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Progetti

Adelina Picone

La casa trova la sua identità medi- terranea nel rapporto con l’ambiente, diventando parte del millenario pro- cesso di codificazione di quel paradigma

di abitazione per climi aridi che rias-

sume il portato delle conoscenze tradi- zionali. Equilibrio non facile da raggiungere, quello dell’innovazione in continuità con la tradizione, soprattutto se si parte dall’assunto di una necessaria fissità della

forma. Abdel Wahed El Wakil, allievo d’elezione di Fathy, ha portato avanti la sua ricerca, raggiungendo, unico tra i suoi seguaci, un raffinato grado di qua- lità architettonica.

abdel wahed el wakil

Casa Halawa, ad Agamy, Egitto

abdel wahed el wakil Casa Halawa, ad Agamy, Egitto Casa Halawa: particolare di una musharabiya .

Casa Halawa: particolare di una musharabiya.

Nella pagina a fianco:

vista della corte interna.

FOTOGRAFIE Aga Khan (per gentile concessione dell’Aga Khan Trust for Culture)

Studia Guenon,Shoun,Burkardt,Swal- ler de Lubicz, approfondendo le rela- zioni tra geometria e simbolismo nel-

l’architettura arabo-islamica. La ripro- posizione di elementi tradizionali è da

lui coniugata con l’uso delle tecnologie

informatiche: complicatissime sculture

di mukarnas compaiono sotto le cupole,

realizzate,progettate grazie alle più sofi- sticate elaborazioni virtuali. È nella casa Halawa, costruita ad Agamy (località balneare egiziana sulla costa mediterra- nea), che si manifesta in maniera com- piuta la ricerca di un equilibrio tra tra- dizione ed innovazione, tra continuità, memoria e modernità. “Questa casa è stata l’occasione a lungo attesa per mettere in pratica gli studi e le ricerche intraprese sull’architettura ver- nacolare, mostrando gli aspetti esteriori e i significati interni dell’eredità dell’ar- chitettura tradizionale, ed il suo uso nel progetto contemporaneo” (1) .

La configurazione planimetrica dell’e- dificio, un rettangolo allungato di pro- porzioni auree, scomponibile in unità

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modulari che configurano, a loro volta, rettangoli aurei, per la geometria e per l’alternanza di spazi coperti e scoperti ricorda molto da vicino “casa Stop- plaere” di Fathy. Per il suo progetto, El Wakil adotta il si- stema costruttivo in muratura portante:

una spoglia pietra calcarea locale, mat- toni rossi cotti e malta di fango. Per le coperture utilizza sia la cupola che la volta nubiana.“Senza ponteggio o cen- tinature “commenta”, il muratore ab- bozza con il fango la forma parabolica della volta sulla parete di fondo della ca- mera da coprire,parete che risulta alzata più delle altre. Comincia quindi a de- porre i mattoni, uno per uno, contro il muro: dopo cinque o sei corsi, viene conformandosi un arco inclinato para- bolico appoggiato contro la parete della stanza e supportato al di sotto dalle due pareti laterali.L’intera camera è così gra- datamente coperta e la volta intonacata sia all’interno che all’esterno. L’am- biente beneficia di un naturale condi- zionamento, grazie all’altezza delle pa- reti e alle aperture in alto. Quando la stanza ha forma quadrata, si ricorre alla realizzazione di cupole, il cui volume chiuso, costruito interamente a mano e ad occhio, richiede che il muratore la- vori con notevole maestria, per trovare un proprio senso delle proporzioni, per tracciare strutturalmente la curva fonda- mentale della catenaria, proporzionata con l’ampiezza della camera da coprire.” Il muratore che ha eseguito i lavori ad Halawa è Alladin Moustafa, il mastro nubiano che aveva lavorato con Hassan Fathy a Gourna.El Wakil racconta:“Al- ladin non legge il disegno di un edificio in pianta e sezione;bisogna solo indicar- gli il posto in cui dovrà essere costruita una volta o una cupola ed egli intuisce il senso del volume, nella sua tridimen- sionalità. Non può comprendere una pianta o un prospetto; la sezione è un elaborato troppo sofisticato. Lavorare con Alladin mi ha fatto capire molte cose importanti: l’architettura è un’arte collettiva, che ha il suo specifico voca- bolario; non appartiene al singolo indi-

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PROGETTI

viduo. Quando parlavamo con Alladin

di costruire un claustra, lui mi chiese:

Vuoi il sette e l’otto? Ed io gli risposi:

Cos’è il sette e l’otto? Dopo un po’ ho capito:il sette in arabo è una ‘V’e l’otto è una ‘V’ capovolta; ciò corrisponde al modo in cui egli compone i mattoni per costruire un claustra. Ogni parola, nella sua testa, corrisponde ad una forma. La povertà dell’architettura contempora- nea è in larga parte dovuta anche al fatto che gli architetti credono di poter rea-

lizzare tutti i dettagli senza un’approfon- dita conoscenza delle tecniche e dei ma- teriali. L’unica eccezione è Mies van Der Rohe.” L’utilizzo del dettaglio costruttivo,come ponte con l’abitazione della tradizione, palesa il senso del progetto di casa Ha- lawa. Un elemento, in apparenza sol- tanto decorativo, assume invece una funzione climatica, come avviene per i claustra o per la musharabiya.

A proposito dei claustra, Fathy, infatti,

scrive:“Una serie di piccole forature è preferibile a grandi aperture, per que- stioni di privacy, sicurezza, di uniforme distribuzione del flusso d’aria; inoltre, blocca i raggi solari diretti e diventa un motivo ornamentale. Si possono prati- care nelle facciate degli edifici delle

Si possono prati- care nelle facciate degli edifici delle Sezione longitudinale, piante del piano terra e

Sezione longitudinale, piante del piano terra e del primo piano.

longitudinale, piante del piano terra e del primo piano. Composizione di superfici e volumi: in primo
longitudinale, piante del piano terra e del primo piano. Composizione di superfici e volumi: in primo

Composizione di superfici e volumi: in primo piano i claustra.

di superfici e volumi: in primo piano i claustra . aperture grandi, utili soprattutto per il-

aperture grandi, utili soprattutto per il- luminare e ventilare, schermandole con un’opera a mò di grata, che apparirà come una parete forata. Queste grate, chiamate claustra, erano in origine usate nelle grandi aperture delle terme ro- mane.Nell’architettura vernacolare,esse sono di norma realizzate con vari mo- tivi decorativi, costituite da bucature praticate sulla parete piana intonacata, non come la musharabiya,che è di legno. I claustra sono per lo più usati per espel- lere l’aria calda che si raccoglie nelle parti alte della stanza,oppure nei muretti parapetto che recingono le terrazze,per agevolare le correnti d’aria sulla testa di chi dorme sui tetti d’estate. La mushara- biya ha diverse funzioni:controlla il pas- saggio della luce, regola il flusso di aria, riduce la temperatura delle correnti,au- menta l’umidità dell’aria, assicurare la privacy(2) . Omar El Farouk, altro allievo di Fathy, ha studiato l’evoluzione storica della musharabiya ed il suo funzionamento,ol- tre che come elemento schermante in

grado di evitare l’abbagliamento,poten- ziando la ventilazione naturale, anche come umidificatore: le colonnine di le- gno trattengono,infatti,l’umidità dell’a- ria che passa attraverso.La musharabiya è, infatti, un raffinato e sofisticato disposi- tivo di controllo ambientale, di funzio- namento apparentemente molto sem- plice: gli elementi lignei del diaframma si dispongono in una grande varietà di motivi decorativi, ad ognuno dei quali corrisponde la risposta ad una data esi- genza di natura climatica. Il semplice accorgimento di ampliare la dimensione dei vuoti,man mano che si sale in altezza sulla parete, permette al- l’aria calda di fuoriuscire più facilmente e,contemporaneamente,alla luce di en- trare in modo più concentrato,visto che in alto non ci sono più problemi di ab- bagliamento, né di privacy. ¶

Note 1. Abdel Wahed El Wakil. Profile, in “Mimar”, n. 1, 1981. 2. Hassan Fathy. Natural energy and vernacular architecture:

principles and examples with a reference to hot arid climates, University of Chicago Press, Chicago 1986.

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Scheda tecnica Progetto: Abdel Wahed El Wakil Localizzazione: Agamy, località balneare egiziana sulla costa mediterranea Esecutore dei lavori: Alladin Moustafa Riconoscimenti: premio Aga Kahn Awards per l’Architettura

Riconoscimenti: premio Aga Kahn Awards per l’Architettura La corte-terrazza al primo piano. Casa Halawa vista dalla
Riconoscimenti: premio Aga Kahn Awards per l’Architettura La corte-terrazza al primo piano. Casa Halawa vista dalla

La corte-terrazza al primo piano.

Casa Halawa vista dalla strada.

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PROGETTI

abdel wahed el wakil

Casa Halawa, ad Agamy, Egitto

(testo completo)

Nel 1950 Hassan Fathy realizzava “casa Stopplaere”,abitazione-simbolo del co- struire con il clima, forma aulica dell’a- bitare il deserto dellaValle dei Re. La ricerca di una continuità con la tra- dizione era lì espressa nelle forme, nel- l’utilizzo delle tecniche,nei rapporti di- stributivi e spaziali. La residenza trova la sua identità mediterranea nel rapporto con l’ambiente, diventando parte del millenario processo di codificazione di quel paradigma di casa per climi aridi, che in questi luoghi riassume, nelle forme dell’abitare,il portato delle cono- scenze tradizionali. Questi sono gli ele- menti che consentono di mettere in atto il dispositivo climatico: la corte (le cui funzioni climatiche sono note: ombra, regolatore di temperatura, raffredda- mento per differenze di pressione), il malkaf (torre del vento, posizionata in modo da captare le brezze prevalenti),la qa’a (ambiente principale della casa che, grazie alla sua volumetria particolar- mente pronunciata in altezza ed alle par- ticolari proporzioni e finiture dello spa- zio interno, funziona da wind-escape), la susheika (copertura dello spazio centrale della qa’a, realizzata con materiali leg- geri per accentuarne il riscaldamento ed accelerare l’effetto di tiraggio dell’aria), l’utilizzo dell’acqua (fontane e vasche lungo il percorso dell’aria per raffre- scarla per evaporazione). A questi ele- menti corrisponde una configurazione formale,spaziale,proporzionale,ben de- finita nel bagaglio delle conoscenze tra- dizionali.Hassan Fathy ne ha studiato le innumerevoli variazioni nelle forme del vernacolo ed ha inteso,con le sue archi- tetture, porsi in continuità con questo processo non rinunciando, tuttavia, ad imprimere un timbro di assoluta con- temporaneità.È senz’altro un equilibrio difficile da raggiungere, quello dell’in- novazione in continuità con la tradi- zione,soprattutto se si parte dall’assunto

di una necessaria fissità della forma.

AbdelWahed ElWakil,allievo d’elezione

di Fathy, ne ha portato avanti la ricerca,

raggiungendo, unico tra i suoi, un alto grado di qualità architettonica. El Wakil studia Guenon, Shoun, Burkardt, Swal- ler de Lubicz, che gli consentono di ac- quisire una conoscenza approfondita delle relazioni tra geometria e simbolo nell’architettura arabo-islamica. Nel suo lavoro,la riproposizione dell’architettura del passato viene coniugata con l’uso delle tecnologie informatiche; compli- catissime sculture di mukarnas com- paiono sotto le sue cupole,citazioni della memoria,costruite grazie alle più sofisti- cate elaborazioni virtuali. Secondo il suo pensiero,“la reinterpreta- zione delle forme archetipe ha svolto un ruolo centrale nell’architettura tradizio- nale. Spesso è stato anche un fatto im- portante, dal punto di vista sociale, il ri- conoscimento e la continuità nella tra- sformazione di qualcosa di familiare in qualcosa di nuovo” (1) .

È nella casa Halawa, costruita ad Agamy

(località balneare egiziana sulla costa me- diterranea), che si manifesta, in maniera compiuta, questa ricerca di un costante equilibrio tra tradizione ed innovazione, tra continuità, memoria e modernità, che investe il progetto sino alla scala del dettaglio, alla cui definizione è dedicata particolare attenzione. “Questa casa è stata l’occasione a lungo attesa per mettere in pratica gli studi e le ricerche intraprese sull’architettura ver- nacolare,mostrando gli aspetti esteriori e i significati interni dell’eredità dell’archi- tettura tradizionale,ed il suo uso nel pro- getto contemporaneo” (2) .

La configurazione planimetrica dell’edi-

ficio, un rettangolo allungato di propor- zioni auree, scomponibile in unità mo- dulari che configurano, a loro volta, ret- tangoli aurei,per la geometria e per l’al- ternanza di spazi coperti e scoperti ri- corda molto da vicino la “casa Stop- plaere” di Fathy. Non potendosi riferire ad una specifica tradizione locale, visto che Agamy non ha un bagaglio costrut- tivo proprio,El Wakil si è avvalso dei ca- ratteri estrapolati dallo studio dell'archi- tettura vernacolare egiziana in generale,

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adottando, come sistema costruttivo, quello in muratura portante:una spoglia

pietra calcarea locale, mattoni rossi cotti

e malta di fango. Per le coperture, sce-

glie un utilizzo diffuso sia della cupola che della volta nubiana,impiegando tutti

gli accorgimenti tecnici che la tradizione

gli ha consegnato. Senza ponteggio o centinature, il muratore abbozza con il fango la forma parabolica della volta sulla parete di fondo della camera da coprire, parete che risulta alzata più delle altre. Comincia quindi a deporre i mattoni, uno per uno, contro il muro: dopo cin- que o sei corsi,viene conformandosi un arco inclinato, parabolico, appoggiato contro la parete della stanza e supportato,

al di sotto, dalle due pareti laterali. L’in-

tera camera è così gradatamente coperta e,una volta conclusa,la volta viene into- nacata sia all’interno che all’esterno. La stanza beneficia di un naturale condizio- namento, con pareti più alte del nor- male,dotate di aperture in alto.Quando la stanza ha forma quadrata,si ricorre alla realizzazione di cupole, il cui volume chiuso, costruito interamente a mano e ad occhio, richiede che il muratore la-

vori con notevole maestria, per trovare un proprio senso delle proporzioni, per tracciare strutturalmente la curva fonda- mentale della catenaria, proporzionata con l’ampiezza della camera da coprire. Procedimento, questo, che può, a buon diritto,essere definito,come Fathy stesso sottolinea, “architettura in tre dimen- sioni.” Il muratore che ha eseguito i la- vori ad Halawa è Alladin Moustafa, il mastro nubiano che aveva lavorato con Hassan Fathy a Gourna. Abdel Wahed El Wakil racconta:“Alla- din, il mastro muratore, non legge il di-

segno di un edificio in pianta e sezione; bisogna solo indicargli il posto in cui do- vrà essere costruita una volta o una cu- pola ed egli intuisce il senso del volume, nella sua tridimensionalità. Non può comprendere una pianta o un prospetto;

la sezione è un elaborato troppo sofisti-

cato.Lavorare con Alladin mi ha fatto ca- pire molte cose importanti, che stu- diando da solo a scuola mai avrei potuto apprendere: l’architettura è un’arte col- lettiva, che ha un suo specifico vocabo-

lario: non appartiene al singolo indivi- duo.Per parlare di un edificio con qual- cuno è necessario dotarsi di una termi- nologia che riempia di significato l’im- magine; altrimenti il processo proget- tuale diventa difficile. Con Alladin ho cominciato dall’apprendere il suo lin- guaggio.Quando parlavamo di costruire un claustra, lui mi chiese:Vuoi il sette e l’otto? Ed io gli risposi: Cos’è il sette e l’otto? Dopo un po’ho capito:il sette in arabo è una ‘V’ e l’otto è una ‘ V’ capo- volta;ciò corrisponde al modo in cui egli compone i mattoni per costruire un clau- stra. Ogni parola, nella sua testa, corri- sponde ad una forma.La povertà dell’ar- chitettura contemporanea è in larga parte dovuta anche al fatto che gli archi- tetti credono di poter realizzare tutti i dettagli senza un’approfondita cono- scenza delle tecniche e dei materiali.L’u- nica eccezione è MiesVan Der Rohe” (3) . L’utilizzo del dettaglio costruttivo,come ponte con la casa della tradizione,come elemento capace di fornire identità e va- lore all’abitazione, fornisce la giusta chiave di lettura per comprendere ap- pieno il senso del progetto di casa Ha- lawa. Ed è importante non dimenticare che,in queste architetture,anche un det- taglio apparentemente decorativo ha,in- vece, un’importante funzione climatica, come avviene per i claustra o per la mu- sharabya.

A proposito dei claustra, Fathy, infatti,

scrive:“Una serie di piccole forature è preferibile a grandi aperture, per que- stioni di privacy, sicurezza, di uniforme distribuzione del flusso d’aria; inoltre, blocca i raggi solari diretti e diventa un motivo ornamentale. Si possono prati- care nelle facciate degli edifici delle aper- ture grandi, utili soprattutto per illumi- nare e ventilare,schermandole con un’o- pera a mò di grata, che apparirà come una parete forata.Queste grate,chiamate claustra, erano in origine usate nelle grandi aperture delle terme romane.

Nell’architettura vernacolare, esse sono

di norma realizzate con vari motivi de-

corativi, costituite da bucature praticate

sulla parete piana intonacata, non come

la musharabiya, che è di legno. I claustra

sono per lo più usati per espellere l’aria

calda che si raccoglie nelle parti alte della stanza,oppure nei muretti parapetto che recingono le terrazze, per agevolare le correnti d’aria sulla testa di chi dorme sui tetti d’estate” (4) . E, a proposito della musharabiya, sottoli- nea:“La musharabiya ha cinque funzioni:

1) controllo del passaggio della luce, 2) regolazione del flusso di aria, 3)ridu- zione della temperatura delle correnti,4) aumento dell’umidità della corrente d’a- ria,5) rispetto della privacy(5) . Omar el-Farouk, un allievo di Hassan Fathy, ha svolto approfondite ricerche sull’evoluzione storica della musharabiya

e sul suo funzionamento,scoprendo che

essa, oltre a funzionare come elemento schermante, evitando l’abbagliamento, ed a permettere la ventilazione naturale, ha delle proprietà igroscopiche:infatti le colonnine di legno trattengono l’umi- dità dell’aria che passa attraverso. La musharabiya,oltre ad essere annoverata tra le tipologie di finestre presenti nella

casa araba,è a tutti gli effetti un raffinato dispositivo di controllo ambientale. Un esempio di quanto sia in realtà sofisticato

il suo funzionamento, apparentemente

molto semplice, è dato dalla varietà dei motivi decorativi con cui si dispongono gli elementi lignei del diaframma: ad ogni motivo corrisponde la risposta ad una data esigenza di natura climatica.A quella che, apparentemente, è soltanto una molteplicità di motivi ornamentali corrisponde in realtà,con il variare della dimensione dei vuoti e del diametro delle colonnine,una pluralità di modi di

controllare l’ingresso della luce solare e la quantità di aria in entrata ed in uscita. Il semplice accorgimento di variare il partito decorativo, ampliando la dimen- sione dei vuoti man mano che si sale in altezza sulla parete, permette all’aria che si è riscaldata di fuoriuscire più facil- mente in alto e, contemporaneamente, alla luce di entrare in maggiori quantità

e con modalità più concentrata,visto che

in alto non sussiste più il problema del- l’abbagliamento,né quello della privacy.È proprio nel progetto del dettaglio co- struttivo che El Wakil riprende il senso e gli elementi della tradizione,esaltando la fissità della forma, nel tentativo di rein-

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PROGETTI

terpretarla.“Nel progettare una mushara- biya nelle mie prime case “racconta” io non ero soddisfatto di certe curve. Era estremamente difficile risolvere il pro- blema, e non riuscivano mai a raggiun- gere la bellezza di quelle antiche.Ad un certo punto, approfondii l’analogia tra il progetto e la scrittura manuale. Nell’e- sercizio calligrafico ogni linea, ogni let- tera, è come una composizione musi- cale: è dotata di spazio. Il modulo è lo spessore della penna.Ci sono multipli di questa dimensione, inclinazioni diverse, ecc. Sono principi e regole che si sono evolute, nel tempo, nella tradizione. Lo stile ha un suo significato e le regole della bellezza sono estremamente difficili da alterare. Un individuo da solo non può riuscirci; queste evolvono solo grazie ad uno sforzo collettivo” (6) . Oltre alla presenza di tutti gli elementi che appartengono al paradigma della casa per climi aridi, correttamente con- figurati nella residenza Alawa,sia rispetto all’orientamento che alla direzione dei venti, El Wakil introduce con equilibrio anche segni tratti dal vocabolario del Movimento Moderno. Così avviene l’incontro,in un sofisticato intreccio formale, su una parete che ri- flette la nudità dell'intonaco bianco, tra

gli archi parabolici delle volte nubiane ed

i rettangoli aurei delle bucature delle logge, in una composizione spaziale che

unisce il raumplan di Loos alla casa araba

di Fathy.¶

Adele Picone

Note

1. Abdel Wahed El Wakil. Profile,in “Mimar”,n.1,1981.

2. ibidem.

3. ibidem.

4. Hassan Fathy. Natural energy and vernacular architecture:

principles and examples with a reference to hot arid climates, University of Chicago Press,Chicago 1986.

5. ibidem.

6.Abdel Wahed El Wakil.Profile,cit.

Nota biografica

Abdel Wahed El-Wakil (1943, Cairo), architetto, tra il

1965 e il 1970 collabora alla didattica con Hassan Fathy.

Nel 1971 intraprende la libera professione ed apre uno studio sia in Egitto che ad Ashford,Kent,in Inghilterra. Nel 1979 diventa consulente dell’UNESCO per la co-

struzione di un villaggio beduino nell’area storica di Pe- tra in Giordania. Nel 1980 vince il primo dei due Aga Kahn Awards per la costruzione della Casa Halawa ad Agamy, in Egitto, completata nel 1975; il secondo nel

1989 per una moschea a Jeddah.Il corpus del suo lavoro

include un gran numero di moschee. Ha vinto, nel 2009,il Premio Richard H.Driehaus.