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L'aborto - da Sesso tanto per

gradire di Franca Rame


L'aborto Dicevo, sono rimasta incinta... Vi chiederete come mai vi parli di un
fatto così intimo. Dico subito che mi è molto difficile farlo... tutte le sere
affronto questo argomento col cuore che mi batte, ma i tempi, come tutti ben
sapete, sono brutti. In Italia, stanno per rimettere in discussione la legge che
ha legalizzato l'aborto e credo che un esempio di vita vissuta sia più
importante di mille discorsi ideologici. Quando ho scoperto di essere
un'ignorantona incinta, sono andata via di testa. Non me l'aspettavo proprio.
Ero spaventata. Non voglio dilungarmi qui, a raccontare le difficoltà in cui ci
siamo trovati io e Dario... ma più io... perché ero io ad essere incinta.
Immaturi, impreparati in tutti i sensi. Insomma, non certamente in grado di
mettere al mondo un figlio. Se avessi avuto un bel rapporto di confidenza con
mia madre - e qui dico: mamme, attenzione! - cosa avrei fatto? Sarei andata
da lei: "Mamma, ho questo problema.". E sicuramente mia madre lo avrebbe
risolto nel modo migliore. Invece ho avuto paura! È tremendo, lo so… ho
avuto paura di parlare con mia madre! Perché in tante abbiamo, non più
bambine, paura della mamma, del papà? E sì che lei mi amava... Ho avuto
paura. Paura della reazione... del dolore troppo grande che le avrei dato... La
vergogna, il disonore... lo scandalo... Incredibile, no? E non era, cento anni fa.
Il tragico è che ancora oggi è così, per fortuna non per tutte, ma per molte.
Inutile spendere parole. Ho abortito. Trauma e paura di quel giorno mi sono
rimasti addosso per mesi. A quei tempi per l'aborto si finiva in carcere. E la
fatica per mettere insieme le trentamila lire... Una cifra! Ricordo tutto come
fosse oggi. È sera: ambulatorio squallido, al quinto piano di un caseggiato in
periferia... senza ascensore... Un'infermiera e il medico. Le 30 mila lire le
hanno volute prima. "Si spogli... si stenda... metta una gamba qui e l'altra
qui... non gridi e non pianga se no la mando via!" "Non gridi." Perché "non
gridi" pensavo col cuore che mi usciva. Poi ho capito: eravamo d'accordo che
me lo avrebbe fatto con l'anestesia totale, era compresa nel prezzo... invece
niente. Non ho osato aprire bocca. Troppo spesso noi donne non osiamo.
Mentre mi operava, pensavo a mia madre. Mi sentivo così colpevole d'essere
certa che non avrei più osato guardarla negli occhi. Quanto è durato?
Un'eternità. Il dolore che provavo sentivo di meritarmelo tutto. Anche questo
"accettare" senza fiatare faceva parte della mia ignoranza... il peccato
mortale da espiare. "Ho finito. Può andare. Buonanotte." Scendendo i cinque
piani ero certa che sarei caduta a terra e che sarei morta lì, sulle scale. Non
sapevo cosa mi avesse fatto più male, se l'intervento o l'umiliazione per
come ero stata trattata... come fossi una prostituta. Questo è il ricordo più
brutto della mia vita. È chiaro che in una situazione simile è difficile vivere la
sessualità con gioia. Gli uomini, e lo dico senza arroganza, devono smetterla
di discutere, dissertare, sentenziare sugli aborti. L'aborto è un'esperienza
tragica, dolorosa per chiunque. Uomini, amate le vostre donne. Non
ingravidatele per distrazione, inesperienza, ubriachezza ecc... E soprattutto
non pensate, come tante volte si sente dire, che per noi donne abortire sia
come farsi una "messimpiega..." Nossignori! È un momento terribile. Se
invece di litigare sul vietarlo o meno, ci si preoccupasse di una vera,
profonda educazione sessuale, prevenzione, contraccettivi, forse l'aborto
cesserebbe di esistere... e non ci sarebbero più i neonati abbandonati o
sbattuti nei cassonetti dell’immondizia a morire. Noi donne tutte, siamo
contro l'aborto. Vogliamo avere i nostri bambini quando è il giusto momento.
L'aborto è un'esperienza tragica, dolorosa... per tutte. Il Papa non lo sa, ma
noi donne sì.