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L’ “interazionismo emergente” di Sperry

Anche l’analisi di Sperry parte dal caso delle proprietà mentali, considerate come
emergenti. La posizione di Sperry si contrappone esplicitamente tanto al “materialismo”,
come l’autore stesso definisce il riduzionismo fisicalista, quanto al dualismo – e ciò emerge
particolarmente nella presa di distanza dalle posizioni avanzate tra gli anni ‘70 e gli anni
‘80 da Popper ed Eccles.1 Sperry si definisce un “mentalista”: ciò che è fondamentale nella
comprensione dei sistemi cognitivi consiste, per lui, nel tenere conto che ciò che
tradizionalmente è stato escluso dalla sfera dell’indagine scientifica – gli stati soggettivi e
“interiori” coscienti – non solo non possono essere ridotti alla fisica e alla chimica dei
neuroni, ma sono dotati di efficacia causale per se, proprio in quanto processi mentali di
“livello alto”:

«In calling myself a ‘mentalist’, I hold subjective mental phenomena to be


primary, causally potent realities as they are experienced subjectively, different
from, more than, and not reducible to their physicochemical elements. At the
same time, I define this position and the mind-brain theory on which it is based
as monistic and see it as a major deterrent to dualism.» 2

La sua concezione del mentale è antitetica rispetto al dualismo perché, in analogia alla
maggior parte delle altre posizioni emergentiste finora considerate, in essa gli stati
cognitivi emergenti sono identificati con pattern e configurazioni globali del cervello che,
pur non identici né riducibili ai singoli neuroni ed alle loro proprietà, non sono in alcun
modo separabili dal “sostrato” fisico che i neuroni costituiscono.
«First it [la teoria del “mentalismo”] contends that mind and consciousness are
dynamic, emergent (pattern or configurational) properties of the living brain in
action. […] Second, the argument goes a step farther and insists that these
emergent properties in the brain have casual potency – just as they [le proprietà
emergenti in genere] do elsewhere in the universe.»3

Il rapporto tra gli stati coscienti e le “componenti” del cervello inizia ad essere delineato in
questi termini in un saggio del 1964:
«When it comes to brains, remember that the simpler electric, atomic,
molecular, and cellular forces and laws, though still present and operating, have
been superseded by the configurational forces of higher level mechanisms. At
the top, in the human brain, these include the powers of perception, cognition,
reason, judgement, and the like, the operational, causal effects and forces of
which are equally or more potent in brain dynamics than are the outclassed
inner chemical forces.»4

Il quadro qui presentato è chiaramente una visione emergentista in senso ontologico. Le


proprietà di “alto livello” emergono da quelle fisico-chimiche delle assemblee di neuroni e
svolgono nei loro confronti un’influenza causale dall’alto verso il basso, che da un lato ne

1
Cfr: R.W. Sperry, Mind-brain interaction: mentalism, yes; dualism, no, Neuroscience 5 1980
2
Ibi, p.196
3
R.W. Sperry, Mind, brain and humanist values, in New views of the Nature of Man, J. R. Platt (ed.), University of
Chicago Press, 1965
4
R.W. Sperry, Problems outstanding in the evolution of brain function, in “James Arthur Lecture on the evolution of
the human brain”, 1964
utilizza le proprietà di livello inferiore, dall’altro le controlla, integrandole in processi
globali specifici:
«Mind and consciousness are put in the driver’s seat, as it were: They give the
orders, and they push and haul around the physiology and the physical and
chemical processes as much or as more as the latter processes direct them.» 5

Una visione del genere non dovrebbe, secondo Sperry, suscitare alcuna meraviglia né
essere considerata in alcun modo “misteriosa”, esotica o antiscientifica. La mente, pur
essendo il “coronamento di cinquecento milioni di anni o più di evoluzione” 6, non è altro
che la manifestazione di uno schema ubiquo in natura: ovunque constatiamo la presenza di
sistemi che integrano le proprietà delle parti all’interno di schemi di livello superiore, che
rispondono a regole proprie e in buona misura governano e determinano le “traiettorie
spazio temporali” delle parti che li costituiscono. Prendendo proprio l’esempio del cervello:
«At the lowermost levels in this system, we have local aggregates of some sixty
or more types of subnuclear particles interacting with great energy, all within
the neutrons and protons of their respective atomic nuclei. These chaps, of
course, do not have very much to sat about what goes on in the affairs of the
brain […] because they are all firmly trapped and kept in line by their atomic
overseers. The atomic nuclei and associated electrons are also, of course, firmly
controlled in turn. The various atomic elements are “molecule-bound” - that is,
they are hauled and pushed around by the larger spatial and configurational
forces of their encompassing molecules. Similarly, the molecules of the brain are
themselves pretty well bound up and ordered around by their respective cells
and tissues […] the brain molecules are obliged to submit to a course of activity
in time and space that is very largely determined, for the lifetime of any given
cell, by the overall dynamic and spatial properties of the whole cell as an entity.
Even the brain cells, however […] do not have very much to say about when they
are going to fire their messages, for example, or in what time pattern they will
fire them. The firing orders for the day come from a higher command.» 7

In questa luce diventa più comprensibile anche il controverso – ma celebre – esempio della
ruota, a cui Searle fa riferimento:
«A molecule within a rolling wheel, for example, though retaining its usual
inter-molecular relations within the wheel, is a the same time, from the
standpoint of an outside observer, being carried through particular patterns in
space and times determined by the overall properties of the wheel as a whole.» 8

In sostanza, a differenza di altri modelli di top-down causation il potere di governo degli


schemi di comportamento di alto livello del sistema cerebrale nel suo complesso non
consiste in una “riconfigurazione” delle parti coinvolte né in una qualche alterazione del
loro comportamento e delle loro proprietà, ma nello sfruttarle in particolari “flussi” e
percorsi di azione piuttosto che in altri, che hanno conseguenze diversificate nei confronti
dell’esterno del sistema e delle altre proprietà di livello alto; e ovviamente, come le

5
Sperry 1965, p.78
6
Ibi, traduzione mia
7
Sperry 1965, p.79
8
R.W. Sperry, In defense of Mentalism and Emergent Interaction, The Journal of Mind and Behavior, 1991 (12-2),
230
molecole in una ruota vengono spostate dalla traiettoria complessiva della stessa e ne
condividono le sorti, così le varie strutture dei comportamenti cognitivi “trascinano” le loro
componenti di livello inferiore verso l’uno o l’altro esito, ma senza una loro
riconfigurazione diretta:
«There need be no “reconfiguring” of molecules relative to each other within the
wheel itself. However, relative to the rest of the world the result is a major
“reconfiguring” of the space-time trajectories of all components in the wheel’s
infrastructure. […] Similarly, excitation of a cortical brain cell is enjoined into
the higher dynamics of passing patterns of cognitive activity. A train of thought
with one mental event evoking another depends throughout on its neurocellular
physiology and biochemistry. Nevertheless, like molecules in passing waves in a
liquid, the brain cell activity is subject to higher-level dynamics which
determine the overall patterns of neuronal firing, not relative to other events
within this particular brain process, but relative to the rest of the organism and
its surroundings. The relativity feature is critical.»9

Ma in che cosa può consistere una influenza “dal basso verso l’alto” che non comporti una
riconfigurazione delle proprietà delle parti? Sperry parla di “sopravvenienza” delle
proprietà di alto livello rispetto alle loro basi neurofisiologiche: «I have stressed that the
term ‘interaction’ is not to imply that the mental forces intervene in, or disturb or disrupt
the physiology or chemistry in the brain, but only that they supervene, like TV programs
over the electronic processes»10 «Although the mental properties in brain activity, as here
conceived, do not directly intervene in neuronal physiology, they do supervene»11.
Ma ciò che Sperry intende per “sopravvenienza” sembra non indicare un rapporto di
determinazione, dato che essa non implica la loro ‘inerzia’ causale:
«the individual nerve impulses and associated elemental excitatory events are
obliged to operate within larger circuit-system configurations of which they as
individuals are only a part […] The subjective mental phenomena are conceived
to influence and to govern the flow of nerve impulse traffic by virtue of their
encompassing emergent properties. […] The neurophysiology, in other words,
controls the mental effects, and the mental properties in turn control the
neurophysiology. One should remember in this connection, however,
that the conscious phenomena are in a position of higher command,
as it were, located at the top of the organizational hierarchy.»12

Dunque non solo le proprietà di livello alto posseggono poteri causali irriducibili, ma nella
circolarità causale (uno schema poi ripreso, come vedremo, da Evan Thompson) tra
proprietà sottostanti delle parti e proprietà emergenti del tutto, sono le proprietà
emergenti ad avere una sorta di primato ontologico: esse costituiscono il fattore decisivo
nel determinare il comportamento finale del sistema. Resta da capire il come, ossia in
quale sia concretamente il fattore in cui si esplicano tali poteri causali globali, escludendo
– come si è visto – la possibilità che il controllo delle proprietà emergenti si manifesti nella
riorganizzazione delle relazioni tra le parti. La difficoltà di interpretazione della teoria di

9
Ibi, pp. 230-32
10
Sperry 1980 p.202
11
R. W. Sperry, A modified concept of consciousness, Phsychological Review, 1969 (76-6), p.533
12
Ibi, p. 534. Grassetto mio
Sperry consiste proprio in questo; né l’autore è, al riguardo, particolarmente esplicito. Da
un lato, infatti, Sperry ammette che la sua teoria è al momento un “modello ipotetico” del
cervello e delle sue attività che contiene affermazioni che vanno «ben al di là dei fatti», di
ciò che ad oggi ci è possibile verificare (o falsificare) sperimentalmente 13. Si tratta di un
“paradigma di spiegazione”14 alternativo rispetto al materialismo, di una tesi di “sfondo” o
“metateoria”15 con implicazioni metafisiche (consistendo essenzialmente in un passaggio
ad una concezione differente della causalità: «a shift to a new form of causality, a shift
specifically from conventional microdeterminism to a new macromental determinism
involving “top-down” emergent control»16) e di per sé al di là della possibilità di una
smentita o conferma empirica diretta – ma del resto ciò vale anche per “metateorie”
concorrenti, come il quadro teorico e metodologico del materialismo riduzionista.
L’identificazione, all’interno del nuovo paradigma metateorico “mentalista”, delle cause
specifiche degli stati mentali e dei loro schemi di comportamento e relazione è un compito
che l’autore affida alle scienze empiriche: «To determine precisely how the more elemental
physiological aspects of the brain activity are used to build the emergent qualities of
awareness becomes the central challenge for the future. At present even the general
principles by which cerebral circuits produce conscious effects remain obscure.» 17
Una risposta di carattere generalissimo, tuttavia, può essere rintracciata nel corso dei testi
di Sperry qui analizzati. Lo scienziato sembra pensare, infatti, che ciò in cui consiste
l’irriducibilità dei processi di alto livello sono le relazioni spazio-temporali che
determinano il sistema nella sua interezza, e che in un’analisi riduzionista vengono,
ovviamente, perse di vista; né esse possono essere dedotte o ricavate sulle base delle
proprietà causali delle parti o delle leggi delle scienze che di tali parti si occupano (la fisica,
la chimica, ecc.):
«The process of reducing an entity to its material components, physically or
conceptually, inevitably destroys the space-time components of the affected
level. These last components from the space-time manifold, interfusing with,
shaped by, and demarcated by the material components, are highly critical in
determining the causal and other distinguishing properties of any system as a
whole. The spacing and timing of the parts with reference to one
another largely determine the qualities and causal relations of the
whole but the laws for the material components fail to include these
space-time factors»18

Questa interpretazione della teoria di Sperry trova conferma nell’affermazione


dell’autore per cui, qualora conoscessimo tali dinamiche spazio-temporali e le leggi
che le regolano, in linea di principio potremmo prevedere deterministicamente quali
fenomeni mentali e proprietà globali del cervello verranno instanziate. La topologia,
la geometria e le relazioni dinamiche sono i fattori determinanti nel qualificare le
proprietà di livello alto come emergenti e irriducibili – così come del resto
nell’esempio della ruota: ciò che determina le proprietà della ruota in
13
Sperry 1965, p.78. Traduzione mia
14
Sperry 1991, p.223
15
Ibidem
16
Sperry 1991 p.222
17
Sperry 1969, p.535
18
Sperry 1980, p. 203. Grassetto mio.
quanto sistema e ne caratterizza i comportamenti globali in relazione al
resto del mondo è una specifica disposizione geometrica e topologica tra
le molecole che la costituiscono. In conclusione, gli stati mentali soggettivi, per
Sperry, sono le dinamiche e gli schemi globali di funzionamento del sistema
cerebrale, come nell’esempio del dolore:

«It is this over-all pattern effect in the brain dynamics that is the
pain quality of inner experience. To try to explain the pain pattern or any
other mental qualities only in terms of the spatiotemporal arrangement of nerve
impulses, without reference to the mental properties and the mental qualities
themselves, would be as formidable as trying to describe any of the endless
variety of complex molecular reactions known to biochemistry wholly in terms
of the properties of the electron, proton, and neutron and their subnuclear
particles plus (and this, of course, is critical) their spatiotemporal relationships.
By including the spatiotemporal relations, such a description
becomes feasible in theory, probably, but fantastically impratical»19.

Restano aperte, a questo punto, una domanda. Tali relazioni spaziotemporali sono
determinati in modo necessario e sufficiente dalle proprietà degli elementi ultimi della
materia e dalle dinamiche e processi che da essi scaturiscono, i quali possono essere
esaminati dalla fisica? E che tipo di causalità è quella esercitata da tali pattern
spaziotemporali, e dalle proprietà globali che da essi scaturiscono? Se si tratta di una
causalità di tipo efficiente e “meccanico” l’impianto di Sperry sembra esporsi al rischio di
sovradeterminazione causale messo in luce daKim proprio nel caso della sopravvenienza e
la causalità discendente.

19
Sperry 1965, p. 81. Grassetto mio.