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02/11/2017

A proposito delle vocali atone possiamo fare una distinzione tra vocali protoniche, vocali postoniche e
vocali finali.
Se prendiamo ad esempio una parola di sillaba piana come lupo, abbiamo una vocale tonica e una vocale
atona finale, se prendiamo una parola trisillaba come cammino, di sillaba piana, allora si ha una vocale
protonica, una vocale tonica e una vocale finale. Se invece prendo la parola tavolo (parola trisillaba ma non
piana bensì sdrucciola) si ha una vocale tonica, una vocale postonica e una vocale finale.
Oltre alle vocali toniche e alle vocali atone possiamo distinguere le vocali protoniche, postoniche, che sono
quelle che si trovano nelle parole sdrucciole e le vocali finali, che si trovano in tutte le parole tronche. Ma
perché fare una distinzione tra vocali protoniche, vocali postoniche e vocali finali? Perché, come vedremo,
l’evoluzione delle vocali latine dipende da questa distinzione. Troviamo delle differenze più o meno
importanti tra l’evoluzione delle vocali postoniche, protoniche e finali perché le vocali postoniche e le finali
si rilevano più deboli e più propense alla scomparsa, alla caduta, rispetto alle vocali protoniche, che sono
più resistenti. Del resto abbiamo già introdotto il concetto di sincope, che è la caduta della vocale postonica,
e il concetto di apocope, ovvero la caduta della vocale finale; infatti le lingue romanze sono caratterizzate
in maniera più o meno vistosa dalla sincope e dall’apocope.

Cominciamo con le vocali protoniche:

Nel quadro dell’evoluzione delle lingue romanze troviamo la divisione di tre proto sistemi :
1) il proto sistema sardo: l’evoluzione delle vocali protoniche è identico all’evoluzione delle vocali finali,
cioè ha il classico dimezzamento delle vocali con l’eliminazione della differenza tra vocale [...]. Quindi il
sardo è quella meno problematica, ed ha un’identica evoluzione del sistema delle vocali toniche e
protoniche, che in entrambi i casi si tratta di un sistema pentavocale.
2) Il proto sistema romanzo comune: possiamo notare una differenza rispetto al sistema delle vocali
toniche, cioè che manca la e aperta e la o aperta. Qual è la differenza tra il sistema delle vocali protoniche e
le vocali toniche? Che è un sistema semplificato in cui viene neutralizzata la distinzione tra vocali medio
alte e medio basse. La e breve, in latino, confluisce con la i breve e la e lunga in un’unica vocale media. Allo
stesso modo la o breve del latino confluisce con la u breve in un’unica vocale media posteriore. Del resto
possiamo notare attraverso la nostra esperienza quotidiana che in italiano c’è differenza tra la e aperta e la
e chiusa in posizione tonica, ma questa differenza scompare in posizione atona. Questa differenza non
riguarda solo l’italiano ma tutto il sistema del romanzo comune, che non ha sviluppato una distinzione tra
vocale medio alte e basse; ne risulta un sistema pentavocalico in posizione protonica in corrispondenza del
sistema […].
3) il proto sistema rumeno o balcanico: si comporta in maniera asimmetrica , quindi è identico al sistema
del romanzo comune e presenta la stessa semplificazione in cui manca la distinzione tra vocale medio alta e
bassa; anche questo è un universale linguistico. Se noi andiamo a guardare tutte le lingue del mondo,
vediamo che normalmente le lingue in posizione atona presentano una distinzione rispetto alla posizione
tonica. Abbiamo visto che le vocali nasali sono in numero inferiore rispetto alle vocali orali.
Avendo questi proto sistemi andiamo ad analizzarli da più vicino; il sardo non presenta nessuna evoluzione
particolare, e quindi conserva il suo proto sistema.
All’interno del romanzo comune, l’italiano presenta una tendenza a confondere la vocale alta con la vocale
media, ad esempio in italiano si dice sicuro, mentre in spagnolo seguro, in francese sûr e in francese antico
seûr, perché in effetti nel latino c’era una e, e quindi nel sistema proto romanzo abbiamo una e protonica.
La e protonica che a volte l’italiano fa diventare i, ad esempio signore, senior, senor, e così via.
Questo vale anche per la protomia sintattica, in che senso? In spagnolo si dice te quiero, in italiano ti amo,
in rumeno si dice te iubesc perché in latino c’è una e, che l’italiano ha fatto diventare i; queste parole,
essendo atone, si appoggiano alla parola successiva, e quindi l’evoluzione della vocale di questa parola fa
verificare l’evoluzione di una vocale protonica. Così in italiano si dice “dimmi”, “ti chiami”, “mi chiami”,
invece di “me chiami”. La stessa conclusione, anche se più raramente, si verifica nel lato posteriore, infatti
nell’italiano c’è un’oscillazione tra o e u, ad esempio si dice mulino, mentre in latino era molino.
Ma cosa succede nelle altre lingue? Il francese, come al solito, è la lingua più rivoluzionaria, e succede che:

*VERECUNDIA > vergogne; questa centralizzazione non si verifica in sillaba chiusa, quindi non si dice fenêtre
ma vergogne.
*CHEVAL; si tratta di un fenomeno parallelo alla palatalizzazione della a tonica, che in francese diventa e.

In rumeno, partiamo dal sistema balcanico:

Le vocali postoniche sono più deboli rispetto alle vocali protoniche, e infatti in questo ambito bisogna fare
una differenza tra lingue romanze occidentali, cioè le lingue che vanno dal portoghese fino al francese
provenzale ma anche all’italiano settentrionale, che sono maggiormente soggette alla sincope, e le lingue
romanze orientale, come l’italiano centro meridionale e il rumeno, che sono più resistenti alla sincope.
Attenzione però, anche in queste lingue ci sono dei casi di sincope!
Esistono casi che distinguono le lingue romanze occidentale e le lingue orientali romanze, ad esempio:

Possiamo dire che all’interno di queste lingue possiamo fare una distinzione tra lingue iberoromanze, che
sono in una posizione un po’ intermedia, e le lingue galloromanze (francese provenzale che elimina la a
postonica e si conserva in spagnolo la a finale).

Le vocali finali presentano una complicazione che non riguarda né il sardo e né il romanzo comune, ma
l’esistenza di un appendice al sistema romanzo comune (a’), in cui la u breve latina non si confonde con le o
del latino, ma si confonde con la u del latino.
Ci sono alcune varietà per esempio abbiamo visto in asturiano c’è una differenza tra pilu (u breve) e la
parola quando. La u breve non si è confusa con la o finale come in italiano, ma con la u lunga finale. Lo
stesso succede con i dialetti che sono parlati tra Lazio, Umbria e Marche, es: pilu e quanno, quindi c’è
questa diversa convergenza delle vocali finali. In questo caso la differenza è documentata, cioè è
sopravvissuta ancora oggi. In altri casi […]
Ma come si spiega questa differenza? Si spiega con il fatto che queste varietà la u breve finale è diventata
una u e in quanto tale ha prodotto la chiusura della vocale finale.
Oltre ai classici sistemi (romanzo comune, sardo e balcanico), all’interno dell’area romanza comune ci sono
alcune varietà che si comportano in una maniera di tipo balcanico (es. napoletano, portoghese..).
Ancora una volta, a partire da questo proto sistema, abbiamo delle evoluzioni più o meno spinte:
Il sardo come al solito non ci presenta nessuna evoluzione e conserva questo sistema con conseguente
metafonia.
In rumeno cosa succede? La prima cosa importante è la confusione tra la o e la u finale, ad es. OTTO -> OPT,
la confusione non si vede perché la vocale è scomparsa, però possiamo dire che c’è stata la confusione
perché nell’innesto della metafonia in rumeno non sono soltanto la i e la u ma anche la o, e come si spiega
questo fatto? Con il fatto che la o nell’epoca preletteraria è diventata u. Qual è il passo successivo?
L’apocope in questa u finale, infatti non si dice OPTU.
La a finale in rumeno è diventata , perciò si dice casa (si pronuncia cas). La e finale si è conservata, ad
esempio credere si dice crede; anche la i finale si è conservata ma non sempre si pronuncia e tende a subire
apocope.
In rumeno la a finale diventa ma, se preceduta da una palatale diventa e, quindi per esempio la parola
FAMIGLIA -> FAMILIE; DONNA –> FEMEIE.
Ma cosa succede in romanzo occidentale? Cominciamo dall’italiano; in italiano è successo che si è persa la
distinzione tra una o e una u finale, infatti non c’è nessuna parola che finisce in u proprio perché è
scomparsa.
Lo spagnolo va un passo oltre perché confonde la i e la e, es. FECI -> HICE, e ha poi subito apocope della e
finale, es. CANTARE -> CANTAR, ma non di tutte.
Ci sono delle lingue ancor meno conservative dello spagnolo, come il provenzale; in provenzale l’apocope
riguarda tutte le vocali diverse dalla a, che è l’unica vocale rimasta.
In francese antico la situazione è la stessa del provenzale, ma con un’unica differenza: la a finale si è
innalzata in , es. TERRA -> TERRE.
Se consideriamo il francese moderno, che cosa possiamo dire? Che è andato ancora più oltre e che ha
cancellato anche l’ultima vocale linguistica; questo ha delle conseguenze importanti sull’accento.
Facciamo un passo indietro. Quando abbiamo contrapposto il sistema del latino al sistema romanzo
abbiamo detto che in latino l’accento non è distintivo, in romanzo invece si. Inoltre la posizione dell’accento
è libera, quindi può cadere su tutte le sillabe (possono essere parole sdrucciole, piane..). Ormai
sopravvivono soltanto parole piane e parole tronche, e non esistono più parole sdrucciole.
Ora, se in francese moderno scompare anche l’ultima vocale rimasta, significa che non esistono più parole
piane, e che tutte le parole sono tronche; quindi queste conseguenze hanno conseguenze su tutta la
struttura di una parola. Il francese ha perso quella caratteristica in cui l’accento era libero e distintivo, oggi
ha soltanto una funzione demarcativa.
Il portoghese, nel periodo letterario, la u e la o finale si sono confuse, infatti nei testi in portoghese
abbiamo una o. Nel portoghese moderno questa o diventa u.
La a finale in portoghese diventa una vocale centrale medio bassa, mentre la i e la e si sono confuse in e,
come in spagnolo, e si conserva e legge come . In portoghese vi sono tre vocali atone, e tutte più o
meno centralizzate.
Questo sistema sta anche alla base del napoletano, ma che cos’è successo? Nel napoletano antico la o e la
u finale, come in portoghese, si sono confuse in o, es. VINO. La i e la e finale si sono confuse in e (chiusa),
quindi abbiamo un sistema simmetrico in cui le vocali anteriori si sono confuse in e, le vocali centrali in a, e
le vocali posteriori si sono confuse in o. Nel napoletano moderno queste tre vocali si sono confuse in ,
es. cas , vin .

Esercizio sulle vocali atone:


Nel caso delle vocali, il sistema latino è un sistema complesso che si è semplificato attraverso la riduzione,
nelle consonanti invece succede il contrario, esso è un sistema semplice che le lingue romanze hanno
prodotto delle consonanti nuove.
Secondo i fonologi, il latino aveva anche delle consonanti labio velari, in parole come quattro, lingua, non
avremo la successione di due fonemi, bensì un unico fonema composto (due fonemi).
Che cosa salta nell’occhio? Mancano dei suoni a cui siamo abituati. Se osserviamo il modo di articolazione,
quali tipi di consonanti mancano? Non ci sono consonanti affricate (z, c). Se guardiamo invece al luogo di
articolazione vediamo che c’è una colonna povera di consonanti, quella delle palatali, perché in latino
esisteva soltanto un approssimante palatale, cioè non esistevano suoni come sh, gn, gl (occlusiva palatale,
nasale palatale..).
Vediamo alcuni cambiamenti: il primo cambiamento riguarda il gruppo consonantico composto dalla nasale
+ la fricativa dentale s, in parole del tipo MENSIS, che significa MESE. Il gruppo n + s si comporta come una s
normale, come CASA; la semplificazione spiega questo fatto. In spagnolo per esempio tavolo si dice mesa,
in latino mensa. In italiano esiste mensa ma è stato ripescato dopo.

Questo fonema (w) è nato da due basi latine: l’occlusiva labiale b, e l’approssimante v, es. faba, nova
(avevano due fonemi diversi) e si sono confusi nelle lingue romanze. In più possiamo dire dal punto di vista
della scala di forza, possiamo classificare il fenomeno come un rafforzamento o come un indebolimento; è
un indebolimento in caso della b, ed è un rafforzamento nel caso della v.
Nel secondo caso la confusione è stata più generale. Dal punto di vista del sistema fonologico possiamo dire
che esistono delle lingue come l’italiano e il francese che posseggono un’opposizione tra un’occlusiva e una
fricativa labiale. In italiano la b è un fonema, e la v è un altro fonema; lo stesso accade in francese, ma
esistono delle lingue come il sardo, il catalano e lo spagnolo che hanno un unico fonema labiale.
Quindi abbiamo visto com’è nato questo fonema fricativo labiale sonoro, vediamo ora che cos’è successo
alle consonanti labiovelari del latino:

Le labiovelari del latino, in alcune lingue si sono conservate, es. italiano, spagnolo e portoghese, in altre
lingue si sono delabializzate (fenomeno di delabializzazione), come nel provenzale e nel francese (si ha una
velare semplice ora).
Che cos’è successo in sardo e in rumeno? Troviamo delle occlusive che non sono velari ma labiali;
fenomeno di delavelizzazione (?).