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SACRO COPYRIGHT: L’ISPIRAZIONE DIVINA SOTTO DIRITTO D’AUTORE

La scelta della Segreteria di Stato contro «edizioni piratate» e «pubblicazioni premature» coinvolge San
Pietro nelle contraddizioni del mercato globale. By Francesca Bria
Che le Major discografiche e cinematografiche avessero interesse a rafforzare la proprietà intellettuale
per combattere la pirateria già lo sapevamo, ma che ci si mettesse pure il Vaticano era meno scontato. E
invece la Chiesa, forse consigliata da nuovi consulenti di marketing, per la prima volta rivendica il diritto
d'autore su quanto scritto e pronunciato dal Papa e da altri organi ecclesiastici: e viene subito accusata
di voler fare i soldi sulle parole di Sua Santità.
Tutti i documenti papali, incluse le encicliche, saranno governate dal copyright applicato dalla casa
editrice ufficiale del Vaticano, la Libreria Editrice Vaticana (LEV) che è stata fondata nel 1587 da Papa
Sisto V e nel 1988 ha ricevuto la piena responsabilità di pubblicazione di tutti i documenti del papa e
della burocrazia vaticana.
La decisione riguarderà anche la prima enciclica di Papa Benedetto VXI appena pubblicata e sarà
retroattiva per gli ultimi 50 anni di papati. Non saranno quindi pubblicabili liberamente tutti i discorsi,
omelie o scritti di Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
Famiglia Cristiana aveva vinto un bel colpo negoziando la pubblicazione del testo completo di “Deus
Caritas Est”, ma ha dovuto posticipare la data di pubblicazione fino al giorno di uscita ufficiale
dell’enciclica. Il decreto è stato firmato lo scorso maggio dal cardinale Angelo Sodano, il segretario di
Stato vaticano, ma reso pubblico solo un mese fa dopo un incontro convocato dai dirigenti della Lev e
riservato ad esponenti della Santa Sede, avvocati esperti di copyright e rappresentanti di alcune case
editrici interessate. Il presidente e il direttore della Lev, sostenuti dalle relazioni di due esperti in materia
di copyright, hanno spiegato agli editori il contenuto del decreto e gli aspetti legali e giuridici della tutela
del diritto d'autore. La scorsa settimana sono partite le polemiche. Nel nuovo decreto le parole del papa
vengono trattate come “merce da vendere” mettendone in dubbio l’universalità e ostacolandone la.
circolazione. Paradossalmente la diffusione del verbo papale comporterà addirittura un onere
economico a carico del fedele desideroso di letture impegnative. Nonostante ciò sembri
un’assurdità, gli interessi commerciali e la necessità di gestire i proventi notevoli derivanti dalla
vendita dei libri firmati da Giovanni Paolo II e da Papa Ratzinger prevalgono. Ne ha già fatto le
spese la casa editrice milanese Baldini & Castoldi che ha pubblicato un'antologia che conteneva
30 righe di un discorso di papa Benedetto XVI dopo la sua incoronazione ricevendo il conto di
15mila euro per i diritti di copyright più il 15 per cento sul prezzo di copertina per ogni copia
venduta dell’antologia: cifre fuori mercato.
Finora a guadagnare sui diritti d’autore misurati in milioni di dollari sono state due agenzie internazionali,
una statunitense e l’altra spagnola. Cosa che evidentemente non è piaciuta alla Lev che avrebbe invece
potuto guadagnarci a sua volta. Tra i webmasters c’è anche la paura che a finire nelle tenaglie del diritto
d'autore saranno i testi finora pubblicati liberamente sul web e che molti siti non commerciali dovranno
cercare di contrattare una soluzione possibile alla ripubblicazione di materiali vaticani. Sulla rete la
polemica si fa interessante: c’è chi consiglia alla Chiesa di usare la licenza alternativa “Creative
Commons” che permette la copia e la distribuzione dei materiali riportandone sempre l'autore e la
provenienza e chi ricorda che dovrebbe essere applicata la clausola del Fair Use che da la possibilità di
citare o usare liberamente materiale sotto copyright senza dover chiedere permessi o pagarne i diritti,
una variante della libertà d’espressione garantita universalmente.
«Sono allarmato e perplesso, è un disastro per l'immagine del Vaticano», ha dichiarato a la Stampa
Vittorio Messori, coautore di vari lavori insieme a papa Benedetto e papa Giovanni Paolo II. «Le parole
del papa dovrebbero essere gratuite e circolare il più possibile, adesso aleggia l’odore dei soldi attorno
ai preti», ha aggiunto Messori. Gli editori dovranno negoziare con la LEV l’imposizione di una tassa tra il
3 e il 5 per cento sul prezzo di copertina di qualsiasi documento o libro che «contiene parole del Papa».
Coloro che infrangeranno il copyright faranno fronte a denunce legali e ad un prelievo aggiuntivo del 15
per cento. L'Unione degli editori cattolici afferma contrariata di non essere neanche stata consultata,
mentre un portavoce del Vaticano fa sapere che la decisione del papa è dovuta al fatto che bisogna
difendersi dalle «edizioni piratate» e dalle «pubblicazioni premature». Questo vuol dire che se i
giornalisti dovessero pubblicare documenti del papa prima della loro diffusione ufficiale, verrebbero
denunciati. Il Vaticano ha inoltre fatto fronte alle polemiche suscitate dal decreto affermando che questi
testi sono sempre stati soggetti al diritto d’autore, con regole che non sono mai cambiate dal 1978 ma
che non sono mai state rispettate. Quindi il nuovo decreto intende a loro avviso proteggere il lavoro del
papa e assicurare l’applicazione rigorosa delle leggi sulla proprietà intellettuale.