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REGIONE PUGLIA

Relazione Proposta di Legge

Norme a tutela della salute e dell’ambiente per

“Il controllo e la regolamentazione delle emissioni industriali


in atmosfera, nel terreno, nelle acque libere e di falda”

Relazione
“Norme per il controllo e la regolamentazione delle emissioni industriali in
atmosfera,
nel terreno, nelle acque libere e di falda ”.

Introduzione
La questione della qualità dell’aria, e conseguentemente della
regolamentazione delle emissioni industriali in atmosfera, ha assunto negli
ultimi anni una grande rilevanza per l’impatto che esse hanno sull’ambiente e
conseguentemente sulla salute. Il mondo della ricerca di pari passo con il
legislatore hanno focalizzato l’attenzione verso quegli inquinanti che, in quanto
sostanze chimiche persistenti e dotate di alcune proprietà tossiche,
contrariamente ad altri inquinanti, resistono alla degradazione e sono quindi
particolarmente nocive per la salute umana e per l’ambiente. La comunità
scientifica internazionale è concorde nell’affermare che tali inquinanti si bio-
accumulano negli organismi viventi, si propagano per mezzo dell’aria,
dell’acqua e delle specie migratrici, concentrandosi negli ecosistemi terrestri
ed acquatici.
L’emergenza ambientale, che tali inquinanti hanno determinato in varie realtà
urbane della regione Puglia come Taranto, Brindisi, Statte, Manfredonia, è stata
accertata nel corso degli ultimi anni dagli organi ufficiali di controllo
territorialmente preposti al controllo. Le risultanze di tali accertamenti hanno
fatto si che vaste aree urbane regionali fossero dichiarate “aree di crisi
ambientale” e conseguentemente incluse in piani di bonifica nazionali.
Citiamo di seguito alcuni esempi, non esaustivi, ma nel contempo
drammaticamente esplicativi.
Il caso della contaminazione ambientale da policlorodibenzodiossine a
Taranto, ha evidenziato come alcuni inquinanti persistenti sono oramai entrati
nella catena alimentare seguendo la filiera aria – suolo – animali - carni/derivati
- uomo. Del che ne è l’accertamento eseguito dalla ASL di Taranto e da ARPA
Puglia. A seguito di tali accertamenti la regione Puglia ha approvato la legge n°
44 del 19/12/08 e successive modifiche.

Ma Taranto e le altre aree di crisi ambientale, non detengono solo il triste


primato delle “ diossine“. Altri inquinanti, considerati ed indicati dalla scienza
mondiale come sicuri cancerogeni, mutageni, teratogeni e neurotossici, sono
oggetto di precisi limiti dettati dalla Comunità Europea.

Tra questi: Mercurio – IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) e tra essi il


benzo(a)pirene, il più pericoloso – Benzene – PCB (policlorobifenili) – Piombo –
Arsenico – Berillio - Cromo

La “relazione di sintesi” trasmessa da ARPA Puglia con nota n° 0013809 al


Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, oltre che
all’Assessorato Ambiente della Regione Puglia, Assessorato Ambiente della
Provincia di Taranto, Assessorato Ambiente del Comune di Taranto, avente
come argomento “Analisi dei dati conoscitivi ambientali disponibili” conclude
delineando una “situazione fortemente degradata dal punto di vista
ambientale e sanitario”.

Sono, altresì, disponibili sul registro INES (Inventario Nazionale delle Emissioni
e delle Sorgenti) i dati relativi alle emissioni industriali in Italia per l’anno 2006.
Il registro INES è l'equivalente italiano del registro europeo EPER ed è un
database a disposizione del pubblico in attuazione di quel diritto
all'informazione ambientale che è uno degli assi portanti della Convenzione di
Aarhus, divenuta operativa con la legge 108/2001.

Il Registro INES conferma le conclusioni dell’ARPA Puglia, indicando per il 2006


dati dai quali è possibile quantificare le percentuali di inquinanti rilasciate in
atmosfera nella provincia di Taranto rapportandole al resto d’Italia:

DIOSSINA MERCURI IPA BENZENE PCB PIOMBO B(A)P


O
92,0 % 57,2 % 95,8 % 44,8 % 13,7 % 78,3 % vedi IPA

Il problema delle polveri sottili. PM 10 e P M2,5

Un altro grave problema deriva dall’inquinamento delle polveri sottili (PM 10 e


PM 2,5) con superamenti dei limiti consentiti (la norma italiana parla di valori
soglia giornalieri di 50 microgrammi, da non superare per più di 35 volte
nell’anno, e di un valore limite medio annuale di 40 microgrammi). Al quartiere
Tamburi di Taranto tali superamenti non sono episodici, ma segnalano una
tendenza abbastanza consolidata. Altro problema di grave pericolosità è
costituito dal parco materie prime ILVA, posto a ridosso dell’abitato Tamburi
(meno di 120 m.), costituito da colline di minerali di ferro e carbon fossile alte
decine di metri, prive di qualsivoglia copertura, soggette all’attività di
movimentazione ed esposte all’azione del vento e della pioggia che ne
favoriscono così la diffusione nell’ambiente (atmosfera, terreno e acque).

Il risultato più immediato è che l’intera popolazione di questo quartiere è


esposta 24 ore su 24 e per 365 giorni all’anno ad inquinanti e polveri con
gravissimo danno per la salute e per la qualità della vita.

Il caso BRINDISI

Nell’area di crisi ambientale di Brindisi, pure sito inquinato di interesse


nazionale, sono insediate oltre alla centrale a carbone ENEL di Cerano da 2.560
MW, la centrale a carbone Edipower ex ENEL da 640 MW con progetto di
aggiunta di ciclo combinato da 430 MW e la centrale a ciclo combinato
Enipower da 1.170 MW.
La centralina pubblica di monitoraggio dell’atmosfera più vicina alla centrale
ENEL, quella di Torchiarolo (comune agricolo di 5.000 abitanti), nel 2006 ha
segnalato 93 superamenti del limite di legge della media giornaliera di 50
microgrammi rispetto ai 35 superamenti annui consentiti dalla legge. A
Torchiarolo anche la media annua delle concentrazioni giornaliere di PM 10 ha
superato il valore limite annuale prescritto dalla legge (46 microgrammi contro
40).
In un’area in cui, per le attività agricole, è vietata l’ estrazione di acque dal
sottosuolo per il grave fenomeno dell’intrusione di acqua marina nella falda, la
centrale ENEL, invece, è autorizzata ad emungere da pozzi 1.800.000 mc/anno.
In un mare che registra un continuo innalzamento della temperatura, la
centrale ENEL scarica liberamente ogni anno 3 miliardi di tonnellate di acque
calde. Gli stessi studi di parte hanno attestato nell’inverno 2007 la presenza di
nuove forme di flora e fauna proprie di mari più caldi.

6,5 milioni di tonnellate di carbone scaricate ogni anno da nave, oltre al milione
e mezzo di
tonnellate per la centrale Edipower, hanno costituito negli ultimi anni la più
soffocante servitù su un porto un tempo fiorente e ricco di banchine per ogni
tipo di traffico. Una programmazione portuale e regionale schiacciata a senso
unico sul carbone, una procedura regionale di VIA che nel 2003 ha
paradossalmente bloccato proprio la realizzazione di un molo dedicato
nonostante la forte perplessità del Ministero dell’Ambiente, la commistione con
i traffici passeggeri e la dispersione di polveri di carbone solo di recente
contenuta in limiti accettabili in seguito ad intervento della Magistratura, hanno
determinato per il porto di Brindisi la perdita di una posizione dominante nel
comparto passeggeri rispetto alla quale oggi esso arranca all’inseguimento di
porti che, invece, hanno realizzato investimenti finalizzati a traffici più puliti e
più ricchi, effettivamente sottratti al porto di Brindisi.

I principi ai quali si richiama la presente legge regionale sono esplicitati nella


L.R. 25/2006, nella quale si afferma che “ la salute è un diritto dei cittadini e la
tutela della salute è il fine del sistema sanitario regionale”.
L’obiettivo primo di questa Legge Regionale è la limitazione e
regolamentazione degli scarichi e delle fuoriuscite di inquinanti dannosi la
salute e per l’ambiente.
Partendo pertanto dal protocollo di Aarhus 24 giugno 1998 con il quale si
fissano i limiti per l’emissione d’inquinanti organici capaci di contaminazione
anche a grande distanza; fatti salvi gli impegni già assunti, gli accordi di
programma, gli atti d’intesa con privati e Amministrazioni che, se necessario
dovranno essere integrati in ottemperanza alla presente legge; considerate le
carenze e le contraddizioni del quadro normativo statale che appare
disallineato dai principi comunitari in materia di salvaguardia della salute
umana, si propone l’adozione della seguente Legge Regionale.

La presente Legge non rientra nelle fattispecie dell’art. 34 L.R. 28/01


Regione Puglia

PROPOSTA DI LEGGE

“Controllo e regolamentazione delle emissioni industriali in atmosfera,

nel terreno, nelle acque libere e di falda a tutela della salute e dell’ambiente”

1. Finalità

I principi ai quali si richiama la presente legge regionale sono esplicitati nella L.R. 25
del 3 agosto 2006 nella quale in particolare si afferma che “la salute è un diritto
dei cittadini e la tutela della salute è il fine del sistema sanitario regionale”.
La Regione Puglia persegue tale obiettivo in coerenza con la politica e la legislazione
comunitaria in materia di salute e di ambiente, nonché nella prospettiva di sviluppo
sostenibile con l’ambiente urbano e naturale.
In tale ambito, la Regione Puglia, come Ente rappresentativo della molteplicità degli
interessi legati alla dimensione territoriale, non può non reputarsi titolare anche del
potere di verifica della compatibilità degli interventi che, attuati dai vari soggetti nel
territorio pugliese ancorchè assoggettati ad autorizzazioni statali, comportano effetti
sulla salute e sul territorio, rimanendo nell’ambito delle competenze regionali, anche
se con l’adozione di imposizioni più restrittive rispetto ai valori massimi di emissione in
atmosfera, quali quelli stabiliti dallo Stato nell’esercizio delle attribuzioni ad esso
riservate, considerato che esse non vanificano in nessun modo gli obiettivi di
protezione della salute da quest’ultimo perseguiti ma anzi recepiscono ciò che la
normativa europea prevede per la riduzione degli inquinanti.

2. Obiettivi

L'obiettivo primo della presente Legge Regionale è la regolamentazione e/o


limitazione di scarichi, emissioni e fuoriuscite di inquinanti dannosi in particolare per la
salute umana nonché per l’ambiente, con particolare attenzione verso quegli
inquinanti che, in quanto sostanze chimiche persistenti e dotate di alcune proprietà
tossiche che, contrariamente ad altri inquinanti, resistono alla degradazione e sono
quindi particolarmente nocive per la salute umana e per l'ambiente. Tali inquinanti si
bioaccumulano negli organismi viventi, si propagano per mezzo dell'aria, dell'acqua e
delle specie migratrici, concentrandosi negli ecosistemi terrestri e acquatici. Il
problema che essi determinano, come accertato nelle aree di crisi ambientale come
Taranto, Statte(TA), Manfredonia(FG) e Brindisi, ha reso indispensabile ed
improrogabile questo intervento in quanto è in corso un processo di contaminazione
della catena alimentare anche a causa delle elevate emissioni di diossine, PCB, IPA, (si
veda ad es. il provvedimento che la Regione Puglia ha dovuto assumere per

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l’abbattimento di un’ingente quantità di bestiame contaminato da diossine nel
Tarantino).

In coerenza con i punti 1 e 2, la Regione Puglia, considerata la necessità di:

a. definire i limiti emissivi degli impianti industriali ubicati nel territorio della
Regione Puglia ancorchè soggetti ad autorizzazioni statali ed in particolare di
quelli che disperdono sostanze cancerogene, mutagene e bioaccumulabili,
anche con effetti transfrontalieri;
b. adottare le migliori tecnologie disponibili (MTD/BAT) coerenti con la strategia del
livello minimo tecnicamente raggiungibile;
c. portare in quest’ottica, le emissioni delle sostanze di particolare impatto
ambientale presenti nei fumi emessi dagli impianti industriali, ai livelli più bassi
ottenibili mediante l’applicazione delle BAT previste dal Protocollo di Aarhus
("Riduzione delle emissioni di PCDD/PCDF nell'industria metallurgica") che indica
tecnologie capaci di portare i valori di diossine e furani in un range di 0.2/0.4 ng TEQ/m3;
d. adottare provvedimenti e migliori tecnologie in assoluto, andando oltre le
MTD/BAT, quando si devono rispettare limiti di emissione definiti come obiettivi
di qualità come, ad esempio, nel caso del benzo(a)pirene;
e. ridurre drasticamente le utilizzazioni di acque in atto, favorendo forme di riuso
delle acque reflue depurate, in considerazione degli eccessivi quantitativi di
acque utilizzate per uso industriale rispetto alle risorse idriche disponibili e alla
pronta disponibilità di volumi di acque recuperabili dai depuratori esistenti;
f. prevedere, sia in fase autorizzativa che per gli impianti industriali già
autorizzati, l’uso razionale dell’energia, conformemente a quanto previsto dalla
normativa nazionale e comunitaria in materia, nonché dalla programmazione
energetica della Regione Puglia, e dalla applicazione delle migliori tecniche
disponibili;
g. prevedere, a tutela della salute della popolazione e dell’ambiente,
modalità di campionamento, prelievo, analisi, controllo e scarico nei corpi
idrici di acque di lavaggio, trattamento e reflui di processo, impedendone
in ogni modo la diluizione, in particolare quella con acque di
raffreddamento e/o meteoriche, da applicarsi sia in fase di autorizzazione
di nuovi impianti, che per quelli già esistenti sul territorio della Regione
Puglia.

Tutto ciò premesso, si propone l’adozione della seguente Legge Regionale:

Si tratta di n° 9 articoli, composti dai rispettivi commi e 3 allegati contrassegnati dai


numeri 1),2),3).

 nel primo articolo, si danno alcune definizioni di base e si chiarisce il campo di


applicazione della Legge;
 nel secondo articolo, si indicano gli obblighi fondamentali del gestore;
 nel terzo articolo, vengono indicati i divieti di utilizzo per talune sostanze, la
riduzione del carico inquinante nell’ambiente a tutela della salute e le azioni
propedeutiche;

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 nel quarto articolo vengono stabiliti i criteri di analisi e campionamento ed
indicati i soggetti preposti alla validazione, vigilanza, studio, ricerca e controllo;
 nel quinto articolo, vengono stabiliti gli interventi da adottare per evitare la
diffusione di polveri inquinanti in atmosfera e nell’ambiente circostante;
 nel sesto articolo, vengono indicati i limiti di esposizione ad inquinanti nei luoghi
di lavoro;
 nel settimo articolo vengono indicate le modalità di campionamento, prelievo,
analisi e controllo nelle fasi di scarico nei corpi idrici di reflui di processo, acque
di lavaggio e trattamento, prima di ogni possibile diluizione in particolare con
acque di raffreddamento e/o meteoriche;
 nell’ottavo articolo vengono indicati i tempi di attuazione della presente Legge
Regionale.
 nel nono articolo vengono indicate le fonti di finanziamento della presente
Legge Regionale.
 nel decimo articolo vengono indicate le sanzioni in caso di mancato rispetto
della presente Legge Regionale.

Proposta di Legge
Norme a tutela della salute e dell’ambiente per
“il controllo e la regolamentazione delle emissioni industriali in atmosfera”

Articolo 1
Definizioni e campo di applicazione

Si definisce:
Emissione: lo scarico diretto o indiretto, da fonti puntiformi o diffuse dell'impianto, di
sostanze, nell'aria, nell'acqua o nel suolo;
Operatore: il gestore o il proprietario, intendendosi come gestore qualsiasi persona
fisica o giuridica che detiene o gestisce l'impianto;
Autorizzazione: la decisione o più decisioni scritte da parte dell'autorità competente
che autorizzano l'esercizio dell'impianto a determinate condizioni, che devono tra
l’altro garantire che l'impianto sia conforme ai requisiti della presente legge regionale.
Un'autorizzazione può valere per uno o più impianti o parti di essi, che siano localizzati
nello stesso sito e gestiti dal medesimo gestore;
Sostanze: gli elementi chimici e loro composti, escluse le sostanze radioattive ai sensi
della direttiva 80/836/Euratom e gli organismi geneticamente modificati ai sensi della
direttiva 90/219/CEE e della direttiva 90/220/CEE;
Inquinamento: l’introduzione diretta o indiretta, a seguito di attività umana di
sostanze, vibrazioni, calore o rumore nell’aria, nell’acqua o nel terreno, che potrebbero
nuocere alla salute umana o alla qualità dell’ambiente, causare il deterioramento di
beni materiali, oppure danni o perturbazioni a valori ricreativi dell’ambiente o ad altri

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suoi legittimi usi;
Impianto: l’unità tecnica permanente in cui sono svolte una o più attività che sono
tecnicamente connesse con le attività svolte nel luogo suddetto e possono influire
sulle emissioni e sull’inquinamento;
Impianto esistente: un impianto in funzione, o, nell’ambito della legislazione vigente
anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge regionale, un
impianto autorizzato o che abbia costituito oggetto a parere dell’autorità competente,
di una autorizzazione completa, a condizione che esso entri in funzione al massimo
entro un anno dalla data di approvazione della presente legge regionale;
Valori limite di emissione: la massa espressa in rapporto a determinati parametri
specifici, la concentrazione e/o il livello di un’emissione che non devono essere
superati in uno o più periodi di tempo. I valori limite di emissione delle sostanze
possono essere fissati anche per determinati gruppi, famiglie o categorie di sostanze,
segnatamente quelle di cui all’allegato n°2. I valori limite si applicano di norma nel
punto di fuoriuscita delle emissioni dall'impianto, con esclusione di ogni eventuale
diluizione nella loro determinazione;
Migliori tecniche disponibili: la più efficiente fase di sviluppo di attività e relativi
metodi di esercizio indicanti l’idoneità pratica di determinate tecniche a costruire, in
linea di massima, la base dei valori limite di emissione intesi ad evitare oppure, ove
ciò si riveli impossibile, a ridurre in modo generale le emissioni e l’impatto
sull’ambiente nel suo complesso;
Obiettivo di qualità: il valore medio annuale di riferimento, cogente e inderogabile,
da raggiungere e rispettare a partire dalla data indicata;
Provvedimenti e migliori tecniche in assoluto: sono provvedimenti tecnici,
gestionali ed organizzativi che il Gestore dell’impianto, indipendentemente da
eventuali suggerimenti delle Autorità preposte, deve individuare, oltre le MTD/BAT, ed
adottare a qualunque costo per rispettare lo specifico obiettivo di qualità, fino alla
fermata degli impianti responsabili dello sforamento.

Articolo 2
Principi generali. Obblighi fondamentali del gestore.

Le autorità territorialmente competenti per la Regione Puglia, garantiscono che


l’impianto sia gestito in modo che:

Siano prese le opportune misure di prevenzione dell'inquinamento, applicando


segnatamente le migliori tecniche disponibili e, in presenza di obiettivi di
qualità, i provvedimenti e le migliori tecniche in assoluto;
Non si verifichino fenomeni di inquinamento significativi;
Sia evitata la produzione di rifiuti, a norma della direttiva 75/442/CEE del
Consiglio, del 15 luglio 1975, relativa ai rifiuti (11), in caso contrario, questi
siano ricuperati o, ove ciò sia tecnicamente ed economicamente impossibile,
siano eliminati evitandone e riducendone l'impatto sull'ambiente;
L'energia sia utilizzata in modo efficace;
Siano prese le misure necessarie per prevenire gli incidenti e limitarne le
conseguenze;
Negli ambienti di lavoro e di vita comune, sia tutelata l’esposizione dei lavoratori
alle sostanze cancerogene, mutagene e dannose per la salute.

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Si provveda affinché sia evitato qualsiasi rischio di inquinamento al momento
della cessazione definitiva delle attività ed il sito stesso sia ripristinato in modo
soddisfacente.

Articolo 3
Divieti per talune sostanze. Riduzione del carico inquinante nell’ambiente
a tutela della salute. Azioni propedeutiche.

a) Sul territorio della Regione Puglia è vietata la produzione e l’uso dei seguenti
prodotti:
• Aldrin, Clordano, Clordecone, Dieldrin, Endrin, Esabromobifenile, Mirex,
Toxafene, DDT.
b) In una fase successiva ma entro e non oltre il 31 dicembre 2010 :
• Eptalcoro, Esaclorobenzene, Policlorobifenile (PCB), HCH (compreso il lindano);

c) Entro il 31 dicembre 2011, in maniera graduale, saranno ridotti i valori degli


inquinanti rilasciati nelle emissioni in atmosfera riconducendo per tale data gli
stessi, ai livelli e ai limiti previsti dalla Legge Regionale come indicato nell’allegato
n°2;

d) In armonia con quanto previsto dalla normativa che disciplina le azioni applicabili
nelle “aree a rischio e di crisi ambientale accertata”, ovvero la possibilità da parte
delle Regioni di ridurre il carico inquinante immesso nell’ambiente fissando anche
limiti più restrittivi alle emissioni industriali, nell’ambito del Piano Regionale di
Qualità dell’Aria: (art. 271 del D.L. 152/2006 commi 3 e 4 e succ.ve modifiche
apportate dal D.Lvo 29 giugno 2010, n. 128.), si determina che, per gli impianti già
autorizzati ed in esercizio sul territorio della Regione Puglia, è fatto obbligo entro il
31 dicembre 2011, di osservare la riduzione delle soglie di tutti gli inquinanti
compresi quelli accertati negli ambienti di lavoro e di vita e specificatamente nella
matrice aria come riportato nell’allegato n°2 ;

e) Dalla data di approvazione della presente legge, le concentrazioni massime


di IPA presenti nell’aria ambiente, relativamente al valore medio annuale di
riferimento da raggiungere e rispettare, anche con l’adozione delle migliori
tecnologie in assoluto e prescindendo dalle logiche di compatibilità economica, non
dovranno essere superiori ai valori indicati nella Tabella A2.2 , obiettivo di
qualità prefissato

f) Il raggiungimento ed il costante mantenimento di tali limiti è propedeutico al fine


del rilascio o del mantenimento dell’A.I.A. (autorizzazione integrata ambientale) se
di competenza Regionale, o del parere e/o relative autorizzazioni , per gli impianti

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soggetti ad A.I.A. di competenza Statale;

Articolo 4
Modalità e criteri di analisi, campionamento e verifica;
Soggetti preposti alla validazione, studio, ricerca e controllo.

a) La Regione Puglia, sancisce come obbligatoria l’adozione del campionamento in


continuo * per tutti gli impianti che emettono inquinanti compresi nelle classi A,
B, C e D di cui all’allegato 2 alla presente ed a cui vincolare la concessione
dell’AIA se di competenza Regionale, o il parere e relative autorizzazioni
provinciali e/o comunali, se di competenza Statale.
Con spese a carico dei soggetti gestori, dovranno essere eseguiti da ARPA
Puglia tutti i rilevamenti ritenuti idonei a garantire l’osservanza dei limiti di
emissione ed immissione degli inquinanti, con periodicità e modalità da definirsi
nella prima riunione del Comitato di Coordinamento di cui al seguente punto
“d”.

(*)che sarà reso obbligatorio con la parte V della norma europea EN-1948, "Stationary source emissions –
Determination of the mass concentration of PCDDs/PCDFs and dioxin-like PCBs - Part 5: Long-term sampling of
PCDDs/PCDFs and PCBs");

b) I soggetti gestori di impianti industriali sottoposti ad A.I.A. statale o regionale


dovranno dotarsi di idonei e riconosciuti sistemi autonomi di verifica, controllo
ed analisi per la determinazione del carico inquinante prodotto e rilasciato nei
rispettivi punti di emissione ed immissione in atmosfera, sul suolo, nel mare e
nei corpi idrici di falda. A tali sistemi gli organismi territoriali e nazionali preposti
al controllo avranno libero accesso in qualsiasi ora della giornata e nell’anno
solare, senza preavviso. E’ affidata all’ARPA Puglia la taratura degli strumenti in
uso all’Azienda ed utilizzati per il monitoraggio degli impianti, come previsto
dall’art. 11 comma B del D. Lvo 59/2005
c) Per il controllo e la valutazione delle percentuali di polveri (PM) ed inquinanti
ritenuti pericolosi per la salute pubblica e l’ambiente nella ricaduta al suolo, se
necessario, ARPA Puglia predisporrà la delocalizzazione e ridistribuzione delle
centraline già esistenti sul territorio destinando le stesse al monitoraggio degli
inquinanti nella matrice aria, ed eventualmente riposizionando le stesse anche
all’interno delle aree di pertinenza degli impianti sottoposti a monitoraggio.

d) I compiti di analisi chimica, fisica e biologica degli ecosistemi marini finalizzati


alla valutazione dell’impatto antropico sui sistemi marini stessi, saranno svolti
dall’A.R.P.A. Puglia.Tali compiti saranno indirizzati e mirati al controllo e al
recupero ambientale marino costiero, nelle more delle bonifiche dei siti di
interesse nazionale individuati dal Decreto del Presidente della Repubblica 23
novembre 1998 Legge 426/98, in concerto con il Polo Scientifico Tecnologico di
Eccellenza di Taranto, ARPA Puglia ed ASL competenti per territorio.

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e) Il raggiungimento di tali obbiettivi sarà garantito da un Comitato di
Coordinamento così composto: Ente Regione Puglia, Amministrazioni di
Province e Comuni interessati, ISPRA, ARPA Puglia, CNR Istituto per l'Ambiente
Marino Costiero "Talassografico A. Cerruti” di Taranto, ed ASL territorialmente
competenti. Saranno permanentemente invitati a partecipare i rappresentanti
delle Associazioni di tutela della salute e Ambientaliste riconosciute sul
territorio, in ottemperanza a quanto stabilito dal Protocollo di Aarhus del
24/06/1998 recepito dallo Stato Italiano con la Legge 152/2006.

Articolo 5
Interventi per evitare la diffusione di polveri inquinanti in atmosfera e
nell’ambiente. Adozione delle migliori tecnologie disponibili.

a) L’adozione delle Migliori Tecnologie Disponibili, data la gravità della


situazione ambientale accertata nelle aree richiamate in premessa ed
individuate dalla Legge 426/98, deve avvenire prescindendo dalle logiche di
“compatibilità economica” mirando alla adozione di provvedimenti e migliori
tecnologie in assoluto, dando quindi priorità alla salvaguardia della salute e
dell’ambiente e piena applicazione del Principio di Precauzione. A tal fine, a
far data dall’entrata in vigore della presente Legge Regionale, ed entro il 31
dicembre 2011 tutti i gestori di impianti che impiegano per le loro attività
materiali e composti polverulenti dovranno dotare gli stessi di idonei sistemi
atti a prevenire ed evitare il diffondersi nell’ambiente circostante di polveri
tal quale o derivanti da processi produttivi come di seguito specificato ai
commi b), c), d), e), f);
b) Nelle attività di carico/scarico da e su navi ed altri mezzi di trasporto
dovranno essere adottati mezzi e sistemi atti ad evitare il diffondersi
nell’ambiente di minerali e composti polverulenti, prediligendo sistemi di
scarico/carico continui a catena di tazze sigillati e automatizzati;
c) Le attività di scarico/carico da e su navi dovranno essere effettuate in
apposite aree individuate in accordo con le Autorità preposte e comunque le
stesse non dovranno in nessun modo influire e/o interferire negativamente
con altre attività turistiche o commerciali;
d) Il trasporto su nastri dei minerali e/o materiali polverulenti per l’industria
dovrà sempre avvenire con sistemi che prevedono l’utilizzo di tecnologie atte
ad impedire la fuoriuscita delle polveri verso l’esterno, questi dovranno
essere chiusi e in depressione;
e) Per evitare la dispersione nell’ambiente di polveri dannose e/o pericolose per
la salute, o comunque in grado di arrecare danno e/o molestia all’ambiente
e/o alla popolazione, il deposito e lo stoccaggio di minerali e composti
polverulenti per l’industria dovrà essere effettuato in strutture coperte,
tecnicamente denominate Coal Dome.
f) L’utilizzo nei processi produttivi e/o di incenerimento, di “combustibili
alternativi di origine diversa” contenenti IPA, Nichel, Cromo, Vanadio,
Manganese, Mercurio, Arsenico, Berillio dovranno essere sottoposti a V.I.A.

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(Valutazione di Impatto Ambientale) nei modi e nei termini previsti dalle leggi
vigenti.

Articolo 6
Limiti di esposizione ad inquinanti nei luoghi di lavoro

a) In tutti i luoghi di lavoro dove le attività produttive danno origine ad emissioni di


inquinanti pericolosi per la salute, le stesse dovranno essere convogliate
attraverso l’utilizzo di idonei sistemi di captazione ed indirizzate alle unità di
filtraggio e abbattimento inquinanti.

b) Negli impianti dove è accertata la presenza di inquinanti riconosciuti quali certi,


possibili o probabili cancerogeni o mutageni, l’esposizione dei lavoratori (fermo
restando l’obbligo di fornire agli stessi idonei dispositivi di protezione
individuale), dovrà essere disciplinata tenendo conto della pericolosità
dell’agente inquinante ed i tempi massimi di esposizione allo stesso osservando
gli obiettivi e le indicazioni di cui alle tab. A2 dell’allegato 2 alla presente;

c) I tempi di esposizione rapportati agli inquinanti ai quali si fa riferimento sono


quelli indicati dall’Agenzia Intergovernativa I.A.R.C. o C.I.R.C. International
Agency for Research on Cancer, o Centre international de Recherche sur le
Cancer.

d) Tutti gli impianti industriali dovranno valutare all’interno delle emissioni prodotte
le concentrazioni degli inquinanti riconosciuti quali certi possibili o probabili
cancerogeni o mutageni (organici ed inorganici) ed i livelli delle loro ricadute al
suolo in relazione agli scenari meteoclimatici dominanti.

Articolo 7
Sistemi di monitoraggio, prevenzione, controllo, analisi e modalità di scarico
nei corpi idrici per reflui di processo, acque di raffreddamento e di
trattamento rivenienti da attività lavorative;

a) Le operazioni di monitoraggio, campionamento e analisi delle concentrazioni


degli inquinanti presenti nei reflui di processo e le acque di raffreddamento e di
trattamento rivenienti da attività lavorative, con spese a totale carico del
gestore, dovranno avvenire sia all’ingresso che all’uscita di ogni singolo
impianto di depurazione e comunque prima dell’eventuale confluenza degli
impianti relativi in corpi di ricezione collettivi, compresi quelli adibiti allo scarico
finale. E’ vietata la diluizione e la miscelazione dei reflui derivanti dai processi
produttivi con le acque di lavaggio e/o raffreddamento in tutte le fasi che

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precedono la depurazione, il trattamento e lo scarico finale.
b) Al fine di scongiurare e prevenire l’inquinamento dei corpi idrici tutti, a seguito
di sempre possibili incidenti rilevanti, anomalie e/o guasti a monte degli impianti
di depurazione, gli impianti industriali autorizzati allo scarico finale in corpi
idrici, dovranno realizzare a proprie spese, sistemi di capacità adeguata, atti a
contenere i reflui e le acque di scarico in ragione di un volume complessivo e
proporzionalmente relativo, pari ad almeno 3 ore di fermo delle attività di
scarico nei corpi ricettori finali.
c) A far data dall’entrata in vigore della presente legge regionale, in maniera
graduale ed entro il 31 dicembre 2011, saranno ridotte le concentrazioni degli
inquinanti presenti nei reflui destinati allo scarico in mare, nei bacini e nei corpi
ricettori finali dovranno essere indicate nella tabella D di cui all’allegato n°2 alla
presente;
d) A decorrere dal 31 dicembre 2011 sarà vietato l’utilizzo di cloro gas ed ipoclorito
di sodio sia per la disinfezione degli scarichi che come “antifouling” nei circuiti
di raffreddamento.

Articolo 8
Tempi di attuazione. Vigilanza e controllo

a) Entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della presente Legge Regionale, i


Gestori di impianti di cui all’allegato n° 1 già esistenti ed in esercizio, dovranno
elaborare un piano tecnico-temporale per l’attuazione dei conseguenti
provvedimenti. Il piano redatto seguendo le indicazioni riportate nell’allegato n°
3 alla presente e le BREF di riferimento, dovrà essere presentato alla Regione
Puglia – Area Politiche per l’Ambiente, le Reti e la Qualità Urbana, tramite le
Province e Comuni interessati, per l’approvazione dello stesso da parte del
Comitato di cui alla lettera d) dell’art. 4.
b) La presentazione e l’approvazione del piano sono propedeutiche al favorevole
rilascio di pareri, autorizzazioni e/o il mantenimento dell’A.I.A. se di competenza
regionale.
c) Il mantenimento dei requisiti, delle procedure e dei parametri indicati nel piano,
se approvato, costituiscono parte integrante all’autorizzazione per l’esercizio
delle attività di cui all’allegato n° 1 alla presente legge;

d) L’elaborazione del piano e la successiva approvazione è necessaria per la


realizzazione di nuovi impianti.

e) In caso di superamento dei limiti di emissione di cui agli allegati alla presente ,
dovuto ad anomalie del processo produttivo, o degli impianti di depurazione e
trattamento dei reflui di processo, i Gestori sono tenuti ad intraprendere
tempestivamente tutte le azioni di ripristino compreso il fermo immediato degli
impianti, ovvero, quelle necessarie a scongiurare danni alla pubblica incolumità
e all’ambiente. I gestori sono altresì obbligati a darne tempestiva
comunicazione agli organi preposti al controllo e alla tutela territoriale, nonché

10
ad ARPA Puglia, ASL, Regione Puglia, Amministrazione Provinciale e Comune
territorialmente competenti, i quali disporranno in accordo le procedure più
idonee da adottare per il ripristino ottimale nella conduzione degli impianti e dei
sistemi.
f) I Gestori degli impianti di cui all’allegato n°1, assicureranno il libero accesso
senza preavviso agli organi preposti per l’espletamento delle operazioni di
monitoraggio, campionamento, controllo, analisi e verifica, in qualsiasi
momento della giornata, nell’anno solare.

g) Gli eventuali oneri finanziari , relativi ad ogni operazione di monitoraggio,


controllo o analisi di cui ai precedenti punti del presente articolo, sono a totale
carico dei soggetti gestori degli impianti.

ART. 9
Sanzioni

(N.B. idonee misure da individuarsi in Commissione Regionale Ambiente)

ART.10
(Norme transitorie e finali)

Il Consiglio Regionale entro il termine del 31.03.2011 integra la presente legge


stabilendo l’abrogazione di norme dell’ordinamento della Regione incompatibili o in
contrasto.

Art. 9
Norma finanziaria

La presente legge, limitandosi a dettare norme di principio e di carattere


procedurale, non comporta nuovi o maggiori oneri né minori entrate a carico del
bilancio autonomo regionale.

I Consiglieri: Cons. Alfredo Cervellera


Cons. Michele Ventricelli

10
10
Allegato n° 1

Categorie di attività industriali

1. Gli impianti o le parti di impianti utilizzati per la ricerca, lo sviluppo e la


sperimentazione di nuovi prodotti e processi non rientrano nella presente
Legge Regionale.

2. I valori limite riportati di seguito si riferiscono in genere alle capacità di


produzione o alla resa. Qualora uno stesso gestore ponga in essere varie
attività elencate alla medesima voce in uno stesso impianto o in una
stessa località, si sommano le capacità di tali attività.

1. Attività energetiche.

1.1 Impianti di combustione con potenza termica di combustione di oltre 50


MW.
1.2. Raffinerie di petrolio e di gas.
1.3. Cokerie.
1.4. Impianti di gassificazione e liquefazione del carbone.

2. Produzione e trasformazione dei metalli.

2.1 Impianti di arrostimento o sinterizzazione di minerali metallici


compresi i minerali solforati.
2.2 Impianti di produzione di ghisa o acciaio (fusione primaria o
secondaria), compresa la relativa colata continua di capacità superiore
a 2,5 tonnellate all'ora.
2.3 Impianti destinati alla trasformazione di metalli ferrosi mediante:
a) laminazione a caldo con una capacità superiore a 20 tonnellate di
acciaio grezzo all'ora;
b) forgiatura con magli la cui energia di impatto supera 50 kJ per
maglio e allorché la potenza calorifica è superiore a 20 MW;
c) applicazione di strati protettivi di metallo fuso con una capacità di
trattamento superiore a 2 tonnellate di acciaio grezzo all'ora;
2.4. Fonderie di metalli ferrosi con una capacità di produzione superiore a
20 ton/Die;

Pagina 1 di 5
Allegato n° 1

2.5. Impianti:

a) destinati a ricavare metalli grezzi non ferrosi da minerali, nonché


concentrati o materie prime secondarie attraverso procedimenti
metallurgici, chimici o elettrolitici;
b) di fusione e lega di metalli non ferrosi, compresi i prodotti di recupero
(affinazione, formatura in fonderia), con una capacità di fusione
superiore a 4 tonnellate al giorno per il piombo e il cadmio o a 20
tonnellate al giorno per tutti gli altri metalli.

2.6 Impianti per il trattamento di superficie di metalli e materie plastiche


mediante processi elettrolitici o chimici qualora le vasche destinate al
trattamento utilizzate abbiano un volume superiore a 30 m3.

3. Industria dei prodotti minerali.

3.1 Impianti destinati alla produzione di clinker (cemento) in forni rotativi


la cui capacità di produzione supera 500 tonnellate al giorno oppure di
calce viva in forni rotativi la cui capacità di produzione supera 50
tonnellate al giorno, o in altri tipi di forni aventi una capacità di
produzione di oltre 50 tonnellate al giorno.
3.2 Impianti destinati alla produzione di amianto e alla fabbricazione di
prodotti dell'amianto.
3.3 Impianti per la fabbricazione del vetro compresi quelli destinati alla
produzione di fibre di vetro, con capacità di fusione di oltre 20
tonnellate al giorno.
3.4 Impianti per la fusione di sostanze minerali compresi quelli destinati
alla produzione di fibre minerali, con una capacità di fusione di oltre
20 tonnellate al giorno.
3.5 Impianti per la fabbricazione di prodotti ceramici mediante cottura, in
particolare tegole, mattoni, mattoni refrattari, piastrelle, gres,
porcellane, con una capacità di produzione di oltre 75 tonnellate al
giorno e/o con una capacità di forno superiore a 4 m3 e con una
densità di colata per forno superiore a 300 kg/m3.

4. Industria chimica.

Nell'ambito delle categorie di attività della sezione 4 si intende per produzione


la produzione su scala industriale mediante trasformazione chimica delle
sostanze o dei gruppi di sostanze di cui ai punti da 4.1 a 4.6.

Pagina 2 di 5
Allegato n° 1

4.1 Impianti chimici per la fabbricazione di prodotti chimici organici di base


come:

a) idrocarburi semplici (lineari o anulari, saturi o insaturi, alifatici o


aromatici);
b) idrocarburi ossigenati, segnatamente alcoli, aldeidi, chetoni, acidi
carbossilici, esteri, acetati, eteri, perossidi, resine, epossidi;
c) idrocarburi solforati;
d) idrocarburi azotati, segnatamente ammine, amidi, composti nitrosi,
nitrati o nitrici, nitrili, cianati, isocianati;
e) idrocarburi fosforosi;
f) idrocarburi alogenati;
g) composti organometallici;
h) materie plastiche di base (polimeri, fibre sintetiche, fibre a base di
cellulosa);
i) gomme sintetiche;
j) sostanze coloranti e pigmenti;
k) tensioattivi e agenti di superficie.

4.2. Impianti chimici per la fabbricazione di prodotti chimici inorganici di base,


quali:
a) gas, quali ammoniaca; cloro o cloruro di idrogeno, fluoro o fluoruro di
idrogeno, ossidi di carbonio, composti di zolfo, ossidi di azoto, idrogeno,
biossido di zolfo, bicloruro di carbonile;
b) acidi, quali acido cromico, acido fluoridrico, acido fosforico, acido
nitrico,acido cloridrico, acido solforico, oleum e acidi solforati;
c) basi, quali idrossido d'ammonio, idrossido di potassio, idrossido di sodio;
d) sali, quali cloruro d'ammonio, clorato di potassio, carbonato di
potassio, carbonato di sodio, perborato, nitrato d'argento;
d) metalloidi, ossidi metallici o altri composti inorganici, quali carburo di
calcio, silicio, carburo di silicio.

4.3 Impianti chimici per la fabbricazione di fertilizzanti a base di fosforo,


azoto o potassio (fertilizzanti semplici o composti).

4.4 Impianti chimici per la fabbricazione di prodotti di base fitosanitari e di


biocidi.

4.5 Impianti che utilizzano un procedimento chimico o biologico per la


fabbricazione di prodotti farmaceutici di base.

4.6 Impianti chimici per la fabbricazione di esplosivi.

Pagina 3 di 5
Allegato n° 1

5. Gestione dei rifiuti.

Salvi l'art. 11 della direttiva 75/442/CEE e l'art. 3 della direttiva 91/689/CEE, del
12 dicembre 1991 del Consiglio, relativa ai rifiuti pericolosi.

5.1 Impianti per l'eliminazione o il ricupero di rifiuti pericolosi, della lista di


cui all'art. 1, paragrafo 4, della direttiva 91/689/CEE quali definiti negli
allegati II A e II B (operazioni R 1, R 5, R 6, R 8 e R 9) della direttiva
75/442/CEE e nella direttiva 75/439/CEE del 16 giugno 1975 del
Consiglio, concernente l'eliminazione degli oli usati, con capacità di
oltre 10 tonnellate al giorno.

5.2 Impianti di incenerimento dei rifiuti urbani quali definiti nella direttiva
89/369/CEE dell'8 giugno 1989 del Consiglio, concernente la
prevenzione dell'inquinamento atmosferico provocato dai nuovi
impianti di incenerimento dei rifiuti urbani, e nella direttiva
89/429/CEE del 21 giugno 1989 del Consiglio, concernente la riduzione
dell'inquinamento atmosferico provocato dagli impianti di
incenerimento dei rifiuti urbani, con una capacità superiore a 3
tonnellate all'ora.

5.3 Impianti per l'eliminazione dei rifiuti non pericolosi quali definiti
nell'allegato 11 A della direttiva 75/442/CEE ai punti D 8, D 9 con
capacità superiore a 50 tonnellate al giorno.

5.4 Discariche che ricevono più di 10 tonnellate al giorno o con una


capacità totale di oltre 25.000 tonnellate, ad esclusione delle
discariche per i rifiuti inerti.

6. Altre attività.

6.1 Impianti industriali destinati alla fabbricazione:

a) di pasta per carta a partire dal legno o da altre materie fibrose;


b) di carta e cartoni con capacità di produzione superiore a 20 tonnellate
al giorno;

Pagina 4 di 5
Allegato n° 1

6.2 Impianti per il pretrattamento (operazioni di lavaggio, imbianchimento,


mercerizzazione) o la tintura di fibre o di tessili la cui capacità di
trattamento supera le 10 tonnellate al giorno.

6.3 Impianti per la concia delle pelli qualora la capacità di trattamento superi
le 12 tonnellate al giorno di prodotto finito.

6.4 a) Macelli aventi una capacità di produzione di carcasse di oltre 50


tonnellate al giorno;

b) Trattamento e trasformazione destinati alla fabbricazione di prodotti


alimentari a partire da: materie prime animali (diverse dal latte) con una
capacità di produzione di prodotti finiti di oltre 75 tonnellate al giorno
ovvero materie prime vegetali con una capacità di produzione di prodotti
finiti di oltre 300 tonnellate al giorno (valore medio su base trimestrale);

c) Trattamento e trasformazione del latte, con un quantitativo di latte


ricevuto
di oltre 200 tonnellate al giorno (valore medio su base annua).

6.5 Impianti per l'eliminazione o il recupero di carcasse e di residui di animali


con una capacità di trattamento di oltre 10 tonnellate al giorno.

6.6 Impianti per l'allevamento intensivo di pollame o di suini con più di:

a. 40.000 posti pollame;


b. 2.000 posti suini da produzione (di oltre 30 kg), o 750 posti scrofe.

6.7 Impianti per il trattamento di superficie di materie, oggetti o prodotti


utilizzando solventi organici, in particolare per apprettare, stampare,
spalmare, sgrassare, impermeabilizzare, incollare, verniciare, pulire o
impregnare, con una capacità di consumo di solvente superiore a 150 kg
all'ora o a 200 tonnellate all'anno.
6.8 Impianti per la fabbricazione di carbonio (carbone duro) o grafite per uso
elettrico mediante combustione o grafitizzazione.

Pagina 5 di 5
Allegato n° 2

1. Valori limite di emissione per impianti industriali.


Al fine di rendere logicamente valide le operazioni di bonifica nelle aree di
elevata crisi ambientale già accertate e perimetrate, nonché avviare un piano
di riduzione del carico inquinante complessivo rilasciato nell’ambiente, gli
impianti o le parti di impianti di cui all’allegato n°1 punti 1, 2, 3, 4, 5 e 6, di
concerto con gli Organi di Controllo individuati alla lettera E dell’art.4,
dovranno predisporre “piani vincolanti degli obbiettivi di qualità” per il
raggiungimento progressivo, entro il 31 dicembre 2011, dei valori limite di cui
alle seguenti tabelle A (A1, A2, A3) e B (B1, B2):

Tabella A1 : Limiti di emissioni industriali in atmosfera per gli impianti


di cui all’allegato n°1 punti 1, 2, 3, 4, 5 e 6.

Fatto salvo quanto stabilito dalla Legge Regionale n° 44 del 19.12.2008 e


successive modifiche e/o integrazioni riguardante i limiti di emissione in
atmosfera per PCDD/PCDF, entro il 31 dicembre 2011, i valori limite di
emissione degli inquinanti, di cui al D. Lvo 152/2006 parte quinta, allegati I, II,
III, IV e V, dovranno intendersi ridotti in una percentuale non inferiore al 20%.
I valori di ottenuti dalla riduzione del 20% dovranno comprendere anche le
emissioni sotto forma di polveri, gas e vapori dei metalli presenti nei relativi
composti.
Il tenore di ossigeno di riferimento per la determinazione degli inquinanti nei
fumi al camino non dovrà essere superiore al valore del 15% (V/V), salvo se
diversamente disposto da Arpa Puglia nel Piano di Campionamento.
In presenza di portate routinarie abnormi e solo nel caso in cui per ciascun
inquinante non esista un limite di massa emessa in un determinato periodo
abbinato al limite di concentrazione percentuale, dovrà essere applicata una
ulteriore riduzione del 20 % dei limiti delle concentrazioni degli inquinanti.

Allegati I, II, III, IV e V alla Parte Quinta del D. Lvo 152/2006


Allegato I Valori di emissione
Allegato II Grandi Impianti di combustione
Allegato III Emissioni di composti Organici Volatili
Allegato IV Impianti e attività in deroga
Allegato V Polveri e sostanze organiche liquide
Allegato n° 2

Tabella A2 – Idrocarburi Policiclici Aromatici (I.P.A.)


Prescrizioni sulla qualità dell’aria ambiente.

L’Agenzia per la ricerca sul cancro (I.A.R.C.) ha classificato fino ad oggi 48 IPA.
Di questi, quelli che più frequentemente si ritrovano nell’aria e le rispettive
classi di pericolosità sono riportati nella seguente tabella A2.1

Tabella A2.1 - IPA e Classi di


pericolosità
IPA CLASSE IARC
Benzo(a)Antracene 2A
Benzo(k)Fluorantene 2B
Benzo(b)Fluorantene 2B
Benzo(j)Fluoantene 2B
Benzo(a)Pirene 1A
Dibenzo(ah)Antracene 2A
Indeno[1,2,3-cd]Pirene 2B

L’approccio utilizzato nella stima del rischio per la salute umana derivante
dall’esposizione ad IPA si basa sulla potenza, cancerogenicità e effetti
mutageni dei vari congeneri relativamente a quella del benzo(a)pirene e si
esprime in BaPeq. Pertanto la pericolosità derivante dall’esposizione alla
totalità degli IPA può essere espressa come somma dei Bapeq dei singoli
congeneri, che si ottengono moltiplicando il valore di concentrazione del
singolo congenere per il relativo TEF (fattore di tossicità equivalente). La Tab.
C2 esplica tali considerazioni dettando un “obiettivo di qualità dell’aria”
espresso in BaPeq.
Dall’approvazione della presente legge, le concentrazioni massime di IPA
presenti nell’aria ambiente non dovranno essere superiori ai valori indicati nella
Tabella A2.2 :

Tabella A2.2 Obbiettivo qualità dell’aria


ambiente
IPA TEF
Benzo(a)Antracene 0.10 ng/mc
Benzo(k)Fluorantene 0.10 ng/mc
Benzo(b)Fluorantene 0.10 ng/mc
Benzo(j)Fluoantene 0.10 ng/mc
Benzo(a)Pirene 1.0 ng/mc
Benzo(ghi)Perilene 0.01 ng/mc
Dibenzo(ah)Antracene 0.10 ng/mc
Indeno[1,2,3-cd]Pirene 1.0 ng/mc
Allegato n° 2
Allegato n° 2

Tabella A3 : Limiti di contaminazione del suolo, sottosuolo e delle


acque sotterranee.

Fatti salvi limiti più restrittivi eventualmente vigenti sul territorio per particolari
attività antropiche, entro il 31 dicembre 2011, i valori limite di contaminazione
del suolo, sottosuolo e delle acque sotterranee, in relazione alla specifica
destinazione d’uso dei siti, dovranno intendersi ridotti in una percentuale non
inferiore al 20%.
Per le sostanze non esplicitamente indicate nelle tabelle 1 e 2 Titolo V di cui
all’allegato 5 del D. Lvo 152/2006 e successive modifiche, i valori limite di
concentrazione accettabili sono ricavati adottando quelli indicati per la sostanza
tossicologicamente più affine.

Tabelle 1 e 2 Titolo V di cui all’allegato 5 del D.L. 152/2006


Concentrazione soglia di contaminazione
Tabella 1
nel suolo e nel sottosuolo
Concentrazione soglia di contaminazione
Allegato 2
nelle acque sotterranee
Allegato n° 2

Tabella B - Limiti allo scarico in mare e nei corpi idrici del bacino regionale
Valori limite da raggiungere entro il 31.12.2011
Per gli impianti di cui all’allegato n°1
Obiettivi di qualità (dati espressi in µg/l)

Sostanza Tabella A Limite massimo 31.12..2010

Alluminio 500
Antimonio 50
Argento 5
Berillio 30
Cobalto 100
Cromo totale 500 200
Ferro 500
Manganese 100
Nichel 100 50
Rame 50
Selenio 10
Vanadio 50
Zinco 250
Tensioattivi anionici 500 200
Tensioattivi non
500 200
ionici
Fenoli totali 50
Diclorofenoli 50 20
Pentaclorofenolo 50 20
∑ Solventi organici
400 300
alogenati
Pentaclorobenzene 20 10
∑ Solventi organici
100 50
aromatici
Benzene 100 50
Toluene 100 50
Xilene 100 50
∑ Pesticidi
10
organofosforici
∑ erbicidi e
10
assimilabili
Allegato n° 2

∑ Solventi organici
400 300
alogenati
Pentaclorobenzene 20 10
∑ Solventi organici
100 50
aromatici
Benzene 100 50
Toluene 100 50
Xilene 100 50
∑ Pesticidi
10
organofosforici
∑ erbicidi e
10
assimilabili

Tabella B1 - Limiti di concentrazione (*) allo scarico in mare e nei corpi idrici
del bacino regionale per gli impianti di cui all’allegato n ° 1
Obiettivi di qualità (dati espressi in µg/l – Diossine pg/l -TE)

Limite entro
Inquinante Limite
2010
IPA (nota 1) 1 µg/l
DIOSSINE 0,5 pg/l /TE) 0.2
CIANURI 5 µg/l
ARSENICO 1 µg/l
PIOMBO 10 µg/l 5
CADMIO 1 µg/l
MERCURIO 0,5 µg/l 0,2
POLICLOROBIFENILI assenti
PESTICIDI
assenti
ORGANOCLORURATI
TRIBUTILSTAGNO assenti
Allegato n° 3

Pagina 1

SCHEDA A - INFORMAZIONI GENERALI

A.1 Identificazione dell’impianto

A.2 Altre informazioni

A.3 Informazioni sulle attività IPPC e non IPPC dell’impianto

A.4 Fasi dell’attività ed individuazione delle fasi rilevanti

A.5 Attività tecnicamente connesse

A.6 Autorizzazioni esistenti per impianto *

A.7 Quadro normativo attuale in termini di limiti alle emissioni

A.8 Inquadramento territoriale

A.9 Informazioni sui corpi recettori degli scarichi idrici

Pagin
a1
Allegato n° 3

SCHEDA A - INFORMAZIONI GENERALI

Le sezioni contrassegnate (*) riguardano solo impianti esistenti.

A.1 Identificazione dell’impianto

Denominazione dell’impianto

Indirizzo dello stabilimento

Sede legale

Recapiti telefonici

e-mail

Gestore dell’impianto

Nome e cognome

Indirizzo

Recapiti telefonici

e-mail

Referente IPPC_______________________________________________________________

Nome e cognome_____________________________________________________________

Indirizzo_____________________________________________________________________

Recapiti telefonici_____________________________________________________________

e-mail_______________________________________________________________________

Rappresentante legale

Nome e cognome

Indirizzo

Pagin
a2
Allegato n° 3

A.2 Altre informazioni

Iscrizione al Registro delle Imprese presso la C.C.I.A.A. di ______________ n. __________

Sistema di gestione ambientale �no


� EMAS
� ISO 14001
� SGA documentato ma non certificato
� altro__________________________

Presenza di attività soggette a notifica ai sensi del D.Lgs. 334/99

� no

� si � notifica

� notifica e rapporto di sicurezza: estremi del rapporto di sicurezza _____________

Effetti transfrontalieri

�no � si, allegare relazione

Misure penali o amministrative riconducibili all’impianto o parte di esso, ivi compresi i


procedimenti in
Corso alla data della presente domanda

� no

� si, specificare ___________________________________________________

Pagin
a3
Allegato n° 3

(1)
A.3 Informazioni sulle attività IPPC e non IPPC dell’impianto

n° ___ Data di inizio attività___________________ Data di presunta cessazione______________

Attività ____________________________________ Codice IPPC ___________________________

Classificazione NACE____________________________________Codice_____________________

Classificazione NOSE-P__________________________________Codice_____________________

Numero di addetti ______________

Periodicità dell’attività: �continua

� stagionale � gen � feb � mar � apr � mag


 � giu

� lug � ago � set � ott � nov


  � dic

Capacità produttiva

Prodotto Capacità di produzione Produzione effettiva Anno di riferimento

Commenti

1 Compilare un quadro A.3 per ogni attività, IPPC e non, presente in impianto.

Pagin
a4
Allegato n° 3

A.4 Fasi dell’attività ed individuazione delle fasi rilevanti


Riferimento Fase Rilevante
SI/NO

SI/NO

SI/NO

SI/NO

SI/NO

SI/NO

SI/NO

SI/NO

SI/NO

SI/NO

A.5 Attività tecnicamente connesse


Attività Sigla Riferimento rispetto a Dati dimensionali
schemi a blocchi

Commenti

Pagin
a5
Allegato n° 3

A.6 Autorizzazioni esistenti per impianto *


Estremi atto Ente Data rilascio Data Norme di Oggetto
amministrativo competente scadenza riferimento

A.7 Quadro normativo attuale in termini di limiti alle emissioni

Valori Limite Standard di Qualità

Inquinante Autorizzato Nazionale Regionale UE Nazionale Regionale

Pagin
a6
Allegato n° 3

A.8 Inquadramento territoriale

Superficie dell’impianto (m2)

Totale Coperta Scoperta pavimentata Scoperta non


pavimentata

Dati catastali

Tipo di superficie Numero del foglio Particella

A.9 Informazioni sui corpi recettori degli scarichi idrici

Recettore

Scarico finale Tipologia Nome Riferimento Eventuale Classificazione


gestore area

Pagin
a7
Allegato n° 3

SCHEDA B - DATI E NOTIZIE SULL’IMPIANTO ATTUALE


B.1.1 Combustibili utilizzati (parte storica)*
B.1.2 Combustibili utilizzati (alla capacità produttiva)
B.2 Fonti di emissione in atmosfera di tipo convogliato
B.3.1 Emissioni in atmosfera di tipo convogliato (parte storica)*
B.3.2 Emissioni in atmosfera di tipo convogliato (alla capacità produttiva)
B.4 Fonti di emissioni in atmosfera di tipo non convogliato (parte storica)*
B.4.1 Fonti di emissioni in atmosfera di tipo non convogliato (alla capacità produttiva)
B.5.1 Scarichi idrici (parte storica)*
B.5.2 Scarichi idrici (alla capacità produttiva)
B.6.1 Emissioni in acqua (parte storica)*
B.6.2 Emissioni in acqua (alla capacità produttiva)
B.7 Rumore
B.8 Odori
B.9 Altre tipologie di inquinamento
B.10 Linee di impatto ambientale

B.1.1 Combustibili utilizzati (parte storica) * Anno di riferimento:

Combustibile %S Consumo annuo (t) PCI (kJ/kg) Energia (MJ)

B.1.2 Combustibili utilizzati capacità produttiva

Pagin
a8
Allegato n° 3
Combustibile %S Consumo annuo (t) PCI (kJ/kg) Energia (MJ)

B.2 Fonti di emissione in atmosfera di tipo convogliato

Pagin
a9
Allegato n° 3

B.3.1 Emissioni in atmosfera di tipo convogliato (parte storica)*

Pagin
a 10
Allegato n° 3

B.3.2 Emissioni in atmosfera di tipo convogliato (alla capacità produttiva)

B.4 Fonti di emissioni in atmosfera di tipo non convogliato (parte storica)*

Pagin
a 11
Allegato n° 3

Anno di riferimento:

B.4.1 Fonti di emissioni in atmosfera di tipo non convogliato (alla capacità produttiva)

Pagin
a 12
Allegato n° 3

B.5.1 Scarichi idrici (parte storica)*

Pagin
a 13
Allegato n° 3

Anno di riferimento:

Pagin
a 14
Allegato n° 3
B.5.2 Scarichi idrici (alla capacità produttiva)

B.6.1 Emissioni in acqua (parte storica)*

Anno di riferimento:

Pagin
a 15
Allegato n° 3

B.6.2 Emissioni in acqua (alla capacità produttiva)

B.7 Rumore

Pagin
a 16
Allegato n° 3

Pagin
a 17
Allegato n° 3

B.8 Odori

B.9 Altre tipologie di inquinamento

Pagin
a 18
Allegato n° 3

Riportare in questa sezione le informazioni relative ad altre forme di inquinamento non contemplate nelle
sezioni precedenti, quali per esempio inquinamento luminoso, elettromagnetismo, vibrazioni, amianto, PCB..

B.10 Linee di impatto ambientale

Pagin
a 19
Allegato n° 3

Pagin
a 20
Allegato n° 3

Pagin
a 21
Allegato n° 3

Scheda C

Pagin
a 22
Allegato n° 3

Raggiungimento degli obbiettivi; Tempi e modalità di


attuazione degli interventi.

C.1 Programma e descrizione dettagliata degli interventi


C.2 Benefici ambientali attesi
C.3 Scelta del metodo
C.4 Metodo di ricerca di una soluzione BAT/MTD soddisfacente
C.5 Verifica di conformità dei criteri di soddisfazione
C.6 Metodo di individuazione della soluzione BAT/MTD applicabile
C.7 Generazione delle alternative
C.8 Emissione e consumi per ogni alternativa
C.9 Identificazione degli effetti per ogni alternativa
C.10 Comparazione degli effetti e scelta della soluzione ottimizzata
C.11 Quadro di sintesi delle variazioni delle modalità di gestione
ambientale
C.12 Piano di monitoraggio

C.1 Programma e descrizione dettagliata degli interventi

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Allegato n° 3

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Allegato n° 3

C 2. Benefici ambientali attesi

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Allegato n° 3

C.3 Scelta del metodo

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Allegato n° 3

C4. Metodo di ricerca di una soluzione BAT/MTD soddisfacente


(confronto fasi rilevanti - Leggi nazionali)

C5. Verifica di conformità dei criteri di soddisfazione

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Allegato n° 3

C6. Metodo di individuazione della BAT/MTD applicabile


(Confronto fasi rilevanti - BReF)

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Allegato n° 3

C7. Generazione delle alternative

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Allegato n° 3

C8. Emissioni e consumi per ogni alternativa

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Allegato n° 3

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a 31
Allegato n° 3
C9. Identificazione degli effetti per ogni alternativa

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a 32
Allegato n° 3

C 10. Comparazione degli effetti e scelta della soluzione ottimizzata

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Allegato n° 3
C 11. Quadro di sintesi delle variazioni delle modalità di gestione ambientale

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Allegato n° 3

C 12. Piano di monitoraggio

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Allegato n° 3

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