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LE POESIE PER LA MUSICA MONTEVERDIANA

IL GUSTO POETICO DI MONTEVERDI

Problema delle scelte di Monteverdi riguardanti il testo che non è solo uno scheletro formale.
SCELTA = ​Sottintende il concetto di cultura che a Monteverdi dall’ambiente familiare, solo in
scarsa misura si può supporre sia derivata. Elia Santoro infatti ribadisce le umili origini
del musicista. La cultura in questione è lontanissima da ogni carattere letterario ma è
“episodica, irregolare”, data da rapporti saltuari con persone di alto livello culturale e
intellettuale.
PLATONISMO = ​Percorre molti scritti di Monteverdi, il più famoso dei quali è il “Pianto” di
Arianna, contenuto nella lettera del 22 ottobre 1633. Dietro quell’appello a
Platone non stanno solo le pagine del filosofo della “Repubblica” ma agisce una
precisa tendenza della cultura contemporanea, platonismo che abbraccia il
pensiero scientifico da un lato e il petrarchismo dall’altro.
PETRARCHISMO = ​È platonico.
INFLUSSI CULTURALI = ​“Dialoghi” di Tasso.
PIANTO DI ARIANNA = ​Lettera che pone Monteverdi sulla linea di una teoria e moda artistica di
enorme importanza nell’età barocca, il Classicismo, ruotante sul
concetto di ​Idea​ considerata come cosa sublime.
MONTEVERDI = ​In questa fase è un artista maturo, lontano dal diciottenne che compose le
“Canzonette a tre voci” del 1584.
FONTI = ​In Monteverdi non sono testi letterari quanto piuttosto raccolte musicali in cui gli stessi
testi sono musicati da altri maestri.
ATTEGGIAMENTI = ​Prevale il gioco dell’amore licenzioso ma c’è anche la canzonetta
mitologica e il gusto metaforico del barocco maturo.

LIBRI DI MADRIGALI
PRIMO LIBRO = ​I testi dei madrigali qui contenuti sono in prevalenza ancora anonimi. Il libro fu
pubblicato nel ​1587​. Tra gli autori minori riconosciuti ci sono Strozzi, Alberti,
Casoni, Celiano e Marco Verità. Quest’ultimo è un conte, e il primo libro è
dedicato a lui e proprio questo fatto fa pensare a Pirrotta che egli sia l’autore di
alcuni dei testi rimasti anonimi.
→​”Baci soavi e cari” e “Ardo si ma non t’amo” sono di Guarini, tre madrigali
sono di Marenzio; “ardi o gela” e “arsi ed alsi” sono di Tasso.
SECONDO LIBRO = ​Appare nel ​1590​ e contiene 10 testi di Tasso più uno che è sempre circolato
sotto il suo nome.
→​Parallelismo tra Tasso e Monteverdi che concludono un’età per aprirne
una nuova. Un punto importante è la:
MUSICALITA’ TASSIANA = ​Luigi Ronga dimostra che non si da poesia
non musicale e segnala che le “Rime” di Tasso esprimono una musicalità
ben circostanziata, suscettibile di esiti positivi e dispersioni virtuosistiche.
GIOVANNI GETTO = ​Ha chiarito la musicalità. Quella del Tasso è una
“ricerca di valori fonici calcolabili dall’esterno, anche se suscettibili di esiti
di un’estrema virtù espressiva”.
TASSO = ​La sua musica è tutta risolta in valori fonici, esige di essere
tradotto in musica mentre il Petrarca è reso solo attraverso una lettura
mentale.
GUARINI = ​Monteverdi aderisce allo spirito del suo testo perfettamente
giocandoci con “virtuosistica ipostasi dell’esclamazione” (Pirrotta).
→​Parallelismo di sentire poetico che deriva da una comune interpretazione
di un’età. Interpretazione della realtà affine a quella di Tasso, colmo di
istintivo impeto.
TERZO LIBRO = ​1592. Mutamento di genere rispetto al secondo. Monteverdi passa dalla
compiuta poesia della “Gerusalemme”, sfruttando in due gruppi di tre madrigali
due momenti in particolare: il lamento di Tancredi sulle spoglie di Clorinda e
quello di Armida sulla fuga di Rinaldo.
→​Prontezza con cui Monteverdi si inseriva nelle tendenze musicali che entro la
fine del secolo avrebbero condotto da un alto alla violenza espressionistica di
Gesualdo, dall’altro alle formulazioni monodiche dei fiorentini e all’opera.
PIRROTTA = ​Suppone che Monteverdi abbia letto le pagine finali del dialogo
tassiano “La cavalletta o vero de la poesia Toscana”, dedicate a
biasimare la musica molle ed effeminata richiamandola alla
gravità. Aveva presente anche certi luoghi dei “Discorsi”, gli
ultimi tre libri dedicati al poema eroico.
STILE EROICO = ​Non lontano dalla gravità del tragico.
GRAVITA’ = ​Tale attributo dove Tasso accomuna l’ideale musica e lo stile
eroico, agisce sul piano tecnico formale ma può anche aver
determinato la scelta del Tasso maggiore che si attua nel
passaggio dal secondo al terzo libro, coronata vent’anni dopo
dal “Combattimento” dell’Ottavo libro.
→​Dopo l’omaggio a Guarini è il momento di Gabriello Chiabrera che diventa il
poeta degli “Scherzi musicali” del 1607, anno dell’Orfeo; rende
esplicita la tendenza alla situazione melodrammatica.
QUARTO LIBRO = ​Spunta il nome di Ottavio Rinuccini, forse incontrato da Monteverdi a
Firenze nel 1600. Prima di lui viene Chiabrera verso il quale, dopo gli
“Scherzi” Monteverdi non darà più molta attenzione.
→​Rinuccini è a Mantova nel 1608 accanto a Monteverdi. Con lui Monteverdi
sembra seguire un filone di gusto al fondo del quale è Metastasio.
MONTEVERDI = ​Scrisse poi 4 madrigali per il “Lamento di Arianna” nel
sesto libro ma qui menzioniamo “Voglio voglio morir”,
il “Lamento di Olimpia” non compreso nelle opere
complete. Incontro indiretto con “Ariosto”.
SESTO LIBRO = ​Viene meno la coerenza tematica e di tono poetico degli altri libri: con il
“Lamento” di Rinuccini appaiono le:
“LAGRIME D’AMANTE” = ​Di Scipione Agnelli, tutte interruzioni e
interrogazioni in stile franto e scenografico la cui
unica costante è il rintocco della parola “seno”
che torna ben sette volte.
→.
Con le Lagrime ci si affaccia al maturo mondo poetico barocco, celebrato da
cinque madrigali di Giovan Battista Marino, quattro dei quali
significativamente chiudono il libro.
“ZEFIRO TORNA” = ​Ritorno di Francesco Peatrarca di difficile spiegazione.
SETTIMO LIBRO = ​Continua la biforcazione del gusto, ridotta imperiosamente ad unità nel
linguaggio musicale.
“ECCOMI QUA” = ​Erotismo.
“LETTERA AMOROSA” = ​Impennata barocca del libro. Il testo è stato
da poco riconosciuto essere di Claudio Achillini, autore del “Sudate o
fuochi”. Monteverdi lo usa come un trampolino e trasforma l’ampollosità
dei versi in un alto momento di poesia.
→​Fra il testo di Achillini e quello musicale vi sono delle differenze, la più
notevole è la soppressione di 63 versi dedicati alla retorica descrizione dei
particolari fisici dell’amata in quanto il musicista credeva che
appesantissero l’opera.
OTTAVO LIBRO = ​Vi si trovano le voci poetiche più varie. Rinuccini chiude il libro con quattro
madrigali, l’ultimo dei quali è “Il Ballo delle Ingrate”. Non c’è più il concetto
di “poesia” per musica; Monteverdi cerca un librettista, come Badoaro o
Busenello, che gli saranno vicini negli ultimi anni di lavoro. Aveva un certo
contegno nei confronti della poesia.
→​Quello che non viene mai meno è la registrazione delle contemporanee oscillazioni del gusto.