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STUDIO SULLE PROBLEMATICHE INERENTI LE

INTERFERENZE ELETTROMAGNETICHE DELLE RETI


INFORMATICHE WIRELESS VERSO I DISPOSITIVI MEDICI

Sommario

Introduzione .................................................................................................................................................... 1
Le reti wireless ................................................................................................................................................. 3
Gli standard di trasmissione per le WLAN .................................................................................................... 3
La compatibilità elettromagnetica .................................................................................................................. 5
Le onde elettromagnetiche .......................................................................................................................... 5
Le interferenze verso i dispositivi medici...................................................................................................... 6
Normativa di riferimento ................................................................................................................................ 8
La normativa per le WLAN............................................................................................................................ 8
La normativa sui dispositivi medici ............................................................................................................... 8
Casi di interferenze di reti WLAN sui dispositivi medici................................................................................ 10
Bibliografia..................................................................................................................................................... 12
1. Introduzione

Il presente elaborato si pone come obiettivo quello di valutare il potenziale rischio introdotto dalle reti
senza fili in ambiente clinico, a causa delle interferenze elettromagnetiche che possono provocare nei
dispositivi medici.

La tecnologia wireless ha raggiunto un successo e una diffusione notevoli in ambiente clinico e ospedaliero;
numerose sono le applicazioni della tecnologia wireless sviluppate per migliorare la cura del paziente.

Un’infrastruttura WLAN (Wireless Local Area Network) semplifica la condivisione dei dati relativi ai pazienti
oltre che a velocizzare il collegamento dei diversi dispositivi diagnostici all’infrastruttura centrale. I
terminali wireless stanno incontrando una continua diffusione a seguito delle richieste di poter offrire al
personale medico e paramedico accesso a un database centrale di informazioni attraverso palmari o
computer portatili senza fili. Alcuni vantaggi della tecnologia wireless possono essere:

Gestione del dato clinico direttamente a letto del paziente con la compilazione on line della cartella
clinica del paziente
Gestione della terapia farmacologica definita a letto del paziente sia in termini di prescrizione
farmacologica da parte del medico sia in termini di somministrazione da parte del personale
infermieristico
Fascicolo paziente con la possibilità di visualizzare in tempo reale lo storico degli accessi del
paziente alle strutture sanitarie con evidenza della vita clinica del paziente con le diagnosi raccolte
e i risultati provenienti dai sistemi aziendali di laboratorio e di diagnostica per immagini.

I vantaggi derivanti dall’utilizzo direttamente a letto del paziente di un archivio così vasto e disponibile in
tempo reale permette un’erogazione mirata e precisa delle cure al paziente eliminando di fatto i tempi di
recupero del dato cartaceo o digitale necessario alla diagnosi e alla decisione terapeutica. Per quanto
riguarda gli apparati, utilizzare tecnologie WLAN significa poter collegare gli strumenti diagnostici e le
apparecchiature alla rete della struttura sanitaria a prescindere dall’ubicazione, favorendo l’utilizzo dei
macchinari in diversi reparti senza dover intervenire sul cablaggio strutturato. I vantaggi di una rete
wireless potrebbero essere riassunti in:

Mobilità: i devices compatibili non sono vincolati a un cavo per la trasmissione del segnale; quindi
se sono dotati di batterie autonome si possono spostare liberamente per il tempo di durata della
carica di queste ultime

Pervasività: la rete è presente in ogni punto all’interno della copertura realizzata dalle antenne
(Access point) e non è quindi vincolata a specifici punti (prese a muro) nell’edificio.

Cablaggio devices non necessario: la rete wireless può essere utilizzata in zone o edifici che non
possono essere estensivamente cablati (un minimo di cablaggio è comunque necessario per
connettere alla rete wired le antenne che realizzano la rete wireless)

Accesso device palmari: i device palmari, gli smart phones ecc sono tipicamente wifi compatibili e
quindi possono beneficiare della rete wireless per la connettività.

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Figura 1.1: Rappresentazione schematica di una rete WLAN

In relazione al notevole incremento delle comunicazioni wireless, si rende necessaria un’accurata analisi dei
rischi che tali tecnologie possono introdurre in ambiente ospedaliero, tra i quali uno dei più importanti è lì
interferenza elettromagnetica sui dispositivi medici, in quanto le antenne che realizzano la rete wireless
emettono onde radio che possono interferire con il normale funzionamento delle apparecchiature medicali.

Per comprendere l’attualità e la complessità dei problemi che i sistemi di comunicazione informatica senza
fili possono comportare nel caso di un loro impiego in prossimità di apparecchiature medicali utilizzate per
terapie su pazienti bisogna considerare:

L’utilizzo di circuiti elettronici all’interno delle apparecchiature medicali è in continuo aumento e,


se questo da un lato permette di realizzare strumenti sempre più sofisticati, dall’altro li espone ad
un rischio di interferenze elettromagnetico sempre maggiore

L’evoluzione dei sistemi di telecomunicazione (sistemi wireless per reti di computer) è molto rapida
rispetto all’aggiornamento tecnologico della strumentazione medica

L’aggiornamento delle norme armonizzate sull’immunità elettromagnetica dei dispositivi medici è


inevitabilmente più lenta dell’evoluzione tecnologica dei sistemi di telecomunicazione.

La rapida evoluzione delle tecnologie di comunicazione wireless e dei dispositivi medici potrebbe portare a
condizioni non previste dalla normativa vigente. In questi casi la struttura sanitaria potrebbe condurre dei
test ad hoc:

Classificare le apparecchiature biomediche assegnando il loro specifico livello di immunità


elettromagnetica,

Valutare i livelli di campo emesso dalle sorgenti WLAN,

Produzione di mappe della distribuzione di campo nei vari locali della struttura sanitaria da usare
come guida al collocamento delle apparecchiature.

I risultati di tali sperimentazioni possono essere utilizzati per definire nuove distanze di sicurezza tra
terminali wireless e dispositivi medici e procedure atte ad una corretta gestione del rischio.
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2. Le reti wireless

In una rete senza fili, gli apparecchi sono collegati via radio e quindi con radiazioni elettromagnetiche ad
alta frequenza invece che mediante cavi. In una rete WLAN (Wireless Local Area Network) sono collegati tra
loro principalmente PC e laptop con apparecchi periferici (stampanti, scanner, ecc.) e con l’Access Point per
accedere a internet.

Le WLAN sono costituite generalmente da due componenti fondamentali:

Gli adattatori: forniscono l’interfaccia tra l’utente e l’antenna e preparano il segnale ad essere
inviato secondo lo standard prestabilito; hanno la forma tipicamente di schede PCMCIA per i
notebook, mentre i PC desktop si connettono tramite dispositivi collegati alla porta USB o alla presa
di rete

Fig 2.1: Esempi di adattatori

Gli access point (AP): forniscono la copertura radio locale e funzionano da ponte tra una WLAN e
una rete cablata; un AP garantisce una copertura che va dai 20 ai 30 m in ambiente indoor per
arrivare a un massimo di 300 m outdoor. Per poter illuminare più spazio possibile essi sono spesso
installati su di un muro o un soffitto.

Per trasmettere informazioni o dati desiderati da un trasmettitore ad un ricevitore i dati vengono dapprima
trasformati in un segnale che viene inciso in un’onda portante e poi irradiato. Attraverso questa incisione
l’onda portante viene modificata (modulata): esistono vari tipi di modulazione e quindi varie modalità di
irradiazione di un segnale radio. La funzione di onda portante è svolta da un campo elettromagnetico (CEM)
ad alta frequenza. La distribuzione di un CEM attorno ad un trasmettitore dipende dal tipo di antenna
utilizzata: essa può irradiare uniformemente in tutte le direzioni oppure in un’unica direzione. L’energia
emessa da un’antenna per unità di tempo equivale alla potenza di trasmissione, in Watt (spesso è utilizzata
la potenza di trasmissione in EIRP che descrive la potenza di trasmissione di cui necessita un’antenna
isotropa per irradiare ovunque con la stessa potenza generata dall’antenna vera e propria nella direzione
principale). L’apparecchio ricevitore poi è in grado di ricevere il segnale, di capirlo e di ritrasformarlo nelle
informazioni e nei dati originali.

2.1 Gli standard di trasmissione per le WLAN

Affinché i vari apparecchi possano comunicare tra di loro senza fili sono disponibili vari standard di
telecomunicazione che definiscono le modalità di trasmissione dei dati (frequenza portante, modulazione,
intensità del segnale, ecc.). I principali standard di comunicazione per le reti senza fili sono quelli definiti
dall’IEEE (Institute of Electrical and Electronic Engineers): la famiglia di standard utilizzata per le reti WLAN
(chiamate anche reti WiFi) è l’IEEE 802.11. I principali standard WLAN sono IEEE 802.11 a, b,g e h: quello più
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diffuso è lo standard IEEE 802.11 g che ha sostituito lo standard IEEE 802.11 b. esistono anche apparecchi
con lo standard IEEE 802.11 a che possono essere utilizzati negli edifici solo con la potenza ridotta. In
Europa è stato introdotto anche lo standard IEEE 802.11 h, ma, per il momento, i prodotti sul mercato sono
ancora pochi.

WLAN Standard IEEE Potenza di trasmissione max Banda di Portata Velocità di trasmissione
(EIRP) frequenza (GHz) (m) (Mbit/s)

IEEE 802.11 a 200 mW 5.4 50 54

IEEE 802.11 b 100 mw 2.4 fino a 200 11

IEEE 802.11 g 100 mW 2.4 50 54

IEEE 802.11 h 200 mW – 1W 5.4 50 54

All’interno di uno standard, la potenza irradiata effettivamente dipende soprattutto dal flusso di dati e il
segnale emesso dall’antenna diminuisce fortemente con la distanza e può essere indebolito o riflesso da
ostacoli come le pareti. Man mano che ci si allontana dal trasmettitore i campi elettromagnetici
diminuiscono fortemente.

Esiste dal 1999 un’organizzazione no profit, la WiFi Alliance, che riunisce i maggiori costruttori a livello
mondiale e che si occupa di certificare la compatibilità tra i dispositivi che utilizzano i diversi standard

802.11, marchiandoli con il simbolo .

Gli standard IEEE 802.11 b e 802.11 g dividono la banda di trasmissione in 14 canali da 22 MHz ciascuno,
spaziati tra loro di 5 MHz; quindi tra due canali consecutivi esiste una forte interferenza tutti i dispositivi
che comunicano con uno stesso Access Point usano lo stesso canale, mentre dispositivi che si trovano su
reti adiacenti possono utilizzare canali differenti. I canali 1,6 e 11 così come i canali 2,7 e 12 vengono
definiti canali non sovrapposti e vengono impiegati per la trasmissione di reti adiacenti in modo da
minimizzare le interferenze.

Fig 2.2: Banda di frequenza e canali di trasmissione per il segnale WiFi secondo lo standard 802.11b e 802.11 g

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3. La compatibilità elettromagnetica

3.1 Le onde elettromagnetiche

I campi elettromagnetici hanno origine dalle cariche elettriche e dal loro movimento (corrente elettrica).
L’oscillazione delle cariche elettriche, ad esempio in un’antenna o in un conduttore percorso da corrente,
produce campi elettrici e magnetici che si propagano nello spazio sotto forma di onde elettromagnetiche.
Le onde elettromagnetiche sono una forma di propagazione dell’energia nello spazio e, a differenza delle
onde meccaniche, si possono propagare anche nel vuoto. Il campo elettrico (E) e quello magnetico (H)
oscillano perpendicolarmente alla direzione dell’onda. La velocità di propagazione delle onde
elettromagnetiche è di 300000 km/s. Ogni onda elettromagnetica è definita dalla sua frequenza, cioè il
numero di oscillazioni compiute in un secondo, e si misura in cicli al secondo o Hertz (Hz): maggiore è la
frequenza di un’onda, maggiore è l’energia che trasporta.

Fig 3.1: Propagazione di un’onda elettromagnetica nello spazio

L’onda elettromagnetica è caratterizzata, inoltre, da altre tre grandezze fisiche:

1. L’intensità del campo elettrico misurata in V/m


2. L’intensità del campo magnetico (A/m)
3. L’intensità dell’energia trasportata misurata in Joule

L’insieme di tutte le onde elettromagnetiche, classificate in base alla loro frequenza, costituisce lo spettro
elettromagnetico:

Fig 3.2 : Lo spettro elettromagnetico


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Lo spettro può essere diviso in due sezioni, a seconda che le onde siano dotate o meno di energia
sufficiente a ionizzare gli atomi della materia con la quale interagiscono:

Radiazioni non ionizzanti (NIR) comprendono le radiazioni fino alla luce visibile
Radiazioni ionizzanti coprono la parte dello spettro della luce ultravioletta ai raggi gamma.

Le onde radio, sono la porzione dello spettro che ha la frequenza più bassa, tra 0 e 300 GHz, e la lunghezza
d’onda maggiore; vengono di norma impiegate nella comunicazione delle reti wireless e fanno parte delle
radiazioni non ionizzanti e quindi non possiedono sufficiente energia per modificare la materia; pur non
essendo dannose sotto questo punto di vista possono comunque creare interferenze di tipo
elettromagnetico nelle apparecchiature irradiate.

Fig 3.3: Collocazione dei sistemi WiFi nello spettro radio

3.2 Le interferenze verso i dispositivi medici

Il problema dei dispositivi wireless in ambiente clinico è il rischio che le onde radio da essi emesse possano
causare malfunzionamenti ad apparecchiature biomediche. L’utilizzo di un trasmettitore a RF posto in
prossimità di dispositivi medici può dare origine a interferenze di tipo elettromagnetico e di conseguenza
porta alla degradazione delle prestazioni di un’apparecchiatura o di un canale di trasmissione
compromettendo l’affidabilità della misura e dell’intervento dell’apparecchio.

Il problema dell’interferenza viene considerato dal punto di vista dell’immunità, ossia stabilire il livello
minimo di interferenza che il dispositivo può sopportare. Esistono varie regolamentazioni che le
apparecchiature mediche devono rispettare ed è intenzione di queste regolamentazioni assicurare che tali
apparecchiature operino correttamente in presenza di radiazioni a radiofrequenza.

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Si definisce compatibilità elettromagnetica (EMC) la capacità di un’apparecchiatura di funzionare in modo
soddisfacente nel suo tipico ambiente elettromagnetico senza in ogni caso introdurre disturbi intollerabili.
La compatibilità elettromagnetica si prefigge di studiare:

Le condizioni sotto le quali gli apparati elettrici conservano le prestazioni previste, in presenza di
disturbi (immunità);

Il livello dei disturbi emessi che possono degradare le prestazioni degli altri apparati operanti nello
stesso ambiente (emissione).

Alcuni dispositivi medicali sono particolarmente sensibili al tipo di modulazione digitale utilizzato nelle
comunicazioni wireless e questo accade perché le frequenze di modulazione cadono nel range della banda
di funzionamento del dispositivo. La suscettibilità è appunto l’incapacità di un’apparecchiatura di garantire
determinate prestazioni in presenza di radiazioni elettromagnetiche; ci sono diversi fattori che
determinano il grado di suscettibilità di un dispositivo: la lunghezza d’onda e la frequenza delle emissioni, la
distanza fisica che separa i dispositivi, la potenza irradiata dal trasmettitore e la schermatura
elettromagnetica progettata per il dispositivo.

La dose di energia elettromagnetica emessa da un’antenna (o alla quale un dispositivo potrebbe essere
suscettibile) viene solitamente espressa in termini di intensità del suo campo elettrico ed è misurato in
V/m; è buona regola specificare anche la frequenza o il range di frequenza a cui tale valore di campo fa
riferimento. Un fattore legato all’intensità del campo elettrico irradiato da un’antenna è la distanza che
separa lo strumento dalla sorgente di radiazioni: in particolare al suo aumentare il livello di energia legato
all’onda interferente diminuisce; l’attenuazione del campo avviene rapidamente in prossimità della
sorgente (situazione di campo vicino) e più gradatamente allontanandosi da essa (campo lontano).

Per determinare il valore del campo elettrico E in V/m irradiato da una sorgente, ad una distanza maggiore
della lunghezza d’onda, si può utilizzare la relazione

dove P è la potenza irradiata in Watt, R è la distanza in metri dalla sorgente.

Utilizzando tale relazione è quindi possibile stimare una distanza minima di sicurezza tra il dispositivo
elettromedicale e la sorgente di radiazione, oltre la quale è assicurata l’immunità del dispositivo stesso
considerando come valori di immunità quelli specificati nella normativa CEI EN 60601-1-2.

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4. Normativa di riferimento

4.1 La normativa per le WLAN

A livello europeo, la Raccomandazione della Commissione Europea (R.C.E.) che dà le direttive agli stati
membri dell’Unione nell’ambito delle WLAN è la 2003-203-CE del 20 Marzo 2003; in tale norma viene
innanzitutto data una definizione di Radio LAN e vengono fissate le bande che verranno utilizzate in tutta
l’Unione Europea per l’espletamento del servizio, inoltre vengono poi definiti alcuni principi fondamentali
riguardanti la realizzazione e il processo autorizzativo delle Radio LAN.

La Direttiva Europea 1999/5/CE fissa i criteri che devono rispettare le apparecchiature radio e i terminali
dei sistemi di comunicazione per ottenere l’omologazione e il conseguente marchio e afferma che l’ETSI
(European Telecommunications Standards Institute) ha il compito di definire delle norme armonizzate tali
che, se rispettate, garantiscono la presunta conformità del dispositivo alla Direttiva Europea, e quindi un
iter agevolato per l’ottenimento dell’omologazione.

Per le WLAN l’ETSI ha formulato tre norme: la EN 202 131, sulle specifiche in ricezione delle
apparecchiature WLAN; la EN 300 328 che definisce le caratteristiche degli apparati WLAN operanti nella
banda a 2,4GHz e che emettono una potenza EIRP fino a 100mW; la EN 301 893, che norma i dispositivi che
lavorano nella banda a 5GHz.

Va citata inoltre una raccomandazione del CEPT (European Conference of Postal and Telecommunications
administrations) la ERC/REC 70-03, che definisce le restrizioni a cui devono sottostare i dispositivi a corto
raggio e ribadisce i limiti di potenza emessa descritti nelle norme dell’ETSI. Il Decreto Ministeriale del 20
Febbraio 2003 ne richiede la validità per gli apparecchi usati nell’ambito delle WLAN in Italia.

Nella normativa italiana vanno poi segnalati il D.L.vo 269 del 9 Maggio 2001 attuativo della DE 1999/5/CE, e
il D.M. di regolamentazione dei servizi WiFi ad uso pubblico del 28 Maggio 2003 che recepisce la R.C.E.
2003-203-CE

4.2 La normativa per i dispositivi medici

Per quanto riguarda i dispositivi medici, la norma armonizzata di riferimento, che copre anche gli aspetti
relativi all’immunità elettromagnetica, è la CEI EN 60601-1-2 (la versione attualmente in vigore è la EN
60601-1-2:2007 “Apparecchi elettromedicali. Parte I: Prescrizioni generali per la sicurezza – 2. Norma
Collaterale: Compatibilità elettromagnetica - Prescrizioni e prove”) in cui viene prescritto, per i dispositivi di
supporto vitale nel campo di frequenze da 1 GHz a 2.5 GHz , un livello di immunità minimo pari a 10V/m in
valore efficace; mentre un livello di immunità inferiore pari a 3V/m per i dispositivi non di supporto vitale.

In alcuni casi, prescrizioni aggiuntive potrebbero essere riportate nelle norme particolari per le singole
famiglie di dispositivi (CEI EN 60601-1-2-XX). Le prove di immunità devono venire condotte quindi seguendo
le modalità e le procedure fissate dalla CEI EN 60601-1-2:2007. Tale norma specifica tre importanti aspetti
per l’immunità elettromagnetica: i fabbricanti di dispositivi medici devono indicare nei documenti di
accompagnamento i livelli di immunità del dispositivo, emettere una dichiarazione circa l’immunità
elettromagnetica del dispositivo da includere nei documenti di accompagnamento.

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La norma riconosce la necessità di fornire all’utilizzatore le informazioni necessarie a garantire un
ambiente elettromagnetico idoneo, con particolare attenzione all’utilizzo di dispositivi di comunicazione
mobili. Va inoltre considerato che dispositivi medici fabbricati e/o immessi in commercio prima del 2004
(data di andata in regime della norma 60601-1-2, seconda edizione), potrebbero avere livelli di immunità
inferiori (3 V/m anche per i dispositivi medici di supporto vitale) e non essere stati testati nel campo delle
frequenze da 1GHz a 2.5 GHz. Per quanto riguarda i dispositivi medici impiantabili attivi la norma di
riferimento per l’immunità elettromagnetica è la EN 45502-1 (Dispositivi medici impiantabili attivi –
Requisiti generali per la sicurezza, la marcatura e le informazioni fornite dal fabbricante), in particolare la
EN 45502-2-1 per i stimolatori cardiaci, la EN 45502-2-3 per i defibrillatori impiantabili e la EN 45502-2-3
per gli impianti cocleari.

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5. Casi di interferenze di reti WLAN su dispositivi medici

In letteratura sono disponibili vari studi riguardanti l’interferenza causata dalle reti WLAN sulle
apparecchiature mediche che rivelano che la maggior parte degli apparecchi esaminati è immune dalle
radiazioni WLAN. Per quanto riguarda la diffusione di reti WiFi all’interno dell’Ospedale, il possibile rischio
nei confronti della strumentazione medica sembra esistere solamente in caso di contatto diretto tra
sorgente e parti sensibili del dispositivo. Il rispetto di un’opportuna distanza di sicurezza rappresenta uno
strumento opportuno per la gestione del rischio associato all’interferenza elettromagnetica.

Sono stati effettuati vari studi per verificare la compatibilità elettromagnetica verso i dispositivi medici, per
quanto riguarda a livello mondiale e europeo:

In uno studio fatto in sala operatoria e terapia intensiva del Karolinska Hospital a Stoccolma (Svezia)
sono state riscontrate interferenze in apparecchi Doppler a ultrasuoni di controllo delle funzioni
cardiache. Le radiazioni WLAN hanno generato interferenze acustiche supplementari che
potrebbero falsare l’interpretazione del normale ritmo cardiaco del paziente. [5]
È stata rilevata un’interferenza della WLAN alla frequenza di 2.45 e 5.2 GHz su sistemi di diluizione
e su un ventilatore, ma, in caso di introduzione di soluzioni WLAN negli ospedali, gli autori
raccomandano di verificare singolarmente l’immunità degli apparecchi utilizzati. [14]
È stata analizzata l’interferenza di una WLAN dello standard IEEE 802.11 g su varie apparecchiature
mediche: sono state misurate variazioni su una pompa per infusione e su uno stimolatore nervoso
e muscolare, tali variazioni però erano inferiori al valore ammesso dallo standard del prodotto per i
dispositivi considerati.[13]
Durante un test sulle interferenze causate della WLAN a 2.4GHz su 44 dispositivi medici sono
emersi degli effetti occasionali unicamente su un monitor, una pompa e un apparecchio Doppler
ma nessun deterioramento delle funzionalità.[6]
Su 65 dispositivi medici testati in un ospedale canadese solo due unità Doppler poste a 10 cm dal
sistema WLAN hanno dimostrato interferenze; gli autori suggeriscono che i sistemi WLAN possono
essere utilizzati in ambito clinico in vista dei benefici introdotti sull’accesso in real-time alle
informazioni dei pazienti ma di testare il loro utilizzo prima di inserirli nella pratica clinica.[7]

Per quanto riguarda la situazione italiana è presente un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità [1] sulla
valutazione della compatibilità elettromagnetica delle tecnologie WiFi con i dispositivi medici di supporto
vitale (pompe d’infusione, defibrillatori, monitor, ventilatori e apparecchi per anestesia). Le prove di
interferenza sono state effettuate nell’Azienda Ospedaliera S.Andrea di Roma in un locale distante dai
luoghi di degenza dei pazienti e con caratteristiche e dimensioni conformi a quanto prescritto nello
standard ANSI/AAMI C.63-18. La distanza iniziale di esposizione era di 1 m, se si notava un’interferenza ad
una certa distanza si aumentava fino a che l’interferenza cessava: tale distanza veniva quindi annotata,
insieme anche all’orientamento dell’antenna rispetto al dispositivo e alla parte del dispositivo più vicino
all’antenna. Durante l’intera prova i parametri caratteristici del funzionamento del dispositivo sono stati
monitorati da un simulatore di paziente così da verificarne in tempo reale il corretto funzionamento. I
potenziali effetti di EMI sui dispositivi testati sono stati testati osservando macroscopiche variazioni del
normale funzionamento dell’apparecchio (rumore, alterazione del display, saturazione delle tracce
visualizzate sullo schermo, attivazione di allarmi, ecc.), mentre i simulatori di paziente permettono di
effettuare una serie di test per valutare il corretto comportamento di tutte le funzionalità dello strumento.
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Intendendo come interferenza qualunque tipo di scostamento dal normale funzionamento del dispositivo,
e quindi non necessariamente un malfunzionamento, dei 44 modelli di dispositivi testati solo 3 sono
risultati suscettibili al segnale WiFi, ma senza riportare danni permanenti:

1. una pompa enterale (<2 cm di distanza tra pompa e terminale WiFi), in cui si è osservato un blocco
funzionale dell’infusione, segnalato da allarme, con necessario riavvio manuale dello strumento;
essendo generalmente impiegata in applicazioni non critiche per la somministrazione di sostanze
nutritive, eventuali malfunzionamenti non rappresentano situazioni di rischio immediato per la vita
del paziente;
2. un defibrillatore (<3 cm di distanza tra defibrillatore e terminale WiFi) che, in modalità
cardioversione, sul suo stadio di ingresso di acquisizione del segnale ECG non si sincronizza con
l’onda R (con conseguente possibilità di erogazione della scarica durante i periodi di vulnerabilità e
innesco di fibrillazione ventricolare);
3. un monitor (<5 cm di distanza tra monitor e terminale WiFi), tuttavia questa classe di dispositivi
risulta robusta in quanto gli unici effetti riscontrati si riducono a ronzii interni e a lievi interferenze
sul display che al massimo rendono difficoltosa la lettura dei dati visualizzati.

I ventilatori polmonari e le macchine per anestesia invece risultano immuni alle radiazioni
elettromagnetiche emesse dalle reti WiFi.

Dal rapporto dell’ISS risulta quindi che il rischio effettivo di EMI è estremamente basso e limitato al caso di
contatto diretto tra sorgente e dispositivo.

Nonostante il fatto che il numero degli incidenti sia piccolo, è tuttavia prudente effettuare uno studio sulle
intensità di campo e compararle agli standard dei dispositivi medici in quanto gli aspetti della sicurezza
vanno sicuramente anteposti ai vantaggi dell’uso delle reti senza fili; la struttura sanitaria potrebbe
condurre dei test ad hoc seguendo le indicazioni dello standard ANSI C63.18 per definire delle distanze di
sicurezza e procedure atte ad una corretta gestione del rischio.

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