ottengo:
M
⎛ dQ ⎞
⎜ ⎟ ⎛ dQ ⎞
⎝ dT ⎠ p cp = ⎜ ⎛ dq ⎞ ⎡ kJ ⎤
cp = ⎟ cp = ⎜ ⎟ ⎢ ⎥
M ⎝ MdT ⎠p ⎝ dT ⎠ p ⎣ kgK ⎦
dove cp è il calore specifico a pressione costante.
Volendo invece ricavare la grandezza specifica dalla capacità termica
C
a volume costante Cv, cioè cv = v , ottengo:
M
⎛ dQ ⎞
⎜ ⎟ ⎛ dq ⎞ ⎡ kJ ⎤
⎝ dT ⎠v ⎛ dQ ⎞ cv = ⎜
cv = cv = ⎜ ⎟ ⎟ ⎢ ⎥
M ⎝ M dT ⎠v ⎝ dT ⎠v ⎣ kgK ⎦

4 Tomei Giacomo
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMODINAMICA

dove cv è il calore specifico a volume costante.


A partire dai calori specifici c è possibile determinare il calore q e
Q scambiato dal sistema termodinamico a seconda della trasformazione.
Se ad esempio ho una trasformazione isobara (cioè a pressione
costante) posso usare quindi il calore specifico a pressione costante
dq
cp = per determinare il calore q e Q. Quindi:
dT
T2 T2
d q = cpdT q = ∫ cpdT
T1
Q = M ∫ c pdT
T1

Se invece ad esempio ho una trasformazione isocora (cioè a volume


costante) posso usare quindi il calore specifico a volume costante
dq
cv = per determinare il calore q e Q. Quindi:
dT
T2 T2
d q = cvdT q = ∫ cvdT
T1
Q = M ∫ cv dT
T1

È possibile distinguere a questo punto due tipi di calore:


1) il calore sensibile che dipende da una variazione della temperatura
(quindi probabilmente è il tipo di calore che abbiamo calcolato in
questo paragrafo);
2) il calore latente che non dipende da una variazione di temperatura;
il calore latente inoltre rappresenta la quantità di calore che è
necessario fornire a un chilogrammo di liquido per vaporizzarlo
completamente durante una trasformazione isobara.

3 L’ENTALPIA (h = u + p v )

Da alcune grandezze termodinamiche se ne possono ottenere altre di


grandezze termodinamiche come ad esempio l’entalpia h data dalla formula:
⎡ kJ ⎤
h = u + pv ⎢ ⎥
⎣ kg ⎦
L’entalpia h praticamente riguarda le variazioni di energia che
avvengono a pressione costante in un sistema termodinamico.

4 LA VARIAZIONE DI CALORE đq IN FUNZIONE DELL’ENTALPIA h (đ q = d h − v d p )

Ipotizziamo ancora una trasformazione quasi statica. In termini


differenziali la formula dell’entalpia h = u + pv diventa:
dh = du + d ( pv )
Essendo presente nella formula il termine d ( pv ) , devo quindi
considerare sia la variazione di volume dv con la pressione p costante (e
quindi pdv ) che la variazione di pressione dp con il volume v costante
(e quindi v d p ), quindi posso scrivere d ( p v ) = p d v + v d p ; andando a
sostituire nella formula ho:
dh = du + pdv + vdp dh = du + pdv + vdp du = dh − pdv − vdp

Uguagliando la variazione di energia interna du = dh − pdv − vdp appena


trovata con la variazione di energia interna du = đq − pdv trovata dalla
formula del primo principio della termodinamica, e cioè d u = d u , ottengo:
dh − pdv − vdp = đq − pdv dh − pdv − vdp = đq − pdv dh − vdp = đq
đq = dh − vdp

Tomei Giacomo 5
LA TERMODINAMICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

Quindi se la pressione p è costante, e quindi consideriamo una


trasformazione isobara, allora si ha che la derivata di una costante è 0,
e quindi:
đq = dh − v ⋅ 0 đq = dh
Quindi quando la pressione p è costante, la variazione di calore đq
scambiato sarà uguale alla variazione di entalpia dh.

Quindi se đq = dh allora posso scrivere anche che q = h , e se il


T2

calore q in una trasformazione isobara è dato dalla formula q = ∫ c dT ,


T1
p

allora posso scrivere:


T2

h = ∫ c dT
T1
p

La scelta tra le due espressioni ricavate per calcolare la variazione


di calore đq:
đq = du + pdv đq = dh − vdp
sarà fatta a seconda delle trasformazioni che ho, cioè se ho una
trasformazione isocora uso la prima formula, mentre se ho una
trasformazione isobara uso la seconda formula.

IL CALORE SPECIFICO cv IN FUNZIONE DELL’ENERGIA INTERNA u e IL


4
CALORE SPECIFICO cp IN FUNZIONE DELL’ENTALPIA h

Prendendo la formula del calore specifico a volume costante cv = ⎛⎜


dq ⎞

⎝ dT ⎠v
e andandoci a sostituire la formula della variazione di calore đq in
funzione della variazione di energia intera d u , e cioè la formula
đq = du + pdv , allora posso scrivere:
⎛ du + pdv ⎞ ⎛ du ⎞ ⎛ pdv ⎞
cv = ⎜ ⎟ cv = ⎜ ⎟ + ⎜ ⎟
⎝ dT ⎠v ⎝ dT ⎠v ⎝ dT ⎠v
Sapendo che il volume v è costante e dovendo calcolare la derivata
dv dv
, allora ottengo = 0 ; quindi procedendo nei calcoli ho:
dT dT
⎛ du ⎞ ⎛ du ⎞
cv = ⎜ ⎟ + ( p ⋅ 0)v cv = ⎜ ⎟
⎝ dT ⎠v ⎝ dT ⎠v

Prendendo invece la formula del calore specifico a pressione costante


⎛ dq ⎞
cp = ⎜ ⎟ e andandoci a sostituire la formula della variazione di calore
⎝ dT ⎠p
đq in funzione della variazione di entalpia dh , e cioè la formula
đq = dh − vdp , allora posso scrivere:
⎛ dh − vdp ⎞ ⎛ dh ⎞ ⎛ v dp ⎞
cp = ⎜ ⎟ cp = ⎜ ⎟ − ⎜ ⎟
⎝ dT ⎠p ⎝ dT ⎠ p ⎝ dT ⎠ p
Sapendo che la pressione p è costante e dovendo calcolare la derivata
dv dv
, allora ottengo = 0 ; quindi procedendo nei calcoli ho:
dT dT
⎛ dh ⎞ ⎛ dh ⎞
cp = ⎜ ⎟ − (v ⋅ 0 ) p cp = ⎜ ⎟
⎝ dT ⎠ p ⎝ dT ⎠ p

6 Tomei Giacomo
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMODINAMICA

Le due formule calcolate adesso dei calori specifici sono congruenti


alle formule dei calori specifici trovate precedentemente, e cioè:
⎛ dq ⎞ ⎛ du ⎞ ⎛ dq ⎞ ⎛ dh ⎞
cv = ⎜ ⎟ → cv = ⎜ ⎟ cp = ⎜ ⎟ → cp = ⎜ ⎟
⎝ dT ⎠v ⎝ dT ⎠v ⎝ dT ⎠ p ⎝ dT ⎠ p

solo che le prime sono in funzione della variazione di calore dq, mentre
le seconde sono in funzione della variazione di energia interna du e in
funzione della variazione di entalpia dh.

IL LEGAME TRA L’EQUAZIONE DI STATO DEI GAS PERFETTI pv = RT E I


4
CALORI SPECIFICI cv e cp

Partendo dall’equazione di stato dei gas perfetti pv = RT e sommando


ad entrambi i membri l’energia interna u si ha:
u + pv = u + RT u + pv = u + RT
e sapendo che la formula dell’entalpia h è h = u + pv posso andare a
sostituire ottenendo:
h = u + RT
In termini differenziali si ottiene:
d h = d u + d (R T )
e dato che R è una costante la posso portare fuori dal segno di derivata:
dh = du + RdT
Dividendo tutti i termini per la variazione di temperatura dT:
dh du RdT dh du
= + dh
=
du
+
R dT = + R
dT dT dT dT dT dT dT dT
du dh
dove cv = e cp = , quindi:
dT dT
c p = cv + R

3 LA TRASFORMAZIONE ADIABATICA (q = c o s t → đ q = 0 → p v γ = c o s t )

La trasformazione adiabatica avviene quando è nulla la variazione di


calore đq del sistema termodinamico con il contorno, e quindi quando il
calore q del sistema termodinamico rimane costante. Questa trasformazione
può essere indicata infatti con l’espressione:
q = cost
oppure con:
đq = 0

C’è però una formula più utilizzata per le applicazioni, e cioè la


formula:
pv γ = cost

Vediamo come ci si arriva. Consideriamo le due formule della


variazione di calore đq:
đq = du + pdv đq = dh − vdp
du dh
Se ricordiamo che i calori specifici valgono cv = dT e c p = d T ,
allora possiamo ricavare la variazione di energia interna d u e la
variazione di entalpia dh dai calori specifici, cioè du = cvdT e
dh = cpdT
. Quindi ora vado a sostituire:

Tomei Giacomo 7
LA TERMODINAMICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

đ q = cv d T + pdv đq = cp dT − vdp
đ q = cv d T + pdv đq = c pdT − vdp

Visto che stiamo considerando una trasformazione adiabatica, allora ho


che đq = 0 , e quindi posso scrivere:
0 = cv dT + pdv 0 = cp dT − vdp
Ora ricavo dT dalla seconda espressione:
cp dT − vdp = 0 cp dT = vdp dT =
vdp
cp
e sostituendo dT nella prima espressione ho:
vdp v dp
0 = cv + pdv cv + pdv = 0
cp cp
c
Definendo poi il rapporto tra cp e cv come γ = c , allora posso ricavarmi
p

v
c 1
il reciproco c = γ ottenendo:
v

1 vdp
vdp + pdv = 0 + pdv = 0
γ γ

Ora dobbiamo cercare di avere al primo membro della formula


vdp dp γdv
+ pdv = 0 il termine e . Quindi moltiplico entrambi i membri
γ p v
della formula per γ:
γ
vdp
+ γ pdv = 0 vdp + γpdv = 0
γ
divido per v:
γ pdv γpdv
v dp
+ = 0 dp + = 0
v v v
divido per p:
dp γ p dv dp γdv
+ = 0 + = 0
p pv p v
Adesso integro entrambi i membri ottengo:
1 1
p ∫
dp + γ ∫
v
dv = 0 γ ln v + ln p = cost
e applicando poi le proprietà dei logaritmi ho:
ln v γ + ln p = cost ln pv γ = cost
Facendo l’operazione inversa dell’operazione logaritmica, e cioè
facendo l’operazione esponenziale, ottengo:
pv γ
e ln = e cost pv γ = cost
Questa espressione è quella che si ha in una trasformazione
adiabatica.
Bisogna ricordarsi poi che una trasformazione adiabatica equivale allo
stesso tempo ad una trasformazione isoentropica (che vedremo), cioè ad
una trasformazione con entropia s costante.

3 LE CINQUE TRASFORMAZIONI TERMODINAMICHE FONDAMENTALI

Le principali trasformazioni termodinamiche dei gas perfetti sono


riportate nelle tabelle.

8 Tomei Giacomo
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMODINAMICA
A

3 IL
L CICLO TERMODINA
T AMICO DI CARNOT

Trasfo
ormazione
e ciclicaa revers
sibile: quando
q i
il sistemma termo
odinamico
o
passa da
allo stat
to A-B-A attraverrso una trasforma
azione (ee non quindi due
e
trasform
mazioni come
c nell
la trasformazione
e ciclica) senzaa che il sistemaa
namico e il contorno subiscano alc
termodin cuna modi
ifica.

Tra le
e trasfor
rmazioni cicliche
e reversiibili esi
iste un pparticola
are ciclo
o
termodin
namico co
ostituito da due trasform
mazioni isoterme (1-2 e 3-4)
3 e da
a
due tras
sformazio
oni adiab
batiche (2-3
( e 4-
-1) chiammato cicl
lo di Caarnot. Il
ciclo di
i Carnot è l’unico ciclo reversibi
r ile dellaa termodi
inamica: il ciclo
o
di Carnot trasfforma il calore Q in lavoro
l L
L. Queste
e trasfoormazioni
vengono svolte da
d una macchina chhiamata macchina
m di Carno
ot.

La macchina di
d Carnot
t scambi
ia caloree Q con due ser rbatoi, e questoo
scambio di calor
re Q si realizza
r solo qua
ando i du
ue serbat
toi si tr
rovano ad
d
una temp
peratura diversa tra loro.

Tomei Giac
como 9
LA TERMODI
INAMICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

1) La prima
p trasformazi ione è una trasf formazione isoterm ma (1-2) durante
e
la quale il l gas si i espandee (come si può vedere d dal grafi ico dove
e
infa
atti il volume v aumenta a) verso l’ester rno cedenndo calorre Q conn
una consegueente prodduzione di
d lavoro o L versoo l’esterrno; l’esspansione
e
comp
porta una diminu uzione deella pressione p, p una diminuzion ne della
a
temp
peratura T e un aumento
a d
del volum
me v.
Da
ato che, essendo una tra asformazi ione isotterma, sii deve mantenere
m e
la temperatu
t ura T costante, la diminuzione della tem mperatura T vienee
evit
tata poneendo un cilindro
c a temperatura T maggiore e a conttatto con
n
il serbatoio a temp peratura T1 (que esto perc ché, come si può ò vedere
e
la figura
dall a, il serrbatoio a temperatura T1 cede
c calo
ore alla macchinaa
di Carnot
C e quindi si
s raffre edda);
2) la seconda trasform mazione è una trasform mazione a adiabatic
ca (2-3)
ante la quale il
dura i gas si
s espan
nde ancor ra verso l’ester rno, con
n
anco
ora una conseguente pro oduzione di lav voro L v verso l’esterno.
Ques
sto lavorro viene però com mpiuto a spese did una pa arte delll’energia
a
inte
erna u del ga as, che quindi si raffredda passando dalla a
temp
peratura T1 alla temperatu ura T2 ch
he è minoore di T1, quindi T2 < T1 ;
3) la terza tr rasformaz
zione è un’altra a trasfoormazionee isoterm ma (3-4)
dura
ante la quale
q il gas si comprime (come si può ve edere dal graficoo
dove
e infatti il vo olume v dimuisce e); la compressi
c ione comp porta un
n
aume
ento della press sione p, un aume ento dellla tempe eratura T e una a
dimi
inuzione del volu ume v.
Da
ato che, essendo una trasformazio one isoteerma, si deve mantenere
m e
la temperat tura T costante,
c , l’aumeento della tempe eratura T viene e
evit
tato poneendo un cilindro
c a temper
ratura T minore a contatt to con il
serb
batoio a temperat tura T2 (questo perché,
p c
come si può vedere dalla a
figu
ura, il serbatoio
s o a tempeeratura T2 prende calore d dalla maccchina di
i
Carn
not e quiindi si riscalda)
r ;
4) la quarta
q trasformazione è un’altra trasfor rmazione adiabatica (4-1)
dura
ante la quale il lavoro L, che dall’este
d erno va v verso il gas, sii
tras
sforma in n energia intern na u dello stess so gas, ripristin nando la
a
temp
peratura alle con ndizioni iniziali i, cioè da
d T2 a T1, e res staurando
o
le condizion
c ni iniziaali di prressione p1 e di volume
v v1 .

⎛ Q ⎞
4 IL CO MICO ε IN
OEFFICIENTE ECONOM N UN CICL
LO GENERI
ICO ⎜ε=1 − 2 <1⎟
⎜ Q1 ⎟
⎝ ⎠

cando il primo principio


Applic p o della termodinnamica pposso arr
rivare a
calcolar efficiente economico ε del
re il coe l ciclo termodina
t amico, da
ato dalla
a
formula:
L
ε =
Q

10 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMODINAMICA
A

cioè dal l rapport


to tra il lavoro L ottenut
to e il calore
c Q ceduto.
È poss sibile deeterminar
re il coe
efficient mico ε anche in funzione
te econom e
dei due calori Q1 e Q2 chec sono rapprese
entati ne
ello sche
ema del ciclo di
Carnot. Vediamo come ci si arriva a.
Poiché é la maccchina di Carnot non
n può accumulare energia interna U, hoo
Δ U = 0
che e se
s mi riiferisco al prim
mo princiipio dell
la termoodinamica
a
ΔU = ΔQ − ΔL , hoo:
ΔQ − ΔL = 0 ΔQ = ΔL Q1 − Q2 = L
dove:
1) Q1 è il calor
re entran
nte nella na (quindi positiv
a macchin vo);
2) Q2
è il calo
ore uscen
nte dalla
a macchin
na (quind
di negativ
vo);
L
3) è il lavor
ro uscentte (quind
di positivo).
Quindi
i, in que
esto casoo, il cal lore Q scambiato dal sistema è uguale
u al
lavoro L scambia
ato con l’esterno.

Andand i adesso a sostituire 1


do quindi
Q − Q2 = L ,nella
, foormula ε =
L
ho:
Q
Q − Q2 Q Q2 Q1 Q Q2
ε = 1 ε = 1 − ε = − 2 ε = 1 − < 1
Q1 Q1 Q1 Q1 Q1 Q1
ε < 1 perché infatti
i 1 meno una quant
tità posi
itiva mi dà una quantità
à
minore ddi 1.

⎛ L L ⎞
3 LA DIMOSTRAZIONE
E DEL TEO
OREMA DI CARNOT ⎜εM = M →εN = N →ε Q m =ε Q n⎟
⎜ M 1M N 1N ⎟
⎝ Q1M Q1N ⎠

Si considerinoo due ma acchine M ed N che scam mbiano calore Q con duee


sorgentii a tempperatura T1 e T2. Siano quindi Q1M e Q1NN le quan ntità di
calore che
c le maacchine M ed N ricevono dalla sorgente a tempera atura più
ù
alta T1 (per non sbagliar re osservvare i pe
edici); siano
s
invece Q2M e Q2N le
l quanti ità di caalore che
e le macc
chine
M ed N cedono alla sorgente a temperatu
t ura infer
riore
T2; sianno poi LM e LN le e corrisppondenti quantità di
lavoro prodotte
p dalle macchine.
Quindi
i i coe efficientti econo omici ε delle due
macchinee valgono
o:
LM LN
εM = εN =
Q1M Q1N

Ipotiz
zzando chhe la macchina M funzionni in moddo revers
sibile, è allora
a
possibil
le inverttire il ciclo foornendole
e il lavvoro LM: così faccendo la
a
macchina
a M sottrrae la qu
uantità di
d caloree Q2M alla sorgen
nte a tem
mperatura
a
minore T2 e cedee la quaantità di
i calore Q1M alla
a sorgentte a tem
mperatura
a
maggiore
e T1 (prat
ticamente
e funzion
na al con
ntrario).
Indivi
iduiamo adesso
a du
ue numeri
i interi m (cioè il numer
ro di cic
cli della
a
macchina
a M) ed n (cioè il
i numeroo di cicl
li della macchina
a N) tali
i per cui
i
LM n
si abbi
ia l’ugu
uaglianza
a = : l’u
uguaglian
nza vuol
l dire che se
e
LN m
nell'uni
ità di tempo si fanno percorrere e m ciclli alla macchina M ed n
cicli al
lla macchina N, risulta che tut tto il lavoro LN prodott to dalla
a
macchina
a N viene
e utilizzzato per far muov
vere la macchina
m M (come si vede
e
dallo sc
chema), per
p cui non si ha lavoro L scambia
ato con l
l’esterno
o.

Tomei Giac
como 11
LA TERMODI
INAMICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

LM LN
Ora mi
i ricavo i due la
avori LM ed LN da mule εM =
alle form e εN = :
Q1M Q1N
LM = εM Q1M LN = εN Q1N
LM n
e andand
doli a so
ostituire nella fo
ormula = h
ho:
LN m
ε M Q1 M
=
n εM Q1M m = εN Q1N
1 n
εN Q 1N m

Dallo schema si può vedere


v ch
he, rispe
etto alla
a sorgentte a tem
mperatura
a
più altaa T1, il calore Q1M è entr
rante (qu
uindi pos
sitivo), mentre il
i caloree
Q1N è usc
cente (qu
uindi neg
gativo), e quindi si può scrivere:
s :
Q1M m − Q1N n
lore Q1M però, pr
Il cal reso dalla sorgeente a teemperatur
ra più bassa
b T2,
sarà min Q
nore del calore 1N che es
sce dalla
a sorgent
te a tempperatura più alta
a
Q1M < Q1N
T1, e qu
uindi ho . Pertanto si può scri
ivere
che:
Q1M m − Q1N n ≤ 0
Se rip
prendo l’
’uguaglia
anza εM Q1M m = εN Q1N n , e se
so che Q1M < Q1N , alllora, perché
p l’uguagli
l ianza
possa essere
e v
vera, dev
vo moltiiplicare Q1M (ch he è
minore di
d Q1N ) per
p un nu ande ε M , mentre devo
umero gra
moltipli
icare Q1N (che è maggiore
m di Q1M ) per
p un nu
umero
piccolo εN; quind
di deve essere pertanto:
εM ≥ εN

zzando in
Ipotiz nvece che china N funzioni in modo reversibile, il
e la macc
discorso
o appena fatto pe
er la macchina M deve es
ssere inv
vertito scrivendo
s o
Q1M > Q1N e qui
indi, per
rché l’ug
guaglianza εM Q1M m = εN Q1N
1 n poss
sa essere
e
vera, de
eve esser
re pertanto:
εM ≤ εN

Ipotiz
zzando in
nvece chee sia la macchina a M che la macch
hina N fu
unzionino
o
in modo reversibile, lee equaziooni εM ≥ εN e εM ≤ εN devono coe esistere,
o resta solo la possibilit
pertanto tà che si ia:
εM = εN

2 IL SEC
CONDO PRI
INCIPIO DELLA
D TER
RMODINAMICA

Il sec
condo pri
incipio della
d ter
rmodinami
ica chiarrisce che
e non è possibile
p e
trasform
mare tutt
to il cal
lore Q in
n lavoro L, e staabilisce le diverrse forme
e
di energ
gia.
Le ene
ergie pos
sso divid
dersi in due categ
gorie:
1) le energie di pr rima cattegoria, le quali son no integ gralmente
e
sformabil
tras li in al ltre for
rme di energia
e (sono energie did prima
a
cate
egoria l’
’energia meccanic
ca e l’energia eleettrica);
;
2) le energie di secon nda cate
egoria, le
l quali non son no integ
gralmente
e
sformabil
tras li in alltre formme di ennergia (è un’ene ergia di secondaa

12 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMODINAMICA
A

cate
egoria il caloree Q perchhé appunto non è possibile tras
sformarlo
o
inte
egralment
te in lav
voro L).

3 L’ENU
UNCIATO DI
D KELVIN
N-PLANCK E L’ENUN
NCIATO DI CLAUSIUS

1) Seco
ondo l’en
nunciato di Kelvi
in-Planck
k è impos
ssibile ttrasforma
are tutto
o
il calore
c Q in lavor
ro L;
2) seco
ondo l’en
nunciato di Clausius è impossibi
i ile che iil caloree Q vada
a
da una
u sorge
ente meno
o calda ad
a una sorgente piiù calda.

Contra
addicendoo uno deid due enunciat ti, comp porta au utomaticaamente a
contradd
dire anch
he l’altro enuncia ato.
Consid
deriamo quindi
q un
na macchiina M1 trra una sorgente
s a temper
ratura T1
maggiore
e e una sorgente
s a temperatura T2 minore (vedi figura a destra);
izza che la macch
si ipoti hina M1 contrasti
c i l’enuncciato di Kelvin-P Planck, e
che quin
ndi possa
a trasformare tutt to il cal
lore Q1T1 nel lavooro L1.
Consid
deriamo adesso un’altra
u macchina M2 sem mpre traa la sor rgente a
temperat
tura T1 maggiore e e la sorgente e a tem mperaturaa T2 min nore; si
ipotizza
a che la macchina a M2 cont
trasti l’enunciat to di Clausius, cioè che e
funzioni
i in moddo revers sibile, e che qu uindi pos ssa manddare il calore
c Q
dalla so
orgente T2 minore e alla soorgente T1 maggio ore; la mmacchina M2 però,
per pote
er fare questo,
q h bisogn
ha no del laavoro L2 che
c è uguuale al lavoro
l L1
prodotto
o dalla macchina
m M1.
Sarà quindi
q po
ossibile usare la a macchinna M1 perr metteree in funzione laa
macchina
a M2.
La mac
cchina M 1 + 2 potrà
à quindi trasport tare il calore
c Q dalla soorgente a
temperat
tura T2 mi
inore all la sorgennte a temmperaturaa T1 maggiiore.
Inoltr
re è impoortante ricordars
r si che ill lavoro L richiesto per muovere e
il calore Q da alla sorg gente a temperat tura T2 minore alla sor rgente a
temperat
tura T1 maggiore
m è maggiore del lavoro L richiesto per mu uovere il
calore Q dalla sorgent te a temperatura T1 ma aggiore a alla sorrgente a
temperat
tura T2 mi
inore.

⎛ 2 dq ⎞
3 L’ENTROPIA
A ⎜s=R ∫ ⎟
⎜ ⎟
⎝ 1T ⎠

L’entr
ropia s è un’al
ltra gra
andezza termodin
namica ed
d è dat
ta dalla
a
formula:
2 2
dq đq
s =R ∫
1 T
s2 − s1 =R ∫
1 T
cioè è definit ta dal rapporto tra la a somma di pic ccoli inncrementi
esimi di calore đq
infinite đ e la teemperaturra T.
L’entr
ropia s non
n è dat
ta da alttre grand
dezze terrmodinamiiche, com
me invece
e
succede nel caso
o dell’entalpia h.
L’entr
ropia s deve essere calcolaata lun
ngo una trasfo
ormazione
e
reversib
bile e pe
er questoo motivo compraree la letttera R vi
icino al segno dii
integral
le.

Tomei Giac
como 13
3
LA TERMODI
INAMICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

2
đq
Se vog
glio rica tropia s =R
avare il calore q dalla formula dell’ent ∫
1 T
devo far
re:
s2
đq
đ q = Tds q = ∫ Tds q = T [s ]s12
s
ds = T q = T [s 2 − s1 ]
T s1

Se voglio ric
cavare il calore
e Q come
e grande
ezza este
ensiva, partendo
o
2
đq
sempre dalla
d rmula s =R
for ∫
1 T
, allora devo div
videre l’
’entropia
a s e il

calore q per la massa M, e cioè:


2 2 2
S 1 đQ S 1 1 S 1 1 2
đQ
M
=R ∫1 T M M
=
MR ∫1 T đQ M
=
M R 1
∫ T
đQ S =R ∫
1 T
e poi pe
er ricava
are il calore Q de
evo fare:
S2
đQ
đ Q = TdS Q = ∫ TdS Q = T [S ]S12
S
dS = T Q = T [S 2 − S 1 ]
T S1

Dalla formula di Q si vede chhe è posssibile ra


appresent
tare graf
ficamente
e
lo scambbio di calore Q in un diagramm ma (T,s), dove le aree sottese e
rapprese
entano il
l calore Q scambi
iato, anaalogament
te al dia
agramma (p,v).
( Ad
d
esempio il ciclo
o di Carnot nel diagramma (T,s) di
iventa un
n rettang
golo.

2
đq
Se l’e a dalla formula s =R
entropia s è data ∫
1 T
, allora per ottenere
e

l’entrop
pia S com
me grandezza speci
ifica dev
vo fare:
2 2
S đq đq
M
=R ∫
1 T
S = MR ∫
1 T
onsidero una trasformazio
e se co one isob
bara poss
so scrive
ere il calore
c q
T2

nella formula q = ∫ c dT
T1
p (d
dove us
so, ipo
otizzando
o appun
nto una
a

mazione i
trasform isobara, il calorre specif fico a prressione costantee c p ), e
in concl
lusione posso
p scrivere:
T2
c dT
d
S = MR ∫ p
T1 T
È poss
sibile no
otare che
e l’integgrale per r calcola
are l’enttropia S è adesso o
riferito
o alla te
emperatura T.

⎛ T ⎞
4 IL CO
OEFFICIEN MICO εC NEL
NTE ECONOM N CICLO
O DI CARN
NOT ⎜εc =1− 2 <1⎟
⎜ T1 ⎟⎠

14 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMODINAMICA
A

Ora mi
m c ente economico εc del c
calcolo il coefficie ciclo di
i Carnot
t
ricordan
ndo che il coeefficient omico ε è dato
te econo o dalla formulaa
Q2
ε = 1 − .
Q1
Le qua
antità di
i calore Q1 e Q2 sono
s date
e rispettivamente
e dalle aree dei
i
rettango
oli 1-2-5
5-6 e 4-
-3-5-6, e ricorda ando la formula del caloore Q in
n
funzione
e dell’en
ntropia S ricava ata nel paragrafo
p o preced
dente, e cioè laa
formula Q = T (S2 − S1) , si ha:
Q1 = T1 (S 2 − S1 ) Q 2 = T2 (S 2 − S1 )
do a sost
e andand tituire ho:
T2 (S2 − S1 ) T2 (S2 − S1 )
ε = 1− ε = 1− εc = 1 −
T2
< 1
T1 (S2 − S1 ) T1 (S2 − S1 ) T1
dove il pedice c sta ad indicare che si tratta
t de
el ciclo di Carno
ot.

Per concluderee si ha che il coeffici iente economico εc del ciclo


c di
Carnot è maggior
re del co te
efficient econom
mico ε:
T2 Q2
εc > ε 1 − > 1 −
T1 Q1

⎛ ε⎞
4 IL
L RENDIME
ENTO TERM
MODINAMIC
CO ⎜ η= ⎟
⎜ ε ⎟
⎝ c⎠

Il ren namico η di una ma


ndimento termodin acchina è dato da
alla form
mula:
ε
η =
εc
dove, esssendo εc > ε, 0 < η ≤ 1.
Quandoo η = 1 , allora vuol di
ire
che si tratta della macchina
m di
Carnot.

⎛ đQ ⎞
3 L’INEQUAZI
IONE DI CLAUSIUS
C ⎜∫ ≤ 0⎟
⎝ T ⎠

Per poter
p co
omprenderre meglio il si ignificat
to dell''entropia
a s, si
consider
ri una trasforma
t zione ci
iclica
che sia reversi ibile (o interna amente
bile)
invertib entata
rapprese nel
diagramm
ma (p,v).
È posssibile scomporr re il ciclo
originar
rio in ta anti cicli eleme entari
costitui
iti ciascuno da due
trasform
mazioni adiabatic
a che e daa due
tratti del
d cicloo originario.
Sarà poi
p possi
ibile sos stituire i due
tratti del cic clo originario con due tratti di una a trasfoormazione
e
a, manten
isoterma nendo inalterati tutti
t gli
i scambi di energ
gia del ciclo.
c
Pratic
camente il ciclo o originario vie ene ad essere
e sostituito da unn
certo nuumero dii cicli di Carno ot, e le e aree dei
d trianngoli cu
urvilinei
colorati
i in neroo (vedi figura) do ovranno essere
e ug
guali.

Per la
a trasformazione ciclica genericca (quind nsidera un ciclo
di si con o
generico
o), il co
oefficiente econom
mico ε è dato dal
lla formu
ula:

Tomei Giac
como 15
5
LA TERMODINAMICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

Qj
ε = 1−
Qi
Per la trasformazione del ciclo di Carnot invece
il coefficiente economico ε è dato dalla formula:
Tj
εc = 1 −
Ti
Mantenendo come già detto inalterati tutti gli
scambi di energia del ciclo, allora si può scrivere che ε = εc , e quindi
ho:
Qj T Qj T Qj T Qj Q Qi Qj
1 − = 1 − j 1 − = 1 − j = j = i − = 0
Qi Ti Qi Ti Qi Ti Tj Ti Ti Tj
Questa formula può essere scritta per tutti gli n cicli elementari.
Sommando tra loro tali espressioni, dopo aver tolto il segno di valore
assoluto, si ottiene:

Qn
= 0
Tn
Immaginando di dividere il ciclo originario con un numero infinito di
cicli di Carnot a cui, per ogni ciclo di Carnot, corrisponde un
incremento di calore Q, si può scrivere:
đQ
∫ T =0
dove T è la temperatura del sistema termodinamico nel corso della
trasformazione e il simbolo ∫ indica che il calcolo è effettuato
sull'intera trasformazione ciclica.

Dal teorema di Carnot si ha che εc > ε , e pertanto dalle formule


Tj Qj
εc = 1 − e ε = 1− si ottiene l'inequazione di Clausius:
Ti Qi
Tj Qj Tj Qj Tj Qj Qi Qj Qi Qj
1 − > 1 − 1 − > 1 − < < − < 0
Ti Qi Ti Qi Ti Qi Ti Tj Ti Tj
đQ
Con un ragionamento analogo a quello fatto per la formula ∫ T
= 0 , la

Qi Qj
formula − < 0 può essere scritta per tutti gli n cicli elementari.
Ti Tj
Sommando tra loro tali espressioni, dopo aver tolto il segno di valore
assoluto, si ottiene:
∑ Tn < 0
Q
n
Immaginando di dividere il ciclo originario con un numero infinito di
cicli di Carnot a cui, per ogni ciclo di Carnot, corrisponde un
incremento di calore Q, si può scrivere:
đQ
∫ T
< 0

đQ đQ
Combinando infine le due formule ∫ T
= 0 e ∫ T
< 0 si giunge a
scrivere l'inequazione di Clausius:
đQ
∫ T ≤0

16 Tomei Giacomo
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMODINAMICA
A

Nell’u
usare qu uesta formula
f bisogna tenere presente che se la a
trasform
mazione ciclica è irreversibil le allora vale e il segno di
disuguag
glianza, mentre se
s la tra asformaziione cicllica è in
nvece revversibile
e
(o inter
rnamente invertibile) allo ora vale il segnoo di ugua
aglianza.
đQ
Dall'i
inequazio
one di Cllausius ∫ ≤ 0 , che pe
er le moddalità coon cui è
T
stata ricavata
r rappres
senta la a formul lazione matemati ica del secondo o
principi
io della termoodinamica
a, è possibile dedur
rre l'e
esistenza
a
2
đQ
dell'ent la s =R
tropia s data infatti dalla formul ∫
1 T
.

3 IL LAV
AVORO MASS
SIMO Lmax ( Lmax =



T
T0
( )⎥⎥
Mc p ⎢− ln 1 T0 + T1 −T0


)
Per calcolare il lav voro masssimo Lmaxx si consideri u una massa di un n
metallo che si raffredd da da unna temper ratura T1 ad unaa temper ratura T0
tramite una tra asformazi
ione isobbara (quuindi ho già com me dato che per r
calcolarre il calore Q, per poi arrivare a calc colare ill lavoro massimo o
Lmax, dev
vo utilizzare il calore sp
pecifico a pressiione costtante cp).
Prima di tutto
o devo ca
alcolarmi le due quantità
q di calor
re Q1 e Q2.

Ipotiz
zzando dii usare la macchhina di Carnot, e poichéé la macchina di
i
Carnot non
n può accumular
a re energi na U, allora ho che Δ U = 0 e se
ia intern e
mi rifer
risco al primo principio della
d ter
rmodinami
ica ΔU = ΔQ − ΔL , ho:

ΔQ − ΔL = 0 ΔQ = ΔL Q1 − Q2 = L

Quindi
i posso ricavarmi
r i la form
mula per calcolare
e Q2:
Q2 = Q1 − L
Per calcolare adesso Q1 uso la
l formul
la ricav
vata dal primo principio
p o
T2

della te mica Q = M ∫ c pdT , quindi posso


ermodinam p scr
rivere:
T1

Q1 = Mcp (T0 − T1 )
T0

Q1 = M ∫ c pdT
T1

e andaando a sostitu
uire al
lla formula
Q2 = Q1 − L ho:
Q2 = Mcp (T0 − T1 ) − L

Adesso
o conside eriamo lee due tr
rasformazioni
nelle quali le quantità di ca alore Q1 e Q2
vengono scambiat te dalla macchina con i due
serbatoii. Ciascu una trasf
formazion
ne compor rterà una
a variazione di entropia
a
Δ S 1 e Δ S 2 , e la sommaa dei du ue contr ributi fo
ornirà l
la variazzione di
entropiaa totale ΔStot sc cambiata durante l'intera a trasformazione, quindi
i
posso sccrivere:
ΔStot = ΔS1 + ΔS2

Tomei Giac
como 17
LA TERMODI
INAMICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

Per calcolare
c e l’entr ropia Δ S1 rifer rita
alla priima trasf formazion ne si usa a la form
mula
T2
c pdT
ΔS = M R ∫ re
elativa al a calore specif fico
T1 T
a pressione cos stante cp dato che si sta
considerrando una a trasfor rmazione isobata, e
la formuula appli icata a questo caso divent ta:
T0
c dT
ΔS1 = M R ∫ p
T1 T
Per calcolar
re invece l’en
ntropia Δ S2 r
riferita alla seconda
a
trasform
mazione (poiché l'entropia S è scambiat ta dalla macchinna ad unn
serbatoi
io freddoo a temperatura T0, e quin
ndi la ma
acchina t
tende ad assumere
e
Q
la tempe
eratura T0 del se
erbatoio)
) è necessario usare
u la formula ΔS = ,
T0
che in questo
q ca
aso diventa:
Q2
ΔS2 =
T0
Quindi
i, andand
do a sost mula ΔStoot = ΔS1 + ΔS2 , ho:
tituire nella form
T0 T0 T0
McpdT Q dT Q 1 Q
ΔStoot =R ∫
T1 T
+ 2
T0
ΔStot = McpR ∫
T1 T
+ 2
T0
c pR ∫
ΔStot = Mc
T1 T
dT + 2
T0
Q Q T0 Q
Δ Stot = Mc p [ln T ]T1 + 2 M p (ln T0 − ln T1 )
Δ Stot = Mc + 2 ΔStoot = Mc p ln + 2
T0

T0 T0 T1 T0

Sostit
tuendo Q2 calcolat
to prima, e cioè Q2 = Mcp (T0 − T1 ) − L , si ha:
h
T0 Mcp (T0 − T1 ) − L T0 cp (T0 − T1 )
Mc L
ΔStot = Mcp ln + ΔStot = Mcp l
ln + −
T1 T0 T1 T0 T0
T0 (T − T1 ) L T0 ⎛T T ⎞ L
ΔStot = Mcp ln + Mcp 0 − ΔStot = Mcp ln
l cp ⎜ 0 − 1 ⎟ −
+ Mc
T1 T0 T0 T1 ⎝ T0 T0 ⎠ T0

T0 ⎛ T0 T⎞ L T0 ⎛ T ⎞ L
ΔStot = Mcp ln + Mcp ⎜ − 1⎟ − ΔStot = Mcp ln Mcp ⎜1 − 1 ⎟ −
+ M
T1 ⎜ T0 T0 ⎟⎠ T0
⎝ T1 ⎝ T0 ⎠ T0
T0 T1
Cambio
o di segn
no al ter
rmine Mc
c p ln pe
er avere il rappo
orto come nel
T1 T0
secondo termine:
T1 ⎛T ⎞ L
ΔStot = − Mcp ln
+ Mcp ⎜ 1 − 1⎟ −
l
T0 ⎝ T0 ⎠ T0
Il lav
voro mass
simo Lmax è ottenuuto quanddo la var opia ΔStott
riazione di entro
è nulla, quindi si pone ΔStot = 0 , per cui
i:
T1 ⎛T ⎞ L
ΔStot = − Mc p ln
+ Mc p ⎜ 1 − 1 ⎟ − = 0
T0 ⎝ T0 ⎠ T0
Volend
do infine e ricavar re il lav voro mass simo Lmax dalla fo ormula pr recedente
e
ho:
T ⎛T ⎞ L L T ⎛T ⎞
− Mcp ln 1 + Mcp ⎜ 1 − 1⎟ − = 0 = − Mcp ln 1 + Mc
M p ⎜ 1 − 1⎟
T0 ⎝ T0 ⎠ T0 T0 T0 ⎝ T0 ⎠
⎡ T ⎛T ⎞⎤ T ⎛T ⎞
L = ⎢ − Mcc p ln 1 + Mc p ⎜ 1 − 1 ⎟ ⎥ T0 L = − McpT0 ln 1 + Mc
M p ⎜ 1 − 1⎟ T0
⎢⎣ T0 ⎝ T0 ⎠ ⎦⎥ T0 ⎝ T0 ⎠

18 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMODINAMICA
A

⎡ T ⎛T ⎞ ⎤ ⎡ T ⎤
L = Mc p ⎢ −T0 ln 1 + ⎜ 1 − 1 ⎟ T0 ⎥ Lmax = Mcp ⎢T1 − T0 − T0 ln 1 ⎥
⎢⎣ T0 ⎝ T0 ⎠ ⎦⎥ ⎣ T0 ⎦

Con il lavoro massimo


o Lmax poi è poss
sibile ca
alcolare il coef
fficiente
e
co ε del ciclo ge
economic enerico dato
d dall la ε = L m a x = 1 − Q 2
la formul < 1,
Q1 Q1
T2
ficiente εc del ci
il coeff iclo di Carnot
C da
ato dalla a εc = 1 −
a formula < 1,
T1
ε
e infine
e il rend mico η da
dimento termodinam ato dalla a η =
a formula .
εc

2 LA TERMODIN
NAMICA DEI SISTEMI
I APERTI

3 LA VELOC
CITÀ DEL FLUIDO W E LE PO
ORTATE Qv E Qm

Il sis
stema ter
rmodinami
ico si dice:
1) sist
tema isol
lato quan
ndo non scambia
s energia co
on il conntorno;
2) sist
tema chiu
uso quand
do scambi
ia energia con l’e
esterno;
3) sist
tema aper
rto quand
do scambi
ia energia e mater
ria con ll’esterno
o.

Consid
deriamo un
u sistemma aperto
o delimittato da due
d linee
e e si in
ndica con
n
una line
ea tratteggiata l’asse baricentr
b rico del
condotto
o. Le paarticelle del fluuido si muovono
ciascuna
a con unna proprria veloccità u . Si può
quindi calcolare
c e la velocità medi
ia del flluido W:
⎡m ⎤
∫ (u )
1
W = ⋅ n dS ⎢ ⎥
S S ⎣s ⎦
dove:
1) S è l’area della
d sez
zione;
2) u ⋅ n è il prodotto
p scalare tra la velocità
v
u deel filett
to di flu
uido e ill versore normale n.
Si puòò calcolare la portata
p in volum
me Qv con la vel
locità media del
l
fluido W :
⎡ m3 ⎤ ⎡ m3 ⎤
( ) ∫( )
⎡ m⎤ 1 1
Qv = SW ⎢ m 2 ⎥
⎣ s⎦
Qv = S
S ∫S u ⋅ n dS ⎢⎣ s ⎥⎦ Qv = S S S
u ⋅ n dS ⎢ ⎥
⎣s⎦
⎡ m3 ⎤
(
Qv = ∫ u ⋅ n dS) S⎢ ⎥
S ⎣s⎦
dove si può nota
are infat
tti che, essendo la porta
ata in vo
olume, ne
ell’unità
à
⎡m3 ⎤
ra è presente ⎣ ⎦ .
di misur

Si può
ò calcola ortata in massa Qm con la portata in volum
are la po me Qv :
⎡ kg m3 ⎤ ⎡ kg ⎤
Qm = ρQv ⎢ 3
⎣m s ⎦
⎥ Qm = ∫ ρ (u
S
)
⋅ n dS ⎢
⎣ s ⎥⎦
dove ρ è la dens
sità del fluido ed è una
a grandezza termo
odinamica, e dove
e
si può notare infatti
i c
che, esse
endo la portata in massa
a, nell’unità di
misura è presentte [k g ] .
Se il fluido è incom mprimibile (come ad esem
mpio l’ac
cqua), al
llora la
a
densità del fluido ρ è costa ante e quindi lal posso
o portarre fuori
tegrale:
dall’int

Tomei Giac
como 19
9
LA TERMODI
INAMICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

(
Qm = ρ∫ u ⋅ n dS )
S
Se inv
vece il fluido
f è comprimi
ibile (co
ome ad es
sempio l’aria), allora
a la
a
ido ρ non è cost
densità del flui tante e quindi
q a formula Qm = ρ∫ u ⋅ n dS
la ( )
S
ulta più valida.
non risu
È poss
sibile ri
icavare la
l portat ssa Qm = ρQv anch
ta in mas he sapend
do che la
a
me vale Qv = SW , e quindi
portata in volum i se vado
o a sostituire ottengo:
⎡ kg ⎤
Q m = ρWS ⎢
⎣ s ⎥⎦
⎡ kg m 2 ⎤ ⎡ kg m 2 ⎤ ⎡ kg ⎤
⎢⎣ m 3 s m ⎥⎦ = ⎢ m 3 s m ⎥ = ⎢⎣ s ⎥⎦
la cui a
analisi dimension
d e è ⎣ ⎦ .
Quest’
’ultima formula
f d
della por rtata in massa Qm è da u utilizzare quando
o
si consi
iderano dei
d fluid
di incompr rimibili (come ad d esempio o l’acqua
a).

La por
rtata in massa Qm è anchee data dal rapporto tra la varia
azione di
i
massa dM
M e la va
ariazione di tempo
o dτ, quiindi dall
la formul
la:
dM
Qm =

⎡ ⎤
d ⎢ ∫ ρdV ⎥
3 IL BILANCIO
B DELLE MA
ASSE ⎢⎣v ⎥⎦
+ Qm 2 − Qm1 = 0

La fig
gura del condottto rappre
esenta un a aperto dentro il quale
n sistema e
però è possibile
p e immaginare un si
istema chhiuso. È possibil
le stabil
lire che,
nel sist uso, all’istante τ0 si avrà
tema chiu à una cer
rta massa
a:
⎡ ⎤
M sc = dM 1 + ⎢ ∫ ρdV ⎥
⎣v ⎦τ0
stante τ0 + dτ si avrà una
e all’is a certa massa:
m
⎡ ⎤
M sc = ⎢ ∫ ρ dV ⎥ + dM 2
⎣v ⎦ τ0 + dτ
dove:
1) dM 1 rapprese
enta la massa
m nel
lla sezio
one 1-1;
⎡ ⎤
2) ⎢ ∫ ρdV ⎥ rappresenta la massa tra la sezione
s 1
1-1 e la sezione 2-2;
⎣v ⎦
3) dM 2 rapprese enta la massa
m nel
lla sezio
one 2-2.
Poiché é la masssa del sistema chiuso rimane
r c
costante nei due istanti
i
successi ivi, e quuindi M sc = M sc , allora
a po
osso scriivere:
⎡ ⎤ ⎡ ⎤ ⎡ ⎤ ⎡ ⎤
d 1 + ⎢ ∫ ρdV
dM d ⎥ = ⎢ ∫ ρdV ⎥ + dM 2 dM 1 − dM 2 = ⎢ ∫ ρdV ⎥ − ⎢ ∫ ρdV
d ⎥
⎣v ⎦τ0 ⎣v ⎦τ0 + dτ ⎣v ⎦τ0 + dτ ⎣v ⎦τ0

20 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMODINAMICA

e dividendo entrambi i membri per dτ ho:


⎡ ⎤ ⎡ ⎤
⎢ ∫ ρdV ⎥ − ⎢ ∫ ρdV ⎥ ⎡ ⎤
d ⎢ ∫ ρ dV ⎥
dM 1 dM 2 ⎣v ⎦τ0 + dτ ⎣v ⎦τ0 dM 1 dM 2 ⎣v ⎦
− = − =
dτ dτ dτ dτ dτ dτ
⎡ ⎤
∂ ⎢ ∫ ρdV ⎥
dM 1

dM 2
− ⎣v ⎦ = 0
dτ dτ ∂τ
dM
Ricordando che la portata in massa Qm è data dalla formula Qm = ,

dM 1 dM 2
allora posso scrivere = Qm 1 e = Qm 2 , e sostituendo ho:
dτ dτ
⎡ ⎤
∂ ⎢ ∫ ρ dV ⎥
Q m1 − Q m 2 − ⎣v ⎦ = 0
∂τ
Infine, cambiando di segno ai termini, ottengo l’equazione di
continuità:
⎡ ⎤
∂ ⎢ ∫ ρ dV ⎥
⎣v ⎦ + Q
m2 − Q m1 = 0
∂τ
Per i fluidi incomprimibili (come ad esempio l’acqua), ricordando che
Qm = ρWS , l’equazione di continuità diventa:
⎡ ⎤
∂ ⎢ ∫ ρ dV ⎥
⎣v ⎦ + ρSW − ρSW = 0
∂τ
2 2 2 1 1 1

Nel caso di regime stazionario la derivata temporale, e cioè il


⎡ ⎤
∂ ⎢ ∫ ρdV ⎥
termine
⎣v ⎦ , si annulla, e quindi si avrà:
∂τ
⎡ ⎤
∂ ⎢ ∫ ρdV ⎥
⎣v ⎦ + ρSW − ρSW = 0 ρ2S2W2 − ρ1S1W1 = 0 ρ2S2W2 = ρ1S1W1
∂τ
2 2 2 1 1 1

e quindi:
ρSW = cost Qm = cost

⎛W22 −W12 ⎞
3 IL BILANCIO DELL’ENERGIA ⎜ +g (z2 −z1) +h2 −h1 =q −l⎟
⎝ 2 ⎠

Tomei Giacomo 21
LA TERMODI
INAMICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

La fig
gura del condott to rappreesenta un a aperto dentro il quale
n sistema e
però è possibi ile immaginare un u siste
ema chiuuso. Nelll’effett
tuare il
o
bilancio dell’e
energia posso applicar
re il primo p
principio
o della
a
namica ΔEsist = Q − L , e in quest
termodin to caso posso scriverlo con la a
formula:
E τ0 + d τ − E τ0 = đ Q t o t − d Lt o t
Quindi
i ora biisogna caalcolare i contrributi deella form
mula, e cioè il
contribu
uto dell’energia E totalee, il con
ntributo del calore Q tot
tale e il
contribu
uto del lavoro
l L totale.

È possibile (come fattto per il bilan ncio dellle masse)


) stabilire che,
uso, all’istante τ0 si avrà
tema chiu
nel sist à una cer
rta energ
gia:
⎡ ⎤
Eτ0 = dM 1 (ec1 + e p 1 + u1 ) + ⎢ ∫ ρe dV
d ⎥
⎣v ⎦ τ0
dove e è l’enerrgia speccifica to osseduta dalla ma
otale po assa dM compresaa
tra la sezione
s 1
1-1 e la sezione 2-2, me
entre all e τ0 + dτ si avrà
l’istante à
una cert
ta energi
ia:
⎡ ⎤
Eτ0 + dτ = ⎢ ∫ ρedV ⎥ M 2 (ec 2 + e p 2 + u2 )
+ dM
⎣v ⎦τ0 + dτ
Quindi
i:
1) dM1 (ec1 + ep1 + u1 )
rap
ppresenta
a l’ener
rgia posseduta d
dalla ma
assa dM1
nell
la sezion
ne 1-1;
⎡ ⎤
2) ⎢ ∫ ρ edV ⎥ ra
appresent
ta l’ene
ergia pos
sseduta dalla ma
assa dM1 tra la
a
⎣v ⎦ τ0
sezi
ione 1-1 e la sez
zione 2-2
2;
⎡ ⎤
3) ⎢ ∫ ρe
edV ⎥ r
rappresen
nta l’en
nergia po
osseduta dalla m
massa dM2 tra la
a
⎣v ⎦τ0 + dτ
sezi
ione 1-1 e la sez
zione 2-2
2;
4) dM2 (ec2 + ep2 + u2 )
rap
ppresenta
a l’ener
rgia posseduta d
dalla ma
assa dM2
nell
la sezion
ne 2-2.

Quindi
i posso andare
a a sostituire alla formula Eτ 0 + dτ − E τ0 = đ Q t o t − d Lt o t :

⎡ ⎤ ⎛ ⎡ ⎤ ⎞
⎢ ∫ ρedV ⎥ + dM 2 (ec2 + ep2 + u2 ) − ⎜ dM 1 (ec1 + ep1 + u1 ) + ⎢ ∫ ρedV ⎥ ⎟ = đQtoot − dLtot
⎣v ⎦τ0 + dτ ⎜ ⎣v ⎦τ0 ⎟⎠

⎡ ⎤ ⎡ ⎤
⎢ ∫ ρedV
V⎥ M 2 (ec 2 + e p 2 + u2 ) − dM 1 (ec1 + e p 1 + u1 ) − ⎢ ∫ ρedV ⎥ = đ Qtott − dLtot
+ dM
⎣v ⎦ τ0 + dτ ⎣v ⎦ τ0
⎡ ⎤ ⎡ ⎤
⎢ ∫ ρedV
V⎥ − ⎢ ∫ ρedV ⎥ + dM 2 (ec 2 + e p 2 + u2 ) − dM 1 (ec1 + e p 1 + u1 ) = đ Qtott − dLtot
⎣v ⎦ τ0 + dτ ⎣v ⎦ τ0
e divide
endo entr
rambi i membri
m per dτ ho:

22 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMODINAMICA

⎡ ⎤ ⎡ ⎤
⎢ ∫ ρedV ⎥ − ⎢ ∫ ρedV ⎥
⎣v ⎦τ0 + dτ ⎣v ⎦τ0 đQtot
(ec2 + e p 2 + u2 ) − (ec1 + e p1 + u1 ) =
dM 2 dM 1 dLtot
+ −
dτ dτ dτ dτ dτ
dM
e ricordando che = Qm ottengo:

⎡ ⎤
d ⎢ ∫ ρe dV ⎥
⎣v ⎦ + Q đ Qtot
m 2 (e c 2 + e p 2 + u 2 ) − Q m 1 (e c 1 + e p 1 + u1 ) =
dLtot

dτ dτ dτ

Il lavoro totale dLtot però è dato dal lavoro dL1 provocato dalla spinta
del fluido nella zona di ingresso (quindi negativo) come si può vedere
dalla figura, dal lavoro dL2 provocato dalla spinta del fluido nella zona
di uscita (quindi positivo) e dal lavoro dL provocato dall’eventuale
presenza di una macchina motrice che fornisce sempre lavoro verso
l’esterno (quindi positivo). Quindi si ha che:
dLtot = dL − dL1 + dL2
e andando a sostituire ho:
⎡ ⎤
d ⎢ ∫ ρedV ⎥
⎣v ⎦ + Q e + e + u − Q e + e + u = đQtot − ⎛ dL − dL1 + dL2 ⎞
m 2 ( c2 2) m 1 ( c1 1) ⎜ ⎟
⎝ ⎠
p2 p1
dτ dτ dτ
⎡ ⎤
d ⎢ ∫ ρe dV ⎥
⎣v ⎦ + Q đ Qtot dL + dL1 − dL 2
m 2 (e c 2 + e p 2 + u 2 ) − Q m 1 (e c 1 + e p 1 + u1 ) = −
dτ dτ dτ
⎡ ⎤
d ⎢ ∫ ρe dV ⎥
⎣v ⎦ + Q đ Qtot
m 2 (e c 2 + e p 2 + u 2 ) − Q m 1 (e c 1 + e p 1 + u1 ) =
dL d L1 d L2
− + −
dτ dτ dτ dτ dτ

Se ricordo che dL = pdV , allora posso scrivere un’altra formula


simile, cioè la formula dL = pvdM che mi permette di trovare
un’uguaglianza con dL1 = p1v 1dM 1 e con dL2 = p2v 2dM 2 .

Quindi posso scrivere:


⎡ ⎤
d ⎢ ∫ ρe dV ⎥
⎣v ⎦ + Q đ Qtot
m 2 (ec 2 + e p 2 + u 2 ) − Q m 1 (ec 1 + e p 1 + u1 ) =
dL p v dM p v dM
− + 1 1 1 − 1 1 1
dτ dτ dτ dτ dτ
⎡ ⎤
∂ ⎢ ∫ ρe dV ⎥
⎣v ⎦ + Q đ Qtot
m 2 (ec 2 + e p 2 + u 2 ) − Q m 1 (ec 1 + e p 1 + u1 ) =
dL p v dM p v dM
− + 1 1 1 − 2 2 2
∂τ dτ dτ dτ dτ
⎡ ⎤
∂ ⎢ ∫ ρe dV ⎥
⎣v ⎦ + Q đ Qtot
m 2 (e c 2 + e p 2 + u 2 ) − Q m 1 (e c 1 + e p 1 + u1 ) =
dL
− + Q m 1 p 1v 1 − Q m 2 p 2v 2
∂τ dτ dτ
Riordino i termini simili di colore uguale:
⎡ ⎤
∂ ⎢ ∫ ρe dV ⎥
⎣v ⎦ + Q đ Qto t
m 2 (e c 2 + e p 2 + u 2 ) − Q m 1 (e c 1 + e p 1 + u 1 ) =
dL
− + Q m 1 p 1v 1 − Q m 2 p 2v 2
∂τ dτ dτ
⎡ ⎤
∂ ⎢ ∫ ρe dV ⎥
⎣v ⎦ + Q đ Qtot
m 2 (e c 2 + e p 2 + u 2 ) + Q m 2 p 2v 2 − Q m 1 (e c 1 + e p 1 + u1 ) − Q m 1 p 1v 1 =
dL

∂τ dτ dτ
Raccolgo adesso Q m 2 e Q m 1 , ma svolgo i calcoli separatamente. Quindi
raccogliendo prima Q m 2 ho:

Tomei Giacomo 23
LA TERMODINAMICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

⎡Qm2 (ec2 + ep2 + u2 ) Q pv ⎤ ⎡ Qm2 (ec2 + ep2 + u2 ) Qm2 p2v2 ⎤


Qm2 ⎢ + m2 2 2 ⎥ Qm2 ⎢ + ⎥
⎢⎣ Qm2 Qm2 ⎥⎦ ⎢⎣ Qm2 Qm2 ⎥⎦
Q m 2 ⎡⎣(ec 2 + e p 2 + u2 ) + p2v 2 ⎤⎦ Qm2 ⎡⎣ec2 + ep2 + u2 + p2v2 ⎤⎦ Qm2 ⎡⎣ec2 + ep2 + h2 ⎤⎦
mentre raccogliendo invece Q m 1 , e facendo attenzioni ai segni, ho:
⎧⎪ ⎡ Qm1 (ec1 + ep1 + u1 ) Qm1 p1v1 ⎤ ⎫⎪
{
− Q m 1 (ec1 + e p1 + u1 ) + Q m1 p1v1 } − ⎨Qm1 ⎢ + ⎥⎬
⎪⎩ ⎣⎢ Qm1 Qm1 ⎦⎥ ⎪

{
− Qm1 ⎡⎣(ec1 + ep1 + u1 ) + pv ⎤
1 1⎦ } { }
− Qm1 ⎣⎡ec1 + e p1 + u1 + p1v1 ⎤⎦

{
− Q m1 ⎡⎣ec1 + e p1 + h1 ⎤⎦ } −Qm1 ⎡⎣ec1 + ep1 + h1 ⎤⎦
Quindi sostituendo nella formula:
⎡ ⎤
∂ ⎢ ∫ ρe dV ⎥
⎣v ⎦ + Q ⎡e + e đ Qto t dL
m 2 ⎣ c2 p 2 + h2 ⎤
⎦ − Q m 1 ⎡⎣ec 1 + e p 1 + h1 ⎤⎦ = −
∂τ dτ dτ
Il calore totale đ Qtot però è dato dal calore scambiato tra la sezione
1-1 e la sezione 2-2, dal calore scambiato dalla massa infinitesima dM1 e
dal calore scambiato dalla massa infinitesima dM2. Queste due ultime
componenti sono molto piccole durante l’intervallo infinitesimo dτ e
quindi si possono non considerare. Quindi in conclusione si ha:
⎡ ⎤
∂ ⎢ ∫ ρe dV ⎥
⎣v ⎦ + Q ⎡e + e đQ dL
m 2 ⎣ c2 p 2 + h2 ⎤
⎦ − Q m 1 ⎡⎣ec 1 + e p 1 + h1 ⎤⎦ = d τ − d τ
∂τ

Nel caso di regime stazionario la derivata temporale, e cioè il


⎡ ⎤
∂ ⎢∫ ρedV ⎥
termine
⎣v ⎦ , si annulla, quindi si avrà:
∂τ
⎡ ⎤
∂ ⎢ ∫ ρedV ⎥
⎣v ⎦ + Q ⎡e + e + h ⎤ − Q ⎡e + e + h ⎤ = đQ − dL
m 2 ⎣ c2 2⎦ m 1 ⎣ c1 1⎦
∂τ
p2 p1
dτ dτ
đQ dL
Qm2 ⎡⎣ec2 + ep2 + h2 ⎤⎦ − Qm1 ⎡⎣ec1 + ep1 + h1 ⎤⎦ = −
dτ dτ

Nel caso di una sola corrente entrante ed uscente, si può scrivere:


Q m1 = Qm 2 = Qm
W2
e ricordando che l’energia cinetica specifica vale ec = α e l’energia
2
potenziale specifica vale ep = gz si ha:
⎡W 2 ⎤ ⎡W 2 ⎤ đQ dL
Qm ⎢ 2 α2 + gz2 + h2 ⎥ − Qm ⎢ 1 α1 + gz1 + h1 ⎥ = −
⎣2 ⎦ ⎣2 ⎦ dτ dτ
Dividendo entrambi i membri per Qm:
⎡W 2 ⎤ ⎡W 2 ⎤
Qm ⎢ 2 α2 + gz2 + h2 ⎥ Qm ⎢ 1 α1 + gz1 + h1 ⎥
⎣2 ⎦ − ⎣2 ⎦ = đQ − dL
Qm Qm dτQm dτQm

24 Tomei Giacomo
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMODINAMICA
A

⎡W 2 ⎤ ⎡W 2 ⎤
Q m ⎢ 2 α2 + gz2 + h2 ⎥ Q m ⎢ 1 α1 + gz
g 1 + h1 ⎥
⎣ 2 ⎦ − ⎣ 2 ⎦ = đQ − dL
Qm Qm dτQ m d τQ m

⎡W22 ⎤ ⎡W12 ⎤ đQ dL
⎢ α2 + gz2 + h2 ⎥ − ⎢ α1 + gz1 + h1 ⎥ = −
⎣2 ⎦ ⎣2 ⎦ dτQm dτQm
W 22 W2 đQ dL
α 2 + gz 2 + h2 − 1 α 1 − g z 1 − h1 = −
2 2 dτQ m dτQ m
Associ
io ora i termini dello stesso colore e
raccolgo
o g:
W 22 W2 đQ dL
α 2 − 1 α 1 + g (z 2 − z 1 ) + h2 − h1 = −
2 2 dτQ m dτQ m
W 22α 2 − W 12α 1 đQ dL
+ g (z 2 − z 1 ) + h2 − h1 = −
2 dτQ m dτQ m
đQ dL
Uguagl
liando i termini = q e = l ho:
dτQ m dτQ m
W 22α2 − W12α1
+ g (z2 − z1 ) + h2 − h1 = q − l
2
che rapp
presenta l’equazione del primo p priincipio della
d ter
rmodinami
ica per i
sistemi aperti.
omunement
Più co te però, ponendo α1 = α2 = 1 si ha a:
W22 − W12
+ g (z2 − z1 ) + h2 − h1 = q − l
2
che rapp
presenta l’equazione del primo
p pri
incipio della
d ter
rmodinami
ica per i
sistemi aperti a due co orrenti in i regime e stazion nario, ccomunemente usata
a
nelle ap
pplicazio
oni tecniche.

2 I VAPORI SATURI

L’acqu
ua rappr resenta l’unica sostanz za in natura
n che può essere e
incontraata nellee tre fas si, cioè nella faase solid a fase liquida e
da, nella
nella faase aerif
forme.
Il leegame traa le diverse fa asi di una
u sosttanza deve dipen ndere al l
massimo da due grandezz ze termoddinamiche
e indipen ndenti (qquindi se voglio o
cambiaree l’acqua
a in un’a altra fase devo utilizzare e
al massimo due grrandezze termoddinamichee
indipenddenti); il
i valor
re della terza grandezza
g a
termodinnamica ve
errà determinata di d consegguenza.
Questo
o signifiica che è possibi ile rappresentare e
su di un dia
agramma tridimensionale che è
costituiito da tre
t assi
i, i qua ali ripo
ortano le e
grandezzze termod
dinamiche scelte, e normal lmente sii
utilizzaa il diag
gramma (p p,v,T), chhiamato anche
a dia
agramma ttermodina
amico.
È impportante ricordar re inolttre che una sos stanza, come ad esempio o
l’acqua, aumentaa di volum me passanndo dalla
a fase li iquida allla fase solida.

3 LE FASI DEL
LL’ACQUA

iferiment
Con ri to al dia
agramma termodina
t amico si distingu
uono tre regioni,
e cioè la
l regionne S, la regione L e la regione G in cui è presente una a

Tomei Giac
como 25
5
LA TERMODINAMICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

sola fase, cioè rispettivamente la fase solida, la fase liquida e la fase


gassosa.
Oltre a queste regioni ci sono anche delle regioni di transizione,
caratterizzate dalla presenza di due fasi in equilibrio, e cioè la
regione solido-liquida S-L, la regione solido-gassosa S-G e la regione
liquido-gassosa L-G, cioè la cosiddetta regione delle miscele
liquido-vapore, ovvero i vapori saturi umidi.

Nel caso di più componenti e più fasi (cioè nel caso di miscele che
si possono trovare contemporaneamente sia nella fase liquida che nella
fase gassosa) il numero di grandezze termodinamiche n si ottiene a
partire dal numero di componenti c e dal numero di fasi f grazie alla
regola delle fasi di Gibbs:
n = 2 − f + c
Nel caso si considerasse invece un solo gas perfetto, il che vuol dire
un componente che si trova in una fase, quindi f = 1 e c = 1 , allora si
ha:
n = 2 − 1 + 1 n = 2
e si può osservare che ho due grandezze termodinamiche indipendenti.
Applicando invece la regola delle fasi di Gibbs alle regioni di
transizione (e quindi in questo caso le fasi sarebbero due) e
considerando un solo componente, e quindi si ha f = 2 e c = 1 , allora
ho:
n = 2 − 2 + 1 n = 2 − 2 + 1 n = 1
e si può osservare che ho una grandezza termodinamica indipendente.

La curva ac del grafico rappresenta il confine tra la regione liquida


L e la regione liquido-gassosa L-G; sulla curva ac è presente la sola
fase liquida L e viene chiamata curva del liquido saturo (praticamente la
curva del liquido) oppure curva limite inferiore.
La curva cd del grafico rappresenta il confine tra la regione
liquido-gassosa L-G e la regione gassosa G; sulla curva cd è presente la
sola fase gassosa G e viene chiamata curva del vapore secco, oppure curva
limite superiore.
L’insieme della curva limite inferiore ac e della curva limite
superiore cd viene chiamata curva limite acd.
Il punto C di incontro tra la curva ac e la curva cd viene chiamato
punto critico.

La zona a destra della curva limite superiore cd individua la regione


dei vapori surriscaldati e questi gas possono tranquillamente ritenersi
dei gas perfetti; tuttavia, per le applicazioni tecniche, si farà
comunque riferimento al vapore surriscaldato come se si trattasse di un
gas perfetto anche a temperature inferiori a Tc.
Passando per il punto critico C si ha il passaggio dallo stato liquido
L allo stato gassoso G e viceversa senza che si abbiano entrambe le fasi,
cioè facendo questo percorso non si tocca la regione liquido-gassosa L-G.

3 IL DIAGRAMMA TERMODINAMICO (p,v) PER L’ACQUA

26 Tomei Giacomo
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMODINAMICA
A

Una rappresen
r tazione alternat tiva al diagramm ma (p,v,T) è co ostituitaa
dalla fi
igura di sinistra in due dimension
d ne.
L’unio
one dellee curve limite inferiore ac e su uperiore cd con la linea a
dei punt
ti triplii abd del limita laa regionee liquidoo-gassosa
a L-G eviidenziataa
in grigi
io.
Come si
s vede dald diagrramma, l’isotermaa che passa per il punto o criticoo
C è dett
ta isoterrma criti ica e ha la caratteristic ca di avere un flesso
f in
n
tal punt
to.
Si puòò notare che tut tte le is soterme con
c la temperatu
t ura T < Tc che si
trovano nella reegione dei vapori saturi umidi
u han
nno la prressione costantee
e quindi sono rappresentate co on dei segmenti
s paralleli all’aasse del
volume v.
v
Come si
s nota dalle du ue figure e, le cuurve isotterme si discostano bene e
dall’ave
ere il tipico andamen
nto delle iperrboli eq
quilateree viste
e
preceden
ntemente.
Inoltr
re, per il alore
va d
della te
emperaturra T > 2Tc , il vaporee
surrisca
aldato puuò tranquillamente e essere considerrato un ggas perfe
etto

3 LE
E GRANDEZ
ZZE TERMO
ODINAMICH
HE DELL’A LIQUIDO (a → l )
ACQUA ALLO STATO L

Per le
l trasf
formazion ni che interess sano l’a acqua il l riferiimento è
costitui
ito dal punto tr riplo a; prendendo infat tti il punto tri iplo a è
possibil
le suppor
rre il valore dell’energia a interna a u come: :
ua = 0
il valor
re dell’e
entalpia h come:
ha = 0
e il val
lore dell
l’entropia s come:
sa = 0
Se considero poi una trasfor rmazione che mi porta i il sistemma dallo
o
stato fisico a ad uno stato fisicof qualsiasi
q 1’ sul lla curva
a limitee
re l, si hanno le seguenti equazio
inferior oni:
ul = ua + u1' hl = ha + h1' sl = sa + s1''
Ci rim
mane quin
ndi da de eterminare u1' , h1' e s1' .

amo rifer
Faccia rimento alla forrmula del
lla varia
azione d e đq del
di calore
rincipio della te
primo pr ermodinam
mica rela la variazione di energia
ativo all a
ioè alla formula đq = du + pdv da cui poss
interna du, e ci so scrive
ere:

Tomei Giac
como 27
LA TERMODINAMICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

1'

đq = d u1' + pdv d u1' = đq − pdv u1' = q − ∫ pdv


a
1'

Ricordando che il calore q è dato dalla formula


q = ∫ c dT ,
a
l allora
posso andare a sostituire:
1' 1' 1' 1'
u1' = ∫ cldT −
a

a
pdv u1' = ∫ cldT −
a
∫ pdv
a

Quindi per concludere, ricordando da prima che ua = 0 , per l’energia


interna ul si ha:
1' 1' 1' 1'

ul = ua + u1' ul = 0 + ∫ c dT
a
l − ∫ pdv
a
ul = ∫ c dT
a
l − ∫ pdv
a

Facciamo riferimento alla formula della variazione di calore đq del


primo principio della termodinamica relativo alla variazione di entalpia
dh, e cioè alla formula đq = dh − vdp da cui posso scrivere:
1'

đq = d h1' − vdp d h1' = đq + vdp h1' = q + ∫ vdp


a
1'

Ricordando che il calore q è dato dalla formula


q = ∫ c dT ,
a
l allora
posso andare a sostituire:
1' 1' 1' 1'
h1' = ∫ c dT
a
l + ∫ vdp
a
h1' = ∫ c dT
a
l + ∫ vdp
a

Quindi per concludere, ricordando da prima che ha = 0 , per l’entalpia


hl si ha:
1' 1' 1' 1'

hl = ha + h1' hl = 0 + ∫
a
cldT + ∫
a
vdp hl = ∫
a
cldT + ∫ vdp
a

Facciamo riferimento alla formula della variazione di entropia S, e


2
dq
cioè alla formula s =R ∫
1 T
da cui posso scrivere:
1'
dq
s1' =R ∫
a T
1'

Ricordando che il calore q è dato dalla formula


q = ∫ c dT ,
a
l allora
posso andare a sostituire:
1' 1'
cldT cldT
s1' =R ∫
a T
s1' =R ∫
a T
Quindi per concludere, ricordando da prima che sa = 0 , per l’entropia
sl si ha:
1' 1'
cldT cldT
sl = sa + s1' sl = 0 +R ∫
a T
sl =R ∫
a T
Osservando il grafico si nota che in 1’ i valori della pressione p e
del volume v sono molto piccoli se riferiti al valore del punto critico
C, e quindi il secondo integrale delle formule ricavate precedentemente
può essere annullato.

28 Tomei Giacomo
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMODINAMICA

Per l’energia interna ul quindi si ha:


1' 1' 1'
ul = ∫
a
cldT − ∫
a
pdv ul = ∫ c dT
a
l

dove cl è costante e quindi lo posso portare fuori


dall’integrale:
1'
ul = cl ∫ dT
a
ul = cl [T1' − Ta ]
Per l’entalpia hl quindi si ha:
1' 1' 1'
hl = ∫ c dT
a
l + ∫ vdp
a
hl = ∫ c dT
a
l

dove cl è costante e quindi lo posso portare fuori dall’integrale:


1'
hl = cl ∫ dT
a
hl = cl [T1' − Ta ]
Per l’entropia sl invece si ha solo:
1'
cldT
sl = ∫
a T
dove cl è costante e quindi lo posso portare fuori dall’integrale:

sl = cl [ln T1' − ln Ta]


1'
dT
sl = clR ∫ sl = cl ln
T1 '
a T Ta

3 LE GRANDEZZE TERMODINAMICHE DELL’ACQUA ALLO STATO DI VAPORE

4 LE GRANDEZZE TERMODINAMICHE DEL VAPORE SATURO SECCO (l → v )

Consideriamo un chilogrammo di acqua allo stato liquido, in un punto


quindi appartenente alla curva limite inferiore ac, e lo vogliamo
vaporizzare completamente. Per fare questo bisogna compiere una
trasformazione isobara (lo si può vedere dal grafico) che lo porterà fino
alla curva limite superiore cd (cioè la curva dei vapori saturi secchi).
Al termine della trasformazione si avranno le seguenti grandezze
termodinamiche:
uv = ul + Δlvu hv = hl + Δlv h sv = sl + Δlvs vv = vl + Δlvv
dove il simbolo Δlv indica la variazione della grandezza termodinamica
dovuta al cambiamento di fase da liquido a vapore. I valori aventi il
pedice l corrispondono a quelli calcolati in precedenza per il liquido, e
cioè:
ul = cl [T1' − Ta ] hl = cl [T1' − Ta ] sl = cl ln
T1 '
Ta

Rappresentiamo ora con un altro simbolo il termine Δ lv v , e quindi:


Δ lv v = v d
dove v d è il volume specifico differenziale che rappresenta la
variazione di volume da liquido a vapore.

Rappresentiamo ora con un altro simbolo il termine Δ l v h , e quindi:


Δlv h = r
dove r è il calore latente di vaporizzazione.

1) Il calore sensibile dipende da una variazione della temperatura


(quindi probabilmente è il tipo di calore che abbiamo calcolato in
questo paragrafo);

Tomei Giacomo 29
LA TERMODINAMICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

2) il calore latente non dipende da una variazione di temperatura; il


calore latente inoltre rappresenta la quantità di calore che è
necessario fornire a un chilogrammo di liquido per vaporizzarlo
completamente durante una trasformazione isobara.

Rappresentiamo ora con un altro simbolo il termine Δ l v u , e quindi:


Δ lvu = ud

Ricordando che l’entalpia h vale h = u + pv , allora posso ricavare


u = h − pv . Quindi ho:
(h − p v ) = u d
Δ lv Δlv h − Δlv pv = ud Δlv h − Δlv pv = ud
e ricordando i valori Δlv v = v d e Δlv h = r posso andare a sostituire:
r − p v d = ud
Quindi infine posso scrivere:
Δlvu = r − pv d

Rappresentiamo ora con un altro simbolo il termine Δ l v s , e quindi:


r
Δlvs =
T

Quindi andando a sostituire i valori trovati nelle formule iniziali:


uv = ul + Δlvu hv = hl + Δlv h sv = sl + Δlvs vv = vl + Δlvv
ottengo:
r
uv = ul + r − pv d hv = hl + r sv = sl + v v = vl + v d
T

4 LE GRANDEZZE TERMODINAMICHE DEL VAPORE SATURO UMIDO (l → miscela )

⎛ ⎞
5 IL TITOLO ⎜ x = Mv ⎟
⎜ ⎟
⎝ M sist ⎠

Per determinare le grandezze termodinamiche del vapore saturo umido, è


necessario prima determinare la percentuale di acqua che si trova allo
stato gassoso. A questo scopo viene definito il titolo x.
Il titolo è definito come il rapporto tra la massa di acqua allo stato
di vapore Mv e la massa totale del sistema termodinamico Msist, la quale è
composta dalla massa alla fase gassosa Mv e la massa alla fase liquida
Ml, e cioè è dato dalla formula:
Mv
x =
M s i st
dove M sist = M v + Ml .
Dalla formula si può notare subito che:
1) nella curva limite inferiore ac si avrà x = 0 dato che M v = 0 ;
2) nella curva limite superiore cd si avrà x = 1 essendoci solo vapore;
3) all’interno della curva limite acd si avrà 0 < x < 1 .

Consideriamo adesso sull’ascissa del grafico:


1) il segmento OV proporzionale al volume specifico vv;
2) il segmento OL proporzionale al volume specifico vl;
3) il segmento LV proporzionale al volume specifico vd;
Il volume specifico vx sarà quindi rappresentato dal segmento OX di
lunghezza:
OX = OL + xLV

30 Tomei Giacomo
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMODINAMICA
A

Quindi i in rife erimento alle formule precedenti:


uv = ul + r − pvp d hv = hl + r
r
sv = sl + v v = vl + v d
T
per il vapore saturo umido si
possono ottenere e le relazioni:
ux = ul + x (r − pvd ) hx = hl + xr
x
r
sx = sl + x v x = v l + xv d
T

3 LE GRANDEZZE TERM
MODINAMIC
CHE DEI VAPORI
V SU
URRISCALD
DATI (v → vx )

tire dall
A part la curva limite superiore
s e cd (cio
oè dalla curva de
ei vapori
i
saturi secchi)
s sarà possibile detterminare
e le gran
ndezze te
ermodinam
miche per
r
i vapori
i surrisc
caldati.
Ad ese
empio per
r l’entallpia h2 ho
o:
2

h2 = hv + hv 2 h2 = hv + ∫ c dT
v
d
p

mentre per
p l’ent
tropia s2 ho:
2
cpdT
s2 = sv + sv 2 s2 = sv +R ∫
v T

⎛ dp r ⎞
3 L
L’EQUAZIO
ONE DI CL
LAPEYRON ⎜ = ⎟
⎜ dT Tv ⎟
⎝ d⎠

L'equa
azione di
d Clapeyyron connsente di
d
trovare il lega ame tra la pres ssione di
d
saturazi
ione ps e la temperatu
t ura T did
vaporizz
zazione del
d fluido.
Si c
consideri un c
ciclo di
i Carno
ot
infinite
esimo (veedi figuura) comppreso trra
due traasformazioni isot terme orrizzontal
li
alle teemperatur
re T e T − Δ T e duue
trasform
mazioni adiabatiiche, ossia du
ue
trasform
mazioni isoen
ntropiche
e, ch
he
intersec
cano l'issoterma superioree T nellla
curva li
imite acd
d. Come sis nota, la figura geometrica che si ottiene sul
diagramm
ma (p,v) non co orrisponde perfetttamente ad un parallel logramma,
poiché le
l linee adiabatiche sono costitui ite da cu
urve non parallel
le tra di
loro.
Il laavoro l fornito dal ciclo di Carnot, che com me noto è dato o
dall'are
ea compre
esa, è dato quindi dalla formula:
f
l = ∫ pdv
v
e può es
ssere dat
to anche dalla formula:
l = (v v − v l ) Δ p l = v d Δp

Lo sca
ambio di calore q corrisp
ponde al calore latente
l d
di vapori
izzazione
e
r, e qui
indi si può
p scrivere:
q = r
pertanto
o si può ora calcolare il
i coeffi o εc del ciclo di
iciente economico
e
Carnot che
c vale:

Tomei Giac
como 31
LA TERMODI
INAMICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

l v d Δp
εc = εc =
q r

Poiché
é si tra
atta di un
u ciclo di Carn
not si può
p scriv
vere anch
he (vedi
i
tabella):
T2 T1 − T2
εc = 1 − < 1 εc = < 1
T1 T1
e facenddo riferiimento al grafico ho:
T − (T − ΔT ) T − T + ΔT T − T + ΔT ΔT
εc = εc = εc = εc =
T T T T

Uguagl
liando le
e due formule dei coeffi
icienti economici
e ti εc e εc
i ottenut
si ha:
v d Δp ΔT Δp r
= =
r T ΔT Tvd
Se ponngo Δp molto
m pic
ccolo allora sar

anche Δ T moltoo piccolo e pas ssando al
a
limite si
s ha:
Δp dp
lim =
Δp → 0 ΔT dT
e quindi
i:
Δp dp
p
=
ΔT dT
T
Δp r
da cui infine, essendo anche = , posso scrivere
e l'equaz
zione di
i
ΔT Tv d
Clapeyro
on:
dp r
=
dT Tv d

All’eq
quazione di Clapeyron si può ò giunge ere anch he
consider
rando lo stesso ciclo
c di Carnot dove
d però
ò le curvve
delle trasformmazioni adiaba
atiche interse
ecano la
trasform
mazione isoterma
i superiore
e nei tit
toli x e x + Δ x .
Pertan
nto si può cal lcolare comunque il coefficiente
co εc del ciclo di Carnot che vale:
economic

Δxvd Δp Δx v d Δp v d Δp
εc = εc = εc =
Δxr Δx r r

Poiché
é si trat
tta di un
n ciclo di Carnot, si può scrivere
e anche:
T2 T1 − T2
εc = 1 − < 1 εc = < 1
T1 T1
e facenddo riferiimento al grafico ho:
T − (T − ΔT ) T − T + ΔT T − T + ΔT ΔT
εc = εc = εc = εc =
T T T T

Uguagl
liando le
e due formule dei coeffi
icienti economici
e ti εc e εc
i ottenut
si ha:
v d Δp ΔT Δp r
= =
r T ΔT Tvd
Se poongo Δp molto piccolo
p allora sarà
s anc
che ΔT m
molto pi
iccolo e
passando
o al limi
ite si ha:

32 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMODINAMICA

Δp dp
lim =
Δp → 0 ΔT dT
e quindi:
Δp dp
=
ΔT dT
Δp r
da cui infine, essendo anche = , posso scrivere l'equazione di
ΔT Tv d
Clapeyron:
dp r
=
dT Tv d

⎛ n n ⎞
3 LE MISCELE DI GAS PERFETTI ⎜ ∑ pi = ∑ Mip = p →∑ Vi = ∑ MiV =V ⎟
⎜ ⎟
⎝i=1 i=1 ⎠

Lo stato fisico di un sistema costituito da un solo componente (come


già visto) è descritto da due grandezze termodinamiche indipendenti;
infatti dalla regola delle fasi di Gibbs n = 2 − f + c , nel caso si
considerasse un solo componente che si trova in una sola fase, quindi
f = 1 e c = 1 , allora si ha:
n = 2 − 1 + 1 n = 2
Nel caso di una miscela a n componenti è necessario conoscere la
composizione percentuale della stessa miscela.
Innanzitutto la massa totale M del sistema è data dalla somma delle
masse Mi dei singoli componenti presenti:
n n
M = ∑
i =1
Mi M = ∑
i =1
m i ni

dove M i = mini , ossia è data dal prodotto della massa molare mi dell'i-
esimo componente per il numero delle moli ni.
Nel caso dell'i-esimo componente si può definire la frazione ponderale
xi data dalla formula:
M
xi = i
M
Alternativamente, la composizione può essere anche espressa in
funzione delle frazioni molari M i data dalla formula:
n
Mi = i
n
ossia dal rapporto tra il numero ni di moli del componente i-esimo e il
numero totale di moli presenti n.
Si può quindi notare che si ha:
n n


i =1
xi = 1 ∑
i =1
Mi = 1

Ricordando l'equazione di stato dei gas perfetti pV = RT , se il


componente si estende per ni moli si può scrivere:
piV = niR0T

e per la miscela costituita complessivamente da n moli si può scrivere:


pV = nR0T
pertanto, dividendo membro a membro le due formule evidenziate in giallo,
si può ottenere la pressione pi del singolo componente:
pi V n RT pi V ni R0 T pi n pi
= i 0 = = i = Mi pi = M i p
pV nR0T pV n R0 T p n p

Tomei Giacomo 33
LA TERMODINAMICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

da cui, facendo la sommatoria di tutte le pressioni pi dei componenti,


posso ottenere la pressione totale p della miscela con la formula:
n n


i =1
pi = ∑
i =1
Mi p = p

Questa formula viene chiamata Legge di Dalton e afferma infatti che la


somma delle pressioni parziali pi dei componenti della miscela è uguale
alla pressione totale p della miscela.

Analogamente alla legge di Dalton per la pressione totale p della


miscela, si ha la stessa cosa per il volume totale V della miscela.
Ricordando l'equazione di stato dei gas perfetti pV = RT , se il
componente si estende per ni moli si può scrivere:
pVi = niR0T
dove Vi è il volume parziale, e per la miscela costituita
complessivamente da n moli si può scrivere:
pV = nR0T
pertanto, dividendo membro a membro le due formule evidenziate in giallo,
si può ottenere il volume Vi del singolo componente:
p Vi niR0T p Vi ni R0 T Vi
= =
Vi n
= i = Mi Vi = M iV
pV nR0T pV n R0 T V n V
da cui, facendo la sommatoria di tutti i volumi Vi dei componenti, posso
ottenere il volume totale V della miscela con la formula:
∑V i = ∑MV i =V
Questa formula viene chiamata Legge di Amagat-Leduc e afferma infatti
che la somma dei volumi parziali Vi dei componenti della miscela è uguale
al volume totale V della miscela.

Le formule qui ricavate diventano molto rilevanti nello studio delle


miscele di aria e vapore d'acqua.

2 I CICLI TERMODINAMICI FONDAMENTALI

Anche se queste trasformazioni hanno dei rendimenti molto contenuti,


sono in grado di trasformare il calore q in lavoro l.
Verranno trattati comunque i cicli maggiormente interessanti per le
applicazioni che essi comportano nell’impiantistica civile.

3 IL CICLO RANKINE

34 Tomei Giacomo
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMODINAMICA
A

Il cic
clo Ranki
ine è un ciclo reeale che approssi
ima il ci
iclo di Carnot
C ed
d
è costit
tuito da quattro trasforma
azioni in
nternamen
nte inver
rtibili.

Trasfo
ormazionee ciclica
a interna
amente in
nvertibil
le: quand
do ci sono delle
e
modifich
he all’essterno e il sisttema term
modinamic
co non ssi accorg
ge della
a
trasform
mazione.

La maacchina che
c fornisce il ciclo Rankine
R è costit
tuita da quattro
o
elementi
i:
1) la pompa
p (ci
ioè il co
ompressor
re);
2) la caldaia;
c
3) la turbina;
t
4) il condensat
c tore.

Distin
nguiamo i quatt tro processi del l ciclo Rankine e osserv vando il
grafico:
1) duraante il processo
p 1-2, att
traverso la pompaa, viene fornito lavoro l
face
endo aummentare la
l pressiione p del
d liquido da p1 a p2 con una a
comp
pressione
e;
2) duraante il processo o 2-3 si fornisc ce caloree q al lliquido che così
pass
sa da liiquido a vapore saturo umido
u (n
nel grafiico siamo o quindi
i
sott
to la currva limit
te acd); continuaa poi ad acquistaare calorre q fino
o
a vaporizza
v arsi comp pletament
te e rag ggiungere
e così la curva a limitee
supe
eriore cd
d;
3) duraante il process so 3-4 il vapore si espande
e facendo muoveree
turb
bina, e la
l turbin na muovenndosi produce lavooro l;
4) duraante il processo o 4-1 si na alle condizio
i ritorn oni inizi iali; il
l
vapo
ore saturro umido cede callore q fi
ino a ragggiungere
e la curvva limite
e
infe
eriore ac
c del liqquido.

Ora ri
iconsider
riamo la formula del bilan ncio dell l’energia
a:
W22 − W12
+ g (z2 − z1 ) + h2 − h1 = q − l
2
che rico
ordiamo rappresen
r nta il pr rimo prin ncipio de ella termmodinamic
ca per i
sistemi aperti a due correnti in regim me stazionario, e trascu urando i
contribu iti dall’energia cinetica e dall’e
uti forni energia ppotenzial
le ho:
W22 − W12
+ g (z2 − z1 ) + h2 − h1 = q − l h2 − h1 = q − l
2
Per og
gnuna del
lle quatt
tro trasfformazion
ni si ott
tengono i seguent
ti scambi
i
di energ
gia:
1) duraante il processo
p 1-2 si fa passare il fluido atttraverso la pompa
a
che fornisce
e lavoro l e non calore q,q quindi
i si può scriveree q = 0,
e il
l lavoro l sarà dato
d ndi dalla formula:
quin
l1,2 = h2 − h1

Tomei Giac
como 35
5
LA TERMODI
INAMICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

o h2 − h1 perché,
Ho , osservaando il grafico, ho che h2 > h1 e quindi
la differenz
d za sarà positiva;
p
2) dura
ante il processo o 2-3 sis fa paassare il
i fluido attravverso laa
cald
daia che forniscee calore q e non lavoro l,
l quindi i si può scrivere
e
l = 0 e il calore q sarà dat
to quindi
i dalla f
formula:
q 2,3 = h3 − h2
3) dura
ante il processo o 3-4 sis fa paassare iil fluido attrav verso laa
turb
bina che fornisce
e lavoro l e non calore q,
q quindi i si può scrivere
e
q = 0 e il lavoro l sarà to
dat quindi
i dalla f
formula:
l3,4 = h3 − h4
4) ante il processo
dura o 4-1 s si fa paassare il
i fluido attrav
verso il
l
cond
densatore
e che fo
ornisce calore
c q e non lavoro l l, quindi
i si può
ò
ivere l = 0 e il calore q sarà da
scri ato quind
di dalla formula:
q 4,1 = h4 − h1

⎛ q ⎞
4 IL COEF E ECONOMICO ε NEL CICLO RA
FFICIENTE ANKINE ore <1⎟
⎜ε=1− condensato
⎜ q ⎟
⎝ caldaia ⎠

Volend
do ora calcolare e il co nte economico ε,
oefficien , ricorddando la
a
tabella e ricorddando che rattando il ciclo
e sto tr o Rankine
e, cioè un ciclo
o
o, devo quindi
generico q considerare
e la form
mula:
Q2
ε = 1 − < 1
Q1
Andand
do a sosttituire nella
n for
rmula
il calor Q
re 1 relativo al lla calda
aia e
il ca
alore Q2 re
elativo al
condensa osso allora scrive
atore, po ere:
q 4,1 h4 − h1 q condeensatore
ε = 1 − < 1 ε = 1 − < 1 ε = 1 − < 1
q 2,3 h3 − h2 q caldaia

4 I MIGLIO
IL ORAMENTO DEL REND
DIMENTO TE MICO η CO
ERMODINAM ON IL TIT
TOLO x

ε
Si può
ò poi migliorare il rend amico η =
dimento termodina
t . Per andare
e
εc
Mv
avanti dobbiamo
d però lav itolo x =
vorare con il ti il quale, per
r
Mv + Ml
avere un
na situazione conveniente, non dev
ve diminu
uire.

5 P
PROVA CON
N DIMINUZ
ZIONE DEL SIONE DI CONDENSAZ
LLA PRESS ZIONE (1 → 1' )

Osserv
vando il grafico e diminnuendo la
a pressio
one p nella curva limite
e
inferior
re ac pas
ssando da
al punto 1 al pun
nto 1’, si
s ottien
ne un aum
mento del
tratto 3-4
3 che passa al trattoo 3-4’; dato chee si sta parland
do di unn

36 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMODINAMICA
A

incremen nto del tratto


t 3-4, si ha
h quindii un aumeento del lavoro l cedutoo
dalla tu urbina.
Purtrooppo peròò, ciò causa
c una
a diminuzzione del titoloo x, poiché saràà
x4' < x4 rendendo
r poco con
nveniente
e questa soluzion
ne.
Per veedere se il tito olo x aum
menta o diminuisc ce bisogna vedere quanto
o
si trova a lontano
o il punt to 4’ dalla curva limite superiore cd rispetto a
quanto sis trova lontano il punt to 4 semppre dalla
a curva limite superiore
s e
cd. Si può vede ere infat tti dal grafico che il punto 4’ è più lontano o
rispetto to 4, e quindi si ha x4' < x4 .
o al punt
Sapenddo inoltr
re che più ci si i allontaana dalla
a curva limite superiore
s e
cd e mi inore è la massa a di vappore Mv, essendoo la forrmula dell titolo
o
Mv
x = si capisce ancora pe a x4' < x4 .
erché sia
Mv + Ml

5 PROVA
A CON AUME
ENTO DELL
LA PRESSI
IONE NELL
LA CALDAI
IA (2 → 2' )

Aument
tando la pressioone p deel fluidoo all’interno deella calddaia dal
punto 2 al punto
o 2’, comme mostra
ato in figura, si ottiene un aummento del
lavoro l,
l ma si i ha anccora una diminuziione del titolo x, quind di anche
e
questa soluzione
s e appare poco conv
veniente.
Un alt
tro svanttaggio di questo caso è che l’auumento della pressione p
all’inte la caldaia comport
erno dell ta un sov
vradimens
sionament
to dell’i
impianto.

3 IL CICLO RANKINE CON SURR


RISCALDAM
MENTO (3 → 3' )

La sooluzione per aveere un aumento


a del titoolo x (vedi gra afico) è
l’aument
to della temperattura T, ottenuto con un aumento
del calo
ore q for
rnito dal
lla calda
aia (aumentando il calore
infatti mi si tr
rasforma più liquuido in vapore,
v e quindi
ho più massa
m in vapore Mv).
In que
esto modo
o il puntto 3 si innalza
i fino
f al punto
p 3’
avendo così il tratt to 3-4’ maggio ore del tratto
preceden
nte 3-4; dato che
e il trattto 3-4’ è riferiito alla
turbina, questo quindi comporta a anche un aume ento del
funziona
amento de
ella turb
bina stessa. L’aumento del titolo
x grazie
e al surr
riscaldam
mento consente inffatti di evitare la forma
azioni di
goccioli
ine di acqua
a allo statoo liquiddo nelle parti m meccanich
he dellaa
turbina, a vanta
aggio quindi del funzionammento com
mplessivo
o della macchina.
m

4 IL CICLO
C RAN
NKINE CON
N RISURRI ENTO (3 → 4 → 5 )
ISCALDAME

Tomei Giac
como 37
LA TERMODI
INAMICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

Un migglioramen
nto ulterriore della maccchina con
nsiste neel realizzare unn
ciclo Raankine con risurrriscaldaamento. Il
I ciclo è costi ituito daa cinquee
parti:
1) la pompa;
p
2) la caldaia;
c
3) la turbina
t a alta pressione
ad p e;
4) la turbina
t a bassa pressione
p e;
5) il condensat
c tore.
La maacchina presenta
p un dopppio
passaggi
io del fluido all’inter
a rno
della caldaia.
c Infatti, dopo la
prima espansio
one de
el fluiido
attraver
rso la tu urbina ad alta pressione
p e, il fluido traansita nu
uovamentee
nella ca
aldaia peer essere
e nuovameente ripo
ortato al
lla tempe
eratura del
d primo
o
surrisca
aldamento
o, e successivame ente inv
viato in una secconda turrbina di
bassa pressione
p . In qu uesto moodo, alll’uscita della t turbina a bassa a
pression
ne, si otttiene un
n valore (vedi puunto 6) del
d titol
lo x molt
to vicinoo
alla curva limi ite superiore cd d, non formandos
f si quinddi le goocciolinee
d’acqua.

3 IL CICLO
C FRI
IGORIFERO
O

Prima di tutto
o ricordi
iamo l’enunciato di
d Clausi
ius.

Second
do l’enun
nciato dii Clausiu
us è impo
ossibile che il calore Q vada da
a
una sorg
gente men
no calda ad una so
orgente più
p calda
a.

Questa
a considderazione ha por rtato allo svilu uppo di un nuov vo ciclo
o
termodin
namico chhiamato ciclo frrigorifer
ro, e la sua app plicazion
ne porta
a
alla rea
alizzazio
one di una macchinna invers
sa. È pos
ssibile o
ottenere il ciclo
o
frigorif
fero a partire dal
d ciclo
o di Car rnot semp
plicement
te inverttendo il
senso di
i percorr
renza della macchina.
Per descriver
d re il ciclo frigorifer ro usiammo il diagramm ma dellaa
pression
ne p e de
ell’entalpia h, cioè il diiagramma (p,h) co
ome in fi
igura.

Il ciiclo della macchhina fri


igorifera
a per la produzzione di
i freddo
o
artifici
iale è costituit
c to da quuattro si
istemi aperti,
a e si può
ò notare
e

38 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMODINAMICA

subito che il senso di percorrenza del grafico è in senso antiorario


essendo infatti una macchina inversa:
1) durante il processo 1-2 il fluido passa nel compressore (al quale
viene fornita energia sotto forma di lavoro l perché possa
funzionare) che provoca un aumento della pressione p del fluido;
normalmente il punto di partenza 1 si trova nella curva limite
superiore cd, ossia si tratta di un vapore saturo secco.
Conseguentemente, la pressione spinge il fluido nella regione dei
vapori surriscaldati raggiungendo il punto 2. Questo processo è
denominato compressione secca. In alcuni casi però il punto di
partenza 1’ rappresenta un vapore saturo umido, mentre il punto
finale 2’ della trasformazione si colloca nella regione dei vapori
saturi secchi. Questa trasformazione viene denominata compressione
bagnata;
2) durante il processo 2-3 il fluido passa nel condensatore subendo un
raffreddamento con conseguente emissione di calore Q1 (quindi il
calore esce dalla macchina);
3) durante il processo 3-4 avviene l’espansione del fluido che produce
lavoro l (l’espansione può essere sostituita inserendo una valvola
di strozzamento che rinuncia alla produzione di lavoro, producendo
calore al suo posto);
4) durante il processo 4-1 il fluido passa nell’evaporatore assorbendo
calore Q2 (quindi il calore adesso entra nella macchina) all’aria o
all’acqua da raffreddare. Questo calore prelevato costituisce la
finalità del funzionamento della macchina.

⎛ ⎞
4 IL COEFFICIENTE DI PRESTAZIONE ⎜COP = q1 ⎟
⎜ q2 − q1 ⎟⎠

Allo scopo di determinare l’efficienza della macchina inversa che


realizza il ciclo frigorifero, si può definire un parametro chiamato
coefficiente di prestazione (in inglese Coefficient Of Performance), e
cioè il COP, in maniera simile al coefficiente economico ε. Il COP è dato
dalla formula:
q1
COP =
q2 − q1
e se dal grafico ho che q 1 = h1 − h4 e q 2 = h2 − h3 posso sostituire:
h1 − h4 h1 − h4
COP = COP =
h2 − h3 − ( h1 − h4 ) h2 − h3 − h1 + h4
e se al denominatore h4 = h3 = h allora ho:
h1 − h4 h1 − h4 h1 − h4
COP = COP = COP =
h2 − h − h1 + h h2 − h − h1 + h h2 − h1
Può essere che si abbia C O P > 1 a differenza del coefficiente economico
ε. Pertanto è possibile asportare del calore q diciamo che avanza
dall’ambiente freddo e darla al lavoro l necessario per far funzionare la
macchina.

3 LA POMPA DI CALORE (COPI = COP + 1)

La macchina frigorifera si può trasformare in una macchina a pompa di


calore funzionando nel senso opposto.
Essa può essere utilizzata sia nel periodo estivo che nel periodo
invernale; nel periodo estivo essa serve per trasferire il calore
dall’ambiente abitato verso l’atmosfera, mentre nel periodo invernale
avviene il processo contrario. A tale scopo la macchina deve essere

Tomei Giacomo 39
LA TERMODINAMICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

realizzata in modo da poter intervenire sulle posizioni del condensatore


e dell’evaporatore, oppure senza dover spostare gli scambiatori dalla
loro posizione originale. Una soluzione è riportata in figura. Nel caso
della pompa di calore, il COPI, dove si è aggiunto il pedice I per
distinguerlo dalla macchina frigorifera, viene definito dalla formula:
COPI = COP + 1
Quindi il COPI vale il COP della corrispondente macchina frigorifera
più 1; per questa ragione la pompa di calore diventa vantaggiosa.

4 IL CICLO DI RISCALDAMENTO

In questo caso il calore q è prelevato dall'aria esterna più fredda e


portato all'interno dell'edificio.
Consideriamo ora la macchina di destra (quindi andiamo in senso
orario):
1) partiamo dal simbolo dove il fluido refrigerante passa nella
valvola di laminazione e diventa vapore saturo umido a bassa
pressione;
2) quindi il fluido passa nell'evaporatore esterno E (o
radiatore esterno) dove assorbe il calore q
possibile dell’esterno fino a diventare vapore a
bassa temperatura;
3) il vapore attraversa l'accumulatore, dove è raccolto
anche ogni rimanente liquido;
4) quindi passa nel compressore, con conseguente
aumento della temperatura T fino a diventare vapore ad alta
temperatura;
5) il vapore caldo giunge nel condensatore interno C (o
radiatore interno) dove appunto il fluido,
condensando, rilascia il calore q per liquefazione e
di conseguenza si raffredda tornando liquido;
6) il liquido ottenuto ritorna alla valvola di
laminazione e il ciclo si ripete.

4 IL CICLO DI RAFFREDDAMENTO

D'estate basta solo invertire il ciclo appena descritto in modo da


cambiare direzione al flusso di calore q.
Consideriamo ora la macchina di sinistra (quindi andiamo in senso
antiorario):
1) partiamo dal simbolo dove il fluido
refrigerante passa nell’evaporatore
interno E prendendo calore q all’aria
o all’acqua interna da raffreddare;
2) il vapore poi passa nel condensatore
esterno C rilasciando il calore per
liquefazione.
L'aria interna viene inoltre
deumidificata.

2 LE MISCELE DI ARIA E VAPORE D’ACQUA

Allo scopo di descrivere le grandezze termodinamiche delle miscele di


aria e vapore d’acqua è necessario utilizzare ancora il titolo x però
adesso riferito alle miscele e non più ai vapori saturi.
Va sottolineato che le miscele di aria e vapore d’acqua possono essere
considerate dei gas perfetti.

40 Tomei Giacomo
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMODINAMICA

⎛ M ⎞
3 IL TITOLO x DELLA MISCELA DI ARIA E VAPORE D’ACQUA ⎜x = v ⎟
⎜ M ⎟
⎝ a⎠

Mv
In analogia al titolo del vapore saturo x = , la composizione
Mv + Ml
della miscela di aria e vapore d’acqua può essere descritta dal titolo x,
in questo caso definito dalla formula:
M ⎡g ⎤
x = v ⎢ v ⎥
M a ⎣ kga ⎦
dove:
1) Mv è la massa di vapore d’acqua;
2) Ma è la massa di aria (secca).
Dalla formula si può notare subito che:
1) nel caso di solo aria (e quindi la massa di vapore d’acqua è nulla)
si avrà x = 0 ;
2) nel caso di solo vapore d’acqua (e quindi la massa di aria è nulla)
si avrà x → + ∞ .
Il titolo x relativo alle miscele di aria e vapore d’acqua esprime la
quantità di vapore d’acqua presente in un chilogrammo di aria secca, e
per le applicazioni
impiantistiche civili il
titolo risulta essere quasi
sempre inferiore a poche
decine di grammi di vapore
su un chilogrammo di aria
secca.

ρ pv
3 IL GRADO IGROMETRICO φ= v →φ=
ρs ps

Una seconda grandezza per descrivere la composizione della miscela di


aria e vapore d’acqua è fornita dal grado igrometrico φ, anche chiamato
umidità relativa UR. Esso rappresenta la modalità più comune per
descrivere l’umidità dell’aria.
È definito come il rapporto tra la massa di vapore ρv presente nella
miscela e la massa di vapore ρs che potrebbe saturare quel volume di
miscela alle stesse condizioni di temperatura T. Quindi si può scrivere:
ρv pv
φ = φ =
ρs ps
dove:
1) pv è la pressione parziale del vapore;
2) ps è la pressione parziale del vapore in condizione di saturazione.
A differenza del titolo x, il grado igrometrico φ è adimensionale e
può variare tra 0 e 1, quindi tra lo 0% e il 100%.

⎛ ⎞
4 IL TITOLO x IN FUNZIONE DI φ ⎜ x = 0.622 φps → xs = 0.622
ps,bu ⎟
⎜ − φ − ⎟
⎝ ptot ps ptot ps,bu ⎠

Tomei Giacomo 41
LA TERMODINAMICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

Mv
Il titolo è dato dalla formula x = e se la massa M è data dalla
Ma
formula M = m n , cioè dal prodotto tra la massa molare m e il numero di
moli n del componente, allora posso scrivere:
m v nv m v nv
x = x =
m ana m a na
dove:
1) mv è la massa molare del vapore d’acqua;
2) m a è la massa molare dell’aria;
3) nv è il numero di moli del vapore d’acqua;
4) na è il numero di moli dell’aria.

mv n
So già che = 0.622 e quindi manca da determinare il rapporto v . Se
ma na
considero l’equazione di stato dei gas perfetti pv = RT considerando
però il numero di moli n, e quindi pv = nRT , per il vapore d’acqua
avrò:
pvv = nv RT
mentre per l’aria avrò:
pav = naRT
e dividendo membro a membro le due formule precedenti ottengo:
pvv nv RT pv v nv RT pv nv
= = =
pav na RT pa v na RT pa na

m v nv
Riprendendo la formula del titolo x = , e andando a sostituire i
m a na
valori appena trovati ho:
pv pv
x = 0.622 x = 0.622
pa pa
e se ptot = pv + pa , allora mi posso ricavare pa = ptot − pv , quindi ho:
pv pv
x = 0.622 x = 0.622
ptot − pv ptot − pv
In questo caso posso determinare il titolo x se ho come dato la
pressione totale ptot e la pressione del vapore pv.

pv
Ricordando adesso che il grado igrometrico è dato dalla formula φ =
ps
, da cui mi posso ricavare pv = φps , ottengo infine:
φps
x = 0.622
ptot − φps
In questo caso posso determinare il titolo x se ho come dato la
pressione totale ptot e la pressione di saturazione ps (ps dovrebbe essere
la pressione a bulbo umido ps,bu e non la pressione a bulbo asciutto
ps,ba).
In alcuni esercizi si usa infatti la formula:
p s,bu
x s = 0.622
ptot − p s, bu
dove si può notare che il grado igrometrico φ non compare più,
probabilmente perché, considerando la pressione a bulbo umido ps,bu, si
prende φ = 1 , che equivale a φ = 100% .

42 Tomei Giacomo
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMODINAMICA

⎛ ⎞
⎜ ⎟
4 φ IN FUNZIONE DEL TITOLO x ⎜⎜
p
φ = tot
x
ps 0.622 + x
p
→ φ = tot
x
ps,ba 0.622 + x ⎟⎟
⎝ ⎠

φ ps
Dalla formula del titolo x = 0.622 è possibile effettuare il
ptot − φ ps
percorso inverso, ossia ricavare il grado igrometrico φ a partire dal
titolo x. Quindi svolgo i calcoli:
(
x ptot − φ ps ) = 0.622 φ ps xptot − x φ ps = 0.622φ ps
Porto i termini con il grado igrometrico φ evidenziati in rosso tutti
al secondo membro:
xptot = 0.622φ ps + x φ ps
Raccolgo il grado igrometrico φ al secondo membro:
xptot = φ (0.622ps + xps )
ricavo infine il grado igrometrico φ:
xptot
φ =
0.622 ps + xps
e raccolgo ps al denominatore:
xptot ptot x
φ = φ =
ps (0.622 + x ) ps 0.622 + x
In alcuni esercizi però si usa la formula:
ptot x
φ =
p s,ba 0.622 + x

⎛ ⎞
3 IL GRADO DI SATURAZIONE ⎜ψ = x ⎟
⎜ xs ⎟⎠

Una terza grandezza per descrivere la miscela di aria e vapore d’acqua


è rappresentata dal grado di saturazione ψ. Esso è definito come il
rapporto tra il titolo x della miscela e il titolo xs che la miscela
assumerebbe quando è in saturazione (ossia quando φ = 1 e quindi
φ = 100% ) alle stesse condizioni di temperatura T e di pressione p della
miscela. Quindi si può scrivere:
x
ψ =
xs

⎛ p − ps ⎞
4 IL GRADO DI SATURAZIONE ψ IN FUNZIONE DI x, xs e φ ⎜ψ = φ tot ⎟
⎜ − ⎟
⎝ ptot φps ⎠

x
Partendo dalla formula del grado di saturazione ψ = e prendendo
xs
spunto dalle due formule per ricavare il titolo x, cioè dalle due formule
pv ps
x = 0.622 e xs = 0.622 , ho:
ptot − pv ptot − ps
pv 1 pv 1
ψ = 0.622 ψ = 0.622
ptot − pv 0.622 ps ptot − pv 0.622 ps
ptot − ps ptot − ps
pv 1 pv ptot − ps p v ptot − p s
ψ = ψ = ψ =
ptot − pv ps ptot − p v ps p s ptot − p v
ptot − ps

Tomei Giacomo 43
LA TERMODINAMICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

pv
e se so che il grado igrometrico vale φ = allora ho:
ps
pt ot − p s
ψ = φ
ptot − p v

Se voglio avere nella formula solo ps e non pv, allora dalla formula
pv
del grado igrometrico φ = mi posso ricavare pv = φps , con cui posso
ps
infine scrivere:
ptot − p s
ψ = φ
ptot − φ p s
Il grado igrometrico φ e il grado di saturazione ψ hanno valori
prossimi tra loro. Si nota inoltre che anche il grado di saturazione ψ è
adimensionale, e può variare tra 0 e 1, ossia tra lo 0% e il 100%,
analogamente al grado igrometrico φ.

L’ENTALPIA J E IL CALORE SPECIFICO c’p NELLE MISCELE DI ARIA E


3 VAPORE D’ACQUA (c'p = 1 + x 1.9 → J = t + x (2500 + 1.9t ) )

Nelle applicazioni diventa particolarmente rilevante determinare


l'energia che è necessaria per ottenere una certa condizione di
benessere.

Per determinare l’entalpia J sarà però necessario considerare le


grandezze estensive delle grandezze termodinamiche delle miscele di gas e
vapore d’acqua, ma per determinare tali grandezze nelle miscele di aria e
vapore d’acqua si usa una formula diversa, e cioè si usa la formula:
G = g a + xg v
dove G rappresenta la grandezza estensiva.

Dalla formula G = g a + xg v ne consegue che il calore specifico a


pressione costante c'p e l'entalpia J della miscela si devono calcolare
con le formule:
c'p = cp,aria + xcp,vapore J = haria + xhvapore
Sapendo che c p,aria = 1 e c p ,vapore = 1.9 , allora per il calore specifico
c’p ho:
⎡ kJ ⎤
c'p = 1 + x1.9 ⎢ ⎥
⎣ kgK ⎦

Per l'entalpia J invece è necessario calcolare separatamente i


contributi relativi all’aria secca h a r i a e al vapore d’acqua hvapore e poi
sommarli secondo la formula di prima J = haria + xhvapore .
Ricordando la formula del primo principio della termodinamica per
calcolare la variazione di calore đq in funzione della variazione di
entalpia dh, cioè la formula đq = dh − vdp , ed ipotizzando una
trasformazione isobara, allora si ha solo đq = dh (e quindi la
variazione di calore đq è uguale alla variazione di entalpia dh) e
integrando entrambi i membri della formula đq = dh ottengo q = h .
Quindi, se il calore q (dato che sto considerando una trasformazione
T2

isobara) vale q = ∫ c dT ,
T1
p allora per l’entalpia dell’aria secca ha r i a

posso scrivere:

44 Tomei Giacomo
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMODINAMICA
A

= cp,ariia (T2 − T1 )
T2 T2

haria = ∫c haria = c p,aria ∫ dT hariaa = c p,aria [T ]T12


T
p,aria dT d haria
a
T1 T1

o posto c p,aria = 1 e T1 = 0 allora ho:


e avendo h
haria = 1 (T2 − 0) haria = T2

L'enta
alpia del
l vapore d'acqua hvapore è data
d invece dalla formula:
hvapore = r + c p,vaporeT2
dove r = 2 5 0 0 e c p,vapore = 1.9 , qu
uindi:
hvapore = 2500 + 1.9T2 hvapore = 2 500 + 1.9T
T2

Il val
lore compplessivo dell'entalpia J della miscelam d
di aria e vapore
e
ando che vale J = haria + xh
d'acqua, ricorda hvapore , per
rtanto di
iventa:
⎡ kJ ⎤
J = T2 + x (2500 + 1.9T2 )
J = Ti + x (250
00 + 1.9Ti ) ⎢ ⎥
⎣ kg a ⎦
Questa
a formula verr
rà ampiamente utilizzaata nell le appl
licazioni
i
riguarda
anti le miscele
m di aria e vapore d'acqua.
d

3 IL DIAG
GRAMMA PS
SICROMETR
RICO

Le graandezze in grado o di desc crivere le


l caratteristichhe delle miscele
e
di ariaa e vapo ore d’accqua (ciioè la
temperat
tura T, ili titolo o x, l’en
ntalpia
J e il grado igrometri
i ico φ) vengono
v
re
riportar in
n un dia
agramma
termodin
namico dove
d la pressione p
rimane costante e, chiam mato diaagramma
etrico. Sull’asse
psicrome S e delle ascisse
a
si trova la te emperaturra T in gradi
Celsius [°C ] , mentre su ull’asse delle
e è riportato il
ordinate l titolo x. Le
rette ob
blique de ecrescentti (da si
inistra
verso destra)
d sono le isoenta alpiche
con l’en
ntalpia espressa
e con la lettere
l
J, menttre le curve crescenti (da si inistra verso d destra) ciascuna
a
identifi
icata da un numer ro compreso tra 10 e 100 0 (posto all’interno del
diagramm
ma) sono le curve e a gradoo igrometrico φ costante. L’ultima curvaa
in altoo corrisp ponde all valoree φ = 1 che corrisponde e al va alore di
saturazi
ione del vapore d’acqua, la cui i curva quindi n non potrà
à essere
e
superata
a.

Tomei Giac
como 45
5
LA TERMODI
INAMICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

La letttura deelle trassformazio a psicrometrico consente


oni sul diagramma e
di calco
olare gra aficamentte molte grandezze
della mi
iscela dii aria e vapore d’acqua:
d ad
esempio, nota la temper ratura T dell’aria
scissa), è possib
(sull’as bile conv
vertire il
grado rico
igrometr φ nel titolo x
ondente o vicev
corrispo versa. Ad
A esempio
avendo una tem mperaturaa T di 23 [°C ] e
un’umidi
ità relattiva UR dell’aria
d a (cioè il
grado ig
grometricco φ) de el 70%, si
s ottiene
immediat
tamente un
u valore del titolo x pari
a 12.5, cioè in un ch hilogrammmo di aria
secca so
ono prese
enti 16 grammi
g di
i vapore d’acqua [gv ] . Pra
aticament
te lavoro
o
sul diag
gramma psicrometrico con i punti in
i successsione .
Se la miscela viene ra
affreddat
ta (si atttua quin
ndi la tr
rasformaz
zione 1-3
3
riportat
ta nel grafico) raggiungendo il punto o , ssi nota che in n
corrispo
ondenza della
d te ra T a 1 7 [°C ] inizia
emperatur i la formaz
zione di
condensa
a essendo
o l’aria satura di vaporre d’acquua, cioè si è raaggiunta,
per quel
l titolo x, la tem
mperatura
a di rugi
iada.

Nel diagramma
d psicrommetrico sono pre esenti due
d diverse lineee della
a
temperat
tura T:
1) la temperatu
t ura a bul lbo asciu
utto Tba : essa è
rapp
presentat
ta da lineee verticali,
coll
locate nell'asciissa, e
ed espriime la
temp
peratura compless siva a cui
c si tr rova la
misc
cela di aria
a e va
apore d'aacqua;
2) la temperat tura a bulbo umido Tbu : essa
lette
rifl l'effetto gerante
refrig dovuto
all'
'evaporaz
zione del ll'acqua,
, ed è utilizzat
u ta nello psicrome
etro. La
a
temp
peratura può essere dete erminata facendo passare l'aria sopra un n

46 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMODINAMICA
A

term
mometro avvolto con un tessuto o umido; l'effet tto refrrigerante
e
dell
l'evapora
azione de
ell'acqua
a causa un
u temper ratura piiù bassa rispetto
o
alla
a tempera
atura a bulbo assciutto Tba . Le rette obl
lique deccrescenti
i
(da sinistra verso destra) indican no uguali i temperrature de
el bulboo
umid
do e sono
o quasi parallele
p e alle linee isoenntalpichee.

Nella figura ho alcunne trasfformazion


ni le quali
sono:
1) rtraasformazi
ione 1-22: riscaaldamento sensibile
nsibile perché appunto si ha il calore
(sen
sens
sibile, il
i quale dipende e da una variazione
dell
la tempeeratura T, come poi si i vede dal
graf
fico);
2) trassformazio
one 1-3: raffredd
damento sensibile
3) trassformazio
one 1-3-4
4: raffre
eddamento con deummidificaz
zione;
4) trassformazio
one 1-5: umidific
cazione adiabatic
a ca (adiab
batica pe
erché dal
graf
fico si può no otare chhe si sta
s segu
uendo la a retta obliquaa
isoe
entalpica
a, cioè la line ea a enttalpia h costant te, e qu
uindi ill
calo
ore riman
ne costan
nte).

⎛ J −J ⎞
4 LA RETTA
A DI LAVO
ORO ⎜ 2 1 = Q + h⎟
⎜ x −x Q ⎟
⎝ 2 1 m ⎠

Con ri
iferiment
to al diaagramma psicromet
p trico, po
oiché le miscele di ariaa
e vaporre d'acq qua costituiscono dei sistemi i apertii, è possibile
p e
determin
nare alcu
une relazioni. Con
nsiderand
do un sis
stema ape
erto nel quale vi
sia il passaggio
p o di una certa por
rtata che
e per le miscele di aria e vapore
e
d'acqua viene indicata a con M, si dovrà applicare e la relazione
r e
⎡ ⎤
d ⎢ ∫ ρ dV ⎥
⎣v ⎦ + Q
m 2 − Q m1 = 0
r
relativa al bilan
ncio delle masse
e e la relazione
r e

W22 − W12
+ g (z2 − z1 ) + h2 − h1 = q − l relati
iva al biilancio ddell’ener
rgia, che
e
2
appunto garantis scono la conserva azione deella masssa e dell
l'energiaa durante
e
la trasf formazion ne. Duran nte il passaggio
p o potrà esserci
e variazion
ne della
a
quantità à di vap pore d'a acqua presente, ossia del d titolo x. Pertanto,
P
l’espres ssione de el bilancio delle masse di iventa:
Qm = M ( x2 − x1 )
dove Qm rappresen
nta la po
ortata di
i acqua allo
a stat
to liquid
do che transita.

Per il
l bilanci
io dell'e
energia invece si ottiene:
Q + Qmh = M (J2 − J1 )
in cui il primo o termine al primo membbro rapprresenta l'energiaa totale
e
della mi
iscela, e il term
mine h esp
prime l'e
entalpia dell'acq
qua liqui
ida.

Riscri
ivo le du
ue formul
le evidenziate in giallo nel
n modo seguente
e:
Qm = M ( x2 − x1 ) Q + Qmh = M (J2 − J1 )
e dal lo
oro rappo
orto si ottiene qu
uindi:
J2 − J1 Q + Qmh J2 − J1 Q Q h J2 − J1 Q Qm h
= = + m = +
x 2 − x1 Qm x 2 − x1 Qm Qm x2 − x1 Qm Qm
J2 − J1 Q
= + h
x 2 − x1 Qm

Tomei Giac
como 47
LA TERMODINAMICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

Si ottiene quindi una relazione chiamata retta di lavoro, la quale


individua, lungo il diagramma psicrometrico, i punti di equilibrio lungo
i quali si svolge la trasformazione. Analizzando la formula precedente si
nota che per tale processo l'entalpia è costante, pertanto può essere
studiato nel diagramma psicrometrico seguendo le linee isoentalpiche.

⎛ ⎞
4 IL FATTORE TERMICO R ⎜R = Qs = QTOT −Qs →R =1−r x2 − x1 ⎟
⎜ Q − ⎟
⎝ TOT QTOT J2 J1⎠

Nelle trasformazioni psicrometriche si verifica spesso di utilizzare


l'evaporazione dell'acqua per poter ottenere dei benefici durante il
condizionamento degli ambienti interni. Come noto, il calore scambiato
durante questa trasformazione è denominato calore latente Ql, a
differenza dal calore sensibile Qs descritto nelle trattazioni
riguardanti il primo principio della termodinamica.
Allo scopo di poter rappresentare con immediatezza le trasformazioni
sul diagramma psicrometrico, si definisce fattore termico R il rapporto
tra il calore sensibile Qs scambiato durante il processo, e il calore
totale QTOT ottenuto sommando il calore sensibile Qs al calore latente Ql:
Qs QTOT − Ql
R = R =
QTOT QTOT

Poiché il calore totale QTOT vale QTOT = M (J2 − J1 ) e il calore latente Ql


vale Ql = M ( x2 − x1 ) r , allora posso andare a sostituire ottenendo:
M (J 2 − J 1 ) − M ( x2 − x1 ) r M (J 2 − J 1 ) M ( x2 − x1 ) r
R = R = −
M (J 2 − J 1 ) M (J 2 − J 1 ) M (J 2 − J 1 )
M (J 2 − J 1 ) M ( x2 − x1 ) r (x2 − x1 ) r
R = − R = 1−
M (J 2 − J 1 ) M (J 2 − J 1 ) J 2 − J1
Questa espressione rappresenta l'espressione del fattore termico R.
L'andamento di R è normalmente riportato
nell'angolo superiore sinistro del diagramma
psicrometrico sotto forma di un semicerchio
graduato (vedi figura).
Sostanzialmente R rappresenta il
coefficiente angolare della retta di lavoro
e:
1) quando la retta di lavoro è verticale,
ossia la trasformazione è isoterma, si
ha R = 0 ;
2) in presenza di una trasformazione di saturazione adiabatica, la
retta di lavoro è leggermente inclinata, e si ha R = + ∞ ;
3) se la trasformazione avviene a titolo costante, allora la retta di
lavoro è orizzontale e si ha R = 1 .

⎛ dx 1 + x1.9 dx 1 + x1.9 ⎞
3 L’IGROMETRO DI ASSMAN (O PSICROMETRO) ⎜
⎝ dT
=−
2500

dt
=− ⎟
2500 + 1.9t ⎠

L’igrometro di Assman è costituito da un tubo avente due ingressi e


una uscita, come in figura. La miscela di aria e vapore d’acqua entra nei
condotti separati, per fuoriuscire dal terzo tubo. All'ingresso dei due
condotti vengono collocati due termometri, uno dei quali è avvolto (nel
bulbo) da una garza imbevuta d'acqua.

48 Tomei Giacomo
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMODINAMICA

Se la miscela non è satura i due termometri misureranno due valori


differenti di temperatura. Il termometro a
bulbo umido infatti misurerà un valore
inferiore di temperatura rispetto al
termometro a bulbo asciutto, avendo
infatti Tbu < Tba poiché l'acqua evapora
per effetto del passaggio dell’aria secca.
Per comprendere la trasformazione che si
verifica nell’igrometro di Assman e
poterla rappresentare nel diagramma
psicrometrico, è necessario effettuare le
seguenti osservazioni.
Il passaggio nell’igrometro di Assman
della miscela non satura, e quindi la conseguente evaporazione
dell'acqua, provoca una diminuzione dell'entalpia J della miscela che può
essere data dalla formula:
d J = −r d x

Ricordando la formula del primo principio della termodinamica per


calcolare la variazione di calore đq in funzione della variazione di
entalpia dh, cioè la formula đq = dh − vdp , ed ipotizzando una
trasformazioni isobara, allora si ha solo đq = dh (e quindi la
variazione di calore đq è uguale alla variazione di entalpia dh).

Quindi posso scrivere che dJ = dq , e sapendo che dq = c 'p d T , allora


posso uguagliare i membri ottenendo:
dx c'
−rdx = c'pdT −rdx = c'p dT = p
dT −r
dx c'p
= −
dT r
e sapendo che c'p = 1 + x1.9 e r ottengo:
= 2 5 0 0

dx 1 + x1.9
= −
dT 2500
che esprime l’equazione della trasformazione a bulbo umido.

Negli esercizi è possibile dover trovare il titolo x, quindi vado a


dx 1 + x1.9
sostituire nella formula precedente = − i seguenti simboli:
dT 2500
xs − x 1 + xs1.9
= −
Tba − Tbu 2500
dove:
1) xs è il titolo di saturazione (maggiore del titolo x da trovare);
2) x è il titolo da trovare.
Quindi volendo ricavare il titolo x ho:
1 + xs1.9 1 + xs1.9
xs − x = − (Tba − Tbu ) x = (Tba − Tbu ) + xs
2500 2500

Determiniamo adesso invece la differenza di entalpia dJ dalla formula


dell’entalpia J, e quindi dalla formula J = t + x (2 5 0 0 + 1 . 9t ) , dalla
quale svolgiamo il prodotto ottenendo:
J = t + x 2 5 0 0 + x 1 . 9t
Per calcolare l’entalpia J in in termini differenziali, e cioè dJ,
dobbiamo calcolare la derivata parziale rispetto sia alla temperatura t

Tomei Giacomo 49
LA TERMODI
INAMICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

che al titolo x dell’e espressioone prece


edente, cioè dob
bbiamo calcolare
c e
dJ dJ dJ
= + . Quindi ho:
dtdx dt dx
dJ dJ
= 1 + x1.
.9 = 2500 + 1.9t
dt dx
e sostittuendo allla formula ho:

dJ = (1 + x 1 . 9 ) d t + (2 5 00 + 1 . 9t
9 ) dx

Se ipootizzo la a variazi ione di entalpia dJ d nulla, , quindi d J = 0 , ho:


(1 + x 1 . 9 ) d t + (2 5 0 0 + 1 . 9t ) d x = 0 (2 50 0 + 1 .99t ) d x = − (1 + x 1. 9 ) d t
dx 1 + x1.9
= −
dt 2500 + 1.9t
che espr rime l’eq quazione della tra asformaziione isoe entropica a.
Le d
due equazioni calcolat te evid
denziate in gi
iallo (relative
( e
rispetti ivamente alla tra asformazi ione a bu ulbo umid do e all la trasfo ormazione e
isoentro opica) so ono analiticamente e e grafiicamente simili ( (vedi gra afico).
Allo scopo di i effettu uare la lettura sul dia agramma p psicromet trico, è
pertanto o sufficiente ri iportare nel dia agramma psicrometrico il l valore e
della te emperatur ra di ru ugiada che c vienee letto dal ter rmometro a bulbo o
umido. Poi si traccia, , a par rtire da a tale valore,v la rett ta della a
dx 1 + x1.9
temperat tura a bu ulbo umid do Tbu , data dall’equazione = − , fino
o
dT 2500
ad incon ntrare l'isoterma a del va alore del lla tempe eratura a bulbo asciutto o
Tba . Il punto di i intersezione indica i le
e caratt teristiche termod dinamiche e
della mi iscela di i aria e vapore d'acqua co onsiderat ta.

IO 1 (Q → ΔH → ΔV → Δρ → ΔS )
ESERCIZI

Un cubbo di acciaio austenitico ha il lato di 10 [cm ] e una


i 8.2 [kg ] ; viene poi scal
massa di ldato a pressione p cost tante
dalla temperatu
t ra T1 = 1 5 [°C ] alla
a mperatura T 2 = 6 0 0 [°C ] .
temp
Conoscen
ndo il coeffi
iciente di dilatazio
d one terrmica
⎡1⎤
β = 3.4 ⋅ 10−5 ⎢ ⎥ , conosce
endo il calore specifico
s a press
sione
⎣K ⎦
costante
e cp che varia con
c ura c p = A 0 + A 1T + A 2T 2
la temperatu
t e note le
e
⎡ J ⎤ ⎡ J ⎤ ⎡ J ⎤
A0 = 511 ⎢ ⎥, A1 = 0.36 ⎢ A2 = 0
gK 2 ⎥⎦
0.02 ⎢
K 3 ⎥⎦
costanti
i e , si
i
⎣ kgK ⎦ ⎣ kg ⎣ kgK
determin
nino:
1) lo scambio
s d
di calore
e Q;
2) la variazion
v ne talpia ΔH
di ent H;
3) la variazion
v ne lume ΔV;
di vol
4) la variazion
v ne nsità Δρ;
di den ;
5) la variazion
v ne tropia ΔS
di ent S.

Essend
do una trasforma
t zione isobara, allora
a da
al primo principio della a
termodin o che lo scambio di calor
namica ho re Q è uguale alla variaazione di
a Δh; inf
entalpia fatti ho che il primo prin
ncipio de
ella term
modinamic
ca vale:
q = dh − vdp
đq v
e se la pression
ne p è costante ho
o:
đq = dh − v ⋅ 0 đq = dh
h

50 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMODINAMICA

quindi ho dimostrato che la variazione di calore đq è uguale alla


variazione di entalpia dh. Ora mi calcolo lo scambio di calore Q che,
considerando le grandezze estensive, vale:
T2 T2 T2
Q
q = ∫ c pdT = ∫ c pdT Q = M ∫ c pdT
T1 M T1 T1
T2 T2
⎡ A T3 ⎤
Q = M ∫ ( A0 + A1T + A2T 2 ) dT A T2
Q = M ⎢ A0T + 1 + 2 ⎥
T1 ⎣ 2 3 ⎦T1
Q = 9.7 19 [ MJ ] ΔH = 9 . 7 1 9 [M J ]

Calcoliamo la variazione di volume ΔV:


ΔV = V2 − V1
e quindi ci basta calcolare il volume iniziale V1 e il volume finale V2.
Sappiamo che il lato del cubo è 10 [cm ] , quindi il volume iniziale V1 è
100 ⎡⎣cm ⎤⎦ che equivale a 0.0001 ⎡⎣ m ⎤⎦ , e quindi:
3 3

V1 = 1 ⋅ 10−3 ⎡⎣m3 ⎤⎦
Per calcolare invece il volume finale V2 scriviamo la formula del
coefficiente di dilatazione cubica β (usiamo il coefficiente di
dilatazione cubica β proprio perché vogliamo sapere quanto vale il volume
dopo una dilatazione di volume) dato dalla formula:
dV 1 dV
β = = βdT
V dT V
Integrando entrambi i membri ho:
V2 T2 V2 T2
dV 1
∫V V = ∫T ∫V V = ∫T dT [ln V ]V1 = β [T ]T1
V2 T2
βdT dV β l n V 2 − l n V 1 = β (T 2 − T 1 )
1 1 1 1

V2
ln = β (T2 − T1 )
V1
V2
Adesso vogliamo ricavare il rapporto (da cui poi ricavare il volume
V1
finale V2) e sapendo che l’operazione inversa dell’operazione logaritmica
è l’operazione esponenziale, allora faccio l’operazione esponenziale ad
entrambi i membri (praticamente con l’operazione esponenziale posso
ottenere l’argomento del logaritmo, cioè ad esempio eln 2 = 2 ). Quindi
posso scrivere ad entrambi i membri:
V2
ln
e V1
= eβ(T2 −T1)
V2
e posso ottenere quindi l’argomento del logaritmo :
V1
V2 V2
= eβ (T2 −T1 ) = eβ (T2 −T1 ) V2 = eβ (T2 −T1 )V1
V1 V1
β (T2 − T1 )
e = 1.02
e se il volume iniziale vale V 1 = 1 ⋅ 1 0 − 3 , allora posso
andare a sostituire:
V2 = 1 . 0 2 ⋅ 1 ⋅ 1 0−3 V2 = 1.02 ⋅ 10−3 ⎡⎣m3 ⎤⎦

Infine posso calcolare la variazione di volume ΔV:


ΔV = V2 − V1 Δ V = 1.02 ⋅ 10−3 − 1 ⋅ 10−3 Δ V = 1 0 − 3 (1 . 0 2 − 1 )

ΔV = 0.02 ⋅ 10−3 ΔV = 2 ⋅ 10−2 ⋅ 10−3 ΔV = 2 ⋅ 10−5 ⎡⎣m3 ⎤⎦

Tomei Giacomo 51
LA TERMODINAMICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

Se voglio sapere quanto vale la variazione di volume ΔV in ⎡⎣cm3 ⎤⎦ ,


allora devo fare:
ΔV = 2 ⋅ 10−5 ⋅ 106 Δ V = 2 ⋅ 1 0 ΔV = 20 ⎡⎣cm3 ⎤⎦
Se infine voglio conoscere la percentuale di quanto mi aumenta il
volume del cubo, allora devo fare la seguente proporzione:
V1 ΔV 1'000 ⎡⎣cm3 ⎤⎦ 20 ⎡⎣cm3 ⎤⎦ 1'000 20 100
= = = x = 20
100% x% 100% x% 100 x 1'000
2'000
x = x = 2 %
1'000
e quindi il volume del cubo è aumentato del 2% rispetto al volume
iniziale V1.

Calcoliamo la variazione di densità Δρ:


Δρ = ρ2 − ρ1
M ⎡ kg ⎤
So che la densità ρ vale ρ = , e quindi ci basta calcolare la
V ⎢⎣ m 3 ⎥⎦
densità iniziale ρ1 e la densità finale ρ2, le quali si possono calcolare
con le formule:
M1 M2
ρ1 = ρ2 =
V1 V2
e dato che la massa M è costante posso scrivere M 1 = M 2 = M , quindi:
M 8.2 M 8.2
ρ1 = ρ1 = −3 ρ2 = ρ2 =
V1 1 ⋅ 10 V2 1.02 ⋅ 10−3
8.2 8.2 ⎡ kg ⎤
Δρ = −3
− −3 Δ ρ = 160.8 ⎢ 3 ⎥
1.02 ⋅ 10 1 ⋅ 10 ⎣m ⎦

Calcoliamo la variazione di entropia ΔS come grandezza estensiva data


dalla formula:
ΔS 2
dq
M
=R ∫
1 T
T2

e se so che q = ∫ c dT ,
T1
p allora posso andare a sostituire:

ΔS A0 + A1T + A2T 2
T2 T2 T2
cpdT c pdT
M
=R ∫
T1 T
ΔS = M R ∫
T1 T
ΔS = M R ∫
T1 T
dT

⎛A
T2
AT AT ⎞ 2
⎛AT2
A T AT2 ⎞
ΔS = M R ∫ ⎜ 0 + 1 + 2 ⎟ dT ΔS = M R ∫ ⎜⎜ 0 + 1 + 2 ⎟⎟ dT
T1 ⎝ T T T ⎠ T1 ⎝ T T T ⎠
⎛ ⎞
T2
⎛A ⎞ T2 T2 T2
ΔS = M R ∫ ⎜ 0 + A1 + A2T ⎟ dT Δ S = M ⎜ A 0R ∫
1
dT + A 1R ∫ dT + A 2R ∫ TdT ⎟
⎝ T ⎠ ⎜ T1 T

T1 ⎝ T1 T1 ⎠
T2
⎡ ⎛ T 2 ⎞⎤
ΔS = M ⎢A0 (ln T ) + A1 (T ) + A2 ⎜ ⎟⎥
⎣ ⎝ 2 ⎠⎦T1
⎡ ⎛T 2 T 2 ⎞⎤
ΔS = M ⎢ A0 (ln T2 − ln T2 ) + A1 (T2 − T1 ) + A2 ⎜ 2 − 1 ⎟ ⎥
⎣ ⎝ 2 2 ⎠⎦
⎡ ⎛ T ⎞ ⎛ T − T1 ⎞ ⎤
2 2
⎡ kJ ⎤
ΔS = M ⎢ A0 ⎜ ln 2 ⎟ + A1 (T2 − T1 ) + A2 ⎜ 2 ⎟⎥ ΔS = 9127.7 ⎢
⎣⎢ ⎝ T1 ⎠ ⎝ 2 ⎠ ⎦⎥ ⎣ K ⎥⎦

52 Tomei Giacomo
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMODINAMICA
A

RCIZIO 2 ( Δ L1 − 2 )
ESER

In queesti esercizi si
i noterà che per r calcola
are la ppressione p e laa
temperat
tura T di
i solito si utiliizzerà la
a formula
a dell’eq
quazione di stato
o
dei gass perfettti, mentre per calcola are il
volume v si utilizzer
u à la fo orma ana
alitica
relativa
a alla tr
rasformazione che si ha.

Tre chilogram
c mmi di gas
g no CH4 (quindi
metan
M = 3 [k g ] ) su
ubiscono una trasform
mazione
isoterma a alla temperatura costant
te di
T = 350 [K ] che li l porta da uno stato in i cui la pressione vale
niziale in e
p 1 = 6 [ b a r ] , ad uno stato o finale in cui la
l pressi e p 2 = 2 [b a r ] .
ione vale
Si det termini quindi:
q
1) la variazione di lavoro ΔL1-2 prodotta p dalla trasfor rmazione,
cons siderando o il meta ano come un gas perfetto o (quindi
i so già che, se e
nece essario, posso utilizzare l’equa azione dii stato d
dei gas perfetti i
pv = RT ).

Devo determina are la v variazion ne di la avoro ΔL (quindi il lavo oro come


e
za estens
grandezz siva) e quindi la variazio one è dat ta dalla formula:
ΔL
v2 v2

= ∫ pdv v Δ L1 − 2 = M ∫ pdv
p
M v1 v1

Per ca
alcolare la press sione p , poiché la l pressi ione vari ia (vedi grafico)
e poiché
é il gas metano può p riten nersi un gas perf fetto, po osso usar re allora
a
l’equazi
ione di stato
s dei gas perf fetti pv v = RT , e quindi posso scrivere:
RT
pv = RT p =
v
Posso adesso sostituir
s re:
v2 v2
RT 1
ΔL1 − 2 = M ∫ ΔL1 − 2 = MRT ∫ T [ln v ]v12
ΔL1 − 2 = MRT
v
v
dv dv
v1 v v1 v

v2
Δ L1 − 2 = M R T (l n v 2 − ln v1 ) Δ L1 − 2 = MRT ln
v1
Quindi o già la massa M = 3 [k g ] e la te
i, avendo emperatur 50 [K ] , ci
ra T = 35 i
v2
R
rimane da
d calcol
lare solo la costa
ate e il
i rappor
rto tra i volumi v .
1

R vari
ia a seco
onda del gas ed è data dalla formu
ula:
R0 ⎡ J ⎤
R = ⎢ kgK ⎥
M ⎣ K⎦

Tomei Giac
como 53
3
LA TERMODI
INAMICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

dove R0 = 8.314 ⎡⎢ ⎤ ed ⎡ ⎤ (vedi met


J kg
e M = 16
6⎢ tano nella tabella
a).
⎣ kmolK ⎥⎦ ⎣ mol ⎥⎦
Quindi
i posso scrivere:
s
8.314 ⎡ J ⎤
R = R = 0.5195 ⎢ ⎥
16 ⎣ kgK ⎦

v2
Per c
calcolare invece il rapp
porto tr
ra i due
e volumi
i v1 , po
oiché la
a
trasform
mazione 1-2
1 è unna trasfformazion
ne isoter
rma, dev
vo utiliz
zzare la
a
forma an
nalitica della st tessa trasformazione
isoterma
a, e cioèè la formmula:
pv = co
ost
Questo
o infattii vuol di ire che dal
d punto
o 1
al puntto 2 la tempera atura T mi rimane
costante
e, perciòò posso anche scrivere:
v2 p
p1 v1 = p2 v2 = 1
v1 p2
e ricorrdando che p 1 = 6 [b a r ] e p 2 = 2 [b a r ] , allora posso andare
a a
sostitui
ire:
v2 6 v2
= = 3
v1 2 v1

Ricord
dando ch
he la va
ariazione
e di la
avoro ΔL
L è data
a dalla formula
a
v2
ΔL1 − 2 = MRT ln
v 1 e che:
⎡ J ⎤
M = 3 [k g ] R = 0.519
95 ⎢ ⎥ T 1 = 3 5 0 [K ]
v2
= 3
⎣ kgK ⎦ v1
allora posso
p scr
rivere:
Δ L1 − 2 = 3 ⋅ 0.5195
0 ⋅ 3 5 0 ⋅ ln 3 Δ L 1 − 2 = 5 9 9 . 4 [k J ]

IZIO 3 ( ΔL1 − 3 → ΔS1 − 3 )


ESERCI

In queesti esercizi si
i noterà che per r calcola
are la ppressione p e laa
temperat
tura T di
i solito si utiliizzerà la
a formula
a dell’eq
quazione di stato
o
dei gas perfetti
i, mentre per calcolare il
l volume v si uti
ilizzerà la forma
a
analitic
ca relati
iva alla trasforma
azione ch
he si ha.
.

Due ch
hilogramm
mi di eli di M = 2 [k g ] ) com
io (quind mpiono du
ue trasfo
ormazioni
i
successi
ive, una trasformmazione adiabatic
a ca e una trasfor rmazione isobara,
che port
tano il gas dall lo stato 1 allo stato 3. 3 Si ha anno però
ò solo i
seguenti
i dati pe
er i tre stati fisici:
⎡ kg
k ⎤
ρ1 = 0.8 ⎢ 3 ⎥ \ \
⎣m ⎦
p1 = ? p 2 = 4 ⋅ 1 0 5 [P a ] p3 = ?

54 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMODINAMICA
A

⎡ m3 ⎤
v1 = ? v2 = ? v3 = 2 ⎢ ⎥
⎣ kg ⎦
T1 = 295.15 [K ] T2 = ? T3 = ?

Si notta che il
i volume
e v3 non è espre
⎡m ⎤
esso in ⎣ ⎦ per rché non bisogna
a
3

consider
rare il volume V come grandezza
g a estensi
iva con unità dii misura
a
⎡⎣ m 3 ⎤⎦ , ma
m bisognna consid
derare il
l volume v come grandezz
za specif
fica con
n
V ⎡ m3 ⎤
espressi ione
v = ⎢ ⎥.
M ⎣ kg ⎦
Quindi
i si dete
erminino:
1) la variazion
v ne di lavvoro ΔL1-33 scambiaata duran
nte le du
ue trasfo
ormazioni
i
cons
siderando
o l'elio come un gas perf fetto;
2) la variazi
ione di pia
entrop ΔS1--3 scamb
biata d
durante le due
e
sformazio
tras oni, conssiderando
o l'elio come un gasg perfeetto.

La formula geenerale p
per calccolare la
a variaz zione di lavoro ΔL come
e
za estens
grandezz siva è:
ΔL
v2 v2

= ∫ pdv
p ΔL = M ∫ pd
dv
M v1 v1

e quindi
i, per qu
uesto caso, posso scrivere e per le due tras
sformazio
oni:
ΔL1 − 3 = ΔL1 − 2 + ΔL2 − 3
v2 v3

ΔL1 − 2 = M ∫ pdv
p ΔL2 − 3 = M ∫ pdv
p
v1 v2

v2

Calcol
liamo pri ariazione di lavoro ΔL1 − 2 = M ∫ pdv .
ima la va
v1

Per ca
alcolare la presssione p nella
n var ro ΔL1 − 2 , poiché
riazione di lavor é
la trasf
formazion
ne 1-2 è una trasf
formazion
ne adiaba
atica, de
evo utili izzare la
a
forma an
nalitica della stessa trasformazio
one adiab
batica, e cioè la a formula
a
pv γ = c o s t , da cui posso scriver
re:
pv γ = p 1v 1γ p vγ = p2v2γ
Possia
amo prend
dere una delle due
d formule; in questo caso ana
alizziamo
o

solo la formula
p vγ = p1v1γ da cu
ui ricavi
iamo appu
unto la p
pressione
e p :
γ
p1v
p = 1


e adesso
o vado a sostituire ottene endo:
v2 γ v2 v2
p1v1 1
ΔL1 − 2 = M ∫ γ
dv ΔL1 − 2 = Mp1v1 ∫ γ dv
γ
ΔL1 − 2 = Mp
M v
1 1
γ
∫v
−γ
d
dv
v1 v v1 v v1

Tomei Giac
como 55
5
LA TERMODI
INAMICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

v2
⎡ v −γ + 1 ⎤ ⎛ v −γ + 1 v −γ + 1 ⎞
Δ L1 − 2 = Mp1v γ
⎢ ⎥ ΔL1 − 2 = Mp1v1γ ⎜ 2 − 1 ⎟
⎣ −γ + 1 ⎦ v1 ⎝ −γ + 1 −γ + 1 ⎠
1

⎛ v −γ + 1 − v1−γ + 1 ⎞ ⎛ v −γ + 1 − v1−γ + 1 ⎞
ΔL1 − 2 = Mp1v1γ ⎜ 2 ⎟ ΔL1 − 2 = Mp1v1γ ⎜ 2 ⎟
⎝ −γ + 1 ⎠ ⎝ 1−γ ⎠
7
dove γ = 5 . Quin ndi ci ri imane da calcolar re:
1) v1;
2) p1;
3) v2.

v1 lo possiamo
o calcola
are dalla
a formula
a della densità
d ρ
ρ, avendo
o infatti
⎡ ⎤ kg
to che ne
come dat to 1 la densità vale ρ1 = 0.8 ⎢⎣ m 3 ⎥⎦ , e sap
ello stat pendo che
e
M
la densi
ità è dat
ta dalla formula generale
g ρ =
V , allora posso scr
rivere:
M
ρ1 =
V1
V1 però
ò è la gr
randezza estensiv
va del volume, e a me inve
ece serve
e v1 come
e
V1
grandezz
za specifica datta dalla formula
a v1 = da c
cui V1 = v1 M , e
M
quindi andando
a a sostituire otten
ngo:
M ρ1 =
M 1 1 ⎡ m3 ⎤
ρ1 = ρ1 = v1 =
1
v1 = v1 = 1
1.25 ⎢ ⎥
v1 M v1 M v1 ρ1 0.8 ⎣ kg ⎦

Per ca
alcolare la press
sione p1, poiché la
l pressiione vari
ia (vedi grafico)
e l’elio
o può rit
tenersi un gas per
rfetto, posso
p usa
are allor
ra l’equa
azione di
i
stato de
ei gas pe p = RT , e quindi
erfetti pv i posso scrivere:
s
RT1
p1 v1 = RT1 p1 =
v1
R0 ⎡ J ⎤ ⎡ J ⎤ ⎡ kg ⎤
R = ⎢ kgK ⎥ , R0 = 8.314 ⎢ M = 4⎢
dove ⎥⎦ ed
d ⎣ mol ⎥⎦ (v
vedi tabe
ella), e
M ⎣ K ⎦ ⎣ km
molK
quindi posso
p scr
rivere:
8.314 ⎡ J ⎤
R = R = 2078.5 ⎢ ⎥
4 ⎣ kgK ⎦
Pertan
nto poss
so andare a sostituir
s re
RT1
ormula p1
nella fo =
v1 ot
ttenendo:
:
78.5 ⋅ 295
207 5.15
p1 = p 1 = 4 . 9 0 8 ⋅ 1 05 [P a ]
1.25

Per calcolare il volu


ume v2, poiché la
l
trasform
mazione 1-2
1 è una trasfformazion
ne
adiabati
ica, devvo utili
izzare la form ma
analitic
ca della stessa trasfor
rmazione adiabati
ica, e cioè la formula
a
pv γ = c o s t , da cui posso scriver
re:
1
γ pvγ
pvγ p1v1γ ⎛ p v γ ⎞γ
pv = p2 v2
γ γ
= 1 1
γ
1 1 v2 γ
v2 = γ 1 1 v2 = γ v2 = ⎜ 1 1 ⎟
p2p2 p2 ⎝ p2 ⎠
e ricord
dando che
e abbiamo i seguen
nti dati:

56 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMODINAMICA

⎡ m3 ⎤ 7
p 1 = 4 . 9 0 8 ⋅ 1 05 [P a ] v1 = 1.25 ⎢ ⎥ p 2 = 4 ⋅ 1 0 5 [P a ] γ =
⎣ kg ⎦ 5
allora posso scrivere:
⎡ m3 ⎤
v2 = 1.447 ⎢ ⎥
⎣ kg ⎦

Quindi, riprendendo la formula della variazione di lavoro


⎛pv v γ −γ + 1
− pv v γ

−γ + 1
ΔL1 − 2 = M ⎜ 2 2 2 1 1 1
⎟ , posso adesso sostituire i valori:
⎝ −γ + 1 ⎠
⎡m ⎤
3
⎡ m3 ⎤
v1 = 1.25 ⎢ ⎥ p 1 = 4 . 9 0 8 ⋅ 1 0 [P a ]
5 v2 = 1.447 ⎢ ⎥ p 2 = 4 ⋅ 1 0 5 [P a ]
⎣ kg ⎦ ⎣ kg ⎦
v3

Calcoliamo adesso la variazione di lavoro ΔL2 − 3 = M ∫ pdv .


v2

Per calcolare la pressione p nella variazione di lavoro ΔL2 − 3 , poiché


la trasformazione 2-3 è una trasformazione isobara, devo utilizzare la
forma analitica della stessa trasformazione isobara, e cioè la formula
p = cost , da cui posso scrivere:
p = p2 = p3
e quindi posso andare a sostituire nella formula p2 oppure p3 dato che
le due pressioni sono uguali; in questo caso scegliamo la pressione p2 ,
potendo così scrivere:
v3 v3

ΔL2 − 3 = M ∫ p2dv ΔL2 − 3 = Mp2 ∫ dv ΔL2 − 3 = Mp2 [v ]v32


v
Δ L 2 − 3 = M p 2 (v 3 − v 2 )
v2 v2

di cui abbiamo già i valori:


⎡ m3 ⎤ ⎡ m3 ⎤
v2 = 1.447 ⎢ ⎥ p2 = 4 ⋅ 10 5
[P a ] v3 = 2 ⎢ ⎥
⎣ kg ⎦ ⎣kg ⎦

Per calcolare infine la variazione di lavoro ΔL1-3 data dalla formula:


ΔL1 − 3 = ΔL1 − 2 + ΔL2 − 3
ricordando che:
⎛ γ v −γ + 1 − v1−γ + 1 ⎞
ΔL1 − 2 = Mp1v1 ⎜ 2 ⎟ Δ L 2 − 3 = M p 2 (v 3 − v 2 )
⎝ 1−γ ⎠
ho:
⎛ γ v −γ + 1 − v1−γ + 1 ⎞
ΔL1 − 3 = Mp1v1 ⎜ 2 ⎟ + Mp2 (v3 − v2 ) Δ L 1 − 3 = 6 1 6 . 8 [k J ]
⎝ 1−γ ⎠

La formula generale per calcolare la variazione di entropia ΔS come


grandezza estensiva è:
ΔS 2
đq 2
đq T2
c pdT
M
=R ∫
1 T
ΔS = M R ∫
1 T
ΔS = M R ∫
T1 T

e quindi, per questo caso, posso scrivere:


ΔS1 − 3 = ΔS1 − 2 + ΔS2 − 3
T2 T3
c pdT c pdT
ΔS1 − 2 = M R ∫ ΔS2 − 3 = M R ∫
T1 T T2 T

Tomei Giacomo 57
LA TERMODI
INAMICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

Va ossservato però chhe la tr rasformaz


zione 1- -2 è una a trasfoormazione
e
adiabati
ica e qui
indi è un
na trasfoormazione
e isoentrropica; c ciò vuol dire chee
non devo
o calcola
are la variazione di entroopia ΔS1 − 2 , e quin
ndi ho so
olo che:
ΔS1 − 3 = ΔS2 − 3
T3
c pdT
Calcol
liamo qui
indi la variazion
v e di entropia ΔS2 − 3 = M R ∫ T :
T2
T3
1
p ∫
ΔS2 − 3 = Mc pR ΔS2 − 3 = Mcp [ln T ]T32
T
dT Δ S 2 − 3 = M c p [l n T 3 − l n T 2 ]
T2 T
T3
Δ S 2 − 3 = M c p ln
l
T2
Quindi
i
ci seerve calcolare la tempe
eratura T2 allo stato 2 e a
la
temperat T llo stato 3.
tura 3 al

Per ca
alcolare la temp peratura T2 posso utilizza
are l’equ uazione di statoo
dei gas perfetti
i, anche perché soolo in qu
uesta for
rmula ho la tempe eratura:
pv
p2v2 = RT2 T2 = 2 2 T2 = 2 78.4 [K ]
R
Per ca
alcolare la temp peratura T3 posso utilizza
are l’equ uazione di statoo
dei gas perfetti
i:
p3v 3
p3v3 = RT3 T3 = T3 = 2 78.4 [K ]
R

Quindi
i adesso posso so
ostituire i dati:
M = 2 [k g ] T2 = 278.4 [K ] T3 = 278.4 [K ]
T
ia Δ S 2 − 3 = M c p ln T , otten
3
nella fo
ormula de
ella variazione di entropi nendo:
2

ΔS1 − 3 = ΔS2 − 3 ⎡ kJ ⎤
ΔS1 − 3 = 1 '885.1 ⎢
⎣ K ⎥⎦

IO 4 (u1,h1,s1,v1 →u2,h2,s2,v2 )
ESERCIZI

nsideri un vapore
Si con e saturo umido di d acqua allo sta ato 1, del
d quale
e
si conos
sce il vaalore della pressione p1 e il va alore dell titolo x1. Esso
o
subisce una trasformazioone isobbara che lo port ta a
x = 2x1
iare il titolo
raddoppi t di 2
x1, e quind .
Determ
minare le
e grandezzze del vapore saturo
s um
mido
allo sta
ato 1 e allo
a stato 2, e cioè:
1) l’ennergia in
nterna u1 e l’enerrgia u2;
2) l’enntalpia h1 e l’entalpia h2;
3) l’enntropia s1 e l’entropia s2;
4) il volume
v sp
pecifico v1 e il volume
v sppecifico v2.
Come dati
d quin
ndi ho:
x1 = 0.3 p 1 = 3 ⋅ 1 0 5 [P a ] x2 = 0.6

Le forrmule gen nerali de el vapore saturo umido u son


no:
u x = u l + x (u v − u l ) h x = h l + x ( h v − hl ) s x = s l + x (s v − s l )
v x = v l + x (v v − v l )
e quindii per lo stato 1 avrò:
u 1 = u l + x 1 (u v − u l ) h1 = hl + x 1 ( hv − hl ) s1 = sl + x 1 (s v − sl )
v 1 = v l + x 1 (v v − v l )
mentre per
p lo st tato 2 avrò:

58 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMODINAMICA

u 2 = u l + x 2 (u v − u l ) h 2 = hl + x 2 ( hv − hl ) s 2 = sl + x 2 (s v − sl )
v 2 = v l + x 2 (v v − v l )
Le grandezze allo stato liquido e le grandezze allo stato di vapore
che ci servono per risolvere le espressioni del vapore saturo umido è
possibile trovarle nella tabella seguente, in funzione del valore della
pressione p , la quale vale p 1 = 3 ⋅ 1 0 [P a ] e, dato che ci serve la
5

pressione in [ MPa ] , possiamo fare la seguente equivalenza:


p 1 = 3 ⋅ 1 0 2 [k P a ] p 1 = 300 [kPa ] p1 = 0.3 00 [MPa]

Quindi per lo stato 1, considerando il titolo x1 = 0.3 e prendendo i


valori della tabella, ho:
⎡ kJ ⎤
u 1 = u l + x 1 (u v − u l ) u 1 = 561.15 + 0.3 (25 43.6 − 561.15 ) u1 = 1155.86 ⎢ ⎥
⎣ kg ⎦
h1 = hl + x 1 ( hv − hl ) h1 = 561. 47 + 0.3 (27 2 5.3 − 561. 47 )

⎡ kJ ⎤
h1 = 1210.61 ⎢ ⎥
⎣ kg ⎦
⎡ kJ ⎤
s 1 = sl + x 1 (s v − sl ) s1 = 1. 6 7 18 + 0 .3 (6. 9 9 19 − 1. 6 7 18 ) s1 = 3.2681 ⎢ ⎥
⎣ kgK ⎦
v 1 = v l + x 1 (v v − v l ) v1 = 0 . 0 0 1 0 7 3 + 0 . 3 (0 . 6 0 5 8 − 0 . 0 0 1 0 7 3 )
⎡ m3 ⎤
v1 = 0.1825 ⎢ ⎥
⎣ kg ⎦

x2 = 0.6
Quindi per lo stato 2, considerando il titolo e riprendendo
gli stessi valori della tabella, ho:
⎡ kJ ⎤
u 2 = u l + x 2 (u v − u l ) u 2 = 561.15 + 0.6 (25 43.6 − 561.15 ) u2 = 1750.58 ⎢ ⎥
⎣ kg ⎦
⎡ kJ ⎤
h 2 = hl + x 2 ( hv − hl ) h2 = 561. 47 + 0.6 (27 25. 3 − 561.4 7 ) h2 = 1859.75 ⎢ ⎥
⎣ kg ⎦

Tomei Giacomo 59
LA TERMODINAMICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

s 2 = sl + x 2 (s v − sl )
s 2 = 1. 6 7 18 + 0 .6 (6 . 9 91 9 − 1 . 6 71 8 )

⎡ kJ ⎤
s2 = 4.8644 ⎢ ⎥
⎣ kgK ⎦
v 2 = v l + x 2 (v v − v l )
v2 = 0 . 0 0 1 0 7 3 + 0 . 6 (0 . 6 0 5 8 − 0 . 0 0 1 0 7 3 )
⎡ m3 ⎤
v2 = 0.3639 ⎢ ⎥
⎣ kg ⎦

ESERCIZIO (x → φ )

A partire dai dati misurati della temperatura a bulbo asciutto


T b a = 3 0 [°C ]
e della temperatura a bulbo umido T b u = 2 0 [°C ] della miscela
di aria e vapore d’acqua (determinati con lo psicrometro di Assman), e
conoscendo il valore della pressione totale dell'aria ptot = 1 01.325 [kPa ] ,
determinare:
1) il titolo x della miscela di aria e vapore d'acqua;
2) il grado igrometrico φ della miscela di aria e vapore d'acqua.

Tramite la tabella seguente, dalla temperatura a bulbo asciutto


T b a = 3 0 [°C ]
è possibile avere il corrispondente valore della pressione
p s, ba = 4 . 2 4 6 [k P a ]
, mentre dalla temperatura a bulbo umido T b u = 2 0 [°C ] è
possibile avere il corrispondente valore della pressione
p s, bu = 2 . 3 3 9 [k P a ]
.

Stiamo parlando di miscele di aria e vapore d’acqua e dell’igrometro


di Assman e quindi, per calcolare il titolo x, possiamo fare riferimento
all’equazione della trasformazione a bulbo umido (vedi nel grafico la
retta rossa, quasi parallela alla retta isoentropica) data dalla formula:
dx 1 + x1.9 xs − x 1 + xs1.9
= − = −
dT 2500 Tba − Tbu 2500
dove:

60 Tomei Giacomo
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMODINAMICA
A

1) xs è il titolo di saturazio
s ne (maggiore del titolo x da tro
ovare) ed
d
ps,bu
è da
ato dalla a xs = 0.622
a formula ;
ptot − ps,bu
2) x è il titol
lo da tro
ovare.

Quindi
i volendoo ricavarre il titolo x ho:
1 + xs1.9 1 + xs1.9
xs − x = − (Tba − Tbu ) x = (Tba − Tbu ) + xs
2500 25000

Calcol
liamo pri
ima quind
di il titolo di sa
aturazion
ne xs :
ps,bu 2.339 ⎡g ⎤
xs = 0.622 xs = 0.622 xs = 14.69 ⎢ v ⎥
ptoot − ps,bu 101.325 − 2.3
339 ⎣ kg a ⎦
⎡ kg ⎤
xs = 0.01469 ⎢ v ⎥
⎣ kg a ⎦
e andand do a sos stituire il titolo xs , la tempe eratura a bulbo asciutto
o
T b a = 3 0 [°C ] e lal temper ratura a bulbo umido T b u = 2 0 [°C ] nella formulaa
1 + xs1.9
x = (Tbaa − Tbu ) + xs ottengo:
2
2500
1 + 0.01469 ⋅ 1.9 ⎡g ⎤
x = (30 − 20) + 0.
.01469 x = 10.5
586 ⎢ v ⎥
2500 ⎣ kga ⎦

Per ca
alcolare infine il i grado igrometrrico φ, dato
d che ho il va
alore del
l
titolo x,
x posso allora usare la formula:
101.3
325 0.
.010586
φ =
pto t x φ = φ = 0.4 φ = 40%
2 + x
p s,b a 0.622 46 0.622 + 0.010586
4.24

ERCIZIO (x → φ )
ESE

Nel sistema termodina


t amico ripportato in figurra, entra
ano ad un
u certo
o
istante due correnti, e cioè la cor rrente 1 e la
e 2, le quali
corrente q si miscelano in un condotto.
c .
ati sotto riport
Dai da tati, cal
lcolare della
d mis
scela 3
uscente:
:
1) il titolo
t x3;
2) l’enntalpia J3;
3) la temperatu
t ura T3;
4) il grado
g igrrometricoo φ3.
I dati
i sono:
⎡ kg ⎤ ⎡ kg ⎤
M 1 = M a1 + M v 1 = 50
0⎢ M 2 = M a2 + M v 2 = 20 ⎢
⎣ min ⎥⎦ ⎣ min ⎥⎦
⎡g ⎤
x1 = ? x2 = 18.2 ⎢ v ⎥
⎣ kg a ⎦
p to t = 101.3 25 [kPa ] T1, b u = 1 5 [°C ] T2,ba = 32 [°C ]

Mv
Il tit
tolo x per
p iscele è dato dalla form
le mi erale x =
mula gene che
e
Ma
nel caso
o della miscela
m 3 diventerà:
M v 3 ⎡ gv ⎤
x3 = ⎢ ⎥
M a3 ⎣ kgga ⎦

Tomei Giac
como 61
LA TERMODINAMICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

e quindi a questo punto ci serve calcolare la massa di aria M a3 e la


massa di vapore d’acqua M v 3 .

Iniziamo a calcolare la massa di aria M a 3 sapendo che è data dalla


formula:
M a3 = M a1 + M a2
di cui dobbiamo calcolare quindi la massa di aria M a1 della corrente 1 e
la massa di aria M a 2 della corrente 2.
Per ricavare la massa di aria M a1 possiamo farlo dalla formula della
massa totale M1 della corrente 1:
M1 = M a1 + M v1 M a1 = M1 − M v1

La massa totale M1 c’è l’abbiamo già e vale M 1 = 50 ⎡⎢ ⎤ , quindi rimane


kg
⎣ min ⎥⎦
solo da calcolare la massa di vapore d’acqua M v 1 , e per farlo possiamo
usare la formula del titolo x1 riferito appunto alla corrente 1:
M v1
x1 = M v 1 = x1 M a1
M a1
Quindi posso andare a sostituire alla formula M a1 = M 1 − M v 1 :
Ma1 = M1 − x1 Ma1 M a1 + x1 M a1 = M1 M a1 (1 + x1 ) = M 1 M a1 =
M1
1 + x1
Ora ci rimane solo da calcolare il titolo x1 della corrente 1 dato
dalla formula:
ps,bu
x1 = 0.622
ptot − ps,bu
Il valore della pressione totale ptot = 1 01.325 [kPa ] c’è l’ho già, e
quindi rimane da calcolare solo il valore della pressione p s, b u ottenuto
dal corrispondente valore della temperatura a bulbo umido T b u = 1 5 [°C ] .
Per trovare la pressione p s, b u dobbiamo fare riferimento alla tabella
da cui si può osservare che p s, b u = 1 . 7 0 5 1 [k P a ] .

Quindi il titolo x1 vale:


1.7051 ⎡g ⎤
x1 = 0.622 x1 = 10.65 ⎢ v ⎥
101.325 − 1.7051 ⎣ kg a ⎦
Ora ho tutti i dati che mi occorrono per calcolare la massa di aria
M a1 della corrente 1, e quindi ho:

62 Tomei Giacomo
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMODINAMICA

M1 50
M a1 = M a1 =
M a 1 = 4 9 . 4 7 [k g a ]
1 + 10.65
1 + x1
Ora devo calcolare la massa di aria M a 2 della corrente 2, e ricordando
che per calcolare la massa di aria M a1 della corrente 1 si è utilizzata
M1
la formula M a1 = , allora per calcolare M a2 posso adattare questa
1 + x1
formula nel modo:
M2 20
M a2 = M a2 = M a 2 = 1 9 . 6 4 [k g a ]
1 + x2 1 + 18.2
M a3
Quindi la massa di aria della miscela 3 è data dalla formula:
M a3 = M a1 + M a2 M a3 = 49.47 + 19.64 M a 3 = 6 9 . 1 1 [k g a ]

Ricordando però che il titolo x3 della miscela 3 è dato dalla formula


M v3
x3 = , ci rimane quindi da calcolare la massa di vapore d’acqua M v3
M a3
sapendo che è data dalla formula:
M v3 = M v1 + M v 2
di cui dobbiamo calcolare la massa di vapore d’acqua M v 1 della corrente
1 e la massa di vapore d’acqua M v 2 della corrente 2.
Per ricavare la massa di vapore d’acqua M v 1 possiamo farlo dalla
formula della massa totale M1 della corrente 1:
M1 = M a1 + Mv1 M v1 = M 1 − M a1 M v 1 = 50 − 49.47 M v 1 = 0 . 5 3 [k g v ]
Per ricavare la massa di vapore d’acqua M v 2 possiamo farlo dalla
formula della massa totale M2 della corrente 2:
M 2 = M a2 + Mv 2 M v 2 = M 2 − M a2 M v 2 = 20 − 19.64 M v2 = 0 . 3 6 [k g v ]
Quindi:
M v3 = M v1 + M v 2 M v 3 = 0.5 3 + 0. 3 6 M v 3 = 0 . 8 9 [k g a ]

Avendo adesso la massa di aria M a 3 = 6 9 . 1 1 [k g a ] e la massa di vapore


M v 3 = 0 . 8 9 [k g a ] della miscela 3 posso infine calcolare il titolo x3:

M v3 0.89 ⎡ kg ⎤ ⎡g ⎤
x3 = x3 = x3 = 0.0128 ⎢ v ⎥ x3 = 12.8 ⎢ v ⎥
M a3 69.11 ⎣ kg a ⎦ ⎣ kg a ⎦

Per calcolare l’entalpia J3 della miscela 3 devo far riferimento alla


formula:
M a3J 3 = M a1J 1 + M a2J 2
e ricordando che l’entalpia J è data dalla formula generale
⎡ kJ ⎤
J = Ti + x (2500 + 1.9Ti ) ⎢ ⎥ , allora posso scrivere:
⎣ kg a ⎦
J1 = T1,bu + x1 (2500 + 1.9T1,bu ) J2 = T2,ba + x2 (2500 + 1.9T2,ba )
e quindi:
M a3J 3 = M a1 ⎡⎣T1,bu + x1 (2500 + 1.9T1,bu ) ⎦⎤ + M a2 ⎡⎣T2,ba + x2 (2500 + 1.9T2,ba ) ⎤⎦
M a3J 3 = 3617.9

Per calcolare la temperatura T3 posso riutilizzare la formula


dell’entalpia J della miscela 3, e cioè la formula:
J 3 = T 3 + x 3 (2 5 0 0 + 1 . 9T 3 )

Tomei Giacomo 63
LA TERMODINAMICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

M a3J 3 = 3617.9
Riprendo poi la formula precedente posso andare a
sostituire la formula dell’entalpia J3:
Ma3 ⎡⎣T3 + x3 (2500 + 1.9T3 ) ⎤⎦ = 3617.9
T3
da cui infine posso ricavare la temperatura :
3617.9 3617.9
⎡⎣T3 + x3 (2500 + 1.9T3 ) ⎤⎦ = T3 + 2500x3 + 1.9T3x 3 =
M a3 M a3
3617.9 3617.9 − M a3 2500x3
T3 + 1.9T3x3 = − 2500x3 T3 (1 + 1.9x3 ) =
M a3 M a3
3617.9 − M a3 2500x3 1 3617.9 − M a3 2500x3
T3 = T3 = T3 = 1 9 . 9 [°C ]
M a3 1 + 1.9x3 M a3 + M a31.9x3

Ora manca solo da calcolare il grado igrometrico φ3 della miscela 3 e,


dato che ho il titolo x3 della miscela 3 e il valore della pressione
totale ptot = 1 01.325 [kPa ] , allora posso usare la formula:
φ3 =
ptot x3 φ = 0.873 φ = 87.3%
p 2,ba 0.622 + x 3

64 Tomei Giacomo
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMOCINETICA
A

1 LA
A TERMOCI
INETICA

⎛ T1 −T2 T −T ⎞
2 LA CONDUZIONE ⎜q = λ → Q = λS
S 1 2⎟
⎝ s s ⎠

Nella termocin
netica vi
iene cons
siderata l'energiia che vi
iene tras
smessa da
a
due sist
temi a temperatu
t ura T divversa, e tale en nergia viene nor
rmalmente
e
riferita
a al temmpo interrcorso. Si trattta quinddi di pootenza te
ermica a
differen
nza dell'energia termica che è sta
ata studi
iata in t
termodina
amica.

3 LO SCAMBIO TERMICO

Il trasferimen nto di energia


e tra due sistemi, , o corp pi, può avveniree
attraver
rso tre modalità
m tra di looro compl lementarii:
1) per conduzione: dur rante lo scambio o termico per c conduzione i due e
corppi A e B si trovano a diretto contat tto
l'unno con l'altro. . Lo sc cambio di d energ
gia
coinnvolge il reggime viibraziona ale del
lle
moleecole, poiché
p le moleco ole del corpo più p
calddo vibra ano di più
p e trrasferisc cono ques sta
loroo energia vibraz zionale per
p conttatto dir retto al
lle moleccole dell
corppo meno caldo;
c
2) per convezio one: lo scambio
s t
termico per
p conveezione si
i verificca quando
o
i due
d corpii non so ono a contatto diretto
d f
fra
loroo, ma se eparati dad un fl luido in moviment to.
Il fluido
f inn movimennto può essere
e an
nche l'arria
e in
i questto caso le part ticelle di aria a
conttatto con n il cor rpo caldo o, avend do acquis sito enerrgia termmica dal
corppo caldo ed esse endosi qu uindi dilatate, diventan no più le eggere e
posssono all lontanarsi dal corpo
c caldo, las sciando spazio ada altre
e
partticelle più fr
redde. S
Si inst
taura qu
uindi un
na circ
colazione
e
convvettiva (vedi figura).
f Nel caso si utilizzi
u un venntilatore
e
alimmentato esternam mente, lal conveezione, inizialm mente co onvezione
e
natuurale, diventa convezion
c ne forzat ta e lo scambio termico aumenta a
ulteeriormentte;
3) per irraggia amento: lol scambi io termic co per irrraggiame
ento non richiedee
la presenza
p di un mezzo
m per
rché vi sia s scambbio
di energia. Ad esem mpio nel vuoto cosmico,
c se
due oggetti celesti i sono fronteggi
f ati tra di
loroo, ciasc cuno irr radia un na certa emissio one
eletttromagneetica, ch he sarà più fort te nel caso
del corpo pi iù caldo. Questa emission ne può essere costituita da onde e
radiio, luce e, infrar rosso, ultraviol
u letto, ra aggi X, raggi γ, γ raggi
i
cosmmici. Qu uesto fe enomeno si verifica anc che tra Sole e Terra.
Quallunque coorpo a qu ualunque temperat tura T diiversa da
allo 0 asssoluto è
in grado
g di emetteree energia a per irraggiament to.

3 IL FLU
USSO DI CALORE q (O POTENZ
ZA TERMIC
CA)

La grrandezza primariia che rappresen nta la velocitàà dello scambioo


termico è il fluusso di calore q (indica
ata anche
e con q per indicare che
e
si tratt
ta di unna deriva
ata rispe
etto al tempo, oppure
o co
on q), o potenza
a
sa in ⎡⎢ 2 ⎤⎥ . Essa rappresenta qui
W
termica, espress indi un'e
energia scambiata
s a
⎣m ⎦
per metr
ro quadra
ato e per secondo.
Il fluusso di calore q sarà tantot maggiore e rapido quanto maggioree
sarà la differen
nza di temperatura a ∇T tra
a i corpi
i.

Tomei Giac
como 65
5
LA TERMOCI
INETICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

Quest'
'ultima relazione
r e però è non lin neare (a livello grafico)
): non è
vero che
e raddopppiando la differ
renza di temperattura ∇T (o gradiente dii
temperat
tura) all
lora raddoppia anche il fl
lusso di calore q scambia
ato.

⎛ T −T ⎞
3 LA
A LEGGE DI
D FOURIE
ER ⎜ q = − λ ∇T → q = − λ 2 1 ⎟
⎝ s ⎠

È posssibile, sotto alcune ipotesi, ritene ere lineeare (a livelloo


grafico) il flus
sso di caalore q con la variazion
v tura ∇T.
ne della temperat
Si ipotiizza qui
indi l'essistenza di una legge fisica chhiamata legge
l di
i
Fourier, che staabilisce la proporzionali
ità tra il fluss
so di cal
lore q e
∇T, è cioè la leegge:
⎡W ⎤
q = − λgrad (T ) q = −λ ∇T ⎢ 2 ⎥
⎣m ⎦
dT
riazione di tempe
La var eratura ∇T posso a come ∇T =
o anche scriverla
s ,
dx
e se dxx è ad es sempio lo spessoore s
di unna par
rete, allora ho
T2 − T1
∇T = . In
n conclu
usione quuindi
s
ottengo:
T2 − T1 ⎡ W ⎤
q = −λ ⎢⎣ m 2 ⎥⎦
s
Il teermine quuindi ch
he indica a la
proporzi
ionalità tra il flusso
f di e ∇T è λ (oppure
i calore q e il gradiente
g e
k) ed è chiamatto conduccibilità termica (oppuree condutt
tività te
ermica o
coeffici
iente di conduci
ibilità termica)
t e si misura
m in
n ⎡ W ⎤. Facendo
o
⎢⎣ mK ⎥⎦

⎡ W ⎤ ⎡K ⎤ ⎡W ⎤
l’analis
si dimens
sionale della
d for tengo ⎢
rmula ott ⎥ ⎢ ⎥ = ⎢ 2 ⎥ . Il valore
e
⎣m K ⎦ ⎣ m ⎦ ⎣m ⎦
so della conducibilità termica λ è rappres
più bass sentato d dall'aria
a, mentre
e
l’argent
to e il rame
r poss
siedono dei
d valor
ri più alti, com me indica
ato nella
a
tabella.
Quindi
i, dato che la conduci ibilità termica
t λ è già à tabell
lata, laa
soluzion
ne analit
tica di un qualu unque pro
oblema di scambi io termic
co q puòò
essere ottenuta determi inando la a funzioone con cui si distribu uisce la
a
temperat
tura T, la
l quale poi conse entirà di
i determiinare il flusso di d caloree
T2 − T1
q tramit rmula q = −λ
te la for .
s

⎛ 2 ρcpdT dT ⎞
3 L’EQUAZIO
ONE DI FO
OURIER NE
ELLA COND
DUZIONE ⎜ λ∇ T − + qg =0→ = α2∇2T →∇2T =0⎟
⎜ dτ dτ ⎟
⎝ ⎠

Dalla legge dii Fourier grad (T ) è possibi


r q = − λg ile otten
nere un'e
equazione
e
in grado
o di callcolare i paramet tri che ci servo ono
in condi
izioni noon stazioonarie, dove
d lo scambio di
calore q e la te
emperatura T dipen ndono dal l tempo τ.
τ
Si coonsideri un elem mento di i volume dV e in
questo caso l
l'energia
a presente nel
ll'elemennto
consider
rato potr
rà variare nel tem mpo.
L'elem
mento di
i volum
me possi
iede una energ
gia
interna U pres ssoché uguale
u a
all'ental lpia H (e
quindi di
d conseguenza uguale
u al
l calore Q) che è
data dal
lla formu
ula:

66 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMOCINETICA

dU ≈ dH ≈ đQ = ∫ (ρdV ) (c dT )
dV
p

dove:
1) ρ rappresenta la densità del materiale;
2) cp il calore specifico a pressione costante;
3) dV il volume infinitesimo;
4) dτ sarà l'intervallo di tempo considerato.
E' possibile poi scomporre la quantità di calore đQ entrante nel
volume in due contributi:
1) una quantità di calore đQsc scambiata al contorno;
2) una quantità di calore đQg generata all'interno dell'elemento di
volume.
Si ha quindi in totale:
đ Q = đ Q sc + đ Q g

Per ottenere la quantità di calore đQsc scambiata al contorno si ha:


đQsc = −dτ ∫ (q ⋅ n ) dS
dS
dove:
1) dS costituisce la superficie che racchiude il volume infinitesimo
dV;
2) n è il versore orientato verso l’esterno e ortogonale alle facce
dell’elemento di volume, perciò il termine q ⋅ n rappresenta la
componente di q parallela al versore n .
Il segno negativo è conseguente alle convenzioni sul calore scambiato
nella termodinamica.
Utilizzando poi il teorema della divergenza, passando da un integrale
di superficie ad un integrale di volume, si ottiene:
đQsc = −dτ ∫ divqdV
dV

Per ottenere invece la quantità di calore đQg generata all'interno


dell'elemento di volume si ha:
đQg = dτ ∫ qgdV
dV
dove il termine qg rappresenta il calore generato nell'unità di tempo
dall'unità di volume, espresso in ⎡⎢ 3 ⎤⎥ .
W
⎣m ⎦

Infine quindi si ottiene:


∫ ρdVc dT
dV
p = −dτ ∫ divqdV + dτ ∫ qgdV
dV dV
Ora, considerando che l’integrazione avviene su un elemento di volume
infinitesimo dV, allora il simbolo di integrale si può depennare senza
alterare il significato fisico dell’espressione, per cui si ha:
ρdVc p dT = −dτdivqdV + dτq g dV
Dividendo tutti i termini per dτ si ha:
ρdVc pdT dτdivqdV dτq g dV ρdVc p dT dτ divqdV dτ q g dV
= − + = − +
dτ dτ dτ dτ dτ dτ
ρdVc pdT
= −divqdV + q g dV

e sostituendo lo scambio di calore q con la legge di Fourier
q = − λgrad (T ) ho:

Tomei Giacomo 67
LA TERMOCINETICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

ρdVc pdT
= −div ( −λgrad (T ) ) dV + q g dV

Considerando la conducibilità termica λ costante, quindi posso
portarla fuori dall’operatore di divergenza, ottengo:
ρdVc pdT
= λdiv (grad (T ) ) dV + q g dV

e ricordando che div (grad (T ) ) = ∇ T allora si ha:
2

ρdVc pdT
= λ ∇ 2TdV + q g dV

Dividendo infine tutti i termini per dV ottengo:
ρdVc pdT λ ∇2TdV q dV ρ dV c p dT λ ∇ 2T dV q dV ρc pdT
= + g = + g = λ ∇2T + q g
dτdV dV dV dτ dV dV dV dτ
ρc dT
λ ∇ 2T − p
+ qg = 0

Questa espressione è chiamata equazione di Fourier.

Nel caso si avesse che qg = 0, allora l'equazione di Fourier


diventerebbe:
ρcp dT ρcp dT dT λ ∇2T
λ ∇2T − = 0 λ ∇2T = =
dτ dτ dτ ρc p

λ ⎡ m2 ⎤
α ⎢ ⎥,
2
e se = α ,
2
dove è la diffusività termica espressa in
ρc p ⎣s⎦
allora posso infine scrivere:
dT
= α2∇2T

Si vedrà poi più avanti come la diffusività termica α2 abbia le stesse
dimensioni fisiche della viscosità cinematica μ.

E' possibile infine supporre anche di avere un regime stazionario o


mediamente stazionario. Si avrà quindi:
∇2T = 0
Questa espressione è chiamata equazione di Laplace e può essere usata
in alcune semplici geometrie.

⎛ d2T T1 −T2 ⎞⎟
LO STRATO PIANO CON CONDUCIBILITÀ λ LINEARE ⎜
3 ⎜ 2 =0→T = Ax + B →q = λ s ⎟
⎝ dx ⎠

Si consideri uno strato piano avente spessore s le cui facce A e B si


trovano rispettivamente alle temperature T1 e T2.
In questo caso in cui la temperatura T dipende solo da x, l'equazione
dT
di Laplace ∇2T = 0 , ricordando che ∇T = , diventa:
dx
d2 T
= 0
dx 2
d 2T
Probabilmente si ha = 0 perché se faccio la derivata parziale di T
dx2
rispetto a x, dato che x non compare nella funzione T, il risultato è 0.

Ora facciamo una prima integrazione su entrambi i membri e ho:

68 Tomei Giacomo
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMOCINETICA

dT
= A
dx
Al secondo membro ho la costante A perché devo ragionare facendo il
procedimento inverso, e cioè se derivo la costante A ottengo 0.
Facendo una seconda integrazione posso ricavarmi la temperatura T ,
cioè ottengo l’integrale generale:
T = Ax + B

Quindi adesso ci rimangono da trovare le costanti A e B . Posso


scrivere il primo sistema e risolverlo con le seguenti condizioni al
contorno:
⎧T = Ax + B ⎧T1 = A ⋅ 0 + B ⎧ B = T1
⎪ ⎪ ⎪
⎨x = 0 ⎨/ ⎨/
⎪T = T ⎪/ ⎪/
⎩ 1 ⎩ ⎩
Posso scrivere il secondo sistema e risolverlo con le seguenti
condizioni al contorno:
⎧T = Ax + B ⎧ T2 − T1
⎪ ⎧T2 = As + T1 ⎪A = s
⎪x = s ⎪ ⎪⎪/
⎨ ⎨/ ⎨
⎪T = T2 ⎪/ ⎪/
⎪B = T1 ⎩ ⎪
⎩ ⎪⎩B = T1
T2 − T1
A = B = T1
s
Quindi, ricordando l’integrale generale T = A x + B , posso andare a
sostituire le due costanti A e B appena trovare ottenendo:
T − T1
T = 2 x + T1
s
che rappresenta l’andamento della temperatura T che varia linearmente
con x.

Ora dobbiamo calcolare il flusso di calore q ricordando che è dato


dalla formula q = − λ ∇ T . La conducibilità termica λ c’è l’abbiamo già
tabellata, e quindi ci rimane da calcolare solo ∇ T , cioè la derivata
dT
della temperatura T appena calcolata rispetto ad x, cioè . Quindi la
dx
T − T1
derivata viene ∇T = 2 da cui sostituendo posso scrivere:
s
T − T1 T − T2
q = −λ 2 q = λ 1
s s

LO STRATO PIANO CON CONDUCIBILITÀ λ VARIABILE


3 ⎛ d ⎡ dT ⎤ T2 T −T ⎞
⎜⎜ λ ⎥ =0→aT +b =Ax +B →q =λm 1 2⎟⎟

⎝ dx ⎣ dx ⎦ 2 s ⎠

Tomei Giacomo 69
LA TERMOCI
INETICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

Lo scopo dell lo strato o piano con con nducibilità λ


variabil
le è trov vare le equazioni delle due para abole
che poi mi forniscono l'an
ndamento delle due
temperat
ture T (vedi grafico). Si p
parte
dall’equ
uazione:
d ⎡ dT ⎤
⎢λ ⎥ = 0
dx ⎣ dx ⎦
Questa
a equazi ione dov vrebbe significare che e la
temperat
tura T dipende da x, e la conducibi c ilità
termica λ dipendde dalla temperatuura T chee a sua volta
v pende da x.
dip
do λ = a + b T ho:
Ponend
d ⎡ T⎤
dT
(a + bT ) = 0

dx ⎣ dx ⎥⎦
e facend
do una pr
rima integrazione su entra ambi i meembri si ha:
dT
(a + bT ) = A
dx
da cui si cerc ca ancor ra di de eterminar re la temperatura T (e e quindi
l’integr
rale geneerale) portando
p infatti tutti i termin ni conten
nenti laa
temperat
tura T al
l primo membro
m e tutti
t gli
i altri termini
t n
non conte
enenti la
a
temperat
tura T al
l secondo membro, quindi:
(a + b T ) d T = A d x adT + bTdT = Adx

Facend
do una se
econda inntegrazione su tutti i ter rmini si ha:
∫ adT + ∫ bTdT = ∫ Adx
A a∫ dT + b ∫ TdT
T = A ∫ dx
d
ottenend
do così l’
l integrale genera
ale:
T2
aT + b = Ax + B
2

Quindi
i adesso ci riman ngono da trovare le costanti A e B che mi
i servono
o
per fiss
sare la posizione
p delle paarabole.
Posso scriver re il primo
p si
istema e risolverlo con le seguenti
i
oni al co
condizio ontorno:
⎧ T 2
⎧ T12 ⎧ T12
T + b
⎪aT = Ax + B ⎪aT1 + b = (A ⋅ 0) + B ⎪ B = aT1 + b
⎪ 2 ⎪ 2 ⎪ 2
⎨x = 0 ⎨/ ⎨/
⎪T = T ⎪/ ⎪/
⎪ 1
⎪ ⎪
⎩ ⎩ ⎩
Posso scriver re il secondo sistema e risol
lverlo c con le seguenti
oni al co
condizio ontorno:
⎧ T2
⎪aT + b = Ax + B
2 ⎧ T22 T12
⎪ ⎪ 2aT + b = A s + aT + b
⎪x = s
1
⎪⎪ 2 2
⎨ ⎨/
⎪T = T2 ⎪/
⎪ T2 ⎪
⎪B = aT1 + b 1 ⎪⎩/
⎩ 2
⎧ T22 T12
⎪ aT2 + b − T
aT1 − b
⎪A = 2 2
⎪ s
⎨/

⎪/
⎪/

70 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMOCINETICA

⎧ T22 T12 ⎧ ( − ) +
⎛ T22

T12 ⎞
⎪ aT2 − aT1 + b − b ⎪ a T2 T 1 b ⎜ ⎟
2 2 ⎪A = ⎝2 2⎠
⎪A =
⎪ s ⎪ s
⎨/ ⎨/
⎪ ⎪
⎪/ ⎪/
⎪/ ⎪
⎩ ⎩/
⎧ ⎛ T22 − T12 ⎞
⎪ a (T2 − T 1 ) + b ⎜ ⎟
⎪A = ⎝ 2 ⎠
⎪ s

⎨/
⎪/

⎪ T12
⎪B = aT + b

1
2
⎛ T 2 − T12 ⎞
a (T2 − T1 ) + b ⎜ 2 ⎟
⎝ 2 ⎠ T12
A = B = aT1 + b
s 2
T2
Quindi, ricordando l’integrale generale aT + b
= Ax + B , posso
2
andare a sostituire le due costanti A e B appena trovare ottenendo:
⎛ T 2 − T12 ⎞
a (T2 − T1 ) + b ⎜ 2 ⎟
⎝ ⎠ x + aT + b T1
2 2
T 2
aT + b = 1
2 s 2
che rappresenta l'andamento della temperatura T di tipo parabolico.

Si osserva dal grafico che:


1) quando b > 0 allora la concavità è verso sinistra, e si ha che la
conducibilità termica λ aumenta all’aumentare della temperatura T;
gran parte dei materiali si comportano in questo modo;
2) quando b = 0 allora x varia linearmente con T, e si ha che la
conducibilità termica λ è costante al variare della temperatura T;
3) quando b < 0 allora la concavità è verso destra, e si ha che la
conducibilità termica λ diminuisce all’aumentare della temperatura
T.

E' possibile definire una conducibilità termica media λm con la


formula:
λ1 + λ2
λm =
2

Ora dobbiamo calcolare il flusso di calore q e ricordando che è dato


dalla formula q = − λ ∇ T , utilizzando la conducibilità termica media λm e
T − T1
ricordando che ∇T = 2 , si ha:
s
T − T1 T − T2
q = −λm 2 q = λm 1
s s

⎛ ⎞
⎜ ⎟
LO STRATO CILINDRICO ⎜ d ⎡ dT ⎤ T1 − T2 ⎟
3 ⎜ dr ⎢⎣r dr ⎥⎦ = 0 → T = A ln r + B → Q = λ 2πL r2 ⎟
⎜⎜ ln ⎟
⎝ r1 ⎟⎠

Tomei Giacomo 71
LA TERMOCI
INETICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

Si connsidera adesso uno


u strat
to cilinddrico di un tuboo di lunghezza L
caratter
rizzato da
d un rag erno r1, da un ra
ggio inte aggio estterno r2 e da una
a
conducib ermica λ; siano poi T1 la temperat
bilità te tura in c
corrispon
ndenza di
r1 e T2 in corr risponden
nza di r2 (vedi figura). Si
parte da
all’equazione:
d ⎡ dT ⎤
dr ⎢⎣r dr ⎥⎦ = 0
e l’inte
egrale ge
enerale per questo
o caso è:
T = A ln r + B

Quindi
i adesso ci rimanngono da trovare le costan
nti A e B .
Posso scriver re il primo
p si
istema e risolverlo con le seguenti
i
condizio
oni al co
ontorno:
⎧T = A ln r + B ⎧T1 = A ln r1 + B ⎧ B = T1 − A ln r1
⎪ ⎪ ⎪
⎨r = r1 ⎨/ ⎨/
⎪T = T ⎪/ ⎪/
⎩ 1 ⎩ ⎩
Posso scriverre il secondo sistema e risol lverlo c con le seguenti
condizio
oni al co
ontorno:
⎧T = A ln r + B ⎧T2 = A ln r2 + T1 − A ln
l r1 ⎧ A ln r2 − A ln r1 = T2 − T1
⎪ ⎪ ⎪
⎪r = r2 ⎪/ ⎪/
⎨ ⎨ ⎨
⎪T = T2 ⎪/ ⎪/
⎪B = T1 − A ln r1 ⎪/ ⎪/
⎩ ⎩ ⎩
⎧A ln r1 − A ln r2 = T1 − T2 ⎧ A (ln r1 − l
ln r2 ) = T1 − T2 ⎧ T1 − T2
⎪ ⎪ ⎪ A = ln r − ln r
⎪/ ⎪/ ⎪⎪ 1 2

⎨ ⎨ ⎨ /
⎪/ ⎪/ ⎪/
⎪/ ⎪/ ⎪
⎩ ⎩ ⎪⎩/
⎧ T1 − T2
⎪A = r
⎪ ln 1
⎪ r2
⎪⎪/

⎪/
⎪ T1 − T2
⎪B = T1 − r
ln r1
⎪ ln 1
⎪⎩ r2
T − T2 T − T2
A = 1 B = T1 − 1 l r1
ln
r1 r1
ln ln
r2 r2
Quindi dando l’integrale
i, ricord i e general le T = A l n r + B , posso andare a
sostitui
ire le du
ue costanti A e B appena trovare ottenendo
o o:
⎛ ⎞ ⎛ ⎞
⎜T − T ⎟ ⎜T − T ⎟
T1 − T2 T − T2 T = T1 + ⎜ 1 ln r ⎟ − ⎜ 1 ln r1 ⎟
T = ln r + T1 − 1
2 2
ln r1
r1 r
ln 1 ⎜ ln r1 ⎟ ⎜ ln r1 ⎟
ln l ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
r2 r2 ⎝ r2 ⎠ ⎝ r2 ⎠

Ora considero il calo


ore scamb
biato nello st
tato cil
Q lindrico (Q è la
a
Q
grandezz
za estens
siva rica
avata dal ione q = ), il quale è dato dal
ll’equazi
S
prodotto
o tra il flusso di calore q e la superfici
s ie S :

72 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMOCINETICA

Q = qS
Se la superficie S del cilindro è data dalla sua circonferenza per la
sua lunghezza L, e cioè dalla formula S = 2 π r L , allora posso scrivere:
Q = q 2πrL
Quindi adesso ci rimane da determinare il flusso di calore q . Se prima
dT
per il flusso termico q potevo scrivere q = −λ , adesso nello stato
dx
cilindrico devo considerare il raggio r, e quindi devo scrivere
⎛ ⎞ ⎛ ⎞
dT ⎜ T1 − T2 ⎟ ⎜ T − T2 ⎟
q = −λ dove la temperatura T vale T = T1 + ⎜ ln r ⎟ − ⎜ 1 ln r1 ⎟ .
dr ⎜ ln r1 ⎟ ⎜ ln r1 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ r2 ⎠ ⎝ r2 ⎠
Per cui posso iniziare a calcolarmi il flusso di calore q :
⎛ ⎛ ⎛ ⎞ ⎛ ⎞⎞⎞
⎜ ⎜ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟⎟⎟
d T − T2 T − T2
q = −λ ⎜ ⎜T1 + ⎜ 1 ln r ⎟ − ⎜ 1 ln r1 ⎟ ⎟ ⎟
⎜ dr ⎜ ⎜ ln r1 ⎟ ⎜ ln r1 ⎟⎟⎟
⎜ ⎜ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎟⎟
⎝ ⎝ ⎝ r2 ⎠ ⎝ r2 ⎠⎠⎠
e facendo la derivata parziale di T rispetto ad r (e quindi faccio solo
T1 − T2
la derivata del termine ln r essendo presente r solo in questo
r1
ln
r2
termine, e quindi faccio la derivata del prodotto) quindi ottengo:
⎛ ⎞ ⎛ ⎞
⎜ T − T2 1 ⎟ ⎜ T − T2 1 ⎟
q = −λ ⎜ 0 ⋅ ln r + 1 ⎟ q = −λ ⎜ 1 ⎟ T1 − T2 1
q = −λ
⎜ ln
r1 r ⎟ ⎜ ln r1 r ⎟ r
ln 1 r
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ r2 ⎠ ⎝ r2 ⎠ r2
e andando a sostituire nella formula Q = q 2πrL ho:
T1 − T2 1 T − T2 1 T − T2
Q = −λ 2πrL Q = −λ 1 2π r L Q = −λ2πL 1
r r r
ln 1 r ln 1 r ln 1
r2 r2 r2
e infine cambiando di segno:
T − T2
Q = λ2πL 1
r
ln 2
r1
che rappresenta lo scambio di calore Q nello strato cilindrico.

E' possibile definire un raggio medio rml con la formula:


r − r1 r r − r1
rml = 2 ln 2 = 2
r2 r1 rml
ln
r1
e quindi è possibile ottenere lo scambio di calore Q in funzione del
T − T2
raggio medio rml andando a sostituire nella formula Q = λ2πL 1 :
r
ln 2
r1
T − T2 rml T − T2
Q = λ2πL 1 Q = λ 2πL (T1 − T2 ) Q = λ 2πL 1 rml
r2 − r1 r2 − r1 r2 − r1
rml

Tomei Giacomo 73
LA TERMOCINETICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

⎛ ΔV ΔT ΔT ⎞
3 L’ANALOGIA ELETTRICA E TERMICA ⎜⎜I = →Q= →R= ⎟⎟
⎝ R R Q⎠

I problemi di conduzione pura sono analoghi ai problemi di conduzione


elettrica descritti dalla legge di Ohm; infatti l'intensità di corrente
I, data dal rapporto tra la differenza di potenziale ΔV e resistenza
elettrica R:
ΔV
I =
R
è analoga all’intensità di calore Q data dal rapporto tra la differenza
di temperatura ΔT e la resistenza termica R:
ΔT
Q =
R
ΔT
Si può pertanto, a partire dalla formula Q = , definire la
R
resistenza termica R equivalente alla resistenza elettrica R, definita
dalla formula:
ΔT
R =
Q

s
Per lo strato piano la resistenza termica R piano è data da Rpiano = , e
λS
se quindi devo calcolarmi lo scambio di calore Q dalla formula generale
ΔT
Q = , allora ho:
R
ΔT ΔT λS T − T2
Q piano = Qpiano = Qpiano = ΔT Qpiano = λS 1
R piano s s s
λS

Per lo strato cilindrico la resistenza termica Rcilindrico è data da


r
ln 2
r1
Rcilindrico = , e se quindi devo calcolarmi lo scambio di calore Q
λ 2πL
ΔT
dalla formula generale Q = , allora ho:
R
ΔT ΔT λ2πL
Qcilindrico = Qcilindrico = Qcilindrico = ΔT
Rcilindrico r r
ln 2 ln 2
r1 r1
λ2πL
T1 − T2
Qcilindrico = λ2πL
r
ln 2
r1

Per il paragrafo successivo è utile sapere che la resistenza termica


per convezione vale:
1
Rconvezione =
Sh
e nel caso dello strato cilindrico, essendo S = 2 π r L , vale:
1
Rconvezione =
2πrLh

74 Tomei Giacomo
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMOCINETICA
A

3 IL RAG
GGIO CRITICO rc ( λ coefficiente di conduzione
rc = =
h coefficiente di convezione )
Si con u tubo attravers
nsideri un a sato da unu fluido o caldo ( (vedi fig
gura). Si
i
consider ri anche un cavo o elettrrico in rame riv vestito con un isolante e
termico (ad esem mpio una guaina).
Nella figura è riporta ata la sezione del tubo cilindrico avente raggio o
r1, ment tre l’iso
olante essterno poossiede unu raggio o r2; sia tre T1 la
ano inolt a
temperat tura del filo in nterno deell’isola ante, T2 la tempe eratura del filoo
esterno dell'iso olante e infine T∞ la temp peratura dell’amb biente ip
potizzata
a
di 20 [°C ] .
Potenddoci riccondurre all'ana alogia elettrica
e a, allor ra il circuito o
consiste e in due resistennze termiiche R in n serie, la cui somma fornirà il
valore complessi
c ivo della resisten nza termi ica Rtot, e cioè:
Rtot = R1 + R2 Rtot = Rconduzione
c + Rconvezione
Allo scopo di determ minare la resist tenza te ermica Rttot nello o stratoo
cilindri ico è nec
cessario ipotizzare una lu unghezza L del tu ubo.

Ricord
diamo ad
desso che
e la re a Rconduzioone nello
esistenza
termica a o stratoo
r
ln 2
r1
cilindriico è data dalla a Rconduzione =
a formula , mentrre la re esistenza
a
λ2πLL
termica Rconvezionne nello
o strato cilin ndrico è data dalla formula
a
1
Rconvezione = . Quindi la resis
stenza te otale Rtott sarà da
ermica to ata dalla
a
2πr2Lh
formula:
r2
ln
r1 1
Rtot = +
λ 2πL 2πr2Lh
da cui è possib bile otte ore Q dat
enere lo scambio di calo to dalla formula
a
ΔT
e Q =
generale , e per questo
q ca
aso quind
di ho:
R
T∞ − T1
Q =
T∞ − T1 Q =
r
Rtot n 2
ln
r1 1
+
λ2πL 2πr2Lh

Allo scopo
s nare la relazione
di determin r e tra lo scambio di calorre Q e lo
o
spessore
e dell'is
solante è necessaario calc
colare ill punto di massimo nellaa
formula della resistenz
r a termicca totalee Rtot, e di connseguenza
a si puòò
avere il
l punto di
d massimmo dello scambio di
d caloree Q. A ta
ale scopo
o si deve
e
re la der
calcolar rivata prima rispetto (iin questo al raggio r2 del
o caso) a
filo est
terno del
ll’isolante, e porla ugualle a 0.
Prima però semplific
s chiamo l’espress
l sione
della re
esistenza
a termica totalee Rtot da cui
posso ot
ttenere solo:
r2 r2
ln ln
r1 1 r1 1
Rtot = + Rt ot = +
λ 2πL 2πr
r2Lh λ2 π L 2 π r2 L h
r2
ln
r1 1
Rtot = +
λ r2h
1 r 1
Rtot = ln 2 +
λ r1 r2h

Tomei Giac
como 75
5
LA TERMOCI
INETICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

e di quuesta nuo ova espressione facciamo o la der


rivata pr
rima risp
petto al
raggio r2 e la ugguagliamoo a 0:
d ⎡1 r2 1 ⎤
⎢ ln + ⎥ = 0
dr2 ⎣ λ r1 r2h ⎦
e la semplifiichiamo con l’
’espressi
ione
d ⎡1 ⎤
f1 + f2 ⎥ = 0 .
dr2 ⎢⎣ λ ⎦

Per caalcolare la deriv vata f1' de


evo usare
e la
formula gener rale pe
er le deriv
vate
1
f(x ) = ln x → f('x ) = , e quindi, , derivaando
x
rispetto o a r2, ho o:
1
f1' =
r2
Per ca l derivata f2' devo fare:
alcolare invece la

f2' =
0 − 1 (1 ⋅ h + r2 ⋅ 0)
f2' =
(
− 1 h + r2 ⋅ 0 ) f2' = −
h f2' = −
h
(r2h ) (r2h )
2 2 2 2 2 2
r2 h rh
2
1
f2' = −
r22h
d ⎡1 ⎤
i la deri
Quindi ivata fin
nale ricordando ch
he ho
⎢ f1 + f2 ⎥ = 0 è:
dr2 ⎣ λ ⎦
1 1 1
− 2 = 0
λ r2 r2 h
e moltip
plicando entrambi i membri per r2 ottengo:
⎛1 1 1 ⎞ 1 1
r2 ⎜ − 2 ⎟ = 0 ⋅ r2 − = 0
⎝ λ r2 r2 h ⎠ λ r2 h
da cui posso
p ric
cavarmi il raggio r2, e ci aggio critico rc:
ioè il ra
1 1 λ coeff
ficiente di conduz
zione
= r2 = rc = =
λ r2 h h coeff
ficiente di convez
zione

Intere
essante risulta
r i grafic
il co che le
ega il raaggio r2 del filo o esterno o
dell’iso
olante al
llo scammbio di calore Q. Si no ota che la variabile r2
r
ln 2
r1
compare nella re
esistenza
a termicaa di condduzione Rconduzione = , dove un n
λ 2πL
aumento del ragg
gio r2 faa aumentaare la resistenz
r a termic ca Rconduzioone, e di
ΔT
consegue
enza dim
minuire lo sca
ambio di calor
re Q e
essendo Q = ;
R
1
contempo
oraneamen
nte, nell
la resist ione Rconvvezione =
tenza di convezi , un
n
2πr
π 2Lh
aumento del ragggio r2 fa
a diminui
ire la resistenz
r ca Rconvezioone, e di
a termic
ΔT
enza aume
consegue entare lo scambio di calor
re Q, ess mpre Q =
sendo sem .
R

Lo sttudio della funz zione neel grafi


ico evideenzia co ome iniz
zialmente
e
l'aument
to del raaggio r2 del fil
lo esternno dell’isolante
i (e quindi della
a
cie di scambio) provoca un aumen
superfic nto dello
o scambio di cal lore Q e
quindi una
u dimin
nuzione della resistenza totale
t Rtot
t .

76 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMOCINETICA

Superato il punto critico a cui corrisponde il valore del raggio


r2
ln
r1
critico rc, la resistenza termica di conduzione Rconduzione = aumenta,
λ 2πL
facendo diminuire lo scambio di calore Q.
λ
Essendo r2 = , se il coefficiente di convezione h è piccolo, o la
h
conducibilità termica λ del materiale è grande, il raggio critico rc
diviene molto grande, anche quattro o cinque volte il raggio r1 del filo
interno dell’isolante.

Quando lo spessore dell'isolante è pari a due volte il valore del


raggio critico rc, e quindi s = 2rc , si forma un flesso nella curva (vedi
d ⎡1 1 1 ⎤
grafico), e questo lo posso ⎢
vedere − 2 ⎥ = 0
dalla formula
dr2 ⎣ λ r2 r2 h ⎦
calcolando la derivata seconda rispetto al raggio r2. Semplifichiamo però
la formula con l’espressione:
d ⎡1 ⎤
f1 − f2 ⎥ = 0
dr2 ⎢⎣ λ ⎦
Per calcolare la derivata f1' devo fare:
0 − 1 ⋅ 1 1
f1' = f1' = −
r22 r22
Per calcolare invece la derivata f2' devo fare:

f = −
'
0 − 1 (2r2h + r22 ⋅ 0)
f = −
'
(
−1 2r2h + r22 ⋅ 0 ) f2' =
2r2 h
f2' =
2
(r h) (r h )
2 2 2 2 2 43 2
2
2
2
r h
2 r23h
Quindi la derivata finale è:
1 1 2
− + 3 = 0
λ r22
r2 h
e moltiplicando entrambi i membri per r22 si ha:
⎛ 1 1 2 ⎞ 1 2
r22 ⎜ − + 3 ⎟ = 0 ⋅ r22 − + = 0
⎝ λ r2
2
r2 h ⎠ λ r2 h
da cui posso ricavarmi il raggio r2:
2 1 λ
= r2 = 2
r2 h λ h
λ
e se = rc , allora ho:
h
r2 = 2rc
cioè quando ho che il raggio r2 del filo esterno dell’isolante è uguale a
due volte il raggio critico rc, allora nel grafico ho un flesso.

2 LA CONVEZIONE (q = h (T1 − T2 ) → Q = h S (T1 − T2 ))

Per calcolare lo scambio di calore Q che si ha nella convezione posso


usare la formula:
Q = hS ΔT
dove:
1) Q rappresenta lo scambio di calore nell'unità di tempo;
2) h rappresenta il coefficiente di convezione;
3) S rappresenta la superficie attraverso cui avviene lo scambio di
calore Q;

Tomei Giacomo 77
LA TERMOCINETICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

4) ΔT rappresenta la differenza di temperatura tra il corpo solido e il


fluido.
Il coefficiente di convezione h non è costante e quindi dovrà essere
determinato di caso in caso. La determinazione di h però rappresenta un
problema di non facile risoluzione.

⎛ ⎞
3 ⎜ DT = α2∇2T + qg ⎟
L’EQUAZIONE DI FOURIER NELLA CONVEZIONE ⎜ Dτ ρ c ⎟
⎝ p⎠

Precedentemente era stata determinata l'equazione di Fourier per lo


scambio termico di tipo conduttivo. Essa è stata successivamente
utilizzata ampiamente durante lo studio dello strato piano e cilindrico
per determinare la quantità di energia termica scambiata q e Q.
L'equazione di Fourier però può essere utilizzata anche nello scambio
termico convettivo.
Si consideri l’equazione di Fourier per lo scambio termico di tipo
ρc p dT
conduttivo λ ∇ 2T − + q g = 0 , la quale dovrà essere scritta adesso

utilizzando la derivata sostanziale anziché la derivata temporale, e
quindi inserisco, nei due termini che devo trovare, la lettera D al posto
della leggera d che c’era nell’equazione di Fourier per lo scambio
termico di tipo conduttivo, avendo quindi:
ρcp DT
λ ∇2T −+ qg = 0

Se poi entrambi i membri vengono divisi per la quantità ρc p ,
riordinando anche i termini si ottiene:

λ ∇2T ρc p DT q 0 λ∇2T ρcp DT q


− + g = − + g = 0
ρc p ρc p Dτ ρc p ρc p ρcp ρcp Dτ ρcp
λ ∇2T DT q DT λ ∇2T q
− + g = 0 = + g
ρcp Dτ ρcp Dτ ρcp ρcp
λ
e se = α 2 , allora posso andare a sostituire ottenendo infine:
ρc p
DT q
= α2∇2T + g
Dτ ρcp
Questa espressione è chiamata equazione dell’energia. Essa costituisce
ρc p dT
la corrispondente della formula λ ∇ 2T − + q g = 0 , applicata però

alla termofluidodinamica, ossia alla disciplina che studia lo scambio
termico affiancato al moto dei fluidi, ossia lo scambio termico
convettivo.
Il termine α 2 rappresenta il coefficiente di diffusività termica.

⎛ ⎞
⎜ dT ⎟
⎜ * T −Tp T p − T∞ hL ⎟
L’IPOTESI DELL’ADERENZA → q = h (T p − T∞ ) → − λ
dT
3 ⎜T =
⎜ T∞ − T p
→ q = −λ
dx dx
= ⎟
λ ⎟
p
⎜ L ⎟
⎝ p ⎠

78 Tomei Giacomo
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMOCINETICA

Si consideri un fluido a contatto con una parete piana a diversa


temperatura rispetto allo stesso fluido, e poiché essi si trovano a
valori differenti di temperatura allora si instaura uno scambio di
energia termica tra di loro. Inoltre, all'interno del fluido, ciascuna
particella che lo costituisce si trova ad una temperatura che varia tra
il valore di temperatura che è posseduto dalla parete Tp, fino al valore
che è posseduto a distanza tendente all'infinito dalla parete T∞, secondo
lo schema riportato nelle figure.

Nella figura di destra è stato fissato un sistema di riferimento


cartesiano in cui lungo l’asse x, il quale rappresenta la direzione
parallela alle linee di flusso del fluido, è disposta la sezione della
parete (cioè la linea nera orizzontale più spessa). In corrispondenza
dell’ascissa x = 0 , è stato posto il bordo di attacco (vedi punto
bianco), ovvero il punto in cui lo strato limite comincia a svilupparsi.
Infatti analizzando solo il sistema fluido-superficie superiore
(ritenendo simmetrico il caso fluido-superficie inferiore) si nota che lo
spessore dello strato limite, inesistente per le ascisse negative, è
nullo nel punto di bordo di attacco e cresce progressivamente lungo
l’asse x secondo la sua radice quarta. Il profilo della velocità,
tracciato lungo l’asse y, è rappresentato da vettori a distanza infinita
dalla parete (vedi i vettori nella figura di destra sopra la curva
tratteggiata) fino a raggiungere lo strato limite; superato tale confine
si ha una riduzione progressiva della velocità (accorciamento dei
vettori) che si annulla sulla superficie del corpo.

Come nel moto interno, anche nel moto esterno si possono avere un
regime di scorrimento
laminare (cioè il fluido
scorre in strati che
scivolano l’uno
sull’altro senza
mescolarsi) e un regime
di scorrimento turbolento
(cioè scorrimento con
mescolamento di porzioni
di fluido in modo
disordinato e caotico).
Tornando al caso della parete (vedi figura a lato) si nota che
inizialmente, a partire da x = 0 , il fluido all’interno dello strato
limite scorre sempre in regime laminare. Al crescere dell’ascissa si
giunge ad un valore di x detto x critico (indicato con xcr) in cui si ha
la transizione tra regime laminare e regime turbolento.
Si può quindi definire il numero di Reynolds (indicato nel nostro caso
con Re che vedremo meglio più avanti) che cresce al crescere della
ρWL
distanza dal bordo di attacco, essendo la formula Re = .
μ

Tomei Giacomo 79
LA TERMOCINETICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

Nella figura di sinistra è definito uno strato limite dinamico (cioè


il luogo dei punti in cui la velocità del fluido, influenzata dalla
presenza di un ostacolo, è pari al 99% della velocità del fluido a
distanza infinita dall’ostacolo) e, in prossimità della parete, è
definito uno strato limite termico, la cui temperatura T* è il 99% della
temperatura del fluido a distanza infinita dalla parete ed è data dalla
formula:
T − Tp
T* =
T∞ − Tp
Questa è la temperatura adimensionale e varia da un valore pari a 0 in
corrispondenza della parete, fino ad un valore pari a 1 a distanza
infinita dalla stessa parete.

Si consideri ancora il contatto tra fluido e parete piana. Per la sua


propria natura, il fluido è in grado di far scorrere strati successivi
sopra loro stessi. Considerando però il primo strato fisico di fluido a
contatto con la parete solida, esso non può muoversi, in quanto vincolato
al contatto fisico con la parete. E' solamente lo strato successivo che
può scorrere sopra di esso. Considerando poi un ulteriore terzo strato,
esso può muoversi sopra il secondo strato, e quindi con una velocità
maggiore dello strato precedente. Pertanto, allontanandosi dalla parete,
ogni strato successivo è caratterizzato da una velocità sempre crescente.

Poiché comunque lo strato infinitesimo è aderente alla parete, può


essere considerato alla stregua di un secondo materiale solido, di
spessore infinitesimo, affiancato alla parete. Pertanto la quantità di
calore scambiata tra il fluido immobile e la parete nella zona di
contatto per unità di tempo e per unità di superficie è governata dal
fenomeno della conduzione, quindi dovrà seguire la legge di Fourier
q = − λgrad (T ) , che può essere così espressa:
dT
q = −λ
dx p

dove:
1) λ rappresenta il coefficiente di conduttività termica;
2) il pedice p indica che il calcolo del gradiente di temperatura è
effettuato in corrispondenza della parete.
Tuttavia lo scambio termico convettivo può esprimersi con la formula
q = hS (T1 − T2) , che nel caso di superficie unitaria può essere scritta:
q = h (Tp − T∞ )
dove:
1) T p è la temperatura della parete;
2) T ∞ è la temperatura del fluido all'infinito.
Nel caso di regime stazionario le due espressioni devono essere
equivalenti, ovvero il calore dovuto alla conduzione deve essere uguale
al calore dovuto alla convezione. Pertanto si ha:
= h (T p − T∞ )
dT
−λ
dx p

che può essere riscritta come:


dT
T − T∞ hL
−λ p =
dx λ
L p

80 Tomei Giacomo
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMOCINETICA
A

hLL
Il ter
rmine rappre
esenta un n raggrup
ppamento adimensionale, chiamatoo
λ
numero di
d Nussel lt Nu (vvedremo meglio
m più avanti), che consistee in unaa
specie di gradiente ad dimensionnale, osssia calcolato r rispetto ad una a
temperat
tura di riferimen
r to T ∞ e ad una distanza di
d riferiimento L.
.
Come si nota, il val lore otte enuto di h dipennde da λ, in qu uanto il
processo
o convett
tivo è seempre meddiato dal uzione tra la par
lla condu rete e il
primo st
trato di fluido.

3 IL TEOREM CKINGHAM (n − m = raggrupppamenti


MA DI BUC adimens denti → Nu = C Rea Prb Grc
sionali indipend )

La soluzione dei prob i convezi


blemi di ione appare molt to più complessa
c a
rispetto
o ai probblemi di conduzion ne.
Per ri
isolvere quindi ili proble ema, si utilizza
u il teore
ema di Buuckingham
m
ema π). Secondo il teore
(o teore ema di Buckingha
B am, un pr roblema avente n
variabil
li fisiche, desc critto mediante
m m granddezze foondamentaali, puòò
essere ridotto
r a calcolo di:
al
n − m = ragggruppament
ti adimen nsionali indipendeenti
Le n variabili fisich he (che riguardan
r ndo il fluido
f e la parete) sono o
sette:
1) la densità
d d
del fluid
do alla parete
p ρp;
2) la viscosità del fl luido μ che desc crive la capacit tà del fluido di
resi
istere aggli sforzzi di tra
azione applicati su di ess so;
3) la velocità
v ido W;
del flui
4) la diffusivi ità termica α2 che
c descrrive la velocità
v di proppagazione
e
dell
la temperratura deel fluidoo per eff fetto del
lla conduucibilità
à termicaa
λ;
5) la differenz
d za di tem a tra fluido e parete Tp − Tf ;
mperatura ( )
6) le forze dii galleggiamento gβ che si otte engono ddal prodo
otto traa
l'ac ione di gravità g ed il coefficiente di dil
ccelerazi latazione
e
dV 1
mica β, il
term i quale è definiito dalla formula β = ;
V dT
7) la lunghezza
l a L.
Di ess
se vengon tate le unità di misura
no riport m ella tabe
ne ella.

Le m grandezze
g e fondame entali invece sono
o quattro
o:
1) il t
tempo [τ ] ;
2) la m
massa [k g ] ;
3) la l
lunghezza a [m ] ;
4) la t
temperatu ura [°K ] .

do n − m = raggrup
Essend ppamenti adimensionali ind ti allora
dipendent a ho:

Tomei Giac
como 81
LA TERMOCI
INETICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

7 − 4 = 3 ragg gruppamen
nti adime
ensionali indipend
denti
e li pos
sso espri imere con i tre nu umeri pur
ri:
ρWL ⎛ ia ⎞
forze di inerzi
1) Re = ⎜ ⎟
μ ⎝ forze di attrit
to ⎠
v
Pr = ⎛ quantittà di mot to ⎞
2) α2 ⎜ ⎟
⎝ quantità
à di calo ore ⎠
ρ2gβL3 Tp − Tf zia ⋅ forz e di gall
⎛ forze di inerz nto ⎞
leggiamen
Gr = ⎜ ⎟
3) μ2 ⎝ fo
orze di attrito
a 2

I tre numeri puri app pena defiiniti cos ono un l
stituisco legame fu
unzionale
e
con il numero
n di
i Nusseltt Nu, e quuindi sarrà:
u = C Rea Pr
Nu P b Grc
La rel
lazione precedent
p te consen
nte perta anto di determinaare il numero
n di
i
Nusselt Nu con i tre nummeri purii Re, Pr e Gr, co onoscendo
o prevent
tivamente
e
i valori
i delle costanti
c a, b e c.

⎛ hD ⎞
3 IL
L NUMERO DI NUSSE
ELT Nu ⎜Nu
u= ⎟
⎜ λfluido ⎟⎠

Il num
mero di Nusselt
N N è espresso dalla relazi
Nu ione:
hD
N =
Nu
λfluiddo
l rappor
dato dal rto tra la
l resisstenza dii convezi
ione e l
la resisttenza di
i
conduzio
one.
Per allcuni esercizi, si deve notare che nellla formul
la di Nusselt sii
trova il
l coeffic
ciente di ione h, e determi
i convezi inando h dalla fo
ormula di
Nussult si può poi
p calcolare lo scambio di
d caloree Q.

⎛ ρWD ⎞
3 I NUMERO
IL O DI REYN
NOLDS Re ⎜ Re =
μ ⎠

Il num
mero di RReynolds Re è espresso dalla relaz zione:
W
WD ρWD
Re = Re =
v μ
dato d
dal rappporto tra ’energia
l’
cinetica
a del flu uido e lee forze frenanti
f
correlat
te alla viscosità
v à del flluido μ.
1 ρ
Si può notare
n ne
ella formmula che = . È utilizzato per descrivere il l
v μ
d moto del
regime di d fluid
do a seconnda del valore
v as vedi tabe
ssunto (v ella).
Qualor
ra il flu uido non sia in moto da cause es sterne, a
allora R e → 1 , e
quindi nella
n rmula Nu = C Rea Pr
for rb Grc ho che a → 0 .

⎛ v ⎞
3 IL NUMER
RO DI PRA
ANDTL Pr ⎜ Pr = 2 ⎟
⎝ α ⎠

Il num
mero di Prandtl
P P è espresso dalla relazi
Pr ione:
v
Pr = 2
α

82 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMOCINETICA

⎛ ρ2gβL3 T p − Tf ⎞⎟
IL NUMERO DI GRASHOF Gr ⎜
3 ⎜ Gr = ⎟
⎜ μ2 ⎟
⎝ ⎠

Il numero di Grashof Gr è espresso dalla relazione:


ρ2gβL3 Tp − Tf
Gr =
μ2
Esso indica quanto il fluido tende a muoversi per effetto delle forze
di galleggiamento gβ.
Qualora le forze di galleggiamento gβ siano insignificanti, allora ho
che G r → 1 , e quindi nella formula Nu = C Rea Prb Grc ho che c → 1 .

3 LA CONVENZIONE NATURALE E LA CONVENZIONE FORZATA

È possibile che il moto del fluido si instauri esclusivamente a causa


dello scambio di calore Q con la parete, senza alcun intervento esterno.
Questo tipo di scambio termico viene chiamato convezione naturale.

In numerose applicazioni impiantistiche invece, il moto del fluido


viene creato con un intervento esterno, quindi il fluido si muove in
maniera forzata, e lo scambio di calore Q che il fluido scambia con la
parete (o con il condotto in cui scorre) viene chiamato convezione
forzata.

Diventa importante quindi determinare la relazione che intercorre tra


forze di galleggiamento fg e forze di attrito fa per capire appunto se si
tratta di uno scambio di calore Q di tipo naturale o forzato.
Con riferimento al numero di Reynolds R e e al numero di Grashof G r
dati dalle formule:
ρWL ⎛ forze di inerzia ⎞
Re = ⎜ ⎟
v ⎝ forze di attrito ⎠
ρ2gβL3 Tp − Tf ⎛ f orze di in erzia ⋅ forze di galleggiamento ⎞
Gr = ⎜ ⎟
μ 2
⎝ forze di attri to2 ⎠
la relazione può essere determinata con la formula:
fg Gr

fa R e2

fg
Infatti, per trovare il rapporto in relazione al numero di Reynolds
fa
Re e al numero di Grashof Gr , probabilmente devo fare:

forze di inerzia ⋅ forze di galleggiamento


forze di attrito2 forze di inerzia ⋅ forze di galleggiamento forze di attrito
forze di inerzia forze di attrito2 forze di inerzia
forze di attrito
forze di galleggiamento f
= g
forze di attrito fa

Infine sarà necessario mettere a confronto il numero di Reynolds Re e


il numero di Grashof Gr secondo le tre leggi:
Gr Re2 ⇒ forzata Gr Re2 ⇒ naturale Gr ≅ Re2 ⇒ mista
Le varie situazioni sono riassunte nella tabella.

Tomei Giacomo 83
LA TERMOCI
INETICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

2 L AMENTO (q = hr (T1 − T2 ) → Q = hrS (T1 − T2 ))


L’IRRAGGIA

Affinc
ché due corpi
c si scambino
o calore per irra aggiament
to, è suf
fficiente
e
che essi
i siano tra
t di loro visibiili.
Nell’i
irraggiam
mento la tempera atura T del corp po riman
ne
costante
e e questo impl lica chee l’energia rice evuta daal
ia uguale
corpo si e all’energia emesssa.
sibile ve
È poss erificare
e la validità de el primo principiio
della termodina
t amica: quando l’energia ricevut ta da u un
corpo è maggio ore dell’energia emessa, allora a la su ua
energia internaa U aum menta, e quindi anche la su ua
tura T au
temperat umenta. In questte condiz zioni il corpo aaumenterà
à la suaa
energia emessa fino
f a ra re un nuo
aggiunger ovo equil
librio al
lla tempe
eratura T
più alta i si crea sempre una
a. Quindi u situa i equilib
azione di brio.

3 L DEFINI
LE IZIONI

Allo scopo did calcolare lo scambio o di calore q (oppure Q) per


r
irraggia e alcune grandezz
amento è necessario prima definire ze fisich
he:
resso in ⎡⎢ 2 ⎤⎥ che rappresenta lo
W
1) il potere
p emmissivo integrale e q espr o
⎣m ⎦
scam
mbio di calore irradiato
i o dall'un nità di superfici ie nell'unità di
temp
po;
2) il potere
p em
missivo specifico
s o ε (o po otere emi
issivo moonocromat
tico) che
e
è de
efinito dalla
d rel
lazione:
dq
ε ( λ,T ) =

e ra
appresent
ta lo sc cambio dii calore irradiat to dal corpo in funzione e
dell
la lunghhezza d’onda λ (cioè il i calor
re emesso o ad unna certaa
lung
ghezza d'
'onda);
3) il potere
p em
missivo angolare
a iα che è definito o dalla rrelazione
e:
dq
iα ( λ,T ) =

84 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMOCINETICA
A

e ra
appresentta lo sc
cambio di
i calore irradiat to dal corpo in funzionee
l’angolo solido ω (cioè il calore emesso lungo un certo angolo
dell o
soli
ido);
4) il potere
p emissivo angolare
e monocro omatico iα,λ che è definito dalla
a
rela
azione:
dq
iα,λ ( λ,T ) =
dωdλ
e ra
appresentta lo sc
cambio di
i calore irradiat to dal corpo in funzionee
l'angolo solido ω e della
dell a lunghezza d'onda a λ.

A part
tire dai vari poteri emi issivi, mediante
m integraz
zione sul
ll'angolo
o
solido dω
d e/o l’integrazione sull'intero spettro dλ, è poossibile ottenere
e
il poter ivo integrale q:
re emissi
+∞ 4π +∞ 4π
q = ∫ ε ( λ,T ) dλ q = ∫ iα ( λ,T ) dω
ω q = ∫ ∫ i ( λ,T ) dλdωω
α,λ
0 0 0 0
Nel ca
aso del potere
p em
missivo angolare
a iα, qualo
ora la so
orgente sia
s piana
a
e non pu e, l'integrazione sull’ang
untiforme golo soliido dω sa
arà limit π
tata a 2π
steradia
anti (lo steradia l unità di
ante è l’ d misura a dell'an
ngolo solido), e

quindi avrò
a che q = ∫ i ( λ,T ) dω .
0
α

olo solido ω
L’ango è definito geomet tricament
te come la porz zione dii
spazio racchiusaa da tre o piùù piani che conv vergono in un
punto, come
c acca
ade ad esempio nel verticee di una piramidee.
L'ango do ω è
olo solid efinito analiticam
de mente dallla formuula:
A
ω = 2
R
dove A è la porrzione dii superfi
icie sferrica di raggio
r R vista
sotto l'angolo
l ω (talee definiizione è però indipende
i ente dal
l raggioo
scelto).
L'unit
tà di missura dell
l'angolo solido è lo stera adiante.
olo solido ω so
L'ango otteso da
d una superfici
s ie generica (qui indi unaa
qualsias
si superf
ficie, seenza una forma been definiita) risppetto ad un punto
o
P (che è la sorrgente) è quindi equivale ente all'angolo solido ω sotteso o
dalla pr
roiezione
e della stessa supperficie su una sfera
s di raggio qualsiasi
q
a in P (praticamente tr
centrata rasformo la supe erficie generica in una a
superfic
cie equiv
valente sulla sfera).
olo solido ω in
L’ango nfine è praticam mente un n'estensione alloo spazioo
tridimen
nsionale della deefinizione di anggolo pianno θ misuurato in radianti
i
s
e dato dalla
d rmula θ = , dov
for ve s è laa lunghezza dell'arco di cerchio o
r
teso dall’angolo θ.
io r sott
di raggi

Un’alt
tra granddezza da consider
rare nell’irraggiiamento è l’intensità di
i
radiazio
one I, la quale è defini ita dal rapporto tra il potere emissivo o
e iα lungo
angolare o un cert o solido α è l’an
to angolo ngolo stesso:

Iα =
cos α

Consid
derando il flussso di ca alore qincc che in ncide su un corp po, esso
o
n parte riflesso
verrà in r , in part te assorb bito e in parte transite
erà oltre
e
il corpo
o stesso, quindi si ha:
q inc = q a + q r + q t
e divide
endo entr
rambi i membri
m per qinc, si i ha:

Tomei Giac
como 85
5
LA TERMOCI
INETICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

q inc qa qr qt q innc qa qr qt
i
= + + = + +
q inc
i q inc q inc q inc q innc q inc q inc q inc
qa qr qt
1 = + +
q inc q inc q in c
Si possono pertanto
o definire i coeffici
ienti d
di
assorbim
mento a , il coeffficiente
e di rifflessionee r e i
il
coeffici
iente di trasmissione t con le for
rmule:
qa qr qt
= a = r = t
q inc q inc qinc
e quindi do a sost
i, andand tituire, ho:
h
1 = a + r + t
e poiché
é normalm
mente vie
ene trasc
curato il
l coeffic
ciente di trasmissione t ,
si ha so
olo:
1 = a + r

Dalla formula 1 = a + è possibile ca


r alcolare la parte di calore che è
stata riflessa
r qr and
dando a sostit tuire allla stes ssa formmula il
qr
iente di riflessione
coeffici = r , e quindi
q ho
o:
q inc
qr qr
1 = a + = 1 − a q r = (1 − a) q inc
q inc q inc

Ora diventa
d utile definire e un corpo id deale, aavente cioè il
iente di assorbim
coeffici mento a unitario
u . Poiché un tale corpo è in grado o
di assorrbire qu
ualunque onda ele ettromagn
netica, esso app parirà dii colore
e
nero. Pe
er tale ragione il corpo o viene detto
d cor
rpo nero. Nella figura è
riportat
to un mod
dello di corpo nero, realiizzato ut do una ca
tilizzand avità con
n
una picc
cola aper
rtura. In
n tale caaso il raaggio enttrante de
eve effet
ttuare un
n
numero elevato di rifl lessioni prima di d trovar
re l'usccita, e ad ogni
ione perd
riflessi de energiia, fino ad assorbirsi completamente. La piccola a
apertura
a, pertan
nto, appare come un
u corpo nero.

Si può
ò definir o l'emissività e definita
re adesso d dalla fo
ormula:
q
e =
q0
data daal rapporrto tra il potere emis ssivo inntegrale q di un u corpoo
qualunqu
ue e il potere
p em
missivo integrale
i e q0 del corpo neero; prat
ticamentee
ività e mi
l’emissi m dice quanto calore emet tte un co
orpo.
Si notta che l'emissiviità e costituiscee un coefficientee compreso tra 0
e 1: inf
fatti il potere emissivo
e integrale q0 del corpo ne
ero sarà maggioree
del poteere emissivo integrale q di un corpo qu ualunque se è vero (come e
detto al
ll’inizioo) che l’’energia assorbitta è uguaale all’energia emessa e
se è vero
v che il cor rpo nero o assorbe tutta l’energ gia rice
evuta (a a
differen
nza di un
n corpo qualunque) e che quindi
q pu
uò emette
ere più energia.
e

3 LE LEGGI DEL CORPO


C NER
RO

4 LA LE
EGGE DI STEFAN-BO
S LTZMANN (q 0 = σ 0T 4 → q = eσ 0T 4 )

Il cor
rpo nero è in gr rado di emettere un poteere emiss
sivo inteegrale q0
proporzi lla quart
ionale al ta potenza della temperaatura T ttramite anche laa
costante
e di Stef zmann σ0. Questa relazione
fan-Boltz r e viene i
identific
cata comee
legge di
i Stefan-
-Boltzmann che ana
aliticame
ente è da
ata dalla
a formula
a:

86 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMOCINETICA
A

q 0 = σ 0T 4
che esp
prime il flusso di cal
lore q emesso dal corp
po nero e dove
e
−8 ⎡ W ⎤.
σ 0 = 5.6 7 ⋅ 10 ⎢⎣ m 2K 4 ⎥⎦

q
Utiliz
zzando poi l’emi
issività e data dalla formula e = , si puòò
q0
determin
nare il flusso di calo
ore q provenien
p te quind
di da unu corpo
o
qualunqu
ue, per cui
c si avrà che q = eq 0 e se q 0 = σ 0T 4 , a
allora ho
o:
q = e σ 0T 4

⎛ ⎞
⎜ ⎟
⎜ C1λ−5 ⎟
4 LA LEGGE
E DI PLAN
NCK ⎜ε0 = C2 ⎟
⎜⎜ ⎟⎟
⎝ e λT − 1 ⎠

Planck
k invece ha determinato la relaz zione, ch hiamata l
legge di Planck,
in grado
o di rica
avare il potere emissivo
e specificco ε0 del corpo nero
n dato
o
dalla fo
ormula:
2πhC λ−5
ε0 = hC0 0
e kλT − 1
dove:
1) h è la costaante di Planck
P ata da h = 6.626 ⋅ 10−34 ;
da
2) k è la costa n k = 1.3
ante di Boltzmann
B 381 ⋅ 10−23 ;
o c0 = 2. 998 ⋅ 108 ⎡⎢ ⎤⎥ .
m
3) C0 è la velo
ocità della luce nel
n vuoto
⎣s ⎦
hC0
Se se
emplifico la formu l due co
ula con le 2πhC 0 = C 1 e
ostanti 2 = C2 ho:
k
C1λ−5
ε0 = C2
e λT − 1

⎛d ⎞
1 2 −ff
' '
⎜ dε0 = ff →λmax ⎟
4 m T = cost⎟
12
L LEGGE DI WIEN O DEL REG
LA GRESSO ⎜ dλ 2
⎝ d f 2 ⎠

Per po
oter calc
colare ill valore massimo del pote ere emiss cifico ε0
sivo spec
del corppo nero (vedi grrafico) occorre
o prima
p con
noscere
il valo ore dellla lungh hezza d'onda λmax m . Si tratta
pertantoo di trovvare il punto dii massimoo nella formula
C λ−5
del poteere emissivo speecifico ε0 = C21 in fu
unzione
e λT
− 1
appunto della luunghezza d'onda λ.
Il pun
nto di massimo
m si trova facendo la deriv vata di
ε0 rispetto a λ e ponendoola ugual
le a 0).

C1λ−5 f1
Posso conside
erare ε0 = C2
= e quindi, per determinare il
l
f2
e λT
− 1
f1
massimo, devo fare la
a deriva
ata del rapport
to c
con f1 = C 1 λ − 5 e
f2
C2
f2 = e λT
− 1, e quindi
q posso scriv
vere:

Tomei Giac
como 87
LA TERMOCINETICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

d ε0 f 'f − f f '
= 1 2 2 1 2
dλ f2
Ci rimane quindi da calcolare la derivata f1' e la derivata f2'. Per
determinare la derivata f1' posso usare la formula generale delle derivate
f ( λ) = λn → f' ( λ) = nλn−1 e quindi ho:
f1' = − 5C 1 λ − 6
Mentre per determinare la derivata f2' posso usare la formula generale
delle derivate f ( λ) = e → f' ( λ) = ef ( λ)f' ( λ) e quindi ho:
f ( λ)

C2
0 ( λT ) − C2T C2
⎛ C 2T ⎞
C2
⎛ C T ⎞ C2
C2
f2' = e λT −0 '
f = e λT
⎜− 2 2 ⎟ f2' = e λT ⎜ − 22 2 ⎟ f2' = −e λT
( λT )2 2
⎝ λT ⎠ ⎝ λT ⎠ λT
2

Adesso vado a sostituire i valori trovati:


⎛ C2 ⎞ ⎛ C2 C2 ⎞ ⎛ C2 ⎞ ⎛ λTC2
c2 ⎞
−5C1λ−6 ⎜e λT − 1⎟ − C1λ−5 ⎜ −e λT 2 ⎟
−5C1λ−6 ⎜e λT − 1⎟ + C1λ−5 ⎜ e 2 ⎟
dε0 ⎝ ⎠ ⎝ λT ⎠ dε0 ⎝ ⎠ ⎝ λT ⎠
= 2
= 2
dλ ⎛ λCT2 ⎞ dλ ⎛ λTC2

⎜ e − 1⎟ ⎜ e − 1 ⎟
⎝ ⎠ ⎝ ⎠
⎛ C2
⎞ ⎛ C2 C2 ⎞ ⎛ C2 ⎞
−5C1λ−6 ⎜e λT − 1⎟ + C1λ−5 ⎜e λT 2 ⎟ −5C1λ−5λ−1 ⎜eλT − 1⎟
⎛ C2 C ⎞
λT C1λ−5 ⎜e λT 22 ⎟
dε0
= ⎝ ⎠ ⎝ ⎠ dε0 ⎝ ⎠ ⎝ λT ⎠
= + C
dλ ⎛ λTC2
⎞ ⎛ λT
C2
⎞ dλ ⎛ C2 ⎞ ⎛ C2

⎜ e − 1⎟ ⎜ e − 1⎟
C2 2

e λT − 1 ⎜e λT − 1⎟ e λT − 1 ⎜e λT − 1⎟
⎝ ⎠⎝ ⎠ ⎝ ⎠ ⎝ ⎠

−5 ⎛ λT C2 ⎞
C2
C λ ⎜ e 2 ⎟
C2
−5C1λ−5λ−1
1 C2
dε0 ⎝ λT ⎠ ε 0e λT
= + C d ε0
= −ε 0 5 λ − 1 + λ2T
⎛ ⎞
C2 C2
dλ 2
dλ C2
e λT − 1 e λT − 1 ⎜e λT − 1⎟ e λT − 1
⎝ ⎠
C2
C2
dε0 ε0e C 2 λT dε0 ε5 ε0 e λTC2
= −ε05λ−1 + = − 0 +
dλ ⎛ λT
C2
⎞ dλ λ ⎛ λTC2
⎞ 2
⎜e − 1 ⎟ λ2T ⎜ e − 1⎟ λT
⎝ ⎠ ⎝ ⎠

dε0
Ora pongo la derivata uguale a 0, cioè = 0 , poi porto e lascio

C2
solo il termine e λT C 2 al primo membro, ottenendo:
C2 C2 ⎛ λTC2

ε0 e C2 λT
ε0 e C2λT ⎜ e − 1 ⎟ λ2T
ε05 ε05 C2
ε5
− + = 0 = e λT C2 = 0 ⎝ ⎠
λ ⎛ λT
C2
⎞ 2 ⎛ C2
⎞ 2 λ λ ε0
⎜ e − 1⎟ λT ⎜e − 1⎟ λT
λT

⎝ ⎠ ⎝ ⎠
⎛ λTC2

⎜ e − 1 ⎟ λ2T
C2
ε0 5 ⎝ ⎠
C2
⎛ C2 ⎞
e λT C 2 = e λT C2 = 5 ⎜ e λT − 1 ⎟ λT
λ ε0 ⎝ ⎠
e infine si ottiene che:
λ maxT = cost λmaxT = 2.896 ⋅ 10−3 [ mK ]

4 LA LEGGE DI KIRCHHOFF (a = e = 1 → a = e ≤ 1 → q = aσ0T 4 )

88 Tomei Giacomo
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMOCINETICA

Ricordiamo che il corpo nero ha a = 1 , ossia tutta l’energia ricevuta


è assorbita dal corpo nero.
Applicando adesso il primo principio della termodinamica, il quale ci
⎛ qa ⎞
dice che l'energia ricevuta dal corpo nero ⎜ a = ⎟ deve essere uguale
⎝ q inc ⎠
⎛ q⎞
all'energia emessa ⎜e = ⎟ , posso allora scrivere che:
⎝ q0 ⎠
a = e = 1
Questa espressione è valida solo per il corpo nero e pertanto si dice
che il corpo nero è un emettitore diffuso.

La stessa equazione può essere estesa ad un corpo grigio, cioè ad un


corpo avente a < 1 , per cui si ha:
a = e ≤ 1
Questa espressione rappresenta la legge di Kirchhoff ed è valida per
qualunque corpo.

Ricordando la legge di Stefan-Boltzmann q = e σ 0T 4 e che a = e , allora


posso scrivere che:
q = a σ 0T 4
Questa espressione è valida per i corpi grigi e quindi consente di
risolvere gli esercizi sullo scambio di calore q per irraggiamento
proprio tra i corpi grigi.

4 LA LEGGE DI LAMBERT (iα = in cos α → q 0 = I0π )

Il corpo nero normalmente tende a privilegiare l'emissione nella


direzione normale alla superficie, mentre
allontanandosi dalla direzione normale
l'emissione risulta essere decrescente, fino
ad arrivare alla direzione tangente dove
l'emissione è nulla (vedi il corpo nero reale
nel grafico). Si giunge così alla
formulazione della legge di Lambert:
iα = in cos α
dove iα è il potere emissivo angolare relativo alla direzione α alla
superficie (vedi grafico).

d q0
Dal potere emissivo angolare iα dato dalla formula iα = è

possibile calcolare il potere emissivo integrale q0 del corpo nero.
Quindi:

d q 0 = iα dω q0 = ∫ i dω
0
α

dS
Se poi l’angolo solido vale dω = , allora posso andare a sostituire:
r2

dS i 2π i
q0 = ∫i q0 = n2 ∫ cos αdS i
n cos α q0 = n2 πr2 q 0 = n2 π r 2 q 0 = inπ
0 r2 r 0 r r
che per un corpo nero, usando quindi il termine I0, si scrive:
q 0 = I0π

3 LO SCAMBIO DI CALORE TRA SUPERFICI TOTALMENTE AFFACCIATE

Tomei Giacomo 89
LA TERMOCI
INETICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

Il cas
so più in
nteressan
nte per la
l determ
minazione
e dello s
scambio di
d caloree
Q per irraggia amento consiste nello studio
s d
di super
rfici tootalmente
e
affaccia
ate.

⎛ Q Q ⎞
4 ⎜F = 1,2 →F = 2,1 ⎟
IL FATTORE DI FORMA
A F ⎜ 1,2 Q 2,1 Q ⎟
⎝ 1 2 ⎠

Si considerinoo due suuperfici 1 e 2. Allo scopo di quantifi icare loo


scambio di calorre Q che
e giunge dalla superficie 1 alla icie 2 e
a superfi
vicevers efinisce il fattor
sa, si de re di for
rma F (o fattore di vista
a) con le
e
formule:
Q 1,2 Q 2,1
F1,2 = F2,11 =
Q1 Q2
dove:
1) Q1 è il calorre che em
mette la superficie 1;
2) Q2 è il calorre che em
mette la superficie 2;
3) Q 1,2 è il cal
lore che arriva alla
a erficie 2;
supe
4) Q 2,1 è il cal
lore arri
iva alla superfic
cie 1.
Il faattore dii forma F rappr resenta un
u valor
re compreeso tra 0 e 1,
infatti il calorre che em
mette una
a superfi
icie sarà
à maggior
re del ca
alore che
e
arriva ad
a una al
ltra superficie.

Se un corpo (come ad d esempioo il cor


rpo 2 neel caso delle superfici
s i
cilindri
iche coas
ssiali moostrate in
i figura essere to
a) si trova ad e otalmente
e
affaccia
ato ad un
u altro corpo (cioè
( il corpo 1, oppure ad eseempio unn
forno), allora si avrà che:
F2,1 = 1
uol dire che tutt
Ciò vu to il callore emes
sso dal corpo
c 2 a l corpo 1
arriva al
(e non va
v del caalore sullo stesso
o corpo 2).
2
Non si ha inv vece la stessa cosa
c per il corp
po 1, peerché infatti ill
calore emesso
e al corpo 1 arriva
da a sia al corpo 2 che alloo stesso corpo 1,
allora si
s avrà che:
c
F1,2 < 1
Se per
rò sommo il calore che arriva
a l corpo 2 e il calore ch
al he arriva
a
allo ste po 1, allora posso
esso corp o scriver
re che:
F1,2 + F1,1 = 1

90 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMOCINETICA

⎛ ⎞
⎜ ⎟
⎜ F S T 4 − S2T24 ⎟
4 LA LEGGE DI PREVOST ' '
⎜ Qs = Q1 − a1Q2 → Qs = Q2 − a2Q1 → Qs = σ0 1,2 1 1
⎛1 ⎞ 1

⎜ F1,2 ⎜ − 1 ⎟ + ⎟
⎜ ⎝ a1 ⎠ a2 ⎟
⎝ ⎠

Si considerino le due superfici coassiali grigie indicate nella


figura. Vogliamo determinare lo scambio di calore Qs tra le due superfici
grigie espresso dalle due formule:
Qs = Q1 − a1Q'2 Qs = Q2 − a2Q'1
dove:
1) Q1 è il calore che emette la superficie 1;
2) Q2 è il calore che emette la superficie 2;
3) Q'1 è il calore che arriva alla superficie 2;
4) Q'2 è il calore che arriva alla superficie 1.
Le due formule precedenti rappresentano la legge di Prevost.

Calcoliamo prima Q1 e Q2, le quali sono delle grandezze estensive e


Q
quindi per calcolarle devo considerare la formula q = da cui posso
S
ricavarmi Q = Sq . Quindi posso scrivere:
Q1 = S1q 1 Q2 = S2q 2
e sapendo che q 1 = a1σ 0T14 e q 2 = a2σ 0T 24 , allora ho:
Q 1 = S 1a1σ 0T14 Q 1 = a1S 1σ 0T14 Q 2 = S 2a2σ 0T 24 Q 2 = a2S 2σ 0T 24

Ci rimane quindi da calcolare Q'1 e Q'2 e per farlo possiamo fare il


seguente ragionamento:
1) se devo calcolare Q'1, e cioè il calore che arriva al corpo 2, devo
considerare i fattori di forma che arrivano al corpo 2, e cioè il
fattore di forma F1,2 e il fattore di forma F2,2;
2) se devo invece calcolare Q'2, e cioè il calore che arriva al corpo 1,
devo considerare i fattori di forma che arrivano al corpo 1, e cioè
il fattore di forma F2,1 e il fattore di forma F1,1.
Praticamente posso usare la seguente formula relativa ai fattori di
forma F:
Fi,j → Fi,j ⎡⎣Qi + (1 − ai ) Q'j ⎤⎦
Quindi per calcolare Q'1 posso scrivere:
Q'1 = F1,2 ⎡⎣Q1 + (1 − a1 ) Q'2 ⎤⎦ + F2,2 ⎡⎣Q2 + (1 − a2 ) Q'1 ⎤⎦
Si nota nella formula che si considerano anche le parti di calore
riflesse, e cioè la parte (1 − a1 ) Q '2 e la parte (1 − a 2 ) Q '1 .
Dato che il fattore di forma F2,2 nel nostro caso non c’è, allora
F2,2 = 0 , e quindi ho:

Q'1 = F1,2 ⎡⎣Q1 + (1 − a1 ) Q'2⎤⎦ + 0 ⎡⎣Q2 + (1 − a2) Q'1 ⎤⎦ Q'1 = F1,2 ⎡⎣Q1 + (1 − a1 ) Q'2 ⎤⎦
Per calcolare invece Q'2 posso scrivere:
Q'2 = F2,1 ⎡⎣Q2 + (1 − a2 ) Q'1 ⎤⎦ + F1,1 ⎡⎣Q1 + (1 − a1 ) Q'2 ⎤⎦
Dato che F2,1 = 1 , perché infatti tutto il calore emesso dal corpo 2
arriva al corpo 1 (e non va del calore sullo stesso corpo 2), ho:
Q'2 = 1 ⎡⎣Q2 + (1 − a1 ) Q'1 ⎤⎦ + F1,1 ⎡⎣Q1 + (1 − a1 ) Q'2 ⎤⎦
Q'2 = Q2 + (1 − a1 ) Q'1 + F1,1 ⎡⎣Q1 + (1 − a1 ) Q'2 ⎤⎦

Tomei Giacomo 91
LA TERMOCINETICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

Sostituendo Q1 = F1,2 ⎡⎣Q1 + (1 − a1 ) Q2 ⎤⎦ si ottiene:


' '

Q'2 = Q2 + (1 − a2 ) F1,2 ⎡⎣Q1 + (1 − a1 ) Q'2 ⎤⎦ + F1,1 ⎡⎣Q1 + (1 − a1 ) Q'2 ⎤⎦


e svolgendo i prodotti:
Q'2 = Q2 + F1,2Q1 (1 − a2 ) + F1,2Q'2 (1 − a1 ) (1 − a2 ) + F1,1Q1 + F1,1Q'2 (1 − a1 )
Individuo poi i termini contenenti Q'2 e li porto al primo membro:
Q'2 = Q2 + F1,2Q1 (1 − a2 ) + F1,2Q'2 (1 − a1 ) (1 − a2 ) + F1,1Q1 + F1,1Q'2 (1 − a1 )
Q'2 − F1,2Q'2 (1 − a1 ) (1 − a2 ) − F1,1Q'2 (1 − a1 ) = Q2 + F1,2Q1 (1 − a2 ) + F1,1Q1
Poi raccolgo Q'2 al primo membro:
Q'2 ⎡⎣1 − F1,2 (1 − a1 ) (1 − a2 ) − F1,1 (1 − a1 ) ⎤⎦ = Q2 + F1,2Q1 (1 − a2 ) + F1,1Q1
e infine ricavo Q'2:
Q2 + F1,2Q1 (1 − a2 ) + F1,1Q1
Q'2 =
1 − F1,2 (1 − a1 ) (1 − a2 ) − F1,1 (1 − a1 )

Pertanto, il valore di Q'2 ora determinato può essere sostituito nella


formula iniziale Qs = Q1 − a1Q2 , quindi si ha:
'

Q2 + F1,2Q1 (1 − a2 ) + F1,1Q1
Qs = Q1 − a1
1 − F1,2 (1 − a1 ) (1 − a2 ) − F1,1 (1 − a1 )

a1 ⎡⎣Q2 + F1,2Q1 (1 − a2 ) + F1,1Q1 ⎤⎦


Qs = Q1 −
1 − F1,2 (1 − a1 ) (1 − a2 ) − F1,1 (1 − a1 )
Metto a denominatore comune:
Q1 ⎡⎣1 − F1,2 (1 − a1 ) (1 − a2 ) − F1,1 (1 − a1 ) ⎤⎦ − a1 ⎡⎣Q2 + F1,2Q1 (1 − a2 ) + F1,1Q1 ⎤⎦
Qs =
1 − F1,2 (1 − a1 ) (1 − a2 ) − F1,1 (1 − a1 )
e svolgendo i prodotti al numeratore ottengo:
Q − F1,2Q1 (1 − a1 ) (1 − a2 ) − F1,1Q1 (1 − a1 ) − a1Q2 − a1F1,2Q1 (1 − a2 ) − a1F1,1Q1
Qs = 1
1 − F1,2 (1 − a1 ) (1 − a2 ) − F1,1 (1 − a1 )
Posso poi svolgere il prodotto del termine selezionato:
Q − F1,2Q1 (1 − a1 ) (1 − a2 ) − F1,1Q1 (1 − a1 ) − a1Q2 − a1F1,2Q1 (1 − a2 ) − a1F1,1Q1
Qs = 1
1 − F1,2 (1 − a1 ) (1 − a2 ) − F1,1 (1 − a1 )
Q1 − F1,2Q1 (1 − a2 − a1 + a1a2 ) − F1,1Q1 (1 − a1 ) − a1Q2 − a1F1,2Q1 (1 − a2 ) − a1F1,1Q1
Qs =
1 − F1,2 (1 − a2 − a1 + a1a2 ) − F1,1 (1 − a1 )
Eseguo la moltiplicazione al numeratore e al denominatore:
Q 1 − F1,2Q 1 + a2F1,2Q 1 + a1F1,2Q 1 − a1a2F1,2Q1 − F1,1Q 1 + a1F1,1Q 1 − a1Q 2 − a1F1,2Q 1 + a1a2F1,2Q1 − a1F1,1Q1
Qs =
1 − F1,2 + a2F1,2 + a1F1,2 − a1a2F1,2 − F1,1 + a1F1,1
e semplificando sei termini si ha:
Q1 − F1,2Q1 + a2F1,2Q1 + a1F1,2Q1 − a1a2F1,2Q1 − F1,1Q1 + a1F1,1Q1 − a1Q2 − a1F1,2Q1 + a1a2F1,2Q1 − a1F1,1Q1
Qs =
1 − F1,2 + a2F1,2 + a1F1,2 − a1a2F1,2 − F1,1 + a1F1,1

Q1 − F1,2Q1 + a2F1,2Q1 − F1,1Q1 − a1Q2


Qs =
1 − F1,2 + a2F1,2 + a1F1,2 − a1a2F1,2 − F1,1 + a1F1,1
Possiamo associare i termini con lo stesso colore:
Q1 − F1,2Q1 + a2F1,2Q1 − F1,1Q1 − a1Q2
Qs =
1 − F1,2 + a2F1,2 + a1F1,2 − a1a2F1,2 − F1,1 + a1F1,1
i quali possono dare i seguenti risultati:

92 Tomei Giacomo
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMOCINETICA

1) Q1 − F1,2Q1 − F1,1Q1 = Q1 − Q1 (F1,2 + F1,1 ) e ricordando che F1,2 + F1,1 = 1


allora ho Q1 − Q11 = Q1 − Q1 = 0 ;
2) aF 1 1,1 = a1 (F1,2 + F1,1 ) = a11 = a1 ;
1 1,2 + aF
3) −F1,2 − F1,1 = − 1 .
Quindi, in conclusione si ha:
0 + a2F1,2Q1 − a1Q2 a2F1,2Q1 − a1Q2
Qs = Qs =
1 − 1 + a2F1,2 + a1 − a1a2F1,2 a2F1,2 + a1 − a1a2F1,2
a2F1,2Q1 − a1Q2
Qs =
a2F1,2 + a1 − a1a2F1,2

Ricordando che Q 1 = a1S 1σ 0T14 e Q 2 = a2S 2σ 0T24 , allora posso andare a


sostituire avendo:
a F a S σ T 4 − a1a2S2σ 0T24
Qs = 2 1,2 1 1 0 1
a2F1,2 + a1 − a1a2F1,2
Dividendo entrambi i membri per il prodotto tra i due coefficienti di
assorbimento a1a2 si ha:
a2 F1,2 a1 S1σ0T14 a1 a2 S2σ0T24

a2F1,2a1S1σ 0T14 − a1a2S2σ 0T24 a1a2 a1 a2 a1 a2
Qs = : Qs =
a2F1,2 + a1 − a1a2F1,2 a1a2 a2 F1,2 a1 a1 a2 F1,2
+ −
a1 a2 a1 a2 a1 a2

F1,2S1σ0T14 − S2σ0T24
Qs =
F1,2 1
+ − F1,2
a1 a2
Infine raccogliendo σ0 al numeratore e F 1,2 al denominatore ho:

σ 0 (F1,2S1T14 − S2T24 ) F1,2S1T14 − S2T24


Qs = Qs = σ0
⎛1 ⎞ 1 ⎛1 ⎞ 1
F1,2 ⎜ − 1⎟ + F1,2 ⎜ − 1⎟ +
⎝ a1 ⎠ a2 ⎝ a1 ⎠ a2
Questa equazione rappresenta l'espressione dello scambio di calore Qs
per irraggiamento tra due superfici cilindriche grigie coassiali di
lunghezza infinita.

4 LO SCAMBIO DI CALORE TRA SUPERFICI PIANE TOTALMENTE AFFACCIATE

Dall’espressione precedente è possibile ricavare il caso particolare


in cui il raggio di tali superfici tende all'infinito, cioè r → ∞ . Con
questa ipotesi, le superfici cilindriche diventano superfici piane.
In questo caso particolare si ha che il fattore di forma F1,1 → 0
(probabilmente ho che F1,1 → 0 perché, dato che F1,1 relaziona il calore
che la superficie 1 manda a se stessa, e dato che r → ∞ e che quindi la
superficie 1 è enorme, il calore mandato dalla superficie 1 non
raggiungerà mai la stessa superficie 1 essendo a distanza infinita,
appunto F1,1 = 0 ). Ricordando che F1,2 + F1,1 = 1 si ha quindi che F1,2 + 0 = 1
e quindi:
F1,2 = 1
Inoltre, se le due superficie sono entrambi infinite e quindi sono
uguali, allora posso scrivere:

Tomei Giacomo 93
LA TERMOCI
INETICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

S1 = S2 = S

F1,2S1T14 − S2T24
Quindi lo io di calore Qs = σ 0
l scambi diven
nterà:
⎛1 ⎞ 1
F1,2 ⎜ − 1⎟ +
⎝ a1 ⎠ a2

1ST14 − ST24 T14 − T24


Qs = σ 0 Qs = σ 0S
⎛1 ⎞ 1 ⎛1 ⎞ 1
1⎜ − 1⎟ + ⎜ − 1⎟ +
⎝ a1 ⎠ a2 ⎝ a1 ⎠ a2
Questa
a formula rappreesenta quuindi loo scambioo di calore Qs tra due e
superfic
ci piane grigie (grigie pe
erché app
punto sonno presen nti nella
a formula
a
i due coefficiennti di assorbime
a nto a1 e a2; se fossero stati due corpi i
neri, i due coefficientii di assorbimento a1 e a2 avrebbero avuto valore e
unitario
o).

Una se
emplifica azione de ella formmula può essere fattaf imm
maginando che una a
delle du
ue superfici gri igie, ad esempio la supe erficie 2, sia un u corpo
o
nero. Ci
iò porta a concludere che si ha:
a2 = 1
e la for
rmula pre ecedente dello sca ambio di calore Qs diventa quindi:
T1 − T2
4 4
T14 − T24 T14 − T24
Qs = σ 0S Q s = σ 0S Q s = σ 0S
⎛1 ⎞ 1 1
− 1 + 1
1
⎜ − 1⎟ +
a a
⎝ a1 ⎠ 1 1 1

Qs = σ0S T14 − T24 a1 Qs = a1σ0S T14 − T24


La foormula rappresen
r nta quindi lo scambio di calo ore Qs tra una a
superfic
cie piana
a grigia e un corp
po nero.
Un’ult
teriore semplif
ficazione della formul
la può essere
e fatta
a
ando che entrambe
immagina e le supperfici piane
p siano dei corpi ne eri. Ciò
ò
porta a conclude
ere che si ha:
a1 = 1
rmula pre
e la for ambio di calore Qs diventa quindi:
ecedente dello sca
Qs = 1σ0S T14 − T24 Qs = σ0S T14 − T24
La for
rmula rap a quindi lo scambio di calore Qs t
ppresenta tra due superfici
s i
piane ne
ere.

3 LO SCAM
MBIO DI CALORE
C TR
RA SUPERF
FICI PARZ
ZIALMENTE
E AFFACCIA
ATE

Nella realtà si
s verifiica molto mente di avere su
o comunem uperfici che sono
o
parzialm
mente aff
facciate.
Per de
eterminar
re lo scaambio di calore Qs sarà necessario determinare i
Q 1,2 Q 2,1
due fatt
tori di forma
f tra le due superfici è F1,2 =
i, e cioè e F2,1 = .
Q1 Q2

94 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMOCINETICA

Determiniamo quindi Q 1,2 . Si considerino due superfici S1 e S2 di due


corpi neri, e anche due elementi infinitesimi di superficie dS1 e dS2. Lo
scambio di calore dQ1,2 che va dalla superficie S1 alla superficie S2 è
dato in questo caso dalla formula:
(
dQ1,2 = in1dω1,2 (dS1 cos φ1 ) )
dove:
1) in dω 1,2 è il flusso specifico di energia in che attraversa l'angolo
1 1

solido d ω 1,2 ;
2) dS1 cos φ1 è la proiezione di dS1 normale alla congiungente r.
Per calcolare l’angolo solido d ω 1,2 bisogna usare la formula generale
dS
dω = 2 , e quindi ho:
r
dS2 cos φ2
dω1,2 =
r2
dove dS2 cos φ 2 è la proiezione di dS2 normale alla congiungente r.
Andando quindi a sostituire d ω 1,2 alla formula di dQ1,2 ottengo:
dS2 cos φ2 cos φ1 cos φ2
dQ1,2 = in1 2
dS1 cos φ1 dQ1,2 = in1 dS1dS2
r r2
ed integrando entrambi i membri sulle due superfici S1 e S2 si ha:
cos φ 1 cos φ 2
Q 1,2 = in1 ∫ ∫ dS 1dS 2
S1 S 2 r2
Q 1,2
Quindi per determinare il fattore di forma F1,2 = ci rimane solo da
Q1
calcolare Q 1 , il quale è una grandezza estensiva e quindi per calcolarlo

devo considerare la formula q =


Q
da cui posso ricavarmi Q = Sq .
S
Quindi posso scrivere:
Q1 = S1q 1
e se faccio riferimento alla legge di Lambert per ricavare q 1 , allora ho
che q 1 = in π , e posso così scrivere:
1

Q 1 = S 1i n1 π Q 1 = S 1i n1 π

Q 1,2
Ora posso andare a sostituire Q 1,2 e Q 1 nella formula F1,2 = avendo:
Q1
cos φ1 cos φ2 cos φ1 cos φ2
in1 ∫ ∫ dS1dS2 in1 ∫∫ dS1dS2
r2 r2
F1,2 = F1,2 =
S1 S2 S1 S2

S1in1 π S1 in1 π
cos φ 1 cos φ 2
∫ ∫ r2
dS 1dS 2
F1,2 =
S1 S 2

S1π

Q 2,1
Determinando adesso l’altro fattore di forma F2,1 = e facendo lo
Q2
stesso ragionamento fatto precedentemente, si ottiene la stessa
relazione, ma con gli indici cambiati:
cos φ 2 cos φ 1 cos φ 2 cos φ 1
∫ ∫ r2
dS 2dS 1 ∫ ∫ r2
dS 2dS 1
F 2,1 = F 2,1 =
S 2 S1 S 2 S1

S 2π S 2π

Tomei Giacomo 95
LA TERMOCI
INETICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

Si not
ta che gli integ grali dop
ppi delle
e due for
rmule dei
i due fattori di
forma F1,2
1 e F2,1 sono ug
guali. Pe
ertanto è possibi
ile ricavvare da entrambe
e
gli inte
egrali chhe sono al
a seconddo membro
o e uguag
gliare le
e due esp
pressioni
ricavate
e.

Quindi
i si rica i integrali doppi dalle du
avano gli ue formul
le ottene
endo:
cos φ 1 cos φ 2 cos φ 2 co s φ 1
S 1 πF1,2 = ∫ ∫
S1 S 2 r2
dS 1dS 2 π 2,1 =
S 2πF ∫ ∫
S 2 S1 r2
dS 2dS 1

e pertan
nto, se gli
g pi sono uguali
integrali dopp u , si
s ha:
π 1,2 = S 2πF
S1πF π 2,1
Questa
a espress me legge della re
sione è nota com eciprocit
tà e consente di
i
determin
nare i fa i forma F tra i corpi se
attori di emplicemente dal rapporto
o
delle su
uperfici.

Con riferimentto alle superfic


ci cilinddriche co oassiali contenute l’unaa
all'inte
erno dell
l'altra, il fatto orma F1,2 è dato s
ore di fo semplicem
mente dal
rapporto ato che F2,1 = 1 , infatti:
o tra le due superfici, da
S 2π S2 π S2
S1π F1,2 = S2πF
F2,1 S1π F1,2 = S2π1 F1,2 = F 1,2 = F1,2 =
S1 π S1 π S1
aso che le superfici diventino superfici piane, poiché quindi
Nel ca q si
e S1 = S2 = S , allo
avrà che ora ho:
S
F1,2 = F1,22 = 1
S

2 IL COEFF
FICIENTE GLOBALE DI SCAMB
BIO TERMICO K

Nei ca
apitoli precedent
p ti sono state
s stu
udiate le
e tre mod
dalità di
i scambio
o
termico per cond duzione, convezio
one e irraggiamen nto. Nella realt
tà fisica
a
le tre modalità
m si svolgono conteemporanea
amente.
Per tr
rovare unna relazione gloobale perr calcola
are lo scambio di caloree
qtot rela le superf
ativo all fici pian
ne, partiicolarmen
nte rilev
vanti sop
prattutto
o
in ediliizia, si dovrà calcolare:
q tot = q coonvezione + q irraggiam ent o

I COEFFICIE
C ENTI DI I
IRRAGGIAM MENTO hr E DI ADDU UZIONE α
3
(q = α (T1 − T2 ) → Q = α S (T1 − T2 ) )

Si con
nsideri una
u paret
te piana grigia a contatt n fluido. Essi si
to con un i
trovano rispetti
ivamente alle te re Tp e Tf
emperatur
tra loro differrenti e quindi si ha scambio di
calore qtot.

Per caalcolare lo scammbio di calore


c Q che si ha
nella coonvezione
e posso usare la formula:
Q = hS ΔT
da cui posso ri icavarmi lo scambbio di calore
c q, e
quindi:
q = h ΔT
dove ΔT = Tp − Tf e quindi:
q = h Tp − Tf q = h Tp − Tf

96 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMOCINETICA

Per calcolare lo scambio di calore Q che si ha nell’irraggiamento


posso usare la formula:
Q = a S σ 0Δ T 4
da cui posso ricavarmi lo scambio di calore q, e quindi:
q = aσ 0 Δ T 4

dove ΔT = Tp − Tf e quindi:
4 4 4

q = aσ0 Tp4 − Tf4 q = aσ0 Tp4 − Tf4


Nello scambio di calore q per irraggiamento si preferisce considerare
( )
anche la funzione f ap,ai,Fp,i che esprime la dipendenza del fattore di
forma tra la parete piana ed eventuali corpi che possono essere presenti.
Quindi per l’irraggiamento si può scrivere:
q = aσ0 Tp4 − Tf4 f (ap, ai, Fp,i ) q = aσ0 Tp4 − Tf4 f (ap, ai, Fp,i )

Andando quindi a sostituire nella formula q tot = q convezione + q irraggiamento ho:


qtot = h Tp − Tf + apσ0 Tp4 − Tf4 f (ap,ai, Fp,i )
Raccolgo poi il termine Tp − Tf :
⎡ h Tp − Tf apσ0 Tp4 − Tf4 f (ap,ai,Fp,i ) ⎤
qtot = Tp − Tf ⎢ + ⎥
⎢⎣ Tp − Tf Tp − Tf ⎥⎦
⎡h T − T apσ 0 T p4 − Tf4 f (ap , ai, F p,i ) ⎤
q tot = T p − Tf ⎢ p f
+ ⎥
⎢ T − T T p − Tf ⎥
⎣ p f

⎡ apσ0 Tp4 − Tf4 f (ap,ai,Fp,i ) ⎤
qtot = Tp − Tf ⎢h + ⎥
⎢⎣ Tp − Tf ⎥⎦
Tp4 − Tf4
e per calcolare quanto vale il rapporto devo fare la divisione
Tp − Tf
tra polinomi come mostrato nella figura.
Il quoziente quindi viene:
Tp3 + Tp2Tf + TpTf2 + Tf3
e raccogliendo Tp2 e Tf2 ho:

Tp2 (Tp + Tf ) + Tf2 (Tp + Tf )


mentre raccogliendo poi il termine
(Tp + Tf ) ho:
(Tp + Tf ) (Tp2 + Tf2 )

Tornando a sostituire nella formula


per calcolare lo scambio di calore
totale qtot ho:
qtot = Tp − Tf ⎡⎣h + apσ 0 (Tp + Tf ) (Tp2 + Tf2 ) f (ap, ai, F p,i ) ⎤⎦
qtot = Tp − Tf ⎡⎣h + apσ0 (Tp + Tf ) (Tp2 + Tf2 ) f (ap, ai, F p,i ) ⎤⎦
e definendo il coefficiente di irraggiamento hr :
hr = apσ0 (Tp + Tf ) (Tp2 + Tf2 ) f (ap,ai, Fp,i )
ho:

Tomei Giacomo 97
LA TERMOCI
INETICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

qtot = [h + hr ] Tp − Tf
L'equa
azione qu
uindi det
termina lo
l scambiio di callore q ch
he interc
corre con
n
la conte a presenza di conv
emporanea vezione e irraggi
iamento.

Poichéé questa a condiziione si verifica a molto di


frequentte, diven nta utile defini ire il coefficie
c ente
di adduzzione α :
α = h + hr
che è ottenut to somma
ando il
l coeffi
iciente di
convezioone h e ili coeffiiciente di
d irragggiamento hr.
In quest
to modo la formu
ula dello lore qtot = [h + hr ] Tp − Tf
o scambio di cal
diventa:
qtott = α Tp − Tf

⎛ ⎞
⎜ ⎟
IL COEFFICIEN
NTE GLOBA
ALE DI SC
CAMBIO TE
ERMICO K ⎜K = 1 ⎟
3 ⎜ 1 s 1 ⎟
⎜⎜ + + ⎟
⎝ α1 λ α2 ⎟⎠

Si con
nsideri una
u paret
te piana immersa in due fluidi
f av
venti tem
mperature
e
T1 e T2 different
d fficienti di adduzione α1 e α2.
ti e coef
Lo scaambio di calore Q che si
s dovrà calcolare è com mposto dalle tree
componennti:
1) conv vezione e irraggi
iamento tra
t il primo fluid
do e la p
parete;
2) cond duzione all'inter
a rno della
a parete;
3) conv vezione e irraggi
iamento tra
t la parete e il secondo
o fluido.
.
Si ha pertanto
o:
T1' − T2'
Q1 = α1S T1 − T1' Q c = λS Q2 = α2S T2' − T2
s
Se l
lo mbio di calore Q avviene a re
scam egime sttazionario, per
r
il primmo princ cipio della term ca deve essere Q1 = Qc = Q2 = Q e
modinamic
quindi posso
p riscrivere le tre eq
quazioni preceden
nti nella
a seguent
te forma:
T1' − T2'
Q = α1S T1 − T1' Q = λS Q = α2S T2' − T2
s
Determ
mino ora le varia azioni di temperatura:
Q sQ
Q Q
= T1 − T1' = T1' − T2' = T2' − T2
α 1S λ
Sλ α 2S
e somman
ndo le tr
re equazioni membro a memb bro ho:
Q sQ Q
+ + = T1 − T1' + T1' − T2' + T2' − T2
α 1S Sλ α 2S
Q
Raccog
gliendo al
a primo membro il
i termin
ne e sviluppando il ca
alcolo al
l
S
secondo membro si ottiene:
Q⎛1 s 1⎞ Q ⎛1 s 1⎞
⎜ + + ⎟ = T1 − T1 + T1 − T2 + T2
' ' ' '
− T2 ⎜ + + ⎟ = T1 − T2
S ⎝ α1 λ α2 ⎠ S ⎝ α1 λ α2 ⎠
Q 1 1
=
1 s 1
(T1 − T2 ) Q = S
1 s
(T − T2 )
1 1
S + + + +
α1 λ α2 α1 λ α2
da cui, , define endo il coefficiente globale di
scambio termico K:

98 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMOCINETICA

1
K =
1 s 1
+ +
α1 λ α2
si ottiene:
Q = SK (T1 − T2 )
L’equazione riassume al suo interno le tre modalità di scambio di
calore viste in precedenza (e lo si può vedere bene dalla formula del
coefficiente globale di scambio termico K).

3 L’UMIDITÀ NELLE PARTIZIONI

Un’applicazione estremamente importante conseguente alla


determinazione del coefficiente globale di scambio termico K riguarda lo
studio della formazione di umidità all'interno delle partizioni
nell'edilizia.
In questo caso si intende la formazione di condensa causata dalla
presenza di diverse caratteristiche termoigrometriche dell'ambiente
interno rispetto all’ambiente esterno, e non causato da infiltrazioni di
acqua da tubature o capillarità dal terreno.
La diversa temperatura e composizione dell'aria interna e dell’aria
esterna crea flussi di calore e di vapore d'acqua attraverso le
partizioni, le quali possono costituire un filtro al passaggio sia
dell'energia che del vapore. In particolare può accadere che la
temperatura superficiale della parete, o degli strati della parete,
raggiungano la temperatura di saturazione dell'acqua, e conseguentemente
si abbia la formazione di condensa.
Negli ambienti c’è una continua produzione di vapore d'acqua, dovuta
sia alla respirazione, alla termoregolazione e alla normale attività
umana, come cottura cibi o utilizzo di acqua calda.
Nelle condizioni di benessere standard è richiesta una presenza di
umidità relativa UR pari al 70% nella maggioranza delle situazioni.
La temperatura (del punto) di rugiada è quella temperatura alla quale
una massa d'aria raffreddandosi, diventa satura, vale a dire: la massima
quantità di acqua sotto forma di vapore che essa può contenere a quella
temperatura e a pressione costante. Quando l'aria si pone in contatto con
un materiale avente temperatura
inferiore alla temperatura di
rugiada, allora si instaura la
condensa.
Allo scopo di determinare la
presenza di condensa all'interno
delle partizioni, è possibile
utilizzare un normogramma in
grado di fornire il valore della
temperatura di rugiada in
funzione dell'umidità relativa UR
dell'aria e della sua temperatura
T (vedi figura).
Per determinare la migrazione
del vapore d'acqua all'interno
delle murature è possibile
utilizzare un metodo analitico,
basato sulla legge di Fick, o un
metodo grafico, basato sul diagramma di Glaser.

Tomei Giacomo 99
LA TERMOCINETICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

⎛ ⎞
⎜ ⎟
⎜ pvo − pv ( n + 1) pvo − pv (n + 1) si ⎟
4 IL METODO ANALITICO ( )
⎜ Φ = Sπ pv 1 − pv 2 → Φ = S → pi = pvo − n
δi ⎟⎟

⎜ Rvi si
⎜ δ ⎟
⎝ i =1 i ⎠

Il metodo analitico si basa sul calcolo del flusso di vapore Φ ,


misurato in ⎡ kg v ⎤ oppure in ⎡ g v ⎤ , attraverso le pareti e provocato
⎢⎣ msPa ⎥⎦ ⎢⎣ msPa ⎥⎦
dalla differenza di pressione del vapore d'acqua all'interno e
all'esterno della parete (si fa quindi lo stesso ragionamento fatto per
il flusso di calore Q attraverso le pareti e provocato dalla differenza
di temperatura all’interno e all’esterno).
Il flusso di vapore dipende dalla permeanza π del materiale come
indicato nella formula:
Φ = Sπ ( pv1 − pv2 )
e se la permeanza vale:
δi
π =
si
allora posso andare a sostituire avendo:
δi
Φ = S ( pv 1 − pv 2 )
si
dove:
1) S è la superficie della parete;
2) δi è il coefficiente di diffusione del vapore nel materiale i-esimo,
ovvero la permeabilità espressa in ⎡⎢ v ⎤
oppure in ⎡⎢ v ⎤
kg kg
;
⎣ msPa ⎥⎦ ⎣ mhPa ⎥⎦
3) si è lo spessore dello strato i-esimo;
4) p v 1 e p v 2 sono le pressioni parziali del vapore sulle superfici di
contatto tra i materiali che ad esempio compongono una parete.
L’espressione di Φ è chiamata Legge di Fick. Essa, come già accennato,
è analoga alle legge di Fourier per la trasmissione del flusso di calore
Q attraverso le pareti, dove al posto della conducibilità λ (ovvero della
trasmittanza K della parete) compare la permeanza π, la quale esprime la
massa di vapore che nell'unità di tempo attraversa la parete.

Nel caso di una parete composta da un solo strato, la permeanza π è


data dalla formula:
1 δ 1
π = + i +
βa si βb
dove:
1) βa e β b costituiscono dei coefficienti liminari di diffusione
normalmente trascurabili;
2) δi rappresenta la permeabilità specifica del materiale;
3) si è lo spessore dello strato.
Per una parete composta da n strati invece, la permeanza π è data
dalla formula:
n
δi
π = ∑
i =1 si
La formula della permeanza π è
analoga allapertanto formula del
1
coefficiente globale di scambio termico K = .
1 s 1
+ +
α1 λ α2

100 Tomei Giacomo


FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMOCINETICA

Un altro parametro necessario per lo studio analitico del problema


della condensa è il coefficiente di resistenza al flusso di vapore μ,
dato dal rapporto tra la permeabilità δi del materiale e la permeabilità
di riferimento dell'aria δaria = 670 ⋅ 109 ⎡⎢ ⎤ , e quindi il coefficiente
kg
⎣ mhPa ⎥⎦
μ è dato dalla formula:
δi
μ = δi = μδaria
δaria
A partire dal coefficiente di resistenza al flusso di vapore μ, è
possibile determinare la resistenza al passaggio di vapore R v ,i data
dalla formula:
si si
Rv,i = Rv ,i =
δi μδaria

Questa formula permette di effettuare un’analogia con i risultati


ottenuti nel paragrafo relativo all’analogia elettrica. In particolare si
può vedere dalla tabella come la resistenza al passaggio di vapore R v ,i
possa essere paragonata alla resistenza termica Ri da cui poi è possibile
ΔT
determinare la potenza termica Q = , ricordando infatti che il flusso
R
di vapore Φ può essere messo in analogia con il flusso di calore Q.
Il flusso di vapore Φ che transita attraverso la partizione diventa
pertanto:
pvo − pv (n + 1)
Φ = S
Rvi
e se so da prima che Φ = Sπ ( pv1 − pv2 ) , allora posso dedurre che 1
= π,
Rvi
e quindi posso scrivere:
(
Φ = Sπ pvo − pv (n + 1) )
dove:
1) p v o indica la pressione del vapore acqueo esterno;
2) p v ( n + 1 ) indica la pressione del vapore all'interno dell'ambiente, dopo
lo strato i-esimo.

A partire dalle due formule precedenti, e cioè dalle formule


pvo − pv (n + 1)
Φ = S
Rvi
( )
e Φ = Sπ pvo − pv (n + 1) , è possibile ricavare le pressioni

parziali di vapore. Per lo strato i-esimo ad esempio si ha, uguagliando


p v (n + 1 ) = p i e volendo ricavare proprio la pressione pi :
pvo − pv (n + 1) pvo − pv (n + 1)
S
Rvi
(
= Sπ pvo − pi ) S
Rvi
(
= S π pvo − pi )

Tomei Giacomo 101


LA TERMOCINETICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

pvo − pv (n + 1) pvo − pv (n + 1)
Rvi
(
= π pvo − pi ) Rviπ
= pvo − pi

pvo − pv (n + 1) pvo − pv (n + 1)
− pi = − pvo + pi = pvo −
Rviπ Rviπ
p vo − p v (n + 1 ) p vo − p v (n + 1 ) si
pi = p v o − pi = p vo −
n
si δi n
δi
∑ ∑
si
i =1 δi si i =1 δ i

4 IL DIAGRAMMA DI GLASER

Alternativamente al procedimento analitico è possibile risolvere il


problema graficamente mediante il diagramma di Glaser.
Il metodo consiste nell'utilizzare un diagramma nel quale sono
rappresentati i valori della temperatura dell'aria, dell'umidità relativa
UR all'interno dell'ambiente, della pressione di saturazione
corrispondente alle temperature di rugiada, e delle pressioni di vapore
per ciascuno strato.
Confrontando i valori delle temperature è possibile stabilire la
presenza o meno di condensa, a seconda che i valori della temperatura
determinati siano superiori o meno ai valori misurati.

La verifica della presenza di condensa nelle partizioni mediante il


diagramma di Glaser si svolge nelle seguenti fasi:
1) l’acquisizione dei dati relativi alla situazione che è oggetto della
verifica, e cioè i dati del microclima (ossia i gradi igrometrici
φint e φest, le temperature ti e te) e delle caratteristiche fisiche
dei materiali di cui è composta la parete (la conduttività λ, lo
spessore s, il coefficiente di resistenza al flusso di vapore μ);
2) il calcolo della trasmittanza K della parete e della resistenza
termica R per ogni strato;
3) il calcolo della temperatura superficiale della parete tn di ogni
strato di cui è composta la i-esima parete con la formula:
⎡ R ⎤
tn = t(n −i) − ⎡⎣K (ti − te ) Rn ⎤⎦ tn = t(n − i) − ⎢(ti − te ) n ⎥
⎣ Rt ⎦
Da questa formula, la temperatura superficiale della parete
interna dovrebbe risultare al massimo tre gradi inferiore alla
temperature dell'ambiente;
4) l’acquisizione delle pressioni di saturazione corrispondenti ai
valori delle temperature trovate precedentemente, e riporto nel
diagramma come linea delle pressioni dei vapori saturi;
5) il calcolo della permeanza totale π della parete e della resistenza
Rv,i al passaggio di vapore per ogni strato, come nel metodo
analitico;
6) il calcolo della pressione
del vapore per ogni strato
della parete e per gli
strati intermedi la
pressione del vapore è data
dalla formula:
pvn = pv (n − 1) − ⎡⎣πRvn ( pv,int − pv,est ) ⎤⎦

⎡Rvn ( pv,int − pv,est ) ⎤


pvn = pv (n −1) − ⎢ ⎥
⎢⎣ Rvi ⎥⎦

102 Tomei Giacomo


FISICA TECNICA AMBIENTALE LA TERMOCINETICA

7) infine il riporto dei valori delle pressioni parziali trovati per


ogni strato della parete sul grafico della parete stessa, e la
verifica che in ogni punto si abbia:
pv < ps
Qualora esistano punti in cui la formula pv < ps non sia
verificata, è necessario provvedere, ad esempio, con la
predisposizione di una barriera al vapore in grado di evitare il
passaggio del vapore nella struttura.
Nella figura si
riportano due diagrammi
di Glaser per due
situazioni opposte, con
e senza formazione di
condensa.
Nella verifica
tecnica richiesta dalla
citata legge 10/91
riguardante il
risparmio energetico,
si richiede lo
svolgimento della
verifica secondo
Glaser, oltre alla
determinazione della quantità di acqua condensata nella stagione
invernale all'interno della struttura.
I flussi di vapore entranti ed uscenti sono dati dalle due formule:
⎡g ⎤ ⎡g ⎤
Φ entrante = π ( pvi − pve ) ⎢ ⎥ Φ uscente = π ( pve − pvi ) ⎢ ⎥
⎣s ⎦ ⎣s ⎦
e da queste formule, considerando (secondo la normativa UNI 10351) il
numero TC di ore della durata del periodo invernale, e a seconda della
collocazione geografica nel territorio nazionale, è possibile determinare
il quantitativo d'acqua accumulato in una stagione con la formula:
M = 3'600TC ( Φentrante − Φuscente )
Infine, la normativa citata fissa i criteri per verificare se tale
quantità può essere totalmente evaporata durante il periodo estivo. Nel
caso il calcolo non fosse verificato, sarà necessario ridimensionare la
struttura.

La rappresentazione delle pressioni parziali del vapore e delle


pressioni di saturazione può avvenire in due metodi diversi:
1) nel primo caso si rappresenta in scala la partizione oggetto di
studio, e si sovrappone ad essa la distribuzione delle pressioni
parziali e le pressioni di saturazione determinate in precedenza,
(vedi figura 12.3). In tal
caso si verifica che non ci
sia alcuna intersezione tra le
due polilinee, allo scopo di
evitare la presenza di
condensa;
2) nel secondo caso (vedi figura
12.4) si utilizza lo spessore
equivalente di ogni singolo
strato di materiale, mediante
la relazione:
s'i = siμi

Tomei Giacomo 103


LA TERMOCI
INETICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

n questo modo la pressione parziale del vapore v


In varia linnearmente
e
all'
'interno della nuova rapprese entazione
e della partizione, e
tanto diventa im
pert mmediato effettuare la verifica a secondoo Glaserr
dell
la partiz
zione all
la formazione di condensa.
Il m
metodo g
grafico consente
e di effettuar
re la verifica
a molto
o
rapidameente, ed è rich hiesto anche dal lle norm
mative peer il risparmio
r o
energetiico.

RCIZIO 1: PARETE DOPPIA (TP1 →q )


ESER

nsideri una last


Si con tra piana a (vedi figura
f ) costituit
c ta da due strati
i
di mater
riale divverso, di
d spesso ore s divverso e
di condu
ucibilità
à termica a λ dive ersa. Vieene poi
fornita la tempperatura della parete
p TP0
P e la
temperat la parete TP2.
tura dell
Si dev
ve determ
minare:
1) la temperatuura TP1 presente
p all'interfaccia
dell
le due pa
areti;
2) lo scambio di calor re q per unità di i tempo
e per unitàà di supe erficie che c’è tra la
prim
ma e l'u ultima parete.
p S
Si suppoone per
tesi che sia TP 2 > TP0 , cio
ipot oè si sup e il calore q fluisca da
ppone che a
dest
tra verso
o sinistr ra.
Le gra
andezze note
n sono
o:
s1 = 0 . 0 5 [ m ] s2 = 0 . 1 5 [m ]
⎡W ⎤ ⎡W ⎤
λ1 = 0.5 ⎢ λ2 = 2.5 ⎢
⎣ mK ⎥⎦ ⎣ mK ⎥⎦
TP 0 = 0 [°C ] TP 2 = 2 0 [°C ]

Il prooblema si esamin na consid l equazio


derando l’ one di Foourier in regimee
stazionaario (e quindi, essendo in regi ime stazionario, so già che lo o
scambio di calor re q 1 da TP2 e TP1 sarà ugu
uale allo
o scambio
o di calore q 2 da
a
è q 1 = q 2 ), e cioè con la formula dello scambio di
TP1 a TP00, e cioè d calore e
ΔT
q per coonduzionee q = λ .
s
Quindi
i per i due
d stratti ho i due scambi di caloore:
TP 1 − TP 0 TP 2 − TP 1
q 1 = λ1 q 2 = λ2
s1 s2
Da qua
anto dett to sul regime stazionario, è qui sibile ug
indi poss guagliare
e
i membri
i destri delle due formule e precede enti:
T − TP 0 T − TP 1 TP 1 T T TP 1
λ1 P 1 = λ2 P 2 λ1 − λ1 P 0 = λ2 P 2 − λ2
s1 s2 s1 s1 s2 s2
Si è ottenuta
o un'equaz zione nel lla quale e compare e come un
nica inco ognita la
a
temperat
tura da calcolare
c e TP1 , che si può ò quindi ricavare e con i seguenti
passaggi
i:
TP 1 TP 1 T T ⎛λ λ ⎞ T T
λ1 + λ2 = λ2 P 2 + λ1 P 0 TP1 ⎜ 1 + 2 ⎟ = λ2 P 2 + λ1 P0
s1 s2 s2 s1 ⎝ s1 s2 ⎠ s2 s1
TP2 T
λ2 + λ1 P0
s2 s1
TP1 = TP 1 = 12. 5 [°C ]
λ1 λ2
+
s1 s2

104 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMOCINETICA
A

Per de
eterminar
re infine mbio di calore q trasferito per unità di
e lo scam i
tempo e di su uperficie
e, è su ufficient
te sostiituire i
il valorre dellaa
temperat
tura TP1 appena trovato in una a qualsi
iasi dellle due formulee
TP 1 − TP 0 TP 2 − TP 1
q 1 = λ1 o q 2 = λ2 . Entram
mbe le equazioni
e devono dare lo
o
s1 s2
stesso risultato
r o; infatti provand
do con i valori numerici
n si ottie
ene:
TP 1 − TP 0 ⎡W ⎤ TP 2 − TP 1 ⎡W ⎤
q 1 = λ1 q 1 = 125 ⎢ 2 ⎥ q 2 = λ2 q 2 = 125 ⎢ 2 ⎥
s1 ⎣m ⎦ s2 ⎣m ⎦

Solita
amente è buona regola
r esprimere la pote enza termmica Q anche
a in
n
termini di resistenza termica R con la fo ormula:
ΔT
Q =
R
vando la figura delle re
Osserv esistenze termich he in serrie, si nota che
e
la resistenza termica
t totale R è data dalla somma d della re
esistenza
a
duzione R1 e della
termica per cond a resiste enza termmica di conduzione R2:
R = R1 + R2
Per ca
alcolare le resis stenze teermiche perp conduzione R1 ed R2 de
evo usare
e
quindi la
l formulla della potenza termica
t Q per con
nduzione data da:
ΔT T − TP 0
Q = λS
S Q = λS P 2
s s
dove:
λ
λS 1 s
= R =
s R λSS
i per i due
e quindi d strat
ti ho:
s1 s2
R1 = R2 =
λ1S λ2S
da cui posso
p cal
lcolare la resiste
enza term
mica tota
ale R:
s1 s
R = R1 + R2 R = + 2
λ1S λ2S
s1 s ΔT
Andand tituire R =
do a sost a Q =
+ 2 nella formula ho:
λ1S λ2S R
TP 2 − TP0 TP 2 − TP 0 TP 2 − TP0
Q = Q = Q = S
s1 s 1 ⎛ s1 s ⎞ s1 s
+ 2 + 2⎟ + 2
λ1S λ2S ⎜ λ1 λ2
S ⎝ λ1 λ2 ⎠

Se po
oi q =
Q
, allo
ora mi posso ricavare
r Q = qS e, tor
rnando a
S
sostitui
ire, posso determ minare infine lo scambio
s d calore
di e q:
TP 2 − TP 0 TP 2 − TP 0 S T − TP 0 S T − TP 0
qS = S q = q = P2 q = P2
s1 s s1 s s1 s s1 s
+ 2 + 2 S + 2 S + 2
λ1 λ2 λ1 λ2 λ1 λ2 λ1 λ2
⎡W ⎤
q = 125 ⎢ 2 ⎥
⎣m ⎦

TP 2 − TP 0
Si not
ta che, con
c ormula q =
la fo , il ri
isultato è estend
dibile al
l
s1 s
+ 2
λ1 λ2
caso di più stra
ati, quindi in pre
esenza di i una las posta da n strati
stra comp i
differen
nti comprresi tra
a la tem mperatura a TA e la tempe eratura TB possoo
scrivere
e:

Tomei Giac
como 105
5
LA TERMOCI
INETICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

TA − TB
q =
s1 s s
+ 2 + … + n
λ1 λ2 λn
La rel
lazione appena
a rovata risulta essere una relazione molt
tr to utile,
poiché permettee di ri isalire allo sc cambio di
d calorre q co onoscendo
o
semplice
emente lo
o spessorre s e laa conduci ibilità termica
t λ di ogni strato
o
e, vicev
versa, di
i dimensiionare coon faciliità lo sppessore s che deve averee
un deteerminato strato isolant te della a paretee di un ione per
n'abitazi r
garantir
re lo sca
ambio di calore q.

ESERCIZI
IO 2: PAR ONE (Q → q )
RETE DI SEPARAZIO
S

Nell'e
esercizioo preceddente ve enivano assegnat te come condizioni al
contorno
o le temmperature TP2 e TP1 della parete. Normalm mente, qu
uando si
consider
ra una parete ch he separaa due ambbienti, è nota lla temperatura T
biente ad
dell'amb d una cer
rta distaanza dall
la parete
e, ed è n
necessari
io quindi
consider
rare la trasmissi
t ione di calore
c tr
ra l'ariaa e la parete stessa per
r
convezio
one e perr irraggiiamento, e quindi nsidererà il coef
i si con fficiente
e
zione α.
di adduz

Si connsideri una
u parete in mattoni pieni di superfici
s 0 ⎡⎣m ⎤⎦ che
ie S = 50 e
2

separa due
d ambie
enti (veddi figura ture TA = 20 [°C ] e
a). Sono note le temperat
T B = 0 [°C ] dell'
'aria missurate ad d una ceerta dist
tanza dal
lla parete (vedi i
figura).
Determminare:
1) la potenza
p termica Q, essendo noti lo spess sore
dellla parete s = 0.25 [ m ] , la coonducibil
lità
⎡W ⎤
term
mica de
ei matto
oni λ = 1⎢ e i due
⎣ mK ⎥⎦
⎡ W ⎤
coef
fficienti
i di adduzion
ne αA = 8 ⎢ 2 ⎥ e
⎣m K ⎦
⎡ W ⎤.
α B = 20 ⎢ 2
⎣m K ⎦⎥
Le res
sistenze termiche e (vedi figura) so ono costi
ituite daa:
1) una resiste enza term mica di convezio one e irraggiam
i mento con n l'aria
a
erna RA;
inte
2) una resisten nza termiica di co
onduzione attraverso la pa arete Rconnd;
3) una resiste enza term mica di convezio one e irraggiam
i mento con n l'aria
a
erna RB.
este
Esprim
miamo la potenza ca Q in termini
a termic i di res sistenza termicaa
ente R co
equivale on la formula:
ΔT
Q =
R
Osserv
vando la fig
gura delle
resisten
nze termiiche in serie
s i nota ch
, si he la ressistenza termica totale R
è data dalla so omma dellla resisstenza termica perp ezione RA, della
conve a
resisten
nza termi ica per conduzioone Rcond e della resiste enza termmica per
r
one RB:
convezio
R = RA + Rcond + RB

alcolare le due resistenze termiche RA ed RB devo consid


Per ca derare la
a
otenza termica Q per
formula della po p conve
ezione e irraggia
amento da
ata da:
Q = αS ΔT Q = α S (T A − T B )
dove:

106 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMOCINETICA
A

1 1
αS = R =
αS R
Quindi e due resistenze termiche di con
i per le nvezione e irrag
ggiamento
o
ho:
1 1
RA = RB =
α AS α BS

Per ca
alcolare la resis
stenza te ermica di conduzione Rcond devo con
nsiderare
e
la formu a potenza termica Q per co
ula della onduzionee data da
a:
ΔT TA − TB
Q = λS Q = λS
s s
dove:
λS 1 s
= R =
s R λS
Quindi nza termica di con
i per la resisten nduzione ho:
s
Rcond =
λSS

Posso adesso calcolare


c e la resistenza te
ermica to
otale R:
1 s 1
R = RA + Rcond + RB R = + +
α AS λS
S α BS
ΔT
e andand
do a sost mula Q =
tituire nella form ho:
R
TA − TB TA − TB TA − TB
Q = Q = Q = S
1 s 1 1 ⎛ 1 1 ⎞ 1 s 1
+ + +
s
+ + +
α AS λS αBS ⎜ ⎟ αA λ αB
S ⎝ αA λ αB ⎠
Q = 2 ' 350 [W ]

Q
Se poi re lo scambio di calore q, sapendo
i voglio calcolar o che q =
S
m posso ricavare Q = qS , ho:
da cui mi
TA − TB TA − TB S TA − TB S
q =
qS S q = q =
1 s 1 1 s 1 S 1 s 1 S
+ + + + + +
αA λ αB αA λ αB αA λ αB
TA − TB ⎡W ⎤
q = q = 47 ⎢ 2 ⎥
1
+
s
+
1 ⎣m ⎦
αA λ αB

ESE
ERCIZIO 3:
3 PARETE RATO NON OMOGENEO (Q )
E CON STR

Si connsideri una pareete costiituita da un


primo st trato A omogeneoo (acciaio) e da a un
secondo strato B dato dalla somma B1 + B 2 non
omogeneoo format to dall'alternar rsi di due
materialli (cemennto B1 e argilla espansaa B2)
aventi conducibi
c ilità ter
rmica ris
spettivam
mente
λB1 e λB2.
Determ
minare:
1) la potenza termic ca Q dispersa
d per
condduzione e convezi
ione.
Le gra
andezze note
n sono
o:

Tomei Giac
como 107
LA TERMOCI
INETICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

sA = 0 . 0 5 [m ] sB = 0 . 1 [m ] S1 = 1 ⎡⎣m2 ⎤⎦
⎡W ⎤
λB 1 = 1 ⎢ S2 = 2 ⎡⎣m2 ⎤⎦
⎡ W ⎤ ⎣ mKK ⎥⎦
λA = 60 ⎢
⎣ m K ⎥⎦ ⎡ W ⎤
λB 2 = 0.1 ⎢ T A = 100 [°C ]
m ⎥⎦
⎣ mK
⎡ W ⎤ ⎡ W ⎤
hA = 200 ⎢ 2 ⎥ hB = 10 ⎢ 2 ⎥ TB = 0 [ °C ]
⎣m K ⎦ ⎣m K ⎦

Per il
l calcoloo divideremo com o strato A in due parti A1 e A2,
munque lo
te di superficie S1 e l’altra pa
una part ie S2 com
arte di superfici
s me poi è
l strato
diviso lo o B.
Per risolvere
r e quindii il pr roblema con le resiste enze terrmiche è
necessar
rio costr
ruire il circuito elettric
co equiva vedi figu
alente (v ura).
Le res
sistenze termiche
e sono costituite da:
1) una resisten ica RA1 di
nza termi i convezi
ione;
2) una resisten ica RA1C di
nza termi d conduzione;
3) una resisten ica RB1C di
nza termi d conduzione;
4) una resisten ica RB1 di
nza termi i convezi
ione;

5) una resisten
nza termi ica RA2 di i convezi ione;
6) una resisten
nza termi ica RA2C did conduzione;
7) una resisten
nza termi ica RB2C did conduzione;
8) una resisten
nza termi ica RB2 di i convezi ione.
Esprim
miamo la potenza a termic ca Q in termini i di res sistenza termica
a
ente R co
equivale on la formula:
ΔT
Q =
R
vando la figura delle re
Osserv esistenze termich he in ser rie, si nota che
e
la resis
stenza te
ermica totale R è data dal lla somma a:
R = R1 + R2
dove:
R1 = RA 1 + RA 1C + RB1C + RB1 R2 = RA 2 + RA 2C + RB 2C + RB 2
per cui si ha ch
he la resistenza termicat totale
t R è data d dalla for
rmula:
R = RA 1 + RA 1C + RB1C + RB1 + RA 2 + RA 2C + RB 2C + RB 2

Ricord
dando la formula della po ermica Q per conv
otenza te vezione Q = hS ΔT
ΔT
e la foormula de
ella pote mica Q per
enza term p uzione Q = λS
condu , possoo
s
1
allora ricavarmii la resistenza termica a R di convezion ne R = e laa
h
hS
s
resisten
nza termi ne R =
ica R di conduzion , e per
r ogni strato quin ndi ho:
λS
1 sA sB 1 1 sA sB 1
R1 = + + + R2 = + + +
hA S1 λ A S1 λ B 1S1 hBS1 hA S 2 λ A S2 λ B 2S 2 hBS2
1 sA sB 1 1 sA sB 1
R = + + + + + + +
hA S1 λ A S1 λB 1S1 hBS1 hA S2 λ A S2 λB 2S2 hBS2
1 sA sB 1 1 sA sB 1
R = + + + + + + +
hA S1 λ A S1 λB 1S1 hBS1 hA S2 λ A S2 λB 2S2 hBS2
e andan
ndoa sostitui
ire nell
la
ΔT
formula Q = ho:
h
R

108 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMOCINETICA
A

TA − TB
Q =
1 sA sB 1 1 sA sB 1
+ + + + + + +
hAS1 λAS1 λB1S1 hBS1 hAS2 λAS2 λB 2S2 hBS2
Q = 667 [W ]

ESERCIZ
ZIO 4: CO
ONVENZION TA (h → Q )
NE FORZAT

ità W = 2 ⎡⎢ ⎤⎥ in
m
Si con
nsideri dell'acqu
d ua che sc
corre all la veloci n un tubo
o
⎣s ⎦
di diametro D = 0.05 [ m ] lungo L = 5 [ m ] e aventte conducibilità termica a
pari a λfluido = 0.6 ⎡⎢
W ⎤
⎥⎦
. La tempe
eratura di
d parete bo è TP = 100 [°C ] ,
e del tub
⎣ mK
mentre la temp peratura dell'acqua è Tacqua = 10 [°C ] e dunque c’è una a
differen nza di teemperatur
ra tra la
a parete del tubo
o e il f fluido in moto di
i
Δ T = 9 0 [°C ] .
Determminare:
1) il coefficie
c ne h;
ente di convezion
c
2) la potenza
p t
termica Q scambia
ata.

Il coe
efficient nvezione h è poss
te di con sibile de
eterminar
rlo dalla
a formula
a
del nume usselt Nu
ero di Nu u, e cioè dalla fo
ormula:
λfluidoNu
hD
D
u
Nu = h =
λfluiido D
Quindi
i non ci rimane altro che trova are il numero di t Nu, il
i Nusselt l
quale lo
o possiammo otten
nere dall la relazi
ione che lega i tre numeri puri
(cioè il
l numero di Reynoolds Re, il nume ero di Pr randtl Pr
r e il numero di
Grashof Gr), e cioè
c dalla relazio one:
u = C Rea Pr
Nu P b

Il num Reynolds Re è dato dalla formula:


mero di R
WD 2 ⋅ 0.05
Re = Re = Re = 100 ' 000
v 1 ⋅ 10−6
ile vedere dalla tabella
quindi è possibi t che
c si haa un regi ime turbo
olento.
Per ca
alcolare il numero di Pr randtl Pr r, poichéé esso varia in funzione e
della te ra T, si dovrà al
emperatur llora ass sumere unn valore medio. Poiché
P in
n
questo caso
c la temperatu
t a tra 10 [°C ] e 100 [°C ] , si
ura varia i sceglie
erà dallaa
re 50 [°C ] , e quind
tabella il valor di prendo il valor re:
P r = 3 . 5 7
Utiliz
zzando innfine l’equazion
ne
di Dittu
us Boelte
er della tabella è
possibil
le ottene
ere i vaalori dellle costanti
che valg
gono:
C = 0 . 0 2 3 a = 0.8 b = 0.4
Quindi
i ora po osso calc colare il numeroo di
Nusselt Nu anda ando a sostituir re i valori
trovati, e quind di ho:
Nu = 0.023 ⋅ 100
0'0000.8 ⋅ 3.570.4 Nu = 60.65

Adesso
o posso trovare il coeffficiente
e di
one h av
convezio vendo tut
tti i va
alori che
e mi
servono, quindi ho:

Tomei Giac
como 109
9
LA TERMOCI
INETICA FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

0.6 ⋅ 60.65 ⎡ W ⎤
h = h = 727.8 ⎢ 2 ⎥
0.05 ⎣m K ⎦

Per calcolare
c e infine
e la po otenza termica
t Q per convezio one devo
o
utilizza ormula Q = hS ΔT e quindi,
are la fo , andando o a sosti
ituire, ho:
Q = hπDLΔT Q = 7 2 7 . 8 ⋅ π ⋅ 0 . 0 5 ⋅ 5 ⋅ 9 0 Q = 51 ' 419 [W ]

ESER
RCIZIO 5:
: IRRAGGI
IAMENTO NELLO
N STR
RATO CILIN ULTIPLO (Qf → Qs )
NDRICO MU

Si connsideri un forno rotante e per la cottura del


cemento.
Determ
minare:
1) la potenza termica Qf disp persa dal l forno per
irraaggiament
to;
2) la potenza
p t
termica Qs disper rsa per irraggiamento
aggiiungendo uno straato di ma ateriale zincato, il
cui diamet
tro sia D s = 2 . 2 5 [m ] e il suo
coeffficiente
e di asso
orbimento o sia as = 0.4 .
tre grand
Le alt dezze not
te sono:
Df = 1 . 5 [m ] L = 5 [m ] Tf = 5 2 3 [K ] T ∞ = 3 0 0 [K ] af = 0.
.8

q = a σ 0T 4
a espressione è la legg
Questa ge di Sttefan-Bol
ltzmann, è validda per i
corpi gr
rigi e qu
uindi con
nsente di ere gli esercizi
i risolve e sullo sc
cambio di
calore q per irr
raggiamento.

Dato che
c però noi dobb
biamo calcolare la
a potenza a Q dispe
a termica ersa con
l’estern
no, allor
ra dobbiamo scrive
ere:
Q = aσ0S T14 − T24
e per il el forno posso scrivere:
l caso de
Qf = afσ0Sf Tf4 − T∞4
dove Tf > T∞ e la
l superfficie cillindrica del for
rno è dat
ta dalla formula
a
S f = πD f L .
Adesso
o posso andare
a a sostituire ottene
endo:
8 ⋅ 5.67 ⋅ 10−8 ⋅ π ⋅ 1.5 ⋅ 5 523
Qf = 0.8 34 − 3004 Q f = 7 1 ' 30 6 [W ]

Aggiun
ngendo un no stratto di ma ateriale zincato si otti iene un cilindroo
costituiito da dued mate
eriali in n serie.. Lo sch hema
elettricco corriispondent
te è r
rappresen
ntato neella
figura, avendo indicato
i con R1 la resistenza term mica
tra il forno
f e lo
l strato o di materiale zincato, e con
R2 la resistenza termica tra lo strato
s di
i materiaale zincato e l’am
mbiente.
Chiama
ando Sf la superficie de el forno ed Ss la superficie dello strato o
di materriale zinncato e trascuran ndo la resistenza termica per co onduzione
e
del mate eriale zincato, la poten nza termmica Q dispersa
d dello sttrato di
materialle zincatto con l'esterno sarà data a dalla formula:
f
Qs = asσ0Ss Ts4 − T∞4
dove Ts > T∞ è la
l temperratura della superficie ciilindrica
a Ss dell
lo strato
o
di mater
riale zin
ncato ed è data da mula Ss = πDsL .
alla form
Mi mannca da trovare
t q
quindi so
olo la temperatura Ts e, dato che stiamo o
consider
rando duue superrfici gr rigie ciilindrich
he coass siali tootalmente
e

110 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE LA TER
RMOCINETICA
A

F1,2S1T14 − S2T24
affaccia so utilizzare la legge di Prevost Qs = σ0
ate, poss ,
⎛1 ⎞ 1
F1,2 ⎜ − 1⎟ +
⎝ a1 ⎠ a2
S2
dove T1 > T2 e F1,2
1 = , dove poi S2 è la superfic ndrica in
cie cilin nterna ed
d
S1
S1 è la superfici drica est
ie cilind terna.
Posso andare quindi
q a sostitui
ire in qu
uesta for
rmula i v
valori re
elativi a
questo esercizio
e o, e cioè i valori:
Sf
F1,2 = S1 = Sf a1 = as S2 = Ss a2 = af T14 = Ts4 T24 = Tf4
Ss
dove Tf > Ts . Ott
tengo cos
sì la seg guente fo
ormula:
Sf Sf
SsTf4 − SfTs4 Ss Tf4 − SfTs4
Ss S SfTf4 − SfTs4
Qs = σ0 Qs = σ0 Qs = σ0
s

Sf ⎛ 1 ⎞ 1 Sf ⎛ 1 ⎞ 1 Sf ⎛ 1 ⎞ 1
⎜ − 1⎟ + ⎜ − 1⎟ + ⎜ − 1⎟ +
Ss ⎝ as ⎠ af Ss ⎝ as ⎠ af Ss ⎝ as ⎠ af
e uguagl liando la a formula appena a trovata a della potenza
p termica Qs dello o
strato di
d materi iale zinc cato con la formula della potenza termica Qs dello o
strato di mat teriale zincato trovata a prima, e ci ioè la formula a
Qs = asσ0Ss Ts4 − T∞4 , allora
a posso ricavarmi
r la temperatura Ts:

SfTf4 − Sf Ts4
σ0 = asσ0Ss Ts4 − T∞4
Ts4 = 3.649 ⋅ 1010 ⎡⎣K 4 ⎤⎦ Ts = 437
4 [K ]
Sf ⎛ 1 ⎞ 1
⎜ − 1⎟ +
Ss ⎝ as ⎠ af
Adessoo posso ricavare
r la poten
nza termiica Qs di
ispersa p per irragggiamentoo
dallo st
trato di materiale zincato
o:
0−8 ⋅ π ⋅ 2.
Qs = 0.4 ⋅ 5.67 ⋅ 10 .25 ⋅ 5 4374 − 3004 Q s = 2 2 ' 7 5 7 [W ]
Si nota che la poten ica Qs dispersa
nza termi d per irraggiament
to dallo
o
strato di
d materi iale zincato è minore
m de rmica Qf dispersa
ella potenza ter a
per irra
aggiament
to dal forno.

Tomei Giac
como 111
IL CONTROL
LLO AMBIENT
TALE FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

1 IL CO
ONTROLLO AMBIENTAL
A LE

⎛ F Δu dF ⎞
2 ELEMENT
TI DI FLU
UIDODINAM
MICA E LA LEGGE DI
I NEWTON ⎜ → x ,τ = − x ⎟
⎜S Δy yx dSy ⎟
⎝ ⎠

Generaalmente, quando un fluido scor rre su di una superfi icie, le


e
particel lle di qu
uesto sonno sogget tte ad unn attrito
o viscoso scosità μ
o. La vis
rapprese enta la difficol ltà che incontr ra uno strato d di fluiddo nello
o
scorrere e su di un altr ro; la viscosità
v μ è di nte colle
irettamen egata al
concetto o di forz
za F e di velocità à ux.
Per unn moto un
niforme si
s ha che:
F Δ ux

S Δy
dove:
1) F è la forza f ne
ecessaria a per trattener
t re la
supeerficie dS;
d
2) S è la super rficie;
3) Δ ux è la varriazione di veloc cità lunggo lo spo
ostamento;
4) Δ y è la var riazione di quota a.
Nel termine Δ ux , x sta a significar re che sis sta cconsidera
ando una
a
variazio one di ve
elocità proprio lu sse x (ve
ungo l’as edi figur
ra).

Per ev
vitare lo spostamento deella supeerficie dS
d si devve applicare unaa
forza di
ipendente
e dall'estensionee della superficcie e proporziona ale alla
a
velocità
à del fluido, nonché alla quota q de
ella superficie stessa a
all'inte ando i va
erno del fluido. Considera alori inffinitesim
mi si ha:
dFx Δ ux du x
→ lim =
dS y Δy → 0 Δ y dy
e questta forza infinit tesimale,
, proprio perché é infini
itesimale
e, viene
e
chiamata ne tangenziale τyxx data dalla formu
a tension ula:
dF
Fx
τyx = −
dS y
alla qua
ale vien nato un segno negativo, in quan
ne assegn nto è un
na forza
a
ità di misura ⎡⎢ 2 ⎤⎥ = [Pa] .
N
frenante
e con uni
⎣m ⎦

Da ess igina la legge di Newton:


sa si ori
du
ux
τyx
y = −μ
dy
y
dux
dove il terminee r
rappresen
nta la derivata
d della v
velocità di unaa
dy
particel o x rispetto ad y, e il termine μ è il coefficiente di
lla lungo i
misura ⎡⎢ ⎤. k
kg
viscosit ica con unità di m
tà dinami ⎥⎦
⎣ ms
m

⎛ duux dux n − 1 ⎞
3 LA
A CLASSIF
FICAZIONE
E DEI FLU
UIDI E LA
A LEGGE DI
D POTENZ
ZA ⎜τ = −μ ⎟
⎜ yx 0 dyy dy ⎟
⎝ ⎠

Per i fluidi newtonianni quind


di la tennsione ta le τyx è espressa
angenzial a
dux
dalla le
egge di Newton
N data dalla formula τyx = −μ .
dy
Tuttav
via esisttono flu
uidi con caratteristiche differe enti risppetto ai
i
fluidi newtonian
n ni.

112 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TECNICA AMBIENTALE IL CONTROLLO AMBIENTALE

Per un gruppo considerevole di fluidi è possibile esprimere infatti il


legame tra la tensione tangenziale e la variazione di velocità attraverso
la legge di potenza data dalla formula:
n −1
dux dux
τyx = −μ0
dy dy
nella quale si riconosce la legge di Newton qualora si abbia n = 1 per
cui infatti verrebbe:
1 −1 0
dux dux dux dux dux dux
τyx = −μ0 τyx = −μ0 τyx = −μ0 1 τyx = −μ0
dy dy dy dy dy dy
Negli altri casi è possibile classificare i fluidi secondo tre
distinte categorie (vedi grafico):
1) i fluidi dilatanti se n > 1 ;
2) i fluidi newtoniani se n = 1 ;
3) i fluidi pseudoplastici se n < 1 .

A seconda che la viscosità μ cresca


o diminuisca con il tempo, i fluidi
vengono chiamati fluidi reopectici
oppure fluidi tixotropici (vedi
grafico). Nel grafico si evidenziano
maggiormente le differenze riscontrate
tra i vari tipi di fluidi.

3 IL TENSORE DEGLI SFORZI [T ] E L’EQUAZIONE DI CAUCHY

Si consideri un punto P appartenente ad un solido di forma


tetraedrica, e si consideri una terna di assi
ortogonali centrata nel punto P. Il solido di
forma tetraedrica dV è delimitato dalle
superfici normali dς x , dς y e dς z e dalla
superficie obliqua dς n . Ogni faccia è
caratterizzata da un proprio vettore normale
n e da un proprio vettore tensione t,
rispettivamente tn per la faccia obliqua, e
−t x , −t y e −t z per le altre facce.
Dall'equilibrio delle forze agenti sul solido si ha:
tn = tx nx + ty n y + tz nz
e scomponendo il vettore tn lungo gli assi x, y e z, si ottiene:
tnx = txx nx + tyx ny + tzx nz
tn y = txy n x + ty y n y + tz y nz
tnz = txz nx + tyz n y + tzz nz
da cui posso andare a sostituire ora con le tensioni σ e τ ottenendo:
tnx = σ x nx + τyx n y + τzx nz
tny = τxy nx + σ y n y + τzy nz
tnz = τxz nx + τyz n y + σ z nz
Queste tre ultime equazioni definiscono l’equazione di Cauchy. In
forma matriciale l'equazione di Cauchy diventa:
⎛tnx ⎞ ⎛ σ x τyx τzx ⎞ ⎛ nx ⎞
⎜ ⎟ ⎜ ⎟⎜ ⎟
t n = [T ] n
⎜tny ⎟ = ⎜τxy σ y τzy ⎟ ⎜ ny ⎟
⎜t ⎟ ⎜τ ⎟⎜ ⎟
⎝ nz ⎠ ⎝ xz τyz σ z ⎠ ⎝ nz ⎠
La matrice [T ] viene chiamata tensore degli sforzi.
È utile infine sottolineare che per le tensioni tangenziali τ vale il
principio di reciprocità per cui, per le tensioni tangenziali, si ha:

Tomei Giacomo 113


IL CONTROLLO AMBIENTALE FISICA TECNICA AMBIENTALE

τi,j = τj,i

⎛ Du ⎞
3 L’EQUAZIONE DEL MOTO DI UN FLUIDO ⎜f = fp + fs → ρ = fρ + div [T ] ⎟
⎝ Dτ ⎠

Allo scopo di determinare l'equazione del moto di un fluido si deve


determinare l'insieme delle forze f agenti sulla porzione di fluido dV,
ricordando innanzitutto che una forza f può essere data dalle seguenti
formule:
Du
f = ma f = ρdV f = fp + fs

dove le forze indicate con f p sono le forze dipendenti dal peso del
fluido, mentre le forze indicate con fs sono le forze agenti sulla
superficie. Praticamente devo calcolare le forze f agenti sul volume dV,
le quali sono date dalla somma delle forze f p e delle forze fs.
Con riferimento alle forze dipendenti dal peso del fluido f p si ha
semplicemente:
f p = ρfdV

Per la determinazione delle forze agenti sulla superficie fs si dovrà


fare riferimento ad ogni faccia del
volume dV, la cui singola faccia sarà
caratterizzata da un vettore tensione t
rappresentato dalle rispettive
componenti di tensione normale σ e di
tensione tangenziale τ.
Si consideri però adesso solo l'asse x
(vedi figura) e si prendano in
considerazione solo le componenti di
tensione σ e τ attive nella direzione x, ossia le componenti σx, τyx e
τzx.
Poiché le componenti di
tensione σx, τyx e τzx variano da
punto a punto all'interno del
volume dV, allora si può
affermare che, tra ciascuna
coppia di facce opposte, le
tensioni σx, τyx e τzx subiscano un
incremento infinitesimo dσ x ,
d τ y x e dτzx , i quali sono dati dalle tre formule:
∂σ x ∂τyx ∂τzx
dσ x = dx dτyx = dy dτzx = dz
∂x ∂y ∂z
Le componenti di tensione totali quindi valgono complessivamente:
σ 'x = σ x + d σ x τ'yx = τyx + dτyx τ'z x = τz x + dτzx
È necessario adesso ricavare le forze f agenti sulle superfici a
partire dalle tensioni σ e τ, sapendo che la tensione è data dalla
f
formula generale σ = da cui quindi mi posso ricavare la forza che mi
A
serve f = σA. A tale scopo è sufficiente infatti moltiplicare ciascuna
tensione per l'area su cui essa agisce. Si ottiene così l'espressione
dell'equilibrio sommando le componenti di tensione σ e τ attive nella
direzione x, moltiplicate per la superficie infinitesima di appartenenza
e notando che le tensioni agenti sulle facce opposte hanno verso opposto.
Quindi per le forze in direzione x si ha:

114 Tomei Giacomo


FISICA TECNICA AMBIENTALE IL CONTROLLO AMBIENTALE

fs,x = (σ'x − σx ) dydz + (τ'yx − τyx ) dxdz + (τ'zx − τzx ) dxdy


⎛ ∂σx ⎞ ⎛ ∂τyx ⎞ ⎛ ∂τ ⎞
fs,x = ⎜ σx + dx − σx ⎟ dydz + ⎜τyx + dy − τyx ⎟ dxdz + ⎜τzx + zx dz − τzx ⎟ dxdy
⎝ ∂x ⎠ ⎝ ∂y ⎠ ⎝ ∂z ⎠
⎛ ∂σx ⎞ ⎛ ∂τyx ⎞ ⎛ ∂τ ⎞
fs,x = ⎜ σx + dx − σx ⎟ dydz + ⎜ τyx + dy − τyx ⎟ dxdz + ⎜ τzx + zx dz − τzx ⎟ dxdy
⎝ ∂x ⎠ ⎝ ∂y ⎠ ⎝ ∂z ⎠
⎛ ∂σ ⎞ ⎛ ∂τ ⎞ ⎛ ∂τ ⎞
fs,x = ⎜ x dx ⎟ dydz + ⎜ yx dy ⎟ dxdz + ⎜ zx dz ⎟ dxdy
⎝ ∂x ⎠ ⎝ ∂y ⎠ ⎝ ∂z ⎠
⎛ ∂σ ⎞ ⎛ ∂τ ⎞ ⎛ ∂τ ⎞
fs,x = ⎜ x ⎟ dxdydz + ⎜ yx ⎟ dxdydz + ⎜ zx ⎟ dxdydz
⎝ ∂x ⎠ ⎝ ∂y ⎠ ⎝ ∂z ⎠
⎛ ∂σ ⎞ ⎛ ∂τ ⎞ ⎛ ∂τ ⎞
fs,x = ⎜ x ⎟ dV + ⎜ yx ⎟ dV + ⎜ zx ⎟ dV
⎝ ∂x ⎠ ⎝ ∂y ⎠ ⎝ ∂z ⎠
Lo stesso ragionamento può essere ripetuto per le altre due direzioni
y e z. Globalmente si ha quindi:
⎛ ∂τ ⎞ ⎛ ∂σ ⎞ ⎛ ∂τ ⎞ ⎛ ∂τ ⎞ ⎛ ∂τ ⎞ ⎛ ∂σ ⎞
fs,y = ⎜ xy ⎟ dV + ⎜ y ⎟ dV + ⎜ zy ⎟ dV fs,z = ⎜ xz ⎟ dV + ⎜ yz ⎟ dV + ⎜ x ⎟ dV
⎝ ∂x ⎠ ⎝ ∂y ⎠ ⎝ ∂z ⎠ ⎝ ∂x ⎠ ⎝ ∂y ⎠ ⎝ ∂z ⎠
e in forma matriciale le tre espressioni evidenziate diventano:
⎛ ∂σ x ∂τyx ∂τzx ⎞
⎜ ⎟
⎜ ∂x ∂y ∂z ⎟
⎛ fs,x ⎞ ⎛ dV ⎞
⎜ ⎟ ⎜ ∂τxy ∂σ y ∂τzy ⎟ ⎜ ⎟
⎜ fs,y ⎟ = ⎜ ∂x ∂y
⎟ ⎜ dV ⎟
∂z ⎟ ⎜
⎜ ⎟ ⎜ dV ⎟⎠
⎝ fs,z ⎠ ⎜ ∂τxz ∂τyz ∂σ x ⎟ ⎝
⎜ ⎟
⎝ ∂x ∂y ∂z ⎠
e ricavando dalla matrice colorata il tensore degli sforzi:
⎛ ∂σ x ∂τyx ∂τzx ⎞
⎜ ⎟
⎜ ∂x ∂y ∂z ⎟
⎛ σ x τyx τzx ⎞
⎜ ∂τxy ∂σ y ∂τzy ⎟ ⎜ ⎟
⎜ ⎟ = div ⎜τxy σ y τzy ⎟ = div [T ]
⎜ ∂x ∂y ∂z ⎟ ⎜τ ⎟
⎜ ∂τxz ∂τyz ∂σ x ⎟ ⎝ xz τyz σ x ⎠
⎜ ⎟
⎝ ∂x ∂y ∂z ⎠
si può scrivere l’espressione della forza fs in forma compatta:
fs = div [T ] dV
Praticamente facendo la divergenza alla matrice colorata ottengo ad
∂σx
esempio dal termine la tensione normale σ x .
∂x

Pertanto, ricordando che devo calcolare le forze agenti sul volume dV


Du
date dalla formula f = fp + fs dove f = ρdV , f p = ρfdV e

fs = div [T ] dV , allora si ha:
Du
ρdV = fρdV + div [T ] dV

e dividendo entrambi i membri per il volume dV si ottiene l'espressione
generale dell'equazione del moto:
Du Du
ρdV
Dτ = fρdV div [T ] dV ρ dV
Dτ = fρ dV + div [T ] dV
+
dV dV dV dV dV dV

Tomei Giacomo 115


IL CONTROLLO AMBIENTALE FISICA TECNICA AMBIENTALE

Du
ρ = fρ + div [T ]

3 L’EQUAZIONE DEL BILANCIO DELL’ENERGIA MECCANICA (BERNOULLI)

Nella fluidodinamica vengono studiati i sistemi in cui avviene il


passaggio di materia. E' pertanto possibile utilizzare la termodinamica
dei sistemi aperti, e quindi è possibile utilizzare l'espressione del
bilancio dell'energia già vista:
W22 − W12
+ g (z2 − z1 ) + h2 − h1 = q − l
2
che rappresenta precisamente l’equazione del primo principio della
termodinamica per i sistemi aperti a due correnti in regime stazionario,
comunemente usata nelle applicazioni tecniche.
Questa espressione del bilancio dell’energia viene modificata
ricordando che, secondo il primo principio della termodinamica,
l’entalpia h è data dalla formula:
2 2
đq = dh − vdp dh = đq + vdp h2 − h1 = ∫ đq + ∫ vdp
1 1
2

dove ∫ đq
1
= R , e quindi posso scrivere:
2
h2 − h1 = R + ∫ vdp
1
Adesso posso andare quindi a sostituire il valore della variazione di
entalpia h2 − h1 appena trovato nell’espressione del bilancio dell’energia
ottenendo:
W22 − W12 ⎛ 2

+ g (z2 − z1 ) + ⎜ R + ∫ vdp ⎟ = q − l
2 ⎝ 1 ⎠
Poiché il liquido non riceve calore dall'esterno, lo scambio di calore
q dovrà essere nullo, quindi avrò che q = 0 , e quindi ottengo
l’equazione di Bernoulli generalizzata:
W22 − W12 ⎛ 2

+ g (z2 − z1 ) + ⎜ R + ∫ vdp ⎟ = −l
2 ⎝ 1 ⎠
e se considero un fluido incomprimibile (ad esempio l’acqua) avrò:
W22 − W12 ⎛ p − p1 ⎞
+ g (z2 − z1 ) + ⎜ R + 2 ⎟ = 0
2 ⎝ ρ ⎠
dove infatti ho il termine della densità ρ, mentre se considero un fluido
comprimibile (ad esempio l’aria) avrò:
W22 − W12 ⎛ 2

+ g (z2 − z1 ) + ⎜ R + l + ∫ vdp ⎟ = 0
2 ⎝ 1 ⎠

⎛W 2 −W 2 p − p ⎞
IL TUBO DI VENTURI ⎜ 2 1 + 2 1 = 0 → W = 2 ( p1 − p2 ) → Q = ρ 2 ( p1 − p2 )S ⎟
3 ⎜⎜ 2 ρ
1
(
ρ S1 − S2
2 2
) m1
(
ρ S1 − S2
2 2
) 1⎟

⎝ ⎠

116 Tomei Giacomo


FISICA TECNICA AMBIENTALE IL CONTROLLO AMBIENTALE

La perdita di carico, che costituisce comunque una perdita economica


nell'utilizzo del circuito, può essere evitata con l'impiego di un tubo
di Venturi (o venturimetro).
Esso è costituito da due tronchi di cono, convergenti (il cono a
sinistra) e divergenti (il cono a destra). Qualora il cono divergente
abbia un profilo particolare, è
possibile evitare le zone di distacco
del fluido durante l'espansione, e
quindi è possibile evitare le perdite
di carico. Conseguentemente questo
dispositivo può essere considerato
completamente reversibile.
In corrispondenza delle sezioni 1, 2 e 3 sono presenti dei manometri
per la misurazione della differenza di pressione p provocata dall'aumento
della velocità W in corrispondenza della sezione 2 (la sezione più
stretta). La pressione p nella sezione 3 dovrebbe risultare uguale alla
pressione nella sezione 1.

Se vogliamo calcolare la velocità W 2 nella sezione 2, considerando un


fluido incomprimibile (ad esempio l’acqua) per cui quindi la densità ρ è
costante e perciò si ha che ρ2 = ρ1 = ρ , dalla formula della portata in
massa Qm si ha:
Q m 2 = Q m1 ρ2 W2 S2 = ρ1W1S1 ρ W2 S2 = ρW1S1 ρ W2 S2 = ρW1S1 W2 S2 = W1S1
W1S1
W2 =
S2
e pertanto la velocità W 2 nella sezione 2 aumenta in proporzione alla
diminuzione della sezione del condotto, mentre contemporaneamente
diminuisce la pressione p2.

Applicando adesso l’equazione di Bernoulli generalizzata per i fluidi


incomprimibili W 2 − W1 + g (z2 − z1 ) + p 2 − p1 = 0 , e notando che il tubo di
2 2

2 ρ
Venturi è orizzontale, posso allora semplificare l’equazione di Bernoulli
nel modo seguente:
W 22 − W 12 p − p1 W 22 − W12 p − p1
+ g (z 2 − z1 ) + 2 = 0 + 2 = 0
2 ρ 2 ρ
WS
e sapendo che W 2 = 1 1 , allora posso ricavarmi la velocità W 1 nella
S2
sezione 1:
W22 − W12 p − p1 W22 − W12 p − p2 ⎛ W22 − W12 ⎞
= − 2 = 1 ρ⎜ ⎟ = p1 − p 2
2 ρ 2 ρ ⎜ 2 ⎟
⎝ ⎠
ρ ⎛⎜ W1 S1 ⎞
( ) ⎛ S12 ⎞
2 2
ρ 2 ⎟
ρ
W22 − W12 = p1 − p2 p1 − p2 = − W p1 − p2 = W12 ⎜ 2 − 1⎟
2 ⎜ S22 ⎟
1
2
⎝ ⎠
2 ⎝ S2 ⎠

p1 − p2 2 ( p1 − p2 )
2
=
p1 − p 2 W =
W1 =
⎛ S12 ⎞
W 1
1
ρ ⎛ S12ρ ⎛ S12
⎞ ⎞
ρ ⎜ 2 − 1⎟
⎜ ⎜ 2 − 1⎟
− 1⎟
2 ⎝ S2
2 ⎝ S 22 ⎠ ⎠ ⎝ S2 ⎠
Pertanto si ottiene la velocità media W 1 , e conseguentemente si può
ottenere la portata in massa Qm1:

Tomei Giacomo 117


IL CONTROLLO AMBIENTALE FISICA TECNICA AMBIENTALE

2 ( p1 − p2 ) 2ρ2 ( p1 − p2 )
Q m 1 = ρS1W1 Qm1 = ρS1 Qm1 = S1
⎛ S2 ⎞ ⎛ S2 ⎞
ρ ⎜ 12 − 1⎟ ρ ⎜ 12 − 1⎟
⎝ S2 ⎠ ⎝ S2 ⎠
2ρ 2 ( p1 − p2 ) 2ρ ( p1 − p2 )
Qm1 = S1 Q m 1 = S1
⎛ S2 ⎞ S12
ρ ⎜ 12 − 1⎟ − 1
⎝ S2 ⎠ S22

2 IL BENESSERE TERMICO

La teoria termodinamica del sistema aperto può essere applicata al


corpo umano, il quale può essere rappresentato come un sistema aperto che
scambia energia e materia (ad esempio i liquidi) con l'ambiente.
Le termodinamica del sistema aperto applicata al corpo umano
costituisce una nuova disciplina chiamata bioenergetica, la quale appunto
studia il comportamento del corpo umano in relazione alla
metabolizzazione delle sostanze introdotte nell'organismo, in relazione
all'attività svolta e in relazione al microclima dell'ambiente.
La bioenergetica in sintesi si occupa degli scambi di calore tra il
corpo umano e l’ambiente, con l'obiettivo di individuare le condizioni
ambientali in grado di garantire un benessere psicofisico ottimale
dell'individuo.
Lo studio della bioenergetica riguarda due aspetti fondamentali:
1) il benessere termico della persona in cui si analizza come il corpo
umano raggiunga la condizione di benessere termico in relazione alla
sua attività metabolica;
2) gli aspetti microclimatici in cui vengono analizzate le
caratteristiche dell'ambiente che circonda la persona, come il grado
igrometrico φ, la velocità dell'aria va, la temperatura T.

3 IL BILANCIO ENERGETICO S (S = M − C k − R − C − W − E d − E s w − E v e − C v e )

Il bilancio energetico S del corpo umano con l’ambiente sarà espresso


dall'equazione del primo principio della termodinamica per i sistemi
W 2 − W12
aperti, e cioè dall’equazione 2 + g (z2 − z1 ) + h2 − h1 = q − l , che in
2
questo caso diventerà:

∑ Q (e
i
mi ci + e pi + hi ) +
∂τ ∫ ρedv = Q − L
v
e dato che eci ≈ e pi ≈ 0 , e quindi l’energia cinetica eci e l’energia
potenziale epi causate dalla respirazione sono trascurabili, si può
allora scrivere solo:
∑Q
i
mi (e
ci + e pi + hi )+ ∂
∂τ ∫ ρedv
v
= Q − L ∑Q
i
mi hi +

∂τ ∫ ρedv
v
= Q − L

Ciascun termine (evidenziato da un colore specifico) esprime un


contributo energetico scambiato dall'attività umana con l'ambiente.

Il termine ∑Q
i
h può essere riscritto nella forma seguente:
mi i

∑Q
i
h = Ed + Esw + Cve + Eve
mi i

dove:

118 Tomei Giacomo


FISICA TECNICA AMBIENTALE IL CONTROLLO AMBIENTALE

1) Ed indica il contributo dovuto alla traspirazione del vapore


attraverso la pelle;
2) Esw indica il contributo dovuto alla sudorazione;
3) Cve indica il calore sensibile scambiato nella respirazione;
4) Eve indica il calore latente scambiato nella respirazione.
I due termini Cve e Eve corrispondono all’entalpia hi presente al primo
membro.

1) Il calore sensibile dipende da una variazione della temperatura


(quindi probabilmente è il tipo di calore che abbiamo calcolato in
questo paragrafo);
2) il calore latente non dipende da una variazione di temperatura; il
calore latente inoltre rappresenta la quantità di calore che è
necessario fornire a un chilogrammo di liquido per vaporizzarlo
completamente durante una trasformazione isobara.


Il termine
∂τ ∫ ρedv
v
costituisce l'espressione dell'equilibrio termico

del corpo e può essere indicato con il simbolo S :



∂τ ∫ ρedv
v
= S

1) Se S = 0 si avrà una situazione di equilibrio termico tra il corpo e


l’ambiente, ossia si avrà benessere termoigrometrico;
2) se S ≠ 0 si avrà una situazione di ipertermia (alta temperatura
corporea) o ipotermia (bassa temperatura corporea).

Il termine Q, cioè lo scambio di calore del corpo umano, potrà essere


indicato con la formula:
Q = M − Ck − R − C
dove:
1) M indica l’energia metabolica ottenuta dal corpo umano
dall'alimentazione;
2) C k è lo scambio di calore per conduzione del corpo umano con
l'ambiente (normalmente lo scambio termico di conduzione tra il
corpo umano e il vestiario viene trascurato);
3) C è lo scambio di calore per convezione del corpo umano con
l'ambiente;
4) R è lo scambio di calore per irraggiamento del corpo umano con
l'ambiente.

Il termine L, cioè il lavoro metabolico (cioè dato dall'attività


metabolica), potrà essere indicato con la formula:
L = Lg + L p L = W

Quindi l'espressione finale del bilancio energetico S diventa:


Ed + Esw + Cve + Eve + S = M − Ck − R − C − W
da cui si ricava S :
S = M − Ck − R − C − W − ( Ed + Esw + Cve + Eve )
⎡W ⎤
S = M − C k − R − C − W − E d − E sw − C ve − E ve ⎢ 2 ⎥
⎣m ⎦
3 L’EQUAZIONE DEL BENESSERE f ( M,Icl,va,ta,tr,φ) = 0

Tomei Giacomo 119


IL CONTROLLO AMBIENTALE FISICA TECNICA AMBIENTALE

⎡W ⎤
L'equazione S = M − Ck − R − C − W − Ed − Esw − Cve − Eve ⎢ 2 ⎥ rappresenta
⎣m ⎦
l'espressione del bilancio dell'energia applicata al corpo umano. Essa
può certamente essere utilizzata in modelli di calcolo numerico per lo
studio delle condizioni di benessere termico all'interno di ambienti, ma
non necessariamente esprime una dipendenza netta con la sensazione
soggettiva di benessere termico.
Gli studi sulla ricerca delle valutazioni soggettive hanno condotto
numerosi studiosi ad intraprendere una indagine statistica. Tali studi
sono confluiti in una normativa, la UNI EN ISO 10551, che ha espresso una
serie di relazioni che traggono spunto dalla equazione del bilancio
energetico detta equazione di Fanger, dal nome del suo ideatore. Essa,
ripresa nella normativa UNI EN ISO 7730, descrive la situazione di
omotermia, ovvero la neutralità termica, in funzione di sei grandezze
fisiche:
f ( M,Icl,va,ta,tr,φ) = 0
dove:
1) M è l'energia metabolica;
2) Icl è la resistenza termica dell'abbigliamento;
3) va è la velocità dell'aria;
4) ta è la temperatura dell'aria;
5) tr è la temperatura media radiante;
6) φ è il grado igrometrico.
Si nota poi che:
1) M e va si riferiscono alle attività svolte dal corpo umano;
2) Icl si riferisce all'abbigliamento del corpo;
3) va, ta, tr, e φ si riferiscono al microclima dell'ambiente oggetto
dell'analisi.
Poiché l'equazione precedente contiene sei variabili, è possibile
analizzare le condizioni del benessere su una serie di diagrammi
contenenti alcune delle grandezze.

3 GLI INDICI DI DISAGIO: IL PMV E IL PPD

120 Tomei Giacomo


FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE IL CONTROLLO AMBIENTALE
E

Ora si
i analizz za la met
todologia
a di Fang
ger. In particolare essa si basaa
sulla re elazione tra un voto medio
m evisto PMV
pre P e laa percent
tuale di
persone insoddisfatte PP PD determinata su una base
e statist
tica, var
riando le
e
condiziooni climaatiche su un campione
di 1300 persone, e chied dendo a loro
di espprimere un v
voto sulla
sensazioone di beness
sere (vedi
tabella 15.3).

Il PMV è determinato
numerica
amente su
u una base statist
tica dall
la formul
la:
⎡ ⎛
⎜ −0.036

M ⎞
⎟ ⎤
A p ⎟⎠ L

PMV = 0.30
03e ⎝
+ 0.028⎥
⎢ ⎥ Ap
⎣ ⎦
in cui L senta il lavoro metabolico
rappres o determi
inato da Fanger, e cioè:
L = M (1 − μ) − ( E'd + E'sw + Cve + Eve + C' + R')
Gli apici
a nei terminni indic
cano che
e i valo
ori indi
icati da
a Fanger
r
differis i valori reali.
scono dai

La reelazione (vedi grafico


g ) tra il PMV e il PPD ha porta
ato alla
a
formula proprio di PPD in funzion
ne di PMV
V:
(0.03353PMV4 +0.2179PMV
P 2)
PD = 100 − 0.95e
PP
uale si nota (fo
nella qu orse dal numero 0.95, maa sicuram
mente meglio dal
grafico) che il PPD non scende mai
m i sotto del 5%, e questo tende a
al di
sottolin
neare l''impossib
bilità di
d nere un giudizi
otten io unanime del l
benesser
re termic
co.

rmativa UNI
La nor U EN IS
SO 7730 stabilisc
s ce un liv
vello min
nimo di benessere
b e
che deve
e essere raggiuntto negli edifici. Tale valore minimo devve essere
e
inferior
re al 10%
% del PPD
D.
Invece
e la nor pea CEN prENV 17
rma europ 752 del 1996 preevede unaa classe
e
ambiente
e in funzione del PPD (ved
di tabell
la 15.4).
.

Tomei Giac
como 121
IL CONTROL
LLO AMBIENT
TALE FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

Nella tabella 15.5 sii ha invvece il processo contrar rio, cioè


è si puòò
e dalla classe
risalire c am
mbiente al PPD.
Inoltr
re, nellee altre tre tabbelle, viiene indicata la atura T,
a tempera
l’umidit iva UR e la velocità dell’aria va in funzi
tà relati la classe
ione dell e
ambiente
e.

2 LA QUALITÀ
Q DELL’ARIA
D A

udio della quali


Lo stu ità dell'aria pre
evede di ottenere
e una co
ondizione
e
di benesssere inn funzionne della concenttrazione di inquinanti contenuti
c
nell'ari
ia. La stessa definizi ione di qualità dell'aria so ottolinea
a
nza di ri
l'esigen imuovere ogni presenza
di inqui
inanti, poiché
p si richiedee che
l'aria non deve contenere
contamin
nanti not ti in concentrazioni
tali da arrecaree danno alla
a salu
ute e
a causar
re condizioni di malessere e per
gli abit
tanti.

⎛ c −c ⎞
3 LA VE
ENTILAZIO
ONE ⎜μv = e s ⎟
⎜ ci −cs ⎟⎠

Allo scopo di i ottenerre un’ac


ccettabile qualit
tà dell'aria all l'interno
o
degli eddifici, si rende e necessario pre
evedere un’adegua ata vent
tilazione
e
degli ed
difici. Nella
N mag
ggioranza
a dei casi ciò presuppon
p e di con
nsiderare
e
l'aria esterna
e ità pura, a diff
di quali ferenza dell'
d aria
a interna
a che vaa
invece depurata
d .

La nor
rmativa italiana
i prevede un numeero di ri icambi orari dell'aria a
seconda della deestinazio
one d'usoo degli ambienti, ipotizzando l'utilizzo o
di aria esterna a particcolarment
te pura. Purtrop ppo le e esperienz
ze deglii
ultimi anni hanno co onsentito di di e che l'aria esterna,
imostrare
soprattu
utto nellle granddi città in pianura, se empre più rarame ente puòò
essere considera
c ata aria pura e pertanto o tale appproccio dimostra sempree
più dell
le limita
azioni.
Pertan
nto, per ottenere e una qualità elevata dell'aria interna, bisogna a
dimensio
onare ade
eguatamennte la tiipologia degli immpianti d
di ventillazione e
calcolar
re corretttamente la port tata d'arria richiesta in n funzionne della
a
produzio i inquinanti stessi.
one degli
L'effi
icienza di
d ventil lazione μv rappre a capacit
esenta la tà di un sistemaa
di vent e di el
tilazione liminare le sos stanze inquinant
i ti dall'ambientee
mediante
e l'immis
ssione dii aria pu ulita all
l'interno
o. Essa è definita dalla a
relazion
ne:
ce − cs
μv =
ci − cs
dove:
1) ce è la concentrazione di inquinant
i te dell
l'aria estratta
a
dall
l'ambientte;
2) cs è la concentrazione di inq quinante dell'ari
ia immess
sa nell'a
ambiente;
3) ci è la concentrazione med dia di inquinant
i te dell'aaria all
l'internoo
dell
l'ambientte.
Posson
no essere sciute du
e riconos ue catego
orie di metodolog
m gie di di
iffusionee
dell'ari
ia all'innterno degli ambieenti.

4 PE
ERFECT MI
IXING DIS ON (μv ≈ 1 )
STRIBUTIO

122 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TECNICA AMBIENTALE IL CONTROLLO AMBIENTALE

Il metodo perfect mixing distribution consiste nell'ottenere una


completa diluizione degli inquinanti nell'ambiente, allo scopo di avere
una distribuzione uniforme. La velocità di fuoriuscita dell'aria
dall'ambiente può verificarsi a velocità anche elevate, con conseguente
rischio di correnti d'aria forti anche all'interno e scarsa capacità di
fuoriuscita degli inquinanti stessi.
In questo tipo di ventilazione si ha che la concentrazione di
inquinante ce dell'aria estratta dall'ambiente è simile alla
concentrazione media di inquinante ci dell'aria all'interno
dell'ambiente, e quindi ho che ce ≈ ci e di conseguenza ho che μv ≈ 1
ce − cs
essendo μv = .
ci − cs

4 PERFECT DISPLACEMENT DISTRIBUTION (μv ≥ 1 )

Un'atra possibilità per svolgere con efficacia la funzione di


ventilazione dell'aria è offerta dalla perfect displacement distribution.
In questo caso si instaura un fronte d'aria compatto che avanza con
uniformità da un estremo dell'ambiente verso la direzione opposta.
Nella zona di immissione dell'aria la concentrazione di inquinanti è
minima, per diventare massima in corrispondenza della zona di emissione
dall'ambiente. Questo metodo appare molto efficace, e viene utilizzato
soprattutto negli ambienti in cui è richiesta particolare attenzione alla
qualità dell'aria, come nei locali ospedalieri.
Per questa tipologia di ventilazione si ha μv ≥ 1 .

⎛ ⎞
( )
Gh
3 LA RIMOZIONE DEGLI INQUINANTI ⎜ A = Q c − c →Q = ⎟


i 0
(
μv ci − c0 ) ⎟⎠

Per ottenere la qualità dell'aria interna richiesta è necessario


rimuovere la quantità di inquinanti prodotta all'interno mediante una
portata d'aria Q in grado di espellere la concentrazione di inquinanti.
Indicando con ci la quantità di inquinanti all'interno e con co la
quantità di inquinanti all'esterno (sarà ci > co ), considerando l'aria
esterna quasi pura, la quantità A di inquinanti rimossa sarà pari a:
A = Q (ci − c0 )
Inoltre, dalla definizione di efficienza di ventilazione μv, la
quantità A di inquinanti rimossa (per effetto dell'impianto di
ventilazione) sarà anche espressa dalla formula:
Gh
A =
μv

dove Gh, espresso in ⎡⎢ ⎤⎥ , rappresenta la quantità di inquinanti prodotta


μg
⎣ s ⎦
nell'ambiente. Pertanto, andando a sostituire A , si ha:
Gh
Gh μv
= Q (ci − c0 ) Q = Q =
Gh
μv (ci − c0 ) μv (ci − c 0 )
L’espressione evidenziata esprime quindi la portata d'aria Q richiesta
per rimuovere il carico inquinante Gh mediante le correnti d'aria aventi
qualità pari a ci e co; questo valore può essere quindi utilizzato allo
scopo di dimensionare l'impianto di ventilazione.
Purtroppo Gh non appare facilmente quantificabile, poiché richiederebbe
di determinare la quantità di inquinanti prodotta da tutte le sorgenti
presenti nell'ambiente.

Tomei Giacomo 123


IL CONTROLLO AMBIENTALE FISICA TECNICA AMBIENTALE

⎛ G ⎞
3 OLF E DECIPOL ⎜ Q = 10 ⎟

⎝ (
μv ζ1 −ζo ) ⎟

Poiché l'approccio seguito nel paragrafo precedente non appare


facilmente realizzabile, una metodologia differente è stata proposta
negli anni ‘70 da Fanger, parallelamente
alla sua teoria per il benessere termico.
Il nuovo metodo si basa sulla
determinazione statistica delle condizioni
di qualità dell'aria, e cioè sulla
definizione di olf G e decipol ζ.
L'olf G rappresenta il carico inquinante
dell'aria prodotto da una persona normale
che svolge un’attività di 1.2 [ met ] in un
⎡ bagni ⎤
ufficio e standard di 0.7 ⎢ ⎥. La
⎣ giorno ⎦
definizione di olf semplifica notevolmente
la determinazione del carico inquinante Gh, che potrà essere calcolato
semplicemente sulla base di tabelle specifiche (vedi tabella).

Il decipol ζ invece rappresenta la qualità dell’aria percepita in un


locale con sorgente di 1 olf e ventilazione pari a 10 ⎡⎢ ⎤ , con litri
⎣ secondo ⎥⎦
efficienza di ventilazione unitaria, e cioè μv = 1 .

Dalla definizione di decipol si nota immediatamente il legame tra olf


e decipol, che diventa:
G
ζ = 10
Q
Questa espressione può essere utilizzata per ottenere la portata
d'aria Q richiesta per rimuovere il carico inquinante espresso adesso in
olf. Si ha quindi:
G
Q = 10
μv (ζ1 − ζo )
Questa espressione, pur presentando una certa similitudine con
Gh
l’espressione trovata nel paragrafo precedente Q = , si
μv (ci − c 0 )
differenzia considerevolmente, poiché il carico inquinante Gh è ora
espresso in olf, mentre la qualità dell'aria è espressa in decipol.

⎛ 112 G ⎞
3 LA TEORIA DI FANGER ⎜ζ = → Qc = 10 ⎟
⎜ ln (PPD − 5.98)4
⎝ (
μv ζmax amm −ζo ) ⎟⎠

Seguendo la metodologia utilizzata nel benessere termico, sulla base


di esperimenti condotti con test soggettivi, Fanger ha determinato la
relazione statistica tra percentuali di insoddisfatti PPD e decipol. La
relazione è la seguente:
112
ζ =
ln (PPD − 5.98)
4

È possibile poi fissare un valore massimo ammissibile


dell'inquinamento dell'aria interna ζmax amm e conseguentemente, tramite la

124 Tomei Giacomo


FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE IL CONTROLLO AMBIENTALE
E

formula della portata d’aria Q in funzione di olf e decipol


l
G
Q = 10 , è possi
ibile det
terminare la porta
ata d'ari
ia richie
esta:
μv (ζ1 − ζo )
G
Qc = 1 0
μv (ζ max ammm − ζo )

4 G
GLI INDIC
CI DI DIS
SAGIO E IL
I PPD

Nello studio della


d qua
alità delll'aria è possibi ile defin li indici
nire degl i
di disagio, in grado di d espri
imere un
livello minimo di
d qualit tà in funzione di
classi di
d qualit tà, come riportat to nella
tabella.
Confro
ontando la
l tabell la della qualità
dell’ari
ia con la tabell la del benessere
ale, si nota
ambienta n come
e per la qualità dell'ari ia i valoori del PPD
P siano
o
molto più eleva ati. Ciò ò è dovu uto alla a
maggiore
e inddeterminaazione della
a
formulaz
zione ogg gettiva del giud dizio di i
qualità, il qu uale app pare molto più ù
difficil
le da otteneere su
u base
e
statisti
ica. Pur con qualche osservazione, , il meto
odo di Faanger rap
ppresenta
a
uno stru
umento efficace e sempli ice per la deter rminazion
ne della qualitàà
dell'ari
ia negli ambienti confinat ti.

2 L’ILLUMINOT
TECNICA

3 LE GR
RANDEZZE FOTOMETR
RICHE FON
NDAMENTAL
LI

Allo scopo di determinar


re le proprietà fo
ondamentali per
r
l'illumi
inamento degli innterni do
ovranno essere
e definite alcune grandezze
g e
fotometr
riche fon
ndamentali tra cui:
1) il flusso
f lu
uminoso Φ ;
2) l’in a I;
ntensità luminosa
3) la luminanza
l a L;
4) la radianza
r R;
5) l’il ento E.
lluminame

⎛ ∞ ⎞
4 IL FLUSS
SO LUMINO
OSO ⎜ Φ = ∫ k ( λ ) Qdλ ⎟
⎜ ⎟
⎝ 0 ⎠

Il fluusso lum
minoso Φ (o F), descrive e l’energ
gia luminosa per
rcepibile
e
d una so
emessa da orgente nell'unit
n tà di tem
mpo. Il flusso lu
uminoso Φ è dato
o
dalla fo
ormula:

Φ = ∫ k ( λ ) Qdλ
0
Q

L'unit
tà di mis
sura del flusso luminoso
l men [l m ] (riferit
è il lum to ad uno
o
steradia
ante).

Tomei Giac
como 125
5
IL CONTROL
LLO AMBIENT
TALE FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

La missurazione
e del flu
usso emesso dalle lampade deve e essere ef
ffettuato
o
dopo 1000 ore dii funzion
namento, poiché esso
e dipende dall’utilizzo dellaa
lampada stessa.
Il fluusso è an
nche sens lle varia
sibile al azioni ch
he può suubire la tensione
e
di alimmentazionee, e per questoo motivo vengono o consid
derati alltri duee
parametr
ri:
1) la stabilità
s à del flu inoso con l’utilizzo della
usso lumi a lampada
a;
2) la sensibili
s ità del flusso
f lu
uminoso alle
a vari
iazioni ddella ten
nsione di
i
alimmentazion
ne.

i esempi di grand
Alcuni dezza del flusso luminoso sono:
1) la lampada
l p
per bicic a 2 [W ] ch
cletta da he ha Φ = 18 [lm ] ;
2) la lampada
l a incand
ad descenza da 4 0 [W ] che ha Φ = 350 [lm ] ;
3) la lampada
l urio da 4 0 0 [W ] ch
a vapore di mercu he ha Φ = 23000 [lm
l ].

⎛ ΔΦ ⎞
4 L’INTEN
NSITÀ LUM
MINOSA ⎜I = ⎟
⎝ ΔΩ⎠

L'inte
ensità luuminosa I è un veettore ch
he ha per modulo la quanntità del
flusso luminoso
l Φ emessa nità di tempo
a nell'un t e nell’angolo solido Ω, e
per dire
ezione quuella rad
diale (ci
ioè le diirezione uscente dal cent
tro della
a
sorgente
e), assummendo la sorgentte puntifforme. L’intensità luminnosa I è
data qui
indi dall
la formula:
ΔΦ
I =
ΔΩ
L'unit
tà di mis
sura dell
l'intensità lumino l candel
osa I è la la [c d ] .
Dalla formula dell’inntensità luminosa I pos sso ricavarmi il l flusso
o
luminoso
o Φ:
ΔΦ = IΔΩ
I Φ = ∫ I ΔΩ
Ω

Delle sorgentii luminose vengono forni ite le cu urve fot tometriche e, ossia
a
le sezio
oni sui due pian ni princiipali (ortogonali
tra lorro) dell la dist tribuzionee dell'intensità
a I nell
luminosa l'angolo solido Ω, dett ta solido o
fotometr
rico.
La conoscenza della curva
c fo
otometrica di una
sorgente o importa
e è molto ante in quanto,
q in base ad
essa, è possibile veri ificare che la sorgente
scelta distribui
d isca la luce nel modo
m corr retto.
Nella figura è riporta ata una curva fotometrica
di una comune lampada
l ad incanndescenzaa. Alcuni
esempi di grand dezza de ell'inten
nsità lu uminosa I
sono:
1) la lampada
l p
per bicic
cletta chhe ha I = 1 [cd ] ;
2) la lanterna
l di un fa h I = 2 ' 0 0 0 ' 0 0 0 [c d ] ;
aro che ha
3) la lampada
l a incand
ad descenza da 1 0 0 [W ] che ha a I = 1 1 0 [c d ] .

⎛ I ⎞
4 LA LUMINANZ
ZA ⎜L = a ⎟
⎜ Sapp ⎟
⎝ ⎠

La lumminanza L è def finita daal rapporto tra l'intenssità lumminosa Ia


emessa da una sorgente lungo una cert ta direzione a e la su uperficie
e
apparent
te Sapp della sorgente, ed è quindi
i definit
ta dalla formula:

126 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TECNICA AMBIENTALE IL CONTROLLO AMBIENTALE

Ir
L =
S app

L'unità di misura della luminanza L è ⎡⎢ 2 ⎤⎥ .


cd
⎣m ⎦

Per capire meglio il concetto di luminanza si può prendere ad esempio


una lampadina di piccole dimensioni la quale, avendo un’intensità
luminosa I di 1 [cd ] e una superficie di emissione S di 1 ⎡⎣cm ⎤⎦
2
(quindi

0.0001 ⎡⎣m2 ⎤⎦ ), 1 ⎡ cd ⎤
ha una luminanza L di = 10000 ⎢ 2 ⎥ . Un'altra
0.0001 ⎣m ⎦
lampadina con la stessa intensità luminosa I (quindi 1 [cd ] ), ma con una
superficie di emissione S di 100 ⎡⎣cm2 ⎤⎦ (quindi 0.01 ⎡⎣ m 2 ⎤⎦ ), ha una
1 ⎡ cd ⎤
luminanza L di = 100 ⎢ 2 ⎥ .
0.01 ⎣m ⎦
Si può comprendere quindi perché sia meno fastidioso osservare
direttamente un tubo fluorescente con un’ampia superficie piuttosto che
una lampada ad incandescenza in cui tutto il flusso luminoso Φ proviene
dal piccolo filamento.
Quando la luminanza L è troppo elevata, allora si ha l'abbagliamento.

Se l’intensità luminosa I r , e quindi l’intensità luminosa nella


direzione r, è data dalla formula Ir = I n cos α (vedi figura), e se la
superficie apparente S app è data dalla formula S app = Sreale cos α , allora
posso andare a sostituire nella formula della luminanza
I r , avendo quindi:
L =
S app

I n cos α In cos α
L = L = L =
In
Sreale cos α Sreale cos α Sreale
dove Sreale rappresenta la superficie della sorgente,
mentre α rappresenta l'angolo tra la normale n e la congiungente r (vedi
figura).

⎛ dΦ ⎞
4 LA RADIANZA ⎜R = ⎟
⎝ dS ⎠

La radianza R (o M) è data dalla formula:



R =
dS
ed esprime il rapporto tra il flusso luminoso d Φ e la superficie dS
della sorgente.
L'unità di misura della radianza R è ⎡⎢ 2 ⎤⎥ .
lm
⎣m ⎦

⎛ d Φ (i ⋅ n ) dΦ ⎞
4 L’ILLUMINAMENTO ⎜⎜ E = →E = ⎟⎟
⎝ dS dS ⎠

L'illuminamento E è una grandezza che riguarda i corpi illuminati.


L'illuminamento di una superficie consiste in una grandezza scalare
corrispondente al flusso luminoso d Φ che incide su una superficie dS,
ed è quindi dato dalla formula:
d Φ (i ⋅ n ) dΦ
E = E =
dS dS

Tomei Giacomo 127


IL CONTROL
LLO AMBIENT
TALE FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

( )
dove i ⋅ n indi ica il prodotto
p scalare tra il versore normale e n allaa
cie e il versore i nella direzione
superfic d e del flu
usso lumi inoso Φ .
L'unit
tà di mis l’illuminamento E è il [lu
sura dell ux ] .
Inoltr
re è da precisare
p e che del rfici a distanza
lle super d diversa rispettoo
ad una distanza
d enti incl
precedente, e ave linazione
e diversa a rispettto ad una
a
inclinaz
zione pre n illumin
ecedente, hanno un namento diverso
d .

Il liv
vello di illumin namento E sulle attività
a umane è particoolarmente
e
importan
nte.
La luce infattti aumen nta lo stimolo
s lavorativ
l vo e ancche il benessere
b e
fisico, aumentan
ndo anche la cap pacità di concenntrazionee ed evit tando la
a
stanchez
zza preco
oce. Di conseguenza, aumenntando la
a capacittà di atttenzione,
risce la diminuzione del pericolo
si favor p di incid
denti.
L'effe
etto stimmolante della luce si rileva anchea ne
ella capaacità dìì
attenzio
one, di pensiero
p logico no
onché sic
curezza e velocittà nel caalcolo.
In alcuni espperimenti si è notato
n n aument
un to delle prestazi ioni del
10%, sem nte porta
mplicemen ando l'illuminamento E da 90 a 500 [lux ] , e questi
i
migliora
amenti so
ono più evidenti quando
q le e sono an
e persone nziane.

3 L’ILLU
UMINAZION
NE ARTIFIC
CIALE DEG
GLI INTER
RNI

Allo scopo
s di ottenere n livello
e un buon o di illu to E sul piano di
uminament i
lavoro è possibi
ile dimennsionare opportun l superf
namente le fici fine
estrate e
gli ambi
ienti, utilizzanddo così l'illumiinazione naturalee; oppuree si può
ò
are un ca
sviluppa alcolo de
ell'illum
minazionee artificciale per determ
minare la
a
tipologi
ia e la distribu uzione delle
d sor
rgenti luminose
l artifici
iali, in
n
grado di
i fornire
e il livello di illuminameento rich
hiesto.

cos α
4 L’IL
LLUMINAZI ETTA E = I α
IONE DIRE
r2

Nel caso del calcolo dell'illuminazio one arti


ificiale degli in nterni è
possibil
le effett
tuare la verifica o il meto
a secondo odo direttto:
esso con
nsiste nell'utilizzare ili solido o fotometrico deelle
sorgenti
i lumin
nose, n
normalmen
nte for
rnito d
dalle c
case
prod
duttrici delle lampade. Impone endo
poi un valoore dell'
'illuminaamento E in
un punto
p C (vedi figura), si determmina
l'in
ntensità luminosaa I dellla sorgeente
nece
essaria a garanttire il livello di
illu
uminament
to E rich
hiesto (c
così è poossibile fare unaa
veri
ifica de
elle ef
ffettive caratte
eristiche
e delle
e
sorg
genti art
tificiali).


Per ca inamento E si fa riferimento alla formula
alcolare l’illumi E =
dS
. Quindi
i devo calcolare prima il flusso o luminos
so d Φ , che però calcoloo
dalla fo ell’intensità luminosa Iα, e cioè dalla formula:
ormula de
dΦ dΦ = IadΩ
Ia =

i sostitu
Quindi uendo ho:
I dΩ Iad Ω
E = a E =
dS dS
d a
dS
e se l’a olido vale dΩ =
angolo so ho:
r2

128 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TECNICA AMBIENTALE IL CONTROLLO AMBIENTALE

dS a
Ia Ia dSa
E = r2 E =
dS dS r2
Sapendo che Sa = S cos α (vedi figura) vado quindi a sostituire:
I dS cos α I dS cos α cos α
E = α 2 E = α E = Iα
dS r dS r 2
r2
Questa formula costituisce pertanto la verifica del livello di
illuminamento E sul piano di lavoro.

⎛ Φtot ⎞
4 L’ILLUMINAZIONE INDIRETTA ⎜N = ⎟
⎜ lampade Φ ⎟
⎝ lampada ⎠

Nel paragrafo precedente è stato considerato l'illuminamento ottenuto


mediante il flusso luminoso diretto Φ proveniente dalla sorgente verso
il piano di lavoro, senza considerare però l'effetto causato dalle
riflessioni delle pareti dell'ambiente; è possibile quindi determinare il
livello di illuminamento degli interni considerando anche le riflessioni
sulle pareti.
In sostanza viene considerato il flusso circolante Φc , ottenuto dalla
somma del flusso diretto Φe e del flusso riflesso dalle pareti, e
considerando anche il coefficiente di riflessione medio delle pareti r si
può calcolare il flusso circolante Φc :
Φe
Φ c = Φ e + r Φ e + r 2Φ e + … (
Φc = Φe 1 + r + r2 + … Φc =
1−r
)
All'interno del flusso circolante Φc si può definire il flusso
indiretto dato dal prodotto tra il flusso circolante Φc e il
coefficiente di riflessione r:
r Φe
flusso indiretto = r Φc flusso indiretto =
1 −r

Tra tutto il flusso circolante Φc nell'ambiente, ci sarà una quota


parte che inciderà nel piano di lavoro, e che si potrà definire flusso
utile Φu . Esso sarà il flusso minimo necessario affinché il piano di
lavoro abbia il livello di illuminamento medio E m richiesto, e quindi il
flusso utile Φu sarà dato dalla formula:
Φu = E mStot
Il flusso utile Φu dovrà poi essere adeguatamente incrementato, allo
scopo di considerare le dispersioni causate dal fattore di utilizzazione
FU e dal fattore di deprezzamento d, calcolando così il nuovo flusso
utile Φu con la formula:
Φu
Φu = Φtot FUd Φtot =
FUd
Pertanto, avendo ricavato il flusso totale Φtot , per ottenere il numero
delle sorgenti luminose (supponendole tutte uguali) si deve fare il
seguente calcolo:
Φ tot
N l ampade =
Φ lamp ada

E int
3 L’ILLUMINAZIONE NATURALE DEGLI INTERNI η =
E0,standard

Tomei Giacomo 129


IL CONTROLLO AMBIENTALE FISICA TECNICA AMBIENTALE

È molto importante garantire un livello di illuminamento E degli


interni attraverso la sola luce solare esterna.
Nei regolamenti edilizi infatti si fa riferimento a dei parametri che
servono per garantire un livello minimo di illuminamento E: si tratta del
fattore di luce diurna η che è definito dal rapporto tra l’illuminamento
interno Eint e l’illuminamento del cielo standard E0,standard, ossia:
E in t
η =
E 0,s ta n da rd
Con cielo standard si intende il cielo con strato sottile e uniforme
di nubi, in modo da costituire un’unica superficie estesa illuminante.
E0,standard è tabellato e dipende dalla latitudine e longitudine del luogo.
Nei regolamenti edilizi normalmente si impone che sia:
0.02 ≤ η ≤ 0.04
Questa espressione viene più comunemente tradotta con un’altra
espressione relativa alle dimensioni delle superfici finestrate:
1
Sfinestre ≥ S pianta
8

130 Tomei Giacomo


FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE L’ACUSTICA
A

1 L’ACUST
TICA

2 L
L’ORIGINE DEL FENO
OMENO ACU
USTICO

Il feenomeno acustico o consis ste nell la propa agazione in un fluido o


comprimi
ibile (co
ome ad essempio l’aria), di un’onda causa ata
dalla vi
ibrazione
e di un una sorgen nte sonor
ra.
aso di assenza
Nel ca a d
del fluid
do compri imibile, ossia nnel
caso di assenza dell'ari
ia, non avviene
a la
l propag gazione d
del
suono. Una
U sorge
ente sono
ora collo ocata qui
indi in unu ambiennte
le viene creato il vuoto
nel qual o, come nella fi igura, p
pur
producen
ndo una vibrazion
v e non prooduce alc
cun suonoo.
Non tu
utte le vibrazion
v ni dei corpi causano suoni udibi ili
dall'uom
mo: solo alcune vibrazion
v ni vengon
no perceppite come suoni, e quindi
solament e lunghez
te alcune zze d'ond da λ, coontenute all'inte erno di un certo
o
interval
llo, sono
o percepibili dall'uomo.

3 LA FR A D’ONDA λ
REQUENZA f E LA LUNGHEZZA
L

Consid u onda sinusoida


derando un’ s ale (vedii grafico unghezza d'onda λ
o), la lu
rapprese
enta la distan
nza che
e c’è tra du
ue punti
i di massimo.
Alternat
tivamentee, per rappresenta are la luunghezza d'onda λ, posson
no esseree
rati due punti di
consider d minimo o, oppuree due pu unti di ppari alte
ezza, maa
aventi con
c la st
tessa tangente.
La luunghezza d'onda λ rappresenta praticame
p ente lo spazio percorso o
dell’ond
da durant te il peeriodo T, cioè durante
d il
tempo es i secondi [s ] .
spresso in
Il reciproco del peri iodo ci dà la frequeza
f f
data qui
indi dallla formula:
1
f =
T
la quale
e è espreessa in [H z ] .
L'alte
ezza d
dell’onda
a infine rappresen
r ta
l'ampiez
zza A.

È poss pplicare l'equazi


sibile ap ione del moto s = v t (cioè lo spazio s è
uguale alla
a ocità v per
velo p il teempo t) alle
a gran
ndezze ap
ppena def
finite, e
quindi la
l formulla si potrà scrive
ere come:
λ = cT
1
za f è data
e se la frequenz d dall la f =
la formul , allora posso ricavare
e
T
1
odo T =
il perio , e and
dando a s
sostituir
re ho:
f
1 c
λ =c λ =
f f
dove c rappresenta la velocit tà di pr ropagazio
one dell
l'onda.

Le frequenze
e f norm
malmente udibili
i sono c
comprese tra i seguenti
valori:
20 < f < 2 0 ' 0 0 0 [H z ]
Le lunghezze
e d'on
nda λ a cu
ui
corrispo
ondono alle
a frequenze f udibil li
sono all
l'internoo dell'inntervallo
o compres
so
tra poch
hi centimmetri e molti me etri (ved
di
tabella).

Tomei Giac
como 131
L’ACUSTICA
A FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

Va osservato che il rumore non si propaga solament te attrav


verso unn
fluido comprimibbile (coome ad esempio
e l’aria): infatti le vi ibrazioni
i
possono essere trasportate anchhe attrav
verso paareti sollide, per
r questoo
motivo si
s senton no i suooni e i rumori anche
a l'interno
all o degli ambientii
delimita
ati da mu
urature.

2 LA METODOLO
OGIA DEL RUMORE E L’ANALI
ISI IN FR
REQUENZA

2
⎛p ⎞
3 IL DIAGRAMM
MA (f,p) E IL LIVE
ELLO SONO
ORO L = 10 log10 ⎜ RMS ⎟
⎜ p ⎟
⎝ 0 ⎠

È posssibile ot ttenere ili diagra amma della sensazione sonora in funzione e


della frrequenza f e della pressio one sonorra p (veddi figuraa).
Nel diiagramma è possib bile distinguere dued limitti, e cio
oè:
1) la soglia
s de
ell'udibi ilità (ciioè la cuurva più bassa ne el diagra
amma) che
e
rapp
presenta il limite
infe
eriore di pressione
ora p che
sono c può essere
perc
cepito;
2) la soglia
s deel dolore e (cioè
la curva più alt ta nel
gramma) rapprese
diag enta il
valo
ore massimo di
pres
ssione soonora p che non
prov
voca doloore.
La relazion
ne tra
a la
frequenzza f e la pressione
sonora p è s
stata ricavata
sperimenntalmentee da Fl letcher e Muns son: uti ilizzandoo un su uono di
riferimeento allaa frequen nza f di i 1000 [H z ] (cio
oè più o meno il valore e
medio suull’ascissa del diagramma), essi effettuar
e rono dei test varriando la
a
pressionne sonoraa p del suono
s allle varie frequenz ze f per verificaare quale
e
producevva un'uguuale sens sazione sonora (praticam
( mente iniizialment
te ho unn
suono ad una certa
c pressione sonora p e fre equenza f; cambi iando laa
frequenzza f del l suono però mi cambia anche la l pressi nora p e
ione son
quindi, per aver re alla nuova freq quenza f la stess sa pressiione sono
ora p del
suono dii prima, devo modifica la pression ne sonoraa p).
In tall modo riicavarono o le curvve isofonniche rap ppresentaate nel diagramma
d a
di figurra (pratiicamente stando su s una cu urva si dovrebbe avere la stessa a
sensazioone sonorra).
Osservvando la curva corrispon
c ndente a 20 [d B ] si nota a che, peer avere
e
un'ugualle sensazione so onora, nelle
n frrequenze estreme (e cio oè nellee
frequenzze nella parte sinistra e destra a del dia agramma) è necessario un n
suono piiù intens so rispet tto alle frequen nze medie e in cui è necessario un n
suono meeno intennso.
Inoltrre la se ensazione e sonora a non è proporz zionale al valor re dellaa
pressionne sonoraa, bensì al logari itmo dellla pressiione sonoora p.
L’unittà di missura dell la sensazione sono ora è il Bell [B ] .

Il liv
vello son
noro L è dato dalla formula:
2
⎛p ⎞
L = log
l 10 ⎜ RMSS ⎟ [B ]
⎝ p0 ⎠
dove:

132 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE L’ACUSTICA
A

1) pRMS è la prressione sonora (si usa il pedicce RMS peer indicare che,
per avere ill valore della pressione sonora p, non si usano i valorii
masssimi, ma i valori
i medi RM
MS, anche
e per la facilità
à di misu
ura degli
i
stesssi);
2) p0 è la presssione de
el più pi
iccolo su
uono udibbile alla frequenza f di
0 [H z ] , la
1000 a quale vale
v p0 = 2 ⋅ 10−5 [Pa] .
2
⎛p ⎞
Poiché é i valo ori otte
enuti conn la formula L = log10 ⎜ RMS ⎟ risultano
r o
⎝ p0 ⎠
elevati, allora si prefe e i sott
erisce utilizzare tomultipli ponend
do quindi
i
1 [B ] = 10
0 [dB ] , e ottenendo quindi la formu
ula final
le:
2
⎛ pRMMS ⎞
L = 10 log10 ⎜ ⎟ [dB ]
⎝ p0 ⎠

Poichéé la ris sposta dell'orec


d cchio al suono varia al variar re dellaa
frequenzza f, si è deciso di usare e dei fil
ltri di compensaz
c zione che
e tengano
o
conto deelle varie frequ uenze f. A questo proposito sono o stati creati i
seguentii filtri:
1) filt tro A usato
u peer i li ivelli sonori L
infeeriori ai i 60 [d B ] ;
2) filt tro B usa ato per i livelli i sonori L tra i
60 [d B ] e gli
i 80 [d B ] ;
3) filt tro C usato
u peer i li ivelli sonori L
supeeriori ag gli 80 [d B ] ;
4) filt tro D usato
u peer i li ivelli sonori L
supeeriori ai i 100 [d B ] .
Normallmente so ono utili izzati il filtro
o A e il
filtro C e quin ndi i li ivelli soonori L vengono espressii in dB((A) e inn
dB(C). Il
I filtro A è utilizzat
u o a vallle del microfono
m o per misurare i
suoni meedi, ment tre il fi iltro C è utilizz e i suoni
zato per misurare i forti e
brevi, tipo
t lli di esplosioni.
quel

Il liv
vello son
noro mass
simo LP,MAAX,PEAK a cui
c l'uom
mo può essere esposto in
n
la normat
base all opea è LP,MAX,PEAK = 130 ⎡⎣dB (C ) ⎤⎦ (PEA
tiva euro AK infatti vuole
e
dire pic
cco, quin
ndi massim
mo).
In Ittalia invece la vecchia a normat tiva prevede il livello o sonoroo
B ( LIN ) ⎤⎦ , e cioè 1
massimo LP,MAX,PEAK pari a LP,MAX,PEAK = 140 ⎡⎣dB 140 [d B ] misurati
i
su scalla lineare (appu unto LIN N): tale e valore è più tollera ante nei
ti delle alte fr
confront requenze f, ed ha h l'inco onvenient
te di seg gnare la
a
ne sonora p anc
pression che di eventi
e non
n acus stici a bassa frequenza
f a
(subsoni
ici) che invece non disturbano l'o orecchio. .

3 L SOMMA DEI LIVELLI SONOR


LA RI LTOT

La soomma di due o p
più live
elli sonori può essere coerente
e oppure
e
incoeren
nte.

La sommma si dice
d coer
rente se i due segnali sono
s
identicii per fas
se e/o intensità (vedi fig
gura).
Quindii se ho o che i due li ivelli sonori
s s
sono
L1 = L2 e che lee due preessioni sonore
s ono p1 = p2 ,
so
poiché i segnalii sono identici allora la pressi ione
sonora totale pTOT è da ata dall
la somma delle due
pression e p1 e p2, cioè:
ni sonore

Tomei Giac
como 133
3
L’ACUSTICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

pTOT = p1 + p2 pTOT = p + p pTOT = 2 p


e il livello totale LTOT è ricavabile dalla formula:
2 2
⎛ p + p2 ⎞ ⎛p ⎞
LTOT = 10 log ⎜ 1 ⎟ LTOT = 10 log 4 + 10 log ⎜ 1 ⎟ LTOT = 6 + L1
⎝ p0 ⎠ ⎝ p0 ⎠
Nel caso quindi di L 1 = L 2 = 7 0 [d B ] allora ho:
LTOT = L1 + L2 LTOT = 70 [dB ] + 70 [d B ] LTOT = 6 [dB ] + 70 [dB ] LT O T = 7 6 [d B ]
Questa situazione però è estremamente anomala perché è praticamente
impossibile trovare due segnali identici.

La somma invece si dice incoerente se i due segnali sono diversi per


fase e/o intensità (vedi figura).
Questo può essere il caso di due casse
acustiche collegate ad uno stereo: i due
segnali sono diversi perché hanno fase casuale
a causa delle riflessioni nell’ambiente. Ci
possono allora essere momenti in cui due picchi
si sommano enfatizzandosi, e altri invece in
cui un picco ed una valle si sommano
eliminandosi. In tal caso la pressione sonora totale pTOT è data dalla
formula:
pTOT = p 12 + p 22 pT O T = p2 + p2 pTOT = 2 p 2
pertanto il livello sonoro totale LTOT diventa:
p 12 + p 22 p 12 LTOT = 3 + L1
LTOT = 10 log LTOT = 10 log 2 + 10 log
p 02 p 02
Nel caso quindi di L 1 = L 2 = 7 0 [d B ] allora ho:
LTOT = L1 + L2 LTOT = 70 [dB ] + 70 [d B ] LTOT = 3 [dB ] + 70 [dB ] LT O T = 7 3 [d B ]

Se i due livelli sonori L1 e L2 hanno un valore diverso, con la loro


differenza si può ricavare il grafico che stabilisce quale valore va
aggiunto al livello sonoro maggiore,
per poter avere così la somma
incoerente definitiva dei due livelli
sonori LTOT.
Se per esempio i due livelli sonori
fossero L1 = 70 [dB ] e L2 = 65 [dB ] , allora
la loro differenza sarebbe:
L1 − L 2 = 70 [dB ] − 65 [dB ] = 5 [dB ]
e quindi dal grafico si otterrebbe:
Δ L = 1.2 [d B ]
da cui:
LTOT = L1 + L2 LTOT = L1 + ΔL LTOT = 70 [d B ] + 1. 2 [dB ] LT O T = 7 1 . 2 [d B ]
Se i due livelli sonori L1 e L2 differiscono di più di 15 [d B ] , allora
il livello sonoro superiore sovrasta l’altro livello sonoro, e ne rende
trascurabile il suo contributo.

Se invece si hanno più di due livelli sonori L diversi di cui è


fornito lo spettro, si può comunque calcolare il livello sonoro totale
LTOT.

2
⎛ p ⎞
Infatti dalla formula L = 10 log ⎜ ⎟ si può ricavare il termine p 2 :
⎝ p0 ⎠

134 Tomei Giacomo


FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE L’ACUSTICA
A

L p2 L
p2 L p 2 log
l L
p2
L = 10 log = log 2 e 10
= e p02
010 =
10 p2 = p021010
p02 10 p0 p02
tuendo p 2
e sostit si otti
iene:
n n L

∑ p2 ∑ p 021 010
LTOT = 10 log i =1
LTOT = 10 log
l i =1

p02 p 02
n L

∑ p02 1010
⎛ n L

LTOT = 10 log i =1
1 log ⎜ ∑ 1010 ⎟
LTOT = 10
p02 ⎝ i =1 ⎠
Ad eseempio, con
c ti dello spettro
i dat o nella
figura, si ricav
va il livello sono oro total le LTOT:
LTOT = 10 log (10 06.8 + 106.3 + 107.8 )
07 + 108 + 107.6 + 10 83.45 ⎡⎣dB (LIN ) ⎤⎦
LTOT = 8
Questo però è il valor re calcolato con n la scala linea
are. Nel caso si
i
desiderii il valo ore preciiso nellaa
scala A, biso
ogna mo
odificaree
(banda d’ottavva per banda
a
d’ottavaa) i val lori dei livelli i
sonori con
c li del filtro
quell f A,
ottenenddo in questo modo i
livelli sonori ponderrati in
n
dB(A).
Quindii il liv vello sonnoro tota ale LTOT ponderat
to con il filtro
o A sarà
à
dato alllora dal calcolo:
LTOT,A = 10 log (10 07.92 )
04.38 + 106.339 + 106.74 + 106.48 + 106.3 + 10 ⎣dB ( A) ⎤⎦
T ,A = 79.8 ⎡
LTOT

⎛W ⎞
3 IL LIV
VELLO DEL
LLA POTEN
NZA SONOR
RA Lw =10log⎜ ⎟
⎜W ⎟
⎝ 0⎠

Il liv
vello della poteenza sonoora Lw vi
iene util
lizzato pper esprimere la
a
à di ene
quantità ergia emmessa da una so orgente sonora
s e
ed è dat to dalla
a
formula:
⎛W ⎞
Lw = 10 log ⎜ ⎟
⎝ W0 ⎠
dove:
1) W è la potennza emess
sa dalla sorgente;
2) W0 è la pote
enza di riferiment
to, la qu
uale vale 0 [W ] .
e W0 = 10
−12

L’unit
tà di mis
sura del livello di potenza sonora empre il [d B ] .
a Lw è se
La coondizione
e necessaaria perr misura
are la potenza
p sonora Lw è di
separare
e la preessione sonora
s p dalla propagazione del l rumore, questo o
perché possono
p i
infatti esistere sorgenti
s molto po
otenti chhe però danno
d una
a
pression a p bassa
ne sonora a perché sono loontane opppure schhermate da altri
corpi, oppure
o p
perché ossono esistere sorgenti
po i molto deboli che
c però
ò
danno un
na pressi ora p al
ione sono lta perchhé sono molto
m vic
cine al condotto o
d esempio le cuffi
uditivo, come ad ie di uno
o stereo.

3 L’ANAL
LISI DELLA
A FREQUEN
NZA

Tomei Giac
como 135
5
L’ACUSTICA
A FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

verso l'operatore
Attrav o e matemat
tico deno
ominato trasforma
t ata di Fourier è
possibil
le analiz
zzare il suono scomponendolo in n una soomma infi
inita di
segnali sinusoiidali avventi ammpiezza A, fre equenza f e fase ben n
determin
nate.

4 L’ANALI
ISI IN BA
ANDA STRE
ETTA

Il ris
sultato dell'anal
d lisi in banda
b str
retta è una
u serie
e di righ
he, tanto
o
più fitt
te quantoo maggior
re è la lunghezza
l a del
segmento
o tempo
orale (nel s
senso che,
probabil
lmente, se
s devo misurare
m un suonoo per
10 seconndi, e cioè
c avrò una luunghezza del
segmento
o temporale di 10 seco ondi, al llora
avrò 10 righe; se aumen nto la lunghezza del
segmento ale a 20 secondi, allora avrò
o tempora
20 righe
e).

4 L’ANA
ALISI IN BANDA PER
RCENTUALE
E COSTANT
TE

Il ri isultato dell'annalisi in band da perceentuale costante


e è la
a
scomposi
izione dell'
d intervallo delle
d requenze f in
fr bande (cioè
( in
n
interval
lli) di frequenza
f f second
do la for
rmula:
Δf
= cos t
fc
dove Δ f = fsup − finf .
Δf
Qualor
ra, nella
a formula = cost , laa frequen nza supe eriore fs u p fosse
e
fc
due volt
te la fr
requenza inferiorre finf , cioè fsuup = 2finf (vedi tabella
t ),
allora l'interva allo vie
ene chiammato int tervallo di otta
ava, poic
ché esso
o
corrispo
onde ll'ottava
al a music
cale, e cioè
corrispo
onde a quell’int
q tervallo che intercorre
tra due note succcessive con lo sttesso nom
me.
La fre l freque
equenza fc invece indica la enza del
centro banda
b (veedi graf
fico), edd espresssa dalla
formula:
fc = finffsup

La rapppresenta
azione di
d un su
uono può variare
mente a causa delle mo
notevolm odalità di rapp presentaz
zione chhe fannoo
cambiare
e la scaala utiliizzata nell'asse delle frequenze e f: inf
fatti laa
rapprese e in ban
entazione nda strettta si presta ada esser
re disegn
nata conn
l'asse delle
d frequenze f linearre, mentre la ra tazione in bande
appresent e
percentu
uali si presta
p ad essere disegnata
d a con l’a
asse dell enze f di
le freque
tipo log
garitmico
o.

136 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE L’ACUSTICA
A

Il fuunzioname
ento dell'udito delle persone
p umane peerò si avvicina
a
maggiorm
mente all ne per te
la rappresentazion erzi d'ot
ttava log
garitmica
a.

SERCIZIO (fi n f = 7 0 7 [H z ] → fs u p = 1 ' 4 1 4 [H z ])


ES

Se ad d esempio o voglio o verifi icare che e la fr requenza f = 712 [Hz ] sia


a
compresaa nell’inntervallo di 1/1 ottava 7 07 [Hz ] < f < 1414 [Hz ] , all lora devoo
fare riferimento o alle formule della tabella t d
delle an
nalisi pe
er bande e
percentuuali c
costante , e
precisammente devo fare
riferimeento alla prima
colonna di 1/1 otttava.
Sapendo che fc = 1 ' 0 00 [Hz ]
allora posso
p scrivere per p la
frequenzza inferiiore finf:
f
fc = 2finf finf = c
2
1 ' 000
0
finf = finff = 707 [Hz
z]
2
mentre per
p la fr
requenza superiore e fsup possso scriv vere:
fsup = 2finff fsup = 2 ⋅ 707 fs u p = 1 ' 4 1 4 [H z ]
Quindi i posso notare che la frequenz za data all’inizio, e cioè laa
frequenz za f = 712 [Hz ] , rient
tra nel
ll’intervallo d
di 1/1 ottava
a
707 [Hz ] < f < 141
14 [Hz ] .

È pos
ssibile arrivare
e alla soluzione dei valori dell’in
ntervallo
o
707 [Hz ] < f < 141
14 [Hz ] a
anche me
ettendo a sist
tema le due equazioni
e i
abella e fc =
fsup = 2finf presa dalla ta fsup
s finf , e quindi p
posso scr
rivere:
⎧fsup = 2finf
⎪⎧fsup = 2finf ⎧⎪/ ⎧⎪/ ⎧⎪/ ⎪
⎨ ⎨ ⎨ ⎨ ⎨ fc
⎪⎩fc = fsupfinf ⎪⎩fc = ⎪⎩fc = ⎪⎩fc = finf 2 ⎪finf = 2
2
2finffinf 2finf
2

⎧ fc
⎪⎪fsup = 2 2 ⎧fsup
s = 1414
4
⎨ ⎨
⎪finf = fc ⎩finf
i = 707
⎪⎩ 2
o calcolo posso farlo per tutte e tr
Questo re le baande di ottava,
do così l’interv
ottenend vallo di frequen nza corr rispondente per ciascuna
a
banda.

4 IL
L CAMPION
NAMENTO

Il caampionamento digi
itale del suono avviene con de ei calcol latori e
vengono prelevatti dei valori
v e
equidista
anti tra loro da a un per riodo di i
amento ΔT
campiona T e convertiti poi in nume
eri.
Il per amento ΔT
riodo di campiona T più utiilizzato vale Δ T = 2 2 . 6 7 6 [μ s ] , da
a
cui derriva una frequennza di campionam mento fc pari a fc = 44 4100 [Hz ] ;
pertanto no della durata di un seco
o un suon ondo forn
nisce 441100 valor ri.

Tomei Giac
como 137
L’ACUSTICA
A FISIC
CA TECNICA AMBIENTALE
E

La sc celta della freq quenza di


d campionamento fc è d dipendent
te dalla a
corretteezza dell'analisi i che
si inte ende ese eguire, e il
teorema di Sha annon af fferma
che l
la fr
requenza di
campionaamento fc deve
risultarre almen no il doppio
d
della frequennza ma
assima
rappreseentabile fmax, chi iamata
frequenzza di Ny yquist, e quindi i fc = 2fmax (proobabilmen
nte si considera
c a
questa formula per poter effe ettuare un’anali isi detttagliata). Nella a
tabella vengono riportati alcuni disposit tivi digi
itali con
n il valoore della a
frequenzza di cam mpionamento effetttuato fc.
L'util lizzo di frequenz ze di cam nto fc molto eleva
mpionamen ate, comee 96 [kHz ]
o 192 [kH z ] , appaiiono disc
cutibili perché valorizza
v uenze f in
ano frequ i ambito o
ultrasonnico, e pertanto
p non perce
epibili.

3 IL
L RUMORE BIANCO E IL RUMOR
RE ROSA

Per ru
umore bia
anco si i
intende un
u rumoree la cui analisi in banda
a stretta
a
risulti piatta, ovvero costante su tutte le frequ
uenze f.

Per ru
umore rosa invecce si int tende un rumore la cui a analisi in banda
a
percentu
uale cost
tante rissulti piaatta, ovvvero cos stante su
u tutte le bandee
percentu
uali.
È poss
sibile pooi ottene
ere il valore complessivo del li onoro LTOTT
ivello so
⎛ n L1

con la formula già vist ta LTOT = 10 log ⎜ ∑ 1010 ⎟ , eventual
lmente doopo aver
r
⎝ i =1 ⎠
ponderat
to i si ingoli livelli secondo la curv va di p ponderazi
ione piùù
opportun
na (ad esempio second do il filtro A) come e fatto vedere e
preceden
ntemente.

2 L
L’ASSORBI
IMENTO ACUSTICO E L’ISOLAM
MENTO ACU
USTICO

3 IL
L COEFFIC
CIENTE DI
I ASSORBI
IMENTO APPARENTE α = a + t

Si consideri l'intens sità dell l'onda incidente


i Iinc ort
togonalme ente sul
campionee. In seguito all'im mpatto con
c il campione,
l'intenssità del ll'onda incidente Iinc si divide in tre
contribuuti dove:
1) Iass è l’inte ensità as ssorbita dal campione;
2) Irifll è l’intensità ri iflessa dald campi ione;
3) Itrassm è l’int tensità trasmessa
t a oltre al a campione.
Facenddo lo ste esso ragi ionamento o fatto per p l’irrraggiamento,
sarà quiindi:
Iinc = Iass + Iriifl + Itrasm
dalla quuale, div videndo entrambi i membri per Iinc, si otti iene:
I inc Ia I I Iinc I I I I I I
= ass + rifl + trasm = ass + riifl + trasmm 1 = ass + rifl + trasm
I inc I inc
i I inc I inc I inc Iinc I inc Iinc I inc I inc
c I inc
Si poossono pertanto definire e i
coeffici
ienti di assorbim
mento a , il
coeffici
iente di riflessi
ione r e il
coeffici
iente di trasmiss
sione t con
le formu
ule:

138 Tom
mei Giacomo
o
FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE L’ACUSTICA
A

qa qr qt
= a = r = t
q inc q inc qinc
e quindi do a sost
i, andand tituire, ho:
h

1 = a + r + t
Spesso
o il co oefficien
nte di assorbim mento a e il coeffici iente dii
trasmiss
sione t vengono
v s
sommati tra di lo
t oro dando e al coef
o origine fficiente
e
di assor
rbimento apparent
te dato qu
uindi dal
lla formu
ula:
α = a + t
Infine
e si ha:
1 = α + r

⎛ ⎛1⎞ ⎛ S ⎞⎞
3 IL POTER
RE FONOIS
SOLANTE R ⎜ R = 10 log ⎜ ⎟ → R = L1 − L2 + 10 log
⎝t ⎠
l ⎜ ⎟⎟
⎝ A ⎠⎠

Allo scopo dii determi e capacit


inare le tà di un
na parete
e ad isoolare il
l
rumore provenien
p inisce il potere
nte dall'esterno si defi e fonoiso
olante R
dalla fo
ormula:
⎛1⎞
R = 10 log
l ⎜ ⎟ [dB
B]
⎝t ⎠
Il val
lore del potere fonoisola
f nte R varia con:
1) a f;
la frequenza
f
2) la direzione
d e di prov
venienza del suono;
3) le propriettà geometriche e fisi iche del lla
pare
ete.

La deeterminazzione sp ale del potere fonoisolante R viene


perimenta e
ata in la
effettua aboratori
io seconddo il proocediment
to prescr
ritto dallla norma
a
UNI 8270
0/3. Per effettua are la misura in laboratorio sono necessarie due e
camere di
d prova (vedi figura).
Per oggni band
da di fre equenza f, noto il livel llo sonoro dell’ambientee
trasmitt
tente L1 e il livello sono oro nell'ambiente
e ricevennte L2, il
i poteree
lante R della
fonoisol d parete si otttiene co
on la for
rmula:
⎛S ⎞
og ⎜ ⎟ [dB ]
R = L1 − L2 + 10 lo
⎝A ⎠
dove:
1) S è la super
rficie de
el diviso
orio;
2) A è l'area di
d assorbbimento acustico
a dell'ambi
iente ric
cevente.

⎛ ⎛ A ⎞ ⎞⎟
⎜ ⎛ T60 ⎞
3 L’ISOL
LAMENTO ACUSTICO
A D ⎜ D = L1 − L2 → Dn,T = L1 − L2 + 1 0 log ⎜ 0.5 ⎟ → Dn = L1 − L2 + 10 log ⎜⎜ A ⎟⎟ ⎟
⎝ ⎝ ⎠ ⎝ 0 ⎠⎠

In oppera poi diventaa importtante la determiinazione dell’is


solamento
o
acustico
o D seccondo la norma UNI 827 70/4 (a
differen
nza del potere
p nte R ch
fonoisolan he viene
nato in laboratorio) definito
determin o dalla
formula:
D = L 1 − L 2 [d B ]
dove:
1) L1 è il livello sonoro
o dell’ambiente
a
tras
smittente
e;
2) L2 è il livello sonoro nell’ambiente
a ricevent
te.

é l'asso
Poiché orbimento acusticco dell'ambientee ricevennte (ad esempio o
bimento acustico causato
l’assorb o dalle pareti dello stesso ambiente e
te) influ
ricevent uenza il livello sonoro L2, la nor
rma allorra preved
de che il
d lamento acustico D venga corretto
valore dell'isol c secondo la relaz
zione:

Tomei Giac
como 139
9
L’ACUSTICA FISICA TECNICA AMBIENTALE

⎛T ⎞
D n,T = L1 − L2 + 10 log ⎜ 60 ⎟ [dB ]
⎝ 0.5 ⎠
dove T60 , espresso in [s ] , è il tempo di riverberazione dell'ambiente
ricevente. Esso esprime il tempo necessario affinché, dopo lo spegnimento
di un segnale, il livello sonoro L diminuisca di 60 [d B ] .
Al denominatore è posto un tempo di riverberazione di riferimento pari
a 0.5 [s ] .

Nella norma UNI 8270/4 è prevista anche la misura dell'isolamento


acustico normalizzato Dn definito dalla relazione:
⎛A⎞
Dn = L1 − L2 + 10 log ⎜ ⎟ [dB ]
⎝ A0 ⎠
dove:
1) A è l'area di assorbimento acustico dell'ambiente ricevente;
A0 è l'area di assorbimento acustico di riferimento pari a 10 ⎡⎣ m ⎤⎦ .
2
2)

⎛ ⎛T ⎞ ⎛ S ⎞⎞
3 L’ISOLAMENTO AL CALPESTIO ⎜⎜ Ln,T = L1 − 10 log ⎜ 60 ⎟ → Ln = L1 − 10 log ⎜⎜ ⎟⎟ ⎟⎟
⎝ ⎝ 0.5 ⎠ ⎝ A0 ⎠ ⎠

Nel DPCM 5/12/97 si richiede di effettuare la progettazione e la


verifica dell'isolamento acustico di tipo impattivo (e non aereo),
chiamato isolamento al calpestio Ln.
A tale scopo diventa necessario progettare il solaio e la
pavimentazione affinché essi non consentano la trasmissione del rumore da
impatto nei locali sottostanti.
Poiché, in questo caso, la sorgente del rumore è di tipo impattivo e non
aereo, allora l'isolamento al calpestio viene calcolato faqcendo
riferimento al livello di pressione massimo ottenuto nell'ambiente
sottostante, utilizzando una macchina al calpestio, in grado di
sollecitare uniformemente il solaio con una serie di pistoni.

Analogamente alle formule relative all’isolamento acustico


⎛T ⎞ ⎛A⎞
Dn,T = L1 − L2 + 10 log ⎜ 60 ⎟ [dB ] e Dn = L1 − L2 + 10 log ⎜ ⎟ [dB ] , il livello
⎝ 0.5 ⎠ ⎝ A0 ⎠
di isolamento al calpestio si ottiene in laboratorio, oppure in opera,
con le seguenti formule:
⎛T ⎞ ⎛S⎞
Ln,T = L1 − 10 log ⎜ 60 ⎟ [dB ] Ln = L1 − 10 log ⎜ ⎟ [dB ]
⎝ 0.5 ⎠ ⎝ A0 ⎠

Per ottenere dei valori contenuti del livello al calpestio, è


necessario interrompere il percorso strutturale del solaio. A tale scopo
si utilizza una guaina elastica che viene inserita al di sotto del
massetto di pavimentazione, opportunamente curvata in prossimità delle
murature laterali. Il pavimento così ottenuto viene chiamato pavimento
galleggiante. La rigidità dinamica della guaina consente di isolare il
rumore impattivo dalla pavimentazione, ed evitare la propagazione alle
parti strutturali dell'edificio.

3 L’INDICE DI VALUTAZIONE Rw, Dnw E Lnw

140 Tomei Giacomo


FISICA TEC
CNICA AMBIE
ENTALE L’ACUSTICA
A

Le gra andezze relative all’ass sorbiment


to acusti ico indic cate dalla norma a
ISO 140/ /4 non danno
d peerò una valutazione sint tetica. A tale scopo s si
utilizzaa un unic co parame etro deno ominato indice
i di
i valutaz zione che e si può
ò
indicaree:
1) con Rw sull la base dei valo ori
del potere fonoisola
f ante R;
2) con Dnw nell'isolamen nto
acusstico;
3) con Lnw nel li
ivello di
calppestio.
La detterminazi ione dell l'indice di
valutaziione è riportata nella
norma UNNI 8270/7 7.
L'indiice di valutazion ne Rw (veedi
grafico) è otte enuto sovrapponen ndo
la curva a di riferimento o (cioè la
linea daal tratto o puntegg giato) allla curvaa sperime
entale (c cioè la linea
l dal
tratto continuo o), in modo ta ale che il va alore co omplessiv vo deglii
scostameenti nega ativi delle due cu urve sia inferiorre a 32 [d B ] .
Il vallore dell la curva di rifer rimento alla
a quenza f di 500 [H z ] (vedi
freq
simbolo ) rappresenta a l'ind
dice di valuta
azione Rw della
a curva
a
sperimenntale.

2 L PROPAG
LA GAZIONE DEL SUONO NEGLI AM
MBIENTI C
CHIUSI

3 IL
L CAMPO DIRETTO,
D RIVERBERA
ANTE E SE
EMIRIVERB
BERANTE

Per la propaggazione del


d no negli ambienti chiusi
suon i possono
o essere
e
izzate tr
schemati re condizioni e cioè:
1) il campo
c ustico di
acu iretto;
2) il campo
c ustico ri
acu iverberan
nte;
3) il campo
c ustico se
acu emiriverb
berante.

⎛ ⎛ Q ⎞⎞
4 IL CA
AMPO ACUS
STICO DIR
RETTO ⎜⎜ L p = Lw + 10 log ⎜ ⎟ ⎟⎟
⎝ ⎝ 4πr 2 ⎠ ⎠

ra le par
Qualor reti sianno perfettamente fonoasso
orbenti, allora il campo
o
acustico
o viene definito
d campo dir
retto.
Il liv noro L in
vello son n un punt
to generic
co, sarà dato dal
lla formu
ula:
⎛ Q ⎞
L p = Lw + 10 log ⎜ 2 ⎟
[dB ]
⎝ 4πr ⎠
dove Q rapprese enta un coefficiente ch he indicca la diirettivit
tà dellaa
sorgente
e: se la sorgente
e è omniddireziona
ale, allo