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Libreria Musicale Italiana (LIM) Editrice

AGENTI TEATRALI NEL MONDO DELL'OPERA LIRICA ITALIANA DELL'OTTOCENTO


Author(s): John Rosselli
Source: Rivista Italiana di Musicologia, Vol. 17, No. 1 (1982), pp. 134-154
Published by: Libreria Musicale Italiana (LIM) Editrice on behalf of Società Italiana di
Musicologia
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/24317843
Accessed: 06-07-2017 19:09 UTC

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AGENTI TEATRALI
NEL MONDO DELL'OPERA LIRICA ITALIANA
DELL'OTTOCENTO

È di ieri la clamorosa denuncia che mandò in prigione vari ri


spettabilissimi direttori di teatri lirici italiani per essersi serviti di
agenzie teatrali. Che l'agente ο mediatore ο sensale fosse in qualche
modo un personaggio illegittimo (anche quando non vigeva, come
vige adesso, un divieto legale del resto inosservato) era, nel mondo
dell'opera lirica italiana dell'ottocento, impressione abbastanza dif
fusa. Infatti la mediazione d'ogni genere, che pretende di guadagnare
senza produrre, si presta sempre all'accusa di essere parassitica e
inutilmente dispendiosa. Eppure fu proprio nell'Ottocento che l'agen
zia teatrale, già attiva nel tardo Settecento, giunse al massimo ri
goglio. Col fiorire della produzione operistica e il moltiplicarsi di
teatri e stagioni l'agenzia di mestiere da un canto si rivelò essenziale
all'andamento dell'opera lirica, mentre d'altro canto ne esasperava
sotto molti aspetti il carattere equivoco. L'agente, si può dire, rias
sumeva nel suo comportamento molte delle tensioni socio-economi
che che esprimeva il mondo del teatro lirico, anzi era il caso limite
che le dimostrava a oltranza.1

1 Questo studio fa patte d'un lavoro d'insieme sugli impresari dell'opera lirica
italiana dal tardo Settecento al tardo Ottocento, di prossima pubblicazione, condotto
con una borsa del Social Science Research Council britannico. Nelle note vengono
adoperate le abbreviazioni seguenti:
Archiginnasio: Biblioteca dell'Archiginnasio, Bologna
ASB ASC Dep. Pub. Sp.: Archivio di Stato, Bologna, Archivio Storico del
Comune, Deputazione dei Pubblici Spettacoli
ASV: Archivio di Stato, Venezia
ATLaF: Archivio del Teatro La Fenice, Venezia
BNF CV: Biblioteca Nazionale, Firenze, Carteggi Vari
BTBR: Biblioteca Teatrale del Burcardo, Roma
Fondo Pacini, Biblioteca Comunale, Pescia
MTS: Museo Teatrale alla Scala, Milano
Piancastelli: Collezione Piancastelli, Biblioteca Comunale, Forlì.

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AGENTI TEATRALI NEL MONDO DELL'OPERA LIRICA 135

In un paese come l'Italia settecentesca, povero e sovrappopolato,


la mediazione era un'attività normale per buona parte delle popola
zioni urbane. Chi viveva alla meglio di piccoli servizi era non solo
il facchino ο il venditore ambulante, ma la persona che ti faceva tro
vare un albergo, un negozio, una donna, come pure chi, godendo d'un
posto magari modesto ma privilegiato (cancelliere d'un nobile, com
messo d'un appaltatore di servizi pubblici), era in grado di conce
dere favori ottenendo in cambio una mancia, uno sconto, ο una prov
vigione. Atteso poi che dal tardo Seicento il mondo dell'opera era
sempre stato in gran parte girovago, con compositori, cantanti, e tal
volta impresari che passavano in continuazione da una città e una
stagione all'altra, si capisce come la mediazione teatrale fosse un con
cetto abbastanza impreciso. Da un lato chiunque poteva chiedere una
modesta provvigione, fosse esso suonatore ο macchinista ο suggeri
tore, per aver procurato a qualcuno il modo di guadagnare; dall'altro
perdurava, e sarebbe perdurata per gran parte dell'Ottocento, l'atti
tudine di personaggi ο potenti ο agiati ad occuparsi gratuitamente di
affari teatrali e mandare avanti una stagione d'opera, quasi sempre
vista (specie prima del 1848 e specie dalle classi alte) come uno dei
massimi avvenimenti della vita sociale cittadina. Il nunzio papale a
Vienna che nel 1847 si premurava per far cantare Eugenia Tadolini
alla fiera di Senigallia,2 ο il deputato francese incaricato da Cavour
di riferire su un altro soprano,3 avevano molti predecessori.
Osserviamo l'incertezza di questo concetto seguendo i preparativi
per la stagione d'apertura, nel 1788, del nuovo Teatro Comunale di
Faenza. Sia il teatro sia la stagione rappresentavano un grosso sforzo
economico per una piccola città, anche se questa stava attraversando
un periodo di notevole risveglio illuministico. L'impresa della prima
stagione, affidata a 46 caratisti tra nobili e cittadini — questi com
prendevano due uomini che erano ο sarebbero diventati impresari
teatrali di mestiere - si premurò di ordinare un'opera seria nuova e
di scritturare un sopranista. Ciò venne fatto a Roma dal suo incari
cato, un abate, con l'aiuto d'un mediatore non meglio identificato il
quale si rimetteva alla direzione dell'impresa faentina per un even

2 G. Radiciotti, Teatro, musica e musicisti in Sinigaglia, Milano, Ricordi 1893,


P. 97.
3 Storia del Teatro Regio di Torino, a cura di A. Basso, Torino, Cassa di Risparmio
di Torino 1976, II, p. 294.

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136 JOHN ROSSELLI

tuale compenso. Contemporaneamente gl


tramite una fitta corrispondenza con B
parte due dilettanti - uno medico e l'al
zione sociale, amico della prima donna
uomini di teatro: il noto agente Antoni
talvolta impresario di Bologna Luigi B
dava a Faenza gran quantità di notizie e
si trovavano, come avevano cantato d
preteso; insomma, si presentava come il
trale ' - sinonimo di agente - e benché
teria pare probabile che fosse stato rego
Non diversamente dall'impresa di Fae
il duca Sforza Cesarini (1771-1816), pro
presario del Teatro Argentina; questi av
dilettante, mentre allo stesso tempo tr
stiere quale Angelo Ben ti voglio (« Ben
nemici), noto agente di Bologna ed im
di Parma.6
Se la mediazione di dilettanti non svanì mai del tutto nel corso
dell'Ottocento, tuttavia tra l'ultimo Settecento e il primo Ottocento
si cristallizzò l'agenzia professionale con le sue funzioni e la sua
geografia.
Per le funzioni citiamo la circolare a stampa con la quale si pre
sentava nel 1827 una nuova ditta:

Lo stabilimento di questa società ha per iscopo principale di assicu


rare ai signori virtuosi di musica e ballo ed a qualunque altro artista tea
trale i rispettivi contratti, che saranno colla medesima stipulati, ed alli

4 Non imparentato, per quanto si sappia, col cantante. Nel 1784 era già « the
great theatrical broker » di Bologna: cfr. Michael Kelly, Réminiscences, a cura di
R. Fiske, Oxford, Oxford University Press 1975, p. 94.
5 Carte dell'impresa di Faenza, 1788, Piancastelli 130.3-13, 39-79. Cfr. G. Paso
lini-Zanelli, Il Teatro di Faenza dal 1788-1888, Faenza, Conti 1888, pp. 8-11, 16-27,
35-44. L'opera rappresentata in questa prima stagione fu il Caio Ostilio di Nicola Gior
dani (Giordaniello). Gli incaricati dilettanti dell'impresa furono, a Roma, l'abate Bal
dassarre Rocchetti, a Bologna il medico Gioanni Tacconi e Pietro Vitali.
6 M. Rinaldi, Due secoli di vita musicale al Teatro Argentina, Firenze, Olschki
1978, I, p. 513; G. Radiciotti, Gioacchino Rossini, Tivoli, Majella 1927-1929, I,
p. 31 n.; L. Pacini a G. C. Martorelli, 8 dicembre 1809, Archives Nationales, Pa
rigi, F1" 139.

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AGENTI TEATRALI NEL MONDO DELL'OPERA LIRICA 137

signori impresari, nonché alle direzioni de' teatri, la qualità e quantità de


gli artisti che le verranno richiesti.
Vi saranno presso il detto bureau impiegate varie persone di molta
capacità [...] onde esattamente informare le direzioni ed imprese del
merito degli artisti.
La ditta commissionaria farà per ordine e conto delle direzioni e
delle solide imprese sovvenzioni a macchinisti, attrezzisti, negozianti di
musica, vestiaristi ecc. Provvederà e spedirà alle medesime qualunque og
getto teatrale di cui potessero abbisognare, e farà anche anticipazioni ai
virtuosi, previ gli opportuni concerti.

Su tutte queste operazioni la provvigione sarebbe stata del 5 %


per l'Italia e del 6 % per l'estero.7
Questa circolare si sarebbe potuta applicare a molte altre agenzie.
L'agente era pronto a fare un po' di tutto: a scritturare non solo
cantanti e ballerini per le prime parti, ma coristi, suonatori, macchi
nisti, suggeritori, insomma tutto il personale teatrale per quanto
umile; pronto pure a fare lo spedizioniere (funzione essenziale quando
spartiti e vestiario dovevano passare la dogana dei vari stati italiani);
pronto, infine, ad assicurare un servizio d'informazioni. Infatti, se
l'agente in un senso sfumava nell'impresario, in un altro senso sfu
mava nel giornalista: buona parte degli agenti ottocenteschi dirige
vano un giornale teatrale, del quale poi costituivano probabilmente
l'intero personale: i bureau, le « varie persone » delle circolari non
vanno prese troppo sul serio, trattandosi d'un mestiere, quasi per
definizione, individuale. Tutt'al più vi erano associazioni di indivi
dui, al solito effimere, magari con un segretario. Ma l'agente-giorna
lista e l'agente-impresario erano, al limite, tipi abbastanza diversi.
Altra occupazione, infine, che facilmente si combinava con l'agenzia,
era il negozio di musica e strumenti musicali con annessa copisteria;
per alcuni agenti il negozio sarà forse stato secondario, mentre per
l'editore e negoziante di musica Giovanni Ricordi l'agenzia era sen
z'altro marginale.8

7 Circolare della Società Commissionaria Teatrale sotto la ditta Rossi Mafiei e


Galeotti, BTBR Fondo Capranica, corrispondenza, 1 die. 1827. Il principale di que
st'agenzia era il noto agente Gioanni Rossi.
8 Ricordi ' trattò ' più volte cantanti per conto del marchese Bartolomeo Capranica,
proprietario del Teatro Valle di Roma, spesso ma non sempre dietro richiesta del mar
chese: ibid., corrispondenza del 1827-28, 1836, 1838. Cfr. G. Zavadini, Donizetti,
Bergamo, Istituto italiano d'arti grafiche 1948, pp. 370-371. Lo stesso Ricordi si seccò

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138 JOHN ROSSELLI

Nel Settecento Bologna era il centro del


almeno da Napoli in su, e quindi della m
cento tale centro cominciò a spostarsi ve
posizione di Milano capitale del regno d'I
diose stagioni della Scala assicurate in q
del giuoco d'azzardo. Sembra però esager
un impresario milanese per il quale « B
scheletro in questo proposito ».9 Si tratta
decadimento, quasi consumato verso la m
Firenze, Roma e Napoli erano altre città
ma sempre in numero molto minore risp
mercato teatrale si collocava nelle vie (ad
attorno alla Scala. Gli agenti milanesi più
fici, ma buona parte del traffico si svolg
dei Filarmonici dirimpetto alla Scala, più t
lo stesso sotto altro nome), infine, dal
Emanuele. Vi erano inoltre gli agenti più
Ricordi nel 1889 si lamentò dei « cosidde
stano la galleria ».u
L'agenzia di mestiere, anche dopo che si
contraddistinta innanzitutto dal caratter
attribuito, e poi dalla facilità con la quale
teatrale potevano farsi agenti, quindi da una
e da una concorrenza spietata.

vedendo che « questi moderni impresari si sono mes


trattare [il nolo degli] spartiti col mezzo de' corris
voler la loro provvigione vengono a importunar ta
noli [...] »: a Nicola Vaccaj, 6 nov. 1845, Archivio Vaccaj, Biblioteca Comunale,
Tolentino.
9 A. Petracchi, Sul reggimento de' pubblici teatri, Milano, Ferrario 1821, p. 20.
Sugli effetti del giuoco cfr. J. Rosselli, Governi, appaltatori e giuochi d'azzardo nel
l'Italia napoleonica, « Rivista Storica Italiana », XCIII, 1981, fase. 2.
10 Questo decadimento veniva pienamente riconosciuto nel 1863 dall'agente bolo
gnese Gaetano Fiori, il quale, guardando soltanto al numero degli artisti disponibili
sulla piazza, faceva un malinconico confronto con la situazione ancora fiorente di circa
trent'anni prima: Teatro Arti e Letteratura, 19 marzo 1863. Però Bologna avrebbe
ancora funzionato per almeno venti ο trent'anni come centro di rifornimento per i teatri
della regione adriatica.
11 C. Gatti, Il Teatro alla Scala nella storia e nell'arte, Milano, Ricordi 1963, I,
p. 47; E. Verzino, Le Opere di Gaetano Donizetti: contributo alla loro storia, Ber
gamo, Carnazzi 1897, pp. 31-32; C. Santley, Student and Singer, Londra, Macmillan
1892, p. 88; P. Cambiasi, La Scala, 5" ed., Milano, Ricordi 1889, ρρ. χιιι-χνιιι.

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AGENTI TEATRALI NEL MONDO DELL'OPERA LIRICA 139

Impresari e direzioni facevano volentieri a meno degli agenti per


il semplice motivo esposto dall'impresario Crivelli, il quale deside
rava scritturare il famoso soprano Violante Camporesi: « passando
per mano di corrispondente la pagheremo due ο tremila franchi di
più ».12 Non solo, ma - secondo un membro della Nobile Società dei
Cavalieri, impresaria del Teatro Regio di Torino - si sarebbero po
tuti evitare anche « i soliti sconci raggiri, gl'incagli, e quei maliziosi
temporeggi de' sensali di Milano [...] ».13 Per fare affari gli agenti
dovevano in qualche modo imporsi. Più che altro essi erano neces
sari per il ritmo incalzante delle stagioni e per il moltiplicarsi dei tea
tri, insomma per la crescita della domanda non solo italiana ma in
ternazionale nel periodo della Restaurazione; diventava insieme
troppo complesso e troppo affrettato l'allestimento d'una stagione per
essere combinato senza passare per il loro tramite.
Però questa crescita della domanda era più che bilanciata da quella
dell'offerta. Nella seconda metà del secolo un baritono di secondo
piano in una carriera più che trentennale ebbe a che fare con almeno
44 agenzie teatrali, buona parte delle quali agiva contemporanea
mente.14 Questo pullulare degli agenti toccava forse il suo massimo
negli anni compresi fra il 1850 e il 1890ca., ma condizioni non molto
diverse vigevano già verso il 1820-1830. Lo si vede dalla frequenza
con la quale due ο più agenti si contendevano lo stesso contratto, e
dalla facilità con la quale impresari e direzioni si servivano di più
d'uno per poi piantarli in asso.
Secondo la regola convenzionale, « in affari teatrali chi primo
manda il contratto è quello che è ricompensato [...] ».15 Ma questa
regola era tutt'altro che di facile applicazione. Niente di più comune
nelle vicende teatrali del cantante che si vedeva proporre un con
tratto per una data stagione da due ο tre agenti diversi ognuno dei
quali pretendeva essere stato incaricato dall'impresa.16 Spesso era

12 Giuseppe Crivelli ad Alessandro Lanari, 21 luglio 1829, BNF CV 358/147


(a proposito della stagione del carnevale 1830 alla Fenice).
13 Così si esprimeva nel 1826 il marchese Morozzo: Storia del Teatro Regio cit.,
II, p. 190.
14 Corrispondenza di Giovanni Marchetti, Piancastelli autogr. s.v. Marchetti.
15 Luigia Boccabadati ad Alessandro Lanari, 7 sett. 1848, BNF CV 348/59.
16 Cesare Badiali nel 1848 ebbe offerte per il San Carlo dagli agenti Antonio Ma
gotti di Bologna, Davide Nizza di Milano, e Luigi Ronzi di Firenze, e inoltre venne

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140 JOHN ROSSELLI

l'agente che speculava sulle possibilità d


nicando all'impresa le pretese dell'artis
dall'una né dall'altra parte.17 Ma poteva
tre agenti fossero effettivamente stat
dalla stessa impresa ad avvicinare artist
Laddove possiamo seguire vicende di q
che il marchese Bartolomeo Capranica, p
di Roma, aveva per sistema d'incaricare
di trattare lo stesso affare, servendosi m
suo impresario « testa di legno », com
nome. Lo scopo era senz'altro di vedere
dall'artista condizioni più favorevoli. C
assai noto, il quale nell'agosto 1825 ven
il prossimo carnevale al Valle il soprano
basso Cosselli, ben presto ebbe sentore
avvicinando gH stessi artisti: « Non vor
fare un piano teatrale, anche che fosse p
impadronirsi delle mie fatiche e del mio
Il 16 settembre, dopo varie trattative,
promesso col Sirletti per la somma alla
ma lo stesso giorno il Capranica gli com
un altro tenore tramite un altro agent
l'impresa del Valle scritturò la Blasis
agenti ancora. Curioso è che il Benelli si
« trista figura [...] Il mio e il suo onore
saputo del nuovo tenore] sono comp
presario lo informò delle scritture Blas
dicendogli per consolazione che avrebbe
venire, Benelli denunciò l'« insulto »:

avvicinato (sempre per conto dell'impresa di N


343/83-5. Perfino nel 1809, in pieno blocco contin
sedicenti incaricati dall'impresa del King's Theat
l'altro ad Amsterdam, si contendevano la prima
Italia: MTS CA 269, 273, 478.
17 Così l'agente fiorentino Amato Ricci dovette
del San Benedetto a Venezia accolse la sua propos
donna che lui aveva contato di vedere a Firenze
all'amico comune Napoleone Moriani per ottenere
una lettera tua in mano che dimostrerà che io tr
1851, MTS CA 3670.

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AGENTI TEATRALI NEL MONDO DELL'OPERA LIRICA 141

Se fossimo in Turchia ο in Africa questa sarebbe forse la più bella


maniera di trattare, ma in Italia non saprei invero che titolo dare a un sì
fatto procedere. Che mondo! E che gente vi sta dentro!

Però, dopo altri scambi di accuse, Benelli rimase disposto a trat


tare artisti per il Valle purché gli venissero mandate le scritture. Nel
dicembre 1825, dopo aver scritto ben 28 lettere a Roma (e varie al
tre verso altri recapiti) senza ricavarne un soldo, corrispondeva an
cora con l'impresario come se niente fosse. Analogo trattamento subi
rono nel 1828-1830 gli agenti Tommaso Marchesi e Gustavo Ga
leotti: non solo il Capranica e l'impresario si servivano anche di
agenti concorrenti, ma il marchese scriveva direttamente ad alcuni
cantanti per mettersi d'accordo escludendo ogni senseria. Anche
Marchesi e Galeotti si lamentarono, ma senza mai attribuire all'im
presa del Valle un qualsiasi obbligo.18 Insomma, i rapporti di forza
economica erano tali da costringere gli agenti, anche se relativamente
importanti e di pochi scrupoli (quali il Benelli e il Galeotti), ad in
goiare molti rospi nella speranza di riuscire un giorno a concludere
qualche affare.
In condizioni tali era difficile che un agente avesse mai il diritto
esclusivo di contrattare per un teatro, anche se vari agenti se ne van
tavano: perfino la rispettabilissima società proprietaria della Fenice
non era sempre al di sopra dei metodi del marchese Capranica, anche
perché dove vi erano tre presidenti e un impresario era facile che si
molteplicassero le iniziative e i disaccordi; 19 e perfino il notissimo
impresario Alessandro Lanari, una volta che si fu ridotto a fare solo
l'agente dopo i suoi rovesci del 1848-1849, dovette retrocedere dal
suo principio « non essere cosa conveniente per una agenzia di ripu
tazione il trovarsi posta in alternativa dallo stesso committente per
la stessa piazza e per gli stessi soggetti ».20

18 Corrispondenze col Benelli, 1825, con Marchesi, 1828, con Galeotti, con Gioanni
Rossi, e col soprano Fischer, 1829, BTBR Fondo Capranica. Cfr. analoga situazione nei
confronti del soprano Fanny Tacchinardi Persiani: l'impresario Bartolomeo Merelli la
trattava direttamente per Vienna ma la fece anche avvicinare dall'agenzia Marchesi di
Bologna: A. Marchesi a C. Balochino, 17 giugno 1836, carte Balochino, Wiener
Stadtbibliothek.
19 G. B. Bonola a G. Brenna, 23 sett. 1851, ATLaF Spettacoli b. 26; A. Torri al
dott. Rossi, 29 sett. 1852, Piancastelli 407.224.
20 Lanari ai fratelli Marzi, 18 sett. 1851, BNF CV 393/48. Si trattava di stagioni
a Roma, Terni e Pesaro per le quali i Marzi stavano trattando anche con l'agenzia

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142 JOHN ROSSELLI

Lo stesso Lanari nei suoi giorni di gl


tato almeno due volte il sistema di incaricare esclusivamente due
agenti, uno a Milano e uno a Bologna, i quali avrebbero poi diviso
tra di loro ogni provvigione sugli affari fatti per suo conto (prima
Bartolomeo Merelli e Antonio Magotti nel 1828, poi Filippo Bur
cardi e Magotti nel 1833), ma ambedue le volte il sistema durò po
chi mesi e i due agenti finirono per litigare.21
Così non deve sorprenderci che gli agenti si dessero facilmente
a vicenda dello « scellerato », dell'« intrigante », dei « porchi fot
tuti »; né che Merelli facesse condannare a qualche mese di prigione
per diffamazione i suoi « nemici » e concorrenti Pietro Camuri,
Gioanni Rossi, Raffaele Maffei, e Gustavo Galeotti; ο che Burcardi
scrivesse di Merelli « La rabbia lo divora [...] perché gli ò tolti due
buoni teatri, e se il cielo mi dà vita ne voglio far vedere delle belle ».22
E neanche ci deve sorprendere lo scioglimento entro un mese d'una
« alleanza di corrispondenza » creata nel 1826 da quattro agenti di
Milano, Bologna, Roma, e Napoli.23 Troppo aspra era la concorrenza
tra uomini, buona parte dei quali stava quasi sempre con l'acqua alla
gola. Non mancarono neppure episodi rocamboleschi: l'agente mila
nese Alberto Torri, avuto sentore nel 1850 dell'arrivo a Venezia di
due impresari « turchi » (ma probabilmente italiani ο ebrei levantini)
diretti a Firenze per combinare la formazione d'una compagnia
d'opera per Costantinopoli, si precipitò a Padova, li intercettò e se
fi portò dietro a Milano.2'1
Lo stesso rapporto di forza tra un'impresa ο una direzione ' so
lida ' e un agente qualsiasi tende a spiegare perché gli agenti, pur
ricavando la loro provvigione al solito dallo stipendio degli artisti,
dessero l'impressione di stare piuttosto dalla parte dei datori di la

Ronzi di Firenze. Ma il 30 sett. 1851 Lanari, pur lamentandosi che i Marzi non gli
avessero chiesto artisti per la loro impresa di Verona, non aspirava più all'esclusività:
ibid. 393/72.
24 Ibid. 350/144-51, 395/124-74.
22 A Lanari da Bonola (denunciando la « guerra spietata » a lui mossa da Camillo
Cirelli e Leopoldo Robbia), 1838; da Merelli, 1828; da Burcardi, 1833, ibid. 349/35-6,
350/143, 395/138. Non si sa l'esito finale del processo per diffamazione intentato da
Merelli a Camuri e altri: questi si appellarono chiedendo di essere graziati.
23 Burcardi a Zuccoli, 6 gen. 1827, BTBR Fondo Capranica, corrispondenza. I
quattro erano lo stesso Burcardi, Gaetano Buttazzoni, Giulio Cesare Martorelli e
G. B. Bordese.
24 B. Bava a Lanari, 1850, BNF CV 346/120.

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AGENTI TEATRALI NEL MONDO DELL'OPERA LIRICA 143

voro. Così Burcardi, per far calare le pretese d'un tenore, offriva di
mostrargli una lettera ostensibile nella quale l'impresario gli avrebbe
scritto « passi a scritturare l'altro soggetto che mi avete già detto »,
mentre in una lettera a parte avrebbe comunicato le sue vere inten
zioni; Ercole Marzi, impresario ed anche agente, tradiva un cantante
che desiderava trattare direttamente con lui anziché per il tramite
dell'agenzia Lanari; e Galeotti, subito dopo il fiasco del Romito di
Provenza di Pietro Generali alla Scala nel gennaio 1831, si affrettava
a consigliare la presidenza della Fenice (dove il Generali doveva scri
vere un'altra opera a marzo) « a protestare lo stesso Generali pel di
lui deperdimento mentale, il che è provato dall'accaduto ieri sera in
Milano » e a scritturare invece - naturalmente tramite il Galeotti -
il giovane Luigi Ricci.25 Gli artisti, dopo tutto, erano molti; i datori
di lavoro, quelli capaci di assicurare ad un agente parecchi contratti
per più stagioni, erano pochi.
Il compenso, comunque, l'agente lo prendeva in gran parte dalla
solita provvigione del 5 % ο 6 % sulla paga della persona scritturata.
Questa percentuale rimase immutata fino agli anni 1870, quando al
cuni agenti si misero a chiedere 1'8 % ο anche il 10 % per l'America;
negli anni 1880 troviamo provvigioni al 7 % per l'Italia e 8 % per
l'estero.26 Tali cambiamenti dipendevano dal mercato anziché da un
regolamento qualsiasi: secondo la legge di P. S. del 1865 gli agenti
erano obbligati ad iscriversi al registro, cosa che pochissimi avevan
fatto nel primo Ottocento (contrariamente ai mediatori dei contratti
di commercio), ma questa iscrizione richiedeva soltanto una lieve
tassa e una fedina penale pulita.27
Nel Settecento pare che la provvigione venisse pagata per metà
dall'artista e metà dall'impresario, e il caso non era del tutto ignoto

25 A Lanari da Burcardi, 24 agosto 1833; da E. Marzi, 28 sett. 1851, ibid. 350/141,


393/72; Galeotti alla presidenza della Fenice, 16 gen. 1831, ATLaF Spettacoli b. 3.
Scusandosi « se nulla ho combinato », l'agente Bonola nel 1837 spiegava a Lanari che
« non fu per mia incapacità, ma perché queste troje domandano paghe immense ed a
me montano i coglioni, e le rispondo come si deve »: BNF CV 349/16.
26 Corrispondenza di Politone Ronzi, 1874, Archiginnasio Coll. autogr. LX 15940;
di G. Lamperti, 1877, e M. Curiel, 1883, Piancastelli autogr. s.v. Marchetti; di C. D'Or
meville, 1885, MTS Coli. Casati 775. G. B. Benelli nel 1825 ostentò al marchese Ca
pranica di chiedere agli artisti solo il 3 %, ma forse non era vero: certo è che in altri
momenti della sua carriera il Benelli chiese il solito 5 %.
27 E. Rosmini, La legislazione e la giurisprudenza dei teatri, Milano, Manini 1872,
II, cap. 10; G. Valle, Cenni teorici-pratici sulle aziende teatrali, Milano, Classici Ita
liani 1823, pp. 140-152.

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144 JOHN ROSSELLI

nell'Ottocento.28 Più comune invece er


gione pagata per intero dall'artista ma
sario. Tale la norma seguita al Teatro
nice il segretario della presidenza, Gug
molti versi era l'impresario effettivo,
almeno alcune provvigioni. Quando la pr
Bonola per le sue molte fatiche nel com
vale 1851 (quella del Ri goletto) dando
che 900 (783 franchi), Bonola offers
L. aus. 100, ma Brenna pretese e ottenn
In tali circostanze, naturalmente, il 5
si riduceva al 2 '/2 %, come pure quand
combinavano tra di loro cessioni di artis
divisa in fette ancora più sottili: esse
paltata nel 1836-1838 ad una impresa
artisti vennero divise in tre.31 Qui la
l'I 2/ì % per ognuno. Viceversa un'agen
gnare da ambedue le parti. Quando il n
fece il rappresentante dell'impresa appa
di Bologna, suo figlio e socio ebbe la pr
chinista - e probabilmente su quella di altr
Nel primo Ottocento gli agenti potev
di prelevare sulla paga degli artisti la lor
non fosse stata versata. Più tardi questo
modo che sui contratti a stampa prepar

28 Valle, loc. cit.; Piancastelli 407.157.


29 Corrispondenza Bonola-Lanari, marzo 1845, B
1850-1851, ATLaF Spettacoli b. 26. Lanari si dich
mitano di dividere la provvigione: « S'io avessi fat
sario, il mio patrimonio sarebbe raddoppiato ». Ma
della sua esperienza abbia veramente ignorato un
più tardi anche a Costantinopoli: contratto con l
1872, MTS CA 1435.
30 Corrispondenza tra gli agenti Pollione Ronzi
Archiginnasio Coll. autogr. LX 15941-2.
31 Antonio Gazzuoli a Lanari, aprile 1838, BN
Lanari, Andrea Bandini, Claudio Musi ed altri, e g
forniti da Lanari nella sua qualità d'agente. Le se
(rappresentante di Lanari), Pietro Romani (suo ma
socio di Bandini e Musi.
32 Petizione del macchinista Evangelisti, ASB ASC Dep. Pub. Sp. tit. I rub. 1,1853.

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AGENTI TEATRALI NEL MONDO DELL'OPERA LIRICA 145

era prevista la ritenuta automatica della provvigione.33 Altri contratti


a stampa (stavolta preparati da un'agenzia) prevedevano che, se un
artista già scritturato da un'impresa tramite quell'agenzia fosse stato
di nuovo scritturato dalla stessa impresa, l'agenzia avrebbe automa
ticamente ricevuto la provvigione sul nuovo contratto pur senza aver
mosso un dito.34 Insomma, la solidarietà tra impresari e agenti si an
dava rafforzando.
Effettivamente gli agenti avevano ogni tanto bisogno di essere
aiutati a riscuotere quel che era loro dovuto. A sentir loro, anche
cantanti molto note quali Giuditta Grisi e Catherine Hayes potevano
rifiutarsi di pagare finché non fossero state querelate, oppure andando
all'estero non davano più segni di vita; un altro cantante pretese di
non dover pagare perché mancava sul contratto il timbro dell'agen
zia.35 Data la concorrenza tra gli agenti, e i loro tentativi di strapparsi
a vicenda gli artisti poteva anche darsi che un agente pretendesse un
compenso abusivo, ο che due agenti si contendessero la provvigione
su un unico contratto, forse, dato il corso ingarbugliato di molte trat
tative, non senza qualche ragione da ambedue le parti.36
Dopo la provvigione, l'altra fonte principale di guadagno per que
gli agenti che non facevano gli impresari se non saltuariamente era
il giornalismo. È nota la fioritura del giornalismo musicale (quasi
esclusivamente teatrale) dagli anni 1820 in poi; ma non è facile ca
pirne la funzione centrale nella vita delle classi istruite, soprattutto
prima del 1848. L'opera lirica in quegli anni non solo era uno dei
pochissimi soggetti sostanzialmente innocui agli occhi dei governi re
staurati: ma costituiva, come poi avrebbe ricordato Antonio Ghislan
zoni, « la massima preoccupazione della società colta; epperò il Pirata,
il Figaro, e la Fama erano aspettati avidamente e letti da quanti sa
pevano leggere ».37

33 Valle, Cenni teorici-pratici, loc. cit.; contratto col baritono Senatore Sparapani,
primavera 1876, Teatro Dal Verme, Milano, MTS Coli. Casati 1436.
34 Contratti a stampa preparati dall'agente G. B. Lampugnani, 1871, ibid. CA 5658.
35 Corrispondenza tra Gioanni Rossi, Angelo Coen, e Giuditta Grisi, 1834-1837,
ibid. CA 3256-7, 3260, 3262; a Lanari da Benelli, 1849, da Cirelli, 1848, BNF CV
346/143-4, 419/76.
36 Questo successe verso il 1850-1860 ad una compagnia comica; l'impresario
romano Vincenzo Jacovacci pensò di risolvere la questione facendola scritturare tramite
un terzo agente: PiancastelH autogr. s.v. Jacovacci.
37 A. Ghislanzoni, Storia di Milano dal 1836 al 1848, in appendice a In chiave di
baritono, Milano, Biblioteca Minima 1882, p. 135.

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146 JOHN ROSSELLI

Quasi tutti se non tutti i giornali tea


editrici ο ad agenzie; molti agenti si da
toglie che qualche redattore di giornale
almeno per quanto si sappia: così il maz
tore fino al 1848 dell'Italia musicale di
Lucca, oppure, al polo opposto, il ven
nome Gaetano Barbieri), un tempo poliz
delle società segrete, e infine direttore
Grosso modo, però, chi dice giornale
1880 dice emanazione d'un'agenzia. Ciò
ogni studioso che vorrebbe servirsi dei g
l'opera lirica ο della critica musicale. Inf
di tali giornali erano venali nel senso p
un paese dove mancava un grande pubb
posavano i giornali teatrali era di vivere
buona parte dallo stesso personale del t
positori, ballerini, e soprattutto cantan
zioni ' a più giornali era innanzitutto di
di sé: « i giornali » — così spiegò il Lan
tettore d'una cantante principiante - «
non associati ».39 Non tutti giungevano
l'Arpa di Bologna - emanazione dell'agen
pagni — annunciava in testata « Gli art
garsi anticipatamente » e « Si prega i
chiuse, le stagioni che si hanno dispo
opere ».40 L'Arpa non comunicava la ta

38 G. Lisio, Su l'epistolario di casa Lucca, « Rend


di scienze e lettere», s. II, XLI, 1908, p. 317; Pref
l'Interno, 28 luglio 1807, ASV Pref. dell'Adr. b.
Costui era stato direttore di polizia per Cannare
poi era stato accusato di essere autore di scritti ri
stria oltre che di truffe, estorsioni, concussioni, e
processato, e confinato all'isola di S. Giorgio in Al
Vienna purché restituisse i denari estorti e non fo
Per la sua attività di spia: A. Luzio, La Massone
Stor. Lombardo», s. V, XLIV, 1917; R. J. Rath, T
Lombardy-Venetia, 1814-1815, Austin-Londra, Uni
225-226, 230, 240.
39 Lanari al marchese G. Balbi, 30 ott. 1848, B
40 Fondo Pacini no. 1066. Direttore dell'Arpa in
Sangiorgi, rappresentante di Vitali e compagni (for
e della prima donna Santina Ferlotti e fratello del

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AGENTI TEATRALI NEL MONDO DELL'OPERA LIRICA 147

sappiamo che su un giornale teatrale di Firenze era, poco tempo


prima, di cinque franchi l'una.41
Da questo a concludere che i giornali teatrali fossero, senza ecce
zione, semplici fogli di pubblicità pagata corre un bel passo. Ingenua,
senza dubbio, la distinzione fatta da un agente-giornalista tra pubbli
cità pagata e « il sistema che ho adottato, volere l'importo dell'asso
ciazione per qualunque prestazione e nulla più; lasciando così più
libero agio agli artisti e agli impresari di arricchire ».42 Ma possiamo
intravedere come uno degli agenti-giornalisti più importanti, Fran
cesco Regli, direttore del Pirata, mirasse almeno teoricamente ad un
ideale di giornalismo più ampio d'un foglio pubblicitario, leggendo
quanto scrisse sul suo predecessore Luigi Prividali, « uno dei fonda
tori dell'odierno giornalismo teatrale ». Questi, secondo il Regli, era
stato molto ben informato ma « fantastico, contradicente, parziale
ed ostinatissimo eziandio nelle opinioni erronee ο dettate da pas
sioni e ragioni private », e inoltre non aveva fornito notizie abba
stanza aggiornate: sarebbe stato il Pirata ad andare incontro alle esi
genze del tempo e a trasformare il giornalismo.43 Che questa autorac
comandazione fosse da prendersi senza un grano di sale sarebbe
troppo dire, ma insomma il Regli - il cui Dizionario biografico dimo
stra una presa di coscienza d'un mondo operistico già avviato al de
clino - era qualcosa di più del solito giornalista-ricattatore che aveva
infierito sia in Italia sia a Parigi.44
' Ricattatore ' suonerà forse esagerato, ma è difficile trovare un
altro nome per giornalisti che pretendevano un abbonamento annuale
il cui prezzo si aggirava intorno ai 30 franchi dopo che un cantante
avesse ricevuto senza respingerli tre numeri del loro giornale, oppure
domandavano arretrati minacciando « dispiaceri e pubblicazioni odio

41 Santley, Student and Singer cit., p. 122.


42 Dott. Pietro Boniotti, direttore del Bazar di Milano, a Lanari, 3 agosto 1843,
BNF CV 348/161.
43 F. Regli, Dizionario biografico dei più celebri poeti ed artisti melodrammatici
[...] in Italia dal 1800 al 1860, Torino, Dalmazzi 1860, s.v. Prividali. Il Prividali, fon
datore del Censore universale dei teatri, era stato anche librettista a Venezia e a Vienna
(autore tra l'altro de L'Occasione fa il ladro musicata da Rossini al S. Moisè di Ve
nezia nel 1812) e, per poco, impresario del Teatro Grande di Trieste (primavera 1828).
Aveva anche fatto l'agente.
44 A Parigi nel 1839 Donizetti aveva trovato « un'infinità di giornali che ti assedia
per associazioni, e bisogna farle per quando darò le due grandi opere francesi »: Zava
dini, Donizetti cit., p. 493.

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148 JOHN ROSSELLI

se », cioè cause e pubblicazioni di n


morosi.45
Perviene fino a noi il senso del giornalista teatrale come fi
gura insieme meschina e pericolosa. Basta osservare come Bellini
reagì ad un falso che gli era stato attribuito sull'Omnibus, giornale
napoletano di Vincenzo Torelli, per alimentare una polemica contro
il soprano Giulia Grisi: era furibondo, ma pur d'ottenere una smen
tita fece finta di credere che la buona fede del Torelli fosse stata sor
presa.46 Si capisce fin troppo bene perché Verdi sospettasse un rag
giro ogni volta che la Gazzetta musicale di Ricordi non gli faceva una
semplice pubblicità favorevole, e perché il critico Filippo d'Arcais
denunciasse nel 1879 il giornalismo degli agenti teatrali come « uno
dei tanti aspetti della camorra, che infierisce in alcune provincie
italiane ».47
Aspetto, questo, senz'altro il più negativo dell'agenzia teatrale
ottocentesca. Vi erano aspetti positivi, ma per trovarli dobbiamo sof
fermarci su un gruppo assai ristretto di agenti, tra i quali nessuno
fece il giornalista, mentre in alcuni l'agente era bilanciato dall'im
presario.
Si tratta essenzialmente dei tre impresari più noti del primo Ot
tocento, cioè Bartolomeo Merelli, Alessandro Lanari, e Domenico
Barbaja (col suo rappresentante milanese G. B. Villa); altri agenti
impresari, quali Ercole Tinti a Bologna e Vincenzo Jacovacci a Roma,
si comportarono in modo analogo ma quasi sicuramente su scala più
ridotta. Merelli e Lanari furono sempre agenti oltre che impresari, e
in certi periodi si concentrarono sulla sola agenzia; il Barbaja era
agente solo nel senso che l'abitudine vigente nei Reali Teatri di Na
poli di scritturare artisti per un anno ο comunque per vari mesi an
ziché a stagione gli permetteva di cedere alcuni artisti eccedenti e di
ricavarne un utile.

45 Santley, Student and Singer cit., pp. 232-233; Teatro Arti e Letteratura, 26
giugno, 23 ott., 27 nov. 1862. Il Santley racconta d'essersi sbarazzato d'uno di questi
giornalisti-accattoni minacciando di buttarlo giù per le scale. Però l'agente-giornalista
Marco Curiel, che era giunto fino a querelare il baritono Marchetti per gli arretrati
sull'abbonamento, più tardi tornò ad avere con lui rapporti d'aSari: PiancasteJli autogr.
s.v. Marchetti.
40 Bellini a Florimo, 11 nov. 1834, V. Bellini, Epistolario, a cura di L. Cambi,
Milano, Mondadori 1943, pp. 467471.
47 F. D'Arcais, L'industria musicale, « Nuova Antologia », 15 maggio 1879,
pp. 141-142.

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AGENTI TEATRALI NEL MONDO DELL'OPERA LIRICA 149

Merelli e Lanari, per quanto si sappia, inaugurarono in Italia


- forse in Europa - due sistemi importanti: il contratto a lunga sca
denza con un artista che rimaneva a disposizione dell'agenzia, e quello
che oggigiorno verrebbe definito il package deal, cioè la fornitura
d'una intera compagnia d'opera e di ballo con i lavori da eseguire,
per una ο più stagioni in città diverse. L'impresario dei Reali Teatri
di Napoli (dal 1809 al 1840 quasi sempre Barbaja) aveva usufruito,
prima di Merelli e di Lanari, di contratti a lunga scadenza, ma non
sistematicamente.
Nella loro veste d'agenti questi uomini non erano mediatori più
ο meno disperati bensì rispettabili mercanti. Infatti parlavano degli
artisti come di « mercanzia » da « vendere » ο della quale si doveva
fare lo « smercio ».48 Pagare un sostanziale mensile ad un gruppo di
artisti era un grosso impegno: l'incubo di Lanari era di averne - come
ogni tanto gli succedeva - quattro ο cinque non « smerciati » e quindi
pagati « per tenerli a passeggiare per Firenze ».49 D'altra parte un
contratto a lunga scadenza fatto a buon prezzo con un cantante gio
vane, ο anche, se ben amministrato, ad alto prezzo con un artista già
noto, poteva rendere molto.
Dell'entità di tale traffico sappiamo soltanto che in un dato mo
mento, probabilmente il tardo 1833, Lanari aveva in contratto dieci
cantanti primari (tra i quali Gilbert-Louis Duprez, Carolina Ungher,
Giorgio Ronconi, e il basso Giovanni Frezzolini), sei cantanti secon
dari, e 18 ballerini compresi il coreografo Antonio Monticini e la
ballerina Carlotta Grisi. La durata dei contratti si aggirava sull'anno
ο sui due anni.50 Un impegno di queste dimensioni portò spesso il
Lanari (e probabilmente anche il Merelli, i cui affari sono male docu
mentati) ad assumere imprese per sfruttare i suoi artisti, anzi, a for
mare una rete di imprese tenute ο in proprio ο da collaboratori che
gli avrebbe permesso di mandare una compagnia da un teatro all'al
tro col minimo di periodi vuoti: erano imprese collocate tra Toscana,
Emilia, Marche e Umbria (non solo nelle città più importanti ma
in certe stagioni anche in quelle minori, come Faenza, Cesena, e Se

48 Carlo Cambiaggio a Felice Romani, 1843, MTS Coll. Casati 273; corrispondenza
tra Merelli e Lanari, 1837, BNF CV 396/17, 22, 30; Donizetti a Pillet, 1844, Zavadini,
Donizetti cit., pp. 742-743, 747-748.
49 Lanari a Barbaja, 1836, BNF CV 345/51.
30 Ibid. 411/108.

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150 JOHN ROSSELLI

nigallia per le fiere estive), però in da


estendere fino a Venezia (alla Fenice)
Così pure Barbaja negli anni 1820 fece
Napoli, Milano, e Vienna; più tardi Me
tra Milano e Vienna. Lanari inoltre s
per formare compagnie per l'estero e
l'Avana e altre città americane; i due a
cio a Parigi.
Il pericolo dei contratti a lunga scadenza consisteva nel fatto che,
come poi sarebbe successo al figlio di Lanari nel 1859, l'agente
impresario si poteva veder costretto dai suoi impegni a correre rischi
inaspettati: non potendo, causa la guerra con l'Austria, cedere a Ve
rona il soprano Antonietta Fricci, Antonio Lanari dovette assumere
l'impresa del Teatro Pagliano di Firenze tanto per collocarla, mentre
« a questi lumi di luna avrei avuto tutt'altra voglia che di prendere
imprese ».51 Oppure l'artista ceduto ad un'impresa - come Giorgio
Ronconi, ceduto all'impresario romano Jacovacci per il carnevale
1842 - poteva protestare il contratto e fuggire all'estero, esponendo
l'agente ad essere querelato e a dover pagare una indennità.52
Ronconi era un personaggio equivoco, però non c'è dubbio che
giovani artisti potessero trovarsi nella situazione tuttora nota a can
tanti popolari dei nostri tempi (ad esempio Frank Sinatra), cioè quella
di diventare ' stelle ' quasi da un momento all'altro ma di rimanere
vincolati da contratti che lasciavano per vari anni gran parte del
l'utile all'agente. In tali circostanze Giulia Grisi fuggì dalla tutela
di Lanari per far carriera a Parigi, e le giovani sorelle Marchisio riu
scirono davanti ai tribunali a dar torto a Merelli che le voleva ' smer
ciare ' per due anni a Rio de Janeiro.53 Non solo, ma nel clima libe

51 Antonio Lanari a Pacini, 15 aprile 1859, Fondo Pacini no. 1321. Gli impegni
contratti potevano anche portare l'agente-impresario a tentare d'influenzare il composi
tore perché desse a un suo artista una parte adeguata. Però Donizetti si rifiutò di scri
vere la Maria di Rudenz per due prime donne allo scopo di collocare la Tadolini, scrit
turata da Lanari per due anni: Una corrispondenza tra Alessandro Lanari e Donizetti,
a cura di J. Commons, « Studi Donizettiani », n. 3, 1978, pp. 63, 65.
52 Rosmini, La Legislazione cit., II, pp. 151-154.
53 Corrispondenza tra Lanari e la presidenza della Fenice, ATLaF Processi verbali
convocazioni b. 5; Rosmini, La Legislazione cit., I, pp. 393-398. La Grisi aveva dap
prima tentato invano di far sciogliere dai tribunali il suo contratto con Lanari (perché
fatto mentre lei era minorenne); anche a fuga avvenuta venne condannata dai tribunali
austriaci, ma inutilmente dato che la sentenza non si poteva eseguire in Francia. Se

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AGENTI TEATRALI NEL MONDO DELL'OPERA LIRICA 151

rista dell'Italia unita - già percepibile qualche anno prima - i tribu


nali si pronunziarono per l'illegalità del contratto vitalizio (caso di
Barbara Marchisio e dell'agente Evasio Bocca, 1859) e finirono per
dichiarare illegale lo stesso tipo di contratto esclusivo che aveva per
messo a Lanari e a Merelli di fare grossi affari.54
Non è detto però che dal punto di vista degli artisti tali contratti
fossero sempre stati negativi. Se da una parte Giuseppina Strepponi
finì per dichiarare « non mi venderò mai più ad anno » - così avrebbe
faticato meno e non si sarebbe sentita « ad ogni momento far dei
rimproveri come ad una recalcitrante scolara », d'altra parte i tenori
Napoleone Moriani e Duprez giudicarono che il sistema del contratto
a lunga scadenza li aveva lanciati: tale sistema, scrisse il Duprez, « me
retirait pour un temps donné le souci des affaires, en me livrant aux
mains d'un homme capable de diriger et de soutenir de toutes ses
forces un véritable artiste ».55 Si capisce dunque abbastanza bene
come il baritono Achille De Bassini, ancora debuttante, potesse desi
derare di concludere con Lanari un contratto di due ο tre anni « spe
rando così di poter fare una certa carriera ».56 Perché riuscisse bene
un legame di questo genere occorreva probabilmente una certa avve
dutezza nell'artista, avvedutezza che la vita tumultuosa della giovane
Strepponi difficilmente le concedeva.
Così come Merelli e Lanari formavano intere compagnie per Va
rese ο Siena, altri agenti, pur lavorando su scala più ristretta, forma
vano compagnie un anno dopo l'altro per città ancora più modeste ο
più lontane. Tale attività si sviluppò soprattutto negli anni 1840 e
successivi, con l'espansione del mercato teatrale. Esemplari gli agenti
Antonio e Alessandro Magotti, padre e figlio, la cui attività a Bolo
gna coprì tutto il secolo dagli anni 1820 in poi. Non solo fornivano
compagnie (spesso con suonatori e coristi compresi) per cittadine
quali Adria, Medicina, ο Spoleto, per città delle Puglie quali Bari ο

condo il Rosmini, la sentenza sfavorevole al Merelli (il quale avrebbe guadagnato


L. 30.000 di utile sulle L. 80.000 pagate dal teatro di Rio) era probabilmente sbagliata
dal punto di vista giuridico.
54 Ibid., II, cap. 10.
55 G. Strepponi a Lanari, 23 giugno 1839, Carteggi Verdiani, a cura di A. Luzio,
Roma, R. Accademia d'Italia 1935, 1947, IV, pp. 275-276; Moriani a Merelli, 9 gennaio
1838, MTS CA 3465; G.-L. Duprez, Souvenirs d'un chanteur, Parigi, Calmann-Lévy
1880, p. 84.
56 A. Boracchi a Lanari, ott. 1838, BNF CV 405/108.

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152 JOHN ROSSELLI

Martina Franca, per città greche (ma


italiano) quali Corfù e Patrasso; fungev
presentando a Bologna imprese forestie
a Bari e facendo (in « qualche giorno
tendosi ad allestire una minuscola stag
Dovevano essere personaggi d'una cer
Magotti nel 1879 a garantire alla direz
rivo dell'impresario e della compagnia c
certa data: insomma, l'agente si presen
presario.57 Un'attività di questo genere
dipendeva dal formarsi d'un repertori
tanti e pubblico, tanto che un agente p
mandare a Patrasso una Lucia ο un Trov
liamo della qualità di tali spettacoli,
variabile.
Altra agenzia solida che durò almeno
nese di G. B. Bonola (?-Milano 1867)
seppe (1828-91). Il padre, appartenente
verso la metà del secolo veniva consider
gli agenti; già nel 1834 aveva scritto
meno birbante degli altri ».58 Questa af
giusta. Bonola dev'essere diventato una
se nel 1851 potè far sposare sua figlia a
bro d'una nota famiglia nobile milanes
parte con un lavorio ininterrotto di c
zioni al tavolino del caffè Martini. Al s
e il 1850, una media di circa 12 ο 13 le
comportante altre lettere ad artisti, e Lan
anche se tra i più importanti.

57 L'attività di Antonio Magotti è documentata


e Lanari, BNF CV 364-5, come pure in Teatri A
quella di Alessandro Magotti, nelle sue carte e
Archiginnasio Coll. autogr. XLI 11.101 sgg. LX
58 Santley, Student and Singer cit., pp. 131-1
349/50. Bonola creò la sua agenzia nel 1831; in qu
esperienza del teatro lirico; ibid. 348/165. Nel 18
funzionava ancora: A. Catalani, Lettere a Giuse
lano, Istituto di Alta Cultura 1946, p. 180.
59 Bonola a Brenna, 23 luglio 1851, ATLaF Sp

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AGENTI TEATRALI NEL MONDO DELL'OPERA LIRICA 153

Vediamo lo stesso giro vertiginoso di lavoro da parte di altri


agenti come Benelli, che talvolta scriveva le risposte senza lasciare
l'ufficio postale dove aveva prelevato la corrispondenza, ο Merelli, il
quale al culmine della sua attività di agente, nel 1828, pare scrivesse
circa 8.000 lettere all'anno, ossia una media di 22 al giorno (com
presi i festivi), in gran parte di proprio pugno.60 In un dato momento
del 1829, mentre gli stava morendo la prima moglie, Merelli scrisse
a Lanari il 14 e 18 maggio, poi due volte il 20, e infine il 27 scrisse
« tu avrai pensato male del mio silenzio » scusandosi con la salute
della moglie.61 Siamo in un mondo mercantile, una specie di borsa ο
bazar dove nel luglio 1861 vi erano disponibili a Milano 427 can
tanti (comprese 78 prime donne soprano),62 e dove anche ai maestri
del mestiere occorrevano ripetute minuziose comunicazioni per met
tere insieme qualche soldo.
Ebbero, gli agenti, una parte nella creazione del melodramma ita
liano? Certo è che per quanto riguarda i quattro grandi compositori
tale parte fu minima, a prescindere dalla attività svolta da qualcuno
degli agenti-impresari più noti, come Merelli e Lanari, e pure qui si
trattava della loro attività impresariale: che Merelli in quanto agente
abbia combinato la rappresentazione di Bianca e Fernando a Genova
(e si sia preso il solito 5 % )63 importa assai meno della sua attività
in quanto impresario effettivo della Norma.64 Una volta fatti i primi
passi Bellini non aveva più bisogno di agenti, ma gli occorreva pur
sempre qualcuno che allestisse le sue opere.
Per i cantanti invece l'agenzia svolse una parte essenziale. Come
caratterizzarla? A parte il caso quasi unico d'un Lanari, ben pochi
agenti sembrano aver avuto i mezzi per formare, lanciare, seguire un
artista. I giovani cantanti potevano capitare bene ο male.
Vediamo da una parte il debuttante Charles Santley: dopo i suoi

60 Questo si può dedurre dalla numerazione consecutiva delle lettere. Nel 1837,
quando il Merelli ormai faceva l'impresario forse più che l'agente, dovette aver scritto
pressoché 5.000 lettere in un anno: BNF CV 395-6.
61 Ibid. 395/185-9.
62 Teatro Arti e Letteratura, 15 luglio 1861.
63 Bellini, Epistolario cit., pp. 41, 84.
64 Giuseppe Crivelli, impresario della Scala per il carnevale 1832 (in società con
Merelli e Lanari), morì il 16 dicembre 1831, dieci giorni prima che la stagione aprisse
con la Norma-, quindi fu il Merelli ad allestire l'opera: Merelli a Lanari, 17 die. 1831,
BNF CV 396/8.

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154 JOHN ROSSELLI

studi di canto a Milano un agente non mo


ciuto il nome) gli fa avere una scrittura
nita la stagione non vuole riscuotere la p
(equivalente a 13 franchi) perché capisce
sempre in bolletta; invece gli offre un'alt
pico del bazar dell'opera lirica, continuam
non sia rimasto con questo agente, il qual
ο buon fiuto ο tutt'e due, ma sia passato a
Dall'altra parte ecco, quasi contempor
Speck, un tempo nota prima donna, orm
altro giovane baritono mentre questi cant
d'aver chiesto troppo per una stagione in
amica » gli fa presente che « voi non siete
quanto talento abbiate non potete esiger
un nome ». Vivere in Spagna costa poco;
altri cantanti di qualche riputazione per
rito lui è perché è bravo cantante e bravo
baritoni in compromesso disposti ad and
rifiuta: « fate ciò che il cuore v'inspira; m
fate, ciò ve lo dico sul mio onore più sacr
da Rovigo che il giovane baritono non ha
salta fuori come se nulla fosse che « mentre cerco farvi crescere la
paga mi viene offerto un baritono nelle Marche che mi dicono essere
una voce unica [...] ».66
Gli agenti erano, comunque essenziali perché in un mercato quale
si andava sviluppando nel mondo del teatro lirico occorreva una turba
di mediatori. Chi svolgeva questa funzione con le buone maniere, chi
con le cattive; ma, unico tra tutti i componenti il mondo dell'opera
ad essere mera creatura del mercato — senza dipendenza da gerarchie
ο da maestranze costituite, senza impiego fisso, senza produrre nulla
che si potesse sentire ο vedere ο toccare -, di quel mercato ancora in
gran parte preindustriale l'agente portava all'esasperazione le ansie
e la grettezza.

John Rosselli

65 Santley, Student and Singer, loc. cit.


66 Adele Salvi Speck a Gaetano Gioii, 23 ott. 1857, MTS Coli. Casati 1071.

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