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October Avalon

Il Circolo di Mezzanotte
Titolo originale: Il Circolo di Mezzanotte
Copyright © 2015 October Avalon
All right reserved

Questa è un’opera di fantasia.


Personaggi, nomi, luoghi ed eventi citati sono il frutto dell’immaginazione dell’autrice o, se reali,
hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione.
Ogni riferimento a fatti o persone viventi o scomparse è assolutamente casuale.

Questo libro contiene materiale protetto da copyright, e non può essere copiato, riprodotto,
trasferito, distribuito, noleggiato, licenziato o trasmesso in pubblico, o utilizzato in alcun altro
modo ad eccezione di quanto è stato specificamente autorizzato dall’autrice, ai termini e alle
condizioni alle quali è stato acquistato o da quanto esplicitamente previsto dalla legge applicabile
(Legge 633/1941).

I Edizione Dicembre 2015

http://octoberavalon-thecemetery.blogspot.it
october.avalon@gmail.com
Rinunceresti alla Magia, per conquistare il Vero Amore?
Lilith Blackwood è una giovane strega alle prime armi, durante un rituale magico, eseguito
insieme alle sue migliori amiche e consorelle del “Circolo di Mezzanotte”, evoca un’anima
oscura, e da quel momento la sua vita si trasforma in un incubo ad occhi aperti.
Jordan Burke frequenta l’ultimo anno dell’Harmony High School, all’apparenza sembra un
ragazzo normale, ma nasconde un’identità segreta, è membro dell’Ordine del Cristallo di Fuoco,
un’antica, quanto spietata organizzazione che dà la caccia alle streghe.
Lilith e Jordan, all’oscuro dei rispettivi ruoli, un tempo erano amici, però a causa di una serie di
equivoci si sono allontanati.
In realtà, Lilith è segretamente innamorata di Jordan, e quando scopre che il retaggio del ragazzo
lo rende un nemico pericoloso capisce che dovrà fare una scelta: la Magia o il Vero Amore.
LA REGOLA DELLE STREGHE

Vivi e poi vivere sappi lasciare, onesto nel prendere e giusto nel dare.
Devi tre volte il cerchio segnare, perché i maligni tu possa cacciare.
Incatena la formula, incatenala bene, esprimila in rima come conviene.
Dolce lo sguardo e tocco leggero, parla sincero e ascolta davvero.
Quando la Luna va in crescendo, Runa di Streghe vai ripetendo.
Quando la Luna è Calante, ascolta l'ululato angosciante.
Quando la Luna nel cielo non vedrai, la mano della Madre baciare dovrai.
Quando Piena la Luna rimane, le attese del cuore non saranno vane.
Attento quando dal Nord la tempesta viene: chiudi le porte e ammaina le vele
Quando il vento dall'Est comincia a soffiare, ci sono novità e feste da fare.
Quando il vento del Sud sta per arrivare, l'amore sulle labbra ti vuole baciare.
Quando dall'Ovest il vento sussurrerà, ogni cuore pace troverà.
Nove legni sotto il paiolo a bruciare, infiammali e dopo fai consumare.
Sia il sambuco l'albero eletto, non lo bruciare o sarai maledetto.
Ricorda la Legge del Triplo: è fatale, ritorna tre volte sia il bene che il male.
Se la sfortuna è alle porte, segna una stella blu sulla fronte.
Sii leale in amore, o anche il tuo amante sarà ingannatore.
Son otto parole la rede per noi: Se male non fai, fa' ciò che vuoi.
1

Lo spicchio di luna calante s’intravedeva a malapena tra le fronde spumose degli alberi. Quella
parte di bosco, delimitata da un’imponente quercia secolare, un salice, un nocciolo e una betulla,
era lo spazio sacro che il “Circolo di Mezzanotte” utilizzava per compiere la maggior parte dei
rituali e degli incantesimi. Lontano da occhi indiscreti, carico di energia naturale, in mezzo agli
spiriti elementari.

La nostra piccola coven aveva preso vita due anni prima, quando Faith ed io, rispettivamente le
Guardiane del Fuoco e dell’Aria, ci eravamo conosciute ad un seminario di cristalloterapia.
Entrambe, frequentavamo l’Harmony High School, ma fino a quel giorno le nostre strade non si
erano mai incrociate, lungo i corridoi del liceo o nelle aule scolastiche. Invece, durante il
seminario, quando i nostri occhi si erano incontrati per la prima volta, avevamo capito all’istante
di essere anime affini.
Ambedue seguaci dell’Antica Religione, ci trovammo subito in sintonia.
Faith aveva dimestichezza con l’elemento fuoco, mentre io ero portata a lavorare con gli spiriti
elementari che dominavano l’aria.
Cominciammo a condividere le nostre conoscenze magiche, e a provare degli incantesimi di
livello minore, con risultati mediamente discreti, ma fu chiaro, da subito, che per andare oltre e
aumentare il nostro potere, occorreva entrare in contatto con i Guardiani degli elementi con cui
avevamo meno dimestichezza.

Ci mettemmo alla ricerca dei Guardiani della Terra e dell’Acqua, con la consapevolezza che,
quando i tempi sarebbero stati maturi, la saggezza della Grande Madre avrebbe permesso ai
quattro Guardiani del “Circolo di Mezzanotte” d’incontrarsi.

Il Guardiano della Terra non tardò ad arrivare, nelle sembianze di una nuova allieva, Cybill, che
si trasferì ad Harmony a metà dell’anno scolastico.

Amy, la Guardiana dell’Acqua, viceversa, ci fece attendere dodici cicli lunari prima di
completare con il suo ingresso il “Circolo di Mezzanotte”. Figlia di Cybele, la sacerdotessa che
Faith ed io avevamo incontrato al seminario sulla cristalloterapia, non frequentava l’Harmony
High School, ma un liceo privato.

<<Hai portato la foto di Erykah.>>, chiese Faith.

Annuii e benché si trovasse a circa tre metri da me, Faith, allungò la mano per prenderla.
Sfilai la fotografia di mia sorella dalla tasca posteriore dei jeans e, senza scompormi
minimamente, ruotai la mano verso di lei. Dopo pochi secondi la fotografia iniziò a tremolare,
come una foglia mossa dal vento, sul palmo della mano. Dopodiché si sollevò nell’aria e fluttuò
verso Faith che l’afferrò al volo.

Da quando avevamo unito le forze, i nostri poteri erano aumentati, quello era un trucco di poco
conto per me.

Attingendo al suo dono, Faith, passò la mano sulle candele nere disposte attorno alla foto di
Erykah, e gli stoppini presero fuoco senza il supporto di fiammiferi o accendini.

Intanto, Cybill, aveva ripulito l’area, che avremmo adoperato per il rituale, da rami, foglie e
pietre.
Nel contempo, Amy, immergeva le dita in una ciotola contenente acqua e sale, e spruzzava il
terreno, liberandolo spiritualmente dalle energie negative.

Insieme, disponemmo un cerchio con i sassi che avevamo raccolto attorno al ruscello.

L’altare provvisorio, diversamente dal solito, era rivolto ad Ovest. In quel punto avevamo steso
una tovaglietta nera, e adagiato sopra la foto di Erykah, quattro candele nere, ciotole di sale,
calici d’acqua, l’Athame il coltello rituale, un cristallo, una coppetta di terracotta, una corda
annodata, un panno nero, e una bacchetta d’incenso naturale, lavanda e salvia che bruciavano
spargendo nell’aria il loro aroma intenso.

Camminando per tre volte intorno al cerchio, accendemmo le quattro candele di diverso colore,
che segnavano i punti cardinali: verde per la terra; gialla per l’aria, rossa per il fuoco, blu per
l’acqua.

Recitammo un invocazione per ogni elemento. <<Invoco la benedizione e il supporto degli


spiriti e delle creature del Nord…, invoco la benedizione e il supporto degli spiriti delle creature
del Sud…, invoco la benedizione e il supporto degli spiriti e delle creature dell’Ovest…, invoco
la benedizione e il supporto degli spiriti e delle creature dell’Est…>>

<<Ti scongiuro, o cerchio sacro, che tu sia un luogo di armonia, giustizia, e pace. Uno scudo
contro il male, in ogni sua forma, in questo mondo e nel mondo astrale… Così sia!>>

A quel punto eravamo pronte a dare inizio al rito vero e proprio: invocare la Divina Ecate della
Luna Calante, affinché proteggesse Erykah nell’aldilà.

Mia sorella era morta in una notta di metà giugno, mentre rincasava dal ballo di fine anno
scolastico. La macchina su cui viaggiava, guidata da un amico, uscì di strada e si schiantò contro
un albero, forse a causa dell’asfalto scivoloso, poiché aveva piovuto per tutta la sera.
Sull’auto, oltre ad Erykah e Rees il guidatore, c’erano Jordan – un amico comune - ed Emily la
ragazza di Rees, e migliore amica di Erykah.
Erykah ed Emily erano morte sul colpo, Rees giaceva in coma vegetativo da allora, mentre
Jordan se l’era cavata miracolosamente con poche escoriazioni.

Era l’alba di un nuovo giorno, quando i corpi di Erykah ed Emily era stati finalmente estratti
dalle lamiere contorte dell’auto.

Rees e Jordan erano stati trasportati in ospedale per essere curati, e le condizioni di Rees erano
subito apparse disperate.

Quello che avevamo davanti era l’inizio di un giorno terribile, preludio del periodo più nero delle
nostre vite.

Il dolore per la perdita di Erykah, era stato così forte da renderci per mesi dei completi automi,
che si trascinavano per casa senza scopo e senza avere idea di dove sbattere la testa, che
respiravano perché era una funzione meccanica del corpo, che si alimentavano esclusivamente
perché ci costringeva a farlo mia nonna paterna, che aveva abbandonato la sua amata casetta di
Maison Dieu, e si era trasferita a casa nostra per prendersi cura di noi che eravamo allo sbando
più totale.

Con l’aiuto di Faith, Cybill ed Amy avevo provato a contattare Erykah nell’aldilà. Il mio bisogno
di parlare con lei era fortissimo, come la convinzione che solo se avessi potuto dirle addio, sarei
riuscita ad andare avanti con la mia vita. Ma ogni tentativo del “Circolo di Mezzanotte” era
fallito miseramente. Erykah, ovunque si trovasse, sembrava irraggiungibile e persa per sempre.

Poi una notte, l’avevo sognata.

Nel sogno, sembrava cercare di comunicare disperatamente con me, ma dalla sua bocca non
fluiva alcuna parola. Era muta come un pesce che boccheggia in un ampolla di vetro.

Da allora, l’avevo sognata ogni notte, era passato un mese ormai. Dovevo assolutamente scoprire
che cosa volesse dirmi di così importante, e non avrei avuto pace finché non ci fossi riuscita.

Amy aveva trovato, fra i cartigli della madre, la formula di un incantesimo che permetteva di
contattare Ecate una divinità in grado di spostarsi liberamente tra il mondo degli umani, quello
degli Dei e il Regno dei Morti. Se invocata con cuore sincero ti permetteva di contattare
nell’Aldilà una persona cara defunta.

Fino a quel momento, ci eravamo limitate a praticare incantesimi di livello minore e riti di
protezione, a prendere dimestichezza con gli spiritelli della natura, con gli angeli e con i
guardiani delle quattro torri, mai ci eravamo azzardate a convocare un’entità così potente. Ma
Faith, Cybill ed Amy erano state irremovibili, se desideravo comunicare con Erykah, loro mi
avrebbero aiutata a farlo, a qualsiasi costo.
Non mi stupiva, avrei agito nello stesso modo, se una di loro si fosse trovata nella mia
situazione!

Faith mi toccò una spalla, richiamando la mia attenzione. <<Sei pronta Lilith?>>
Respirai profondamente, prima di annuire, e schiarii la voce, perché risuonasse forte e sicura.
Cominciai a recitare la formula evocativa.
<<Celebriamo Ecate trivia, protettrice delle strade, portatrice di Luce, Signora delle arti
magiche.
Oh, Divina Ecate a Te rivolgo la mia richiesta.
Emergi dalle profondità della terra e presenzia a questo rito.
Per tre volte io evoco te…>>

Mentre recitavo la formula evocativa, Amy, teneva sollevato il cartiglio ad un palmo dal mio
naso perché non dimenticassi nemmeno una parola. Avrei voluto dirle che non c’era bisogno,
avevo memorizzato ogni singola parola, e ogni fase del rituale, ma non potevo interrompermi
una volta iniziata l’evocazione. Non solo stavamo reclamando la presenza di una divinità che
aveva dimestichezza con gli Inferi, come noi ne avevamo con le aule scolastiche, ma dovevamo
conquistare il suo benestare perché aprisse un canale diretto con lo spirito inquieto di mia sorella.
Conclusa l’evocazione, presumendo di aver parlato con Erykah, avremmo proceduto con il
“Saluto al Defunto”, un secondo rito che le avrebbe consentito di proseguire indisturbata il
cammino verso la Terra d’Estate.

Terminai la formula e attesi un segno. Nei rituali minori, che avevamo compiuto in precedenza
per prepararci a quello, non era successo niente.

Lanciai uno sguardo sconfortato verso Faith, la spalla su cui ero abituata a piangere, il mio
braccio destro.

Lei sollevò una mano, come per dire: “Aspetta. Non essere negativa! ”

“Già, non essere negativa, Lilith! Sii più propositiva, invece di stare sempre a piangerti
addosso!”, mi fece il verso la voce della mia coscienza, che assomigliava così tanto a quella
stridula di mia madre quando mi rimproverava.

Strinsi i denti per la tensione. “Fa che funzioni! Fa che funzioni! Fa che funzioni!”, ripetei
dentro di me come se fosse un mantra. Dopo un tempo morto, che oscillò verosimilmente tra i
cinque e i dieci minuti, fu evidente che l’evocazione non aveva sortito l’effetto desiderato.

Cybill si schiarì la voce, e quando la guardai distolse lo sguardo imbarazzata. Si chinò e soffiò
sulle candele disposte sull’altare. Si preparava ad aprire il cerchio sacro che avevamo eretto
come protezione dalle forze del male. Inoltre, in qualità di Guardiano della Torre del Nord era
incaricata di ripulire fisicamente e spiritualmente lo spazio che utilizzavamo per i nostri rituali.

Un lampo saettò nel cielo buio, sopra le nostre teste, e un tuono esplose in lontananza.
<<Faremo bene a muoverci, tra poco inizierà a piovere.>>, sentenziò Amy che sentiva
l’energia dell’acqua pronta ad esplodere.

Espirai rumorosamente. <<Va bene. Dichiaro il rituale fallito. Riapriamo il cerchio e torniamo
a casa.>>, dissi in preda allo sconforto.
Mi chinai sull’altare per raccogliere la foto di Erykah, e Faith ne approfittò per darmi un colpetto
amichevole sulla spalla. <<Riproveremo.>>, promise. <<Il prossimo mese, quando la luna sarà
di nuovo in fase calante.>>

Strinsi con forza la foto e mi accorsi che la superficie, che doveva essere liscia e asciutta, era
umida e appiccicosa. L’avvicinai al viso e scoprii che era bagnata di una sostanza rossa.
<<Ma che cavolo è questo? Sembra sangue!>>, imprecai tra i denti, prima di accorgermi che
ero stata io a sporcarla. Dovevo essermi ferita una mano con un ramoscello o pietra appuntita e
da un taglio superficiale, sul palmo della mano sinistra, fluiva un rivolo di sangue che gocciolò
sull’altare.
Al contempo, le candele sull’altare si riaccesero, tutte nel medesimo istante.

La voce di Faith si levò alta, facendomi sussultare. <<Con cuore sincero rendo omaggio alle
creature e agli spiriti che hanno…>> Inconsapevole di quello che stava accadendo sotto i miei
occhi, stava interrompendo la connessione con il mondo astrale.

<<Aspetta Faith! Non aprire il cerchio, sta succedendo qualcosa!>>, urlai allarmata.

Sollevai lo sguardo e incontrai quello stupito di Faith, Cybill ed Amy. Indicai con un dito le
candele.

Cybill sibilò. <<Grande Dea, le avevo appena spente!>>

Annuii. <<Lo so, ti ho vista farlo, si sono riaccese da sole.>>

Faith si avvicinò all’altare. <<Che significa Lilith?>>

<<Il rituale ha funzionato! Qualcuno ha risposto, e sta arrivando!>>, esultò Amy con un
sorriso di trionfo dipinto sulle labbra. Ero abituata al suo naturale self control, e agli sguardi di
sufficienza con cui degnava i nostri esperimenti magici, forse perché era figlia della sacerdotessa
di una famosa congrega di streghe, e quindi abituata a chissà quali manifestazioni di potere, ma a
volte sembrava davvero annoiata davanti ai nostri piccoli progressi.

D’improvviso si alzò un vento sovrannaturale, che prese a scuotere violentemente i rami degli
alberi, facendoli ondeggiare paurosamente, nonostante fossero piante secolari che avevano
resistito ad anni di intemperie senza essere minimamente scalfite.
Una nuova serie di lampi saettò sopra le nostre teste, illuminando a giorno il bosco.

<<Cazzo! C’è qualcuno fuori dal cerchio!>>, imprecò Faith.

Strinsi gli occhi, accecata dai lampi. <<Cosa? Dove?>>, chiesi cercando di non farmi prendere
dal panico.

<<Dietro le tue spalle!>>, rispose.


Mi voltai di scatto e inorridì, quando registrai che c’era davvero qualcuno a meno di un metro da
me, ed io non me n’ero accorta.

La figura avanzò incerta verso il cerchio, e allungò una mano per toccarmi, ma - come se ci fosse
una barriera invisibile a separarci - si arrestò impossibilitata a proseguire.

<<Qualsiasi cosa sia, il cerchio la tiene lontana!>>, urlò Cybill isterica.

<<Ce l’hai fatta, Lilith! Hai evocato Ecate, la Regina delle Streghe! Apriamo il cerchio e
lasciamola entrare!>>, propose Amy.

Sobbalzai. <<Sei pazza?! Non possiamo aprire il cerchio, in nessun caso!>>

Cybill scoppiò a piangere. <<Non voglio che aprite il cerchio! Non farla entrare Faith!>>,
supplicò disperata.

Faith lanciò uno sguardo di ammonimento a Amy. <<Nessuno aprirà il cerchio, nessuno si
azzardi a farlo!>>, intimò scuotendo il pugno minacciosa.

<<Non sei tu che comandi!>>, protestò Amy risentita.

Le candele si spensero e il vento cessò, interrompendo il battibecco tra Amy e Faith.

Cybill continuò a piagnucolare, spezzando il silenzio sovrannaturale che era sceso attorno a noi.

Il buio era calato nel bosco e non riuscivo più a vedere l’entità dell’altro mondo che aveva
risposto alla nostra chiamata.

<<Lilith sei tu?>>, chiese una voce familiare nell’oscurità.

<<Erykah>>, mormorai incredula.


2

Uscii dal cancello del cimitero e svoltai a sinistra in direzione del parco. Mi accorsi troppo tardi
di essere finita dritta fra le fauci del leone. La comitiva, formata dai ragazzi e dalle ragazze più in
vista del Harmony High School, era a pochi metri da me.

Mi girai lentamente per tornare sui miei passi, cercando di non attirare la loro attenzione, ma
Alyson Gray la leader incontrastata del gruppo, si accorse della mia presenza e non si lasciò
sfuggire l’occasione per provocarmi.

<<Guarda, guarda chi si vede! Secondo voi da dove poteva sbucare Morticia, se non dal
cimitero?! Vieni a trovare i tuoi simili!>>, mi rimbeccò maligna.

Le tre oche giulive, che la seguivano dappertutto come ombre, sghignazzarono. Invece, i ragazzi
distolsero lo sguardo imbarazzati.

Per la cronaca, mi chiamo Lilith Blackwood e prediligo vestirmi di nero, come neri sono i miei
capelli lunghi e lisci, ho poche amiche fidate che amo come delle sorelle e per cui mi butterei nel
fuoco, ma sono un tipo solitario, per cui passo la maggior parte del tempo da sola. Insomma,
come si dice: “Meglio sole che male accompagnate!” Ma certi simpaticoni hanno iniziato a
chiamarmi Morticia, come la protagonista del film “La famiglia Addams”.

Stavo studiando una strategia d’azione per dileguarmi, quando una voce maschile alle mie spalle
mi fece sussultare.

<<Alyson, lasciala stare. Non sei divertente! Qui c’è sepolta Erykah!>>

Alyson arrossì violentemente. Sicuramente non per la gaffe, ma per il fatto di essere stata
rimproverata da Jordan, il ragazzo per cui spasimava da mesi.

Io, che di solito mi lasciavo scivolare addosso le loro offese, sentendo nominare mia sorella persi
le staffe, solo che lo feci con la persona sbagliata: “l’unica che prendeva sempre le mie parti.”

Puntai un dito contro Jordan. <<Non ho bisogno del tuo aiuto. So difendermi da sola! E poi non
devi sentirti in obbligo nei miei confronti perché da piccoli giocavano insieme. Pensa ai fatti tuoi
e lasciami in pace!>>
Lui espirò bruscamente. <<Sei proprio una testona. Davvero non capisci perché lo faccio?>>
Si avvicinò e mi afferrò un polso. <<Perché ti comporti così? Sei sempre scontrosa e antipatica
con tutti quelli che ti avvicinano. Non meravigliarti se la gente ti tiene a distanza, o si vendica
dandoti il tormento.>>

Il fumo mi uscì dalle orecchie e dal naso per la rabbia. Mi sentii un drago sputa fuoco. Avrei
voluto rispondere per le rime a quell’impertinente. Dirgli senza mezze parole che cosa ne
pensavo delle sue prediche da quattro soldi e poi mandarlo al diavolo.
Avrei voluto fare tutte queste cose… Non feci niente.
Restai inebetita a fissare la sua mano stretta attorno al mio polso. Il cuore mi batteva
all’impazzata. Forse non respiravo già più.
Non lo avrei dichiarato neanche sotto tortura, ma non ero immune al fascino del più bello della
scuola. Naturalmente la mia infatuazione era senza speranza. Con tutte le ragazze che gli
gravitavano attorno, non avevo alcuna possibilità di attirare l’attenzione di Jordan. Lui si limitava
a difendermi quando gli altri esageravano con le battute nei miei confronti, ma faceva così con
tutti: era il paladino dei più deboli. E poi, come ho già detto, un tempo era il mio compagno di
giochi, quindi mi era affezionato.

Con la coda dell’occhio, osservai un movimento alla nostra destra. Alyson, si avvicinò con un
sorriso perfido stampato sulle labbra. Ritornai bruscamente in me, e cercai di ritrarre il braccio,
ma Jordan rafforzò la presa.
In preda al panico, lo supplicai: <<Ti prego lasciami andare. Mi stai mettendo in imbarazzo!>>

Lui allentò la stretta, ma non per liberarmi, fece scivolare la sua mano nella mia, in un gesto
intimo. Il mio cuore rischiò di schizzarmi fuori dal petto.

<<Lilith... Dobbiamo parlare.>>

Un lumicino di speranza si accese. <<Perché…?>> mormorai con la poca voce che riuscii a
trovare.

Lui chiuse gli occhi. Solo per un momento. Poi li riaprì di scatto, puntandoli nei miei.
<<Noi due… Dobbiamo ritrovarci. Eravamo amici un tempo. Ricordi?>>

Inghiottii la delusione che aveva un forte retrogusto amaro. <<Ah! Vuoi tornare ad essere mio
amico. Tutto qui, insomma?!>>

Lui aprì la bocca per controbattere, ma la iena non gliene diede il tempo. Alyson, gli si abbarbicò
al braccio libero, monopolizzando l’attenzione generale.

<<Jordy, basta perdere tempo con lei. Andiamo è tardi!>>

Le nostre mani si sciolsero.

Ne approfittai per indietreggiare e mettere un po’ di distanza tra noi. Avevo bisogno di
riprendere fiato e la sua vicinanza non mi aiutava.
<<Lilith, ora devo andare. Ci vediamo domani al termine delle lezioni, per riprendere il
discorso?>>.

Senza rispondergli, mi voltai e corsi via, come se avessi un esercito intero di diavoli alle
calcagna.

Per quel giorno il parco era off-limits, quindi mi diressi verso a casa. L’idea non mi
entusiasmava perché a quell’ora mia madre era rincasata dal lavoro, e quindi mi sarebbe stata
addosso tutto il tempo.
I nostri rapporti non erano mai stati buoni, ma dalla morte di mia sorella Erykah si erano
deteriorati drasticamente. Dopo la tragedia che ci aveva colpiti, io, di natura solitaria e taciturna
mi ero chiusa sempre più in me stessa. Mia madre al contrario sembrava aver bisogno di sfogare
la frustrazione contro qualcuno, peccato che di solito ero io a fungere da bersaglio. Mio padre
stava nel mezzo. Smarrito e abbattuto dal lutto devastante. Non sapendo che pesci pigliare per
venirne fuori, si limitava a guardare senza fare niente. Semplicemente sopravviveva.

Una volta a casa, mi chiusi nella mia stanza. Accesi la radio e presi un libro dallo scaffale. Tolsi
gli anfibi, la felpa e mi buttai a peso morto sul letto.

Ah pace! Mi crogiolai nel silenzio e nella solitudine che mi erano tanto familiari.
Aprii il libro e cominciai a leggere ma, neanche a metà della seconda pagina, la tregua che mi ero
presa dal mondo fu interrotta dall’entrata – simile all’arrivo di un tornado! – di mia madre nella
camera.

<<Ah, sei qui! Non ti ho sentita rincasare. Possibile che sei già buttata sul letto a leggere! Hai
mangiato, almeno? Non so più cosa fare con te! Perché non esci con le tue amiche? Perché non
t’iscrivi a qualche corso? Tua sorella faceva tante cose…>>

Mia sorella!

Ecco il punto dolente. Mia madre non perdeva occasione di paragonarmi a lei: ero pigra,
indolente, musona, solitaria, non m’impegnavo mai abbastanza nelle cose che facevo, mi vestivo
in modo da fare inorridire le sue amiche con la puzza sotto il naso; al contrario Erykah era solare,
dolce e gentile con tutti, brava a scuola e nelle numerose attività che svolgeva.
Eravamo sorelle, ma diverse come il giorno dalla notte.
Era vero. Erykah era un modello anche per me. La adoravo. Era l’unica che mi capiva. Sempre
pronta a difendermi, e a consolarmi. Quanto mi mancava!

Chiusi il libro di scatto. <<Basta!>> sbottai.


Saltai giù dal letto e sferrai un calcio agli scarponi che volarono contro il muro producendo un
tonfo sordo.
Seguii la traiettoria con gli occhi. Poi mi voltai verso mia madre: <<Zitta! Vuoi stare zitta un
momento!>>
Mia madre ammutolì all’istante.
Era la prima volta che facevo una cosa del genere. Aprii la bocca per scusarmi, ma lei non me ne
lasciò il tempo.

La sua ira esplose: <<Vergognati! Che cosa ti è saltato in mente? Sei impazzita?!>>

<<Mamma ascoltami!>> la supplicai. <<Non volevo mancarti di rispetto. Ma tu mi stai sempre


addosso… stavo solo leggendo!>>.

<<Adesso non iniziare a fare la parte della vittima. Guardati intorno, non sei l’unica che soffre.
Noi andiamo avanti, mentre tu passi le giornate a ciondolare come un’anima in pena!>>.

Mi sentii punta sul vivo. <<Non faccio la vittima! Voglio solo essere lasciata in pace. Voglio
che tu mi lasci in pace!>>

<<Ah! Dovrei lasciarti in pace?! Sei un’ingrata. Non capisco perché il Signore abbia portato
via la figlia sbagliata!>>.

Calò il silenzio. Eravamo impietrite entrambe.

Mia madre, pentita, cercò di avvicinarsi, ma ero troppo sconvolta per mostrarmi comprensiva
con lei. La bloccai con un gesto della mano.

<<Lilith perdonami. Non penso quello che ho detto, ma tu me le tiri fuori di bocca certe
parole…>>, si giustificò.

Strinsi gli occhi per non piangere. <<Sì, che lo pensi! È quello che pensano tutti. Dovevo morire
io, non Erykah, avrei fatto un favore al mondo. Di una come me non sente la mancanza
nessuno!>>

Mia madre si accasciò sul letto, scoppiando a piangere.

Ne approfittai per raccogliere gli anfibi, la felpa e fuggire via. Per la seconda volta, di quella
terribile giornata, scappavo da qualcuno.

Camminai senza meta per ore, finché scese il crepuscolo. A casa non volevo tornare. Decisi di
raggiungere il parco, a quell’ora non avrei trovato anima viva e sarei potuta stare in pace a
leccarmi le ferite.

A metà strada un tuono mi fece sussultare. Le prime gocce iniziarono a cadere.


Sollevai il cappuccio della felpa e guardai il cielo preoccupata. Le nubi che si addensavano sopra
la mia testa non promettevano nulla di buono.
Affrettai il passo con l’intenzione di cercare un riparo. Imprecando contro la sfortuna che quel
giorno mi perseguitava.

Un faro illuminò la strada. Una moto mi passò accanto veloce. Poi la strada ritornò buia. Strinsi i
pugni, scacciando la paura. Cominciai a cantilenare una formula protettiva, contro gli spiriti
maligni funzionava, però, non sapevo se avesse lo stesso potere contro maniaci e malintenzionati
di questo mondo.

Una frenata improvvisa richiamò la mia attenzione. La moto fermò la sua corsa diversi metri più
avanti. Fece inversione e ritornò verso di me.
Feci una smorfia. “Adesso questo che vuole?!”

Il motociclista si sfilò il casco.

<<Jordan!>> Per poco non saltai dalla gioia. <<Mi hai fatto spaventare. Pensavo fossi un
molestatore!>

Lui corrugò la fronte. <<Lilith che diavolo ci fai in giro a quest’ora con un tempo simile? Ti ho
riconosciuta a stento!>>

Distolsi lo sguardo imbarazzata. “Che cosa gli avrei dovuto dire?”

Jordan sospirò. <<Lascia stare. >> Recuperò da sotto il sedile un altro casco. <<Tieni metti
questo, ti riaccompagno a casa.>>

Afferrai il casco, ma non mossi un passo.

<<Che ti prende adesso?>>, mi chiese sorpreso.

<<Non posso tornare a casa.>>, lo informai, senza aggiungere altro.

Inarcò un sopracciglio sospettoso. <<Che cosa?! E perché mai?>>

Decisi di non mentirgli. <<Ho litigato con mia madre e me ne sono andata da casa>> dissi
tutto d’un fiato.
Abbassai lo sguardo pronta a ricevere una lavata di capo. Dopo un po’ non sentendo niente,
sollevai lo sguardo perplessa. Jordan mi osservava con un’espressione indecifrabile.

<<Senti Lilith, facciamo così: adesso vieni a casa mia. Non ti preoccupare i miei sono via per
lavoro e nessuno ti farà domande. Ti potrai asciugare, mettere qualcosa sotto i denti e poi
insieme decideremo che cosa fare.>>

*****

<<Tieni mettiti questa, i tuoi abiti sono fradici.>>

Fissai la felpa. <<Ma è rossa!>> esclamai inorridita.

Mi guardò perplesso. <<Non capisco che cosa…>> A metà della frase scoppiò a ridere. <<Lo
so che prediligi il nero. Però in questo caso o rimani con i tuoi abiti neri ma bagnati, oppure,
per una volta scendi a un compromesso e indossi la mia felpa rossa e asciutta.>>

Incrociai le braccia al petto e sollevai il mento indignata.

<<Va bene, va bene!>> Jordan sollevò le mani in segno di resa. Lasciò la stanza e dopo pochi
secondi ritornò con una felpa diversa, nera.

<<Per quanto riguarda la felpa siamo a posto, ma non ho trovato pantaloni della tua taglia, né
tra i miei vestiti, né tra quelli di mia madre.>>, disse mortificato.

Sorrisi comprensiva. Jordan era alto tre spanne più di me, mentre sua madre, che aveva più o
meno la mia altezza, era viceversa il doppio del mio peso.

Presi la felpa e la infilai senza discutere. Mi guardai allo specchio appeso alla parete del salotto e
sussultai. Sembravo uno spaventapasseri con i capelli scarmigliati. Passai più volte le dita nei
capelli cercando di sistemarli alla meglio.

Jordan, che si era allontanato con una scusa, ritornò nella stanza e mi fisso cupo.
<<Ho avvisato i tuoi genitori che sei qui da me.>>, confessò.

Strabuzzai gli occhi. <<Che cosa hai fatto?>>

Jordan si avvicinò scuro in viso. <<Lilith, erano terrorizzati! Avevano il diritto di sapere che sei
sana e salva.>>

I sensi di colpa mi assalirono. <<Hai ragione.>>

Il suo sguardo si addolcì. <<Vieni. Siediti e raccontami che cosa sta succedendo.>>.

Esitai. <<Non sei obbligato a farlo.>>

Si sedette sul divano. <<È vero non sono obbligato ad ascoltarti… ma voglio farlo! Parla con
me, Lilith. Per una volta non scappare>>

Restai di sasso.

Lui proseguì. <<Non sai quanto ho desiderato starti accanto. Soprattutto dopo la morte di
Erykah, ma tu non lasci avvicinare nessuno, a parte Cybill, e Faith.>>

Stramazzai sul divano. <<Ti stai prendendo gioco di me?>>, chiesi guardinga.

Mi fissò intensamente. <<Non lo farei mai.>> rispose con voce roca.

Arrossii violentemente.
<<Non capisco>>, balbettai, <<Fino a ieri ci rivolgevamo a malapena la parola, e ora sono
qui a casa tua e tu sei così premuroso con me>>.

<<Ricordi che questo pomeriggio ti ho detto che dovevo parlarti?>>.

Annuii.

<<Bene. È quello che farò, dopo, ora raccontami perché sei scappata di casa.>>

Ero tesa come un chiodo.

Allungò la mano. <<Fidati di me, Lilith. Non ti farei mai del male.>>

Gli porsi la mano. Le nostre dita s’intrecciarono, come se fosse la cosa più naturale al mondo.

Chiusi gli occhi e richiamai alla mente le immagini di noi tre bambini: io, Erykah e Jordan.
Quando eravamo inseparabili e passavamo le giornate cacciandoci nei guai per la disperazione
delle nostre mamme. Ricordai un pomeriggio estivo passato con i piedi a mollo in riva al lago,
osservando i pesci nuotare a pelo d’acqua. Le fronde degli alberi ci riparavano dal sole, gettando
su di noi un’ombra rinfrescante. Nessuno lo sapeva, ma quello era il luogo virtuale, lo spazio
sacro dove mi rifugiavo durante la preparazione di ogni rituale.

Aprii gli occhi più sicura e parlai. Magicamente gli argini che avevo eretto si sgretolarono e,
come l’acqua di un fiume in piena, le parole sgorgarono dalle profondità della mia anima. Gli
raccontai del peso che portavo sul cuore: la morte di Erykah, i miei sensi di colpa, le liti con mia
madre.
Io, respiravo ancora, mentre la mia adorata sorella maggiore giaceva morta sotto terra.

Jordan ascoltò. Attento. Silenzioso. Era da tempo che non provavo la sensazione magica di
essere compresa. C’era qualcuno con me in quel momento, che mi dedicava tutto se stesso.
Terminai di parlare e mi sentii svuotata, ma altrettanto sollevata.

Lui strinse più forte la mia mano.


<<Passerà Lilith. Con il tempo il dolore che senti diventerà più sopportabile. Un giorno ti
sveglierai e ti accorgerai di stare di nuovo bene.>>
Si chinò su di me catturando le mie labbra.
Il bacio non fu delicato, come mi aspettavo, ma una lotta selvaggia.
La sua lingua si insinuò prepotente nella mia bocca.
Non respiravo per la foga.

Il campanello di casa prese a suonare insistentemente.

Ci staccammo a malincuore, con il fiato corto.

Jordan si alzò e mi fece cenno di seguirlo.

Sbirciai fuori dalla finestra. La pioggia aveva smesso di cadere, il temporale era terminato. Ma il
peso che sentivo sul cuore era ancora lì, intatto. Esitai, cercando una via di fuga. Non volevo
tornare a casa, non avevo alcuna voglia di affrontare mia madre.

Jordan incurante della tempesta di emozioni che si agitava dentro di me, spalancò la porta di casa
Burke, sulla soglia c’era papà con il volto pallido e smunto. Mi lanciò un’occhiata preoccupato,
poi distolse lo sguardo colpevole. <<Stai bene?>>, chiese apatico.

Trattenni a stento un moto di stizza. La sua mancanza di reazione mi rendeva furiosa. Perché non
faceva qualcosa per esternare il suo dolore? Perché non gridava al mondo la sua rabbia?
Perché non spaccava tutto quello che aveva attorno? Qualsiasi cosa che lo facesse sembrare un
uomo vivo, non uno zombie privo di emozioni!

<<Devo andare in bagno.>>, sibilai tra i denti. Mi allontanai giusto per non dare in
escandescenze. Non volevo fare una scenata davanti a Jordan, e soprattutto non volevo scaricare
la mia frustrazione su mio padre. Gli rimproveravo la sua mancanza di carattere, ma in fondo mi
faceva pena. Mia madre ed io avevamo trovato un modo per affrontare i nostri demoni interiori,
lui, viceversa, annaspava come un naufrago al centro di un oceano di amarezza che avrebbe
finito per inghiottirlo prima o poi.

A metà dell’ampio corridoio che portava alle camere da letto e al bagno mi fermai combattuta.
Erano anni che non mettevo piede in quella casa. Un tempo Erykah, Jordy ed io eravamo
inseparabili, ma poi la scoperta che Jordan aveva un debole per mia sorella – palesemente
ricambiato! - e la convinzione che i due piccioncini volessero stare soli mi aveva allontanata da
entrambi.
Non volevo passare per la terza incomoda, durante i loro incontri romantici! E che cavolo,
avevo una dignità da difendere e un cuore in frantumi da riparare!
Sì, perché anch’io – come Erykah - ero innamorata di Jordan. Non ricordo quando era
cominciata la mia cotta per lui, forse, semplicemente, avevo iniziato ad amarlo nel preciso
momento in cui i miei occhi si erano specchiati nei suoi grigi e cupi come il cielo durante la
tempesta.

La stanza di Jordan era lì, a pochi passi da me, con la porta socchiusa. Una tentazione
irresistibile!

Infilai la testa dentro e diedi una sbirciata. Mi aspettavo di trovare la tipica stanza di un ragazzo
di diciotto anni, un luogo dove il caos e il disordine regnavano incontrastati. Invece, spalancai la
bocca e gli occhi per lo stupore: non c’era nulla fuori posto in quella camera! Sbattei gli occhi
alcune volte per controllare che la vista non mi ingannasse. Ma davvero quello era il posto dove
Jordy passava la maggior parte del suo tempo? Dove studiava, ascoltava musica, dormiva?
Ripescai nei meandri della memoria, ma tutto ciò che trovai furono immagini di una camera
invasa dai fumetti, e da cumuli di magliette usate e abbandonate ai piedi del letto, pacchetti
semivuoti di patatine e snack.
Indietreggiai per tornare in salotto, ma un luccichio sulla scrivania attirò la mia attenzione e mi
bloccò.
Era un cristallo quello che giaceva abbandonato accanto ad una pila di libri che avevano l’aria
di essere antichi o per lo meno molto vecchi?
Di certo non si sbagliava chi aveva detto che la curiosità è donna.

Entrai nella stanza e raggiunsi la scrivania in un battibaleno. Gettai uno sguardo veloce al
mucchio di libri e inorridì leggendo il titolo in latino sulla copertina di quello che si trovava in
cima alla pila: “Malleus Maleficarum”.

Per un attimo sembrò che l’aria mi venisse risucchiata fuori dai polmoni a forza. Dovetti lottare
contro me stessa per non mettermi ad urlare. Il Malleus Maleficarum era un testo vergato in
latino dai frati domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Kramer, un manuale anti-stregoneria che
insegnava ad identificare e perseguire le donne sospettate di compiere malefici e sortilegi.
Nel 1486 i due spietati inquisitori pubblicarono quello che successivamente divenne il testo di
riferimento per gli inquisitori nelle indagini e nei processi per stregoneria di tutto il mondo.

Strinsi i denti e allungai la mano, spostando delicatamente il manuale con un dito, ma con
amarezza scoprii che il secondo libro non era da meno della fama terribile del primo.
“Formicarius di Johannes Nider”, snocciolai e ancora “De lamiis et phitonicis mulieribus di
Ulrich Molitor”, fino ad arrivare a titoli più moderni e autori contemporanei.

Libri di epoche svariate, ma tutti con un unico tema: “Scovare e perseguitare le streghe di ogni
tempo e luogo.”

Che diavolo ci faceva Jordan con quei tomi malefici? Dove erano finiti i fumetti dell’uomo
ragno e i libri di Dean Koontz che tanto adorava?

Riportai l’attenzione sul cristallo. Inizialmente avevo pensato fosse una comunissima punta di
quarzo ialino, ma ora mi sorse un dubbio terribile. Il mese prima il “Circolo di Mezzanotte” al
completo, ovvero la sottoscritta, Amy, Cybill e Faith, aveva partecipato ad un seminario sul culto
della Dea Madre e del Dio cornuto diffuso nell’Europa preistorica, e l’oratrice, Cybele, una
sacerdotessa dell’Antica Religione aveva parlato di un cristallo di origine sconosciuta in
possesso dell’ordine del Cristallo di Fuoco appunto da cui prendeva il nome, nato ai tempi
dell’inquisizione e composto da spietati Cacciatori di Streghe. Questo cristallo, all’apparenza
innocuo, aveva il potere di illuminarsi se entrava in contatto con una strega, e di marchiarla a
fuoco, smascherandola.

Probabilmente, avrei fatto bene a girare sui tacchi e a lasciare immediatamente la stanza di
Jordan, ma non resistetti alla tentazione.

Cybele aveva detto che quella storia era pura invenzione e che il cristallo di fuoco non era mai
esistito. Ma se si sbagliava? Se quello che avevo davanti era davvero il leggendario cristallo in
grado di identificare una strega?

Respirai profondamente e invocai una preghiera di protezione alla Dea, poi, prima di cambiare
idea, strinsi la mano attorno alla pietra.

Non dovetti aspettare nemmeno un secondo, il cristallo si illuminò dall’interno e diventò


incandescente.
Sibilai per il dolore e mollai immediatamente la presa.

Mi guardai il palmo della mano dove capeggiava una vistosa bruciatura. Imprecai per il dolore e
per lo shock.
Il fatto che Jordan possedesse il cristallo di fuoco, poteva voler dire solo una cosa, che era un
Cacciatore di Streghe!

<<Ti ho scoperta, Lilith!>>

La voce di Jordan alle mie spalle mi fece sobbalzare. Spaventata mi girai di scatto e nel farlo
colpii involontariamente la pila dei libri che finirono a terra, producendo un tonfo sordo.

Lui si precipitò verso di me, si chinò e raccolse i libri. Quando intercettò il mio sguardo e notò
che ero impallidita, cercò di rassicurarmi. <<Oh, sono solo vecchi libri che ho trovato in soffitta,
gli stavo dando giusto un’occhiata prima di gettarli via.>>, si giustificò.

Puntai il dito verso il cristallo. <<Anche quello lo hai trovato in soffitta?>>, chiesi per nulla
convinta della sua spiegazione.

Lui tremò impercettibile. <<Quello è un cimelio di famiglia.>>, rispose laconico. Gettò i libri
sul letto e si diresse alla porta. Quando vide che non lo seguivo, mi guardò interrogativo. <<C’è
qualche problema?>>, chiese sbrigativo.

Il palmo mi bruciava intensamente, al pari della consapevolezza di avere scoperto che il ragazzo
di cui mi ero innamorata era un temibile nemico. Infilai la mano nella tasca, e il tessuto umido di
pioggia mi diede un momentaneo sollievo. Una volta a casa avrei spalmato un unguento di erbe
mediche sulla bruciatura, nella speranza che il segno sparisse portando via il dolore.
Espirai bruscamente, mi pesava quello che stavo per dirgli, ma non avevo scelta se volevo
preservare la mia incolumità e quella delle sorelle del “Circolo di Mezzanotte”.
<<Ti ringrazio per l’aiuto che mi hai dato questa sera, però, quello che è successo prima è
sbagliato e…>>

<<Sbagliato? Ti riferisci al bacio?>>, chiese Jordan aggrottando la fronte. <<Perché dici così?
A me sembra naturale, invece. Tu mi piaci, e anch’io credo di non esserti indifferente.>>,
protestò, con una sicurezza che mi diede sui nervi.

<<Io non provo niente per te.>>, esordii brusca. <<E poi, penso di non essere nemmeno il tuo
tipo.>>, rincarai.

Jordan incrociò le braccia al petto e mi fissò cupo. <<Ah, sì? E dimmi, visto che sembra tu
sappia molte cose di me, chi sarebbe il mio tipo?!>>, domandò risentito.

Roteai gli occhi al cielo, sbuffando. <<Andiamo, Jordan, non fare finta di non capire, tu fai
parte del gruppo di studenti più in vista della scuola. Non abbiamo niente in comune, non più da
quando Erykah è morta. Lei era la ragazza ideale per stare al tuo fianco. Lei, oppure una come
Alyson!>>, sentenziai decisa. Non aspettai risposta. Gli passai accanto e raggiunsi mio padre che
non si era mosso dalla soglia.

Mi guardò in apprensione. <<Torniamo a casa?>>, chiese titubante.

Annuii con il capo, mi fiondai in macchina e mi allaccia la cintura di sicurezza, aspettandolo.

Papà non mi fece aspettare, mise in moto l’auto e partì a razzo verso casa.

Prima che svoltassimo verso sinistra, mi girai a guardare indietro, la sagoma di Jordan svettava
in controluce sulla soglia di casa Burke.
3

Mi svegliai di soprassalto, con il cuore che batteva all’impazzata rischiando di saltare fuori dal
petto.

Nella stanza c’era buio pesto e non riuscii a calcolare che ora fosse, ne quanto tempo avessi
passato dormendo. Comunque era notte fonda, lo deducevo dall’oscurità che filtrava attraverso le
tende della finestra che si affacciava sul giardino posteriore, l’alba era lontana.

Rabbrividii e mi cacciai sotto le coperte, come se quel gesto potesse esorcizzare i demoni che
vivevano nel buio e che erano in agguato pronti ad afferrarmi, e a divorarmi in un boccone.

Il ricordo di quello che era successo durante il rituale mi esplose nella testa, e mi gelò il sangue
nelle vene, nonostante la catasta di coperte sotto cui ero sepolta.

Non era un incubo che sarebbe svanito al mattino, ma una realtà inconfutabile quanto il taglio
che bruciava al centro del palmo della mia mano sinistra.

Il rituale aveva funzionato. Ok, avevo evocato Ecate la Regina delle Streghe che non si era
degnata di rispondermi, però, non si poteva negare che avevo centrato il bersaglio. Volevo
entrare in contatto con Erykah e c’ero riuscita.

Rividi mentalmente ogni fase del rituale. La consacrazione dello spazio, la creazione del cerchio,
la chiamata dei Guardiani degli elementi, l’invocazione alla divinità. Quando mi ero convinta che
la nostra richiesta fosse caduta nel vuoto, le porte dell’aldilà si erano spalancate e lo spirito di
mia sorella si era materializzato davanti ai nostri occhi. Era stato un contatto breve, quanto
sconvolgente.

Erykah aveva ripetuto il mio nome più volte, e la sua voce era giunta ovattata come se si trovasse
in un luogo remoto, e non a pochi passi da noi.
Per la seconda volta aveva allungato la mano, cercando di perforare la barriera creata dal cerchio
sacro che ci separava. Quando fallì nuovamente, tirai un sospiro di sollievo, era mia sorella,
l’amavo profondamente e avevo invocato il suo spirito, ma non ero cerca di cosa fosse diventata
dopo la morte, né della natura delle sue intenzioni.

Il potere che aveva permesso ad Erykah di materializzarsi stava esaurendosi velocemente e la sua
proiezione cominciava a svanire. Avevo cercato di rimanere concentrata, certa che il legame che
ci univa, poteva fornirle l’energia necessaria per rimanere visibile, ma le urla isteriche di Cybill
che era in preda ad un crisi di nervi, nonostante le rassicurazioni di Faith e gli sguardi carichi di
supponenza che Amy le indirizzava, non mi avevano aiutato.

Quando di Erykah non era rimasta che un’immagine semitrasparente, attraverso cui potevo
vedere la selva circostante, decisi di passare all’azione contravvenendo alla regola numero uno
per una strega, mai e poi mai uscire dal cerchio prima di avere concluso un rituale.

Avevo allungato il passo, ed ero uscita dal cerchio.

<<Che cazzo stai facendo?!>>, aveva ringhiato Faith furiosa.

<<Mantengo il contatto.>>, avevo risposto senza voltarmi. Che si incazzasse quanto voleva
tanto, a quel punto, non poteva farci niente. Ero fuori dal cerchio, prima ancora che finisse
l’imprecazione. <<È mia sorella, Faith!>>, avevo aggiunto decisa, <<Non perderò
quest’occasione.>>

Quando Erykah aveva allungato la mano, aveva trovato la mia pronta ad afferrarla.
Fu una sensazione sconvolgente, per un attimo avevo creduto che la mia mano trapassasse la sua,
invece appena ero uscita dal cerchio la sua proiezione aveva ripreso velocemente consistenza e
dopo mesi di separazione potei toccare mia sorella.
La mia energia vitale aveva preso a fluire in lei, attraverso il contatto, e mentre lei acquisiva
forza io mi sentivo prosciugare.
Le gambe erano diventate molli e incapaci di sostenere il peso del mio corpo, le ginocchia
avevano ceduto, ed io ero scivolata verso il basso.

<<Aggrappati a me.>>, mi aveva esortato Faith, facendo scivolare il suo braccio attorno alle
mie spalle.

Mi ci era voluto qualche secondo per registrare, attraverso la prostrazione fisica e mentale, che
anche Faith era fuori dal cerchio.

<<Sei un imbecille.>>, avevo biascicato con la bocca impastata.

Faith aveva sghignazzato. <<Mi ringrazierai dopo per averti salvato le chiappe, scema!>>

<<Non so quanto tempo durerà il contatto, Ery, dobbiamo fare in fretta prima che
s’interrompa.>>, avevo esortato mia sorella a parlare.

Erykah aveva annuito, ed io avevo sentito un brivido scivolarmi lungo la spina dorsale. In quel
momento, mia sorella non sembrava per niente morta.

<<Devi aiutarmi Lilith. Non puoi immaginare che cose terribili ci siano da questa parte, non
voglio stare qui! Riportami indietro! Riportami indietro!>>

<<Forse ti trovi bloccata in uno stadio intermedio. La tua morta improvvisa deve avere
disorientato il tuo spirito dopo la morte. Devi andare verso la Luce, Ery.>>, l’avevo spronata,
<<Lì troverai la pace e starai bene.>>

Erykah aveva sorriso amara. <<Non c’è nessuna luce, Lilith, solo vuoto ed oscurità.>>, aveva
rivelato un attimo prima di scomparire.
4

Ficcai la testa dentro l’armadietto e chiusi gli occhi. Avevo un disperato bisogno di riposare,
ancora meglio sarebbe stato fare un’intera notte di sonno senza continuare a svegliarmi di
soprassalto in preda ad incubi spaventosi.

Dopo il rituale d’evocazione ero l’unica a stare pagando un contraccolpo.

Secondo Faith dovevo ringraziare solo me stessa per essere uscita dal cerchio protettivo prima
del dovuto, e avere permesso a mia sorella di assorbire la mia energia vitale per materializzarsi
nel nostro mondo.

Qualcosa batté contro lo sportello di metallo, facendomi sobbalzare. Spalancai gli occhi,
completamente sveglia.

<<Non puoi nasconderti per sempre, Lilith.>>, tuonò la voce di Jordan.

Sospirai, ero troppo stanca per fronteggiare un altro problema. <<Ti sbagli, non sto
scappando.>>, esordii fingendo indifferenza. Sbirciai oltre lo sportello, scrollando le spalle con
noncuranza.

Jordan mi guardò torvo. <<Ah, no? A me sembra il contrario. Non pensavo fossi una codarda
Lilith Blackwood!>>, sentenziò ironico.

Incrocia le braccia al petto e presi a battere la punta del piede nervosamente. <<Non sono una
codarda!>>, sibilai furiosa.

<<Allora perché mi eviti?>>, insistette.

Imprecai tra i denti. <<Piantala con questa storia! Non ti sto evitando Jordan, non so perché lo
pensi e sinceramente non mi interessa saperlo.>>, dissi brusca.

<<Se vuoi ti rinfresco la memoria.>>, disse avvicinandosi e costringendomi ad indietreggiare


finché mi trovai schiacciata tra il suo corpo e l’armadietto. Avvampai guardandomi attorno, per
fortuna il corridoio era semideserto in quel momento, altrimenti sarei morta dall’imbarazzo.
Senza contare che se Alyson mi avesse vista appiccicata al ragazzo a cui stava dietro da mesi me
l’avrebbe fatta pagare cara.
Gli appoggiai le mani al petto e lo spinsi via con forza, ma lui non sembrò avere la minima
intenzione di staccarsi.
Appoggiò le mani sull’armadietto intrappolandomi completamente tra le sue braccia.

Socchiusi gli occhi e lo guardai torva. <<Ti stai divertendo?>>, sibilai.

Sorrise soddisfatto.

Sospirai combattuta. <<Perché mi fai questo, Jordy?>>, chiesi. <<Hai idea di cosa succederà,
se Alyson ci vede insieme?>>

Jordan inarcò un sopracciglio. <<Alyson non è la mia ragazza.>>, protestò. Mi accarezzò la


guancia dolcemente. <<Diventa la mia ragazza Lilith e vedrai che nessuno ti darà più
fastidio.>>, mi esortò, mostrando una sicurezza che anziché impressionarmi, mi infastidì non
poco.

<<Quindi il nostro sarebbe uno scambio? Il mio corpo in cambio di protezione?>>, chiesi
giusto per fare ironia, ma troppo tardi mi accorsi del doppio senso legato alle mie parole. Arrossii
imbarazzata.
Anche nella testa di Jordan doveva essere passata la stessa visione, visto che i suoi occhi
s’incupirono.

Respirai profondamente, per recuperare lucidità, la mancanza di sonno mi stava logorando e mi


faceva perdere di vista un elemento importante: Jordan era - con molta probabilità - un
Cacciatore di Streghe!
Non so se lo fosse diventato da poco, magari era un ruolo che si ereditava, o forse lo era sempre
stato e non m’ero accorta, fatto sta, che se mi fossi messa con lui, avrei messo in pericolo la mia
vita e quella delle mie migliori amiche.

Quando chinò il viso per baciarmi, girai la faccia dall’altra parte.

<<Perché ti comporti così, Lilith?>>, chiese deluso.

<<Perché fai così, tu?!>>, ribattei puntandogli un dito contro il petto. <<Abbi un po’ di rispetto
per la memoria di Erykah!>>

Jordan sgranò gli occhi. <<Prima Alyson, ora Erykah. Vuoi dirmi cosa c’entra tua sorella con il
fatto che ti sto’ corteggiando?>>

Lo guardai indignata. <<Ah, non lo immagini?>>, chiesi risentita.

Jordan si sfregò il mento confuso. <<No, ma suppongo che me lo dirai tu.>>, mi sfidò.

<<Non mi metterò mai con l’ex ragazzo della mia defunta sorella!>>, esclamai scandalizzata.
<<Dovresti vergognarti per averci provato con me!>>
Jordan espirò bruscamente e si staccò da me di scatto. Ne approfittai per sgusciare via dalla sua
stretta e scappare via.
Lui mi richiamò, ma io non mi fermai, né mi voltai, mi fiondai nell’aula di inglese e chiusi la
porta dietro le spalle.
5

<<Ti ho visto flirtare in corridoio con l’ex di Erykah. Non sapevo che tra voi due ci fosse del
tenero.>>, mi punzecchiò Faith, mentre addentava un panino mastodontico al tavolo della
mensa.

<<Non stavo flirtando con Jordy!>>, protestai risentita.

Cybill sghignazzò e Faith rincarò la dose. <<Già, è vero quanto il fatto che io sono la regina
Elisabetta!>>, disse masticando un boccone voluminoso.

Pescai una patatina dal sacchetto e inizia a sgranocchiarla nervosamente. <<Non potrei mai stare
con lui, era il ragazzo di mia sorella, se non bastasse il fatto che…>>, mi bloccai inorridita,
prima di terminare la frase. “Che diavolo stavo facendo? Non volevo rivelare alle mie amiche
che Jordan era un Cacciatore di Streghe, non finché non ne fossi stata sicura al cento per
cento.”

Faith sollevò lo sguardo dal suo panino, e mi guardò interrogativa. <<Se non bastasse il fatto
che?>>, mi sollecitò a terminare.

Ficcai in bocca una manciata di patatine per prendere tempo. <<Se non bastasse il fatto che non
è il mio tipo.>>, buttai lì, tanto per dire qualcosa.

Cybill intrecciò le mani sotto il mento, e sospirò con aria sognante. <<Scherzi?! Io penso che
Jordan sia proprio il tuo tipo, si precipità sempre in tuo aiuto quando Alyson ti dà il tormento, e
ti guarda in quel modo speciale… Chissà forse siete anime gemelle.>>, ipotizzò.

Una patatina rischiò di andarmi di traverso, trangugia una sorsata di cola a la guardai perplessa.
<<Sentiamo, in che modo mi guarderebbe, Jordy?>>

Faith agguantò il sacchetto di patatine dalle mie mani, e se ne servì generosamente. <<Oh, in
quel modo che sembra dire al mondo: “Lei è mia. Statele alla larga!”>>

<<Ecco Morticia e il resto della sua congrega di streghe sgangherate! Siete pronte per andare a
un funerale, o nessuno vi ha informate che esistono altri colori a parte il nero?>>

Alyson ci guardava dall’alto al basso, reggendo il vassoio con il suo pranzo. <<Siete orribili.>>,
rincarò la dose, disgustata.

La sua amica del cuore arrivò a darle manforte. <<Sembrano uscite da un film dell’orrore. Il
preside dovrebbe vietargli di girare per scuola conciate in quel modo.>>, sentenzio velenosa.

Faith riprese a mangiare il suo panino, ignorandole. Cybill, viceversa, abbassò lo sguardo
rattristata. Era una ragazza graziosa, dolce e intelligente, ma piena di complessi e soffriva il
giudizio altrui.

<<Ora che ci hai detto come la pensi, puoi anche andartene.>>, replicai asciutta. Presi il
sacchetto di patatine e ricominciai a mangiare, facendole intendere che il discorso era chiuso e
che doveva levare le tende.

Alyson rimase immobile, fissando il suo sguardo severo su di me.

Finii le patatine e la guardai perplessa. <<Che vuoi, ancora?>>, chiesi risentita. Nemmeno a
me, come a Cybill piaceva essere giudicata.

<<Togli le tue luride mani da Jordan.>>, ringhiò tra i denti, e nei suoi occhi lessi odio allo stato
puro. <<Finché c’era Erykah non avevo speranze, ma adesso che lei è morta non me lo farò
portare via da una perdente come te!>>

Fu questione di un secondo. Pensai: “Chiudi quella dannata bocca, stronza!”, e uno dei faretti
che illuminava la sala mensa si staccò dal soffittò e rovinò a terra, producendo un clangore
infernale. Il tutto accadde a mezzo centimetro dalla testa di Alyson, ovvero nel punto dove si
trovava un attimo prima che Jordan si fiondasse su di lei spingendola lontano, e molto
probabilmente salvandole la vita.

Nel salone scese il silenzio, la maggior parte degli studenti si guardava attorno inebetita.

Jordan aiutò Alyson a rimettersi in piedi e controllò che non si fosse fatta male.

Alyson si aggrappò a Jordan, e mi puntò contro un dito. <<Sei stata tu, perfida strega! Hai
cercato di uccidermi, ma te la farò pagare!>>, urlò isterica.

Jordan l’afferrò per le spalle e la scosse dolcemente. <<Parli così perché sei sotto shock, come
potrebbe Lilith aver fatto cadere un faretto? Vieni ti accompagno in infermeria perché ti diano
un’occhiata.>>

<<Una strega ha il potere di fare questo ed altro!>>, obiettò, ma accettò di buon grado di
appoggiarsi a lui, e lo seguì docilmente in infermeria.

Sulla soglia della mensa, Jordan si voltò e mi guardò brevemente. La sua espressione era
indecifrabile, ma riuscì a farmi rabbrividire.

*****
<<Come ci sei riuscita?>>
Faith si sdraiò sul letto, e intrecciò le mani sulla pancia.
<<Perché è chiaro che sei stata tu, Lilith.>

Dopo quello era successo in mensa, ci eravamo rifugiate a casa di Faith, nella sua stanza. Amy ci
aveva raggiunte e l’avevamo informata dell’accaduto.

<<Io non ho fatto niente, non volontariamente.>>, mi giustificai. <<Ho solo desiderato che
Alyson chiudesse la bocca, in un modo o nell’altro.>>

<<In un modo o nell’altro!>>, mi fece il verso Faith scoppiando a ridere.

Amy ci ascoltava in silenzio, strofinando il mento pensierosa. Era l’ultima Guardiana ad essersi
aggiunta al Circolo di Mezzanotte, e a volte sembrava un pesce fuor d’acqua quando eravamo
insieme.

<<Tu cosa ne pensi, Amy?>>, le chiesi per renderla partecipe alla discussione.

<<Penso che la connessione che si è creata tra te e tua sorella durante il rituale abbia in
qualche modo rafforzato il tuo potere>>, alzò le mani come per bloccare una probabile
domanda, che in effetti avevo sulla punta della lingua, mi morsi le labbra in attesa che parlasse.

<<Non so come ciò possa essere successo, presumo che lo scambio di energie che ci sia stato
tra voi due, abbia lasciato qualcosa dentro di te, anche dopo che il contatto è stato
interrotto.>>, concluse.

Faith schizzò a sedere sul letto. <<In poche parole, stai dicendo che un pezzo di Erykah si trova
dentro Lilith in questo momento.>>, riassunse a modo suo.

Amy fece una smorfia. <<Si è quello che ho detto. Mi sembrava di essere stata chiara.>>,
replicò piccata.

Cybill mi indirizzò un’occhiata allusiva. Scrollai le spalle impotente, Amy e Faith si


sopportavano a malapena, era evidente, ma che cosa ci potevo fare? Non si erano prese fin
dall’inizio e la cosa probabilmente non sarebbe mai cambiata.

Mi schiarii la voce per richiamare la loro attenzione, visto che erano andate avanti a battibeccare,
ignorandoci. <<Chiarito questo punto, mi piacerebbe sapere se è una cosa positiva o meno?>>,
chiesi in apprensione. Avevo già il mio bel daffare a trovare il modo di aiutare Erykah
nell’aldilà, non volevo dovermi preoccupare anche dello stato dei miei poteri.

Amy raccolse la borsa da terra, e s’infilò la giacca. <<Chiederò a mia madre. Stasera ti chiamo
per farti sapere qualcosa al riguardo.>>, promise, prima di congedarsi. <<Ci sentiamo
dopo.>>
Quando si chiuse la porta alle spalle, Faith, saltò in piedi e mi puntò il dito contro. <<Vuoi
gentilmente ricordarmi perché l’abbiamo ammessa nel nostro circolo?>>, esclamò contrariata.

Cybill prese il posto di Faith sul letto. <<Devo proprio dirtelo, Faith, quando siete insieme, tu
ed Amy sembrate proprio una coppia di anziani coniugi.>>, considerò senza voler fare ironia.
Ma l’espressione mortificata con cui pronunciò la frase risultò talmente buffa che scoppiammo a
ridere.

Cybill ci guardò perplessa. <<Davvero, Faith, non sto scherzando bisogna fare qualcosa per
appianare i vostri dissapori.>>

Faith ridusse gli occhi a due fessure, assumendo un’espressione truce. <<Tipo buttarla fuori
seduta stante dal Circolo?>>, domandò con un ringhio.

Cybill si diede una manata sulla fronte. <<Non cambierai mai.>>, si arrese. <<Sei proprio una
selvaggia Faith Ashton!>>
6

Quella sera Amy non chiamò. Attesi la sua chiamata fino a mezzanotte, poi spensi il cellulare e
mi ficcai sotto le coperte indispettita. Ok, probabilmente non era riuscita a parlare con la madre,
forse aveva avuto un contrattempo, oppure un voragine si era aperta sotto i suoi piedi mentre
stava rincasando e l’aveva inghiottita. Concedetemelo. Per quanto ne sapevo poteva essere
successo veramente! Una chiamata poteva farmela comunque. Tipo: “Sai mi trovo qui al centro
della terra, nulla di grave ci vediamo domani alla solita ora…”

Chiusi gli occhi e cercai di dormire. Un’impresa ultimamente, visto che tutte le volte che
scivolavo nel sonno venivo immancabilmente svegliata da incubi spaventosi. Rivivevo in
continuazione il rituale d’evocazione, però, questa volta, l’entità che si era presentata all’appello
non era Erykah, bensì uno spirito diabolico che mi si avventava contro.

Un rumore vicino al letto, mi fece riaprire gli occhi di scatto. Rischiai di cadere dal letto per lo
spavento. Una presenza si era manifestata nella stanza.
Strinsi l’amuleto protettivo che portavo al collo, e invocai la protezione della Dea contro le
presenze oscure.

La materializzazione acquisì più consistenza, e potei riconoscere nei tratti a malapena accennati
il volto familiare di mia sorella.

Mi allungai verso di lei, cauta, nel timore che svanisse davanti ai miei occhi. Non volevo che un
movimento brusco spezzasse il contatto.
<<Erykah.>>, sussurrai con un filo di voce.

Erykah fluttuò verso di me, e il suo viso si fermò a pochi centimetri dal mio.
<<Lilith… aiutami!>>, supplicò con la solita voce che sembrava provenire da un altro pianeta.

<<Ci sto lavorando, tesoro, credimi. Farò di tutto per aiutarti!>>, promisi anche se non avevo
la minima idea di come fare.

Erykah continuò a parlare, ma la comunicazione giunse frastagliata, e lei cominciò a svanire.


<<Fai presto…, pericolo… parla con Jordan…, l’incidente…>>, disse prima di smaterializzarsi
del tutto.

Il telefonino sul comodino emise un bip, annunciando l’arrivo di un messaggio. Corrugai la


fronte perplessa, ricordavo perfettamente di averlo spento prima di sdraiarmi.
Allungai la mano e lo afferrai, trattenendo il fiato per la tensione.

Sul display lampeggiava il seguente messaggio: “Devo parlarti. Ti aspetto tra mezz’ora a casa
mia. So tutto. Jordan.”
7

Quarantacinque minuti più tardi bussai alla porta dei Burke. Sì va bene, Jordan aveva detto
mezz’ora, ma la puntualità non è mai stata il mio forte nemmeno nelle situazioni più disperate. E
per dirla tutta, per un momento avevo pensato di dargli buca. Era una follia presentarsi alla porta
di un Cacciatore di Streghe in piena notte, soprattutto se si era una strega come la sottoscritta!
Provate a darmi torto, se ne avete il coraggio?!

La porta si spalancò un decimo di secondo dopo che avevo bussato. Sulla soglia comparve
Andrew Burke, il padre di Jordan.

Annaspai in cerca di una scusa che giustificasse la mia presenza lì a quell’ora. Avevo dato per
scontato che ad aprirmi sarebbe stato Jordan, e allo stesso tempo avevo dedotto che i suoi fossero
fuori casa. Da quando lo conoscevo i suoi genitori erano perennemente in viaggio di lavoro.

Fu Andrew Burke a togliermi dall’imbarazzo. Sorrise rassicurante e m’invitò ad entrare.


<<Lilith benvenuta. Jordan ti sta aspettando di sopra, ma prima noi due dobbiamo parlare a
quattr’occhi.>>, disse con noncuranza.

Mi si rizzarono i peli delle braccia. “Vuoi vedere che sprovveduta quanto sei, Lilith Blackwood,
sei caduta tutta intera nell’imboscata di una famiglia di Cacciatori?” Mi sarei presa a randellate
nei denti per la mia stupidità!
Visto che il danno era ormai fatto, preferii prendere il toro per le corna, o il cacciatore per le
palle, scusate la licenziosità del linguaggio, ma forse stavo per morire!

<<Signor Burke lei è un Cacciatore di Streghe?>>, chiesi nello stesso tono leggero che avrei
utilizzato per chiedergli se vendesse gelati.

La reazione di Andrew Burke mi fece sobbalzare, ma non per il motivo che potreste pensare voi,
viste le premesse.

Il padre di Jordan iniziò a ridere a crepapelle. Davvero, ci mancò poco che gli uscissero le
lacrime dagli occhi. Si piegò in avanti stringendo le mani sullo stomaco. <<Cristo! Jordan se la
stava facendo sotto al pensiero di doverti rivelare la nostra vera identità e tu sai già tutto!>>

La testa di Jordan fece capolino dalla balaustra del piano superiore. <<Tutto bene là sotto?>>,
chiese in apprensione.
Il signor Burke smise di ridere e si asciugò una lacrima sul bordo dell’occhio. <<Vieni giù
figliolo, Lilith sa tutto e non è scappata a gambe levate, le premesse sono buone.>>, lo esortò.

Spiazzata dagli eventi, presi posto nella poltrona che Andrew mi indicò, e aspettai che qualcuno
si prendesse la briga di spiegarmi la situazione.

Jordan ci raggiunse con la coda tra le gambe. <<Sei arrabbiata, Lilith?>>

Presi a mordermi nervosamente l’unghia del pollice. <<Sul momento non lo sono, ma non posso
prometterti che non lo sarò in futuro, visto che attualmente non mi è ben chiara la
situazione.>>, risposi sincera.

Andrew sprofondò nel divano a tre posti, e Jordan dopo un attimo di esitazione lo imitò.

A costo di sembrare un disco rotto, ripetei: <<Siete dei Cacciatori di Streghe? Se è così perché
sono ancora viva?>>

Jordan sussultò. <<Cristo, Lilith, da quanto lo sai?>>

Scrollai le spalle incurante. <<Non da molto.>>

Lui mi lanciò uno sguardo penetrante. <<Per questo motivo scappavi da me?>>

<<Ehi, chiariamo le cose, io non scappo da nessuno amico!>>, ci tenni a precisare. <<Tanto
meno da te!>>

Jordan fece un mezzo sorriso. <<Non è quello che sembrava.>>, disse con sfrontatezza.

Incrociai le braccia al petto, pronta a dare battaglia per difendere il mio onore, ma il Signor
Burke intuendo che lo screzio tra di noi sarebbe perdurato a lungo, congelò le ostilità sul nascere.

<<Va bene ragazzi, capisco che dobbiate chiarivi, ma non avete tempo di farlo ora. Perciò
rimandate tutto ad un altro momento.>> Aprì una mano e mi mostrò un monile che conoscevo
molto bene. <<Sai che cos’è questo?>>, domandò scrutando attentamente la mia reazione.

<<Il Cristallo di Fuoco.>>, risposi.

Jordan emise un fischio. <<C’è qualcosa che non sai?!>>, chiese risentito.

Andrew Burke lo fulminò con gli occhi. <<Se continui così rischi di sembrare infantile
Jordan.>>

Morivo dalla curiosità di saperne di più, perciò chiesi senza riflettere: <<Pensavo che l’esistenza
del cristallo fosse una leggenda, ma quando l’ho toccato e si è illuminato ho capito che quello
che avevo sentito al riguardo era tutto vero.>>
<<Hai toccato il cristallo?>>, chiese Jordan incredulo.

Annuii. <<Ha lasciato una bruciatura sul palmo della mia mano.>>, spiegai mostrando la
cicatrice rosata che solcava la pelle a dimostrazione di quello che dicevo.

Jordan mi guardò teneramente. <<Il cristallo ti ha punita perché l’hai toccato senza avere il suo
permesso.>>, spiegò.

<<Pensavo lo avesse fatto perché sono una strega.>>, replicai sorpresa.

<<In passato il potere del Cristallo di Fuoco venne utilizzato dall’ordine per smascherare le
streghe che si rifiutavamo di palesare la loro natura sovrannaturale. Quando il cristallo veniva
posto a contatto con il corpo di una strega, esso si illuminava, smascherandola, ma ben presto ci
accorgemmo che in alcuni casi non si limitava solo ad illuminarsi, ma aveva degli effetti
devastanti, arrivando ad annientarla. Quando ne comprendemmo il motivo, lo scopo del nostro
ordine cambiò radicalmente, se prima ci limitavamo a scovare le streghe per ucciderle
indiscriminatamente, in seguito alla scoperta che facemmo il nostro compito diventò più
articolato. Per preservare l’equilibrio tra il bene e il male alcune streghe vennero poste sotto la
nostra protezione. Ancora oggi alcuni membri dell’ordine vengono scelti per diventare Custodi
delle Streghe Bianche, vegliare su di loro, e impedire che la loro magia venga contaminata
dall’energia oscura e che si votino al male.>>

<<Quindi, volete farmi credere che da un giorno all’altro dei misogini e sanguinari assassini
siano diventati gli angeli custodi delle loro vittime?>>

<<Bè le cose non stanno proprio così, non tutte le streghe sono come te o le tue amiche del
“Circolo di Mezzanotte”.>>, protestò Jordan.

Sgranai gli occhi incredula. <<Come fai ad essere a conoscenza dell’esistenza del “Circolo di
Mezzanotte”?>>, esclamai scandalizzata. Il Circolo era segreto, quanto una questione di stato!

Jordan si schiarì la voce, imbarazzato. <<Ti ho seguita.>>

<<Eh?>>

<<Ti ho seguita.>>, ripeté pensando che fossi diventata improvvisamente sorda.

<<Da quanto tempo va avanti questa storia?>>, chiesi esasperata.

Lui guardò il padre in cerca di aiuto, ma Andrew si guardò bene dall’intervenire, lasciò che il
figlio si smazzasse la patata bollente da solo.

<<Da sempre.>>, rispose sottovoce.

<<Sai devo aver capito male, perché mi sembra che tu abbia risposto “da sempre”>>
Jordan si agitò nervosamente sul divano. <<Pensavo che te l’avrei detto in un modo diverso.>>,
rivelò.

La mia salivazione si azzerò per l’agitazione. <<Che cosa vuoi dirmi, Jordy?>>, lo sollecitai a
parlare in preda al panico.

Lui si alzò e mi raggiunse in poche falcate. <<Lilith>> s’inginocchiò e mi afferrò la mano.


<<Sono il tuo Custode. L’ordine mi ha affidato l’incarico di prendermi cura di te, fin da quando
eravamo bambini.>>

<<Quindi, sei diventato mio amico perché ti è stato ordinato.>>, considerai delusa.

<<Sì. No. In realtà, le cose sono andate diversamente da quello che pensavo. All’inizio ero
prevenuto nei tuoi confronti, perché sei una strega ed io un cacciatore. Sono cresciuto
guardando con sospetto quelle come te. L’ordine poteva obbligarmi ad orbitarti attorno, ma non
costringermi ad affezionarmi a te. Soprattutto, perché non potevo sapere che via avrebbe preso
la tua magia una volta che tu fossi cresciuta. Non volevo rischiare di affezionarmi per poi
scoprire che al tuo interno covavi una strega nera.>>

<<Poi cos’è successo?>>, indagai con il cuore in tumulto. <<Hai cambiato idea?>>

<<Poi ti ho incontrata, e ho capito dal primo sguardo che non avrei più potuto fare a meno di
te.>>, dichiarò con fervore, facendomi arrossire. <<Tu credi nell’amore a prima vista, Lilith?
>>
8

La Luna era scomparsa quasi del tutto dal cielo, e un vento gelido spirava da nord, facendomi
rabbrividire.

Dopo l’inaspettata dichiarazione d’amore mi ero alzata di scatto e avevo abbandonato casa Burke
di corsa senza dire una parola.
Jordan mi aveva seguito a ruota.

Lo sbirciai con la coda dell’occhio. Da quasi dieci minuti camminavamo fianco a fianco senza
parlare.

<<Ho sempre pensato che tu fossi innamorato di Erykah.>>, dissi, decidendo di interrompere
quel silenzio imbarazzato.

Sbuffò. <<Evidentemente ti sbagliavi.>>, ribatté, con un tono tagliente.

<<Mi hai nascosto la verità per anni. Mi riferisco a quello che sei.>>, specificai. <<Perché
questa notte hai deciso di uscire allo scoperto?>>

Si fermò, e m’indirizzò uno sguardo penetrante che mi fece arrossire.

Ripensai al bacio che ci eravamo scambiati qualche sera prima sul divano di casa sua.
Indietreggiai combattuta. Da una parte avrei voluto ripetere l’esperienza seduta stante, dall’altra
sapevo che quello non era il momento adatto per perdersi in sciocche romanticherie.

Jordan sembrò leggermi nel pensiero, perché disse: <<Fosse per me ti bacerei subito, ma
capisco che prima dobbiamo parlare.>>

Sollevai il mento indignata. <<Ah, che cosa ti fa pensare, che te lo lascerei fare?>>, lo
provocai più per forza d’abitudine, che per altro.

Si lasciò sfuggire un mezzo sorriso, dopodiché mi afferrò per le braccia e mi attirò contro il suo
petto. <<Questo.>>, sussurrò, prima di schiacciare le sue labbra sulle mie con prepotenza.

Quando si staccò, mi sentii cogliere da una vertigine e ondeggiai senza il suo sostegno.
Istintivamente mi aggrappai a lui, e Jordan dovette fraintendere il mio gesto perché chinò
nuovamente il viso e mi baciò una seconda volta.

Naturalmente mi guardai bene dal chiarire l’equivoco. Mi scocciava ammetterlo, ma mi sentivo a


mio agio tra le sue braccia. Era come se Jordan fungesse da scudo tra me e il mondo, tra me e la
mia vita incasinata. Non so se ciò fosse dovuto alla sua natura, e a ciò che era: un Cacciatore di
Streghe, incaricato dall’ordine a cui apparteneva di proteggermi.

<<Questo legame che ci unisce, questa attrazione che rimbalza tra di noi come una palla, è
perché sei il mio custode?>>, indagai.

Jordan appoggiò la fronte alla mia, sospirando combattuto. <<So solo che ogni volta che ti
guardo, che ti tocco, vorrei tenerti stretta a me e non lasciarti andare via.>>

<<Ma saprai se ad altri cacciatori è capitato di innamorarsi delle streghe che erano incaricati
di proteggere?>>, insistetti.

<<Per quello che ne so, a nessun cacciatore è capitato, ad eccezione di mio padre, lui l’ha
sposata la sua protetta!>>

Spalancai la bocca per lo stupore. <<Davvero? Vuoi dire che tua madre è una strega?>>

Sorrise compiaciuto. <<Mia madre è una Strega Bianca. Da quando ha sposato papà lavora per
l’ordine del Cristallo di Fuoco.>> Mi guardò speranzoso. <<Anche tu, potresti entrare
nell’ordine, se lo volessi.>>

Inarcai un sopracciglio offesa. <<Anche no. Ho già la mia coven, il “Circolo di Mezzanotte”,
non ricordi?!>>

<<Non puoi paragonare il tuo gruppetto sparuto ad un organizzazione enorme come l’ordine
del Cristallo di Fuoco! E poi non siete nemmeno un numero sufficiente per rappresentare le torri
di guardia durante un rituale.>>, mi fece notare, visibilmente indignato dal mio paragone.

Incrociai le braccia al petto, pronta a difendere l’onore della mia piccola congrega di streghe.
<<Che idiozia, siamo in quattro se vuoi saperlo! Ognuna di noi controlla il potere di uno dei
quattro elementi. Perciò, saremo pure in poche, ma ben attrezzate!>>, gli feci notare con aria di
superiorità.

Mi guardò perplesso. <<C’è una nuova strega nel tuo circolo?>>

Annuii trionfante. <<Uhm, uhm. Amy, la Guardiana dell’Acqua. La Dea nella sua infinità
saggezza l’ha mandata da noi per completare con la sua energia il “Circolo di Mezzanotte”.>>

<<Quando è apparsa questa ragazza? Frequenta l’Harmony High School? Perché non l’ho mai
vista con te? A parte Faith e Cybill non frequenti nessun’altra studentessa.>>

Sollevai le mani, per arginare quel fiume di parole. <<Ehi, quante domande! Perché ti interessa
tanto Amy?>>

Lui si azzittì bruscamente. Si massaggiò le tempie come se gli dolesse la testa, poi rispose
incerto: <<Mi interessa tutto ciò che ti riguarda, semplicemente.>>

Lo guardai dubbiosa. <<Ah, davvero? Non mi stai nascondendo qualcosa?>>

Distolse lo sguardo.

Esultai silenziosamente. “Beccato!” <<C’è qualcos’altro che dovrei sapere, Jordy? Perché sai
non credo che tu mi abbia detto tutto.>>, esclamai. Poi mi tornò alla mente quello che lo spirito
di Erykah aveva sussurrato quella sera prima di svanire: “Chiedi a Jordan dell’incidente”
Corrugai la fronte e mi preparai a colpire. <<Quando mi racconterai che cosa successo
veramente la notte in cui Erykah è morta?!>>

Jordan sobbalzò come se lo avessi colpito con un pugno. <<Cazzo! Che cosa sai dell’incidente?
>>
Mi afferrò per un braccio e prese a scuotermi, sollecitando una risposta.

Non volevo parlargli del rituale d’evocazione, perciò non potevo dirgli che era stata Erykah in
persona – o meglio il suo fantasma! - a farmi capire che dovevo indagare sull’incidente. Scrollai
le spalle e mi limitai a rispondere: <<Sono una strega, Jordan, possiedo uno spiccato sesto
senso, se mi hai nascosto qualcosa in merito alla morte di Erykah prima o poi lo scoprirò. Però,
preferirei fossi tu a parlarmene. Soprattutto, in nome dell’amore che dici di provare per me.>>

<<A volte bisogna tacere per proteggere chi si ama.>>, confessò.

Mi liberai dalla sua stretta. <<Che cosa è successo a mia sorella? Devi dirmelo! Ho il diritto di
saperlo!>>, urlai inferocita.

<<Rees ha perso il controllo della macchina. Siamo finiti fuori strada, la macchina si è avvitata
su se stessa diverse volte prima di arrestare la sua corsa impazzita.>>, recitò a memoria.

Quante volte doveva aver ripetuto quella spiegazione agli agenti di polizia che indagavano per
chiarire le dinamiche dell’incidente? Mi chiesi se fosse un copione studiato a memoria per
convincerli.

<<Ok, questa è la versione dei fatti che hai propinato alla polizia, ma io voglio conoscere la
verità>>

<<Non posso dirtela.>>

Puntai le mani ai fianchi, pronta a dar battaglia. <<Dimmela! O ti darò il tormento finché non
parlerai!>>, lo minacciai.

<<Non posso!>>
<<Vaffanculo!>>

Ci guardammo in cagnesco senza fiatare.

Infilai le mani in tasca, e rabbrividii. “Cavolo, faceva proprio freddo quella notte!”

Jordan si sfilò la giacca con il logo della scuola e me la fece scivolare sulle spalle. Una zaffata
del suo profumo mi penetrò nelle narici, inebriandomi. In quel momento lo detestavo, e nel
medesimo istante una parte di me desiderava rifugiarsi tra le sue braccia.

<<C’è qualcosa che posso fare, o dire per convincerti a parlare?>>, azzardai. <<Qualsiasi
cosa…>>, dissi allusiva e gli afferrai una mano.
Cavoli ero disposta a sedurlo pur di ottenere una confessione, non che fosse questo grosso
sacrificio, comunque!

Sorrise ironico. <<Stai cercando di sedurmi, Lilith?>>, disse scoprendo il mio gioco.

<<Servirebbe a qualcosa?>>, chiesi speranzosa.

<<No. Ma sarebbe piacevole.>>, ammise sfrontato.

Gli mollai la mano. <<Vaffanculo!>>, ripetei.

<<Siamo a un punto morto.>>, constatò.

<<Già.>>, concordai. Diedi dei colpetti al marciapiede con la punta della scarpa, mentre
cercavo di riordinare le idee.
Archiviando – ma solo temporaneamente! – la questione di Erykah, c’era una cosa che non
capivo. Riportai l’attenzione su Jordan e chiesi a bruciapelo. <<Perché hai deciso di rivelarmi la
tua vera identità? Per di più non hai nemmeno aspettato che facesse giorno, ma mi hai
convocata a casa tua nel cuore della notte. Che fretta c’era?>>

<<Perché, per la prima volta da quando ti conosco, questa mattina hai utilizzato i tuoi poteri
con intenti malvagi.>>, disse senza giri di parole, riferendosi all’incidente intercorso in sala
mensa durante il battibecco con Alyson. <<La magia che è scaturita da te era nera come un
abisso senza fondo.>>, sentenziò.

Un brivido mi attraversò la schiena, facendomi venire la pelle d’oca. <<Non mi sono accorta di
avere usato la magia.>>, mormorai mortificata.

Lo sguardo di Jordan s’incupì. <<Stai dicendo che hai perso il controllo dei tuoi poteri?>>

Non sapevo quale delle due alternative fosse peggiore: che avessi usato intenzionalmente i miei
poteri per fare del male a Alyson, o che ne avessi perso il controllo rischiando di provocare dei
danni irreparabili. Risolsi per dire la verità. <<Se proprio vuoi saperlo, non ho desiderato che il
faretto cadesse addosso a Alyson. È successo e basta.>>

<<Hai fatto qualcosa di diverso dal solito, ultimamente?>>

Corrugai la fronte. <<In che senso?>>

Roteò gli occhi al cielo. <<Che ne so un rituale mai tentato prima, degli strumenti magici nuovi,
cose così insomma!>>

Sussultai pensando al rituale per contattare Erykah nell’aldilà. Amy, aveva ragione quando aveva
ipotizzato che il passaggio di energie tra Erykah e me, aveva in qualche modo influenzato i miei
poteri.
Come avrebbe reagito Jordan se gliene avessi parlato? Mi avrebbe impedito di contattare mia
sorella un’altra volta? Non volevo interrompere il canale che si era creato tra noi, men che meno
adesso che avevo scoperto che la sua morte era tutta da chiarire. Se qualcuno aveva fatto del
male a mia sorella, lo dovevo sapere, non avrei avuto pace finché la sua morte non fosse stata
vendicata. Al solo pensiero, sentii una forza oscura animarmi. Avevo delle priorità di cui
occuparmi e la storia che Jordan e suo padre mi avevano rifilato sulle streghe nere e la magia
oscura – tutta da verificare! – non era al primo posto.
<<No. Non c’è stato alcun cambiamento nella mia routine magica.>>, mentii senza rimorso.

Jordan espirò rumorosamente. <<Mi piacerebbe che tu rispondessi a questa domanda Lilith.
Vorrei che mi dicessi, sinceramente, come ti senti in questo momento.>>

<<Mah, come al solito, perché?>>, domandai confusa.

<<Perché sei cambiata e non te ne sei nemmeno accorta!>>


9

Rientrai a casa che era l’alba, la casa era immersa nel silenzio. M’intrufolai dalla finestra stando
attenta a non svegliare i miei genitori che dormivano sereni immaginando che fossi al sicuro nel
mio letto.

Non avevo fatto progressi con Jordan quella sera, entrambi ci eravamo limitati a girare attorno al
cuore delle questioni che ci interessavano – la natura della mia magia e l’incidente di mia
sorella - senza mai arrivare a centrare il bersaglio.
Alla fine, rassegnati dalla testardaggine e dall’ostinazione che portava entrambi a mantenere
celati i propri segreti avevamo dichiarato una tregua momentanea. Eravamo rientrati nelle
rispettive abitazioni per riposare qualche ora prima di andare a scuola. O meglio Jordan avrebbe
riposato, perché, per quanto mi riguardava, dormire era diventata un’impresa ardua nell’ultima
settimana.

Rassegnata mi diressi in cucina per scaldarmi un bicchiere di latte. Infilai il pigiama per
continuare la messinscena. Se per caso uno dei miei genitori si fosse svegliato e mi avesse
trovata - vestita di tutto punto, in cucina, alle cinque della mattina - mentre facevo colazione, non
credo che si sarebbe bevuto la bugia che mi fossi appena alzata dal letto affamata.
Una volta al piano di sotto, pensai di fare dietro-front: mio padre era profondamente
addormentato sul divano del soggiorno. La televisione accesa. Sul tavolino c’erano un sandwich
sbocconcellato e la lattina di una cola.
Doveva essere rientrato molto tardi dal lavoro, e si era preparato una cena veloce da consumare
davanti al televisore, dopodiché era crollato addormentato senza rendersene conto.

Lanciai un’occhiata al plaid abbandonato sulla poltrona accanto. Dopo un attimo di esitazione mi
avvicinai e stando attenta a non svegliarlo, glielo accomodai addosso.

Rimasi impressionata da quanto spiccassero sul suo volto pallido e mal rasato, le guance scavate
e le occhiaie profondamente marcate.

Fu in quel momento che nacque in me la convinzione che finché mia sorella non avesse trovato
pace nell’aldilà nemmeno noi avremmo potuto farlo, i nostri destini erano saldamente legati,
eravamo una famiglia! Giurai a me stessa che non mi sarei fermata fino a quando non ci sarei
riuscita, a costo che la mia magia diventasse oscura, con il rischio di dovermi scontrare con
Jordan e l’ordine di cacciatori cui apparteneva.
Mio padre aprì gli occhi e si guardò attorno sorpreso. Quando i suoi occhi incrociarono i miei,
sorrise.

<<Devo essermi addormentato senza rendermene conto.>>, mormorò sbadigliando e mi strizzò


l’occhio.

<<Forse perché lavori troppo, papà.>>, lo rimproverai bonariamente.

<<Eh, già. Ma tu cosa ci fai sveglia a quest’ora?>>, chiese guardando l’orologio.

“Eh già che cosa ci fai sveglia a quest’ora Lilith?”

<<Mi preparo del latte caldo con biscotti, ne vuoi?>>, chiesi per sorvolare sulle spiegazioni.

Papà scosse la testa. <<No. Vado a letto, ho del sonno arretrato da recuperare e oggi non devo
essere in ufficio prima delle nove.>>

Si chinò per liberare il tavolino dai resti della sua cena, altrimenti chi l’avrebbe sentita mia
madre! Lo fermai. <<Lascia stare, ci penso io.>>, mi offrii. Ultimamente ero stata un po’
fredda con lui, volevo farmi perdonare.

Mi guardò stupito. <<Grazie. Allora, buonanotte, o buongiorno, come preferisci.>>

Da quando era morta Erykah, quello era il record di tempo passato insieme per noi.

S’incamminò su per le scale, ma a metà strada si fermò e mi guardò pensieroso.

Ricambiai lo sguardo incuriosita. <<Hai dimenticato qualcosa?>>, indagai.

<<Sì. No.>> Scrollò la testa. <<Promettimi che starai attenta figliola.>>

Spalancai la bocca senza emettere suono, ammutolita dalla sorpresa. Possibile che mio padre
sapesse che ero una strega? Naturalmente era un’idea assurda. Infatti lui aggiunse:
<<Quando esci di casa, quando attraversi la strada, quando vai a scuola o dove ti pare,
qualsiasi cosa tu faccia, per favore, promettimi che starai attenta. Se ti accadesse qualcosa di
male, tua madre ed io non potremmo mai sopravvivere ad un nuovo dolore.>>, mi esortò con gli
occhi lucidi.

Dopo avere sganciato la bomba si voltò e se ne andò, lasciandomi di sasso.

Bene avevo appena giurato che avrei liberato Erykah da qualsiasi cosa la tormentasse, aiutando il
suo spirito a raggiungere la Luce, a costo di lasciarci le penne. E mio padre, che sembrava essersi
dimenticato di me negli ultimi sei mesi, se ne usciva dicendomi che se per puro caso io fossi
morta lui non avrebbe retto al dolore.

Mi lasciai cadere sul divano e nascosi il viso tra le mani, sconsolata. “Che faccio, adesso?”
10

Sentivo le palpebre pesanti. Sfregai gli occhi per l’ennesima volta, ma quei traditori non ne
volevano sapere di restare aperti.
Era ironico che la notte il sonno mi fosse negato, mentre la mattina a scuola, quando avrei
dovuto essere lucida e attenta, sarei caduta addormentata ogni momento.

Le parole della professoressa giungevano al mio orecchio ovattate e intermittenti, e faticavo a


seguire il senso del discorso.

Era una mia impressione, oppure Alyson, che si trovava due banchi davanti al mio a destra,
continuava a lanciarmi lunghe occhiate penetranti?

Allungai il busto in avanti e sussurrai nell’orecchio di Faith che mi sedeva davanti: <<Hai
notato che Alyson non fa che guardarmi? Che cosa avrà in mente quella stronza? Non deve
averlo proprio digerito l’incidente in sala mensa!>>

<<Di che diavolo parli?>> Faith imprecò sottovoce. <<Alyson non si è mai voltata da questa
parte da quando è iniziata la lezione. Che diavolo succede Lilith?>>

<<Lascia stare.>>, dissi per chiudere il discorso.


Ero offesa dal suo atteggiamento. Va bene, non si era accorta che Alyson mi fissava, ma non
c’era bisogno che mi facesse sentire una visionaria!
Come per burlarsi di me, Alyson, scelse quel preciso momento per voltarsi. Quando in nostri
occhi s’incontrarono, le sue labbra si dispiegarono in un sorriso maligno, che mi diede i brividi.

Sollevai la mano e la ripagai con un gestaccio. La stronza smise di sorridere.

Riportai l’attenzione sulla lezione, almeno il battibecco con l’arpia era servito a svegliarmi del
tutto.

Ma la mia allegria durò poco, perché qualsiasi cosa stesse tormentando Erykah, scelse quel
momento per colpire me. Un colpo, come se una mazza invisibile fosse in azione, scosse
rumorosamente il mio banco.

Sollevai la testa in apprensione: i miei compagni e la professoressa mi guardavano stupiti.


Alyson scoppiò a ridere. Sollevò l’indice e me lo puntò contro. <<Strega!>>, urlò.
<<Strega!>>, ripeté con più enfasi. E ancora, e ancora, e ancora. E ogni volta che pronunciava
la parola “Strega” un nuovo colpo faceva oscillare paurosamente il banco.

<<Strega!>>, <<Strega!>>, presero ad inneggiare i miei compagni, dandole manforte, e a loro


si unì Faith.

Li fissai inorridita. Le loro facce erano diventate mostruose. Gli occhi erano rossi e vivi come le
fiamme dell’inferno. Pronte a lambirmi e a divorarmi.

Poi, improvvisamente, come rispondendo al medesimo ordine, tacquero e tornò il silenzio.

Fu per quello che riuscii a sentire i passi di qualcuno che si avvicinava alle mie spalle. Sapevo
che non era una buona idea voltarmi, ma non potei fare a meno di farlo. Mi mossi lentamente,
trattenendo il fiato per la tensione.

Quando fui del tutto girata, l’urlo, scaturì dalla mia bocca prima ancora che la mia mente sotto
shock registrasse l’orrore che avevo davanti.

Il cadavere di Erykah, completamente putrefatto, mi fissava maligno.

Allungai le braccia per respingerla, ma Erykah mi artigliò alla gola, mozzandomi brutalmente il
respiro. Quando spalancò la bocca minacciosa, chiusi gli occhi per non vedere mi sorella che
cercava di divorarmi.

<<Lilith Blackwood!>>, la voce stridula della professoressa mi fece sussultare.

Spalancai gli occhi, e mi guardai attorno, stupita di essere ancora viva.

Tutta la classe mi fissava sghignazzando.

“Cazzo, mi ero addormentata durante la lezione senza rendermene conto!”

<<Mi dispiace che la mia lezione ti annoi al punto da farti addormentare. Ti consiglio di andare
in bagno e lavarti la faccia, magari servirà a rinfrescarti le idee!>>, mi rimproverò la
professoressa stizzita.

Mentre mi apprestavo a lasciare la classe, con la coda tra le gambe per l’umiliazione, guardai
Alyson.

Come c’era da aspettarselo, la vidi gongolare per la soddisfazione. Sollevò il pollice e lentamente
lo girò verso il basso.

Ero stata avvisata, da quel momento non mi sarebbe convenuto abbassare la guardia.

***
Chiusi le mani a coppa e le riempii d’acqua fresca che mi gettai sul viso. Ripetei l’operazione
una seconda volta, ed una terza prima che gli effetti di quell’incubo svanissero.
Al solo pensarci rabbrividii. Sembrava tutto così reale.

Sollevai lo sguardo e con la coda dell’occhio intravidi una figura riflessa nello specchio. Spiccai
un salto all’indietro.
<<Cazzo! Vuoi farmi prendere un colpo!>>, ringhiai esasperata. Per quel giorno avevo già
avuto la mia razione di terrore allo stato puro.

Jordan con la spalla appoggiata all’entrata dei bagni, fece un mezzo sorriso. <<Mi spiace. Non
volevo farti spaventare, ma da quando sei diventata così impressionabile?>>, mi stuzzicò. <<Ti
facevo una dura, non una femminuccia che trema davanti a un’ombra!>>

Lo fulminai con lo sguardo. Avrei voluto vedere lui al mio posto. Il cadavere di mia sorella
aveva appena cercato di farmi la festa! Sì, lo so che era solo un sogno, però, porca miseria
sembrava così reale!
<<Non puoi stare nel bagno delle femmine!>>, lo rimproverai, tanto per sfogarmi su di lui, non
me ne fregava un cazzo di quello che faceva. Se voleva correre il rischio di farsi beccare nel
posto sbagliato dal preside o da un professore bacchettone lo faceva a suo rischio e pericolo! Ma
Jordan amava avere l’ultima parola, perché disse: <<Infatti non ci sono. Mi limito a stare sulla
soglia, se non lo hai notato, Lilith! Ultimamente sei molto distratta.>>, disse con aria di
superiorità.

Ignorai la provocazione. <<Mi stai spiando?>>, chiesi incrociando le braccia al petto.

Mi aspettavo che negasse con veemenza, invece si limitò a scrollare le spalle.

Non so perché ma quella mattina la sua aria calma mi dava sui nervi, volevo scalfire il suo self
control, anche comportandomi come una bambina dispettosa. Infilai la mano sotto il getto
dell’acqua, la riempii, poi mi voltai verso di lui e cercai di bagnarlo.

Jordan schizzò di lato, evitando il getto, inarcò il sopracciglio interdetto. <<Ah, ma


davvero?!>>, bofonchiò.

In un attimo oltrepassò la soglia del bagno e mi fu addosso. Mi afferrò per le spalle e portò il
viso a pochi centimetri dal mio. Il gesto avrebbe potuto sembrare minaccioso, ma mi rilassai
quando vidi il suo viso illuminarsi di un sorriso.
<<Vuoi giocare a fare la guerra, piccola strega?>>, chiese.

Sgusciai fuori dal suo abbraccio. <<Non mi sottovalutare, Jordy!>>

<<Oh, non ti sottovaluto Lilith! Non l’ho mai fatto, se vuoi saperlo.>>

Gli indirizzai uno sguardo truce. <<Ah, no? Allora perché non mi dici la verità sulla morte di
mia sorella? Hai paura che non possa sopportarla?! >>
Mollò la presa sulle mie spalle, ed abbassò le braccia.
Sospirò. <<Te l’ho detto, meno ne sai meglio è.>> Strizzò gli occhi e mi scrutò attentamente.
<<Hai una pessima cera stamattina? Che ti è successo?>>

Scrollai le spalle. <<Mi sono addormentata nel bel mezzo della lezione e la professoressa
risentita mi ha cacciato fuori dalla classe.>>, spiegai imbarazzata.

<<Mi dispiace, è colpa mia, ti ho costretta a fare le ore piccole.>>

<<No, no. Tu non centri niente. È una settimana che non riesco a chiudere occhio.>>, rivelai
prima di accorgermi di avere detto troppo.

<<Suppongo che se ti chiedessi che cosa ti impedisce di dormire tu non me lo diresti?>>, chiese
con un tono duro.

Lo sorpresi. <<Incubi.>>, risposi semplicemente. Non era proprio la verità, ma si avvicinava


tantissimo.

Espirò bruscamente. <<Che tipo di incubi?>>, chiese preoccupato.

Corrugai gli occhi. <<Perché ti preoccupa tanto il fatto che io abbia degli incubi?>>, chiesi con
i sensi all’erta. Jordan poteva avere la risposta a quello che mi era appena successo in classe.

<<In alcuni casi, gli incubi, sono indotti dai demoni.>>, m’informò.

Strabuzzai gli occhi. <<Davvero? Non mi stai prendendo in giro?>>


<<Mi conosci, Lilith, non scherzo sugli argomenti seri.>>, ribatté risentito. <<Se vuoi stanotte
possiamo dormire insieme.>>, propose facendomi arrossire.

<<Che cosa? Ci stai provando con me?>>, gracchiai risentita.

Jordan spalancò la bocca stupito. <<No, che cosa hai capito? Quando ho detto dormire,
intendevo proprio quello “dormire”! Non è una mossa per rimorchiarti, te l’assicuro! Il giorno
che accadrà qualcosa tra noi sarà perché lo vorremo entrambi, non per un inganno.>>, disse
con enfasi.

Trattenni a stento un sorriso. Sollevai la mano per bloccare la sua difesa. <<Va bene, va bene.
Ho capito. Ti credo.>>, poi dopo un attimo di pausa, aggiunsi: <<Sbaglio o hai detto: il giorno
che accadrà qualcosa tra noi”? Sei molto sicuro di te, Jordan!>>, lo stuzzicai.

Non rispose, si limitò a sorridere.

Preferii cambiare discorso. Perciò, gli chiesi che cosa sarebbe cambiato se avessimo dormito
insieme, io avrei avuto comunque i miei incubi.

<<Se c’è un’influenza esterna che ti impedisce di dormire, oppure un disequilibrio interno che
rende instabile la tua magia, questo ti aiuterà a riposare>>, disse sfilando il Cristallo di Fuoco
da sotto la maglietta.

Istintivamente indietreggiai. <<Scherzi? L’ultima volta che l’ho toccato ho pensato che volesse
friggermi la mano!>>, protestai spaventata.

<<È successo perché lo hai toccato senza il mio permesso.>>, m’informò prima di scoppiare a
ridere. Sfilò il cristallo dal collo e me lo porse. <<Prendilo, vedrai che non ti accadrà nulla di
male.>>, mi esortò a provare le sue parole.

Lo guardai poco convinta. <<Sei sicuro?>>

Annuì, afferrò la mia mano e intrecciò le dita alle mia, tra i nostri palmi giaceva inoffensivo il
cristallo.

Lo guardai sbalordita. Jordan aprì leggermente le dita, e potei vedere il cristallo riverberare
intensamente alcuni secondi prima di spegnersi.

<<Non mi ha uccisa.>>, considerai confusa.

<<Il cristallo provoca danni terribili solo alle Streghe Nere. Sotto il tocco delle Streghe Bianche
si limita ad illuminarsi.>>

<<Quindi, se la mia magia diventasse oscura e toccassi il cristallo, esso mi brucerebbe viva
seduta stante?>>, chiesi in apprensione.

<<In realtà, il cristallo non ti ucciderebbe. Ti provocherebbe una sofferenza terribile, dandoti
l’idea di bruciare viva. Ma la funzione del cristallo non è uccidere, bensì bloccare i poteri della
strega dando modo al cacciatore di finirla.>> Si voltò dandomi la schiena e sollevò la maglietta.
<<Con questo.>>, disse riferendosi al pugnale che teneva nella cintola dei jeans.

Sbiancai. <<Quante streghe hai ucciso Jordan?>>, chiesi pregando che rispondesse nessuna,
ma la realtà dei fatti era diversa.

<<Ho ucciso la mia prima strega quando avevo sedici anni.>>, rispose in tono neutro.

Lo fissai incredula. Dove diavolo era finito il mio migliore amico d’infanzia? Il ragazzino che
possedeva un cuore d’oro, che non si risparmiava se c’era da aiutare il prossimo, che si
arrampicava sugli alberi per salvare spauriti gattini, che dava il braccio a vecchiette tremolanti
per attraversare la strada, che proteggeva i più deboli della scuola dalle sgradevoli attenzioni dei
bulli.
Cristo, per quanto ne sapevo tutte queste cose le faceva ancora! Come si poteva essere buoni e
altruisti per la maggior parte del tempo, e poi trasformarsi in spietati assassini all’occasione?

<<Non mi giudicare, Lilith. Non hai idea di quanto possano essere pericolose le streghe che
utilizzano la magia nera.>>
Lo guardai delusa. <<A volte si è costretti a ricorrere ad ogni mezzo per aiutare chi si ama.>>,
considerai, pensando alla mia situazione.

<<La magia nera non viene mai utilizzata per motivi altruistici, o per fare il bene di chi si ama.
Altrimenti non verrebbe chiamata magia oscura, mi sembra evidente.>>, ribatté stizzito.

Mi mordicchiai un’unghia. <<Non provi rimorso nell’avere tolto la vita a un essere umano?>>,
chiesi nervosa.

<<Te l’ho detto erano delle Streghe Nere, che avevano utilizzato la…>>

<<Sì, sì. Avevano utilizzato la magia oscura.>>, taglia corto, facendogli il verso. <<Proveresti
rimorso se dovessi uccidere me?>>, chiesi a bruciapelo.

Jordan ridusse gli occhi a due fessure. <<Davvero vuoi che risponda a questa domanda? Non ne
vedo l’utilità.>>, protestò con rabbia.

Sbuffai. <<Rispondi alla mia domanda, Jordy, non girarci attorno come un codardo!>>

Mi accontentò. <<Sì, proverei rimorso.>>, rispose.

Un dolore sordo mi esplose in mezzo al petto. Mi ero aspettata che rispondesse: “No, che dici
non ti ucciderei mai, Lilith!” Invece…

Distolsi lo sguardo perché non leggesse la delusione nei miei occhi. <<Buon per me!>>,
ironizzai.

<<Vuoi un consiglio? Se non sei in grado di accettarne la risposta, in futuro non fare più
domande scomode.>> Si voltò e raggiunse l’uscita dei bagni. <<Comunque, la mia proposta
rimane valida, se cambi idea fammi uno squillo.>>, m’informò prima di andarsene.

In quel momento suonò la campanella della pausa pranzo. Dopo pochi secondi Faith entrò nel
bagno.
<<Vuoi dirmi che diavolo ti è successo in classe?>>, mi apostrofò brusca.

Feci per rispondere, ma lei mi bloccò con un gesto della mano.

<<Lascia perdere le spiegazioni, me lo dirai dopo. Adesso dobbiamo andare, Amy ci sta
aspettando fuori dai cancelli della scuola, ha delle notizie importanti da darci!>>
11

Quando raggiungemmo Amy, Cybill si trovava già con lei.

<<Pensavo che una spaccatura nel suolo ti avesse inghiottita!>>, la rimbrottai. Ero ancora
scossa per la discussione avuta con Jordan nei bagni, e non avevo alcuna voglia di mostrarmi
comprensiva con lei.

Mi guardò offesa. <<Se ti riferisci al fatto che non ti ho telefonato, avevo i miei buoni motivi.
Quello che ho scoperto è così importante che non potevo certo dirtelo al telefono.>>, si
giustificò.

Strabuzzai gli occhi. <<Hai delle novità su Erykah?>>, chiesi in ansia.

Amy annui trionfante. <<Cara mia, non hai la più pallida idea di che cosa ho scoperto!>>,
esultò.

Mi guardai attorno, c’era troppa gente nei paraggi, troppe orecchie e occhi indiscreti. Faith
dovette leggermi nel pensiero perché disse:
<<Leviamo le tende?>>

Mentre raggiungevamo un posto più isolato, Faith tornò alla carica. <<Allora, racconta un po’
che cosa è accaduto in classe.>>

Amy e Cybill mi lanciarono uno sguardo interrogativo.

Scrollai le spalle. <<Mi sono addormentata e ho avuto un incubo.>>, rivelai usando un tono
leggero per minimizzare l’accaduto.

Cybill sgranò gli occhi stupita. <<Davvero ti sei addormentata nel bel mezzo della lezione?>>,
chiese col suo tono da secchiona, saputella. La odiavo quando faceva così! No. Non è vero, in
realtà adoravo Cybill anche se era una Nerd del cavolo.

<<A una secchiona, quale sei tu, sembrerà impossibile>>, dissi sventolandole un dito sotto il
naso, <<ma nel mondo reale accade anche questo, gli studenti che non chiudono occhio la notte
rischiano di addormentarsi!>>
<<Quindi stai dicendo che la notte non riesci a dormire?>>, domandò Amy realmente
interessata. Di solito se non era una cosa che la riguardava in prima persona, ascoltava a
malapena quello che dicevamo.

<<Non dormo più di due ore filate per notte, e questo da quando abbiamo evocato lo spirito di
Erykah.>>, rivelai.

Faith emise un fischio. <<Cavolo, ma è passata una settimana da allora!>>, considerò scura in
volto.

<<Potrebbe non essere un male.>>, proruppe Amy, calamitando l’attenzione generale.

Cybill piegò la testa di lato, scrutandola. <<Cosa c’è di buono nel soffrire di insonnia?>>,
chiese stupita.

Amy lanciò un’occhiata in giro, e verificato che ci eravamo allontanate il necessario dalla folla,
si decise a parlare.
<<Ho raccontato a mia madre quello che abbiamo fatto.>> Sollevò le mani per fermare le
nostre proteste. <<Lo so, lo so. Vi avevo promesso che avrei indagato in maniera discreta, ma
provate voi a tacere un segreto simile ad una sacerdotessa del suo livello. Dopo la prima
domanda aveva già capito tutto! Mi ha assalita, dicendo: “Come hai potuto farlo, Amy?!” Con
quel suo tono sgradevole, e lamentoso con cui cerca di fare sentire in colpa gli altri. Comunque,
dopo averla convinta che fossi pentita di quello che abbiamo fatto, sono riuscita a farmi
raccontare delle cose davvero interessanti. Devo dire che ne è valsa la pena sorbirmi la sua
sfuriata, e lo penserete anche voi dopo aver sentito quello che ho da dirvi!>>

<<I fatti Amy!>>, sbraitò Faith, imitando il movimento delle forbici con le dita per farle capire
di tagliare il discorso e arrivare al punto.

Amy le indirizzò un’occhiataccia, poi le voltò le spalle, portando l’attenzione su di me. <<Bene,
arrivo al punto. Come ti avevo anticipato lo scambio di energia vitale tra te e il fantasma di tua
sorella ha aperto un canale tra voi due, i vostri spiriti si sono legati e lo scambio di energia
continua tutt’ora. Probabilmente, Erykah usufruisce della tua energia per rimanere ancorata al
piano della materia, cosa che le sarebbe impossibile, altrimenti, non avendo più un corpo. Ora,
la questione è questa: se non interrompiamo il contatto tu ti indebolirai ogni giorno di più,
mentre lei diventerà sempre più forte.>>

<<Ma se interrompo il contatto, lei sarà perduta per sempre!>>, protestai.

<<Se non interrompiamo il contatto, tu morirai!>>, mi fece notare Faith. <<Erykah è morta,
non permetterò che tu segua il suo destino.>>, dichiarò con fervore e le sue parole mi
ricordarono quelle di Jordan.

<<A meno che…>>

Ci voltammo a guardare Amy. <<Quindi c’è dell’altro?>>, mormorai speranzosa.


Lei sorrise soddisfatta. <<C’è un’alternativa, Lilith, rischieresti in ogni caso la vita, ma in fondo
non cambia di molto le cose, poiché credo che nessuna di noi tre potrebbe convincerti a recidere
il legame che hai con Erykah.>>

Annuii. <<Infatti.>>

<<Allora, invece di aiutare Erykah a raggiungere la Luce – cosa che potrebbe richiedere più
tempo di quanto hai a disposizione - capovolgi le cose.>>

Spalancai la bocca per parlare, ma lo stupore mi aveva resa momentaneamente muta.

Cybill ci guardò smarrita. <<Non capisco, qualcuno mi vuole spiegare?>>

Faith espirò rumorosamente. <<Cazzo, Amy, vuoi dire che possiamo riportare indietro Erykah?
>>

Cybill squittì come un topolino indifeso davanti a un gatto che la vuole divorare. <<Possiamo
riportare indietro una morta dall’aldilà?>>

Amy scoppiò a ridere, battendo le mani. <<Sì!>> Fece una piroette. <<Non sto scherzando. Se
vogliamo, possiamo resuscitare Erykah!>>
12

Quello che ci apprestavamo a fare sembrava un rituale di negromanzia, bello e buono! Era
quanto di più vicino alla magia oscura potessi immaginare. Tutto ciò che danneggiava, o
comunque alterava un equilibrio naturale era magia nera!
Detto ciò, ora che sapevo che avevo la possibilità di riportare indietro dalla morte mia sorella non
avrei potuto tirarmi indietro per nessun motivo. Nemmeno se avesse voluto dire scontrarmi
direttamente con Jordan.
Ma prima di compiere il grande rituale, era chiaro che avevo bisogno di ricaricare al massimo le
pile, e questo significava dormire. Perciò mi risolsi a fare l’unica cosa che in quel momento
sembrava assurda fare. Accettai l’aiuto di Jordan.
Presi il cellulare e gli inviai un sms spiccio. “Ok!”

Dopo cinque secondi mi arrivò la risposta: “Sono qui.”

Corrugai la fronte. “Che significa: sono qui.”, mi chiesi perplessa. Non dovetti aspettare molto
per scoprirlo. Un sassolino colpì il vetro della finestra. Corsi ad aprirla, ed nell’oscurità intravidi
la sagoma di Jordan scavalcare agilmente l’albero i cui rami robusti sporgevano verso la mia
stanza.

Mi spostai per farlo passare. Con un balzò mi atterrò ai piedi. Allungai una mano e lo aiutai ad
alzarsi.

<<Da quanto tempo sei lì fuori?>>, chiesi allibita. <<Questa notte si gela!>>

Lui scrollò le spalle indifferente. <<Non preoccuparti per me.>>

Lo guardai intenerita. <<Tu sei tutto matto Jordy!>>

Lui si avvicinò e mi accarezzò una guancia, dolcemente. <<Sono contento che mi hai
chiamato.>>

Sospirai sentendomi una merda. Lui si faceva in due per aiutarmi ed io come lo ripagavo:
approfittandomi di lui, e tradendo la sua fiducia.

<<Bene. Come funziona la cosa? Lasci ondeggiare il cristallo davanti i miei occhi finché non
cado a terra profondamente addormentata?>>
Scoppiò a ridere. <<Tu vedi troppi film, Lilith!>>, mi punzecchiò bonariamente. Sfilò il cristallo
dal collo, e me lo mostrò. <<Semplicemente devi indossarlo.>>, spiegò.

<<Eh?! Tu sei matto! L’ho solo sfiorato e mi ha bruciato la mano, cosa farebbe se lo
indossassi?!>>

<<Te l’ho spiegato è successo perché non avevi il mio permesso di toccarlo.>>

Aprii la bocca per parlare, ma lui chinò il viso e mi baciò a bruciapelo, spegnendo ogni mia
protesta sul nascere. Prima che mi riavessi si staccò e fece scivolare il cristallo al mio collo.

Il cristallo riverberò di una luce abbagliante. Sobbalzai in preda allo shock e chiusi gli occhi
aspettandomi da un momento all’altro di sentire un dolore terribile.

Dopo alcuni secondi visto che non succedeva niente, mi azzardai ad aprire gli occhi. Il bagliore
nel cristallo si era spento, ed ora penzolava inoffensivo al mio collo.

Jordan sorrise con aria sorniona. <<Visto che non è successo niente?>>

Lo tastai con un dito, con circospezione. <<Fa uno strano effetto indossarlo.>>

<<Ricorda che in questo momento sei completamente priva dei tuoi poteri.>>, mi avvisò. <<Il
cristallo funziona su entrambi i fronti: blocca la magia all’interno e all’esterno.>>

Fissai la pila di libri sopra la scrivania e mossi lievemente la mano immaginando di farli cadere
al suolo. Non successe nulla. Feci un secondo tentativo, che fallì miseramente come il primo.
<<Anche questo fa uno strano effetto!>>

<<Ti ci abituerai.>>, mi rassicurò lui.

Feci una smorfia. <<Beh, speriamo di no!>>, lo contraddissi.

Sorrise. <<Sai non tutte le streghe sono a proprio agio con i propri poteri come lo sei tu.>>

<<Scherzi? E perché mai?>>, chiesi allibita.

Si strinse nelle spalle. <<Mah, per le più svariate ragioni c’è chi è cresciuto con una rigida
educazione religiosa e vede la magia come una rappresentazione dell’opera del maligno sulla
Terra, qualcuno, invece, ha paura di essere preso per matto, se asseconda quello che giudica un
lato eccentrico della propria personalità. Insomma cose così.>>
Mentre parlava, prese a giocherellare con una ciocca dei miei capelli. <<Quando hai scoperto di
essere una strega?>>, volle sapere.

<<Avevo cinque anni quando scoprii di essere dotata di poteri magici. Quel giorno, Erykah ed
io, giocavamo con un aquilone in giardino. Per una manovra sbagliata l’aquilone finì tra le
fronde di un albero. Papà era al lavoro e la mamma non si sarebbe di certo arrampicata
sull’albero per recuperalo. Erykah si sedette a gambe incrociate sul prato, rassegnata ad
interrompere il nostro gioco preferito, ma io non volevo darmi per vinta. Fissai l’aquilone per
dieci minuti buoni, nel frattempo il vento si era fermato completamente, remandomi contro.
Nemmeno quello riuscì a farmi dissuadere. Passarono altri dieci minuti. Erykah si alzò e mi
guardò speranzosa. Pensai che non volevo deluderla. Fu in quel momento che l’aquilone si
mosse e fluttuò nell’aria al rallentatore fino ad adagiarsi nella mia mano tesa. Poteva essere
stato un caso, certo, ma quell’episodio mi spronò a fare degli esperimenti per verificare se ci
fosse stata più di una coincidenza in quello che era successo.>>

<<Erykah era molto orgogliosa di te. Non faceva che parlarmi dei tuoi progressi in campo
magico.>>, mi rivelò.

Ero sorpresa. <<Voi due parlavate di me?>>

Mi fece l’occhiolino. <<Se proprio vuoi saperlo eri il nostro argomento preferito.>>
Si chinò e mi sollevò tra le braccia.

<<Ehi, che fai?>>, protestai con il cuore in gola.

Jordan tornò serio. <<Ti porto a letto.>>

“Nah! Non sta’ succedendo veramente!”, pensai tra me e me. Probabilmente, come era successo
a scuola, mi ero addormentata senza rendermene conto, e ora stavo facendo un sogno bellissimo.
Sperai di non svegliarmi troppo presto.

Jordan raggiunse il letto e mi adagiò sopra. Dopo pochi secondi il letto oscillò sotto il suo peso.
Tirò il piumone rosa con i pois bianchi sopra i nostri corpi, e si girò sul fianco, guardandomi
intensamente. Mi fece un buffetto sulla guancia. <<Stenterai a crederlo, ma il rosa ti dona,
Morticia!>

Gli diedi un colpetto sulla spalla. <<Ripetilo se hai coraggio, e ti farò ingoiare ogni parola,
cacciatore!>>

Per tutta risposta lui si chinò e premette le labbra sulle mie. Gli allacciai le braccia al collo, e
ricambiai il bacio.

Si staccò e mi guardò negli occhi.


Potevo leggere nel suo sguardo un’emozione intensa. Il cuore prese a battermi forte nel petto.

<<Non dire niente Lilith. Fidati di me.>>

Ci baciammo di nuovo.

Jordan afferrò le spalline del mio top e le abbassò lasciando esposto il seno.
Mi accarezzo dolcemente, scatenando in me emozioni mai provate.
Mi struscia contro di lui in preda al piacere. Jordan sorrise guardandomi negli occhi. Il respiro
affrettato. Poi chinò la testa e prese in bocca un mio capezzolo.

Gridai per la sorpresa. Un’ ondata di calore si riverso in me avvolgendomi tutta dalla testa ai
piedi. Lui leccò, mordicchiò, succhiò facendomi fremere di desiderio.

All’improvviso si stacco bruscamente lasciandomi delusa e fremente.


Gli artiglia le braccia cercando di tirarlo giù.

<<Aspetta Lilith!>>, mormorò con voce strozzata.

<<Cosa c’è?>> lo guardai delusa.

Jordan si staccò a malincuore. <<Ti ho promesso che avremmo dormito ed è quello che
faremo.>>

Feci una smorfia. <<E tu mantieni sempre le tue promesse.>>, considerai infastidita.

Inarcò un sopracciglio. <<Lo dici come se fosse una cosa brutta.>>, mi fece notare.

Distolsi lo sguardo, e mi rifiutai di rispondere.

Jordan sospirò, mi avvolse tra le braccia e mi bacio la nuca. <<Chiudi gli occhi e prova a
dormire. Niente incubi questa notte, è una promessa.>>

Decisi di assecondarlo, per quello che valeva fare un tentativo non mi costava nulla, anche se
avevo dei dubbi in merito alla riuscita dell’esperimento. Come poteva un cristallo fungere da
sonnifero? Chiusi gli occhi e cercai di rilassarmi. Anche se, pensai, sarebbe stato impossibile
lasciarmi andare tra le braccia di Jordan, ma dopo pochi secondi constatai con sorpresa che le
palpebre si erano fatte pesanti e una sensazione di torpore stava invadendo il mio corpo. Mi
sentivo piacevolmente intorpidita. Infine senza rendermene conto scivolai nel sonno.

***

Quando il gallo cantò, aprii gli occhi. Mi girai a guardare Jordan che era profondamente
addormentato accanto a me. Abbandonai il letto, stando attenta a non svegliarlo e mi affacciai
alla finestra che dava sul giardino posteriore. L’aria era pregna di effluvi floreali. Le rose
invernali erano sbocciate durante la notte. Respirai a pieni polmoni, godendomi quel momento
speciale. L’alba era il momento della giornata che preferivo: ogni cosa aveva in sé un immenso
potenziale.

<<Osservi il sole nascente?>>

Non sobbalzai. <<Sei sveglio.>>


Jordan si stiracchiò energicamente, poi mi abbracciò. Mi lasciai avvolgere dal suo caldo
abbraccio.

<<Guardando questo incantevole paesaggio, mi chiedo perché le cose debbano essere così
complicate, o se siamo noi incasinati esseri umani a rendere tutto difficile?>>

Lui s’irrigidì. Fu un movimento impercettibile. Ma lo captai ugualmente. Mi girai a guardarlo.

Dopo un breve silenzio, riprese a parlare, l’emozione trattenuta a stento.


<<Sai che è la cosa giusta da fare. Per noi. Per i tuoi genitori. Per Faith e Cybill.>>

Sentii pungere gli occhi. <<Non per Erykah. Volevi tenere al sicuro entrambe, ma il male ci ha
raggiunte lo stesso.>>

Jordan mi fece ruotare verso di sé, e mi guardò dritto negli occhi. <<Erykah è morta, per lei non
posso fare più niente, ma per quanto ti riguarda farò di tutto per proteggerti e per tenere le forze
del male lontane da te.>>

<<Credi che questo basti a sistemate tutto? Come possiamo vivere tranquilli sapendo che
Erykah è intrappolata in una sorta d’inferno?>>

Jordan sospirò combattuto, era chiaro che voleva rassicurarmi, ma parliamoci chiaro che cosa
poteva dirmi, i sensi di colpa e i dubbi che avevo espresso ad alta voce erano i suoi medesimi.

<<Non riesco a non pensare alle cose terribili che sta passando Erykah, ma cosa posso farci?
Non voglio perdere te!>>, scosse la testa combattuto. <<Forse la cosa migliore e cercare di
dimenticarla.>>

Mi aggrappai a lui con maggiore forza. <<Non posso! Farò tutto il possibile per riportala
indietro!>>

Lo sguardo di Jordan s’incupì. <<Ti sbagli, non farai nulla, non senza i tuoi poteri. Il demone
che ha ucciso Erykah ti sta aspettando al varco per cambiare il tuo cuore e asservirti al suo
volere, ma io non lo permetterò.>>, dichiarò con enfasi.

Lo scrutai con attenzione. <<Quale demone?>>, chiesi sconvolta.

Il Cristallo di Fuoco che ancora portavo al collo prese a brillare. <<Perché hai detto che senza i
miei poteri non farò nulla? Quando toglierò il cristallo la mia magia tornerà come prima, non è
vero?>> Mentre parlavo, cercai di sfilarmi il cristallo dal collo, ma ogni tentativo cadde nel
vuoto. <<Toglimelo!>>, urlai furiosa. <<Toglimi questa cosa dal collo!>>

Jordan scosse la testa. <<È inutile che ti sforzi di toglierlo senza il mio permesso, il cristallo,
non abbandonerà il tuo corpo.>>

Mi svegliai di soprassalto urlando. Quando mi resi conto che era stato un sogno chiusi la bocca
di scatto, producendo un suono sordo.
Ero sola. Jordan se n’era andato, chissà da quanto tempo.
Imprecai esasperata, registrando con la coda dell’occhio che indossavo ancora il cristallo, e
quando riuscii a sfilarlo senza difficoltà - nonostante le mani tremanti - tirai un sospiro di
sollievo.
“Ok. Calmati, Lilith, è stato solo un incubo.”

Appoggiai con cautela il Cristallo di Fuoco sul comodino, e nel farlo mi accorsi che Jordan mi
aveva lasciato un biglietto.

Dispiegai il biglietto e lessi con avidità: “Dormi come un angelo e non ho cuore di svegliarti.
Purtroppo il dovere mi chiama e devo andare. Abbi cura del cristallo. Ci vediamo a scuola.”

M’infilai sotto la doccia, sperando che il getto dell’acqua calda portasse via ogni traccia di
tensione nei muscoli.

Il sapone alla lavanda sprigionò il suo aroma avvolgente, che adoravo e che riuscì a rilassarmi
velocemente.

Chiusi gli occhi, cercando di rivivere ogni fase del sogno in maniera distaccata.
C’era qualcosa nel sogno che mi aveva colpita profondamente, ma che faticavo a inquadrare.
Qualcosa che Jordan aveva detto.

Quando riafferrai il ricordo, spalancai gli occhi sorpresa, Jordan aveva parlato di un… Demone!

Le sue parole erano suonate più o meno così: “Il demone che ha ucciso Erykah vuole cambiare il
tuo cuore e asservirti al suo volere.”

Uscii dalla doccia e mi asciugai velocemente. Avevo fretta di arrivare a scuola e affrontare
Jordan. Questa volta sarei riuscita a strappargli la verità nuda e cruda sulla morte di Erykah,
perché conoscevo una parte di quello che aveva cercato di nascondermi.
Probabilmente, Jordan non si era reso conto di avere commesso un passo falso. Mi aveva ceduto
il cristallo con le migliori intenzioni, ma non aveva pensato che cedendomi volontariamente un
suo monile personale mi avrebbe permesso l’accesso ai suoi pensieri più reconditi. Il cristallo
poteva congelare la mia magia e bloccare quella esterna, ma non era in grado di annullare
l’impronta energetica dei ricordi e delle emozioni del suo proprietario da se stesso.

Dopo che mi fui vestita, infilai il cristallo nella tasca dei jeans, afferrai lo zaino e uscii da casa
diretta all’Harmony High.
13

Piantonai l’ingresso, aspettandolo al varco. Come richiamato dalla mia volontà, non tardò ad
arrivare.
Quando oltrepasso il cancello del liceo, i suoi occhi si posarono su di me come se spiccassi in
mezzo a centinaia di volti anonimi.

Mi raggiunse senza staccarmi lo sguardo di dosso. <<Ciao. Dormito bene?>>, mi salutò


inconsapevole della bomba che stavo per sganciargli contro.

Sfilai il cristallo dalla tasca e glielo restituii. <<Ciao. Ho dormito beatamente, grazie.>> Sorrisi.
<<Ah, quasi dimenticavo di dirti che ho fatto una scoperta interessante riguardo al tuo
cristallo.>>, aggiunsi parca di spiegazioni.

Corrugò la fronte. <<Intendi dirmelo subito, o preferisci farmi macerare nella curiosità fino a
che lo riterrai opportuno?>>, mi chiese rimettendosi il cristallo al collo e facendolo scivolare
sotto la felpa.

Mi guardai attorno per verificare che nel punto dove ci trovavamo nessuno potesse sentire quello
che stavo per dire.

Jordan si passò la mano sugli occhi nel vano tentativo di scacciare la stanchezza di una notte
insonne. Quel gesto m’intenerì, nonostante cercassi in tutti i modi di mantenermi distaccata.

<<Allora?>>, sollecitò scuro in volto.

<<Voglio che mi parli del demone che ha ucciso mia sorella.>>

Mi guardò sbalordito.

<<Ogni oggetto personale conserva una traccia energetica del suo possessore. Il cristallo può
aver bloccato temporaneamente i miei poteri, ma sono comunque una strega naturale con uno
spiccato sesto senso che rimane attivo anche quando non uso la magia.>>, gli spiegai.

<<Quindi attraverso il cristallo hai avuto accesso ai miei ricordi.>>, terminò lui per me.

Annuii senza aggiungere altro, non volevo che capisse che sapevo solo una minima parte di
quello che era successo la notte che Erykah morì.

Mi guardò combattuto. <<Avevo giurato a tua sorella che non ti avrei mai detto nulla del
demone che la stava perseguitando. Acconsentii perché ero convinto di poter risolvere la cosa
da solo, non avevo idea che Erykah fosse riuscita ad evocare un’entità tanto potente.>>

Sobbalzai come se mi avesse colpita. <<Ehi, frena! Come diavolo ha fatto Erykah ad evocare un
demone se non conosceva nemmeno le fondamenta di un rituale!>>

Lo sguardo di Jordan si addolcì. <<Mi dispiace Lilith. Avrei preferito che tu non lo scoprissi
mai.>>

Lo guardai perplessa. <<Che cosa vuoi dire?>>, chiesi e visto che non si decideva a parlare,
aprii la bocca per riformulare la domanda, ma le parole mi morirono in gola.
<<Ha trovato il mio libro delle ombre.>>, dissi con un filo di voce. <<Deve avermi spiato
mentre lo riponevo.>>
Sentii le ginocchia cedere sotto il peso della scoperta che avevo appena fatto. Mia sorella era
morta perché aveva giocato con il mio libro degli incantesimi. Se fossi stata più attenta, forse lei
sarebbe stata ancora viva.

Jordan mi afferrò per la vita, sostenendomi con forza. <<Non è colpa tua, piccola.>>

<<Lo dici per consolarmi!>>

<<Lo dico perché è vero. Erykah sapeva di avere sbagliato a giocare a fare la strega con la sua
amica del cuore Emily e si vergognava profondamente che tu venissi a saperlo. Ma voleva
attirare le attenzioni di un ragazzo che le piaceva molto, per questo ti osservò per giorni di
nascosto fino a quando riuscì a scoprire dove conservavi il tuo libro degli incantesimi. Copiò un
incantesimo che sembrò fare al caso suo e la sera del ballo si chiuse con Emily nei bagni della
scuola e gettò l’incantesimo sul ragazzo.>>

Lentamente, mentre raccontava gli eventi che avevano portato alla morte mia sorella, Jordan mi
aveva condotto in un posto più raccolto dove avremmo potuto parlare in pace.

<<Non capisco, nel mio libro delle ombre non conservo magie amorose.>>

<<Forse Erykah ha male interpretato qualche parola. Sta di fatto che dopo aver recitato la
formula del rituale qualcosa di terribile ha risposto alla sua invocazione. Un demone si è
materializzato davanti agli occhi increduli di tua sorella e della sua amica. Il demone risentito
per essere stato evocato da due principianti le minacciò che avrebbe preso le loro vite in cambiò
del disturbo arrecatogli, ma quando afferrò Erykah per ucciderla si bloccò di colpo. Attraverso
il legame di sangue che vi unisce aveva percepito la tua presenza. Urlò contro Erykah che se ti
avesse condotta da lui le avrebbe risparmiato la vita. Fu in quel momento che Rees ed io attirati
dalle urla facemmo irruzione nella toilette e riuscimmo a liberarle. Per non mettere in pericolo
gli altri studenti presenti al ballo decisi di portarle lontano dalla scuola. Pensavo di avere il
tempo per escogitare un piano d’azione e liberarmi del demone, ma non avevo fatto i conti con
la portata dei suoi poteri. Mentre scappavamo, Erykah, mi raccontò quello che aveva fatto e mi
fece giurare di non dirti niente, poi…>>

<<Il demone ha fatto uscire fuori di strada la vostra macchina, causando la morte di Erykah,
Emily e il coma di Rees.>>, conclusi per lui.

Jordan mi attirò contro il suo petto. Mi rannicchiai contro di lui. <<Devi stare attenta, Lilith, il
demone ti ha messo gli occhi addosso e non smetterà di tormentarti fino a che tu non cederai al
tuo lato oscuro, o fino a quando non troverò il modo di sbarazzarmi di lui.>>

<<Tu pensi che un demone abbia il potere di imprigionare l’anima di una persona deceduta
impedendole di raggiungere la Luce?>>, chiesi con il cuore in gola.

Mi afferrò il viso costringendomi a guardarlo negli occhi.


<<Giochiamo a carte scoperte, Lilith, io ti ho detto tutto quello che sapevo. Ora tocca a te dirmi
che cosa ti tormenta.>>, mi apostrofò duro.

Una voce femminile, esplose carica di rabbia, facendoci sussultare. <<Lo sapevo che ti avrei
trovato appiccicato a quella!>>
Alyson Gray ci fissava livida di rabbia. Le mani puntate sui fianchi, gli occhi ridotti a due
fessure.
<<Per correre da lei, avevi fretta di lasciarmi?!>>

Mi divincolai dall’abbraccio di Jordan. <<Era lei l’impegno per cui mi hai lasciata?>>, indagai
ferita.

Jordan guardò combattuto prima me, poi Alyson.

<<Lilith non è come pensi, Alyson, è una strega proprio come te. Anche lei è sotto la mia
supervisione.>>

<<Che cosa?!>> Ci mancò poco che svenissi. <<Lei è una strega? Ma se odia tutte quelle
come me!>>, protestai.

<<Oh, quella è solo una facciata. In realtà, non ha mai accettato il suo lato sovrannaturale.>>

Le lanciai uno sguardo risentito. <<Sentiamo, quale sarebbe il tuo elemento?>>, la interrogai
pronta a coglierla in fallo.

<<L’Aria.>>

<<Ah, quindi possediamo lo stesso potere.>>, considerai furiosa. Non solo quell’arpia aveva
messo gli occhi addosso al ragazzo che piaceva a me, dovevo pure scoprire che condividevamo
le attenzioni dello stesso cacciatore e che padroneggiavamo lo stesso elemento.

<<Ti sbagli.>>, sentenziò Jordan.


Inarcai un sopracciglio. <<Saprò bene quale è il mio elemento dominante.>>, sibilai.

<<Ti sei focalizzata su di un unico elemento, quando potresti dominarli tutti. Per questo sei una
preda appetitosa per il male, se diventassi una Strega Nera riusciresti a fare danni
inimmaginabili prima di essere fermata.>>, m’informò.

<<Figurarsi se non dovevi differenziarti anche dalle altre streghe! Perché non puoi essere come
tutti gli altri?!>>, mi rinfacciò Alyson.

La ignorai e rivolsi la mia attenzione esclusivamente a Jordan. <<Pensavo di essere l’unica per
te. Intendo l’unica strega, che dovessi prenderti cura di me perché c’è un legame speciale che ci
unisce.>>, considerai delusa. <<Evidentemente mi sono illusa, non c’è niente di speciale tra noi
due.>>

Jordan mi afferrò per le spalle e catturò il mio sguardo. <<Tu sei l’unica per me. Lo sarai
sempre, Lilith, io ti amo.>>

<<Ma dovrai dividerti tra noi due, per sempre.>>, replicai amareggiata. <<Non è quello che
voglio.>>

Mi scrutò attentamente. <<Cosa vorresti?>>, chiese rattristato.

Scivolai fuori dal suo abbraccio. Quella era la mia risposta. Mi voltai e me ne andai, senza una
parola.
14

Il centro per la crescita e lo sviluppo spirituale “Cuore di Ametista” era come sempre un luogo
accogliente e rasserenante.
I conetti d’incenso alla lavanda e i mazzetti di salvia bianca bruciavano nei bracieri di ottone, e
grosse druse di ametista erano poste in punti strategici del salone spandendo tutt’attorno un’aura
benefica.
Prima e dopo ogni seminario veniva eseguita un’accurata purificazione dell’ambiente da energie
negative.

Inoltre, per rendere l’atmosfera ancora più suggestiva, era stata allestita una stanza, che si
trovava alla fine del lungo corridoio attiguo al salone che veniva chiamata “L’Utero”.
La camera che rappresentava virtualmente un utero materno, era insonorizzata e nel buio totale.
Sostarvi al suo interno - anche per soli dieci minuti - era un’esperienza mistica che produceva
benefici interiori che perduravano per giorni.

Quel giorno la Gran Sacerdotessa Wiccan Cybele teneva un seminario sull’aura, un’estensione
energetica esterna al corpo che le persone dotate di sensitività riescono a percepire e che
descrivono come una sensazione tattile di "toccare un’energia" o se la percepiscono
visivamente, come una tenue luminescenza che circonda il corpo fisico.

Cybele stava spiegando che un ricercatore giapponese, nel corso di molti anni e di migliaia di
casi esaminati con speciali apparecchiature, che rispondevano al nome di fotocamere Kirlian era
riuscito a confermare quanto descritto dalle antiche discipline esoteriche circa l’attività
energetica dei corpi degli esseri viventi.

Era una argomento affascinante, però quel giorno non riuscivo a concentrarmi sulle parole della
relatrice. Quando Faith mi aveva proposto di partecipare all’evento ero stata restia se accettare o
meno, ma alla fine avevo capitolato poiché il mio sesto senso mi esortava a parteciparvi anche se
non capivo allo stato attuale quanto avrebbe potuto essermi utile.

Anche se avrei dovuto tenere la mente concentrata sul rituale che sarebbe servito a riportare
indietro Erykah, la mia mente non faceva che pensare a Jordan.
Era stata dura stargli alla larga, ma eravamo rimasti a lungo lontani in passato perciò, con il
tempo, ci avrei fatto nuovamente l’abitudine.

Se avessi potuto scegliere, avrei cancellato con un colpo di spugna le scoperte che avevo fatto
nell’ultima settimana.
Jordan era un Cacciatore di Streghe, incaricato dal sanguinario Ordine del Cristallo di Fuoco di
supervisionare la mia condotta. In particolare, doveva accertarsi che non facessi uso della magia
oscura. Viceversa, se avesse riscontrato una mia infrazione nel loro misogino codice etico
avrebbe dovuto eliminarmi senza pietà.
Tutto ciò andava ad aggiungersi all’aver saputo che mia sorella era morta per colpa mia, perché
nel tentativo di scimmiottare le mie pratiche magiche – senza avere le conoscenze adeguate -
aveva involontariamente evocato un’entità demonica, che ora aveva preso di mira anche me.
Infine, Alyson, la mia peggior nemica - nel vero senso del termine! – anch’essa una strega,
ostacolava l’amore che c’era tra me e Jordan.

<<Lilith ci sei?>> Faith mi assestò una gomitata nelle costole, per richiamare la mia attenzione.
<<Il seminario è finito, prendiamo qualcosa da sgranocchiare al buffet?>>, propose indicando
la tavola imbandita di ogni ben di Dio.

Indugiai con lo sguardo sul ricco buffet. Gli organizzatori non si erano risparmiati, disposti sulla
candida tovaglia di lino campeggiavano vassoio colmi di frutta fresca e verdura. Dolci di ogni
tipo, crostate, torte al cioccolato, strudel. Cestini di frutta secca e bacche. Brocche di idromele.
Teiere fumanti contenenti the speziati e infusi di erbe aromatiche.

Annuii con l’acquolina in bocca. <<Precedimi al tavolo e mettimi da parte una fetta di torta al
cioccolato. Saluto Cybele e ti raggiungo.>>

Raggiunsi la Gran Sacerdotessa sul palco, e aspettai pazientemente che il piccolo capannello di
partecipanti, che l’aveva accerchiata, assalendola con domande e complimenti, si diradasse.

<Buongiorno Cybele, si ricorda di me? Vorrei farle i complimenti perché il seminario è stato
incantevole ed esaustivo. Amy è fortunata ad avere una madre in gamba come lei!>>

La Gran Sacerdotessa aggrottò la fronte. <<Amy?>>, mormorò confusa. Poi indugiò con lo
sguardo dietro le mie spalle. <<Oh, figliola cara, certo che mi ricordo di te! Noto con piacere
che ti sei liberata di quell’entità oscura che ti stava alle calcagna da settimane come
un’ombra!>>

Spalancai gli occhi stupefatta. <<Ha visto il demone che mi perseguita?>>

Cybele si fece scura in volto. <<Come sai noi Wiccan non crediamo nel concetto di Diavolo,
entità maligna, o male assoluto che appartengono viceversa ad altre religioni, ma non posso
certo negare l’esistenza di entità ostili e vendicative con cui sarebbe meglio non entrare in
contatto. Proprio per allontanare questo tipo di energie pericolose e instabili vengono eseguiti
accurati riti di purificazione e protezione prima, durante e dopo ogni rituale magico. Comunque,
per rispondere alla tua domanda, la mia seconda vista mi permette di vedere i visitatori
dell’altra dimensione, oltre all’aura che avvolge le persone.>>, mi spiegò.

<<Anche chi non è dotato della seconda vista può vedere queste entità e che aspetto hanno?>>
<<Per quello che ne so un’entità del genere si rende visibile agli umani solo se ha uno scopo
preciso da raggiungere. Per lo stesso motivo assume l’aspetto che gli è più congeniale per
ottenere i suoi fini malvagi.>>
15

Non era stata una passeggiata comportarmi normalmente con Faith, non dopo quello che avevo
scoperto parlando con Cybele.
Era stata una chiacchierata sconvolgente, ma era servita a chiarirmi le idee. Mettendo insieme il
racconto di Jordan sulla morte di Erykah, e le nozioni che mi aveva fornito Cybele sulle entità
oscure, avevo capito cosa dovevo fare per mettere la parola fine a quell’incubo spaventoso.

Al contempo non era facile trovarmi in quel posto, dopo avere mandato al diavolo Jordan.

Mi fermai davanti alla porta di casa Burke, indecisa su come procedere. Avevo un piano preciso
in mente, ma non sapevo come attuarlo, né avevo la più pallida idea di come sarebbe andato a
finire.

Poiché non trovavo il coraggio di bussare, afferrai il cellulare dalla tasca dei jeans e composi il
numero di Jordan con dita tremanti. Rispose al primo squillo.

<<Lilith?>>, la sua voce mi rimbombò forte nell’orecchio.

<<Sono fuori dalla tua porta.>>, mi limitai a dire. “Non mandarmi via!”, aggiunsi
mentalmente.

Sentii Jordan imprecare, poi la comunicazione venne interrotta. Cinque secondi dopo, la porta si
spalancò e lui comparve sulla soglia.
Prima che potessi dire mezza parola per giustificare la mia presenza lì a quell’ora, mi afferrò per
le spalle e mi trascinò all’interno, imprigionandomi contro la porta che si richiuse con un tonfo.
<<Mi sei mancata da morire.>>, dichiarò, baciandomi con foga.

Gli allacciai le braccia al collo e mi strinsi a lui con forza. Ero lì per un motivo preciso, dopo
quella notte le cose tra noi sarebbero cambiate per sempre. Senza contare che prima dell’alba
avrei potuto essere morta. Perciò risposi con ardore ai suoi baci.
Se fosse successo l’irreparabile, avrei portato nella tomba il sapore della sua bocca.

Jordan sprofondò sul divano vicino e mi trascinò con sé.


<<Sono tuo Lilith, per sempre.>>
Mi afferrò per i fianchi e si strofinò contro di me. Mi sfuggì un gemito e mi inarcai contro di lui
approfondendo il contatto tra i nostri corpi. Cercando di più.
Jordan sibilò. Lasciò scivolare le mani sotto le mie natiche e mi sollevò portandomi a cavalcioni
sopra di lui. Gli premetti le mani sul petto e lo spinsi giù fino a farlo sdraiare sulla schiena. Poi
strinsi forte le cosce e mi strusciai contro il suo membro duro sotto il tessuto ruvido dei jeans.
Avanti e indietro. Ormai senza più freni.

Jordan mi fissava negli occhi ansimando. Con una mano cercò il mio seno sotto la maglietta con
l’altra mi afferrò la nuca e mi costrinse ad avvicinare il viso al suo. Si impossessò della mia
bocca e mi baciò con intensità crescente. Con uno scatto ruotò sul busto e scivolò sopra di me
schiacciandomi con il peso del corpo contro i cuscini del divano.

Brontolai.

Lui mi ignorò.

Puntellandosi sulle ginocchia sollevò il busto e si sfilò velocemente la maglietta restando a torso
nudo.

Mi si mozzò il fiato davanti ai suoi pettorali scolpiti. Sollevai la mano bramosa di toccarlo e gli
accarezzai la pelle liscia e calda. Disegnai dei cerchi con le dita sul ventre piatto. Volevo
toccarlo. Dappertutto. Baciare, leccare, mordicchiare ogni parte. E così feci.

Jordan mi lasciò fare. Con il fiato corto mi scrutava con occhi febbricitanti. Gli occhi incupiti
dalla passione.
Senza troppe cerimonie afferrò un lembo della mia maglietta e la strattonò lasciandomi esposto il
seno.

Arrossii sotto il suo sguardo da predatore. L’aria fredda che entrava dalla finestra aperta mi fece
rabbrividire. Sentii i capezzoli farsi turgidi. Un lampo passò nei suoi occhi mentre si buttava
famelico sul mio seno. Divorandolo. Succhiandolo.

Abbandonai la testa all’indietro in preda all’estasi. Le mani premute sulla sua nuca. Poi lui iniziò
a muovere il bacino avanti e indietro lentamente lasciandomi senza fiato. Per poco. Quando
ricominciai a respirare presi a muovermi sotto di lui.

Jordan imprecò scostandosi bruscamente.


<<Aspetta!>>, mi afferrò i fianchi bloccandomi. <<Se fai così non potrò più fermarmi!>>

Spalancai la bocca sorpresa. Delusa. Irritata. <<Perché intendi smettere?>>, sbottai.

Jordan mi divorò con gli occhi.


<<Tu vuoi che smetta?>>, chiese con voce roca.

Lo guardai intensamente. Non c’era bisogno che dicessi niente.

Lui mi accarezzò il viso dolcemente. <<Sicura?>>


Per tutta risposta gli posai le mani sulle spalle muscolose e ricomincia ad accarezzare ogni
centimetro del suo corpo: le braccia forti, la schiena robusta, le natiche sode.

Jordan chiuse gli occhi sospirando. Li riaprì di scatto quando infilai una mano tra i nostri corpi e
gli afferrai il membro. Bruciavo di desiderio. Volevo sentirlo dentro di me.
Mi lesse nel pensiero. Si chinò a baciarmi. Mi mordicchiò le labbra. Le leccò. Con la lingua
disegnò una scia di fuoco partendo dal collo fino a raggiungere il seno. Facendomi impazzire dal
desiderio.
Quando pensavo che non avrei resistito un solo attimo di più senza averlo dentro di me la mia
attesa venne premiata. Jordan mi slacciò i jeans e li abbassò insieme alle mutandine, mi liberò le
gambe e le divaricò. Spinse la punta del suo pene contro il mio osso pubico.

Fremetti.

Lui si chinò e mi chiuse la bocca con la sua, contemporaneamente spinse il suo membro dentro
di me riempiendomi completamente.

Automaticamente mi irrigidii e contrassi i muscoli interni sul suo pene.

A lui sfuggì un gemito e cominciò a muoversi lentamente, ondeggiando avanti e indietro. Come
una marea che si ritrae prima di tornare a sommergerti.

Il fuoco divampò nel mio ventre. Spinsi il bacino verso l’alto e contemporaneamente incrociai le
gambe spingendolo in profondità.

Lui, assecondo il mio piacere, e aumentò le spinte che divennero convulse e rapide, a tratti
brusche, e che scatenarono in entrambi un’onda d’urto che ci catapultò in una dimensione
parallela, che non era il mondo che avevo imparato a conoscere grazie alla magia, ma un piccolo
pianeta felice di nostra proprietà, inferno e paradiso insieme.
16

Quando raggiunsi il punto nel bosco dove avremmo eseguito il rituale, trovai Faith, Cybill ed
Amy ad aspettarmi.

Cybill aveva purificato la zona su cui avremmo lavorato. Amy e Faith nel frattempo avevano
allestito l’altare e radunato tutti gli strumenti magici che sarebbe serviti.

Amy mi lanciò uno sguardo di ammonimento. <<Sei in ritardo.>>

<<Non darle il tormento, Amy! Avrà avuto i suoi motivi.>>, la rimbrottò Faith, sempre pronta a
coprirmi le spalle.

Aprii la sacca che avevo portato con me. <<Hai idea di quanto tempo ci abbia messo per
trovare le erbe che mi hai elencato.>>, mi giustificai. Sollevai lo sguardo su di lei. <<Ancora
non capisco perché tu non le abbia prese al centro. Mi avresti risparmiato un sacco di
sbattimenti!>>, chiesi osservando attentamente la sua reazione.

Amy sbuffò. <<Te l’ho spiegato, Cybele, mi avrebbe fatto troppe domande.>>, si giustificò.
<<Avrei corso il rischio che intuendo quello che abbiamo in mente, cercasse di fermarci.>>

Mi accovacciai accanto all’altare e presi a dividere le erbe che si erano mischiate in mucchietti
differenti. Faith mi raggiunse e s’inginocchiò al mio fianco.
<<Posso aiutarti?>>, si offrì.

Annuii e le passai una manciata di erbe. Ne aspirò l’aroma. <<Accipicchia che profumo!>>,
esclamò estasiata. Posò il mazzetto a terra e piegò la testa di lato. <<Sembri diversa questa sera,
Lilith, irradi un’energia potente che ti fa sembrare misteriosa e magnetica.>>, considerò colpita
<<Hai visto Jordan, per caso?>>

Distolsi lo sguardo. <<Perché me lo chiedi?>>

<<Perché penso che potresti avere attinto al potere dell’energia sessuale per alimentare la tua
magia e propiziare la riuscita del rituale.>>

Riportai lo sguardo su di lei. <<Cosa penseresti di me se scoprissi che è vero?>>, domandai


con il cuore in gola.
Fece un mezzo sorriso. <<Sarei sorpresa, ma>> Mi strinse la mano con forza. <<Qualsiasi
cosa accada questa notte, Lilith, ricorda che mi fido di te. Non farò domande, non esiterò, non
avrò dubbi. Sarò dalla tua parte.>>

La sua fiducia incondizionata nella bontà delle mie intenzioni mi scaldò il cuore. Se mi fossi
fidata del suo fiuto speciale tempo addietro, non mi sarei trovata in quella situazione, soprattutto
non avrei messo in pericolo la vita delle mie migliori amiche per rimediare agli errori che avevo
commesso. Le dovevo una spiegazione e quando tutto fosse finito, se ne avessi avuto l’occasione
le avrei raccontato ogni cosa.
<<Faith…>>, sospirai combattuta su come porre la domanda senza rivelarle troppo.

<<Sì?>>

<<Ricordi in che mese, Amy, è entrata a fare parte del “Circolo di Mezzanotte”?>>

Un lieve fremito la scosse, ma percepii la sua lotta interiore per rimanere impassibile.
<<Nel mese di giugno.>>, disse con tono piatto.

Inghiottii il nodo di commozione che rischiava di chiudermi la gola. <<Il giorno dopo la morte
di Erykah.>>, puntualizzai mantenendo il medesimo tono neutro.

***

Indossammo le tuniche rituali che utilizzavamo nelle occasioni speciali. Il tessuto leggero mi
accarezzava la pelle nuda, facendomi accapponare la pelle. Rabbrividii sotto la corrente gelida
della notte.

Sollevai lo sguardo verso il cielo buio, la luna era in congiunzione con il sole che la rendeva
invisibile in quella fase, e il fruscio del vento tra le fronde degli alberi copriva i rumori in
lontananza, facendo sembrare il bosco distante anni luce dal centro abitato.
Utilizzai una corda per formare un cerchio protettivo attorno a noi, delimitati i limiti entro cui ci
saremmo mosse, e annodai strettamente i lembi.
Niente avrebbe potuto varcare i confini del cerchio per entrare, niente sarebbe potuto uscirne
finché l’incantesimo non aveva fine.
Una volta sigillato, il cerchio sacro, diventava un portale che permetteva di varcare le soglie
dello spazio e del tempo.

Di solito ci dividevamo equamente i compiti da eseguire, questa volta avrei dovuto svolgere la
maggior parte delle operazioni da sola.

Le mie consorelle aspettavamo silenziosamente che terminassi davanti all’altare, cercando di


trasmettermi la loro energia.

Con un gessetto disegnai un triangolo a cui lati posai delle


Ematiti.
Immersi le dita in una ciotola contenente acqua di sorgente e sale, e spruzzai il terreno,
liberandolo spiritualmente dalle energie negative.

Accesi le candele sull’altare.

Camminando per tre volte intorno al cerchio, accesi le quattro candele che rappresentavano i
punti cardinali.

Recitai l’invocazione per ogni elemento. <<Invoco la benedizione e il supporto degli spiriti e
delle creature del Nord…, invoco la benedizione e il supporto degli spiriti delle creature del
Sud…, invoco la benedizione e il supporto degli spiriti e delle creature dell’Ovest…, invoco la
benedizione e il supporto degli spiriti e delle creature dell’Est…>>

<<Ti scongiuro, o cerchio sacro, che tu sia un luogo di armonia, giustizia, e pace. Uno scudo
contro il male, in ogni sua forma, in questo mondo e nel mondo astrale… Così sia!>>

A questo punto avevo terminato la preparazione, in tutto ci avevo messo venti minuti, ora
cominciava la parte più impegnativa del rituale.

Chiusi gli occhi e respirai profondamente, fuori l’aria, dentro l’aria, fuori l’aria, dentro l’aria…

Il pensiero tornò a Jordan, non era un buon momento, non lo era per niente, ma non potei che
pensare a lui. Mi trovavo in un punto di non ritorno. Tutto quello che sarebbe accaduto da quel
momento in poi era al di fuori del mio controllo. La mia vita poteva finire, forse per mano di un
demone, forse per mano di Jordan.
Fare l’amore con lui era stata un’esperienza sconvolgente, la sensazione di trovarsi pelle contro
pelle meravigliosa, e appagante.
Avevo immaginato che nell’intimità fosse un amante dolce e delicato, invece si era rivelato
esigente e passionale.
Mentre i nostri corpi erano scossi dagli spasmi di un orgasmo violento, Jordan era scivolato sulla
schiena e mi intrappolata tra le sue braccia muscolose.
Avevo aspettato che si addormentasse, poi ero scivolata fuori dal letto e mi ero rivestita in fretta
stando attenta a non svegliarlo.

Lasciai scivolare la mano nella tasca della tunica e strinsi con forza il Cristallo di Fuoco. Quando
Jordan avesse scoperto che lo avevo usato come uno strumento sessuale per aumentare il mio
potere, e per di più mi ero impossessata del suo cristallo sarebbe andato su tutte le furie.
Il cristallo si era lasciato prendere senza alcun problema perché era stato lo stesso Jordan - la sera
che aveva dormito da me - a darmi il permesso di toccarlo. Anche questo lo avrebbe fatto
incazzare di brutto!

Riaprii gli occhi e recitai la prima parte della formula evocativa.


<<Ti invoco, Ama, oscura e sterile madre. A te tutte le manifestazioni di vita devono tornare,
Oscura madre. Davanti a te gli uomini tremano…

<<Che cazzo stai facendo? Non è questa la formula!>>, inveì Amy furiosa.
La ignorai e continuai. <<Io ti invoco, chiamata anche Hecate delle tre Lune, Oscura Signora
della saggezza, temuta dagli uomini perché le tue Torri oscurano la loro strada…
Io figlia nascosta della Dea, so che non c’è nulla da temere dal tuo abbraccio dal quale non
esiste scampo, perché quando mi fermo nella tua oscurità…>>

<<Stai zitta!>> Amy corse verso di me, menando i pugni nell’aria pronta ad aggredirmi.

Le puntai contro la mano e si immobilizzò contro il suo volere.

<<Puttana!>>, ringhiò, <<Stai cercando di fregarmi?!>>

Mentre ero di spalle, avevo inciso un simbolo anti-demone sul palmo della mia mano con la
punta di un coltellino che tenevo nascosto nella tasca della tunica insieme al cristallo.

<<Mostrami il tuo volto!>>, ordinai.

E il demone che aveva ucciso mia sorella, e trasformato la mia vita in un incubo, mostrò il suo
vero volto.
I tratti perfetti che avevano formato il viso di Amy scomparvero, lasciando il posto a una
maschera infernale.

Cybill lanciò un urlo terrorizzato, e si voltò per scappare, in preda al panico.

Faith riuscì ad agguantarla prima che abbandonasse la protezione del cerchio. Le avvolse un
braccio intorno alle spalle. <<Non uscire dal cerchio, Cybill! Ti proteggo io!>>, la rassicurò.

Il demone scoppiò a ridere. <<Che pensate di fare, tra pochi minuti sarete tutte morte!>>, si
burlò di noi.

<<Se fossi in te, non ne sarei così sicura!>>, lo contraddissi. <<Sei stato furbo ad intrufolarti
nel “Circolo di Mezzanotte”, fingendo di essere la Guardiana dell’Acqua, il quarto elemento
che mancava al gruppo per essere completo. Hai conquistato la nostra fiducia e…>>, aggrottai
la fronte. <<Che altro? Cosa vuoi veramente da noi?>>

Il demone fece una smorfia disgustata. <<Da loro niente. Sono insignificanti.>>, rispose,
indicando Cybill e Faith. <<Ma tu sei speciale. Ho visto la portata del tuo potere, attraverso il
legame di sangue che ti univa a quella sprovveduta di tua sorella.>>, rivelò. <<Allora, ho
deciso che ti avrei torturata fino a che stremata non avessi acconsentito a farti possedere da me.
Tua sorella mi ha evocato nella vostra dimensione, tu sarai l’involucro che ospiterà il mio
spirito, e la tua magia sarà mia, finalmente!>>

<<Se era me che volevi, perché dopo avere ucciso Erykah hai intrappolato il suo spirito nella
dimensione oscura impedendole di raggiungere la Luce? Perché questa notte eri disposto ad
aiutarmi per riportarla in vita?>>
Sorrise compiaciuto. <<Stavo solo giocando con te, sciocchina! Il rituale non sarebbe mai
riuscito e tu ti saresti crogiolata nei sensi di colpa fino a diventare una pedina malleabile nelle
mie mani!>>

Strinsi i pugni per dominare la rabbia che rischiava di oscurare la mia mente e farmi perdere di
vista il mio obiettivo. Feci un respiro profondo, e dissi:<<Se è me che vuoi, allora che aspetti?
Prendimi!>>

<<Non posso farlo, se non m’inviti ad entrare espressamente nel tuo corpo.>>, mi ricordò
irritato.

<<Ok. Ti invito ad entrare!>>, esclamai a bruciapelo. Prima che avessi il tempo di cambiare
idea, afferrai il coltello e incisi un croce sul simbolo demoniaco sul palmo della mano
rendendolo inefficace. Ammetto che in quel momento cominciai a pensare che il mio piano non
fosse tanto geniale come mi era parso inizialmente!

Il demone avanzò di un passo, poi s’immobilizzò incerto. <<Che diavolo vuol dire? Dov’è il
trucco?>>, indagò all’erta.

Feci una smorfia. <<Nessun trucco. Voglio solo fare un patto con te, visto che prenderai il mio
corpo e i miei poteri, dovrai darmi qualcosa in cambio.>>, sentenziai. <<Sembra difficile
crederlo, ma anche voi demoni avete un codice d’onore.>>

Il demone mi guardò furente per essere stato messo con le spalle al muro, ed io tirai un sospiro di
sollievo. Ora che avevo sollecitato un patto, lui era obbligato ad accontentarmi, concedendomi
qualsiasi cosa gli avessi chiesto in cambio.
<<Sentiamo, cosa vorresti?>>, ringhiò tra i denti.

<<Voglio che liberi lo spirito di Erykah, in modo che possa raggiungere la Luce. Voglio che
lasci andare Cybill e Faith. Voglio che dopo avermi posseduto, lasci all’istante Harmony e non
torni mai più. Voglio che tu mi giuri che non farai del male ai miei genitori, alle mie amiche e…
a Jordan.>>, dissi tutto d’un fiato.

Il demone sollevò una mano per stopparmi. <<Ehi, ehi! Per chi mi hai preso per il genio della
lampada?!>>, esclamò risentito. <<Puoi avere una sola cosa in cambio, non quattro!>>

Incrociai le braccia al petto, pronta a dare battaglia. <<Ah, tu dici?! Peccato che io sappia che i
miei poteri valgano per quattro.>>, dissi con aria di trionfo, e indirizzai mentalmente un
ringraziamento a Jordan che me lo aveva rivelato. <<Il potere che controlla l’elemento aria…
>>, iniziai ad elencare, cominciando da quello che fino a pochi giorni prima pensavo fosse il
mio elemento dominante. <<Il potere che controlla il fuoco, il potere che…>>

<<Ok, ok.>> Si arrese il demone. <<Sei più furba di quanto pensavo, ragazzina! Ti concedo
tutte e quattro le richieste in cambio del tuo involucro e di tutta la magia che ospita al suo
interno.>>
<<Nooooo!>> L’urlo di Jordan ci fece sobbalzare entrambi.

Il demone mi indirizzò un’occhiataccia. <<Hai portato i rinforzi?! Non ti servirà a nulla!>>

<<Cazzo!>>, imprecai ad alta voce. <<Jordan che diavolo ci fai, qui?!>>, lo aggredii
verbalmente. <<Devi andartene subito!>>

<<Che cazzo stai facendo tu?!>>, replicò furioso. Tento di entrare nel cerchio, ma venne
respinto brutalmente all’indietro da una mano invisibile.

Avevo creato un cerchio molto potente, e la magia che lo manteneva attivo gli impediva di
oltrepassarlo. Allo stesso tempo intrappolava noi al suo interno.

<<Qualsiasi cosa hai in mente di fare, lascia perdere!>>, mi esortò. <<Non è una buona idea
stringere un patto con un demone. Anche quando pensi di avere curato ogni dettaglio, trovano
sempre una scappatoia per rivoltare le cose a proprio favore.>> Poi vedendo che la sua arringa
non mi aveva colpita particolarmente, aggiunse: <<Ho fatto di tutto per tenere il demone
lontano da te, non rendere ogni mio sforzo vano.>>

<<Oh, Jordan…>>, mormorai con un filo di voce. Ciò che stavo per dirgli l’avrebbe ferito, ma
in quel momento non potevo permettermi di avere degli scrupoli per evitare danni al suo
orgoglio di cacciatore. Perciò, gli dissi la verità: <<Volevi tenermi al sicuro, ma il male mi ha
raggiunto lo stesso.>> Erano più o meno le stesse parole che avevo usato nel sogno rivelatore.
Indicai il demone. <<Ti presento Amy, il quarto Guardiano del “Circolo di Mezzanotte”,
entrata a far parte della coven il giorno dopo la morte di Erykah.>>

Jordan spalancò la bocca per lo stupore. <<È sempre stato accanto a te.>>

Il demone scoppiò a ridere. <<Se fossi in te, farei un esame di coscienza, forse, sopravvaluti le
tue doti cacciatore!>>, si burlò di Jordan.

Stavo per ribattere per le rime a quell’arrogante di un demone, quando mi ammutolii per la
sorpresa. Accanto a Jordan, comparve l’ultima persona al mondo che avrei voluto vedere in quel
momento delicato: Alyson Gray.

Alyson fece una smorfia scandalizzata, arricciando il naso perfetto. <<Mio Dio, cos’è quella
cosa?!>>, domandò, e non si lasciò sfuggire l’occasione di infierire su di me. <<Avrei dovuto
immaginarlo che dove ci sei tu, compaiono solo cose strane!>>, mi pungolò.

Fulminai con lo sguardo Jordan. <<Sei venuto con lei! Come hai potuto farmi questo?!>>

<<Non l’ho portata con me!>>, protestò risentito. Si voltò verso Alyson e l’afferrò per un
braccio. <<Mi hai seguito di nascosto?! Lo sai in che guaio ti sei ficcata?!>>

Alyson si liberò dalla sua presa. <<Mi hai mollato su due piedi mentre parlavamo, e sei
scappato senza darmi spiegazioni. Ho immaginato che accorressi in aiuto di quella sciacquetta.
Volevo rendermi utile.>>, rispose stizzita.

<<Volevi aiutarmi?>>, chiesi stupita.

Roteò gli occhi al cielo. <<Non te. Lui.>>, ci tenne a precisare.

<<Ah.>> Mi rincuorò sapere che non mi sarei dovuta sentire in debito con “Miss Perfezione”,
una volta finita quella storia.

<<Ora, basta! Non sono qui per assistere alle vostre dispute d’amore. Abbiamo fatto una patto,
Lilith Blackwood, voglio riscuotere quello che mi spetta.>>, insorse il demone.

Acconsentii. Anch’io volevo finirla al più presto. <<Libera lo spirito di Erykan, e permetti a
Cybill e Faith di abbandonare il cerchio. Dopodiché ti darò quello che desideri.>>

Mi aspettavo delle proteste, invece, il demone, senza fiatare, creò nell’aria un varcò con un dito
adunco e fece cenno alle mie amiche di oltrepassarlo. Così facendo sarebbero state espulse dal
cerchio senza riportare alcuna conseguenza.

In pochi secondi, Faith e Cybill furono al sicuro, al fianco di Jordan e Alyson

<<Fatto.>>, esclamò il demone compiaciuto.

Inarcai un sopracciglio. <<Hai lasciato andare Cybill e Faith, ma come faccio a sapere che lo
spirito di mia sorella è libero?>>, osservai dubbiosa.

Scrollò le spalle indifferente. <<Oh, per quello dovrai fidarti della mia parola. Non abbiamo
tempo per compiere un rituale d’evocazione, mi sembra?!>>

<<Va bene. Hai vinto.>> Lo raggiunsi e gli consegnai il coltellino, rassegnata.

Il demone lo usò per tagliarsi il palmo della mano a sua volta, poi lo lasciò cadere a terra.

Unimmo le mani ferite. Il nostro sangue si fuse. <<Ti permetto di entrare nel mio corpo e di
prendere pieno possesso della mia magia.>>, dichiarai.

Sentii le grida di protesta dei miei amici, ma le ignorai. Non dovevo perdere la concentrazione,
era di vitale importanza che rimanessi lucida e calma.

Il demone sogghignò. <<Ora siamo uno.>>, pronunciò, prima di disgregarsi in minuscole


particelle evanescenti che confluirono verso di me.

Quel demone cazzuto si impadronì del mio corpo e dei miei poteri in men che non si dica.
Pensavo avrei avuto più tempo per agire, ma lui s’insinuò seduta stante nella mia testa e scoprì i
miei piani.
“Lo sapevo che avevi in mente qualcosa, strega! Ma io sono più furbo di te!>>

Cercai di infilare la mano nella tasca della tunica, ma il mio corpo non rispondeva più a miei
comandi, come se non mi appartenesse. In effetti, era così, avevo ceduto il diritto di proprietà al
demone.

Sotto il suo volere, mi chinai e spezzai la corda che delimitava il cerchio sacro. Percorsi il
perimetro in senso antiorario per annullarlo.

Lanciai uno sguardo verso Jordan, Faith, Cybille e Alyson, che mi guardavano senza fiatare,
impietriti dallo shock.

Sentii chiaramente il desiderio bruciante del demone di ucciderli tutti, e l’insofferenza di non
poterlo fare a causa del patto che avevamo stretto.

Il demone si rassegnò a lasciar perdere. Quando mi fece voltare per andarsene, seppi che il tempo
che avevo a disposizione per agire era agli sgoccioli.

“Colpitemi con la magia degli elementi!”, ordinai mentalmente a Cybille e Faith. Eravamo
abituate a comunicare con il pensiero, sapevo che avrebbero udito chiaramente la mia richiesta.
Sperai che anche Alyson captasse la mia richiesta. “Qualsiasi cosa accada, non esitate, dovete
sfinirmi!”

Il primo colpo colse il demone di sorpresa.


Arrivò da Faith, e non ne fui sorpresa. Quando sentì l’ordine non esitò un secondo. Agì senza
porsi domande. D'altronde me l’aveva promesso: “Mi fido di te. Non avrò dubbi, non farò
domande, qualsiasi cosa accada sarò dalla tua parte.”

Cybill ci mise un po’ più di tempo a reagire, ma una volta presa la decisione non tardò ad entrare
in azione.

Alyson, dal canto suo, accolse con gioia la possibilità di darmele di santa ragione, senza doverne
rendere conto a Jordan.

Fu così che mi ritrovai al centro di una granaiola di colpi magici, tali da stordire una strega
comune per giorni, ma non dimentichiamoci che nel mio corpo ospitavo un demone di livello
maggiore. A lui facevano un baffo. Non m’importava, non era nelle mie intenzioni ferirlo, bensì
distrarlo il tempo necessario per giocare l’ultima mossa che avevo a disposizione.
Come si dice: “O la va, o la spacca!”

Mentre il demone era intento a schivare i colpi delle mie amiche, riuscii a riprendere
momentaneamente il controllo di una mano.
Non era facile rimanere lucida, perché io viceversa, percepivo il dolore di ogni attacco e mi
sentivo stordita e vicina al limite di sopportazione della sofferenza cui ero sottoposta.

Feci scivolare la mano nella tasca, e afferrai il Cristallo di Fuoco.


Quando lo sollevai per indossarlo, il cristallo, s’illuminò spandendo lampi accecanti, tutt’intorno.

Jordan intuendo le mie intenzioni, cercò di fermarmi. <<Non farlo, Lilith, il cristallo ti
annienterà!>>

Era questo il mio piano, fin dall’inizio.

“Ok, lo ammetto, sembra parecchio stupido, ma vi sfido a fare meglio, nella medesima
situazione!”

Il cristallo di Jordan, avrebbe congelato i miei poteri e con essi quelli del demone, visto che
ormai eravamo tutt’uno. Non solo, appena avesse riscontrato l’energia oscura che fluiva nel mio
corpo, si sarebbe attivato per svolgere quello che era il suo compito originario: uccidere una
strega.

Il demone percepì il pericolo, e si smise di reagire agli attacchi di Faith, Cybill e Alyson. Tornò a
concentrarsi su di me, ma per mia fortuna ci mise un secondo di troppo a riprendere il controllo
visto che riuscii a indossare il cristallo.

L’effetto fu immediato. I miei poteri e quelli del demone erano andati a farsi benedire, in un
decimo di secondo. Chiusi a chiave da qualche parte dal potere del cristallo.

Non ebbi il tempo di esultare, perché un dolore insopportabile mi esplose dentro, costringendomi
in ginocchio.
Iniziai a gridare, in preda a spasmi micidiali. Una mano invisibile prese a strizzarmi le budella, e
il fuoco vivo incendiò il mio sangue, bruciandomi dall’interno.

La mia unica consolazione era sapere che sarei morta velocemente, quindi non avrei dovuto
sopportare a lungo quella sofferenza inaudita. Chiusi gli occhi e aspettai rassegnata che
scoccasse la mia ora fatidica.

***

<<Hai intenzione di dormire ancora per molto?>>

Aprii gli occhi di scatto. <<Cosa hai detto?>> Schizzai a sedere e mi guardai attorno sbattendo
gli occhi per mettere a fuoco l’ambiente circostante. <<Sono morta?>>
“Beh, se quello era l’aldilà, tutto sommato, era un bel posto dove passarci l’eternità.”, valutai
tra me e me.

Erykah scoppiò a ridere. <<Fai una faccia buffa, quando t’immergi nelle tue elucubrazioni.>>
Seduta sulla riva del lago, con i piedi in ammollo nell’acqua, mi scrutò con il viso illuminato dal
sole.
Era bellissima, e irradiava felicità allo stato puro.
<<È bello questo posto.>> Si guardò attorno. <<La dimensione dove mi teneva prigioniera il
demone era un luogo terrificante. Grazie per avermi liberata, non avevo dubbi che ci saresti
riuscita. Jordan me l’aveva detto che sei una strega molto potente. Hai rispedito all’inferno
quello stronzo di un demone che mi ha ucciso.
Anche se un po’ me lo sono meritato quello che è successo, non avrei mai dovuto giocare con il
tuo libro degli incantesimi. Sono stata sciocca e superficiale, e ho pagato a caro prezzo la mia
leggerezza, e con me ci sono andati di mezzo Emily e Rees.>>

<<No, la colpa è mia!>>, protestai. <<Avrei dovuto nascondere meglio il mio libro delle
ombre. Comunque, non è più importante, visto che siamo morte.>>

Erykah piegò la testa di lato. <<Ti sbagli.>> Riportò lo sguardo sul lago.
Il vento increspò la superficie dell’acqua, facendo tremolare il riflesso dei nostri corpi.
Quando l’immagine tornò a compattarsi, mi accorsi che nel riflesso, apparivo solo io.

Riportai lo sguardo su mia sorella, che sfilò i piedi dall’acqua e si sollevò. Allungò la mano, e mi
aiutò ad alzarmi.
<<Come dicevo, ti sbagli. Io, sono morta, tu no. Il cristallo di Jordan ha ucciso il demone, ma
ha risparmiato la tua vita. In questo momento, la magia, sta rigenerando il tuo corpo. Sei qui
temporaneamente, a breve tornerai indietro.>>, m’informò.

<<Vieni con me. Torniamo a casa. Non posso andare via, lasciandoti sola!>>, protestai.

<<Oh, nemmeno io resterò qui a lungo. Mi è stato concesso di restare con te, finché farai
ritorno a casa, dopo proseguirò il mio cammino verso la Luce, o se preferisci, il luogo che voi
streghe chiamate “Terra d’Estate”. Sbagliavo quando ho detto che dopo la morte c’è solo buio e
desolazione, era ciò che voleva farmi credere il demone per torturarmi. Questa non è la fine,
Lilith, e un giorno ci ritroveremo.>>
17

Quel giorno, il sole, splendeva alto nel cielo, nonostante fosse autunno inoltrato, i suoi raggi
penetravano le fronde degli alberi che delimitavano il perimetro del “Circolo di Mezzanotte”,
nascondendo la nostra presenza nel bosco ad occhi indiscreti.

Ci eravamo riunite, per salutare “ufficialmente”, con un rituale adeguato mia sorella Erykah.

Con noi c’era Alyson, che dopo l’uscita spettacolare di Amy, aveva preso il suo posto come
membro effettivo della coven. Non pensate che questo avesse risolto i problemi che c’erano tra
noi. Non potevamo sopportarci, non ci prendevamo a pelle, e la cosa non sarebbe mai cambiata,
ma tant’è, a livello magico avevamo scoperto di intenderci a meraviglia e questo bastava.
Avevo scoperto di possedere il talento dei quattro elementi, potevo quindi ricoprire il ruolo di
Amy che era stata la Guardiana dell’Acqua. Alyson era una Guardiana dell’Aria e avrebbe preso
il mio posto.

Era tutto quello che ero disposta a concederle.


Dovevamo contenderci le attenzioni dello stesso cacciatore, in qualità di streghe, ma Jordan era il
“mio” ragazzo, che non si mettesse in testa strane idee. Altrimenti, altro che magia oscura,
avrebbe dovuto temere la vendetta di una fidanzata gelosa. Eh, già, perché Jordan ed io facevamo
coppia fissa, adesso.
Spartendo equamente i compiti, lavorammo gomito a gomito pacificamente. Purificammo la
zona dalle energie indesiderate. Innalzammo un cerchio protettivo intorno a noi e invocammo la
benedizione dei quattro elementi.

Mi girai verso le mie consorelle. <<Ci incontriamo, oggi, in tristezza e gioia al contempo. Siamo
tristi perché un capitolo è stato chiuso, ma siamo anche gioiose perché da questa chiusura un
nuovo capitolo ha inizio. Ci incontriamo per segnare il passaggio della nostra amata sorella
Erykah, per la quale questa incarnazione si è conclusa e la raccomandiamo alla benedizione del
Dio e della Dea perché si riposi libera da ogni illusione e rimpianto, finché giungerà per lei il
tempo della rinascita in questo mondo.>>

Quando ebbi terminato la prima parte della formula, Faith, Cybille e Alyson cominciarono a
muoversi in una danza lenta e circolare lungo il perimetro del cerchio sacro, in senso antiorario.

Ripresi a parlare, pronunciando la formula che aveva fatto infuriare il demone, quando aveva
compreso che non stavo lanciando un incantesimo negromantico per riportare in vita Erykah, ma
la stavo lasciando andare.
<<Noi ti invochiamo, Ama, oscura e sterile madre. A te tutte le manifestazioni di vita devono
tornare, quando giunge il loro tempo. Oscura Madre del silenzio e del riposo, noi invochiamo te,
chiamata anche Hecate della luna calante. Noi figlie nascoste della Dea, sappiamo che non c’è
nulla da temere dal tuo abbraccio, dal quale non esiste scampo, perché quando ci fermiamo
nella tua oscurità, come tutte le cose, ci sarà un altro passo ancora verso la Luce. Perciò, in
amore e senza paura, ti affidiamo nostra sorella Erykah. Prenditi cura di lei e guidala.
Ammettila nella pace della Terra D’Estate, dove sostiamo tra una vita e l’altra.>>
Afferrai la ciotola di terracotta con all’interno una corda argentata annodata, che avevo posto
sull’altare, insieme a un panno nero e ad una pietra aguzza.
Sollevai il viso e per un attimo, i miei occhi, incontrarono quelli di Jordan, che assisteva alla
cerimonia all’esterno del cerchio, immobile e silenzioso.

Annuì fiducioso. Anche senza il supporto della magia, avrei intuito il messaggio che mi stava
inviando. “È ora, lasciala andare, lascia andare Erykah, affinché il suo spirito trovi pace
nell’aldilà.”

Appoggiai la ciotola dentro il panno nero. Poi senza alcuna esitazione, afferrai la pietra
acuminata e la calai con forza sul recipiente, che si sbriciolò.
<<L’urna viene rotta, così che la polvere ritorni alla terra dalla quale è venuta.>>
Raccolsi la corda argentata, e tirai entrambi i lembi, sciogliendo dolcemente il nodo centrale.
<<La corda d’argento viene sciolta, così che lo spirito di Erykah ritorni alla Dea che lo ha
creato.>>

A questo punto, Faith, Cybill e Alyson ricominciarono a danzare, questa volta in senso orario.

Offrii la corda prima ai Guardiani dell’Ovest, Signori della Morte e del Principio, poi ai
Guardiani dell’Est, Signori della Rinascita.

<<Noi ti invochiamo, Aima, giovane e fertile madre, nel tuo grembo della rinascita tutte le
manifestazioni di vita riemergono e dal tuo seno tutte le creature sono nutrite. Accogli lo spirito
di nostra sorella Erykah fino a quando riposato e fortificato dal sonno della morte sarà pronto
per una nuova incarnazione.>>

***

Al termine della cerimonia, dopo aver riaperto il cerchio sacro, raggiunsi Jordan.

Lui intrecciò le nostre mani, e mi trascinò in un punto appartato.


Mi afferrò per la vita, attirandomi a sé.
<<Non ho ancora digerito il fatto che tu mi abbia usato come uno strumento sessuale per
potenziare la tua magia. Non sono un ragazzo oggetto, ficcatelo bene in testa, maniaca!>>,
disse fingendosi offeso.

Sgranai gli occhi, incredula. <<Non so di cosa parli. Forse, ti riferisci a quando abbiamo fatto
sesso nel bosco? O alla volta che ci siamo chiusi nello sgabuzzino della scuola? Oppure a quella
volta che…>>

Jordan mi tappò la bocca con un bacio, per zittirmi.

Senza protestare, gli allacciai le braccia al collo, e lui mi imprigionò tra le sue braccia.

<<Quando penso che stavo per perderti!>> Scrollò la testa, come se quel gesto potesse
cancellare il ricordo terribile dalla sua mente.

<<Ai piani alti dell’Ordine del Cristallo di Fuoco sono rimasti colpiti dalle tue gesta, e non
sono certo persone che si impressionano facilmente!>>, m’informò compiaciuto. <<Ma il fatto
che tu sia una giovane strega alle prime armi, che nel momento del pericolo ha saputo sfoderare
le unghie, salvando le sue consorelle, liberando un’anima imprigionata nell’aldilà, e
sconfiggendo un demone di livello maggiore, senza infrangere nessuna regola del codice etico,
fa impressione.>> Fece una pausa per riprendere fiato. <<probabilmente, non ti farà piacere
sentire quello che sto per dire, ma sono stato incaricato dai miei superiori di chiederti se vuoi
diventare un membro dell’ordine. Certo, non subito, quando ti sarai diplomata, e avrai istruito il
“Circolo di Mezzanotte” perché possa fare a meno di te.>>, Mi guardò in ansia, aspettandosi
una sfuriata da parte mia.

Non potevo dargli torto, la volta precedente, quando aveva ipotizzato una mia eventuale
collaborazione con la sua organizzazione di cacciatori, gliene avevo dette di tutti i colori.

Questa volta l’avrei stupito. <<Magari, in futuro, potrei prendere in considerazione la vostra
proposta. Anche se non riesco ad immaginare come sarebbe la mia vita senza fare uso della
magia.>>, considerai.

Jordan aggrottò la fronte. <<Non so che cosa te lo abbia fatto pensare, ma se tu entrassi
nell’ordine non dovresti rinunciare alla magia. Sarebbe una cosa contro natura, privare una
strega naturale dei suoi poteri, e noi ci teniamo a preservare l’ordine delle cose in questo mondo
e nel piano astrale.>>, precisò.

Lo guardai sorpresa. <<Devo ammetterlo, questo segna un punto a vostro favore. Però, non
capisco, in che modo potrei esservi utile? Non sono una cacciatrice, né lo voglio diventare.>>,
domandai incuriosita.

<<Ad esempio, potresti insegnare alle streghe inesperte, come Alyson, come incanalare la
magia nella giusta direzione. Pensa, Lilith, diventeresti un modello, e una guida per le giovani
leve.>>, auspicò entusiasta.

Devo ammetterlo, l’idea mi piacque subito, ma non sapevo se possedevo le capacità necessarie
per assumermi un impegno di tale portata. Per fortuna, non dovevo rispondere subito, e avevo il
tempo dalla mia parte per prendere la decisione giusta.

Pochi giorni prima, Cybele, la Sacerdotessa Wicca, mi aveva proposto di entrare a fare parte
della sua coven per approfondire la mia istruzione “stregonesca”, ma in quel caso, nonostante
fossi lusingata dalla cosa, avevo rifiutato senza rimpianto.

Che gli altri prendessero seriamente o meno il “Circolo di Mezzanotte”, avevo la mia coven a
cui badare!
Non avrei piantato in asso Faith e Cybill, che mi erano state accanto nel momento del bisogno.

E poi c’era Alyson. Quella ragazza mi faceva dannare, però, non potevo negarlo, possedeva un
grosso potenziale magico. Per di più aveva mostrato di avere fegato davanti al demone, un’altra,
al suo posto, sarebbe scappata a gambe levate.

Un colpo di vento improvviso, portò un aquilone dipinto con i colori dell’arcobaleno, diritto tra
le mie mani.

Jordan sgranò gli occhi sorpreso.

Il pensiero di entrambi volò verso Erykah.

Quando eravamo bambine, avevo scoperto di possedere doti magiche, mentre cercavo di
recuperare l’aquilone di mia sorella, rimasto incastrato tra i rami di un albero.

Jordan mi sfilò l’aquilone dalle mani, e lo rimirò stupefatto. <<Sai credo che Erykah abbia
appena raggiunto la Terra D’Estate.>>

<<Lo credo anch’io.>>, risposi emozionata.


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