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CONCERTO

Il termine concerto assomma in sè due caratteristiche: unire insieme elementi diversi (conserere) e
al tempo stesso contrapporli (concertare).
Lo stile concertato (contrapposizione/alternanza di due gruppi vocali/strumentali o di solisti e
gruppi più grandi) nasce all’interno di generi vocali nell’ambito della scuola polifonica veneziana
(Gabrieli) e all’interno dei madrigali di Monteverdi.
• Nato in ambito vocale, il concerto diventa un genere strumentale per solisti e orchestra.
• Assomma in sé i caratteri della musica polifonica e della monodia vocale, insieme ai tratti
strumentali della sonata.
• L’accompagnamento è realizzato dal basso continuo con l’organo nei concerti da chiesa e il
clavicembalo in quelli da camera.

• Tecniche di composizione del concerto:


1) Alternativa: 2 gruppi si alternano
2) Concertato: uno, più piccolo, assume più importanza.
3) Ritornello: nel primo e nel terzo movimento si alternano episodi virtuosistici del solista
(strofe), e parti eseguite dall’orchestra con funzione di raccordo (ritornelli).
4) Progressione e sequenza: nel Barocco non si conosce l’idea di sviluppo, i temi sono ripetuti
in progressione.
5) Ripetizione: stessa frase musicale eseguita prima forte e poi piano.

• Lo sviluppo storico del c. come composizione musicale appare strettamente legato a quello
del basso continuo, come dimostra il titolo della raccolta di L. Grossi da Viadana Concerti
ecclesiastici (1602). Dopo la metà del 17° sec. cominciarono a delinearsi con chiarezza i
tratti fondamentali del c. barocco, a opera di A. Stradella, della scuola bolognese (con G.
Torelli) e romana (con A. Corelli), In quest’epoca si impose la forma del c. grosso , in cui al
gruppo orchestrale (detto appunto c. grosso o ripieno) si contrapponeva il concertino ,
costituito dai solisti più abili, in origine due violini e basso. In seguito vennero usati anche
altri strumenti, come nei concerti grossi di G.F. Händel e di A. Vivaldi.
• Concerto grosso: si alterna un gruppo di solisti (concertino) generalmente 2 violini e basso
continuo con il gruppo orchestrale (concerto grosso)
• Concerto solistico: si alterna un solista con l’orchestra. Nasce dall’evoluzione del concerto
grosso: il secondo violino perde di importanza, il primo ne acquista sempre di più e assume
caratteri virtuosistici.
• Concerto di gruppo: non c’è un solista che prevale ma ci sono vari strumenti che si alternano
con passaggi prevalenti (esempio concerti brandeburghesi di Bach)
I concerti di Vivaldi
Uno dei compositori più noti del Barocco italiano. Figlio di un violinista della cappella di San
Marco, dal 1703 svolse la sua attività di musicista presso l’ospedale della Pietà, uno dei quattro
ospedali veneziani che avevano la stessa funzione dei Conservatori napoletani e palermitani: erano
ospizi in cui trovavano assistenza, in genere gratuita, orfani, illegittimi e malati.
Nascoste alla vista del pubblico da una fitta grata, le anonime cantanti e strumentiste ogni domenica
o giorno festivo facevano sfoggio della loro abilità, destreggiandosi fra virtuosismi di ogni genere.
Vivaldi, il prete rosso (così chiamato per il colore dei suoi capelli) impegnava gran parte della sua
fantasia inventiva nel comporre concerti per queste ragazze che suonavano gli strumenti più diversi.
Da qui deriva il gran numero di concerti scritti dal compositore (480 a noi noti ma non passa anno,
si può dire, che non si facciano nuove scoperte) e la grande varietà dispiegata sia nella scelta degli
strumenti solisti, sia nell'impasto strumentale generale.
• Concerti con uno strumento solista: 220 x vl, 37 x fg, 27 x vc, 19 x ob, 13 x fl trav, 2 x fl dr,
3 flautino, 7 vla d’amore, 1 mand.
• 45 Concerti doppi (2 solisti e orch): 25 x 2 vl, 3 x 2 ob, 2 x 2 corni, 1 x 2 vc, 2 mand, 2 fl
trav, 2 trombe, 2 viole, 4 x vl e org, 2 x vl e ob,m 2 x vl e vc.
• concerti di gruppo ( + di due solisti, archi e continuo), di cui 34 x 3 o 4 violini, negli altri
vari strumenti fra cui chalumeau, cl, ob, liuto, trombe.
• 44 concerti concerti per orch d’archi e continuo.
• Vivaldi scrive concerti per circa 30 anni (1708-1731) e il genere si sviluppa con lui nel corso
degli anni seguendo diverse fasi:
• 1) influenza di Corelli, Torelli, Albinoni
• 2) Codificazione di uno stile personale
• 3) Introduzione di elementi operistici
• 4) Influenze innovazioni di Tartini e nuove generazioni
• Movimenti veloci nella forma ritornello (R1, S1, R2, S2, R3, S3, R4) oppure, ma in misura
minore, fuga, forma unitaria, binaria, variazioni
• 3 tempi (raramente un quarto: adagio introduttivo come sonata da chiesa)
• Ampia gamma di strumenti (ricerca timbrica) con predominanza del violino quindi spesso
tonalità adatte quali re magg 33 volte)
• Alcuni con titoli descrittivi (25) ma solo 7 con intento programmatico
• Predilezione ritmi marcati, spesso schema anapestico es due crome e una semiminima.Uso
del ritmo lombardo consistente nell’inversione del gruppo puntato (semicroma, croma con
punto) o nella sua variante due biscrome e croma con punto).
• Armonia semplice, impianto tonale teso ad evidenziare il dualismo maggiore/minore.
Progressioni armoniche limitate alle funzioni fondamentali (I-IV-V-I).

Il gruppo più imponente all'interno della produzione strumentale di Vivaldi è quello costituito dai
207 concerti per violino e orchestra tra cui sicuramente i più noti sono i quattro intitolati "Le quattro
stagioni".
La struttura formale del concerto vivaldiano nella maggior parte dei casi è costituita dalla formula
tripartita allegro-adagio-allegro, secondo una consuetudine del periodo barocco che sottolineava la
contrapposizione fra tempi lenti e veloci.
Il primo e il terzo movimento utilizzano lo schema alternativo di tutti (4 o 5 episodi) e solo (3 o 4
episodi) con un discorso più corposo e più virtuosistico nel primo tempo; il movimento centrale è
più breve e concede generalmente maggior spazio al solista che si esibisce in passi fioriti e di
grande cantabilità, talvolta sostenuto da un'impalcatura armonica dell'orchestra. Dal punto di vista
dinamico è evidente una struttura a blocchi sonori secondo il procedimento compositivo dell'eco.

I Concerti brandeburghesi di Bach


Bach (1685-1750) e i 6 concerti brandeburghesi (1721) editi per la prima volta nel 1850 dopo 100
anni dalla morte dell’autore
• Bach si trovava a Kothen tra il 1717 e il 1723 e in questi anni scrive la maggior parte della
sua musica da camera.
• Indirizza i concerti all’orchestra di corte di cui era maestro ed esecutore al cembalo (a volte
anche alla viola) e in cui suonavano solisti virtuosi
Lo stile è nuovo ed eterogeneo e unisce reminiscenze del passato con anticipazioni del futuro.
Caratteristiche:
• Stile italiano (aveva trascritto Vivaldi)
• Gusto francese
• Severità tedesca
• Polifonia e omofonia
• Movenze di danza
• Strutture contrappuntistiche
• Stile concertante
• Sonata a tre
• Stile da chiesa e da camera
• Virtuosismo
• Organici vari destinati ai principali strumenti in uso all’epoca
• Numero movimenti variabili
• 1° (1718) violino piccolo (accordato una terza minore sopra) 2 corni, 3 oboi e fagotto.
Concerto di gruppo. Violino piccolo prevale omaggio al virtuoso Jean Baptiste Volumier
conosciuto a Dresda. Allegro/Adagio/Allegro/Minuetto + Polonaise
• 2° (1719) tromba, flauto dritto, oboe, violino. Stile italiano (Vivaldi). Anticipa la sinfonia
concertante. Allegro/Adagio/Allegro.
• 3° (1718) concerto per archi. Nessuno prevale. Organico: 3 violini, 3 viole, 3 violoncelli,
violone, b.c. Concerto di gruppo sonorità soffusa. 2 movimenti veloci separati da una
cadenza.
• 4° (1719) 1 violino, 2 flauti dritti (violino prevale, flauti concertanti)
• Sonorità brillante (solisti in registro acuto). Allegro/Andante/Presto (fugato).
• 5° (1720) 1 violino, 1 flauto trav., 1 clav. (impiegato nel b.c. e nella lunga cadenza).
Allegro/Affettuoso/Allegro
• 6° (1718) 2 viole da braccio, e archi. (2 da gamba, violoncello e continuo) (principe
suonatore di viola da gamba). Allegro/Adagio/Allegro.

Il concerto classico
• Ruolo centrale del solista che non fa più parte dell’orchestra ma è il vero protagonista.
• Contrasto fra due tipi di sonorità: quella del solista e quella dell’orchestra.
• Virtuosismo che incentra l’attenzione del pubblico sul solista ed è strettamente connesso alla
cadenza che si era affermata nei primi anni del XVIII secolo e che nel periodo classico
assume un ruolo rilevante. Sempre presente alla fine del primo movimento in forma ampia, a
volte compare anche negli altri due tempi.
• Concezione drammatica legata al ruolo della forma sonata: dallo stile dialogante del periodo
barocco si passa al contrasto fra temi e fra il solista, simbolo e di fierezza e individualità e
orchestra insieme compatto ora in lotta ora consenziente con il solista.
• I concerti di Mozart
• L’orchestra propone i temi di fondo e i temi principali, il solista li rinforza e li varia, ne
sceglie e ne aggiunge dei nuovi.
• Attenzione specifica rivolta ai diversi timbri strumentali
• destinati ad esecutori dilettanti, spesso nobili o facoltosi che glieli commissionavano,
• Tre movimenti: il primo in FS, il secondo il FS o lied, finale in forma di rondò o rondò
sonata.
• Attesa del solista come protagonista (non fa più parte dell’orchestra)
• Virtuosismo: Cadenza finale primo mov
• Orchestrazione ricca ed elaborata + Cantabilità melodia italiana (stile tedesco e italiano)
Struttura I Movimento concerto classico
• Esposizione orchestrale
• Esposizione del solista
• Ritornello dell’orchestra
• Sviluppo
• Ripresa
• Coda
• Mozart inizia a scrivere concerti nel 1767 e ne comporrà nell’arco di tutta la sua vita. Se si
escludono le opere dubbie, false e le rielaborazioni i concerti sono: 23 per pf, 5 per vl, 4 per
corno, 1 per fl, 1, x ob, 1 per fg, 1 per cl, 1 per fl e arpa.
• Per Mozart il concerto è il genere che più tardi sarà per Beethoven la sinfonia. Einstein li
definisce culmine della creazione strumentale del compositore, esempio per i Romantici
Tra le varie committenze ricevute da Mozart si colloca quella di un concerto per flauto e arpa
ricevuta da un flautista dilettante, il duca di Guinnes, già ambasciatore francese in Inghilterra,
che intendeva esibirsi con sua figlia, arpista dilettante.
Era un’idea ardita mettere insieme questi due strumenti diseguali, entrambi molto amati dalla
nobiltà dell'epoca. In realtà il risultato fu ottimo e diede il via allo sviluppo di un repertorio per
due timbri strumentali che si abbinano molto bene tra loro: il flauto melodico fornito di un
registro virtuosistico e l’arpa delicata e polivoca.
Il concerto, che rimane il solo esempio di dialogo concertante per due strumenti eterogenei
realizzato da Mozart, affascina immediatamente per le raffinate sonorità, il perfetto equilibrio
fra i due solisti, il procedimento dell’imitazione, l’esaltazione di un intenso lirismo.
Si tratta di uno straordinario esempio di musica di società: Mozart si concentrò prevalentemente
sulla ricchezza e sulla disposizione delle idee tematiche, più che sulla sua struttura formale.
• È certo inoltre che le parti dei solisti furono composte «su misura» per il duca di Guinnes e
per la figlia. Al proposito Mozart scrisse in una lettera al padre: «II Duca suona il flauto in
modo straordinario e sua figlia, a cui insegno composizione, suona l'arpa magnifique: ha un
grande talento, perfino del genio, e ha per di più una memoria straordinaria, in quanto suona
tutto a mente e conosce un paio di centinaia di pezzi». Ma quest’entusiasmo passò presto e
in una lettera di poco successiva, riferendo che la sua allieva si era fidanzata e che non
avrebbe continuato le lezioni, Mozart commentò: «Non è un gran dispiacere, parola
d'onore!». Quanto al duca, ecco quel che ne disse, quando si vide negare il compenso
pattuito: «II Signor Duca non ha un briciolo d'onore in corpo! Certamente pensava: Questo è
un giovanotto e inoltre uno stupido tedesco (come tutti i francesi dicono dei tedeschi) e
certamente sarà contento egualmente».
• Il concerto romantico
• Il genere del concerto si sviluppa in parallelo con l’evoluzione del linguaggio musicale e
fonde gli schemi formali della musica sinfonica classica con lo spirito del melodramma.
• Rimane la struttura in tre tempi (Veloce-lento-veloce)
• Nel primo movimento rimane la forma sonata ma viene modificata con maggior libertà e
fantasia. Il secondo tempo ha un carattere lirico, con melodia cantabile e ornata. Il terzo
tempo energico ha il ruolo di conclusione e vi sono talvolta ripresi temi popolareschi.
• Emerge ancor di più il ruolo del solista virtuoso, che presenta agilità esecutiva e tecnica
agguerrita.
• Si amplia l’orchestra soprattutto nel settore degli ottoni e delle percussioni.
• Strumento solista prevalente: pianoforte
• Concerto per pf di Schumann
• Nacque come fantasia composta nel 1841 per la moglie Clara. Quindi nell’estate del 1845
Schumann compose altri due movimenti realizzando il concerto completo. Tutto il concerto
pare nascere dalle tre note Do-Si-La (C-H-A) che nella notazione letterale altro non sono
che le lettere musicabili del nome Schumann. Poiché la moglie Clara era detta Chiarina,
sono le stesse lettere del nome della moglie tranne la A che in Chiarina compare due volte.
Per questo il tema DO-Si-La è variato in diversi modi tra cui la ripetizione del La.
• Nuova concezione del concerto:
• 1) Manca l’introduzione orchestrale
• 2) Mancano lunghe parti solistiche e orchestrali: colore più unitario e procedere più spedito.
• 3) La struttura è quella classica che però va disintegrandosi gradualmente
• 4) Manca un vero e proprio secondo tema e le zone melodiche in altra tonalità ricavano il
loro materiale dal primo tema.
• 5) Schumann collega tematicamente i tre tempi citando in modo riconoscibile il tema del
primo movimento nei due seguenti.

Concerto nella seconda metà del XIX secolo

• Domina la scrittura orchestrale del poema sinfonico di Liszt con la smagliante potenza
timbrica e armonica dell’insieme.
• Il solista è un “campione” dello strumento, è il vero virtuoso a cui il brano solitamente è
destinato.Si esprime con tinte eroiche e prodezze tecniche.
• La tematica si rinnova attraverso gli apporti melodici dettati da intenti nazionalistici che
spesso spingevano gli autori ad attingere ai canti popolareschi, ai ritmi di danza, a melodie
di ambito sacro (rito greco/ortodosso)
• Caso a parte Brahms e il suo stile equilibrato, elegante in cui il solista procede come in un
monologo, in piena collaborazione con l’orchestra. La forma ripresa dal classicismo è
estremamente dilatata con ampliamento dello sviluppo e della coda.
• Prevale il pianoforte ma accanto a compositori pianisti si afferma il pianista interprete, il
non creatore che interpreta le creazioni degli altri.
• Nascono le società dei concerti sinfonici con stagioni regolari, protezione del diritto
d’autore, interesse degli editori. I repertori comprendono anche pezzi del passato.
Ciaikovskij e il concerto per violino in re magg. (1878, lago di Ginevra)

• Dedicato al violinista Joseph Kotek che suggerì all’autore alcune modifiche, ma rinunciò ad
eseguirlo, così come un secondo interprete prescelto: si parlava di impossibilità di lettura per
troppe difficoltà tecniche.
• La prima esecuzione avvenne nel 1881 a Vienna, interprete Adolf Brodskij, ma la critica
non fu positiva e si parlò di scarsa musicalità e di rozzezza compositiva.
• Opera di taglio classico benchè C. lamentasse la sua incapacità a trattare le forme
tradizionali.
• Divisione in tre movimenti Allegro Moderato (in F.S.), Canzonetta (lirismo e cantabilità),
Allegro (Rondò il cui ritornello evoca danze folcloristiche).
• La parte del solista presenta alcune formule prese a prestito dallo stile tzigano.
• Scrittura con elementi eterogenei, espressione della contraddittoria personalità di C.:
melanconia slava, impennate ritmiche, propensione ai ritmi di danza (di sapore
spagnoleggiante e russo), innato senso della cantabilità.

• Dvorak (1841-1904) e il concerto in Si minore per violoncello


Scritto su richiesta di un violoncellista, fu l’ultima delle composizioni del periodo americano.
Considerato il suo testamento musicale, in cui rievoca le sue esperienze musicali e di vita.
Venne scritta nel1894 e fu eseguita nel 1896. Ispirato da una ragazza amata in gioventù.
Opera tra le più famose di D. vi si ritrovano alcuni caratteri tipici della sua produzione:
Legame con la musica boema popolare;
Sensibilità armonica e formale fortemente influenzata dalla musica tedesca (sinfonismo
brahmsiano e armonia wagneriana). La Boemia era stata oer secoli parte del dominio austriaco
quindi, diversamente dalla Russia, sempre in contatto con la musica occidentale.
Folklore nordamericano (spirituals negri e canti dei pellirosse: Dvorak fu direttore del
conservatorio di New York dal 1892 al 1895).
Influenze musica area Europa sudorientale (Ucraina, Ex-Jugoslavia)
Massimo risalto a tutte le risorse espressive e tecniche del solista che esprime il suo virtuosismo
ma sempre in un legame intenso con l’orchestra.
Sinfonismo: il concerto è quasi una sinfonia con solista; i vari strumenti hanno un loro ruolo
solistico che si integra con il discorso orchestrale.
Tre tempi: Allegro/Adagio/Finale
Il primo tempo è bitematico e prevede una lunga introduzione orchestrale. Forma sonata con
mutamenti estemporanei (4 idee musicali). Prima idea affidata ai legni (Cl e fg), corno per la
seconda, in cui i critici hanno voluto vedere il tema dell’amore che compare nella vita del
musicista. Presenza di idee secondarie che cementano il solista e l’orchestra in un discorso
unitario.
Schema primo tempo:
Lunga introduzione orchestrale
Entra il solista batt. 87, che ripropone il primo tema ampliandolo,
Segue il secondo tema con successive variazioni da parte del solista.
Ritornello dell’orchestra.
Sviluppo di entrambi i temi da parte di orchestra e solista.
Ricapitolazione.
L’Adagio riprende il lied giovanile “Lasciami solo” dedicato alla cognata, amore non
corrisposto in gioventù.
Finale in forma di rondò in cui è ripreso anche il tema del secondo movimento (lied).

Il concerto nel Novecento


Alban Berg Concerto per violino
• Compositore austriaco, tra i protagonisti della vita musicale del primo Novecento.
• Fece parte della cosiddetta seconda scuola di Vienna assieme al suo maestro Arnold
Schönberg e ad Anton Webern. I suoi lavori tendono all'emancipazione della tonalità prima
attraverso l'uso della tonalità allargata, poi dell'atonalità ed infine delle tecniche
dodecafoniche, anche se i critici assegnano alle composizioni di Berg una funzione più
conservatrice rispetto a quella dei suoi due colleghi.
• Il concerto per violino e orchestra, simbolicamente intitolato "Alla memoria di un angelo",
è l'ultima composizione del musicista Alban Berg, che morirà poco dopo.
• Dapprima titubante a comporre un lavoro del genere perché già impegnato nella creazione
dell'opera Lulu, Berg si decise quando venne a sapere della morte per poliomielite della
diciottenne Manon Gropius, figlia di Alma Mahler (ex-moglie di Gustav Mahler) e Walter
Gropius, a cui era particolarmente affezionato. Così, molti storici hanno notato che invece di
scrivere un concerto virtuosistico scrisse una specie di requiem senza parole; in pochi mesi il
concerto fu ultimato e la prima esecuzione avvenne il 19 aprile 1936, dopo la morte
dell'autore, con Louis Krasner (che aveva commissionato l'opera) al violino solista.
• Il concerto è composto per un'orchestra di medie dimensioni, di cui fanno parte, tra l'altro,
un sassofono, un'arpa (per la cui parte Berg ha composto un noto glissando nel secondo
movimento) e delle percussioni. L'opera è curiosamente suddivisa in due movimenti:
• Andante - allegretto;
• Allegro - adagio.

• Il materiale musicale del Concerto si basa su tre elementi distinti, apparentemente eterogenei
fra loro.
• 1) serie dodecafonica, che si presenta all'inizio consta di otto terze ascendenti (sol, si
bemolle, re, fa diesis, la, do, mi, sol diesis, si) e da quattro toni interi sempre ascendenti (si,
do diesis, re diesis, fa).
• 2) inserzione verso la fine della prima parte (secondo movimento, Allegretto) di una melodia
popolare della Carinzia (regione nella quale Berg compose il Concerto) tratta dalla canzone
dialettale A Vögale af'n Zweschpm-Bam (Un uccellino sull'albero di susine)
• 3) citazione del corale Es ist genug (testo di Burgmeister, melodia di Ahle, 1662) nella
versione di J. S.Bach dalla Cantata n. 60 O Ewigkeit, du Donnerwort (0 eternità, parola di
tuono) del 1723. Rappresenta il presentimento della morte e il suo superamento, inoltre le
prime quattro note del corale (una sequenza di toni interi) corrispondono alle ultime quattro
note della serie dodecafonica sulla quale è costruito il Concerto.

• Milhaud e il concerto per marimba, vibrafono e orchestra

• Scritto nel 1947 e successivamente arrangiato sotto forma di una suite concertante per piano
e orchestra. In quell’anno Milhaud, che aveva 55 anni, godeva già di una fama
internazionale ed era appena rientrato in Francia dopo il soggiorno forzato negli Stati Uniti a
causa della guerra. Nello stesso anno Arnold Schonberg, il padre della dodecafonia, scriveva
Un sopravvissuto di Varsavia, in Italia moriva Alfredo Casella.

• Il compositore sceglie un genere di tradizione classica e in parte ne rispetta i caratteri storici,


proiettandoli tuttavia nell’estetica del Novecento e riassumendo in esso tutta la varietà delle
sue esperienze musicali.
• Mantiene la forma in tre movimenti: un movimento veloce, uno lento centrale e uno
veloce finale che chiama rispettivamente Animato, Lento, Vivo.
• Mantiene anche alcuni caratteri tipici di questi tre movimenti: l’introduzione orchestrale nel
primo con funzione di attesa dell’entrata dei solisti, la liricità cantabile del secondo, il
carattere brioso e rapido di conclusione del terzo.
• Un altro aspetto legato al passato è il tematismo. Soprattutto nel primo movimento si
individua un tema prevalente di sapore neoclassico prima esposto due volte dall’orchestra e
poi affidato alla marimba mentre l’orchestra contrappunta. Il tema è trattato tuttavia in modo
ironico, leggero, giocoso con echi di sapore americano, quasi a parodiare una costruzione
formalmente complessa che ha fatto storia.
• Alcuni passaggi più virtuosistici su scale che bruscamente si interrompono o portano a
conclusioni inusitate conducono alla ripresa del tema iniziale ripetuto varie volte prima della
conclusione sia dal solista che dall’orchestra. Questo concerto è un bell’esempio di come si
possa partire dalla tradizione per creare un linguaggio nuovo, per il futuro. Gradualmente vi
si sgretolano quasi tutte quelle caratteristiche su cui si basava la musica del passato quali la
regolarità del fraseggio e una struttura armonica basata sul sistema tonale.
• Milhaud vi utilizza la politonalità, e varie asimmetrie sia ritmiche che melodiche evidenti
soprattutto nel secondo movimento, a cui è riservato ampio spazio nell’economia dell’intera
opera (8 minuti rispetto ai 4 e mezzo e ai 5 del primo e del terzo tempo). Mentre il primo
movimento è più legato alla tradizione, il secondo si apre all’insegna di un linguaggio
veramente innovativo. Vi predomina il timbro del vibrafono: su un tappeto armonico
variegato dell’orchestra, in cui prevalgono le sonorità soffuse degli archi, si staglia il suo
timbro dolce con una melodia che si sgretola lentamente nello spazio a favore di un
puntillismo vagamente weberniano.
• Il terzo tempo riprende il carattere neoclassico del primo seppur con maggior varietà
timbrica: anche in questo caso si avverte la presenza di un tema più volte presentato e
variato in chiave ironica sia dall’orchestra che dal solista.
• Il percussionista si alterna tra marimba e vibrafono, mentre nell’orchestra si contrappongono
i timbri accesi degli ottoni e quelli più discreti degli archi. In tutto il concerto trovano
massima fusione le varie componenti tipiche della produzione del compositore con
semplicità di figure melodiche, trasparenza formale, ritmi e melodie che fondono tradizione
europea e statunitense. La vera novità di questo lavoro sta soprattutto nella ricerca timbrica
che vede uniti due strumenti particolari, mai prima d’ora combinati insieme in veste solistica
in concerto.
• La politonalità, ossia la sovrapposizione di tonalità diverse, è una delle caratteristiche più
spiccate della produzione di Milhaud. Il compositore stesso a questo proposito ebbe a
scrivere: "Quando mi trovavo in campagna in piena notte immerso nel silenzio e nella
contemplazione del firmamento, mi sembrava che improvvisamente venissero a me, da ogni
parte, tutte le parti del cielo, dalle profondità della terra, dei raggi, dei movimenti: e che tutti
questi raggi portassero una musica, ciascuna differente, e questa infinità di musiche si
intrecciassero, continuando a scintillare restando tuttavia indistinte".
• Petrassi e il concerto per orchestra
• Uno dei maggiori compositori del Novecento italiano. Autore di numerose opere sinfoniche
ed anche di musica da film (Riso amaro, Cronaca familiare), ha avuto fama internazionale
anche come direttore d’orchestra. Fu sovraintendente del teatro La Fenice di Venezia,
direttore artistico dell’Accademia Filarmonica Romana e Presidente della Società
Internazionale di Musica Contemporanea. Il punto cardine della sua produzione consiste
nella riscoperta della grande musica del passato che analizzava e riascoltava
meticolosamente e poi sapientemente sapeva trarne spunti per le sue composizioni
(Neoclassicismo). Nella sua varia produzione si contano otto concerti per orchestra scritti fra
il 1934 e il 1972.
• Caratteri generali
• Adozione di una forma del passato trattata con linguaggio contemporaneo (concerto grosso
e sinfonia concertante)
• Negli otto lavori evoluzione del linguaggio in linea con la maturazione del compositorre (38
anni separano il primo concerto dall’ultimo).
• Tutti gli strumenti e le famiglie strumentali sono di volta in volta chiamati in causa con
funzioni concertanti.
• L’evoluzione del linguaggio parte dal neoclassicismo del primo concerto per passare
nell’ultima fase a concezioni musicali più avanzate elaborate dalla scuola di Darmstad.
• I concerti di P. rappresentano la ragione musicale che trova fondamento nella storia in
contrapposizione al’alea o alla musica elettronica (Petrassi è sempre rimasto fedele alle
note)
• Gli organici sono vari: dalla grande orchestra d’archi, ottoni e percussioni nel sesto, alla
xilomariba, timpani arpa, percussioni etc. del settimo.
• Numero di tempi variabile dai tradizionali 3 al movimento unico.
• Sfruttamento timbri: grande varietà di sonorità, rielaborazione delle cellule minime,
atonalità, politonalità, tratti di serialismo.