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A seguito del trasferimento di 67 migranti dalla nave Vos Thalassa alla Diciotti (Guardia

Costiera Italiana), il neo ministro dell’interno italiano, ha deciso di mostrare ai seguaci della
sua pagina Facebook, i paesi di provenienza dei 67 stanziali, presentando un elenco che
comprende vari stati africani e non. Ha concluso il suo post con la seguente frase: “In quali di
questi paesi c’è la guerra???”, con tanto di faccina perplessa, per rendere il tutto ancor più
enigmatico.

Prendiamo in considerazione la Palestina, uno dei paesi da lui citati.

Che succede in Palestina?

La Palestina comprende vari territori tra cui La striscia di Gaza, una piccola regione costiera
che ospita oltre un milione di rifugiati palestinesi.

Attualmente è governata dal partito Hamas, un’organizzazione politica considerata da alcune


nazioni terroristica per via della sua ferocia e spietatezza. E’ un’area posta sotto il blocco dell’
Egitto e di Israele, dove i confini sono controllati molto duramente. Insomma, un territorio dal
quale non si può né entrare né uscire, o almeno non lo si può fare senza aver prima “chiesto il
permesso” allo stato Israeliano.

Il 30 Marzo 2018 è iniziata la cosiddetta Marcia del Ritorno alla quale hanno preso parte
migliaia di palestinesi. La data d’inizio coincide con La Giornata della Terra, che segna anche
l’espropriazione di terre arabe in Galilea da parte del governo israeliano e si è conclusa nel
giro di sei settimane, esattamente il 15 Maggio, un giorno tutt’altro che casuale, infatti nella
suddetta data si celebra l’anniversario della fondazione di Israele, definita dai palestinesi
“Nakba” (=“la catastrofe”).

In che cosa consiste questa manifestazione ?


E’ stata indetta per reclamare il diritto dei palestinesi discendenti dei rifugiati che nel 1948
hanno perso le loro case, affinché possano ritornare nelle proprietà dei loro antenati, che
durante il conflitto arabo-israeliano furono costretti ad abbandonare o furono espulsi dalle
città e dai villaggi che da quell’anno iniziarono ad appartenere al neonato Stato di Israele.

Ma nasce anche per ragioni politiche ed è quindi una sorta di ribellione del popolo palestinese
dopo settant’anni di migrazioni forzate e di sofferenze imposte dallo spietato assedio
israeliano, quindi è anche un grido di libertà di fronte a morte ed oppressione.

Sin dall’inizio di queste proteste si è creato un clima violento ed ovviamente, in questo scontro
tra gente inerme e cecchini dell’esercito israeliano, le vittime non sono mancate, infatti dopo
la conclusione della Marcia, avvenuta il 15 Maggio, il giorno seguente allo spostamento
dell’ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme, il numero di deceduti è salito di alcune
centinaia e i feriti a decine di migliaia. Questo perché i militari israeliani hanno dovuto
rispondere ai violenti tentativi di danneggiamento della recinzione del confine - all’incendio di
pneumatici e al lancio di bombe incendiarie e pietre – altrettanto violentemente, decidendo di
sparare a sangue freddo sulla folla colpendo inevitabilmente anche innocenti.

In ultima istanza potremmo dire che i militari israeliani hanno “abbattuto” crudelmente e
spietatamente, numerose vittime innocenti, colpevoli di aver lottato per riuscire ad ottenere
la propria libertà, indistintamente e nella quasi totale indifferenza mondiale, che si tramuta in
sprezzante complicità.

Da questo i palestinesi scappano, dall’oppressione, da un governo sanguinario, dall’esercito


israeliano, dagli scontri letali, dalla morte, sperando un giorno di essere finalmente liberi e
potersi riunire in una Palestina libera dall'invasore filo-occidentale.
-Federica Squicciarini