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LA DIMENSIONE NARRATTIVA DELLATTACAMENTO

LA DIMENSIONE NARRAT
TIVA DELL’ATTACAMENTO
Mittino Filippo (1), 
Mittino Filippo (1) Lasorsa Claudia (1), 
Lasorsa Claudia (1)
(1)Di ti
(1)Dipartimento di Psicologia, 
t di P i l i Università degli Studi di Torino
U i ità d li St di di T i

“La vita scorre velocissima e tumultuosa: molte


esperienze si consumano come la fiamma delle candele
pallide
llid e spettrali
tt li ma alcune
l esperienze
i sfuggono
f ad
d
ogni oblio,
oblio ad ogni dimenticanza,
dimenticanza e si ripetono e si
rinnovano: uguali e nuove , scintillanti e laceranti.”
(Borgna, E., 2005, pag. 21)
I t d i
Introduzione

Il nostro lavoro di ricerca ha l’obiettivo di analizzare all’interno dei testi narrativi offerti dai bambini,, ai q
quali è stato richiesto di raccontare l’Episodio
p peggiore
p gg e migliore
g della loro vita,, i riferimenti che
permettono di delineare i Modelli Operativi Interni (Bowlby, 1969, 1973, 1980), esplorando così gli stili di attaccamento e il legame tra essi e le dimensioni relazionali ed emotive presenti nei racconti
(S
(Stern, 1985; Seganti,
S 1995; Allen et al., 2008; Albasi, 2009; Buday, 2010). )
Per fare ciò abbiamo utilizzato come supporto alle nostre ipotesi la teoria dell dell’attaccamento
attaccamento proposta da Bowlby (1969, (1969 1973,
1973 1980),
1980) la prospettiva di Fonagy e Target (1997)
(1997), quella di Bruch (1973) e e,
collegamento ideale tra queste e la capacità di narrare il sé del bambino, le riflessioni di Holmes (1993, 2001).

Metodo

Il campione oggetto della nostra indagine è composto di 92 soggetti sovrappeso e obesi, obesi di cui 61 maaschi e 31 femmine , di età compresa tra i 7 e gli 11 anni,anni con un
un’età
età media di 9 anni.
anni
Questo campione è stato confrontato con un campione di controllo composto da 89 soggetti: 45 masc chi e 44 femmine di età compresa tra i 7 e gli 11 anni, con un un’età
età media di 9 anni.
I due strumenti impiegati nella nostra ricerca si propongono un medesimo fine, ovvero l’esplorazione del d mondo relazionale del bambino, e sono i seguenti:
•Separation Anxiety Test (SAT) di Attili (2001): test semiproiettivo che consente di rilevare il rischio o di un esito patologico dello sviluppo dello stile di attaccamento ed individuare le rappresentazioni
mentali del bambino relative alla relazione con l’altro significativo (MOI);
Scheda di Lettura di Mittino,
Scheda Mittino Lasorsa,
Lasorsa Albasi (2008): attraverso ll’analisi
analisi dei contenuti,
contenuti si propone di riilevare all
all’interno
interno dei testi narrativi la presenza di determinate caratteristiche,
caratteristiche riconducibili a tre grandi
aree (p
(protagonista
g racconto, contenuto e funzionamento mentale)) volte a descrivere il mondo relazion nale ed emotivo del bambino.

Risultati

Il SAT nei due campioni


Il calcolo del χ2 non ha mostrato differenze statisticamente
significative nella distribuzione nei due campioni degli stili
di attaccamento del bambino ipotetico del SAT (Attili,
2001). Si può tuttavia osservare come ci sia una tendenza Att.Ins.Evi. Att.Sicuro Attt.Ins.Ambi. Att.Rischio
Clinico 23,9% (22) 32,6% (30) 28 8,3% (26) 15,2% (14)
nei bambini del campione di controllo a riportare più Controllo 15,9% (14) 43,2% (38) 22 2,7% (20) 18,2% (16)
frequentemente del campione clinico uno stile di
attaccamento sicuro ((43,2%), ) e nei bambini del campione
p
clinico a riportare più frequentemente del campione di
controllo
t ll uno stiletil di attaccamento
tt t insicuro
i i evitante
it t
(32 9%)
(32,9%).

La Scheda di Lettura nei due campioni


Episodio
p peggiore
p gg
L’applicazione del test del χ2 (p<0,05) alla variabile
“C t
“Contenutot – Relazioni”
R l i i” ha h permesso di rilevare
il come i
bambini del campione clinico riportano più
frequentemente,
q , all’interno dell’Episodio
p peggiore,
p gg , racconti
nei quali non trova spazio la componente relazionale
(clinico= 54,30%; controllo= 36,50%), contrariamente ai
Sep.p Conf. Cond. Div. Nessuna
soggetti del campione di controllo,
controllo che raccontano con Sè-Altro Sè-Altro Sè-Altro Genitori Rel.
maggiore frequenza episodi nei quali la scena è dominata Clinico
11,1%
,
19 8% (16)
19,8% 3 7% (3)
3,7% 11 1% (9)
11,1% 54 3% (44)
54,3%
(9)
da momenti di separazione (controllo= 27,10%, clinico= 27,1%
, %
Controllo
C t ll 24 7% (21)
24,7% 8 2% (7)
8,2% 3 5% (3)
3,5% 36 5% (31)
36,5%
11,10%) e di conflitto con l’Altro (controllo= 24,70%; (23)
clinico=
li i 19 80%)
19,80%).
Si può quindi osservare come i bambini del campione di
controllo vedano Se stessi in un rapporto
pp di relazione con
gli altri diversamente dai bambini obesi, che sono
principalmente
i i l centratii su Se
S stessi. i

Episodio migliore
I residui standardizzati corretti relativi alla variabile
“Contenuto
Contenuto-Relazoni
Relazoni” hanno messo in luce come i soggetti
del campione di controllo tendano a raccontare più
frequentemente episodi che vedono in scena momenti di Cond.Sè Altro
Cond.Sè-Altro Div.Genitori NessunaRel.
condivisione con l’Altro (controllo= 78,7%; clinico= 64,80%), Clinico 64,8% (59) 1,1% (1) 34,1% (31)
Controllo 78 7% (70)
78,7% 0% (0) 21 3% (19)
21,3%
mentret ib bambini
bi i obesi
b i tendono
t d maggiormente
i t a raccontare
t
episodi nei quali non è presente alcun tipo di relazione
((clinico= 34,10%,
, , controllo= 21,30%).
, )

Conclusioni

L’analisi del SAT (Attili,


(Attili 2001) ci ha permesso di constatare come la distribuzione degli stili di atttaccamento non si differenzi significativamente (p>0,05) (p>0 05) all’interno dei due campioni; nonostante ciò
abbiamo riscontrato la presenza di una percentuale maggiore di soggetti classificati come insicurri ri-evitanti
evitanti nei bambini obesi,
obesi rispetto ai soggetti del controllo,
controllo e una percentuale maggiore di soggetti
classificati come sicuri nel campione di controllo, rispetto al campione clinico. Quanto detto, pur non n avendo una significatività
g statistica, sembra essere in linea con quanto emerso dai dati di alcune
ricerche sul tema dell’obesità (Baldaro et al. 1986; Guareschi et al. 1996; Attili, 2001; Lasorsa, Albassi, 2008).
D
Dopo questet considerazioni
id i i sull’attaccamento
ll’ tt t passiamo
i ora ad
d analizzare
li i dati
d ti emersii dalla
d ll Sched
S h d
da di Lettura
L tt (Mitti
(Mittino, L
Lasorsa, Alb i 2008).
Albasi, 2008)
Nel racconto dell
dell’Episodio
Episodio peggiore si osserva come i bambini obesi più frequentemente escludano o scambi relazionali dai contenuti dei loro racconti,
racconti rispetto ai bambini del campione di controllo: questi
ultimi riportano
p più frequentemente
p q episodi
p nei qquali vengono
g messi in scena conflitti o separazion
p ni tra il bambino stesso e l’Altro. Relativamente al racconto dell’Episodio
p migliore,
g , notiamo come ci sia
una tendenza nei bambini del campione di controllo a riportare in maggior misura episodi nei quali “stanno con l’Altro”, condividono qualcosa con l’Altro, rispetto ai bambini obesi. Per converso in questi
ultimi si constata una tendenza ad escludere scenari di tipo relazionale dai loro episodi. Quanto afffermato sino ad ora, sia rispetto all’Episodio peggiore sia rispetto all’Episodio migliore, è coerente nel
mettere in evidenza un interesse nei confronti dell dell’Altro
Altro, mostrato dai bambini del campione di controllo,
c
controllo e una centratura su di sé mostrata dai bambini obesi. obesi Vediamo infatti come i soggetti del
campione di controllo, coerentemente al tipo di episodio raccontato, riportino più frequentementte scenari che hanno come sfondo la relazione con ll’Altro, Altro, come conflitti, separazioni e momenti di
condivisione; contrariamente ai bambini obesi, che tengono lontano dai loro racconti ogni tipo di rela azione.
Questa descrizione è coerente con quelle che la letteratura offre relativamente alle problematiche di tipo sociale ed emotivo presenti nei bambini obesi e al loro stile di attaccamento, classificato come
i i
insicuro-evitante
it t (Bruch,
(B h 1973;1973 Baldaro
B ld ett al.,
l 1986;
1986 Guareschi
G hi ett al.,
l 1996;
1996 Attili,
Attili 2001;
2001 Albasi,
Alb i Laso
L orsa, 2008).
2008)

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