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PATTERNS FOR JAZZ ONLINE COURSE

Lezione 4

In questa lezione ci avviamo alla chiusura della parte di studio del corso che
riguarda le triadi maggiori, uno studio fondamentale e molto importante che si
concluderà nella lezione successiva e che resterà un riferimento e una base su cui
costruiremo gran parte delle lezioni e degli esercizi futuri. Le triadi come
vedremo sono una parte sostanziale e ridotta ai minimi termini dell’espressione
melodica dell’armonia.

Sia per evitare di affollare ulteriormente la mente con nuovi patterns, sia per
assicurarci un altro po’ di tempo per la loro memorizzazione e studio, resteremo
in questa lezione sui patterns #2, #3 e #4 visti nella lezione precedente e
applicheremo a questi delle variazioni di studio.

La lezione si concluderà parlando del cosiddetto Principio di Pareto,


un’interessante osservazione che riguarda la gestione del tempo applicata allo
studio.


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Variazioni al Pattern #2
Nella figura a seguire è riportato il pattern #2 in tonalità di C visto nella lezione
precedente:

Ricordiamo che questo pattern veniva suonato lungo la progressione per quarte
trasponendolo per ogni accordo della progressione. Andremo adesso ad applicare a
questo pattern due variazioni ottenendo due nuovi esercizi, in entrambi i casi il
pattern verrà suonato sulla progressione per quarte.

VARIAZIONE 1
La prima variazione consiste nell’alternare il pattern così come lo conosciamo con
una sua modifica in cui la frase viene suonata invertendo la sua direzione (in pratica
partendo dalla nota più alta), ma rispettandone il ritmo originale, in C la frase
modificata apparirebbe così:

In questa prima variazione inizieremo con il suonare il pattern nella sua forma
originale, alternandolo di battuta in battuta con quella modificata, in accordo con
quanto già visto nell’esercizio riguardante il pattern #5 della lezione precedente. La
variazione è molto più semplice da rappresentare musicalmente che a parole, di
seguito possiamo vederla così come andrà suonata:
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VARIAZIONE 2
Analogamente alla variazione 1, questa volta andremo a suonare per prima la
modifica alla frase rappresentante il pattern #2, alternandola alla forma originale,
cioè:
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Variazioni al Pattern #3
Similmente a quanto visto nel caso del pattern #2 le variazioni al pattern #3 sono
mostrate a seguire, evitiamo di ripetere il procedimento di modifica della frase
originaria in quanto efficacemente rappresentata negli esercizi stessi.

VARIAZIONE 1
In questa prima variazione il pattern viene modificato nella sua forma discendente
nelle battute pari: 2, 4, 6, ecc…

VARIAZIONE 2
In questa seconda variazione avviene l’esatto opposto rispetto alla variazione
precedente, il pattern viene modificato nella forma discendente nelle battute dispari.
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Variazioni al Pattern #4
In breve, come sicuramente risulterà evidente, il lavoro che stiamo facendo con
questi pattern è semplicemente di adattarli allo schema di variazioni ascendente e
discendente rappresentato nei pattern #5 e #6 della lezione precedente.

VARIAZIONE 1
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VARIAZIONE 2

Il Principio di Pareto
Probabilmente, a meno che non abbiate fatto studi specifici, vi starete chiedendo chi
potrà mai essere il Sig. Vilfredo Pareto e in che modo questo economista italiano
abbia a che fare con la musica. La domanda è legittima per carità e il dubbio, nel
caso, ve lo tolgo subito: non si tratta di musica in senso stretto ma di organizzazione
dello studio, anzi del tempo, ciò di cui andremo a parlare in questa sezione. Il
Principio di Pareto noto anche come Legge degli 80/20 è uno dei principi più utili
che si possano applicare alla gestione del tempo e quindi al nostro studio. E fidatevi,
funziona!

LA LEGGE DEGLI 80/20


All’inizio del secolo scorso l’economista italiano Vilfredo Pareto fece un paio di
scoperte apparentemente non correlate e a loro modo sorprendenti. Nel 1906
Pareto notò che l’80% delle terre italiane erano possedute solo dal 20% della
popolazione, non che la cosa sia cambiata ad oggi… E contemporaneamente trovò
che l’80% della sua produzione agricola proveniva dal 20% delle sue piante. In
pratica il restante 80% delle piante produceva perlopiù prodotti non buoni o
comunque non vendibili (frutta non maturata, oppure verdura marcia, ortaggi
danneggiati, ecc…). Pareto ipotizzò il principio generale, oggi usato largamente nel
campo dell’economia e della gestione del tempo, che l’80% del nostro lavoro
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proviene dal 20% dei nostri sforzi, e noi possiamo applicare questa scoperta allo
studio della musica. Certo, resta il problema di capire qual è questo 20% utile…

PRIORITÀ
Non tutto quello che facciamo durante una sessione di studio ha eguale importanza.
Innanzitutto è necessario creare delle priorità e queste coinvolgono gli aspetti su cui
riscontriamo dei problemi. Punto. Memorizzazione? Concetti non chiari? Fraseggio?
Ritmo? Inutile continuare, credo sia chiaro cosa intendo. Lavorando su questi aspetti
andremo a lavorare su ciò che realmente serve per progredire. È inutile ripetere 100
volte quel Blues o quell’esercizio che conosciamo a memoria così, giusto per sentirci
gratificati e dedicare pochi minuti ad un aspetto sul quale abbiamo delle difficoltà
oggettive perché: “eh cazzo, adesso mi servirebbe più tempo per questo, ora ho
solo 5 minuti”.

Concentrarsi su ciò che davvero serve. Un po’ per volta. Un passo alla volta e
metterlo a posto. Non possiamo davvero fare più di questo, ma possiamo farlo con la
massima serietà e concentrazione possibile.

IL FEEDBACK NEGATIVO
Concentrazione è la parola chiave. Quante volte dobbiamo ripetere un pattern, una
frase, un passaggio musicale o un brano per riuscire a superare gli ostacoli per cui lo
si studia? Potrà sembrarvi strano, ma 3–5 ripetizioni fatte con totale concentrazione
e attenzione al problema che vogliamo risolvere sono molto più produttive di 100
ripetizioni fatte mentre la mentre la mente è altrove.

Il fatto che ci siamo esercitati per 30 minuti su un argomento non comporta


necessariamente l’aver ottenuto il doppio del risultato rispetto al caso in cui lo studio
fosse durato solo 15 minuti. Molte questioni possono essere risolte in relativo poco
tempo usando il giusto approccio, dopodiché il tempo che resta è tempo sprecato.
Non solo tempo sprecato, ma addirittura tempo che comporta un ritorno negativo ai
nostri sforzi, attraverso stanchezza e mancanza di concentrazione per altre attività
che necessitano di essere studiate e che non abbiamo più energie per affrontare.

Bisogna sapere quando abbiamo ottenuto il massimo dal lavoro, se tre ripetizioni di
un esercizio sono sufficienti a risolvere una questione, ripeterlo 30 volte non
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comporterà un miglioramento 10 volte maggiore. Possiamo sederci allo strumento


per ore e ottenere poco o niente oppure mezz’ora e fare grandi progressi.

STUDIARE IN MODO INTELLIGENTE, NON DA MARTIRI


Lo studio musicale è pieno di falsi miti che presentano visioni di ore e ore di studio in
solitudine, martiri e sofferenze, ma la cosa davvero importante non è la quantità di
tempo o di sforzo, piuttosto il modo intelligente di indirizzarlo. Se continuiamo ad
esercitarci da soli nella nostra stanza su un pattern che non ci riesce e finalmente
dopo 10 tentativi uno va a segno, tutto quello che abbiamo ottenuto è un successo
su nove. Quante probabilità ci sono che quel successo venga fuori di nuovo in una
situazione di stress mentre suoniamo in pubblico?

Invece di ripetere una cosa come un automa sarebbe opportuno dividere i passaggi
ed isolare solo quelli dove nasce un problema e su quelli concentrare davvero gli
sforzi.

Nessuno ha un tempo illimitato tale da permettergli di sedersi allo strumento per


tutto il giorno. Ma anche se così fosse non dobbiamo dimenticare che la musica è un
parte della nostra vita, legata intimamente a tanti altri aspetti da cui la musica stessa
trae forza ed energia. Per essere un individuo completo e armonico (cosa che si
traspone nella nostra musica anche) abbiamo bisogno di equilibrare le varie parti
della nostra esistenza. Passare del tempo di qualità con i nostri amici, con gli affetti,
alternare esercizio e rilassamento, fare sport, sono tutte cose che insieme
concorrono a dare linfa vitale al nostro essere e quindi anche alla musica. Senza
contare che l’abuso di tempo passato ad esercitarsi allo strumento produce alla
lunga problemi fisici e stress mentale che portiamo anche nella nostra vita fuori dalla
musica. Dobbiamo tenere costantemente tutto nella giusta proporzione e non
dimenticare che ciò che davvero conta è solo un piccolo 20%.