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AVTW CA\AGI\LA

PUHCHA5ED 1921

282
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i
STORIA UNIVERSALE

DELL! CHIESA CATTOLICA


STORIA UNIVERSALE
DELLA

CHIESA CATTOLICA
DAL PRINCIPIO DEL MONDO SINO AI DÌ NOSTRI

DELL'ABATE ROHRBACHER
DOTTORE IN TEOLOGIA DELL' UNIVERSITÀ' CATTOLICA DI LOVANIO,
PROFESSORE NEL SEMINARIO DI NANCÌ, ECC.

pfiina tfadwzione ilatiana »uUa ievza edizione


CONTENENTE MOLTISSIME CORREZIONI , VARIAZIONI ED AGGIUNTE DELL^ AUTORE
IN SEGUITO AGLI APPUNTI
PATTI ALLE DUE PRECEDENTI EDIZIONI DELLA SUA OPERA

WOE.tI9ME PREMO

TORINO
BIBLIDTECA ECCLESIASTICA EDITRICE

1859
L'editore avendo acquistato il privilegio per la traduzione italiana
della terza edizione oripnale, dichiara ctie intende valersi di esso contro la ristampa
della sua traduzione o contro qualunque altra volesse farsene.

Tip. di Giacinto MarleUl


V, / NOTIZIE
BIOGRAFICHE E LETTERARIE

SOPRA L'ABATE ROHRBACHER


PER CARLO SAITVTE-FOI

Jj abate Renato Francesco Rohrbacher nacque in Langatte,


diocesi di INancy il 27 settembre 1789 da Nicola Rohrbacher,
maestro di scuola di quella parrocchia, e da Gatterina Ganlener.
Pii erano questi suoi genitori, e fornirongli un'educazione cri-
stiana. In quell'epoca di scompigli politici e religiosi, gli studi
del giovine Rohrbacher dovettero esser molto trascurati : ma il

desiderio d'istruirsi e la sua ferma e perseverante volontà seppero


vincere gii ostacoli suscitatigli contro dalle circostanze dei tempi,
andando così quasi unicamente a sé stesso debitore delle cogni-
zioni acquistate nella sua gioventù. Senti di buon'ora inclina-
zione per la carriera ecclesiastica, secondata dagli esempi e dalle
lezioni ricevute in famiglia. Entrò nel gran seminario di Nancy,
e vi ricevette gli ordini minori il 6 aprile 1811. Un anno dopo,
il 21 marzo 1812, in età di 23 anni era assunto al suddiaconato.
Un documento ritrovato fra le sue carte ci fa conoscere le su-
blimi disposizioni che la grazia andava operando nella sua ani-
ma mentre stava per vincolarsi indissolubilmente al servizio de-
gli altari. Ne daremo i tratti di maggior rilievo.

« Voi ci avete lasciato detto, o divin Salvatore : Si quis vidi


» post me venire, abneget semetipsum, et tollat crucem suam quo-
» tidie, et sequatur me: datemi la virtia di rinnegare me mede-
» simo, di odiare e di crocifiggere la mia carne, e datemi gra-
» zia di serbarmi fedele alle risoluzioni seguenti che vi scongiuro
» di rendere efficaci colla virtù della vostra croce:
D Pria di tutto mortificherò la mia volontà con un'esatta osser-
» vanza di tutti i punti delle regole , cercherò le occasioni di
> ubbidire altrui, e tuttavolta ch'io noi farò o lo farò di mal a-

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6 NOTIZIE BIOGRAFICHE

» iiimo, reciterò un Pater ed Ave, e m'imporrò una penitenza


» corporale.
> Tutte che sentirò una brama naturale ed inquieta
le volte

» di fare alcuna cosa non comandata, o che potrò tralasciare, la


» tralascierò; cercherò sempre di contrariare la mia curiosità,
» le mie ripugnanze e fantasie.
» In ogni pasto mortificherò in qualchemodo il mio gusto e
» il mio appetito, ricordandomi sovente del versicolo: Dederunt
D in escam meam fely et in siti mea potaverimt me aceto.
» Ogni prima volta che mi sveglierò nella notte, calerò dal

» letto, e prostrato a terra dirò: 0 crux ave etc.y e farò qualche


i> mortificazione corporale.
)) Per praticare l'umiltà, la quale io spero solo, mio buon Gesij,
» dalla infinita vostra misericordia, l'avròuna gran cura, che nel
» mio mio contegno, nel fare, nelle parole nulla vi
esteriore, nel
» sia che senta d'orgoglio e vanità, 2" non dirò mai verbain lode
» mia, nè direttamente né indirettamente, nè parlerò mai di mia
j) persona, 3" tutte le volte che mi toccherà qualche umiliazione
» reciterò un Pater ed Ave per chi ne è la causa, e se mi riuscì
» grave, ne reciterò due, e m'imporrò inoltre una penitenza.
» Nutrirò affezione e intenzioni particolari per chi mi ha offeso.
» Mio Gesù crocifisso, autore e consumatore della mia fede,

» senza il quale non posso nulla, e che per vostra misericordia


» mi avete tratto dal niente, da questo momento voglio morire in-
» teramente al peccato, e non più vivere per me, ma per voi solo,
5 0 mio Gesù, che siete morto per me! 0 piuttosto, io non vo-
» glio più vivere affatto, ma voglio, desidero, chiedo instante-,
j) mente pei dolori della vostra croce, che voi solo viviate in me:
» non voglio più sapere altro se non voi e la vostra croce, nihil
» scire nisi lesum, et hunc crucifixiim; più nulla voglio cono-
i> scere, desiderare, imprendere fuorché con voi è per voi, lU
D sive vigilemuSj sive dormiamus, sìmid ciim ilio vivamiis. Mio
» signor Gesù, che mi avete inspirato queste buone risoluzioni,
ì> fatemi la grazia di esser loro fedele. Voglio seguitarvi, segnar
» te qiwcunque ieris, non perchè io lo voglia, nè pei miei sforzi,
» ma perchè spero nella vostra ineffabile misericordia Non vo- :

li lentis, neqiie currentis, sed miserentis est Dei. »

Da questi sentimenti del giovin levita già trapela quella fede


viva e ardente, che fu il carattere distintivo della sua pietà. Ri-
SOPRA l'ab. rohrbacher 7
cevette il diaconato due soli giorni appresso il suddiaconato , e
venne ordinato prete il 21 settembre 1812. Potè consacrar so-
lamente due anni agli studi ecclesiastici nel gran seminario , di
guisa che la sua scienza la dovette a sè solo, al suo amore agli
studi, ad un lavoro perseverante , benché non abbia tralasciato,
dal giorno in cui venne ordinato sacerdote fino al momento in
cui si diede compagno all'abate Lamennais, di dedicarsi con uno
zelo costante alle funzioni dell'ecclesiastico ministero. Sapendo
che le labbra del sacerdote son le depositarie della scienza , e
che nello studio e nella preghiera doveva cercar un conforto alle

fatiche in prò delle anime, impiegava nella lettura di libri gravi


tutto il tempo che poteva: il quale era assai breve in que' dì in
cui i vuoti del santuario, i bisogni delle popolazioni, la condizion
della società alFuscire da una rivoluzione che ne avea scassinato
tutte le basi obbligavano ogni sacerdote a moltiplicarsi, per cosi
dire, e ad operare quanto tre o quattro in altri tempi avrebbero a
stento potuto. Torneranno accette le espressioni di quest'uom di
Dio sul punto di essere ordinato sacerdote.
fi In nome della Ss. Trinità, Padre, Figliuolo, e Spirito santo,
» colla invocazione di Maria mia buona madre, de' miei santi
ì> protettori e di tutti santi sacerdoti, del mio angelo custode e
i

» di tulli 15 settembre 1812 R. F. R. diacono per


i santi, il

» grazia di Dio, ma indegno peccatore per il mio orgoglio, la


» mia vanità, la mia gelosia, la mia presunzione, entrai in ritiro
» spirituale nel seminario di Nancy per preparare colla grazia di
'

» Gesù Cristo la mia inconcepibile meschinità al sacerdozio.


» Mio Dio! penetratemi del timore dei vostri santi giudizi af-

» fmchè impieghi a dovere questi preziosi momenti: Confige timore


» tuo. Schiacciate il mio orgoglio, vuotatemi il cuore di me me-
D desimo affinché sia capace di ricevere abbondantemente
io

» la non abbia ormai piìi altri pensieri


vostra grazia, e altri ,

» desideri, altre volontà che voi, mio Dio, mia eredità, mio de-
» siderio, mia sola speranza, mio tutto. S. Vergine e santi tutti,
» ottenetemi questa grazia.
» 0 mia buona e dolce madre! Ci han detto tante cose della
> vostra bontà, e della divozione che vi dobbiamo. Io mi con-
» sacro di nuovo al vostro servizio. Reciterò tutti i giorni del
> viver mio la corona in vostro onore , e farò a vostra gloria
> qualche divota pratica. Mia buona madre! sovvenitemi in que-
8 NOTIZIE BIOGRAFICHE
» Sto punto io debbo essere consacralo sacerdote; fate che io
:

)) venga ad essere un buon sacerdote; ottenetemi eh* io muoia


)) piuttosto che venir ordinato per offendere Gesù e contristar
)) voi. Mi rimetto in quest'affare pienamente nelle vostre mani;
» aiutatemi come avete già fatto le tante volte. Consacro la mia
» persona ed il futuro mio ministero al cuor vostro, ed a quello di
)) Gesù. Ricordivi che niun peccatore invano mai fè a voi ricorso! »

Ili ottobre 1812 l'abate Rohrbacher fu nominato vice-curato


della parrocchia di Wibersviller, e sei mesi dopo a Luneville. Lo
zelo della salute delle anime lo consigliò a darsi alle missioni. En-
trò nei missionari diocesani nel 1821, e vi rimase fino al 1826. Nel
1823 venne nominato superiore della casa. La sua eloquenza
ritraea dalla pietà, e la sua parola avvalorata dalla grazia di cui
avea ridondante il cuore, mostrava una forza a cui non sapevan
resistere i buoni abitanti della Lorena, e produceva frutti abbon-
danti di benedizione e salute. Vidersi allora alcuni di quei falli,

i quali senza stuzzicar la vanità, consolano il cuore di un sacer-


dote, perchè sono prove dell'efficacia della grazia, anziché della
potenza dell' umana
parola. Spesse volte scendendo dal pulpito,
i commossi dalla predica gli facevan pressa attorno,
suoi uditori
uomini, donne e ragazzi per baciargli le mani onde a slento po- ;

teva farsi strada in mezzo a quella calca, restandone in estremo


confusa la sua umiltà e modestia. Alcune volle poi rifiutava tali

segni di riverenza con una certa bruschezza che non isfuggiva al-
l' occhio de' suoi confratelli : ciò serviva poi ordinariamente di
trastullo a cena.
Parrebbe che una vita così occupata come quella dell' abate
Rohrbacher dovesse non lasciargli più tempo né agio di studiare;
ma la brama d'istruirsi per la gloria di Dio e il bene dei pi'os-
simi gli faceva trovar tempo a leggere le opere moderne che
potevano riferirsi alla religione. Era persuaso che un prete non
deve restar estraneo al movimento inlellelluale che si opera at-

torno a lui ;
le armi di cui si valgono i nemici
conciossiachè
della cangiando coi secoli, cangiar devono altresì lo
religione
armi degli apologisti. Reputava molto importante conoscere il
campo di battaglia sul quale trovansi di rincontro i due eserciti
nemici che si combattono dal principio del mondo: epperò leg-
geva VHistoire de la religion de Jesus Chrisi dello Slolberg, e
la Reslauration de la science politique del De Mailer. Leggeva
SOPRA l'ab. rohrdacher 9
altresì le Catholique de May enee ou de Spire, che a quei tempi
era il gran deposito delle idee cattoliche francesi e tedesche.
Questa rivista difendeva il catlolicismo con un ingegno ammi-

rabile, ed i suoi tre principali redattori occupano in oggi le tre


grandi sedi di Colonia, di Spira, di Strasburgo.
Il Lamennais stava allora in Francia alla testa della parte cat-
tolica, dove avealo innalzato il suo Essai sur Vindifférence. Il go-
verno, temendo le dottrine alle quali il potente scrittore andava
riacquistando credilo e seguaci, si credette in dovere di arre-
starne la propagazione traducendo dinanzi ai tribunali l'elo-
quente sacerdote che se n'era fatto il campione. Non è a dire,
come l'abate Rohrbacher sempre coll'orecchio teso al menomo
eco del movimento cattolico che cominciava in quei di, s'in-
teressò vivamente di questo affare. Indegnato dei pettegolezzi
e delle persecuzioni coniro il Lamennais , cominciò a provare
per lui quel nobile entusiasmo sentito in allora da tutti i cuori
generosi, e il quale esercitò su tuttouna il rimanente di sua vita
sigrande influenza. Un nobile sdegno per l'ingiustizia, e un
sentimento di amor per l'oppresso fu il primo legame tra l'a-
bate Lamennais e lui. Ma prima di venire al racconto di que-
ste relazioni, ci tocca rimontar più in su, e pigliar più da lungi
la storia del movimento cattolico in Francia.
Iddio, che nella sua misericordiosa saviezza sa mirabilmente
adattare i mezzi al fine, e ordinar le cose all'indole dei secoli
che fuggendo passano innanzi al suo eterno sguardo, volendo agire
su una generazion d'uomini che avea chiusi i suoi tempii, ban-
dito i preti, abolito il culto, a mani laiche confidò il prezioso
seme che doveva riformare le idee ed i sentimenti della nazion
francese, e preparare una nuova generazione. Innanzi tutto biso-
gnava nettare il suolo ingombro di rovine operate dalla rivo-
luzione e dalla empietà: bisognava distruggere o dissipare quella
massa di pregiudizi odiosi con cui l'ignoranza e la mala fede
aveano scombuiato le questioni più importanti in filosofia, poli-
tica, istoria e teologia. Per cotesti lavori manuali , laici basta-
vano: spettava a loro preparare la via ad operai incaricati di un
còmpito più nobile e più difficile, cioè di ricostruire la società su
basi più solide. Per questo lavoro furono scelti da Dio, i
tre laici
signori De Maistre, De Donald, Chateaubriand. Tutti e tre miser
e
mano all'opera con zelo e perseveranza senza forse sapere ,

*1
10 NOTIZIE DJOOr.AnCIIE
il fine e la mission providenziale che slavan compiendo. E per una
disposizione singolare, la quale prova quanto gli spirili fosseio
infermi in quell'epoca e deboli ,
1' ultimo, non ostante la sua
inferiorità relativa, non ostante i suoi difetti, o meglio a ca-
gione di essi, ottenne sull'opinion pubblica un' inlluenza più
efficace che gli altri due. Ma l'azione degli altri due, del De Mai-
stre sovrattutto, sebben più limitata fu piìi profonda e più de-
cisiva. I loro scritti eran troppo gravi e troppo elevati per es-
sere gustati da tutti gli spiriti; avean la mira alle intelligenze
scritti che dopo uno spazio più o men lungo di tem-
più colle;
po sempre ottengono poi la fama dovuta al merito vero che in
essi è.

Appresso a questi tre comparve Lamennais, il quale raccolse in


certa maniera la loro eredità, usufruì la loro azione, e concen-
trò i loro sforzi. Di lui si valse il Signore per far passare nelle
mani del clero la potenza intellettuale stata fin allora in potere
de'laici. Da quel punto il progresso si fece più sensibile, più ra-
pido, più gagliardo : scorgevasi l'impronta manifesta di quella
forza sovrannaturale, che è frutto del carattere sacerdotale, e di
una union più intima con colui che muove a piacer suo e governa
le intelligenze. Colpito dal disordine cagionato negli spiriti dalle
moderne, Lamennais capì
teorie filosofiche che la causa del ,

male stava particolarmente in quella indipendenza infiltratasi


in tutte le classi sociali per la rivoluzione politica del secol de-
cimonono, congiunta colla rivoluzione religiosa del secolo de-
cimosesto. Si provò pertanto a rimettere in piedi il principio
d'autorità sconosciuto da ogni lato e negletto, di rialzarlo al po-
sto che gli si addiceva tanto nell'ordine filosofico, come nel re-
ligioso. Ma sentendo che un uomo solo era troppo debole per
compiere un così vasto disegno, volse l'animo a fondare una con-
gregazione religiosa, il cui scopo principale fosse difendere il

principio d'autorità tanto in filosofia, quanto in teologia. Confidò


il suo disegno a parecchi ecclesiastici , i quali rispondendo al
suo appello se gli annodarono attorno come a loro capo, afiìn di

propugnare sotto la guida di lui la causa di Dio e della chiesa.


Quest' uomo straordinario in cui il genio era sostenuto dalla
fede, e coronato dell'aureola di sacerdote, avea, in un con altri

doni, ottenuto questo dal Signore, di attrarre a sè come per virtù


secreta gli spiriti elevati ed i cuori generosi. I cattolici, inquieti
SOPRA l'ab. rohrbacher 41
per le tendenze di un governo, che con tutte le sue buone in-
tenzioni comprometteva la chiesa incatenandola allo stato e la-
sciando sempre pesare su di lei quell'ammasso di leggi inspirate
dalla diffidenza e dalla gelosia nelle diverse epoche della nostra
storia, sentivano il bisogno di un capo che potesse difendere i

loro voti , e dare una direzione ai loro sforzi. Questo capo


credettero rinvenirlo in Lamennais, e subito preti e laici tutti
corsero a lui come si corre alla luce, con una semplicità , una
confidenza, una devozione illimitata. Se tanta annegazione , e
tanta generosità dal canto dei discepoli non valsero a premunire
il maestro dagli attacchi dell'orgoglio, Iddio almeno tenne conto

delle buone loro intenzioni, non permettendo che neppure un


solo il seguisse nella rovina. E se la defezione di un tant'uomo
non ha esempio nella storia della chiesa, la solitudine in cui venne
a trovarsi dopo la sua separazione non ha altresì l'eguale, e mo-
stra che i discepoli attaccandosi a lui non furon mossi né da
vanagloria, né da un impulso fattizio: ma ebbero in vista la sola
gloria di Dio e il bene della chiesa.
Tra questi discepoli il Rohrbacher fu un di coloro che pene-
traron più addentro nello spirito e nei disegni del maestro. Fu
quegli eziandio che imprese e compiè l'opera la più importante
pel suo scopo, la più considerevole pel tempo, per la pazienza e
la fatica richiesta, e per le difficoltà dovute vincere a condurla a
termine. Passato alcun tempo in compagnia di Lamennais prima
a Parigi poi a La Chesnaie casa di campagna situata nella diocesi
di Rennes, venne nel 1828 mandato a Malestroit nella diocesi di

Vannes dove eravi il noviziato della congregazione voluta fon-


dare da Lamennais. Ivi fu incaricato di dirigere gli studi teo-
logici dei giovani che preparavansi alla futura missione. Gli studi
filosofici eran diretti dall'abate Blanc, di pia memoria, il quale
era ad un tempo superior della casa, e lasciò un sunto della
storia ecclesiastica notevole per l'ampiezza del disegno, per
l'aggiustatezza delle vedute, e per l'erudizione sfoggiatavi. A
Malestroit l'abate Rohrbacher cominciò il libro che doveva for-
mar la sua gloria se puossi parlar
, di gloria riguardo ad un
uomo che dimenticava o piuttosto ignorava sé medesimo , e
che fino morte seppe conservare quella modestia infantile
alla
che non può darsi che dall'umiltà cristiana. Lavorò dapprima co-
me per saggio, l'epoca ed il pontificato di Gregorio VÌI. Noi abbia-
12 NOTIZIE DIOGRAFICHE
mo avuto Tonore di sentirne dalla sua bocca i primi capitoli e
di vedere nella sua stessa sorgente quel gran fiume che doveva
render purgata la storia ecclesiastica travisala da lungo
cosi
tempo dai pregiudizi, dall'ignoranza e dalla mala fede.
Una delle doti più considerevoli di Lamennais era uno sguar-
do pronto e sicuro, con cui discerneva le capacità particolari
di quelli che se gli avvicinavano, e un talento ammirabile per

avviarli sul lor sentiero. 1 non una di-


discepoli ricevevano da lui
rezion continua e minuta, ma un impulso generale,
una e datolo
volta abbandonava alle proprie inspirazioni fintelligenza messa in
azione. Questo modo non guari applicabile agii spiriti volgari,
avea incontestabili vantaggi, praticato con uomini già formati, o
con intelletti di gran levatura. Lamennais non tardò a compren-
dere il gran bene che avrebbe potuto trarre dall'abate Rohrba-
cher. Questi, tedesco d'origine, francese per educazione, riuniva
con felice accoppiamento le doti preziose dei due popoli: dei te-

deschi avea lo spirito serio e profondo, riflessivo, il gusto per


gii studi forti, e le sapienti disquisizioni. Di una pazienza ostinata
proseguiva, senza lasciarsi smuovere da veruna difficoltà, lo scopo
propostosi. Quando pareva piegare dinanzi a qualche ostacolo im-
previsto, la forte ed energica sua volontà ripiegandosi sovra di
sè medesima, nuova lena pigliava nel raccoglimento e nel riposo,
onde più franco camminava verso il suo scopo. Semplice e buono
come un fanciullo, il candore e l'ingenuità dell'anima facean
contrasto colla rusticità deiresterno. Era del numero, che va fa-
cendosi ognor più raro, di quei tali cui è facile avviluppare, per-
chè senza malizia e senza dissimulazione, non diffidano mai di
veruno. Ma nell'istesso tempo possedeva la lucidità, la concate-
nazione e l'ordine dello spirito francese. Il suo pensiero sem-
pre chiaro, non amava le nebulosità si comuni presso i tedeschi
dopo la riforma, segnali di uno spirito incerto, e di convinzioni
mal ferme. Puossegli dar carico di aver portata tropp'ollre la
semplicità, d'aver trascurata un po' l'enunciazione del pensiero
in un tempo e presso un popolo che solleva fino al culto l'at-

tenzione e l'amore alla forma, e d'avere così privato i propri li-

bri d'una parte del loro diletto. Questo difetto ha però il suo
bello, primieramente pel contrapposto allo stil manierato usato
da' più degli odierni scrittori. Alcuna volta si legge con piacere,
allora eziandio che ripete il già detto, o quando si smarrisce in
SOPRA l'ab. rohrbacher 13
particolarità lunghe e diftuse, perchè non istanca mai, non mai
il suo pensiero cagiona al lettore uno sforzo per esser compre-
so: tanto è vero che la semplicità e la chiarezza in uno scrit-
tore coprono imperfezioni , che altrimenti riuscirebbono intol-
lerabili, mentr'esse non ponno essere compensate da verun' al-

tra dote.

L'abate Rohrbacher segnalavasi ancor più pel suo carattere,


che per la sua intelligenza. Uomo di una rettitudine, di una lealtà,

di una sincerità di spirito veramente ammiranda. Naturalmente


vivo nella discussione, perchè possedeva convinzioni profonde e
decise, e coscienza di non cercar mai altro fuorché la gloria di
Dio, ed il vantaggio della chiesa, soflriva di mal animo la con-
traddizione, ed alla sua natura rozza e sincera sfuggivano talora
espressioni che il cuore tosto disapprovava, e la coscienza timorata
come quella di un santo, rimproveravasi severamente. Per pu-
nirsi ed umiliarsi, spesso chiedeva perdono a chi aveva offeso,
e ciò faceva colla semplicità di un fanciullo. Fummo testimoni
di più d'un fatto di questo genere. Una volta infra l'altre, in uno
di quei famigliari trattenimenti con cui chiudevasi ogni pasto a

Malestroit, essendosi riscaldalo più del solito, disse qualche pa-


rola un po' viva all'abate Blanc suo interlocutore. Quando in sul
fine ci fummo tutti riuniti nella cappella, Rohrbacher con voce
commossa, disse: « Signori, vi chiedo scusa dello scandalo che
vi ho dato, pregate il Signore che mi perdoni e mi corregga. »

Uscimmo tutti edificati per tanta umiltà, e pieni di ammirazione


per un uomo che sapeva si bene compensare le menomo man-
canze.
Sotto quell'esterno rozzo e grossolano palpitava un cuor dili-

cato, accessibile a tutti i nobili sentimenti ed alle più tenere affe-


zioni, capace d'entusiasmo, generoso, pronto, e di una fedeltà
inalterabile. La sua pietà viva e tenera spiccava sovrattutto nel
santo sacrifizio della messa: bene spesso dopo la consecrazione
le sue guance rigavansi di lacrime, e la sua voce maschia e for-
te restava infievolita dai singhiozzi.
Dopo il signor nostro Gesù Cristo e la sua s. Madre, predili-
geva s. Pietro. Si animava quando parlava di lui e delle pre-
rogative dategli da nostro Signore, e la domenica intonando
l'antifona Tu es Petrus, che avevam costume di cantare, la sua
faccia si coloriva, la sua voce pigliava un brio, una forza, un ac-
14- NOTIZIE BIOGRAFICHE
cento insolito. Nessun cristiano fu mai più docile, più tenera-
mente sommesso alla s. sede; e coloro i quali, dopo le due enci-
cliche di Gregorio XVI le quali condannavano le dottrine politi-
che e filosofiche del suo maestro, osarono sospettare di sua sin-
cerità, di avere frammessa qualche restrizione
e l'incolparono
nella sua obbedienza, non conoscevano l'egregia sua virtù, né la
rettitudine del suo carattere. Una parola del papa gli avrebbe
bastato per fargli ritrattare le opinioni più favorite: e se dopo
le due encicliche parve nella sua storia sostenere, forse con un

po' troppo d'ardore, certe dottrine le quali sembravano affini


alle condannate dalla s. sede, le intendeva in un senso ben di-
vèrso da quello ch'essa ebbe in mira, e credevale acconce a
far conoscere e confermar le prerogative del vicario di Cristo.

Il sentimento del giusto era in lui in ispecial modo svilup-


palo. La menoma ingiustizia gli faceva ribrezzo, e quando una
causa da lui stimala buona e legittima subiva oppressione, la di-
fendeva coll'ardore e colla lenacità del suo carattere. Fu in que-
sta guisa che strinse relazione con Lamennais. Non l'avrebbe co-
tanto amalo nè ammiralo, se gli avversari di lui fossero slati più
giusti, 0 almeno più moderali e caritatevoli. L'abate Lamennais
colpito, come venne detto più sopra, dall'indebolimento in cui
si Irovava il principio d'autorità, si accinse a rimetterlo in forze
appoggiando sul medesimo tutto l'ordine delle umane cognizioni.
Il suo sistema offriva a prima vista il vantaggio di una grande
semplicità ,
poiché dava alla fede ed alla scienza una base me-
desima, la fede all'autorità delle testimonianze. Ma era ben dif-
fìcile che uno spirito così assoluto, cosi corrivo non portasse al-

l'esagerazione le conseguenze di un principio da lui abbracciato.


Se si fosse contentalo di presentare la testimonianza degli uo-
mini, ossia il senso comune, come il criterio che serve in gene-
rale per controllare e confermare gli altri criteri; in questo senso
che, per esser certo , deve ognuno essersi messo in relazione
cogli altri uomini, aver ricevuto da loro assieme alla favella la
cognizion delle cose che nè i sensi esterni, nè il senso intimo
possono farci conoscere, ed essersi assicuralo che quelli e que-
sto si accordano nelle slesse impressioni , in una parola , che
egli si trova sano di mente, e che fruisce delle facoltà spirituali
pienamente, non avrebbe detto nulla che non fosse ragionevole.
Se riconoscendo in ciascun individuo il valore dei diversi motivi
SOPRA l'ab. rohrbacher 15
su cui poggia il giudizio, quali sarebbero l'evidenza, il testimo-
nio dei sensi, il senso intimo, avesse conchiuso a fortiori, che la

certezza di questi motivi diventa maggiore ancora quando è cor-


roborata dalla testimonianza unanime di coloro con cui convi-
viamo ,
perchè quest' accordo sembra supporre un fatto od
un'idea comune a tutto il genere umano, questa dottrina non
sarebbe stata né strana né nuova. Ma dopo aver quasi ridotta al

nulla la ragione individuale , e di ogni uomo averne fatto un


bambino, portato, per cosi esprimermi, nel seno dell'umanità, e
da questa ricevendo belli e fatti i giudizi e le idee , e tuttociò
che costituisce la vita intellettuale ,
proprio come il bambino
nelle viscere di sua madre riceve da lei l'alimento che gliman-
tiene la vita del corpo, veniva a dare un'autorità infallibile a
questa riunione di individualità fallibili. Questa era una con-
traddizione, poiché l'unione di esseri impotenti non poteva mai
costituire una forza vera. Era inoltre un attribuire al genere u-
raano, al di fuori della chiesa un'autorità, una unità che non
,

possiede, era un subordinare la chiesa fondata da Gesù Cristo ad


un'altra chiesa, divina come quella, ma più ampia, più antica,
racchiudente quella nella vasta sua circonferenza, e servendole
di portico necessario.

L'autore più tardi ne senti le conseguenze, e per risparmiare


a sé in tempo l'umiliazione di aver tradito questi principi! se-
gregandosi dalla chiesa, tentò di persuadere a sè medesimo, che
li aveva anzi seguito rigorosamente, e che rigettato dalla società
cattolica si era ricoverato nella grande chiesa del genere umano,
e concedeva con quella buona fede, o meglio indifferenza, che
è argomento di un profondo accecamento di spirito, e di un de-
plorabile induramento del cuore, che il papa dal punto di vista
cattolico aveva fatto bene a condannare il suo sistema. Ma in al-
tri momenti. più franco con sè medesimo e coi propri amici, la-

sciava travedere che era stato spinto a quegli estremi dall'acca-

nimento '^on cui lo avevano perseguitato gli avversari ,


dai so-
spetti che avean nutrito ed esternato riguardo alla smcerità della
sua sommissione Questa confessione la fece più d'una
alla s. sede.

volta in nostra presenza: e ci è grato rendere quest'omaggio alla


memoria di monsignor Quèlen arcivescovo di Parigi, asserendo
che Lamennais non aveva che a lodarsi della condotta del mede-
siiiiO a suo riguardo, e ne parlava con riconoscenza e venerazione.
16 NOTIZIE DIOGRAFICHE
Era strano in vero il vedere uomini che avean difese contro
di Lamennais le opinioni gallicane e fin allora avean negato
che i decreti dei papi riguardo alla fede fossero infallibili , ab-
bandonare tutto in un attimo i propri principii, e dichiarare
altamente che l'enciclica del 25 giugno 1834 troncava irrevoca-
bilmente la questione, e che Roma avendo parlato la causa era
finita. Secondo essi, il sistema di Lamennais sulla certezza rac-
chiudeva gli errori più gravi e più pericolosi. Mentre se si consi-
dera il valore delle espressioni usate dal papa per disapprovar-
lo, si scorge che queglino ne esageravano di assai il significalo,
avendo il sovrano pontefice cercato i termini più miti e più
benigni per censurarlo: lo chiama un sistema ingannatore, tilt-

f affatto riprovevole, in citi non si cerca la verità dove si trova.


Lo rimprovera di trascurare le tradizioni apostoliche, ediammct-
tere dottrine vane, futili, incerte, e non approvate dalla chiesa.
Fra le dottrine filosofiche e teologiche difese dagli avversari di
Lamennais, ve n'era più d'una stata riprovala dalla s. sede con
minori riguardi. non potessimo opporre altro ai parti-
Se noi
giani della dichiarazione del 1682 e delle proposizioni che essa
contiene, fuorché una censura cosi mite, ne saprebbono bene
trarre il loro prò contro di noi, e non mancherebbono di rin-
facciarci che vogliam esser cattolici più del papa. Questa riser-
vatezza di papa Gregorio è tanto più da notarsi , in quanto che
il sistema di Lamennais eragli stato denunziato da tredici ve-
scovi in una lettera la quale conteneva censura di cinquantasei
proposizioni estratte dal suo libro. Ma siccome fra quelle pro-
posizioni ve ne aveano alcune sulle quali non solamente non
c'era nulla a ridire, ma contenevano anzi dottrine generalmen-
te ricevute nelle scuole; il papa si contentò di censurare il si-

stema in generale senza indicare alcun punto in particolare. In


questa guisa risparmiava ad un tempo l'autore , e coloro che
l'avevano denunziato. Se per contro avesse notata di censura
alcuna delle proposizioni stategli perciò deferite , lasciando in

disparte le altre non meritevoli di biasimo, avrebbe reso all'au-


tore ed ai suoi discepoli più difficile il ravvedimento , volendosi
una ritrattazione su punti quali forse stavano lor troppo a cuo-
i

re, e poi avrebbe sembrato, contro sua intenzione, dare una le-
zione ai tredici prelati, dichiarando innocenti col fatto cose che
essi aveano stimate riprovevoli.
SOPRA L' AB. ROHRBACHER 17
Lamennais germogliavano dalla radice di un
Gli errori del
certo naturalismo secreto il quale non distingueva abbastan-
za r ordine sovrannaturale dal naturale. Come la chiesa nel
suo sistema non altro sembrava se non lo sviluppo necessario
della società del genere umano, cosi la grazia diventava un'espan-

sione dell'energia naturale dell'uomo. Almeno cosi puossi con-


getturare da certe espressioni vaghe, dalle quali si rilevano piut-
tosto tendenze, che dottrine formulate, ma le cui conseguenze
non isfuggirono all' occhio penetrativo dell'abate Rohibacher.
Pel primo ne comprese la portata, e per farsi idee nette in una
materia di si alto rilievo, in cui l'errore è si facile, ed assai peri-
coloso alla fede, si diede a studiare la question della grazia, e
riepilogò il frutto dei suoi studi in un opuscolo intitolato De la

nature et de la grace^ in cui la dottrina cattolica è presentata


con una chiarezza ed esattezza ammirabile. Questa questione era
stata cosi imbrogliata dai giansenisti che a taluno i principii ,

del nostro autore seppero di novità , comechè non contenessero


fuorché la dottrina stata sempre dalla chiesa insegnata e difesa
nelle scuole ed università cattoliche. Ma l'insegnamento della
teologia era in certi seminari guasto a tal punto , che spaccia-
vansi per novità opinioni e dottrine ancora approvatissime dalla
chiesa, ed inspiravasi per queste al giovin clero un vero orrore.
Gli ultimi decreti della congregazione dell'indice rivelarono infine
la grandezza del male, e misero fine a una condizion di cose
deplorabile, censurando come si meritavano, la maggior parte

dei manuali, in cui ai giovani allievi del santuario propinavansi


dottrine non solamente vane, futili, incerte e non approvate dalla
chiesa, ma rigettate sempre dalla s. sede, e implicitamente più
d'una volta condannate, specialmente nella bolla Auctorem fidei.
Egli è vero, che quei medesimi i quali attribuivano si gran peso
all'enciclica di Gregorio XVI, perché questa condannava i loro
avversari, quantunque non designasse veruno in particolare, e
non infliggesse veruna nota grave al sistema filosofico di La-
mennais, tenevano in non cale la bolla di Pio VI, comeché cia-
scuna delle proposizioni condannate fosse accompagnata dalla
sua nota di guisa tale da rendere impossibile ogni franten-
dimento. Sembravano con ciò indicare che il motivo per cui ri- ;

guardavano come non riformabile la costituzione di papa Gre-


gorio non era tanto l'autorità del papa che l'aveva promulgata,
18 NOTl'/.lK BIOGfiAFfCllE

ma piuttosto la conferma che ne ricevevano le loro opinioni.


Ma Iddio il quale preparava il trionfo alle sane dottrine, da
lunga data oscurate dai pregiudizi in un gran numero di callolici
della Francia, permise che venisse una condanna a colpire co-
loro che le avevano propugnate con uno zelo alcuna volta ecces-
sivo, affinchè la prontezza e la sincerità della lor sommissione
servisse di esempio altrui, e vi si trovassero compromessi i
loro avversari, d'una maniera salutare per essi e per tutti, a ca-
gione della premura con cui questa fiata s'inclinarono alla de-
cision del papa, senza attendere nè richiedere il compimento di
tutte le formalità fin allora da essi credute necessarie perchè gli
atti della santa sede ricevessero un'autorità sovrana. Coloro ch'e-
rano stati colpiti, e coloro che avean provocato il colpo tutti si

adoperarono d'accordo a demolire le barriere, che inique diffi-

denze avean sollevato tra la Francia e la santa sede, e che questa


da lunga pezza sforzavasi di abbattere. Puossi dire che in que-
sta congiuntura i discepoli del Lan[)ennais riportarono il pili bel
trionfo con che Iddio potesse onorare i loro conati, poiché la

mano che li colpiva uccideva con uno stesso colpo il nemico,


che essi non avevano mai cessato di guerreggiai-e. In quella lotta

memoranda non vi furono se non vincitori, perchè alle due parti


davasi vinta la causa.
Fu non piccol merito del Rohrbacher di avere il primo intra-
veduto il principio degli errori del suo maestro , e di aver
posto mano all' Histoire ecclésiastique per confutarli. Il Lamen-
nais subordinava, come abbiam detto più sopra , la chiesa cat-
tolica alla chiesa primitiva, ossia alla società del genere umano;
in quella guisa che alla natura subordinava la grazia. Affine di
scalzar dalle radici cotest'errore, l'abate Rohrbacher concepì il

disegno di presentare la chiesa cattolica per modo che nella sua


maravigliosa unità abbracci tutti i tempi e tutti i luoghi , e di
prender per epigrafe della sua storia quelle parole di s. Epifa-
nio La santa chiesa caltolica è il cominciamento di txUle le cose^
:

le quali parole sono una spiegazione di quelle altre di s. Paolo:


Il Cristo era ieri, è oggi e sarà in tutti i secoli. E infatti una dot-
trina accettata da tutl'i grandi teologi, i quali l'impararono dal-
l'apostolo delle genti, che Iddio vede e conosce tutte le cose nel
suo Verbo, ed in questo Verbo fatto carne contempla e sviluppa
tutto l'ordine della santificazione dei suoi eletti, di guisa che Gesii
SOPRA l'ab. rohrbacher 19
Cristo é, in quanto uomo, il primogenito di tutte le creature,

l'unico mediatore tra Dio e le creature intelligejiti , il capo su-


premo della chiesa in tutti i tempi, in tutti i luoghi, sotto tutte
le forme, sotto la legge di natura, e sotto la legge scritta, come
sotto la legge di grazia, in modo che mai
mai vi sarà sotto vi fu e

il cielo altro nome in cui Cominciando la sua


possiam essere salvi.

storia dalla creazione del primo uomo, l'abate Rohrbacher non


fece altro se non che seguire la dottrina di s. Paolo e dei teologi:
e fa veramente stupire come siasi cercato di fargliene carico, e
abbiasi voluto scorgere in questo un riverbero dell'error fonda-
mentale di Lamennais, mentre quest'errore vi trova in vece la sua
confutazione piìi completa. In vero se la chiesa è il comincia-
mento di tutte cose in vece d'esser subordinata a checches-
,

sia, domina tutto: presso tutti i popoli della terra non vi ha ve-

rità, non bene sovranaturale se non per essa. Lungi dall' essere

circoscritta e rinchiusa, come qualche cosa di piìi angusto, den-


tro la circonferenza del genere umano, abbraccia al contrario
nel suo seno, in tutti i tempi e in tutti i luoghi, tutti gli uo-
mini che hanno creduto d'una maniera meritoria, tutti coloro
che furono giustificati e salvi per l'aspettazione del Redentore
promesso, o per la fede nel compimento delie promesse.
Fu quest'idea fondamentale che diede alla Storia ecclesiastica
delPabate Rohrbacher quell'ampiezza, e quella elevazione che ne
formano il principal merito, e compensano in gran parte le mi-
nute imperfezioni di cui fu biasimata. Quest'idea rese la sua
opera il libro più completo e più perfetto che abbiasi in questo
genere. Dal punto di vista elevato in cui collocossi l'autore, do-
mina ed abbraccia tutti gli avvenimenti, tiene in sua mano, per
cosi dire, tutti i fili della storia, e li collega alla storia della
chiesa come a loro centro comune. La storia della chiesa diviene
sotto la sua mano un tessuto forte e compatto, di cui l'ordine
sovranaturale costituisce il fondo, mentre i fatti dell'ordine na-
turale ne sono l'orditura lavorata dai secoli con una continua-
zione maravigiiosa, non ostante le sue interruzioni apparenti.
Qualche volta, è vero, una rivoluzion politica o religiosa susci-
tata dalle umane passioni viene a troncare quel filo che la man
di Dio tiene e regola con tanta sapienza ; ma ben tosto questo
divino operatore trova modo nella sua infinita misericordia di
rimediare al guasto, e di rannodare il filo interrotto. Le pas-
20 NOTIZIE BIOGRAFICHE
sioni ed i peccati degli uomini servono così a manifestare la sua
misericordia e la sua giustizia : sono sul gran quadro come le

ombre che fanno spiccar piìi vivo il chiaro.


Se la chiesa cattolica è il principio ed il cominciamenlo di
tutte cose, se Iddio crea tutto nel suo Figliuolo e pel suo Figliuolo,
se la chiesa è la continuazione e lo sviluppo del corpo mistico
di Gesù Cristo, nulla in questo mondo rimane estraneo alla sua
storia. Ogni cosa infatti avviene, secondo l'apostolo, per gli eletti,
ogni cosa, anche quelle rivolte contro di essi; questa è la chiave
di tutta la storia; senza questa chiave la storia resta un enigma
insolubile, un sèguito confuso di avvenimenti i quali sembra non
abbiano alcuna relazione fra loro. Le rivoluzioni che scompigliano
il mondo, le passioni che lo travagliano, i delitti che lo spaven-
tano, gli errori e le eresie inventate dall'orgoglio e dalla vanità
presuntuosa, le guerre che rovinano e consumano i popoli, ì

trattati che allargano o restringono le frontiere degli stali, tutto


questo nel divin pensiero ha un solo scopo ,
raccogliere gli
eletti dispersi su la terra, e compiere quindi la edificazione del
corpo mistico di Gesù. Questi pensieri sono in verità ben lontani
da quelli che si forma il comun della gente, e studiando con
questo spirito la storia si comprendono tante cose che per altri
restano misteri. Nulla più colpisce il lettore, nulla lo ofl'ende,
nulla lo scandolezza. Il filo divino che tiene in mano serve a di-
rigerlo in questo inestricabile labirinto, e puossi a lui applicare
quel verso del poeta latino:

Felix qui potuit rerum cognoscere causas.

Sotto questo punto di vista nulla rimane estraneo alla storia

della chiesa ,
perocché non vi ha evento, neppure fra quelli che
sembrano appartenere unicamente all'ordine temporale, che per
qualche verso non abbia relazione con essa, e di cui essa non sia

lo scopo 0 la spiegazione.
Questo concetto fecondo e sublime presentò al Rohrbacher il

quadro della sua storia, e gli diede di potervi far entrar tante
cose, che non s'incontrano in verun' opera di questo genere. La
copia e la varietà infinita degli eventi che passano innanzi al
lettore non concedono sempre, lo confesso, di afferrare il bandolo
che li unisce, e in questo vasto complesso sembra che alcuna
volta l'armonia del tutto si smarrisca nella coniusion delle i)ar-
SOPRA L*AB. ROHRBACHER 21
li. Ma quest* inconveniente era quasi inevitabile, e Fautore era
astretto a rassegnarsi a passar sopra tante cose che pure im-
portava conoscere, od a sacrificare fino a un certo punto la
bellezza artistica del suo lavoro. Un genio come il suo non poteva
esitare nella scelta. D'altro lato sapeva che l'indole del suo la-
voro, e il genere del pubblico a cui s'indirizzava gli permette-
vano di forme esteriori ed il lenocinio
trasandare alquanto le

dello stile, poiché i lettori che avea di mira avrebbon cercato


nel suo libro i fatti presentati con esattezza, ed uno spirito ve-
ramente cattolico. Sotto questo duplice riguardo la storia del-
l'abateRohrbacher è nella sostanza irreprensibile, quanto lo

comportano la natura e l'ampiezza dell'opera. Percorrendo in-


fatti le osservazioni fatte all'autore riguardo a certi punti di cui
si poteva contestar l'esattezza, fummo maravigliati del loro pic-
col numero. Bisogna dire inoltre a sua difesa, che fra queste os-
servazioni parecchie non eran fondate, o poggiavano su docu-
menti incerti.
Nel punto di vista dell'autore, la storia della chiesa primitiva
doveva occupare un posto importante nel suo libro : e ne è in-
fatti la parte più nuova. Esso si die a rintracciare presso i popoli
antichi le vestigia della rivelazione fatta dal Signore al primo
uomo, la quale, non ostante le corruzioni mescolatevi in ap-
presso dalle passioni e dagli errori delle nazioni idolatre, si

mantenne tuttavia fra loro viva come una fiaccola, alla luce della
quale, corrispondendo alla grazia, potevano conoscere e seguire
la via che mena l' uomo al suo fine sovranaturale. Noi insiste-
remo di preferenza su questo punto, perchè su questo venne di
preferenza assalito 1' aulore. Si credette ritrovare in questa
parte della sua storia tracce degli errori di Lamennais. Alcuni
credettero di vedervi un argomento a dire che l'abate Rohrba-
cher si era fatta illusione sui propri sentimenti, e che non li

aveva mai formalmente ritrattati. Mentre anzi è chiaro, che im-


prese questo lavoro appunto per confutare quegli errori.
Egli è certo che il Signore non chiede cosa dall'uomo, che
questo non sia capace di compiere, e che in conseguenza questi
ha sempre il mezzo di conoscere la verità , e di adempierne le

prescrizioni indispensabili ad ottener la salute. Comeché den-


se fosser le tenebre in cui 1' idolatria precipitati avea i popoli
antichi, coniechè profondo 1' abisso in cui le passioni li avean
22 NOTIZIE DIOGRAFICHE
travolti, è certo nondimeno che ogni individuo in pnrtirolarc
poteva conseguire il suo fine, e che coloro i quali si perdettero,
ciò fecero per propria colpa, e poterono applicare a sè le pa-
role del profeta : Perditio tua ex te. Ora per giustificare qui
la previdenza, non vi hanno che due0 è d'uopo che Tuo- ipotesi.
mo non tenendo conto delle nozioni ricevute prima in famiglia,
poi nella società in cui vive, faccia, per cosi dire, tavola rasa, c
ricostruisca a proprie spese il complesso delle verità e dei prin-
cipii, senza i quali non può avvicinarsi a Dio ; ovvero hisogna
che, tenendo conto delle nozioni ricevute dalle tradizioni di fa-
miglia e della società, si applichi, col soccorso naturale della sua
intelligenza, e col concorso sovranaturale della grazia divino, cui
può sempre procacciarsi col mezzo della preghiera , a purgare
la verità dagli errori che la deturpano, e dalle tenehre che la
oscurano. Or bene quand' anche si ammetta possibile la prima
ipotesi, chi non vede quanto in pratica sia difficile? Qual forza
di spirito e di carattere non fa mestieri, quale sforzo di volontà
per rigettare ad un tratto tutte le idee ricevute da coloro in cui
la natura e la ragione ci comandano di venerare e riconoscere i

rappresentanti di Dio, e i ministri di sua providenza? A qual grado


di sviluppo dev'esser già pervenuta l'intelligenza per rendersi cosi
superiore alle abitudini di tutta la vita? Pretendere un tanto sforzo
da uomini affondati nelle tenebre e nelle superstizioni dell'ido-
latria sarebbe un condannarli ad un lavoro alla maggior parte
di essi impossibile, e quindi rendere loro quasi inevitabile la

dannazione.
Si comprende il perchè i giansenisti abbracciassero con ardore
e difendessero a spada tratta quest'ipotesi così favorevole a' loro
principii, sul piccol numero degli eletti. Persuasi per una parte
che quasi tutti gli uomini son destinati alla dannazione, e dal-
l'altra che la parte della umana volontà nelF opera della salute
è nulla, poiché, second' essi , non può resistere agii impulsi
della grazia, nè a quelli dei piaceri, erano conseguenti a sè stessi
affermando che l'idolatria aveva cancellato quasi fin l'ultima
traccia delle verità indispensabili alla salute. Questa essendo
per intero opera di Dio, poco importa che l'uomo si disponga col
concorso della grazia e della libera volontà a ricevere soccorsi

sovrannaturali piiJ efficaci , i quali gli diano di conoscere in


una maniera vantaggiosa per la salute le verità, e di orati-
SOPRA l'ab. rourbacher 23
care gli atti di virtù, senzanon può raggiungere il pro-
i quali
prio fine. Ogni grazia essendo efficace, e l'uomo non potendo
resisterle, è facile congetturare, che l'uomo posto in condizione
anco la più sfavorevole, ed in una impossibilità morale di sal-
varsi, si salverà tuttavia se Iddio gli parlerà al cuore; poiché
nel sistema dei giansenisti, opera sempre con tutta quanta l'e-
nergia del suo polere, e la grazia si confonde colla sua onnipo-
tenza. Ma è strano assai, a parer nostro, che teologi cattolici
incaricati di conciliare nel loro insegnamento la giustizia e la
misericordia di Dio, accettino opinioni le quali , senza essere
perfettamente identiche a quelle che stiamo esponendo, lor si

avvicinano però talmente, che in pratica van soggette agli stessi


inconvenienti.
La s. sede non condannava già tutto nel sistema del Lamen-
nais; e se fra i suoi libri ve ne ha alcuno che abbia reso un vero
servizio alla religione, è certamente quella parte del suo Essai
sur rindifférence, in cui raccogliendo le tradizioni sparse in tutta
l'antichità, quali furono scoperte e constatate dalla scienza mo-
derna, dimostrò d'una maniera perentoria che a mezzo le tene-
bre ed i vizi dell' idolatria si serbarono le verità indispensabili
alla salute. Ingannato dall' idea falsa che si faceva della chiesa
primitiva, idea che era una conseguenza necessaria della sua
teoria sul senso comune, come lo spiegava egli, esagerò, ne siam
certi, in un senso favorevole ai popoli dell'antichità, la condi-
zione in cui versavano nonostante l'idolatria. Partendo dal prin-
cipio che la ragion generale non può mai in verun caso ingan-
narsi, e riconoscendo nel genere umano l'istessa autorità che
nella chiesa, quale è stabilita da Gesù Cristo, doveva necessaria-
mente ammettere che puro ed intatto si era serbato in seno al
paganesimo l' insegnamento delle verità religiose, quale si con-
serva nella chiesa, e che l'idolatria non fu mai un errore di spi-
rito, ma solo un vizio del cuore.

Quivi sott'altra forma vediamo ricomparir lo stesso difetto


che di sopra abbiamo notato nel Lamennais, il difetto di ge-
neralizzare i fatti, e tradurli in principii assoluti. E possibile,
che la tradizion primitiva siasi conservata pura presso alcuni
popoli antichi, e le scoperte fatte in questi ultimi tempi da co-
loro che poterono studiar più dappresso i monumenti dell'anti-

chità non ci lasciano guari dubitami;. Puossi d'altronde giudi-


24 NOTIZIE BIOGRAFICHE
care dello stato dei popoli antichi da quello in cui si riconobbero

trovarsi al sedicesimo secolo le nazioni del nuovo mondo. È in-


contestabile, che presso parecchie di queste la nozione di un Dio
supremo, creatore del cielo e della terra, premiator dei buoni
e punitor dei cattivi dopo questa vita, si conservò nonostante le

superstizioni dell'idolatria. Ma conchiuderne, che ciò abbia avuto


luogo presso tutte le nazioni, è una supposizione non conferma-
ta, anzi piuttosto contraddetta dalla storia.
Che l'idolatria sia stata qualche volta, e diciamo anche spesso,
un vizio del cuore, e non un errore dello spirito, è un fatto di-
mostralo all'evidenza dall'esempio de' giudei. Questi possedevano
senza dubbio la nozione del vero Dio unico; ciò nondimeno ad
ogni piò sospinto ritornavano all'idolatria Del resto bisogna cono-
scer ben poco il cuor umano per ignorare che l'idolatria vi possie-
de scerete e profonde radici ; e se la luce del cristianesimo tra-
montasse tra noi, darebbe luogo ad un'idolatria meno massiccia
e meno assurda forse dell'antica, ma non meno guasta, né meno
funesta.
Con tutte le sue esagerazioni il Lamennais rese tuttavia un
vero servizio alla causa della religione richiamando l'attenzio-
ne dei teologi e degli apologisti sur un punto della maggior
importanza, e che fm allora aveva dato campo alle obbiezioni
più formidabili. Tornava in verità difficile a cristiani arricchiti

di tutti i tesori acquistati per la redenzione, e ricolmi dei be-


nefizi divini, il credere che un Dio si buono, il quale si degnò
farsi uomo e morire per noi sulla croce, abbia per tanti secoli
abbandonato il genere umano tutto intero in una condizione, in
cui la salute era moralmente impossibile. Quanto più il Signore

si è mostrato con noi generoso, tanto più riusciva malagevole a


credere che si fosse mostrato cosi severo verso i nostri antenati.

D'altra parte non sarebbe un menomare l'effetto della reden-


zione ed il prezzo del sangue di Gesù Cristo per noi versato il

pretendere privi della sua benefica influenza tutti i secoli tra-


scorsi? Il senso dei popoli cattolici ebbe a sdegno cotesta suppo-
sizione ingiuriosa alla bontà di Dio, e le esagerazioni del La-
mennais furono una reazione contro un altro eccesso a nostro
parere ben più pericoloso conciossiachè : sia meno male esage-
rare la misericordia, che esagerar la giustizia.

Lamennais richiamando l'attenzion dei teologi e dei contro-


SOPRA L'AB. ROHRBACHER 25
versistì su questo argomento, porse loro il destro di esaminarlo
più da presso. Uno studio più approfondito della questione mo-
dificò fortunatamente le opinioni che l'influenza del giansenismo
avea messo in corso, e nessuno contribuì di vantaggio a questo
risultato, che V abate Rohrbacher colla sua storia ecclesiastica.
Egli applicò infatti particolarmente l'animo a dar risalto, qualora
gli venne il destro, alla tradizion primitiva, di cui si trovarono
orme sia tra i popoli antichi , sia tra i popoli barbari scoperti
in questi ultimi tempi, senza però pretendere che questa tra-
dizione siasi serbata monda da
E se qualche espres- errori.
sione equivoca potè per caso rendere ambiguo il suo pensiero,
ogni incertezza cessa confrontando i diversi passi della storia,
in cui ebbe a parlarne. Questo per altro è il solo mezzo per
conoscere il vero pensiero di un autore, né mai si dovrebbe bia-
simar un libro prima d'aver fatto questo confronto. 11 Rohrbacher
poi si spiegò a questo proposito nella maniera più chiara , ri-

spondendo alle osservazioni che gli vennero falle. Ricavasi da


queste risposte, che non intese mai dir altro, fuorché larivelazion
primitiva essersi conservata a mezzo le tenebie del paganesimo
alterata, sfigurata dalle passioni, dagli errori e dai pregiudizi
ma sempre in istato da poter essere riconosciuta da chi bene
usando delle sue facoltà naturali , e cooperando alia grazia di

Dio, cercasse sul serio la verità. Dal momento ch'ei dichiara quale
/ fu il suo pensiero, e la sua asserzione essendo confei niata da un
gran numero di passi della sua storia, non si potrebbe più,
senza fargli torto, affibbiargli un pensiero contiai io.

Del resto unii cosa ci dolse assai nelle osservazioni sia ufficia-
li, sia mosse per altre vie sopra la storia del Rohrbacher. Tutti
coloro che furono incaricati di esaminai la e di darne ragguaglio
vanno d'accordo nel dire che lo spirito di lei è irreprensibile,
e lo scopo eccellente. Questa considerazione parca doveili ren-
der più indulgenti sulle cose minute, perché il senso di que-
ste doveva spiegarsi collo spirito generale del libro. Pure noi
restammo stupiti della severità colla quale si diedero a dar
risalto a certi passi, a certe espressioni, l'inesattezza ed il

pericolo delle quali, seppure esisteva, si dileguavano nel com-


plesso dell'opera. Questa severità, posta di riscontro all'ec-
cessiva indulgenza con cui si giudicarono altre opere di questo
genere ben più pericolose, non puossi in altra guisa spiegare
Rohrbacher Voi. I. 2
26 NOTIZIE BIOGRAFICHE
se non per via di un partito preso, e dei pregiudizi da cui un
giudice e un critico dovrebbono sempre essere scevri. Ram-
mentiamo con quale fierezza in parecchi articoli la Bibliografia
cattolica attaccò fin dal principio la Storia del Rohrbacher,
nei quali trovansi già lutti gli appunti fatti a quest' opera in
appresso. Ora questa collezione ,
lungi dal mostrarsi così se-
vera verso il libro dell'abate Gueltée, di cui la s. sede fe' poi
giustizia mettendolo all' indice, ed il quale venne in parecchi
concili condannato, non ebbe per cotest'autore se non plausi ed
incoraggiamenti. Ciò basta per far conoscere lo spirito da cui
furon mosse maggior parte delle accuse contro il Rohrbacher.
la

Mentre in questi non lasciavasi sfuggire una paglia non si ba- ,

dava negli altri alle travi che avrebbero colpito qualunque occhio
non prevenuto. Mentre denunziavasi all' autorità ecclesiastica
un'opera che riconoscevasi nel suo complesso, nel suo scopo, e
nel suo spirito eccellente, lasciavansi in mano degli allievi del
santuario libri che avrebbono dovuto pervertire lo spirito del

clero francese, se non fosse stato salvo per l'ammirabile buon


senso che lo distingue, e per un attaccamento inalterabile alla
s. sede. Le nostre osservazioni non son mica rivolte alla Biblio-

grafia cattolica, quale è redatta da qualche tempo : e noi siam


persuasi che il suo direttore attuale si mostrerebbe più giusto
verso l'abate Rohrbacher, e più severo verso l'abate Guettée.
Si rimproverò ancora al Rohrbacher un certo spirito demo-
cratico che lo porta non solamente ad esagerare le colpe ed i

vizi dei re, ma eziandio ad indebolire il rispetto che la religione


annette alla maestà reale. Se questo rimprovero fosse fondato,
sarebbe tanto più grave in un tempo, in cui l'orgoglio e lo spi-

rito d'insubordinazione portano l'uomo al disprezzo d'ogni auto-


rità divina edumana, onde diventa un dovere per tutti quanti
parlano a nome di Dio e della chiesa l'adoperarsi contro questa
funesta tendenza, e circondare il potere di tutto il rispetto

che gli è dovuto. Imperocché, comunque malvagi sieno coloro


che ne son rivestiti, la loro dignità è sempre un rillesso ed una
emanazione della potenza infinita di Dio. Su questo punto si

foKjnularono due opinioni estreme. Gli uni colpiti esclusivamente


dagl'inconvenienti dello spirito di rivolta e d'insubordinazione nei
popoli, credettero che non si possa mai abbastanza fortificare il

principio d' autorità. Insegnarono pertanto che non può chic-


SOPRA l'ab. roMbacher 27
chessia venire spoglialo del potere, e che l'abuso fattone da chi
ne é investito, non dà giammai ai popoli altro diritto, se non quello
di non eseguire le cose comandale contro la legge divina che ;

ogni resistenza attiva è vietata, e che un cristiano sulla norma


dei primi fedeli deve soffrire tutte le persecuzioni anche la ,

morte se è d'uopo, prima di propulsar colla forza le ingiustizie.

Questa dottrina concepita in maniera si assoluta, porta in certa


guisa con sè il suo correttivo nella esagerazione sua, ed era im-
possibile che il senso cattolico non riprovasse un'opinione, che
procacciava di dare una sanzione divina al despotismo più u-
miliante, e metteva sotto la salvaguardia di Dio medesimo gli
eccessi contro la sua legge e l'onore della sua chiesa. Avea inol-
tre l'inconveniente di condannare, indirettamente almeno, la

condotta della chiesa durante molti secoli. Imperocché non-


ostante gli sforzi fatti da qualche teologo per esonerare la

chiesa da ogni responsabilità nelle sentenze di deposizioni pro-


nunziate dai papi contro vari principi, i quali abusavano della
loro autorità e conculcavano i più sacrosanti diritti, riesce tutta-

via impossibile ad uno spirito di buona fede separare in queste cir-


costanze la chiesa dai papi. Oltrecché cotesle sentenze più d'una
volta furono pronunziate in concili numerosissimi ed anche ecu-
menici, puossi sempre applicare a questo caso la dottrina di s.
Agostino, che la chiesa non può approvare l'errore e l'ingiusti-
zia, né direttamente consentendo formalmente, né indirettamente
col silenzio.
Altri per contro, colpiti dai pericoli e da' guai arrecati più
d'una volta ai popoli ed alla chiesa dal despotismo, si gettarono
al contrario eccesso, e propugnarono che i popoli possono in ogni
circostanza ribattere colla forza l'oppressione, e ch'essi sono
i soli giudici dei dissensi sorti tra loro ed i sovrani. Que-
sto era un biasimare implicitamente la chiesa, e condannare i
cristiani dei primi secoli; era inoltre un aprire la porta a tutte
le rivoluzioni, e consecrare gli eccessi della demagogia. L'una
e l'altra dottrina aveano il torto di erigere in principii assoluti

regole , le quali essendo pratiche di lor natura , devono essere


apprezzale secondo le circostanze. Lamennais era ito più oltre,
e risu.scitando l'errore di Wicleffo e di Gioanni Huss, parve ascri-
vere al peccato l'origine del potere.
La chiesa tenendosi lontana da questi due eccessi, proclamò,
28 NOTIZIE DIOGUAFICIIE
sia colla propria condotta , sia cogli insegnamenti , la vera dot-
trina su questo punto importante. Invano i suoi nemici si sfor-
zarono di stabilire una contraddizione tra i suoi alti ed i suoi
giudizi nelle diverse epoche della storia. Tutte le loro obbiezioni
cadono dinanzi a questo riflesso, che si tratta qui d'un punto di
morale pratico che non può esser deciso in senso assoluto, e in
modo uniforme per tutti tempi e tutti i luoghi, e per deci- i

dere il quale fa mestieri tener conto della costituzione dei vari


paesi, delle loro relazioni colla chiesa cattolica, e di varie al-
tre circostanze, cui sarebbe troppo lungo enumerare. Ai cat-
tolici basta sapere, che quanto la chiesa ha fatto fu ben fatto,
quanto ha insegnato è vero, quanto ha comandato è giusto. I

primi cristiani condussero saviamente, lasciandosi massacrare


si

piuttosto che brandir le armi per iscuotere il giogo dei tiranni


che li opprimevano, e la chiesa operò santamente consigliando
0 prescrivendo questa condotta. Per le medesime ragioni i po-
medio evo fecero opera buona sforzando i loro
poli cattolici nel
sovrani ad osservare le promesse giurate, ed a difendere contro
di loro colle armi alla mano i diritti di Dio e la libertà della sua
chiesa; e questa si dimostrò savia prescrivendo o consigliando
questa condotta. I papi non varcarono punto i limiti dei loro di-
ritti deponendo i principi che rifiutavano di sottomettersi ai

loro disegni , e cosi operarono non solamente come mandatari


delle nazioni cattoliche, incaricati da esse di tutelare i loro in-
teressi, e proteggerne la fede, ma eziandio in virtù di un diritto

che tengono da Dio medesimo di essere gli interpreti della legge


di Dio, della quale sono essi i custodi , di sciogliere tutte le
questioni di morale pei popoli e per gT individui, e di legar le

loro coscienze. Bisogna esser privo di senno, e non aver mai a-


perto un libro di storia ecclesiastica per contestare loro questo
diritto. Se non lo avessero posseduto, si sarebbono per parecchi
secoli ingannati , e con essi si sarebbe ingannata la chiesa sulla

natura e sull'estensione delle prerogative ricevute da Cesidi Cri-


sto, ovvero avrebbono ingannati popoli, e sarebbero i im-
stati

postori. Ecco imperiamo la triste alternativa a cui si condanna-


rono alcuni teologi servili od ignoranti, i quali tacciarono d'u-
surpazione un diritto esercitato per parecchi secoli dai sommi
pontefici col consenso e col concorso di tutta la chiesa.
11 Rohrbacher nella sua storia mise in luce l'insegnamento
SOPRA l'ab. rohrbacher 29
e la pratica della chiesa su questo argomento, e giudicollo tan-
to pili necessario in quanto che fu uno dei punti stati mag-
giormente offuscati dagli storici precedenti e dal Fleury special-
mente. Costoro in tutte le controversie tra i pontefici ed i so-
vrani non mancarono quasi mai di darla vinta a questi ultimi.
E siccome d'altro lato i piipi che lottarono con maggior forza
contro i tiranni son quelli dei quali la chiesa serbò piìi augu-
sta la memoria, e che si segnalarono per maggior santità; le

declamazioni ed i falsi o monchi racconti di questi storici non


potevano non lasciar nello spirito dei lettori un' impressioni
sfavorevole. Perciocché da una banda si dipingevano loro quai
grandi principi quelli che lottarono con maggior accanimento
contro la s. sede; e dall'altra i papi che avean tentato di farli

ritornar al senno spacciavano quali uomini violenti, e se non


si

altro imprudenti e temerari. Ora se ne' litigi di questa fatta


viha per un cattolico qualche presunzione, prima ancora di esa-
minare la cosa essa milita evidentemente in favore dei papi.
,

Qualunque stima abbiasi della saviezza e delle buone intenzioni


dei sovrani, ci pare che un cattolico debba riconoscere coteste
qualità, almeno all'istesso grado, in coloro in cui venera l'au-
torità di Gesù Cristo, ed i quali sa essere retti inuna maniera
particolare dallo Spirito santo. Vi ha dunque buon fondamento
a supporre, che in queste grandi controversie tra il sacerdozio e
/ l'impero, che occupano una parte della Storia Ecclesiastica, il

torto fu dalla parte dei principi: ed è dovere di uno storico fe-


dele non dissimular punto la verità in tali circostanze.
E ciò appunto fece l'abate Rohrbacher. Studiò i fatti profonda-
mente e con un'intiera buona fede: cercò com'era suo debito di
giustificare i papi: dimostrò fino all'evidenza , che i principi, i

quali si misero in lotta coi medesimi , furono più o meno uo-


mini perversi, ingiusti ,
spesso violenti e crudeli , e che i papi
difendevano contro di essi non solamente i diritti della chiesa,
ma quelli ancora dei popoli oppressi. Siccome i fatti di questo
genere sono assai numerosi nella storia, ne risulta per un cat-
tolico che molti principi fiallirono alla propria missione, ed in-
vece di proteggere la chiesa, com'era primo loro dovere, si

misero a vessarla e perseguitarla. Riesce dunque impossibile ad


uno storico coscienzioso raccontare i fatti tali quali avvennero,
senza che qualche macchia offuschi la dignità regia presso co-
30 NOTIZIE BIOGRAFICHE
loro i quali , non facendo abbastanza clifTerenza tra le istitu-
zioni e gli uomini che le rappresentano, rendono quelle rispon-
sali dei vizi di cotestoro. Non è a stupire se il Rohrbaclicr ,

trasportato da un senso d'indegnazione ben legitima contro co-


testi tiranni che tante traversie suscitarono, e tanti travagli die-
dero ai papi pili grandi e più virtuosi, abbia emesse propo-
sizioni, le quali prese a rigore e senza riferirle allo spirito
generale dell'autore, difettano d'esattezza. Ciò che ci fa stupire,
si è che si pochi appunti siensi trovati in un'opera di tanta mole.
La Bibliografia cattolica due ne arreca che meritano qual-
che attenzione. Il primo é cosi concepito: « Ogni sovrano anti-
» cattolico, od il quale rigetta pertinace l'autorità della chiesa
» cattolica, apostolica, romana, si depone da sè medesimo dalla
» sovranità, proscioglie ei medesimo i propri sudditi da ogni do-
» vere inverso di lui, si mette fuori della legge. Infatti chiunque
» disprezza la più grande autorità, dà a ciascheduno il diritto
» di sprezzare la sua, e merita che si usi inverso lui di questo di-
» ritto. » Se l'autore non avesse avuto a più riprese l'occasione
di manifestare nel suo libro i propri pensieri su questo riguar-
do, tali espressioni prese alla lettera darebbono in vero un senso
inesatto. Ma esse sono a sufficienza corrette dalle dichiarazioni
formali esternate su questo soggetto. Confessa nella sua difesa,
che non è permesso ai particolari di ribellarsi, e che questo è
un diritto riservato ai popoli. Puossi in un certo senso dire, che
un sovrano che dispregia l'autorità della chiesa dà ad ognuno il
diritto di spregiare la sua, e merita che altri si valga di questo
diritto: ma è ben evidente che non si parla qui d'un diritto

propriamente detto e rigoroso. Cosi dicesi che un padre, che


senza ritegno meni vita infame e scandalosa, dà egli stesso a' suoi
figli il diritto di sprezzarlo, e merita ch'essi facciano uso di tal

diritto: e ciò significa che in quanto dipende da lui, dà col pro-


prio esempio ai figli il diritto di sprezzarlo, ed agli occhi di
Dio merita che lo spregino. In sostanza la cosa viene poi cosi.
La ribellione dei re contro Dio ha quasi sempre per effetto la

ribellione dei popoli contro i per pu-


re. Iddio si vale di quelli

nire questi, ed essi meritansi veramente il castigo inflitto, quan-


d'anche i popoli pecchino ribellandosi. L' autore dicendo che
il sovrano anti-cattolico si depone di per sè proscioglie egli ,

medesimo i propri sudditi da og;ni debito inverso di lui, e si ;


SOPRA l'ab. rohrbacher 31
mette fuor della legge, non intende con queste espressioni par-
lare di una vera deposizione, conciossiachè nessun sovrano si
depone di per sè in questo senso; ma vuol dire unicamente, che
quando un potentato non tien conto delFautorità di Dio, il quale
tutela la sua, non può più invocare quest'autorità divina per ri-
chiamare al dovere i sudditi ribelli. Cotestoro non potrebbono
chiedergli con qual diritto ricorra all'autorità di Dio, mentre se
la getta sotto i piedi e la vilipende egli medesimo?

L' altra proposizione di che 1' abate Cailleau dà carico al


Kohrbacher è: « Ogni governo anti-cattolico, o che combatte l'au-
y> torità della chiesa cattolica, apostolica, romana è in sostanza
3) un'assurdità ed una tirannia. Un'assurdità, perchè dopo aver
» posto per principio che non siamo obbligati a rispettare veruna
» autorità, non essendo obbligati a rispettare la piìi grande, pVe-
» tende nuìladimeno che siamo obbligati a rispettare la sua; una
» tirannia, in quanto costringe gli uomini colla forza a sottomet-
» tersi ad una simile assurdità. » Noi non vediamo che cosa vi

possa essere di riprovevole in questo passo, e crediamo coli' au-


tore che ogni governo il quale combatte l'autorità della chiesa è
assurdo e tirannico ad una volta.
L' abate Cailleau rinfaccia all' autore di sostener una dottrina
condannata dall'enciclica di Gregorio XVI , sostenendo nella di-
fesa, che il diritto della rivolta è riservato alle popolazioni. Noi
faremo dapprima osservare, che la frase incriminala è restrittiva,
non formola una tesi, ma per contrario è una restrizione che fa
al diritto di rivolta. Non volle dire certamente che le popola-
zioni abbiano sempre il diritto di rivoltarsi, ma intese la pro-
posizione nel medesimo senso in cui la intesero i teologi del
medio evo, i quali tutti da s. Tomaso fino a Suarez insegna-
rono, che in certe circostanze possono i popoli opporre la forza
alla tirannia dei dominanti. Ora questa dottrina non fu per nulla
condannata nell'enciclica di papa Gregorio, il quale non riprovò
altro se non il diritto di rivolta quale fu proclamato dalla scuola
;demagogica, il qual diritto è inconciliabile con ogni governo di
qualsiasi forma.
'
Del resto l'abate Rohrbacher fedele alle convinzioni di tutta la

sua vita non volle punto lumi in causa pro-


affidarsi ai propri
pria; inviò il suo libro a Roma perchè venisse esaminato, per
poter correggere quanto fosse trovato riprovevole. La sola os-
'
32 NOTIZIE BIOGRAFICHE
servazione che €(\ì venne fatta, si fu d'avere ignorato una bolla
di Benedetto XIV la quale troncava la questione sui riti chinesi
e maìatarici. Tutte le censure, tutte le obbiezioni cadono, pare
a noi, dinanzi a tale testimonianza. Ognun sa infatti, quanto la

fede romana sia tenera e delicata, con qual perspicacia i teo-


logi incaricati di esaminare i libri vi scoprano i menomi errori.
In quella capitale del mondo cristiano le teologiche scienze con-
tinuano ad occupare il posto che altra volta occupavano in tutte
le università cattoliche: elleno vi son sempre insegnate con quel-
l'ampiezza ed elevatezza, che tenendosi rigorosamente alle defi-
nizioni della chiesa non si offendono delle opinioni eh* essa
tollera, e le lasciano sventolare a loro agio, come la gentil fran-

gia la cui varietà, giusta l'espressione del profeta, abbellisce l'a-

hiio della sposa. Jn nessun luogo si veggono le cose da si alto,

ed è perciò che in nessun luogo lo sguardo si stende si lungi, in


nessun luogo, convien saperlo, lo spirito è cosi largo, cosi li-

bero da quei sistemi, da quei pregiudizi di scuola o di paese,


da quelle opinioni ristrette, frutto di studi imperfetti, le quali
si spaventano d'ogni minima divergenza, e condannano sen-
za esame tutto ciò che non si accorda con esse. L' esame fatto
a Roma della storia ecclesiastica del Rohrbacher è pertanto
una malleveria della ortodossia del suo libro, e le belle testi-
monianze che ricevette dai teologi che l'esaminarono sono un
ampio compenso alle censure poco benevole a cui fu fatta ber-
saglio (1).
Del resto non è a farne le meraviglie se il suo libro fu acre-
mente biasimato. Cozzava con pregiudizi presso di noi invec-
chiati, che si ammantavano di nomi rispettabili. La buona fe-
de con cui cotesti pregiudizi erano accolti da un gran numero
di ecclesiastici li rendeva più pericolosi ancora e piìi difficili a

sbarbicare. Propagati coll'insegnamento dei seminari, coi libri

(^) Citeremo qui una relazione officiale fatta da tali che non erano certamente pro-
clivi a lasciarsi accecare sul merito dell' opera. Ecco le loro parole « La storia eccle-
:

» siasticadel Rohrbacher si interessante sotto tanti riguardi, nella quale trovasi una vasta
» erudizione, viste nuove e di un grande effetto, idee grandi e nobili, un'unzione di pietà
» che intenerisce il cuore e lo porta alla virtù, rettificazioni di fatti dagli altri storici muti-
» lati o snaturati, una narrazion piacevole, e che raramente stanca il lettore, uno stile

» che nonostante i suoi numerosi difetti sveglia 1' attenzione per una tinta d'originalità
p che colpisce ed interessa, questa storia diciamo fatte le correzioni che abbiamo in-
, ,

» dicale, diverrà un libro classico, e come il manuale storico di tutti i preti, e di tutti
» gli allievi del santuario.
SOPRA l'ab. rohrbacher 33
che si mettevano in mano agli aspiranti al sacerdozio, sostenuti
dall'autorità e dagli esempi di personaggi virtuosi e commende-
voli, avrebbon essi finito per alterare profondamente lo spirito del
clero francese, se una reazione potente non fosse venuta in tempo
ancora ad arrestarne i progressi. Ora niuno contribuì meglio a
questo salutar movimento dell'abate Rohrbacher colla sua Storia
ecclesiastica. A lui specialmente andiam debitori di questa ben
avventurata modificazione che si operò negli spiriti, nelle istitu-
zioni, nelle abitudini del clero da qualche tempo in qua. Per-
tanto non è a stupire, se il suo libro sollevò tante opposizioni e
diè luogo a critiche si severe. Queste erano inspirate da un mo-
tivo buono in sé , dalla paura di veder compromessa opinioni
cui si era assuefatto a riguardare come la vera dottrina della
chiesa, di guisa che questa dovette sembrare una novità teme-
raria a tutti coloro i quali avevano presi a norma degli studi
teologici i manuali messi all'indice, e che non aveano avuto il
tempo nè l'occasione di dissetarsi a fonti più pure. Quindi dob-
biamo mostrarci sommamente indulgenti verso quelli meno fa-
voriti di noi , i quali essendo vissuti in un'epoca in cui l'inse-
gnamento era men puro d'oggigiorno , non ebbero per regola
del loro giudizio e della loro condotta se non le opinioni imparate
dai loro maestri. La docilità è una virtù assai rara ai nostri
giorni, e deve trovar grazia ai nostri occhi anche allorquando la
sbaglia : e la vivacità con cui alcuni ecclesiastici onorandi per
i la loro virtù assalirono la storia ecclesiastica del Rohrbacher
era un effetto del loro zelo per dottrine credute sane, e della
loro avversione alle novità. Il loro zelo non era, è vero, secondo
la scienza; ma come pretendere da essi che conoscessero ciò che
non eramai stato ai medesimi insegnato, e che si mostrassero di-
sposti a farbuon viso a dottrine che loro si eran rappresentate
quali dottrine nuove e temerarie? Le idee generalmente ricevute
e propagate dall'insegnamento finiscono per formare come un'at-
mosfera morale che si respira, sebbene involontariamente, ed alla
quale sfuggono solamente alcuni uomini più felici degli altri i quali
poterono elevarsi a regioni più alte. Ma cotestoro perderebbono
una parte dei loro vantaggi , e si mostrerebbono ingrati verso
Iddio del benefizio ricevuto, se pigliassero quindi occasione di
vilipendere coloro che furono meno favoreggiati, invece di com-
patirli e di mostrarsi loro indulgenti. Dunque noi non darem
*2
34 NOTIZIE BIOGRAFICHE
colpa a chi, o per uffizio od aitrimenli, censurò la Storia ecclesia-
stica di Rohrbacher di avere sacrificato senza \olerio a fic-
giudizi di scuola che loro parer dovevano rispctlabili. Ponen-
doci noi al posto in cui per un malaugurato concorso di circo-
stanze si trovano essi , non possiamo a meno di compatirli,
e benedire Iddio che spuntare tempi migliori
abbia fatto e ,

purificato rinsegnamento teologico dagli errori e dalle preven-


zioni che l'avevano contaminato. Noi professeremo ad un tempo,
come vuole giustizia , che il Rohrbacher fu nelle mani di Dio
uno dei principali istromenti di cui egli si servì in questo lavo-
ro di rigenerazione, e che la sua storia, non ostante qualche
imperfezione , e per la sostanza e per la forma è uno dei mo-
numenti più preziosi della scienza ecclesiastica in questi ultimi
tempi, quello forse che esercitò influenza maggiore sull'indi-
rizzo degli spiriti, perchè soddisfece ad uno dei bisogni piìi ur-
genti dei nostri tempi.
Per mezzo della storia infatti avvenne, che si alterarono le fonti

della scienza, e s'infiltrarono i più deplorabili errori. La storia ec-


clesiastica non isfuggì a questo contagio generale, e il Fleury si era
reso l'interprete di lutti i pregiudizi del suo tempo: la sua opera
godeva nel clero di un'autorità confermata dal tempo e dallo spiri-
to diparte; essa sola formava l'opinione e la coscienza del mag-
gior numero degli ecclesiastici, i quali si sarebbon fatto scrupolo

di mettere in sospetto la veracità e la buona fede di un auto-


re, che era stato loro raccomandato, e di cui avevano udita la

lettura nel tempo dei loro studi ecclesiastici. Per assalire una
fama si ben consolidata, per abbattere questa cittadella in cui
eransi riparati i più miserandi pregiudizi ci voleva un coraggio
che poteva solo esser dato dalla convinzione di compiere ad un
dovere, e dalla confidenza nell'aiuto divino.
La Storia ecclesiastica del Rohrbacher fu l'opera di tutta la sua
vita. Avrebbe bastato essa sola ad illustrare una congregazione,
tante son le ricerche, il coraggio, la pazienza che richiede! Essa
è ad un tempo il sunto più completo di tutti i grandi lavori
storici che la precedettero, e la sorgente a cui dovran ricorrere
per r avvenire coloro che vorranno occuparsi di quest'oggetto :

essa è la gloria non solamente di chi la condusse a termine, ma


del clero francese tutto intero, il quale scuotendo da sé genero-
samente il giogo di vecchi pregiudizi, l'accolse con una lodevole
sop^RA l'ab. rohrbacheu 35
premura, e gli procacoiò un esito che sarebbe già glorioso per
un'opera di mole mediocre.
Compiuta quesf opera l'autore potè dire con s. Paolo « Ho :

» terminata la corsa, ho conservata la fede. Del resto è serbata

» a me la corona della giustizia , la quale a me renderà il Si-


ì> gnore giusto giudice. » Poteva infatti presentare con fiducia a
Dio cotesto monumento elevato alla gloria sua ed all' onore
della sua chiesa. Iddio dopo avergli lasciato tempo di terminare la
seconda edizione, di farvi le correzioni che aveva stimate ne-
cessarie, e di rispondere alle osservazioni che gli erano state
mosse, non volle differirgli maggiormente la ricompensa che aveva
si ben meritata.
L'abate Fiohrbacher viveva da qualche tempo in mezzo ai buoni
figli del signor Liebermann , nel seminario del santo Spirito in
Parigi. Avea trovata in quella casa una benevola ospitalità, e un
asilo conforme al suo gusto, libri che poteva consultare ne' suoi
lavori, ritiro e silenzio si propizi allo studio ed alla meditazione,
e sovra tutto cuori amorevoli e devoti, i cui consigli, sollecitudini
ed affezioni confortarono i suoi ultimi anni. Quei santi preti
veneravano in lui il ristoratore della storia ecclesiastica; riguar-
davano come una benedizione per la loro casa la presenza di un
tant' uomo sì semplice, sì modesto in mezzo alla gloria di cui

/l'opera sua insigne avea circondato il suo nome, e la curvità tutta


intera era un modello agli allievi affidati alle lor cure. Fedele al
proprio carattere ed alle sue abitudini, fino all'ultimo de'suoi giorni,
l'abate Rohrbacher, dopo aver consacrata la sua giornata allo stu-
dio ed alla preghiera, amava passare le sue ricreazioni in mezzo
ai novizi, facendosi ragazzo con essi e più di essi, rallegrandoli
co' suoi racconti e co' suoi sali , incantandoli colla sua dolce fa-
migliarità, ed edificandoli ad un'ora co' suoi discorsi di pietà, di
cui sapeva intessere i suoi trattenimenti, senza ostentazione però
e senza sforzo, ma con un' unzione ammirabile ed a tempo op-
portuno. Sentivasi che le sue parole erano 1' espression della
fede e della carità, di cui era il suo cuor ridondante. Infatti que-
st' uomo, il quale nulla aveva amato sulla terra più del suo
Dio e della sua chiesa, il quale era vissuto, per così dire, nel

passato di questa , e la cui principale occupazione era stata


raccontarne le lotte ed i trionfi, quest'uomo amò la chiesa di un
amor tenero e figliale fino agli ultimi mementi, pigliando part^^
3C> NOTIZIE DIOGRAFICIIE
alle sue vittorie e contraddizioni, contento e lieto quando essa
aveva fatta qualche nuova conquista, triste e meditabondo quan-
do la sapeva oppressa e perseguitata. Tutte le sue speranze,
tutte le sue affezioni, la sua anima, la sua vita tutta intera
erano consacrate alla chiesa , e non so se fuori di essa vi fosse
una cosa al mondo che potesse commuovere o intorbidare la sua
bell'anima. Fu in quel pio asilo che la morte venne a visitarlo:
essa fu per lui il riflesso della sua vita, e come il crepuscolo che
termina una bella giornata. Lasciamola raccontare all'elegante
penna di Luigi Veuillot.
« Da alcun tempo il suo vivere non era che un continuo pre-

gare, e pregando mori. Negli ultimi giorni non voleva separarsi


dal suo breviario, neppure allora che la sua vista quasi spenta
non gli concedeva più di leggere. Tenevaselo sulle ginocchia,
ovvero se lo faceva mettere sul petto. Quando la sua memoria
sembrava già ottenebrata al par de' suoi occhi, ed agghiacciata
come le sue mani le preghiere della chiesa non cessavano sul
,

suo labbro. Aveva dimenticato il nome degli amici, ed i fatti


di recente accaduti, ma sapeva ancora i salmi a mente, e recita-
vali cogli astanti edificati della sua agonia.
» Aveva creduto che sarebbe morto il 10 gennaio. La sera di
quel giorno l'abate Bouix, suo amico, avendogli suggerita quella
preghiera : Amo te ,
Domine, amem ardentiuSj rispose : « Non
basta, bisognerebbe amare Gesù col suo cuore medesimo. » Ag-
giunse : « Io aveva proposto al buon Dio di morire oggi a mez-
)) zogiorno, perchè questa è l'ora che se ne andò al cielo. Aveva
» pregato l'angelo della morte ad accompagnare la mia anima,
» e d' introdurla nel seno delle misericordie infinite. » Uno dei
giovani ecclesiastici che aveva avuta la fortuna di essere deputalo
a servirlo nella malattia gli narrò che era ito a fare una lunga
passeggiata co' compagni. L'abate Rohrbacher sorridendo, disse:
« Siete andato lontano : avete fatto un passo per l'eternità ? »

Furono notati gli ultimi accenti balbettati da questo sublime


intellettoquando già pareva invaso dalle tenebre che ci nascon-
dono le cose umane prima che si dileguino per sempre in faccia
a quelle di Dio. « Mio Dio mio Dio diceva, usatemi pietà ! ! :

» cosi sia ! — Liberatemi, prendetemi e nello spirito della vostra


» chiesa ! — ho pregato ricevermi
Vi di nell' ora in cui siete
» morto voi, o Gesù esauditemi —
! ! Metter misericordiae, salus
SOPRA l'ab. rohrbacher 37
» infirmorurriy ora prò nohis— Mio mia anima
! Dio, ricevete la
» dentro vostro cuor benigno. — Miseremini mei, saltem
il vos
» amici mei. — Auxilium christianorum — hi Domine, ! te, spe-
» ravi,non confundar in aeternum — Gesù Maria, Giuseppe, I ,

» cuore agonizzante di Gesù, abbiate pietà di me ! — Ora prò


» nobis, sanata Dei genitrix, ut digni efficiamur promissionibus
D Christi. » Ghiedendoglisi se faceva volentieri al Signore il sa-
crifizio della propria vita, rispose : « Nostro Signore ha fatto il

» primo il sacrifizio della sua; come non abbandonerò io i pochi


» giorni che possono restarmi di vita? Mio Dio, abbiate pietà di
» me, e voi, signor abate, pregate per — Dominiis no- me : det
» bis suam pacem, et — 0 Maria conce-
viiam aeternam. Amen.
» pitasenza peccato pregate per me che ricorro
,
— La- a voi.
» mennais confessato pria
si è egli morire? Dove sua di è la a-
» nima? Mio abbiate
Dio, me. Mio Mio Dio! —
pietà di Dio!
» Santa Madre Dio, abbiate
di me — que' pietà di ! Dite a si-

» gnori che io sono sempre attaccatissimo alla chiesa romana ed


» al sommo pontefice. »

Queste furono le ultime sue parole, e Dio volle che questo suo
servo, il quale di tanto amore aveva amata la sua chiesa in vita,

spirasse pronunziando un' ultima testimonianza di amore e di


sommissione inverso di essa. Morì iH7 gennaio 1856 alle cin-
que del mattino, la vigilia della cattedra di s. Pietro in Roma,
festa per la quale aveva sempre avuta una divozione speciale. Il
Signore volle che fosse altresì la prima festa che il suo servo
festeggiasse in cielo.
Venne sepolto accanto al signor Liebermann, come aveva chie-
sto, e questi due personaggi i quali avevano avuto lo stesso scopo,

e lemedesime affezioni in vita, si trovarono accanto l'un l'altro


dopo morte e sulla terra ed in paradiso.
38

MESTAMENTO DELL' AB. BOHRBACHER

In nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirilo Santo, così sia.
Lascio l'anima mia a Dio, e lo prego di volerla ricevere nella sua infinita misericor-
dia. In te Domine speravi^ non con fandar in aelernum.
Lascio il mio corpo alla terra del mio Dio, per attendere la resurrezione generale. Credo
resurrectionem mortuorum.
Sottopongo di spirito e di cuore al giudizio della santa sede, vale a dire al nostro
santo padre il papa, tutto ciò che ho scritto o scriverò. Ubi est Petrus, ibi Ecclesia.
\." Il Catechismo del senso comune. Nelle due prime edizioni che sono identiche, que
st'opuscolo espone lo stato della controversia come la concepivo allora, piuttosto che le
idee definitivamente abbracciale di poi. La 3.a edizione, rifatta da capo a fondo e con-
siderabilmente accresciuta, pubblicata dalPabate Migne nel 1842, ha per iscopo di rischia-
rare le dispute fondamentali tra la ragione e la fede, la filosofia e la teologia, onde i
cattolici possano intendersi su questo articolo, e possano una volta camminar insieme uniti
contro il nemico, senza esporsi a trarre Tun sopra l'altro. Dopo le scoperte da me fatte
sul vero sistema di Descartes, relative alla certezza, una nuova edizione del Catechismo
del senso comune deve veder la luce questo dì 23 febbraio, sotto il titolo di Catechismo
del senso comune e della filosofia cattolica; A.a edizione.
2.° La lettera di un membro del gioìnne clero a monsignor vescovo di Chdrtres. E s'ata
questa ristampala in un giornale.
o.** Lettera di un Anglicano ad un Gallicano. Ristampata in un giornale.
4. " La Religione meditata. 2.a edizione.
5. " Dei naturali rapporti tra le due Podestà.
6. " Della Grazia e della Natura.
T.** Cause che hanno ricondotto alia chiesa cattolica molti protestanti ed altri reli^iouari,

5.a edizione.
Prospetto delle principali conversioni, ecc. Di questo ne ho preparato una 3. a edizione.
8. "
9. " Storia universale delta chiesa cattolica in 29 volumi in 8". La stampa di questa fu
principiata a Nancy il 13 aprile ^842 e terminata sul principiare del iSA'). La 2. a edizione
cominciata a Parigi nel dicembre ^849, è slata terminata nell'aprile del ^853.
^0." f'ite di Santi per tutti i giorni deWanno, ad uso del clero e del popolo fedele. Sei
volumi in 8'^ del 1832.
'11." Inedita: Giustificazione delle dottrine del signor Lamennais contro una censura
stampata a Tolosa. Questo lavoro io feci nel dicemljre 1852, dopo Ja prima enciclica di
Gregorio XVI quando il signor Lamennais tornò da Roma, ove il papa lo assicurò d' e.s-
,

sere soddisfatto della sottomissione di lui. Non avendo però più riveduto quel lavoro colla
debita attenzione, non so se possa esservi cosa contraria alla seconda enciclica. In quanto
alle dottrine lìlosofiche, mio formale pensiero era di volgerle (e per conseguenza anche le
idee dell'abate Lamennais, che approvava tutto questo lavoro) nel senso riconosciuto nella
seconda enciclica. Doveva quello scritto esser pubblicato ; ma giacché gli spiriti avevano
principiato a calmarsi, credei più saggio consiglio di non farlo. Non sarà male conservare
il manoscritto come memoria, tanto più che una copia è presso il signor Lamennais. In
quanto ad esso, Dio voglia avergli pietà e ricondurlo alla fede! Da quelle fra le mie lettere che
trovansi verso la fine della Storia, si conosce come mi son regolato su tal riguardo. Il \
dicembre 1852 ho fatto ad esso pervenire una copia della seconda edizione della Storia,
avendo saputo da una lettera di suo proprio pugno che gli avrei fatto piacere. D'allora in
poi non ne seppi più nulla. Neirullima sua malattia, sono andato al suo domicilio: alcuni
signori che vi trovai, mi dissero che gli avrebber parlato di me, e non dubitavano ch'egli
mi avrebbe ricevuto fra otto giorni. Tornai, e trovai suo nipote Angelo Blaise, che mi dié
parola di scrivermi quando suo zio sarebbe in grado di ricevermi; nessun altro avviso mi é
mai più pervenuto, ed il signor Lamennais frattanto morì. Scrittore di due tomi, nel primo
dei quali dice sì e nel secondo no , valore totale zero
Queste sono le ultime mie volontà, che io voglio eseguite fedelmente e puntualmente.
Pater, in munus tuas commendo spiritum menni.'
Gesù, Maria, Giuseppe, ricevetemi per sempre nella vostra s. famigliai
Santi angeli che tanto mi avete aiutato a fare quel bene che ho potuto, aiutatemi pure
a far buona line! Santi miei protettori, aiutatemi nell ultim ora! Santi angeli de' miei ni-
poti, fate che siamo sempre di Dio e in vita e in morte!
Chiuso e sottoscritto nel Seminario del s. Spirilo in Parigi il 24 febbraio ISoìi, festa di
s. Mattia apobiolo.
,

30

PREFAZIONE

Il fine principale che ci siam proposto in questa lunga fatica,


è stato quello di contribuire, quanto ci fu possibile a rassodare
le fondamenta non poco sdruscite dell'umana società facendo ,

vedere nel complesso e ne' particolari dei secoli la verità di ciò


che Bossuet compendiava nelle seguenti parole:
« Qual consolazione pei figliuoli di Dio, e qual convinzione

della verità non è il vedere come da Innocenzo XI (ora da Pio IX),


che cuopre oggi così degnamente la prima sede della chiesa, si
risale senza interruzione fino a s. Pietro, stabilito da Cristo
principe degli apostoli donde seguendo i pontefici della legge
,

antica si giunge ad Aronne e a Mosè e di là fino ai patriarchi


,

e fino all'origine del mondo!


Qual continuità, qual tradizione, qual concatenamento me-
»

raviglioso! Se il nostro spirito, naturalmente incerto, e divenuto

colle sue incertezze il bersaglio de' suoi stessi ragionamenti


ha bisogno nelle quistioni in cui si tratta dell'eterna salute,
di esser fissato e determinato da un' autorità certa ed assoluta;
ove trovarne una maggiore di quella della chiesa cattolica, che
in sè riunisce tutta l'autorità dei secoli passati e tutte le tradi-
zioni del genere umano, sin dalla sua infanzia ?
» In tal modo la società che Gesù Cristo, aspettato in tutti i

secoli passati, fondava infine sulla pietra, società, cui s. Pietro


e i suoi successori devono reggere, giusta l'ordin suo, si giustifica

da sè stessa nel suo andamento, e porta nella sua eterna esi-


stenza il carattere del dito divino. Nessuna eresia, nessuna setta,
nessun'altra società all' infuori della chiesa di Dio ha potuto
avere tanta consistenza. Le false religioni hanno avuto un bel-
l'imitarla in piìi cose, e specialmente nel dire e ripetere come
essa la loro fondazione da Dio; ma coteste sono parole al vento,
poiché se Dio ha creato il genere umano, e se, creandolo a sua
somiglianza, non ha mai rifiutato d'insegnargli il modo di ser-
virlo e di piacergli ogni setta che non può dimostrare la sua
,

continuità fin dall'origine del mondo, non viene da Dio.


» Dinanzi a quest'argomentazione cadono ai pie della chiesa

tutte le società e tutte le sette fondate dagli uomini dentro e


fuori del cristianesimo (1). »
Ciò che diceva Bossuet nel diciassettesimo secolo, s. Epifanio
(I) Discours sur V histoire universelle, c. 51.
40 IT. KF AZIONE

lo avea già detto nel quarto, nella sua Storia e confutazione di


tutte le eresie. Di queste ei ne conta fino ad ottanta, dai primordi
del mondo fino a' suoi tempi , cioè venti prima di Cristo, e ses-
santa dopo. L'idea che gli serve di base è che la chiesa cattolica
esiste fin dall'eternità o dal principio dei secoli. Adamo non
fu, ei dice, creato circonciso, nè adorò alcun idolo; essendo
profeta conobbe Iddio, Padre, Figliuolo e Spirito santo; cosicché
non che esser giudeo o idolatra , mostrava fin d'allora il carat-
tere del cristianesimo. Lo stesso dicasi di Abele, di Seth di ,

Enos, di Enoc, di Matusalem di Noè e di Eber sino ad Abra-


,

mo. Fin allora non eranvi altri principii d'azione che la pietà
e r empietà, la fede e l'incredulità; la fede coli' imagine del
cristianesimo, l'incredulità col carattere dell'empietà e della col-
pa la fede senza eresie, senza diversità di sentimenti, senza
;

denominazione particolare tutti chiamavansi uomini come il


;

primo; in una parola esisteva fin d'allora la stessa fede che an-
ch'oggi professa la santa e cattolica chiesa di Dio; fede che ha
esistito fin dall'origine, e che si è dipoi nuovamente manifesta-
ta. Dal primo uomo al diluvio l'empietà si manifestò con vio-
lente e barbare colpe; prima fase da s. Epifanio chiamata bar-
barismo: dal diluvio ai tempi d'Abramo si manifestò con selvaggi
e feroci costumi, come quelli degli sciti; seconda fase che egli
chiama scitismo, servendosi della distinzione di s. Paolo: « In
Gesù Cristo non vi è nè barbaro, nè scita, nè greco, nè giudeo.»
\J ellenismo o l'idolatria cominciò circa i tempi di Sarug, bisa-
volo di Abramo, e il giudaismo nacque colla circoncisione di
questo patriarca. Abramo fu dapprima chiamato col carattere
della chiesa cattolica ed apostolica, senza esser circonciso. Dal-
l'ellenismo nacquero le eresie o sistemi di greca filosofia: dal-
l'unione dell'ellenismo col giudaismo , la eresia de' samaritani
colle sue varie diramazioni: dal giudaismo, le eresie dei sad-
ducei ,
degli scribi de' farisei ed altre
, dal cristianesimo ne :

erano fin allora uscite e confuta


sessanta , tra le quali conta
quelle che negavano la divinità dello Spirito santo, provando
contra queste che lo Spirito santo è coeterno e consustanziale
al Padre ed al Figliuolo, e che dall'uno e dall'altro procede.
Finisce poi la sua opera ritornando sul primo pensiero, cioè che
la chiesa caltolica, creata con Adamo, annunziata nei patriarchi,
accreditata in Abramo, rivelata per mezzo di Mosè, profetizzata
da Isaia, manifestata nel Cristo, ed unita a lui come sua unica
sposa, esisteva ed esiste avanti e dopo tutti gli errori (1).
Queste alte e profonde considerazioni di s. Epifanio e di Bos-
suet ci hanno determinato a intitolare il presente lavoro Storia
(4) S. Epifanio, t. 2, eiliz. Petav.
PREFAZIONE 41
universale della chiesa cattolica, con questa epigrafe di s. Epi-
fanio: Il principio di tutte le cose è la santa chiesa cattolica; e
quell'altro di s. Ambrogio: Dove è Pietro, ivi è la chiesa.
Tutti i teologi cattolici notano che la vera chiesa è e deve
essere cattolica ossia universale in tre modi, vale a dire rispetto
al tempo, alla dottrina ed ai luoghi.
Unrapido sguardo sullo stalo attuale del mondo ci condurrà
alla stessa conclusione di s. Epifanio e Bossuet. Infatti il genere
umano, del quale trattasi di riconosser l'origine, la destinazione
e i doveri, vedesi sparso sulle cinque parti del globo; nell'Eu-
ropa cioè, nell'Asia, nell'Africa, nell'America e nell'Oceania. Vita
intellettuale, e specialmente vita intellettuale religiosa e morale
non ritrovasi se non nell' Europa e nell'America, vale a dire nella
società cristiana.
La chiesa cattolica adunque nel suo stato presente risale
da noi a diciannove secoli punto in uno
indietro , e da quel ,

stato diverso, fino al principiar dell'umanità,, abbracciando cosi


tutti i secoli da Pio IX ad Adamo. Fuori di questa manca una
concatenazione, non esistono che frammenti, i quali esaminati se-
paratamente presentano solo un ammasso di rovine, ma studiando
a fondo la storia del cristianesimo si scorgono far parte di que-
sto, e sono usufruttuati dalla scienza, che perfin dalle rovine sa
trarre vantaggio. Sotto questo aspetto la chiesa cattolica è il ge-
nere umano, costituito divinamente, e divinamente conservato
nell'unità, per rispondere e dire a chi lo interroga donde venga
e dove vada, quali siano i principali avvenimenti della sua lunga
/esistenza, e quali le mire di Dio sopra esso e sopra noi. Ora la sto-
ria che noi scriviamo è la risposta a queste interrogazioni.
Storia significa scienza dei fatti; e scienza importa cognizione
ragionata, cognizione che spiega la ragione, le cause, le relazio-
ni, gli effetti. La storia del genere umano comprende dunque non
solo la notizia dei principali fatti che lo concernono, ma pur anco
la spiegazione di questi fatti per mezzo delle loro cause e dei
loro effetti.
Ora (dice Bossuet) la sola chiesa cattolica abbraccia tutti i
«

secoli precedenti con un concatenamento mirabile e impossibile


a contestarsi. La legge fa strada all'evangelio il succedersi di :

Mosè e dei patriarchi lorma una catena sola con Gesii Cristo:
essere aspettato, venire, essere riconosciuto da una posterità che
durerà quanto il mondo, ecco il carattere del Messia in cui cre-
diamo. Gesìi Cristo è oggi, era ieri, e dura nei secoli (i). » La
sola chiesa cattolica pertanto può insegnarci con tutta certezza i
fatti della sua storia, e la significazione di cotesti fatti.
(4) Discours sur 1' histoire universelle, c. 31.
42 PREFAZIONE
Lo Sgraziato che non credesse né a Dio né alla sua provi-
denza non potrebbe pur concepire l'idea di una storia univer-
sale. Ogni cosa essendo per lui priva di causa, di regola e di
scopo, non è capace di comprendere la causa e le conseguenze
di qualsiasi evento. Non credendo al fatto piìi lampante che tutto
il genere umano gli attesta, cioè l'esistenza di Dio e della sua provi-
denza, come mai potrà ammettere un altro fatto qualunque? come
mai annodare parecchi fatti fra loro, scoprirvi una causa, un'in-
telligenza, in una parola, una storia? la sola storia di cui sia ca-
pace è il silenzio, è il nulla. —
Dunque non avvi storia possibile
^

senza la fede in Dio e nella sua providenza.


Ma chi crede alla providenza divina riguardo al genere umano,
se vuol essere consentaneo a sè stesso, deve pur credere alla chiesa
cattolica. Imperocché oltre all'abbracciar essa tutto l'orbe, oltre
all'esser la porzione intelligente dell'umanità ed all'aver essa ,

vissuto tutti i secoli, essa sola e nel vecchio e nel nuovo testa-
mento possiede una sequela di monumenti scritti, a cui nulla
trovasi nel mondo di simile né per l'antichità né pel complesso.
Dunque la verità sta in lei, ovvero Iddio si beffò degli uomi-
ni: in altri termini, la verità trovasi nella chiesa cattolica, o
Iddio non esiste.
In quanto a noi con fede e con amore abbiamo interrogato
questi monumenti. La chiesa cepresenta in tre lingue, stato
li

in certa guisa santificate sulla croce, l'ebraico pel vecchio testa-


mento, il greco pel nuovo, ed il latino autentico dell' uno e
dell'altro, conosciuto sotto il nome di volgata. Sul modello e
colla scorta dei padri più dotti della chiesa e degli interpreti ,

più cattolici li abbiamo interrogati in ciascuna delle tre lingue.


Dove la chiesa non ha fissato il senso essa medesima, seguim-
mo nella traduzione quel testo che ci parve più acconcio a ri-
battere l'errore ed a confermare il vero (1).
I fatti in questa guisa constatati dietro la scrittura ci serviroa

di norma per rintracciarne le vestigia negli scrittori profani,


nelle tradizioni dei popoli antichi, e nelle scoperte della scienza
moderna, affine di far servire l'errore a scabello della verità.
In quanto alla dottrina della chiesa che puossi dire l'anima
,

della sua storia, e che ci servi parimente per sceverare quanto


vi ha di vero, di falso, di tollerabile in tutte le dottrine umane,
sia che appartengano ai tempi antichi, sia ai moderni, ecco co-
me abbiam creduto di poterla meglio comprendere:
La chiesa regno di Dio in questo mondo, quantunque non
,

appartenga al mondo, é simile ad un piccolo granello, che get-


(i) Sempre quando l'autore segui il senso della /'o/^ra/ct, ci siam serviti della traduzione
di monsignor Martini. Editore.
PREFAZIONE 43
tato in terra, attecchisce, cresce, diventa un albero. Il germe sta
nel granello, e l'albero nel germe, con dimensioni alcuna volta
impercettibili. Per conoscere la natura d'un albero, l'indole del
suo legno, del sugo, dei frutti, fa mestieri considerarlo non so-
lamente nel suo stato di granello e di arbusto, ma ancora e spe-
cialmente nel suo stato di albero perfetto; conciossiachè, quanto
era da prima impercettibile, diventa palpabile collo svilupparsi.
Altrettanto avviene della chiesa e della sua dottrina. Per ben co-
noscerla è d'uopo studiarla non solamente nel suo nascere, e
nella sua adolescenza, ma ancora e specialmente nella sua età
virile, quando comincia a generare a Dio non più solamente
individui, ma nazioni intere. Ciò che era germe in un secolo,
si sviluppa e giganteggia in un altro ciò che prima si credeva
;

oscuramente, diventa poi insegnamento pubblico. Noi partimmo


dunque dallo stato attuale della dottrina e del governo della chie-
sa per valutare l'evoluzion progressiva in ciascun secolo di que-
sta dottrina e di questo governo.
Gli scrittori protestanti che compilarono storie ecclesiastiche,
camminarono per istrada tutto opposta.
Tutte le storie tanto ecclesiastiche, che universali, lavorate
dai protestanti, ridotte alla loro più semplice espressione, non
dicon mai altro, fuorché: « Iddio creò il mondo con un'ammira-
bile sapienza; appena mondo
è creato, tutto va in iscompiglio
il

per dell'uomo. Viene annunziato un sal-


la rivolta degli angeli e
vatore , che riparerà ogni cosa questi è il Figliuol di Dio ; ei
:

\iene dopo quattro mila anni; insegna e si conduce con una sa-
pienza veramente divina. Tuttavia appena è scomparso, la sua
I

opera si sconcerta di secolo in secolo la sua religione va cor-


,

rompendosi, fintantoché giugne la riforma d'Alemagna, che ri-


forma per sempre il capo d'opera di Dio e del suo Figlio, in-
segnando a tutti che ciascuno deve pigliar norma da sé mede-
simo, e tale é la civilizzazione finale della Francia, dell'Europa,
dell'universo intiero »
Però la parola Dio é spirito e vita. Ei disse al figlio di
di
Giona : « Tu sopra questa pietra edificherò la mia
sei Pietro, e
chiesa, e le porte dell'inferno non avranno forza contro di lei.»
A lui ed a tutti gli altri discepoli ripetè « Ecco che io son con
:

voi per tutti i giorni sino alla consumazion dei secoli.» Questa
parola parti dalla bocca di quel medesimo il quale disse: « Sia
fatta la luce, e la luce fu fatta,» e la luce continua. Dunque egli
è colla sua chiesa sino consumazion dei secoli è con lei
alla ,

tutti i giorni. Con lei ne' primi secoli, con lei nell'età di mezzo,
con lei oggigiorno. Essa non va soggetta ad oscuramenti, per-
chè colui il quale è la luce si trova con lei tutti i giorni.
44 miTAZIONE
Dire 0 supporre il contrario, è un caliinniarc la parola di Dio.
La providenza sta oggi dando una bella lezione a coni ti-
tolici. Alcuni per pregiudizi di nazione o di politica ponsarcmo
aver diritto a censurare i papi, i concili, dottori, in uii.i pa-
i

rola, la chiesa del medio evo, come quella che avrcl»ÌM3 ohhlijla
e disconosciuta la dottrina e gli esempi dei primilivi fedeli, e
fomentati principii di rivolta ed anarchia. Oggidì proloslanli e per-
sino increduli riconoscono e confessano chiaramente che papi i

ed i concili del medio evo furono i salvatori dell'umanità, c


fecero sulla terra trionfar la giustizia e la morale, ossia la legge
impariamo almeno dagli estranei ad o-
di Dio. Figli della chiesa,
norar madre, ed a non piìi farle un rimprovero de'suoi
la nosti a
benefizi medesimi!
11 primo motivo che ci fece metter mano a questo lavoro fu

la brama di giustificare la chiesa cattolica ,


apostolica , romana
contro leaccuse che le muovono alcuni de'suoi propri figli; di
rettificare perciò i fatti ch'essi hanno alterato, di addurre i docu-
menti che hanno soppressi, e ribattere le calunnie che han messo
in corso. Avevam sulle prime cominciata questa storia da Cesidi Cri-
sto, ma ben tosto ci avvedemmo, che a presentare la religione,
la chiesa di Dio in tutta la sua maestà, e farla trionfare di tutte
le obbiezioni dell'incredulità e dell'eresia, di tutti i pregiudizi
di nazione, ed in particolare di certi falsi sistemi di filosofia
era mestieri abbracciare tutti i secoli. A questo studio pertanto
consacrammo la nostra vita, ed il lavoro che pubblichiamo non
ha altro scopo.
In quanto al disegno ed all'andamento di questa storia, ed anche
rispetto allo stile in generale, abbiam preso per modello gli storici
dell'antico e del nuovo testamento tra i sacri, e tra i profani E-
rodoto, Senofonte ed anche Omero: gli uni e gli altri furon letti e
riletti nella loro lingua originale. Il complesso dell'opera dà a
divedere l'operare della divina providenza sopra l'umana famiglia
nel suo progressivo sviluppo; ogni volume contiene un periodo di
questo sviluppo, ogni libro una fase di questo periodo. Abbiam cer-
cato di tradurre, per quanto era possibile, alla lettera gli autori
originali, affinchè il lettore potesse afferrare non solamente la
sostanza dei fatti, ma anco la fìsonomia dei personaggi e delle
epoche, non temendo nel tempo stesso di ripetere certe verità
della massima importanza, troppo poco valutate, come per e-
sempio ciò che la chiesa insegna sopra la grazia divina e la na-
tura umana, semprecliè l'abbiam creduto necessario per rag-
giungere il principale scopo del nostro lavoro.
Oltre la dottrina ed il governo della chiesa cattolica, ci siamo
particolarmente applicati a far conoscere le persone e le opere
PREFAZIONE 45
sante che questa chiesa ha prodotto e non lascia di produrre; ed
affine di completare questo complesso di cose, abbiam collocato
secondariamente un giudizio sotto il punto di vista cattolico di
tutte le filosofìe antiche e moderne di qualche conto, aggiun-
gendo infine una storia cattolica delle principali nazioni dall'im-
pero di Babilonia fino alla repubblica francese del 1848. Il con-
catenamento di ciascuna di queste storie trovasi indicato nell'in-
dice generale in fine dell'opera.
Rispetto alla dottrina, abbiam preso per regola costante, come
abbiam dichiarato eziandio nella prefazione alla prima edizione,
non la nostra persona, nè qualunque altra siasi, e neppure la no-
stra patria, ma la chiesa di Dio, la chiesa cattolica, apostolica,
romana. Sulla norma delle dottrine della s. sede abbiam giudi-

cato i fatti, le persone e le particolari dottrine; ed altro non


chiediamo per noi se non che di essere esaminati e giudicati col-
la slessa regola. Non abbiamo attacco alcuno per checchessia, tran-
ne per Dio e la sua chiesa; non idea fissa, eccetto le sue deci-
sioni, gelosi ad un tempo di lasciare alle opinioni tutta la esten-
sione che la chiesa medesima accorda.
In quanto all'aver maggiori o minori riguardi per certe epoche
0 certe storiche notabilità, ecco la regola che ci siamo proposta,
e dalla quale abbiam creduto di non poterci scostare. Ai nostri
occhi la storia universale della chiesa cattolica è il giudizio pro-
nunziato da Dio in prima istanza sull'umana famiglia: ora il pri-
mo carattere di questo giudizio essendo la verità, senza riguar-
do ad epoca, a nazione o a persone, ne viene che se vi sono cir-
costanze attenuanti o aggravanti, formano parte anch'esse della
stessa verità. Noi crediamo che il lettore nella storia altro non
j

cerchi che la verità. — nuova edizione combatteremo


In questa
più direttamente gli errori moderni, condannati dì recente dai
concili provinciali di Parigi, di Reims e altrove.
La pi'ima edizione stampata in 1500 copie, poi in 2700, fu
esaurita prima che fosse terminata, nonostante una contrafla-
zione nel Belgio; e l'abate Brown-Barris già ministro anglica- ,

no, ora cattolico, stava per pubblicarne in Londra una traduzione


in lingua inglese, che fu poi sospesa per malattia del traduttore.
Numerosi incoraggiamenti ci sono pervenuti , ed anche da
parti inaspettate. — L'arcivescovo dell'Oregon ha chiesto una co-
pia dell'opera per tradurla nelle diverse lingue della sua nuova
provincia ecclesiasticaun vescovo 'del Tonchin ci mandò in
;

contrassegno d'amicizia e di comunione un crocifisso d'avorio


intagliato dai cristiani del paese, accompagnandolo con le Vite
di S.Atanasio e di s. Basilio, tratte da questa nostra storia, e tra-
dotte da lui in tonchinese per edificazione de' suoi neofiti. Mon-
46 PREFAZIONE
signor Masson, pel cui mezzo abbiam ricevuto le sopra citate te-
stimonianze, vorrà permetterci, speriamo, di attestargli qui pub-
blicamente la nostra affettuosa gratitudine.
Un altro incoraggiamento assai più prezioso è quello ricevuto
dal dotto ed illustre cardinale Mai, prefetto della congregazione
dell'indice, al quale la nostra storia era stata denunziata in con-
seguenza degli appunti a lei fatti da un giornale di Liegi che
avea cominciato col farne l'elogio. Il marchese di iNarp, conosciuto
e stimato da tutti i cattolici di Francia, ci scriveva da Roma
il 6 febbraio 1846: « Sono pure stato dal cardinale Mai, come

di tutti il più importante, essendo presidente della congre-


gazione dell' indice, ed egli dopo avermi con ogni affabilità ac-
colto, mi disse: Mi è noia ogni cosa: mi furono mandati
gli appunti, li ho letti, e non ho trovato nell'opera del rispet-
tabile abate Rohrbacher cosa che meriti il menomo biasimo :
ditegli da parte mia che stia tranquillo : ho scritto al vescovo di
Liegi onde faccia in modo che cessi ogni molestia: fategli corag^
gio, e incitatelo a dar Vultima mano al suo lavoro, del quale
conosco tutta V importanza. Leggerò quanto mi avete recato:
ma ripetetegli che non abbia veruna inquietudine : entri pure in
corrispondenza col vescovo di Liegi, perchè lo troverà ugualmente
ben disposto in suo favore. » 11 marchese di Narp scriveva an-
cora in una lettera del 16 febbraio 1847: « Il cardinale Mai
mi ha parlato con grand' interesse della mirabile opera del no-
stro caro abate Rohrbacher : Io seguito a leggerla, mi ha detto:
sarà presto finita? — Credo quanto prima, replicai. — Tanto me-
glio, riprese; ora non avrà più molestie, poiché ho scritto al
vescovo di Liegi onde faccia cessare ogni disturbo , e se la intenda
con lui: fin ora non ho trovato nulla da biasimare. — Mi auto-
rizzate a dirglielo. Eminenza? — Si, fatelo pure, e ripetetegli che
stia tranquillo. — Vostra Eminenza permetterebbe di far cono-
scere al pubblico le parole d' incoraggiamento che si degnò pro-
nunziare in di lui favore? — Ditegli che lo può fare.
Tali incoraggiamenti, dopo Dio, ci hanno sostenuto nell'ar-
duo sentiero seminato di ostacoli e di prove d'ogni genere; osta-
coli e prove sorte più specialmente dall'avere altamente dichia-
rato di volerci regolar unicamente sulla norma delle dottrine
della santa sede, ad esclusione d'ogni altra. Ma per divina mi-
sericordia queste medesime prove hanno servito a farci meglio
conoscere gli uomini e le cose, e ad accrescere la nostra devo-
zione alla chiesa cattolica ed al suo capo.
Tuttavia siamo ben lontani dal credere che il nostro lavoro sia
scevro affatto di mende; tanto più che noi stessi vi abbiam trovato
molte cose da rettificare ed altre ci furono indicate da veri e
,
PREFAZIONE 47
dotti amici; cosicchéper migliorare quanto era possibile la nuova
edizione, siam venuti a stabilirci in Parigi, onde profittare più
facilmente delle dotte collezioni che altrove non potevamo ritro-
vare, e udire il parere di personaggi, i cui lumi servono ed ono-

rano fede cristiana e cattolica. Nelle collezioni romane dell'il-


la
lustre cardinale Mai abbiam trovato infatti molti documenti nuovi.
L'abate Faillon dotto scrittore della congregazione di s. Sul-
,

pizio, ci ha dato preziose indicazioni sulla prima predicazione


del vangelo nelle Gallie. Il sig. Bonetty, fondatore degli Annali
di filosofia cristiana, ci ha porto il destro di esaminare più da

vicino tutto ciò che si riferisce all'apostolato di s. Frumenzio


nell'Indie. signor Drach, rabbino convertito, e autoredi molte
Il

e dotte opere, ci ha fatto conoscere notevoli miglioramenti per


la migliore intelligenza della santa scrittura. Il sig. Luigi Veuil-
lot si è preso l'incarico di rileggere il nostro lavoro, volume per
volume, e di notarvi le correzioni letterarie. Altri amici ancora
ci hanno promesso i loro aiuti, particolarmente per rettificare

e completare i due ultimi volumi; e tra questi contiamo lo stesso


abate Caillau, nostro severo critico nella Bibliografia cattolica,
col quale, dopo alcune spiegazioni da ambe le parti fummo ,

convinti che nella sostanza siam pienamente d' accordo. Farem


dunque in modo che in questa edizione i passi che dieder luogo
a dubbi siano più chiaramente espressi.
Parve a certuni che noi, nel riepilogare la dottrina dei padri e
- dei teologi, eccedessimo sul grado di cognizione che avevano i pa-
gani del vero Dio: ma per tranquillare ognuno, abbiam soppresso
ciò che su quell'argomento noi dicevamo nel secondo libro, riem-
piendo quella lacuna con quanto disse sullo stesso soggetto nella
sua Teologia dogmatica un prelato di Francia distinto per dot-
trina e dignità, vogliam dire monsignor arcivescovo di Reims.
Fumino da altri biasimali per aver parlato qua e là dell'origine
del potere temporale: ma lo abbiam fatto perchè, essendo tal qui-
stione ora molto agitata, ed avendo esaminato ciò che i padri e i
dottori della chiesa insegnano su questo riguardo, abbiam dovuto
convincerci che dalla dottrina comune a tutti i padri, compresovi
Bossuet, Fenelon e Massillon, ricavasi che la sovranità temporale
viene ordinariamente da Dio per mezzo del popolo, nel senso,
né più né meno, in cui la intende monsignor Parisis nella sua
opera La democrazia rimpetto aW insegnamento cattolico. Non
vogliam già dire che il popolo sia la sorgente prima della sovra-
nità, ma si il canale per cui Dio la comunica, quando non è al-
trimenti costituita. Platone disse che Dio governa le cose umane
colle circostanze e colla sorte ora il consenso del popolo per
:

istabilire la sovranità noi lo crediamo una di queste circostanze.


48 PREFAZIONE
Tre forme di governo noi distinguiamo con Platone e Cicerone;
Quello cioè di un solo, quello di pochi, e quello del maggior nu-
mero: diciam pure con essi, che tutti e tre sono buoni, quando la'
legge è veramente osservata ma che quando non lo è, tutti tre ;

degenerano in tirannide. Platone e Cicerone, ma specialmente


quest'ultimo riconosceva un quarto governo, infinitamente pre-
feribile agli altri, come quello che riunisce i vantaggi di tutti
senza i loro pericoli, e consiste nella monarchia' temperata dagli
elementi aristocratico e democratico.
« E questo è appunto il governo della cattolica chiesa, poi-
ché sotto lo scettro del monarca eterno ed invisibile. Gesù Cri-
sto sta un monarca visibile e mortale, qual è il suo vicario
,

il papa che ha da lui ricevuto il pieno potere di pascolare e


,

guidare la chiesa universale. Per mezzo di esso altri principi


e pastori, chiamati a parte delle sue sollecitudini, ricevono chiese
particolari a governare, non come vicari o luogotenenti, ma come
principi e veri pastori. Finalmente nè il papato, nè l'episcopato,
né il semplice sacerdozio è ereditario, ma tutto si recluta tra il
popolo, che è l'umanità cristiana, tantoché 1' ultimo può divenire
il primo. » Ecco quanto sosteniamo con Bellarmino (1).

Parlando più innanzi di \ristotele noi diciamo: « Egli distingue


tre specie di governi, il regio, l'aristocratico, e il democratico, se-
condoché un solo governa, o pochi, o il maggior numero. Tutti etre
sono buoni e legittimi quando si propongano l'utile comune e non
l'interesse particolare dei governanti; ma allorché accade il con-
trario, si corrompono e degenerano tutti e tre, il regio in ti-

rannia, l'aristocratico in oligarchia democratico in demago- , il

gia. Di queste tre forme, il regio pare a lui il migliore, pone


quindi l'aristocratico, ed in ultimo il democratico, aggiun-
gendo però che la corruzione del regio, allorché degenera in
tirannia, gii appare la peggiore di tutte, mentre quella della
democrazia é secondo lui la più moderata. Comunque però que-
ste tre forme di governo sieno buone e legittime in sé stesse,
non bisogna credere che tutte convengano a tutti, poiché vi sono
popoli naturalmente realisti, altri naturalmente aristocratici, ed
altri infine naturalmente democratici, secondoclié il carattere
naturale gì' inchina a sopportare piuttosto l'una che l'altra di
quelle forme.
j) La democrazia legittima degenera in demagogia ,
quando
ciò che v'ha di più basso nel popolo, quanti non posseggono
beni di fortuna e meno ancora vinù, vedendosi in maggior
numero si lasciano trascinare dagli adulatori a spogliare e ti-

ranneggiare gli altri. Perché il popolo altresì è un monarca,


(i) De Rom. Pontif , 1. ^, c. 3.
PREFAZIONE 40
non individuale, ma collettivo. Epperciò vuol pur egli farla da
monarca: regnar solo senza leggi, e da despota. Piglia il fare e
le maniere dei tiranni: par di cotestoro ha pur egli i suoi
al
adulatori chiamati demagoghi
cotesti adulatori crescono in
:

potenza e ricchezza perché il popolo dispone di tutto , ed essi


dispongono dell'opinione del popolo ». Ecco quanto diciamo e
pensiamo con Aristotile (1).
Non che riconoscere in nessun popolo come in nessun re la
facoltà di cambiare la vera religione, la vera morale, la vera giu-
stizia e la vera società, diciamo altrove con Cicerone: «Laverà leg-
ge è la sana e retta ragione conforme alla natura; legge sparsa in
lutto l'uman genere; legge costante ed eterna, che richiama al
dovere co' suoi precetti, che allontana dal male colle sue inibi-
zioni, e che, 0 proibisca o ordini, è sempre obbedita dagli uo-
mini dabbene e disprezzata dai malvagi. Sostituire adunque a
questa un'altra legge é empietà, non che il derogarvi o l'abro-
garla. Niuno può essere sciolto da quella né dal senato né dal
popolo, e non ha bisogno di venir interpretata o spiegata, poi-
ché non può esservi una legge a Roma, un'altra ad Atene, nè
un'altra ora, un'altra poi; ma una stessa legge eterna immuta-
bile reggerà tulli i popoli in ogni tempo, e Itfdio che ha fatto,
manifestato e promulgato questa legge, sarà il suo padrone co-
mune ed il sovrano monarca di tulli: chiunque ricuserà d'obbe-
dire rinnegherà sé stesso, e rinunziando con ciò solo alla na-
tura umana, subirà gravi pene, quand'anche sfugga ai supplizi su
questa terra.
» E come, soggiungiamo noi, non riconoscere oggidì tutto que-
sto nella chiesa cattolica.^ società di Dio cogli angioli e cogli uomini
che lo somigliano; società, il cui sovrano monarca è Dio, il suo Cri-
stOj il Santo per eccellenza; società la cui legge non è altro che la
ragione divina, l'eterna sapienza che ha crealo l'universo e lo
governa; società che abbraccia con forza da una estremità all'altra,
e dispone tutto con dolcezza; legge vera, non soggetta ad infles-
sibili formose, nè sepolta in una morta scrittura, ma vivente e
signoreggi&nle per mezzo della parola legge una, santa, uni-
;

versale e perpetua sotto Iddio onnipotente, fuor della quale non


esiste società propriamente detta, perchè in quella soltanto tutti
gli spirili sono uniti nella slessa verità, tutti i cuori nella carità
medesima, tulle le volontà nella speranza di raggiungere gli
stessi beni; beni eterni, immutabili, beni comuni a tulli, e nel
tempo stesso propri di ciascuno; beni che tutti e ciascuno pos-
sono possedere interamente, a posseder i quali una sola regola
basta a tutti, cioè la stessa divozione verso Dio, la stessa giustizia
(^) Nel libro vigesimo.

Rohrbacher Voi. I. 3
50 PREFAZIONE
verso prossimo, e la stessa purità verso sé medesimi. Posti ora et
il

confroQto con questa grande comunione umana, come la chiama


Platone, con questa società universale, che solo ha per iscopo di-
retto gl'interessi comuni a tutti gli uomini, quelli che chiamansi
popoli e nazioni non sono altro che associazioni locali , unico
scopo delle quali sono gli interessi materiali e particolari. Le leggi
che vengono fatte a tal fine, non sono leggi propriamente dette, ma
semplici regolamenti, poiché, dice Cicerone, ciò che decretano i
popoli, secondo i tempi e le circostanze, riceve il nome di legge
più per adulazione che per realtà: quanto ai decreti ingiusti,
egli aggiunge, non meritano il nome di leggi, più di quello che
10 meritino gli accordi de' masnadieri. Platone tiene lo stesso lin-
guaggio (1). »
Qualcuno ci ha inoltre rimproverati di subordinare il temporale
allo spirituale: ma ripeteremo qui in due parole tutto ciò che noi
diciamo e pensiamo a tal riguardo. Nella nostra qualità di catto-
lici romani, noi crediamo colla chiesa nostra madre clic l'obbedien-

za al governo temporale sia cosa che riguardi la coscienza, e con-


seguentemente allorché sorge dubbio, tocchi alla chiesa mede-
sima a guidarci. Guidati appunto da questo principio l'arcive-
scovo di Parigi ed altri cattolici di Francia,consultarono nel
1830 la santa sede per sapere se potevano e dovevano ricono-
scere il nuovo governo. Un cattolico farà sempre cosi, poiché [[
negare che chiesa sola debba dirigerci nella via della salute,
la
è lo stessoche cessare di esserlo; come il negare che l'obbe-
dienza ad un governo temporale interessi la coscienza, é non
solo smentire la chiesa ed il vangelo, ma è altresì un rovinare
tutti i fondam.enti dell'umana società. Di fatti se l'ordine poli-
tico é indipendente dalla religione e dalla morale, se nessuno è
tenuto in coscienza ad obbedire, ecco 1' anarchia stabilita per
principio: se un affare qualunque, perché politico, non dovesse
interessarla coscienza, l'assassinio politico del buon Luigi XVI diver-
rebbe un atto innocente. Non ammettiamo dunque le conseguenze,,
perché non ammettiamo il principio.
Non vi è stata epoca al mondo in cui siasi tanto parlato, come
oggidì ,della libertà dell' uomo ma regna sempre un grande
;

equivoco su questa parola. La chiesa cattolica sa ed insegna che


Dio ha creato l'uomo col libero arbitrio, affmché potesse scegliere
la verità in luogo della menzogna, il bene invece del male, salvo
11 subir la pena competente se fa il contrario. I gridatori di li-
bertà invece, col dire che l'uomo é libero, insegnano che egli è
sciolto da ogni vincolo, che non vi ha legge pel suo spirito, e
conseguentemente per la sua volontà né per le sue azioni; final-
H) Libro VII (li quest'opera.
I

PREFAZIONE 51
mente che egli medesimo è la sua legge e la sua regola: dal che
deriva, per le società politiche, l'alternativa inevitabile o di
un'anarchia o di un dispotismo sfrenato.
La bontà infinita di Dio ed il libero arbitrio dell'uomo stanno
ad immense profondità. Dio essendo infinitamente buono, ha
voluto procurare all'uomo il suo maggior bene possibile, e pro-
curarglielo coi mezzi più efficaci altri direbbero anche, ha do-
;

vuto. Ora qual è il maggior bene possibile dell' uomo ? Non è


forse una felicità meritata ? E per meritarla non è necessario
esser liberi? Dunque per procurare all'uomo il maggior bene
possibile Dio dovette crearlo col libero arbitrio; benefizio in-
calcolabile, perché può darci la maggior felicità possibile.
Ma insieme a questo bene, il vero male, l'abuso cioè del bene,
è necessariamente possibile. Ed allora che poteva fare Iddio per
allontanarci da quest'abuso, e condurci ad usar bene quella ne-
cessaria libertà? Non potendo violentarla, onde non distruggerla,
la favori con motivi ed allettamenti. Ora quali sono i motivi più
potenti ? quelli che ci ha messi dinanzi, la vita e la morte, il pa-
radiso e l'inferno, affine di trarci verso la virtù coU'eterna feli-
cità, ed allontanarci dal vizio coll'eterno dolore. Ecco la base fon-
damentale della vera società, della società di Dio cogli uomini e
degli uomini con Dio.
L'universo è stato creato per due fini, il primo e precipuo
dei quali è la gloria di Dio colla manifestazione delle sue perfe-
zioni infinite ; il secondo l'eterna felicità delle creature libere :

dipende questo dalla volontà delle creature medesime, mentre


tutte, vogliano o no, contribuiranno al primo, vale a dire a ma-
nifestare eternamente le adorabili perfezioni di Dio; la sua magnifi-
cenza nel ricompensare la virtù fedele la sua misericordia nel
;

perdonare al pentimento; la sua giustizia nel punire la colpa im-


penitente ; la sapienza e la potenza infine, che fan servire alle

sue mire gli stessi ostacoli. Tutto dal lato di Dio sarà bene, per-
fino il male o il peccato della libera creatura, perchè quel pec-
cato e quel male sarà o espiato dalla medesima o punito dal
,

Creatore; e un peccato espiato o punito non è altrimenti un dis-


ordine , ma il ritorno eterno dell'ordine, cioè il bene. Allorché
dunque nell'eternità potremo contemplar Iddio ed il complesso
delle opere sue, ripeteremo eternamente « Tutto stava benissi-
:

mo, ed era ottimo, tutto è ottimo, e sta benissimo. »

La bontà infinita di Dio ed il libero arbitrio dell' uomo sono


insegnati dalla chiesa cattolica, e solamente da essa : Maometto,
Lutero, Calvino, Giansenio danno un'idea affatto opposta e del-
l'uomo e di Dio.
Secondo il falso profeta della Mecca tutto accade per una fa-
52 rr.EFAzioNE

tale necessità Tuomo non ha libero arbitrio Dio orj»ora in noi


; ;

le buone e le male azioni, cosicché punisce nei callixi io colpe


che ei medesimo commise in loro. A chi protestava contro <|uo-
sta bestemmia Maometto dava per tutta risposta K un niisieio : I

sì, è vero,mistero di Satana l'autore di tutti


il mali, r.hb \iiol i

far cadere tutte le scelleraggini su Dio stesso autoio di ogni bene.


Lo stesso mistero d'empietà si scorge nel luteranismo. Stando
al falso profeta di Vittemberga, ed a quel della Mecca, tutto
'
accade all'uomo per un'inevitabile necessità; non esiste il libero
arbitrio Dio fa in noi il male ed il bene, e ci punirà non solo
;

del male che non avrem potuto evitare, ma anche del bene che
avremo fatto (1); nel che Lutero la vince d'assai sopra Maomet-
to, il quale mai non disse che Dio punirebbe il bene medesimo,
nè che le buone opere fossero peccati.
Calvino, nel suo libro óeìVLisUtuzione cristiana^ insegna i me-
desimi empi dogmi di Lutero e di Maometto, e tra le altre cose
dice, che i reprobi sono inescusabili, quantunque non possano
evitare il peccato, e che questa necessità loro viene da Dio; che
Iddio loro parla, ma per renderli vieppiù sordi, loro invia rimedi,
ma affmchè non sieno punto guariti (2).
Cosicché il Dio di Lutero, di Calvino e di Maometto é Fautore
e l'approvatore di tutte le colpe, opera in noi il male senza che
possiam evitarlo, e poi ci punisce nel tempo e nell' eternità in ;

una parola é un Dio che gli atei avrebber ragione di negare,


e così la religione di quei grandi riformatori é peggiore del-
l'ateismo (3).
11 giansenismo anch'esso non é altro che un calvinismo ma-
scherato, poiché Giansenio, come Calvino, insegna che 1' uomo
decaduto non è piìi libero di sé, che fa il male per necessità,
e che pure Dio lo punisce con giustizia. In sostanza Giansenio,
Calvino, Lutero e Maometto sono una medesima cosa, ed ispirati
dal pensiero medesimo di negare all'uomo la libertà, e di fare
Iddio autor del peccato, o direm meglio, per negare il vero Dio,
il Dio essenzialmente libero, il quale creò l'uomo a propria ima-

gine, ed al suo posto farci adorale il primo de' falsi dei, Satana,
l'angelo decaduto, il quale non possiede libero arbitrio fuorché
pel male.
In ultima analisi questo é il pozzo d'abisso tuttor aperto, dondeV
sbucarono e sbucano incessantementel'empietà eia corruzione mO'
derna, affine di trascinare gli uomini a rinnegare Iddio, e precipi-
tarsi senza rimorso nella malvagità. Imperocché come mai cre-
dere, come amare, come non odiare anzi un essere che ci jmnisce
del male che non abbiam potuto evitare, del male che egli me-
(4) De lib. arbitr (2) Instil., 1. 3, c. 23 et 24. (5) Bossuel, Variai., I. 2, n. 155.
PREFAZIONE 53
desimo opera in noi? se noi non possediamo libero arbitrio, se
facciamo il male per necessità, se è Iddio medesimo che opera
in noi questo male senza che pur siam liberi a non consentirvi,
abbandoniamci pur senza pena al male; le azioni pii^i inique di-
ventano azioni divine. Tale é la sostanza della riforma di Mao-
metto, di Lutero e di Calvino in riguardo a Dio ed all'uomo, alla
fede ed alla morale sostanza satanica che s'infiltrò più o meno
:

nella filosofia, o nelle filosofie moderne.


Tale è disegno e tale
il il lavoro infernale dei gnostici antichi
e moderni, contro i quali ci premunisce nella sua seconda epi-
stola l'apostolo s. Pietro. Il loro nome significa illaminati. Tutto
consiste, secondo loro, nella scienza: la fede e la virtù nonson che
pel volgo. Considerandosi più sapienti degli altri rinnegano Gesù
Cristo come signore e dominatore supremo; la felicità della loro
vita consiste nella voluttà : i loro occhi sono pieni d'adulterio e
d'incessanti cupidità: attraggono a sé le anime vacillanti: il loro
cuore è esercitato nelF avarizia. Tenendo discorsi pieni d' orgo-
glio e di vanità adescano per mezzo delle impure passioni della
carne queglino che non si allontanano che per metà da coloro
che son nell'errore. Promettono loro la libertà mentre sono servi
essi stessi della corruzione. —
Questi tocchi dipingono a meravi-
glia tanti seduttori moderni i quali pervertono i popoli, li spin-
gono alla distruzione della proprietà e della famiglia sotto il no-
me di comunismo, di socialismo, falansterio ecc., come seta su-
prema felicità dell'uomo consistesse nella rapina e nel liber-
tinaggio.
E impossibile dimostrare un più profondo disprezzo per l'uo-
mo quanto il proporgli, e questo a note tonde, di organizzarsi
in bande di saccheggiatori o di libertini quivi trovarsi il punto
;

culminante della perfezione e della felicità umana. Non è questo


un abbassarlo al di sotto del bruto, cosi in ordine allo spirito,
come al cuore ? Pure questa è l'opera dei profeti del comunismo,
del socialismo, del falansterianismo, e specialmente di questi ul-
timi. Il falansterianismo non è altro se non che una contraffa-
*
«zione del paradiso di Maometto. Vergogna al secolo ed al paese,
in cui colali predicazioni han trovato eco fin tra gli allievi ed i

professori della pubblica istruzione !

Il comunismo o socialismo francese è la riproduzione del comu-


nismo tedesco degli antichi anabattisti di Turingia e di Westfalia.
Ne fu capo Muncer, discepolo di Lutero. La plebe di Mulhausen
credendolo, sulla parola di lui, un profeta, nominosselo giudice,
cacciò via i magistrati e mise in comune i beni. Muncer accese
la sedizione nella maggior parte dell'Allemagna. Iddio, diceva
egli, aveagli ingiunto di sterminare tutti i tiranni, e di fare go-
54- PIIEFAZIONE

vernare i popoli da galantuomini, vale a dire da anabattisti. Al-


lora prese ad avvampare una guerra tremenda. I prigioni erano
appesi lunghesso le vie, o perivano di spaientevoli supplizi: pa-
recchie città furono disertate, e messe a fuoco e fiamma. Mcnzel,
storico protestante, fa ascendere a cento mila le vittime di que-
st'insurrezione. Muncer, preso e messo alle strette, dichiarò che
lo scopo della sua impresa era stabilire l'uguaglianza fra cristiani, i

ed espellere o massacrare i principi ed i signori che negassero di


accedere alla confederazione. Predicava sovra tutto la comunanza
dei beni, e la divisione di ogni cosa fra tutti, secondo le occasi@ni
ed i bisogni; poiché, diceva, sei luterani non facevano altro che
vessare preti ed i frati
i sarebbe stato meglio che se ne fos-
,

ser rimasti tranquilli. Queste cose avvenivano nel 1525. Gli


anabattisti rivoluzionari non perirono già allora raccoltisi da
:

ogni parte della Germania in Munsler nella Weslfalia, vi fonda-


rono uno slato, sotto la denominazione di falansterio. Fra i loro
sedicenti profeti eravi un certo Rothman prete apostata, Gio-
vanni Bockels sarto, e poscia oste a Leida, e Giovanni Malhison
pristinaio di Harlem.. Bandirono dalla città quanti non la pensa-
van con loro, confiscarono i beni degli emigrati, ordinarono di
recare al palazzo di città tutto l'oro e l'argento, in moneta o no,
con tutti i gioielli delle donne. Il profeta Bockels destituì il
borgomastro elettivo Knipperdolling, e lo ridusse a farle funzioni
di boia. Sul cominciare del luglio 1534, annunziò che i santi di
Munster, egli ed i suoi, dovevano, suU' esempio dei patriarchi e
dei re dell'antico testamento, pigliare piìi mogli. Bockels pri-
mo ne diede l'esempio, che non mancò di venire accollo. Al-
cune settimane dopo, per mezzo di un altro profeta, si fece di-
chiarar re per regnare su tutto l'universo, dominare su lutti gli
imperatori, re, principi, magnati, signori, ed occupare il trono
di Davide suo antenato, fino al momento che il Signore gli rido-
mandasse l'impero. In questa guisa l'antico sarto di Leida si a-
dornò di una corte magnifica, e mise su un harem di diciassette
donne. Una di queste avendo messa in dubbio la divinità della
missione di lui, ebbe mozza la testa. Lusso, voluttà, barbarie
furono gì' idoli del nuovo dominatore. Cotesto regno delia follia
e dell'impudicizia durò un anno intero. La Francia da questo
saggio può comprendere la bella felicità che le apprestano co-
lesti imitatori francesi del comunismo o socialismo tedesco.
Fin dal 4826 l'autore dell' Essai sur V indiffórcnce en maiiere
de religìon nel suo libro de la Religion considerée dans scs rap-
ports avec Vordre politique et civil nel capitolo sul romano pon-
tefice dimostrava le proposizioni seguenti Senza papa non vi
:

ha chiesa, senza chiesa non vi ha cristianesimo, senza crislia-


PREFAZIONE 55
nesìmo non ha religione, almeno per un popolo che fu già
vi
cristiano, e per conseguenza non vi ha società.» Qui ei deduceva:
((Puossi con tutta certezza predire, che se i governi non si uni-
j>scono strettamente alla chiesa, non resterà più in Europa
j) un trono in piedi. Quando verrà il soffio della tempesla {{),
sol
» di cui parla il Signore, saran portati via come la paglia arida

ì> e come la polvere. La rivoluzione annunzia in chiari termini


» la loro caduta e in questo punto non la shaglia essa ha viste :

i> giuste. Ma la sbaglia all'ingrosso quando crede di stabilirvi al


» posto altri governi, e con dottrine totalmente distruttive poter
» edificare qualche cosa di stabile, un nuovo ordin sociale. L'u-
ì> nica sua creazione sarà anarchia, e frutto delle sue opere
1'

» lacrime e sangue. » Queste parole scritte nel 4826 fanno tanto


più maravigliare in quanto che lo scrittore adoperossi per effet-
tuarle. Infedele alla sua vocazione di sacerdote, invece di un
soggetto di edificazione diventò un capo di demolizione.
L'anno medesimo in cui l'abate Lamennais vergava queste me-
morande parole noi ci stringevamo a lui per la difesa in comune
del papa e della chiesa, e al tempo stesso della società. Ma fin dal
1828 noi travedemmo in lui la tendenza che
per capovolgerlo
fini

nell'abisso. Volle in quell'epoca presentarci un sistema combinato


di filosofia e di teologia pei giovani di cui noi dirigevamo gli studi.
Ci rifiutammo a scriverlo; un altro lo scrisse; noi ricusammo di
servircene. Ecco la ragione. L'abate Lamennais invece di circoscri-
vere il significato di senso comune al complesso dei primi prin-
cipii della ragion naturale, e delle loro primarie conseguenze,
abusossi di- questo vocabolo vago per ideare, sotto il vocabolo
parimente presso lui vago di genere umano, una chiesa primitiva,
anteriore e superiore alla chiesa giudaica ed alla chiesa cri-
stiana, il che era un subordinare il giudaismo ed il cristiane-
simo al caos del paganesimo. Non solamente noi negammo di
scrivere un sistema di questa fatta, ma per ribattere e confutare
un tanto errore, calcando le pedate di Bossuet, e di s. Epifanio
abbìam dimostrato, che la sola chiesa cattolica riempie tutti i
secoli precedenti con ima successione che non può esserle conte-
stala; che sola la chiesa cattolica concentra in se V autorità dei
secoli passati, e le antiche tradizioni del genere umano fino alla
sua prima origine che fuori di questa chiesa non si trova alcun
:

complesso di verità, neppure una verità completa, ma solamente


qualche frammento, il quale proviene pur sempre da lei: final-
mente che per essa sola, in essa sola, col mezzo di essa sola i
popoli ed i re, la società umana tutta intera ponno trovar salute
anche in questo mondo..
0) Ps. ^o, 7.
56 PREFAZIONE
I capi della società umana, i re, i principi, i primi magistrati
non han sempre capita questa verità: anzi parevan più inclinati
a credere che essi non avesser tanto bisogno della chiesa quanto
la chiesa di loro. o rivoluzionari che hanno per iscopo
1 socialisti
diretto demolire la società attuale , e sostituirle associazioni a
lor modo, furon più astuti dei re, e dei principi. Nelle "com-
mozioni del 1848 le quali scossero tutti i troni, e scassinarono i
fondamenti sociali, i distruttori della società si riunirono spe-
cialmente con Roma, come pietra angolare dell'edifizio. In quel-
la gli stessi politici, gli uomini che non considerano le nazioni
e l'umanità fuorché sotto il rapporto degli interessi temporali ^
sentirono vacillare la base di ogni specie di governo, ed i mi-
nistri della repubblica francese, ed i migliori rappresentanti
del popolo parlando alla tribuna dell' assemblea nazionale ,
.proclamarono verità ammirande. (Il Ministro della repubblica co-
mincia):
» Qual è il compito che noi le diamo ( a Roma ), e ch'essa

» vuole , ed ha voluto in tutti i tempi.? non è quello della


» repubblica romana, di cui essa ben conosce la chimera, il pe-
» ricolo, l'impotenza, ma è il posto ch'essa occupa da diciolto
» secoli, e che noi vogliamo restituirle, quello cioè di capitale
» della repubblica universale, cristiana, quello di essere la prima
» città del mondo. Vogliam farne la seconda patria di ciascuno,
)) il paese nei quale ognuno, dopo il proprio, vive per l'intelli-
» gonza, pel cuore, per le simpatie; si, da diciotlo secoli tutti i
j) popoli son venuti a recarvi la loro pietra, il loro rispetto: la
j» polvere medesima è pregna di venerazione, del sangue dei
» Ecco quanto forma di Roma la
santi, degli eroi, dei martiri.
» città eterna, che cosa è Roma, ecco ciò ch'essa vuol
ecco
essere, ecco ciò che continuerà ad essere (i). »
ì>

II relatore della commissione parlamentare incaricato di esami-

nare la spedizion francese in Italia, disse a nome della commis-


sione: « Le potenze cattoliche si riunirono a Gaeta per concer-
tare il ristabilimento di un'autorità, che è necessaria all'uni-
ì>

» verso cristiano. In vero senza l'autorità del romano pontefice


» l'unità cattolica si scioglierebbe, senza questa unità il catto-
licismo perirebbe in mezzo alle sette, e il mondo morale già
j)

» cosi atrocemente scosso, resterebbe da capo a fondo scompi-

7> gliato (2). »

Un
diplomatico profondamente pratico di ciò che può mante-
ner la pace fra le nazioni, conchiudeva alla sua volta: a Io dico,
» che in fatto lo stato romano è la creazione convenzionale

{\) Parole del sig. Falloux, ministro della pubblica istruzione, nella seduta del 7agoslo<849.
(2) Parole del sig. Thiers, nella seduta del ^3 ottobre ^1849.
PRITAZIONE 57
i> diplomatica e cattolica del cattolicisrno. In diritto egli è subordi-
» nato sia come membro della società cattolica alla società catto-
» lica, sia come membro della società europea alla giurisdizion
T> europea. Se esce da queste due condizioni, lo stato romano re-
T> sta di botto distrutto. Lo stato romano non si creò col concorso
3> dello stato romano , ma colla forza, i conati e la spada del
3> cattolicismo. Io dico, che il papato è una creazione del catto-
» licismo, poiché senza il papato non avrebbe mai esistito lo stato
3> romano, non esisterebbe neppur più la città di Roma. Infatti .

» tutti coloro che san leggere hanno imparato che i papi furon
» quelli i quali salvarono in parte Roma, preservandola dall'urto
» dei barbari. Tutti sanno ancora che papi ne salvarono asso-
i

» lutamente la dignità impedendo colla lor presenza ogni in-


,

» stallamento di domina/ion barbarica. Questa è cosa che nes-


» suno la ignora. Tutti sanno altresì che i papi furon quelli che
» sulle rovine di questa città donde si dipartiva l'impero tempo-
j) rale dell'orbe deposero il germe di un impero spirituale , il

j> quale dovea prolungare e perpetuare la supremazia di lui sopra


» l'universo. Questa è cosa altresì da nessuno ignorata.
« Ora veniamo alla fondazione dello stato romano. » L'oratore

cita così di volo le liberalità dei re franchi ed i lasciti della


contessa Matilde, e poi continua « Dunque voi non trovate
:

» sui primordi dello stato romano, fuorché la spada, o la mu-


D nificenza del cattolicismo, non uno sforzo non un concorso ,

j> dello stato romano medesimo. Ora in queste stesse condizioni


» lo stato romano attraversa il periodo che lo separa dal secolo

» decimosettimo, epoca in cui entrò nell'era della neutralità in


T> cui trovasi dopo il trattato di Westfalia fino ai nostri dì. Io
» dico che il fondatore dello stato romano é il cattolicismo, ed

» aggiungo che il conservatore ne è il cattolicismo. Infatti voi


» scorgete tutte le dominazioni, tutti gli stati, tutte le città, tutte

» le repubbliche d'Italia scomparire e cancellarsi una dopo l'altra


» dalla carta politica. L'impero rombano continua. E perchè? per-
» che ciò che da prima non fu che uno slancio un istinto dei ,

3>primi fedeli che circondar volevano il loro capo spirituale di di-


» gnità e grandezza, divenne più tardi un calcolo di politica: per-
D chè le nazioni cattoliche avvisarono, che una tal volontà, in una
y>sfera d'esercizi sì importanti non poteva trovarsi in balia di;
D chicchessia, né dell'Austria, né ideila Francia, né della Spagna:

» perché bisognava che il papa, non essendovi posizione interme-


i dia tra il comando e l'obbedienza, avesse ei medesimo una sovra-
f> nità per poter rispondere nell'universo a coloro che comandano.
» Questa, o signori , è la ragione dello stabilimento dello stato
» romano, questa é la sua destinazion certa , ed il motivo del
58 rnEFAZiONn:

» suo mantenimento.... Lo scopo propostosi dal cattolicismo fu


ì> che lo stato romano servisse di residenza al papa per assicu-
j) Fargli l'indipendenza.
» In qualmodo può lo stato romano compromettere la pace
» del mondo? Con un attacco al governo di cui è sede, a quel
» governo che viene eletto dalla cattolicità intera, dall'Italia, dalla
y>Spagna, dalla Francia, dal Portogallo, dall'Austria; e del qua-
» le ha il deposito e la tutela. Ne viene in conseguenza che ,

» quando lo stato romano vuol rivoltarsi a quel governo in vi- ,

» sta del quale esiste, s'incontra faccia a faccia non con una o due
j>sovranità straniere, ma con tutte le sovranità cattoliche, le quali
» gli rammentano questo punto in nome di un diritto superiore

ì>al suo perchè è anteriore, perché è diritto generale e il suo


,

ì>particolare, perchè rappresenta interessi generali, mentre i suoi


ì>sono individuali, superiore finalmente per forza, la quale quan-
» do è aggiunta al diritto, lo investe d'una virtù irresistibile. In

» una parola la sovranità dei popoli cattolici prevale in questo


» caso alla sovranità del popolo romano. »

Quindi soggiunge: «Dico dunque, e lo provo, che si aveva in


» Roma la repubblica sociale, che da prima faceva di Roma la

» succursale, per farne più tardi la metropoli: ce l'han detto a

» questa tribuna, e Mazzini l'ha scritto. La repubblica sociale vo-

» leva dunque mettere la sua metropoli in Roma (1). »


Un altro rappresentante del popolo terminava quei solenni di-
battimenti con queste parole: ((Permettetemi un paragone fami-
))gliare. Quando un uomo è condannato a lottare contro una
» donna, se questa non è l'ultima delle creature può sfidarlo ,

» impunemente. Essa gli dice: Colpite pure, vi disonorerete,

» ma non mi vincerete. Ebbene! la chiesa non è una donna c ,

» una madre! è una madre, è la madre dell'Europa la madre ,

» della società moderna, la madre dell'umanità moderna. Si ha


)) un bell'essere figlio snaturato, figlio ribelle, figlio ingrato, si
D è sempre figlio, e in ogni lotta contro la chiesa vien poi quel
» momento in cui la lotta diventa insopportabile all'uman ge-
y> nere, e chi la impegnò cade oppresso, annientato, sia per la
» disfatta, sia per la riprovazione unanime dell' umanità (2). »
memorande parole pronunziate nel 184-9 dai rap-
Tali sono le
presentanti del popol francese a favore della nostra santa madre,
la chiesa cattolica, apostolica, romana.
presente storia di questa madre dovunque suscitarle
Possa la
figli e lei, e dotali di ancor maggior intelli-
difensori degni di
genza e devozione !

{\) Discorso del sig. Thuriot de la Rosiére, nella seduta del 18 oUobre 1849.
(2) Discorso del conte Montalembert, nella seduta del 19 ottobre 1849.
59

STORIA UNIVERSALE

DELLA CHIESA CATTOLICA

LIBRO vmm
LA CREAZIONE DEL MONDO E DELL' UOMO
( TRA I 4000 E I GOOO \mi AV. c. )

Ija Chiesa cattolica è nel suo tut- 1 no ,


migliaia di migliaia di essi lo
to la società di Dio cogli angeli e coi servono, e diecimila volte centomila
fedeli. Sussisteva ella fin dall'eter- compongono la sua corte (1). Egli
nità in Dio , 0 a più vero dire essa chiamasi il Dio degl'iddii. Altri so-
era Dio medesimo; colleganza inef- no preposti al regolamento degli a-
fabile di tre persone in una stessa stri, degli elementi, dei regni, delle
essenza. Ora essa attraversa i secoli, province ; altri alla custodia e guida
e passa sulla terra per accoglierci in degl'individui.
quella santa unità universale e per- Gli angeli apostati , rendendo e-
petua, e ritornar con noi nell' eter- terna la loro colpa continuano a ,

nità donde è uscita. Mentre stiamo combattere contro Dio , il quale si


aspettando di vedervela ed ammirar- serve della loro malizia per provare
vela un giorno, narreremo intanto ciò gli uomini in questo mondo, e pu-
che abbiam saputo del suo viaggio nire i cattivi neir altro. Alcuni di
nel tempo. questi spiriti maligni abitano il luo-
I primi chiamati a questa unione go degli eterni supplizi, ed altri sono
divina furono gli angeli, i quali creati dispersi sulla terra e per l'aria. Quan-
buoni ma liberi, furon da Dio posti to i buoni angeli devonsi onorare ed
al par di noi alla prova ma fm d'al- ; invocare, altrettanto devonsi temere
lora comparve scisma ed eresia poi- ,
i malvagi; e questa credenza di buo-

ché in luogo di prendere per unica ni e di cattivi angeli incontrasi sotto


guida il divin Verbo molti presero
, un nome o sotto un altro presso tutti
per norma sè stessi, cosicché furono i popoli della terra.
esclusi dalla comunione di Dio, ma Iddio^ per riempire nella sua chie-
non però dalla sua provvidenza. sa il vuoto lasciato dagli angeli de-
Divisi in nove cori, l'uno all'altro caduti « creò l'uomo di terra ^ lo for-
soggetti, gli angeli rimasti fedeli for- mò a sua immagine» creandone però
mano un esercito invincibile. Incal- un solo a significare l'unità « dalla :

colabile é il loro numero


poiché ,
sostanza di lui creò un aiuto simile
quando l'Altissimo siede sul suo tro- (I) Dan. 7.

"J
00 STORIA DEI .A CHIESA
a lui: diede loro la ragione e la lin- vuota, e le tenebre erano sopra la
occhi e le orecchie, e spi-
s^ua, e gli faccia dell'abisso , e lo spirito di Dio
rilo per inventare , e li riempi dei era portato sopra le acque.
lumi dell' intelletto. Creò in essi la » E Dio disse Sia fatta la luce. E
:

scienza dello spirito, riempiè il cuor la luce fu fatta. E Dio vide che la
loro di discernimento, e fe' ad essi luce era buona. E divise la luce dal-
conoscere i beni e i mali. Appressò le tenebre. E la luce nominò giornOy
l'occhio suo ai cuori loro, per far ad e le tenebre notte: e della sera e
essi conoscere la magnificenza delle della mattina si compiè il primo
opere sue... Aggiunse in prò loro le giorno.
regole dei costumi, e diè loro in re- » Disse ancora Dio Sia fatto il :

taggio legge di vita. Stabilì con essi firmamento nel mezzo alle acque
un patto eterno e fe' loro conosce- e separò acque da acque. E fece Dio
re la sua giustizia e i suoi precetti. il firmamento, e separò le acque che

Videro coi propri occhi la grandez- erano sotto il firmamento da quelle


za della sua gloria^ e la gloriosa vo- che eran sopra il firmamento. E fu
ce di lui ferì le loro orecchie, ed ei fatto così. E al firmamento diede Id-
disse loro: Guardatevi da ogni sorta dio il nome di cielo. E della sera e
d'iniquità, e comandò a ciascuno di della mattina si compiè il secondo
essi di aver pensiero del prossimo giorno.
suo (1). » Disse ancora Dio : Si radunino
A questi due avi delFuman genere le acque che sono sotto il cielo in
rivelò Iddio quel che conveniva loro un sol luogo^ e l'arida apparisca. E
sapere intorno alForigine del mon- così fu fatto. E all'arida diede Dio
do. Uno dei loro discendenti al ven- il nome di terra, e le rannate delle
ticinquesimo grado, ma da essi sepa- acque le chiamò mare. E Dio vide
rato solamente da sei persone inter- che ciò bene stava. E disse La terra :

medie , ciascuna delle quali avea germini erba verdeggiante, e che fac-
vissuto un gran numero d'anni colla cia il seme e piante fruttifere che
,

precedente, ce ne tramandò la sto- diano il frutto secondo la specie lo-


,

ria scritta, colla quale concordano ro che in sè stesse contengano la


,

le antiche tradizioni dei popoli. Que- lor semenza sopra la terra. E cosi
st^lomo a cui l'umana famiglia va
, fu fatto. E la terra produsse l'erba
debitrice della certezza della sua ve- verdeggiante, e che fa il seme se-
ra storia; che costituì un popolo ,
condo la sua specie, e piante che
perchè ne fosse depositario, il quale danno frutto e delle quali ognuna ha
dopo trentaqualtro secoli ancor sus- la propria semenza secondo la sua
siste, sopravvivendo a tutti i suoi vin- specie. E vide Dio che ciò bene sta-
citori ed a sè medesimo; che ha pre- va. E della sera e della mattina si
detto e figurato nella sua persona il compiè il terzo giorno.
Cristo da noi adorato e nel popolo
, » E disse Dio Sieno fatti i lumi- :

ebreo la società o la chiesa cattoli- nari nel firmamento del cielo, e di-
ca della quale siamo membri que- ;
stinguano il dì e la notte, e segni-
st'uomo è Mosè. Ascoltiamo dunque no le stagioni, i giorni e gli anni. E
ciò che ci dice da parte di Dio e dei risplendano nel firmamento del cie-
nostri primi padri: lo, e illuminino la terra. E cosi fu
« Al principio creò Dio il cielo e fatto. E fece Dio due luminari gran-
la terra. E la terra era informe e di il luminar maggiore che presie-
:

(^) Eccl. 17, I segg. desse al giorno, e il luminar minore


, ,

LIBRO PRIMO
che presiedesse 51
alla notte, e le stel- terra, e tutte le piante che
le. E
collocò nel firmamento del
le hanno
in sè stesse semenza della
cielo, affinchè rischiarasser la loro spe-
terra, cie, perchè a voi servano
e presiedessero al di e alla di cibo ;
notte e a tutti gli animali della
e dividessero la luce dalle terra,
e a
tenebre! tutti gli uccelli dell'aria,
E vide Dio che ciò bene stava. E e a
quanti
SI muovono sopra la
della sera e della mattina si terra animali
compiè viventi, affinchè abbiano da
il quarto giorno. mangia-
re. E cosi fu fatto. E Dio
vide tutte
» Disse
ancora Iddio Producano :
le cose che avea fatte,
le acque i rettili animati
ed erano buo-
e viventi ne assai. E della sera e della matti-
e 1 volatili sopra la terra sotto
il fir- na siformò il sesto giorno.
mamento del cielo. E creò Dio i Furono adunque compiuti cieli
grandi pesci e tutti gli animali vi-
i
e la terra, e tutto l'ornato
venti e aventi loro (1)».
moto , prodotti dalle Cosi Mosè riassunse la rivelazio-
acque, secondo la loro specie; e
tutti ne divina e la tradizione umana
i volatili secondo il so-
genere loro. E pra la creazione del mondo.
vide Dio che ciò bene stava. Ascol-
E li be- tiamo ora, per bene intenderla,
nedisse dicendo: Crescete e l'u-
molti- niversale interpretazione.
plicate, popolate le acque
del mare, La prima parola
e moltiplichino gli uccelli , al principio
,
sopra la ha tre significati
terra, E della sera e della mattina
egualmente veri:
nel principio o nel cominciamento
SI compiè il quinto giorno. dei tempi nel principio o nel co-
;
» Disse
ancora Iddio Produca la :
minciamento delle cose; nel princi-
terra animali viventi, secondo
la loro pio 0 nel Verbo eterno, Dio
specie animali domestici e rettili creò i
, , cieli e la terra.
e bestie selvatiche della
terra secon-- Il terzo significato è
do la loro specie. E fu fatto il più subli-
cosi. E me, quantunque letterale
fece Dio le bestie selvatiche alpar de-
della gli altri. Cristo medesimo
terra, secondo la loro si chiama
specie, gli a- ilprincipio delle cose da Dio create
nimali domestici , e tutti i rettili (^2)
del- alfa e omega, primo e ultimo,
la terra, secondo la loro prin-
specie. E cipio e fine (3). Paolo, tornato
Vide Dio che ciò bene stava. dal ter-
E dis- zo cielo, dice che il Cristo è
se: Facciamo l'uomo a nostra
immagine
imma- dell'invisibile Iddio,
gine e somiglianza primogenito di
, ed ei presieda tutte le creature;
ai pesci del imperocché per lui
mare, ai volatili del cie-
sono state fatte tutte le cose nei cieli e
lo e alle bestie, e a tutta
,

e a lutti
la terra
che si muovono so-
i rettili
m terra , le visibili e le invisibili,
sia
t troni, sia le dominazioni, sia
pra la terra. E Dio creò i
l'uomo a principati, sia le podestà: tutto
sua somiglianza ; a somiglianza per
di lui e a riflesso di lui
Dio lo creò: li creò maschio
e fem-
fu creato. Ed
egli è avanti a tutte le cose, e le
mina. E benedisselì Iddio, •
cose
e disse tutte per lui sussistono.
Crescete, e moltiplicate, Ed egli è
^riempite capo del corpo della chiesa, ed
la terra, e assoggettatela, egli è
e abbiate il principio, il primo
dominio sopra a rinascer dal-
i pesci del mare, e i la morte ond'egli abbia in ogni cosa
volatili dell'aria, e ,
tutti gli animali il primato. Conciossiachè
cne SI muovono soprala fu benepla-
terra. E dis- cito (del Padre) , che in lui
se Dio: Ecco che io vi abitasse
ho date tut- ogni pienezza (4).
te le erbe che fanno
seme sopra la S. Agostino, il più gran dottore
0) Gen.c. I, e c. 2. (2) Apoc. 3, U. (3) Ibid. 22, 13. (4) Coloss. ^, ^5, ^9.
62 STORIA DE .LA CHIESA
della chiesa, diceva al suo popolo nello Spirilo, come sin. scritto: Dalla
d^Ippona: « Interrogalo dai giudei: parola del Signore i cieli chhero sus-
Chi se' tu? Il principio rispose Cri- ,
sistenza ; e dallo spirito della sua
sto (1). Le parole della genesi, Al bocca t utte le Lo spi-
loro viri udì (7).
principio creò Dio il cielo e la terra, rito di Dio movevasi danque sulle
significano dunque, nel Figliuolo, acque perchè esse doveano per la
,

che è il principio (2)». « È dunque virtù del medesimo produrre i ger-


in questo principio, vale a dire nel mi di nuove creature. Finalmente il
Cristo dice s. Ambrogio
, che Dio , lesto siriaco, pressoché identico allo
ha fatto il cielo e la terra, perocché ebraico, dice: E lo Spirito di Dio fo-
tutte le cose sono stale fatte da lui, mentava le acque, vale a dire le vivi-
e senza di lui nulla è stato fatto (3)». ficava, per cangiarle in nuove crea-
Ireneo, Girolamo e Tommaso d'Aqui- ture , e chiamarle col proprio calore
no la intendono al modo stesso (4). alla vita (8) ».
I dottori della sinagoga intendo- In vece dell'espressione si move-
no egualmente pel principio nel , va, che leggiamo nei nostri esempla-
quale Dio ha tutto crealo, il Verbo, ri, al dire di s. Girolamo (9) vi è nel
la Sapienza suprema ed eterna (5). testo ebraico una parola che signi-
Dottori cristiani , e dottori ebrei sub- fica vi stava sopra, covava, a guisa
odorarono nei due primi versicoli di uccello che vivifica le uova col
della bibbia il gran mistero di Dio: proprio calore. Cosicché da ciò ar-
« Eccovi una prova, scrive il gran gomentiamo non trattarsi di un sem-
vescovo d' Ippona, che la Trinità è plice spirito 0 alito del mondo, co-
un solo Dio. Questo è scritto in capo me taluni pensano, ma dello Spirilo
allibro della genesi. Al principio santo, chiamato vivificatore di tulle
creò Dio^ il cielo e la terra. Ecco Dio cose e per conseguenza creatore ;
,

Padre , ed il Figlio, principio, come poiché sta scritto: Manderai lo Spi-


disse ei medesimo. Che se voi cer- rito tuo e saranno create tutte le co-
cate lo Spirito santo, vi troverete: se (10).
Lo spirito di Dio si moveva sopra le Anche i commentari della sinago-
acque. Quando pertanto leggiamo in ga dicono lostesso imperocché a
;

appresso Dio disse: Sia fatta la lu-


: quelle parole, e lo Spirito di Dio, o
ce; Iddio formò la terra, devesi in- piuttosto lo Spirilo Dio aliava sul-
tendere che la Trinità è insepara- la superficie delleacque, il talmud
bile (6)». aggiunge: «Come una colomba che
« Alcuni, dice s. Ambrogio, in- aleggia sopra i suoi nati senza toc-
tendono per ispirilo Tarla che respi- carli.»Uno degli interpreti giudaici
riamo ma noi concordi coi santi
: , tenuto in m.aggior conto, giacché i
e co' fedeli, intendiamo lo Spirito suoi commenti sono spesso uniti alle
santo in modo che l' opera della
, bibbie ebraiche spiegò così queste
,

Trinità si manifesti nella creazione parole del talmud: « Il trono della


del mondo. Dopo avere esposto che gloria stava sospeso nell'aria, e leg-
Dio ha fatto il cielo e la terra in germente lambiva la superfìcie delle
principio, vale a dire nel Cristo, ri- acque nello spìrito della sua bocca,
maneva la pienezza dell'operazione vale a dire di Dio santo, che sia be-

H) Ioan. 8, 2a. (2) De cantico novo, 7. 52; Drach, Armonia tra la chiesa e la sina-
(3) Hexaem. 1. ^, e 4. goga, ì. I, p. 28G e segg.
(4) Iren. Adv. haer. 1. 2, e. 2, Hier. Qiiaest. (G) De Cantico novo, 7. (7) Ps. 32.
hebr. in gen.; Tomm. Sunima, 'l, 0, 40, a 3. (8) In Hexaem. 1. 1, c. 8. (9) Quaest. hebr.
(5) Deuxicme lettre d'un rabbin converti, p. (IO) Psal. 103.
LIBRO PRIMO 53
nedetto, e nel suo Verbo, come una
l'Indie, nell'Egitto e nella Grecia
colomba che lieve posa sopra il suo ed un (3);
altro dogma scopriremo con
nido, 0 come dicesi volgarmente, che
maggior evidenza nelle antiche tra-
covay>. Un altro commentatore ugual-
dizioni religiose e filosofiche di tutti
mente autorevole tra gli ebrei aggiun- quei
popoli, quello cioè dell'univer-
ge « E lo Spirito di Dio è lo spirito
:
so creato dal Verbo di Dio: cosicché
del Messia. Allorché aleggerà
sopra secoli e popoli si riuniscono per lo-
la superficie delleacque della legge, dare il Padre, il Figliuolo e lo Spi-
comincerà F opera della redenzione. rito santo.
Tale è il significato delle parole se- Ma di che
cosa Iddio ha crea-
guenti, e Dio disse: Sia fatta la lu-
to il La sacra scrit-
cielo e la terra?
ce ». Un altro ancora cosi si espri-
tura ci dice in un luogo che la po-
me sul medesimo passo : « E lo spi- tente mano di Dio ha creato il mondo
rito di Dio è lo spirito del Messia, da informe materia (A), ed in un al-
siccome sta scritto, e lo spirito di le- tro, che ha fatto il cielo e la terra
hova poserà sopra di lui. E per qual dal nulla f5). Ambedue queste indi-
merito verrà questo spirito che a-
cazioni sono vere.
leggia sulle acque? Pel merito della
Infatti abbiam veduto che la terra
penitenza dalla scrittura raffigurata era in principio inutile, informe,
nell'acqua, giacché sta scritto: E- vuota, invisibile e indistinta, e che
spandi il tuo cuore come V acqua le tenebre coprivano la faccia
(1)>). del-
Ecco come i dottori cristiani ed l'abisso. È chiaro che questa è ma-
ebrei hanno veduto nelle prime pa-
teria informe senz' ordine e senza
,
role della bibbia e nella prima
for- assetto, cioè quel caos e quella con-
mazione dell'universo, il Padre, il fusione, la cui tradizione
Figlio
si è man-
e lo
santo. Il nomeSpirito tenuta fra genere umano, e che
il
ebraico di Dio, Eloim., sembra colla
trovasi descritta anco nei più anti-
sua forma plurale insinuare questa
chi poeti. Perocché caos e confusio-
misteriosa pluralità di persone, spe-
ne significano quelle tenebre, quel-
cialmente allora che va unito a quel-
l'abisso immenso che ricopriva la
lo di lehova, Quegli che
è, ed al ver- terra, quel miscuglio confuso di tutte
bi|) bara, creò, che è singolare.
cose, e queir assoluta mancanza di
Nel sesto secolo prima dell'era cri-
forma, della terra vuota e sterile.
stiana, allorché gli ebrei coi loro Ora da questa informe materia e
profeti, e particolarmente con
Da- da questo caos primitivo, Dio ha
niele capo dei magi , erano dissemi-
creato l'ordine, l'assetto e l'armonia,
nati per tutta l'Asia, vedremo
un fi- che da noi chiamasi mondo.
losofo cinese che sappiamo aver
viag- Ma questa materia informe fu pu-
giato verso l'occidente, attribuire
la re fatta in principio da Dio mede-
produzione di tutte le cose ad un es- simo , poiché avanti non era. Pos-
sere supremo uno e trino, al quale siam dunque dire con Talete primo
dà il nome leggermente alterato di filosofo greco (6), e col primo tra gli
Mova (2). apostoli di Cristo (7), aver Iddio crea-
La medesima nozione della trini- to dall'acqua o dal caos tutto il no-
tà in Dio, la riscontreremo
altresì, stro mondo; ed aggiungere nel tempo
quantunque con minor esattezza, nel- stesso colla santa madre dei Macca-
i^) Deux. lettre d'un rabbin converti,
c.^. (5) Vedi il20 di questa storia.
lib.
g 3 Dracb
-,
Armonia tra la Chiesa e la si-
,

nagoga, t. ^, p. 50, 5. (4) Sap. \\. (5) 2 Mach. 7 28.


(6) Cicerone, de Nat. deor. \. \ n. \0,
(2) Abele Remusat, Mera, sopra ,

Laotseu. {7) 2 Petr. 5, 5.


64 STORIA DE LA CHIESA
bei, che Dio dal nulla ha fatto il cielo VE'i, tu sei, è una salutazione del-
e la terra, perocché egli disse, e fu- l'uomo a Dio, giacché Vessere e ini
rori (alte le cose; comandò , e furon titoloche a lui solo appartiene. « Con-
create (i). ciossiachè, a ben considerare, noi
Ma questo Iddio creatore d'ogni non partecipiamo in nulla del vero
cosa, chi è? Egli medesimo si è chia- essere, stando sempre ogni umana
mato lehova, che significa colui che natura tra la nascita e la morte, non
è; a Mosè che lo aveva richiesto del traendo da sé stessa altro che un'o-
nome, rispose: Io sono quegli che scura apparenza ed un' ombra, o
sono : così dirai a' figliuoli d'Israele: un'incerta e debole opinione: e se
Colui che è mi ha spedito a voi (2). a caso costringete il vostro pensiero
Dottori della chiesa, dottori della si- ad afferrare il suo essere, sarà lo
nagoga, gentilesimo han-
filosofi del stesso che il pretendere di stringer
no tutti ammirato quella
parola, acqua nella mano ; perché quanto
abbracciato e svolto quel pensiero, più stringerete ciò che per natura
concludendone concordemente che, stilla da ogni lato, tanto più perde-
giacché Dio è colui che è, ogni ri- rete quello che pretendevate afferra-
manente , volendo parlare propria- re e stringere (5). »
mente, non è. - La mia sussistenza è a Io non sono, o mio Dio, ciò che
come un nulla dinanzi a te, diceva é, esclama Fenelon , ma son quasi
Davide a Dio (3). « Paragonate con ciò che non é. V^edo in me una co-
Dio, dice il santo e dotto vescovo sa incomprensibile, che sta tra l'es-
d'Inghilterra Anselmo di Cantorbe- sere e il non essere sono quello ;

ry, le cose create non sono; Dio solo che é stato e quello che sarà; sono
è propriamente perchè esiste per
,
quello che non é più e quello che
sé stesso, non cambia, ed é sempre in- fu; sono finalmente quello che non
teramente quello che è stato e quel- è ancora ciò che sarà; che cosa son
lo che sarà; mcmtre l'uomo all'op- io dunque? Un non so che inetto ad
posto, e con esso lui ogni creatura, arrestare sé stesso, mancante di qual-
non esiste per sé stesso ma rice- , siasi consistenza, eche sen va rapi-
ve da altri la sua esistenza; non è damente come un non so che
acfjua:
sempre lo stesso, ma costantemen- impossibile ad afferrarsi, che sfugge
te variabile; non é più quello che é dalle mie proprie mani, e che spa-
stato non é ancora quel che sarà;
, risce allorché pretendo di prenderlo
e non appena é ciò che é, cessa di od osservarlo: un non so che final-
esserlo. Ora ciò che é appena e quasi mente che termina nell'istante me-
non é, può dirsi veramente, non es- desimo del suo cominciare, poiché mi
sere. In tal concetto Creatore solo
il é impossibile trovar me medesimo a
è, e non sono;
tutte le cose create me fermo tanto tempo,
presente e
pur tuttavia non sono queste affatto quanto basti a dire semplicemente,
niente, avendole fatto qualcosa colui io sono; cosicché il mio durare non
che è assolutamente (4).)) Un greco é che un continuo mancare (6).»
filosofo, spiegando l'epigrafe esisten- Ma Iddio, che solo é, non é solo,
te sul tempio di Delfo Et, tu seiy imperocché egli, l'essere medesimo,
concluse con dire che nel modo i- la possanza stessa, la vita, la fecon-
stesso che il Conosci te stesso è un dità medesima, produce eternamen-
ammonimento di Dio all'uomo, così te un altro sé stesso che è il suo
,

(\) Psal. 32, 9. (2) Exod. 5. (o) Plutarco Irad. d"Anivot.


(3) Ps. 58, o. (4) Monolog. c. 28. (6) Exist. de Dieu, p. 2', n. O'ò.
,,

LIBRO PRIMO 65
Figliuolo , il sua pa-
SUO verbo , la zione. S'egli ne produce^ ciò fa li-
rola, la sua intelligenza, la sua sa- berissimamente e per semplice e pu-
pienza, il carattere della sua sostan- ra sua bontà, non impiegando nul-
zaif l'impronta della sua stessa per- la della sua sostanza, né adoperando
sona: il Padre ed il Figliuolo produ- materia preesistente, ma soltanto per
cono eternamente lo Spirito santo mezzo di un atto onnipotente della
loro reciproco amore, e che procede sua volontà, la quale chiama ad esi-
dall'uno e dall'altro come da un solo stere ciò che non è, e nel modo che
principio. Tre persone e un solo Dio, più gli piace. Tale si è la precisa i-

un solo Dio in tre persone, ove l'es- dea della creazione.


sere, l'intelligenza e l'amore, comu- Il gran pensiero adunque che Dio

nicano tra loro in eterno e in infi- solo é, e che, posta a confronto con
nito; dimodoché avvi perfetta egua- esso, la creatura non è, può far con-
glianza tra il produttore ed il pro- cepire anche una risposta alla do-
dotto, e non può Dio medesimo bra- manda: Quando Iddio creò il mondo?
mare una più completa manifesta- In Dio non v'é né quando né epo-
zione del suo essere j della sua in- ca, come non vi è né passato né av-
telligenza, del suo amore. venire: ma un solo e indivisibile pre-
« 0 Padre eterno, indipendente sente, cioè l'eternità. Si può dunque
da ogni altra cosa! il vostro Figliuolo dire collo stesso Fenelon , che Dio
e il vostro Spirito santo sono con voi: sta creando eternamente tutto ciò che
di nessuna società voi abbisognate piacegti di creare (2).
giacché ne avete una in voi stesso e- Per l'uomo che passa dal non es-
terna e da voi inseparabile; pago di sere all'essere, da uno slato ad un
queir eterna ed infinita comunica- altro stato, da uno in altro pensiero,
zione della vostra perfetta e beata vi ha un quando, un prima e un
essenza con quelle due persone a voi dopo, in una parola vi é il tempo.
eguali, che non sono opera vostra, La fugace esistenza di lui può mi-
ma vostri cooperatori, o per dir me- surarsi col corso del sole e della lu-
j
glio^ sono con voi un solo e mede- na , d^onde
anni, i mesi ed i gior-
gii
simo creatore di tutte le vostre ope- ni derivano. Se dunque si chiedesse
re; che sono come voi, non per vo- da quanto tempo abbia Iddio creato
stro comando o per un effetto della l'uomo, la risposta sarà: Tra il pri-
vostra onnipotenza , ma per elTetto mo ed il secondo Adamo, cioè il Cri-
della sola perfezione e pienezza del- sto , contansi da quattro a seimila
l'esser vostro: ogni altra comunica- anni, ossiano rivoluzioni solari.
zione essendo incapace di aggiunge- L'uomo però tra tutte le creature
re qualcosa alla vostra grandezza, è l'ultimo, rispetto al tempo. Tutto
alla vostra perfezione e alla vostra ciò che lo precede non ha che fare
felicità (1). » coll'umana cronologia, come sareb-
Avendo Dio esaurita in sé stesso bero la creazione primitiva della ma-
lasua infinita fecondità col genera- teria, la durata del caos, la produ-
re il Figliuolo e produrre lo Spirito zion della luce, la formazione dei ma-
santo, non ha nessuna necessità di ri, Fasciugamento della terra, l'ap-
produrre fuori dì sé esseri differenti parizione del sole, della luna, delle
da sé medesimo j che non saranno stelle, delle piante e degli animali.
mai altro che vestigia ed immagini Che il tempo già esistesse non può
imperfette della sua infinita perfe- mettersi in dubbio, come esisteva un
C^) Bossuet Elévations 3 semaine, Elev. ^. (2) Exist. de Dieu, p. 2, n. 98.
66 STORIA DELLA CHIESA
prima ed un poi; imperocché il tem- attuale ve n' ebbe egli un aìlro ? ,

po ebbe origine colla prima creatu- Quello stato informe della terra, im-
ra, con essa cominciò ad esservi suc- mersa e come disciolta nelle acque,
cessione e cambiamentoicambiamen- era la prima creazione? ovvero era
to dal non essere all'essere, da uno dessa una distruzione di qualcosa an-
stato ad un altro. Dio senza uscire tecedente? Mose non dice nò sì nòno.
dalla sua eternità e senza nulla va- Però è da notarsi che Geremia, per
riare in sè stesso, creò il mondo tem- dipingere la desolazione della Giu-
porario e variabile. Il tempo cominciò dea, si serve delle medesime espres-
da questo mondo, dice s. Ambrogio, sioni adoprate da Mose per ritrarre
ma non prima del mondo. Può es- l'antico caos della terra (3).
servi stato dunque prima dell'uomo Finalmente, prima del mondo vi-
un certo tempo ed anche molto tem- sibile e materiale. Iddio ha egli crea-
po ; ma non potendo averne alcuna to l'invisibile e intelligibile, abitato
misura, nulla possiamo dirne con cer- dagli spiriti e dagli angeli? Molli pa-
tezza. dri della chiesa lo hanno pensalo,
Vi sono, è vero, sei epoche nella come s. Basilio, s. Gregorio Nazian-
storia della creazione: ma queste e- zeno, s. Ambrogio, s. Ilario, s. Gi-
poche, chiamate giorni, erano giorni rolamo, s. Gregorio Magno e s. Gio-
umani, giorni di venliqnalfro ore? vanni Damasceno (4-). » Il nostro
0 piuttosto periodi di tempo, dei quali mondo , dice s. Girolamo non ha ,

ignoriam la durata, e che possono ancora sei mil' anni; prima di que-
supporsi più 0 men lunghi? « Di che sto, quante eternità, tempi, ed ori-
natura son questi giorni? dice s. A- gini di secoli saranno stati duran- ,

gostino. Essendo per noi difficilissi- te i quali gli angeli, i troni, le do-
mo e anco impossibile l'immaginar- minazioni e le altre virtù, avran-
lo, non possiamo in alcun modo ri- no servilo Iddio e sussistilo senza al-
spondere a tal domanda (1). » cuna vicissitudine nè misura di tem-
E appresso: dove comincia il pri- po, Dio volendolo? (5) » Dio mede-
mo giorno di questa creazione? Forse simo sembra volercelo far intendere
all'apparir della luce? Molti così pen- allorquando dice a Giobbe, o piut-
sano, e Bossuet dice positivamente: tosto all'uomo in generale: « Dove
« La creazione del cielo e della ter- eri tu quando io gettava i fonda-
ra, e di tutta quella massa informe menti della terra? dimmelo se ne
da noi veduta nelle prime parole di sai tanto. Sai tu chi ne fissò le mi-
Mosè, ha preceduto sei giorni, i
i sure 0 chi tese sopra di essa il
,

quali per conseguenza non comincia- livello? qual hanno appoggio le basi ^

no che colla creazion della luce (2)». di lei, e chi pose la sua pietra an-
Allora quelle parole , al principio golare? Allorché davan laude a me
creò Dio il cielo e la terra; e la terra tutte insieme le stelle della mattina,
era informe e mota, e le tenebre era- e voci di giubilo alzavano tutti i fi-
no sopra la faccia dell'abisso, e lo spi- gliuoli di Dio? Chi chiuse le porle
rito di Dio si moveva sopra le acque, al mare quand'ei scappò fuora, co-
si riferirebbero ad uno stato ante- me uscendo dall'alvo materno? Quan-
riore all'universo. d'io la nube gli diedi per vestimen-
Ma prima che esistesse il mondo to, e nella caligine lo rinvolsi come
(1) De civU. Dei, 1. ^t, c. C
(2) Elev. 5. (3) ler. 4, 25. 1.12, de Trinil. ; Gieg. moral. 1. 28, e 7; Io.
BasiL Homil. \ in Hexaem.; Greg. Naz.
(4) Damasc. 1. 2, c 5 el I. 4, c. \k.
orai. 58 el 42-, Ambr. in Hexaem. cao. 5; Ilar, (5) 2 Episl. ad Tit. c. i.
LIBRO PRIMO 67
un bannbino nelle sue fasce (1)? » stro globo, e nella quale volano gli
Dunque gli angeli dei cielo figliuoli uccelli e si muovon le nubi chia- ;
di Dio, lodavano e benedivano il lo- masi cielo quell'immenso spazio ove
ro padre e creatore quando forma- risplendone le stelle; e chiamasi cielo
va la terra, quando le tenebre co- finalmente il soggiorno degli angeli e
privano tuttora la faccia dell'abisso, dei santi. Quest'ultimo sembra esser
e quando la luce terrestre non era quello chiamato da s. Paolo il terzo
ancora creata; e in prova di questo cielo (2), molte volte distinto col no-
forse,Mosè nella storia de' sei gior- me di cielo de' cieli; espressione che
ni non parla, almeno in modo chia- sembra indicarne più d'uno.
ro, della creazione degli angeli, esi- Ora quai cieli o quale de' cieli fu
stenti prima del mondo materiale creato da Dio
, principio ed in-
in
del quale solo egli imprende a de- nanzi a' sei giorni? Non erreremo a
scrivere la formazione. dire che fu quello degli angeli e non
Alcuni dicono non aver Mosè par- quello atmosferico, creato, come e-
lato distintamente della creazione de- spressamente ci narra la scrittura,
gli angeli, perchè gli ebrei, popolo nel secondo giorno. In quanto poi
carnale e rozzo avrebbero ado-
, li al cielo delle stelle,
è forse necessa-
rati come ne avessero avuta
dèi, se rio distinguer tra esse quelle fìs-
il
cognizione. Ma Mosè ha sempre par- se, che vengon reputale altrettanti
lato al suo popolo degli angeli, d'al- soli e centri di altrettante specie di
tronde da esso conosciuti molto pri- mondi, e quelle erranti o pianeti,
ma di Mosè, essendoché la storia dei le quali col sole intorno
quale , al
patriarchi è piena delle loro meravi- fanno le loro rivoluzioni, formano
gliose apparizioni. Se dunque era ne- quel mondo di cui la terra è una
cessario dislorre il popolo giudeo dal- parte. Forse le prime sono compre-
l'adorazione degli angeli, doveva an- se ne' cieli creati innanzi e sono ,
zi Mosè a quanto pare parlargli
,
, quegli mattino dei quali
astri del
della lor creazione nel modo più parla Iddio in Giob, che insieme agli
chiaro, onde mostrargli non esser essi angeli glorificavano il Creatore, al-
enti sussistenti, potenti e immortali lorché poneva i fondamenti della ter-
per sè medesimi ma aver l'esisten-
,
ra e dava ordine al caos. Forse le
za da Dio come le altre creature. Se seconde erano in sulle prime in uno
dunque nella storia de' sei giorni e- stato di confusione e di oscurità co-
spressamente non ne parla , si può me la terra; e furon fatte luminose
concludere che non furon creati in il quarto giorno a servigio di questa.
quel periodo, ma che già prima esi- Allorché diciamo diversi mondi,
stevano, e la loro creazione sarebbe
intendiamo parlare dei vari grup-
allora implicitamente compresa in pi di globi celesti, come il nostro,
quelle parole Nel principio Iddio
:
formato dal sole e dai pianeti che lo
creò i cieli, vale a dire i cieli e i lo-
accompagnano. Questo gruppo, stan-
ro abitatori.
do alla spiegazione del canonico Co-
Se abbiam tradotto / cieli, lo ab- pernico, la quale sembra esser con-
biam fatto non solo per conservare
fermata ogni giorno dai progressi del-
la forma plurale del testo originale,
l'astronomia ha per centro il sole
,
ma anche perchè generalmente per un milione e trecento trentasettemila
cielo s'intende tutto ciò che sta
so- volte più grande della terra, rotante
pra la terra. Infatti chiamasi cielo
sopra sè stesso in 25 giorni e mezzo,
l'atmosfera che circonda tutto il no- (I] lol) 58, 4 segg. 2 Cor. ^2.
(2)
68 STORIA DELLA CHIESA
ed intorno quale circolano diversi
al ra di pianeti, si comprende perchè il
pianeti in un periodo piùo men lun- creatore di tutti questi mondi chia-
go, e in distanze più o men grandi. masi tanto spesso il Dio degli eser-
Il più vicino di questi al sole n' è citi.
però distante più di tredici milioni Impertanto lutti questi mondi so-
di leghe, e il più lontano più di sei- lari, coordinati come sono al mede-
centosessantadue milioni; il primo simo fina, di manifestare la gloria
fa la sua rivoluzione intorno al sole di Dio alle sue creature ragionevoli,
in otlantaselte giorni, il secondo in non formano che un mondo univer-
otlantaquattro anni. Gli antichi non sale. Tutto induce a credere che sic-
ne conoscevano che selle, visibili ad come i pianeti secondari sono subor-

occhio nudo ; ma da cinquant' anni dinati ai principali, e questi al sole,


a questa parte se ne sono scoperti cosi le stelle o i soli il sieno fra loro
altri cinque o sei coli' aiuto dei te- e che tutti questi globi natanti nello
lescopi 0 cannocchiali astronomici di spazio cantino un immenso concerto
lunga portata. Tra i dodici pianeti in lode del creatore. Tale si è il pa-
conosciuti, quelli che meglio pote- rere di non pochi fra gli antichi.
rono essere osservati hanno un mo- Ma tutti questi globi, dei quali si
to rotatorio sopra sè medesimi, come compone l'universo, son essi lutti
la terra che compie il suo giro in abitati da creature intelligenti, come
venliquatlr'ore; quattro sono accom- lo è quello da noi chiamato terra ?
pagnati da pianeti secondari che loro Prima di tutto è sentenza comune
attorno si aggirano, come fa la luna dei dottori della chiesa e degli an -
intorno alla terra, e di questi ne tichi filosofi , che Dio governa il
sono finora a nostra cognizione di- mondo visibile per mezzo dell'invi-
ciotto, distinti col nome di satelliti, sibile, la natura o la creazione ma-
i quali coi dodici principali formano teriale colla natura o la creazione
una piccola schiera della quale il sole spirituale (1). L'apostolo prediletto
è ilcapo ed il centro. del Cristo , vide un angelo in piedi
Chiamansi fisse quelle stelle che nel sole, ed altri quattro alle quattro
mantengono sempre tra di loro la estremità della terra, aventi potestà
stessa posizione; ed il loro numero, sopra i venti e le tempeste (2); co-
dopo la scoperta dei cannocchiali a- sicché tutto, nella natura visibile,
stronomici, può dirsi realmente in- incominciando dalle rivoluzioni de-
numerabile. Infatti quell'albore lu- gli astri fino alle maraviglie della
minoso, conosciuto sotto il nome di vegetazione, sarebbe prodotto e di-
via lattea, che cinge il cielo come retto da questi ministri invisibili
una zona, sembra non essere altro della divina provvidenza. In questo
che un ammasso continuo di stelle, concetto tutto 1' universo è vivente
tanto piccole e tanto lontane da non come un'immensa città; ma in que-
poter esser distinte se non coll'aiuto sta sterminata città non vi sono altri

di fortissimi telescopi. La distanza tra quartieri abitati , oltre quello che


la terra e la stella fissa che credesi chiamiamo terra ? Nulla ne sappia-
meno lontana, è rimasta fin qui in- mo; ma potrebbe essere di sì^ impe-
calcolabile. rocché nulla osta al credere che Dio
Ora se ciascuna di queste stelle abbia popolato di creature intelli-
innumerabili è un altro sole, accom- genti altri pianeti oltre il nostro, af-
pagnato e circondato dalla sua schie- finchè lo conoscessero, lo amassero,
(t) S. Th. Summa ^, ^10, a. I. {2, Apoc. Il), IT. ibid. cap. 7.
,

LIBRO PRIMO 69
10 servissero e lo possedessero in e- navigatori attorno la terra, siam
terno con noi ; nel modo stesso che fatti certi non esser questa appog-
può darsi che noi siamo 1' ultimo giata, ma isolata nello spazio.
grado delle intelligenze creale, per Ma come dunque si sostiene nel-
cui il Figliuolo di Dio, volendo u- l'aria, e come fa a star insieme? Da-
miliarsi più che g4i fosse possibile, vid diceva a Dio : Tu la terra fon-
si è fatto uomo e non angelo o so- dasti sopra la propria stabilità (4)
vrumana creatura. Il sangue dalla cosa che sembra esser comune a
croce versato in terra, avrà giovato tutti gli altri corpi celesti. Ora qual
nel tempo stesso a ciò che sta so- è questa stabilità propria e comune?
pra questa, come sembra farcelo in- È un che che stringe
di simile a ciò
tendere l'apostolo delle nazioni tor- insieme la chiesa cattolica, e la so-
nato dal terzo cielo, col ripeter per stiene senza alcun visibile appog-
due volte questo pensiero, cioè che, gio. Infatti noi siamo di paesi vari
siccome per sono state fatte tutte
lui e di tempi differenti ; alcuni di noi
le cose nei cieli ed in terra sono in cielo altri , sono in terra ,
fu beneplacito del Padre che per . . . ed altri nel luogo intermedio di pu-
lui fossero riconciliate seco tutte le rificazione; e ciò nonostante for-
cose, rappacificando mediante il san- miamo una cosa sola, uniti essendo
gue della croce di lui e le cose della tutti dalla fede, ma soprattutto dal-
terra e cose del cielo (1).
le la carità, conciossiachè abbia Iddio
Mosè, dopo averci detto in gene- posta in fondo al nostro essere un'in-
rale, che al principio Dio creò il clinazione naturale pel bene, che è
cielo, si limita alla terra, ed a ciò egli stesso , e per tutto ciò che è
che ha un rapporto diretto con essa. buono 0 emanalo da lui. La grazia
La terra era dunque informe, in- che non distrugge la natura , ma
immersa e quasi
visibile, sciolta in anzi la suppone e la perfeziona ,
un tenebroso abisso. nobilita queir inclinazione , la in-
Consideriamo ora, per quanto le grandisce e la rende divina. Noi a-
nostre forze il consentono, ciò che miamo noi stessi, e quest'amore ci
di questa confusa massa fece 1' Al- conserva la vita del corpo e dell'a-
tissimo ed il suo Verbo, eterna sa- nima; amiamo il nostro prossimo,
pienza che scherza nell'universo, ed i nostri congiunti e gli amici, gli a-
11 suo spirilo vivificante che aleg- bitatori della nostra parrocchia e del
giava sulle acque, presentatoci da nostro paese, e quest' amore pro-
un celebre commentatore delle scrit- duce l'unione di famiglia e di pa-
ture, come l'anima del mondo, co- tria ; amiamo tutti gli uomini , e
nosciuta da Platone e cantala da più specialmente quelli che hanno
Virgilio (2). la nostra stessa fede, o che possono
E prima di tutto, esaminiamo su averla un di , e quest' amore pro-
che cosa abbia Iddio appoggiata la duce seco r unione, la famiglia, la
terra. Giob rispondeva già prima di patria universale o la chiesa catto-
Mosè Egli sospese la terra sul nien-
: lica ; finalmente tutti, e ciascun di
te (3). Questa risposta, che la mente noi amiamo Dio sopra tulle le cose,
poteva a stento comprendere, è stata e tale amore unisce noi con Dio, e
più tardi dall'esperienza dimostrata, Dio con noi. Ora, se si togliesse que-
imperocché dopo i viaggi fatti dai
tamque infusa per arlus mens ayilat molem,
(^) Eph. I, >I0, Coloss. -1,-16, 20. et magno se corpore miscel. Eneid. 1. 6.
Cornei, a Lapide - S^iriius inlus alit to- lob 26, 7.
(2) (3) i4) Ps. ^03, 5.
70 STORIA DE] LA eiUf.SA
st'inclinazione e questa carità, tutto ga il sole, e così dicasi di tulio Tu-
si scioi>liei'ebbe , si decomporrebbe niverso. Siccome la chiesa, die è m
e si distruggerebbe ;
umanità, pa- cielo quella che è sulla terra , e
,

tria, famiglia e individui diverreb- quella che è ne! luogo di espiazio-


bero un caoSj com'era prima la terra. ne, per mezzo della carità formano
Questa terra adunque così de- , una sola ed unica chiesa; cosi tutte
composta, confusa e discioUa nel- le stelle, i pianeti ed i mondi solari
l'abisso divenne una compatta e
, ,
fanno un sol mondo per mezzo de!-
solida, perchè Dio le diede un centro l'altrazione. Però ([uanlun(|ue corpi i

di unità e carità materiale, umana- celesti si attraggano gli uni gli al-
mente inesplicabile, il quale attrae a tri, non si avvicinar! mai tanto da
sè ogni cosa. Da quel momento gli confondersi in una sola massa, aven-
elementi terrestri, sparsi per le ac- do Iddio tutto fatto in numero, peso
que si mossero verso il centro , e
, e misura. Nella chiesa cattolica, la
non cessano di tendervi , cosicché carità reciproca dei fedeli, gli uni
quella che chiamiamo gravità non è per gli altri, non li impedisce però di
altro che la forza e la violenza colla aver ciascuno la sua propria attivi-
quale un oggetto vi tende. Da ogni tà statagli compartita da Dio. Nel-
parte la terra pesa sopra di sè me- l'universo materiale, la reciproca at-
desima, da ogni parte tende al bas- trazione esercitata dai corpi celesti
so; questo basso è il proprio suo cen- gli uni verso degli altri, non impe-
tro. E in tal modo essa si mantien disce ad essi il proprio movimento,
sospesa nello spazio. quale ricevettero da Dio ; il sole si
Nè la terra soltanto ha ricevuto muove sopra sè medesimo, la terra
un centro di attrazione che forma e gli altri pianeti si muovono sopra
la la sua forza, ma ogni
sua unità e sè slessi nel tempo stesso che girano
particella materia, per quanto
di intorno al sole.
piccola esser possa , attrae egual- Nella chiesa T attività propria di
mente l'altra e ne è attratta a vicen- ciascuno si accorda colla carità uni-
da, massimamente quando son simili versale da cui è animata e leinpera-
tra loro. Ognun sa con qual forza le ta. Nell'universo il movimento pro-
particelle di un pezzo di pietra o di prio di ciascun corpo celeste si ac-
legno si tengono strette tra loro; e corda coH'atlrazione universale da
a tutti è nolo come due gocce d'a- cui è animalo e temperato.E dap-
cqua collocate una press-o l'altra, si pertutto questo temperamento pro-
attirino reciprocamente, e si unisca- duce l'unità nella varietà.
no in modo da non poter esser più Allorquando Iddio impresse alla
distinte l'una dall'altra. Tutti cono- terra un moto di rotazione sopra sò
scon questi fatti, la causa dei quali stessa, era molle e quasi liquida;
vien chiamata dagli scienziati affinità, circoslan/a che spiega^n modo na-
e forzadicopsione. Ma in che consiste turale una particolarità scoperta dal-
questa ailìnita? ognuno lo ignora, ed la scienza moderna, vale a dire es-
è un mistero eguale a quello della ser la terra rigonfia in mezzo dove
carità che unisce cuori tra loro.
i gira', e depressa alle due estremità
Nè questo è tutto. Se due gocciole sulle quali si aggira; effetto naturale
d'acqua si attraggono l'una coll'al- della velocità della sua rotazione e
tra, sembra che lo stesso aci ada tra del suo stalo di mollezza. I due punti
due astri, cioè, che il sole attragga sui quali ruota la terra chiatnansi
la terra, e questa a sua volta attrag- poli, ed il testo latino della bibbia
LIBRO PRIMO 7^
lichiama cardini o perni. Del Si- te eterno
questa eterna luce è
di
gnore sono i cardini della terra, e- il Verbo, il Figliuolo,
Dio generato
sclama la madre di Samuele, e so- da Dio, luce generata da luce , che
pra di questi posò il mondo (1). La splende nelle tenebre ed illumina o-
rotondità della terra ed il suo moto
gni uomo che viene al mondo. La
sopra sè medesima e intorno al so- luce fatta da Dio rallegra tutta la
le, erano conosciuti o almeno
na-
sup- tura ; le piante medesime anelano
posti da molti antichi, e tra gli altri
di mirarla a lor modo essa dà il
;
dai discepoli di Pitagora, il quale è
colore e la bellezza a tutte le cose.
fama che prendesse questa idea dai La luce generata da Dio essendo la
sacerdoti egiziani. Però tali opinioni via, la verità e la vita, rallegra
na-
non son divenute fatti certi se non turalmente tutte le intelligenze: le
per via delle esperienze degli ultimi meno sublimi verso di lei spontanea-
tre secoli (2).
mente si volgono, ed essa è quella
Taluno si maraviglierà che tanti e che dà la verità, la vita e la bellezza
cosi grandi movimenti non cagionino a tutte.Ma Tuna e l'altra luce viene
nè rumore nè scuotimento; ma ces-
odiata e fuggita dagli uomini che a-
serà la sorpresa quando si pensi che
mano il male, i quali la pospongono
la sapienza divina per la quale l'u- alle tenebre.
niverso è un giuoco, arriva da una
Ma in che dunque consiste questa
estremità all'altra con possanza e con
soave luce fatta dalSignore, veduta da
soavità le cose tutte dispone
(3). tutto il mondo, e per mezzo della qua-
Fin allora la terra non esisteva che le vedesi tutto Signore
il mondo? Il
per metà. Senza forma, immersa in
stesso domandava un giorno
a Giob:
un abisso, avviluppata in profonde Sai tu il soggiorno della luce, e per
tenebre, che triste soggiorno! Ma fjual via essa si spande (4)? A questa
sulla nostra futura abitazione sta Id-
domanda son trentacinque secoli che
dio per pronunziare una parola; la gli scienziati cercano una risposta;
prima parola, e questa produrrà fino e mentre a tutti è visibile la luce,
9 noi e fino alla fine del mondo, tut- nessuno può dire io la conosco ne*
to ciò che la natura ha in sè di più suoi mirabili effetti e nella sua inti-
lìolce e di più gradilo. Dio disse: ma natura, imperocché non la ve-
Sta fatta la luce, e la luce
fu falla. diamo se non in quanto si lascia ve-
Ora chi è che non ami la luce? chi
dere , e non lasciaci vedere se non
non ne sente gaudio? chi non be-
quel che le piace. Bella immagine
nedirà Iddio per averla cieatd ?
della luce eterna; la chiarezza è un
E
Dio vide che la luce era buo- mistero !

na. Dio stesso dunque approva


la La luce da cui fu formato il primo
luce, e l'approva perchè è
un'imma^ giorno non era quella del sole: esso
gine e un'ombra di ciò che
è edi non risplendeva ancora. Anche oggi
medesimo, cioè luce eterna e senza
il sole non è l'unico serbatoio deìla
macchia, il traveder
quale attra- la luce, avendone Dio posta da per tut-
verso il velo della creazione
forma to, vale a dire nella selce, la quale
la felicità di questa vita,
e la cui percossa tramanda scintille, nel le-
distinta veduta costituisce la
felicità gno che c' illumina bruciando, nei
perfetta e infinita dell' eternità.
Lo frutti che danno l'olio, nel grasso de-
splendore, lo sfolgoramento edil fon-
gli animali, e nel fluido elettrico che
H) ^ Reg. 2, 8. (2) Delaplace, hist. d€ Ta- circola in noi e nell'intiera natura,
'

slron.; Plut., de phicil phil.


(ò) Sap. 8. (4) lob 38, 19.
72 STORIA DE .LA CHIESA
e che cumulato nelle nubi, produce zio nel mezzo alle acque , e separi
la folgore e i lampi. Dio adunque acque da acque. E fece Dio lo spazio^
colla sua parola fece scaturire la lu- e separò le acque ch'erano sotto U
ce dalle tenebre, e allora cominciò spazio da quelle che erano sopra. E
il primo giorno , non potendovi esser fu fatto così.
giorno senza luce. Non era quello pe- E così è tuttavia. Quello spazio
rò il giorno del cielo , giorno senza che avvolge la terra da ogni parte al-
tramonto e senza nubi, perchè con- tro non è che l'atmosfera, e l'aria
siste nello stesso splendore di Dio; che respiriamo, e quelle nubi che o-
ma era un giorno della terra, qual gni giorno vediamo llutluare so[)ra le
è l'uomo che dovea abitarla: giorno nostre leste non sono che acqua nello
successivo, non tenendosi mai nel- stato di vapore; cosicché possiamo
ristesso stalo, immagine, ombra al dire di vivere in un oceano vaporoso
par dell'uomo di colui che creoli] e leggero dove nuotano gli uccelli,
amendue. come i |>esci nell'oceano più com-
Ed ebbevi una sera e un mattino patto e più grave.
vale a dire una successione di luce Per molto tempo si è creduto es-
e di tenebre , di giorno e di notte. ser l'aria un elemento semplice; ma
Come tosto fu fatta la luce, la terra or son cinquanta anni si conobbe es-
girando sopra sè medesima, o la luce ser essa composta di due, uno dei
intorno a lei, il primo giorno inco- quali entra nella sua massa per poco
minciò ad un tratto col mattino, col più di un quinto, ed è quello che
mezzogiorno, colla sera e la mezza- conserva in noi la vita per mezzo
notte, a seconda che le diverse parti della respirazione, ed il fuoco nei
della terra erano illuminate o rima- nostri focolari per mezzo della com-
nevano nell'ombra. Questa succes- bustione; l'altro quando è solo estin-
sione continuò fino ai nostri giorni, gue istantaneamenle il fuoco e la vi-
e continuerà fino al giorno del Si- ta. La mescolanza dall'uno coH'altro

gnore; giorno grande e terribile in forma l'aere puro.


cui scioglierà col fuoco l'universo L'acqua, atmosfera dei pesci, è
attuale per farne nuovi cieli e una anch'essa composta di due elementi,
nuova terra (1). uno dei quali, cbe ne forma la terza
Esisteva dunque la luce e con essa parte, è lo slesso che compone l'a-
il calore, giacché luce e calore sem- ria ed è quello che lespiriamo e fa
brano gli efl'etti di uno stesso prin- ardere i combustibili l'altro che ne
;

cipio. Per mezzo del calore e del- forma gli altri due terzi è il gaz in-
l'attrazione i diversi elementi fin al- fiammabile da ognuno conosciuto, e
lora insieme confusi avendo spiegato che da qualclie tempo illumina le
la loro azione gli uni sugli altri, die- botteghe e le vie delle granài città.
dero nascimento a tre corpi diversi, Allorché con questo gaz si combina
gli uni solidi, gli altri liquidi, ed al- quella porzione dell'aria che respi-
tri di un'ancor più sottile natura. I riamo, e che forma l'altro elemento
solidi si mossero verso il centro del dell'acqua, ne risulla una luce viva
globo, i liquidi ne occuparono la su- accompagnata da calore, e quesla
perficie, edi più sottili ne formarono combustione dà per carbone o resi-
l'involucro (2). duo, acqua pura; cosicché gli scien-
Disse ancora Dio: Sia fatto lo spa- ziati classificano ora rac(|ua tra i
corpi bruciali. Allorché questi due
li)2 Petr. 3, IO, lo. (2) Tliénard, tralt
di chim. dell'aria almosferica n. 107. elementi dell' acqua si combinano
,

LIBRO PRIMO 73
dì repente ed in quantità considere- dire del vescovo d'Ippona, il quale
vole, producono una massa di luce spiega cosi una parola d' Isaia (2).
abbagliante ed accompagnata spesso Per ricondurre l'uomo a questa ce-
da forle scoppio. In lai modo si for- leste armonia, l'eterna Sapienza uni-
mano nelle nubi i tuoni, la folgore sce nella sua persona la natura divi-
e i lampi; ed ecco come la scienza na e la natura umana (3), e non al-
moderna ci fa comprendere intiera- tro ci chiede se non che andiamo al-
mente il senso di queste parole di l'unisono con essa. Un santo vescovo
David: Dominus fulgiira in phwiam e martire, Ignazio di Antiochia, pa-
fecit (1). ragona corpo mistico della Sapien-
il

Senza l'aria non


non potrem-
solo za incarnata, vale a dire la chiesa
mo respirare nè vivere, ma neppure cattolica, ad un'arpa melodiosa che
potremmo parlare o vivere in so- loda Dio per mez^o del Cristo; ogni
cietà, poiché l'aria è quella che tras- fedele è una lira composta di due
mette i suoni e con essi le parole e parti, il corpo cioè e l'anima, che a-
con queste i pensieri: per questa giscono l'uno sulPaltra, comete cor-
guisa due uomini respirano in certo de sull'istromento e questo su quel-
modo il pensiero Tuno dell'altro e le (4-). E chi potrà farci sentire in
vivono una sola vita. terra un saggio di quella celestiale
Oltre air esser l'aria un messag- armonia ?
gero fedele di tante diverse lingue L'aria è attratta verso il centro del-
che comunicano per via della parola la terra, o in altri termini, essa è pe-
il pensiero dello spirito, è anche l'in- sante come tutti gli altri corpi; pesa
esauribile organo di una lingua u- però ottocento volle meno dell acqua,
niversale, la quale per mezzo del- essendo ottocento volte meno com-
l'armonia dei suoni comunica i sen- patta. Vi sono pure fluidi assai più
timenti dell'anima, la gioia, la tri- sottili dell'aria e che vi s'innalzano,
stezza, l'ammirazione e l'amore. Lin- come un sughero che, immerso nel-
fa
gua maravigiiosa, che con sole sette l'acqua e lasciato libero, rimonta a
parole o note è capace di esprimere galla; ond' è che vediamo i vapori
lutti gli umani afletti; lingua mara- acquei innalzarsi nell'aria e omleg-
da tutti, ma
vigiiosa, intesa, è vero, giarvi sotto forma di nubi. A quale
che pochi sanno degnamente parla- altezza si estenda l'atmosfera che ci
re. Secondo il parere dei savi del- circonda, nessuno lo sa con certez-
l'antichità e dei padri della chiesa, za, e solamente si congettura che
tra i quali più specialmente s. Ago- possa raggiungere le quindici o se-
slino, la musica, data da Dio agli dici leghe, al di là delle quali sareb-
uomini, è un'immagine o un'eco di bevi un fluido ancor più sottile che
quella eseguita da lui medesimo nel- chiamasi etere. Quel che vi è di certo
la sua immensa eternità; imperoc- si è, che quanto più uno s'innalza
ché l'universo intiero altro non é che nell'atmosfera, tanto più la trova
una magnifica armonia in cui la di- fredda, sottile e leggera; cosicché ad
vina sapienza, da una estremità al- un'altezza di settemila metri, ossia
l'altra stendendosi, dispone tutte le di una lega e mezzo circa, non pesa
-cose con soavità, numero e misura. più abbastanza per trattenere il san-
Essa é quella che produce in un nu- gue nelle vene, e l'uomo a quel gra-
mero musicale l'esercilo dei cieli, al do di elevazione é come il pesce
A) Psal. -134, 7.
(3) Agost. de Tnnit. 1. 4, n. 4.
2 Epist. ^05, n. 13, in Is. 40. (4) Igiiat. Epist. ad Eph. etc.

Rohrbacher Yol. I. 4 ,
Il STORIA DELLA CFIÌESA
che abituato a vivere nei profondi Quelle acque misurate dal Signo-
gorglii del mare, muore allorché vien re nel cavo della mano occupano ora
portato alla superfìcie. due terzi del nostro globo. Rinchiu-
Tre sono le regioni che ordinaria- se in limiti che non osano oltrepas-
mente distinguonsi nell'atmosfera: sare, avrebber dovuto naturalmente
la regione inferiore ,cioè quella in corrompersi e ammorbar l'universo;
cui volan gli uccelli; la media, ove ma Dio provvide anco a ciò, poiché
nuotano le nubi, e la superiore al esse , senza sapersi il come sono ,

di sopra di queste. Nel linguaggio salate in modo che uomo non può
della scrittura ed in quello comune, berne, né le piogge che spesso vi
quelle Ire regioni chiamansi cielo, cadono, né i fiumi che costantemen-
dicendosi egualmente gli uccelli del te versanvi le loro acque posson tem-
cielo e gli uccelli dell'aria, le nubi perarne l'amarezza. Oltre a ciò Dio
del cielo e le nubi dell'aria; cosic- non lascia rimanere stagnanti le a-
ché é naturale il pensare clie l'at- cque del mare poiché ogni dodici
,

mosfera terrestre e le sue tre regio- ore l'oceano ascende o discende, si


ni sieno ciò che il testo latino deri- rigonfia o si avvalla, in vari punti,
valo dal greco chiama firmamento, come sulle coste della Bretagna, fi-
ma che il lesto originale ebraico chia- no a quaranta e cinquanta piedi. Un
ma più esattamente lo spazio. Ed è tal moto alternativo del mare di sei
tanto più naturale il pensarlo, in in sei ore, é conosciuto sotlo il no-
quanto che ne'libri di Mosé non e- me di flusso e riflusso, ovvero di ma-
siste voce particolare indicante ciò rea; e siccome queste maree seguono
che noi intendiamo per aria o atmos- il corso della luna, ritardando ogni
fera. giorno, come fa questa, tre quarti
Nel secondo giorno aveva Iddio d'ora; é chiaro che quell'astro n'é la
scaricato il globo terrestre d'una por- principale cagione. Finalmente es-
zione delle acque^ e tuttavia questo sendo queste maree molto più forti
globo non ancor compariva: ma alle al principiar della nuova luna e quan-
parole, Si radunino le acque che sono do é in piena, allorché il sole, la lu-
sotloil cielo in un sol luogo, e l'ari- na e la terra trovansi sulla medesi-
da apparisca, le acque si concentra- ma linea; si crede che anche il sole
rono in que' vasti bacini chiamati ma- entri in qualche modo in questo fe-
ri ed oceani, lasciando a secco quella nomeno, il quale viene spiegato da-
massa che porla il nome di terra. gli scienziati già da un secolo in un
Nel tempo che formavansi queste modo soddisfacente, ci(ȏ coll'atlra-
profonde cavità si formaron pure e- zione combinata del sole e della lu-
minenze e David ce lo insegna
; ,
na sul nostro pianeta (4).
quando dopo aver rammentato che Un altro mezzo per mantener sa-
Dio ha fondato la terra sulla sua pro- na l'acqua del mare e l'atmosfera
pria base, e che i secoli non la scuo- terrestre, consiste nei venti e nelle
teranno giammai, aggiunge: U abis- tempeste. Infatti i venti , o correnti
so quasi veste la cinge: s'innalze- d'aria che soflìano sopra la terra e
ranno le acque sopra dei monti. A Ile sul mare in lutle le direzioni, agi-
tue minacce elleno fuggiranno : si tano , rinnovano e purificano que-
atterriranno al tuono della tua voce. sto oceano vaporoso nel quale vi-
Si alzano i morti, e si appianan le viamo , e quello più compatto ove
valli ne' luoghi che tu loro assegna- sen vivono i pesci ; efletto che vien
sti (1). (^)l»s. 103. (2) LeUera d'Eulero.
LIBRO PRIMO 75
principalmente prodotto, a tacere di ta della stanza, si vede che la fiac-
molle altre cagioni, dalle tempeste cola, tenuta in basso, piegasi al di
che commovono il mare fin ne' suoi dentro posta in alto, piegasi al di
,

abissi e ne lanciano i flutti fino alle fuori della stanza medesima, e te-
nubi, appunto come fa il diligente nuta a metà, rimane affatto immo-
coltivatore quando scuote e getta in bile. Ora questa legge applicata al so-
aria un mucchio di grano onde se- le, a queir immenso focolare della
pararlo da quelle materie che lo fa- nostra atmosfera, produce i medesi-
rebbero fermentare e guastarsi. Le mi effetti. Lodevole e cristiana cu-
onde marine però anche nella pie- fenomeni
riosità è lo studiare questi
nezza del loro furore rispettano i li- della natura,imperocché come sde-
miti ad esse segnati sulla sabbia dal gneremo di conoscere ciò che Dio si
dito di Dio, e non dimenticano la è degnato di fare ? Non lo ha egli
sua parola: Tu giungerai fin qui, e forse fatto acciocché noi lo ammi-
non andrai piti oltre: qui spezzerai riamo, ed adoriamo la sua provvi-
l'orgoglio de' tuoi flutti (1). denza ?
Sotto la zona torrida soffiano in Questa provvidenza si manifesta
alto mare venti regolari, e se ne per ogni dove nei venti e nel mare,
attribuisce la causa all' azione del perocché loro segnatamente ha Iddio
sole combinata colla rotazione della affidata la cura di far si che la terra
terra. Infatti l'aria dellazona torri- arida e secca possa esser produttiva.
da , lunga presenza
riscaldata dalla Ora a raggiungere questo scopo il ,

del sole, dilatandosi, innalzandosi e mare costantemente sollecitalo dal


span endosi sui poli, e l'aria fredda calore del sole, spinge in aria una
di questi aflluendo inferiormente ver- parte sue acque ridotte allo
delle
so il mezzo della zona torrida o e- slato di vapore, e questi vapori leg-
quatore, onde riempire quella spe- geri vengon trasportati dai venti per
cie di vuoto prodottovi dalla dilata- ogni parte e lasciati poi ricadere
zione, formano in ciascuno degli e- sulla terra in forma di rugiada, di
; misferi terrestri due correnti , una pioggia, di neve o di- brina, disse-
superiore che va dall'equatore al po- tando in tal modo tutto ciò che ha
I
lo , l'altra inferiore che viene dal sete. Ma qui non cessano i provve-
polo all'equatore. Un esempio evi- dimenti divini, poiché a far sì che
dente di questo fenomeno si scorge le acque non manchino colla piog-
nelle stanze ove esiste un focolare: gia, ne ha Iddio consolidata e riunita
in queste, mentre l'aria sparsa in- una porzione, come in enormi de-
torno al cammino si riscalda, si di- positi, sopra la sommità delle più al-
lata e divenuta più leggera s'innal- te montagne. Tali sono i ghiacci e
za in parte dentro la canna ed in le nevi che eternamente ricuoprono
parte verso il soffitto della stanza, le cime delle Alpi, del Tauro, dell'I-
altr'aria fresca accorre dalle parli in- malaia e delle Cordigliere; i quali
feriori per surrogar quella ascen- sciogliendosi lentamente s^infiltrano
dente, producendo cosi una succes- dentro ai loro fianchi per isgorgare
sione non interrotta di due correnti in migliaia di ruscelli e di fonti,
diverse, una superiore che si allon- d'onde traggono la loro origine il Re-
tana dal cammino, e l'altra inferio- Danubio 1' Eu-
no, il Rodano , il ,

re che va verso di quello. Mettendo frate, il Tigri, l'Indo, il Gange e gli

infatti una candela accesa sulla por- sterminati fiumi dell'America, i quali
0) iob 56. tutti nel lungo loro corso bagnano le
76 STORIA DELLA CFIIESA
province, i regni e le grandi città, nel deserto. Le stelle servono a quel-
per rientrar nel mare d'onde usci- le di guida; ed allorché i viaggi sa-
rono e dal quale debbono uscirne ranno spinti ove non si scorgeranno
nuovamente con perpetua vicenda. più le solite stelle, ed allorché ver-
Ordinamento meraviglioso che senza ranno esplorati mari sconosciuti, sco-
sforzo e senza interruzione, abbe- perte nuove terre e nuovi mondi,
vera sopra tutta la terra gli uomini, un ago, un sottile ago di acciaio sa-
gli animali e le piante! rà inventato, il quale, dirigendosi
Ma le acque del mare non sono costantemente verso poli della ter- i

amare e salate? È verissimo; ma non ra insegnerà al navigatore a non


,

temete; il mare riterrà per sè l'a- torcer dalla sua via, e sarà sua scor-
marezza, e manderà verso il cielo, ta infallibile anco sotto un cielo nu-
perchè cadano sulla terra, le acque voloso ed oscuro. Questo meschino
dolci e pure. Questa operazione pezzetto di acciaio farà scoprire a-
ch'ei fa continuamente per tutti, è gli europei le Indie, la Cina, il Giap-
pronto a farla anco per ciascuno in pone l'America 1' Oceanica
, in-
, ,

particolare; poiché, se farete bollire sieme ad isole senza numero ; fa-


acque marine sul fuoco, depositeran- cendo loro toccar con mano, che la
no il loro sale nel fondo del vaso, ed terra è rotonda, che gravita da ogni
i vapori che s'innalzeranno, raccolti parte verso il centro, e che sta so-
in una spugna, vi offriranno una sana spesa nello spazio senz' altro ap- ,

bevanda, dandovi cosi con una sola poggio che la volontà di Dio. Cosi
operazione il sale per condire il vo- tutte le razze dell'umana famiglia si
stro cibo e l'acqua colla quale spe-
, conosceranno e comunicheranno tra
gnere la vostra sete (1). loro ;
scienze e le tradi-
le arti, le
L^oceano, colle sue lunghe brac- zioni religiose circoleranno da un
cia, separando i continenti, pareva capo all'altro dei mondo; e vedrassi
che servir dovesse d'impedimento infine sempre più che il cattolicismo
ai popoli per comunicare tra loro ;
è necessariamente vero, e che la ve-
ma anzi ch'essere un ostacolo, forza rità ènecessariamente cattolica. E
è ravvisare in esso un veicolo di più quando, per facilitare l'unione per-
facileravvicinamento tra gli uomini, fetta di tutti popoli in una stes-
i

ilquale insegna loro a conoscersi ed sa fede^ in una medesima speranza


intendersi, e ne fa in una parola, ed in una medesima carità, occor-
una sola famiglia. Infatti , chi si é reranno più rapide e più sicure co-
mai partito dalle coste della Breta- municazioni. Iddio, che per traver-
gna, per andare per terra fino in fon- sare le acque ha dato all'uomo il
do all'Asia e fino nella Cina^ per legno ed il remo, gli diede, afTinchè
istringere vincoli commerciali tra i non si smarrisca sul grande oceano,
diversi popoli che sopra quella stra- la bussola, e per navigare con veloci-
da si trovano ? Senza il mare non tà gli ha fornito i venti. Ma il vento
sarebbesi mai appieno conosciutala alcuna volta non ha abbastanza forza
terra. L'oceano è quello che porta sul od è anzi contrario. Ebbene, il Si-
suo dorso le abitazioni e le fortezze gnore non vi ha dato altresì l'acqua
ondeggianti, le quali, spiegando ai ed il fuoco? L'acqua ridotta per mez-
venti le loro vaste ali, le loro vele, zo del fuoco allo stato di vapore,
si slanciano con una rapidità mag- farà camminare sopra ruote que' ca-
giore assai di quella della giumenta stelli galleggianti anco a traverso le

{\) S. Basii, in Hexaem. hom. 4, n. 7. tempeste; col vento contrario la vo-


LIBRO PRIMO 77
Rtra nave scorrerà colla rapidità di ceduto uomini Qua e là si tro-
gli !

un cocchio, e col vento favorevole es- vano infatti masse di rocce, come
sa corre e vola tutto ad un tratto. sarebbe il granito, riconosciuto dal-
Cristiani! noi invitiamo ogni gior- la scienza essersi trovate primitiva-
no nei nostri sacri cantici l'acqua mente in uno stato liquido, e den-
e il fuoco, i venti ed il mare a lo- tro alle quali niun vestigio di piante
dare Signore; ma chi ha più ne-
il 0 di animali s'incontra; mentre ai
cessità di questo invito, essi o noi? loro fianchi in più recenti strati giac-
Essi, da che Iddio gli ha fatti, non ciono masse di rocce, che in sè rac-
han cessalo un istante di benedir- chiudono avanzi pietrificati di ani-
lo , coir eseguirne i comandi. Ec- mali acquatici e di piante; ed in
co il mare ed i venti pronti sempre altri terreni ancora, ed in altre rocce
a trasportarci nelle più lontane con- sempre più recenti, s'incontrano pie-
trade, per farlo ivi conoscere ed a- trificazioni di animali terrestri. Pos-
dorare. Ed oh quanto gemono, co- siamo dunque leggere nelle viscere
me ogni creatura nel vedersi fatti , della terra quello che si legge nei
servire alla vanità, e costretti a tras- libri di Mosè, cioè, esservi stata un'e-
portare oggetti di lusso e di ambi- pocanella quale mancava affatto sulla
zione, 0 uomini unicamente intenti terra e nelle acque ogni essere vi-
a soppiantare, disertare ed uccidere vente; essere in seguito comparse le
i loro simili oh come impazienti
! piante e gli animali acquatici; e fi-

attendono che i figliuoli di Dio si nalmente scorgere che gli animali


rialzino e riacquistino la loro glo- terrestri sono gli ultimi venuti. La
riosa libertà, ond' essere una volta scienza ravvisa inoltre dai modo con
liberati dalla schiavitù della corru- cui questi strati di rocce son lace-
zione (1)! Oh quanto gemono , nel rati, raddirizzati o rovesciati, che la
vedere tanto rari i navigatori apo- terra ha subito rivoluzioni istanta-
stolici, i quali sulle tracce di s. Paolo nee e violente, specialmente l'ulti-
altronon agognino che la gloria di ma', cioè il diluvio ed allorché vi;

Dio e la salute delle anime Essi ! ci saremo giunti vedremo le montagne


attendono e ripetono 0 figliuoli
ci : e le valli, i fiumi ed il mare, le arti
degli uomini, benedite il Signore! e e le scienze, l'istoria e la tradizione
voi che siete i suoi ministri, venite esser concordi con Mosè nelle epoche
a farlo adorare e benedire da tutte e nelle principali circostanze (2).
le nazioni. La terra uscita nuda e sterile
Anche alla terra dirigiam noi lo dal seno delle acque ha novemila
stesso invito; ma
anch'essa può dar- leghe di circuito e tremila di dia-
ci la stessa risposta, poiché anch'es- metro per guisa che occorrereb-
,

sa non ha mai cessato di benedire be scendere millecinquecento leghe


il suo Creatore. Vedetela infatti alla per giungere al suo centro. Ora, le
voce di lui uscire dalle acque, ed più profonde miniere non internan-
aprir loro abissi nelle sue viscere ^ dosi nelle viscere della terra, che un
innalzando isole, continenti e mon- quarto di lega^, possiam dire di a-
tagne tanto alte quanto il mare è verne appena sfiorala la crosta. Ep-
profondo, e scriver in loro gli an- pure, in quel poco che conosciamo
nali delle età nelle quali non so- della terra nuda e sterile, la provvi-
steneva esseri viventi , conservando denza ci presenta maraviglie innu-
gli avanzi degli esseriche hanno pre-
(2) Disc, sulla rivoluz. della superf. del globo,
^

(1) Rom. 8, iy-22. di Cuvier.


78 STORIA DELLA CHIESA
merabilì; colle antiche rocce innal- un manto dì verdura; i prati
vestì di
ziamo case per vivere in famiglia, e sicopriron di erbetta, i campi di
templi per adorarvi insieme il nostro messi, le montagne di foreste, e sul
Padre clie è ne' cieli ; con alcune pie- fondo verde di questo quadro im-
tre bruciale al fuoco e mescolate con menso riposa dolcemente lo sguar-
rena formiamo un indestruttibil ce- do. L'erbe, le pianle, gli arbusti,
mento, mentre ne trasformiamo altre gli alberi di altezza, di forma e di
in trasparente cristallo, onde lasciar foglie diverse formano un'armoniosa
passare la luce, ed escludere il vento varietà. Fiori innumerabili li ralle-
e la pioggia dalle nostre case a co- , grano coi loro colori e imbalsamano
prir le quali ci serve mirabilmente coi loro profumi, e sen muoiono la-
l'argilla. Più in giù trovansi metalli, i sciando saporosi fruiti che alien-
come il ferro, ^argento l'oro e le , dono di esser raccolti e gustali. In
pietre preziose per adornarle col ; immagi-
questi frutti sta la semenza,
rame e lo slagno, formeremo quel ne vegetale del Verbo di Dio; poi-
bronzo sonoro che sospeso tra la che mentre questi contiene, in so-
terra ed il cielo ci chiamerà a far vreminente grado in sè slesso il mo-
salire fino a Dio le nostre gioie e dello e l'essenza di tutti gli esseri
le nostre tristezze, le nostre spe- possibili, i semi contengono
pian-le
ranze ed i nostri timori: lo stagno te future, e deposti nel suolo, at-
ed il piombo, allungati in flauti d'or- traendo misteriosamente gli elemen-
gano armoniosi celebreranno con noi ti dell'acqua e della terra di cui lian
colui del quale è la terra e tutto ciò bisogno li
, trasformano nella loro
che contiene. E chi potrà numerare propria sostanza, si ammolliscono
i vasi e gli utili e necessari istru- si dilatano e isi aprono, produceiido

menti dovuti ai minerali, incomin- il germe, ossia la giovine pianta,


ciando dal vomere che ara i campi ch'essi nutrono di sè medesimi, e per
fino alla sacra coppa in cui si com- la quale sen muoiono. Questa pianta
pie il più grande mistero? resa robusta da tal vivificante nu-
Tuttavia la terra era ancora nuda trimento, spinge le sue radici den-
e arida e solo mostrava da ogni lato
, tro la terra, ed innalza il fusto nel-
materia bruta ed inerte. Nessun ar- l'aria. Per mezzo di quelle va cer-
busto esisteva ancora, dice Mosè, cando l'acqua e la terra opportuna,
nessuna pianta si alzava ancora nei sceglie ed assorbe i sughi che le con-
campi, imperocché il Signore non vengono, e con una misteriosa tran-
aveva mandato pioggia sopra la ter- sustanziazione, trasforma quelle par-
ra, e uomo non era che la coltivasse, ticelle e quegli atomi in sugo, il su-
ma una fonte ad
saliva dalla terra go in fibre, in piccoli canali, in i-
innaffiare la superficie della terra (ì). scorza ed in tronco, in rami, in fiori,
Dio disse allora: « La terra ger- in frutti ed in semi, i quali porlan
mini erba verdeggiante, e che fac- seco una nuova generazione.
cia il seme, e piante fruttifere che Ma le meraviglie qui non si arre-
diano il frutto secondo la specie lo- stano, poiché non solo la pianta
ro, che in sè stesse contengano la trova nella terra ciò che le convie-^
lor semenza, sopra la terra. E cosi ne per innalzarsi verso il cielo, ma
fu fallo. » dal cielo soprattutto riceve la vita,
A quella parola, ch'è un seme fe- la bellezza e le proprietà. Infatti,
condo , la terra fin allora nuda si ponete una pianta nel miglior ter-
(^) Gen. 2, o, 6.
reno possibile, e innaffiatela, ma nel
LIBRO PRIMO 79
lempo stesso negatele Taria conve- Tarla, 1' acqua e la terra per rica-'
niente, essa perirà, come periranno varne certi elementi, affine di com-
soffocati l'uomo ed il fuoco, privi di porne nuove sostanze, cioè la mi-
quell'elemento: che se anco le con- dolla, il legno, la corteccia, le vene,
cedete l'aria, senza rinnovarla mai, le foglie ed i fiori. Oltre tutto que-

essa vivrà qualche tempo, ma finirà sto è chiaro che nelle piante, come
per morire, nel modo slesso che negli animali, esiste la diversità del
l'uomo resta soffocato ed il fuoco sesso per la propagazione della spe-
si estingue in un'aria che mai si rin- cie :in certe piante, come sarebbe
novi. Fu pure scoperto che la pianta nella canapa, si trovano i due sessi
traspira e respira. Quando dalla ter- in due steli separati; in altre, come
ra ha succiato il bisognevole tra- , sarebbe nel noce, si trovano sul me-
spira per mezzo delle foglie i sughi desimo fusto, ma in fiori differenti;
che ha bevuti dalla terra. Credesi nella massima parte poi sono riu-
anche che la rugiada provenga in niti nello stesso fiore , ma con or-
parte da questa traspirazione. Per gani distinti. La fecondazione si o-
mezzo delle stesse foglie aspira certe pera per mezzo d'un polviscolo che
parli dell'aria e dei vapori, le fa pas- si comunica dall'uno all'altro sesso;

sare pei rami, e per la scorza del e quando una pioggia intempestiva
tronco fino alle radici, di maniera 0 un qualche simile ostacolo impe-
che vi ha nella pianta una circola- disce questo connubio la feconda- ,

zione di sugo appunto come nel- zione non ha luogo e la pianta ri-
l'uomo una circolazione di sangue, mane sterile. Cosi arriva alla vite
e l'aria è egualmente necessaria alle quando prende a piangere.
piante e all'uomo. Ciascuna secondo la sua specie,
Coll'aria e coU'acqua la pianta vi- disse il Creatore; e questa parola di-
ve, ma
perchè possa prendere i co- venne una legge di natura per tut-
lori e lavaghezza che le è propria, te quante le piante, giacché vedia-
perchè possa produrre fiori e fruiti, mo che quantunque sorte sulla me-
abbisogna della luce del cielo, sen- desima terra, bagnale dall'acqua me-
za della quale rimarrebbe pallida, desima, respiranti la slessa aria, non
senza sapore nè odore, e finalmente che confondersi mai le une colle al-
sterile. Infattivediamo come le pian- tre, rimangono quali Dio le ha fatte
ilerinchiuse in una stanza proten- in principio nè il cedro genera la
:

dano i rami, le foglie ed i fiori ver- quercia nè la quercia produce il


,

so le finestre d'onde penetra la luce; nocciuolo, ma ciascuna fa i figli a


e come le patate nelle cantine pro- propria immagine e somiglianza, colla
lunghino talvolta fino a venti piedi stessa specie di foglie, di fiori e di
il loro fragile stelo, per raggiunge- frutti foglie, fiori e frutti che va-
:

re uno spiraglio d'onde bever la lu- riano all'infinito da una specie al-
ce. Tutti sanno questi falli, senza pe- l'altra. Per distinguere solamente al-
rò comprenderne il mistero. l'ingrosso i generi, le specie e le fa-
Mistero è pure il veder nelle piante miglie delle piante tra di loro i no-
un istinto, una virtù
inesplicabile stri scienziati sono obbligati di crearsi
occulta,un'anima vegetativa, come un linguaggio a parte che quasi non
un tempo dicevasi, o una forza vitale, appartiene a veruna lingua. Eppure
come più esattamente ora chiamasi, anco col soccorso di quest'apposito
che cerca le tenebre colle radici, e linguaggio non son giunti ancora a
la luce col fusto , che decompone descrivere esattamente di una sem-
80 STORIA DE LLA CHIESA
plice foglia le sinuosità dei contor- cessano per fprc. scale e rtìacchine^
ni^ le sfumature dei colori, l'artifizio per mezzo delle quali possa salir da
del tessuto, il liscio o il vellutato per tutto, 0 per fabbricar granai e
della superfìcie, nè genere del sa-
il magazzini ove radunar le derrate
,

pore che contiene. Meno ancora pos- delle diverse stagioni, o infine per,
sono comprenderne l'intima natura. fabbricar navi per portarsi a racco-i
Da tre o quattro secoli a questa par- gliere i tributi di tutta la terra.
te, per vìa d'inaspettate scoperte, la Nè le diverse province dei regno
provvidenza ha fatto fare alle scienze vegetale producon tutte le stesse co-^
naturali più progresso di quello che se che anzi ve ne sono delle pro-
,

ci venga dalla storia additato ne' se- prie ad ogni clima e temperatura.
coli anteriori; ma ad onta di tutto Nei paesi più caldi nascono alberi di
questo progresso, e con tutte le a- foglie più larghe e di frulli più re-
nalisi fìsiche e chimiche, con tutti frigeranti; sotto la zona torrida ve-
J loro gas, i loro sali, i loro acidi desi una specie di fico , il quale
Ci] i loro alcali ,
gli scienziati di non contento di dissetare col frui-
iqualsiasi paese non sanno ancora nè to, offre anche ombrelli per intiere
scomporre nè comporre un sol filo borgate ; questa pianta che vegeta
d ai ba. Che sarebbe dunque di un'er- sopra l'ardente arena delle rive del
lia intiera, di una pianta, di un al- mare protende dall' estremila dei
,

bero^ 0 di tutto insieme il regno ve- suoi rami una quantità di polloni
getale? inclinali verso la terra ove pongo-
E chiamiamo regno non soia-
lo no radice , e formano d' intorno al
mei per l'ordine mirabile che vi
te tronco principale allrellanle arcate
si scorge, ma anco per esser fatto coperte da una impenetrabile m- <

pei un re che deve goderne, vale a bra. Nei paesi del nord e sulla cima
dire per l'uomo e per gli animali delle fredde montagne crescono pi- i

suoi sudditi naturali. Ai piedi di ni, gli abeli, i cedri e la massima


questo monarca stendesi un verde parte degli alberi resinosi, che coly'
tappeto smaltato d'innumerabili fio- follo loro fogliame difendon l'uomo.,
ri^ la cui magnificenza non può es- dalle nevi, e lo forniscono nell' in-^
sei paragonala neppure a tutta la ^rno di fiaccole e di combustibile.
magnificenza di Salomone; gii ani- Nei nostri climi temperali godiamo
mali che sono al servizio di lui vi anco noi di una simile beneficenza
trovano un'abbondante e sempre per parie della natura vegetale, poi-
nuova pastura ; le biade che debbo- ché nella calda ed arida stagione ci
no principalmente nutrirlo, non so- dà una quantità di frulli pieni di
no nè troppo basse nè troppo aite sugo rinfrescalivo, come sono le ci--
per la sua statura ; facili ad essere riegie, le pesche, i meloni; e sul
maneggiate e raccolte, somministran principiare dell' inverno quelli che
granella ai suoi polli, crusca a' suoi riscaldano co' loro olii, come sono,
maiali, foraggio e lettiera al suo ca- a mo' d'esempio le mandorle e le
vallo ed al suo bue; gli alberi che noci.
s' innalzano per coprirlo colla loro Fra tutte le parti della terra la
ombra, abbassano fino a lui rami i più favorita sarà la culla del genere
carichi di fruita, lasciandone anco umano, l'Asia, poiché in essa nasco-
cadere a' suoi piedi, ovvero si ele- no spontanei l'olivo, l'arancio, il
vano tanto, e divengono tanto robu- limone, il fico, il pesco, l'albicoc-
sti da somministrargli il legno ne- co, il ciriegio, il the, la canna da
,

LIBRO PRIMO 81
zuccheio, il cotone, il ri-
caffè, il mo giorno dalle tenebre colla crea-
so, le droghe, gli aromi. In quella zione della luce, circondata nel se-
privilegiata terra si slanciano verso condo dall'atmosfera come da un ,

il cielo, quasi colonne viventi, co- manto trasparente, e liberata nel ter-
ronate di verdeggiante capitello, le zo dalle acque, venne ricoperta di
varie specie di palme: la gran palma verdeggiante e fiorita vegetazione. Il
cioè, celebrata del pari dai profeti cielo però appariva ancora deserto;
d'Israello e dai poeti della gentilità, ma allora Iddio disse Steno fatti i :

come l'emblema della vittoria in cie- luminari nel firmamento del cielo...
lo e in terra, la quale nei deserti della E fece Dio due luminari grandi. Dio
Palestina e dell'Egitto fornirà ad in- disse.) e Dio fece ; il Padre disse, ed
numerevoli solitari il vestito colle il Figliuolo fece ,
giusta s. Ambro-
larghe sue foglie, e il cibo colla sua gio (1).
midolla e i suoi datteri: la palma E Dio due luminari gran-
fece
cocco, che sulla riva dei mari più dij il E da cre-
sole cioè e la luna.
frequentati presenta ai marinai il dersi però che questi due corpi e-
suo legno per fabbricar navi, le sue sistessero già, compresine' cieli crea-
foglie per vele il suo fusto per al-
, ti in principio, tuttora però informi
bero, la sua lanuggine per farne cor- e invisibili com' era la terra da pri-
dame, e i suoi frutti per carico. Là ma, e che solamente nel quarto gior-
principalmente spuntarono e di là , no apparissero luminosi.
si sono sparse per tutta la terra, due Uno dei più famosi astronomi dei
piante di un meschino aspetto, ma nostri tempi, Herschel, che ha pas-
di una preziosa virtù una di esse, : sata la sua vita a studiare gli astri,
erba sottile e fragile che non ispic- e che ha scoperto il più ragguarde-
ca per ragione delle foglie, nè del vole dei nuovi pianeti con un gran
fiore, nè della fragranza; e l'altra, numero di nuove stelle, ha creduto,
legno inutile e strisciante sul terre- dietro le sue numerose osservazio-
no, non neppure a farne un
atto ni, essere il soleun corpo opaco,
cavicchio. E non ostante queste due circondato da un'atmosfera luminosa
piante senza vigore e senza vaghez- e incandescente, che spande la lu-
za, voglio dire il grano e la vite, ce e il calore nel nostro universo.
sostengono la forza dell'uomo e gli La quale opinione accolta favorevol-
spargono in cuore la gioia sono es- : mente dagli scienziati è divenuta ,

se, che ad onta della loro umiltà, oggi più che mai probabile, a cagio-
cambiano la terra e l'acqua in pane ne un'esperienza che dimostra co-
di
ed in vino, quali nei nostri pasti
i me raggi luminosi del sole non
i

ordinari , trasmutati nel nostro cor- hanno tutte le stesse proprietà di'
po in sangue, ci fanno vivere la vita quelli di una sfera metallica resa
temporale, e nei sacri pasti trasmu- incandescente dal fuoco (2), ma sì
tali nel corpo e nel sangue dell'Uo- tutte quelle di un'atmosfera incan-
mo-Dio, ci fanno vivere Teterna vi- descente e luminosa. Può darsi dun-
ta. Maravigliosa transostanziazione que che quel vivace splendore che
la quale mette la terra e l'acqua a fa del sole l'occhio del mondo, la
parte della natura della pianta, la bellezza del giorno, la vaghezza dei
pianta a parte della natura dell'uomo, cielo, la grazia della natura e la glo-
e l'uomo a parie della natura di Dio! ria della creazione (3), altro non sia
La terra adunque uscita nel pri- che quella luce, quell' atmosfera
H) Hexaem, 1.4, c. 2. ,2; La polarizzazione. (5) S. Ambi'., in hexaem., 1. 4, c. *
4*
82 STORIA DELLA CHIESA
splendida creata da Dio nel primo piegherà quattrocentomila volte ot^
giorno, e della quale avrà rivestilo to minuti e un quarto , ovvero sei
quell'astro nel quarto giorno. anni per lo meno. Laonde suppo-
Il secondo gran luminare è la lu- nendo che vi sieno stelle mille volte
na, ma gran differenza passa tra il più lontane della sopra accennala,
sole e questa: giacché il primo illu- seimila anni passeranno prima che
mina da sè stesso come una face i loro raggi luminosi possan toccare

accesa; mentre la seconda è come la terra; e può darsi ancora che ve


uno specchio che riflette in parte la ne sieno delle tanto e tanto lontane,
luce, d'altronde ricevuta. La luna che la loro luce da che furono crea-
come la terra non ha luce propria, le non abbia ancor potuto giungere
ma illuminata dal sole diventa come a noi; vero é che Dio può averle
la terra luminosa e visibile. dato una maggior velocità; ma co-
Lo stesso accade degli altri lumi- me dice Tommaso
d'Aquino, sull'au-
nari celesti che chiamansi pianeti o torità del vescovo d' Ippona , nella
stelleerranti, le quali opache per prima istituzione della natura non
natura come la luna e la terra, non trattasi di miracolo , ma della na-
fanno che riflettere come queste la tura delle cose (2).
luce che ricevon dal sole. Questi Però l'intera natura e l'inaltera-
corpi furon resi luminosi da Dio nel bilità delle sue leggi è un continuo
quarto giorno allorché vestì il sole
, miracolo. Esso si vede più spesso
della luce creala nel primo giorno. della sua eccezione ma non com- ;

Ma le stelle chiamale fisse, e che prendiam però meglio V uno che


vengon tenute per allreltanli soli ,
V altra.
furon esse accese solamente il quar- La luce pertanto, incomprensibile
to giorno, ovvero lo eran già per lo nella sua essenza, e inesplicabile
innanzi? Forse son quelle stelle del nella sua velocità, ci apparisce una,
mattino delle quali parla Iddio in indivisibile, e di un solo colore. Tut-
Giobbe (1), e che per mezzo dei lo- tavia essa si moltiplica e si divide
ro angeli lodavano il proprio Crea- in molli difl^erenti colori , onde va-
tore , allorché la terra era tuttora riare airinfinito l'aspetto dell'intie-
immersa nelle acque; e forse Iddio ra natura. Nèll' arcobaleno infatti il

le chiama del mattino perché fecele medesimo raggio di sole vien diviso
luminose prima di fare allrellanlo da una gocciola d' acqua in set-
col nostro sole e co' suoi pianeti. te principali colori : il rosso , l'a-^
Per mollo tempo si é credulo che rancio, il giallo, il verde, l'azzurro,
la luce si spandesse in un medesi- il celeste e paonazzo, i quali so-
il

mo istante dappertutto ; ma è ora no nei medesimi rapporti


tra loro
riconosciuto di' essa impiega otto delle selle note musicali. Questa di-
minuti e un quarto a percorrere la visione della luce, e questa molti-
via che separa il sole dalla terra, cioè plicazione di colori può osservarsi
trenlaquattro milioni di leghe, il che a piacere , ed aggiungervisi anco la
fa oltre quattro milioni ogni minu- sottrazione e l'addizione, giacché ba-
to. Conseguentemente quella che tra sta il ricevere un raggio di sole so-
le apparisce come la
stelle fisse ci pra un lato di un triangolo di vetro
più vicina, è lontana quatlrocento- in una camera oscura, che tosto lo
mila volte più del sole, e perciò la scorgiamo rinfranlo nei sette colori
sua luce per giungere sino a noi im- —
(2) S. Th. q. 67, a. ^ ad 3. S. Aug. 1. 2,
(I) 58, 7. sup. gen. ad lilt. c. n. 2.
LIBRO PRIMO 83
dell'arcobaleno: quindi con altri vetri negazione , rende 1' intiera natura
ridotti aforma di lenti si posson un vero dipinto nel quale non puossi
prendere ad uno ad uno questi colo- ammirare abbastanza l'eterno arte-
ri, separare, riunire, mischiare e fice. Così pure la divisione e l'infinita

formare diverse combinazioni. Que- varietà di grazie e di virtù, combi-


sti sette colori riuniti in un fascio nate collo splendore dei perfetti che
formano il bianco ed assorbiti che
, tutte le riuniscono, e colle tenebre del
siano danno il nero, vale a dire, l'as- reprobo che non ne ha conservata
senza di ogni colore. E chi può sa- nessuna, formeranno di tutto il com-
pere per quale inesplicabile mecca- plesso delle intelligenze create una
nismo la supej'ficie dei metalli, del- ineffabile armonia, a considerare tut-
le pietre, del legno e dei fluidi, la te le maraviglie della quale non ba-
scorza, le foglie e i fiori degli alberi sterà tutta l'eternità.
e delle piante, siano in modo dis- ;
Direbbesi che la luce e la parola
: posti che nel decomporre i raggi del creata, quella co' suoi sette prin-
sole riflettano un colore, assorben- cipali colori , questa co' suoi sette
done altri ? Quindi Tincarnato della tuoni sono anche un' ombra o un
,

rosa, il giallo dorato dell'arancia, il eco della luce e della parola increa-
giallo biancastro delle biade matu- ta; tanto il numero sette torna spesso
re , il verde della primavera, l'az- a mostrarsi nella scrittura, e ciò for-
zurro della volta celeste, il turchi- se non senza mistero. Infatti Dio fa
no dell'indaco e il modesto color
, e santifica l'universo in sette giorni;
della mammola con tutte le loro in- dinnanzi suo trono stanno sette an-
al
finite sfumature ; che se li riflettano gioli 0 spiriti; dinnanzi all'arca san-
tutti ne verrà il bianco del giglio ,
ta, scintillava il candelabro d' oro
se non ne riflettono alcuno, sarà il con sette lampade; l'anno della re-
nero dell'ebano. Cosicché lo stesso missione era annunziato dalle sette
raggio di luce assorbito, riunito, o trombe del giubileo ; il libro eterno
infranto, lascia vedere il nero ed il si dice chiuso da sette sigilli ; l'a-
I bianco, e tutti i colori che stanno gnello che li rompe ci vien descritto
:tra questidue. Immagine creata della con sette corna o raggi, e sette oc-
luce increata che è la vita, il bene, chi 0 spiriti divini mandati sulla ter-
e che illumina ogni uomo che vie- ra (1); questo sole di giustizia si co-
ne in questo mondo I suoi raggi
! munica per via di sette sacramenti
divini, assorbiti e come annullati da 0 irradiazioni differenti; lo spirito
uno, non lasciano scorgere che l'as- di caritàche ne è inseparabile si
senza della luce, del bene, e della comunica per mezzo di sette doni o
vita, cioè le tenebre, il male e la raggi differenti, e così di seguito.
morte riuniti fedelmente in un al-
; Il raggio solare oltre al dividersi
tro, vi fanno sfolgorare l'immagine per moltiplicare i colori, si frange
di tutto lo splendore, di tutta la vita e devia, onde operare altre maravi-
e di tutia la perfezione divina; e glie. Se l'astro creato da Dio per
conservati in parte secondo le dispo- presiedere al giorno , comparisse o
sizioni di ciascuno, fan risplendere sparisse tutto ad un tratto , sarem-
i lineamenti più o meno abbaglianti mo abbagliati il mattino dall'improv-
dell'eterna bellezza. Una tal divisio- viso splendore, e colti improvvisa-
ne ed una tale infinita varietà di co- mente la sera da subite e profonde
lori armonizzati col bianco che tutti tenebre. Ma ciò non accade, perchè
li raccoglie, e col nero che ne è la (I) Apoc. o, 7.
84 STORIA DELLA CHIESA
ad imitazione deireterna luce e sa- che sembra coprirci con una volta
pienza, delle quali esso è un simbo- azzurra tempestata di bottoni dora-
lo, se abbraccia con forza da un'e- ti. Quei medesimi atomi di vapore

stremità all'altra tutte le cose, di- e d'aria hanno da Dio ricevuto l'in-
spone però il tutto con pacatezza e carico di trasmettersi l'un l'altro la
soavità. Così la sua apparizione trion- bianca luce del sole, e di traspor-
fale sull'orizzonte è preceduta dal- tarla in tal modo dovunque e fin en-
l'aurora, ed il suo tramonto è segui- tro le dimore ove il sole non mai
to dal crepuscolo. Più di un'ora pri- penetra direttamente. Misteri sopra
ma di mandarci direttamente i suoi misteri, maraviglie sopra maraviglia
raggi ei li spinge in alto nella no- abbiamo sotto gli occhi ogni giorno!,
stra atmosfera ,d' onde vaporose « I cieli narrano la gloria di Dio,!
particelle a noi li rimandano rin- e le opere delle mani di lui annun-|
franti e temperati. Nè ciò basta: zia il firmamento; il giorno al gior-
questi stessi raggi vibrati anco obli- no fa nota questa parola, e la netta
quamente nelle parti alte e rare ne dà cognizione alla notte. Noa
dell'aria che ne circonda, si pie- havvi linguaggio nè favella, presso
gan verso le più basse e più dense, di cui inlese non siano le loro voci,
onde viemeglio avvicinarsi a noi, nel il loro suono si è difl'uso per tutta
modo appunto che vediamo incur- quanta la terra, e le loro parole si-
varsi e protendersi verso di noi l'i- no ai confini della terra. Ha posto
magine di un bastone immerso obli- nel sole il suo padiglione, e questi
quamente nell'acqua. Così per mez- come uno sposo che esce dalla stan-
zo di qualche raggio infranto e di za nuziale, spunta fuor qual gigante
,

pochi atomi d'aria o di vapore. Dio a fornir sua carriera ; dall'una estre-
ci conduce dalle ombre della notte mità del cielo si parte, e corre sino
al chiaro del giorno, e da questo al- air altra estremità di esso e non ,

l'oscurità di quella a traverso ai co- havvi chi al calore di lui si nascon-


lori sfumati dell' aurora mattinale da (1). »
e dei crepuscoli della sera: ed a ciò Dio ha riunito nel sole la luce che
pure andiam debitori di quel bello illumina e colorisce ed il calore che ,

azzurro e di quel trasparente cele- fa vivere e crescer le piante. Però


ste che scorgesi nella volta dei cieli. già esisteva la luce e il calore, e già
Più c'innalziamo sulle alte montagne le piante si ammantavano dei c lori
e più vediamo il cielo dall'azzurro deil'una, e si animavano della vita

passare alnero e vi è tale un' al-


; dell' altro ;
imperocché il sole non
tezza alla quale il sole non risplen- n' è la sorgente, ma solamene il

de più del solito fulgore, e dove le serbatoio, esso non è la luce, ma si

stelle scorgonsi in pieno mezzogior- un luminare.


no, non più scintillanti ma smorte, E qui cade opportuna una q ù-
essendo colà l'aria troppo sottile per stione molto discussa tra gli antic'ii, .
*

riflettere ai nostri sguardi la luce de-^ cioè, se questi corpi luminosi cele-
gli astri e per dirigerla in ogni sen- sti sieno animati, o no. Alcuni stanno
so. Al di sotto di quelle alte regio- pel sì, altri pel no, ed altri riman-

da un'a-
ni, quella stessa luce riflessa gono dubbiosi. L'angelo della scuo-
ria e da vapori m^no leggeri, me- la s. Tommaso ha conciliato quelle
scolando il suo bianco al nero che diverse opinioni in tal modo : « Gli
le sta di sopra, produce quella tinta astri, egli dice, non sono animati co-
intermedia che rallegra la vista, e (4) Vs. 18, \.(
LIBRO PRIMO 85
me il corpo umano , col quale Ta- nozio equinozio di primavera, se
:

nima vivificante compone un solo in- la terra presenta l'emisfero ove noi
dividuo qual è l'uomo ; ma lo sono siamo, equinozio di autunno, se pre-
a guisa di una nave mossa e diretta senta l'opposto emisfero. Quando ri-
dal pilota. Ora quelli che dicevano volge verso il sole quella maggior
con Platone, esser gli astri animati, porzione del nostro emisfero che può,
la pensavano in quest'ultimo senso; abbiamo i giorni più lunghi e le notti
e coloro che sostenevano non es- più brevi , cioè l'estate e questo si
;

serlo la intendevano nel primo: co- chiama solstizio, perché il sole sem-
sicché se vi è differenza nelle paro- bra fermarsi qualche giorno, prima
le , non ve n'ha alcuna, o ben pic- di piegarsi verso l'altro emisfero;
cola, nella sostanza della cosa (Ì).» solstizio d'estate per noi, ma solsti-
Il sole presiede al giorno condu- zio d'inverno pei nostri antipodi, os-
cendolo al suo levarsi, e seco por- sia per coloro che abitano la parte
tandolo al tramonto. Ma questo le- sottostante a quella che noi abitia-
varsi e tramontar del sole è fenome- mo. Tutto Popposto però accade sei
no cagionato dalla terra col suo gi- mesi dopo. Ecco come gli scienziati
rar sopra sè stessa, e col presentare spiegano oggi le stagioni ed i loro fe-
successivamente ai raggi di quelFa- nomeni; e dico oggi, poiché nei tra-
stro i diversi punti della s.ua circon- scorsi secoli differente ne era la
ferenza. Il sole allora sorge sulPo- spiegazione, e sempre però con u-
rizzonte e si avanza quindi si al- ,
gual sicurezza; il che dovrebbe per-
lontana e si corica ; presso a poco suaderli una volta ad essere più mo-
come la riva immobile del mare si desti.
alza sull'orizzonte, si avanza, ovvero La luna é il secondo gran lumi-
sen fugge e sparisce, secondochè il nare. Accompagna essa la terra in-
navigatore le si avvicina o se ne al- torno al sole e gira nel tempo
,

lontana. stesso intorno alla terra in ventino-


Presiede anco il sole alle quattro ve giorni e mezzo. Essa presiede alla
stagioni, ossia periodi di luce e di ca- notte, illuminandola il più sovente
lore ch'egli sparge sulla terra^ ed al- di ben pallida luce, ricevendo come
l'anno che comprende questi quat- la terra, il suo splendore dal sole.
tro periodi. Non dimentichiamo però Allorché ci fa vedere il suo disco
che anco queste variazioni debbonsi tutto illuminato, il che accade quan-
alla terra, poiché non solo essa gira do spunta sull'orizzonte nel momen-
sopra sé stessa ogni ventiquattr'ore, to che il sole tramonta si chiama
,

affmché il sole ci conceda il giorno, plenilunio; quando apparisce nel


ma gira ancora attorno a quell'a- tempo stesso del levar del sole, mo-
stro in trecentosessantacinque giorni strandoci suo emisfero non illu-
il

e un quarto, il che chiamasi anno. minato, la vediam più, e si


non
In quest'annua rotazione s'inclina chiama luna nuova; finalmente chia-
la terra per modo da presentare ai masi primo quarto ed ultimo quarto
raggi diretti del sole due volte il allorché é vicina o lontana dal sole,
mezzo del globo od equatore, ed una in modo da farci vedere la metà del
sola volta una certa parte di ciascu- suo emisfero illuminato, o la quarta
no de' suoi emisferi. Allorché gli parte della sua totale circonferenza.
presenta il mezzo , i giorni sono e- Queste varie apparenze sono cono-
guali alle notti, ed abbiamo l'equi- sciute sotto il nome generico di fasi
(1) Sum, p. I, q. 70, a o. lunari; gli astronomi ne hanno os-
86 STORIA DELLA CHIESA
servate delle simili nelle lune o sa- fiaccole, e innalzandole verso il cia-
telliti che accompagnano qualche lo per richiamare la luce dell'astro
altro pianeta. eclissato. Gl'indigeni del Messico cre-
La notte altro non è che Fombra devano che la luna venisse ferita dal
della terra; ed allorché quest'ombra sole per qualche contesa, e tulli al-
che si proietta mollo lontano nello lora digiunavano per islabilire tra
spazio cade sul disco rischiarato del- essi la pace.
la luna, questo disco si oscura in Eppure nella Cina, nelle Indie,
tutto 0 in parte^ ed in questo caso nella Caldea, nella Persia, nell'E-
abbiamo ciò che chiamiamo eclisse gitto, nella Grecia ed in Roma e-
totale 0 parziale della luna. Ciò non ranvi astronomi o astrologi o male-
può accadere, se non quando la lu- malici, giacché negli antichi autori
na è in piena, quando cioè la terra queste tre qualificazioni significano
trovasi direttamente tra essa ed il una medesima cosa; ma costoro in
sole. vece d'illuminare il popolo sulla ve-
La luna pure ha, come la terra, ra causa degli eclissi, lo trascinava-
la sua ombra e la sua notte. Allor- no e lo immergevano in un errore
ché quell'ombra, che si proietta an- assai più dannoso. Infatti quanto più
ch'essa molto lungi nello spazio in- noi andiamo in su nella storia pro-
contra la faccia della terra ove abi- fana, tanto più vediamo l'astrono-
tiamo, ci asconde la luce del sole, mia, ossia la scienza degli astri, de-
0 tutta 0 in parte ed allora succe- ; generare in una vana e funesta su-
de quello da noi chiamato eclisse perslizione. I matematici o astrologi
totale 0 parziale del sole noi siamo , 0 astronomi^ vedendo certamente che
per pochi istanti all'ombra della lu- 10 studiare le stelle solamente per
na né questo può accadere, se non
: conoscerne il corso e predire l'eclis-
quando quest' astro trovasi diretta- si dava meschin profitto, immagina-

mente tra il sole e la terra. rono qualcosa di più lucroso e si ,

Tutti i popoli antichi, eccetto gli posero a predire il destino di ogni


ebrei, grandemente temevano gli e- uomo, la riuscita di una impresa,
clissi. Vedesi infatti negli annali del- 0 l'esito di una battaglia; divisero
la Cina (1) , che un eclisse met- 11 cielo in dodici parti eguali , asse-
teva iscompiglio tutto l' impe-
in gnando a ciascuna di esse un parti-
ro ; e anch'oggi gì' indiani persuasi ,
colare attributo, come la ricchezza,
che un drago malefico sta in tali oc- la gloria, leparentele ecc.: distinse-
casioni per divorare la luna, fanno ro i pianeti in favorevoli nocivi e ,

un grande baccano per fargli abban- misti, dando a ciascuno un aspetto


donare la preda, ovvero entrano nel- favorevole o funesto, e determina-
l'acqua fino al collo per pregarlo di rono che il momento decisivo pel
non divorarla tutta. I greci ed i ro- destino dell'uomo era quello del suo
mani se ne formavano una consimi- nascimento. Questi ed altri simili e-
le idea, poiché se la luna si eclis- rano i principii arbitrari di quella
sava, ciò accadeva perché gFincan- vana e superstiziosa matematica,
tesimi delle streghe l'attraevano ver- combattuta dai padri della chiesa.
so la terra, ed allora la plebe ro- 1 caldei che furono i primi ad os-
,

mana batteva sopra caldaie od altri servare gli astri, furono anco i pri-
arnesi per farla risalire al suo po- mi astrologi, indovini, fabbricato-
sto, accendendo anco un'infinità di ri di oroscopi e annunziatori della
(1) Chouking. buona ventura. Il loro nome di-
LIBRO PRIMO 87
venne comune a tutti i ciarlatani la creazione del mondo e la divina
di questa specie, che ben presto em- provvidenza. Mentre i sapienti della
pierono il mondo. La storia ci mo- medesima stampa lusingavano Ba-
stra i matematici frequentemente bilonia, promettendole una inalte-
cacciati fuori di Roma, ma ivi sem- rabile felicità, Isaia le annunziò una
pre dimoranti , come narra Tacito prossima rovina, dicendole: « Ascolta
nella sua storia (1). Costoro fomen- tu che vivi nelle delizie Stat-
tavano coi loro pronostici le congiu- tene co"* tuoi incantatori, e colla tur-
re; se queste riuscivano giungevano ba de^ tuoi maghi coi quali avesti
a governare P impero; se fallivano tanto da fare fin dalla tua adole-
erano sbanditi ; ma sia il volgo sa- scenza, se per sorte ciò possa gio-
piente, sia il volgo ignorante, am- varti alcun poco, o se tu possa di-
bedue persuasi che i destini degli venir più forte. In mezzo alla mol-
imperi e degli uomini stavano scritti titudine de' tuoi consiglieri tu ti per-
negli astri, li ritenevano in onta ai di: sorgano, e diano a te salute gli
loro stessi decreti. Parilerque et e- auguri del cielo che contemplavan le
riiditum vulgus et rude (2). Tanto stelle , e contavano mesi afiìn di
i

grande era il potere di quella su- predire a te il futuro. Ecco ch'ei


perstizione astrologica, che uno de' son diventati come paglia, il fuoco
più assennati scrittori della romana li ha divorati (5) ».

letteratura, in un discorso intitola- Il filosofo Giuliano adoperava tutte

to Matematico,
il questo ragiona-
fa le arti della filosofia e dell' impero
mento: « Giacché la matematica pre- per far trionfare sul cristianesimo e
dice l'eclissi degli astri, e gli avveni- sul buon senso le superstizioni de-
menti giustificano quella predizione, gli astrologi, dei matematici, degli
perchè non le presteremo fede allor- auguri e degli aruspici , nel tempo
ché predice il destino dell'uomo (3)?» che i suoi antichi compagni di stu-
Gli stessi imperatori pensavano così, dio Gregorio Nazianzeno e Basilio
/ e tra gli altri Tiberio , che con so- di Cesarea insegnavano ai popoli ne'
lenne decreto bandì tutti i matema- tempii cristiani a ridersi di tutte quel-
I

tici di Roma , era egli stesso dedito le stravaganze filosofiche, ed a con-


oltremodo alla matematica (4); e vo- servare il buon senso insieme al cri-
lendo parlare solamente de^ filosofi , stianesimo.
basterà citare l'imperatore Giuliano, La chiesa non biasimò né disap-
il quale astronomo
,
aruspice e ne- provò mai la scienza degli astri; sol-
gromante era sempre circondato da tanto volea sbandirne l'impostura e
negromanti, aruspici ed astrologi. la superstizione, e farne una vera
La sola chiesa di Dio, col costan- scienza. Il concilio di Trento, col
te suo illuminare il popolo, da Mosé proibire i libri di astrologia super-
fino al concilio di Trento , sopra i stiziosa,non involse nella stessa proi-
vani pregiudizi e le dotte impostu- bizione quelli di astrologia naturale
re de' sapienti , liberò 1' universo 0 di astronomia, che trattano del cor-
da questa filosofìa superstiziosa; ed so degli astri, delle loro influenze
infatti quando i caldei cominciava- naturali sopra i moti del mare, la

no ad infatuare il genere umano temperatura dell'aria, ed il ritorno


colle loro favole astrologiche, Mosé di certe malattie : osservazioni utili
loro rammentò l'antica verità sopra
(5) Quintil. declam. 4, mcilhemaUcus, n. 14».
(I) Tacito, Hist. i, n. 22. (2) Plinio, Hist., (4) Svet. Tib. n. 50 el 69.
2, c. 7. (o) Is. 47, 8-14.
88 STORIA DELLA CHIESA
alla navigazione , all' agricoltura e argomentare con quasi certezza, che
alla medicina (1). Più che ad ogni in quella stagione sono stati creati o
altro importava alla chiesa che il cor- almeno resi luminosi il sole e la lu-
so del sole, della luna e delle stelle na. Ma avendo noi due equinozi,
fosse esattamente conosciuto, per re- uno di primavera e l'altro di autun-
golare le sue feste, e specialmente no rimarrà a sapersi a quale dei
,

la più solenne^ cioè la pasqua. A tale due dovremo riferire quella compar-
scopo vedremo ne' secoli cristiani i sa. A sciogliere ogni dubbio sta scrit-
più grandi papi , i più grandi ve- to : « La terra germini erba verdeg-
scovi e concili occuparsi alacremente giante e che faccia seme, e piante il

di questa importantissima quistione. fruttifere che diano


frutto, secon- il

Gregorio XIII fu quegli che rese un do la specie loro. » Ora questa vege-
eminente servigio a tutti i popoli, tazione è propria della primavera,
col correggere gli errori e le incer- più che di ogni altra stagione del-
tezze che eransi insinuate nel calen- l'anno; cosicché si può concludere
dario, e col darne loro uno perfet- che il sole e la luna furono resi lu-
tamente esatto il cardinale Nicola
: minosi nel plenilunio dell'equinozio
di Cusa fu quello che pel primo tra di primavera.
i moderni risuscitò l'antica opinione In tal guisa almeno ragionavano
del moto
della terra attorno al so- i vescovi di Palestina e delle pro-
le; finalmente il canonico Nicolò vince limitrofe riuniti in conci-
,

Copernico fondò il presente siste- lio in Cesarea per ordine del papa
ma sul calcolo e sull'esperienza, di- s. Vittore sul finire del secondo se-
venendo in tal modo il padre della colo,onde regolare la quistione sulla
moderna astronomia. pasqua nei luoghi stessi ove Cristo
quanto poi a sapere in qual
In l'aveva celebrata (2). Gli atti di det-
fase ed in quale stagione comparve- to concilio ci sono stati conservati
ro i due maggiori luminari ecco : dal venerabile Beda santo astrono-
quanto si può congetturare di più mo del settimo secolo. In essi tro-
probahile. Si legge che il minore, vasi inoltre notato che nello stesso
ossia la luna, fu fatto per presiede- tempo dell'anno, cioè nel plenilunio
re alla notte; ma essa non vi pre- equinoziale della primavera , ebber
siede letteralmente e totalmente se luogo grandi avvenimenti: vale adire
non quando spunta nell'istante che il sole e la luna incominciarono a ri-

il sole tramonta, cioè quando è pie- splendere sulla terra ; i figliuoli d'I-
na; da ciò puossi argomentare con sraele uscirono dalla schiavitù del-
verosimiglianza esser comparsa per l'Egitto, come da una tenebrosa pri-
la prima volta in questa fase. Si leg- gione, guidati da Mosè e da Aronne,
ge inoltre che Dio fece i due grandi come da due astri, per divenire una
luminari, il sole e la luna, affine di libera nazione, e prender possesso
separare la luce dalle tenebre e divi- della terra promessa ai padri loro; ed
dere il giorno dalla notte per metà, il Cristo, Dio-uomo figurato per tanti

secondo la version dei settanta. Ora secoli nella vittima pasquale, immo-
divisione eguale non esistendo tra la lato per la salvazione dell'intiera u-
notte ed il giorno , se non quando il manità, uscì dalle tenebre della mor-
sole illumina direttamente il mezzo te, chiamando tutti alla libertà di Dio
della terra, ossia l'equatore, vale a ed alla terra promessa del cielo.
dire nel tempo degli equinozi, si può —
(2) Labbé, Conc t. I, col. oOG. Beda de.
(i) Index, regula 9. equinodio vernali.
,

LIBRO PRIMO 89
In questo modo pasqua, la gran
la eppure in questi pochi quante cose
festa dei cristiani, che sempre coin- ci sfuggono e ci confondono Quella !

cide col risorgimento della natura spugna colla quale noi asciughia-
ci rammenta e la prima gioventù del mo i nostri arnesi è la mobile abi-
mondo, e la liberazione del popolo tazione di quei vermicciattoli marini
d'Israele per mezzo di Mosè, e quel- la quale essi stessi si costruirono sui
la di tutti i popoli dell'universo fat- fianchi degli scogli: quel corallo che
ta dal Cristo. ammiriamo pel suo colorito è un
I due luminari situati nello spa- frammento di un petroso alveare fab-
zio de' cieli sono quelli che non solo bricato da piccoli insetti , in forma
ci additano l'epoca della festa della di tronco d'albero nel fondo del ma-
nostra pasqua, come già indicavano re; quelle perle, alle quali attribuia-

l'antica e le neomenie, ossia le fe- mo tanto valore, altro non sono che
ste della nuova luna ma sono in-
;
gocce di sudore che una specie di
caricati inoltre di annunziare a tutti ostrica 0 lumaca marina lasciò coa-
i popoli della terra un'ultima solen- gulare, formando della sua traspi-
nità, cioè la gran pasqua, il gran razione due gusci, che gli servono
passaggio dal tempo all' eternità. ad un tempo di abitazione, veste ed
Scosse in quel giorno saranno le vir- ossa; quella porpora, di che va su-
tù dei cieli; cadranno le stelle dal perbo il manto dei re, è finalmente
cielo; il sole sarà oscurato, e la luna un liquore distillato nel suo guscio -

non più illuminerà: si scioglieranno da una specie di chiocciola marina.


gli elementi, non per essere annien- Salomone dunque andrà debitore
tati, ma per fabbricar nuovi cieli e del suo colore reale ad un rettile,
nuova terra. Quando vedremo il pri- nè potrà raggiungere colla sua ma-
mo indizio di quest'ultima solenni- gnificenza un fiore del campo. In-
tà, allora ci sarà forza alzare il ca- tanto l'abitatore di un'altra conchi-
po; la nostra redenzione sarà pros- glia insegnerà all'uomo a navigare.
sima, apparirà il sole di giustizia Il nautilo 0 navigatore, rettile mari-

per non oscurarsi mai più, e vedre- no con otto braccia, fabbricasi colia
|mo al suo eterno lume il complesso propria sostanza un guscio in forma
divino di questa istoria cattolica, di di nave , ove introduce tant' acqua
cui noi tentiam ora riunire gli uma che basti a formarne la zavorra, in-
ni frammenti. nalza due delle sue braccia, spiega
Alla voce di Dio la terra addob- al vento una membrana o vela che
bossi di un verde ammanto, smal- insieme le unisce ne allunga due
,

tato di fiori simili a stelle, ed il cielo altre nel mare a guisa di remi, e
di un manto azzurro sparso di stelle ne protende una quinta che gli fa
simili a' fiori. Soloil mare rimarrà ufficio di timone e così va traver-
:

dunque sterile? Ascoltiamo. 1 sando l'oceano a vela ed a remo,


Disse ancora Iddio : Producano le naviglio pilota e ciurma ad un tem-
,

acque i rettili animati e viventi, e i po. Ma qui non cessa il maraviglio-


volatili sopra la terra sotto il firma- so: non appena si annunzia una tem-
mento del cielo. pesta, 0 si fa temere un nemico,
Poche son queste parole, ma nin- l'industrioso argonauta ripiega la ve-
no potrà contarne le meraviglie! Chi la
, tira a sè il remo ed il timone,
scenderà nei fiumi e negli abissi del empie d'acqua il suo bastimento, e
mare per esaminarne tutti gli abita- si sprofonda nell' abisso appena è :

tori? Appena alcuni ne conosciamo : passato il pericolo rovescia la sua


90 STORIA DELLA CHIESA
barca sottosopra, la vuota, risale a mina, afferra piccoli insetti e vermi
galla, e tornalo alla superficie, de- ed intieri li divora. Spesso accade
stramente la raddirizza, le dà l'ab- che due polipi abbocchino uno stes-
brivo, nuovamente spiei^a la vela e so verme, ciascuno da una delle e-
ricomincia a vogare in balia dei stremità,ed allora incontrandosi non
•venti. Quando sarà mai che l'uomo è raro che l'uno inghiotta l'altro
pure trovi il modo di sfuggire alle colla parte del verme che trovasi nel
tempeste? corpo di lui. Ciò che è poi più sin-
Ma entriamo nei fiumi e nelle a- golare si è che in capo ad un'ora il
cque. A tutti è noto il gambero, colle polipo esce sano e salvo dal corpo
sue tanaglie e colla sua crostacea co- di quello che lo avea inghiottito non
razza; ma non tutti sanno la mara- perdendovi che la preda. Il polipo
viglia che ogni anno in esso si com- ha un altra proprietà, ia quale con-
pie. Non parlo delle uova ch'ei por- siste nel generare senza accoppia-
ta e fa nascere sotto la propria co- mento; proprietà d'altronde comune
da, nè dell' incredibile facoltà che ad altri vermi ed insetti; ciò che però
possiede di riprodurre le corna e le a lui solo appartiene è, che si può
zampe che gli vengano strappate o tagliare pel lungo e pel largo in quan-
ch'egli stesso si strappi ; parlo solo ti pezzi si voglia, ciascuno di questi

della trasmutazione cui va tutti gli brani diverrà tosto un polipo comple-
anni soggetto, la quale consiste nel- to, che altri ne produrrà alla sua vol-
lo spogliarsi non solo della sua ve- ta. Questa scoperta conta un secolo;
ste scagliosa ,ma anco di tutte le ma la scienza non lenta neppure di
parli cartilaginose ed ossee, perfino spiegarne misteri. Ora quanti mai di
i

dello stomaco e degli intestini, per questi prodigiosi verinicciattoli non


rifarsi interamente a nuovo; e per esisteranno sotto i nostri piedi ai
colmo di singolarità sembra che col quali non ci degniamo volger neppur
suo nuovo stomaco ei digerisca l'an- uno sguardo !

tico. Ora chi mai potrà comprende- Da che fu inventato il microsco-


re quella morte e quella risurrezio- pio si è scoperto in ogni gocciola
ne annuale; morte e risurrezione che d'acqua nella quale siasi prima in-
esso ha comune con tutti gli ani- fusa qualche particella vegetale od
mali della sua specie? Quanti mi- animale, come sarebbe del pepe od
steri ! altro , un mondo intero di anima-
Ma eccone altri non meno mara- luzzi invisibili ad occhio nudo e af-
vigli osi. fatto sconosciuti agli antichi. Un
Nei nostri ruscelli, fossi e paduli, celebre osservatore ne ha contati si-
sulla belletta che in fondo riposa, no a duemila, e talvolta fino a otto
in mezzo alle erbe palustri che ne e diecimila in una sola gocciola di
ammantano la superficie, vive un pioggia, entro la quale vanno nuo-
vermicciattolo o insetto a molte zam- tando come in un vasto mare(l). E
pe, e chiamato perciò appunto po- crede che mille milioni di questi
lipo. Quest'essere, allorché si crede non formino il volume di un gra-
in pericolo, contrae piedi o brac-
i nello di rena, e cionullameno ognuno
cia, poiché gli fanno uflìcio di quelli ha la sua forma speciale, essen-
e di queste, e si fa tanto piccino da dovene degli sferici, degli schiaccia-
rendersi quasi impercettibile; pas- ti, dei lunghi, e di quelli che cam-
sato poi il pericolo , si distenue ,
(1) Leuwenhoek, giorn. degli scienz. del i3
spiega le braccia, le allunga e cam- marzo HilS.
LIBRO PRIMO 91
bian forma ogni momento; ve n'ha un nemico assai più terribile è l^uo-
che si aprono a guisa di imbuti per mo, il quale pieno d'ardimento fin
afferrare la preda, conciossiachè tut- tra i ghiacci boreali le fa sentire il

ti mangiano e digeriscono, ed alcuni suo impero. Sapendo questi non po-


sono cosi voraci che si mangiano ter essa sempre abitare nel profondo
gli uni gli altri anch'essi si fecon-
: delle acque , ma esser costretta , a
dano senza accoppiamento, gli uni differenza degli altri pesci, di risa-
per mezzo di uova, ed altri parto- lire di quando in quando a galla per
rendo piccoli viventi ; ed anche que- respirarvi l'aria, coglierà quel mo-
sti tagliati in due parti, ogni pezzo mento per lanciarle da una fragile
idiviene un animale completo: po- barchetta un aguzzo rampone, il qua-
sti a secco si contraggono e spirano, le una volta conficcato si arresta
bagnati di nuovo risuscitano dopo nella profonda piaga : vano sarà per
parecchi anni anco per venti volte. lei lo sconvolgere il mare a colpi di
E non vi è qui di che umiliarsi e coda, vano immergersi nelFabis-
lo
confondersi dinanzi a un Dio così so il ferro fatale legato ad un ca-
:

mirabile in cose tanto comuni? vo la seguirà dovunque, e non ap-


Ma mentre stiamo osservando una pena sarà di nuovo costretta a ri-
piccola goccia d'acqua co' suoi in- montare per respirare, l'intrepido
numerevoli abitatori, ecco venir dal pescatore la ucciderà a colpi di frec-
settentrione l'enorme balena chedor- ce. Così uccisa e sospesa con cate-
me sull'oceano quasi isola natante, ne e gomene al fianco della nave, uo-
lunga sessanta, cento e dugento pie- mini montatile sopra co'piecli armati
di, sul dorso della quale, coperto diuncini di ferro le staccheranno pri-
di conchiglie e talvolta ancora di ma il grasso a colpi di scure, ed esso

piante, sta marinaro per mettere


il convertito in olio e trasportato dal
il piede, quando
risvegliatasi, con commercio regno arric-
di regno in
un colpo di coda manda quasi sot- chirà intere province, e quindi le
tosopra la nave che erasele avvici- ossee lamine che le guarnivano la
nata. Si sprofonda negli abissi col gola e colle quali triturava gli in-
suo nato, grosso quanto un bue, che setti ed i piccoli pesci che le servi-
abbraccia colle sue pinne ed allatta van di cibo per darle alle arti. Il
,

colle sue mammelle. Quantunque sia suo enorme carcame servirà forse di
animale di sì enorme corpo , eli' è trastullo ai fanciulli di qualche gran
tuttavia timorosa ed ha nemici ter- città ma i popoli della Groenlan-
,

ribili. Il pesce spada armato il mu- dia ne faranno la ossatura delle lo-
so di una lunga spada dentata da ro barche rivestendole della sua stes-
ambo i lati, la perseguita accanito; sa pelle.
e non ostante ch^ essa tenti di col- La cosa più sorprendente però, e
pirlo con la coda e schiacciarlo con che sarà stata per certo notata, è la
un colpo, egli destramente spesso guerra a morte che si incontra sia
evita quel colpo fatale e s' innalza tra gr impercettibili abitatori di una
rapidamente in aria per piombarle gocciola d^acqua, sia tra le gigante-
sopra, non già per trafiggerla, ma sche balene dell'oceano. Ma appun-
per segarla col suo stocco dentato. to da queste guerre la mano della
La balena ferita insanguina le onde provvidenza trae la vita e l'armonia
e montata in furore le batte con ta- universale.
le un impeto spaventoso da far fre- In tal modo ogni anno alle stesse
mere anche lontano il navigante. Ma stagioni milioni di aringhe e di mer-
92 STORIA DELLA CHIESA
luzzi perseguitati a quanto pare ,
, E chi non benedirà il Creatore al
dalle balene e adescati dagli insetti veder tante meraviglie? Quante ine-
e dal pesce minuto, vengono a farsi splicabili varietà in quel poco che
prendere lungo le coste di Eluropa conosciamo delle sue opere viventi!
e sui banchi di Terranuova per ser- Da un lato tartarughe, granchi ed
vir di nutrimento a milioni di uo- ostriche con le ossa di fuori e la
mini. E non ostante questa prodi- carne di dentro: dall'altro pesci di
giosa consumazione il loro numero ogni specie colle ossa dentro e la
non scemerà mai avendo ricevuto carne fuori, ma coperta di uno strato
,

da Dio una fecondità ancor più pro- di squame: quelli camminano lenti
digiosa, giacché una sola aringa portando seco la loro casa; questi
femmina è capace di produrre dieci- si scagliano come dardi si dondo-,

mila uova, ed una femmina di mer- lano mollemente, salgono e scendo-


luzzo sino a dieci milioni. Dopo a- no a voglia loro. Per tagliare più
ver poi provveduto i vari popoli del- facilmente le onde Dio ha dato ai
,

la terra e particolarmente imbandita pesci un corpo affilato , schiacciato


la mensa del povero, aringhe e mer- sui lati e appuntato alla testa per
luzzi sen tornano tra i nordici ghiac- potersi dirigere in tutti i sensi, re-
ci onde ivi moltiplicarsi senza timo- mi naturali o alette poste al petto
re, per nuovaniente tornare Tanno al ventre, alla coda e sul dorso, ag-
venturo, dietro a certi lor capi, in giungendovi ancora un organo più
ordine di battaglia, non a combat- meraviglioso, vale a dire una vescica
tere ma a farsi predare più como- piena d'aria, che dilatano e compri-
damente. E, cosa singolare! que- mono a volontà per divenir più gravi o
sti pesci che nascono e vivono nel- più leggeri, per abbassarsi o per ri-
le acque salate del mare_, non sono montare a galla: nonostante lo star
niente uffalto salati, e se vuoisi con- continuamente nell'acqua, respira-
servarne la carne e trasportarla in no l'aria come noi, ma non nella
lontane regioni, fa d'uopo conciarli stessa quantità: trovandone abba-
col sale che il mare medesimo prov- sianza nell'acqua che inghiottono per
vede. la bocca e rigettano per le branchie,
Ciò che l'oceano è per tutta la ter- le quali ne estraggono la parte ae-
ra, immenso vivaio d'onde Iddio pro- rea presso a poco come polmoni
i

diga inesauribili alimenti a tutti i decompongono 1' aria atmosferica ,


popoli, i laghi e i fiumi lo sono pei prendendone quel tantoché basta a
regni e per le province. In questi mantenere la circolazione del san-
si pesca tutti gli anni e tutto Fan- gue e la vita. Finalmente ogni spe-
no, ed i pesci sempre mostrano ef- cie di pesce ha ricevuto un'arme od
ficacemente vera la benedizione data industria particolare per difendersi
loro da Dio al principio con quelle al bisogno : la balena per esempio,
parole: Crescete e moltiplicate e ri- la coda omicida: il pesce spada, lo
empite le acque; imperocché ognora stocco dentato: il liocorno marino
le acque si popolano di pesci , da il suo corno a spirale: il riccio ed
prima impercettibili ma che cresco- il pesce persico i loro aculei la por- :

no quasi a vista, ed alla loro volta pora il succhiello con cui trafora le
moltiplicano tanto che un solo car- più dure conchiglie: il delfino sca-
pione fuggito alle reti del pescatore glia negli occhi del suo avversario
basta colle sue trecentomila uova a un getto d' acqua tanto impetuoso
ripopolare tutto un fiume. da sbalordirlo la seppia schizza in-
:
LIBRO PRIMO
chiostro per celarsi a chi tenta gher
93
ed timone nella coda corta e rac-
il
mirla: la torpedine fa intorpidire la
colta in forma di pennello
mano che i loro :
vuole afferrarla. Tal altro piedi palmati sono veri remi;
la ca-
quando sta per
divenir preda del luggine fina, folta e oleosa che
nemico^ sen vola in aria per mezzo ne
riveste tutto il corpo è una
di due larghe membrane, specie
che gli di catrame naturale che
fanno da ali, e sulle quali si sostie- li difende
contro l'impressione dell'acqua.
ne finché rimangono umide. Quei Nel
quale elemento tanto agitato, vivon
pesci dotati di minore industria
per essi una pacifica vita, dibattendosi,
difendersi, hanno in compenso
una immergendovisi e tornando a galla
fecondità senza pari per riprodursi,
con moti graziosi, e trovando in
intantochè quelli che per la loro
quello il nutrimento al di là del
grossezza, voracità ed armi sono bi-
i sogno i loro costumi son general-
:
più temibili non si moltiplicano
in mente innocenti; le abitudini paci-
paragone degli altri che pochissimo. fiche; ed aspettan l'uomo per dargli
La biilena infatti
non genera che un la caluggine e le penne,
figlio 0 al più due l'anno,
e bene spes-
mentre so gh vanno incontro alla sua
l'aringa ne genera migliaia voce.
e mi- Altri sulla riva si mostrano
gliaia. Così Iddio, enei mar con
tempe- corpo snello e lungo collo, gambe
stoso dove si agitano i pesci,
ed in lunghe e senza membrana ai lunghi
quello ove si agitano gli uomini, fa piedi. Non possono questi nuotare,
scaturire in eguaì modo l'ordine dal ma spediti camminano nei pantani
disordine, la pace dalla guerra, e e nelle acque basse. Con un becco
l'eterna armonia da sempre rina- lungo e frugano in fondo alla
affilato
scenti sconvolgimenti.
belletta per cercarvi il cibo che
Il pesce volante lor
, che si slan- conviene, vale a dire pesciolini, ret-
cia nell'aria, ci trasporta
in un al- tili e insetti. La cicogna è tra que-
tro mondo e ci fa vedere
nuovi es- sti, chiamata pia dagli
seri, nuove forme, nuove bellezze antichi per
la sua figliale pietà verso
il mondo cioè degli uccelli. Alle squa- i propri
genitori, ch'essa nutrisce e riscalda
ipesubentran le penne: becco il colla stessa tenerezza che usa
prende il posto dei denti, co' fi-
pin- alle gli,invecchiati li sostiene e li fa vo-
ne succedono ali e piedi
polmoni :
lare colle sue ali acciocché
interni e di altra struttura possano
fanno spa- gustare ancora qualche piacere di
rire le branchie ed il silenzio che
:
una migliore età(1).
lin qui regnava nella
natura cessa Altrove la domestica gallina ci dà
e s ode in molte
specie un canto le sue uova in compenso dell'ospi-
mei 001 oso.
talità che le accordiamo
Alcuni di questi nuovi la rondi- ;
esseri co- ne selvaggia e insieme domestica,
me sarebbe il cigno l'oca e
l'ani- ,
fabbrica con fiducia il suo nido
tra lascianomal volentieri l'umido sotto
1 nostri tetti; il fringuello,
elemento, dove la voce di il cardel*
Dio li ha lino e il monachino rallegrano
tattinascere: impavidi tra le colle
tem- piume e coi canti
giardini; e se i
peste lottano contro i
venti e scher- percorriamo la campagna il fanello
zano coi marosi senza
tema di nau- e la capinera ci salutano
Iragio navigatori nati dalle mac-
:
hanno il cor- chie, e la lodola campestre
po convesso come si in-
la carena di una nalza giuliva sopra di noi come
nave, la cui prora consiste per
nel collo invitarci colla sua graziosa
Cile sorge sopra un petto melodia
eminente (I) Ambr. in hexaem. 1. 5, c. 16.
94 STORIA DI :lla chiesa
a sollevarci con lei al cielo. Nel vicin colomba e la tortor^lla simbolo am-
boschetto il solitario usignuolo fa e- bedue di un'anima c;jsta, semplice,
cheggiar intorno intorno la sua voce, dolce, amorosa e fedele a Dio. La
e quando s' accorge d'esser ascol- colomba infatti non vive che pel su»
tato, si anima e la rinforza, compo- sposo e pei figli, e la tortora, una
ne ed eseguisce in tutti i tuoni dal volta perduto il compagno, rimane
semplice più bizzarro gorgheggio,
al vedova e solitaria tutta la vita: ai i-
dai tremiti e trilli più lievi ai tene- bedue saranno offerte in sacrilitio
ri, languidi e lamentosi sospiri, dai in luogo di Colui che si olTriva in
quali torna alla primitiva gaiezza. sacrificio per noi (I). Allorché Dò
Al sentirlo fornito di tanto potente avrà allagato la terra col diluvio, la
organo vocale si crederebbe che do- colomba sarà nunzia di pace; e
vesse avere sortito dalla natura una quando lo Spirito di Dio che vivificò
maestosa figura, brillanti penne ed le acque in principio, verrà a san-
uno sguardo superbo, mentre non è tificarle nel Giordano scenderà in ,

che un meschino animaluccio di co- figura dicolomba, simbolo d'inno-


lor comunissimo e di sguardo timi- cenza e di amore.
do. Fino tra gli uccelli è piaciuto Ma se lo spirilo di grazia e di lu-
a Dio impartire i suoi maggiori doni ce trova il suo simbolo nella colom-

ai più umili. ba, quelli della malizia e delle te-


L^aquila ,
regina dell'aria , ebbe nebre hanno anch' essi la loro im-
in Telaggio la grandezza e la forza, magine nei volatili notturni spe- ;

il coraggio, l'occhio penetrante e la cie di fantasmi di torvo aspello e


rapidità del volo. Il suo nido posa di sguardo malefico, con rostro ad-
sulle più alle ed inaccessibili rocce: unco, affilali artigli, e sinistro gri-
guarda il sole fissa, si alza sopra le do, che abitano luoghi diroccali e
nubi, donde precipita sulla preda che deserti, e colgono le ore del sonno
ha scoperta nel piano. Dopo aver per sorpremlere piccoli uccelli ad-
i

nutrita la prole di sangue e di car- dormentati: viva immagine e parlan-


nifìcina, appena questa è in grado te di quegli spirili malvagi abitatori

di volare la discaccia e dal covo e dei luoghi di eterno orrore e della


dai dintorni, e la costringe a cercarsi perduta gente d'onde, negli istanti
altrove un impero. Per l'arditezza di tenebre,piombano addosso a quel-
del volo e l'acutezza dello sguardo li che non islanno in guardia.

è stata tolta per emblema del genio Quante altre lezioni e sulla divina
che si per contem-
alza fino a Dio provvidenza e sui nostri doveri non
plarvi Verbo, la luce, la vita; e
il ci darebbero le dilTerenti specie di

pel dominio che esercita nel suo uccelli se vi facessimo attenzione!


,

vicinato e la facilità colla quale ra- Inlerrogale i volatili del cielo, dice-
pisce e trasporta cogli artigli i più va Giob a' suoi amici, ed essi vi in-

grossi uccelli ed anco quadrupedi segneranno (^)-. Considerateli, ci ri-

divenne V emblema di quel popolo pete quegli slesso che gli ha fatti :

re, cui fu concesso di conquistare essi non seminano, non raccolgono


lutti gli altri. La voce dei popoli e non conservano ne'granai, eppure
e quella dei profeli hanno egual- il vostro Padre celeste li nutrisce. E-
mente riconosciuto nell'aquila que- gliha seminalo per essi, e con qual
ste prerogative. profusione Noi forse non sapeva-
!

Ben diverse dall' aquila sono la mo abbastanza il perchè di questa


(I) Ambr. in hexaem. 1. 5, c. 19. (2) lob 72, 7.
,

LIBRO PRIMO 95
infinita moltitudine e varietà di al- dice loro che avranno delle uova che
beri, di piante e di erbe, che cuo- bisognerà covare un determinato nu-
prono la terra col fogliame, coi fiori mero di giorni per animarle di vitale
e frutti, 0 al più in tutto questo al- calore; che in capo a quel termine ne
tronon vedevamo forse che un bel- usciranno pulcini cui bisognerà cu-
Tornamento: or bene ciò è inoltre stodire con tenerezza e difendere con
una mensa abbondantemente im- coraggio, come fa la capinera che
bandita alla quale gli uccelli pei assalta l'uomo medesimo ? Non è
primi sono invitati a prendere o- forse colui che gli ha fatti , e che
gnuno il cibo che più gli conviene. diceva al suo popolo : « Se facendo
E non solo il Padre celeste li nu- viaggio trovi in terra, o sopra un al-
trisce, ma li riveste pur anco non , bero un nido di uccello , e la ma-
tuttiperò dell'abito stesso e del mede- dre che cova i pulcini, o le uova ,
simo colore, ma diversamente gli uni non la prenderai insieme coi figli
dagli altri. E qual morbidezza, qual ma la lascerai andare tenendoti i
finezza ed eleganza in quel!' abito ! figli presi affinchè tu sii prosperato,

qual varietà e qual ricchezza in quei e viva per lungo tempo (1)?»
colori dal gigantesco struzzo le cui
! Chi non ammirerebbe negli uc-
penne ornano la testa dei re e delle celli i prodigi della tenerezza ma-
regine, fino al grazioso colibri, ve- terna, le lor premure per trovare ed
ro gioiello della natura , che vive apprestare convenientemente il nu-
col succo dei fiori, si bagna sopra trimento alla prole, l'intrepidezza e
una foglia nella mattutina rugiada, l'industria per salvarla dal pericolo?
e la cui piuma quasi trasparente su- La chioccia tanto ingorda, nulla ser-
pera in bagliore le pietre preziose. ba per sè, tutto è pei suoi pulcini;
E non solo il nostro Padre veste con allorché mangiano invigila alla lor
tanta varietà e ricchezza tutti gli sicurezza: ed una volta pasciuti li

uccelli, ma di più ogni anno li ri- raccoglie e riscalda sotto le ali; e


veste a nuovo, all'approssimarsi del- quando apparisce un nemico , sia
Vinverno. Ma poco è il far esso me- pur forte quanto si va in-
vuole, gli
raviglie per loro; ne fa fare ad essi: contro colle penne arruffate, gridan-
e chi altri fuor di lui insegna al tor- do lo assale col becco e colle un-
nar della bella stagione a costruire ghie, pronta a morire per salvare i
preventivamente una culla per la propri figli! Bella immagine di te-
prole nascitura? ed a costruirla con nerezza sotto la quale si presenta
tanta arte e simmetria, alcuni in terra lo stesso Salvatore « Gerusalemme,
:

tra l'erba dei prati o tra le messi, Gerusalemme, quante volte ho vo-
altri nelle fenditure degli alberi, o luto io radunare i tuoi figli come la
sui rami, o in un cespuglio, o nel gallina raduna i suoi pulcini sotto le
foro di un muro o di una rupe: ali e non hai voluto (2)! »
quale con poltiglia come la rondi- Divenuto madre, anco il più stu-
ne; quale con ramicelli di albero pido uccello diviene intelligente e
come l'aquila e la cicogna; qual altro ingegnoso. La tacchina, tra questi,
con fili d'erba, musco, peli, lana e mentre passeggia colla sua nidiata,
piume come i piccoli uccelli. Chi getta un grido improvviso, ed a quel
insegna alla maggior parte di que- grido vedonsi i pulcini cadere in ter-
sti ultimi ad imbottirne Tinterno di ra come morti senza fare alcun mo-
molle pelliccia ed a strapparsi anco vimento: maraviglia ci prende a quel-
per questo la propria caluggine? chi (0 Deut. 22, 6 et 7. (2) MaUh. 23, 37.
96 STORIA DE
la vista ; ma
questa cessa allorché con volontaria e non
zata e servile :

alzando gli occhi vediamo presso le comandata precisione ftmno alcune


nubi un nibbio dngli adunchi e bar- di esse la guardia nella notte, e men-
bari artigli che il vigile occhio del- tre le compagne riposano, altre fan-
la madre scorse prima: non appe- no laronda ed esplorano se mai
na il pericolo si è dilegualo, man- venisse tesa una qualche insidia;
da un altro grido, e tosto i pulcini occupate cosi con un'infaticabile at-
sì rialzano ed accorrono intorno alia tenzione allacomunesicurezza. Van-
madre battendo le ali in segno di no quindi al riposo appena spirala
gioia. La pernice mostrasi ancor più l'ora della veglia e adempiuto al do-
scaltra , poiché se un cacciatore o vere, avvisando con un grido quelle
un cane si avvicina alla sua giovi- che devono surrogarle ; le chiamate
ne famiglia , il padre dà un grido vanno anch'esse volontariamente al
particolare, si pone a volare trasci- posta destinato, non stizzose nò dis-
nando l'ala 0 a correre zoppicando attente pel dolce sonno che devono
per più facilmente impegnare l'uno interrompere, ma facendo diligen-
e 1 altro ad inseguirlo , mentre la temente il proprio dovere, e ren-
madre s'invola dal lato opposto più dendo il servigio che han ricevuto
rapidamente e assai più lungi; pe- con eguale esattezza ed amore. Nes-
rò appena si é posata, torna subito suna diserzione è tra loro, perchè
a ritrotcare in fretta i suoi pulcini naturale e spontanea é l'obbedien-
acquattati ciascuno canto suo
dal za, e la guardia è sicura per esser
nelle erbe e nelle foglie, cosicché Lo slesso ordine
libera la volontà.
prima che il cane stornato dall'a-
, mantengon volando, alleviando ogni
st ^zia del padre, abbia avuto il tem- fatica coll'assumersi a vicenda l'uf-
po di ritornarsene al primo luogo, ficio di guida: una va innanzi per
li ha già condotti lontano. fender l'aria alla lesta di una schie-
Ma un'altra maraviglia ci si pre- ra disposta a triangolo e finito il
,

senta nelle beccacce, le quali mentre suo tempo si ritrae alla coda la-
laLti uccelli sen rimangono costante- sciando a quella che vien dopo la
mente con noi, ci lasciano in prima- cura di guidare la schiera. Il lavoro
vera per tornar coll'inverno, ed altri e l'onore son comuni a tulle; il po-
se 1 vanno nell'autunno per ricompa- tere non é già privilegio d' alcune
rire in primavera; le quaglie sen van- poche, ma passa successivamente a
no in Affrica e in Asia e le rondini tutte: che può darsi di più bello?
n di Senegal. Ma chi dice loro esservi E non é questo il tipo della repub-
altrove un più dolce clima, e qual blica primitiva '^aI il modello di una
geografo loro ne addita la via? Qual città libera? Tale fu ancora il go-
astronomo fa loro conoscere come verno degli uomini ricevuto dalla
il sole che si allontana da noi nel- natura sull'esempio degli uccelli e
l'autunno nuovamente si avvicina
, che praticarono in principio anco
:

in primavera? Chi ordina loro di riu- tra loro il lavoro era comune come
nirsi in istormi e di partir tutte allo era comune la dignità ciascuno im-
:

stesso segnale? Chi finalmente dà parava a partecipare alle fatiche,


alle gru quell'ammirabile disciplina all'obbedienza ed al comando; nes-
che meriterebbe servir di modello? suno era privo dell'onore né esente
« Tra loro, dice Ambrogio di Mi- dal lavoro. Era quello lo stato per-
lano, vi é una specie di polizia e di fetto delle cose; nessuno s'insuper-
spontanea milizia, che tra noi è for- biva per un perpetuo potere , nò.
,

LIBRO PRIMO 97
inviliva per troppo lunga servitù : no si cangia successivamente in ver-
la promozione che facevasi per or- me, in ninfa ed in ape. Le operaie
dine di gradi e successione di tem- allora, divenute tosto nutrici, cova-
pi non destava nessuna invidia, e no quell'uovo con amorosa cura, e
la carica per sorte a tutti comune, cibano il verme col miele e col pul-
pareva più agevole a sopportarsi. viglio dei fiori, portato loro da altre
Nessuno osava opprimere un altro dai campi in una specie di cucchiaio
che sapeva dovergli succedere negli che hanno alle zampe posteriori.
onori, e del quale avrebbe dovuto Quando poi in primavera è nato
sopportare lo sdegno a nessuno fi- : un gran numero di queste giovani
nalmente pareva grave la fatica per- operaie e quando soprattutto una
,

chè veniva alleggerita dalla futura nuova regina è presso a nascere,


dignità (i). » una rivoluzione accade nello stato :

Ma intanto che stiamo ammiran- vanno, vengono e si agitano, finché


do l'industria ed il governo degli uc- sgombri la regina madre, e seguita
celli migratori, odo un'altra specie da una porzione delle antiche e nuo-
di volatili, un nuvolo cioè d'inset- ve api, sen vada a fondare altrove
ti, uno sciame d'api ronzarmi d'at- un'altra colonia. Ciò fatto, la gio-
torno, come se reclamassero la pre- vine regina esce dalla sua cella, ri-
minenza del governo e dell'industria. ceve gli omaggi del suo popolo, vien
E sarebbe in vero difficile il non con- fecondata volando dai maschi, e par-
cederla loro. L'organizzazione delle torisce dugento volte per giorno. Al-
api è una monarchia repubblicana di lora, se la stagione è ancora propi-
femmine, distinte in tre classi: una zia ,0 la popolazione esuberante,
sola regina, madre po- di tutto il soprattutto se sta per nascere una
polo: da dodici a quarantamila fem- seconda regina, la prima lascia pur
mine sterili ma lavoratrici, e pochi essa r alveare con parte de' suoi
maschi infine, per
fecondar la regi- sudditi per istabilirsi altrove e mol-
na. Come
sciame si è annidato
lo tiplicarvi. Se poi la stagione è ne-
in un'arnia o nel cavo di un albe- mica e la popolazione troppo scema,
ro, le operaie ne puliscono l'inter- la nuova regina va a rompere le cel-
no e lo intonacano di una specie di lette reali ed a trafiggere col suo a-
gomma; quindi trasformando in ce- go le nascenti regine le operaie la
:

ra il mele che han raccolto nei fio- guardano e la lascian fare ; ma se


ri, e che trasuda dalle piccole la- la stagione è ancor buona, e la po-
mine che stanno sul loro ventre, ne polazione sufficiente per un nuovo
fabbricano cellette a sei facce, quali sciarne, ne la impediscono.
della loro grossezza per le future Se nello stesso alveare si trovano
compagne, quali più spaziose pei due regine, come talvolta accade
maschi avvenire, e quali più vaste danno origine ad un' altra rivolu-
ancora per le regine che succede- zione, per terminar la quale le due
ranno. Di mano in mano che le cel- rivali cercano, ed insieme com-
si
lette son terminate, la regina re- battono alla presenza delle suddite
gnante circondata da numeroso cor- fintantoché in que-
una soccomba
teggio, il quale le prodiga tutti i se- sto duello : ma
siccome potrebbero
gni di rispetto e di amore, va a vi- ambedue trovarvi la morte, la prov-
sitarle ed a depositarvi un piccolo videnza ha provvisto anche a que-
uovo che nello spazio di ventun gior- sto caso; poiché, se le combattenti
ni) Ambr. in hex. 1. 5, c. 15. si sentono in modo impegnate da
Rohrbacher Voi. I 5
98 STORIA DELLA CHIESA
correr rischio di reciprocamente tra- maraviglie che noi ignoriamo an-
figgersi, a un tratto si staccano, e cora !
sen fuggono per tosto tornare alla Appare Iddio tanto più grande
pugna, ricondottevi anche a forza dal dice Cirillo di Gerusalemme, quanto
loro popolo, finché una abbia trion- più se ne conoscono le creature (1).
fato dell'altra. E però il più saggio tra i re^ Salo-
Che se un'arnia manca di regina, mone, ebbe questa cognizione dal-
le api nella speranza di averne pre- l'alto colla divina
sapienza. « Egli
quando vi
sto un'altra, è un uovo o mi diede vera scienza delle cose
la
un verme o una ninfa in una cella che sono, affinchè io conosca la di-
reale, si tengon tranquille senza in- sposizione del mondo, e le virtù de-
terrompere il lavoro, e lo stato è in gli elementi, il cominciamento e la
pace, come è in pace e gode sicurtà fine e il mezzo dei tempi, e
le va-
anche quando vuota essendo ogni rie vicissitudini e mutazioni dei tem-
cella regale, avvi un uovo o un gio- pi , il corso degli anni, e le posi-
vine verme in una delle celle ove zioni delle stelle, la natura degli a-
debbon nascere le operaie. In que- nimali, e le ire bielle fiere, la forza
sto caso le nutrici danno a questo dei venti, e le inclinazioni degli uo-
il nutrimento regale, perchè diven- mini, le differenze degli arboscelli,
ga una vera regina capace di esser e la virtù delle radiche. E imparai
fecondata dai maschi, e di partorire tutte lecose nascoste, e che giun-
quarantamila nuove api per anno; gono nuove, perchè la sapienza fat-
se poi perdono la speranza di aver- trice di lutto mi addottrinò (2). »
ne una lo stato è perduto: quel po- Quando adunque, massime in gio-
polo tanto attivo e laborioso diviene ventù, la stessa saggezza, la slessa
a un tratto cupo, tristo e noncuran- provvidenza ci porge i mezzi di rice-
te; nessuno raccoglie miele nei cam- vere le stesse istruzioni, guardiamoci
pi pei pubblici serbatoi, nè porta da una colpevole indilTerenza o pi-
il pulviglio dei fiori per nutrire la grizia. Imitiamo il figlio di David,
giovine nidiata; nessun fa più cera dando alle lezioni di questa sapien-
per costruir nuove celle e non a-
, za divina la preferenza sopra i re-
gita più le ali per rinnovar l'aria gni ed i troni; raccogliamo nella
alla porta dell'alveare; tutto va in propizia stagione quei tesori di scien-
rovina; l'uomo solo può salvare an- za, i quali non solo abbelliranno la
cora la desolata repubblica col darle vita nostra qui in terra, ma pos-
un favo tolto da un altro alveare do- sono anche accrescer la nostra glo-
ve siavi una cella reale col suo uo- ria in cielo. Gli insetti medesimi ce
vo, 0 anche poche cellette con delle ne danno l'esempio. « Va, o pigro,
uova 0 dei giovani vermi di api comu- dalla formica dice Salomone
, e il ,

ni: allora la fiducia rinasce, i lavo- fare di lei considera, e impara ad


ri ricominciano, ed in pochi giorni essere saggio: ella senza aver con-
una nuova sovrana riceverà gli o- dottiero, nè precettore, nè principe,
maggi di un popolo fedele. prepara nell'estate il suo sostenta-'
Stupende maraviglie son queste e mento, e attempo della messe rac-
tanto più mirabili, in quanto che coglie il suo mangiare (3).»

furon per molto tempo ignorate , e Infatti le formiche non hanno nè


più ancora per essere state scoper- re, nè regina, nè condottiero, e cio-
te ai dì nostri da un osservatore cie- nonostante si raccolgono in società,
co, l'inglese Hubert. E quante altre (I) Calech. 9. (2) Sap. 7. (3) Prov. 6, 6./
LIBRO PRIMO 99
fabbi-icano una specie di città, la- Vedete dunque come Dio sparge
vorano in comune il giorno e pren- a larga mano maraviglie dappertut-
dono in comune il loro cibo la not- to Non v'ha insetto per ispregevol
!

te: il loro governo è una repubbli- che sembri, non v'ha bruco, che non
ca nella quale distinguonsi tre or- ce n'offra delle più stupende anco-
dini come nelle api, i maschi cioè, ra. Essi moltiplicansi prodigiosa-
le femmine e le operaie: i maschi mente ogni anno perchè debbono
e le femmine servono unicamente tutti gli anni servir di pascolo a una
alla propagazione della specie; han- innumerevole quantità di uccelli, e
no e le loro nozze si fanno per
ali
, si moltiplicano talvolta anche trop-
aria; dopo di che i maschi muoio- po per umiliar noi e punirci della
no 0 forse son posti a morte come nostra sconoscenza verso il nostro
tra le api, e le femmine rientrano nel e loro creatore. Il solo vederli fa
formicaio ove depongono le uova, schifo; eppure egli è ad un bruco
le quali curate dalle operaie, si tras- dei meno piacevoli nella forma e nel
formano da primain vermi, quindi in colore che dobbiamo la seta, e con-
crisalidi ed in formiche maschi, fem- seguentemente i più preziosi tessuti
mine 0 comuni, le quali ultime son ed i più ricchi ornamenti pei pa-
sempre in maggior numero. Quelle lagi dei re e pei tempii di Dio. Chi
che volgarmente chiamansi uova di ci ha detto che i bruchi dei nostri
formiche sono i bacherozzoli chiusi orti non possano fare qualcosa di
in una specie di bozzolo filato da lor simile? Anch' essi, come il baco ,

medesimi, e dentro il quale subi- son vermi usciti da un uovo depo-


scono l'ultima lor metamorfosi. Nel- sto da una farfalla, e dopo aver per
l'inverno nei nostri climi, le formi- qualche tempo strisciato e brucato
che s'intorpidiscono e non mangia- Inerba, si dispongono alla metamor-
no; gli alimenti che raccolgono nel- fosi, gli uni filandosi un bozzolo, gli
l'estate vengono consumati giornal- altricelandosi sotto terra in piccole
mente 0 fors'anco servono nell'av- cellette ben murate; quali sospenden-
vicinarsi o nel cessar della cattiva dosi per l'estremità posteriore, e quali
stagione. Guerreggiano anch'esse tra legandosi con una cintura che loro
colonia e colonia o tra specie e spe- abbraccia il corpo. In quella specie
cie, ritenendo cattive ed in vera di sepoltura si spogliano della pelle^
schiavitù le prigioniere che han fat- delle zampe, dell'involucro esterno
te, e condannandole a forzato lavo- della testa, del cranio, delle mascel-
ro nell'interno dello stato: allevano le , del loro arnese da filare , dello
inoltre e convenienlemenle nutri- stomaco e di una parte dei polmo-
scono, in una specie di stalle, altre ni ; è un vero transito o passaggio
sorta d'insetti e soprattutto mosce- da una ad un'altra esistenza. In que-
rini; intorno ai quali spendono as- sto nuovo stato chi le chiamò fave,
sai cure per poterseli poi mangiare per averne la forma, chi crisalidi o
e cosi trovare un cibo sicuro in tem- aurelie, per aver l'involucro color
po di carestia, come noi nutriamo d'oro, chi ninfe finalmente o spose,
in casa le vacche, le capre e le pe- perchè in quell'involucro prendono
core. Finalmente costituiscono tante la quale deb-
l'ultima forma sotto
vere e proprie repubbliche, ove tut- bono comparire per moltiplicare la
to è in comune, beni, famiglia, nu- propria specie colla generazione.
trimento e bestiame (1). ÌOnde vedrete di repente lo striscian-
{i) Dumeril, 873. te, il cieco, lo sgraziato bruco uscir
400 STORIA DELLA CHIESA
dalla sua tomba cangiato in legge- lui che li ha fatti? o piuttosto non
ra farfalla tinta dei più vivaci co- sembra forse che gli uni e gli altri
lori, con occhi ed ali, che vede da invitino sacerdote e pontefice del-
il

lungi il (ìore del prato, vola da uno la natural'uomo, ad essere il loro


,

in un altro ppr succiarne il mele e interprete presso Dio?


la rugiada, vivendo, per così dire, Ma quando dunque si mostrerà que-
unicamente di felicità e di piacere. sto re della creazione^ questo nobile
Mirabile immagine è questa del tran- vassallodel creatore? Quando ve-
sito del giusto; il quale dopo aver vis- dremo il nostro primo progenitore,
suto sulla terra soggetto all'errore e quando impareremo a conoscere
e alle passioni , si raccoglie in sè noi stessi, invece di studiar sciogli
e apparecchiasi ultimo passag-
all' animali? Fra poco; perchè fra poco
gio il suo corpo scende nella tom-
: la terra sarà apparecchiala a rice-
ba, e vi scende massa inerte e roz- verlo. Nel quinto giorno Dio popolò
za, vicina a corrompersi. Ma ne u- in servigio dell'uomo le acque e l'a-
scirà un giorno immortale , incor- ria di futuri sudditi: nel sesto fini-
ruttibile, glorioso, agile e spirituale. rà di regno popo-
acconciargli il ,

Ilnuovo uomo si alzerà allora al di lando eziandio la terra di mille gui-


sopra dei mondi prenderà il volo
,
se d' animali, e poi farà vedere lui
fin verso i cieli , e vi godrà le eter- medesimo.
ne delizie. « Disse ancora Dio : Produca la
Glassi noi! che appena cono- terra animali viventi secondo la loro
sciamo una minima parte delle crea- specie, animali domestici e rettili,
ture che Dio trasse dalle acque il e bestie selvatiche della terra secon-
quinto giorno e non bene ancora
, do la loro specie. E cosi fu fat-
le conosciamo. Eppure in così poco to (1).»
quante bellezze e quante meraviglie! E il toro 0 bue, re degli animali
La vita d'un uomo non basta per da fatica, nacque muggendo come
passarle tutte a rassegna e per de- per chiamare il suo padrone; e al-
scriverle; che se uno scienziato (Lyon- lato ad esso mugghiò la giovenca
net) ha fatto un interessante e gros- pronta a dare il suo latte, e il fior
so volume sull'anatomia d'un bruco, di latte ed il burro. Ambedue per
che cosa sarebbe se si potesse co- un pugno di paglia o di fieno ser-
noscere a perfezione ciò che solo in viranno l'uomo per tutta la vita in
parte sappiamo? Che cosa poi sareb- arare e concimare la terra, in con-
be se al par di Dio, conoscessimo dur carri pesanti, e dopo avergli
lutto ciò che nuota nelle acque, che lasciato molti discendenti, gli da-
volteggia per Faria? certamente ve- ranno a mangiare la propria carne e

dremmo anche noi che tutto è bene. lo calzeranno colla lor pelle. Accanto
Sta scritto che Dio benedisse i ad essi l'ariete e la belante agnelli
pesci e gli uccelli; ma non pare che gli offriranno il loro vello per rive-

questi alla lor volta benedicano lui, stirlo, e quando quegli vorrà festeg-

mattina e sera, co' melodiosi lor giare un amico si lasceranno ucci-


canti? E non fann'essi di nuovo al- dere insieme coi loro agnelli. La
trettantoquando si leva il sole e capra pure si presenta insiem col
quando tramonta? e i pesci quan- suo maschio per nutrire i figli d<'l
tunque muti, non moslran essi di povero, e quando l'uomo colpevole
saltar fuori dell'acqua in quelle stes- sarà incorso nella disgrazia del eie-
se ore per lodare alla lor guisa co- (I) Gen. I, 24.
LIBRO PRIMO 401
lo, SÌ lascieranno questi immolare rabile, facendogli con amorosa cura
per ottenergli la grazia, nell'aspet- evitare gl'inciampi, e chiedendo per
tativa che una vittima più santa lui pietà a' ; e persino
passeggeri
gliela meriti. Quindi nell'antica leg- 10 condurrà porta del ricco ,
alla
ge i tori^ le giovenche, i montoni, supplicherà coll'umiltà dello sguar-
le pecore, i capri e le capre insie- do a lasciar cadere una qualche e-
me ai loro nati trovansi infatti of- lemosina nel bacinetto che terrà ap-
ferti in olocausto pel peccato. E so- peso al collo. Chi mai ha ispirato a
vra tutti l'agnello pasquale nel quale quest'animale tanto amore per l'uo-
veniva figurato l'agnello di Dio che mo?
doveva immolarsi un giorno per farci Ma eccone qui un altro, che per
passare dalla morte alla vita, dalla la bellezza della figura e la fierezza
schiavitù alla libertà , cosicché la del passo par che ci dica, come Dio
principale occupazione e la princi- a Giobbe: « Sarai tu che darai for-
pale ricchezza degli antichi patriar- tezza al cavallo, o la sua gola em-
chi sarà quella di allevare un gran pierai di nitriti ? lo farai tu saltel-
numero di questi primitivi animali. lare come le locuste? la maestà delle
Per aiutar l'uomo in questa oc- sue narici atterrisce. Scalza la terra
cupazione, nascerà un animale in- colla zampa, saltella con brio, va
telligenle, docile, vivace, instanca- incontro agli armati, disprezzator di
bile e fedele. Il cane dell'uomo pa- paura noi rattien la spada. Sente
store farà la guardia alle mandre; sopra di sé il rumor del turcasso, il
il cane dell'uomo cacciatore gli con- vibrar delle lance, e il moto dello
durrà ai piedi le belve dei campi e scudo. Spumante e fremente si man-
delle foreste: per lui il cervo, il ca- gia la terra , né aspetta che suoni
priuolo e la lepre saranno obbligati la tromba. Sentila che egli ha la
ad abbellirei parchi e ad imbandirla tromba dice: Vah (andiamo); sente
mensa del ricco, ed il cinghiale fatto da lungi l'odor di battaglia, le esor-
domestico sotto il nome di maiale, tazioni dei capitani, e le strida delle
avvezzo a nutrirsi delle cose più vili, milizie (1). ))

diverrà la ricchezza del povero. E Questo superbo animale amerà e


in ricompensa di tutti questi servi- temerà l'uomo che ne regolerà la
gi, altro il cane non chiederà fuor- forza e ne farà un altro sé stesso.
ché qualche avanzo del pasto o qual- « Osservate, ci dice Bossuet, quel
che osso, e con questo si affezionerà cavallo ardente e impetuoso nel ,

al suo padrone come un fedel ser- tempo che il suo scudiere lo guida
vitore: ne sorveglierà la dimora, si e lo doma quanti moti irregolari
,

attristerà dell'assenza di lui, e sal- non compie Effetto è questo del-


!

terà della gioia quando ritorna, lo l'ardore che nasce dalla forza non
accompagnerà ne' suoi viaggi, lo di- ancora regolata; sotto lo sprone ed
fenderà a rischio della vita, e se lo 11 freno divien però più obbediente
vedrà assassinato, meglio d'una volta e più composto, segue i moti della
denunzierà l'assassino all'umana giu- mano che lo guida, piegandosi a de-
stizia; e questa sua fedeltà sarà la stra e a sinistra o fermandosi. Alla
stessa pel ricco come pel povero ; fine domato fa solo ciò che gli vien
si manterrà incorruttibile, e mal- comandato: sa andare di passo e sa
trattato lambirà la mano che lo a- correre non più con quella foga che
vrà battuto. Che più? servirà di gui- lo stancava, perchè il primo ardore
da all'uomo divenuto cieco e, mise- (1) lob 59.
si
m
è trasmutato in forza, o per
STORIA DELLA CHIESA
me- Nelle alte Cordigliere deir America,
glio dire, questa forza che in certo dove mancano cavalli ed asini e pe-
modo stava in quell'ardore, si è or- core il lama terrà le veci di tutti
,

dinata,non tolta ma corretta; cosic- e tre; servirà di cavalcatura, di so-


ché dopo poco tempo più non ab- miere, e fornirà insieme latte, carne
bisogna di sprone, e quasi non oc- e lana. Altrettanto succederà nel
corre più briglia, perchè la briglia settentrione d'Europa, ove la neve
non ha più a domare l'animai fo- ricopre la terra sei mesi dell'anno,
coso. Un piccol movimento basta poiché Iddio darà ai poveri lapponi,
per accennargli la volontà del cava- per servir loro ad un tempo di ca-
liere,avvertendolo piuttosto che for- vallo, di vacca e quasi di pecora,
zandolo, e richiamandone soltanto, la renna, specie di cervo, la quale
per così dire l'attenzione
, la sua : non chiederà altra mercede se non
azione è talmente unita a quella di di poter rodere il musco da lei me-
colui che lo guida, che di entram- desim.i scoperto sotto la neve.
be se ne forma una sola (1).» In quei luoghi i castori riuniti in
In simil modo l'anima cristiana, società edificano sopra le palafitte
guidata da Dio, cambia il suo ar- in mezzo ai fiumi, argini di ottanta
dore e la sua l3aldanza in gravità, e cenlo piedi di lunghezza; e presso
mansuetudine e regola: nobile ani- a questi ,
parte sott'acqua e parte
male fatto per esser condotto da Dio, fuori, fabbricano tante case in for-
e, per così dire, portarlo; in ciò sta ma di borgate, ciascuna delle quali
la sua virtù, la sua nobiltà. contiene da una a dieci famiglie
Ma il cavallo, superbo di trasci- colle necessarie provvisioni. Per far
nare il cocchio dei re, di portare il quelle mirabili costruzioni altra scu-
guerriero nelle battaglie, di correre re non hanno che i denti, altra zappa
col cacciatore in traccia del cervo, che pié dinnanzi, altro remo che i
i

richiede un nutrimento costoso e pié di dietro, altra cazzuola o mar-


molte diligenze; onde non fa per il tello che la coda, eppure avrebbero
povero; ma presso a lui ecco un a- potuto insegnare all'uomo l'arte di
nimale più modesto, più laborioso, costrurre i ripari ai fiumi, ed i ponti.
meno delicato, più frugale, il quale Nei paesi caldi dove nò la renna
,

mangia ogni sorta di cibo, erbe, fo- nò i lama potrebbero campare, ne-
glie, cardi salvatici egli pur rozzo
: gli aridi deserti dove il bue, l'asino
aiuterà povero a seminare, a rac-
il e il cavallo non troverebbero né a-
cogliere, a trasportare da un luogo cqua né pastura. Dio ha dato agli
all'altro le sue poche sostanze e la arabi il cammello, col piede tagliato
famiglia. L'asino farà anzi ciò che apposta per camminare con sicuro
non può il cavallo: si arrampicherà passo in mezzo alle arene e fare da
sulle più alte montagne; camminerà venti a trenta leghe al giorno, carico
con franco e sicuro passo pe' sen- talvolta di mille dugenlo libbre: la
tieri più stretti e più sdruccioli , poca erba che a caso troverà per la
e sugli orli dei precipizi. L' asina, via gli servirà di nutrimento, ovvero
il cui latte rende talvolta la salute poca pasta o frutta secche dategli dalla
agl'infermi, porterà in trionfo a Ge- guida: rispetto al bere ne starà qual-
rusalemme colui che è il re dei po- che volta senza fino a nove o dieci
veri. giorni , e se trovasi sulla via che
percorre qualche deposito d'acqua,
(^) Bossuet, med. sop. il vang. 2 part., gior-
no 4. la sentirà a più di mezza lega di di-
,

LIBRO PRIMO 103


stanza, raddoppierà il passo, e be- menso, lunghe orecchie, gambe di-
verà in una sola volta pel tempo pas- ritte esode come colonne, terminate
sato e per quello avvenire , avendo da un piede corto, piccolo , e vi-
a lui solo dato Iddio un serbatoio a sibile appena, con pelle dura, grossa
tale uopo. e callosa. Eppure l'elefante è quello
Gli animali ruminanti, vale a dire che tra gli animali più si avvicina
quelli che rimasticano quanto hanno all'uomo in punto d'intelligenza, di
trangugiato, come i buoi, le pecore sentire e destrezza.
e le capre, hanno quattro ventricoli, La proboscide è per lui ciò che
il primo dei quali, come il più ca- è la manoper l'uomo; poiché con
pace, serve loro da magazzino o fe- essa,ch'ei può muovere e volgere in
nile, da dopoché l'erba ivi riu-
cui, tutti i sensi, coglie un mazzo di fiori
nita ha subito una prima macera- e svelle dalle radici gli alberi : col
zione, ne fanno risalire una porzione suo corpo abbatte i muri , e può
per volta, per nuovamente triturarla mettere in moto le più gran mac-
a bell'agio e mandarla nel secondo; chine e trasportare tanto peso, che
e da questo al terzo e poi al quarto. molti cavalli insieme appena po-
Il cammello oltre questi recipienti trebbero smuovere. Una soma di
ne ha un quinto capace di conte- quattro a cinque migliaia di libbre
nere tanta acqua che basti per una non é soverchia per un grande ele-
settimana e senza corrompersi
, fante giacché é capace di portare
,

d'onde secondo il bisogno farla ri- una torre armata in guerra e mu-
salire per mezzo d'una specie di nita di numerosi combattenti: final-
pompa fino alla gola. In virtù di mente colle sue forti zanne può tra-
questa unica industria data dalla passare il più terribile fra gli animali,
divina provvidenza il dromedario ed del quale hanno paura anco i più forti.
il cammello possono trasportar l'uo- Ma ciò che lo rende assai più in-
mo e le sue merci attraverso i de- teressante sono ancora i nobili sensi
serti allrimenti impraticabili. Oltre della sua indole. Memore dei rice-
poi a questo servigio, lo nutriranno vuti benefizi non dimentica mai il
,

col loro latte, e lo vestiranno col benefattore, e gli fa conoscere la sua


pelo; lo sterco seccato gli fornirà il gratitudine con segni espressivi , e
fuoco per cuocere il cibo nel deser- se gli mantiene per sempre affezio-
to; e finalmente dopo averlo servilo natissimo, fino a struggersi di do-
per tutta !a vita con mirabile doci- lore per la perdita del condottiero.
lità , lo nutriranno ancora, morti, Servo altrettanto docile quanto fe-
colla loro carne. Chi non benedirà dele, e tanto intelligente quanto do-
la bontà del Creatore che in ogni
, cile, sembra prevenire le brame del
clima prepara all'uomo animali a- suo padrone, indovinarne i pensieri
datti? ed obbedirgli come per ispirazione;
Nei climi ardenti, dove neppure non rifiuta alcun genere di servigio,
il cammello potrebbe
resistere, na- non eccettuati i più gravi, e lo fa
scerà selvaggio, ma facilmente do- con costanza e senza calcitrare, sti-
mabile, quel monte ambulante di mandosi abbastanza ricompensato
carne che fa tremare la terra sotto allorché con qualche carezza gli si
i suoi passi, vale a dire l'elefante. faccia intendere esser contenti del-
A prima vista è desso un informe l'uso ch'ei fa delle sue forze. Però
colosso, con una piccola testa pres- quanto più é sensibile ai buoni trat-
soché immobile, con un corpo im- tamenti, altrettanto s'irrita pei ga-.
104 STORIA DELLA CHIESA
stighiche sa dì non aver meritato, vanno a diporto nelle foreste, nei
e mantiene lunga memoria delle of- campì e nei prati per pascere a bel-
fese, pronto a cogliere l'occasione l'agio,senza però allontanarsi tanto
di vendicarsene. La collera però gli uni dagli altri da privarsi degli
\
anche in quegl' istanti non gì' im- scambievoli aiuti ed avvisi.
pedisce mai di dare ascolto alla Questi diversi animali più o me-
generosità. Un elefante , essendosi no amici, ausiliari o nutricatori del-
vendicalo del suo condottiero ucci- l'uomo, annunziano ch'ei non è lon-
dendolo, la moglie di lui , fuor di tano , cosicché dopo qualcun altro
sè dal dolore, prese i figli e get- ancora che mantenga il buon gover-
tatiglieli ai piedi disse « Giacché
: no nel suo regno, lo vedrem tosto
hai ucciso mio marito, uccidi anco prenderne possesso e farsi ricono-
me ed i miei figli. » L'elefante ar- scere dai suoi innumerabili sudditi.
restossi a un tratto, calmossi, e come L'uomo, dopo Dio, re e padrone
se fosse punto da rimorso, prese degli animali, si moltiplicherà len-
colla proboscide il maggiore di quei tamente e lentamente pur anco oc-
figli, se lo pose sul collo e adoltollo cuperà tutti i suoi stati. Gli animali
per suo condottiere , e non ne volle all'opposto, almeno la maggior par-
altri. te moltiplicansi in modo prodigioso.
Fuor di questo caso l'elefante, Se dunque nulla contrabbilanciasse
dolce di temperamento, adopra solo la loro fecondità, ben presto la ter-
la sua forza o le sue armi per di- ra non basterebbe più a nutrirli, pe-
fendersi, per soccorrere il padrone rirebbero di fame e i loro cadaveri
e proteggere i suoi simili. Arrende- infetterebbero l'aria. Gli animali car-
vole, compiacente e carezzevole ren- nivori saranno incaricati di porre ri-
de colla proboscide carezze per ca- paro a inconveniente. Obbligati
tale
rezze, piega le ginocchia dinnanzi a questi natura del loro sto-
dalla
chi vuole salirgli sul dosso, si sotto- maco a vivere di carne e di sangue,
mette alla sua mano; aiuta il pa- si getteranno sugli altri e principal-

drone a porgli la soma sopra ; si mente su quelli che maggiormente


lascia vestire e adornare; pare anzi si moltiplicano; a tal fine riceveran-

che ne senta piacere. I suoi costu- no forza ed agilità per raggiunger


mi socievoli che lo tengono lontano la preda, artigli per isbranarla e den-
dalla solitudine e dalla vita errante ti per divorarla.
10 spingono a cercar la compagnia Il primo di questi è il re delle fo-
degli animali della propria specie, reste e dei deserti , il leone dall'a-
e ad esser loro utile. Allora vedesi spetto maestoso , dal guardo fermo
11 più vecchio tra loro, come il più e sicuro, dal portamento fiero, e
esperimentato, alla testa del branco dalla voce terribile. Potente e co-
e guidarlo; quello che dopo lui è il raggioso com'è, tutti gli animali di-
più vecchio riman l'ultimo: i giova- vengon sua preda mentre egli non lo
ni e deboli stanno nel centro della è di alcuno; pur tuttavia ei non uc-
schiera insieme alle madri che al- cide che per sedare la fame, il qua!
lattano i loro nati , ch'esse abbrac- fine raggiunto, sirimane inoffensi-
ciano colla proboscide. Un tal ordi- vo. Magnanimo quanto è forte, an-
ne serbano questi prudenti animali co nello stato selvaggio, riconosce il
nei viaggi pericolosi :ma quando bene che gli vien fatto: tutti cono-
nulla hanno da temere, omettono scono il fatto del leone di Androclo,
molte di queste precauzioni, e sen il quale liberato in Affrica, da qua-
LIBRO PRIMO 105
Sto schiavo fuggitivo da una spina za, cioè in società con Dio e co' suoi
conficcataglisi in un pieJe , divide- simili, impiegando a gloria dell'uno
va con esso il frutto della sua cac- ed a prò degli altri tutte le facoltà
cia, e finalmente gli salvò la vita nel dell'anima e del corpo. Così le più
circo di Roma, difendendolo contro terribili sono già da gran tempo af-
tutte le altre bestie e facendosi suo fatto sparite dall'Europa, diminui-
servo fedele. scono sensibilmente nell'Asia, e se
La tigre dagli occhi biechi , dalla ancor regnano in Affrica, ciò avvie-
lingua color di sangue e sempre fuor ne perchè il negro differisce ancora
delle labbra, men forte del leone, è a riprendere la sua dignità d'uomo:
vilmente feroce e crudele senza ne- diresti mantenersi esse colà per pu-
cessità. È dessa il tiranno degli a- nirlo della sua inerzia, pronte però
nimali, poiché li ghermisce e sbra- a sparire dalla faccia della terra, to-
na, non solo per divorarne la carne sto che vorremo tornare quali Dio
e berne il sangue^ ma anco per bra- ci ha fatti in principio.
mosia di straziare e massacrare. Il Ecco finalmente la terra, nostra
leone preso giovane e allevato tra patria comune , uscita dalle acque,
gli animali domestici si assuefà fa- illuminata dal cielo, ammantata di
cilmente a vivere ed anco a scher- fiori e di verdeggiante vegetazione,
zare innocentemente con loro è: e popolata da diverse specie d'ani-
mansueto ed anche carezzevole co' mali, quali per rallegrarci coi loro
suoi padroni specialmente nella pri- canti ,
quali per aiutarci colle loro
ma età, e se la sua naturai ferocia forze, nutrirci e rivestirci, quali per
talvolta ricompare, raro è che la ri- mantenere in questo regno animale
volga contro chi gli ha fatto del be- una necessaria polizia. Prepariamoci
ne. La tigre all'opposto è forse il solo ora a veder comparire il nostro pri-
animale di cui l'uomo non possa mo padre, il nostro primo pontefi-
ammansarla natura: le pacifiche a- ce, il nostro primo re. Raccoglia-
bitudini nulla possonosopra quel moci e raddoppiamo d'attenzione,
naturale sanguinario sbrana la ma-
: giacché per crear l'uomo anche Id-
no che la nutrisce egualmente che dio sembra raccogliersi e consul-
quella che la percuote, e rugge alla tarsi.
vista d' ogni essere vivente. È tale Allorché trattavasi di luce, di se-
la sua barbara ferocia che talvolta parazione di elementi, del sole, del-
divora i suoi propri figli sbranando la luna, delle piante e degli animali,
anco la madre se vuol difenderli. una parola bastava Sia fatta la lu-
:

La sua rabbia che vorrebbe distrug- ce, e la lucefu fatta; ma quando si


ger tutto, diviene cosi impedimento trattò del nostro progenitore. Dio
a sè stessa, e Dio incaricò i più fieri disse « Facciamo l'uomo a nostra
:

animali d' impedire che troppi non immagine e somiglianza ed ei pre- :

sieno suoi simili.


i sieda ai pesci del mare, ai volatili
D'altra parte le belve feroci co- del cielo, e alle bestie, e a tutta la
minciando dal leone , dalla tigre , terra, ed a tutti che si muo-
i rettili
dalla pantera, dal leopardo fino alla vono sopra Dio dicendo
la terra ».
iena ed al lupo, incaricate in un coi in plurale, facciamo Vuomo a nostra
cani e gli avoltoi di pulir la terra immagine lo disse a sè stesso, per-
j

dai cadaveri che potrebbero appe- chè egli è uno in tre persone. 11 Pa-
starla, fuggon la vista dell'uomo nel- dre lo disse al Figliuolo e allo Spi-
lo stato in cui lo vuole la provviden- rito santo, secondo l'interpretazione
106 STORIA DE LLX CHIESA.
universale, e non agli angioli che tura materiale. Non è dunque stra-
non hanno con Dio un'immagine co- no che un medico pagano dopo a-
mune; cosicché Mose espressamente verne descritta l'ammirabile strut-
conclude Dio creò Vuomo a sua so-
: tura, abbia esclamato: « Non è un
miglianza, a somiglianza di Dio lo libro questo che ho fatto, ma un in-
creò. no che ho cantato in onore della
Dio è spirito e intelligenza, e Tuo- divinità (3). »
mo crealo a sua immagine è simil- Al solo vederlo si ravvisa nell'uo-
mente spirito e intelligenza. Ma Dio mo il imperoc-
re della creazione ,

è uno spirito infinitamente perfetto, ché mentre tutti gli animali hanno
e l'uomo uno spirito di una perfe- il corpo piegato a terra come per
zione circoscritta: Dio è un'intelli- prestar omaggio a qualcuno, egli so -
genza supremamente pura; e l'uomo lo si tiene naturalmente ritto in at-
è un'intelligenza incarnata, uno spi- comando; impossibile es-
titudine di
rito incorporato ossia unito ad un sendogli a causa di sua costruzio-
corpo. L'uomo spirito e corpo, è
,
ne, di camminare colle mani e coi
dunque posto sul confine dei due piedi come
quadrupedi. La natura
i

mondi, del mondo cioè delle intel- stessa gr insegna esser


egli il rap-
ligenze e del mondo della materia, presentante di Dio, e come tale, dee
per collegare nella sua persona l'uno toccar la terra soltanto colle estre-
coll'altro per farne sotto la mano
, , mità più lontane, ed innalzarsi dritto
di Dio, un solo. Perciò sant'Ambro- verso il cielo. La sua statura sta in
gio chiama Fuomo una specie di rapporto coH'impero che dee gover-
somma dell'universo; Summa qiiae- nare infatti se fosse alto come una
:

dam universitatis (1). Dìo ne costruì torre sfonderebbe camminando la


ilcorpo di polvere intrisa nell'acqua maggior parte dei terreni; tutto sa-
per far concorrere alla dignità uma- rebbe troppo piccolo e basso: le bia-
na tutta la crea/ione materiale, ed de, gli alberi e gli animali più utili,
innalzarla in cerio modo fino a sè; come la capra, la pecora, il bue, il
e questo Dio che lo forma è il Fi- cavallo, il cammello ed anco l'ele-
gliuolo, Verbo, per opera del qua-
il fante non potrebbero più servirgli
le fece il Padre tutte le cose; il Fi- di cavalcatura e perirebbe ben pre-
gliuolo che doveva un giorno pren- sto per mancanza di cibo. All'oppo-
dere anch'esso questo corpo e farsi sto se fosse stalo creato nano non
uomo come noi ! avrebbe potuto atterrare le foreste
Sarà dunque dopo ciò da stupire per coltivare la terra, si smarrireb-
se i sapienti di ogni tempo e di o- be tra le erbe ogni ruscello sa-
,

gni paese, poeti filosofi, medici,


, rebbe per lui un fiume ogni ciot- ,

padri della chiesa ed anche apo- tolo un macigno: invece di essere in


stoli, ammirarono e celebrarono a grado di domare le bestie feroci, sa-
gara le meraviglie del corpo uma- rebbe stato ghermito dagli uccelli di
no (2)? Sarà da stupire se la scien- rapina. La statura datagli da Dio non
za ne scopre ogni giorno delle nuo- ha nessuno di questi inconvenienti;
ve? Ciò avviene perchè Iddio non sta in rapporto ed in armonia non
vi ha impressa la sua immagine me- solo cogli animali e le piante che
desima ma vi ha impresse le sue
, rivestono la terra ^ ma ancora con
tracce più che in alcun' altra crea-
s.Ambr. Hexaem. l.G, c. 9, Bossuet, C ìnosc.di
Hex. lib. 6, c. <0. Dio e di sé slesso; Fenelon, Esist. di Dio»
(2) Cicer.de nat. deor.; Galeno, de us.part.; (3) Galeno.
,

LIBRO PRIMO 107


sè stessa perocché le membra di
: per trasmettere il minimo romore ,
questo corpo essendo numerose e la più piccola parola; le narici per
varie, son anche differenti le loro discernere gli odori portati da ogni
funzioni ed il lor posto alcune stan- : parte dall' aria; la bocca colle lab-
no in alto, altre in basso, ed altre bra vermiglie , i bianchi denti che
in mezzo : quali son deboli ,
quali triturano il cibo, e la lingua che giu-
vigorose: quale ha una nobile fun- dica del sapore; bocca e lingua per
zione, quale all'opposto. Ad onta di cui l'uomo diviene una specie di
ciò non che esservi tra loro invidia creatore col realizzare cioè al di
,

0 discordia, una scambievole carità fuori, nella parola materiale, la pa-


insiem.ele unisce: se un membro lan- rola immateriale ed interna, e col
gue, tutti gli altri ne soffrono, e si ri- render sonoro il silenzioso commer-
storano se quello si ristora; il più de- cio degli spiriti: la lingua che serve
bole è il più necessario, ed il meno ad esprimere presso tutti i popoli
onorevole è il più rispettato; final- del mondo gli invisibili pensieri.
mente, benché tanto numerosi e di- Questi preziosi organi sono dispo-
versi, non formano che un sol cor- sti poi con sì bella simmetria, ed

po. Una sì bella armonia ci vien armonizzati insieme con arte cosi
proposta dall' apostolo per model- naturale per via del mento, delle go-
lo(l). te, delle sopracciglia, della fronte e
L'uomo immagine dell'uni-
é un' dei capelli, che non vedesi in tutta
verso dice s. Ambrogio (2); poiché
, la creazione nulla di così bello, gra-
cièche il cielo é pel mondo, il capo é zioso, nobile, animato, espressivo e
pel corpo umano, la parte cioè mi- divino. L'apostolo non vuole che
gliore e più alta; ed il sole e la lu- l'uomo si veli la testa, perchè è glo-
na trovano il loro corrispondente nei ria di D«o(3), e Dio par che la ri-
due occhi esistenti in quel capo. guardi come il suo capo d'opera e
Questi due astri illustrano ed illu- compiacciasi che venga ammirata.
minano tutto il resto e senza di , Né minori meraviglie presenta Tin-
essi sarebbe corpo tra le tenebre,
il terno del corpo: l'anatomia e la me-
come il mondo senza il sole e la lu- dicina ne hanno scoperte delle cosi
na. A quei due organi va debitore grandi e in sì gran numero, che tutti
Tuomo del suo passo sicuro e faci- i prodigi delle scienze, delle arti e
le, e dell' operare con ammirabile dei mestieri sulla terra, non ne so-
precisione delle mani , istrumento no che un'ombra o una ben rozza
degli istrumenti, come dice un an- imitazione. Ogni giorno gli scien-
tico (Arislolile), col quale se ne fab- ziati ve ne scuoprono delle nuove
brica quanti ne ha bisogno per mol- ma son tanto lungi dal conoscerle
tiplicare migliaia di volte la sua for- tutte, che i fenomeni più comuni ed
za ed industria, affine di sottomet- insieme più importanti, quali sono
tersi la terra^ il mare e l'aria. la vita e la morte, sono ancora pet
Alla region superiore, vale a dire essi inesplicabili misteri. ^
al capo deve V uomo principal-
, Quanti misteri di questa natura'
^mente la vita e la bellezza, come non si operano ad ogn'istante den-
'l'universo la deve al cielo. In quel- tro di noi senza che neppur ci pen-
lo trovansi riuniti in un cogli occhi siamo! Lo stomaco, per esempio,
ipiù nobili organi : le orecchie sem- che trasforma i diversi cibi che ri-
pre aperte quai vigili sentinelle ceve, in una sostanza lattiginosa chia-
(IH Cor. 12.
(2) Hexaera. (5) ^ Cor. U.
108 STORIA DELLA CHIESA
inala chilo, quale col portarsi al
il sonore cavità che chiamansi orec-
cuore trasformasi in sangue; il cuo- chie, per divenirvi l'eco fedele di lut-
re dopo averlo rinfrescato e colori- to ciò che risuona, dal fragor del
to di rosso nei polmoni, lo spinge tuono al soave mormorio del ru-
attraverso certi canali chiamati ar- scello. Altri sen vanno a rivestir Tin-
terie fino alle estremità del corpo ; lerno delle fosse nasali per annun-
il sangue di questi canali, forniti di ziare gli odori della rosa e il puzzo
quando quando di valvole che al
in della corruzione. Altri si stendono
bisogno si aprono e si chiudono, si sulla superficie della lingua per va-
cangia in succhi diversi, in carne, lutare al giusto e il dolce del mie-

ossa e pelle ^ finché giunto alle e- le e l'amarezza del fiele. Altri in-
stremità; quel che è rimasto s'insi- numerabili, nati gli uni immedia-
nua in altri condotti chiamati vene, tamente dal cervello, gli altri dal suo
e se ne torna per esse al cuore, per prolungamento a traverso le verte-
unirsi al nuovo chilo e nuovamente bre della schiena o del midollo spi-
circolare per tutto il corpo, a fine nale, si diramano sopra tutta la su-
di mantenervi costante il calore e perficie del corpo, per avvertire sul
la vita. momento quando è toccato ed in
Per ricevere quelle correnti di li- qual parte. Un fluido sottile e invi-
quidi vitali il cuore si dilata; e per sibile, che chiamasi spirito vitale o
ispingerli fuori ad innaffiare tutte le animale, e che credesi un lieve va-
interne regioni comprime. Quel
si pore del sangue, sembra essere il
moto che spinge sangue nelle arte-
il pronto messaggero di questo regno
rie, e che produce ciò che chiamasi vivente, che dal cervello, reale re-
polso, si fa regolarmente sessanta sidenza dell'anima, porta gli ordini
volte ogni minuto, e la intiera cir- colla rapidità del lampo fino ai più
colazione si compie ventiquattro vol- lontani confini, riportandone colla
te in un' ora. Cominciando questo stessa celerilà le novità: donde quel-
flusso e riflusso ha principio la vita; la instanlanea prontezza e quei su-
ove cessi, cessa pure la vita. Mistero biti moti per accogliere ciò che pia-
questo anco più grande di quello del ce e respingere ciò che oflende. Que-
flusso e riflusso dell'oceano ! sto fluido ha qualcosa di somigliante
Una porzione del sangue mandalo a quello egualmente sottile e invi-
dal cuore alla sommità della testa, sibile, elettrico o magnetico che sem-
si trasforma in una sostanza molle bra animare lutti corpi dell'univer-
e delicata chiamata cervello, centro so ,e col quale Iddio produce ia
comune della sensibilità e del moto folgore.
per mezzo dei nervi che dalla lesta Ma qui non han fine le maravi-
per tutto il spargono. Due
corpo si glie del corpo dell'uomo : assai più
di questi nervi o corde midoliose, sublimi misteri ei racchiude! Immo-
penetrano in due cavità sulla fron- lato sulla croce nella persona del
te, coprono il fondo deirocchio, cui Verbo divino, riconcilierà il cielo e
incassano come se fosse un globo di la terra. Dio e gli uomini ; immo-
cristallo. Ivi verranno a disegnarsi lato sui nostri altari sarà sempre
e dipingersi fedelmente tutte le for- una vittima d'infinito valore per noi,
me e tutti i colori , il cielo sparso onde onorare Dio quanto ne è de-
di stelle ed il prato smaltalo di fio- gno. Questo corpo divino si conver-
ri. Due altri si stendono verso cia- tirà per noi in celeste nutrimento
scun Iato del capo in fondo a quelle che in lui ci trasformerà, e ci farà
LIBRO PRIMO 109
carne della sua carne, ed osso delle sviluppata, poiché non solo si nu-
sue ossa. Per questo mistero saran- triscono, respirano e si riproduco-
no i nostri corpi tanti tempii di Dio, no, ma si muovono, sentono ed han-
i nostri cuori, un tabernacolo vi- no organi sensorii alcuni fino a cin-
Ventc del santo dei santi, e Cristo que. Questo principio che giunge
sarà lutto in noi. Ad esempio di lui persino a rendere gli animali capa-
l'apostolo santificherà e consumerà ci di sentimento, veniva dagli anti-
il proprio corpo nella predicazione chi chiamato anima sensitiva, e dai
del vangelo, il martire sotto la scu- moderni potenza sensitiva , facoltà
re dei persecutori, l'anacoreta nella animali, o con altri termini che non
preghiera e nei digiuni , la vergine ispiegano meglio che cosa sia vera-
nelle opere di carità e di pietà, il mente.
dottore nelle fatiche dello studio ,
Sappiamo inoltre che Dio ha crea-
e tutti per rendere all'uomo-Dio a- to la terra , le piante e gli animali
more per amore. La morte non ha col loro genere di anima e di vita;
più nulla di spaventoso, perchè un ma non è cosi della nostra, che è
jgiorno questo corpo, dal quale fa un sua bocca, tratto in
soffio della
'd'uopo separarsi^ sarà ripreso con certo modo da
sè stesso, non per-
indicibile gioia, immortale, sfolgo- chè sia una parte della sua sostan-
rante, incorruttibile e spirituale, on- za, ma perchè è fatta a sua imma-
de eternamente partecipare alla glo- gine.
ria di Dio medesimo. L'anima nostra è sotto certi ri-
Se cosi avviene del nostro corpo, spetti pel corpo, ciò che Iddio è pel
;ch'è stato fatto di terra, che avverrà mondo. Dio non è il mondo ma ha
dell' anima la quale viene diretta- fatto esistere il mondo; tutto ciò che
mente da Dio? Imperocché è scritto il mondo è o possiede di reale, di
che dopo aver formato il nostro pri- bello e di buono viene da Dio, sen-
mo progenitore. Dio gVispirò in fac- za del quale ricadrebbe nel nulla. In
cia un soffio di vita, e cosi Vuomo simil modo l'anima nostra non è il

fu fatto in anima vivente. corpo, ma lo fa vivere: essa è quella


Nessuna vita riscontrasi per certo che ne tiene insieme le varie parti,
nei minerali e nelle pietre, ma vi fa che respiri, si nutrisca, cresca, si
si nota però qualcosa che vi somi- muova e senta, riepilogando così in
glia , una tal misteriosa attrazione, lui tutte le maraviglie dei tre regni
che ne stringe insieme fortemente della natura; e senza di essa egli
le parti, eche talvolta ne attrae del- cessa di vivere e ricade nel non es-
le estranee la quale attrazione sen-
: sere come corpo.
za ben saper quel che sia, chiamasi Nel modo stesso tutta quella realtà
principio di coesione o forza attrat- e perfezione che ha il mondo ,
gli
tiva. viene comunicata da Dio, il quale la
Quanto alle piante, esse vivono: possiede eminentemente in sè stes-
diffatti si nutriscono ,
crescono, re- so, ed infinitamente di più. Così tut-
spirano ,
generano, riproducono
si to ciò che corpo ha di bellezza e
il

e muoiono però il principio, il cen-


;
di vita, gli è comunicato dall'anima,
tro di questa vegetazione, che gli che lo possiede eminentemente ed
antichi chiamavano anima vegetati- infinitamente più ancora. Collocata
va, ed i moderni forza vegetale, è com^è tra i due mondi, quello cioè dei
ignoto. corpi e quello degli spiriti, non ha
Negli animali scorsosi una vita più solamente la virtù di animare i corpi
110 STORIA DELLA CHIESA
ai quali va unita, di adoperarne gli nemmeno insegnar loro a parlare;
organi a conoscere gli oggetti esterni, inferiori in questo al pappagallo,
ma possiede ancora la brama e la alla gazza ed al merlo, ai quali con
facoltà di conoscere la ragione e la poca fatica insegnasi ad articolar
causa di ciò che percepisce coi sen- qualche parola, cosa che non ha
si, e soprattutto la cagion prima che mai potuto fare una scimmia. Sot-
è Dio, e d'intrattenersene co'suoi si- to le lezioni dell'uomo, il cane e
mili per via della parola ; in conse- l'elefante partecipano in certo mo-
guenza essa appartiene al mondo de- do alla sua intelligenza ed a' suoi ,

gli spiriti. affetti: non solo ne indovinano i pen-


Con questa brama e con questa sieri e ne eseguiscono la volontà,

facoltà l'uomo diviene una specie di con destrezza e docilità, ma se gli


creatore, un dio in terra. Crea in affezionano, si mostrano grati al be-
certo modo non sostanze, ma nuove ne che loro vien fatto, lo difendono
forme, inventa e perfeziona costan- a rischio della vita, e si affliggono
temente; mentre gli animali anche della sua morte. Nulla di tutto questo
i più ingegnosi non inventano nè nelle scimmie: si possono domare e
perfezionano mai nulla. Gli uccelli soggiogare, ma non mai addomesti-
fanno infatti i loro nidi sempre in care; dilTatti son sempre indocili, a-
un modo ; i gatti e i castori non stute, infide, ghiottone, vendicative
sono più sagaci ora di quel eh' essi e brutali (2), sensibili ai soli ga-'
fossero secoli fa e da cinque o sei-
; stighi non cedono se non quando
,

mil'anni che uccidonsi animali d'o- si avveggono di esser più deboli :


gni maniera, essi non hanno trovato cosicché sembrano esse fatte sol-
un sol mezzo di più per difendersi, nè tanto per mostrare all'uomo che col'
hanno guadagnato la menoma pre- suo corpo così bene proporzionato,,
videnza di più. Limitati a quella co' suoi ammirabili organi col suo ,

specie d'intelligenza meccanica o cervello, colla sua lingua e le sue ma-


d'istinto data loro da Dio, fanno sen- ni, non sarebbe mai altro che uno
za tirocinio e senza progresso quel stravagante e ridicolo animale, se non
che hanno sempre fatto, e che sem- avesse un'anima creata ad immagine
pre faranno perchè tutto ciò non
,
di Dio ad immagine della intelli-'
,

viene dal cervello nè dagli altri or- genza suprema.


gani del corpo. I vitelli hanno, in L'anima dunque, questa inspira-i
proporzione, più cervello dell'uomo, zione deir Onnipotente , come dice'
ma non per questo lasciano di di- un antico savio, da cui viene aWiw-
venir buoi. Il cervello della scim- mo rintelligenza (3), lo innalza so-^
mia pongo 0 orang-outang, è asso- pra tutti gli animali e lo costitui-
lutamente della stessa forma e del- sce, dopo Dio , re della terra. « Lo
la stessa massa di quello dell'uo- hai fatto per un poco inferiore agli
mo (1); la lingua, e tutti gli orga- angeli, diceva David ai Creatore, lo
ni della voce sono medesimi; in-
i hai coronato ed onore, e'
di gloria
vece di due mani ne ha quattro lo hai costituito opere delfd
sopra le
poiché i piedi ne hanno la forma e tue mani. Tutte quante le cose hai
l'attitudine; le scimmie son però soggettate a' piedi di lui, le pecore
sempre scimmie, senza parlare nè , e i buoi tutti, e le fiere della cam-
pensare, nè perfezionarsi. Non ostan- pagna, gli uccelli dell'aria e i pesci
te tutti gli organi della voce, non so- del mare, i quali camminano le vie
lamente non parlano, ma non puossi (I) Buffon. (2) Dunieril. (3) lob. 32, &.
LIBRO PRIMO 111
del mare(i)5>. Che se giunger non ed amare Iddio, autore del suo es-
gli è dato al sole ed alle stelle, ne sere, della sua intelligenza e del suo
calcolerà però l'ordinamento e la amore; consistono nel conoscerlo e
marcia, e se ne servirà come di se- nell'amarlo mentre si manifesta nel-
gni per riconoscersi nelle diverse re- le creature; nel salire da queste a lui
gioni del suo impero e nelle diverse e nello scendere da lui ad esse; nel
epoche della sua storia. vederlo così ed amarlo in tutte, e
Il fuoco era per gli antichi
uno nel trovare in questa intelligenza e
dei contrassegni della sovranità
, e in quest' amore un perpetuo accre-
portavasi dinnanzi agl'imperatori ro- scimento d'amore, d' intelligenza e
mani e dietro ai re di Persia, dove di essere (2).
era anche simbolo della divinità. Al- Ecco che cosa è l'uomo come intel-
cunché di simile vedevasi presso il ligenza incarnata, e fin dove giungo-
popolo d'Israele nel fuoco perpetuo no le sue naturali facoltà. Ma Iddio
mantenuto dai leviti dinnanzi all'arca nel suo ineffabile amore ci prepa-
dell'Altissimo. L'uomo
è il solo es- ra qualcosa di affatto divino.
sere sulla terra
cui accordò Iddio Creato infatti a immagine di Dio,
questo segno della possanza supre- ovvero crealo Dio in immagine e non
ma e divina, e l'uomo è il solo tra in essenza, non potrebbe natural-
le creature, cui Dio abbia concesso mente vedere Iddio in essenza, ma
l'uso del fuoco. Gli animali ne ama-
solamente in immagine, nelle crea-
no il calore, e tra questi in ispecial ture di lui. Il vederlo in lui stesso,
modo i gatti e le scimmie ma lo cioè come Dio vede
; sè medesimo, è
vedranno cento volte suscitare dal- cosa naturalmente impossibile non
l'uomo senza però pensare a fare solo all'uomo, ma anche ad ogni al-
altrettanto, oppur solo procacciare tra creatura possibile, essendovi sem-
di mantenerlo vivo. Ciò mostra la
pre un abisso tra la creatura più per-
distanza immensa posta dal Creatore fetta e Dio, e tale da non poter que-
tra l'uomo più semplice, e l'animale sta per sè medesima neppur conce-
più astuto.
pire il pensiero nè il desiderio di que-
L'immagine Dio spicca nell'uo-
di sta divina visione. Eppure ciò che
mo non solo nella
preminenza che l'occhio dell'uomo non potrebbe ve-
gli dà r anima sopra le altre
crea- dere ciò che il suo orecchio non
,
ture, ma più assai nella natura in-
potrebbe udire, ciò che il suo cuore
tima della stessa sua anima. In essa
non potrebbe nemmeno immagina-
veggiamo risplendere come un ma- re, gli vien da Dio preparato nella
gnifico riflesso dell'adorabile Trini-
sua infinita bontà, avendoci egli fatti
tà, l'essere, la
conoscenza, l'amore non solo per conoscerlo nelle sue
di sè stessa, come Dio è,
si conosce, si creature, ma ancor per vederlo un
ama. Simile al Padre essa ha l'essere,
giorno nella sua essenza, conoscerlo
simile al Figliuolo ha l'intelligenza,
e com'egli conosce sè stesso, amarlo
simile allo Spirito santo ha l'amore:
com'egli ama sè stesso, viver della
simile al Padre, al Figliuolo ed
allo sua vita, esser felici della sua stessa
Spinto santo ha anch' essa nel suo
felicità,ed esser finalmente glorifi-
essere, nella sua intelligenza,
nel cati della sua gloria.
suo amore una stessa felicità e
una Ma chi abbrevierà l'immensura-
medesima vita. E
questa vita e que- bile intervallo che ci separa da lui?
sta felicità consistono nel
conoscere Egli medesimo. II suo amore lo tra-
(<) Ps. 8.
(2) Bossuel Elev. sopra i mist.; 4 sett. 7 elev.
112 STORIA DELLA CHIESA
sporlerà fuor di sè stesso fino a noi noi cominciamo a vìvere nell'atmos-i
e ci renderà partecipi della sua pro- fera dell'umana ragione, immagina
pria natura per innalzarci fino a lui. e partecipazione,benché imperfetta,
Una condiscendenza,
tale ineffabile della ragione divina. Intimamente
una tale partecipazione alla
natura rallegrati delle verità che ci svela,
divina, questo dono soprannaturale amiamo queste verità, amiamo la
ad ogni creatura chiamasi grazia. ragione, amiamo chiunque se ne
Anche la nostra natura è una gra- trovi con noi a parte, ma soprat-
zia, avendocela Dio data gratuita- tutto amiamo colui che ci ha fatti
mente, poiché noi non eravamo; e per questa comunione di parole e
non ostante la distinguiamo e con ra- di pensieri, d'intelligenza e d'amore,
gione dalla grazia propriamente det- che ne é il centro e la sorgente, in
ta: giacché per la natura. Dio senza una parola, amiamo Dio. Ecco qual
essere obbligato concede noi a noi é in sostanza la società divina ed
medesimi , mentre per la grazia ci umana, ossia la religione prodotta
concede sé stesso: cosicché dalla na- dalla fede, dalla speranza e dalla,
tura alla grazia vi ha tutta quella carità naturale.
distanza che esiste tra noi e Dio. Quella grazia però che non di-
La fede divina e soprannaturale strugge la natura, ma che anzi la
è il principio di questa nuova crea- suppone e la perfeziona viene dall'al-
zione e di questa vita deiforme, la to. Per mezzo della parola e della
speranza ne é l'accrescimento, la ragione umana, alla quale credia-
carità ne è la perfezione, e la glo- mo naturalmente e necessariamen-
ria eterna la consumazione e la ri- te, Dio ci fa intendere una parola
compensa. ed una ragione infinitamente più al-
Creati ad immagine
di Dio rispet- ta. Imperocché non é più solamente
to all'anima, portiamo fin dalla na- una certa tal qual immagine di sè
scita questo fondo comune dell'u- medesimo ch'ei pretende mostrarci
mana ragione, chiamato primi prin- attraverso le creature, ma vuole un
cipii, principii evidenti per sé stes- giorno farsi vedere da noi faccia a
si, idee innate, e che formano il faccia nella sua adorabile essenza, e
senso comune propriamente detto ;
com'egli vede sé medesimo, vuole in
luce naturale che spontaneamente si una parola renderci pari a lui. Il più
spande nell'anima nostra come il sole che far possa qui l'umana ragione è
nel mondo; luce naturale che si ma- chiarirci esser necessario di credere
nifesta e si prova, come quella del so- a Dio infinitamente più che all'uo-
le,da se stessa. La parola di un pa- mo, e che se vi é qualche cosa di ere*
dre e di una madre, penetrando dolce- dibile nel mondo, si é lo avere Id-
mente nell'anima nostra dà un corpo dio rivelato tale o tal altra verità.
ed un nome alle nostre idee innate. Ma queste verità son tanto a noi su-
Per via di questa fede naturale che periori , che restano naturalmente
abbiamo nella parola di un padre e inaccessibili alla nostra intelligenza,
di una madre, entriamo in comu- né la volontà nostra potrà mai da sè
nione d'intelligenza non solamente slessa raggiungerle. La grazia allora
con noi stessi, ma anche cogli altri accorre in aiuto dell'una e dell'altra;
nostri simili. Si stabilisce, a così di- le fortifica e le innalza fino a que-
re, una respirazione dell'anima: essa ste divine verità, ci sollecita ad a-
aspira il pensiero nella parola rice- derirvi; noi acconsentiamo agli im-
.vuta e lo espira nella parola emessa: pulsi di lei e sollevati sopra noi
,
,

LIBRO PRIMO i 1 3
medesimi, crediamo soprannatural- j
sta sovreminente dignità, non fa stu-
mente in Dio e tutto ciò ch'egli ri- pire se tutto per lui si fa in questo
velò alla sua chiesa. mondo, e si comprende perchè Dio
Il fine, la gloria cui egli ci chia- gli profonda tante cure sì prima co-

ma, ci è naturalmente impossibile, me dopo averlo creato. Non conlen-


ma noi speriamo dalla sua bontà i to di avergli già prima abbellita tutta
mezzi onde pervenirvi. Prevenuti, la terra, gli trasceglie per sua pri-
secondati, sostenuti dalla sua grazia, ma dimora la regione più dilettosa,
noi l'amiamo sovra tutte le cose, noi per questo appunto nomata Eden o
l'amiamo non solo più quanto noi
di delizie. Nè questo è tulio; dalla par-
amiamo noi stessi, ma
quanto e-di te orientale di questa deliziosa con-
gli ama sè stesso l'amor suo è il
: trada piantò un giardino in cui rac-
nostro, il nostro è il suo; egli è no- colse gli alberi più belli a vedersi e
stro>noi siamo suoi. Unione, amore le frutta più dolci a gustarsi, e in
ineflabile; appo cui l'unione, l'amor mezzo al giardino l'albero della vita
di padre, di madre, di fratello, di e quello della scienza del bene e del
sorella, di sposo, di sposa appena male tale si era la stanza in cui
:

son ombra! L'unione medesima del Dio collocò l'uomo. « E da questo


corpo e dell' anima che forma la, luogo di delizie scaturiva un fiume
vita naturale, è meno intima di que- ad innaifiare il paradiso, il qual (fiu-
st'unione dell'anima e di Dio che me) di là si divide in quattro capi.
forma la vita soprannaturale. Perso- Uno dicesi Fison , ed è quello che
naggi non meno dotti che santi c'in- gira attorno il paese di Eviiat, do-
segnano come la carila, che con- ve nasce l'oro; e l'oro di quel pae-
giunge l'anima a Dio, diviene talora se è ottimo; ivi trovasi il bdellio e
quaggiù pure sì intima e viva, che la pietra onice. E il nome del se-
rompe i nodi che stringono l'anima condo fiume è Geon , ed è quello
al corpo (1). Il che è morire non , che gira d'intorno alla terra di Cus.
di morte ma di vita. Il nome poi del terzo fiume è Tigri,

Quanto al nostro primogenitore che scorre verso gli Assiri, e il quar-


esso fu creato non già in istato im- to fiume è l'Eufrate (3)».
perfetto e d' infanzia , ma sì con Ora, dov'era situala questa con-
un corpo perfetto e con intelli-
, trada di Eden, e quindi il giardino
genza e volontà perfetta; con la fe- di Dio 0 il paradiso lerreslre? I pa-
de, la speranza e la carità divina. reri variarono assai, massime antica-
I sensi erano soggetti alla ragione, mente quando men si conosceva la
la ragione era soggetta alla grazia ;
forma esalta della terra e le sue di-
tutto era in lui nella più bella ar- verse parli. A' di nostri l'opinion
monia nè solo l'anima presentava
, più comune, che pare la più fonda-
l'immagine di Dio nelle sue facoltà ta, pone quest'Eden primitivo in,
naturali, ma ne offriva pur anco una Armenia, verso le sorgenti dell'Eu-^
ineffabile rassomiglianza nelle sue frate, del Tigri, del Fasi e dell'A-
virtù sovrannaturali e divine: rasso- rasse. Diffatti il Tigri e l'Eufrate,
miglianza che doveva crescere fino sui quali tutti s'accordano, vi sgor--
ad una trasformazione intiera tino , gano l'uno assai presso all'altro e
a formar dell' uomo un medesimo risolvon così la questione. Parecchi
spirilo con Dio (2). fra gli antichi asseriron pur positi-
Essendo l'uomo chiamato a que- vamente che questi due fiumi avea-
0) Santa Teresa, Via della peifezione, c. ^9. (2) ^ Cor. G, ^7. (3) Gen. 2, iO ÌA.
ÌU STORIA DELLA CHIESA
no una medesima sorgente: il che faceva l'Eden o le delizie per eccel-
era in origine come c' insegna Mo- lenza: dico per eccellenza, perocché
sè, ma poi potè esser mutato per o- anche al presente sonvi in oriente
peradel diluvio o dei tremuoti. Il Fi- contrade chiamate Eden o delizie a
son che girava nella terra di Eviiat cagione della loro bellezza e ferti-
ove trovasi l'oro ottimo, è, secondo lità.
ogni apparenza, il Fasi, quel fiume Una parola si legge che merita
in antico si rinomato, che uscendo, particolar attenzione: « Il Signore
come il Tigri e TEufrate, dai monti Dio adunque prese l'uomo e lo col-
dell'Armenia, scorreva per mille giri locò nel paradiso di delizie, affinchè
nell'antica Colchide, e vi traea sab- 10 coltivasse e lo custodisse (3).»
bie d'oro che gli abitanti raccoglie- Affinchè lo coltivasse. Il lavorare,
vano su velli di pecora, donde certo l'operare è dunque la prima voca-
la favola del vello d' oro. Eviiat è zione dell'uomo. Certamente questo
il nome d'un discendente di Sem lavoro, nello stalo di giustizia e san-
la cui posterità abitò, siccome pare, tità originale, non dovea esser punto
quella contrada al tempo di Mosè. faticoso; ma egli è pur sempre vero
Quanto al Geon , che scorreva nel che l'uomo fu crealo per fare, j)er
paese di Ciìs , creder si può che sia compier opere. Dio gliene porge l'e-
l'Arasse o^l Ciroche vi s'unisce. Geon sempio. Il Padre, detto è, non cessa
significa impetuoso ; il qual nome di operare, di fare, di creare, nè
assai ben s' addice all' Arasse che 11 Figliuolo d'operare, di fare, di
mai non volle patir ponti, tant'è ra- creare insiem col Padre (4). L'uo-
pido nel suo corso. È detto ancora mo, figliuolo per adozione, imitar
che il Geon allaga nel tempo della dee il Figliuolo per natura. Onde
vendemmia {\). L'Arasse, al pari del Dio pianta di sua mano il giardino
Fasi , del Tigri e dell'Eufrale, non di delizie, ma vuole che l'uom lo
lungi dai quali ha la sorgente nei coltivi; gli dona la terra, l'acqua, il
monti dell'Armenia e della Colchi- grano con promessa di crescimenlo,
de, traripa ordinariamente, a simi- ma vuole che l'uomo ari semini , ,

glianza del Nilo, verso il mese d'a- irrighi: egli pianta nella nostra men-
gosto e settembre, a cagione dello te e nel nostro cuore il germe delle
scioglimento delle nevi in quei mon- verità e delle virtù naturali , ma
ti. Quanto al paese di Cus , che co- vuole che noi lo cresciamo con lo
munemente traducesi per Etiopia, studio e coir azione; ci comunica
gli antichi distinguevano due Etio- per mezzo della sua grazia le verità
pie 0 (erre di Cus, una al mezzo- e le virtù divine, ma vuole che noi
dì dell'Egitto, l'altra fra il Ponto Eu- ne facciam fruttificare opere meri-
sino e il mar Caspio, presso il Fasi torie del cielo e frutti di vita eter-
e l'Arasse. Ben vede ognuno che qui na. Nulla di somigliante è richiesto
si parla della seconda (^). agli animali: Dio li fa, senza con-
Tutti gli antichi ci dicono che i corso loro, tutto ciò ch'eglino esser
paesi bagnati da questi quattro fiu- debbono. Ma per l'uomo crealo a
mi erano naturalmente ricchi e u- sua immagine, ei vuole che per la
bertosi; era un rimasuglio di quella vita presente e per la futura esso
prima fertilità che in principio ne abbia parte con lui all' opera del-

(\) Eccl. 24, 57. (2) S. Hieron., de s. MaUh. Osso, a cui gli abitanti del paese danno oggidì:
in script, eccl. V. la bibbia del Vence. Il Michae- il nome di (ìeibon.
jls porta opinione che il Geon .sia V antico (5, Gen. 2, (4) Ioan. 17.
LIIJRO PIUMO H5
la crofizìone e della provvidenza. E Perchè non Dio questo coman-
fa

dunque assolulamcnte falso e inde- damento sotto pena di morte ezian-


gno dell'uomo il supporre che la sua dio agli animali, ma solo all'uomo?
prima vocazione sia stata l'ozio e Abbiam già data la soluzion dell'e-
rinazione : essendo ciò un assomi- nimma. Perchè l'uomo fu creato li-
gliarlo non a Dio che sempre opera, bero, con facoltà di eleggere tra il
ma al nulla, che non esistendo mai fare e il non fare, tra l'ubbidire ed
non opera. il non ubbidire, affinchè facendo e
E lo custodisse. Eravi dunque al- obbedendo meritar potesse la mag-
cun nemico. Innanzi tratto le fiere, gior felicità possibile, la visione in-
le quali quantunque soggette alPuo- tuitiva di Dio medesimo. Operando
mo , avean nonpertanto bisogno di per necessità l'uomo non si sarebbe
essere invigilate e frenate. Ma un meritato nè ricompensa nè gastigo,
nemico da paventar veramente, e in cotale stato la maggior felicità
contro il quale era da custodir con possibile non sarebbe stata la mag-
vigilanza non tanto il giardino di giore, però che, meritata, ella sa-
delizie^ quanto il paradiso del suo rebbe stata molto più grande. Acciò
cuore era quel desso che più tardi
, dunque ei potesse conquistar da sè
vi fu cagione di tutto il male. Pa- la maggiore delle felicità, conqui-
reva che Dio ne premonisse Tuomo. star Dio, l'uomo dovette esser crea-
La quale ammonizione diventa to libero. A quel modo che Dio si è
più espressa e solenne nelle paro- donato il mondo, s'è donato l'uomo,
le che seguono « E gli fe' coman-
: non per necessità, ma perchè così
do , dicendo Mangia di tutte le
: volle, ma liberamente; cosi l'uomo
piante del paradiso; ma del frutto a sè donerà il cielo a sè donerà
,

dell'albero della scienza del bene e Dio, non per necessità, ma perchè
del male non mangiarne : imperoc- così avrà voluto, ma liberamente. In
ché in qualunque giorno tu ne man- ciò pure l'uomo sarà l'immagine di
gerai indubilalamente morrai (1) ». Dio.
Qui le quistioni più gravi s'in- Ma l'uomo non aspira egli neces-
calzano. sariamente alla felicità, vale a dire
Perchè parlandosi dei comanda- all'essere, alla verità, al bene, e per
menti dati all'uomo nulla si dice nè conseguenza all'essere supremo, alla
della legge naturale, che reggerlo verità sovrana, al bene infinito, in
dovea come ente ragionevole nè , somma a Dio? Come dunque vi po-
della legge soprannaturale che per- trà egli aspirare liberamente, per-
fezionando la prima, reggerlo dovea venirvi con atti meritorii? Certa-
come chiamato alla visione divina? mente se noi conoscessimo Dio co-
Egli è perchè ne fu parlato colà do- m'egli conosce sè stesso noi eleg-
,

ve è detto che Dio creò l'uomo a ger non potremmo tra amarlo e non
sua immagine e somiglianza. Lo creò amarlo; noi l'ameremmo necessaria-
a sua immagine comunicandogli la mente com'egli ama sè stesso; non
ragion naturale, lo creò a sua somi- saremmo più atti a meritar questa
glianza aggiungendovi la grazia. Sic- felicità.Ma Dio non si mostra a noi
come nel primo uomo la natura e per anche tal quale egli è nella sua
la grazia erano perfette, cosi perciò essenza , ma solo in immagini e
stesso conosceva le leggi dell'una e per le opere sue. Le creature sono
dell'altra, come pur l'obbligo di li- altrettante rappresentanze e simili-
beramente sottomellervisi. (^) Gen. IG, i7.
2,
H6 STORIA DELLA CHIESA
ludini del suo essere, della sua ve- dato un mezzo a meritar dì divenir
rità , della bontà sua ineffabile , nè tali in qualche modo, e a renderci
altrimenti egli veder si lascia che at- degni di partecipar tutte le divine
traverso questo velo della creazione, perfezioni. Questo mezzo è il libero
come il sole attraverso di splendida arbitrio bene inapprezzabile, poi-
:

nube. In tal modo, comecché noi ch'egli ci può fruttare un bene in-
siamo naturalmenle attratti verso di finito. Ma con questo bene è neces-
lui, abbiam nondimeno il merito di sariamente possibile il vero male,
cercarlo liberamente, seguendolo, cioè l'abuso del bene.
per così dire, alPorma, in mezzo al- Che poteva far Dio per distorci
l'universo. Se quindi non amiamo da quest'abuso, per condurci a ben
in ogni creatura ciò ch'ella ha d'es- usare di questa libertà necessaria?
sere, di verità, di bontà, se non per Non poteva forzarla, chè sarebbe
innalzarci all'essere, alla verità, alla stato distruggerla: poteva solo sol-
bontà suprema di cui ella infatti non lecitarla con motivi ed allettamenti.
è che un'ombra; noi saremo nell'or- Or quali sono i motivi più potenti?
dine , noi merileremo d' avere un Non son forse quelli ch'ei pose dinan-
giorno quest'ineffabile felicilà; ma zi a noi, cioè la vita e la morte, il

se in luogo di volger continuamente paradiso e l'inferno; affine di tirarci


verso Tessere, la verità, la bontà in- alla virtù coH'eterna beatitudine del-
finita, il bisogno quasi infinito che l'uno, e distorci dal vizio coll'eterno
noi sentiamo d'essere, di conoscere dolore dell' altro? No, andate pure
e d'amare, noi lo fermiamo in fine immaginando quanto vi piace. Dio
in qualche cosa creata, imperfetta, in tutta la bontà e potenza sua non
forse in un'apparenza, sarà un dis- poteva proporci nulla di più efficace
ordine, sarà un male che chiamasi per farci meritar liberamente il som-
peccato. Questo peccalo , questo mo bene. D'onde si può conchiu-
male, come si vede, non è una crea- dere Dio è buono, dunque v'è un
:

tura, non una cosa in fatto sussi- inferno; Dio è infinitamente buono,
stenle, ma l'abuso d'un bene, del dunque v'è un inferno eterno.
libero arbitrio^ troppo necessario a Indìibilalamenle morraiaggiun- ,

meritar il sommo
bene. geva per sanzione della sua legge il
Dio solo è buono, ha detto la ve- supremo legislatore. Due vite trovar
rità medesima, perchè Dio solo è si possono nell'uomo: la vita dell'a-
buono e per essenza e del suo, e sì nima, che è d'esser unita a Dio; la
buono, cii'ei non può esser miglio- vita del corpo, che è d'essere unito
re; lutto il resto non è buono che all'anima: questa seconda vita altro
di prestanza ed in modo imperfetto, non è che un' immagine della pri-
perc'^è infine tutto il resto non esi- ma, un mezzo per giungervi. La se-
ste che ed in modo im-
di prestanza parazione dell'anima e del corpo, o
perfetto. Nel qual senso dir si può la morte temporale, è il termine del-
che tutto ciò che non è Dio non è la prova alla quale l'uomo è sog-
buono , vale a dire non è perfetto, getto. La morte da temer veramen-
ma sì caltivo o imperfetto. Tuttavia te si è laseparazione dell'anima da
ciò non è un vero male, un disor- Dio se vi sopraggiunge la morte
;

dine, un peccato, perchè non havvi temporale questa separazione si fa


disordine nel non esser naturalmenle eterna e irreparabile. Donde il rim-
Dio. pianto, i rimorsi, la disperazione,
Però, prodigio ineffabile, ci fu che senza fine tormenteranno l'ani-
LIBRO PRIMO 117
ma rea e impenitente. Se fosse ri- mestici già stavan certo intorno a
masto fedele il primo uomo non a- lui; e glidà a conoscere ch'ei n'è il
"vrebbe subita nè una morte nè l'al- padrone, come un padrone nella sua
tra: l'anima di lui rimaneva unita famiglia, che per render più facile
a Dio, il suo corpo unito all'anima: il comando stàperdar il nome ai ser-

dopo il tempo di prova il suo corpo vi suoi. La scrittura, sostanziale e


si sarebbe trasfigurato senza dipar- breve nelle sue frasi, ci accenna nel
tirsi dall'anima. Infedele, ei morrà, tempo stesso le belle cognizioni da-
e quanto all'anima che pel peccato te all'uomo^ poich'egii non avrebbe
sarà separata da Dio e quanto al, potuto dare agli animali, senza cono-
corpo che perderà la sua preroga- scerne la natura e la differenza, i no-
tiva d^ immortalità e più non vivrà mi convenienti, secondo le primitive
che per morire. radici della lingua che Dio gli avea
Ma se l^uomo resta solo, senza spe- insegnata (^). Creato con un corpo
ranza di discendenza, e principal- perfetto ad esser nostro padre co-
mente s'ei muore, non vi sarà dun- mune secondo la vita corporale, e-
que più genere umano? la terra sa- gli era pure stato creato con una
rà dunque vedova del suo re e in- intelligenza perfetta ad esser nostro
compiuto l'universo? Non temiamo, padre comune secondo la vita in-
no; « Disse ancora Dio: Non è be- tellettuale (3).
ne che l'uomo sia solo : facciamo- Nella rivista che l'uomo cosi fece
gli un aiuto che a lui rassomigli.» de' suoi sudditi, vedevali egli a cop-
Ma prima di questo Tuomo rice- pia a coppia onde moltiplicar la lo-
verà l'omaggio dei suoi sudditi na- ro specie, e più d'uno incontravane
turali, ed eserciterà sopra di loro ch'altro non chiedea che d'aiutarlo
l'impero della ragione e della pa- nelle sue fatiche, o rallegrarlo negli
rola. Onde « avendo il Signore Dio ozi suoi ; ma un aiuto che gli ras-
formati dalla terra tutti gli animali somigliasse,un aiuto che andasse del
terrestri e tutti gli uccelli dell'aria, paro con esso lui non v' era.
li Adamo perchè ei ve-
condusse ad Donde gli verrà quest' altro sè
desse nome da darsi ad essi e
il : stesso? Dio lo formerà egli egual-
ognun de"* nomi che diede Adamo mente di terra? No. Un nuovo or-
agli animali viventi è il vero nome dine di misteri incomincia. L'uomo,
di essi. E chiamò Adamo co' loro il primo massimamente , fu creato
nomi tutti gli animali, e tutti i vo- ad immagine di Dio. Ora, Dio è il

latili dell'aria, e tutte le bestie del- principio di tutte le cose. L' uomo
la terra (1).» sarà similmente il principio di tutto
Dio medesimo pose il nome al il genere umano.
giorno, alla notte, al cielo, alla ter- « Mandò adunque
il Signore Dio'

ra, al mare, alle stelle, siccome co- ad Adamo un profondo sonno ; e


se che stanno in potere di lui solo. mentre egli era addormentato gli ,

Ma quanto da lui fatti


agli animali, tolse una delle sue costole e mise
sudditi all'uomo, egli vuole che l'uo- in luogo di essa della carne. E della
mo stesso imponga loro i nomi che costola che aveva tolto da Adamo ,
portar deggiono; e però gli conduce ne fabbricò il Signore Dio una don-
innanzi le fiere selvagge e gli uc- na; e menolla ad Adamo (4-).))
celli dell' aria, chè gli animali do- Dio manda un sonno al primo uo-
('l)Gen.2J9, 20. (3) Summa s. Th. ^, q. 94, a. 3.
'(2) Boss u et, 5 sel•m.^ elev. (4) Gen. 2, 2\, 22.
118 STORIA DELLA CHIESA
mo; un sonno, dicono i santi
tutti insieme padre , testimonio e sacer-
che fu un rapimento in ispirito e la dote , ed egli pure ne bandisce o fa
più perfetta di tutte le estasi. In tal bandire le sante leggi: Per la qml
misterioso sonno egli ebbe non solo cosa l'uomo lascerà il padre suo
conoscenza del modo in che Dio pre- e la madre , e starà unilo alla sua
paravagli una compagna, ma anco- moglie, e i due saranno sol una
ra che cosa ciò prefigurasse pe' se- carne. Gran mistero del Cristo e
coli avvenire: un secondo Adamo della sua Chiesa , come 1' apostolo
un Dio-Uomo, immerso come lui in c'insegna. nuovo Adamo, l'Uomo-
Il

un sonno mistico, col fianco aperto Dio lasceràsuo Padre che è ne'
come lui, da cui, come dal suo, u- cieli, e sua madre che è in terra, la
scirtà una sposa immacolata, con la sinagoga, e starà unito alla sua spo-
quale ei procreerà pel cielo una in- sa, la Chiesa, e i due saran solo una
numerabile discendenza. carne e uno spirito.
La sposa del nuovo Adamo è la L'unione di Cristo con la Chiesa,
Chiesa nostra madre, uscita dal fian- con la natura umana è indissolubi-
co aperto del divino suo Sposo, for- le; l'unione dell'uomo con la don-
mata, edificata, vivificata, abbellita na dee esserlo del pari. L'uomo era
pur tuttodì dalla sua carne e dal uno Dio ne prese una porzione per
:

suo sangue adorabile , si eh' ella è farlo due; questi due, riuniti dal
carne della sua carne, ed osso delle matrimonio, ne fanno di nuovo uno
sue ossa. Essa già fin d'allora ci era solo. « Non avete voi letto , disse
annunziata dalla sposa del primo Cristo ai fautori del divorzio, come
Adamo, Eva nostra prima madre, colui che da principio creò l'uomo,
uscente dal fianco aperto del suo ilcreò maschio e femmina? e dis-
sposo, formata non già d'una parte se: Per questo lascerà l'uomo il pa-
del suo capo, perchè non dovea co- dre e la madre, e starà unito colla
mandargli, nè d' una parte de' suoi sua moglie, e i due saranno una sola
piedi ,
perchè essergli non doveva carne? Non sono adunque più due
schiava, ma sì d'una parte del suo ma una sola carne. Non divida per-
fianco poiché essergli dovea inse-
,
tanto l'uomo quel che Dio ha con-
parabil compagna. giunto (2). » Dio congiunse l'uomo
Adamo vedeva tutto questo nell'e- alla donna , non solo per figurare
stasi sua, poiché, quando allo sve- l'unione di Cristo colla natura uma-
gliarsiDio gli presentò la donna così na, e la divina famiglia che ne ri-
formata, disse: «Questo adesso osso sulta, 0 la Chiesa, ma anche per
delle mie ossa e carne della mia car- rappresentarci la società eterna e
ne, ella dall' uomo avrà il nome, ineflabile che è in Dio medesimo.
perocché è stata tratta dall' uomo. Dal primo uomo procede la prima
Per la qual cosa 1' uomo lascerà il donna, la quale, prima e dopo, non
padre suo e la madre, e starà unito fa con essolui che una carne dal- :

alla sua moglie, e i due saranno sol l'uno e dall'altra, come ilmutuo
lor
una carne (1). amore, procede il genere umano, il
Nel legger le dette parole noi as- quale fa una cosa
sola con loro.
sistiamo in certo modo alle prime Come Padre procede i'in^
in Dio, dal
nozze, di che nulla v'ha di più santo telligenza sua, la parola sua consu-
e solenne. Dio stesso presenta la stanziale; dal Padre e dalla consu-
sposa allo sposo ; dinnanzi a lui il stanziale sua intelligenza procede il
loro maritaggio conlraesi: Dio ivi è {i) Gen. 2, 23, 24. (2) Mallh. ^9, 3, 6.
0

LIBRO PRIMO 1 1

loro mutuo e consustanziale amore; Quand' ellasarà bastantemente ,


il

sono tre , ma indivisibili sono tre


, quando gli uomini si saranno molti-
persone, ma una medesima cosa; plicati, e con loro le miserie spirituali
così, serbata la proporzione, esser e corporali, quando principalmente
dee della famiglia umana. per guarir queste miserie, gravan-
Cristo non ha che una sposa ; done sè stesso, rUom-Dio sarà nato
Tuomo pure aver non ne deve che da una vergine, avrà vissuto , avrà
una sola. L'intenzione del Creatore patito, sarà morto e risuscitato ver-
a questo proposito non è dubbia. gine ; allora Dio e gli uomini be-
Se mai vi fu bisogno che l'uomo a- nediranno quelli che per meglio ser-
vesse più d' una moglie, si era da vir Dio e gli uomini , per meglio
principio quando volevasi popolare compier l'opera del Redentor-ver-
la terra: nondimeno l'autor della gine, serberanno quella purezza di
natura non ne diè al primo uomo anima e di corpo nella quale fu-
che una sola. La pluralità delle mo- ron creati i nostri primi progeni-
gli adunque , del pari che il divor- tori. Ad imitazione del lor divino
zio, è un deviamento dallo stato pri- esemplare saranno eglino sempre
mitivo e naturale. Così non era in supplici mediatori fra il cielo e la
principio, dice Cristo (1). E la re- terra, e ad imitazione di lui servi-
ligione e l'umanità ciò più non vo- ranno di padre, di madre, di fratel-
gliono; perocché in ogni luogo dove lo, di sorella poveri ed agli in-
ai
regna la poligamia la donna è vit- fermi, alle vedove ed agli orfani, a-
tima dell'uomo, e in ogni luogo do- gl'ignoranti ed ai peccatori, ai vec-
ve regna il divorzio i figli sono vit- chi ed ai fanciulli abbandonati. La
time dell'uomo e della donna. loro vergine conserverà più
carità
Avendo così formati e congiunti abitanti alla terra e più ne partorirà
i nostridue primogenitori, « Dio al cielo che non avrebbe potuto far
benedisseli e disse loro: Crescete e la loro fecondità coniugale. Solo una
moltiplicate, e riempite la terra, e cosa verrà diminuendo il numero :

assoggettatela, e abbiate dominio so- dei peccatori e degli infelici.


pra i pesci del mare, i volatili del- « E disse Dio : Ecco eh' io v'ho
l'aria e lutti gli animali che si muo- date tutte l'erbe che fanno seme so-
vono sopra la terra (2). pra la terra, e tutte le piante che
La non dice: Dio coman-
scrittura hanno in sè stesse semenza della
dò loro dicendo, com'essa avea fatto loro specie, perchè a voi servano di
più sopra per la legge d'astinenza, cibo, e a tutti gli animali della ter-
ma solamente. Dio benedisseli e disse ra, e a tutti gli uccelli dell'aria, e
loro. Con
qual differenza di di-
la a quanti si muovono sopra la terra

scorso essa ben chiaramente dà ad animali viventi, affinchè abbiano da


intendere che qui non è tanto un mangiare. E così fu fatto (3).»
comando, quanto una benedizione; Dalle quali parole certi interpreti
benedizione dalla quale venne tutto conclusero che in origine Dio non
il genere umano, e che da lungo permettesse altrimenti l' uso della
tempo popolò e assoggettò tutta la carne, ma solo delle frutta e dei le-
terra. Che se questa benedizione rac- gumi. La qual conclusione è molto
chiude una specie di comando, que- dubbia. Dio avea pur dianzi conce-
sto è solo in generale, e sino a che duto formalmente ai nostri primo-
,la terra sia popolata e assoggettata. genitori il dominio sugli uccelli del-
(1) Matlh. ^9, 8. (2) Gen. I, 28. (5) Gen. ^, 29, 50.
m
l'aria, sui pesci del mare
STORIA DELLA CHIESA
e su tutti l'ordine, la bellezza, l'armonia delle
gli animali della terra ; ora a che diverse parti fra loro , le maravi-
prò questo dominio dato all'uomo, gliose conseguenze che ne sarebbero
se non gli avesse permesso di man- risultate pel tempo e per l'eternità,
giarne? Che se Dio aggiunge l'uso egli trovollo non solo buono, ma buo-
che l'uomo può fare per sè di certe no assai, ma sopreccellente a com-
piante, ciò è forse a cagione eh' ei piere i fini dell'eterna sapienza.
non avevane ancora parlato , e che L'universo fu per due fini creato:
come un buon padre egli insegnar vo- il primo e principale, per la gloria

leva a' nostri primi padri fin le mi- di Dio, per la manifestazione delle
nuzie del loro vitto. Può darsi non- sue infinite perfezioni; il secondo e
dimeno ancora ch'ei volesse altresì secondario, per l'eterna felicità del-
raccomandar loro di pascersi da prin- le creature libere, la quale dipende
cipio più volentieri di frutta e legu- dalla lor libera volontà. Ma vogliano
mi, fin a tanto che le specie più u- 0 non vogliano, esse tutte contri-
tili d'animali si fossero moltiplicate buiranno al primo di essi fini a ma-
si da non correr più rischio d'esser nifestare in eterno le adorabili per-
distrutte. fezioni di Dio , la sua magnificenza
I forma-
nostri primogenitori cosi nel premiare la virtù fida, la sua mi-
ti, congiunti e benedetti non eran sericordia nel perdonare al pentimen-
d'altro vestiti che di grazia e d'in- to, lasua giustizia nel castigare la col-
nocenza. Quali essi erano usciti della pa impenitente, la sapienza e potenza
man di Dio non aveano ad arrossir sua che servir fanno a' suoi disegni
di niente, nè a difendersi contro ve- anco gl'impedimenti. Tutto dalla par-
runa intemperie. Neiie lor persone te di Dio sarà bene, anche il male o
la carne non congiurava contro Io peccato della creatura libera, poiché
spirito, ma gli era anzi soggetta in- questo peccato sarà espiato dalla
teramente, in quel modo che lo spi- creatura o punito dal Creatore; ed
,

rito era soggetto a Dio. Il corpo e un peccato espiato o punito non è


l'anima formavano come una lira più un disordine, ma sì il ristabili-
armoniosa in cui tutto era d'accor- mento eterno dell'ordine, ma sì un
do, tutto sonava lodi al Creatore. bene. Quando adunque nell'eternità
Altrettanto avveniva nella natura in- noi potremo insiem con Dio contem-
•tiera : essa offeriva dovunque le bel- plar le opere sue nel loro comples-
lezze e le delizie d'una quasi divina so ,
per sempre ripeteremo: Tutto
primavera. stava benissimo ed era ottimo ; tutto
E Dio vide tutte le cose che a-
i( è ottimo e sta benissimo !

"vea fatte, ed erano buone assai (i).» « Furono adunque compiuti i cieli
Già ne' giorni precedenti, consi- e la terra e tutto l'ornato loro... E
derata ogni parte dell'opera sua, ei della sera e della mattina si formò
l'avea trovata buona , conforme al- il sesto giorno.»
'l'eterna idea ch'ei n'avea nella men- Un altro giorno viene appresso, a
te, propria al fine ch'ei proponevasi cui la scrittura non dà nè mattina
ed al luogo ov' ei la destinava nel nè sera, nè principio nè fine; egli
disegno generale della sua provvi- è il settimo, che qui appare come il
denza. Ma quando vide posto in o- giorno dell'eternità; giorno in cui
pera questo disegno, quando consi- Dio si riposa di tutte le sue opere,
derò il complesso delle opere sue, in cui cessa di farne altre perchè
(I) Gen. ^, 5J. tutto vi è consumato; giorno in cui
LIBRO PRIMO 421
Dio si riposa nel!' dice san- uomo, del mondo e che nella misericordia
f Ambrogio (1), in quel Figliuolo del- sua ci ha eletti prima dei secoli tem-
l'uomo principalmente, oggetto del- porali.
le infinitesue compiacenze, che fin Uniamocial Creatore, uniamoci
d^allora siccome sapienza eterna,
, al nostro eterno pontefice , uniamo-
era in lui e con lui a regolare e go- ci a' suoi santi angeli per andar a

vernar tutte le cose a rallegrarsi , benedire e santificar con essi que-


ogni giorno vedendo che tutto era sto giorno che non ha sera nè mat-
buono, ed a deliziarsi fin d'allora tina, questo giorno in cui Dio si ri-
d^esser co' figliuoli degli uomini (5). poserà in noi e noi ci riposeremo
Questo giorno è per Dio medesimo in Dio. Intanto alla vista di tante
un giorno di festa. Egli il benedice, maraviglie diciamo e ripetiamo con
il santifica, compie in esso la dedi- Davide in un de' suoi inni sulla
cazione di questo tempio, che noi creazione: « Benedici il Signore , o
chiamiamo l'universo, vi consacra anima mia: Signore Dio mio, tu ti se'
prete e pontefice il primo uomo , e glorificato potentemente. Io canterò
;nella persona sua, quello tra i fi- il Signore finché vivrò a lui darò :

gliuoli suoi che è insieme Figliuolo laude finché io sarò. Benedici il Si-
di Dio, il pontefice eterno, l'agnel- gnore , 0 anima mia (3). »
lo che fu immolato fin dal principio

(^) Hexaem. lib. 6, c. IO. Prov. 8.


(2) Dizionario distorta naturale di Val-
fitto del
(5) Ps. 105. — Oltre gli autori a nome
cil;\li mont Bomare, e degli Sturli
di armonie della <•

in questo primo libro, abbiam pur fatto pro- natura di Bernardino di baiul-Fierre.

LIBRO SECONDO
ACCORDO DELLE ANTICHE TRADIZlONt CON MOSE ,
CADUTA DELL'UOMO - PROMESSA DEL REDENTORE

( TRA I 4000 E I 6000 ANNI AV. C. )

Mose e i profeti sono i veri padri tutti i e tutti i popoli : egli


secoli
della storia; senza Mosé e i profeti, il primo scopre il soffio di vita
ci
e senza Cristo che n' é il comple- che anima questo gran corpo, la di-
mento, la storia quel umana sarebbe vina provvidenza che invigila tutto
ch^era il mondo
sua origine, un alla il genere umano, come una madre
caos informe e vuoto, un non so che i suoi figliuoli, per condurlo dall'in-

senza corpo né anima. Dieci secoli fanzia all'adolescenza, dall'adole-


prima che l'antichità profana ci of- scenza alla virilità, e porlo in con-
fra storia alcun poco ordinata, Mosé dizione di adempiere i suoi grandi
pel primo distriga questo caos, vi dentini. Dopo Mosé, i profeti ognor
crea la luce, vi distingue giorni ed più svolgeranno questa storia viven-
epoche; gli dà un corpo organico e te de-rumanifà; scriveranno, secoli
vivente, un complesso che abbraccia prima, la successione, la durata, i,
. flohrbacher Yol. I. 6
STORIA DELLA CHIESA
rivolgimenti di que' grandi imperi dice Bergier, è stata impressa in tutti
che converger faranno tutte le uma- gli spirili dalcreatore medesimo, o
ne cose ad un medesimo centro, la essa è un avanzo di tradizione che
venuta di Cristo, donde sgorgheran- risale fino all' origine del genere u-
no torrenti di luce e di verità sul mano, poiché trovasi in tutti i tempi

passato, sul presente e sull'avvenire. e in tutti i paesi del mondo (1). Pri-
Quando i profeti avran terminato di mieramente i cristiani ed i giudei
scriver la storia futura, cinque o sei non hanno giammai adorato fuorché
secoli avanti Cristo, verran gli scrit- un solo Dio, il creatore del cielo e
tori profani per registrar i fatti isola- della terra e il Dio de' giudei è il
,

ti, e raccogliereframmenti delle ve-


i Dio d^Abramo, d'Isacco di Giacobbe
rità; fatti e frammenti che da sè soli e dei patriarchi. Quasi per due mila
non offrirebbero che un ammasso di anni i discendenti di Adamo non
macerie, ma che in Mosè, nei profeti hanno avuto altro Dio che Tonni-
e in Cristo formano un tutto, come le potente, e solamenle poco avanti la
pietre d'un medesimo edifizio. vocazione di Abramo, s'introdusse l'i-
Noi procureremo di porre a' luo- dolatria la quale andò sviluppan-
,

ghi loro queste pietre sparse che si dosi in progresso di tempo tra i dif-
vanno a' di nostri da ogni parte di- ferenti popoli senza però divenir
,

sotterrando, e di mano in mano che mai generale, a parlare rigorosamen-


Mosè e i profeti ci avran fatto il te. Il vero Dio ha avuto adoratori

racconto di qualche importante av- in tutti i tempi: in tutti i tempi si


venimento, ne additeremo i vestigi riscontrano, anco tra i gentili, al-
nelle tradizioni dei principali popoli. cuni giusti i^-quali non hanno pie-
Mosè, i profeti e gli apostoli certa- gato le ginocchia dinnanzi agl'idoli,
mente ci bastano ; chè negli scritti e non hanno offerto incensi ai de-
loro Dio sazia anime nostre di
le moni onorati dai pagani come dèi,
tutte le verità necessarie ma pur ; dii gentium daemonia (i2). Vedidmo
qualche bricia cadde altrove di que- infatti nella genesi, che Melchisedec
sto divin convito, e )ioi, seguendo re di Salem , e Abimelec re di Ge-
il precetto del Signore, le raccoglie- rara presso i cananei, adoravano lo
remo per tema che non vadan per- stesso Dio dei patriarchi ; che nel-
dute. l'Arabia Giob ed i re suoi amici
In ciò nuli' altro faremo che se- letro suocero di Mosè , non rico-
guire l'esempio e riportar le parole nobbero altro Dio. La religione stes-
dei padri e dei dottori della chiesa. sa degli assiri appartiene ad un'e-
Ecco in qual modo queste tradizioni poca meno lontana da noi, poiché
sono riepilogate da un prelato della gli abitatori di Ninive, capitale del-
chiesa, chiaro per dottrina non che l'Assiria , commossi dalle minacce
per alla dignità, il cardinale Gousset, fatte da Giona per parte del
loro
arcivescovo di Reims, il quale nella Dio d'Israele, si convertirono al Si-
sua Teologia dommatica, pubblicata gnore (3).
nel 1849, nel capitolo della fede ge- » Di questa fede nell'unità di Dio
nerale intorno all'unità di Dio, in ed in un essere supremo, incontransi
tal modo si esprime : vestigia anche trai popoli caduti nel-
« Tutte le nazioni hanno conser- ridolatria; imperocché anche i gen-
vata un' idea più o meno distinta tili hanno conosciuto il vero Dio; e

dell'unità di Dio. 0 quest'idea, — appunto per averlo conosciuto e non


(I) Diz. di tioL a. Dio. (!:) Fs. 93. (3) lou. c. 2.
LIBRO SECONDO
glorificato, sono inescusabili, come dei popoli ? ed i poeti , che sono
dice l'apostolo, quia cum cognovis- stali sempre gl'interpreti del popolo,
sent Deum, non sicut Deum glorifi- gli forniscono la risposta. Esiodo in-
caverunt{i)y e gravemente colpevoli fatti canta il caos e la nascita del
per avere adorato la creatura in luo- mondo ma appena
; il mondo è fatto,
go del creatore Servierunt creatu-
: Giove ne assume il comando, e pre-
rae potiusqmm creatori (2). Ecco siede all'esecuzione dei destini: egli
in che consiste principalmente la solo vede, intende^ solleva, abbassa
colpa degFidolatri. Non ammetteva- e distribuisce come più gli piace
no però, almeno in generale, molti sulla terra ed in cielo, il potere, la
dèi propriamente detti, molti esseri felicità e la gloria. Secondo Omero
increati, sovrani e indipendenti. Il la volontà suprema di Giove è l'ul-
politeismo, come abbiamo già fatto tima ragion delle cose: da lui ema-
notare sulle tracce di Bullet , non nano le savie leggi da lui viene il :

è un politeismo di eguaglianza, ma potere e lo scettro dei re ch'ei fran-


un politeismo di subordinazione (3). ge a sua posta egli è il dio grande
:

I pagani , dice Beausobre , non han- e gloriosissimo, solo padrone della


no mai confuso i loro dèi celesti o folgore, padre non solo degli uomini
terrestri col Dio supremo, nè accor- ma degli dèi. Finalmente tiene egli
darono loro indipendenza o sovra- il primo anello di quella catena alla
nità.... Se dunque per politeismo quale tutto l'universo sta appeso:
s'intendono molti dèi sovrani e in- Riunitevi pure o dèi e dee, e sfor-
dipendenti, è falso che i popoli ab- zatevi quanto potete, che non saprete
biano creduto a molti dèi, che anzi abbassare verso terra V altissimo Dio,
ben sapevano essere questi dèi sem- impenetrabile nei suoi pensieri, che
plici intelligenze originate da un Dio anzi se mi diletta, solleverò voi e
supremo e da esso dipendenti come tutta la terra ed i mari profondi, e
altrettanti ministri, ovvero uomini vi attaccherò all'estremità del cielo
illustriper virtù e per servigi resi dove rimarrete sospesi tanto è il :

al genere umano o alla patria (4). potere illimitato che mi fa superiore


ì> Potremmo prosegue il cardi- agli dèi ed agli uomini. Omero è
,

nale arcivescovo di Reims, citare in pieno di questi concetti (7). »


appoggio gli autori profani, filosofi Così continua il suo sunto l'illu-
e poeti, e lutti coloro che hanno stre autore della Teologia dommati-
parlalo della religione dei popoli ca : « Massimo di Tiro, filosofo pla-
antichi, i quali lutti fanno menzio- tonico, non è men esplicito : - Quan-
ne di un essere eterno e sovrano, do, egli dice, s'interrogano gli uo-
da essi chiamato
padre ì\ padro-
il j mini sulla natura della divinità, ri-
nee re degli uomini e degli dei (5), spondono lutti dilTerentemenle; ma
nome che corrisponde a quello delle però in tutta quella diversità di o-
sacre pagine, dalle quali il vero Dio pinioni trovate sempre un medesi-
vien chiamato Signore dei signori, e mo sentimento su tutta la terra, vale
Dio degl'iddii: Deus deorum, domi- a dire che vi è un solo Dio padre
nus dominantium (6). di lutti (8). - È d'altronde costante,
» L'abate Batleux domanda a sè come provano molli savi, che i
lo
stesso : chi era Giove nella mente popoli dell' Asia, dell' Europa, del-
(I) Rom.
4, 21. (2) Ibid. 25.
Bullet, l'esistenza di Dio, p. 2, p. 9,
(3) io) Deuter. IO, 17.
ed. ^8I9. (4) St. dei Manich. e del Manich.1.4, (7) Mémoires de Tacadémie des inscriplions
c. 4. (5) Esiodo, Omero, Virgilio, Ovidio, ecc. t. 33. (8) Disc, di Dio, secondo PJat.
424 STORIA. DE XA CHIESA
TAfrica e deirAmerica non esclusi , tre differiscono nei nomi, sono però
quelli che hanno adoralo o che tut- d'accordo su ciò che riguarda 1' u-
tora adorano molti dèi, ne hanno nità di Dio (3). -
sempre riconosciuto uno superiore » Tertulliano osserva che i popoli
a tutti gli altri (1). Però costretti a adoratori dei falsi dèi non parlano
non estenderci di vantaggio, ci con- nei loro giuramenti nò nei loro rin-
tenteremo di fare osservare che i graziamenti, di alcuna divinità par-
padri della chiesa non temono d'in- ticolare, ma del solo vero Dio, al
vocare in favore del domma cattoli- quale si rivolgono, innalzando le ma^
co la credenza dei popoli e degli ni e gii occhi al cielo: quindi con-
autori pagani. clude che questo modo d'invocare
» Sant'Ireneo, discepolo di s. Po- dimostra un'anima naturalmente cri-
licarpo, prova r unità di Dio crea- stiana: Teslimoniuììi animae naia-
tore del cielo e della terra colla te- raliler chrislianae (4). E dopo aver
stimonianza di tutti gli uomini, om- detto che molti cristiani avevano
nibus liominibus ad hoc demum con- provato la verità di loro dottrina
sentientibiiSy aggiungendo che i più allegando poeti e filosofi aggiun- ,

antichi hanno conservata quella cre- ge: - Ma io invoco una testimonianza


denza dietro alla tradizione primitiva nuova, più conosciuta di qualsiasi
del primo uomo che i venuti in ap-
; letteratura e più nota di qualsiasi
presso ne hanno raccolta la memoria dottrina. Mostrati, o anima mia, non
dai profeti che i gentili 1' hanno
; quella formata nelle scuole logo- ,

imparata dalla creazione, e che fi- rata nelle biblioteche, nutrita nelle
nalmente la chiesa sparsa sopra
,
accademie e nei portici di Atene, e
tutta la terra, ha ricevuto questa grave di un'indigestione di sapienza,
tradizione dagli apostoli (2). Nel dia- ma tu, 0anima semplice e rozza,
logo di Minuzio Felice il pagano , quale hanno coloro che non posseg-
Cecilio rimprovera ai cristiani di a- gono non te. Te io inter-
altro se
dorare un Dio sol noto ai giudei rogo, 0 anima del borgo, del trivio,
ed il cristiano Ottavio risponde: - Non dell'officina (5). Noi moviamo a noia
cercate un nome a Dio, Dio è il suo quando predichiamo un Dio unico
nome Dio essendo solo, il nome
: con questo solo nome ; ora attestalo
Dio è tutto intiero. Ma che? non ho tu se non è così : non ti udiamo
10 per lui il consenso di tulli ? Odo forse e in casa e fuori pronunziare
11 quando innalza le mani al
volgo, palesemente e liberamente Ciò che :

cielonon dire altro se non Bio, : Dio darà, ciò che Dio vorrà ? Colla
Dio è grande Dio è vero : se Dio
, qual parola tu fai intendere che vi
ci fa la grazia. È questo il parlar è un Dio, a cui non solo concedi
naturale del volgo, oppure la pre- ogni potere, ed al volere del quale
ghiera del cristiano che confessa confessi di essere soggetta, ma nel
la sua fede ? Queglino pure che di tempo stesso intendi negare che gli
Giove fanno il Dio supremo, errano altrisieno dèi, indicandoli coi loro
nel nome, ma si accordano nel ri- nomi propri, vale a dire Saturno,
conoscere una sola potenza. Anche Giove, Marte e Minerva. Tu alfermi
i proclamano un solo padre
poeti unico Dio quello che chiami sempli-
degli dèi e degli uomini e se guar- ;
cemente Dio ; dimodoché se talora
diamo i filosofi, troveremo che, men-
(3) Oltav. M. Min. Felic. c. ^8. ^9 e 20.
ci) Bullet l esisi, di Dio, p. 2. (4) Apalogel. n. i".
(2) L. 2 conlro le eres. c. 9. 'J {ìy) Della lesi, dell anima c. ^ e 2.
,

LIBRO SECONDO 125


appelli dèi gli altri , sembra che sprime : - Ad eccezione di pochi nei
tu non lo faccia naturalmente. In quali la natura è troppo depravata,
quanto alla natura di Dio come noi tuttoil genere umano confessa Dio

la predichiamo, neppure tu la igno- autore di questo mondo (4). - Mas-


ri Dio è buono, Dio è benefico, Dio
: simo di Madaura, filosofo pagano,
vi benedica, sono le tue parole, e le scriveva a quel gran vescovo: - Che
dici con quella abitudine che un vi sia un Dio supremo ed eterno^
cristiano. In casa e fuori, senza che padre e autore di tutte le cose, qual
alcuno si rida di te o te lo vieti, tu è l'uomo tanto zotico e stupido da
esclami dal fondo della tua coscien- negarlo ? Egli è quello di cui noi
za Dio vede tutto ; lo raccomando a
: adoriamo, sotto vari nomi, il potere
Dio; Dio ve lo renderà; Dio giudi- sparso in tutte le parti del mondo...
cherà fra di noi. Or dimmi d'onde Cosicché in questi dèi subalterni an-
tutto questo ? in te che non sei cri- che noi adoriamo il padre degli dèi
stiana, che spesso sei cinta delle e degli uomini, con differenti culti,
bende di Cerere, adorna del manto è vero, ma che tutti si accordano
di Saturno, e coperta delle insegne nella loro stessa varietà e tendono
di Iside ! Fino nei templi quando al medesimo fine (5) ; - e s. Ago-
stai una cappella di E-
in piè sotto stino gli risponde : - Questo solo Dio
sculapio, indorando una Giunone di di cui mi parlate è certamente quello
bronzo o calzando una Minerva, tu riconosciuto dall'intero universo, e
invochi Dio per giudice ad esclusio- sul quale, come hanno detto gli an-
ne di ogni altro. Testimonio della ve- tichi, gì' ignoranti si accordano coi
rità che, anche accanto ai demoni, dotti (6). -
attesti in favor dei cristiani - Lo ! » Massimo certamente s'inganna-
stesso apologista scrivendo ai magi- va, conclude Tarcivescovo di Reims,
strati romani così si esprimeva : ed suo culto era un errore, ma
il

- Quando fosse certo che gli dèi da attestava almeno, come s. Agostino,
voi adorati fossero dèi, non conve- la generale credenza in un Dio unico
nite voi pure, secondo Vopinion ge- noto a tutti i popoli. Sia pure che
nerale, esservi un essere più grande la cognizione del vero Dio non sia
e più potente che è come il re del stata mai così distinta, così pura e
mondo ? che il supremo potere in così perfetta tra pagani, come pres-
i

lui solo risiede, quantunque divida so i patriarchi, i giudei ed i cristia-


con molti gli offici della divini- ni ; ma non è però men vero che,
tà (1)?- comunque alterata dalle superstizio-
» Lattanzio opina che gì' idola- ni dell' idolatria ,
dappertutto essa
tri, ammettendo molti dèi che pre- ritrovasi; e che i gentili, ancorché
siedono alle u-
differenti parti dell' abbiano adorato hanno tut-
gl'idoli,
niverso , ammettono un solo e su- tavia confessato un Dio supremo
premo regolatore (2). È noto, dice padre ed autore di tutte le cose, co-
Arnobio, che Dio onnipotente non il me confessore Saturnino nel
disse il

è stato generato nè messo al mondo, concilio di Cartagine nell'anno 258:


ma che è eterno, e tutti i mortali Gentiles quamvis idola colant, tamen
unanimemente ne convengono (3). summum Deum patrem creatorem
S. Agostino, come Arnobio, così si e- cognoscunt et confitentur{l).y>
(4) Trat. ^06 su! vang. di Gio.
(4) Apolog. n. 24. (2) Instit. divin. 1. ^, (5) Lell. 45, alias 4 15 inter augustinianas.
c. 5.
(6) Lett. n, alias 54.
[o] L. ^ contro i Gentili n. 54. (7) Lab. Cene, t, I col. 794.
126 STORIA DELLA CHIESA
Dopo questo riassunto di monsi- mo uomo formato di terra gialla, ì?
gnor arcivescovo di Reims sopra la giallo essendo il color sacro de' ci-
credenza generale del genere umano nesi ; e alla porta chiusa del cielo
riguardo all'unità di Dio, aggiunge- si trova un paradiso
terrestre ba-
remo ciò che di più singolare fino gnato da quattro fiumi , procedenti
ad ora s'è scoperto intorno alla crea- da una sorgente gialla ; il qual pa-
zione del mondo. radiso è detto il giardin chiuso e re-
Venticinque secoli fa , circa il condito, donde è nata la vita, e dove
tempo in cui tiorivan sulle rive del cresce un albero da cui dipendea la
Tigri e dell' Eufrate gli ultimi pro- conservazion della vita stessa. Vi si
feti, un sapiente della Cina, il qua- trova, per ultimo, la descrizione di
le dicesi aver viaggiato verso T oc- un'età dell'oro (!2).
cidente, scriveva in un libro che e- Nella scrittura cinese, specie di
siste ancora: « Prima del caos che pittura algebrica, il carattere più
precedette la nascita del cielo e della antico a sii;nificar Signore (cliang-li)
terra, un ente solo esisteva, immen- era il punto, sotto a cui spesso si
so e tacito, immutabile e sempre o- vede il segno del cielo o della ter-
perante senza mai alterarsi, il quale ra ; il qual punto si suol anche al-
può riguardarsi come la madre del- logare in un ottagono. « Il punto,
l'universo. Ionon so suo nome,
il dice un libro assai riputato in quel-
ma pur ve lo addito con la parola l'impero, è l'immagine dell' unità :
ragione. » Più sotto egli si fa a di- l'unità è la sostanza della verità e-
stinguere in quest'ente supremo una terna, 1' idea di tutte le perfezioni
specie di trinità , alla quale ei dà il del cielo, il principio di tutti gli
nome un poco alterato di lehova : enti, mistero impenetrabile del-
il

nome straniero alla lingua cinese, ma l'universo, la madre d'ogni luce e


che nell'ebraica significa. Quegli che l'abisso delle tenebre, l'eterno Spi-
rito che ad uom non è dato vedere,
èH).
La Cina, il cui distintivo caratte- se non lo si figura, nò figurar si |)uò
re è il rispetto per gli antenati, ci se non simbolicamente Il sim-

presentereijbe senza dubbio un più bolo dell'unità è il triangolo equi-


compiuto svolgimento di queste pri- latero, che significa la grande unio-
me verità, se il primo imperatore che ne, l'unione delle tre potenze eter-
la riunì in una sola monarchia du- ne, i tre uniti in uno Nulla di
gento cinquant' anni innanzi 1' era ciò che è creato reca in sè l' as-
cristiana, non si fosse per ben ven- soluta necessità dell' unione; ma
tanni adoperalo a distrugger tutte essa è inseparabile dalle tre po-
le storie antiche. Pure, nel poco che tenze eterne ed esce dall' essenza
ci rimane , in mezzo a favole tal loro. »
fiala troviamo che di
inverisimili , Fra i caratteri relativi al culto,
questa che fece il cielo e la
trinità s' incontrano i seguenti Il segno :

terra, una persona ha tratto il mon- dell'unità, al di sopra del carattere


do dal nulla, l'altra ha separato gli dell'istruzione, chiamasi conoscenza
enti che ondeggiavano entro il caos, e culto di Dio. Perchè uno? dimanda
e la terza ha fatto il giorno e la not- il glossario. —
Perchè hawi solo un
te. Yi si trova la creazione del pri- Signore e un padrone. La luna, col

H ) Mémoire de M. Abel Rémusat sur Laot- (2)Mémoires concernant les Chinois, t. ^

seu, p. 27. p. OjHOI.


,

LIBRO SECONDO 127


carattere d'epoca, significa assemblea vano anche una tradizione che dava
religiosa; un cuore a lato della cop- per fondatori di tre popoli celebri
pa sacra, santo terrore; un uomo a tre figliuolidel ciclope Polifemo ,

lato di questa coppa, il puro o il Cello, Gallo e Illirio , i quali a-


purificato ; una casa col carattere vevan popolata una parte dell' Eu-
del sacrifizio in mezzo, che consiste ropa ed erano stati padri di tre ce-
in due mani tenenti l'immagine della lebri nazioni , dei celti, dei galli e
carne sopra il carattere dell' istru- degli illiri. Gli atlanti riconoscono
zione, significa adorazione perfetta- per primo re Urano che aveva tre
mente pura. principali figliuoli. Titano, Saturno
Altri caratteri tradizionali e sto- e Oceano. La mitologia romana, che
rici hanno una non men notabile ha copiato press'a poco quella dei
significazione: per esempio, F im- greci, pone anch'essa per primi re
magine dell' uomo sotto quella del del mondo tre figliuoli di Saturno,
cielo vuol dire origine deWuomo; il Plutone, Giove e Nettuno. Gli sciti,
che se da voi non si dimentichi, vì- secondo Erodoto, avevano anch'essi
vrete contenti e morirete in pace, per fondatore un primo re padre di
dice il chou'cen. Uomo ed uno vuol tre figli, Leipoxain, Arpoxain e Ko-
dire il capo , il comun patriarca. lanxain. Gli scandinavi, secondo Ed-
Quanto all'immagine d'un albero e da che ancor ci rimane, dicono che
di due creature umane accanto, con il mondo fu popolato da Bore che
la testa d' un demonio, i letterati ebbe tre figliuoli, Odino, Vile e Ye.
cinesi non ne danno spiegazione al- I germani credevano che il loro pri-
cuna. Una donna fra due alberi si- mo re fondatore fosse stato Mannus,
gnifica seduzione. Un albero col se- il quale aveva avuto tre figliuoli ,
gno del cielo e quello della trasgres- padri degl'ingevoni, degli erminoni
sione è dai grammatici chiamato il e dogli isteroni. I druidi riconosce-
frutto incognito (i). vano, per la razza delle Isole Bri-
Presso i principali popoli incon- tanniche, tre principali pilastri o
trasi una singoiar concordanza cir- sostegni, Hu-Gadarn, Prydain, Dyun-
ca i tre capi che fondarono le na- wald-Moelmad. Presso gì' indiani i
zioni e gl'imperi. Mosè cita, prima principali dii e re fondatori della
del diluvio, i tre figli di Adamo, Cai- Brama, Shiva,
razza indiana son tre.
no Abele e Set: dopo il
, diluvio, i Yischnou(2).In quanto poi a Hoang-
tre di Noè, Sem
figli Cam e lafet, , ty, primo uomo dei cinesi, il suo
dai quali dipendono tutti i popoli nome significa lo stesso che Adamo,
della terra. Ora noi troviamo in capo e ne sembra una traduzione. Adamo
alla storia della Cina tre figliuoli di vuol dir terra rossa, ed Hoang-ty si-
Hoang-ty, Chao-hao, Fohy,Tchang-y; gnifica signore 0 patriarca della terra
in Egitto, alla testa dei re, vi sono rossa 0 gialla; ty signore, Hoang,
tre personaggi celebri. Tifone, Osi- giallo 0 rosso. suo figlio Chao-hao
Il

ri, Arueris: i greci riconoscono che ovvero Hiuenhiao, corrisponde a Cai-


il cielo e la terra erano stati in prin- no; Tay-hao o Fo-hy, vale a dire il
cipio governati da Kronos che aveva pastor giusto, la vittima pura, cor-
avuto per successori tre de' suoi fi- risponde ad Abele; Tchang-y o Chin-
.gliuoli, Ades, Zeus, Poseidon ave- : nong corrisponde a Set , che nella
Cina, come in Mosè, continua la se-
(i) Windisclimann, la filosofia nel progresso (2) Annali di filosofia crisi., 2 serie, lo. ^5,
delia storia universale, t. I p. 500 e seyg. pag. 251.
128 STORIA DELLA CHIESA
rie dei patriarchi incominciati da gato e confuso in una specie di caos
Hoang-ty ossia Adamo (1). poetico e filosofico (3).
L'India, che da cinquant'anni in Quanto Caldea, l'antica sua
alla
qua comincia ad esser meglio cono- dottrinà è da Deroso nei seguenti
sciuta, ci offre nella prodigiosa sua termini epilogata. Belo (il medesimo
immensi poemi, ne'quali
letteratura che Bel o Baal, che vuol dir signo-
regna una gigantesca immaginazio- re), dappoi ch'ebbe divise le acque
ne, e diversi sistemi di filosofia, nei e tenebre primitive, separò la terra
quali la sottigliezza e prolissità van- e il cielo e coordinò l'universo: in-
no del pari ;ma non ci dan pure di , col suo proprio sangue misto
una storia, non un'epoca, non una alla terra, formar fece da un altro
data certa ; sono come mari senza dio gli uomini, che per questa ra-
riva. Vi prevale però sopra di tutto gione partecipano dell' intelligenza
il sentimento della divinità, dalla divina. Finalmente creò egli stesso
quale tutto procede, alla quale tutto il sole, la luna e le stelle (4).
ritorna ; essa è tutto in tutto. In più Dell'Egitto è da dirsi a un di pres-
d'un luogo si legge che innanzi ad so medesimo che
il dell' India. Da
ogni cosa era l'ente degli eiUì^Brahm poco in qua s'è alfin trovala ia chia-
l'unico , r incomparabile , il puro , ve de' suoi geroglifici e già si fecero
r infinito , forma di tutto ,
supe- varie importanti scoperte. Una fra
riore a tutto, senza nome, senza fi- queste, al tutto inaspettata e che va
gura^ sussistente per sè medesimo, ogni dì più confermandosi, si è che
creatore e supremo signore di tutte i libri attribuiti ad Ermete Trisme-
le cose (2). Vi si vede il mondo som- gisto, che spesso sono citati dai pri-
merso prima nell'acque e nelle te- mi padri della chiesa , racchiudono
nebre, poi formazione del cielo e
la effettivamente le antiche credenze
della terra, ma
principalmente la dell'Egitto, quali anche oggidì si tro-

creazione dell'uomo che si definisce vano nei geroglifici de' suoi templi e
da sè inlelligenza imarnata e finita; delle sue piramidi. Ivi, come nel-
vi si vede formar la donna da una r India, si vede un ente supremo,
parte dell'uomo, e dal connubio loro solo esistente da sè, che emana e
nascere tutto il genere umano. A- manifesta sè slesso in una specie di
dima è un de' nomi indiani di que- trinità, e dà l'essere a tutte le cose.
sto primo progenitore, similissimo Vi si vede la creazione d'un mondo
a quello d'Adamo, e P meriti un de' invisibile, quella degli spiriti e delle
nomi della prima progenitrice (che anime; poi la creazione d'un mondo
anche vien detta Iva) significante la visibile , e da ultimo quella della
medesima cosa di Eva in ebraico, e progenie umana. Gli spiriti o dèi
Zoe in greco, vale a dir vita, per- secondari presiedono al governo de-
chè essa fu la madre dei viventi. gli astri e degli elementi. Tutto que-
Vi si vede parimente un paradiso sto vi si trova, ma ravvolto in una
terrestre, da cui escono quattro gran ed
infinità di allegorie e di simboli,
fiumi, il Buramputre, il Gange, l'In- è cosa assai notabile, simbolo che il

do e r Osso chiamato Geon dagli


, della partecipazione alla natura di-
abitanti del paese. Tutto ciò ivi si vina è una croce (5).
vede, e più altro ancora, ma affo- Guigniaud, L 7. (/«) Euseb., Chron. I. 1, c.2,
(1) Annali di filos. crist. , 2 serie t. ^G. I p. U e 12, ediz. di Milano.
patriarchi prima di Noè ritrovali nella Cina. (5) l'anliiéon ég\plien,di Champoilion. .
(2) Oupnekhat, ^ e 2 passim. Religions de l anliq. I. 5. - Slob., Eclogae phy-
C3) Religions de l'anliquilé di Crpiizer
, e sic, I. 4, p. HG
e \ 17.
LIBRO SECONDO 129
Tradizioni consimili lasciarono ci perisca s'egli è abbandonato da Dio.
gli antichi persiani. Il loro ultimo Si, Dio è veramente il generatore e
impero è distrutto già da dodici se- ilconservatore di tutti gli enti, qua-
coli; ma non pochi de' loro discen- lunque e dovunque essi sieno (5).
denti , conosciuti sotto il nome di Gli antichi sapienti dell'Italia ,
gli e-
parsi, si sono perpetuati nell' India truschi, insegnavano aver Dio creato
e han conservati alcuni dei loro li- il mondo in sei epoche : nella prima
bri sacri, i quali sessant'anni fa fu- fece il cielo e la terra ; nella se-
rono recati in Europa e pubblicati. conda, firmamento
il nella terza, ;

In essi trovasi un ente supremo, im- il maree acque che son sulla
l'altre
menso, eterno, senza principio nè terra ; nella quarta, le due maggiori
fine, Zèrouané-Akeréné, che dà l'e- faci della natura ; nella quinta, le
sistenza a due spiriti principali, Or- anime degli uccelli, dei rettili e de-
muzd Ahriman ciascun d' essi
ed , gli altrianimali che vivono nelFa-
accompagnalo da sei altri spiriti. ria, sulla terra e nell'acqua; l'uomo
Ormuzd rimasto buono, e Ahriman nella sesta (6). E quest'uomo, ci di-
fatto reprobo, vengono con la mol- cono i poeti, egli il fè ad immagine
titudine dei loro angeli a battaglie, sua ; gli diede atteggiamento eretto, ì

che terminar debbono col castigo e fronte volta al cielo e intelletto su-
la conversione d' Ahriman. In essi periore a dominar tutto il resto (7).
trovasi la creazione dell' universo Quanto al corpo di lui, ei lo formò
compiuta in sei epoche successive, con grand'arte del fango della terra,
nell'ultima delle quali appaiono Me- ma per animarlo involò al cielo una
schia e Meschiané, i due progenitori scintilla del fuoco divino. Final-
del genere umano (1). mente, cosa singolare questo Dio !

Presso i greci e i romani trovasi creatore dell'uomo, che l' ha formato


in sostanza la stessa tradizione sulla con tanta industria ed amore, appun-
creazione del mondo in mezzo alle to per questo è confìtto in croce (8).
lor favole poetiche (2). Ci vediamo L'uso di contare i giorni per sette
r antico caos, in cui tutti confusi 0 per settimana, che trovasi presso
son gli elementi. Di quell' acqua e quasi tutte le nazioni, sembra un'an-
di queir abisso ( dice il più antico tica reminiscenza dei sette primitivi
de' savi della Grecia) Dio, cioè, co- giorni ne' quali Dio creò e benedisse
m'ei lo definisce, l'ente che non ha l'universo; e fin dalla più remota an-
nè principio nè fine , ha prodotto tichità il settimo giorno era pe' ci-
l'universo (3). In verità, dicea pub- nesi un giorno di festa. NelFYking,
blicamente al popolo d'Atene un de' uno dei loro libri canonici , è rife-
suoi più grandi poeti, un Dio solo rito che gli antichi re nel settimo
fece il cielo e la terra, il mare az- giorno, ivi chiamato il gran giorno,
zurro e venti impetuosi (4). È an-
i facean chiuder le porte delle case,
tica tradizione, trasmessa di padre cessare ogni commercio e sospender
in figlio scriveva un de' suoi più ogni giudizio ai magistrati ; il che
famosi filosofi, che Dio fece e con- chiamasi nella Cina l'antico calen-
serva tutto, nè vi ha ente al mondo dario (9).
che bastar possa a sè stesso e non
(5) Aristotele, de mundo, c. 6, et apud Sto-
(I) Zend-Avesta, tradotto da Anquetil-Du- baeum. (6) Suidas, Tyrrhenia.
perron. Religions de l'antiquité, 1. 2.
(7) Ovid., metam., 1. t, v. 76-88.
, (2) Esiodo, Ovidio, (5) Talele, Diogene, Laer- (8) Prometeo d'Eschilo e di Seneca.
,zio e Cicerone, de nat. deor. 1. \ (4) Sophocl.,
(9) Chouking. Parigi 1770, discorso prelimi-
.

apud Euseb. Draep. ev., 1. s'^..c nare, p. H8.


*6
430 STORIA DELLA CHIESA
circostanza che da sè sola di-
Uriri rendono grazie per tutti i beni che
mostra r universalità di queste tra- da lui ricevono. Secondo la loro ma-
dizioni si è il riscontrarle sin fra i niera di rappresentarsi Io stalo av-
selvaggi dell'America, quali son gVi- venire, il paradiso è una deliziosa
rochesi e gli uroni. « Secondo le i- contrada, situata ben lontano, di là
dentiche relazioni delle persone che dal gran mare, ove le loro occupa-
a tempi diversi, dopo scoperta l'A- zioni saranno esenti da pene e da
merica, ebbero occasione di vivere turbazioni, senza però mutar natura:
in mezzo alle tribù indiane, scrivea- ivi il cielo sarà senza nubi ed eter- ,

no, pochi anni sono, alcuni dotti in- na la primavera, e in quell'eterno pos-
glesi: Non v'è cosa più certa della sedimento della felicità sperano di
ferma credenza di questi selvaggi tornar poi ingrazia e di goder della
non illuminati j nell'esistenza, nel- presenza im mediala del grande Spi-
l'onnipotenza e nell'unità di Dio, e rito. Olire di ciò sono intimamente
in uno stato futuro di ricompensa e convinti che la pratica delle buone
di castigo. Essi adorano il grande e virtuose azioni in questa vita può
Spirito che dà la vita, e gli attribui- sola assicurar loro un bealo avveni-
scono la creazione ed insieme il go- re, e che all'incontro il fare altra-
verno di tutte le cose, con sapienza, mente trarrebbe in afllizioni, mi-
li

potenza e bontà infinita. Quanto al- serie e sciagure senza fine, in una
l'origine della loro religione , essi terra sterile e deserta, retaggio degli
credono generale che il grande
in spiriti maligni, che lianno per diletto
Spirito, poich'ebbe formato terre per e per mestiere di render sempre più
la caccia, e popolatele di selvaggiu- miseri gli sciagurati (i). »
me, creò il primo uomo e la prima Coleste tradizioni, che tutti g:U
donna, rossi amendue di colore; che storici spagnuoli dell'America avean
questi erano d'altissima statura e conosciute e registrale fin dal tempo
vissero lungo tempo; che questo Spi- in cui fu scoperto quel paese, furou
rito conversava talora famigliarmen le pure leste riscontrate, com'essi le
con essi, e diè loro alcune leggi da os- riscontrarono, da uno scienziato della
servare, ed insegnò loro a prendere Germania fra le diverse popolazioni
il selvaggiume e a coltivar le messi; da lui visitate, particolarmente nei
ma che indi ei si ritrasse da essi ,
geroglifici 0 scritture per immagini
a cagion della loro disobbedienza, e degli antichi messicani. In ogni parte
li lasciò in preda alle vessazioni dello del mondo il grande Spirito ente ,

spirito maligno, che poscia fu la cau- supremo ed invisibile,ha crealo il


sa della corruzione e de' patimenti cielo e la terra, e su questa terra uii
loro. Credono pure il creatore essere primo uomo eduna prima donna (2).
di natura tanto sublime da non po- Mirabil pare questo nome di
ci

ter farsi direttamente autore del male, grande Spirito dato a Dio dai sel-
e non ostante le offese de'suoi figliuoli vaggi americani. Nè meno mirabile
rossi continuar egli a sparger su di si è il modo in cui Dio interviene

loro tutte le benedizioni di cui go- nei loro discorsi. Nel 1813 una po-
dono. In conseguenza della qual pa- polazione dell'America settentriona-
terna benevolenza essi hanno verso le, istigata dagli inglesi a sgombrare
di lui una pietà veramente filiale e dalla materna sua terra, rispose per
sincera , ed a lui si rivolgono pre- mezzo d'un de' suoi capi : « Le no-
gando in tutti i loro bisogni, e gli stre vite sono nelle mani del grande
(I) Mémoiial calholique; uovembre \S2o. (2) Vues des Cordilliéres, di De Humboldt.^
LIBRO SECONDO 4 31
Spirito. Egli ha dato a' padri nostri di riscontro. Altre pitture ci offrono
le terre die possediamo, e se lale è un colubro screzialo messo in brani
il voler suo, questi campi biancheg- dal grande Spirito (2). Finalmente
geranno delle nostre ossa, ma non s'è pur di recente scoperta nella Pen-
fìa mai vero che li abbandoniamo. » silvania, sotto una grossissima quer-
Il color rosso dato a' nostri primi cia svelta dal turbine, una gran pie-
progenitori può a primo tratto sem- tra su cui stavano, fra l'altre figure,
brarci strano, e cosi pure quel paradi- scolpitiun uomo e una donna con
so pieno di selvaggiume; ma eccone un albero in mezzo; la donna aveva
la spiegazione: Que'popoli sono rossi frutta in mano
e intorno ad essi
,

di carnagione e vivono principal- cervi, orsi ed uccelli. Ora, siccome


mente di caccia. D'altra parte, in questa quercia avea per lo meno cin-
queste medesime particolarità le loro que 0 sei secoli di vita, così queste
tradizioni sono letteralmente con- figure dovettero essere scolpite gran
formi alla narrazione di Mosè. Il no- tempo innanzi la scoperta dell'Ame-
me di Adamo^ dato da Dio al primo rica fatta dal Colombo (3).
uomo ed a tutta la sua posterità, può Ma donde
venir poterono agli a-
significare in ebraico di terra rossa; mericani simili tradizioni? La rispo-
e gli animali ch'egli a lui presenta stanon è a' dì nostri difficile. L'A-
e soggetta nel paradiso ben ponno merica è probabilmente unita all'Asia
far tener questo luogo in conto quasi dalla parte del nord^ o per lo meno
d'un parco. Il nome stesso di para- è certo che l'America settentrionale
diso significava, presso i persiani ed non è discosta dall'Asia orientale più
i greci, un giardino di delizie, dove, che l'Inghilterra dalla Francia. Ora
insiem cogli alberi più belli, si tro- in tutta l'Asia si trovano le mede-
vavano animali d'ogni specie per la sime tradizioni.
caccia del re (4). Nell'Yking, uno fra i libri cano-
Cosa che parrà più meravigliosa nici dei cinesi , si parla in questi
ancora in que' poveri selvaggi si è la termini del drago o gran serpente :

memoria della caduta dell'uomo e , « Egli geme sotto la sua superbia. »


principalmente l'aspettativa della re- E « La superbia lo accecò quand'ei
:

denzione e la speranza di ricuperare volle salire al cielo , e precipitò in


la grazia e di goder nuovamente, co- seno alla terra. » Il desiderio smo-
me in origine, della presenza imme- derato della scienza, dice Hoainan-
diata e familiare del grande ^Spirito. tsee, precipitò in perdizione il ge-
E non che credere alla caduta ori- nere umano. Non dare orecchio alla
ginale dell'uomo, l'America serbava donna, dice un proverbio cinese, e
pur la memoria
ne fu cagione,
di chi aggiunge la chiosa : « Perchè la don-
cioè il serpe e la donna
ed anche ; na fu la fonte e la radice dei mali. »
oggidì si vede nelle pitture o gero- Quando l'uomo si fu pervertito, dice
glifici dei messicani la famosa donna Lopi, animali, gli uccelli, gl'in-
gli
dal serpBy altresì chiamata donna di setti e i serpenti gli mossero guerra.
nostra carne, compagna del Signore Appena ebbe acquistato la scienza,
di nostra carne, che i messicani sti- tutte gli si fecer nemiche le creatu-
mavano essere stata la madre del re; in meno di tre o cinque ore il
genere umano, e la quale vien sem- cielo cambiossi e l'uomo non fu più
pre rappresentata col suo gran serpe quel di prima. Perduta l'innocenza,
(-1) Xenoph., Cyrop. (2) Vues des Cordil- (5) Annales de Ja littératuce et des arts, l.
iières, di De Humboldt, t. ^ ,
p. 235. IO, p. 286.
132 STORIA DELLA CIII-^SA

dice Hoainanlsee, venne la miseri- cavai bianco, e quegli che vi stava


cordia (1). sopra si chiamava fedele e verace
Nei libri degli indiani , oltre al- e giudica con giustizia e combatte...
l'Ente supremo, che emana e ma-
si e il suo nome si chiama Verbo di
nifesta in tre persone, Brama o il Dio... ed ha scritto sulla sua veste
creatore, Vischnou o il conservatore, e sopra il suo fianco: Re dei regi e
Siva 0 quegli che distrugge e rifa, si Signore di que'che imperano... Egli
vede pur la seconda persona
que- di eserciti che sono nel cielo lo segui-
sta specie di trinità discender sovente vano... e il diavolo che li seduceva
sulla terra e ristabilirvi l'ordine. Una fu gittate in uno stagno di fuoco e
volta ella si fa uomo sotto il nome di zolfo (6). »
di Crichna, e uccide uno spavente- La storia della chiesa cattolica non
vol serpente; e però questo Dio in- è altro che la storia di questa gran
carnalo è talora rappresentato stretto guerra. Diverse tradizioni ci hanno
fra i nodi d'un serpe che lo morde già indicato com'ella ebbe princìpio
al calcagno, e talor in atto di affer- per l'uomo ; ora Mose ce lo inse-
rar questo serpe con ambe le mani gnerà più compiutamente.
e di calpestarne il capo co' piedi (2). « Ma
serpente era il più astuto
il

Nelle tradizioni dei persiani ve- di tutti glianimali della terra fatti
desi Ahriman, il maestro del male, dal signore Dio. Questi disse alla
chiamato altresì Shetan o Satan, sotto donna: Per qual motivo comandovvi
la forma d'un colubro, presentare ai- Iddio che non di tutte le piante del
cure frutta al primo uomo e alla pri- paradiso mangiaste i frutti? Cui ri-
ma donna, che ne mangiano e per- spose la donna Del fruito delle piante
:

don cosi i privilegi di cui godevano. che sono nel paradiso noi ne man-
Ivi pure si vede, tra Ormuzd, capo giamo: ma del frutto dell'albero ch'è
dei geni buoni, e Ahriman, capo dei nel mezzo del paradiso ci ordinò il
cattivi, un Dio mediatore che dee Signore di non mangiarne e di non
vincere il secondo e far trionfar il toccarne, affinchè per disgrazia noi
primo (3). non abbiamo a morire. Ma il ser-
Il diletto discepolo di Cristo vide pente disse alla donna Assoluta- :

questa guerra, e ne descrisse Pesito mente voi non morrete. Imperocché


finale nella storia profetica ch'ei ci sa Dio che in qualunque tempo ne
lasciò della chiesa cristiana. « E se- mangerete, si apriranno i vostri oc-
gui in cielo una gran battaglia. Mi- chi, e sarete come Dio'conoscitori del
chele (4) co' suoi angeli combatte- bene e del male. Vide adunque la don-
rono contro il dragone, e il dragone na che il frutto dell'albero era buono
e gli angeli di lui combatterono; ma a mangiarsi e bello a vedersi e appe-
non la vinsero , nè vi fu più luogo titoso all'aspetto: e colse il frutto e
per essi nel cielo. E fu gittate quel mangiollo ; e ne diede a suo marito,
gran dragone, quell'antico serpente il quale ne mangiò (7). »
che diavolo appellasi e satana il , , Tale si è il breve e semplice rac-
quale seduce tutta la terra; e fu git- conto di tanta catastrofe.
tato per terra, e con lui furono git- Quello che innanzi tratto ci fa me-
lati i suoi angeli (5). y> E più sotto: raviglia è che Eva non si spaventasse
« E vidi aperto il cielo, ed ecco un punto alla vista del serpente. Quanto
Anquelil Zend-Avesta.
(3) (4) 0 piuU.osla
(I)Mémoires concernant les Chinois, t. ^, Mi-ca-el, cioè, chi é come Dio?
p. 205 e iOi. (2) AncieDthisloryofHindoslan, (5) ApocaL 12, 7-9. (G) Ib- 19 e 20.
by Thomas Maui-ice, voi. 2. (7) Gen. 5, ^-().
LIBRO SECONDO 433
a noi, pare che il sol pensare a que- ba, e il Figliuolo di Dìo si fa vedere
sto velenoso rettile ci fa ribrezzo, e al prediletto suo discepolo sotto la
quando alcun poeta ci descrive l'im- figura d'un agnello, con sette occhi
prudente viatore che posa incauto il e sette corna). Eva non fu dunque
piede sur una vipera che trovasi sulla punto stupita d'udir parlare un ser-
via, sentiam noi pure il suo spavento. pente, in quella guisa che stupita non
Ma cosi non era nello stato d'inno- rimase al veder Dio stesso apparirle
cenza, chè allora e i serpenti e tutti sotto una forma sensibile; ella co-
gli animali strisciavano, in certo mo- nobbe che un angelo le parlava solo ;

do innanzi airuomo per rendergli


, par eh' ella non discernesse abba-
omaggio; nè egli aveva a temere di stanza s' ei fosse un angelo buono
loro. Anche a' dì nostri sonvi ser- 0 cattivo, non essendo cosa strana
penti che non sono nocivi, e parec- che fin da que' primi giorni l'angelo
chi, anziché mandar veleno, si ad- delle tenebre si trasformasse in an-
domestican volentieri coH'uomo, ac- gelo di luce (2).
corrono alla sua voce e gli fanno mille Ora , perchè Dio indusse que-
»
carezze. In America ve n'ha uno fra st' angelo superbo ad apparir sotto
gli altri, ornato di bei colori, il quale quella forma piuttosto che sotto un'al-
ama di attortigliarsi fra i rami di tra? Benché non sia necessario di
certi alberi, e divien sì domestico che saperlo, la scrittura ce lo dà ad in-
gli abitanti del paese non viaggiano tendere, dicendo che il serpente era
quasi mai senza portarne uno ad- il pili astuto di tutti gli animali, vale

dosso (1). a dire quello che insinuavasi dolce-


« Quanto all'astuzia del serpente, mente e di soppiatto, e che per molte
non bisogna considerarla come l'a- altre ragioni che in seguito si faran
stuzia d'un animale irragionevole, manifeste 5 meglio d^gn'altro rap-
dice Bossuet, ma bensì come l'astu- presentava il demonio nella sua ma-
zia deldemonio, il quale per divina lizia, nelle sue insidie e poi nel suo
permissione era entrato nel corpo
, supplizio.
di quest'animale. Come Dio appariva Signore deh fateci conoscere
» , !

all'uomo sotto una figura sensibile, gli aggiramenti di satana e le ma-


così pure gli angeli. Dio parla ad liziose astuzie di questo spirito a cui
Adamo, Dio gli presenta gli animali vi piacque conservar tutta la sotti-
e la donna sua tratta testé da lui gliezza, tutto l'accorgimento, tutta la
medesimo. Dio gli appare come qual- naturale superiorità d'ingegno ch'egli
cosa che passeggia pel paradiso. Nel ha su noi, per giovarvene nelle prove
che tutto vi ha una figura esteriore, a cui por volete la nostra fedeltà e
comecché non sia espressa; ed era mostrare splendidamente il potere
giusto che Dio, essendo l'uomo com- della vostra grazia !

posto di corpo e d'anima, si facesse » Il primo effetto delle male arti


a lui conoscere per l'uno e per l'al- sue si é d'aver per
tentato Adamo
tra, tanto secondo i sensi quanto se- mezzo di Eva, ad as-
e principiato
condo lo spirito. Lo stesso facevan salirci dalla parte più debole. Per
gli angeli^ i quali conversavan col- quanto perfetta fosse e nel corpo e
l'uomo in quella forma che Dio con- nello spirito la prima donna uscita
cedeva e sotto la figura degli ani- immediatamente dalle mani di Dio,
mali (Anche nel vangelo lo Spirito ella tuttavia non era, quanto al cor-
santo appare sotto forma di colom- po, che una porzione d'Adamo ed
(I) Valmont di Domare. (2) 2 Cor. H.
134 STORIA DEILLA CHIESA
una specie suo diminutivo. Lo
di indubitatamente morrai. »I1 serpente
stesso quasi, in proporzione, può nella insidiosa sua interrogazione al-
dirsi dello spirito, perocché Dio fe' tera il precetto divino ed anche lo
regnare nell'opera sua tal sapienza, esagera Per qual motivo comandovvi
:

che in tutto avesse luogo una certa Iddio che non di tutte le piante del
convenevolezza. Non Eva, ma si A- paradiso mangiaste i frutti ? Giro tor-
damo die il nome agli animali, ed tuoso ed ingannevole che può egual-
a lui furono da Dio condotti, e non mente significare, voi non mangerete
ad Eva. Se questa, come compagna di nessuna pianta, o non mangerete
sua diletta, partecipava dell'impero di qualcheduna. Il primo senso è
suo, restava però all'uomo un pri- un'astuta esagerazione che, per l'o-
mato, ch'egli altramente perder non nore di Dio medesimo, richieder pa-
poteva che per sua colpa e per un reva una risposta.
eccesso di condiscendenza. Egli avea Rispose la donna al tentatore: « Del
dato il nome ad Eva, come dato a- frutto delle piante che sono nel pa-
vealo a tutti gli animali, e la natura radiso noi ne mangiamo: ma del frut-
richiedeva ch'essa gli fosse in qual- to dell'albero che è nel mezzo del pa-
che modo soggetta. In lui dunque radiso ci ordinò il Signore di non
risedeva il primato della saviezza, e mangiarne ^di non toccarne, atTin-
satana venne ad assalirlo dalla parte chè per disgrazia noi non abbiamo
men forte e, a così dire, manco mu- a morire. Già si veggon gli effetti
)^

nita (i). » dell'insidia di satana; egli avea vol-


Considerate poscia con quale a- tato a modo suo le parole di Dio, ed
stuzia ei procede. Ei ben si guarda ora la donna le volta al suo proprio.
dal propor di primo tratto alla don- Dio aveva detto Mangia di tutte le
:

na l'errore a cui trarla voleva ben ; piante del paradiso, eccetto una sola.
si guarda di dire a dirittura Dio vi : La donna tralascia la parola tulle.
ha ingannati il suo comando non
: Dio non avea detto di non toccar
è giusto, non è verace la sua parola. l'albero della scienza del bene e del
Egli dimanda, interroga quasi per,
male; la donna ve l'aggiunge. Dio
essere istruito ei medesimo, piutto- avea detto espressamente Indubi- :

sto che per istruir colei cui sorpren- tatamente morrai, e la donna gli fa
der voleva Per qual motivo coman-
: dire, affinchè per disgrazia noi non
dovvi Iddio che non di tulle le piante abbiamo a morire; essa gli presta un
del paradiso mangiaste i frutti? Po- forse, secondo il testo della volgala
teva egli cominciare in modo più in- e dell'ebraico. In questo modo co-
sinuante e delicato? La sua frase in- minciò alla scuola di satana il giu-
oltre è piena d'ambiguità. La prima dizio privato, l'interpretazione indi-
parola dell'originale può significare viduale del^a parola divina.
è vero, o perchè; dal bel principio vi Dio afferma, dice san Bernardo,
ha alcun che di tortuoso e d'equi- la donna dubita, e satana niega.
voco, e il rimanente vi corrisponde. « Assolutamente voi non morrete:
Dio avea espressamente detto ad A- imperocché sa Dio che in qualunque
damo « Mangia di tutte le piante
: tempo ne mangerete, si apriranno i
del paradiso ma del frutto dell'al-
; vostri occhia e sarete come dèi co-
bero della scienza del bene e del ma- noscitori del bene e del male. » Glie
le non mangiarne imperocché in : sfacciato mentire! Non solo egli con-
qualunque giorno tu ne mangerai, traddice arditamente la parola espres-
(I) Bossuel, Elévat. sa di Dio , indubitatamente morrai,
LIBRO SECONDO 1 35
ma prende ancor Dio in teslimonio apriranno come s'aprirono i nostri;
della sua menzogna Imperocché sa : come noi, conoscerete per esperienza
Dio che sarete come dèi: parole che il bene e il male, il bene che avrete

racchiudono, a cosi dire, un abisso perduto^ il male che avrete commes-


di malizia. Nel lesto originale tanto so e meritato; che vai quanto dire
significan essecome Dio, quanto co- che satana sotto queste lusinghie-
,

me sempre l'andar tortuoso


dèi; è re parole, prometteva il suo infer-
del serpe, sempre un parlare equi- no! Beffa veramente degna di sa-
voco. E però, alludendo al primo tana.
senso Dio trino dirà Ecco che Ada-
, : La donna, sensibile alla lusinga,
mo è diventato come uno di noi. Ma non vede quel che sotto v'è ascoso:
nella sacra scrittura e nei padri della alza gli occhi al frutto vietato; quel-
chiesa gli angeli stessi sono alcuna l'albero che sin allora non erasi at-
volta chiamati col nome di dèi. San- tirato pur un de' suoi sguardi le sem-
t'Agostino, parlando della città di Dio bra ora il più bello di tutti a vedersi,
che è la chiesa, e della città del dia- il più vago a contemplarsi , il suo
volo che è il mondo, dice queste me- frutto il più gustoso a mangiarsi. La
morande parole : « I cittadini della divina parola, indubitatamente mor-
città terrestre al creatore della città rai si dilegua fra le nubi del dubbio;
santa antepongono i loro dèi , non quell'altra, sarete come dèi, le suona
sapendo che egli è Dio degli dèi,il gratamente all'orecchio; le solletica
non degli dèi falsi, cioè empi e su- la vista la bellezza del frutto; ecco
perbi, che privati della sua luce in- nascere a un parto la superbia, la
alterabile e comune a tutti, e ridotti curiosità, la concupiscenza ; il ser-
perciò ad una certa necessitosa po- pente v'aggiunge l'interno suo sibilo:
tenza, agognano in qualche modo pri- l'ultimo passo è fatto; ella coglie il
vati poteri e domandano gli onori di- frutto vietato e ne mangia.
vini a sudditi decaduti; ma si dèi pii La donna sedotta e colpevole
e santi^ che son lieti di soggettar sè compiè l'opra incominciata. Dopo
stessi ad un solo^ anziché di sogget- aver mangiato del frutto vietato ,

tarne molti altri a sè, e d'adorar egli- ne diede a suo marito il quale ,

no Dio, piuttosto che d'essere ado- ne mangiò. In queste poche parole


rati essi invece di lui (1). » Così dun- sta scritta la tentazione e la caduta
que, oltre gli dèi fedeli pii e santi, gli di Adamo. Il primo e il miglior com-
angeli buoni, che adorano con noi mento che abbiam su questa mate-
colui che come noi gli ha fatti, che ria, è quello di san Paolo Adamo :

sol cercan di accrescere la gloria e non fu sedotto, ma la donna sedotta


l'impero suo, vi sono dèi falsi, apo- prevaricò (2).
stati,empi e superbi; dèi privati della In due sensi è d'uopo intendere
luce divina e immersi nelle tenebre, che Adamo non fu sedotto; primie-
dove si affaticano a farsi imperi a ramente perchè il seduttore non si
parte: e questi sono satana e gli an- rivolse a lui ; e poi perchè, come in-
geli suoi. Di loro parlava senza dubbio terpretano i santi dottori, ei cedette
l'antico serpente, quando dicea Sa- : ad Eva più per condiscendenza che
rete come dèi, vale a dir come noi; persuaso dalle sue ragioni. I santi
rei come noi, dannati come noi, in interpreti , e fra gli altri sant'Ago-
preda come noi alle tenebre ed a stino, dicono espressamente ch'egli
prave inclinazioni; gli occhi vostri si contristar non volle questa sola e cara
(I) De civit. Dei, 1. Il, c. I. (2) \ Tim. 2, 14.
436 STORTA DEI.LA CHIESA
compagna, nè farsi in casa e nella aveano sul proprio corpo e su tutte
futura madre di lutti figli suoi una le membra sue. « Nello stato d'in-
i

perpetua contraddizione (1). In una nocenza, dice un santo moderno,


parola, Adamo, primo padre e pon- quanto Adamo ed Eva vedevano, di-
tefice del genere umano, come poi cevano 0 mangiavano, moveali ad ,

Aronne futuro pontefice del popolo una dolce contemplazione delle cose
ebreo, e Pietro futuro pontefice del divine, perchè la parte inferiore, ov-
popol cristiano, peccò solo per de- vero sensi, erano ben disposti e in-
i

bolezza, senza credere nò insegnar teramente soggetti alla ragione (4). »


Terrore. Ma alla fin fine fosse de- , Ma dopo il peccato è ben altra co-
bolezza 0 seduzione, il primo uomo sa. Lo spirito loro, ribellatosi contro
e la prima donna, e in altri termini, Dio, non può più frenare il corpo a
tutto il genere umano al nascer suo cui dovea comandare. La testa , le
si fece reo al cospetto di Dio. mani, i piedi ubbidiscono ancora alla
« Dio, dicesi nel libro della Sa- voce della ragione, si muovono, ope-
pienza, creò l'uomo per la incorru- rano 0 si riposano secondo ch'essa
zione, e lo fece a sua immagine e comanda, ma altri membri più non
somiglianza, ma per T invidia del badano a' suoi comandi, si muovono
diavolo entrò nel mondo la mor- 0 stanno in riposo senza e a dispetto
te (2). » Il demonio, geloso di ve- di lei, e lungi dallo starle soggetti,
der l'uomo, creatura inferiore a lui pensano anzi a soggettar lei mede-
chiamato alla vita soprannaturale e sima. Il loro impero è si forte che
divina ed alla gloria eterna, dalla fin quando vincer non la possono, la

quale era egli per sempre scaduto, fiaccano e la riempiono di turba-


l'indusse colle sue arti alla disobbe- mento e di confusione. Ecco la con-
dienza; donde il peccato entrò nel cupiscenza di cui l'apostolo dellegenti
mondo, e per mezzo del peccato la deplorai funesti effetti. «Veggo un'al-
morte. Così « il diavolo fu omicida tra legge nelle mie membra che si op-
fin da principio, e non perseverò nella pone alla legge della mia mente, e
verità; conciossiachè verità non è in mi fa schiavo della legge del peccato,
lui quando parla con bugia parla da
: la quale è nelle mie membra... Dun-
suo pari , perchè egli è bugiardo e que io stesso colla mente servo alla
padre della bugia (3). » legge di Dio; colla carne poi alla legge
Adamo ed Eva se ne avvidero to- del peccato (5). » La prima volta che
sto gli occhi loro si aprirono; non
: Adamo ed Eva sentirono nella carne
quelli del corpo, che non eran cie- loro, fin allora sì soggetta, questa ri-

chi, come alcuni sognarono^ ed Eva bellione dei sensi, questi assalti della
avea pur troppo veduto il frutto vie- concupiscenza, ne rimaser vergognati
tato, ma sì quelli dell'esperienza. Essi e confusi, arrossirono l'uno dell'al-
conobbero a loro spese il bene ed il tro, e per nascondere almen l'esterna
male, il bene che avean perduto per vergogna di questo umiliante disor-
lor colpa, e il male in cui s'erano dine, intrecciaron foglie di fico e se
precipitati. Essi s'accorsero d'essere ne fecero una fascia intorno affian-
ignudi, e spogliati della grazia che li chi ;
pudico velo che troviamo in lutti

univa a Dio e ch'era la vita dell'a- 1 secoli ed in tutti i anco


paesi, sin
nima loroaccorsero di esser i-
; si fra ipopoli selvaggi che vanno ignudi
gnudi e spogliati dell'impero che testé in tutto il resto del corpo. Tulli si

H)Bossuel, Elévat. (2) Sap. 2, 23. (4) S. Giovanni della Croce, t. 2, p. 123. A-
(Ó) Ioan. 8. 44. vignone <828. (5) Hom. 7, 25-23.
LIBRO SECONDO 137
sono accorti che Tuomo non è più po inseparabile dall'atto che ci dona
tale qual egli uscì di mano al Crea- la vita; onde i coniugi ne provano

tore, ma che qualcosa di avvilitivo un pudor sì naturale che certi filo-


s'è in esso introdotto, che vuol na- sofi, volendo farsene beffe, n'ebbero

scondersi ai propri occhi. a buon dritto il nome di cinici o cani.


Taluni rivolgendo a modo loro la La razza umana era dunque stata
parola di Dio, vogliono che quanto creata pura e santa, ma fu guasta pel
Mosè ne dice del frutto vietato, della peccato. Infetta così la sorgente di
tentazione del serpente, della caduta nostra origine, noi non nasciamo qual
de' primi nostri progenitori, altro non Dio fatto aveva il nostro primo pa-
sia che un'allegoria per dirci che A- dre, ma sì quale il nostro primo pa-
damo ed Eva accostaronsi per la dre fece sè stesso col peccalo , im-
propagazione della specie umana; mortali e mortali, vivi e morti; im-
onde si stimano più accorti degli al- mortali, per la natura incorruttibile
tri, e non veggon la sottigliezza del dell'anima nostra; morti, perchè pri-
serpente che gì' inganna, come in- vi della grazia che congiunge a Dio
gannò la prima donna, e stilla in loro e costituisce la vita soprannaturale;
ilveleno de'più empi errori. Non veg- vivi, perchè il nostro corpo è unito
gon costoro che se vera fosse la loro all'anima e trova la vita in questa
interpretazione bisognerebbe dire
,
unione; mortali, perchè questa unio-
con che il matrimonio
certi eretici, ne dee sciogliersi un giorno in casti-
è cattivo di sua natura , che la ge- go della colpa ereditaria. Ecco quel
nerazione della prole è opera diabo- che chiamasi peccato originale, pec-
lica, e che Dio non può essere au- cato di cui si conobbe e si sentì in o-

tore nè dell'uno nè dell'altra. Quanto gni luogo e in ogni tempo l'esistenza.


a noi, insiem con tutta la chiesa, cre- Due fatti principali concorrono a
diamo che l'albero della scienza del provarlo. Appo tutti i popoli antichi
bene e del male era un albero, che si trovano riti espiatorii per purifi-
il serpente era un serpente in cui care il neonato al suo entrar nella
anniddvasi lo spirito maligno, e che vita. Ordinariamente questa cerimo-
il frutto di cui mangiarono i nostri nia facevasi il giorno in cui veniva-
primi padri era un fruito; noi cre- gli imposto il nome, e questo giorno,
diamo altresì che il matrimonio fu appo i romani, era nono se ma-
il

instituito e benedetto da Dio mede- schio , e l'ottavo se femmina e lo ,

simo, e che Dio gli comunicò la fe- chiamavan dall'acqua lu-


luslrico ,

condità con la sua benedizione. Per strale che adoperavasi a purificare il


isposi così congiunti e benedetti la bambino (1). Una simil consuetudi-
generazione de' figliuoli, anziché es- ne avevano gli egizi, i persiani ed i
sere una colpa era un'opera santa
, greci. Nel Yucatan in America reca-
che si sarebbe compiuta con quella vasi il pargoletto al tempio, e ivi il
stessa pacatezza con cui oggi an- sacerdote gli versava sul capo acqua
cora l'agricoltore commette al suo a ciò destinata e davagli un nome.
campo i semi della futura messe. Nelle Canarie eran le donne, che in
Tutto sarebbe stato puro e santo nella luogo dei sacerdoti, adempivano que-
sorgente del nascer nostro; ma il pec- st'uffìzio. Le medesime espiazioni e-
cato è venuto a infettarla, corrom- rano per legge comandate ai messi-
pendo col disordine della concupi- cani. In alcune province accendevasi
scenza ciò che Dio avea creato puro il fuoco nel medesimo tempo, e si

e buono. Il qual disordine è pur trop- (f) Macrob., Salurn. 1. ^. ,


m
facea mostra di passare il fanciullo
STORIA DELLA CHIESA
alle tribolazioni, ai timori, alle più
sulla fiamma, come per purificarlo vergognose passioni, si che costretto
coH'acqua e col fuoco. I tibetani in a riconoscere alcun che di divino nel-
Asia hanno pure consimili espiazio- l'uomo tanto infelice e tanto sca-
ni. Nell'India, quando s'impone il duto, non sa come difiìnirlo, e lo
nome a un fanciullo, scrittogli pri- chiama un'anima diroccata (3).
ma esso nome in sulla fronte e tuf- Questo è
perchè, in Platone, So-
il

fatolo tre volte nel fiume, il Brama, crate ricorda a' suoi discepoli, come
0 sacerdote, si fa per tre volte a gri- quelli che stabilirono i misteri o ce-
dar forte: « 0 Dio puro, unico, in- rimonie arcane, e che punto non sc-
visibile, eterno e perfetto! noi ti of- ilo, egli dice, da spregiare, insegnas-
feriamo questo fanciullo uscito d'una sero, secondo gli antichi, che chiun-
tribù santa, unto con olio incorrut- que muore seiri' esser purificalo si ,

tibile e purificato con acqua (1). » rimane nell'averno fitto nel fango,
Finalmente, se qualche cosa in noi laddove chi fu purificalo abita cogli
desta il pensiero dell' innocenza è , dèi (4).
certo il pargolo che ancor non potè Tutti gli antichi teologi e poeti af-
commettere il male nè conoscerlo; fermavano, al dir di Filolao il pitla-
ed è un pensiero da cui l'animo ri- gorico, che V anima era sepolta nel
pugna il suppor ch'egli sia soggetto corpo come in una tomba, in castigo
a castighi e a martirii. E non per- d'alcun peccalo (5). A spiegare il
tanto il romano poeta, il tenero Vir- quale enimma parecchi filosofi im-
gilio, pone i bambini, maginarono che le anime nostre a-
I pargolelti infanti, che, dal latte vesser peccato in una vita anteriore.
E da le culle acerbamente svelli Vedevano ma ne igno-
essi male,
il
Videe ne' primi dì l'ultima sera,
ravano la cagione.
al primo entrar dei tristi regni, do- Cinque o sei secoli prima che vi
v'ei presenta in istato di pena, con
li fosse alcun filosofo Davidde avea ,

pianti elunghi vagiti (2). Perchè que- chiaramente accennata questa miste-
sti pianti e queste voci dolorose ? Quai riosa cagione col dire, secondo la
falli espiano que' fantolini che non forza del lesto ebraico: Io fui gene-
ebbero il materno sorriso? Qualcosa rato nell'iniquitcà, e la madre mia mi
mai potè suggerire al poeta questa concepì nel peccato (6). Cinque o
strana finzione? Qual n'è il fonda- sei secoli prima di Davidde, Giobbe
mento? donde vien essa, se non dal- vi faceva egualmente allusione quan-
l'antica credenza che l'uomo nasce nel do chiedeva: « Chi farà uscir qual-
peccato? cuno puro da ciò ch'è impuro ? giam-
L'altro fatto principale che dimo- mai uno ne uscirà. ))Il che la versio-
stra come universal fosse questa cre- ne latina traduce così, rivolgendosi
denza si è che i filosofi Taveano in a Dio: « Chi puro render potrà co-
comune co' popoli. lui che d'immonda semenza è con-
Cicerone, che con tanta eloquenza cepito ? chi fuori di le che solo
descrisse la grandezza della natura sei (7) ? »
umana, non lascia d'esser compreso Ma in che modo la colpa d'un sol
dei maravigliosi contrasti che offre uomo ha corrotta tutta la stirpe ?
questa natura medesima , soggetta in che modo i figliuoli possono giu-
com'è a tante miserie, alle m.alatlie,
(3) Apiid Aug. 1. 4 conlra Pelag. de repuW
(I) Essai sur TindilT. t. 5, e. 7. Huet, Alnet. lib. 3. (4) l'haed. (o) Clem. Alex., Slrom.'l. 5.
quaesl. (2) Eneide, 1- 6, v. 420-429. (G\ Ps. 50, 6. (7) lob I i, 5.
LIBRO SECONDO 139
stamente portar la pena della colpa trario, ciòche è generato viene pro-
del padre loro? Ch'ei la portino è un priamente dalla sostanza medesima
fatto costante che da quel tempo non dell'ente generatore siffattamente
,

ha hisogno di spiegazione Dio è giu-


: ch'esso ritrae di lui un qualcosa che
sto, e noi siam castigati, ecco quanto è giustissimamente punito o ricom-
è indispensabile che da noi si sap- pensato per lui, perchè questo qual-
pia; il resto per noi non è che di cosa è egli medesimo (1). »
mera curiosità. Ora, Adamo ed Eva erano in prin-
Un sano può tuttavia sco-
giudizio cipio tutto il genere umano, tuttala
prir qualche barlume in questo pro- società umana; società, famiglia che
fondo mistero , e 1' antica filosofia
,
doveva ingrossare e allargarsi per va-
pigliando la tradizione per guida , rie età, ma che è necessariamente
solo spediente che dar possa solida sempre la stessa; ond'è ch'essa po-
base e regola sicura al raziocinio, teva esser castigata in lutto il durar
sollevasi a bellissime considerazioni suo d'una colpa da lei commessa in
sulla difficile ed importante quislio- principio: tanto più che tal gastigo
ne àeW imputazione dei delitti. consiste nella privazione di una pre-
Plutarco, nel suo trattato sugli in- rogativa che non era dovuta alla na-
dugi della giustizia divina, fa innan- tura. Il castigo, uno per tutti, ci ri-
zi tratto osservare esservi enti collet- corda che tutti noi siamo uno.
tivi che possono farsi rei di certe Tale si è dunque la storia del no-
colpe al pari degli enti individuali. stro primo peccalo: ascoltiamo ora
«Uno stato, esempigrazia, egli dice, il processo verbale della nostra con-
è una cosa medesima continuata, un danna. « E avendo udita la voce del
tutto simile a un animale ch'è sem- signore Dio che camminava nel pa-
pre lo stesso, senza che
l'età sua possa radiso, nel tempo che levasi il vento
punto alterarne l'identità. Lo stato dopo il mezzodì, si nascose Adamo
dunque essendo sempre uno, intan- e la sua moglie alla vista del Signore
tochè l'associazione mantiene l'uni- in mezzo agli alberi del paradiso. E
tà, a lui sono, come all'uomo indi- il signore Dio chiamò Adamo e dis-

viduo, giustamente compartiti il me- segli: Dove E quegli rispose:


sei tu?
rito e biasimo, la ricompensa e il
il Ho udito tua voce nel paradiso:
la
castigo per tutto ciò che si opera in ed ho avuto ribrezzo perchè era i-
comune. gnudo, e mi sono ascoso. Acuì disse
» Ma, aggiunge egli, se lo stato Dio Ma e chi ti fece conoscere che
:

dee considerarsi sotto questo aspet- eri ignudo, se non l'aver tu man-
to^ il medesimo esser dee d'una fa- giato del frutto del quale io aveva a
miglia provegnenle da un ceppo co- te comandalo di non mangiare? E
mune, da cui essa ritrae non so qual Adamo disseLa donna datami da
:

forza arcana, non so qual comuni- te per compagna mi ha dato del frut-
cazione di essenze e di qualità, che to e l'ho io mangiato. E il signore
si stende a individui della
tutti gli Dio disse alla donna: Perchè facesti
schiatta. Gli enti procreati per via tal cosa? Ed ella rispose Il serpente
:

di generazione non rassomigliano al- mi ha sedotta, ed io ho mangiato.


trimenti alle produzioni dell'arte. Per E il signore Dio disse al serpente:
queste, appena l'opera è terminata, Perchè tu hai fatto questo, maledetto
vien tolta alla mano dell'artefice, e sei tu fra tutti gli animali e le bestie
non gli appartiene più; essa è ben
(i) Plut. Sugli indugi della divina giustizia
fatta da lui ma non di lui. Al con- nel castigo de' malvagi. t
140 STORIA DKI..LA CHIESA
della terra; tucamminerai sul tuo il rimorso. Ah ! s'ei potesse aggiun-
ventre e mangerai terra per lutti i gervi un pentimento pieno
di umil
giorni di tua vita. Porrò inimicizia lìducia, chi sache cosa farebbe forse
tra te e la donna, e tra il seme tuo la divina misericordia?
e il seme di lei. Ella schiaccerà la Par che Dio in certo modo ve lo
tua testa, e tu tenderai insidie al inviti. Adamo, dove sei tu? Non già
calcagno di lei. E alla donna ancor in qual luogo, ma in quale stato?
disse: Io moltiplicherò i tuoi affanni Da qual felicità ed in quale infeli-
e le tue gravidanze: con dolore par- cità sei caduto? Dove sei tu? Lungi
torirai i figliuoli e sarai sotto la po- da me, tuo Dio e padre tuo! Adamo
testà del marito, ed ei tidominerà. risponde che la vergogna e la nudità
E ad Adamo disse: Perchè hai ascol- l'hanno costretto a nascondersi. In-
tata la voce della tua consorte, e hai terrogato se la cagion di questa ver-
mangiato del frutto del quale io ti gogna e di questo terrore non venisse
aveva comandato di non mangiare, dall'aver mangiato del frutto vietato,
maledetta la terra per quello che tu ei non lo niega, nè dice: La donna
hai fatto da lei trarrai con grandi
: mi ha sedotto, ma solo: Mi ha dato
fatiche il nudri mento per tutti i gior- del frutto e l'ho mangiato. La sua
ni della tua vita. Ella produrrà per confessione è sincera, ma potrebb'es-
te spine e Iriholi, e mangerai l'erhe ser più umile. Quella parola la don-
della terra. Mediante il sudore della na datami da le per compagna, pare
tua faccia mangerai il tuo pane fino voler gittare in certo modo la colpa
a tanto che tu ritorni alla terra dalla su Dio medesimo. Vorrebbesi che la
quale sei stato tratto; perocché tu confessione sua cominciasse o termi-
sei polvere e in polvere tornerai (1). » nasse con una voce di pentimento:
Ecco in qual modo Dio rendè il Ho peccato Ma alla fin fine non v'è
!

suo primo giudicio sul genere uma- induramento di cuore.


no, giuiiicio pieiio di giustizia e di Interrogala alla sua volta la donna
misericordia, e le cui circostanze son risponde: Il serpente m'ha sedotta,
tutte meritevoli di particolare atten- ed io ho mangialo. La confessione
zione. è ugualmente sincera , ma manca
Prima di tutto un meraviglioso
, pure d'umiltà ; sembra che rovesciar
cambiamento si è quello, che l'uo- voglia la colpa sul serpente solo; ella
mo testé in cosi intima famigliarità pure non pronunzia la parola di pen-
con Dio, ora ne ha paura. Finch'ei timento: Ho peccato! In somma,
conservò la grazia e l'innocenza. Dio l'uomo par più intento a scusarsi
era per lui più tenero dei padri; la sulla donna, e la donna sul serpente,
presenza sua visibile lo ricolmava di che ad accusar sè medesimi con quel-
gioia; lungi dal fuggirla, la cercava l'umile pentimento che loro avrebbe
con filiale sollecitudine. Ma ora ei si meritato il perdono.
sente reo, si vede spogliato delle di- Ora che farà il supremo giudice,
vine prerogative di cui questo padre che dirà egli al serpente? Perchè tu
avealo adorno; egli paventa di com- hai fallo questo, maledetto sei tu. Dio
parire alla sua presenza, e si nascon- maledice il serpente, non l'uomo nè

de nel folto della foresta. Si vede la donna; riaprasi l'animo alla spe-
ch'ei sente la sua colpa, egli non ranza. E maledice il serpente, o me-
v'ha fatto il callo come un vecchio glio satana che ne avea presa la for-
peccatore; egli non ha più la prima ma , senza fargli alcuna dimanda
innocenza, ma egli ha ancor l'onta e (I) Gen. 3, 8-1 D.
LIBRO SECONDO Uì
senza volerne alcuna risposta, ben che schiacciar dee la testa al ser-
sapendo che costui avea peccato, non pente maledetto e liberarci dal co-
per condiscendenza, come Adamo, nè stui potere ? Udiamolo dal discepolo
per seduzione, come Eva, ma si per prediletto.
mera malizia: Maledetto sei tu! tu « Nel principio era il Verbo, e il
camminerai sul tuo ventre e mange- Verbo era appresso Dio, e il Verbo
rai terra per tutti i giorni di tua vita. era Dio. Questo era nel principio
Ecco adunque quello Spirito superbo appresso Dio. Per mezzo di lui fu-
che volea camminar di pari con l'Al- ron fatte le cose tutte, e senza di
tissimo, eccolo condannato a strisciar lui nulla fu fatto di ciò che è stato
come un rettile, a commetter mille fatto; in lui era la vita^ e la vita
indegne azioni per indurre gl'incauti era la luce degli uomini: e la luce
in qualche turpe desiderio eccolo : splende tra le tenebre, e le tenebre
condannato a pascersi unicamente di non l'hanno ammessa. Vi fu un uo-
quanto v'ha di più vile e schifoso al mo mandato da Dio che nomavasi
mondo, delle colpe e delle impurità Giovanni. Questi venne qual testi-
ch'egli avrà fatto commettere. Noi mone, afline di render testimonian-
vedremo più innanzi lui ed i suoi, za alla luce, onde per mezzo di lui
cacciati dal corpo d'un uomo di- , tutti credessero. Ei non era la luce;
mandare per grazia di stanziarsi nei ma era per rendere testimonianza
corpi di alcuni porci. alla luce. Quegli era la luce vera,
Nè basta : « Porrò inimicizia tra te che illumina ogni uomo che viene
e la donna, e tra il seme tuo e il se- in questo mondo. Egli era nel mon-
me di lei. Ella schiaccerà la tua te- do, e il mondo per lui fu fatto e il
sta, e tu tenderai insidie al calcagno mondo noi conobbe. Venne nella
di lei. ì> sua propria casa e i suoi noi rice-
Chi è questa donna benedetta tra vettero. Ma a tutti quelli che lo ri-
la quale e il serpente, e tra il cui cevettero diè potere di diventar fi-
seme e quello di lui esser dee eterna, gliuoli di Dio, a quelli che credono
irreconciliabile inimicizia? Considero nel suo nome: i quali non per via
le donne di tutti i secoli e di tutti i di sangue, nè per volontà della car-
paesi, e tutte le veggo generate e con- ne, nè per volontà d'uomo, ma da
cetto nel peccato ; tutte le veggo ge- Dio sono nati. E il Verbo si è fatto
nerate nell'amistà e nel poter del ser- carne, e abitò tra di noi e abbia-
:

pente. Una sola ve n' ha venerata , mo veduto la sua gloria, gloria co-
dalla pietà dei fedeli, siccome colei me dall'unigenito del Padre, pieno
che fu concetta senza peccato, esente di grazia e di verità (4). »
in eterno dall'impero di satana, a cui Il Verbo ch'era Dio e per mezzo
schiaccia anzi la testa per mezzo di del quale furon fatte le cose tutte,
colui che è nato da lei. Essa è l'Eva s'è fattocarne egli stesso, ha unito
novella, la nuova madre dei viventi : a sè la natura nostra, è nato dalla
essa è Maria piena di grazia, piena donna, non dall' uomo, è nato da
di grazia e di merito presso a Dio, Maria sempre vergine. Dio-Uomo,
piena di grazia e di misericordia per Uomo-Dio, che unisce per sem.pre
gli uomini; essa è Maria, benedetta la natura divina e la natura umana
su tutte le donne, diletta su tutte le in una sola persona, presela natura
madri, esaltata su tutte le regine. nostra insieme con la pena del pec-
Ma qual è questo seme, qual è cato da cui era guasta, e col patir
^questo frutto benedetto della donna (^) Ioan. \,
i42 STOICA I,I,A Cini .^A

volontariamente questa pena distrus- gura della santa Vergine, la quale è


se il peccalo che n' era la cagio- l'Eva novella in quel modo che Ge-
ne. In lui la natura umana è non sù Cristo è il nuovo Adamo. Tulio
solo reintegrata nella sua prima di- concorda in questo gran disegno del-
gnità, ma
più alto infinitamente le- la bontà divina. Un angelo di tene-
vala: essa è congiunta alla natura bre interviene nella nostra caduta,
divina, non più solo colla grazia, la e Dio predestina un angelo di luce
quale poteva perdersi, e s'è perduta ad intervenire nella nostra reinte-
infatti, ma con un eterno identifi- grazione. L' angelo di tenebre parla
carsi colla persona del Verbo. L'uo- ad Eva ancor vergine: l'angelo di
mo in lui non è solamente simile a luce parla a Maria, che lo sarà e-
Dio, ma è anche Dio, e Dio è uo- ternamente. Eva presta orecchio al
mo. Satana degradar volea la natura tentatore , e gli ubbidisce Maria :

umana colla promessa d' una falsa presta pure orecchio all'angelo della
grandezza e questa natura decaduta
: salutazione, e gli ubbidisce. La per-
vien da Dio sollevata a tanta gran- dizione del genere umano che dovea
dezza che satana stesso non poteva consumarsi in Adamo cominciò da
nella superbia sua immaginarne una Eva in Maria comincia pure la no-
:

simile ed al solo nome di lei tulio


; stra liberazione, ed essa vi ha la mede-
pieglierà il ginocchio, quanto è in sima parie ch'Eva ebbe nella nostra
cielo, quanto è in terra, quanto è in perdizione, come Gesù Cristo vi ha la
inferno. Questa deificazione ineffa- slessa parte che aveva avuto Adamo
bile della natura umana sarebb'ella nella nostra perdila. Tutto che fu
avvenuta senza il peccato d'Adamo? cagion di nostra perdizione si can-
se ne dubita; e però la santa chie- gia in meglio. Veggo apparir un
sa canta in una delle sue preci 0 : nuovo Adamo, una nuova Eva, un
felice colpa che meritò d'avere un nuovo angelo; v' è pure un nuovo
tal Redenlore (1) ! albero, che sarà quel della croce, e
In falli,noi teslè non ci aspella- su quest'albero un nuovo frullo, che
vamo di veder in questo primo giu- struggerà tutto il male cagionalo già
dizio se non giustizia e severità; ma^ dal frullo vietalo. Così l'ordine della
0 Dio quanta dovizia di misericor-
! nostra redenzione è segnalo in quello
dia e quanti argomenti di speranza della nostra caduta; lutti i nomi in-
moltiplicansi dinnanzi a noi !In quella fausti sono mutati in fausti per noi,
che un uomo ed una donna perde- e tutto che erasi posto in opera a
vano il genere umano, Dio, che a- perderci, da una mirabii divina mi-
vea predestinato un altr'uomo e u- sericordia vien volto in nostro fa-
n'altra donna per redimerlo, ha ad- vore (2). '

ditalo quesl' uomo e questa donna Chi non benedirà 1' ammirabil
per fino in coloro che ci davan la bonlà di Dio verso i nostri primi
morie. Gesù Cristo è il nuovo Ada- progenitori? Essi aveano confessalo
m®. Maria è 1' Eva novella. Eva è tra timorosi e confusi il loro fallo ;

chiamata madre dei viventi anche Dio maledice in loro presenza il ser-
dopo la sua caduta, siccome i santi pente, quasi per accrescere ancora
dottori notarono, e appunto quando, in essi la confusione e il timore; ma
a dir vero, ella dovea piutloslo esser in questa slessa punizione del ser-
chiamata la madre dei morii. Se non pente egli annunzia e mostra loro
che ella riceve questo nome in fi- nell'avvenire un Redenlore, permez-i
li) Preci del sabato santo. (2) lìossuet, Elevai. Saul IreneO; I. li.
^

LIBRO SECONDO i43


zo del quale potean fin d'allora spe- ne son liberate, nè ricuperano la
rare il perdono ; e questo Redentore prima dignità loro se non a mano
non nascerà dall'uomo e dalla don- a mano che il Salvatore nato dalla
na, ma dalla donna sola. Che parola donna v'è onorato e adorato, a mano
di consolazione e di gloria per Eva a mano che sua madre vi
la divina
umiliata e confusa E questo Re-
! è conosciuta e invocata come l'e-
dentore che nascerà dalla donna è sempio delle madri, delle spose e
il Verbo eterno; il medesimo Dio delle vergini.
che, secondo tutte le apparenze, a- E all'uomo disse Perchè hai a- :

\ea preso forma sensibile per eser- scoUata la voce della tua consorte e
citareil primo giudizio, in quel mo- hai mangiato del frutto del quale io
do ch'egli verrà ad esercitare 1' ul- Cavea comandato di non mangiare
timo. Sol dopo aver così racceso maledetta la terra per quello che tu
nell'animo d'amendue la speranza e hai fatto. Qui ancora è da ammi-
l'amore, egli a ciascuno impone la rarsi la bontà di Dio poich'egli non ;

6ua penitenza. maledice l'uomo, cui già avea bene-


Egli dice alla donna Io molti- : detto, i suoi doni essendo irrevoca-
plicherò i tuoi affanni e le tue gra- bili ; ma
sì maledice la terra ch'e-
vidanze : con dolore partorirai i fi- gli dee coltivare, e la priva della
gliuoli, e safai sotto la potestà del originaria sua fecondità. L'uomo in-
marito^ ed ei ti dominerà. Poniamo nocente dovea lavorare e custodire
ben mente eh' ei non la maledice, il giardino di delizie, grato lavoro
nè da lei ritira quella prima bene- ed agevole, fatto più a svolgere la
dizione, quella fecondità naturale bellezza della sua mante che ad af-
che innanzi data le avea solo v'ag- : faticar le membra del suo corpo.
giunge i dolori del parto e la sogge- L'uomo, cogli abbellimenti che ag-
zione al marito. Senza il peccato, i giunti avrebbe alla natura, sarebbe
figliuoli concetti senza disordine al- statoun secondo creatore#Ma reo,
cuno dei sensi sarebbero nati senza egli condannato alla fatica come
è
disagio per la madre pel peccato
;
ad una pena; vi è condannato per
invece, i figliuoli concetti nella con- vivere , ed acciò questa pena sia
cupiscenza pongono in rischio di maggiore, la terra è maledetta a ca-
morte colei che dà loro la vita. Sen- gione di lui. Egli non potrà cavarne
za il peccato la donna sarebbe stata, frutto alcuno e principalmente il
,

non uguale all'uomo, ma la sua fe- frutto più necessario, se non a forza
lice compagna; l'uomo non le avreb- e in mezzo a continui sudori.
be fatta sentire la superiorità sua Ba lei trarrai con grandi fatiche
naturale se non per maggiore giudi- il nudrimento per tutti i giorni della

cio, virtù e senno. Ma perchè la tua vita. La coltivazion della terra


donna, per aver voluto deliberar di è una cura perpetua che non ci la-
suo capo, perdè l'uomo insieme con scia riposar nè giorno nè notte, e
lei, questa soave superiorità s'è mu- in nessuna stagione la speranza :

tata in acerba signoria. L'uomo era della messe e il frutto unico di tanti
superiore per senno, ei diviene au- sudori posson da un momento al-
stero padrone per dispetto; la gelo- l'altro sfuggirci siamo alla discre-
:

sia lo rende un tiranno, la donna zione del cielo incostante, che piove
vien soggettata al suo furore ed in , sulla tenera spica non l'acque nu-
più di mezzo il mondo ledonne so- tritive sol della pioggia, ma anche
no in una specie di schiavitù, e non la ruggine struggitrice.
4M STORIA DE LLA CHIESA
Laterra produrrà per te spine e fosse abitata che da creature inno-
triboli. Feconda in origine, e tal che centi e sante, certo vi saria molivo
produceva spontanea le migliori pian- di meravigliarsi dell'intemperie della
senza coltura,
te, ora, se sia lasciata sua atmosfera, della ostinata durez-
la terra non è fertile d'altro che di za del suo suolo della sua sterilità
,

male erbe irta di spine, minacciosa


: feconda solo di triboli e spine. Ma
e pugnente da ogni parte, sembra poi ch'essa è un luogo di penitenza
\oler perfino negar libero il passo, e di correzione per creature colpe-
nè si può camminarvi sopra senza voli e scadute, cui vuoisi rigenerar
contrasto.