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STUDI

COERENZA E REALTÀ: LA GEOMETRIA IN HUME

di Marina Frasca Spada

SUMMARY. In the Treatise Hume faces the problem of geometrica


knowledge in a systematic way; in the Enquiries, about ten years
later , he treats it only upon occasion and eliminates and modifies
some aspects of his former elaboration . Aim of this essay is to analy
the Humean conception of geometry in both works, focusing the e
ments both of continuity and of contrast between the two. Accordin
to Hume , geometry has its grounding on perception, but it elabora
tes consistent demonstrative chains also beyond the limit of the pos
sible perceptive confirmation. In this dichotomy between geometri
demonstration and perception, which is legitimate just to some exte
in the Treatise and wholly in the Enquiries, geometry loses the pow
to constrain the assent. Human reason remains then hesitating between
what geometry actually demonstrates and other alternative possibil
ties, to which he can't but assign the same degree of evidence . The
justification of geometry, since it can't be founded on reason, resu
from use.

Introduzione

L'esame della geometria è unanimemente considerato la parte


meno felice, o almeno una delle meno soddisfacenti, dell'elabora-
zione humeana1. Si tratta, sia nel Treatise che n s'Y Enquiry, di pa-
gine riguardanti esclusivamente il metodo e il valore conoscitivo
della geometria; persino nella presunta confutazione della teoria
dell'infinita divisibilità le critiche di Hume non presentano nulla
che possa considerarsi fondato su un sia pur larvato sviluppo tec-

1. A titolo di semplice esempio, basti pensare alle valutazioni espresse


da C.D. Broad, Hume's doctrine of space , « Proceedings of the British Aca-
demy», 1961, pp. 161-76; J. Noxon, Hume's philosophical development,
Oxford 1973, pp. 113 sgg.; A. Flew, Infinite divisibility in Hume's Treatise,
«Rivista critica di storia della filosofia», 1967, pp. 457-71; M. Dal Pra,
Hume e la scienza della natura umana, Bari 1973, pp. 123 sgg.

Rivista di storia della filosofia n. 4, 1986.

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nico e sembrano anzi, piut


liarità con il calcolo infi
consiste essenzialmente ne
dati percettivi, stabilendo
mostrativa e l'evidenza d
Questo scritto si propo
confronto fra geometria
Treatise; di esaminare p
YEnquiry , mettendo in lu
fra le due opere. Tale esa
saggio dall'una all'altra Hu
la geometria, fondata su d
scere attraverso catene dimostrative internamente coerenti anche
quando la percezione smette di seguirla; che in questa divaricazio-
ne, legittimata soltanto in parte nel Treatise , interamente nell'Era-
quiry, essa perde la capacità di costringere l'assenso; che di fronte
a questa situazione la ragione umana non può che restare sr spesa
fra quanto attualmente dimostrato dalla geometria e altre possibi-
lità alternative, fornite d'un pari grado di evidenza; che a deci-
derla, infine, è l'uso.

1 . Il contesto

Il Treatise fu pubblicato da Hume nel 1739-40; le Enquiries


nel 1748. Sono anni in cui le riflessioni sul metodo, e quindi an-
che sulla matematica e sulla geometria, sono largamente diffuse
fra gl'intellettuali e affiancano, o addirittura si fondono con le ri-
cerche di matematica pura. Già dalla seconda metà del Seicento,
in Inghilterra, all'eredità baconiana variamente raccol*" ' ag-
giunta la discussione sul per tes e ci _.a interrogati,
alla luce anche di tale discussione, sulla tematica, riconducibile a
Pappo, dall'analisi e della sintesi e, più in genere, sui metodi della
matematica, sul suo valore ai fini della conoscenza della natura,
sui suoi rapporti con gli aspetti religiosi e teologici delle concezio-
ni del mondo2.

2. Per la diffusione del dibattito sul pensiero di Descartes in Inghilter-


ra, cfr. A. Pacchi, Cartesio in Inghilterra, Bari 1973, passim; ad esso, p. X
n. 2 si rimanda anche per ulteriori indicazioni bibliografiche sull'argomento.
Sul tema dell'analisi e della sintesi cfr. soprattutto J. Hintikka, U. Remes,
The method of analysis, Dordrecht-Boston 1974, pp. 105-18.

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Coerenza e realtà: la geometria in Hume 677

I rapporti fra la geometria e le altre branch


costituivano uno degli oggetti privilegiati della r
deva direzione assai differenziate; ad esempio, J
deva la classica distinzione aristotelica tra l'
metria e affermava la maggior certezza della pr
minor numero d'idee semplici3; mentre Isaac
spettiva platonizzante dei cantabrigensi, sost
della geometria, o meglio l'identificazione co
quantità continua che sola è data in natura, dell'intera matema-
tica 4.
È su questo sfondo che s'inseriscono l'elaborazione del moderno
calcolo infinitesimale da parte di Newton e Leibniz e le conseguenti
celebri dispute5, e la grande sintesi newtoniana. Tutto ciò rappre-
senta un nuovo punto d'avvio per il lavoro degli scienziati, impe-
gnati a difendere, diffondere e perfezionare le ultime scoperte, e
nello stesso tempo informa di sé, aggiornandoli, gli aspetti metodo-
logici e metafisici delle loro discussioni e delle loro polemiche. Ci
s'interroga sulla natura dello spazio e del tempo assoluti, sul ruo-
lo della divinità nel mondo disegnato da Newton, sulle questioni
di metodo a quel disegno sottese6. Anche i problemi della cono-
scenza matematica vengono riesaminati. Il loro quadro di riferi-
mento, dal punto di vista propriamente « metafisico », è costituito
da un newtonismo interpretato per un verso in chiave apologetica
e, per l'altro, in senso empirista. Così, da una parte, si sostiene che
la matematica, dimostrando irrefutabilmente la verità di proposi-
zioni riguardanti oggetti che tuttavia non sempre possiamo compren-
dere, c'induce alla fede nell'altrettanto incomprensibile perfezione
divina7; e, dall'altra, le questioni sulla conoscenza matematica ven-
gono ampiamente dibattute alla luce dell'esame dell'origine e della

3. J. Wallis, Opera Mathematica , Oxoniae 1695-99.


4. I. Barrow, Lectiones Mathematicae XXIII; in quibus Principia Ma-
theseos generalia exponuntur. Habitae Cantabrigiae A.D. M. DC. LXIV, M.
DC. LXV, M. DC. XVI. Londini, 1685.
5. Per la disputa sul calcolo infinitesimale, cfr. A. Rupert Hall, Filo-
sofi in guerra , tr.it. di D. Panzieri, Bologna 1982, al quale di rimanda anche
per ulteriori indicazioni bibliografiche.
6. Per un quadro dei dibattiti sul newtonismo cfr. gli ormai classici
A. Koyré, Dal mondo chiuso all'universo infinito , tr. it. di L. Cafiero, Milano
19793; id. Studí newtoniani , tr. it. di P. Galluzzi, Torino 1972; e E. Cas-
sirer, Storia della filosofia moderna, tr. it. di A. Pasquinelli, Milano 1968,
vol. II, part. pp. 485 sgg.
7. Cfr. p. es. S. Clarke, A Demonstration oj the being and Attributes
of God, 1705, (rist. an. Stuttgard 1964), pro p. I, pp. 20 sgg.

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natura dei suoi oggetti, nel


ne lockeana, di analisi crit
Le antiche aporie sull'infin
ticolarmente acuti, come no
porti fra elaborazione mate
fisico-teologiche. Le opere d
noto, punti cruciali della
(1709), la ricerca sull'origin
la scoperta che le idee pro
naturalmente e necessariam
tatto e nella critica delle
(1743), Berkeley mostra l'in
ra, nel contempo, la contrad
del calcolo9. Sull 'Analyst, a
sulla questione, si apre un
si può inserire anche quel
il quale Colin MacLaurin, u
niani scozzesi, nel rispond
allo sviluppo del calcolo e
delle relazioni e supporto
lizzato ad una più fine elabo
Il contributo scozzese all
un'atmosfera particolarmen
rientato in senso decisame
di MacLaurin e dei Grego
di Locke e Berkeley e sul
fusa 12. Mentre fiorisce la

8. Viene riproposta, in quest


geometria dairaritmetica e dair
prima, più legata ai dati appro
Essay concerning human understanding, B.IV, ch.II, sec. 10 (tr.it. di C.
Pellizzi, Bari 1972, vol. IV, p. 17).
9. Essay toward a new theory of the Vision, p. es. sect. 40 sgg., in The
Work of George Berkeley Bishop of Cloyne, ed. by A.A. Luce & T.E. lessop,
London-Edimburgh 1950-57, vol. I (tr. it. di G. Amendola, Lanciano 19742,
pp. 61 sgg. e 117 sgg.). The Analyst ; or, a Discourse addressed to an In-
filed Mathematician, passim, in The Works, cit., vol. IV.
10. Per la polemica su'Y Analyst, cfr. T.E. Jessop, A Bibliography of
George Berkeley, The Hague 19732, pp. 21 sgg.; sulle dispute sugli infinitesi-
mali cfr. anche G. Giorello, M. Perucca, « Strain of Imagination »: una
nota su metafisica e scoperta matematica, « Rivista di storia della scienza »,
1984, pp. 279-305.
11. Treatise of fluxions , Edimbureh 1742.
12. Sull'ambiente intellettuale scozzese e sulle università cfr. H. Trevor-

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Coerenza e realtà: la geometria in Hume 679

per la elaborazione commonsensista, che avvia


raccogliendo in parte l'ispirazione e i metodi dei g
esaminando il ruolo dell'astrazione in geometria
scontri percettivi, prosegue anche, in alcuni casi,
di antiche e consolidate certezze iniziato con L
riorientato da Hume. È appunto ntWInquiry
grande dei filosofi del common sense , che si trov
of visibles, erede della berkeleyana distinzione fr
dalla vista e idee provenienti dal tatto, la prima f
sapevole di elementari proposizioni di geometria
La tradizione che si viene configurando in q
che si è cercato di delineare sinteticamente, è des
a lungo e assai profondamente sulle concezioni m
stessa pratica scientifica britanniche, determinan
to empirista spesso troppo rigido e non sempr
giustamente, si è scritto a critica di tale atteggia
dell'esperienza, del valore inconfutabile del dat
« buon senso » ha mostrato la tendenza a sottovalutare il valore
conoscitivo della matematica o anche ad impedire che le sue dimo-
strazioni concludessero dimostrando proprio ciò che dimostrano 14.
Appunto la fondatezza di tale critica consiglia di chiarire che si
parte qui dal presupposto che essa sia assolutamente inapplicabile
nel caso di Hume. L'empirismo di Hume è analisi critica della per-
cezione e nuove dalla presunzione che la scienza marci non contro
il buon senso naturale, ma contro il pregiudizio. Anche dalle pagi-
ne sulla geometria, nelle loro luce come nelle loro ombre, risulta
chiaro che il ricorso humeano alla « human nature », all'esperien-
za, alla percezione può esser considerato l'erede morale del « lumen
naturale » di Descartes, così come la sua analisi critica, in un cer-
to senso, costituisce uno sviluppo conseguente del dubbio metodico.

Roper, The scottish Enlightenment , « Studies on Voltaire and the XVII 1 1


century », 1967, pp. 1635-58; R.G. Cant, The scottish Society in the XVIII
century, pp. 1953-66; E.G. Forbes, Le origini dell'illuminismo scozzese, in
Scienza e filosofia scozzese nell'età di Hume, a cura di A. Santucci, Bolo-
gna 1976, pp. 11-36.
13. T. Reid, Inquiry into the Human Mind on the Principles of Com-
mon sense, ch. VI, sect. 9 (tr. it. di A. Santucci, Torino 1975, pp. 199 sgg.).
Sulla geometria dei visibili di Reid cfr. N. Daniels, Thomas Reid's disco-
very of a non-euclidean geometry , « Philosophy of science », 1972, pp. 219-
34. Sulle problematiche della filosofìa del senso comune e sulla sua succes-
siva fortuna cfr. soprattutto R. Olson, Filosofia scozzese e fisica inglese, 1750-
1880, tr. it. di M. Leonardi, Bologna 1983.
14. Cfr. p. es. E. Bellone, Il mondo di carta, Milano 1972.

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2. La separazione della geo

Nel Treatise humeano il pr


lungamente e costituisce u
zioni dedicate alle idee di
all'esame di Hume, la geom
certezza del procedimento d
oggetti originari dalla per
per sua natura approssimati
so, in entrambi questi suo
ca e dall'algebra 15. Da una
tra, nel confronto con la
quindi essa occupa una pos
babilità.
Si può ritenere che la critica della geometria che Hume elabora
nel Treatise non riguardi la sua coerenza, e che anzi questa sia
tenuta consapevolmente distinta dall'esame del confronto tra pro-
posizioni geometriche e dati percettivi. In altri termini, si ipotizza
qui che il fondamento implicito di quest'indagine humeana sia la
distinzione fra verità logica (caratterizzata dalla coerenza e dalla
necessità interne) e verità percettiva. Ciò può risultare considerando,
a titolo di esempio, il concetto d'eguaglianza. Hume lo ritiene fon-
damentale, insieme a quelli di linea retta e di superficie piana; per-
ciò nell'affrontare il problema del rapporto fra geometria e perce-
zione li sottopone a un lungo esame. L'esito di esso a proposito
dell'idea di eguaglianza è che si tratta di un'idea problematica e
approssimativa, che non può aspirare a una perfetta esattezza e
certezza:

«... as the very idea of equality is that of such a particular appear


corrected by juxta-position or a common measure, the notion of
correction beyond what we have instruments and art to make is a
mere fiction of the mind, and useless as well as incomprehensible » 16.

15. Hume è dunque in linea con la posizione lockeana; cfr. supra , n. 8.


16. A Treatise of Human Nature, ed. by L.A. Selby-Bigge, Oxford 19782,
p. 48; cfr. anche pp. 49-50. La geometria, comunque, supera in esattezza i
giudizi quotidiani, come viene detto in p. 70. Risulta chiaro che ciò non
dipende dal suo carattere logico, ma dalla maggiore accuratezza che in essa
viene impiegata, come troviamo in p. 47.
(Le citazioni dalle opere di Hume utilizzano le edizioni di Oxford 1978;
d'ora innanzi compariranno tutte nel testo, con le sigle: T/numero della pa-
gina, per il Triatise ; E/... per la Enquiry concerning Human Understanding ;
A/... per l'Abstract of a book lately published; entituled, a Treatise...).

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Coerenza e realtà: la geometria in Hume 681

Poche pagine dopo troviamo però che Hum

« 'Tis from the idea of a triangle, that we disco


equality, which ist three angles bear to two
relation is invariable, as long as our idea remain

Il contesto è evidentemente cambiato. Si tra


to tra l'« idea » d'un ente geometrico e una dell
dice che per cambiarla dovrebbe cambiare ap
In questo contesto la parola « equality » ha u
so: parlandosi qui della coerenza della geome
eguaglianza non è problematico e viene dato
aveva scritto Newton, « ... linearum rectarum et
tiones, in quibus geometria fundatur, ad me
Has lineas describere geometria non dočet, sed po
Come Netwon poneva il problema delle « d
meccanica, Hume pone il problema della conc
ce of human nature ». Non è questione che rigu
dimostrativo, ed è quasi inevitabile notare, n
pra, lo slittamento del linguaggio di Hume qu
fronto fra geometria e percezione e quando
coerenza della geometria. Se la geometria vien
metica e dall'algebra, ciò si verifica perché il
guarda la « science of human nature ».
Una conferma di quest'ipotesi interpretativ
si trova, d'altra parte, anche nell'Abstract, p
dopo il Treatise e diciott'anni prima d ¿[{'Enqui
tazione dei punti cruciali della propria riflessio
l'analisi del confronto fra dati percettivi e prop
perciò non riprende la separazione della geom
e dall'algebra e scrive che di natura probabi
dell'inferenza causale, sono tutti i ragioname
geometry and arithmetic» (A/650).

3. Oggetti non commisurabili alla percezione

Come si è detto, è possibile ritenere che n


discussione la coerenza della geometria, ma c
compatibilità delle sue dimostrazioni con la p

17. Philosophiae naturalis Principia mathematica ,


A. Koyré & I.B. Cohen, with the assistance of A. W
B. I, p. 15.

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precisamente, che Hume


la geometria tratto i prop
su di essi costruito autono
zione questa che costituisc
dire, l'antefatto dell'analis
gli esiti ultimi di questo con
un punto in cui la compat
si perde. La geometria pros
è ciò che Hume descrive,
frequente accade « by car
even when its reason fails
la percezione, chiusa entro
precedentemente di esserne
Il punto in cui la compat
percezione si perde è il pa
dalla pretesa confutazione
questa, secondo Hume, si op
strazioni e la percezione c
del procedimento dimostrat
ragione la teoria dell'infin
trasto con la percezione, che
È opportuno notare che se
riguardo all'infinita divisi
positivo, a causa dell'esiste
nevolmente ritenere che da
debba presentare, per Hum
analoghi a tutto ciò che sia
to alla percezione stessa19.
isolare, a proposito di que
a) - un molto piccolo, ch
parla d'un insetto mille v
di un granello di sabbia (T/

18. Come si può notare Hume


neppure entra nel merito della
19. Si tratta di non commisu
insieme, non rispetto ai sensi,
Hume on space and geometry , «
20. La tarma e il granello di s
in questo genere di discussion
cherche de la Vérité , L. I, ch.
vol. I, p. 80; Berkeley, New Th
l'insetto; quanto al granello di

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b) - l'infinitamente piccolo, nell'esame della t


divisibilità.

c) - un molto grande, che tende a presentar


delPinfinitamente grande, per esempio quando Hu

«... supposing these two (right) lines to approach


inch in twenty leagues, I perceive no absurdity in
their contact they become one » (T/51).

Il rapporto di questo " molto grande " con il m


mente piccolo è particolarmente evidente; Hu
a proposito delle due rette delle quali tratta q
«prodigious minuteness of which nature is su
Però in esso è presente anche un'altra compon
passaggio all'infinito che si opera nella teoria dell
È necessario esaminare dettagliatamente il rapp
tria e percezione in questi tre casi fondamenta
lato nel testo humeano, e la differenza che in ess
viduare fra il problema dell'infinitamente piccolo
piccolo o grande.

4. Dal concepibile al reale: contro il fideismo

Dall'esame humeano del molto piccolo emerge


il rapporto tra geometria e percezione, per essere
necessariamente essere di parallelismo o di rispec
termini, Hume è interessato alla loro compatibili
mente più vasta della loro conformità. Infatti, a
to piccolo la ragione è in grado di seguire la mate
sul terreno astratto:

« When you tell me of the thousandth and ten thousandth part of


a grain of sand, I have a distinct idea of these numbers and of their
different proportions; but the images, which I form in my mind to
represent the thing themselves, are nothing different from each other,
nor inferior to that image, by which I represent the grain of sand it-
self, which is suppos'd so vastly to exceed them » (T/27).

Sembra evidente che il molto piccolo può esser trattato compa-


tibilmente con i limiti della percezione, anche se questa non può

L. Ill, P. I, ch. II, sect. II, ed cit. pp. 391-2; Logique, ou Vart de penser
di Port Royal, P. IV, ch. I (tr. it. di R. Simone, Roma 1969, p. 338).

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produrne l'immagine: al p
sorta di regola costruttiva.
parti d'un granello di sabb
prende il posto dell'immag
il ragionamento non viene m
fezione della percezione.
Ciò è stato posto nel gius
quale, inoltre, il fatto che p
ficiente a fondare il ragio
maginare significa che egli
non perché questo non abbi
« because of our inhability t
tesi è molto suggestiva; se
plessa. Hume sa e non dub
di infinito o di infinitesim
trazione di parte a parte2
menti matematici dimostra
timi, non entra nel merito
loro qualsiasi valore probant
siderazione: essi sono « me
of our attention » (T/32).
Ciò si spiega in prima ista
distinguere fra calcolo infi
sione, dell'estensione; interp
samente dal molto piccolo,
va conferma nella percezion
poihcé costituisce la negazio
In tal modo, a proposito
percezione si contrappone d
geometria e la falsifica:

« ... all the pretended demons


tension are equally sophistic
cannot be just without provin
which 'tis an evident absurd

Ciò che rimane da chiarir


l'incompatibilità tra geom

21. R. Newman, cit., pp. 12-3


riguardante un numero molto
22. È questo il tradizionale co
Aristotele, Fisica , 206b, 12-13
B. II, eh. XXIX, sec. 16.

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Coerenza e realtà: la geometria in Hume 685

ad un risultato così radicale e definitivo riguardo


geometriche, cioè appunto perché Hume non di
infinitesimale e infinita divisibilità dell'estensi
ciò si può individuare tenendo conto che la teor
visibilità si presentava a Hume strettamente con
menti fideistici quali quelli variamente presenti n
lebranche, nell'Ari de penser o, in contesto newto
ti di Clarke: la ragione umana, messa in crisi da
nel più piccolo frammento di materia, che dev
infinito numero di parti come viene dimostrato d
non può che accettare le verità che la Chiesa le
donarsi di fronte all'infinità divina, per incompre
Si può credere che Hume sia interessato soprat
quest'aspetto della questione23. È per questo ch
ma esitazione a stabilire un'inferenza diretta d
realtà, cioè dall'inconcepibilità dell'infinitament
esistenza dei minimi: le nostre idee di estensione
no composte d'un numero finito di parti sempl
« 'tis certain they (space and time) actually do
to it; since their infinite divisibility is utterly im
tradictory » (T/39).
In tal modo, l'inconciliabilità della geometria
a proposito dell'infinitamente piccolo diviene inco
sa con la realtà stesso dello spazio. E la falsificazio
zioni dell'infinita divisibilità, secondo Hume, è ra

5. Dal concepibile al possibile: il «molto grande»

Si è visto che nell'esaminare il molto piccolo Hume ammette


la compatibilità fra geometria e percezione anche oltre la loro con-
formità; a proposito dell'infinitamente piccolo, per motivi in parte
estranei alla considerazione epistemologica, si presenta un'irrime-

23. Cfr. supra , n. 7. Cfr. anche Malebranche, Recherche, L. I, P. I,


ch. II, sec. II; Art de penser , P. IV, ch. I. Questo genere di posizioni viene
spiegato e criticato esplicitamente da D'Alembert, Eléments de philosophie,
in Oeuvres philosophiques, historiques et littéraires, Hildesheim 1965, vol.
II, pp. 321 sgg.
Questa interpretazione della posizione humeana è ormai acquisita dalla
critica; cfr. p. es. N.K. Smith, The philosophy of David Hume, London 1941,
pp. 284 sgg.; A. Flew, cit., p. 458; J. A. Passmore, Hume's intentions, London
19682, pp. 142-3.

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686 Marina Frasca Spada

diabile incompatibilità tra l


dimostrazioni geometriche
cepibile a quello del reale.
Esaminando il confronto
caso del molto grande, Hu
mità e compatibilità, che ab
piccolo, considerandone un
sua coerenza, non può forn
la necessariamente vera:

« How can he (any mathematician) prove to me (...) that two right


lines cannot have one common segment? Or that 'tis impossible to draw
more than one right line betwixt two points? » (T/51)
« The original standard of a right line is in reality nothing but a
certain general appearance; and 'tis evident right lines may be made
to concur with each other, and yet correspond to this standard »
(T/52).

Le linee rette, se vengono considerate come concreti enti di per-


cezione, si comportano nel modo loro prescritto dalla teoria eucli-
dea delle parallele solo entro i limiti in cui il loro comportamento
è accertabile; e la limitatezza stessa della percezione fa sì che una
loro deviazione da quel che tale teoria prevede non sia incompatibile
con l'idea di linea retta. Su questo punto la geometria non può
ricevere né smentite, né conferme dal ricorso alla percezione: le
sue dimostrazioni, nel confronto con essa, si rivelano fondate su
semplici ipotesi. Pur essendo coerente, la geometria non ha la ca-
pacità di costringere l'assenso nella sua direzione: sono infatti con-
cepibili, altrettanto evidentemente e perciò legittimamente, altre pos-
sibilità 24.

24. Potrebbe essere di estremo interesse contestualizzare questa pagina


humeana mettendola a confronto con scritti, anche non tutti necessariamente
conosciuti da Hume, di matematici contemporanei o di poco precedenti sul
V postulato di Euclide e più in genere sul problema dell'evidenza delle defi-
nizioni e dei postulati geometrici. Senza entrare qui nel dettaglio, basti ricor-
dare che il ricorso a nozioni intuitive o anche al comune buon senso a con-
ferma della definizione di linea retta e a fondamento della teoria euclidea
delle parallele si presenta come una pratica piuttosto comune, sia pure con
modalità assai varie e più o meno consapevolmente, tra i geometri sei-set-
tecenteschi. Si pensi, ad esempio, a C. Clavio, Commentaria in Euclidis
Elementa Geometrica , Operum Mathematicorum Tomus Primus, Maguntiae
M. DC. XI; J. Wallis, De Postulato Quinto et Definitone Quinta Libri VI
Euclidis; Disceptatio Geometrica , in Opera cit., vol. II; I. Barrow, Lectiones
Mathematicae cit.; G.G. Saccheri, Euclides ab omni naevo vindicatus, sive

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Coerenza e realtà: la geometria in Hume 687

È opportuno tenere presente, per seguire il c


non trovare in queste pagine di Hume più di quan
vi abbia scritto25, che queste possibilità vengo
Hume soltanto come deviazioni dalla regola ge
tali questioni, a suo parere, gli errori della geom
be of any consequence» (T/72). Diversamente d
a partire dalle impressioni visive, Hume non pe
percezione così esaminata una geometria divers
sciuta. Ciò che dal testo risulta evidente è ques
di ciò che Hume afferma a proposito dell'infinita
cepibile comprende in sé anche il risultato delle d
metriche e lo affianca ad altre situazioni alternati
ro particolarità, sono egualmente compatibili
dalla percezione.
Si ha qui, dunque, il passaggio dalla concep
sibilità. Ciò significa che oltre le dimensioni ch
lo spazio percettivo non è necessariamente del tut
leggi della geometria, ma consente la coesistenz
bili interpretazioni.

conatus geometricus quo stabiliuntur Prima ipsa univer


cipia, Mediolani M. DCC. XXXIII.
D'altra parte, si può osservare che la posizione di Hu
analogie con quella che Kant respinge, nel 1781, nella p
Critica della Ragion Pura, con la seguente motivazione: «
presentazione dello spazio fosse un concetto acquisito a
tinto dalla generale esperienza esterna, in tal caso le pri
damentali della matematica non sarebbero null'altro che percezioni ». Se-
condo Kant ciò porterebbe inevitabilmente a credere che con un'esperienza
diversa si concepirebbero un altro spazio e una geometria diversa da quella
euclidea. Infatti ciò significherebbe mettere in discussione la necessità del
nostro spazio e della nostra geometria: «... il fatto che tra due punti vi
sia una sola linea retta non sarebbe davvero necessario, ma risulterebbe ogni
volta insegnato dall'esperienza »; in secondo luogo la loro universalità, per-
ché « ciò che è tratto dall'esperienza ha una universalità soltanto relativa,
ottenuta cioè mediante l'induzione », e quindi« si potrebbe dire soltanto: per
quanto si è osservato sino a questo momento, non si è ancora trovato uno
spazio, che possieda più di tre dimensioni » ( Critica della Ragion Pura,
Parte I: Estetica trascendentale; sez. I: Dello spazio ; par. 2, A1» 3; tr. it.
G. Colli, Torino 1957, pp. 79-80).
25. A. Flew, Hume's philosophy of belief , London 19662, p. 66.

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688 Marina Frasca Spada

6. La riunificazione della ge

Ciò che spinge Hume a r


esclusivo rispetto alle altr
bili è il limite stesso di c
Il suo procedimento dimostr
magine della realtà che sia
non offrono conferme pe
possibilità. Ma secondo Hu
sferire la sua necessità all
svelamento della struttura
altri sono gli scopi che il
nature and use of geometry
by reason of their simplici
error " (T/72).
Si comprende così perché
la geometria, nel produrre
si mantenga strettamente c
perché è sufficiente che r
criteri perfettamente esat
suoi oggetti nel loro conf
visto a proposito dell'eguagl
sible » (T/48). Le dimostraz
do, quindi la loro compati
non le confermi univocame
loro utilizzabilità. Concep
umanizza.
D'altra parte, in questo quadro il legame della geometria con
l'aritmetica e con l'algebra, inizialmente spezzato, si rinnova ap-
punto, su un altro livello, sotto il segno dell'umanità degli scienzia-
ti, che rivendica un proprio ruolo. Essa si fa sentire, in primo luo-
go, in relazione alla sicurezza nel risultato raggiunto:

« There is no Alegbraist nor Mathematician so expert in his science,


as to place entire confidence in any truth immediately upon his di-
scovery of it, or regard it as any thing, but a mere probability. Every
time he runs over his proofs, his confidence encreases; but still more
by the approbation of his friends; and is rais'd to its utmost perfec-
tion by the universal assent and applauses of the learned world »
(T/180).

Qui, nel consenso degli amici prima e quindi del mondo dei
dotti, trova il suo limite l'assoluta necessità di qualsiasi ragiona-

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Coerenza e realtà: la geometria in Hume 689

mento dimostrativo e in tal modo si può conclu


posito dell'aritmetica e dell'algebra, che « our r
sideri as a kind of cause, of which truth is th
(T/180). La scienza è in mano a uomini. Essa, infin
che agli uomini finalizzata. Inutile quanto incomp
to Hume a proposito d'un criterio d'eguaglianza p
to e certo. Tale criterio, come anche un analo
linea retta, sono incomprensibili e non servono .
sibilità sono poste sullo stesso piano. Riecheggi
Hume osserva:

« The truth we discover must also be of some importance. 'Tis easy


to multiply alegebraical problems to infinity, nor is there any end
in the discovery of the proportions of conic sections; tho' few mathe-
maticians take any pleasure in these researches, but turn their thoughts
to what is more useful and important» (T/449-50).

Anche nel caso dell'algebra, la « human nature » dello scienzia-


to esige la finalizzazione della ricerca a un qualche risultato utile.
La sicurezza nel risultato e la spinta alla ricerca qualificano persino
l'algebra: l'unità delle discipline matematiche è con ciò ristabilita,
su un piano imprevisto.

7. La geometria nelV Enquiry

NéiYEnquiry manca un esame organico e completo della geo-


metria. Nelle poche pagine sparse in cui Hume affronta i temi ad
essa connessi sono scomparsi molti degli aspetti che avevano il
ruolo di nodi fondamentali nell'elaborazione del Treatise, quali la
confutazione della teoria dell'infinita divisibilità e l'analisi delle
idee di linea retta, superficie piana ed eguaglianza. L'elaborazione
humeana si presenta adesso ancor più evidentemente problematica.
Come è stato giustamente notato dal Flew, Hume distingue qui
la geometria pura da quella applicata27. Per quanto riguarda la geo-

26. Cfr. Cicerone, De officiis, I, 153-7, tr. it. di L. Ferrero, con testo
latino a fronte, Torino 19742, pp. 679 sgg. Su queste pagine di Hume cfr.
F. Baroncelli, Un inquietante filosofo per bene. Saggio su David Hume, Fi-
renze 1975, pp. 45 e 55 sgg.
27. A. Flew, Humef philosophy ... cit., pp. 61 sgg.; Cfr. anche F. Zabeeh,
Hume precursor of modem empiricism, The Hague 1960, pp. 141 sgg.; id.,
Hume on pure and applied geometry, «Ratio», 1964, pp. 185-91, contro
la tesi del Flew; e la risposta di quest'ultimo, Did Hume distinguish pure
from applied geometry ?, «Ratio», 1966, pp. 96-100.

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690 Marina Frasca Spada

metria pura, egli le restit


e all'algebra, a costituire le
ne considerata determinan
Treatise, la coerenza della g

« Propositions of this kind


jof the thought, without de
the universe. Though there
the truths demonstrated by E
and evidence » (E/25).

Ciò vuol dire che perché le


e certe non occorre che gl
tura, o che si presentino n
prio così come quella li de
pensati e forniscano in tal m
l'edificio dimostrativo28. La
to nella sua coerenza.
Anche néìl9 Enquiry, tuttavia, non manca il confronto tra la
geometria e la percezione, ciò che Flew ha chiamato « important
tackslidings towards the position of the Treatise »ģ Si tratta ancora
della teoria dell'infinità divisibilità, ma l'argomentare di Hume sem-
bra aver cambiato direzione: infatti qui non si dice più che la di-
visione all'infinito essendo inconcepibile è impossibile; quindi le
dimostrazioni geometriche non vengono falsificate. Il contrasto tra
dimostrazioni e percezioni si presenta con chiarezza: l'infinita di-
visibilità « shocks the clearest and most natural principles of hu-
man reason. But what renders the matter more extraordinary, is,
that these seemingly absurd opinions are supported by a chain
reasoning, the clearest and cmost naturai» (E/156). Se nel Treatise
il contrasto portava alla falsificazione in blocco delle dimostrazioni
geometriche, considerate da Hume tutte egualmente sofistiche, e
all'affermazione che la realtà dello spazio è coerente e conforme
all'idea che ne abbiamo dalla percezione, qui troviamo che di fronte
al contrasto tra geometria e percezione la ragione è costretta a so-
spendere l'assenso:

« Reason seems here to be thrown into a kind of amazement and


suspence ... She sees a full light, which illuminates certain places;
tout that light borders upon the most profound darkness. And between

28. Cfr. a questo proposito R. Newman, cit., p. 29.

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Coerenza e realtà : la geometria in Hume 691

these she is so dazzled and confounded, that she sc


nounce with certainty and assurance concerning a
(E/157).

È possibile ipotizzare con Gossman che qui Hume esprima una


genuina preoccpazione « for the honor of science and human rea-
son ',29; ma il salto dalla percezione alla realtà, che nel Treatise
aveva appunto il ruolo di risolvere questo problema, è qui intera-
mente scomparso. Rimane invece l'inferenza dalla concepibilità alla
possibilità, che abbiamo visto presentarsi nel Treatise a proposito
del molto grande. Tale inferenza si presenta qui, evidentemente,
con una valenza del tutto diversa: infatti non si tratta né se ne
fa parola altrove nell 'Enquiry, delle rette parallele. D'altra par-
te, è rovesciata: nel Treatise dalla concepibilità delle diverse si-
tuazioni si deduceva la loro possibilità; qui néiYEnquiry dimostra-
zioni e percezioni presentano risultati opposti, e nessuno dei due
può essere considerato impossibile, in quanto entrambi sono for-
niti di certezza e di evidenza; né reale, perché la capacità che cia-
scuno di essi ha di costringere l'assenso è limitata da quella altret-
tanto forte del suo opposto. Quindi la ragione non può pronunciarsi
con certezza e univocità, il che vuol dire che all'occorrenza si pro-
nuncia senza: gli uomini infatti

« must act and reason and believe; though they are not able, by
their most diligent enquiry, to satisfy themselves concerning the fo-
undation of these operations, or to remove the objections, which may
be raised against them» (E/160).

Ciò significa che qui quell'inferenza, in un certo senso, si pre-


cisa e si generalizza. Anche qui la geometria non ha la forza di
costringere l'assenso; non l'ha, di contro a lei, neppure la percezio-
ne. La « common life » e l'uso risolvono il problema.
Le modalità di tale legittimazione, d'altra parte, si precisano
in termini più specifici in relazione alla geometria applicata. Di
quest'ultima si trova un esempio, messo nel debito rilievo dal Flew,
in cui Hume presenta come legge fisica scoperta dall'esperienza la
definizione newtoniana della quantità di moto. All'esposizione di
questa, Hume premette:

« Nor is geometry, when taken into the assistance of natural philo-


sophy, ever able to remedy this defector, lead us into the knowledge

29. L. Gossman, Two unpublished essays on mathematics in the Hume


papers, «Journal of the History of Ideas», 1960, pp. 442-9.

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692 Marina Frasca Spada

of ultimate causes, by all th


so justly celebrated. Every p
the supposition that certain
operations; and abstract rea
experience in the discovery
fluence in particular instan
gree of distance and quanti

La geometria è quindi un
scienza probabile. Le dimost
tare alcune parti della str
perché « all the abstract r
us one step towards the k
ferma quel che già si è os
geometria consiste nella s
si chiariscono nello stesso
nella costruzione della sci
conoscenza probabile. In t
motivo per cui, nella celebr
sica delP Enquiry concernin
ne il rogo dei volumi « of d
nenti solo sofisticherie e i
guardanti le materie di fatt
ragionamenti astratti sul
modo esplicitamente la sepa
matematica da quello della
base al suo apporto alla co
umano.

8. Analitico o sintetico nella concezione humeana del

Una parte larga e autorevole della letteratura su H


tentato di applicare alla teoria humeana della geomet
kantiani della sinteticità e dell'apriorismo, partendo
dizi espressi dallo stesso Kant sull'analiticità della ma
lavori di Hume30. Una tale operazione è piuttosto disc
che non sembra trovare sufficienti riscontri problemat
razione humeana; tuttavia può essere utile concludere
ve disamina confrontando i suoi risultati con quest

30. Kant, Prolegomeni ad ogni futura metafisica..., par. 2,


tica della Ragion Pratica , L. I, c. I, sez. 2.

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Coerenza e realtà: la geometria in Hume 693

poiché le opinioni espresse in merito sono num


che concordi.
Secondo Noxon, nel Treatise Hume considera la geometria « as
a factual science descriptive of a physical space », senza compren-
dere la sua interna coerenza; nolYEnquiry, abbandonata questa po-
sizione, ritiene che le proposizioni geometriche siano « analytic
truths which rest upon the law of no-contradiction » 31. Flew indi-
vidua nella posizione humeana aspetti che saranno caratteristici di
quella di Kant, e ritiene tutťaltro che certo che Hume « really
would have disagreed with Kant that mathematics is not all ana-
lytic »; egli ritiene che, inoltre, diversamente dal Treatise , YEnquiry
prenda in considerazione anche il carattere aprioristico della geo-
metria32. Secondo la Newman, Hume non riesce a conciliare per-
fettamente, né nel Treatise né nelP Enquiry, il carattere empirico
della geometria, che costituirebbe la sua sinteticità, con la neces-
sità; quindi Hume poggerebbe quest'ultima, un po' precariamente,
su « the constant character of perceptual space » 33. Atkinson ri-
tiene che la tematica dell'analitico e del sintetico sia piuttosto estra-
nea alla trattazione humeana della geometria; tuttavia, volendo in-
dagare in questo senso, è a suo parere possibile individuare il ca-
rattere sintetico della necessità geometrica nel fatto che la geometria
è fondata sull'idea di estensione, la quale a sua volta non si ri-
solve nella somma dei minimi che la compongono, ma si basa sulla
loro complessiva « manner of appearance »
Per ciò che riguarda la sinteticità della geometria, quest'ultima
interpretazione sembra la più motivata e attendibile: l'idea di esten-
sione, su cui si fonda la geometria, è infatti « a copy of these
colour'd points, and of the manner of their appearance » (T/34);
la « manner of appearance » indubbiamente è qualcosa che richiede
e fonda la sintesi. L'unica cosa che sembra opportuno rilevare, in
modo soltanto problematico, è che tale sintesi presenta un carattere
più psicologico che logico.
Esaminando il problema della necessità della geometria, sem-
bra evidente dall'interpretazione qui proposta che la geometria è
fornita, tanto nel Treatise quanto nell 'Enquiry, d'una sola specie

31. J. Noxon, cit.


32. A. Flew, Humes philosophy... cit., pp. 61-7.
33. R. Newman, cit., pp. 26 sgg.
34. R.F. Atkinson, Hume . on Mathematics, « Philosophical Quarterly »,
1960, pp. 127-37. Sulla « manner of appearance » cfr. N.K. Smith, cit., pp.
273 sgg.

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694 Marina Frasca Spada

di necessità, quella intern


nel confronto con la realtà
non essere, tutťaltro che ne

9. Conclusione

Riassumendo, si è visto che secondo Hume la geometria presen-


ta due aspetti. Da una parte, essa è internamente coerente. Ciò co-
stituisce il presupposto dell'esame condotto nel Treatise , mentre vie-
ne teorizzato esplicitamente nell' Enquiry. A parte questo cambia-
mento che, pur essendo rilevante, si può considerare piuttosto este-
riore, la prima divergenza sostanziale tra le due trattazioni consi-
ste nel fatto che nel YEnquiry la coerenza interna rappresenta l'uni-
co criterio per la collocazione della geometria nella classificazione
delle conoscenze umane, e perciò essa vien posta senza riserve tra
le relazioni d'idee, accanto all'aritmetica e all'algebra; al contrario,
nel Treatise essa occupava una posizione intermedia fra la cono-
scenza certa e quella probabile, poiché ai fini della classificazione
alla coerenza veniva affiancato l'altro aspetto, ossia il confronto
tra le proposizioni geometriche, risultanti dall'autonomo procedere
dimostrativo, e i dati percettivi. La riunificazione avveniva in no-
me della « human nature ».
Il confronto fra dimostrazioni e percezioni, d'altra parte, co-
stituisce oggetto d'indagine sia nell'una che nell'altra opera, estesa-
mente nel Treatise, più sommariamente e quasi occasionalmente nel-
YEnquiry. Il punto in cui si presenta la differenza fra i due testi a
proposito delle relazioni tra geometria e percezione è la teoria del-
l'infinita divisibilità; nel Treatise il corretto rapporto tra di esse
si stabilisce in base non alla conformità, ma alla compatibilità, men-
tre nélYEnquiry anche quest'ultima diviene superflua. Quel che ac-
comuna le due elaborazioni è che comunque il confronto tra le pro-
posizioni geometriche e i dati percettivi può stabilire non la real-
tà dello spazio geometrico (essendo quest'ultimo in ogni caso non
conforme allo spazio percettivo), ma al massimo la sua possibilità.
Questo nulla toglie al valore della geometria, perché essa non deve
descrivere la struttura del reale, ma soltanto aiutare ad interpre-
tarne alcune parti. Ciò che garantisce il suo valore è la sua utiliz-
zabilità quale strumento efficace nell'elaborazione della conoscen-
za probabile.

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