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IL POTERE DELL’ARTE COME DENUNCIA SOCIALE …

UN’APOLOGIA DELLA MUSICA “POP”


Premessa

Cos’è l’arte?

“L’arte è un modello rappresentativo dei più caratteristici valori di una cultura. L’arte varia al variare di
questi valori. Lo scopo dell’arte è proprio quello di esprimere dei valori latenti che tentano di affermarsi
caratterizzando una cultura storica. Quello che rende arte un oggetto è dunque il fatto che quell’oggetto è
stato scelto a rappresentare certi valori, o sistemi di valori, che non erano mai stati rappresentati prima
nella storia e che sono ritenuti una novità, o che comunque sono ritenuti caratterizzanti per una cultura
nascente, che si vuole affermare nella storia e che vuole, attraverso la rappresentazione di quei valori,
costruirsi un’identità. ”

Sergio Lombardo

introduzione

Ho scelto questo argomento perché credo che, nella nostra società, la musica “popolare” venga molto
sottovalutata.

Il risultato di ciò è che molti di noi considerano la musica esclusivamente come un semplice
intrattenimento passivo, fatto di suoni rilassanti e divertenti che ci aiutano a non pensare, o come una
distrazione che ci catapulta con le sue parole in un mondo irreale dove l’amore tra due persone diventa
l’unica cosa importante e dove ci si dimentica di tutto il resto, ma sicuramente non come una forma d’arte.

Tutto questo può essere a sua volta il risultato di un’educazione che ha lasciato da parte questo aspetto
così importante della vita, questa branca dell’arte che, forse solo perché popolare, non sembra degna di
essere analizzata con la stessa serietà con la quale si studiano la poesia e la pittura.

Ciò non toglie che, esattamente come succede in letteratura e in storia dell’arte, anche la musica si colloca
in un determinato periodo storico e può descriverne il clima come o addirittura meglio di una poesia o di un
dipinto. Sotto questa ottica, la musica si rivela un’importante fonte di informazioni che, unita ella carica
emotiva che contiene, può aiutarci a comprendere meglio la storia e ad immedesimarci nella sua
atmosfera.

Questo è il caso, ad esempio, della musica blues, nata agli inizi del ‘900 come reazione degli schiavi africani,
che si trovavano a vivere e lavorare in condizioni disumane nelle immense piantagioni nel sud degli Stati
Uniti, all’altrimenti inevitabile perdita della propria cultura.

Il blues viene anche definito “la musica della sofferenza”, una testimonianza che, ancora oggi, ci fa riflettere
sulle umiliazioni e le ingiustizie subite da un popolo intero, specialmente grazie ai testi di personaggi come
Robert Johnson. In “Crossroad” si narra la storia di un uomo di colore che tenta in vano di ottenere un
passaggio ad un crocevia, uomo ormai consapevole della propria invisibilità. In “Sweet home Chicago”,
canzone inno della musica blues, si racconta l’esodo dei neri dalle piantagioni del sud, che non offrivano più
lavoro, verso le città industrializzate del nord degli USA negli anni ’30.
Lo scopo della musica “impegnata”, nel corso della storia recente, non è stato però solo quello di
testimoniare ingiustizie e soprusi.

Abbiamo infatti avuto modo di vedere che, con la sua facile e veloce diffusione e con il consenso quasi
religioso che essa trova presso i giovani di tutte le generazioni, la musica avrebbe potenzialmente la
capacità di rovesciare un intero sistema politico, morale e sociale. Gli anni ’60 sono un esempio di questo
potenziale, di questo desiderio viscerale di distruggere gli antichi dogmi morali e sociali in nome della
libertà e della solidarietà di un’intera generazione, stimolata a prendere coscienza della propria forza anche
attraverso la musica e i testi di personaggi come Bob Dylan e Joan Baez.

Certo gli anni ’60 sono anche l’esempio di come non bastino un paio di chitarre e tanta buona volontà per
cambiare il mondo. Tuttavia, dei passi importanti si sono comunque compiuti, specialmente nell’ambito
delle relazioni interpersonali e nella modernizzazione di un regime morale ancora troppo rigido.

Un grande merito spetta, secondo me, a tutti quei personaggi che si sono distinti per il coraggio di
esprimere le proprie idee, armati solo della propria musica: un’arma potente, che si diffonde in tutto il
mondo in breve tempo, portando con se un messaggio di speranza e di cambiamento.

Non si può quindi negare che la musica abbia ricoperto un ruolo importante nella storia più recente, perché
è proprio lì che sta il suo potere, nel coagulare persone di tutto il mondo sotto gli stessi “inni”, come
espressione e divulgazione di determinati concetti.

ITALIANO

Fabrizio De André

Un cantautore, un poeta, un intellettuale: un uomo che si è mosso, come egli stesso diceva, “in direzione
ostinata e contraria.

“Io penso che un uomo senza utopia, senza sogno, senza ideali, vale a dire senza passioni e senza slanci,
sarebbe un mostruoso animale fatto semplicemente di istinto e raziocinio”

INGLESE BOB DYLAN