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TESTI E DOCUMENTI

FILOSOFIA NATURALE LULLIANA E ALCHIMIA

Con l'inedito epilogo del Liber de secretis naturae seu de quint

di Michela Pereira

1. È ben noto che al filosofo maiorchino Raimondo Lullo, inventore


dell'ars combinatoria , scrittore fecondissimo in campi diversi e personag-
gio dalla vita assai movimentata, venne attribuito un vasto corpus di
scritti alchemici, composti dal XIV sec. (Lullo morì nel 1315) fino
almeno alla metà del XVI 1. Dal '400 fino ai primi anni del XVIII secolo
nessuno mise in dubbio la paternità lulliana di questi scritti, o almeno del
corpus come tale2, anche se è possibile incontrare nella tradizione ma-
noscritta espressioni dubitative, che riguardano talune singole opere. Del
resto, come scriveva Thorndike,

« bisogna ammettere che gli alchimisti autori di questi falsi non potevano
trovare un modello più congeniale da imitare dell'autentico Lullo, un uomo

1. L'attribuzione di questi scritti a Lullo non venne messa in dubbio


dagli storici dell 'alchimia del XVII secolo (valga per tutti l'esempio di Olaus
Borrichius); la sostennero con entusiasmo i seguaci di Lullo nella Parigi del
'600, dove vennero stampate all'epoca numerose opere alchemiche pseu-
dolulliane (J.N. Hillgarth, Ramon Lull and Lullism in XlVth Century
France , Oxford-London 1971, 294). Ivo Salzinger, convinto assertore dell'al-
chimia « lulliana », dovette molto all'influenza esercitata dai circoli di lullisti
parigini descritti da Hillgarth.
2. La consistenza del corpus alchemico attribuito a Lullo non è ancora
chiara. Salzinger indicava settantasette titoli; il catalogo di Haureau e Littré
nella Histoire Littéraire de la France [HLF], voi. 29, 271 ss. indica quasi
un centinaio di titoli alchemici, compresi alcuni titoli medici, che sono ela-
borazioni sul tema della quintessenza. Mentre i Carreras y Artau ( Historia
de la filosofia española. Filosofia cristiana de los siglos XIII al XV, 2 voll.,
Madrid 1939-43) si appoggiano all'indagine di Haureau e Littré, Lynn Thorn-
dike, nel quarto volume della sua History of Magic and Experimental Science
[HMES] aveva dedicato all'alchimia pseudolulliana quello che è ancora oggi
il miglior saggio d'assieme (cap. 28, pp. 3-64 « The Lullian Alchemical Col-
lection; Appendix 39, pp. 619-652, « Manuscripts in Continental Libraries
of Works in the Lullian Alchemical Collection »). Di recente è tomato bre-
vemente sull'argomento Robert Halleux nella sue monografia su Les textes
alchimiques , Brepols, Turnhout 1979, 107-9.

Rivista di storia della filosofia n. 4, 1986.

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che,come loro, aveva u


mato dal desiderio ard
Ars magna... » 3.

Al giudizio di Thor
Singer, che vedeva n
quella fondamentale
qualunque sia il grado
pseudolulliane (com
tratti biografici di
errabonda degli alch
critica storica ha or
lui attribuite può e
Dapprima con inten
tivista6, è stato dim

3. In HMES IV, 28.


4. D. Waley Singer, The Alchemical Testament atrributed to R. Lull ,
«Archeion» 9 (1928), 43-52.
5. A Maiorca, dove al beato Raimondo Lullo veniva (e viene) tributato
un fervido culto locale, nonostante il processo di canonizzazione mai con-
cluso, l'attribuzione delle opere alchemiche non ha mai trovato sostenitori
particolarmente entusiasti (cfr. il mio studio su Bernardo Lavinheta e la
diffusione del lullismo a Parigi nei primi anni del '500, « Interpres » V (1983-
1984), 242-265. Nel 700 i gesuiti Baptiste Sollier e Jaime Custurer, che
preparavano gli Acta Beati R. Lulli (in « Acta Sanctorum », giugno, t. V,
Anversa 1709), contestarono con solidi argomenti di erudizione la leggen-
da di Lullo alchimista e, sembra, riuscirono a impedire la stampa di alcune
opere alchemiche negli Opera omnia lulliani curati da Ivo Salzinger (Mainz
1721-42): così Adam Gottron ( L'edició moguntina de Ramon Llull , Barcelo-
na 1915) spiega la mancata apparizione dei voli. 7-8 della collezione mo-
guntina. Particolarmente significativa appare la posizione ambigua di Antonio
Pasqual, cisterciense maiorchino, discepolo del Salzinger: nelle sue Vindi-
ciae lullianae (Avignone 1778) Diss. I, cap. 34, par. 7, 437-9, sostiene che
non è giusto rimproverare Lullo per aver scritto opere alchemiche che sono
state prodotte « non ... ob famem auri ... sed ad óptimas Medicinas obti-
nendas et praecipue medicinam universalem». Prosegue poi: « Adeoque eius
(di Salzinger) auctoritate cogor fateri B. Lullum edidisse eos Libros Alchimi-
cos, de quibus agit, cum per meipsum eos habere non potuerim, et conferre
cum aliis; at eadem sinceritate cogor dicere eos ab antiquo tempore fuisse
interpolatos, et falsa esse omnia, quae in ipsis asseruntur, de mansione Ray-
mundi per muitos annos in Anglia... ».
6. Fernando Weyler y Lavinha, Raimundo Lulio juzgado por si mismo,
Palma de Mallorca 1866, analizza alcuni dei più antichi testi d'alchimia e
afferma che sono stati attribuiti a Lullo senza alcun fondamento di verità,
solo per dar loro lustro. José Ramon De Luanco, Ramon Lull considerado
como alquimista , Barcelona 1870, dopo aver passato in rassegna le opinioni
di numerosi eruditi dei secc. XVII e XVIII, affronta l'argomento a partire
dai giudizi che Lullo dà dell'alchimia nelle sue opere autentiche. Al lavoro

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pure il catalogo delle sue opere, che accompagn


nea, scritta sotto la sua dettatura o supervisione n
no spazi tali da consentire l'inclusione di alcuna op
fin dal secolo scorso sono stati messi in evidenz
nuti nelle opere autentiche di Raimondo Lullo
l'alchimia, seppure con sfumature diverse, e si mo
neo alla sua pratica 7.
È interessante notare però che nel Liber con
probabilmente negli anni intorno al 1272-3, L
l'intervento dell'uomo nelle trasmutazioni natu
data dall'esistenza di una « forma mitjana » (forma
la quale l'artefice può agire sulla natura e operar
che Lullo esemplificava nel fare il pane dal gra
Questo atteggiamento, oggettivamente favorevo
chimia, scompare presto: nelle opere successive
parla degli alchimisti, mostrando sì di consider
reale, ma di esito incerto e tale da lasciare ampio s
frode. Nel Liber principium medicinae (1273-5
non può essere trasmutato nella specie di un alt
speciem alterius metalli converti non potest »)
possa accadere, è necessaria una digestio che p
all'interno della terra. Un metallo può bensì r
artifici, l'apparenza di un altro; forma e materi
imperfettamente adeguate l'una all'altra, e di c
corrompe con facilità: « forma et materia disco
convenientiam revelatur, quod forma, quam alc
riae dat, brevi tempore in corruptionem perduc
alchimisti Lullo si riferisce in termini simili anche neìYArbor scientiae
(1296, q. 56) e nelle Quaestiones attrebatenses (1298, qq. 9-11); nel
Tractatus novus de astronomia (1297) la pratica medica e quella alche-
mica appaiono regolate dall'influenza dei pianeti: per l'alchimia in parti-

critico del De Luanco devono molto gli estensori della voce « Lulle » in
HLF (cfr. n. 2) e, in anni recenti, i Carreras y Artau, Armand Llinares e
Juan Garcia Font (cfr. n. seguente).
7. Si vedano i saggi di Llinares: Propos de Lulle sur V alchimie, « Bul-
letin Hispanique» 68 (1966); Les conceptions physiques de Raymond Lulle de
la théorie des quatre elements à la condemnation de l'alchimie, « Etudes
philosophiques » N.S., 22 (1967); inoltre il capitolo dedicato a « Ramon Lull,
critico de la alquimia » in Juan Garcia Font, Historia de la alquimia en
España, Ed. Nacional, Madrid 1976.
8. Liber Contemplations, in R. Lullii Opera omnia, vol. X, cap. 312,
par. 22-23. Per quanto mi risulta, questo passo non è stato mai utilizzato
nelle opere alchemiche attribuite a Lullo.
9. Liber Principiorum Medicinae, in Lullii Opera o., vol. I (rist. anast.
a c. di R.D.F. Pring Mill, Quattuor Libri Principiorum, Mouton & Co., Paris-
La Haye 1969), 30-31.

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750 Michela Pereira

colare Lullo sottolin


appoggiato Ivo Salzi
liani, convinto sosten
spondere al giudizio
queste pagine lullian
mia; piuttosto, esse o
alchemica ebbe in Cat
All'attività degli alch
mente negativi nell
(1289-90, pp. 165, 166), nel Liber de ente reali et rationis (1311),
nell'Ars magna generalis ultima (1308). In questi testi sostiene che gli
alchimisti errano, quando affermano che alcuni metalli sono imperfetti;
ripete che la materia di cui sono fatti i metalli non è trasmutabile e che,
quando gli alchimisti cercano di ottenere l'oro artificiale (che comunque
non è oro vero), si comportano come i medici, quando si ostinano a
curare una malattia inguaribile.
Abbandonata la « forma mitjiana », di cui si era servito come principio
esplicativo nel Liber contemplationis, Lullo ora scrive:

« quia in specie argenti numquam in habitu et potentia fuit species auri, nec
e converso; et sic forma et materia argenti actu sub forma et materia auri
habituatae sunt in imaginatione alchymistae, sicut in medico sanitas alicuius
incurabilis infirmi » ; di conseguenza, « licet artificium alchymistae ingesserit
aliquas proprietates in materias remotas ab illis proprietatibus, propter ali-
quem modicum naturalem motum illa materia revertetur ad suam propriam
naturalem formam, in naturali subiecto » 13.

10. Tractatus Novus de Astronomia , 3.1.3. (21), 3.1.3. (25) (edizione in


corso di stampa). Questi passi sono stati messi in evidenza già da Frances
Yates, The Art of Ramon Lull. An Approach to it through Lull's Theory
of the Elements, « Journal of the Warburg and Courtauld Institutes » 17
(1954), ora ristampato in Lull and Bruno. Collected Essays , I, Routledge
and Kegan Paul, London 1981, 28-30.
11. L'epistolario fra Salzinger, Sollier e Custurer è edito in appendice
a Gottron, Uedició , cit. Si veda, alla p. 68, Salzinger a Custurer: « Quaeso
legat Clarissimus Pater Custurerius arborem scientiae Lullii et videat, an ibi
alchimiam commendai, legat ipsius astronomiam et tractatum de principiis
medicinae, sed legat totum et cum attentione. Certe non egebit perspicilio,
ad eruendam alchimiae assertionem ».
12. Si pensi anche solo ai nomi di Arnaldo da Villanova e Giovanni da
Rupescissa. Sulla diffusione dell'alchimia in Catalogna si vedano i numerosi
documenti raccolti e commentati da J.R. De Luanco, La alquimia en España ,
2 voll., Barcelona 1889-97 (e cfr. Garcia Font, Historia, capp. 4-7); Guy
Beaujouan, La science en Espagne au XlVe et XVe siècle, Conférence don-
née au Palais de la Découverte, Paris 1967.
13. Quaestiones per Artem Demonstrativam Solubiles, in Lullii Opera o.
vol. IV, q. 165, p. 180.

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Filosofia naturale lulliana e alchimia 751

A questi argomenti se ne aggiunge uno di car


necessità della vita umana, il ferro è migliore dell
Dio ne ha creato in maggiore quantità. Lo stesso
famosa confutazione dell'alchimia contenuta n
celebre di Lullo sul tema, in cui l'argomentazione
te, e culmina nel racconto finale dell'alchimista im
Questa breve rassegna delle opinioni di Lullo
induca a sfumare il giudizio del Llinares (e, prim
mostra tuttavia, senza possibilità di dubbio, che
nome una o più opere alchemiche doveva appari
to agli occhi dei suoi seguaci o di chi comunque
opere.

2. Alla fine del '400, però, troviamo un lullist


utilizzare le operazioni degli alchimisti come e
principi della filosofia naturale lulliana. Jaume
ordo studentium pauperum (1491) descrive il
della natura, in termini lulliani e prosegue:

« Est tamen notandum quod ex materia contrarioru


formis, per insectionem yero aut<em> per informat
tuitur unum nature artificium; in quo et per quod ipsa natura operatur
quacumque naturali operatione, ut patet habentibus magisterium alchimi-
starum » 15.

In effetti, nel Liber Chaos (scritto da Lullo a Montpellier negli anni


1275-81) il primo essere naturale, « unum ens, unum esse, unum supposi-
tum, quod Chaos nominamus » 16, mostra una spiccata somiglianza con la
materia universalis degli scritti alchemici. Tutti gli esseri naturali proce-
dono dal chaos, « ideo dicuntur creata in eo, quia de eo possunt omnia
fieri per diversas transmutationes » 17 . Dei tre gradi del caos, il primo è il
risultato immediato della creazione divina ed è fonte del secondo grado
(il primo individuo di ogni specie) e del terzo (la serie successiva di
individui generati naturalmente). Nel primo grado, il caos e i quattro
elementi sono un unico soggetto, diversamente considerato secondo unio
(caos) e secondo divisio (elementi); gli individui concreti, o elementata,

14. Felix , VI, 33-36, in R. Llull, Obres Essenciais, Barcino, Barcelona


1967, vol. I, 365-70. Questo passo è al centro dell'interpretazione di Llinares
(cfr. sopra, n. 7).
15. Cfr. M. Pereira, Le opere mediche di Lullo in rapporto con la sua
fdosofia naturale e con la medicina del XIII secolo , « Estudios Lullanos » 23
(1979), 32-33.
16. Liber Chaos , in Lullii Opera o vol. III, 2.
17. Ibidem.

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752 Michela Pereira

derivano dalla compo


zione da cui ha orig
elementi equivale du
do come a ritroso il
teoria e la pratica
elementi, presente in
contrastare le oper
tificio, all'origine s
Lullo aveva anche d
materiae transmutad
riae transmutado i
trasmutazione natu
me i principi della f
letti secondo un pu
l'unità fondamentale
giustificano i mutam
Ancora in un'opera
posto a Parigi nel 1
esplicitamente:

« Utrum sit una nat


quod sic. Aliter ... pr
tas generata, et impot

A differenza che
corpus primumě. è
concreto: « ...natura
primum, quod ex ip
radicata » 21 .

3. Abbiamo visto c
chimia espressi da Lu
per spiegare la sua f
del tutto incongru
secolo prima22, un

18. Liber Chaos, 11.


19. Alla possibilità di una lettura alchemica della filosofia naturale
lulliana aveva accennato F. Yates, The Art of R. Lull , 28-30.
20. Liber Novus Physicorum , in R. Lulli Opera Latina , VI, «i Corpus Chri-
stianorum - Continuado Mediaevalis », voi. XXXIII, Brepols, Turnhout, 1978,
69-70.

21. Liber Novus Physicorum, 74.


22. La composizione del Liber de secretis naturae seu de quinta es-
sentia è certamente posteriore al Liber de consideratione quintae essentiae
di Giovanni da Rupescissa, che Halleux data attorno al 1351 ( Les òuvra-
ges alchimiques de Jean de Rupescissa, in HLF, voi. 41, Paris 1981). Il te-

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Filosofia naturale lulliana e alchimia 753

probabilmente trovato di fronte ad alcuni scritti al


il nome di Lullo e aveva ritenuto di poter giustifica
proprio attraverso un'analisi della filosofia natu
chemici che vengono citati nel Liber de secretis
essentia formano un «nucleo» ristretto23: sono il Testamentům , il Codi-
cillus o Vademecum , il Lapidar ius, l'Ars magica , YEpistola accurtationis.
Oltre a questi viene citato nel corso del testo un Liber experimentorum,
che non si identifica con l'opera tarda stampata da Pietro Perna nel 1572
e nel 1600 e da Manget nel 1702; infine il De intentione alchimistarum ,
rammentato dall'autore del Testamentům come opera propria, ma privo
di caratteristiche « lulliane ». Da chi queste opere siano state scritte e in
quali ambienti e su che base siano state attribuite a Lullo, è un grosso
problema, che non si può affrontare in questa sede. Quello che ci interes-
sa qui è che l'autore del Liber de secretis naturae sembra considerarle
lulliane senza ombra di dubbio.

Rivelando una puntuale conoscenza dei giudizi di Lullo sull'alchimia,


ma insieme mostrando di considerare la sua filosofia della natura negli
stessi termini usati più tardi da Janer, l'autore introduce così Lullo in
persona e gli fa sostenere che l'alchimia si accorda con la propria filosofia
naturale, se questa viene compresa nel suo significato più vero e recondi-
to. Tale discorso viene sviluppato nell'epilogo del Liber de secretis natu-
rae , dove si svolge un breve ma significativo dialogo fra « Raimondo » e
un monaco, a proposito della realtà dell'alchimia: è appunto il testo che
pubblichiamo, con il titolo di Disputatio monachi , nelle pagine seguenti.
In altri scritti i seguaci dell'alchimia « lulliana », cogliendo alcuni
spunti presenti nelle opere più antiche del corpus (in primo luogo nel
Testamentům ), avrebbero dato vita ad un'articolata leggenda, che voleya
Raimondo convertito all'alchimia da parte di Arnaldo da Villanova, altro
famoso catalano, autore di scritti medici e profetici e « titolare » di un
buon numero di opere alchemiche, riguardo alle quali il problema è forse
ancora più complesso che non rispetto alle opere pseudolulliane 24. Dopo
la conversione Lullo avrebbe intrapreso un viaggio per l'Inghilterra, dove
si sarebbe dedicato alla trasmutazione dei metalli. La leggenda risolveva
apparentemente la contraddizione evidente, ma aveva in nuce una seria
difficoltà: infatti era chiaramente in disaccordo con la biografia lulliana,
come videro acutamente Sollier e Custurer, gli estensori degli Acta beati

sto pseudolulliano si trova già, completo, in manoscritti risalenti ai primi


anni del XV secolo (cfr. in seguito).
23. Sia Thorndike (HMES IV, 3 e passim) che Halleux ( Les textes, 107-
8) concordano nel ritenere che il corpus abbia avuto inizio da un nucleo
« originale » composto di pochi titoli, i quali in massima parte corrispondo-
no proprio a quelli citati nel Liber de secretis naturae.
24. Cfr. Halleux, Les textes, 105-7. Su alcuni aspetti della leggenda cfr.
Pereira, Quintessenza alchemica , «Kos» n. 7 (settembre 1984).

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R. Lullii nel XVIII secolo25. L'autore del Liber de secretis naturae


sembra ignorare del tutto la leggenda della conversione, ma si dimostra
fermamente convinto della bontà dell'attribuzione di queste opere alche-
miche a Lullo; perciò è costretto a scegliere una via più sottile per
risolvere la contraddizione, via che peraltro illumina la fortuna di cui
Lullo godette come alchimista e come mago ermetico dalla fine del '400
fin nelle pagine settecentesche di Ivo Salzinger26.. Non sarà fuori luogo
ricordare che proprio dalle argomentazioni di quest'ultimo Frances Yates
trasse spunto per esaminare sotto una luce nuova la filosofia della natura
sviluppata nelle opere autentiche di Lullo27.

4. L'importanza singolare del Liber de secretis naturae è confermata


dal fatto che la fama dell'alchimia pseudolulliana, come gran parte degli
scritti che ne costituiscono la tradizione, è saldamente legata al tema
della quintessenza, di cui questo testo rappresenta il veicolo originario28.
L'« invenzione » della quintessenza, o piuttosto la sua introduzione nel-
l'alchimia occidentale in realtà risale, al francescano spirituale Giovanni
da Rupescissa, catalano come Lullo e come Arnaldo da Villanova 29 : ed in
effetti i primi due libri dello pseudolulliano Liber de secretis naturae
sono una rielaborazione del De consideratione quintae essentiae rupescis-
siano, com'è stato visto già da Thorndike e Halleux. Parlare tuttavia
soltanto di una « versione lullificata » di questo testo mi sembra ridutti-
vo: gli interventi dello pseudo-Lullo sono generalmente assai significativi

25. Cfr. quanto afferma Sollier in una lettera al Custurer (in: Gottron,
L'edició, 51-52): « reperiuntur viri cetero eruditi, qui Raymundum nostrum
et in Anglia fuisse et ibi auri signati milliones aliquos confecisse existimant ...
Nihil interim me movebunt hominum istorum praeiudicia, quominus et b.
Raymundi peregrinationum series, exclusa prorsus Anglia, vindicem et chi-
micas periclitationes ab eo quam longissime removeam». La «incompati-
bilità » fra le argomentazioni della Disputatio monachi e la leggenda è messa
in evidenza dal Custurer (ivi, 57): «Vel Lullus in hac re mutavit sen ten ti am,
vel non? Si primům, quod video a chimicis asserì et confirmari textibus
Ļulli, dialogus iste non est Raymundi, siquidem in ilio piane asseritur, nihil
in suis libris esse contra artem chimicam ... Si autem contra chimicorum
placitum et effugium eligatur secundum, nempe Raymundum non mutasse
sententiam, ruit omninò tota illa de Arnaldo Villanovano historióla, in qua
praetensa Raymundi alchimia nititur ... ».
26. Il Liber de secretis naturae è centrale nell'interpretazione dell'alchi-
mia « lulliana » del Salzinger.
27. Yates, The Art of R. Lull, « Appendix » III e passim.
28. Cfr. in particolare il capitolo dedicato alle opere pseudolulliane
da F. Sherwood Taylor, The Alchemists , St. Albans Paladin, London 19762:
fra le storie generali dell'alchimia, questa è la più attenta alla complessità del-
lo pseudolullismo alchemico.
29. Cfr. Halleux, Lex ouvrages alchimiques , cit.; sulla figura del Ru-
pescissa nell'ambito del movimento fracescano spirituale, v. anche il saggio di
Jeanne Bignami-Odier, nello stesso volume della HLF.

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Filosofia naturale tulliana e alchimia 755

e probabilmente l'aggiunta della Tertia distinctio,


tazione dei metaļli (l'opera del Rupesoissa tratt
quintessenza dei vegetali e di quella dell'oro pe
conferì molto del loro successo alla teoria e alla
sulla quintessenza. Questo fatto è testimoniato f
che avviene di frequente nella letteratura alche
viene considerato discepolo o commentatore di Lul
si leggeva in un manoscritto della Biblioteca Marci
Il Liber de secretis naturae presenta molti c
nell'autore un seguace di Lullo; lo stesso Padre
desse nella maniera più netta, e addirittura con
che un'opera datata 1319 potesse venire attribu
giudizio per quanto riguarda lo stile e, dopo aver t
aggiunge la seguente postilla:

« Utrum vero ex styli similitudine et principiorum


xione, ut volunt Dusseldorpienses Salzinger et Büch
mundus huius tractatuli auctor ac proinde chimiae
dum relinquo » 31 .

In realtà, caratteri lulliani si trovano già nelle


libri del Rupescissa, fra le quali spicca una espo
gradi degli elementi, che segue da vicino le opere
del resto con esattezza32; nella Tertia distinctio
sono raffigurati da lettere dell'alfabeto collegate s
no dell'albero e le combinazioni fra loro possibi
tabulae , elaborate sul modello di quelle dell'ar
notiamo una differenza sostanziale rispetto al
infatti hanno essenzialmente il carattere di sosteg
chimista, come viene esplicitamente affermato
parte:

j « Posuimus practicam memorativam secundum hanc scientiam in forma


media, quae naturaliter exivit de suis propriis extremitatibus, et sunt pro-

30. Cfr. Halleux, Les ouvrages alchimiques , 242 n. 2. Nel manoscritto


Marciano lat. VI, 282, al f. Ir, il titolo dell'opera del Rupescissa (che a tratti
è semicoperto da una pesante cancellatura, qui indicata dalle parentesi) è il
seguente: « Divinum opus doctissimi (et sanctissimi) Ioannis de Rupescissa
(Nepotis M. Raimundi Lullii Maioricensis Pauperibus Viris et Evangelicis) De
Philosophiae Famulatu ac de consideratione (Christi et est de) quinta essentia
[corr. in « quintae essentiae »] foeliciter incipit. Prologům. Dixit Salomon... ».
Salzinger, nei suoi Testimonia Virorum Illustrium, definisce Rupescissa «il
miglior commentatore » della quintessenza lulliana.
31. Madrid, Biblioteca de la Academia de la Historia, ms. 9-31-8-7117,
cfr. Lorenzo Perez Martinez, Fondos lulianos en bibliotecas españolas , « E-
studios Lulianos » 16 (1972), 78.
32. Come facevo già rilevare in Le opere mediche , 30 n. 90.

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756 Michela Pereira

priae extremitates suae


sua soror scilicet theorica » 33.

Nella Tertia distinctio, invece, l'utilizzazione delle figure costituisce la


practica vera e propria, benché ad essa sia ancora affiancata una practica
sermocinalis, cioè espressa nei termini del linguaggio tradizionale degli
alchimisti. Fin dal titolo il Liber de secretis naturae è definito y mago
degli altri libri d'alchimia, come Y Ars brevis era stata definita da Lullo
« ymago artis generalis ». Infine, i dialoghi che costituiscono il prologo e
l'epilogo di questo testo pseudoepigrafo imitano nelle situazioni e nello
stile passi analoghi di molte opere lulliane.
Nel prologo vediamo Raimondo cfhe si aggira, tristissimo, in un luogo
solitario, perché non è ascoltato nei suoi progetti di rifprma del sapere,
ma anzi viene deriso e considerato sciocco e « fantasticus » : questo ci
ricorda da vicino la situazione iniziale déìYArbor scientiae , riecheggiata
del resto in tutto il dialogo con il monaco. Per quest'ultimo, la fama di
Lullo è legata innanzitutto alla sua «magna scientia ... et ar[s] » e
all'uso apologetico dell'ars stessa (« audivi ... tuam artem multum profice-
re, maxime ad infìdelium conversionem »). U ars tuttavia è anche stru-
mento per giungere « ad notitiam quamplurimorum secretorum naturae
quae via medicinali ac philosophia attingi possunt », cioè, sostanzialmen-
te, alla conoscenza dei segreti alchemici, raffigurati più avanti nel testo in
quéìY arbor philosophalis, che estende il dominio dell'ars lulliana ad un
nuovo campo del sapere: appunto l'alchimia.
Nel dialogo finale il discorso si fa invece interno a questo campo, ed
alcune idee elaborate nelle opere filosofiche di Lullo sono utilizzate allo
scopo di risolvere due questioni basilari per definire concettualmente
l'alchimia: innanzitutto la « realtà » dell'arte trasmutatoria, che, secondo
il monaco, implicherebbe l'inanità dell'ordine naturale. Raimondo replica
che, se l'alchimia non fosse vera (cioè se non fosse data la possibilità
della trasmutazione), gli elementi sarebbero oziosi e privi di scopo, l'or-
dine del mondo sarebbe imperfetto (perché immobile) e ciò significhereb-
be in ultima analisi che lo stesso Dio è imperfetto, perché non avrebbe
creato un oggetto in cui si rifletta la realtà della sua generazione infinita.
È vero che gli esseri naturali desiderano rimanere in uno stato di
quiete: ma ciò è possibile soltanto alla materia universalis considerata
come « causa principalis », mentre è impossibile agli individui elementad,
o secunda materia ; il valore positivo di questa dinamica intrinseca alla
natura concreta consiste nel suo essere «ymago generationis infinitae ».
Lo schema concettuale su cui questa risposta si appoggia è analogo a
quello che abbiamo veduto all'opera nella definizione lulliana del caos e
della coppia natura/ corpus primum.

33. R. Lulli Testamentům, in 1.J. Manget, Bibliotheca Chemica Curiosa ,


Ginevra 1702, I, 763. Sull'uso di tecniche memorative nell'alchimia cfr. le
osservazioni di F. Yates, L'arte della memoria, Torino 1972, pp. 170-5.

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Filosofia naturale tulliana e alchimia 757

La seconda questione concerne poi la necessità


della facoltà vitale o anima (cfr. la definizione
novus physicorwrì) 34 nella trasmutazione dei met
è impossibile che il lapis philosophicus, agente
vegetatus , in quanto è il risultato di un'operazione
la risposta di Raimondo si basa sulla teoria degli
naturale dotato di vegetativa è necessariamente do
tiva, in cui la prima è « radicata et sustentata »
quest'ultima che opera l'alchimista, modificando la
vitale si innesta, senza però giungere a toccare
stessa, che non è attingibile tramite i sensi (« invi
Per l'insieme di queste caratteristiche il Liber de
de quinta essentia si può dunque considerare un
interessante, benché non originaria, della formazi
co pseudolulliano. L'autore, lullista convinto e co
pito i due dialoghi come una cornice, che racchi
quest'opera, in realtà composita. Nei dialoghi ha
una lettura non inconsistente delle opere lullian
pseudoepigrafe, mostrandone l'accordo e la com
cendo, ha ottenuto, da una parte, di allargare il ca
sistema concettuale di Lullo, fino ad includervi l'a
te non compresa nell'« albero delle scienze». Dal
do in termini lulliani l'alchimia sullo stesso schem
analoghe a quelle dell'ars, ha fornito agli alchimist
entro il quale i procedimenti di trasmutazione ven
parte della filosofia naturale.

5. Si è visto che il Liber de secretis naturae se


presenta come un testo unitario 36 : oltre alla « co
dialoghi, ci sono elementi interni inequivocabili in
go del primo libro e molti passi al suo interno
distinctio e/o alle sue suddivisioni e figure;
distinctio richiama esplicitamente il motivo dei
corre lungo tutti i primi due libri. Si è già rico
una rielaborazione del De consideratione quintae
sa; non si tratta però di una pura e semplice comp
del materiale rupescissiano sia semplicemente r
lungo brano iniziale inserito dallo pseudo-Lullo
che inizia con le parole: « Ordimur namque tib
volontà di inserire i materiali utilizzati in un c
(come risulta anche dal paragrafo concernente la s
esplicitandone la cornice concettuale e insieme

34 .Liber Novus Physicorwn, 80: «Vegetativa est anima plantae».


35. Ibidem.
36. Com'è già stato notato da Thorndike, HMES IV, 37-9.

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758 Michela Pereira

acceso profetismo c
Inoltre all'alchimia
ti: la lapidifica , ci
preziose artificiali,
parte medica dell'op
Rupescissa, è attes
scellanea medica ed
Giovanni Matteo Ferrari de Gradi (Venezia 1514, Venezia 1521, Lione
1535 **); il testo pseudo Lulliano, comprendente solo i primi due libri e
il prologo, fu ristampato ad Augsburg nel 1518; sempre questa parte del-
l'opera, alquanto rimaneggiata e priva del dialogo iniziale col monaco ven-
ne ristampata a Strasburgo nel 1541 e a Venezia nel 1542: su questa edi-
zione si basa la riduzione italiana apparsa a Venezia nel 1542. L'opera ven-
ne infine stampata in questa forma per l'ultima volta a Strasburgo nel 16 16 39 .
È opportuno ricordare che il Liber de secretis naturae , o meglio il prologo e
i primi due libri, costituiscono la prima opera alchemica pseudolulliana
data alle stampe, in un periodo in cui le pubblicazioni alchemiche vere e
prorie non erano ancora particolarmente numerose40. Quando poi fu

37. Sull'alchimia « francescana » cfr. Chiara Crisciani, Note sull'alchi-


mia « francescana » nel secolo XIII , in Atti del XXV Congresso Nazionale
di Filosofia , Roma 1980.
38. G.M. Ferrari De Gradi, Consilia secundum viam Avicenne ordinata.
Additis antiquissimi Rabbi Moysi de regimine vitae quinqué tractatibus ad
Sultanum inscriptis. Item sacri doctoris Raymundi Lulii de insula Maiori-
carum de secretis naturae libris duabus nunc primům in lucem editis. Que
omnia novissime recognita ac infinitis erroribus castigata fuere, Venezia 1514
(Oct. Scoti): E. Rogent-E. Duran, Bibliografia de las impresione lulianas,
[RD] Barcelona 1927, n. 50. Nelle edizioni del 1521 (RD n. 77) e del 1535
(RD n. 85) la raccolta comprende anche i Consilia di Blasius Astarius. Se-
condo Rogent e Duran esistono anche due edizioni veneziane (1518: RD
n. 70; 1520: RD n. 74) di cui i due bibliografi catalani non avevano visto
alcun esemplare, e che risultano altrettanto irreperibili oggi.
39. Sacri Doctoris Raymundi Lulii De secretis nature sive de quinta
essentia libellus , Augustae Vindelicorum 1518 (RD n. 71): Raimundi Lullii
Maiorici philosophi acutissimi medicique celeberrimi, De secretis naturae
sive quinta essentia libri duo. His accesserunt Alberti Magni Summi Philo-
sophi De mineralibus et rebus metallicis libri quinqué ... per M. Gualtherum
H. Ryff, Argentinensem Medicum, Strasburgo 1542 (RD n. 91) e Venezia
1542 (RD n. 92); Raimundi Lullii Tractatus brevis et eruditus de conserva-
tane vitae. Item liber secretorum seu quintae essentiae , qui doctrinam eius
extractionis et applications ad corpus humanum, necnon ad metallorum
transmutationem instituit, estque speculum et imago omnium librorum super
his tractantium. Nunc primum in lucem editum, Strasburgo 1616 (L. Zetzner).
40. L. Thorndike, Alchemy during the First Half of XV Ith Century ,
«Ambix» 2 (1939), 26-37; Rudolf Hirsch, The Invention of Printing and
the Diffusion of Alchemical and Chemical Knowledge , « Chymia » 3 (1950),
115-41, rist. in The Printed Word. Its Impact and Diffusion , Variorum Re-
prints, London 1978. Sia Thorndike che Hirsch riportano le date delle edi-

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Filosofia naturale lulliana e alchimia 759

l'interesse alchemico a prevalere, venne pubblicat


ni un testo più ampio, comprendente anche l
questioni, ma privo del prologo (il dialogo inizi
logo, la Disputatio monachi : le edizioni in questio
Norimberga nel 1546 e a Colonia nel 1567 41 .
Possiamo così constatare che non esiste un'edizione che offra il testo
intero dell'opera; questa non è stata recepita nelle importanti raccolte del
Gratarol42 e dello Zetzner43, ad eccezione di un frammento brevissimo,
dal titolo: Praxis universalis magni operis ; non è presente in alcuna
forma nell'ultima grande raccolta alchemica a cura di J.J. Manget44;
nessuna parte di essa è mai stata edita criticamente; l'epilogo, o Disputa-
tio , è assolutamente inedito.
I manoscritti più antichi, invece, riportano generalmente il testo inte-
ro: si vedano il ms. Oxford, Bodleian Library 645 (XIV/XV sec.); Paris,
Bibliothèque Nationale, ms. lat. 7164; Wien, Oesterreichische National-
bibliothek, ms. 5485; Cambridge, Trinity College, ms. 1199; Yale, Bei-
necke Library Mellon Collection, ms. 12; Oxford, Corpus Christi College
244 (tutti risalenti al XV sec.); Oxford, Ashmole 1484 e Cambridge, Corpus
Christi College 112 (XVI sec.). Anche gli indici dettagliati del testo,
contenuti in due manoscritti del XV sec., ne attestano la composizione: si
tratta del ms. Wien Oesterreichische Nationalbibliothek, 5509 e del ms.
Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, II iii 27. Presto però, praticamen-
te fin dall'inizio del XVI secolo, prevale la tendenza a smembrare l'opera,
riservando particolare attenzione alla Tertia distinctio : per un elenco
parziale dei manoscritti che riportano soltanto questa parte dell'opera, si

zioni Venezia 1518 e 1520, senza però dare al riguardo notizie più dettaglia-
te di quanto non avessero fatto Rogent e Duran.
41. Raimundi Lullii Maioricani De Alchimia Opuscula quae sequuntur.
Apertorium. Item Magica Naturalis. Item De secretis naturae seu de quinta
essentia liber unus, iam non mutilus, ut in prioribus editionibus omnibus.
Adiecimus enim tertiam distinctionem de transmutatione metallorum, quae
plusquam dimidia pars est totius libri, Norimberga 1546 (Ioh. Petreium) (RD
n. 94); Rav mundi Lulli Doctissimi et celeberrimi Philosophi De secretis na-
turae seu de quinta essentia liber unus in tre distinctiones divisus, omnibus
iam partibus absolutus. Adiecta est eiudem Epistola ad Regem Robertům de
accurtatione lapidis philosophorum, cui adiunctus est Tractatus de aquis
ex scriptis Raymundi super accurtationis epistola ab artis studioso collectus,
Colonia 1567 (Ioh. Birkmannum) (RD n. 110).
42. Verae alchemiae..., Basilea 1561 (H. Petri et P. Perna) (RD n. 99);
questa edizione contiene varie opere tulliane che non sono riprodotte nella
raccolta del 1572: Alchemiae quam vocant ..., come erroneamente credevano
Rogent e Duran (RD n. 118).
43. Theatrum Chemicum ..., Ursell 1602, Strasburgo 1613 e 1659 (RD
nn. 151, 174, 239).
44. Bibliotheca Chemica Curiosa , Ginevra 1702 (RD n. 285); è l'ultima
grande collezione alchemica che comprende le opere pseudolulliane.

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760 Michela Pereira

veda Thorndike, Man


Lullian Alchemical Coll
Uno dei problemi p
secretis naturae è resistenza di due diverse redazioni della Tertia distin-
ctio 46 . Il dialogo finale presenta anch'esso, in cinque manoscritti, varianti
tali da far pensare, se non a due redazioni diverse, quantomeno ad un
rimaneggiamento profondo: di fatto, la versione del dialogo che si trova
nei manoscritti del gruppo (I), quando non è isolata dal rimanente del
testo, accompagna la Tertia distinctio « secundae translationis » ('seconda
redazione', com'è definita nel manoscritto II iii 27 della Biblioteca Na-
zionale di Firenze), e ad essa fa riferimento47. L'altra redazione del
dialogo, quella contenuta nei manoscritti del gruppo (II), accompagna
invece quella che chiamerò la 'prima redazione', nell'unico fra i mano-
scritti di questo gruppo che riporti tutta la Tertia distinctio ; questa
'prima redazione' è quella riportata nelle edizioni a stampa (1546 e 1567),
che però, come si è già visto, non contengono la Disputatio 48 .
La soluzione dei numerosi e consistenti problemi di ordine testuale,
sollevati dal Liber de secretis naturae , potrebbe gettare luce su alcune
questioni non secondarie della tradizione alchemica Tre e Quattrocen-
tesca: dal rapporto fra l'opera del Rupescissa e quella dello pseudo-Lul-
lo, alla formazione della parte più antica del corpus pseudolulliano, alle
modalità della sua diffusione.
La riproposta del prologo, conservato in edizioni rare, e la prima
edizione delle due redazioni del dialogo finale, mentre intendono in primo
luogo rendere disponibili due testi non privi di interesse per la storia del
pensiero filosofico e scientifico tardo medievale, vorrebbero anche proporsi
come un primo contributo, sia pure di limitate dimensioni, alla soluzione
di tali problemi.

6. Viene ripubblicato nelle pagine seguenti il prologo del Liber de


secretis naturae seu de quinta essentia , dalla editio princeps Venezia

45. HMES IV, 619 ss.


46. La cosa è già stata messa in rilievo da Thorndike, HMES IV, 42-43.
Le due redazioni differiscono fondamentalmente nella disposizione del ma-
teriale e nella denominazione di alcuni principi dell'albero filosofico e della
figura S.
47. Nel rinvio alla «quaestio» alle 11. 240-241. Occorre tenere pre-
sente che uso i termini di « prima » e « seconda » redazione in modo con-
venzionale, seguendo la terminologia, molto probabilmente arbitraria, adot-
tata dal curatore del manoscritto fiorentino citato nel testo. Questi termini
non vogliono sottintendere alcuna valutazione relativa alla priorità di una
redazione rispetto all'altra in senso cronologico: questione evidentemente
impossibile da risolvere in assenza di un'edizione critica del testo. Su *tutta
la questione spero di poter tornare con ulteriori contributi.
48. Nell'indice della « prima redazione » del manoscritto citato poc anzi
non si fa cenno alla Disputatio monachi.

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Filosofia naturale tulliana e alchimia 761

1514, f. i 03r a-b. Il testo è identico nelle altre edi


no (Augsburg 1518, Venezia 1521, Lione 1535). N
non venne più ripubblicato.

Incipit liber prime distinctionis secretoru


essentie sacri doctoris magistři Raymundi L
carum, qui doctrinam eius extractionis et ap
humana ad opera terribilia totius artis medici
metallorum transmutatonem reserat; qui est ym
super his tractantium.

Contristatus erat Raymundus et non modi


tuš, quoniam tanto tempore laboraverat, ut su
dispergeretur scientia, et inde modicum effec
rat; et etiam videns quod ab his, a quibus hono
tur et deducebant ipsum in ridiculum et sibi<l>
debat quod Romana ecclesia de sua cura et sent
bus minime curaverat taliter, quod finis, propt
minime sequebatur; et ideo ingressus desertům
alta acclamare cepit: « Debeo ne ferre labore
bulationes propter artem et scientiam quam ip
reputabatur tamquam stultus et fantasticus; e
ululatu magno nauseabat anima eius.
Egressus igitur quidam frater oratorii San
bulansque per desertům et orans, cum audiret
trabatur feram esse; et silere incepit, stetitqu
respexit et didicit quod vox hominis erat: e
esse unum ex fratribus suis. Qui, cum des
habitus Raymundi non erat talis sicut suus, v
prolixam, obstupuit eo, quod numquam videra
parte illa et dixit ei: « Amice, quid facis hic e
si placet, dicas mihi ».
Respondit ei Raymundus: « Amice, dimit
mea, quoniam tu nequaquam mihi super ho
potes. Contristabor itaque et lamentari non
solatione mea moriar ».
Respondit ei monachus: « Deus et dominus noster Jesus Chri-
stus, in quo est perfecta consolatio, te non deseret, sed circumdabit
te gaudio et leticia, necnon rebus hiis, super quibus lamentaris,
ipse qui dedit eis initium, dabit eis finem, secundum quod tuum
cor gliscit ».

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762 Michela Pereira

Respondit Raymu
re super omnem cr
latione ad gaudium
indisposite ut hab
gratiam facere; h
ture causatur ».

Respondit ei monachus: « Omnia sunt Deo possibilia unde,


quamvis tu sis indispositus, potest te ab ista tribulatione liberare
Respondit ei Raymundus: « Iuxta dispositionem materie ag
forma. Item potestas Dei et sua iustitia convertuntur, unde d
quod in potestate ita est essentiale iustificare sicut essentiale poss
Non igitur potest Deus aliquid, quin possit cum iustitia alias es
destructa unitas essentialis potestatis et iustitie, ex quo quidem m
ta horribilia inconvenientia sequi possent; unde dico, sicut De
creavit hominem sub ratione bonitatis, ut ratione bonitatis opera
retur bonum, ita creavit ipsum sub ratione liberi arbitrii, sub ra
tione cuius voluit quod operaretur libere, et ageret bene et libere
Alias enim, si libere non operaretur, esset destructus in hom
actus liberi arbitrii, et operando bonum non haberet meritum, q
ex defectu liberi arbitrii esset in privatione; et sic Deus esset con
iustitiam, quod est impossibile. Ideo dico quod, me indisposito
quavis alia creatura, Deus non potest voluntatem eius adimple
Istud namque non posse non ex parte Dei principaliter insurg
sed ex parte ineptitudinis creature, que indisposita est et insu
ciens ad talem actum vel gratiam recipere ».
Videns itaque monachus Raymundum sic loqui, intellexit ipsum
habituatum de magna scientia, cui dixit: « Amice, in verbis t
cognovi te habituatum magna scientia. Rogo te ut reseres mihi q
es, et quid est nomen tuum et nomen patrie tue ».
Raymundus autem recusabat, sed tantum fuit per verba m
nachi commotus quod reseravit sibi nomen suum nomenque
patrie.
Multo igitur gaudio affectus est monachus, eo quod Raymundum
viderat, quem tanto tempore videre affectabat. Et ait ei monachus
« Iam diu est quo ego audivi te magna scientia esse peritum et arte
et etiam tuam artem multo proficere maxime ad infidelium conver-
sionem, et etiam ad notitiam quamplurimorum secretorum nature
que via medicinali ac philosophia attingi possunt. Rogo te igitur
Christi amore, ut nobiscum magnam misericordiam facias, ut ex
tua arte sive scientia habeamus fructum et ut facias nobis secretis-
simum compendium de infirmitatum remediis, quoniam novēris nos
hic diversimode fore gravatos diversisque generibus infirmitatum

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Filosofia naturale tulliana e alchimia 763

torqueri. Insuper, si placet tibi, ut per te rev


sit vera, an non, ut homines non cadant de
tatem et ultimam desperationem. Nam fini
scilicet extirpentur secte et errores ac etiam f
Ait itaque Raymundus: « Viginti septem a
cesso laborare et lecturas maneriei diversimod
modicos Christi fámulos comperio, quod ia
super tanto labore sine utilitate ».
Ait monachus: « Video affectum anime t
tua ars per mundum divulgetur et omnes fam
qui postea, discùrrentes per ydiomata linguar
mundum divulgent. Sed si tu hoc, quod a t
pleveris, ne dubites quod scientia tua conse
quem est. Nam et istud oratorium erit for
optas ».
Videns igitur Raymundus gesta monachi, d
fuit et postea, intelligens bonum esse quod m
opere compiere, ait ei: « Valde quievit anim
mihi locutus es. Librum quem dicis tibi c
doctrinam non solum corpora humana mira
etiam ipsa metalla imperfecta in purum au
vertentur ». '

Quievit tune mona


suas opere adimpler
Et descenderunt in
tempora et diversa
custodie commendav
ponendo. Et quoniam
medicinali arte rem
cretorum nature seu
essentiis rerum ad p
<Qui nota sic intit
movetur ab inform
una informatione in
eorum transmutatio
tur per gubernation

7. Della Disputado m
risalenti al XV sec.; in
ti alchemici pseudolul
del Liber de secretis naturae sia conservata in altri testimoni. Tuttavia è
ben noto che non si conoscono manoscritti precedenti il XV sec., conte-

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764 Michela Pereira

nenti opere alchemi


che i manoscritti u
parte, lo strato più
Si tratta dei seguent
B Bologna, Bibliote
Cj Cambridge, Trini
C Canterbury, Cat
1465), ff. 29r-32v
F Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, II iii 27, ff. 258r-259r
01 Oxford, Bodleian Library, ms. 645, ff. 68v-72v
02 Oxford, Corpus Christi College, ms. 244 (anno 1455), ff. 106r-107r
P Paris, Bibliothèque Nationale, ms. lat. 7164, ff. 100r-102v
W Wien, Oesterreichische Nationalbibliothek, ms. 5485, ff. 59r-61v
Y Yale, Beinecke Library, Mellon Collection, ms. 12, ff. 296v-299v.

Il testo originario mostra di aver subito ben presto, forse ad opera


dello stesso autore/compilatore, un rimaneggiamento notevole, di cui ci è
testimone il gruppo II, composto dai manoscritti B e C e, nel XVI sec.,
attestato dagli altri manoscritti bolognesi: Bologna, B. Universitaria. 142
(109) e 270 (457) XII.6, e dal manoscritto Paris, B. Nationale, lat.
12969. Caratteristica di questo gruppo di manoscritti è quella di abbre-
viare, anche di molto, il testo e di espungerne tutti i riferimenti alle opere
lulliane autentiche. Il gruppo I è composto da tutti gli altri manoscritti
del XV sec. e attestato, nel secolo seguente, ancora da cinque manoscrit-
ti: Cambridge, Corpus Christi College 112 (che dipende da 02); Milano,
B. Ambrosiana, D 512 Inf.; Oxford, Bodleian Library, Ashmole 1484
(che dipende da Y); Wien, Oesterreichische Nationalbibliothek, 12834;
Modena, B. Estense, est. lat. 355. A questo gruppo appartiene anche il
manoscritto madrileno copiato nel XVIII secolo a cura del gesuita Custu-
rer: Madrid, Biblioteca de la Academia de la Historia, 9-31-8-7 117.
L'articolazione interna di questo gruppo vede da una parte una
tradizione « inglese », attestata da 0lf 02, Y e Q: i tre ultimi per molti
aspetti mostrano di discendere da un esemplare comune, come è possibile
rilevare dall'apparato critico. F, W e P invece attestano una diffusione
« continentale » del medesimo testo, assai corrotta (nel secolo successivo
il ms. della Biblioteca Ambrosiana, che discende dal medesimo esemplare,
presenta tentativi di correzione per congettura e forse per collazione da
un testimone di tradizione diversa).
Mentre il testo II è restituito dalla trascrizione del manoscritto C, con
le lezioni divergenti di B in apparato, il testo I è basato sostanzialmente
sul ms. Oj, dal quale ci si discosta solo nel caso che tutti gli altri
manoscritti siano contro di esso, e nei rari casi in cui la lezione attestata
non sia grammaticalmente sostenibile (cfr. 1.18, prout principia natura-
lia). Non vengono riportate in apparato le lezioni singole dei vari ma-
noscritti. La grafia e la punteggiatura sono state normalizzate secondo

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Filosofia naturale lulliana e alchimia 765

l'uso corrente. Lo stile della Disputatio monachi


non manca però di chiarezza ed è sufficientemente
latino delle opere lulliane autentiche. Un tentativ
riscontrare nei mss. Y, 02 e Cl9 in particolare
presenta la curiosa caratteristica, che compare anch
Corpus Christi College, 1.12, di denominare il
Dopo il testo, inoltre, è riportato un interessan
anch'esso nel manoscritto di Cambridge), che fa rif
plare forse proveniente dalla penisola iberica, m
identificato 49: (02, f . 107r) « Finitur hic quantum
quinte essencie transcriptus non parvis expensis
uno spazio bianco) Episcopi ( altro spazio bianco)
mihi et alio amico meo transmissum; et subsequ
quartam eius distinctiònes, prout reperi eas in A
tradebantur regi Eduardo; nec cuiquam videatur
fluum, quoniam una trium distinctionum aperi
quantum ad multa, est clarioritas immo excudentia

De disputatione monachi

Cumque Raimundus librum, super quo rogatus fuerat, mona-


cho composuit, ipsum eidem monacho demonstravit, qui vero
quievit et cum actione gratiarum ilium recepii. Qui vero, dum
5 legisset, vidit quod Raimundus asseruerat artem alchimiae esse
rem et aliquid; non modicum stupef actus est et dixit: « Valde
miror, o Raimunde, quod illud, quod secundum veritatem f est
impossibile et falsum, asseris esse necessarium et verum. Nam

49. Ad un manoscritto portoghese del Liber de secretis naturae faceva


riferimento De Luanco (La alquimia , p. 136) indicandolo come di proprietà dello
storico Marcelino Menendez y Pelayo. Di questo manoscritto non si hanno
altre notizie, né risulta attualmente far parte della Biblioteca di Menendez
y Pelayo, a Santander, come mi comunica il Direttore, Dr. Manuel Revuelta
Sañudo, che ringrazio.
1 de disputatione monachi] disputatio Monaldi monachi cum Raimundo Ö2;
om. YCjP 2 quo] quem FP; quod W; Raimundus add. Y02 fuerat] fuit
a FWP 3 composuit] composuisset et Y; composuerat 02Cj 4 actione grar
tiarum] gratiarum actione Y02 4-5 qui ... legisset] quem dum legisset et Y;
dum vero legisset 02 5 artem alchimiae] alchimicam Y; alchimiam 02; artem
alchimicam artem alchimiam P 6 aliquid] et add. FW 7 o Raimunde]
o reverende YCi; om. FWP 8 asseris] asserere FW asseris esse] esset asse-

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766 Michela Pereira

muitos vidi reddi


10 fructum ab hac
quia fiunt proditor
ta mala frequente
artis attingere non
le esset, quod non
15 ideo est impos
Respondit ei Raim
arte voluissem ve
prout principia na
claravimus. Quae
20 cant, essent inn
successiones, errar
Et quia ignorant p
sequens finem: et
combinationem et i
25 ignoratis princi
virtutem mineral
fine proprio ».
« Raimunde, dixi
Sed quid dicemus?
30 Felicem et per lib
et per arborent s
quibus asseruisti c

rere P 9 et nullum] nullum FWP 10 ab] ex Y hac] om. FWP extrahere]


abstrahere Oí; coepisse Y consimiliter] tum similiter Ot; ideo similiter FWP
11 proditores] et add . FWP 11-12 multa] alia add. 02; alia sunt add. irt marg.
Ci 12 frequenter] fiunt eis quae Y; quae FWP 13 quod vero, si] quae si
vera Y; si autem 02; quae vero si Cj 14 quod non] quominus Y; quod num-
quam F unus] bene Ot; unius F alius] aliter Oj; alter Cp earn add. 02;
Hum add. Cj 15 est impossibile] impossibile est Y02 16 ei] om. YFWP nam]
am. Y02; iam add. inter lineas Cļ 16-17 ista arte] istam artem FWP 17 vo-
luissem veritatem declarare] veritatem declararem Y02 illud] et ilłam Y;
am. 02; ideo Cj 18 prout principia naturalia] principia naturalia prout
OjYC^Cj 19 declaravimus] declaravi YCļ quae] et ipsa Y; qui FW 20 in-
nisi] circumspecti Y; provide 02; proinde add. Ci; in ipsi FW illorum] eorum
FW 23 cognoscunt] cognoscerent Y; cognoscant 02Ci 24 quare] quia FW
25 ignoratis] ignorantis Y; ignorans FW ignorantur] et add. FW; ignorant
et P 26 virtutem] veritatem Oj; naturam add. inter lineas Cj practica pri-
vatur] privatur practica FWP 28 Raimunde] om. 02FW Raimunde, dixit
nionachus] dicit monachus Raimunde P hoc quod tu] quod YFWP 29 quid
dicemus? quia] om. Y; quid dicimus quod F; quid dicimus quia W 29-30
tit ... Felicem ] utique F; utique per silicem W 30 per librum] librum FWP
31 alia multa] multa alia Y; alia FWP 32 huius] in cuius add. F; locum

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Filosofia naturale lulliana e alchimia 767

bene, Raimunde, quod ille qui contrariatur


debet nec sua arte canonizan ».

35 Respondit ei Raimundus: « Si tu utique cognovisses principia


naturalia et elevasses utique intellectum, scires tu quod in libris
artis meae nihil contrarii huius, quod hic designavimus, in eis
scribere. Si igitur respiceres discursum huius artis et principiorum
meae artis, invenies triangulum viridem inter ambas artes existere
40 sine contrarietate finium principiorum, ut satis per quaestiona-
rium videre poteris. »
Respondit ei monachus: « Quomodo tu, Raimunde, asseris i-
stam artem esse veram? cum principia tuae artis sint omnimode
illi contraria et contra intentionem, quam de ipsa habes, quae
45 répugnât omni veritati. Iuxta quod, tua intentio super hoc est
fantastica aut tua ars est falsa, ut tibi, Raimunde, probare inten-
do ».

Respondit ei Raimundus: « Valde gaudeo, quia disputare me-


cum vis de hac materia, ut igitur, carissime, cesset garrulitas et
50 sofisticado verborum et cognoscatur Veritas. Capiamus aliqua
principia naturalia generalia, per quorum conditionem et naturam
sequatur modus disputationis inter me et te, ita quod prosequatur
disputatio sine laesione principiorum et illorum naturae ».
Quievit autem monachus super verbis Raimundi et dixit:
55 « Raimunde, dimitte me; ego eligam principia, per quae inter me

rei. unius verbi W 33-34 audiri debet] debet FW; debet audiri Y02 34
nec] de F; nec de W sua arte] ars sua Y; ars 02; sua ars CjP canonizan]
canonizare FWP 36 elevasses] elevares FW; levares P tu quod] quod tu
FWP 37 meae] nostrae 02Cj contrarii] contrarium FWP 37-38 huius ... di-
scursum] om. FW; huius designamus in eis explere. Si ergo respicis di-
scursum P 38 scribere] esset inscriptum Y; scribitur Cj et] om. FWP 59
meae artis] magnae artis Y; artis meae 02 triangulum viridem] c viridem
O,; quod t inde Y; te videre FW; te viridem P inter] in FW; om. P existere]
existente FW; existentes P 40 finium] quorum Y; locum rei. unius verbi F 41
poteris] potes FWP 42 respondit ei] om. Y02 tu Raimunde] om. Y02; Raimunde
tu FW 43 sint] sit Ox; fuit F 44 illi] ei Y; om. 02FP 45 iuxta] ita FWP
super hoc est] est super hoc FWP; est 02 46 aut] cum FW tibi] om. FWP
46-47 probare intendo] intendo probare FWP 48 respondit ei] respondit Y;
om. 02 49 cesset] cessent Y ; cessât FWP 50 verborum] verorum FW ve-
ritas] et add. FW capiamus] eligantur FW; et eligantur P 51 naturalia ge-
neralia] generalia OjW; naturalia F naturam] materiam FWP 52 prosequa-
tur] sequatur FWP 53 illorum naturae] illorum naturas Oj; naturae illorum
02 54 verbis] om. Y; locum rei. unius verbi F 55 dimitte me] et add. FW

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768 Michela Pereira

et te continuetur
nem demonstrave
anima mea in quad
amare illam et per
60 etiam per crede
illud et odire supp
de, principia sunt
medium, vegetativa
trarietas, mixtio, d
65 vero monachus
principia ».
Quievit vero Raimundus, quia monachus propria principia
elegerat ad disputandum de hac materia et dixit quod monachus
sua inciperet argumenta et quod ipse ei responderei. Monachus
70 vero dixit quod multum placebat sibi.
Monachus dixit: « Raimunde, tu secundum veritatem negare
non potes quod, si alchimia est ens, quod natura orbis nullum
habet finem et sic substantia mundi nullam habet quietem. Pri-
mam vero probo rationem sic: si alchimia est ens, possibile est
75 corpora metallorum quaedam in alia transmutari, in quorum qui-
dem natura metalla transmutabilia maiorem quietem haberent
quam in suis propriis naturis et sic esset possibile quod ex illa
natura metallica, in quam transmutantur metalla a priori natura,
mutarentur in aliam, in qua quidem natura magis quiescerent
SO quam in prima vel secunda; et sic de ilia in aliam. Et sic esset
appetitus naturae in infinitum, qui numquam deveniret ad finem:
quod tu, Raimunde, seis multum bene fore impossibile quod na-

56-57 illorum conditionem] conditionem illorum Y02Cļ; eorum conditionum


FW,-, eorum conditionem P 57 mihi artem] mihi Y; artem mihi FW quiescet]
requiescet Y; quiescit FW 59 illam] om. FW illius] om. FWP 60 etiam]
et.02; etc. FW quod] om. FWP suppono] supponit 02; suppositio FWP
61-62 Raimunde] Raimundi FW 62 ista] scilicet add. FWP finis] et add.
FW 63 vegetativa] vegetata FWP 65 elegit] elegisset Y02; eligit WP sunt]
sint Y02 65-68 dixit ... elegerat] om. FWP 70 vero] om. FWP placebat sibi]
sibi piacerei FW 72 potes] possis FWP 73 habet] habeat 02; haberet Cļ nul-
lam] nullum CjFW habet] haberet 02Cj quietem] etc. add. FW 73-74 pri-
mam! prima FW 74 probo rationem sic] conclusionem sic probo, rationem
probo sic quia 02; quod. add. Oj possibile est] possibile et FWP 75 quae-
dam] om. FW; quidem P transmutari] transmutans FW; transmutatione P
78 metallica] om. Y02 quam] quantum FW 80 vel] nec in FWP esset] om.
FW 81 qui] quia 02Cj; quod FW 82 seis multum bene] multum bene seis 02

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Filosofia naturale tulliana e alchimia 769

tura non habeat finem et quietem in suis con


diffinitionem, quam tu in libro de natura desc
85 natura est id propter quod entia conservant
concordantiae realiter existit inter naturam
quo fine esset contrarietas sine concordantia
reale, cum igitur natura et sua concreta s
niuncta, oportet quod sint per concordantiam
90 de, scis quod concordantia est causa unio
colligationis.
Est igitur concordantia medium inter naturam et sua concreta,
per quam sunt ita coniuncta, quod magis esse non possunt nec
magis propinqua per concordantiam et propinquitatem. Natura,
95 tamquam forma, habet actionem supra concreta et concreta, tam-
quam materia, passionem habent sub sua natura; sicut igneitas,
quae est natura ignis, actionem habet supra ignem et ignis pas-
sionem habet sub igneitate: et sic de aliis naturis et formis et
materiis, sicut plumbeitate et plumbo et stagneitate et stagno,
100 quae sunt concreta et finis suae naturae. Ex quibus, Raimunde,
multum liquide patet quod inter quamcumque naturam et sua
concreta est tanta colligatio appetitus naturalis, quod ipsa a suis
concretis dividi non potest, sicut igneitas, quae dividi non potest
ab igne, quia alias ambo devenirent in privationem et non esse:
105 et sic de aliis naturis, quarum concreta et abstracta devenirent in
privationem. Istam meam rationem tu, Raimunde, destruere non
potes veraciter, cum sit necessaria et concordans cum bonitate,
magnitudine etc. et esse et perfectione, quae sunt principia sim-

scis bene FWP 83 ut] et FWP 85 id] in illud F; illud W entia conservantur]
essentia conservatur F; essentiae conservantur W 88 natura] inter naturam
FWP 90 unionis] et add. FWP aggregationis] est add. FW 90-91 aggrega-
tion« et colligationis] om. P 92 sua concreta] suum concretum FW 94 per]
quam add. OjCj 95 habet actionem supra] passionem habet sub sua natura
FWP; sua add. 02Cj 96 passionem habent] habent passionem Y02 97 na-
tura] om. FWP quae est natura] iter. Cļ actionem] suam add. 02Cj supra]
super FW 99 plumbeitate et] plumbeitas in FWP stagneitate et] stagneitas
in FWP 100 sunt] fiunt FWP 103 igneitas] quae est natura ignis, actionem
habet ignem et ignis passionem sub igneitate, etiam (et sic WP) de aliis
naturis et formis et materiis, scilicet plumbeitas (et add. P) plumbo et sta-
gneitas (in add. P) stagno. Ex quibus, Raimunde, liquide patet quod (om. P)
multum, quod ( om . P) inter quamcumque naturam et sua concreta est tanta
colligatio (et add. P) appetitus naturalis, quod ipsa a suis concretis dividi
non potest, sicut igneitas add. FWP 104 devenirent] deveniret YF 105 na-
turis] om. FW devenirent] deveniret Op deveniunt FW 106 privationem]
privatione FW meam] nostram FWP 108 magnitudine] magnitudinis C^FWP

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770 Michela Pereira

plicia tuae artis,


110 suae generalita
si alchimia est en
esse peregrinum
magis esse aliud q
esset ei odibile e
115 Raimunde, se
concordant tua pr
rationem tu, Raim
tis principiorum
test concludi quod
120 ca et impossi
« Monache, dixit
faciunt. Et primo
simum et contra
tionis; ex quo no
125 transmutentur
immo, monache,
et corruptio non
contrarium est im
aliud, quod dicis
130 corpora metal
rum dicis. Et dum
transmutabilis m
tetur quam in sua
cio talem argume

esse ... quae] est etia


etiam perfecte quae
maiorem appetitum]
bile Oj; ipsi amabi
que P 116 diffinitio
de, destruere non poteris istam meam rationem FWP 117-118 veritatis]
virtutis Y02; virtutis vel veritatis Cj 118 concordet] concordat FW 118-119
potest] poteris FW 119-120 fantastica] est add. FW 121 monache, dixit Rai-
mundus] solutio Raimundi F; solutio Raimundi monache W 122 nego tibi]
tibi nego FW 122-123 falsissimum] falsum Y02CjF 123 orbis naturae] na-
turae orbis 02Cj 124 sequitur] quod add. 02Cļ 124-125 individuata ... na-
tura] om. FWP 125 sit] essent 02; esset sint FWP 127 et] om. FWP
cuius] et eius Y; vel quod add. 128 est] esset FWP 129 est ens] esset
ens FW 130 metallorum quaedam] quidem metallorum FW transmutan] tran-
smutare FW 131 referes] infers Y02 132 quiesceret] quiescent FW quam]
qua Y02FW 133 sua propria natura] natura sua propria FW tuam] om.
FWP 134 argumentum] quoniam add. FWP quantumcumque] quanto Y02Cj

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Filosofia naturale tulliana e alchimia 771

135 lius, tanto habet nobiliorem et maiorem ap


tur minor, sicut lux ignis communis, qua
calestis luci influxae in terram cum solis m
universalis est ens de se magis nobile quam
ideo habet perfectiorem appetitum et magis
140 ria particularis, cuius appetitus sequi oport
ferius suum superbis, vel tamquam effectus
materia prima habet de natura sua appeti
formam, ideo ipsa stare facit materiam p
forma aut illa, iuvante se materia universal
145 corruptione, cuius appetitum materia parti
ler. Et tu, monache, scis multum bene quod
principalium maior est quam entis individu
bene sequitur quod, quamvis ens individuat
esse diligat, non propter hoc sequitur quod e
150 impossibilis, quoniam tale individuum com
mutue resistentibus. Alias enim, si causae p
tur individuorum appetitum, essent individ
nulla esset contrarietas inter dementa, nec
ptio. Et sic esset parvitas magnitudinis h
155 quod vero esset contra magnitudinem boni
lum ens aliud ens generaret et sic maioritas
esse suum; et sic nullum esset subiectum in
generationis presentaretur. Et sic omnia el
natura et fine vacuata et sic per consequen
160 ordinationem et imperfectus in sapient
monache, scis multum bene esse impossibil
quod tuae rationes nihil valent et mea ratio

135 nobiliorem et maiorem] nobiliorem Oj; maiore


minor] minori FW 136-137 ignis caelestis luci] luc
terram] terra CjFWP 139-140 ideo ... particular
debet 02Cj 141 quia] om. FW 142 de natura sua a
natura sua FWP 143 materiam particularem] partic
FW; particularem materiam P 145-146 sequitur nat
ralitatem FWP 150 rebus] duobus FWP 151 causae
causa est principalis sequeretur FWP 152 appetitum
esset] quae esset Y; quae vere esset Cj; quae non est
156 generaret] generat 02CļFWP 157 esse] om
esse Y02 158 elementa] dementata Oj; om, 02 158-1
in natura Y; otiosinata Cj; occisa F; otiosa WP 1
FW 160 ordinationem] suam ordinationem Y; ordi
tuteļ et in virtute FWP quod] quoniam Cļ FW 161
tum bene] om. P clare patet] patet clare FWP 1

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772 Michela Pereira

alchimia est ens et


magis diligat esse
165 committis fallac
sam ut non causam
referre facis ad es
cum, materia pos
alterum ens, quam
170 non habet locum
corruptibilia, non s
sibile, quia alias me
valet ex eo, quia ne
et alterationem. Ite
175 sua concreta est
suis concretis div
naturam prout est
te, non descenden
verum. Sed si cons
180 falsum, ut patet
ralium. Item, dum
plumbeitas a plumb
plicitatis; sed dico
divisibilitas, quia qu
185 to, venit ignis i
manente super suu
incorruptibilis quan
bus per naturam la
convertibilis super

165 committis fallacia


165-166 causam ut no
causam Cj quia] quod Y
modo 02; nunc Cj; o
tallis] in metallis mag
generatione et (de add
quando dicis YC^ 177
FWP secundam] et add
illam] istam FW 181 i
182 a plumbo] ad plu
02Cļī et F 184 divisi
185 corruptionem, ig
omĚ YFW 187 fit] hab
sua essentialia et Y; suam essentiam F; sua essentia W; sua essentia con-

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Filosofia naturale lulliana e alchimia 773

190 metallo convertibili. Et sic, monache, tua


facit et mea intentio manet dictis rationib
alchimia est ens et aliquid, quod est contra
« Raimunde, dixit monachus, tu scis mult
transmutatio unius individui in alterum potest
195 va mediante. Si igitur intentio tua est ver
smutabilia quaedam in alia, necessarium est
tativa transmutentur. Maior patet per diffinit
minor de se est manifesta secundum cursum
Raimunde, scis quod, si metalla quaedam
200 possent absque vegetativa, diffinitio, qua
scripsisti, esset falsa, quia alteri principio q
peterei individua specierum in alia transmu
non sufficeret omnibus individuis transmu
in aliam nec per consequens una bonitas om
205 et sic quodlibet esset principium specia
genere, et sic etiam esset possibile individu
re, quod est impossibile: et sic contrarium
consequens verum. Et sic concluditur quod
vertibilia, quod mediante vegetativa haben
210 et sic concluditur quod lapis philosophicu
per quem habet fieri transmutatio. Hoc aut
bene quod est impossibile, cum lapis sit art
processum tertii libri, quem condidisti mi
librorum volumina, quae audivi dici te c
215 arte; cum vegetativa sit, quantum ad se,
impalpabile quod numquam per artificium c
simul in compositione lapidis possit ingred
evidenter patet quod tua intentio est fant
realitatis et sic est impossibile, quod asser

creta P 190 nihil] valet nec add. FWP 191 et m


mea Y verificata] verifica FW 192 rationem tuam]
monachus FW; tuam rationem P 194 alterum] no
quaedam in alia] quae in aliis FW; quaedam in aliis
Y; quod FW 199 quaedam] om. 02Cļ; quae FW 2
vegetativa] sicut add . FWP 201 vegetativae] ve
transmutare] quae in alio transmutante F; quae in
dam in alia transmutare P 204 bonificabilibus] bon
bet] quilibet FW 205-206 speciale ... existere] indi
stente FWP 206 genere] generatione FW 209 nece
quem] quod FWP tu] om. Y02 212 artificiatus] ar
sibile et impalpabile] invisibilem et impossibilem
pabilem W 217 in] cum Y02Cļ 219 est impossibile

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774 Michela Pereira

220 « Monache, d
non faciunt nec
metalla quaedam
individuum, nisi
rum necessario ha
225 esse impossibil
pium invisibile e
suppositio est fal
quadranguli rubei
lapidis intelligis e
230 ingredi, ipsa e
perseitatis false p
tionis artificialis
considerationem,
huius artis intend
235 huius artis c
elementativa sit i
converso, ut pate
brevem cognomi
solvuntur per qu
240 philosophali, q
tum et] menstru
tua ratio nullum
do manet vera et alchimia est ens reale et rationis ».
Quievit vero monachus super rationibus Raimundi ex eo,
245 quod multa dubia, implicita in arte, per principia electa per
ipsum enucleaverat. Praeterea monachus rogavit Raimundum, ut
has rationes in praesenti libro collocare digharetur, ex eo, quia

sibile est 02; sit impossibile Y verum etc.] esse verum Y02; verum (...) Ct;
om. FWP 220 Raimundus] nunc etiam add. Y02Ct; etiam add. P 220-221
aliquid non faciunt] aliquid faciunt Y; non factiunt aliquid FWP 222 quae-
dam] om. FWP in alia converti] converti in aliam FW; converti in alia P
nec] nisi FWP 227 tu monache habes] tu habes FWP; tu habes monache Y
231 perseitatis] partis parvitatis FW praesuppositae] praesupponis FWP
232 quippe] om. 02F; tarnen WP 234-235 intendit ... artis] om. FWP 236
a] om. FWP elementativa et] om. Y02Cļ 236-237 e converso] e contra Y02Cļ
237 ut patet] om. 02; videlicet F situato] situata FWP 238 et] etiam Y02Cļ
238-239 clarissime solvuntur] solvuntur clarissime Y02Cļ 240-241 argentum
et] argentum vel 02; om. C^YCjFWP (con. ex textu quaestionis) 241-242 per
... veritatis] om. FWP 243 et rationis] rationis FWP 244 vero] ergo FWP
rationibus] rationes FWP 247 has rationes] hanc rationem has prae-

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Filosofia naturale lulliana e alchimia 775

multa dubia, implicita in arte ista, reserata


vero, videns quod intellectus artistarum elev
250 rationes ad solvendum quaestiones et obic
senti volumine situare dignatus est, ut ipse u
artista supreme intelligatur, recolatur et a
librum custodiae Christi commendavit. Finivit Raimundus librum
istum Parisiis anno ab Incarnatione Domini M.CCC.XIX in
255 monasterio Sancii Benedicti Cartusiensis extra civitatem.

II

Disputationes inter Raimundum et monachum

Cum Raimundus librum composuit, ipsum cuidam monacho


demonstravit, cum quo monachus valde quievit; et valde miratus
est quod de transmutatione metallorum compendium in eodem
5 situaverat, cum credebat illam esse impossibilem, et dixit: « Val-
de miror, o Raimunde, quod id, quod est impossibile, asseris
verum et reale esse et existere. Hoc tu non potes negare, quia tu
in libris tuis videris asserere contrarium huius quod hic scripsisti.
Et sic tu non potes negare quod turnet es contra artem tuam ».
10 Respondit Raimundus: « Si tu perfecte cognovisses principia
naturae et elevasses utique intellectum, per huius artis discursum
scires me contrarium horum, quae hic designavi, minime asserere
et in libris meis nihil contra reserare ».
Respondit monachus: « Quomodo tu, Raimunde, affirmas ar-
15 tem istam esse veram? cum principia quae tu dicis sunt contra
intentionem tuam. Quae secundum realem veritatem videntur esse
fantastica, ut tibi probare intendo ».
Raimundus respondit: « Valde gaudeo, quia disputare mecum
vis de hac materia, ut igitur cesset garrulitas et reale verum
20 cognoscatur. Capiamus aliqua principia generalia, per quae se-

sentes rationes Y 249 videns] om. FW 251 est] om. FW 252 intelligatur]
intelligeretur et FWP quem quidem] quod quidem FW 253 custodiae Chri-
sti] Christi custodiae YFWP 253-255 finivit ... civitatem om. FW 253-254 li-
brum istum] istum librum YP; eum 02 1 disputationes ... monachum] quae-
stiones disputatae per monachum et Raimundum B 2 cuidam] om. B 4 eodem]
eo B 5 illam] eam B dixit] dicit B 7 reale] habere add. B quia tu] quia B
8 huius] eius B 9 es] scripsisti B 10 perfecte] om. B 12 hic] modo add. B 13 et]
om. B meis] om. B nihil] nec B contra] artem add. B 18 Raimundus] dixit vel

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776 Michela Pereira

quatur modus disp


illorum ». Quievi
dixit: « Ego eligam
disputatio; et si s
25 hoc esse verum
principia sunt ist
medium, vegetativa
trarietas, mixtio,
Quievit vero Rai
30 elegerat princip
monachus sua inc
« Raimunde, dixi
elementalis nullum habet finem et sic substantia elementalis nul-
lam habet quietem. Primam rationem probo: si alchimia est
35 possibilis, possibile est corpora metallorum quaedam in alia
transmutare, in quorum quidem natura metalla transmutabilia
maiorem quietem haberent quam in suis naturis propriis; et etiam
esset possibile quod ex illa natura, in quam transmutata essent,
transmutarentur in aliam, in qua quidem natura etiam demonstra-
40 retur maiorem habere quietem quam in alia, de qua transmutaren-
tur, et de ilia in aliam et sic in infinitum: quod, Raimunde, seis
multum bene fore impossibile, quia natura non posset habere
finem et quietem in suis concretis, ut patet per diffinitionem,
quam tu de natura fecisti. Quoniam, si natura est id per quod
45 entia conservantur, clare patet quod finis concordantiae est inter
naturam et sua concreta, in quo fine esset contrarietas contra
concordantiam. Si alchimia est possibilis, cum igitur natura et
concreta sua sint colligata, oportet quod sint per concordantiam,
cum tu, Raimunde, scis quod concordantia est causa unionis,
50 aggregationis et colligationis.
Est igitur concordantia medium inter naturam et sua concreta,
per quod sunt ita coniuncta, quod magis esse non possunt nec
magis propinqua per concordantiam et propinquitatem. Natura
habet actionem super sua concreta et concreta passionerà sub sua

add. B 22 illorum] principiorum add. B autem] om. B 24 demonstraveris]


inde add. B 25 rationales] rationabiles B unde] Raimundus « Bene » inquit et
monachus ait add. B 29 quia] quod B 36 transmutare] transmutan B 39
natura etiam] etiam naturam B 40 alia] illa B 41 quod] tu add. B 49 tu]
om. B causa] om. B 50 aggregationis] om. B 54 et concreta] habent add. B

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Filosofia naturale tulliana e alchimia 111

55 natura; sicut igneitas, quae est natura ignis


ignem et ignis passionem sub ignei tate; et s
formis et materiis, sicut plumbeitas et plum
stagnum, quae sunt concreta et finis suae n
patet, quod inter naturam et sua concreta
60 appetitus naturalis, quod ipsa a suis concre
sicut igneitas, quae dividi non potest ab i
deveniret in privationem et non esse; et
concreta devenirent in privationem. Istam
Raimunde, destruere veraciter non potes,
65 Praeterea, Raimunde, si alchimia est possib
bere maiorem appetitum ad esse peregrinum
cuius ratione ens appçteret magis esse aliud
est; ratione cuius suum esse esset ei odibile
seu non esse, esset ei amabile: quod tu seis b
70 secundum conditionem principiorum tuae a
meam tu falsificare non potes, cum realitas v
cum ipsa necessario concordet ».
« Monache, dixit Raimundus, tuae ratione
faciunt. Et primo nego tibi antecedens, quöd
75 et contra cursum elementalem et generatio
quo non sequitur, quamvis entia orbis indivi
in formas extraneas, quod natura sit fine e
eius contrarium, si transmutatio, generatio et
in elementis, ut ad sensum patet; quod contr
80 et contra dignitates ipsius A, ergo etc. Ite
quod, si alchimia est possibilis, <quod> p
metallorum quaedam in alia transmutari, di
tu dicis quod natura metalli transmutabi
alterius natura, in qua convertetur, quam in
85 cumque ens est maius et nobilius, tanto ha
contra minorem. Et quia materia univers
magis nobile quam materia particularis, ideo
appetitum et maiorem quam materia particu
sequi oportet alium, tamquam effectus s
90 materia prima concordantiam habet cum

57 sicut] scilicet B 58 sunt] fiunt B 62 aliis] natur


om. B veraciter] om. B 77 sit] vere add. B 79 e
quod] quia B 80 quod] quando tu B 82 et] dum a
84 alterius] illa B convertetur] quiescit add. B 8
cordantiam ... forma] habet concordantiam de nat

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778 Michela Pereira

ipsa stare facit m


iuvante se mater
cuius appetitus pe
tur naturaliter.
95 Et secundum quod tu seis bene quod appetitus causarum
principalium maior est quam entis individuati; unde, quamvis
esse individuatum naturaliter suum esse diligat, non propter hoc
sequitur quod non deveniat in corruptionem, ex eo quia composi-
tum est de causis mutue resistentibus. Alias enim, si omnia entia
100 essent aeterna, et sic nulla esset contrarietas inter elementa, nec
generatio nec corruptio. Et sic esset parvitas suae magnitudinis et
etiam generationis et corruptionis etc. Quarum quidem privatio
est mala, quia nullum ens aliud ens generare posset et sic maiori-
tas generationis perderei esse suum; et nullum esset subiectum, in
105 quo imago generationis infinitae demonstraretur. Et omnia gene-
rabilia et corruptibilia essent otiosa natura et fine vacuata et sic
per consequens Deus esset imperfectus in sapientia et ordinato-
ne : quod est impossibile. Ex quo demonstratur quod omnia ista
principia essent in se otiosa, si alchimia esset impossibilis. Et sic
110 clare demonstratur quod tua ratio nihil valet: nec propter hoc se-
quitur quod ens magis diligat esse alienum quam esse suum. Sed
committis fallaciam per illud relativum 'suus-sua-suum', ex eo
quod ipsum referre facis ad esse quod fuit et non est, cum, mate-
ria posita sub forma nova, ex illa unione résultat aliud esse, quam
115 fuerat prius cum altera forma: et ideo relativum non habet
locum. Praeterea, si metalla non sunt generabilia et alterabilia,
non sunt ex contrariis composita: quod est impossibile; igitur
eius contrarium est verum, quia alias nihil essent. Ergo tua ratio
nihil valet ex eo, quia negas in metallis generationem et corrup-
120 tionem et alterationem. Ad aliud, quod dicis, quod inter nátu-
rám et sua concreta est tanta colligantia appetitus naturalis, quod
illa a suis concretis dividi non potest, dico quod aut tu consideras
naturam prout est ex suis concretis essentialibus in sua generalita-
te, non descendendo ad secundam materiam: quod verum dicis.
125 Sed, si consideras illam in secunda materia, dico quod est falsum,
ut clare patet per conservationem humidi radicalis et caloris

95 quod tu] tu B 96 individuati] individualis vel individuati B 97 esse indi-


viduatum] ens individuatum B 100 aeterna] aeviterna B 100-101 nec ...
corruptio] ora. B 111 alienum] peregrinum B 124 verum dicis] dicis verum

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Filosofia naturale tulliana e alchimia 779

naturalis per privationem unius individui in


patet ad sensum. Etiam, dum dicis quod ign
ab igne et plumbeitas a plumbo, dico quo
130 non est impossibile: sicut igneitas, quand
individuato, venit ignis in sui ipsius corrup
nente super concretum, quod est ignis simp
tibilis. Et sic fit in metallis et suis speciebu
philosophorum, manente specie metalli con
135 essentialia concreta in potentia in ipso m
ideo tua ratio nihil contra me facit nec obstat et mea intentio
manet dictis rationibus verificata ».
« Raimunde, dixit monachus, nulla transmutatio de una natu-
ra in aliam fieri potest, nisi vegetativa mediante. Si igitur intentio
140 tua est vera et metalla sunt transmutabilia, oportet quod mediante
vegetativa transmutentur. Maior patet per diffinitionem vegetati-
vae, minor de se est manifesta secundum cursum naturae; quod
tu, Raimunde, seis quod, si metalla transmutari possunt absque
vegetativa, diffinitio vegetativae esset falsa et sic alteri quam
145 vegetativae transmutare competerei in alteras species individuo-
rum. Et sic vegetativa non sufficeret omnibus transmutabilibus de
una specie in aliam nec per consequens una bonitas omnibus
bonificabilibus; et sic quodlibet esset principium speciale, quod
valeret absque generatione, et sic etiam esset possibile indivi-
150 duum sine specie existere, quod est impossibile: ergo eius contra-
rium est verum. Et sic concluditur quod metalla, si sunt converti-
bilia, <quod> vegetativa mediante habent converti; et sic conclu-
ditur quod lapis philosophorum habet esse vegetatus: quod est
impossibile, cum lapis sit artificiatus, ut patet ad sensum, et
155 vegetativa sit invisibilis et impalpabilis, quae numquam per ar-
tificium comprehendi potest, ut in ipso naturaliter misceatur,
digeratur, retineatur et plantetur. Ergo sequitur quod tua intentio
est fantastica et nihil habet realitatis; et sic est impossibile quod
asseris verum etc. ».
160 « Monache, dixit Raimundus, non rationes tuae meae obstant
intentioni. Concedo tibi quod metalla quaedam converti in aliis

B 127 privationem] mutationem B 128 dum] tu B 132 super] suum add. B


136 ideo] om. B facit nec] om. B 137 verificata] om. B 142 quod] quoniam
B 143 possunt] possent B 145 transmutare] individua add. B 148 quodlibet]
quilibet B 149 generatione] om. B 151-152 sunt convertibilia] convertibilia
sunt B 160 non] nec B 161 converti in aliis] in alia converti B.

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780

non possunt n
cessario habet
le, cum lapis s
165 bilis, nego
rando perfect
tiva in compo
negas possibil
vero non habet
170 lapide liga
ta, sicut pate
neš alias part
mixta cum vi
tua ratio null
175 Quievit v
quod multa du
enucleaverat.
rationes in pr
dubia in arte
180 mundus, v
retur ad plura
situavit, ut ip
tur, recolatur
commendavit.
185 Finivit Raimundus Lullii librum istum Parisiis anno Incarna-
tionis Domini millesimo CCC trigesimo tertio.

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