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Note di Lezione

Meteorologia e Oceanografia
Parte Generale

Nadia Pinardi

20 gennaio 2006
Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

Indice
Note di Lezione .......................................................................................................................... 1
1 Le equazioni del moto dei fluidi ........................................................................................ 3
1.1 Notazione e cenni di calcolo vettoriale ...................................................................... 3
1.2 La fluidodinamica geofisica ....................................................................................... 3
1.3 La derivata convettiva nel sistema inerziale .............................................................. 5
1.4 Le equazioni del moto ................................................................................................ 6
1.5 La forza di gravità ...................................................................................................... 6
1.6 Trasformazione di coordinate nel sistema terrestre rotante ....................................... 7
1.7 Gli sforzi interni al fluido......................................................................................... 11
1.8 Le equazioni del moto complete nel sistema rotante ............................................... 14
1.9 Gli sforzi tangenziali riscritti in termini di viscosità................................................ 15
1.10 L’equazione di continuità......................................................................................... 17
1.11 Equazione di conservazione di traccianti ................................................................. 18
1.12 Riferimenti bibliografici........................................................................................... 18
2 Separazione del moto medio dalla parte “turbolenta” o fluttuante .................................. 19
3 Termodinamica................................................................................................................. 25
3.1 Primo e secondo principio della termodinamica ...................................................... 25
3.2 Oceano: Caso densità semplificata........................................................................... 29
3.3 Atmosfera: Caso aria secca ...................................................................................... 31
3.4 Oceano: Caso con densità dipendente da temperatura e salinità.............................. 34
3.5 Atmosfera: Caso con umidità................................................................................... 35
4 Sintesi delle equazioni per atmosfera e oceano................................................................ 40
5 Analisi di scala delle equazioni del moto......................................................................... 42
5.1 Grandezze di scala.................................................................................................... 42
5.2 Approssimazione di incompressibilità ed idrostatica............................................... 44
6 Correnti geostrofiche........................................................................................................ 48
6.1 Equazioni geostrofiche............................................................................................. 48
6.2 Geopotenziale e altezza dinamica ............................................................................ 49
6.3 Definizione di barotropico e baroclino..................................................................... 51
7 Stabilità gravitazionale dei fluidi geofisici....................................................................... 52

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1 Le equazioni del moto dei fluidi


1
1.1 Notazione e cenni di calcolo vettoriale
La notazione da noi seguita è riferita ad un sistema cartesiano di coordinate (x, y, z) dove si
definisce il vettore posizione e velocità indicandoli come:
r r
x ≡ ( x,y,z ) ; u ≡ (u,v,w) (1.1)
La notazione vettoriale usata in (1) potrà anche essere scritta come:
r
u = iˆu + ˆj v + kˆ w

dove ( iˆ, ˆj, kˆ ) sono i vettori unitari (versori) lungo i tre assi cartesiani.
L’operatore gradiente è definito come:
r ∂ ∂ ˆ ∂
∇ = iˆ + ˆj +k
∂x ∂y ∂z
Si definisce il prodotto scalare tra due vettori A e B la relazione:
r r r r
A ⋅ B = A B cos θ = Ax Bx + Ay B y + Az Bz (1.2)

dove θ è l’angolo tra i due vettori e ( Ax , Ay , Az ) sono le componenti lungo i tre assi cartesiani.
Il prodotto scalare produce un altro scalare.
Il prodotto vettoriale è invece definito come:
 iˆ ˆj kˆ 
r r  
A × B = det  Ax Ay Az  =
B B B  (1.3)
 x y z

= iˆ (Ay Bz − Az By ) + ˆj (Az Bx − Ax Bz ) + kˆ (Ax B y − Ay Bx )


r r r r
e il suo modulo è A × B = A B sin θ .
Applicando (2) si ha che:
r r ∂u ∂v ∂w
∇⋅v = + + (1.4)
∂x ∂y ∂z
Questa è la divergenza del campo di velocità che useremo nel seguito.

1.2 La fluidodinamica geofisica


Il sistema ambientale terrestre è un intreccio complicato di processi fisici, biologici, chimici e
geologici che producono cambiamenti nel tempo e nello spazio di variabili di struttura del
sistema ovvero delle grandezze o variabili di stato del sistema. Nella fisica matematica si
parla di campo di una grandezza di stato.

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Sulla terra l’ambiente fisico è considerato seguire le leggi dei fluidi. La teoria che studia il
moto dei fluidi è chiamata fluidodinamica. Il fluido è quel materiale che cambia la posizione
dei suoi elementi non in maniera direttamente proporzionale alla forza che tenta di cambiarne
la posizione. Un altro modo di definire un fluido è quello di dire che la resistenza offerta dal
fluido non può essere tale da inibire la sua deformazione anche se piccola e quindi il fluido si
deforma sempre.
La proprietà caratterizzante e distintiva dei fluidi è quindi la loro capacità di deformarsi. I
fluidi non hanno forma propria e gli elementi che li costituiscono possono cambiare di
posizione senza che la forma esterna del fluido data dal contenitore ne risenta.
Il fluido è composto da molecole a distanza “d” tra di loro: se la distanza tra queste molecole
è più piccola di 10-8 cm, la forza tra queste dipende dallo stato di ionizzazione della molecola.
Se questa è ionizzata allora si possono formare del legami chimici ma se questa non lo fosse
la forza a distanze minori di 10-8 cm sarà repulsiva. A distanze molto più grandi di queste
repulsive, circa 10-7 - 10-6 cm, le reazioni tra queste molecole sono debolmente attrattive e le
1 1
molecole si attraggono con una forza che decade come 7
o 8 .
d d
La forza tra due molecole non reagenti chimicamente è mostrata in Fig. 1.0. La distanza d 0 è
circa 3-4 10-8 cm per un grande numero di molecole semplici.

Fig. 1.0 Schema dell’intensità della forza tra due molecole non ionizzate in funzione della
distanza (d).

Nel caso dei gas a temperature e pressioni normali, le molecole sono spaziate circa 10 d0 e
quindi sono molto debolmente attrattive, mentre nei liquidi le molecole si trovano ad una
distanza reciproca di circa d0 e quindi le molecole sono così vicine quasi da respingersi.
L’atmosfera e l’oceano nelle loro componenti fisiche si comportano come fluidi e le leggi
fisiche per tali fluidi considerano campi vettoriali e scalari, quali la velocità e la densità ad
esempio.
La velocità e la composizione di un fluido, quando guardate a livello delle singole molecole,
hanno un comportamento quasi randomico. La fluidodinamica si occupa invece di spiegare il
moto o la composizione (termodinamica) della componente “macroscopica” di questo insieme
di molecole, ovvero il moto e la composizione delle singole molecole non vengono presi in
considerazione. Si considera invece il fluido come un “continuo” ovvero si suppone che le
molecole siano distribuite uniformemente nel volume invece che solo in una piccola parte di

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esso. Questa è chiamata l’ipotesi del continuo. Dall’ipotesi del continuo nasce la teoria delle
equazioni per i fluidi che illustreremo nel seguito.

1.3 La derivata convettiva nel sistema inerziale


Consideriamo un sistema inerziale cartesiano rettangolare e definiamo una particella di fluido
o punto materiale in esso. Se si considera γ ( x, y, z, t ) una variabile di campo scalare associata
al punto materiale di coordinate ( x(t ), y (t ), z (t )) il tasso di cambiamento nel tempo di γ è pari
a:
dγ ∂γ dx ∂γ dy ∂γ dz ∂γ ∂γ r r
= + + + = + u ⋅ ∇γ (1.5)
dt ∂t dt ∂x dt ∂y dt ∂z ∂t
r
r dx
dove si è usata la regola di differenziazione delle funzioni implicite e l’uguaglianza u = .
dt
D
La derivata scritta in (5) sarà indicata con , ovvero
Dt
D ∂ r v
= + u ⋅∇ (1.6)
Dt ∂t
La (6) è chiamata derivata convettiva o anche avvettiva, materiale, di Stokes, derivata
r v ∂
sostanziale o derivata Lagrangiana. La parte u ⋅ ∇ è chiamata avvezione mentre il termine
∂t
è chiamato tendenza o derivata locale nel tempo.

La derivata Lagrangiana indica il cambiamento della proprietà γ seguendo il moto del punto
materiale. Se non si considerano forze esterne agenti sulla particella e che possano modificare
il valore di γ, si dice che γ è conservata nel tempo seguendo lo spostamento del punto
materiale. Se si considera invece un osservatore fisso nel sistema di riferimento cartesiano, γ
si vedrà cambiare come risultato della somma della tendenza e dell’avvezione. Questo sistema
di riferimento si chiama anche Euleriano in contrapposizione a quello Lagrangiano che segue
il moto del punto materiale.

Facciamo un esempio: prendiamo γ essere la proprietà ‘temperatura’ della nostra particella.


La temperatura della nostra particella, seguendo il suo moto, potrà essere modificata solo
dall’interazione con l’atmosfera, ovvero da un termine complessivo che ne denota la perdita o
l’acquisto di calore. Tale termine è indicato con Q e si potrà quindi scrivere:
DT
=Q
Dt
Se non c’è scambio con l’atmosfera Q=0 ovvero si dice che T è conservata seguendo il moto
della particella, ovvero

DT
=0
Dt
Questo per un osservatore Lagrangiano. Per un osservatore Euleriano, ovvero fisso rispetto al
sistema di riferimento nel quale la particella di fluido si muove, la temperatura misurata da un
termometro fisso con l’osservatore cambierà nel tempo nel seguente modo:

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∂T r v
= −u ⋅ ∇T
∂t
ovvero grazie all’avvezione. In altre parole, acqua più fredda o calda arriverà sull’osservatore
tramite il trasporto e localmente si vedrà la temperatura cambiare.

1.4 Le equazioni del moto


Le equazioni del moto per i fluidi sono una applicazione della seconda legge della meccanica
di Newton per un elemento infinitesimale di massa di fluido (o particella di fluido). Tale
particella di fluido verrà rappresentata con punto materiale di massa dm = ρ dx dy dz , dove ρ
indica la densità e dx dy dz il volume infinitesimo.
La legge di Newton per tale volume infinitesimale si può scrivere come:
r r
 Du I 
ρ dx dy dz  = ∑ f i ρ dx dy dz (1.7)
 Dt I i
v
dove f i sono le forze per unità di massa o forze di volume che agiscono sull’elemento di
r
Du I r
fluido, sia esternamente che internamente e ≡ aI è l’accelerazione inerziale e la
Dt
parentesi quadra con pedice indica che la derivata è calcolata in un sistema inerziale. Un
sistema inerziale è un sistema fisso o in moto rettilineo uniforme rispetto alle stelle supposte
essere ferme.

La fluidodinamica geofisica si occupa di fluidi in un sistema rotante ovvero non inerziale.


Quindi le equazioni 7 dovranno essere riscritte in tale sistema rotante e le forze di volume da
considerarsi sono:
1. le forze esterne come la gravità;
2. le forze interne al fluido, ovvero la pressione e la viscosità.
Dalla trasformazione della (7) in un sistema rotante, appariranno termini come la forza di
Coriolis e la forza centripeta che si possono anch’esse classificare come forze esterne.

1.5 La forza di gravità


r
La forza di gravità che agisce su una particella di fluido alla distanza r dal centro di massa di
una terra sferica e non rotante è:
r Gm
Fg = − rˆ 2 e ρ dx dy dz (1.8)
r
dove G è la costante gravitazionale universale, me è la massa della terra e r̂ è un vettore
unitario congiungente il centro della terra supposta sferica con la particella.
L’accelerazione di gravità è la forza gravitazionale per unità di massa ovvero:
r
r F r m
fg = = g0  2 (1.9)
ρ dx dy dz s 
Il geopotenziale è definito come la funzione scalare, φ 0 , tale che:

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r r
g 0 = − ∇φ 0 (1.10)
r ∂ 
Per una terra sferica e con massa uniformemente distribuita, ∇ = r̂   e quindi deve essere:
 ∂r 
Gme
φ 0(r ) = − (1.11)
r
Il geoide è definito come la superficie di valore costante del geopotenziale che è una sfera nel
caso del sistema non rotante e di massa uniforme. Introducendo la rotazione, si vedrà in
seguito che l’accelerazione di gravità cambierà in funzione della latitudine in ragione della
forza centripeta.

1.6 Trasformazione di coordinate nel sistema terrestre rotante


Come annunciato in precedenza, le equazioni della fluidodinamica geofisica devono essere
espresse per un fluido rotante. E’ necessario quindi scrivere la derivata convettiva in (7) in un
sistema di riferimento che sia solidale con la terra rotante rispetto a quello inerziale.
Nella Fig. 1.1 il sistema di riferimento inerziale è indicato dalle coorinate (x,y,z) e i versori
unitari ( iˆ , ĵ , k̂ ). La direzione iˆ sarà chiamata zonale (lungo i paralleli), quella ĵ sarà
chiamata meridionale (lungo i meridiani) e la k̂ quella verticale . Il sistema rotante è riferito
(
alle coordinate ( x′, y′, z ′) e versori iˆ′, ˆj ′, kˆ′ .)
z
r

y' z'

ĵ ' k̂ ' x'


iˆ'


θ ĵ
y

Fig. 1.1 Sistema di coordinate cartesiano inerziale e in rotazione rigida con la terra.
v
La terra ruota attorno al suo asse z con velocità angolare Ω , il cui modulo è:

Ω = 2π /(86400) = 7.292 ⋅ 10 −5 rad


s

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Dobbiamo ora esprimere i vettori nel sistema ( x′, y′, z ′) che è solidale con la terra che ruota a
r
velocità Ω (vedi Fig. 1.1). E’ infatti in tale sistema che noi osserviamo normalmente
l’atmosfera e l’oceano e quindi le equazioni devono essere riscritte nel sistema rotante per
poterev essere verificate e studiate.
Dato A un vettore arbitrario con componenti cartesiane Ax, Ay, Az nel sistema inerziale, si
v
indichino con A' x , A' y , A' z le componenti di A nel sistema rotante. Nel sistema inerziale è
quindi:
r
A = Ax iˆ + Ay ˆj + Az kˆ
mentre nel sistema rotante:
r
A = A'x iˆ' + A'y ˆj' + A'z kˆ '
I due vettori devono risultare equivalenti e quindi anche le loro derivate temporali .
Ne risulta quindi che:
r
 dA  dAx ˆ dAy ˆ dAz
  = iˆ + j +k =
 dt  I dt dt dt
(1.12)
dA' x ˆ dA' y ˆ dA' z diˆ' dˆj' dkˆ'
= iˆ' + j' + k' + A' x + A' y + A' z
dt dt dt dt dt dt
r
L’equazione (12) dice che la derivata temporale di A nel sistema inerziale, indicato con il
pedice I, è uguale a due diversi termini: il primo è la derivata nel sistema rotante, ovvero:
r
 dA  '
' dA x
'
' dA y dA' z
  = ˆ
i + ˆ
j + kˆ ' (1.13)
 dt  R dt dt dt
mentre il secondo ha bisogno di interpretazione. r

d iˆ′
Per fare ciò, isoliamo un solo termine, quale .
dt t = t1
Riferendoci alla figura 1.2 si ha che:
ϕ
∆iˆ′ ˆ ∆φ ∆iˆ
= i′ sin θ
∆t ∆t t = t0
r dφ
dove Ω = e quindi, passando agli infinitesimi:
dt

d iˆ′ ˆ r r
= i ′ Ω sin θ = Ω × iˆ′
dt θ

)
d j' r )
In maniera del tutto analoga = Ω × j'e
dt
)
d k' r )
= Ω×k'
dt
Ne deriva quindi che: Fig. 1.2 Rappresentazione del versore e suo
cambiamento nel tempo.

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r r
 dA   dA  r r
  =   + Ω×A
 dt  I  dt  R
v r
Se si prende ora A = r ad indicare il vettore posizione della particella, si ha che:

r r r r
 dr   dr 
=
 dt   dt  + Ω×r (1.14)
I R

ovvero
r r r r
uI = uR + Ω × r (1.15)
Applicando questa regola ora alla derivata convettiva della velocità nel sistema inerziale (che
corrisponde alla derivata convettiva nell’equazione (6)), si ha:
r r r r
 Du I   Du I 
  =  + Ω × uI (1.16)
 Dt  I  Dt  R
r
Decomponendo ulteriormente u I tramite la (15) si ha che:
r r r r
DΩ r r  Dr 
( )
 Du I   Du R  r r r r
  =  + ×r + Ω×  + Ω × uR + Ω × r =
 Dt  I  Dt  R Dt  Dt  R
r (1.17)
 Du  r r r r r
=  R  + 2Ω × u R + Ω × Ω × r
 Dt  R
r
DΩ
dove si è supposto che ≈ 0.
Dt
Il secondo termine nel membro destro della (17) è chiamato accelerazione di Coriolis e
l’ultimo invece accelerazione centripeta.

1.6.1 Accelerazione centripeta


Calcoliamo ora la direzione dell’accelerazione centripeta esplicitando il termine e usando la
r
Figura 1.3 come riferimento. Nel punto individuato da r sulla sfera di raggio Re si ha che la
velocità angolare è data da:
r
Ω = ˆj ' Ω cos θ + kˆ' Ω sin θ (1.18)
I prodotti vettoriali sono quindi:
r r
Ω × r = iˆ' Re Ω cos θ
r r r
Ω × Ω × r = ˆj ' Ω 2 Re sin θ cos θ − kˆ' Ω 2 Re cos 2 θ (1.19)
Dalla 1.3 è evidente che ρˆ = − ˆj ' sin θ + kˆ' cos θ e si ha quindi che:
r r r )
Ω × Ω × r = − ρ Ω 2 Re cos θ (1.20)

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r r
Ω Ω

k̂ '
ĵ '
θ

( )
r ρ̂ r r r
r − Ω×Ω×r

Fig. 1.3 Sistema di riferimento solidale con la terra per il calcolo della direzione dell’accelerazione
centripeta.

1.6.2 L’accelerazione di Coriolis


L’altro termine proveniente dal cambiamento del sistema di riferimento è l’accelerazione di
Coriolis, che si scrive:

iˆ' ˆj ' kˆ' 


r r  
2 Ω × u = 2 Ω det  0 cos θ sin θ  =
u v w 

[
= 2 Ω iˆ' (w cos θ − v sin θ ) + ˆj ' (u sin θ ) + kˆ' (− u cos θ ) ] (1.21)
L’accelerazione di Coriolis quindi ha componenti in tutte e tre le direzioni.
Le più importanti sono quelle in direzione latitudinale e longitudinale ed in particolare le parti
con sin θ . In particolare si definisce il parametro di Coriolis, f :
f = 2 Ω sin θ (1.22)
Supponendo che il moto sia inizialmente solo in direzione zonale, ovvero sia presente solo la
∂u
componente u e l’accelerazione ad essa corrispondente, , l’accelerazione di Coriolis sarà
∂t
invece nella direzione latitudinale, producendo quindi una deviazione della particella dalla
perfetta zonalità.

Si definisce inoltre la variazione approssimata del parametro di Coriolis in termini di ‘piano


β ’ o piano tangente. A tal fine si espande f in serie di Taylor attorno ad una latitudine
centrale θ 0 ottenendo:

∂f
f ≈ 2 Ω sin θ0 + ⋅ (θ − θ0 ) (1.23)
∂θ θ =θ 0

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Sapendo che y = Reθ si può riscrivere come:

f ≅ 2 Ω sin θ0 + β ( y − y0 ) (1.24)
2 Ω cos θ0
dove il parametro β è .
Re

1.7 Gli sforzi interni al fluido


Abbiamo detto che la proprietà caratterizzante un fluido è la sua capacità di deformarsi
sempre anche se le forze che vi si applicano sono deboli. In particolare si suppone che il
fluido in risposta alla forza applicata cambi il proprio volume. Applichiamo questo concetto al
volume infinitesimale di fluido di forma sferica illustrato in figura 1.4.

Figura 1.4.a) Forze di compressione isotropiche o pressione; b) Forze di tensione o sforzo


tangenziale

La sfera si deformerà cambiando il suo volume ad opera delle forze che agiscono sulla sua
superficie, ovvero i cosiddetti “sforzi”. Questi ultimi possono essere o uniformemente e
isotropicamente distribuiti, come in figura 1.4.a o non isotropici e non uniformi, come nel
caso di Fig. 1.4b. Nel primo caso il volumetto cambierà volume e chiamiamo questo
particolare sforzo interno al fluido, la pressione. Nel secondo caso il volumetto infinitesimale
potrebbe anche non cambiare volume e quindi questi sforzi non sono compatibili con capacità
di deformazione infinita a meno che il volumetto non si muova. Questi altri sforzi si chiamano
sforzi tangenziali o viscosi.

1.7.1 La pressione o sforzo normale isotropico


La pressione è la forza per unità di superficie dovuta allo sforzo esercitato dal fluido
perpendicolarmente alle facce dell’elemento di massa scelto rappresentare la particella di
fluido. Il volume infinitesimale è rappresentato in Fig. 1.5.

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∂p
p(x) p( x + dx) = p( x) + dx
dz ∂x

y dy
dx

x
Fig.1.5 Volume infinitesimo di lati dx,dy,dz e forza di pressione sulla faccia dzdy.

La forza agente sulla faccia dy dz in Fig. 1.5 è nella direzione x e si scrive tramite
un’espansione di Taylor attorno al punto x . Ne deriva quindi che:
∂p
p ( x + dx) = p ( x) + dx (1.25)
∂x
La forza netta nella direzione x è data dalla somma delle forze di pressione tra x e x + dx
moltiplicata per l’area dy dz della faccia. Dalla (25) ne deriva che:
∂p
Fp( x ) = [ p ( x) − p ( x + dx)]dy dz = − dx dy dz
∂x
Se si conduce lo stesso ragionamento per le altre facce si ha che la forza di pressione è quindi:
r r
Fp = − ∇p dx dy dz (1.26)
Quindi la forza per unità di massa da inserire nella (7) è:
r 1 r
f p = − ∇p (1.27)
ρ

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1.7.2 Gli sforzi viscosi o sforzi tangenziali


Gli sforzi tangenziali rappresentati in Fig. 1.5 vengono indicati con il simbolo τ . Come per la
pressione si devono fare i bilanci di tali forze per unità di superficie in ciascuna delle tre
direzioni per il volumetto infinitesinale. Cominciamo con la direzione x rappresentata in Fig.
1.6.

∂τ zx
τ zx (z + dz )dxdy = (τ zx + dz )dxdy
∂z

∂τ yx
z τ xy dzdx τ yx ( y + dy )dxdz = (τ yx + dy ) dxdz
∂y

∂τ xx
τ dydz dz τ xx ( x + dx)dzdy = (τ xx + dx)dzdy
xx
∂x
dy
z y dx

τ zx dxdy
x

Fig. 1.6 Rappresentazione delle varie parti dello sforzo tangenziale nella direzione x.

Dalla Fig. 1.6 la forza netta nella direzione x è quindi:


 ∂τ ∂τ yx ∂τ xz 
Fx =  xx + +  dx dy dz
 ∂x ∂y ∂z 
e quindi la forza per unità di massa è:
1  ∂τ xx ∂τ yx ∂τ xz 
fx =  + +  (1.28)
ρ  ∂x ∂y ∂z 
Riassumendo tutte le altre direzioni si potrà scrivere:
r 1 r r
fv = ∇ ⋅ τ (1.29)
ρ
dove:
 ∂τ xx ∂τ yx ∂τ zx 
 + + 
 τ xx τ xy τ xz   ∂x ∂y ∂z 
r r ∂ ∂ ∂   ∂τ yx ∂τ yy ∂τ zy 
∇⋅τ =  ⋅ τ yx τ yy τ yz  =  + + (1.30)
 ∂x ∂y ∂z   ∂x ∂y ∂z 
 τ zx τ zy τ zz   
 ∂τ zx + ∂τ yz + ∂τ zz 

 ∂x ∂y ∂z 

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Gli sforzi tangenziali compongo quindi un tensore appunto chiamato tensore degli sforzi.
Questo tensore è simmetrico visto che τ xz = τ zx e così via, come si può intuire dalla Fig.1.6.
Un’altra notazione usata per il tensore è quella con indici 1,2,3 anziché x,y,z

τ 11 τ 12 τ 13 
τ ij = τ 21 τ 22 τ 23  (1.31)
τ 31 τ 32 τ 33 

per cui la forza per unità di volume potrà essere scritta come:

1 ∂
fi = ∑ τ ij (1.32)
ρ j ∂x j

1.8 Le equazioni del moto complete nel sistema rotante


Finalmente possiamo scrivere le equazioni fondamentali per il moto di un fluido in un sistema
rotante.
Inserendo nella (7) le forze esterne ed interne si ottiene:
r
( )
 Du r r r r r r r r r
ρ + 2 Ω × u  = −∇ p − ρ g 0 + Ω × Ω × r + ∇ ⋅ τ (1.33)
 Dt 
)
Consideriamo ora una gravità efficace che agisce solo nella direzione k e quindi si scrive:

r r r r r  Gm 
g eff = g 0 + Ω × Ω × r ≅  − 2 e − Ω 2 Re cos 2 θ kˆ (1.34)
 Re 
r r
All’equatore, dove massima è differenza tra g eff e g 0 i valori sono:
r m
g eff = 9.78032
s2
r m
g eff = 9.7976
s2 r
r
Il geopotenziale gravitazionale definito da g eff = − ∇φeff , si definisce ora come:

Gme Ω 2 Re2
φeff = + cos 2 θ
Re 2
Le singole componenti sono quindi scritte:

Componente zonale o x:
∂u r r 1 ∂p 1  ∂τ xx ∂τ yx ∂τ zx 
+ u ⋅ ∇u + 2Ω cos θ w − 2Ω sin θ v = − +  + +  (1.35a)
∂t ρ ∂x ρ  ∂x ∂y ∂z 
Componente meridionale o y:

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∂v r r 1 ∂p 1  ∂τ yx ∂τ yy ∂τ zy 
+ u ⋅ ∇v + 2Ω sin θ u = − +  + +  (1.35b)
∂t ρ ∂y ρ  ∂x ∂y ∂z 
Componente verticale o z:
∂w r r 1 ∂p 1  ∂τ ∂τ yz ∂τ zz 
+ u ⋅ ∇w − 2Ω cos θ u = − − g eff +  zx + +  (1.35c)
∂t ρ ∂z ρ  ∂x ∂y ∂z 

D’ora in poi g eff sarà considerata costante e uguale a 9.8 m ed indicata solo con g .
s2

1.9 Gli sforzi tangenziali riscritti in termini di viscosità


Il tensore degli sforzi scritto in precedenza può essere riscritto in maniera esplicita
considerando la dipendenza dal campo di velocità.
Tramite esperimenti di laboratorio sui fluidi tra due lastre in movimento si è dedotto che
∂u
τ ij ∝ i . L’esperimento più conosciuto è quello di una lastra ferma e una seconda che è
∂xj
trascinata a velocità costante. Il fluido all’interno si mette in moto a causa degli sforzi interni,
producendo così un campo di velocità che varia in maniera lineare nella direzione
perpendicolare alle piastre (Fig.1.7). In questo esempio, si trova che
∂u
τ xz = µ (1.36)
∂z
dove µ è la viscosità molecolare. Un fluido che si comporta in questo modo è chiamato
Newtoniano. Aria e acqua sulla terra sono esempi assai buoni di fluidi Newtoniani.

τ xz
z

Fig. 1.7 Due piastre che si muovono a diversa velocità inducono un moto nel fluido tramite gli sforzi interni che
produce un profilo di velocità lineare (disegno a destra) e uno sforzo costante tra le piastre (disegno a sinistra).

Il tensore degli sforzi si riscrive quindi:

 ∂u ∂u ∂v ∂u ∂w 
 2 ∂x + +
∂y ∂x ∂z ∂x 
 
∂u ∂v ∂v ∂v ∂w 
τ ij = µ  + 2 + (1.37)
 ∂y ∂x ∂y ∂z ∂y 
 ∂u ∂w ∂v ∂w ∂w 
 + + 2 
 ∂z ∂x ∂z ∂y ∂z 

Data creazione 20/01/2006 4.41 15


Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

I termini degli sforzi tangenziali nelle equazioni (35) possono essere quindi riscritti come:
1 r r µ 2r
∇⋅τ = ∇ u (1.38)
ρ ρ
r r
se si suppone che ∇ ⋅ u = 0 1. Il termine nella (38) con la viscosità è chiamato temrine delle
forze viscose. Possiamo definire inoltre la viscosità cinematica ovvero:
µ 2
ν= ≈ 10 −6 m (1.39)
ρ s
che è assai piccola e molto spesso trascurabile sia per l’atmosfera che per l’oceano. In questo
libro la viscosità cinematica sarà sempre considerata costante.

Le equazioni finali per l’atmosfera e l’oceano, con i termini di viscosità esplicitati, sono
quindi:

∂u r r 1 ∂p
+ u ⋅ ∇u + 2Ω cosθ w − 2Ω sin θ v = − + υ∇2u (1.40a)
∂t ρ ∂x
∂v r r 1 ∂p
+ u ⋅ ∇v + 2Ω sin θ u = − + υ ∇ 2v (1.40b)
∂t ρ ∂y

∂w r r 1 ∂p
+ u ⋅ ∇w + 2Ω cos θ u = − − g + υ ∇2w (1.40c)
∂t ρ ∂z

Da notare che se tutte le componenti del campo di velocità, (u,v,w) sono identicamente nulle,
rimane però il termine di pressione in bilancio con la gravità, ovvero:
1 ∂p
= −g (1.41)
ρ ∂z
che è consistente con il fatto che la pressione agisce nel fluido anche in assenza di moto. La
(41) è la famosa equazione idrostatica.

1r r r
1
Dimostriamo che ∇ ⋅ τ = ν∇ 2u . Prendendo il termine in direzione x e usando la forma
ρ
1.38 si ha:
r
∂τ xi ∂  ∂u  ∂  ∂u ∂v  ∂  ∂u ∂w 
= 2 + + + + =
∂x ∂x  ∂x  ∂y  ∂y ∂x  ∂z  ∂z ∂x 

∂  ∂u ∂v ∂w  ∂ 2u ∂ 2u ∂ 2u
= + + + + +
∂x  ∂x ∂y ∂z  ∂x 2 ∂y 2 ∂z 2
r r
Se ∇ ⋅ u = 0 il primo termine è zero. Per la componente y e z è facile vedere che la
dimostrazione è simile.

16
Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

Queste equazioni sono difficili da risolvere in maniera analitica e si ricorre quindi a modelli
numerici che sono alla base dei moderni sistemi di previsione del tempo atmosferico ed
oceanico.

1.10 L’equazione di continuità


Le equazioni 1.40 contengono cinque incognite:
1) le tre componenti del campo di velocità, (u,v,w);
2) il campo di densità, ρ ;
3) la pressione, p.
Per potere risolvere il problema dobbiamo aggiungere due altre equazioni. Una di queste è
l’equazione di continuità che è l’equazione di conservazione della massa.
Consideriamo di nuovo il nostro volumetto infinitesimale. In assenza di pozzi o sorgenti di
massa, si ha che il cambiamento locale nel tempo della densità nel volumetto deve essere
compensato da un flusso di massa attraverso le pareti, come rappresentato in Fig. 1.8.

F1 = ρu ∂ ( ρu )
F2 = ρu + dx
dz ∂x
y dy
dx

Fig. 1.8 Flussi di densità nella direzione x per il volumetto infinitesimale

Il bilancio di massa nella direzione x è quindi:


∂ ( ρu )
∆m = (F2 − F1 ) dz dy = dx dy dz (1.42)
∂x
Facendo lo stesso per le altre facce si ha il flusso netto è:
 ∂ ( ρu ) ∂ ( ρv ) ∂ ( ρw )  r
⋅ ( ρu ) dx dy dz
r
 ∂x + +  dx dz dy = ∇ (1.43)
 ∂y ∂z 
Uguagliando la convergenza, ovvero (44) con il segno negativo, con l’aumento di massa nel
∂ρ
volumetto, quest’ultimo uguale a dxdydz , si ottiene l’equazione di continuità:
∂t
∂ρ r
= − ∇ ⋅ ( ρu )
r
(1.44)
∂t
Riscrivendo l’equazione (44) si ottiene un’altra forma più usata dell’equazione di continuità:
Dρ r r
+ ρ∇ ⋅ u = 0 (1.45)
Dt

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Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

Se il fluido è incompressibile si ha:


r r
∇ ⋅u = 0 (1.46)
Questa approssimazione è particolarmente valida per l’oceano ma non per l’atmosfera che
essendo un gas è molto compressibile.

La quinta e ultima equazione da usare è l’equazione di stato che sarà studiata quando si
aggiungeranno le equazioni termodinamiche a quelle dinamiche qui studiate. In generale
l’equazione di stato si scrive come:

ρ = f (variabili termodinamiche)

1.11 Equazione di conservazione di traccianti


Lo stesso bilancio fatto per la massa può essere fatto per altri campi scalari che esprimono
proprietà associate al fluido. Tali scalari sono, ad esempio, la salinità per l’oceano ed il vapore
acqueo per l’atmosfera.
Facendo lo stesso bilancio di Fig. 1.8 ma per un tracciante generico, diciamo C , l’equazione
risulta:
∂C r r
= −∇ ⋅ (u C ) + Sin − S out (1.47)
∂t
e nel caso di un campo di velocità a divergenza nulla,
∂C r r
= −u ⋅ ∇C + S in − S out (1.48)
∂t
dove il terzo e quarto termine sul lato destro dell’equazione esprimono sorgenti e pozzi del
tracciante considerato. Ad esempio, i nutrienti disciolti nell’acqua possono essere considerati
traccianti. I termini di sorgente e pozzo nell’equazione 49 possono essere considerati quelli
che rappresentano il consumo da parte dei produttori primari e la produzione da parte dei
batteri dopo che la materia organica viene riciclata.

1.12 Riferimenti bibliografici


G.K.Batchelor (1980), An introduction to Fluid dynamics, Cambridge University Press, Cap.
1.
Apel J. R.(1987), Principles of Ocean Physics, International Geophysics Series Vol. 38,
Academic Press, Cap. 3.

18
Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

2 Separazione del moto medio dalla parte


“turbolenta” o fluttuante 2
Le equazioni del moto contengono tutte le scale spazio-temporali della variabilità del fluido,
dalle scale della circolazione climatica a quelle della dissipazione. Le equazioni di Navier-
Stokes per un fluido rotante, incompressibile e con viscosità molecolare sono:
r
∂u r r r r r 1 r ) r
+ u ⋅ ∇u + 2Ω × u = − ∇p − gk + υ ∇ 2u (2.1a)
∂t ρ
r r
∇⋅u = 0 (2.1b)
∂2 ∂2 ∂2
dove u = (u , v, w) ,
r
∇2 = + + . Ricordiamo che ν è il coefficiente di viscosità
∂x 2 ∂y 2 ∂z 2
molecolare cinematica e che quest’ultimo ha un valore molto piccolo che può contribuire
solo a livello di onde capillari, acustiche e turbolenza di piccola scala.

La viscosità molecolare agisce nella direzione di ridurre l’ampiezza del moto, è quindi un
pozzo di energia per il moto. Nell’oceano e nell’atmosfera però alcune scale intermedie,
chiamate di “turbolenza a larga scala”, agiscono nella stessa maniera della viscosità
molecolare, cioè provvedono a forzare l’energia del moto a scale sempre più piccole,
“dissipative e viscose”. Nelle equazioni del moto, che si pensa descrivano la parte a grande
scala, si introducono quindi dei termini di “viscosità turbolenta” che hanno un valore molto
più grande della viscosità molecolare. Per vedere come questi termini possano essere espressi,
è necessario suddividere il campo in parte “media” e parte fluttuante. Il problema è ora quello
di definire la parte “media” e quella “fluttuante”. Nei modelli numerici la parte “media” è
definita da un multiplo del passo di griglia e la parte sotto al passo di griglia è
“parametrizzata” con il coefficiente di viscosità turbolenta che ora andremo a dedurre.

Parte “media”

Moto vorticoso o “eddy”

Fig. 2.1: Rappresentazione schematica di una separazione di scala tra componenti “medie” e “eddy”. Il moto
eddy è evanescente nel tempo mentre quello “medio”, seppur modificato, persiste.
Per dividere il moto in due componenti è usuale far riferimento alle scale di tempo. Si
definisce una scala di tempo, ta, che definisce il fenomeno di interesse di scala “media”, che è
descritto dalle equazioni (1a) e (1b). L’effetto delle rimanenti scale temporali del moto è

Data creazione 20/01/2006 4.41 19


Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

raggruppato nel coefficiente di viscosità turbolenta. Questa procedura è particolarmente adatta


ai casi in cui esista una separazione spettrale nella funzione che descrive la distribuzione di
energia del moto. Come esempio si mostra la Fig. 3.

Fig. 3 Spettri tipici del moto atmosferico ed oceanico. Da notarsi in particolare il minimo di energia che
corrisponde allo ‘spectral gap’.

L’operazione di media temporale è un’approssimazione della media d’insieme nella teoria


della meccanica statistica. Si suppone che se il tempo di osservazione è sufficientemente
lungo, il sistema passi attraverso tutti gli stati possibili o di insieme e che quindi le due medie
r
convergano. Definiamo l’operazione di media temporale sul campo totale u nel modo
seguente:
r r r
u = u + u'
(2.2)
ta
1 r
dove l’operatore media è definito come f =
ta ∫ fdt . Naturalmente
0
u può ancora

dipendere dal tempo visto che la parte media del campo è una funzione dell’intervallo ta di
media.

Per definizione di (2) ne deriva che


r
u' = 0
Per semplificare i calcoli ma senza perdere in generalità consideriamo le equazioni senza la
gravità e senza il termine di Coriolis, con densità costante. La componente zonale
dell’equazione (1a) diventa, inserendo la definizione (2):
∂ ∂ ∂ ∂
 ∂t + ( u + u' ) ∂x + ( w + w' ) ∂z + ( v + v' ) ∂y  ( u + u' ) =
  (2.3)
1 ∂
=− [ p + p' ]+ ν∇ 2 ( u + u' )
ρ ∂x

20
Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

Si prende ora la media di (3) e si ottiene l’equazione per il campo medio u che è:

∂u ∂u ∂u ∂u
+ u + v + w =
∂t ∂x ∂y ∂z
(2.4)
1 ∂ p ∂ ∂ ∂
− + ν∇ 2 u − u'u' − u'v' − w'u'
ρ ∂x ∂x ∂y ∂z
Per ottenere (4) si è usato il fatto che
r r
∇⋅ u = 0
r r
∇ ⋅ u' = 0
per soddisfare (1b).

Sebbene u' = 0 = v' = w' il FLUSSO DI MOMENTO DELLE FLUTTUAZIONI non è


zero. Si definiscono quindi:
τ xy = − ρ v'u' ; τ xx = − ρ u'u' ; τ xz = − ρ w'u' ;
(2.5)
gli sforzi di Reynolds nella direzione x. Riscrivendo (4) con l’ausilio di (5) si ha:
∂u r r 1∂ p 1∂ ∂ ∂ 
+ u ⋅∇ u = − +  τ xx + τ yx + τ xz  + ν∇ 2 u
∂t ρ ∂x ρ  ∂x ∂y ∂z 
Analogamente per le altre equazioni si potrà scrivere:
∂v r r 1∂ p 1∂ ∂ ∂ 
+ u ⋅∇ v = − +  τ yx + τ yy + τ yz  + ν∇ 2 v
∂t ρ ∂y ρ  ∂x ∂y ∂z 
dove
τ yy = − ρ v'v'
τ xy = − ρ u'v'
τ zy = − ρ w'v'

e lo stesso per l’equazione di w .


Gli sforzi di Reynolds compongono quindi un tensore come quello viscoso ma ora contente i
flussi di momento delle perturbazioni:
 u'u' u'v' u'w' 
 
τ ij = − ρ  v'u' v'v' v'w'  (2.6)
 w'u' w'v' w'w' 

Le equazioni dinamiche riscritte con i termini turbolenti, ora sono:


r
∂u r r r 1 r r 1 r
+ u ⋅ ∇ u = − ∇ p + ν∇ 2 u + ∇ ⋅τ ij (2.7)
∂t ρ ρ

Data creazione 20/01/2006 4.41 21


Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

Queste equazioni non sono risolvibili direttamente, ovvero non sono in forma chiusa. Infatti
r
non solo ora dobbiamo determinare il campo u , p ma anche i prodotti u ' i u ' j e abbiamo
solo quattro equazioni. Si impone, quindi, la scelta di una “ipotesi di chiusura” della
turbolenza. In particolare si vuole descrivere i flussi turbolenti in funzione dei campi medi,
così da poter avere un uguale numero di variabili ed equazioni.
Si riscrivono gli sforzi di Reynolds in funzione del campo medio e si suppone che il moto
turbolento abbia l’effetto di una “dissipazione” in tutta analogia con la viscosità molecolare.

Si scrive quindi:
∂u ∂v ∂ w
τ xx = 2 AH ; τ yy = 2 AH ; τ zz = 2 AV
∂x ∂y ∂z
∂ v ∂ u 
τ xy = τ yx = AH  + 
 ∂x ∂y 
(2.7)
 ∂u ∂ w 
τ xz = τ zx =  AV + AH 
 ∂z ∂x 
 ∂v ∂ w 
τ yz = τ zy =  AV + AH 
 ∂z ∂y 
dove Av, AH sono chiamati i coefficienti di viscosità turbolenta in verticale ed orizzontale,
rispettivamente. Questi sono diversi poiché il moto e’ anisotropo in verticale ed orizzontale e
ci si aspetta che le fluttuazioni ed il loro trasporto di momento lo siano di conseguenza.
In generale Av, AH dipenderanno dalla posizione (x,y,z) e possono essere definiti da
esperimenti di laboratorio e la teoria della turbolenza:
A H = ρ l x u' = ρ l y v'
(2.8)
A V = ρ l z w'
dove lx, ly, lz sono le “lunghezze di rimescolamento” (“mixing lengths”).
In generale le equazioni si riscrivono:
r
∂u
∂t
r r r 1r r 1 r rr r
+ u ⋅ ∇ u = − ∇ p + ν∇ 2 u + ∇ ⋅ A∇ u
ρ ρ
( ) (2.9)

Se AV, AH sono costanti, (9) si può riscrivere come:


∂u r r 1 ∂p AH 2 A ∂ 2u
+ u ⋅ ∇u = − + ∇ h u + V 2 + ν∇ 2u
∂t ρ ∂x ρ ρ ∂z
∂v r r 1 ∂p AH 2 AV ∂ 2 v
+ u ⋅ ∇v = − + ∇h v + + ν∇ 2 v (2.10)
∂t ρ ∂y ρ ρ ∂z 2

∂w r r 1 ∂p AH 2 AV ∂ 2 w
+ u ⋅ ∇w = − + ∇h w + + ν∇ 2 w
∂t ρ ∂z ρ ρ ∂z 2

dove le parentesi ora sono sottointese e tutta la separazione del moto turbolento e a larga scala
è contenuta della definizione dei coefficienti AH e AV. Per l’oceano,

22
Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

AH
ρ
(
= ο 105 - 108 ) cm 2
s
e
AV
ρ
(
= ο 0.1 - 10 2 ) cm 2
s
, mentre ricordiamo che
2
ν = 10 − 6 m .
s

Passiamo ora a dimostrare che Av<<AH . Prendendo il rapporto tra i due termini di divergenza
dello stress per la parte verticale e orizzontale si ottiene:
 ∂2w 
 AV ∂z 2 
  AV W L2
R= = (2.11)
 ∂ 2u  AH U H 2
 AH ∂x 2 
 
dove [z ] ≈ H, [x ] ≈ L, [u ] ≈ U .
Consideriamo ora l’equazione di continuità:
 ∂u   ∂w 
 ∂x  ≈  ∂z  (2.12)

e quindi ne risulta che


W H
= (2.13)
U L
dove [w ] ≈ W . Ne consegue quindi che (11) può essere riscritta come:
AV L
R= (2.14)
AH H
Se i due termini di divergenza dello stress di Reynolds devono essere comparabili, cioè R=1,
(14) implica che:
AV H

AH L
AV
cioè << 1 visto che H ≈ 1 km o 10 km e L ≈ 100 km o 1000 km rispettivamente
AH
nell’oceano e nell’atmosfera.

Di seguito si vedranno alcuni esempi di campo “eddy” e campo medio da dati e simulazioni
numeriche. I termini equivalenti a Av e AH nelle equazioni termodinamiche sono chiamati
diffusività turbolenta.

Data creazione 20/01/2006 4.41 23


Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

Appendice al capitolo 2: Richiami sulle definizioni di flusso

Il flusso è la quantità che passa attraverso una superficie nell’unità di tempo.


r r r
Se abbiamo un campo di velocità v e la superficie dA, il flusso di C sarà (C v ⋅ n ) e cioè la
r
proiezione di v lungo la perpendicolare alla superficie. Il flusso è quindi

r
n
dA

r
v

r r
φ = ∫ v ⋅ nC dA (A2.1)

Il flusso di C per unità di superficie e nelle direzioni (x,y,z) sarà quindi definito:
r
F = (uC, vC, wC ) .
Nel caso di in cui C è l’unità, (A2.1) definisce il flusso di volume:
r r  L3 
A

Fv = v ⋅ n dA =  
T 
dove L è la scala spaziale e T il tempo. Il flusso di massa è invece dato da C = ρ:
r r  massa 
Fm = ∫ ρ v ⋅ n dA =  .
A  T 
Il flusso di temperatura è quindi:
r
FT = (uT, vT, wT ) .
Il flusso di momento “u”
r
Fm = (uu, uv, uv ) .
Gli stress viscosi hanno le dimensioni di flussi di momento. Questi possono essere scritti
anche in funzione della viscosità turbolenta, cioè
r  ∂u ∂u ∂u 
Fvis =  AH , AH , AV 
 ∂x ∂y ∂z 

 L2  r
[ ]
dove si vede che, se [ AH ] =   , allora Fvis = U 2 .
T 

24
Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

3 Termodinamica
3
3.1 Primo e secondo principio della termodinamica
Le equazioni per il calore o lo stato termodinamico del fluido, in generale, derivano da
considerazioni di termodinamica di base e da concetti di conservazione del calore.
Ricordiamo che la conservazione dell'energia interna di un fluido si scrive:
de = dq−dw (3.1)
dove: dq = calore per unità di massa ricevuto dal sistema sotto forma di lavoro
dw= lavoro fatto sul sistema dalle forze di pressione
de= energia per unità di massa o energia interna
Il lavoro delle forze di pressione è scritto come:
dw = p dα (3.2)
1
dove α = è il volume specifico. Questo è il lavoro fatto dalle forze di pressione per
ρ
cambiare il volume del fluido, ovvero, la sua densità ρ.
Il secondo principio della termodinamica ci dice invece che:
dq = Tds (3.3)
dove s = entropia specifica. Questa relazione è vera solo per processi reversibili, mentre nel
caso più generale è:
dq
ds >
T
Ne deriva quindi che:
de = Tds − pdα
oppure, prendendo le derivate totali:
De Ds D 1
=T − p   (3.4)
Dt Dt Dt  ρ 
Bisogna ora considerare il tasso di cambiamento di q nel volume elementare di fluido e
costruire l'equazione per la sua conservazione nel fluido.
Consideriamo il nostro volume di fluido elementare (Fig. 3.1) e costruiamo il tasso di
cambiamento di q , calore per unità di massa.

Data creazione 20/01/2006 4.41 25


Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

 ∂ 
uq + ∂x (uq )dx  dydz
uq

dz
x
dy
dx

Fig. 3.1 Volume elementare di fluido e flusso di calore in direzione x.

La perdita netta di calore nella direzione x e'



∆ xq = (qu ) dxdydz
∂x
Facendo lo stesso per tutte le altre facce del volumetto, ne segue che:
r r
∆q = ∇ ⋅ (u q )dxdydz
Questa perdita di calore deve essere bilanciata dal tasso locale di cambiamento nel tempo e
quindi:
∂q r
dxdydz = −∇ ⋅ (u q ) dxdydz
∂t
Dividendo per il volume si ottiene:
D r
q = − q∇ ⋅ u
Dt
Considerando il fluido incompressibile, si può imporre:
D
q=0
Dt
Se si considerano le sorgenti di calore interne al fluido, Q, ed i processi dissipativi,
l'equazione si scriverà:
D k Q
q = ∇ 2T + (3.5)
Dt ρ ρ

26
Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

k
dove ∇ 2T è il termine di dissipazione del calore, k la conducibilità termica molecolare,
ρ
supposta essere costante. Questo termine è del tutto analogo al termine di viscosità molecolare
∂2 ∂2 ∂2
delle equazioni del moto. Si fa notare che ∇ = 2 + 2 + 2 e che la conducibilità
2

∂x ∂y ∂z
è un processo isotropo e omogeneo, così come la viscosità molecolare.
Dq
Usando ora il 2° principio della termodinamica per scrivere nella (5) si ottiene:
Dt
Ds k 2 Q
T = ∇ 3T + (3.6)
Dt ρ ρ
Sapendo che:
ρ = ρ( p,T )
s = s ( p,T )
si ottiene che la variazione dell'entropia è:
Ds  ∂s  Dp  ∂s  DT
=  +  (3.7)
Dt  ∂p T Dt  ∂T  p Dt
da cui si ricava la nuova forma della (6), cioè:
DT  ∂s  Dp k 2 Q
Cp + T   = ∇3 T + (3.8)
Dt  ∂p T Dt ρ ρ
dove
 ∂s   ∂q 
Cp = T  =  
 ∂T  p  ∂T  p
è il calore specifico a pressione costante . Si può riscrivere il seguente termine:
 ∂s  1  ∂p  α
  = 2   =− T (3.9)
 ∂p T ρ  ∂T  p ρ

 ∂ρ  1
dove αT = −  è il coefficiente di espansione termica. Questa uguaglianza è
 ∂T  p ρ
dimostrata nell’Appendice A.

L'equazione (8) diventa quindi:


DT T Dp k 2 Q
Cp − αT = ∇T+ (3.10)
Dt ρ Dt ρ ρ
 Dp 
che è l’equazione del calore. Trascurando gli effetti di compressibilità  ≈ 0  la (10)
 Dt 
diventa

Data creazione 20/01/2006 4.41 27


Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

DT k 2 Q
= ∇ T+ (3.11)
Dt ρC p ρC p
k
Si fa notare che K m = è chiamata la diffusività molecolare.
ρC p
Si parla di cambiamenti adiabatici se Q e la dissipazione sono nulli, ovvero:
DT T Dp
Cp − αT =0
Dt ρ Dt
L’equazione per la temperatura del fluido (11) deve essere riscritta considerando la
separazione tra scale temporali lunghe o “medie” e le fluttuazioni. Il procedimento è analogo
r
a quello considerato per il caso delle equazioni del moto. Si suddivide quindi T e u in una
parte media ed in una fluttuante, cioè:
T = T + T′
r r r (3.12)
u = u + u′
Sostituendo nell’equazione (11), senza fonti di calore, e riprendendo l’integrale nel tempo di
tutta l’equazione, si ottiene:
DT
Dt
= K m∇ 2T −

∂x
( )
u ′T ′ −

∂y
( )
v′T ′ −

∂z
w′T ′ ( ) (3.13)

Facendo l’ipotesi di chiusura della turbolenza del tipo:


∂T
− ρu ′T ′ = K H′
∂x
∂T
− ρv′T ′ = K H′
∂y
∂T
− ρw′T ′ = K v′
∂z
dove ora K’H e K’v sono le diffusività orizzontali e verticali turbolente. L’equazione finale per
la temperatura T (ora riscritta solo con T) è:
DT K H′ 2 K v′ ∂ 2T
= K m∇ T +
2
∇ hT + (3.14)
Dt ρ ρ ∂z 2
dove si è anche considerato il caso K’H = cost e K’v= cost. Come per il caso della viscosità
turbolenta Km << K’H, K’v e K’H>> K’v. Possiamo infine riscrivere (14) unendo i termini Km e
K’H, K’v come segue:
DT ∂ 2T
= K H ∇ hT + K v 2
2
(3.15)
Dt ∂z
K H′ K'
dove ora K H = K m + e Kv = Km + v
ρ ρ

28
Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

L2
Ricordiamo che anche per la diffusività turbolenta, KH e Kv, le dimensioni sono con L
T
spazio e T il tempo.
Riconsiderando i processi di compressibilità e le sorgenti di calore, la forma finale
dell’equazione del calore per i fluidi è:
DT αT T Dp ∂ 2T Q
− = K H ∇ hT + K v 2 +
2
(3.16)
Dt ρC p Dt ∂z ρC p

3.2 Oceano: Caso densità semplificata


E’ possibile ricavare forme semplificate diverse della (16) a seconda dell’equazione di stato
considerata. Come detto in precedenza, l’equazione di stato esprime la relazione tra la densità
e le variabili termodinamiche del sistema, ovvero la pressione, la temperatura e la salinità del
caso dell’oceano. In generale per l’oceano si scriverà:

ρ = f (T , S , p)

Le unità di misura della salinità sono psu.


Per l’oceano si può considerare un’equazione di stato semplificata, dipendente solo da T, del
tipo:
ρ = ρ0 [1 − αT (T − T0 )] (3.17)
kg
i valori tipici sono: ρ 0 = 1028 ; T0=10°C; α T = 2.41 ⋅ 10 −4 oC −1 a T=20 oC e S=35 psu.
m3
Dp
Considerando l’ipotesi di incompressibilità, = 0 , nella (16) si può scrivere quindi
Dt
un’equazione per la densità:
Dρ ∂2ρ
= K H ∇2 ρ + Kv 2 (3.18)
Dt ∂z
In molti casi invece di usare la (16) si usa quindi la (18) nei limiti delle approssimazioni fatte.
Se si tengono in considerazione gli effetti di compressibilità sulla temperatura, si può definire
la temperatura potenziale θ come:
pr
 ∂T 
pr

θ = T + ∫ Γdp = T + ∫   dp
p p  ∂p  s =cos t

dove T e p sono temperatura e pressione misurate e pr la pressione di riferimento, alla quale


T=θ. Normalmente pr è presa alla superficie. Γ è chiamato il "GRADIENTE ADIABATICO"
ovvero "LAPSE RATE" ADIABATICO calcolato a entropia (s) costante e salinità costante.
Si può riscrivere Γ come segue:
 ∂T   ∂s  1 α T
Γ =   =   =− T (3.19)
 ∂p  s  ∂p T  ∂s  ρ Cp
 ∂T  p
usando le definizioni di αT e C p date prima. Ne segue che:

Data creazione 20/01/2006 4.41 29


Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

Pr
αT 

θ = T −  T  dp
 ρC 
P
p 
(3.20)

e quindi θ<T nell'oceano profondo dove la compressibilità è elevata.


E’ possibile trovare un’equazione solo per la temperatura potenziale.
Prendendo la forma differenziale di (20):
αT T
dθ = dT − dp (3.21)
ρC p
Passano alla derivata avvettiva si ha:
Dθ DT αT T Dp
= −
Dt Dt ρC p Dt
Considerando Q = 0 e KH, Kv= 0 dalla (16) ne risulta che (21) implica:

=0 (3.22)
Dt
Quindi θ è conservata seguendo il moto della particella di fluido al contrario di T che non lo
sarebbe in ragione degli effetti di pressione sulla temperatura.

La figura illustra un profilo di temperatura misurato e uno dove è stata calcolata la


temperatura potenziale.

30
Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

Profili di temperatura in situ e potenziale, densità in situ e potenziale e sezione di temperatura


in situ e potenziale nella fossa del Mindanao.

3.3 Atmosfera: Caso aria secca


L’equazione di stato per un sistema composto da m grammi di un gas con peso molecolare M
è:
m ∗
pV = RT (3.23)
M
J 1
dove R* è la costante universale dei gas pari a 8314 . Per una grammomolecola,
deg kmol
ovvero m=M la (23) si riduce a:
pV = R*T (3.24)
L’equazione per la densità è
m m *
p = RT
ρ M
ovvero
p
= RT (3.25)
ρ

Data creazione 20/01/2006 4.41 31


Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

R*
dove = R.
M

Si riscriverà ora la (16) per il caso specifico atmosferico.


1  ∂ρ 
Se α T = −   si ha quindi che
ρ  ∂T  p
1
αT = (3.26)
T
e quindi
DT RT Dp  ∂ 2T  Q
− =  K H ∇ 2T + K v 2  +
2
(3.27)
Dt C p p Dt  ∂z  ρC p
Questa è l’equazione termodinamica per l’atmosfera.
Assumendo zero dissipazione e zero sorgenti interne di calore, la (27) diventa:
1 DT R Dp
− =0 (3.28)
T Dt C p p Dt
Questa è l’equazione per i cambiamenti adiabatici in atmosfera. Vediamo ora che tipo di
temperatura potenziale corrisponde a questa equazione.
D
Passando ora da in 3.28 all’incremento differenziale, si ha:
Dt
dT R dp
− =0
T Cp p
Integriamo ora tra θ e T e pr e p, dove pr è la pressione alla quale la temperatura è uguale a
quella potenziale, ovvero:
θ
dT R pr dp
∫ T T
=

Cp p p
Il risultato è:
R
+
θ  pr  Cp
= 
T  p 
(3.29)

dove pr è normalmente presa essere uguale a 1000 mb. Dalla (29) si può ricavare che:
R R
ln θ = ln T + ln pr − ln p
Cp Cp
la cui derivata è:
1 Dθ 1 DT R Dp
= − (3.30)
θ Dt T Dt C p p Dt
Si può quindi riscrivere l'equazione del calore (28) per processi adiabatici in atmosfera come:

=0 (3.31)
Dt
Questo significa che, anche per l’atmosfera, in assenza di diffusione e sorgenti di calore, la
temperatura potenziale è conservata.

32
Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

Nel caso atmosferico il gradiente adiabatico è definito come:


 ∂T 
Γd = − 
 ∂z 
e cioè il gradiente di temperatura in z. Supponendo cambiamenti adiabatici, la (30) risulta:
C p dT = αdp (3.35)
Usando la relazione idrostatica:
αdp = − gdz
si ha che il gradiente adiabatico è:
0
dT g K
Γd = − =+ ≈ 10 (3.36)
dz Cp Km
Quando l’aria sale è soggetta ad una pressione minore e quindi si espande e la sua energia
interna decresce. Se questo cambio avviene senza scambio di calore con il fluido esterno,
allora si ha la relazione (35). Questa relazione dice che diminuendo la pressione al salire
verticale della particella, deve esserci una decrescita anche della temperatura se si vuole
mantenere la stessa densità. Se però la particella è meno fredda dell’aria che la circonda sarà
più leggera e continuerà a salire. Sarà quindi instabile e la convezione (ovvero moto verticale
veloce delle particelle d’aria) continuerà. Quindi se l’atmosfera ha un gradiente adiabatico,
Γatmo , maggiore di Γd , si dice che è instabile (ovvero convettiva) e invece al contrario, se
Γatmo è minore di Γd , si dirà stabile (ovvero non convettiva).
La figura illustra questo concetto.

Concetto di stabilità legato alla densità

Data creazione 20/01/2006 4.41 33


Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

Concetto di stabilità per atmosfera secca (sinistra) e umida (destra) con la rappresentazione
del gradiente adiabatico secco (sinistra) e umido (destra)

3.4 Oceano: Caso con densità dipendente da temperatura e salinità


Nell’oceano le concentrazioni dei sali presenti in soluzione sono quasi costanti (ione cloro,
55%; sodio, 30%; solfato, 8%; magnesio, 4%; potassio, 1%; calcio, 1%). Quindi si può
definire una sola quantità, la salinità S, che rappresenta nel complesso, i sali disciolti in
termini di massa dei sali per unità di massa d’acqua marina.
La salinità nell’oceano è determinata in unità pratiche di salinità (PSU) definite in funzione
della conducibilità.
L’equazione di stato completa è quindi scritta come:
ρ = ρ (S , T , P) (3.37)
Nell’oceano la salinità cambia a causa di 3 processi: l’apporto fluviale, R, il tasso di
evaporazione, E, alla superficie del mare, e la precipitazione, P.
P e R diluiscono i sali disciolti e quindi diminuiscono la salinità, E la fa aumentare poiché
sottrae acqua tramite il processo di passaggio di fase delle molecole d’acqua all’interfaccia
aria mare. Una versione semplificata della (37) è stata data in precedenza (17) e se ora si
considerano al 1° ordine gli effetti di salinità si può scrivere:
ρ = ρ 0 [1 − α T (T − T0 ) + β (S − S 0 )] (3.38)
 ∂ρ  1
dove β =   è il coefficiente di contrazione alina. Per la salinità l’equazione di
 ∂S  T ρ
conservazione di questa proprietà è:
DS K 2
= ∇3 S (3.39)
Dt ρ
K
dove K è la conducibilità molecolare del sale e = Km il coefficiente di diffusione del sale.
ρ
Considerando la turbolenza e quindi il coefficiente di diffusione turbolenta del sale, (39) si
riscrive:

34
Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

DS ∂2S
= K H ∇ 22 S + K v 2 (3.40)
Dt ∂z
dove, come al solito, si considera il coefficiente turbolento costante.
I valori sono:
2 2 2
−9 m 3 m −5 m
K m ≅ 10 K H = 3 ⋅ 10 K v = 5 ⋅ 10
s s s
Ne risulta che Km è trascurabile mentre KH e Kv sono quasi uguali a quelli della temperatura.
Dp
Nel caso dell’equazione (16) semplificata con = 0 e con l’ausilio di (40), si può ancora
Dt
scrivere un’equazione per la densità ρ.
Nel caso più generale dell’equazione di stato complessa (37), le equazioni provenienti dalla
termodinamica e dalla composizione chimica dell’acqua sono:
DT ∂ 2T
= K H ∇ 2T + K v 2 (3.41)
Dt ∂z
DS ∂2S
= K H ∇ S + Kv 2
2
(3.42)
Dt ∂z
supponendo che la diffusività del sale e quella della temperatura siano uguali e che gli effetti
di pressione siano trascurabili nella (16).

3.5 Atmosfera: Caso con umidità


Nel caso atmosferico la quantità che più varia per unità di massa è il vapore acqueo. La massa
di vapore acqueo per unità di massa dell’aria è chiamata umidità specifica ed è indicata con q.
Se m è la massa d’aria umida totale e mv è la massa di vapore acqueo, si ha:
m
q= v (3.43)
m
L’equazione di stato per la parte “secca” dell’aria è:
Pd = ρ d RT (3.44)
dove ρ d è la densità dell’aria secca, e
R∗
R= = 287 J kg −1 ° K −1
Ma
J 1
e R* = 8314 è la costante universale dei gas e Ma = 28.9 è il peso molecolare
deg kmol
dell’aria secca. Nel caso umido l’equazione di stato è:
e = ρ v Rv T (3.45)
R∗
dove “e” è chiamata la pressione di vapore acqueo e Rv è dove ora Mv = 18 per la massa
Mv
molecolare dell’acqua.
Per una combinazione di questi gas si ha che:
P = Pd + e (3.46)
ρ = ρd + ρv ; ρd = ρ − ρv = (1 − q )ρ (3.47)
e
Sostituendo (44) e (45) nel rapporto si ha:
P
e q
=
P [ε + (1 − ε )q ]

Data creazione 20/01/2006 4.41 35


Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

 R
dove ε =   .
 Rv 
Se si usa ora (47) sostituendo (44) e (45) si ha:
P
ρ= (3.48)
 q
RT (1 − q ) + 
 ε
 q
si può definire una temperatura virtuale, Tv = T 1 − q +  .
 ε
Nel caso di aria umida bisogna considerare che la particella d’acqua può condensare e quindi
la relazione:

dq = C p dT − αdp (3.49)
questa volta dovrà considerare dq ≠ 0 ed in particolare uguale al calore latente di
condensazione. Quest’ultimo può essere scritto come:

dq = − Ldws
m ρ
dove ws = v = v è il ‘mixing ratio’ o ‘rapporto di rimescolamento’. Allora:
md ρ d
dT L dws dT g
=− −
dz C p dT dz C p

e quindi il gradiente adiabatico umido è:


dT Γd
Γs = − =
dz  
1 + L dws 
 C dT 
 p 
e sempre Γs ≤ Γd .

Aggiungere qui figura dell’ocean circulation

36
Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

Riferimenti bibliografici
Wallace J. M. and Hobbs P. V. (1977), Atmospheric Sciences: An introductory survey,
Academic Press, Cap. 3.
Apel J. R.(1987), Principles of Ocean Physics, International Geophysics Series Vol. 38,
Academic Press, Cap. 3.

Data creazione 20/01/2006 4.41 37


Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

Appendice 1 al capitolo 3

Vogliamo dimostrare che:


 ∂s  1  ∂ρ 
  = 2  
 ∂p T ρ  ∂T  p
Questa uguaglianza si ottiene usando il 1° principio della termodinamica già scritto come:
de = Tds − pdα
e la definizione di calore specifico:
 ∂s 
Cp = T  
 ∂T  p
ovvero:
 ∂s   ∂e   ∂α 
Cp = T   =  + p 
 ∂T  p  ∂T  p  ∂T  p
Prendendo la derivata in p di quest'ultima espressione:
∂  ∂s  ∂  ∂e   ∂α  ∂  ∂α 
T   =   +  +p  
∂p  ∂T  p ∂p  ∂T  p  ∂T  p ∂p  ∂T  p
e la derivata in p di (1) è:
 ∂s   ∂e   ∂α 
T   =   + p 
 ∂p T  ∂p T  ∂p T
e la sua ulteriore derivata in T è:
 ∂s  ∂  ∂s  ∂  ∂e  ∂  ∂α 
  + T   =   + p  
 ∂p T ∂T  ∂p T ∂T  ∂p T ∂T  ∂p T
e sottraendo (3) da (2) si ottiene:
 ∂α   ∂s 
  = − 
 ∂T  p  ∂p T
poiché:
∂  ∂s  ∂  ∂s 
  =   etc.
∂T  ∂p T ∂p  ∂T  p

38
Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

Appendice 2 al Capitolo 3

Nel caso atmosferico è possibile riscrivere la prima legge della termodinamica in maniera più
semplice. Riscrivendo (1)
de = dq − dw
e assumendo cambi di calore a volume costante, ovvero dq = de , si può scrivere:
 dq   de 
  = Cv =  
 dT α  dT α
che è il calore specifico a volume costante. La (1) si può quindi riscrivere come:
dq = C v dT + pdα
Riformulando la (33) nel modo seguente:
dq = C v dT + d ( pα ) − αdp
e usando pα = RT si ha che:
d ( pα ) = RdT
e quindi:
dq = (C v + R )dT − αdp
ovvero:
C p =C v + R
e
dq = C p dT − αdp

Data creazione 20/01/2006 4.41 39


Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

4 Sintesi delle equazioni per 4


atmosfera e oceano

Le equazioni per il moto nei fluidi geofisici dedotte nei capitolo precedenti possono essere
così riassunte:

a) per la dinamica:

∂u r r 1 ∂p AH 2 A ∂ 2u
+ u ⋅ ∇u − 2Ω sin θ v + 2Ω cos θ w = − + ∇ 2u + V 2 (4.1)
∂t ρ ∂x ρ ρ ∂z

∂v r r 1 ∂p AH 2 A ∂ 2v
+ u ⋅ ∇v + 2Ω sin θ u = − + ∇ 2v + V 2 (4.2)
∂t ρ ∂y ρ ρ ∂z

∂w r r 1 ∂p AH 2 AV ∂ 2 w
+ u ⋅ ∇w − 2Ω cos θ u = − −g+ ∇2w + (4.3)
∂t ρ ∂z ρ ρ ∂z 2

Dρ r r
+ ρ∇ ⋅ u = 0 (4.4)
Dt

dove chiameremo f = 2Ω sin θ il parametro di Coriolis, Ω = 7.29·10-5 s-1, θ la latitudine, (u,


r r ∂ ∂ ∂
v, w) le tre componenti della velocità, u ⋅ ∇ = u + v + w , p la pressione e ρ la densità.
∂x ∂y ∂z
Queste equazioni sono valide sia per l’oceano che per l’atmosfera. Nelle equazioni 1-3 si è
inserita la viscosità molecolare in quella turbolenta.

Nel caso oceanico si considera normalmente l’approssimazione di INCOMPRESSIBILITA’.


Quest’ultima riduce l’equazione di continuità ad un’equazione per il moto a divergenza nulla,
ovvero:
r r
∇ ⋅u = 0 (4.5)
Per la parte di equazione di stato e termodinamica, il caso atmosferico ed il caso oceanico
sono molto differenti. Nello specifico:

b) L’equazione di stato per l’oceano è scritta in modo generale come un polinomio


complesso di T, p, S e quindi:
ρ = ρ (T , p, S ) (4.6)

40
Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

L’equazione per la temperatura e per la salinità chiudono l’insieme di equazioni necessarie a


risolvere il problema completamente. Queste sono scritte:

∂T r r ∂ 2T
+ u ⋅ ∇T = K H ∇ 22T + K v 2 (4.7)
∂t ∂z
∂S r r ∂ 2S
+ u ⋅ ∇S = K H ∇ 2 S + K v 2
2
(4.8)
∂t ∂z
dove si è supposta la diffusità turbolenta essere uguale per T e S.

c) Nel caso atmosferico si ha:


p = ρRT (4.9)

p
ρ= (4.10)
 q
RT (1 − q ) + 
 ε
R
dove q è l’umidità specifica e ε =
Rv
L’equazione del calore è:
DT RT Dp ∂ 2T
− = K v 2 + K H ∇ 22T (4.11)
Dt C p Dt ∂z
e quella per l’umidità specifica q è:
Dq ∂ 2q
= K v 2 + K H ∇ 2H q + E − C (4.12)
Dt ∂z
dove E è l’evaporazione e C la condensazione.

Data creazione 20/01/2006 4.41 41


Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

5 Analisi di scala delle


equazioni del moto 5

5.1 Grandezze di scala


Le equazioni fin d’ora scritte tengono in considerazione una grande varietà di processi fisici,
dalla scala planentaria a quella dei processi di viscosità molecolare. Tuttavia le equazioni del
moto sono comunemente usate in forma approssimata sia per ottenere soluzioni analitiche in
forma chiusa sia perché è utile identificare a priori l’intervallo di processi di interesse e quindi
selezionare solo quelli.
Per far ciò è necessario fare un’analisi di scala delle equazioni, ovvero, calcolare la taglia di
ciascuno dei termini presenti nelle equazioni e studiarne la dipendenza dalla scelta delle scale
spazio-temporali del moto.
Consideriamo le diverse scale del moto nel modo seguente:

1) la scala spaziale in (x, y) e’ rappresentata da L, ovvero


(x, y ) = L (x', y' )
dove x’ e y’ sono le variabili indipendenti nondimensionali. (x’, y’) prenderanno quindi
valori ± 1 se la nondimensionalizzazione è fatta in maniera adeguata;

2) la scala verticale (z) è diversa da quella in (x, y) poiché si considerano fluidi planetari. Per
questi ultimi se H è la scala verticale del moto e
z = Hz ′
si ha sempre che H << L. Ne discende quindi che il rapporto di scale, δ, definito
H
δ= << 1
L
è molto minore di 1 sia per l’oceano che per l’atmosfera ( ~ 10 −3 con i valori di tabella 1);

3) la scala del moto orizzontale scelta essere uguale ad U. Ne deriva quindi che le variabili
nondimensionali (u’, v’) sono definite come:
(u, v ) = U (u′, v′)

4) La scala del moto verticale non è scelta liberamente ma si considera l’equazione di


continuità approssimata per un fluido incompressibile (spiegato dopo).
Ne deriva che, detta W la scala del moto verticale, si ha:
H
W= U
L

42
Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

 ∂u   ∂w  v v
(dedotta usando   ≈   ovvero ∇ ⋅ u = 0 ). Ne deriva che la velocità verticale
 ∂x   ∂z 
nondimensionale è:
H 
W =  U  ⋅ w′ = δUw′
L 

5) Il parametro di Coriolis è nondimensionalizzato con il valore di f0 calcolato ad una


latitudine di riferimento (normalmente preso uguale a θ0 = 45°N). Quindi
f 0 = 2Ω sin θ0

f = f0 f ′

6) La scala della pressione non può essere presa arbitrariamente visto che la pressione entra
nelle equazioni del moto di un fluido come “forza interna”. Si prenderà, per il caso
planetario, il bilancio geostrofico e la scala P della pressione sarà:
1 P
f 0U =
ρ0 L
1 ∂p
(equilibrio geostrofico, spiegato dopo, è: fu = )
ρ ∂y
Ne deriva quindi che la pressione nondimensionale è:
p = ( ρ 0 f 0UL ) p ′

7) La scala della densità si prende assumendo l’equilibrio idrostatico, spiegato nella lezione
successiva. Quest’ultimo è:

[ρ ] = ρ 0 f 0UL
gH
La densità nondimensionale è quindi:
 ρ f UL 
ρ = [ρ ]ρ′ =  0 0  ρ′
 gH 

8) Infine si considera la scala temporale di variazione t0 e quindi:


t = t0t ′
L
Normalmente si usa t 0 = ovvero la scala di tempo avvettiva. Questo deriva
U
dall’uguaglianza di scala dei due termini della derivata avvettiva ovvero:
∂ v v
[
 ∂t  ≈ v ⋅ ∇ ]

Data creazione 20/01/2006 4.41 43


Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

1 U
=
t0 L

5.2 Approssimazione di incompressibilità ed idrostatica


Un fluido è detto incompressibile se l’equazione di continuità può essere scritta come:
r r
∇⋅u = 0 (5.1)

Nell’equazione termodinamica però può non essere trascurabile, anzi non lo è nella
Dt
maggior parte dei casi.
Vediamo come questa approssimazione può essere giustificata. Facendo un’analisi di scala e
scegliendo:
(u, v ) = U (u', v' ) (5.2)

(x, y ) = L(x', y' ) (5.3)

f = f 0 f' (5.4)

 ρ ULf 0 
ρ =  0  ρ ' (5.5)
 gH 

p = ( ρ0 Lf 0U ) p ' (5.6)
dove la (5) e (6) derivano dall’assunzione che
1 ∂p
fv =
ρ ∂x

 ∂p 
e:   ≈ [ρ g ]
 ∂z 
Applicando i valori di scala all’equazione di continuità si ottiene:
U ρ0 f 0UL Dρ′ U v v
= ρ0∇′ ⋅ u ′ (5.7)
L gH Dt ′ L
ovvero
L2 Dρ′ v v
ε = ∇′ ⋅ u ′ (5.8)
R 2 Dt ′
gH U
dove R = e’ chiamato “raggio di Rossby esterno” e ε = e’ chiamato il “numero di
f0 f0 L
Rossby”. Per valori tipici sia dell’atmosfera che dell’oceano (vedi Tabella 5.1), ε << 1 e
L2 L2 L2
≈ 1 . Si può notare però come per l’atmosfera 2 ≈ 10 e quindi 2 = ε non sia piccolo
R2 R R
come nel caso dell’oceano.

44
Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

Scala ε R (km)
L= 1000 km
f0= 10-4 s-1
OCEANO 10-3 1000
U= 10 cm/s
H= 1 km
L= 10000 km
f0= 10-4 s-1
ATMOSFERA 10-2 ∼3000
U= 10 m/s
H= 10 km
Tabella 5.1. Valori tipici per atmosfera e oceano.

L2
Entro il limite per il quale ≤ 1 e ε << 1 si ha che (8) si riduce all’equazione di
R2
incompressibilità del fluido e quindi
v v v v
∇′ ⋅ u ′ = 0; ∇ ⋅u = 0 (5.9)
Un’altra approssimazione che normalmente si fa, sia in atmosfera che in oceano, è quella di
Boussinesq per la quale la variazione di densità influenza solo i termini di gravità e non
quelli di pressione. Le equazioni del moto riscritte con l’approssimazione di Boussinesq sono
quindi:
∂u v v 1 ∂p AH 2 AV ∂ 2u
+ u ⋅ ∇u − fv + f w = −
*
+ ∇ u+
∂t ρ0 ∂x ρ0 ρ0 ∂z 2

∂u v v 1 ∂p AH 2 AV ∂ 2v
+ u ⋅ ∇v + fu = − + ∇ v+
∂t ρ0 ∂y ρ0 ρ0 ∂z 2

∂w v v ∂p ∂2w
ρ0 + ρ0 u ⋅ ∇w − f u = − − ρg + AH ∇ w + AV 2
* 2

∂t ∂z ∂z
(prendi queste equazioni dalle lezioni precedenti)
dove:
f = 2Ω sin θ e f * = 2Ω cos θ .
Per ottenere un’altra approssimazione importante, quella idrostatica, è necessario partire
dall’equazione per il moto verticale in approssimazione di Boussinesq, ovvero:
∂w v v ∂p ∇2w
ρ0 + ρ0u ⋅ ∇w − ρ0 f * u = − − ρg + AH ∇ 2 w + AV (5.10)
∂t ∂z ∂z 2
Usando i valori di scala definiti in precedenza ed introducendo le variabili nondimensionali si
ha che:
U ∂w′ U v v f L ∂p′  f L A A δ ∂ 2 w′
δ + δ u ′ ⋅ ∇w′ − f * u ′ = − 0 − ρ′ 0  + H 2 δ∇′2 w′ + V 2 (5.11)
L ∂t ′ L H ∂z ′  H  ρ0 L ρ0 H ∂z ′2
f0 L
Dividendo ogni termine in (11) per si ottiene:
H

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Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

∂w′ v v f *δ ∂p′ A δ2 Av δ 2 ∂ 2 w′
δ 2ε + δ 2 ε u ′ ⋅ ∇w′ − u′ = − ρ′ + H ∇′ 2
w′ + (5.12)
∂t ′ f0 ∂z′ ρ0 f 0 L2 ρ0 f 0 H 2 ∂z ′2

Ne consegue quindi che i termini moltiplicati per δ e δ 2 sono vari ordini di grandezza più
piccoli degli altri. Il bilancio all’ordine zero dell’equazione (12) è chiamato IDROSTATICO
ed è scritto come:
∂p′
= − ρ′ (5.13)
∂z ′
ovvero in termini dimensionali
∂p
= − ρg (5.14)
∂z
Il bilancio idrostatico è una delle semplificazioni delle equazioni del moto più usate e
generalmente valide per una classe di processi atmosferici e oceanici assai vasta. Questo
bilancio, come dimostrato, dipende solamente dal fatto che δ << 1 per i fluidi planetari.
Le unità di misura della pressione sono date in Pascal. In passato si usava il bar e
1 bar = 10 5 Pa

5.2.1 Caso oceano


Integrando l’equazione idrostatica (14) tra z e η , la superficie libera dell’oceano si ottiene :
η η

∫ dp = − g ∫ ρdz
z z
z
ATMOSFERA y Superficie libera
ovvero: η(x, y,t )
η η(x, y,t )
p( z ) = p (η ) + g ρdz

z
(5.15)

dove p (η ) è la pressione atmosferica,


normalmente trascurata (in media
p (η ) ≈ 1010 mb ), e quindi: OCEANO
x
η
p ( z ) = g ∫ ρdz (5.16)
z

Questo significa che la pressione ad ogni punto z sotto la superficie del mare è uguale al peso
della colonna d’acqua sovrastante, per unità di superficie.
Se si considera il fluido omogeneo, ovvero ρ = ρ0 = cost, si può scrivere:
p( z ) = + ρ0 g (η − z ) (5.17)
Se siamo a H = 1000 m di profondità, la pressione sarà:
P ≈ ρ0 gH ≈ 1000 (9.8)103 ≈ 107 Pa = 100 bar = 1000 db
ovvero P = 1000 db (decibar). Ne consegue quindi che nell’oceano ogni metro di profondità
che cresce corrisponde all’aumento di 1 db.

46
Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

5.2.2 Caso atmosfera


Integrando ora (14) tra la superficie, supposta essere rigida a z = 0 , e l’interno dell’atmosfera,
si ha:
p(z ) z

∫ dp = − g ∫ ρdz
p (0 ) 0

p
Usando l’equazione di stato = ρ si ha:
RTc

 p(z )  g
ln  = − z (5.18)
 p (0 )  RTc
dove Tc = 250°K è presa come temperatura di riferimento. (18) si può riscrivere:
z

p( z ) = p(0 )e H
(5.19)
dove
RT
H= (5.20)
g
è l’ALTEZZA DI SCALA dell’atmosfera. Per T = 250°K, H = 7.4 km. Nel caso atmosferico
p(0) ≈ 1010 hPa e quindi ci vogliono quasi 10 km affinché la pressione diminuisca di un e-
esimo.

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Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

6 Correnti geostrofiche
6
6.1 Equazioni geostrofiche
Facendo l'analisi di scala delle equazioni dinamiche, seguendo lo svolgimento del capitolo 7.3
di Pond and Pickard [1], si ha che, nelle equazioni per le componenti (u, v) i termini con
ordine di grandezza maggiore sono:
 1 ∂p
 fv = ρ ∂x (6. 1)
 0

 1 ∂p
 fu = − (6.2)
 ρ0 ∂y
 ∂p
 = − ρg (6.3)
 ∂z
(1) e (2) sono chiamate equazioni geostrofiche. La (3) è l’equazione idrostatica discussa nella
sezione precedente.
Usando la (1) e la (2) si ricava che il campo geostrofico è a divergenza nulla, cioè:
∂u ∂v
+ =0
∂x ∂y
Da ciò se ne deduce che deve esistere una funzione di flusso ψ tale che:
v
( v
)
∇ ⋅ kˆ × ∇ψ = 0
r v
con : u = kˆ × ∇ψ
r
Se si riscrivono (1) e (2) usando f = kˆ f 0 e f 0 = 2Ω sin θ0 in forma vettoriale:
r r 1 r
f × u 2 = − ∇p
ρ0
e s'introduce ora la definizione di funzione di flusso, si ha:
( )
r r v 1 r
f × k × ∇ψ = − ∇p
ρ0
r 1 r
f 0∇ψ = − ∇p
ρ0
In conclusione, si ha che la pressione è la funzione di flusso del campo geostrofico
1
opportunamente scalata per il fattore .
ρ0 f0
Dalle mappe isobariche si può quindi dedurre la direzione del moto.

48
Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

Si ha che: y

MOTO CICLONICO

∆y = 0-(-y0) > 0
∆p = p(0)-p(-y0) < 0 BASSA PRESSIONE
x
∂p
da cui <0 ∆y
∂y
e quindi u > 0 se ƒ > 0 (emisfero Nord).
-y0

MOTO ANTICICLONICO y

Al contrario:
∆y = 0-(-y0) > 0
∆p = p(0)-p(-y0) > 0
ALTA PRESSIONE
∂p x
> 0 e quindi u < 0 se ƒ > 0.
∂y
∆y

Nell’emisfero sud ƒ < 0 e quindi i moti hanno verso


contrario attorno ai centri di alta e bassa pressione. -y0
Vento termico
Si trova la derivata della relazione geostrofica
r r 1 r
f ×u = − ∇p
ρ0
1 ∂
f uz = − ( pz )
ρ0 ∂y
1 ∂
f vz = ( pz )
ρ0 ∂x
ma la relazione idrostatica ci dice che:
− gρ = pz
quindi:
g ∂ρ
f uz =
ρ0 ∂y
g ∂ρ
f vz = −
ρ0 ∂x

6.2 Geopotenziale e altezza dinamica


Una superficie di geopotenziale è definita come luogo dei punti ai quali l’accelerazione di
gravità è perpendicolare. Il lavoro, dw, fatto per spostare una massa M, di una distanza “dz”,
sotto l’azione della gravità, si scrive:
dw = Mgdz (energia potenziale acquisita) (6.4)
Definiamo ora il geopotenziale come:

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Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

Mdφ = Mgdz (6.5)


Usando l'equazione idrostatica ne deriva che:
dφ = −αdp (6.6)
Integrando da z1 a z2:
dφ = g ( z2 − z1 ) = − ∫ αdp
2 p2
∫1 p1
(6.7)
Caso oceano
Il volume specifico si può esprimere come:
α (T ,S, p ) = α(0 , 35 , p ) + δ (6.8)
dove δ è l’anomalia del volume specifico. Usando (8) in (6) si ottiene:
p2 p2
φ2 − φ1 = − ∫ α dp − ∫ δdp (6.9)
p1 0 ,35 , p p1

 m2 
dove ∆φ = φ 2 − φ 1  2  è chiamata “differenza di geopotenziale” o “distanza di
s 
geopotenziale”. Questa è anche chiamata “altezza dinamica” o ‘topografia dinamica’ se divisa
per g ed invertita di segno:
− ∆φ
∆D = [m]
g
Il satellite può misurare la “topografia dinamica” della superficie e cioè come si deorma la
superficie del mare in ragione delle correnti.
Si parla, inoltre, anche del “livello di riferimento” dell’altezza dinamica, che altro non è che
p1 (il limite inferiore dell’integrale). L’altezza dinamica è, nell’approssimazione geostrofica,
la funzione di flusso della velocità geostrofica. Vediamolo per la componente u del campo,
che si scrive anche:
∂p
f u = −α (qui non si tiene conto di Boussinesq)
∂y
ma si può scrivere che:
∂p  ∂p  ∂φ
= 
∂y  ∂φ  ∂y
∂φ
sapendo che: = −α
∂p
∂p ∂φ
= −ρ
∂y ∂y
Lo stesso procedimento fatto per la componente y produce:
 ∂φ
 f u = + ∂y −φ gD
 ψ= ovvero
 f v = − ∂φ f f
 ∂x
Non si può misurare φ ma bensì la “differenza” ∆φ e, quindi, si può scrivere:
 ∂ ∆D
 f ∆u = − g ∂y

 f ∆v = + g ∂ ∆D
 ∂x
∆ u = u2 − u1 ; ∆ v = v2 − v1

50
Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

u1 e v1 sono le velocità al livello di riferimento. L’assunzione del “livello a moto nullo”


corrisponde a prendere u1 = 0.

6.2.1 Caso atmosfera


Nel caso dell’atmosfera si parla di altezza di geopotenziale ovvero, dalla (5):
p2
∫ αdp
z 2 − z1 =−
p1

g
dove quindi z2 è l’altezza della superficie di pressione p2 e di conseguenza z1 corrisponde a p1.
RT
Introducendo l’equazione di stato α = si ottiene:
p
p2 RT

p1 p
dp
z 2 = z1 +
g

6.3 Definizione di barotropico e baroclino


Si definisce BAROTROPICO un fluido nel quale la densità dipende solo dalla pressione ρ =
ρ(p). Un fluido omogeneo è un fluido BAROTROPICO, ma nei fluidi stratificati in cui ρ =
ƒ(p, T) c’è la componente BAROTROPICA. Questa si definisce in generale come:
η
1 r r
H −∫H
u = u (componente “barotropica”)

La componente BAROCLINA corrisponde al campo di velocità che dipende dalla struttura


della densità come funzione di T, S e p (Vedi Fig. 8.10 - Pond & Pickard [1]).

Riferimenti bibliografici
1. Pond S. and Pickard G. L. (1983), Introductory Dynamical Oceanography, Pergamon
Press, Capp. 7, 8.

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Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

7 Stabilità gravitazionale dei fluidi geofisici


7
La stabilità della colonna d’acqua è chiaramente connessa alle forze di galleggiamento
(buoyancy) definite come:
FB = ρg
dove:
ρ = la densità dell’acqua
g = la forza di gravità.
Se acqua viene introdotta ad una profondità ove la densità è diversa, se l’acqua è più pesante
di quella attorno sprofonderà mentre se è più leggera, risalirà per effetto di tale forza (Fig.
7.1).
Se il moto di risalita o caduta avviene oltre la posizione di equilibrio si avranno delle
oscillazioni in verticale chiamate OSCILLAZIONI DI BUOYANCY.
ρ

P1 ρ1
ρ2

Spostamento ξ(z)

z0 Equilibrio
P1 ρ1

z
Profilo di densità ρ(z)

Fig 7.1. Si prenda il palloncino P1 che contiene acqua con densità ρ1 presente alla posizione di equilibrio
z0. Se si sposta P1 adiabaticamente di una distanza ξ da z0 si ha che: 1) Se ρ2 (densità dell'acqua a z0+ ξ) è
minore di ρ1, P1 tenderà a cadere sotto l'effetto della gravità; 2) Se ρ2 è maggiore di ρ1, P1 continuerà a
risalire essendo più leggero dell'acqua in cui è immerso.
Queste oscillazioni avvengono con una frequenza che è chiamata di Brunt-Väisälä ovvero
frequenza di stabilità, indicata solitamente con “N”. Se la colonna d’acqua è solo leggermente
stratificata, ovvero vicino alla stabilità nulla, allora gli spostamenti di queste masse d’acqua
possono essere enormi, N molto piccolo e quindi il periodo dell’oscillazione molto lungo.
Questo significa che lo spostamento delle masse d’acqua in verticale è molto grande e può dar
luogo all’instabilità CONVETTIVA. Questi moti instabili avvengono solitamente nello strato
rimescolato dell’oceano oppure nelle aree cosiddette di formazione di acque profonde (Mare
del Labrador, Mediterraneo e Mare di Weddel). In queste aree i moti convettivi sono infatti
quelli che producono un rimescolamento totale della colonna d’acqua “producendo” nuove
acque profonde.
Vediamo di derivare la frequenza di buoyancy dalle equazioni del moto dato un profilo medio
di densità ρo(z). Si prende in considerazione l’equazione per il moto verticale in
approssimazione di Boussinesq:

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Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

Dw ∂p
ρ0 = − − ρg (7.1)
Dt ∂z
dove p(x, y, z, t) è la pressione, ρ(x, y, z, t) è la densità, ρo è la densità costante,
D ∂ r v ∂ ∂ ∂ ∂
= + u ⋅∇ = + u + v + w
Dt ∂t ∂t ∂x ∂y ∂z
e g è l’accelerazione di gravità.
Per trovare se w può avere soluzioni oscillatorie (come nel caso di una colonna d’acqua
stabile) si prende la derivata seconda di (1) ottenendo:
D2w ∂  Dp  Dρ
ρ0 =−  −g (7.2)
Dt 2
∂z  Dt  Dt
Dp Dρ
Dobbiamo ora riscrivere i termini e .
Dt Dt
Si sviluppa ora:
Dρ ∂ρ  ∂ρ   ∂p  w ∂p
≅ w = w    = 2
Dt ∂z  ∂p  s  ∂z  C ∂z
 ∂p 
dove C è la velocità del suono nell’acqua ( C 2 =   e s è l’entropia) e ρ è considerata
 ∂ρ  s
solo funzione di z. Scrivendo ora:
Dp ∂p
≈ w = − ρgw
Dt ∂z
∂p
Usando la relazione idrostatica ora nella forma = − ρ0 g si ottiene anche:
∂z
Dρ ρ gw
=− 0 2
Dt C
(2) diventa quindi:
D 2 w ∂ρ g2  ∂ρ g2 
ρ0 = gw + ρ0 2 w = − − g − ρ0 2  w
D t 2 ∂z C  ∂z C 

D2w  1 ∂ρ g2 
= −  − g − w (7.3)
Dt2  ρ0 ∂z C2 
dove si definisce la frequenza di Brunt- Väisälä:
g ∂ρ g 2
N2 = − −
ρ0 ∂z C 2
per il profilo scelto di densità ρ.
L’equazione per la velocità verticale è quindi:
D2w
= − N 2w (7.4)
Dt2

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Note di Lezione: Meteorologia ed Oceanografia

Questa equazione ammette soluzioni oscillatorie se N è reale ovvero N2>0.


Questo succede se:
∂ρ 1 g2
> 2
∂z ρ0 C
∂ρ
visto che è, nei casi stabili, sempre minore di zero (ricordarsi che z decresce con la
∂z
profondità).
Se N2 < 0, l’equazione (4) ammette soluzioni esponenziali crescenti nel tempo e quindi
velocità verticali che allontanano la massa d’acqua dalla sua posizione di equilibrio
sottintendendo quindi processi successivi di instabilità gravitazionale della colonna d’acqua e
moti convettivi.
I casi con N2 ≈ 0 sono casi con periodi di oscillazione molto lunghi e quindi vicini ad essere
∂ρ
instabili gravitazionalmente. I casi con N2 > 0 sono casi di alta stratificazione ( grande),
∂z
periodo di oscillazione della velocità verticale piccolo e quindi di estrema stabilità della
colonna d’acqua.

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