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1- LE PARTI DEL DISCORSO

Tutte le parole della lingua italiana si posso distinguere in due grandi gruppi:

Parole invariabili → non cambiano mai la forma.


Sono: Preposizioni – congiunzioni – avverbi – interiezioni

Parole variabili → cambiano la forma per indicare : il genere ( maschile/ femminile),


il numero (singolare/ plurale) e nei verbi anche il
modo, tempo, persona.
Sono: Articoli, nomi, aggettivi, pronomi, verbi

Tutte le parole variabili hanno due parti:


- la radice → cioè la parte che non cambia mai
- la desinenza → cioè la parte che cambia e che dà le informazioni di genere, numero,modo,
tempo, persona.

Esempio: libr o parl iamo

↓ ↓ ↓ ↓

radice desinenza radice desinenza

Esempio: -Domani partirò per le vacanze con la zia e la nonna


-Domani partiranno per la vacanza con gli zii e i nonni ( le parti in grassetto sono le
variabili).

Per riconoscere la desinenza di un nome o di un aggettivo basta cambiarlo nelle diverse forme
possibili :

ragazzo → ragazza, ragazzi, ragazze → ragazz / o → è la desinenza

Per riconoscere la radice di un verbo basta togliere le desinenze ARE- ERE- IRE dalla forma base
del verbo ( infinito):

parlare – are = parl → radice


tenere – ere = ten → radice
dormire – ire = dorm → radice
2- GLI ARTICOLI

L’articolo è una parola che si mette davanti al nome.Può essere:


♦ determinativo se determina il nome a cui si riferisce.
Esempio: dammi il libro ( proprio il libro che si indica o di cui si parla).

ARTICOLI DETERMINATIVI

MASCHILI

IL Davanti a nomi che cominciano con consonante.(il libro)

-S + consonante (lo
studente)

-Z (lo zio)
Davanti a nomi che cominciano
Singolare LO
per : -X (lo xilofono)

-GN (lo gnomo)

-PS (lo psicologo)

L’ Davanti a nomi che cominciano per vocale. (l’uomo)

I Davanti a nomi che cominciano con consonante.(i libri)

-vocale (gli uomini)

-S + consonante(gli studenti)

Plurale -Z (gli zii)


Davanti a nomi che cominciano
GLI
per :
-X (gli xilofoni)

-GN (gli gnomi)

-PS (gli psicologi)

FEMMINILI

LA Davanti a nomi che cominciano con consonante(la casa)


Singolare
L’ Davanti a nomi che cominciano per vocale.(l'ombra)

Davanti a nomi che cominciano con consonante e vocale. (le


Plurale LE
case, le ombre)
♦ o indeterminativo se si riferisce ad una cosa o persona non specificata ma qualunque.
Esempio: dammi un libro (un libro qualsiasi tra quelli che indico o di cui parlo).

GLI ARTICOLI INDETERMINATIVI

MASCHILI

Davanti a nomi che cominciano per consonante e per


UN
vocale (un libro,un uomo)

Davanti a nomi che cominciano per s + consonante, z, gn


UNO ,x , ps (uno studente,uno zaino, uno xilofono, uno
gnomo, uno psicologo)

FEMMINILI

Davanti a nomi che cominciano per consonante


UNA
(una penna)

UN' Davanti a nomi che cominciano per vocale (un’amica)

Per fare il plurale degli articoli indeterminativi si ricorre ai partitivi: DEI, DEGLI, DELLE.

Esempio:
un libro- dei libri
un uomo – degli uomini
uno studente – degli studenti
uno zaino- degli zaini
una penna- delle penne
un’amica- delle amiche
3- IL NOME

Il nome è una parola che può indicare persone,animali,cose o concetti astratti.


Il nome cambia nel: genere -(maschile, femminile)
numero -(singolare,plurale)
I nomi possono essere:
propri- se indicano persone,animali o altro in modo specifico per distinguerli dagli altri della
stessa
categoria (Francesco,Tobi ,Roma).
comuni- se indicano persone,animali o cose in modo generico (libro,penna,gatto,insegnante)
concreti -se indicano cose che esistono realmente (tavolo, uomo)
astratti - se indicano idee percepite solo dalla nostra mente
collettivi - quando indicano un insieme di cose o persone o animali (fogliame,gente,mandria).Il
loro numero è singolare,ma il significato è plurale. Esempio: la gente educata (gente =
femminile singolare,ma indica tante persone)
composti - quando sono formati da due o più parole(portacenere)
alterati - quando cambia la desinenza finale per indicare un cambiamento in grandezza
(alterati accrescitivi), in piccolezza ( alterati diminutivi), in grazia( alterati vezzeggiativi) o in
modo peggiorativo (alterati dispregiativi).
Esempio: ragazzo
Accrescitivo = ragazzone
Diminutivo = ragazzino
Vezzeggiativo = ragazzetto
Dispregiativo = ragazzaccio

Entra nella nota dei nomi alterati

4- Nomi alterati

I nomi si dicono alterati quando cambia la desinenza finale con l’inserimento di suffissi per
dare sfumature in senso “diminutivo”, “vezzeggiativo”, accrescitivo, “ dispregiativo”.

-Accrescitivo = quando accrescono , aumentano la grandezza del nome.Si usa il suffisso : one
( per i nomi maschili) / ona (per i nomi femminili)

Esempio: ragazzo ragazzone testa testona


libro librone mano manona
bicchiere bicchierone gonna gonnona

-Diminutivo = quando danno l’idea di piccolezza.Si usano diversi suffissi:

Esempio: ino / ina piatto piattino stella stellina


itto/ etta divano divanetto vasca vaschetta
ello/ ella asino asinello bambina bambinella
icino /icina lume lumicino pelle pellicina
olino /olina punto puntolino bestia bestiolina
icello icella campo campicello rete reticella
icciolo/icciola porto porticciolo asta asticciola

NB .I nomi che finiscono in ONE mettono una C davanti al suffisso.


Esempio: maccherone = maccheroncino

-Vezzeggiativo = quando danno l’idea di affetto,di simpatia, talvolta anche con


sfumatura diminutiva.

Esempio: uccia/uccio vestito vestituccio cosa cosuccia


libro libruccio bocca boccuccia
uzzo uzza labbro labbruzzo pietra pietruzza
cino/ cina libro libricino canzone canzoncina
torrone torroncino persona personcina

NB. La differenza tra diminutivi e vezzeggiativi è molto lieve e molto spesso questi alterati
contengono in sé entrambi i concetti. Ad esempio la parola “bambinello” può voler dire
“piccolo. bambino” ( diminutivo) ma anche “caro bambino” ( vezzeggiativo)

A volte il significato dipende dal nome; ad esempio il suffisso “icino “ nella parola “cuore” che
diventa “cuoricino”, ha un valore vezzeggiativo ( dolce cuore); mentre lo stesso suffisso nella
parola “pelle”, che diventa “pellicina”, ha un valore diminutivo( piccola pelle).

-Dispregiativi = quando danno l’idea di disprezzo antipatia, un giudizio negativo.

Esempio: accio/ accia ragazzo ragazzaccio carta cartaccia


astro/ astra poeta poetastro nipote nipotastra
ucolo /ucola maestro maestrucolo strada straducola
iciattolo/iciattola mostro mostriciattolo febbre febbriciattola

Particolarità

1 A volte il nome alterato cambia genere.

Esempio: donna (nome femminile)= un donnone (nome maschile) che vuol dire= donna grande
e grossa
febbre(nome femminile)= un febbrone(nome maschile) che vuol dire = febbre molto
alta

2 Alcuni nomi nel diventare alterati cambiano in parte la radice.

Esempio: uomo = omone


cane = cagnone
3 Nella lingua moderna si possono fare gli alterati usando particolari suffissi come :super =
superstar; maxi = maxischermo; mini = minigonna

Falsi alterati

Attenzione a non considerare alterati nomi che in realtà non lo sono :

tacchino ( non è il diminutivo di tacco)


bottone ( non è accrescitivo di)
mattone( non è accrescitivo di matto)
focaccia ( non è dispregiativo di foca)
occhiello( non è diminutivo di occhio)
burrone(non è accrescitivo di burro)
colletto( non è diminutivo di collo)
collina (non è diminutivo di colla)
limone ( non è accrescitivo di lima)
cerotto( non è accrescitivo di cero)

5- L'AGGETTIVO

E' una parola variabile che si aggiunge al nome per determinarlo meglio e per indicarne: le
caratteristiche, le qualità e i modi di essere.

Esempio: I tuoi libri(nome) sono nuovi(aggettivo).


Le rose(nome) sono profumate(aggettivo).
Il tuo divano(nome) ha una macchia(nome) scura(aggettivo).

L'aggettivo è una parola dipendente cioè prende valore in riferimento a un nome


concordandosi nel genere
(maschile,femminile) e nel numero(singolare,plurale).
Esempio: Il tuo libro(nome singolare maschile) è nuovo(aggettivo singolare maschile).
I tuoi libri(nome plurale maschile) sono nuovi(aggettivo plurale maschile).

Quando l'aggettivo deve accordarsi con due o più nomi,va sempre al plurale.
Esempio: Il tavolo e l'armadio sono bianchi.

Se i nomi sono dello stesso genere l'aggettivo segue il loro stesso genere.
Esempio: L'acqua e l'aranciata sono fresche.
Il tavolo e l'armadio sono bianchi.

Se uno dei nomi è maschile,l'aggettivo si accorda al maschile.


Esempio: Il cappello e la giacca sono neri.

L'aggettivo non ha una posizione fissa ma può precedere o seguire il nome.


Esempio: Oggi è una giornata noiosa.
Oggi è una noiosa giornata.

Qualche volta a secondo della posizione lo stesso aggettivo assume una sfumatura di
significato diverso.
Esempio: Carla è una ragazza simpatica.(si sottolinea che Carla è simpatica)
Carla è una simpatica ragazza.(si dice che Carla è una ragazza e si aggiunge che è
simpatica)
Mario è un uomo povero.(cioè Mario ha pochi soldi)
Mario è un povero uomo.(cioè Mario è un uomo infelice,sfortunato)

Tutti gli aggettivi si dividono in due grandi gruppi: aggettivi qualificativi, aggettivi
determinativi.

AGGETTIVI QUALIFICATIVI

Indicano la caratteristica e la qualità del nome a cui si riferiscono. Essi variano nel genere e nel
numero in modo diverso formando due gruppi : primo gruppo → aggettivi con quattro forme
diverse(bello,bella,belle,belli); secondo gruppo→ aggettivi con due forme (interessante,si usa
con nomi di genere maschile e femminile singolare; interessantisi usa con nomi maschili e
femminili plurali ). C'è poi un gruppo di aggettivi che non cambiano, si chiamano invariabili ;
sono aggettivi che indicano il colore( Il vestito blu. La gonna blu. I piatti blu. Le camicie blu.) o
aggettivi composti da prefisso + nome{anti + nebbia = antinebbia}(La tua macchina ha un
faro antinebbia. La tua macchina ha i fari antinebbia). Gli aggettivi qualificativi hanno tre gradi.

I GRADI DEGLI AGGETTIVI

Sono tre: 1.grado positivo : quando l'aggettivo dice che il nome cui si riferisce ha la qualità in
misura normale{è la forma originale dell'aggettivo}
Esempio: Carlo è ricco,giovane,brutto,buono.

2.grado comparativo: quando l'aggettivo indica che il nome ha la qualità in


misura maggiore,minore o uguale in
confronto a qualcuno o qualcosa.

comparativo di maggioranza indica una qualità del nome in modo maggiore rispetto all'altro
nome; l'aggettivo è preceduto dalla parola più.
Esempio: Carlo(nome) è più giovane(qualità) di Mario(nome).

comparativo di minoranza indica una qualità del nome in modo minore rispetto all'altro
nome; l'aggettivo è preceduto dalla parola meno.
Esempio: Mario è meno vecchio di Carlo.

Nei comparativi di maggioranza e minoranza il nome sul quale si fa un paragone (secondo


termine di paragone) può essere preceduto dalle parole: di,che,rispetto a,in confronto a...

comparativo di uguaglianza indica una qualità del nome in modo uguale rispetto all'altro
nome; l'aggettivo è preceduto dalle parole: così, tanto o altrettanto.
Esempio: Carlo è tanto simpatico quanto Mario.
Il nome sul quale si fa un paragone può essere preceduto da: come,quanto,al pari che...

Nel grado comparativo esistono due diversi tipi di paragone:


Esempio: L'elefante è più forte che agile.→è un confronto fra due qualità(forte e agile) dello
stesso nome(elefante)
Il leone è meno felice nella gabbia che nella savana → il confronto avviene tra due
circostanze (nella
gabbia, nella savana).

3.grado superlativo quando l'aggettivo indica che il nome ha la qualità al grado massimo. Ci
sono due tipi di
grado superlativo degli aggettivi:
superlativo assoluto→ dice che il nome ha una qualità al massimo grado,senza alcun
confronto con altri nomi
Esempio: Il sole è caldissimo. La tigre è molto feroce.
Per formare il superlativo assoluto di solito si aggiunge all'aggettivo il
suffisso:issimo,issima,issimi,issime(bello-bellissimo) o le parole: molto,
assai,infinitamente,tutto,estremamente(assai interessante,tutto bagnato) oppure si
aggiungono i prefissi: arci,super,stra,ultra(arcistanco, supercomoda,strabello,ultraveloce).

superlativo relativo→ dice che il nome ha una qualità al massimo grado relativamente ad una
categoria,un gruppo.
Esempio:Carlo è il più alto della squadra.(Carlo è più alto solo nella sua squadra); Maria è la più
bella della classe.(Maria è la più bella ma solo nella sua classe)

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AGGETTIVI DETERMINATIVI

Sono gli aggettivi che precisano,determinano alcuni aspetti del nome. Sono di sei
tipi:possessivi, dimostrativi, identificativi, indefiniti, numerali, interrogativi ed esclamativi)

Aggettivi possessivi→ indicano a chi appartiene qualcuno o qualcosa,di solito precedono il


nome e si usano quasi sempre con gli articoli. Sono ventiquattro:
mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro(maschili singolari)
miei, tuoi,suoi,nostri, vostri, loro(maschili plurali)
mia, tua, sua, nostra, vostra, loro(femminili singolari)
mie, tue, sue, nostre, vostre, loro(femminili plurali)
Esempio: Maria mi ha dato i suoi(aggettivo) libri(nome).

Con alcuni nomi di parentela al singolare gli aggettivi possessivi non sono preceduti
dall'articolo.
Esempio: Mio padre è severo. Mia madre è buona.
Tuttavia è obbligatorio l'uso dell'articolo davanti al possessivo:
- con l'aggettivo loro(Il loro padre arriva oggi);
- con il nome alterato(Voglio bene al mio cuginetto);
-quando i nomi sono papà,babbo mamma(Il mio papà lavora troppo);
- se l'aggettivo è preceduto da un aggettivo qualificativo(Vado dalla mia vecchia zia)

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Aggettivi dimostrativi sono:


questo- per indicare qualcuno o qualcosa vicino a chi parla. Esempio: Questo cd mi piace
molto ( il cd è vicino a me che parlo).
codesto- per indicare qualcuno o qualcosa vicino a chi ascolta. Esempio: Per favore Mario,
portami codesto libro che è sul tuo tavolo(il libro è vicino a Mario che ascolta).
quello- per indicare qualcuno o qualcosa lontano da chi parla e da chi ascolta Esempio: Ti
piace quella casa sulla collina? (la casa è lontana da chi parla e da chi ascolta)

Gli aggettivi dimostrativi sono variabili nel genere nel numero:


questo questi questa queste
codesto codesti codesta codeste
quello\quel* quegli\quei quella quelle

*L’aggettivo quello prende forme diverse in base alla iniziale del nome che c’è dopo. Per il
maschile segue le regole degli articoli maschili determinativi.

Esempio: lo stadio → quello stadio


Il libro → quel libro
Gli amici → quegli amici
I ragazzi → quei ragazzi

Gli aggettivi dimostrativi si mettono sempre prima del nome e non hanno mai davanti
l’articolo.

Aggettivi identificativi indicano l'uguaglianza di un elemento con un altro. Essi sono:


medesimo medesimi medesima medesime.
stesso stessi stessa stesse
Esempio: Due uomini indossavano una camicia dello stesso colore.(il colore della camicia di un
uomo è uguale a
quella dell'altro uomo).
Le ragazze ascoltano la medesima musica. (la musica ascoltata da una ragazza è
uguale alla musica
ascoltata dalle altre ragazze)

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Aggettivi indefiniti danno indicazioni generiche,cioè non precise,riguardo alla quantità o alla
qualità di qualcuno o di qualcosa,hanno la indeterminatezza. Essi sono:
Maschili Femm.. Masch. Femm.
Singolari Sing. Plur. Plur.
Ogni ogni
Ciascuno ciascuna
Qualunque qualunque
Qualsiasi qualsiasi
Qualsivoglia qualsivoglia
Nessuno nessuna
Qualche qualche
Alcuno alcuna alcuni alcune
Certo certa certi certe
Tale tale tali tali
Altro altra altri altre
Altrettanto altrettanta altrettanti altrettante
Poco poca pochi poche
Alquanto alquanta alquanti alquante
Parecchio parecchia parecchi parecchie
Diverso diversa diversi diverse
Vario varia vari varie
Molto molta molti molte
Tanto tanta tanti tante
Tutto tutta tutti tutte
Troppo troppa troppi troppe

Esempio: C'erano parecchie persone al cinema (grande quantità di persone,ma non si dice con
precisione quante
sono)
Qualsiasi canzone mi piacerà.(una canzone non specificata)
I miei zii tutti gli anni in agosto vanno al mare.(ogni anno in generale,non un anno in
particolare)
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Aggettivi numerali danno indicazione numeriche sulla quantità o l'ordine del nome a cui si
riferiscono. Sono di due tipi:
numerali cardinali:
Sono quelli che chiamiamo di solito “numeri”( uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette….)
Sono tutti invariabili eccetto:
uno che ha il femminile una
mille che al plurale diventa mila
Di solito si mettono prima del nome :
-Vorrei due camicie e tre gonne.
- Ci sono tre matite sul banco.
- Compera quattro pani.

numerali ordinali:
Sono quelli che indicano l’ordine di successione dei numeri.
I numerali ordinali sono variabili nel genere e nel numero e si comportano come gli aggettivi
qualificativi della prima classe ( maschile singolare = primo; maschile plurale = primi ;
femminile singolare = prima; femminile plurale = prime)
I primi dieci hanno forme particolari : primo, secondo, terzo, quarto, quinto, sesto, settimo,
ottavo, nono, decimo.
Gli altri si formano aggiungendo il suffisso esimo al numerale cardinale corrispondente.
Esempio: undici = undicesimo, dodici = dodicesimo; tredici = tredicesimo ;
Anche i numerali di solito si mettono prima del nome ( io abito al secondo piano).
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Aggettivi interrogativi ed esclamativi sono:

Maschili singolari Maschili plurali Femminili singolari Femminili plurali


Che che che che
Quale quali quale quali
Quanto quanti quanta quante

Gli interrogativi sono quelli che si usano per fare domande.


Quale vestito ti piace? Quanta pasta vuoi?

Gli esclamativi sono quelli che esprimono una esclamazione.


Quanta nebbia c’è! Quanto dolore mi fa!

6- IL PRONOME

Il pronome è quella parte variabile del discorso che sostituisce i nomi di persona,animali,cose
ma anche aggettivi,verbi,una frase, ed è usato per evitare ripetizione inutili. Sono di tre
gruppi: personali,determinativi e relativi.
I PRONOMI PERSONALI

I pronomi personali si chiamano così perché si riferiscono alle persone del verbo. Sono variabili
nelle persone e nel numero: io, tu lui,mi,lo,la gli → singolari; noi ,voi, loro,ci,vi → plurali. Solo i
pronomi della terza persona cambiano anche nel genere: egli,lui,esso,essi,li,lo,gli- per il
maschile; ella, lei, essa,esse,le,la,gli- per il femminile.
Nella frase cambiano a seconda della funzione e possono avere funzione di soggetto(Io studio
la lingua italiana -io è pronome personale,1° persona singolare,con funzione di soggetto) o di
oggetto (Mi vuoi bene? - mi è pronome personale,1° persona singolare,con funzione di
complemento).

Pronomi personali con funzione di soggetto sono:

maschili femminili

io io

tu tu

egli ella

esso essa

lui lei Questi pronomi non sono molto usati, infatti spesso
sono sottointesi perché la persona si capisce già dalla
noi voi
desinenza del verbo.
Esempio: (Io) parlo- la desinenza o fa già capire che si
essi esse
parla della prima persona
loro loro singolare.
(Voi) andate- la desinenza ate fa già capire
che si tratta della seconda persona
plurale.
Però il pronome si mette sempre quando:
- si vuole metterlo in evidenza.→ Questo l'ho fatto io(proprio io).
-non metterlo potrebbe creare difficoltà a capire la persona. Di solito questo accade nel modo
congiuntivo.→Spero che torni presto(chi torna: tu o lui o lei ?)

Pronomi personali con funzione di oggetto(di complemento) sono: diretti o indiretti.


pronomi diretti( mi, ti, lo, la, ci, vi, li, le)
Carla mi chiama chiama me
ti chiama chiama te
lo chiama chiama lui
la chiama chiama lei
La chiama chiama Lei
ci chiama chiama noi
vi chiama chiama voi
li chiama chiama loro(maschile)
le chiama chiama loro(femminile)

pronomi indiretti(mi, ti, gli, le, ci, vi, gli)


Carla mi telefona telefona a me
ti telefona telefona a te
gli telefona telefona a lui
le telefona telefona a lei
Le telefona telefona a Lei
ci telefona telefona a noi
vi telefona telefona a voi
gli telefona telefona a loro(maschile e femminile)

Per capire se un pronome ha la funzione diretta o indiretta si può ricorrere alla forma
marcata,perché in questa forma i pronomi indiretti sono preceduti dalla
preposizione "a"oppure "per".
Esempio: Mi senti?No non ti sento = senti me?non sento te(pronome diretto)
Mi mandi una e-mail?Sì ti mando una e-mail = mandi una e-mail a me?sì,mando una
e-mail a te(pronome
indiretto)
Gli prendi un regalo?Si gli prendo un libro. = prendi un regalo a lui?sì prendo un libro a
lui(pronome
indiretto)

I pronomi personali diretti e indiretti possono avere due forme:


una forma forte -tonica, quando sul pronome cade l’accento( ma nella scrittura non va
segnato)
Esempio: chiamano te ( l’accento cade su “te”,tono enfatico) .
Volevi me?( l’accento cade su “me)”

una forma debole -atona, quando sul pronome non cade l’accento
Esempio: ti chiamano (tono normale)
Mi volevi? (l’accento cade su “volevi”)

Pronomi personali con funzione di oggetto

Tonici Atoni

Diretti Indiretti

maschili femminili maschili femminili maschili femminili

me mi mi
te ti ti

esso essa
lo \ l' la \ l' gli le
lui lei

noi ci ci

voi vi vi

essi, esse, loro(gli),


li le
loro loro ci,ne

La particella pronominale "Ne"

La particella pronominale "ne" è invariabile e può riferirsi a persona o a cosa ,sia singolare che
plurale.
Sostituisce questi pronomi: di lui , di lei ,di esso, di essa, di essi ,di esse, di loro,di ciò , di
questo, di questa , di questi , di queste , di quello , di quella,di quelli , di quelle.
Può avere :
- un valore partitivo( indica una quantità) → Vuoi una tazza di tè? Sì grazie, ne prendo due.
- un valore di complemento di specificazione→ Quando parliamo di quel
progetto? ne discuteremo più tardi.
▪Ricorda che con la parola "tutto/ tutta/tutti/tutte, non ci vuole mai la particella ne.
esempio: Vuoi delle caramelle? sì, ne prendo alcune( ne prendo due, ne prendo tre, ne
prendo poche,ecc..)
ma Vuoi delle caramelle?sì, le prendo tutte!

I pronomi combinati

I pronomi combinati esprimono il pronome indiretto e diretto insieme.


Il pronome indiretto si mette sempre prima di quello indiretto.

Davanti ai pronomi diretti la, lo ,li ,le, ne:


- i pronomi indiretti mi, ti, ci, vi, si, diventano→ me, te, ce, ve, se.
Esempio: Vi offro le sigarette ( offro a voi) → Ve le offro ( ve = a voi; le = le sigarette)

- i pronomi gli, le diventano → glie( gli per il maschile e per il femminile + e).
Esempio: Gli scrivo questa lettera ( scrivo a lui)
Gliela scrivo (gli = a lui ; la = questa lettera)

-il pronome indiretto loro, non si combina con il pronome diretto e si mette dopo il verbo.
Esempio: Voglio dare loro un consiglio.
▪ Ricorda. Oggi molto spesso il pronome loro è sostituito dal pronome gli,( che quindi si usa per
il singolare e anche per il plurale, sia maschile che femminile) e in questo caso si combina con i
pronomi diretti.
Esempio: Penso di dirglielo domani →penso di dire a loro(gli = a loro)
penso di dire a lui (gli = a lui)
penso di dire a lei ( gli = a lei)

Posizione nella frase dei pronomi combinati.


I pronomi combinati:
-si mettono di solito prima del verbo ( dove è la mia giacca? te la porto domani),
-sono uniti al verbo e lo seguono: - nelle forme dell'infinito( voglio mandartelo)
- nel gerundio ( l'ho rotto facendotelo)
-nel participio passato ( una volta mandatoglielo,non ci pensi
più)
- in alcune persone dell'imperativo ( dimmelo/ daccelo/ faglielo)

-Con i verbi servili (potere, volere, dovere, ecc..) e con l'imperativo


negativo hanno duepossibilità: possono precedere o seguire il verbo.
Esempio: Devo portartelo / te lo devo portare
Scrivimelo alla lavagna / me lo scrivi alla lavagna.

Sotto si possono vedere le forme dei pronomi personali semplici e combinati:

io mi me me lo me la me li me le me ne
tu ti te te lo te le te li te le te ne
lui lei si sé gli le lo la glielo gliela glieli gliele gliene, se lo, se la, se li, se le
noi ci ce lo ce la ce li ce le ce ne
voi vi ve lo ve la ve li ve le ve ne
loro si sé li le gli se lo se la se li se le se ne glielo, ecc...

Pronomi personali riflessivi

I pronomi complemento possono essere usati anche con funzione riflessiva.


Questi pronomi indicano che l’azione fatta dal soggetto si riflette, cioè cade, sul soggetto
stesso. Per la prima e la seconda persona singolare e plurale non ci sono forme specifiche ,ma
si usano le stesse forme del pronome complemento.
Esempio: Io penso a me.
Voi vi guardate.

Per la terza persona singolare e plurale ci sono forme specifiche per il riflessivo: sé ( forma
tonica), si/se ( forma atona)
Esempio: Mario parla di sé (sé =Mario).
Mario e Carla pensano a sé (sé = Mario e Carla).
Gianni si lava ( si = Gianni).
Nadia se lo prova ( se = a Nadia).
Pronomi personali
riflessivi

maschili femminili

mi

ti

si

ci

vi

si

Per coniugare i verbi riflessivi si usano le particelle pronominali mi, ti, si, ci , vi, si.

I PRONOMI DETERMINATIVI

Questi pronomi corrispondono per forma e significato agli aggettivi determinativi, ma si


differenziano da essi perché non sono accompagnati da un nome. Sono di sei tipi:
possessivi → La mia( aggettivo possessivo) auto è nuova e la tua(pronome possessivo)?
dimostrativi→ Questo(aggettivo dimostrativo) libro è interessante e quello(pronome
dimostrativo)è noioso.
identificativi→ Io indosso lo stesso(aggettivo identificativo) abito di ieri. E tu? Anche io
lo stesso(pronome identificativo).
indefiniti → Nessuno(aggettivo indefinito) studente è entrato in classe? No, nessuno(pronome
indefinito).
numerali → Mario ha tre(aggettivo numerale) figli, Luca solo uno(pronome numerale).
interrogativi ed esclamativi → Quale(aggettivo interrogativo) domanda ti ha fatto? Non
ricordo quale(pronome interrogativo).

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PRONOMI RELATIVI

I pronomi relativi sono quelli che sostituiscono un nome e uniscono due frasi mettendole in
relazione tra loro. I pronomi relativi sono: che, cui,chi, il quale/ la quale/ i quali/ le quali.

CHE
E’ invariabile e funziona come soggetto e come oggetto diretto.
Esempio: Il film che ha vinto l’Oscar è americano ( che = il film, che è soggetto).
Il film che ho visto è noioso (che = il film, che è complemento oggetto).

CUI
E’ invariabile e funziona come complemento indiretto.
Esempio: Non ho visto il film di cui parli ( di cui = del film,che è complemento indiretto).

IL QUALE/ LA QUALE
I QUALI/ LE QUALI
Il quale è variabile nel genere e nel numero. Il quale = maschile singolare; la quale = femminile
singolare; i quali = maschile plurale; le quali = femminile plurale.
Si usano come soggetto in alternativa a “che”, e come complemento indiretto in alternativa a “
cui”.
Esempio: Nel film c’è un uomo, il quale per vivere fa l’operaio ( il quale = uomo, che è
soggetto).
Non ho visto il film del quale parli ( del quale = il film, che è complemento indiretto)

CHI
E’ un pronome doppio, infatti significa “ colui il quale".
E’ invariabile e può funzionare da soggetto, oggetto o complemento indiretto.
Esempio: Chi dorme non lavora (chi = colui il quale è soggetto).
Non sento chi parla ( chi = colui il quale è oggetto).
Non parlare con chi non conosci ( con chi = con colui il quale è complemento
indiretto).

7- IL VERBO

Il verbo è una parola variabile formata da: una radice ( tema) che è la parte che non
cambia,una desinenza che è la parte che cambia e dà le informazioni di numero,persona,modo
tempo e genere.

Esempio: parlavi - Parl = radice avi = desinenza

Questo cambiamento si chiama coniugazione del verbo.


Nel numero e nelle persone ci sono:
tre persone singolari → prima persona singolare -io;seconda persone singolare -tu; terza
persona singolare -lui,lei;
tre persone plurali→ prima persona plurale -noi;seconda persona plurale -voi;terza persona
plurale -loro.
Nel modo,esistono:
quattro modi finiti → indicativo,congiuntivo,condizionale,imperativo
tre modi indefiniti → infinito,participio,gerundio.
I tempi sono: presente,passato(passato prossimo,imperfetto,trapassato prossimo,passato
remoto,trapassato remoto),futuro(futuro semplice, futuro anteriore).
I verbi si dividono in :
regolari-i verbi che seguono il modello delle tre coniugazioni ; essi non cambiano la radice e
aggiungono le normali desinenze
irregolari-quei verbi che per alcune voci non seguono il modello ma cambiano la radice.
I verbi ausiliari aiutano gli altri verbi nei tempi composti.

CONIUGAZIONE DEI VERBI

CONIUGAZIONE DEI VERBI REGOLARI

Nella lingua italiana i verbi fanno riferimento a tre modelli diversi:


1° coniugazione: verbi che all’infinito presente finiscono in ARE
2° coniugazione:verbi che all’infinito presente finiscono in ERE
3° coniugazione: verbi che all’infinito presente finiscono in IRE.

Per coniugare un verbo nelle sue forme si deve:


-togliere la desinenza are, ere o ire dell’infinito e trovare così la radice del verbo (parlare →
parl)
- aggiungere le desinenze della propria coniugazione ( parl-o ; parl-i)

I - ARE II - ERE III - IRE

AM-ARE VIV-ERE DORM-IRE

io am-o viv-o dorm-o

tu am-i viv-i dorm-i

lui,lei am-a viv-e dorm-e

noi am-iamo viv-iamo dorm-iamo

voi am-ate viv-ete dorm-ite

loro am-ano viv-ono dorm-ono

torna

VERBI IRREGOLARI
Le coniugazioni dei verbi irregolari devono essere studiate singolarmente. Puoi trovarne alcune
cliccando qui.
Tra i verbi irregolari più comuni ci sono: andare e venire

VENIRE ANDARE

vengo vado io

vieni vai tu

viene va lui,lei

veniamo andiamo noi

venite andate voi

vengono vanno loro

torna

VERBI AUSILIARI

Sono i verbi ESSERE e AVERE


Ausiliari significa che “aiutano”gli altri verbi nella coniugazione e formano i tempi composti(
verbo ausiliare + participio passato→ io ho mangiato ;Tu sei andato)
I verbi essere e avere hanno una coniugazione propria.

AVERE ESSERE

ho sono io

hai sei tu

ha è lui,lei

abbiamo siamo noi

avete siete voi

hanno sono loro

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8- I MODI DEI VERBI

I modi del verbo indicano il modo in cui si presentano azioni,situazioni,fatti.


I modi finiti (indicativo,congiuntivo,condizionale,imperativo)danno informazione sul numero
e sulle persone;
i modi indefiniti (infinito,participio,gerundio)non danno informazione sulla persona.

Esempio:
1. Luca ascolta la musica
2. Se tu ascoltassi i miei consigli!
3. Marat studierebbe, se non dovesse lavorare
4.Ascolta quello che dico!

I soggetti di queste quattro frasi presentano la situazione (o l’azione o il fatto..) espressa dal
verbo in base al proprio punto di vista.
Se si considera la situazione in modo:
- certo, reale sicuro ( esempio 1) modo indicativo
-desiderabile,possibile ( esempio 2) modo congiuntivo
-possibile a certe condizioni ( 3) modo condizionale
- voluto, imposto (4) modo imperativo

Esempio:
5. E’ interessante ascoltare un film in lingua originale
6. Il libro, scritto più di trenta anni fa, è ancora attuale
7. Faccio sport, ascoltando la musica

I soggetti di queste tre frasi presentano il verbo:


-nel suo significato di base, non legato a tempi e persone(esempio 5) modo infinito
-come caratteristica di un altra parola (6) modo participio
-come mezzo, modo per realizzare ciò che è detto da un altro verbo
( 7) modo gerundio

MODI FINITI

MODO INDICATIVO

Si usa quando ciò di cui si parla è sicuro o è presentato come sicuro. Nel modo indicativo
abbiamo otto tempi: un presente ,cinque passati e due futuri.

TEMPO PRESENTE

Indica un’azione che vale nel momento in cui si parla


Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE

IO parlo temo parto

TU parli temi parti

LUI ,
parla teme parte
LEI

NOI parliamo temiamo partiamo

VOI parlate temete partite

LORO parlano temono partono

TEMPO PASSATO PROSSIMO

Indica un’azione che è accaduta:


- in un passato vicino al momento in cui si parla.(Ieri abbiamo comperato una camicia)
- in un passato anche lontano, ma che ha relazione con il presente.( I suoi genitori si sono
sposati venti anni fa.)

Il passato prossimo si costruisce con il tempo presente del verbo essere o avere più il
participio passato.
Esempio: parlare = avere + participio passato del verbo parlare.
parlare = ho parlato.
Esempio: andare = essere + participio passato del verbo andare.
andare = sono andato.

Entra nella nota del participio passato.

Coniugazione

PARLARE TEMUTO PARTIRE

IO ho parlato ho temuto sono partito \ a

TU hai parlato hai temuto sei partito \ a

LUI,LEI ha parlato ha temuto è partito \ a


abbiamo
NOI abbiamo temuto siamo partiti \ e
parlato

avete
VOI avete temuto siete partiti \ e
parlato

hanno
LORO hanno temuto sono partiti \ e
parlato

TEMPO IMPERFETTO

Si usa :
- per indicare un’azione che dura nel passato.(Da ragazzo portavo i capelli lunghi).
- per indicare qualcosa di abituale nel passato.(L’anno scorso andavamo a scuola ogni
settimana).
-per mettere in relazione due fatti contemporanei nel passato.(Mentre guidavo,lui
mi accarezzava i capelli).
-nelle descrizioni ( riferite al passato).(Era una casa vecchia che aveva un grande giardino).
-per fare domande di cortesia, al posto del condizionale.(Volevo un kilo di pane).

Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE

IO parlavo temevo partivo

TU parlavi temevi partivi

LUI,LEI parlava temeva partiva

NOI parlavamo temevamo partivamo

VOI parlavate temevate partivate

LORO parlavano temevano partivano

TEMPO TRAPASSATO PROSSIMO

Il trapassato prossimo si usa con il passato prossimo e indica un'azione che è accaduta
nel passato e che è gia avvenuta prima dell'azione che si esprime con il passato prossimo.
La struttura della frase può essere la seguente:
-prima azione "trapassato prossimo" + seconda azione "passato prossimo"
ma può essere anche cosi:
- prima azione-"passato prossimo" + seconda azione-"trapassato prossimo".
Il significato della frase non cambia.
Esempio: Il film era già cominciato,quando ho acceso il televisore.
Quando ho acceso il televisore, il film era già cominciato.

Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE

avevo
IO avevo temuto ero partito \ a
parlato

avevi
TU avevi temuto eri partito \ a
parlato

aveva
LUI,LEI aveva temuto era partito \ a
parlato

avevamo avevamo
NOI eravamo partiti \ e
parlato temuto

avevate avevate
VOI eravate partiti \ e
parlato temuto

avevano avevano
LORO erano partiti \ e
parlato temuto

TEMPO PASSATO REMOTO

Indica un’azione che è accaduta nel passato e si è conclusa nel passato.


Esempio: Tre anni fa andai a Parigi.

L’uso del passato prossimo o del passato remoto dipende spesso dal giudizio di chi parla. Se
considera il fatto concluso nel passato, usa il passato remoto:
-Nella seconda guerra mondiale gli USA usarono la bomba atomica .( Il fatto è sentito come
un episodio ormai
passato e finito.
Se considera il fatto ancora legato al presente, usa il passato prossimo:
-Nella seconda guerra mondiale gli USA hanno usato la bomba atomica (il fatto è sentito
legato al presente)
La discriminante non è la maggiore o minore lontananza nel passato, ma il rapporto di
continuità o di separazione di un’azione nel presente.
Tuttavia si deve ricordare che anche questa regola non è sempre seguita. Infatti nell’Italia
settentrionale si usa quasi esclusivamente il passato prossimo( nel parlato); mentre nel Sud si
usa molto spesso il passato remoto anche per fatti considerati legati al presente.

Coniugazione
PARLARE TEMERE PARTIRE

IO parlai temetti partii

TU parlasti temesti partisti

LEI,LUI parlò temette partì

NOI parlammo tememmo partimmo

VOI parlaste temeste partiste

LORO parlarono temettero partirono

TEMPO TRAPASSATO REMOTO

Indica un’azione che si è conclusa nel passato rispetto ad un’altra detta esclusivamente al
tempo passato remoto.
Esempio: Non appena il ciclista ebbe tagliato il traguardo, alzò le braccia al cielo.

Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE

IO ebbi parlato ebbi temuto fui partito \ a

TU avesti parlato avesti temuto fosti partito \ a

LEI,LUI ebbe parlato ebbe temuto fu partito \ a

fummo partiti \
NOI avemmo parlato avemmo temuto
e

VOI aveste parlato aveste temuto foste partiti \ e

furono partiti \
LORO ebbero parlato ebbero temuto
e

TEMPO FUTURO SEMPLICE

Indica un fatto che deve ancora avvenire.→ Domani andrò dal mio amico.
Ma si può usare anche :
-per indicare un dubbio, un’incertezza.→ Non sarai offeso?
-Per fare una valutazione approssimativa. → Saranno le tre.
Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE

IO parlerò temerò partirò

TU parlerai temerai partirai

LEI,LUI parlerà temerà partirà

NOI parleremo temeremo partiremo

VOI parlerete temerete partirete

LORO parleranno temeranno partiranno

TEMPO FUTURO ANTERIORE

Indica un fatto che avverrà nel futuro, ma prima di un’altra anch’essa al futuro.
Esempio: Dopo che sarà partito, sentiremo la sua mancanza.

Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE

IO avrò parlato avrò temuto sarò partito/a

TU avrai parlato avrai temuto sarai partito/a

LEI,LUI avrà parlato avrà temuto sarà partito/a

saremo
NOI avremo parlato avremo temuto
partiti/e

VOI avrete parlato avrete temuto sarete partiti/e

saranno
LORO avranno parlato avranno temuto
partiti/e

MODO CONGIUNTIVO
Si usa quando chi parla considera l'azione espressa dal verbo come
incerta,possibile,desiderata,temuta o irreale. Mentre l'indicativo è il modo dei fatti certi, il
congiuntivo si usa per esprimere giudizi soggettivi,cioè personali.
Esempio: 1.Andrea è tornato al suo paese(indicativo)
2.Credo che Andrea sia tornato al suo paese.(congiuntivo)
Nell'esempio 1 ,il verbo "è andato" dice che il fatto è sicuro,nella frase 2 si dice solo
un'opinione personale(Andrea potrebbe non essere tornato al suo paese).

Spesso il congiuntivo si trova in frasi dipendenti,cioè che da sole non hanno un senso finito,ma
devono appoggiarsi ad altre che le sostengono,e sono unite a queste frasi con delle
congiunzioni (ecco perché il nome congiuntivo)
Esempio: Parleremmo bene l'italiano,se avessimo studiato(congiuntivo) di più.("se" è la
congiunzione che unisce le
due frasi).
Queste frasi che sostengono le frasi con il verbo al congiuntivo,spesso hanno verbi che
indicano dubbio(dubitare),incertezza(non sapere,temere,non essere sicuri),desiderio(sperare).
Esempio: Temevo che ti arrabbiassi
Speravo che venissi da me.
Alcune volte il congiuntivo si trova in frasi non dipendenti,cioè frasi che possono stare da sole.
In questi casi il congiuntivo si usa per esprimere:
- un desiderio(Fosse vero),
-un invito,un comando(Entrino pure, prego signori.),
-un dubbio(che l'abbia scritto Maria?)
Nella lingua parlata il congiuntivo è spesso sostituito dall'indicativo:
Esempio: Non sappiamo dove l'abbiano trovato(congiuntivo)
Non sappiamo dove l'hanno trovato(indicativo)

Il modo congiuntivo ha quattro tempi: presente, passato, imperfetto,trapassato.

TEMPO PRESENTE

Si usa quando l'azione indicata dal verbo si svolge contemporaneamente o dopo un'altra
azione che è espressa al tempo presente o al futuro
Esempio: Credo(adesso) che tu abbia(adesso) ragione.
Spero(adesso) che i miei amici arrivino(dopo) oggi.
Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE

IO parli tema parta

TU parli tema parta

LEI,LUI parli tema parta

NOI parliamo temiamo partiamo


VOI parliate temiate partiate

LORO parlino temano partano

TEMPO PASSATO

Si usa quando l'azione indicata dal verbo si svolge prima di un'altra espressa al presente o al
futuro
Esempio: Temo(adesso) che siano partiti(prima)

Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE

IO abbia parlato abbia temuto sia partito \ a

TU abbia parlato abbia temuto sia partito \ a

LEI,LUI abbia parlato abbia temuto sia partito \ a

NOI abbiamo parlato abbiamo temuto siamo partiti \ e

VOI abbiate parlato abbiate temuto siate partiti \ e

LORO abbiano parlato abbiano temuto siano partiti \ e

TEMPO IMPERFETTO

Si usa quando l'azione indicata dal verbo si svolge:


-contemporaneamente ad un'altra che è espressa al passato(Credevo(in passato) che
avessi(in passato) ragione)
-prima di un'altra espressa al presente(Penso(adesso) che avesse(prima) ragione lui)
E si usa quando la frase principale ha il modo condizionale.
Esempio: Vorrei \ avrei voluto che andassi anche tu.

Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE

IO parlassi temessi partissi

TU parlassi temessi partissi

LEI,LUI parlassi temesse partisse


NOI parlassimo temessimo partissimo

VOI parlaste temeste partiste

LORO parlassero temessero partissero

TEMPO TRAPASSATO

Si usa quando l'azione indicata dal verbo si svolge prima di un'altra espressa al passato.
Esempio: Pensavo(in passato) che mi avessi detto(ancora primo) la verità.

Si usa il trapassato anche in dipendenza di una frase con il verbo al condizionale(presente o


passato)
Esempio: Se avessi studiato potrei trovare un buon lavoro.

Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE

IO avessi parlato avessi temuto fossi partito/a

TU avessi parlato avessi temuto fossi partito/a

LEI,LUI avesse parlato avesse temuto fosse partito/a

fossimo
NOI avessimo parlato avessimo temuto
partiti/e

VOI aveste parlato aveste temuto foste partiti/

LORO avessero parlato avessero temuto fossero partiti/e

MODO CONDIZIONALE

E' il modo che esprime azioni che sono possibili, eventuali, desiderate, e la cui
realizzazione dipende da una condizione .
Esempio: Comprerei una macchina nuova, se avessi i soldi.

Il condizionale nelle frasi indipendenti si usa per esprimere:


-un desiderio →Andrei volentieri a casa
- un dubbio→ Che cosa dovremmo fare?
- una domanda in forma di cortesia →Potresti aiutarmi?
- una supposizione→ Il fatto sarebbe successo di notte.

II condizionale si trova anche in una frase collegata ad un'altra con il verbo al


congiuntivo
Esempio :
(a) (b)
Se parlassi italiano(congiuntivo), troverei(condizionale) un lavoro.

(a) Questa è la condizione dalla cui conseguenza dipende la realizzazione di (b).


Il modo condizionale quindi dipende da una condizione.
Il condizionale si trova anche in frasi dipendenti, quando la frase a cui è collegato esprime un
dubbio, una domanda.
Esempio: Non so se farei come lui.

Il condizionale ha due tempi: presente,passato

TEMPO PRESENTE

Si usa per un'azione che potrebbe realizzarsi a certe condizioni nel presente o nel
futuro.(Se avessi tempo, verrei da te).
Può esprimere anche un dubbio, un desiderio, una opinione, riferita al presente o al
futuro.(Secondo me sarebbe meglio studiare di più.).
Si usa spesso nelle domande di cortesia (Scusi, mi direbbe che ore sono?)

Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE

IO parlerei temerei partirei

TU parleresti temeresti partiresti

LEI,LUI parlerebbe temerebbe partirebbe

NOI parleremmo temeremmo partiremmo

VOI parlereste temereste partireste

LORO parlerebbero temerebbero partirebbero

TEMPO PASSATO

Si usa:
-Per esprimere un'azione che avrebbe potuto realizzarsi nel passato a certe
condizioni( Se avessi avuto la possibilità ti avrei chiamato),
-Per esprimere un desiderio, un dubbio, una opinione sempre riferiti al passato.(Sarei andato
volentieri al cinema)
-Per esprimere un'azione futura rispetto ad una passata (Mi ha promesso che mi avrebbe
mandato una e-mail)

PARLARE TEMERE PARTIRE

IO avrei parlato avrei temuto sarei partito \ a

saresti partita \
TU avesti parlato avresti temuto
a

sarebbe partita
LEI,LUI avrebbe parlato avrebbe temuto
\o

saremmo partiti
NOI avremmo parlato avremmo temuto
\o

sareste partiti \
VOI avreste parlato avreste temuto
o

sarebbero
LORO avrebbero parlato avrebbero temuto
partiti \ o

MODO IMPERATIVO

E' il modo che si usa per esprimere un comando, un ordine, un invito, un divieto, una
preghiera.
Esempio: Metti a posto la tua camera !
L'imperativo ha forme solo per la seconda persona singolare e plurale al tempo presente.
Esempio: Porta qui il libro ( seconda persona singolare) Portate qui il libro (seconda persona
plurale)

Quando si vuole dare ordini a persone diverse dalla seconda persona si usano le
forme del congiuntivo presente ( congiuntivo esortativo).
Esempio: Si decida signora!
Vengano!

L'imperativo negativo
Quando c'è la negazione " non", si usano le forme dell'imperativo solo per la
seconda persona plurale.
Esempio: Non toccate quei fiori ( voi).

Per la seconda persona singolare si usa l'infinito presente.


Esempio: Non toccare quei fiori (tu).

Per le altre persone si usa il congiuntivo.


Esempio: Per favore, non tocchi ( Lei) quei fiori.

Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE

IO ------- | ------- ------- | ------- ------- | -------

TU parla temi parti

LEI,LUI parli tema parta

NOI parliamo temiamo partiamo

VOI parlate temete partite

LORO parlino temano partano

MODI INDEFINITI

MODO INFINITO

E' il modo per esprimere un'azione in modo generale; esso dà il significato di base del verbo
senza specificare la persona. Si usa:
- in frasi dipendenti → Ti prego di ascoltare
- dopo i verbi servili→ Devo uscire.( devo è servile) o fraseologici → Sto per partire.
- per dare istruzioni di tipo tecnico→Mettere la farina nella terrina e mescolare.
Il modo infinito ha due tempi: presente, passato.

TEMPO PRESENTE

Si usa:
- nelle frasi indipendenti, quando ciò che si dice è riferito al presente o in modo
assoluto.→Rispettare gli animali in libertà
- nelle frasi dipendenti quando l'azione avviene contemporaneamente (nel presente o nel
passato)oppure dopo rispetto a quello che si dice nell'altra frase: → Credo(adesso),di avere
ragione(adesso)
Credevo (in passato) ,di avere ragione(in passato)

TEMPO PASSATO
Si usa:
- nelle frasi indipendenti per esprimere desideri riferiti al passato →Oh aver vissuto più
spensieratamente!
- nelle frasi dipendenti quando l'azione avviene prima di quella espressa nell'altra frase
→Credo(adesso) di avere avuto(in passato) ragione.

MODO PARTICIPIO

E' il modo che esprime una condizione o un'azione che riguarda qualcuno o
qualcosa. Spesso è usato come aggettivo.
Esempio: Che pavimento pulito(aggettivo).

Non dà informazioni sulla persona, ma esprime il numero:


il sole splendente (singolare)/ i capelli splendenti (plurale).
Nel tempo passato il participio esprime anche il genere:
l'uomo nascosto( maschile)/ la donna nascosta( femminile).
Il participio ha due tempi: presente,passato.

TEMPO PRESENTE

E' poco usato come verbo.


Esempio: I soldati assedianti la città furono respinti.

Più spesso è usato come aggettivo.


Esempio: La cura dimagrante è difficile da seguire.

TEMPO PASSATO

Si usa insieme ai verbi ausiliari per formare:


- i tempi composti di tutti i verbi ( io ho parlato)
- tutti i tempi in forma passiva ( io sono stato inseguito).
E' usato da solo nelle frasi dipendenti come nell'esempio:
Uscito di casa, ha visto Mario ( uscito = quando è uscito)
Nelle frasi indipendenti indica un'azione che è avvenuta prima rispetto a quella espressa
nell'altra frase.
Esempio: Finite le vacanze, cominceremo la scuola.
Nelle forme composte con l'ausiliare essere il participio concorda nel genere e nel numero con
il soggetto.
Esempio: Carlo è partito ( Carlo è maschile, singolare)
Maria è partita ( Maria è femminile, singolare).
I ragazzi sono partiti ( ragazzi è maschile plurale).
Le ragazze sono partite ( ragazze è femminile plurale).

Nelle forme composte con l'ausiliare avere il participio mantiene la forma del singolare
maschile indipendentemente del soggetto.
Esempio: Carlo ha mangiato.
Maria ha mangiato.
1 ragazzi hanno mangiato.
Le ragazze hanno mangiato.

Se però il participio è preceduto dal pronome personale di terza persona " lo, la, li, le " è
obbligatoria la concordanza con il complemento oggetto.
Esempio: -Il pane era fresco e io 1' ho (lo ho) comperato ( comperato = c'è "o" perché il
pronome "lo" si riferisce
alla parola pane che è maschile singolare).
-La matita costava poco e io l’ho( la ho) comperata (comperata = c'è "a" perché il
pronome "la" si
riferisce alla parola matita che è femminile singolare).
-I pani erano freschi e io li ho comperati ( comperati=c'è "i" perché il pronome "li" si
riferisce alla parola
pani che è maschile plurale).
-Le matite costavano poco e io le ho comperate ( comperate =c'è "e"
perché il pronome "le" si riferisce alla parola matite che è femminile plurale).

MODO GERUNDIO

Il gerundio indica come, in quale modo si svolge un'azione rispetto a un'altra, ma può
anche indicare causa, tempo, mezzo rispetto a quello che si dice nella frase da cui
dipende.
Esempio: Mario mi ha salutato, sorridendo ( è il modo in cui mi saluta).
Avendo sbagliato, siamo stati bocciati ( è la causa).
Tornando da scuola, ho ascoltato la musica ( tempo).
Sbagliando si impara (mezzo).
Il gerundio dà indicazioni di numero e genere solo nel passato con l'ausiliare essere (°).
Ha due tempi: presente,passato.

TEMPO PRESENTE
Essendo | avendo | parlando | andando
Si usa quando l'azione si svolge contemporaneamente all'azione dell'altra frase.
Esempio: Correndo sono caduto ( mentre correvo sono caduto, cioè nello stesso momento).

TEMPO PASSATO

Essendo stato° | avendo avuto | avendo parlato | essendo andato°

Si usa quando l'azione si svolge prima di quella dell'altra frase.


Avendo studiato tanto, mi sono stancato (prima ho studiato, poi mi sono stancato).

° Con l'ausiliare essere concorda in numero e in genere con il soggetto.


Esempio: Essendo arrivato Carlo...( maschile singolare)
Essendo arrivati i ragazzi..( maschile plurale)
Essendo arrivata Maria ( femminile singolare)
Essendo arrivare le ragazze( femminile plurale).

9- LE FORME DEL VERBO

Il verbo ha tre forme:


attiva ( io parlo) = quando il soggetto compie l'azione
passiva ( io sono sgridato)=quando il soggetto subisce l'azione
riflessiva ( io mi lavo) = quando l'azione che fa il soggetto ricade sul soggetto stesso.

VERBI RIFLESSIVI

io mi lavo

Il verbo ha la forma riflessiva quando esprime un'azione che si riflette sul soggetto.
Esempio: Marat si guarda allo specchio

La sua forma si fa aggiungendo prima delle normali forme attive del verbo le particelle
pronominali : mi,ti,si,ci,vi,si.
Io mi lavo io lavo me stesso/a
Tu ti lavi tu lavi te stesso/a
Lui/lei si lava lui/lei lava se stesso/a
Noi ci laviamo noi laviamo noi stessi/e
Voi vi lavate voi lavate voi stessi/e
Loro si lavano loro lavano se stessi/e

Le particelle pronominali però, seguono il verbo se è un imperativo alla seconda persona


singolare e plurale, o alla prima persona plurale.
Esempio: Carlo, lavati(seconda persona singolare).
Ragazzi, lavatevi (seconda persona plurale).
Su, muoviamoci(prima persona plurale).
Nei tempi composti il verbo riflessivo usa sempre l’ausiliare essere concordato con il soggetto
nel numero e nel genere.
Esempio: Carlo si è lavato (Il soggetto Carlo è maschile singolare = lavato).
Maria si è lavata ( Il soggetto Maria è femminile = lavata).
I ragazzi si sono lavati (Il soggetto “i ragazzi” è maschile plurale =lavati).
Le ragazze si sono lavate (Il soggetto”le ragazze”è femminile plurale = lavate).

Coniugazione del verbo riflessivo" lavarsi al tempo passato prossimo

Io mi sono lavato/a
Tu ti sei lavato/a
Lui/lei si è lavato/a
Noi ci siamo lavati/e
Voi vi siete lavati/e
Loro si sono lavati/e

Con i verbi modali (o servili: sono quelli che si mettono prima di un verbo all'infinito per dare a
questo verbo un significato particolare. Esempio : devo studiare, posso telefonare, voglio
riposare)DOVERE, POTERE , VOLERE nei tempi composti ,sono possibili due forme:

1 - Se la particella pronominale si mette davanti all'ausiliare, questo sarà " essere" e il


participio concorda con il soggetto nel numero e nel genere.
Mi sono dovuto/a alzare
Ti sei dovuto/a alzare
Si è dovuto/a alzare
Ci siamo dovuti/e alzare
vi siete dovuti/e alzare
Si sono dovuti/e alzare

Mi sono potuto/a alzare


Ti sei potuto/a alzare
Si è potuto/a alzare
Ci siamo potuti/e alzare
Vi siete potuti/e alzare
Si sono potuti/e alzare

Mi sono voluto/a alzare


Ti sei voluto/a alzare
Si è voluto/a alzare
Ci siamo voluti/e alzare
Vi siete voluti/e alzare
Si sono voluti/e alzare

2- Se la particella pronominale si mette dopo il verbo all'infinito che segue il verbo modale e la
si unisce all'infinito, l'ausiliare è "avere".
Ho dovuto alzarmi
Hai dovuto alzarti
Ha dovuto alzarsi
Abbiamo dovuto alzarci
Avete dovuto alzarvi
Hanno dovuto alzarsi

Ho potuto alzarmi
Hai potuto alzarti
Ha potuto alzarsi
Abbiamo potuto alzarci
Hanno potuto alzarsi

Ho voluto alzarmi
Hai voluto alzarti
Ha voluto alzarsi
Abbiamo voluto alzarci
Avete voluto alzarvi
Hanno voluto alzarsi

LA FORMA ATTIVA

Io parlo | io vado

La forma attiva è quella base del verbo e si trova nel vocabolario. Tutti i verbi hanno
questa forma.
Esempio: Loro parlano italiano molto bene
Oggi andiamo al concerto

LA FORMA PASSIVA

Io sono amato

La forma passiva si può avere solo se un verbo è transitivo.


Nella coniugazione passiva i verbi usano sempre l'ausiliare essere più il participio passato del
verbo che concorda nel genere e numero con il soggetto.
Esempi: La bambina è vestita dalla nonna
I libri sono pubblicati dalla casa editrice

Per trasformare una frase dalla forma attiva a quella passiva si fa così:
- il complemento oggetto della forma attiva diventa il soggetto della passiva
- Il verbo cambia dalla forma attiva alla passiva ed ha sempre l'ausiliare essere
- Il soggetto della forma attiva diventa un complemento d'agente con davanti la
preposizione "da".

Esempio: forma attiva: Gli studenti(soggetto) ascoltano(verbo


attivo)l'insegnante(complemento oggetto).
forma passiva: L'insegnante(soggetto) è ascoltata(verbo passivo) dagli
studenti(complemento d'agente) .

10- VERBI IMPERSONALI

La maggior parte dei verbi si riferisce a una persona ben precisa come :

mangi → tu mangi
parlano → loro parlano

Esistono però dei verbi che non si riferiscono a una persona o cosa determinata, ma indicano
un fatto in se stesso senza precisare chi compie l’azione. Questi verbi si
chiamanoimpersonali e si usano solamente alla terza persona singolare.

Esempio: Piove da molte ore

Sono impersonali tutti i verbi che indicano fenomeni atmosferici:

piovere
piovigginare
nevicare
grandinare
tuonare
lampeggiare
diluviare
annottare
albeggiare
…..

e le locuzioni verbali che indicano eventi naturali:

fare freddo
fare caldo
fare buoi
fare giorno
fare bello
essere afoso
….

Si usano impersonalmente, alla terza persona singolare, anche verbi come:

accadere Accade spesso di sbagliare


avvenire A volte avviene che mi annoio
succedere Ti succedeva di arrabbiarti
bastare Bastava che lo dicessi
bisognare Bisogna che studi di più
parere Pareva che fosse felice
sembrare Sembra che sia già un uomo
importare Non mi importa se sei stanco
occorrere Occorre che tu lavori
convenire Conviene che ne parliamo

La costruzione impersonale

E’ possibile rendere impersonale qualsiasi verbo mettendo la particella si davanti al verbo alla
terza
persona singolare ( in tutti i modi e i tempi)
→ si studia, si parlava, si sapeva, si partirà,si direbbe..)
Anche in questo caso non c’è nessun soggetto.

Esempio: In quell’agenzia di lavoro si promette tanto e non si mantiene niente.

I verbi con la costruzione impersonale formano i tempi composti con l’ausiliare essere:

Si crede che abbia vinto


Si è creduto che avesse vinto

Attenzione: In questi tempi composti il participio passato:

- esce in “o “, se il verbo nella forma personale è coniugato con l’ausilare avere:


Esempio: Si è detto che bisogna stare attenti

dire = vuole l’ausiliare “avere” nella forma personale → ho detto

- esce in “i” se il verbo nella forma personale è coniugato con l’ausiliare essere:
Esempio: Quando si è arrivati a queste decisioni, non si può più fare nulla

arrivare = vuole l’ausiliare “essere” nella forma
personale → sono arrivato

Quando il verbo è riflessivo la forma impersonale si forma cosi:


ci + si + terza persona singolare del verbo.

Esempio: In Italia ci si veste bene.

Il si impersonale diventa ci per evitare la ripetizione:


ci si veste non si si veste
ci si lava non si si lava
ci si annoia non si si annoia

Nei tempi composti la forma impersonale dei verbi riflessivi si forma così:

ci + si + terza persona singolare del verbo essere + participio passato al maschileplurale (i).

Esempio: In Italia ci siè vestiti bene.

11- L’AVVERBIO

L’avverbio è una parola invariabile che ha la funzione di determinare o modificare il significato


della parola a cui si riferisce.

L’avverbio può riferirsi a un verbo,(ho fatto i compiti velocemente), a un nome (neanche un


bambino farebbe così), a un pronome (perfino loro erano al cinema)o a un altro avverbio(si è
comportato molto male).

La posizione dell’avverbio
L’avverbio si mette di solito vicino al nome cui si riferisce. Se si riferisce a un verbo di solito si
mette dopo (Hai parlato troppo). Se si riferisce a nomi, pronomi, aggettivi, avverbi, di solito si
mette prima.(Secondo me pesi quasi un quintale. Anche lui ha perso la pazienza. E’ una
donna abbastanza gentile. Il pesce è cucinato molto bene.).

La forma degli avverbi


Alcuni avverbi hanno una loro forma autonoma: qui, qua,lì, là, bene,male,già,forse,sempre
mai,spesso.
Altri avverbi derivano da una parola(aggettivo,nome,verbo)che diventa avverbio con l’aggiunta
di : “MENTE” : sereno + mente = serenamente;o con l’aggiunte di “ONE” : ginocchio + oni =
ginocchioni.
Ci sono poi le locuzioni avverbiali , cioè gruppi di parole che insieme hanno la funzione di
avverbio.: poco fa, senza dubbio,d’ora in poi,or ora, passo passo, ecc.

Il Grado degli avverbi


Molti avverbi possono avere il grado comparativo ( di maggioranza, minoranza, uguaglianza) e
il grado superlativo

Esempio:
Comparativo
Velocemente Più velocemente (comparativo di maggioranza)
Meno velocemente (comparativo di minoranza)
Tanto velocemente ( comparativo di uguaglianza)

Spesso Più spesso


Meno spesso
Tanto spesso

Superlativo
Velocemente Velocissimamente ( superlativo assoluto)
Molto/ assai velocemente (superlativo assoluto)
Il più/ il meno velocemente ( superlativo relativo)

Spesso Spessissimo (superlativo assoluto)


Molto/ assai spesso(superlativo assoluto)
Il più/ il meno spesso (superlativo relativo)

L’avverbio si può alterare


Alcuni avverbi possono avere le forme di diminutivo,vezzeggiativo, accrescitivo, peggiorativo.
Esempio:
bene benino benone
male malino maluccio/malaccio
poco pochino/pochetto
piano pianino
adagio adagino

TIPI DI AVVERBI
A secondo del loro significato gli avverbi possono essere:
di modo(si comporta male)
di luogo (laggiù c’è tanta gente)
di tempo (presto o tardi arriverà)
di quantità (è troppo tardi)
di affermazione, negazione (tornerà di sicuro; non mi piace)
di dubbio (forse tornerà domani).

12- PREPOSIZIONI

Le preposizioni sono parole che si mettono davanti a nomi, aggettivi, pronomi, verbi all’infinito
per metterli in relazione tra loro e con le altre parole della frase.
Esempio: Le tenere foglie dei rami = dei collega il nome” rami” al nome “foglie.
Tra gli stranieri alcuni non hanno il permesso di soggiorno = tra collega “stranieri a “
alcuni”.
Le preposizioni sono parole invariabili, cioè non cambiano forma qualsiasi sia il genere e il
numero della parola che segue.

Sono di due tipi:

PREPOSIZIONI SEMPLICI
DI , A , DA , IN , CON , SU , PER , TRA , FRA
Esempio: Il figlio di Laura ; vado a scuola; vengo da Pietroburgo; vivo in Italia; arrivo con il mio
amico; su Rai uno
c’è un film; questo è per te; tra poco comincio a studiare.

PREPOSIZIONI ARTICOLATE
Sono formate da preposizione semplice + articolo determinativo.
Esse seguono le regole di concordanza degli articoli determinativi
Esempio: il libro della(= di + la) ragazza ( la ragazza); il libro del(di + il) ragazzo(il ragazzo); il
libro dello (di + lo)
studente (lo studente); il libro delle(di + le) ragazze (le ragazze); il libro dei (di + i)
ragazzi(i ragazzi) ; il
libro degli (di + gli) studenti (gli studenti).

il lo la i gli le

a al allo alla ai agli alle

da dal dallo dalla dai dagli dalle

di del dello della dei degli delle

in nel nello nella nei negli nelle

su sul sullo sulla sui sugli sulle

Le preposizioni articolate formate da con + gli articoli il, lo, la, i ,gli, le → col, collo, colla,coi,
cogli, colle sono ormai in disuso.
L’uso delle preposizioni si impara con la pratica e consultando un vocabolario.

Di seguito ci sono alcuni esempi di quello che indicano le preposizioni.

a porto un' aranciata a Mario termine


sto a casa luogo
arrivo alle due tempo
studio a memoria modo
andare a pesca fine

da fatto da un pittore agente


veniamo da Milano origine
passo da Roma/ vado dal medico luogo
leggo da tre ore tempo
muoio dalla fame causa
carte da gioco fine

di il libro di storia specificazione


di giorno, d’inverno tempo
foglio di carta materia
sono di Brescia luogo, origine

con vado con Luca compagnia


vado con la macchina mezzo
con un’anima sensibile qualità
lavorare con calma modo

in sto in casa luogo


in aprile tempo
in tre ore durata
vivo in solitudine modo
borsa in pelle materia
eravamo in tre numero

per parto per Mosca luogo


mi fermo per un attimo tempo
lo sento per radio mezzo
ti ammiro per la tua pazienza causa
bevi la medicina per la tosse fine
l’ho comperato per pochi euro prezzo

su la casa sul mare luogo


vediamoci sul tardi tempo
un libro sull’ambiente argomento
vestito su misura modo

tra/fra tra i monti luogo


tra mezz’ora tempo
tra la gente compagnia

13- LA CONGIUNZIONE

Le congiunzioni sono parole invariabili che hanno la funzione di unire tra loro
le frasi oppure due parole all’interno delle frasi.
Esempio: Il mio cane mi fa le feste, quando torno a casa.
Livia ha un gatto e un uccellino.

Sono di tre tipi:


congiunzioni semplici → se sono formate da una sola parola: e, o , ma,che ,
quando, se, né.
Esempio : Parlo un po’ italiano, ma devo migliorare.

congiunzioni composte → se sono formate dall’unione di due parole : perché (


per + che); oppure ( o + pure);allorché ( allora + che) ; affinché ( a + fine + che).
Esempio : Ti ho portato un libro affinché tu studi.

locuzioni congiuntive → se sono formate da gruppi di parole : in modo che; dal


momento che ; appena che; cosi che ; vale a dire ; allo scopo di; anche se; dopo
che.
Esempio : comperami il giornale dal momento che esci.

14- L’INTERIEZIONE (O ESCLAMAZIONE)

Sono parole invariabili che esprimono uno stato d’animo quale ad esempio:
gioia, dolore,paura, fastidio,disprezzo, meraviglia, sorpresa.

Le interiezioni rendono il discorso più vivace, ma non hanno rapporto con le


altre parole della frase; infatti sono del tutto autonome.

Sono di tre tipi:


interiezioni proprie → sono parole che si usano solo in questa funzione:
oh ah eh uh ih ehi beh ehm ohi boh ahimè

interiezioni improprie → sono altre parole( nomi, aggettivi,avverbi,verbi..) che


prendono questa funzione:
aiuto! Silenzio! Viva! Dai! Calma! Bene! Male! Accidenti! Forza! Salute! Attent
o! Basta!

locuzioni esclamative → sono gruppi di parole che insieme formano


un’esclamazione:
mamma mia ! santo cielo ! che peccato! per favore! povero me !