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Pellegrini sulle strade dell’illuminazione

Nella prefazione a “Le terre del Buddha” di Piero Così, ci si incammina verso lo Sri Lanka, la Bir-
Verni - TCI Milano 2001 - secondo un’antica tra- mania, la Thailandia e la Cambogia ove prevale
dizione sapienziale orientale esistono tre tipi di una forma più rigorosa di buddhismo, l’Hinayana,
viaggiatori. “il piccolo veicolo”, o “via stretta”, segnata da
C’è chi procede coi piedi: i suoi passi s’impolve- un’esigente disciplina interiore. È difficile non
rano su piste assolate, s’inerpicano su erte sco- pensare a quella splendida capitale mistica che fu
scese, si riposano in valli, oasi e locande. Costoro Pagan, la città birmana dai cinquemila edifici
sono i mercanti, i cui percorsi sono comandati da sacri che aveva già abbacinato Marco Polo ma
scopi e interessi precisi e il cui viaggio è sempre e che riesce persino a emozionare oggi tanti turisti
solo un transito. che si muovono solo coi piedi, per stare alla
C’è, poi, chi avanza per strade e villaggi con gli classificazione sopra enunciata.
occhi: costui vuole scoprire e sapere, penetrare in Ma ci attendono anche le sterminate regioni della
città operose o abbandonate ricostruendone la sto- Cina, del Giappone e del Vietnam: su di esse si
ria, sostare in antichi castelli, perdere lo sguardo leva un’altra grandiosa ramificazione dell’albero
negli arabeschi di un dipinto o di un bassorilievo, buddhista. Essa è indicata col termine Mahayana,
contemplare l’orizzonte luminoso di un cioè “il grande veicolo”, una visione religiosa a
panorama. Costoro sono i sapienti. respiro più ampio, esteso a tutti gli esseri.
C’è, infine, un terzo tipo di viaggiatore: è chi Verni, usando un’immagine spaziale moderna, la
cammina col cuore. Egli non si accontenta di pro- compara a un’autostrada ben più espansa e veloce
cedere, visitare, sapere, ma vuole vivere con gli rispetto allo stretto sentiero d’altura dell’Hinaya-
uomini e le donne delle regioni attraversate, na. Naturalmente, proprio come accade per le au-
ascoltarli e parlare con loro e - come dice un afo- tostrade, molti sono gli snodi da cui si dipartono
risma arabo - “mettere in luce la perla segreta di ulteriori percorsi: sono quasi ramoscelli che ven-
Dio” che dappertutto s’annida. Costui è il pelle- gono generati dal ramo principale e incarnano
grino della verità. È naturale che si possano in- scuole e itinerari religiosi differenti.
trecciare queste esperienze e, per certi versi, è ne- Infine, su quella terra che più è diventata in Occi-
cessario farlo perché piedi e occhi sono sempre dente l’emblema del buddhismo in questi ultimi
indispensabili per viaggiare. Ma la terza esperien- decenni, cioè il Tibet e la relativa regione hima-
za è quasi al vertice delle altre e paradossalmente layana, per merito della figura del XIV Dalai
può essere vissuta anche senza muoversi dalla Lama, si erge un ultimo ramo originale, quello del
propria stanza, leggendo e interrogando testi sacri Vairayana, cioè del “veicolo di diamante”, un
e nobili, storie antiche e racconti recenti, miti re- simbolo di indistruttibilità legato allo stato illumi-
moti e testimonianze attuali. Ai viaggiatori del nato della mente. Il nostro pensiero corre subito ai
cuore è dedicato questo come gli altri volumi monasteri di quella terra, simili a fortezze dello
della collana “I luoghi della religione”. spirito, assediate ora non solo dalla drammatica
Le fedi, infatti, intrecciano sempre spazio e infi- contemporaneità politica ma anche da un flusso di
nito, tempo ed eterno, caducità e assoluto, Parola visitatori vocianti e superficiali. Sappiamo, infatti,
divina e parole umane, Creatore e creatura. Per che il buddhismo - che nei secoli si è sfrangiato in
dirla con un proverbio africano, agganciano una tante altre ramificazioni - ora si affaccia anche in
stella che risplende nel cielo al manico dell’aratro Occidente. A fargli da battistrada sono stati anche
che sta ferendo le zolle della terra. È ciò che alcuni fenomeni culturali: pensiamo solo alla con-
appare proprio in una religione spesso fraintesa e tinua fortuna di cui gode il romanzo Siddharta
banalizzata in Occidente, anche a causa di certe che lo scrittore tedesco Hermann Hesse pubblicò
“esportazioni” preconfezionate: il buddhismo, in- nel 1922 o al film Il piccolo Buddha del regista
fatti, sbocciato dalla vicenda affascinante di un Bernardo Bertolucci. L’Enciclopedia delle
principe indiano, Siddharta Gautama, vissuto nel religioni in Italia, curata nel 2001 dal Centro
VI secolo a.C., è fiorito sotto cieli diversi dive- studi sulle nuove religioni (edizione Elledici),
nendo un albero gigantesco dalle ramificazioni sotto la voce “Gruppi di origine buddhista” elenca
imponenti. ben settanta denominazioni diverse dai nomi
In forma quasi narrativa, ma con finezza ed essen- spesso esotici.
zialità, Piero Verni conduce il viaggiatore del Ma è indiscutibile che “le terre del Buddha” ri-
cuore non solo a conoscere la radice di quell’al- mangono per eccellenza quelle ove ci conducono
bero, cioè la vita del Buddha e il suo complesso e queste pagine.
sorprendente messaggio, ma anche lo avvia verso Esse, però, non sono solo destinate ai “pellegrini
le terre ove si stende l’ombra maestosa dei rami. del cuore”. Già dicevamo che necessari sono pure

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piedi e occhi. Soprattutto gli occhi - che si ferma- che viaggiare è anche sostare per ammirare e
no a contemplare templi e statue - sono colmati in comprendere, è vivere un’esperienza interiore che
questo volume dallo straordinario apparato icono- coinvolge appunto occhi e cuore, sensi e spiritua-
grafico approntato da Andrea Pistolesi. lità. Solo così si diventa fratelli e amici, pur nella
Un capitoletto indica inoltre quanto “l’arte del diversità delle origini, delle fedi e delle culture.
Buddha” abbia i suoi canoni, i suoi simboli, i suoi Il famoso missionario spagnolo san Francesco Sa-
segreti ammiccamenti. verio (1506-1552) diceva del monaco buddhista
Basti soltanto sostare con lo sguardo davanti alla giapponese Ninjit: “Es este Ninjit tanto my
statua del Buddha nella classica postura della me- amigo, que es maravilha”. Sì, era nata un’amicizia
ditazione: ogni tratto, ogni segno del corpo, ogni meravigliosa tra due uomini e credenti pur così
oggetto come il trono, il parasole, la ruota, l’albe- diversi tra loro.
ro, l’elefante, il cuscino o il loto rimandano a si-
gnificati trascendenti e mistici. È per questo che
visione e conoscenza s’intersecano; è per questo Gianfranco Ravasi
da “Il Sole 24 Ore” - 2 dicembre 2001

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Khmer
Popolazione autoctona della penisola indocinese dell’ordine sociale, protettore della religione e del
che forma la maggioranza del popolo cambogia- Paese.
no, con minoranze in Laos e in Thailandia. Dal Dapprima l’induismo, quindi dal secolo XIII il
punto di vista etnico, i khmer costituiscono un mi- buddhismo mahāyāna costituirono religioni for-
scuglio di genti diverse, convenzionalmente desi- temente aristocratiche, quasi esclusivamente di
gnate col nome di paleoindocinenesi (veddidi con corte, di fronte alle concezioni popolari rimaste a
prestiti mongoloidi), accomunate dalla lingua (il lungo tenacemente attaccate all’animismo e al
khmer, appartenente alla famiglia austroasiatica o culto degli antenati e divenute terreno fertile per
mon-khmer) e da vicende storico- culturali unita- la predicazione del buddismo hīnayāna singalese
rie. La loro sede originaria sembra essere stata il della scuola theravāda, i cui richiami all’austerità,
Laos meridionale (regione di Bassak, odierna all’umiltà, all’eguaglianza e alla giustizia esercita-
Paksé), dove intorno al 500 d.C. si formò un prin- rono una forte presa sulla massa del popolo
cipato guerriero, tributario del regno induista di khmer. Qualunque sia stato il peso effettivo della
Fu-nan, fondato secondo la tradizione da un ere- diffusione del buddhismo theravāda nel declino
mita, Kambu Svayambhuva, e da una ninfa inviata della civiltà khmer, culminato nella conquista thai
da Shiva, Mera. di Angkor (1431), certamente esso poté esercitare
In circostanze ancora non ben chiarite, i khmer tale funzione di solvente in un contesto sociale
s’impadronirono verso la fine del secolo. VI della fortemente degradato dal sempre più profondo di-
capitale del Fu-nan, completandone la conquista stacco delle classi aristocratiche dal resto della
nel secolo seguente e creando nel bacino del Me- popolazione.
kong il regno di Chèn-la che si considera il primo
embrione dello stato cambogiano.
Di questa prima fase della storia khmer, conclusa- Lingua e letteratura
si nel secolo VIII con la disintegrazione del Chèn-
la, si hanno scarse notizie, che in ogni caso atte- Il khmer o cambogiano è la lingua più importante
stano l’elaborazione di una cultura autonoma della famiglia mon-khmer ed è parlato in modo
(iscrizione in khmer di Ak Yom, 609), il predomi- unitario su tutta l’estensione della Cambogia.
nio dell’induismo sivaita e harihara (ossia la Conservatasi praticamente inalterata nel corso di
venerazione di Shiva e Visnu uniti in una sola tredici secoli, la lingua khmer si è tuttavia arric-
persona), la formazione di monarchie chita di numerosi imprestiti lessicali dal sanscrito
centralizzate , governate da adhirāja o reggitori dovuti, come quelli dal pāli, all’acquisizione del
supremi. Notizie più precise si hanno invece a canone buddhistico. È una lingua a radici mono-
partire dal secolo IX, dopo la riunificazione del sillabiche, agglutinante, che ignora totalmente i
Paese per opera di Jayavarman II (802-851) e il suffissi, mentre fa largo uso di infissi, specie na-
trasferimento del suo centro di gravità a nord del sali. Mancano declinazione e coniugazione, men-
lago Tonlé Sap, intorno ad Angkor, il maggior tre determinante è la collocazione della parola
complesso urbanistico e monumentale della nella frase; è inoltre presente un ricco sistema vo-
civiltà khmer. Al secolo IX risale infatti calico che distingue le brevi e le lunghe, le aperte
l’introduzione del culto dei devarāja o re divini, e le chiuse. La scrittura, di lontana origine india-
motivo caratteristico della cultura classica khmer na, è strettamente fonetica.
che consiste in un adattamento del śivaismo e che La letteratura khmer si presenta, ora, un po’ come
si incentra sull’adorazione del linga reale, sacro la parente povera fra quelle indocinesi, ma ebbe
simbolo della sovranità serbato nel tempio- un grandioso passato di cui esistono solo fram-
montagna o piramide-mausoleo. menti. Ne sono testimonianza le iscrizioni incise
Lo stesso intreccio di motivi induisti derivati su stele e pilastri dei templi khmer e soprattutto
dall’India e di tradizioni locali si ritrova nella dell’immenso complesso di Angkor Vat. Databili
struttura sociale del periodo classico, con la strati- tra il secolo VII e tutto il XIV, le iscrizioni mo-
ficazione della società in caste chiuse, dominate strano, soprattutto le più antiche, la forte
da un’oligarchia di nobili e religiosi a influenza del sanscrito e sono talora in versi; la
discendenza matrilineare e organizzata in clan cultura che manifestano è tutta accentrata attorno
endogamici, isolata sia dalla massa della all’idea del dio-re, idea indiana e khmer passata
popolazione, sia dal sovrano, la cui funzione era poi, per tramite khmer, in tutte le culture
perlopiù simbolica in quanto fonte suprema indianizzate del sud-est asiatico.
d’ogni autorità, incarnazione della legge e
Nulla invece è rimasto dei coevi poemi e racconti dhismo di ramo theravāda) e della tradizione dina-
storico-mitologici in antico khmer. Del resto è stica.
praticamente impossibile datare, e ancor più attri- Abitazione popolare tipica dei khmer è la casa ret-
buire a determinati autori, quello che è pervenuto tangolare su palafitte, con ingresso a oriente,
dalla letteratura khmer. Se si divide la materia per pareti di bambù intrecciato o a impasto di erbe e
argomenti, si rileva innanzi tutto una gran foglie; ha un solo vano (ma quella delle famiglie
quantità di testi religiosi buddhisti, in genere facoltose anche tre o quattro) e la vita domestica
rielaborazione di testi pāli. Elementi più si svolge prevalentemente sull’aia o sulla veranda;
genuinamente locali si possono ritrovare nei sotto l’abitazione si trova il deposito, con attrezzi
trattatelli in versi, detti chbap, specie di breviari e arnesi per la fabbricazione degli oggetti d’uso.
etico-sentenziosi che i giovani apprendevano a I matrimoni, in genere decisi dagli sposi stessi,
memoria nelle scuole-monastero. venivano organizzati dal me-ba (padrino) secondo
La storia è rappresentata da annali regali con rela- le modalità stabilite dal sacerdote-indovino
tive genealogie in gran parte leggendarie. Il teatro (acar); il rito era comune al mondo buddhista, ma
(lkhaon) è più precisamente una pantomima ese- prevedeva un diverso “elemento” d’unione”: non
guita su un testo recitato o cantato, i cui soggetti l’acqua, bensì la fiamma delle candele; e veniva
sono quasi esclusivamente presi dal Ream Ker, sancito dopo che gli sposi, secondo l’uso, avevano
versione khmer del Ramayana del secolo XVII. consumato le banane reciprocamente scambiate.
Fra i lunghissimi romanzi tradizionali khmer, dal I morti, avvolti in un lenzuolo bianco, venivano
quadro narrativo di provenienza indiana ma con cremati dopo tre giorni dal decesso (giorni tra-
notazioni realistiche popolari e locali, il più cele- scorsi in banchetti dai convenuti) e le loro ceneri,
bre è la storia di Vorvong e Saurivong, pieno di poste in un’urna, erano poi affidate alle acque; i
mirabolanti avventure di principi e principesse, morti per violenza o suicidio venivano invece sep-
che si usava raccontare durante le veglie serali. La pelliti.
letteratura popolare è anche molto ricca di rac- Tra le molte usanze del capodanno khmer, che ca-
conti, talora di animali, spesso desunti da fonti in- de tra il 31 marzo e il 29 aprile, tipica era la corsa
diane: i più rappresentativi sono il ciclo del “giu- delle piroghe, che portavano donne in maschera e
dice lepre” (Saphea Tonsai) in cui la lepre compa- avevano lo scopo di mettere in fuga i coccodrilli
re come il giudice furbo che riesce a imbrogliare che infestavano i fiumi. Tutti i giovani khmer, a
animali fisicamente più forti; il Satra Keng Kan- un certo momento della loro vita usavano trascor-
tray, anch’esso libro di tipo “giudiziario” in cui il rere tre mesi in un monastero; al termine di questo
re Keng Kantray dà giusti giudizi; il ciclo che ha periodo avevano luogo le feste dell’acqua,
per protagonista una sorta di Bertoldo locale durante le quali si svolgevano sfilate di zattere
(Thmenh Chey). La letteratura contemporanea non illuminate, pellegrinaggi alle pagode e gite con
ha ancora prodotto opere di grande valore: di rinfreschi.
qualche interesse sono solo alcuni romanzi scritti Ogni località aveva un suo nume tutelare (niak-ta)
negli Anni Trenta e Quaranta. Nel 1961 il con una sua festa particolare, in collegamento con
governo istituì premi letterari a concorso: un reminescenze indù; inoltre, ai due numi tutelari
primo premio toccò a Suon Surin per il romanzo a principali, Me Saar (Madre bianca) e Khlang
sfondo sociale Un nuovo sole sorge sopra la Muong (Vittoria del popolo) venivano dedicate
vecchia terra. feste durante le quali si suonavano i grandi
tamburi degli spiriti (skor arak), si sacrificavano
animali e si facevano offerte ai sacerdoti-
Folclore e musica indovini, che per l’occasione si esibivano in
rappresentazioni fachiresche.
Prima dei più recenti mutamenti politici cambo-
giani, le tradizioni folcloriche dei khmer, antiche
di secoli, risultavano fra le più importanti dell’a-
rea indocinese: espressione di un ambiente essen- da “Enciclopedia Europea”
zialmente contadino, esse costituivano un notevo- Garzanti 1977
le supporto della religione (prevalentemente bud-
“I kmer rossi finiranno nell’ombra”
Il giapponese Akashi, che ha guidato i 22 mila uomini dell’Onu,
rivendica il successo in Cambogia
Sihanouk da Pechino propone: “Lasciate le armi e avrete dei ministeri”

Nei diciotto mesi durante i quali ha guidato i 22 E la risposta del governo è netta: per trattare deb-
mila uomini spediti dalle Nazioni Unite in Cam- bono prima aprire il territorio che controllano e
bogia, il signor Yasushi Akashi è stato assediato far uscire i loro uomini dalla foresta. Sono sicuro
dalle cassandre che vaticinavano un inglorioso che nella sua saggezza re Sihanouk saprà trovare
fallimento della più costosa missione di pace della un buon compromesso. E non mi scandalizzerò
storia: qualche cosa come quattromila miliardi di per questo. Non si possono dividere per sempre i
lire. “I khmer rossi faranno saltare le elezioni, cambogiani in bravi ragazzi e cattivi ragazzi”.
riempiranno le urne di sangue”, dicevano in molti, Proprio ieri Sihanouk, da Pechino dove è curato
accusando i Caschi Blu di non aver avuto il co- dopo un’operazione per un tumore alla prostata,
raggio per disarmare con la forza i 10 mila guerri- ha dato una prova della sua volontà di mediazione
glieri di Pol Pot. “La gente voterà, perché è stanca offrendo ai khmer rossi incarichi ministeriali in
di guerre”, ripeteva con calma il signor Akashi. A cambio della trattativa.
maggio il 90 per cento degli elettori sono andati a Nel suo comunicato, il sovrano pone un solo li-
votare; oggi a Phnom Penh c’è un legittimo go- mite: non potranno mai tornare al governo gli uo-
verno di coalizione e quasi duemila khmer rossi mini che pianificarono lo sterminio, Pol Pot, Ieng
sono usciti dalla foresta per arrendersi. Sary, Ta Mok, Nuon Chea. Non si fa cenno a
Ma il giapponese Akashi, tornato nel suo ufficio Khieu Samphan, che in questi mesi è stato il lea-
al Palazzo di Vetro di New York, è ancora inse- der “visibile” del gruppo.
guito dalle polemiche di quanti sostengono che il
governo formato dai seguaci del principe (e oggi Signor Akashi, che cosa si prova a sedersi di
re) Sihanouk - usciti vincitori dalle elezioni - e fronte a un uomo come Khieu Samphan, che fu
dagli ex comunisti di Hum Sen - sconfitti - è “un una delle menti del genocidio?
matrimonio contro natura”. All’Onu si fa carico “I khmer rossi con i quali ho avuto contatti non
soprattutto di essersi lasciata dietro le spalle la sembrano più monolitici come una volta.
bomba a tempo dei khmer rossi ancora padroni Mi è capitato di dire a Khieu Samphan ho dei pro-
del 20 per cento del territorio. Il signor Akashi è blemi con il Palazzo di Vetro.
sempre tranquillo. E lui mi rispose anche io ho la mia New York, al-
“Gli occidentali non possono imporre i loro con- ludendo al quartier generale dei Khmer rossi”.
cetti di democrazia in Oriente - spiega al Corriere
- Solo i criteri di base come il diritto dei popoli Allora è vero, come sostiene l’intelligence thai-
dell’autodeterminazione attraverso libere elezioni landese che c’è una spaccatura. Che Ta Mok, il
e i diritti umani sono universali. E l’Onu in Cam- comandante con una gamba sola, sta emergen-
bogia è stata in grado di garantire un voto che non do come il più duro e puro, che agisce anche
esito a definire uno dei più vicini all’ideale di cor- indipendentemente da Pol Pot?
rettezza che si sia mai visto, soprattutto in quella “I thailandesi hanno ottime fonti. Io posso ripetere
parte del mondo. la previsione che feci mesi fa: se il governo che
Ora tocca a loro scegliere come applicare quella abbiamo lasciato a Phnom Penh continuerà ad a-
scelta democratica”. gire correttamente, onestamente, per la ricostru-
zione del Paese, alla fine i khmer rossi potranno
Ma non troverebbe scandaloso un accordo che essere marginalizzati, ridotti a banditi”.
portasse nel governo anche i kmer rossi, i ma- In effetti, i racconti dei khmer rossi che hanno di-
cellai colpevoli della morte di più di un milione sertato sembrano confortare questo ottimismo.
di cambogiani? “I nostri capi ci hanno ingannati: dovevamo bat-
“I kmer rossi hanno boicottato le elezioni perché terci contro i vietnamiti rimasti in Cambogia, ma
temevano di uscirne sconfitti. non ne abbiamo mai visto uno”, ha detto alla
Ora è chiaro che rimpiangono quella scelta, France Presse uno di loro.
stanno bussando alla porta del governo.
E un altro, che ha abbandonato la 616ma “Noi abbiamo avuto complessivamente un succes-
divisione dei khmer rossi, una delle più temute: so. Ma questo non significa che in Somalia si sia
“È troppo duro vivere nella giungla, di giorno sbagliato. Il fatto è che quando siamo arrivati a
marciavamo per 25-30 chilometri; la notte Phnon Penh, nel 1991, c’era già un governo, quel-
bivaccavamo su amache. Sempre battersi e fuggi- lo di Hun Sen. A Mogadiscio non c’era niente”.
re, fuggire per tornare a battersi. Ora voglio torna-
re al mio villaggio, a piantare riso”. Però i khmer rossi sono militarmente ben più
forti delle bande somale, hanno tenuto testa
I disertori sono quasi tutti giovani contadini. all’esercito vietnamita.
Alcuni esperti giurano che il nucleo duro del “Guardi, i signori della guerra di Mogadiscio sono
gruppo è intatto. Ci sarebbero migliaia di sol- anche più pericolosi, perché non hanno ideologia,
dati in sonno nei villaggi e anche a Phnom non hanno dottrina politica, si battono solo per il
Penh, pronti a ricevere un segnale per scatena- potere”.
re l’attacco.
“È possibile, ma già a maggio la radio Che cosa risponde alle accuse di corruzione ri-
clandestina dei khmer rossi aveva lanciato volte alla sua missione?
l’ordine di far saltare le elezioni. E i guerriglieri “Sì abbiamo avuto casi di disonestà, di arroganza,
non si sono mossi. che certo non perdono, ma non più numerosi che
Secondo me perché hanno capito che la nelle altre operazioni. Il problema è che quando si
stragrande maggioranza dei cambogiani voleva hanno reparti e personale provenienti da tutto il
votare”. mondo, con diverse culture e costumi, il comando
ha delle difficoltà obiettive. Per questo bisogna
In Cambogia lei aveva un mandato che in ger- andare avanti col progetto di una forza di Caschi
go Onu si chiama debole, vale a dire uso della Blu permanente, ben addestrata alle operazioni di
forza solo per legittima difesa. pace, da tenere sempre pronta a disposizione del-
In Somalia il mandato era forte. l’Onu”.
Signor Akashi, la sua operazione è stata un
modello?
Guido Santevecchi
da “Corriere della Sera” - 23 novembre 1993
Phnom Penh
dove torna il sorriso
La capitale della Cambogia, fotografata per la Questo è sicuramente l’aspetto più vistoso e
prima volta dopo la firma del trattato di pace che ufficiale dell’inizio di ripresa di un Paese
ha messo fine, il 23 ottobre 1991, a vent’anni di disastrato dopo circa vent’anni di guerra civile e
guerra civile, è una città in lenta ripresa. Il Paese non, dopo i quattro terribili anni del regime di Pol
oggi punta sul turismo al quale ha da offrire una Pot e dei suoi Khmer rossi (1975-1979), ma
delle meraviglie del mondo: i templi di Angkor, la aggirandosi per le strade della capitale se ne
favolosa capitale dei re khmer. scorgono altri che fanno ben sperare nel futuro.
La vita a Phnom Penh riprende all’alba, se alba si Se ancora in città manca l’acqua potabile, tuttavia
possono chiamare quei pochi minuti che, verso le la privatizzazione dell’azienda per l’energia
sei del mattino, separano il buio dalla luce. elettrica consente un’erogazione dell’elettricità
Si mettono in movimento le migliaia di biciclette, quasi regolare, molti alberghi fino a ieri statali e
motorini e cyclo che invadono le strade a tutte le oggi acquistati da privati si stanno facendo il
ore del giorno e della notte; cominciano a suonare make up per accogliere gli stranieri che la politica
i clacson delle automobili, per lo più di fabbrica- per il turismo promessa da Sihanouk dovrebbe
zione giapponese o tedesca; si aprono i mercati, la portare a Phnom Penh. E già oggi si vedono
gente sciama dalle abitazioni. numerosi gruppi organizzati di turisti giapponesi.
Sul Tonlé Sap, il fiume che fa da confine Nelle strade si notano frequentemente cantieri
orientale alla città e che proprio qui si unisce al edili per ristrutturazioni o nuove costruzioni. I
Mekong, le barche da pesca arrancano lente per giovani affollano letteralmente le scuole private di
rientrare con il pesce fresco. Eppure, nonostante il lingua inglese o francese.
movimento ovunque brulicante, Phnom Penh è “Il pericolo è che siano soprattutto i tailandesi e i
una città senza colori, un fitto tessuto urbano in cinesi che sono più ricchi dei cambogiani a com-
cui prevale il grigio, se si eccettua il rosso della prare e commerciare nel nostro Paese, creando
terra nelle strade secondarie non asfaltate, una dipendenza economica se non politica”, mi
l’intonaco di alcuni edifici importanti, i colori dice Khantha Noupech, la giovane funzionaria del
pastello delle facciate di belle case di epoca ministero degli Esteri che ci fa da guida. “A ogni
coloniale che si stanno restaurando per accogliere modo, noi dobbiamo guardare al futuro, ricreare,
le ambasciate e le rappresentanze degli organismi costi quel che costi, una nostra classe dirigente
internazionali, oggi tutti presenti nella capitale che Pol Pot ha sterminato e questo è il sentimento
cambogiana. più diffuso fra noi cambogiani e per questo inten-
Il 23 ottobre dell’anno scorso è stato firmato a Pa- diamo lavorare”.
rigi un accordo di pace patrocinato dalle Nazioni In effetti, analizzando la composizione della po-
Unite, che ha sancito la formazione di un Consi- polazione, balza agli occhi come la generazione
glio Nazionale Supremo, del quale fanno parte le fra i 40 e i 50 anni sia scarsa, vi siano più donne
diverse fazioni protagoniste della politica cambo- che uomini e soprattutto un numero incredibile di
giana degli ultimi venti anni. Presidente del CNS bambini e adolescenti. Questi ultimi sono certa-
è il principe Norodom Sihanouk che ha ripreso mente il frutto del baby boom dei primi Anni Ot-
possesso del Palazzo Reale di Phnom Penh, mem- tanta, quando con la fine del regime di Pol Pot,
bri ne sono anche i Khmer rossi con i risvolti di che teneva separati i mariti e le mogli, le famiglie
cui parleremo. hanno potuto riunirsi. I khmer, così si chiamano
Fatto sta che, essendovi oggi in Cambogia un go- storicamente i cambogiani come khmer è la loro
verno legittimo e la pace, almeno sulla carta, si lingua, stanno riappropriandosi delle loro tradizio-
stanno riallacciando i rapporti diplomatici con i ni e della loro religione, il buddismo.
Paesi occidentali e col Giappone: l’Unesco ha già Ho avuto l’occasione di partecipare a un matrimo-
la sua rappresentanza in una sede rinnovata di nio svoltosi secondo il più puro rituale buddista.
fronte al Palazzo Reale, sono presenti l’Unicef, la La cerimonia, o meglio le cerimonie, hanno inizio
Fao, l’Organizzazione mondiale per la Sanità, al mattino presto con l’arrivo dello sposo alla casa
Medecins Sans Frontière, per non parlare del con- della sposa, cui porta i doni nuziali. Segue la la-
tingente di caschi blu inviati dall’Onu a garanzia vanda dei piedi dello sposo da parte della sposa,
di un tranquillo svolgimento della vita politica e in segno di rispetto e sottomissione. Cominciano
sociale fino alle previste elezioni del 1993. ad arrivare parenti e amici, gli sposi sono
splendenti negli abiti di cerimonia oro e arancio. tezza e affabilità dei cambogiani. E il pensare alle
Ovunque sulle stuoie dove ci si accoccola, vi sono tragedie da essi subite fa ancora più male.
offerte di fiori e di frutta, oggetti rituali in argento Basta visitare il Museo di Tuol Sleng o il campo
che un assistente religioso usa a seconda dei di sterminio di Cholung Ek, a pochi chilometri da
momenti. Phnom Penh, per rendersi conto dell’entità del
Sul fondo vi è una mensa, addobbata con dolci e dramma vissuto dai cambogiani durante il polpoti-
maialini laccati di un bel giallo vivo. smo. Due cifre valgano per tutto: su una popola-
È il banchetto degli antenati: anch’essi devono zione di sette milioni di individui, in quattro anni
partecipare alla gioia dei vivi. Si tratta di un ma- sono state eliminate un milione e duecentomila
trimonio importante. Il padre dello sposo è Cheam persone, donne, bambini e vecchi compresi.
Yeap, direttore generale del turismo. Vi sono fo- A Tuol Sleng, una scuola superiore trasformata
tografi, flash e perfino videocamere. Le invitate dai Khmer rossi in sede di polizia e centro di de-
indossano le tradizionali gonne lunghe khmer, ri- tenzione e tortura, vi sono stati circa 20 mila pri-
gorosamente in seta. I modelli sono classiche ho- gionieri, di cui solo sette sono sopravvissuti.
le, di preferenza usate al mattino, e le phamoung, L’unico torto delle vittime era di essere intellet-
da sera, che prevedono anche un corpetto nello tuali, funzionari, borghesi, bonzi o presunti avver-
stesso tessuto. I colori sono sgargianti, i disegni sari del regime. Oggi ancora si risente di questa
geometrici appartengono a un preciso repertorio decapitazione della società. L’alfabetizzazione è
figurativo. Tutto ciò significa tempi nuovi. Nel insufficiente e moltissimi bambini non vanno a
passato regime, che oggi chiamano con il nome scuola. Da un lato mancano gli edifici, distrutti
proprio di polpotismo, la gente doveva vestire so- durante il polpotismo, dall’altro gli insegnanti,
lo di nero e ovviamente di cotone. Intanto le ceri- fortemente decimati nello stesso periodo e non
monie proseguono: il taglio dei capelli degli sposi ancora riformatisi nella misura necessaria. Me ne
fatto a turno da genitori e invitati per invocare parla Pich Keo, direttore del Museo Nazionale di
fertilità e prosperità; l’apertura degli ombrelli sui Phnom Penh, fino a poco tempo fa Conservatore
genitori, il kot Khan sha, per esprimere dei monumenti di Angkor: “Sono il direttore del
gratitudine e nuova protezione; il rito che prevede museo, ma tengo anche lezioni alla Scuola di ar-
che i polsi degli sposi vengano legati da tutti i chitettura e archeologia. Abbiamo duemila stu-
presenti con un filo di puro cotone per siglare denti e gli insegnanti sono pochissimi. Sento l’im-
l’autenticità di un’unione duratura. Gli sposi si pegno per il mio Paese di contribuire a creare una
cambiano almeno tre volte e gli abiti sono sempre classe di giovani istruiti che aiutino la ripresa
bellissimi, arricchiti da monili d’oro, la scenogra- della Cambogia. Pensi che oggi non c’è nessun
fia si rinnova con la diversa disposizione dei cambogiano in grado di leggere il sanscrito o il
trionfi di frutta e fiori, dei cuscini e degli apparati pali, le due lingue iscritte sui nostri monumenti.
d’argento. Dobbiamo rivolgerci ai francesi, che ne sono i
È ormai l’una, il momento del banchetto. I ban- maggiori esperti. C’erano due specialisti cambo-
chetti di nozze sono uguali dappertutto: grande giani che avevano studiato a Parigi, ma sono stati
abbondanza, tante portate, gente allegra. Ma quel- eliminati da Pol Pot. La cesura col nostro passato
lo cambogiano va segnalato per il dessert. È d’ob- doveva essere assoluta. E noi oggi ci ritroviamo a
bligo nei matrimoni infatti servire dolcetti mali- brancolare alla ricerca della nostra storia, delle
ziosamente allusivi al sesso. Sono degli ingenui nostre radici”.
involtini in foglia di banano che richiamano nella Ricerca francamente non facile, se si pensa che le
forma gli attributi maschili e femminili: i Num fonti scritte della storia cambogiana sono sempre
Ansan Chouk o Chek e i Num Kon. Dopo il ban- state scarse. Nell’antichità i fatti venivano regi-
chetto, nuovo cambio di scenografia e ancora gli strati su foglie di palma, documenti andati
sposi mutano abito per accogliere i bonzi che ven- distrutti quasi totalmente col tempo, tanto che
gono a recitare le preghiere di rito. È il momento anche per il periodo della splendida civiltà di
solenne in cui il matrimonio è sancito legalmente. Angkor (IX-XII secolo), la fonte più ricca di in-
Si è nella stagione secca e fa molto caldo. I venta- formazioni è il diario di viaggio di un diplomatico
gli sventolano in continuazione per dare sollievo cinese, Chou Ta-Kuan, che nel XIII secolo visse
soprattutto agli sposi che hanno il peso maggiore un anno in Cambogia. Né aiuta la numismatica,
delle fatiche cerimoniali; gli invitati a tratti si al- dal momento che qui le monete non compaiono
zano, si spostano, chiacchierano fra loro. I bambi- prima del XVI secolo né vi sono epigrafi
ni si distraggono con i giochi di tutti i bambini del funerarie né necropoli. Fonti importantissime,
mondo, ma senza fare troppo chiasso. Tutti sono quindi, sono le iscrizioni di fondazione dei templi,
cordiali, sorridenti, disponibili e ospitali anche per lo più appunto in sanscrito e pali.
con noi stranieri, confermando la proverbiale mi-
La Biblioteca Nazionale è in riordino, dopo la de- bancarelle di un variopinto mercatino di cibo cu-
vastazione operata dai Khmer rossi, grazie a Gail cinato: riso, polli laccati di giallo, crostacei, grilli
Morrison, un volontario australiano. giganti e tartarughe arrosto. I banchi di frutta
A Phnom Penh si racconta che i libri venivano sembrano nature morte tropicali con una profusio-
gettati in strada dalle finestre dai comunisti di Pol ne di banane grandi e mignon, noci di cocco, ana-
Pot. La gente li raccoglieva di nascosto per con- nas. Ma il frutto protagonista di questa stagione è
servarli e alla caduta del regime li ha restituiti alla il goyane, un enorme corbezzolo giallo che con-
Biblioteca. Anche il Museo Nazionale ha neces- tiene al suo interno grossi semi dolcissimi.
sità di restauro, di riordino, di inventario e catalo- Il fiume scorre lento, appena increspato e colore
gazione. Pich Keo è animato da grandissima vo- del fango. Esibisce la livrea della stagione secca
lontà ma i mezzi, oltre che le risorse umane, sono ben diversa dall’aspetto impetuoso che assume
del tutto insufficienti. C’è uno spiraglio: nel tita- nei mesi delle grandi piogge. Qualche mendicante
nico progetto dell’Unesco che, nella persona del in atteggiamento dignitoso si aggira fra la gente:
suo direttore generale Federico Mayor, il 29 no- molti danno del denaro. È solidarietà fra poveri o
vembre 1991 ha ufficialmente dichiarato i monu- la compassione che il buddismo insegna? Non sa-
menti khmer patrimonio mondiale da salvare, è prei dirlo. Resto sempre più stupita dal fatto che
previsto un intervento anche sul Museo Naziona- una popolazione che ha molto poco da sorridere
le. Ma i tempi sono lunghi e i problemi del museo mantenga serenità e gentilezza in tutte le occasio-
sono urgenti: le termiti ne stanno distruggendo ni. È un modo di essere non limitato ai momenti
tutte le strutture in legno e una colonia nutritissi- del relax ma costantemente vissuto nella fatica e
ma di pipistrelli allocata nei solai ha accumulato nelle difficoltà del quotidiano.
una quantità di guano tale da far temere per la te- Indubbiamente alla base non vi può che essere
nuta dei soffitti. L’edificio del museo, costruito un’intima e partecipata convinzione religiosa. E
negli Anni Venti, è uno dei più belli della città. Di quantunque si possa riconoscere nei cambogiani
un intenso rosso scuro, ha una struttura imponente una vena di fatalismo buddista, non vi si ravvede
e conserva al suo interno, seppure in gran disordi- rassegnazione. Lo dimostrano l’impegno dei gio-
ne, capolavori di arte khmer dal IV al XIV secolo: vani che dopo il lavoro vanno a scuola di lingua
statue, bonzi, bassorilievi di arte sacra, tutti og- straniera; la realizzazione in cooperativa di alcuni
getti di arredo dei templi. Gli oggetti della vita giornali che affiancano i quotidiani governativi e
quotidiana, invece, sono quasi del tutto assenti. che si occupano di problemi sociali quali la fami-
Sarebbe una bella palestra per gli studenti di ar- glia, la scuola, il divorzio e l’aborto; la nascita di
cheologia di tutto il mondo che volessero offrire il alcune microiniziative private legate al turismo.
loro contributo volontario per la risistemazione In Cambogia l’industria è pressoché inesistente
del museo. Nelle previsioni di Pich Keo vi sarà in ma diffusissimo è il commercio di tutto: i prodotti
futuro un centro studi internazionale di arte e ar- dell’agricoltura, base dell’economia del Paese,
cheologia khmer proprio ad Angkor che richiame- dell’artigianato dei tessuti, seta e cotone, degli og-
rà specialisti di tutto il mondo. E allora perché getti di paglia intrecciata e d’argento. Oltre ai
non essere fra i primi? grandi mercati di Phnom Penh dove si trova ogni
Questo Paese ha bisogno dell’aiuto di tutti, qui ci genere di mercanzia, anche prodotti importati
si può veramente sentire utili. In cambio si avrà il dalla Tailandia e da Singapore, la città ha
sorriso della gente e l’opportunità di conoscere un ovunque botteghe, bottegucce, bancarelle che
modo di vita così semplice, così privo di bisogni e espongono anche solo qualche sfilatino di pane.
di consumismo da costituire un’esperienza davve- Uomini e donne tutti con l’inseparabile krama, la
ro arricchente. Penso, per esempio, con quanta sciarpa di seta o cotone per tutti gli usi, da
allegria le famiglie della piccola borghesia la do- copricapo a sporta, si affaccendano nel
menica trascorrono la giornata a Kien Svaycrao trasferimento delle merci o nella vendita. Si offre
nel distretto di Koki. È quasi un’istituzione che in vendita persino la libertà delle rondini. Se ne
nei giorni festivi ci si rechi a questa spiaggia sulla può liberare una dalle gabbie che alcuni
riva di un braccio del Mekong a circa 12 chilo- ambulanti portano in giro e dal volo della riacqui-
metri da Phnom Penh lungo la Nazionale n.1 stata libertà si traggono auspici. Nella capitale vi
Sul fiume sono allineati capanni di bambù, che si sono anche quartieri dove si concentrano
affittano, dove si consuma il picnic. Si può fare il laboratori di una stessa attività: sarti, falegnami
bagno o una breve gita in barca fino all’isolotto di che fanno bellissimi mobili e gli artigiani del ferro
fronte alla spiaggia. I ragazzini del luogo avvici- battuto.
nano le loro piroghe ai capanni e vendono ai gi- Incredibile è il numero delle officine meccaniche
tanti gamberi di fiume arrostiti, uova sode, frutta, che lavorano a pieno ritmo. Né potrebbe essere
dolcetti di riso in foglie di banano. Sulla terrafer- diversamente, data la presenza massiccia di moto-
ma un breve viale sterrato è fiancheggiato dalle rini e biciclette.
Alle quattro del pomeriggio sembra che tutti i vei- terraferma: gli uomini si occupano delle reti, le
coli della città si diano appuntamento sull’Achar donne si dedicano al riordino dell’appartamento-
Mean Boulevard, il rettilineo che attraversa barca, i bambini si riuniscono in gruppetti per gio-
Phnom Penh da nord a sud e che i cambogiani care o litigare in piena libertà. Qualcuno coltiva a
chiamano gli “Champs Elisées”. Il traffico è in- verdura dei fazzoletti di terra proprio sulla riva.
credibile, al punto che non si capisce più chi tiene Mi sono fermata parecchio a osservare le
la destra e chi la sinistra. Ed è l’unico viale sul abitudini di questa singolare gente di fiume.
quale funzionino i semafori. Achar Mean ha Lungi dall’essere infastiditi dalla presenza di
inizio all’altezza del ponte Chrouy Changvar che un’intrusa per di più con l’aria curiosa, e di un
protende un triste moncone sul fiume Tonlé Sap. fotografo, i pescatori ci hanno salutato con cor-
Non è stato ancora ricostruito dal 17 aprile 1975 diali gesti di mano e sorrisi.
quando fu fatto saltare dai Khmer rossi che entra- Il fiume è un protagonista importante della vita
vano in Phnom Penh per occuparla e che intende- cambogiana. Dalle acque del Mekong in piena nel
vano tagliare i collegamenti dalla capitale. 1373 sono state depositate quattro statue di Budda
Chrouy Changvar è rimasto un terribile ricordo - dice la leggenda - sulla collina di circa 30 metri
dell’inizio del regime di Pol Pot, immortalato nel di altezza che domina la capitale. Furono trovate
film Killing Fields (Urla del silenzio) ispirato alla da una donna di nome Penh, che qui costruì la
storia del fotografo cambogiano Dith Pran, testi- prima pagoda per ricoverarle. La leggenda spiega
mone e protagonista in prima persona: riuscì a così l’origine della città e del suo nome: Phnom
salvare il corrispondente del New York Times e i Penh, il monte di Penh. Oggi, sulla sommità della
suoi quattro collaboratori dall’esecuzione somma- collina, cui si accede per una scalinata ornata di
ria dei Khmer rossi che li avevano sorpresi mentre statue di leoni e di naga, il serpente sacro, vi è
documentavano la distruzione del ponte. uno dei complessi religiosi più frequentati: Wat
Poco più a sud vi è l’area del porto sempre piena Phnom, il monte della pagoda. E ancora, sul
di animazione dal momento che molti collega- fiume si svolge fra ottobre e novembre la festa
menti da Phnom Penh avvengono per via fluviale. delle acque, forse la festa più importante del
Il traffico di imbarcazioni stracariche di merci, calendario khmer che vede sfilare sull’acqua
persone, animali è intenso, incrementato anche innumerevoli piroghe in gara. L’ultimo dono del
dalla situazione delle strade completamente disa- fiume è di fertile limo che, dopo le inondazioni,
strate. Solamente la Nazionale n. 1 che unisce la lascia sul terreno, favorendo così le coltivazioni
capitale cambogiana a Ho Chi Minh Ville in Viet- degli abitanti rivieraschi. “Quelli che abitano sul
nam è stata mantenuta in condizioni di percorribi- fiume - dice Khantha - sono più agiati dei
lità. Le altre consentono ai soli fuoristrada una contadini dell’interno. Chi lavora nelle risaie ha la
velocità di 20 chilometri all’ora. Ho percorso una sopravvivenza legata alla qualità e alla quantità
di queste piste: 35 chilometri in circa due ore. So- dell’unico raccolto annuale. E adesso con il pro-
prattutto nella stagione delle piogge i villaggi blema delle mine inesplose molte risaie rimango-
dell’interno restano isolati. Gli abitanti si rendono no incolte”.
quindi conto dell’importanza dell’unico cordone Quello delle mine è davvero il grosso problema
ombelicale che li tiene uniti al resto del Paese e si delle campagne. Durante la guerra, ma anche più
prendono cura del fondo stradale. Ma i mezzi recentemente, i Khmer rossi hanno piazzato indi-
sono molto primitivi e i risultati scarsi. Ho visto scriminatamente lungo le strade e nei campi mine
uomini e donne cercare di riempire le buche più di plastica di fabbricazione cinese. Il materiale
profonde della strada con fango estratto dagli sta- delle bombe non ne consente la rilevazione con i
gni trasportato su grandi foglie di palma e scari- metal detector e lo sminamento è difficile. Il ri-
cato in loco. Un palliativo che tuttavia consente il sultato è un elevatissimo numero di mutilati fra i
passaggio dei carri e di qualche rarissimo camion. civili, bambini compresi. I cambogiani sembrano
Il fiume, anzi i fiumi, sono quindi preziosi ma non ormai assuefatti a convivere con questi subdoli
solo come via di comunicazione, anche come fon- pericoli e con altri più palesi, o per lo meno non si
te alimentare essendo ricchissimi di pesce. Lungo lasciano sopraffare dalla paura pur di riprendere a
le rive del Tonlé Sap e del Mekong vivono su vivere in libertà.
barche - una sorta di piroghe coperte - le minoran- Chi avesse dei dubbi vada alla stazione ferroviaria
ze chams e vietnamite, dedite alla pesca. Proprio di Phnom Penh alle sei e mezzo del mattino,
dietro l’hotel Cambodiana, l’unico elegante alber- quando sono in partenza gli unici due treni che
go di Phnom Penh, riservato agli stranieri, in uno uniscono la capitale alla città di Battambang a
stridente contrasto di stili di vita, vi è una nume- nord e al porto di Kompong Som a sud. La confu-
rosa comunità di pescatori piena di bambini di sione è incredibile, il numero dei viaggiatori
tutte le età. Le barche salpano la sera e rientrano appare incalcolabile. Sul marciapiede, se così si
col pescato al mattino. Comincia allora la vita di può chiamare lo spazio fra i due binari dove i
vagoni attendono la locomotiva e il fischio del camente dovrebbero rimanere vuote dato il rischio
capostazione, sono allestite cucine da campo e che coprono. Invece, come d’incanto, non appena
mense provvisorie per mangiare una minestra agganciate al locomotore, sono prese d’assalto e
calda o prendere un tè. riempite all’inverosimile di viaggiatori, accocco-
Ambulanti con cesti e vassoi vendono panini im- lati l’uno vicino all’altro, in un colorato intreccio
bottiti o spiedini di frutta. I viaggiatori sono lette- di kramas, in un diffuso scambio di sorrisi.
ralmente stipati sia nei vagoni merci dove si sie- L’unica spiegazione plausibile è che questi posti
dono a terra, sia nelle carrozze passeggeri che esi- sono, è ovvio, gratuiti. Ancora una volta fatalismo
biscono panche di legno. Si respira ovunque l’al- ma non rassegnazione. Ancora una volta ho un
legra euforia della partenza. Al centro del treno moto di ammirazione.
uno o due vagoni sono occupati da militari armati Partono i treni, quasi in orario, di colpo la
di mitragliette e bazooka. Il treno attraverso zone stazione si svuota di mense e di ambulanti e torna
pericolose ancora infestate da guerriglieri khmer silenziosa.
che spesso assaltano i convogli soprattutto se tra- Penso che avrei potuto fare anch’io quel viaggio
sportano armi. Tant’è che il treno, di notte, si fer- verso nord se i tempi della mia vita europea me
ma nei pressi di una guarnigione militare per pro- l’avessero consentito. Ma i programmi, gli impe-
tezione: i 274 chilometri che separano Phnom gni, il lavoro... insomma quei ritmi che qui ho
Penh da Battambang sono coperti in circa due quasi scordato incalzano.
giorni di viaggio. Guardo l’orologio sulla facciata della stazione.
Un fischio per un attimo zittisce il vociare. Arriva Anche questo, come i pochi altri orologi pubblici
la locomotiva, un vecchio diesel di fabbricazione che ho visto, non funziona. Ho il sospetto che gli
australiana. Viene agganciata ai vagoni. Poi, due orologi da polso al contrario molto diffusi fra la
grandi piattaforme da carico sono collocate da- gente costituiscano per i cambogiani più un orna-
vanti alla locomotiva. In caso di mine piazzate sui mento che un oggetto utile.
binari, le due piattaforme dovrebbero saltare sal- Perché il tempo, si sa, è un invenzione tutta occi-
vando la locomotiva e i vagoni passeggeri. Teori- dentale.

Voglia di pace:
i cambogiani sperano ancora

Per capire la Cambogia di oggi - il nome ufficiale quando con l’accusa, o il pretesto, che la
è Kampuchea - è indispensabile mettere in fila gli Cambogia ospita numerose basi militari
avvenimenti degli ultimi decenni di una storia comuniste, da parte statunitense comincia un
densissima e tormentata. Protettorato francese bombardamento a tappeto della parte orientale del
fino all’inizio degli Anni Cinquanta, questo Paese che durerà quattro anni, mietendo un
piccolo Paese dell’Indocina proclama nel numero imprecisabile di vittime. Si parla,
novembre del ’53 l’indipendenza, a seguito della comunque, di centinaia di migliaia. La politica in-
Reale Crociata portata avanti con decisione dal re terna non va meglio.
Sihanouk. I contrasti fra Sihanouk e la sinistra indeboliscono
L’indipendenza è ratificata dalla conferenza di il capo di Stato al punto che nel 1970, mentre si
Ginevra nel 1954. Dopo un iniziale periodo di trova a Parigi, viene formalmente deposto dal ge-
conflitti intestini fra le forze politiche cambogia- nerale Lon Nol. Sihanouk, rifugiatosi a Pechino,
ne, Sihanouk abdica in favore del padre e fonda la organizza un governo in esilio e non esita ad al-
Comunità del Popolo Socialista, partito che learsi con l’ala più estremista della sinistra cam-
ottiene tutti i seggi in Parlamento dopo le elezioni bogiana, i Khmer rossi, e con i cambogiani filo-
del 1955. Sihanouk diventa il Capo dello Stato. vietnamiti. Sempre nel 1970 gli americani inva-
Durante la guerra del Vietnam Sihanouk si dono la parte orientale della Cambogia per stanare
schiera con il Vietnam del Nord, i Vietcong e la e sconfiggere i 40 mila Vietcong che vi si erano
Cina e acconsente che il territorio cambogiano rifugiati. Gli effetti della guerra cominciano a es-
venga usato per il transito e per le operazioni sere pesanti: centinaia di migliaia di morti, scar-
militari contro il Sud Vietnam. Degli Stati Uniti, sità di cibo, fuga dalle campagne. L’inurbamento
con cui rompe le relazioni diplomatiche nel ’65, dei profughi porta la popolazione di Phnom Penh
non si fida. Né gli americani si fidano di a quasi due milioni di abitanti da quattrocentomila
Sihanouk. La situazione precipita nel 1969, che erano nel 1962.
Nonostante l’appoggio americano, il potere di Si giunge così all’invasione della Cambogia da
Lon Nol s’indebolisce fortemente anche per gli parte vietnamita e il 7 gennaio 1979 cade il re-
insuccessi riportati nella lotta contro i Khmer gime di Pol Pot. Già dall’inizio dell’invasione, Si-
rossi che, nel frattempo, infiltratisi in Cambogia hanouk è salvato dai cinesi che lo portano a Pe-
dal nord fanno proseliti nelle campagne e chino. A Phnom Penh si installa un governo vo-
occupano città di provincia. Il 17 aprile 1975 i luto dai vietnamiti con a capo Hun Sen. I Khmer
Khmer rossi, guidati da Pol Pot e da Khieu rossi si concentrano nella zona ai confini della
Samphan, entrano in Phnom Penh. La distruzione Tailandia.
del ponte Chrouy Changvar segna l’inizio del Sihanouk dalla Cina capeggia una coalizione di
capitolo più drammatico della storia cambogiana. opposizione al governo filovietnamita di Phnom
Il 1975 diventa l’Anno Zero: la Cambogia di ieri Penh formata dai monarchici suoi sostenitori, dal
deve sparire, il potere è in mano all’Angkar, Fronte di Liberazione Nazionale del popolo
un’organizzazione marxista-leninista radicale che khmer, una fazione non comunista guidata da Son
scardina qualsiasi assetto politico, sociale ed Sann e i Khmer rossi, di gran lunga i più forti. La
economico precedente. Chiuse le frontiere e i guerra civile infuria.
collegamenti con gli altri Paesi, lasciato solo un I Khmer rossi compiono sanguinose azioni di
corridoio di comunicazione con Pechino, la guerriglia: piazzano mine nelle risaie e nei pressi
Cambogia deve trasformarsi in un Paese con una delle strade, attaccano i trasporti, uccidono e se-
popolazione di soli contadini addetti al lavoro dei minano il terrore. Le forze governative cercano in
campi e al disboscamento. In pochi giorni le città più occasioni di ricacciarli fuori dai confini del
sono forzatamente svuotate dei loro abitanti. I due Paese. Questa situazione si protrae fino quasi ai
milioni di Phnom Penh si riducono a poche giorni nostri. Grazie all’intervento dell’Onu, il 23
migliaia di persone per lo più militari o uomini ottobre 1991 a Parigi si è fatto un accordo di pace
del regime. A Tuol Sleng, il museo del genocidio che prevede al governo della Cambogia una coali-
di Phnom Penh, è esposta una fotografia di quegli zione di quattro fazioni, di cui fanno parte anche i
anni che mostra una capitale irriconoscibile, Khmer rossi e i loro leader, Pol Pot e Khieu
letteralmente vuota. Samphan. Pol Pot, che non compare mai in pub-
Vengono distrutte le scuole, le fognature, le stra- blico e che sembra scomparso dalla scena politica,
de. Il servizio postale e la moneta sono aboliti. si dice che in realtà guidi dall’ombra il movimen-
La precedente classe dirigente è eliminata: to. Presidente è il principe Sihanouk. Questa pace,
medici, insegnanti, funzionari, professionisti. Ma frutto di compromesso per evitare che i Khmer
anche solo chi parla una lingua straniera o ha gli rossi, tagliati fuori dal governo, scatenino una
occhiali. nuova guerra civile, è molto fragile. Sihanouk,
Campi di concentramento per le esecuzioni di che pure è un personaggio contraddittorio, è
massa sono stati trovati in tutta la Cambogia. In amato dal suo popolo, ma i cambogiani non
uno di questi, a Choeung Ek, vicino a Phnom possono dimenticare quello che il polpotismo ha
Penh, è stato eretto nel 1988 un monumento alla fatto e che ancora fanno alcune frange irriducibili
memoria di tutte le vittime: un ossario dalle pareti di Khmer rossi. Resta la speranza che nei
di vetro dove sono ordinati i resti delle migliaia di cambogiani vinca la voglia di pace e di un futuro
uomini, donne, bambini e stranieri che qui sono migliore e che si mantenga l’equilibrio politico
stati uccisi. Sihanouk è chiamato dai Khmer rossi fino al ’93 per consentire le libere elezioni.
al potere come capo di Stato, ma resiste tre mesi.
È imprigionato nel palazzo e non è ucciso solo
grazie alle pressioni di Pechino. Scoppiano, nel
frattempo, tensioni e conflitti fra cambogiani e Raffaella Ceccopieri
vietnamiti soprattutto ai confini dei due Paesi che da “Le vie del Mondo” - marzo 1992
provocano altri morti, soprattutto fra i vietnamiti.
Presentazione di Angkor
La foresta pomeridiana tratteneva tutti i verdi e nessuno di questi fu mai destinato ad essere
tutti i gialli del mondo entro i suoi orizzonti di fo- utilizzato da semplici mortali.
glie; la brezza impigliatasi nei rami più alti non Il re, dopo aver costruito il proprio monumento, vi
emetteva canto alcuno. E in quel momento stabiliva vicino la sua dimora, giacché esso assi-
magico vidi le torri coronate a quattro volti, al di curava il suo potere, quello del suo linga, del suo
sopra delle mura della città di Angkor. Quattro governo, del suo culto. Esso racchiudeva la sua
volti mi fissavano con benevolenza dall’alto dei divina sostanza; il suo corpo non era che
loro sette metri; all’interno si ergeva la splendida l’involucro umano, ma che grandiosi templi,
Angkor Thom e nella luce del tramonto ogni enormi, assolutamente incomparabili! Testimo-
pietra era viva o sembrava tale. Fu un momento nianza della grandezza e dell’opulenza della ci-
meraviglioso, sedici anni fa, quando giunsi per la viltà angkoriana, che durò cinque secoli. Qui sor-
prima volta ad Angkor. geva la capitale di un regno fra i più potenti
Volti silenziosi e senza tempo, con occhi consa- dell’Asia meridionale.
pevoli e quella bocca straordinaria, la sorridente Le cronache cinesi narrano che, una notte di due-
bocca khmer, ricurva, ampiamente arcuata e sol- mila anni fa, un Dio apparve a un giovane dell’In-
levata agli angoli: una caratteristica della gente dia meridionale di nome Kaundinya e gli disse:
khmer, che è bellissima, vigorosa e snella al tem- “Cerca un arco, sali sulla tua barca e salpa verso il
po stesso, arguta e semplice, mite e tuttavia capa- sole nascente”. Recatosi al tempio il mattino se-
ce di fiere passioni, intelligente e profondamente guente, Kaundinya trovò sul pavimento un arco e
coraggiosa. una faretra piena di frecce. Prese il mare, e il ven-
Dovevo fermarmi quattro giorni; rimasi cinque to spinto dal Dio lo guidò attraverso le onde in
settimane. Poi vi ritornai. Ritornai altre dodici burrasca fino alla costa di un paese dove regnava
volte. “Quando si incomincia ad amare Angkor, la bellissima regina Foglia di Salice. La regina
non si può fare a meno di tornarvi, di finire i no- fece mettere in mare la sua canoa da guerra per
stri giorni in Cambogia”. Così, durante una delle respingere l’intruso, ma Kaundinya la colpì con le
mie visite, mi disse Groslier, il solerte Conserva- sue frecce e Foglia di Salice gli si sottomise.
tore francese di Angkor. Egli è uno di quelli che Si sposarono e nacque così la dinastia dei re
mangiano, dormono, vivono, amano e sognano khmer. Nel XII secolo, il regno raggiunse l’apice
soltanto in funzione di Angkor. Già suo padre era della sua potenza col grande re Jayavarman VII al
stato Conservatore; poi è divenuto lui il custode quale si devono numerosi monumenti, fra cui
di quei monumenti, ha continuato il loro restauro Preah Khan, Banteay Kdei e Tà Prohm. Ma la sua
e li ama profondamente. Oggi Groslier è maggiore impresa fu la costruzione della città di
angosciato: la guerra è arrivata e Angkor vive Angkor Thom di due miglia quadrate. Proprio nel
sotto la minaccia del saccheggio e della rovina... suo centro (considerato centro del mondo, umbili-
Non c’è film o fotografia, non c’è nulla che possa cus, omphalos) sorse il Bàyon, forse il più strano
preparare all’incontro con Angkor. Riesce perfino e favoloso monumento del mondo.
difficile parlarne se non in termini superlativi, Il Bàyon è una scultura non un architettura.
poiché è colossale, enorme, prodigiosa, sensazio- Costituisce un enigma finché, improvvisamente,
nale, grandiosa. Se non la si ama, la si odia. Colo- lo si guarda e si esclama: “Ma è un loto, un fiore
ro che odiano Angkor o che “non ci vedono niente di pietra!”. Infatti, è un enorme fiore, la cui torre
di speciale” sono coloro che non possono centrale si erge per oltre quaranta metri sopra i
concepire lo smisurato, il fastidiosamente non- cortili. Vi sono inoltre sedici grandi torri e qua-
utile. “A che serviva?” chiedono. La risposta è ranta più piccole, ognuna delle quali ha quattro
che nessuno di questi templi o monumenti fu facce. Quattro facce, otto occhi, moltiplicati per il
costruito per essere comunque usato dall’uomo. numero delle torri; occhi che abbracciano con il
Angkor non è il Partenone, né il Colosseo. loro sguardo il mondo intero fino al più lontano
Angkor fu costruita per l’idea della divinità, per orizzonte, il visibile e l’invisibile. Così come gli
rendere stabile per mezzo della pietra il potere occhi del sole maturano le messi, quelli del Bàyon
divino dei suoi re. Ma i re, i nobili e il popolo non tengono in equilibrio il mondo, garantiscono che
abitarono mai questi templi di pietra. Vivevano in il sole e la luna non mutino posto giacché la vista
case di legno o di paglia, entro e intorno alla cinta è comando e possesso, è immortalità attraverso la
dei templi. La città di Angkor è il più grande consapevolezza. Si dice che le facce raffigurino il
complesso di templi e monumenti del mondo, e grande re Jayavarman VII, la cui compassione era
così grande che egli soffriva profondamente per le
sventure dei suoi sudditi: così, i suoi occhi molti- transistor e la motocicletta, la permanente e la
plicati più volte vegliano sul loro benessere oltre jeep si avviano a cambiare il modello di vita.
la morte... Angkor Vat, il più grande, il più proporzionato
Il Bàyon è quindi anche un monumento astrologi- (secondo i canoni occidentali) ed il più armonioso
co, giacché oggi come mille anni fa il popolo dei templi, è la prodigiosa pira funeraria di un re
khmer crede negli indovini e nelle profezie, nei divinizzato. Ha un’area di chilometri 1,2 x 1,3 ed
presagi e nel malocchio, in mille metodi per è completamente circondato da un fossato scavato
predire il futuro ed evitare la sfortuna. Il Bàyon a braccia. Cortili, scalinate e torri fiaccano la resi-
conteneva un’enorme statua di Jayavarman come stenza del turista più instancabile. Ma quale ric-
Buddha; sua unica funzione era quella di chezza di cose da vedere! Nelle gallerie lunghe
celebrare la divinità del re. Ma nessun khmer centinaia di metri ecco le grandi epopee del Ra-
andrà mai al Bàyon di notte, né oserà mai mayana e del Mahabharata e lo splendido Visnu,
avvicinarvisi: si ritiene infatti che ciò che procede allo scuotimento del Mare di Latte
significherebbe tentare il destino e incorrere in per trarne l’elisir della vita. Un grosso serpente si
una morte immediata. attorciglia intorno a una montagna, che demoni e
Il mio incontro con il Bàyon è difficile da descri- divinità fanno ruotare per agitare il latte, e dal ma-
versi. Mi arrampicai su per le scalinate fino alla re emergono tutte le creature del mondo, fra cui la
galleria superiore: un groviglio folle, un edificio moglie di Visnu, Laksmi. Ecco la grande battaglia
schiacciato dalle sovrastrutture, un labirinto di degli eserciti delle scimmie contro Ravana, il re
gallerie e cunicoli, un opprimente abracadabra. E malvagio che rapì Sita; ecco le imponenti scene di
tuttavia, in questa sovrabbondanza c’è anche battaglia. Le sculture sono così numerose che
un’aspirazione mistica, una preghiera di pietra. ogni pietra ne è interamente ricoperta. Alcune
Fra tutte quelle facce, sotto il cielo cambogiano, sono imponenti, altre delicate come trine.
ci si sente trasportati indietro nella storia ai grandi Centinaia e centinaia di bellissime figure femmi-
giorni di Angkor: quei tempi sono tuttora presenti, nili, una diversa dall’altra, ornano le pareti.
scolpiti in pietra, nelle gallerie. Mi ci vollero quasi cinque giorni per vedere tutto
Le gallerie illustrano le grandi guerre che com- il tempio - mettendo a dura prova i miei poveri
portarono la ricchezza del regno angkoriano. piedi - e ancora non ne conosco tutti i particolari.
Scolpiti nella bella arenaria con la quale Angkor fu Numerose sono le leggende riguardanti Angkor
creata e che costituisce un materiale eccellente, i Vat, ma esso non è temuto come il Bàyon. Qui
bassorilievi, splendidi e pieni di vigore, illustrano soleva dar spettacolo il balletto reale cambogiano
la storia di quei secoli: le guerre coi Cham, le quando regnava ancora il principe Sihanouk, che
grandi battaglie. Ma vi sono anche scene di pace, tanto fece per assicurare pace e prosperità al suo
poiché coloro che scolpirono questa straordinaria e popolo. Ahimè, dopo il colpo di stato contro di
bellissima fantasia non dimenticarono di ritrarre se lui, il paese è dilaniato dalla guerra ed anche Ang-
stessi. Così come i costruttori di cattedrali, i mura- kor Vat è minacciata. Già statue e bassorilievi
tori e i carpentieri fecero comparire la propria im- stanno facendo la loro comparsa sui mercati di
magine dietro quella dei santi, i Khmer di Angkor Phnom-Pehn la capitale, giacché nessuno si
scolpirono la loro vita, la loro gioia, la loro morte preoccupa più di questa eredità inestimabile.
al di sotto dei grandi fregi di guerre e trionfi, di Banteay Srei è forse il tempio che riscuote mag-
elefanti in battaglia e di guerrieri su carri, di gior favore fra gli europei. Personalmente, lo tro-
eserciti in marcia, di nobili su palanchini... vo meno stimolante: è troppo bello, troppo perfet-
Al di sotto delle maestose processioni, vediamo i to. Piccolo, squisito, delizioso, tutto in pietra rosa,
Khmer vivere e costruire case, mangiare e bere, Banteay Srei, “cittadella delle donne”, fu eretto
assistere a combattimenti di galli, comperare e nel 967 d.C. Lo vidi per la prima volta sedici anni
vendere; vediamo donne partorienti, uomini che fa, quando era accessibile soltanto in jeep; ora il
pescano e lavorano la terra, guidano carri trainati turista può disporre di una buona strada. La sua
da buoi, arrostiscono pesci su gratelle di bambù, estrema bellezza fa di Banteay Srei il tempio più
siedono sotto parasoli e assistono a spettacoli da minacciato di tutti, anche perché è isolato nella
circo. Vi sono funamboli e lottatori; un’orchestra foresta. Elefanti selvaggi solevano vagare intorno
suona, e questi stessi strumenti musicali, carri, e ricordo ancora il loro forte odore che permeava
reti da pesca, falci, volti, corpi, gesti si vedono nei luoghi mentre sedevo ad osservare il sorgere
ancor oggi nei villaggi e nei campi della del sole.
Cambogia. Più di Banteay Srei, amo Banteay Samrè, che è,
I Khmer di oggi sono realmente i discendenti di come il Bàyon, un tempio che sembra far esplode-
quelli che costruirono Angkor e usano ancora gli re la pietra con un’appassionata violenza che i-
stessi arnesi di allora, anche se la radio a gnora ogni canone. Di fronte ad esso, la mia im-
maginazione fermenta e si agita come un “mare di ro che avevano deciso di edificare una nuova ca-
latte”. pitale, Phnom-Pehn.
C’è uno squisito ritegno nella scultura khmer, che Viaggiatori francesi sentirono parlare di una me-
non è mai erotica; anche se colma di sensualità. ravigliosa Città degli Dei, celata nel cuore della
Altrettanto non si può invece dire della gente, che giungla. Un missionario spagnolo vi si era imbat-
ama gli scherzi anche pungenti. Ma è gente pulita tuto per caso nel XVII secolo, ma aveva creduto
che non pensa al male; senza essere lasciva, gode che fosse stata costruita da Alessandro Magno!
enormemente la vita e i suoi canti d’amore sono Poi, un giorno, un francese più avventuroso degli
deliziosamente schietti. altri seguì le piste nella giungla e scorse sopra la
Tà Kèv, la torre di cristallo (1000 d.C.), Prè Rup, cima degli alberi le torri coniche di Angkor Vat.
la piramide chiamata anche “il corpo ruotante”, e La profezia aveva predetto, dicevano i contadini,
l’enorme Bàkong sono tutte rappresentazioni di che dopo cinquecento anni, Angkor sarebbe risor-
Monte Meru, la grande montagna cosmica del ta... E in effetti fu in questo XX secolo, esatta-
mondo a cinque piani. Monte Meru è l’ordine del- mente dopo cinque secoli, che la scuola francese
l’universo. E sempre in funzione della divinità, di archeologia, sotto la guida di nomi illustri, rico-
dell’essenza divina, del potere e della gloria, e struì una buona parte di Angkor, facendone il
non del corpo. gioiello e l’orgoglio della Cambogia, la settima
La favolosa enormità di Angkor altro non è se non meraviglia del mondo, incredibile e preziosa espe-
poderosa espressione in pietra della volontà rienza per tutti coloro che sono sensibili alla bel-
dell’uomo di vivere al di là di se stesso, di domi- lezza e alla grande arte.
nare il tempo e lo spazio oltre gli anni concessigli “Come la grazia della primavera sui giardini, co-
sulla terra. L’Induismo e il Buddhismo, uniti alla me la notte di plenilunio per la luna, così, vio-
viva immaginazione e alla straordinaria maestria lando la bellezza del tuo corpo nel suo
del gruppo etnico khmer, si unirono per dar vita a splendore... gli occhi degli uomini si sono volti
una cultura che durò molti secoli. verso di te, simili ad api verso l’arnia, per placare
Al tempo del suo massimo splendore, sotto il re- la loro sete di bellezza”.
gno di Jayavarman VII, fu costruito il Bàyon. Ma Ahimè, oggi di nuovo la guerra è tornata. E gli in-
alcune parti del Bàyon rimasero incompiute, come dovini lo avevano predetto. Un anno o poco più
se una grande guerra o un pestilenza avesse fer- prima del colpo di stato del 1970 contro il princi-
mato lo scalpello dello scultore. E il Bàyon fu in- pe Sihanouk, capo della Cambogia - il re che ave-
fatti l’ultimo dei grandi monumenti. va abdicato per regnare democraticamente - gli in-
Si rimane sbalorditi di fronte agli elenchi di doni dovini avevano formulato oscuri presagi di trage-
in oro e argento e al numero di uomini chiamati a dia e dolore: Sihanouk e il suo regno avrebbero
cavare la pietra dal monte Kulen, a trasportarla incontrato giorni di sventura; un invasore
sul luogo, a costruire e scolpire. Non fu usato ce- straniero sarebbe venuto e il popolo avrebbe sof-
mento: i cubi di pietra accuratamente squadrati ferto come per un violento flagello; Sihanouk sa-
venivano disposti in maniera da combaciare per- rebbe stato costretto ad andarsene e ciò avrebbe
fettamente, reggendo soltanto grazie al loro peso e significato morte e calamità per molti. Tutto que-
all’equilibrio determinato dalla precisione del ta- sto fu predetto dagli indovini un anno prima che
glio. Nei monumenti come Angkor Vat, pressoché tali eventi si verificassero. Io c’ero e li ho uditi.
ogni pietra è scolpita o incisa, dalle fondamenta Ma la profezia va oltre: Sihanouk viaggerà verso
fino alla cima. Si pensi al lavoro che ciò implica, oriente, verso il sole nascente, e non verso occi-
alle centinaia di migliaia di uomini che dedicaro- dente, poiché quella è la direzione della morte; e
no anni e anni - sessanta o settanta - a un solo mo- dall’oriente, dopo mille giorni, Sihanouk
numento... Si pensi all’oro e all’argento, alle perle ritornerà, e il regno sarà nuovamente in pace e la
e alle pietre preziose impiegati per questo culto gloria di Angkor sarà resa al popolo khmer.
all’essenza divina dei re... Questa è la profezia. Oggi, nei villaggi intorno ad
Così Angkor morì del suo stesso splendore, della Angkor, gli abitanti accendono le loro radioline
sua stessa magnificenza e megalomania architet- nel silenzio della notte e ascoltano la voce del
tonica. Nel 1432 fu definitivamente abbandonata principe Sihanouk che trasmette da Pechino. E già
quale capitale del regno. I canali di irrigazione nelle giungle circostanti la guerriglia del popolo
che l’avevano tenuta in vita andarono in rovina, e khmer, che tanto a lungo lottò per l’indipendenza,
giunse un altro invasore: la giungla. Gli alberi si prepara ad agire per far sì che, un giorno, il
vennero; ricoprirono pietre e teste; soffocarono Paese possa essere nuovamente in pace.
Angkor. Ma Angkor non fu dimenticata dai con- 20 luglio 1971
tadini khmer, anche se parve dimenticata da colo-
Han Suyin
da “Civiltà Khmer” - Mondadori 1983
Ankgor Vat
In una ipotetica storia dei capolavori d’arte creati Pronipote di Jayavarman VI, Suryavarman “prese
dal genio umano nel corso dei secoli, Ankgor Vat la regalità, unificando un doppio regno”.
troverebbe certamente luogo come l’opera più La citazione è tratta dall’iscrizione di Vat Phu: i
rappresentativa dell’età classica della civiltà due regni qui indicati dovrebbero essere quello di
khmer. Infatti, questo è il monumento Dharanindravarman I, fratello cadetto di Jayavar-
cambogiano che meglio evidenzia la somma delle man, e quello di Nrpatindavarman della dinastia
esperienze artistiche, tecniche e spirituali di quel di Angkor.
popolo e più compiutamente ne esprime la È una strada probabilmente difficile e quasi sicu-
creatività. Con Angkor gli artisti khmer ramente contrastata quella che conduce il giovane
raggiungono quel punto al di là del quale non può sovrano al trono, e di lotte sarà costellato anche
esserci che eccesso o ripetizione o manierismo, in l’intero arco della sua esistenza. Egli volge la sua
una parola decadenza, da intendersi peraltro non attenzione dapprima verso oriente, promuovendo
come elemento esclusivamente negativo ma campagne militari contro il Dai Viet con l’aiuto
piuttosto come periodo di stasi, di attesa, in cui i dei Cham; quindi, fallita l’impresa per il venir
fermenti dell’età nuova possano maturare e meno di tale alleanza, contro il Champa stesso
svilupparsi. che, colto di sorpresa dal repentino mutamento di
La realizzazione del monumento è merito che fronte, capitolò e dovette subire per qualche anno
deve essere ascritto ad una folta schiera di artisti e (1145-1149) l’occupazione khmer. Anche ad oc-
artigiani e non, come vorrebbero alcuni, al genio cidente le ambizioni territoriali di Suryavarman
creativo di un solo uomo, architetto reale o sovra- non poterono attuarsi pienamente. Le cronache
no che fosse. Del primo del resto non conosciamo T’ai danno infatti notizia di una contesa tra il
neppure il nome, chè tutte le opere d’arte khmer principato di Lavo (Lop’buri), già da tempo pos-
ci sono pervenute assolutamente anonime; il sesso cambogiano, e quello di Haripunjaya, occu-
secondo era Suryavarman II, menzionato nella pato dai Mon, contesa che, nonostante le iniziali
storiografia come protagonista di numerose, se vittorie dei khmer, non portò ad una definitiva
pur effimere, conquiste territoriali e esaltato sconfitta dei Mon.
dall’epigrafia come eroico guerriero. Suryavar- I particolari di questi avvenimenti ci sfuggono, la
man apparteneva alla dinastia fondata nel 1080 da cronologia è incerta, le fonti potrebbero essere
Jayavarman VI, un sovrano di cui non è stata rin- tendenziose. Sta di fatto che il regno di Suryavar-
venuta alcuna iscrizione nè alcuna fondazione re- man II ha significato qualcosa nella storia della
gale compresa nel territorio di Angkor. Le notizie Cambogia sia per la sua estensione (secondo la
genealogiche che lo riguardano si trovano su stele Storia dei Sung esso confinava a nord con il
fatte incidere dai suoi due più autorevoli Champa, ad est con il mare, ad ovest con il regno
successori, Suryavarman II e Yayavarman VII, ed di Pagan in Birmania e a sud con quello malese di
è per questo tramite che ne conosciamo la Grahi), sia per la sua importanza politica, come
discendenza dalla nobiltà di Mahidarapura (città sta a dimostrare il titolo di “gran vassallo” con-
non identificata) e l’assenza di qualsiasi legame di ferito al sovrano dall’imperatore cinese.
parentela con i sovrani delle precedenti dinastie Se i dati suesposti ci restituiscono l’immagine di
angkoriane. Non è improbabile peraltro che un monarca ambizioso e potente, continuamente
Yayavarman VI si fosse eletto sovrano della impegnato in grandiosi disegni politici, il tempio
Cambogia (e come tale fosse stato consacrato dal di Angkor Vat esprime forse meglio di altro la
brahmano Divakarapandita) ed avesse fondato la volontà di potenza e di magnificenza “imperiale”
nuova dinastia mentre ad Angkor regnava ancora di questo sovrano. Cos’è dunque Angkor Vat?
il sovrano legittimo Harsavarman III o il suo “...Il capolavoro dell’arte khmer, costruito durante
successore (forse Nrpatindravarman). la vita del re per servirgli in seguito da tempio fu-
Certo Divakara fece una buona scelta abbando- nerario nel quale egli doveva essere divinizzato
nando Harsavarman per il nuovo sovrano, perchè sotto l’aspetto di una statua di Visnu con il nome
non solo fu da costui colmato di doni ma, come postumo di Paramavisnuloka”: così il Coedes, ma
abbiamo visto, rimase vrah guru di tre gene- per verificare l’esattezza di una simile definizione
razioni di sovrani e in tarda età potè far incidere sarà bene procedere alla descrizione dettagliata
quelle iscrizioni di Phnom Sandak e Preah Vihear dell’edificio.
grazie alle quali ci sono noti molti degli avveni- Al momento di porre in opera il suo monumentale
menti di quegli anni. tempio-montagna, Suryavarman II si trovò ad af-
frontare un problema di non facile soluzione: il
reperimento di un’area abbastanza vasta per con- è completato dall’aggiunta di una seminavata più
sentirgli di costruire un’opera degna della sua bassa, ancora sorretta da pilastri.
grandezza e delle sue aspirazioni. Quale che fosse L’area sacra inizia oltre questo portale e la strada
in quell’epoca il tracciato urbano della città di di accesso, pavimentata a grandi lastre e delimi-
Angkor, quello dell’antica Yasodharapura ovvero tata ancora una volta da una balaustrata di naga
quello della futura Angkor Thom, le costruzioni interrotta da sei gradinate per lato, costituisce il
dei sovrani del X ed XI secolo occupavano buona percorso obbligato per avvicinarsi al tempio.
parte del suolo disponibile. Suryavarman scelse Ai lati, due “biblioteche” e due stagni artificiali,
dunque l’estremo angolo sud-est di Yasodharapu- quindi una vasta terrazza sul cui lato occidentale
ra, uno spazio evidentemente libero da edifici in trova posto una piattaforma a pianta cruciforme a
materiale durevole e che poteva usufruire della re- due piani. Si giunge poi all’ingresso del tempio
te di canali predisposta da Yasovarman per la sua vero e proprio.
capitale. Angkor Vat, come dicevamo, è un tempio-monta-
Un fossato largo 200 metri delimitava un’area gna, una piramide ottenuta con la sovrapposizione
rettangolare di circa un chilometro quadrato: lun- di tre terrazze. La prima di esse è delimitata da
go i suoi lati, una scalinata continua permetteva a una galleria perimetrale, interrotta solo dai
coloro che abitavano nell’area al di là del fossato gopura che si trovano in corrispondenza dei punti
e soprattutto a quelli che risiedevano all’interno cardinali e dai padiglioni d’angolo a pianta
dell’area sacra (non è da escludersi che lo stesso cruciforme. La galleria è del tipo già descritto, i
re vi avesse fissato la sua dimora) di attingervi gopura e i padiglioni d’angolo sono resi
l’acqua. accessibili da ampie gradinate. Se si procede
Essendo il tempio orientato verso ovest, in corri- sull’asse ovest-est, una volta superato l’ingresso
spondenza di questo punto cardinale si snodava ci si trova di fronte ad una delle più interessanti
un lungo attraversamento assiale fiancheggiato da realizzazioni angkoriane: il chiostro cruciforme.
una splendida balaustrata a forma di naga che Dai tre corpi che costituiscono il portale della
conduceva fino all’ingresso del primo recinto. galleria perimetrale si accede dunque a tre gallerie
Qui giunto, il fedele di ieri come il turista parallele che conducono alle scalinate di accesso
odierno, si imbatte in un gopura straordinaria- alla terrazza superiore, anch’esse coperte con una
mente sviluppato nel senso della lunghezza, com- galleria a volta; un’ultima galleria, ortogonale alle
posto da un gruppo centrale di tre torri, sopraele- prime, determina una suddivisione dello spazio
vato, e da due ingressi laterali, in piano. interno in quattro settori separati, cioè in quattro
Le costruzioni sono collegate tra loro da una gal- cortili scavati al centro a guisa di piscine, che
leria a volta che poggia all’interno su un muro dovettero originariamente essere adibiti a scopi
pieno e all’esterno su pilastri quadrati: il porticato cultuali.

Il Bayon

Alla seconda fase dello stile appartiene anche il caratteristico della seconda fase dello stile, anzi
primo nucleo del Bayon, oggi non visibile perchè possiamo dire che nella prima non è attestato e
inglobato nella costruzione successiva. Si trattava nella terza è molto raro. Costituisce dunque un
probabilmente di un tempio-montagna. Esso se- prezioso elemento di datazione.
gnava infatti il centro di Angkor Thom e, secondo Nella terza fase questa galleria è stata completata
il simbolismo cosmologico connesso con la città con quattro ambienti d’angolo, per ricondurre la
khmer, non poteva essere altro che un tempio- pianta a un quadrilatero. Degli ambienti di raccor-
montagna. La parte centrale è stata successiva- do sono menzionati nelle iscrizioni, e il Parmen-
mente allargata smisuratamente, tanto che va tier ne ha rinvenuto le tracce sul terreno; doveva-
quasi a toccare la galleria sagomata che lo circon- no esserci sedici di questi ambienti a collegare la
da. Tuttavia anche questa doveva far parte della galleria esterna con quella più interna, quattro per
pianta originaria: infatti la sua parete interna mo- ogni lato, che venivano così a delimitare sedici
stra delle decorazioni che non possono essere piccole corti. Ma poco dopo la fine del regno di
state eseguite per la mancanza di spazio dopo l’al- Jayavarman VII essi furono demoliti.
largamento del massiccio centrale; di queste è
leggibile un Lokesvara di grandi proporzioni. Il Donatella Mazzeo e Chiara Silvi
frontone con figura di Lokesvara è un elemento da “La Civiltà khmer” - Mondadori 1983
Viaggio ai templi della Cambogia
nell’impero del dio-re
Attorno al lago Tonlé Sap, il cuore azzurro della Cambogia,
mille anni fa raggiunse il massimo splendore l’impero dei khmer
di cui restano stupendi templi dal complesso simbolismo cosmico

“Alzai gli occhi verso le torri ammantate di vege- quest’ultima organizzata in corporazioni
tazione che giganteggiavano su di me, quando im- artigianali e con il commercio esercitato dalle
provvisamente mi si agghiacciò il sangue: vidi un donne e dai cinesi - e gli schiavi. I sacerdoti più
enorme sorriso guardare in basso nella mia dire- importanti erano d’ascendenza indiana e si
zione, ed un altro sorriso sopra un diverso muro e trasmettevano le cariche per linea materna,
poi tre, cinque, dieci che apparivano da ogni dove. elemento che aggiunto ad altri rivela gli stretti
Mi stavano osservando da tutte le parti”. contatti tra la civiltà khmer e quella indiana.
La memorabile impressione che Pierre Loti, uno Ci fu infatti già nei primi secoli dell’era cristiana
scrittore francese giramondo, riportò agli inizi di una forte ma pacifica indianizzazione dell’Indoci-
questo secolo nel suo “Il pellegrino di Angkor”, na ad opera dei brahmani, la casta sacerdotale in-
vedendo i giganteschi volti sorridenti che ornano dù e in un secondo tempo dei missionari buddhi-
il tempio dei Bayon della città khmer di Angkor sti. I brahmani portarono in Cambogia la grande
Thom in Cambogia non è stata diversa dalla mia, cultura indiana su richiesta degli stessi signori
solo che a me il sangue si era gelato quattro anni locali che videro nel complesso apparato rituale
prima quando, preparando una proiezione sul bud- indù il mezzo per consacrare la loro recente so-
dhismo indiano e gli influssi che questo aveva vranità.
avuto nel Sud-est asiatico, vidi per la prima volta I monaci buddhisti diffusero il messaggio del
le immagini dei templi khmer. Buddha tra la popolazione e questa religione finì
Non credevo che fosse ancora possibile provare per scalzare l’induismo e diventare il credo uf-
un’emozione così profonda di fronte alle vestigia ficiale della Cambogia a cui aderisce ancora oggi
del passato, una sensazione così intensa di sco- l’88% della popolazione.
perta. Percorrere i bui corridoi festonati di liane, Fu comunque la cultura indù più che quella bud-
camminare sotto costruzioni diventate piedestalli dhista ad ispirare i grandi templi della giunga
d’alberi, salire gradini alti e ripidissimi è stata una cambogiana che testimoniano un singolare ed af-
grande ed irripetibile avventura. fascinante sincretismo di elementi autoctoni ed
Il pensiero dei serpenti, dei crolli, delle mine di importati: il locale culto khmer degli antenati e
cui tanto avevo sentito parlare non mi ha mai mi- della montagna sacra si fuse con l’ideale indù del
nimamente sfiorato: ad ogni passo mi si offriva monarca universale, signore dell’ordine sociale e
qualcosa che andava ben oltre la gratificazione custode della legge divina, e con i miti della mon-
della curiosità e dell’interesse intellettuale. tagna cosmica, asse del mondo e suo perno ordi-
Evento tanto raro nella vita, la realtà non solo non natore.
smentì le aspettative, ma le superò. Tutto ciò fu sancito per la prima volta nel IX se-
Fu nel secolo scorso che il naturalista francese colo con un grandioso rito brahmanico celebrato
Henri Mouhot descrisse per la prima volta nel suo sul sacro monte di Phnom Kulen per il re Jaya-
Il giro del mondo le meraviglie della città cambo- varman II che ricevette dal dio Siva, uno degli
giana di Angkor, attirando l’attenzione dell’occi- aspetti divini più importanti della religione indù,
dente sulla civiltà khmer. il linga, la pietra che lo simboleggia e che da quel
Dei fasti dell’impero khmer che raggiunse l’apo- momento divenne anche il tabernacolo dell’essen-
geo tra il IX e il XIII secolo, restano le imponenti za regale, una sorta di palladio.
rovine nella giungla e sono queste con i loro bas- Con l’avvento del buddhismo ai linga si sostituì
sorilievi a raccontare la vita di mille anni fa. l’immagine del Buddha.
L’antica società khmer ruotava attorno alla figura Nacque così il mito del Devaraja, il dio-re protet-
del sovrano considerato come un dio ed era strut- tore dell’universo, la cui dimora non poteva
turata in classi: l’oligarchia principesca, i essere altro che il tempio-montagna.
sacerdoti, la popolazione militare e civile -
Pertanto ogni sovrano edificava durante il suo re- La statua principale diventa il tabernacolo dello
gno un tempio personale che ospitava il linga, spirito regale e deve essere resa viva tramite una
simbolo della sua regalità e della sua essenza divi- particolare cerimonia definita “apertura degli oc-
na, e che alla sua morte ne diventava il mausoleo, chi”. Defunto il re, questa diviene il luogo che ne
una sorta di corpo architettonico. ospita le ceneri.
Tutta l’architettura khmer è ispirata al simbolismo Al santuario, casa del dio-re o suo mausoleo, il
della montagna cosmica, il luogo più alto dove il popolo poteva accedere solo parzialmente: gli
mondo degli uomini e quello degli dei comunica- ambienti più interni - e più sopraelevati - erano
no, sorta di torre di Babele, ed è proprio la torre- aperti solo al sovrano e ai sacerdoti.
santuario quadrata con piramide a gradini che co- Furono proprio questi templi meravigliosi a
stituisce la più antica soluzione architettonica causare la fine della potenza khmer: le coscrizioni
khmer, in mattone, arenaria o laterite. Prima iso- di massa per alimentare le schiere di lavoratori
late e poi raggruppate su un basamento in numero forzati, il dispendio di mezzi ed energie
di tre o di cinque, le torri si evolvono in seguito indebolirono l’impero e costrinsero i sovrani ad
nello scenografico complesso del tempio-monta- abbandonare la zona di Angkor.
gna a quiconcia, cioè a cinque torri, quattro dispo- Sul regno dispotico del dio-re la giungla ha steso
ste agli angoli del perimetro quadrato e una al il suo sudario. Dalle rovine dei templi la pioggia
centro, collegate da gallerie colonnate. ha cancellato i forti colori delle pitture che proba-
Sono i miti indù dell’origine del mondo a dettare bilmente non avrebbero incontrato il nostro gusto,
le regole per la costruzione: il tempio-montagna mettendo a nudo il sobrio e splendido gioco della
sorge in un bacino che simboleggia l’oceano co- pietra, e pare di trovarsi di fronte agli scheletri di
smico, le acque primordiali nel cui grembo caoti- animali possenti stretti fra i tentacoli del verde,
co era racchiusa la vita in attesa di essere manife- sottomessi ma non vinti.
stata. L’importanza del barey, il bacino khmer, è Dell’esistenza di allora sono rimaste soltanto le
fondamentale nell’edificazione dei centri vuote forme architettoniche, splendide proprio
religiosi: il potere regale si fonda infatti, oltre che perché cristallizzate dal tempo in visioni di un al-
sulle motivazioni sacre, sulla capacità di tro mondo. Non più gli uomini, ma le loro idee,
sfruttamento delle acque per le risaie: così il re, nella bellezza pura delle rovine. Una bellezza co-
trasponendo il mito in una dimensione pratica struita con il sangue dei nemici vinti obbligati alla
funzionale, diventa la fonte e il distributore della schiavitù, del popolo khmer costretto forse a
vita. periodi di lavoro forzato.
Il corpo principale del tempio coincide con il mi- Ma chi ci dice che tanta sofferenza non fosse
tico monte Meru che nella visione indù è al centro davvero illuminata dalla fede e che il re-dio non
dell’universo e simboleggia l’asse ordinatore che rappresentasse la guida e il modello morale per il
trasforma il caos originario nel mondo manifesto. suo popolo? I volti impenetrabili delle statue
I cinque picchi del Meru giustificano il motivo sorridono ambigui nella giungla.
delle cinque torri a quiconcia. Negli ultimi giorni del mio viaggio in Cambogia
Le porte che si protendono in speciali padiglioni ai sorrisi imperscrutabili delle torri del Bayon si
fuori dalla costruzione ai quattro punti cardinali sono sostituiti altri volti, quelli straziati delle vit-
celebrano l’estensione del potere regale su tutto time dei khmer rossi che compaiono nei docu-
l’universo. Quanto al ponte con la balaustra co- menti del famigerato carcere S 21 di Phnom Penh.
stituita da serpenti che collega la città e il tempio, Dimenticare l’uomo per ricordare solo i suoi mo-
cioè il mondo degli uomini e quello degli dei, numenti è unafuga dalla realtà. Lungo le strade in
questo rimanda all’arcobaleno che raccorda cielo riva ai canali, nelle risaie, nei mercati, nei villaggi
e terra e alla pioggia di cui i serpenti sono ho incontrato gente dignitosa e gentile che na-
portatori. sconde il suo terribile e recentissimo passato nel
Ogni elemento è volto a sottolineare la dimensio- profondo dello sguardo.
ne divina: i cigni e i garuda, i mitici esseri in Il mio sogno è diventato un incubo. Mi sono chie-
parte umani e in parte avvoltoi che compaiono sta come possano nell’uomo convivere grandezza
alla base delle costruzioni, stanno ad indicare che e degenerazione a questi livelli.
queste sono i carri o i palazzi volanti degli dei. Prima di lasciare Angkor sono tornata ad una
All’interno la presenza delle statue del Devaraja delle sue capitali della giungla: ad Angkor Thon.
ribadisce la trasformazione della costruzione uma- Un lungo viale conduce alla porta principale e lo
na in dimora celeste. La scultura opera una sorta fiancheggiano gigantesche immagini di uguale
di rito magico e per questo viene eseguita anche importanza: gli dei e i demoni.
là dove non si vede e non soddisfa dunque alcuna
esigenza estetica.
Un poco di storia

I Khmer, per anni considerati un popolo misterio- Per ricuperare parte della propria sovranità terri-
so, sono probabilmente legati al ceppo paleoindo- toriale nel 1854 la Cambogia chiese aiuto al
nesiano e risultano già attestati in Indocina console francese di Singapore e nel 1863 divenne
attorno alla zona di Bassac (Vietnam) sul corso protettorato francese, riottenendo l’indipendenza
del medio Mekong nel II secolo avanti Cristo. come monarchia nel 1954.
Tra il I e il VI secolo d.C. furono vassalli del re- Dopo l’avvento al potere dei khmer rossi e il ge-
gno Indù del Fu-nan, citato da fonti cinesi, che era nocidio da loro compiuto tra il 1975 e il 1978, e
localizzato sul delta del Mekong e inglobava gli dopo l’intervento vietnamita, la Cambogia è ora
odierni Vietnam, Laos e Cambogia. in attesa delle elezioni che avranno luogo a fine
Una volta disgregatosi il regno, un gruppo khmer maggio ed è presidiata dall’Untac, i contingenti
noto con il nome di Kambuja (figli di Kambu), - internazionali mandati dall’Onu che garantiscono
un personaggio legato alla mitologia indù - fondò le “attività di transizione in Cambogia”.
un regno autonomo a nord del Tonlé Sap, il I khmer rossi, lungi dall’essere stati debellati,
grande bacino che costituisce il cuore dell’attuale hanno fondato il Partito democratico della Kam-
Cambogia. pucea e sono attestati nella zona di frontiera di
Dopo un periodo di anarchia nel IX secolo, il re Pailin, famoso luogo di estrazione diamantifera
Jayavarman II, probabilmente proveniente da Ja- con un volume di traffici per un milione di dollari
va, con la quale i khmer erano in rapporti di sud- al mese; qui coloro che lavorano per i khmer per-
ditanza e in cui la sua famiglia aveva vissuto co- cepiscono stipendi 20 volte superiori a quelli otte-
me esiliata, unificò il paese e fondò quattro capi- nuti nelle zone fuori dalla loro influenza.
tali nella futura zona di Angkor. La difficile situazione politica è aggravata da un
I suoi discendenti espansero i domini khmer fino fosco panorama economico in cui l’inflazione è
al Fiume Rosso, sconfiggendo e rendendo vassalli del 300% e dai problemi connessi con 350.000
i potenti Cham del regno Champa sul mare cinese profughi che attendono di essere sistemati.
meridionale.
Nel XIII secolo iniziò una fase di decadenza che
culminò nel 1431 con la presa della capitale
khmer di Angkor ad opera dei sovrani del vicino
regno del thai (circa l’odierna Thailandia): le in-
vasioni di questi e degli annamiti del Vietnam
continuarono per tutto il XVI secolo, finché nel
XIX le pianure attorno a Battambang e a Siem
Reap furono annesse dall’allora regno del Siam Marilia Albanese
(Thailandia) e la Cambogia divenne vassalla di docente di cultura indiana e lingua hindi presso l’ISMEO
questo e del Vietnam. da “Alba” - 21 maggio 1993
Terzani su Angkor
... Io lessi Maugham, sdraiato su una delle panche mati, sembravano i superstiti di una razza persa e
nella stanza da pranzo. Una volta sbarcato, anche disorientata che non aveva più alcun rapporto con
lui era andato a Phnom Penh e da lì ad Angkor. la grandezza testimoniata dai suoi monumenti.
Come tanti altri visitatori, era rimasto colpito so- Con il passare dei secoli i Khmer s’erano dimenti-
prattutto da Ta Prom, il tempio lasciato alla giun- cati di Angkor, la loro grande capitale, costruita
gla, perché lì, nella natura che si riconquistava le fra il nono e l’undicesimo secolo e abbandonata
pietre messe dall’uomo, aveva sentito “la più po- nel 1431, dopo che i siamesi l’avevano messa a
tente di tutte le divinità”. ferro e fuoco. Non fosse stato per Mouhot, che
A me invece hanno sempre fatto più impressione i “riscoprì” Angkor per il mondo, e per gli stessi
templi dove l’opera dell’uomo in sé m’era apparsa cambogiani, i Khmer non avrebbero avuto una
sfiorare il divino. storia cui rifarsi.
Ci sono alcuni posti al mondo in cui uno si sente Eppure in quell’immenso complesso c’era tutto.
orgoglioso di essere membro della razza umana. C’era la vita: quella passata e quella futura. Sì,
Uno di questi è certo Angkor. Dietro la sofisticata perché Angkor era, fra le tante cose, anche una
e intellettuale bellezza di Angkor c’è qualcosa di sorta di profezia lasciata per i posteri nella pietra.
profondamente semplice, di archetipico, di natu- O almeno così parve a me, quando ci arrivai fra il
rale che arriva al petto senza dover passare per la gridare delle scimmie e il frinire delle cicale.
testa. In ogni pietra c’è un’intrinseca grandezza di Quella impressione da allora non mi ha mai la-
cui uno finisce per portarsi dietro la misura. sciato.
Non occorre sapere che ogni particolare aveva per Ero l’unico visitatore. Mi accompagnava Pich
i costruttori un suo significato, che ogni pietra, Keo, una delle vecchie guide, sopravvissuto ai
ogni scultura, ogni cortile, ogni pinnacolo erano massacri di Pol Pot. La Cambogia era un immenso
tasselli nell’immenso mosaico che doveva raffigu- campo di morte e la grandezza di Angkor mi pa-
rare i vari mondi, compreso quello superiore, con reva rispecchiare stranamente la grandezza di
al centro il mitico Monte Meru. Non occorre esse- quella tragedia.
re buddisti o hindu per capire. Basta lasciarsi an- In uno dei grandi bassorilievi vidi le stesse scene
dare per sentire che ad Angkor, in qualche modo, di tortura, di gente squartata, fatta a pezzi, impa-
ci si è già stati. lata, uccisa a bastonate, o data in pasto ai coc-
“Le rovine di Angkor mi erano già apparse nelle codrilli, di cui avevo sentito parlare viaggiando
visioni dell’infanzia, erano già parte del mio mu- per il Paese. Le stesse storie che avevo sentito
seo”, scrisse Pierre Loti nel 1901, quando, Pelle- raccontare dai sopravvissuti dei campi della morte
grino d’Angkor, si avventurò nella giungla ricor- erano lì, nella pietra, scolpite dieci secoli prima.
dandosi come, da bambino, avesse cercato dalla Una profezia? Un ammonimento? O semplice-
finestra della casa paterna di vedere quelle mente la constatazione dell’immutabilità della
mitiche torri. vita che è sempre gioia e violenza, piacere e
Nel 1972, dall’alto di una finestra del Grand tortura? Nei bassorilievi era così. Accanto alle
Hotel di Siem Reap, quelle torri, le torri di scene di spaventosa sofferenza, c’erano quelle di
Angkorwat, le avevo viste anch’io, ma non ero grande serenità; accanto ai boia che incutevano
riuscito ad arrivarci. terrore, c’erano le ballerine dai corpi sinuosi.
I Khmer Rossi avevano occupato l’intero com- Orge di dolore e orge di felicità, il tutto sotto i
plesso dei templi e quelle guglie grigie, sopra il grandi sorrisi di pietra, sotto gli occhi socchiusi di
verde della foresta, mi parvero un irraggiungibile quelle misteriose facce nella giungla. Non avevo
miraggio. La strada che dall’albergo conduce dubbi: il messaggio di Angkor restava quello che
dritta ai templi era tagliata al settimo chilometro era stato da secoli. Sull’architrave di una porta
da un fossato. Quello era il fronte e avvicinarsi una mano antica aveva scalpellato una scritta che
voleva dire mettere la propria vita in mano a qual- Pich Keo tradusse: “Il saggio sa che la vita non è
che cecchino nascosto in un albero. che una fiammella scossa da un vento violento.”
Quando, otto anni dopo, riuscii a fare gli ultimi
sei chilometri di quella strada, Angkor mi parve ................................................................................
ancora più commovente, più tragica, più .
misteriosa di come me l’ero immaginata.
Il regime di Pol Pot e dei Khmer Rossi era stato L’uomo che nel 1860 aveva “scoperto” Angkor
appena rovesciato dall’intervento vietnamita e i per l’umanità - e per i turisti - aveva pagato quella
cambogiani che si incontravano, ammalati e affa- sua conquista con la vita.
Pochi sanno che la sua tomba è ancora lì, a est di tratosi nella foresta, dove si faceva compagnia
Luang Prabang, e io volli andare a rendere omag- cantando tra sé e sé la Traviata, come racconta
gio a quell’avventuroso scienziato, Henri Mouhot, nelle sue lettere, Mouhot d’un tratto, in mezzo al
la cui storia mi ha sempre affascinato. fogliame fitto sotto gli alberi giganteschi, si sentì
Mouhot era un naturalista francese che viaggiava guardato da due, quattro, dieci, cento occhi di
nell’Indocina appena diventata colonia. pietra che gli sorridevano. Ho sempre cercato di
Prima di partire per la sua spedizione, con l’idea immaginarmi che cosa avesse provato in quel
di risalire il Mekong fino in Cina, aveva letto il momento; un momento per il quale era valso il
resoconto di un frate che dieci anni prima aveva suo viaggio, e la sua morte.”
accennato a strane rovine nella giungla, poco lon-
tano dalla cittadina di Siem Reap, ma non aveva
un’idea di che cosa aspettarsi. Un giorno, adden- Tiziano Terzani
da “Un indovino mi disse” - Longanesi 1995
I templi decapitati di Angkor
Continua il saccheggio dello straordinario parco archeologico
nella giungla cambogiana.
Il Paese non dispone di norme efficaci né di fondi sufficienti per la tutela.

Uscita esangue e traumatizzata da trent’anni di nel quale è conservato l’emblema a forte conno-
guerra, la Cambogia cerca oggi di ricostruirsi. tato sessuale della sua potenza, il linga.
I problemi attuali, fra cui spiccano l’estrema po- Da questo momento in poi, la sacralità dei luoghi
vertà e una classe politica troppo abituata a gesti- è incontestata e ribadita dai sovrani successivi,
re con violenza il potere, restano gravi, ma sem- che edificheranno nuovi templi-montagna in cima
brano poca cosa rispetto alla ferocia omicida dei ai quali proteggere altrettanti linga, come prova
Khmer Rossi, all’invasione vietnamita o alla guer- del perdurare del favore di Shiva verso i regnanti
ra civile che ha diviso il Paese fino all’altro ieri. di Angkor.
Il compito di ricostruzione è complesso: la Cam- Ma è il successore di Jayavarman II, Indravarman
bogia si ritrova priva di strutture di base, e sia il (877-889) che getterà le vere basi della gloria di
corpo legislativo sia il sistema educativo e sanita- Angkor, caratterizzata non solo dai templi, ma an-
rio, sia l’economia del Paese rappresentano al- che da un sofisticato sistema idraulico che renderà
trettanti “lavori in corso” che cominciano solo ora fertilissima e ricca una zona poco favorita dalle
a uscire dall’emergenza. condizioni naturali. Gli immensi lavori di irriga-
Tuttavia, il Paese può contare su uno dei maggiori zione, che dimostrano in livello di conoscenza in-
potenziali turistici dell’intera regione: la costa gegneristica molto sviluppata, consentirono la co-
non è sfigurata dalla speculazione immobiliare e struzione di risaie a terrazze, garantendo la suffi-
le città offrono un’atmosfera unica, fra i fasti del cienza alimentare dell’impero. E, cosa ancor più
passato coloniale e gli eccessi odierni da “ultima importante per il tipo di civiltà teocratica che si
frontiera” della legalità, che si mescolano all’ar- stava delineando, i lavori idraulici formano parte
chitettura tradizionale e al profumo degli onnipre- integrante dei rituali religiosi: come in ogni terra
senti gelsomini. afflitta da periodiche inondazioni, chi controlla le
E in Cambogia si trova il principale tesoro della acque afferma di essere in relazione privilegiata
regione, racchiuso nel parco archeologico di Ang- col divino.
kor, dove furono costruite le città imperiali di e- Con la costruzione di Angkor Vat, cattedrale vi-
poca khmer, dal IX al XII secolo. snuita fatta erigere da Suryavarman II (1113-
Oggi, quello che rimane dell’impero khmer (che 1145), l’architettura dei re khmer sviluppa uno
si estendeva su un’area che comprende il Viet- stile e un’opulenza mai visti prima.
nam, il Laos, la Birmania e la Thailandia attuali), Dominata da cinque torri scolpite, Angkor Vat è
sono 400 chilometri quadrati di giungla, dove si interamente ricoperta di bassorilievi che rappre-
trovano circa 1.550 templi fra i più seducenti e sentano eleganti apsara (danzatori celesti), sinuo-
spettacolari del pianeta, passati dal 1992 sotto si naga (serpenti mitologici) e alcune scene del
protezione dell’UNESCO in quanto patrimonio dramma epico indiano Ramayana.
artistico dell’umanità. Vista dall’alto, la cattedrale forma un mandala,
I templi vennero costruiti in diverse tappe. una rappresentazione del cosmo per lo sguardo
Fino al XII secolo i sovrani khmer, induisti, dedi- esclusivo degli dei.
cano le loro opere architettoniche a Shiva e Vish- Dopo le delicate torri di Angkor Vat, il massimo
nu, ai quali amano collegarsi in linea diretta. momento di gloria architettonica khmer arriva con
Nel 790 appare Jayavarman II, il fondatore del la conversione al buddismo di Jayavarman VII,
primo regno khmer indipendente. Riscattatosi dal- che si lascia trasportare talmente dalla sua devo-
la dominazione di Giava, Jayavarman II stabilisce zione da far costruire molti più templi di quanto
la capitale ad Angkor e inizia la santificazione dei l’impero possa permettersi.
luoghi, richiamandosi alla divinità induista Shiva. Jayavarman VII dirige i lavori della città murata
La protezione di Shiva è sancita con l’edificazio- di Angkor Tom (“Angkor la Grande”).
ne di un tempio in cima a una montagna (simbolo Larghi viali fiancheggiati da animali mitologici
del mitologico Monte Meru, residenza di Shiva) portano al centro, dove si trova il Bayon, uno dei
monumenti più belli ed enigmatici di Angkor, ca-
ratterizzato dalle 54 “torri dei volti”, ognuna Nel 1863, quando la Cambogia divenne un protet-
decorata con quattro imponenti ritratti dal sorriso torato francese, molti pezzi presero la strada della
dolcissimo e misterioso del Buddha Avalokites- Francia, fino a quando la salvaguardia dei templi
vara. non divenne una priorità sancita per legge.
Così, all’apogeo dello splendore architettonico di Uno dei più famosi ad aver sfidato questa legge fu
Angkor corrisponde il declino militare e la prima lo scrittore André Malraux che, in un’azione di
invasione delle truppe cham tailandesi. Dopo una puro brigantaggio, aveva cercato di risolvere i
seconda invasione, un secolo dopo, la corte khmer suoi problemi finanziari trafugando e rivendendo
si sposta verso sud, per stabilirsi poi a Phnom le statue del tempio di Bantheay Srei, ritrovandosi
Penh, e fino agli inizi del 1900 il territorio consa- per questo in prigione.
crato dai re khmer è in mano tailandese. Oggi Phnom Penh non ha a disposizione gli stru-
Durante mezzo millennio il fasto di Angkor resta menti legislativi e i fondi per sorvegliare un’area
un ricordo, che si stempera col passare degli anni. archeologica così vasta, resa ancora più vulnera-
I templi, ricoperti in breve tempo da una giungla bile dalla mancanza di un inventario completo
fitta e tentacolare, sono meta dei pellegrinaggi dei delle antichità. Questo significa che se anche un
più devoti, e continuano ad essere visitati dai pezzo chiaramente trafugato compare sul mercato
contadini che abitano nella zona e che depositano internazionale, non è possibile recuperarlo, in as-
offerte di fiori, riso e incenso ai piedi delle statue senza di un numero di catalogo che lo identifichi.
buddiste, ma la memoria di come vennero co- L’unica tutela dimostratasi incisiva è il provvedi-
struiti questi prodigi di scultura, architettura e mento preso dagli Stati Uniti, che, per non correre
idraulica va scomparendo. il rischio che un pezzo di valore varchi i confini
Quando Pierre Loti visita Angkor, nel 1901, solo i cambogiani, proibisce l’introduzione negli Usa di
pipistrelli abitano le rovine khmer. qualunque tipo di oggetto in pietra proveniente
Non di meno, dall’epoca del protettorato francese dalla Cambogia, anche contemporaneo.
fino a oggi, la storia khmer e la grandezza artisti- Resta da vedere se gli altri Paesi affamati dei te-
ca di quell’epoca è riscoperta come la base stessa sori di Angkor, ovvero il Giappone e i membri
della nazione cambogiana: un passato glorioso dell’Unione Europea, vorranno seguire l’esempio
tramite il quale credere alle possibilità per il futu- Usa.
ro. Oggi le cinque torri di merletti del tempio di Frattanto, la Cambogia sta dimostrando di voler
Angkor Vat sono divenute il simbolo della Cam- affrontare sul serio il problema, e mettere fine
bogia, riprodotte al centro della bandiera nazio- all’impunità: quest’estate, per la prima volta, un
nale. colonnello dell’esercito è stato denunciato per il
I templi, non più alla mercé della guerra civile, suo ruolo nel furto di un reperto dell’anno Mille,
sono vittime dell’avidità di contrabbandieri e ri- un’azione che potrebbe costituire un importante
cettatori. precedente.
I furti, ad Angkor, sembrano essere un’antica tra-
dizione: gli invasori cham, nel 1400, saccheggia-
rono centinaia di statue, che si trovano oggi in Ilaria Maria Sala
Birmania. da “Il Sole 24 Ore” - 5 novembre 2000
La babele di Angkor Vat
Un progetto tuttora in corso per il restauro dell’antico sito archeologico
coinvolge équipe di varie nazioni che lavorano a stretto contatto
ma con metodi radicalmente diversi

La presenza di una dozzina di équipe di differenti francese ed è una grande sfida per tutti i conser-
nazionalità, ognuna al lavoro su un tempio vatori che operano ad Angkor.
diverso all’interno di un unico sito archeologico, È cominciato tutto alla fine degli Anni Cinquanta,
in un Paese a cui manca la necessaria esperienza continua Royère, quando fu necessario scegliere
nel campo della conservazione, sembrerebbe tra il restauro dei monumenti e il loro completo
essere la ricetta perfetta per il caos più completo. abbandono. L’Angkor Conservation Office (all’e-
In questa totale assenza di regole, a qualcuno po- poca diretto dai francesi) decise di agire.
trebbe anche venire la tentazione di sperimentare Per quanto invasivo, un intervento di questo tipo
nuove tecniche e procedimenti chimici, nella con- era l’unica soluzione possibile, vista la
sapevolezza che pochi saranno i controlli effet- condizione in cui versava il sito. Si optò per i
tuati. metodi di conservazione propri dell’Ecole
Ciononostante, Angkor Vat, in Cambogia, il più Française d’Extrème Orient, messi a punto e
grande sito archeologico al mondo, si presenta sperimentati nel corso di lavori su monumenti
come un ritratto dell’ordine, senza nessuno di dell’inizio del XX secolo.
quei problemi che possono essere facilmente L’anastilosi tecnica, ovvero la ricostruzione di
associati a un impegno multinazionale di questo una rovina realizzata utilizzando le sue stesse
tipo. Ciò si deve in larga misura agli sforzi componenti, è stato il punto di partenza. Abbiamo
dell’UNESCO, che ha classificato Angkor Vat smantellato l’intera struttura, un pezzo alla volta,
come World Heritage Site nel 1992, allestendo un blocco dopo blocco, inventariando ogni singola
International Coordination Committee (Icc). parte; il tutto è stato poi sistemato nella foresta
I presidenti di tale commissione sono gli amba- circostante. Ci sono circa 300mila pezzi sparsi su
sciatori francese e giapponese nella capitale una superficie di dieci ettari; rimetterli insieme è
Phnom Penh: i due Paesi infatti, sono impegnati un po’ come comporre un enorme puzzle tridi-
in prima linea nella campagna di conservazione. mensionale. Per complicare ulteriormente le
“Ogni proposta che provenga da uno dei Paesi cose, i Khmer Rossi hanno distrutto gli archivi. Il
coinvolti, Cambogia compresa, viene sottoposta nostro lavoro consiste nel decifrare un libro
all’Icc”, dichiara M.C. Ragavan, direttore del cen- composto di diversi capitoli: a volte è necessario
tro di documentazione di Siem Reap, città dove si partire dalla scrittura perché la situazione è
trova il sito di Angkor. cambiata radicalmente”.
Oltre alla Francia e al Giappone, ci sono équipe Il German Angkor Conservation Programme
provenienti da Germania, Stati Uniti e Cina. (Gacp) è invece impegnato nella conservazione
Gli archeologi indonesiani hanno dovuto lasciare del tempio di Angkor Vat, considerato il più
il sito alcuni anni fa, quando avevano ormai ter- grande monumento religioso in pietra al mondo,
minato il lavoro, a causa della crisi finanziaria che classificato dall’UNESCO tra i siti in pericolo.
ha colpito il loro Paese. In passato, durante l’oc- L’équipe è impegnata al ripristino di 360 delle
cupazione vietnamita della Cambogia, c’erano an- 1850 figure femminili in arenaria che “versano in
che squadre ungheresi, russe e italiane. una grave situazione di abbandono”.
I francesi hanno abbandonato Angkor durante la Julia Diezemann, conservatrice dell’Università di
guerra del Vietnam, a cui fece seguito il regime di Colonia, ha descritto il procedimento di induri-
Pol Pot e l’invasione vietnamita, ma ora stanno mento della pietra ottenuto ricorrendo al silicato
scrupolosamente continuando il loro lavoro al etilico. Grazie a questa sostanza chimica si ottiene
tempio Baphuon, che contiene un Buddha il consolidamento dei sali solubili nocivi: quando
sdraiato lungo quaranta metri (il più grande della l’alcol evapora, rimangono i silicati e il quarzo.
Cambogia). L’esperienza tedesca nel trattamento di cattedrali
Secondo l’architetto francese Pascal Royère “Il realizzate in arenaria, come quella di Strasburgo,
programma di conservazione prosegue fin dal si è rivelata molto utile. L’obiettivo del Gacp è
1995 con il supporto del ministero degli esteri quello di “mantenere le superfici scolpite nel loro
stato attuale; altrimenti si correrebbe il rischio di acquisite ai cambogiani, per consentire loro di
trasformarle in pilastri di pietra”. proseguire il lavoro e di preservare in futuro il
I tedeschi hanno finora investito nel progetto 1,8 sito da soli.
milioni di marchi (quasi un miliardo e ottocento Royère, alla domanda se ci sia stato o meno un
milioni di lire), facendo ricorso alla più moderna conflitto tra i vari metodi utilizzati ad Angkor, ha
documentazione computerizzata e alle tecniche di risposto così: “Ogni monumento ha una propria
formazione delle immagini per preservare il mo- personalità, come ogni paziente ha sintomi e pa-
numento. Tra queste, la misurazione millimetrica tologie specifiche. Ogni monumento richiede per-
della quantità d’acqua presente nell’arenaria, per ciò una diagnosi differente, in base alle dimensio-
riuscire a elaborare un trattamento in grado di sta- ni, alle origini e così via”.
bilizzarne la superficie.
Julia Diezemann spiega che, grazie alle tecniche a
ultrasuoni, è spesso possibile trovare il modo più
veloce per trattare una struttura in degrado. I tede- Darryl D’Monte
schi stanno inoltre trasmettendo le competenze da “Il Giornale dell’Arte” - ottobre 2001
La strategia del regno
É un buon momento per le monarchie, anche in Europa.
Succede che re ed ex re favoriscano accordi di pace,
contribuiscano a tenere uniti Stati che rischiano di frantumarsi,
procurino affari alle aziende dei loro Paesi, ottengano picchi di ascolto in Tv.
E magari dimostrino insospettabili qualità politiche vincendo le elezioni.
Tra i casi più recenti, ed emblematici, c’è quello di Simeone di Bulgaria.
Ha fondato un partito con il suo nome due mesi prima del voto.
Ha conquistato la metà dei seggi in Parlamento, diventando Primo ministro.

Dopo essere diventato Primo Ministro della Re- I belgi sembravano impazziti, il 26 ottobre scorso,
pubblica di Bulgaria, avendo vinto con largo mar- all’annuncio della nascita dell’erede al trono; e i
gine le elezioni del 17 giugno scorso con un par- giapponesi hanno pianto, il 2 dicembre, quando
tito fondato appena due mesi prima, l’ex re Si- dopo otto anni di attesa, alla principessa Masako e
meone II ha detto che “gestire un’azienda o essere al principe ereditario Naruhito è nata una figlia:
capo di un Governo è sempre questione di orga- per farla salire al trono, verrà probabilmente cam-
nizzazione, di capacità di lavorare in squadra”. In biata la legge che ne preclude l’accesso alle don-
queste parole c’è l’immagine di una generazione ne.
di sovrani - in carica o in attesa di svolgere un Non c’è da meravigliarsi di questa popolarità me-
ruolo e da tempo impegnati soprattutto in campo diatica che riguarda sempre meno la cronaca rosa
economico - che stanno restituendo attualità e sempre più la politica. In passato - prima
all’istituzione monarchica. dell’avvento dei giornali, della radio e della Tv -
In buona parte sono re-comunicatori, perché le monarchie sono state grandi network comunica-
fanno picchi di audience in Tv, ma dimostrano zionali, dettando forme e contenuti.
anche precise qualità politiche vincendo elezioni, E poi si è visto che le decapitazioni, le fucilazioni
favorendo la pace tra le fazioni, contribuendo a e gli esilii comminati ai re, accusati di “fare le
tenere uniti Paesi che rischiano di frantumarsi. guerre” per gloria e ambizione personali, non
Nell’era della globalizzazione, alle Nazioni che sono stati certo risolutivi rispetto alla bellicosità
temono di perdere identità o unità, la monarchia tra i popoli e gli Stati.
sembra talvolta in grado di offrire nuove certezze Oggi capita che re ed ex re agevolino la pace o ne
in almeno tre direzioni: tradizione, tecnologia, fungano da catalizzatori; si prestino a mediazioni
televisione. senza esibizionismi; garantiscano una discreta
Di valori tradizionali, con tutta la loro portata le- ospitalità a segrete trattative internazionali; fac-
gittimante, la gente ha spesso bisogno, specie do- ciano affari e li procurino alle aziende dei loro
po il crollo delle ideologie e il fallimento di for- Paesi nello spirito della globalizzazione che ripro-
mule politiche improvvisate. E le casate reali, ca- duce quella “cuginanza” che un tempo legava le
riche di storia, hanno buone carte da giocare. grandi famiglie reali.
Al contempo sono aperte al mondo della tecnolo- Un esempio: il primo bond in euro emesso dal
gia e i loro esponenti migliori sono poliglotti, ma- nuovo Governo bulgaro guidato dall’ex re Simeo-
nager, esperti in finanza e commercio internazio- ne - 250 milioni e scadenza di sei anni - ha regi-
nale che si muovono a loro agio nell’economia strato una domanda cinque volte superiore all’of-
globale. La televisione, infine, avvicina i reali alle ferta. Per dirlo con una battuta, monarchia (o un
masse, recuperando l’antico “diretto” contatto tra ex re, in questo caso, che vince le elezioni) vuol
monarchia e popolo a spese della farraginosa in- dire fiducia.
termediazione esercitata dai partiti, dalle forze Questo è un buon momento per le monarchie, an-
economiche e dalla burocrazia. che in Europa. É una coincidenza, certo, ma il 30
In occasione di nozze, funerali, matrimoni e na- dicembre scorso, alla vigilia dello storico giorno
scite, i reali possono contare su quel sapore di in cui l’euro è entrato nelle tasche di oltre 300 mi-
fiaba che nessun effetto speciale cinematografico lioni di cittadini, nel palazzo reale di Bruxelles il
riesce a creare in modo altrettanto efficace. re dei Belgi Alberto II e il re di Spagna Juan Car-
los assistevano al passaggio di consegne della pre-
sidenza europea dal belga Guy Verhofstad allo poi in Spagna (dove il generalissimo Francisco
spagnolo José Maria Aznar. Si può ben dire che i Franco gli concesse l’asilo politico), infine negli
due sovrani hanno tenuto a battesimo la nuova Stati Uniti, dove frequentò un’Accademia militare
moneta. D’altronde dei dodici Paesi che hanno come “cadetto Rilski”. Si è quindi dedicato a una
adottato l’euro, otto sono Repubbliche ma quattro sistematica attività di contatti internazionali - eco-
sono regni. Poiché la moneta unica circola anche nomici, politici e culturali - favorito dall’ottima
nella Repubblica di San Marino, nel Vaticano (as- conoscenza di sei lingue, tra cui l’italiano. Nel
similabile a una monarchia elettiva) e nel Princi- 1996 fu autorizzato a tornare in patria e il 6 aprile
pato di Monaco, il rapporto diventa di 6 a 9. 2001 dichiarò che avrebbe voluto operare attiva-
Se Gran Bretagna, Danimarca e Svezia entreranno mente per la rinascita del Paese, il suo ingresso
a far parte del gruppo, com’è assolutamente pre- nella Nato e nell’Unione Europea, senza dichiara-
vedibile, le monarchie e le repubbliche sarebbero re in modo esplicito di volere una restaurazione
in parità. E qualche monarchia potrebbe rinascere monarchica. Intanto si sveglia alle cinque e mezzo
a Est, tra i Paesi candidati all’ingresso ogni mattina, confessa che fare il premier “è fati-
nell’Unione Europea. coso” e precisa: “Non posso rinascere per to-
Nella vita politica, sempre più dipendente dai gliermi di dosso il bagaglio storico che porto”.
simboli, la monarchia non incarna più quello del Nella vicina Romania, Michele I Hohenzollern
potere, ma rappresenta agli occhi di molti qualco- sente avvicinarsi il suo momento. Quando si recò
sa che oggi è forse più necessario: il senso di in patria per la Pasqua del 1992, un milione di
identità di un popolo, l’idea di appartenenza alla persone accorse per festeggiarlo. Nel giugno scor-
Nazione dei suoi cittadini e, nel disincanto gene- so è stato il primo firmatario di un appello
rale, la convinzione, o l’illusione, che ci si possa unitario ai romeni in patria e nel mondo. Secondo
riferire a qualcuno che, per natura propria, resta al firmatario, il Beatissimo Teoctis, patriarca della
di sopra delle parti. Certo il rischio, sempre in ag- Chiesa ortodossa romena. La cosa curiosa è che il
guato, è che la tradizione come valore si trasformi terzo firmatario è il Presidente della Romania, il
in un ritorno al passato, con la riproposizione di post-comunista Ion Iliescu, il cui mandato, non
vecchie rivendicazioni, portatrici di nuovi conflit- più rinnovabile, terminerà alla fine del 2004, an-
ti. che se lui non vuole uscire di scena.
Uno scenario tipico è quello dell’Europa dell’Est, Il manifesto è un inno ai valori nazionali, alle tra-
e dei Balcani in particolare, dopo la fine del co- dizioni, all’identità cristiano-ortodossa, alla de-
munismo. Nessuna monarchia è stata restaurata, mocrazia e alla tolleranza; ma è soprattutto un bi-
ma diversi ex re si sono inseriti nella nuova arena glietto da visita per entrare al più presto nella
politica. Senza fortuna per l’albanese Leka, quello Nato e nell’Unione Europea. Il documento è stato
alto più di due metri, buon giocatore di basket ma redatto un mese dopo che Michele era stato invi-
che con scarso senso politico si era alleato con tato ufficialmente nella residenza presidenziale di
l’Uck in Kossovo. Palazzo Cotroceni, e milioni di romeni avevano
Tutte da scoprire le possibilità di Alessandro Ka- assistito all’evento attraverso la Tv. Eppure pro-
rageorgevic in Serbia. Come un uragano pieno di prio Iliescu, appunto nel 1992, aveva bloccato
promesse si è abbattuto il ciclone elettorale di Si- l’ex re all’aeroporto di Bucarest.
meone II di Bulgaria, dal 24 luglio Primo ministro Michele ha compiuto ottant’anni, quindi il “mo-
della Repubblica. dello Simeone” non sembra proponibile, ma i ro-
Simeone di Sassonia Coburgo Gotha, figlio del re meni non hanno dimenticato i suoi meriti. Salito
Boris e di Giovanna di Savoia, è nato a Sofia nel al trono nel 1940, dovette fare i conti con il mare-
1937. Fatto suo il motto “mai dire mai”, due mesi sciallo Antonescu, alleato di Hitler, che trascinò il
prima delle elezioni fondò un partito, dandogli il Paese in guerra. Il 23 agosto 1944 il sovrano fece
propri nome: Movimento Nazionale Simeone Se- arrestare Antonescu, concluse un armistizio con
condo. Da solo ha conquistato la metà dei seggi in Stalin e portò la Romania a fianco degli Alleati,
Parlamento con il 43% dei voti e si è alleato con il accorciando di sei mesi la guerra per il suo Paese
Movimento Diritti e Libertà (espressione della poiché i tedeschi decisero di non resistere sui Car-
minoranza turca), forte di altri 21 deputati. Così pazi. Negli ultimi anni è tornato più volte in Ro-
ha formato il suo Governo, che ha preso il largo mania, dove gli sono state restituite alcune pro-
con 141 voti a favore, 56 contrari e 46 astenuti. prietà e gode di un vitalizio, uffici di segreteria,
Un colpo mediatico? Tutt’altro. Senza dubbio mezzi di trasporto e sicurezza garantiti dallo
hanno contato i fallimenti dei Governi post-comu- Stato.
nisti, ma soprattutto ha giocato il suo passato. La novità del buon rapporto con Iliescu risale alla
Re a sei anni, dal 1943 al 1946, fu costretto all’e- fine del Duemila, quando l’ex re prese posizione
silio da un referendum svoltosi sotto controllo co- contro la candidatura dell’estremista di destra Va-
munista. Senza mai abdicare, fu prima in Egitto, dim Tudor, favorendo così la rielezione di Iliescu.
Questi “recuperi” monarchici si fondano, oltre elemento di identità e di continuità storica che gli
che sui fallimenti dei Governi post-comunisti, sia restava.
di centro-destra sia di sinistra, sulla percezione Così Hiro Hito rimase sul trono, dov’era salito nel
del ruolo che oggi i monarchi possono svolgere in lontano 1926, per restarci fino al 1989, anno della
situazioni specifiche. morte: 63 anni di regno che trovarono il loro acme
Nessuno dubita che la crisi persistente tra fiam- il 1° gennaio 1946 quando, fatto senza precedenti,
minghi e valloni in Belgio non esplode anche per- parlò alla radio. Per i giapponesi ancora prostrati
ché c’è un “re dei Belgi” che assicura al Paese dalla guerra, egli era la reincarnazione stessa della
una propria identità. divinità solare Amaterasu Omikami che si rivol-
Tutti riconoscono il ruolo storico che Juan Carlos geva ai comuni mortali per dire loro, con voce un
di Borbone ha svolto in Spagna nel difficile pas- po’ stridula ma ferma, che rinunziava alle prero-
saggio dal franchismo alla democrazia, e quello gative divine e che d’ora in poi sarebbe stato “il
che continua a svolgere. La sua presenza e la sua simbolo dello Stato e dell’unità del popolo sovra-
capacità di mediazione hanno bloccato tentativi no”. Un’operazione perfettamente riuscita.
reazionari, facilitato il rinnovamento delle forze Tra Mediterraneo e Atlantico, perché il Marocco
politiche e la loro alternanza al Governo, aiutato si affaccia su entrambi, regna dal 1999 Moham-
la Spagna a crescere sul piano del prestigio inter- med VI. É succeduto ad Hassan II, rimasto sul
nazionale. trono per 36 anni. Un trono importante, visto che
Quasi superfluo ricordare la monarchia quella dinastia discende direttamente dal profeta
britannica. Maometto, lungo la linea degli Alauiti.
Dal prossimo 31 maggio, in occasione del cin- A metà del XIII secolo la famiglia lasciò l’oasi di
quantesimo anniversario dell’incoronazione di Yanboo An Nakhil, sul Mar Rosso, per installarsi
Elisabetta II, per quattro giorni tutti i sudditi delle nel Marocco meridionale. Così quella marocchina
isole britanniche faranno festa. Festa anche nei è una delle case regnanti più antiche. L’obiettivo
Paesi del Commonwealth che non hanno optato dichiarato del giovane sovrano è di inserire il suo
per la forma repubblicana e che riconoscono Eli- Paese nel vivo delle relazioni internazionali, eco-
sabetta come capo di Stato, dal Canada all’Au- nomiche e politiche, abbandonando quel culto
stralia (dove un recente referendum ha con- della segretezza (e della spietata repressione di
fermato l’attaccamento alla Corona). ogni forma di opposizione) che era proprio del
La monarchia, insomma, come formidabile stabi- padre. I primi passi di Mohammed lo hanno
lizzazione istituzionale. Con questa veste, dopo subito accreditato sulla scena interna ed estera
l’attacco anglo-americano ai talebani, è stato pre- come un sovrano moderno ed efficace: basti
sentato a tutto il mondo, attraverso la Tv, il vec- pensare alle decisioni di scarcerare i prigionieri
chio re afghano Mohamed Zahir, in esilio a Roma politici, di ridimensionare sensibilmente la
dal 1973 in seguito al colpo di Stato filosovietico censura, di dichiarare guerra alla corruzione.
che lo privò del trono e condannò a quasi trenta Agli antipodi dei re mediatori tra fazioni rivali o
anni di tormenti il popolo afghano. ri-mediatori di errori altrui, stabilizzatori e super
L’autorità morale dell’ottantottenne ex re, vera o partes, magari per conto terzi, c’è l’esempio di un
presunta, è stata preziosa per indurre i capi delle sovrano politico puro e battagliero, che è stato ca-
diverse etnie a mettersi d’accordo su un Governo pace di giostrarsi e sopravvivere tra la Francia, il
provvisorio. Anche se sono rimasti in pochi a ri- Giappone, la Cina, il Vietnam, gli spietati Khmer
cordare ciò che Zahir Shah, salito al trono nel Rossi e le iniziative dell’Onu, e alla fine ha ridato
1933, era riuscito a fare dopo il 1963, quando im- un po’ di pace e di coesione al suo Paese, la Cam-
pose una Costituzione che prevedeva l’elezione bogia, riprendendosi il 24 settembre 1993 quel
democratica del Parlamento (Grande Assemblea o trono al quale era stato elevato, appena dicianno-
Loy Djirga) e l’esclusione dei membri della fami- venne, nel 1941 per restarci fino al 1955.
glia reale dai posti di Governo. Parliamo di Norodom Sihanouk Vaman, nato nel
Un fattore accertato di stabilità e di preservazione 1922, studi a Saigon e Parigi. Vitalità,
dell’identità nazionale è indiscutibilmente la mo- immaginazione, senso della comunicazione non
narchia giapponese, la più antica tra quelle esi- gli hanno mai fatto difetto, tanto che, musicista e
stenti. Ne prese atto già nel 1945 il “proconsole” compositore, si è dedicato anche al cinema e alla
americano, generale Douglas Mac Arthur: nel televisione, realizzando per il piccolo schermo
dettare la nuova Costituzione democratica, pur una versione cambogiana del Petit Prince di
abolendo la “natura divina” dell’imperatore, capì Saint-Exupéry. Né ha tralasciato di scrivere un
che, per risollevare il morale di un popolo che libro di memorie e di spionaggio: La mia guerra
sentiva la sconfitta anzitutto come con la Cia.
un’umiliazione, non bisognava togliergli l’unico Per sessant’anni, Sihanouk è stato protagonista
della storia politica del suo Paese: re eletto, Primo
ministro, capo di Stato (con il trono affidato alla esperienza diplomatica e saggezza personale. Per
Regina madre), sbalzato dal trono nel 1970 e con- quanto il suo successore Abdallah II sembri avere
dannato a morte, Presidente per un anno con i tutte le carte in regola per colmarlo: oltre all’im-
Khmer Rossi e poi da questi trattenuto a pressionante serie di lauree e master e a una per-
domicilio coatto, di nuovo re provvisorio e infine fetta conoscenza dell’inglese, il giovane sovrano
re a pieno titolo anche se con compiti onorifici. ha un piglio riformista e sogna di conciliare la tra-
“Né comunista né obbediente”, si autodefinì una dizione dell’Islam con sviluppo e tecnologia.
volta, bensì patriota, neutralista, pacifista - socia- Il punto critico è invece l’Arabia Saudita, dove
lista - buddhista, liberale un po’ libertario per re- sembra mancare proprio quell’apertura alla mo-
miniscenze di formazione francese. Avrà que- dernità che caratterizza altre monarchie, specie
st’anno la soddisfazione di ospitare il vertice del- europee. Anche se il problema, in quella regione,
l’Asean, l’associazione delle Nazioni del Sud-Est va ben oltre la formula istituzionale.
asiatico (la sua “patria” più grande), cui parte- E senza dimenticare che l’abolizione della monar-
ciperanno anche Cina e Giappone, i due giganti chia in Egitto, Iraq, Afghanistan e Iran, sia pure
vicini che hanno condizionato nel bene e nel male per motivi diversi e in contesti particolari, non
la sua vita e quella del suo Paese. solo non ha giovato alla stabilità ma ha aperto
Ma le aree più interessanti per la monarchia resta- spazi all’integralismo e a guerre sanguinose.
no i Balcani e il Medio Oriente. La scomparsa di
Hussein di Giordania, nel febbraio 1999, ha la-
sciato in quest’ultima area un grande vuoto di Alessandro Cornelli
da “Ventiquattro” - febbraio 2002
Repertorio dei beni culturali naturalistici
della Cambogia elencati nella lista Unesco
del Patrimonio dell’Umanità

I templi di Angkor Per molti secoli il territorio rimase frazionato in


una serie di piccoli regni bellingeranti e fu unifi-
cato da Jayavarman II (802- 850) che fondò l’Im-
Patrimonio dell’Umanità dal 1992 pero Khmer e si fece consacrare “re dei re”.
Alla fine del IX secolo uno dei successori di Jaya-
L’area archeologica di Angkor, che copre circa varman, Yashovarman I (889-910), trasferì la ca-
200 chilometri quadrati, comprende diverse capi- pitale del regno in una città appena creata: Ang-
tali dell’Impero Khmer ed è la più alta ed emozio- kor.
nante testimonianza dell’arte di questa civiltà. Il sovrano inaugurò una tradizione che sarebbe
Angkor rappresenta per i Cambogiani il simbolo stata puntualmente rispettata dai suoi successori:
per eccellenza del potere e della gloria dei loro costruì un grande “tempio di Stato” sulla collina
avi e per gli stranieri una delle più belle sorprese Phnom Bakhenfg e, su una superficie di 7 chilo-
che l’universo artistico del Sud Est Asiatico possa metri per 2, un non meno imponente baray, o ser-
loro riservare. batoio d’acqua, il Baray Orientale.
Nel XV secolo i Khmer vennero sconfitti dai Thai
Il nome di Angkor evoca le immagini di favolosi e la capitale fu saccheggiata.
templi nascosti nel cuore della giungla, le figure Angkor venne in seguito abbandonata, anche se
in pietra avvolte da una vegetazione invadente, il solo temporaneamente; in realtà la data in cui essa
mistero di una civiltà che scomparve un giorno fu definitivamente lasciata dai suoi abitanti resta
senza alcuna spiegazione. ancora un mistero.
Ricorda, inoltre, una grande campagna internazio- Fra la fondazione e gli anni del declino, Angkor
nale volta a far emergere tutti i tesori ancora na- aveva già assunto le dimensioni di un complesso
scosti nella foresta. monumentale. Molti re khmer avevano spostato il
Con il nome generico di Angkor, che significa centro della città intorno al proprio tempio di
semplicemente “la capitale”, si indica attualmente Stato, cosicché esistevano varie Angkor disposte
un vasto complesso di monumenti appartenenti al- l’una accanto all’altra. Due di esse, però, primeg-
le diverse capitali dell’Impero Khmer, che furono giavano per sfarzo e bellezza: la sacra Angkor Vat
edificati nell’attuale Cambogia fra i secoli IX e di Suryavarnam II (1113-1150), la cui costruzione
XV. coincide con l’apogeo dell’arte khmer, e la gigan-
Oggi soltanto i fantastici templi-montagna posso- tesca Angkor Thom, fondata alla fine del XII se-
no essere ancora ammirati: tutte le abitazioni, in- colo da Jayavarman VII, che incarna l’ultima fase,
fatti, compresi i palazzi destinati a ospitare il so- decadente ma ancora splendida, dell’impero cam-
vrano e la famiglia reale, furono costruiti con ma- bogiano.
teriali deteriorabili e non sono sopravvissuti al
trascorrere del tempo e all’aggressione della fore-
sta. Templi buddisti e induisti
Solo da pochi anni hanno avuto inizio le campa-
gne di scavo che hanno portato alla luce il sistema Ogni capitale del complesso di Angkor segue lo
viario e le opere idrauliche (specialità nella quale stesso schema urbano, con poche varianti.
il popolo khmer si rivelò particolarmente abile) L’elemento principale è sempre il tempio di Stato,
dell’antica capitale, che oggi sono ancora oggetto situato al centro, dove si esercitava il culto delle
di studi approfonditi. principali divinità indù, fra le quali il Devaraya,
ossia il “re degli dei”.
Vi erano anche altri templi minori, dedicati a
L’Impero Khmer Shiva, Visnu o Budda, un palazzo reale, che gene-
ralmente era situato a nord del tempio di Stato,
Secondo la tradizione khmer il mitico fondatore quartieri residenziali e una muraglia quadrangola-
della stirpe fu Kambu, dal quale il Paese prese il re che proteggeva tutto il complesso. Un elemento
nome: Kambuja, Cambogia.
essenziale, soprattutto per scopi agricoli, era il
baray che consentiva, attraverso un ingegnoso si-
stema di canali, di mantenere le risaie allagate an-
che nella stagione secca.
La forma canonica dei templi di Stato, che nel
tempo subì un’evoluzione, era quella del tempio
Angkor Vat. Questo capolavoro dell’arte khmer
presenta la particolarità di essere dedicato a Visnu
e non a Shiva, com’era invece consuetudine.
La pianta di Angkor Vat è quadrata. Il santuario
centrale è circondato da tre gallerie concentriche
regolarmente scandite da colonne poste ad altezza
crescente; sul santuario si ergono cinque torri a
forma di boccioli di loto, di cui la centrale è un
poco più alta delle altre, che ricordano il profilo
del Monte Meru, la mitica montagna aurea della
religione induista. Ornate da numerose decorazio-
ni scultoree, le torri giustificano il nome di
templi-montagna che è stato dato a questi edifici
caratteristici dell’architettura khmer.
L’ultima grande opera dell’Impero Khmer fu
Angkor Thom, in cui l’armonia raggiunta dall’arte
khmer lascia il passo alla sproporzione delle di-
mensioni colossali, che sembrano pregiudicare la
bellezza dei monumenti.
Il tempio di Stato, il Bayon, dedicato a Buddha, è
uno dei monumenti più celebri di Angkor Thom,
ma anche uno dei più alterati dalle successive mo-
difiche.
Alla morte di Jayavarman VII, gli induisti dedica-
rono il tempio a Shiva e distrussero molte imma-
gini di Buddha. In seguito il tempio ridivenne
buddhista.
Nel Bayon la pianta classica del tempio-montagna
si modifica a causa del dilatarsi delle dimensioni:
oltre cinquanta torri, ognuna delle quali decorata
con quattro volti giganteschi del re Jayavarman
VII come bodhisatva (essere misericordioso che
ha raggiunto il penultimo grado della perfezione
prima del nirvana), circondano la torre centrale.
Se l’architettura di Angkor Thom sacrifica
l’armonia delle proporzioni per desiderio di gran-
dezza, la scultura riporta il visitatore a
un’atmosfera più mistica e raccolta. Le figure che
ornano il tempio mostrano un atteggiamento tran-
quillo con gli occhi socchiusi e le labbra che ac-
cennano il famoso “sorriso khmer”: esso non è al-
tro che l’espressione dell’ideale buddhista, la su-
prema pace interiore, a cui senza dubbio aspirò il
pio Jayavarman VII, trasformando le pietre del
suo remoto impero tropicale in un eterno inno agli
insegnamenti del maestro Siddharta.
Fumatori delle pagode
Dietro la facciata idilliaca di antica capitale,
Luang Prabang nasconde una realtà drammatica.
Il regime apre al turismo, ma l’oppio resta il commercio più fiorente.

Verso mezzogiorno, quando l’aria si surriscalda, coi turisti”. Lentamente, il vento dell’Ovest si in-
non resta che cercare ombra sotto il patio di uno sinua negli interstizi di questo Paese remoto e
dei graziosi locali, il Canadian Bar o lo Scandina- denso di misteri.
vian Bakery, che si affacciano sulla strada princi- Una parte dei laotiani quei misteri non li conosce
pale, dai mille nomi. Calma piatta. davvero. La maggioranza finge di non conoscerli.
A quell’ora Luang Prabang l’antica capitale reale A Luang Prabang regna un’atmosfera quasi idilli-
del Laos, sonnecchia sulle rive melmose dei due ca. “Ultimo rifugio dell’innocenza e della felici-
corsi d’acqua che la accerchiano, il Mekong, la tà”, la definiscono i dépliant. Ma la sua immagine
Madre di tutti i fiumi, e il Nam Khan, un suo af- da Shangri-La dello spirito è uno schermo che na-
fluente. sconde una realtà drammatica.
Il rumore del traffico diventa un mormorio. Dal Se, durante la stagione secca, ci si inerpica per le
quartiere degli argentieri non arriva più il battito impervie alture del Nord, si scoprono segreti che
di martelli e scalpelli che cesellano coppe, vassoi, scottano. Lassù, tra le montagne, vivono tribù di
calici, gioielleria. I vecchi telai di teck usati per 68 etnie diverse. Quasi tutte sopravvivono grazie
tessere stoffe di cotone e seta si concedono una alla coltivazione dell’oppio che cresce solo oltre i
pausa. Le dimore dell’epoca coloniale francese, le mille metri. Naturalmente, le guide locali che por-
case tradizionali in legno e le decine di pagode fi- tano i rari turisti in visita a villaggi sperduti, rag-
nemente intarsiate sprofondano sotto un fitto tetto giungibili dopo ore o addirittura due-tre giorni di
di fogliame. Immobilizzata dalla calura, la stessa trekking, negano l’esistenza delle distese di fiori
vegetazione sembra finta. È come se il tempo di papavero. Ammettono solo che il governo con-
avesse iniziato a viaggiare a ritroso e fosse tornato cede piccoli appezzamenti alle tribù che usano
al 1975. In quell’anno i comunisti abbatterono la l’oppio come medicamento, con divieto di farne
monarchia. commercio. Ma basta entrare in uno dei tanti vil-
Il potere fu assunto dal Pathet Lao, il partito laggi akha, il gruppo tribale più legato alle proprie
unico. E da allora, per un quarto di secolo, la ca- radici birmano-tibetane (le donne sono facilmente
pitale del leggendario regno di un milione di ele- riconoscibili per i copricapi fatti di lastre d’argen-
fanti, venne punita con un isolamento quasi totale. to e guarniti di vecchie monete) e più insofferente
Oggi è diverso. Le botteghe smunte della strada del potere centrale, per vedere volti inebetiti,
principale si sono trasformate in boutiques dove si sguardi annebbiati dall’oppio. Sono uomini-larve,
può fare shopping in dollari o con carta di credito. ormai incapaci di lavorare.
Un piccolo segnale, ma importante. Messo alle Il governo di Vientiane, la capitale dove ancora
corde dalla crisi economica, il regime comunista, sventola la bandiera rossa con falce e martello, è
uno degli ultimi al mondo, ha dovuto fare caute impegnato a bruciare i campi di papavero da op-
aperture al turismo e agli investimenti stranieri. pio. In cambio, l’Onu costruisce infrastrutture e
La stasi è finita. La gente parla, confida paure e promuove colture alternative per le tante tribù che
speranze. I vecchi argentieri, per esempio, rim- sopravvivono in condizioni primitive al di là di
piangono l’epoca in cui le offerte votive al sovra- boschi profondi e selvaggi.
no venivano portate, come quelle al Buddha, sul Questa è la versione ufficiale.
recipiente più prezioso che la famiglia La verità, però è un’altra. I campi esistono ancora,
possedesse, e l’oro era troppo caro: “Allora sì che appartati, lontani dai villaggi. Se, al tramonto,
si guadagnava bene”. quando gli uomini rientrano dai campi, ci si ad-
Nei templi buddhisti si insegna l’inglese. dentra in una qualunque capanna di bambù a pala-
Kham Pai, un novizio ventenne, sussurra: “Sap- fitta, si avverte subito l’odore acre della droga.
piamo troppo poco di ciò che accade fuori dai no- Disteso su una stuoia, l’uomo attinge l’oppio da
stri confini. L’Occidente non riesco neppure a una ciotola, lo preme nella pipa con uno stiletto
immaginarlo. Per questo, come molti compagni, riscaldato sulla fiamma di una candela e inizia il
ho deciso di imparare l’inglese. Voglio dialogare viaggio. Solo ai maschi è concesso fumare.
Le donne devono badare ai figli e alla casa. Dopo La natura è più grande della scienza”.
l’inalazione, l’espressione dell’uomo è cambiata. Ma la natura è anche matrigna. Sui pendii
Lui, ormai, si trova nell’Altrove. I bambini, intan- scoscesi del Nord la temperatura oscilla tra gli 8
to, offrono una dose: 10mila Kip, poco meno di gradi notturni e i 35 diurni. Durante il periodo del
un dollaro, per una tavoletta scura, densa come re- monsone i fiumi che corrono verso la pianura si
sina. Il fumatore è convinto che l’oppio sia un cal- alzano di una decina di metri, trasformandosi in
mante offertogli spontaneamente dalla natura. una massa d’acqua limacciosa che sferza violente-
Ignora di essere il primo anello di una catena di mente le rive e imprigiona le tribù dietro
dollari e morte che arriva fin nel lontano Occi- un’insormontabile muraglia verde. Forse per di-
dente. fendersi dalla forza degli elementi i nativi hanno
Nella stagione della fioritura, tra febbraio e mar- forgiato nei secoli credenze religiose, un misto di
zo, i narcotrafficanti cinesi piombano come falchi animismo e buddhismo, secondo le quali la vita è
sulle montagne del Laos e trattano con i capi dei un sogno e la morte un evento naturale dopo il
villaggi l’acquisto dell’oppio a prezzi irrisori. quale anch’essi entreranno nel mondo degli
A quel punto, con la connivenza di molti gover- spiriti.
natori delle province del Laos settentrionale che Del resto, il sincretismo è diffuso anche a Luang
fungono da intermediari, inizia un vorticoso com- Prabang. I geni ancestrali, scolpiti in pietra, fanno
mercio illegale. la guardia davanti alle pagode dorate.
Appena passata la frontiera cinese, il costo s’im- Per fortuna, le notti in questo minuscolo Eden tro-
penna. Quando poi l’oppio è stato trattato (cotto), picale sono calme e dolci. Seduti davanti alla por-
il prezzo di un chilo sale vertiginosamente, fino a ta di casa, i vecchi commentano i fatti del giorno e
300-500 dollari. In seguito la merce passa in Bir- osservano le ultime piroghe che attraversano il
mania e soprattutto in Thailandia da dove, a Mekong per raggiungere i villaggi della riva op-
prezzi ulteriormente gonfiati, vola in Occidente posta. A nessuno nell’oscurità (che a Luang Pra-
per essere convertito in eroina. Per ottenere un bang come a Vientiane è resa più profonda dalla
chilo di eroina occorrono cinque chili di oppio. mancanza di elettricità) viene in mente che questo
“L’oppio è la miglior medicina del mondo”, sen- Paese, così quieto e sereno, è il terzo produttore
tenzia uno strano personaggio laotiano che si de- mondiale di oppio dopo Birmania e Afghanistan.
finisce antropologo-ginecologo e che ogni anno E che l’Occidente, lungi dall’essere vittima, è sta-
trascorre mesi nelle tribù akha delle quali ha im- to e resta il maggior complice dei contrabbandieri
parato il dialetto, incomprensibile alle guide turi- di morte della Repubblica Popolare Democratica
stiche. “Questi esseri umani credono che gli albe- del Laos.
ri, le pietre, l’acqua e il vento siano spiriti.
Se somministrassimo loro antibiotici, li condanne-
remmo a morte. Massimo Dini
da “Il Sole 24 Ore” - 5 maggio 2002
Repertorio dei beni culturali naturalistici
del Laos elencati nella lista Unesco
del Patrimonio dell’Umanità

La città di Luang Prabang Vieng Chan (l’odierna Vientiane), situata 210 chi-
lometri più a sud e dunque più lontana dalla mi-
naccia delle armate birmane.
Patrimonio dell’Umanità dal 1995 Proprio in questo periodo Muang Giava fu ribat-
tezzata Luang Prabang in onore di Pra Bang, la
La “città delle cento pagode” è un complesso ur- celebre statua d’oro di Buddha proveniente dalla
banistico singolare, lontano dal concetto europeo Cambogia e trasportata in città poco dopo la sua
di città e assai diverso dagli altri centri del Sud- proclamazione a capitale.
Est Asiatico. Alla fine del XVII secolo, dopo la morte del re
La sua unicità deriva dalla combinazione di vari Sourigna Vonsa, nel regno del “milione di elefan-
elementi, rurali e urbani, civili e religiosi, ti” si verificò una grave crisi che portò, agli inizi
orientali e occidentali. Nel suo vasto patrimonio del XVIII secolo, alla scissione in due Stati indi-
artistico spiccano eleganti complessi monastici, pendenti: Vientiane e Luang Prabang. Nel 1828 il
mentre le tradizionali case lao sono costruite in regno Vientiane si disgregò dopo la distruzione
legno e poggiano su piattaforme. della città e la deportazione dei suoi abitanti a
opera dell’esercito thai. La stessa città di Luang
Quando Buddha, nel corso di uno dei suoi viaggi, Prabang subì numerosi saccheggi e devastazioni
si fermò a riposare in questo luogo, nel cuore di tra il 1887 e il 1893, anno della colonizzazione
una regione montuosa del Laos settentrionale, francese. La sua ricostruzione e il suo ritorno alla
dapprima sorrise, poi annunciò che qui sarebbe funzione di capitale religiosa e politica si devono
stata costruita una capitale ricca e potente. al re Sisavang Vong (1904-1959), la cui opera fu
É solo una leggenda, ma sottolinea l’importanza completata dai suoi successori. Luang Prabang
di Luang Prabang, che sorge su una penisola for- rimase la sede della monarchia fino al 1946.
mata dal fiume Mekong e dai suoi affluenti, il
Nam Khane e l’Huai Hop, in una conca argillosa
circondata da colline. Una città e molti villaggi
Esiste un’altra leggenda più verosimile relativa
alla fondazione di questa città, in parte Le città del Laos differiscono molto dal concetto
confermata dai resti archeologici e dai toponimi europeo di centro urbano. Luang Prabang è un
della regione. La sede di Luang Prabang sarebbe complesso regale e amministrativo ben protetto e
stata scelta da due eremiti che incantati dalla completato da templi e monasteri. Intorno al nu-
bellezza del luogo, lo battezzarono col nome di cleo centrale si sviluppavano piccoli villaggi indi-
Xieng Dong. pendenti che, sebbene provvedessero ai bisogni
I primi colonizzatori furono i Khas, originari di della città sovrana, non facevano parte della
differenti regioni, che vennero poi cacciati dai stessa entità amministrativa.
Lao, un popolo proveniente dal nord guidato dal Svolgevano la funzione di centri commerciali, a
leggendario Khum. differenza della città vera e propria che non pos-
Quest’ultimo, dopo aver conquistato tutta la re- sedeva alcuna comunità di commercianti, com’era
gione, chiamò la città Muang Giava. Fu qui che abituale all’epoca sia in Cambogia che in Thai-
nel 1353 il principe laotiano Fa Ngnum si fece in- landia.
coronare re del Lan Xang, il regno di “un milione Le residenze della famiglia reale, le dimore dei
di elefanti”. La ricchezza e l’influenza della città nobili e i centri religiosi sono ubicati sulla peniso-
possono essere attribuite da un lato alla sua posi- la, separata dal resto del centro abitato da mura
zione strategica, in quanto sorgeva in un punto che vanno da un fiume all’altro. La maggior parte
nodale della Via della Seta, dall’altro al suo ruolo degli edifici adibiti al commercio si trova sulle
religioso, poiché era il principale centro del bud- rive del fiume Mekong, mescolata a case private.
dhismo nella regione. La strada che attraversa la penisola in tutta la sua
Muang Giava rimase capitale del regno fino al lunghezza è costeggiata da un lato da templi e mo-
1563, anno in cui la corte decise di trasferirsi a nasteri e, dall’altro, da case tradizionali e colonia-
li. Il legno è il materiale che predomina in quasi da pali che lasciano uno spazio libero sottostante
tutte le costruzioni; solo i templi furono edificati in cui uomini e animali possono ripararsi e lavora-
in pietra. La case di mattoni, che si affiancano a re.
quelle di legno sono a uno o due piani con ter- I muri vengono costruiti con fusti di bambù inne-
razze, balconi o altri elementi decorativi in legno stati su una struttura di legno. Gli elementi che
che conferiscono alla città un’impronta coloniale, costituiscono la casa sono assemblati senza
testimonianza dei molti anni di protettorato fran- l’aiuto di chiodi. Alcuni edifici sono formati da
cese iniziato il 1893 in seguito al trattato franco- un insieme di graticci in bambù induriti con un
siamese. impasto di sabbia, paglia di riso, oli vegetali e
brandelli di pelle di bufalo.
I monasteri costituiscono uno degli elementi più
Case tradizionali in legno e monasteri caratteristici del paesaggio urbano di Luang Pra-
bang. Generalmente sono suddivisi in tre zone che
Le case tradizionali lao sono costruite in legno e
comprendono rispettivamente i luoghi di culto in
divise in due zone: da una parte le stanze private e
senso stretto, gli edifici annessi a questi ultimi e
dall’altra la terrazza destinata alla vita di relazio-
le costruzioni destinate ad accogliere i residenti e
ne. Poggiano solitamente su piattaforme sostenute
i visitatori, come ad esempio i refettori.
SOMMARIO

PELLEGRINI SULLE STRADE DELL’ILLUMINAZIONE....................................................................................... 1

KHMER...............................................................................................................................................................................3
Lingua e letteratura....................................................................................................................................................3
Folclore e musica.........................................................................................................................................................4
“I KMER ROSSI FINIRANNO NELL’OMBRA”..........................................................................................................5

PHNOM PENH...................................................................................................................................................................7

DOVE TORNA IL SORRISO........................................................................................................................................... 7


Voglia di pace:...........................................................................................................................................................11
i cambogiani sperano ancora................................................................................................................................... 11
PRESENTAZIONE DI ANGKOR..................................................................................................................................13

ANKGOR VAT.................................................................................................................................................................16
IL BAYON.......................................................................................................................................................................... 17
VIAGGIO AI TEMPLI DELLA CAMBOGIA............................................................................................................. 18

NELL’IMPERO DEL DIO-RE....................................................................................................................................... 18


Un poco di storia....................................................................................................................................................... 20
TERZANI SU ANGKOR................................................................................................................................................. 21

I TEMPLI DECAPITATI DI ANGKOR........................................................................................................................23

LA BABELE DI ANGKOR VAT....................................................................................................................................25

LA STRATEGIA DEL REGNO......................................................................................................................................27

REPERTORIO DEI BENI CULTURALI NATURALISTICI.....................................................................................31

DELLA CAMBOGIA ELENCATI NELLA LISTA UNESCO....................................................................................31

DEL PATRIMONIO DELL’UMANITÀ....................................................................................................................... 31


I templi di Angkor.....................................................................................................................................................31
FUMATORI DELLE PAGODE..................................................................................................................................... 33
Il regime apre al turismo, ma l’oppio resta il commercio più fiorente................................................................ 33
REPERTORIO DEI BENI CULTURALI NATURALISTICI.....................................................................................35

DEL LAOS ELENCATI NELLA LISTA UNESCO..................................................................................................... 35

DEL PATRIMONIO DELL’UMANITÀ....................................................................................................................... 35


La città di Luang Prabang.......................................................................................................................................35