Sei sulla pagina 1di 17

NovaRev2008-02-sez1:NovaReview 4-04-2008 11:49

Pagina 32

ANTONIO MISSIERI

NovaRev2008-02-sez1:NovaReview 4-04-2008 11:49 Pagina 32 ANTONIO MISSIERI

NovaRev2008-02-sez1:NovaReview 4-04-2008 11:49

Pagina 33

FINANZIARE IDEE FIN DA PICCOLENÒVA24

REVIEW Aprile/2008

Finanziare idee fin da piccole

Qualcosa si sta muovendo nel sistema che fa nascere le imprese

S e ci si chiede quanto possa essere facile trovare soldi nel nostro Paese per finanziare una nuova impresa che nasce attorno a un’idea innovativa, d’istinto la risposta tende a coincidere con un certo scet-

ticismo. Per esempio può venire in mente quanto può risultare complesso per un’im- presa neonata ottenere un prestito da una banca o quanto inefficienti si sono dimo- strati fino a oggi i finanziamenti pubblici. Lo scenario sarebbe quindi assai triste se non ci fosse il cosiddetto capitale di rischio rappresentato da una serie di figure finan- ziarie il cui scopo è proprio quello di soste- nere l’innovazione con strumenti di diversa natura e capaci di rispondere alle diverse fasi

di

maturazione di una start-up.

In

Italia il capitale di rischio c’è. Gli investi-

menti disponibili sono ancora lontani, per valore complessivo, da quelli di altri Paesi europei ma negli ultimi anni si sta assistendo

a

una crescita significativa e a un proliferare

di

attori oltre che di operazioni di investi-

mento, il cosiddetto deal flow. “Dopo quanto è accaduto negli anni della

cosiddetta bolla internet, il 2000 e il 2001

– dice Giampio Bracchi, presidente di Aifi,

l’Associazione italiana del private equity e del venture capital – quando il venture capi- tal che si era affacciato nel nostro Paese ha agito con una certa superficialità, ma acca- deva così in tutto il mondo, e quindi la gran parte delle operazioni si sono rivelate delle delusioni, c’è stato un periodo di buio fino

delle delusioni, c’è stato un periodo di buio fino Emil Abirascid, giornalista, si occupa di innovazione

Emil Abirascid, giornalista, si occupa di innovazione e nuove tecnologie. Collabora con Il Sole 24 Ore, con il Master in Comunicazione, marketing e nuove tecnologie de Il Sole 24 Ore. È consulente di Promotor international per l’innovazione e in tale veste organizza l’evento I Percorsi dell’innovazione che si svolge in seno a Smau. È autore del blog Innov’azione (www.abirascid.com) dedicato all’innovazione italiana. Fa parte dell’asso- ciazione Adit per la divulgazione della cultura dell’innovazione.

33

NovaRev2008-02-sez1:NovaReview 4-04-2008 11:49

Pagina 34

FINANZIARE IDEE FIN DA PICCOLENÒVA24

REVIEW Aprile/2008

34

che a partire dalla fine del 2004 si è svi- luppata una nuova presa di coscienza verso

a

pi

lunghi rispetto a quelli di una che opera nel

di maturazione del business saranno più

la

necessità di finanziare imprese tecnologi-

settore dell’It). Il disinvestimento, noto

che e innovative”. Tale presa di coscienza si

anche con il termine way-out, può avvenire

concretizza oggi con i primi risultati positi-

se

la società si quota in Borsa, se viene acqui-

vi

e soprattutto con la fiducia da parte degli

stata da un’altra azienda più grande o se

investitori che consentono ai venture capital

diventa profittevole. Solo in questo modo i

di

costruire fondi di investimento sempre

venture capital possono garantire i ritorni

più consistenti: “E’ questa la vera cartina di

agli investitori che partecipano al fondo.

tornasole – sottolinea Bracchi – se si raccol- gono capitali significa che c’è fiducia e che

Inoltre le aziende in fase di accelerazione, quindi che hanno superato la fase di incuba-

possibile realizzare operazioni di investi- mento promettenti, quindi vuol dire che ci

è

zione, sono destinatarie di investimenti che hanno valore medio nell’ordine di alcuni

sono buone idee da finanziare”. Fiducia che

milioni di euro, quelli appunto che fanno i

si

manifesta sia con il moltiplicarsi di fondi

venture capital e che hanno poco senso se la

di

venture capital ma anche con la nascita di

start-up è in una fase più acerba, detta di

iniziative pubbliche, benché ancora larga-

early-stage, quando invece necessita di fondi

mente insufficienti, che utilizzano il model-

di

seed capital. “Oggi i venture capital guar-

lo

finanziario della gestione del capitale di

dano soprattutto a imprese che operano nei

rischio. È per esempio il caso del fondo da

settori dell’Ict, delle biotecnologie e dell’am-

86 milioni di euro voluto dal ministro Lucio Stanca e attuato dal suo successore Luigi Nicolais per finanziare progetti di

innovazione digitale nel Mezzogiorno che

biente – aggiunge Bracchi – che hanno inno- vazioni sia di tipo radicale sia incrementale ovvero nuovi modi di applicare tecnologie che già esistono”.

sarà gestito da Sgr (società di gestione del

Al

fine di disporre di start-up potenzialmen-

risparmio) specializzate in innovazione tec- nologica. A tale fenomeno non sono immu-

te

bisogna però sostenere anche la fase dell’ear-

interessanti agli occhi dei venture capital

regionale, altri si rivolgono ai business angel.

ni

nemmeno le banche e le fondazioni ban-

ly-stage. Alcuni neo-imprenditori trovano da

carie. Le prime hanno già varato o stanno per dare vita a fondi di venture capital, le seconde esplorano la finanza in capitale di

rischio affidandosi a Sgr come è per esem- pio il caso del fondo TTventure voluto dalle Fondazioni Cariplo, Cuneo, Forlì, Modena, Parma e Teramo, dalla Camera di Commer- cio di Milano e gestito da State Street Global Investment.

soli i capitali per partire mettendoci soldi propri, altri si appoggiano alle strutture di incubazione, altri ancora li scovano nelle pie- ghe di qualche programma pubblico magari

Finanziare l’innovazione quando sboccia è attività assai diversa da quella del venture capital, ciò perché i singoli investimenti sono mediamente più piccoli, 200-300 mila

Il

venture capital cerca aziende che oltre a

euro, e soprattutto perché il supporto finan-

essere cresciute attorno a una idea nuova e

ziario va accompagnato con una serie di atti-

interessante in termini di business potenzia-

vità che aiutano il ricercatore a trasformarsi

le,

sono anche in una fase di crescita non più

in

imprenditore: serve che impari a scrivere

embrionale. Ciò perché il venture capital,

un

business plan, a costruire il team di col-

pur consapevole che i suoi investimenti sono

laboratori, a gestire gli aspetti amministrati-

ad

alto rischio e che molti non garantiranno

vi

della nascente società. “Purtroppo in

i ritorni attesi, va alla ricerca di deal promet-

Italia sono poche le aziende che nascono

tenti dove il disinvestimento non è troppo lontano nel tempo (ciò dipende anche dalla

sotto forma di spin-off industriali – illustra Bracchi – che avrebbero già tutta la dotazio-

natura della start-up, se per esempio

ne

necessaria per affrontare il mercato; quin-

un’azienda si occupa di biotecnologie i tem-

di

bisogna pescare nelle Università e nei

NovaRev2008-02-sez1:NovaReview 4-04-2008 11:49

Pagina 35

FINANZIARE IDEE FIN DA PICCOLENÒVA24

REVIEW Aprile/2008

laboratori pubblici dove i ricercatori parto- no con pochissime conoscenze imprendito- riali”. Sono quindi per esempio gli incuba- tori universitari a giocare un ruolo impor- tante con la loro associazione, il Pni Cube, e con l’annuale Premio nazionale dell’innova-

zione che si articola in concorsi regionali per poi premiare le tre migliori idee a livello nazionale (la finale nazionale 2008 si svolge-

rà a Milano il prossimo 28 novembre). I

business angel non mancano all’appello,

anche loro negli ultimi tempi sono animati

da rinnovata vitalità, si tratta tipicamente di

imprenditori o ex manager che dispongono

di una certa capacità di investimento e che

sanno come gestire un’azienda oltre ad avere una ricca rete di contatti e conoscenze

in diversi settori industriali.

I business angel italiani si raccolgono

nell’Iban, l’Italian business angel network,

che recentemente ha contribuito a organiz- zare la tappa italiana dell’Easy Investment Forum, evento europeo itinerante che ha lo

scopo di fare incontrare neo-imprenditori con finanziatori e gli stessi finanziatori tra loro dando vita a un’azione di respiro conti- nentale, e organizza la Business Angel Academy, altro progetto europeo, che ha lo scopo di aiutare i business angel nelle loro attività di sostegno ai giovani ricercatori e innovatori che desiderano trasformare le idee

in imprese. I business angel, diversamente

dai venture capital, usano fondi di loro pro-

prietà e quindi la scelta dell’investimento è spesso motivata non solo dalla bontà o dalle potenzialità di business dell’idea, ma anche

35

   
 

Confronto hi-tech (in Euro x 1.000)

 
 

2006

2007

 

Ammontare

%

Ammontare

%

Variaz %

Seed/Start up

11.027

4,5%

45.489

25,5%

312,5%

Expansion

54.448

22,1%

80.871

45,4%

48,5%

Replacement capital

61.789

25,1%

12.961

7,3%

-79,0%

Buy out

119.273

48,4%

39.000

21,9%

-67,3%

Totale

246.537

100,0%

178.321

100,0%

-27,7%

Fonte: AIFI - PricewaterhouseCoopers

NovaRev2008-02-sez1:NovaReview 4-04-2008 11:49

Pagina 36

FINANZIARE IDEE FIN DA PICCOLENÒVA24

REVIEW Aprile/2008

36

dalla qualità del rapporto personale che si stabilisce con l’innovatore. “Sostenere lo sbocciare di nuove imprese deve essere ini- ziativa permanente – continua Bracchi – ser-

vono fondi pubblico-privati capaci di opera-

re in un ambito dove i singoli investimenti

hanno piccole dimensioni e il livello di rischio è molto elevato. Purtroppo manca un programma nazionale per sostenere i fondi

di seed capital anche se qualcosa si muove:

[ 42 per cento Le operazioni di early stage finanziate dai fondi privati, una quota ormai uguale a quella dei fondi pubblici

per esempio la riqualificazione in tal senso dei parchi tecnologici e dei Business innova-

tion center, e il fondo di seed a sostegno

degli spin-off universitari del Miur che rende disponibili circa 500mila euro l’anno, suffi- cienti per circa quindici iniziative. Troppo poche, ma meglio di nulla”.

Ci

sono in alcune regioni programmi specifi-

ci

per lo scouting tecnologico e il sostegno

delle start-up in fase iniziale ma è mancata una politica nazionale per il seed capital e il trasferimento tecnologico, anche i pochi progetti che erano stati programmati, con tanto di destinazione delle risorse, si sono arenati. “È per esempio il caso dei fondi di Sviluppo Italia che non sono mai partiti – ricorda Bracchi – il problema è che a livello governativo si è sempre in ritardo nel conce- pire le misure necessarie e anche quando ci si riesce sono sempre insufficienti e richiedono

tempi biblici per essere attivate”. A confer- mare come le risorse pubbliche, salvo alcune eccezioni, sono in affanno ci sono i dati Aifi relativi al 2007 che indicano come sul totale delle operazioni di early stage i fondi privati e quelli pubblici hanno ormai raggiunto la

]

NovaRev2008-02-sez1:NovaReview 4-04-2008 11:49

Pagina 37

FINANZIARE IDEE FIN DA PICCOLENÒVA24

REVIEW Aprile/2008

parità (42% ciascuno), mentre in passato era

il pubblico a fare la parte del leone (nel

primo semestre 2007 il pubblico pesava per

il 43,6%, i fondi di early stage per il 36,4%). Ciò è conseguenza della crescita di fiducia da parte degli investitori privati ed è certamen-

te un bene, ma parallelamente non c’è stato,

fino a ora, un rilancio degli investimenti di carattere pubblico, cosa che invece sarebbe auspicabile non solo per rendere disponibili maggiori risorse ma anche per consolidare questo clima di fiducia e dare ulteriore slan- cio al finanziamento all’innovazione. “Se si vuole accelerare questo trend positivo biso- gna che le istituzioni pubbliche agiscano subito, non tra tre anni”, conclude Bracchi. Lo scenario è quindi nella più delicata delle

fasi dove i primi segnali di ritorno della fidu- cia da parte degli investitori hanno bisogno

di continue conferme per potersi consolida-

re e trovare nuove strade di sviluppo.

Perdere questa occasione sarebbe grave per il Paese, mancare di cogliere le opportunità

e lo sbocciare di una stagione che ha la

potenzialità di portare linfa vitale all’ecosi-

stema dell’innovazione italiana non solo

annullerebbe il lavoro fatto fino a oggi, ma metterebbe fuori gioco l’economia naziona-

le che proprio sull’innovazione gioca il suo

futuro. Otto protagonisti del mondo della finanza di rischio illustrano cosa ancora bisogna fare, quali azioni e attenzioni com-

petono alle istituzioni, ai diversi attori del mondo finanziario e a coloro che hanno le buone idee e sono alla ricerca di finanzia- menti: Tomaso Marzotto Caotorta segreta-

rio generale dell’Italian business angel net-

work, Giuseppe Campanella, amministrato- re delegato di State street global investment Sgr che gestisce il fondo TTventure, Gianluca Dettori fondatore di Dpixel che si dedica agli investimenti di seed capital por- tando ai neo-imprenditori finanziamenti e capacità imprenditoriale, Claudio Giuliano amministratore delegato di Innogest e presi- dente del Polo del venture capital, Marco Nicolai direttore generale di Finlombarda la finanziaria della Regione Lombardia che agisce con il fondo Next al quale a breve ne

affiancherà uno specifico per il seed capital.

E poi, Stefano Peroncini partner di

Quantica Sgr che con il fondo Principia è specializzata in investimenti in alta tecnolo-

gia, Elserino Piol presidente di Pino parteci- pazioni di fatto il decano dei venture capita-

list italiani, e Diana Saraceni, partner di 360

Capital partner venture capital che opera in Italia e Francia.

Sistema in dieci punti

P erché il clima di fiducia si consolidi e il capitale di rischio possa giocare un ruolo sempre più importante nell’ecosistema

dell’innovazione e a sostegno al tessuto econo-

mico del Paese, serve che si realizzino alcune

condizioni che Elserino Piol indica come vitali. “C’è la possibilità di una ripartenza dell’innova- zione e perfino dell’Ict in Italia. Possiamo fare cose importanti, e affrontare il gap tecnologi-

co con approccio sistemico. Quello che manca

oggi in Italia è la creazione di un sistema, di un soggetto pubblico capace di creare una piatta-

forma su cui appoggiare i componenti del siste-

ma per l’innovazione. Occorre considerare che

questo è un processo di management, in quan-

to deve essere orientato all’approccio al merca-

to, ai processi industriali, ai prodotti e alla loro

distribuzione, e porta al successo se accompa-

gnato da un corretto modello strategico e ope-

rativo, che deve tenere conto di molti fattori, quali tecnologie, risorse umane, risorse finan- ziarie. Il tutto deve essere supportato all’inter-

no dell’impresa, o in una nuova impresa, da

un’organizzazione idonea e che favorisca lo svi-

37

NovaRev2008-02-sez1:NovaReview 4-04-2008 11:49

Pagina 38

FINANZIARE IDEE FIN DA PICCOLENÒVA24

REVIEW Aprile/2008

luppo di una cultura orientata alla creatività.

dal mercato delle imprese.

Desidero quindi sottolineare che cosa bisogna

5.

Ambiente, clima, energia: le sfide del futuro

concretamente fare per creare un sistema favo-

da

cui dipenderà la crescita e la qualità della

revole all’innovazione indicando dieci azioni concrete da perseguire senza compromessi:

vita. Trasformare le emergenze in opportunità sviluppando investimenti in nuove tecnologie.

1. Meritocrazia: assente non solo nel settore

pubblico, oltre che nelle scuole e Università. Favorire il merito e non le rendite di posizio-

6. “Leading edge project”: per focalizzare le

migliori capacità innovative alle risoluzione

di principali problemi del Paese, attraverso

ne

induce il ricambio generazionale.

processi non burocratici, che favoriscono

2.

Scuola: la capacità di formare la materia

creatività ed efficacia. Costruire il futuro

prima del nostro Paese. Privilegiare il consoli- damento e lo sviluppo della infrastruttura crea- tiva, di talenti, nuove idee, tecnologie e conte- nuti, favorendo anche l’acquisizione di talenti

all’estero. Chiudere il gap tra ricerca universita- ria e ricerca applicata allo sviluppo innovativo nelle imprese. Favorire una cultura che rilanci l’interesse e la motivazione verso un’imprendi- torialità innovativa e che operi in un ambiente d’impresa sempre più multiculturale.

attraverso le infrastrutture: per trasportare informazioni (network di nuova generazione

a banda larga), persone e merci (strade,

ponti, ferrovie) ed energia. Progetti in alter-

nativa al capitalismo di Stato: lo Stato padro-

ne è un pessimo regolatore.

7. Diritto di impresa, che renda più facile la

sperimentazione e più difficili le speculazioni

8. Politiche fiscali e contributive che favori-

scono l’innovazione

3.

Ricerca pubblica: con maggiori risorse, ma

9.

Mercato del lavoro, privilegiando i giova-

orientata all’eccellenza e all’eliminazione delle

ni,

favorendo il ricambio, e non le rendite di

aree d’inefficienza e marginalità.

posizione

4. Liberalizzazioni come strumento per il recupero della competitività e per abbattere

10. Venture capital, alimentato da fondi di fondi pubblici-privati, per perseguire obietti-

38

le logiche corporative e non meritocratiche

riducendo le rendite di posizione. Favorire la “distruzione creativa”cioè l’entrata e l’uscita

Chi fa il venture

“D a fonti della European venture

capital association, l’Italia è al

dodicesimo posto nell’Europa

dei quindici per investimenti in venture capi-

tal. Siamo ben dietro Spagna, Belgio, Danimarca in senso assoluto. Siamo dietro anche al Portogallo per investimenti in per-

centuale del Pil. Eppure l’Italia è ricchissima

di imprenditori e di tecnologia. La spinta del

settore pubblico è praticamente assente con l’eccezione di alcune regioni come Piemon- te, Lombardia e Friuli - spiega Claudio Giu- liano - . Negli ultimi due anni si registra tut-

vi di avanzamento delle frontiere tecnologi-

che, tali da stimolare la nascita e lo sviluppo

di giovani imprese innovative”.

tavia un cambiamento di tendenza. Non solo sono nati nuovi operatori, ma attraverso

il Polo del venture capital, gli operatori del

capitale di rischio si stanno strutturando in

una industria: si confrontano regolarmente per favorire co-investimenti”.

La nascita di iniziative ad alto potenziale che

vede la partecipazione di un insieme di ope- ratori porta maggiori risorse e capacità di

sostenere l’impresa nei momenti più difficili

e l’accesso a una rete più vasta di clienti,

manager e fornitori per agevolare i primi passi dell’impresa. Il fondo Innogest capital,

NovaRev2008-02-sez1:NovaReview 4-04-2008 11:49

Pagina 39

FINANZIARE IDEE FIN DA PICCOLENÒVA24

REVIEW Aprile/2008

che ha una dotazione di 80 milioni di euro e sei investimenti attivi, ha recentemente rea- lizzato un primo disinvestimento che ha pro- dotto un ritorno prossimo al 200%. Il caso è

significativo perché contribuisce a rafforzare

il clima di fiducia degli investitori. Nel parti-

colare si tratta della società Singular Id della quale il fondo deteneva il 20% dal luglio del 2007, che è stata acquistata da Biliare Singapore. “Quantica Sgr si occupa in veste di venture capital di iniziative collegate con il mondo della ricerca scientifica, ha attualmente inve- stito, tramite il fondo Principia I, quasi 12 milioni in sette società spin-off e start-up, in settori che spaziano dai medical device, al biotech, Ict, clean tech e nuovi materiali – illustra Stefano Peroncini -. Altre due inizia- tive si aggiungeranno nei prossimi tre mesi nel biotech, un settore che mostra tassi di crescita e opportunità di rendimento decisa- mente superiori alla media, sebbene eviden- temente più rischiosi”. Dalla fondazione a oggi, Quantica Sgr ha consolidato la sua pre- senza sull’intero territorio nazionale, ampliando di recente la compagine azionaria

a un partner bancario, la Fondazione Bnc

(Banco nazionale delle comunicazioni) e lan- ciando un secondo fondo di investimento. La società affianca così le competenze scien- tifiche del suo socio di riferimento, il Cnr, con la solidità di un partner bancario, in

39

   
 

Dove vanno i fondi (in Euro x 1.000)

 
 

Ammontare

%

Numero

%

Aerospaziale

13.854

7,8%

3

3,4%

Biotech

4.241

2,4%

14

15,7%

Computer

35.507

19,9%

29

32,6%

Elettronica

3.580

2,0%

7

7,9%

Energia & Utilities

10.500

5,9%

4

4,5%

Media & Ent.

62.457

35,0%

5

5,6%

Medicale

40.753

22,9%

17

19,1%

Prod. e servizi industriali

1.000

0,6%

2

2,2%

Altro

6.429

3,6%

8

9,0%

Totale

178.321

100,0%

89

100,0%

Fonte: AIFI - PricewaterhouseCoopers

NovaRev2008-02-sez1:NovaReview 4-04-2008 11:49

Pagina 40

FINANZIARE IDEE FIN DA PICCOLENÒVA24

REVIEW Aprile/2008

grado anche di supportare la raccolta dei capitali avviata dai due manager (Pierluigi Paracchi e Stefano Peroncini) per il nuovo fondo, Principia II. Quantica Sgr ha infatti presentato domanda al bando indetto dal ministero dell’Innovazione, per acquisire parte degli 86 milioni che il fondo di fondi del ministero attribuirà a operatori specializ- zati, le società di gestione del risparmio appunto, intenzionati a lanciare fondi di investimento per interventi di early stage ed

expansion in imprese che utilizzino l’innova- zione nel digitale e che siano localizzate nelle regioni del Sud Italia. “Quantica Sgr sarà quindi una delle Sgr in grado di acquisire una fetta importante di capitali pubblici che, nella migliore tradizione dei Paesi più all’avanguardia nell’utilizzo di queste misu- re, verranno affiancati da analoghi capitali raccolti da investitori privati, quali fondazio-

ni bancarie e banche attive sui territori di

riferimento dei nuovi investimenti - aggiun-

ge

Peroncini – Ciò è ulteriore testimonianza

di

una nuova fase importante che il venture

40

capital sta vivendo finalmente nel nostro

Paese: nuovi capitali importanti sono stati

raccolti e altri arriveranno, gestiti da operato- ri specializzati”. “Nei Paesi più industrializzati come Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania il venture capital è uno stimolo alla crescita economica e un fattore di innovazione – afferma Diana Saraceni -. In Italia è ancora per molti associato allo scoppio della bolla di internet nel 2000. Proprio quella crisi provo-

cò nel nostro Paese una fuga generale dagli

investimenti in venture capital, con il risulta-

to di affondare un settore appena decollato e

che necessitava di ben altre tempistiche. La peggiore interpretazione del venture capital,

infatti, è quella a breve termine. Se l’investi- tore non vede tutto il ciclo di vita di un fondo ovvero non ha la pazienza di attende-

re cinque o dieci anni rischia di vanificare

l’investimento. Aspettare significa avere modo di selezionare ed eventualmente fare anche morire le iniziative in portafoglio per sostenere invece quelle buone”. “Oggi per fortuna lo scenario sta cambiando

– aggiunge la manager -. Il settore privato ci

aiuta a creare operatori di venture capital. Resta l’immobilismo della gran parte degli investitori istituzionali italiani e una norma- tiva italiana che svolge un ruolo più di freno

che di stimolo agli investimenti”. La differenza principale tra l’Italia e gli altri Paesi non è certo nell’imprenditorialità in quanto la qualità del deal flow in Italia è paragonabile a quella di qualsiasi altro Paese. In Francia, Germania, Israele, Gran Bretagna e Usa ci sono però gli investitori che sono quelli che mancano in maniera dif- fusa Italia. I fondi di venture capital e quel-

li che investono nei fondi di venture capital sono i due elementi ancora carenti nel

nostro sistema . Dal 1996 al 1998 in tutta Europa c’è stato grande entusiasmo e gran-

de nascita di fondi. “Noi quell’onda l’abbia-

mo presa con un po’ di ritardo – continua Saraceni -. Tanti attori più o meno improv-

visati si sono messi a fare venture tra il 2000

e il 2001. Più di tutti gli altri Paesi siamo

entrati nel venture capital e ci siamo messi a investire nel momento in cui le valutazioni erano altissime. Due anni dopo non c’era più nessuno, quasi tutti si leccavano le feri-

te. La stessa identica situazione si era verifi- cata in Francia, Germania e Gran Bretagna. Con però alcune differenze. Accanto ai casi

di fallimento del 2000 c’era anche chi aveva

qualcosa in più come storico e poteva comunque dimostrare una buona perfor- mance. Ma soprattutto c’erano degli investi- tori nei fondi che avevano la cultura e cono- scevano quello che per noi del settore sem- bra una banalità ma per gli investitori è ancora una novità e cioè che le aziende in portafoglio che vanno male si vendono subi- to, quelle che avranno successo e faranno multipli, come abbiamo visto nel nostro portafoglio, 25 volte, 30 volte l’investimen- to, richiedono pazienza; occorre infatti aspettare perché crescano e diventino pro- fittevoli. Se uno misura il valore di un por- tafoglio di venture capital dopo due o tre anni può vedere purtroppo solo tutti i ‘write off’ delle società fallite, che hanno tradito le aspettative e quelle che genereran-

NovaRev2008-02-sez1:NovaReview 4-04-2008 11:49

Pagina 41

FINANZIARE IDEE FIN DA PICCOLENÒVA24

REVIEW Aprile/2008

no davvero il ritorno di un fondo si intrave- dono appena”. 360 Capital partner con il suo osservatorio sul venture capital attivo dal 1997 e con numerosi investimenti realizzati in Europa e

in

Italia attraverso i fondi Net Partners prima

e

con 360 Capital Partners ora, rileva che

l’Italia ha un buon livello di innovazione e

imprenditorialità. “Benché ancora timida-

mente, anche da noi le cose stanno iniziando

a cambiare. Nel 2007 si sono presentati una

serie di segnali che potrebbero suggerire un cambiamento di rotta: la creazione con il nostro contributo del Polo del venture capi-

tal con undici fondi che hanno la capacità di

coprire tutte le fasi di sviluppo di un’azienda

e

risorse finanziarie complessivamente gesti-

te

per circa un miliardo di euro interessati a

cooperare per sviluppare anche in Italia un network di venture capital, l’incremento di spin-off universitari pubblici (circa 500), l’aumento del numero di imprenditori inte- ressati a operare con venture capitalist, alcu- ne Ipo (Initial public offering) di successo che aiutano a creare il ‘role model’ dell’im-

prenditore. Infine la “maturità” e la stabilità

di aziende finanziate da venture capital che

operano nel commercio elettronico, nei con- tenuti, nel turismo, nell’intermediazione

immobiliare, nei servizi assicurativi (da Yoox

a Mr.Price, da Buongiorno Vitaminic a

Venere a Mutuionline )”. Un capitale “paziente” che sta iniziando a dare risultati positivi anche in Italia. Il caso

41

NovaRev2008-02-sez1:NovaReview 4-04-2008 11:49

Pagina 42

FINANZIARE IDEE FIN DA PICCOLENÒVA24

REVIEW Aprile/2008

di Mutuionline, operatore nel mercato italia-

no della distribuzioni di prodotti di credito

via internet, è significativo. La società è stata finanziata da uno dei fondi di NetPartners quando ancora il progetto era solo sulla carta: “Abbiamo continuato a sostenere finanziariamente la società anche nei momenti critici di internet, negli anni in cui molti venture capitalist in difficoltà avevano abbandonato il settore e lasciato morire le aziende inizialmente finanziate”. Mutuionline che oltre a ottenere risultati straordinari in termini di crescita e redditivi- tà, in sei anni ha creato oltre 250 posi di lavoro, la maggior parte dei quali in Sardegna. La società ai primi di giugno 2007

è stata quotata al segmento Star di Borsa

Italiana con una domanda di nove volte superiore rispetto all’offerta. Nestor 2000 il

Il germe dell’idea

42

“C onsiderate le rigidità del sistema

creditizio tradizionale il ricorso al

capitale proprio è una via quasi

obbligata nelle prime fasi di vita di un’impre- sa. Se il progetto d'impresa ha un elevato contenuto di innovazione però, oltre al capi- tale proprio che è notoriamente scarso, si

può pensare di coinvolgere anche il capitale

di rischio (formale o informale che sia) - illu-

stra Tomaso Marzotto Caotorta - Il proble- ma è quindi conoscere come ragiona l'opera- tore di capitale di rischio; come devo prepa- rarmi per essere apprezzato dal potenziale

investitore e quali valutazioni aziendali devo fare preliminarmente per sapere se posso suscitare interesse nel mio interlocutore”. La questione è piuttosto complessa: si tratta

di affrontare temi di cultura d'impresa che

spesso sono assenti sia nel portatore di pro-

getto, sia nel possibile investitore di capitale

di rischio. “A questo proposito, da qualche

anno si parla sempre di più di ‘asimmetria informativa’ tra domanda e offerta e di

fondo di Net Partners che ha investito in Mutuionline ha potuto realizzare con l’Ipo un multiplo pari a 23 volte l’investimento iniziale. “Cito questo caso – dice Saraceni - per sot- tolineare alcuni punti: il venture capital sta iniziando a dimostrare di avere al proprio attivo casi di successo anche in Italia; il ven- ture capital è uno strumento finanziario che necessita di tempo per poter dare dei ritorni; questi ritorni, infine, possono essere molto alti con vantaggi per gli investitori, per l’im- prenditore, per i ricercatori laddove viene finanziato un progetto tecnologico innovati- vo collegato a incubatori, poli tecnologici, Università, per il Paese nel suo complesso grazie alla nascita e allo sviluppo di nuove imprese capaci di contribuire allo sviluppo economico, tecnologico e competitivo”.

‘equity gap’ nelle fasce basse di capitale d'im- presa. Per dare un contributo a tale carenza – continua Marzotto Caotorta -, è nata l'Associazione Iban (Italian business angel network) che dal 1999 svolge in Italia un ruolo di individuazione e selezione della domanda e dell'offerta su tutto il territorio per facilitare poi l'incontro fra le idee e i potenziali finanziatori”. Il business angel interviene nel capitale di una impresa con importi che, tipicamente, vanno da 50mila a 500mila euro, assume anche una responsabi- lità di gestione a fianco dell'imprenditore e assieme programmano come e quando pre- vedere il disinvestimento del business angel. “Iban svolge attività specifiche: crea ‘anten- ne’ operative sul territorio, tiene corsi di for- mazione per gli imprenditori innovativi e per gli investitori, cura studi sulla realtà ita- liana e si adopera con le autorità competen- ti per creare strumenti societari e fiscali più favorevoli per lo svolgimento di questo stru- mento finanziario di sostegno alle piccole

NovaRev2008-02-sez1:NovaReview 4-04-2008 11:49

Pagina 43

FINANZIARE IDEE FIN DA PICCOLENÒVA24

REVIEW Aprile/2008

imprese innovative”. La rete Iban attual- mente comprende nove Ban territoriali, due Ban tematici (life science ed economia digi-

tale) e tre club di angel investor. Nel 2007 il circuito Iban ha ricevuto circa 250 proposte

di progetto; di queste circa la metà sono

state ritenute idonee e quindi veicolate all’interno del circuito per essere finanziate.

I settori più attivi sono quelli dell’Ict, del manifatturiero, dell’energia rinnovabile e dei servizi commerciali. Nell’ultimo anno

sono stati dichiarate a Iban oltre 100 opera- zioni, per un totale investito di oltre 20 milioni di euro con un incremento, rispetto

al 2006, di oltre il 70% in valore.

“L’innovazione non manca nel nostro Paese

– afferma Gianluca Dettori – il deal flow è

molto positivo ma ci sono pochissimi inve- stitori istituzionali e quasi nessuno si occupa del settore del digital media che per noi è il principale”. Dpixel intende aiutare le impre-

se in fase di early stage agendo sia con stru-

menti finanziari, sia con azioni volte a soste-

nere le attività industriali, così facendo impegna proprie risorse in progetti che ha valutato e in cui crede, cosa che potenzial- mente è in grado di attirare l’interesse anche dei altri investitori.

Sostegno ai primi passi Distribuzione % del numero di investimenti di Early stage per tipologia di operatore

42%

Operatori Reg./Pub.

2% Country fund

7% Banche italiane

7% SGR

42%

Fondi di early stage

43

NovaRev2008-02-sez1:NovaReview 4-04-2008 11:49

Pagina 44

FINANZIARE IDEE FIN DA PICCOLENÒVA24

REVIEW Aprile/2008

44

Il pubblico non sta a guardare “I l 2007 mostra un mercato del venture capital
Il pubblico non sta a guardare
“I l 2007 mostra un mercato del
venture capital in fase di timida
ripresa secondo quanto rilevato
dai dati Aifi (si veda lae tabella 1) e si regi-
stra una crescita continua anche degli ope-
ratori di capitale di rischio. Se però esami-
niamo il fenomeno su un arco di tempo
maggiore, salta all’occhio che stiamo tut-
t’ora cercando di recuperare il trend
regressivo del post bolla internet, siamo
ancora lontani dai 540 milioni di euro per
339 operazioni del 2000, investiamo quasi
la metà di 10 anni fa (46 milioni di euro
nel 1996) a valori medi che sono rispetti-
vamente un terzo e un quinto rispetto al
2000 (1,59 milioni di euro) e quasi la
metà o poco meno del 1996 (0,82 milio-
ni). Rimane quindi ancora molto da fare,
soprattutto nel segmento dedicato al
finanziamento delle start up”, illustra
Marco Nicolai.
ne di 86 milioni. Elemento incoraggiante è
stato il fatto che il governo successivo ha
mantenuto l’impegno e ha garantito conti-
nuità nel rendere operativo lo strumento:
proprio in questi giorni infatti è in fase di
selezione la società di gestione del rispar-
mio che andrà a gestire il fondo.
“L’iniziativa statale riproduce a livello
nazionale la medesima tipologia di inter-
vento che la Lombardia attuò nel 2001
con la costituzione di Finlombarda
Gestioni Sgr e il successivo lancio del
fondo di fondi Next – spiega Nicolai -.
Con 37 milioni di euro, Next ha fatto da
apripista in Italia all’esperienza pubblica in
questo settore: costituisce infatti uno stru-
mento sussidiario al mercato e non alter-
nativo rimanendo oggi l’unico fondo di
fondi istituzionale già operativo e l’unico
coinvestment fund (investendo diretta-
mente in una start-up solo in partnership
Una significativa ripresa in questo senso
non può prescindere da un intervento del
pubblico che aiuti il mercato ad acquisire
maggiore stabilità e a svilupparsi. Sul
modello delle migliori esperienze interna-
zionali che hanno ampiamente diffuso
l’impiego dei fondi di fondi per promuo-
vere sia fondi di venture capital sia start-up
innovative, anche l’Italia, pur con qualche
anno di ritardo rispetto all’estero, ha sana-
to il gap lanciando nel 2005, con l’allora
ministro Lucio Stanca, il Fondo High
Tech per il Mezzogiorno con una dotazio-
con un operatore privato)”.
Next ha investito in diversi fondi
(Principia di Quantica Sgr, Innogest
Capital di Innogest Sgr, TL Com e ha in
perfezionamento altri due investimenti) e
in quattro start-up tecnologiche impiegan-
do complessivamente i due terzi del fondo.
“Il ciclo di generazione di una start-up è
molto sofisticato e richiede un portafoglio
di strumenti complesso. Secondo la
modellistica dei sistemi internazionali più
evoluti, stiamo arricchendo il panel degli
strumenti di finanza innovativa per andare

NovaRev2008-02-sez1:NovaReview 4-04-2008 11:49

Pagina 45

a coprire la fascia di fabbisogni connessi alla fase seed, quindi precedente all’inter- vento di
a
coprire la fascia di fabbisogni connessi
alla fase seed, quindi precedente all’inter-
vento di Next. A breve – anticipa Nicolai -
partirà, infatti, un fondo pubblico di seed
financing pensato proprio per colmare il
gap finanziario relativo allo sviluppo
imprenditoriale di un’idea ancora embrio-
nale e di un progetto o prodotto in fase di
sperimentazione, la cui validità tecnica e
commerciale è spesso ancora da dimostra-
re”. Il fondo Seed presidia un segmento
non supportato dal mercato, proponendo-
si
quale strumento sussidiario rispetto agli
operatori finanziari istituzionali che, noto-
riamente, intervengono in fasi più avanza-
te
del ciclo di vita dell’impresa (venture
capital, private equity, sistema bancario,
mercato finanziario). Il fondo, il cui bando
sarà pubblicato a breve, ha una dotazione
di
10 milioni di euro e l’importo massimo
del finanziamento è di 150 mila euro da
18 a 36 mesi da erogarsi a nuove imprese
nell’ambito dell’energia, salute, ambiente,
food. Il modello prevede l’erogazione di
prestiti senza garanzie, da restituire in
un’unica tranche a scadenza del prestito
(tre anni) e che, in caso di dimostrata
insolvenza, si trasformano in contributo
‘perduto’.
45
Il
ruolo del pubblico è cruciale oltre che
per promuovere strumenti finanziari per le
start-up, anche in relazione all’offerta di
idee tecnologiche da immettere sul merca-
to
imprenditoriale. Con Next, per esem-
pio, sono state visionate e valutate circa
mille business idea, questo è un processo
selettivo assolutamente nella norma per i
venture capitalist che mediamente finan-
ziano due idee su 100 valutate. Anzi quel-
lo
che è necessario, è ampliare ancora di
più, sia quantitativamente sia qualitativa-
mente il deal flow.
Nessun programma di supporto allo start-
up tecnologico è efficace in assenza di un
livello adeguato della ricerca scientifica e
tecnologica e soprattutto in assenza della
disponibilità degli operatori che la origina-
no a condividerla con gli operatori di mer-
cato, per rispondere a questa esigenza,
FINANZIARE IDEE FIN DA PICCOLENÒVA24
REVIEW Aprile/2008

NovaRev2008-02-sez1:NovaReview 4-04-2008 11:49

Pagina 46

FINANZIARE IDEE FIN DA PICCOLENÒVA24

REVIEW Aprile/2008

46

sono stati lanciate in Lombardia diverse

iniziative: i voucher tecnologici, confluiti

in una successiva misura più ampia con

Ingenio, e i programmi di scouting di idee

di

business tecnologiche. I voucher sono

dei

“buoni ricerca” rilasciati dall’ammini-

strazione nella forma di assegni pre-deter- minati e nominali che il beneficiario utiliz-

za

per acquisitare specifici servizi innovati-

vi

da fornitori specializzati accreditati. In

una prima fase, i voucher tecnologici lom-

bardi hanno consentito di sostenere i costi

{

Bisogna rischiare e far partire qualche progetto anche se inizialmente non rispetta tutti i canoni di rito dandogli comunque una chance. Per poi, in caso negativo, bloccarlo.

Alfonso Fuggetta

di due diligence tecnologica e di business

planning; coprire i costi sostenuti dalle imprese nella selezione di risorse umane

qualificate e specialistiche; sostenere i costi

di tutela e protezione dell’innovazione

(assistenza alla brevettazione). “Il successo

dei voucher è stato incredibile- racconta

Nicolai -, tanto da portarci a varare un programma nel gennaio del 2006 da 30 milioni di euro denominato Ingenio, a favore di giovani ricercatori e potenziali

neoimprenditori interessati a valorizzare la loro attività di ricerca”. I programmi di scouting sono invece finalizzati a indivi- duare nuove idee tecnologiche suscettibili

di applicazione industriale, nate in

Università, centri di ricerca e aziende, al

fine di sostenere i ricercatori nel percorso

verso l’impresa o nell’avvio di collabora- zioni con partner industriali e finanziari

per lo sviluppo dell’idea. Gli scouting lom-

bardi sono stati attivati nei settori delle biotecnologie, dei materiali avanzati e dell’Ict. Finlombarda collabora con altri

}

NovaRev2008-02-sez1:NovaReview 4-04-2008 11:49

Pagina 47

FINANZIARE IDEE FIN DA PICCOLENÒVA24

REVIEW Aprile/2008

soggetti istituzionali: Regione Lombardia, Fondazione Cariplo, Assolombarda, Anie, Alintec (nato dalal fusione tra Assotec e Politecnico innovazione), Federchimica,

Consigli da g–sai

G iuseppe Campanella racconta i cinque punti più delicati del rapporto tra chi ha un’idea da finanziare e chi ha i

soldi e cerca nuove idee. “Io sto dalla parte del tavolo che distribuisce le fiches, dalla parte del banco. Un banco che vince spesso, ma non sempre. Dall’altra parte del tavolo ci siete voi, giovani scienziati aspiranti imprenditori (g-sai), alla ricerca di fondi, ansiosi di abban- donare le ristrettezze di una carriera accade- mica che vi sta stretta, orgogliosi padroni di “proprietà intellettuali” e un po’ incavolati con il mondo perché avete finito quella “com- modity” che chiamano denaro e che a voi serve per realizzare un sogno. Io, quasi sem- pre appena in grado di intuire ciò che volete spiegarmi, ho, almeno apparentemente, la chiave di un forziere, chiamato “fondo”, le cui risorse potrebbero consentirvi di realizza- re il sogno, di completare una ricerca, di costruire un prototipo, di registrare un bre- vetto, di costituire la “Io & Associati spa”, i cui prodotti cambieranno il mondo e vi faran- no ricchi. Di solito, io e voi ce le diamo di santa ragione, a volte diventiamo amici, rara- mente soci. Ecco alcuni suggerimenti per ren- dere più efficace il confronto tra il ‘lavoro intellettuale’ e il ‘capitale finanziario’”. Non vestite i soliti panni, travestitevi! Il g-sai raramente rinuncia al suo abbiglia- mento. Varca gli usci delle seriose “case d’in- vestimento”, avvolto nei suoi morbidi maglio- ni, rigorosamente senza cravatta e di trova di fronte al “pinguino” con vestito sartoriale e cravatta firmata. Questa differenza di abbiglia- mento non è solo un fatto di gusto, riflette i mondi di origine: ecco, quindi, il consiglio numero uno: quando andate al primo incon-

Camera di Commercio di Milano. A oggi sono state censite più di 600 idee in Lombardia che fanno di questi programmi delle esperienze di successo.

tro con il vostro “venture capitalist” sorpren- detelo vestendovi da “uomini d’affari” e dimostrando di conoscere i pochi semplici concetti attorno ai quali ruotano le decisioni

di investimento: cash flow, capitale circolante

Irr (Internal rate of return, è l’indice per defi-

nire l’efficienza dell’investimento, ndr). Non supponete di essere più intelligenti, dimostratelo! Sono sempre sorpreso quando vedo uomini

di scienza abituati a indagare i segreti del-

l’universo assumere aria spaurita di fronte alla necessità di redigere un business plan. Il g–sai raramente si preoccupa di apprendere il linguaggio del venture capitalist. Il consiglio numero due è, quindi, studiate il linguaggio,

le logiche e gli obiettivi di chi dovrebbe inve-

stire su di voi. Se sapete risolvere un integra-

le, calcolare un flusso di cassa sarà uno scher-

zo. Il venture capitalist quasi mai è uno spe- cialista, tocca a voi presentargli il vostro pro-

getto in un linguaggio comprensibile. Selezionate!

Quando decidete di cercare capitale di rischio tra i fondi di venture capital, non par- tite a caso. Ogni volta che andate a presenta-

47

re

il vostro mirabolante progetto a un ventu-

re

capitalist investite tempo (prezioso, per-

ché è il vostro), denaro se c’è da viaggiare, ma soprattutto disperdete informazione. Il consiglio numero tre è: selezionare. Occorre

fare un’attenta analisi, una vera e propria due diligence. Per ciascun potenziale fondo di venture capital bisogna sapere: chi sono i gestori; qual è la strategia di investimento; che cosa hanno fatto in passato; cosa dicono

di loro gli altri operatori, i manager e gli

imprenditori di aziende partecipate dal

NovaRev2008-02-sez1:NovaReview 4-04-2008 11:49

Pagina 48

FINANZIARE IDEE FIN DA PICCOLENÒVA24

REVIEW Aprile/2008

48

fondo; chi sono i sottoscrittori del fondo. Poi bisogna analizzare queste informazioni incrociandole con le caratteristiche del vostro progetto e con i vostri obiettivi: se vi serve un milione, perché andare a raccontare i fatti vostri a un fondo che non ha mai fatto investimenti inferiori ai cinque milioni? Se non volete cedere la maggioranza, andate prima a trovare quei fondi che amano le minoranze. E così via. Non sopravvalutatevi, siate imprenditori! Qualcuno ricorda sicuramente gli eccessi della new economy dei primi anni 2000. Aziende che erano poco più di idee valutate milioni di euro. Il consiglio numero quattro è quello di non avviare una trattativa sul valore del vostro progetto. Le prime cose da definire sono ciò

che si vuole fare, in quanto tempo e con quali risorse umane e finanziarie. Subito dopo c’è da definire le regole per il rapporto tra i soci g–sai

e il venture capitalist. Solo dopo che avete

chiarito questi aspetti senza rompere il nego- ziato iniziate a parlare di valutazione. Una valutazione che non può essere basata solo su quello che accadrà, perché il futuro sarà anche

figlio del capitale finanziario. Una valutazione che non può neppure essere basata su aziende simili, ma avviate da tempo. Cercate di ottene-

re un valore che sia riconducibile ai costi soste-

nuti effettivamente, includendo anche il vostro

Il rischio del capitale

“I venture capital devono fare partire

progetti che considerano vincenti,

ma anche saper offrire una possibilità

a quelli apparentemente meno promettenti.

Bisogna rischiare e far partire qualche pro- getto in più anche se inizialmente non rispet-

ta tutti i canoni di rito dandogli comunque una chance per poi, in caso negativo, bloc- carlo”. Così Alfonso Fuggetta, amministra- tore delegato del Cefriel enfatizza il concet- to di rischio nel sostenere finanziariamente

lavoro e, per migliorare tale valore, accettate la sfida del futuro, ovvero negoziate premi in relazione ai risultati effettivi che saranno realiz- zati in futuro. Ricordatevi che il venture capi- talist è abituato a ragionare su performance fee, è pronto a concedere stock option, price adjustment, carried interest e tante altre dia- volerie che servono ad accrescere la valutazio- ne iniziale, ma solo dopo il raggiungimento di obiettivi concordati. Non fermatevi al primo no, siate perseve- ranti! Se la vostra proposta è bocciata da un certo fondo, non vuol dire che debba essere abban- donata. Ci sono tanti operatori sul mercato e, spesso, essi differiscono significativamente per stili di investimento e per obiettivi. Continuate quindi a cercare. Ovviamente, fate tesoro delle considerazioni e delle opi- nioni espresse da chi ha detto di no, ma con- tinuate a proporvi a tutti quei soggetti che potrebbero potenzialmente essere interessati. Se poi, tra il primo contatto e l’ultimo passas- sero più di sei mesi, allora può valere la pena riprovare ancora un secondo giro anche con coloro che hanno già detto no, in questo caso, però, bisogna essere in grado di presen- tare elementi di progressione nel vostro pro- getto, qualche fatto nuovo che dimostri la fattibilità della vostra proposta.

l’innovazione. Rischio che i venture capital e

i seed capital, alcuni più altri meno, colgono pienamente ma che potrebbe essere ulterior-

mente elevato se vi fosse un più deciso e mirato intervento da parte di risorse pubbli- che. Così anche idee giudicate meno pro- mettenti potrebbero avere una possibilità ed è magari proprio tra loro che si nascondono le future aziende innovative di grande suc- cesso che darebbero nuova energia, impulso

e fiducia all’intero sistema.

le future aziende innovative di grande suc- cesso che darebbero nuova energia, impulso e fiducia all’intero