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LA CHITARRA ELETTRICA

La chitarra elettrica è uno strumento musicale che potremmo definire


“magico” per le emozioni e l’intensità che trasmette. Chi di noi non ha mai
sognato di possederne una? Alcuni addirittura le collezionano.
Tecnicamente parlando, in realtà la magia lascia il posto alla scienza: a tutti
gli effetti si tratta di uno strumento musicale dotato di corde metalliche, le cui
vibrazioni, quando generate, modificano il campo elettromagnetico di uno o
più pickup che ne catturano il segnale e lo trasmettono ad un amplificatore.

STORIA

La nascita della chitarra elettrica è dovuta alle mutate esigenze di volume che
si ebbero con la diffusione delle orchestre blues e jazz: la chitarra acustica
era dotata di un volume troppo basso e veniva sovrastata dagli altri strumenti
del gruppo, in particolare dalle trombe e dalla batteria.
Il primo che cercò di ovviare a tali problemi fu Adolph Rickenbacker, che nel
1931, grazie anche all’aiuto di Beauchamp, realizzò il primo pickup magnetico
e lo inserì all’interno di una chitarra hawaiana, poi chiamata frying pan per via
della forma.
Poi nel 1935 Gibson introdusse il modello ES-150, una chitarra elettrica
dotata di un solo pickup che conseguì un notevole successo.
Nel 1935 la Gibson iniziò la produzione del modello ES 150, una
chitarra semiacustica con cassa di risonanza, aperture a "f" sulla tavola e un
unico pick-up. Il modello riscosse un grande successo. Finalmente la chitarra,
grazie all'amplificazione, poteva inserirsi meglio nelle formazioni del tempo,
senza essere sovrastata dal volume degli altri strumenti.

EVOLUZIONE

Molti si cimentarono nella costruzione di chitarre elettriche, limitandosi di fatto


ad amplificare il suono di strumenti acustici. Se da una parte la presenza di
una cassa armonica combinata ad un pick-up produceva un suono pastoso e
ricco di armoniche, dall'altra presentava una serie di svantaggi, tra cui il più
fastidioso era l'effetto noto come feedback acustico. La cassa dello strumento
entrava in risonanza (effetto Larsen) con il suono emesso dall'amplificatore,
creando echi, armonici e fischi di difficile gestione, col risultato di un suono
sgradevole di difficile definizione.
Circa dieci anni dopo, Paul Bigsby costruì una chitarra estremamente
innovativa che non si discosterà troppo dagli esemplari successivi: il body era
a spalla mancante, facilitando l’accesso ai tasti più alti, le meccaniche furono
poste su un solo lato della paletta, il ponte fu dotato di una leva bilanciata da
una molla (ponte tremolo); inoltre da allora la chitarra inizia a essere una vera
solid body, vale a dire una chitarra con cassa piena. L’ultimo accorgimento
aiutò molto a ridurre le interferenze che rendevano difficile ottenere un suono
gradevole dallo strumento amplificato.
Una vera svolta si ebbe nel 1948 quando Leo Fender costruì la Broadcaster,
una chitarra con due pickup singoli e body in legno massiccio, utilizzando per
questo un design più leggero e innovativo.
Negli anni seguenti vengono realizzate due delle chitarre icona della musica
rock: la Fender Stratocaster e la Gibson Les Paul. Completamente diverse
come concezione (ponte fisso/tremolo, pickup a bobina singola o doppia…),
quelle chitarre sono prodotte ancora oggi con pochissimi miglioramenti
rispetto al progetto originario e sono state prese a modello da molti altri
produttori per i propri strumenti.

EFFETTI

Al suono prodotto dalla chitarra elettrica vengono spesso applicati effetti che
modificano il suono e lo rendono più adatto al genere musicaleeseguito o al
tipo di composizione. Fra questi la saturazione (overdrive), la distorsione e
il fuzz, molto apprezzati nel rock e, in generale, nella pop music. Spesso ai
precedenti si associa il pedale wah-wah, molto in voga negli anni settanta e
ottanta. Fra gli altri effetti applicati con successo alla chitarra elettrica, si
possono citare delay, riverbero, chorus, flanger, phaser, octaver, pitch
shifter, tremolo