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LA TEORIA

DELL'ARMONIA

CONSCIA

di RODNEY COLLIN

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INDICE

3

NOTE BIOGRAFICHE

6

L'ESSERE

16

LA COSCIENZA

20

GLI UOMINI E LE DONNE

22

LA CONOSCENZA

24

LA COMPRENSIONE

29

L'IMMAGINAZIONE

30

I DIVERSI "IO": QUELLI REALI E QUELLI FALSI

34

LA SEPARAZIONE DEL REALE DAL FALSO

35

LE CONTRADDIZIONI

37

L'ACCETTAZIONE

41

L'ATTEGGIAMENTO POSITIVO

42

L'INVISIBILIT A

44

L'ATTENZIONE

48

I REQUISITI E LE CIRCOSTANZE

49

IL RICORDO DI SÉ

55

GLI ALTRI

57

ERRORI DA CORREGGERE

59

L'INFLUENZA DEGLI UOMINI CONSCI

63

IL TEMPO

64

IL CUORE

65

LA PREGHIERA

66

GLI STATI SUPERIORI

68

CORPO, ANIMA E SPIRITO

71

LE TRACCE DELLA SCUOLA

77

LE DIVERSE VIE

80

LA RELIGIONE

84

LA GERARCHIA

89

L'ARMONIA

93

IL LAVORO

108

KAIROS, CHRONOS E GLI INCROCI

109

LA SOFFERENZA

114

LA MORTE

116

IL NUOVO INIZIO

120

CUZCO

122

QUESTIONARIO

125

NOTE ESPLICATIVE

NOTE BIOGRAFICHE

RODNEY COLLIN SMITH nacque a Brighton, in Inghilterra, il 26 Aprile del 1909· Suo padre era un commerciante e si ritirò dagli affari a Londra all'età di cinquant'anni, come aveva sempre pensato di fare. Dopo un viaggio nel continente e in Egitto, si stabilì a Brighton e sposò Kathleen Logan, la figlia di un proprietario di albergo. I due vissero in una confortevole casa a Brighton, dove nacque Rodney. Quattro anni più tardi nacque suo fratello. Sua madre si interessava di astrologia e apparteneva alla locale loggia teosofica. Trascorreva gran parte del suo tempo a trascrivere in braille libri per i ciechi. Rodney frequentò dapprima la Scuola Preparatoria di Brighton (una vicina scuola diurna), poi, come esterno, la scuola secondaria di Ashford nel Kent. Trascorreva le vacanze leggendo, di solito un libro al giorno che prendeva dalla biblioteca pubblica, camminando ed esplorando la campagna circostante. Lasciata la scuola, trascorse tre anni presso la Scuola di Scienze Economiche di Londra, vivendo nel pensionato Toc H a Fitzroy Square. Nel 1926 trascorse le vacanze estive con una famiglia francese nella campagna di Chateaux e da allora in poi andò ogni anno nel continente. A diciotto anni andò in Spagna, provvisto di denaro sufficiente per un mese. Vivendo in locande, in fattorie, negli alberghi più a buon mercato e percorrendo a piedi molta parte della strada, riuscì a girare l'Andalusia per tre mesi, ritornando con voluminosi appunti che fornirono il materiale per Palme e Pati, un libro di saggi pubblicato da Heath Cranton nel 1931. Durante questo viaggio imparò abbastanza spagnolo da essere impiegato nella censura nel corso della guerra e da facilitare notevolmente il suo inserimento in Messico nel

1948.

Lasciata la Scuola di Scienze Economiche, dove conseguì il B. Comm, si guadagnò da vivere come giornalista indipendente d'arte e viaggi scrivendo anche una serie di articoli settimanali sull'Evening Standard e sul Sunday Referee sulle gite di fine settimana attorno a Londra. Per un periodo fu segretario dell'Associazione degli Ostelli della Gioventù, redattore del loro giornale The Rucsack, e vicer edattore del Tac H journal. Nel 1929 visitò l'Austria, l'Ungheria e la Cecoslovacchia. Durante un pellegrinaggio, organizzato dal Toc H, alla Rappresentazione del Mistero della Passione a Oberammergau nel 1930, incontrò janet Buckley, sua futura moglie. Nello stesso anno lesse Un Nuovo Modello di P. D. Ouspensky. Ebbe la sensazione di non essere ancora pronto per quel libro, ma che sarebbe stato molto importante per lui in seguito. Nell'autunno del 1931 fece un giro a piedi attraverso la Dalmazia, descrivendo più tardi alcune delle sue avventure in due articoli che apparvero sul Cornhill Maga zine. Lui e sua moglie si sposarono a Londra nel Marzo del 1934 e trascorsero la luna di miele camminando per la Cornovaglia. Nel corso dello stesso anno trascorsero sei settimane in Sicilia. Nel 1935 assistettero ad alcune conferenze tenute dal Dr. Maurice Nicoll, ma poco dopo partirono per un viaggio in moto di sei mesi, attraversando gli Stati Uniti fino alla costa occidentale e tornando lungo il confine messicano. Nell'autunno del 1936 lui e sua moglie incontrarono per la prima volta il Sig. Ouspensky. Rodney immediatamente si rese conto di aver trovato ciò che aveva sempre cercato nelle sue letture e nei suoi viaggi. Da allora in poi dedicò tutto il suo tempo allo studio dell'insegnamento del Sig. Ouspensky. Nel 1937, nacque sua figlia Chloe Insieme alla sua famiglia si trasferì in una casa a Virginia Water, vicino a Lyne Piace, che il signore e la signora Ouspensky avevano preso come centro per il loro lavoro. Quando non era a Lyne, Rodney trascorreva molto tempo alla Biblioteca del British

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Museum a studiare quegli aspetti della religione, delle filosofie, delle scienze e dell'arte che sembravano più immediatamente connessi alle conferenze del Sig. Ouspensky. Quell'anno insieme

a sua moglie andò per una breve vacanza in Romania e poi fece un giro di due settimane in moto

attraverso l'Algeria fino al nord del Sahara. Nel1938 a Londra partecipò a una dimostrazione di movimenti di danze, che facevano parte del sistema insegnato dal Sig. Ouspensky e immediatamente dopo andò in Siria, nella speranza di vedere il "roteare" dei Dervishi Mevlevi. Non vi riuscì, anche se incontrò lo sceicco del tekye a

Damasco. Allo scoppio della guerra, insieme alla sua famiglia si trasferì a Lyne Piace. Poco dopo, sua moglie e sua figlia andarono negli Stati Uniti per aiutare a preparare una casa nel New ]ersey per il Signore

e la Signora Ouspensky, che avevano programmato di trasferirvisi nel giro di pochi mesi.

Rodney rimase a Lyne, lavorando a Londra nella censura di giorno e nella locale difesa antiaerea di notte. Nel febbraio del 1941 fu trasferito nelle Bermuda, sulla stessa nave su cui, per coincidenza, viaggiava il Signor Ouspensky, diretto negli Stati Uniti, dove la signora Ouspensky lo aveva

preceduto di alcune settimane. Dopo sei mesi nelle Bermuda, Rodney entrò a far parte dell'organizzazione della Sicurezza Britannica a New York. Per i sei anni successivi, lui e la sua famiglia vissero a Franklin Forms, Mendham, una grande casa con giardini e fattoria, dove venne organizzato il lavoro per le famiglie inglesi, che avevano raggiunto il signore e la signora Ouspensky, e per i molti altri che frequentavano le conferenze del Sig. Ouspensky a New York. Rodney andava e veniva dal suo ufficio ogni giorno e trascorreva le sere e i fine-settimana alla fattoria. Nel 1943 fu mandato in Canada per affari ufficiali. Nel 1943, nel 1944 e nel 1945 trascorse le sue

brevi licenze in Messico, paese da cui si sentiva fortemente attratto. Quando la guerra finì, lasciò il servizio per il Governo Britannico e si dedicò interamente al lavoro del signore e della signora Ouspensky.

A poco a poco trascorse sempre più tempo con il signor Ouspensky: lo accompagnava in auto a

New York per gli incontri e di solito trascorreva le serate con lui al ristorante o nel suo studio a

Franklin Farms. Divenne profondamente unito al Signor Ouspensky in un modo che includeva, senza esserne limitato, affetto e rispetto personali. Mentre in precedenza si era concentrato sull'insegnamento del signor Ouspensky, ora era il maestro e ciò che il maestro stava dimostrando che occupavano l'attenzione di Rodney.

Il signor Ouspensky ritornò in Inghilterra all'inizio della primavera del 1947. Rodney lasciò

Mendham poco prima di Pasqua, trascorrendo una settimana a Parigi prima di raggiungere il signor Ouspensky a Lyne Piace. Gli rimase accanto costantemente per tutta l'estate e tutto l'autunno, fino alla morte del signor Ouspensky, il 2 ottobre del 1947. Le esperienze attraverso cui Rodney passò in questo periodo influenzarono profondamente tutto il suo essere. Nella settimana successiva alla morte del Signor Ouspensky, Rodney arrivò a percepire quale doveva essere il suo lavoro futuro. Si rese conto che, sebbene rimanesse unito al suo maestro per sempre, doveva ricostruire in se stesso ciò che il signor Ouspensky gli aveva dato e quindi assumersi le responsabilità di esprimerlo sulla base della propria comprensione. Si trasferì a

Londra dove, insieme alla moglie, fece vita ritirata per i sei mesi successivi. Durante l'estate precedente aveva cominciato "La Teoria dell'Influenza Celeste", che ultimò nella primavera del 1948. Molti vennero a fargli visita nel suo appartamento in St. James Street, dove si tenevano incontri settimanali, frequentati da un certo numero di persone che avevano lavorato con il signor Ouspensky, alcune delle quali lo avrebbero seguito più tardi in Messico. Nel giugno del 1948, Rodney e una piccola comitiva partirono per New York diretti in Messico, che egli riteneva fosse il posto adatto per un nuovo inizio. Trascorse sei mesi a Guadalajara.

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Qui Rodney finì "La Teoria della Vita Eterna", che aveva iniziato a Londra, e scrisse Hellas, una rappresentazione teatrale. Si trasferirono in seguito a Città del Messico e, dopo alcuni mesi, presero una grande casa a Tlalpam, dove furono raggiunti da un gruppo di amici, molti dei quali venivano dall'Inghilterra. Gli incontri incominciarono in un appartamento preso per lo scopo a Città del Messico e venivano frequentati da Messicani e da persone di altre nazionalità. Per un certo periodo di tempo, furono tenuti incontri sia in lingua inglese che in Spagnolo, finché quelli del gruppo di lingua inglese, che erano rimasti, avessero imparato abbastanza Spagnolo da poter partecipare ad incontri congiunti, condotti in quest'ultima lingua. Si formò così gradualmente il nucleo di un gruppo permanente. Nella primavera del 1949 furono intraprese le prime traduzioni in Spagnolo dei libri del signor Ouspensky. Questi furono successivamente pubblicati dalla Ediciones Sol, che Rodney istituì allo scopo. Nel corso degli anni seguenti, furono pubblicati qualcosa come quattordici titoli, che includevano libri del Or. Nicoll, dello stesso Rodney e parecchi altri connessi con il Lavoro. Furono pubblicati anche un certo numero di opuscoli su diverse tradizioni religiose che Rodney sentiva come espressioni di idee correlate. Uno dei principali progetti che Rodney si era figurato durante la settimana successiva alla morte

del signor Ouspensky, consisteva in un diagramma tridimensionale che esprimesse simultaneamente le molte leggi cosmi che erano la base dei loro studi: una costruzione attraverso la quale le persone potessero muoversi e percepirne il significato. Nel 1949 fu acquistato un terreno sulle montagne dietro Città del Messico e nel 1951 fu posta la prima pietra di quello che è ora conosciuto come il Planetario di Tetecala. Tetecala significa in Azteco "Casa di Pietra di Dio", e capitò che fosse proprio il nome del campo sul quale è situato il Planetario. Questo edificio divenne il punto focale del lavoro di Rodney e della sua gente negli anni seguenti. Nella primavera del 1954 si decise di lasciare la casa a TIalparn. Dodici rappresentazioni pubbliche del Peer Gynt di Ibsen furono date nel giardino, come dimostrazione del lavoro di gruppo, sotto il nome di "Unicorn Players". Rodney recitò la parte di Button Moulder. Nel corso dello stesso anno quelli che avevano vissuto a Tlalpam si trasferirono in case individuali a Città del Messico. Nel 1954 e nel 1955 Rodney fece viaggi in Europa e nel Vicino Oriente. La ragione fondamentale di questi viaggi era quella di raccogliere materiale sulle scuole esoteriche del passato, con cui creare dei collegamenti. Durante la sua visita a Roma nel 1954 fu accolto nella Chiesa Cattolica Romana, un passo che andava meditando da tempo. Come conseguenza della distribuzione dei libri delle Ediciones Sol, presero avvio dei gruppi in Perù, in Cile, in Argentina e in Uruguay e furono creati contatti in parecchi altri paesi del continente americano. Nel gennaio del 1955 Rodney fece visita ai gruppi di Lima e di Buenos Aires e andò a Cuzco e a Macchu-Picchu per studiare i resti delle loro antiche civiltà. Nell'autunno del 1955 1"'Unicorn Players" produsse "Th e Lark", un'opera teatrale di Jean Anouilh su Giovanna D'Arco, in cui Rqdney impersonò il vescovo Couchon. Nel gennaio del 1956 guidò un pellegrinaggio notturno a piedi, dal planetario al Santuario di Nostra Signora di Guadalupe, circa 30 miglia. Durante la messa nella Basilica svenne, apparentemente per la spossatezza, sebbene in seguito parve chiaro che questo era il primo di una serie di attacchi cardiaci che lo avrebbero portato alla morte in Per ù, il 3 Maggio del 1956. Un resoconto della sua morte si trova alla fine di questo libro. Queste citazioni sono state pubblicate omettendo nomi , riferimenti a situazioni personali. In qualche caso, due o tre lettere che contenevano frasi simili sono state condensate In una sola; qualche volta è stata cambiata anche la scelta di alcuni vocaboli: da "voi" a "noi"; da "penso che voi dovreste" : "sembra che noi dovremmo". Per il resto le citazioni Sono state prese direttamente dalla copia carbone che mio marito conservò di quasi tutte le sue lettere dal 1944 al 1954. Nulla (

stato aggiunto e nessuna data è stata cambiata.

Janet Collin Smith.

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Ie parole contrassegnate con un asterisco sono spiegate nelle note a pagina 227.

L'ESSERE

4 AGOSTO 1944

"Compi costantemente l'azione che è dovere

questa sembra essere la via d'uscita dall'impasse in cui le ambizioni personali e gli impulsi dell'uomo costantemente lo spingono verso attività che ancor più nutrono queste stesse ambizioni

e questi stessi impulsi.

Ma una cosa è avere chiara questa idea e un'altra è viverla.

A tal punto che a volte si è costretti a mettere da parte tutto ciò che si è letto nei libri o si è sentito

e chiedersi cosa realmente conosciamo per noi stessi, cosa conosciamo in modo tale che tutta la nostra condotta ne sia guidata.

" (Bhagavad Gita):

14 MARZO 1947

ESPERIENZA

Passiamo attraverso determinate fasi, perveniamo a determinati problemi che possono essere risolti solo da noi. L'unico aiuto possibile è che gli altri siano amichevoli, gentili e pazienti con noi, anche quando glielo rendiamo molto difficile. Dubito che qualsiasi altro genere di aiuto sia possibile al nostro livello. Ci sono molte cose che in teoria abbiamo accettato, ma di cui non abbiamo ancora visto tutte le implicazioni. La mente è molto abile: conosce i processi e può descriverli. Ma l'essere di un uomo è una giungla, come dice il Mathnawi, in cui esistono creature che non abbiamo ancora identificato né domato. Ci sono così tante possibilità, per il bene e per il male, che non abbiamo ancora visto. Tante sono le cose sconosciute quando guardiamo a noi stessi, al

nostro destino, ai nostri compiti, ai nostri rapporti con le persone e le cose che ci stanno attorno. Siamo come quegli uomini che hanno studiato la teoria e la storia dell'architettura, ma che non hanno ancora incominciato a costruire le proprie case.

È solo l'individuo singolo che alla fine, deve darsi da fare e lavorare, se vuole raccogliere la messe

che desidera. Nessun altro può fare il lavoro al suo posto, nessun altro può risolvere i suoi problemi, nessuno può convincerlo o blandirlo. Deve trovare in se stesso qualcosa che desidera sopra ogni cosa crescere, fare sforzi, svegliarsi. Allora potrà forse essere di qualche utilità, non altrimenti. È così che sembra essere.

25 LUGLIO 1948

Se ci si ricordasse sempre che non abbiamo niente da perdere sperimentando ma che possiamo perdere solo quando non facciamo tentativi, allora potremmo imparare molto. C'è sempre molto da imparare. Tempi buoni o tempi cattivi: tutto è eguale da un certo punto di vista.

5 NOVEMBRE 1949

C'è una fase in cui bisogna allontanarsi della conoscenza esterna e trovare tutto dentro se stessi.

27 NOVEMBRE 1949

Non è necessario abbandonare facilmente il proprio punto di vista, né essere d'accordo con gli altri solo perché ci piacciono. Dal mio punto di vista, ciò che rende il lavoro di gruppo molto più

interessante di quello di un singolo individuo è il fatto che ciascuno dovrebbe trovare in se stesso

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un proprio sincero punto di vista, che sia specificatamente suo, e contribuire così all'insieme. In questo modo l'insieme diventa ricco ed equilibrato.

LA DIVERSITÀ NELL’UNITÀ

La ragione per cui alcune persone non si comprendono è alquanto semplice, dato che si trovano in

punti diversi di un cerchio.

Non è necessario che i diversi punti vadano d'accordo e seguano una via di mezzo.

Al contrario, ciascun punto deve compiere il proprio dovere nella forma più pura possibile,

senza imitare il dovere altrui, che non ha niente a che fare con il proprio. Che cosa orribile sarebbe se fossimo tutti dei Collin-Smith! Tutto ciò che è necessario fare per raggiungere la tranquillità all'interno delle nostre diversità è imparare a comprendere la grande totalità, la maestosità del grande piano in cui ognuno svolge una parte. È così che si incomincia a rispettare i compiti degli altri, senza desiderare di cambiarli.

30 AGOSTO 1950

24 NOVEMBRE 1950.

Ciò che si conosce si conosce. Non permettete a nessuno di rubarvelo, anche con le migliori intenzioni.

15 FEBBRAIO 1951

LE IMPRESSIONI Possiamo considerare le impressioni come tutto ciò che entra dal mondo esterno attraverso i cinque sensi. Soltanto che queste impressioni possono semplicemente raggiungerci senza produrre dentro di noi alcun effetto, oppure possono penetrarci molto profondamente, svelarci il loro più intimo significato e trasformarsi in emozioni intense. Per esempio, camminiamo per strada e riceviamo un'impressione da un mendicante. Un giorno sarà soltanto una faccia indistinta che assumiamo come parte dello scenario e che non ha più significato per noi di un vecchio pezzo di giornale. Un altro giorno sarà possibile vedere effettivamente quell'uomo, vedere tutto ciò che è stato, tutto ciò che è e tutto ciò che può aspettarsi di diventare. Una percezione di questo tipo può improvvisamente collegarsi con molte immagini, ricordi ed esperienze e procurare un lampo di nuova comprensione. Non è necessario che si tratti di un mendicante. La stessa cosa può accadere con l'oggetto o la scena più semplice. L'impressione può essere la stessa che si riceve ogni giorno, ma un giorno viene digerita, cioè trasformata in idrogeni (*) superiori. E questa trasformazione è direttamente o indirettamente connessa con la possibilità del ricordo di sé ("). Simili momenti possono arrivare come risultato

degli sforzi per il ricordo di sé e possono, a loro volta, rendere possibile un nuovo livello di ricordo

di sé.

Nel capitolo sul "misticismo sperimentale" in "Un Nuovo Modello", viene descritto il modo in cui in certi stati mistici “ciò che è ordinariamente oggettivo, diventa soggettivo e ciò che è ordinariamente soggettivo diventa oggettivo". Col ricordo di sé si compie il primo passo in questa direzione e può accadere che le voci interne, le argomentazioni, i pensieri, le speranze, le paure, le aspirazioni che nel modo ordinario sono percepite come soggettivi, come "io" e "mio", improvvisamente diventino oggettivi, diventino "egli" e "suo". In questo modo si cominciano a

scoprire persone diverse dentro se stessi. La propria vita interiore diventa oggetto di osservazione, fornisce nuove ed importanti impressioni. E si giunge così alla domanda forse più profonda di tutte: "Chi sono?".

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GIUGNO 1951

SOLO SFORZI UTILI Energia, volontà, e sforzo possono essere utili. Soltanto che a volte qualcosa deve prima sciogliersi, altrimenti è volontà, volontà, volontà fine a se stessa, come battere la testa contro il muro. Alcuni sembrano sostenere la parte di chi deve tornare a casa facendo a piedi una strada lunga e difficile. Camminano, camminano, lentamente e faticosamente, mettono un piede dietro l'altro, finché la sensazione dello sforzo muscolare, della costrizione ad andare avanti, sembra essere diventata l'unica cosa al mondo. Alla fine, arrivano proprio davanti casa loro. Devono solo girarsi ed entrare. Ma non se ne accorgono, perché lo sforzo di camminare è diventato così inevitabile che non riescono ad immaginare nient'altro. Così continuano ad andare avanti e avanti senza nessuna destinazione. Si è verificato un miracolo (") che ha portato determinate cose alla nostra effettiva ed immediata portata. Penso che credere che queste cose possano essere raggiunte soltanto con sforzi tremendi, auto-mortificazioni, vergogna e tempo sia proprio l'illusione che ci impedisce di goderle subito. Alcune persone sembrano come quegli uomini che scavano faticosamente un enorme pozzo per raggiungere l'acqua, mentre un limpido corso d'acqua sta scorrendo a sole due yarde di distanza. È necessario, per alcuni, che l'orgoglio dello sforzo si attenui e che essi si adagino tranquillamente, lasciando che le cose buone lentamente li penetrino e che la certezza lentamente cresca dentro di loro. Queste persone hanno la convinzione che gli impulsi gentili e piacevoli, il calore e l'umanità siano opera del diavolo e debbano essere esorcizzati con lo sforzo, "andando contro se stessi", con tutto ciò che è spiacevole e sgradevole. Ma l'esperienza di questi ultimi anni mi insegna che è proprio l'Impulso verso ciò che è buono e piacevole a rivelare a ciascun individuo quale sia realmente il proprio sentiero. Non possiamo essere ciò che non siamo e fare ciò per cui non siamo portati. Nessuna scuola pretende questo da noi. Possiamo essere solo ciò che realmente siamo e fare ciò che realmente siamo In grado di fare per un servizio superiore. E questo è piacere, felicità.

9 SETTEMBRE 1951 Forse la scoperta del proprio ruolo è connessa alla scoperta del lato positivo delle proprie debolezze e delle possibilità superiori dei propri desideri. Ma al proprio specifico ruolo bisogna arrivare: allora ogni altra cosa andrà a posto.

12 NOVEMBRE 1951

Come cresce il desiderio? Più ampia la visione, più grande il desiderio. Noi desideriamo poco perché vediamo poco. Allorché vediamo di più, il desiderio cresce. Se vediamo abbastanza, diventa incontenibile.

28 NOVEMBRE 1951

LO SCOPO Il problema degli scopi non è facile. Non è tanto il fatto che si "accetti" qualsiasi scopo particolare.

Poiché questo suggerisce l'idea che ci sia una scelta. Non vi è alcuna scelta. Vorrei che ciascun individuo trovasse il proprio scopo reale, ciò che vuole. Poiché nessuno scopo di imitazione, nessuno scopo di puro e semplice desiderio porterà mai nessuno da nessuna parte, Per questo preferirei che qualcuno dicesse con franchezza: "Il mio scopo è quello di produrre una rappresentazione teatrale di prima qualità",

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piuttosto che dicesse: "Il mio scopo è voler diventare conscio". Poiché dal primo scopo può incominciare a muoversi qui ed ora, mentre può adagiarsi per venti anni nel secondo senza sortire alcun apprezzabile cambiamento. L'esperienza mi insegna che dietro gli scopi reali, persino quelli apparentemente materiali o mondani, un uomo può, se lo desidera, scoprire i desideri e le possibilità più profonde della sua essenza ( "). Mentre gli "scopi nobili" spesso sebbene non sempre, naturalmente) sorgono dalla grandiosa immaginazione della personalità(*) ed è probabile che non trovino alcun nutrimento quotidiano.

È evidentemente chiaro che chi conosce con certezza quale sia la sua prima linea immediata, chi se

ne assume piena responsabilità e supera volentieri tutti gli ostacoli connessi, per questo semplice

fatto crea delle aperture per gli altri ed anche ogni genere di possibilità, che coloro che desiderano soltanto "lavorare su se stessi", o qualcosa di altrettanto soggettivo, non creano mai. Ricordate uno degli ultimi incontri di Ouspensky: Se conoscessi il vostro scopo, forse sarei in grado

di dire qualcosa.

DOMANDA: Come posso trovare uno scopo permanente? OUSPENSKY: Prima trovate uno scopo non permanente. Perché volete cominciare con uno scopo permanente? È molto difficile e lungo. Come potete trovarlo?

DOMANDA: È possibile trovare uno scopo permanente rendendoci conto della propria situazione

e di cosa si è?

OUSPENSKY: Non so. Dipende da cosa significa scopo permanente. DOMANDA: Uno scopo più forte di quelli che ordinariamente conosciamo nella vita. OUSPENSKY: Perché mai questi scopi sarebbero cattivi? Perché non possono essere usati? Se non siete capaci di trovare uno scopo permanente, perché non cominciate con uno non permanente?

4 MARZO 1952 C'è molto da fare, su grande scala così come su piccola scala. E chi già conosce il proprio scopo nella vita, molto facilmente troverà il proprio posto nel Lavoro.

2 APRILE 1952

A volte capita di interpretare la completa stagnazione come "liberazione". Su questa strada

possiamo solo liberarci dalle nostre illusioni e limitazioni, mai dallo sforzo, dal disagio e dalle responsabilità che, al contrario, devono aumentare di pari passo con la forza e la comprensione dello studente. C'è moltissimo da fare ma, fortunatamente, più grande è l'ampliamento della nostra visione, più interessante diventa il nostro lavoro e più "cibo Interiore"(") riusciamo a trarre da tutto ciò e da tutti coloro con cui entriamo in contatto.

1 MAGGIO 1952

Bisogna formarsi da soli il proprio personale giudizio su ciò che è esoterico. Ouspensky stesso ci diceva sempre: "Non dovete credermi. Osservate. Provate oppure confutate ciò che dico. Dovete arrivare alle vostre personali conclusioni".

La facile accettazione, da un lato, o l'opposizione negativa, dall'altro, sono ostacoli egualmente

resistenti, appartenenti ciascuno a tipi diversi di persone.

20 MAGGIO 1952 SULL’ESSENZA E PERSONALITÀ Penso all'essenza e alla personalità in questi termini. Prendiamo in considerazione la digestione del cibo.

Il cibo entra dalla bocca e passa allo stomaco. Li viene macinato, purificato, mescolato, riscaldato e preparato a passare nella circolazione del sangue. Ma,mentre si trova nello stomaco non fa ancora organicamente parte dell'uomo in quanto tale. È solo quando il cibo viene digerito sotto forma di

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chimo che entra nella circolazione sanguigna, viene organicamente assorbito dall'uomo e diviene così una sua parte integrante.

Possiamo considerare allo stesso modo la digestione dell'esperienza. L'esperienza entra attraverso i cinque sensi e passa nella personalità. Lì viene macinata, purificata, mescolata, riscaldata e preparata ad entrare nell'essenza. Ma mentre è nella personalità, non fa ancora organicamente parte dell'uomo. Può sempre essere perduta. È solo quando l'esperienza viene digerita sotto forma di comprensione o di capacità permanente che entra nell'essenza ed è organicamente assorbita dall'uomo.

È ora una sua parte integrante.

23 AGOSTO 1952

Abbiamo di fronte straordinarie possibilità pratiche, dipendono dai nostri sforzi e dalla nostra

comprensione. Poco prima della sua morte Ouspensky, dopo aver trascorso un'intera notte costringendo il suo corpo a camminare e dopo averci svegliato allo scopo di fare molti esperimenti, mi disse: "Ora comprendete che tutto deve essere fatto con sforzo oppure pensate ancora che le cose vengano

da sole?". Era difficile rispondere sinceramente, poiché in quel momento vedevo con chiarezza che se avessimo veramente compreso che tutto si fa con sforzo, tutta la nostra vita si fonderebbe su altre basi. Non saremmo capaci di sperare.

È strano che in questi ultimi anni quasi tutte le idee nebulose che avevo prima sul lavoro esoterico

si siano presentate come possibilità pratiche, dipendenti dal mio lavoro e dai miei sforzi personali. Ho compreso che siamo solo noi a dover sviluppare la nostra volontà fino al punto più alto possibile, cioè, il potere di mettere in pratica ciò che conosciamo. È un obbligo inerente all'economia esoterica.

28 AGOSTO 1952

Per poter trovare il suo reale campo di lavoro, un uomo deve prima trovare se stesso. In qualche modo al di sopra della logica, tutti i tipi(") godono di tutte le possibilità. Essendo se stessi possono

trovare ogni cosa: qualora, comunque, siano discepoli.

OTTOBRE 1952 Cercare il Regno di Dio implica sempre la buona volontà di accettare un numero maggiore di responsabilità, non di evitare quelle che già si hanno. Spesso nello stimolo di nuove esperienze questo fatto viene dimenticato.

15 DICEMBRE 1952

Ritengo che ciascun gruppo debba trovare la propria linea interiore e aderirvi, non importa quanto questa possa apparire contraddittoria con quella di altri.

Allo stesso tempo, non vedo alcuna ragione per cui questo dovrebbe comportare contese o dispute, non più di quanto dovrebbero esserci contese tra il cervello, il cuore e il fegato. Di fatto, mi sembra che più un determinato gruppo si trova nella sua propria linea, più possa permettersi di essere generoso e comprensivo nei confronti degli altri.

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GENNAIO 1953

Coloro che hanno trovato una professione con la quale possono imparare e applicare queste idee, sono molto fortunati. Questa è la situazione più fortunata: essere in grado di fare della propria

professione la propria via. Poiché è caratteristico della tradizione che stiamo studiando il fatto che debba essere realizzata nella vita stessa. Naturalmente la sua realizzazione attraverso la professione non è una questione

di mesi né di anni ma di un'intera vita. Ma avere una professione che è in armonia con il proprio

scopo, è già un enorme vantaggio.

29 AGOSTO 1955

BARLUMI DEL LAVORO SU DI SÉ Sebbene possa essere necessario che, per un periodo di tempo determinato, si abbandoni la propria linea di lavoro e di interesse, per poterla riscoprire su un'altra scala, sono sicuro che, nel lungo periodo, ciascuno di noi debba trovare la propria via e il proprio modo di contribuire in ciò che più profondamente lo soddisfa. Il lavoro, in definitiva, ci utilizza per ciò che siamo, non per ciò che non siamo.

Tutto il resto è preparazione. Non sarebbe sicuramente un buon affare se il Grande Lavoro usasse uno scalpello come cacciavite o la squadra da architetto come tagliacarte! Certamente c'è molto di più di questo. Poiché la caratteristica di un uomo di "talento", come dicono i Vangeli) può essere sia la sua rovina che la sua salvezza. Se è al servizio della personalità sarà la sua debolezza, ciò che lo farà inciampare. Ma se la stessa cosa è al servizio dell'essenza o di un ideale, allora diventerà ciò che giustifica l'esistenza dell'uomo nel mondo e lo rende capace di realizzare se stesso e servire il Lavoro.

4 SETTEMBRE 1953 Nessuno può o dovrebbe soppiantare il proprio intimo modo di comprendere. Sono sempre stato convinto che ognuno abbia il proprio modo potenziale di rispondere alla direzione della scuola ("). Per alcuni questa risposta assume forme "psichiche", per altri può assumere la forma della comprensione logica, di un'inclinazione per il giusto agire, per il guarire, per l'arte. Dio sa cosa! Quando un gruppo diventa organico, tutte queste risposte individuali si incastrano l'una nell'altra, rivelando la manifestazione del piano.

A nessuno è richiesto di aver fede in ciò che non ha sperimentato. La fede non è mai rimangiarsi

ciò che si è già conosciuto da sé in determinati momenti. Questa è la sola via che conduce al

miracoloso. E se il miracoloso arriva in questo modo, lasciatelo venire!

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Febbraio 1954

Non dobbiamo rimanere attaccati a ciò che i nostri compagni sono stati. Ciò non aiuta né a loro, né

a noi e neppure il Lavoro. Dobbiamo invece guardare a ciò che essi saranno e che noi saremo.

Non c'é bisogno di combattere o di lanciare sfide. Ma non dobbiamo mai permettere che la nostra fede venga indebolita, per quanto poco sia compresa. Dobbiamo sempre agire e parlare partendo da essa, mai per imitazione. Questo é molto importante: é importante su una grande scala.

1 ESMMSTTES1954

Bisogna imparare a essere, non esiste nessun'altra alternativa. Ritengo che ognuno debba trovare

il

proprio modo di ritornare allo stato di libertà e certezza completa: per mezzo della meditazione

in

silenzio, della preghiera, della musica, di determinate letture o film, o nell'affettuosa e lieta

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compagnia di amici scelti. Ad ogni modo, se ci proponiamo di trovare noi stessi in circostanze critiche, dobbiamo prima ristabilire questa libertà in noi stessi e quindi proiettarla intenzionalmente, prima che dagli altri ci arrivi considerazione e timore.

11 OSTTEBEF1955 IL “GRANDE LAVORO”

È triste se un luogo che ha fornito condizioni di movimento in un periodo diventa un museo

vivente nel periodo successivo; è triste e difficile da evitare. È vero che ci si sente un po' persi

quando ci viene tolto l'ambiente di lavoro a cui ci siamo abituati. Ma quando ci si espone al di fuori

di questo ambiente, in nessun altro momento la vita incomincia ad esigere da noi nuove

espressioni di lavoro, nuovi esperimenti, nuove soluzioni. Tutto comincia a muoversi di nuovo. Non dico che sia comodo, ma è pieno di vita.

È importante prendere il lavoro nelle nuove condizioni come un nuovo modo di lavorare, non

come una ripetizione del modo vecchio. II Lavoro non è mai lavoro se non progredisce. E deve progredire per comprensione reciproca, amore reale, armonia. Progredisce lasciandosi

dietro le paure. La paura di liberarsi dalle vecchie forme, la paura di essere messi a nudo, la paura delle opinioni, la paura del nuovo, la paura delle forze della vita: tutte devono essere lasciate indietro. Per comprendere il Grande Lavoro, dobbiamo essere liberi da qualunque paura. Questo Lavoro è in ciascuno di noi, in noi stessi. Significa creare una certezza permanente dentro

di noi, a partire da ciò che abbiamo ricevuto. Quindi, significa proiettare questa certezza su chi ci

sta attorno. Dobbiamo dare per ricevere. Dobbiamo insegnare per imparare. Insegnare vuol dire comprendere, comprendere vuol dire accettare, accettare vuol dire realizzare, realizzare vuol dire trovare la verità.

6 Novembre 1954

La prima condizione per essere aiutati ed utilizzati dalla Grande Scuola è quella di trovare la

propria strada, avere fiducia in ciò che si può diventare. L'uomo che è se stesso, che è sincero e determinato a fare ciò che sa di dover fare, riceverà tutto l'aiuto di cui ha bisogno.

1 ESMMSTTES1954

È per me molto chiaro che stiamo cercando di formare individui forti e liberi, che abbiano

sufficiente fiducia in se stessi da agire sulla base dei propri più profondi sentimenti in ogni

circostanza.

20 ESMMSTTES1954 Certamente ciò che unisce tutte le tracce del nostro lavoro a un punto di vista. Credo che lo stesso punto di vista possa essere presentato in modi diametralmente opposti, e spesso lo stato è nel passato, per fare in modo che la gente pensi da sé.

20 ESMMSTTES1954 Non dobbiamo mai dimenticare che nulla di ciò che accade o viene detto più avere effetto su ciò che siamo. Ed é sulla base di ciò che siamo che possiamo aiutare gli altri. Le difficoltà sono una prova dell'essere. Dobbiamo mostrare con l'esempio che la certezza interiore risolve ogni cosa.

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OTTOBRE 1954 Una tremenda pressione viene posta sugli individui per aiutar li a trovare il proprio vero posto, la propria interiore sorgente di certezza. Qualunque cosa accada, non dobbiamo lasciarci scuotere in ciע che realmente conosciamo.

11 febbraio 1955

Ogni sincero esperimento è veramente meraviglioso, se non ci si ferma a metà,ma lo si porta fino

al punto in cui può attirare l’ispirazione e l’aiuto superiore. Ciascuno individualmente deve trovare

la propria strada fino a questo punto. Ciascuno deve trovare la propria strada, la propria

comprensione, la propria vigilante coscienza. Dobbiamo accertare da soli cosa significhi per noi stessi il ricordo di sé.

23 FEBBRAIO 1955

Ciascuno ha conosciuto la verità in gradi diversi, ma pochi comprendono che essa deve essere fissata consapevolmente e che nessun'altro, oltre se stesso, può operare questo fissaggio. Le potenze superiori possono tingerei con la loro comprensione, ma siamo solo noi che possiamo darci il mordente.

18 LUGLIO 1955

SEMINARE

Per quanto riguarda l'insegnamento di Ouspensky, non é solo una questione di sistema filosofico o

di un grande maestro. È più simile ad un campo di influenza, che è stato proiettato attraverso

Gurdjieff e Ouspensky da un livello invisibile, che si trova molto al di sopra di loro. Quando realmente entriamo dentro questo campo di influenza e ci esponiamo ad esso, molte cose cambiano per noi. Alcune cose diventano più facili, altre più difficili. Alcune porte si chiudono ed altre si aprono. Soltanto che ci vuole molto tempo, molto studio ed esperienza per trarre profitto da questa

situazione. Poiché, per poterlo fare dobbiamo imparare ad essere noi stessi, trovare nuova fiducia e sicurezza nel profondo di noi stessi. Allora ci sentiamo sempre più intimamente collegati ad una influenza che è assolutamente attendibile, perché non trae origine dal nostro mondo.

12 AGOSTO 1955

IMPARARE AD ESSERE SINCERI L'unica salvezza si trova in una lontana ed elevata visione. Alla luce di quest'ultima, sappiamo di essere tutti attori di una stessa rappresentazione, sebbene non conosciamo ancora i nostri rispettivi ruoli, né come la trama si andrà sviluppando. MtuuT quello é o ug atit T c che si possa imparare ad essere sinceri, ad essere realmente noi stessi, a non parlare in un modo e agire in un altro. Come ogni altro, professo delle convinzioni che ho la tendenza a dimenticare quando, vivere secondo queste convinzioni, diventa scomodo e fastidioso. Essere sinceri e coerenti con la propria posizione, qualunque possa essere, non é facile,

perché entra in gioco la personalità. E nostri maestri non si comportavano in questo modo. Essi vissero coerentemente con ciò in cui credevano, non importa quanto spiacevole o incompreso potesse essere. Ci furono mai due uomini che seppero assorbire in silenzio più incomprensione di Ouspensky e Gurdjieff? Ma erano abbastanza forti da inghiottirla tutta e continuare imperterriti a sostenere i loro veri ruoli. Probabilmente é questa la prova finale della loro grandezza. Non penso importi quale posizione si sia assunta, se la si é assunta onestamente. La propria coscienza conferisce a ogni uomo un credo individuale. Ma la cosa importante é essere sinceri e coerenti con quel credo. Cercare di compiacere gli altri che hanno un credo diverso é estenuante,

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demoralizzante e non ci porta da nessuna parte. Vorrei che potessimo farne a meno e diventare liberi nelle nostre differenziazioni. Poiché questa é l'armonia. Ed é ciò a cui miro.

3 OTTOBRE 1955 Naturalmente non dobbiamo mai rinunciare a dare espressioni ai nostri talenti. Sono doni di Dio. Cosa faremo se gettiamo via le possibilità che Dio ci ha dato per realizzare i nostri compiti individuali?

22 OTTOBRE 1955

ONESTI, VERITIERI E SINCERI Ritengo che il nostro lavoro sia molto più semplice di quanto immaginiamo. Consiste nello sforzo costante di diventare onesti, veritieri e sinceri. Onesti: rendendosi conto che tutto deve essere pagato, sia ciò che vogliamo per noi stessi che ciò che vogliamo per gli altri, e che essere puntuali nei pagamenti é una grande felicità e libertà; Veritieri: nel misurare ogni cosa e ognuno, inclusi se stessi, in modo imparziale secondo le leggi che ci sono state date e non secondo la convenienza e le preferenze; Sinceri: imparando ad essere veramente se stessi, a trovare la propria strada senza imitare neppure coloro che ammiriamo di più. Nel campo di influenza in cui ora ci troviamo, siamo osservati e aiutati continuamente. Nella misura in cui raggiungeremo le tre qualità sopra citate, saremo anche usati. Sento molto la verità della parabola sugli operai della vigna: coloro che erano venuti alla prima ora, alla terza e alla sesta, ricevettero tutti la stessa paga. Succede la stessa cosa ora con i gruppi sparsi in tutto il mondo. Lo stesso aiuto superiore é loro disponibile, sia che abbiano lavorato per venti anni che per cinque o per uno.

30 NOVEMBRE 1955

Dobbiamo trovare ogni cosa in noi stessi da soli, non indugiando nelle parole, ma sentendo il

significato di ogni cosa dentro di noi.

La chiave del nostro lavoro consiste nel dare. Per dare dobbiamo avere, per avere dobbiamo prima

trovare. Dobbiamo scoprire chi é il nostro sé, chi é stato e chi é destinato ad essere. S Euindi

esserlo.

22 DICEMBRE 1955 Perché dovremmo spaventarci quando ci scopriamo dire piש di quanto sappiamo? È qualcosa che deve accaderci, se dobbiamo diventare utili strumenti. Alcuni hanno scritto in questo modo, altri hanno dipinto e altri ancora hanno semplicemente agito in questo modo. Allora dobbiamo comprendere il significato di ciò che è stato detto o scritto o fatto attraverso di noi. È così che cresciamo e lo rendiamo veramente nostro.

26 DICEMBRE 1955

Tutti noi - sia come gruppi che come ~ individui - dobbiamo trovare modi diversi di comprendere e

di

manifestare la grande verità che è al di sopra di noi, meglio che possiamo. Se tutti assumessimo

lo

stesso modo di esprimere quella verità, non faremmo altro che ripeterei, e come sarebbe

monotono tutto ciò per coloro che ci dirigono! Fortunatamente, l'influenza sotto cui viviamo sembra esercitare su tutti noi una pressione ogni

giorno più forte per spingerci ad essere veramente oTל stessi, a lasciarci alle spalle le simulazioni e

le difese e ad affermare con chiarezza e coraggio ciò che

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conosciamo. Indugiare ci viene reso talmente scomodo che riceviamo ogni incentivo possibile per anelare avanti verso la luce e la libertà.

2 FEBBRAIO 1956

Che cose strane ci capitano quando stiamo ~ all'erta. Il fato ci mette con le spalle al muro e, sé non

cerchiamo di sgusciare via, ci insegna nel giro di alcuni minuti tutto ciò che avremmo altrimenti impiegato anni ad imparare. Ma cosa è questo fato che ci scuote la terra sotto i piedi per farci imparare a volare? Schi lo predispone? È questo che dobbiamo scoprire. Man mano che si va avanti, se si è sulla giusta strada, accadrà sempre più frequentemente. A volte in modo sconvolgente, a volte in modo insopportabile: ma quei momenti in cui siamo privati delle nostre abitudini e lasciati indifesi, sono veramente i momenti della nostra opportunità. È importante non osteggiarli né sfuggirli, ma attraversarli con calma verso qualcosa di nuovo.

7 Febbraio 1956·

Quando parliamo agli altri, dobbiamo imparare a parlare sempre di più con le nostre parole, con la nostra comprensione, senza preoccuparci di come suona ciò che diciamo, facendo loro domande semplici e sincere, che non possano essere prese in modo teorico. È impossibile restare teorici di fronte a una reale semplicità e sincerità. Ma questo significa che noi stessi dobbiamo essere molto semplici, sinceri ed umili, parlando senza astuzie e riconoscendo ciò che abbiamo scoperto attraverso la nostra personale esperienza. Per quanto riguarda i suggerimenti e le possibilità, dobbiamo sempre rimanere molto aperti a ciò che gli altri ci suggeriscono e a ciò che la vita ci porta. Dobbiamo imparare a rispondere continuamente a ciò che ci arriva in un modo vero e vivo. Il resto verrà da sé.

18 Marzo 1956 Penso che per poter aiutare i nostri figli, dobbiamo ridurre tutto ciò che comprendiamo nei termini più semplici e quindi cercare di vivere in modo conforme. Poiché i bambini rimangono prima di tutto profondamente toccati dall'esempio e solo secondariamente dalle spiegazioni, che devono essere molto semplici e chiare. La cosa più importante è che possano crescere in un'atmosfera priva di negatività e nella quale siano incoraggiati ad avere fiducia in se stessi e ad esprimere il proprio vero sé. Insegnate loro ad essere veritieri, onesti e sinceri. È quanto basta. Sembra molto importante che i bambini vengano incoraggiati a trovare le proprie personali convinzioni e interpretazioni e non ad imitarci (cosa che, in ogni caso non farebbero). È importante perché è da loro che dipende la realizzazione del lavoro di oggi.

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LA COSCIENZA

21 AGOSTO 1948

Quale meraviglioso strumento di comprensione è l'idea delle sei attività ("). Questa è veramente

un'idea esoterica e sembra l'unica sufficientemente sottile e forte da poter essere usata nel giudicare lo sviluppo tra bene e male. Questa non è un'idea esoterica, ma ordinaria moralità, e sebbene possa andar bene per la vita ordinaria sembra portare incomprensione nel nostro lavoro; poiché implica che vengano classificate come male molte cose che non sono veramente criminali, ma soltanto crescita o naturale distruzione; mentre devono essere classificate come bene altre cose che non appartengono alla rigenerazione (l'unico vero bene dal nostro punto di vista) ma probabilmente alla guarigione o al raffinamento. Ritengo che sia di estrema importanza imparare a distinguere queste sei attività e comprendere che ve ne sono quattro che sono "naturali" e che dovrebbero essere osservate con comprensione;

ve n'è una che è sempre sbagliata e che dovrebbe essere sempre rigidamente esclusa da tutto ciò

che ci circonda; e ve n'è infine una sesta che non si verifica mai da sola, ma che dobbiamo introdurre con sforzo e fatica in tutto ciò che facciamo. Persino il solo tentativo di comprendere questa idea introduce qualcosa di esoterico.

27 AGOSTO 1948

Molte cose strane possono accadere sulla via dello sviluppo: alcuni sentieri in cui un tempo abbiamo creduto si rivelano essere solo cul-de-sacs, mentre altri, a cui non abbiamo mai prestato molta attenzione, dischiudono possibilità straordinarie. In questo stadio esiste una sola garanzia di salvezza, cioè il graduale risveglio della coscienza. Senza questo, tutti gli altri sforzi vanno sprecati, e il lavoro esoterico, alla fine, può trasformarsi solo in crimine.

17 OTTOBRE 1948

Evidentemente, ad un certo punto, per poter trovare la propria strada è assolutamente essenziale

trovare la coscienza. Nessuna guida, nessuna obbedienza può prenderne il posto. E stranamente la guida, presa nel modo sbagliato, può persino impedire alla coscienza di svegliarsi.

Se un uomo può toccarla o per lo meno smuoverla un poco, la coscienza può mostrargli ciò che è

giusto e sbagliato per lui in ogni particolare emergenza. Divide per' lui ogni cosa in giusto e

sbagliato. Senza coscienza sono sicuro che ogni altra cosa, quantunque promettente, conduca ad un punto morto. Allo stesso tempo, quando ci si allontana dalla sfera delle proprie decisioni e dei propri doveri immediati, la coscienza non è più sufficiente. Non è in grado di spiegare il più vasto mondo e neppure di indicare il modo in cui comprenderlo.

Un uomo che cerca di applicare la sua percezione della coscienza al mondo, anche supponendo

che sia genuina, diventa quello che Ouspensky era solito chiamare uno "stupido santo". Poiché il più vasto mondo, e tutto ciò che accade, non può essere giudicato sulla base di ciò che è giusto o

sbagliato a livello personale: è troppo complicato. Personalmente, ho sempre voluto "comprendere" tutto.

Ma come si può "comprendere" lo straordinario groviglio di cause e tendenze contraddittorie da

cui siamo circondati nel mondo, a volte a fin di bene nelle intenzioni ma disastrose nei risultati,

utili in certe proporzioni, distruttive in altre e così via? Come è possibile sviluppare il giusto atteggiamento nei confronti di tutto ciò?

Mi

appare sempre più chiaro che la chiave più straordinaria per la comprensione generale che ci

sia

mai stata data sia l'idea dei sei processi o attività. Il mondo intero è un immenso insieme dei sei

diversi processi. Cercare di forzare questi ultimi dentro la semplice concezione di giusto o

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sbagliato, che è del tutto corretta a livello personale, produce ogni genere di visioni distorte e di equivoci. L'idea dei sei processi è un'idea molto particolare. A me sembra realmente esoterica. Se si studia ogni cosa da questo punto di vista, penso che i nostri atteggiamenti incominceranno gradualmente a cambiare. Per esempio, se si comincia a percepire il gusto del processo chiamato crimine, si sente un urgente bisogno di mantenersi assolutamente liberi dalle sue manifestazioni, di non avervi niente a che fare, di non ammetterle nelle proprie vicinanze, di non riporvi alcun interesse.

L'interesse per il crimine e la distruzione è, ne sono sicuro, un "filo" che attira questi processi verso

di noi.

Così che, dopo un po' di tempo, se una manifestazione criminale o violenta o accidentalmente distruttiva ci attraversa la strada, abbiamo un'immediata reazione e pensiamo: "Questo non dovrebbe accadermi! Cosa ho fatto per attirarmelo? Attenzione!" Esistono poi i quattro processi "naturali", che dal nostro punto di vista non sono né buoni né cattivi in sé, devono soltanto essere osservati e riconosciuti. Ed infine esiste questo sesto processo, di rigenerazione, che non può accadere da solo e che è per noi di grande Interesse. Ritengo che proprio come bisogna acquisire un "istintivo" riconoscimento

del crimine per poterlo evitare, casi occorre anche sviluppare un senso di intensa attrazione e

discriminazione verso questo processo. Per riuscirci sembra necessario imparare a riconoscere e rigettare tutte le sue imitazioni. Parte del reale lavoro di scuola (") consiste nell'essere capaci di distinguere il vero dal falso.

Se si è capaci di purificare la propria percezione del processo "esoterico" in tutto questo e, nello

stesso tempo, di intensificare il proprio interesse e la propria aspirazione verso di esso, sono allora sicuro che esista la possibilità di entrare in sin toni a con forze veramente molto grandi, delle quali, allo stato presente, possiamo conoscere molto poco. Probabilmente, tutto ciò rende troppo distanti la coscienza e l'idea di diventare sensibili alle diverse attività. Il lavoro su queste ultime sembra essere diverso. Ma, alla fine, probabilmente dovrebbero fondersi in un'unica comprensione emozionale, che potrebbe fornirei la guida di cui

abbiamo bisogno.

25 NOVEMBRE 1948

I poteri e l'essere sono cose assolutamente diverse, che si possono sviluppare o meno in modo del tutto indipendente l'una dall'altra. Per poteri intendo tutte le capacità innate o acquisite che possono andare dall'essere capace di sollevare un sacco di 100 chili all'essere capace di levitare a piacere, inclusa persino la consapevolezza fino ad un certo livello. L'essere è più difficile da spiegare, ma voi sapete cosa significhi. È la differenza nell'essere che decide che un uomo forte lavori per altri o faccia lavorare gli altri per lui oppure sia troppo pigro per lavorare affatto. La forza appartiene ai poteri, la "bontà, l'umanità", I'altruismo" e così via all'essere. Tutta l'idea dello sviluppo dell'essere deve essere connessa alla formazione della coscienza. Così, da questo punto di vista, si potrebbe quasi mettere la consapevolezza da una parte, in quanto appartiene ai poteri, e la coscienza dall'altra, in quanto appartiene all'essere. Ma non è del tutto esatto, poiché oltre un determinato grado di intensità la consapevolezza deve necessariamente svegliare la coscienza. Esistono determinati principi nell'universo di cui non è possibile diventare consapevoli senza che la coscienza ne sia toccata.

22 DICEMBRE 1948

Per poter fare una scelta, ognuno di noi ~ deve esaminare se stesso nel modo più approfondito; e questa necessità è la cosa migliore che possa accaderci, anche se è possibile che non ci si senta pronti per affrontarla. In qualche modo dobbiamo trovare la coscienza dentro noi stessi; se

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sapremo trovarla, essa ci dirà quale debba essere il nostro atteggiamento. Nient'altro - né l'ubbidienza, né l'imitazione, né la logica, né la paura - potrà esserci di aiuto.

Qualsiasi cosa facciamo per altre questioni, in qualche modo dobbiamo scuotere la coscienza fino

a svegliarla. Non esiste al tra guida al di fuori della nostra coscienza o, vicinissime ad essa, delle nostre più profonde convinzioni interiori. La coscienza è la sola cosa che dobbiamo trovare, e non

ci verrà mai a mancare.

26 MAGGIO 1949

Un breve lampo di coscienza ci dice in anticipo esattamente quali saranno gli effetti e le diverse

direzioni.

E finché sarà in funzione, una sola direzione sarà possibile, poiché l'altra di solito diventa

impossibile fino a che la coscienza non cade di nuovo nel sonno. È per questo che, quando per un attimo si arriva a sapere ciò che è necessario fare, ci sembra urgentemente importante farlo subito, prima che la coscienza cada di nuovo addormentata e sopravvengano altre considerazioni. Poiché ogni volta che si obbedisce alla coscienza essa ritorna più facilmente, mentre ogni volta che la si ignora diventa meno sensibile e più difficile da risvegliare.

Probabilmente tutto ciò non dovrebbe essere chiamato coscienza, poiché se lo fosse sarebbe

insopportabile. Ma è l'annuncio della coscienza, un accenno della coscienza, per così dire. I moti del cuore sono così rapidi e sfuggenti, questo è il problema. Così che, senza un ascolto assiduo, i moti della mente sempre vi si riversano sopra e li sommergono.

È stato detto che la coscienza è "una comprensione emozionale della verità su se stessi in un

particolare momento". Tutto si fonda sulla realizzazione di questo momento. È per questo che tutte le idee generali sulla coscienza sono così pericolose: possono facilmente aiutare a mantenerla più addormentata che mai.

15 AGOSTO 1952

È chiaro che le influenze planetarie hanno effetti molto diversi su tipi diversi di persone.

Un'influenza che è dannosa per un uomo puramente meccanico, può portare eccezionali opportunità ad un uomo che segue la via della coscienza. Non possono esistere interpretazioni generali.

2 NOVEMBRE 1955

Allorché la coscienza cresce, la presunzione muore.

20 NOVEMBRE 1955

Tutta la gamma delle reazioni alle voci superiori si trova nella storia di Giovanna D'Arco e non sembra essere 'affatto cambiata dal XV secolo in poi. Allo stesso tempo, quando si esamina in profondità quel periodo, quello strano passaggio dal Medio Evo al Rinascimento, si comincia ad avere la sensazione che Giovanna D'Arco fosse lo strumento per dimostrare qualcosa di veramente straordinario: l'idea che un singolo essere umano, che possedesse una fede completa

nella propria coscienza, nella direzione superiore, in Dio, potesse essere usato per redimere una situazione che si era radicalmente deteriorata. Qualcuno doveva dimostrare che la coscienza individuale è superiore ad ogni autorità temporale, prima che potesse avere inizio il Rinascimento. Giovanna D'Arco lo fece.

3 FEBBRAIO 1956

Dobbiamo trovare il nostro giudizio interiore, la coscienza, se preferite. Non c'è nulla che possa

sostituirla.

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A volte il fato ti mette con le spalle al muro per costringerei a trovarla per noi stessi. Quando incominciamo ad agire partendo dalla nostra coscienza, è probabile che i risultati appaiano molto singolari dall'esterno, ma sono le nostre azioni, ne raccogliamo la sofferenza e gli utili e, digerendole, noi diventiamo forti e utilizzabili. Non esiste un modo per non commettere errori, e si può imparare da questi ultimi più di quanto si sarebbe mai potuto facendo sempre cose giuste. Trovo che capiti così spesso oggigiorno di essere messi di fronte a due possibilità: un giorno tutte le leggi, i principi e i vantaggi sembrano indicare la prima direzione come quella giusta e l'altra come disastrosa; il giorno successivo le cose si sono combinate in modo tale da dimostrare esattamente l'opposto. Allora siamo lasciati veramente al nostro interiore giudizio. Ma appare come un giudizio più complesso, all'interno del quale entrambe le direzioni possono essere rese sia giuste che sbagliate.

GLI UOMINI E LE DONNE

30 APRILE 1949

Può rivelarsi a volte un cattivo destino quello di essere una signora: ma essere una donna, mai! L'unico problema è: "Cosa significa essere una donna?". Evidentemente qualcosa di veramente molto interessante. Ma significa scavare molto in profondità e smetterla con le cattive imitazioni delle idee degli uomini, dei sentimenti degli uomini e del comportamento degli uomini. Essere una donna è qualcosa di molto positivo. E posso capire che "diventare una donna" debba essere uno scopo molto grande, proprio come lo può essere "diventare un uomo". Ogni atteggiamento negativo nei confronti del proprio sesso costituisce un ostacolo allo sviluppo, mentre un atteggiamento positivo può portare cose del tutto inaspettate e straordinarie.

12 APRILE 1956 Chiedetevi sinceramente: "Cosa voglio?" e provate a rispondere senza autocritica o sentimentalismo. Imparate ad avere fiducia nelle indicazioni della coscienza. Quando avete trovato dentro voi stessi un luogo di forza e sicurezza, abbiatene cura e stabilitevi Il.

20 AGOSTO 1952

Assisi è certamente animata da San Francesco e Santa Chiara. Sembra che abbiano agito in coppia:

come San Giovanni della Croce e Santa Teresa. Evidentemente le cose veramente complete sono state create dai maschi e dalle femmine insieme.

18 GENNAIO 1954

Nella quarta via ("), il rispetto per il sesso e un atteggiamento positivo nei suoi confronti sono fondamentali necessità. Ouspensky ha insistito sul fatto che a nulla di negativo, sia nel pensiero che nell'emozione, dovrebbe essere permesso di toccare il sesso e che ogni sviluppo superiore è incominciato con una sessualità normale.

2 OTTOBRE 1955 Gurdjieff era solito dire: "Il guaio per il mondo è che gli uomini non sono uomini e le donne non sono donne. Le donne devono imparare ad essere donne e gli uomini devono imparare a essere uomini". Le donne hanno una parte così tremendamente importante da sostenere e, per sostenerla in modo giusto, devono diventare libere e sicure di sé. Naturalmente non intendo "libere" in un senso politico o sociale. Voglio dire che devono imparare ad essere veramente sincere e ad avere fiducia nella parte più profonda di se stesse. Il loro lavoro consiste nel riportare

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gli uomini a ciò che c'è di più vero, di più semplice e di più reale. Ma per poterci riuscire, devono

'prima trovarlo nel profondo di se stesse. Devono liberare gli uomini da tutte le pretese, le vanità e

le artificiosità che accompagnano il loro ruolo di costruire e sviluppare. Ma ciò significa che devono trovare lo spirito vivente dentro se stesse.

11 GENNAIO 1956

Il desiderio sessuale non è l'unica forma di amore. È tremendamente importante e può portare con sé nel suo impeto un amore profondo e spirituale. Ma quando diminuisce, le altre forme di amore non devono essere gettate via insieme ad esso: a lungo andare, infatti, esse penetrano ancor più profondamente nel destino. I! desiderio sessuale non è direttamente sotto il nostro controllo, sebbene lo possiamo rovinare pensandoci troppo, preoccupandocene troppo, avendone vergogna o paura. Abbastanza curiosamente, l'amore dell'anima e dello spirito è molto più sotto il nostro controllo. Dobbiamo soltanto cercare di sentire attraverso i nostri cuori senza essere preoccupati dei risultati

fisici. Non si comprende quanto profondamente la relazione matrimoniale penetri nel nostro destino. Il matrimonio cambia, cresce e si amplia. Alcune cose vengono lasciate alle spalle ed altre se ne

scoprono. Il matrimonio cresce attraverso l'uomo che diventa più maschile e la donna che diventa

più femminile. Dovremmo pensare a cosa significhi essere un uomo ed essere una donna, quale sia

il vero rapporto tra i due sessi, nell'aiuto e nel completamento reciproco. Diventare più uomo significa essere più responsabile, più protettivo, più forte in ogni senso, libero dalla autocommiserazione e dai dubbi su se stesso. Più un uomo è capace di diventare un vero uomo, più aiuterà sua moglie a diventare una vera donna. Tutti noi stiamo cercando di diventare veri uomini e vere donne. Questa è una cosa straordinaria e molto grande.

LA CONOSCENZA

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DICEMBRE 1946

Mi

è sembrata molto importante l'idea di cercare di ricordare, ricostruire e collegare insieme tutte

le diverse idee del nostro sistema ("). Ho notato in me stesso e in altri la tendenza a mettere in risalto un'idea o un aspetto e lavorarci sopra fino all'eccesso, dimenticando le molte altre spiegazioni a cui ci si deve collegare e gli altri aspetti ed ostacoli che devono essere presi in considerazione. Ho la sensazione che questo sia esattamente il modo in cui la conoscenza esoterica degenera in ordinaria conoscenza religiosa o filosofica: la conoscenza esoterica è conoscenza del tutto, la conoscenza ordinaria consiste di singole idee su una parte presa separatamente.

29 AGOSTO 1948

Sono disponibili enormi quantità di informazioni dettagliate su ogni concepibile ramo della conoscenza, che vengono continuamente accresciute con il metodo deduttivo. Ma tutto ciò porta solo ad una maggior confusione e divisione, perché una conoscenza simile non è unita da alcun principio. È chiaro che soltanto dei principi sono in grado di riunificare i diversi rami della conoscenza e i diversi aspetti della vita, che sono diventati così separati e antagonisti. È vero che qualsiasi esposizione dei principi non sarà accettata dagli studiosi e dagli scienziati ordinari, ma

soltanto da coloro che hanno già intuito l'esistenza di determinate leggi ( ") universali e hanno cominciato ad indagarle. Per gli altri queste idee rimarranno invisibili. Certamente nuove espressioni dei principi saranno interpretate male, proprio come lo sono state le espressioni

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religiose, alchemiche, magiche ed altre. Il "cattivo uso" dei principi è un'altra cosa ed è possibile, credo, soltanto dopo che un individuo ha ricevuto un addestramento e una preparazione considerevole. I lettori ordinari non sono in grado né di usare le idee né di abusarne, possono solo esserne influenzati o non riuscire a vederle.

5 SETTEMBRE 1948 Per principio sono convinto che la nostra conoscenza sia un tutto e che nulla possa essere omesso per lungo tempo senza che perda il suo particolare potere. L'omissione spesso ha origine dal fatto che non si vede la connessione esistente tra alcuni strani elementi della conoscenza e si pensa che Ouspensky li abbia messi lì per capriccio o per divertimento, oppure si ritiene qualche soggetto "troppo difficile per noi". Così sempre più cose vengono tralasciate e, alla fine, si è tornati indietro alla "conoscenza ordinaria", alla "moralità ordinaria".

15 DICEMBRE 1949

L'universo visibile è l'unica illustrazione c che abbiamo dei principi. Cercate di costruire un modello

completo dell'Enneagramma (")j dovreste andare avanti finché non abbiate fatto un uomo o un mondo, poiché la sola espressione completa del nostro sistema è un cosmo ("). ogni espressione meno completa ne è una distorsione. È una proprietà della nostra mente logica cercare di dividere i "fatti" e le "idee" in due categorie separate, chiamando i "fatti" reali e le "idee" irreali. Finché continueremo a fare in questo modo, non credo che saremo capaci di avvicinarci alla verità delle cose, poiché nel mondo in cui stiamo cercando di penetrare "fatti" e "idee" sono inseparabili, in quanto i "fatti" sono "immagini riflesse" delle "idee". Se mai una cosa debba essere più reale dell'altra, sono le "idee" che sono reali e i "fatti" che sono irreali.

18 APRILE 1951

Ritengo che la distanza tra i principi e i "fatti" - che disturba molti - possa essere ridotta, sebbene probabilmente non possa mai essere del tutto eliminata, proprio per la sua stessa natura. I principi, infatti, esistono in un mondo superiore, i "fatti" esistono in questo mondo. Quando ci

focalizziamo sui "fatti" ci focalizziamo su questo mondo, quando ci focalizziamo sui principi ci focalizziamo su un altro mondo. Se potessimo farli realmente incontrare, avremmo già creato il ponte fra i due mondi, e in questo consiste tutto il Lavoro.

12 NOVEMBRE 1951

Qualcuno mi ha raccontato della sua visita, prima della guerra tailandese, al monastero di Valamo, dove assistette alla funzione molto rara della "sepoltura" di un monaco che passava ad un grado eccezionalmente elevato. Nel suo sermone sul significato di quella "sepoltura", l'abate disse che avrebbe potuto benissimo essere l'ultima volta nella storia che una tale funzione veniva eseguita, dato che soltanto lì e a Monte Athos veniva ancora compresa quella tradizione. Quando mi venne raccontato tutto questo, sentii che tutte le forme esoteriche - per quanto splendide - hanno una durata e una morte definitiva. Non sono in realtà, le guerre e le rivoluzioni

che le distruggono, ma semplicemente il fatto che il loro tempo è giunto alla fine. Suppongo che Valamo e Monte Athos abbiano circa un migliaio di anni, che probabilmente corrispondono a una vita, sulla loro scala.

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Soltanto che, mi sembra, prima che tali vie muoiano devono costruire un monumento commemorativo delle loro conquiste, in una forma in cui possano essere trasmesse nel nuovo tempo e, in seguito, riassorbite nel nuovo lavoro esoterico che si svilupperà in futuro.

15 NOVEMBRE 1951

Sono fortemente convinto che una genuina unificazione debba essere realizzata tra la moderna conoscenza scientifica (che, più la si studia, più è sorprendente) e la conoscenza della scuola ( "). Questo può e deve condurre, entro una generazione o due, ad un reale misticismo scientifico o scienza mistica, che, io credo, fornirà la vera "via" o "forma" dell'età a venire. E tutto quello che può essere fatto in questo modo, mostra sempre di più la grandezza di "Tertium Organum" e di "Un Nuovo Modello", che si innalzano sempre di più sopra tutto ciò che viene dopo.

27 FEBBRAIO 1952

I "fatti" non sono ciò che si ritiene che siano. La verità, il mondo, il corpo dell'uomo sono così

23 febbraio 1955

Tutta la conoscenza e l'esperienza umane devono essere guardate dallo stesso punto di vista, cioè in relazione alla consapevolezza, alle leggi cosmiche e all'approssimarsi dell'uomo alla perfezione. Tutta la conoscenza viene allora vista come un unico insieme. meravigliosi, sottili e intricati che nessuno ne può vedere l'intero disegno. Ma chiunque studi sinceramente vede in questo labirinto un particolare modello, ciascuno alquanto diverso dall'al tra, eppure giusto all'interno del proprio particolare modo. Se egli lavora con comprensione, può persino arrivare a costruire un intero "sistema" sul suo modello, così come lo potrà fare un altro studente sul proprio. Ma ciò che è sbagliato, e che conduce ad ogni genere di menzogna e di distorsione, consiste nel cercare di costringere i due modelli a coincidere, al di fuori della conoscenza del tutto. Siamo sempre stati messi in guardia contro il pericolo di confrontare idee del nostro sistema con idee di altri sistemi. Questo è il maggior pericolo della mente logica poiché, dato che naturalmente l'intero sistema è messo insieme da un diverso punto di vista, le idee non possono mai coincidere e bisognerà far ricorso alla violenza, alla menzogna ed infine

all'Inquisizione per cercare di costringervele. Vorrei poter esprimere la libertà, la gioia e la ricchezza che derivano dalla profonda sensazione della diversità nell'unità, della vera "armonia dei pianeti". Il mio pianeta non può cantare la canzone del vostro. Né il vostro la canzone del mio. Ma se molti imparano a cantare la propria canzone, possiamo sperare che ne risulterà un'armonia. E io credo che succederà.

2 APRILE 1952 Lo svantaggio di studiare queste idee dal soli consiste nel fatto che ci si abitua ad assumere il punto di vista di un solo tipo, il proprio particolare punto di vista, come la sola espressione dell'esoterismo. In un gruppo ben selezionato, è proprio la varietà dei tipi e la necessità di includere e riconciliare tutti i loro particolari punti di vista che apre la strada a nuovi orizzonti. A poco a poco si impara che nell'esoterismo le contraddizioni apparenti non necessariamente si escludono a vicenda.

16 FEBBRAIO 1955

C'è da fare un enorme e continuo lavoro, di relazione tra il flusso costante di nuova conoscenza e i principi chiave che ci sono stati dati. Alla luce di questi ultimi, osservazioni e scoperte

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apparentemente insignificanti possono, a loro volta, dare inizio ad una linea di comprensione completamente nuova.

e chiaro che la Scuola invisibile si sta facendo sentire nel nostro mondo in modi sempre più diversi. Sembra come se, allorché gli uomini fanno del loro meglio nel proprio campo usando le loro tecniche migliori, la loro migliore comprensione e inventiva, con il minimo pensiero per se stessi,

al massimo delle loro realizzazioni qualcosa di completamente incommensurabile venisse

improvvisamente aggiunto dall'alto. Questo elemento inaspettato può essere riconosciuto nella ricerca scientifica, nei libri, e, molto recentemente, nei film.

La direzione della Scuola Superiore ci è molto vicina, ma può essere ricevuta consapevolmente o

inconsapevolmente. Noi siamo stati preparati a riceverla consapevolmente e con comprensione. È per questo che è

stata data una chiave speciale, perché alcuni potessero capire ciò che stava avvenendo. Ma questo non significa che la stessa influenza non venga ugualmente ricevuta in molti altri modi.

20 LUGLIO 1955 Dobbiamo osservare con attenzione dove le circostanze e le opportunità ci

conducono. Dobbiamo imparare quanto ci è possibile in ogni modo, sia che possiamo fame un uso immediato oppure no. Noi tutti abbiamo bisogno di molta conoscenza, di molta più educazione a

fare ciò che dobbiamo fare. Nulla di ciò che impariamo va sprecato.

13 AGOSTO 1955

Coloro che sono stati capaci di assimilare tutto l'insegnamento in un'unica rappresentazione

mentale coerente sono molto fortunati, poiché esso è un tutto e in ciò consiste il suo miracoloso potere. Far vivere questa comprensione mentale con l'esperienza e l'esperimento è un'altra cosa.

È possibile che ci voglia moltissimo tempo, un'intera vita o più, ma ci riusciremo. In

un primo momento non riconosciamo l'esperienza che la vita ci porta come qualcosa che ha a che fare con la teoria che conosciamo così bene. Soltanto in seguito né vediamo la connessione e proprio questo ci rende capaci di digerire l'esperienza di vita in un modo del tutto particolare:

allora l'esperienza si trasforma in comprensione.

Ho ascoltato Ouspensky per undici anni, durante le conferenze, con altri amici e da solo. Alla fine

di quel periodo, quando nel momento della morte egli effettivamente rappresentò il miracolo(")

del cambiamento, mi resi conto di come nessuna delle singole cose che aveva detto fosse irrilevante, di come ogni frase, pubblica o privata, avesse lo scopo di aiutarci a comprenderei

grandi misteri che incontriamo sul nostro cammino. Quindi non dobbiamo dimenticare la "conoscenza". Dobbiamo soltanto sforzarci di vivere, di essere sinceri, veritieri e onesti, ricordarci di noi stessi e dimenticare la nostra presunzione, essere, veramente e semplicemente. Il resto arriverà in tempo. Tutti abbiamo bisogno di compagni. Che poi si faccia parte di un gruppo formale di coloro che hanno conosciuto Ouspensky o Gurdjieff o Nicoll, è un'altra questione. Ma della compagnia

di coloro che si sforzano di percorrere lo stesso cammino ciascuno di noi ha bisogno, poiché

queste verità sono troppo dure per un individuo solo. Egli deve trovare altri con cui poter scambiare esperienze e comprensione, con cui poter condividere gli esperimenti. Allora, se tutti sono in grado di mettere insieme ciò che scoprono individualmente, possono creare un campo di comprensione sufficientemente forte per attirare attenzione e aiuto. Per questo bisogna tenere gli occhi ben aperti alla ricerca dei propri simili. È possibile trovarli nei luoghi più inaspettati.

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LA COMPRENSIONE

30 LUGLIO 1948 Evidentemente rinunciare alla capacità di comprensione è un peccato sulla via dell'evoluzione molto più grave di quanto appaia. E nessuna quantità di altri sforzi è in grado di neutralizzarlo. La ragione è che la comprensione è strettamente collegata alla coscienza e che colui che rinuncia allo sforzo di comprendere e semplicemente accetta, deve, ad un certo punto, soffocare la propria coscienza e può porvi rimedio soltanto con una grandissima sofferenza.

La comprensione dà potere e fiducia; l'assenza di comprensione crea sofferenza e debolezza, per

quanto accanitamente un individuo possa lottare. È interessante, a questo proposito, che la gente dica: "Collin Smith sta insegnando, insegnerà, non insegnerà". Non si comprende che io sto imparando e che questo è il solo modo per farlo, sia per

me che per qualsiasi altro. Mi ricordo con molta chiarezza quando, mentre sedevo in compagnia

di Ouspensky, a Longchamps di New York intorno al 1943, gli chiesi perché tutto sembrasse essere

giunto ad un'interruzione.

Egli mi disse: "Ti dimentichi di una cosa, molti la dimenticano: per imparare di più bisogna insegnare". Da allora ho visto quante persone, che erano arrivate molto lontano, abbiano incominciato a comprendere sempre meno,perché non erano disposte ad accettare la responsabilità

di trasmettere agli altri ciò che avevano compreso. La comprensione non può rimanere stanca.

può solo aumentare o diminuire, e il solo modo sicuro per aumentarla è quello di aiutare gli altri a comprendere.

Di fatto ciò si applica a tutti i livelli, sebbene naturalmente non sia possibile finché non è chiara la

distinzione tra comprensione e opinione e finché non siano venute meno le varie illusioni sulla propria importanza. Ma è un principio generale.

7 OTTOBRE 1948 Più si comprende più si è spinti a provare ogni metodo e ogni esperimento che possa aiutare a restringere la grande distanza tra il proprio essere come lo si osserva e le possibilità che si incominciano a intravedere. Se la comprensione dell'intero disegno delle cose, e del posto che occupiamo al suo interno, cresce, allora non c'è altra alternativa se non quella di fare sforzi. Ciò che vediamo ci spinge in avanti. Ouspensky era solito dire che la chiave di questa via è la "comprensione" e che ogni sforzo fatto con comprensione della sua ragione e del suo possibile effetto vale dieci volte di più dello stesso sforzo fatto senza comprensione. Con comprensione, tempo e perseveranza, mol te cose diventano possibili.

27 OTTOBRE 1948 Ritengo che sia un principio il fatto che presto o tardi ciascuno debba trovare la giusta espressione per ciò che ha compreso. Qualsiasi cosa che non abbia alcuna espressione esterna deve essere mol

to sospetta: sarà terribilmente simile all'immaginazione. La giusta espressione è una specie di

magia che ci rende capaci di fare veramente nostre le comprensioni transitorie e che può rivelare nuove connessioni mai prima sospettate. Allo stesso tempo, una giusta espressione non significa necessariamente parlare, sebbene possa includere il parlare se intenzionale e per una ragione definita. Per esempio, Ouspensky scrisse molte cose nei suoi libri di cui non avrebbe mai praticamente acconsentito di parlare. Evidentemente ciascun individuo deve trovare la propria giusta espressione, un modo sicuro per aggiungere la propria comprensione alla riserva generale così come di preservarla per se stesso. Forse se si è capaci di trovare un metodo perfetto di espressione, non è necessario dire nulla. Penso ad Ouspensky, che per anni spiegò nei minimi particolari tutta la teoria del cambiamento

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dell'uomo ad un livello superiore, poi spiegò sempre meno e, alla fine, diventò silenzioso e diede una rappresentazione del miracolo ("). La rappresentazione è l'espressione perfetta e trascende ogni altra.

15

DICEMBRE 1948

Un

tale straordinario potere di nuova conoscenza, comprensione e certezza fu prodotto

dall'ultimo lavoro di Ouspensky - prima di morire e alla sua morte - che quanti 'vi si aprirono non possono più vedere le cose nel vecchio modo. Particolarmente quel periodo, e ciò che si ottenne

in quel periodo, dischiuse idee completamente nuove, sia sulle possibilità del Lavoro che sul suo

scopo. Nel mio specifico caso, sono convinto che tutte le mie idee precedenti fossero estremamente personali, banali e mancanti di audacia, a confronto di ciò che fu alla fine reso chiaro da Ouspensky. Eravamo soliti pensare che fosse stata la nostra speranza a produrre immaginazione. Avevamo completamente torto: sono i nostri dubbi e le nostre paure che sono immaginari e inutili e ci impediscono di comprendere qualsiasi cosa. L'energia viene dall'alto, non dal basso: in questo consiste ogni cosa.

3 APRILE 1949 Come mantenere in evoluzione una linea originaria con emozione e senza deviazione? La sola risposta pratica che ho trovato è la "gente". La pressione della gente da molti lati diversi - se

realmente ei si espone alle sue domande, esigenze, speranze e richieste - può fornirci la forza per spingerei in avanti, purché si tenga ben saldo il timone.

Mi ricordo una volta, in un momento veramente molto brutto, quando, mentre sedevo accanto ad

Ouspensky a Longchamps, gli chiesi perché tutto sembrasse essere giunto a un punto morto. Egli

mi disse: "Tu dimentichi che per poter imparare bisogna insegnare". Non porrei la questione in

questi termini ora. Ma io constato che la pressione degli altri - quelli che esigono che tu sia migliore di quanto tu stesso sappia; altri che ti tentano ad essere debole come eri; quelli che ti fanno domande le cui risposte puoi imparare soltanto cercando di darle: quelli che tu stesso devi spingere a fare domande; l'uomo che può parlare della ricorrenza e il deforme mendicante che ti afferra la gamba mentre cammini lungo la strada; l'uomo che sta sopra e quello che sta sotto - tutti costoro ti danno una spinta se non ti risparmi, e I dipende da te fare in modo che ti spingano

nella direzione giusta. La loro pressione non si allenta mai, siamo solo noi che ci siamo addestrati a non notarla.

La sola altra cosa che ho scoperto che produce lo stesso effetto è la pressione delle idee che

esigono di essere espresse, scrivendo, dipingendo o qualcosa del genere. E abbastanza

curiosamente questa è la pressione della gente: di coloro dai quali le idee provengono e di coloro

ai

quali esse devono andare. Ma di seconda mano, per così dire.

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MAGGIO 1949

Se

un uomo realmente raggiunge stati superiori in cui fa esperienza di parti diverse dell'universo e

di

diversi stati del tempo e della materia, è possibile - in circostanze favorevoli - che sia capace di

comunicare tutto ciò a coloro che sono in sintonia con lui nella comprensione. Ma lo stato che Ouspensky raggiunse era evidentemente fuori dal tempo(") come noi lo sperimentiamo, così che

ciò che era reale allora è egualmente reale ora e altrettanto capace di produrre oggi questa specie

di riflesso nelle nostre menti così come nell'ottobre del 1947, se siamo capaci di raggiungere

quello stato ricettivo al quale Ouspensky intenzionalmente ci portò. Per ottenerlo sono certamente necessari un atteggiamento intensamente positivo nei confronti di Ouspensky, il sacrificio di tutti i nostri dubbi e le nostre sofferenze personali e una grande e prolungata

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attenzione. Ma è possibile, questa è la cosa fondamentale. Cose come esperimenti nella dieta possono dar ci un aiuto iniziale. Bisogna stare bene fisicamente per quanto possibile. Ciò che a volte percepiamo come inerzia è uno stato puramente fisico e occorre farvi fronte con mezzi fisici:

una dieta ragionevole, bere acqua e così via. Solo che non bisognerebbe mai esagerare e ogni esperimento dovrebbe durare solo per un periodo definito e limitato. In seguito lo si potrà ripetere o provare altri esperimenti. Non è bene lasciare fissare troppo una disciplina. Ouspensky diceva: "Imparate a fare richieste a voi stessi". Questo è il segreto e si applica a tutti gli aspetti: fisici, emozionali e mentali. E un tipo di richiesta non dovrebbe mai diventare una abitudine tale da farci dimenticare tutti gli altri tipi.

25 LUGLIO 1949

Sono convinto che tutto ciò che riceviamo da una fonte superiore dobbiamo a nostra volta esprimerlo se vogliamo trame vantaggio. Nella scuola ( "), le influenze devono fluire dall'alto verso il basso e da una persona all'altra e così, più diluite ma ugualmente necessarie, dentro la vita.

Ogni persona che viene attraversata dal flusso di queste influenze ne trae insegnamento e beneficio. Ma colui nel quale l'influenza si ferma, non riceve nulla e non può comprendere nulla. È come il punto terminale di un tubo idraulico intasato, dove l'acqua ristagna. Con ciò non intendo dire che debba necessariamente essere una espressione formale. Alcuni possono esprimere e trasmettere l'influenza in un modo del tutto indefinibile, semplicemente esistendo. È diverso per ognuno.

22 GENNAIO 1952 Comprendere di più, vedere le cose più obiettivamente, viene prima di tutto; quando ciò penetra in profondità, si comincia ad essere diversi, ad agire in modo diverso. Non vi è altro modo.

13 MARZO 1952

Come Ouspensky ha sempre detto, questa è la via della comprensione. Ogni cosa deve essere

compresa e, nel momento in cui viene compresa, ogni cosa, da quella più comune a quella esoterica, dal tango alle preghiere cattoliche, può rivelare connessioni interiori.

10 GIUGNO 1952

In quei momenti nei quali improvvisamente la comprensione si allarga ogni giorno di più, bisognerebbe lasciare le tracce di come è stata aperta la breccia che ha lasciato filtrare la luce

della nuova comprensione. Queste tracce hanno un sapore e una forza molto particolari e un giorno, a loro volta, produrranno degli effetti. Aiutano inoltre a fissare la nuova comprensione. Poiché quando improvvisamente, senza preavviso, ci troviamo nel bel mezzo di ciò che stavamo cercando, dovremmo ricordarci la necessità di fissare lo stato che ci è stato dato, perché possa diventare permanentemente nostro. Questi momenti di improvvisa illuminazione e comprensione; fanno parte dell'aspetto più misterioso e miracoloso del Lavoro. Non possiamo anticipar li, non possiamo meritarli.

"Non conosciamo il giorno né l'ora

valori vengono capovolti. Ed essi fissano la direzione e il corso di tutta la fase seguente.

", come viene detto nei Vangeli. Ma quando arrivano, tutti i

1 LUGLIO 1952 In uno stato altamente emozionale, siamo inondati da emozioni e visioni. L'onda delle emozioni inevitabilmente calerà, ma il nostro compito consiste nel fissare la comprensione che essa porta

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con sé, affinché questa comprensione possa rimanere anche quando è scomparsa l'emozione che l'ha portata. Fissare un nuovo atteggiamento verso sé stessi, verso gli altri, verso il proprio

maestro e verso Dio, questo è il problema. La persona in cui i nuovi atteggiamenti sono fissati, permanenti e fidabili, può diventare lo strumento delle potenze superiori.

8 LUGLIO 1952 Sono contento quando la gente mi racconta le proprie esperienze e le nuove

comprensioni. Ma dobbiamo anche essere preparati per i giorni magri. Dobbiamo fare scorta di comprensioni incompiute, per poterle digerire e potercene nutrire in quei momenti in cui non ci viene dato altro "pane super-substanziale". C'è così tanto da fare: dobbiamo lavorare per i tempi cattivi così come per i tempi buoni.

9 SETTEMBRE 1952

Una vita individuale può essere alquanto ricca, buona e soddisfacente, senza il potere dell'organizzazione. Quest'ultimo, infatti, nella via ordinaria è compensato da altre qualità. Ma nella nostra via, bisogna

essere capaci di "organizzare" al massimo tutto ciò che ci passa per le mani e attraversa la nostra comprensione: dobbiamo avere pensieri organizzati, sforzi organizzati, conoscenza organizzata. Fa parte dell'economia dell'esoterismo. è il problema dei "talenti".

12 SETTEMBRE 1952

A volte si trovano nelIe persone percezioni reali e profonde mescolate a pregiudizi personali. Il

modo in cui Ouspensky era solito affrontare con noi la questione del "mentire" (cioè: parlare di ciò che non si conosce come se lo si conoscesse) non fu compreso allora correttamente, ora diventa più chiaro. Non è così grave in uno stato di ignoranza; è proprio quando si incomincia ad imparare

e a conoscere qualcosa che il mentire diventa così pericoloso, perché ci impedisce l'uso appropriato di ciò che veramente conosciamo.

LA COMPRENSIONE

13 FEBBRAIO 1953 Sono giunto alla conclusione che, se non siamo in grado di esprimere una cosa

nei termini più semplici possibili, non l'abbiamo realmente compresa.

22 OTTOBRE 1953

Ritengo che l'istinto profondo di controllare tutto, di verificare tutto, sia assolutamente essenziale. Infatti è proprio questa frizione tra l'istinto di credere e l'istinto di dubitare che ci spinge verso lo stato del ricordo di sé (·), che è il solo luogo dove le cose possono essere veramente accertate.

9 NOVEMBRE 1953

Non possiamo comunicare la comprensione allo stato "grezzo"; prima dobbiamo purificar la, poi scremarla dalle scorie personali e, infine, coni aria in una forma accettabile per gli altri.

Il bello di una serie scioccante di domande sta nel fatto che ciascuno è tenuto a rispondere a

queste domande da solo. Nessun'altra risposta è valida per lui. Una specie di mezza convinzione, entro limiti rigidamente ragionevoli, è assolutamente troppo comoda. Quando si arriva alla verifica di ciò in cui si crede, appare sempre come un piccolo miracolo. E si deve esigere la verifica di ciò in cui crediamo. Solo che la mia verifica e i miei piccoli miracoli non

significano nulla per nessun altro, e neppure si presume che lo facciano. Questo è a volte difficile da accettare, ma è così che funziona. Se i piccoli miracoli fossero validi per conto terzi, il lavoro sarebbe sommerso da un diluvio di superstizioni.

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11 MAGGIO 1956

Le cose crescono e si dispiegano come è necessario che sia. Ma l'opportunità

di ciascun individuo sembra fondarsi su quanto egli riesce a vedere e comprendere della cresci ta

generale nel suo svolgimento: più egli comprende questo processo di grande crescita, più utile sarà.

10

DICEMBRE 1954

Ci

è stato insegnato, e lo comprendo meglio, ogni giorno, che la comprensione non è il prodotto di

una funzione dell'uomo, ma il risultato di più funzioni che lavorano in armonia. Ad esempio, se si apprezza qualcosa con la mente la si "conosce"; se la si apprezza con le emozioni la si "sente"; se la

si apprezza con gli organi dei sensi la si "percepisce".

Ma se simultaneamente apprezziamo qualcosa con la mente, le emozioni e i sensi fisici allora realmente la comprendiamo. Così come siamo, è veramente raro che ciò accada. Può essere sviluppato: Ma per ottenerlo è necessario qualcosa come il "ricordo di sé", cioè il ricordo di tutte le proprie funzioni e delle loro

relazioni con la cosa in questione. La moderna matematica è un potente strumento di pensiero, non solo nelle scienze fisiche, ma anche in relazione alla vita stessa. Solo che, a questo fine, occorre comprendere la matematica non solo con la mente, ma anche con le emozioni e l'intero organismo fisico. "La matematica

emozionai e" può risolvere ogni problema nell'universo. Dopo tutto cos'altro è l'idea della Santa

Trinità?

12 FEBBRAIO 1955

Sento vivamente l'unificazione della nuova comprensione che sta avanzando in tutto il mondo. Perché credo stia avanzando molto più velocemente e profondamente di quanto nessuno di noi abbia sognato. Questa è veramente la chiave di una nuova armonia che concilierà tutto ciò che è stato finora inconciliabile.

14 AGOSTO 1955

Le relazioni che vivono nel Lavoro continuano a svilupparsi e a crescere, siano esse vicine o lontane. Non dobbiamo cercare di forzare la comprensione tra gruppo e gruppo, ma lasciare che si

sviluppi naturalmente tra gli individui che sono in contatto simpatetico. È, in fondo, é alla crescita

di

anime individuali che siamo interessati.

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AGOSTO 1955

Con la comprensione ogni cosa diviene I semplice. Vediamo le cose come sono, obbiettivamente; I vediamo dove siamo, obbiettivamente; vediamo cosa dobbiamo fare, obbiettivamente. La

comprensione evita attriti inutili, lotte insensate. Ci rende stabili, tolleranti, gentili, "comprensivi".

Ci dà "peso". Per raggiungere la reale comprensione dobbiamo studiare di più, molto di più,

verificare in termini terreni tutto ciò che è stato detto o provato. Siate aperti. Ogni cosa è disponibile, ci aspetta. Siamo immersi nelle radiazioni cosmi che, tutto serve. Ma dobbiamo diventare aperti. Aprire i nostri pori. Afferrare tutto. Ciò che ci impedisce di essere aperti, ricettivi, è l'essere preoccupati di noi stessi, pensare a noi stessi. Se ci dimentichiamo di noi stessi, tutto ci raggiunge. Polarità. Sole- Terra. Polo Nord-Polo Sud. Estremi positivi- Estremi negativi. Uomo-Donna. Ogni cosa reale è creata dall'intervento di una forza invisibile nel campo di tensione tra due poli. I due poli sono riconciliati da una corrente più alta, qualcosa di sconosciuto. Allora la creazione inizia. Se il terzo elemento non è presente o non è riconosciuto, la polarità può diventare ostilità, violenza, distruzione, odio.

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I poli sembrano "nemici". Quando viene evocata la terza forza, essi sono complementari. Vedere la riconciliazione della polarità tramite la terza forza è l'inizio dell'armonia. Ouspensky tanto tempo fa disse: "Vi sono idee che possono arrestare tutte le controversie; una di queste è la legge del tre".

L'IMMAGINAZIONE

11 GENNAIO 1950

Ricordatevi che vi sono; due tipi di Immaginazione: immaginare che il falso sia vero, ma anche Immaginare che il vero sia falso. Può esserci manifesta la via d'uscita dal primo tipo, ma come può esserci manifesta la via d'uscita dal secondo?

6 GIUGNO 1952 So cosa si intende quando si dice che la vita diventa ogni giorno più simile alla poesia. Credo che debba essere così e in un grado più elevato di quanto si possa sapere ora. La poesia è libero movimento, una specie di magia del ritmo celeste. Il nostro problema è che siamo ancora troppo inerti. C'è solo un pericolo nel sentimento poetico. Il pericolo è che si rivolga all'interno e diventi immaginazione, separandoci dagli altri. Quando lavora come deve ci collega sempre in modo vivo con ogni tipo di persone e di cose, rompe le barriere e ci rende liberi in un mondo più grande.

15 DICEMBRE 1952

Ouspensky era solito dire che la gente si divide in tre tipi: quelli la cui maggior difficoltà sono le,

emozioni negative; quelli la cui maggior difficoltà è l'immaginazione e quelli la cui maggior difficoltà è il pensiero formatorio [meccanico].

15 FEBBRAIO 1952

Il problema per noi è saper distinguere l'aiuto che riceviamo da ciò che la nostra immaginazione si inventa. Ciò non significa che non dobbiamo avere immaginazione, né che non dobbiamo elaborare nulla per noi stessi. Ma dobbiamo sapere cosa è originario e cosa vi abbiamo aggiunto. Altrimenti tutto diventa confuso. Il ricordo di sé è il maggior talismano di questo processo. Nei momenti di ricordo di sé noi conosciamo la risposta, conosciamo il nostro posto, non abbiamo supposizioni solo certezze.

I DIVERSI "IO": QUELLI REALI E QUELLI FALSI

18 GENNAIO 1950

Ho letto di nuovo i Salmi 139 e 140: meravigliosi, se presi come l'invocazione di un uomo che

conosce i propri "io"; incomprensibili se presi in qualsiasi altro modo. "Cercami, o Dio, e conosci il mio cuore; scrutami e conosci i miei pensieri

di elevare questa implorazione continuamente con tutta la sua forza, egli è sulla retta via. Non si deve preoccupare d'altro.

"

- se un uomo è capace

14 NOVEMBRE 1951

Un modo per studiare gli "io" mi sembra questo: ci sono "io" che nascono da ogni funzione (") "

dell'essenza(*) e da ogni immaginazione della personalità ( ").

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Ad esempio, ci possono essere "io" connessi a viaggi ed attività fisiche, che hanno le loro radici ne1Ja funzione motoria: altri "io", evocati dalle chiese, da antichi rituali, da luoghi santi, potrebbero avere le loro radici nella funzione emozionale, altri ancora potrebbero non avere affatto origine nell'essenza, ma nel sogno, nella paura, nel desiderio. Se consideriamo la questione in questo modo, allora questi "io" essenziali possono, a tutti gli effetti, essere considerati della stessa materia dell'energia con cui lavorano le funzioni che le generano.

15 GIUGNO 1952

Abbiamo parlato dell'idea dell'Io" nascosto, quella scintilla originaria di energia divina che dà origine alla vita e che sarà ancora là intatta quando questa sarà finita. Avvertiamo in tutti gli usi ordinari di questa parola, "lo", uno strano tipo di oblio, come se tutti gli organi e le diverse opinioni avessero preso in prestito questo nome dal legittimo proprietario, scomparso e dimenticato. E poiché l'originaria idea di "lo" è connessa agli istinti più profondi e genuini di auto-

conservazione, tutte le voci che ne rubano la parola rubano anche il senso di importanza collegato ad essa e hanno la sensazione che ogni cosa a cui è applicata debba pure essere giustificata e sostenuta ad ogni costo. Abbiamo sperimentato che se fosse possibile sottrarre questa parola a tutte le voci che la usano ora e restituirle il suo vero significato, tutto quanto il nostro comportamento si trasformerebbe in qualcosa di completamente diverso. Questa linea di pensiero sembra toccare qualcosa di molto profondo.

, 25 AGOSTO 1952 Dobbiamo osservare con serenità tutte le nostre capacità e qualità e vedere realmente ciò che abbiamo a disposizione. Non penso che la questione consista nel condannarne alcune ed elogiarne altre, bensì di vederle tutte come separate dal proprio reale "lo" centrale, come gli strumenti che il nostro più profondo sé ha a disposizione, per così dire. Per esempio, se uno ~ sensuale non è della "sua" sensualità che si tratta ma della sensualità del suo corpo, che non sarebbe un corpo forte e sano se non avesse la propria forte sensualità, attraverso la quale è possibile imparare una gran quantità di cose sul mondo che altrimenti non potrebbero essere imparate, in nessun altro modo. Se questa sensualità si staccasse e iniziasse ad agire per proprio conto, chiamando se stessa "lo", allora ci potrebbe causare ogni genere di guai. Ma come strumento, come servitore, come qualcosa a disposizione del più profondo sé, è una cosa meravigliosa. Ed è lo stesso per tutte le altre qualità.

LA SEPARAZIONE DEL REALE DAL FALSO

20 GIUGNO 1949

In "Frammenti" Ouspensky ha scritto di essere giunto alla conclusione che non si possa realizzare niente di giusto con mezzi violenti. Sono convinto che ciò si applichi anche a ciò che viene chiamato "lavoro su di sé". Come i legami delle relazioni personali nella vita non possono essere recisi ma solo sciolti, casi credo che il procedimento del cambiamento interiore sia quello di allentare pazientemente e continuamente le catene della fascinazione e di sostituirle con un attaccamento, un interesse, un'intima sensibilità per le influenze superiori. La violenza può a volte fornire materiale interessante, ma non penso che sia un metodo di edificazione permanente. L'idea è mirabilmente espressa nell'antico problema Zen: "C'è un pollo vivo in una bottiglia: come tirarlo fuori senza rompere la bottiglia né uccidere il pollo?". Nulla dovrebbe essere rotto. E quasi sempre la violenza rompe le cose.

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NOVEMBRE 1950

Tutto ciò che Ouspensky ha detto e ha I fatto mi sembrò allora avere esattamente questo scopo ed ! I effetto: separare quelli che potevano rispondere al miracoloso ! (, da quelli che non lo potevano ed anche, all'interno di quelle stesse persone, separare la piccola parte dentro di loro che poteva rispondere dalla gran parte che era incapace di farlo. Era molto chiaro che se un uomo in uno stato superiore di coscienza agisce in modo diretto secondo la percezione di quello stato, senza preoccuparsi di prendere in considerazione le abitudini e le debolezze della vita ordinaria, sembrerà pazzo agli uomini nello stato ordinario. Evidentemente grandi maestri debbono ammorbidire la loro verità per la comprensione dei loro ascoltatori, essere "gentili" con loro - ma, per un breve periodo, il loro lavoro può consistere esattamente nel non venire ad alcun compromesso con la vita ordinaria. Questa sarà la vera prova per quelli che hanno studiato con loro e mostrerà se hanno realmente compreso o hanno udito solo parole. "Da 'quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non camminarono più con lui". Questa stessa prova è probabilmente collegata alla morte della vecchia personalità. È certamente molto semplice per questa personalità adattarsi alle conferenze, alle discussioni filosofiche, organizzazioni ecclesiastiche etc. Ed evidentemente giunge un momento in cui un vero maestro deve creare condizioni insostenibili per la vecchia personalità di coloro che lo circondano. Ottiene lo scopo agendo, senza compromessi, dall'alto della sua superiore comprensione, senza concessioni alle abitudini del mondo. Questo è letteralmente intollerabile per ciò che c'è di artificiale nei suoi seguaci: o se ne vanno via o qualcosa in loro deve morire. Tutto il lavoro per lo sviluppo presenta due aspetti: qualcosa di vecchio nell'uomo deve essere ucciso e qualcosa di totalmente nuovo deve nascere. Le fasi di preparazione per l'uno e per l'altro aspetto devono procedere fianco a fianco e richiedono un lavoro del tutto diverso. Può accadere (ma è molto raro) che il vecchio venga ucciso in un uomo senza che il nuovo sia nato; allora egli è perduto, in alto mare, alla mercé di ogni influenza esterna, aperto a "sette diavoli peggiori del primo". Può anche accadere che il nuovo nasca senza che il vecchio sia stato ucciso: allora tutte le sue nuove percezioni e comprensioni, i suoi nuovi poteri assumeranno il sapore di un punto di vista personale, saranno asserviti alla sua debolezza principale. L'equilibrio è veramente instabile. Ed è esattamente per questo che ad un certo punto è necessaria una scuola. Non credo che un uomo possa uccidere la propria personalità da solo. Soltanto un uomo che conosce molto più di lui può assestare il colpo definitivo. Ma egli può indebolirla gradualmente e, dopo una lunga auto-osservazione, imparare a conoscere le proprie caratteristiche e ad allontanarsene. Come una noce che matura, il suo gheriglio può gradualmente ritirarsi dal guscio e separarsi da esso. Allora un piccolo colpo basterà a rompere il guscio e rivelare il gheriglio. Ma se la noce è verde, un colpo che rompesse il guscio potrebbe anche distruggere il gheriglio. Così lo '

Studente deve lavorare e il maestro deve conoscere.

27 DICEMBRE 1950

Tutta la vita di un uomo, i pensieri. i sentimenti, le speranze, l’ambiente, gli attaccamenti, i karma che si sono fin qui sviluppati in relazione a questo mondo, devono essere intenzionalmente "ricostruiti" in relazione al mondo nel quale,vuole nascere. Per esempio, un uomo si è fatto centinaia di conoscenze amici nemici durante la sua, vita in relazione ,al mondo presente e alle

simpatie e antipatie del corpo fisico al quale appartiene. Rigenerazione significa che tutte queste relazioni devono essere ricostruite intenzionalmente e individualmente, ciascuna su basi completamente nuove sotto, nuove leggi. Non credo che sia stata pienamente vista la Portata di questa ricostruzione della propria vita in relazione agli altri. La gente pensa ancora in maniera

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molto soggettiva circa l'intera questione, "Sarà meglio per me. se posso eliminare le emozioni negative", e così via ', Non si comprende che questo elemento soggettivo è proprio ciò che rende impossibile la ricostruzione che è ricostruzione di, Ogni cosa sulle basi di leggi e non di sentimenti soggettivi. Se cerchiamo di Servire qualcosa di più grande di noi stessi, diventa chiaro che, dobbiamo ricostruirci per essere capaci di farlo. Se cerchiamo di ricostruirci senza quello scopo, allora basiamo la ricostruzione esattamente su ciò che deve essere lasciato da parte, Vedo gente fare

grandi forzi: prendere molto seriamente i propri errori, fare tremende ammissioni circa noi stessi e divenire ancora più soggetti vi di prima. Per me questo non fa parte di tipo di attività che conduce alla liberazione. Perché quel tipo di attività significa ricostruzione di tutto, abbandonando il vecchio sé. Soltanto questo porta davvero alla possibilità di una rinascita in un mondo superiore come un bambino innocente.

Il crimine è esattamente l'altra faccia della medaglia. È ciò che diventa più soggettivo, PIÙ fissato e trascina anche gli altri nel suo cerchia sempre più ristretto. Non può stare sullo stesso piano dell'attività di rigenerazione, proprio come

le due facce di un penny non possono essere mai viste

assieme: se iniziate a studiarne una, l'altra necessariamente scompare. Tuttavia le due facce insieme fanno un penny, come la rigenerazione e il crimine insieme formano il movimento ascendente e discendente dell'universo. Nell'universo come un tutto, qualcosa deve scendere perché un altra possa salire. Le leggi rappresentate dal diavolo si occupano di ciò: non dobbiamo averci niente a che fare. È forse tuttavia necessario fare un sacrificio al diavolo. Forse dobbiamo lasciare che i nostri vecchi sé vadano all'inferno, mentre noi stessi andiamo in paradiso. In questo frangente se rimaniamo soggettivi ci spaccheremo in due. Ma se possiamo smettere di essere soggettivi, diremo semplicemente: "Che liberazione!", e il grande equilibrio sarà mantenuto.

29 SETTEMBRE 1951

Ogni uomo vive in una prigione che si è andato costruendo da sé nel corso della vita. La cosa importante è smettere di restaurarla: Certo, anche se un uomo impara qualcosa di nuovo, cessa di rinforzare le mura della prigione e inizia a lavorare a una diversa dimora, la prigione può

ancora racchiuderlo per un certo tempo finché non sia pronta la nuova dimora e la vecchia crolli

per mancanza di attenzione. Ma il fatto è che la prigione viene perpetuata dalla ripetizione delle debolezze, delle indecisioni, dei compromessi che l'hanno creata in origine. Se questi vengono cambiati o trasformati,

a poco a poco la prigione necessariamente si sgretolerà per mancanza di manutenzione.

Non possiamo alterare il presente e non serve piangerei sopra. Ma possiamo cambiare il futuro.

Per prima cosa dobbiamo credere che esiste per noi una via d'uscita. E infatti esiste, ma non ci sarà

di alcun aiuto finché non crederemo nella sua esistenza e non vi rivolgeremo un'attenzione

sempre maggiore. Possiamo provare ad individuare una mansione del nostro lavoro o un'abitudine della nostra vita domestica che si possa compiere, d'ora innanzi, dal punto di vista del futuro e di ciò che vogliamo diventare. Ciò può creare una crepa attraverso la quale altre cose possono entrare.

27 GENNAIO 1952

Allorché le persone raggiungono un certo stadio di sviluppo ed esiste una caratteristica a cui non sono disposte a rinunciare, il diavolo può lavorare, e lavora, servendosi di questa caratteristica. In tutto il resto del loto essere, le persone possono essere buone, sagge, comprensive e veramente necessarie al Lavoro: è proprio questo che rende tutto così subdolo.

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La mia domanda è: come affrontare la questione? Non credo che le regole siano la risposta, perché quel tipo di attività sa usare le regole in maniera molto più intelligente di noi. Non credo che il problema si risolva spaventando la gente, perché ciò sortisce l'effetto di gettare l'attività del diavolo nelle tenebre, dove diventa ancora più elusiva che mai. Ritengo che, dove possibile, la risposta risieda nell'assicurarsi il sostegno della comprensione dell'altro lato (quello vero) della stessa persona. Dobbiamo far ricorso al livello superiore a quello su cui si manifesta il diavolo. Una volta a New York Ouspensky disse, parlando dell'ottava laterale del raggio di creazione: "Potete scoprire a che punto entra il diavolo?". Penso che questo sia la chiave della questione. Il nostro bersaglio deve essere al di sopra di quel punto. È il solo luogo sicuro.

5 MARZO 1952 Una volta siamo giunti alla conclusione " che il diavolo lavori al livello planetario ma non in quello solare: può quindi mangiare le anime ma non gli spiriti. Se ciò è giusto, cosa possiamo fare? Nulla, credo, se non appellarci, con tutte le nostre forze al livello superiore a quello del diavolo, appellarci direttamente al mondo dove sempre splende il sole e non ci sono ombre, perché là tutte le cose splendono di luce propria. Questa credo sia stata

la grande salvezza di coloro che, in ogni epoca, hanno creduto in Dio e a Dio direttamente furono

capaci di appellarsi, seppur ingenuamente. Se lo hanno fatto sinceramente e finché continuarono a farlo, furono salvi dal pericolo.

14 MAGGIO 1952

Sono convinto che molto di ciò che chiamiamo "male" non sia affatto male ma piuttosto distruzione, intendendo con ciò riferirmi a quello dei sei processi ( ") cosmici a cui può essere attribuito questo nome. D'altra parte, comincio a nutrire un riguardo sempre maggiore per il male reale, cioè la corruzione, che appartiene a quel diverso processo cosmico di degenerazione che Ouspensky chiamò crimine. In particolare questo processo di corruzione diventa

rilevante quando comincia ad intaccare il risultato del lavoro esoterico. Se qualcuno comincia a

cambiare e ad acquisire qualcosa, e questo "qualcosa" di nuovo viene intaccato dal veleno, questo

è, per me, "il male" per eccellenza; un tipo di male che non ho mai supposto prima. Sembra abbia

origine quando una parte caratteristica o un'abitudine o un lato della vita è lasciato fuori dal generale lavoro di consapevolezza.

Se la separazione è completa, allora questa caratteristica espulsa può anche acquisire una specie

di vita autonoma, per suo conto, e diventare uno strumento delle forze corruttrici.

Probabilmente era questo che Stevenson intendeva con il Mr. Jekyll e Mr. Hide. Sono convinto che uno dei migliori stratagemmi del diavolo sia quello di persuaderei ad appiccicare la parola "male" a cose banali, così da lasciarci sprovvisti di un nome appropriato con il quale poter riconoscere le sue opere più importanti.

24 SETTEMBRE 1952

La distruzione della falsa personalità sembra essere la meta dell'intero lavoro. Qualcosa che abbiamo e di cui non abbiamo bisogno, deve morire e qualcosa di cui abbiamo bisogno, ma che non abbiamo, deve nascere. Tutto il lavoro consiste nella preparazione dell'una e dell'altra cosa. Non credo si possa "distruggere" la falsa personalità da soli, ma si può essere sempre più staccati

da essa, sempre meno in sua balia. Cosicché un giorno, quando ci arriverà il giusto shock dall'esterno, essa cadrà da sé e noi potremo emergere liberi. Nel frattempo ritengo si debba imparare ad accettare se stessi, così come si deve imparare ad accettare gli altri. Accettare le

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proprie pagliacciate, le furberie, i fallimenti e procedere verso un nuovo ed imparziale punto di vista che stia al di sopra. È difficile da descrivere. Ma nessuna violenza, neppure contro se stessi.

11 MARZO 1956

Nessun può inventarsi la "pressione" del lavoro. La pressione è prodotta dalle condizioni della vita,

nel vederla così com'è. Tutti noi abbiamo abitudini, fisiche e mentali, che agiscono da respingenti per ammorbidire o alleggerire le pressioni della vita. Liberandoci da queste abitudini, la pressione cresce da sola - la pressione delle responsabilità, degli impegni, delle verifiche che si devono sostenere e degli scopi da raggiungere.

LE CONTRADDIZIONI

3 GENNAIO 1953

Quando ci si rende conto della parte giocata dalla paura nella vita umana, si scopre la chiave effettiva: di tutte le miserie e le schiavitù. Ciascun tipo (") può vivere sia dominato dalla paura che

libero da essa. Ciascun tipo ha le sue paure caratteristiche: l'uomo istintivo teme la malattia, l'uomo ambizioso il fallimento, l'emozionale ha paura di perdere le sue relazioni e amicizie etc. Studiare i diversi generi di paura è anche un modo per studiare i tipi, sebbene non un modo molto piacevole.

2 APRILE 1953

Considerando la libera circolazione come condizione di salute, è chiaro che una forte circolazione porta salute e nuove possibilità a tutte le parti dell'organismo. La malattia colpisce laddove c'è costrizione. Ritengo che ciò sia vero su ogni scala. È ovvio che sia così nel corpo; ma anche nel corso della vita di ciascuno, dove la memoria è ciò che circola. Quelle parti o avvenimenti della nostra vita che non vogliamo ricordare cominciano allora ad andare in

putrefazione e il loro veleno può propagarsi anche nel presente con ogni genere di paura e pregiudizi. D'altra parte, con la piena memoria del passato, ciò che ora comprendiamo e in cui speriamo può fluire all'indietro, curarlo e cambiarne la natura. . Si osserva la stessa cosa in un gruppo. Quando idee e sentimenti scorrono liberamente e con fiducia tra i suoi componenti, c'è salute e vita. Dove si crea un ostacolo e qualcuno non comprende un altro e non desidera ascoltarlo, di nuovo si sviluppano veleni, cosicché il pregiudizio deve svanire e la disputa ricomporsi prima che la circolazione e il gruppo possano ristabilirsi. Quando ricordiamo ciò che di sbagliato abbiamo fatto, si sviluppa una specie di infiammazione. C'è contrasto tra ciò che effettivamente abbiamo fatto e ciò che siamo da tempo giunti a ritenere giusto. Le nostre attuali idee, trasportate dalla corrente della memoria come globuli bianchi nel sangue, si imbattono in un punto avvelenato e cercano di guarirlo. Finché continueranno a farlo il punto può essere veramente doloroso e infiammato. Questo è segno che qualcosa sta succedendo.

22 OTTOBRE 1953

Mentre alcuni sono schiavi del biasimare gli altri, altri sono ugua1mente schiavi del biasimare se stessi. È la stessa cosa. La libertà consiste nel vedere se stesso imparzialmente, come si fa con un interessante sconosciuto, senza lode né biasimo.

3 SETTEMBRE 1954

La vita è veramente dura per chi vede le contraddizioni negli altri, ma non in se stesso.

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L'ACCETTAZIONE

16 DICEMBRE 1948 Come opporsi al destino? Posso soltanto raccomandarvi il Libro di Giobbe. Perché, ovviamente, non possiamo opporci al fato. Il fato dipende dal passato? e non possiamo farci nulla. Il segreto consiste, credo, nel fatto che ci è possibile passare attraverso il nostro fato in modi assai diversi. Normalmente le persone lasciano che il fato creato dal loro passato determini in loro, e così negli altri, reazioni che certamente creeranno un fato esattamente uguale nel futuro - proprio come un'eco ne produce un'altra. Ciò non è inevitabile. In qualche modo dobbiamo accettare ciò che il fato ci porta, non ribellarci, ma ingoiarlo e volgerlo a nostro favore. Negli ultimi anni con Ouspensky, una delle cose più straordinarie era vedere come riuscisse a trasformare ogni tiro sfavorevole del destino (la separazione dai suoi amici, l'alterazione delle sue idee, la debolezza fisica e il dolore) in vantaggi e, abbandonando volontariamente poteri e facoltà normali, diventasse capace di acquisire quelli supernormali, di valore infinitamente più grande. Era come se, ogniqualvolta la normale reazione sarebbe stata quella di fare richieste al mondo esterno, egli invece rivolgesse un'equivalente o più grande richiesta a se stesso. In questo modo divenne libero.

1 FEBBRAIO 1949 C'è qualcosa di veramente interessante nella legge di causa ed effetto. È chiaro che tutte le cause che abbiamo creato nelle nostre vite, e i cui effetti non abbiamo ancora sperimentato, rimangono in forma latente fino al giorno inaspettato in cui, colti di sorpresa, chiamiamo l'inevitabile risultato accidente. Presto o tardi, tutti gli "affari lasciati in sospeso" devono essere portati a termine e, tutti i bilanci devono essere fatti quadrare. L'uomo saggio cerca di pagare i propri debiti prima che gli venga presentato il conto; cerca di tirare le fila allentate della sua vita, almeno nella propria mente se non lo può fare nella realtà. Ed ogni pagamento richiestogli nella vita lo affronta con zelo, contento di pagare un'altra rata. In qualche modo questa comprensione sembra produrre il desiderio di accettare qualunque cosa arrivi e di non combatterla, così come Ouspensky accettò; anche se di intensità crescente, malattie, vecchiaia, dolori e solitudine. Si diventa liberi inghiottendo: un profondo respiro, un boccone e tutto va giù. Ed ecco che il problema di liberarsi dalla propria catena di causa ed effetto, porta all'altro problema di come legarsi a cause ed effetti di natura diversa. Ciò sembra legato alla possibilità di accettare come propri gli effetti di cause stabilire dal proprio maestro. Nel corso di tutti quegli anni, Ouspensky produsse innumerevoli suggerimenti sulle diverse linee di lavoro e di esperienza; raccogliendoli ora si diventa parte delle cause e degli effetti della sua vita. Egli o i suoi libri hanno raggiunto innumerevoli persone e suscitato una curiosità che, per forza di cose, non avrebbe mai potuta essere direttamente soddisfatta da lui. Coltivando queste curiosità nella gente con cui veniamo a contatto e alimentandola come meglio possiamo, entriamo in qualche modo in relazione Con la sua catena di causa ed effetto, che poco a poco può arrivare a sostituire la nostra. Cosa significa diventare liberi? Liberi da cosa? Liberi per che cosa? E come si fa? Questo è il problema. Nell'ultimo periodo Ouspensky sembrò mostrare chiaramente come. Accettando tutto ciò che la vita e la morte potevano portare, non opponendo resistenza, divenne libero. Noi lottiamo, ci rivoltiamo e ci dibattiamo perché non vediamo il futuro. Se lo vedessimo, come evidentemente lui lo vedeva, lo accetteremmo: non c'è nient'altro da fare. Accettandolo ci rendiamo liberi. Ora comincio a vedere il significato del voler conoscere il futuro. L'uomo che conosce il futuro, non uccide se stesso cercando di alterare ciò che !deve essere. Egli accetta ciò che deve essere, lo inghiotte e, in questo modo, si solleva sopra di esso. Allora tutto diventa possibile per lui.

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FEBBRAIO 1949

Tutte le circostanze ,buone o cattive,devono cambiare nel tempo; e se sapessimo attraversarle in

modo imparziale, senza opporvi troppa resistenza né esserne travolti, f diventeremmo pronti per altri cambiamenti. Non è il ruolo ç comico o tragico che costituisce la differenza tra gli attori, e ma

il modo in cui il ruolo viene interpretato. Alcune parti della vita sono davvero difficili. D'altra parte non si può più continuare a desiderare che siano diverse; perché forse è meglio essere chiamati a pagare fino al limite delle proprie capacità per un breve periodo, cosicché il proprio debito con la vita si riduca e si possa essere molto più vicini alla liberazione. Sebbene non sappiamo come funzioni esattamente, sono davvero certo che il soldo dei debiti accumulati sia essenziale, prima che cose realmente nuove possano entrare nella nostra vita, da un livello diverso.

14 NOVEMBRE 1950 Se sappiamo imparare ad accettare il Fato, r gradualmente l'accettazione ci renderà liberi. È davvero folle cercare di padroneggiare il Fato; possiamo padroneggiare solo cose della nostra misura.

3 GIUGNO 1952

Credo che nello scrivere non si debba affatto pensare ai risultati immediati. Si deve semplicemente "andare avanti a scrivere ciò che si deve quanto meglio è possibile. E quando si è finito, continuare su ciò che è suscettibile di miglioramento. Dopo un po' di tempo si ha l'impressione di aver accumulato pagine scritte che nessuno leggerà mai. Ma i libri e gli scritti hanno tempi di gestazione del tutto personali, e un giorno, quando uno meno se l'aspetta ed è diventato davvero imparziale verso ciò che ha scritto, sono loro che decidono di farsi pubblicare. Nascono quando sono pronti, e non prima.

15 AGOSTO 1952 Come possiamo imparare ad accettare il destino, che ci porta soltanto ciò che dobbiamo incontrare in qualunque caso? Non penso che ciò significhi trattarsi duramente. Più volte si

osserva che quelli che sono duri con se stessi sono ugualmente duri con gli altri, mentre quelli che sono tolleranti con gli altri lo sono anche con se stessi. Questa è una questione di tipo, non di cambiamento. La soluzione non sta qui. Penso che si possa imparare l'accettazione in un senso diverso, nuovo e più profondo, come fece Ouspensky negli ultimi mesi. Tutte quelle contraddizioni nella gente: è possibile accettarle e inghiottirIe? La Terra lo fa; Dio lo fa; gli uomini non sono colpiti dall'illuminazione perché si contraddicono, in ogni caso non per il primo milione di volte o giù di B.

E come accetteremo le grandi prove che ci porta il Fato se non sappiamo accettare le seccanti

incoerenze dei nostri amici? Quando qualcuno viene accettato in un gruppo, è accettato con tutto ciò che è e che sarà. Il gruppo calcola il rischio complessivo e se lo assume. Non può dire: "Avremo questa caratteristica ma non quella; avremo questa testa ma non le sue gambe". Lo accetta come è e diviene responsabile di tutti i suoi errori per paterne condividere in cambio anche le conquiste. E, a sua volta, chiunque entri in un gruppo stipula tacitamente questo contratto nei confronti degli altri.

Ma penso che non dobbiamo solo imparare ad accettare gli altri in questo modo, dobbiamo anche accettare noi stessi con tutta la nostra storia, le nostre abitudini, le tendenze, le speranze e i peccati, passati, presenti e futuri. Solo quando tutto è pienamente accettato incomincia veramente il lento lavoro della guarigione e della ricostruzione. Finché cerchiamo di compiere

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impossibili amputazioni su noi stessi o su gli altri non può iniziare alcuna vera guarigione, perché l'accettazione non è stata ancora compresa.

A volte, mi sembra che la pillola che l'uomo astuto ha inghiottito, guadagnando in un sol colpo ciò

per cui altri hanno lavorato per anni, sia "le cose così come sono, me stesso così come sono". Forse manca ancora qualcosa. Come si può accettare il fato se non ha significato? Posso solo dire che questa idea è diventata vivente per me da quando ho cominciato a vedere il fato come Provvidenza - il risultato inevitabile del nostro (passato che, se inghiottito, può renderei liberi da quello stesso passato. Il lavoro di Dio nella vita individuale. Questo è un immenso conforto.

1 LUGLIO 1953

Dapprima, molti di noi si sentono alquanto contenti di se stessi e provano orgoglio per i propri

sforzi. Poi, dopo un certo tempo, la situazione si deteriora e ci si sente sempre più vergognosi e scontenti

di se stessi. Questo è un periodo molto doloroso. Più tardi si comincia a capire un segreto. Si

impara a inghiottire se stessi, i pregi, le debolezze e tutto, senza più glorificazione né biasimo interiore. Si comincia a vedersi proprio come dei poveri diavoli, come tutti gli altri esseri umani,

che non sono da biasimare, né lo strumento da adoperare per lavorare su se stessi. Devono essere trattati con ragionevolezza e tolleranza, così come si deve fare verso la propria macchina. Dopo di ciò, le cose Iniziano a cambiare, ma non nel modo in cui ci si aspetta.

3 FEBBRAIO 1955

È veramente una fortuna essere ottimista.

Sebbene non sappia ancora se si è fortunati perché si è ottimisti, o se si è ottimisti perché si sia fortunati. In ogni caso, io sono sia fortunato che ottimista in modo superlativo.

8 MARZO 1955

La prima cosa che ci aiuta a sbarazzarci dei vecchi atteggiamenti è accettare noi stessi. Il ricordo di

sét") significa accettazione di sé, degli altri e di tutto ciò che esiste. Nel passato siamo stati così assorbiti dai nostri problemi che non c'era più tempo né interesse da dedicare alle cose reali. Ora dobbiamo accettar ci come siamo e comprendere che tutti quei problemi non meritano realmente molta attenzione. Saremo così liberi di dedicarci a qualcosa che è realmente Interessante: la Grande Opera. Questa è vera libertà. Dobbiamo sforzarci di dimenticare noi stessi nella grande visione di ciò che deve essere fatto.

15 NOVEMBRE 1955

È veramente difficile, per coloro che stanno spingendo in avanti sempre più velocemente i propri limiti, accorgersi di essere proprio loro a spingerli e nessun altro.

L'ATTEGGIAMENTO POSITIVO

11 OTTOBRE 1948

C'è uno stato - simile a quello di un bambino piccolo o di un naufrago approdato nudo su un'isola -

in cui tutto ciò che esiste deve essere accettato. Tutto ciò che voi siete è il vostro corpo e la forza

vitale che lo anima. Perciò non vi è nulla verso cui provare emozioni negative. Cercando di rispondere alla domanda: "Chi sono?", si può giungere a risposte certe che producano pressappoco lo stesso effetto.

In simili stati si comprende che la condanna e la critica negativa sono sempre e ovunque sbagliate.

Non ci conducono in alcun posto o possono solo rovinare tutto. Quando perveniamo a questa

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comprensione, da un lato siamo al sicuro, ma dall'altro siamo molto vulnerabili. È naturale pensare

il meglio di ogni cosa e credo sia importante ricordarsi che vi sono anche leggi dure connesse allo sviluppo, o per lo meno possono sembrare dure ad una comprensione limitata.

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APRILE 1949

In

un momento molto emozionale di quegli ultimi giorni, Ouspensky disse: "Non dobbiamo aver

paura di compiere il secondo passo". Ciò sembrò, e tuttora sembra, avere due significati. In primo luogo sembra connesso ad una scala del tutto nuova di attenzione, un'attenzione permanente, che

si ricorda tutto il tempo, in uno stato continuo. Dobbiamo pretenderlo da noi stessi. Ma sembrò

anche che fosse collegato alla percezione che cose del tutto nuove sono possibili, che le influenze

superiori sono molto più vicine di quel che pensiamo e che, con il loro aiuto, il nostro sé ordinario,

la macchina, può concretamente essere trasceso. Questi due aspetti sono inseparabili: ciascuno è

impossibile da solo ma rende possibile l'altro. . Solo che occorre credere che ciò sia possibile. La più lieve ombra di dubbio, non solo sulle forze

superiori ma su se stessi, sembra immediatamente tagliarci fuori da nuove possibilità. Forse non occorre soltanto credere che nuove cose siano possibili, ma essere anche sicuri che verranno.

Forse tutto ciò è collegato alla terza forza (·) nel lavoro di cambiamento. ~ possibile per noi vedere

e in pratica portare avanti insieme la prima e Ia seconda forza: lo sforzo e la macchina. Ma la terza

forza è casi elusiva da non poter essere né forzata, né incapsulata, né prevista. Ma può, se tutto è favorevole, venire dall'alto improvvisamente ed inesplicabilmente. Una volta compresi che questa

forza non può essere meritata, ma deve sempre essere considerata come un dono.

Di

prima mattina, poco prima di morire, Ouspensky all'improvviso disse: "Si deve fare tutto ciò che

si

può e poi soltanto fare appello a

.". Non fini, fece solo un ampio gesto verso l'alto.

Sforzi ininterrotti, il graduale sviluppo della volontà: questa è creazione di una giusta forza attiva.

Ma c'è sempre una terza forza sconosciuta, incalcolabile. ~ sottomissione, fede, certezza, conoscenza, amore? Non so. Forse tutto questo e altro ancora. Ma non se ne può fare a meno e in qualche modo può rendere possibile ogni cosa, persino contro la stessa ragione.

18 GIUGNO 1949

Esiste un livello nel quale il diavolo non può entrare. Tutta l'idea consiste nel riuscire ad arrivarci.

Se non ci riusciamo, dobbiamo per lo meno ricordare che un simile livello esiste. Il crimine non può

esistere in presenza di emozioni positive. Se non possiamo avere emozioni positive, possiamo almeno ricordare che questa è, a lungo andare, la sola e unica salvezza.

1 MAGGIO 1950 Credo che la fede sia ciò che Ouspensky chiamava "atteggiamento positivo". E so per mia esperienza che questa è stata la cosa essenziale: la sua presenza rendeva possibile l'impossibile e la sua assenza immediatamente ci tagliava fuori dalla comprensione. Negli ultimi mesi e nelle ultime settimane della sua vita, quando tutto divenne così strano, nuovo, irragionevole, la fede che tutto ciò che si stava facendo avesse un significato, avesse uno scopo, sembrava immediatamente aprire la porta alla comprensione di quello scopo, quantunque profondo e sconosciuto. Mentre se per un momento questa fede veniva persa, ciò che si stava facendo diventava in realtà per il dubbioso nient'altro che stravaganze di un vecchio che fosse uscito di senno. E così continuava ad essere finché non ritornava la fede. Perciò, certamente la mia esperienza mi insegna che ciò che la Chiesa Cattolica Romana dice sulla fede non fosse, allora e in seguito, affatto esagerato.

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DICEMBRE 1950

Alcuni hanno fede e altri un positivo scetticismo. Per fede intendo un tipo di conoscenza superiore ai propri poteri. Per scetticismo positivo intendo un intenso interrogarsi su ogni cosa, fino al raggiungimento della verità. Forse occorrerà molto tempo prima che i due sentieri si incontrino. Ma, se seguiti onestamente, alla fine devono incontrarsi. Mi sembra altrettanto inutile se non si ha fede pretendere di averla e, se la si ha, pretendere di non averla. Soltanto che se essa comincia a rivelarsi e si cominciano a conoscere cose che sarebbe altrimenti impossibile conoscere, allora è molto importante non esserne spaventati o dissuadersene o esserne dissuasi.

18 MARZO 1951

Se si può arrivare abbastanza vicino alla fonte, è impossibile essere negativi. Ma persino mentre scrivo i questo, penso: "Che maniera irrimediabilmente negativa di l esprimersi! E quanto poco descrive la comprensione positiva, t la certezza positiva, il positivo amore che riempie lo spazio lasciato libero dalla scomparsa della negatività E quali immensi orizzonti si aprono!" La scuola, per esempio. C'era un tempo in cui la scuola significava un uomo saggio che insegnava a uomini stolti. Ora si può vedere una scuola dietro un'altra scuola che sta dietro un'altra scuola. La grande scuola ora appare come la più grande funzione della terrai il meccanismo della coscienza, non solo per l'umanità ma per il pianeta. La nascita e la caduta delle civiltà sono solo il ruolo della grande scuola. E dietro la grande scuola sulla terra esiste una più grande scuola del sistema solare e anche - ne sono certo - una connessione con una superiore forza direttiva su una determinata stella.

14 NOVEMBRE 1951

È molto difficile per la gente comprendere che, nel caso di un bambino portatore di handicap fin dalla nascita, ciò non implica assolutamente nulla di sbagliato ; nel destino dei genitori o del bambino. Anche senza ammetterlo, la gente crede che ciò debba significare che ci sia da qualche parte un errore, un'azione sbagliata, un "peccato". AI contrario, spesso questi bambini e i loro genitori sono molto più liberi dalla negatività della maggior parte delle famiglie. Mi sembra che ci siano anime a cui, per determinate ragioni di crescita, venga richiesto di passare forzatamente attraverso queste condizioni molto difficili di controllo e di coscienza e che vengano per loro scelte in precedenza famiglie dove siano disponibili molto più amore, affetto e comprensione di quanto lo siano normalmente. L'amore e l'affetto dei genitori e la certezza nei propri figli fornisce appunto la terza forza, che può rendere i loro "sé interiori" capaci di utilizzare la particolare condizione del proprio corpo per raggiungere ciò che è così reso loro possibile raggiungere.

20 AGOSTO 1952

Si può vedere come un uomo che rinunci a tutto come S. Francesco, abbia poteri illimitati. E parlate di atteggiamenti positivi! Mentre chiunque altro nella Cristianità parlava delle Crociate, egli disse: "Perché, è piuttosto semplice: convertiremo il sultano". Partì e ci provò. Si stese sulla nuda terra e morì: 3 ottobre 1226.

15 DICEMBRE 1952

La mia esperienza con la gente negli ultimi cinque anni mi ha insegnato che anche le migliori e più convincenti spiegazioni dei motivi per cui sarebbe un vantaggio interrompere alcune spiacevoli manifestazioni in se stessi, non portano al cambiamento. È come se venisse tralasciata la vera

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forza motivante. Invece se le spiegazioni logiche dei vantaggi pratici di liberarsi dalle emozioni negative sono unite alle spiegazioni sovra-logiche della possibilità della loro trasmutazione in qualcosa del tutto nuovo e incommensurabile, allora qualcosa incomincia realmente a muoversi

nella gente. In altri termini, senza l'idea del miracoloso il sistema non funziona, mentre con questa idea può funzionare e funziona.

Il miracoloso relativamente alle emozioni negative inizia con l'idea del secondo shock conscio C*):

la trasformazione delle emozioni negative in positive. Per me incomincia dall'affermazione di Ouspensky che, se non avessimo emozioni negative, non avremmo opportunità di cambiamento e dovrebbero allora essere inventate. Esse sono la nostra inesauribile materia prima da trasmutare in quella energia divina che sarebbe altrimenti incommensurabile per i nostri sforzi logici. Ricordo che Ouspensky diceva che il primo e il secondo shock conscio non giungono in successione cronologica; che per lavorare sul primo, il ricordo di sé, già dobbiamo aver lavorato con successo sul secondo, trasmutando concretamente le emozioni negative. Secondo la mia esperienza personale questo è vero, possibile ed essenziale. 9 AGOSTO 1953 Non posso fare a meno di guardare a tutti quegli anni del lavoro di Ouspensky tra le due guerre, come ad una preparazione, una preparazione di qualcosa che doveva realmente realizzarsi alla fine e grazie alla quale tutto il nostro lavoro e le nostre possibilità vennero trasformate. Quello era il tempo di arare e coltivare la terra, questo è il tempo del raccolto. Molti dei metodi e degli atteggiamenti di quel tempo, mi sembra, dovevano necessariamente essere freddi, duri ed anche, in un certo senso, negativi. Quei metodi e quegli atteggiamenti sembrano ora superati dalle stesse realizzazioni che essi contribuirono a rendere possibili. Due esempi molto chiari si trovano nell'insegnamento sulle emozioni negative e sull'immaginazione. Tutta l'enfasi veniva posta sul non esprimere emozioni negative e sui pericoli dell'immaginazione. Probabilmente questo era tutto ciò che era possibile in quel periodo. Ma è straordinario come tutti i nostri compagni qui siano unanimi nel constatare come sia diventata ora possibile per noi la trasformazione diretta delle emozioni negative in affettività e comprensione. Anche I'immaginazione intenzionale, sorretta dalle leggi e dalla comprensione, è diventata una delle nostre strade maestre verso la realizzazione di nuovi stati e di nuove possibilità, sia individualmente che per il Lavoro nel suo insieme. Inoltre, questo fondamentale cambiamento di atteggiamento si è collegato nella nostra mente all'idea dell'''abbandono del sistema" e della "ricostruzione del tutto": in altre parole all'avvento del miracoloso.

17 LUGLIO 1954

Parlare smodatamente produce sempre cattivi effetti, soprattutto su chi parla. Si dovrebbe imparare a parlare del nostro lavoro solo quando è necessario, e parlarne con discrezione. Farlo richiede comprensione e una buona dose di ricordo di sét"). In generale, i metodi del gruppo, le sue questioni interne e il lavoro dei singoli membri non dovrebbero mai essere discussi fuori dal gruppo. E se le idee sono diffuse all'esterno, dovrebbero essere espresse nel linguaggio proprio di chi parla, non nella terminologia usata negli incontri, perché ciò assicurerà che chi parla pensi

almeno due volte prima di aprir bocca. È del tutto ragionevole e normale. Solamente che noi dobbiamo diventare pienamente ragionevoli e normali per rendercene conto.

17 LUGLIO 1954

Bisogna rendersi conto che i fraintendimenti e le divagazioni a breve termine che il nostro lavoro suscita non sono così importanti come il lavoro stesso. Dobbiamo imparare ad agire onestamente

e sinceramente e a comprendere che i risultati non sono immediatamente a portata di mano.

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Ciò che ci appare molto spiacevole e deprimente se visto nella prospettiva di una settimana, può apparirei molto diverso se considerato nella prospettiva di un anno, dieci anni o un secolo. E noi lavoriamo sul lungo periodo,

9 NOVEMBRE 1954

Parlare male del Lavoro vuol dire staccarsene per un lungo periodo, forse per sempre. E certe opportunità non si ripresentano.

10 DICEMBRE 1954 Esistono tante incertezze e tanti dubbi su se stessi nel mondo che non è facile rimanere indisturbati in una propria visione di certezza. Quando abbiamo la certezza dobbiamo proiettarla attivamente sugli altri, che altrimenti ce la porteranno via a piccoli morsi.

12 MARZO 1955

Oggi la verità può essere scritta più chiaramente e più semplicemente di quanto sia mai stato fatto prima. E se ciò viene fatto realmente con sincerità e umiltà, non farà nascere opposizione.

Noi rafforziamo ciò che affermiamo. Se affermiamo opposizione e incomprensione, diamo loro nutrimento. Il nostro lavoro non deve contenere alcuna esitazione interiore e mancanza di fede che ne minino la solidità. Dobbiamo essere contenti di affermare con convinzione ciò che conosciamo e in cui crediamo. Come poi la gente la prenda, non ci riguarda.

L'INVISIBILITÀ

31 GENNAIO 1950

Divenire visibili e conosciuti attraverso un nome,limita la le possibilità. L'uso di un nome è quasi una specie di magia: grava il destino di una persona di tutte le cose, buone o cattive, che nascono

dall'uso del suo nome. Si sa che le immense e illimitate possibilità che Ouspensky dischiuse diventarono possibili proprio per il fatto che egli si era sempre mantenuto invisibile e pressoché senza nome.

11 GIUGNO 1951

Più reale è il lavoro, lo sviluppo e l'esperienza, più efficace sarà lo schermo che nasconde il tentativo di scomparire da qualche altra parte. Se un uomo fa tutto ciò che deve, un giorno potrà scomparire, lasciando al suo posto un vortice di potere, attorno al quale tutto il resto ruoterà correttamente. Ed egli non sarà più visto.

13 MAGGIO 1952

Le cose giuste devono essere fatte silenziosamente e il più invisibilmente possibile.

9 SETTEMBRE 1952 .

Può essere giusto predisporre per sé tempi particolari, ma dovrebbe essere fatto in maniera davvero invisibile. Una cosa che crea sempre tensione è l'impressione che qualcuno stia "facendo" più degli altri.

22 FEBBRAIO 1953

La questione del nome individuale e della reputazione è davvero paradossale. Quando si agisce per proprio conto nella vita ordinaria, il nome è come un segno un simbolo di tutto il karma, positivo o negativo, che si accumulato nel corso della vita o delle

vite. Perciò è importante "salvaguardare" il proprio nome, cosa di cui si rendevano conto gli

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Egiziani e di cui si rende conto ogni persona onorevole. Ma quando si incomincia ad esser Immersi nel lavoro di una scuola (") o anche di un gruppo organizzato, allora non sarà più una questione di karma individuai . Diventa allora necessario svolgere ruoli e assolvere compiti che non sono in

alcun modo corrispondenti al karma individuale, ma che sono richiesti dalla scuola. Se ci si appropria personalmente dei risultati conseguiti nel sostenere questi ruoli e li si usa per accrescere il proprio nome o la propria reputazione, allora tutto ciò diventa una specie di inganno o di furto, che può danneggiare profondamente il proprio sviluppo. Per questa ragione si deve imparare ad agire in maniera invisibile ed impersonale. Oppure, se è necessario usare il nome individuale, bisogna darlo come si potrebbe dare lavoro o denaro, senza cercare di trarre profitto personale dai risultati.

In

altre occasioni potrebbe essere necessario prestare il proprio nome individuale come una specie

di

propiziazione. Ma allora colui al quale era appartenuto il nome sparisce o diventa invisibile,

lasciando il proprio nome come sacrificio. Chi potrebbe essere più invisibile di Giuda Iscariota?

La cosa più importante nel lavoro esoterico è sapere come agire in maniera invisibile. "Fa che la

tua mano sinistra non sappia ciò che fa la destra." Se si è davvero imparato ad agire invisibilmente, allora non ha alcuna importanza se si usa o meno il proprio nome, perché è segno che una

determinata illusione sulla fama personale è morta. E questa è la chiave di tutto il resto:

propriziazione. Ma allora colui al quale era appartenuto il nome sparisce o diventa invisibile,

lasciando il proprio nome come sacrificio. Chi potrebbe essere più invisibile di Giuda Iscariota?

La cosa più importante nel lavoro esoterico è sapere come agire in maniera invisibile. "Fa che la

tua mano sinistra non sappia ciò che fa la destra." Se si è davvero imparato ad agire invisibilmente, allora non ha alcuna importanza se si usa o meno il proprio nome, perché è segno che una determinata illusione sulla fama personale è morta. E questa è la chiave di tutto il resto.

20 FEBBRAIO 1956

Sento fortemente che il Lavoro non è nostro, ma ci giunge dall'alto, e che perciò più invisibili restiamo come singoli individui meglio è.

L'ATTENZIONE

27 OTTOBRE 1949

L'attenzione ha il potere di mantenere in un campo fisso una determinata materia invisibile o

energia allo stato molecolare ("), che senza attenzione si disperde all'infinito. Questa materia allo stato molecolare possiede ogni tipo di potere di penetrazione, di espansione e contrazione illimitate, di cui naturalmente un organismo fisico è privo. In certe circostanze, tramite esercizi di "pensiero-visualizzazione-sensazione", fatti con grande attenzione, l'esperienza di questa materia allo stato molecolare può essere comunicata alla comprensione. Le leggi certamente possono essere studiate

in questo modo con risultati molto interessanti.

Come ho detto credo che l'idea che l'attenzione controlli la materia allo stato molecolare sia

potenzialmente di grandissima importanza per noi e ci conduca a cose molto interessanti.

13 GIUGNO 1951

Il reale nutrimento delle "impressioni interne" dipende dall'essere capaci di dividere l'attenzione e

di osservare cosa succede al nostro interno - pensieri, emozioni, speranze, paure e salute i--

obiettivamente, cioè come se non ci appartenessero. Quando ciò accade si può ricavare maggiore comprensione osservando il mondo interno che non quello esterno. Infatti l'uno spiegherà l'altro.

Ma ciò è possibile solo con il ricordo di sé (·).

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SETTEMBRE 1952

È una sensazione molto strana trattenere <:ò nuova comprensione senza essere capace di parlarne

o di verificarla con altri. Ma ciò è anche utile. Bisogna imparare a lasciare che essa penetri tutto il nostro essere, tutta la nostra massa invece di farla salire alla superficie della gola

e della lingua. Questa comprensione rappresenta energia superiore: bisogna imparare per mezzo

dell'attenzione fisica a depositare questa energia in tutto il nostro corpo. È difficile da spiegare.

10 GENNAIO 1953

Alcuni ricevono molto facilmente impressioni dall'esterno, ma altrettanto velocemente le rigettano fuori parlando, ridendo e in tutti i contatti della vita. Così nulla può essere accumulato all'interno. Queste persone necessitano di impressioni interiori per fissare un punto di crescita. Altre persone invece sono centrate molto di più sulle impressioni, percezioni e comprensione interiori. Ma queste impressioni interne, a meno che non ricevano costantemente aria nuova dalle impressioni esterne, iniziano a fermentare, si trasformano in sogni fumosi. Per simili persone è assolutamente necessario un flusso costante di impressioni esterne, senza le quali si separerebbero sempre di più dagli altri e dalla vita. Tutta la questione consiste nel fatto che le impressioni interne ed esterne devono bilanciarsi, armonizzarsi. Cosa ci sarebbe di buono nel saper fare tutto, essere tutto, senza comprendere perché? Ma anche, cosa ci sarebbe di buono nel comprendere tutto e non saper fare né comunicare nulla?

E con ciò si intende non soltanto spiegare agli altri cosa ci si sente, ma anche essere sensibili a ciò che gli altri sentono, anche se non lo esprimono.

16 SETTEMBRE 1954

Sono molto interessato agli effetti della esecuzione continuata di musica o preghiera sulla terra.

Interessante è pensare ad esempio che il Padre Nostro è diventato per l'umanità una specie di mormorio permanente nel corso degli ultimi 1500 anni. E alcuni tipi di canti devono essere continuati allo stesso modo sull'intera Europa per due o tre secoli. Immaginate anche oggi quanto tutto l'ambiente dell'uomo sia continuamente immerso nella musica di un genere o di un altro, proveniente da grammofoni o radio. Ciò deve influenzare molto profondamente la natura molecolare del mondo dell'uomo, del paesaggio della sua anima.

2 MARZO 1956

È un bene che i componenti di un gruppo comincino a rompere le barriere esistenti tra di essi, la

loro riservatezza che li tiene inchiodati allo stesso posto. Il passo successivo è imparare a lavorare insieme, cosa che potrebbe essere fatta sia con attività creative che utili - come la pittura, la scultura, l'artigianato, le costruzioni - o, d'altra parte, insegnando, aiutando i poveri o i malati, cercando di portare speranza nei più oscuri angoli della vita. Questi sono i due modi in cui si può trascendere se stessi, fuggire dalle proprie tribolazioni in un mondo più grande. Se si può trovare un lavoro che combini i due modi, sarà la cosa migliore. Un lavoro veramente

reale deve rispondere a qualche necessità dell'ambiente circostante il gruppo stesso. Non può essere inventato. Dobbiamo imparare a vedere le reali necessità del mondo che ci circonda, dal punto di vista del Lavoro. Non dobbiamo dimenticare che l'anima cresce dandola via. Cosa significa questo per noi? L'attenzione governa la materia dell'anima. Se noi realmente diamo la nostra attenzione agli altri - ai loro bisogni, le loro speranze, i loro problemi - incominciamo a dare la nostra anima. È così che l'anima cresce. Se si cerca di costruire un'anima da tenere per sé, appassirà completamente.

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Se è troppo scioccante pensare di donare l'anima, pensiamo all'idea di proiezione. La qualità, l'intensità e l'armonia di ciò che proiettiamo è strettamente connessa alla crescita dell'anima. E dobbiamo imparare a proiettare coscientemente, cioè con attenzione e volontà. Per farlo dobbiamo smettere di pensare a noi stessi. Ciò che ci impedisce di sviluppare il potere di proiezione è l'egocentrismo, l'introspezione, la preoccupazione per la nostra immaginazione, l'autocommiserazione, tutte quelle illusioni che fanno ripiegare su se stessa la nostra forza creativa. Penso che si sia creata molta immaginazione su tutto questo. Quando si inizia questo lavoro viene necessariamente detto di osservare se stessi, di studiare la macchina con cui bisogna lavorare, poiché non si è mai preso prima in considerazione questo strumento con le sue possibilità e le sue limitazioni. Ma questo non vuol dire che si debba continuare a pensare a se stessi per il resto della vita. Se si vuole studiare microbiologia, bisogna per prima cosa studiare il microscopio, scoprire la sua potenza di ingrandimento, le regolazioni, l'illuminazione, il fattore di alterazione e così via. Ma dopo aver fatto questo si concentra tutta l'attenzione sui vetrini e ci si dimentica completamente di star guardando attraverso un microscopio. Allora iniziano le vere scoperte. La focalizzazione sullo studio di sé appartiene ad uno stadio ben definito. Se questo va avanti troppo a lungo si finisce per diventare studenti professionisti e nulla è più inutile. Perciò si dovrebbe iniziare a trasferire il fuoco dell'attenzione da se stessi alla reale vita-lavoro, qualunque essa sia. E più presto ci si rende conto di quale sia la vita-lavoro, più presto si giungerà alla realtà. Dopodiché ogni auto-osservazione diventa accidentale: avrà semplicemente la funzione di registrare cosa aiuta e cosa ostacola ciò che si deve fare.

5 MARZO 1956 Abbiamo studiato la storia dell'arte e della cultura. Si ha bisogno di guardare nella profondità del tempo per sfuggire alla concentrazione su se stessi e ai piccoli movimenti della mente. Questa è una delle ragioni principali per cui dobbiamo continuare ad imparare. Se non riversiamo la nostra attenzione su ciò che è realmente interessante, la riversiamo su noi stessi, il che non ci porta da nessuna parte.

I REQUISITI E LE CIRCOSTANZE

25 DICEMBRE 1948 Forse la cosa più difficile ed importante è imparare ad attendere. E quando ci chiediamo cosa stiamo aspettando, incominciamo a renderei conto che è di un momento di quiete che si tratta, senza attaccamento al passato né al fu turo. Poiché in un tale momento di vengono possibili tutti quegli esercizi e quelle percezioni che non sono mai accessibili quando ci precipitiamo dentro il futuro o fuori dal passato. Ci sembra che i momenti importanti siano quelli in cui succedono molte cose, ci sono molte esigenze e si è ipnotizzati dal movimento. La questione può essere del tutto diversa.

Ora comincio ad avere la sensazione che tutto ciò che è importante arriva nella quiete e nell'attesa

e che l'unica attività dovrebbe essere l'elaborazione, l'assimilazione e l'emissione di ciò che si è imparato, così da svuotarsi ogni volta per poter ricevere dell'altro.

18 FEBBRAIO 1949

È evidente che molte idee e nuove percezioni possono raggiungerci, se si placano le tensioni fisiche ed emozionali ed i movimenti della mente. Ma non è tanto la

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tensione il vero ostacolo. È più di questo; qualcosa come tutta la forza d'inerzia della vita, l'identificazione con il precipitoso avanzare del tempo. È difficile da spiegare. A volte succede che una grande prova o un lungo digiuno o l'avere un bambino, rompa questa forza d'inerzia e siamo penetrati da ogni genere di nuove impressioni, che non potrebbero mai raggiunger ci mentre ci precipitiamo a capofitto nel futuro come un treno espresso. Ripenso spesso agli ultimi anni con Ouspensky. Voleva due o tre persone sedute con lui, senza che facessero nulla, ma che stessero solo sedute, fumando, facendo all'occasione un'osservazione,

bevendo un bicchiere di vino, per ore intere. All'inizio era molto difficile. Ci si scervellava per sapere cosa dire, come iniziare una conversazione,

si pensava ad ogni genere di incombenze immaginarie da fare da qualche altra parte. Molti non

riuscivano a sopportarlo. Ma dopo un po' questi divennero i momenti più interessanti. Si cominciava ad avere questa sensazione: "ogni cosa è possibile in questo momento, lasciate pure che il passato e il futuro si prendano cura di se stessi". Ogni forza di inerzia veniva meno lentamente

e a volte idee del tutto nuove, nuove connessioni col tempo e il proprio ambiente sembravano

formarsi. Ci veniva mostrato cosa significasse essere più liberi. Ovviamente non si possono creare situazioni simili senza un Ouspensky. Bisogna lavorare molto e sostenere il proprio ruolo nella vita, probabilmente senza potersi mai sedere. Ma credo intimamente che sia possibile rallentare questo movimento inerte, accettare ciò che i1presente porta e vivere in quello. Con un intenso senso del presente è possibile sentire

determinate connessioni nel passato e nel futuro. Se non si è ben radicati nel presente, allora non

si è da nessuna parte e niente è possibile.

In realtà è solo la tensione involontaria che ci impedisce tutto questo. Una tensione deliberata sembra essere proprio ciò che ci aiuta a prepararci al rilassamento. I Movimenti (") che eravamo soliti fare, alcuni esercizi yoga, probabilmente alcune danze indiane sono basate, da un certo punto di vista, su una tensione intensa e deliberata di certe parti del corpo, di certe funzioni che di conseguenza diventano rilassate e perciò canali per un'energia più fine, che normalmente non

possono mai penetrarle. È lo stesso con le emozioni. Un tensione emozionai e involontaria è soltanto estenuante. Ma intraprendere deliberatamente compiti emozionalmente difficili, comprendendone il perché, può certamente portarci a un tipo di comprensione emozionale superiore. Tutto nel mondo si divide tra volontario ed involontario. Si è parlato a volte di due idee: prima quella di "sacrificare la propria sofferenza", poi, molto più tardi, dell'idea della "sofferenza intenzionale". La prima si riferisce all'involontario e la seconda al volontario. Ma bisogna liberarsi dal primo per poter arrivare al secondo e tutto può essere acquisito nello stesso modo. Probabilmente esiste un principio simile nel sesso. Ma il sesso è così sottile, così delicato, così subitamente influenzato dalle altre funzioni, che la teoria non può essere molto d'aiuto. Penso che una sola frase di Ouspensky valga ogni altra considerazione: "Non lasciate mai che nulla di negativo arrivi vicino al sesso".

16 FEBBRAIO 1950 "Cibo, aria e impressioni" sono state deliberatamente poste insieme perché la fisiologia esoterica spiega che questi sono di fatto i tre diversi tipi di cibo dei quali l'uomo vive e che ciascuno di questi diversi tipi di "cibo" viene ingerito dall'uomo e sottoposto, nel suo interno, ad un processo di digestione e raffinazione. Solo che, mentre la completa digestione del cibo materiale da parte del corpo è regalata meccanicamente dalla natura, la digestione completa delle impressioni dipende dagli sforzi di ciascun uomo e, in particolare, dall'imparare a ricordare se stesso. L'eventuale prodotto finale della digestione delle

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impressioni è una materia di gran lunga superiore al prodotto finale del cibo e dell'aria e da questa dipende ogni equilibrato sviluppo. Per questo nel nostro sistema viene prestata molta più attenzione all'uso delle impressioni che a diete speciali o a respirazioni particolari, che da sole possono essere pericolose o d~n.n?se. Nella nostra via viene detto che tutto il lavoro deve 1I11Zlare dalle condizioni normali, da ciò che è più normale e naturale per l'uomo in questione.

21 MARZO 1950

È straordinario quante porte sembri aprire il l'abbandono del parlare o delle parole - porte di cui il

parlare ci impedisce anche solo di sospettare l'esistenza. Dapprima bisogna ottenere tutto quello che si può, ed è molto, dal giusto uso delle parole; poi quando si è ricavato da esse tutto quello che possono dare, bisogna essere tanto coraggiosi da gettarlo via di nuovo e ricominciare da capo in un modo completamente diverso.

16 NOVEMBRE 1951

A volte "lasciando andare" permettiamo , alla "grazia" di entrare per un altro canale, che tutti i

nostri sforzi mentali hanno fino ad allora tagliato fuori. La quiete è una qualità del cuore, non

dobbiamo aspettarci di trovarla tra i dubbi della mente: è la mente che deve farle strada (ceder le

il passo).

24 AGOSTO 1952

Ritengo che la partecipazione alla vita sia molto giusta e faccia parte di un cammino. Nel momento

in cui una nuova direzione si sta formando ci si deve sentire continuamente strappar via dalla vita;

è persino possibile che, in particolari circostanze, si debba vivere al di fuori della vita. Ma quando la nuova direzione si è realmente stabilizzata e la vita interiore è permanentemente magnetizzata verso un nuovo polo, allora credo che si debba tornare indietro dentro la vita, veramente dentro, senza riserve, molto più profondamente e intimamente di quanto si sia mai fatto prima. Perché è nella vita che si fa il Lavoro, che i risultati possono essere misurati, oggettivamente ed a ogni livello, nella quarta via (·).

E gradualmente, senza sapere bene come sia successo, si incomincia a vedere ogni cosa, inclusa la

propria vita, in una prospettiva più ampia. Causa ed effetto cessano di essere una questione di prima e di dopo e diventano una specie di lievito dell'intera mistura. E più si vive in relazione alla propria vita nella sua interezza, tanto meno ogni parte di essa, passata o futura, può essere tenuta separata da ogni altra. La città verso la quale il viaggiatore si dirige per la prima volta, si trova sempre alla fine di una determinata strada; ma dopo averla visitata egli può, da lì, inviare indietro le notizie ad ogni villaggio e locanda lungo la strada.

24 AGOSTO 1952

Assisi è certamente protetta da San Francesco, ma un San Francesco alquanto duro, con un potere proporzionato alla paura da cui si era liberato. Considerandole ora, alcune delle cose tradizionalmente santificate appaiono meno straordinarie, altre di più. Tutta quella storia sugli uccelli e sugli animali, sembra semplicemente la reazione di un uomo che è diventato normale sullo sfondo di un'epoca che vedeva l'intero regno animale quasi

come diabolico. Ma il fatto che nulla gli sembrasse impossibile e che, più le cose sembravano impossibili più urgentemente dovessero essere fatte, questo merita veramente l'aureola:

abbracciare i lebbrosi, per esempio.

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NOVEMBRE 1952 Le persone che hanno un particolare tipo di sensibilità hanno particolari

vantaggi e particolari svantaggi in questo Lavoro. Tutti noi dobbiamo diventare più equilibrati e più normali, per prepararci al lavoro per diventare supernormali. Nel lavoro generale verso un maggior equilibrio tra i diversi lati di noi stessi ogni particolare difficoltà si collocherà nel posto appropriato. Dubito che essa possa o debba essere affrontata come qualcosa di separato in sé.

10 GIUGNO 1953

Bisogna cercare di non aggrapparsi alle opportunità che ci arrivano, comunque piacevoli e confortevoli. Poiché questo è proprio il modo di ucciderle. Lasciate che le buone cose vadano via, senza rimpianto: ne potranno arrivare di migliori.

31 MAGGIO 1953

Ci debbono sempre essere venerdì sera e lunedì mattina e noi dobbiamo tirare avanti faticosamente, come meglio possiamo. Non credo esista un mondo nel quale sia sempre fine- settimana, in nessuna dimensione, eccetto forse nella settima! Mi sembra che non si sia mai esauriti dal reale contatto con gli altri. Quando qualcosa può fluire dall'uno all'altro, ci si sente pieni di vita. È quando qualcosa ristagna che interviene la stanchezza.

1 AGOSTO 1953 Fumare o non fumare può essere un interessante esperimento. Scoprendo l'enorme potere della meccanicità motoria, scopriamo un grande segreto. Ad un certo momento, al tempo della morte di Ouspensky, sentii, tra molte altre esperienze, di essere un giocattolo meccanico condannato a muoversi fino a che non si fosse esaurita la carica. Poi l'immobilità, la morte. Il centro motorio mi sembrò essere l'origine della nostra meccanicità e mi resi conto che l'inizio della consapevolezza dipende interamente da uno "stop" determinato, così come viene descritto in "Frammenti". In questo stesso periodo notai un giorno che Ouspensky ci stava mostrando un esercizio che voleva dimostrare questa meccanicità fornendoci i mezzi per superarla. Ma lo fece senza parole o spiegazioni: l'esercizio era così quasi invisibile. L'esercizio si svolge nel seguente modo: ci si siede comodamente su una sedia. Poi per un determinato tempo, diciamo un'ora e mezza, ci si muove leggermente e naturalmente, ma senza fermarsi nemmeno per un momento. Ad esempio si allunga la mano destra per prendere una sigaretta, la si accende, si accavallano le gambe, ci si gratta una guancia, si gira la testa, si scuote la cenere della sigaretta nel portacenere e così via. Tutto con un movimento lento ma continuo. Dopo un'ora e mezza di tutto questo si incomincia a rendersi conto della natura del movimento. Alla fine, per un breve tempo, si ha la possibilità di rimanere completamente fermi, senza compiere alcun movimento. Da questa immobilità possono scaturire ulteriori scoperte.

11 FEBBRAIO 1955

Il contatto con la terra e con le persone f semplici è necessario per noi. Indipendentemente da ciò che esse ricevono, il loro contatto ci rinfresca, ci dà riposo e sicurezza. Quando si incomincia a lavorare seriamente e a sentire il tremendo sforzo di ciò che si deve fare, è veramente importante imparare a riposare In un nuovo modo. Per riuscire a lavorare con tutto ciò che si ha a disposizione, bisogna anche imparare a riposare in ogni situazione che ci si trova davanti. "Mettere

radici a terra" ha una certa attinenza con il riposo. Ma noi dobbiamo imparare a lavorare con ogni genere di persone, in particolare con le persone "materialiste", quelle persone cioè che sono giunte a valori pur modesti attraverso la lotta con le condizioni materiali. Poiché esse sono molto più preparate di tanti sognatori.

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16 AGOSTO 1955 Quando siamo ammalati, il nostro primo dovere è ristabilirei. Lo possiamo fare riposando, facendo le cose che ci piacciono, aprendo i pori a ciò che è naturale e bello e sfuggendo la noia a tutti i costi.

24 OTTOBRE 1955

È vero che la pressione di nuove esperienze, di nuove esigenze e di nuovi sforzi ci rende "esplosivi". Ma dobbiamo renderei conto che tale "esplosività" è solo un fenomeno fisico e trattarla come tale. È il corpo che si sta adattando ad un ritmo di vita diverso. Perciò dobbiamo dargli la possibilità di liberarsi dalla bile in modi che non siano nocivi, facendo esercizi, ballando, gridando al cielo dalla cima della più vicina montagna o altro. In ogni caso non dobbiamo mai immaginare che siamo noi stessi ad essere esplosivi o che ci sia qualcosa di sbagliato nella nostra anima, quando invece è soltanto il corpo. Ognuno deve trovare il proprio particolare modo di

riposarsi con i propri interessi, gli hobbìes, il cinema o con altri modi più mistici di sfuggire alla tensione muscolare o mentale. Chi non sa come riposarsi non può andare avanti. Questo è importante.

IL RICORDO DI SÉ

3 GIUGNO 1950 Quando si incomincia a rendersi conto che si può ricordare se stessi solo per pochi secondi alla volta, sembra una cosa trascurabile. Ma ciò che si deve comprendere è che è difficile proprio perché è l'inizio di un nuovo stato per noi, la chiave di un nuovo mondo. Se fosse facile e i risultati arrivassero più velocemente, non potrebbe avere l'importanza che ha. Proprio per questo non è possibile dire quanto tempo ci vorrà per raggiungere il ricordo di sé. Quanto tempo ci vorrà per raggiungere il Messico? Alcuni possono andarci in un giorno, altri in un mese, altri in un anno, altri ancora in dieci anni, ma la maggior parte della gente non ci arriverà mai perché non ha alcuna ragione di andarci. È la stessa cosa per il ricordo di sé. Solo per quelli che davvero lo vogliono e si sforzano molto è necessario il tempo: anni, molti anni. E anche se ottengono ciò che essi intendono per ricordo di sé, vedranno che al di là di quello, infinite nuove distanze e nuovi significati si aprono e che il raggiungi mento di uno stadio è solo l'inizio 'di un altro.

16 NOVEMBRE 1951

L'intima questione che ora mi interessa è l'idea di quale possa essere la terza forza nel ricordo di sé. Ci è sempre stato detto che ogni fenomeno è prodotto da tre forze e che due sole non possono produrre alcun risultato. La freccia a doppia punta ci ha mostrato chiaramente per molti anni quali siano due di questi fattori nel ricordo di sé. Ma, in presenza di quale terzo potere queste due forze devono trovarsi affinché questo nuovo stato si possa realmente realizzare e produca ciò che

dovrebbe? lo penso che questo possa condurci a cose del tutto nuove.

26 GENNAIO 1953

Stendhal scrisse al suo amico più intimo: "Ritengo che non ci sia nulla di ridicolo nel morire per:

strada, purché non lo si faccia di proposito". Esattamente un anno dopo morì in questo modo, presumibilmente non di proposito. Ouspensky una volta disse che avere senso dell'umorismo verso se stessi sia la via dell'uomo impreparato per il ricordo di sé.

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GIUGNO 1953

In tutti gli esperimenti,gli sforzi e le delusioni, non dobbiamo mai dimenticare l'idea del ricordo di sé. Non importa che si abbia un'inclinazione scientifica o mistica, che ci si trovi sprofondati nella vecchia vita o nel mezzo di esperienze completamente nuove, questa sarà la nostra bussola, ci mostrerà la direzione da prendere e ci impedirà di perderci.

26 GIUGNO 1953

Quando giunge il ricordo di sé non si vuole più cambiare se stessi o gli altri; in qualche modo ci si

eleva al di sopra delle altrui o delle proprie debolezze. Non ci può essere alcun biasimo. Si inghiotte ciò che è e si diventa liberi.

3 DICEMBRE 1954

Non dobbiamo mai lasciare che gli sforzi per il ricordo di sé scivolino nell'introspezione. Se ci si sente esseri intensamente viventi in un mondo intensamente vivente, il tutto penetrato dalla Divinità vivente e si sente cosa significhi dare, sentire, collegare simultaneamente, allora, a poco a

poco, il gusto di ciò ci penetrerà profondamente e si trasformerà in un desiderio costante.

7 FEBBRAIO 1955

Sento che l'angoscia è una qualità in essere, che viene evocata da ogni cosa inaspettata. Non

raggiungeremo mai uno stato in cui, per mezzo del ricordo di sé, accetteremo ciò che è e l'angoscia non albergherà più in noi? Lo dobbiamo e lo possiamo.

GLI ALTRI

MAGGIO 1948 Imporre i nostri sentimenti e le nostre e idee agli altri è assolutamente sbagliato. Non vi può essere nessuna giusta relazione con gli altri se non quella di far emergere il loro scopo e la loro comprensione, più profondi e reali.

22 GIUGNO 1948

Ho detto l'altro giorno che la frase "Uno é non può fare", che diventa una negazione blasfema di tutte le possibilità, è in realtà soltanto metà di un aforisma, che esprime sinteticamente molte leggi. L'intero aforisma dovrebbe essere: "Uno non può fare, ma tre ( ") lo possono".

15 AGOSTO 1948

È probabilmente la pressione degli altri che ci spinge avanti e ci mostra chiaramente cosa dobbiamo fare. Mi sembra molto importante imparare a non schivare questa pressione, anche nelle più piccole cose, ma rispondere alle sue indicazioni e condurre quelli che la esercitano alla realizzazione di un piano più vasto. È sempre importante ricordare che questa pressione, anche se può assumere spesso forme assurde, rappresenta il desiderio di crescere di un determinato gruppo di persone che sono già state selezionate attraverso un test superiore a qualsiasi altro che noi potremmo mai ideare. Ed è proprio questo totale desiderio di crescita, qualora possa essere correttamente utilizzato, che può elevarci fino al punto in cui entriamo in contatto con direzioni superiori. Dopotutto, sono i contatti a cui si è mancato di rispondere, quando era possibile, che si rimpiangono, rendendosi conto che in realtà a queste omissioni non si può più porre rimedio in seguito. Se noi abbandoniamo il contatto per troppo tempo, il momento sarà passato e in poche

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settimane tutte le pedine avranno cambiato posizione e si troveranno in una relazione reciproca completamente diversa. Non possiamo mai perdonarci quando qualcuno prende una direzione sbagliata a causa della nostra omissione. Sento molto fortemente che I'atteggiamento negativo che rimane attaccato all'idea Ce la perverte) che "Uno non può fare", deve essere corretta dall'idea che "Si può fare tramite me". Chiunque abbia realmente sentito l'idea che non si può fare nulla, con la stessa percezione deve essere in grado di vedere che poteri superiori esigono che cose molto grandi siano fatte attraverso qualsiasi strumento disponibile. Questa idea richiede molto di più dagli individui di quanto faccia l'ordinaria credenza che essi possano plasmare il proprio destino.

31 GENNAIO 1950

Ora vedo con molta chiarezza che non si ~ deve solo dare agli altri ciò che essi chiedono, ma anche che non si deve dare loro ciò che non chiedono o prima che l'abbiano chiesto. Il tentativo fallisce

sempre il proprio scopo.

10 FEBBRAIO 1950

Esistono due leggi complementari nel nostro lavoro. La prima consiste nel dare, se si può, ciò che un uomo chiede sinceramente. La seconda dice che può essergli dato veramente soltanto ciò che chiede e soltanto quando lo chiede. Ogni tentativo di violare questa legge produce sempre risultati sbagliati. Ed è per questo che anch'io devo chiedere: "Cosa volete sapere?" Sta a voi trovare una risposta.

Infatti nessun altro può rispondere a questa domanda se non voi stessi. E se qualcun altro cerca di rispondere al posto vostro, fuggite da lui più velocemente che potete.

22 FEBBRAIO 1950 L'inizio di un nuovo atteggiamento, di una nuova comprensione del mondo

sembra fondarsi sul sentimento di esserne parte organica e integrale, che esso ci pervade; e che tutto ciò che possiamo vedere o studiare o immaginare al di fuori di noi è anche contenuto in piccolo dentro di noi. Penso che questo sentimento, se realmente ci penetra, possa cominciare a sciogliere quella falsa e strana sensazione dell’ 'Io’, della separazione e della esclusione di cui soffriamo. Se siamo esci usi dalle cose migliori dell'universo è perché scegliamo di esserlo, perché

ci immaginiamo di esserlo, non perché sia così.

18 MAGGIO 1950

Sono sempre più meravigliato dal fatto che idee simili che sembrano provenire da grandi scuole -

siano espresse contemporaneamente da persone che apparentemente non hanno alcun

collegamento, e tuttavia il tempismo dell'emissione di determinate idee, in molti punti diversi e sotto molte diverse forme, è così straordinario da non poter fare a meno di sospettare che dietro

si nasconda il piano di qualche scuola.

Secondo me questa è la naturale conseguenza della comprensione del non poter fare. Quando realmente si comincia a sentire tutto questo si arriva ad una specie di punto morto: non si può fare

nulla da soli e si sa che qualsiasi cosa si tenti di fare da soli può finire soltanto in un fiasco. A cosa rivolgersi?

Si comincia allora a desiderare fortemente la scuola e ad accettare gli scopi e le leggi della scuola

come l'unica sicura certezza, l'unico significato, la sola via d'uscita dallo sforzo disperato di fare

sapendo di non poter fare.

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AGOSTO 1950

Vi sono alcuni che sanno arrivare là direttamente quasi improvvisamente vedere come funzioni

ogni cosa, in sé stessi e dappertutto. Ma poi ritornano, come dopo aver ricevuto un colpo, e

devono continuare nella vita ordinaria, tra le resistenze ordinarie e le ordinarie densità di materia,

in mezzo a persone che hanno capacità ordinarie, ma non quella.

Come rendere comprensibile qui, ciò che si è percepito là? Come inserirlo nella vita ordinaria con sufficiente tranquillità, ragionevolezza ed evidenza, in modo che la gente non scappi, ma ne rimanga attratta e convinta? Questo era ciò che Ouspensky sapeva molto bene. Diceva che ci dobbiamo muovere in un certo modo con i gatti, altrimenti fuggiranno, e in un altro modo con le api, o ci pungeranno. Questo vale anche per gli esseri umani. Bisogna imparare il modo di non spaventarli, soprattutto se avete visto qualcosa che essi non hanno visto.

Ci crea molta insoddisfazione essere un momento qui, poi improvvisamente là ed ancora

improvvisamente ritornare qui, senza quasi sapere cosa sia successo. È molto irritante per i nostri amici. Perciò tutto sta nel saper costruire un ponte tra qui e là e che sia buono e solido. Ascoltate quindi tranquillamente ciò che ognuno dice, costatate in che misura coincida con ciò che voi stessi avete visto e cercate di vedere ciò che lo estende e lo spiega da un altro lato. A poco a

poco emergerà una visione più ampia, l'immagine dell'intero ponte che si sta innalzando. Quando

lo vedrete, molte difficoltà con la gente svaniranno.

C'è qualcosa che può a volte sembrare simile al fuoco, fuoco che purifica senza consumare, unisce senza distruggere, che si innalza lambendo ogni cosa, eppure non si vede mai. Noi l'abbiamo chiamata materia elettronica ("), perché ha un suono molto più rispettabile ed altrettanto appropriato. Sembra che dobbiamo imparare a dire le cose in un linguaggio ordinario, che non spaventi la gente, che non appaia troppo fantastico o irrazionale. Non è tanto che sia proibito riferirsi a determinate cose, ma non bisogna farlo in un linguaggio incomprensibile a coloro ai quali si sta parlando. Non bisogna descrivere qualcosa in modo intellettuale ad una persona che vive istintivamente. Perché in questo modo screditerete ciò di cui state parlando e per giunta ne uscirete con la testa rotta. Perciò bisogna imparare a parlare nel linguaggio che la persona a cui parliamo possa capire.

24 NOVEMBRE 1951

Abbiamo parlato molto 'spesso dell'idea che "uno non può fare" e mi sono reso conto che questo

è solo la metà di un assioma esoterico, la cui altra metà é "ma tutto può essere fatto da tre". La

grande libertà sembra fondarsi sull'abbandono dell'idea che si possa fare; cioè consiste nel produrre, a piacimento, tutte e tre le forze al proprio interno e comprendere che si potrà fare se sosteniamo correttamente la nostra parte come una delle forze della triade e impariamo come evocare e riconoscere la presenza nascosta degli altri.

12 DICEMBRE 1951

Sono convinto che ad un certo punto curare gli altri, fisicamente, emozionai mente, mentalmente

o tutte e tre le cose insieme, diventi obbligatorio per chiunque desideri svilupparsi, e se questo elemento viene tralasciato, è possibile che si prenda una direzione sbagliata.

GLI ALTRI

12 DICEMBRE 1951

Non ho alcuna intenzione di impedire di leggere un qualsiasi libro a coloro che lo desiderino, poiché credo che una sana capacità di giudizio, di fronte alla completa evidenza, saprà trarre le proprie conclusioni. Credo inoltre che qualsiasi proibizione o soppressione non faccia altro che

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deformare la capacità di giudizio o costringerla a funzionare sulla base di una conoscenza incompleta.

24 GENNAIO 1952

Chiunque voglia prendere parte al lavoro di scuola deve sviluppare il proprio metodo, deve trovare

in se stesso la propria legge interiore e lavorare con gli altri secondo quella legge. La mia legge

interiore non mi permette di chiedere agli altri qualcosa che essi non desiderino fare di propria

volontà; la mia "via" personale non consente regole arbitrarie, ma si collega al tentativo di rendete

gli altri capaci di vedere tutti gli aspetti, nella convinzione che qualora ci riescano, una sana

capacità di giudizio saprà trarre le giuste conclusioni.

27

GENNAIO 1952

Se

si cerca di spiegare agli altri ciò che si è imparato, ci si rende conto che tali spiegazioni sono

giuste e coronate da successo solo se sono il risultato di ciò che gli altri chiedono e realmente vogliono sapere di se stessi. Se spieghiamo qualcosa agli altri prima che ce la chiedano, essi non ascolteranno e noi ne resteremo delusi.

Ogni cosa accade per la giusta combinazione di tre forze: attiva, passiva e neutralizzante. Nella prima fase è colui che vuole imparare che deve essere attivo, che deve forzare chi conosce un po'

di più a dare spiegazioni. Se colui che conosce di più è attivo, se cioè cerca di spiegare per primo,

non si produrrà alcun risultato o un risultato sbagliato.

Si deve rispondere soltanto per ciò che si comprende, sulla base dei principi certamente, ma

secondo la comprensione che se ne ha, sulla base della propria esperienza e dei propri esempi.

16 LUGLIO 1952

Rimane sempre il problema di come le persone possano comunicare tra di loro con precisione e tramandarsi la tradizione delle idee, della cosmologia e delle tecniche. È ciò che Ouspensky chiamava: "il problema di un nuovo linguaggio". Negli ultimi mesi ci è apparso sempre più chiaro

che gli strumenti migliori potrebbero essere i simboli, purché siano quelli veri e correttamente organizzati.

La gente oppone una grande resistenza ad accettare un significato nuovo ed esatto di una vecchia

parola e parole del tutto nuove sono sgradevoli perché non hanno nessuna delle implicazioni e delle associazioni che arricchiscono le vecchie.

I simboli invece possono contenere .l'argomentazione e la spiegazione di se stessi. Pare che sia

sempre stato fatto così all'interno delle scuole che hanno lasciato tracce nell'architettura, nella

pittura e nella poesia.

16

LUGLIO 1956

La

reazione della gente semplice, dei contadini e dei lavoratori, di fronte alla manifestazione

diretta di determinate leggi ed idee, mi interessa moltissimo. Essi imparano attraverso il lavoro fisico e la costanza ed insegnano agli altri nello stesso modo.

6 AGOSTO 1952 Esiste un ipnotismo riconosciuto ed intenzionale ed un ipnotismo accidentale e non riconosciuto.

t assoluto dovere di chiunque si attenti a guidare gli altri, astenersi per quanto possibile dal

produrre questi effetti, d è parimenti dovere dell'apprendista lottare sempre contro la paura e la fascinazione in se stesso. Ouspensky non ci permise mai di diventare vittime della fascinazione e la sua semplice presenza escludeva la paura. Ma ci sono state circostanze in cui abbiamo dovuto

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giudicare da soli, sulla base di questi principi e con la memoria del suo esempio. Queste circostanze sono state una verifica della nostra comprensione.

11 SETTEMBRE 1952

Penso che la cosa più importante, quando la gente fa delle domande, sia essere sinceri, il più sinceri possibile. Non nascondete nulla, non inventate nulla. Date la risposta che vi sgorga spontaneamente dal cuore. La gente riconosce la sincerità immediata, quando gli argomenti non la toccano, i sotterfugi la irritano.

10 NOVEMBRE 1952

Il miglior modo per imparare è insegnare, purché chi insegna sia 1"'10" che realmente conosce e il più profondo.

3 GENNAIO 1953

Ricordo un discorso molto interessante di Ouspensky a New York sulla sincerità. Noi pensiamo che basti soltanto decidere di essere per poter essere. Ma la sincerità deve essere appresa, lentamente e dolorosamente. Richiede molto, molto tempo. E quando si trova la sincerità ad un livello ci si rende conto che al di sotto esiste, nascosto, un altro livello di sincerità completamente diverso. Ouspensky, negli ultimi incontri al Colet Gardens, nel '48, raggiunse il più profondo livello che abbia mai riscontrato in un uomo vivente.

3 GENNAIO 1953

Una nuova vita fluisce in noi, ci circonda, ci sommerge. Tutto quello che è necessario fare è diventare vuoti o porosi affinché essa ci possa penetrare. Finché ce lo ricorderemo realmente, sarà possibile parlare con gli altri, quando sembrerà giusto farlo. Nel momento in cui lo si dimentica, subentra il pericolo.

25 FEBBRAIO 1954

Mi è chiaro che una delle condizioni per lo sviluppo è imparare a lavorare altruisticamente e con la comprensione del bene comune. Quelli che lo fanno cominciano a diventare liberi, che siano in

scuole organizzate o meno.

A sua volta questo lavoro altruista e di comprensione - per migliorare le condizioni materiali, per

rendere disponibile l'istruzione, per guarire sia mentalmente che fisicamente - crea le condizioni in cui più persone possono imbattersi nella possibilità di una vera scuola. Ciò ha piena

corrispondenza sulla scala più grande. Il processo di guarigione è la necessaria preparazione per il processo di rigenerazione.

11 OTTOBRE 1954

È vero che l'energia può essere connessa all'idea del dare e del ricevere. Chi impara come

distribuire saggiamente ciò che ha ricevuto, non dovrà mai preoccuparsi della mancanza di energia. Per fare il grande balzo, sembra che si debba lasciare in eredità tutto ciò che si possiede - conoscenza, capacità, comprensione, temperamento, lealtà, affetto. Ma come per la formazione della volontà, bisogna dare ciascuna qualità a qualcuno che sappia riceverla e usarla. Allora si è liberi per nuovi compiti. Ouspensky lo fece completamente prima di morire. Noi

dobbiamo arrivare ora a questa capacità. Allora potremo incominciare a ricevere su una scala diversa.

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25

FEBBRAIO 1955

Nessuno deve preoccuparsi dell'amore per la razza umana. Dobbiamo solo renderlo più reale, più

nostro. Non dobbiamo lasciarlo diventare di seconda mano.

Potrebbero i Santi essere Santi se non fossero stati prima di tutto amanti dell'umanità più che non

il

resto di noi?

1

OTTOBRE 1955

Ci

sono molti modi per esprimere le leggi fondamentali. Ma l'importante per me è andare sempre

avanti riuscendo a pervenire, in modo sempre più profondo ed elevato, ad una semplicità, una sincerità e un'onestà sempre maggiori. Non dobbiamo dare alle parole, alle forme e alle teorie il tempo di cristallizzarsi intorno a noi. "Muovetevi, muovetevi, dovete muovervi dal luogo in cui siete". Per me queste parole dell'ultima settimana di vita di Ouspensky diventano sempre più pressanti. Perché so che ora ci è data la possibilità di muoverei e che siamo aiutati a farlo, se veramente lo desideriamo. Ci può essere data

la risposta a qualsiasi domanda, se la formuliamo in modo profondo e sincero e siamo pronti a

conformarci alla risposta che riceviamo.

3 OTTOBRE 1955

Dobbiamo insegnare agli altri facendo loro 'e, domande non resoconti. Allora non ci sarà alcuna resistenza. Dovremmo cercare di tirar fuori da loro la verità, invece di immettergliela. Se essi non rispondono non è colpa nostra, ma se lo fanno, impareremo molto.

12 OTTOBRE 1955

Se gli altri non esprimono i propri dubbi più profondi e non ne parlano sinceramente, nessuno può aiutarli. Devono essere capaci a trasformare l'impulso a fuggire in un onesto sforzo per superare i propri ostacoli. Il caso contrario significherà che preferiscono tenersi i propri dubbi piuttosto che

esserne liberi.

2 NOVEMBRE 1955

Dobbiamo imparare a diventare sempre <lì più semplici nel parlare. Ciò è positivo per le persone

con cui parliamo e per noi stessi. Dobbiamo essere semplici, onesti, sinceri e aperti a ciò che gli altri ci portano. Il resto non è nelle nostre mani.

La gente si preoccupa molto delle parole. Se si cerca di descrivere qualcosa con freschezza, usando

parole diverse, gli altri pensano che l'universo venga scosso dalle fondamenta. Se gli si dice: "Dovete mangiare per vivere" essi dicono di capire. Se poi gli si dice: "Venite a pranzare", esclamano. "Cosa? Pensavo che stessimo facendo solo un'ipotesi!".

11 GENNAIO 1956

Dobbiamo cercare di essere gentili, sinceri e veritieri. Non è bene essere gentili senza essere sinceri.

E non sono neppure un bene entrambe le cose se non proviamo a collegarle alla verità, Questo

significa che dobbiamo essere molto più semplici e aperti, ricordando noi stessi, al contempo,

dimenticando noi stessi.

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10

FEBBRAIO 1956

Secondo la mia esperienza è possibile dire è qualsiasi cosa agli altri, purché lo si faccia semplicemente e direttamente, non in modo critico, ma affettuoso, come un'affermazione di fatto. Gli altri reagiscono immediatamente alla sincerità e al calore, mentre si irrigidiscono e ammutoliscono a qualsiasi ironia o critica che contenga la più lieve intenzione di ferirli. Penso che si possano dire cose che toccano gli altri molto da vicino, purché si attenda il momento in cui si

siano instaurati calore e fiducia e anche allora, non si parli dall'alto in basso, ma con semplicità, da povero diavolo a povero diavolo - ma da povero diavolo che ha imparato a non prendere troppo

sul

serio né le proprie reazioni né quelle altrui.

19

MARZO 1956

Il nostro lavoro è accettare e non imporre. Tutto ciò che ci riempie di noi stessi non è lavoro, ma vanità. Ed é meglio non fare nulla piuttosto che agire per orgoglio, e chiamarlo lavoro. Dobbiamo perseguire l'armonia. Questo significa essere sé stessi, ma significa anche accettare gli altri, rispettarli, imparare da loro, collegarsi a qualcosa di superiore.

6 APRILE 1956

Il nostro lavoro consiste nello sviluppo di tutto ciò che c'è di positivo e costruttivo in noi stessi e nei nostri compagni. Ma in che modo? Esigere che gli altri siano positivi provoca inevitabilmente

un'ondata di resistenza e negatività. Non è colpa di nessuno: è una legge. Dobbiamo ricordare l'azione delle tre forze nel loro ordine.

Se inizia la forza attiva, inevitabilmente reagisce quella passiva e il risultato della lotta è una media

senza senso. succede sempre così nella vita ordinaria. Questo processo non ha nulla a che vedere con il misterioso ordine delle forze che producono la rigenerazione, la quale incomincia con la terza forza: con la comprensione, la tolleranza e l'aiuto invisibile. Quando conosciamo il gusto di quest'altro ordine di forze che non incomincia per imposizione ma per accettazione scopriremo che, per suo tramite, tutto diventa facile: E la positività che stiamo cercando di ottenere per forza, è già lì.

ERRORI DA CORREGGERE

25 FEBBRAIO 1949

Sono certo che sia in qualche modo un principio esoterico che le trascrizioni debbano "essere corrette". Il problema non è nascondere gli errori o le risonanze, o cose simili. Ma se qualcuno nella rappresentazione recita, per così dire, fuori-ruolo, la trascrizione lo deve correggere. I! testo della rappresentazione deve essere Più perfetto della rappresentazione stessa. Come possa verificarsi è praticamente impossibile dirlo. Il Nuovo Testamento deve essere l'esempio perfetto: tutto è corretto.

4 SETTEMBRE 1949

Comprendo chiaramente che è possibile muoversi dalla posizione in cui ci si trova, solo pagando prima tutti i propri debiti. E poiché siamo indebitati, di fatto, con tutti quelli che abbiamo

conosciuto, ciò significa che bisogna correggere tutte le relazioni: nella realtà, se è ancora possibile, oppure all'interno della propria mente, se non lo è. Probabilmente la preghiera giusta potrebbe essere un modo di farlo.

Mi colpì molto come Ouspensky parlando dei genitori, delle conoscenze o dei vecchi amici,

ricordava sempre le loro possibilità, i loro lati migliori, ciò che essi potevano diventare, e non

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ricordava mai di loro nulla di negativo o di spiacevole. Anche questo sembra collegarsi alla stessa idea: rendere la gente migliore di come è.

A chiunque gli chiedesse degli stati di coscienza superiori, delle emozioni positive o delle

esperienze di un uomo superiore, Ouspensky era solito rispondere: "Più avanti lo vedrai tu stesso",

oppure "Non ancora

stesso

alle più alte possibilità. E in questo modo permetteva loro di farlo. Allo stesso modo, senza che si sapesse come fosse successo, scacciava la paura, la paura del fallimento.

arriveremo a questo più tardi", oppure "Quando arriverai a quel punto, tu

". con la convinzione che quelle persone potevano arrivare, e alla fine sarebbero arrivate

5 OTTOBRE 1949

Avevo la sensazione che si debba percorrere tutta quanta la vita con attenzione e pagare i propri debiti.

E questo mi sembrava in qualche modo implicare la richiesta di perdono a chiunque si sia

conosciuto; poiché dopotutto, in un modo o in un altro, siamo indebitati con tutti quelli che

abbiamo incontrato, li abbiamo in vario modo offesi e siamo noi che dobbiamo cercare la remissione dei nostri debiti per diventare liberi di muoverei.

3

NOVEMBRE 1949

Il

rimorso è una cosa ben strana. Se si potesse immaginare il rimorso staccato da qualsiasi

emozione negativa, ci potrebbe davvero insegnare moltissimo. Ma i momenti che chiamiamo con questo nome sono in genere quelli in cui vediamo noi stessi e i risultati delle nostre azioni passate senza averne l'intenzione. Dobbiamo invece averne l'intenzione, farlo di proposito. Dobbiamo cercare di ricordare noi stessi nel tempo, ricordare le nostre vite nei minimi dettagli. Attraverso un ricordo reale e intenzionale, vedremo i risultati delle nostre azioni e atteggiamenti passati, vedremo con chi abbiamo contratto debiti. Alla fine nessuno può muoversi senza aver pagato i propri debiti. Ma prima di essere pagati devono essere visti e riconosciuti. E ciò è possibile solo attraverso il ricordo di sét").

24 NOVEMBRE 1950 Non preoccupatevi degli errori del passato. Solo prendetevi la pena di pagarli un poco ogni volta che se ne presenta l'opportunità. Chiarite le

vecchie incomprensioni, siate naturali e tranquilli con chi vi siete urtati nel passato. Dieci piccoli debiti saldati valgono più di uno grande. Apprezzate ciò che arriva naturalmente, apprezzate il lavoro su piccola scala. In questo modo si stabilisce la fiducia. Quando la fiducia sarà cresciuta, allora potrete parlare alla gente delle grandi cose. Ma quest'ultime possono essere comunicate solo in un'atmosfera di fiducia. E la fiducia cresce lentamente, dalle piccole cose. La questione non è solo ciò che vediamo per noi stessi.

È anche farsi assorbire nel corpo della scuola, nel gruppo degli studenti. Allora ciò che abbiamo

visto può essere trasmesso agli altri e ciò che essi hanno visto può passare a noi. Questo

è il segreto della scuola. Ma farsi assorbire significa che gli angoli più taglienti devono essere

smussati, la fiducia stabilita. Perché la fiducia è l'elemento nel quale la scuola lavora.

l 7 GIUGNO 1951 Personalmente credo che sia bene di tanto in tanto ritornare ad uno studio realmente profondo del significato del Padre Nostro, particolarmente in relazione i a se stessi e alla propria vita. A volte ciò provoca un forte shock. Com'è orribile, per esempio, aver ripetuto centinaia di volte: "Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori", e all'improvviso scoprire che non li

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abbiamo abbandonati affatto, ma che, al contrario, li abbiamo costantemente biasimati per tutto ciò che di spiacevole è accaduto. Ricordo che all'età di sei o sette anni, mia madre mi stava insegnando il Padre Nostro e, arrivati a questo punto, improvvisamente esclamai: "Ma ciò significa che se non perdoniamo gli altri, stiamo chiedendo di non essere perdonati". Forse quel fanciullo aveva perfettamente ragione. Se potessimo davvero perdonare, potremmo davvero muoverei: non ci sarebbe nulla che potrebbe fermarci.

9 GIUGNO 1953 Tutto può cambiare nel tempo, senza limiti, ma probabilmente secondo un ordine determinato, che ha un'esatta connessione con il pagamento del karma. Delle persone che si trovano sulla giusta strada bisognerebbe perpetuare solo ciò che appartiene alla loro più elevata comprensione. Ciò significa rendere la gente migliore di come è, cancellandone i lati più deboli. In qualche modo, così facendo, aiutiamo gli altri ed aiutiamo anche noi stessi. È alquanto misterioso.

L'INFLUENZA DEGLI UOMINI CONSCI

29 AGOSTO 1948 L'idea del "gettare perle ai porci" è solo la metà di una verità esoterica. L'altra metà è rappresentata dalla parabola dei talenti. Forse si è fatta molta confusione su cosa sia veramente esoterico o "influenza C" come è chiamata. L"'influenza C" sembra riferirsi all'effettivo lavoro di uomini superiori sui loro diretti allievi, per mezzo della trasmissione di conoscenza, esempi, prove etc. Il diretto lavoro di Ouspensky sui singoli individui divenne, se così si può dire, sempre più esoterico verso la fine. A ciò si riferisce specificatamente l'ammonimento di non "gettare perle ai porci". D'altra parte, nel momento in cui la conoscenza esce da questo cerchio, non è più esoterica. Si trasforma da influenza C in influenza B, cessa cioè di essere particolare e diventa generale. Dal mio punto di vista la discussione sulle conferenze di Ouspensky tra centinaia di persone, sulle quali non aveva alcun stretto controllo, sia dentro che fuori dal Lavoro, significava che quelle conferenze avevano cessato da tempo di essere esoteriche. Prova ne è che le idee cominciarono a produrre risultati opposti a quelli originariamente perseguiti:

paura degli esperimenti anziché esperimenti, disperazione anziché comprensione,

questo motivo dovettero essere ricostruite, come Ouspensky stesso disse. Ora ci sono rimaste le tracce dell'insegnamento di Ouspensky e la spiegazione dei principi della comprensione di alcune centinaia di persone. Ma per legge naturale queste tracce verranno espresse e filtrate nel mondo in una forma o in un'altra. E dal mio punto di vista è in questo modo che dovrebbero essere filtrate. Oserei persino dire che, come spiega la parabola dei talenti, a chiunque abbia ricevuto una particolare conoscenza sarà richiesto un giorno di rendere conto dell'uso che ne ha ratto, della ricostruzione o dell'espressione che ne ha dato. Il tipo di espressione dipenderà evidentemente dalle capacità dell'individuo in questione. Lo si può fare scrivendo, nell'arte, con l'esempio diretto, mettendosi al servizio degli altri, come volete. Ma sono convinto che ogni comprensione individuale di un particolare insegnamento debba lasciare da qualche parte una traccia corrispondente. Se non è visibile alcuna traccia, la comprensione deve essere messa in dubbio perché, secondo la nostra esperienza, sono solo i sogni che non lasciano tracce.

Per

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9 GENNAIO 1949 Vi è qualcosa di molto interessante nel contatto diretto con la gente semplice. Quest'ultimo anello della catena, che dagli uomini superiori attraverso i loro diretti discepoli e gli ammiratori lontani arriva giù fino alla comune gente ordinaria con cui essi entrano in contatto mi ha sempre interessato. Sembra che in qualche modo sia necessario completare il percorso delle cose:

qualcosa deve fluire da noi verso la circonferenza della vita per lasciare spazio alla nuova comprensione e alla nuova energia che fluiscono in noi dal centro.

13 MARZO 1950

Non penso che la proibizione dell'uso di alcool e tabacco appartenga al vero esoterismo, ma piuttosto ad uno pseudo-esoterismo. Poiché nel vero esoterismo tutto dipende non tanto da ciò che viene fatto esternamente, ma da come viene fatto, per quale ragione etc. Cosicché molte cose apparentemente innocenti possono in realtà essere molto pericolose e illecite in un determinato momento e per determinati tipi di persone, perché sono meccaniche. Mentre altre cose ed azioni che molti disapproverebbero possono al contrario risultare utili e persino essenziali, se dietro il loro uso c'è significato e consapevolezza. Voglio dire semplicemente

che nell'esoterismo le cose non sono ciò che sembrano.

Questa è la differenza esistente tra tutti i libri sull'esoterismo, anche i migliori, e l'effettivo lavoro

di un maestro. Un libro deve fare necessariamente delle generalizzazioni che si presume siano

applicabili a tutti. Un maestro invece tratta ogni allievo in modo diverso, a seconda del suo tipo;

cosicché il trattamento che riserverà ad un tipo - per insegnargli, ad esempio, forza ed autocontrollo - può essere esattamente l'opposto di quello riservato ad un altro tipo, al quale si debba insegnare a diventare più dolce, più sensibile e più ricettivo.

24 GENNAIO 1952

L'influenza C, da quanto capisco, implica sempre l'azione diretta di un uomo che comprende di più

su uno che comprende di meno. Scritti, formule, diagrammi, preghiere possono non essere per se

stessi influenza C, " sebbene il modo in cui vengano usati o dati in un caso particolare da un uomo particolare, possano renderli tali per quel momento. Perciò l'influenza C è possibile solo all'interno dell'organizzazione della scuola, sebbene possa assumere molti significati a noi finora sconosciuti. L'influenza B, d'altra parte, - da quanto capisco - consiste nelle tracce cristallizzate di ciò che un tempo era influenza C, trascritta, rielaborata e trasmessa secondo la comprensione e la consapevolezza di chi l'aveva ricevuta. I gospels, i dialoghi di Socrate e Buddha, i tarocchi etc. sembrano tutti appartenere a questa categoria, sebbene ognuno abbia il proprio "livello" interno, per così dire. L'intervallo tra il momento in cui l'influenza C viene data e la sua conversione in B, può essere più lungo o più breve, e l'influenza B, una volta realizzatasi, può essere tenuta nascosta o in disparte anche per secoli. Sebbene tutto ciò possa essere meno accidentale di quanto pensiamo. In generale la creazione di influenza B dalle tracce della C è, credo, uno dei compiti degli allievi di determinati livelli della scuola e se essi non adempiono a questo compito una parte dell'organizzazione della scuola viene a mancare. Se sono invece ben preparati e ci provano sinceramente, credo che possano ricevere aiuto o correzione da un maestro o da un allievo di un ordine superiore, cosicché l'influenza B, che viene trasmessa apparentemente da quegli studenti,

può non essere così accidentale od erronea come ci si aspetterebbe. Certamente un tipo di revisione e di correzione generale di tutto il lavoro prodotto in nome della scuola viene fatto

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invisibilmente dall'alto, con metodi che noi di solito attribuiamo all'accidente, alla nostra intelligenza o alle macchinazioni di altri. Ma sono convinto che se ciò che una volta era influenza C viene mantenuto senza espressione,

non rimane influenza C. AI contrario, si fossilizza e muore, bloccando il canale della comunicazione superiore, lasciandoci senza né C né 13 e senza la possibilità di ricevere altro di entrambe. Cosicché tanto più può essere convertito in una adeguata influenza B ciò che prima era influenza

C, tanto più si apre la via per la ricezione di nuova influenza C, direttamente dal livello superiore

all'individuo in questione. Per esempio, è stato solo dopo aver cercato di mettere per iscritto, nel giusto ordine per una certa persona, tutto ciò che potevo comprendere del ricordo di sé, che l'idea

di terza forza è entrata nella scia di ciò che se ne era precedentemente andato.

Il mio scopo è allora quello di entrare a far parte di un flusso continuo, che entra dentro di noi dall'alto ed esce, in un modo o in un altro, al di fuori di noi. Nel momento in cui mi aggrappo ad un'idea come a qualcosa che non può essere trasmesso (trasformata e adattata in modo appropriato per la gente adatta, naturalmente) allora creo immediatamente un blocco che

impedisce alle cose nuove di raggiungermi. La legge dei tubi idraulici calzerebbe perfettamente se solo potessero operare quella digestione e quella modificazione in influenza, che deve essere fatta dal condotto attraverso cui essa passa. Non credo sia stato accidentale il fatto che l'Enneagramma (") e l'idea del ricordo di sét") non siano mai stati rivelati prima e che si trovino ora ai margini della conoscenza dominante. Quando cose di tale potenza sono messe in circolazione da scuole superiori ("), lo sono con piena

conoscenza di ciò che accadrà loro e in relazione ad una specifica possibilità, prima di tutto per chi

le riceve "nella scuola" e, in secondo luogo, per la gran massa di persone a cui giungeranno in

seguito senza particolari spiegazioni. Ma la mia più forte convinzione è che l'Enneagramma sia uno strumento per la comprensione dell'unità, deliberatamente diffuso nel mondo per bilanciare la straordinaria e sconcertante diversità di conoscenze che sono state rese disponibili da altri aspetti della nostra epoca. Nessuno ancora immagina che questo piccolo simbolo tracciato sulla carta prepara la via verso quella comprensione che il genere umano deve trovare, pena la sua

distruzione. Ciascuno di noi deve lavorare sull'Enneagramma, svilupparlo, cercare di spiegarlo, serbarlo in cuore e nutrirlo amorevolmente come meglio può, secondo la propria illuminazione. Ma tutti noi (e tutto ciò che possiamo fare o non fare) siamo assolutamente irrilevanti in relazione

ai fini implicati. Grazie a Dio essi sono in mani migliori e più grandi.

20 GIUGNO 1953 Vogliamo nuova influenza C ora e costantemente. È stato provato che è possibile. Al fine di lasciare spazio alla nuova influenza C, credo che ciò che era influenza C nel passato debba essere gradualmente messa in circolazione nel mondo come influenza B. Mi sembra che ciò faccia parte del piano e dell'economia del lavoro di scuola. L'influenza C era influenza C nel momento in cui veniva data e nelle circostanze in cui veniva data; ma non rimane tale; e se si cerca di preservarla come tale, si può impedire l'immissione di nuova influenza C. Parimenti, ha grandissima importanza l'ordine, il modo e il grado della sua diffusione.

IL TEMPO

10 AGOSTO 1948

È chiaro che il raggiungi mento di un livello superiore da parte di Ouspensky al momento della sua morte liberò una grande energia che poté toccare e influenzare tutti quelli che erano a lui intimamente uniti. Energia indipendente sia dal tempo che dallo spazio. Se fosse possibile liberarci dalla nostra carente e distorta concezione del tempo, potremmo capire che coloro che sono stati

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influenzati da una simile energia e da un uomo di quel livello, possono continuare a trarre conoscenza e guida da quella connessione, sebbene le circostanze possano separarli ed isolarli.

4 SETTEMBRE 1948

Il lavoro esoterico dovrebbe crescere in tutte le dimensioni, incluso il, tempo. Allorché il maestro

penetra nelle dimensioni superiori, la sua influenza gradualmente si "espande" nel tempo. Pensate all'influenza di Cristo dal momento della Sua vita in avanti e allo strano "presagio" del Suo dramma proiettato fin nei tempi più antichi. Come sarebbe stato strano che i Suoi discepoli, dopo la crocifissione, fossero diventati seguaci di Apollonio di Tyana poiché Cristo era "morto". Il loro compito era quello di far crescere il Suo lavoro nel tempo, preparare la gente a venire a Lui "attraverso il tempo", E una della cose più strane a questo riguardo è che, a coloro che pensano attraverso le ordinarie categorie di tempo, tutto ciò deve apparire "immaginazione", "fantasia" e così via.

27 OTTOBRE 1948

Sono inoltre convinto che sia assolutamente essenziale per noi fare ogni sforzo per riuscire a rompere le nostre usuali idee di tempo. A volte mi sembra che questa sia tra tutte l'illusione più grande e liberar cene, il nostro principale lavoro di preparazione. Provate a pensare alle diverse velocità del tempo, al tempo che trascorre sempre più velocemente o sempre più lentamente, al tempo che scorre all'indietro, ai tempi paralleli, al tempo che coesiste o che sta immobile, a tutti questi diversi movimenti del tempo che procedono simultaneamente in diverse parti dell'universo. Voglio dire in pratica di provare a immaginare effettivamente l'effetto esercitato sulla nostra percezione dai diversi movimenti del tempo, come questi influenzerebbero i nostri valori, le nostre idee di causa ed effetto e così via. Ciò potrebbe sembrare teorico. Ma dopo un po' cessa di essere teorico e può diventare molto emozionale. Il nostro atteggiamento nei riguardi di molte cose può cominciare a cambiare da questo momento.

20 GENNAIO 1950

È strano come l'idea dell'inversione del tempo e dei diversi tipi di tempo stia cominciando ad emergere nei luoghi più inaspettati. Come se la conoscenza del tempo fosse il modo specifico attraverso cui questa epoca può giungere alle idee esoteriche. Certamente il mondo è stracolmo di invenzioni che rendono possibili impressioni e osservazioni del tempo completamente diverse da quelle ordinariamente disponibili in altre epoche, se soltanto la gente si fermasse a riflettere su cosa ciò significhi. Un buon nome per noi tutti potrebbe essere "Compagnia a responsabilità Illimitata per l'Esplorazione del Tempo", non credete?

1 MAGGIO 1950

L'idea della inversione del tempo è molto t interessante. Per me una delle cose più singolari a questo proposito è il modo in cui mostra l'effettivo funzionamento del meccanismo di determinati principi della condotta umana, che di solito possiamo solo intuire da un punto di vista genericamente etico o filosofico. E mostra anche perché sia categorico rivedere tutte le relazioni della nostra vita e andare all'indietro a riporre in loro comprensione e un giusto atteggiamento, finché siamo ancora vivi. Perché solo in questo modo potremmo realmente influenzare lo svolgersi

del tempo. Riporre comprensione nel passato - questa sembra la possibilità pratica che l'idea ci indica,

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MARZO 1951

So che esiste una parte in noi che, se sappiamo trovarla ed utilizzar la, può conoscere e fare

l'impossibile. La mente logica non conosce questo segreto e non è in grado di conoscerlo. Ma c'è una parte nascosta nel cuore che lo conosce e può svelarcelo. Solo che bisogna saper ascoltare molto in

profondità per riuscire a sentirla e, dopo che ha parlato, non bisogna permettere alla mente logica

di

darne ragione e di convincere! che non è praticabile o pura immaginazione.

In

seguito si scoprirà che tutte le cose che si comprendono che ci sono richieste si accordano in

questo modo alle leggi e alla conoscenza che ci sono state date. Solo che non ci si deve aspettare che corrispondano alla nostra interpretazione di queste leggi. Al contrario, questa nuova comprensione rivelerà le leggi sotto una luce completamente nuova e inaspettata. Ad esempio tutte le cose letteralmente miracolose che accaddero alla morte di Ouspensky e tutto ciò che si è sviluppato da allora in poi - sia per me personalmente che in relazione al suo lavoro complessivo - mi convincono che egli non mori come muore un uomo ordinario, ma che raggiunse

un livello in cui un uomo diventa immortale (") comunque non è relegato nel tempo come noi lo conosciamo, ma può agire e creare collegamenti attraverso il tempo. Sarei arrivato a questa conclusione attraverso la mia esperienza personale. Ma trovo che di tutte le cose straordinarie, fantastiche ed anche miracolose che accaddero e che continuano ad accadere, non ce' n'è neppure una di cui Ouspensky non ci avesse dettagliatamente spiegato la possibilità, mentre era ancora in vita. Inoltre, se Ouspensky è realmente divenuto indipendente dal tempo, o se ha acquisito il quarto

corpo (*) (se preferite essere tecnici), allora si è reso ora accessibile a chiunque desideri il suo aiuto con sufficiente urgenza e fiducia.

Le

conferenze, l'intero sistema, così come Ouspensky ce lo ha spiegato, erano infatti la spiegazione

di

come fare l'impossibile, di come realizzare i miracoli. Perché allora dovremmo meravigliarci che

Ouspensky stesso applicasse la sua conoscenza all'uso a cui era destinata ed evidentemente si aspettasse che chi lo seguiva facesse lo stesso? Guardando indietro sono preso dallo sgomento nel ricordare che allora abbiamo preso tutto ciò semplicemente come un metodo per fare lievi aggiustamenti alla nostra psicologia individuale e abbiamo persino giudicato le possibilità finali ed anche lui stesso a questo livello.

. Le idee che Ouspensky spiegò si riferiscono al mondo oggettivo e se pensiamo ad esse e lavoriamo su di esse ci prepariamo ad orientarci in quel mondo quando ci arriveremo. Sono una mappa molto accurata di quel luogo. Ma per arrivarci, dobbiamo percorrere tutto il cammino attraverso noi stessi ed emergere dall'altra parte. "Credete nell'impossibile, perché allora lo troverete possibile". Quietatevi, Interrogate il vostro cuore su cosa credere e cosa fare, quindi aggrappatevi a ciò e fatelo con tutta la forza di cui siete capaci. E non permettete mai alla voce della logica e della probabilità di impedirvelo.

11

GIUGNO 1951

La

questione dell'effettivo contatto con Ouspensky attraverso il tempo, o comunque sia, sembra

essere la questione chiave, e non più per pochi individui fortunati, ma su scala più grande. Abbiamo bisogno di pensare molto alla possibilità del cambiamento attraverso un giusto appello a forze o uomini superiori, sotto quali condizioni ciò possa verificarsi e le leggi a cui dovrebbero

essere soggetti quell'appello e quel contatto.

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11

MAGGIO 1952

L'idea di tempi diversi è estremamente illusoria e probabilmente deve essere così perché se

divenisse logica e ovvia significherebbe che è già degenerata al livello della nostra mente ordinaria

e della nostra ordinaria percezione nel tempo. Per me la chiave della comprensione di questa Idea,

fino ad un certo punto, si trova nella teoria delle sei dimensioni di Ouspensky: la prima, la seconda

e la terza sono chiaramente la lunghezza, l'ampiezza e lo spessore dello spazio, la quarta è la linea

del tempo che noi conosciamo, in linea della vita individuale; la quinta è la ripetizione infinita di

questa vita e di tutto ciò che essa contiene, "l'eterno ora"; la sesta deve essere la dimensione in cui tutto esiste in ogni luogo, tutte le possibilità si realizzano e tutto è uno. La quarta dimensione è

il "tempo", la quinta l"'eternità", ma come chiameremo la sesta? Per noi è la divinità in persona.

Molti filosofi hanno fallito nel proprio intento perché hanno cercato di saltare direttamente dalla quarta alla sesta, senza tener conto della strana e paurosa natura della quinta dimensione. D'altra parte, studiare la quinta, l'eterna ricorrenza, senza prendere in considerazione le stupende possibilità della sesta, significa perdersi nel vicolo cieco del pessimismo.

Dobbiamo cercare costantemente un varco attraverso il quale poter passare alla sesta o la sesta possa entrare direttamente in noi.

20 MAGGIO 1952

Tempo fa mi sono convinto che ogni "nuova rinascita" prodotta dalla scuola non sia basata soltanto sull'intero corpo della conoscenza esoterica, ma soprattutto su una nuova comprensione di una sua parte particolare. Ad esempio, tutti gli aspetti del Rinascimento italiano sembrano permeati da un nuovo atteggiamento verso lo spazio tridimensionale e le sue leggi, i cui principi basilari furono formulati da Pacioli ne "La Divina Proporzione". Anche a livello geografico, con la scoperta dell'America e delle Indie,lo spazio cambiò e il mondo rivelò di avere una forma diversa e immensamente più grande. Anche lo spazio astronomico si rivelò in un modo nuovo e più completo grazie agli studi che scaturirono da questa prima idea chiave. Ad esempio, la dimostrazione di Keplero della vera forma del sistema solare fu il diretto risultato dello studio fatto sui solidi platonici e sull'interpretazione che ne aveva dato Pacioli. Lo sviluppo verificatosi in tutti i campi fino alla metà del diciannovesimo secolo, si rivelò come un'elaborazione della stessa linea di pensiero.

Tutto ciò mi interessa in particolar modo in rapporto alla domanda: quale chiave paragonabile a quella ci è data nella nostra tradizione, in questo momento di rinascita? Più ci penso, più mi sembra che la chiave data ci da Ouspensky, sia l'idea delle tre dimensioni del tempo e il periodo di scarto delle dimensione (") per i diversi cosmi. Mi sembra che questa chiave possieda la capacità di risolvere tutti i problemi della nostra epoca e di collegarli con l'idea centrale dello sviluppo dell'uomo e del suo rapporto con l'universo esattamente nello stesso modo in cui le idee di Pacioli sullo spazio e la divina proporzione contenevano la possibilità di risolvere tutti i problemi del suo tempo e di collegarli a questa idea centrale. Ovunque si volga lo sguardo gli esperti sembrano essere arrivati al nocciolo dell'idea delle sei dimensioni con tutte le sue implicazioni, e questa idea sola è in grado di produrre le soluzioni.

12 DICEMBRE 1952

Nessuno ha sentito la tragedia della Russia p in modo più acuto di Ouspensky. Ma egli vide e trovò qualcosa d'altro. Egli sapeva e provò che, mentre sulla linea del tempo - quella alla quale si riferiscono i giornali - qualsiasi cosa buona e vera è e sarà soggetta alla corruzione, sia per la nostra civiltà morente che per gli individui, su un'altra linea invisibile tutte le possibilità esistono effettivamente, tutto può essere rifatto e redento, sia il passato che il futuro, sia a livello personale che storico.

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L'assurdo è che quelle diverse dimensioni di tempo, sulle quali i matematici ora cominciano a porre e a risolvere problemi come quelli sulle noci e gli aranci dei libri di geometria, esistono effettivamente. E che mentre alcune sono di fatto piene di tragedie inevitabili, di corruzione e di crimine, altre contengono linee di sviluppo del tutto diverse.

20 SETTEMBRE 1954

Il momento presente è il punto di fuga della nostra prigione tridimensionale di spazio e di tempo. Poiché in questo momento presente, ricordando se stessi, ci si può mettere in contatto con un luogo fuori dal tempo e con l'aiuto dell'eternità, dove stanno già aspettando tutte le possibilità nella loro pienezza. Da ogni momento dobbiamo saper estrarre tutti i suoi contenuti.

IL CUORE

5 NOVEMBRE 1949

Tutto il problema, e il più difficile, consiste ~ nello svegliare il cuore. In qualche modo bisogna apprendere la capacità di vivere nel cuore, di giudicare con il cuore, così come ordinariamente viviamo nella mente meccanica e con quella giudichiamo. Ciò significa far scivolare il centro dell'attenzione in se stessi. Poiché i movimenti del cuore sono così veloci che solo se si è capaci di imparare a vivere là per qualche tempo, è possibile coglier lì allorché passano e ubbidir loro. Ciò significa anche che dobbiamo imparare a nutrire il cuore, portando direttamente Il le impressioni emozionali, proprio come ora poniamo la conoscenza direttamente nella mente. Esistono metodi che aiutano in questo. Ouspensky disse: "Esigete molto da voi stessi". Questa è la chiave. Solo che le richieste che Vi imponete non devono essere solo richieste da fachiri, ma richieste di ogni genere - in particolare richieste emozionali - e tutto ciò deve sempre essere unito al/o sforzo di ricordare se stessi (") e ma1eparato da esso.

9 AGOSTO 1951

Se solo avessimo un "centro emozionale purificato", molte cose diventerebbero molto più facili

per noi. In realtà esso è puro, solo che le altre voci lo sovrastano così prontamente che non siamo

in grado di distinguere ciò che dice. Se si impara ad ascoltare il cuore, ei dirà le cose chiaramente:

cosa si deve fare, cosa non si deve fare, la reale natura della gente, dei luoghi e delle cose. Solo che parla così sommessamente, così sottilmente, che subito un diluvio di reazioni, di spiegazioni,

di scuse, di teorie lo ha già sommerso, e noi non possiamo neppure accorgerei che sta parlando.

Solo ascoltando attentamente ciò che vuole dire e rimanendo in silenzio finché non ha parlato, si può realmente evitare di fare la cosa sbagliata.

6 MARZO 1952

Le relazioni esoteriche devono essere necessariamente relazioni umane trasmutate in qualcosa di

superiore. Non possono mai essere meno delle relazioni umane.

5 MARZO 1952

Il cuore comprende tutti i linguaggi. Il dono della lingua è già in lui se solo lo conoscessimo. Dobbiamo quindi comunicare con il cuore, allora il resto può prendersi cura di se stesso.

27 APRILE 1952

L'amicizia tra chi è nel lavoro esoterico è necessariamente umana, ma sono convinto che se è solo mana - quantunque intelligente - è condannata a degenerare.

In realtà possiamo amarci l'un l'altro soltanto per un periodo di tempo relativo a ciò che

diventeremo e a ciò che serviamo.

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Così come siamo e senza una comune obbedienza al superiore, qualsiasi forma possa assumere, non sappiamo né dare né meritare un amore duraturo. E penso che sia giusto così. Poiché se potesse esserci amore duraturo tra di noi così come siamo, ciò costituirebbe una barriera quasi insormontabile sulla via del cambiamento.

27 AGOSTO 1952

Questo è tutto: ascoltare la voce del cuore.

9 SETTEMBRE 1952

Vi è spesso una guerra civile al nostro Interno che può essere risolta solo facendo ciò che dobbiamo. fare, seguendo ciò che ci detta il cuore. Tutti noi, felici o Infelici, soli o amati, dobbiamo arrivare a questo. Non c'è altra via. Ciò significa riconoscere la natura di Dio in tutto ciò che ci raggiunge.

12 SETTEMBRE 1952

A volte quando qualcuno chiedeva ad Ouspensky del ricordo di sé, egli rispondeva: "Portate il

cuore alla testa". Penso che vi sia anche un altro movimento che dobbiamo imparare, soprattutto quando siamo soli: portare la testa al cuore. L'equilibrio tra i due modi di percezione dipende da questo. A volte c'è troppa pressione in un punto, altre volte in un altro. Ma se armonizzati, difficilmente possono ammettere errori.

IL CUORE

3 SETTEMBRE 1954

Bisogna riconoscere la Verità, in qualsiasi modo ci parli, sia con la bocca di un altro che nel nostro cuore.

26 OTTOBRE 1954

Per trovare la verità, la testa e il cuore devono lavorare nel modo giusto, insieme. Troppo spesso la testa e il cuore hanno la cattiva abitudine di annullarsi a vicenda. Il cuore comprende qualcosa, ma

poi la testa lo spiega in modo diverso. Allora il cuore si scoraggia, perde, fiducia in se stesso e cade nella malinconia. Credo che si debba imparare a percepire con il cuore in modo molto più sensitivo e costante. Ma ciò è possibile solo se il cuore riceve il pieno appoggio della testa. La mente deve portare la ragione, i principi e la tradizione per giustificare e fissare in una comprensione permanente i fugaci barlumi di comprensione e di certezza del cuore.

È difficile che ci sia nel nostro lavoro una persona che non abbia mai avuto barlumi del miracoloso,

che non abbia, in questo o in quel momento, conosciuto la propria vera connessione con i mondi superiori. Ma il nostro problema è la volubilità. Parlando in modo dubbioso o cinico dei propri sentimenti più profondi, cercando di renderli troppo ragionevoli o accettabili per coloro che non li

hanno sperimentati, la gente dissolve le proprie certezze. Così alla fine non conosce ciò che in realtà conosce. Per fissare la comprensione è necessario affermare, affermare e affermare. L'affermazione è il giusto atteggiamento della mente nei confronti del cuore, della ragione nei confronti della coscienza. Grosso modo penso che il futuro di tutto il Lavoro verta sullo stesso punto. Ognuno ha in qualche momento conosciuto la direzione interna da un livello superiore. Se due o trecento persone nell'intero Lavoro, o anche cinquanta,permanentemente vivessero sotto questa direzione e la mantenessero, non vi sarebbe limite a ciò che potrebbe essere raggiunto. Il grande piano della

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Scuola Superiori ("), di cui Gurdjieff, Ouspensky e Nicoll sono agenti, incomincerebbe a realizzarsi

in questo mondo su una scala completamente diversa.

Quando vidi il dr. Nicoll nel 1952, egli disse che questa epoca faceva pensare a quella prima della venuta di Cristo. Rimasi stupefatto perché ciò corrispondeva esattamente alla sensazione che io stesso avevo. Ora

mi rendo conto che il dr. Nicoll parlava con grande comprensione. Un enorme lavoro di

preparazione deve essere fatto in un periodo molto breve. Dobbiamo creare un campo di armonia

in cui possa essere varato un grande ed inimmaginabile esperimento.

Ciò significa armonizzare tutti i rami della conoscenza umana, tutti i tipi e le divisioni degli uomini,

tutte le religioni e le filosofie. Non livellarli, ma armonizzarli, cioè aiutare ciascuno a trovare se stesso, il proprio vero ruolo.

LA PREGHIERA

29 SETTEMBRE 1950

Esistono determinati principi anche riguardo la preghiera. Ouspensky era sempre solito dire: "Non posso discutere con idee preconcette". Se qualcuno si fosse recato da lui per chiedergli: "È questo

che ho deciso di fare. È giusto?", si sarebbe limitato a rispondere: "Bene

andato a dirgli: "La situazione è questa. Cosa posso fare?" Allora avrebbe sicuramente gettato una luce nuova sulla questione, rivelando una direzione del tutto inaspettata. Penso sia la stessa cosa per la preghiera. Per esempio è possibile che qualcuno preghi Dio di liberarlo dal desiderio. Ma supponete che il desiderio sia proprio ciò di cui ha bisogno, solo così forte da riuscire a penetrare in un mondo completamente diverso. Egli dice a Dio: "Questo è ciò che ho deciso, ti prego, aiutami ad ottenerlo". Ma supponendo che egli abbia visto l'intera questione da un punto

di vista sbagliato e che la sua richiesta si basasse su questo punto di vista sbagliato, cosa potrà mai

essere di una simile preghiera? Penso che la preghiera, o una richiesta che si rivolge dal profondo del cuore ad una forza che sta al

di fuori del cerchio della nostra vita e che è la sola a poter modificare le cose al suo interno, sia

l'unica possibilità in determinate circostanze insolubili. Ma certamente dobbiamo implorare che ci

venga mostrata la via per uscirne, la scala invisibile che ci conduca fuori dall'impasse, ed essere veramente pronti ad accettare qualsiasi cosa ci venga indicata. Allora se una nuova idea, una nuova luce penetra nel nostro cuore, come succederà, bisogna essere preparati ad obbedire coraggiosamente.

Se faremo così, saremo guidati fuori dal labirinto.

Bisogna prima di tutto assumersi la piena responsabilità del proprio passato e, dopo averlo fatto, rendersi conto che solo con l'aiuto superiore il nostro futuro può essere cambiato. Solo allora ci sarà possibile fare qualcosa e, dopo averlo fatto, rendersi conto che solo con l'aiuto superiore il nostro futuro può essere cambiato. Solo allora ci sarà possibile fare qualcosa.

". Ma a chi fosse

22 LUGLIO 1952

È sicuramente fuori di dubbio che ogni sincero appello di aiuto debba necessariamente ricever una risposta. Ma la forma che questa risposta assumerà è sempre imprevedibile.

3 FEBBRAIO 1953 Certamente il tentativo di "gettare un ponte tra il mondo dei fatti di ogni giorno e il mondo delle grandi leggi" è la chiave di ogni progresso, della possibilità di ottenere aiuto, della disillusione, della rivelazione etc. Ogni scienziato e ogni santo che valga qualcosa ha iniziato in questo modo e,

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a meno che non si cominci così, la mia esperienza, che si è andata confermando con sempre maggior forza di anno in anno, mi insegna che nulla di buono accade o può accadere.

11 GENNAIO 1956

Esistono situazioni che non possono essere risolte solo dagli uomini. Abbiamo bisogno di un miracolo per risolverle e abbiamo tutto il diritto di pregare per un miracolo. Non è un cattivo segno che le cose divengano più oscure prima di diventare più chiare.

5 MARZO 1956

I miracoli accadono e la gente li avverte e non riesce a crederci perché tutte le loro spiegazioni appartengono ad un'età che è considerata superstiziosa. Sentire il miracoloso è qualcosa che va fatto con tutta la nostra attenzione. Siamo così abituati alle spiegazioni fisiche che se una figura di luce ci apparisse davanti, diremmo che c'è qualcosa che non va nella televisione.

11 MARZO 1956

La speranza e la fede sono le armi più grandi a nostra disposizione. Finché le possediamo tutto è

possibile. Con speranza e fede noi domandiamo di essere ad un altro livello e non ci sarà mai negato.

GLI STATI SUPERIORI

31 LUGLIO 1952

È chiaro che non possiamo comandare il lavoro dei centri superiori, ma che con una giusta

preparazione delle diverse facoltà, anche un lieve lavoro di questi centri può produrre davvero una grande comprensione, mentre, al contrario, senza preparazione, lo stesso funzionamento dei centri superiori non ci darebbe nient'altro che un temporaneo senso di esultanza o libertà. Non è evidentemente soltanto una questione di gradi di coscienza, ma di come ogni grado viene fatto fruttare, per così dire. E ciò può essere in verità molto diverso. Si incomincia così a capire il perché della grande enfasi posta da Ouspensky sulla comprensione, come la chiave della nostra via - con la comprensione lo stesso sforzo, lo stesso grado di coscienza può produrre un risultato dieci volte superiore.

20 GIUGNO 1951

Negli stati superiori la gratitudine si trasforma in qualcos'altro. Si trasforma nella conoscenza di ciò che si deve fare ed anche, se è sufficientemente intensa, nel potere di farlo.

6 NOVEMBRE 1951

A volte sembra terribilmente noioso dover trascrivere qualcosa per esteso, pagina dopo pagina,

per qualcuno che leggerà pagina dopo pagina, allo stesso modo, quando il vero nocciolo dell'intera questione consiste in una percezione simultanea. La pittura incomincia a sembrarmi molto più

interessante. Certamente deve pure essere dipinta pennellata dopo pennellata, ma viene vista tutta insieme in un colpo solo. Incomincia a sembrarmi una simulazione migliore dei centri superiori. Soltanto che probabilmente dobbiamo realizzare prima internamente la sua sintesi. Penso che l'estasi più celestiale sia quella di conoscere simultaneamente cinquecento cose che abbiamo già conosciuto molto bene separatamente.

14 NOVEMBRE 1951

Mi interessa molto la telepatia e la sua teoria. Penso che debba essere studiata sotto due aspetti.

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Come nella radio o nella televisione, c'è prima l'onda portante, poi il messaggio che deve essere trasmesso. Per la telepatia penso che l'onda portante sia qualcosa della stessa natura dell'energia emozionai e superiore, che deve essere generata con un'intensità tremenda. Forse tramite digiuni, sofferenza, resistenza, perché la trasmissione sia possibile. Ma supponete che la trasmissione sia avvenuta, quale messaggio verrebbe trasmesso? Questo è lavoro per la mente e la comprensione ordinarie e credo che possa essere praticato tutto il tempo. Se prendete in esame tutti i vostri amici, uno dopo l'altro, diciamo cinque minuti per ciascuno e ricostruite il vostro rapporto con loro così come è attualmente, quasi certamente nascerà nella vostra mente un messaggio che vorreste trasmettere, qualcosa che volete spiegare, che volete farvi perdonare o che volete dire. Se è così potete esercitarvi a tenere nella vostra mente l'immagine di questa persona e il rapporto che avete con lei, combinati con il messaggio e solo con

il messaggio che volete inviare. Secondo me questa è la preparazione pratica per la telepatia,

possibile nel nostro stato. L'altra questione consiste nel renderei sensibili alla ricezione della telepatia, capaci di distinguere e

conservare le idee e i messaggi che entrano nella nostra mente da un livello superiore. Credo che ciò, di fatto, accada molto più spesso di quanto pensiamo, ma che quelle idee e quei messaggi vengano ordinariamente risucchiati nel flusso dei nostri pensieri individuali e allora perdano molto presto la loro natura e il loro potere. Dobbiamo imparare a riconoscere la ricezione di idee nel momento in cui avviene. Ciò può portarci a molte altre cose.

18

FEBBRAIO 1952

Ci

sono questioni molto difficili da esprimere logicamente e spiegazioni che sembrano logicamente

contraddittorie, che possono essere soltanto tentativi imperfetti di descrivere aspetti diversi che in uno stato su peri ore vengono visti come un uno, come un tutto unico. In uno stato superiore possibilità diverse sembrano non escludersi a vicenda, come succede nel nostro tempo, ma possono essere viste come coesistenti. Soltanto quando ne discutiamo logicamente, secondo la nostra concezione del tempo, nascono le difficoltà.

16 GIUGNO 1952

Lo studio dei tipi ( ") è insieme affascinante e sfuggente. Più materiale si accumula su di essi più si

sente che manca la chiave per la loro comprensione. E alla fine si arriva a sentire che questa chiave mancante è di fatto collegata con il nostro stato ordinario. I tipi possono essere realmente riconosciuti e classificati soltanto da un diverso livello di coscienza.

15 AGOSTO 1952

Penso che sia impossibile per un uomo raggiungere stati superiori solo con i propri sforzi: un potere superiore deve scendere dall'alto ed aiutarlo. Solo l'illuminazione può produrre certi risultati. Ma l'uomo deve crearsi il proprio conduttore e innalzarlo al di sopra della giungla circostante per attrarre l'illuminazione. Anche allora è possibile che debba spettare molto prima che essa lo colpisca. Ma quando ciò accade sarà il potere dell'illuminazione stessa, non il proprio, a

mostrargli ogni cosa.

La stessa idea viene esposta in un altro modo, con indicazioni molto precise, nella tavola

contenuta in "Frammenti", che mostra ciò che tutte le creature mangiano e ciò da cui sono mangiate. Proprio come una patata, che se è cruda viene mangiata dai porci, se cotta dagli uomini

e se putrida dai vermi, così l'essenza dell'uomo può essere mangiata da potenze diverse secondo

ciò che l'uomo ne fa. E se egli riesce a farsi mangiare dalla divinità, questo sarebbe davvero un aiuto dall'alto: il colpo dell'illuminazione.

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24

SETTEMBRE 1952

Chi ha avuto esperienze deve diventare capace di giudicare le oggettivamente e stimarne il valore

e la pericolosità per se stesse. Nel capitolo intitolato "Misticismo sperimentale" in "Un nuovo

modello dell'universo", si può vedere come Ouspensky portasse l'arma del ricordo di sé dentro stati nuovi e mondi sconosciuti. Più tutto è strano più scrupolosi bisogna essere nel mettere in dubbio ogni cosa e purificare tutto il proprio vecchio sé. Soprattutto, quando ci si ritorna non ci si deve mai permettere di usare le proprie esperienze come un'arma per colpire gli altri. Perché in tal modo le esperienze stesse si corrompono, e tutto è perduto.

11 DICEMBRE 1952

A volte ci si trova in un ambiente che si conosce: i luoghi, lo scenario e la gente sono proprio gli

stessi di sempre, ma improvvisamente sembra che qualcosa di un mondo diverso si riveli attraverso di loro. Ogni dettaglio non è soltanto qualcosa di familiare, ma improvvisamente e contemporaneamente anche il simbolo di qualcos'altro di molto più importante. Forse in realtà il

mondo è sempre questo, ma solo occasionalmente lo vediamo così.

7 SETTEMBRE 1953, La telepatia, quando esiste realmente, può essere sia accidentale che consapevole e intenzionale. La telepatia consapevole necessita di molta comprensione, di un grande potere di attenzione e di tecniche speciali. Non "accade".

21 OTTOBRE 1951

Esiste un'allusione riguardo il "crescere radicandosi" nell'idea che ogni funzione più veloce, resa consapevole, dia accesso ad un cosmo più vasto e ad uno più piccolo. Così la funzione mentale ordinaria dà accesso al mondo dell'uomo. La funzione istintiva si collega al di sopra col mondo della natura e al di sotto col mondo delle cellule. La funzione emozionale si collega al di sopra col mondo della terra e al di sotto con quello delle molecole.

La funzione mentale superiore si collega al di sopra col mondo solare e al di sotto col mondo degli elettroni. So che questo è molto teorico, ma se lo si prende profondamente in considerazione e lo

si collega alle proprie esperienze, sembra gettare una gran quantità di luce su molte delle cose

scoperte o intuite da Jung.

CORPO, ANIMA E SPIRITO

31 DICEMBRE 1951

Ritengo che ogni cosmo vivente - sia esso un pianeta, un civiltà, un uomo o una scuola - debba avere spirito, anima e corpo, debba vivere in tre mondi diversi e in tre veicoli simultaneamente, poiché questo è il grande modello universale. Ritengo inoltre che la scuola debba creare esternamente strutture, organizzazione e monumenti - anche se questi non sono l'essenziale. Poiché, senza di essi, non potrebbe effettivamente toccare questo mondo, nel quale, dopotutto,

noi e tutti gli uomini viviamo.

14 NOVEMBRE 1952

Tutti gli uomini hanno il diritto per nascita di possedere un'anima in embrione. Ma questo embrione deve in qualche modo essere fertilizzato per dare avvio al processo grazie al quale poter diventare consapevole e sviluppare la propria completa grandezza. lo collego questa "fertilizzazione" dell'anima alla scuola. Ma questa è una parola molto grande e l'influenza fertilizzante della scuola può assumere varie forme, come fece Giove nei miti greci. Quasi sempre, credo, si deve manifestare attraverso un

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uomo o una donna viventi, il proprio maestro o qualcosa di simile. Ma non vorrei escludere altre possibilità sebbene, qualora esistano, il principio dovrebbe essere lo stesso. Suppongo si possa dire che è possibile accelerare la crescita dell'anima consapevole. Anche se a volte mi chiedo se la questione venga posta nel modo giusto. Possiamo forse fare nient'altro se non ciò che siamo spinti a fare dal nostro desiderio e bisogno interiore? E ancora, a quali stadi è necessario essere attivi e a quali passivi? Tutto ciò è molto misterioso, dobbiamo ricordarcene.

6 SETTEMBRE 1954 Il nostro lavoro consiste nel realizzare l'armonia conscia. Prima in se stessi, individualmente. Poi nel proprio gruppo. Infine gradualmente tra i gruppi e così via in una proiezione infinita nel mondo. Individualmente dobbiamo individuare l'armonia tra tutte le nostre funzioni, i nostri

interessi, i nostri doveri, i diversi aspetti della nostra vita - dedicando l'armonioso insieme a Dio e

al Lavoro. A questo ci preparano i nostri studi. Non hanno altro scopo.

Ciascuno di noi deve saper ricreare l'intero sistema intellettualmente per se stesso e in se stesso.

Questa è l'impalcatura della sua nuova creazione. Nessun altro può farlo per lui e ciò che scopre è solo suo.

Allo stesso tempo, la costruzione di un proprio "modello dell'universo" è solo un'impalcatura. È lo scheletro. Un nuovo tipo di carne viva deve crescergli attorno, un nuovo corpo. Cosa significa ciò? Significa imparare a vivere nell'anima e a partire dall’anima. Quando lo si riesce a fare, tutta la complicata struttura di idee che ci si è creati si risolve in qualcosa di molto semplice, molto diretto.

In

cosa consiste essenzialmente il nostro lavoro? Rendere l'uomo capace di vivere coscientemente

in

tre corpi, in tre mondi e realizzare casi il Piano Divino. Un corpo fisico gli è stato dato dalla

natura al momento della nascita. Da qualche parte esiste l'originaria scintilla divina irradiatasi da Dio e ch e, ritrovata, sarà il suo spirito conscio. Ma l'uomo ordinario non ha alcuna percezione di quel corpo che è stato creato per collegare gli altri due; cioè l'anima. L'anima è il ponte tra il corpo e lo spirito, tra la terra e il Cielo. È qui; ma dobbiamo divenirne consapevoli, sentirla, vivere in Sentite l'anima aprendo il vostro cuore agli altri, accettando ciò che esiste. L'anima cresce

attraverso il cuore. Il cuore è la porta dell'anima. Ma nell'uomo comune questa porta è bloccata da paure, pregiudizi, dubbi. Il suo cuore non è aperto al mondo. Vi prende soltanto ciò che vuole prendere e nel modo in cui vuole prenderlo. Se egli potesse semplicemente essere se stesso, essere il proprio intero sé, senza paura e auto difesa, potrebbe già vivere nell'anima. Imparate quindi semplicemente ad essere, ad essere il vostro intero sé. Per prima cosa dovete vivere nella consapevolezza del vostro corpo fisico. Poi nella consapevolezza della vostra anima. Infine nella consapevolezza del vostro spirito. C'è un'altra cosa ancora. Chiunque veda lontano in questo lavoro deve imparare a riposarsi. Le tensioni che incontra. sarebbero troppo forti per lui altrimenti. Di fatto c'è un solo vero tipo di riposo: è nel pensiero di Dio, nel ricordo di Dio, in Dio.

Ci sono due visioni dell'Universo. E dobbiamo imparare a coltivarle alternativamente. Una è la

visione della gerarchia degli esseri, della scala sulla quale noi e tutti gli altri dobbiamo lottare con fatica, sacrificio, servizio, comprensione. Questa è la via della scuola. L'altra è la visione diretta di

Dio, di una vibrazione divina che pervade e sostiene tutti gli esseri ovunque, dalla roccia a Cristo, dalla luna al sole. Queste due visioni sono il giorno e la notte del nostro lavoro. Lavoriamo faticosamente in una, ci riposiamo nell'altra. È così che deve essere.

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È per questo che la nostra tradizione non è un sostituto della religione. È il suo completamento. Ogni uomo ha bisogno di una religione e probabilmente di una chiesa, che lo sostenga nella visione di Dio.

23 FEBBRAIO 1955

Tutto consiste nella relazione tra corpo, anima e spirito. Il corpo vibra, in alcuni più che in altri, ma

vibra. Lo spirito vibra da qualche parte. Ma l'anima è inerte, di solito vibra solo in superficie, non in profondità. Dobbiamo fari a vibrare tutta, fin nella sua parte più profonda. È scossa dal dolore, dalla gioia, dalla mancanza, dalle scoperte, dalle decisioni difficili, dal pagamento, da ogni genere

di cose.

Con il ricordo di sé questa vibrazione penetra profondamente, l'intera anima vibra. Quando tutta l'anima vibra intensamente come il corpo e lo spirito, allora essi vibrano all'unisono. Siamo uno, siamo reali, possediamo l'integrità. Dobbiamo quindi essere grati per lo scuoti mento dell'anima, sebbene Dio sappia come questo debba risultare piuttosto scomodo al momento. Forse il nostro errore è quello di volere la pace nel posto sbagliato. La gente chiede pace per la propria anima - dovrebbe invece chiedere il tumulto

per la propria anima, così da poter trovare la vera pace nel proprio spirito.

La coscienza è la voce dello spirito, che penetra attraverso l'anima fino al corpo, quando tutti e tre

vibrano insieme.

È questo che il ricordo di sé produce: corpo, anima e spirito sono momentaneamente allineati. I!

corpo è collegato attraverso l'anima allo spirito, che è fuori dal tempo, immortale. Questo spiega perché nei momenti di ricordo di sé non c'è tempo, né paura, né dubbio: solo pura coscienza, silenzio e la voce della coscienza. Perdete il ricordo di sé e la paura, il dubbio e il tempo immediatamente ritornano. Una gran parte della austerità e della sofferenza che il Sistema (") implicò in quei giorni ci fu perché Ouspensky puntò tutto sullo spirito. Egli non voleva accettare alcuna ricompensa nel mondo dell'anima, né per sé né per la sua gente. Puntò tutto sullo spirito e vinse, divenne libero spirito. Allora tutto cambiò. Perché ora, se vogliamo, possiamo permettere al suo spirito di agire sulle nostre anime, renderle vive, farle vibrare. Allora, grazie a questa vivificazione delle nostre anime, con il ricordo di sé possiamo sentire i nostri spiriti, in cui risiedono certezza, sicurezza e verità assolute.

14 MARZO 1955

Tutti abbiamo qualità buone e caratteristiche repellenti. AI livello delle qualità, buone o cattive che siano, nulla può essere fatto. Ma abbiamo uno spirito che è immortale e tutti nostri sforzi per il ricordo di sé servono a costruire con esso un collegamento conscio. Si può pensare al proprio corpo come ad uno strumento meraviglioso e incredibilmente ingegnoso, oppure come ad un vecchio sacco d'ossa, come meglio si preferisce. In un caso o nell'altro, ha un significato solo se serve lo spirito, attraverso la mediazione dell'anima consapevole che stiamo cercando di costruire. Dobbiamo quindi guardare in alto, elevare i nostri desideri, cercare sempre di sentirei in alto, nello spazio. Quando raggiungeremo questa sensazione non la perderemo mai. E tutto ciò che è repellente rimarrà al di sotto di noi.

28 SETTEMBRE 1955

Raggiungete l'invisibile tramite il visibile - lo spirituale attraverso il fisico. L'anima è il ponte. Ma potete distinguere tra quei tre mondi, quelle tre qualità? Quando avrete stabilito il contatto con lo spirituale sarete sicuri di ciò che deve essere fatto.

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15

NOVEMBRE 1955

L'anima è il ponte, il collegamento tra il corpo e lo spirito. Di coloro che vivono interamente negli

impulsi e nelle vanità del corpo, potete dire che non hanno anima o che la loro anima è addormentata: lo sentite. Di quelli che invece vivono cercando a tentoni la verità, cercando di obbedire alla coscienza, potete dire che le loro anime stanno crescendo, si stanno svegliando:

sentite anche questo. In realtà ognuno di noi ha un'anima, ma dobbiamo divenirne consapevoli, vivere in essa, farla vibrare. Quando realmente vibrerà, il collegamento tra il corpo e lo spirito sarà compiuto. Cosa fa vibrare l'anima permettendo così all'uomo nella sua interezza di agire come uno? Lotta, fede, sforzo, volontà, dolore, gioia, memoria, compassione e sacrificio: tutto ciò appartiene all'imminente ritorno alla vita dell'anima. Noi riconosciamo lo spirito per mezzo della coscienza, che è la sua voce, riconosciamo il corpo prendendoci pensiero per lui, riconosciamo l'anima dalla volontà -la volontà mediante la quale l'uomo fa in modo che il proprio corpo obbedisce al proprio spirito, unificando così se stesso. Il corpo e lo spirito hanno ciascuno le proprie emanazioni. Ogni sforzo della volontà, mediante il quale un uomo accorda la sua azione fisica alla sua coscienza, fonde insieme un atomo di corpo con un atomo di spirito per formare una molecola di anima. E proprio come gli atomi di idrogeno e gli atomi di ossigeno possono esistere sempre fianco a fianco senza formare l'acqua fino a che non siano fusi insieme dallo shock dell'elettrolisi. così il corpo e lo spirito possono esistere indefinitamente fianco a fianco, finché lo shock della volontà non produca, con la loro fusione,la nuova sostanza dell'anima.

I! corpo vive nello spazio e nel tempo, soggetto alla materia, all'illusione e ai sensi. Lo spirito vive nell'eternità e nella verità. L'anima deve unirli insieme. Così tutto ciò che è certezza appartiene allo spirito, tutto ciò che è lotta appartiene all'anima. Lo spirito conosce Dio, l'anima ha fede; lo spirito conosce Dio, l'anima ha speranza; lo spirito conosce Dio, l'anima ha carità. È così che l'anima viene fatta vibrare, è così che l'uomo diventa uno

e diventa se stesso.

LE TRACCE DELLA SCUOLA

23 MARZO 1952

Il soggetto della scuola di Roma è molto interessante. La mia impressione è che, con il passare del

tempo, quelli che studiano questa linea scopriranno che sempre più le influenze vitali del diciannovesimo secolo derivano da quella fonte.

16 SETTEMBRE 1952

È stato molto interessante scoprire a Firenze come ogni linea creativa, ogni capacità e

comprensione del Rinascimento, possa essere fatta risalire alla famiglia Medici - a un gruppo particolare in un unico luogo. Ed è anche interessante il fatto che tutto quanto - l'arrivo di studiosi dall'Oriente, l'appoggio offerto a Donatello, a Michelangelo, a Frà Angelico, la costruzione delle

chiese, la raccolta delle biblioteche, la fondazione dell'accademia platonica - fu tutto pagato e reso possibile dall'attività bancaria dei Medici. Per coloro che sono interessati al ruolo degli affari in rapporto all'influenza esoterica, eccone l'esempio classico.

22 GENNAIO 1953

La cosmologia di Fabre D'Olivet è una curiosa reminiscenza di alcuni antichi libri sacri americani, come il Popol Vuh e il Chilan Balam. Dopo le magnifiche origini cosmologiche, al pari del libro della

Genesi, diventano l'epopea sanguinaria di stirpi di giganti e di nani che si divorano a vicenda, si

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tagliano a pezzi e si seppelliscono vivi - tutto abbastanza terrificante, fino a che non ci si rende conto che è di processi e di epoche geologiche che si sta parlando.

4 APRILE 1954

Vedo la nostra via come quella che ha il grande compito di armonizzare tutte le precedenti esperienze esoteriche, così come tutti gli aspetti della natura umana. Ora tutto deve essere riunito nella consapevolezza, nulla deve essere tralasciato. Si sta compiendo uno sforzo supremo per riconciliare ciò che prima ha dovuto essere diviso. La comprensione, l'amore, la volontà, unificate dalla consapevolezza, lo rendono possibile.

2

MARZO 1954

Di

tutte le vie orientali, il Buddismo Zen sembra il più vicino alla mentalità e al mondo di vedere

occidentali. Ma, Personalmente, dopo tutti gli anni vissuti In questo continente, sono sempre più convinto che le vie orientali non facciano per noi. Soprattutto qui in America Latina, coloro che vi

si immergono sembrano nuotare in una palude, tagliati fuori da tutto ciò che è reale e vivente in. questo tempo e in questo luogo. Sono convinto che si stia creando una Via completamente nuova per l'occidente e che prima che le tradizioni orientali possano essere assorbite da questa nuova Via debbano sottoporsi ad una profonda trasformazione. Ora cominciamo a renderei conto della straordinaria scala su cui Ouspensky stava vedendo quando, dopo aver abbandonato il Sistema (* ), disse: "Dovete ricostruire tutto. Tutto deve essere rifatto fin dall'inizio." Ora mi sembra che questa ricostruzione sia qualcosa che stia per essere

varata dalla Grande Scuola (") e che costituisca un crocevia nella storia dell'umanità, importante quanto quello rappresentato dalla venuta di Cristo.

Si è sempre detto della Quarta Via ( ") che deve essere seguita nella vita e che consiste nello

sviluppo della consapevolezza simultaneamente in tutti i centri ("). Tuttavia, tutto quello che si è conosciuto fino ad ora della Quarta Via sembra essere soltanto un preludio al modo in cui ora viene gradualmente rivelata dalla Grande Scuola all'Occidente. Poiché questa nuova Via sembra basarsi sulla scienza dell'armonia conscia. Ciò significa creare armonia tra tutte le funzioni dell'uomo e tra tutti gli aspetti della sua vita. Significa creare armonia tra i diversi tipi(·) di un gruppo. Significa creare armonia tra tutte le vie tradizionali e inoltre, su

un'altra . scala, tra i popoli, le razze, le epoche.

In qualche modo <t confronto con questa visione completa, lo yoga tradizionale, e le vie

monastiche, che trascurano ed amputano tanti aspetti e conquiste della vita moderna, sembrano fuori tempo e artificiose. So che ci è stato mostrato l'inizio di questa nuova via e che più ci rendiamo conto di quanto ci è stato dato, più ci sarà rivelato. La nuova via non ha potuto giungere nel mondo pienamente sviluppata perché si basa sulla comprensione e la comprensione deve crescere. Masi sta diffondendo ad una velocità tremenda e attraverso molti canali simultaneamente. Bisogna imparare a mettere insieme i pezzi del puzzle e questo dipende dalla capacità di mettere insieme i pezzi del nostro puzzle interiore: tutti i pezzi senza tralasciarne nemmeno uno.

Anche così, forse tutto quello che siamo in grado di realizzare di questa nuova via non è niente altro che la preparazione del terreno per una grande dimostrazione che sarà compiuta dall'alto al momento giusto. Molti in qualche modo sembrano riconoscere questo fatto e puntare lo sguardo,

al

di là del presente apparentemente insolubile, su una straordinaria e miracolosa speranza futura.

4

OTTOBRE 1954

Credo che tutti i momenti di rinascita nella storia possiedano la stessa qualità e derivino dalla

stessa verità. È solo nella loro degenerazione che le idee sembrano inconciliabili.

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3 NOVEMBRE 1954

A Roma abbiamo scoperto moltissime tracce di quel circolo anonimo del diciannovesimo secolo

che diffuse nella vita europea tante correnti creative. Fu fondato da Cagliostro poco prima del suo arresto nel 1789. Goethe ne fu molto influenzato sebbene ad una certa distanza. Tra i francesi che

vi appartennero nei primi trenta anni vi furono Ingres, Chateaubriand, Ampère padre e figli,

Madame Recamier. Tra i tedeschi ci furono il chimico Baron Bunsen, che dedicò la sua vita alla comprensione tra la Chiesa Cattolica e quella Protestante, MendeIssohn, i pittori Cornelius, Shadoro e Onerbeck e lo

storico Niebrihr. Tra i russi ci furono i pittori Kiprensky e Ivan, lo scrittore Gogol e Stukovsky che divenne tutore di Alessandro Il. Tra gli altri lo scultore danese Thorwaldsen, il musicista ungherese Listz, il poeta inglese Shelley, l'archeologo danese Zoega e il compositore italiano Rossini. N ella generazione successiva arrivarono Browning, Ibsen, Nietzsche, Stevenson e molti altri.

Il loro centro si trovava tra via Gregoriana e via Sistina.

Per lungo tempo lavorarono nella Accademia Francese a Villa Medici. Restaurarono le chiese di Santa Trinità dei Monti e di Sant'Andrea delle Fratte. Ingres formò un gruppo parallelo a Parigi, che

si sviluppò per proprio conto, indipendente seppure collegato. Questi gruppi furono, ritengo, la

vera ispirazione della cultura del diciannovesimo secolo. Abbiamo anche osservato le prime chiese cristiane che vanno dal terzo al quinto secolo, l'epoca in Cui si compì un grande sforzo per riconciliare l'antica saggezza Greco-Egiziana con la nuova rivelazione cristiana.

10 DICEMBRE 1954

È affascinante esaminare i modelli, i modelli tradizionali nei quali ci capita al momento di figurare,

ma che esistevano molto tempo prima di noi e continuavano a ripetersi per molto tempo dopo di noi. Sempre di più il depositario di tutti i modelli sembra essere il dramma evangelico.

Se si comprende il modo in cui tipi e livelli diversi reagirono allora, si riconosceranno quelle

reazioni sempre ed ovunque. Perché la storia dei discepoli che andavano ad Emmaus sembra la rappresentazione originaria del nostro lavoro?

Forse i discepoli erano veramente disillusi dopo la crocifissione, se ne andavano via perché

pensavano che tutto fosse finito. Ma allor ché se ne andarono per il mondo, Cristo apparve loro. Anche allora essi non lo riconobbero, finché non lo invitarono a restare a mangiare e a bere. Allora i loro occhi si aprirono.

Fu la loro gentilezza mondana e la loro ospitalità che li svegliò e rivelò loro Cristo. Quando si

svegliarono e lo riconobbero, allora si precipitarono indietro per cercare di svegliare i discepoli al quartier generale che erano intenti a cercare di cavare fuori dalle loro incertezze una linea di condotta. Naturalmente non furono creduti. Ma allorché quelli se ne erano andati e coloro che erano rimasti furono di nuovo insieme, Cristo apparve a tutti loro e li saldò insieme nel nuovo principio.

Ritengo che la via verso Emmaus sia la Quarta Via. Nella Quarta Via la gente deve essere disillusa a casa propria, andare coraggiosamente nel mondo a cercare la verità, essere colà illuminata e quindi riportare indietro la luce a casa propria.

29

DICEMBRE 1954

Mi

chiedo perché l'esperimento Sufi riuscì a raggiungere una nota estatica così pura. A me pare

che ci fosse qualcosa che andò nel modo giusto e che, ad un certo punto, le emozioni negative

vennero trasformate in amore su una scala molto grande.

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Nel "The Whirling Ecstasy'T" vi è un punto in cui Jellaledin manda suo figlio a cercare Shems dicendo: "Quando lo troverai getta 2000 ashrafi d'oro ai piedi del sultano di Tabrizì": Quando saremo in grado di comprendere questo atteggiamento? Quando ci accorgeremo che questa è e la strada reale verso la libertà?

21

MARZO 1955

Vi

è ancora molto da scoprire nel Medio Oriente - Siria, Egitto, Palestina e Persia -: le tracce dei

primi esperimenti della Quarta Via. Credo che tutte queste tracce debbano essere unite insieme finché c'è ancora tempo, debbano essere incorporate in questa grande e culminante dimostrazione della quarta via che appartiene al nostro tempo.

20 LUGLIO 1955

L'anno scorso siamo andati alla ricerca delle tracce della scuola del passato: la scuola proto- cristiana a Roma, la scuola delle cattedrali gotiche in Francia e quella scuola del diciannovesimo secolo, sempre a Roma, da cui proveniva Peer Gynt e tante altre cose stupende. Ne abbiamo trovate davvero molte e in un modo difficile da descrivere, ci è sembrato anche di costruire un collegamento vivente attraverso il tempo con quegli esperimenti. Successivamente abbiamo cominciato a renderei conto di come lo studio delle scuole del passato conduce con sempre maggior forza verso la più grande e la più perfetta dimostrazione della scuola sulla terra: il dramma evangelico e la passione di Cristo. Si vede chiaramente che quello è il centro

focale e l'esempio di tutto il lavoro di scuola in tutte le epoche e che ogni esperimento consiste nel tentativo di rifletterlo in un modo o nell'altro. Sebbene non l'avessimo pienamente capito quando l'abbiamo iniziato, è ora chiaro che quest'ultimo viaggio è stato un viaggio alla ricerca della Passione. Durante la settimana Santa a Siviglia abbiamo visto in che modo gli uomini abbiano tentato di riviverla per se stessi. Nei templi egiziani e nelle isole greche abbiamo visto come, per migliaia di anni, le scuole abbiano preparato

gli uomini a comprendere ciò che doveva avvenire. A Gerusalemme, naturalmente, abbiamo visto

l'effettivo scenario nel quale fu rappresentato il Dramma, e si era portati a visualizzare in modo molto vivido le lotte, le speranze, i tradimenti 'e la liberazione che quegli uomini e quelle donne effettivamente avevano vissuto. Sempre a Gerusalemme è pure possibile vedere tutto ciò che gli

uomini fanno dell'influenza superiore: è tutto un mondo pieno di ispirazione, di superstizione, di crudeltà, di paura e di fede.

Ci siamo in seguito spostati nei paesi dell'Oriente, nel mondo musulmano, a Damasco, Bagdad,

Teheran e Isfahan. Ero del tutto impreparato alla sensazione del totale cambiamento di atmosfera nel momento in cui si lascia il mondo cristiano. Manca qualcosa, che viene data talmente per scontata che neppure ci pensiamo. È qualcosa che ha a che fare con la speranza individuale, con il riconoscimento del valore di ogni anima individuale. In Oriente, naturalmente, ci sono uomini saggi, uomini buoni e uomini religiosi, ma non ho mai sentito in occidente, tra la povera gente, questa strana apatia e disperazione, come se non ci fosse più nulla da aspettare se non la morte. Evidentemente la venuta di Cristo ha cambiato completamente la natura e le possibilità di tutti i livelli di essere sulla Terra. Laddove ciò non viene riconosciuto si verifica una curiosa stagnazione. Da questa constatazione ho compreso in modo nuovo cosa significasse per gli apostoli e per i missionari medievali la "conversione" di una

nazione. Per quanto imperfettamente potesse essere fatta, da un punto di vista puramente umano, quella conversione significava un'effettiva trasmutazione delle possibilità umane in quell'area. È un processo realmente miracoloso.

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Visitando i Dervisci e i Sufi in Egitto, in Siria e in Libano, abbiamo avuto la sensazione che il loro lavoro consistesse nell'introdurre una specie di cristianesimo camuffato in paesi che non erano pronti a riceverlo in modo manifesto. Forse il loro ruolo era quello di tentare di riscattare qualche errore commesso da Maometto. Volando così rapidamente di paese in paese e da un luogo antico ad un altro si è cominciato a vedere la storia come uno straordinario gioco di influenze di scuola che edifica, ammaestra, cresce

e scompare da un luogo per ricomparire in Un altro. Ci si è resi conto che l'influenza della scuola è

vita: laddove esiste c'è speranza e creazione, dove invece scompare ne consegue disperazione e corruzione. Ci siamo anche resi conto che l'intero lavoro delle scuole nel mondo antico è consistito

nel preparare gradualmente il terreno alla venuta di Cristo e l'intero lavoro delle scuole, da allora

in poi, è stato quello di rivelare ciò che effettivamente Cristo ha portato.

Questo è anche il nostro lavoro e, di fatto, è l'unico vero Lavoro. Ma è così grande, così strano e multiforme che ci siamo dovuti arrivare attraverso un insegnamento in cui il nome di Cristo veniva difficilmente menzionato, per timore che fosse preso ad un livello troppo basso. Evidentemente il nostro lavoro sarà misurato, non sulla base di ciò che diciamo o scriviamo, ma a seconda del grado di carità che siamo capaci di manifestare. Se la carità è presente c'è anche felicità, comprensione e armonia. Quando la vanità e il sonno ne occupano il posto, tutto ritorna di nuovo ad essere confuso. Se le cose vanno male, come sicuramente andranno, sappiamo che ciò avviene perché non siamo stati capaci di proiettare armonia conscia. Fintanto che le cose vanno

6 ACOSTO 1955 L'intera questione verte sul fatto che le persone dovrebbero cercare, cercare e cercare; tentare di essere sincere; non imitarsi l'una con l'altra, né imitare me o Ouspensky o chiunque altro e rispettare la verità ovunque essa si trovi. Coloro che non cedono all'imitazione sono molto più difficili da trattare, ma infinitamente più compensatori. Sono, di fatto, proprio il tipo di persone che stiamo cercando. Gli uomini superiori(") sono coloro che sono diventati completamente originali, come nessun altro nell'universo; coloro che hanno trovato il proprio modo di essere completamente se stessi, dedicando tutto il proprio sé al Lavoro e accettandone le conseguenze. Non è comodo perché non esistono precedenti, come non esistevano precedenti per un Ouspensky o un Gurdjieff.

Voglio che la gente studi, studi qualcosa, qualunque cosa, profondamente, da tutti i punti di vista;

e tenti di fare una ricerca originale, utilizzando ciò che ci è stato dato come chiave della

comprensione su campi più vasti. Visitando quelle antiche località - Karnak)Gerusalemme, Damasco, Isfahan - abbiamo sentito quale

straordinaria concentrazione di conoscenza contengano. Quei luoghi hanno una grande pressione

di conoscenza, molte più libbre per centimetro quadrato di ogni altro luogo. È questo che attrae i

turisti, sebbene essi non lo sappiano. Anche noi, che ci mettiamo assieme a quella compagnia, siamo così ignoranti, così ineducati. Non abbiamo capito che avere familiarità con i principi è una cosa, ancorare la conoscenza ai principi è cosa del tutto diversa. È così importante, ai giorni nostri, che tutta la conoscenza sia collegata a questi principi e messa al sicuro nel posto giusto, non lasciata andare a se stessa col rischio di bruciarsi. Poiché questa è la via del disastro. Passando così rapidamente da un paese all'altro - dall'Italia all'Egitto, la Giordania, la Siria, il Libano, l'Iraq, la Persia, la Turchia, la Grecia - si è avvertito che tutta la storia umana che giace in quei luoghi in tale ricchezza, come un terreno profondo e fertile, è la stessa della scuola e

dell'influenza di scuola. L'avvento della scuola, la sua crescita in un luogo, il suo trasferimento da qualche altra parte, la diffusione dei templi, delle filosofie, delle arti e dei simboli che essa lascia dietro di sé, l'età dell'oro del suo trionfo, le grandi figure che la rappresentano, la distruzione che giunge alla fine del suo ciclo, la corruzione che consegue al suo travisamento.

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Questa è la storia umana, non c'è nient'altro. E noi dobbiamo raccoglierla tutta, lasciare che nutra il presente. Nel corso del viaggio è andata sempre più crescendo la sensazione che il dramma di Cristo sia il centro della storia umana da cui le epoche precedenti e quelle successive si dipartono come le onde da un sasso caduto nell'acqua. Esiste soltanto una gerarchia, un Cerchio Interno. Prima di Cristo gli uomini si preparavano a comprendere ciò che Cristo stava per portare; poi si sono preparati gli uomini a comprendere ciò che Cristo aveva già portato. Ma è sempre lo stesso lavoro.

Al tempo di Cristo si verificò una straordinaria rottura: . fu qualcosa di simile all'inversione della

corrente. Tutto ciò che era passato dovette apparire sbagliato e malvagio. Ma ora, come parte

dell'attuale lavoro di armonia, dobbiamo ricomprendere il mondo antico e i suoi misteri, dimostrare che tutto appartiene allo stesso lavoro, tutto punta alla stessa direzione.

lo credo che se la gente potesse comprendere che vi è sempre stata una sola e unica gerarchia che

guida l'uomo, che Ercole, Budda, Salomone e i discepoli, che fisicamente circondavano Cristo e ancora altri, che hanno creato il mondo moderno in cui viviamo, ne facevano parte, allora molte

cose risulterebbero molto più chiare e semplici. La gente allora comprenderebbe che il fanatismo,

la paura, le contraddizioni e le persecuzioni sono qualcosa che gli uomini ordinari hanno introdotto

all'interno di tutto questo. Non può esistere contraddizione negli originari impulsi della scuola, perché sono tutti stati originati dallo stesso luogo e facevano parte di un unico piano. Ma per poter comprendere tutto questo la gente deve studiare, lavorare, ricercare, sperimentare e allora sarà in grado di dimostrarlo a sé stessa e agli altri.

5 OTTOBRE 1955

In Egitto, specialmente a Luxor, si è vista tutta la saggezza del mondo antico conservata

gelosamente, in attesa di essere riscoperta. Ma ci si è anche resi conto che allora le possibilità erano solo per pochi e che tutto ciò non era nient'altro che preparazione per quello che Cristo stava per portare. Gli stessi egiziani lo sapevano. Nei templi Tolemaici, 100 anni prima di Cristo, improvvisamente appare una cappella della Natività, la "Mammesi", che contiene, in stile egiziano,

l'annunciazione e ogni altra cosa che stava per accadere.

Vi è qualcosa di parallelo in Perù e in Egitto: hanno le stesse radici - forse Atlantide e la antica

saggezza. Ma mentre il Perù era in ascesa l'Egitto era in decadenza. Forse perché il Per ù stava costruendo il ponte tra il mondo antico e la cristianità e l'Egitto? O è qualcosa che ha a che fare con lo sconosciuto destino del Nuovo Mondo?

10 FEBBRAIO 1956 Abbiamo studiato la storia della cultura e dell'arte come traccia della Scuola. Abbiamo dedicato tutta una serata agli Egiziani, i loro dei, la loro architettura, i loro geroglifici. Ce n'è stata poi un'altra dedicata ai Fenici e ai Giudei, alle loro danze, al significato dell'alfabeto e al Tempio di Salomone. Poi un'altra sui Greci, su come scoprirono la libertà della coscienza individuale e come percepivano le leggi del ritmo e dell'armonia in ogni cosa facessero. Ce ne fu poi un'altra sulla situazione del primo secolo prima di Cristo, la corruzione e la prostituzione delle vecchie vie e l'annuncio di qualcosa di nuovo che stava per venire. Abbiamo parlato del profondo contrasto tra

le vecchie vie, tra un chiuso sacerdozio per iniziati selezionati, a cui veni va impartito

l'insegnamento nell'oscurità e nel mistero e che tentavano di rendere immortale la forma con le mummie, le tombe e i templi, e, dall'altra parte, l'insegnamento di Cristo all'aria aperta, per le strade, rivolto a chiunque desiderasse ascoltarlo nelle quotidiane circostanze della propria vita. È strano che vi siano così tante tracce fisiche dell'Egitto e nessuna invece dei primi tre secoli della cristianità: nessuna tomba, nessun tempio, nessuna opera d'arte. Ma una nuova via era stata aperta, in una dimensione completamente diversa. L'arte e Il simbolismo materiale subentrano

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soltanto con i sapienti provenienti da Alessandria, San Clemente, Origene e gli altri che erano stati educati alla vecchia tradizione.

LE DIVERSE VIE

4 APRILE 1949

Esistono davvero ragioni molto grandi perché vie diverse non debbano essere mischiate. Uova e pancetta sono un'invenzione magnifica e lo è anche il gelato di fragole, ma mescolati insieme cessano di essere un cibo umano. Accade la stessa cosa ad un livello più alto. Ma la necessità di tenere separate le vie non significa . affatto che persone appartenenti a vie diverse non possano incontrarsi, diventare amici e imparare individualmente l'una dall'altra. Se non sono capaci di imparare l'una dall'altra, perdono davvero una opportunità molto grande. Ma

ciò diventa possibile solo se il principio fondamentale viene riconosciuto e cessa di essere

considerato come personale. Per quanto riguarda quelle cose, nella via della Scuola ( "), che sembrano lasciar ci perplessi, potrei

solo dire che nella scuola le cose non sono quelle che sembrano. Solo dopo 15 anni comincio ad imparare che quando si giudica non si è capaci di comprendere.

4 NOVEMBRE 1950

Mi rendo sempre più conto che, all'interno del Lavoro, la comprensione dell'unità e la grande

scomparsa dei sospetti e delle resistenze è uno dei nostri compiti più importanti. Questo non significa compromesso e confusione.

Al contrario, ciascun gruppo dovrebbe essere in grado di svolgere meglio il proprio lavoro con una

più vasta comprensione del tutto.

Mi

sembra che si stia raggiungendo una nuova fase. Nei primi due o tre anni successivi alla morte

di

Ouspensky il lavoro principale è stato quello di separare e consolidare i suoi amici, farli

conoscere l'uno con l'altro, ai u tarli a comprendersi reciprocamente, farli diventare un unico corpo nel quale potesse fluire liberamente il nuovo livello di comprensione reso disponibile da Ouspensky. Se questa separazione non fosse stata l'obiettivo principale, tutto sarebbe stato sommerso o disperso. Si è invece realizzata secondo una direzione nascosta. Ora esiste l'unità e comprensione tra gli amici Ouspensky. Ora però mi sembra che l'obiettivo si sposti leggermente. Bisogna cercare di vedere le cose su una scala più grande, cercare di non biasimare o giudicare o aver paura delle altre linee. Se ci sono stati errori nella nostra comprensione di ciò che ci è stato dato, in qualche modo e in qualche momento quegli errori devono essere corretti, affinché il nostro lavoro, nella sua interezza, possa completamente realizzare se stesso. Tutto ciò che va verso la comprensione e l'unione tra le diverse parti del nostro lavoro, rende più facile quel compito, al contrario tutto ciò che trasforma delle naturali divisioni organiche in rigide barriere impenetrabili, lo rende più difficile. Certamente questo è un lavoro lento e paziente e qualsiasi cosa fatta troppo in fretta o nel modo sbagliato arrecherà danno anziché giovamento. Ma ci sarà un tempo - non sappiamo tra quanti anni - in cui tutti gli aspetti del nostro lavoro si ricongiungeranno: dobbiamo tenerlo sempre in mente. Secondo la mia opinione la separazione tra Ouspensky e Gurdjieff ha avuto un significato molto profondo: fare in modo che aspetti diversi di un grande piano potessero svilupparsi senza interferire l'uno con l'altro. E sono convinto che sia tuttora importante non mischiare linee diverse. Le due linee di influenza hanno una qualità completamente diversa: non è che non dovrebbero, ma che non possono mescolarsi. Sono come l'olio e l'acqua.

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L'idea che gli individui delle due linee dovrebbero anche incontrarsi è profondamente scioccante per alcune persone.

lo non mi do pensiero per turbamenti di questo tipo. Le cose che scuotono le fondamenta delle

nostre convinzioni più radicate, che ci fanno mettere due pesi sulla stessa bilancia, l'uno di contro all'altro, possono purificare le convinzioni e fare in modo che le persone cerchino più profondamente dentro se stesse. È tutto ciò che possiamo chiedere.

3 GENNAIO 1951

Ritengo che tutto ciò che è accaduto dal più lontano passato a cui possiamo far risalire le nostre idee, fino ai loro più vasti effetti in un futuro sconosciuto, incluse tutte le principali caratteristiche relative, faccia parte di un piano previsto e molto vasto. Penso che Gurdjieff abbia giocato un ruolo determinante in questo piano, in parte per aver trasmesso certe idee dall'Oriente all'Occidente e forse, in parte, per aver offerto a Ouspensky la possibilità di lottare contro qualcosa che fosse degna della sua forza.

Se Gurdjieff non avesse giocato questo ruolo, qualcun altro avrebbe dovuto giocarlo. Credo che i ruoli sostenuti da Ouspensky e Gurdjieff all'interno del piano, implichino lotta,

apparente rivalità, aspetti conflittuali o qualcosa di simile, forse come quelli di Platone o Socrate, Jelaledin e Shemsedin. Questi due ruoli devono apparire in contrasto perché qualcosa di ancora più grande possa essere forgiato. "Lotta senza distruzione". Per me questo è sufficiente per spiegare l'allontanamento di Ouspensky da Gurdjieff e la separazione delle loro vie. Ritengo che ciò faccia parte del piano di manifestazione della scuola sulla terra e renda ampiamente evidente la necessità di non mischiare le due vie. Coloro che cercano di mescolare questi due poli danno prova di non comprendere né l'uno né l'altro. Ma i confini tra le due vie, sebbene debbano essere chiaramente segnati e preservati, non devono diventare invalicabili. Se lo diventano non sarà per colpa del piano, ma della rigidità e della paura degli uomini. Credo che, sebbene le due vie non possano mescolarsi, debba essere possibile la comprensione tra

di loro. Vedo con chiarezza il lungo strascico di incomprensioni, di rancori o di calunnie, all'interno

del Lavoro, che si estenderà nel futuro se non viene fatto uno sforzo di comprensione tra le due

vie. Mi sembra persino che, in un tempo lontano, gli uomini potrebbero perseguitarsi reciprocamente e persino combattere delle guerre per questo. Lasciatemi ancora una volta sottolineare con forza che il Lavoro è uno solo, sebbene le vie di Ouspensky e di Gurdjieff siano distinte e non mescolabili tra di loro. Una cosa che ho imparato

negli ultimi tre anni è che certe spiegazioni e comprensioni, apparentemente contraddittorie per

la nostra mente, possono diventare conciliabili ad un altro livello, poiché il tutto è

Incommensurabilmente più complesso e straordinario di quanto ciascuno di noi sia in grado di vedere.

1 MAGGIO 1952

Per quanto mi è dato di comprendere, il "sistema" che Ouspensky disse di voler abbandonare nell'ultima fase della sua vita, era il sistema sviluppato ne "Alla ricerca del miracoloso" o piuttosto era il linguaggio e il modo di presentazione, la forma esteriore di questo sistema che doveva essere abbandonata. Le leggi e i principi che vi erano indicati non possono essere abbandonati,

perché sono le stesse leggi dell'universo. Ma è ora diventato chiaro che, d'un sol colpo, Ouspensky impedì al sistema di diventare un dogma per noi e alla nostra comprensione di congelarsi nelle parole ed irrigidirsi. Ad un certo punto, con molto lavoro e attenzione, bisogna saper padroneggiare un intero sistema di conoscenza reale. Poi, in un altro momento, è possibile andare

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avanti soltanto abbandonando quel sistema e continuando il cammino senza bagaglio. Sembra contraddittorie>, ma è così. Secondo me la spiegazione più semplice della separazione tra Ouspensky e Gurdjieff consiste nell'idea che un uomo, quando raggiunge un determinato livello di sviluppo, deve inevitabilmente separarsi dal suo maestro e crearsi il proprio lavoro e la propria cerchia, in modo indipendente. Il suo compito è quello di crearsi la propria sfera di influenza. Allora i seguaci devono unirsi all'uno o all'altro maestro, ad una sfera di influenza o all'altra. Non possono appartenere ad entrambi, per la stessa ragione per cui è impossibile ad una cellula appartenere simultaneamente a due corpi.

17 NOVEMBRE 1952

Esiste più di un sistema filosofico che, sebbene non direttamente sulla stessa linea del nostro, sembra contenere delle somiglianze sotto molti aspetti. Allo stesso tempo, ogni uomo che si innalza al di sopra di un certo livello, crea il proprio campo magnetico individuale, che non deve

essere' né mescolato, né confrontato con quello di un altro poiché è unicamente suo.

LE DIVERSE VIE 3 GENNAIO 1953 Sono molto colpito dalla natura complementare dei gruppi nei diversi paesi. Ciascun gruppo ha bisogno degli altri e delle loro possibilità. Soltanto nella somma dei diversi aspetti del lavoro nelle diverse parti del mondo è possibile vedere il piano superiore in tutta la sua grandiosità.

18 LUGLIO 1955

Per quanto posso comprendere, l'intero campo di influenze superiori che ci è stato trasmesso tramite Gurdjieff e Ouspensky, forma un tutto unico, un mondo se volete. Quei due grandi e strani uomini sono i poli opposti . di quel mondo. Per questo si sono dovuti separare. Ed è per questo motivo che, finché furono in vita, si è dovuto lavorare con l'uno o con l'altro, proprio come si può

solo vivere o nell'emisfero settentrionale o in quello meridionale. Se si pensa a loro come individui singoli, appariranno sempre contraddittori e antagonisti. Se si pensa invece a ciò che sta dietro di loro, ci si potrà rendere conto di come entrambi, insieme al loro lavoro, fossero complementari e siano stati usati per varare nel mondo un nuovo grande esperimento esoterico. Nessuno ancora sa quale sia il significato ultimo di quell'esperimento. Forse è quello di preparare la via a qualcosa che deve ancora venire. In ogni caso è stato quello di dimostrare l'armonioso sviluppo dell'uomo, come una volta disse Gurdjieff.

26 SETTEMBRE 1955

Possiamo riconoscere molto velocemente coloro che sono realmente all'interno del nostro lavoro. Per loro le idee si dimostrano da sé, riconoscono che il nostro lavoro è diverso da qualsiasi altra cosa. Coloro invece che sono evidentemente nuovi al nostro lavoro, devono metterlo in discussione e cercare di dimostrare che è esattamente lo stesso di quanto viene affermato da qualche altra parte. Ci sono molte persone, forse molto interessate alla filosofia e alla religione, che non stanno affatto percorrendo la nostra via e mai lo faranno. Esse cercano di adottare qualsiasi cosa venga loro data

alla loro linea personale: il Buddismo, la politica andina, lo Yoga o che altro possa essere.

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DICEMBRE 1955

Mentre è bene scoprire tutto quello che è possibile sul lavoro di gruppi diversi, è meglio non

mescolare due linee di studio.

LA RELIGIONE

12 NOVEMBRE 1951

Non trovo che il linguaggio religioso sia una difficoltà. È stata suggerita l'idea che, nel processo di trasmissione del sistema da una generazione ad un'altra o da un paese ad un altro, posano essere state inserite idee che non avrebbero dovuto esserci. Ritengo che ciò sia vero e che una delle idee che è stata omessa (in modo quasi blasfemo) fosse l'idea di Dio. Ma forse potrebbe essere stata , omessa esattamente allo scopo di reinserirla più tardi - nel nostro tempo - come un nuovo shock

di immensa forza.

Ciò si ricollega nella mia mente con la questione della terza forza (") nel ricordo di sé ("). Anche qui

sembra ci sia stata un'omissione del tutto intenzionale', dato che è sempre stato spiegato in altre

circostanze che nulla si può manifestare se non attraverso l'azione di tre forze e che due soltanto non producono necessariamente alcun risultato. Tuttavia sembra che non si sia mai parlato dell'idea della terza forza nel ricordo di sé se non per accenni velati alla fine della vita del signor Ouspensky. Secondo me questa idea è connessa al nostro giusto rapporto con il maestro, con la scuola superiore ("), con Dio e quindi con tutto quanto il piano delle potenze superiori per la rigenerazione dell'umanità. La natura della terza forza che rende possibile e miracoloso il ricordo

di sé, apparirà diversa a persone diverse, a seconda del loro tipo. Ma per me il segreto, persino la

formula, è contenuta nella frase di San Giovanni: "Qualunque cosa chiederete al Padre nel mio nome, egli ve la darà". È Cristo, ogni vero maestro esoterico, il nostro maestro, che parla. Ed io penso che questa frase si riferisca alla natura della triade, mediante la quale sono possibili i

miracoli mediante la quale le potenze superiori possono agire direttamente sul nostro mondo.

15 APRILE 1952

Il Lavoro potrebbe essere definito come lavoro per costruire le anime. Ma le anime, una volta

fatte, sono ancora corruttibili. Se il lavoro di Cristo era quello di trasformare l'acqua in vino, quello

del diavolo è di trasformare il vino in aceto. In questo sistema, come nella tradizione esoterica, si

afferma che "il diavolo mangia le anime". Supponendo che il lavoro delle scuole abbia successo e che la messe di anime incominci ad aumentare, che garanzia abbiamo che non si stia preparando

un buon posto per il diavolo? Sono convinto che la salvezza Consista nel coltivare un determinato atteggiamento verso Dio, che in cambio e da solo modificherà il nostro atteggiamento Verso noi stessi e verso gli altri.

27

APRILE 1952

Mi

lasciano perplesso le implicazioni dell'idea che tutto è materiale, perché suggerisce l'ipotesi che

Dio non esista o, per lo meno, che Dio sia paragonabile o commensurabile alle altre cose ordinarie.

C'è un errore fondamentale in ogni sistema che non colloca Dio nel punto

centrale.

28 APRILE 1952

È interessante per me vedere come i tentativi per un nuovo linguaggio sembrino condurre da un lato al linguaggio religioso e, dall'altro, al linguaggio scientifico.

Al di là di entrambi, si troverà forse nel futuro un nuovo linguaggio che sarà il compendiò di tutti e

due.

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4 MAGGIO 1952

Lo studio delle proprietà fisiche ed elettromagnetiche della luce i ha suggerito l'idea che la luce

potrebbe essere considerata come uno strumento dell'intelligenza divina, allo stesso modo in cui il corpo di carne ed ossa di un uomo può essere Considerato come lo strumento dell'intelligenza umana. Se proviamo ad immaginare un'intelligenza fissata all'energia allo stato di luce, scopriremmo che una tale intelligenza sarebbe onnipresente ed eterna, conterrebbe in se stessa la possibilità di trasmutarsi in tutte le specie di forme più concrete, e così via. In altre parole, corrisponderebbe a tutte le descrizioni della divinità forniteci dalle diverse religioni. Ciò che non siamo in grado di analizzare è la natura dell'intelligenza o dell'essere che potrebbe manifestarsi in questo modo attraverso la luce. Da un punto di vista intellettuale e scientifico, per quanto posso vedere, siamo in grado di studiare soltanto lo strumento della divinità. Per avvicinarci all'essere e all'intelligenza della divinità, dobbiamo probabilmente percorrere un'altra via. Linee diverse di tradizione e di ricerca pongono l'accento su punti diversi. Non sembra che ci sia nulla di sbagliato in questo. Tutti i diversi tipi di uomini devono essere appagati e la verità deve apparire sotto forme diverse e con accentuazioni diverse, adattabili a ciascuno. Per quanto concerne le idee di spirito e materia, secondo me credere in una con l'esclusione dell'altra, sarebbe la stessa cosa che credere nel fondo della scala con l'esclusione della cima. È l'intera scala che mi interessa e la possibilità di un progresso ordinato su di essa per quelli che comprendono.

20 MAGGIO 1952 Tutto il lavoro deve portarci al punto in cui sentiamo realmente Dio come il centro di tutte le cose, ovunque e in noi stessi. Allora il lavoro non diventa più sforzo, ma pura gioia. Nello stesso tempo, secondo la mia esperienza, è della massima importanza non insistere su questo non parlarne molto ad alcuno fino al momento in cui costui non lo abbia, in qualche misura, scoperto dentro di sé. Altrimenti è probabile che si produca una inutile e pericolosa resistenza oppure una svalorizzazione dell'idea di Dio, che può distruggerne sia il sentimento che il suo significato. Questa percezione cresce in silenzio.

OTTOBRE 1954

Mi sono reso conto nel corso degli anni che il nostro lavoro non è sostituito dalla religione. È una chiave della religione, così come è una chiave dell'arte, della scienza e di tutti gli altri aspetti della vita umana. Occorre soltanto infilare questa chiave in una serratura ed usarla per aprire una porta. Ogni uomo ha bisogno di una religione, ma il nostro lavoro lo rende capace di trovare la religione esoterica.

Vi sono due grandi visioni della verità. La prima è quella della gerarchia, di una scala, che va dalla

roccia a Cristo, sulla quale noi tutti ci dibattiamo, aiutati da coloro che stanno sopra di noi e cercando di aiutare quelli che stanno al di sotto. La seconda è la visione di Dio, nel Quale tutti vivono, si muovono e trovano il proprio essere; Che tutto abbraccia e penetra; Che non è più

vicino o lontano in un luogo piuttosto che in qualsiasi altro.

Il nostro lavoro ci dice una gran quantità di cose sulla prima visione, ci insegna come cambiare la

nostra posizione sulla scala. La seconda visione è molto più misteriosa, sebbene il vero ricordo di

sé ci mostri la via per raggiungerla. Oltre un determinato punto, l'uomo deve avere entrambe le

visioni.

La prima è il suo giorno, la seconda è la sua notte. Per la piena percezione di queste due visioni,

specialmente la seconda, abbiamo bisogno della religione. Dal momento che Dio è colui che unisce

e abbraccia tutti gli uomini, essi devono adorarlo insieme.

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lo sono diventato Cattolico Romano per temperamento, inclinazione e riflessione, ed anche per il

paese in cui devo lavorare. A vevo già previsto parecchi anni fa questo fatto, a cui occorreva solo il

momento e l'opportunità giusta. Poiché questo momento è un vero e proprio bivio. Altre persone, allo stesso bivio, potrebbero abbracciare religioni diverse, sebbene mi sembri che il Cattolicesimo Romano sia la più grande riserva di verità esoterica. In ogni caso, qualunque religione abbiano scelto, è la parte esoterica che abbraccerebbero. Così non vi sarebbe alcuna contraddizione tra di loro, poiché le parti esoteriche di tutte le religioni sono connesse, come

mostra la nostra tradizione. Le forme della religione sono all'interno del tempo, coloro che vivono nel tempo possono scegliere la forma che a loro piace. Al di là del tempo, nel luogo da cui proviene

la nostra direzione, non esiste forma, c'è solo verità e comprensione.

7 FEBBRAIO 1955 Esiste un solo modo per mantenere puro il sistemar'). diventare puri noi stessi. Se esiste questa condizione; non importa quali parole si usino, il sistema sarà trasmesso in forma pura. Senza di essa invece ci si potrà anche ricordare ogni frase a memoria, ma ciascuna di esse sarà corrotta. Ricordarsi di sé, diventare liberi dall'egoismo, essere gentili, essere intelligenti, mettersi al servizio del Lavoro e dei propri compagni, ricordarsi di sé e scoprire Dio: con quali altri mezzi si può sperare di mantenere puro il sistema?

Il Sistema è la chiave di ogni branca dell'esperienza umana.

La religione è la branca più elevata. Se il sistema viene usato per aprire la porta della religione, si

possono scoprire cose meravigliose. AI di là del sistema c'è Dio. La religione è lo studio della

riunificazione con Dio. Ma se il sistema viene usato per aprire la porta della religione, allora esso diventa . un ritorno consapevole e intelligente a Dio.

Il sistema è una chiave universale. Ma una chiave lasciata sul tavolo non è niente altro che un

pezzo di metallo di forma singolare. Ogni persona deve trovare la porta che desidera aprire con quella chiave, quindi prendere consapevolmente la chiave ed aprire quella porta. Altrimenti sarebbe stato meglio che non le fosse mai stata mostrata la chiave. Ciò che noi chiamiamo sé è uno spettro che appartiene a questo tempo e a questo spazio. Al di là

del tempo, la luce lo attraversa con il suo splendore, dimostrando che non ha esistenza reale. Al di

là del tempo noi non abbiamo nulla da temere, non abbiamo nulla di cui preoccuparci. Dobbiamo

sforzarci di collegar ci al nostro spirito al di fuori del tempo ("), Allora la sua conoscenza e la sua certezza penetreranno questa vita fisica all'interno di questo tempo che passa. È il ricordo di sé che rende possibile questo collegamento.

In un momento di ricordo di sé, il corpo, l'anima e lo spirito sono allineati. La comprensione fluisce

tra di loro. È per questo che in un momento di ricordo di sé non abbiamo il senso del tempo, non abbiamo paura, non abbiamo dubbi.

Dimentichiamoci di nuovo di noi stessi e il tempo, la paura e il dubbio ritorneranno. Ma nel ricordo

di

sé non c'è posto per loro. Il ricordo di sé è vera libertà. Per suo tramite raggiungeremo lo spirito

e

Dio.